Biografie di personaggi famosi e storici nato il 8 ottobre


Biografie di personaggi famosi e storici

Biografie di personaggi famosi nella storia e celebrità nate il 8 ottobre

Sommario:

1. Vittorio Alfieri
2. Antonio Cabrini
3. Marina Cvetaeva
4. Matt Damon
5. Quinto Ennio
6. Frank Herbert
7. Kristanna Loken
8. Sigourney Weaver

1. Biografia di Vittorio Alfieri

Eroismo su carta
16 gennaio 1749
8 ottobre 1803

Chi è Vittorio Alfieri?


Considerato il maggiore poeta tragico del Settecento italiano, Vittorio Alfieri ebbe una vita piuttosto avventurosa, diretta conseguenza del suo carattere tormentato che lo rese, in qualche modo, precursore delle inquietudini romantiche. Rimasto orfano di padre a meno di un anno, a nove anni entrò nella Reale Accademia di Torino, ma, insofferente della rigida disciplina militare, ne uscì nel 1766 (nell'autobiografia ne parlerà come di anni di "ingabbiamento" e di "ineducazione").

A conclusione degli studi viene nominato alfiere dell'esercito regio ed è assegnato al reggimento provinciale di Asti. Da quel momento, però, viaggia a lungo per tutta l'Europa, spesso precipitosamente, per dare sfogo ad un'inquietudine interiore che difficilmente si placava. Disadattato e riottoso, era profondamente disgustato dagli ambienti cortigiani di Parigi, Vienna e Pietroburgo, mentre, viceversa, lo attiravano le solitudini dei paesaggi scandinavi o di quelli spagnoli. Nei numerosi viaggi effettuati in quel periodo, sull'onda di quella sensibilità sensibile e onnivora, visitò paesi importanti come la Francia, l'Inghilterra, la Germania, l'Olanda e il Portogallo.

Pur non avendo ancora focalizzato con precisione il centro dei suoi interessi, a quel periodo risalgono anche alcune delle sue più intense letture, che spaziavano in modo disordinato dagli illuministi francesi a Machiavelli fino a Plutarco. Tornato a Torino nel 1773, seguirono per lui anni di operoso isolamento e di lucido ripensamento su di sé e sull'ambiente che lo circondava. Di tale processo di crescita intellettuale e morale sono documento i "Giornali", scritti per una prima parte in francese (anni 1774-75) e ripresi qualche tempo dopo in italiano (1777).

Intanto, in solitudine, dalla sua penna sgorgavano centinaia di pagine di alta letteratura. Il suo talento drammaturgico andava così finalmente delineandosi. Nel 1775 riuscì a far rappresentare la sua prima tragedia, "Cleopatra", che gli procurò un discreto successo e che gli aprì le porte dei teatri italiani, confermandolo nella sua vocazione. Basti pensare che negli anni successivi arrivò a scrivere qualcosa come venti tragedie, fra cui, per citarne alcune, "Filippo", "Polinice", "Antigone", "Virginia", "Agamennone", "Oreste", "La congiura de' Pazzi", "Don Garzia", "Maria Stuarda", "Rosmunda", "Alceste seconda", oltre all'"Abele", da lui stesso definito "tramelogedia", cioè "tragedia mista di melodia e di mirabile".

Tra il 1775 e il 1790, fuggendo ogni distrazione mondana, si diede a un lavoro tenacissimo: tradusse numerosi testi latini, lesse accanitamente i

classici italiani da Dante a Tasso, s'impegnò nello studio della grammatica, mirando a impadronirsi dei modi toscani. Nel 1778, non sopportando di esser legato a un monarca da vincoli di sudditanza, lasciò alla sorella tutti i propri beni e, riservata per sé una pensione vitalizia, abbandonò il Piemonte e andò a vivere in Toscana, a Siena e a Firenze; fu anche a Roma (1781-83), e successivamente seguì in Alsazia (a Colmar) e a Parigi Luisa Stolberg contessa d'Albany, da lui conosciuta nel 1777, la quale, separatasi dal marito Carlo Edoardo Stuart (pretendente al trono d'Inghilterra), divenne la compagna della sua vita e la dedicataria della maggior parte delle "Rime".

Nasce un rapporto che Alfieri manterrà sino alla morte e che mette fine alle sue irrequietezze amorose. L'anno successivo fa dono alla sorella di tutti i suoi beni, mantenendo per sé solo una rendita annua e dopo vari soggiorni si trasferisce a Firenze e poi a Siena, per apprendere l'uso del toscano che, per lui piemontese e perciò familiare all'uso del suo dialetto e del francese, era stata una lingua morta imparata sui libri.

Egli ripercorse il suo cammino formativo in un'autobiografia intitolata Vita che cominciò a scrivere intorno al 1790 (l'autobiografia era un genere di moda nel diciassettesimo secolo, valgano gli esempi delle "Mémoires" di Goldoni o delle "Memorie" del Casanova), anche se quest'opera non va considerata come una "riscrittura" a posteriori delle propria esperienza esistenziale, dove quindi la realtà viene a volte forzata per conformarsi al pensiero dell'Alfieri ormai poeta maturo.

