Biografie di personaggi famosi e storici nato il 17 ottobre


Biografie di personaggi famosi e storici

Biografie di personaggi famosi nella storia e celebrità nate il 17 ottobre

Sommario:

1. Giorgio Ambrosoli
2. Philippe Daverio
3. Eminem
4. Fabri Fibra
5. Giovanni Paolo I
6. Rita Hayworth
7. Arthur Miller
8. André Villas Boas

1. Biografia di Giorgio Ambrosoli

Il senso del dovere, l'esempio e il sacrificio
17 ottobre 1933
11 luglio 1979

Chi è Giorgio Ambrosoli?


Giorgio Ambrosoli nasce il 17 ottobre del 1933 a Milano da una famiglia borghese conservatrice e dalla evidente matrice cattolica: la madre è Piera Agostoni, mentre il padre è Riccardo Ambrosoli, avvocato impiegato presso la Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde nell'ufficio legale.

Gli studi

Cresciuto ricevendo un'educazione fortemente cattolica, Giorgio frequenta il liceo classico "Manzoni" della sua città; poco dopo, si avvicina a un gruppo di studenti monarchici, che lo inducono a militare nell'Unione monarchica italiana.

Nel 1952, concluso il liceo, decide di seguire le orme del padre e di iscriversi alla facoltà di Giurisprudenza; laureatosi nel 1958 alla Statale con una tesi sul Consiglio Superiore della Magistratura e l'esame da procuratore (in diritto costituzionale), comincia a fare pratica nello studio legale Cetti Serbelloni.

Le prime esperienze da avvocato

All'inizio degli anni Sessanta si sposa con Anna Lori, nella chiesa di San Babila. A partire dal 1964, si specializza in ambito fallimentare, e in particolare nelle liquidazioni coatte amministrative; per questo viene scelto per cooperare con i commissari liquidatori che si occupano della Società Finanziaria Italiana.

La Banca Privata Italiana

Nel 1968 diventa padre di Francesca, mentre l'anno successivo nasce Filippo; nel 1971, arriva anche il terzo figlio, Umberto. Nel settembre del 1974 Giorgio Ambrosoli viene nominato da Guido Carli - governatore della Banca d'Italia - commissario liquidatore della Banca Privata Italiana, che il banchiere siciliano Michele Sindona aveva portato a rischiare il crack finanziario: compito dell'avvocato milanese è quello di analizzare la situazione economica derivante dagli intrecci tra finanza, politica, criminalità organizzata siciliana e massoneria.

Giorgio Ambrosoli riceve una relazione sulle condizioni della banca da Giovanbattista Fignon, direttore centrale del Banco di Roma a cui era stato assegnato il compito di garantire un prestito a Sindona e che era diventato amministratore delegato e vicepresidente della Banca Privata Italiana, che riuniva gli istituti di credito del banchiere siciliano.

Le indagini di Ambrosoli

La relazione di Fignon è tutt'altro che rassicurante, vista la gravità della situazione, e ricostruisce le numerose operazioni che avevano contribuito alla nascita e all'espansione del sistema societario di Sindona. Nominato quindi commissario liquidatore, Ambrosoli riceve l'incarico di dirigere la banca, e ha l'opportunità di scoprire e analizzare da vicino le intricate operazioni intessute dal finanziare di Patti, a partire dalla Fasco, la società controllante che rappresenta l'interfaccia tra le attività nascoste e quelle conosciute del gruppo.

L'avvocato lombardo si accorge delle numerose e gravi irregolarità commesse da Sindona, e soprattutto delle molte falsità che compaiono nelle scritturazioni contabili; si rende conto, inoltre, delle connivenze e dei tradimenti compiuti da vari pubblici ufficiali.

La resistenza alla corruzione

Nel frattempo, Ambrosoli inizia a subire tentativi di corruzione e pressioni che mirano a indurlo ad avallare documenti che testimonino la buona fede di Sindona, in modo da evitargli qualsiasi coinvolgimento sia civile che penale. Ambrosoli, pur essendo conscio dei rischi a cui sta andando incontro, non cede: nel febbraio del 1975, in una lettera indirizzata alla moglie Anna, le comunica di essere in procinto di effettuare il deposito dello stato passivo della Banca Privata Italiana, spiegandole di non avere timori nonostante i problemi che tale atto causerà a molte persone.

Nella missiva, l'avvocato Giorgio Ambrosoli dimostra di essere consapevole che tale incarico sarà pagato "a molto caro prezzo: lo sapevo prima di accettarlo e quindi non mi lamento affatto perché per me è stata un'occasione unica di fare qualcosa per il paese". Quindi, Ambrosoli sottolinea come questo compito gli abbia creato solo dei nemici, che "cercheranno in ogni modo di farmi scivolare su qualche fesseria".

Il coinvolgimento dell'Fbi americana

Durante le sue indagini, l'avvocato scopre anche le responsabilità di Michele Sindona verso la Franklin National Bank, un istituto statunitense che versa in pessime condizioni economiche: per questo motivo le indagini non coinvolgono unicamente la magistratura italiana, ma addirittura l'Fbi.

Nuove minacce

Nei mesi successivi Ambrosoli, oltre ai consueti tentativi di corruzione, deve fare i conti con vere e proprie minacce esplicite: ciò non lo distoglie, in ogni caso, dall'intenzione di riconoscere la responsabilità penale di Sindona e di liquidare la banca. Avvalendosi del supporto politico di Ugo La Malfa e di Silvio Novembre (un maresciallo della Guardia di Finanza) come guardia del corpo, però non ottiene alcuna protezione dallo Stato, a dispetto delle minacce di morte ricevute.

