Biografie di personaggi famosi e storici nato il 18 settembre

Biografie di personaggi famosi e storici

Biografie di personaggi famosi nella storia e celebrità nate il 18 settembre

Sommario:

1. Lance Armstrong
2. Laura Barriales
3. Eulero
4. Léon Foucault
5. Franco Franchi
6. Greta Garbo
7. Keeley Hazell
8. William Hazlitt
9. Jimi Hendrix
10. Samuel Johnson
11. Marco Masini
12. John McAfee
13. Paolo Romani
14. San Giuseppe da Copertino
15. Leo Valiani

1. Biografia di Lance Armstrong

La forza e la debolezza umana
18 settembre 1971

Chi è Lance Armstrong?


La sua storia a Hollywood potrebbe anche diventare la sceneggiatura di un film drammatico: una malattia mortale che colpisce un atleta promettente. Nonostante la situazione sia disperata lui non solo si batte per sconfiggere il suo male, ma ritorna anche a gareggiare e vince tutti i premi più ambiti. Sembrerebbe incredibile, ma è la realtà.

Ma la realtà e la storia non finiscono sulla linea di un traguardo; la sua esperienza lo porta ad unirsi ad una comunità di malati di cancro, e lo motiva a dedicare le stessa grinta e la stessa passione che mette sui pedali della bici durante le gare anche alla lotta per combattere la malattia.

Nato a Plano, Texas, il 18 settembre 1971, Lance Armstrong inizia la sua carriera sportiva molto giovane: la madre Linda lo supporta fin dall'inizio. A soli 13 anni gareggia in uno degli sport più duri che si conoscano, il Triathlon, nel quale gli atleti compiono lunghi e massacranti chilometri da percorrere a nuoto, poi in sella ad una bici e infine di corsa.

Lance Armstrong decide a 16 anni che la sua professione sarà quella dell'atleta. Conclusi gli studi e conseguito il diploma entra nella squadra nazionale di ciclismo per un progetto olimpico sperimentale, in Colorado Springs. Inizia qui la sua carriera sulle due ruote.

Gareggia nelle categorie dilettanti: gli sforzi e i risultati portano Lance a qualificarsi per i campionati mondiali juniores di Mosca 1989. Nel 1991 vince il campionato nazionale dilettanti e subito dopo passa nei professionisti.

Non trascorre molto tempo e Lance vince il campionato nazionale professionisti. La sua stella brilla anche a livello internazionale: vince qualche tappa al Tour de France, un campionato mondiale e diverse vittorie al Tour du Pont. In breve raggiunge la cima delle graduatorie mondiali. Nel 1996 è lui il numero 1: guida la squadra ciclistica ai giochi olimpici di Atlanta.

Mentre sembra proiettato verso un futuro di successi accade qualcosa che in modo traumatico lo strappa dai pedali per gettarlo in una pena terribile: all'inizio del mese di ottobre del 1996 i medici gli comunicano di essere affetto dal cancro. La sua vita cambia per sempre.

La analisi rivelano un cancro avanzato al testicolo. Le possibilità di guarire sembrano meno del 50%: Lance inizia a sottoporsi a un'aggressiva cura chemioterapica. Il rischio di danni collaterali accompagna come un'ombra il periodo della cura. La chemioterapia comincia a funzionare e Lance, gradualmente, può persino pensare di tornare all'attività agonistica.

Il cancro lascia in lui una profonda cicatrice fisica ma anche emotiva: suo malgrado oggi Lance ricorda quel triste periodo della vita come "... la miglior cosa che mi sia capitata". Il nuovo stato mentale e le nuove prospettive lo spingono oltre i suoi impegni sportivi: fonda così la "Lance Armstrong Foundation" con l'obiettivo di aiutare gli altri nella loro lotta contro il cancro.

La completa guarigione di Lance sembra miracolosa. Terminata l'esperienza con la squadra francese Cofidis, si ritrova senza un team fino a quando è la "United States Postal Service" a credere e scommettere su di lui. Se non fosse tornato in sella la storia sarebbe stata comunque positiva, ma non sarebbe stato abbastanza per Lance. Armstrong sente il bisogno di mettere se stesso nuovamente alla prova. Il suo ritorno nel mondo agonistico non è dei più facili. Partecipa nel 1998 ad una fredda e poco fortunata Parigi-Nizza che termina in malo modo, ritirandosi. Sono in molti a pensare che Lance Armstrong sia un campione al tramonto. Lance più tardi ammetterà che non era pronto a tornare così presto alle gare.

Si ritira così presso Boone, nel North Carolina, con il suo amico e allenatore Chris Carmichael per una settimana di duri allenamenti, durante i quali Lance torna a imparare ad amare nuovamente la bicicletta, e soprattutto a ricostruire il coraggio per riprovarci ancora. La gara che segna il suo ritorno è un simbolo che gli da la ragione e la motivazione per fare bene: vince la "Lance Armstrong Foundation Downtown Criterium" nella sua città, Austin, in Texas. I suoi nuovi e rinvigoriti obiettivi, assieme all'adeguato allenamento lo portano a ottenere risultati positivi: finisce tra i primi cinque alla Vuelta spagnola e al Campionato mondiale successivi.

Nel 1999 l'obiettivo è importante e preciso: il Tour de France, nel mondo la più importante gara per immagine e blasone. Al prologo del Tour, agli occhi del mondo Lance è già un doppio vincitore, per aver sconfitto il cancro e per esser tornato tra i nomi più importanti del ciclismo mondiale. Ma mostrarsi in pubblico per lui non è abbastanza. Vince il prologo e vince il Tour in un'impresa atletica che coinvolge un mix di potenza, grinta, aggressività e strategia di squadra. Le circostanze e la sua storia commuovono l'intero mondo sportivo: Lance Armstrong è un eroe internazionale.

Lance non si ferma. Sino al 2003 aggiunge consecutivamente alla sua lista altri quattro titoli al Tour de France (prima di lui solo Anquetil, Merckx, Hinault e Indurain), riceve numerosissimi riconoscimenti da ogni parte del mondo, e soprattutto diventa un simbolo vivente di speranza e di ispirazione.

Nel 2004 il nome di Lance Armstrong rientra nella leggenda del ciclismo ancor più di quanto non fosse già presente, conquistando ai Campi Elisi la sua sesta - consecutiva - maglia gialla.

Poi, nel 2005 ancora: dedica i mesi della sua preparazione atletica solo per il Tour. Con una prestazione superlativa il secondo in classifica generale - primo tra gli "umani" - sarà l'italiano Ivan Basso; il varesino avrà modo di dichiarare: "Ho attaccato e ho provato a vincere la corsa, ma Armstrong ha dimostrato di essere il migliore". Lance Armstrong vince l'ultima crono: ed è settima apoteosi. Ottantatre volte in maglia gialla, ventidue tappe vinte nel giro di Francia. Un vero titano.

Alla fine del mese di agosto 2012 l'Usada (United States Anti-Doping Agency) ufficializza la decisione di squalificarlo a vita: gli toglie tutti i risultati sportivi ottenuti dal 1998 in poi, compresi i sette Tour de France. La Nike ha rescinde il contratto di sponsorizzazione ed Armstrong è costretto ad annunciare le dimissioni da presidente della fondazione Livestrong, da lui fondata nel 2003 per la lotta al cancro.

2. Biografia di Laura Barriales

18 settembre 1982

Chi è Laura Barriales?


Laura Barriales nasce il 18 settembre del 1982 a Leòn, in Spagna. Sin da ragazza lavora come modella e presta il volto a numerosi spot pubblicitari: prende parte, tra l'altro, alle campagne di Kiko, Helena Rubinstein, Oxxy Jeans, Nolita, Vodafone e Verdiani.

In Italia

Nel 2006 debutta nella televisione italiana, affiancando Carlo Conti - insieme con Natalia Bush e Pamela Camassa - ne "I raccomandati", show in onda in prima serata su Raiuno. Nello stesso periodo, è accanto a Daniele Interrante in "CD: Live Estate", programma musicale trasmesso da Raidue, ed è una degli inviati speciali di "Oltremoda", su Raiuno; su Sky Show, invece, partecipa a "Shake it".

Nel 2007 è una delle attrici che compaiono in "Buona la prima", show-comedy di Italia 1 che vede come protagonisti Ale e Franz, interpretando Laura, la vicina di casa del duo.

Tornata su Raidue, Laura Barriales lavora a "Matinée", dove gestisce la rubrica degli artisti in vetrina; a Mediaset, poi, è la valletta di "Controcampo - Diritto di replica", rotocalco sportivo presentato da Alberto Brandi. Nel 2009 è di nuovo su Raidue, dove conduce insieme con Nicola Savino "Scorie", programma comico, e con Amadeus sia il "Venice Music Awards" che "Mezzogiorno in famiglia", per la regia di Michele Guardì.

Gli anni 2010

Nel 2010 la showgirl spagnola intraprende anche la carriera di attrice: oltre a un piccolo ruolo nella commedia "Maschi contro femmine", è tra le protagoniste della terza stagione della fiction "Capri", in onda su Raiuno.

Conduce, inoltre, "DivinAmalfi", su Raidue, al fianco di Savino Zaba, mentre su Raiuno, in occasione dei Mondiali di calcio che si disputano in Sudafrica, è tra le opinioniste di "Notti mondiali", programma affidato alla conduzione di Paola Ferrari.

Nella primavera del 2011 Laura Barriales lavora nuovamente a stretto contatto con Carlo Conti, essendo una delle concorrenti di "Lasciami cantare!", talent show trasmesso da Raiuno, mentre l'anno successivo è tra i volti della nona edizione de "L'isola dei famosi", reality show in onda su Raidue presentato da Nicola Savino, in qualità di opinionista.

In seguito, sempre sulla seconda rete Rai viene chiamata a presentare insieme con il Trio Medusa "Italia Coast2Coast", trasmissione dalle velleità comiche che vorrebbe far scoprire ai telespettatori le tv locali italiane: lo show, tuttavia, viene cancellato dopo solo due puntate a causa dei bassissimi ascolti fatti registrare.

Dal 16 settembre del 2013 approda in radio, affiancando l'attore e imitatore Max Giusti nella quarta edizione di "Radio 2 SuperMax", in onda su RadioDue.

Madrina della Juventus

Nel 2014, conduce su PiuEnne "In Casa Napoli", e dopo avere presentato il Festival Show, tour itinerante di carattere musicale che attraversa il Veneto, lascia "Mezzogiorno in famiglia" e prende il posto di Cristina Chiabotto in qualità di madrina della squadra di calcio della Juventus e conduttrice di JTV, la televisione tematica del club bianconero. La decisione, tuttavia, suscita più di qualche mugugno tra i tifosi del team piemontese, a causa di un presunto sostegno manifestato in passato Laura Barriales a favore della squadra del Napoli.

