Biografie di personaggi famosi e storici nato il 12 ottobre


Biografie di personaggi famosi e storici


Biografie di personaggi famosi nella storia e celebrità nate il 12 ottobre

Sommario:

1. Luca Carboni
2. Art Clokey
3. Massimo Ghini
4. Roberto Giacobbo
5. Hugh Jackman
6. Eugenio Montale
7. Luciano Pavarotti

1. Biografia di Luca Carboni

Ci vuole un fisico bestiale
12 ottobre 1962

Chi è Luca Carboni?


Il luogo di nascita di Luca Carboni è facilmente identificabile all'ascolto di una qualunque delle sue canzoni. Quella "esse" dolce e quella cadenza particolare non possono che essere emiliane, ed infatti è proprio a Bologna che il cantante vede la luce il 12 ottobre 1962.

E' il quarto di cinque figli e, come spesso accade in questi casi, è il padre a fare da viatico alla sua iniziazione musicale, mettendolo giudiziosamente davanti ad un pianoforte insieme agli altri quattro figli. A quanto sembra l'educazione alle sette note rappresentava un parametro fondamentale per papà Carboni, anche se ben presto il piccolo Luca si rivolge alla più comoda e socializzante chitarra. Sono gli anni della musica in gruppo e dei collettivi e Luca impara in fretta il potere seduttivo di una canzone cantata in compagnia. Con alcuni amici del suo quartiere fonda il gruppo "Teobaldi rock" con cui realizza un ormai introvabile 45 giri, contenente "Odore d'inverno" e l'altra "L.N.".

Convinto che la musica sia il suo futuro, lascia l'istituto tecnico agrario e si trova un lavoro da commesso in un negozio di scarpe. Ma niente affitto o acquisti banali, il suo obiettivo è quello di comprarsi strumenti musicali e dedicarsi più intensamente al gruppo, riuscendo a trovare una nuova produzione per un altro 45 giri: il disco però non verrà mai realizzato. Gli altri componenti di lì a poco si dedicheranno agli studi universitari, lasciando Luca solo con il suo talento.

Bologna fortunatamente è una città dove un artista ha la possibilità di condividere le sue visioni, un luogo che ha dato i natali, o in cui semplicemente risiedono, cantautori come Guccini, Lucio Dalla, Vasco Rossi e che quindi non può essere insensibile ad una giovane voce che, flebilmente e con discrezione, come è nello stile di Carboni, si leva per esprimere le sue emozioni.

Luca arriverà a lasciare alcuni suoi testi all'osteria "da Vito" (popolare ritrovo di cantautori, artisti e studenti universitari), per farli leggere alle persone. Di lui, si accorgono Lucio Dalla e il gruppo degli Stadio, chiamandolo per proporgli di firmare un testo per il primo album che stavano registrando proprio in quei giorni. Nasce così "Navigando controvento", canzone contenuta nel primo album degli Stadio.

Nel 1984 esce finalmente il suo primo album intitolato "Intanto Dustin Hoffman non sbaglia un film", alla cui realizzazione partecipano Ron e gli Stadio: vende trentacinquemila copie, numero considervole per il debutto di un artista se contiamo anche il fatto che raggiungerà le cinquanta mila copie col singolo "Ci stiamo sbagliando".

Un anno dopo è la volta di "Forever", altro azzeccato successo del tenebroso cantautore. A questo punto, per non bruciarsi con iniziative sbagliate o con brani inutili, è il momento di tirare il fiato e di fare il punto della situazione. Luca tira i remi in barca e se ne sta in silenzio creativo per due anni, prima dell'uscita nel 1987 del maturo "Luca Carboni", di cui "Silvia lo sai", storia di droga e disperazione raccontata in punta di penna e con estrema discrezione, diviene quasi un inno generazionale, una canzone simbolo.

Altra canzone che fa centro nel cuore della gente è "Farfallina", che col suo grido "Ho bisogno d'affetto!", lancia un nuovo modo, diretto e struggente, di parlare delle proprie necessità e dei propri bisogni: l'album resta in testa alle classifiche per ben cinque mesi ininterrottamente e il tour riscuote un grandissimo successo.

Nel 1989 nasce "Persone silenziose" e nel 1992 "Carboni", di cui "Mare mare", "Le storie d'amore" e "Ci vuole un fisico bestiale" diventano subito hit.

Il tour con Jovanotti, realizzato in quello stesso anno, dimostra che diversi stili di musica possono convivere e completarsi. Seguiranno "Diario Carboni", album dal vivo con alcuni inediti (tra cui "Faccio i conti con te") e "Mondotour 1996", tratto da uno dei tour più belli, nuovi ed interessanti che si siano visti in Italia negli ultimi anni.

Sempre più estraneo alle logiche di mercato e chiuso nella sua ricerca solitaria, Carboni farà uscire "Carovana", un album realizzato in casa col computer da cui sarà estratto per il lancio il singolo "Le ragazze".

Ormai il nome di Carboni è un caposaldo della musica italiana e dopo anni di attività all'alba del 2000 è tempo di bilanci. E' per questo che nel 1999 vede la luce "Il tempio dell'amore", la raccolta dei suoi successi.

L'album ottiene un ottimo riscontro di vendite e questo può apparire scontato, ma non lo è più tanto se si considera che l'artista sceglie di non promuoverlo in Italia, né attraverso la solita televisione (il canale privilegiato da tanti), né con un tour annesso. I concerti che seguiranno non toccheranno l'Italia.

