Biografie di personaggi famosi e storici nato il 10 ottobre


Biografie di personaggi famosi e storici

Biografie di personaggi famosi nella storia e celebrità nate il 10 ottobre

Sommario:

1. Antonio Albanese
2. Nunzia De Girolamo
3. Gerhard Ertl
4. Roberto Fico
5. Alberto Giacometti
6. Isabella II di Spagna
7. Edith Piaf
8. Harold Pinter
9. Giuseppe Verdi
10. Orson Welles
11. Ed Wood
12. Andrea Zanzotto

1. Biografia di Antonio Albanese

Brillantemente
10 ottobre 1964

Chi è Antonio Albanese?


Antonio Albanese, divenuto noto grazie alla esilarante galleria di personaggi di "Mai dire gol" negli anni '90 si è poi rivelato negli anni successivi uno degli attori più interessanti del panorama comico italiano. E non solo comico, perchè la sua carriera inizia come attore drammatico e le sue doti in questo campo non sono certo da trascurare.

Nato ad Olginate (Lecco) il 10 ottobre 1964 da una famiglia di origine siciliana, Antonio Albanese si iscrive alla Civica Scuola d'Arte Drammatica di Milano, dove si diploma nel 1991.

Debutta come attore di cabaret al teatro Zelig di Milano, partecipa al "Maurizio Costanzo Show", al varietà condotto da Paolo Rossi "Su la testa...!" (1992), alla trasmissione "Mai dire gol" (1993): in quest'ultima, mette a punto una serie di personaggi (il gentile Epifanio, l'aggressivo Alex Drastico, il telecronista-ballerino Frengo, il giardiniere di casa Berlusconi Pier Piero) divenuti famosi, i cui monologhi vengono successivamente riproposti nel volume "Patapim e Patapam" (1994).

I suoi personaggi sono in realtà molto più profondi di quello che possono sembrare e rappresentano; sono, in qualche modo, aspetti dell'alienazione sociale, pieni di tic, iperattivi e malinconici. Le macchiette portate in scena da Albanese spesso e volentieri si esibiscono in lunghissimi soliloqui senza capo né coda.

Uno dei personaggi più amati è stato creato da Antonio Albanese proprio per la trasmissione della Gialappa's Band. Il telecronista foggiano con riporto selvaggio Frengo-e-stop è un personaggio dotato di una particolarissima filosofia calcistica appresa dal grande maestro Zdenek Zeman (all'epoca allenatore del Foggia delle meraviglie). L'ingenuo Frengo vive le partite della squadra del cuore in modo surreale, immaginando interminabili dialoghi tra gli avversari e organizzando Karaoke, ruote della fortuna e gite con pranzo al sacco negli intervalli tra primo e secondo tempo. Nonostante questa visione disincantata del cinico mondo del calcio, le numerose sconfitte del Foggia (culminate poi con la retrocessione tra i cadetti) cagionavano inenarrabili sofferenze al telecronista foggiano che più di una volta appare in trasmissione con il riporto spettinato, lo sguardo assente e una enorme croce di legno sulle spalle. Frengo non viene incluso negli spettacoli teatrali di Alabanese, tuttavia viene proposto dall'arista alla fine, nei "bis", richiestissimo e graditissimo.

In teatro, ottiene grande successo con "Uomo!" (1992, poi ripreso nel 1994), poi con "Giù al Nord" (1997), scritto con Michele Serra ed Enzo Santin.

Dopo tre anni di successi televisivi Albanese abbandona il piccolo schermo (per mancanza di stimoli, come egli stesso avrà modo di ammettere successivamente), per dedicarsi al teatro e intraprendere una nuova carriera, quella cinematografica.

Debutta al cinema come interprete in "Vesna va veloce" (1996), nel ruolo sommesso e malinconico del muratore Antonio; poi è in "Tu ridi" (1998) di Paolo e Vittorio Taviani, dove indossa i panni di un baritono costretto a non cantare più per problemi di cuore.

Il suo esordio dietro la macchina da presa è con "Uomo d'acqua dolce" (1997), scritto con Vincenzo Cerami: Antonio Albanese inscena la vicenda esile e surreale di un maestro di scuola che, avendo perduto la memoria per un colpo alla testa, torna alla propria famiglia dopo un'assenza durata cinque anni.

Poi gira "La fame e la sete" (1999), ancora concepito in collaborazione con Cerami.

Nel 2000 interpreta "La lingua del santo" di Carlo Mazzacurati.

Nel 2002, Antonio Albanese torna con "Il nostro matrimonio è in crisi", un film agrodolce, in cui l'attore intraprende un viaggio grottesco mettendo alla berlina le esagerazioni della new age. Il film, scritto insieme a Vincenzo Cerami e Michele Serra, è la storia di Antonio, che nel giorno stesso in cui si sposa viene lasciato dalla moglie Alice (Aisha Cerami), la quale gli comunica di dover andare alla ricerca del "proprio Io" in un centro di salute spirituale, guidato dallo pseudo maestro Makerbek (Shel Shapiro).

Nel 2003 interpreta Filippo (accanto a Fabio de Luigi) in "E' già ieri", remake del film americano "Ricomincio da capo" (con Bill Murray), diretto da Giulio Manfredonia. Nel 2005 interpreta Giordano Ricci nel film "La seconda notte di nozze".

Istrione, goliardico, malinconico, dotato di un'impareggiabile mimica facciale, Antonio Albanese è uno dei personaggi di punta del teatro comico e del cinema brillante italiano.

Nel 2003 torna in tv su Rai Tre con una striscia di satira dal titolo "Non c'è problema". Ma il grande ritorno del cabarettista è consacrato, dopo ben dieci anni di assenza dagli studi Mediaset, quando torna nel 2005 a lavorare con i vecchi amici della Gialappa's per la nuova edizione di "Mai Dire Lunedì", con personaggi tutti nuovi e divertentissimi.

Il comico porta spesso in forma di libro i monologhi più importanti dei suoi spettacoli teatrali. Tra i suoi libri più importanti vi sono: "Patapin e patapam" (1994), "Giù al Nord" (1995), "Diario di un anarchico foggiano" (1996).

Con altri comici ha poi scritto "Dai retta a un cretino" (2002), raccolta delle migliori battute effettuate al teatro Zelig, "Chiù pilu pì tutti", il cui personaggio protagonista è il politico calabrese Cetto La Qualunque.

Con Cetto La Qualunque è presenza fissa nel sabato di "Che tempo che fa", programma di RaiTre condotto da Fabio Fazio.

Nel 2009 è regista nell'opera "Le convenienze ed inconvenienze teatrali", di Gaetano Donizetti, rappresentata per la prima volta al Teatro alla Scala di Milano. Nello stesso anno è protagonista con Kim Rossi Stuart nel film "Questione di cuore", di Francesca Archibugi.

All'inizio del 2011 torna sul grande schermo con il film "Qualunquemente", diretto da Giulio Manfredonia, che vede protagonista Antonio Albanese nei panni Cetto La Qualunque.

2. Biografia di Nunzia De Girolamo

10 ottobre 1975

Chi è Nunzia De Girolamo?


Nunzia De Girolamo nasce il 10 ottobre 1975 a Benevento. Diplomatasi nella sua città al liceo classico "Pietro Giannone", si trasferisce a Roma per frequentare l'università: dopo essersi laureata alla Sapienza in Giurisprudenza, consegue un dottorato all'Università di Campobasso e intraprende la carriera forense dedicandosi al diritto commerciale, al diritto del lavoro, al diritto bancario e al diritto civile, avviando nel frattempo collaborazioni con l'Università del Molise e l'Università degli Studi del Sannio.