3. Biografia di Eulero

15 aprile 1707
18 settembre 1783

Chi è Eulero?


Eulero è il nome italianizzato di Leonhard Euler il matematico e fisico svizzero che la storia ricorda come il più importante del periodo Illuminista.

Nacque a Basilea (Svizzera) il giorno 15 aprile 1707. Grande mente scientifica i suoi studi furono numerosi e prolifici: le branchie della matematica e della fisica in cui Eulero fornì contributi importanti abbracciano la teoria dei numeri e dei grafi, l'analisi infinitesimale, la meccanica celeste e quella razionale, e le funzioni speciali.

In ambito astronomico Eulero determinò le orbite di molte comete.

Tenne contatti con numerosi matematici del suo tempo; si ricorda in particolare la lunga corrispondenza con Christian Goldbach con il quale si confrontò spesso circa i propri risultati e teorie. Leonhard Euler fu anche coordinatore eccellente: seguì infatti il lavoro di diversi matematici che gli furono vicini tra i quali ricordiamo i figli Johann Albrecht Euler e Christoph Euler, ma anche Anders Johan Lexell e W. L. Krafft, membri dell'Accademia di San Pietroburgo, nonché il suo personale segretario Nicolaus Fuss (che fu inoltre marito della nipote di Euler); a ciascun collaboratore riconobbe il meritato riconoscimento.

Le pubblicazioni di Eulero sono oltre 800. L'importanza che egli ebbe in campo scientifico si potrebbe misurare considerando un solo smeplice dato: la simbologia matematica ancora oggi in uso per i numeri immaginari, la sommatoria, le funzioni, vennero introdotte da lui.

Il nome di Eulero ricorre oggi in una quantità enorme di formule, metodi, teoremi, relazioni, equazioni e criteri. Ecco alcuni esempi: in geometria vi sono il cerchio, la retta e i punti di Eulero relativi ai triangoli, più la relazione di Eulero, che riguardava il cerchio circoscritto a un triangolo; nell'analisi: la costante di Eulero-Mascheroni; in logica: il diagramma di Eulero-Venn; nella teoria dei numeri: il criterio e l'indicatore di Eulero, l'identità e la congettura di Eulero; nella meccanica: gli angoli di Eulero, il carico critico di Eulero (per instabilità); nel calcolo differenziale: il metodo di Eulero (riguardante le equazioni differenziali).

L'autorevole scienziato Pierre-Simon de Laplace di lui disse "Leggete Eulero. Lui è il maestro di tutti noi".

Morì a San Pietroburgo il giorno 18 settembre 1783 all'età di 76 anni. La sua effige è stata utilizzata per la banconota svizzera da 10 Franchi.

4. Biografia di Léon Foucault

18 settembre 1819
11 febbraio 1868

Chi è Leon Foucault?


Fisico noto per la celebre invenzione del Pendolo che porta il suo nome - strumento che dimostra la rotazione della Terra - Jean Bernard Lèon Foucault nasce il 18 settembre del 1819 a Parigi, figlio di un editore. Dopo aver studiato medicina, si appassiona alla fisica, interessandosi agli esperimenti sulla dagherrotipia (antenata della fotografia) compiuti da L.J.K. Daguerre.

In seguito, assiste Alfred Donnè nelle sue ricerche dedicate all'anatomia microscopica, prima di svolgere una serie di esperimenti (con l'amico A.H.L. Fizeau) relativi al confronto tra l'intensità della luce del sole e l'intensità che produce un arco elettrico da cui partono due elettrodi in carbone (a quei tempi la lampada ad arco viene usata ampiamente come fonte di luce). Poi, lo stesso confronto viene effettuato anche con la luce della fiamma ossidrica (a sua volta spesso utilizzata per illuminare le case private all'epoca).

Interessatosi, ancora giovanissimo, alla polarizzazione cromatica della luce e all'interferenza dei raggi infrarossi, contribuisce - negli anni Quaranta - ai "Comptes Rendus", scrivendo un articolo in cui illustra le modalità di funzionamento di un regolatore elettromagnetico per le lampade ad arco. Con Jules Regnauld, inoltre, scrive un articolo sulla visione binoculare. A partire dal 1845, Foucault si occupa della redazione dei verbali degli incontri che si tengono ogni settimana all'Académie des sciences per il "Journal des débats", importante giornale dell'epoca. La sua eccessiva sincerità, tuttavia, provoca scontri e litigi che lo rendono ostile a molti componenti della comunità scientifica.

A trentuno anni egli, utilizzando uno specchio girevole non troppo diverso da quello impiegato da Sir Charles Wheatstone, dimostra che la velocità di propagazione della luce nell'acqua è inferiore alla velocità di propagazione della luce nell'aria; illustra, inoltre, che la velocità della luce cambia in funzione dell'indice di rifrazione dell'ambiente in cui si propaga, in maniera inversamente proporzionale. Nel 1851, lo studioso francese fornisce una dimostrazione diretta (al tempo stesso geniale e semplice) della rotazione compiuta dalla Terra attorno al proprio asse: prende vita il cosiddetto pendolo di Foucault. Egli, in pratica, fa oscillare un pendolo di lunghezza notevole e di massa significativa dentro il Pantheon di Parigi, sfruttando in maniera decisamente originale il principio di inerzia. Il piano di oscillazione, per rispettare le leggi di inerzia, deve restare intatto; il pendolo, tuttavia, cambia direzione in conseguenza della rotazione terrestre. Grazie a tale intuizione, e all'invenzione del giroscopio a essa connessa, Foucault si vede assegnata nel 1855 la medaglia Copley da parte della Royal Society di Londra.

Diventato assistente in fisica dell'osservatorio imperiale parigino, continua i propri studi, scoprendo che la forza necessaria alla rotazione di un disco di rame cambia in maniera direttamente proporzionale nel momento in cui esso è collocato dentro i poli di un magnete: le correnti di Foucault vengono oggi così chiamate proprio in conseguenza di quell'esperimento (sono le correnti indotte che fanno sì che il disco si scaldi). Dopo aver inventato il polarizzatore di Foucault nel 1857, l'anno successivo lo studioso idea un metodo per far sì che gli specchi dei telescopi riflettori abbiano la forma di paraboloide di rivoluzione o di sfera. Stabilisce, nel 1862 con lo specchio di Wheatstone, che la velocità della luce è di 298mila chilometri al secondo (all'epoca si riteneva fosse di 308mila chilometri al secondo; oggi, invece, si ritiene che il suo valore sia diverso per lo 0.6 % da quello indicato da Foucault).

Nominato membro del Bureau des Longitudes nel 1862, il fisico viene insignito della Legion d'onore e, nel 1864, entra a far parte della Royal Society come membro straniero. Mentre i riconoscimenti si susseguono (nel 1865 entra nella sezione di meccanica della Royal Society), prosegue i propri studi, pubblicando - tra l'altro - un articolo dedicato al regolatore di velocità di Watt nel quale propone alcune migliorie al fine di stabilizzarne la velocità. Idea, inoltre, un nuovo strumento per regolare la luce prodotta da una lampada ad arco. In seguito si dedica alla realizzazione di esperimenti relativi alla deposizione, sulla faccia esterna della lente da telescopio, di uno strato di argento sottilissimo, per far sì che il sole possa essere osservato senza causare danni agli occhi.

Nel 1866 Foucault si ammala, colpito da un morbo misterioso che progressivamente gli impedisce di muovere le gambe e gli toglie l'uso della parola: non si sa se per colpa di una sclerosi multipla primariamente progressiva o di una sclerosi laterale amiotrofica (malattia di cui per altro all'epoca si ignora l'esistenza). Anche se paralizzato nel letto, egli si fa posizionare lo specchio da lui stesso inventato in maniera tale da riuscire a vedere comunque il moto degli astri e la volta stellata. Muore nella sua casa di Parigi l'11 febbraio del 1868: il suo corpo viene sepolto nel cimitero di Montmartre.

Oggi Foucault viene ricordato da una cratere sulla luna che porta il suo nome e dell'asteroide 5668 Foucault: il suo nome, inoltre, è uno dei 72 che sono incisi sulla Torre Eiffel.

5. Biografia di Franco Franchi

Alti e bassi dell'avanspettacolo
18 settembre 1928
9 dicembre 1992

Chi è Franco Franchi?


Quello di Franco Franchi è un nome che ormai va di pari passo con quello di Ciccio Ingrassia, anche se ormai la coppia comica più celebre del dopoguerra è stata inesorabilmente separata da quella che San Francesco chiamava "sorella morte". E forse qualche ragazzo troppo giovane rischia di non averli neanche mai sentiti nominare. Tanto peggio, e chissà che l'istrionico ed incontenibile Francesco Benenato (questo il suo vero nome), non abbia fatto uno sberleffo, come solo lui sapeva fare, anche alla cupa Signora che tutti ci governa, strappandole magari un sorriso forzato quanto inesorabilmente beffardo.

Francesco Benenato, nato a Palermo il 18 settembre 1928, il futuro comico ebbe una sola scuola di recitazione: la strada. Una gavetta fatta di innumerevoli spettacoli all'aperto e di improvvisazione costante. Niente nobili e profonde lezioni di interpretazione dunque, ma solo il contatto istintivo con la gente, la fatica di strappare un sorriso ai passanti con la sola forza della propria istrionica arte. Ed è proprio percorrendo i vicoli siciliani con spettacoli raffazzonati che Franco Franchi (per un periodo ha utilizzato anche il nome d'arte Franco Ferraù), incontra un altro outsider suo pari, Ciccio Ingrassia, allora però un po' più "in carriera" rispetto a lui, dato che già ricopriva la qualifica di capocomico presso una compagnia di giro.

I due comunque lavorano insieme per un po' e scoprono di avere un affiatamento eccezionale, oltre a compensarsi sia sul piano fisico (uno alto e segaligno mentre l'altro basso e tarchiato), che sui tempi comici: nasce così la leggendaria coppia comica Franco Franchi e Ciccio Ingrassia.

Dopo anni di rodaggio la premiata ditta viene lanciata a livello nazionale da Domenico Modugno, già molto amato dal pubblico e quindi agli occhi della gente assai accreditato, che li fece esordire sugli schermi nel 1960 con "Appuntamento ad Ischia" di Mattoli.

Il successo è travolgente e la fortuna sembra finalmente aver baciato il sublime volto comico dei due. Il successo poteva però essere effimero ed evanescente, invece domineranno per anni la scena comica del cinema italiano, lavorando a ritmi folli e sfornando decine di film all'anno.

E non è un semplice modo di dire o una frase ad effetto: nel solo 1964 Franchi arrivò a girare qualcosa come 16 film: una vera e propria catena di montaggio attoriale, supportata spesso e volentieri da registi mediocri e copioni abborracciati.

