Biografie di personaggi famosi e storici nato il 23 settembre

Biografie di personaggi famosi e storici

Biografie di personaggi famosi nella storia e celebrità nate il 23 settembre

Sommario:

1. Alberto Asor Rosa
2. Augusto
3. Vincenzo Bellini
4. Ray Charles
5. Wilkie Collins
6. John Coltrane
7. Renato Curcio
8. Salvo D'Acquisto
9. Bob Fosse
10. Sigmund Freud
11. Francesco Domenico Guerrazzi
12. Josefa Idem
13. Julio Iglesias
14. Aldo Moro
15. Pablo Neruda
16. Padre Pio
17. Gino Paoli
18. Mario Pincherle
19. Paolo Rossi
20. Romy Schneider
21. Bruce Springsteen

1. Biografia di Alberto Asor Rosa

23 settembre 1933

Chi è Alberto Asor Rosa?


Alberto Asor Rosa nasce il 23 settembre del 1933 a Roma. In seguito alla rivoluzione ungherese, nel 1956 è tra i firmatari del celebre "Manifesto dei 101" mediante il quale diversi intellettuali si esprimono negativamente a proposito dell'intervento sovietico. Il suo lavoro d'esordio è un profilo di Vasco Pratolini, pubblicato a soli venticinque anni. Di formazione marxista, scrive nel 1965 il saggio "Scrittori e popolo" (Samonà e Savelli), in cui definisce e critica il filone populista della letteratura italiana di quegli anni, rappresentata tra l'altro da "Ragazzi di vita", romanzo di Pier Paolo Pasolini. Tra il 1968 e il 1971 dirige la rivista "Contropiano" (è vicino alle posizioni operaiste di Mario Tronti). Mentre insegna all'università di Cagliari, nel 1971 scrive "Thomas Mann o dell'ambiguità borghese"; l'anno seguente diventa professore ordinario di Letteratura italiana all'Università La Sapienza, a Roma.

Nel 1974, dopo aver realizzato il volume "Intellettuali e classe operaia: saggi sulle forme di uno storico conflitto e di una possibile alleanza", Alberto Asor Rosa pubblica "Galilei e la nuova scienza", e per Laterza "La cultura della controriforma"; l'anno seguente per Einaudi si occupa, nel volume "Storia d'Italia", del capitolo "La cultura", e scrive "La lirica del Seicento" e "I poeti giocosi dell'età barocca". Sempre per Einaudi, nel 1977 scrive "Genus Italicum" e "Le due società"; con La Nuova Italia pubblica "Sintesi di storia della letteratura italiana" nel 1979, anno in cui si occupa, per l'Enciclopedia Einaudi, della sezione "Intellettuali". Diventa - inoltre - deputato del Pci, ma lascerà il Parlamento già nel 1980.

Diventato direttore, nel 1981, di "Laboratorio politico" (manterrà la carica per due anni), per Bulzoni scrive "Ungaretti e la cultura romana", mentre nel 1985 pubblica alcune riflessioni politiche in "L'ultimo paradosso". Nel 1990 viene scelto come direttore di "Rinascita", settimanale del Partito Comunista Italiano del quale rimane alla guida per un anno. Nella seconda metà degli anni Novanta, scrive "La sinistra alla prova" (Einaudi) e "Un altro Novecento" (La Nuova Italia). È autore, negli anni successivi, di "Letteratura italiana del Novecento. Bilancio di un secolo" e "Stile Calvino: cinque studi". Nel 2002 viene nominato cittadino onorario di Artena, paese che frequentava da bambino poiché vi abitava la nonna materna, e pubblica il romanzo "L'alba di un mondo nuovo", per Einaudi, ambientato negli anni della Seconda Guerra Mondiale. L'anno successivo, raggiunti i limiti di età per la pensione, lascia l'attività didattica.

Nel 2004 prende la direzione di "Bollettino di italianistica", rivista semestrale di linguistica, filologia, storia letteraria e critica, mentre l'anno seguente dà alle stampe, sempre per Einaudi, il romanzo "Storie di animali e altri viventi". Sempre nel 2005, gli viene dedicato uno studio nel saggio "Critica e progetto. Le culture in Italia dagli anni Sessanta a oggi". Tornato a insegnare nel 2006, sempre alla Sapienza, lavora sulla "Storia europea della letteratura italiana", uscita nel 2009 (anno in cui collabora con Simonetta Fiori a "Il grande silenzio. Intervista sugli intellettuali", Laterza, in cui riflette sulla storia degli intellettuali, specialmente degli ultimi sessanta anni); in seguito scrive il libro "Assunta e Alessandro. Storie di formiche", pubblicato nel 2010.

Nel 2011 suscita scalpore con un articolo sul quotidiano Il Manifesto in cui auspica l'intervento di "una prova di forza che […] scenda dall'alto" e instauri uno "stato d'emergenza" congelando le Camere, sospendendo tutte le immunità parlamentari, restituendo "alla magistratura le sue possibilità e capacità di azione" e stabilendo "d'autorità nuove regole elettorali". Nello stesso anno pubblica "Le armi della critica. Scritti e saggi degli anni ruggenti (1960-1970)", raccolta di saggi di critica letteraria. Nel 2013 pubblica "Racconti dell'errore", raccolta che indaga i temi della morte, del tempo e della memoria.

2. Biografia di Augusto

Le fondamenta di un impero
23 settembre 63 A.C.
19 agosto 14

Chi è Augusto?


Gaio Giulio Cesare Ottaviano Augusto nasce a Roma nel 63 a.C., il padre è Gaio Ottavio e la madre è Azia, la figlia di Giulia, sorella minore di Giulio Cesare. Nel 45 a.C. Cesare lo adotta, poiché egli non ha discendenti maschi. Mentre si trova ad Apollonia, in Grecia, per motivi di studio in attesa di partire per la spedizione contro i Parti, Cesare Ottaviano riceve la notizia della morte di Giulio Cesare avvenuta il 15 marzo del 44 a.C. Torna a Roma per vendicare l'uccisione di Cesare e per raccogliere l'eredità da lui lasciata. All'età di diciannove anni Ottaviano dimostra grande caparbietà e coraggio, riuscendo a tenere testa ai suoi due acerrimi nemici, Marco Antonio e il Senato romano.

Il dissidio tra Ottaviano e Marco Antonio è da subito evidente, poiché quest'ultimo si rifiuta di consegnare subito nelle mani del primo l'eredità di Cesare. Il conflitto più aspro si ha a Modena, in cui Ottaviano appoggiato dai veterani di Cesare e dal Senato ottiene la vittoria contro Marco Antonio.

Nel 43 a.C., accortosi che il Senato appoggia fermamente la forma di governo oligarchica e per cercare di trovare una tregua con Marco Antonio, Ottaviano, in veste di Console, si mette d'accordo con quest'ultimo e Lepido per creare con loro il Triumvirato. Negli anni del Triumvirato i tre ordinano di uccidere i loro nemici, confiscano beni, distribuiscono terre ai veterani di Cesare e arruolano forze militari da impiegare nella battaglia contro i sostenitori di Bruto e Cassio, che si sono rifugiati in Grecia. I tre uomini si spartiscono i territori romani. Nel 42 a.C. le forze armate di Cesare Ottaviano e di Marco Antonio riportano una grande vittoria contro gli uomini di Bruto e Cesare a Filippi.

Nonostante un secondo accordo tra i triumviri e le spartizioni territoriali effettuate, lo scontro tra Marco Antonio e Ottaviano si riaccende, sfociando nella battaglia di Azio del 31 a.C., conclusasi nel 29 a.C. con la vittoria di Ottaviano che nel 27 a.C. riceve l'appellativo di Augusto. Egli ha il compito di riorganizzare l'Impero romano dal punto di vista politico, economico, militare e religioso. Rispettoso delle antiche Istituzioni romane, egli si appresta a dirigere in modo esemplare l'Impero romano. Egli inoltre alla carica di Console romano accumula anche quelle di princeps Senati e di Imperator, Prenome che può trasmettere agli eredi.

Augusto si rende conto che è arrivato il momento di porre fine alla forma di governo repubblicana, poiché il territorio dell'Impero è molto vasto. Egli, infatti, si rende conto che è giunto il momento di portare avanti nell'Impero una riforma costituzionale, è per questo motivo che nel 27 a.C. egli sanziona la fine dell'emergenza militare. Cesare Ottaviano Augusto porta avanti all'interno dell'Impero tutta una serie di importanti riforme tra cui la riforma costituzionale, il riordinamento delle Forze Armate, diminuendo il numero delle Legioni da cinquanta a ventotto e infine a diciotto, da l'ordine di realizzare numerose opere pubbliche per abbellire la Capitale imperiale, Roma. Inoltre a livello amministrativo crea nuove Colonie, Provincie e Prefetture, con l'obiettivo di romanizzarle.

Augusto ha nelle sue mani tutto il potere economico del Principato, ma cerca di assicurarsi del fatto che le risorse siano distribuite equamente, in modo tale da avere l'appoggio di tutte le popolazioni assoggettate. Nelle Provincie fa costruire strade, porti commerciali, nuove attrezzature portuali. Nel 23-15 a.C. riordina anche il sistema monetario. Il suo principato, conosciuto per i suoi caratteri pacifici, in realtà è stato caratterizzato da numerose minacce e conflitti come ad esempio il conflitto che interessa la parte nord-ovest della Penisola Iberica dal 29 a.C. al 19 a.C., la quale poi entra a fare parte dell'Impero. Dopo innumerevoli scontri militari anche il confine danubiano e quello renano vengono inglobati definitivamente nei domini imperiali.

Gaio Giulio Cesare Ottaviano Augusto muore il 19 agosto del 14 d.C., lasciando nelle mani di Tiberio un grande Impero.

3. Biografia di Vincenzo Bellini

I colori della melodia
3 novembre 1801
23 settembre 1835

Chi è Vincenzo Bellini?


Vincenzo Salvatore Carmelo Francesco Bellini, compositore italiano, tra i più celebri operisti dell'800, nasce a Catania il 3 novembre 1801. Studia musica a Catania, poi a Napoli (1819). Tra i suoi maestri vi è Nicola Antonio Zingarelli, che lo indirizza verso lo studio dei classici. Conosce il calabrese Francesco Florimo, con cui instaura una profonda e duratura amicizia; Florimo diventerà bibliotecario del conservatorio di Napoli e sarà biografo dell'amico Bellini, prematuramente scomparso.

Tra le sue prime composizioni, in questo periodo, vi sono opere di musica sacra, alcune sinfonie e alcune arie per voce e orchestra, tra cui la celebre "Dolente immagine", oggi nota per i successivi adattamenti per voce e pianoforte.

Presenta nel 1825 al teatrino del conservatorio "Adelson e Salvini", sua prima opera e lavoro finale del corso di composizione. Solo un anno dopo con "Bianca e Fernando", arriva il primo grande e inaspettato successo. Per non mancare di rispetto al principe Ferdinando di Borbone, l'opera va in scena al teatro San Carlo di Napoli con il titolo modificato in "Bianca e Gernando".

Nel 1827 gli viene commissionata un'opera da rappresentare al Teatro alla Scala di Milano. Bellini lascia Napoli e anche Maddalena Fumaroli, la ragazza di cui è innamorato ma che non aveva potuto sposare a causa dell'opposizione del padre.

A Milano vanno in scena "Il pirata" (1827) e "La straniera" (1829) ottenendo clamorosi successi; nelle pagine della stampa milanese dell'epoca si può apprezzare come Bellini fosse considerato l'unico operista italiano con uno spiccato stile personale in grado di tener testa a quello di Gioacchino Rossini.

"Zaira" nel 1829, rappresentata a Parma, ottiene meno fortuna: sembra che lo stile di Bellini mal si adattasse ai gusti del tradizionalista pubblico di provincia. Delle opere successive le più riuscite sono quelle scritte per il pubblico di Milano: "La sonnambula" (1831), "Norma" (1831) e "Parigi" (I puritani - 1835).

Nello stesso periodo compone anche due opere per il teatro La Fenice di Venezia: "I Capuleti e i Montecchi" (1830), per i quali adatta parte della musica scritta per "Zaira", e la poco fortunata "Beatrice di Tenda" (1833).

La svolta decisiva nella sua carriera come nella sua evoluzione artistica coincide con il suo trasferimento a Parigi. Qui Vincenzo Bellini entra in contatto con alcuni dei più grandi compositori d'Europa (tra cui Fryderyk Chopin); pur conservando intatta l'ispirazione melodica di sempre, il linguaggio musicale dell'italiano si arricchisce di colori e soluzioni nuove.

A Parigi compone numerose romanze da camera di grande interesse, alcune delle quali in francese. E' ormai maturo e pronto per comporre un'opera in francese per il Teatro dell'Opéra di Parigi: purtroppo la carriera e la sua vita vengono stroncate alla giovane età di 33 anni, da un'infezione intestinale probabilmente contratta qualche anno prima.

Vincenzo Bellini viene sepolto vicino a Chopin e Cherubini nel cimitero Père Lachaise, dove la salma rimarrà per oltre quarant'anni, fino al 1876, quando verrà portata nel Duomo di Catania.

A partire dal 1985 fino all'entrata in vigore dell'Euro, la banconota italiana da 5.000 Lire ha mostrato la raffigurazione del volto di Vincenzo Bellini.

4. Biografia di Ray Charles

The Genius
23 settembre 1930
10 giugno 2004

Chi è Ray Charles?


Ray Charles Robinson nasce ad Albany, Georgia il 23 settembre del 1930. Inizia fin da piccolo a cantare in chiesa ma intorno ai cinque anni accusa gravi problemi alla vista, che nel giro di pochi mesi lo porteranno alla cecità.

"The genius", come viene ribattezzato da chi lo conosce bene fin dai suoi esordi, crea il suo primo gruppo, il "McSon Trio" nel 1947, sullo stile del celebre "Nat King Cole trio".

Ray Charles non poteva che ispirarsi a questo gigante della musica, colui che da più parti viene indicato come il vero apripista della musica soul, autore di canzoni memorabili come "I got the woman" o "Unforgettable". Tutti brani che dimostrano come King Cole riuscì a trasformare la musica gospel (di tradizione fondamentalmente religiosa), in qualcosa di laico ma di altrettanto spirituale.