Entrata in politica, nell'ottobre del 2007 diventa coordinatrice di Forza Italia per la città di Benevento, mentre l'anno successivo viene eletta deputata nelle liste del Popolo della Libertà.

Durante il governo Berlusconi è membro del Consiglio Direttivo del Pdl alla Camera, membro della Commissione Affari Costituzionali, della Presidenza del Consiglio e Interni e membro della Commissione Affari Esteri e Comunitari.

Durante una delle prime sedute parlamentari della legislatura, sale agli onori delle cronache per essere stata protagonista, insieme con Gabriella Giammanco, di uno scambio di messaggi galanti tramite bigliettini con Silvio Berlusconi, con il premier che scrive loro: "Gabri, Nunzia, state molto bene insieme! Grazie per restare qui, ma non è necessario. Se avete qualche invito galante per colazione, Vi autorizzo (sottolineato) ad andarvene! Molti baci a tutte e due!!! Il "Vostro" presidente".

Entrata a far parte della Commissione Agricoltura nel 2009, al posto di Michela Vittoria Brambilla, Nunzia De Girolamo si sposa il 23 dicembre del 2011 con Francesco Boccia, parlamentare del Partito Democratico; il 9 giugno del 2012 dà alla luce Gea, la sua prima figlia.

Il 27 aprile del 2013 Nunzia De Girolamo viene nominata Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali del nuovo governo di Enrico Letta. Si dimette alla fine del mese di gennaio 2014 dopo le polemiche per l’inchiesta sulla Asl di Benevento.

3. Biografia di Gerhard Ertl

Al servizio dell'ambiente
10 ottobre 1936

Chi è Gerhard Ertl?


Premio Nobel per la Chimica 2007, Gerhard Ertl nasce a Stoccarda (Germania) il 10 ottobre 1936; studia al liceo ginnasio Keplero di Bad Canstatt e nel 1955 inizia il corso di studi di Fisica laureandosi a Stoccarda nel 1961 (avendo anche avuto due esperienze di studio presso la Sorbona a Parigi e alla Ludwig Maximilian a Monaco) con una tesi sull'effetto delle microonde nelle reazioni di rapida dissociazione. Nel 1965 acquisisce il dottorato con una ricerca sull'ossidazione catalitica dell'idrogeno su cristalli singoli in germanio, mentre a Monaco lavora come professore all'Università.

Successivamente continua ad insegnare a Monaco, dove prosegue la sua ricerca utilizzando la diffrazione per lo studio delle reazioni tra gli elettroni e le superfici catalitiche; nel 1968 si sposta ad Hannover, dove diventa direttore dell'Istituto di Fisica Chimica ed Elettrochimica, fino al 1973, anno in cui torna a Monaco come dirittore dell'Istituto di Fisica Chimica della LMU, succedendo in cattedra il professor George Maria Schwab.

Negli anni successivi la sua fama cresce grazie alle sue ricerche sulla catalisi e le interazioni tra atomi e superfici attive, viene chiamato come professore Ospite presso la Caltech a Pasadena tra il 1976 e il 1978, nel 1979 presso la University of Wisconsin a Milwaukee, tra il 1981 e 1982 presso Berkeley.

Nel 1986 diventa professore onorario all'università tecnica di Berlino e direttore del Fritz Haber Institute e dell'istituto Max Planck di Berlino, un centro di ricerca per la chimica fisica; nel 1996 diventa professore onorario persso la Humboldt University: in questo periodo getta le basi teoriche che hanno portato allo sviluppo di dispositivi come marmitte catalitiche e celle a combustibile. Le sue ricerche permettono anche di capire fenomeni come il buco dell'ozono, fornendo anche il quadro completo delle reazioni che avvengono su una superficie.

Grazie alle sue ricerche si può oggi determinare esattamente il modo in cui singoli strati di atomi e molecole si comportano sulla superficie di un metallo e possono essere individuati eventuali contaminazioni. Ertl ha aperto e perfezionato processi che hanno avuto grandi ripercussioni sia a livello teorico sia nelle operazioni industriali.

Ertl rimane fino al 2004 alla guida del Fritz Haber Institute, mantenendo tuttavia il ruolo di co-editore di "Science" e "Applied Chemistry", partecipando inoltre come membro della direzione editoriale di nove diverse riviste scientifiche internazionali; è inoltre impegnato nella direzione della società degli scienziati e fisici naturali (GDNA), carica assegnatagli dopo la vicepresidenza (dal 1995 al 2001) del consiglio nazionale della ricerca tedesco (DFG).

Il 10 ottobre 2007 viene insignito del premio Nobel per la Chimica per "I suoi studi dei processi chimici sulle superfici solidi", studi che hanno fornito le basi per lo sviluppo dell'industria chimica di sintesi. "Gerhard Ertl ha dominato una parte molto difficile della chimica e ha posto le basi per tutta una generazione scientifica", ha dichiarato Gunnar von Heijne, presidente del comitato dei Nobel. La premiazione ha luogo il 10 dicembre presso il Nobel Institute a Stoccolma, dove riceve l'ambita medaglia, oltre ad un riconoscimento di 10 milioni di corone svedesi (circa 1.08 milioni di euro).

4. Biografia di Roberto Fico

10 ottobre 1974

Chi è Roberto Fico?


Roberto Fico nasce il 10 ottobre del 1974 a Napoli. Dopo aver ottenuto il diploma classico al Liceo "Umberto I" della sua città, si laurea con lode in Scienze delle Comunicazioni all'Università degli Studi di Trieste scegliendo l'indirizzo di comunicazione di massa. Dopo aver vissuto per un anno a Helsinki, in Finlandia, frequentando la Facoltà di Scienze Sociali dell'università locale e lavorando nel frattempo per l'ufficio che si occupa degli studenti stranieri, torna in Italia per seguire, a Roma, un corso per redattori in agenzie letterarie e case editrici.

Ottiene, quindi, una borsa di studio per partecipare a un master pubblico organizzato dal Politecnico di Palermo, Napoli e Milano in Knowledge Management, nel corso del quale approfondisce gli studi a proposito della distribuzione e della gestione del capitale umano e dell'organizzazione della conoscenza all'interno del settore pubblico, delle organizzazioni no-profit e delle aziende private.

Trasferitosi a Genova per lavorare nella sede centrale della Kuoni Gastaldi Tour Spa, Roberto Fico viene impiegato per riprogettare la rete intranet dentro l'azienda. Poco dopo viene scelto come responsabile della comunicazione e ufficio stampa della Fedro Srl, piccola società di formazione aziendale di Roma. Ha modo di lavorare, inoltre, al call center 412 di Vodafone, per un anno, e per due anni come redattore della casa editrice "Gruppo Esselibri - Edizioni Simone" nella sezione umanistica.

Più tardi Roberto Fico viene chiamato a svolgere il ruolo di responsabile del personale, degli eventi e della comunicazione di una società di ristorazione, la Acacie Srl, situata nel Best Western, albergo a quattro stelle. Nel frattempo, nel 2005, a luglio, inaugura il meet-up "Amici di Beppe Grillo" di Napoli, seguendo le indicazioni del blog del comico, prendendo attivamente parte alla costituzione del Movimento Cinque Stelle: nel meet-up si confronta con i cittadini su temi come la mobilità sostenibile, lo smaltimento dei rifiuti, le energie rinnovabili, le risorse idriche.

