Biografie di personaggi famosi e storici nato il 21 settembre

Biografie di personaggi famosi e storici

Biografie di personaggi famosi nella storia e celebrità nate il 21 settembre

Sommario:

1. Maurizio Cattelan
2. Ethan Coen
3. Leonard Cohen
4. Ivano Fossati
5. Stephen King
6. Filippa Lagerback
7. Sandra Mondaini
8. Bill Murray
9. Publio Virgilio Marone
10. Girolamo Savonarola
11. Odilo Pedro Scherer
12. Arthur Schopenhauer
13. Walter Scott
14. Luisa Spagnoli
15. Roman Vlad
16. Herbert George Wells
17. Sergio Zavoli

1. Biografia di Maurizio Cattelan

Arte e provocazione
21 settembre 1960

Chi è Maurizio Cattelan?


Maurizio Cattelan nasce il 21 settembre 1960 a Padova. Non frequenta nessuna Accademia, per cui realizza opere da autodidatta. Intraprende la sua carriera artistica negli anni Ottanta nella città di Forlì, in Emilia Romagna. A Forlì conosce anche alcuni artisti locali. Continua a realizzare le sue opere nella città di Milano.

Nelle sue opere scultoree inizia a rappresentare dei pezzi teatrali, delle azioni di provocazione, oggetti che non funzionano, dei commenti e testi che accompagnano sia opere sue sia opere non realizzate da lui. Nel 1986 realizza uno dei suoi più noti lavori provocatori, "Untitled", in cui rappresenta una tela squarciata in tre parti che vuole rappresentare una grande zeta.

Ottiene un grande successo però cinque anni dopo in occasione della sua prima grande esposizione presso la Galleria d'Arte Moderna a Bologna. L'opera che espone in quest'occasione è "Stadium 1991", in cui rappresenta un grande tavolo da calcetto all'interno del quale ci sono undici giocatori senegalesi e undici giocatori del Cesena.

Due anni dopo realizza anche un altro lavoro, "Lavorare è un brutto mestiere", con l'intento di voler vendere a un'agenzia pubblicitaria il suo spazio espositivo. Quest'opera viene presentata in occasione della Biennale di Venezia, sconvolgendo il pubblico presente.

Riscontra dei grandi successi e riceve grandi complimenti da parte della critica italiana. Durante una delle sue esibizioni a Milano attacca con il nastro adesivo il gallerista Massimo De Carlo contro il muro.

Cattelan viene considerato dalla critica come uno degli esponenti post-duchampiani dell'arte odierna.

Nel 1999 realizza una delle sue sculture più celebri: "La Nona Ora". In questa opera, realizzata con del lattice, della cera e del tessuto, rappresenta Papa Giovanni Paolo II accasciato a terra poiché è stato colpito da un meteorite; attorno al papa polacco vi sono anche dei vetri infranti. L'opera, che ha ricevuto numerose critiche ed è stata oggetto di grandi polemiche, è stata esposta presso la Royal Academy di Londra. Inoltre il lavoro di Cattelan è stato venduto all'asta da Christiès nel 2003 per ben 886.000 dollari.

Due anni dopo Maurizio Cattelan si dedica all'elaborazione della scritta provocatoria "Hollywood", che è stata eretta sulla collina di Bellolampo, che si trova nei pressi di Palermo, in Sicilia. Negli ultimi anni ha anche realizzato un documentario che si intitola "E' morto Cattelan! Evviva Cattelan!", in cui immagina che i maggiori telegiornali italiani parlino della sua morte.

Sempre nel 2001 si dedica alla realizzazione di un altro lavoro, "Him", in cui rappresenta Hitler in ginocchio nell'atto di richiedere perdono per il male che ha commesso. L'obiettivo di questa rappresentazione artistica è quello di far comprendere alla gente che un uomo che ha commesso uno sterminio così grave come quello ai danni degli ebrei è difficile da perdonare.

In una delle strade di New York inoltre ha anche aperto una vetrina, la "Wrong Gallery", in cui è possibile fare delle esposizioni artistiche. Nel mondo riscuote un grande successo, ma ottiene anche numerose critiche per le sue opere provocatorie.

In occasione della laurea honoris causa che gli è stata conferita dalla facoltà di Sociologia dell'Ateneo di Trento, fingendo di essere un asino, regala all'Università un asino imbalsamato. Questo lavoro prende il nome di "Un asino tra i dottori".

Nel corso della sua permanenza a New York Cattelan crea, con Paola Mafrin, una rivista di arte contemporanea: "Permanent Food", in cui vengono rappresentate delle immagini rubate.

Sempre a New York dirige con Alì Subotnick e Massimiliano Gioni la rivista "Charley". Nel 2006 viene chiamato a curare la quarta Biennale di Berlino. Due anni dopo vince l'importante Premio alla Carriera che gli viene insignito dalla XV Quadriennale d'Arte di Roma.

Nella vita privata ha alle spalle una relazione con la conduttrice televisiva Victoria Cabello. Attualmente continua a realizzare i suoi capolavori artistici, riscuotendo sempre attenzione come personaggio molto popolare sia in Italia che nel resto del mondo.

2. Biografia di Ethan Coen

21 settembre 1957

Chi è Ethan Coen?


Ethan Jesse Coen nasce il 21 settembre del 1957 da una famiglia di origine ebraica: il padre è un economista dell'Università del Minnesota, mentre la madre insegna storia dell'arte alla St. Cloud State University.

Cresciuto in Minnesota insieme all'altro celebre fratello regista a St. Louis Park, un sobborgo di Minneapolis, vivono sin da bambini la passione per il cinema: Joel risparmia denaro per comprare una videocamera Vivitar Super 8, e in seguito entrambi riproducono i film che vedono in televisione insieme con un vicino di casa.

Dopo essersi laureati nel 1973 e nel 1976 alla St. Louis Park High School, i fratelli Coen frequentano il Bard College at Simon's Rock nel Massachusetts, a Great Barrington. Joel, in seguito, prende parte ad alcuni corsi dell'Università di New York, dove realizza un filmato di trenta minuti, valido come tesi, intitolato "Soundings"; Ethan, invece, frequenta lezioni di filosofia all'Università di Princeton, realizzando una tesi su Wittgenstein.

Joel, dopo la laurea di New York, lavora come assistente di produzione per numerosi film industriali e video musicali: ha l'opportunità di sviluppare il proprio talento per il montaggio, e di conoscere Sam Raimi, in cerca di un assistente montatore per "The evil dead". Nel 1984, i fratelli Coen scrivono e dirigono "Blood simple", il loro primo film realizzato in coppia.

Ambientata in Texas, la pellicola racconta la storia del proprietario di un bar che assolda un investigatore privato per uccidere sua moglie e il suo amante; il film contiene numerosi elementi che verranno sviluppati in futuro dai due cineasti: omaggi a diversi generi cinematografici (horror e noir), humor nero e mise en scene. "Blood simple", che vede nel cast Frances McDormand (futura protagonista di molti loro film e futura moglie di Joel), ottiene premi al Sundance Festival e all'Independent Spirit.

3. Biografia di Leonard Cohen

La voce calda di un rasoio
21 settembre 1934

Chi è Leonard Cohen?


Cantante ma anche autore e poeta, il canadese Leonard Cohen nasce a Montreal, in Quebec, il 21 settembre 1934.

Conclusi gli studi si trasferisce a New York. Poi si trasferisce in Grecia e nei primi anni '60 pubblica due romanzi, "The favourite game" (1963) e "Beautiful Losers" (1966). Continua a girare il mondo: passa alcuni anni in un monastero buddista californiano assumendo il nome di Jikan, che significa "il silenzioso"; vive a Cuba durante il periodo della rivoluzione; poi torna a New York.

Nel suo libro di poesie "The Parasites of Heaven" compaiono alcuni testi (tra cui la celebre "Suzanne") che successivamente diventeranno canzoni. Solo nel 1966 grazie alla sua canzone "Suzanne" inizia a conoscere il successo a livello musicale.

Grazie all'incoraggiamento dell'amica Judy Collins, cantautrice, decide di pubblicare il suo primo disco. E' il 1968 e il disco si intitola semplicemente "Songs of Leonard Cohen": l'album riscuote subito un buon successo.

I lavori successivi sono "Songs from a Room" (1969), "Songs of love and hate" (1971) e "Live songs" (dal vivo). Poi entra in un periodo di crisi personale dal quale esce pochi anni più tardi con la pubblicazione di "New skin for the old ceremony" (1974).

Alla fine degli anni '80 vive in California, a Los Angeles. Dopo l'apocalittico "The Future" (1992) Cohen decide di ritirarsi di nuovo in un monastero buddista in California; trascorre così un periodo di meditazione e si prende cura dell'anziano maestro Roshi, dal 1993 fino al 1999.

Dopo quasi dieci anni di silenzio discografico la sua casa discografica pubblica i dischi live "Cohen Live" (1994) e "Field Commander Cohen" (2000, registrazioni di concerti del 1978), e "More Greatest Hits" (1997).

Dopo il 2000 si rimette al lavoro con la sua vecchia collaboratrice Sharon Robinson e pubblica all'età di 67 anni l'album "Ten New Songs" (2001).

Tra i brani più celebri di Cohen vi sono: "The famous blue Raincoat", "The Partizan", "So long Marianne", "Chelsea Hotel #2", "Sisters of Mercy", "Hallelujah" (resa ancor più famosa da molteplici cover, ed in particolare da quella di Jeff Buckley) e "Bird on a Wire".

Qualcuno ha definito la calda e inconfondibile voce di Leonard Cohen come la voce "di un rasoio arrugginito". Cohen è autore di liriche toccanti e arrangiatore eclettico. Per alcuni ha rivoluzionato addirittura la figura del cantautore avvicinandolo al poeta.

Sin dagli anni '60 ha lavorato come compositore per l'industria cinematografica e televisiva: la sua più importante collaborazione è stata "Assassini nati" (Natural Born Killers, 1994), per il regista Oliver Stone.