Tornato a Firenze, dedica gli ultimi anni della sua vita alla composizione delle "Satire", di sei commedie, della seconda parte della "Vita" e di traduzioni dal latino e dal greco. Nel 1803, a soli 54 anni, muore a Firenze il giorno 8 ottobre, assistito da Luisa Stolberg. La salma si trova nella chiesa di Santa Croce a Firenze.

2. Biografia di Antonio Cabrini

Bell'Antonio vinci tutto
8 ottobre 1957

Chi è Antonio Cabrini?


Oltre 350 partite in serie A, 35 reti in 15 stagioni. Tredici anni passati indossando la maglia della Juventus. Con la nazionale azzurra: 9 reti, 73 partite giocate, 10 volte con la fascia da capitano, campione del mondo nel 1982. Questi sono i numeri che riassumono la prestigiosa carriera calcistica di Antonio Cabrini, terzino sinistro, uno dei più longevi e affidabili difensori che la Juventus e la Nazionale italiana abbiano contato nella loro storia.

Nato a Cremona il giorno 8 ottobre 1957, esordisce appena sedicenne nella Cremonese, squadra della sua città; inizialmente gioca nel ruolo di Ala, poi Nolli, allenatore degli Allievi, cambia il suo ruolo. In questi anni gioca assieme ad altri ragazzi che arriveranno in serie A; tra questi vi sono De Gradi, Azzali, Gozzoli, Malgioglio e Cesare Prandelli, che Antonio considererà sempre come un fratello. Cabrini esordisce con la prima squadra nel campionato di Serie C del 1973-74: gioca solo tre volte ma diventa titolare l'anno dopo. Viene notato dalla Juventus che nel 1975 lo acquista ma lo manda a giocare un anno a Bergamo, nell'Atalanta, in Serie B, dove disputa un discreto campionato. Poi Antonio Cabrini approda alla Juventus, dove rimarrà come detto a lungo. L'esordio con la maglia bianconera arriva quando non è ancora ventenne, il 13 febbraio 1977, nella gara contro la Lazio, terminata con una vittoria juventina per 2-0. Nella sua prima stagione a Torino, Cabrini colleziona 7 presenze e una rete, conquistando subito il suo primo scudetto; è anche il primo scudetto bianconero per Giovanni Trapattoni, il nuovo allenatore che tanto vincerà con questa squadra.

Nella stagione successiva (1977-78) vince nuovamente il campionato: Cabrini diventa un titolare inamovibile e si afferma ben presto anche con la maglia azzurra. L'esordio in nazionale arriva ai campionati del mondo in Argentina, il 2 giugno 1978, quando entra in campo in sostituzione di Aldo Maldera.

Le sue caratteristiche di terzino con propensione all'attacco e al gol, unite ad una grande espressione di solidità difensiva e alla sua continuità negli anni, fanno di Cabrini uno dei più grandi calciatori italiani di ogni tempo. Alla sua popolarità contribuisce anche il suo bell'aspetto, tanto che verrà soprannominato il "Bell'Antonio".

Con la Juventus arrivano altri due scudetti (1980-81 e 1981-82), poi l'attesissimo appuntamento in agenda è quello dei mondiali di Spagna 1982. Il CT della nazionale italiana Enzo Bearzot schiera il ventiquattrenne Cabrini come titolare. Cabrini sarà protagonista di questo storico mondiale: tra gli eventi salienti si ricordano il suo gol del 2-1 contro l'Argentina e il rigore sbagliato (sul punteggio di 0-0) contro la Germania Ovest, durante la finalissima, poi comunque vinta dagli azzurri.

Tronato in bianconero con la Juventus conquista altri due scudetti, la Coppa Italia del 1982-83, la Coppa delle Coppe nel 1983-84, la Coppa dei Campioni nel 1984-85, la Coppa Intercontinentale nel 1985. Cabrini ha occasione di vestire la fascia di capitano, sia in bianconero che in azzurro, succedendo al suo compagno di squadra Gaetano Scirea.

Cabrini gioca nella Juventus fino al 1989, anno in cui passa al Bologna. Chiude la carriera con gli emiliani nel 1991.

Gioca l'ultima partita in azzurro nell'ottobre del 1987 con 9 reti all'attivo, un record per un difensore: Cabrini lascia il posto di difensore sinistro a Paolo Maldini, un altro giocatore che per molti anni sarà protagonista azzurro in quella zona del campo.

Cabrini non si allontana dal mondo del calcio e lavora come commentatore in tv, fino al 2000 quando intraprende la carriera di allenatore. Allena l'Arezzo in serie C1 (2001-2001), poi il Crotone (2001) e il Pisa (2004). Nella stagione 2005-2006 siede sulla panchina del Novara. Nel 2007 e fino al mese di marzo 2008 diviene Commissario Tecnico della nazionale di calcio della Siria.

Nel'autunno del 2008 tornerà alla ribalta, almeno mediatica, come uno dei concorrenti protagonisti del programma tv "L'isola dei famosi".

3. Biografia di Marina Cvetaeva

La forza della poesia
8 ottobre 1892
31 agosto 1941

Chi è Marina Cvetaeva?


Cammini, a me somigliante,

gli occhi puntando in basso.

Io li ho abbassati- anche!

Passante, fermati!

Leggi - di ranuncoli

e di papaveri colto un mazzetto

- che io mi chiamavo Marina

e quanti anni avevo.

Non credere che qui sia - una tomba,

che io ti apparirò minacciando...