Alla fine del 2001 esce un album dal titolo enigmatico (non tanto per il nome, naturalmente, ma per la scelta della disposizione dei caratteri): "Lu*CA".

Un lavoro autobiografico in cui si abbandonano i suoni elettronici degli ultimi lavori per dare spazio ad un suono più vero e sofisticato, con testi sempre sensibili e mai banali, un concentrato di tutte quelle caratteristiche che hanno assicurato al cantante bolognese il suo meritato stuolo di fan.

Nel 2002 esce un DVD con dieci video selezionati; poi pubblica "Live" (2003), 29 pezzi selezionati tra i live dal 1992 al 2002 più l'inedita "Settembre".

Il nuovo successivo album di inediti si intitola "Le band si sciolgono" ed esce nell'autunno del 2006, anticipato dal singolo "Malinconia".

Il lavoro vede la collaborazione di Pino Daniele (il quale suona nel brano "La mia isola") e di Tiziano Ferro, che duetta con Luca Carboni in "Pensieri al tramonto".

2. Biografia di Arthur Art Clokey

Animati dalla passione
12 ottobre 1921
8 gennaio 2010

Chi è Arthur Art Clokey?


Arthur "Art" Clokey è stato un pioniere nelle animazioni in argilla con la tecnica dello stop motion. Il suo primo esperimento risale al 1955 con il film intitolato "Gumbasia", realizzato presso l'Università della Southern California.

Per il progetto Gumbasia, Art Clokey e la moglie Ruth hanno inventato il personaggio Gumby. Da allora Gumby Pokey e il suo cavallo sono stati una presenza costante in televisione, apparendo in diverse serie a partire dall'"Howdy Doody Show" e poi con "The Adventures of Gumby".

Gumby trova rinnovata fama quando nel 1980 l'attore e comico americano Eddie Murphy ha fatto una parodia di Gumby, in una scenetta del noto programma "Saturday Night Live". Negli anni '90 esce poi "Gumby: The Movie", scatenando un grande interesse.

La seconda produzione più famosa di Art Clokey è il duo Davey e Goliath, finanziato dalla Chiesa Luterana in America. In onore del suo contributo all'animazione d'argilla e per celebrare il 90° anniversario della nascita di Art Clokey, il motore di ricerca Google gli dedica in tutto il mondo un doodle (un logo grafico e animato, dedicato) il 12 ottobre 2011, basato proprio sui suoi personaggi animati.

Clokey nasce il 12 ottobre 1921 a Detroit (Michigan, Usa), come Arthur C. Farrington. All'età di nove anni, i suoi genitori divorziarono e lui rimane il suo padre, Charles Farrington. Questi muore tragicamente in un incidente d'auto e il piccolo Arthur va a vivere con la madre in California; qui il suo patrigno non dimostra interesse nell'allevarlo, così il piccolo viene mandato in un orfanotrofio.

All'età di dodici anni viene adottato da Joseph W. Clokey, un compositore di musica classica e organista che insegna musica al Pomona College di Claremont, in California. Il nuovo padre istruisce Arthur nella pittura, nel disegno e nella realizzazione di film. Con lui viaggia in Canada e in Messico. Il nome Gumby, deriva dalle sue esperienze infantili, trascorse durante le visite d'estate alla fattoria del nonno, quando si divertiva a giocare con una miscela di argilla e fango, chiamata "gumbo".

Negli anni di scuole il giovane Clokey trova ispirazione e passione nelle spedizioni di scavo per la ricerca di fossili. In seguito decide di studiare geologia al Pomona College, prima di lasciare Pomona nel 1943 per unirsi alle forze armate durante la Seconda guerra mondiale. Consegue una laurea presso l'Università di Miami, nel 1948.

Il titolo del suo film "Gumbasia" del 1955 è un omaggio a "Fantasia" di Walt Disney.

Arte Clokey è morto nel sonno il giorno 8 gennaio 2010, all'età di 88 anni, nella sua casa di Los Osos, in California.

3. Biografia di Massimo Ghini

Grandi impegni e grandi soddisfazioni
12 ottobre 1954

Chi è Massimo Ghini?


Massimo Ghini nasce a Roma, il 12 ottobre del 1954. Attore di teatro e di cinema, affidabilissimo doppiatore italiano tra i più richiesti, vanta anche diverse parti in televisione, all'interno di film tv e serie di successo. Ha svolto anche il ruolo di conduttore televisivo, sia in Rai che per altre reti nazionali.

Eppure, prim'ancora che la recitazione, il suo primo amore è la politica. Il giovane Massimo infatti, è figlio di un partigiano di Parma, il quale ha subìto la tragedia della deportazione durante il periodo bellico, finendo nel campo di Mauthausen. L'influenza paterna si manifesta in lui attraverso la politica, sul fronte prevalentemente di sinistra. Il giovane Massimo si dà da fare con l'attivismo militante, sin dagli anni '70, e il suo impegno gli vale, successivamente, anche una carica istituzionale, con l'elezione a consigliere comunale nel partito del Pds, nel comune di Roma.

Al contempo però, e in modo più che determinante, la recitazione, principalmente teatrale, è una sua grande passione. A questa si aggiungono le attività di doppiatore e speaker radiofonico. Ad ogni modo le primissime soddisfazioni lavorative dal punto di vista attoriale, sebbene in un ambito ben differente da quello del palcoscenico, le ottiene come animatore nei villaggi turistici. È lì che Massimo Ghini comincia.

