Biografie di personaggi famosi e storici nato il 2 ottobre

Biografie di personaggi famosi e storici

Biografie di personaggi famosi nella storia e celebrità nate il 2 ottobre

Sommario:

1. Nino Bixio
2. San Carlo Borromeo
3. Hieronymus Bosch
4. Carlo Alberto di Savoia
5. Tom Clancy
6. Antonio Di Pietro
7. Marcel Duchamp
8. Mahatma Gandhi
9. Massimo Gramellini
10. Graham Greene
11. Groucho Marx
12. Paavo Nurmi
13. Romina Power
14. Ernest Renan
15. Omar Sivori
16. Sting

1. Biografia di Nino Bixio

Risorgimento combattivo
2 ottobre 1821
16 dicembre 1873

Chi è Nino Bixio?


Nino Bixio (nato Gerolamo) nasce il 2 ottobre 1821 a Genova. Suo padre è il direttore della Zecca di Genova, mentre la madre è Colomba Caffarelli. All'età di nove anni un drammatico evento lo segna profondamente, la morte della madre. Presto il padre Tommaso si risposa e Nino non riesce ad avere dei rapporti sereni con la matrigna, che influenza molto le decisioni familiari.

Spesso salta la scuola e i rapporti con la sua famiglia non sono semplici. E' per questo motivo che decide di lasciare la Liguria, salendo a bordo del brigantino Oreste e Pilade come mozzo; la destinazione sarebbe stata il Continente americano. Nel 1837, dopo tre anni di avventure in giro per il mondo, torna in Italia.

Non viene accolto in modo ospitale dalla famiglia, che non lo fa accedere all'abitazione; in questa circostanza quindi vive in mezzo ai carrugi (gli stretti portici e vicoli tipici liguri), sfamandosi grazie all'aiuto dei fratelli. La matrigna cerca di sfruttare Nino con l'intento di far si che il fratello di questi, Giuseppe, potesse entrare a far parte della marina militare.

Nino si rifiuta di eseguire l'ordine impartito dalla famiglia, per cui viene arrestato e imprigionato per molte settimane con l'accusa di ribellione all'autorità paterna. Dopo il periodo trascorso in carcere entra nella marina del Regno di Sardegna come "volontario". Intraprende così la carriera nell'ambito della marina militare, essendo benvoluto dal capitano Milelire.

Quattro anni dopo diventa allievo pilota, ritrovando presto la libertà grazie ad un altro marinaio che decide di arruolarsi al suo posto. Inoltre, molto importante per la sua liberazione, è stato anche l'intervento del fratello Alessandro che decide di pagare il suo riscatto. Nel 1844 quindi si gode alcuni mesi di riposo a Genova. L'anno dopo però è nuovamente richiamato dalla marina sabauda, per cui deve nuovamente partire a bordo di una nave mercantile.

L'anno seguente, in seguito a numerose avventure vissute nell'isola di Sumatra, parte alla volta dell'Europa; dopo essere stato a New York, si reca presso l'abitazione del fratello Alessandro a Parigi. Nella capitale parigina ha modo di introdursi nell'ambiente politico francese. Si schiera quindi con le fazioni che si oppongono alla monarchia del re Luigi Filippo. Qui ha modo anche di conoscere Lamberti, il quale è a capo della congrega mazziniana francese.

Nino Bixio diventa così un forte sostenitore delle idee mazziniane e torna a Genova, dove conosce la nipote Adelaide Parodi, con cui intrattiene una relazione amorosa fortemente osteggiata dalla famiglia. Tornato in Italia, assiste al vento riformatore che sta attraversando i vari principati e regni. Assiste quindi a uno scenario differente da quello che immagina, poiché ha un carattere impulsivo e combattivo.

In questi anni ciò che lo contraddistingue è lo scendere in piazza nel corso di manifestazioni, mostrando la sua fierezza e passione per la causa dell'Unità d'Italia. Dopo l'avventuroso viaggio che gli fa conoscere i mari della Malesia, nel 1847 si trova nuovamente a Parigi a casa del fratello Alessandro. Nel periodo della convalescenza trascorso nella casa fraterna ha modo di conoscere di persona Giuseppe Mazzini, la cui influenza sarà su di lui notevole.

In questi anni Bixio partecipa con entusiasmo ai moti insurrezionali del 1848, partecipando alle manifestazioni che si tengono in quell'anno. Sempre nello stesso anno prende parte alla Prima guerra d'Indipendenza, mostrando il suo valore sul campo in occasione delle battaglie di Treviso, Verona e Governolo. In seguito si reca a Roma per difendere insieme a GiuseGaribaldi e ai suoi uomini la Repubblica Romana che è sotto l'assedio dell'esercito francese alleato con lo Stato pontificio.

In quest'occasione rimane gravemente ferito sul fianco sinistro; dopo essere stato insignito della medaglia d'oro, torna a Genova, dove gli viene estratto il proiettile. In quest'occasione inaspettatamente riceve le cure amorevoli da parte della matrigna Maria. In seguito all'esito negativo dei moti carbonari di quell'anno, decide di riprendere la carriera in seno alla marina militare. In quest'occasione decide di distaccarsi dal circolo mazziniano.

Nel 1855, dopo aver avuto l'assenso del papa con una dispensa, sposa Adelaide da cui avrà quattro figli: Garibaldi, Piccarda, Giuseppina e Camillo. Dopo aver combattuto con Giuseppe Garibaldi durante la Seconda Guerra d'Indipendenza, ottiene la Croce Militare di Savoia. Poco tempo dopo partecipa con i Mille alla spedizione nell'Italia meridionale, ottenendo dei grandi risultati sul terreno di battaglia.

Garibaldi gli affida l'incarico di guidare la Prima Brigata della Divisione Turr, poiché ha grande fiducia in lui. Gli vengono quindi affidati importanti compiti di polizia militare. Dopo i grandi successi riportati in occasione delle campagne di liberazione in Calabria, si candida alle elezioni politiche italiane del 1861 in uno dei collegi di Genova.

In questa circostanza Nino Bixio viene eletto come deputato del nuovo Parlamento italiano. Negli anni successivi viene rieletto più volte. Durante la sua carriera politica cerca di mediare tra le posizioni di Camillo Benso e quelle di Giuseppe Garibaldi. Il primo vuole condurre una soluzione diplomatica con lo Stato pontificio in modo tale da unire Roma al resto del Paese, il secondo invece rimane su posizioni più dirette, con l'obiettivo di conquistare la città in maniera differente.

Non riuscendo a trovare un compromesso tra i due, partecipa nel 1866 alla Terza Guerra d'Indipendenza. Nonostante la sconfitta riportata nella battaglia di Custoza contro gli austriaci, questi ultimi decidono di riconsegnare il Veneto all'Italia. Il 13 settembre dell'anno successivo, dopo aver partecipato alla battaglia di Mentana in cui viene fatto anche prigioniero, è insignito dal re sabaudo della medaglia d'oro al valor militare.

Nel 1870 diventa senatore e partecipa con Garibaldi alla presa di Roma. Negli anni seguenti, essendo lontano dal campo militare, intraprende due attività, quella di imprenditore e quella di esploratore.

Nino Bixio muore all'età di 52 anni il 16 dicembre 1873 nelle Isole di Sumatra a causa del colera.

2. Biografia di San Carlo Borromeo

2 ottobre 1538
3 novembre 1584

Chi è San Carlo Borromeo?


Carlo Borromeo nasce il 2 ottobre del 1538 ad Arona, da Margherita Medici di Marignano e Gilberto II Borromeo, proveniente da possidente e nobile famiglia. Dopo aver studiato a Pavia diritto civile e canonico, nel 1558 alla morte del padre prende il controllo degli affari di famiglia (nonostante la presenza di un fratello più grande di lui, Federico); poi, nel 1559 si laurea in utroque iure.

Poco dopo suo zio Giovan Angelo Medici di Marignano, fratello di sua madre, viene nominato pontefice, con il nome di Pio IV. Carlo Borromeo, quindi, si trasferisce a Roma e viene nominato cardinale a poco più di vent'anni (suo fratello Federico, invece, diventa segretario privato, ma morirà nel 1562). Egli, dopo essersi fatto ordinare sacerdote e vescovo (non seguendo il consiglio di chi gli suggeriva di sposarsi e avere dei figli per evitare che la dinastia familiare si estinguesse), ancora giovane fa riaprire il concilio di Trento, per poi mettere in atto la riforma tridentina nella diocesi ambrosiana.

Dedicandosi a una vita di ascetica povertà, si impegna nella riforma dei costumi e cerca di porre in evidenza l'importanza del culto esteriore, composto da processioni, preghiere e riti liturgici, utili a ravvivare l'identità cristiana e la fede tra i ceti più popolari.

E' nel 1566 che Carlo Borromeo giunge a Milano, alla morte dello zio papa che lo induce a trasferirsi da Roma. La diocesi in cui viene a trovarsi, tuttavia, è ormai abbandonata a se stessa, complice il fatto che da decenni gli arcivescovi titolari sono impegnati a pensare più al denaro che non allo spirito. Durante gli anni del suo episcopato, tra il 1566 e il 1584, Carlo ristabilisce disciplina all'interno del clero, preoccupandosi di rafforzare la preparazione religiosa e la moralità dei sacerdoti, e fondando i primi seminari (tra cui quello elvetico e quello maggiore di Milano). Non solo: si impegna nella costruzione di nuove chiese e nel rinnovamento di quelle esistenti (San Fedele a Milano, il santuario del Sacro Monte di Varese, la chiesa della Purificazione di Maria Vergine in Traffiume) e viene nominato visitatore apostolico per le diocesi di Bergamo e Brescia, visitando tutte le parrocchie presenti sul territorio. Divenuto legato della Legazione di Romagna, allarga la propria azione pastorale al campo dell'istruzione, fondando collegi come il Borromeo di Pavia o quello di Brera.

