Biografie di personaggi famosi e storici nato il 25 settembre

Biografie di personaggi famosi e storici

Biografie di personaggi famosi nella storia e celebrità nate il 25 settembre

Sommario:

1. Niccolò Ammaniti
2. Giovanni Borghi
3. Francesco Borromini
4. Vitaliano Brancati
5. Michael Douglas
6. William Faulkner
7. Adelmo Fornaciari
8. Elio Germano
9. Glenn Gould
10. Michael Madsen
11. Silvana Pampanini
12. Papa Clemente VII
13. Sandro Pertini
14. Erich Maria Remarque
15. Carlos Ruiz Zafón
16. Delia Scala
17. Will Smith
18. Catherine Zeta-Jones

1. Biografia di Niccolò Ammaniti

Parole in scena
25 settembre 1966
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Chi è Niccolò Ammaniti?


Nato a Roma il 25 settembre 1966, Niccolò Ammaniti si è quasi laureato in Scienze Biologiche con una tesi intitolata "Rilascio di Acetilcolinesterasi in neuroblastoma". Nonostante gli mancassero pochi esami non ce l'ha fatta, e la leggenda vuole che l'abbozzo della sua tesi si sia trasformato in "Branchie!", il primo romanzo.

Assieme al padre Massimo, docente di Psicopatologia generale e dell'età evolutiva presso La Sapienza di Roma, ha pubblicato "Nel nome del figlio", un saggio sui problemi dell'adolescenza, ristampato a furor di popolo. Nel 1996 partecipa a "Ricercare", e sempre in quell'anno esce la raccolta di racconti che lo fa conoscere al grande pubblico, "Fango". Per un po' di tempo è stato tacciato di cannibalismo, ma se ne è sempre fregato, continuando a fare quello che gli piaceva. Scrive o ha scritto di libri, viaggi, cinema e altro per "Tuttolibri", "Pulp", "La bestia", "Musica!", "Micromega", "Amica" e "Ciak". Ha intervistato per "Liberal" il suo amico scrittore Aldo Nove, con il quale ha condiviso tante avventure tra le quali la fondazione, insieme ad altri scrittori, del movimento collettivo "Nevroromanticismo" (ispirato all'opera del cantante Garbo) e l'esperienza di "Kitchen", la trasmissione di Mtv condotta da Andrea Pezzi (l'estroverso conduttore che già precedentemente lo aveva ospitato nel talk show "Tokusho").

Un racconto di Niccolò Ammaniti è comparso nell'antologia curata da Valerio Evangelisti che festeggiava i 45 anni di "Urania", e un altro in un volumetto della collana "Supergiallo Mondadori" a cura di Daniele Brolli. Nel 1997 RadioRai trasmette un suo radiodramma, "Anche il sole fa schifo". Ha scritto la postfazione a "La notte del drive-in" di Joe R.Lansdale (Einaudi, 1998), uno scrittore che Niccolò ama molto e che non smette mai di lodare.

Per l'agenda Einaudi "Stile libero" ha scritto il racconto breve "A letto col nemico", mentre il racconto in tre puntate "Astuzia da chirurgo" è uscito per la rivista telematica "Caffè Europa" (una nuova versione è apparsa, con la collaborazione di Antonio Manzini, su "Crimini", l'antologia collettiva edita da Einaudi nel 2005).

Insieme alla sorella ha fatto un breve cameo nel film di Fulvio Ottaviano, "Cresceranno i carciofi a Mimongo", del 1996. Dal racconto lungo che apre "Fango" il regista Marco Risi ha tratto il film con Monica Bellucci "L'ultimo capodanno" (1998), del quale esistono due versioni. L'anno seguente nei cinema è uscito "Branchie", interpretato da Gianluca Grignani per la regia di Francesco Ranieri Martinotti.

Per la casa di produzione americana MondoMedia ha progettato e scritto la sceneggiatura di un serial in animazione digitale 3D per Internet - del quale esiste solo il pilot - intitolato "Gone Bad", da lui stesso definito "una storia di zombi tra Merola, Leone e Sam Raimi".

Ammaniti è molto apprezzato anche all'estero, tanto che i suoi libri sono stati tradotti in francese, greco, polacco, russo, spagnolo, tedesco, giapponese, rumeno, finlandese e un sacco di altre lingue a noi sconosciute. Nel 2001 è uscito per Einaudi Stile Libero "Io non ho paura", il suo best-seller: si è aggiudicato il Premio Viareggio e le numerose ristampe del romanzo (fra cui un'edizione scolastica) continuano a muoversi fra i primi posti nelle classifiche di vendita italiane.

Lo stesso anno, Vasco Rossi ha scritto una canzone dal titolo "Ti prendo e ti porto via", che ha dato (semmai ce ne fosse stato ancora bisogno) uno spintone all'omonimo, bellissimo romanzo di formazione, da cui si vociferava si stesse realizzando pure un film - con la regia di Goran Paskaljevic - ma non s'è più saputo nulla.

Invece, nel 2003 il buon Gabriele Salvatores ha diretto "Io non ho paura", scritto da Niccolò Ammaniti e Francesca Marciano, che ha rischiato persino di finire nella rosa dei candidati all'Oscar come miglior film straniero (ha comunque vinto tre Nastri d'argento e un David di Donatello).

Negli ultimi anni Niccolò è stato coinvolto in centinaia di iniziative: presentazioni di "Io non ho paura" su e giù per l'Italia, collaborazioni a romanzi collettivi in rete (è da poco uscito per Einaudi "Il mio nome è nessuno - Global Novel", che raccoglie quest'esperienza), premi e onorificenze d'ogni sorta in quasi tutti i luoghi del mondo, interviste televisive e radiofoniche, lezioni presso scuole di scrittura, prefazioni, postfazioni, fascette e strilli in copertina come un novello e nostrano Stephen King.

Dopo aver ripetutamente annunciato l'uscita di un romanzo di circa seicento pagine dall'improbabile titolo "Il libro italiano dei morti" - uscito a puntate su «Rolling Stone» - parte del progetto ha preso forma nella sceneggiatura scritta proprio da Ammaniti per il secondo film di Alex Infascelli, "Il siero della vanità" (2003).

Nell'estate del 2004 è uscito per Einaudi Stile Libero Big "Fa un po' male", che contiene tre storie a fumetti (scritte insieme a Daniele Brolli, disegnate da Davide Fabbri), già edite - parzialmente - a puntate su «l'Unità».

Il 17 settembre 2006 si è sposato - in località segreta - con l'attrice Lorenza Indovina.

Bibliografia

- "La figlia di Siva" in "La giungla sotto l'asfalto" (Ediesse, 1993)

- "branchie!" con presentazione di Alberto Piccinini, (Ediesse, 1994)

- "Nel nome del figlio - l'adolescenza raccontata da un padre e da un figlio" con Massimo Ammaniti (Mondadori, 1995)

- "Fango" (Mondadori, 1996)

- "Seratina" con Luisa Brancaccio in "Gioventù Cannibale" (Einaudi, 1996)

- "Branchie" (Einaudi, 1997 - nuova versione)

- "Anche il sole fa schifo" (Rai Eri, 1997)

- "Alba tragica" in "Tutti i denti del mostro sono perfetti" (Urania Mondadori, 1997)

- "Enchanted Music & Light Records" con Jaime D'Alessandro in "Il fagiano Jonathan Livingstone - manifesto contro la new age" (Minimum Fax, 1998)

- "Ti prendo e ti porto via" (Mondadori, 1999)

- "L'amico di Jeffrey Dahmer è l'amico mio" in "Italia odia" (Supergiallo Mondadori, 2000)

- "Io non ho paura" (Einaudi, 2001)

- "Fa un po' male" (Micromega, 2002) - Racconto

- "Fa un po' male" (Einaudi, 2004) - Fumetto

- "Sei il mio tesoro" in "Crimini" (Einaudi, 2005)

- "Come Dio comanda" (Mondadori, 2006)

- "Che la festa cominci" (Einaudi, 2009)

2. Biografia di Giovanni Borghi

La storia di Mister Ignis
14 settembre 1910
25 settembre 1975
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Chi è Giovanni Borghi?


Giovanni Borghi nasce il 14 settembre del 1910 a Milano nel quartiere Isola, figlio di Maria, ragazza di famiglia benestante, e di Guido, titolare di un negozio di materiale elettrico e gestore di cinematografi. Giovanni cresce in una situazione di benessere economico e, dopo avere terminato la scuola elementare, entra nel laboratorio del padre (nel quale lavorano anche i fratelli Giuseppe e Gaetano) come apprendista.

L'azienda familiare e il marchio Ignis

La ditta dei Borghi all'inizio degli anni Quaranta è piuttosto nota a livello locale, dando lavoro a una trentina di operai, ma nell'agosto del 1943 il negozio e il laboratorio di famiglia vengono quasi completamente distrutti dai bombardamenti alleati su Milano: per questo Giovanni Borghi e il resto dei familiari si trasferiscono in provincia di Varese, a Comerio.

Papà Guido, insieme con i figli, investe parte delle sue risorse finanziarie nella produzione di fornelli elettrici da cucina, ottenendo un successo di vendite che aumenta in maniera sensibile subito dopo la fine della guerra, quando viene acquistato il marchio Ignis da un artigiano milanese.

Ignis e l'espansione internazionale

Giovanni e il resto della famiglia iniziano a farsi conoscere a livello nazionale e internazionale, con la Ignis che partecipa alla Fiera campionario di Milano del 1946 e alla Fiera campionaria di Lione dell'anno successivo.

Dopo avere aperto depositi a Conegliano Veneto, a Roma e a Napoli, i Borghi nel 1949 comprano le Smalterie De Luca, ma devono far fronte ai provvedimenti presi dal governo nazionale per ridurre i consumi di energia elettrica: è anche per questo che in casa Ignis inizia la produzione di cucine a gas.

Giovanni Borghi, che fino a questo momento si è occupato soprattutto della gestione dei contatti commerciali con la clientela, decide di scendere in campo in prima persona: convinto che nel giro di poco tempo il mercato delle cucine a gas sarebbe andato incontro a una veloce saturazione, rileva i brevetti di una fabbrica di apparecchi a assorbimento, la Isothermos, e dopo avere costituito la Siri comincia a produrre frigoriferi ad assorbimento a Gavirate, sempre nel Varesotto.

I frigoriferi

Dopo qualche anno, visti i limiti di tali prodotti (capacità interna ridotta, ingombro notevole, costi di realizzazione elevati), passa ai frigoriferi a compressore. La novità si rivela immediatamente un successo, e l'azienda di Giovanni si espande velocemente, al punto che nel 1954 viene aperto un nuovo impianto, a Comerio.

Nello stesso anno muore il fratello Giuseppe, mentre nel 1957 a scomparire è il padre. È così che Giovanni (che nel 1960 crea una rete di società collaterali per favorire la produzione in proprio di ogni componente dei frigoriferi) diventa il padrone incontrastato della Ignis, anche perché nel 1963 Gaetano, l'altro fratello, decide di separarsi dall'azienda di famiglia e di mettersi in proprio (pur non tagliando i rapporti con la famiglia e l'azienda).

Idee vincenti

Nella prima metà degli anni Sessanta, Giovanni Borghi è il primo imprenditore al mondo a introdurre in serie l'utilizzo del poliuretano espanso come sistema per l'isolamento termico: un materiale che presuppone solo un rivestimento sottile, a differenza della lana di vetro tradizionale, riducendo le dimensioni ma non la capacità dei frigoriferi.

Ma Borghi pensa anche all'estetica, e al colore bianco aggiunge agli elettrodomestici pannelli plastici in una vasta gamma cromatica. Anno dopo anno, Borghi diventa uno dei più importanti industriali di frigoriferi di tutto il mondo e il più importante in Europa, con un fatturato di 40 miliardi all'anno, tre stabilimenti e una cinquantina di filiali tra l'Italia e l'estero, per un totale di circa 7.000 dipendenti e il 40% della produzione nazionale di frigoriferi (circa 8mila al giorno). Anche per questo motivo, nel 1966 ottiene una laurea honoris causa in Ingegneria e viene nominato Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana.

In molti dalle sue parti lo chiamavano già il "cumenda", in lombardo "commendatore".

L'immagine, il marketing e lo sport

Simbolo vivente dell'Italia industriale del boom economico, ricco borghese impegnato a instaurare un rapporto diretto con il pubblico grazie a un utilizzo furbo dei mezzi di comunicazione, si dedica anche alla sponsorizzazione in ambito sportivo, affiancando il proprio nome a campioni e squadre di calcio, pallacanestro, ciclismo e pugilato: un modo per veicolare messaggi pubblicitari e al tempo stesso rendere attraente l'immagine del brand.

E così a Varese la squadra di basket arriva a vincere nove scudetti e tre Coppe dei Campioni, mentre la squadra di calcio raggiunge la Serie A; ma tra i campioni sponsorizzati ci sono anche i pugili Sandro Mazzinghi, Duilio Loi, il pistard Antonio Maspes e il ciclista spagnolo Miguel Poblet.

Alleanze industriali

Nel 1969 Giovanni Borghi, in cerca di nuova liquidità, stabilisce un accordo con gli olandesi della Philips e fonda la Ire, Industrie Riunite di Elettrodomestici, in cui metà del capitale sociale è versato dalla Philips. La nuova combinazione societaria, tuttavia, si rivela meno fruttuosa del previsto, complice il fenomeno della sovrapproduzione che incide in misura significativa sui risultati di bilancio: si verifica, quindi, una crisi che porta a una forte esposizione debitoria.

Riscattata la quota degli olandesi e tornato unico proprietario, Borghi sceglie di puntare sulla vendita dei congelatori, ma il suo tentativo viene bloccato da dissidi interni alla Ignis (con il suo più stretto collaboratore passato alla Zanussi, la principale azienda concorrente, mentre il figlio Guido si rivela poco abile dal punto di vista imprenditoriale). Nel 1972 pertanto egli, vista la cattiva situazione finanziaria, si vede obbligato a cedere interamente le proprie quote (e dunque sia l'Ire che la Ignis) alla Philips.