Successivamente, verso la metà degli anni '70, prende parte a diversi spettacoli teatrali lavorando con registi del calibro di Franco Zeffirelli, Giorgio Strehler, Giuseppe Patroni Griffi e Gabriele Lavia. Intanto si lega a Fabrizio Bentivoglio e Armando De Razza in una profonda amicizia, con i quali condivide un appartamento a Roma, poco prima di sposare Paola Romano, la prima moglie che gli darà i figli Leonardo e Margherita, in un'unione sentimentale tanto fulminea quanto bruciante e che si concluderà con una separazione, causa anche la giovane età di entrambi al momento del matrimonio.

Nel 1979 Ghini esordisce al cinema, ottenendo una piccola parte nel film "C'era una volta la legge", di Stelvio Massi. Il debutto è promettente, e lo vede recitare accanto a Fabio Testi, Vittorio Mezzogiorno, Daniela Poggi, Lia Tanzi e Marco Bonetti. La partecipazione gli schiude le porte del piccolo schermo e il giovane attore romano prende parte a diverse produzioni televisive, all'interno di quelli che un tempo si chiamavano "sceneggiati". Recita in "Anna Kuliscioff", nel 1981, in "Delitto di Stato" del 1982, ne "Il Diavolo di Pontelungo", sempre nello stesso anno, e in "Tre anni" e "La maschera e il volto", rispettivamente del 1983 e del 1984.

Sempre nel 1984, Giuseppe Bertolucci lo inserisce nel cast di "Segreti segreti", nel ruolo molto apprezzato del capitano Felici. Qui, Ghini recita accanto a Stefania Sandrelli e Alida Valli; due anni dopo bissa la sua collaborazione con Stefania Sandrelli nel noto film "La sposa era bellissima".

Il 1988 è l'anno di "Compagni di scuola", ormai cult movie della commedia italiana, scritto e diretto da Carlo Verdone, che recita anche nel ruolo del protagonista del film. Il cast è d'eccezione, oltre a Massimo Ghini, che interpreta un ex allievo della scuola diventato un viscido politico di nome Mauro Valenzani, ci sono anche Christian De Sica e Nancy Brilli. Proprio con la bellissima attrice, Massimo Ghini si lega in una relazione amorosa che li porterà al matrimonio: il terzo per l'attore romano, dopo il secondo e altrettanto fallimentare matrimonio avuto con Federica Lorrai, il quale però gli ha dato altri due figli, i gemelli Lorenzo e Camilla. Anche con Nancy Brilli poi, la relazione finirà.

Sempre nel 1988 prende parte, nuovamente con Stefania Sandrelli, al film tv "La sposa era bellissima", dove compare anche l'attore Antonio Banderas. Nel 1990 viene chiamato dal regista Andrea Barzini per "Italia-Germania 4-3", film molto apprezzato e che vede Ghini nel ruolo di Federico, un ex sessantottino.

In questo periodo diventa anche uno dei doppiatori più apprezzati d'Italia, prestando la voce ad alcuni dei migliori divi di Hollywood, come nello splendido film "Via da Las Vegas", del 1995, nel quale doppia il sorprendente Nicolas Cage, premiato con l'Oscar come miglior attore protagonista.

Nel frattempo, Massimo Ghini recita con Ugo Tognazzi ed Harvey Keitel in "Zitti e mosca", del 1990, per la regia di Alessandro Benvenuti.

Dal 1995 comincia a recitare in pianta stabile nelle fiction più seguite d'Italia, come in "Celluloide", dove interpreta Roberto Rossellini, lavorando accanto a Christopher Walken. Due anni dopo, diretto da Francesco Rosi, recita in "La tregua", e, sempre nello stesso anno, ne "Il carniere".

Nel 1999 è nel film di Franco Zeffirelli "Un tè con Mussolini", accanto a Lily Tomlin, Maggie Smith, Joan Plowright, Cher, Judi Dench, Claudio Spadaro, Pino Coalizzi, Roberto Farnesi e Paolo Seganti. Secondo molti questa è la sua migliore interpretazione, ma il film non è particolarmente apprezzato dalla critica e dal pubblico.

Nel 2000 Massimo Ghini prende parte ad "Un sogno per la vita" e "Gli amici di Gesù - Maria Maddalena", l'anno dopo è "Come l'America": tutti film per la tv. Si specializza nella fiction allora, recitando in "Commesse" e "Papa Giovanni - Ioannes XXIII", del 2002, "La cittadella" del 2003, e "Imperium - Augusto", dove si trova affianco a Peter O'Toole e Charlotte Rampling.

Dopo "La Omicidi", "Edda" e l'ottimo "Meucci", del 2005, comincia la sua attività al fianco di Christian De Sica, nei cosiddetti "cinepanettoni", i quali però segnano l'inizio di una grande popolarità per Ghini, in tutto e per tutto sostituto di Massimo Boldi, ex partner di De Sica per questo tipo di ruoli cominci.

Il regista Neri Parenti lo vuole in "Natale a Miami", nel 2005, "Natale a New York", dell'anno dopo, e "Natale a Rio" e "Natale a Beverly Hills", rispettivamente nel 2008 e nel 2009. Oltre a "Piper", del 2007, Ghini prende parte anche al film impegnato "Guido che sfidò le Brigate Rosse", sempre nello stesso anno, per la regia di Giuseppe Ferrara, dove si racconta della vita dell'operaio sindacalista Guido Rossa e della sua tragica morte.