Tutti aspetti che hanno influenzato profondamente l'evoluzione artistica di "The genius" che, grazie al suo grande talento vocale, riusciva a trasformare qualsiasi canzone (che fosse blues, pop o country), in un'esperienza intima e interiore.

Il primo disco, "Confession Blues" (per la Swingtime) è del 1949. Le trasformazioni iniziano quando Ray Charles partecipa alla session di Guitar Slim che darà vita all'eccellente "The things I used to do". Il suo primo grande successo, "I got a woman" (1954) è un esempio lampante di quelle qualità sopra descritte, poi bissato da numerosi altri brani fra i quali è doveroso menzionare "Talkin' bout you", "This little girl of mine" e "Hallelujah I love her so". In tutti questi pezzi, Charles si fa interprete di uno dei più significativi mutamenti nell'evoluzione e nella storia della Black Music, con uno stile che lo avvicina molto al mondo del jazz e della pratica dell'improvvisazione. Non a caso memorabili rimangono alcune sue performance a rinomati Festival jazz, pullulanti di intenditori dalle orecchie preparatissime pronti a stroncare impietosamente chiunque non sia all'altezza delle loro aspettative.

In seguito Ray Charles è approdato a lidi più soft, virando la sua musica verso uno stile pop-orchestrale che lo ha allontanato quasi definitivamente da quelle caratteristiche da lui stesse forgiate. Grandi Hit dell'epoca sono la magica "Georgia on my mind" e "I can't stop loving you" del 1962.

Intorno alla metà degli anni '60 è tormentato da problemi fisici e guai con la legge causati dal consumo di droga pesante iniziato ai tempi di Seattle e interrotto definitivamente proprio in questi anni.

Nel 1980 ha partecipato al film cult "The Blues Brothers" (film cult di John Landis, con John Belushi e Dan Aykroyd), pellicola che ha rilanciato non poco la sua immensa figura.

Poi qualcosa si deve essere rotto dentro di lui: per parecchio tempo il genio del soul è mancato dal palcoscenico così come dalle sale d'incisione, riproponendo solo saltuariamente le perle del passato e costringendo i fan a rivolgersi alla sua discografia, comunque ricca, composta da decine di dischi.

Si è spento il 10 giugno 2004 a Beverly Hills, California, all'età di 73 anni, per le complicazioni di una malattia al fegato.

5. Biografia di Wilkie Collins

Storie color giallo-fantasma
8 gennaio 1824
23 settembre 1889
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Chi è Wilkie Collins?


Wilkie Collins nasce a Londra il giorno 8 gennaio 1824, figlio primogenito del pittore paesaggista William Collins. All'età di tredici anni si trasferisce con la famiglia in Italia e vi rimane per circa due anni. La sua passione per la narrativa viene stimolata ancora di più dalla sua esperienza in collegio. Comincia a scrivere storie di fantasia per evadere dall'oppressione di un bullo che, come lui stesso dice, risveglia il suo potenziale creativo. Wilkie purtroppo è una facile vittima degli scherzi e dello scherno dei suo i compagni, in quanto sin dalla nascita è perseguitato da un aspetto non piacevole e quasi deforme: è, infatti, molto basso, ma con torace e testa sproporzionati e mani e piedi particolarmente piccoli.

Il padre, nonostante le inclinazioni artistiche del figlio, vuole avviarlo ad una carriera nell'avvocatura o nel commercio del tè. Per un breve periodo lavora come apprendista presso dei mercanti di tè, e definisce l'apprendistato mercantile una vera e propria prigionia che alimenta il suo irremovibile desiderio di diventare uno scrittore. Nonostante gli scontri con il padre, di cui mal sopporta la rigidità soprattutto religiosa, finisce per studiare legge senza però mai praticare la professione di avvocato. La conoscenza della legge gli sarà comunque utile per la sua attività di scrittore: gli avvocati saranno gli assoluti protagonisti di molti dei suoi romanzi. Il primo libro che scrive e pubblica nel 1848 è proprio una biografia paterna.

Uno degli incontri più importanti della vita del giovane aspirante scrittore è quello, nel 1851, con Charles Dickens, di cui diviene e resta per tutta la vita non solo amico, ma anche compagno di viaggi: i due vagabondano insieme nei quartieri più dimenticati di Londra e Parigi. Collabora per cinque anni alle riviste dickensiane "Household Words" e "All the year Round" e lo stesso Dickens ne loda la laboriosità e la dedizione. A legare i due scrittori è anche la passione comune per il teatro: Charles Dickens, infatti, recita in ben due melodrammi scritti dal suo fraterno amico e collega.

Per tutta la vita lo sfortunato scrittore soffre di gotta, di dolori reumatici e di seri problemi agli occhi. Per alleviare i dolori di cui è vittima, gli viene prescritto dell'oppio a scopo terapeutico. Ma ben presto, Collins ne diventa dipendente: dipendenza che durerà per tutta la sua vita con frequenti momenti di vero e proprio eccesso.

Wilkie Collins raggiunge la popolarità nel 1860 con il romanzo "La donna in bianco". Il romanzo, pubblicato secondo la tradizione dell'epoca a puntate, inaugura il genere dei romanzi gialli e tratta di uno scambio di persona incentrato sulla somiglianza tra le due protagoniste femminili. Una delle due è la folle Anne Catherick, che il protagonista del romanzo incontra di notte in un parco londinese completamente vestita di bianco. Ad ispirare lo scrittore è l'incontro reale nel 1858 nel Rengent's Park di Londra con una donna fantasma completamente avvolta in una veste bianca. La fugace apparizione lo affascina e incuriosisce a tal punto da indurlo a seguirla. La donna è fuggita da una villa del parco dove viene tenuta prigioniera e curata con le pratiche mediche del mesmerismo, mai riconosciute dalla medicina ufficiale. La donna è Caroline Graves, una vedova con una giovane figlia. Wilkie e Caroline intrecciano una relazione che durerà trent'anni, senza però mai sposarsi. La loro relazione non si interrompe mai nonostante lo scrittore sposi, con un falso nome, la cameriera diciannovenne di sua madre, dalla quale ha tre figli, tutti battezzati con il finto nome dei due coniugi. Caroline stessa si risposa ma vive con il nuovo marito solo per tre anni per poi ritornare a vivere definitivamente con Wilkie Collins, il quale continuerà a condurre fino alla morte una sorta di doppia vita.

Il successo di "La donna in bianco" non rimane isolato, ricevono una favorevolissima accoglienza anche i successivi numerosi romanzi. Tra questi i più noti sono: "Armadale" (1866) "La pietra di luna" (1868). E' quest'ultimo romanzo ad essere considerato il padre delle detective fiction come afferma lo scrittore T.S. Eliot. Il romanzo viene pubblicato a puntate, e, ad ogni nuovo numero della rivista, un pubblico sempre più ansioso attende di seguire le indagini per scoprire chi abbia rubato il prezioso diamante indiano che dà il titolo all'opera, e che è oggetto di una terribile maledizione. Nonostante la malattia, Collins è uno scrittore molto prolifico negli anni successivi continua a scrivere sia romanzi che racconti. Tra i romanzi: "La legge e la signora" (1875), "Uomo e donna" (1870), "La figlia di Jezebel" (1880).

A partire dal 1880 la salute dello scrittore peggiora sempre di più. Nel 1889 a seguito di un incidente in carrozza comincia a soffrire anche di problemi polmonari; Wilkie Collins

muore a Londra il 23 settembre 1889 all'età di 65 anni.

6. Biografia di John Coltrane

Pietre miliari e passi da gigante
23 settembre 1926
17 luglio 1967

Chi è John Coltrane?


John William Coltrane, meglio noto solo come John Coltrane, nasce il 23 settembre del 1926 ad Hamlet, in North Carolina, Usa. È considerato il più grande sax tenore alto della storia del jazz, maestro del sax soprano, anche, che ha saputo riportare in auge dopo decenni di appannamento. Secondo molti pareri critici è da considerare insieme al collega Charlie Parker tra i più grandi innovatori del genere musicale inventato dagli afroamericani tra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX.

Da sempre imitato per lo stile, il tono, le folli dissonanze, ha dato vita ad alcuni dei migliori dischi della storia del Jazz, da "My Favourite Things" a "A love supreme". Alcuni brani da lui composti, come la splendida ballad "Naima", fanno ormai parte del repertorio classico della musica jazz.

Entrambe le famiglie di origine del futuro sassofonista hanno cognomi scozzesi, segno innegabile della loro discendenza africana, esito della tratta dei negri nel cui mercato, com'è noto, il Regno Unito aveva il suo monopolio dal centro America in su, soprattutto sulle coste orientali del Nuovo Mondo.

Sua madre si chiama Alice Gertrude Blair, ed avrà una forte influenza su di lui. Suo padre invece viene da una famiglia non particolarmente ben vista ad Hamlet, ed ha quale unico merito quello di aver avviato il proprio figlio alla musica, seppur in un modo del tutto indiretto. Sarto, violinista dilettante egli stesso, muore molto probabilmente quando il piccolo John si iscrive alle scuole medie, dove comincia a suonare il sassofono alto e il clarinetto, oltre al tenore, senza tuttavia mai riporre speranze nella musica quale mezzo per il proprio sostentamento futuro. Passeranno molti anni prima che la stella di Coltrane sbocci e venga riconosciuta unanimemente.

La svolta per il giovane John arriva intorno al 1944, quando si trasferisce a Filadelfia per frequentare la scuola di musica Granoff Studios. Ad entusiasmarlo, in quegli anni, convincendolo che il sassofono avrebbe fatto definitivamente parte della sua vita, sono i musicisti Lester Young e Johnny Hodges, di cui ascolta la musica e se ne innamora.

L'anno dopo, il sassofonista si arruola in marina e comincia a fare della musica il proprio lavoro, suonando in alcune cocktail band di Filadelfia. Ritornato alla vita civile, nel 1946, si dà da fare in moltissime orchestre, nelle quali apprende le sonorità del Rhythm and blues, genere che avrà molta importanza per la sua maturazione artistica. L'esperienza blues lo coinvolge fino al 1948, quando si ritrova membro fisso dell'orchestra che accompagna i cantanti ospiti del leggendario Apollo Theatre di Harlem, a New York.

In questo periodo, dal 1947 circa sino al 1951, John Coltrane sfiora alcuni dei mostri sacri del be-bop americano, talvolta suonandoci insieme, seppur per brevi sessioni, osservandoli e ascoltandoli suonare nel pieno delle loro evoluzioni artistiche. Incrocia musicisti come Miles Davis, Sonny Rollins, Art Blakey, e nel biennio 1949-1951 suona per parecchi mesi con il grande trombettista Dizzy Gillespie, a quel tempo uno dei pochi "puliti" del jazz americano, impegnato nella dura e dolorosa lotta per salvare i migliori talenti di sempre dalla morsa dell'eroina (uno su tutti, il mitico Charlie Parker, vittima proprio di quegli anni).

Risale al 1955 la prima vera assunzione di Coltrane con un grande del tempo. Miles Davis lo vuole con sé, infatti, nella sua formazione fissa. Tuttavia l'esperienza tra loro, la prima, dura appena un anno e Davis lo licenzia, raccontando di un Coltrane ancora lontano da una vera e propria definizione stilistica, immaturo e privo di una sua personalità artistica.

Sette mesi dopo dal licenziamento però, sempre nel 1956, John Coltrane trova impiego presso uno dei più grandi sperimentatori del jazz di tutti i tempi, il quale sarà di importanza capitale per la sua maturazione musicale: il grande Thelonious Monk. 'Trane, come viene ribattezzato in quegli anni, suona nel quartetto fisso che si esibisce al Five Spot di New York, insieme al grande pianista, da cui apprende a piene mani lo sperimentalismo, ispirandosi a nuove e più intricate sonorità.

Il sassofonista, che avrebbe in futuro definito Monk un "architetto musicale di primissimo ordine", in quel periodo si reca ogni giorno a casa del pianista, costringendolo ad insegnargli tutte le sue conoscenze in ambito musicale. È la svolta per lui, complice anche l'abbandono dell'eroina, la droga che fino a quel momento gli aveva impedito di concentrarsi pienamente nello studio dello strumento.

È l'epoca in cui nascono gli "sheets of sound", le "cortine o lastre di suono", secondo la definizione che ne dà qualcuno sui giornali dell'epoca, parlando delle sonorità sviluppate da 'Trane a quei tempi. Il sassofonista si imbatte nelle composizioni di Monk e nei mesi in cui suona al Five Spot cerca e trova la propria strada, lavorando sugli armonici, prolungando i suoi assolo fino all'estremo, traendo i propri leggendari "cries", lamenti o grugniti sonori, direttamente dal repertorio blues, suonato anni prima e riproposto durante le vertiginose session dal vivo.

Quando ritorna con Miles Davis nel 1958, Coltrane è un musicista diverso, compiuto, in piena e forte evoluzione. Risale proprio a questo periodo una leggendaria incisione di "Round midnight", nella quale si intravede tutto il talento in fibrillazione del nuovo 'Trane. Da questo anno comincia il suo momento d'oro il quale, dopo una sfortunata tournee europea, culmina nel 1960 con la pubblicazione da parte dell'Atlantic del suo primo, grande disco da solista, "Giant step".

Il passo che fa Coltrane è davvero gigantesco, perché il lavoro contiene capolavori del genere come la sua "Naima", dedicata alla moglie, "Countdown" e "Cousin Mary". In questi brani si può notare la piega presa dalla sua improvvisazione, ormai versata nello stile lanciato da Davis e fatto proprio da Coltrane: quello modale.

Alla fine dello stesso anno il sassofonista conquista critica, colleghi e pubblico con la prima di una interminabile (e spesso abusiva) serie di incisioni riguardanti il suo brano più celebre, "My favourite things", che segna anche l'esordio per lui, dal punto di vista discografico, al sassofono soprano, strumento caduto in sordina dopo l'eclissi di Sidney Bechett.

Nel periodo di "My favourite things", Coltrane dà vita al suo quartetto, che avrebbe sancito la nascita di un nuovo modo di intendere il be-bop. Si lega al batterista Elvin Jones e al grande pianista McCoy Tyner, entrambi solisti negli anni a venire, tirando dentro quale ultimo tassello anche il contrabbasso dell'altrettanto formidabile Jimmy Garrison.

