Biografie di personaggi famosi e storici nato il 27 settembre

Biografie di personaggi famosi e storici

Biografie di personaggi famosi nella storia e celebrità nate il 27 settembre

Sommario:

1. Henri-Frédéric Amiel
2. Giulio Berruti
3. Kathryn Bigelow
4. Lorenzo Cherubini
5. Carlo Alberto Dalla Chiesa
6. Edgar Degas
7. Grazia Deledda
8. Amedeo di Savoia-Aosta
9. Ivan Aleksandrovic Goncarov
10. Google
11. Pietro Ingrao
12. Avril Lavigne
13. Leo Longanesi
14. Virginia Raffaele
15. Francesco Totti

1. Biografia di Henri-Frédéric Amiel

Espressioni sociali
27 settembre 1821
11 maggio 1881

Chi è Henri-Frederic Amiel?


Henri-Frédéric Amiel nasce a Ginevra il 27 settembre 1821.

Di famiglia protestante di origine francese ugonotta, dopo aver viaggiato e aver vissuto per qualche tempo a Berlino, torna a Ginevra, dove, nel 1849, ottiene la cattedra di estetica. Successivamente, nel 1853, otterrà anche quella di Filosofia.

Nel 1849 pubblica "Del movimento letterario nella Svizzera francese e del suo avvenire"

Studioso di Rousseau, Amiel è ricordato soprattutto come autore di un "Diario" (Journal) di oltre 17 mila pagine, in cui scava con parossismo i propri moti psicologici.

Amiel ha scritto anche poesie di stampo romantico ("Grani di miglio", Grains de mil, 1854) e saggi: sulla letteratura della Svizzera romanza, su Rousseau, su autori contemporanei.

Tra le sue opere ci sono inoltre un volume sui principi generali della pedagogia, e scritti riguardanti Erasmo da Rotterdam, Madame de Stael.

Il suo "Diario" viene pubblicato postumo, in modo sparso: nel 1884 con il titolo di "Frammenti di un diario intimo" (Fragments d'un journal intime), poi una edizione ampliata nel 1922, e nel 1927 un nuovo volume di confessioni con il titolo "Philine".

Il gusto analitico di Amiel, con la sua inesausta indagine dei propri moti psicologici, delle proprie debolezze, dei sogni di uomo negato alla vita pratica, incapace di soffrire le imperfezioni del reale, corrispondono a un gusto prettamente decadentista.

Henri-Frédéric Amiel muore di asfissia il giorno 11 maggio 1881, all'età di 60 anni, a Ginevra.

Spirito attivo e curioso, Amiel nella vita fu sempre ostacolato da una timidezza morbosa e da una profonda inquietudine a cui trovò rimedio ripiegando su se stesso e analizzando i sentimenti propri e degli altri con acuta e sottile chiarezza, esprimendo una filosofia della vita profonda e talvolta amara. Amiel appare pertanto come l'espressione di un male, più sincero e raffinato di quello dei romantici.

2. Biografia di Giulio Berruti

27 settembre 1984

Chi è Giulio Berruti?


Giulio Maria Berruti nasce il 27 settembre del 1984 a Roma. Dopo avere terminato il liceo scientifico, si avvicina al mondo della recitazione: nel 2003 ha un piccolo ruolo nella commedia di Jim Fall "Lizzie McGuire - Da liceale a pop star".

Mentre studia per ottenere il diploma professionale di odontotecnico, approda al cinema: nel 2005 è nel cast del controverso film di Luca Guadagnino "Melissa P.", al fianco di Elio Germano, interpretando il ruolo di Roberto.

Dopo un cameo nel film di Giancarlo Scarchilli "Scrivilo sui muri", al fianco di Cristiana Capotondi e Primo Reggiani, nel 2006 si fa conoscere dal pubblico televisivo nella miniserie diretta da Fabrizio Costa "La freccia nera", con il personaggio di Thomas, recitando accanto a Carlo Cartier, Martina Stella, Ennio Fantastichini, Riccardo Scamarcio e Jane Alexander.

Il grande successo arriva, però, l'anno successivo, quando Giulio Berruti presta il volto al marchese Andrea Van Necker nella fiction di Canale 5 "La figlia di Elisa - Ritorno a Rivombrosa", di cui è protagonista, con la regia di Stefano Alleva.

L'anno dopo recita per Antonio De Feo in "Deadly Kitesurf" e compare nei videoclip della canzone di Daniele Stefani "Niente di speciale" e del brano di Rino De Maria "Sangue e cuore", mentre nel 2009 è nel cast della miniserie "Il falco e la colomba", diretta da Giorgio Serafini, in cui impersona Giulio Branciforte.

Nel 2010 appare nel video de "Gli spietati", canzone dei Baustelle; laureatosi - nel frattempo - in odontoiatria e protesi dentaria, al cinema è sugli schermi con "Il gusto dell'amore", di David Pinillos, accanto a Herbert Knaup, Unax Ugalde e Nora Tschirner.

Dopo avere recitato per Thomas Bezucha in "Monte Carlo", nel 2011 è in tv con la serie "Sangue caldo", diretta da Luigi Parisi, con la miniserie "Angeli e diamanti", diretta da Raffaele Mertes, e con la miniserie "La ragazza americana", diretta da Vittorio Sindoni.

Nel 2012 Giulio Berruti viene diretto da Peter Greenaway in "Goltzius and the Pelican Company", mentre in Italia è nel cast della commedia di Cristiano Bortone "10 regole per fare innamorare", accanto a Vincenzo Salemme. Cinzia Mascoli, Fatima Trotta e Guglielmo Scilla.

Nello stesso periodo, presta il volto a uno spot pubblicitario per la Lancia, diretto da Gabriele Muccino, e a uno spot pubblicitario per Bulgari, diretto da Michael Hussman; inoltre, appare nel videoclip musicale della canzone "Show me I'm your lover", dei The Public Radar.