In effetti, i copioni che la coppia si ritrovava per le mani erano spesso più che altro dei canovacci, così che a conti fatti i film da loro girati rappresentano una preziosa testimonianza proprio della loro capacità improvvisativa, basata su gag surreali e sulla straordinaria facoltà mimica di entrambi (anche se il mattatore è indubbiamente Franchi), affinata in anni di teatro di strada.

Moltissimi i titoli che li hanno visti protagonisti, per lo più parodie delle pellicole "serie" in voga in quegli anni. Si va da "I due vigili" a "I brutti di notte" (con evidente riferimento al recente "Bella di giorno" del maestro Bunuel), da parodie sfacciate come "Ultimo tango a Zagarolo" a "Indovina chi viene a merenda?" o "Il bello, il brutto e il cretino"; per non parlare del sublime "L'Esorciccio", che naturalmente faceva il verso al colossal del momento, il ben noto "L'Esorcista":

Inutile dire che per lunghi anni Franco e Ciccio sono stati l'emblema della comicità popolare, delo stile slapstick portato alle estreme conseguenze, della comicità burlesca e fracassona di presa facile e immediata (sempre lontana, però, da ogni forma di volgarità).

Dopo anni passati in un sano quanto minore regime artistico, un bel momento la coppia viene "sdoganata" da due intellettuali di razza, due artisti che hanno saputo intravedere quali potenzialità nascoste avessero questi presunti saltimbanchi. Fu Pasolini a intuire che una loro utilizzazione in film di diversa levatura sarebbe stata fruttuosa e li volle nel 1968 nell'episodio "Che cosa sono le nuvole?" di "Capriccio all'italiana". Su questa scia G. Grimaldi, che li aveva diretti in tanti film commerciali, affidò loro il fardello del "Don Chisciotte". Furono poi il gatto e la volpe nel "Pinocchio" televisivo di Comencini e i super-colti fratelli Taviani li scelsero per l'episodio "La giara" del film "Kaos".

Se Franchi ha costruito la sua carriera nel cinema e nel teatro, la sua popolarità è cresciuta comunque attraverso la televisione. E' proprio grazie al piccolo schermo che la sua mimica facciale e il suo umorismo diretto sono diventati patrimonio del grande pubblico. Tra le trasmissioni alle quali ha partecipato insieme all'inseparabile Ciccio Ingrassia ricordiamo "Partitissima", "Cantatutto numero uno", varie edizioni di "Canzonissima", "Ieri e oggi", "Che combinazione", "Drim", "Bene, bravo bis" e "Avanspettacolo". Quest' ultimo segna l'ultima apparizione della coppia.

Nel luglio del 1992, durante le registrazioni dello show dedicato all'avanspettacolo viene ricoverato in ospedale. Durante "Grand Hotel", a causa di un malore di Ciccio, Franco aveva dovuto lavorare per cinque puntate con Giampiero Ingrassia (figlio di Ciccio) che aveva sostituito il padre sino al suo rientro nelle ultime puntate. In "Avanspettacolo", invece, è Ciccio che rimane da solo, anche sei i due avevano già registrato diverse scenette usate poi per il programma.

Franco rientrerà solo nell'ultima puntata. Dirà: "Sono stato in paradiso ma non mi hanno voluto".

L'amatissima maschera italiana è scomparsa il 9 dicembre 1992 a Roma gettando nello sgomento tutti quelli, ed erano moltissimi, che lo avevano sempre stimato e che avevano sperato in un suo recente rilancio alla grande in qualche film di "alto rango".

6. Biografia di Greta Garbo

La Divina
18 settembre 1905
15 aprile 1990

Chi è Greta Garbo?


Greta Lovisa Gustafsson, vero nome di Greta Garbo, nasce il 18 settembre 1905 a Stoccolma. Bambina timida e schiva, predilige la solitudine e, benché integrata e piena di amici, preferisce fantasticare con la mente, tanto che alcuni giurano averla sentita affermare, già in tenera età, che fantasticare fosse "molto più importante che giocare". Lei stessa in seguitò affermerà: "Un momento ero felice e l'attimo dopo molto depressa; non ricordo di essere stata davvero bambina come molti miei altri coetanei. Ma il gioco preferito era fare teatro: recitare, organizzare spettacoli nella cucina di casa, truccarsi, mettersi addosso abiti vecchi o stracci e immaginare drammi e commedie".

A quattordici anni la piccola Greta è costretta ad abbandonare la scuola per via di una grave malattia contratta dal padre. Nel 1920, poco prima della morte del genitore, Greta lo accompagna in ospedale per un ricovero. Qui è costretta a sottostare ad una serie estenuante di domande e di controlli, volti ad accertare che la famiglia fosse in grado di pagare la degenza. Un episodio che fa scattare in lei la molla dell'ambizione. In una chiacchierata col commediografo S. N. Bherman, infatti, confesserà: "Da quel momento decisi che dovevo guadagnare tanti soldi da non dover mai più essere sottoposta a una umiliazione simile".

Dopo il decesso del padre la giovane attrice si ritrova in ristrettezze economiche non indifferenti. Pur di tirare a campare fa un po' di tutto, accettando quello che capita. Lavora in un negozio di barbiere, mansione tipicamente maschile, ma resiste poco. Abbandonato il negozio trova un impiego come commessa ai grandi magazzini "PUB" di Stoccolma dove, è proprio il caso di dirlo, il Destino era in agguato.

Nell'estate del 1922 il regista Erik Petschler entra nel reparto di modisteria per acquistare cappelli per il suo prossimo film. E' la stessa Greta a servirlo. Grazie ai modi gentili e disponibili della Garbo, i due entrano subito in sintonia e diventando amici. Inutile dire che da subito la Garbo chiede di poter partecipare in qualunque modo ad uno dei film del regista, ricevendone un assenso inaspettato. Domanda così alla direzione dei "PUB" un anticipo di ferie che le viene però negato; decide allora di licenziarsi, pur di seguire il suo sogno.

Certo, gli inizi non sono entusiasmanti. Dopo una serie di fotografie pubblicitarie, la sua prima apparizione cinematografica la vede in una modesta parte di "bellezza al bagno" nel film "Peter il vagabondo", passando praticamente inosservata. Ma la Garbo non si arrende. Si presenta invece all'Accademia Regia di Norvegia con la speranza di passare il difficile test di ingresso che permette di studiare gratis tre anni drammaturgia e recitazione.

Il provino riesce, entra nell'Accademia e dopo il primo semestre è scelta per un provino con Mauritz Stiller il più geniale e famoso regista svedese del momento. Notevolmente eccentrico e trasgressivo, Stiller sarà il maestro e il mentore, il vero e proprio pigmalione che lancerà la Garbo, esercitando una profonda influenza e una altrettanto profonda presa emotiva su di lei. La spiegazione risiede anche nella differenza di età, quasi vent'anni. La giovane attrice ha infatti poco più di diciotto anni, mentre Stiller ha superato la quarantina. Fra l'altro, risale a questo periodo il cambiamento di nome dell'attrice che, sotto la spinta sempre di Stiller, abbandona il difficile cognome Lovisa Gustafsson per diventare definitivamente Greta Garbo.

Con il nuovo pseudonimo si presenta a Stoccolma per la prima assoluta di "La Saga di Gosta Berlin", pièce tratta dal romanzo di Selma Lagendorf, rappresentazione che riscuote un buon apprezzamento da parte del pubblico ma non altrettanto dalla critica. Il solito, vulcanico, Stiller però non si arrende.

Decide di farne una prima rappresentazione anche a Berlino dove raccoglie finalmente un consenso unanime.

A Berlino Greta è apprezzata da Pabst che si accinge a girare "La via senza gioia". Il celebre cineasta le offre una parte, che rappresenta il definitivo salto di qualità: il film diventerà uno dei classici da antologia del cinema e proietta, di fatto, la Garbo verso Hollywood.

Una volta sbarcata in America, però, si metterà in moto un meccanismo perverso, alimentato soprattutto dai primi film, che tenderà ad etichettarla come "femme fatale" e ad inquadrare la sua personalità in schemi troppo rigidi. Da parte sua l'attrice chiedeva a gran voce ai produttori di essere svincolata da quell'immagine riduttiva, chiedendo ad esempio ruoli da eroina positiva, incontrando rigide e sarcastiche opposizioni da parte dei tycoon hollywoodiani. Questi erano convinti che l'immagine da "brava ragazza" non si addicesse alla Garbo, ma soprattutto non si addicesse al botteghino (un'eroina positiva, stando alle loro opinioni, non avrebbe attirato il pubblico).

Dal 1927 al 1937, dunque, la Garbo interpreta una ventina di film in cui rappresenta una seduttrice destinata a una fine tragica: spia russa, doppiogiochista e assassina in "La donna misteriosa", aristocratica, viziata ammaliatrice che finisce per uccidersi in "Destino", donna irresistibile e moglie infedele in "Orchidea selvaggia", o "Il Bacio". Ancora, prostituta in "Anne Christie" ed etèra di lusso in "Cortigiana" e "Camille" (in cui interpreta il celebre e fatale personaggio di Margherita Gauthier). Finisce suicida in "Anna Karenina", fucilata come pericolosa spia e traditrice in "Mata Hari". Sono ruoli di seduttrice fatale, misteriosa, altera e irraggiungibile, e contribuiscono in modo determinante a creare il mito della "Divina".

Ad ogni modo, la creazione della sua leggenda si è plasmata anche grazie ad alcuni atteggiamenti tenuti dall'attrice stessa ed assecondati, se non alimentati, dal mentore Stiller. Il set, ad esempio, era estremamente protetto, inaccessibile per chiunque (con la scusa di difendersi da voyeurismi e pettegolezzi), tranne che per l'operatore e gli attori che dovevano partecipare alla scena. Stiller arrivava al punto di recintare il set con una tenda scura.

Queste misure di protezione saranno poi sempre mantenute e pretese dalla Garbo. I registi, poi, in genere preferivano lavorare davanti alla macchina da presa e non dietro, ma la Garbo esigeva che stessero ben nascosti dietro la cinepresa.

Nei luoghi di ripresa non erano ammessi neppure grandi nomi dell'epoca o i capi della produzione. Inoltre, appena si accorgeva che qualche estraneo la guardava smetteva di recitare e si rifugiava nel camerino. Di certo non sopportava lo "Star System", a cui non si sarebbe mai piegata. Detestava la pubblicità, odiava le interviste e non sopportava la vita mondana. In altre parole, seppe proteggere con caparbietà la sua vita privata fino alla fine. Proprio la sua riservatezza, quel qualcosa di misterioso che la circondava e la sua bellezza senza tempo, fecero nascere la leggenda Garbo.