Non rinuncia, comunque, all'attività imprenditoriale, dedicandosi alla Emerson (società che aveva acquisito qualche anno prima) e alla produzione di macchine distributrici di bibite.

La morte

Giovanni Borghi muore a Comerio il 25 settembre del 1975, poco dopo avere compiuto sessantacinque anni.

Nel 2002 Mondadori pubblica il libro di Gianni Spartà "Mister Ignis", biografia di Borghi, mentre nel 2014 la Rai trasmette una fiction in due puntate a lui dedicata, "Mr. Ignis", diretta da Luciano Manuzzi e prodotta da Renzo Martinelli: a interpretare l'imprenditore lombardo è Lorenzo Flaherty.

3. Biografia di Francesco Borromini

Sinuose meraviglie
25 settembre 1599
3 agosto 1667
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Chi è Francesco Borromini?


Francesco Castelli più conosciuto come Borromini, architetto dalla personalità geniale e tormentata, nacque a Bissone, sul lago di Lugano, il 25 settembre del 1599.

Scalpellino presso la Fabbrica del Duomo di Milano, si trasferì in seguito a Roma, dove partecipò alla Fabbrica di S. Pietro fin dal 1619, guidata all'epoca da Carlo Maderno. Qui ebbe modo di studiare le opere antiche e quelle di Michelangelo, da allora grande modello dell'artista.

Alla morte di Maderno fu aiuto di Gianlorenzo Bernini nella costruzione del Baldacchino di San Pietro (e che tuttavia è noto solo come "baldacchino del Bernini"). Trovatosi da subito in contrasto con Bernini, cominciò la sua attività autonomamente con la realizzazione del progetto per la chiesa e il chiostro di San Carlo alle Quattro Fontane detta il San Carlino.

Negli stessi anni eseguì i lavori di ammodernamento di Palazzo Spada e Palazzo Falconieri. Nel 1637 iniziò la costruzione dell'Oratorio e del Convento dei Padri Filippini che terminò solo 1649, utilizzando anche per questa struttura superfici concave e convesse alternate (che rappresentano una caratteristica tipica del pensiero architettonico di Borromini), che proiettano all'esterno le tensioni dinamiche dell'interno. Tra il 1642 e il 1660 Borromini realizzò invece la chiesa di Sant'Ivo alla Sapienza. "L'interno è a pianta centrale formato da due triangoli equilateri che si intersecano, e tre absidi e tre nicchie che si alternano, generando un motivo planimetrico che non era mai stato impiegato prima. Lo stesso equilibrio compositivo si può ritrovare all'esterno, nel tiburio che copre al cupola e nella lanterna". (www.storiadellarte.com).

Nel 1646 ricevette da Papa Innocenzo X Pamphili l'incarico di trasformare al chiesa di San Giovanni in Laterano. Borromini conciliò l'esigenza di conservazione dell'antica basilica, con i problemi di carattere statico che si erano venuti a creare, inglobando coppie di colonne all'interno di ampi pilastri. Nel 1657 Innocenzo X decise di esonerare l'architetto dai suoi incarichi per i dissapori nati per la costruzione della chiesa di Sant'Agnese in piazza Navona. Da questo momento, cominciarono anni di crisi che non terminarono nemmeno con la realizzazione del Collegio di Propaganda Fide.

Borromini ci viene descritto come una persona solitaria, impulsiva, melanconica e dal carattere molto irascibile. In vita, sofferse molto della rivalità col Bernini, più solare e predisposto ai rapporti umani, anche se, sul piano della carriera e della considerazione, Borromini riuscì pur sempre a godere del mecenatismo di papa Innocenzo X.

Ma il suo carattere depressivo, e la crescente frustrazione che gli derivava dai successi del rivale, oltre ad una serie di eventi negativ (come appunto la diatriba con Innocenzo X), lo spinsero al suicidio. Fu infatti trovato morto a Roma il 3 agosto 1667, dopo essersi gettato contro una spada.

Ha scritto Bruno Zevi in "Attualità di Borromini" (L'architettura cronache e storia 519, gennaio 1999): "Il caso Borromini è specifico e irripetibile: consiste nello sforzo eroico, quasi sovrumano, di effettuare una rivoluzione architettonica in un contesto sociale chiuso e indisponibile malgrado i nuovi indirizzi della scienza. L'appiglio al tardo-antico, al gotico, a Michelangiolo non era soltanto un tentativo di legittimare l'eresia sotto una copertura di riferimenti autorevoli, ma anche un modo intimo, disperato, di cercare un interlocutore.

Borromini può essere adoperato a tutti i fini, al limite anche a servizio di un borrominismo modernizzato. Gli elementi del suo metodo progettuale, dalle camere di luce ai tracciati regolatori, dalla continuità plastica al mistilineo, dalle strutture curvate alle fluenze decorative, possono essere usati in senso anti-borrominiano tanto più disarmante perché spinto da una passione reale, dal desiderio di vendicare, in qualche modo, il fallimento seicentesco. [ . . . ]

Il barocco berniniano dona alla crisi una sontuosa sceneggiatura, che spiritualmente lo arretra rispetto alle ansie e angosce manieristiche. È logico che Borromini sia trascinato a impulsi contraddittori: se dopo l'umanesimo non c'è altro, forse bisognerebbe tornare all'umanesimo, il che è impossibile. Portare avanti la rivoluzione michelangiolesca? Sembra velleitario, ma è l'unica strada plausibile, anche se costerà sconfitte, cadute, ipocondria, suicidio.

Malgrado remore, intralci, ostacoli immani, il mondo classico viene distrutto, non posto in crisi. Nasce un linguaggio nuovo, in cui ogni elemento precedente è utilizzato in senso diametralmente opposto a quello originario, cioè desacralizzato. Da Borromini si passa a Wright e ai decostruttivisti.

Sono trascorsi quattro secoli dalla sua nascita. Nel 1999 si può affermare che Borromini ha vinto. Il sogno perseguito durante cinque millenni, dall'età delle caverne, oggi è diventato realtà: un'architettura emancipata da regole, precetti, leggi "universali", idoli, principi, tabù armonici e proporzionali, vincoli geometrici e stereometrici, rapporti meccanici tra dentro e fuori; un'architettura di grado zero, anti-autoritaria, democratica e popolare, marcata dalle esigenze e dai desideri degli individui e dei gruppi. Tale traguardo sarebbe impensabile senza il contributo rivoluzionario di Borromini.

4. Biografia di Vitaliano Brancati

Scrivendo in tutta coscienza
24 luglio 1907
25 settembre 1954
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Chi è Vitaliano Brancati?


Vitaliano Brancati nasce in provincia di Siracusa, a Pachino, il 24 luglio 1907. Il padre Rosario è un avvocato consigliere di prefettura con forti interessi letterari. Il lavoro del padre impone alla famiglia un serie di trasferimenti a Ispica, a Modica, a Paternò ed infine, quando Vitaliano ha tredici anni, a Catania.

Il periodo catanese è fondamentale per la sua formazione letteraria, tanto che Brancati è da molti considerato come lo scrittore catanese per eccellenza. Si iscrive alla facoltà di lettere e pubblica le sue prime poesie su "Il giornale dell'Isola", di cui diventa redattore. Si laurea con una tesi su Federico De Roberto nel 1929 ed aderisce ufficialmente all'ideologia fascista.

Dopo la laurea si trasferisce a Roma, dove comincia a scrivere come giornalista per "Il Tevere" e, a partire dal 1933, per il settimanale letterario "Quadrivio". Scrive in questo periodo una serie di drammi di ispirazione fascista che poi ripudia: "Fedor" (1928), "Everest" (1931), rappresentato al Salone Margherita con la regia di Stefano Pirandello, figlio dello scrittore Luigi Pirandello, e "Piave" (1932).

Comincia intanto ad avvicinarsi alla scrittura in prosa e pubblica nel 1934 "Singolare avventura di viaggio", che il regime fascista provvede a ritirare dalle librerie con l'accusa di immoralità. Questo episodio acuisce la crisi politica già in atto in Vitaliano, che si allontana sempre di più dall'ideologia fascista fino ad entrare in aperta polemica con il regime di Mussolini.

Tornato in Sicilia, vince il concorso per la cattedra di italiano negli istituti Magistrali e comincia la sua carriera nell'insegnamento. Alterna i periodi di permanenza in Sicilia con quelli di permanenza a Roma, dove diventa amico di Leo Longanesi e collabora alla rivista "Omnibus". Nel periodo della seconda guerra mondiale l'attività letteraria di Vitaliano si fa molto intensa, scrive "Gli anni perduti" e "Don Giovanni in Sicilia" (1941), e le commedie "Le trombe di Eustachio" (1942), e "Le nozze difficili".

Il romanzo "Don Giovani in Sicilia" segna l'inizio della sua fortuna letteraria: l'ambientazione è quella siciliana e i protagonisti sono dei giovani ossessionati dall'erotismo e dalle donne, alle prese con fantastiche avventure e immaginari viaggi che non avranno mai il coraggio di intraprendere. Per descrivere questi personaggi, coniuga il termine "gallismo". Nel 1943 a causa delle continue minacce dei fascisti, che lo spaventano con lo spauracchio dei lavori forzati nelle miniere di Carbonia, ritorna in Sicilia. Raggiunge così la famiglia che è stata sfollata a seguito dei continui bombardamenti.

Durante la rappresentazione teatrale di "Le trombe di Eustachio" conosce Anna Proclemer, che sposa nel 1946.

Nel 1948 pubblica a puntate sul quotidiano "Il mondo" il romanzo "Il bell'Antonio" che nel 1950 riceve il Premio Bagutta. Il romanzo ha un grande successo e racconta il fallimento del regime fascista attraverso lo specchio dell'impotenza del protagonista. La versione cinematografica, risalente al 1960, verrà diretta da Mauro Bolognini con protagonisti Marcello Mastroianni e Claudia Cardinale. Da un suo racconto, "Il vecchio con gli stivali" (1944) in cui affronta con amarezza le fasi del fascismo e dell'antifascismo, viene tratto il film "Gli anni difficili" (1947) diretto da Luigi Zampa.

Inizia in questo periodo anche una proficua attività di sceneggiatore cinematografico. Dalle sue sceneggiature vengono tratti i film: "La bella addormentata" (1943) di Luigi Chiarini, "Silenzio si gira!" (1944) di Carlo Campogalliani, "Gli anni facili" (1953) di Luigi Zampa, "L'uomo la bestia e la virtù" (1954) di Steno, "Dov'e la libertà" e "Viaggio in Italia" di Roberto Rossellini. Nonostante la fine del regime fascista, la sua opera teatrale "La governante", scritta per la moglie Anna Proclemer e incentrata sul tema dell'omosessualità femminile, viene bloccata dalla censura che ne impedisce la messa in scena. L'episodio lo induce a scrivere un saggio, "Ritorno alla censura", per rivendicare la piena libertà di espressione di uno scrittore.

Nel 1953 si separa dalla moglie, che è stata la destinataria di moltissime sue lettere pubblicate nel 1955 in una raccolta dal titolo "Lettere da un matrimonio".

Vitaliano Brancati muore il 25 settembre del 1954 a seguito delle complicazioni di un'operazione toracica eseguita da un famoso chirurgo, il professor Dogliotti.

Il suo ultimo romanzo "Paolo il caldo" rimane così incompiuto, ma verrà pubblicato ugualmente nel 1955 con la prefazione di Alberto Moravia. Da quest'ultimo romanzo verrà infine tratto nel 1973 l'omonimo film per la regia di Marco Vicario e con protagonisti Giancarlo Giannini e Ornella Muti.

Di Brancati e della sua opera, Leonardo Sciascia ha avuto modo di affermare: "è lo scrittore italiano che meglio ha rappresentato le due commedie italiane, del fascismo e dell'erotismo in rapporto tra loro e come a specchio di un paese in cui il rispetto della vita privata e delle idee di ciascuno e di tutti, il senso della libertà individuale, sono assolutamente ignoti. Il fascismo e l'erotismo però sono anche, nel nostro paese, tragedia: ma Brancati ne registrava le manifestazioni comiche e coinvolgeva nel comico anche le situazioni tragiche."

5. Biografia di Michael Douglas

Di generazione in generazione
25 settembre 1944
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Chi è Michael Douglas?


Michael Kirk Douglas al secolo Michael Kirk Demsky, vede la luce lunedì 25 settembre 1944 a New Brunswick, cittadina del New Jersey, nell'hinterland newyorkese, capoluogo della Contea di Middlesex. Micheal è figlio della attrice bermudiana Diana Dill e del più rinomato attore Kirk Douglas. I nonni paterni di Micheal sono ebrei russi immigrati dalla ex unione sovietica. Il nonno Herschel Danielovitch e la nonna Bryna Sanglel, sono infatti originari di Gomel (o Homel) seconda città più popolosa della Bielorussia, dopo la capitale Minsk. I nonni materni, arrivano invece dalle isole Bermuda, dove il nonno Thomas è un generale dell'esercito.

Nel 1951 il padre Kirk, già affermato nella carriera cinematografica, si separa dalla moglie. Al piccolo Michael di sei anni tocca andare a vivere con la madre e il fratello Joel, nato nel 1947, in Connecticut.

Studia alla Allen-Stevenson; nel 1960 va Deerfield nel Massachusetts dove frequenta la Eaglebrook School e si diploma a diciannove anni nel 1963 alla Choate School a Wallingford sempre nel Connecticut.