Ambrosoli ha anche il sostegno del governatore di Bankitalia Paolo Baffi e del capo dell'Ufficio Vigilanza Mario Sarcinelli, ma entrambi nella primavera del 1979 vengono incriminati per interesse privato in atti d'ufficio e favoreggiamento personale nell'ambito della vicenda Banco Ambrosiano - Roberto Calvi.

In questo stesso periodo Giorgio Ambrosoli riceve numerose telefonate anonime di carattere intimidatorio da parte di un interlocutore dal forte accento siciliano, che gli ordina, in maniera sempre più esplicita, di ritrattare la testimonianza che aveva fornito ai giudici statunitensi che stavano indagando sul fallimento del Banco Ambrosiano (nel 1997, in occasione del processo a Giulio Andreotti, sarà rivelato che l'autore di quelle telefonate, che includevano anche minacce di morte, era il massone Giacomo Vitale, cognato del boss di mafia Stefano Bontate).

L'omicidio di Giorgio Ambrosoli

Nonostante il clima di tensione sempre più rischioso, Giorgio Ambrosoli continua a condurre la propria inchiesta, pur osteggiato da pressioni politiche evidenti. Tale ostinazione, però, gli costa cara.

La sera dell'11 luglio del 1979, mentre sta tornando a casa dopo avere passato qualche ora in compagnia degli amici, l'avvocato milanese viene avvicinato da uno sconosciuto davanti al portone di casa: l'uomo (William Joseph Aricò, un malavitoso americano pagato 115mila dollari da Sindona), dopo essersi scusato, gli spara quattro colpi 357 Magnum, che lo uccidono.

Ai funerali di Giorgio Ambrosoli non parteciperà nessuna autorità pubblica, a parte alcuni esponenti di secondo piano della Banca d'Italia. Venti anni più tardi, nel luglio del 1999 lo Stato si rifarà assegnandogli la Medaglia d'oro al valor civile in quanto "splendido esempio di altissimo senso del dovere e assoluta integrità morale, spinti sino all'estremo sacrificio".

Il ricordo

Negli anni sono stati numerosi i luoghi pubblici a lui intitolati, tra cui biblioteche e scuole. Nel 2014 Rai Uno trasmette una mini-serie tv in due puntate dal titolo "Qualunque cosa succeda. Giorgio Ambrosoli, una storia vera" (regia di Alberto Negrin), con Pierfrancesco Favino nel ruolo del protagonista.

2. Biografia di Philippe Daverio

17 ottobre 1949

Chi è Philippe Daverio?


­Philippe Daverio nasce il 17 ottobre 1949 a Mulhouse, in Alsazia, quarto di sei figli: sua mamma, Aurelia Hauss, è alsaziana, mentre suo padre, Napoleone Daverio, è un costruttore italiano. Dopo avere ricevuto un'educazione ottocentesca in collegio, Philippe si trasferisce con la famiglia in Italia e frequenta la Scuola Europea di Varese.

Quindi si iscrive alla facoltà di Economia e Commercio all'Università Bocconi di Milano, supera tutti gli esami ma non scrive la tesi (e quindi non si laurea) per seguire la mentalità sessantottina dell'epoca secondo la quale all'università non si va per laurearsi, ma per studiare. Nel 1972 inizia a convivere con Elena Gregori (che gli darà un figlio, Sebastiano).

Studioso di musicologia storica, cura diverse pubblicazioni dedicate ai movimenti d'avanguardia sorti tra le due guerre; nel 1977 realizza con Paolo Baldacci "Opera grafica e vetraria. Con uno scritto di Gio Ponti e una testimonianza di Aldo Salvadori", mentre nel 1984 insieme con Netta Vespignani e Maurizio Fagiolo dell'Arco pubblica "Roma tra espressionismo barocco e pittura tonale".

Diventato quasi per caso un mercante d'arte, negli anni Ottanta apre due gallerie, una a Milano e una a New York. Tra il 1993 e il 1997 è assessore del Comune di Milano nella giunta di Marco Formentini, in quota alla Lega Nord, con le deleghe alla Cultura, all'Educazione, al Tempo Libero e alle Relazioni Internazionali. Collaboratore di diverse testate ("Panorama", "Liberal"), nel 1999 è inviato speciale di "Art'è", trasmissione in onda su Raitre.

Nel 2001 sempre su Raitre, Philippe Daverio presenta "Passepartout", programma che incontra un buon successo di critica e di pubblico: posizionato nella fascia del primo pomeriggio domenicale, dà vita anche a uno spin-off, i "Notturni della Maremma" (repliche rimontate di spezzoni di puntate diverse con inserti di materiali inediti). A partire dal 2004 Daverio inizia a collaborare annualmente con l'agriturismo Colonos di Villacaccia di Lestizza, in Friuli Venezia Giulia, tenendo alcune conferenze estive; nello stesso anno, pubblica per Mazzotta "Arte stupefacente. Da Dada alla Cracking art".