Il 6 ottobre 1927 al Winter Garden Theatre a New York il cinema, che fino a quel momento era stato muto, introduce il sonoro. Il film che si proietta quella sera è "Il cantante di jazz". I soliti profeti di sventura profetizzano che il sonoro non durerà, e tanto meno la Garbo. In effetti, dopo l'avvento del sonoro la Garbo interpreterà ancora sette film muti, perché il direttore della Metro era un conservatore ostile all'introduzione delle nuove tecnologie, e quindi ostile anche al sonoro.

La "Divina" tuttavia si ostina ugualmente a studiare l'inglese e a migliorare il suo accento, nonché ad arricchire il suo vocabolario.

Eccola infine comparire in "Anna Cristie" (da un dramma di O'Neill), del 1929, il suo primo film sonoro; si racconta che quando nella famosa scena, Greta/Anna entra nello squallido bar del porto, stanca e sorreggendo una sgangherata valigia, pronunciando la storica frase "...Jimmy, un whisky con ginger-ale a parte. E non fare l'avaro, baby...", tutti trattennero il respiro, compresi elettricisti e macchinisti, tale era il seducente alone di mistero che ammantava la "Divina".

Nel 1939 il regista Lubitsch cercando di valorizzarla maggiormente sul piano artistico, le affida il ruolo della protagonista in "Ninotchka", un bellissimo film in cui, fra l'altro, l'attrice per la prima volta ride sullo schermo (la pellicola è infatti lanciata con scritte a caratteri cubitali sui cartelloni in cui si prometteva "La Garbo ride"). Scoppiata la guerra l'insuccesso di "Non tradirmi con me", di Cukor (1941) l'induce, a soli 36 anni ad abbandonare per sempre il cinema, in cui è tuttora ricordata come il prototipo leggendario della diva e come un eccezionale fenomeno di costume.

Vissuta sino a quel momento nel più assoluto riserbo e nella più totale distanza dal mondo, Greta Garbo muore a New York, il 15 aprile 1990, all'età di 85 anni.

Da segnalare il memorabile saggio che il semiologo Roland Barthes ha dedicato al volto di Greta Garbo, contenuto nella sua silloge di scritti "Miti d'oggi", una delle prime e più acute ricognizioni di quello che si cela dietro i simboli, i miti e i feticci costruiti da e per i media (e non solo).

I Film di Greta Garbo:

Gosta Berlin Saga.(La saga di Gosta Berlin) 1924, muto. Regia di Mauritz Stiller

Die Freudlose gasse (La via senza gioia) 1925, muto. Regia di G. Wilhelm Pabst

The Torrent (Il torrente) 1926, muto. Regia di Monta Bell

The Temptress (La tentatrice) 1920, muto. Regia di Fred Niblo

Flesh and the Devil (La carne e il diavolo) 1927, muto. Regia di Clarence Brown

Love (Anna Karenina) 1927, muto. Regia di Edmund Goulding

The Divine Woman (La Divina) 1928, muto. Regia di Victor Siostrom (perduto)

The Mysterious Lady (La donna misteriosa) 1928, muto. Regia di Fred Niblo

A Woman of Affairs (Destino) 1929, muto. Regia di Clarence Brown

Wild Orchids (Orchidea selvaggia) 1929, muto. Regia di Sidney Franklin

The Single Standard (Donna che ama) 1929, muto. Regia di Jonh S. Robertson

The Kiss (Il bacio) 1929, muto. Regia di Jacques Feyder

Anna Christie 1930, parlato. Regia di Clarence Brown; Versione in tedesco, Regia di J. Feyder Romance (Romanzo) 1930, parlato. Regia di Clarence Brown

Inspiration (La modella) 1931, parlato. Regia di Clarence Brown

Susan Lenox, her Fall and Rise (Cortigiana) 1931, parlato. Regia di Robert Z. Leonard

Mata Hari 1932, parlato. Regia di George Fitzmaurice

Grand Hotel 1932, parlato. Regia di Edmund Goulding

As You Desire Me (Come tu mi vuoi) 1932, parlato. Regia di George Fitzmaurice

Queen Cristina (La Regina Cristina) 1933, parlato. Regia di Rouben Mamoulian

The Painted Veil (il velo dipinto) 1934, parlato. Regia di Richard Boleslawski

Anna Karenina 1935, parlato. Regia di Clarence Brown

Camille (Margherita Gauthier) 1937, parlato. Regia di George Cukor

Conquest (Maria Waleska) 1937, parlato. Regia di Clarence Brown

Ninotchka 1939, parlato. Regia di Ernest Lubitsch

Two Faced Woman (Non tradirmi con me) 1941, parlato. Regia di George Cukor

7. Biografia di Keeley Hazell

Curve d'oltremanica
18 settembre 1986

Chi è Keeley Hazell?


Keeley Rebecca Hazell nasce a Londra il giorno 18 settembre 1986.

La sua fama si deve inizialmente al popolare quotidiano "The Sun" che l'ha lanciata come ragazza della "Terza Pagina", spazio quotidianamente dedicato alla foto di una ragazza in topless.

Keeley Hazell è quasi sconosciuta in Italia quando diviene molto famosa in Gran Bretagna; grazie alla sua avvenenza e a un volto accattivante, non tarda a diventare un personaggio conosciuto e popolare; in breve i tabloid d'oltremanica la descrivono come un'icona della bellezza femminile inglese.

Tra il 2006 e il 2009 realizza cinque calendari sexy, veicolo di marketing che aiuta sicuramente la vendite e che alla modella procura notorietà mondiale. Anche la rivista Playboy la contatta ma lei rifiuta l'offerta, dichiarando di non trovarsi a suo agio nel posare completamente nuda.

Tra le attività artistiche collaterali appare in un lungometraggio dal titolo "Cashback"; le viene poi offerto il ruolo di protagonista femminile nella serie tv Baywatch, dove avrebbe sostituito Pamela Anderson. Il sogno però dura solo il tempo di veder diffuso su internet il filmato a luci rosse con il proprio fidanzato, fatto che porta all'annullamento del contratto cinematografico.

Prova a cimentarsi anche come cantante e presentatrice per l'emittente Byte Me TV.

8. Biografia di William Hazlitt

Alla scoperta della filosofia
10 aprile 1778
18 settembre 1830

Chi è William Hazlitt?


William Hazlitt nasce a Mitre Lane, Maidstone, nel Kent (Regno Unito), il 10 aprile 1778. Figlio di un pastore irlandese della Chiesa unitaria (protestante), segue il padre nel suo peregrinare tra Inghilterra, Irlanda e persino Stati Uniti d'America. Tornato in patria, inizia ma ben presto rinuncia alla carriera ecclesiastica che il padre aveva deciso di fargli percorrere.

William Hazlitt preferisce dedicarsi alla pittura e per studiare l'arte si trasferisce a Parigi. Torna in Inghilterra nel 1803 per frequentare a Londra i circoli letterari. Svolge qui una intensa attività di saggista e di conferenziere.

Trascorre molto del suo tempo nello studio intensivo della lingua inglese, scozzese e irlandese. Approfondisce lo studio di pensatori quali John Locke, David Hartley, George Berkeley e David Hume, e pensatori francesi come Claude-Adrien Helvétius, Étienne Bonnot de Condillac, il marchese di Condorcet, e Baron d'Holbach. Matura così l'obiettivo di diventare un filosofo. I suoi pensieri sono concentrati sull'uomo come animale sociale e politico, e, ancor più intensamente, sulla filosofia della mente, campo che in seguito sarebbe diventato la Psicologia.

In questo periodo scopre Jean-Jacques Rousseau, che diviene una delle influenze più importanti sul suo pensiero di filosofo in erba, ed Edmund Burke, il cui stile di scrittura lo colpisce enormemente.

Nel 1805 Hazlitt pubblica "Saggio sui princìpi dell'attività umana"; nel 1906 segue un volume di "Liberi pensieri sugli affari pubblici".

Intanto dedica del tempo all'attività di giornalista collaborando con le testate di "Morning Chronicle", "Edinburgh Review" ed "Examiner"; Hazlitt scrive articoli di filosofia morale, affrontando anche temi politici, di critica letteraria e teatrale. Tali articoli vengono successivamente raccolti e pubblicati in diversi volumi tra cui "I personaggi delle opere di Shakespeare" (1817), "Panorama del teatro inglese" (1818), "Conferenze sui poeti inglesi" (1818) e "Conferenze sulla letteratura drammatica dell'età elisabettiana" (1820).

Scrive e dà alle stampe "Lo spirito del secolo" (1825) e "Vita di Napoleone Bonaparte" (1830). La sicurezza del giudizio critico e l'acutezza insieme alla modernità delle sue analisi fanno di Hazlitt uno degli iniziatori della moderna critica letteraria e teatrale inglese.

Durante la sua carriera e vita letteraria instaura amicize con grandi personalità della letteratura del XIX secolo, tra cui Charles and Mary Lamb, Stendhal, Samuel Taylor Coleridge e William Wordsworth.

William Hazlitt muore a Londra il 18 settembre 1830.

9. Biografia di Jimi Hendrix

Visioni distorte
27 novembre 1942
18 settembre 1970

Chi è Jimi Hendrix?


James Marshall Hendrix, nato il 27 novembre 1942 a Seattle, è stato considerato all'unanimità il più grande chitarrista elettrico di tutti tempi. Dal suo strumento d'elezione seppe trarre un'innumerevole quantità di diversi effetti timbrici, giungendo a suonarlo anche con i denti , con il gomito o con l' asta del microfono, in modo coerente al carattere istintivo ed esibizionistico dei suoi concerti.

Frutto di un incrocio fra sangue indiano Cherooke, nero e messicano, il geniale musicista vive i suoi primi anni di vita immerso in una situazione familiare non delle più felici. Per anni convive con la nonna (indiana Cherooke purosangue che lo porta ancora più vicino alle sue radici Indiane e ribelli), mentre padre e madre si arrangiano in mille lavori.

All'età di soli dodici anni riceve come dono la sua prima chitarra elettrica, chiamata da lui affettuosamente "Al", un piccolo strumento con cui comincia le sue prime esperienze musicali da autodidatta.

I problemi cominciano da lì a poco. La madre muore quando Jimi ha solo quindici anni mentre all'età di sedici viene espulso da scuola, probabilmente per motivi razziali (ci troviamo nell'America puritana e Maccartista degli anni '50). Di fatto comincia a darsi al vagabondaggio, guadagnandosi da vivere con gruppi di rhythm and blues e di rock'n'roll. Dopo aver prestato servizio militare come paracadutista, a ventun'anni si inserisce nel giro dei session-man, ossia di coloro che vengono pagati a cottimo per le loro prestazioni musicali.