Nel 2007 l'attivista napoletano ottiene un riconoscimento dall'associazione "Senza confini", nell'ambito del laboratorio per lo sviluppo e la cooperazione su Internet, per aver preso parte alla creazione di una cultura partecipativa. Dal 2009 lavora in proprio, dedicandosi a progetti di tipo commerciale e turistico. Nel 2010 Roberto Fico si presenta come candidato a Presidente della Regione Campania per il M5S, mentre l'anno successivo si candida come sindaco di Napoli. Nel 2013, finalmente, viene eletto parlamentare, sempre per il MoVimento Cinque Stelle; il suo gruppo lo propone alla presidenza della Camera dei Deputati, anche se poi gli viene preferita l'esponente di Sel Laura Boldrini.

Dopo il calo vertiginoso delle preferenze grilline alle amministrative del maggio 2013, prende parte alla trasmissione "In mezz'ora" di Lucia Annunziata: è il terzo esponente del M5S a farlo, dopo Federico Pizzarotti e Vito Crimi. Benché sia deputato, rifiuta l'idea di essere un politico, non definendosi tale: Roberto Fico preferisce essere chiamato "libero cittadino".

5. Biografia di Alberto Giacometti

Cerco l'uomo
10 ottobre 1901
11 gennaio 1966

Chi è Alberto Giacometti?


Scultore celebre per le sue esili e filiformi figure umane, Alberto Giacometti nasce il 10 ottobre 1901 a Borgonovo (Svizzera) in piena Val Bregaglia, da Giovanni, pittore neo-impressionista e suo primo insegnante, e Annetta Stampa. Successivamente frequenterà l'École des Beaux-Arts e l'École des Arts et Metiers a Ginevra.

Nel 1921, dopo un'infanzia sostanzialmente felice, si trasferisce a Roma per studiare i grandi maestri del passato. I familiari lo agevolano in tutti i modi impressionati dal suo enorme talento già pienamente manifestatosi in giovane età (celebre è uno suo ritratto della madre realizzato in plastilina durante gli anni del liceo).

Durante i suoi studi solitari si appassiona all'opera del Tintoretto e di Giotto che gli ispirano l'idea di realizzare un'arte scevra da intellettualismim, rivolta - viceversa - alle sue origini primigenie o addirittura primitive. In questo periodo è forte il suo interesse nei confronti dell'antropologia, in questo simile a molti suoi contemporanei (Pablo Picasso su tutti).

Nel 1922 si stabilisce a Parigi per seguire i corsi dello scultore Antoine Bourdelle, sperimentando in parte il metodo cubista. Com'è facile immaginare, la vita di un artista coscienzioso e all'avanguardia come è Giacometti non può essere facile, tant'è vero che, dopo aver aperto uno studio con il fratello Diego (che diventerà in seguito suo assistente fino alla morte), per vivere non disdegna di progettare anche mobili e oggetti d'arredo.

Giacometti nella sua incessante ricerca non poteva trascurare il nascente Surrealismo, e infatti condivide con alcuni suoi connazionali residenti nella capitale francese le simpatie per questo movimento.

Dal 1927 comincia dunque ad esporre al Salon des Tuileries le sue prime sculture surrealiste. Il successo finalmente bussa alla sua porta, dandogli l'occasione di entrare in un giro più prestigioso che gli permette di venire a contatto con personalità straordinarie artistiche come Arp, Mirò, Ernst e Picasso o scrittori come Prévert, Aragon, Eluard, Georges Bataille e Queneau. Nasce fra l'altro un forte sodalizio con Breton, il fondatore del movimento surrealista, per il quale scrive e disegna sulla rivista "Il surrealismo al servizio della rivoluzione".

Ma Giacometti avverte anche l'esigenza di tornare sul tema della "rassomiglianza assoluta" e, dopo la morte del padre nel 1933, si chiude un periodo di nuovo apprendistato. Dal 1935 al 1940 si concentra nello studio della testa, partendo dallo sguardo, sede del pensiero. Cerca anche di disegnare figure intere, nel tentativo di cogliere l'identità dei singoli esseri umani con un solo colpo d'occhio. In questo periodo si avvicina a Picasso e Beckett, e instaura con Jean-Paul Sartre un dialogo che influenzerà spesso i lavori di entrambi. Passa gli anni della seconda guerra mondiale a Ginevra.

Nel 1946 ritorna a Parigi e ritrova suo fratello Diego, intraprendendo una nuova fase artistica durante la quale le statue si allungano e le loro membra si stendono in uno spazio che le contiene e le completa.

Nel 1962 riceve il Gran Premio della scultura alla Biennale di Venezia.

Gli ultimi anni sono all'insegna di un'attività frenetica e di un susseguirsi di grandi mostre in tutta Europa. Pur gravemente malato si reca a New York nel 1965 per la sua mostra al Museum of Modern Art. Come ultimo lavoro prepara il testo per il libro "Parigi senza fine", una sequenza di 150 litografie in cui scorrono le memorie di tutti i luoghi vissuti.

Morirà il giorno 11 gennaio 1966; la sua tomba si trova nella sua città natale, Borgonovo, vicino a quella dei genitori.

Una sua scultura in bronzo, "L'homme qui marche I" (L'uomo che cammina), è stata venduta all'inizio del mese di febbraio 2010 all'asta da Sotheby's per circa 75 milioni di euro: è il prezzo più alto mai pagato al mondo per un'opera d'arte.

6. Biografia di Isabella II di Spagna

La prima regina
10 ottobre 1830
10 aprile 1904

Chi è Isabella II di Spagna?


Trovandosi il re di Spagna Ferdinando VII di Borbone, dopo tre matrimoni, ancora senza figli, la sua quarta moglie Maria Cristina dei Borbone di Napoli comprende bene che soltanto lei, ormai, potrà mettere al mondo l'erede al trono. Ma comprende anche che se dovesse nascere una femmina questa non potrà aspirare alla successione, per via della legge salica che ne riserva il diritto ai soli maschi.

Si adopera, dunque, perché il re abroghi quelle norme, cosa che accade nel marzo 1830 con la promulgazione della Prammatica Sanzione. E quando il 10 ottobre 1830 a Madrid nasce Isabella, la bimba è già l'erede legittima della corona. Con la morte di Ferdinando, dunque, avvenuta nel 1833, Isabella gli succede al trono ma, per via della tenera età, rimane sotto la reggenza di sua madre fino al 1840; in quell'anno, infatti, il generale Espartero, capo dell'esercito spagnolo, in disaccordo con la linea politica di Maria Cristina divenuta troppo oltranzista, la espelle dal regno sostituendola nella reggenza.

Con un colpo di stato, nel 1843 il generale Narvaez dichiara Isabella maggiorenne, anche se ha solo 13 anni, abolendo quindi la reggenza e ripristinando un regime fortemente reazionario. In questi anni si è consumata la Prima Guerra Carlista, scatenata dallo zio di Isabella don Carlos, supportato da conservatori e cattolici tradizionalisti, il quale non accetta la cancellazione della legge salica che vedeva lui, fratello del re, quale legittimo successore al trono. La guerra civile finisce nel 1839 con la temporanea sconfitta dei "carlisti" (riesploderà qualche decennio più tardi).