Nel 2005 scrive "Il design nato a Milano. Storia di ragazzi di buona famiglia" e "Un'altra storia del design e un modesto tentativo di interpretazione". Cura, inoltre, la mostra "13x17", pensata e sviluppata da Cristina Alaimo, Elena Agudio e Momò Calascibetta, che dà origine a molte polemiche: da essa verrà ricavato anche il catalogo "13x17. 1000 artisti per un'indagine eccentrica sull'arte in Italia", realizzato in collaborazione con Jean Blanchaert. La mostra, inaugurata tra l'altro da Rocco Buttiglione, ministro dei Beni Culturali, nasce dopo che viene reso noto che il padiglione Italia della 51esima Esposizione internazionale d'arte di Venezia non avrebbe ospitato nessun artista italiano; l'esordio va in scena nella chiesa veneziana di San Gallo, con opere di dimensioni 13 x 17, considerate scaramantiche, per poi toccare le città di Biella, Potenza, Napoli, Milano, Palermo, Chieti, Roma e Bologna.

Nel 2008 Vittorio Sgarbi, divenuto sindaco della cittadina siciliana di Salemi, nomina Philippe Daverio bibliotecario della città. Nel 2009, in occasione delle elezioni provinciali, si candida a Milano come consigliere nella lista civica di Filippo Penati venendo eletto; poco dopo, tuttavia, una circolare della Rai che impedisce che chi ricopre incarichi amministrativi o politici possa sottoscrivere contratti a pagamento con la tv pubblica lo induce a dimettersi da consigliere provinciale e a respingere l'offerta del Comune di Palermo di diventare assessore alla Cultura.

L'anno successivo il sindaco di Palermo Diego Cammarata lo nomina consulente per la Festa di Santa Rosalia: nel corso della celebrazione, tuttavia, Daverio riceve una pesante contestazione che lo induce a dimettersi al termine dei festeggiamenti. Sempre nel 2010 egli designato direttore del Museo del Paesaggio di Verbania, ma anche in questo caso lascia polemicamente la poltrona dopo pochissimi mesi. Il 2010 è, tra l'altro, un anno contraddistinto da numerose pubblicazioni: per Skira escono "Giorgio Milani. Il libro delle lettere" e "Giuseppe Antonello Leone", mentre per Rizzoli viene pubblicato "L'avventura dei Mille. La spedizione di Garibaldi attraverso i disegni ritrovati di Giuseppe Nodari".

A partire dal dicembre 2010 (e fino a marzo 2011) su Rai5, rete di stampo culturale della Rai, Daverio conduce il programma settimanale "Emporio Daverio", realizzato con la collaborazione di Alessandro Buccini e Giuseppe Ragazzini, nel quale il critico alsaziano analizza la cultura, l'arte, la gastronomia e l'architettura di città o regioni italiane.

Nel 2011, anno in cui ricorre il 150esimo anniversario dell'Unità d'Italia, fonda "Save Italy", movimento di opinione senza struttura organizzativa che intende sollecitare cittadini e intellettuali a favore della tutela della enorme eredità culturale del Bel Paese: la denominazione inglese, che potrebbe apparire in contraddizione con gli intenti, viene scelta per evidenziare che il patrimonio culturale italiano non è unicamente degli italiani, ma di tutto il mondo. Tra le altre iniziative di "Save Italy", una manifestazione contro la proposta di costruire una discarica a Tivoli vicino a Villa Adriana, manifestazione che ottiene un grande successo al punto che il progetto relativo alla discarica viene abbandonato.

Nel 2012 torna in onda su Raitre con "Il Capitale di Philippe Daverio", in onda la domenica (e in replica anche su Rai5): una serie di puntate monotematiche che prendono ispirazione dalle mostre in scena, dalle notizia di cronaca dell'attualità, dalla storia e dalla cultura. Sempre nel 2012 Philippe Daverio pubblica per Rizzoli "Il museo immaginato" e "Il secolo lungo della modernità. Il museo immaginato", e per Giunti "L'arte di guardare l'arte"; l'anno successivo, ancora per Rizzoli, dà alle stampe "Guardar lontano veder vicino".

All'inizio del 2014 finisce nel mirino del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, nominato dal blog del comico ligure "giornalista del giorno" in quanto colpevole di aver parlato, ospite di Lilli Gruber nella trasmissione di La7 "Otto e mezzo", di Casaleggio (definito "quello travestito da cieco di Sorrento, quello con gli occhialini scuri"), di Grillo ("già un po' mi spaventa") nell'ambito di un "percorso inarrestabile verso la trashologia". Sul web, le dichiarazioni di Philippe Daverio suscitano polemiche e insulti da parte dell'elettorato grillino.

3. Biografia di Eminem

M&M Shock Rap
17 ottobre 1972

Chi è Eminem?


Marshall Mathers III (questo il suo vero nome, trasformato in Eminem, cioè "M and M"), il rapper criticato da più parti per i suoi testi talvolta inneggianti la violenza contro gay e talvolta omofobi, è nato il 17 ottobre del 1972, ed è cresciuto in un quartiere violento di Detroit completamente abitato da neri. La sua infanzia e la sua adolescenza sono state durissime, contrassegnate dall'assenza cronica di presenze familiari, episodi di emarginazione e degrado umano e culturale. Lui stesso ha più volte dichiarato di non aver mai visto il padre neanche in foto (a quanto pare, si è trasferito in California quando lui era piccolissimo, rifacendosi vivo soltanto dopo il grande successo del figlio), di essere cresciuto nella povertà più totale e che la madre, per sopravvivere, era costretta a fare la prostituta.