Sicuro di avere un futuro nel mondo del cinema vuole ricoprire le orme del padre, che inizialmente non vede di buon occhio questa scelta. Si trasferisce quindi in California, e più precisamente a Santa Barbara, dove si iscrive all'università. All'interno del campus fa conoscenza con Danny DeVito che diventa suo compagno di stanza. Frequenta la University of California, che nel 1966 gli conferisce una laurea in arte drammatica.

Dopo il periodo universitario, decide di trasferirsi a New York, per dedicarsi alla carriera da attore. Ancora in antitesi con il padre Kirk Douglas che lo vuole impegnato in tutt'altro, il giovane attore si paga di tasca sua le lezioni di recitazione. Il giovane Michael è comunque un attore promettente ed il regista Melville Shavelson lo fa debuttare in un ruolo da comparsa in una pellicola drammatica dove recita il padre stesso. Il titolo è "Combattenti della notte" e nel cast figurano altri nomi altisonanti come Frank Sinatra, John Wayne e Yul Brynner.

Dopo anni di comparsate e di gavetta, nel 1969, grazie alla sua interpretazione nel film "Hail, Hero!", il giovane attore riceve i primi riconoscimenti dal pubblico e dalla critica che lo menziona ai Golden Globe nella categoria nuove promesse.

Agli inizi degli anni Settanta rifiuta un paio di ruoli in film importanti, non volendo essere l'alter-ego del padre al quale fisicamente somiglia moltissimo; nel 1972 Michael Douglas accetta un ruolo da attore protagonista nel serial poliziesco "Le strade di San Francisco". La produzione gli affida il ruolo del giovane ispettore Steve Keller che lavora in coppia con il più esperto detective Mike Stone interpretato dall'attore Karl Malden. È un successo: la serie viene menzionata per molti premi e va avanti per quattro anni; in totale vengono registrati centoventuno episodi.

Oltre ad essere un buon attore, a differenza del padre, Michael Douglas ha anche uno spirito imprenditoriale. Con i proventi ottenuti da "Le strade di San Francisco" intraprende la carriera di produttore cinematografico. Apre il proprio studio di produzione: la "Big Stick Productions" nel 1975 investe nella pellicola che vince l'Oscar come miglior film, "Qualcuno volò sul nido del cuculo", interpretato tra gli altri da Danny DeVito e da un magistrale Jack Nicholson.

Si sposa con Diandra Luker, anche lei produttrice, il 20 marzo del 1977; l'anno seguente recita nel film "Coma Profondo" nel ruolo del Dottor Mark Bellows; nasce poi il figlio Cameron Douglas.

Nel 1979 ottiene successo con la sua interpretazione nella pellicola "Sindrome cinese" al fianco di Jack Lemmon e di Jane Fonda. Poi, per colpa di un grave incidente mentre scia, dal 1980 al 1983 si deve forzatamente allontanare dalle scene.

Il suo ritorno sul grande schermo avviene in compagnia del suo vecchio amico Danny DeVito. Con lui e con l'attrice Kathleen Turner interpreta nel 1984 il film d'avventura "All'inseguimento della pietra verde". Il film ha un discreto successo, tale per cui l'anno successivo il cast viene confermato per la produzione del sequel: "Il gioiello del Nilo".

Due anni più tardi Michael Douglas recita con Gleenn Close una parte nel film "Attrazione fatale", pellicola che lo rende un sex-symbol. Nello stesso anno, con la regia di Oliver Stone, interpreta il ruolo che lo consacra nell'olimpo dei migliori attori di Hollywood; la sua perfomance nella parte di Gordon Gekko nel film "Wall Street" gli fa vincere in un sol colpo l'Oscar come miglior attore, un Golden Globe, un David di Donatello ed altri riconoscimenti.

Nel 1989 allarga la sua casa di produzione, recita per un film con la regia di Ridley Scott ("Black Rain - Pioggia sporca") e ne "La guerra dei Roses", dove riforma il trio con Danny DeVito e Kathleen Turner: ulteriore nomination ai Golden Globe.

Il successo e l'alcool gli danno alla testa. È costretto ad un altro periodo di allontanamento forzato dalle scene per disintossicarsi. Ritorna alla grande nel 1992 quando interpreta un altro film che lascia il segno: "Basic Instinct". Michael Douglas recita al fianco di un'altra bomba sexy, Sharon Stone.

Seguono anni in cui è protagonista di pellicole di successo, ma nessuna al livello delle precedenti. Da segnalare nel 1993 "Un giorno di ordinaria follia" al fianco di Robert Duvall.

Nel 1997 recita con Sean Penn in "The Game - Nessuna regola ", produce "Face/Off" interpretato dalla coppia John Travolta e Nicolas Cage e "L'uomo della pioggia" con Matt Damon e Danny DeVito, diretti da Francis Ford Coppola.

Il 1998 è l'anno del remake di "Delitto perfetto" in compagnia della bella attrice americana Gwyneth Paltrow. Nell'estate dello stesso anno conosce in Francia ad un festival, l'attrice Catherine Zeta-Jones. Micheal se ne innamora.

Nello stesso anno ha una nomination per gli Emmy grazie alla sua partecipazione al telefilm "Will & Grace". Fonda poi un ente no-profit il "Michael Douglas Foundation" che si prefigge svariati scopi umanitari: dal disarmo nucleare alla salvaguardia dell'ecosistema del pianeta. Grazie a ciò, Kofi Annan il Segretario delle Nazioni Unite lo nomina "messaggero di pace".

In questo periodo preferisce organizzare tornei di golf a sfondo benefico, e giocarci piuttosto che recitare; nel 2000 divorzia dalla moglie e sposa Catherine Zeta-Jones. Da questa unione il giorno 8 agosto nasce Dylan Michael Douglas.

Ritorna a fare l'attore nel 2003, interpretando un ruolo nel serial "Freedom - a History of Us", dove recita con Anthony Hopkins, Brad Pitt, Michael Caine, Susan Sarandon, Kevin Spacey, Tom Hanks, Glenn Close e Samuel L. Jackson. Con il padre Kirk, la madre e il figlio Cameron interpreta poi un ruolo nel film "Vizio di famiglia". Il giorno 20 aprile la coppia Douglas/Zeta-Jones ha un'altra erede: Carys Zeta.

Recita poi in vari film di "cassetta" ("Tu, io e Dupree" nel 2006, "Alla scoperta di Charlie" nel 2007, "La rivolta delle ex" nel 2009). Nel 2009 ritorna sul set con Danny DeVito e Susan Sarandon per partecipare alla pellicola "Solitary Man".

Il 16 agosto 2010 viene diffusa la notizia che Michael Douglas è affetto da cancro alla gola e sta già facendo terapie a base di radiazioni. Il 31 agosto, Michael è ospite al "Late show" di David Letterman dove conferma la notizia; dopo circa sei mesi di chemio e radioterapia, all'inizio del 2011, dichiara di essere guarito in un'intervista all'americana NBC.

6. Biografia di William Faulkner

Meglio tardi che mai
25 settembre 1897
6 luglio 1962

Chi è William Faulkner?


William Cuthbert Faulkner, nato in realtà come Falkner, nasce a New Albany, nello stato del Mississippi, in USA, il 25 settembre del 1897. Scrittore di enorme levatura, sceneggiatore e drammaturgo di successo, è stato vincitore del Premio Nobel per la letteratura nel 1949, in occasione del quale pronunciò uno dei discorsi più apprezzati dell'intera storia del noto riconoscimento internazionale.

È celebre per opere narrative provocatorie, di grande impatto psicologico, talvolta sperimentali e collegate alla grande tradizione inglese del novecento, soprattutto James Joyce e Virginia Woolf. Secondo alcuni, con certi scritti minori per la verità ingenerosamente poco considerati, è stato uno degli anticipatori del genere pulp, che sarebbe arrivato molto tempo dopo. "L'urlo e il furore" è considerato il suo capolavoro, al pari del romanzo "Gli invitti", successivo al primo e pubblicato quando ormai aveva raggiunto una certa credibilità a livello di scrittura.

Faulkner nasce e cresce nel Sud; la sua cittadina dista cinquanta chilometri da Oxford. William è il primogenito di quattro figli, nato dall'unione di Murry Falkner e Maud Butler. Suo padre è capostazione della compagnia ferroviaria di proprietà del nonno del futuro scrittore, tale John Wesley Thompson Falkner. Dopo qualche anno dalla nascita di William, il padre viene nominato amministratore della compagnia, con trasferimento a Ripley. Il momento roseo dura poco però e già nel 1902, quando perde il posto, decide di trasferirsi con tutta la famiglia a Oxford. Il nonno vende la compagnia e la famiglia Falkner deve arrangiarsi come può. Il padre si interessa prima all'allevamento, poi diventa rappresentante della "Standard Oil", in seguito lavora per un frantoio di semi di cotone, per una fabbrica di ghiaccio e, infine, per un'azienda che si occupa di ferramenta. Sono anni difficili, almeno fino a quando non ottiene, nel 1918, un posto di segretario e amministratore dell'Università.

Nel frattempo avviene la formazione nel profondo Sud del futuro scrittore, che deve a suo padre l'amore per la propria terra e per gli animali. Cavalca un pony, regalatogli dal genitore, studia e legge i grandi scrittori inglesi e americani, da William Shakespeare a Joseph Conrad, passando per James Joyce, Herman Melville e Mark Twain. Si innamora della sua vicina di casa Estelle Oldham, la quale molto tempo dopo sarà sua moglie e, soprattutto, osserva e prende coscienza delle frustranti condizioni di lavoro cui sono ancora soggetti gli ex schiavi negri, discriminati e umiliati nelle terre più remote d'America.

Importante nella sua formazione è il nonno e, soprattutto per la futura prosa, anche il bisnonno William Clark Falkner, il "colonnello" fondatore della compagnia ferroviaria e pioniere in tal senso dell'Ottocento statunitense.

Nel 1915, Faulkner decide di lasciare la scuola, per lavorare all'interno della banca di suo nonno. Subito però si arruola nell'esercito, allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, all'interno della RAF, l'aeronautica britannica.

Ritornato in patria, frequenta i corsi dell'Università del Mississippi, il campus, senza esserne iscritto. In questo periodo decide di dedicarsi completamente alla scrittura, che scopre essere la sua grande passione.

Nel 1924 esce la sua prima opera, una raccolta poetica pubblicata a proprie spese dal titolo "Il fauno di marmo". Per sopravvivere però Faulkner svolge diversi lavori, da quello di postino e factotum per la stessa università, fino all'imbianchino. Impartisce anche lezioni di golf.

Dal 1921 è a New Orleans, dove svolge l'attività di giornalista. Qui incontra e diventa amico dello scrittore Sherwood Anderson, il quale gli dà una mano per trovare un editore disposto a pubblicare quello che sarà il suo esordio narrativo, "La paga dei soldati", datato 1926. I suoi genitori si rifiutano di leggerlo, considerandolo scandaloso.

Determinanti sono alcuni viaggi che l'autore compie in Europa, a Parigi soprattutto, dove vive nei pressi della Senna. Ritornato a casa, si dedica all'elaborazione di una serie di racconti e romanzi ambientati in un'ipotetica contea, trasfigurante la sua Lafayette, che si chiama Yoknapatawpha. È un pretesto narrativo che gli serve per scrivere liberamente i suoi migliori lavori, come "Sartoris", che esce nel 1929, con protagonista ispirato al suo vecchio bisnonno, e il famoso "L'urlo e il furore", nato sempre nello stesso anno.

Sempre nel fatidico 1929, Faulkner sposa la vecchia amica Estelle Oldham, che nel frattempo divorzia dal suo primo marito, decidendo di fare della sua casa di Oxford la propria base di lavoro dal punto di vista della scrittura.

I critici subito individuano in lui un grande talento, ma le vendite non sono eccezionali. Nel decennio degli anni '30 vende molto solo il suo romanzo "Santuario", del 1931, che viene considerato un'anticipazione del genere pulp, come detto sopra.

Escono gli ottimi "Mentre morivo", nel 1930, "Luce d'agosto" del 1932, "Gli invitti", del 1938, e il noto "Assalonne, Assalonne!", datato 1936, nel quale William Faulkner mette a punto persino una mappa della sua immaginaria contea. I temi sono sempre gli stessi, più o meno, per tutta la sua parabola di scrittore "impegnato", per così dire: dalla corruzione, allo scontro tra i bianchi e i negri, fino al tema universale del male.

E' anche un prolifico autore di romanzi brevi e racconti, come testimonia la sua raccolta "Queste 13", scritta nel 1931, comprendente alcune delle sue storie più conosciute. Ad ogni modo, "Santuario", giudicato scandaloso dalla sua stessa famiglia per le ambientazioni gotiche in bordelli e bische di corruzione, gli apre le porte del successo.

Faulkner comincia a tenere conferenze, incontra colleghi scrittori di cui diventa amico, come Dorothy Parker, John O'Hara, John Dos Passos e Frank Sullivan; si fa conoscere da nuovi e ambiziosi editori. Soprattutto viene notato dai produttori cinematografici. Inizia per lui una difficile spola tra la frenetica Hollywood e la sua cittadina tranquilla di Oxford.

Nel maggio del 1932 viene assoldato dalla Metro-Goldwyn-Mayer, ma resiste meno di una settimana. Dopo, arriva la chiamata di Howard Hawks per scrivere il film "Rivalità eroica".

Il 24 giugno del 1932, nasce la sua prima figlia, Jill. Nel 1935, perde il fratello Dean in un incidente aereo, dopo che aveva ricevuto proprio da lui le nozioni necessarie per imparare a volare sul suo biplano, comprato dall'amico Vernon Omlie qualche anno prima. La morte del fratello getta lo scrittore in un periodo di sconforto, acuito dall'uso di alcol. Ciononostante Howard Hawks lo chiama per altri lavori, per la 20th Century Fox.

In questo stesso periodo, Faulkner si innamora della segretaria personale del produttore, tale Meta Doherty Carpenter, con cui intraprende una relazione turbolenta, lunga circa quindici anni.

