Biografie di personaggi famosi e storici nato il 26 settembre

Biografie di personaggi famosi e storici

Biografie di personaggi famosi nella storia e celebrità nate il 26 settembre

Sommario:

1. Salvatore Accardo
2. Michael Ballack
3. Enzo Bearzot
4. Walter Benjamin
5. Sergio Bonelli
6. San Francesco d'Assisi
7. Thomas Stearns Eliot
8. George Gershwin
9. Martin Heidegger
10. Anna Magnani
11. Matteo Marzotto
12. Winsor McCay
13. August Ferdinand Mobius
14. Alberto Moravia
15. Paul Newman
16. Olivia Newton-John
17. Papa Paolo VI
18. Francesca Senette
19. Levi Strauss
20. Lucia Valerio
21. Serena Williams

1. Biografia di Salvatore Accardo

Demiurgo
26 settembre 1941

Chi è Salvatore Accardo?


Chi lo ha sentito suonare quando era al massimo della forma, vale a dire a cavallo fra gli anni '60 e la fine degli anni '80, può testimoniare che Salvatore Accardo era davvero "super". Senza dubbio, uno dei maggiori talenti violinistici del Novecento, con un'inclinazione alla valorizzazione di quel suono italiano che non ha molti esponenti nel mondo (a differenza, ad esempio, della scuola russa). A lui hanno tributato omaggi trionfali in tutto il mondo e ha suonato nei più famosi Festival musicali internazionali (come quelli di Siviglia, Spoleto, Strasburgo, Salisburgo, ecc.).

Nato a Napoli il 26 settembre 1941 dal padre Vincenzo (noto incisore del cammei e appassionato violinista), ha sempre raccontato di aver provato fin dalla più tenera età l'irresistibile impulso di maneggiare un violino. E quando il padre, obbligato dall'insistenza del figlio, finalmente ne trovò uno adatto alle sue piccole mani, Salvatore stupì tutti con la disinvoltura con la quale riproduceva ad orecchio le melodie ascoltate per caso. E aveva solo tre anni.

Poco più grande, si impose in modo impellente la necessità di studi seri e, dopo una serie di insegnanti privati, a otto anni fu ammesso alla scuola napoletana del valente Maestro Luigi D'Ambrosio, subito affascinato dal talento del fanciullo. Due anni dopo il ragazzo si presentava al Conservatorio di S. Pietro a Maiella sostenendo gli esami del compimento inferiore il cui programma viene normalmente svolto in cinque anni.

Accardo continuò così a studiare col D'Ambrosio e, nel 1954, superò il compimento medio con tutti "dieci e lode". Nel giugno del 1956, a quindici anni e con un anticipo di ben cinque anni, consegue il diploma superiore. Ascoltato dal conte Chigi (mitico benefattore della musica italiana), fu iscritto ad honorem ad un corso di perfezionamento presso l'Accademia Chigiana di Siena (fondata dal conte), ed ebbe il privilegio dell'elargizione di una borsa di studio.

Affacciatosi alla ribalta come sommo virtuoso, Salvatore Accardo riscosse le prime affermazioni vincendo il Concorso Internazionale di Vercelli nel 1955, il Concorso Internazionale di Ginevra nel 1956, quello dell'Accademia Chigiana nel 1957 e, dopo il Trofeo Primavera della RAI-TV nel 1958, nello stesso anno vinse anche il prestigiosissimo Concorso Internazionale "Niccolò Paganini" di Genova. Nella serata della premiazione, suonò il famoso "Guarnieri del Gesù" appartenuto allo stesso Paganini, autore a lui particolarmente congeniale per l'ardita tecnica virtuosistica.

Il successo conseguito a Genova segnò l'inizio della sua straordinaria carriera di violinista. Le maggiori organizzazioni musicali europee e americane cercavano di contenderselo a suon di cachet milionari, invitandolo per esibizioni sia da solista che da concertista con le più famose orchestre sinfoniche.

Dotato di doti umane e comunicative non indifferenti, il suo repertorio, particolarmente vasto, spazia dal Settecento alle avanguardie storiche e comprende musiche e concerti di Bartok, Bach, Beethoven, Berg, Brahms, Bruch, Paganini, Prokofiev, Saint-Saens, Sibelius, Stravinskij, Ciaikovskj, Tartini, Vivaldi e così via. Possiede due pregevolissimi violini "Stradivari", l'uno datato 1718 e l'altro 1727.

Salvatore Accardo è anche direttore d'orchestra ed è molto attivo ancora in campo discografico, avendo registrato molte opere per violino.

A Napoli è promotore e Direttore Artistico dei cicli di concerti "Musica insieme" alla Villa Pignatelli, nel quadro delle "Settimane Internazionali di Musica", manifestazioni che ravvivano la grande tradizione musicale della città. Salvatore Accardo ha anche ricevuto la più alta onorificenza italiana, la Gran Croce di Cavaliere dal Presidente della Repubblica Italiana Sandro Pertini, nel 1982.

A tutt'oggi, insieme all'altro italiano Uto Ughi, la critica internazionale lo giudica unanimamente uno dei maggiori violinisti viventi.

2. Biografia di Michael Ballack

La colonna al centro
26 settembre 1976

Chi è Michael Ballack?


La futura stella del calcio tedesco e mondiale Michael Ballack nasce il 26 settembre 1976 nella città di Gorlitz.

Inizia la sua carriera di calciatore al Chemnitzer; passa poi al Kaiserslautern e al Bayer Leverkusen. Con il Leverkusen è vero e proprio trascinatore e porta la squadra fino alla finale della Champions League 2002.

Il suo esordio esordio in nazionale, con la maglia numero 13, risale al 28 aprile 1999 (Germania - Scozia).

Ai Mondiali di Corea e Giappone del 2002 le prestazioni di Ballack sono eccellenti: contro tutti i pronostici trascina la squadra in finale. E' lui l'artefice della vittoria contro gli Stati Uniti ai quarti di finale e contro la Corea del Sud (che ha eliminato l'Italia) in semifinale. Proprio nella semifinale però arriva la grande delusione: a pochi minuti dal termine Ballack commette un fallo tattico e riceve un cartellino giallo che lo costringe a rinunciare alla finale contro il Brasile.

Sempre nel 2002 approda al Bayern Monaco: Karl-Heinz Rummenigge, dirigente del Bayern e campione dell'Inter negli anni '80, sottolineando il talento purissimo di Ballack arriverà a definirlo come il "centrocampista più prolifico al mondo".

Nei quattro anni di militanza al Bayern, Ballack guida la squadra alla vittoria di tre campionati e tre coppe di Germania. E' lui il pilastro di quella squadra, che completa in Germania per due volte consecutive l'accoppiata campionato e coppa.

Nel campionato 2004/05 non solo è stato fondamentale per la vittoria finale del Bayern; anche il suo alto rendimento ha ottenuto un riconoscimento prestigioso: il terzo titolo consecutivo di miglior giocatore dell'anno, solo uno in meno del "Kaiser" Franz Beckenbauer.

Prima della fine del campionato 2006, che precede i mondiali casalinghi, Ballack annuncia il suo passaggio in Inghilterra, al Chelsea.

Ballack cercherà di ritagliarsi un posto in un centrocampo già composto da grandi campioni quali Frank Lampard (Inghilterra), Claude Makelele (Francia) e Michael Essien (Ghana), tutti protagonisti attesissimi del mondiale tedesco che vede la Germania di Ballack tra le favorite alla conquista del titolo. La squadra padrona di casa uscirà in semifinale con l'Italia di Marcello Lippi, che diverrà campione del mondo contro la Francia.

Michael Ballack, 189 centimentri per 80 chilogrammi, è padre di tre bambini, Louis, Emilio e Jordi.

3. Biografia di Enzo Bearzot

Il Vecio e la sua pipa
26 settembre 1927
21 dicembre 2010

Chi è Enzo Bearzot?


Eroe sportivo italiano, commissario tecnico della nazionale di calcio Campione del mondo 1982, Enzo Bearzot nasce a Joanni, Ajello del Friuli (provincia di Udine) il 26 settembre 1927.

Inizia a giocare nella squadra della sua cittadina nel ruolo di difensore mediano. Nel 1946 si trasferisce alla Pro Gorizia, che milita in serie B. Passa poi in serie A nell'Inter. Giocherà nella massima serie anche con il Catania e nel Torino. Bearzot arriverà a giocare un totale di 251 incontri si serie A in quindici anni. All'apice della sua carriera arriva anche a disputare una partita con la maglia nazionale, nel 1955.

Termina la sua carriera di giocatore nel 1964.

Subito dopo inizia un periodo di apprendistato come allenatore; prima segue i portieri del Torino, poi siede sulla panchina al fianco di un nome illustre: Nereo Rocco. E' poi assistente di Giovan Battista Fabbri sempre a Torino, prima di trasferirsi a Prato dove guida la squadra nel campionato di serie C.

Entra a far parte della federazione come allenatore della squadra giovanile under 23 (oggi under 21); non passa molto tempo e Bearzot diviene assistente di Ferruccio Valcareggi, C.T. della nazionale maggiore, che segue ai mondiali 1970 in Messico e 1974 in Germania.

Dopo pochi mesi di distanza dai mondiali tedeschi, Enzo Bearzot viene nominato Commissario Tecnico insieme a Fulvio Bernardini, con il quale condivide la panchina fino al 1977.

Le qualificazioni all'Europeo del 1976 falliscono miseramente.

Il lavoro di Bearzot inizia a mostrare i suoi frutti ai mondiali del 1978: l'Italia termina al quarto posto, mostrando tuttavia - a detta di tutti gli opinionisti - il miglior gioco della manifestazione. I campionati Europei successivi (1980) si svolgono in Italia: la squadra di Bearzot arriva nuovamente quarta.

E' in Spagna, ai mondiali del 1982, che Bearzot sarà autore di un miracolo.

La prima fase del campionato mostra una squadra modesta, dagli altrettanto modesti risultati. Le scelte del CT sembrano piuttosto controverse. La critica da parte dei giornalisti verso la nazionale e il suo allenatore è dura, impietosa e feroce, tanto che porta Bearzot a decidere per il "silenzio stampa", evento assolutamente nuovo allora.

Ma Bearzot, oltre alla alla preparazione tecnica, si dimostra capace di infondere ai suoi ragazzi coraggio, speranza e una forte preparazione morale, basata sulla forza del gruppo.

E' così che l'11 luglio 1982 la squadra azzurra, con il suo allenatore, sale sul tetto del mondo battendo la Germania nella storica finale finita 3-1.

La Gazzetta dello Sport il giorno dopo intitola la copertina con l'eco di quella frase che il radiocronista Nando Martellini la sera prima sembrava non riuscire a terminare: "Campioni del mondo!".

Nello stesso anno a Bearzot viene conferito il prestigioso titolo di Commendatore dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

Dopo la Spagna sono gli Europei del 1984 il nuovo impegno di Bearzot: l'Italia non riesce a qualificarsi. Poi arrivano i mondiali del 1986 in Messico dove l'Italia non brilla (termina agli ottavi contro la Francia). Dopo questa esperienza Bearzot, "il Vecio", come veniva soprannominato, si dimette con queste parole: "Per me allenare l'Italia era una vocazione che, con il passare degli anni, è diventata una professione. I valori del gioco sono cambiati dai miei tempi. A causa dello sviluppo del settore e dell'ingresso sulla scena di grandi sponsor, sembra che il denaro abbia spostato i pali delle porte".

Ad oggi detiene ancora il record di panchine azzurre: 104, davanti alle 95 di Vittorio Pozzo. Dal 1975 al 1986 Bearzot colleziona 51 vittorie, 28 pareggi e 25 sconfitte. Il suo successorè sarà Azeglio Vicini.

Duro, risoluto e schivo, tuttavia incredibilmente umano, Bearzot è sempre stato molto vicino ai suoi giocatori, guardando all'uomo prima che al calciatore. A distanza di molti anni ne sono un esempio le sue parole per Gaetano Scirea, per il quale ha proposto (all'inizio del 2005) che venisse ritirata la sua maglia, come è stato fatto per Gigi Riva al Cagliari.

Notissimo a livello di immagine per la sua inseparabile pipa, il "Vecio" ha sempre saputo tenere unito lo spogliatoio e ha sempre promosso il lato ludico dello sport, senza mai lasciarsi travolgere dall'eccitazione degli eventi o dal valore della posta in palio.

Abbandonate le scene calcistiche, Bearzot torna nel 2002 (all'età di 75 anni, 16 anni dopo il ritiro) raccogliendo il pressante invito ad occuparsi del Settore Tecnico della FIGC. La sua nomina è un tentativo di ridare lustro a un settore che in questo periodo soffre una preoccupante crisi.

Negli ultimi anni Bearzot ha scelto di prendere le distanze da tv, radio e giornali e di non comparire: "Oggi le istituzioni del calcio non contano, tutti urlano in televisione e tutti parlano male di tutti. Mi dà fastidio vedere ex arbitri che criticano gli arbitri e allenatori che criticano i loro colleghi, senza alcun rispetto, dimenticando le responsabilità che uno ha. E allora me ne sto a casa e non rispondo a nessuno".