Leonard Cohen prima della nota relazione sentimentale con l'attrice Rebecca De Mornay, ha avuto dall'artista Suzanne Elrod il figlio Adam nel 1972, che ha seguito le orme professionali del padre diventando un cantante e Lorca, nata nel 1974, così chiamata per la passione verso il poeta Federico Garcia Lorca.

4. Biografia di Ivano Fossati

Eclettico di classe
21 settembre 1951

Chi è Ivano Fossati?


Ivano Fossati nasce il 21 settembre 1951 a Genova, città dove continua a vivere fino ai primi anni '80 quando decide di trasferirsi, dopo molto viaggiare fra Europa e Stati Uniti, in un piccolo paese dell'entroterra ligure.

La sua passione per la musica si manifesta da bambino: a otto anni inizia lo studio del pianoforte, strumento che diventerà fondamentale nella sua vita, malgrado si sia cimentato anche con altri strumenti, fra i quali chitarra e flauto. Un vero polistrumentista, quindi, una caratteristica che fa di Fossati uno dei musicisti più completi e "colti" della scena italiana.

Il suo percorso artistico è molto complesso ed articolato e rappresenta esemplarmente una sintesi del magma stilistico che potenzialmente si trova di fronte il musicista contemporaneo, il quale vede aprirsi davanti a sé numerose strade ed è costretto a scegliere quale via percorrere oppure tentare di fonderle fra di loro.

Fossati prima dei suoi approdi a capitoli più sofisticati e meditati, ha cominciato suonando in alcuni gruppi di rock "progressive". Il momento aureo di questa sua fase coincide con l'incisione nel 1971 del primo album, "Dolce acqua", alla guida dei Delirium. L'album contiene il suo primo grande successo, il brano "Jesahel", esploso nel 1972.

La sua natura fortemente irrequieta e il grande amore per la musica lo portano subito a provarsi però anche in altri campi. Inizia così la sua carriera solista che lo vedrà comunque e sempre continuare le sue collaborazioni in varie forme con musicisti e artisti italiani e stranieri. Basti pensare che dal 1973 al 1998 Fossati ha pubblicato ben diciotto album, manifestando un interesse per la musica a tutto campo.

Risale agli inizi degli anni '70 la sua prima musica per il teatro (Emanuele Luzzati, Teatro Della Tosse) attività che non si è quasi mai interrotta e che ha visto il suo ultimo lavoro "Alice allo Specchio" di Lewis Carroll, rappresentato al Teatro Stabile di Parma.

Sul piano squisitamente compositivo ha inoltre scritto musiche per i film di Carlo Mazzacurati quali "Il Toro" (1994) e "L'Estate Di Davide" (1998).

Un artista così eclettico non poteva dimenticare il jazz. E infatti nella sua lunga carriera i fan hanno potuto apprezzare il cantante genovese anche al fianco di rinomati musicisti di quell'area, sia italiani che stranieri, come Trilok Gurtu (leggendario percussionista), Tony Levin, Enrico Rava, Una Ramos, Riccardo Tesi, Guy Barker, Nguyen Le.

Un capitolo importante dell'evoluzione di Fossati è anche rappresentato dalla collaborazione con altri cantautori di livello, fra cui è impossibile non nominare la sublimi canzoni firmate con Fabrizio De André o, in seconda battuta, con Francesco De Gregori.

Molti sono comunque i personaggi che hanno goduto dell'apporto artistico di questo schivo e introverso autore. Si può anzi dire che quasi tutti i più bei nomi della canzone italiana abbiano ricevuto un pezzo da lui. La lista comprende Mina, Patty Pravo, Fiorella Mannoia, Gianni Morandi, Ornella Vanoni, Anna Oxa, Mia Martini, Loredana Berté e moltissimi altri.

Fossati ha inoltre tradotto canzoni di Chico Buarque De Hollanda, Silvio Rodriguez, Djavan e Supertramp.

Nel 1998 i suoi dischi vengono pubblicati in Francia a cura della Columbia Tristar. Sempre nello stesso anno, nel corso della sua tournée estiva, Fossati ha dedicato cinque concerti al comitato "Per la bellezza": per combattere il degrado ambientale suona contro l'abbandono delle antiche città italiane.

Nel febbraio del 1999 partecipa come superospite al Festival di Sanremo ottenendo uno straordinario successo: 12 milioni di telespettatori hanno ascoltato "Mio fratello che guardi il mondo" e "Una notte in Italia".

Nel 2001, con un exploit degno di un grande artista, ha realizzato del tutto inaspettatamente (e spiazzando per la verità molti dei sui fan abituali), un album esclusivamente strumentale, dall'evocativo titolo di "Not one word" (titolo che riecheggia un po' le celebri "Songs without words" di Mendelssohn per pianoforte solo).

Nello stesso anno Einaudi, per la gioia delle numerose persone che lo seguono da anni e che sanno quanto sia difficile strappare un'intervista al cantautore, ha pubblicato il libro-intervista "Carte da decifrare" nella collana "Stile Libero".

Nel 2003 esce il prezioso album "Lampo viaggiatore", che ottiene grandi lodi dalla critica. Seguono un disco dal vivo ("Dal vivo - Vol.3", 2004), "L'arcangelo" (2006), "Ho sognato una strada" (2006, raccolta di tre CD), "Musica moderna" (2008).

Nel 2008, per il brano "L'amore trasparente presente" presente nel film "Caos calmo" (di Aurelio Grimaldi, con Nanni Moretti, Isabella Ferrari e Valeria Golino), riceve un Premio David di Donatello per la migliore canzone originale e un Nastro d'Argento alla migliore canzone.

Nel 2011 durante la trasmissione tv "Che tempo che fa" condotta dall'amico Fabio Fazio, presenta il suo nuovo disco "Decadancing" e coglie l''occasione per comunicare la sua decisione di dare l'addio alle scene.

5. Biografia di Stephen King

Tonnellate di brividi
21 settembre 1947

Chi è Stephen King?


Stephen Edwin King, il re della letteratura horror, l'uomo che ha venduto tonnellate di libri in tutto il mondo, è nato il 21 settembre 1947 a Scarborough, nel Maine. Suo padre era un militare impegnato nella Seconda Guerra Mondiale come capitano nella Marina Mercantile mentre la madre era una donna di origini modeste. Pur avendo la coppia adottato anche un secondo figlio, la famiglia di King subisce un brutto trauma quando Stephen è ancora piccolo. Il padre, uscito di casa per fare una passeggiata, si dileguerà nel nulla senza più fornire alcuna notizia di sè.

La famiglia inizia così un lungo girovagare negli Stati Uniti, in cerca di un lavoro per la madre, donna coriacea e di forte carattere. Accetta ogni lavoro che le capita, anche duro e malpagato. I figli non vengono lasciati però del tutto soli. La donna li guida all'ascolto della buona musica e alla lettura dei classici della letteratura.

Il piccolo Stephen King già a quattro anni dimostra di essere affascinato dall'insolito e "dal lato oscuro dell'uomo". Disobbedendo a precisi ordini, una sera ascolta di nascosto alla radio l'adattamento del racconto "Marte è il paradiso" di Ray Bradbury. Ne riceve un'impressione tale da non riuscire più quasi a dormire al buio, a patto che vi sia la luce del bagno accesa che filtri sotto la sua porta.

Presto Stephen comincia a leggere da solo tutto ciò che trova. A sette anni scrive il suo primo racconto e scopre il terrore nel 1957, a dieci anni, durante la visione del film "La terra contro i dischi volanti", che lo traumatizza.

Due anni dopo scopre nella soffitta della zia i libri del padre, appassionato di Edgar Allan Poe, Lovecraft e Matheson. Trova anche racconti della rivista Weird Tales, di Frank Belknap Long e di Zelia Bishop. Scopre così che il padre non era soltanto un girovago e un marinaio (come raccontato in famiglia) che si era ridotto a vendere elettrodomestici porta a porta, ma anche un aspirante scrittore, affascinato dalla fantascienza e dall'horror.

Nel 1962 inizia a frequentare la Lisbon High School, a Lisbon Falls, nei pressi di Durham. Qui nasce probabilmente il sogno di divenire scrittore. Inizia a spedire i suoi racconti a vari editori di riviste, senza però alcun successo concreto.

Conclusi gli studi superiori entra all'Università del Maine ad Orono. Pur essendo molto timido e stentando a socializzare, il suo talento non tarda ad emergere. I prodromi del suo successo di scrittore sono infatti già visibili in quegli anni. Nel 1967 Stephen King termina il racconto breve "The Glass Floor", che gli frutta 35 dollari a cui fa seguito, qualche mese dopo, il romanzo "La lunga marcia", che viene sottoposto al giudizio di un agente letterario, il quale si esprime in termini lusinghieri.

Nel febbraio del 1969 inizia ad occuparsi di uno spazio regolare sulla rivista "The Maine Campus", con la rubrica chiamata "King's Garbage Truck". Di questo periodo è nota la sua straordinaria prolificità: è capace di scrivere un racconto perfetto cinque minuti prima che il giornale andasse in stampa.

Questo fra l'altro è il periodo in cui conosce Tabitha Jane Spruce, poetessa e laureanda in storia, sua futura moglie.

Nel 1970 si diploma all'università, ottenendo il Bachelor of Science in English e, date le difficoltà per trovare un posto di insegnante, inizia a lavorare presso un distributore di benzina. Nel 1971, dopo una serie di esperienze lavorative umili, inizia ad insegnare inglese alla Hampden Academy.

Nasce la primogenita della famiglia King: Naomi Rachel. La famiglia si trasferisce a Hermon, vicino a Bangor nel Maine. Lo scrittore inizia a lavorare a "L'uomo in fuga". Nel 1972 arriva il secondo figlio, Joseph Hillstrom (il terzo sarà Owen Phillip) ed il bilancio della famiglia comincia a farsi problematico. Stephen King pensa che il suo sogno di diventare scrittore sia un'utopia. Non può pagare tutte le bollette e decide di sacrificare prima il telefono, poi l'automobile. Inizia a bere e inevitabilmente la situazione precipita.