Date queste premesse, la biografia del rapper è costellata di un'infinita sequenza di momenti difficili. Si comincia molto presto nell'elenco delle sventure che colpirono Eminem. Tralasciando le disgrazie capitate nell'infanzia, un episodio grave lo coglie a quindici anni, quando viene ricoverato in ospedale per emorragia cerebrale, restando in coma per dieci giorni. La causa? Un pestaggio ("Si, mi sono trovato spesso coinvolto in risse e litigi", ha dichiarato). Uscito dal coma e rimessosi, solo un anno dopo il capo di una gang locale tenta di sparargli (ma il proiettile fortunatamente lo manca). "Nel posto in cui sono cresciuto tutti cercano di metterti alla prova, e capita che qualcuno venga a romperti le palle mentre cammini per conto tuo andando a casa di amici" ha dichiarato Eminem.

La madre lo ha cresciuto completamente da sola, per quanto termini come "cresciuto" oppure "educato" possano avere una valenza assai relativa. Oltre a prostituirsi, la madre, Debbie Mathers-Briggs, faceva uso di stupefacenti in maniera massiccia. A ciò si aggiunga la giovane età della ragazza, la quale al momento del parto era solo diciassettenne.

I rapporti fra i due non sono mai stati idilliaci e anzi più volte il cantante ha accusato nei sui testi la madre di esser stata irresponsabile e di aver fatto uso di droghe pur avendo un bambino piccolo. Per tutta risposta, la reazione non è stata improntata al dialogo e alla reciproca comprensione, o al riavvicinamento, ma solo di denuncia per diffamazione.

Rivangando ancora l'infanzia di Marshall, scopriamo anche che a soli dodici anni si è preso cura del suo fratellastro Nathan sostenendo, insieme alla famiglia, uno sfratto dopo l'altro e, dopo essere stato espulso dalla scuola, anni e anni di lavori precari (fra le altre cose ha fatto anche l'aiuto cuoco).

In questo inferno familiare, solo una figura sembra essere positiva e aver avuto un'influenza benefica su Marshall: lo zio Ronnie, colui che gli ha fatto conoscere il rap e che ha creduto nelle sue qualità di cantante. Per questo alla morte di Ronnie Eminem ha provato un forte dolore, un senso di perdita notevole che ha più volte descritto nelle sue interviste, tanto che al momento della scomparsa aveva addirittura perso il desiderio di continuare a cantare.

Tuttavia nel dicembre 1996, la sua ragazza Kim, tra un litigio e l'altro, partorisce la piccola Hailie Jade che oggi ha sei anni. La nascita della piccola e la nuova responsabilità di padre rinvigorisce l'artista che torna finalmente a cantare. I soldi comunque sono sempre pochi: lo stesso Eminem ricorda: "in quel momento della mia vita non avevo nulla. Ho pensato di iniziare a spacciare e a rubare pur di uscire da quella situazione".

Gli anni passano e le cose non migliorano: nel 1997, quando aveva già iniziato la sua controversa attività, a causa di una grande delusione lavorativa ingoia venti pillole di un analgesico molto forte. Per fortuna le conseguenze non sono gravi e tutta la rabbia, l'emarginazione e le difficoltà della sua vita trovano una potente via di sfogo nella composizione di nuove canzoni. Già nel 1993 Eminem era abbastanza conosciuto nella scena musicale di Detroit, anche solo per il fatto di essere praticamente l'unico rapper bianco del posto (il suo primo album "Infinite" è del 1996).

Il 1997 è l'anno della svolta. Dr. Dre, celebre rapper e produttore di colore, non appena ascoltato un demo di otto tracce (che includeva anche il futuro successo "My name is"), propone a Eminem un contratto con la sua etichetta, la Aftermath. In poche settimane Marshall diventa il rapper bianco più discusso d'America per la durezza dei suoi testi. L'uscita di "The Marshall Mather LP" non ha fatto altro che confermare la sua fama di arrabbiatissimo "rhymes writer".

A proposito del fatto che Eminem sia uno dei rari esempi di rapper bianco, riportiamo una sua dichiarazione: "Io non sono nè il primo, nè l'ultimo rapper bianco della storia e me ne fotto altamente se mi dicono che dovrei piuttosto dedicarmi al rock, che è roba da bianchi. Io metto tutto me stesso nel mio lavoro, e se qualcuno mi snobba, allora fanculo!".

Marshall, oltre ad essere stato fermato parecchie volte per rissa, anni fa ha picchiato con una mazza da baseball un tipo che importunava sua madre. Non lo hanno arrestato solo perchè alcuni uomini hanno confermato che l'uomo lo aveva aggredito per primo. Un arresto invece c'è stato quando Eminem ha estratto una pistola all'Hot Rock Cafè di Warren dopo aver trovato sua moglie Kimberly in compagnia di un altro uomo. Il fermo è durato 24 ore e il rilascio è stato concesso su una cauzione di 100.000 dollari con libertà vigilata.

E' in corso tra l'altro la già citata disputa giudiziaria tra Eminem e sua madre, che ha chiesto al figlio dieci milioni di dollari di risarcimento per averla diffamata e che, recentemente, ha inciso una canzone contro di lui. Per tutta risposta, il cantante ha dichiarato: "Mi sono accorto che mia madre si fa più roba di me". Odia le boy e le girl band e ce l'ha a morte in particolare con gli N'sync, Britney Spears, i Bsb e Christina Aguilera, che non perde occasione di insultare.

Il suo album "The eminem show" anticipato dal singolo "Without me", è rimasto in vetta alle classifiche di mezzo mondo, Italia compresa.

Il 2002 ha visto l'uscita nelle sale di "8 mile", film (con Kim Basinger) la cui storia è ispirata alla vita del rapper bianco più famoso del globo e di cui lo stesso Eminem è protagonista.