Protagonista di opere assistenziali durante la carestia degli anni 1569 e 1570 e durante la peste degli anni 1576 e 1577 (famosa è la sua processione a piedi nudi per chiedere l'intercessione per far finire il morbo), viene osteggiato dai nobili e dai governatori spagnoli per la sua volontà di mettere in pratica i principi della riforma tridentina, e non esita a ricorrere a tortura e scomuniche, palesando un rigore perfino eccessivo.

Carlo Borromeo, inoltre, riforma l'ordine degli Umiliati, allontanatosi dal cattolicesimo e avvicinatosi al protestantesimo: deve anche subire un attentato da parte di alcuni esponenti, che vengono poi giustiziati. In Svizzera contrasta il protestantesimo (a dispetto delle Diete di Ilanz che avevano sancito nella Repubblica delle Tre Leghe la libertà di culto), secondo i dettami del Concilio tridentino. In occasione di una visita pastorale in Val Mesolcina ordina l'arresto di oltre cento persone, accusate di stregoneria; le torture che seguono inducono quasi tutti a lasciare il protestantesimo.

San Carlo Borromeo muore a Milano il 3 novembre 1584: l'intero suo patrimonio viene lasciato in eredità ai poveri.

3. Biografia di Hieronymus Bosch

2 ottobre 1453
9 agosto 1516

Chi è Hieronymus Bosch?


Hieronymus Bosch (il cui vero nome è Jeroen Anthoniszoon van Aken) nasce il 2 ottobre 1453 a Hertogenbosch, località del sud dei Paesi Bassi nei pressi di Tilburg, al tempo possedimento dei duchi di Borgogna, da una famiglia di origini probabilmente tedesche (il cognome van Aken fa pensare a una provenienza da Aquisgrana), in cui sia il padre Anton che il nonno Jan sono pittori (e tali diventeranno anche i fratelli Thomas e Goossen).

Dopo aver assistito all'incendio che nel 1463 distrugge circa 4mila case della sua città, Bosch inizia a studiare pittura, probabilmente imparando i rudimenti dai parenti: lavora alla pittura in affresco nella bottega di famiglia, dedicandosi anche alla produzione di arredi e alla doratura di statue di legno.

Dopo aver conosciuto, almeno indirettamente, Rogier van der Weyden e Jan van Eyck, maestri delle Fiandre meridionali, sviluppa uno stile piuttosto differente rispetto a quello dei tempi, scegliendo, invece che dettagli raffinati e volumi plastici, un'esecuzione non pittorica ma grafica, piatta, sulla base dell'illustrazione miniata.

I suoi esordi come pittore risalgono al periodo compreso tra il 1470 e il 1475: al 1479, invece, bisogna attribuire invece il suo matrimonio con Aleid van de Meervenne, figlia di un nobile della zona, che gli porta in dote alcuni terreni che gli consentono di guadagnare una condizione economica relativamente agiata.

A partire dal 1486 Hieronymus fa parte dei confratelli di Lieve-Vrouwe Broedershap, Nostra Diletta Signora, un'associazione per ecclesiastici e laici che si dedica a opere di carità e rappresentazioni sacre basate sul culto della Vergine. Nel giro di pochi anni egli diventa uno dei notabili della confraternita, complice un'ascesa sociale abbastanza veloce, che si traduce in un'agiata condizione economica, contemporanea alla crescente fama come artista.

Nel 1480 Bosch realizza l'"Estrazione della pietra della follia", attualmente conservata al "Prado", in cui un chirurgo indossa un copricapo che, simboleggiandone la stupidità, ha la forma di imbuto: una critica a coloro che pensano di sapere e che invece si rivelano più ignoranti dei folli. Poco dopo dà vita all'"Epifania" (ora esposta al "Museum of Art" di Fildadelfia), opera che rivela un influsso evidente dell'arte tardo gotica, come si deduce dall'andamento tortuoso delle linee, e la "Crocifissione", che mostra sulla sfondo una città che può essere identificata con il suo luogo natale. Allo stesso periodo risale l'"Ecce homo" (ora si può vederlo allo "Stadelsches Kunstinstitut" di Francoforte), che propone Cristo e Pilato uno davanti all'altro di fronte alla folla.

Nel 1490 il pittore olandese dipinge la "Salita al Calvario", sempre con protagonista Gesù: anche stavolta circondato dalla folla, mentre sul retro un bambino, probabilmente immagine del Cristo da piccolo, è impegnato a giocare. "Il carro di fieno", "Nave dei folli" e "Morte di un avaro" sono altri tre quadri realizzati in quel periodo. Non si hanno documenti relativi all'artista, invece, per quel che riguarda gli anni tra il 1500 e il 1504: è probabile, quindi, che in quel periodo egli si sia trasferito in Italia, a Venezia, visto che sin dai primi decenni del XVI secolo molte collezioni private della città lagunare ospiteranno sue opere.

Sempre nello stesso periodo, lo stile di Hieronymus si contraddistingue per un mutamento piuttosto evidente, orientandosi in direzione di un gusto rinascimentale, con paesaggi ariosi e figure monumentali. In quegli anni viene dipinto il "Trittico di Santa Giuliana", realizzato in contemporanea al "Paradiso terrestre", all'"Inferno", alla "Caduta dei dannati" e all'"Ascesa all'Empireo". Tra il 1503 e il 1504 Bosch realizza un'altra "Salita al Calvario", una tavola composta sulla base di due diagonali che si incrociano sul visto di Cristo: un'opera in cui il male non viene proposto attraverso i simboli, ma tramite la deformazione e il grottesco. Al 1504 viene fatto risalire il "Trittico del Giudizio", commissionato da Filippo il Bello; di pochi mesi più tardi sono il "San Giovanni Battista in meditazione", situato oggi a Madrid, e il "San Giovanni a Patmos", tavola di un trittico perduto considerata come il primo dei cosiddetti dipinti meditativi, con tratti che richiamano il Giorgione.

Dopo il "San Cristoforo" di Rotterdam, l'artista si dedica alla "Salita al Calvario" che oggi compare nel Palazzo Reale di Madrid. Il "Trittico del Giudizio" che oggi si vede a Bruges al "Groeninge Museum" anticipa la realizzazione dell'Incoronazione di spina, in cui si nota una spiccata influenza italiana. Bosch nel 1510 realizza il "Trittico della Passione" che ora si trova a Valencia al "Museo de Bellas Artes", e le "Tentazioni di sant'Antonio" (oggi sempre in Spagna, ma al "Prado").

Hieronymus Bosch muore il 9 agosto 1516 a Hertogenbosch, dopo aver dipinto "Il figliol prodigo" di Rotterdam: le sue esequie vengono celebrate solennemente nella Cappella di Nostra Signora della Confraternita.

Talvolta indicato come El Bosco, o più spesso come Bosco di Bolduc (da "Bois le Duc", vale a dire la traduzione in francese della parola "Hertogenbosch", che in neerlandese significa "Bosco Ducale"), Bosch realizza opere ricche di inventiva, talvolta visioni vere e proprie, non lontane dalle dottrine religiose dell'epoca.

La catalogazione dei suoi dipinti nel tempo è risultata molto difficile a causa della povertà di notizie che lo riguardano: nessuna delle sue opere è datata, e i collegamenti tra commissioni e quadri non sono quasi mai testimoniati. A questi problemi, si deve aggiungere uno stile che non si è sviluppato in maniera lineare, il che ha reso complicato evidenziare una progressione logica - e quindi cronologica - definitiva.

4. Biografia di Carlo Alberto di Savoia

Tentennando fra monarchia e liberalismo
2 ottobre 1798
28 luglio 1849

Chi è Carlo Alberto di Savoia?


Carlo Alberto di Savoia nasce a Torino il 2 ottobre del 1798 da Carlo Emanuele di Savoia, principe di Carignano, e Albertina Maria Cristina, principessa di Sassonia Curlandia.

Non cresce in odore di Regno in quanto la sua famiglia è solo lontanamente imparentata con quella di Vittorio Emanuele I, tanto da coltivare idee liberali presso la corte di Napoleone dal quale, all'età di sedici anni, riceve la nomina di luogotenente della cavalleria imperiale. Ma quando, caduto Napoleone, per via dei soliti e spesso arcani giochi di ascendenze e discendenze dinastiche frammisti a interessi politici, l'Austria attraverso il Congresso di Vienna lo individua quale futuro erede al trono, fa rientro a Torino per ricevere l'educazione riservata ad un principe reale.

Nel 1817 sposa Maria Teresa d'Asburgo: dal matrimonio nascono Vittorio Emanuele, Ferdinando e Maria Cristina. Nella capitale del Regno di Sardegna prende a frequentare ed a simpatizzare con gli ambienti liberali dell'aristocrazia piemontese, venendo in contatto con il movimento insurrezionale del quale giunge a condividere i programmi di rivolta (salvo a disimpegnarsene proprio al momento dell'azione).

Intanto, nel 1821, i moti esplodono inducendo Vittorio Emanuele ad abdicare. Per la temporanea assenza dell'erede al trono, Carlo Felice, il re assegna la Reggenza a Carlo Alberto il quale concede subito ai piemontesi l'agognata Costituzione. Ma Carlo Felice, nettamente contrario a tale decisione, lo sconfessa costringendolo - pena la perdita del diritto alla successione - ad allinearsi alle sue posizioni ed a quelle della Santa Alleanza, posizioni che prevedono l' "assolutismo monarchico" e l'intervento armato contro i liberali.