Nel 1973 le cose migliorano improvvisamente. Preso il coraggio a due mani sottopone "Carrie" al giudizio di William Thompson della casa editrice Doubleday. A fine lettura il risultato è che la Doubleday gli mette in mano un assegno di 2500 dollari come anticipo per la pubblicazione del romanzo.

A maggio arriva la notizia che la Doubleday ha venduto i diritti dell'opera alla New American Library per 400.000 dollari, metà dei quali spettano di diritto al giovane autore. I problemi economici sono risolti e King, a ventisei anni, lascia l'insegnamento per dedicarsi alla professione di scrittore.

L'anno dopo la famiglia trasloca a Boulder, nel Colorado. Qui inizia la stesura di "Una splendida festa di morte", poi ripubblicato con il titolo definitivo di "Shining", un'opera con chiari riferimenti autobiografici. Inoltre vende i diritti di "Le notti di Salem", per 500.000 dollari. La famiglia ritorna nel Maine occidentale e qui l'autore finisce la stesura de "L'ombra dello scorpione".

Di lì a poco arriva anche il primo grande successo cinematografico, grazie a "Carrie, lo sguardo di Satana", diretto dal già famoso Brian De Palma. Poi è un susseguirsi ininterrotto di successi, bestsellers e incassi vertiginosi al botteghino quando le sue storie vengono trasposte in film.

Ormai ricco, nel 1980 si trasferisce con la famiglia a Bangor, dove acquista una villa vittoriana con ventotto camere, ma continua ad usare la casa di Center Lovell come residenza estiva. Vengono pubblicati "L'incendiaria" e "Danse Macabre". Inizia la stesura di "It" mentre al cinema esce il film-capolavoro di Kubrick (con uno straordinario Jack Nicholson) basato sulla storia di "The Shining". In questo periodo Stephen King è il primo scrittore di sempre ad avere ben tre libri nella classifica dei best-seller nazionali. Un record che batterà lui stesso qualche anno dopo.

Nel 1994 esce "Insomnia", romanzo lanciato dallo scrittore con un'originale forma di promozione: si reca di persona nelle librerie del paese con la sua Harley Davidson. Inoltre inizia una tourneé musicale nella East Coast con la sua rock band, la "The Bottom Remainders" (Stephen King è un noto appassionato di rock, musica che ascolta anche quando scrive).

Il racconto "The Man in the Black Suit" vince due premi ed esce il film "Le ali della libertà" diretto da Frank Darabont e tratto dal racconto "Rita Hayworth e la redenzione di Shank".

Vince un Bram Stoker Award per la Migliore Novella per "Colazione al Gotham Café". Escono nelle sale cinematografiche "L'ultima eclissi" tratto dal romanzo "Dolores Claiborne" e "Mangler: la macchina infernale". Nel 1996 escono "I vendicatori" e "Il Miglio Verde" (con Tom Hanks), un romanzo in sei puntate che diventerà, qualche anno dopo, un film di successo. Ogni puntata de "Il Miglio Verde" vende più di tre milioni di copie.

Nel 1997 un gradito ritorno per gli innumerevoli fan del "Re": esce dopo sei anni di attesa il quarto volume della saga La Torre Nera con "La sfera del buio". Di particolare rilievo anche la pubblicazione di "Six Stories", serie da collezionisti che viene tirata in sole 1100 copie.

Dopo venti anni King saluta l'editrice Viking Penguin e passa alla Simon Schuster. Alla firma del contratto percepisce la bellezza di 2 milioni di dollari come anticipo per soli tre libri, ma guadagna anche royalty sulle copie vendute che vanno dal 35 al 50%.

Nello stesso anno un fatto drammatico irrompe nella vita fortunata dello scrittore. Durante una passeggiata nei pressi di casa, viene travolto da un furgone: è in fin di vita. Milioni di fan restano settimane con il fiato sospeso, ansiosi per la sorte dello scrittore. Viene operato ben tre volte in pochi giorni. Il 7 luglio lascia l'ospedale, ma per la sua completa guarigione occorreranno ben nove mesi.

Ripresosi dallo choc, il 14 marzo 2000 diffonde solo su Internet, con un'operazione innovativa e all'avanguardia, il racconto "Riding the Bullet". Nell'autunno dello stesso anno pubblicherà il saggio "On writing: autobiografia di un mestiere", un resoconto della sua vita di scrittore e una serie di riflessioni su come nasca la scrittura.

Stephen King ha venduto complessivamente nell'arco della sua lunga carriera oltre 500 milioni di copie. Dai suoi romanzi sono stati tratti circa quaranta tra film e miniserie televisive, di fortuna alterna e diretti da registi di varia abilità (se stesso compreso).

Afferma di scrivere 500 parole dalle 8.30 alle 11.30, ogni giorno, ad eccezione soltanto del giorno di Natale, del Giorno del Ringraziamento e del suo compleanno. Quasi tutti i suoi libri non hanno meno di cinquecento pagine. E' lo scrittore più pagato del mondo. Nel 1989, a titolo di esempio, ha incassato personalmente un anticipo di 40 milioni di dollari per quattro romanzi non ancora scritti. Si stima che il suo fatturato annuo sia di circa 75 milioni di euro.

6. Biografia di Filippa Lagerback

21 settembre 1973

Chi è Filippa Lagerback?


Nata a Stoccolma (Svezia) il 21 settembre 1973, Filippa Lagerback, dopo una carriera di fotomodella ha intrapreso la strada dello spettacolo, lanciata da uno spot pubblicitario.

Debutta nel cinema in Italia con il film "Silenzio si nasce" (1996) di Giovanni Veronesi, e quindi in televisione nella breve stagione del gioco a premi "Superboll" (1998), condotto da Fiorello.

Successivamente lavora sia per Mediaset che per la Rai con i programmi "Candid Angels" e "Strano ma vero" (entrambi su Italia 1 nel 2000), "Il Circo" (su Rai Tre dal 2002) e infine "Che tempo che fa" (su Rai Tre, condotto da Fabio Fazio).

Filippa vive a Milano insieme al compagno e conduttore tv Daniele Bossari: la coppia ha avuto una figlia, Stella, nata a Città di Castello nell'agosto del 2003.

Il 10 aprile 2013 pubblica il suo primo libro, dal titolo "Io pedalo e tu?".

7. Biografia di Sandra Mondaini

Eterna mogliettina d'Italia
1 settembre 1931
21 settembre 2010

Chi è Sandra Mondaini?


Sandra Mondaini nasce a Milano il giorno 1 settembre 1931. Figlia d'arte di Giaci, un noto pittore e umorista del "Bertoldo", inizia a recitare in teatro su invito dell'umorista Marcello Marchesi, amico di famiglia. E' stata l'unica soubrette italiana a scegliere, quando ancora sulle passerelle frusciavano vestiti milionari e sorrisi cinemascopici, il lato comico del varietà, quello per cui era indispensabile saper recitare.

Nel 1955 viene chiamata da Erminio Macario che due anni prima l'aveva notata come "generica fissa" in uno dei primi programmi della televisione italiana.

Accanto al grande comico Sandra impara l'umiltà della professione e la disciplina ferrea del palcoscenico, quando ogni minimo sbaglio costa una multa che può arrivare alle tremila lire. Recita con Macario in una trilogia di riviste di Amendola e Maccari, ottenendo un successo straordinario ("L'uomo si conquista la domenica", 1955-56; "E tu biondina...", 1956-57; "Non sparate alla cicogna!", 1957-58).

In queste occasioni Sandra Mondaini dimostra grande versatilità e spiccato senso dell'umorismo; inoltre afferma una nuova immagine di soubrette che sia soprattutto attrice brillante e che ribalti le convenzioni del lusso e del fascino alla francese della prima donna.

Nel 1958 Sandra incontra il giovane Raimondo Vianello, il quale quattro anni più tardi (1962) diventerà suo marito, nonchè inseparabile compagno di vita e di lavoro. Insieme a Raimondo Vianello e Gino Bramieri, forma una simpatica "ditta" che s'impone con successo in "Sayonara Butterfly" (1959) di Marcello Marchesi, "Puntoni e Terzoli", una simpatica parodia dell'opera pucciniana.

I comici nella stagione 1959-60 presentano una rivista molto tradizionale, "Un juke box per Dracula", ricca di satira politica e sociale. Poi Sandra Mondaini viene chiamata da Garinei e Giovannini per interpretare la commedia musicale "Un mandarino per Teo", accanto a Walter Chiari, Alberto Bonucci e Ave Ninchi. Poi si dedica soprattutto alla televisione, nella quale aveva cominciato a lavorare nel 1953.

Tra le sue esperienze teatrali c'è anche l'"Ora della fantasia" (commedia da cui Billy Wilder trasse "Baciami, stupido"), insieme a un giovanissimo Pippo Baudo.

Il primo grande successo televisivo arriva con la trasmissione musicale "Canzonissima" (1961-62), dove afferma il personaggio di Arabella, temibile enfant prodige. Dai primissimi anni '70 la coppia Vianello-Mondaini porta in scena gli esilaranti drammi quotidiani di una coppia qualunque in splendidi varietà, come "Sai che ti dico?" (1972), "Tante scuse" (1974), "Noi... no" (1977), "Io e la Befana" (1978), "Stasera niente di nuovo" (1981).

Sandra e Raimondo diventano così la più celebre coppia della televisione italiana, impostasi per il garbato e pungente umorismo con cui ha animato le parodie del proprio teatrino domestico.