Dopo avere recitato in "L'amore è imperfetto", di Francesca Muci, nel 2014 Berruti torna in televisione con la fiction Mediaset "I segreti di Borgo Larici", diretta da Alessandro Capone, accanto a Nathalie Rapti Gomez, Simone Colombari e Serena Iansiti; al cinema, invece, compare in "Walking on sunshine", di Dania Pasquini e Max Giwa.

Nello stesso periodo, le cronache rosa gli attribuiscono un flirt con la diva di Hollywood Jennifer Lawrence, ma Giulio - direttamente interrogato sull'argomento - preferisce non commentare le indiscrezioni. A partire dal mese di ottobre dello stesso anno, Giulio Berruti è uno dei concorrenti di "Ballando con le stelle", lo show del sabato sera di Raiuno condotto da Milly Carlucci, nel quale si esibisce al fianco di Samanta Togni.

3. Biografia di Kathryn Bigelow

27 settembre 1951

Chi è Kathryn Bigelow?


Kathryn Ann Bigelow nasce il 27 settembre 1951 a San Carlos, in California, figlia unica della bibliotecaria Gertude e dell'imprenditore Ronald Elliot. I primi sforzi creativi della giovane Kathryn sono indirizzati alla pittura: frequenta l'Istituto d'Arte di San Francisco nell'autunno del 1970, e due anni più tardi riceve il Bachelor of Fine Arts. Dopo aver compiuto studi d'arte, si trasferisce a New York negli anni Settanta: nella Grande Mela, frequenta gli ambienti delle avanguardie, e in seguito sceglie di dedicarsi al cinema.

Il suo primo film risale al 1978: si chiama "Set-Up" ed è un cortometraggio che viene accolto con un certo entusiasmo nei festival cinematografici, sia negli Stati Uniti che in Europa. Dopo essersi laureata, nel 1979, alla Columbia's Film School, dove studia teoria e critica (avendo come professori Susan Sontag, Sylvere Lotringer e Vito Acconci), Kathryn Bigelow diventa membro di "Art and Language", un gruppo culturale di avanguardia sorto in Inghilterra, e nel frattempo viene chiamata a insegnare al California Institute of the Arts.

Qualche anno più tardi, nel 1983, dà vita al suo primo lungometraggio, intitolato "The loveless" e ambientato negli anni Cinquanta, tra i motociclisti che cercano di evadere dalla provincia americana. Per quanto apprezzata, la regista californiana manifesta l'intenzione di superare i limiti imposti dalle produzioni indipendenti, che non sono in grado di raggiungere un pubblico sufficientemente vasto: per questo motivo si avvicina alle major hollywoodiane, e nel 1987 realizza il suo secondo lungometraggio: si tratta di un horror contemporaneo, chiamato "Il buio si avvicina", le cui sfumature esistenziali favoriscono un riscontro positivo da parte della critica.

Nonostante ciò, i progetti successivi della Bigelow incontrano più di un ostacolo: è solo grazie all'intervento di Oliver Stone, che si impegna come co-produttore, che nel 1990 può uscire il thriller "Blue Steel - Bersaglio mortale", con protagonista Jamie Lee Curtis nei panni di una donna poliziotto molestata da un killer psicopatico interpretato da Ron Silver. La regista, per altro, dimostra di trovarsi a proprio agio con le cadenze, le sceneggiature e i ritmi abbastanza forsennati delle pellicole d'azione: non a caso già nell'anno successivo si mette dietro la macchina da presa per "Point break - Punto di rottura", film basato su rapine in banca, inseguimenti mozzafiato e protagonisti sempre al limite: il personaggio principale è Keanu Reeves, agente segreto dell'Fbi impegnato nella caccia agli Ex-Presidents, un gruppo di rapinatori che fa irruzione indossando le maschere di Jimmy Carter, Richard Nixon e Ronald Reagan (a capo dei quali c'è Patrick Swayze). La pellicola risulta decisamente vincente al botteghino, guadagnando solo negli Stati Uniti qualcosa come cento milioni di dollari.

Mentre continua la sua collaborazione con Stone, che la induce a dirigere un episodio di "Wild Palms", miniserie in onda nel 1993, Kathryn si dedica a un nuovo thriller, "Strange Days", sceneggiato e prodotto da James Cameron (il futuro regista di "Titanic" e "Avatar"), suo ex marito: il film, uscito nel 1995, si presenta come un racconto fantascientifico moraleggiante, ma si rivela un fallimento sia di critica che di pubblico (che molti attribuiscono proprio a Cameron, notando come l'impronta della regista risulti limitata).

Seguono anni di pausa (inframezzati solo dalla direzione, nel 1997 e nel 1998, di alcuni episodi di "Homicide: life on the street"), con la cineasta che torna al lavoro solo nel nuovo millennio, con una pellicola raffinata e intensa: nel 2000, infatti, esce "Il mistero dell'acqua", con protagonisti Elizabeth Hurley e Sean Penn, basato sull'omonimo romanzo (titolo originale: The weight of water") scritto da Anita Shreve, ritratto di due donne intrappolate in relazioni soffocanti.

Dopo il claustrofobico "K-19: the widowmaker", film di guerra del 2002 interpretato da Liam Neeson e Harrison Ford (ambientato all'interno di un sottomarino nucleare sovietico), nel 2006 la regista americana dirige per conto di Pirelli "Mission: zero", cortometraggio con Uma Thurman come protagonista, prima di mettersi al lavoro, nel 2008, per "The Hurt Locker" (di cui è anche produttrice), pellicola bellica che si occupa delle vicende di ogni giorno di un gruppo di soldati americani impegnati in Iraq. Il film, presentato in anteprima a settembre al Festival del Cinema di Venezia e uscito nei cinema americani a giugno del 2009, inizialmente viene snobbato dalla critica, che però lo rivaluta con il passare dei mesi: non a caso, dopo il premio assegnatole dalla Directors Guild of America, nel 2010 Kathryn Bigelow vince, grazie a "The Hurt Locker", il Premio Oscar per la migliore regia, prima volta nella storia per una donna. Per lei si tratta di un trionfo, visto che la pellicola si aggiudica anche i riconoscimenti per il miglior sonoro, il miglior film, il miglior montaggio, il miglior montaggio sonoro e la migliore sceneggiatura originale.