All'età di 16 anni la "ragion di stato" secondo Maria Cristina, nel frattempo rientrata in patria, le impone il matrimonio con il cugino Maria Ferdinando Francesco d'Assisi. Le nozze sono celebrate il 10 ottobre 1846, unitamente a quelle della sua unica sorella Luisa Ferdinanda con Antonio d'Orleans, figlio del re dei Francesi Luigi Filippo. I due matrimoni - anche il secondo concepito dalla regina madre - sono sospettati di una cinica macchinazione: sapendo, infatti, che quello di Isabella con un cugino diretto non potrà produrre discendenza, il diritto di successione andrà a ricadere su uno dei figli dell'altra coppia, rimanendo quindi in famiglia.

Da regina a pieno titolo Isabella adotta una linea reazionaria fino a determinare la rivolta, capeggiata da O'Donnel, nel 1854, per via della quale pone a serio rischio la conservazione del trono e che la obbliga ad istituire un governo liberale guidato dallo stesso Espartero. Ma la successiva ribellione - conseguenza di una gravissima crisi economica - guidata dagli ufficiali generali Serrano (ex amante della regina ed ora suo acerrimo nemico), Topete e Prim e tradottasi in golpe, la costringe, nel 1868, a lasciare la Spagna ed a raggiungere la madre in esilio in Francia.

Qui, poco dopo, si separa dal marito con il quale non ha mai avuto un buon rapporto. Il 30 novembre è dichiarata decaduta da una giunta provvisoria e nel 1870 abdica in favore del figlio Alfonso XII.

Morirà a Parigi molti anni dopo, ormai settantaquattrenne, il 10 aprile 1904.

7. Biografia di Edith Piaf

Un arcobaleno in gola
19 dicembre 1915
10 ottobre 1963

Chi è Edith Piaf?


Edith Piaf è stata la maggiore "chanteuse realiste" francese tra gli anni '30 e '60. Nata a Parigi il 19 dicembre 1915 il suo vero nome è Edith Gassion. Sceglierà il nome d'arte di Edith "Piaf" (che in argot parigino significa "passerotto") in occasione del suo debutto, nel 1935.

Di origini sfortunate vive la propria infanzia nella miseria dei quartieri Parisni di Belleville. Sua madre era una livornese, Line Marsa, cantante sposata al saltimbanco Louis Gassion. La leggenda vuole Lina l'avesse partorita per strada, aiutata da un flic, ossia un poliziotto francese.

Trascorre parte dell'infanzia nel bordello di Nonna Marie in Normandia. Poi ha un'audizione al "Gerny", locale con cabaret; importante è la protezione di Louis Leplé, suo primo impresario morto misteriosamente qualche anno dopo.

Il debutto avviene nel 1935, con un abito nero fatto a maglia, di cui non riesce a terminare le maniche, e coperta alle spalle con una stola per non emulare la grande Maryse Damia, incontrastata regina della canzone francese del momento. La sua scalata al successo avrà inizio a partire dal 1937, quando ottiene un contratto con il Teatro dell'ABC.

Con la sua voce variegata e caleidoscopica, capace di mille sfumature, la Piaf anticipa di oltre un decennio quel senso di ribellione e di inquietudine che incarneranno poi gli artisti intellettuali della "rive gauche", di cui faranno parte Juliette Greco, Camus, Queneau, Boris Vian, Vadim.

Quello che colpiva chi la sentiva cantare è che nelle sue interpretazioni sapesse usare di volta in volta toni aggressivi e acidi, sapendo magari passare subitaneamente a inflessioni dolci e venate di tenerezza, senza dimenticare quel certo spirito gioioso che solo lei era in grado di evocare.

Ormai lanciata nell'empireo delle grandi a cui si deve particolare attenzione, attraverso il suo secondo impresario, il temibile Raymond Asso, conosce il poliedrico genio di Cocteau che a lei si ispirerà per la pièce teatrale "La bella indifferente".

Militante durante la guerra contro la Gestapo, conquista la Francia nel dopoguerra con "Le vagabond", "Le chasseur de l'Hô tel", "Les Historie du coeur", realizzando anche una tourné negli Stati Uniti, paese che in verità l'accoglie freddamente, forse spiazzato dalla raffinatezza dell'artista, che usciva dai canoni consolidati della "belle chantause" impregnata di esotismo.

Ma Edith Piaf è quanto di più lontano ci si può immaginare da quel modo di porsi e per avvicinarsi a lei e capire la sua arte è necessaria una certa attenzione, uno sforzo che permetta di andare al di là di dati superficiali.

Inoltre, l'universo cantato nei suoi testi è spesso quello degli umili, di storie meste e sconsolate tese ad infrangere tropo facili sogni, cantate con una voce che trasmette il mondo dell'umanità quotidiana con il suo sconfinato e straziante dolore.

Collaboratori importanti che realizzeranno questa affascinante miscela, nomi che in definitiva contribuirà lei stessa a lanciare nel mondo dello spettacolo, saranno personaggi in seguito celeberrimi e irripetibili, come Yves Montand, Charles Aznavour, Eddie Costantine, George Moustaki, Jacques Pills e tanti altri.

E' anche attrice in una decina di films, dopo altri successi tra cui "Milord", l'intensa "Les amantes d'un jour" e "La vie en rose", canzone quest'ultima simbolo della sua persona.

Dopo un periodo di sconforto per la morte in un incidente del terzo marito, il pugile Marcel Cerdan, raggiunge la celebrità mondiale con "Non, je ne regrette rien".

La grande cantante si è spenta il 10 ottobre 1963. La salma riposa a Père Lachaise, cimitero parigino delle celebrità.

8. Biografia di Harold Pinter

Il teatro e le sue assurdità
10 ottobre 1930
24 dicembre 2008

Chi è Harold Pinter?


Harold Pinter, drammaturgo e sceneggiatore cinematografico, attore in alcune delle sue stesse opere teatrali, e premio Nobel 2005 per la Letteratura, nasce a Londra il 10 ottobre 1930, nel sobborgo di Hackney, figlio di un sarto ebreo.

Studia alla "Hackney Downs Grammar School" poi, solo per breve tempo, alla "Royal Academy of Dramatic Art". Molto giovane, pubblica alcune poesie e inizia a recitare in teatro col nome d'arte di David Baron.

Inizia la sua carriera come attore caratterista, in modo un po' stentato, tuttavia si affermerà come il maggior rappresentante inglese della sua generazione. Il suo esordio arriva con l'atto unico "La stanza" (The room, 1957).

Pinter studia e scrive per il genere della commedia: il suo primo lavoro in tre atti è "Il compleanno" (The birthday party, 1958); il lavoro viene dato in tv nel 1960, e Pinter comincia a farsi notare. Poi seguiranno "Il guardiano" (The caretaker, 1960), "Il calapranzi" (The dumb waiter, 1960).

Si occupa poi di programmi radiofonici e televisivi: "La collezione" (The collection, 1961), "L'amante" (The lover, 1963).

Tra il 1957 e il 1963 Pinter esplora soprattutto il problema della comunicazione, la sottomissione al potere, l'isolamento, l'insicurezza. Sono le opere associate al "teatro dell'assurdo", e che alcuni definiscono "commedie di minaccia".

Le commedie di Pinter sono spesso caratterizzate da una vicenda poco chiara, che talvolta dirige verso uno sbocco che non sembra concludersi. I personaggi violano con disinvoltura alcune delle leggi non-scritte del teatro, ad esempio contraddicendo quello che avevano detto su se stessi, e che il pubblico, abituato per convenzione, aveva preso per buone. Il dialogo è sempre teso e scattante, costruito su ritmi molto precisi in cui i silenzi hanno lo stesso valore delle battute. Si creano così tensioni di grande teatralità.