Neanche con il romanzo "Invitti", uno dei suoi migliori, la fama di scrittore di Faulkner riesce a farsi strada in America. L'autore viene apprezzato soprattutto in Europa, maggiormente in Francia. Fino al 1945 il pubblico a stelle e strisce non si accorge di avere in casa un grande scrittore. Verso la fine degli anni '30 e i primi anni '40, l'autore lavora alla trilogia basata sulla famiglia "Snopes", considerata però di livello inferiore rispetto ai suoi precedenti scritti.

Vive nuove difficoltà economiche a causa dell'impellente guerra mondiale. A Hollywood non riesce a lavorare e passa le sue giornata andando a pescare con l'amico attore Clark Gable.

Nel 1944, ospite dell'amico scrittore Bezzerides, lavora al film "Acque del sud", tratto dal romanzo di Ernest Hemingway intitolato "Avere e non avere" (1937). Successivamente si dà da fare anche per "Il grande sonno", dall'omonimo libro di Raymond Chandler, e per la trasposizione del romanzo "Mildred", di James M. Cain.

Il rilancio della sua opera avviene dal 1946 e lo si deve al critico letterario Malcom Cowley, il quale raggruppa tutti i suoi lavori in un'antologia dal titolo "The Portable Faulkner".

Dopo aver tenuto alcune lezioni all'Università del Mississippi, nel 1948 pubblica "Intruder in the Dust", tradotto in "Non si fruga nella polvere". L'anno dopo, firma alcuni gialli, dal titolo "Knight's Gambit", con protagonista il detective e avvocato Gavin Stevens.

Il 10 novembre del 1949 gli viene annunciato il Nobel per la Letteratura, poi consegnato il 10 dicembre successivo. Si reca a Stoccolma con sua figlia Jill per il ritiro del premio. Faulkner decide poi di devolvere il denaro derivante dal Nobel per la costituzione di un fondo, il cui scopo è quello di sostenere nuovi talenti in campo letterario; viene così istituito il Premio Faulkner.

Nel 1951 esce la commedia in tre atti dal titolo "Requiem per una monaca", costituita solo da ampi prologhi e senza dialoghi. Un anno più tardi cade da cavallo, nel suo allevamento, procurandosi un infortunio alla schiena. Riporta diverse piccole fratture e si rifiuterà sempre di operarsi. Accetta poi la laurea honoris causa in Lettere, dalla Tulane University.

Nel 1953 scrive il saggio quasi autobiografico "Mississippi"; l'anno successivo pubblica il romanzo allegorico "Una favola", con cui ottiene il National Book Award per la narrativa e il Premio Pulitzer.

Sono molti i film che cominciano ad essere tratti dalle sue opere, quando Faulkner è ancora vivo. Tra questi, si ricordano "La lunga estate calda" di Martin Ritt e "Il trapezio della vita!" di Douglas Sirk. È datato 1962 il suo ultimo libro: "I saccheggiatori".

William Faulkner muore all'età di 64 anni il 6 luglio del 1962 a Oxford, nel Mississippi, per poi ricevere sepoltura nel St. Peter Cemetery. La sua vecchia casa, donata all'università, è diventata un alloggio per gli studenti di giornalismo.

7. Biografia di Adelmo Fornaciari

Dolce blues made in Italy
25 settembre 1955
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Chi è Adelmo Fornaciari?


Adelmo Fornaciari, in arte Zucchero, nasce il 25 settembre 1955 a Roncocesi, paese agricolo della provincia di Reggio Emilia. La sua prima passione è il calcio: dopo le prime esperienze all'oratorio, il giovanissimo Adelmo entra nei pulcini della Reggiana come portiere. Già alle scuole elementari il maestro lo chiama bonariamente "zucchero e marmellata".

Figlio di contadini, Fornaciari rimarrà sempre legato alla sua terra. A Reggio Emilia inizia a suonare la chitarra, grazie all'ausilio di uno studente americano di colore che frequenta la Facoltà di Veterinaria a Bologna. Strimpella canzoni dei Beatles, Bob Dylan e dei Rolling Stones.

Nel 1968 la famiglia si trasferisce per lavoro a Forte dei Marmi, in Versilia. La musica ormai scorre nelle vene del piccolo Zucchero tanto che si può già parlare di amore per il rhythm'n'blues. Mette in piedi una piccola band dal nome "Le nuove luci", ragazzi come lui con cui comincia a suonare nelle balere locali. Intanto frequenta l'istituto tecnico industriale a Carrara; poi si iscrive all'Università presso la facoltà di Veterinaria, senza però concludere gli studi accademici. In questo periodo si sotiene già in modo autonomo con l'attività di musicista: compie tournée con i "Sugar & Daniel" (Daniel è il cantante del gruppo mentre Zucchero suona la chitarra e il sax) fino al 1978, poi forma i "Sugar & Candies", con i quali inizia anche a comporre brani.

L'amore per il blues rimane alla base del suo sforzo di percorrere strade più "italiane". Le atmosfere romantiche a cui si ispira sono quelle di Fred Bongusto, per cui scrive "Tutto di te"; poi accade che Zucchero scriva per un giovane rappresentante del genere melodico, Michele Pecora. Quest'ultimo con "Te ne vai" ottiene un grosso successo estivo e a Zucchero viene di colpo aperta la strada della professione di autore.

E' il 1981 quando Gianni Ravera, colpito dal timbro della sua voce, spinge Zucchero ad affrontare il Festival di Castrocaro in qualità di interprete. Zucchero vince, ottiene un contratto con la Polygram e l'anno successivo partecipa al Festival di Sanremo. Il risultato non è entusiasmante, e anche le partecipazioni successive non gli varranno grandi risultati nel concorso. Tuttavia la sua "Donne" (partecipazione al Festival di Sanremo del 1985) verrà spesso presa come esempio di canzone ignorata all'interno della manifestazione, ma capace comunque di trovare un meritato posto tra le più belle canzoni italiane di sempre.

Nel 1983 incide il suo primo album che si intitola "Un po' di Zucchero". Nel giorno della vigilia di Natale dello stesso anno nasce Irene, la figlia che seguirà le orme del padre, intraprendendo la carriera di artista musicale. E' nel 1985 che la carriera artistica prende il volo: dopo aver proposto (con la Randy Jackson Band) a Sanremo la già citata "Donne" esce l'album "Zucchero & Randy Jackson Band" che gli regala successo e credibilità. Da qui in avanti l'ascesa e i successi di Zucchero non conosceranno pause.

Nel 1986 pubblica l'album "Rispetto"; collabora con Gino Paoli che con Zucchero compone "Come il sole all'improvviso" e scrive il testo di "Con le mani"; "Senza una donna" verrà incisa in inglese con Paul Young nel 1991 e raggiungerà il quarto posto nella classifica inglese.

Durante una vacanza per il capodanno del 1990, insieme a Dodi Battaglia, Fio Zanotti, Maurizio Vandelli, Michele Torpedine e Umbi Maggi, forma la band "I Sorapis", formazione goliardica tuttavia convincente. Con "I Sorapis" pubblica l'album "Walzer d'un Blues" (1993), registrato in una settimana a casa del bassista.

Il successo di Zucchero viene confermato nel 1989 con l'album "Oro, incenso e birra", che diviene l'album più venduto della storia italiana (prima di uscire aveva già quasi un milione di prenotazioni). Tra i brani inclusi vi sono "Diavolo in me" e la dolcissima "Diamante" (testo di Francesco De Gregori), dedicata alla nonna del cantante, che si chiamava proprio Diamante.

A partire da questo periodo saranno numerosissime le collaborazioni con artisti internazionali, tra i quali Paul Young, Joe Cocker, Luciano Pavarotti (con il maestro interpreta il brano "Miserere", incluso nell'omonimo album del 1992), Fernando Fher Olvera, Eric Clapton, Stevie Ray Vaughan.

Nel 1992 Zucchero rappresenta l'Italia (l'unico artista di casa nostra ad essere invitato) al "Freddie Mercury Tribute", concerto dedicato alla memoria del cantante dei Queen prematuramente scomparso a causa dell'Aids: in questo contesto inizia la collaborazione musicale e l'amicizia che legherà Zucchero con il chitarrista Brian May e il batterista Roger Taylor.

Due anni dopo è l'unico italiano a partecipare al concerto "Woodstock 1994".

Tra gli altri grandissimi successi dell'artista emiliano ricordiamo "X colpa di chi?" (inclusa nell'album "Spirito DiVino", 1995), "Così celeste" (insieme con Cheb Mami) e "Il grande baboomba" con cui vince il Festivalbar 2004.

Grande successo ha avuto anche la collaborazione con il gruppo messicano dei Maná. Con questi, tra le altre cose, ha cantato "Baila Morena" e ha partecipato all'album "Revolución de amor" cantando con Maná la fortunata canzone "Eres mi religión".

Nell'album "Zu & Co." (2004) duetta con alcuni grandi della musica: negli Stati Uniti raggiunge le 200.000 copie vendute, grazie anche alla distribuzione nei locali della catena Starbucks. Del successo di Zucchero negli USA parleranno anche il "Wall Street Journal Europe" e il "Los Angeles Times".

Nel 2006 esce l'album "Fly", che rappresenta un cambiamento rispetto ai dischi precedenti, con uno stile più pop, molte ballate, e collaborazioni d'autore con artisti quali Ivano Fossati e Jovanotti.

Nel 2007 esce "All the Best" che include il singolo "Wonderful Life" (cover di un brano di successo del 1987 dell'inglese Black), lanciato a livello mondiale. Del 2010 è invece "Chocabeck", uscito in contemporanea mondiale all'inizio del mese di novembre; il termine "Chocabeck" veniva usato da Zucchero durante l'infanzia, quando era solito chiedere al padre se ci fosse il dolce della domenica.

8. Biografia di Elio Germano

Un giovane favoloso
25 settembre 1980

Chi è Elio Germano?


Elio Germano nasce il 25 settembre del 1980 a Roma, figlio di una famiglia molisana (originaria di Duronia). Nel 1988 appare in uno spot televisivo del Pandoro Bauli, mentre al cinema debutta nel 1992, protagonista della commedia di Castellano e Pipolo "Ci hai rotto papà", al fianco di Adriano Pantaleo.

Iscrittosi al liceo scientifico, per tre anni prende parte a un corso di teatro diretto da Cristiano Censi e Isabella Del Bianco nella scuola di recitazione "Teatro Azione". Nel 1995 recita in uno spot tv del Kinder Bueno, mentre due anni più tardi fonda i Bestierare, un gruppo rap.

Nel 1999 prende parte al film per la tv "Cornetti al miele", di Sergio Martino, e mentre è in tournée in teatro con Giancarlo Cobelli decide di lasciare il palcoscenico per recitare in "Il cielo in una stanza", film di Carlo Vanzina con Maurizio Mattioli: da quel momento la sua carriera cinematografica si arricchisce di lavori.

Gli anni 2000

Nel 2001 viene diretto da Ettore Scola in "Concorrenza sleale", al fianco di Sergio Castellitto e Diego Abatantuono, mentre l'anno successivo lavora con Ivano De Matteo in "Ultimo stadio" e con Emanuele Crialese in "Respiro". Dopo aver fatto parte del cast di "Liberi", di Gianluca Maria Tavarelli, e di "Ora o mai più", di Lucio Pellegrini, affianca Silvio Muccino nel film di Giovanni Veronesi "Che ne sarà di noi".

Nel 2005 Elio Germano trova dietro la macchina da presa niente meno che Gabriele Salvatores, in "Quo vadis, baby?", e Dario Argento, in "Ti piace Hitchcock?", ma partecipa anche a lavori più di nicchia come "Chiamami Salomè", di Claudio Sestieri, e "Sangue - La morte non esiste", di Libero De Rienzo.

Abituato a lavorare con registi di fama, appare in "Mary", di Abel Ferrara, e in "Romanzo criminale", di Michele Placido, oltre che nel deludente "Melissa P.", di Luca Guadagnino, ispirato alla vita della scrittrice Melissa Panarello. Dopo "Padiglione 22", di Livio Bordone, si dedica a "N (Io e Napoleone)", di Paolo Virzì, e a "Mio fratello è figlio unico", di Daniele Luchetti, in cui fa coppia con Riccardo Scamarcio e che gli vale un David di Donatello come migliore attore protagonista e un Ciak d'Oro.

È il 2007, anno in cui fa scalpore anche una scena di nudo nel film "Nessuna qualità agli eroi", di Paolo Franchi. Torna a recitare per Paolo Virzì in "Tutta la vita davanti", insieme con Isabella Ragonese, mentre nel film di Francesco Patierno "Il mattino ha l'oro in bocca" interpreta Marco Baldini, conduttore radiofonico e autore del libro "Il giocatore (ogni scommessa è debito)" da cui è tratta la pellicola.

"Il passato è una terra straniera", di Daniele Vicari, precede "Come Dio comanda", di Gabriele Salvatores, e "La bella gente", di Ivano De Matteo: quest'ultima pellicola, che vede anche la partecipazione di Antonio Catania, in Italia ha però una vita molto tribolata, non riuscendo a trovare un distributore.

Gli anni 2010

Dopo essere comparso in "Nine", di Rob Marshall, nel 2010 Elio Germano si aggiudica il premio per la migliore interpretazione maschile del 63esimo Festival di Cannes grazie a "La nostra vita", film di Daniele Luchetti con Stefania Montorsi e Raoul Bova: prima di lui, l'ultimo italiano a ottenere tale riconoscimento era stato, nel 1987, Marcello Mastroianni per "Oci ciornie".