Nel 2011, poi, la cineasta statunitense torna dietro la macchina da presa per il film tv "The miraculous year", prima di mettersi al lavoro per "Zero Dark Thirty", in uscita al cinema l'anno successivo: la messa in scena della cattura di Osama Bin Laden da parte degli americani, tuttavia, si attira addosso diverse contestazioni a proposito delle torture rappresentate. Il film ha permesso, comunque, a Kathryn Bigelow di conquistare il Premio di Miglior Regista del New York Film Critics Circle e il Premio di Miglior Regista del National Board of Review.

4. Biografia di Lorenzo Cherubini

Un capo tribù che balla
27 settembre 1966

Chi è Lorenzo Cherubini?


Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, è nato il 27 settembre del 1966 a Roma. La sua famiglia è originaria di Cortona, un piccolo e incantevole borgo in provincia di Arezzo dove Lorenzo trascorre lunghi periodi da bambino. La passione per la musica inizia sin da giovanissimo: si cimenta come dj in varie radio e nelle discoteche di Roma.

Gli esordi di Jovanotti sono legati ad una sorta di musica dance che mescola i nuovi suoni dell'hip hop d'oltreoceano, un genere decisamente poco conosciuto nell'Italia degli anni Ottanta. La sua immagine è scanzonata e fracassona, molto diversa da quella che esibisce oggi. E che il suo sia un orientamento artistico iper-commerciale lo testiomonia il suo mentore e scopritore, quel Claudio Cecchetto titolare di tante altre rivelazioni pop.

Lorenzo Cherubini debutta quindi su Radio Deejay (di Cecchetto) e diventa Jovanotti. Leggendaria è rimasta la notte di capodanno tra il 1987 e il 1988 durante la quale Lorenzo resta incollato ai microfoni di Radio Deejay per ben otto ore di fila, senza alcuna interruzione.

I suo primi successi incisi alla tenera età di 19 anni, un'età in cui evidentemente i ragazzi italiani sono ancora tendenzialmente immaturi, hanno titoli che già di per sé sono tutto un programma: si va dal mitico "Gimme five" a "E' qui la festa?", tutti hit poi inseriti nel primo album, "Jovanotti for president"; intanto con lo pseudonimo di Gino Latino Jovanotti pubblica anche musica più marcatamente dance.

Mentre "La mia moto", il suo secondo album, vende circa 600.000 copie il successo lo porta all'edizione 1989 del festival di Sanremo, con la canzone "Vasco", nella quale fa il verso a Vasco Rossi, uno dei suoi idoli.

Oltre alla musica Lorenzo si impegna anche in tv con "Deejay television" e "1, 2, 3 casino", senza dimenticare "Yo, brothers and sisters", la prima fatica "letteraria" del ragazzone festaiolo.

Nessuno poteva all'epoca sospettare quale sarebbe stata l'evoluzione dell'artista. Una prima, timida svolta artistica si ha con "Giovani Jovanotti" che comprende brani un poco più meditati come "I numeri", "Ciao mamma" e "La gente della notte", anche se nello stesso anno partecipa con Pippo Baudo all'edizione di "Fantastico", a cui contribuisce con slogan come "50% contenuto e 50% movimento", direttamente mutuato dal terzo album del 1991, "Una tribù che balla".

L'anno dopo, in un soprassalto di coscienza civile, realizza il singolo "Cuore", per ricordare il giudice Giovanni Falcone morto nella strage di Capaci.

Con il disco seguente "Lorenzo 1992", rimane in classifica per molte settimane. Al disco segue un tournè con Luca Carboni: i due si alternano sul palco e propongono duetti insoliti. E' il periodo di canzoni che hanno segnato la carriera di Jovanotti come, "Sono un ragazzo fortunato" e "Non m'annoio".

Dello stesso anno è la collaborazione "estiva" con Gianna Nannini in "Radio baccano".

Con il passare degli anni e delle canzoni, cambiano i testi e gli ideali di Lorenzo: "Lorenzo 1994" non è solo un album ma un modo di vedere la vita, siglato dal celebre "Penso positivo" (apprezzato anche dall'Osservatore Romano).

Oltre a questo sono sicuramente da ricordare "Serenata rap" e "Piove", canzoni d'amore che arrivano di corsa in vetta alle classifiche. La scalata nelle hit parade non si limita all'Italia: ben presto "Serenata rap" diventa il video più trasmesso in Europa e in Sud America.

L'album è accompagnato dal secondo libro "Cherubini".

Nel 1994 Jovanotti si esibisce in una lunga tournè che lo vede impegnato sia in Italia che in Europa, prima da solo e poi insieme con Pino Daniele ed Eros Ramazzotti. E' un anno importante grazie anche alla creazione dell'etichetta discografica "Soleluna".

Nel 1995 esce la prima raccolta "Lorenzo 1990-1995" con due brani inediti "L'ombelico del mondo" e "Marco Polo". Con il primo dei due brani Lorenzo partecipa agli MTV music awards come miglior cantante europeo.

Il 1997 è l'anno de "L'albero", album che approda alle tendenze multietniche della musica internazionale ma che non soddisfa la voglia di fare e la curiosità di Lorenzo. Comincia così ad occuparsi di pittura, tanto da arrivare ad esporre le sue opere al Brescia Music Art, ed esordisce come attore nel film di Alessandro D'Alatri "I Giardini dell'Eden" .

Partecipa anche a due tributi: uno è "The Different You" dedicato a Robert Wyatt e un altro dedicato a Gershwin intitolato "Red, Hot + Rhapsody".

Un altro progetto discografico è "Artisti Uniti per gli Zapatisti del Chapas", compilations che raccoglie fondi per la costruzione di un ospedale in Messico.