Anche grazie alla programmatica brevità e concisione dei testi, non ci sono mai momenti morti e l'attenzione è sorretta fino alla fine.

Negli atti unici di Pinter l'umorismo ha sempre grande importanza: veicola situazioni angosciose, spesso claustrofobicamente collocate in una stanza dalla quale non si esce mai.

Il sesso, già presente come elemento di secondo piano ne "L'amante", diventa grottesco in "Ritorno a casa" (The homecoming, 1965).

Pinter collabora con Joseph Losey per la realizzazione di alcuni importanti film: "Il servo" (The servant, 1962), "L'incidente" (Accident, 1967), "Prigioniero d'amore" (The go between, 1970). Altri suoi lavori in collaborazione con altri registi sono "The Pumpkin Eater" (di Jack Clayton, 1964), "Diario della tartaruga" (Turtle Diary, di John Irvin, 1985), "La donna del luogotenente francese" (The French Lieutenant's Woman, di Karel Reitz, 1981), "Gli ultimi fuochi" (di Elia Kazan), "Il conforto di stranieri" (The comfort of Strangers, di Paul Scrader, 1990).

Harold Pinter è stato anche sceneggiatore di opere di altri scrittori. Il suo teatro segue le linee fondative di Kafka e Beckett, con il quale ha avuto l'opportunità di stringere un'amicizia; Pinter usa il linguaggio corrente caricandolo di ambiguità, pause, silenzi di grande effetto teatrale.

Il tema di fondo è la nevrosi dell'uomo contemporaneo, l'inadeguatezza di qualsiasi comunicazione. Pinter ha sempre negato l'esistenza di una "conoscenza onniscente" dell'opera d'arte al di là di ciò che appare effettivamente nel testo.

Nel 1977 il nome di Harold Pinter è su tutti i giornali scandalistici quando in pubblico lascia la moglie, l'attrice Vivien Merchant (sposata nel 1956, morirà nel 1982) piena di problemi. La sua nuova compagna diventa Antonia Fraser, cattolica, futura scrittrice di biografie di successo, maggiore delle figlie del settimo Lord Longford, che poi sposerà nel 1980 dopo aver ottenuto il divorzio. La commedia di Pinter "Betrayal" (1978) talvolta viene considerata una rappresentazione di questa storia d'amore; in realtà la storia si basa su un'esperienza di sette anni prima con Joan Bakewell, presentatrice televisiva.

Costante il suo impegno sociale, con Amnesty International e con altre associazioni umanitarie, a fianco della moglie Antonia.

Con le "Commedie della memoria" (Memory plays, 1968-1971) il teatro di Pinter subisce un'evoluzione.

La presa di posizione di Pinter, a livello sociale, è sempre stata volta a colpire i poteri dominanti. Nel 1992 i versi di "American football", con l'esclamazione sguaiata e atroce del soldato USA vincitore nella guerra contro l'Iraq, sono stati rifiutati dall'"Observer" (quotidiano ultraconservatore).

Nel 1993 viene rappresentato a Londra "Chiaro di luna" (Moonlight), pièce lunga, dopo un periodo di atti unici molto brevi, in cui l'autore recupera i dialoghi ironici e i conflitti tra reminiscenze e illusioni nella borghesia piccola e volgarotta dei suoi primi lavori.

Nel 2005 Harold Pinter riceve il Premio Nobel per Letteratura con la seguente motivazione: "A colui che nelle sue commedie discopre il precipizio sotto le chiacchiere quotidiane e costringe a entrare nelle stanze chiuse dell'oppressione".

Nel 2006 gli viene assegnato il Premio Europa per il Teatro mentre l'anno dopo il primo ministro francese Dominique de Villepin gli conferisce la Legion d'onore.

Pinter, grande tifoso di cricket, è stato presidente del "Gaieties Cricket Club" e socio onorario del "National Secular Society". Da sempre forte fumatore, nel 2002 si è sottoposto a chemioterapia per un tumore esofageo e da allora non ha mai più ritrovato la buona salute. Muore la vigilia di Natale, il 24 dicembre 2008 all'età di 78 anni.

9. Biografia di Giuseppe Verdi

Attraverso anni di galera
10 ottobre 1813
27 gennaio 1901

Chi è Giuseppe Verdi?


Giuseppe Fortunino Francesco Verdi nasce il 10 ottobre 1813 a Roncole di Busseto, in provincia di Parma. Il padre, Carlo Verdi, è un oste, la madre invece svolge il lavoro della filatrice. Fin da bambino prende lezioni di musica dall'organista del paese, esercitandosi su una spinetta scordata regalatagli dal padre. Gli studi musicali proseguono in questo modo sconclusionato e poco ortodosso fino a quando Antonio Barezzi, commerciante e musicofilo di Busseto affezionato alla famiglia Verdi e al piccolo Giuseppe, lo accoglie in casa sua, pagandogli studi più regolari ed accademici.

Nel 1832 Verdi si trasferisce quindi a Milano e si presenta al Conservatorio, ma incredibilmente non viene ammesso per scorretta posizione della mano nel suonare e per raggiunti limiti di età. Poco dopo viene richiamato a Busseto a ricoprire l'incarico di maestro di musica del comune mentre, nel 1836, sposa la figlia di Barezzi, Margherita.

Nei due anni successivi nascono Virginia e Icilio. Intanto Verdi comincia a dare corpo alla sua vena compositiva, già decisamente orientata al teatro e all'Opera, anche se l'ambiente milanese, influenzato dalla dominazione austriaca, gli fa anche conoscere il repertorio dei classici viennesi, soprattutto quello del quartetto d'archi.

Nel 1839 esordisce alla Scala di Milano con "Oberto, conte di San Bonifacio" ottenendo un discreto successo, purtroppo offuscato dall'improvvisa morte, nel 1840, prima di Margherita, poi di Virginia e Icilio. Prostrato e affranto non si dà per vinto. Proprio in questo periodo scrive un'opera buffa "Un giorno di regno", che si rivela però un fiasco. Amareggiato, Verdi pensa di abbandonare per sempre la musica, ma solo due anni più tardi, nel 1942, il suo "Nabucco" ottiene alla Scala un incredibile successo, anche grazie all'interpretazione di una stella della lirica del tempo, il soprano Giuseppina Strepponi.

Iniziano quelli che Verdi chiamerà "gli anni di galera", ossia anni contrassegnati da un lavoro durissimo e indefesso a causa delle continue richieste e del sempre poco tempo a disposizione per soddisfarle. Dal 1842 al 1848 compone a ritmi serratissimi. I titoli che sforna vanno da "I Lombardi alla prima crociata" a "Ernani", da "I due foscari" a "Macbeth", passando per "I Masnadieri" e "Luisa Miller". Sempre in questo periodo, fra l'altro, prende corpo la sua relazione con Giuseppina Strepponi.

Nel 1848 si trasferisce a Parigi iniziando una convivenza alla luce del sole con la Strepponi. La vena creativa è sempre vigile e feconda, tanto che dal 1851 al 1853 compone la celeberrima "Trilogia popolare", notissima per i tre fondamentali titoli ivi contenuti, ossia "Rigoletto", "Trovatore" e "Traviata" (a cui si aggiungono spesso e volentieri anche "I vespri siciliani").