Cesare Maldini (assistente di Bearzot in azzurro), Dino Zoff, Marco Tardelli e Claudio Gentile sono solo alcuni che nella loro carriera di allenatore hanno sostenuto di essere stati influenzati dalle idee di Enzo Bearzot.

Muore a Milano all'età di 83 anni il giorno 21 dicembre 2010, gravemente malato.

4. Biografia di Walter Benjamin

La negazione dell'ordine
15 luglio 1892
26 settembre 1940

Chi è Walter Benjamin?


Walter Bendix Schönflies Benjamin nasce a Berlino, nel quartiere di Charlottenburg, il 15 luglio 1892. La sua è una famiglia di origine ebraiche: il padre Emil è un antiquario e mercante d'arte, mentre la madre Paula Schönflies, proveniva da una famiglia dell'alta borghesia di commercianti.

Fratelli minori di Walter saranno Dora, la quale morirà a Zurigo nel 1946, e Georg, futuro dirigente del Partito Comunista Tedesco, il quale morirà nel campo di concentramento di Mauthausen nel 1942.

Dei suoi primi anni rimane il visionario scritto autobiografico degli anni '30 "Infanzia berlinese intorno al millenovecento". Dal 1905 per due anni si reca al "Landerziehungsheim" in Turingia, dove fa esperienza del nuovo modello educativo impartito da Gustav Wyneken, il teorico della Jugendbewegung, il movimento giovanile di cui Walter Benjamin farà parte fino alla scoppio della Prima guerra mondiale.

Torna a Berlino nel 1907 dove conclude gli studi secondari cinque anni più tardi. Proprio nel 1912 inizia a scrivere per la rivista "Der Anfang", influenzata dalle idee di Wyneken. Dall'università di Berlino si trasferisce a quella di Friburgo: qui segue le lezioni di Rickert e stringe un forte sodalizio con il poeta Fritz Heinle, che morirà suicida due anni dopo.

Benjamin viene risparmiato dall'arruolamento dopo l'inizio della guerra e rompe con Wyneken, che aveva aderito con entusiasmo al conflitto. Si trasferisce quindi a Monaco, dove nel 1915 segue i corsi del fenomenologo Moritz Geiger; qui conosce tra gli altri Gerschom Scholem, con cui instaura una profonda amicizia che durerà fino alla morte.

Nel 1916 conosce Dora Kellner che l'anno seguente diventerà sua moglie. Dalla coppia nasce Stefan Benjamin nel 1918, quando la coppia si è ormai trasferita a Berna. Nella città della Svizzera tedesca, Walter Benjamin è conosciuto come autore di importanti saggi, e qui consegue una laurea in filosofia con Herbertz, discutendo una tesi sul "Concetto di critica d'arte nel Romanticismo tedesco". La sua tesi viene tirata in un migliaio di copie restando però invenduta, finendo in cenere nell'incendio di un magazzino.

Conosce poi Ernst Bloch, con il quale avrà fino alla fine un rapporto controverso, tra entusiasmi e insofferenza.

Torna in Germania, a Berlino, nel 1920 dove progetta senza successo la rivista "Angelus Novus"; scrive "Per la critica della violenza" e traduce Baudelaire. Nel 1923 conosce il giovane Theodor W. Adorno. Il matrimonio di Benjamin entra in crisi e nel 1924, durante un lungo soggiorno a Capri, conosce e s'innamora di un'altra donna, Asja Lacis, una rivoluzionaria russa che lo induce ad avvicinarsi al marxismo.

Benjamin pubblica un saggio su "Le affinità elettive" per la rivista di Hugo von Hoffmanstahl. L'università di Francoforte respinge nel 1925 la sua domanda di abilitazione all'insegnamento accademico, accompagnata dallo scritto sull'"Origine del dramma barocco tedesco", pubblicato tre anni dopo, insieme agli aforismi di "Strada a senso unico".

In questi anni Benjamin riesce a mantenersi economicamente grazie alla sua attività di critico e recensore per la "Literarische Welt". E' inoltre traduttore di Proust (assieme a Franz Hessel); viaggia tra Parigi e Mosca, cominciando a maturare il progetto - destinato tuttavia a rimanere incompiuto - di un'opera sulla Parigi del XIX secolo (il cosiddetto Passagenwerk).

Nel 1929 stringe un profondo rapporto con Brecht, che negli anni Trenta, dopo l'avvento del Terzo Reich, lo ospita a più riprese nella sua casa in Danimarca. Il 1933 è l'anno che segna la definitiva separazione di Benjamin dalla Germania. Esule a Parigi, trascorre comunque lunghi periodi tra Ibiza, Sanremo e Svendborg. Nonostante riesca a far pubblicare un suo saggio su Franz Kafka, le sue condizioni economiche si fanno sempre più precarie.

Tra il 1938 e il 1939 lavora ancora sui testi di Baudelaire, ma lo scoppio della Seconda guerra mondiale lo induce a scrivere di getto il suo ultimo testo, le tesi "Sul concetto di storia". Benjamin viene internato nel campo di prigionia di Nevers in quanto cittadino tedesco: sarà rilasciato tre mesi dopo. Abbandona tardivamente Parigi e cerca di ottenere un visto per gli Stati Uniti. Nel 1940 viene bloccato alla frontiera spagnola, a Portbou, dalla polizia e nella notte tra il 26 e il 27 settembre si toglie la vita con una overdose di morfina. Ai suoi compagni di viaggio verrà concesso di passare il confine il giorno seguente.

Le tasche di Benjamin vengono svuotate e il suo corpo calato in una fossa. Dopo cinque anni verrà buttato in una fossa comune. Quando la filosofa Hannah Arendt va a cercare le spoglie dell'amico, trova solo le posizioni imbarazzate da parte degli spagnoli. Oggi la città di Portbou ha dedicato a a Walter Benjamin un monumento straordinario, con una serie di scalini scavati a picco sul mare (dall'artista israeliano Dani Karavan), con un'epigrafe tratta da "Das Passagen-Werk" (Passaggi) di Benjamin: "E' più arduo onorare la memoria dei senzanome che non delle grandi personalità. La costruzione storica è devota a dar memoria ai senzanome".

5. Biografia di Sergio Bonelli

Mondi di sogni e avventure
2 dicembre 1932
26 settembre 2011

Chi è Sergio Bonelli?


Sergio Bonelli nasce a Milano il giorno 2 dicembre 1932. Nella sua attività di sceneggiatore di fumetti è conosciuto con lo pseudonimo di Guido Nolitta; il suo nome proprio è conosciuto soprattutto per risuonare nel nome della grande casa editrice che dirige.

Negli anni '60 prende in mano la casa editrice Cepim, una delle case editrici di fumetti più importanti - per numero di copie stampate - del panorama italiano, e la farà diventare la "Sergio Bonelli Editore".

Figlio di Gianluigi Bonelli - pionieristico scrittore e sceneggiatore di fumetti in Italia, inventore di Tex - Sergio acquisisce dal padre la passione e l'amore per il fumetto. Intraprende la strada della sceneggiatura, e con il già citato nome di Guido Nolitta, crea due dei più grandi successi della casa editrice Bonelli: "Zagor" (1961) e "Mister No" (1975).

Durante l'inizio dell'attività di disegnatore ha modo di creare la serie "Un ragazzo del Far West" e di scrivere l'episodio finale del "Piccolo Ranger" (uscito per la prima volta nel 1958). Gli anni '70 sono il suo periodo d'oro: scrive tre serie contemporaneamente: "Mister No" (che contava allora 200.000 copie mensili), "Zagor" (130.000 copie mensili), e anche "Tex", per il quale ha scritto circa 60 albi. Anche se non si definisce uno sceneggiatore vero e proprio, ha scritto oltre 300 storie che lo annoverano tra i grandi narratori del fumetto italiano.

A causa degli impegni che derivano dalla guida imprenditoriale della casa editrice, Sergio Bonelli interrompe l'attività di sceneggiatore di Zagor nel 1982; continuerà a scrivere le storie di Mister No fino al 1995.

Dopo vari anni di inattività come scrittore, torna alla macchina da scrivere in occasione dell'ultima avventura di "Mister No". Cominciata nell'albo del mese di settembre 2005, è terminata alla fine del 2006. Nel 2007 le avventure di Mister No continuano a vivere in albi speciali con frequenza semestrale.

Altra grande intuizione di Sergio Bonelli è stata quella di dare fiducia - nel 1986 - a Tiziano Sclavi e alla nascita di Dylan Dog, il primo fumetto horror in Italia. La scommessa di Bonelli a quel tempo è stata sicuramente un azzardo, ma il risultato altamente positivo sancirà negli anni la solidità dell'editore.

Ma Sergio Bonelli non è certo persona timorosa: in un'epoca dove andava di moda il western - e dove Tex Willer è lo storico fumetto di punta di casa Bonelli - ha puntato sulla foresta amazzonica con "Mister No"; nel 1977 ci prova con "Ken Parker" e nel 1982 con "Martin Mystère". Quando invece il western era considerata roba vecchia, l'ha voluto rivalutare con "Magico Vento" (1997). La Sergio Bonelli Editore ha affrontato ogni genere, fino alla fantascienza, con Nathan Never (1991) e Legs Weaver (1995), al fantasy, con Zona X (1992) e Jonathan Steele (1999).

In carriera ci sono anche esperimenti non riusciti - come Gregory Hunter (2001) - ma la perseveranza e la passione sono sempre state infinite.

Sergio Bonelli muore a Monza dopo una breve malattia il 26 settembre 2011 all'età di 78 anni.

6. Biografia di San Francesco d'Assisi

L'amore per la povertà e per la natura
26 settembre 1182
3 ottobre 1226

Chi è San Francesco d Assisi?


San Francesco D'Assisi nasce ad Assisi tra il dicembre 1181 e il settembre 1182. Alcuni indicano come probabile data di nascita il 26 settembre 1182. Il padre, Pietro Bernardone dei Moriconi, è un ricco mercante di stoffe e spezie, mentre la madre, Pica Bourlemont, è di estrazione nobile. La leggenda racconta che Francesco viene concepito durante un viaggio in Terra Santa della coppia, ormai in là con gli anni. Battezzato dalla madre Giovanni, vedrà mutato il suo nome in Francesco al ritorno del padre, assente per un viaggio di affari in Francia.

Studia il latino e il volgare, la musica e la poesia e il padre gli insegna anche il francese e il provenzale con l'intento di avviarlo al commercio. Ancora adolescente si ritrova a lavorare dietro il bancone della bottega del padre. A vent'anni partecipa alla guerra che vede contrapposte le città di Assisi e Perugia. L'esercito in cui combatte Francesco viene sconfitto e lui rimane prigioniero per un anno. La prigionia è lunga e difficile, e torna a casa gravemente ammalato. Una volta ripresosi grazie alle cure materne, parte nuovamente al seguito di Gualtiero da Brienne, diretto a sud. Ma durante il cammino ha la prima apparizione, che lo induce ad abbandonare la vita da soldato e a tornare indietro ad Assisi.

La sua conversione ha inizio nel 1205. Si raccontano vari episodi risalenti a questo periodo: da quello in cui, nel 1206, scambia i propri abiti con quelli di un mendicante romano e comincia a chiedere l'elemosina davanti alla Basilica di San Pietro, al famoso incontro con il lebbroso sulla piana di fronte ad Assisi. Gli amici che non riconoscono più in lui l'allegro compagno di scorribande di un tempo lo abbandonano, e il padre che comincia a capire quanto siano infondate le aspirazioni che nutre nei suoi confronti, entra in aperto contrasto con lui.

Francesco medita nelle campagne intorno ad Assisi ed un giorno, mentre è in preghiera nella Chiesetta di San Damiano, il crocifisso si anima per chiedergli di riparare la chiesa in rovina. Per ottemperare alla richiesta divina, carica un cavallo di stoffe prese nella bottega paterna e le vende. Poi rendendosi conto che il ricavato non è sufficiente, vende persino il cavallo. Dopo questo episodio lo scontro con il padre si fa sempre più duro, fino a quando Pietro decide di diseredarlo. Ma Francesco sulla pubblica piazza di Assisi rinuncia ai beni paterni: è il 12 aprile del 1207.

Da questo momento abbandona Assisi e si dirige a Gubbio, dove, proprio fuori le mura, affronta il terribile lupo che getta il terrore tra gli abitanti della città. Riesce ad ammansire il feroce animale, semplicemente parlandogli. Si attua così quello che viene considerato il suo primo miracolo.