Ad ottobre esce un altro libro: si tratta de "Il grande boh", diario dei suoi ultimi viaggi. Altra soddisfazione (stavolta del tutto personale) nel 1999 quando Francesca, la sua compagna, dà alla luce Teresa.

Jovanotti, comprensibilmente euforico, compone "Per te", una ninna nanna dedicata proprio alla primogenita.

Con l'uscita di "Capo Horn", l'estate del 1999 è segnata da "Un raggio di sole", secondo singolo dell'album. Sempre nel giugno di quell'anno Lorenzo aveva già dato vita, con Ligabue e Piero Pelù, ad una canzone-manifesto, "Il mio nome è mai più" (con tanto di video girato da Gabriele Salvatores), brano antimilitarista e dalle connotazioni pacifiste.

Il brano vince due PIM, come miglior video e miglior canzone dell'anno. Tutti i proventi della vendita del CD sono stati comunque devoluti all'associazione "Emergency".

Ma l'impegno di Lorenzo è poi proseguito nel tempo con altre iniziative di pregio. Memorabile la sua esibizione al festival di Sanremo 2000 con il brano inedito "Cancella il debito", un pezzo che ha consentito a molti giovani di venire a conoscenza del drammatico problema dei debiti gravanti sui paesi del terzo mondo.

Dopo l'album "Il quinto mondo" del 2002, Jovanotti torna nel 2005 con "Buon Sangue", uscito a metà del mese di maggio, preceduto dal singolo "(Tanto)3" (tanto al cubo), un pezzo con elementi funk, elettronica, rock e soprattutto hip hop.

Dopo alcune collaborazioni nel 2007 tra cui Negramaro e Adriano Celentano, all'inizio del 2008 esce il nuovo disco "Safari", che contiene la bellissima "A te". Nel 2009 pubblica il doppio disco "OYEAH", solo per il mercato americano. Torna in studio per far uscire un nuovo album di inediti nel 2011: il titolo è "Ora".

Per celebrare i 25 anni di attività alla fine di novembre del 2012 esce la raccolta "Backup - Lorenzo 1987-2012". Alla fine di febbraio del 2015 pubblica il disco "Lorenzo 2015 CC.": è il suo 13° album in studio e contiene il considerevole numero di 30 nuove canzoni.

5. Biografia di Carlo Alberto Dalla Chiesa

L'esempio di un uomo, l'indifferenza di uno stato
27 settembre 1920
3 settembre 1982

Chi è Carlo Alberto Dalla Chiesa?


Carlo Alberto Dalla Chiesa, generale dei Carabinieri, noto per il suo impegno nella lotta contro il terrorismo delle brigate rosse prima e alla mafia poi, di cui sarà vittima, nasce a Saluzzo, in provincia di Cuneo, il 27 settembre del 1920. Figlio di un carabiniere, vice comandante generale dell'Arma, non frequenta l'accademia e passa nei carabinieri come ufficiale di complemento allo scoppio della Seconda guerra mondiale.

Nel settembre del 1943 sta ricoprendo il ruolo di comandante a San Benedetto del Tronto, quando passa con la Resistenza partigiana.

Finita la guerra con il grado di capitano, sposa Doretta Fabbo, che gli darà tre figli, Nando (che diventerà uomo politico più volte eletto parlamentare), Rita (nota conduttrice tv) e Simona. Dopo positive eperienze nella lotta al banditismo, nel 1949 arriva in Sicilia, a Corleone, per sua esplicita richiesta. Nel territorio la mafia si sta organizzando e il movimento separatista è ancora forte. Qui il capitano Dalla Chiesa si trova ad indagare su ben 74 omicidi, tra cui quello di Placido Rizzotto, sindacalista socialista. Alla fine del 1949 Dalla Chiesa indicherà Luciano Liggio come responsabile dell'omicidio. Per i suoi ottimi risultati riceverà una Medaglia d'Argento al Valor Militare.

In seguito viene trasferito a Firenze, poi a Como e Milano. Nel 1963 è a Roma con il grado di tenente colonnello. Poi si sposta ancora, a Torino, trasferimento che risulta per certi versi enigmatico: anni dopo si scoprirà essere stato ordinato dal generale Giovanni De Lorenzo, che stava organizzando il "Piano Solo", un tentativo di colpo di Stato per impedire la formazione del primo governo di centrosinistra.

A partire dal 1966 - in coincidenza con l'uscita di De Lorenzo dall'Arma - e fino al 1973 torna in Sicilia con il grado di colonnello, al comando della legione carabinieri di Palermo. I risultati, come ci si aspetta da Dalla Chiesa, non mancano: assicura alla giustizia boss malavitosi come Gerlando Alberti e Frank Coppola. Iniziando inoltre a investigare sulle presunte relazioni fra mafia e politica.

Nel 1968 con i suoi reparti interviene nel Belice in soccorso alle popolazioni colpite dal sisma: gli viene consegnata una medaglia di bronzo al valor civile per la personale partecipazione "in prima linea" alle operazioni.

Svolge indagini sulla misteriosa scomparsa del giornalista Mauro De Mauro (1970), il quale poco prima aveva contattato il regista Francesco Rosi promettendogli materiale che lasciava intendere scottante sul caso Mattei (presidente dell'ENI che perse la vita in un incidente aereo: il velivolo decollato dalla Sicilia, precipita mentre si avvicinava all'aereoporto di Linate). Le indagini vengono svolte un una importante collaborazione fra Carabinieri e Polizia; il capo della Polizia preposto è Boris Giuliano, in seguito ucciso dalla mafia.

Nel 1973 Dalla Chiesa è promosso al grado di generale di brigata. Un anno dopo è comandante della regione militare del nord-ovest, che opera su Piemonte, Valle d'Aosta e Liguria. Seleziona una decina di ufficiali dell'arma per creare una struttura antiterrorismo (la cui base è a Torino): nel settembre del 1974 a Pinerolo cattura Renato Curcio e Alberto Franceschini, esponenti di spicco delle Brigate Rosse, grazie anche all'infiltrazione di Silvano Girotto, chiamato anche "frate mitra".