Per tutto il 1961 il sassofonista sperimenta e incide, e dà vita ad alcune composizioni memorabili, tra le quali compare anche un altro grandissimo talento, il polistrumentista Eric Dolphy. "Africa", "Impressions", "Olè" e "Spiritual" sono brani che rendono bene l'idea del talento di 'Trane, la cui evoluzione in quel periodo scende sempre più verso l'Africa, strizzando l'occhio all'India e ai suoi "raga" tradizionali.

In questo periodo le case discografiche Atlantic e Impulse fanno a gara per avere le sue incisioni, talvolta pregne di componimenti autografi, altre figlie di particolari rivisitazioni di standard indimenticati. Ma è tra il 1964 e il 1965 che John Coltrane realizza il suo capolavoro di mistica e musica, soul afroamericano e ascendenze indiane, con il noto disco "A love supreme". Il brano omonimo che dà il titolo all'opera consta di una suite in quattro parti, la quale vuole essere un vero e proprio canto di lode divino, una preghiera, un inno. La durata, nelle varie versioni, non è mai inferiore ai trenta minuti.

È il massimo per la sua arte e i successivi dischi che incide, come "Meditations" e "Om" (una chiara evocazione brahmanica), per quanto notevoli, non riescono a raggiungere le vette raggiunte alla fine del 1965.

Qualche mese dopo inoltre Coltrane prende sotto di sé un grande discepolo, Pharoah Sanders, il quale si pone con lui nelle esibizioni dal vivo e in alcune brevi incisioni, in un modo del tutto dialettico, prendendo a piene mani dal maestro e portando la sua musica all'estremo, variandola sempre e rendendola ancora più unica.

Si segnala in questo periodo il tour in Giappone, di grande successo, e l'annullamento improvviso da parte del sassofonista della sua venuta in Europa, probabilmente a causa dei suoi problemi di salute.

Quanto ai dischi, le sue ultime incisioni risalgono al febbraio e al marzo del 1967, dopo un memorabile concerto tenuto con Ornette Coleman al Village di New York. In questa fase è stato possibile ritrovare, com'è evidente nei dischi pubblicati postumi dai titoli "Expressions" e "Interstellar space", un cambio di rotta a dir poco straordinario in 'Trane, esito della sua continua ricerca, tale da far parlare di una sorta di "nuova musica da camera", per quando di discendenza assolutamente afro.

Il 17 luglio del 1967, nell'ospedale di Huntington, a Long Island, John Coltrane muore a causa di un cancro al fegato.

Dei quattro figli avuti con Alice Coltrane, Ravi è diventato un apprezzato musicista.

7. Biografia di Renato Curcio

Una stella, cinque punte
23 settembre 1941

Chi è Renato Curcio?


Renato Curcio nasce a Monterotondo (Roma) il 23 settembre 1941. Nasce da una relazione extraconiugale tra la madre Jolanda Curcio, giovane ragazza pugliese emigrata a Roma, e Renato Zampa, fratello del noto regista cinematografico Luigi Zampa.

Vive un'infanzia difficile a causa dei lavori precari della madre. Viene presto segnato dalla morte dello zio Armando, operaio presso la Fiat, ucciso nel 1945 da una rappresaglia dell'RSI (Repubblica Sociale Italiana, nota popolarmente come Repubblica di Salò, denominazione assunta dal governo fascista instaurato nel territorio italiano occupato dai nazisti, e fondata da Mussolini nel 1943).

Renato trascorre la sua adolescenza tra Milano e Alberga, dove frequenta la militanza cattolica. Si diploma all'Istituto Galileo Galilei di Campochiesa, frazione di Albenga.

Nel 1962 si trasferisce a Trento e si iscrive alla Storica facoltà di sociologia, dalla quale qualche anno più tardi (1968) partiranno le note mobilitazioni studentesche. A Trento conosce Margherita "Mara" Cagol, la quale diventerà sua moglie. Nel 1967 fondano il gruppo di studio "Università Negativa": il gruppo svolge un'attività di analisi e formazione teorica attraverso lo studio e la rilettura di testi ignorati dai corsi universitari. Fra gli autori vi sono Che Guevara, Mao Tse-Tung, Herbert Marcuse, Cabral, Panzieri.

In questi anni matura il proprio "credo ideologico" all'interno delle lotte universitarie, aderendo ad alcuni piccoli gruppi di estrema sinistra. Per un certo periodo condivide la propria abitazione con Mauro Rostagno, personaggio di sinistra, colto e carismatico, che verrà anche soprannominato il "Che" di Trento.

Completerà tutti gli esami, poi per scelta politica, deciderà di non laurearsi.

Curcio, entrato a far parte della rivista di ispirazione marxista-leninista "Lavoro Politico", ha modo di esprimere opinioni distanti dalla lotta armata.

Il ripensamento sul tema della violenza arriva dopo (e con tutta probabilità anche causato da) gli scontri di Avola del 2 dicembre 1968: nell'occasione la polizia sparò sui braccianti uccidendone due e continuando a sparare senza sosta per 25 minuti.

All'inizio del mese di novembre del 1969 ci si trova in piena contestazione studentesca: Curcio partecipa all'ormai famoso Convegno di Chiavari presso l'hotel Stella Maris. Qui vengono gettate le basi per l'avvio della lotta armata in Italia, a cui prende parte anche un nucleo di appartenenti al Collettivo politico metropolitano di Milano. L'anno successivo vengono fondate le Brigate Rosse: è il mese di maggio del 1970 quando nel quartiere di Lorenteggio, a Milano, appaiono i primi volantini con la stella a cinque punte.

Curcio è alla guida delle BR insieme alla moglie Mara e ad Alberto Franceschini. La prima azione sovversiva avviene il 17 settembre 1970, quando il gruppo fa saltare in aria il garage di Giuseppe Leoni, dirigente dell'azienda SIT Siemens. SIT Siemens, Pirelli, Alfa Romeo sono le prime industrie dove il partito armato si insedia.

Nel 1974 Curcio viene arrestato. Grazie ad un'azione capeggiata da Mara, Curcio riesce ad evadere nel febbraio del 1975. Nell'estate dello stesso anno la moglie muore durante un conflitto a fuoco con le forze dell'ordine. Renato Curcio viene nuovamente arrestato all'inizio del 1976 (grazie all'infiltrazione all'interno delle BR di Silvano Girotto, passato poi alla storia come "Frate Mitra").

Con la morte di Mara e con la carcerazione dei leader Curcio e Franceschini, la direzione del movimento passò in mano ad esponenti della cosiddetta "ala militarista" capeggiata da Mario Moretti che porterà il gruppo in seno alla triste stagione degli omicidi e dei ferimenti che l'Italia conoscerà dalla seconda metà degli anni '70.

Sebbene Curcio non avesse mai teorizzato la violenza come spargimento di sangue, mai si è pentito delle sue scelte. Rimasto in carcere dal 1976 fino al 7 aprile del 1993, oggi è direttore editoriale nella cooperativa "Sensibili alle foglie", per la quale ha scritto libri sul tema del precariato sociale ("Il dominio flessibile", "Il consumatore lavorato" e "L'azienda totale").

8. Biografia di Salvo D'Acquisto

Il sacrificio e la memoria
15 ottobre 1920
23 settembre 1943

Chi è Salvo D Acquisto?


Salvo D'Acquisto nasce il 15 ottobre del 1920 a Napoli, nel rione Antignano in via San Gennaro, in un edificio di quattro piani, Villa Alba. Suo padre, Salvatore, ha origini palermitane, mentre sua madre, Ines, è napoletana.

Primo di cinque figli (gli altri sono Franca, Rosario, Erminia e Alessandro), Salvo cresce seguendo una rigorosa educazione cattolica sin dalla più tenera età e frequenta l'asilo dalle salesiane Figlie di Maria Ausiliatrice nel quartiere Vomero in via Alvino.

Dopo le elementari (scuola "Vanvitelli") e le medie, si iscrive al liceo "Giambattista Vico", terminato il quale riceve la cartolina militare per il richiamo di leva; si arruola - il 15 agosto del 1939 - come volontario nei Carabinieri, nella cui arma hanno militato o militano il nonno materno e tre zii.

Nell'arma dei Carabinieri

Dopo avere frequentato la Scuola Allievi, viene promosso carabiniere e inviato alla Legione Territoriale di Roma. Qui rimane per alcuni mesi, prestando servizio al Nucleo Fabbriguerra a Roma Sallustiana.

In seguito parte volontario per la Libia con la 608esima Sezione Carabinieri nei pressi di Tripoli: è il 23 novembre del 1940, e sono passati pochi mesi dall'inizio della Seconda Guerra Mondiale. Nonostante una ferita alla gamba, Salvo decide di rimanere in zona d'operazioni con il suo reparto, ma a causa della febbre malarica è costretto a ritornare in Italia.

Dal settembre del 1942 frequenta la Scuola Allievi Sottufficiali Carabinieri di Firenze, e pochi mesi più tardi viene nominato sottufficiale. Quindi, dopo avere ottenuto il grado di vice brigadiere, viene inviato a Torrimpietra, presso la stazione dei Carabinieri locale: una zona rurale lungo la via Aurelia, a diverse decine di chilometri da Roma (in un territorio che oggi fa parte del Comune di Fiumicino).

L'incontro con le SS naziste

In seguito al proclama Badoglio dell'8 settembre del 1943, Salvo D'Acquisto deve fare i conti con la presenza di un reparto delle SS giunto sul posto: alcuni uomini delle truppe tedesche, infatti, si accasermano in diverse postazioni usate in precedenza dalla Guardia di Finanza a Torre di Palidoro, una località che fa parte della giurisdizione territoriale dei Carabinieri di Torrimpietra.

In questa occasione, il 22 settembre, alcuni militari delle SS sono vittime dell'esplosione di una bomba a mano avvenuta nel corso di un'ispezione di casse abbandonate contenenti munizioni: due soldati rimangono feriti e altri due muoiono. La responsabilità dell'episodio viene attribuita ad alcuni attentatori locali, e il comandante del reparto tedesco chiede la collaborazione dei Carabinieri del posto: a rispondere alla richiesta è Salvo D'Acquisto, a causa dell'assenza del maresciallo comandante.

Di fronte alle minacce tedesche di rappresaglie nel caso in cui non vengano rintracciati i colpevoli del misfatto, il vice brigadiere napoletano si mette in cerca di informazioni attendibili a proposito dell'accaduto, e ribatte alle SS che il tutto è da ritenersi un incidente fortuito.

Per un'ordinanza del feldmaresciallo Kesselring, tuttavia, i tedeschi non recedono dalla propria posizione, e impongono una rappresaglia. Il 23 settembre vanno in scena i rastrellamenti che portano alla cattura di ventidue persone scelte in maniera del tutto casuale tra i residenti del posto, mentre una squadra armata preleva forzatamente Salvo D'Acquisto dalla caserma e lo porta nella piazza principale di Palidoro, insieme con gli altri ostaggi.

Nel corso di un rapido interrogatorio, tutti gli italiani presenti si dichiarano innocenti; nel frattempo, il vice brigadiere è separato rispetto ai rastrellati, tenuto sotto controllo dai militari tedeschi, che non mancano di prenderlo a bastonate e di picchiarlo: egli, tuttavia, mantiene un dignitoso contegno. A quel punto i tedeschi chiedono a Salvo D'Acquisto di indicare i nomi dei responsabili, e il carabiniere risponde che l'esplosione era stata casuale: insomma, di responsabili non ce ne sono.

Un'azione eroica

In seguito, D'Acquisto e gli ostaggi vengono portati fuori dal paese: ai rastrellati vengono consegnate delle vanghe e viene imposto di scavare per ottenere una grande fossa comune in vista della loro fucilazione. Gli scavi durano per qualche ora; in seguito, però, gli ostaggi vengono tutti - inaspettatamente - rilasciati ad eccezione di D'Acquisto.

Quest'ultimo, infatti, si autoaccusa dell'attentato, pur non essendone responsabile, per salvare la vita dei ventidue prigionieri, che in effetti vengono subito liberati e scappano. Salvo D'Acquisto rimane all'interno della fossa davanti al plotone pronto a mettere in atto l'esecuzione. Prima di essere ucciso, egli lancia l'urlo "Viva l'Italia!"; quindi i tedeschi lo fucilano senza pietà. Il suo corpo viene poi ricoperto dai militari, con il terriccio scavato in precedenza. Aveva meno di 23 anni.

Oggi a Salvo D'Acquisto e alla memoria del suo sacrificio sono intitolati monumenti, viali e caserme. La sua figura fu anche ricordata da papa Giovanni Paolo II, che in un discorso ai Carabinieri (26 febbraio 2001) ebbe modo di affermare: "La storia dell'Arma dei Carabinieri dimostra che si può raggiungere la vetta della santità nell'adempimento fedele e generoso dei doveri del proprio stato. Penso, qui, al vostro collega, il vice-brigadiere Salvo D'Acquisto, medaglia d'oro al valore militare, del quale è in corso la causa di beatificazione."

9. Biografia di Bob Fosse

L'amore per la danza
23 giugno 1927
23 settembre 1987

Chi è Bob Fosse?


Nato il 23 giugno 1927 a Chicago, Robert Louis Fosse, danzatore, regista e coreografo, è tra i più amati e rappresentati nel mondo, geniale innovatore nel teatro moderno musicale.

Con il suo stile caratteristico e inconfondibile, nella sua carriera e nella vita privata si alternano successi strepitosi sul palcoscenico a disastri sentimentali e insuccessi nella vita privata.

Il fallimento di tre matrimoni, l'amore per il suo lavoro e l'ambizione sfrenata, gli faranno perdere la figlia, la moglie, la fidanzata e, come inevitabile conclusione della trasgressione e gli eccessi che lo hanno contraddistinto, la sua stessa vita. Grazie al suo stile di danza energico e vitalissimo era considerato una leggenda vivente di Broadway (non a caso il film "All that Jazz" è la sua biografia cinematografica).

Figlio d'arte, debuttò giovanissimo a Broadway. Negli anni '50 recitò in molti musical, senza però emergere. Più fortuna ebbe come coreografo e regista teatrale.