Anche il regista Paolo Virzì lo vuole per un'interpretazione seria e importante, nel "Tutta la vita davanti", del 2008, che gli vale la candidatura al Nastro d'Argento come migliore attore non protagonista.

Nel 2010 torna sul grande schermo per "Natale in Sudafrica". Nel 2011 partecipa come concorrente e vince al format televisivo "Lasciami cantare!". Sempre nello stesso anno, conduce il programma televisivo "Delitti Rock", in onda su Rai Due e dedicato ai casi irrisolti della storia del rock.

4. Biografia di Roberto Giacobbo

12 ottobre 1961

Chi è Roberto Giacobbo?


Roberto Giacobbo nasce il 12 ottobre del 1961 a Roma. Dopo avere trascorso l'infanzia e l'adolescenza in Veneto, nella città natale del padre (Bassano del Grappa, in provincia di Vicenza), si laurea in Economia e Commercio.

Nel 1984 comincia a lavorare per Radio Dimensione Suono come autore radiofonico, mentre negli anni Novanta è autore di programmi televisivi come "Ciao Italia" e "Ciao Italia Estate", in onda su Raiuno.

La carriera televisiva

Sempre su Raiuno è autore di "Big!", trasmissione per ragazzi che si aggiudica anche un Telegatto. È anche dietro le quinte de "La cronaca in diretta", programma di Raidue che nel 1994 vince un Oscar TV del "Radiocorriere TV".

Dopo avere lavorato a "Giorno per giorno" e ad "Amici animali", su Rete 4, Roberto Giacobbo torna in Rai con "Il grande romanzo della Bibbia", trasmesso da Raiuno, e il programma radiofonico "Con voi sulla spiaggia", condotto su RaiRadio Due da Paolo Bonolis.

Alla fine degli anni '90

Nel 1997 è uno degli autori di "Misteri", trasmissione presentata da Lorenza Foschini su Raitre, ma anche di "Numero Zero", di "Dario Fo - Un giullare alla corte del Nobel" e di "Speciale di Natale", sempre sulla terza rete Rai.

Nello stesso periodo, scrive con Riccardo Luna "Chi ha veramente costruito le piramidi e la sfinge", edito da Stampa Alternativa. Dopo avere curato tre speciali per Canale 5 intitolati "Pomeriggio di festa", Giacobbo scrive e interpreta uno spettacolo teatrale di natura comica, che porta in scena a Roma al Teatro Parioli e che viene trasmesso in radio da Rds.

Torna, quindi, a scrivere a quattro mani con Riccardo Luna: nel 1998 pubblica "Il libro degli strafatti 1998. Le cento notizie più divertenti dell'anno (e le dieci migliori barzellette)", con lo pseudonimo di Bob Jacob (mentre Luna usa il nome d'arte di Ricky Moon), e "Il segreto di Cheope. Alla ricerca del tesoro perduto delle piramidi". Entrambi i volumi sono editi da Newton & Compton.

Nella stagione televisiva 1998/99 Roberto Giacobbo lavora come caporedattore e autore a "L'emozione della vita", programma in onda su Rete4 realizzato in collaborazione con la BBC, la tv pubblica britannica. L'anno successivo si occupa, sempre su Rete4, de "La macchina del tempo", affidata alla conduzione di Alessandro Cecchi Paone, che nel 2000 ottiene sia il premio Oscar TV della Rai che il Telegatto.

Nello stesso periodo Giacobbo è in onda, in qualità di presentatore, su Telemontecarlo, di "Stargate - Linea di confine", trasmissione dedicata al mistero di cui è autore con Irene Bellini.

Gli anni 2000

Nella stagione 2001/2002 è regista di "Sportello Italia", proposto da Rai International, ed è autore di "Cominciamo bene", su Raitre. Nel frattempo prosegue la sua avventura con "Stargate - Linea di confine", su La7 (che ha preso il posto di Telemontecarlo), che si aggiudica per due volte il "Premio Internazionale della Tv Città di Trieste" nella sezione "Ricerca e Cultura".

Nel 2003 Giacobbo fa ritorno in Rai per condurre "Voyager", programma dedicato a misteri, storia e archeologia di cui è anche autore: la trasmissione, che ricorda "Stargate - Linea di confine" per le tematiche affrontate, va in onda su Raidue.

Nel 2005 scrive "Il segreto di Leonardo. Sulle tracce di Maria", edito da Rizzoli, mentre l'anno successivo per Giunti pubblica "Leonardo da Vinci. Grande genio" e "Le piramidi. Mistero e realtà". Per lo stesso editore scrive, tra il 2007 e il 2009, "Il ragionevole dubbio. Le risposte degli scienziati di fronte al mistero della vita oltre la vita" e "Atlante dei mondi perduti".

Ai vertici di Raidue

Nel 2009 viene nominato vicedirettore di Raidue con delega per i programmi per ragazzi e per i programmi di divulgazione; nello stesso periodo inizia a collaborare con Mondadori, con la quale pubblica "2012. La fine del mondo?" (opera dedicata alla profezia Maya sulla fine del mondo, prevista appunto per il 2012) e "Templari. Dov'è il tesoro?". Sempre per la casa di Segrate scrive "Aldilà. La vita continua? Un'indagine sorprendente", edito nel 2011, "Da dove veniamo? La storia che ci manca", edito nel 2012, e "Conosciamo davvero Gesù?", edito nel 2013.