Divenuto uno degli attori più richiesti del cinema italiano, recita anche in "La fine è il mio inizio", di Jo Baier (dove presta il volto al figlio del giornalista Tiziano Terzani, Folco), e in "Qualche nuvola", di Saverio Di Biagio. Nel 2012 è tra i protagonisti di "Diaz - Don't clean up this blood", di Daniele Vicari, ispirato alle violenze compiute dalle forze di polizia durante i giorni del G8 a Genova nel 2001, e di "Magnifica presenza", di Ferzan Ozpetek, accanto a Margherita Buy: con il ruolo interpretato nel film del regista italo-turco, Germano si vede assegnare il Globo d'Oro come migliore attore, oltre che il Ciak d'Oro e una nomination al Nastro d'Argento.

Insieme con Valerio Mastandrea, poi, è il co-protagonista di "Padroni di casa", di Edoardo Gabbriellini, che vede anche la partecipazione di Gianni Morandi. Nel 2013 Elio è l'interprete principale di "L'ultima ruota del carro", commedia di Giovanni Veronesi con Maurizio Battista, Alessandra Mastronardi e Ricky Memphis: il ruolo gli vale una nomination al Nastro d'Argento come migliore attore protagonista. L'anno successivo, invece, approda alla Mostra del Cinema di Venezia con "Il giovane favoloso", lungometraggio di Mario Martone in cui veste i panni niente meno che di Giacomo Leopardi.

9. Biografia di Glenn Gould

Gli occhi della mente
25 settembre 1932
4 ottobre 1982

Chi è Glenn Gould?


Glenn Gould, pianista canadese dalla multiforme personalità, grande interprete in particolare delle composizioni bachiane (delle quali ci ha lasciato un ineguagliabile patrimonio di registrazioni), e controverso personaggio assurto all'alveo della mitizzazione, è scomparso a soli cinquant'anni nel 1982, dopo aver rivoluzionato l'approccio al suo strumento.

Questo pianista è apparso fin dall'inizio nel segno di una novità radicale, che sconcertò molti e fomentò feroci opposizioni (alimentate anche dalla sua spettacolare eccentricità, specie nel modo plateale di suonare), fino a che il suo genio non venne pienamente riconosciuto, al punto di diventare un vero e proprio oggetto di culto e un modello di vita, oltre a dare vita a neologismi come "gouldiano" o "gouldismo".

Dalle incisioni di Gould non solo emerge una strabiliante e nuova concezione della disposizione dei piani sonori dello strumento, ma anche una perfezione assoluta del suono, teso ad "imitare", attraverso un luciferino uso dello "staccato", il procedere tipico della tastiera clavicembalistica. Una perfezione che investe la natura dello strumento stesso, volta ad indagare come ai raggi X la nervatura della stessa idea musicale.

Oltre che un pianista, Glenn Gould è stato dunque "un modo" inedito di pensare la musica. Ciò che egli ha detto e scritto di Bach o di Schönberg, di Richard Strauss o di Beethoven, di Mozart o di Boulez, è a volte tagliente ma sempre di un tale acume che obbliga a rimettere in discussione di volta in volta le convinzioni acquisite.

Nato a Toronto il 25 settembre 1932 da Russell Herbert e Florence Greig, Glenn Herbert Gould studia pianoforte con la madre sino a dieci anni, poi teoria con Leo Smith, organo con Frederick Silvester e poi ancora pianoforte con Alberto Guerrero, insegnante principale del Conservatorio di Toronto (ora Royal Conservatory of Music), dove il giovane allievo riporta i più alti voti mai conseguiti in Canada.

Dopo una serie di debutti come organista e come solista con orchestra, tiene il suo primo recital pianistico all'Auditorium "Eaton" di Toronto il 20 ottobre 1947, per poi tenere una serie di concerti anche per radio e televisione (eventi assai importanti alla luce della sua successiva decisione di ritirarsi dalle scene per comunicare al mondo solo attraverso incisioni ed apparizioni video).

Il 2 gennaio 1955 debutta a New York alla Town Hall e, solo il giorno seguente, firma un contratto in esclusiva con la Columbia Records, i cui "osservatori" sono rimasti folgorati dalle sue esecuzioni. Del 1956 è infatti la sua prima incisione delle "Variazioni Goldberg" di Bach, una monumentale partitura costituita da un'aria e trentadue variazioni che costituiranno il biglietto da visita del genio di Gould per il futuro, nonché la sua incisione più famosa e più citata.

Solo l'anno dopo incontra un altro genio della musica, Leonard Bernstein, con cui debutta alla Carnegie Hall di New York con la New York Philharmonic Orchestra nel Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra di Ludwig van Beethoven. Da questo momento in poi la carriera concertistica di Gould procederà a gonfie vele, anche se il pianista fin da subito sviluppa un odio profondo verso questo stile di vita, fatto di viaggi continui e di nottate passate in alberghi sempre diversi. Ma non basta: la ben nota idiosincrasia gouldiana verso l'istituzione della "forma concerto", poggia su sofisticate analisi storico-sociologiche, nonchè su fondamentali considerazioni circa il ruolo della tecnica nelle nostre vite; la tecnica, infatti, permette ormai all'ascoltatore di avere un ruolo attivo nel processo di ascolto, consentendo al fruitore di costruire da sè l'evento sonoro. Insomma, la tecnologia è per Gould lo straordinario mezzo per istaurare un nuovo e più attivo rapporto tra "artista" e "pubblico" (da notare che il pianista detestava entrambi i termini per le implicazioni gerarchiche che contengono).

Concetti più volte chiariti nelle sue acute, disturbanti e talvolta divertentissime interviste. In una di esse troviamo scritto: "La tecnologia non dovrebbe, secondo me, esser trattata come qualcosa di neutro, come una sorta di voyeur passivo; le sue capacità di "scorticamento", d'analisi e soprattutto d'idealizzare un'impressione data devono essere sfruttate [...] Ho fede nell'"intrusione" della tecnologia giacché, per essenza, tale intrusione impone all'arte una dimensione morale che trascenda l'idea d'arte stessa".

Gould abbandona dunque la carriera concertistica a soli trentadue anni, nel 1964, per rifugiarsi in un non meglio specificato eremo canadese (probabilmente un Residence), e per dedicarsi esclusivamente all'incisione di dischi e alla registrazione di trasmissioni televisive e radiofoniche in quantità eccezionale.

La sua vita sembrava ormai essere scandita da un isolamento fisico sempre più estremo, una solitudine che l'artista riteneva necessaria non solo per "creare" ma anche per vivere.

Glenn Gould muore a causa di un ictus il 4 ottobre 1982, lasciando un inestimabile patrimonio di registrazioni e di scritti, nonché un enorme vuoto di intelligenza, di sensibilità e di purezza umana.

Thomas Bernhard, uno dei massimi scrittori contemporanei di lingua tedesca, ad un anno dalla morte ne ha fatto il protagonista "assente" del suo romanzo "Il Soccombente", storia del dramma di non essere Glenn Gould. Ciò che Gould rappresenta nel romanzo è infatti la perfezione; ed è appunto alla perfezione della sua esecuzione delle "Variazioni Goldberg" di Bach, uno dei vertici dell'interpretazione di tutti i tempi, che generalmente, seppur riduttivamente, ancora lo si associa.

Bibliografia:

- Jonathan Cott, Conversazioni con Glenn Gould - Nuova edizione (EDT, 2009)

- Glenn Gould - No, non sono un eccentrico. Interviste e montaggio a cura di Bruno Monsaingeon (EDT)

- Glenn Gould - L'ala del turbine intelligente, scritti sulla musica (Adelphi)

- Glenn Gould - Lettere (Rosellina Archinto)

- Michael Stegemann, Glenn Gould - Leben und Werk (Piper).

- Thomas Bernhard - Il soccombente (Adelphi)

Discografia consigliata:

- Bach: Concerto Italiano, Partite, Toccate

- Bach: L'arte della fuga, Handel: Suites per clavicembalo nn. 1-4

- Bach: Concerti per pianoforte e orchestra - (Glenn Gould Edition Vol. 1)

- Bach: Variazioni Goldberg 1955 - (Glenn Gould Edition Vol. 1)

- Bach: Invenzioni a due e tre voci - (Glenn Gould Edition Vol. 2)

- Bach: Partite BWV 825-830, Piccoli preludi, Piccole fughe - (Glenn Gould Edition Vol. 4)

- Bach: Il clavicembalo ben temperato, Libro I - (Glenn Gould Edition Vol. 4)

- Bach: Il clavicembalo ben temperato, Libro II - (Glenn Gould Edition Vol. 4)

- Bach: Suites inglesi, BWV 806-811 - (Glenn Gould Edition Vol. 6)

- Bach: Suites francesi, BWV 812-817, Ouverture in stile francese - (Glenn Gould Edition Vol. 6)

- Bach: Toccate - (Glenn Gould Editiion Vol. 5)

- Bach: Sonate per violino e clavicembalo, Sonate per viola da gamba e clav.(Glenn Gould Edition Vol. 6)

- Bach: Variazioni Goldberg (1981, Versione digitale) - (Glenn Gould Edition Vol. 2)

- Beethoven: Sonate per pianoforte, Vol. I, nn. 1-3, 5-10, 12-14 - (Glenn Gould Edition Vol. 5)

- Beethoven: Sonate per pianoforte, Vol. II, nn. 15-18, 23, 30-32 - (Glenn Gould Edition Vol. 5)

- Beethoven: Sonate per pianoforte, nn. 24 e 29 - (Glenn Gould Edition Vol. 3)

- Beethoven: Le ultime tre Sonate per pianoforte

- Beethoven: 32 Variazioni sul tema dell"Eroica" Woo 80, 6, Variazioni Op. 34, Bagatelle Opp. 33 e 126 - (Glenn Gould Edition Vol. 1)

- Beethoven: Concerti per pianoforte e orchestra, nn. 1-5 - (Glenn Gould Edition Vol. 1)

- Beethoven: Concerto per pianoforte n. 5; Strauss: Burlesque

- Byrd, Gibbons, Sweelinck: Consort Of Musicke - (Glenn Gould Edition Vol. 3)

- Wagner: Trascrizioni per pianoforte, Idillio di Siegfried (Glenn Gould Edition Vol. 5)

- Grieg: Sonata Op. 7; Bizet: Premier Nocturne, Variations Chromatiques; Sibelius: Tre Sonatine Op. 67, 3 Pezzi lirici Op. 41 - (Glenn Gould Edition Vol. 1)

- Strauss: Lieder di Ophelia Op. 67; Enoch Arden Op. 38, Sonata per pianoforte Op. 5, 5 Pezzi per pianoforte Op. 3 - (Glenn Gould Edition Vol. 1)

- Berg/Krenek: Sonate; Webern: Variazioni per pianoforte; Debussy: Rapsodia n. 1 per clarinetto e pianoforte; Ravel: La Valse - (Glenn Gould Edition Vol. 7)

- Schönberg: Pezzi per pianoforte, Concerto per pianoforte e orchestra, Fantasia, Ode a Napoleone Bonaparte, Pierrot Lunaire - (Glenn Gould Edition Vol. 6)

- Schönberg: Lieder - (Glenn Gould Edition Vol. 7)

Nota: tutti i dischi sono pubblicati da Sony Classical

10. Biografia di Michael Madsen

Non solo cattivi
25 settembre 1953

Chi è Michael Madsen?


Tarantino, si sa, è il classico regista che ama avere degli attori-feticcio, facce che ama e sulle quali ritaglia molti dei ruoli partoriti dalla sua fervida immaginazione. Uma Thurman è una di queste ma un altro nome che si può tranquillamente pronunciare è quello che del tenebroso Michael Madsen.

Schivo, riservato, poco amante della mondanità e delle luci della ribalta, il bel Madsen è nato a Chicago il 25 settembre 1959 e da giovane era talmente lontano dal pensare di poter comparire sul set che ha lavorato come benzinaio per lungo tempo. Fratello maggiore, tuttavia, dell'attrice Virginia Madsen ha respirato cinema fin dalla più tenera età. Normale allora che quel mondo esercitasse su di lui l'attrazione di una calamita. Un bel giorno dunque lascia provvisoriamente il suo posto di lavoro e si propone ad un provino.

Il suo primo serio test come attore lo fa con la compagnia "Chicago's Steppenwolf Theatre", dove ha modo di lavorare al fianco di John Malkovich. Poi, a piccoli passi, si ritaglia ruoli sempre più importanti nel cinema: il primo è nel 1983 in "Wargames - Giochi di guerra". Dopo essersi trasferito a Los Angeles, inizia la sua catena di apparizioni in tv e cinema, di cui si ricordano soprattutto "Special Bulletin" e "Il Migliore" (1984, con Robert Redford, Robert Duvall e Glenn Close).

Madsen guadagna credibilità, il suo nome diventa garanzia di serietà e di sicura efficacia nel ruolo che deve interpretare. Non sbaglia un colpo: nel 1991 oltre a partecipare al film-biografia "The Doors" (di Oliver Stone, con Val Kilmer e Meg Ryan) appare in quel capolavoro di "Thelma & Louise"(di Ridley Scott, con Susan Sarandon e Geena Davis), poi colpisce il grande pubblico per la sua interpretazione di un killer psicotico nel film di John Dahl "Kill me again".

E' proprio questa pellicola che attira l'attenzione di Quentin Tarantino, alle prese con la sceneggiatura del suo primo film "Le Iene" (con Harvey Keitel e Tim Roth). Un esordio che è ormai un cult e una prova, quella di Michael Madsen, acclamata dalla critica e dal pubblico, il che consolida la sua reputazione di perfetto interprete di assassini schizzati, rischiando di intrappolarlo in un ruolo troppo stretto.

Non c'è dubbio che la parte del "cattivo" gli si adatti a pennello. E' un criminale in "The Getaway" ed è il poco di buono Sonny Black in "Donnie Brasco" (al fianco di uno strepitoso Al Pacino, e con Johnny Depp).