Il governo del paese gli affida poteri speciali: viene nominato Coordinatore delle Forze di Polizia e degli Agenti Informativi per la lotta al terrorismo, una sorta di reparto speciale del ministero dell'interno, creato proprio per contrastare il fenomeno delle Brigate rosse che in quegli anni imperversava, con un riferimento particolare alla ricerca investigativa dei responsabili dell'assassinio di Aldo Moro.

Grazie a Dalla Chiesa e ai suoi solleciti al governo del paese, in questo periodo viene formalizzata la figura giuridica del pentito. Facendo leva sul pentitismo, senza tralasciare le azioni di infiltrazione e spionaggio, arriva ad individuare ed arrestare gli esecutori materiali degli omicidi di Aldo Moro e della sua scorta, oltre che arrestare centinaia di fiancheggiatori. Grazie al suo operato viene riconsegnata all'Arma dei carabinieri una rinnovata fiducia popolare.

Seppur coinvolto in vicende che lo scuotono, alla fine del 1981 diviene vice comandante generale dell'Arma, come già fu il padre Romano in passato. Fra le polemiche prosegue il suo lavoro, confermando e consolidando la sua immagine pubblica di ufficiale integerrimo.

All'inizio del mese di aprile del 1982 Dalla Chiesa scrive al presidente del Consiglio Giovanni Spadolini queste parole: "la corrente democristiana siciliana facente capo ad Andreotti sarebbe stata la "famiglia politica" più inquinata da contaminazioni mafiose". Un mese dopo viene improvvisamente inviato in Sicilia come prefetto di Palermo per contrastare l'insorgere dell'emergenza mafia, mentre il proseguio delle indagini sui terroristi passa in altre mani.

A Palermo lamenta più volte la carenza di sostegno da parte dello stato; emblematica e carica di amarezza rimane la sua frase: "Mi mandano in una realtà come Palermo, con gli stessi poteri del prefetto di Forlì". Chiede di incontrare Giorgio Bocca, uno dei giornalisti più importanti del periodo, per lanciare attraverso i media un messaggio allo stato, un messaggio che ha come obiettivo la richiesta di aiuto e sostegno da parte dello stato. Nell'intervista (7 agosto 1982) c'è la presa d'atto del fallimento dello Stato nella battaglia contro Cosa Nostra, delle connivenze e delle complicità che hanno consentito alla mafia di agire indisturbata per anni.

Di fatto la pubblicazione dell'articolo di Bocca non suscita la reazione dello stato bensì quella della mafia che aveva già nel mirino il generale carabiniere.

E' la sera del 3 settembre 1982, Carlo Alberto Dalla Chiesa è seduto al fianco della giovane seconda moglie (sposata solo poche settimane prima) Emanuela Setti Carraro, la quale è alla guida di una A112: in via Carini a Palermo, l'auto viene affiancata da una BMW con a bordo Antonino Madonia e Calogero Ganci (in seguito pentito), i quali fanno fuoco attraverso il parabrezza, con un fucile kalashnikov AK-47.

Nello stesso istante l'auto con a bordo Domenico Russo, autista e agente di scorta del prefetto Dalla Chiesa, veniva affiancata da una motocicletta guidata da Pino Greco, che lo fredda.

Le carte relative al sequestro di Aldo Moro, che Dalla Chiesa aveva portato con sé a Palermo, dopo la sua morte svaniscono: non è stato accertato se sono state sottratte in via Carini o se trafugate nei suoi uffici.

Carlo Alberto Dalla Chiesa viene insignito della Medaglia d'Oro al valor civile alla memoria, con queste parole:

"Già strenuo combattente, quale altissimo Ufficiale dell'Arma dei Carabinieri, della criminalità organizzata, assumeva anche l'incarico, come Prefetto della Repubblica, di respingere la sfida lanciata allo Stato Democratico dalle organizzazioni mafiose, costituenti una gravissima minaccia per il Paese. Barbaramente trucidato in un vile e proditorio agguato, tesogli con efferata ferocia, sublimava con il proprio sacrificio una vita dedicata, con eccelso senso del dovere, al servizio delle Istituzioni, vittima dell'odio implacabile e della violenza di quanti voleva combattere".

Se è vero che le istituzioni non sono state presenti nel suo momento del bisogno e questa pesante assenza è addirittura gravata sui familiari a partire dall'immediato periodo successivo alla morte, a ricordare alle generazioni il valore civile di questo importante personaggio italiano vi sono oggi in tutto il paese innumerevoli simboli di riconoscenza come monumenti, intitolazioni di scuole, caserme, piazze, vie e parchi.

6. Biografia di Edgar Degas

Nuove inquadrature
19 luglio 1834
27 settembre 1917

Chi è Edgar Degas?


Nato a Parigi il 19 luglio 1834, il suo vero nome è Hilaire Germain-Edgard De Gas.

Sensibile e dotato di un carattere sognatore ma allo stesso tempo risoluto, è attratto fin da subito dagli studi umanistici, attrazione che il padre contribuisce a coltivare con personali "lezioni" di lettere e di arte. Circa il suo carattere, lo stesso Degas si descriverà così: "Ero o sembravo duro come tutti, per una specie di impulso alla brutalità che mi veniva dal mio dubitare e dal mio cattivo umore. Mi sentivo così fatto male, così sprovveduto, così fiacco, mentre mi pareva che i miei calcoli d'arte fossero così giusti. Tenevo il broncio a tutti e anche a me stesso".

Il Degas maturo era un solitario, anche se a volte lui stesso se ne crucciava. Viveva spesso rinchiuso nel suo studio, totalmente preso dal suo lavoro e dai suoi esperimenti con le più disparate tecniche pittoriche.

Nei suoi anni giovanili, iscrittosi al liceo, si fanno sempre più accentuate in lui le inclinazioni alla pura materia pittorica, a discapito di ricerche letterarie e poetiche. Un segnale forte di questa disposizione lo si ha quando apprendiamo che il giovane Degas era solito frequentare assiduamente il Cabinet des Estampes della Biblioteque National, luogo che gli permette di entrare in contatto con riproduzioni di grandi maestri del passato.