A me stessa troppo piaceva

ridere quando non si può!

E il sangue fluiva alla pelle,

e i miei riccioli s'arrotolavano...

Anch'io esistevo, passante!

Passante, fermati!

Strappa uno stelo selvatico per te

e una bacca - subito dopo.

Niente è più grosso e più dolce

d'una fragola di cimitero.

Solo non stare così tetro,

la testa chinata sul petto.

Con leggerezza pensami,

con leggerezza dimenticami.

Come t'investe il raggio di sole!

Sei tutto in un polverio dorato...

E che almeno però non ti turbi

la mia voce di sottoterra.

Marina Ivanovna Cvetaeva, grande e sfortunata poetessa russa, nacque a Mosca l'8 ottobre 1892, da Ivan Vladimirovic Cvetaev (1847-1913, filologo e storico dell'arte, creatore e direttore del Museo Rumjancev, oggi Museo Pushkin) e della sua seconda moglie, Marija Mejn, pianista di talento, polacca per parte di madre. Marina trascorse l'infanzia, insieme alla sorella minore Anastasija (detta Asja) e ai fratellastri Valerija e Andrej, figli del primo matrimonio del padre, in un ambiente ricco di sollecitazioni culturali. A soli sei anni cominciò a scrivere poesie.

Marina ebbe dapprima una istitutrice, poi fu iscritta al ginnasio, quindi, quando la tubercolosi della madre costrinse la famiglia a frequenti e lunghi viaggi all'estero, frequentò degli istituti privati in Svizzera e Germania (1903-1905) per tornare, infine, dopo il 1906, in un ginnasio moscovita. Ancora adolescente la Cvetaeva rivelò un carattere imperiosamente autonomo e ribelle; agli studi preferiva intense e appassionate letture private: Pushkin, Goethe, Heine, Hölderlin, Hauff, Dumas-padre, Rostand, la Baskirceva, ecc. Nel 1909 si trasferì da sola a Parigi per frequentare lezioni di letteratura francese alla Sorbona. Il suo primo libro, "Album serale", pubblicato ne 1910, conteneva le poesie scritte tra i quindici e i diciassette anni. Il libretto uscì a sue spese e in tiratura limitata, ciò nonostante fu notato e recensito da alcuni tra i più importanti poeti del tempo, come Gumiliov, Briusov e Volosin.

Volosin, inoltre, introdusse la Cvetaeva negli ambienti letterari, in particolare in quelli gravitanti attorno alla casa editrice "Musaget". Nel 1911 la poetessa si recò per la prima volta nella famosa casa di Volosin a Koktebel'. Letteralmente, ogni scrittore russo di fama negli anni 1910-1913 soggiornò almeno una volta a casa Volosin, una sorta di ospitale casa-convitto. Ma un ruolo determinante nella sua vita lo ebbe Sergej Efron, un apprendista letterato che la Cvetaeva incontrò a Koktebel' durante la sua prima visita. In una breve nota autobiografica del 1939-40, così scriveva: "Nella primavera del 1911 in Crimea ospite del poeta Max Volosin incontro il mio futuro marito, Sergej Efron. Abbiamo 17 e 18 anni. Decido che non mi separarerò da lui mai più in vita mia e che divento sua moglie." Cosa che puntualmente successe, pur contro il parere del padre di lei.

Di lì a poco comparve la sua seconda raccolta di liriche, "Lanterna magica", e nel 1913 "Da due libri". Intanto, il 5 settembre 1912, era nata la prima figlia, Ariadna (Alja). Le poesie scritte dal 1913 al 1915 avrebbero dovuto vedere la luce in un volume, "Juvenilia", che restò inedito durante la vita della Cvetaeva. L'anno dopo, in seguito a un viaggio a Pietroburgo (il marito si era intanto arruolato come volontario su un treno sanitario), si rafforzò l'amicizia con Osip Mandel'stam che però ben presto si innamorò perdutamente di lei, seguendola da S.Pietroburgo a Aleksandrov, per poi improvvisamente allontanarsi. La primavera del 1916 è divenuta infatti celebre in letteratura grazie ai versi di Mandel'stam e della Cvetaeva....

Durante la rivoluzione di Febbraio del 1917 la Cvetaeva si trovava a Mosca e fu dunque testimone della sanguinosa rivoluzione bolscevica di ottobre. La seconda figlia, Irina, nacque in aprile. A causa della guerra civile si trovò separata dal marito, che si unì, da ufficiale, ai bianchi. Bloccata a Mosca, non lo vide dal 1917 al 1922. A venticinque anni, dunque, era rimasta sola con due figlie in una Mosca in preda ad una carestia così terribile quale mai si era vista. Tremendamente poco pratica, non le riuscì di conservare il posto di lavoro che il partito le aveva "benevolmente" procurato. Durante l'inverno 1919-20 si trovò costretta a lasciare la figlia più piccola, Irina, in un orfanotrofio, e la bambina vi morì nel febbraio per denutrizione. Quando la guerra civile ebbe fine, la Cvetaeva riuscì nuovamente a entrare in contatto con Sergej Erfron e acconsentì a raggiungerlo all'Ovest.

