Biografie di personaggi famosi e storici nato il 21 ottobre


Biografie di personaggi famosi e storici

Biografie di personaggi famosi nella storia e celebrità nate il 21 ottobre

Sommario:

1. Mary Blair
2. Martin Castrogiovanni
3. Samuel Taylor Coleridge
4. Edmondo De Amicis
5. Alphonse de Lamartine
6. Dizzy Gillespie
7. Ursula K. Le Guin
8. Kim Kardashian
9. Benjamin Netanyahu
10. Alfred Nobel
11. Giuseppe Pinelli
12. Marina Ripa di Meana

1. Biografia di Mary Blair

I colori dell'animazione
21 ottobre 1911
26 luglio 1978

Chi è Mary Blair?


Mary Blair nasce il 21 ottobre 1911 a McAlester (Oklahoma, Usa) come Mary Browne Robinson. Artista statunitense, è ricordata soprattutto per il suo lavoro svolto per la società di animazione cinematografica Walt Disney.

Le produzioni di Mary Blair hanno messo a segno colpi di successo importanti: ricordiamo ad esempio i concept per i film di "Alice nel paese delle meraviglie", "Peter Pan" e "Cenerentola".

Il suo stile vive ancora attraverso il design immortale dei personaggi Disney. Le sue realizzazioni artistiche trovano spazio in diverse opere architettoniche presenti nel mondo (Disney) e che hanno a che fare con i personaggi e le storie tanto amate dai bambini, come l'enorme mosaico all'interno del Contemporary Resort Disney presente all'interno del Walt Disney World, in Florida.

Molte delle sue illustrazioni, incluse nei libri per bambini sin dal 1950, non sono mai andate fuori stampa. Mary Blair è stata premiata come una "leggenda del mondo Disney" nel 1991, una delle prime donne a ricevere questa onorificenza.

Mary Blair è morta a causa di una emorragia cerebrale il 26 luglio 1978, all'età di 66 anni.

Il suo stile nell'uso del colore ancora oggi è fonte di ispirazione per molti designer contemporanei ed artisti nel campo dell'animazione.

2. Biografia di Martin Castrogiovanni

Un uomo nella mischia
21 ottobre 1981

Chi è Martin Castrogiovanni?


Martin Leandro Castrogiovanni, meglio noto soltanto come Martin Castrogiovanni, soprannominato "Castro", nasce a Paraná, in Argentina, il 21 ottobre del 1981. Di chiare origini italiane, è un rugbista naturalizzato "azzurro" a tutti gli effetti, cresciuto sportivamente nella Penisola, fino a diventare uno dei migliori giocatori di rugby del mondo.

Ha vinto più volte il campionato inglese, come pilone nelle fila dei Leicester Tigers, aggiudicandosi nel 2007 la palma di miglior giocatore del torneo. Nel 2011 è stato inoltre inserito nel "Planet Rugby's Team of the Year".

Con il suo look aggressivo, barba lunga e capelli lunghi e ricci, è uno dei rugbisti della nazionale italiana più conosciuti ed amati dal grande pubblico, cui va il merito di aver rilanciato e largamente diffuso tanto in Italia che nel resto d'Europa la passione per questa disciplina sportiva, da sempre amata in paesi come la Gran Bretagna, la Francia, l'Australia e la Nuova Zelanda, ma ancora lontana da un vero e proprio sviluppo in paesi come quello italiano.

La famiglia di Martin è originaria di Enna, in Sicilia. Castrogiovanni infatti è il nome storico del paese del nonno, siciliano puro sangue. Sua madre è per metà tedesca, aborigena argentina e spagnola. Il futuro campione del rugby eredita un bel miscuglio di culture, sebbene si sia sempre sentito argentino e, soprattutto, italiano.

Martin si appassiona allo sport già quando è giovanissimo. Il suo primo amore però, quando è ancora adolescente, è il basket. Complice una disciplina non proprio integerrima, come ricorderà più in là negli anni durante alcune interviste lo stesso rugbista, passa subito alla palla ovale, nonostante le perplessità materne.

A diciotto anni si butta nella mischia, per la prima di tantissime altre volte. Il suo ruolo è quello di pilone e comincia a giocare nella sezione rugbistica del Club Atlético Estudiantes di Paraná, la sua città natale. Ci mette poco a farsi notare in Italia e, all'età di appena vent'anni, nel 2001, passa ai professionisti del Rugby Calvisano, storica compagine della provincia di Brescia.

Martin Castrogiovanni disputa ben cinque stagioni con la maglia del Calvisano, aggiudicandosi nel 2004 il suo primo e unico scudetto italiano, entrando letteralmente nel cuore dei tifosi bresciani. Con il team lombardo poi, totalizza anche un secondo posto, perdendo la finale, e si aggiudica anche la Coppa Italia. In cinque stagioni, "Castro" gioca 82 partite e mette a segno 8 mete.

Grazie ai suoi avi italiani poi, non avendo mai rappresentato a livello seniores l'Argentina, Castrogiovanni fa subito il suo esordio con la maglia azzurra, già nel 2002, all'età di ventuno anni. È l'allora allenatore John Kirwan che lo convoca, mettendolo in campo contro i leggendari All Blacks, per un test importante ad Hamilton. Da quel momento, diventa un puntello inamovibile del pack italiano.

Nel 2006 viene acquistato dai Tigers di Leicester, dove diventa letteralmente un idolo. Già l'anno dopo infatti, nel 2007, viene eletto miglior giocatore della Premiership inglese, dopo appena un campionato giocato al di là della Manica.

Vince il campionato inglese nelle stagioni 2006-07, 2008-09 e 2009-10, diventando in questa parabola oltremanica uno dei rugbisti più forti di sempre, totalizzando ben 69 partite e 4 mete.

Nel frattempo, diventa anche un punto fermo della nazionale italiana, chiamato in causa da tutti gli allenatori che si succedono sulla panchina azzurra. Gioca il suo primo Sei Nazioni nel 2003, ad appena ventidue anni.

Grande lottatore, dimostra di avere un ottimo senso della meta, nonostante il suo ruolo di pilone, come nella partita giocata contro il Giappone nel 2004, dove realizza ben tre marcature nello stesso test-match.

Anche il nuovo tecnico Pierre Berbizier poi, lo considera uno dei punti di riferimento, e lo inserisce sin dalla Coppa del Mondo francese del 2007 in pianta stabile.