Nel cinema esordì alla regia solo nel 1968 con "Sweet Charity - Una ragazza che voleva essere amata" (con Shirley MacLaine), adattamento musicale di "Le notti di Cabiria" di Federico Fellini. Con il successivo "Cabaret" (1972), ispirato ad un romanzo di Cristopher Isherwood, Bob Fosse confeziona un film di grandissimo successo che suggella il divismo di Liza Minnelli. Il film, percorso da toni e atmosfere espressionistiche, è ambientato nella Berlino degli ultimi anni della Repubblica di Weimar, con il nazismo già in fase di irresistibile ascesa.

Il successivo "Lenny" (1974, con Dustin Hoffman) racconta, con una ricercata tecnica da reportage, la vita dell'attore Lenny Bruce, noto per le sue battaglie contro il perbenismo dominante, la corruzione politica e la guerra del Vietnam.

Nel 1978, con "All that Jazz" (con Roy Scheider e Jessica Lange), ritorna al suo genere prediletto: il musical impegnato. Il film, che è una drammatica e sofferta meditazione sulla morte, riesce a conciliare una visione tragica con la spettacolarità del musical.

Il mondo dello spettacolo torna in "Star 80" (1983, con Eric Roberts), una drammatica storia di amore e morte, sullo sfondo del mondo della rivista Playboy.

Bob Fosse è morto all'età di 60 anni a Washington D.C. il 23 Settembre 1987, stroncato da un infarto.

10. Biografia di Sigmund Freud

Tutti sul lettino
6 maggio 1856
23 settembre 1939

Chi è Sigmund Freud?


Sigmund Freud nasce il 6 Maggio 1856 a Freiberg, in Moravia, città allora dominata dall'impero asburgico. La sua è una tipica famiglia di commercianti. Laureatosi in medicina nel 1881, e dopo un trasferimento di tutta la famiglia a Vienna, lavora per un certo periodo nel laboratorio di neurofisiologia diretto da Brücke.

Nel 1882, per ragioni economiche, abbandona la ricerca scientifica e si dedica alla professione medica, specializzandosi in neurologia. Nel 1885 ottiene una borsa di studio che gli permette di accedere alla leggendaria scuola di neuropatologia della Salpetrière, diretta dal celebre Charcot. Questa esperienza assai intensa e l'incontro-conoscenza con il grande scienziato, lascia una profonda impressione sul giovane studioso. Ciò però non toglie che Freud in seguito mantenne sempre un atteggiamento assai originale ed autonomo rispetto alle convinzioni dell'illustre studioso. Ad esempio, il futuro padre della psicoanalisi mal accettava le conclusioni di Charcot circa l'isteria, da lui considerata come una malattia dovuta a cause organiche, paragonandola poi ad una sorta di stato di ipnosi. Nondimeno, per Freud cominciano a prendere corpo alcune osservazioni sul ruolo della sessualità nel comportamento umano, proprio a partire da osservazioni che per Charcot erano marginali, come quella della connessione fra isteria e sessualità.

Nel 1886 si sposa con Martha Bernays, che in seguito gli darà ben sei figli (la più famosa tra loro è Anna Freud, continuatrice della ricerca del padre nell'ambito della psicoanalisi infantile). Il 1889, invece, è segnato da un aperto contrasto con Charcot. Il nodo del contendere è il ruolo dell'ipnosi, disciplina che Freud ha modo di studiare in una scuola specializzata di Nancy e che procura su di lui forte impressione oltre che notevole interesse scientifico.

Tornato a Vienna, si dedica completamente alla professione di neurologo. Nel frattempo stringe amicizia con Josef Breuer, con il quale pubblica nel 1895 gli "Studi sull'isteria" e con cui inizia quella grande avventura intellettuale e clinica che lo porterà alla fondazione della psicoanalisi. Gli inizi, ironia della sorte, sono dovuti proprio al comune interesse per l'ipnosi. Breuer, infatti, utilizzando questo metodo, era riuscito a far ricordare ad una sua paziente (la celebre Anna O. degli scritti freudiani), gli eventi traumatici connessi con l'insorgere dell'isteria. Avvertendo però che nella paziente si stava sviluppando una forma di amore e di dipendenza nei suoi confronti (quel fenomeno che poi verrà denominato "transfert"), Breuer aveva interrotto la terapia affidando la paziente a Freud il quale, dal canto suo, riescirà, a guarire la giovane. Il risultato è connesso ad un'altra celebre "invenzione" freudiana, quasi un'icona del suo metodo, il famoso "lettino" dello psicoanalista, che permette al paziente, in quel caso appunto Anna O., di esprimere il proprio magma interiore attraverso l'uso terapeutico della parola. E' la cosiddetta "talking cure", come la definì la stessa Anna. Se dovesse nascere un registro incaricato di certificare la data di nascita della psicoanalisi, quello sarebbe sicuramente il momento prescelto...

Nel 1899 (ma con data simbolica del 1900) Freud pubblica un'altra opera dagli esiti rivoluzionari e per certi versi sconvolgenti: "L'interpretazione dei sogni". E' una tappa che segna una svolta dell'intero pensiero occidentale, attraverso i parallelismi fra logica razionale e logica del sogno e il disvelamento del linguaggio "geroglifico" attraverso cui i sogni parlano all'essere umano concreto che ne è portatore. A partire da allora, il peso che i sogni avranno nell'opera di Freud di farà sempre più ingente, così come l'attenzione e l'approfondimento che lo psicologo dedicherà loro. Questo approccio del tutto singolare non mancherà di suscitare numerose reazioni, perlopiù di venate di scetticismo se non di aperta denigrazione. In particolare, comunque, vengono prese di mira le sue teorie sulla sessualità, per tacere delle reazioni indignate nei confronti delle scoperte "scandalose" circa le dinamiche della sessualità infantile. In una società dalla mentalità gretta, chiusa e conservatrice com'era la Vienna di allora (non certo però dal punto di vista artistico e letterario, che anzi godette di una stagione altamente rivoluzionaria da quel punto di vista), non poteva passare incolume uno studioso che definiva nei suoi libri il bambino come un "perverso polimorfo". Naturalmente, il senso di quelle definizioni era del tutto travisato...

Nel 1908 si svolge finalmente il primo Congresso della Società psicoanalitica Internazionale, che vede presenti, tra gli altri, Jung e Adler. Entrambi, fra l'altro, prenderanno in seguito direzioni diverse: l'uno dando origine ad una forma diversa di psicologia del profondo, la cosiddetta "psicologia analitica", l'altro chiamando la propria teoria "psicologia individuale".

All'alba dell'avvento dei drammatici fatti che segneranno l'Europa, l'epilogo di questa epopea intellettuale non poteva che esser tragico. Nel 1933 a Berlino i nazisti ormai al potere bruciano, in un rogo libresco tristemente famoso, anche le opere dell'ebreo Freud, complice oltretutto di una strenua resistenza all'avanzare della barbarie nazista.

Nel 1938 la situazione è talmente insostenibile che è costretto ad andarsene. Si trasferisce a Londra dove, dopo un solo anno, muore per un cancro alla bocca, per il quale gli era stata anche asportata la mascella. E' il 23 Settembre 1939, la seconda guerra mondiale è alle porte, epitome di quell'istinto di morte così presente nelle opere del grande rivoluzionario del pensiero.

Opere:

-Studi sull'isteria (1895 con Breuer)

-Le origini della psicoanalisi. Lettere a Fliess (1887-1902)

-L'interpretazione dei sogni (1900)

-Psicologia della vita quotidiana (1901)

-Tre saggi sulla vita sessuale (1905)

- Il motto di spirito e le sue relazioni con l'inconscio (1905)

-Totem e tabù (1912-13)

-Introduzione alla psicoanalisi (1915-17)

-Metapsicologia (1915-17)

-Al di là del principio di piacere (1920)

-Autobiografia (1925)

-Il problema dell'analisi dei non medici (1926-27)

-L'avvenire di un'illusione (1927)

-il disagio della civiltà (1929)

-Casi clinici (1932)

-Analisi terminabile e analisi interminabile (1937)

-Costruzioni nell'analisi (1937)

-L'uomo Mose è la religione monoteistica (1934-38)

11. Biografia di Francesco Domenico Guerrazzi

Patriota irrequieto
12 agosto 1804
23 settembre 1873

Chi è Francesco Domenico Guerrazzi?


Francesco Domenico Guerrazzi nasce a Livorno il 12 agosto 1804, da Francesco Donato e Teresa Ramponi. La sua indole di polemista spesso violento lo porta, già da ragazzo, a duri scontri con il padre fino alla fuga da casa. Patriota mazziniano, politico e, soprattutto, scrittore romantico e retorico, con i suoi romanzi storici - i più celebri dei quali rimangono "La battaglia di Benevento" (1827) e "L'assedio di Firenze" (1863) - esercita una notevole influenza sulla gioventù italiana. Ma anche opere come "L'asino" (1858) e "Beatrice Cenci" (1854) ottengono grande successo.

L'incontro con George Gordon Byron, che avviene a Pisa nel 1821, incide non poco nel suo stile letterario: a lui Guerrazzi dedica la sua prima opera, "Stanze alla memoria di Lord Byron", del 1825. Nel 1831 aderisce alla "Giovine Italia" di Giuseppe Mazzini, scelta che gli costa, nel 1832 e negli anni seguenti, ripetuti arresti. L'amor di patria lo spinge ad aderire ai moti politici del 1848, in seguito ai quali diviene prima Ministro dell'Interno del granducato, quindi membro del Triumvirato nel governo provvisorio di Toscana, insieme a Montanelli e Mazzoni, e infine Dittatore in Toscana. Ma è un'esperienza molto breve perché con il ritorno del Granduca, nel 1849, è condannato, nonostante la sua "Apologia" (1851), all'esilio in Corsica, dove rimane per circa dieci anni.

Nel 1861 Guerrazzi viene eletto deputato nel Parlamento italiano, carica che conserva fino al 1870 esercitando una dura e costante opposizione a Cavour. Muore tre anni dopo, il 23 settembre 1873, all'età di 69 anni, nella sua azienda agricola di Cecina, proprio mentre il positivismo, il nuovo illuminismo proveniente dalla Francia, dilaga rendendo inesorabilmente obsoleto il suo idealismo romantico.

Repubblicano atipico, entusiasta ma critico, fustigatore di costumi e dissacratore, anticlericale ma profondamente convinto della bontà del messaggio cristiano, Francesco Domenico Guerrazzi rappresenta, con il suo coniugare provocatoriamente sacro e profano, la voce fuori dal coro che rifiuta ogni compromesso e che entusiasma il popolo.

Considerato dapprima un personaggio minore, la sua figura è stata recentemente rivalutata e codificata fra i protagonisti più irrequieti e nobili del Risorgimento Italiano.

Le altre opere di Guerrazzi: "Isabella Orsini, duchessa di Bracciano" (1844); "Discorso al principe e al popolo" (1847); "Il Marchese di Santa Prassede, ovvero la vendetta paterna" (1853); "La torre di Nonza" (1857); "Pasquale Sottocorno. Memoria" (1857); "Pasquale Paoli ossia la Rotta di Pontenuovo. Racconto Corso del Secolo XVIII" (1860); "Alla mia Patria" (1860); "L'assedio di Roma" (1864); "Il buco nel muro - Storia che precede il secolo che muore" (1875); "Il secolo che muore" (1885); "Isabella Orsini, duchessa di Bracciano" (1888).

12. Biografia di Josefa Idem

Persistere e vincere
23 settembre 1964

Chi è Josefa Idem?


Josefa Idem nasce a Goch, in Germania, il 23 settembre del 1964. Canoista tedesca, naturalizzata italiana a partire dal 1990, campionessa mondiale e olimpica nella specialità del kayak individuale. Vanta 35 medaglie tra Olimpiadi, mondiali ed europei. È, inoltre, la prima ed unica donna nella storia della canoa italiana che ha vinto un Campionato Mondiale ed un'Olimpiade.

Smessa l'attività sportiva, ha rivolto il proprio interesse a livello civile e politico, soprattutto nella regione nella quale risiede ormai da anni, l'Emilia-Romagna, oltre che nella città di Ravenna. Parla ottimamente il tedesco, sua lingua naturale, il francese, l'inglese e l'italiano.

L'incontro con la canoa per la piccola Josefa arriva all'età di undici anni. Tuttavia, inizialmente e per molti anni ancora, quella che diventerà la sua futura disciplina olimpica, rimane solo un divertimento. La Idem infatti, fino al suo diploma, conseguito a pieni voti in una scuola tedesca, si dedica soprattutto allo studio. Le lingue principalmente sono la sua grande passione, ragion per cui si diploma proprio in questo indirizzo specifico.

Diciottenne, Josefa deve compiere una scelta e, alla fine, si lascia prendere dalla passione per lo sport. Entra allora nella nazionale tedesca e due anni dopo, ventenne, si aggiudica la medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Los Angeles, esattamente nel 1984. La specialità è il kayak in coppia, K2 sui 500 metri, e con lei c'è Barbara Schuttpelz.

Il 1985 segna il suo passaggio al K1, la canoa individuale, che diventa la sua vera specialità. Per due anni si presenta puntualmente alle finali mondiali di kayak individuale, ma non riesce ad andare oltre il quinto posto. Altrettanto deludente, sia dal punto di vista individuale che a squadre, è l'esperienza alle Olimpiadi di Seul, nel 1988. Arriva rispettivamente nona e quinta e, nello stesso anno, prendendo coscienza dei limiti della federazione tedesca per quanto concerne questa disciplina sportiva, decide di trasferirsi in Italia, onde dare una svolta alla sua carriera di atleta. A novembre, è nel Bel Paese, determinatissima.

Si affida allora, anima e corpo, com'è il caso di dire, all'allenatore Guglielmo Guerrini. Il cambiamento si nota immediatamente e Josefa Idem si guadagna due terzi posti ai mondiali, nel K1 sui 500 metri e sui 5.000.

L'anno dopo, la bella Josefa e il suo allenatore convolano a nozze. Il matrimonio consente alla canoista tedesca di ottenere la residenza italiana e potersi naturalizzare anche dal punto di vista sportivo.

Ai mondiali del 1990 pertanto Josefa Idem gareggia con la maglia della nazionale italiana e vince il suo primo titolo iridato nel K1 sui 500, oltre al bronzo nei 5000.