Discografia essenziale:

1996 - Infinite

1999 - The Slim Shady LP

2000 - The Marshall Mathers LP

2002 - The Eminem Show

2004 - Encore

2009 - Relapse

2009 - Relapse 2

4. Biografia di Fabri Fibra

Veemenza senza remore
17 ottobre 1976

Chi è Fabri Fibra?


Fabrizio Tarducci, ormai famoso esclusivamente come Fabri Fibra, nasce a Senigallia, nelle Marche, il 17 ottobre del 1976. Di professione rapper di successo, noto dagli anni '90 sulla scena hip hop italiana, dagli anni 2000 nella sua carriera si è impegnato anche come produttore discografico. È inoltre il fratello maggiore del rapper e autore di testi noto come "Nesli".

Sia l'infanzia che l'adolescenza di Fabrizio seguono il leitmotiv delle vite degli artisti moderni, per quanto in rapporto con la vita in una città di provincia italiana. Cresce solo, ha pochi amici da piccolo e fa fatica a socializzare. Resta parecchio solo in casa perché i suoi genitori lavorano tutto il giorno e si separano quando ha appena dodici anni. A scuola non riesce ad emergere. La sua unica passione, da teen-ager, è quella per la musica rap, che ascolta sin dall'età di tredici anni.

Diplomatosi con il minimo dei voti, Fabrizio prova ad iscriversi e a frequentare alcuni corsi di formazione professionali, ma molla quasi subito, senza mai portarne a termine uno. La svolta arriva all'età di diciassette anni, quando il futuro Fabri Fibra scopre il gruppo dei "Sangue Misto". Subito, prova ad imitarli e registra il suo primo brano rap, il quale si rivela interessante e non privo di attrattiva per il suo piccolo pubblico. Nel frattempo, per guadagnarsi da vivere e, soprattutto, per pagarsi le registrazioni e le strumentazioni, Fabrizio passa da un lavoro all'altro, sempre più irrequieto da questo punto di vista. Comincia però a farsi notare nell'ambiente del rap e dell'hip-hop italiano, collaborando con altri appassionati del genere e aspiranti tali.

Prima di debuttare ufficialmente, per giunta non ancora Fabri Fibra, ma semplicemente come Fabri Fil, il rapper marchigiano si fa le ossa con alcune band della zona, come gli "Uomini di mare", "i Qustodi del tempo", le "Teste Mobili" e le "Piante Grasse". L'esordio come Fabri Fibra arriva in parallelo, durante queste collaborazioni, nel 1995, quando mette su cassetta alcune demo vere e proprie, le quali non mancano di attirare l'attenzione.

Con gli "Uomini di Mare" nel 1999, incide il primo LP dal titolo "Sindrome di fine millennio". Con lui, in questa avventura, oltre a suo fratello Nesli Rice, ci sono Lato, Esa, Inoki e Joe Cassano. Il lavoro viene molto apprezzato, anche fuori dall'ambito circoscritto dell'hip-hop italiano, suscitando grande interesse intorno. Per molti, si dirà poi, questo lavoro firmato Fabri Fibra, segna un cambio di passo nel rap italiano.

Il debutto da solista arriva nel 2002 con il disco "Turbe Giovanili", dove Fabri Fibra canta le sue rime su musiche scritte e suonate da Neffa, il quale è a sua volta l'ex percussionista dei Sangue Misto. La definizione del lavoro è quella di "underground nevrotico": critica e pubblico si invaghiscono del rapper marchigiano, considerato un campione di tecnica e ritmo, con grossi contenuti da mettere in gioco, per quanto veementi e senza remore.

Nel frattempo viene pubblicato anche il disco "Lato & Fabri Fibra", sempre sotto il nome di "Uomini di mare", gruppo che continua ad attirare grandi consensi su di sé. Nel 2004 fa uscire "Mr. Stimpatia", vero e proprio trampolino di lancio per il suo talento considerato ipnotico e ormai sul punto di spiccare il volo. Il nuovo lavoro pubblicato dall'etichetta Vibra Records è un successo di vendite e porta il giovane rapper a firmare un nuovo contratto con la "Universal Music Italia".

Il concentrato di rabbia ed esplosiva volgarità creativa ne fanno un campione della new wave rap nazionale, con temi come il risentimento e l'amarezza per la scena hip-hop, rappresentata anche con diversi riferimenti a rapper ormai famosi e "venduti" alla società dell'apparenza, stando alle stesse parole dell'autore. Oltre a ciò, emergono il disprezzo verso i costumi odierni e storie legate alle ragazze, alla condizione lavorativa e alla droga.

Forte della nuova etichetta, già nell'aprile del 2006, torna a scalare le hit con il singolo "Applausi per Fibra", piccolo assaggio dell'ultimo album "Tradimento". Questo esce sempre nel 2006, esattamente il 6 giugno, ed è un grande successo di pubblico e critica. Dopo una sola settimana il disco diventa primo in classifica in Italia, nonostante le critiche ricevute per il suo linguaggio schietto e talora rude, oltre che per la disinvoltura con cui liquida il mondo femminile, inneggiando alla provocazione e alla violenza.

Il 1° dicembre del 2006 il disco viene rieditato in versione "platinum edition", per celebrare la conquista del disco di platino. Oltre all'album originale, ce n'è un secondo, dal titolo "Pensieri scomodi", il quale contiene dieci tracce inedite e il celebre brano "Ah Yeah Mr. Simpatia".

Nel 2007 è la volta di "Bugiardo", il quale viene ristampato nel 2008 con il titolo di "Bugiardo 2", contenente anche una collaborazione con Gianna Nannini, oltre a diverso materiale extra. Entrambi i lavori sono molto apprezzati dal pubblico, e diventano prima disco d'oro e poi di platino.