Non contento di contemplare passivamente le mirabili opere, inizia a copiare alcune di quelle stampe: in sostanza, uno studio indiretto di artisti quali Mantegna, Durer, Rembrandt o Goya.

Purtroppo, più grande, tra gli impegni da rispettare vi sono anche le frequentazioni alle lezioni universitarie alle quali partecipa in qualità di matricola di Giurisprudenza. Ma è solo una formalità, perchè la sua mente corre solo alle immagini di grandi quadri o a opere da realizzare.

Comincia a farsi stradauna spiccata urgenza creativa.

Ben presto Degas lascia gli studi per dedicarsi interamente all'arte. Ad un giovane di quell'epoca non si presentavano grandi prospettive in questo senso, a parte l'adesione ai moduli e agli approfondimenti dettati dall'Accademia di Arte allora onnicomprensiva.

Nel 1854 inizia a seguire le lezioni di Louis Lamothe, artista apprezzato all'epoca, ma oggi pressoché dimenticato. Lamothe, già allievo di Ingres, riesce a trasmettere a Degas l'importanza che Ingres attribuiva al disegno.

Nel 1855 Edgar Degas incontra addirittura il maestro, all'epoca settantacinquenne, da cui riceve questo consiglio: "Disegni linee, giovanotto, tante linee, non importa se vengono dalla memoria o dalla natura".

Degas con scelta coraggiosa decide di non abbracciare i modelli proposti dall'Accademia, ritenuti da lui vetusti e privi di forza creativa, ma preferisce dedicarsi alla rappresentazione di quello che lo circonda, ponendo grande attenzione alla vita così come si svolgeva nella sua cruda tensione storica, anche se il pittore cercherà sempre di coglierne gli aspetti più poetici.

Non poteva mancare un viaggio in Italia, sede di grandi capolavori e di elevazione artistica. Negli anni tra il 1856 e il 1860, in compagnia di un altro grande e visionario pittore, Gustave Moreau, Degas visita Napoli, Roma, Firenze, Pisa e Siena.

Se l'Italia è indubbiamente fonte di profonde riflessioni artistiche, di approfondimento e di influenza sulla sensibilità pittorica, Degas è anche alla ricerca di elementi "altri" che non rientrino nell'ormai (stanca?) tradizione occidentale. Si interessa dunque (un po' sulla scia della moda del tempo), alle giapponeserie e in particolare al prodotto più tipico di quella scuola figurativa: le stampe. Queste nuove e originali prospettive dell'illustrazione orientale gli infondono la convinzione che si possa utilizzare il linguaggio figurativo in maniera diversa, in modo meno convenzionale e slegato dalla tradizione occidentale e poi fatalmente "accademica" della prospettiva e del "giusto" modo di disporre oggetti e figure.

Non bisogna dimenticare che quelli sono gli anni in cui esplode come un fulmine a ciel sereno una nuova invenzione tecnica destinata a rivoluzionare la stessa concezione dell'arte pittorica: la fotografia. Da quest'ultimo ritrovato, dallo studio degli esiti che l'immagine della realtà sortisce dopo essere stata filtrata dall'obbiettivo, Degas ricava il proposito di trasferire sulla tela parte di quella nuova concezione, cercando di cogliere anch'egli quegli istanti della realtà labili e difficili da cogliere, tale da apparire, ad un primo sguardo come istantanee casuali, soprattutto nella disposizione spaziale.

I suoi quadri assumono quindi inquadrature fotografiche. Tipici in questo senso, rimangono i dipinti "Orchestra all'Opera" (del 1869) e "Luci della ribalta" (1876-77); infine, sempre per ciò che riguarda la fotografia, fondamentale è il contributo di questo mezzo nei suoi studi sui cavalli in corsa, cui l'artista lavora a partire dal 1861.

Non stupisca l'interesse di Degas per i cavalli, oltre che per le ben più celebri ballerine (la rappresentazione poetica delle quali è il vero motivo di gloria di Degas presso il pubblico). Infatti, il movimento del cavallo, nella sua sostanziale enigmaticità (prima dell'avvento della macchina fotografica), rappresentava una possibilità di studio interessantissima ed inesauribile per cogliere la varietà di pose di un corpo in azione.

In quegli stessi anni Degas conosce Edouard Manet, il geniale sovvertitore delle buone "usanze" visive della borghesia che, dopo averlo incoraggiato a coltivare il suo interesse per la realtà contemporanea, lo introduce in quel gruppo di giovani artisti che più tardi sarebbero diventati famosi come Impressionisti.

L'appartenenza a una classe sociale più elevata porta però Degas e Manet a sviluppare interessi e abitudini diverse da quelle degli altri impressionisti, i quali amavano dipingere all'aperto, prediligendo i paesaggi e una vita legata alla "bohème". I due artisti amano le corse dei cavalli e condividono la passione per la musica, cosa che li porta a frequentare i teatri.

E' in questi anni che Degas affronta spesso soggetti teatrali e musicali, anche se talvolta non disdegna certo il paesaggio.

Da segnalare che l'unica esposizione personale organizzata da Degas risale al 1892, nella quale vi presentò ventisei "paesaggi immaginari" che sottolineano in questa specificità la differenza rispetto ai colleghi impressionisti.

"La lezione di danza", terminata nel 1875, è il primo dipinto di grandi dimensioni dedicato alle ballerine. La sua pittura è fatta di interni, di luci artificiali, di studi sul movimento. Una dichiarazione dello stesso pittore ci tramanda queste parole: "La pittura è innanzitutto un prodotto dell'immaginazione, non deve mai essere una copia. L'aria che si vede nei quadri non è respirabile".

E a proposito dei nudi di Degas, J.K. Haysmans, nel 1889, scriveva: "...Non è più la carne piatta e liscia, sempre nuda delle dee,...ma è proprio carne svestita, reale, viva, carne toccata dalle abluzioni e la sua fredda grana sta per sciogliersi".