Francesco si cuce da solo una camicia di tela grezza, legata in vita da una cordicella a tre nodi, indossa dei sandali e rimane nei territori di Gubbio fino alla fine del 1207. Porta sempre con sé una sacca piena di strumenti da muratore, con i quali restaura personalmente la chiesetta di San Damiano e la Porziuncola di Santa Maria degli Angeli, che diventa la sua abitazione. E' questo il periodo in cui concepisce i primi abbozzi di quella che poi diventerà la Regola Francescana. La lettura del Vangelo di Matteo, Capitolo X, lo ispira al punto da indurlo a prenderlo alla lettera. Il passo ispiratore dice: "Non vi procurate oro argento o denaro per le vostre tasche, non una borsa da viaggio, né due tuniche, né calzature e neppure un bastone; poiché l'operaio ha diritto al suo sostentamento!".

Il primo discepolo ufficiale di Francesco è Bernardo da Quintavalle, magistrato, seguito poi da Pietro Cattani, canonico e dottore in legge. A questi primi due discepoli si uniscono: Egidio, contadino, Sabatino, Morico, Filippo Longo, prete Silvestro, Giovanni della Cappella, Barbaro e Bernardo Vigilante e Angelo Tancredi. In tutto i seguaci di Francesco sono dodici, proprio come gli apostoli di Gesù. Eleggono a loro convento prima la Porziuncola e poi il Tugurio di Rivotorto.

L'ordine francescano nasce ufficialmente nel luglio del 1210, grazie a papa Innocenzo III. La regola principale dell'ordine francescano è l'assoluta povertà: i frati non possono possedere nulla. Tutto quello che serve loro, compreso il rifugio, deve essere frutto di donazione. A fornire ai francescani un tetto sulla testa ci pensano i benedettini che, in cambio di un cesto di pesci all'anno, concedono loro la Porziuncola in uso perpetuo.

Nel 1213 Francesco d'Assisi parte per recarsi in missione prima in Palestina, poi in Egitto, dove incontra il sultano Melek el-Kamel, ed infine in Marocco. Uno dei suoi viaggi lo porta fino al santuario di San Giacomo di Compostela in Spagna, ma è costretto a ritornare indietro per l'aggravarsi del suo stato di salute.

Nel 1223 si dedica alla riscrittura della regola dell'ordine, impiegandovi tutto l'autunno. Purtroppo frate Leone e frate Bonifazio la perdono, ma Francesco si rimette di buon grado all'opera. Sarà papa Onorio III a riconoscere la regola francescana come Legge per la Santa Chiesa.

Nel dicembre del 1223 Francesco organizza anche la prima natività in una grotta, che è ormai considerata il primo presepio della storia. L'anno successivo compie il miracolo dell'acqua che sgorga da una roccia e riceve le stigmate.

Nonostante la stanchezza e la sofferenza fisica, compone anche il famoso "Cantico dei Cantici", che contribuisce a consacrarlo nell'immaginario collettivo come il frate che predica agli uccelli.

La salute intanto peggiora sempre di più: è addirittura quasi cieco. Francesco d'Assisi muore nella sua chiesetta della Porziuncola il 3 ottobre del 1226 a soli 44 anni.

Il 16 luglio del 1228 viene dichiarato Santo da Papa Gregorio IX.

7. Biografia di Thomas Stearns Eliot

Il moderno che rimane nel tempo
26 settembre 1888
4 gennaio 1965

Chi è Thomas Stearns Eliot?


Thomas Stearns Eliot nasce a Saint Louis, nello stato del Missouri (USA), il giorno 26 settembre 1888. La famiglia, di origini britanniche, appartiene alla borghesia benestante del paese: il padre è direttore di una fabbrica di mattoni e la madre discende da un'antica famiglia del Massachusetts. Il giovane Eliot già a dieci anni dimostra particolare interesse per la poesia, tanto che il giornalino scolastico ne pubblica alcune sue.

Si iscrive ad Harvard nel 1906 dove vive gli anni universitari e il prolifico ambiente intellettuale di Boston. Studia francese, tedesco, letteratura inglese, storia medievale e storia della filosofia. Nel frattempo, s'interessa e approfondisce lo studio della Divina Commedia e di Dante Alighieri, a cui poi dedicherà uno dei suoi più noti saggi. Segue un corso sui poeti metafisici e incontra Conrad Aiken, poeta con cui instaura una profonda e duratura amicizia. Legge saggi di Arthur Symons e rimane colpito dalla poesia di Jules Laforgue. Grazie alla lettura di "The spirit of Romance", di Ezra Pound, scopre poi i provenzali e gli stilnovisti.

Nel 1911 si iscrive alla Sorbona dove rimane per un certo periodo fino a quando rientra a Harvard per conseguire il dottorato in filosofia. Nel giugno 1914, conclusa l'università, si reca a Parigi; due mesi dopo ottiene una borsa di studio che lo porta per un anno a Londra, presso il Merton College di Oxford.

Nel 1915 conosce Vivienne Haigh-Wood che diviene ben presto sua moglie. La coppia prende in affitto una camera nella casa del filosofo Bertrand Russell. Eliot deve far fronte alle ristrettezze economiche sopravvenute: il padre, che disapprova la sua scelta di proseguire la carriera accademica, gli rifiuta ogni aiuto. Thomas Eliot inizia così a lavorare come insegnante. In seguito, grazie all'interessamento della famiglia di Vivienne, entra nella Lloyds Bank come impiegato, dove rimarrà per quasi dieci anni.

Nello stesso periodo viene nominato vice direttore di "The Egoist", rivista nella cui sezione letteraria lavora Ezra Pound.

Nel 1917 esce la prima raccolta di poesie di Eliot: "Prufrock e altre osservazioni" (Prufrock and other observations); del 1919 e del 1922 rispettivamente, sono "Poesie" e "La terra desolata".

Dal 1923 diviene direttore della rivista "The Criterion", poi della casa editrice Faber and Faber. Nel 1927 riceve la cittadinanza inglese e si converte all'anglicanesimo, passo che influisce notevolmente sulla sua produzione letteraria (nel 1933 diverrà Vicar's Warden, la più alta posizione di un laico nella chiesa anglicana). E' di questo periodo anche l'interessamento di Eliot per il teatro, che trova concretizzazione con la produzione di saggi e lavori come "Assassinio nella cattedrale", "La riunione di famiglia", "Cocktail party", "L'impiegato di Fiducia" e "Il grande statista".

Tra gli anni '30 e gli anni '40 Eliot si concentra in particolar modo sui problemi etici e filosofici della società moderna. L'opera di Eliot verrà iscritta al contesto del cosiddetto "modernismo", movimento che nel periodo tra la Prima e la Seconda Guerra Mondiale comprenderà e rivoluzionerà tutte le arti: tutti gli autori modernisti vengono accomunati dal loro rifiuto della tradizione letteraria vittoriana e dal recupero della poesia del Seicento inglese.

Dopo una travagliata riflessione, decide di separarsi dalla moglie facendola ricoverare in un istituto per malati mentali, dove morirà nel 1947. La morte della moglie lascerà per sempre un senso di colpa nell'animo del poeta, anche se poi si sposerà nuovamente nel 1957.

Thomas Stearns Eliot viene insignito nel 1948 del premio Nobel per la letteratura, "for his outstanding, pioneer contribution to present-day poetry".

Muore a causa di un enfisema polmonare a Londra il 4 gennaio 1965. Le sue ceneri, come da sue volontà, vengono deposte nella Chiesa si San Michele di East Coker, il villaggio dal quale gli antenati di Eliot emigrarono in America: una piccola targa lo commemora. A due anni dalla scomparsa una grande pietra è stata posta alla sua memoria, sul pavimento del "Poets' Corner" della Abbazia di Westminster a Londra.

8. Biografia di George Gershwin

Un mediocre Ravel?
26 settembre 1898
17 agosto 1937

Chi è George Gershwin?


E' il musicista forse più rappresentativo del Novecento, l'artista che ha saputo offrire una sintesi unica ed irripetibile fra le musiche di estrazione popolare e quelle di tradizione più nobile, fondendole in una miscela di immenso fascino. Un ritratto del genere non può che fare riferimento al nome di George Gershwin, il sublime compositore celebre anche per i suoi complessi di inferiorità. Lui che utilizzava musiche plebee come il jazz o la canzone, percepita come un incolmabile gap con la tradizione europea, in una sorta di continua rincorsa all'accettazione della sua arte da parte dei "veri" compositori. Adorando Maurice Ravel con tutta l'anima si narra che un giorno andò dal Maestro per chiedere lezioni ma si sentì rispondere: "Perchè vuol diventare un mediocre Ravel, quando è un bravo Gershwin?".

Nato a New York il 26 settembre 1898 si avvia allo studio del pianoforte e segue fin da subito lezioni di svariati musicisti. Talento innato e precocissimo, gran assimilatore, scrive le prime canzoni nel 1915 mentre l'anno dopo è già la volta di uno dei suoi folgoranti capolavori "When you want'em you cant' got'em".

Intanto si fa conoscere come accompagnatore della cantante Louise Dresser.

Nel 1918 pubblica "Half past eight" e nel 1919 "La Lucille". Il successo gli arride anche in Europa con la "Rapsodia in blue", geniale sintesi di diversi stili, e nel 1934 con l'ormai storico standard "I got rythm".

Il suo arrivo a Parigi, nel marzo del 1928, per le rappresentazioni del suo "Concerto in fa", una delle sue composizioni scritte per cercare di accreditarsi presso il pubblico colto, lo vedono trionfante di gloria soprattutto dopo la presentazione del celebre poema sinfonico "An American in Paris", che strega letteralmente l'uditorio.

La fama acquisita in Europa lo porta a conoscere i compositori contemporanei più celebri come Stravinsky, Milhaud, Prokofiev, Poulenc, tutte personalità che stavano stravolgendo il linguaggio musicale, pur senza appartenere all'avanguardia in senso stretto ed estremistico (in Europa, ad esempio, già circolava da tempo la Dodecafonia e la musica atonale).

Forte della fama acquisita, riceve una scrittura nel 1930 nientemeno che da parte del Metropolitan, che gli commissiona un'opera. Dopo un lungo travaglio durato la bellezza di cinque anni vede finalmente la luce "Porgy and Bess", un altro capolavoro assoluto, il mattone fondamentale di un teatro tipicamente e genuinamente americano, finalmente svincolato dai modelli europei (malgrado il debito nei confronti di esso sia, come sempre in Gershwin, ineludibile).

Nel 1931 si trasferisce a Beverly Hills dove può seguire più agevolmente la sua produzione di colonne sonore per il cinema. Nel 1932 un soggiorno all'Avana gli ispira la splendida "Overture Cubana" dove il compositore attinge a piene mani dalla musica popolare delle Antille.

Di salute cagionevole e di spirito mite e sensibile, George Gershwin si spegne il 17 agosto 1937 a soli 39 anni a Beverly Hills.

9. Biografia di Martin Heidegger

Alla ricerca dell'Essere
26 settembre 1889
26 maggio 1976

Chi è Martin Heidegger?


L'opera di Martin Heidegger costituisce una delle testimonianze più ricche e insieme più problematiche del pensiero del Novecento. Entrato a pieno titolo tra i massimi filosofi del XX secolo, Heidegger continua ad essere un pensatore scomodo e ambivalente, di cui risulta difficile tracciare un quadro interpretativo unitario.

Nato il 26 settembre del 1889 a Messkirch, in Turingia (Germania), da una modesta famiglia di fede cattolica, sviluppa inizialmente un forte senso di appartenenza appunto alla minoranza cattolica tedesca che, con il suo desiderio di riscatto antimodernista e nazionalista, segnerà profondamente la formazione giovanile del futuro filosofo (fino al suo incontro con la fenomenologia husserliana).

Questa formazione rigidamente religiosa sfocia fra l'altro in un breve periodo di noviziato gesuita, interrotto nel 1911 da una crisi psico-fisica che segna anche il suo primo allontanamento dalla chiesa e dal pensiero teologico; la crisi spirituale di Heidegger coincide con l'inizio degli studi logico-filosofici a Friburgo, e con la lettura, appunto, dell'opera di Husserl "Idee per una fenomenologia pura". All'università partecipa comunque ai seminari di H. Rickert, laureandosi nel 1913 con una dissertazione su "La dottrina del giudizio nello psicologismo" (relatore il filosofo cattolico A. Schneider, correlatore lo stesso Rickert).

Perfezionando tali studi, nel 1918 Heidegger ottiene la libera docenza in filosofia all'università di Friburgo con una tesi su "La dottrina delle categorie

e del significato in Duns Scoto" e si trova ad essere assistente di Husserl, di cui in breve tempo diventerà una sorta di "figlio spirituale". Intanto la Germania, sconfitta dalle potenze occidentali e umiliata dalle sanzioni del trattato di Versaille, si incammina, tra crisi politiche ed economiche sempre più convulse, verso il tragico destino della dittatura hitleriana. Heidegger, ottenuto un incarico prestigioso all'università di Marburgo sulla scia di una fama accademica precoce ma già clamorosa, nel 1927 pubblica il suo "capolavoro" "Essere e tempo", il testo che ha consacrato la sua fama internazionale proiettandolo, nel giro di pochi anni, ai vertici della filosofia del Novecento. In seguito a questo felice evento, nel '28 ottiene a Friburgo la cattedra che era stata di Husserl; inizia così per Heidegger una stagione di feconda e febbrile produzione, che vede l'uscita di molte tra le sue opere decisive: "Che cos'è metafisica?" ('29), "Sull'essenza del fondamento" ('29), "Lezioni platoniche sulla verità" ('30).