Nel maggio del 1922 emigrò e si recò a Praga passando per Berlino. La vita letteraria a Berlino era allora molto vivace (circa settanta case editrici russe), consentendo in questo modo ampie possibilità di lavoro. Nonostante la propria fuga dall'Unione Sovietica, la sua più famosa raccolta di versi, "Versti I" (1922) fu pubblicato in patria; nei primi anni la politica dei bolscevichi in campo letterario era ancora abbastanza liberale da consentire ad autori come la Cvetaeva di essere pubblicati sia al di qua che oltre frontiera.

A Praga La Cvetaeva visse felicemente con Efron dal 1922 al 1925. Nel febbraio 1923 nacque il terzo figlio, Mur, ma in autunno partì per Parigi, dove trascorse con la famiglia i successivi quattordici anni. Anno dopo anno, tuttavia, fattori diversi contribuirono ad un grande isolamento della poetessa e ne comportarono l'emarginazione.

Ma la Cvetaeva non conosceva ancora il peggio di quello che doveva venire: Efron aveva infatti cominciato a collaborare con la GPU. Fatti ormai noti a tutti, mostrano che egli prese parte al pedinamento e all'organizzazione dell'uccisione del figlio di Trotskij, Andrej Sedov, e di Ignatij Rejs, un agente della CEKA. Efron si andò così a nascondere nella Spagna repubblicana in piena guerra civile, da dove partì per la Russia. La Cvetaeva spiegò alle autorità e agli amici di non avere mai saputo nulla delle attività del marito, e si rifiutò di credere che il marito potesse essere un omicida.

Sempre più immersa nella miseria, si decise, anche sotto la pressione dei figli desiderosi di rivedere la patria, a tornare in Russia. Ma nonostante alcuni vecchi amici e colleghi scrittori venissero a salutarla, ad esempio Krucenich, capì in fretta che per lei in Russia non c'era posto nè vi erano possibilità di pubblicazione. Le furono procurati dei lavori di traduzione, ma dove abitare e cosa mangiare restavano un problema. Gli altri la sfuggivano. Agli occhi dei russi dell'epoca lei era una ex emigrata, una traditrice del partito, una che aveva vissuto all'Ovest: tutto questo in un clima in cui milioni di persone erano state sterminate senza che avessero commesso alcunché, tanto meno presunti "delitti" come quelli che gravavano sul conto della Cvetaeva. L'emarginazione, dunque, si poteva tutto sommato considerare il minore dei mali.

Nell'agosto del 1939, però, sua figlia venne arrestata e deportata nei gulag. Ancora prima era stata presa la sorella. Quindi venne arrestato e fucilato Efron, un "nemico" del popolo ma, soprattutto, uno che sapeva troppo. La scrittrice cercò aiuto tra i letterati. Quando si rivolse a Fadeev, l'onnipotente capo dell'Unione degli scrittori, egli disse alla "compagna Cvetaeva" che a Mosca non c'era posto per lei, e la spedì a Golicyno. Quando l'estate successiva cominciò l'invasione tedesca, la Cvetaeva venne evacuata ad Elabuga, nella repubblica autonoma di Tataria, dove visse momenti di disperazione e di desolazione inimmaginabili: si sentiva completamente abbandonata. I vicini erano i soli che l'aiutassero a mettere insieme le razioni alimentari.

Dopo qualche giorno si recò nella città vicina di Cistopol', dove vivevano altri letterati; una volta lì, chiese ad alcuni scrittori famosi come Fedin e Aseev di aiutarla a trovare lavoro e a trasferirsi da Elabuga. Non avendo ricevuto da loro alcun aiuto, tornò a Elabuga disperata. Mur si lamentava della vita che conducevano, pretendeva un abito nuovo ma il denaro che avevano bastava appena per due pagnotte. La domenica 31 agosto del 1941, rimasta da sola a casa, la Cvetaeva salì su una sedia, rigirò una corda attorno ad una trave e si impiccò. Lasciò un biglietto, poi scomparso negli archivi della milizia. Nessuno andò ai suoi funerali, svoltisi tre giorni dopo nel cimitero cittadino, e non si conosce il punto preciso dove fu sepolta.

Bibliografia:

Lettere ad Ariadna Berg (1934-1939)

Amica

Dopo la Russia

Natal'ja Goncarova. Vita e creazione

Indizi terrestri. Diario moscovita (1917-19)

Poesie

Racconto di Sonecka

Accalappiatopi. Satira lirica

Arianna

L'armadio segreto-Il mio Puskin-Insonnia

Deserti luoghi. Lettere (1925-1941)

Paese dell'anima. Lettere (1909-1925)

Il poeta e il tempo

Lettera all'Amazzone

4. Biografia di Matt Damon

Protagonista di rilievo
8 ottobre 1970

Chi è Matt Damon?


Matthew Paige Damon nasce a Cambridge (Massachusetts, USA) il giorno 8 ottobre 1970, da padre banchiere e madre professoressa di pedagogia.

Fin da giovanissimo è legato all'amico Ben Affleck, con cui frequenta le scuole; e con l'amico vincerà l'Oscar per la miglior sceneggiatura con il film "Will Hunting - Genio ribelle" (1997). Con questo film Matt Damon ottiene anche una nomination come miglior attore; assieme ai due ragazzi c'è anche Robin Williams, premiato come migliore attore non protagonista.