Nel 1883 la morte dell'amico Manet lo colpisce profondamente, tanto che si ritira e si isola dal mondo. Il progressivo indebolimento della vista provoca un arresto sostanziale della sua produzione.

Edgard Degas muore nella città natale, ormai completamente cieco, all'età di ottantatre anni, il 27 settembre 1917.

Alcune opere di Degas

Cavalli da corsa davanti alle tribune (La sfilata) (1866-1868)
Prova generale di balletto in scena (1874)
Classe di ballo (1873-1875)
Ballerina verde (1877-1879)
Le stiratrici (1884-1886)

7. Biografia di Grazia Deledda

Grazia sarda
27 settembre 1871
15 agosto 1936

Chi è Grazia Deledda?


Grazia Deledda nasce a Nuoro il 27 settembre 1871 da Giovanni Antonio e Francesca Cambosu, quinta di sette figli. La famiglia appartiene alla borghesia agiata: il padre che ha conseguito il diploma di procuratore legale, si dedica al commercio del carbone ed è un cattolico intransigente.

Diciasettenne, invia alla rivista "Ultima moda" di Roma il primo scritto, chiedendone la pubblicazione: è "Sangue sardo", un racconto nel quale la protagonista uccide l'uomo di cui è innamorata e che non la corrisponde, ma aspira ad un matrimonio con la sorella di lei.

Il testo rientra nel genere della letteratura popolare e d'appendice sulle orme di Ponson du Terrail. Incerte sono le notizie di un lavoro ancora precedente, datato da alcuni critici al 1884. Tra il 1888 ed il 1890, collabora intensamente con riviste romane, sarde e milanesi, incerta tra prosa e poesia. L'opera che segna più propriamente l'inizio della carriera letteraria è "Fior di Sardegna" (1892), che ottiene qualche buona recensione.

Gli scritti risentono di un clima tardo romantico, esprimendo in termini convenzionali e privi di spessore psicologico un amore vissuto come fatalità ineluttabile. E' anche, per lei, un'epoca di sogni sentimentali, più che di effettive relazioni: uomini che condividono le sue stesse aspirazioni artistiche sembrano avvicinarla, ma per lo più un concreto progetto matrimoniale viene concepito da lei sola. Si tratta di Stanislo Manca, nobile sardo residente a Roma, di Giuseppe M. Lupini, musicista che le dedica una romanza, del giornalista triestino Giulio Cesari e del maestro elementare Giovanni Andrea Pirodda, "folclorista gallurese".

Sollecitata da Angelo De Gubernatis, si occupa di etnologia: della collaborazione alla "Rivista di Tradizioni Popolari Italiane", che va dal dicembre 1893 al maggio 1895, il miglior risultato sono le undici puntate delle "Tradizioni popolari di Nuoro in Sardegna".

Nel 1895 presso Cogliati a Milano, viene publicato "Anime oneste".

L'anno successivo esce "La via del male" che incontra il favore di Luigi Capuana.

Durante una permanenza a Cagliari, nel 1899, conosce Palmiro Madesani, funzionario del Ministero delle Finanze in missione. Contemporaneamente compare a puntate su "Nuova Antologia" il romanzo "Il vecchio della montagna".

L'11 gennaio dell'anno successivo, si sposa con Palmiro e in aprile si trasferiscono a Roma: si realizza in questo modo il suo sogno di evadere dalla provincia sarda. Sebbene conduca vita appartata, nella capitale verrà a contatto con alcuni dei maggiori interpreti della cultura italiana contemporanea.

Tra agosto e dicemdre del 1900, sempre su "Nuova Antologia", esce "Elias Portolu".

Il 3 dicembre nasce il primogenito, Sardus; tenuto a battesimo dal De Gubernatis (avrà in seguito un altro figlio, Franz). La giornata di Grazia Deledda si divide fra la famiglia e la scrittura, a cui dedica alcune ore tutti i pomeriggi.

Nel 1904 viene pubblicato il volume "Cenere", da cui verrà tratto un film interpretato da Eleonora Duse (1916).

I due romanzi del 1910, considerati in genere frutto di una tenace volontà di scrivere piuttosto che di autentica ispirazione, sono notevoli tuttavia per essere, il primo, "Il nostro padrone", un testo a chiaro sfondo sociale e il secondo, "Sino al confine", per certi aspetti autobiografico.

Al ritmo sostenuto di quasi due testi all'anno compaiono i racconti di "Chiaroscuro" (1912), i romanzi "Colombi e sparvieri" (1912), "Canne al vento"(1913), "Le colpe altrui" (1914), "Marianna Sirca" (1915), la raccolta "Il fanciullo nascosto" (1916), "L'incendio nell'uliveto" (1917) e "La madre" (1919).

Si tratta della stagione più felice. I romanzi hanno tutti una prima pubblicazione su riviste (volta a volta "Nuova Antologia", "Illustrazione italiana", "La lettura" e "Il tempo"), quindi vengono stampati per i tipi di Treves.

Nel 1912 esce "Il segreto di un uomo solitario", vicenda di un eremita che scelto l'isolamento per nascondere il proprio passato. "Il Dio dei viventi", del 1922, è la storia di un'eredità da cui trtaspare una religiosità dicarattere immanente.

Il 10 settembre 1926 Grazia Deledda riceve il Nobel per la Letteratura: è il secondo autore in Italia, preceduta solo da Carducci vent'anni prima; resta finora l'unica scrittrice italiana premiata.

In "Annalena Bilsini" si avverte una certa stanchezza, che colpisce la la critica soprattutto a seguito dei recenti riconoscimenti. L'ultimo romanzo "La chiesa della solitudine" è del 1936. La protagonista è, come l'Autrice, ammalata di tumore.

Di li a poco Grazia Deledda si spegne, è il 15 agosto.

Lascia un'opera incompiuta, che verrà pubblicata l'anno successivo a cura di Antonio Baldini con il titolo "Cosima, quasi Grazia".