Nel 1932 Hitler trionfa alle elezioni politiche e viene nominato cancelliere: si profila un lungo periodo dominato dall'ideologia nazista. Heidegger inizialmente scambia il fervore nazionalista di Hitler per una ripresa morale della Germania e dell'Occidente nel suo insieme, tanto che non esita a prendere posizione a favore del nazismo. Nominato rettore all'università di Friburgo, nel 1933 tiene un discorso di prolusione all'anno accademico divenuto uno dei testi più inquietanti del Novecento, a causa dei drammi, delle incomprensioni e dell'errore personale di Hiedegger ivi contenuto. In quel discorso, in sostanza, viene dato un giudizio positivo dell'ideologia nazionalista hitleriana, non in quanto ideologia razzista ma in quanto portatrice di energie nuove.

In quegli stessi anni, inoltre, il filosofo si era accostato all'opera del poeta Hölderlin, da cui trasse spunto per la sua successiva "svolta" filosofica. Questa impostazione non è comunque gradita alle autorità naziste, che cominciano a nutrire forti sospetti su di lui. E così, già nel '34, divergenze e sospetti porteranno alle dimissioni di Heidegger dal rettorato e alla sua progressiva emarginazione.

Tutta questa confusa e triste vicenda costerà purtroppo al filosofo un prezzo umano altissimo: egli perde infatti l'amicizia dei più prestigiosi rappresentanti della cultura tedesca, tra cui spiccano i nomi dei filosofi Karl Jaspers e Hannah Arendt. Fino allo scoppio della seconda guerra mondiale, Heidegger continua la sua attività di insegnamento e produzione, pubblicando tra l'altro "L'origine dell'opera d'arte" ('36), "Dell'evento" ('37), "Sul concetto e sull'essenza della physis in Aristotele" ('39).

Nel 1945, viene interrogato dalla commissione di epurazione voluta dai vincitori della guerra. In seguito a tale inchiesta gli verrà proibito di insegnare fino al 1949. Nel frattempo, ufficiali francesi interessati alla filosofia prendono contatto con lui per un progetto di incontro con Sartre, il quale contribuirà grandemente alla riabilitazione internazionale del collega tedesco. Il progetto fallisce, ma comunque si avvia uno scambio epistolare tra i due filosofi che condurrà Heidegger a stendere la famosa "Lettera sull'umanismo" con la quale prende decisamente le distanze dalla corrente esistenzialista ormai diffusa in tutta Europa (la quale continuerà a vedere in lui un importante rappresentante, almeno per la parte iniziale del suo pensiero).

Quella di Heidegger filosofo dell'esistenza, erede dell'esistenzialismo religioso di Kierkegaard, fu anche l'interpretazione prevalente del suo pensiero fra le due guerre ("L'essere e il nulla" di Sartre è largamente debitore di "Essere e tempo"); ma nella lettera a J. Beaufret, "Sull'umanismo" (1947), Heidegger la respinse come una mossa falsa, un fraintendimento del progetto

finale dell'opera.

I problemi più rilevanti posti dalla filosofia di Heidegger emergono comunque soprattutto nelle opere dell'ultimo periodo, il cui momento inaugurale è da ricercare proprio agli studi successivi la "Lettera sull' Umanismo", che non presentano più la forma di veri e propri testi filosofici ma prediligono la frammentarietà del breve saggio, della conferenza, del dialogo. Quest'ultima fase del pensiero di Heidegger è anche la più complessa e forse la più provocatoria. I suoi stessi allievi (è il caso di Gadamer), e gli esponenti di quella koinè ermeneutica di cui Heidegger è stato in un certo senso l'iniziatore (si pensi a Derrida o Ricoeur in Francia), prendono nettamente le distanze da quel dire "ineffabile" che "avrebbe perduto il terreno sotto i piedi", rimandando a luoghi impercorribili per il pensiero.

La sua influenza sul pensiero filosofico occidentale è oggi unanimamente riconosciuta di incalcolabile importanza, anche per ciò che riguarda la filosofia italiana (basti pensare a Vattimo). Insomma, tutta la cultura occidentale, anche quella che si oppone duramente all'"irrazionalismo" ermeneutico heideggeriano, deve fare i conti con la presenza di questa gigantesca personalità, scomparsa a Baden-Wurtemberg il 26 maggio 1976.

10. Biografia di Anna Magnani

Trionfo neorealista
7 marzo 1908
26 settembre 1973

Chi è Anna Magnani?


Antidiva per eccellenza, Anna Magnani è stata una figura chiave del neorealismo italiano, interpretando con stile inimitabile il personaggio della popolana focosa e sboccata, ma allo stesso tempo sensibile e generosa, incarnazione dei valori genuini di un'Italia minore.

I personaggi caratterizzati dal suo temperamento focoso e passionale, ma capaci anche di toccanti e imprevedibili dolcezze, le si addicevano in modo perfetto. Anna Magnani è ricordata per quella sua inarrivabile e passionale carica umana, che talvolta sfociava in sanguigne manifestazioni di rabbia o di affetto, e che la distinguevano, oltre come inarrivabile interprete, come donna forte e sensibile, anche se profondamente tormentata.

Nata il 7 marzo 1908, nonostante alcune fonti la facciano nascere ad Alessandria d'Egitto, Anna Magnani ha sempre sostenuto di esser nata a Roma, città dalla quale ha preso tutta la sua grande passionalità e la sua smisurata forza d'animo. Cresciuta dalla nonna materna in condizioni di estrema povertà, Anna Magnani comincia molto presto a cantare nei cabaret e nei night-club romani e contemporaneamente studia all'Accademia d'Arte Drammatica.

Tra il 1929 e il 1932 lavora nella compagnia teatrale diretta da Dario Niccodemi e nel 1934 passa alla rivista.

Diviene ben presto uno dei nomi più richiesti del teatro leggero italiano. Lavora con Vittorio De Sica e con Totò, con il quale recita in numerose riviste, come "Quando meno te l'aspetti" (1940) e "Volumineide" (1942), entrambi di Michele Galdieri. In cinema si rivela nel film "Teresa Venerdì" (1941), di Vittorio De Sica, dove interpreta una bizzarra canzonettista. In seguito interpreterà alcune commedie leggere ("Campo de' Fiori", 1943; "L'ultima carrozzella", 1944; "Quartetto pazzo", 1945), fino a quando arriva la sua completa rivelazione nel film neorealista "Roma città aperta" (1945) di Roberto Rossellini, con il quale avrà una burrascosa ma intensa relazione amorosa.

In quest'ultimo film Anna Magnani si rivela interprete dotata di una notevole quanto sofferta sensibilità, nella parte di Pina, popolana romana che viene uccisa mentre tenta di raggiungere il camion sul quale il suo uomo sta per essere deportato dai nazisti. Accanto ad uno straordinario Aldo Fabrizi, la Magnani rappresenta la redenzione di un popolo, attraverso le sue grandi qualità umane e morali, tanto che la sua interpretazione le farà meritare il primo dei suoi cinque Nastri d'argento.

Nel trionfo neorealistico è d'obbligo tratteggiare per lei la figura della popolana sfacciata, volitiva, sempre sicura e persino violenta nella difesa dei giusti valori, attraverso la sua bonaria veemenza. L'apoteosi di questa caratterizzazione è "L'onorevole Angelina" (1947) di Luigi Zampa, nel quale interpreta una donna di borgata "chiamata" a far politica, per rappresentare gli interessi della povera gente come lei.

Nel 1948 Rossellini la chiama per interpretare l'episodio La voce umana (tratto dall'atto unico di Jean Cocteau) del film "L'amore" (1948), nel quale l'attrice si cimenta in un appassionato ed angoscioso soliloquio, un grande pezzo di bravura interpretativa, la telefonata di una donna abbandonata dall'amante.

Nel 1951 un altro grande ruolo: quello della donna frustrata che trasmette le sue illusioni ed i suoi sogni infranti nell'impossibile carriera cinematografica della figlia, a costo anche di mettere in crisi il suo matrimonio, nell'amaro "Bellissima" (1951) di Luchino Visconti. Anche questo film le vale un meritatissimo Nastro d'argento.

Il 1955 è l'anno in cui Anna Magnani vince addirittura il premio Oscar per la sua interpretazione nel film di Daniel Mann, "La rosa tatuata" (The Rose Tatoo, 1955), con Burt Lancaster, tratto dal romanzo di Tennessee Williams. In seguito sarà interprete di pellicole di media-alta qualità, come "Suor Letizia" (1956), "Nella città dell'inferno" (1958) e "Risate di gioia" (1960), il primo e unico film che la vede accanto al suo vecchio compagno di palcoscenico Totò.

Nel 1962 la Magnani prende parte al film "Mamma Roma" di Pier Paolo Pasolini, un film poco riuscito, che la costringe entro i termini di una trasognata e brechtiana rappresentazione da guitto esasperato. Gli anni '60 non le offrono quindi molto a livello cinematografico, così Anna Magnani si rituffa nel teatro, interpretando "La lupa" di Verga, diretta da Franco Zeffirelli, e "Medea" di Anhouil, diretta da Giancarlo Menotti, che la vedono trionfare su tutti i più grandi palcoscenici d'Europa.

Ma ecco che negli ultimi anni Anna Magnani vive un'altra stupenda esperienza artistica, quella della televisione. Tra il 1971 e il 1973 interpreta quattro stupendi film-tv scritti e diretti da Alfredo Riannetti, quali "La sciantosa", "1943: un incontro", "L'automobile" e "...correva l'anno di grazia 1870".

La sua ultima, breve, apparizione sugli schermi è stata nel film "Roma" (1972) di Federico Fellini, nella parte di se stessa.

L'attrice romana aveva avuto un figlio dall'attore Massimo Serato. Il ragazzo era stato colpito dalla poliomielite, e la madre aveva dedicato il resto della sua vita ad occuparsi di lui. La grande Anna Magnani muore di cancro a Roma il 26 settembre 1973, all'età di sessantacinque anni, assistita fino all'ultimo dall'adorato figlio Luca.

11. Biografia di Matteo Marzotto

Top manager corteggiato
26 settembre 1966

Chi è Matteo Marzotto?


Matteo Marzotto nasce a Roma il giorno 26 settembre 1966. Importante imprenditore della scena italiana, manager di livello internazionale, è salito agli onori delle cronache, non solo rosa, per essere stato il fidanzato ufficiale della famosissima top model Naomi Campbell, con cui ha avuto un'intesa e travagliata relazione sentimentale. Fino al 2008 ha ricoperto la carica di presidente della prestigiosa casa di moda Valentino S.p.A.

Molto si può dire di e su Matteo Marzotto, ma non che provenga da umili origini, come si suole dire per quelle personalità divenute illustri nonostante una provenienza sociale e culturale non proprio d'elite. Il futuro rampollo della casa stilistica Valentino, nasce in seno ad una famiglia altolocata, facente a capo a Umberto Francesco Marzotto e a Marta Vacondio. Suo padre, pertanto, è un conte, oltre che proprietario di una filiera di moda assai rinomata a livello italiano. Sua madre è meglio nota come Marta Marzotto, la donna che divenne la musa del celebre artista Renato Guttuso, con cui ha intrattenuto una relazione amorosa lunga e appassionata. È inoltre un volto noto della Tv nazionale.

L'infanzia e la giovinezza di Matteo Marzotto trascorrono soprattutto nella tranquilla provincia di Valdagno, il paese dei nonni paterni, che raggiunge appena gli è possibile. A questo posto, pertanto, si legano anche le sue esperienze nel campo della professione, le primissime compiute all'interno del settore da lui abbracciato.

La sua brillante carriera comincia verso la metà degli anni '80. L'allora ventenne e ultimo arrivato nella famiglia Marzotto-Vacondio, ci mette poco a capire in quale direzione deve impiegare la propria intelligenza. L'ambito della moda, grazie anche alle conoscenze dei genitori e alla loro esperienza nel settore, si rivela subito ideale per il suo talento.

Inizia a lavorare nelle aziende collegate agli interessi di famiglia, cercando di apprendere ogni segreto della produzione, maturando esperienze lungo tutta la filiera del tessile e dell'abbigliamento in genere. L'apprendistato è lungo e gli permette di specializzarsi in quasi ogni dettaglio del settore, per oltre quindici anni di intenso lavoro.

Verso la fine degli anni '90, il giovane Marzotto sembra essere pronto per posti da dirigente e nel 2003 entra nella casa di moda di Valentino, ricoprendo in breve tempo la carica di Direttore Generale. Entro il 2008 è già presidente del marchio italiano più famoso al mondo.