L'anno dopo, ai mondiali, ottiene piazzamenti esattamente invertiti, con l'oro nel K1 5000 metri e il bronzo nel K1 500 metri.

Nel 1992 diventa cittadina italiana a tutti gli effetti. Nello stesso anno allora, per la prima volta come italiana e non da naturalizzata, prende parte ai Giochi Olimpici di Barcellona, in Spagna, ma non riesce ad andare sopra il quarto posto. Nel 1994, ai Campionati del Mondo, a Mexico City, arriva terza.

Intanto, il 30 aprile del 1995, nasce Janek, il suo primo figlio.

Nel 1996, alle Olimpiadi di Atlanta, vince il bronzo nel K1 500. Da questo momento in poi, la Idem comincia a vincere di tutto, diventando nell'arco di un decennio l'atleta donna italiana che ha vinto di più negli sport individuali. Dal 1997 sino al 2002 vince tre titoli mondiali, cinque titoli europei e la medaglia d'oro nel K1 500 metri alle Olimpiadi di Sydney, esattamente nel 2000.

L'anno dopo questo importante risultato, nasce anche il suo secondo figlio, Jonas.

Il 2001 è anche l'anno della sua entrata in politica. Josefa Idem si candida per le liste dell'Ulivo e viene eletta al Comune di Ravenna, città nella quale risiede da anni, divenendo Assessore allo Sport. Mantiene la carica fino al 2007.

A conferma della sua straordinaria forza atletica, 15 mesi dopo il suo secondo parto, all'età di 40 anni, Josefa si rimette in discussione, aggiudicandosi la medaglia d'argento ai Giochi di Atene del 2004, sua sesta olimpiade in carriera.

Non contenta, nel 2008, quarantatreenne, ottiene anche la medaglia d'argento alle Olimpiadi di Pechino, sempre nella sua specialità del kayak individuale sui 500 metri.

Infine, il 20 agosto del 2010, batte ogni record quanto a partecipazioni mondiali e olimpiche, gareggiando ai mondiali di Sezged. E' inoltre l'atleta femminile con più olimpiadi disputate in assoluto, non solo a livello nazionale.

Dal 2000 circa, sposa molte campagne di sensibilizzazione, come quella per l'Aism, ossia l'associazione italiana che si occupa della sclerosi multipla, e quella per la donazione di organi, che dal 2002 la impegna nella sua regione.

Dal 2005 collabora con La Gazzetta dello Sport. Al termine del suo impegno politico a livello locale, nel febbraio del 2007 viene nominata membro della Commissione Scientifica per la Vigilanza e il Controllo sul Doping per la tutela della Salute nelle Attività Sportive, al Ministero della Salute. Dello stesso anno poi, il suo esordio letterario, con la pubblicazione dell'autobiografia "Controcorrente", edita dalla casa editrice Sperling & Kupfer.

Nell'agosto del 2011, grazie ai risultati di Sezged, si qualifica per le Olimpiadi di Londra del 2012, a cui parteciperà - all'età di quarantasette anni - per battere un nuovo record di presenze ma soprattutto per vincere ancora.

Capolista per l'Emilia-Romagna per il Senato, è eletta alle elezioni politiche del 2013: alla fine del mese di aprile viene nominata ministro per le pari opportunità, lo sport e le politiche giovanili del governo Letta.

13. Biografia di Julio Iglesias

La musica del cuore
23 settembre 1943

Chi è Julio Iglesias?


Julio Iglesias nasce il 23 settembre del 1943 a Madrid. E' il primo figlio del medico Julio Iglesias Puga e di Maria del Rosario de la Cueva y Perignat. Sin da piccolo mostra una certa predisposizione per il calcio e inizia la carriera di professionista giocando nel ruolo di portiere nella sezione giovanile del Real Madrid.

Nonostante il suo desiderio di diventare un calciatore professionista, non abbandona gli studi e si iscrive alla facoltà di Legge presso L'Università di Madrid sperando di entrare a far parte del corpo diplomatico. La sua vita viene stravolta a vent'anni quando rimane coinvolto in un terribile incidente stradale che lo lascia semi-paralizzato per un anno e mezzo.

Durante il periodo della convalescenza le speranze che ricominci a camminare si rivelano minime e Julio per superare il dolore comincia a suonare, scrivere poesie e canzoni. La chitarra gli viene regalata dal suo infermiere, Eladio Magdaleno, e Julio impara a suonarla quel minimo che gli consente di mettere in musica le sue poesie.

Data la sua condizione di ex-sportivo le cui speranze sono state stroncate dal destino, le sue poesie sono in prevalenza tristi e malinconiche. Julio si interroga per lo più sul destino degli uomini. Il suo è però solo un modo per alleviare la sofferenza, egli non pensa minimamente alla possibilità di poter diventare un cantante professionista.

Grazie all'assistenza del padre, che per un anno abbandona l'esercizio della sua professione per seguirlo nella riabilitazione, Julio Iglesias riacquista l'uso delle gambe. Una volta guarito si trasferisce per un periodo a Londra per imparare l'inglese ed è in Inghilterra che comincia a cantare nei pub durante i fine settimana. A Cambridge, dove frequenta la Bell's Language School, conosce Gwendolyne che gli ispira una delle sue canzoni più celebri. In questo periodo continua a scrivere canzoni che tenta di vendere ad una casa discografica, dove lo convincono a partecipare al Festival della Musica di Benidorm, che vince nel luglio del 1968 con la canzone "La vida sigue igual".

Dopo la vittoria del festival firma il suo primo contratto discografico con la Discos Columbia. Da questo momento comincia la sua carriera trionfale che lo vede anche in tournée in America e poi al Festival di Vina del Mar in Cile.

Gira anche il suo primo film, che porta il titolo del suo primo successo "La vida sigue igual". Nel 1971 sposa Isabel Preysler Arrastria dalla quale ha tre figli: Isabel nel 1971, Julio José nel 1973 ed Enrique Miguel nel 1975 (il quale diventerà un cantante pop di fama internazionale con il nome di Enrique Iglesias). I due si separano però poco dopo la nascita dell'ultimo figlio nel 1978.

La sua fama di cantante intanto è mondiale; Julio Iglesias incide dischi in italiano, francese, portoghese, inglese, tedesco e persino giapponese. Diventa così l'artista più popolare del mondo con ben 250 milioni di dischi venduti e una enorme quantità di premi, tra cui una Stella nell'ormai leggendario marciapiede hollywoodiano e ben 2600 dischi tra platino e oro.

Julio segue personalmente tutte le fasi del suo lavoro dall'elaborazione delle canzoni alle registrazioni in studio. I primi venti dischi sono scritti, infatti, completamente di suo pugno. La sua vita personale è animata e ricca di eventi quanto la sua vita professionale e diventa presto fonte di curiosità e speculazione, così come le sue amicizie con uomini potenti e capi di stato, la sua passione per il vino e la sua incredibile memoria per i volti e i numeri.

Nel 1997 viene alla luce il suo quarto figlio, Miguel Alejandro. La nuova moglie si chiama Miranda, modella olandese conosciuta nel 1990 a Giacarta. Sempre nel 1997 ottiene l'importante "Premio Ascap", prestigioso riconoscimento che viene consegnato per la prima volta ad un artista sudamericano e che lo vede entrare nell'Olimpo della musica accanto a personaggi del calibro di Ella Fitzgerald, Barbra Streisand e Frank Sinatra.

Il sindaco di Miami, dove Julio risiede, istituisce addirittura il "giorno di Julio Iglesias". Nel 1999 Miranda dà alla luce il loro secondo figlio, Rodrigo, e due anni dopo le gemelle Victoria e Cristina. Nel 2002 Julio perde la madre in onore della cui attività di sostenitrice dei poveri e bisognosi, presenta insieme al fratello Carlos il progetto per la costruzione di un Centro servizi Sociali intitolato alla madre e incorporato alla parrocchia del Corpus Christi.

All'età di 61 anni Julio nascere il suo secondo fratello frutto delle seconde nozze del padre, che, nel 2005 a 91 anni, annuncia la nascita di un altro figlio, che purtroppo però non arriverà a veder nascere.

Julio continua ad incidere dischi e a tenere concerti in tutto il mondo dividendosi tra le sue abitazioni a Punta Cana nella repubblica Domenicana, a Marbella in Spagna e a Miami.

Nel 2007 vede la luce il quinto figlio, Guillermo, avuto con Miranda, che sposa nel 2010 dopo venti anni di fidanzamento. Attualmente si dedica alla nuova registrazione dei suoi più grandi successi, di cui è già uscito un volume che ha venduto 100 mila copie in poche settimane.

14. Biografia di Aldo Moro

Agnello sacrificale
23 settembre 1916
9 maggio 1978

Chi è Aldo Moro?


L'ex presidente della Democrazia Cristiana, assassinato dalle Brigate Rosse nel 1978, nasce il 23 settembre 1916 a Maglie, in provincia di Lecce. Dopo aver conseguito la maturità classica al Liceo "Archita" di Taranto si iscrive a Giurisprudenza presso l'Università di Bari, conseguendo la laurea con una tesi su "La capacità giuridica penale". La tesi, ripresa ed approfondita, costituirà la sua prima pubblicazione scientifica e lo avvierà alla carriera universitaria.

Dopo qualche anno di carriera accademica, fonda con alcuni amici intellettuali nel 1943, a Bari, il periodico "La Rassegna" che uscirà fino al 1945, anno nel quale sposa Eleonora Chiavarelli, con la quale avrà quattro figli. In quello stesso periodo, diventa Presidente del Movimento Laureati dell'Azione Cattolica, ed è direttore della rivista "Studium" di cui sarà assiduo collaboratore, impegnandosi a sensibilizzare i giovani laureati all'impegno politico. Nel 1946 viene eletto all'Assemblea Costituente ed entra a far parte della Commissione dei "75" incaricata di redigere il testo costituzionale. Inoltre, è relatore per la parte riguardante "i diritti dell'uomo e del cittadino". E' anche vicepresidente del gruppo Dc all'Assemblea.

Nelle elezioni del 18 aprile 1948 viene eletto deputato al Parlamento nella circoscrizione Bari-Foggia e viene nominato sottosegretario agli Esteri nel quinto Gabinetto De Gasperi mentre non si arresta la sua inesauribile attività di insegnante e di didatta, con molteplici pubblicazioni a suo nome.

Diventato Professore ordinario di Diritto Penale all'Università di Bari, nel 1953: viene rieletto al Parlamento diventando Presidente del gruppo parlamentare Dc alla Camera dei Deputati. Anche la sua carriera politica, a quanto sembra non conosce segni di cedimento di nessun tipo. Unomo solido e determinato, diventa nel 1955 ministro di Grazia e Giustizia nel primo governo Segni.

Nel 1956, nel corso del VI Congresso nazionale della Dc che si svolse a Trento, consolidò la sua posizione all'interno del Partito. Fu infatti tra i primi eletti nel Consiglio nazionale del Partito. l'anno dopo, diventa ministro della Pubblica Istruzione nel governo Zoli. Si deve a lui l'introduzione dell'educazione civica nelle scuole. Rieletto alla Camera dei Deputati nel 1958, è ancora ministro della Pubblica Istruzione nel secondo Governo Fanfani.

Il 1959 è un anno importantissimo per Aldo Moro. Si svolge infatti quel VII Congresso della Democrazia Cristiana che lo vedrà trionfatore, tanto che gli viene viene affidata la Segreteria del Partito, incarico riconfermatogli nel tempo e che manterrà fino al gennaio del 1964. Ma un altro anno assai importante, anche alla luce della tragica vicenda che colpirà il politico doroteo, è il 1963 quando, rieletto alla Camera, è chiamato a costituire il primo governo organico di centro-sinistra, rimanendo continuamente in carica come Presidente del Consiglio fino al giugno del 1968, alla guida di tre successivi ministeri di coalizione con il Partito socialista.

E' in pratica la realizzazione "in nuce", del famoso "compromesso storico" di invenzione dello stesso Aldo Moro (uso ad usare espressioni come "convergenze parallele"), ossia quella manovra politica che contmplava il riavvicinamento delle frange comuniste e di sinistra verso l'area moderata e centrista.

Il tumulto e il dissenso che tali situazioni "di compromesso" suscitano soprattutto all'interno degli elettori del PCI, ma soprattutto all'interno dei moderati, si concretizzano nelkle lezioni del 1968 quando Moro viene sì rieletto alla Camera, ma le elezioni puniscono di fatto, dati alla mano, i partiti della coalizione e determinano la crisi del centro-sinistra. detto questo, è inevitabile che ne risenta anche il peso prestigio dello stesso Aldo Moro. Ad ogni modo, rimangono sempre i ministeri e infatti dal

1970 al 1974, assume, anche se con qualche intervallo, l'incarico di ministro degli Esteri. A conclusione di questo periodo, ritorna alla presidenza del Consiglio formando il suo IV ministero che dura sino al gennaio 1976.

Nel luglio del 1976 viene eletto Presidente del Consiglio nazionale della Dc.

Il 16 marzo 1978, il tragico epilogo della vita dello sfortunato politico. Un commandos di Brigate Rosse irrompe nella romana via Fani, dove in quel momento transitava Moro allo scopo di recarsi in Parlamento per partecipare al dibattito sulla fiducia del quarto governo Andreotti, il primo governo con il sostegno del Pci, massacra i cinque uomini di scorta e rapisce lo statista. Poco dopo, le Brigate rosse rivendicano l'azione con una telefonata all' Ansa. Tutto il Paese percepisce chiaramente che quell'attentato è un attacco al cuore dello Stato e alle istituzioni democratiche che Moro rappresentava.

18 marzo una telefonata al ''Messaggero'' fa trovare il ''Comunicato n.1'' delle Br, che contiene la foto di Aldo Moro e annuncia l'inizio del suo ''processo'' mentre, solo il giorno dopo, Papa Paolo VI lancia il suo primo appello per Moro. I servizi segreti di tutto il mondo, anche se le segnalazioni furono tante e precise, non riuscirono a trovare la prigione dei terroristi, ribattezzata "prigione del popolo", e da cui Moro invocava incessantemente, tramite numerose lettere, una trattativa.