Il giovane Matt ottiene ottimi risultati negli studi che gli permettono di essere ammesso all'università di Harvard. E' durante questo periodo che scrive la sceneggiatura di "Will Hunting". Abbandonerà Harvard dopo tre anni per dedicarsi totalmente al cinema.

Sempre abituato a primeggiare, il periodo di sacrifici iniziale è duro e difficile.

Tra i primi film a cui partecipa c'è "Diritto d'amare" (The Good Mother, 1988, regia di Leonard Nimoy). Dopo le prime delusioni e frustrazioni, il primo ruolo importante arriva nel 1996 con "Il coraggio della verità" (di Edward Zwick, con Denzel Washington e Meg Ryan). La consacrazione giunge l'anno seguente con due film: "L'uomo della pioggia" (The Rainmaker) tratto dall'omonimo fortunato romanzo di John Grisham, e soprattutto con il già citato "Will Hunting - Genio ribelle". E' un periodo sfavillante suggellato anche dalla relazione amorosa con l'attrice Winona Ryder.

Nel 1998 partecipa al film di Steven Spielberg "Salvate il soldato Ryan" e al film "Rounders - Il giocatore" (con John Turturro, John Malkovich e Edward Norton). Poi arrivano "Dogma" (1999, di nuovo con Ben Affleck), "Il talento di Mr. Ripley" (in cui recita anche l'italiano Fiorello), "La leggenda di Bagger Vance" (2000, diretto da Robert Redford, con Will Smith).

E' tra le stelle della trilogia di di Steven Soderbergh "Ocean's Eleven" (2001), "Ocean's Twelve" (2004) e "Ocean's Thirteen" (2007).

Tra il 2002 e il 2007 Matt Damon è per tre volte Jason Bourne, la spia-killer protagonista dei film tratti dai fortunati romanzi di Robert Ludlum.

Dopo alcune relazioni sentimentali che hanno visto legato Damon con le colleghe Claire Danes e Minnie Driver, alla fine del 2005 sposa l'argentina Luciana Barroso, di cui prende in dote la figlia Alexia, avuta in una precedente relazione, e da cui avrà la figlia Isabella nel 2006.

Nel 2009 recita in "The Informant!" (regia di Steven Soderbergh) e "Invictus" (regia di Clint Eastwood).

5. Biografia di Quinto Ennio

Missioni epiche
16 luglio 239 A.C.
8 ottobre 169 A.C.

Chi è Quinto Ennio?


Quinto Ennio nasce a Rudiae il 16 luglio del 239 A.C. Come lui stesso ama definirsi è un trilingue. Rudiae è un luogo (oggi situato alle porte della città di Lecce) in cui si susseguono una serie di diverse dominazioni: i Messapi, popolazione Osca, i colonizzatori greci ed infine i Romani. Ennio ama pensare a se stesso come ad un trilingue di cultura osca, greca e romana.

Diventa presto amico di Catone, incontrato in Sardegna durante la seconda guerra punica a cui prende parte come soldato. Grazie a questa amicizia si trasferisce a Roma nel 203 A.C.

Proprio nella capitale del regno si consuma però la rottura tra i due amici: nasce una insanabile divergenza di opinione riguardo le influenze della cultura greca sulla cultura romana; influenze testardamente negate da Catone.

In questo periodo Quinto Ennio, come molti suoi conterranei, si impiega in qualità di precettore presso nobili e ricche famiglie ed in particolare presso gli Scipioni, che lo accolgono ed intrecciano con lui un solido e duraturo rapporto di mecenatismo. Sarà proprio questo rapporto a rendere ancora più insanabile la rottura con Catone, il quale nelle sue vesti di censore condanna fortemente questo tipo di relazioni.

La svolta nella carriera letteraria di Ennio si verifica negli anni compresi tra il 189 e il 187 A.C. quando accompagna il generale romano Nobiliore nella sua campagna militare in Grecia. Ennio veste il ruolo di poeta cortigiano e dedica al generale un'opera, probabilmente una pretexta, vale a dire una tragedia di origine romana. Nell'opera Ennio esalta le qualità militari del generale, e così facendo si attira nuovamente le ire di Catone, in quanto questo tipo di scritti viene solitamente composto in lode di valorosi personaggi passati a miglior vita, e non di personaggi ancora viventi.

L'ascesa di Ennio diventa inarrestabile nonostante le divergenze con Catone, e proprio grazie alla pretexta, riceve l'appoggio non solo di Nobiliore, ma anche di tutta la famiglia degli Scipioni. La pretexta gli vale inoltre la concessione della cittadinanza romana. Pare che alla base dell'inimicizia sempre più forte tra Catone ed Ennio ci sia proprio la questione della cittadinanza, che il poeta aveva chiesto inutilmente al suo vecchio amico.

Negli ultimi anni della sua vita si dedica totalmente alla stesura del primo poema epico in lingua latina: gli "Annales". Le opere per le quali Quinto Ennio è però maggiormente conosciuto sono, senza ombra di dubbio, le tragedie, per la composizione delle quali si ispira ad Euripide ed Omero. Ma soprattutto al primo, di cui apprezza particolarmente lo studio della psicologia dei personaggi. Le sue tragedie, circa venti cothurnate, verranno anche citate da autori successivi, tra cui Cicerone.