Nel 1982 la coppia passa alle reti Fininvest dove, seguiti da un pubblico sempre più vasto e affezionato, presentano numerosi varietà, come "Attenti a quei due" (1982), "Zig Zag" (1983-86) e la trasmissione che porta il loro nome: "Sandra e Raimondo Show" (1987). Dal 1988 sono interpreti della sit-com "Casa Vianello", dove i due interpretano se stessi; Sandra interpreta la parte di una sempre annoiata e mai rassegnata consorte, che diventerà un'icona italiana. Il successo della formula viene trasferito anche a un paio di format estivi: "Cascina Vianello" (1996) e "I misteri di Cascina Vianello" (1997).

Passando da Cutolina, a Sbirulina, a eterna mogliettina capricciosa ma fedele, Sandra Mondaini annovera nella sua lunga carriera anche alcune commedie sul grande schermo: "Noi siamo due evasi" (1959), "Caccia al marito" (1960), "Ferragosto in bikini" (1961) e "Le motorizzate" (1963).

L'ultima fatica televisiva è il film tv dal titolo "Crociera Vianello", del 2008. Alla fine dello stesso anno annuncia il suo ritiro dalle scene, motivata dalle sempre più precarie condizioni di salute che non le consentono di stare in piedi con facilità e la costringono sulla sedia a rotelle dal 2005.

Muore a Milano il giorno 21 settembre 2010, all'età di 79 anni, presso l'Ospedale San Raffaele dove era ricoverata da circa dieci giorni.

8. Biografia di Bill Murray

21 settembre 1950

Chi è Bill Murray?


Bill Murray, il cui vero nome è William James Murray, nasce il 21 settembre 1950 a Wilmette, nell'Illinois, quinto di nove figli, da una famiglia di origini irlandesi. Appassionato, sin da bambino, delle storie di eroi western come Davy Crockett, Wild Bill Hickok e Kit Carson, si rivela brillante e intelligente, anche se con un carattere ritenuto difficile da gestire da parte degli insegnanti.

Mentre lavora come caddy (a causa delle difficoltà economiche della famiglia), da adolescente si esibisce come cantante nei Dutch Masters, una rock band scolastica. In quegli anni, il padre, venditore di legname, vede aggravarsi il proprio diabete fino a morire, mentre una sorella deve fare i conti con una brutta poliomielite.

Ottenuto il diploma alla Loyola Academy, Bill Murray frequenta la Regis University di Denver, intenzionato a diventare paramedico, ma viene espulso dal college nel giro di poco tempo, dopo che la polizia gli ha trovato addosso della marijuana nel corso di una perquisizione avvenuta all'aeroporto "O'Hare" di Chicago. Così, mentre ripiega su lavoretti saltuari (per esempio il pizzaiolo per "Little Caesar's"), inizia a lavorare in teatro, su invito del fratello Brian, con la troupe "Second City Chicago", dove conosce John Belushi. Grazie a John, entra a far parte di "The National Lampoon Radio Hour", programma radiofonico di New York di genere comico, e nel 1976 appare per la prima volta, in un cameo di pochi secondi, al cinema nel film "Stop a Greenwich Village".

La collaborazione con Belushi prosegue, al punto che Bill nel 1977 diventare autore di "Saturday Night Live", celebre programma comico in onda sulla Nbc. Anche se all'inizio il suo ingresso nello show non viene accolto in maniera entusiasta (prende il posto di Chevy Chase, e questo suscita scetticismo), nel giro di poco tempo Murray riesce a convincere pubblico e critica, grazie, tra l'altro, all'interpretazione dello strambo cantante Nick e del nerd Todd. In questo periodo, egli intraprende una relazione d'amore con Gilda Radne e approfondisce il suo lavoro al cinema. Il suo esordio ufficiale avviene nel 1979 con "Meatballs" di Ivan Reitman. Poi, ad alcune partecipazioni in pellicole mediocri segue il successo di "Caddyshack". È il 1980: in quell'anno, Bill abbandona il "Saturday Night Live" per dedicarsi al grande schermo. Un ruolo di rilievo gli spetta in "Stripes", diretto ancora da Reitman, mentre nel 1982 (anno in cui è il primo ospite di una trasmissione tv destinata a entrare nella storia, il "David Letterman Show") in "Tootsie", pur interpretando una parte di secondo piano, riesce a farsi apprezzare notevolmente.

Nel frattempo, il 24 gennaio del 1981 sposa Margaret Kelley (che gli regalerà due figli, Homer e Luke, e dalla quale divorzierà nel 1996). Poco dopo scrive la sceneggiatura e interpreta "Il filo del rasoio", che però esce solo nel 1984. L'accordo per questo film, infatti, prevede che la Columbia lo finanzi solo accettando di partecipare immediatamente dopo a "Ghostbusters - Acchiappafantasmi", ideato e scritto da Dan Aykroyd, ex collega del "Snl", e originariamente pensato per John Belushi, nel frattempo morto. Il ruolo previsto per lui è quello del bizzarro dottore Peter Venkman, specializzato in parapsicologia.

"Ghostbusters" nel 1984 si rivela un successo straordinario in tutto il mondo, e consacra Bill Murray (e le sue improvvisazioni), al punto da regalargli una candidatura ai Golden Globe. D'altra parte, mentre la pellicola di Aykroyd si avvia a diventare un cult degli anni Ottanta, "Il filo del rasoio" ottiene un insuccesso clamoroso, complice il primo ruolo serio dell'attore dell'Illinois. Anche a causa di questa delusione, Bill, parzialmente insoddisfatto degli sviluppi della sua carriera, sceglie di rimanere per quattro anni lontano da Hollywood, eccezion fatta per un piccolo cameo, nel 1986, ne "La piccola bottega degli orrori".

Trasferitosi momentaneamente a Parigi, frequenta i corsi universitari della Sorbona e il Cinematique. Quindi, tornato in America, si divide tra l'Hudson River Valley, dove alloggia con la sua famiglia, e i teatri di New York, dove è protagonista di reading pubblici organizzati da Timothy Mayer. Il ritorno ufficiale al cinema si materializza nel 1988 con "SOS fantasmi", commedia fantasy che intende reinterpretare, secondo lo spirito del momento, "A Christmas Carol" di Charles Dickens. Altre commedie interpretate in quel periodo sono "Ghostbusters II" (che, pur essendo accolto dal pubblico in maniera positiva, viene ritenuto inferiore al primo episodio) e "Tutte le manie di Bob": anche in "Ricomincio da capo", Murray ha l'occasione di mettere in mostra tutta la propria verve comica. Non che questo implichi una rinuncia a ruoli più seri o drammatici: al 1990 risale "Scappiamo col malloppo", da lui diretto e interpretato, mentre del 1993 è "Lo sbirro, il boss e la bionda" (durante le cui riprese rompe involontariamente il naso a Robert De Niro).

Negli anni Novanta, inoltre, si segnalano "Kingpin" e "Rushmore", mentre il nuovo millennio si apre con "Charlie's Angels", in cui interpreta Bosley, chiamato direttamente da Drew Barrymore. Nel 1997, intanto, Bill Murray si è sposato di nuovo, questa volta con Jennifer Butler, che gli regalerà quattro figli (Jackson, Cooper, Lincoln e Cal).

Inizia poi a frequentare anche il cinema d'autore: il nuovo millennio si apre con "I Tenenbaum", nel 2001, "Coffe and cigarettes", nel 2003, e nello stesso anno "Lost in translation - L'amore tradotto", che gli vale la conquista dei Bafta e dei Golden Globe e una nomination agli Oscar. Seguono, nel 2004, "Le avventure acquatiche di Steve Zissou", e nel 2005 "Broken flowers", mentre nel 2009, poco dopo aver divorziato dalla seconda moglie, in "Get low" Murray è co-protagonista insieme con Robert Duvall, in un ruolo che gli vale il "Premio per la migliore interpretazione maschile" conquistato al Torino Film Festival.

In Italia Bill Murray è doppiato soprattutto da Michele Gammino (che gli presta la voce, tra l'altro, in "Tutte le manie di Bob", "Scappiamo col malloppo", "Charlie's Angels", "Lo sbirro, il boss e la bionda" e "Ricomincio da capo") e da Oreste Rizzini (sua voce in "Lost in translation - L'amore tradotto", nei due episodi di "Ghostbusters" e in "Broken Flowers"), ma anche, tra gli altri, da Manlio De Angelis ("SOS fantasmi"), Angelo Nicotra ("Tootsie"), Emilio Cappuccio ("Le avventure acquatiche di Steve Zissou") e Luca Ward ("Il filo del rasoio").

9. Biografia di Publio Virgilio Marone

Poemi di città eterne
15 ottobre 70 A.C.
21 settembre 19 A.C.

Chi è Publio Virgilio Marone?


Publio Virgilio Marone nasce ad Andes, nei pressi di Mantova, il 15 ottobre del 70 a. C. Il padre è Stimicone Virgilio Marone, un piccolo proprietario terriero, mentre la madre è Polla Magio, figlia di un noto mercante. Il giovane Publio Virgilio studia a Cremona presso la scuola di grammatica, conseguendo all'età di quindici anni la toga virile. Si trasferisce a Milano, dove studia retorica e poi nel 53 a. C. a Roma, dedicandosi allo studio del greco, del latino, della matematica e della medicina.

A Roma frequenta la scuola del celebre maestro Epidio, dedicandosi allo studio dell'eloquenza che gli sarebbe servito per intraprendere la carriera professionale di avvocato. In occasione però del suo primo discorso in pubblico, Virgilio, avendo un carattere molto riservato, non riesce nemmeno a introdurre una frase. Avendo dei difetti nella pronuncia, decide di abbandonare gli studi di oratoria, continuando però quelli di medicina, filosofia e matematica.

Virgilio vive in un periodo storico molto complesso, infatti, nel 44 a. C. muore Giulio Cesare in una congiura, poi si accende la rivalità tra Marco Antonio e Ottaviano. Con la battaglia di Filippi del 42 a. C. in cui si scontrano l'esercito di Ottaviano e le Forze di Bruto e Cassio, Virgilio perde molte proprietà che possiede nell'area mantovana e che vengono consegnate ai veterani di Ottaviano. La perdita delle proprietà mantovane lo segna tantissimo, ricordandole sempre con una grande nostalgia. In occasione del suo rientro ad Andes, il poeta incontra dopo anni l'amico Asinio Pollione, che deve distribuire le terre del mantovano ai veterani di Ottaviano.