Per dare credibilità al proprio impegno, Carlo Alberto nel 1823 si arruola e parte con la spedizione di Spagna per reprimere i moti popolari. Va intanto maturando in lui la persuasione che per il conseguimento dell'indipendenza nazionale, la priorità sia sconfiggere definitivamente l'Austria e, salito al trono nel 1831 - primo sovrano del ramo Savoia-Carignano - agisce di conseguenza dedicandosi alla preparazione dell'entrata in guerra, reprimendo inoltre i moti interni della "Giovine Italia" di Mazzini (1833 e 1834), ma introducendo altresì alcune significative riforme nella direzione di una maggiore dignità dei cittadini, come le nuove leggi comunali, provinciali, in materia di cassazione e di libertà di culto, oltre ad incoraggiare lo sviluppo economico.

L'avvento al pontificato di Pio IX e la ventata di innovazioni sociali lo induce ad adeguare la sua politica in senso più liberale e fra molte esitazioni, il 4 marzo del 1848 accorda la Costituzione, che prenderà il nome di "Statuto Albertino", e che determina una vera esplosione di entusiasmo popolare.

In Europa intanto il fermento rivoluzionario esplode: si erigono barricate a Parigi, a Vienna, a Berlino, a Palermo. Il 23 marzo, subito dopo l'insurrezione anti-austriaca delle Cinque Giornate di Milano, dà avvio alla prima guerra d'indipendenza aprendo le ostilità con l'Austria, circondato dal consenso di tutti i patrioti: dopo aver registrato una serie di vittorie, viene però pesantemente sconfitto a Custoza dal feldmaresciallo Radetzky.

Il 9 agosto firma l'armistizio di Salasco, ma nel marzo dell'anno successivo riprende le ostilità. Nuovamente e definitivamente sconfitto a Novara, profondamente amareggiato ed avvilito, abdica in favore di suo figlio primogenito Vittorio Emanuele II e, con il titolo di Conte di Barge e due soli servitori, parte in esilio volontario alla volta di Oporto. Qui, solo pochi mesi dopo, Carlo Alberto di Savoia si spegne il 28 luglio 1849, all'età di soli 50 anni.

Stretto fra attaccamento alla monarchia ed infatuazioni liberali, Carlo Alberto ha regnato all'insegna dell'indecisione. La sua vita è segnata da posizioni assunte e poi smentite: liberale con Napoleone, monarchico con Vittorio Emanuele; di nuovo liberale con la concessione della costituzione, e poi ancora monarchico in Spagna. La stessa dichiarazione di guerra all'Austria, che apparentemente risponde ad istanze popolari, probabilmente cela soltanto il suo desiderio di acquisire maggior prestigio alla dinastia. Ma quello che ha definitivamente marchiato negativamente la figura di Carlo Alberto è stato proprio il conflitto con l'Austria nel corso del quale, per ben due volte, non ha saputo muoversi con determinazione ed approfittare dei momenti a lui favorevoli per risolvere il conflitto, consentendo così al nemico di riorganizzarsi fino al conseguimento della vittoria finale. Questo andamento vacillante gli è valso l'appellativo di "re Tentenna".

5. Biografia di Tom Clancy

Un broker alla Casa Bianca
12 aprile 1947
2 ottobre 2013

Chi è Tom Clancy?


Tom Clancy era uno di quegli scrittori che avrebbero fatto la gioia di qualunque editore si apprestasse a pubblicare i suoi libri. Perchè vorrebbe dire che questo editore sarebbe diventato ricco, così come ricco sfondato è diventato, già a partire dal suo primo romanzo questo prolifico autore.

Thomas Leo Clancy Jr. nasce a Baltimora il 12 aprile 1947: broker in campo assicurativo, agli inizi della sua carriera pre-letteraria, se ne stava tranquillamente adagiato nella poltrone di un tranquillo ufficio del Maryland mentre, fra una scartoffia e l'altra, fra il disbrigo di una pratica e le telefonate a qualche cliente, scartabellava i testi consistenti nella sua vera passione: la storia militare, le caratteristiche della armi e la strategia navale. Oltre, naturalmente, a tutto ciò che poteva in qualche modo avere una connessione con questo genere di cose (storie di spionaggio, affari militari e via elencando).

Fra le persiane abbassate dell'ufficio e le strette di mano occasionali dei colleghi, l'apparentemente modesto Tom aveva come tanti il suo bravo sogno (segreto) nel cassetto, e precisamente quello di scrivere un romanzo, di mettere a frutto l'enorme patrimonio delle sue competenze che ormai aveva acquisito. Ma fino ad allora aveva pubblicato solo un articolo sui missili MX. Poca cosa. Poi, non troppo casualmente (considerndo la mole di materiale che consultava quotidianamente), lesse un articolo inerente la tentata defezione di un sottomarino sovietico, e da quello ebbe l'idea di scrivere "La grande fuga dell'Ottobre Rosso".

Da quel momento Tom Clancy è diventato l'indiscusso Maestro del cosiddetto Techno Thrillers (un genere dai contenuti molto verosimili e in cui la descrizione degli oggetti e delle armi impiegate sono descritte minuziosamente sulla base di nozioni reali).

Assurto a celebrità internazionale, "La grande fuga dell'Ottobre Rosso", scritto nel 1984, è divenuto un bestseller mondiale. Il libro agli inizi uscì in edizione economica, ma i lettori scoprirono che quella incredibile eppure così ben dettagliata storia era qualcosa di assolutamente nuovo nel panorama dei Thriller

Il romanzo ebbe l'illustre beneplacito dell'allora presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan che lo definì ''un romanzo perfetto". Anche il Presidente, insomma, cadde nella trappola Clancy, ossia quella specie di ossessione intellettuale che fa sì che, una volta iniziato, sia impossibile riporre il libro sul comodino senza aver prima finito l'ultima riga.

Una caratteristica che si ritrova perfettamente in tutti i successivi libri di Clancy, come testimoniano le valanghe di copie vendute.

A quel primo libro ne sono seguiti altri, tutti finiti immancabilmente in testa alle classifiche, insieme magari ad altri degni compari (come i romanzi di Ken Follett, Wilbur Smith, ecc.). Tra di essi citiamo almeno, nel grande catalogo dei titoli dello scrittore americano, "Uragano rosso" (1986); "Il Cardinale del Cremlino" (1988); "Pericolo Imminente", "Debito d'onore" (1994); "Potere esecutivo", "Politika" (1999).

Oggi, dopo le conversazioni private con Ronald Reagan, un pranzo con lo Staff della Casa Bianca, Tom Clancy viene regolarmente consultato dagli esperti internazionali di strategia navale e dalla CIA; le cronache lo accreditano come ospite sempre benvenuto nei sottomarini, jet e navi della Marina Statunitense; ed infine molti dei suoi libri sono addirittura studiati presso i War College americani.

Sebbene abbia sempre dichiarato che la sua incredibile cultura derivi esclusivamente da fonti pubbliche e di non aver mai oltrepassato la sicurezza nazionale, di recente ha ammesso di essere entrato in contatto con quella che lui stesso chiama "The Great Chain", ovvero una rete di militari, impiegati del Governo, ufficiali del Pentagono, uomini della Cia e imprenditori, da cui attinge informazioni. Elementi in più che aggiungono il pepe della veridicità ai suoi romanzi mozzafiato.

Tom Clancy è morto il 2 ottobre 2013.

6. Biografia di Antonio Di Pietro

Mani pulite
2 ottobre 1950

Chi è Antonio Di Pietro?


Nato il 2 ottobre 1950 a Montenero di Bisaccia (CB), è l'uomo simbolo di quella stagione politica che va sotto il nome di "Tangentopoli". Antonio Di Pietro, l'ex poliziotto e magistrato tutto d'un pezzo, è stato il protagonista di anni difficili, l'eroe di un periodo esaltante ma anche il bersaglio di un riassetto politico avvenuto in un clima rovente. Sul suo nome l'Italia si è spaccata in due: c'è chi lo considera una sorta di salvatore della Patria e chi invece lo accusa di aver distrutto un intero sistema politico in maniera non propriamente in linea con i valori garantisti.

Giudizi che saranno gli storici ad avvalorare oppure a ridimensionare.

Sta di fatto che come minimo Antonio di Pietro è un personaggio eccezionale e basta dare uno sguardo alla sua biografia per capirlo. Difficile pensare che un uomo di umile estrazione come lui, costretto ad emigrare in Germania per trovare lavoro (e nello stesso tempo a studiare di notte), potesse diventare l'ago della bilancia di un'intera nazione, il grimaldello con cui il sistema giudiziario ha disintegrato una classe politica che resisteva inchiodata alla poltrona da decenni.

Ripercorriamo le tappe di questa straordinaria vicenda umana:

molisano, da adolescente ha trascorso un breve periodo in seminario a Termoli per poi trasferirsi a Roma dove si diploma perito tecnico.

In seguito, a causa dell'endemica penuria di lavoro che affliggeva l'Italia di quegli anni, emigra in a Bomenkirch (Germania), dove lavora la mattina alla catena di montaggio, il pomeriggio in una segheria e la sera studia Legge.

Nel 1973 torna in Italia e sposa Isabella Ferrara, che gli darà Cristiano, il primo figlio. Impiegato civile dell'Aeronautica Militare, si iscrive a Giurisprudenza, conquistando la sospirata laurea nel 1979. Il primo impiego con il nuovo titolo in mano è quello di segretario comunale in un paese del Comasco; entra poi in polizia dove diventa commissario del IV distretto di Milano. Ma Antonio Di Pietro non è un poliziotto qualsiasi, e si vede subito.

Non solo dimostra di avere acume e tenacia ma anche un particolare fiuto nel risolvere i casi apparentemente impossibili.

E' Di Pietro, ad esempio, che risolve l'enigmatico caso del "mostro di Leffe", rivelando che dietro la mano che aveva sterminato un'intera famiglia si celava la figura di un bancario.