Nel frattempo, Roberto Giacobbo diventa sempre più famoso come personaggio televisivo anche grazie all'imitazione che ne fa il comico Maurizio Crozza (con la parodia di "Voyager" il cui titolo viene storpiato in "Kazzenger", a indicare la presunta inaffidabilità delle teorie raccontate nel programma), al punto che nel 2013 egli viene invitato al "Festival di Sanremo" da Fabio Fazio per presentare sul palco Elio e le Storie Tese.

Nello stesso anno propone su Raidue il programma "Il verificatore", che si pone l'obiettivo di smascherare le bufale che vengono diffuse su Internet, trattando temi delicati come la morte di Michael Jackson e i misteri del Club Bilderberg, al centro di molte teorie del complottismo in tutto il mondo.

Nel 2014 pubblica per Mondadori il libro "La donna faraone" e compare nel film di Louis Nero "Il mistero di Dante", che vede nel cast anche i premi Oscar Franco Zeffirelli, Taylor Hackford e F. Murray Abraham.

5. Biografia di Hugh Jackman

Il lupo perde il pelo
12 ottobre 1968

Chi è Hugh Jackman?


Ha fatto "X-men", "Van Helsing" e "Codice: Swordfish", è vero, ma Hugh Jackman è un attore colto e consapevole. Dopo essersi laureato in Comunicazione all'University of Technology di Sydney, ha intrapreso un percorso formativo all'Actors Center e in seguito si è specializzato in Arte Drammatica alla Western Australian Academy of Performing Arts. Si attendono da lui, alla luce di tutto ciò, pellicole un po' più sostanziose.

Le premesse ci sono tutte per questo bel ragazzo nato il 12 ottobre 1968 a Sydney e approdato al mondo dello spettacolo nel 1994 grazie alla serie tv "Blue Heelers" e al telefilm, prodotto dalla televisione australiana, "Corelli". Ma è come interprete di musical a teatro ("La bella e la bestia", "Oklahoma!") che Hugh Jackman sfonda, mettendo in evidenza le sue doti canore. Grazie all'interpretazione di Curly in "Oklahoma!" al Royal National Theatre, ottiene la candidatura al premio Olivier come Miglior attore di Musical.

Grazie al suo esordio filmico (la commedia "Paperback hero", 1998), e al drammatico "Erskineville kings" il giovane attore, aitante quanto basta per divenire un sex-symbol, attira l'attenzione del regista Bryan Singer, alla disperata ricerca di qualcuno che interpreti Wolverine, l'animalesco supereroe nei suoi "X-Men" e "X-Men 2" (2000- 2002, con Patrick Stewart e Halle Berry).

Jackman diviene subito una delle rivelazioni dell'anno, anche se la sua fisionomia, per quel film, è stata decisamente manipolata. Ma già nel 2001, grazie al già ricordato "Nome in codice: Swordfish", il fascinoso Hugh ha avuto modo di dimostrare che è anche in grado di recitare senza troppi trucchi in faccia. Quello stesso anno, poi, si è fatto apprezzare per due ottime sofisticate commedie, nelle quali l'abbiamo visto al fianco di due primedonne quali Ashley Judd ("Qualcosa da amare") e Meg Ryan ("Kate and Leopold").

Nel 1996 ha sposato la collega Deborra-Lee Furness (conosciuta sul set della serie "Corelli"), e hanno adottato un figlio. Sia nel 2000 che nel 2001, il magazine "People" l'ha inserito nella classifica dei cinquanta attori più belli del pianeta.

Tra i suoi hobby ci sono il golf, il windsurf, il pianoforte e la chitarra.

Nel 2003 la sua interpretazione di Peter Allen nell' edizione newyorkese di "The Boy from Oz" gli vale il Tony Award come miglior interprete maschile, mentre nell'autunno 2006 escono nelle sale Scoop di Woody Allen e The Prestige, diretto da Christopher Nolan e The Fountain di Darren Aronofsky.

Nel 2008 affianca Nicole Kidman in "Australia"m kolossal epico di Baz Luhrmann; nello stesso anno, la rivista "People" lo proclama "Uomo più sexy del mondo" nella sua classifica annuale; Hugh avrà inoltre l'onore di presentare la Notte degli Oscar 2009. E nel 2009 esce "X-Men le origini: Wolverine", dove indossa ancora i panni del "peloso" protagonista.