Nonostante abbia cercato di fare tutto il possibile per tenere i suoi possedimenti, Virgilio non ci riesce, facendo ritorno a Roma nel 43 a. C. L'anno successivo, insieme al padre e agli altri suoi familiari, si trasferisce in Campania, a Napoli. Nonostante l'ospitalità offerta da Augusto e dall'illustre Mecenate a Roma, Virgilio preferisce fare una vita tranquilla nel Sud Italia. Nel suo soggiorno a Napoli egli frequenta la scuola epicurea dei celebri filosofi Filodemo e Sirone.

Nel corso delle lezioni che si tengono nella scuola, conosce numerosi intellettuali, artisti e politici. E' in quest'occasione che incontra Orazio. Dedicandosi alla lettura del "De rerum natura" di Lucrezio, non condivide la concezione secondo cui deve essere negata l'immortalità dell'anima.

Grazie a Mecenate entra a far parte del suo circolo letterario, diventando un poeta molto illustre nell'epoca imperiale. La prima opera di Virgilio è "Le Bucoliche", scritta a Napoli. In questa composizione letteraria il poeta trae ispirazione dai precetti epicurei. Nell'opera sembra voler rappresentare, tramite i suoi personaggi, il dramma che ha segnato la sua vita, ovvero l'esproprio dei suoi possessi mantovani dopo la battaglia di Filippi.

Tra il 36 e il 29 a. C. , durante il suo soggiorno a Napoli, compone un altro dei suoi capolavori letterari: "Le Georgiche". In quest'opera, articolata in quattro libri, racconta il lavoro sui campi, descrive attività come l'allevamento, l'arbicoltura e l'apicoltura. In questo poema inoltre vuole indicare il modello ideale di società umana. I quattro libri contengono sempre una digressione storica: ad esempio, nel primo libro, racconta l'episodio della morte di Cesare, avvenuta il 15 marzo del 44 a. C.

Nel 29 a. C. nella sua abitazione campana, il poeta ospita Augusto che è di ritorno dalla spedizione militare vittoriosa di Azio contro Marco Antonio e Cleopatra. Virgilio, con l'aiuto di Mecenate, legge ad Augusto il suo componimento poetico, "Le Georgiche". Diventa così uno dei poeti prediletti di Augusto e di tutto l'Impero romano.

L'ultima opera letteraria da lui scritta è "L'Eneide" composta tra il 29 a. C. e il 19 a. C. nella città di Napoli e in Sicilia. Nell'Eneide viene narrata la vicenda di Enea, rappresentato come uomo pio, dedito allo sviluppo del proprio Paese. Enea, con la sua pietas, riesce quindi a fondare la città di Roma, rendendola gloriosa e importante. Il poema ha come obiettivo quello di ricordare la grandezza di Giulio Cesare, del suo figlio adottivo Cesare Ottaviano Augusto e dei loro discendenti. Infatti, Virgilio chiama Ascanio, il figlio di Enea, Iulo considerandolo come uno degli antenati della gloriosa Gens Iulia.

Nell'opera inoltre, con il suo grande ingegno letterario, immagina che i Troiani siano gli antenati dei Romani, mentre i Greci sono rappresentati come dei nemici, i quali poi saranno assoggettati all'Impero romano. Nonostante la sottomissione del popolo greco, i Romani rispettano la sua cultura e civiltà.

Nel 19 a. C. Virgilio svolge un lungo viaggio tra la Grecia e l'Asia con l'obiettivo di conoscere i luoghi che descrive nell'Eneide e per accrescere la sua cultura. Nella città di Atene il poeta incontra Augusto che in quel momento sta facendo ritorno dal suo viaggio nelle Province orientali dell'Impero. Su consiglio dell'imperatore, decide di tornare in Italia a causa delle sue deboli condizioni di salute.

Dopo avere visitato Megara, Publio Virgilio Marone muore a Brindisi il 21 settembre di quello stesso anno a causa di un colpo di sole, mentre sta ritornando dal suo lungo viaggio. Il poeta, prima di morire, chiede ai suoi compagni Varo e Tucca di bruciare il manoscritto dell'Eneide, poiché il poema non è ancora stato finito e sottoposto a revisione.

Le sue spoglie sono in seguito trasferite a Napoli, mentre Augusto e Mecenate fanno pubblicare l'Eneide, affidando il compito a Varo e Tucca, i compagni di studi di Virgilio. In epoca medievale i resti di Virgilio vanno perduti. Nella sua tomba compaiono ancora le seguenti frasi in latino: "Mantua me genuit, Calabri rapuere, tenet nunc Parthenope, cecini pascua, rura, duces".

10. Biografia di Girolamo Savonarola

Profeta disarmato
21 settembre 1452
23 maggio 1498

Chi è Girolamo Savonarola?


Girolamo Savonarola nasce a Ferrara il 21 settembre 1452. All'età di ventitre anni, colto da una intima esigenza di purificazione, abbandona gli studi di medicina, filosofia e musica ed entra nel convento di San Domenico di Bologna dove riceve, nel 1476, l'ordinazione sacerdotale come domenicano. Intraprende gli studi di teologia a Bologna e li conclude a Ferrara. Nel 1482 è nominato lettore di Sacra Scrittura nel convento di San Marco a Firenze che, in funzione del suo attivismo, diviene il fulcro della riforma dell'Ordine.

Le sue predicazioni lo rendono ben presto famoso non solo per le esortazioni al rigore dei precetti cristiani ma soprattutto per le severe ammonizioni circa una imminente punizione divina su Firenze e sull'Italia per il lassismo e la corruttela con i quali la società e soprattutto la chiesa si sono lasciate avviluppare dalla civiltà mondana del Rinascimento.

La pratica dell'astrologia, la partecipazione dei preti a feste durante le quali si mascherano, mangiano e ballano insieme ai parrocchiani sono alla base della sua indignazione. E la sua profezia sembra avverarsi quando, nel 1494, Carlo VIII di Francia scende in Italia e, minacciando di saccheggiare Firenze, umilia Piero de' Medici con pesanti condizioni, al punto che gli stessi fiorentini, indignati, si ribellano e scacciano il capo della signoria.

Fuggiti i Medici, il Savonarola - che ormai ha acquisito un ascendente immenso sui fiorentini - si ritrova arbitro assoluto della città: procede a riformare in senso democratico e repubblicano l'ordinamento cittadino coinvolgendo le classi da sempre escluse, modificando l'imposizione fiscale in favore dei meno abbienti, abolendo l'usura, istituendo il nuovo Monte di Pietà e, sul piano dei costumi, nel denunciare la corruzione della chiesa, dei prìncipi e dei dotti, mobilita i suoi seguaci, i "piagnoni", in iniziative tese a introdurre un assoluto rigore morale fino a rasentare il fanatismo.

Memorabili rimangono i "roghi di vanità", con i quali vengono dati alle fiamme abiti, libri, quadri e tutto quanto possa distrarre le menti verso il paganesimo.

I suoi tentativi di accordi con Carlo VIII, acerrimo nemico del Papa, e le sue pubbliche denunce della corruzione imperante alla corte del Pontefice gli valgono l'interdizione da parte di Alessandro VI, nel 1495 e, due anni dopo, la scomunica. Egli, per tutta risposta, accusa il Papa di indegnità. Ma l'essersi schierato contro la Santa Sede determina il suo totale isolamento del quale approfittano, tra gli altri, i "palleschi", gli "arrabbiati" ed i "compagnacci", suoi nemici politici.

Inevitabile giunge l'arresto, il 9 aprile 1498. Processato sommariamente per ben tre volte, torturato e condannato a morte con il marchio di "eretico e scismatico", insieme ai suoi seguaci fra' Domenico da Pescia e fra' Silvestro da Firenze, il 23 maggio 1498, a soli 46 anni, è impiccato in piazza della Signoria ed il suo corpo dato alle fiamme.

Girolamo Savonarola è stato un uomo dalla forte personalità ed uno statista illuminato. La sua profonda convinzione della necessità di riformare la vita religiosa e civile fiorentina ed italiana tutta, senza mai sconfinare nell'integralismo, lo hanno portato allo scontro frontale con i poteri della chiesa e della politica, di fronte ai quali è dovuto soccombere. Ma l'impatto delle sue idee, della sua "riforma integrale" che ha coinvolto e convinto tutti, ha sortito l'effetto che non solo gli umili, ma anche le élite politica ed intellettuale hanno voluto esserne partecipi e protagoniste.

Uomini - suoi contemporanei o vissuti dopo di lui - come Pico della Mirandola, i fratelli Benivieni, Giovanni della Robbia, Sandro Botticelli, Michelangelo, Nicolò Machiavelli, che lo definisce "profeta disarmato", Marsilio Ficino, Caterina Sforza restano sedotti dalle suggestioni - salvo, in alcuni casi, ad allontanarsene con la caduta in disgrazia - delle sue predicazioni.

Gli affreschi della cattedrale di Orvieto, opera del pittore Luca Signorelli, sono ispirati al Savonarola.

Di grande interesse politico e religioso restano i suoi copiosi scritti, tra cui ricordiamo le "Prediche", il "Compendium logicum", il "Trattato dell'amore di Iesu Cristo", il "Compendio delle rivelazioni", la "Declaratione del mistero della Croce", l'"Epistola della sana e spirituale lezione", il "Trattato circa il reggimento del governo della città di Firenze".

11. Biografia di Odilo Pedro Scherer

21 settembre 1949

Chi è Odilo Pedro Scherer?