Grazie alle sue doti straordinarie nel giro di poco tempo diventa il chitarrista nientemeno che di personlità come Little Richard, Wilson Pickett, Tina Turner e King Curtis, alcune delle stelle del firmamento rock dell'epoca.

Nel 1965 al Greenwich Village forma il suo primo complesso stabile, ottenendo un contratto per esibirsi regolarmente. Con una situazione più sicura alle spalle ha modo di concentrarsi ancora di più nello studio della tecnica esecutiva, in cui arriva a vertici difficilmente avvicinabili - non tanto per la tecnica in sé, quanto per le capacità raggiunte nel trattamento del suono o della singola nota: in questo avvicinandosi, seppur intuitivamente, agli approdi della musica colta del Novecento.

L'innovativo stile di Hendrix nel combinare distorsioni lancinanti, piene di dolore, ad una pura vena blues crea di fatto una nuova forma musicale, che si avvale di tutta la tecnologia legata allo strumento - dal finger-picking al wah-wah, dal plettro ai pedali, dal feedback all'effetto Larsen, dai controlli di tono ai distorsori. Nei suoi brevi quattro anni di "regno", Jimi Hendrix amplia il vocabolario della chitarra elettrica rock più di qualsiasi altro. Hendrix diventa un maestro nel riuscire a tirar fuori dalla chitarra suoni mai ascoltati prima di allora; spesso con esperimenti di amplificazione che portano al limite, se non oltre, le capacità delle attrezzature impiegate.

Le sue esibizioni si distingono per la selvaggia energia del suo modo di suonare e per l'irresistibile carica sessuale dei suoi atteggiamenti (il tutto, anche abbondantemente condito da acidi e sostanze psicotrope).

Ad ogni modo, se non fosse stato per le interessate cure di Chas Chandler, ex-Animals, manager a New York in cerca di nuovi talenti, forse Hendrix sarebbe solo uno dei tanti nomi che circolavano nell'ambiente, oscurati dai giovani talenti bianchi a cui tanta attenzione poneva l'opinione pubblica ed i media in genere.

Chandler lo porta invece con sé a Londra dove gli procura una sezione ritmica: la nuova band di Jimi, chiamata significativamente "The Jimi Hendrix Experience" (formata dal batterista Mitch Mitchell e dal bassista Noel Redding), diventa in breve tempo l'argomento di conversazione principale a Londra nel periodo conclusivo del 1966. Inoltre, il primo singolo dell'Experience, "Hey Joe", rimane nelle classifiche inglesi per dieci settimane, raggiungendo la sesta posizione nel tardo 1967. Il singolo del debutto è velocemente seguito dal lancio dell'LP "Are You Experienced?", una compilation psichedelica zeppa di inni generazionali. L'LP non a caso rimane uno dei più popolari album rock di tutti i tempi, con canzoni immortali quali "Purple Haze", "The Wind Cries Mary", "Foxy Lady", "Fire" e "Are You Experienced?".

Nonostante lo schiacciante successo della Hendrix Experience in Inghilterra, è solo quando questa, nel giugno del 1967, torna in America infiammando letteralmente la folla del Monterey International Pop Festival che diviene la band più popolare del mondo. Al termine della sua estenuante esibizione (con una versione demoniaca di "Wild thing"), dopo aver dato fuoco alla chitarra, Jimi raccoglie un'ovazione interminabile.

Il successivo LP sfornato dalla bande è "Axis: Bold As Love" mentre, dopo preso il totale controllo della band e aver trascorso parecchio tempo nella console in studio, nel 1968 è la volta di "Electric Ladyland", un capolavoro della storia del rock (malgrado il "vero" Jimi Hendrix sia ascoltabile, è bene ricordarlo, solo attraverso le registrazioni dal vivo).

Ma già nel 1968 comincia il declino fisico, morale e artistico di Hendrix. Durante tutto quel fatidico anno le richieste pressanti di concerti e registrazioni in studio snervano notevolmente la fibra del gruppo, tanto che nel 1969 l'Experience si scioglie, forse anche sotto le pressioni del movimento nero delle "Black Panther", a cui Hendrix aveva aderito, che disdegnava l'appartenenza di Hendrix ad un trio composto da bianchi.

Ad agosto trionfa a Woodstock, oltre che con la solita infiammata esibizione, anche con una versione delirante dell'inno americano ("Star spangled banner"), uno sberleffo divenuto celeberrimo. Con la sua chitarra Hendrix non si limita a distorcere la celebre melodia ma, in linea col pacifismo e le contestazioni del tempo, imita il suono di spari e bombardamenti, ricordando a tutti che era in corso la tragica guerra del Vietnam.

Il 1969 ha inizio con una nuova collaborazione tra Jimi, Billy Cox e il batterista Buddy Miles (tutti musicisti neri), i quali danno vita alla "Band of Gypsys". I tre intraprendono una serie di performance stellari nei giorni tra il 31 dicembre 1969 e 1 gennaio 1970. Di questi concerti vengono effettuate delle registrazioni poi messe sul mercato a partire dalla metà degli anni '70 in un unico album.

Successivamente Jimi ricontatta il batterista Mitch Mitchell e, insieme al bassista Billy Cox, rimette in piedi la Jimi Hendrix Experience. In studio il gruppo registra molte tracce per un altro LP, provvisoriamente intitolato "First Rays Of The New Rising Sun".

Sfortunatamente Hendrix non riuscirà a veder pubblicato questo nuovo lavoro: un mese dopo, a 28 anni non ancora compiuti, viene ritrovato morto a Londra riverso sul letto di una stanza del Samarkand Hotel, soffocato nel proprio vomito per una overdose di barbiturici. E' il 18 settembre 1970.

Da allora è stato un susseguirsi di omaggi alla sua memoria, ma anche di insinuazioni sulla sua morte, considerata "misteriosa", un po' come succede a tutte le rockstar scomparse prematuramente. Intorno al patrimonio di Hendrix, com'era prevedibile, si è scatenato un vespaio di beghe legali e di operazioni speculatrici.

Come in vita, anche dopo la morte il grande chitarrista nero è stato manipolato da impresari senza scrupoli. Hendrix è stato indubbiamente uno degli artisti più sfruttati dall'industria discografica, che non esitò (e non esita tuttora) a pubblicare tutto ciò che egli suonò.

Nessuno sa come si sarebbe evoluta la stella di Hendrix, né che percorso avrebbe seguito la sua parabola. Stimato da tutti i veri musicisti, poco prima della sua morte circolava la voce di una sua possibile collaborazione con un altro genio: Miles Davis.

Come scrive il critico Paolo Galori, l'ultimo Hendrix è "un musicista solo e visionario, pronto a volare ancora più in alto, fino a bruciarsi le ali, distrutto dagli eccessi nel disperato tentativo di non replicare se stesso di fronte a chi gli chiede prove della sua divinità".

10. Biografia di Samuel Johnson

I vantaggi di vastissime letture
18 settembre 1709
13 dicembre 1784

Chi è Samuel Johnson?


Poeta, lessicografo, saggista e biografo sono solo alcuni dei meriti con i quali viene ricordato Samuel Johnson; ma la sua attività fu anche e forse soprattutto quella di critico letterario.

Nasce il 18 settembre 1709 in Inghilterra a Lichfield (Staffordshire). Nel 1764 fonda il celebre circolo letterario, "The Club", il quale diverrà poi "Literary Club". Tra i membri originari del Club vi sono Oliver Goldsmith e Edmund Burke; successivamente il circolo accoglie l'attore David Garrick oltre a James Boswell. Queste personalità e quelle che vengono a comprendersi nel corso degli anni, testimoniano quanto l'immagine di Samuel Johnson spiccasse nell'ambito letterario e sociale dell'epoca. In questo periodo tra le amicizie di Johnson vi è anche la scrittrice di romanzi Fanny Burney.

Per problemi economici Johnson è costretto ad abbandonare Oxford senza conseguire la laurea, tuttavia gli verranno assegnati importanti dottorati dalla stessa Università di Oxford oltre che dal Trinity College di Dublino.

La sua carriera inizia come insegnante e prosegue come giornalista, avvicinandosi però a un possibile crollo economico e psicologico. Si schiera contro l'indipendenza delle colonie americane ma anche contro gli abusi del governo inglese in Irlanda.

Come scrittore otterrà fama con l'adattamento di due satire di Iovenalis: "London" (1738) e "La vanità dei desideri umani" (1749, The vanity of human wishes). Tuttavia la sua fama è perlopiù legata al "Dizionario della lingua inglese" (Dictionary of the English language, 1747-1755), primo e allora unico nel suo genere, costruito sulle sue vastissime letture e quasi interamente da lui redatto.

Da lì in avanti, nel giro di pochi anni, prolifereranno le imprese volte a catalogare lo scibile umano, come ad esempio l'"Encyclopédie" di Denis Diderot e Jean d'Alembert.

La migliore opera in prosa di Samuel Johnson è il racconto filosofico "Rasselas" (The History of Rasselas, prince of Abyssinia, 1759), caratterizzata da periodi lunghi e ben costruiti.

Johnson cura poi un'edizione di "Drammi di Shakespeare" (The plays of W. Shakespeare, 1765) ricca di note esplicative e con un'approfondita prefazione critica.

Johnson è un uomo di vastissime letture, eccezionale conoscitore dei classici: con il suo "Vite di poeti" (Lives of poets, 1779-1781) dimostra in un certo senso che la conoscenza delle biografie degli autori, arricchisce con un significato di valore la letteratura. Le "Vite di poeti" mescolano la critica letteraria con i puri dati biografici - reperiti spesso dallo stesso Johnson in persona - accennando anche al contesto culturale dell'Inghilterra di fine '600 e del '700; tra gli autori oggetto della critica di Johnson vi sono ad esempio John Dryden, Jonathan Swift, Joseph Addison, Alexander Pope.

Samuel Johnson muore a Londra il 13 dicembre 1784.

Nel 1791 James Boswell pubblicherà "Vita di Samuel Johnson" (The life of Samuel Johnson, 1791) che verrà poi considerato un capolavoro nel genere della biografia: il principio di Boswell sarebbe stato quello di Plutarco in qualità di biografo di Alessandro Magno, secondo il quale un accadimento di minor importanza, oppure una breve frase, rivelerebbero molto più efficacemente l'essenza di una personalità rispetto alle sue battaglie più importanti.

Cinquant'anni più tardi, grazie a questa biografia, l'importante critico scozzese Thomas Carlyle definirà Samuel Johnson come "capace di superare la sua epoca fino a incorporare l'idea romantica della cultura come processo lungo e ininterrotto".

11. Biografia di Marco Masini

Diari e sentimenti
18 settembre 1964

Chi è Marco Masini?