Il successo di queste opere è clamoroso.

Conquistata la giusta fama si trasferisce con la Strepponi nel podere di Sant'Agata, frazione di Villanova sull'Arda (in provincia di Piacenza), dove vivrà gran parte del tempo.

Nel 1857 va in scena "Simon Boccanegra" e nel 1859 viene rappresentato "Un ballo in maschera". Nello stesso anno sposa finalmente la sua compagna.

Alla sua vita artistica si aggiunge dal 1861 anche l'impegno politico. Viene eletto deputato del primo Parlamento italiano e nel 1874 è nominato senatore. In questi anni compone "La forza del destino", "Aida" e la "Messa da requiem", scritta e pensata come celebrazione per la morte di Alessandro Manzoni.

Nel 1887, all'incredibile età di ottant'anni, dà vita all'"Otello", confrontandosi ancora una volta con Shakespeare; nel 1893 con l'opera buffa "Falstaff", altro unico e assoluto capolavoro, dà addio al teatro e si ritira a Sant'Agata. Giuseppina muore nel 1897.

Giuseppe Verdi muore il 27 gennaio 1901 presso il Grand Hotel et De Milan, in un appartamento dove era solito alloggiare durante l'inverno. Colto da malore spira dopo sei giorni di agonia. I suoi funerali si svolgono come aveva chiesto, senza sfarzo né musica, semplici come la sua vita era sempre stata.

10. Biografia di Orson Welles

6 maggio 1915
10 ottobre 1985

Chi è Orson Welles?


George Orson Welles nasce a Kenosha, nello Stato americano del Wisconsin, il 6 maggio 1915. I suoi genitori sono Beatrice Ives, pianista e suffragetta americana e Richard Welles, che possiede una fabbrica di furgoni e nel tempo libero si dedica alla realizzazione di invenzioni.

Orson è un bambino prodigio, infatti, impara a suonare grazie agli insegnamenti impartiti dalla madre e si dedica alla pittura. Alla giovane età di tre anni Welles ricopre dei ruoli in alcune opere teatrali: "Sansone e Dalila" e "Madama Butterfly". Quando ha quattro anni, i genitori divorziano e deve trasferirsi con la madre nella città di Chicago. In questo periodo, con la madre, frequenta assiduamente determinati ambienti intellettuali e culturali. Nel 1924 la madre Beatrice muore prematuramente all'età di quarantatré anni, lasciando il figlio che soffrirà tantissimo per la sua perdita.

Orson decide di abbandonare completamente la professione musicale che ha intrapreso negli anni precedenti. Dopo la morte della madre torna a vivere con il padre Richard, viaggiando in giro per il mondo. Una delle sue mete di viaggio è Shangai, dove si ferma per un lungo periodo di tempo. Uno degli amici del padre gli regala, nel corso della sua infanzia, dei colori, una lanterna magica e delle marionette; con questi oggetti il piccolo usa la sua fervida immaginazione, realizzando dei piccoli spettacoli tutti per sé.

Nel corso della sua giovinezza, seguendo il padre nei suoi continui viaggi, frequenta prima la Washington School e in seguito la Todd School di Woodstock, prendendo come esempio il professor Roger Hill, che dirige la scuola. In questi anni continua la sua attività artistica, interpretando vari personaggi in numerose tragedie shakespeariane. Dirige anche una rappresentazione teatrale del "Giulio Cesare", composta da William Shakespeare, vincendo anche un premio scolastico importante, noto come "Premio dell'Associazione Drammatica di Chicago".

Nel 1930 subisce anche la perdita del padre, per cui viene affidato all'amico di famiglia Maurice Barnstein. Dopo aver finito gli studi presso la Todd School, frequenta per poco tempo l'Art Institute di Chicago, dove segue i corsi di pittura e d'arte. All'età di sedici anni scrive anche un saggio su Nietzsche. Successivamente chiede a Barnstein il permesso di fare un viaggio in Irlanda, rinviando così gli studi presso l'Università di Harvard.

Welles parte alla volta dell'Irlanda, avendo come obiettivo quello di affermarsi nell'ambito della pittura. Il suo viaggio è avventuroso viene effettuato con un carretto trainato da un asino. In seguito si trasferisce a Dublino, finendo tutti i soldi che ha con sé. Nella cittadina irlandese riesce a introdursi nel Grand Theatre, interpretando anche alcuni personaggi in opere di Carlo Goldoni e di William Shakespeare. Sempre a Dublino realizza una nuova versione del "Giulio Cesare" e si dedica al disegno dei costumi e delle scene.

Nel 1933 torna negli Stati Uniti, venendo accettato prima nella compagnia teatrale di New York e poi in quella di Chicago; cura inoltre la regia di alcune opere shakespeariane per il Federal Theatre e per il Mercury Theatre. La sua grande genialità artistica si evidenzia quando inizia a lavorare in radio, conducendo la trasmissione "March of Time", in cui interpreta svariati personaggi teatrali e politici. Cinque anni dopo manda in onda uno dei suoi più celebri capolavori, "La guerra dei mondi" in cui inscena una terribile invasione marziana, che passerà alla storia per il panico che desterà nella popolazione. Grazie a questa storia ottiene un grande successo, a tal punto che una compagnia di produzione, la RKO, lo assume per scrivere nuovi capolavori.

Nello stesso anno realizza un nuovo film, "Too much Johnson", e il riadattamento di "Cuore di tenebra", opera letteraria di Joseph Conrad. Nel 1939 divorzia dalla prima moglie Victoria Nicholson.

Il vero successo arriva con "Quarto potere", film realizzato nel 1941. Questo capolavoro cinematografico, che all'inizio non ottiene giudizi positivi, descrive l'inchiesta condotta dal giornalista Thompson che, intervistando cinque persone che amano e odiano Foster Kane, deve comprendere il significato delle sue ultime frasi. Alla fine dell'inchiesta, Thompson non riesce ad avere alcuna risposta. Successivamente il film viene rivalutato anche dalla critica e viene considerato come uno dei principali capolavori della storia cinematografica.

L'anno successivo scrive insieme a J. Cotten la sceneggiatura di "Il terrore sul Mar Nero" e con il suo grande ingegno realizza anche "L'orgoglio degli Amberson", in cui viene rappresentata la storia di una famiglia di estrazione borghese, che vive nell'Illinois. La famiglia Amberson vive nell'era della grande tecnologia, che mina l'equilibrio che si è creato nel nucleo familiare. In questo periodo lavora anche per la realizzazione di un altro film, "It's All True", che però rimane incompiuto. In questi anni sposa l'attrice Rita Hayworth, da cui avrà anche una figlia, Rebecca.

L'anno successivo viene scritturato da David O. Kelney per interpretare "La porta proibita" e come regista dirige un altro suo film: "La nave della morte". Due anni dopo cura la regia del noir "Lo straniero" e di "La signora di Shangai". Nel 1948 gira il "Macbeth" di Shakespeare, traendo spunto dalle altre sue interpretazioni precedenti nelle opere shakespeariane.

Presto lascia Hollywood per dedicarsi ad altre opere che realizza nel periodo trascorso in Europa. Tra queste si ricordano: "Gli spadaccini della Serenissima", "Il principe delle volpi", "La rosa nera", "Il terzo uomo", la sua regia nell'opera shakespeariana, "L'Otello", con cui vince nel 1952 La Palma d'oro al Festival di Cannes e "Rapporto confidenziale".