Nel 1981 la scelta che gli cambierà la vita e che cambierà il corso del Paese: vince il concorso in Magistratura e, dopo un breve periodo presso la Procura della Repubblica di Bergamo, passa alla Procura di Milano in qualità di Sostituto Procuratore, specializzato nei reati informatici e nei crimini contro la Pubblica Amministrazione.

Il 17 febbraio 1992, giorno dell'arresto di Mario Chiesa - militante di spicco del Partito Socialista Italiano - inizia l'era di "Mani Pulite". Bettino Craxi, l'allora segretario del PSI, tenta di sminuire il fatto definendo Chiesa un "mariuolo", ma l'inchiesta dilaga e travolge inaspettatamente tutto il mondo della politica.

A conclusione della vicenda le persone indagate saranno oltre tremila e il valore delle tangenti e dei fondi neri scoperti ammonterà a migliaia di miliardi di lire. Il nome di Di Pietro viene scandito nelle piazze, ormai è lui il moralizzatore d'Italia.

Per se stesso il magistrato venuto dal niente prospettava un futuro diverso. Forte del consenso popolare, decide di lasciare la magistratura e di entrare in politica. A Milano rimane fino al 6 dicembre 1994 quando, a conclusione dell'ultima sua requisitoria nel processo Enimont, si toglie la toga, si rimette la giacca e chiude la sua carriera di magistrato.

Pochi mesi prima il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi gli aveva offerto inutilmente il ministero dell'Interno nel suo governo.

Di Pietro comincia a muoversi nell'agone politico da battitore libero, anche se, come prevedibile, qualcuno cerca di infangare la sua immagine.

Esce indenne da accuse di corruzione e concussione, così come da varie polemiche strumentali.

Nel 1996 Romano Prodi vince le elezioni e Di Pietro diventa ministro dei Lavori Pubblici. Dopo pochi mesi è però costretto ad abbandonare il dicastero perché indagato a Brescia nell'ambito dell'inchiesta sul banchiere Pacini Battaglia. Prosciolto torna in politica nel novembre 1997. L'Ulivo lo candida nel collegio del Mugello, lasciato vacante dal sociologo Pino Arlacchi, delegato presso l'ONU. Antonio Di Pietro stravince con quasi il 68% dei voti, contro il 16% di Giuliano Ferrara, candidato per il Polo e il 13% di Sandro Curzi, candidato di Rifondazione comunista.

Il 21 marzo 1998 presenta il movimento "L'Italia dei valori". Raccoglie l'adesione di alcuni parlamentari ed aderisce al gruppo misto.

Nelle elezioni europee del 1999 Prodi fonda la "Lista dell'Asinello", facente parte della più ampia coalizione dei Democratici, e Di Pietro decide di aderirvi. La formazione ottiene un ottimo 7,7% ma nel 2000 l'ex magistrato di ferro se ne va per contrasti insanabili con il segretario Arturo Parisi.

L'ex PM torna dunque a muoversi in piena libertà nelle acque sempre caotiche e incerte della politica italiana.

Per le elezioni del 13 maggio 2001 non si schiera con nessuno dei due poli ed annuncia una battaglia durissima in nome delle legalità e della democrazia. Arriva al 3,9% e per un soffio non entra in Parlamento.

Rimane per qualche tempo un po' in ombra rispetto al tumultuoso scenario della politica italiana, ma comunque un punto di riferimento non solo per i media che ormai lo hanno eletto a simbolo, ma anche per numerosi cittadini, i quali vedono in lui un personaggio sempre affidabile e onesto.

Nel 2006 si presenta alle elezioni con il partito "Italia dei valori", appoggiando il centrosinistra e il suo leader Prodi. Quest'ultimo nomina Di Pietro Ministro per le Infrastrutture.

In occasione delle elezioni politiche del 2008, Di Pietro entra in coalizione con il Partito Democratico. Il partito Idv ottiene il 4,4% alla Camera dei Deputati e il 4,3% al Senato raddoppiando i suoi voti.

7. Biografia di Marcel Duchamp

Nude apparenze
28 luglio 1887
2 ottobre 1968

Chi è Marcel Duchamp?


Marcel Duchamp nasce a Blainville (Rouen, Francia) il 28 luglio 1887. Artista concettuale, per cui all'opera d'arte deve sostituirsi il puro atto estetico, comincia a dipingere a 15 anni, influenzato dalla tecnica degli impressionisti.

Nel 1904 si trasferisce a Parigi, dove raggiunge i fratelli Gaston. Frequenta per qualche tempo l'Académie Julian ma, annoiato, la abbandona quasi subito.

Negli anni dal 1906 al 1910 le sue opere manifestano caratteri di volta in volta diversi, in rapporto alle influenze del momento: d'apprima Manet, quindi l'intimismo di Bonnard e Vuillard, e per finire con il Fauvismo. Nel 1910 dopo aver visto per la prima volta le opere di Paul Cézanne, abbandona definitivamente l'impressionismo e Bonnard. Per un anno Cézanne e il Fauvismo sono i suoi riferimenti stilistici. Ma tutto è destinato a durare poco.

Negli anni 1911 e 1912 dipinge tutte le sue più importanti opere pittoriche: Ragazzo e ragazza in primavera, Giovane triste in treno, Nu descendant un escalier nº2, Il re e la regina, circondati da nudi veloci, Il passaggio della vergine alla sposa.

Nel 1913, all'Armory Show di New York, Nu descendant un escalier nº2 è l'opera che suscita maggior scandalo. Esaurite le possibilità esplorative con la pittura, inizia a lavorare al Grande vetro. L'opera comprende un insieme di elementi grafici su lastre di vetro e metallo ed è ricca di simbologie inconsce ed alchemiche. Il suo significato è difficilmente decifrabile, ma può essere considerata una globale, ironica contestazione, sia della pittura, sia più in generale dell'esistenza umana.

Nascono anche i primi "ready-made", oggetti d'uso comune dotati di statuto artistico, tra cui la celebre Ruota di bicicletta.

L'anno successivo acquista e firma lo Scolabottiglie.

Nel 1915 si trasferisce a New York dove inizia la grande amicizia con Walter e Louise Arensberg. Consolida i suoi contatti con Francis Picabia e conosce Man Ray. Prosegue gli studi per la realizzazione di Mariée mise à nu par ses Célibataires, meme (1915-1923), che non porterà mai a termine. Nel 1917 realizza il famoso Fountain, che viene rifiutato dalla giuria della Society of Independent Artists.

Viaggia prima a Buenos Aires, poi a Parigi, dove incontra tutti i principali esposnenti dell'ambiente dadaista, che di lì a qualche anno daranno vita al surrealismo.

Nel 1920 è di nuovo a New York.

Insieme a Man Ray e Katherine Dreier fonda la Société Anonyme. Assume lo pseudonimo di Rose Sélavy. Si cimenta con la fotografia sperimentale e i lungometraggi e realizza i primi "dischi ottici" e "macchine ottiche".

Nel 1923 comincia a dedicarsi professionalmente al gioco degli scacchi e abbandona quasi completamente l'attività artistica. Unica realizzazione è il film Anémic Cinéma.

Riprende l'attività artistica soltanto nel 1936, quando partecipa alle mostre del gruppo surrealista a Londra e a New York. Comincia a progettare la Boite en válise, una raccolta portatile delle riproduzioni delle sue opere più significative.

Sorpreso in Francia dallo scoppio della guerra, nel 1942 s'imbarca per gli Stati Uniti. Qui si dedica soprattutto alla sua ultima grande opera, Étant donneés: 1. la chute d'eau, 2. le gaz d'éclairage (1946-1966). Partecipa a mostre e ne organizza e allestisce a sua volta.

Nel 1954 muore l'amico Walter Arensberg, e la sua collezione viene donata al Philadelphia Museum of Art. Ne fanno parte ben 43 opere di Duchamp, tra cui gran parte delle opere fondamentali. Nel 1964, in occasione del cinquantesimo anniversario del primo "Readymade", in collaborazione con Arturo Schwarz, realizza un'edizione numerata e firmata dei suoi 14 più rappresentativi Readymade.

Marcel Duchamp muore a Neuilly-sur-Seine il 2 ottobre 1968.

8. Biografia di Mahatma Gandhi

La Grande Anima
2 ottobre 1869
30 gennaio 1948

Chi è Mahatma Gandhi?


Mohandas Karamchard Gandhi, detto il Mahatma (in sanscrito significa Grande Anima, soprannome datogli dal poeta indiano R. Tagore), è il fondatore della nonviolenza e il padre dell'indipendenza indiana.

Il nome Gandhi in lingua indiana significa 'droghiere': la sua famiglia dovette esercitare per un breve periodo un piccolo commercio di spezie.

Nato il 2 ottobre 1869 a Portbandar in India, dopo aver studiato nelle università di Ahmrdabad e Londra ed essersi laureato in giurisprudenza, esercita brevemente l'avvocatura a Bombay.

Di origini benestanti, nelle ultime generazioni la sua famiglia ricoprì alcune cariche importanti nelle corti del Kathiawar, tanto che il padre Mohandas Kaba Gandhi era stato primo ministro del principe Rajkot. I Gandhi tradizionalmente erano di religione Vaishnava; appartenevano cioè ad una setta Hindù con particolare devozione per Vishnù.

Nel 1893 si reca in Sud Africa con l'incarico di consulente legale per una ditta indiana: vi rimarrà per ventuno anni. Qui si scontra con una realtà terribile, in cui migliaia di immigrati indiani sono vittime della segregazione razziale. L'indignazione per le discriminazioni razziali subite dai suoi connazionali (e da lui stesso) da parte delle autorità britanniche, lo spingono alla lotta politica.

Il Mahatma si batte per il riconoscimento dei diritti dei suoi compatrioti e dal 1906 lancia, a livello di massa, il suo metodo di lotta basato sulla resistenza nonviolenta, denominato anche Satyagraha: una forma di non-collaborazione radicale con il governo britannico, concepita come mezzo di pressione di massa.