Marco Masini nasce a Firenze il 18 settembre 1964 da papà Giancarlo, che lavora come rappresentante di prodotti per parrucchiera, e da mamma Anna Maria, che insegna alle elementari come maestra. La prima volta che Marco Masini sale sul palco è a venti anni per sostituire il suo principale che non ha più voce, in un piano bar a Firenze.

Ma la musica Marco l'ha nel sangue sin dalla nascita tanto che da piccolo trascorre le giornate a fischiettare i motivi delle canzoni che sente in giro. Questa passione gli è trasmessa dalla madre che canta e suona il piano molto bene; Marco ama ricordarla con affetto, mentre sfaccenda o prepara da mangiare, con la sua bella voce, con cui accompagna i pezzi che lui suona. Lei e il padre vanno di frequente a ballare portandosi Marco che spesso e volentieri sale sul palco e canta "l'edera", la sua canzone preferita.

La prima esperienza musicale importante comincia un Natale quando ha solo tre anni: riceve per regalo una pianola-giocattolo della Bontempi e mettendoci sopra le mani dimostra già di essere portato per la musica riuscendo, ad orecchio, a suonare le note di White Christmas. Sotto consiglio dello zio, qualche anno più tardi, Marco comincia ad andare a lezioni di musica da una professoressa, studiando Bach, Chopin e Mozart, nonostante ami di più la musica leggera, Pop ed il Rock.

Marco tiene il suo primo "concerto" ad 11 anni quando suona alla festa del santo patrono di una cittadina in provincia di Firenze. Durante il liceo crea, assieme ad alcuni amici, un piccolo gruppo musicale chiamato "Errata Corrige" ed a questa passione se ne affianca un'altra, quella del calcio: a 15 anni gioca nella squadra della "Sanger"; fa persino un provino per entrare nei giovanissimi della Fiorentina nel ruolo di portiere. Tuttavia si troverà costretto ad abbandonare lo sport per il suo grande amore, la musica.

La vita faticosa del musicista notturno (che lo porta tutte le sere a suonare fino a tardi e rientrare a notte fonda) e quella di studente durante il giorno sono incompatibili così decide di abbandonare la scuola in quarta ragioneria, causando non pochi litigi e scontri con la famiglia ed i suoi amici. Per qualche tempo lavora con il padre e lo affianca come rappresentante fino a che nel 1980 la famiglia apre un bar a Firenze, dove Marco da una mano, assieme alla sorella Susanna.

Qualche anno dopo sono costretti a vendere l'attività per la malattia, un tumore al colon, che colpisce la madre. E' un periodo brutto per Marco, anche perché coincide con la chiamata per il servizio militare. Dopo il c.a.r. che svolge a Viterbo la sua destinazione è Pisa ma, all'ultimo momento, viene mandato a Firenze nell'aeronautica Militare come armiere. Questa inaspettata vicinanza a casa è una fortuna considerando le condizioni di salute della mamma, che si spegne il 22 agosto del 1984, il giorno dopo il ritorno dal servizio militare di Marco; si getterà a capofitto nella musica per cercare di soffocare il dolore.

Marco Masini lascia Firenze perché la città non offre molte prospettive in ambito musicale e decide di andare a Modena dove lavora per sei mesi facendo arrangiamenti per musica da discoteca in uno studio di registrazione. Terminato questo periodo rientra a Firenze per ricominciare a studiare composizione, armonia e melodia, mantenendosi lavorando nei piano-bar. Studia sotto l'insegnamento di Walter Savelli, pianista di Claudio Baglioni e maestro di numerosi altri artisti famosi.

Per quattro anni Marco Masini si fa le ossa in night e balere riuscendo ad incidere la sigla di una discoteca (1984). Contemporaneamente recupera un repertorio consistente di pezzi negli anni da lui scritti ma nonostante ciò trova non poche difficoltà al momento della loro presentazione alle case discografiche, che gli criticano di non avere "la faccia dell'artista" e di produrre canzoni dai testi troppo atipici rispetto a quello che il pubblico vuole ascoltare.

Con l'aiuto di Bob Rosati, arrangiatore e proprietario di uno studio a Sesto Fiorentino, Marco ha la possibilità di sostenere i primi provini. Nel 1986 avviene un incontro importante con Giancarlo Bigazzi, nello studio di Settignano, dove Marco gli fa ascoltare alcuni brani. Bigazzi lo mette al lavoro al fine di affinare le sue doti: lavora alla realizzazione di alcune colonne sonore (Mediterraneo, Mary per sempre, Ragazzi fuori), fa la voce guida di "Si può dare di più" (portata a Sanremo dal trio Morandi, Ruggeri e Tozzi) e fa il concertista dal vivo nella tournée di Tozzi al Royal Albert Hall di Londra (arrangia, suona le tastiere e crea il remix di "Immensamente"). Nel 1987 parte per il suo primo tour a cui segue la tournée con Raf, del cui album "Cosa resterà degli anni '80" è responsabile di realizzazione e degli arrangiamenti.

Nel 1988 esce un 45 giri intitolato "Uomini" da un'idea di Mario Ragni con il quale Marco Masini dovrebbe partecipare a Sanremo dello stesso anno ma poi al suo posto va un certo Charlie Deanesi.

Non si arrende e comincia a scrivere la melodia di "Disperato", lavorando poi con Bigazzi e Dati sul testo, che nel 1990 porta al Festival di Sanremo arrivando al primo posto tra le giovani proposte.

Partecipa a "Sanremo in the World" e rientrato dall'America comincia la lavorazione del suo primo album, "Marco Masini" per il quale ha pronti solo i brani di "Disperato" e "Dal buio", scritta poco tempo prima per Massimo Ranieri.

Nel 1991 terminato il primo album si mette subito al lavoro per realizzare il secondo e per partecipare di nuovo a Sanremo. Per la gara prepara un brano dal titolo "Ossigeno" ma alla fine sceglie "Perché lo fai" che si piazza al terzo posto, dopo Riccardo Cocciante e Renato Zero, ed il cui singolo risulta in assoluto il più venduto in Italia nel 1991.

Viene pubblicato il nuovo album dal titolo "Malinconoia" (nome da lui coniato) che entra persino nel Vocabolario della lingua italiana di G. Devoto e G. C. Oli.

A questo punto Marco Masini comincia a preparare la sua prima tournée assieme agli amici con i quali ha suonato ed ha realizzato alcuni dischi, tra i quali: Mario Manzani (chitarre), Massimo Rastrelli (chitarre, con il quale ha suonato negli "Errata Corrige"), Marcello De Toffoli (tastiere), Bruno Illiano (basso), Cesare Chiodo (basso), Alfredo Golino (batteria), Andrea Corsellini (fonico). Nello stesso anno, partecipa al Festivalbar dove riceve il premio per il miglior disco dell'anno, mentre il video di Malinconoia, registrato in un concerto al Palaeur di Roma, si aggiudica l'encomio di miglior videolive di Riminicinema 1991.

Il 14 gennaio del 1993 esce "T'innamorerai", l'album che gli apre da una parte le porte del mondo e dall'altra gli crea non pochi problemi suscitando polemiche e censure sia in tv che in radio a causa del pezzo intitolato "Vaffanculo".

Nel frattempo in Spagna esce una raccolta di brani tratti dai primi due album che si intitola "Marco Masini" e che, godendo del grande successo precedentemente acquisito, consegue il disco d'oro. "T'innamorerai" esce anche in Germania e Francia, confermando le ottime aspettative ed ottiene anche qui il "disco d'oro".

Nel gennaio del 1995 esce il quarto album "Il cielo della Vergine", pubblicato in Italia, Svizzera, Belgio, Olanda, Germania e, in versione spagnola (El cielo de Virgo), Spagna e America Latina.

Anche quest'album è oggetto di critiche per le due canzoni "Bella stronza" e "Principessa", entrambe molto dirette ed esplicite.

Nel 1996 esce "L'amore sia con te" una compilation che raccoglie i maggiori successi di Marco Masini, con l'inserimento del brano inedito che dà il titolo alla raccolta e la canzone "Meglio solo", un vecchio brano del 1989 inciso nel lato B del 45 giri di "Disperato". Durante l'estate parte il tour "L'amore sia con te".

Nel 1997 Enrico Ruggeri chiama Marco Masini per interpretare assieme a lui il brano "La gente di cuore", contenuto nell'album "Domani è un altro giorno" del milanese.

Seguono quasi quattro anni di silenzio in cui Masini esce dal panorama musicale, poi il 12 novembre 1998 esce l'album "Scimmie" pubblicato dall'etichetta Ma.Ma. che lo stesso Marco fonda insieme a Mario Manzani e Marco Poggioni. Questo nuovo album segna una svolta nella produzione di Masini che si presenta al pubblico con un nuovo look: barba e capelli bianchi.

La grande novità di questo lavoro è caratterizzata dalla separazione da Bigazzi. Rispetto ai lavori che lo precedono questo disco è molto più rock ed i testi sono nel complesso meno sentimentali, ma anche più ermetici: con "Scimmie" Marco dichiara di voler riprendere la musica degli anni '70 che tanto aveva amato e che comincia a tornare di moda. Il risultato è definitivo, sottolineato positivamente della critica, ma non altrettanto dal pubblico, che sancisce il fallimento commerciale di un album non capito.

Le polemiche dei fan ed il loro "rivolere" il Marco dai contenuti sentimentali, dai testi dall'incredibile poesia e profondità, dalle canzoni d'amore che li hanno fatti innamorare influiscono sulla sua produzione tant'è che nel 1999 Masini ha un ritorno al passato.

In seguito all'uscita del singolo "Il giorno più banale" nel Natale di quell'anno conferma il suo ritorno a Sanremo, nel 2000, con la canzone "Raccontami di te", che si classifica penultima.

Questa edizione del Festival della canzone italiana accende non poche polemiche sul nuovo sistema di votazioni, che porta a risultati assolutamente inaspettati. Marco, visti altri illustri precedenti, accetta molto volentieri il risultato considerando il quindicesimo un posto d'onore.

Contemporaneamente al Festival esce l'album "Raccontami di te" che contiene la canzone presentata a Sanremo, "Il giorno più banale" (che sull'album ha il nuovo titolo "Il giorno di Natale") ed altre nove componimenti che uniscono i nuovi arrangiamenti di "Scimmie" ai temi poetici ed alle melodie dolci caratteristici dei primi album.

Il 26 gennaio 2001 pubblica "Uscita di sicurezza", un disco che raccoglie ben 14 nuove canzoni, che l'artista scrive durante tutto l'arco della sua carriera, una specie di "diario segreto riscoperto".

Tra i nuovi brani si distingue una cover dei Metallica ed una canzone dedicata alle adozioni a distanza, con la quale Marco vuole abbracciare la causa dei bambini del Sudan. Questo nuovo disco segna la riconciliazione artistica con Bigazzi, ed è caratterizzato dalla proposta di sonorità moderne con molte influenze della musica straniera proposte al pubblico con una riscoperta grinta e determinazione.