Odilo Pedro Scherer è un cardinale ed arcivescovo cattolico brasiliano. Nasce il 21 settembre del 1949 in Brasile a Cerro Largo, nella regione di Rio Grande do Sul, da Francisca Steffens e Edwino Scherer (lontano parente di Alfredo Scherer, futuro arcivescovo di Porto Alegre), genitori di origini tedesche: il padre proviene da Tholey, mentre la madre è figlia di immigrati del Saarland.

Dopo aver frequentato il seminario a Curitiba, Odilo Pedro studia all'Università Pontificia Cattolica di Paranà e all'Università Pontificia Gregoriana di Roma. Ordinato sacerdote dall'arcivescovo Armando Cirio il 7 dicembre del 1976, è impiegato nei due anni successivi come direttore e insegnante al seminario diocesano di Cascavel; dal 1979 al 1982, invece, si trova nel seminario diocesano di Toledo. In seguito, Scherer insegna teologia all'Instituto Teologico Paulo VI di Toledo; poi, dopo essere tornato a Cascavel, al Centro Interdiocesano de Teologia, insegna all'Universidade Estaduale do Oeste do Paranà fino al 1994.

Dal 1994 al 2001, prende parte alla Congregazione dei Vescovi nella Curia Romana, e durante il tempo libero serve come pastore e cappellano. Il 28 novembre del 2001 Odilo Pedro Scherer viene nominato Vescovo Ausiliario di San Paolo e Vescovo Titolare di Novi, ricevendo la consacrazione episcopale dal cardinale Claudio Hummes, arcivescovo della metropoli, il 2 febbraio del 2002, con Anuar Battisti e Armando Cirio come co-consacranti.

Diventato Segretario Generale della Conferenza Episcopale Brasiliana nel 2003, il 21 marzo del 2007 diventa il settimo Arcivescovo di San Paolo su nomina di Papa Benedetto XVI al posto del cardinale Hummes, diventato Prefetto della Congregazione per il Clero: in questo modo, la leadership francescana dell'arcidiocesi, durata quasi quattro decenni, giunge a conclusione. Nel maggio dello stesso anno, il prelato brasiliano Odilo Pedro Scherer accompagna il Pontefice per gran parte della sua visita in Brasile, tenendo inoltre un discorso nel corso della cerimonia organizzata per celebrare l'arrivo del Papa.

Lo stesso Benedetto XVI il 24 novembre del 2007 lo crea cardinale, assegnandogli il titolo di Sant'Andrea al Quirinale.

L'anno successivo, invece, viene nominato membro della Congregazione per il Clero, mentre nel gennaio del 2011 compare tra i primi membri del Concilio Pontificio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione nato da poco. Nel frattempo, un articolo apparso sul sito dell'organizzazione cattolica Zenit riferisce la preoccupazione di Scherer per la mancanza di evangelizzazione nel mondo attuale.

Ritenuto un moderato dal punto di vista teologico, Odilo Pedro Scherer si è schierato contro l'aborto, e in più di un'occasione ha sostenuto che la rimozione dei crocifissi dai luoghi pubblici non favorisce gli interessi del secolarismo brasiliano. Ha spesso avuto modo di sottolineare che i preti (con particolare riferimento al sacerdote brasiliano Marcelo Rossi) non sono uomini di spettacolo, e che "la Messa non deve essere trasformata in uno show".

12. Biografia di Arthur Schopenhauer

Nel mondo della ragione
22 febbraio 1788
21 settembre 1860

Chi è Arthur Schopenhauer?


Arthur Schopenhauer nasce a Danzica il 22 febbraio 1788 da Heinrich Floris, banchiere, e Johanna Henriette Trosiener, scrittrice. Alla morte del padre avvenuta nel 1805 si stabilisce a Weimar con la madre. Viaggia in Francia, Inghilterra, studia a Göttingen con Schulze e a Berlino con Fichte.

Nel 1811 si era trasferito a Berlino per frequentare i corsi di filosofia. Persona dell'ingegno molteplice, sempre interessato ai più diversi aspetti del sapere umano - dalla matematica alla chimica, dal magnetismo all'anatomia fino alla fisiologia - consegue la laurea a Jena con una tesi "Sulla quadruplice radice del principio di ragion sufficiente".

Pubblica nel 1818 la sua opera più importante, "Il mondo come volontà e rappresentazione", che ha però scarsissimo successo.

Ottiene la libera docenza nel 1820 ma Schopenhauer è il filosofo antiaccademico per eccellenza. Le sue lezioni sono seguite da pochi fedelissimi e talvolta l'aula rimane deserta: c'è l'astro di Hegel che oscura tutto e tutti. Da qui derivano il rancore e le velenose critiche per quello che Schopenhauer definisce "grande ciarlatano".

Preferisce allora viaggiare sulle orme di Goethe, a Roma e Napoli. Il successo gli arriderà solo a partire dal 1845.

La vera affermazione di questo pensatore si avrà dal 1851, con la pubblicazione del volume "Parerga e paralipomena", inizialmente pensato come un completamento della trattazione più complessa de "Il mondo come volontà e rappresentazione", ma che verrà accolto come un'opera a sé stante, uno scritto forse più facile per stile e approccio e che, come rovescio della medaglia, avrà quello di far conoscere al grande pubblico anche le opere precedenti di Schopenhauer.

In pieno accordo con le linee di pensiero della sua filosofia, manifesta un sempre più acuto disagio nei confronti dei contatti umani e uno scarso interesse per le vicende politiche dell'epoca (come i moti rivoluzionari del 1848). I tardi riconoscimenti di critica e pubblico attenuano in qualche modo i tratti intransigenti del carattere di Schopenhauer: negli ultimi anni della sua esistenza questo gli procura una ristretta ma anche fedelissima cerchia di devoti "apostoli" (così li definiva), tra i quali v'è il compositore Richard Wagner. Tra gli altri che saranno influenzati dal pensiero del tedesco vi sono Kierkegaard, Nietzsche, Spengler, Bergson, Jaspers, Heidegger, Horkeimer, Mann e Freud.

Arthur Schopenhauer muore a cuasa di una pleurite il 21 settembre 1860 a Francoforte.

Opere:

- Sulla quadruplice radice del principio di ragione sufficiente, 1813

- Sulla vista e i colori, 1816

- Il mondo come volontà e rappresentazione, 1818/1819 (secondo volume, 1844)

- Sul volere nella natura, 1836

- Sulla libertà del volere umano, 1839

- Sul fondamento della morale, 1840

- Parerga e paralipomena, 1851

Pubblicate postume:

- L'arte di ottenere Ragione

- L'arte di invecchiare

13. Biografia di Walter Scott

Al principio del romanzo storico
15 agosto 1771
21 settembre 1832

Chi è Walter Scott?


Sir Walter Scott, anche noto come il Barone Scott, nasce in Scozia, ad Edimburgo, il 15 agosto del 1771. Grande autore, poeta e romanziere, anche editore, vero e proprio punto di riferimento della letteratura scozzese, ha dato vita, probabilmente prima e meglio di chiunque altro, a quello che viene definito il romanzo storico di tradizione europea.

La famiglia nella quale nasce appartiene alla ricca borghesia cittadina, pur non essendo aristocratica. Il papà, anche lui di nome Walter, è un avvocato, con interessi negli studi storici e di teologia, mentre Anne Rutherford, la moglie, figlia di un professore di medicina dell'Università di Edimburgo, è una donna molto raffinata.

Ad appena un anno di età il piccolo Walter contrae la poliomelite, malattia che lo costringe a letto, per molti anni, per giunta portandolo a trascorrere gran parte della sua infanzia in una fattoria scozzese, in piena campagna, nella zona di Border. Qui il futuro poeta e scrittore scozzese apprende delle storie e delle tradizioni risalenti al medioevo scozzese, che faranno da sfondo alla sua futura produzione letteraria. A colpire la sua fantasia sono anche i racconti dell'ultima insurrezione nazionale, con la battaglia di Culloden del 1746.

Nel 1775, il piccolo Walter torna ad Edimburgo, per poi trasferirsi presso la cittadina di Bath, famosa per le proprie terme. Nuovamente nella capitale scozzese, nel 1778, viene introdotto agli studi dal padre, attraverso alcuni insegnamenti privati, in vista dell'iscrizione nel 1979 alla prestigiosa Royal High School.

È l'inizio della sua attività di studioso, forte, finalmente, di una ritrovata salute. Trasferitosi a Kelso, da una zia, frequenta la Scuola di Grammatica, dove conosce il suo futuro illustratore, James Ballantyne. Secondo il volere paterno, nel 1783 comincia a studiare legge presso l'Università di Edimburgo.

Dal 1789 al 1792 fa pratica nello studio paterno, pur portando avanti mille altri interessi, soprattutto letterari. Sviluppa la passione per gli studi storici e per la mitologia tradizionale, fa la conoscenza di personalità importanti della cultura, come il poeta Thomas Blacklock, quel James Macpherson autore del Ciclo di Ossian e, anche, il noto poeta Robert Burns.

Dopo la laurea, che arriva nel 1792, comincia da avvocato ad esercitare la professione, dandosi da fare parallelamente nello studio del tedesco, per meglio comprendere l'opera di Goethe e di alcuni altri letterati a lui coevi. È in questo periodo che Walter Scott inizia la sua lunga carriera di viaggiatore, alla ricerca di terre poco visitate e spesso abbandonate. Compie il primo viaggio nel nord estremo della Scozia, nelle Highlands, sulla scia di vecchie ballate della tradizione. Qui conosce e si innamora della figlia di un baronetto, Williamina Belsches di Fettercairn, che però non ricambia il suo amore.

Tuttavia Scott trova comunque la propria donna, proprio dopo aver pubblicato i suoi primi lavori, in realtà traduzioni di opere tedesche, come "Lenore" di Gottfried Burger e il "Gotz" di Goethe. Nel 1797 infatti sposa Margaret Charlotte Charpentier, da cui avrà ben cinque figli.