Il 9 maggio, dopo più di cinquanta giorni di prigionia ed estenuanti trattative con gli esponenti dello Stato di allora, anche lo statista viene barbaramente assassinato dalle BR, ormai convinte che quella sia l'unica strada coerente da intraprendere. La sua prigionia aveva provocato ampi dibattiti fra coloro che erano disposti a cedere alle richieste dei brigatisti e chi invece era nettamente contrario per non legittimarli, dibattito che lacerò letteralmente in paese sul piano sia politico che morale.

A tale rovente clima dialettico pose fine la drammatica telefonata degli aguzzini di Moro, i quali resero noto direttamente ad un alto esponente politico che il corpo di Moro poteva essere rinvenuto cadavere nel bagagliaio di un'auto in via Caetani, emblematicamente a metà strada tra Piazza del Gesù, sede della Democrazia Cristiana, e via delle Botteghe Oscure, sede storica del Partito Comunista Italiano. Secondo le ricostruzioni, ancora frammentarie malgrado i molti anni trascorsi, lo statista sarebbe stato ucciso dal brigatista Moretti nel garage di via Montalcini, il covo usato dai brigatisti appunto come ''prigione del popolo''.

La moglie Eleonora e la figlia Maria Fidae, basandosi sull'acquisizione di nuovi elementi, hanno recentemente deciso di rompere il lungo muro del silenzio che da anni ha avvolto la vicenda, chiedendo la riapertura delle indagini sul caso Moro.

I servizi italiani hanno centrato un importante bersaglio il 14 gennaio 2004 con l'arresto dei brigatisti Rita Algranati e Maurizio Falessi, latitanti nel Nord Africa. La prima fu già condannata all'ergastolo per il delitto Moro.

Oggi Alessio Casimirri, marito della Algranati, rimane l'unico imprendibile latitante del gruppo delle Br che partecipò all'agguato di Via Fani.

15. Biografia di Pablo Neruda

La meraviglia delle parole
12 luglio 1904
23 settembre 1973

Chi è Pablo Neruda?


Nasce il 12 luglio 1904 a Parral (Cile), non lontano dalla capitale Santiago. Il suo vero nome è Neftali Ricardo Reyes Basoalto.

Il padre rimane vedovo e nel 1906 si trasferisce a Temuco; qui sposa Trinidad Candia.

Il futuro poeta comincia presto a mostrare interessa per la letteratura; il padre lo avversa ma l'incoraggiamento arriva da Gabriela Mistral, futuro Premio Nobel, che sarà sua insegnante durante il periodo di formazione scolastica.

Il suo primo lavoro ufficiale come scrittore è l'articolo "Entusiasmo y perseverancia" e viene pubblicato a soli 13 anni sul giornale locale "La Manana". E' nel 1920 che per le sue pubblicazioni inizia ad utilizzare lo pseudonimo di Pablo Neruda, che in seguito gli verrà riconosciuto anche a livello legale.

Neruda nel 1923 ha solo 19 anni quando pubblica il suo primo libro: "Crepuscolario". Già l'anno seguente riscuote notevole successo con "Venti poesie d'amore e una canzone disperata".

A partire dal 1925 dirige la rivista "Caballo de bastos". Intraprende la carriera diplomatica a partire dal 1927: viene nominato prima console a Rangoon, poi a Colombo (Ceylon).

Nel 1930 sposa una olandese a Batavia. Nel 1933 è console a Buenos Aires, dove conosce Federico Garcia Lorca. L'anno successivo è a Madrid dove stringe amicizia con Rafael Alberti. Allo scoppio della Guerra Civile (1936) parteggia per la Repubblica e viene destituito dall'incarico consolare. Si reca quindi a Parigi. Qui diviene console per l'emigrazione dei profughi cileni repubblicani.

Nel 1940 Neruda viene nominato console per il Messico, dove incontra Matilde Urrutia, per la quale scrive "I versi del capitano". Viene eletto senatore nel 1945 e si iscrive al partito comunista.

Nel 1949 dopo un periodo di clandestinità, per sottrarsi al governo anticomunista di Gabriel González Videla, fugge dal Cile e viaggia attraverso Unione Sovietica, Polonia e Ungheria.

Tra il 1951 e il 1952 passa anche per l'Italia; vi ritorna poco dopo e si stabilisce a Capri. Tra il 1955 e il 1960 viaggia in Europa, Asia, America Latina.

Nel 1966 la sua persona è oggetto di una violenta polemica da parte di intellettuali cubani per un suo viaggio negli Stati Uniti.

Pablo Neruda riceve il Premio Nobel per la Letteratura nel 1971. Muore a Santiago il 23 settembre 1973.

Tra le sue opere più importanti vi sono "Residenza sulla terra", "I versi del Capitano", "Cento sonetti d'amore", "Canto generale", "Odi elementari", "Stravagario", "Le uve e il vento", il dramma "Splendore e morte di Joaquin Murieta" e il libro di memorie "Confesso che ho vissuto".

16. Biografia di Padre Pio

Segnato dalla santità
25 maggio 1887
23 settembre 1968

Chi è Padre Pio?


San Pio da Pietrelcina, noto anche come Padre Pio, al secolo Francesco Forgione, nasce il 25 maggio 1887 a Pietrelcina, piccolo comune campano vicino Benevento, da Grazio Forgione e Maria Giuseppa Di Nunzio, piccoli proprietari terrieri. La madre è una donna molto religiosa, alla quale Francesco rimarrà sempre molto legato. Viene battezzato nella chiesa di Santa Maria degli Angeli, l'antica parrocchia del paese, posta nel Castello, nella parte alta di Pietrelcina.

La sua vocazione si manifesta sin dalla più tenera età: giovanissimo, a solo otto anni, rimane per ore davanti l'altare della chiesa di Sant'Anna a pregare. Iniziato il cammino religioso con i frati cappuccini, il papà decide di emigrare in America per affrontare le spese necessarie per farlo studiare.

Nel 1903, a quindici anni, arriva al convento di Morcone e il 22 gennaio dello stesso anno indossa il saio di cappuccino prendendo il nome di Fra' Pio da Pietrelcina: viene destinato a Pianisi, dove rimane fino al 1905.

Dopo sei anni di studi compiuti in vari conventi, tra continui ritorni al suo paese per motivi di salute, viene ordinato sacerdote nel duomo di Benevento il 10 agosto 1910.

Nel 1916 parte per Foggia, presso il convento di Sant'Anna, e il 4 settembre dello stesso anno viene mandato a San Giovanni Rotondo, dove vi resterà per il resto della vita.

Appena un mese dopo, nella campagna di Piana Romana, a Pietrelcina, riceve per la prima volta le stigmate, subito dopo scomparse, almeno visibilmente, per le sue preghiere. Questo avvenimento mistico porta un aumento del pellegrinaggio, sul Gargano, da ogni parte del mondo. In questo periodo inizia anche a soffrire di strane malattie di cui non si è mai avuta un'esatta diagnosi e che lo faranno soffrire per tutta l'esistenza.

Dal maggio del 1919 all'ottobre dello stesso anno riceve la visita di diversi medici per esaminare le stigmate. Il dottor Giorgio Festa ha modo di dire: "...le lesioni che Padre Pio presenta e l'emorragia che da queste si manifesta hanno un'origine che le nostre cognizioni sono ben lungi dallo spiegare. Ben più alta della scienza umana è la loro ragione di essere".

A causa del gran polverone sollevato dal caso delle stigmate, nonché dell'inevitabile, enorme curiosità suscitata dal fatto a prima vista del tuttto "miracoloso", la chiesa gli vieta, dal 1931 al 1933 di celebrare messe.

La Santa Sede lo sottopone inoltre a numerose inchieste per accertare l'autenticità del fenomeno e indagare sulla sua personalità.

La salute non buona lo costringe ad alternare alla vita conventuale continue parentesi di convalescenza al suo paese. I superiori, d'altronde, preferiscono lasciarlo alla calma dei suoi luoghi natali, dove secondo la disponibilità delle proprie forze, aiuta il parroco.

Dalla sua guida spirituale nascono i Gruppi di Preghiera, che rapidamente si diffondono in tutta Italia e in vari paesi esteri. Nello stesso tempo attua il sollievo della sofferenza costruendo, con l'aiuto dei fedeli, un ospedale, al quale dà il nome di "Casa Sollievo della Sofferenza", e che è diventato nel tempo un'autentica città ospedaliera, determinando anche un crescente sviluppo di tutta la zona, un tempo deserta.

Secondo varie testimonianze altri doni straordinari accompagnarono Padre Pio per tutta la vita, in particolare, l'introspezione delle anime (era capace di radiografare l'anima di una persona al solo sguardo), il profumo che faceva sentire a persone anche lontane, il beneficio della sua preghiera per i fedeli che ricorrevano a lui.

Il 22 settembre 1968, a ottantuno anni, Padre Pio celebra la sua ultima messa e nella notte del giorno 23 muore portando con se il mistero di cui tutta la sua vita è stata in fondo ammantata.

Il 2 maggio 1999 Papa Giovanni Paolo II lo ha proclamato Beato. Padre Pio da Pietrelcina è stato canonizzato il 16 giugno 2002.

17. Biografia di Gino Paoli

Con la classe della semplicità
23 settembre 1934

Chi è Gino Paoli?


Tutti lo credono genovese, e in un certo senso lo è, Gino Paoli, il cantautore che ha scritto alcune tra le più belle pagine della musica italiana di questo secolo. Ma, di fatto, l'autore di "Senza fine" e di "Sapore di sale" è nato il 23 settembre 1934 a Monfalcone.

Ma è a Genova, dove si è trasferito da bambino, che Gino Paoli - dopo aver fatto il facchino, il grafico pubblicitario e il pittore raggranellando più premi che quattrini - debutta come cantante da balera, per poi formare un band musicale con gli amici Luigi Tenco e Bruno Lauzi. Finché la gloriosa casa Ricordi, che aveva tenuto a battesimo Bellini e Donizetti, Verdi e Puccini, decise di estendere la propria attività alla musica leggera e scritturò questo cantante dalla strana voce miagolante. Nel 1960 realizza "La gatta", un pezzo rigorosamente autobiografico: parlava della soffitta sul mare dove Gino viveva. Il disco vendette 119 copie, poi scomparve e infine tornò tramutandosi, inaspettatamente, in un successo da 100 mila copie la settimana.

Intanto era nata la love story con Ornella Vanoni, cantante scoperta da Giorgio Strehler, che convinse il cantautore genovese a scrivere per lei "Senza fine", il pezzo che la rese famosa. Quindi Mina, sconsigliata da molti, incise "Il cielo in una stanza", con l'esito che tutti sappiamo.

Seguono "Sassi", "Me in tutto il mondo" (1961), "Anche se" (1962), "Sapore di sale", "Che cosa c'è" (1963), "Vivere ancora" (1964) tutti brani divenuti dei classici e tradotti in molte lingue.

Gino Paoli assieme a suoi "quattro amici" dà vita, a Genova, alla canzone d'autore, forma di espressione musicale rivoluzionaria che mira ad esprimere sentimenti e fatti di vita reale con un linguaggio non convenzionale; la canzone, insomma, cessa di essere puro intrattenimento e abbandona l'oleografia per diventare forma d'arte a tutti gli effetti.

Ormai lo squattrinato pittore è un cantante famoso. L'anno prima c'era stato il boom di "Sapore di sale", arrangiata da Ennio Morricone con gli interventi al sax di Gato Barbieri. E tuttavia un pomeriggio d'estate il cantautore ormai ricco e celebre si era puntato una Derringer al cuore. "Volevo vedere cosa succede", spiegherà poi. Il proiettile è tuttora nel suo petto, come un souvenir.

Intanto Paoli scopre e lancia altri artisti: Lucio Dalla, clarinettista jazz, del quale produce il primo disco, o il refrattario Fabrizio De André "costretto" con la forza a cantare con lui al Circolo della Stampa di Genova. Capita anche che gli interpreti più disparati si "impadroniscano" del canzoniere paoliano: mostri sacri degli anni 50 come Claudio Villa, Carla Boni, Jula De Palma, Joe Sentieri, cantanti lirici come Anna Moffo, attrici come Lea Massari e Catherine Spaak, protagonisti degli anni '60 quali Umberto Bindi, Luigi Tenco, Gianni Morandi. Più avanti la musica di Gino Paoli coinvolgera' altri famosi cantanti tra i quali Patty Pravo e Franco Battiato. Importante, negli anni '80, la collaborazione con Zucchero, giovane ancora agli esordi, che contribuirà al suo successo.

Ma con il crescere della popolarità subentrerà nell'uomo Paoli una crisi che lo porterà fuori dalla scena musicale per alcuni anni di riflessione.

Il gran ritorno di Paoli avviene con due album coraggiosi e anarchici, nei quali soprattutto il mondo giovanile si riconosce. Il primo, pubblicato a metà degli anni '70, ha un titolo emblematico, "I semafori rossi non sono Dio", ed è stato realizzato su musiche del catalano Jean Manoel Serrat. Il secondo esce nel 1977, tre anni dopo, e si intitola "Il mio mestiere". Entrambi parlano di libertà, democrazia, emarginazione, diversità.

Questa maturazione continua a segnare tutti i suoi dischi dei successivi vent'anni. Seguono la trionfale tournée del 1985 con Ornella Vanoni, l'esperienza di deputato del Pci, poi diventato Pds, e quella di assessore comunale ad Arenzano.

L'autunno successivo esce "Senza contorno, solo... per un'ora", un live di brani del suo repertorio riadattati in chiave jazz, con gli inediti "Senza contorno" e "La bella e la bestia", cantata da Gino con la figlia Amanda Sandrelli e tratta dalla colonna sonora dell'omonimo film Disney. Col cinema, del resto, Paoli aveva già avuto a che fare quando, per "Prima della rivoluzione" di Bertolucci, aveva composto "Vivere ancora" e "Ricordati", per poi scrivere "Una lunga storia d'amore" (1984) e "Da lontano" (1986), rispettivamente per i film "Una donna allo specchio" e "La sposa americana", entrambi con Stefania Sandrelli.