L'album comunque non decolla per una scarsa promozione della sua etichetta la BMG Ricordi e l'ostruzionismo continuo dei media nei confronti della figura di Masini alla quale affibbiano il termine di "sfigato". Le vendite ne risentirono parecchio, anche perché "Uscita di sicurezza" è un album poliedrico e per questo più difficile da capire.

Marco, sfinito, martedì 17 aprile annuncia pubblicamente al telegiornale il suo ritiro dalla carriera di cantautore, per diventare forse produttore di altri gruppi giovanili: personaggi come Adriano Celentano e Maurizio Costanzo si battono affinché l'artista possa tornare sui suoi passi.

Per non venire meno agli impegni presi diversi mesi prima, parte comunque alla fine di aprile il tour 2001, che si protrae fino ad ottobre nelle piazze di molti paesi di provincia in tutta Italia.

L'autunno 2003 è segnato dal grande ritorno di Masini con l'etichetta indipendente MBO Music di Mario Ragni (suo scopritore ai tempi della Ricordi). Il nuovo lavoro è presentato alla stampa il 7 ottobre 2003 il cui titolo è "..il mio cammino", un album che ripercorre una parte della storia dell'artista con nuovi arrangiamenti e tre canzoni inedite "Generation", "Io non ti sposerò" e "Benvenuta".

Questo inatteso ed imprevedibile ritorno alla musica porta Marco a riscoprire clima delle vette delle classifiche, dei numerosi passaggi radiofonici e gli studi televisivi si riaccendono per lui. Ma il momento migliore lo prova quando, grazie ad un tour promozionale radiofonico, ritrova il calore e l'abbraccio di tutti quei fans che hanno sempre creduto in lui e non l'hanno mai abbandonato.

Nel 2004 torna al Festival di Sanremo e vince con il brano "L'uomo volante". Il 2005 vede di nuovo Marco Masini protagonista al 55° Festival della Canzone Italiana di Sanremo con il brano "Nel mondo dei sogni". Nel mese di giugno, dopo quattro anni e mezzo dall'ultima pubblicazione, esce il nuovo cd dal titolo "Il giardino delle api".

Nell'autunno del 2007 Marco Masini e Beppe Dati scrivono la commedia musicale "Il Brutto Anatroccolo (piccolo elogio della bruttezza..)", una rivisitazione della celebra favola di Andersen che dal gennaio 2008 lo porta in Tour nei Teatri delle più importanti città d'Italia.

Torna poi ancora al Festival di Sanremo 2009 con il brano "L'Italia" e ancora nel 2015, presentando la canzone "Che Giorno è".

12. Biografia di John McAfee

18 settembre 1945

Chi è John McAfee?


Personaggio discusso e bizzarro, John McAfee è l'inventore di un noto software anti-virus che porta il suo nome. Nasce nel settembre del 1945 o forse del 1946 (probabilmente il giorno 18) in Inghilterra, figlio di un addetto alla sicurezza stradale e di un'impiegata di banca. A soli quindici anni, diventa orfano: suo padre, infatti, violento e alcolizzato (spesso picchia la moglie), si suicida. Cresciuto in Virginia, a Salem, John - mantenendosi con piccoli lavoretti - frequenta il Roanoke College, dove nel 1967 ottiene il bachelor's degree in matematica.

Negli anni seguenti viene chiamato al Northeast Louisiana State College per insegnare, ma viene licenziato dopo aver intrapreso una relazione con una sua studentessa. Lavora poi come programmatore a New York, all'Institute for Space Studies della Nasa: nel 1970 si sposta alla Univac, dove è impiegato in qualità di software designer, mentre più tardi diventa architetto di sistemi operativi per la Xerox. Nel 1978 John McAfee entra a far parte della Computer Sciences Corporation come consulente software, mentre negli anni Ottanta trova lavoro presso la Lockheed.

Dopo essere entrato in contatto con una copia del virus Pakistani Brain, inizia a dedicarsi allo sviluppo di programmi anti-virus. Nel 1987 fonda la McAfee Associates, una compagnia di software anti-virus, tra le prime a distribuire questo tipo di programmi secondo la modalità shareware. Nel 1989 McAfee decide di lasciare la Lockheed per lavorare a tempo pieno per la sua organizzazione (anche se in realtà svolge la sua attività direttamente da casa sua, a Santa Clara, in California).

La compagnia viene registrata nel 1992 nello stato del Delaware, e viene quotata in Borsa per un valore pari a 80 miliardi di dollari; John decide di dimettersi due anni più tardi. Nel 2008, divenuto ormai un imprenditore ricchissimo, sceglie di trasferirsi in Belize e abbandonare gli Stati Uniti, anche a causa di due azioni legali che lo riguardano: una relativa a un infortunio sul lavoro di un suo dipendente, l'altra riguardante la morte di un ragazzo nella sua scuola di volo.

Vendute, quindi, le sue proprietà, John McAfee si sposta in America Centrale, dove investe il proprio denaro nella distribuzione di caffè, in una fabbrica di sigari, in una società di ricerca farmaceutica e in una compagnia di taxi. L'anno successivo, il "New York Times" riporta che il patrimonio personale di McAfee è calato da cento milioni di dollari a quattro milioni di dollari, come conseguenza della recessione e della crisi finanziaria globale.

Nell'aprile del 2012 viene arrestato nella sua casa di Orange Walk Town per possesso di armi non dichiarate e coltivazione di droghe senza licenza: viene comunque rilasciato senza che venga pagata alcuna cauzione. Nel novembre dello stesso anno, mentre esce su "Wired" un'intervista in cui dichiara di aver paura che la polizia locale possa ammazzarlo, un suo vicino di casa, di nome Gregory Faull, viene ucciso: sul suo corpo vengono trovati i segni inequivocabili di colpi di arma da fuoco. John McAfee è il primo sospettato della polizia, anche a causa dei frequenti litigi avuti in passato con la vittima: egli, tuttavia, si difende accusando la Gang Suppression Unit, corpo di polizia del Belize, che vorrebbe incastrarlo.

Scappato da casa, si rifugia a dicembre in Guatemala, dopo esservi entrato in maniera illegale: qui, dopo aver tentato inutilmente di chiedere asilo politico, viene arrestato per essere estradato negli Stati Uniti, mentre dal Belize fonti governative fanno sapere che McAfee era ricercato non in quanto sospettato dell'assassinio, ma semplicemente come persona informata sui fatti. Poco dopo viene ricoverato in ospedale a causa di attacchi di ansia e pressione del sangue alta: più tardi confesserà di aver finto un attacco di cuore solo per guadagnare tempo. Il 12 dicembre, comunque, viene rilasciato dal Guatemala, e deportato negli Usa. Nel gennaio del 2013 John McAfee si trasferisce in Oregon, a Portland, e inizia a lavorare alla sua autobiografia sotto forma di graphic novel. Dopo l'uscita di un eBook biografico per mano di Joshua Davis (della rivista Wired) dal titolo "John McAfee Last Stand", Warner Bros ha acquisito i diritti necessari per la realizzazione di un film ispirato alla storia.

13. Biografia di Paolo Romani

18 settembre 1947

Chi è Paolo Romani?


Paolo Romani nasce il 18 settembre 1947 a Milano. Dopo essersi diplomato al liceo classico, lavora come editore di televisioni locali: nel 1974, per esempio, installa TVL Radiotelevisione Libera, seconda emittente privata in Italia. Due anni più tardi, invece, diventa direttore generale di Rete A (in passato Milano Tv e Canale51) per Alberto Peruzzo.

L'esperienza dura fino al 1985; l'anno successivo Paolo Romani viene chiamato da Salvatore Ligresti per diventare amministratore delegato di Telelombardia. In seguito lavora come corrispondente di guerra, seguendo la rivoluzione rumena del 1989. Abbandonata Telelombardia nel 1990, dirige la televisione privata Lombardia 7. Nel 1994, con la vittoria alle elezioni politiche di Silvio Berlusconi, diventa deputato per Forza Italia nella XII legislatura, eletto nel collegio 22 (Cinisello Balsamo) della III circoscrizione Lombardia 1.

In Parlamento Romani è componente della Giunta delle elezioni e della VI Commissione finanze, oltre che vice presidente della IV Commissione permanente difesa e membro della Commissione speciale per il riordino del settore radiotelevisivo. Dopo avere lasciato Lombardia7 nel 1995, viene rieletto nella XIII legislatura, con il Polo per le Libertà, sempre nella III circoscrizione Lombardia 1, ma questa volta nel collegio 15 (Busto Garolfo).

Membro del consiglio direttivo di Forza Italia alla Camera, in questi anni è capogruppo della Commissione bicamerale per la vigilanza dei servizi radiotelevisivi e membro della IX Commissione permanente trasporti, poste e telecomunicazioni. Dopo essere stato nominato coordinatore regionale di Forza Italia in Lombardia, nel 1999 viene indagato per bancarotta preferenziale dalla procura di Monza, in seguito al fallimento di Lombardia 7: poiché l'azienda è stata ceduta prima del fallimento, tuttavia, il reato viene derubricato in falso fallimentare.

Nel 2001, con la nuova vittoria di Berlusconi alle Politiche, Paolo Romani viene riconfermato parlamentare della XIV legislatura, eletto con la Casa delle Libertà, sempre nella III circoscrizione Lombardia 1 nel collegio 15 (Busto Garolfo). Vice capogruppo di Forza Italia alla Camera, viene nominato anche presidente della IX Commissione permanente trasporti, poste e telecomunicazioni, ed è membro della Commissione bicamerale per la vigilanza dei servizi radiotelevisivi.

Dopo aver fornito il proprio contributo alla stesura della legge Gasparri sul sistema radiotelevisivo, in occasione del governo Berlusconi III, iniziato nel 2005, viene nominato sottosegretario alle comunicazioni. Nello stesso anno lascia la carica di coordinatore regionale in Lombardia di Forza Italia, sostituito da Maria Stella Gelmini. Nel 2006 è nuovamente eletto in Parlamento con la Casa delle Libertà nella circoscrizione Lombardia 1. Mentre è deputato nella XV legislatura, nel giugno del 2007 Paolo Romani viene nominato assessore all'urbanistica per il Comune di Monza; pochi mesi più tardi riceve la delega all'Expo.

Caduto il governo Prodi, nel 2008 si torna a nuove elezioni politiche: anche in questo caso Romani viene eletto deputato nella circoscrizione Lombardia 1. Il politico milanese però entra anche a far parte del governo Berlusconi IV, venendo nominato sottosegretario allo sviluppo economico con delega alle comunicazioni. Nel maggio del 2009 ottiene la carica di vice ministro: in questi mesi viene sviluppato il cosiddetto piano Romani, che prevede di portare, nel giro di tre anni, la banda larga a 20 Mb al 96% della popolazione italiana e a 2 Mb al rimanente 4%, con uno stanziamento di ottocento milioni di euro. Il piano, tuttavia, viene annullato per mancanza di fondi.