In questi anni l'imprenditore viene spesso fotografato in compagnia di modelle mozzafiato. La storia più importante e più fotografata che ha, è con Naomi Campbell, la "venere nera" conosciuta in tutto il mondo. Dopo una serie di accuse reciproche, le quali spesso hanno riguardato i comportamenti sopra le righe della modella statunitense, la relazione finisce.

Durante questo periodo, in occasione di un'intervista rilasciata al noto programma di intrattenimento condotto da Victoria Cabello, "Victor Vittoria", Matteo Marzotto racconta alcune delle vicissitudini vissute durante la travagliata relazione con "la pantera nera", stando all'ultimo dei soprannomi che la riguardano. A dire del figlio di Marta Marzotto, la Campbell, non nuova a simili comportamenti aggressivi, avrebbe usato violenza anche contro di lui. Inoltre, si sarebbe rivelata una persona capricciosa, capace di chiedere ed ottenere denaro per cose effimere, come oggetti costosi e che, a sentire Marzotto, non aveva mai intenzione di pagare di tasca propria.

Nel luglio del 2008 inoltre, il manager italiano diventa anche presidente della Enit, l'Agenzia Nazionale del Turismo. Nella conferenza stampa, che viene tenuta direttamente a Palazzo Chigi, pone l'accento sugli obiettivi da realizzare durante il suo mandato, puntando soprattutto sull'ambito internazionale. A settembre dello stesso anno, viene nominato anche Presidente di Mittelmoda.

Ma è l'anno dopo, il 2009, che si rivela di grande importanza per Matteo Marzotto. Lasciata la presidenza della casa di moda Valentino, Matteo Marzotto si lancia in una nuova avventura. A gennaio, ritorna nel mondo che ama, quello della moda, e lo fa in grande stile. Insieme con l'amico Gianni Castiglioni, amministratore delegato di Marni, con il fratello Vittorio Emanuele Marzotto e con il cugino Andrea Donà delle Rose, l'imprenditore opera l'acquisizione del 100% della famosa Maison Madeleine Vionnet, assumendone la dirigenza a pieno titolo. Il team che mette in piedi è tutto italiano, al timone della direzione creativa viene scelto Rudy Paglialunga, "l'uomo stile" che ha lavorato sia per Romeo Gigli che per Prada.

Il 20 novembre del 2009 inoltre, esce il suo primo libro, il quale si intitola "Volare alto". A pubblicarlo è la casa editrice Mondadori. Marzotto si pone a modello di successo nel testo, senza rinunciare ad una certa umiltà e non lesinando consigli d'ogni sorta, rivolgendosi alla generazione dei trentenni e dei quarantenni. Il libro non è una semplice autobiografia, in cui vengono raccontati anche i retroscena dell'alta moda, ma anche e soprattutto un manuale pregno di impegno etico, di disciplina, orientato ad illustrare il modo migliore per raggiungere il successo senza perdere di vista le regole del rispetto e della convivenza.

Matteo Marzotto è anche tra i fondatori della Fondazione per la Ricerca sulla Fibrosi Cistica, la malattia che gli ha portato via la sorella Annalisa nel lontano 1989. Attualmente, ricopre la carica di vicepresidente dell'ente, impegnato dal 1997 in iniziative volte a finanziare la ricerca medica.

12. Biografia di Winsor McCay

Dimensioni oniriche a strisce
26 settembre 1871
26 luglio 1934

Chi è Winsor McCay?


Oltre che prolifico illustratore e fumettista, Winsor McCay è stato un pioniere del cinema d'animazione. Fra le sue serie più famose si sono "Little Sammy Sneeze" (pubblicato dal 1904 al 1906) e "Dream of the Rarebit Fiend" (pubblicata dal 1904 al 1914). Ma la serie per cui è largamente ricordato è quella creata nel 1905 che ha titolo "Little Nemo in Slumberland", una delle più importanti nella storia del fumetto.

Figlio di Robert McKay (cognome poi cambiato in McCay) e Janet Murray McKay, non si conoscono con certezza il luogo e la data di nascita di Winsor: egli in vita ha affermato di essere nato a Spring Lake, nello stato del Michigan, nel 1871, tuttavia la sua lapide riporta come anno il 1869.

Nel 1886 i suoi genitori decidono di mandare il figlio a studiare presso la Cleary School of Penmanship di Ypsilanti per farlo diventare un uomo d'affari. Qui riceve la sua unica istruzione artistica formale da John Goodison del Michigan State Normal College. Goodison è un ex pittore di vetrate e gli insegna la rigorosa applicazione dei fondamenti della prospettiva; McCay farà largo uso di questa tecnica durante la sua carriera di fumettista. L'influenza del maestro sarà fondamentale anche per l'utilizzo del colore.

Nel 1889 McCay si trasferisce a Chicago con l'intenzione di studiare alla School of the Art Institute of Chicago ma, a causa di mancanza di soldi, è costretto a cercare lavoro. Trova un posto presso la National Printing and Engraving Company, producendo xilografie per manifesti circensi e teatrali. Due anni dopo si trasferisce a Cincinnati dove lavora come artista per il Kohl and Middleton's Vine Street Dime Museum. Qui sposa Maude Leonore Dufour.

Nel 1906 l'artista inizia ad esibirsi nei cosiddetti chalk talk, spettacoli di vaudeville molto popolari tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento in cui un attore intratteneva il pubblico con un monologo, su argomenti diversi, mentre disegnava caricature o disegni umoristici su una lavagna con un gesso. Nel suo sketch "The Seven Ages of Man", ad esempio, McCay disegnava due volti per poi invecchiarli progressivamente.

La prima importante serie a fumetti di McCay è "Tales of the Jungle Imps by Felix Fiddle", pubblicata in 43 puntate dal gennaio al novembre del 1903, sul The Cincinnati Enquirer. La striscia era basata sulle poesie di George Randolph Chester, all'epoca giornalista e redattore dell'Enquirer. I racconti avevano come protagonisti animali della giungla e descrivevano i modi in cui essi si erano adattati ad un mondo ostile.

Le strisce "Little Nemo in Slumberland" e "Dream of the Rarebit Fiend" sono entrambe ambientate nei sogni dei loro personaggi e caratterizzate da un contesto fantasy che richiama l'atmosfera e le sensazioni della dimensione onirica. I fumetti di McCay non furono mai popolarissimi ma ebbero sempre un forte seguito grazie anche al suo stile grafico molto espressivo.

Va considerato come le pagine dei giornali dell'epoca fossero ben più grandi delle attuali: l'autore ne aveva solitamente a disposizione mezza per illustrare il suo lavoro. Per quanto riguarda l'arte fantasy nel fumetto il solo rivale di McCay era Lyonel Feininger, il quale intraprese una carriera da pittore dopo aver abbandonato il mondo dei comics.

Alcune sue stesse parole esprimono bene il suo carattere ma soprattutto la passione e la vocazione del suo mestiere:

"Il fattore principale nel mio successo è stato un desiderio assoluto di attingere continuamente. Non ho mai deciso di essere un artista. Semplicemente non ho mai potuto trattenermi dal disegnare. Ho disegnato per il mio stesso piacere. Non ho mai voluto sapere se a qualcuno i miei disegni piacevano. Non ho mai tenuto per me uno dei miei stessi disegni. Ho disegnato sulle pareti, sulla lavagna di scuola, su ogni tipo di pezzo di carta, persino sulle pareti dei fienili. Oggi per il disegno nutro ancora la stessa passione di quando ero un bambino - che fu molto tempo fa - ma, per quanto sorprendente possa sembrare, non ho mai pensato al denaro che avrei ricevuto per i miei disegni. Ho sempre, semplicemente, disegnato."

Come artista ha anche realizzato importanti filmati di animazione, in cui ogni singolo fotogramma veniva disegnato a mano dallo stesso Winsor McCay o, occasionalmente, dai suoi collaboratori. Tra i suoi lavori di animazione va ricordato "L'affondamento del Lusitania" (The Sinking of the Lusitania): si tratta di un racconto realistico ed allo stesso tempo ricco di suggestioni di un episodio che ha contribuito all'ingresso degli Stati Uniti nella prima guerra mondiale.

Negli ultimi anni della sua vita si è dedicato soprattutto ad illustrare, con la sua tecnica accuratissima e il suo talento visivo, gli editoriali dei giornali del gruppo Hearst.

Winsor McCay muore il 26 luglio 1934 a New York a causa di un'embolia cerebrale.

Per celebrare l'uscita della prima striscia di "Little Nemo in Slumberland", nella giornata del 15 ottobre 2012 - a 107 anni di distanza - Google ha dedicato a McCay e alla sua opera uno straordinario Doodle animato.

13. Biografia di August Ferdinand Mobius

Superficialmente affascinante
17 novembre 1790
26 settembre 1868

Chi è August Ferdinand Mobius?


Figlio unico di Johann Heinrich Mobius, insegnante di danza, August Ferdinand Mobius nasce a Schulpforta (Sassonia, Germania) il 17 novembre 1790. Il futuro matematico ha solo tre anni quando il padre muore. La madre è una discendente di Martin Lutero. August Ferdinand viene educato in casa fino all'età di tredici anni e dimostra già a questa età grande interesse e un precoce talento per la matematica.

Nel 1803 frequenta il college della città natale. Nel 1809 consegue il diploma e si iscrive all'universita di Lipsia. Seguendo i consigli e il volere della madre intraprende gli studi in Legge. Presto si accorge che la sua strada è un'altra, così cambia e si iscrive ai corsi di matematica, fisica e astronomia.

L'insegnante di astronomia Karl Mollweide, noto per i suoi studi e le sue scoperte in campo matematico sulle relazioni trigonometriche, sarà quello che maggiormente influenzerà Mobius durante la sua carriera universitaria.

Entrato in contatto con il mondo accademico, Ferdinand Mobius inizia la pubblicazione di una serie di volumi. Sebbene i suoi studi più famosi e conosciuti abbraccino il campo della matematica, i suoi primi scritti trattano di astronomia. Pubblica "De Computandis Occultationibus Fixarum per Planetas", sulle interazioni dei pianeti, nel 1815. Nello stesso anno Mobius inizia la carriera di professore a Lipsia. Successivamente scrive una relazione dei suoi studi relativamente ai principi base dell'astronomia (1836) e ai meccanismi celesti (1843). Dal 1844 Mobius assume la carica di Direttore della specola dell'università di Lipsia.

Le pubblicazioni in campo matematico di Mobius, sebbene non fossero sempre originali, ebbero la grande fortuna di essere spiegate in modo semplice, con una chiara presentazione di facile comprensione.

Molti dei lavori di Mobius vengono pubblicati sul giornale "Crelle", il primo giornale dedicato esclusivamente a pubblicazioni matematiche. Il lavoro di Mobius del 1827 sulla geometria analitica divenne ben presto un classico, includendo molti dei suoi risultati sulla geometria proiettiva e affine. In questo scritto egli introduce una configurazione oggi chiamata "Rete di Mobius", e che giocò un ruolo molto importante per lo sviluppo successivo della geometria proiettiva.

Il nome di Mobius è fortemente legato agli studi sulla tipologia e al rapporto tra funzioni e superfici che egli introdusse nel 1831, così come la formula di "inversione". Nel campo dello studio sulla topologia egli può essere considerato un vero e proprio pioniere. In un memoriale, ritrovato solo dopo la sua morte, Mobius discute e tratta le proprietà delle "mono-superfici", incluso il famoso "nastro di Mobius" che egli scoprì nel 1858. Quest'ultima scoperta incrementò fortemente il suo interesse per le teorie geometriche del poliedri. A onor del vero, quello che oggi è da tutti conosciuto come il "nastro di Mobius", non fu scoperto dallo stesso Mobius, ma fu descritto per la prima volta da Listing.

Le superfici unilatere sono superfici ad un sola faccia, e tale è il cosiddetto nastro o anello di Mobius, su cui si può disegnare una linea continua dall'una e dall'altra parte, senza mai staccare la matita dalla carta: questa superficie ha anche un solo contorno.

Per questa proprietà il nastro di Mobius è stato assunto come simbolo dell'infinito.

Si tratta di una sorta di nuova superficie dello spazio tridimensionale, ottenuta mediante una striscia rettangolare di cui si fanno coincidere due lati opposti dopo una torsione di mezzo giro. Sono linee senza fine, curve continue negli spazi infiniti, che da sempre affascinano l'occhio suscitando meraviglia: si può percorrere tutta la superficie lungo l'asse più lungo, tornando al punto di partenza e senza aver mai attraversato alcun bordo; il nastro ha una sola faccia, non c'è esterno e non c'è interno.

14. Biografia di Alberto Moravia

Proliferazione della letteratura italiana
28 novembre 1907
26 settembre 1990

Chi è Alberto Moravia?


Alberto Pincherle nasce a Roma il 28 novembre 1907, in Via Sgambati, nei pressi di via Pinciana. Il cognome Moravia con il quale sarà conosciuto è il cognome della nonna paterna. Il padre, Carlo Pincherle Moravia, architetto e pittore, era nato a Venezia da una famiglia d'origine ebraica di Conegliano Veneto. La madre, Teresa Iginia De Marsanich, detta Gina, era nata ad Ancona da una famiglia anticamente immigrata dalla Dalmazia.