In quegli anni pubblica dischi i cui contenuti attingono dalla sua vasta esperienza umana: "La luna e mister Hyde" e "Averti addosso" (1984), "Cosa farò da grande" (1986), "L'ufficio delle cose perdute" (1988), e poi ancora "Ciao salutime un po' Zena", dedicato alla canzone ligure, "Ha tutte le carte in regola", omaggio allo scomparso cantautore livornese Piero Ciampi, "Matto come un gatto" (1991).

Nel 1991 ecco il successo clamoroso di "Matto come un gatto" e del singolo "Quattro amici al bar" (con intervento di Vasco Rossi).

Nella primavera del 1993, "King Kong" e, due anni dopo, "Amori dispari" in cui torna ad affermare il primato dei sentimenti in un mondo che li nega.

In "Appropriazione indebita" (1996) il cantautore "si impadronisce" di una manciata di classici della canzone internazionale e traduce in una sorta di autoritratto, le pagine di Lennon, Cat Stevens, Aznavour, Stevie Wonder, James Taylor e altri.

"Pomodori" (1998) e "Per una storia" (2000) nuove pagine di un uomo che non rinuncia a coltivare sotto i capelli bianchi l'innocenza, lo stupore e la fantasia d'un eterno bambino.

Nel 2002 esce l'album di inediti "Se", il cui singolo "Un altro amore" viene presentato al "52° Festival di Sanremo", dove ottiene un grande successo di pubblico e di critica, confermandolo autentico protagonista della scena musicale italiana, sempre capace di rinnovarsi, pur mantenendo le forme ed i contenuti cantautorali che da sempre lo contraddistinguono.

Il grande evento "Pavarotti and Friends", sempre nel 2002, lo vede sul palcoscenico insieme a personaggi del calibro di James Brown, Sting, Lou Reed, Grace Jones, Zucchero, Bocelli, a suggellare l'impegno sociale di cui è sempre stato portavoce.

L'anno si chiude con un bilancio di oltre settanta concerti effettuati con l'Orchestra ritmo-sinfonica Dimi di Roma tra i maggiori teatri italiani e gli spazi all'aperto più suggestivi.

Nel 2004, a Sanremo, viene conferito a Gino Paoli il "Premio alla Carriera". Nello stesso anno si esibisce in alcuni dei più importanti festival jazz italiani con "Un incontro di jazz" insieme agli amici Enrico Rava, Danilo Rea, Rosario Bonaccorso e Roberto Gatto, avvicinandosi a questo raffinato genere musicale, da sempre una delle sue passioni più grandi.

Tra i suoi ultimi lavori "Ti ricordi? No, non mi ricordo" composto di dolci duetti con Ornella Vanoni, uscito alla fine di settembre 2004, dopo il compleanno dei due grande interpreti. Dischi successivi sono "Storie" (2009) e "Due come noi che..." (2012, Gino Paoli assieme a Danilo Rea).

Il 17 maggio 2013 viene eletto presidente della SIAE: i suoi obiettivi sono quelli di combattere la pirateria e di favorire il diritto d'autore. Si dimette dalla carica il 24 febbraio 2015, in seguito alle indagini della Guardia di Finanza italiana che lo vedono accusato di evasione fiscale, per trasferito in Svizzera 2 milioni di euro.

18. Biografia di Mario Pincherle

Antichi misteri e moderne evidenze
9 luglio 1919
23 settembre 2012

Chi è Mario Pincherle?


Mario Pincherle nasce a Bologna il 9 luglio 1919 da una famiglia di origini ebree. Il padre, Maurizio, ordinario di clinica pediatrica all'Università di Bologna, subisce i contraccolpi dell'introduzione in Italia delle leggi razziali antisemite e nel 1939 viene costretto a lasciare l'insegnamento. Dovrà poi aspettare fino al 1945 per riottenere la sua cattedra.

Mario si laurea in ingegneria nel 1942 e, dopo solo un anno, diventa partigiano tra le montagne delle Marche. Tutta la famiglia è in realtà costretta alla fuga. Il fratello Leo, rinomato fisico e collega di Enrico Fermi, non solo perde il suo posto di docente universitario all'Università di Padova, ma subisce anche la perdita di un figlio di pochi mesi durante la fuga verso l'Inghilterra.

Questi anni di terribili sofferenze rimangono fortemente impressi nell'animo e nella mente di Mario, che persino quando nel romanzo autobiografico "I Segni" racconta della sua infanzia e poi della sua vita da adulto omette il racconto di questo doloroso momento dalle forti implicazioni, anche a livello di riconoscimento della sua identità ebraica.

Alla fine della guerra ritorna a Bologna e la sua vita prende una direzione più tranquilla. Sposa nel 1954 Francesca Leo dalla quale avrà quattro figli: Maurizio, Roberto, Marina ed Ada. Vive quasi sempre a Bologna e per un breve periodo a Vignola (Modena). Si trasferisce poi nelle Marche e, precisamente, ad Ancona dove rimane fino al 1992 per poi spostarsi definitivamente in Toscana.

La carriera di ricercatore di Mario Pincherle subisce una svolta nel 1965, quando teorizza l'esistenza di una torre, detta poi Zed, all'interno della piramide di Cheope. La scoperta di Mario si basa sull'idea che la piramide di Cheope non sia la tomba del faraone, come si è sempre sostenuto. La deduzione è corroborata dal fatto che all'interno della piramide non è mai sta trovata alcuna mummia. Egli ipotizza che la piramide sia un momento costruito proprio a protezione dello Zed con funzioni di calendario cosmico, osservatorio astronomico e bussola.

Pincherle afferma anche che lo Zed non sia stato costruito dagli egiziani, ma appartenga alla civiltà atlantidea e sia costituito da duecento monoliti di granito per un peso complessivo di circa 60 tonnellate. La scoperta dà impulso ad un nuovo progetto di ricerca volto alla ricostruzione delle tecniche di edificazione impiegate nell'antico Egitto. Gli studi che accompagnano queste ricerche e che si basano sulla lettura della Bibbia, dei testi apocrifi, delle parole di Enoch ed Abramo lo avvicinano ad una dimensione maggiormente spirituale, inducendolo ad approfondire tematiche religiose, scientifiche e filosofiche. L'intento di Mario Pincherle è di avvicinare il lettore ai temi che maggiormente lo interessano, sfatando anche alcune false credenze in campo archeologico, paleontologico e storico.

I suoi libri di rottura hanno spesso come risultato lo smascheramento di alcuni falsi misteri dell'antichità. Grazie alle sue ricerche, descrive il sistema utilizzato dagli egizi per sollevare gli enormi blocchi di granito con cui costruiscono le piramidi; ricostruisce il primo modello di bussola; spiega la tecnica utilizzata da Archimede per incendiare la flotta romana, ed espone addirittura il metodo utilizzato dagli antichi per ottenere la granulazione dell'oro. Tra le sue ricerche più importanti c'è quella sui ventidue archetipi, già utilizzati anche da Socrate e Platone.

Negli anni Settanta e Ottanta i suoi studi fanno sorgere una certa diffidenza nei suoi confronti, soprattutto da parte degli editori e dagli ambienti accademici tradizionali. Ma lo scrittore prosegue sulla sua strada, continuando a pubblicare testi e aprendo la via alla conoscenza olistica del terzo millennio.

Tra i suoi testi: "La nuova Etruscologia" (1999), "Il segreto dell'Arca" (2000), "Il Vangelo della Gioia" (2001), "Il Gesù proibito" (1997), Il Vangelo di Gesù bambino" (1999), "La grande Piramide e lo Zed" (2000), "Acquario" (2000), "Il quinto Vangelo" (2001), "Leopardi segreto" (2006), "Il libro di Abramo: i trentadue sentieri della saggezza" (2009), "Giobbe: il segreto della Bibbia" (2009), "Katherine Mansfield, una strana morte" (2005).

Grande conoscitore di lingue antiche, Mario Pincherle ha anche tradotto molti testi antichi tra cui gli apocrifi "Il Vangelo di Tommaso" e "Il libro di Enoch", entrambi tradotti dall'aramaico.

Mario Pincherle è morto a Bientina (Pisa) il giorno 23 settembre 2012 all'età di 93 anni.

19. Biografia di Paolo Rossi

Pablito Mundial!
23 settembre 1956

Chi è Paolo Rossi?


Scegliere un nome su tutti tra gli eroi di Spagna 1982 sarebbe ingeneroso verso tutti i grandi campioni che Enzo Bearzot ha portato sul tetto del mondo, ma se la scelta si rendesse necessaria allora quello di Paolo Rossi sarebbe per molti il nome più rappresentativo perchè alla manifestazione è lui che ha firmato il maggior numero di gol che ha fatto dell'Italia la squadra Campione del mondo.

Paolo Rossi nasce a Santa Lucia di Prato il 23 settembre 1956. Approda al calcio professionistico giocando nel ruolo di ala destra con la Juventus; dopo aver subito tre operazioni di rimozione dei menischi passa in prestito al Como.

La svolta della carriera avviene con il trasferimento in comproprietà al Lanerossi Vicenza; qui l'allenatore Fabbri scopre le sue potenzialità di attaccante veloce e tecnico; Rossi è abilissimo negli spazi stretti dell'area di rigore e dotato di una grande intuizione per il gol, qualità che proprio in suo onore venne battezzata come "fiuto del gol".

Nella stagione 1976-1977 Paolo Rossi trascina il Vicenza alla promozione in Serie A; nella stagione seguente è protagnista con la sua squadra di un inaspettato secondo posto nel massimo campionato. Vince il titolo di capocannoniere con 24 reti segnate e viene selezionato a furor di popolo dal Commissario Tecnico della Nazionale Enzo Bearzot, per far parte della spedizione ai mondiali argentini del 1978, dove dimostrerà di essere una delle rivelazioni del torneo.

Il Lanerossi Vicenza e la Juventus non trovano un accordo sulla proprietà del calciatore e devono ricorrere al sistema della buste. La notizia sembra clamorosa: la proprietà passa alla squadra vicentina che offre circa 2,7 miliardi di lire. In quel momento Paolo Rossi è il giocatore di maggior valore del calcio italiano.

L'anno successivo il Vicenza retrocede in serie B; nella stagione 1979-80 Rossi passa in prestito al Perugia. Qui la sua immagine si macchia di un grave fatto: Rossi viene coinvolto nello scandalo del calcio-scomesse e squalificato per tre anni. Il ricorso in appello ridurrà la pena a due anni.

La squalifica termina proprio in vista del mondiale di Spagna 1982. La sua convocazione desta scalpore nell'opinione pubblica. Nelle prime partite Paolo Rossi è in ombra, come del resto tutta la squadra. Solo nelle fasi finali, come anticipato, Rossi si dimostra assoluto protagonista: segna 3 goal contro il Brasile, 2 reti in semifinale contro la Polonia e una storica rete in finale contro la Germania. E' lui il capocannoniere del torneo planetario. Questo straordinario risultato gli vale il soprannome di "Pablito".

Da lì a poco sarà scelto come vincitore del Pallone d'oro 1982.

Tornato al calcio italiano, Rossi gioca tre anni con la Juventus vincendo ancora molto: una Coppa dei Campioni, una Coppa delle Coppe e una Coppa Intercontinentale. Poi passa al Milan e in al Verona. Qui chiude la carriera a soli 31 anni a causa del fatto che il suo fisico in carriera ha dovuto subire molti infortuni.

Lasciato il calcio Paolo Rossi rimane a Vicenza dove inizia un'attività di imprenditore edile, in società con l'ex compagno di squadra Giancarlo Salvi.

Nel 2002, a vent'anni di distanza dal campionato mondiale che l'ha consegnato alla storia, Paolo Rossi pubblica la sua biografia dal titolo "Ho fatto piangere il Brasile".

20. Biografia di Romy Schneider

Nei panni di un'imperatrice
23 settembre 1938
29 maggio 1982

Chi è Romy Schneider?


Rosemarie Magdalena Albach-Retty, o più semplicemente Romy Schneider, com'è nota al grande pubblico, nasce a Vienna il 23 settembre del 1938. Austriaca, di madre tedesca, poi naturalizzata francese, è stata una delle attrici più desiderate degli anni '60 e '70, famosa per aver ricoperto giovanissima il ruolo della Principessa Sissi, nel primo, grande film a lei dedicato.

Una famiglia d'arte quella in cui nasce e cresce Romy. Sua madre, Magda Schneider, è anch'ella un'attrice di successo, la cui carriera alla fine la vede protagonista di oltre settanta film. Anche il padre, Wolf Albach-Retty, è un attore, sebbene di minor successo e bravura. Tuttavia, la futura Principessa Sissi deve a sua madre la passione per la recitazione. Inoltre, in molte pellicole, le due rivestono i panni di madre e figlia, come accade sia nella trilogia dedicata alla vita di Elisabetta di Baviera, Sissi, appunto, e sia nel meno noto "Eva. Confidenze di una minorenne".

Il debutto sullo schermo, per la giovane Schneider non può che avvenire presto. Poco più che quindicenne, infatti, nel 1953, esordisce nel film tedesco "Wenn der weiße Flieder wieder blüht". Si nota subito la sua bellezza eterea e, soprattutto, la somiglianza con la madre, anche lei bellissima.

Due anni dopo, Romy Schneider è Sissi, nel primo dei tre film dedicati alla Principessa Elisabetta d'Austria. È soprattutto a questa ormai leggendaria interpretazione che la bella attrice francese d'adozione, deve gran parte della sua fama.

Romy veste perfettamente i panni di Sissi, indipendente e raffinata, e non deve stupire se il nomignolo le sia rimasto addosso anche nella vita di tutti i giorni. Questo film, diretto da Ernst Marischka, ha per protagonisti oltre alle due Schneider, anche gli attori Karlheinz Böhm, Uta Franz e Gustav Knuth. L'anno dopo pertanto, è quello del secondo film della saga reale, il quale si intitola "Sissi, la giovane imperatrice", e vede l'attrice viennese alle prese con la rigida corte degli Asburgo. Mentre nel 1957, la Schneider gira l'ultimo della trilogia: "Sissi - Il destino di un'imperatrice". Intanto, stando alle fonti e a quello che avrebbe dichiarato successivamente il collega Karlheinz Böhm, Romy Schneider si sarebbe rifiutata l'anno seguente di prendere parte al quarto film dedicato ad Elisabetta d'Austria, ritenendolo eccessivo e lesivo per la sua carriera artistica.