Ennio si cimenta anche nella commedia ispirandosi a Plauto ma con risultati inferiori rispetto alla tragedia. Purtroppo di tutte queste composizioni sono giunti fino a noi solo dei frammenti. Ennio spesso traduce anche le tragedie greche utilizzando una tecnica letteraria detta Vertere, che consiste nell'adattare la tragedia al gusto romano senza operare una pura e semplice traduzione.

Ad Ennio si deve anche l'introduzione a Roma del genere satirico con l'opera "Saturae", una raccolta di episodi probabilmente appartenenti alla vita dell'autore stesso. Di quest'opera sono rimasti solo una ventina di frammenti composti in metri diversi, come il senario e il giambico. Appartiene a questa composizione anche lo "Scipio", carme scritto in onore di Publio Cornelio Scipione Africano, vincitore della famosa battaglia di Zama.

La maggior parte della sua vita viene assorbita dalla composizione degli Annales, iniziati secondo alcuni critici nell'anno del suo arrivo a Roma (203 A.C.) fino a quello della sua morte; secondo altri invece sono cominciati nel periodo della maturità. Si tratta in ogni caso di un'opera monumentale in 18 libri, che Ennio pubblica a gruppi di sei o tre libri. Sono giunti fino a noi circa seicentocinquanta versi sui trentamila originari. L'intento con cui Ennio compone gli Annales è quello di offrire un poema epico romano da contrapporre ai grandi poemi epici di derivazione greca, come l'Iliade e l'Odissea.

Nel proemio Ennio racconta addirittura di aver incontrato in sogno Omero, che gli confessa di essersi reincarnato in lui affinché racconti in versi epici la storia di Roma. Si ha notizia dell'esistenza, oltre che delle opere sopra citate, anche di una serie di altri componimenti tra cui: "Hedyphagètica", un componimento giovanile a tema gastronomico, "Sota", un componimento in omaggio alla cultura osca, e "Precepta" serie di insegnamenti morali e culturali per i suoi contemporanei.

Quinto Ennio muore a Roma l'8 ottobre del 169 A.C. e viene sepolto nella tomba degli Scipioni sia per gli indubbi meriti artistici che per l'amicizia che lo ha legato alla potente famiglia romana.

6. Biografia di Frank Herbert

Creatore di un Universo immortale
8 ottobre 1920
11 febbraio 1986

Chi è Frank Herbert?


Frank Patrick Herbert nasce nel 1920 a Tacoma, nello stato di Washington. Pur non essendo un vero scienziato, studia attivamente Geologia Sottomarina, Psicologia, Antropologia, Ecologia, Navigazione e Botanica.

Inizia la carriera di scrittore di fantascienza nel 1952, su Startling Stories col racconto "Looking for Something?", ottenendo subito attenzione ed apprezzamento da parte dei lettori.

Nei dieci anni successivi è corrispondente dalle maggiori città statunitensi della costa occidentale per l'Examiner di San Francisco, e continua a scrivere racconti.

Il grande successo arriva nel 1963 col suo primo romanzo, "Dune" (pubblicato inizialmente in due parti su Analog SF di John W. Campbell jr.) col quale l'autore dà vita all'omonimo e famoso ciclo, suggestivo affresco di un meraviglioso universo e di una civiltà futura, in cui dispiega al meglio tutte le sue qualità di studioso.

Frank Herbert muore l'11 febbraio 1986 a Madison, nel Wisconsin.

Il ciclo di Dune

- Dune (1965)

- Messia di Dune (1969)

- I Figli di Dune (1976)

- L'Imperatore-Dio di Dune (1981)

- Gli Eretici di Dune (1984)

- La Rifondazione di Dune (1985)

..classico affascinante senza eguali per l'ampiezza della trama e la ricchezza degli spunti narrativi e profetici, citato dal New York Times tra i dieci libri «che bisogna assolutamente leggere», è stato più volte vincitore dei premi Hugo, i riconoscimenti più significativi nell'ambito della fantascienza.

Considerato da alcuni fantascienza, da altri fantasy (per l'ambientazione esoterica e tipicamente feudale in cui è immerso), è non solo l'opera più riuscita e famosa di Frank Herbert, ma anche fonte d'ispirazione dei migliori creatori di universi degli anni successivi:

«Il puro piacere dell'invenzione e della narrazione ad altissimo livello.»

Isaac Asimov

«Dune è parte integrante del mio universo fantastico.»

Steven Spielberg

«Un mondo che nessuno ha ancora saputo ricreare con tale perfezione.»

James Cameron

«Il meglio. Oltre ogni genere letterario e ogni epoca.»

Stephen King

«Senza Dune, Guerre Stellari non sarebbe mai esistito.»

George Lucas

Il lavoro maniacale svolto da Herbert, per ricostruire in maniera realistica un mondo immaginario, lo ha spinto a studiare più di 200 testi tra libri, articoli, rapporti e saggi sull'ecosistema delle regioni aride, sulle comunità che li abitano e sugli adattamenti degli animali e degli uomini. Per esso ha creato in modo totale e puntiglioso un'ecologia, una religione, una terminologia appropriata, e delle accurate cartine geografiche.

Morendo l'autore ha inoltre lasciato approfonditi appunti su un possibile prequel di Dune.