Con il nuovo allenatore Nick Mallett, nel corso del Sei Nazioni del 2008 "Castro" diventa il miglior metaman degli azzurri, andando a meta nei primi quattro dei cinque incontri del torneo, contro Irlanda, Inghilterra, Galles e Francia.

Gioca inoltre la Coppa del Mondo di rugby del 2011 e, anche col nuovo CT Jacques Brunel, viene convocato per il Sei Nazioni del 2012, dove gioca ancora una volta contro l'Inghilterra. In questa ultima occasione, alla vigilia dell'importante e sentitissimo match, Martin Castrogiovanni rilascia un'interessante e simpatica intervista al quotidiano Repubblica, dove dichiara che l'unica regola che conti per lui, nel rugby, è questa: "Abbassare la testa e spingere".

Fidanzato da molti anni con la sciatrice ex azzurra Giulia Candiago, trevigiana nata nel 1986 e più volte sul podio nella specialità dello slalom, Castrogiovanni è proprietario, insieme con il collega irlandese Geordan Murphy, di due ristoranti italiani a Leicester.

3. Biografia di Samuel Taylor Coleridge

L'ideale, la Poesia
21 ottobre 1772
25 luglio 1834

Chi è Samuel Taylor Coleridge?


Samuel Taylor Coleridge, una delle figure più importanti del movimento romantico, nasce in Inghilterra a Ottery Saint Mary (Devon) il 21 ottobre 1772. Ultimo di dieci figli, dopo la morte del padre viene mandato a Londra presso la scuola dell'Ospedale di Cristo. Diventa un appassionato lettore e un ottimo studente.

Nel 1791 si sposta a Cambridge; interrompe presto gli studi per arruolarsi nel reggimento dei dragoni luminosi. Viene riammesso a Cambridge successivamente: qui incontra il poeta Robert Southey (1774-1843), che lo influenzerà in modo particolare. Coleridge diventa un fervente repubblicano. I due tentano di creare una comunità utopica (la "Pantisocracy", da realizzare in Pennsylvania), basata su principi egualitari e socialisti; il fine è il raggiungimento della pace sociale e di uno sviluppo economico equo per tutti. Il progetto viene tuttavia abbandonato. Dalla loro amicizia nascerà comunque l'opera drammatica in versi, "The fall of Robenspierre" (1794).

Nel 1795 Southey parte per il Portogallo mentre Coleridge rimane in Inghilterra per scrivere e tenere conferenze. Nel 1796 pubblica varie Poesie. Poco tempo prima Coleridge aveva conosciuto il poeta William Wordsworth, con il quale nasce un'amicizia che durerà tutta la vita. Insieme, i due scrittori pubblicano un libro di poesie intitolato "Ballate liriche" (1798); pietra miliare della poesia nella letteratura inglese, quest'opera contiene i prime grandi lavori della scuola romantica, tra cui la famosa "Ballata del vecchio marinaio" (The Rime of the Ancient Mariner).

Il periodo tra il 1797 e il 1798 è tra i più produttivi della vita artistica di Samuel Taylor Coleridge; oltre al "Vecchio marinaio" scrive "Kubla Khan", opera di grande immaginazione descrittiva dal ritmo quasi musicale, "Christabel", composizione poetica narrativa dal carattere mistico, oltre ad altre poesie considerate tra i suoi migliori versi in tono "colloquiale".

Nell'autunno del 1798 Coleridge e Wordsworth partono per un viaggio nell'Europa continentale; Coleridge prosegue per conto suo: trascorre molto tempo in Germania. In questo periodo vengono meno le simpatie del passato per il radicalismo politico; inizia a interessarsi alla filosofia tedesca e in particolare all'idealismo di Immanuel Kant, agli scritti di carattere mistico di Jakob Boehme e alla critica letteraria del drammaturgo G.E. Lessing.

Coleridge studia il tedesco e traduce in inglese la trilogia drammatica "Wallenstein" del poeta romantico Friedrich von Schiller. In seguito a questi studi Coleridge diviene l'interprete più influente del romanticismo tedesco.

Torna in Inghilterra nel 1800. Tra il 1808 e il 1819 tiene dei cicli di conferenze di letteratura e filosofia; tra i suoi obiettivi vi è quello di rinnovare l'interesse per il grande drammaturgo inglese William Shakespeare. Nei suoi saggi e nelle sue conferenze Coleridge mostra grande padronanza e avvincente dialettica, elementi che lo renderanno il critico letterario inglese più influente del XIX secolo.

Si stabilisce infine a Londra dove scrive la sua maggiore opera in prosa, "Biographia literaria" (1817), una serie di dissertazioni e appunti autobiografici su vari argomenti, nella quale sono compresi brani di critica letteraria che mostrano la sua grande brillantezza intuitiva. Particolarmente rilevanti sono le parti in cui Coleridge esprime le sue cosiderazioni sulla natura della poesia e dell'immaginazione, e in cui discute le opere di Wordsworth. Altri suoi lavori di questo periodo sono "Foglie sibilline" (1817) e "Aiuti alla riflessione" (1825). Secondo la sua teoria poetica, all'origine di una delle idee centrali dell'estetica romantica, l'immaginazione artistica svolgerebbe un ruolo di mediazione tra culture moderne diverse tra loro.

Samuel Taylor Coleridge muore ad Highgate il 25 luglio 1834.

Oggi è generalmente riconosciuto come poeta lirico e importante critico letterario. A lui è intitolato il cratere Coleridge, presente sulla superficie di Mercurio.

4. Biografia di Edmondo De Amicis

L'ultimo dei manzoniani
21 ottobre 1846
11 marzo 1908

Chi è Edmondo De Amicis?


Poeta della fratellanza e della bontà, Edmondo De Amicis nasce il 21 ottobre del 1846 ad Oneglia (Imperia), la città di un altro importante patriota ed illuminista, Giovan Pietro Vieusseux (1779 - 1863).

Compie i primi studi in Piemonte, prima a Cuneo e poi a Torino. Entra nell'Accademia Militare di Modena e ne esce sottotenente, nel 1865. L'anno successivo combatte a Custoza. Pur proseguendo nella carriera militare, cerca di assecondare la sua vocazione alla scrittura: a Firenze dirige il giornale "L'Italia Militare" e pubblica, intanto, "La vita militare" (1868), il cui successo gli consente l'abbandono della stessa - che, peraltro, egli ama - per dedicarsi esclusivamente alla passione dello scrivere.