Gandhi giunge all'uguaglianza sociale e politica tramite le ribellioni pacifiche e le marce.

Alla fine il governo sudafricano attua importanti riforme a favore dei lavoratori indiani: eliminazione di parte delle vecchie leggi discriminatorie, riconoscimento ai nuovi immigrati della parità dei diritti e validità dei matrimoni religiosi.

Nel 1915 Gandhi torna in India dove circolano già da tempo fermenti di ribellione contro l'arroganza del dominio britannico, in particolare per la nuova legislazione agraria, che prevedeva il sequestro delle terre ai contadini in caso di scarso o mancato raccolto, e per la crisi dell'artigianato.

Diventa il leader del Partito del Congresso, partito che si batte per la liberazione dal colonialismo britannico.

Nel 1919 prende il via la prima grande campagna satyagraha di disobbedienza civile, che prevede il boicottaggio delle merci inglesi e il non-pagamento delle imposte. Il Mahatma subisce un processo ed è arrestato. Viene tenuto in carcere pochi mesi, ma una volta uscito riprende la sua battaglia con altri satyagraha. Nuovamente incarcerato e poi rilasciato, Gandhi partecipa alla Conferenza di Londra sul problema indiano, chiedendo l'indipendenza del suo paese.

Del 1930 è la terza campagna di resistenza. Organizza la marcia del sale: disobbedienza contro la tassa sul sale, la più iniqua perché colpiva soprattutto le classi povere. La campagna si allarga con il boicottaggio dei tessuti provenienti dall'estero. Gli inglesi arrestano Gandhi, sua moglie e altre 50.000 persone. Spesso incarcerato anche negli anni successivi, la "Grande Anima" risponde agli arresti con lunghissimi scioperi della fame (importante è quello che egli intraprende per richiamare l'attenzione sul problema della condizione degli intoccabili, la casta più bassa della società indiana).

All'inizio della Seconda Guerra Mondiale Gandhi decide di non sostenere l'Inghilterra se questa non garantirà all'India l'indipendenza. Il governo britannico reagisce con l'arresto di oltre 60.000 oppositori e dello stesso Mahatma, che è rilasciato dopo due anni.

Il 15 agosto 1947 l'India conquista l'indipendenza. Gandhi vive questo momento con dolore, pregando e digiunando. Il subcontinente indiano è diviso in due stati, India e Pakistan, la cui creazione sancisce la separazione fra indù e musulmani e culmina in una violenta guerra civile che costa, alla fine del 1947, quasi un milione di morti e sei milioni di profughi.

L'atteggiamento moderato di Gandhi sul problema della divisione del paese suscita l'odio di un fanatico indù che lo uccide il 30 gennaio 1948, durante un incontro di preghiera.

9. Biografia di Massimo Gramellini

Analisi quotidiane a denti stretti
2 ottobre 1960

Chi è Massimo Gramellini?


Massimo Gramellini nasce il 2 ottobre del 1960 a Torino, da una famiglia di origini romagnole. Quando ha solo nove anni, diventa orfano di madre: mamma Giuseppina, infatti, malata di cancro, si getta dalla finestra di casa suicidandosi (Massimo conoscerà la storia in tutti i suoi dettagli solo nel 2010, tramite una persona vicina ai suoi familiari, dopo aver pubblicato il romanzo "L'ultima riga delle favole").

Dopo aver conseguito la maturità classica all'Istituto San Giuseppe del capoluogo piemontese, intraprende gli studi di Giurisprudenza, e inizia a collaborare, nell'autunno del 1985, con la redazione di Torino del quotidiano "Corriere dello Sport - Stadio". Assunto, un anno più tardi, come praticante al "Giorno", sempre nella redazione sportiva, ha l'opportunità di raccontare in maniera dettagliata il primo scudetto di Silvio Berlusconi alla guida del Milan ("Anche se l'ambiente in redazione era apertamente di sinistra, e si credeva che nel giro di pochi mesi Berlusconi sarebbe finito in prigione", ha avuto modo di ricordare in un'intervista a Claudio Sabelli Fioretti) e di seguire i più importanti tornei di tennis del mondo dal vivo.

Quindi, Gramellini nell'inverno del 1988 si sposta a Roma, per lavorare nella redazione locale de "La Stampa": spesso, però, si trasferisce a Napoli, soprattutto per seguire la vita calcistica ed extra-calcistica di Diego Armando Maradona. Scrive di sport anche durante i Mondiali di Italia '90: anzi, è proprio un suo articolo riguardante Gianluca Vialli (e una sua presunta relazione con Alba Parietti) che induce la Nazionale azzurra a intraprendere un silenzio-stampa.

Nel 1991, poi, il giornalista torinese lascia il mondo dello sport per dedicarsi alla politica e diventare corrispondente della "Busiarda" da Montecitorio: ha modo di raccontare i protagonisti di Mani Pulite, e narrare in prima persona la morte della Prima Repubblica e la nascita della Seconda. Sposatosi con Maria Laura Rodotà, a sua volta giornalista ("Era molto ironica, a volte le nostre liti sembravano dialoghi scritti da Woody Allen"), nel 1993 viene scelto come inviato speciale per le cronache da Sarajevo ("E Lerner mi diceva: mi raccomando, niente pezzi che facciano ridere").

Dopo aver divorziato dalla moglie, nel 1998 Massimo Gramellini fa ritorno a Milano, questa volta per dirigere il settimanale de "La Stampa" "Specchio", su cui cura la rubrica "Cuori allo Specchio", una sorta di posta del cuore. Dopo essersi spostato ancora a Roma, il 12 ottobre del 1999 inaugura una rubrica ancora oggi di grande successo: è il "Buongiorno" che compare in taglio basso sulla prima pagine della "Stampa", a commento di un avvenimento importante della giornata.

Lasciata Roma nell'ottobre 2005, Gramellini torna finalmente a casa, a Torino, nominato vice-direttore del quotidiano piemontese. Poco dopo, inizia a collaborare con "Che tempo che fa", la trasmissione di Fabio Fazio in onda su Raitre, per la quale ogni sabato sera elenca e commenta le notizie più importanti di giorni precedenti.

Dopo il già citato "L'ultima riga delle favole", primo romanzo che ha venduto più di 250mila copie in Italia, pubblica a marzo del 2012 "Fai bei sogni", che in meno di due mesi raggiunge il mezzo milione di copie vendute. La sua opera letteraria, in ogni caso, comprende numerosi altri volumi: tra gli altri si segnalano "1994 colpo grosso" (scritto con Curzio Maltese e Pino Corrias e pubblicato per Baldini & Castoldi), "Ci salveranno gli ingenui" (uscito nel 2007 per Longanesi) e "La patria, bene o male" (scritto da Carlo Fruttero e pubblicato nel 2010 da Mondadori).

Cresciuto nel mito di Montanelli, Gramellini indica tra i suoi giornalisti preferiti Gabriele Romagnoli, Antonio Socci, Cristiano Gatti, Concita De Gregorio, Mattia Feltri, Michele Serra e Curzio Maltese (conosciuto ai tempi del "Corriere dello Sport"). Appassionato dei Genesis, trova ne "Il laureato" il suo film preferito.

10. Biografia di Graham Greene

Dalla cellulosa alla celluloide
2 ottobre 1904
3 aprile 1991

Chi è Graham Greene?


Henry Graham Greene nasce il giorno 2 ottobre 1904 a Berkhampsted, nei pressi di Londra.

Frequenta la scuola pubblica dove il padre Charles Henry Greene è direttore. Poi prosegue gli studi superiori a Oxford, al Balliol College; qui frequenta circoli letterari e politici diventando membro del Partito Comunista, che però abbandonerà dopo poche settimane.

Nel 1926 in seguito a una crisi personale di coscienza religiosa Graham Greene abbandona il protestantesimo e si converte alla religione cattolica; questo passaggio avrà chiaramente influenza su tutta la sua produzione letteraria successiva.

Sempre nel 1926 consegue la laurea; l'anno seguente sposa Vivien Daryell-Browning.

Graham Greene sceglie la carriera di giornalista e collabora inizialmente con il "Notthingham Journal". Pubblica il suo primo romanzo "The man within" (L'uomo dentro di me), poi prosegue la carriera giornalistica con il "Times"; arriverà ad occupare il posto di vicedirettore fino al 1930.

Nei cinque anni che seguono, Greene si dedica a tempo pieno alla narrativa arrivando a pubblicare un libro all'anno. Nel 1935 torna nel mondo del giornalismo come critico cinematografico, per lo "Spectator", testata per la quale scriverà per quattro anni.

Scoppia la Seconda guerra mondiale e Greene lavora in Africa per il "Secret Intelligence Service". Nel continente nero scrive alcuni libri di viaggio ma soprattutto scrive l'opera che viene considerata il suo capolavoro: "Il nocciolo della questione".

Graham Greene è probabilmente uno degli autori del XX secolo a cui più spesso l'industria cinematografica si è rivolta; sono circa cinquanta i film tratti da suoi romanzi, racconti o commedie, e dei quali lo stesso Greene ha spesso curato personalmente la sceneggiatura.

Tra i film di successo tratti dai suoi romanzi si ricordano "Il terzo uomo" (1949, con Orson Welles), "Il nostro agente all'Avana" (1959, con Alec Guinness), "I commedianti" (1967, con Richard Burton, Elizabeth Taylor, Alec Guinness e Peter Ustinov), "Il console onorario" (1983, con Richard Gere e Michael Caine).

La sceneggiatura di "Idolo infranto" è presente nelle nomination all'Oscar nel 1950.

Nel 1954 è corrispondente di guerra in Indocina per il "New Republic"; in seguito e fino alla sua morte, alterna la propria attività scrivendo un po' per sé e un po' per i giornali, in qualità di saggista, autore teatrale e sceneggiatore cinematografico.