Filmografia essenziale di Hugh Jackman

- Paperback Hero, regia di Antony J. Bowman (1999)
- Erskineville Kings, regia di Alan White (1999)
- X-Men, regia di Bryan Singer (2000)
- Qualcuno come te (Someone Like You...), regia di Tony Goldwyn (2001)
- Codice: Swordfish, regia di Dominic Sena (2001)
- Kate & Leopold, regia di James Mangold (2001)
- X-Men 2, regia di Bryan Singer (2003)
- Van Helsing, regia di Stephen Sommers (2004)
- X-Men - Conflitto finale (X-Men: The Last Stand), regia di Brett Ratner (2006)
- Scoop, regia di Woody Allen (2006)
- The Fountain - L'albero della vita, regia di Darren Aronofsky (2006)
- The Prestige, regia di Christopher Nolan (2006)
- Stories of Lost Souls, registi vari (2006)
- Sex List - Omicidio a tre (Deception), regia di Marcel Langenegger (2007)
- Australia, regia di Baz Luhrmann (2008)
- X-Men le origini - Wolverine (X-Men Origins: Wolverine), regia di Gavin Hood (2009)
- X-Men - L'inizio (X-Men: First Class), regia di Matthew Vaughn (2011) - cameo non accreditato
- Il ventaglio segreto (Snow Flower and the Secret Fan), regia di Wayne Wang (2011)
- Butter, regia di Jim Field Smith (2011)
- Real Steel, regia di Shawn Levy (2011)
- Les Misérables, regia di Tom Hooper (2012)
- Comic Movie (Movie 43), registi vari (2013)
- Wolverine - L'immortale (The Wolverine), regia di James Mangold (2013)
- Prisoners, regia di Denis Villeneuve (2013)
- X-Men: Giorni di un futuro passato (X-Men: Days of Future Past), regia di Bryan Singer (2014)

6. Biografia di Eugenio Montale

L'incessante ricerca poetica
12 ottobre 1896
12 settembre 1981

Chi è Eugenio Montale?


Eugenio Montale, uno dei massimi poeti italiani, nasce a Genova il 12 ottobre 1896 nella zona di Principe. La famiglia commercia prodotti chimici (il padre era curiosamente fornitore dell'azienda dello scrittore Italo Svevo). Eugenio è ultimo di sei figli.

Trascorre l'infanzia e la sua giovinezza tra Genova e lo splendido paese di Monterosso al Mare, nelle Cinque Terre, dove la famiglia è solita recarsi in vacanza.

Frequenta l'istituto tecnico commerciale e si diploma in Ragioneria nel 1915. Tuttavia Montale coltiva i propri interessi letterari, frequentando le biblioteche della sua città e assistendo alle lezioni private di filosofia della sorella Marianna.

La sua è una formazione da autodidatta: Montale scopre interessi e vocazione attraverso un percorso senza condizionamenti. Le lingue straniere e la letteratura (ha un amore speciale per Dante) sono la sua passione. Negli anni tra il 1915 e il 1923 inoltre studia musica insieme al baritono Eugenio Sivori.

Entra all'Accademia militare di Parma dove richiede di essere inviato al fronte, e dopo una breve esperienza in Vallarsa e Val Pusteria, Montale viene congedato nel 1920.

Questi sono gli stessi anni in cui il nome di D'Annunzio è conosciuto in tutta la nazione.

Terminata la prima guerra mondiale Montale inizia a frequentare i circoli culturali liguri e torinesi. Nel 1927 si trasferisce a Firenze dove collabora con l'editore Bemporad. Nella capitale toscana gli anni precedenti erano stati fondamentali per la nascita della poesia italiana moderna. Le prime liriche di Ungaretti per "Lacerba", e l'accoglienza di poeti come Cardarelli e Saba presso gli editori fiorentini avevano gettato le basi di un profondo rinnovamento culturale che neppure la censura fascista avrebbe potuto spegnere. Montale entra in punta di piedi nell'officina della poesia italiana con un "signor biglietto da visita", l'edizione degli "Ossi di Seppia" del 1925.

Nel 1929 è chiamato a dirigere il Gabinetto scientifico letterario G.P. Vieusseux, dal quale verrà espulso nel 1938 per antifascismo. Nel frattempo collabora con la rivista "Solaria", frequenta il circolo letterario del caffè delle "Giubbe Rosse" - dove tra gli altri conosce Gadda e Vittorini - e scrive per quasi tutte le nuove riviste letterarie che nascono e muoiono in quegli anni.

Mentre la sua fama di poeta cresce, si dedica anche a traduzioni di poesie e testi teatrali, in prevalenza inglesi.

Terminata la Seconda Guerra mondiale si iscrive al Partito d'Azione e inizia un'intensa attività con varie testate giornalistiche. Nel 1948 si trasferisce a Milano dove inizia la sua collaborazione con il Corriere della Sera, per conto del quale compie molti viaggi e si occupa di critica musicale.

Montale raggiunge fama internazionale, attestata dalle numerose traduzioni in svariate lingue delle sue poesie.

Nel 1967 viene nominato senatore a vita.

Nel 1975 arriva il riconoscimento più importante: il Premio Nobel per la Letteratura.

Muore a Milano il 12 settembre 1981, poco prima di compiere 85 anni, nella clinica San Pio X dove si trovava ricoverato per problemi conseguenti a una vascolopatia cerebrale. Viene sepolto accanto alla moglie Drusilla nel cimitero vicino alla chiesa di San Felice a Ema, sobborgo nella periferia sud di Firenze.

7. Biografia di Luciano Pavarotti

Big Luciano!
12 ottobre 1935
6 settembre 2007

Chi è Luciano Pavarotti?


Nato il 12 ottobre 1935 a Modena, il celebre tenore emiliano ha manifestato fin da subito una precoce vocazione al canto, come testimoniato dai resoconti familiari. Non solo infatti il piccolo Luciano saliva sul tavolo della cucina per le sue esibizioni infantili ma, spinto dall'ammirazione per il padre, anch'egli tenore dilettante (dotato di bellissima voce e cantante nella "Corale Rossini" di Modena), passava intere giornate davanti al giradischi, saccheggiando il patrimonio discografico del genitore. In quella collezione si celavano tesori di tutti i tipi, con gran prevalenza per gli eroi del belcanto, che Pavarotti imparò subito a riconoscere e ad imitare.