Nel 1870, nel ruolo di corrispondente de "La Nazione", partecipa alla spedizione di Roma entrando per Porta Pia. Ormai libero dall'impegno militare comincia una serie di viaggi - anche per conto de "La Nazione" - dei quali lascia testimonianza con la pubblicazione di vivaci relazioni.

Nascono così "Spagna", nel 1873; "Olanda" e "Ricordi di Londra", nel 1874; "Marocco", nel 1876; Costantinopoli, nel 1878; "Alle porte d'Italia", nel 1884, dedicato alla città di Pinerolo e ai suoi dintorni, fino al suo viaggio in America il cui diario, intitolato "Sull'oceano", è dedicato agli emigranti italiani.

Chiusa la stagione itinerante, De Amicis rientra in Italia e comincia a dedicarsi alla letteratura educativa che fa di lui, oltre che un valente scrittore, anche un pedagogo: è proprio in questo campo che sfornerà, nel 1886, il suo capolavoro, "Cuore" che, nonostante l'ostracismo dei cattolici per l'assenza di contenuti religiosi, riscuote un successo strabiliante e viene tradotto in molte lingue.

Pubblica ancora, tra gli altri, "Il romanzo d'un maestro", nel 1890; "Fra scuola e casa" nel 1892; "La maestrina degli operai", nel 1895; "La carrozza di tutti", nel 1899; "Nel regno del Cervino", nel 1904; "L'idioma gentile" nel 1905. Collabora a varie testate di ispirazione socialista.

L'ultimo decennio della sua vita è segnato dalla morte della madre, dal fallimento del suo matrimonio con Teresa Boassi e dal suicidio del figlio Furio legato proprio alle condizioni di invivibilità createsi in famiglia per le furibonde e continue liti dei genitori.

Edmondo De Amicis muore a Bordighera (Imperia) il giorno 11 marzo 1908, all'età di 62 anni.

De Amicis trasfonde nelle sue opere pedagogiche tutto il rigore morale che gli deriva dalla sua educazione militare, oltreché dall'essere un fervente patriota ed illuminista, ma rimane un autore fortemente legato ai suoi tempi: il libro "Cuore", che rappresenta un fondamentale punto di riferimento formativo agli inizi del '900, è stato successivamente molto criticato e ridimensionato proprio a causa dei mutamenti dei tempi che lo hanno reso obsoleto. E ciò anche a discapito del suo spessore letterario che meriterebbe, invece, di essere ormai rispolverato e rivalutato insieme all'intera opera di De Amicis.

Con "L'idioma gentile" si connota come l'ultimo sostenitore delle tesi di Alessandro Manzoni che auspicava una lingua italiana moderna, efficace e depurata da classicismi e retorica.

Le altre opere di Edmondo De Amicis: "Bozzetti di vita militare" (1868); "Novelle" (1872); "Ricordi del 1870-71" (1872); Ricordi di Parigi (1879); "I due amici" (1883); "Amore e ginnastica" (1892); "Questione sociale" (1894); "Le tre capitali: Torino-Firenze-Roma" (1898); "La Tentazione della bicicletta" (1906); "Cinematografo cerebrale" (1907); "Compagnia" (1907); "Ricordi d'un viaggio in Sicilia" (1908); "Nuovi ritratti letterari e artistici" (1908).

5. Biografia di Alphonse de Lamartine

Parole di impegno
21 ottobre 1790
28 febbraio 1869

Chi è Alphonse de Lamartine?


Alphonse Marie Louis de Prat de Lamartine nasce il 21 ottobre 1790 a Mâcon, nella Borgogna francese. Trascorre la giovinezza a Milly, in una casa di campagna della propria famiglia. Fin dai primi periodi di studio si interessa alle discipline letterarie, appassionandosi ai poeti latini come a Chateaubriand.

Nel 1808 termina gli studi: secondo la tradizione, dovrebbe intraprendere la carriera militare ma il padre - Pierre de Lamartine, cadetto di una famiglia di piccola nobiltà - legato ai Borboni, non vuole che Alphonse serva l'Impero in nessun modo: così nel 1811 viene mandato a svagarsi in Italia, dove alcuni cugini vivono tra Livorno, Pisa e Napoli. Nella città partenopea ha la sua prima esperienza sentimentale con una ragazza del luogo, Antonella Jacomino, che ricorderà anni dopo nella sua "Graziella". Anche in seguito ha occasione di visitare l'Italia soggiornando a Firenze.

Nel marzo 1820 viene nominato ambasciatore a Napoli ma due mesi dopo rinuncia al nuovo incarico per sposare (il 5 giugno) a Chambéry, l'inglese protestante Mary Ann Elisa Birch: la coppia prende residenza nel castello che il padre gli ha concesso in dote a Saint-Point, nei pressi di Mâcon.

Nel febbraio 1821 nasce a Roma il primo figlio Alphonse, che vivrà solo fino al novembre 1823; nel maggio 1822 nasce a Macon una figlia, Julia, destinata a morire precocemente nel 1832.

Alphonse de Lamartine pubblica nel 1820 le "Méditations poétiques", poesie sentimentali ispirate dall'amore per Julie Charles, che fondevano la tradizione elegiaca settecentesca con le prime espressioni romantiche. Le opere che rendono popolare Alphonse de Lamartine sono "Le nouvelles meditations poétiques" (1823), "Le dernier chant du pèlerinage d'Harold" (1825) e soprattutto le "Harmonies poétiques et religieuses" (1830).

Si impegna anche in politica come diplomatico, poi dopo la Rivoluzione di Luglio (o seconda rivoluzione francese, del 1830) diviene deputato (1834) e Ministro degli Esteri (1848) durante il Governo provvisorio. Con l'avvento di Napoleone III, messo politicamente in disparte, Alphonse de Lamartine dedica tutte le proprie energie all'attività letteraria.

Nascono così in questo periodo opere caratterizzate prevalentemente da elementi autobiografici: "Nouvelles confidences" (1851), "Raphael: pages de la vingtième année" (1849), "Graziella" (1852), "Geneviève: histoire d'une servante" (1850) e "Le tailleur de pierres de Saint Pont" (1851).

Risalgono sempre a questo periodo le sue opere storiche "Histoire de la Restauration" (1854), "Histoire de la Turquie" (1854), "Histoire de la Russie" (1855) e "Cours familier de littérature" (1856, divisa in 28 volumi).

Gli ultimi anni della vita del letterato francese sono tristi: nel 1863 muore la moglie Mary Ann; nel 1867 è colpito da un ictus che lo priva dell'uso della parola. Il governo gli riconosce un sussidio di mezzo milione di franchi; inoltre il comune di Parigi gli mette a disposizione un villino di Passy, dove Alphonse de Lamartine muore il 28 febbraio 1869.