Il successo ottenuto con i tre film le vale la chiamata di un grande del cinema internazionale: l'attore Alain Delon, nel 1958 la vuole accanto nella parte della protagonista del film "L'amante pura". Una storia drammatica, con la regia di Pierre Gaspard-Huit, imperniata sulla pièce teatrale di "Liebelei", scritta da Arthur Schnitzler, e da cui era già stato tratto in precedenza il film "Amanti folli", per giunta interpretato dalla madre di Romy, Magda Schneider. Sul set, il divo Delon si innamora perdutamente dell'attrice viennese e inizia con lei una lunga relazione, per giunta finita male, non prima di averla convinta a trasferirsi in Francia, a Parigi. La giovane Schneider si innamora di Alain Delon, ma anche della sua nuova terra, che elegge, ben presto, a propria patria d'elezione.

"Delitto in pieno sole", di René Clément , e "Boccaccio '70", di Luchino Visconti, rispettivamente girati nel 1960 e nel 1962, segnano la scelta di Romy di preferire da quel momento in poi solo ed esclusivamente film francesi e italiani, in quegli anni di grande livello. In "Boccaccio", l'attrice austriaca interpreta un ruolo per l'episodio girato da Visconti, il quale a sua volta si affianca ad altri tre episodi firmati rispettivamente da Federico Fellini, Vittorio De Sica e Mario Monicelli: praticamente il meglio che il cinema italiano abbia mai prodotto nella sua storia.

Nel 1964, Romy Schneider rompe con Delon, dando inizio alla sua parabola discendente, caratterizzata dalla depressione e, soprattutto, dall'alcol. Poco dopo si lega al regista Harry Meyen, in un matrimonio che fallisce quasi ancor prima di cominciare. Con lui ha un figlio, lo sfortunato David, il quale nasce il 3 dicembre del 1966. Dopo appena quattordici anni di vita, il 5 luglio del 1981, il ragazzo muore in circostanze tragiche, dando probabilmente il colpo di grazia al già labile stato d'animo di sua madre.

Intanto però, l'attrice tanto amata dai francesi non si risparmia sul lavoro, e gira altri film degni di nota. "Il processo", del 1962, è uno di questi. Senza dimenticare "La piscina" del 1968, firmato dal regista Jacques Deray, e il tutto italiano "La Califfa", scritto dal bravo autore Alberto Bevilacqua e datato 1970.

Nel 1973, la Schneider torna a ricoprire il ruolo di Elisabetta di Baviera, ma in modo del tutto differente dalla Sissi di un ventennio prima. "Ludwig", di Luchino Visconti, è un film che non risparmia i particolari relativi alla vita del giovane e folle re, destando un certo scandalo rispetto al periodo in cui esce nelle sale.

Il 21 gennaio del 1977, la Schneider è madre per la seconda volta. Nasce Sarah, futura attrice anche lei, avuta dal secondo marito Daniel Biasini. Due anni dopo, Romy gira un altro film importante, "La morte in diretta", con la regia di Bertrand Tavernier. Ma è nel 1980 che l'attrice ritrova lo smalto di un tempo, interpretando una parte che, secondo molti, ha rappresentato uno stralcio drammatico della sua stessa esistenza. Il film "Fantasma d'amore", tragico e di grande trasporto, diretto da un altro importante regista quale Dino Risi, rivela tutto il suo afflato profetico, raccontando una storia dai tratti inquietanti ambientata nella città di Pavia.

Un anno dopo la morte del figlio quattordicenne, Romy Schneider muore nella casa parigina del produttore Laurent Petin, suo ultimo compagno, il 29 maggio del 1982, all'età di quarantatre anni. Ufficialmente, la causa è attacco cardiaco, ma non sono pochi quelli che hanno sostenuto si sia trattato di suicidio.

21. Biografia di Bruce Springsteen

Il Rock, il Folk, l'America
23 settembre 1949

Chi è Bruce Springsteen?


Bruce Frederick Springsteen nasce il 23 settembre 1949 al Monmouth Memorial Hospital di Long Branch, New Jersey.

Bruce è il primogenito di due residenti di Freehold, una piccola cittadina operaia del New Jersey: il padre Douglas, di origine irlandese, si guadagna da vivere collezionando una serie infinita di occupazioni, dalla guardia carceraria al guidatore di taxi; la madre, Adele Zirilli, è figlia di immigrati italiani e lavora come segretaria. A completare la famiglia Springsteen arriveranno nel 1950 Virginia e nel 1962 Pamela.

Bruce trascorre tutta la sua infanzia e buona parte dell'adolescenza nei ristretti confini di Freehold, dove, in una serata del settembre 1956, assiste in tv all'esibizione di Elvis Presley all'Ed Sullivan Show, decidendo all'istante che cosa farà da grande: il cantante di rock'n'roll. Non cambierà più idea.

Il giovane Springsteen è timido e introverso fin quasi alla patologia, ma quando ha una chitarra a tracolla pare di colpo prendere vita. Nel 1965 entra a far parte dei Castiles, una band di ragazzi di Freehold che arriva a due passi dal pubblicare un singolo prima di sciogliersi nel 1968.

Mentre la famiglia Springsteen si trasferisce in California, Bruce rimane nel New Jersey e inizia a frequentare Asbury Park, piccolo centro sulla costa che in quegli anni vanta una scena musicale straordinariamente viva; ne diventa in breve tempo uno degli esponenti di maggior spicco, riunendo attorno a sé molti dei musicisti che qualche anno dopo diverranno l'ossatura della sua E Street Band. Nel suo periodo ad Asbury Park Springsteen forma diversi gruppi, uno dei quali, gli Steel Mill, raggiunge uno straordinario successo locale ma non un contratto discografico.

L'incontro con Mike Appel, un produttore di New York, dà una svolta improvvisa alla sua carriera; Appel difetta in buona educazione, ma la sua irruenza e la sua genuina ammirazione per Springsteen riescono a far ottenere al suo giovane cliente un'audizione alla Columbia Records con John Hammond, il leggendario talent scout scopritore di Bob Dylan. Bastano due canzoni a convincere Hammond che Springsteen merita un contratto con la Columbia. I primi due dischi, "Greetings from Asbury Park, NJ" e "The Wild, the Innocent & the E Street Shuffle", entrambi del 1973, ottengono ottime recensioni, ma vendite meno che scarse. La Columbia inizia a chiamare Bruce "la follia di Hammond" e si prepara a rescindere il contratto; Springsteen non si perde d'animo e punta su quella che è sempre stata e sempre sarà in seguito la sua arma principale: le esibizioni dal vivo. Con la sua E Street Band si lancia in una lunghissima serie di concerti di straordinaria intensità. Ad uno di questi assiste anche Jon Landau, critico tra i più influenti della rivista 'Rolling Stone'. Landau rimane folgorato e scrive un lungo, commovente articolo che nella parte centrale recita "stasera ho visto il futuro del rock'n'roll e il suo nome è Bruce Springsteen"; la Columbia capisce che tutto sommato "la follia di Hammond" merita un'altra chance.

E' una saggia decisione: nel 1975 esce "Born to run", uno dei dischi fondamentali della storia del rock; questa volta oltre alle critiche esaltanti arriva anche il successo di vendite, che però ha un effetto collaterale: mettere in evidenza che il contratto firmato con Appel priva Bruce di ogni diritto sulle proprie canzoni. La lunga battaglia legale che ne scaturisce terrà Springsteen lontano dagli studi di registrazione per più di due anni. Alla fine Appel se ne va con i soldi, Bruce riconquista i diritti e Landau diventa il suo nuovo manager.

Il 1978 è l'anno di "Darkness on the Edge of Town" e di un tour in cui ogni concerto sembra scrivere una nuova pagina nella storia del rock'n'roll. L'album, forse il più importante nell'evoluzione artistica di Springsteen, fissa le coordinate della sua poetica: storie comuni di gente altrettanto comune, tratteggiate in modo da far emergere l'eroismo nascosto nel vivere quotidiano e vicende di uomini le cui opzioni principali non sono vincere o perdere, ma perdere con dignità o farsi inghiottire dall'oscurità della solitudine. Queste tematiche vengono ampliate due anni dopo nel doppio "The River" che porterà Springsteen, nel 1981, a compiere la sua prima vera tournée nel Vecchio Continente. Il contatto prolungato con una realtà culturale distante da quella statunitense e la lettura illuminante di una serie di libri consigliati dall'amico/manager Landau portano un profondo cambiamento in Springsteen. "Nebraska", uscito nel 1982, ne è la migliore testimonianza: è un disco acustico, inciso in totale solitudine su un vecchio registratore a quattro piste, che narra storie di violenza, morte ed alienazione.

Parte del materiale inciso per Nebraska, ma che non ha trovato posto nel disco, forma la struttura di "Born in the USA", che nel 1984 regala a Springsteen il suo più grande successo commerciale di sempre. La title-track, misteriosamente scambiata per un inno nazionalista, è in realtà il grido di rabbia di un reduce dal Vietnam che sente di essere stato prima usato, poi umiliato e infine dimenticato dal suo stesso Paese. Nel 1985 Bruce sposa la modella Julianne Phillips, mentre il "Born in the USA tour" batte una serie impressionante di record, regalandogli una fama planetaria.

Springsteen però realizza presto che la sovraesposizione non fa per lui. Decide perciò di andare in netta controtendenza incidendo nel 1987 "Tunnel of Love", disco che parla con toni sommessi del rapporto uomo-donna e delle sue mille zone d'ombra.

Che in quel momento l'argomento sia centrale nella vita di Springsteen lo dimostra anche la separazione, avvenuta nei primi mesi dell'anno seguente, con la Phillips e l'inizio della relazione con la sua corista Patti Scialfa, che diventerà sua moglie due anni dopo. Lo stesso anno Springsteen e la E Street Band partecipano con Youssou N'Dour, Tracy Chapman, Peter Gabriel e Sting a un tour mondiale organizzato da Amnesty International, al termine del quale Bruce decide di dare un taglio netto a molte cose: scioglie, per la delusione dei suoi fan, la E Street Band e lascia quel New Jersey di cui era divenuto il simbolo.

Si trasferisce con Patti Scialfa a Los Angeles dove nel 1990 nasce Evan James, il primo figlio della coppia (seguiranno Jessica Rae nel 1991 e Sam Ryan nel 1994).

Interrompe un silenzio durato quasi cinque anni pubblicando contemporaneamente nel 1992 due album, "Human Touch" e "Lucky Town"; i dischi non vendono quanto sperato e la successiva tournée ha un buon successo, ma non convince del tutto i fan, per lo più diffidenti verso i nuovi musicisti che hanno sostituito la E Street Band.

Nel 1994 Bruce Springsteen vince un Oscar per la toccante "Streets of Philadelphia", scritta per il film Philadelphia dell'amico Jonathan Demme, e l'anno successivo pubblica un disco semi-acustico, "The Ghost of Tom Joad". Il cuore dell'album è composto da storie di emigranti messicani che attraversano il confine illegalmente per cercare una fortuna che non troveranno.

Ad un lungo tour acustico in piccoli teatri, ne segue uno decisamente elettrico che segna il ritorno della E Street Band. Si tratta di tutto fuorché di un tour d'addio: nel 2002 Springsteen con l'apporto della sua band incide "The Rising": è un'amara riflessione sull'America post 11 settembre e sull'impatto che la tragedia ha avuto sulle vite delle molte persone che ne sono state direttamente toccate. Il tour che segue si protrae per più di un anno, segnando ogni sera nuovi record e riproponendo ancora una volta la straordinarietà della dimensione live di Springsteen: concerti di tre ore segnati da un'eccezionale carica d'energia in cui momenti di intensa drammaticità si mescolano ad altri di puro e sfrenato divertimento e nei quali viene annullata ogni barriera tra il pubblico e la band.

Il successivo disco di inediti arriva nella primavera del 2005: registrato senza la E Street Band (ma sempre con Brendan O'Brien come produttore), si intitola "Devils & Dust", e segna un parziale ritorno di Springsteen alle atmosfere folk. A sorpresa, l'anno seguente annuncia per fine aprile 2006 la pubblicazione di un nuovo disco in studio: "We Shall Overcome - The Seeger Sessions": il suo primo disco di cover, a cui segue un nuovo tour.

A metà del mese di agosto 2007 viene annunciato "Magic", un nuovo album prodotto da Brendan O'Brien ed inciso con la E Street Band. Il disco viene pubblicato ad inizio ottobre: subito parte il tour, prima in America, poi in Europa, che si protrae fino all'estate 2008.

Nell'autunno dello stesso anno Springsteen si impegna nella campagna elettorale per Barack Obama, ed in una di queste occasioni presenta la nuova canzone "Working on a dream".

Qualche settimana dopo viene annunciata l'uscita del nuovo omonimo album che esce a fine gennaio 2009.

A sessant'anni di età il Boss non ha nessuna intenzione di lesinare energie, soprattutto sul palco dove ogni esibizione è sempre una grande espressione di festa e gioia.

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Discografia essenziale:

Greeting from Asbury Park, NJ (1973)

The Wild, the Innocent & the E Street Shuffle (1973)

Born to run (1975)

Darkness on the Edge of Town (1978)

The River (1980)

Nebraska (1982)

Born in the USA (1984)

Live 1975-85 (1986)

Tunnel of Love (1987)

Human Touch (1992)

Lucky Town (1992)

Unplugged (1993)

Greatest Hits (1995)

The Ghost of Tom Joad (1995)

Tracks (1998)

Live in New York City (2001)

The Rising (2002)

Devils & Dust (2005)

Magic (2007)

Working on a dream (2009)

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La E Street Band:

Vini Lopez - batteria (1973-1974)

Ernest "Boom" Carter - (1974)

David Sancious - piano e tastiere (1973-1974)

Roy Bittan - piano e tastiere (dal 1974)

Clarence Clemons - sax

Danny Federici - tastiere

Nils Lofgren - chitarra (dal 1984)

Patti Scialfa - cori (dal 1984)

Garry Tallent - basso

Soozie Tyrell - violino (dal 2002)

Steve Van Zandt - chitarra (dal 1975 al 1981 e dal 1999 a oggi)

Max Weinberg - batteria (dal 1974)