Negli anni successivi accetta i ruoli più diversificati, mostrando il grado di eclettismo di cui è capace. E' padre amorevole in "Free Willy", lo stagionato killer di alieni in "Species" o l'agente della CIA in "007 - La morte può attendere". Ma è Tarantino il suo faro, l'uomo che sa valorizzarlo al meglio. Un'affermazione facile verificare grazie al suo ritorno al fianco del regista italo-americano nei due volumi (2003, 2004) che compongono il suo capolavoro "Kill Bill".

Tra i film successivi ci sono "Sin City" (2005), "Bloodrayne" (2005), "Hell Ride" (2008) e "Sin City 2" (2009).

11. Biografia di Silvana Pampanini

Scandalosa perbene
25 settembre 1925

Chi è Silvana Pampanini?


"Romana de Roma", così si definisce Silvana Pampanini, prima vera diva cinematografica italiana ad essere conosciuta in tutto il globo, dall'India al Giappone, dagli Stati Uniti all'Egitto, così come nella vecchia Europa. Silvana Pampanini nasce nella capitale il 25 settembre 1925. Dopo gli studi magistrali frequenta il conservatorio di Santa Cecilia dove studia canto e pianoforte; nipote della celebre soprano lirico Rosetta Pampanini, Silvana non seguirà le orme della zia, che si ritirerà dalle scene proprio nel periodo in cui Silvana iniziera a calcarle.

Nel 1946 la sua maestra di canto invia una foto della bella Silvana perchè venga selezionata per il concorso di Miss Italia; la manifestazione si svolge a Stresa nel mese di settembre. Silvana arriva seconda dietro Rossana Martini, ma il "furor di popolo" del pubblico che manifesta il suo dissenso nei confronti della giuria farà in modo che la Pampanini sia eletta Miss Italia ex aequo.

Le polemiche su radio e giornali che seguono la vicenda, fanno in modo che la scoppi la sua popolarità. Già pochi mesi dopo inizia ad interpretare pellicole che la vedono presenza avvenente. Le sue forme generose rappresenteranno un modello alla successiva ascesa di due altre star italiane, che si imporranno nel mondo, quali Sophia Loren e Gina Lollobrigida.

Il papà Francesco, capo tipografo per il quotidiano romano "Momento sera" e pugile dilettante dalla stazza notevole, all'inizio cerca di osetggiare la carriera della figlia mostrando. In breve il successo di Silvana lo farà diventare suo agente personale. Nei primi anni '50 Silvana Pampanini è l'attrice italiana più pagata e richiesta.

Letteralmente subissata di proposte di lavoro, arriverà a girare fino a otto pellicole in un anno.

Libera da impegni familiari riesce in questi anni a viaggiare in tutto il mondo, presenziando ai principali festival internazionali come simbolo nonchè ambasciatrice del cinema italiano. I paesi dove più si ferma sono la Spagna, l'Egitto, la Francia - qui viene soprannominata Ninì Pampan, inizialmente da Le Figaro - e il Messico. Al culmine della carriera (a metà degli anni '50) può permettersi di rifiutare le offerte che arrivano da Hollywood.

Tra i suoi film più famosi ricordiamo: "Ok Nerone", suo primo successo internazionale, parodia di "Quo vadis", "Bellezze in bicicletta" (1951) in cui canta anche l'omonima canzone, "La presidentessa" (1952, di Pietro Germi), "La bella di Roma" (1955), commedia di Luigi Comencini, "Racconti romani" (1955) tratto da un libro di Alberto Moravia, "La strada lunga un anno" di Giuseppe de Santis (produzione jugoslava, ignorata in Italia, nonostante il film fosse stato candidato all'Oscar come miglior film straniero nel 1959). Nel 1964 è diretta da Dino Risi in "Il Gaucho".

In televisione lavora con tutti i principali nomi e volti italiani dell'epoca come Walter Chiari, Peppino De Filippo, Marcello Mastroianni, Nino Manfredi, Vittorio Gassman, Renato Rascel, Alberto Sordi, Ugo Tognazzi, Vittorio De Sica, Vallone, Taranto, Fabrizi, Totò, Dapporto, Aroldo Tieri e ancora molti altri.

Conosciuta per il suo carattere forte ed esuberante che la rendeva ancor più sensuale, sena cadere mai nel volgare, oggi sarebbe considerata una "sex-bomb", la prima di quella categoria che in quegli anni verrà definita come "maggiorate".

Nel lavoro così come nella vita privata, non troverà un partner con cui saldare un legame duraturo. Al contrario ha modo in più occasioni di scontrarsi in tribunale con i produttori, in particolare con il potente Morris Ergas. Ergas è uno dei tanti spasimanti - l'attrice dichiarerà "Ho avuto più corteggiatori che mal di testa" - iniziamente illuso, poi congedato che tenta di recuperare i capitali per lei dilapidati in pellicce e gioielli: perde la causa in tribunale ma per anni farà di tutto per rovinare la carriera alla Pampanini, e alla fine ci riuscirà. Dal 1956 il cinema italiano non le offre più ruoli da protagonista: ricchissima e allo stesso tempo demotivata, gira film sempre più sporadici lavorando perlopiù in radio e tv.

Tra i suoi spasimanti vi sono stati anche capi di stato quali Jimenez, presidente venezuelano e Fidel Castro.

A metà degli anni '60 decide di lasciare il cinema per assistere i genitori malati: vivrà assieme ai parenti fino alla loro morte.

Nel 1970 interpreta per la Rai una pièce teatrale di Flaubert, un suo raro lavoro televisivo di prosa. Nel 1983 appare ne "Il tassinaro" (1983) di Alberto Sordi nel ruolo di se stessa.

Nell'autunno del 2002, a 77 anni, torna in tv nel cast di Domenica In, in cui balla, canta e mostra le gambe.

Sebbene residente da tempo nel principato di Monaco - come è facile intuire per godere dei vantaggi fiscali - nel 2003 è nominata Grande ufficiale dell'ordine al merito della Repubblica Italiana.

Nel 2004 pubblica una biografia dal titolo "Scandalosamente perbene".

12. Biografia di Papa Clemente VII

Preoccupazioni storiche
26 maggio 1478
25 settembre 1534

Chi è Papa Clemente VII?


Giulio de' Medici, che diventerà poi Papa Clemente VII, nasce a Firenze il 26 maggio 1478. E' figlio di Giuliano de' Medici, fratello di Lorenzo il Magnifico e vittima della congiura dei Pazzi in cui morì accoltellato mentre il fratello riusciva a scappare all'attentato e a vendicarsi sterminando gran parte della famiglia Pazzi.

Giulio è un figlio naturale di Giuliano che prima della morte lo riconosce, facendolo entrare a tutti gli effetti nella grande famiglia de' Medici. Lorenzo decide di affidare il bambino ad Antonio Sangallo e in seguito di prenderlo definitivamente con sé. All'età di sette anni lo avvia agli studi ecclesiastici prodigandosi con Ferdinando I d'Aragona affinché conceda a Giulio il priorato di Capua dell'Ordine Cavalleresco di San Giovanni.

Nel 1495, a causa di un'insurrezione popolare i Medici vengono cacciati da Firenze e Giulio, dopo un viaggio che lo costringe a soggiornare a Bologna, Pitigliano e Città di Castello, approda a Roma sotto la protezione del cugino Giovanni, già all'epoca cardinale. Nel marzo del 1513, il cugino viene eletto papa con il nome di Leone X e la carriera ecclesiastica di Giulio de' Medici subisce un importante miglioramento; viene infatti nominato arcivescovo di Firenze. E' il primo passo perché gli venga concesso il berretto cardinalizio, cosa che avviene nel settembre del 1513.

A soli 35 anni, Giulio de' Medici diventa cardinale dopo che una dispensa e alcuni documenti papali ne hanno legittimato la nascita. A questo punto ha di fronte a sé una lunga ascesa nella carriera ecclesiastica. Il suo compito più importante è saldare i rapporti diplomatici fra l'Inghilterra e il Vaticano. Nel 1517 viene nominato Vicecancelliere della Chiesa di Roma e il suo principale compito diviene quello di contrastare la riforma luterana e di rinsaldare i rapporti fra Roma e il nuovo imperatore Carlo V.

Nel 1521, suo cugino muore e sul soglio pontificio sale Adriano VI. Il rapporto con il nuovo papa è buono e Giulio riesce a continuare la sua attività diplomatica che porta il primo grande successo nel 1523, quando il papato ratifica l'accordo di alleanza con l'impero. Nello stesso anno Adriano VI muore e Giulio de' Medici viene eletto papa con il nome di Clemente VII. Lo aspetta un papato molto intenso, soprattutto a causa dei problemi internazionali.

Già il conclave per la sua elezione si mostra difficoltoso, malgrado l'appoggio dell'imperatore. Clemente VII deve affrontare due problemi: il rapporto fra l'imperatore e il re di Francia per gli equilibri europei, e l'indipendenza dell'Italia e le conseguenze della riforma Luterana, che sta prendendo sempre più piede. La guerra fra l'imperatore e la Francia costringe il papa a svolgere una difficile opera di mediazione.

Quando Carlo V arresta il re Francesco I, imprigionandolo dopo la battaglia di Pavia del 24 febbraio 1525, il papa è costretto a cercare di smorzare i toni del conflitto e creare una forza opposta a quella dell'imperatore fondando con i francesi, i veneziani, i fiorentini e il duca di Milano la "Lega di Cognac".

L'imperatore non gradisce la mossa e, dopo la sconfitta con i Turchi, accusa il papa di essere stato la causa di una guerra sbagliata avendo avvalorato lo scontro fra l'impero e questi ultimi per questioni religiose. La vendetta dell'imperatore si realizza in due tempi diversi: prima manda il cardinale Colonna ad assediare il Vaticano, costringendo Clemente VII a scendere a patti. Carlo di Borbone non accetta la resa del papa e decide di piegare lui stesso Roma per impadronirsi di gran parte dell'Italia.

Durante l'assedio della città eterna, il Borbone viene ucciso; la città però viene depredata ugualmente dai soldati imperiali e dai lanzichenecchi. E' il 1527 e si compie il Sacco di Roma. La mortificazione della capitale della Cristianità sconvolge molti, tra cui lo stesso imperatore che la condanna, malgrado ne sia una delle cause.

Papa Clemente VII capitola e paga un prezzo in denaro molto alto. Palesa a tutta l'Europa anche la sua incapacità di governo e di amministrazione militare. Il 16 dicembre si ritira ad Orvieto incapace di adempiere agli obblighi imposti dalla pace.

Carlo V chiede perdono al papa e con la pace di Barcellona del 1529 vengono ristabiliti buoni rapporti fra i due. Inoltre Clemente VII ottiene che venga liberata Firenze dai repubblicani e che siano rimessi a capo della città i Medici. Il papa ristabilisce un rapporto di equilibri precario fra Francia e Impero dedicandosi, con l'aiuto di Carlo V, alla questione delicata della Riforma Luterana che nel frattempo aveva messo radici molto profonde.

Clemente VII è uomo colto e amante delle arti; la sua attività non si limita alla politica internazionale e alle questioni interne al suo Stato e all'Italia, ma si occupa anche di mecenatismo. Nel 1528 approva inoltre la nascita dell'ordine dei Cappuccini.

Dopo undici anni di pontificato intenso e difficile, Clemente VII muore a Roma il 25 settembre 1534, a 56 anni, dopo aver mangiato un fungo mortale, l'amanita phalloides. Viene sepolto in Santa Maria sopra Minerva, nel Mausoleo disegnato dal suo "secondo padre" Antonio Sangallo.

13. Biografia di Sandro Pertini

Una vita spesa per la patria
25 settembre 1896
24 febbraio 1990

Chi è Sandro Pertini?


Con la più larga maggioranza mai registrata in una votazione (832 voti su 995), Sandro Pertini diviene presidente della Repubblica Italiana il 9 luglio 1978 e rimane capo dello stato fino al 23 giugno 1985. Sandro Pertini è ricordato nella storia d'Italia non solo per l'alta carica ricoperta per un elevato numero di anni, ma anche per la sua salda fede nei principi di libertà, democrazia e rispetto delle persone che lo hanno portato in gioventù a essere strenuo oppositore del fascismo.

Tale opposizione sarà fonte per lui di diversi anni di prigionia nonché di numerosi pestaggi, e dell'esilio in Francia nel 1928. Sono degne di nota dunque in questo italiano "doc", la caparbietà e la volontà di perseverare nelle sue convinzioni, se necessario fino alla morte.

Alessandro Pertini nasce a Stella (in provincia di Savona) il 25 settembre 1896, la famiglia è benestante, poiché il padre è proprietario terriero, ha 4 fratelli: Luigi, Mario, Giuseppe e Eugenio, quest'ultimo scompare tragicamente il 25 aprile 1954 nel carcere di Flossenburg. Dopo aver frequentato il collegio dei Salesiani a Varazze, Sandro Pertini frequenta il liceo "Chiabrera" di Savona, e diviene collaboratore di "Critica Sociale" di Filippo Turati, il che contribuisce sicuramente ad avvicinarlo all'ambiente e all'ideologia socialista.

Consegue una prima laurea in giurisprudenza, all'università di Genova e una seconda in scienze politiche nel 1924 a Firenze (dove è ospite del fratello) anno in cui entra in contatto con gli ambienti legati a Gaetano Salvemini e dell'interventismo democratico e socialista. La sua militanza politica inizia però nel 1918 con l'iscrizione al PSI. Tra i due titoli di studio acquisiti, Sandro Pertini vive la tragica esperienza del primo conflitto mondiale in seguito allo scoppio del quale, nel 1917, viene richiamato e inviato sul fronte dell'Isonzo e sulla Bainsizza; il suo ruolo è di sottotenente di complemento. Egli si distingue inoltre per un'azione particolarmente coraggiosa durante l'assalto al monte Jelenik e viene proposto per la medaglia d'argento al valore militare.