Nel 1916 si ammala di una tubercolosi ossea che lo costringerà, con un alternarsi di miglioramenti e ricadute, a frequentare in modo irregolare la scuola. Dal 1921 al 1923 Moravia è costretto dalla malattia a trascorrere la degenza a casa, a Roma. Compone dei versi in francese e in italiano. Dal 1924 al 1925 è ricoverato al sanatorio Codivilla di Cortina d'Ampezzo. Si trasferisce poi per la convalescenza a Bressanone. Inizia la stesura de "Gli indifferenti", romanzo sul quale lavorerà per tre anni.

Nel 1927 pubblica il suo primo racconto "Lassitude de courtisane" in una traduzione francese sulla rivista bilingue "900" di Bontempelli, poi ritradotta in italiano col titolo "Cortigiana stanca".

Due anni più tardi esce presso la casa editrice Alpes di Milano, e a sue spese, "Gli indifferenti".

Seguono poi "Inverno di malato" (1930) su "Pegaso", rivista diretta da Ugo Ojetti. Collabora a "Interplanetario" di Libero De Libero; vi pubblica alcuni racconti, tra cui "Villa Mercedes" e "Cinque sogni". Nel 1933 collabora alla rivista "Oggi", fondata da Mario Pannunzio e, poi, alla "Gazzetta del Popolo". Pubblica una raccolta di racconti già editi su riviste dal titolo "La bella vita", presso Carabba, e "Le ambizioni sbagliate" presso Mondadori. Anche a causa dell'ostracismo da parte del Ministero della Cultura Popolare fascista, le opere non riscuotono il successo della critica. Intanto Moravia inizia una collaborazione con il mensile "Caratteri", fondato da Pannunzio e Delfini.

Dopo un soggiorno di due anni a Londra, un viaggio negli Stati Uniti e uno in Messico, Alberto Moravia torna in Italia e scrive i racconti de "L'imbroglio", prima rifiutato da Mondador, poi pubblicato da Bompiani (1937), che resterà il suo editore per gli anni a venire. Nel 1937 viaggia in Cina in qualità di inviato; scrive numerosi articoli per la "Gazzetta del Popolo". Di ritorno a Roma inizia a lavorare a delle sceneggiature cinematografiche; collabora a "Omnibus" diretto da Leo Longanesi. Nel giugno 1937 vengono assassinati in Francia Nello e Carlo Rosselli, suoi cugini da parte di padre.

Nei primi anni '40 di ritorno da un viaggio in Grecia si trasferisce ad Anacapri e vive con Elsa Morante (conosciuta nel 1936 a Roma). "L'imbroglio" e "Le ambizioni sbagliate" vengono inclusi nella lista dei libri di autori ebrei dalla "Commissione per la bonifica libraria" del Ministero della Cultura Popolare. Collabora a "Prospettive" diretta da Curzio Malaparte. Nel 1940 pubblica "I sogni del pigro", nel 1941 "La mascherata", che viene sequestrato. Gli viene impedito di scrivere sui giornali col suo nome; pubblica allora diversi articoli utilizzando vari pseudonimi: Pseudo, Tobia Merlo, Lorenzo Diodati e Giovanni Trasone. Nell'aprile del 1941 sposa in chiesa Elsa Morante.

Autore non gradito dal regime fascista, Moravia è costretto a lavorare, per il proprio sostentamento, a numerose sceneggiature cinematografiche, senza poterle firmare a causa delle leggi razziali.

Negli anni della guerra escono le raccolte di racconti "L'amante infelice" (1943), bloccato dalle autorità, e "L'epidemia" (1944), per Bompiani, e il breve romanzo "Agostino" (1944), per le edizioni Documento in una tiratura limitata ed illustrata da due disegni di Guttuso. Nel periodo seguente la caduta del regime fascista, collabora brevemente al "Popolo di Roma" di Corrado Alvaro. Dopo l'8 settembre 1943, quando viene a sapere che il suo nome è sulla lista stilata dai nazisti delle persone da arrestare, Alberto Moravia fugge da Roma con Elsa Morante. La coppia trova rifugio a Sant'Agata di Fondi (Vallecorsa) sulle montagne, nascosti nel casolare di Davide Marrocco. L'avanzata dell'esercito alleato li libera; si recano quindi a Napoli per poi tornare a Roma. Nel 1944 esce a Roma per le edizioni Documento "La Speranza, ovvero Cristianesimo e Comunismo".

Tra il 1945 e il 1951, per guadagnarsi da vivere, Moravia scrive articoli, collabora a riviste e programmi radiofonici e continua a lavorare per il cinema come sceneggiatore. Escono: "Due cortigiane" (1945), con illustrazioni di Maccari, "La romana" (1947), "La disubbidienza" (1948), "L'amore coniugale e altri racconti" (1949), "Il conformista" (1951). Realizza e dirige il brevissimo film (6 minuti) "Colpa del sole". Collabora a giornali e riviste (tra cui "Il Mondo", "Il Corriere della Sera", "L'Europeo"). Viene tradotto in numerose lingue. Le sue opere letterarie sono adattate per il cinema da numerosi registi.

Nel 1953 fonda a Roma con Carocci la rivista "Nuovi Argomenti", sulla quale pubblica l'anno seguente il saggio "L'uomo come fine" (scritto nel 1946). Nel 1954 escono "Racconti romani" (Premio Marzotto) e "Il disprezzo". Nel 1955 pubblica su "Botteghe Oscure" la tragedia Beatrice Cenci. Nello stesso anno conosce Pier Paolo Pasolini e inizia a collaborare come critico cinematografico a "L'Espresso".

Pubblica "La ciociara" (1957), "Un mese in URSS" (1958), "Nuovi racconti romani" (1959), "La noia" (1960, Premio Viareggio). Alberto Moravia intraprende numerosi viaggi tra cui Egitto, Giappone, Stati Uniti, Iran e Brasile. Nel 1961 viaggia in India insieme a Pier Paolo Pasolini ed Elsa Morante: dall'esperienza nascerà "Un'idea dell'India" (1962).

Nel 1962 Moravia si separa definitivamente da Elsa Morante e va a vivere con Dacia Maraini, conosciuta nel 1959. Insieme, e insieme all'amico Pasolini, viaggiano in Africa (Ghana, Togo, Nigeria, Sudan).

Pubblica poi la raccolta di racconti "L'automa" (1962), la raccolta di saggi "L'uomo come fine" (1963) e "L'attenzione" (1965). Con Enzo Siciliano e Dacia Maraini dà vita alla Compagnia del Porcospino nel teatro di via Belsiana a Roma (1966-68). Per il teatro scrive "Il mondo è quello che è" (1966), "Il dio Kurt" (1968), "La vita è gioco" (1969).

Viaggia in Messico, Giappone, Corea e Cina. Nel 1967 è presidente della XXVIII Mostra del Cinema di Venezia. Nel 1968 Moravia viene pubblicamente contestato dagli studenti, con i quali accetta di dialogare. Pubblica "Una cosa è una cosa" (1967), "La rivoluzione culturale in Cina" (1967), "Il paradiso" (1970), "Io e lui" (1971), "A quale tribù appartieni?" (1972), "Un'altra vita" (1973).

Nel 1975 muore assassinato Pier Paolo Pasolini. Nel periodo che segue subisce minacce da parte di estremisti di destra; per alcuni mesi viene protetto da una scorta (1978).

Escono "Boh" (1976), "La vita interiore" (1978), che gli varrà un'accusa di oscenità nel 1979, "Impegno controvoglia" (1980, raccolta di saggi scritti tra il 1943 e il 1978 a cura di R. Paris), "Lettere dal Sahara" (1981), "1934" (1982, Premio Mondello 1983), "Storie della Preistoria" (1982), "La cosa e altri racconti" (1983), dedicato a Carmen Llera, che Moravia sposerà nel gennaio 1986.

È membro della Commissione di selezione alla Mostra del Cinema di Venezia (1979-1983) e inviato speciale del "Corriere della Sera" (1975-1981). Per "L'Espresso" cura un'inchiesta sulla bomba atomica (Giappone, Germania, URSS).

Nel 1984 Alberto Moravia si presenta per le elezioni europee come indipendente nelle liste del Pci, e diventa deputato al Parlamento Europeo (1984-1989). Nel 1985 vince il premio Personalità Europea.

In questo periodo escono "L'uomo che guarda" (1985), "L'angelo dell'informazione e altri scritti teatrali" (1986), "L'inverno nucleare" (1986, a cura di R. Paris), "Passeggiate africane" (1987), "Il viaggio a Roma" (1988), "La villa del venerdì" (1990). Escono nel frattempo il primo volume antologico "Opere 1927-1947" (1986), a cura di G. Pampaloni, ed il secondo "Opere 1948-1968" (1989) a cura di E. Siciliano.

Il 26 settembre 1990 Alberto Moravia muore nella sua casa di Roma.

Escono postumi: "Vita di Moravia" (1990) scritto a quattro mani con Alain Elkann, "La donna leopardo" (1991), "Diario Europeo" (1993), "Romildo ovvero racconti inediti o perduti" (1993), le raccolte "Viaggi - Articoli 1930-1990" (1994), "Racconti dispersi 1928-1951" (2000).

A dieci anni dalla scomparsa viene pubblicato per i Classici Bompiani il primo volume della nuova edizione delle Opere complete diretta da Siciliano "Opere/1". "Romanzi e racconti 1927-1940" (2000), a cura di Francesca Serra e Simone Casini a cui seguirà "Opere/2". "Romanzi e racconti 1941-1949" (2002), a cura di Simone Casini.

15. Biografia di Paul Newman

Classe da vendere
26 gennaio 1925
26 settembre 2008

Chi è Paul Newman?


Nato il 26 gennaio 1925 a Shaker Heights, Ohio, Paul Newman si laurea in Scienze al Kenyon College e negli anni '40 entra a far parte di una compagnia teatrale. Qui incontra Jakie Witte che diverrà sua moglie nel 1949. Dal matrimonio nascono tre figli, il più piccolo, Scott, morirà tragicamente per overdose nel 1978.

Negli anni '50 si iscrive alla scuola di recitazione "Actor's Studio" di New York e debutta sul palcoscenico di Broadway con lo spettacolo "Picnic" di William Inge. Dopo avere incantato intere platee decide che la nuova strada da intraprendere è quella del cinema: nel 1954 si incammina per Hollywood debuttando nel film "Il calice d'argento".

In quel periodo il cinema americano è ricco di attori belli, dannati e osannati da pubblico e critica - un esempio su tutti è Marlon Brando con il suo "Fronte del porto" - e per Newman non sembra facile affermarsi ed entrare a far parte dello star system. Ma il fato è in agguato e il giovane James Dean muore tragicamente. Al suo posto, per interpretare il ruolo del pugile italo-americano Rocky Graziano, viene chiamato Paul Newman.

Nel 1956 esce quindi nelle sale "Lassù qualcuno mi ama" ed arriva il successo di pubblico e critica. In breve tempo, con il suo sguardo languido dai profondi occhi blu e con la sua attitudine viene riconosciuto come uno dei sex symbol del cinema americano.

Nel 1958, dopo il divorzio dalla Witte, sposa l'attrice Joanne Woodward conosciuta sul set del film "La lunga estate calda" e con la quale è ancora oggi felicemente sposato. Dalla loro unione nascono tre figlie.

Nel 1961 compie il grande passo e decide di cimentarsi dietro la macchina da presa con il cortometraggio "On the harmfulness of tabacco"; il suo primo film da regista è "La prima volta di Jennifer" con il quale Newman dirige la moglie.

La sua carriera di regista prosegue con i film "Sfida senza paura" (1971), "Gli effetti dei raggi gamma sui fiori di Matilde" (1972), "Lo zoo di vetro" (1987).

Nel 1986 finalmente l'Addemy si accorge di lui e arriva l'Oscar per la sua interpretazione nel film "Il colore dei soldi" di Martin Scorsese, al fianco di un giovane Tom Cruise.

Durante gli anni '70 una sua grande passione sono le corse automobilistiche e nel 1979 prende parte alla 24 ore di Le Mans arrivando secondo al volante della sua Porsche. Negli anni '90 nasce la Newman's own, un'azienda alimentare specializzata in produzioni biologiche, i cui ricavati vengono devoluti in beneficenza.

Nel 1993 riceve il premio "Jean hersholt Humanitaria" dall'Accademy per le sue iniziative benefiche. In ricordo del figlio Scott, Newman dirige "Harry & son" nel 1984, storia di padre e figlio allontanati da mille incomprensioni.

La classe di Paul Newman la si ritrova in numerosissime pellicole, da quei capovalori che sono "La gatta sul tetto che scotta" (1958, con Elizabeth Taylor) e "La stangata" (1973, con Robert Redford) fino agli ultimi film ("Le parole che non ti ho detto" - 1998, con Kevin Costner, "Era mio padre" - 2003, con Tom Hanks) dove sebbene anziano la sua presenza fa ancora la differenza.