Graham Greene muore in Svizzera, nella sua casa di Corseaux sur Vevey, sul Lago di Ginevra, il giorno 3 aprile 1991.

11. Biografia di Groucho Marx

Battute sferzanti e comicità tagliente
2 ottobre 1890
19 agosto 1977

Chi è Groucho Marx?


Julius Henry Marks - conosciuto con il nome d'arte Groucho Marx - nasce a New York (Stati Uniti d'America) il giorno 2 ottobre 1890. Terzo dei cinque Fratelli Marx - gruppo comico ancora oggi tra i più amati di tutti i tempi - esordisce nel mondo dello spettacolo fin dal primo decennio del Novecento, affrontando una lunga gavetta nel vaudeville, genere teatrale nato in Francia a fine Settecento, che lo porta a recitare con i suoi fratelli nei teatri di varietà di tutti gli Stati Uniti.

Durante questo lungo peregrinare negli anni Dieci e Venti, grazie all'importante esperienza che costituisce il tirocinio teatrale, Groucho riesce ad affinare quella comicità che lo rende celebre nel mondo: sue strabilianti caratteristiche sono la veloce parlantina, la battuta fulminea e i giochi di parole, sempre pronunciati con tagliente irriverenza nei confronti dell'ordine costituito e con un poco celato disprezzo per le convenzioni sociali.

Il "sense of humor" di Groucho è corrucciato, sarcastico e addirittura misogino e trova una sintesi nel suo soprannome: Groucho significa infatti "brontolone" oppure "musone"; di fatto il volto e il personaggio di Groucho Marx costituiscono una eccentrica maschera comica, dai tratti inconfondibili: sopracciglia dipinte, vistosi baffi, sguardo ammiccante, il sigaro perennemente tra i denti oppure fra le dita della mano, la frenetica andatura, sono le sue principali caratteristiche fisiche.

Tutti questi tratti fisici nonché quelli comici sono stati ripresi in Italia per creare un personaggio che ha contribuito ad allungare il mito del personaggio di Groucho Marx: stiamo parlando della spalla di Dylan Dog (creato da Tiziano Sclavi nel 1986), noto personaggio dei fumetti che dopo Tex ha fatto la fortuna della casa editrice di Sergio Bonelli. All'interno dell'opera dylandogiana Groucho è a tutti gli effetti Groucho Marx, non un personaggio alter ego o a lui ispirato.

Tornando al Groucho in carne e ossa, il successo esplode nel 1924 con la commedia teatrale "I'll say she is", cui segue l'anno dopo "The cocoanuts", spettacolo rappresentato a Broadway per un anno e poi riproposto in una lunga tournée americana tra il 1927 e il 1928.

L'esordio di Groucho al cinema avviene nel 1929 con "The Cocoanuts - Il ladro di gioielli", trasposizione cinematografica del precedente successo teatrale; poi è la volta di "Animal Crackers" (1930), tratto anch'esso da uno spettacolo di Broadway dei Fratelli Marx.

Dopo il dissacrante "La guerra lampo" dei fratelli Marx (1933), Groucho assieme ai fratelli passano dalla Paramount alla MGM (Metro Goldwyn Mayer); realizzano in questi anni due delle loro pellicole più celebri: "Una notte all'opera" (A Night at the Opera, 1935) e "Un giorno alle corse" (A Day at the Races, 1937) entrambe per la regia di Sam Woods.

In questi anni a far da spalla ai Marx, c'è anche l'attrice Margaret Dumont (pseudonimo di Daisy Juliette Baker) che tra il 1929 e il 1941, recita con loro in sette film.

All'inizio degli anni Quaranta, con il declino del trio, Groucho decide di proseguire la carriera di attore cinematografico solo con qualche saltuaria apparizione in commedie brillanti; intraprende parallelamente la strada di conduttore radiofonico: dal 1947 conduce lo show a quiz "You bet your life", che in seguito viene riadattato per la televisione e che andrà in onda sugli schermi fino al 1961, raccogliendo vasti consensi di pubblico.

L'umorismo dissacrante e satirico di Groucho trova spazio anche sulla carta stampata sin dal 1930 con il suo primo libro "Beds" (Letti), una raccolta di divertenti brani che raccontano il rapporto della gente con il proprio letto; tra i suoi libri ricordiamo anche la raccolta epistolare "Le lettere di Groucho Marx", del 1967.

Gli ultimi anni di vita non sono facili: dopo tre matrimoni e conseguenti battaglie legali, ormai anziano, conosce i problemi fisici e sociali della senilità avanzata, che lo rendono non più autosufficiente.

All'età di 84 anni, a coronamento della sua lunghissima carriera artistica, nel 1974 Groucho viene insignito di un Oscar alla carriera.

Ricoverato a causa di una polmonite, muore all'età di 86 anni, a Los Angeles, il giorno 19 agosto 1977. La notizia della morte di Groucho Marx negli Stati Uniti passa presto in secondo piano, oscurata da un altro fatto che monopolizza l'attenzione della stampa americana e mondiale: la prematura scomparsa di Elvis Presley, avvenuta solo tre giorni prima.

12. Biografia di Paavo Nurmi

Una leggenda del freddo Nord
13 giugno 1887
2 ottobre 1973

Chi è Paavo Nurmi?


Denominato uno dei "finlandesi volanti" insieme agli atleti Ville Ritola e Hannes Kolehmainen, Paavo Johannes Nurmi è un campione olimpionico nelle discipline del fondo e mezzofondo, che ha stabilito record mondiali durante gli anni Venti. L'atleta ha ottenuto tre medaglie di argento e nove di oro, nel periodo compreso tra il 1920 ed il 1928, in grado di vincere sia una maratona che i 1500 metri.

Nato a Turku, in Finlandia, il 13 giugno 1887, questo grande professionista è da considerarsi una leggenda nella storia degli sport olimpionici. Ha rappresentato per i finlandesi molto più che un atleta praticante il mezzofondo: il suo carattere schivo ed introverso sembra in perfetta sintonia con il paesaggio finlandese, ricco di fitte foreste e immensi laghi, e proprio per questo conquista le persone di tutte le età.

Il fisico di Paavo Nurmi è capace di superare i limiti, e il ritmo nella corsa è davvero unico, abituato a correre con un cronometro in mano. Nel 1932 all'atleta non è concesso di partecipare alle Olimpiadi perché ha ricevuto un compenso, e perciò ritenuto un professionista. In quel periodo può partecipare ai giochi olimpici soltanto chi è "dilettante". Ma nelle edizioni precedenti ha stupito tutti con i suoi risultati in gara.

Rimane nella storia l'oro ottenuto nei cinquemila metri, quando il finlandese gareggia subito dopo aver terminato vittoriosamente la finale dei 1500 metri.

Il ritiro di Paavo dallo sport avviene dopo la partecipazione alle Olimpiadi di Helsinki del 1952, durante le quali compare portando la fiaccola olimpica, e viene inneggiato come se fosse un atleta ancora in gara. Lasciata l'attività sportiva senza rimpianti e ritiratosi dalle luci della ribalta, si mette a gestire una merceria e lo fa fino alla sua morte, che avviene il 2 ottobre 1973, all'età di 86 anni.

A causa della popolarità che conquista negli anni nel suo Paese, a Paavo Nurmi vengono riservati i funerali di Stato. A lui è stata anche dedicata un'opera lirica intitolata "Paavo il Grande. Una grande corsa. Un grande sogno", presentata nel 2000 durante l'edizione di Helsinki Capitale Europea della Cultura. Ha ricevuto, sia in vita che dopo la morte, una serie di onorificenze per la sua lodevole carriera sportiva.

Una statua che lo raffigura è situata davanti allo stadio olimpico di Helsinki.

Ecco riassunto in poche righe il suo curriculum sportivo: ad Anversa (1920) Paavo vince la medaglia d'oro nella corsa campestre (8 km), nei 10 mila metri e nella corsa campestre a squadre; ottiene invece la medaglia d'argento nei cinque mila metri. A Parigi (1924) Nurmi conquista la medaglia d'oro nei 5 mila metri, nei 1500 metri, nella corsa campestre (10 km), nei 3 mila metri a squadre, nella corsa campestre a squadre. Ad Amsterdam (1928) vince l'oro nei dieci mila metri e l'argento nei 3 mila siepi e nei 5 mila. Nelle distanze tra i 1500 metri e i 20 chilometri migliora i risultati già ottenuti, rinsaldando i ventisei primati mondiali.

In Finlandia si racconta la leggenda di Paavo Nurmi che gareggia con fauni, centauri, elfi e altri personaggi delle foreste. A diciassette anni compra le scarpette da corsa e decide di diventare un campione. I bambini sono affascinati da questo grande atleta e lo chiamano "la furia del Baltico", o "l'uomo cronometro". Ricordato come persona dal carattere schivo e riservato, Paavo è rimasto nella storia dello sport.

13. Biografia di Romina Power

2 ottobre 1951

Chi è Romina Power?


Romina Francesca Power nasce il 2 ottobre del 1951 a Los Angeles, figlia degli attori cinematografici Linda Christian e Tyrone Power, entrambi star di Hollywood. Trascorre i primi anni della propria vita negli Stati Uniti, fino alla morte del padre, avvenuta nel 1958: a quel punto viene affidata - insieme con la sorella più piccola Taryn - alla nonna materna che vive in Messico.

L'arrivo in Italia e l'esordio al cinema

A nove anni, Romina e Taryn, insieme con la madre e il suo nuovo compagno (Edmund Purdom, un attore), si trasferiscono in Italia. Dopo avere studiato in Inghilterra, a tredici anni esordisce come attrice nel film "Mènage all'italiana".

Nel 1966 recita in "Come imparai ad amare le donne" e ottiene il suo primo contratto discografico con la ARC, per la quale incide il 45 giri "Quando gli angeli cambiano le piume".