I suoi studi però non sono stati esclusivamente musicali e anzi per lungo tempo questa era solo una passione coltivata in privato.

Adolescente, Pavarotti si iscrive alle magistrali con lo scopo di diventare insegnante di educazione fisica, cosa che si stava quasi per verificare, avendo egli insegnato per ben due anni alle classi elementari. Parallelamente, per fortuna, proseguiva gli studi di canto con il Maestro Arrigo Pola (di cui seguirà i principi e le regole per tutta la sua lunga carriera), e in seguito - quando tre anni più tardi Pola tenore di professione, si trasferisce per lavoro in Giappone - con il Maestro Ettore Campogalliani, con il quale perfeziona il fraseggio e la concentrazione. Questi sono, e resteranno per sempre, secondo le parole del Maestro, i suoi unici e stimatissimi maestri.

Nel 1961 Pavarotti vince il concorso internazionale "Achille Peri" che segna il suo vero esordio sulla scena canora.

Finalmente, dopo tanto studio, arriva il tanto atteso debutto, avvenuto a ventisei anni (precisamente il 29 aprile del 1961), al Teatro Municipale di Reggio Emilia con un'Opera divenuta per lui emblematica, ossia la "Bohème" di Giacomo Puccini, più volte ripresa anche in tarda età, sempre nei panni di Rodolfo. Sul podio c'è anche Francesco Molinari Pradelli.

Il 1961 è un anno fondamentale nella vita del tenore, una sorta di spartiacque fra la giovinezza e la maturità. Oltre al debutto, è l'anno della patente e del matrimonio con Adua Veroni, dopo un fidanzamento durato ben otto anni.

Nel 1961-1962 il giovane tenore interpreta ancora La Bohème in diverse città d'Italia, ottiene pure qualche scrittura fuori confine e intanto si cimenta con il ruolo del Duca di Mantova in un'altra opera particolarmente adatta alle sue corde: "Rigoletto". Va in scena a Carpi e a Brescia ma è sotto la guida del maestro Tullio Serafin, al Teatro Massimo di Palermo, che ottiene un successo grandissimo e imprime una nuova, significativa svolta alla sua carriera. Da quel momento viene invitato da numerosi teatri: in Italia è già considerato una promessa, ma all'estero, nonostante qualche incursione prestigiosa, ancora non si è imposto.

È nel 1963 che, grazie a una fortunata coincidenza, raggiunge la notorietà internazionale. Sempre sulla via dell'opera La Bohème, al Covent Garden di Londra il destino di Luciano Pavarotti incrocia quello di Giuseppe Di Stefano, uno dei suoi grandi miti giovanili. Viene chiamato per fare alcune recite dell'opera prima dell'arrivo dell'acclamato tenore, ma poi Di Stefano si ammala e Pavarotti lo sostituisce. Lo rimpiazza in teatro e anche nel "Sunday Night at the Palladium", uno spettacolo televisivo seguito da 15 milioni di inglesi.

Ottiene un enorme successo e il suo nome comincia a prendere peso sulla scena mondiale. La Decca gli propone le prime incisioni, inaugurando così la favolosa produzione discografica pavarottiana. Il giovane direttore d'orchestra Richard Bonynge gli chiede di cantare a fianco di sua moglie, la straordinaria Joan Sutherland.

Nel 1965 Pavarotti sbarca per la prima volta negli Stati Uniti, a Miami, e insieme alla sopraffina, acclamata Sutherland è interprete di una applauditissima Lucia di Lammermoor diretta da Bonynge. Sempre con la Sutherland debutta con successo al Covent Garden di Londra nell'opera

"La Sonnambula". E prosegue con una fortunatissima tournée australiana che lo vede protagonista di "Elisir d'Amore" e, sempre insieme alla Sutherland, di "La Traviata", "Lucia di Lammermoor" e ancora "La Sonnambula".

Ma ecco che si riaffaccia "La Bohème": il 1965 è pure l'anno del debutto alla Scala di Milano, dove il tenore viene espressamente richiesto da Herbert von Karajan per una recita dell'opera pucciniana. L'incontro lascia un segno forte, tanto che nel 1966 Pavarotti viene nuovamente diretto da Karajan nella "Messa da Requiem" in memoria di Arturo Toscanini.

Del 1965-1966 sono anche le incisive interpretazioni di opere come "I Capuleti e i Montecchi" con la direzione di Claudio Abbado e "Rigoletto" diretto da Gianandrea Gavazzeni.

Ma il best del 1966 è il debutto di Pavarotti al Covent Garden, insieme a Joan Sutherland, in un opera divenuta leggendaria per la "sequenza dei nove do di petto": "La Figlia del Reggimento". Per la prima volta un tenore emette a piena voce i nove do di "Pour mon âme, quel destin!", scritti da Donizetti per essere emessi in falsetto. Il pubblico esulta, il teatro è scosso da una sorta di esplosione che investe pure la casa reale inglese presente al gran completo.

Gli anni Sessanta sono fondamentali anche per la vita privata del tenore. È di quel periodo la nascita delle amatissime figlie: nel 1962 nasce Lorenza, seguita nel 1964 da Cristina e infine nel 1967 arriva Giuliana. Pavarotti ha un legame fortissimo con le figlie: le considera il bene più importante della sua vita.