6. Biografia di Dizzy Gillespie

Gli albori del moderno jazz
21 ottobre 1917
6 gennaio 1993

Chi è Dizzy Gillespie?


John Birks Gillespie, detto Dizzy, nasce a Cheraw (nello stato del South Carolina, USA) il giorno 21 ottobre 1917, ultimo di nove fratelli. Il padre, che era solito picchiare i figli, muore quando Gillespie ha solo dieci anni. Inizia a suonare la tromba da autodidatta all'età di dodici anni, quasi per gioco. Nonostante viva in povertà, riesce ad ottenere una borsa di studio all'istituto di Laurinburg (North Carolina), ma non la sfrutterà appieno.

Lascia la scuola nel 1935 senza completare gli studi e si trasferisce a Philadelphia alla ricerca di un lavoro come musicista a tempo pieno. Inizialmente si unisce a Frankie Fairfax ed esegue la sua prima registrazione nella band di Teddy Hill nella quale sostituisce Roy Eldridge.

Alla fine degli anni '30 Gillespie si mette in luce nelle orchestre di Teddy Hill, Lucky Millinder, Cab Calloway, Jimmy Dorsey e Lionel Hampton come uno dei migliori seguaci di Roy Eldridge. In quegli anni incontra diversi colleghi che lo ispirano indirizzandolo verso uno stile più moderno.

Nei primi anni '40 inizia a frequentare il Minton's Playhouse, un locale notturno di New York dove insieme iniziava a muovere i primi passi il nuovo jazz. Con il bassista Oscar Pettiford e il batterista Kenny Clarke fonda un gruppo divenuto poi leggendario e che sarebbe stato considerato la prima formazione bop della storia. Le jam session notturne del Minton's diventano trampolino di lancio per alcuni dei grandi nomi del jazz moderno, tra cui Thelonius Monk, Bud Powell, Max Roach, ma anche Charlie Christian. E' in questo locale che si può dire sia nato lo stile "bebop".

Nel 1943 l'ingresso nell'orchestra di Earl Hines è un momento molto importante per la carriera di Dizzy Gillespie. Insieme a Charlie Parker e ad altri giovani neo-boppers viene indirizzato da Billy Eckstine, cantante e grande star della band, cui si deve pure l'arrivo di Sarah Vaughan. Non dura molto il rapporto con Fatha Hines: andatosene Eckstine, dopo poco scappano pure Dizzy, Parker e gli altri, compresa la Vaughan. Nel 1944, tutti questi nomi insieme a Gillespie vengono ingaggiati nella nuovissima orchestra di Eckstine: per Dizzy c'è pure il ruolo di direttore musicale. Grazie a questa band ed ai tre anni in giro per l'America, il be-bop si fa conoscere.

Miles Davis, nella sua autobiografia ricorda: "Bird è stato lo spirito del movimento bebop, ma Dizzy ne era la testa e le mani, era lui che teneva insieme tutto".

Di lui il giornalista e scrittore italiano Flavio Caprera ha detto: "E' stato colui che ha dato vita al bepop assieme a Charlie Parker e al grande pianista Bud Powell. A differenza del sassofonista, che era istinto allo stato puro, Gillespie sapeva organizzare la sua genialità e mettere sulla carta le sue note rivoluzionarie".

Tra le composizioni di Gillespie ricordiamo "Groovin' High", "Woody n' You", "Anthropology", "Salt Peanuts" e la celeberrima "A Night in Tunisia", pezzi rivoluzionari per l'epoca, quando il genere più diffuso era comunque lo swing. Il carattere rivoluzionario del bebop si riflette anche nello stile di vita: di fatto gli afro-americani conoscono un periodo in cui abbracciano un nuovo modo di porsi. I musicisti neri si stavano riappropriando della loro musica "nera", il jazz, edulcorato dallo swing delle orchestre "bianche".

Lasciato Charlie Parker - il quale chiama a suonare Miles Davis - nel 1947 Gillespie forma un quintetto con il pianista John Lewis e con Milt Jackson, Kenny Clarke e Ray Brown, in pratica la futura formazione del "Modern Jazz Quartet".

Gillespie suona anche in piccole formazioni, ma preferisce quelle numerose, dove può far emergere il carattere di leader, dove si mette in luce come solista e nello stesso tempo come intrattenitore del palcoscenico. Il suo atteggiamento ilare e allegro diventa una caratteristica distintiva delle sue esibizioni dal vivo. Durante la carriera sono diverse le formazioni che suonano sotto il cappello di "Dizzy Gillespie Big Band", che si esibiscono spesso anche in Europa, ma che finiscono per sciogliersi perché troppo difficili da sostenere economicamente.

Verso la fine degli anni '40 Dizzy Gillespie comincia ad interessarsi alla musica caraibica e sudamericana. L'inserimento dei ritmi afro-cubani nel contesto di una jazz band è uno dei primi tentativi riusciti di fusion tra generi diversi. Composizioni importanti di questi anni sono "Manteca" e "Tin Tin Deo".

Negli anni '50 inizia ad utilizzare la sua caratteristica tromba con la campana piegata verso l'alto, divenendo un'icona riconoscibile per l'estensione del rigonfiamento delle sue guance mentre soffia potenti riff nel suo bocchino.

Negli anni '60 si propone provocatoriamente come candidato alla presidenza degli Stati Uniti, promettendo di ribattezzare la "Casa Bianca" "Casa del Blues", di nominare Ray Charles a capo della Biblioteca Nazionale, Malcolm X a capo della sezione legalità e Miles Davis capo della CIA.

Nel 1979 pubblica la sua autobiografia, "To be or not to bop". Negli anni '80 guida la United Nations Orchestra. Negli ultimi anni di vita rallenta molto la sua attività, dedicandosi più che altro all'insegnamento. Spesso ospite in Italia, la città di Bassano del Grappa gli conferisce la cittadinanza onoraria; qui fonda la locale Scuola popolare di musica, oggi a lui intitolata.

Dizzy Gillespie muore a causa di un cancro al pancreas il 6 gennaio del 1993, all'età di 75 anni.

7. Biografia di Ursula K. Le Guin

La fantasia è femminile
21 ottobre 1929

Chi è Ursula K. Le Guin?