Al Bano e Romina

Nel 1967 è nel cast del film di "Assicurasi vergine"; nello stesso periodo, durante le riprese del film "Nel sole", conosce sul set Albano Carrisi: da quel momento i due faranno coppia sia nella vita che sul lavoro.

L'anno successivo Romina recita da sola in "Vingt-quatre heures de la vie d'une femme", "Femmine insaziabili" e "I caldi amore di una minorenne", e con Al Bano in "L'oro del mondo", per la regia di Aldo Grimaldi. Nel 1969 è nel cast di "Justine ovvero le disavventure della virtù", e insieme con il compagno in "Pensando a te", di Aldo Grimaldi, e "Il suo nome è Donna Rosa", di Ettore Maria Fizzarotti; come cantante, vince la sezione Disco Verde del Festivalbar con il brano "Acqua di mare", scritto da Al Bano.

Nello stesso anno registra anche "12 canzoni e una poesia": è il primo album da solista di Romina Power.

Gli anni '70

Nel 1970 Romina si sposa con Al Bano e diventa madre della sua prima figlia, Ylenia; inoltre, recita con il marito in due pellicole di Ettore Maria Fizzarotti, "Mezzanotte d'amore" e "Angeli senza paradiso", e partecipa a "Un disco per l'estate" con "Armonia", giungendo al sesto posto.

Nel 1972 è ancora a "Un disco per l'estate" con il brano "Nostalgia", mentre l'anno successivo diventa madre del suo unico figlio maschio, Yari. In seguito pubblica "Ascolta, ti racconto di un amore", il suo secondo album, e partecipa a "Un disco per l'estate" con "E le comete si distesero nel blu".

Nel 1975 appare nel film per la tv "La signora Ava", prima di tornare in sala di incisione per il suo terzo disco, reinterpretazione di "Here, there and everywhere" dei Beatles. Nel 1976 è al "Festival di Sanremo" con "Non due" e partecipa con Albano all'"Eurovision Song Contest" che si svolge all'Aia, giungendo al sesto posto; l'anno successivo recita nel film tv "L'uomo del tesoro di Priamo".

Gli anni '80

Nel 1982 partecipa con Al Bano a Sanremo con il brano "Felicità", che giunge al secondo posto; due anni più tardi, mentre al cinema esce il film di Aldo Grimaldi "Champagne in paradiso", al "Festival di Sanremo" arriva la vittoria con il brano "Ci sarà".

Nel 1985 la coppia è a Goteborg per prendere parte all'"Eurovision Song Contest", che la vede classificarsi anche in questo caso al settimo posto.

Nel 1987 Al Bano e Romina tornano all'Ariston con "Nostalgia canaglia", che arriva al terzo posto; due anni più tardi al Festival viene proposto il brano "Cara terra mia".

Gli anni '90

Nel 1991 va in scena l'ultima apparizione in concorso della coppia a Sanremo: la canzone "Oggi sposi", però, non va più in là dell'ottava posizione. Nel 1994 i due devono affrontare la scomparsa della figlia Ylenia, sparita in circostanze misteriose a New Orleans: non sarà più ritrovata.

Due anni più tardi, Romina torna in televisione per recitare nel film "Il ritorno di Sandokan".

Nel 1998 si esibisce per l'ultima volta con Al Bano, allo Stadio Maracanà di Rio De Janeiro davanti a Papa Giovanni Paolo II; nello stesso anno inizia a condurre su Raiuno "Per tutta la vita", insieme con Fabrizio Frizzi: un'esperienza che durerà fino al 2000. Nel frattempo, si separa legalmente da Al Bano, dopo ventinove anni di matrimonio.

Gli anni 2000

Nel 2002 è accanto a Mara Venier in "Un ponte fra le stelle - La befana dei bambini vittime delle guerre e del terrorismo", su Raiuno, cantando la versione in italiano della canzone principale del film "La vita è bella"; l'anno successivo recita in "Tutti i sogni del mondo".

Nel 2007 lavora al film di Abel Ferrara "Go Go Tales", che viene presentato al Festival di Cannes fuori concorso. L'anno successivo si trasferisce negli Stati Uniti per stare vicina alla madre, malata di tumore al colon, mentre nel 2010 partecipa alla seconda edizione del programma di Raiuno "Ciak… si canta!", con il brano "Acqua di mare".

Gli anni 2010

Nel 2012, superato il lutto per la perdita della madre morta l'anno prima, ritorna alla musica pubblicando, attraverso la Creative and Dreams, il disco "Da lontano" (che in realtà era stato registrato alla fine degli anni Novanta), acquistabile unicamente su iTunes e su Amazon.

Nell'ottobre del 2013 torna a esibirsi con Al Bano a quindici anni di distanza dall'ultima volta in occasione di tre concerti in scena alla Crocus Hall di Mosca, organizzati dall'impresario Andrej Agapov: per l'evento, la coppia canta "Ci sarà", "Libertà", "Che angelo sei", "Dialogo", "Felicità" e "Sharazan".

Successivamente, viene organizzato l'"Al Bano & Romina Power Reunion Tour 2014", che li porta a esibirsi tra aprile e maggio ad Atlantic City, a Montreal e a Niagara Falls, negli Stati Uniti e in Canada.

Nello stesso anno la Power torna al cinema recitando nel film "Il segreto d'Italia", dedicato all'eccidio di Codevigo: la pellicola viene aspramente criticata dall'ANPI, che arriva ad accusare Romina Power di essere fascista.

Nel febbraio del 2015 torna sul palco dell'Ariston insieme con Al Bano, ospiti della prima puntata del "Festival di Sanremo 2015" condotto da Carlo Conti.

14. Biografia di Ernest Renan

Analisi religiose
28 febbraio 1823
2 ottobre 1892

Chi è Ernest Renan?


Joseph Ernest Renan nasce a Tréguier (Francia), nella regione della Bretagna, il 28 febbraio 1823.

Si forma nel seminario di Saint-Sulpice a Parigi ma lo abbandona nel 1845 in seguito a una crisi religiosa per proseguire gli studi filologici e filosofici, con particolare riguardo per le civiltà semitico-orientali.

Nel 1852 consegue il dottorato con una tesi dal titolo "Averroès et l'averroisme" (Averroè e l'averroismo). Nel 1890 pubblica "L'avvenire della scienza" (L'avenir de la science) scritto già nel 1848-1849, un lavoro in cui Renan esprime la fiducia positivistica nella scienza e nel progresso. Il progresso è interpretato da Renan come cammino della ragione umana verso la propria consapevolezza e realizzazione.

Viene poi nominato nel 1862 professore di lingua ebraica al Collège de France; viene sospeso in seguito al duplice scandalo provocato dalla sua lezione introduttiva e dalla pubblicazione della sua opera più nota, la "Vita di Gesù" (Vie de Jésus, 1863) scritta in seguito a un viaggio in Palestina (aprile- maggio 1861). L'opera fa parte della "Storia delle origini del cristianesimo" (Histoire des origines du christianisme, 1863-1881), pubblicata in cinque volumi, di impostazione nettamente anti-cattolica. Renan nega la divinità di Gesù, anche se lo esalta come "uomo incomparabile".

A quest'ultima opera fa seguito la "Storia del popolo di Israele" (Histoire du peuple d'Israël, 1887-1893). Cospicuo il suo lavoro epigrafico e filologico, nonché gli studi archeologici. Interessanti anche i "Saggi di morale e di critica" (Essais de morale et de critique, 1859), "Questioni contemporanee" (Questions contemporaines, 1868), i "Drammi filosofici" (Drames philosophiques, 1886), "Ricordi d'infanzia e di giovinezza" (Souvenirs d'enfance et de jeunesse, 1883).

Renan fu un grande lavoratore. A sessanta anni di età, avendo completato le "Origini della Cristianità", cominciò la già citata "Storia di Israele", basata su una vita di studi sul Vecchio Testamento, e sul Corpus Inscriptionum Semiticarum, pubblicato dalla Académie des Inscriptions sotto la direzione di Renan a partire dal 1881 e fino alla sua morte.

Il primo volume della "Storia di Israele" appare nel 1887; il terzo nel 1891; gli ultimi due postumi. Come storia di fatti e teorie, l'opera mostra molte pecche; come saggio dell'evoluzione dell'idea religiosa, è di straordinaria importanza nonostante alcuni passaggi di frivolezza, ironia e incoerenza; come riflessione sulla mente di Ernest Renan, è l'immagine più viva e realistica.

In un volume di saggi collettivi, "Feuilles détachées", anch'esso pubblicato nel 1891, si può ritrovare la stessa attitudine mentale, un'affermazione della necessità di una pietà indipendente dal dogma.

Durante gli ultimi anni di vita riceve numerose onorificenze e viene fatto amministratore del "Collège de France" e Grande Ufficiale della Legione d'Onore. Due volumi della "Storia di Israele", la corrispondenza con la sorella Henriette, le sue "Lettere a M. Berthelot", e la "Storia della Politica Religiosa di Filippo il Bello", scritta negli anni immediatamente precedenti al suo matrimonio, appariranno durante gli ultimi otto anni del XIX secolo.

Personaggio dallo spirito sottile e scettico, Renan rivolge la sua opera a un ristretto pubblico d'élite, affascinato dalla sua cultura e dallo stile brillante; avrà una grossa influenza nella letteratura e nella cultura francese del suo tempo anche grazie alla reazione che avrebbero avuto le posizioni politiche di destra alle sue idee.

Ernest Renan muore a Parigi i 2 ottobre 1892; è seppellito nel Cimitero di Montmartre a Parigi.

15. Biografia di Omar Sivori

Sinistre magie
2 ottobre 1935
18 febbraio 2005

Chi è Omar Sivori?