Dal 1957 al 1959 trascorre un breve periodo a Hollywood, realizzando altri tre film: "La tragedia del Rio Grande", "La lunga estate calda" e il celebre "L'infernale Quinlan". Quest'ultimo è considerato uno dei suoi capolavori cinematografici, caratterizzato all'inizio del film da un piano sequenza narrativo molto lungo che farà la storia del cinema mondiale. La storia racconta la vicenda di un poliziotto corrotto e crudele, metafora del potere assoluto. E' lo stesso Wells che interpreta il ruolo del poliziotto Hank Quinlan.

Dopo il breve periodo trascorso negli Stati Uniti, negli anni Sessanta torna in Europa, dove cura la regia di nuovi importanti film, tra cui si ricordano: "Il processo", "Fallstaff", "Un uomo per tutte le stagioni". Nel 1971 vince un importante premio che gli viene consegnato dall'Academy of Motion Picture Arts and Sciences per celebrare la sua grande creatività artistica nella produzione di grandi opere cinematografiche. Gli ultimi suoi film sono: "Dieci incredibili giorni" e "F come Falso".

Orson Welles muore a Hollywood il 10 ottobre 1985, all'età di settant'anni, a causa di un attacco cardiaco. Le sue spoglie riposano in Spagna, a Ronda, in una fattoria dove Welles aveva soggiornato in uno dei suoi viaggi giovanili.

11. Biografia di Ed Wood

Bizzarre apparenze
10 ottobre 1924
10 dicembre 1978

Chi è Ed Wood?


Ed Wood è colui che ha praticamente sdoganato il travestitismo, in tempi non sospetti, quando non era di moda fare i trasgressivi. I suoi film sono in gran parte oggettivamente pessimi, ma solo per il coraggio con cui ha guardato in faccia il benpensantismo di metà secolo scorso gli andrebbe attribuita una medaglia.

Invece, Edward D. Wood Jr. è stato trattato nel peggiore dei modi, in primo luogo dai sempre sospettosi produttori che, se non sentono puzza di grano, guardano con sospetto legittimo chi si avventura in operazioni ad alta probabilità di rischi. Come indubbiamente un film infarcito di maglioncini d'Angora e di uomini attratti dalle gonne, non per gallismo ma proprio perché desiderano indossarle, inevitabilmente è.

Ma il povero Ed Wood è trattato male anche dalle biografie attualmente circolanti, che non si risparmiano epiteti che vanno da "il peggiore" a

"improponibile". L'impresentabile signore in questione sarebbe il "peggior regista della storia", a sentire blasonate enciclopedie di esimi critici. Forse perché l'imbarazzo regna sovrano, quando sullo schermo scorre uno dei suoi film.

Questo piccolo mostro di grottesche ossessioni, amante dei travestimenti e irresistibilmente attratto dai già ricordati maglioni d'Angora (quelli pieni di peletti che quando li indossi sembra di avere addosso un gatto finito in lavatrice), nato a Poughkeepsie (New York) il 10 ottobre 1924 e affascinato fin da piccolo dalla dimensione voyeuristica del cinema (esistono sue pellicole infantili girate in Super 8 che, a chi le guardò, non fece ben sperare per il futuro del ragazzino), ha cominciato a girare corti con i suoi amici, una passione tragicamente interrotta dal suo arruolamento in Marina, seguito all'attacco giapponese di Pearl Harbour. Eppure, benché "lingerie dipendente", Ed Wood si guadagna molte medaglie al valore (sempre indossando la sua leggendaria biancheria di pizzo rosa sotto l'uniforme).

Tornato allo stato civile cerca di fare quello che gli piace, ossia il regista. Nel 1946 si trasferisce a Hollywood dove realizza il suo primo grande flop: un lavoro teatrale intitolato "The Casual Company". Ripudiato così da ogni studio cinematografico decide di organizzarne lui stesso uno proprio, elemosinando qua e là soldi e attrezzature. Trovata la dinamite (ossia la telecamera), la fa esplodere nel grottesco "The Streets of Laredo", un cortometraggio western rimasto incompiuto e senza colonna sonora. Per l'assenza di un budget adeguato lo stesso Wood vi parteciperà come attore e, malgrado abbia scelto per se stesso la parte di un cowboy, lo si vede sempre a piedi, causa cronica incapacità di montare a cavallo.

Nel 1951 realizza la sua seconda opera, "The sun was setting", un altro assurdo "corto" (stavolta con tanto di colonna sonora) di stampo drammatico ma con una trama talmente sconclusionata da reggersi in piedi a malapena. Caratteristica comune di praticamente tutte le opere del regista.

Ma solo nel 1952, dopo svariate difficoltà, riesce a realizzare il suo primo lungometraggio, il semiautobiografico, oltraggioso e sghembo "Glen or Glenda". Tema: il travestitismo. Una vera novità vista la data di produzione, ma questa rimane forse il suo unico pregio. Inizia ad ogni modo con questo film il sodalizio con un intoccabile come Bela Lugosi, allora in gravi difficoltà finanziarie ed umane, forse per questo costretto ad accettare partecipazioni in film che in passato non si sarebbe sognato di considerare.

Ed Wood, dal canto suo, aveva bisogno di un nome celebre per farsi pubblicità e quello di Lugosi era senz'altro di prestigio. Con il tempo tuttavia il rapporto tra i due ebbe anche modo di consolidarsi dal punto di vista umano. Lugosi appare in altri classici di Wood: "Piano 9 dall'Iperspazio" e "Bride of the Monster", l'unico film che incassò qualcosa al botteghino.

Gravi problemi economici costrinsero poi il regista a darsi prima al soft e poi all'hard-core, senza peraltro modificare di molto il suo conto in banca.

Ed Wood è morto il 10 dicembre 1978, a soli 53 anni, per un attacco cardiaco. Da molti è considerato un regista di culto. Dalle stesse persone e da altre è considerato altresì il peggior regista della storia del cinema. Tim Burton, uno dei suoi più grandi estimatori, gli ha dedicato il film biografico "Ed Wood" (1994, con Johnny Depp).

12. Biografia di Andrea Zanzotto

Amata campagna veneta
10 ottobre 1921
18 ottobre 2011

Chi è Andrea Zanzotto?


Il poeta italiano Andrea Zanzotto nasce il 10 ottobre del 1921 a Pieve di Soligo, nella provincia di Treviso, da Giovanni e Carmela Bernardi. Due anni più tardi Nel 1923 nascono le due sorelle gemelle Angela e Marina; nel 1924 Zanzotto inizia a frequentare la scuola materna, gestita da suore che seguono il metodo Montessori. Nel 1925 nasce la sorella Maria. Il padre, che aveva espresso apertamente le lodi di Giacomo Matteotti, viene accusato di antifascismo e, con l'andare del tempo, la sua opposizione al regime gli rende difficile ogni tipo di lavoro. Così nel 1925 si rifugia prima a Parigi e poi a Annoeullin, nei pressi di Lilla, dove lavora presso acluni amici.

Quando nel 1927 il piccolo Andra inizia la scuola elementare, grazie alla maestra Marcellina Dalto impara prestissimo a scrivere: viene così inserito nella seconda classe; inquesto periodo sente già - come egli stesso racconta - il piacere della musicalità delle parole. Perde la sorella Marina nel 1929, il lutto rimarrà un episodio doloroso importante nella giovane mente del futuro poeta.