Alla fine del mese di luglio del 2008 gli viene diagnosticato un cancro ai polmoni. Trascorre gli ultimi mesi della sua vita con la famiglia: il 26 settembre 2008 muore nella sua casa di Westport, nello stato del Connecticut.

16. Biografia di Olivia Newton-John

Musica, grande schermo e grandi successi
26 settembre 1948

Chi è Olivia Newton-John?


Olivia Newton-John nasce a Cambridge (Inghilterra), il 26 settembre 1948, da Brin Newton-John e da Irene Born. La madre è la figlia del fisico, professor Max Born, vincitore del premio Nobel proprio per la fisica. Da bambina, all'età di circa quattro anni, si sposta con la famiglia nella città di Melbourne, in Australia. Evidentemente con doti spiccate di canto, appena quindicenne entra a far parte di un gruppo formato da sole ragazze, le "Soul Four", quest'esperienza positiva le fa tentare un'audizione per uno Show televisivo, "Sing Sing Sing", che la dichiara vincitrice di un viaggio a Londra.

Olivia inizia così una strada proiettata verso la musica, infatti partecipa frequentemente a vari programmi televisivi. La sua prima registrazione importante risale all'anno 1966, quando per la Decca Records incide "Till You Say You'll Be Mine", una versione di Jackie De Shannon. Prosegue poi con una cover di Bob Dylan, "If not for you". Impegnato in questo progetto c'è anche il signor John Farrar, co-produttore con il quale ella collaborerà per tutta la carriera.

Con l'album "Let me be there", viene consacrata come promessa musicale nelle voci femminili dall'Accademy of Country Music e dai Grammy Awards come la migliore cantante. La sua carriera musicale è ormai sempre più intensa, la canzone "Physical" è al top delle classifiche per dieci settimane consecutive, e il Billboard Magazine la colloca al sesto posto delle hit più famose di ogni tempo.

Nel 1978, prende parte al film "Grease", duettando brillantemente con John Travolta. Il ruolo di Sandy è sicuramente quello per cui Olivia Newton-John è maggiormente conosciuta in Italia. Il film riscuote molto successo, diventando uno dei lungometraggi musicali più importanti del genere; la storia viene replicata ancora oggi in vari teatri. Le tracce più famose della colonna sonora di Grease sono "Summer Nigths", "You are the one that I want" e "Hopelessly devoted to you".

Quindi, Olivia Newton-John dimostra ottime qualità come cantante ma anche come attrice. I film successivi a cui partecipa sono: "Tomorrow", "Xanadu", "It's my Party", "Two of a kind", "Sordid lives", "Score: a hockey musical" e "A few best men".

In "Xanadu" compare accanto a Gene Kelly, la colonna sonora diviene disco d'oro; famosissimi sono i brani "Rest your love on me" e "I can't help it". Proprio sul set di questo film, Olivia Newton-John fa la conoscenza del ballerino Matt Lattanzi, che divernta presto suo marito. A dicembre del 1984, infatti, i due convolano a nozze. Due anni dopo, quando la cantante-attrice torna sul palcoscenico a presentare il suo nuovo singolo "Soul Kiss", è già in attesa della figlia Chloe.

Si dedica persino ad una linea di abbigliamento, dal nome "Koala Blue" e non tralascia il suo amore per l'Australia quando incide "It's always Australia for me", presente all'interno del suo album "The Rumour".

Persona singolare e completa, diviene ambasciatrice di grandi cause, impegnata sul fronte comunitario di importanti Associazioni, quali CHEC ovvero "Children's Health Environmental Coalition", l'Unicef per cui partecipa allo spettacolo Music for Unicef insieme a Donna Summer, Andy Gibb , gli Abba ed i Bee Gees. L'associazione CHEC viene fondata in seguito alla morte prematura di un amichetto della figlia per un cancro infantile, nel 1991. Incide persino un album di canzoni per bimbi, "Warm and Tender", in cui compare anche qualche ninna nanna.

Purtroppo nel 1992, annuncia di essere affetta da un cancro al seno, contro il quale lotta con tutte le sue forze, uscendone vittoriosa. A questo proposito, con l'album "Gaia, one woman journey" parla alle donne del mondo della sua battaglia personale e della sfida alla malattia. Fonda la ONJCWC ovvero la "Olivia Newton-John Cancer and Wellness Center" a Melbourne, per la cura del male, il trattamento e la ricerca.

Viene invitata in Italia da Papa Giovanni Paolo II per cantare alla Celebrazione dell'anno del Giubileo ed a Sidney, per la Cerimonia d'apertura dei Giochi Olimpici. I premi che Olivia Newton-John vince anno per anno ed i riconoscimenti sono molteplici. Inaugura anche una Spa in Australia, posto ideale per rilassarsi, che ospita personalità di fama internazionale come Bono, Robert Redford e Robert De Niro e viene menzionato anche nei più importanti cataloghi di Trip Advisor.

Dopo il divorzio dal primo marito, sposa John Amazon Easterling, con il quale fonda la "Amazon Herb Company". Insieme lottano per il mantenimento della foresta tropicale. Inoltre si occupano di preservare lo stato delle popolazioni indigene attraverso la "Aceer Organisation".

In Italia nel 2011 è ospite tv del programma "Ti lascio una canzone" condotto da Antonella Clerici. Nel 2010 appare anche in alcuni episodi di "Glee", con una nuova versione di "Physical" cantata con Jane Lynch. Le mancava solo di scrivere un libro, e nel 2011 per la Murdoch Books, pubblica "LivWise: Easy Recipes For A Healthy, Happy Life" nel quale Olivia Newton-John parla dell'importanza di una dieta salutare associata ad una corretta attività fisica.

Insignita della preziosa onorificenza, "Medal of the Order of Australia" dal Governor General Quentin Bryce, tra i suoi ultimi progetti c'è un cd con il remix di alcune hit famose e di altre nuove canzoni.

17. Biografia di Papa Paolo VI

Attraverso periodi difficili
26 settembre 1897
6 agosto 1978

Chi è Papa Paolo VI?


Giovanni Battista Enrico Antonio Maria Montini nasce il 26 settembre 1897 a Concesio, un paese nei pressi di Brescia, in una casa dove i suoi genitori sono soliti trascorrere le vacanze estive. Il padre, Giorgio Montini, dirige un giornale cattolico, "Il cittadino di Brescia" ed è deputato del Partito Popolare italiano di Don Luigi Sturzo. L'uomo è anche un noto esponente del cattolicesimo politico e sociale di questo periodo. La madre invece è Giuditta Alghisi.

Giovanni ha due fratelli, Francesco e Ludovico; all'età di sei anni viene iscritto presso il collegio gesuita bresciano "Cesare Arici", in cui viene ammesso come studente esterno, poiché ha una salute cagionevole. Nel 1907, dopo un'udienza papale, il papa Pio X gli impartisce il sacramento della prima comunione e della cresima. Giovanni frequenta l'Istituto religioso bresciano fino al momento in cui consegue il diploma di maturità presso il liceo pubblico "Arnaldo da Brescia", nel 1916.

All'età di diciotto anni inizia a collaborare con il giornale studentesco "La Fionda" e tre anni dopo entra a far parte della Federazione Universitaria Cattolica Italiana (FUCI). Il 29 maggio dell'anno successivo viene ordinato sacerdote. Di lì a poco si trasferisce a Roma, dove inizia a lavorare nella Segreteria di Stato Vaticano e dove intraprende gli studi accademici.

Presto si laurea in filosofia, diritto civile e diritto canonico. In questo periodo inoltre ricopre anche l'incarico di assistente ecclesiastico della FUCI, lasciandolo nel 1933 a causa del grande impegno che gli richiede la Segreteria di Stato Vaticano. Quattro anni dopo, nel mese di dicembre, Montini è nominato sostituto della Segreteria di Stato e collabora con Eugenio Pacelli, che in questi anni ricopre la carica cardinale Segretario di Stato.

Pochi anni dopo, papa Pio XI muore e sale sul soglio pontificale Pacelli con il nome di Pio XII. Lo scoppio della seconda guerra mondiale è alle porte e Giovanni aiuta il papa a scrivere il radiomessaggio che quest'ultimo deve fare per evitare l'inizio delle ostilità.

Nel corso della guerra il papa e lo stesso Montini sono accusati di collaborazionismo filonazista, ma in realtà in gran segreto sarà quest'ultimo a condurre con la mediazione della Chiesa una trattativa con Maria José di Savoia al fine di giungere a una pace separata con gli Alleati americani.

Inoltre in questo periodo la Chiesa aiuta circa quattromila ebrei italiani, offrendo loro ospitalità in Vaticano, all'insaputa di Mussolini e di Hitler. Nel 1952 Montini appoggia, in occasione delle elezioni amministrative, il candidato Alcide De Gasperi, che stima molto. Sempre nel medesimo anno viene nominato pro-Segretario di Stato per gli Affari ordinari.

Nel mese di novembre di due anni dopo è eletto arcivescovo di Milan e deve quindi abbandonare la Segreteria di Stato Vaticano. In qualità di arcivescovo di Milano, riesce ad avviare una politica di dialogo con le varie componenti sociali dell'area milanese e, attraverso la creazione delle Associazioni cristiane dei lavoratori italiani, riesce a riprendere il dialogo con i lavoratori meneghini.

Nel 1958 il nuovo papa Giovanni XXIII lo ordina cardinale e, nel corso del breve pontificato del primo, presiede i lavori del Concilio Vaticano II che però viene interrotto nel 1963 a causa della morte del papa.

Dopo la morte di Giovanni XXIII viene indetta una breve consultazione e Montini viene eletto nuovo papa con grandi consensi il 21 giugno 1958. Montini assume il nome di Paolo VI.

L'anno successivo decide di vendere la tiara papale con l'obiettivo di fare del bene al prossimo con i fondi ricavati. Questa viene acquistata dall'arcivescovo di New York, Spellman.

Uomo di indole molto mite, papa Paolo VI riesce a condurre gli affari religiosi e sociali con caparbietà, riprendendo i lavori del Concilio Vaticano II che si erano interrotti poco prima, in seguito alla morte del suo predecessore. Nel corso dei lavori si apre alla modernizzazione del mondo cattolico, intraprendendo la via del dialogo e della pace con i Paesi del Terzo mondo, ma rimanendo fedele ad alcuni principi della religione cattolica.

Un anno dopo la sua elezione parte per un viaggio in Terra Santa, mostrando una grande apertura nei confronti anche del Patriarcato cristiano ortodosso di Costantinopoli, testimoniato dall'abbraccio tra lui e il patriarca Atenagora.

Il 14 settembre 1965 convoca il Sinodo dei vescovi per cercare di smorzare la tensione con la collegialità episcopale. Il mese successivo dello stesso anno effettua un viaggio negli Stati Uniti, facendo un discorso presso la sede delle Nazioni Unite a New York. Nello stesso anno si concludono i lavori del Concilio Vaticano II, ma la situazione sociale nel Paese diventa complicata, poiché si diffondono gli ideali politici marxisti e quelli laici, che attaccano la Chiesa cattolica. L'anno seguente abolisce "L'indice dei libri proibiti" e nel 1968 istituisce La Giornata Mondiale per la pace, che sarà celebrata a partire dall'anno successivo.

In questo periodo scrive l'enciclica "Sacerdotalis Caelibatus", in cui affronta il tema del celibato sacerdotale, tenendosi fedele alle disposizioni del Concilio di Trento. L'anno dopo celebra la messa di Natale nelle acciaierie dell'Italsider, a Taranto, con l'obiettivo di continuare il dialogo con le forze lavoratrici italiane. Tra le sue encicliche note in questi anni si ricordano "Populorum progressio" avente l'obiettivo di aiutare ulteriormente i Paesi del Terzo mondo, e la criticata "Humanae vitae", in cui si ribadisce che la procreazione deve essere finalizzata esclusivamente all'interno del contesto matrimoniale.

Nel corso del suo pontificato svolge numerosi viaggi: si reca in pellegrinaggio in Portogallo, nel santuario di Fatima, in India, a Istanbul, Efeso e Smirne in occasione di un viaggio apostolico, a Bogotà, a Ginevra in occasione del cinquantesimo anniversario dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro, si reca in pellegrinaggio in Uganda, in Asia Orientale, Oceania e Australia. Inoltre si reca a Pisa per il Congresso Eucaristico Nazionale e va in pellegrinaggio a Cagliari presso il Santuario Mariano di Nostra Signora di Bonaria.

Nel biennio 1974-1975 inaugura l'Anno Santo e durante l'apertura della porta santa dei calcinacci dopo essersi staccati cadono sul papa. L'episodio viene trasmesso in diretta televisiva. Due anni dopo fa la sua ultima visita fuori dal territorio romano quando visita Pescara durante il Congresso Eucaristico Nazionale.