Il grande campione argentino Omar Sivori nasce il 2 ottobre 1935 in Argentina, a San Nicolas. Comincia a calciare il pallone nel Teatro Municipale della città. Arriva così al River Plate di Renato Cesarini, ex giocatore della Juventus.

Sivori viene presto soprannominato "el cabezon" (per la grande testa) oppure "el gran zurdo" (per l'eccezionale sinistro di cui è dotato). Con i biancorossi di Buenos Aires, Sivori è campione d'Argentina per un triennio, dal 1955 al 1957.

Sempre nel 1957 con la nazionale argentina vince il campionato sudamericano disputato in Perù, dando vita con Maschio e Angelillo a un trio centrale d'attacco incontenibile.

Poco dopo Sivori raggiungere l'Italia e la Juventus. Anche gli altri due protagonisti argentini partono per il campionato italiano: i tifosi ribattezzeranno i tre come gli "angeli dalla faccia sporca".

Umberto Agnelli, all'epoca presidente, ingaggia Omar Sivori su segnalazione dello stesso Renato Cesarini, pagandolo ben 160 milioni, cifra che consentì al River Plate di ristrutturare il proprio stadio.

Al suo arrivo a Torino, Sivori rivela in breve tutto il suo talento. Sivori non conosce le giocate banali, è nato per stupire, per divertire e per divertirsi. Immenso per i suoi dribbling e le sue finte. Segna e fa segnare. Inganna frotte di terzini e diventa il primo giocoliere del campionato, irridendo, con i suoi calzettoni abbassati (alla "cacaiola", diceva Gianni Brera) e il caratterino che si ritrova, fior di avversari in campo e in panchina. E' considerato l'inventore del cosiddetto "tunnel". Omar non si tira indietro nemmeno quando le sfide si fanno infuocate.

Il suo limite è rappresentato dal nervosismo che lo accompagna: irriverente, provocatore, non sa tenere a freno la lingua, è vendicativo. Nei dodici anni di carriera in Italia accumulerà ben 33 turni di squalifica.

Milita al servizio della Juventus per otto stagioni. Vince 3 scudetti e 3 Coppe Italia e segnando 167 gol in 253 partite.

Nel 1960 con 28 centri vince la classifica dei cannonieri del campionato italiano.

Nel 1961 "France Football" gli assegna il prestigioso "Pallone d'Oro".

Nel 1965 Sivori divorzia dalla Juventus. Si trasferisce al Napoli dove in compagnia di Josè Altafini manda in visibilio la tifoseria partenopea. Abbandona l'attività - causa anche una pesante squalifica - proprio prima della fine del campionato 1968-69 e rientra in Argentina.

Omar Sivori veste per nove volte la maglia azzurra segnando 8 gol e partecipando allo sfortunato Mondiale cileno del 1962.

Dopo tanti anni nel 1994 riprende il rapporto di lavoro con la Juventus, con l'incarico di osservatore per il Sud America.

Omar Sivori è stato anche commentatore per la Rai: poco diplomatico da giocatore, non era cambiato in tv. Andava giù piatto, con giudizi netti, forse troppo per la prudenza dell'emittente di Stato.

Omar Sivori è morto a 69 anni, il 18 febbraio 2005 a causa di un tumore al pancreas. E' morto a San Nicolas, la città a circa 200 chilometri da Buenos Aires, dove era nato, dove risiedeva da molto tempo e dove manteneva un'azienda agricola.

16. Biografia di Sting

Classe e raffinatezza
2 ottobre 1951

Chi è Sting?


Gordon Matthew Sumner, in arte Sting, è nato il 2 ottobre 1951 a Wallsend, Northumberland, nella zona industriale di Newcastle, da una famiglia cattolica praticante di origine Irlandese. Figlio di una parrucchiera e di un ingegnere è il maggiore di quattro figli (due fratelli e due sorelle). In gioventù, a causa del licenziamento del padre, rimasto senza lavoro malgrado le sue alte competenze tecniche, ha passato momenti economicamente davvero difficili. Trovatosi improvvisamente nella necessità di aiutare la famiglia, si mise a fare i lavori più improbabili, come quando fu assunto nella locale centrale del latte.

Ma la voglia di emergere del giovane Gordon era più forte di qualsiasi difficoltà: non a caso la sua ambizione e la sua non comune intelligenza sono noti al pubblico che lo segue. Il campo in cui decide di applicarsi (dopo aver comunque fatto l'insegnante, l'allenatore di calcio di una squadra locale e lo strano lavoro di "scavatore di fossi"), è fra quelli più difficili e ad alto rischio, a patto di non possedere un vero talento. Stiamo parlando ovviamente dell'arte delle sette note, un settore che ha visto decine e decine di musicisti fare la fame, riducendosi a suonare solo in piccoli club.

Il giovane Sting mastica un po' di pianoforte grazie agli insegnamenti della madre, ma suona anche il basso elettrico, dopo aver abbandonato la chitarra (imparata per la voglia di affrontare il repertorio della musica giovane del momento: Beatles e Rolling Stones su tutti) per amore del jazz. Agli inizi della carriera, oltre a suonare in varie formazioni, ha anche fondato un suo gruppo jazz, i "The Phoenix Jazzplayers", presenza costante di un pub chiamato "Wheatsheaf". Ed è proprio in quel periodo che qualcuno gli affibbia il soprannome di Sting.

Racconta lui stesso: "C'era un trombonista che mi trovava simile ad un calabrone con addosso la mia maglietta di calcio a righe gialle e nere. Cominciò a chiamarmi Stinger ("colui che punge"), che poi abbreviò in Sting ("pungiglione"). Al pubblico piaceva e così mi tenni questo nome". In seguito suona con una jazz band molto nota di Newcastle, i "The Riverside Men". Sempre in quegli anni suona anche nella "Newcastle Big Band", gruppo che per due anni partecipa a vari jazz-festival in Spagna e Francia.

Nel 1972 lui e altri tre elementi dei "Newcastle Big Band" lasciano il gruppo dando vita ai "Last Exit" di cui Sting, è il leader e cantante (il primo esempio di esibizione canora di Sting è il singolo "Whispering voices").

Nel 1976 il futuro idolo rock lascia l'insegnamento, che ancora praticava per tirare avanti in una scuola femminile di lingue, per dedicarsi completamente alla musica. In quell'anno i "Last Exit" si trasferiscono a Londra per ottenere un contratto discografico anche se, visto i deludenti risultati ottenuti, tornano a Newcastle, dove sono stati invitati a suonare come supporto alla "Manchester Symphony Orchestra", di cui faceva parte il chitarrista Andy Summers.

Sempre in questo periodo incontra Stewart Copeland, che durante una tournee con i "Curved Air", assiste ad una esibizione dei "Last Exit" in un pub, rimanendo positivamente impressionato dalla forte presenza di Sting. In breve tempo Copeland convince Sting a costituire insieme a lui e al suo Henry Padovani la prima formazione dei "Police". Padovani verrà sostituito dopo breve da Andy Summers: la band dominerà la scena musicale fra gli anni '70 e '80.

I "Police" sono stati effettivamente un fenomeno unico ed irripetibile della scena rock ma dopo dieci anni e tanti album memorabili (ricordiamo: "Outlandes D'Amour", "Reggatta De Blanc", "Zenyatta Mondata", "Ghost in the machine", "Syncronicity"). Tra il 1985 e il 1986 Sting decide di intraprendere la carriera solista. Qualche avvisaglia del desiderio di una maggiore autonomia c'era già stata: aveva inciso una versione del classico anni '30 "Spread a little happiness" per il film "Brimstone and Treacle" e aveva partecipato all'hit dei Dire Straits "Money for nothing", oltre ad avere collaborato con Phil Collins per l'album "No jacket required".

Nel suo primo lavoro solista, "The dream of the blue turtles" - un disco che contiene i due grandi successi "If You Love Somebody" e "Russians" - Sting unisce le sue vicende a quelle di quattro importanti jazzisti, Branford Marsalis al sassofono, Kenny Kirkland alle tastiere, Omar Hakim alla batteria e Darryl Jones al basso.

Nel 1986 Michael Apted filma il tour di Sting e delle Blue Turtles. Da questa esperienza nasce un doppio album dal vivo "Bring on the night". Poi è la volta di "Nothing like the sun", all'interno del quale si trova una gemma come "They dance alone", ed il melanconico "Fragile" divenuto uno dei classici del suo repertorio.

Nel 1988 Sting prende parte al tour di Amnesty International e dedica i due anni successivi alla tutela della foresta pluviale amazzonica. Nel 1991 esce "Soul cages" (con il nuovo hit "All this time"), disco autobiografico come il successivo "Ten summoner's tales", contenente fra l'altro due immancabili successi come "If I ever lose my faith in you" e "Fields of gold".

Dopo una lunga pausa, il cantante inglese si ripresenta nel 1996 con "Mercury falling", disco mercuriale ed irrequieto come già il titolo denuncia, mentre tre anni dopo è la volta di "Brand new day", album davvero memorabile, dove l'enigmatico e raffinato genietto inglese esplora un caleidoscopico mondo di stili e linguaggi musicali, incorporando echi di Miles Davis e di canto gregoriano medioevale, pop algerino e musica country americana.

Sting è un personaggio poliedrico: ha collaborato con numerosi artisti internazionali oltre quelli sin qui citati, tra cui l'italiano Zucchero, e ha recitato anche in alcuni film, tra cui non possiamo dimenticare la pellicola cult "Dune" (1984, sotto la guida della veggente mano del regista David Lynch), film tratto dal romanzo di Frank Herbert.

Ama l'Italia e possiede una bellissima villa in Toscana. Sting viene spesso tirato in ballo nei maliziosi discorsi di gossip per aver dichiarato (confermato dalle interviste alla moglie) di essere praticante della disciplina del sesso tantrico, vantando performance erotiche lunghe più di cinque ore consecutive.