I primi riconoscimenti arrivano con la pubblicazione di una raccolta di canzoni e ballate popolari, dal titolo "La poesia del confine scozzese", datate 1802 e 1803. La popolarità arriva grazie al poemetto narrativo "I lai dell'ultimo menestrello", del 1805. È l'inizio di una serie di poemi a sfondo epico: "Marmion", del 1808, "La donna del lago", del 1810, e "Il signore delle isole", datato 1815.

Contemporaneamente però, arriva l'ascesa poetica di Byron, la cui opera comincia a surclassare quella di Walter Scott e di tutti gli altri, almeno in lingua inglese. Così, l'autore, si "ricicla" romanziere e comincia a rivolgersi alla prosa, la quale gli garantisce l'accesso tra gli immortali della letteratura di sempre.

La pubblicazione di "Waverley" nel 1814 segna l'inizio di una grande carriera, accolta da un immediato successo di critica e pubblico. Scott scopre il romanzo storico, lo inventa, riscoprendo d'un tratto e con una verve narrativa ineguagliata fino a quel tempo, il periodo medievale e, soprattutto, il passato scozzese.

Scrive oltre venti romanzi storici tra i quali "Guy Mannering", del 1815, "I puritani di Scozia", uscito l'anno dopo, "La sposa di Lammermoor", datata 1819 e, ovviamente, la grande opera di "Ivanhoe", del 1820.

Intanto, insieme ai fratelli Ballantyne, dal 1804 diventa proprietario di una tipografia che, almeno fino al fallimento del 1813, sembra andare benone. Dopo questa data, a causa delle ristrettezze economiche e l'intento di mantenere la sua abitazione, ossia il castello di Abbotsford, Scott deve intensificare la propria produzione, e c'è chi sostiene che se non fosse caduto in ristrettezze economiche non avrebbe mai scritto il primo vero romanzo storico, ossia "Waverly", cominciato e abbandonato già dieci anni prima dalla sua effettiva pubblicazione.

Nel 1820 lo scrittore viene nominato baronetto, dopo aver pubblicato una serie sterminata di opere di stampo storico e romanzesco di grande successo. Tuttavia, poco dopo la nomina, viene coinvolto nel fallimento dei suoi editori. Sempre per tale ragione arriva il famoso "Ivanhoe", ad oggi una delle sue opere più lette e, anche, tra le più musicate da parte dei migliori compositori di sempre.

Verso la fine degli anni '20, si concentra sulle fasce più umili della società scozzese con "The Chronicles of the Canongate". Da segnalare anche il poema epico "Vita di Napoleone", del 1827.

Sir Walter Scott muore il 21 settembre del 1832 ad Abbotsford, all'età di 61 anni.

Grande osservatore e narratore della società, la sua fortuna si deve anche ai personaggi più subdoli della sua opera, come zingari, fuorilegge e girovaghi. Il suo stile letterario è vigoroso e, al contempo, poetico, soffuso.

Honoré de Balzac, Charles Dickens e William Makepeace Thackeray, ma anche e soprattutto Alessandro Manzoni, sono solo alcuni degli autori che hanno preso spunto dall'opera di Walter Scott, rendendogli il giusto in più di un'occasione, quale grande iniziatore del romanzo d'ambientazione storica. Per la sua fama è considerato tutt'oggi lo scrittore nazionale scozzese.

14. Biografia di Luisa Spagnoli

Baci tessuti
30 ottobre 1877
21 settembre 1935

Chi è Luisa Spagnoli?


Luisa Sargentini nasce il 30 ottobre 1877 a Perugia, figlia di Pasquale, pescivendolo, e di Maria, casalinga. Sposatasi, poco più che ventunenne, con Annibale Spagnoli, rileva con il marito una drogheria, all'interno della quale si inizia a produrre confetti. Nel 1907 gli Spagnoli aprono, insieme con Francesco Buitoni, una azienda di piccole dimensioni, con una quindicina di dipendenti, nel centro storico della città umbra: è la Perugina.

La fabbrica viene gestita unicamente da Luisa e dai suoi figli, Aldo e Mario, allo scoppiare della Prima Guerra Mondiale; quando il conflitto termina, la Perugina ha più di cento dipendenti, ed è una fabbrica di successo.

A causa di attriti interni, Annibale abbandona l'azienda nel 1923: è in questo periodo che Luisa inizia una storia d'amore con Giovanni, figlio del socio Francesco Buitoni, più giovane di lei di quattordici anni. Il legame tra i due si sviluppa in maniera profonda ma estremamente cortese: le testimonianze in proposito sono poche, anche perché i due non vanno mai a convivere.

Luisa, entrata nel frattempo nel consiglio d'amministrazione dell'azienda, si dedica all'ideazione e alla realizzazione di strutture sociali finalizzate a migliorare la qualità della vita dei dipendenti; poi, poco dopo aver fondato l'asilo nido dello stabilimento di Fontivegge (stabilimento ritenuto, nel settore dolciario, il più avanzato nell'intero continente europeo), dà vita al "Bacio Perugina", il cioccolatino destinato a entrare nella storia.

L'idea nasce dall'intenzione di impastare i resti di nocciola derivanti dalla lavorazione dei cioccolatini con altro cioccolato: il risultato è un nuovo cioccolatino con una conformazione piuttosto strana, con al centro una nocciola intera. Il nome iniziale è "Cazzotto", perché il cioccolatino richiama alla mente l'immagine di un pugno chiuso, ma Luisa viene convinta da un'amica a cambiare quella denominazione, troppo aggressiva: molto meglio tentare di conquistare i clienti con un "Bacio".

Nel frattempo, Luisa si dedica anche all'allevamento del pollame e dei conigli d'angora, attività iniziata al termine del primo conflitto mondiale: i conigli vengono pettinati, non tosati e tantomeno uccisi, al fine di ottenere la lana d'angora per i filati. E così nel giro di breve tempo vede la luce l'Angora Spagnoli, situata nel sobborgo di Santa Lucia, dove si creano indumenti alla moda, boleri e scialli. Il successo non tarda ad arrivare (complice una segnalazione anche alla Fiera di Milano), e così gli sforzi si intensificano: ben ottomila allevatori spediscono il pelo ottenuto da circa 250mila conigli a Perugia via posta, in modo che possa essere trattato e utilizzato.

Luisa muore all'età di 58 anni il giorno 21 settembre 1935, a causa di un tumore alla gola che l'aveva indotta a spostarsi a Parigi per provare a ricevere le migliori cure possibili.

Gli anni Quaranta regaleranno agli Spagnoli numerose soddisfazioni, così come ai loro dipendenti, che potranno contare addirittura su una piscina nello stabilimento di Santa Lucia e su regali di valore per le vacanze di Natale, ma anche su feste, casette a schiera, partite di calcio, balli e nursery per i figli. Ma Luisa non potrà mai vedere tutto ciò.

L'azienda creata da Luisa diventerà, dopo la morte della fondatrice, un'attività industriale a tutti gli effetti, e sarà accompagnata dalla creazione della "Città dell'angora", uno stabilimento attorno al quale sorgerà una comunità autosufficiente, e il parco giochi della "Città della Domenica", chiamato in principio "Spagnolia".

15. Biografia di Roman Vlad

Cavaliere della Musica
29 dicembre 1919
21 settembre 2013

Chi è Roman Vlad?


Compositore, pianista e musicologo, uomo di profonda e vasta cultura, Roman Vlad è nato in Romania il 29 dicembre 1919 a Cernauti (l'attuale Cernovtzy, ora in Ucraina). Prima di lasciare la città nativa conseguì il diploma di pianoforte presso il Conservatorio e nel 1938 si trasferì a Roma ottenendo nel 1951 la cittadinanza italiana.

Ha frequentato l'Università di Roma e si è diplomato nel 1942 seguendo il corso di perfezionamento di Alfredo Casella presso l'Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Il suo lavoro "Sinfonietta" ottenne il Premio ENESCU nel 1942.

Nel dopoguerra Roman Vlad, pur continuando la sua attività di concertista e compositore, si è fatto apprezzare come saggista e conferenziere in Italia come pure in Germania, Francia, nelle due Americhe, Giappone e Inghilterra, dove insegnò presso la Summer School of Music, a Dartington Hall, durante i corsi 1954 e 1955.

Direttore artistico dell'Accademia Filarmonica Romana dal 1955 al 1958 e dal 1966 al 1969, è stato anche condirettore della sezione musicale della "Enciclopedia dello Spettacolo" (1958-62).

E' stato inoltre presidente della Società Italiana di Musica Contemporanea (1960), consulente e collaboratore del Terzo Programma RAI, Direttore Artistico del Maggio Musicale a Firenze nel 1964 e del Teatro Comunale della stessa città (1968-72).

Nel 1974 la National University of Ireland di Dublino gli ha accordato il titolo onorario di Dottore in Musica. Presidente della Società Aquilana dei Concerti (dal 1973 al 1992), ha ricoperto il ruolo di Sovrintendente del Teatro dell'Opera di Roma.

Dal 1967 è condirettore della "Nuova Rivista Musicale Italiana", e dal 1973 al 1989 è stato Direttore Artistico dell'Orchestra Sinfonica della Radio-Televisione Italiana di Torino.

Dal 1980 al 1982 e, per due mandati consecutivi, dal 1990 al 1994, è stato presidente della C.I.S.A.C. (Confédération Internationale des Auteurs et Compositeurs). Fa tuttora parte del consiglio di amministrazione della stessa C.I.S.A.C.

E' stato membro del Comitato direttivo dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia e Consulente Artistico del Ravenna Festival, del Festival Settembre Musica e del Festival Musicale di Ravello. Nel 1994 è stato nominato Presidente dell'Accademia Filarmonica Romana.

Ma Roman Vlad è stato anche un uomo sorprendente e non si è limitato a ricoprire incarichi più o meno prestigiosi: profondo conoscitore, com'è ovvio, della Storia della Musica e delle biografie dei più importanti compositori, ha avuto anche una nutrita produzione artistica in proprio. Ha scritto opere teatrali, sinfoniche e da camera, fra cui si ricordano i recenti "Cinque elegie su testi biblici", "Melodia variata" e il bellissimo ciclo de "Le stagioni giapponesi, 24 Haiku" (tutte opere scritte negli anni '90).