Anarchica, femminista, pensatrice rara e profonda, è sicuramente la maggiore scrittrice vivente di fantascienza, avendo saputo rinnovare la letteratura di genere con una impronta stilistica e di contenuti molto personale e sempre superbamente poetica. I romanzi della Le Guin sono senza dubbio destinati a rimanere nella storia della letteratura americana, e non solo.

Ursula Kroeber nasce a Berkeley (California) il 21 ottobre 1929, da Alfred L. Kroeber, autorità nel campo degli studi antropologici, e da Theodora K. Froeber. Si è imposta negli anni d'oro della fantascienza come tra le più geniali menti creatrici di mondi fantastici.

A dieci anni, colmo del destino, la futura maestra della Science Fiction americana invia il suo primo racconto di fantascienza ad "Amazing Stories", che viene però respinto. Colpa dell'età e della scrittura sicuramente ancora acerba della piccola visionaria in erba? Diamo credito ai responsabili di Amazing, e alla loro esperienza, che sia stato così.

Ursula intanto, ancora lontana dal lavoro di scrittrice a tempo pieno, prosegue il suo corso di studi regolare e si laurea in Storia della letteratura francese, poi si trasferisce a Parigi dove incontra Charles A. Le Guin, che diventerà poi suo marito. Per firmare i suoi romanzi manterrà la K. del proprio cognome utilizzando però quello dell'amatissimo compagno.

Nel 1962 Ursula K. Le Guin pubblica il suo primo racconto "April in Paris", che appare su "Fantastic Stories"; un altro suo racconto di Sf, "The Dowry of Angyat", appare nel 1964 finalmente sulla mitica "Amazing Stories".

Chi ha la ventura di incappare in qualche suo scritto non lo dimentica più. Diventa un nome affermato e con questo anche i suoi romanzi si moltiplicano.

Tra le sue opere maggiori ricordiamo: "Il mondo di Rocannon", "La mano sinistra delle tenebre", "La falce dei cieli", "Il mondo della foresta", "I reietti dell'altro pianeta", "La soglia", "Sempre la valle", "I dodici punti cardinali" (racconti), "La rosa dei venti", tutti pubblicati fra il 1966 e il 1982.

L'importanza di Ursula K. Le Guin è indiscutibile per il panorama della fantasy e della fantascienza: Philip Dick amava incondizionatamente le opere della scrittrice, tanto che arrivò a considerarla quasi una sua sorella gemella.

Diventata presto un pilastro della narrativa di genere, il suo stile risulta sempre impeccabile, i temi trattati sempre attuali e mai banali. E' forse l'unica sincera maestra della SF: la sua fantascienza un po' anarchica, profondamente umana, indaga senza ombre di ipocrisie la società attuale per tradurla nel futuro o in un mondo fantastico.

Nei suoi romanzi non mancano mai anche espliciti riferimenti politici, sociali e religiosi, che ne fanno un'autrice decisamente impegnata. Dopo tanti anni di onorata carriera e di grandi successi - ha ottenuto numerosissimi riconoscimenti, tra cui nel 2003 il titolo di Grand Master, titolo in precedenza assegnato ad autori del calibro di Arthur C. Clarke, Ray Bradbury, Isaac Asimov e Clifford Simak - ora la Le Guin vive a Portrad, nell'Oregon, insieme al marito, che insegna storia francese presso lo State College.

8. Biografia di Kim Kardashian

21 ottobre 1980

Chi è Kim Kardashian?


Kimberly Noel "Kim" Kardashian nasce il 21 ottobre 1980.

Il padre è armeno, la madre è di origini scozzesi e olandesi.

Il padre Robert Kardashian è conosciuto per essere stato l'avvocato di O. J. Simpson durante il suo processo per assassinio del 2003.

Nel 2006 prende parte in due episodi della serie televisiva "Beyond the Break", e nel dicembre 2007 posa nuda su Playboy, ma è solo grazie al reality show "Al passo con i Kardashian" (Keeping Up with the Kardashian) che Kim Kardashian diventa celebre al grande pubblico.

Il reality show va in onda su "E!"; la trama ruota intorno alla vita della famiglia Kardashian, e va in onda per tre edizioni sino al 2009.

Nel 2008 ha recitato con Carmen Electra nel film "Disaster Movie". In seguito Kim compare anche nella serie "E alla fine arriva mamma!" e partecipa al reality "Dancing with the Stars".

Nel 2000 sposa il produttore musicale Damon Thomas, dal quale divorzia nel 2004. Dal 2007 è legata sentimentalmente al giocatore della NFL Reggie Bush. Nello stesso anno, un video amatoriale pornografico che la Kardashian aveva realizzato con il suo ex-fidanzato, il cantante Ray J, è stato messo in vendita dalla Vivid Entertainments, contro la volontà dei due protagonisti, e contro cui la Kardashian ha intentato causa, arrivando poi a un accordo per 5 milioni di dollari.

Il 20 agosto 2011 si unisce nuovamente in matrimonio: il nuovo fortunato marito è il cestista NBA Kris Humphries. Nello stesso periodo Kim Kardashian pubblica il suo singolo di debutto "Jam (Turn It Up)", il cui ricavato viene devoluto in beneficenza. Dopo due mesi dalle nozze anche questo matrimonio finisce.

9. Biografia di Benjamin Netanyahu

"Bibi", presidente di ferro
21 ottobre 1949

Chi è Benjamin Netanyahu?


Benjamin Netanyahu nasce a Tel Aviv, Israele, il 21 ottobre del 1949. Uomo politico israeliano di grande importanza, eletto primo ministro di Israele dal giugno del 1996 fino al 17 maggio del 1999, il 31 marzo del 2009 è stato nuovamente eletto capo del Governo di Israele. È passato alla storia per essere stato il primo presidente eletto ad essere nato dopo la costituzione dello stato di Israele.

Soprannominato "Bibi", Netanyahu ha vissuto quasi tutta la sua infanzia e prima giovinezza nella città di Gerusalemme. Suo padre, storico di fama internazionale, Benzion Netanyahu, intravede in lui grandi potenzialità comunicative e pensa di iscriverlo, per gli anni di scuola superiore, ad un istituto negli Stati Uniti. Il giovane Benjamin allora, intorno al 1962, si trasferisce negli Usa per continuare gli studi, paese nel quale suo padre è costantemente impegnato in attività di ricerca in campo storiografico.