Tali note sono state utilizzate dal figlio Brian Herbert e dallo scrittore Kevin J. Anderson, che hanno realizzato il ciclo "Preludio a Dune" comprendente i titoli

- House Atreides

- House Harkonnen

- House Corrino

- The Butlerian Jihad

- The Machine Crusade

- The Battle of Corrin

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Poco fortunata la trasposizione cinematografica del primo libro; il film "Dune" (1984) rimane comunque un grande lavoro del maestro David Lynch. Più apprezzata invece la produzione americana di una mini serie tv (2000), che vede tra gli attori William Hurt e Giancarlo Giannini.

Hanno avuto fortuna anche i videogiochi ispirati al capolavoro di Herbert.

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Altri libri di Frank Herbert:

Serie di Destination: Void (con Bill Ransom)

- The Jesus Incident (1979)

- The Lazarus Effect (1983)

- The Ascension Factor (1988)

Serie di Jorg X McKie

- Whipping Star (1970)

- The Dosadi Experiment (1977)

Antologie

The Best of Frank Herbert (1975)

From 1952 to 1964 (1976)

From 1965 to 1970 (1976)

The Worlds of Frank Herbert (1970)

7. Biografia di Kristanna Loken

Macchina ribelle
8 ottobre 1979

Chi è Kristanna Loken?


Arriva "Terminator 3" e con esso il lancio nell'universo dei media del nome di Kristanna Loken, cyborg spietato coi tacchi a spillo in grado di impensierire il granitico Arnold Schwarzenegger per una volta più con la forza micidiale delle sue armi che con la perfezione delle sue gambe. Già i trailer hanno messo in luce di quale "stoffa" siano le qualità di Kristanna, tali che non sfigurerebbero affatto su di una passerella di moda. E se le macchine del futuro saranno tutte così, ben venga. Però, dovendo impersonare un micidiale cyborg, non è solo per le misure del suo corpo che la splendida attrice è stata scelta, ma anche per lo sguardo glaciale che è in grado di esprimere, retaggio delle gelide lande norvegesi da cui discendono i genitori.

Giovane promessa della cinematografia, Kristanna Sommer Loken, nasce il giorno 8 ottobre 1979 a Ghent nello Stato di New York, dove attualmente continua a risiedere. Muove i primi passi nel mondo della moda, e non poteva essere che così essendo la madre proprio una ex modella. Già a quindici anni è dunque in giro per il mondo a sfilare ma nonostante gli apprezzamenti degli addetti ai lavori e i successi economici, si scopre intimamente insoddisfatta. La ragazza è ambiziosa, ha sempre avuto la passione della recitazione e non intende rinunciarvi. Sogna il grande schermo e anche in questo caso, forse l'ambiente (o la genetica) ci mette lo zampino; il padre è romanziere e sceneggiatore di successo, sempre attento a sensibilizzare Kristanna verso il mondo dell'arte.

Il passaggio alla recitazione non è stato facile per Kristanna, nè tanto meno indolore. Anzi, si è trattata di una decisione profondamente sofferta perché un eventuale flop le avrebbe compromesso la carriera seriamente. Basti pensare al fatto che di fronte a sé la bella modella aveva sul piatto fior di contratti da milioni di dollari a cui ha avuto comunque la forza, in nome dei suoi sogni, di dire di no.

Fortunatamente, almeno in televisione, è subito apprezzata ed ha così l'opportunità di comparire in alcune serie televisive come "As the world turns" e "Aliens in the family".

Nel 1997 ottiene un ruolo rilevante nella popolare serie d'azione "Pensacola" andata in onda per due anni consecutivi. L'anno successivo ottiene un altro importante ruolo da protagonista nella serie di telefilm "Mortal Kombat: the Conquest", tratta dal famoso successo cinematografico(che a sua volta proviene dal successo del videogame): qui ha ampiamente modo di sfoggiare oltre alle sue doti recitative anche la sua notevole abilità nelle Arti Marziali, poi perfezionata - in occasione delle riprese di Terminator 3 - con i servizi segreti israeliani.

Il cinema sembra dunque apprezzarla sempre di più, anche se alcune produzioni a cui prende parte saranno destinate più al circuito delle videocassette che al grande schermo, come nel caso del catastrofico "Panic". Ma la svolta davvero gigantesca ed inaspettata si materializza nel 2003 quando viene scelta, nel corso di un casting a cui prendono parte ben 10.000 attrici, per interpretare il ruolo dell'antagonista del granitico Schwarzy nel già citato "Terminator 3 - Rise of the machines", attesissimo terzo capitolo della saga.

In "T3 - Le Macchine Ribelli" (titolo con cui è distribuito in Italia) Kristanna interpreta il terribile ed indistruttibile T-X, sofisticatissimo modello di Terminator che sotto un aspetto più che seducente (rafforzato da apposite e visivamente esplosive "mise" femminili), presenta micidiali caratteristiche omicide.

Per preparasi al meglio alla difficile parte l'algida Kristanna si è dovuta dedicare non solo a snervanti sedute in palestra ma anche a lunghe lezioni di recitazioni e di mimo per imparare ad "annullarsi" (il ruolo prevede infatti che la macchina non abbia alcuna espressione) e a muoversi praticamente a scatti.

Molto gelosa della sua vita privata, non ama concedere interviste né farsi pescare dai paparazzi. Di lei si sa solamente che nel tempo libero ama dedicarsi allo yoga e al suo fedele e amatissimo cane.