Il prosieguo della carriera pavarottiana è tutto sulla falsariga di questi strepitosi successi, in una teoria di incisioni, interpretazioni e ovazioni sui palchi di tutto il mondo e con i più famosi maestri che al solo elencarli può cogliere un senso di vertigine. Tutto questo, ad ogni modo, è la solida base su cui si erge il mito, anche popolare, di Pavarotti, un mito che, non bisogna dimenticarlo, si è andato alimentando in primo luogo sulle tavole del palconscenico e grazie alle indimenticabili interpretazioni fornite nel repertorio "colto", tanto che più d'uno vede nel tenore modenese non solo uno dei più grandi tenori del secolo, ma anche la stella in grado di oscurare la fama di Caruso.

Pavarotti ha infatti un indiscutibile pregio, quello di avere una delle voci più squisitamente "tenorili" che si siano mai sentite, un vero miracolo della natura. Possiede insomma una voce molto estesa, piena, argentina, a cui si unisce una capacità di fraseggiare con particolare suggestione nel canto affettuoso e tenero, lo stesso che ben si addice al repertorio di Donizetti, Bellini e in talune opere di Verdi.

In seguito al successo planetario in campo operistico, il tenore ha esteso le sue esibizioni al di fuori dallo stretto ambito del teatro, organizzando recitals in piazze, parchi e quant'altro. Ha coinvolto migliaia di persone nei più disparati angoli della Terra. Un esito clamoroso di questo genere di manifestazioni si ha nel 1980, al Central Park di New York, per una rappresentazione del "Rigoletto" in forma di concerto, che vede la presenza di oltre 200.000 persone. A fianco di ciò, fonda il concorso "Pavarotti International Voice Competition", che dal 1981 si svolge ogni tre o quattro anni a Philadelphia per volontà del maestro.

La fine degli anni Ottanta e gli anni Novanta vedono il maestro impegnato in grandi concerti e grandi recite internazionali. Nel 1990, insieme a José Carreras e Placido Domingo, Pavarotti dà vita a "I Tre Tenori", un'altra grande trovata che assicura esiti, in termini di ascolto e di vendite, altissimi.

Nel 1991 affascina più di 250 mila persone con un grande concerto a Hyde Park di Londra. Nonostante la pioggia battente, che cade pure sugli entusiasti Principi di Galles Carlo e Diana, lo spettacolo diviene un evento mediatico, trasmesso dal vivo in televisione in tutta Europa e negli Stati Uniti. Il successo dell'iniziativa londinese si ripete nel 1993 al Central Park di New York, dove approda una mastodontica folla di 500 mila spettatori. Il concerto, trasmesso dalla televisione, viene visto in America e in Europa da milioni di persone ed è senza dubbio una pietra miliare nella vita artistica del tenore.

Grazie a questi riscontri popolare sempre più estesi, Pavarotti ha poi intrapreso una più controversa carriera all'insegna della contaminazione dei generi, effettuata perlopiù nell'organizzazione di colossali concerti di grande richiamo, grazie soprattutto all'intervento, come "ospiti" di stelle del pop di prima grandezza. E' il "Pavarotti & Friends", dove l'eclettico Maestro invita artisti di fama mondiale del pop e del rock per raccogliere fondi a favore di organizzazioni umanitarie internazionali. La kermesse si ripete ogni anno e vede la presenza di numerosissimi superospiti italiani e stranieri.

Nel 1993 riprende "I Lombardi alla prima crociata", al Metropolitan di New York,un'opera che non interpreta dal 1969, e festeggia i primi venticinque anni di carriera al MET con un grande gala. A fine agosto, durante il concorso ippico Pavarotti International, incontra Nicoletta Mantovani, che diventa poi compagna nella vita e collaboratrice artistica. Il 1994 è ancora all'insegna del Metropolitan dove il tenore debutta con un'opera del tutto nuova per il suo repertorio: "Pagliacci".

Nel 1995 Pavarotti compie una lunga tournée sudamericana che lo porta in Cile, Perù, Uruguay e Messico. Mentre nel 1996 debutta con "Andrea Chénier" al Metropolitan di New York e canta in coppia con Mirella Freni alle celebrazioni torinesi per il centenario dell'opera "La Bohéme". Nel 1997 riprende "Turandot" al Metropolitan, nel 2000 canta all'Opera di Roma per il centenario di "Tosca" e nel 2001, sempre al Metropolitan, riporta in scena "Aida".

Luciano Pavarotti ha oltrepassato i quarant'anni di carriera, una carriera intensa e piena di successi, offuscata solo da qualche ombra passeggera (ad esempio la celebre "stecca" presa alla Scala, un teatro peraltro dal pubblico particolarmente difficile ed implacabile). Nulla sembrava d'altronde incrinare mai l'olimpica serenità del Maestro, forte di una piena soddisfazione interiore che gli ha fatto dichiarare: "Penso che una vita spesa per la musica sia una vita spesa in bellezza ed è a ciò che io ho consacrato la mia vita".

Nel luglio 2006 viene operato d'urgenza in un ospedale di New York per l'asportazione di un tumore maligno al pancreas. Poi si stabilisce nella sua villa nel modenese cercando di condurre una personale lotta contro il cancro. All'età di 71 anni si è spento il 6 settembre 2007.