Nel 1967, "Bibi" rientra in Israele, arruolandosi nella IDF, al servizio di una unità di commando d'elite, chiamata Sayeret Matkal, l'unica con poteri di ricognizione all'interno del sistema militare della Difesa israeliana. Qui, il giovane Netanyahu compie le prime operazioni al servizio del suo paese, forgiando il proprio carattere all'insegna dell'attivismo non solo politico, ma anche militare ed economico. Il suo fermo conservatorismo comincia a formarsi, con tutta probabilità, proprio in questi anni di addestramento.

Le operazioni cui Benjamin Netanyahu prende parte sono molteplici. Nel 1972 ad esempio, fa parte della squadra speciale che salva alcuni ostaggi in un aereo della Sabena, a seguito di un'intercettazione ad alta quota. Nello stesso anno, il 1972, viene congedato dalla IDF, non prima di ricevere una menzione d'onore da parte del Generale Maggiore Motta Gur e il riconoscimento del grado di Capitano, anche grazie alla partecipazione alla guerra dello Yom Kippur.

Nel 1976, forte delle sue lauree in architettura e in business management nel frattempo conseguite, comincia a lavorare nel settore privato, prima con la Boston Consulting Group, una società di consulenza di business internazionale, e, successivamente, promosso a senior management, presso la RIM Industries Ltd. Nella sua formazione vanta anche alcuni corsi di studio conseguiti ad Harvard, in USA, nell'ambito delle scienze politiche.

In questo stesso anno però, il 1976, il futuro premier israeliano perde suo fratello Yoni, anche lui al servizio dell'esercito nazionale, morto durante l'Operazione Entebbe. È un momento importante per Benjamin Netanyahu, il quale comincia ad indirizzare le proprie energie al servizio dello Stato e, soprattutto, contro qualsiasi forma di terrorismo. Nel 1979 infatti, prende parte ad una prima grande conferenza internazionale nella quale viene sottolineata la necessità di combattere le organizzazioni terroristiche e i regimi che forniscono loro sostegno.

Nel 1982 assume l'incarico di vice capo della missione presso l'ambasciata israeliana a Washington, in USA. Due anni dopo, nel 1984, viene nominato ambasciatore di Israele presso le Nazioni Unite, posizione di importanza strategica che ricopre per ben quattro anni e che gli consente di prendere parte, sebbene con poteri differenti e in qualità di ambasciatore di Israele, alla seconda conferenza internazionale sul terrorismo. Durante questo periodo Bibi si ritaglia un proprio ruolo soprattutto come difensore della causa di Israele in ambito internazionale, impegnandosi inoltre a fare luce sui crimini commessi dalla Germania nazista nei confronti del popolo ebraico.

Nel 1988, Benjamin Netanyahu rientra in Israele e viene eletto per la prima volta alla Knesset, il parlamento d'Israele, per le liste del partito conservatore Likud. Nello stesso anno, viene nominato viceministro degli Affari Esteri. Durante la guerra del Golfo poi, presta servizio come principale rappresentante di Israele in ambito internazionale, facendo valere le questioni dello Stato nel quale è stato eletto. Inoltre, nel 1991, è uno dei membri della delegazione israeliana che prende parte alla conferenza di pace di Madrid, partecipando attivamente al primo programma di cooperazione strategica tra Israele e Stati Uniti.

Due anni dopo, nel 1993, ormai in piena ascesa politica, Netanyahu diventa il presidente del partito Likud, capo dell'opposizione fino al termine del mandato elettorale. Nel 1996 pertanto, viene eletto per la prima volta Primo Ministro di Israele, con un programma basato essenzialmente sulla necessità di combattere il terrorismo e di portare avanti il processo di pace nel Medio Oriente. Anche grazie agli accordi di Misurata con i palestinesi, riesce a mantenere la pace durante il suo mandato, vedendo diminuire drasticamente gli attacchi terroristici in terra di Israele. Inoltre, anche la politica economica si rivela azzeccata, favorendo gli investimenti dall'estero e l'industria ad alta tecnologia.

Terminato il mandato, Netanyahu preferisce uscire momentaneamente dalla politica che conta, destinando la propria opera a servizi di consulenza per le grandi imprese nazionali. La pausa però, non dura molto. E nel 2002 deve ritornare in campo, prima come ministro degli Esteri e poi, nel corso del 2003, come ministro delle Finanze. Quest'ultimo incarico però, dura fino al 9 aprile 2005, quando rassegna le dimissioni per protestare contro il ritiro da Gaza messo in atto dall'allora Primo Ministro Ariel Sharon.

Il 20 dicembre del 2005 pertanto, Bibi Netanyahu ottiene nuovamente la guida del Likud e il 4 maggio del 2006 è il portavoce ufficiale all'opposizione, in attesa delle nuove elezioni. Il 31 marzo del 2009, pur non avendo vinto direttamente e da solo col suo partito le elezioni, Benjamin Netanyahu ritorna in carica come Capo di Governo, accordandosi con il leader dell'estrema destra nazionalista Avigdor Lieberman.

Sposato con Sara, psicologa, e padre di tre figli, Netanyahu vive con la sua famiglia a Gerusalemme. Ed è, inoltre, autore di numerose pubblicazioni tradotte in vari paesi del mondo, perlopiù incentrate sulla guerra al terrorismo e sulle relazioni internazionali di pace.

Alle elezioni del 2015, contro ogni pronostico previsto dai sondaggi, viene eletto nuovamente alla guida del paese.

10. Biografia di Alfred Nobel

La ricchezza e la nobiltà dell'animo
21 ottobre 1833
10 dicembre 1896

Chi è Alfred Nobel?


Tutti sanno cosa sia il premio Nobel ma pochi, forse, associano questa prestigiosa onorificenza al nome di un chimico svedese inventore di una sostanza divenuta celeberrima per la sua grande utilità ma anche per il suo terribile potere distruttivo: la dinamite.

Questo esplosivo ha indubbiamente contribuito moltissimo al progresso dell'umanità (basti pensare alla sua applicazione nella costruzione di gallerie, ferrovie e strade), ma come tutti i ritrovati scientifici si porta dietro il grosso rischio di essere malamente usata.

Un problema che lo stesso scienziato percepì in modo pressante dentro la sua coscienza, tanto da gettarlo in una crisi esistenziale di non piccola portata.