Nel 1922 entra al potere in Italia il fascismo con la marcia su Roma e il giovane avvocato Sandro Pertini diventa presto il bersaglio delle violenze squadriste, ma è l'assassinio di Matteotti che lo fa scendere in campo in modo definitivo, caparbio e determinato: saranno anni durissimi di condanne, pestaggi ed esilio.

Il 22 maggio 1925 Sandro Pertini è arrestato, e il 3 giugno condannato a 8 mesi di detenzione (oltre che al pagamento di un'ammenda) per diversi reati tra i quali quello di stampa clandestina. Egli ha, infatti, distribuito il foglio clandestino "Sotto il barbaro dominio fascista" nel quale rivendica la paternità di alcuni scritti antifascisti e individua la responsabilità della monarchia nel perdurare del regime fascista. La violenza più pesante da parte delle forze antifasciste è quella del 1926 a seguito della quale Sandro Pertini finisce ricoverato all'ospedale, ferito in modo grave. Nel dicembre dello stesso anno, viene condannato al confino per 5 anni, a seguito della proclamazione delle leggi eccezionali anti-fasciste.

Da questo momento in poi Pertini entra in contatto con altri personaggi che sono stati protagonisti della storia d'Italia di quegli anni: Filippo Turati e Antonio Gramsci, Giuseppe Saragat, nonché Leo Valiani e Luigi Longo (con questi ultimi due organizzerà nell'aprile del 1945, l'insurrezione di Milano).

Datosi alla macchia e alla clandestinità, si dedica ad organizzare la fuga di Filippo Turati, leader del socialismo riformista. Accompagnerà quest'ultimo in Corsica, mentre gli altri protagonisti dell'impresa Ferruccio Parri e Carlo Rosselli, vengono intercettati sulla strada del ritorno in Italia, catturati e processati a Savona il 14 settembre 1927, infine condannati a 10 mesi di reclusione. Anche Turati e Pertini sono condannati, però in contumacia.

Tra le azioni importanti di Sandro Pertini in esilio ricordiamo nel 1928 la costituzione di una trasmittente radio a Eze (vicino a Nizza), con la quale riesce a svolgere la sua azione di propaganda contro il fascismo. Insofferente della vita dell'esule egli organizza ben presto il rientro in Italia che gli riesce con un passaporto falso: viene però catturato il 14 aprile 1929, dopo solo 20 giorni di libertà in patria. Condannato a 10 anni e 9 mesi di reclusione il 30 novembre dello stesso anno, inizia il duro carcere dove si ammala.

Nel 1930 viene trasferito nella casa di malati cronici di Turi dove incontra un altro leader dell'antifascismo: Antonio Gramsci. Due anni dopo viene trasferito nel sanatorio giudiziario di Pianosa e le sue gravi condizioni di salute inducono la madre a chiedere la grazia per lui. Sandro Pertini respinge la domanda e risponde in toni durissimi alla madre con la quale si verifica una frattura.

Pertini riacquista la libertà solo nell'agosto del 1943 (dopo 14 anni), dopo aver vissuto nei confini di Ponza (1935), delle Tremiti (1939) prima e a Ventotene poi. Gli anni del secondo conflitto mondiale vedono Sandro Pertini sempre attivo sulla scena politica, data la sua partecipazione alla costituzione del partito socialista, nel quale opera fino all'ottobre del 1943 (Sandro diventerà responsabile dell'organizzazione militare), momento in cui viene arrestato dai nazi-fascisti insieme a Giuseppe Saragat.

Qui rischia la vita poiché viene condannato a morte ma viene liberato grazie a un'azione dei partigiani il 24 gennaio 1944; è tra i partigiani che incontra la sua futura moglie Carla Voltolina, che allora operava come staffetta partigiana. Gli anni successivi saranno dedicati all'organizzazione del partito in particolare nel nord Italia e dal ritorno a Roma nel luglio 1944, dopo la liberazione della capitale da parte degli alleati.

Esponente di spicco del partito socialista, ne diviene segretario nel 1945, viene eletto alla Costituente e poi deputato, sarà direttore dell'"Avanti!" negli anni 1945-1946. Nel 1968 viene eletto presidente della Camera dei Deputati e diviene presidente della Repubblica nel 1978. Uomo autorevole e intransigente, nessun capo di Stato o uomo politico italiano ha conosciuto all'estero una popolarità paragonabile a quella da lui acquistata, grazie ad atteggiamenti di apertura ed eccezionale schiettezza nei suoi incontri diplomatici. Sandro Pertini riesce inoltre, nei lunghi anni in cui è presidente della Repubblica, a riaccendere negli italiani la fiducia nelle istituzioni e a mettere in atto un' aperta denuncia della criminalità organizzata e del terrorismo (definirà l'attività della Mafia come "la nefasta attività contro l'umanità").

Una delle sue immagini più note e ricordate è quella di quando, sorridente ed esultante, dalla tribuna gioisce per la vittoria della nazionale di calcio italiana ai mondiali di Spagna del 1982. Sandro Pertini si spegne il 24 febbraio del 1990 all'età di 94 anni.

14. Biografia di Erich Maria Remarque

Gli orrori della guerra
22 giugno 1898
25 settembre 1970

Chi è Erich Maria Remarque?


Erich Paul Remark nasce nel 1898 nella regione tedesca del Westfalen da una famiglia di origine francese; memore di queste radici, e in omaggio alla madre Maria, firmerà le sue opere con il nome di Erich Maria Remarque.

Vissuto in condizioni decorose grazie al lavoro di legatore del padre, dopo aver frequentato la scuola dell'obbligo nel 1915 entra nel seminario cattolico di Osnarbruch. Nel 1916 è costretto a interrompere gli studi perché viene chiamato a svolgere il servizio militare.

L'anno successivo è destinato al fronte francese nord-occidentale presso Verdun, dove vive in prima linea uno dei più aspri combattimenti della prima guerra mondiale, la "battaglia delle Fiandre", uno dei più terribili combattimenti della prima guerra mondiale. Durante lo svolgimento di questa guerra Remarque sarà colpito da forti crisi depressive, causate dalla vita militare, con conseguenze che si ripercossero sul suo carattere fino alla morte; furono proprio questo tipo di ferite interiori che lo spinsero a scrivere.

Remarque inizia a scrivere verso la fine degli anni venti, mentre vive, come molti altri della sua generazione, nelle precarie condizioni tipiche dei reduci. Questo clima di disagio e smarrimento, che colpisce gli uomini del suo tempo profondamente segnati dall'esperienza bellica, viene descritto ne "La via del ritorno" (1931), continuazione del suo capolavoro "Niente di nuovo sul fronte occidentale" (1927), romanzo-diario, che ricostruisce la vita in trincea di un gruppo di giovani studenti tedeschi e che rappresenta un drammatico resoconto della Prima Guerra Mondiale.

Scritto in modo diretto e sobrio, il romanzo di Remarque non era sentimentale ma neppure insensibile: aspirava semplicemente all'oggettività: "né un atto d'accusa né una confessione", secondo le parole della premessa, ma la cronaca di una generazione, "la quale - anche se sfuggì alle granate - venne distrutta dalla guerra". Un punto di vista non neutrale, che urtò quanti avevano una visione eroica del 1914-18. La condanna delle guerra è radicale, amare le anali sulle spaventose distruzioni materiali e spirituali che opera.

Il manoscritto del 1927 deve attendere ben due anni per trovare un editore. Le resistenze alla pubblicazione di un romanzo di guerra di tal fatta, che insomma non proponeva una visione eroica dei conflitti, erano molto forti. Successivamente, i pacifisti esaltarono quest'opera, ma i nazionalsocialisti e i conservatori accusarono Remarque di disfattismo e antipatriottismo, un atteggiamento che coinvolse lo scrittore nella persecuzione contro quel tipo di arte bollata dai nazisti come "degenerata".

Quando a Berlino nel 1930 viene proiettata la versione cinematografica, realizzata negli USA, si riaccendono disordini e la censura interviene vietandone la visione in Germania. Il romanzo deve molto alla realizzazione del film, che ne permetterà la diffusione su grande scala nella nascente società dei media.

Alla presa del potere di Hitler, Remarque fortunatamente si trovava in Svizzera: nel 1938 gli viene tolta la cittadinanza tedesca. Lo scrittore soffre la condizione dell'esiliato ma, trasferitosi successivamente in America, continua la sua opera di letterato e testimone contro la guerra. Tornato in seguito ancora in Svizzera, si spegne a Locarno il 25 settembre 1970.

Anche i successivi romanzi, infatti, sono ispirati a ideali pacifisti e solidaristici e hanno ispirato numerosi film di genere.

I libri più importanti di Erich Maria Remarque

"Niente di nuovo sul fronte occidentale" (Im Westen nichts Neues , 1927)
"Tre camerati" (Drei Kameraden, 1938)
"Ama il prossimo tuo" (Liebe deinen Nächsten, 1941)
"Arco di trionfo" (Arc de Trimphe, 1947)
"Tempo di vivere, tempo di morire" (Zeit zu leben und Zeit zu sterben, 1954)
"La notte di Lisbona" (Die Nacht von Lissabon, 1963)
"Ombre in paradiso" (Schatten im Paradies, 1971)

15. Biografia di Carlos Ruiz Zafón

Nebbie, ombre ed angeli
25 settembre 1964

Chi è Carlos Ruiz Zafon?


Lo scrittore Carlos Ruiz Zafón nasce a Barcellona (Spagna) il 25 settembre 1964.

Completati gli studi presso un collegio di gesuiti della sua città, la carriera di Zafón inizia in ambito pubblicitario, divenendo direttore creativo di un'importante agencia.

Intanto scrive un romanzo per ragazzi dal titolo "El Príncipe de la Niebla" (Il principe della nebbia), che viene pubblicato nel 1993. Il romanzo gli vale subito il premio Edebé (letteratura per ragazzi), fatto che spinge Zafón a continuare sulla strada della letteratura. Separatosi dalla moglie, lascia il lavoro di editore per trasferirsi negli USA, a Los Angeles (California), città dove risiede dal 1994. Qui inizia a lavorare per Hollywood scrivendo sceneggiature per il cinema.

I suoi libri successivi si intitolano "El Palacio de la Noche", "Las luces de Septiembre" (questi due insieme alla sua opera di esordio costituisce "La Trilogía de la Niebla" - La trilogia della nebbia) e "Marina".

Nel 2001 viene pubblicato il suo primo romanzo destinato a un pubblico adulto: il titolo è "La Sombra del Viento" (L'ombra del vento). Il libro esce in sordina in Spagna, poi grazie al passaparola degli entusiasti lettori, l'opera raggiunge il vertice delle classifiche letterarie spagnole ed europee, divenendo di fatto un vero e proprio fenomeno letterario. Oltre otto milioni sono le copie vendute nel mondo: acclamato come una delle grandi rivelazioni letterarie degli ultimi anni, il libro viene tradotto in oltre 40 lingue, ottenendo numerosi premi a livello internazionale. Alla fine del 2003, arriva alla sua 29ma edizione. In Italia viene pubblicato nel 2004 da Mondadori, che arriverà alla ristampa numero 38 per il 2011.

Carlos Ruiz Zafón collabora regolarmente con le pagine culturali dei quotidiani "El País" e "La Vanguardia".

Il 17 aprile 2008 esce per l'editore spagnolo Planeta il suo secondo romanzo "El Juego del Ángel" (Il gioco dell'angelo); la tiratura iniziale di questa opera è la più alta di sempre per una prima edizione spagnola. Pochi mesi dopo, il 25 ottobre 2008, esce per Mondadori la versione tradotta in italiano, che in breve scala le classifiche di vendita. Alla fine del mese di febbraio 2012 esce "Il prigioniero del cielo", nuovo (terzo) romanzo della tetralogia gotica di Barcellona.

16. Biografia di Delia Scala

Soubrette originale, artista poliedrica
25 settembre 1929
15 gennaio 2004

Chi è Delia Scala?


Nata a Bracciano (Roma) il 25 settembre 1929, il vero nome di Delia Scala era Odette Bedogni.

A 8 anni si iscrive alla scuola di ballo della Scala che frequenterà per 7 anni, comparendo in numerosi balletti tra cui "La bottega fantastica" di Rossini e "La bella addormentata nel bosco" di Ciakovski; comincia a lavorare nel cinema col nome d'arte di Delia Scala nel dopoguerra.

Grazie al suo sorriso sbarazzino e il viso acqua e sapone da brava ragazza, nel 1950 il regista Luigi Zampa la nota e le affida una parte di rilievo nel film "Anni difficili. Con quel suo corpo vivace e spigoloso, ben diverso e più moderno di quello delle maggiorate allora in voga, nell'arco di dieci anni Delia Scala apparirà in più di trenta pellicole tra cui citiamo "Vita da cani", "Roma," "Ore 11", "Opinione pubblica", "Auguri e figli maschi" e "Cameriera bella presenza".

Nel 1954 ha debutta nel teatro di rivista con Carlo Dapporto in "Giove in doppiopetto", cui seguono altri spettacoli e musical firmati da Garinei e Giovannini, come "Buonanotte Bettina" (1956), "L'adorabile Giulio" (1957), "My fair lady" (1964), "Rinaldo in campo" (1966).

Il 1956 è l'anno in cui Delia Scala approda sugli schermi televisivi come protagonista insieme a Nino Taranto nel varietà "Lui e lei".

Negli anni 1959 e 1960 presenta insieme a Nino Manfredi e Paolo Panelli una memorabile edizione di "Canzonissima" diretta da Antonello Falqui, mentre nel 1968 è protagonista del programma "Delia Scala story".

Negli anni '70 con Lando Buzzanca forma la coppia celebre di "Signore e signora": leggera e ironica Delia Scala interpreta una lei, il lui era appunto il giovane Buzzanca.