Nel 2009 il rapper pubblica "Chi vuol essere Fabri Fibra?", il quale, con le sue dieci canzoni, accompagna un film-documentario incentrato sulla vita del rapper, tra occasioni in studio e concerti dal vivo. A spiccare è la canzone rivista alla maniera di Fibra della band dei Tiromancino, dal titolo "Incomprensioni".

L'anno dopo esce con "Controcultura", il quale contiene ben diciotto canzoni che, anche questa volta, gli valgono il primo posto nella classifica italiana. Nel frattempo si fa valere anche in tv, collaborando a diversi format per Mtv.

Escono tra il 2010 e il 2011 molte biografie autorizzate dallo stesso Fibra, come "Lo spettro. La storia di Fabri Fibra", scritta da Episch Porzioni, oppure "Io odio Fabri Fibra, controstorie di un rivoluzionario del rap", firmata da Michele Monina ed edita da Salani Editore. Tuttavia, la biografia "più autorizzata di tutte", è senza dubbio quella uscita nel novembre del 2011 e dal titolo "Dietrologia - I soldi non finiscono mai", edita da Rizzoli e contenente anche una prefazione di Marco Travaglio.

Nello stesso anno il rapper fonda una etichetta tutta sua e diventa anche produttore; si chiama "Tempi Duri". Il primo disco che pubblica è, il 20 settembre, l'album "Soundboy" di Entics.

5. Biografia di Giovanni Paolo I

L'importanza di una breve missione
17 ottobre 1912
28 settembre 1978

Chi è Giovanni Paolo I?


Nato a Canale d'Agordo, in provincia di Belluno, il 17 ottobre 1912, papa Giovanni Paolo I fu il pontefice meno duraturo del Novecento (appena 34 giorni) ma non per questo la sua elezione è considerata meno "storica" di altre.

Albino Luciani fu il primo papa di cui le origini operaie sono certe: durante l'infanzia egli lavorò insieme al padre come soffiatore del vetro a Murano.

Ricevette la chiamata di Dio presumibilmente nell'estate del 1935 e il 7 luglio dello stesso anno fu ordinato sacerdote presso Belluno.

Dal 1937 al 1958 fu insegnante di teologia presso il seminario gregoriano di Belluno, ma già nel 1954 era diventato vicario generale della diocesi della stessa città. Smise l'insegnamento solo quando papa Giovanni XXIII lo nominò vescovo di Vittorio Veneto. In questa veste Albino Luciani si manifestò come una figura spirituale e pastorale della Chiesa, molto lontano dai modelli allora in voga: difficilmente si spostava dalla sua residenza, dove spesso passava molto tempo a studiare opere, non necessariamente di carattere religioso.

Le sue capacità piacquero a papa Paolo VI che lo nominò prima patriarca e poi, nel 1973, cardinale di Venezia.

Alla morte di Giovanni Battista Montini, si aprì il conclave che doveva designare il suo successore. All'interno della Chiesa vi erano quella conservatrice guidata dal cardinale di Genova, quella progressista dell'arcivescovo di Firenze e quella "internazionalista" che vedeva come massimo rappresentante il Cardinale Karol Wojtyla, futuro Giovanni Paolo II.

Le varie correnti optano per una soluzione intermedia, rappresentata degnamente da Albino Luciani.

Il pontificato di Giovanni Paolo I si aprì ufficialmente il 26 agosto 1978: ebbe vita brevissima a causa della prematura morte del sommo pontefice, ma questa fu comunque intensa.

Fu il primo papa ad adottare il doppio nome, omaggio ai suoi due predessori; fu anche il primo papa che abbandonò il plurale majestatis, definendo se stesso in prima persona; fu il primo successore di Pietro che abolì l'inconorazione e la tiara e, fatto curioso, fu il primo pontefice ad essere censurato dall'Osservatore Romano, che non volle pubblicare i suoi commenti troppo "morbidi" e possibilisti sull'uso degli anticoncezionali.

Molto attivo anche nell'ambito della solidarietà e dell'economia, Giovanni Paolo I morì il 28 settembre 1978, ancor prima di compiere 66 anni. Molte le ipotesi sul suo decesso, spesso fantasiose (ci fu anche chi sostenne che fu avvelenato dai servizi segreti americani, o da quelli sovietici, o ancora da quelli israeliani): quel che è certo e che la diagnosi evidenziò che egli subì un colpo apoplettico che gli fu fatale.

6. Biografia di Rita Hayworth

Gilda per sempre
17 ottobre 1918
14 maggio 1987

Chi è Rita Hayworth?


Il nome di Rita Hayworth non può che evocare un periodo aureo della storia del cinema, ossia quando Hollywood era il regno di divi quasi sovraumani giudicati intoccabili dai comuni mortali così come dai giornali; non proprio come oggi in cui le star accettano di girare pubblicità televisive come attori di soap opera.

Pensando a nomi come quello della diva più amata degli anni '50, o come quello di Humphrey Bogart, Gregory Peck e altri ancora, si capisce perchè molti oggi parlino di morte del divismo. E non è solo una questione di "intangibilità", ma anche di spessore reale degli artisti in questione. Quello dei personaggi del passato fa talvolta impressione, soprattutto rispetto ai paragoni possibili, e spesso sconfortanti, che propone il panorama odierno (e basti pensare ad Orson Welles, con cui la Hayeworth ebbe fra l'altro una relazione).