Il 16 marzo 1978 viene rapito il Presidente del Consiglio italiano Aldo Moro per mano delle Brigate Rosse; in quest'occasione papa Paolo VI, il 21 aprile dello stesso anno, fa pubblicare a tutti i quotidiani italiani una lettera, in cui chiede con grande umiltà ai rapitori di liberare il politico della Democrazia Cristiana. Purtroppo l'auto di Aldo Moro viene ritrovata il 9 maggio di quell'anno in Via Caetani a Roma, con all'interno il corpo del politico, che in vita è stato un grande amico del papa. Destando anche delle critiche il papa partecipa ai funerali di Stato di Aldo Moro.

Papa Paolo VI muore il 6 agosto 1978 nella residenza di Castel Gandolfo, colpito nel corso della notte da un edema polmonare.

Viene beatificato da Papa Francesco nella giornata di domenica 19 ottobre 2014.

18. Biografia di Francesca Senette

Sorrisi e parole
26 settembre 1975

Chi è Francesca Senette?


Francesca Senette nasce a Tradate (Varese) il giorno 26 settembre 1975.

Inizia la propria carriera giornalistica durante gli anni dell'università scrivendo per una testata locale chiamata "L'informazione dell'alto milanese". Successivamente entra a far parte della redazione news dell'emittente tv lombarda "Antenna 3": qui conduce il notiziario regionale e due trasmissioni settimanali.

Durante un servizio realizzato per Antenna 3, viene notata da Emilio Fede, direttore del TG4, il quale la chiama per condurre l'edizione delle 13:30. Francesca Senette diviene così uno dei volti più noti del TG4 e conosciuta a livello nazionale.

Sempre per Rete 4 le viene affidata la conduzione del rotocalco "Sipario".

Nel 2002 vince il Premio Ischia Internazionale di Giornalismo; nel 2008 vince il Premio Giornalistico Internazionale Santa Margherita Ligure.

Francesca Senette ha inoltre collaborato con numerose testate giornalistiche; tra queste ha curato una rubrica sul quotidiano "Libero", diretto da Vittorio Feltri.

Sposata con l'imprenditore Marcello Forti, nel 2006 è diventata mamma di Alice

Dopo 8 anni passati nelle reti Mediaset, dall'8 Settembre 2008 passa a RaiDue per condurre il nuovo programma "Italia allo Specchio", in onda dal lunedi al venerdi nella fascia pomeridiana.

Il 22 settembre 2008 ha inoltre condotto la cerimonia inaugurale dei Mondiali di ciclismo di Varese.

19. Biografia di Levi Strauss

26 febbraio 1829
26 settembre 1902

Chi è Levi Strauss?


Levi Strauss (il cui nome originario è Löb Strauß), noto per la famosa marca di jeans e abbigliamento, nasce il 26 febbraio del 1829 a Buttenheim (Germania) da genitori bavaresi di origine ebrea, Rebecca e Hirsch. Dopo aver lasciato la Germania come molti suoi connazionali, partendo dal porto di Bremerhaven, sbarca negli Stati Uniti, a New York, dove Louis e Jonas, suoi fratelli maggiori, hanno creato un'industria di abbigliamento di successo.

In realtà, dopo appena due giorni passati nella Grande Mela, il futuro Levi Strauss decide di trasferirsi in Kentucky, a Louisville, nel ranch di un altro parente immigrato, Daniel Goldman, suo zio. Qui Löb impara la lingua inglese, passandovi cinque anni con la speranza di trasformarsi in un uomo d'affari e imprenditore indipendente, pur sapendo che a lui toccherà la gestione del ranch alla morte dello zio.

Nel 1850, dopo che anche la mamma e le sorelle Strauß sono giunte negli Stati Uniti per dare una mano a Louis e Jonas, Löb decide di cambiare il proprio nome in Levi, inglesizzandolo: si tratta del primo passo per ottenere la cittadinanza americana, che arriva nel 1853. Levi si sposta in California, a San Francisco, luogo che all'epoca sta vivendo una fase di importante sviluppo in virtù della corsa all'oro: la sua intenzione è quella di dare vita a un'industria tessile che soddisfi la necessità dei tessuti particolari richiesti per il lavoro nelle miniere, per le vele delle imbarcazioni e per i carri dei pionieri.

Apre dunque, con l'aiuto del cognato David Stern, un ingrosso, il Levi Strauss & Co. Non disdegnando di trasformarsi in un venditore ambulante, recandosi direttamente nelle miniere, inventa quella che diverrà nota con il nome di salopette, ideale per i minatori, sfruttando la tela denominata serge deNimes, oggi conosciuta come Denim.

Il 20 maggio del 1873 insieme con il sarto Jacob Davis condivide il brevetto del tessuto, con tanto di rafforzamento con rivetti di rame intorno alle tasche.

Levi Strauss muore a San Francisco il 26 settembre 1902, lasciando l'azienda ai nipoti Sigmund, Abrahm, Louis e Jacob. Il suo corpo viene sepolto a Colma.

20. Biografia di Lucia Valerio

Il cuore pioniere e la passione senza età
28 febbraio 1905
26 settembre 1996

Chi è Lucia Valerio?


Lucia Valerio, considerata la più grande tennista italiana del passato, nasce a Milano il 28 febbraio 1905.

Nel 1926, appena ventunenne, vince i Campionati assoluti di Trieste iniziando così la sua serie di dieci consecutivi nel Singolare.

Contro le grandi dell'epoca Lucia Valerio lotta spesso alla pari. Batte diverse volte la tedesca Cilly Aussem: due volte negli Internazionali d'Italia (sempre in semifinale) a Milano nel 1932 e a Roma nel 1935.

Nella prima edizione del 1930, in finale, contro la spagnola Lilì de Alvarez, fu Lucia Valerio a condurre il match, prima di cedere al terzo set; fece centro l'anno successivo, coronando il sogno di vincere davanti al proprio pubblico.

Lucia faceva parte della bella époque del tennis: tornei sulla Costa Azzurra e sulla riviera ligure.

Vestiva sempre in tenuta rigorosamente bianca, gonna lunga e calze fitte, ampia visiera, era considerata una regolarista da fondo campo, più forte nel dritto che nel rovescio.

Nel 1933 Lucia Valerio ottiene il suo miglior risultato internazionale raggiungendo i quarti di finale a Wimbledon; bisognerà attendere 56 anni per vedere un'altra italiana, la milanese Laura Golarsa, ripetere l'impresa.

Splendida figura di donna sportiva, Lucia Valerio prima di dedicarsi completamente al tennis aveva praticato equitazione, sci e scherma. Non ha mai appeso la racchetta al chiodo, arrivando a giocare anche sulla soglia dei novant'anni.

E' morta a Milano il 26 settembre 1996.

21. Biografia di Serena Williams

La determinazione in salita e in discesa
26 settembre 1981

Chi è Serena Williams?


Serena Jameka Williams nasce il 26 settembre 1981 a Saginaw (Michigan), negli Stati Uniti. Sorella minore di Venus, entra nel circuito professionistico di tennis nel 1997, dando il via alla scalata della classifica mondiale nel giro di breve tempo. Dopo aver battuto Mary Pierce e Monica Seles, ai tempi nella top ten della classifica Wta, al torneo di Chicago, Serena inizia a farsi apprezzare sempre di più, negli Stati Uniti e nel resto del mondo.

Dopo aver guadagnato la top 30, vince il primo titolo del Grande Slam nel 1999, aggiudicandosi la finale degli US Open contro la svizzera Martina Hingis, numero uno della classifica mondiale. Serena, quindi, diventa, dopo Althe Gibson nel 1958, la seconda tennista afro-americana a conquistare gli Open statunitensi. Il bis in un torneo del Grande Slam arriva poco dopo, ma nel doppio, quando insieme con la sorella Venus Williams vince gli Open di Francia.

Le stagioni successive confermano i trionfi nel doppio, con le vittorie del 2000 a Wimbledon e alle Olimpiadi di Sidney, e nel 2001 agli Open d'Australia. La posizione numero uno nella classifica Wta arriva nel 2002, in virtù dei successi nel singolo al Roland Garros, a Wimbledon e agli Us Open: in tutti e tre i casi, la vittoria in finale è ottenuta contro la sorella Venus.

Anche negli anni successivi la ragazza di Saginaw si mantiene ad alti livelli, vincendo ancora gli Open d'Australia e il torneo di Wimbledon. Il primato nella classifica mondiale, tuttavia, le viene tolto, dopo quasi sessanta settimane di dominio ininterrotto, dalla belga Kim Clijsters, anche per colpa di alcuni infortuni che la tengono lontana dai campi di gioco per l'ultima parte del 2003. Infortuni che si ripercuotono nelle prestazioni dell'anno successivo: nessuna vittoria in tornei importanti, e solo due trofei di minore rilevanza, in Cina e a Miami. Il migliore risultato, quindi, si concretizza nella finale di Wimbledon persa contro Maria Sharapova, astro nascente del tennis russo.

A mano a mano che i successi sportivi sembrano allontanarsi, tuttavia, Serena Williams guadagna stima e notorietà in altri campi, sfilando spesso come modella (e posando per un'edizione speciale del magazine "Sports Illustrated") ma soprattutto realizzando una linea di abiti sportivi personale. Abiti che, per altro, la ragazza vorrebbe indossare anche in campo: ma spesso gli arbitri non sono della stessa opinione.

Sempre nel 2004, non manca un'incursione sul piccolo schermo: recita, infatti, nella sit-com di Damon Wayans "Tutto in famiglia". Il ritorno alla vittoria sui campi di gioco va in scena a inizio 2005, a Melbourne, con la vittoria in finale negli Australian Open nel derby con la connazionale Lindsay Davenport. Le aspettative dei tifosi, tuttavia, vanno subito deluse, perché quella rimane l'unica vittoria dell'anno: di conseguenza, Serena esce dalla top ten del ranking mondiale. Un trend negativo che si conferma, con risultati disastrosi, nel 2006: la Williams, tormentata dagli infortuni, scende in classifica rimanendo esclusa addirittura dalle prime cento.

La resurrezione, comunque, non tarda ad arrivare: nel 2007 Serena vince ancora una volta gli Australian Open, sconfiggendo Maria Sharapova in finale, e risale progressivamente il ranking. Il 2008 è l'anno della finale di Wimbledon giocata e persa contro la sorella Venus, ma anche dell'oro olimpico conquistato a Pechino nel doppio, naturalmente sempre con Venus. A cinque anni di distanza dall'ultima volta, poi, la tennista afro-americana torna al primo posto della classifica mondiale a settembre, grazie alla conquista degli Us Open arrivata dopo il successo in finale contro la serba Jelena Jankovic. Da lì inizia una serie di sali-scendi tra il primo e il secondo posto, in alternanza con la russa Dinara Safina.

Si giunge, così, al 2009, con il terzo titolo di Wimbledon, vinto ancora una volta contro Venus, nel singolo, e nel doppio contro le australiane Stubbs e Stosur. Il successo del doppio si ripete negli Us Open, dieci anni dopo la prima volta, contro Huber e Black.

Ormai la carriera di Serena e di Venus procede di pari passo: non a caso il 12 ottobre 2009 la prima torna in cima alla classifica Wta battendo in finale al Masters di Doha la seconda. L'inizio del 2010 si rivela molto positivo, con la finale di Sidney e la vittoria a Melbourne: il dodicesimo Slam arriva grazie al successo in finale contro la belga Justine Henin. Contrastanti i risultati sulla terra rossa: dopo le eliminazioni nel singolo a Roma - in semifinale - e a Parigi - ai quarti di finale -, nel doppio vince a Madrid e al Roland Garros. Nessun problema, invece, sull'erba, con l'ennesimo successo a Wimbledon.

Ai successi in campo, però, fanno seguito problemi di salute abbastanza gravi: prima un infortunio al piede, e poi una preoccupante embolia polmonare, mettono in pericolo la carriera di Serena Williams. L'atleta afro-americana salta tutta la prima parte di stagione, e torna in campo solo a giugno a Eastbourne, dove tuttavia la Zvonareva la elimina al secondo turno. Anche sull'erba amica di Wimbledon Serena Williams fa fatica, eliminata agli ottavi dalla francese Marion Bartoli. Scesa in classifica fino alla 169esima posizione, ritorna a vincere un torneo a luglio a Stanford, dove mette in mostra grinta e tenacia.

Applausi a scena aperta, dunque, la accolgono in occasione degli Us Open del 2011, dove solo una straordinaria Samantha Stosur in finale le impedisce di vincere l'ennesimo Slam. Il grande e decisivo ritorno, però, va in scena nel 2012: naturalmente a Wimbledon. Nella terra della coppa panna e fragole, Serena si aggiudica il torneo con classe ed eleganza, scacciando definitivamente i fantasmi (problemi di salute ed embolia) che poco più di un anno prima avevano fatto temere per la sua stessa vita. Sale sul tetto del mondo vincendo poi l'oro alle Olimpiadi di Londra 2012.