Delia Scala è considerata la progenitrice del ruolo di soubrette che nella storia della televisione italiana costituirà un modello per tutte quelle successive, da Raffaella Carrà a Mina, , fino a Lorella Cuccarini.

Delia Scala, ammalata di cancro al seno, operata moltissimi anni fa, in tempi di chirurgia mastoplastica radicale, ebbe cure farmacologiche pesanti e definitivamente non si riprese mai. Quando nel 2001 morì di cancro al fegato Arturo Fremura, l'imprenditore livornese con cui si era legata negli ultimi anni, disperandosi parlò di una maledizione. La stessa che prima gli aveva portato via in gioventù Eugenio Castellotti, corridore automobilistico morto in gara e poi Piero Giannotti, il primo marito, morto a Viareggio durante una passeggiata in bicicletta. "Dalla vita ho avuto molto: il successo, l'amore - disse in un'intervista di qualche anno fa - ma ho pagato troppo duramente questi privilegi con dei lutti che mi hanno spezzato il cuore".

Dopo la morte di Fremura, decise di non tornare più sul set della fiction che alla fine degli anni '90 l'aveva riportata in tv: la sit-com "Io e la mamma", con Gerry Scotti.

Regina indiscussa del varietà televisivo italiano, Delia Scala è scomparsa il 15 gennaio 2004, all'età di 74 anni nella sua abitazione livornese.

17. Biografia di Will Smith

Un principe al botteghino
25 settembre 1968

Chi è Will Smith?


Willard Christopher Smith Jr. nasce il 25 settembre 1968 a Philadelphia (USA), da una famiglia battista di classe media: sua madre lavora per il comitato scolastico di Philadelphia e suo padre possiede una società di refrigerazione, installazione e manutenzione di congelatori nei supermercati.

Secondo di quattro figli, Willard è un ragazzo vivace che cresce in un contesto sociale multietnico e culturalmente eterogeneo: nel suo quartiere vi è una grande presenza di ebrei ortodossi ma non distante c'è una zona abitata prevalentemente da musulmani, la sua famiglia è battista ma la sua prima scuola è una scuola cattolica, la Our Lady of Lourdes di Philadelphia, quasi tutti gli amici di Will sono neri ma i suoi compagni di scuola alla Our Lady of Lourdes sono, perlopiù, bianchi.

Per riuscire ad essere ben accettato da tutti, Will impara a sfruttare costantemente, nei rapporti con i coetanei il suo naturale carisma, cosa che, negli anni alla Overbrook High School di Philadelphia gli vale il soprannome di Prince (il principe). Will inizia come rapper all'età di dodici anni e da subito sviluppa il suo ingegnoso stile semi-comico (evidentemente dovuto alla grande influenza che ha avuto su di lui, come Will stesso ha dichiarato, Eddie Murphy), ma è solo a sedici anni che incontra l'uomo con il quale ottiene i primi grandi successi. Ad una festa a Philadelphia conosce infatti DJ Jazzy Jeff (vero nome Jeff Townes): i due diventano amici e iniziano a collaborare, Jeff come DJ e Will, che nel frattempo ha adottato il nome d'arte Fresh Prince, (modificando leggermente il suo soprannome alla scuola superiore) come rapper.

Con uno stile allegro, eccentrico e pulito, ben distante da quello del rap di quegli anni, i due ottengono subito un grande successo ed il loro primo singolo "Girls ain't nothing but trouble" (1986) anticipa il trionfo dell'album di debutto "Rock the house", facendo di Will un milionario all'età di soli diciotto anni. Tuttavia la sua ricchezza non dura molto: problemi con le tasse prosciugano il suo conto in banca costringendolo a ricostruire la sua fortuna praticamente da zero.

Fortunatamente il duo mette a segno diversi altri successi: l'album "He's the DJ, I'm the rapper" (il primo album hip-hop a guadagnarsi il doppio disco di platino), il brano "Parents just don't understand" (che fa vincere loro il Grammy per la migliore performance rap nel 1989), il brano "Summertime" (altro Grammy) e molti altri, fino all'album "Code Red", l'ultimo insieme.

La carriera di rapper di Will Smith però non finisce qui: da solista registra gli album "Big Willie style" (1997), "Willenium" (1999), "Born to reign" (2002), "Lost and found" (2005) e la raccolta "Greatest hits" (2002), dai quali vengono anche estratti singoli di enorme successo.

Già dalla fine degli anni '80, l'artista lavora però anche nel campo della recitazione, come protagonista della fortunata sit-com "Il principe di Bel-Air" (che riprende appunto il nome d'arte di Will), nata da un'idea di Benny Medina e prodotta dalla NBC, che narra le comiche vicende di uno sfacciato ragazzo di strada proveniente da Philadelphia alle prese con la vita nella più ricca zona di Los Angeles, dove si è trasferito per vivere a casa degli zii. La serie ha un ottimo successo, viene prodotta per sei anni e permette a Will Smith di farsi notare a Hollywood.

Non tardano le prime offerte e il ragazzo recita ne "I dannati di Hollywood" (1992), "Made in America" (1993) e "Sei gradi di separazione" (1993), film grazie al quale riesce ad impressionare la critica con il ruolo drammatico dell'impostore Paul. Il grande successo di pubblico arriva con il successivo "Bad boys" (1995), al quale seguono "Independence day" (1996), che gli vale una nomination come miglior attore al Saturn award (l'oscar dei film di fantascienza, fantasy e horror), "Men in black" (1997 - altra nomination al Saturn award) e molti altri, fino ai più degni di nota "Alì" (2001, film biografico sulla vita di Cassius Clay) e "La ricerca della felicità" (2006, del regista italiano Gabriele Muccino) che gli valgono entrambi una nomination al Golden globe e all'Oscar.

Vi è più di un aneddoto riguardante la recitazione di Smith in Alì: si dice, ad esempio, che il protagonista abbia rifiutato per ben otto volte la proposta di vestire i panni dell'icona Cassius Clay, convinto che nessuno sarebbe riuscito a portare sullo schermo l'abilità e il carisma del grande pugile e che, a persuaderlo, sia stata solo una telefonata del grande Muhammad Ali in persona. Una volta decisosi, Will si sarebbe dedicato anima e corpo (sottoponendosi ad un estenuante allenamento) ad entrare nella parte, tanto da guadagnarsi anche l'approvazione di Sugar Ray Leonard e da fargli descrivere il fervore che l'avrebbe pervaso nel dedicarsi al ruolo con parole che forse meglio di qualsiasi altre sintetizzano il mix di determinazione e comicità che caratterizza l'attore statunitense: "Sono viagra umano, sono Willagra".

Più recenti sono "Io sono leggenda" (2007), che gli vale il Saturn award come miglior attore e "Hancock" (2008 - altra nomination al Saturn award), prima dei quali rifiuta, forse unico "Neo" della carriera dell'attore afroamericano, la parte di Neo in Matrix, preferendo in quel periodo recitare in "Wild Wild West" (1999). Commenterà la sua scelta dicendo di non avere rimpianti, dato che la prova di attore di Keanu Reeves è stata superiore a quella che avrebbe potuto fornire lui.

La sua vita privata è segnata da due matrimoni: uno nel 1992 con Sheree Zampino che gli da un figlio, Willard Christopher III e, dopo il divorzio del 1995, l'altro, nel 1997, con l'attrice americana Jada Pinkett, unione dalla quale nascono, nel 1998 Jaden Christopher Syre e nel 2000 Willow Camille Reign.

Ha detto di aver studiato diverse religioni, tra cui Scientology dell'amico Tom Cruise, della quale ha avuto modo di dire molte cose positive come ad esempio "Penso che in Scientology ci siano un sacco di idee brillanti e rivoluzionarie e che non hanno niente a che vedere con la religione" e, ancora: "[…]Il novantotto per cento dei principi di Scientology sono identici ai principi della Bibbia[…]". Tuttavia ha negato di aver aderito alla chiesa di Scientology: "Sono un Cristiano studente di tutte le religioni e rispetto tutte le persone e tutti i percorsi".

La famiglia Smith fa costantemente molta beneficenza a diverse organizzazioni, solo una delle quali è Scientology, e ha contribuito alla realizzazione di diverse scuole, il che indica grande sensibilità ai problemi della gente comune ma anche enorme disponibilità economica.

Con i 5 milioni di dollari ottenuti per "Men in black", i 14 per "Nemico pubblico" e i 20 per "Alì", "Men in black II" e "Bad Boys 2" e i 144 milioni guadagnati al botteghino da "Io robot", i 177 da "Hitch" e i 162 da "La ricerca della felicità", Will Smith è uno degli attori più pagati e più remunerativi (quindi più influenti) di Hollywood e, sicuramente, uno dei più grandi artisti "trasversali" degli ultimi decenni. Nel 2012 torna nelle sale con "Men in Black 3", terzo capitolo della saga. L'anno seguente esce un nuovo film, di cui scrive il soggetto: protagonista insieme a lui è ancora il figlio Jaden (che aveva debuttato ne "La ricerca della felicità"): il film di genere fantascientifico si intitola "After Earth".

18. Biografia di Catherine Zeta-Jones

25 settembre 1969

Chi è Catherine Zeta-Jones?


Quando Catherine Zeta-Jones annunciò il suo matrimonio con l'attore Michael Douglas, non pochi furono i fan che innamorati senza speranza della diva vennero colti dal panico. Non è il massimo in effetti pensare che la bellezza per cui spasimi è sposata con un signore in là con gli anni e di scarso fascino (dicono, invidiosi, i maligni). Ma lei, imperterrita e convinta, non solo se l'è sposato, ma gli ha dato anche due figli.

Nata il 25 settembre 1969 a Mumbles, in Galles, un villaggio di pescatori poco lontano da Swansea, non ha nulla della figlia d'arte, contrariamente al suo illustre marito (figlio del famoso Kirk Douglas).

Il padre gestiva una fabbrica di dolciumi mentre la madre era un'ottima sarta. Catherine ha anche due fratelli, di cui uno, Lyndon, nato nel 1972, è ora occupato presso la sua casa di produzione. Ma da dove deriva quel curioso cognome che si porta dietro?

Una della sue nonne veniva affettuosamente chiamata "Zeta" perché il marito si era imbarcato su una nave che portava quel nome e così i familiari hanno pensato bene di appiopparlo anche a lei.

Fin da piccola Catherine Zeta Jones è stata considerata una "piccola diva": iniziò a cantare e ballare all'età di quattro anni e qualche anno dopo entrò nel gruppo filodrammatico della chiesa cattolica di Swansea mettendosi in evidenza in ogni sua recita o piccoli musical ai quali partecipava. La sua prima esperienza recitativa l'ebbe a undici anni partecipando alla produzione di Annie, mentre a tredici entrò con la West End Production nel musical Bugsy Malone. L'anno dopo partecipa alla messa in scena di "The Pyjama Game", un curioso programma ideato da autori americani che gli permette di ottenere la "tessera della corporazione degli attori".

La sua carriera sembra inarrestabile: a sedici anni strappa il suo primo ruolo da protagonista in "Four" di David Merrick mentre l'anno dopo coglie la sua seconda occasione nel revival della "42ma Strada", dove dapprima sostituisce la protagonista e poi ottiene quel ruolo per tutte le successive rappresentazioni.

Il suo debutto nel pianeta cinema avviene in Francia a diciotto anni in "Les 1001 Nuits" del regista francese Philip De La Broc, nel ruolo di Sheherazade. L'anno dopo torna in Gran Bretagna dove accetta un ruolo nella serie TV intitolata "The darling buds of May", serie che la rende famosissima.

Catherine a questo punto non sa resistere al fascino di Hollywood e decide di lasciare il Regno Unito per cercare successo e gloria in America. Qui inizia la sua avventura Hollywoodiana con un promettente ruolo in un episodio di "The young Indiana Jones chronicles" della ABC, per continuare poi con film, sfortunatamente mai distribuiti in Italia, come "Blue Juice" e "The phantom".

Ma la vera svolta alla sua carriera avviene nel 1996 quando il mostro sacro Steven Spielberg, colpito dall'interpretazione dell'affascinante attrice nel film TV Titanic(non quello con Leonardo Di Caprio e Kate Winslet), la chiama per "La maschera di Zorro", pellicola da lui prodotta sotto la regia di Martin Campbell. La bella Catherine, accanto ad Antonio Banderas e Anthony Hopkins, fa la sua bella figura e diventa bel presto un sex symbol di fama planetaria, complici anche le deliziose riprese di scherma e ballo apparse in varie scene.

Lo stesso anno conosce l'attore Michael Douglas, di 25 anni più di lei e fatalità nato lo stesso giorno, il 25 settembre. Nel 1999 è protagonista in due film "Entrapment" con Sean Connery per la Fox con un budget di 100 miliardi e "Haunting - Presenze" un fanta-horror con Liam Neeson. Intanto, il 6 gennaio 2000 ufficializza attraverso un comunicato il suo fidanzamento col Michael il tenebroso. Di lì a poco arriverà il primo figlio ma non rinuncia a girare, benchè in stato interessante, "Traffic", film che tratta del grave problema droga negli Stati Uniti.

Alla fine del 2001 appare in veste di co-protagonista nel film "America's Sweethearts" accanto a Julia Roberts, al quale seguirà il Musical "Chicago" con Renèe Zellweger e Richard Gere e premiato con ben 6 Oscar, fra cui quello per il miglior film e uno dedicato direttamente a lei come attrice non protagonista. Subito dopo l'Oscar la bellissima attrice ha dato alla luce una bambina di nome Carys e ora, anche se impegnata a leggersi diversi copioni, si gode la maternità insieme alla sua rinnovata famiglia.

Tra i film successivi ricordiamo "Sapori e dissapori" (2007), "Houdini - L'ultimo mago" (2008), "The Rebound" (2009).