Rita Hayworth, il cui vero nome era Margarita Carmen Cansino, nasce il 17 ottobre 1918 nella metropoli per eccellenza: New York. Suo padre era il famoso ballerino Eduardo Cansino e, dall'età di dodici anni, la piccola si esibisce con lui. Il cammino verso il successo è però difficile e tormentato.

Dopo aver lavorato in numerosi night-club, dopo aver partecipato agli immancabili film di serie B e dopo aver subito le altrettanto immancabili illusioni spacciatele dai vari produttori di turno, finalmente firma un contratto con la Columbia (dopo averne rotto uno con la Fox) dove il capo, Harry Cohn, le cambia il nome in Rita Hayworth.

Dopo una trentina di film dove Rita ricopre piccoli ruoli recita la sua prima parte importante nel 1941 in "Bionda fragola" (Warner Brothers) pellicola che rappresenta la prima di una lunga serie di successi.

Chi non ricorda la sua bellezza latina in "Sangue e arena" (sempre del 1941), le interpretazioni di "Gilda" (il personaggio mangiuomini che le rimarrà attaccato addosso per sempre come un alter ego), e de "La signora di Shangai"?

Per non parlare di film struggenti e meravigliosi come "Gli amori di Carmen", "Trinidad" e "Pal Joey".

Malgrado tutto ciò, il grande establishment non è mai stato molto prodigo di riconoscimenti con lei: basti pensare, a titolo di esempio, che l'unico riconoscimento artistico della sua vita risale al 1965 quando grazie al film "Il circo e la sua grande avventura" ottenne una nomination (e solo quella) ai Golden Globe.

Dopo questo ultimo exploit il declino della Divina è stato triste, drammatico e macchiato dall'ombra nera dell'alcool.

All'età di 69 anni muore il 14 maggio 1987 a New York, colpita dal morbo di Alzheimer, amorevolmente assistita dalla figlia Jasmine avuta dal terzo marito, il principe Ali Khan.

7. Biografia di Arthur Miller

Tormentando il passato
17 ottobre 1915
11 febbraio 2005

Chi è Arthur Miller?


Il suo "Morte di un commesso viaggiatore" è una delle pietre miliari del teatro americano contemporaneo, in cui si fondono alla perfezione i temi a lui più cari: quelli del conflitto familiare, della responsabilità etica individuale e della critica a un sistema economico e sociale spietato e spersonalizzante. Capolavoro assoluto, fortunatamente è stato riconosciuto come tale dalla critica che lo ha gratificato con numerosi premi, fra cui il prestigioso Pulitzer.

Drammaturgo fondamentale per la storia del Novecento, Arthur Miller nasce a Manhattan (New York) il 17 ottobre 1915 da famiglia ebrea benestante. Dopo la crisi del 1929 deve affrontare le difficoltà e lavorare per mantenersi e frequentare la scuola di giornalismo dell'Università del Michigan. Non tarda a scoprire la sua vera vocazione, quella del teatro, nel quale esordisce a soli ventuno anni. Dopo la laurea conseguita nel 1938 frequenta un corso di drammaturgia grazie ad una borsa di studio e viene ammesso al seminario del Theatre Guild.

Scrive copioni per la radio e debutta a Broadway con "L'uomo che ebbe tutte le fortune" nel 1944, un'opera che, pur ottenendo il parere lusinghiero dei critici, viene replicata solo quattro volte. Si cimenta anche nell'ambito della narrazione con "Situazione normale" e nel 1945 con "Focus", romanzo sul tema dell'antisemitismo nella società americana.

"Erano tutti miei figli", del 1947, è il primo lavoro teatrale di successo ed è subito seguito nel 1949 dal già ricordato "Morte di un commesso viaggiatore", (sottotitolo "Alcune conversazioni private in due atti e un requiem"), che fu salutato in America come una sorta di evento nazionale, (a Broadway 742 repliche). Il protagonista Willy Loman è il paradigma del sogno americano del successo e dell'autoaffermazione, che si rivela in tutta la sua ingannevole precarietà.

Il 22 gennaio 1953 è la volta de "Il Crogiuolo", conosciuto anche con il titolo di "Le streghe di Salem", testo che, ripercorrendo una vicenda di "caccia alle streghe" avvenuto nel 1692, allude al clima di persecuzione inaugurato dal senatore Mac Carthy, contro l'ideologia comunista (ne farà esperienza più tardi lo stesso Miller).

Il 29 settembre 1955 va in scena "Uno sguardo dal ponte", una tragedia con risvolti incestuosi in un ambiente di emigranti italiani in America, abbinata a "Memorie di due Lunedì", un testo autobiografico, una sorta di "metafora" dell'incomunicabilità e della solitudine di un intellettuale.

Trascorrono poi anni di silenzio creativo in cui Arthur Miller vive la sua breve esperienza matrimoniale - dal 1956 al 1960 - con Marilyn Monroe, la seconda delle sue tre mogli.

È del 1964 "La caduta", che racconta l'esperienza di un ménage controverso fra un intellettuale e un'attrice, opera in cui tutti hanno intravisto risvolti autobiografici, mentre Miller si è sempre accanito a negarli. Dello stesso anno "Incidente a Vichy" parla di ebrei arrestati in Francia dai nazisti.