L'opera di sottosegretario e vice ministro di Romani, comunque, viene molto criticata in quanto ritenuta troppo favorevole a Mediaset: nel mirino finisce, per esempio, il lobbying per impedire a Sky (concorrente di Mediaset) di avere una deroga per prendere parte all'asta dedicata alle frequenze per il digitale terrestre. Il 4 agosto del 2010, inoltre, Mediaset viene autorizzata a occupare il canale 58 per il digitale terrestre in alta definizione: un'azione ritenuta favorevole all'azienda di Berlusconi, che così ha la possibilità di mettere alla prova l'alta definizione prima del beauty contest.

Sempre nel 2010, il decreto Romani (D.Lgs 169/210) impone il taglio della pubblicità per le emittenti pay tv dal 18% al 12%: un provvedimento che evidentemente danneggia Sky. Punitivo nei confronti del network di Murdoch pare anche il divieto di trasmissione di film vietati ai minori di quattordici anni al di là degli orari notturni: una decisione che colpisce il mercato del porno on demand.

Nell'autunno del 2010 Paolo Romani viene nominato ministro dello Sviluppo Economico (anche se tra le polemiche, a causa del suo passato a Lombardia 7): durante il suo mandato, firma tra l'altro il cosiddetto decreto Ammazza Rinnovabili, che viene criticato aspramente dalle aziende che operano nel settore del fotovoltaico.

A novembre del 2011, con la caduta del governo Berlusconi (sostituito da Mario Monti), lascia il ministero. Un mese più tardi presenta come cofirmatario una proposta di legge per l'introduzione dell'elezione a suffragio universale del Presidente della Repubblica e l'introduzione della forma di governo semipresidenziale. Nell'aprile del 2012 è cofirmatario anche di una proposta di legge in cui viene proposta l'istituzione di un fondo di solidarietà per l'erogazione di contributi ai piccoli imprenditori nel caso in cui intermediari creditizi o banche revochino gli affidamenti o rifiutino le richieste di credito. Nello stesso periodo, Romani viene indagato per peculato dalla Procura di Monza, accusato di avere speso in due mesi più di 5mila euro con il telefono cellulare comunale; poco dopo si viene a sapere che, sempre a carico del Comune, Romani ha prodotto fatture per oltre 22mila euro per il pagamento di pranzi e cene.

Il 16 novembre del 2012, dopo la sospensione delle attività del Popolo della Libertà, sceglie di aderire a Forza Italia, partito del quale diventa capogruppo al Senato.

14. Biografia di San Giuseppe da Copertino

Lo studio e il cielo
17 giugno 1603
18 settembre 1663

Chi è San Giuseppe da Copertino?


Giuseppe Maria Desa nasce in una stalla (ancora esistente nel suo stato primitivo) il 17 giugno 1603 a Copertino, città del Salento in provincia di Lecce. Suoi genitori erano Felice Desa e Franceschina Panaca. Il futuro santo a sette anni inizia la scuola, ma una grave malattia lo costringe ad abbandonarla. Quando guarisce, a quindici anni, attribuisce questo miracolo alla Madonna delle Grazie di Galatone (Lecce).

Durante la malattia aveva pensato di intraprendere la strada per diventare sacerdote francescano: gli mancava però la dovuta istruzione.

Con impegno si dedica quindi allo studio sentendosi protetto dalla stessa assistenza divina che l'ha guarito. Viene ordinato sacerdote il 18 marzo 1628, per l'Ordine dei Frati Minori. Per 17 anni vive nel Santuario della Madonna della Grottella in Copertino. Immenso è il suo amore per la Madonna che è solito chiamare "La Mamma Mia".

A San Giuseppe da Copertino, in vita, vengono attribuiti dei miracoli che gli fanno subire due processi del Sant'Uffizio. Uno dei temi è la levitazione che secondo le cronache del tempo, Giuseppe da Copertino avrebbe compiuto in stato di estasi. Viene assolto dall'accusa di abuso di credulità popolare, ma viene comunque relegato ad Assisi, negli anni tra il 1639 e il 1653. Verrà poi trasferito e tra il 1653 e il 1657 risiederà prima a Pietrarubbia, poi a Fossombrone (Pesaro), isolati eremi-conventi dei Frati Cappuccini. Viene restituito ai suoi confratelli il 9 luglio 1657; destinato ad Osimo (Ancona), qui muore il 18 settembre 1663.

Sarà beatificato il 24 febbraio 1753 da Benedetto XIV e dichiarato santo da Clemente XIII il 16 luglio 1767.

Nella devozione cattolica viene chiamato il santo dei voli e gli aviatori cattolici statunitensi lo venerano come loro protettore.

Viene anche indicato come il santo degli studenti, perché venne consacrato sacerdote dopo il difficile superamento degli esami, superamento considerato prodigioso per le difficoltà da lui incontrate nonostante l'impegno profuso nello studio.

Il corpo di San Giuseppe da Copertino è custodito a Osimo nella cripta del santuario a lui dedicato, in un'urna di bronzo dorato.

15. Biografia di Leo Valiani

Costante impegno civile
9 febbraio 1909
18 settembre 1999

Chi è Leo Valiani?


Protagonista della Resistenza e della nascita dell'Italia repubblicana, storico, giornalista, senatore a vita e uomo di altissima moralità, Leo Valiani nacque il 9 febbraio 1909 a Fiume, città che all'epoca apparteneva al Regno di Ungheria, ma di etnia italiana. Il suo vero nome era Leo Weiczen ma a diciotto italianizzò il cognome appunto in Valiani.

Proveniente da una famiglia ebrea di madrelingua tedesca, si era formato negli anni del regime di Benito Mussolini. Trasferitosi con la famiglia a Budapest, nel settembre del 1919, dopo essere tornato a Fiume, assistette all'occupazione della città da parte di D'Annunzio, esperienza che lo ha portato in seguito a scrivere un libro di memorie sull'avvenimento. Nel 1921, invece, è testimone dell'incendio di una Camera del Lavoro da parte dei fascisti.

Nel settembre del 1926, a Milano, conosce Carlo Rosselli e Pietro Nenni: comincia la fronda e l'opposizione nei confronti del regime, tanto che il 2 marzo 1928 viene denunciato per delitto contro la sicurezza dello Stato e arrestato; nel dicembre dello stesso anno è costretto al confino a Ponza ma decide di iscriversi all'organizzazione clandestina comunista dell'isola. Dopo un anno di confino fa ritorno a Fiume ma nel febbraio del 1931, è arrestato mentre distribuisce manifestini nel porto di quella città e condannato a dodici anni e sette mesi di carcere. Resterà nel carcere di Civitavecchia fino al 1936.

Nel marzo del 1936, uscito di galera, viene espulso dal Regno d'Italia e si reca a Parigi, dove diviene collaboratore del "Grido del Popolo" che gli offre l'occasione di recarsi nella tormentata Spagna come inviato, dove partecipa alla guerra nella doppia veste di giornalista e militante. Un'esperienza che a lungo segnò la sua esistenza, anche in considerazione del fatto che la polizia francese lo arresta nel 1939 per rinchiuderlo in un campo di concentramento sui Pirenei. Intanto maturano le sue riflessioni critiche nei confronti del comunismo.

Decide quindi di uscire dal Partito Comunista e di rompere con l'Unione sovietica. Sempre nel 1939, infatti, poco prima dello scoppio della guerra mondiale, i russi sottoscrissero con i tedeschi il patto Molotov-Ribbentrop. "Quel patto - scrisse Valiani tempo dopo in una lettera a Paolo Spriano - mise termine ai miei dubbi. Esso provava l'innocenza dei trotskisti e dei buchariniani che Stalin aveva accusato di essere agenti della Germania nazista".

Entra quindi in "Giustizia e Libertà", accolto da Franco Venturi, al quale sarà legato da stretta amicizia.

Con l'invasione dei tedeschi dopo l'8 settembre del '43, Valiani fu protagonista di primissimo piano nella guerra partigiana sul fronte milanese, a fianco di Pertini, di Longo e di Sereni.

Poco prima della capitolazione del regime mussoliniano torna in Italia e aderisce al Partito d'Azione (PdA), nella cui area "liberaldemocratica" militano Parri e La Malfa.

In "Tutte le strade conducono a Roma", scrive: "Era naturale che mi inquadrassi immediatamente nel Partito d'Azione. Esso aveva assorbito il movimento di Giustizia e Libertà, al quale io avevo aderito all'estero. Quel che in Giustizia e Libertà mi aveva affascinato, era la sua audacia intellettuale, il suo sforzo volto a riconciliare, in una sintesi superiore, il marxismo e il movimento operaio con la grande filosofia liberale dell'Ottocento. In sede politica, ciò significava un atteggiamento di ricostruzione europea, al di là dei limiti posti dalle strutture statali esistenti, e quindi una forte critica verso tutti i partiti democratici tradizionali, preesistenti al fascismo e che il fascismo aveva potuto facilmente travolgere".

Valiani diviene segretario del PdA per l'Italia settentrionale. Con Pertini, Longo e Sereni prende la decisione di fucilare Mussolini. Dal 4 all'8 febbraio partecipa al primo ed unico congresso del PdA.

Nell'Assemblea costituente eletta nel 1946, il piccolo gruppo "azionista" perse quasi tutte le sue battaglie: per il sistema uninominale e per la repubblica presidenziale, per il decentramento amministrativo e regionale e per lo stato laico.

La ragione è semplice: il Partito d'Azione, pur essendo di fatto il più prolifico sotto il profilo culturale, era però anche il meno radicato nelle masse operaie e nella coscienza collettiva.

Quando gli esponenti di spicco del partito decisero poi di confluire nel Partito repubblicano di Ugo La Malfa o nei socialisti di Pietro Nenni, Valiani rimase a guardare. Decise in seguito di abbandonare la vita politica, per dedicarsi al giornalismo e alla scrittura di saggi storici.

Nel 1980 venne poi nominato senatore a vita, cosa che lo spinse a scegliere di entrare, come indipendente, nel gruppo parlamentare repubblicano. Nel 1994-96, però, aderì al gruppo della Sinistra democratica ideato e presieduto dal senatore Libero Gualtieri, suo vecchio amico.

Sabato 18 settembre 1999 Leo Valiani si spegneva nella sua Milano dopo aver festeggiato da soli sette mesi il suo novantesimo compleanno. Con lui è scomparsa una generazione di italiani rara e preziosa, ma anche un pezzo di storia oggi troppo spesso dimenticata.