Nato a Stoccolma il 21 ottobre 1833, Alfred Nobel dopo gli studi universitari si dedicò alla ricerca. Fu per anni un oscuro ingegnere chimico fino a che, dopo la scoperta della nitroglicerina ad opera di Sobrero, potente esplosivo difficilmente controllabile, si dedicò allo studio di un modo per poterla utilizzare più efficacemente. Il composto di Sobrero aveva la peculiarità di esplodere al minimo urto o oscillazione, rendendolo estremamente pericoloso. I tecnici erano riusciti lo stesso ad utilizzarla per lo scavo di gallerie o miniere ma era indubbio che la sua utilizzazione comprendeva enormi difficoltà e pericoli.

Alfred Nobel nel 1866 mise a punto una miscela di nitroglicerina e argilla che assumeva caratteristiche diverse e più manipolabili, che chiamò "dinamite". La sua scoperta, meno pericolosa da maneggiare ma altrettanto efficace, conseguì un successo immediato. L'ingegnere svedese, per non lasciarsi sfuggire l'occasione di sfruttare il suo ritrovato, fondò in tutto il mondo alcune società per fabbricare e sperimentare l'esplosivo, accumulando così una fortuna considerevole.

Purtroppo, come si è detto, essa è servita oltre all'edificazione di numerose opere di estrema utilità anche a perfezionare ordigni di guerra di vario tipo, cosa che gettò Nobel nello sconforto più nero.

Alfred Nobel morì a san Remo il 10 dicembre 1896: quando il suo testamento fu aperto si scoprì che l'ingegnere aveva stabilito che i redditi della sua immensa fortuna fossero devoluti al finanziamento di cinque premi, che ben presto sarebbero diventati i più importanti del mondo, anche grazie all'Accademia che li distribuisce (quella di Stoccolma).

Tre di questi premi sono destinati a ricompensare ogni anno le più grandi scoperte nel campo della fisica, della chimica e della medicina.

Un altro è destinato a uno scrittore e il quinto a un personaggio o a un'organizzazione che abbia operato in modo particolare per la pace nel mondo e per la fraternità dei popoli.

11. Biografia di Giuseppe Pinelli

21 ottobre 1928
15 dicembre 1969

Chi è Giuseppe Pinelli?


Giuseppe Pinelli nasce il 21 ottobre del 1928 a Milano, nel quartiere di Porta Ticinese. Inizia a lavorare subito dopo avere terminato la scuola elementare, come garzone prima e come magazziniere poi; nel frattempo, da autodidatta legge moltissimi libri. Nel periodo conclusivo della Seconda Guerra Mondiale prende parte alla Resistenza antifascista, impiegato come staffetta delle Brigate Buzzi e Malatesta; poi, terminato il conflitto, partecipa in maniera attiva alla crescita del movimento anarchico della sua città.

Nel 1954 diventa manovratore per le ferrovie, dopo aver vinto un concorso, mentre l'anno seguente si sposa con Licia Rognini, ragazza conosciuta a un corso di esperanto (figlia a sua volta di un falegname anarchico) che gli darà due figlie. Dopo essersi unito alla Gioventù Libertaria, gruppo di giovani anarchici, e avere impiantato nel quartiere di San Siro una bacheca pubblica in piazza Selinunte, si impegna nella diffusione del pensiero libertario esponendo ogni settimana l'"Umanità Nova". Nel 1965 fonda il circolo "Sacco e Vanzetti", in uno scantinato di viale Murillo, dove viene organizzato il primo incontro cittadino dedicato al tema dell'antimilitarismo insieme con due obiettori di coscienza, un cattolico e un anarchico, che espongono pubblicamente e rivendicano le ragioni che li spingono a rifiutare di vestire la divisa militare.

L'anno successivo, ormai militante anarchico, Giuseppe Pinelli sostiene Gunilla Hunger, Umberto Tiboni e Gennaro De Miranda nella stampa e nella diffusione delle prime copie di "Mondo Beat", rivista che può contare sull'appoggio del "Sacco e Vanzetti". Si tratta di un giornale di strada che intende illustrare all'opinione pubblica l'importanza della non violenza e la necessità del pacifismo: la rivista viene pianificata a casa di Giuseppe, che si occupa di ciclostilare anche il primo numero.

Pinelli, infatti, si trova perfettamente a proprio agio con i nuovi contestatori della seconda metà degli anni Sessanta (anni contrassegnati dalla contestazione globale contro la guerra del Vietnam), quelli riduttivamente definiti come capelloni.

Insieme con Gioventù Libertaria organizza, durante le feste natalizie del 1966, una Conferenza Europea della Gioventù Anarchica, cui prendono parte numerosi gruppi italiani europei, tra i quali i Provos olandesi. Promotore di un camping internazionale, nel luglio del 1967, a Colico, in Lombardia, prova a fare uscire un periodico anarchico denominato "Il nemico dello Stato", ma l'esperienza dura solo poco tempo, e del giornale viene pubblicato solo un numero ciclostilato.

Il circolo "Sacco e Vanzetti", intanto, viene chiuso nel 1968 a causa di uno sfratto, ma viene riaperto poco tempo dopo vicino al Ponte della Ghisolfa, in piazzale Lugano: esso ospita assemblee e conferenza dei CUB, i comitati di base unitari, in cui si nota il diffondersi di un sindacalismo di azione diretta estraneo alle organizzazioni ufficiali. Sempre nel 1968, Pinelli (diventato capo smistamento allo scalo Garibaldi) riceve dal commissario Luigi Calabresi (che lo conosce per averlo spesso visto in cortei e talvolta convocato in questura) un regalo di Natale: il libro "Mille milioni di uomini", di Enrico Emanuelli.

Giuseppe è tanto orgoglioso di quel dono e della sua provenienza da mostrarlo a tutti: ricambierà il bel gesto regalando a Calabresi una copia del suo libro preferito, l'"Antologia di Spoon River". Promotore della ricostruzione dell'Unione Sindacale Italiana, realtà di ispirazione libertaria e sindacalista-rivoluzionaria, dopo gli arresti degli anarchici per le bombe dell'aprile del 1969 alla Stazione Centrale di Milano, Pinelli si impegna per trovare cibo, libri e vestiti da spedire agli amici in carcere: costruisce, inoltre, una rete di controinformazione nell'ambito della Croce Nera Anarchica.

Il 12 dicembre dello stesso anno lo scoppio di una bomba nei locali della Banca Nazionale dell'Agricoltura di piazza Fontana si traduce in una delle stragi più tremende dell'epoca: la notte successiva Pinelli viene fermato dalla polizia insieme ad altri 83 persone sospette. Il 15 dicembre, l'anarchico si trova nel palazzo della questura (in maniera illegale: un fermo di polizia può durare al massimo due giorni) insieme con il commissario Luigi Calabresi e Antonino Allegra (responsabile dell'Ufficio Politico della questura), che lo stanno interrogando davanti a un ufficiale dei carabinieri, un agente e tre sottufficiali della polizia dell'Ufficio Politico, quando precipita dalla finestra (situata al quarto piano dell'edificio) cadendo in un'aiuola.