8. Biografia di Sigourney Weaver

Sua altezza cinematografica
8 ottobre 1949

Chi è Sigourney Weaver?


Sigourney Weaver nasce a New York l'8 ottobre 1949. Il padre è il presidente della rete televisiva NBC, mentre la madre è un'attrice di origini inglesi. Il suo vero nome è Susan, ma a quattordici anni sceglie di farsi chiamare Sigourney dal nome di uno dei personaggi del romanzo "Il grande Gatsby" di F. Scott Fitzgerald.

La sua adolescenza si rivela piuttosto difficile a causa di una profonda mancanza di fiducia in se stessa, dovuta anche ad un'altezza al disopra della media che la rende vittima delle battute dei suoi compagni. All'età di 13 anni comincia ad andare da uno psichiatra per l'incapacità a comunicare con i suoi coetanei. Secondo il medico che la tiene in cura, però, è una normalissima teen ager.

Durante il liceo capisce di voler fare l'attrice e, dopo il diploma, si trasferisce in Conneticut per frequentare la Yale Drama School, dove diventa amica di un'altra futura grande interprete: Meryl Streep. Termina la scuola nel 1974 e, nei sette anni successivi, lavora sui palcoscenici di Broadway, recita nella soap opera Somerset e ottiene una particina nel film di Woody Allen "Io e Annie" (1977). Il suo debutto cinematografico avviene nel 1979 nel film "Alien" di Ridley Scott. Recita nel ruolo del tenente Ellen Ripley e riceve una nomination agli Oscar.

Dopo Alien partecipa a tantissimi film come: "Un anno vissuto pericolosamente" (1982) di Peter Weir, "Ghostbusters" di Ivan Reitman, "Una donna in carriera" (1988) di Mike Nichols e "Gorilla nella nebbia" (1988) di Michael Apted. Quest'ultima pellicola racconta la vera storia di Dian Fossey, un'antropologa morta tragicamente dopo una lunga lotta per i diritti dei gorilla africani. Dopo il film, diventa un'attivista e un'ambasciatrice della "The Dian Fossey Gorilla Fund".

Sigourney Weaver diventa l'unica attrice ad aver ricevuto due candidature all'Oscar per due film ("Una donna in carriera" e "Gorilla nella nebbia") usciti nello stesso anno, senza purtroppo averne vinto nessuno. Il suo rapporto con gli Oscar si rivela piuttosto sfortunato. Nel 1993, infatti, il suo agente rifiuta in sua vece la parte della protagonista nel film "Lezioni di piano" di Jane Campion che frutta un Oscar a Holly Hunter. L'uomo agisce senza neanche consultarla e Sigourney reagisce licenziandolo immediatamente.

Nel 1984 sposa Jim Simpson, un attore più giovane di lei di sei anni. Dal matrimonio nasce nel 1990 Charlotte.

Partecipa anche ad "Alien III" (1992) dove recita sfoggiando una rasatura a zero e a "Ghostbusters II" (1989). Nel 1994, lavora nel film "La morte e la fanciulla" diretto da Roman Polanski che le fa conoscere il maestro di recitazione Jack Waltzer, grazie al quale comprende di intellettualizzare troppo i suoi personaggi. Prima di intraprendere un ruolo, infatti, tende a documentarsi approfonditamente. Da questo film in poi, invece, alla sua già spiccata bravura di interprete si aggiunge una maggiore capacità di sentire emotivamente il personaggio che incarna.

Passa con facilità da un genere all'altro, recitando in ruoli anche molto diversi tra di loro: da una criminologa paranoica in "Copycat" (1995) alla strega cattiva in "Biancaneve nella Foresta Nera" (1997) fino a ritornare alla parte che l'ha resa celebre con "Alien, la clonazione" (1997).

Nel 2002 partecipa al film "The Guys" che diventa una sorta di banco di prova familiare. La pellicola è, infatti, diretta dal marito e nel cast figura anche la figlia Charlotte.

All'attività molto intensa come attrice unisce una vita privata piuttosto movimentata. Sigourney è una convinta attivista politica, dirige una propria compagnia di produzione, la Goat Cay, e pratica molte attività tra cui l'equitazione, il karate e la danza. E' inoltre una grande appassionata di musica jazz, amore trasmessogli dal marito e che, come lei stessa dichiara, ha prodotto una sorta di effetto liberatorio.

La passione per il suo mestiere è tale che ha ammesso di voler lavorare fino ad 80 anni e recitare almeno una volta nel ruolo della Miss Marple di Agatha Christie, proprio come la sua attrice preferita Margaret Rutherford.

Durante la sua carriera non ha mai disdegnato neanche la commedia, interpretando film come: "Heartbreakers - Vizio di Famiglia" (2001) diretto da David Mirkin, "Company Man" (2000) di Peter Askin, "Tadpole" (2002) di Gary Winick, "Baby Mama" (2008) di Michael McCulliers e "Be kind rewind"(2008) di Michel Gondry.

Nel 2009, lavora di nuovo con James Cameron che l'aveva diretta in "Alien - Scontro Finale". Questa volta interpreta la dottoressa Grace Augustine nel film "Avatar". Nonostante il personaggio muoia, è previsto il suo ritorno per la seconda parte di Avatar in uscita nelle sale nel 2014. Nel 2012, invece, recita nella commedia "Vamps" diretta da Amy Heckerling.