Nel 1930 nasce un altro fratello, Ettore. Con il passaggio alle scuole magistrali che Andrea frequenta a Treviso facendo il pendolare, iniziano anche i primi forti interessi letterari. Risale al 1936 il suo primo amore e l'ispirazione dei primi versi che, con la complicità della nonna e delle zie, riesce a pubblicare su un'antologia per la quale versa un piccolo contributo. I versi non hanno ancora uno stile personale e risentono dell'influenza di Giovanni Pascoli.

La sorella Angela muore nel 1937 di tifo: il grave lutto lo turba profondamente. La fatica dello studio - Zanzotto brucia le tappe con successo - fanno nascere episodi allergici e asmatici. Dopo aver conseguito il diploma magistrale, Zanzotto consegue anche la maturità classica come privatista presso il liceo Canova di Treviso. Nel 1939 si iscrive alla facoltà di lettere dell'Università di Padova. Approfondisce la lettura di Baudelaire e scopre Rimbaud. Inizia intanto lo studio del tedesco arrivando a leggere in lingua originale i grandi poeti Hölderlin, Goethe e Heine.

Nel 1940 ottiene la sua prima supplenza a Valdobbiadene. Lo scoppio della Seconda guerra mondiale viene accolto con grande costernazione. Nel 1941 la supplenza a Valdobbiadene non gli viene rinnovata, ma riesce ad ottenerne un'altra nella città di Treviso presso una scuola media come laureando. Il 30 ottobre del 1942, con una tesi sull'opera di Grazia Deledda, Zanzotto si laurea in letteratura italiana.

Rimane esonerato dalla chiamata alle armi per insufficienza toracica e per la forte asma allergica. Pubblica nel n°10 di "Signum" una prosa intitolata "Adagio" e risale a questo periodo i primi abbozzi di narrazione tra la prosa e il lirismo che formano il nucleo più antico del volume "Sull'Altopiano", che verrà pubblicato nel 1964.

Saltata la chiamata alle armi del '21 non riesce a evitare quella della leva del '22: viene inviato ad Ascoli Piceno, ma la malattia si fa sentire pesantemente.

Zanzotto partecipa alla Resistenza veneta nelle file di Giustizia e Libertà occupandosi della stampa e della propaganda del movimento. Nel 1946, terminato l'anno scolastico, decide di emigrare. Si reca in Svizzera ed in seguito in Francia. Rientra in Italia alla fine del 1947 quando sembravano riaperte le prospettive d'insegnamento.

Nel 1950 concorre al premio San Babila per la sezione inediti: la giuria è composta da Giuseppe Ungaretti, Eugenio Montale, Salvatore Quasimodo, Leonardo Sinisgalli, Vittorio Sereni. Zanzotto vince il primo premio grazie a un gruppo di poesie, composte tra il 1940 e il 1948, che sarà poi pubblicato nel 1951 con il titolo "Dietro il paesaggio".

Le sue opere successive che vengono pubblicate sono "Elegia e altri versi" (1954) e "Vocativo" (1957). Nel 1958 conobbe Marisa Michieli che sposa un anno più tardi. Sempre nel 1959 vince il premio Cino Del Duca con alcuni racconti, iniziando a riflettere sulla sua poesia. Pubblica "Una poesia ostinata a sperare". Il padre Giovanni muore il 4 maggio del 1960 e pochi giorni dopo (il 20 maggio) nasce il suo primo figlio, che viene battezzato con il nome del nonno.

Nel 1961 nasce il secondo figlio.

Mondadori pubblica nel 1962 il suo volume di versi "IX Egloghe". Dal 1963 si intensifica la sua presenza di critico su riviste e quotidiani. Zanzotto scrive ora anche numerosi saggi critici, soprattutto su autori a lui contemporanei come Giuseppe Ungaretti, Eugenio Montale o Vittorio Sereni.

Conosce ad Asolo nel 1964 il filosofo tedesco Ernst Bloch e ne rimane conquistato: intanto viene pubblicato il suo primo libro di prose creative, "Sull'altopiano".

Dalla fine degli anni Sessanta iniziano a essere pubblicati i suoi primi importanti volumi in versi. Nel 1968 esce "La beltà" (considerata ad oggi la raccolta fondamentale della sua opera), presentata a Roma da Pier Paolo Pasolini e a Milano da Franco Fortini; il giorno 1 giugno esce sul Corriere della Sera la recensione scritta da Eugenio Montale. Nel 1969 pubblica "Gli sguardi, i fatti e Senhal", scritto subito dopo lo sbarco sulla luna effettuato dall'astronauta americano Neil Armstrong il 21 luglio.

Nel 1970 traduce il Nietzsche di Georges Bataille. Dopo un viaggio nell'est dell'Europa, nel 1973, muore la madre. Tradusse "La letteratura e il male" di Georges Bataille per Rizzoli e pubblica un nuovo volume di versi, intitolato "Pasque e l'antologia Poesie" (1938-1972).

Nell'estate del 1976 il poeta trevigiano inizia a collaborare al "Casanova" di Federico Fellini. Nel 1977 traduce dal francese "Il medico di campagna" di Honoré de Balzac; nello stesso anno vince il premio internazionale Etna-Taormina per la sua produzione letteraria.

Alla fine del 1978 pubblica "Il Galateo in Bosco", primo volume di una trilogia che gli varrà il Premio Viareggio nel 1979. Nel 1980 scrive alcuni dialoghi e stralci di sceneggiatura del film "La città delle donne" di Federico Fellini, che incontra più volte in Veneto con la moglie Giulietta Masina (la quale sarebbe divenuta la madrina del premio Comisso di Treviso).

Nel 1983 Zanzotto scrive i Cori per il film di Fellini "E la nave va", pubblicati da Longanesi insieme alla sceneggiatura del film. Nel frattempo esce "Fosfeni", secondo libro della trilogia che gli fa ottenere il Premio Librex Montale.

In questo periodo si acutizza l'insonnia di cui il poeta soffe da tempo, tanto da costringerlo a farsi ricoverare in ospedale. Iniziò a tenere un diario sul quale annotare gli avvenimenti in modo sistematico, come terapia per il suo disturbo.

Nel 1986 esce per Mondadori il terzo volume della trilogia intitolato "Idioma". Il 1987 è l'anno della completa riabilitazione fisica. Nello stesso anno riceve il premio Feltrinelli dell'Accademia dei Lincei.

Nel 1995 l'Università di Trento gli conferisce una laurea honoris causa. Nel 2000 riceve il Premio Bagutta per le "Poesie e prose scelte". Nel 2001 esce il suo libro composito intitolato "Sovrimpressioni", che si concentra intorno al tema della distruzione del paesaggio.

Andrea Zanzotto è autore anche di storie per bambini in lingua veneta, come "La storia dello Zio Tonto", libera elaborazione dal folclore trevigiano e "La storia del Barba Zhucon".

Nel febbraio 2009 esce "In questo progresso scorsoio", una conversazione col giornalista coneglianese Marzio Breda, nella quale Zanzotto esprime l'angoscia delle riflessioni sul tempo presente e il suo lucido pensiero di ottantasettenne.

In occasione del suo ottantottesimo compleanno pubblica "Conglomerati", una nuova raccolta poetica di scritti composti tra gli anni 2000 e 2009.

Andrea Zanzotto muore la mattina del 18 ottobre 2011, presso l'ospedale di Conegliano a causa di complicazioni respiratorie, solo pochi giorni dopo aver compiuto 90 anni.