Portato all'ospedale Fatebenefratelli, Giuseppe Pinelli non sopravvive.

Subito dopo la sua morte, il questore Marcello Guida parla di suicidio, sostenendo che Pinelli si sia buttato spontaneamente dopo che il suo alibi era stato smascherato: la versione verrà ritrattata quando si scoprirà che l'alibi dell'anarchico era credibile. Dopo una prima inchiesta conclusa con un'archiviazione, una nuova indagine aperta in seguito a una denuncia della vedova Pinelli nel 1971 viene affidata al giudice Gerardo D'Ambrosio: la sentenza emessa nel 1975 sancisce che Pinelli non è morto per omicidio o suicidio, ma per un malore che lo avrebbe fatto cadere involontariamente dalla finestra; la sentenza stabilisce, inoltre, che al momento della tragedia il commissario Calabresi non era presente nella stanza.

La versione ufficiale, però, verrà sempre ritenuta incongruente e contraddittoria in più punti: Pinelli sarebbe caduto quasi in verticale (senza lo spostamento verso l'esterno che probabilmente ci sarebbe stato nel caso in cui il suo balzo fosse stato volontario), e sulle mani non avrebbe avuto segni che testimonino un suo tentativo di proteggersi dalla caduta. Negli anni, inoltre, gli agenti forniranno versioni contrastanti su quanto successo; a far dubitare della versione ufficiale, poi, la disposizione delle sedie e dei mobili e le dimensioni della stanza, che avrebbero reso quasi impossibile buttarsi da una finestra davanti a tante persone senza essere fermato prima.

Sempre nel 1975, la salma di Pinelli verrà riesumata, sulla base di polemiche nate dalla notizia - diffusa da Lotta Continua - che il cadavere dell'anarchico presentava una lesione bulbare compatibile con un colpo di karate subito: la seconda autopsia, tuttavia, confermerà il risultato della prima, indicando semplicemente un'area grossolanamente ovolare dovuta al contatto del corpo con il marmo dell'obitorio. La chiusura del caso, quindi, sancirà che la morte di Giuseppe Pinelli è stata causata da un malore attivo: un'alterazione del centro di equilibrio, dovuta alle troppe sigarette fumate a stomaco vuoto, allo stress degli interrogatori e dal freddo causato dalla finestra aperta, avrebbe provocato la caduta.

12. Biografia di Marina Ripa di Meana

Ambiente, anticonformismo e temperamento
21 ottobre 1941

Chi è Marina Ripa di Meana?


Marina Elide Punturieri nasce a Roma il 21 ottobre 1941. Cresce in una famiglia borghese e dopo gli studi inizia a lavorare come stilista aprendo un atelier di alta moda in Piazza di Spagna, a Roma. Nel 1961 sposa Alessandro Lante della Rovere, nella Chiesa di San Giovanni Battista dei Cavalieri di Rodi nel 1961; con Alessandro, uomo di antica famiglia ducale, ha una figlia, Lucrezia Lante della Rovere, che diverrà attrice teatrale, cinematografica e televisiva.

Negli anni '70 Marina è protagonista di una tormentata relazione sentimentale con il pittore Franco Angeli. Sull'esperienza scriverà un libro, "Cocaina a colazione" (2005), raccontando di essere arrivata a prostituirsi per poter riuscire ad acquistare la droga al suo amante.

Divorzia da Alessandro Lante della Rovere, ma continua a conservare ed utilizzare il cognome sia firmando opere autobiografiche, sia per le licenze collegate al settore della moda in cui opera. Smetterà di utilizzare il cognome quando sarà il Tribunale a proibirlo, su istanza dello stesso Lante della Rovere.

Intraprende una serie di relazioni sentimentali, non ultima quella con il giornalista Lino Jannuzzi, di cui dà conto nel best seller "I miei primi quarant'anni". Nel 1982 si sposa civilmente con Carlo Ripa di Meana, di famiglia marchionale; contrae poi matrimonio religioso vent'anni dopo, nel 2002.

Dalla fine degli anni '70 inizia sempre più spesso ad apparire in tv come opinionista in trasmissioni dove mette in risalto il carattere esuberante e la sua natura anticonformista; Marina Ripa di Meana appare spesso come personaggio sopra le righe: dibatte di politica, sui temi della natura, sulla tutela del paesaggio, sull'esaltazione del bello e soprattutto sulla della difesa degli animali.

Amica di intellettuali e scrittori come Alberto Moravia e Goffredo Parise, negli anni è poi divenuta sempre più libertaria fino a essere considerata da molti uno dei simboli della tv spazzatura. Forte di un bell'aspetto fisico, Marina non esita a farsi fotografare completamente nuda per campagne contro l'uso delle pellicce e come testimonial per la raccolta di fondi per la ricerca contro il cancro, male che per due volte affronta in prima persona superandolo.

Sono svariate le sue attività in campo professionale: ha scritto diversi libri, molti autobiografici, ma anche romanzi gialli e sentimentali, ha diretto il film "Cattive Ragazze" (1992). Sulla sua vita sono usciti due film: "I miei primi quarant'anni" di Carlo Vanzina (1987), film cult di grande successo, e "La più bella del reame" di Cesare Ferrario (1989).

Nel 1990 Marina Ripa di Meana lancia e dirige per due anni il mensile "Elite", pubblicato dalla Newton&Compton Editore. Nel 1995 diviene Ambasciatrice in Italia dell'IFAW (International Fund for Animal Welfare - USA).

Negli anni '90 anima in Italia così come in altri paesi, campagne contro lo sterminio dei cuccioli delle foche, contro l'uso per moda e vanità delle pelli e delle pellicce, contro le corride, contro gli esperimenti nucleari francesi nell'atollo di Mururoa, contro lo sventramento del Pincio (2008), contro la chiusura dello storico Ospedale di San Giacomo nel cuore di Roma (2008), e per la prevenzione precoce dei tumori.

Possiede quattro cani carlini: Risotto, Mela, Mango e Moka. Marina ha lanciato con il proprio marchio occhiali, porcellane e pellicce ecologiche.

Nel 2009 partecipa al reality show "La fattoria", condotto da Paola Perego su Italia 1.