Seguono molti altri titoli, ognuno dei quali ha incontrato alterne fortune: nel 1973 "Creazione del mondo e altri affari"; nel 1980 "Orologio americano" (un affresco di vita americana durante la grande depressione); nel 1982 due atti unici "Una specie di storia d'amore" e "Elegia per una signora"; nel 1986 "Pericolo: Memoria"; nel 1988 "Specchio a due direzioni"; nel 1991 "Discesa da Mount Morgan"; nel 1992 "L'ultimo Yankee" e nel 1994 "Vetri rotti", dove ancora una volta si intrecciano psicanalisi, drammi storici sociali e personali, con una sottile denuncia nei confronti della responsabilità individuale.

Arthur Miller sembra comunque non essersi mai completamente liberato dal fantasma di Marilyn. A 88 anni suonati è tornato su quella tormentata relazione con un nuovo dramma, intitolato "Finishing the Picture" ( che può esser tradotto come "finire il film" o "finire il quadro"), la cui anteprima mondiale è andata in scena al Goodman Theater di Chicago per la regia di Robert Falls.

Malato di cancro da tempo, il grande commediografo Arthur Miller è morto all'età di 89 anni l'11 febbraio 2005.

8. Biografia di André Villas Boas

Costruire vittorie
17 ottobre 1977

Chi è Andre Villas Boas?


André Villas Boas nasce a Oporto (Portogallo), il 17 ottobre 1977, da padre portoghese (di famiglia di origine nobile - il bisnonno paterno era barone di Paço Vieira) e madre inglese. Fin da piccolo è un grande appassionato degli aspetti tattici del gioco del calcio, cosa che gli dà l'occasione di mettersi in luce agli occhi di Bobby Robson quando, nel 1994, l'inglese viene scelto come guida tecnica del FC Porto e va ad abitare vicino al giovane André.

Dopo una partita di Champions League della compagine biancazzurra, infatti, Villas Boas recapita a Robson una lettera nella quale muove al tecnico inglese alcune critiche riguardo l'impiego dell'attaccante Domingos Paciência e, più in generale, riguardo le soluzioni tattiche scelte per la squadra portoghese.

A quella lettera seguono, in occasione dei non rari casuali incontri tra i due, altri scambi di opinione su squadre e giocatori. Robson rimane molto impressionato dagli appunti di Villas Boas (così come dalla sua conoscenza della lingua inglese - ovviamente merito della madre), tanto da inserirlo, ancora minorenne, all'interno del suo staff (dove lavora già José Mourinho) in qualità di osservatore e assistente e, successivamente, da fargli frequentare la scuola della Scottish Football Association (la Federcalcio scozzese).

Ormai la carriera del tecnico lusitano è avviata: lavora, nella stagione 1994-1995, all'Ipswich Town FC come assistente dell'allenatore George Burley, al Porto (stagione 1995-1996, ancora nello staff di Robson) e al Barcellona (stagioni 1996-2000, nello staff di Robson prima e di Van Gaal poi).

Dopo le parentesi di una stagione come commissario tecnico delle Isole Vergini Britanniche (2000-2001) e come allenatore della squadra under 19 del Porto (2001-2002), torna ad occuparsi, come assistente del primo allenatore José Mourinho, della prima squadra di Porto (2002-2004), Chelsea (2004-2007) e Internazionale (2008).

Nel 2009 gli viene offerta, a stagione in corso, la guida tecnica dell'Académica, squadra di bassa classifica del campionato portoghese, che conduce ad una tranquilla salvezza (11º posto) ed alla semifinale della coppa nazionale.

Nel 2010 è al Porto, grazie alla guida del quale ottiene, a soli 33 anni, fama internazionale, vincendo campionato portoghese (con 23 vittorie, 3 pareggi e nessuna sconfitta), coppa del Portogallo ed Europa League (battendo in finale l'SC Braga, guidata, caso del destino, proprio da quel Domingos Paciência che "aiutò" Villas Boas a farsi conoscere da Bobby Robson).

Dopo la vittoria in Europa League, il 18 maggio 2010, è l'allenatore più giovane ad aver vinto una coppa europea, avendo battuto il record precedentemente detenuto da Gianluca Vialli.

Dopo i brillanti risultati ottenuti, il Porto lo "blinda" rinnovandogli il contratto, nel quale viene inserita una clausola di rescissione di 15 milioni di euro, cosa che tuttavia non frena i grandi club europei a provare ad assicurarsene i servigi per la stagione 2011-2012: il nome di Villas Boas viene accostato nel corso del mese di giugno del 2011 al Chelsea di Roman Abramovich e all'Inter di Massimo Moratti.

Pratica un calcio molto offensivo, come si può chiaramente intendere dalle parole da lui stesso pronunciate dopo la vittoria in Europa League: «La filosofia del Barcellona incarna il mio modo di intendere il calcio. Possesso palla, reparti vicini nella lunghezza del campo ma che sanno sfruttarne tutta la larghezza, voglia di attaccare. [...]», fatto di grande pressione degli avversari in fase di non possesso palla e successive rapide ripartenze.

Lo schieramento che preferisce utilizzare è il 4-3-3, perfettamente in linea con il suo modo di intendere il calcio. Ha grande attenzione per i dettagli e chiede, ai suoi giocatori, grande disciplina tattica.

Ha, in più di un'occasione, dichiarato che il suo modello di riferimento è Pep Guardiola, ma non ha mai mancato di ricordare l'influenza che hanno avuto, nella sua formazione di tecnico, Bobby Robson e Josè Mourinho.

Dal giugno 2004 André Villas Boas è sposato con Joana Maria Noronha de Ornelas Teixeira, unione benedetta nell'agosto 2009 e nell'ottobre 2010 dalla nascita delle figlie Benedita e Carolina.