Ha inoltre composto anche musiche di scena e da film, tra cui la colonna sonora del celebre capolavoro di René Clair "La bellezza del diavolo" (nel lontano 1950 ha anche ottenuto il Nastro d'Argento per le sue composizioni cinematografiche).

I telespettatori italiani lo ricordano in particolare per le competenti - e per certi versi toccanti - presentazioni del ciclo di registrazioni che il pianista bresciano Arturo Benedetti Michelangeli, forse il più grande del secolo, aveva effettuato per la RAI nel 1962: delle vere e proprie lezioni che hanno aiutato intere schiere di persone ad avvicinarsi al mondo della musica e a capire l'arte di quel maestro della tastiera.

Roman Vlad è stato altresì l'autore di importanti opere saggistiche tra cui si ricorda l'ormai storico "Storia della Dodecafonia" (edito nel 1958), seguito subito dopo da due importanti biografie di due giganti della musica: "Stravinsky" e "Dallapiccola". Molto belli ed importanti anche i saggi degli anni '80: "Capire la musica" e "Introduzione alla civiltà musicale".

Dal 1991 è stato eletto membro della Koninlijke Academie voor Wetenschappen, Letteren en Schone Kunsten del Belgio. Ha ricevuto il grado di Commandeur des Art et des Lettres della Académie des Arts et des Lettres francese. Dal 1987 all'estate del 1993, è stato Presidente della S.I.A.E. (Società Italiana degli Autori ed Editori), di cui è stato successivamente nominato Commissario Straordinario, incarico che ha rivestito dall'inizio del 1994 al gennaio 1996.

E' morto a Roma all'età di 93 anni il 21 settembre del 2013.

16. Biografia di Herbert George Wells

All'inizio era la fantascienza
21 settembre 1866
13 agosto 1946

Chi è Herbert George Wells?


Insieme al più "realistico" Jules Verne, Herbert George Wells è considerato il fondatore della fantascienza vera e propria, quel genere di letteratura che si occupa vuoi di immaginare il futuro sulla base del progresso tecnologico esistente (il caso di Verne, appunto), oppure di inventare temi nuovi e fantastici senza preoccuparsi troppo della loro verosimiglianza. Inutile dire che H.G. Wells in questo, è un vero capostipite. E' a lui che dobbiamo ipotesi narrative quali il viaggio nel tempo, l'invasione degli alieni o la possibilità di diventare invisibili (per tacere dei possibili effetti delle sperimentazioni genetiche); tutti temi che, a ben vedere, caratterizzano pesantemente la fantascienza di oggi e che individuano quindi in Wells il vero precursore.

Questo visionario romanziere si è dedicato alla scrittura quasi per caso. Nato il 21 settembre 1866 a Bromley, in Inghilterra, in una famiglia di modeste condizioni, ereditò la passione per la lettura dal padre, uomo di vasti interessi, giocatore professionista di cricket, e possessore di un piccolo negozietto di ceramiche. Eppure, malgrado queste diverse attività, i proventi bastavano a malapena a mantenere la famiglia al di sopra dell'indigenza.

Tale era dunque l'affanno economico della famiglia che il povero Herbert fu inizialmente costretto a lasciare il college, obbligato a contribuire al bilancio familiare. Le varie biografie uscite in suo onore dopo la morte lo descrivono così alle prese con la vendita di tessuti, dietro il bancone di una farmacia o come assistente in una scuola. Tutti lavori a lui poco congeniali. Il risultato erano continui licenziamenti o, appunto, peregrinazioni da un posto all'altro.

Nel 1884 Wells torna faticosamente sui banchi di scuola e ottiene una borsa di studio presso il Royal College of Science and Technology di Londra. Qui per tre anni studierà tutte le materie scientifiche, entusiasmandosi in particolare per la nuova teoria darwiniana, di cui diventerà fervente sostenitore. Terminati gli studi diviene aiuto professore in una scuola a Holt, nel Galles settentrionale. Nel 1888 torna ad insegnare a Londra dove entra a far parte del corpo insegnanti della Henley House School e dove completa la sua formazione laureandosi a pieni voti in Zoologia nel 1890.

La sua attività di scrittore si origina però a partire da un'emorragia polmonare che, costringendolo a letto per molto tempo, lo induce a prendere carta e penna e a mettere nero su bianco, a fianco di articoli a sfondo saggistico che andava scrivendo per giornali e riviste (nel 1893 sforna anche un manuale di biologia), le fantasie che da un po' andavano formandosi nella sua fervida mente.

Nel 1895 riesce a pubblicare contemporaneamente un volume di racconti, "Il bacillo rubato e altri incidenti" e i capolavori "La macchina del tempo" e "La visita meravigliosa". Ed è subito successo strepitoso: quegli strani e straordinari romanzi gli valsero rapidamente la nomea di scrittore di eccezionale vigore e immaginazione. Lo stesso anno sposa Amy Catherine Robbins, che era stata sua allieva (Wells si era già sposato nel 1891 con la cugina, ma il matrimonio fu annullato).

La serie di romanzi continua praticamente a ritmo serrato e vengono così alla luce in rapida successione "L'isola del dr. Moreau", "L'uomo invisibile", "La guerra dei mondi", "Il primo uomo sulla Luna" e altri ancora, la cui diffusione lo renderanno autore di fama mondiale.

Raggiunta così la grande notorietà e il benessere economico, H.G. Wells comincia a rivedere il suo atteggiamento e le tematiche da lui affrontate in un'ottica diversa. Anche a causa dello scoppio della prima guerra mondiale, comincia ad interessarsi alla politica e a formulare idee particolari sulla costituzione di uno "Stato universale" (aderì ad una corrente socialista chiamata "fabianesimo" e riuscì persino ad esporre personalmente le proprie idee a Roosevelt e Stalin).

Di quest'epoca sono quattro saggi nei quali espone le sue teorie, e due romanzi utopici nei quali ci sono visioni del futuro in chiave positiva. Il vecchio Wells vedeva la Scienza come un oscuro e misterioso potere negromantico di difficile controllo e di incerte conseguenze; adesso la Scienza viene vista come mezzo per migliorare le condizioni umane e attraverso la quale ricercare il Bello, il Vero e il Giusto.

Questa visione ottimistica verrà purtroppo offuscata di nuovo con l'avvento del nazismo e lo scoppio della seconda guerra mondiale. I suoi ultimi scritti ci fanno infatti tornare in mente il Wells delle origini: con "Il destino dell'Homo Sapiens" (scritto nel 1939) e "Mente agli sgoccioli" (del 1945) l'autore sembra condannare definitivamente l'umanità verso la fine senza possibilità di salvezza.

Tormentato da queste oscure visioni H.G. Wells muore a Londra il 13 agosto 1946. Due crateri, uno sulla Luna e l'altro su Marte, sono stati battezzati "Cratere Wells" in suo onore.

17. Biografia di Sergio Zavoli

Con grande reputazione
21 settembre 1923

Chi è Sergio Zavoli?


Sergio Zavoli nasce a Ravenna il 21 settembre 1923. Cresce a Rimini, città di cui poi diventerà cittadino onorario. Ostile al regime di Mussolini durante il periodo fascista, lavora come giornalista radiofonico negli anni dal 1947 al 1962. Poi passa alla Rai, per cui conduce diversi trasmissioni, alcune di notevole di successo; tra le prime storiche inchieste da lui realizzate vi è "Nascita di una dittatura", del 1972.

La sua posizione politica lo avvicina al Partito Socialista Italiano di Bettino Craxi; in passato già condirettore del Telegiornale, direttore del GR1, direttore de "Il Mattino" di Napoli, unico giornalista al mondo ad aver vinto per due volte il "Prix Italia", viene nominato presidente della Rai nel 1980, carica che ricoprirà per sei anni.

Nel 1981 pubblica il suo primo libro "Socialista di Dio", che vince il Premio Bancarella.

Una volta abbandonata la poltrona di dirigente Rai, torna e continua comunque la sua carriera televisiva presentando programmi quali "Viaggio intorno all'uomo" (1987), "La notte della Repubblica" (1989), "Viaggio nel Sud" (1992); anche la produzione letteraria non si arresta: scrive e pubblica "Romanza" (1987), che vince il Premio Basilicata e la prima edizione del Premio dei Premi.

Nel 1994 decide di buttarsi nella politica. Si schiera nel partito dei Democratici di Sinistra e viene eletto senatore prima nel 2001, poi nel 2006.

Tra i suoi reportage più riusciti, che hanno ottenuto premi e riconiscimenti sia in Italia che all'estero, vi sono "Nostra padrona televisione" (1994), "Credere non credere" (1995), Viaggio nella giustizia (1996), "C'era una volta la prima Repubblica" (1998), "Viaggio nella scuola" (2001).

Con la raccolta di poesie "Un cauto guardare" (1995) vince il Premio Alfonso Gatto e nel settembre 1998 il premio "Giovanni Boccaccio".

Ha dedicato a temi della salute quattro libri: "I volti della mente", insieme con Enrico Smeraldi (Marsilio, 1997); "La lunga vita", con la collaborazione di Mariella Crocellà (Mondadori, 1998); "Dossier cancro" (1999), "Il dolore inutile. La pena in più del malato" (2005).

I suoi ultimi libri sono "Diario di un cronista. Lungo viaggio nella memoria" (2002), "La questione. Eclisse di Dio o della storia?" (2007).

Il 26 marzo 2007 la facoltà di Lettere e filosofia dell'Università di Roma Tor Vergata gli conferisce la laurea specialistica honoris causa in "Editoria, comunicazione multimediale e giornalismo", per lo "straordinario contributo apportato alla causa del giornalismo italiano".