8. Biografia di Amedeo di Savoia-Aosta

27 settembre 1943

Chi è Amedeo di Savoia-Aosta?


Figlio di Aimone di Savoia Aosta (Duca di Spoleto e poi d'Aosta re designato di Croazia) e di Irene di Grecia e Danimarca (sorella di re Paolo di Grecia) Amedeo Umberto Costantino Giorgio Paolo Elena Maria Fiorenzo Zvonimiro di Savoia Aosta, è il nipote dell'ultimo re d'Italia, Umberto II. Nato a Firenze il 27 settembre 1943 è imparentato con molte dinastie reali europee, a cominciare da quelle spagnola e britannica.

Poche settimane prima della nascita di Amedeo il Regno d'Italia aveva firmato l'armistizio di Cassibile, cessando le ostilità contro le forze inglesi e statunitensi nell'ambito della Seconda guerra mondiale. Dopo tale armistizio, su ordine firmato personalmente da Heinrich Himmler, Amedeo e la madre vengono deportati dai tedeschi in un campo di concentramento in Austria, dove vive i suoi primi anni in prigionia.

Dopo la liberazione dal campo di concentramento di Hirschegg, avvenuta nel maggio 1945, Amedeo vive per alcune settimane in Svizzera.

Ha prestato servizio militare in Marina in qualità di ufficiale di complemento, ha sposato in prime nozze Claudia di Francia e, dopo l'annullamento della Sacra Rota, Silvia Paternò dei Marchesi di Regiovanni. Ha tre figli, Bianca, Aimone Duca delle Puglie e Mafalda. Attualmente vive tra la Toscana e la Sicilia. Ha lavorato per anni in Italia e all'estero in rappresentanza di imprese italiane, occupandosi anche della sua azienda agricola (Vini Savoia-Aosta).

Nel 1996 è stato nominato rappresentante del comune di Palermo per la Fondazione Internazionale "Pro Herbario Mediterraneo", e, dal 1997, ne è presidente.

Nel 2003 è stato nominato dal Governo Italiano presidente del comitato di gestione permanente della Riserva Naturale Statale Isola di Vivara. Amedeo di Savoia-Aosta è inoltre cittadino onorario di Marigliano, Pantelleria ed Abetone.

Quale capo famiglia del ramo Savoia-Aosta ha ereditato dallo zio Amedeo - viceré d'Etiopia, eroe dell'Amba Alagi, medaglia d'oro al valor militare, morto in Kenya prigioniero degli inglesi - la sua collezione di Diari.

9. Biografia di Ivan Aleksandrovic Goncarov

18 giugno 1812
27 settembre 1891

Chi è Ivan Aleksandrovic Goncarov?


Ivan Aleksandrovic Gončarov nasce il 18 giugno del 1812 a Simbirsk, figlio di Avdotya e di Aleksandr, appartenenti alla classe mercantile.

Cresciuto in una casa di pietra nel centro della sua città natale, rimane orfano di padre quando ha solo sette anni: da quel momento in poi riceve le cure di Nicola Tregubov, il suo padrino, marinaio in pensione.

Tra il 1820 e il 1822 Ivan studia in un istituto privato gestito dal reverendo Fyodor S. Troitsky: in questi anni ha modo di imparare il tedesco e il francese, e comincia a leggere alcuni scrittori europei, prendendo in prestito le opere dalla biblioteca del reverendo.

Nell'agosto del 1822 egli viene trasferito a Mosca, dove entra nel Collegio del Commercio: trascorre qui ben otto anni all'insegna dell'infelicità, detestando la scarsa qualità dell'istruzione ricevuta e la severa disciplina.

In questo periodo sceglie, quindi, di studiare da autodidatta, leggendo Nikolai Karamzin e Aleksandr Puskin.

Gli studi accademici

Nel 1830 Gončarov lascia il collegio e l'anno successivo, dopo avere superato indenne l'epidemia di colera che aveva colpito Mosca, si iscrive all'Università Statale di Mosca alla facoltà di filologia, dove ha modo di studiare architettura, arte e letteratura. All'università, egli ritrova entusiasmo, grazie all'atmosfera di libertà intellettuale e al vivace dibattito di quell'ambiente. Ivan Aleksandrovic Gončarov ha modo, tra l'altro, di assistere da vicino a un dibattito pubblico tra il suo idolo Puskin e il professore Mikhail T. Katechenovsky.

A differenza dei suoi compagni di università Vissarion Belinsky, Alexander Herzen e Nikolay Ogaryov, Gončarov rimane indifferente agli ideali politici e di rivoluzione sociale che stanno prendendo piede in quel tempo: le sue principali occupazioni sono la lettura e la traduzione

Le prime pubblicazioni

Nel 1832, Ivan debutta in campo editoriale grazie alla pubblicazione, da parte della rivista "Telescope", di due capitoli del romanzo di Eugene Sue "Atar-Gull" da lui tradotti. Nel 1834 Gončarov si laurea e torna a casa, con l'intenzione di entrare a far parte della cancelleria del governatore di Simbirsk Zagryazhsky.

Un anno più tardi, si trasferisce a San Pietroburgo e comincia a lavorare come traduttore per il dipartimento del commercio estero del Ministero delle Finanze. Qui, in quella che è all'epoca la capitale russa, entra in contatto con la famiglia Maykov.

Divenuto membro dei circoli letterari più elitari che sono basati proprio a casa dei Maykov e che sono frequentati - tra gli altri - da scrittori come Dmitry Grigorovich, Fyodor Dostoevskij e Ivan Turgenev, nel 1838 Gončarov debutta ufficialmente con una novella satirica, intitolata "La malattia malvagia": si tratta di un racconto apparso su "Snowdrop" in cui viene preso in giro il sentimentalismo romantico.

Dopo avere pubblicato un'altra novella nel 1839, nel 1842 egli si dedica alla scrittura di un saggio ispirato alla scuola psicologica naturalistica e chiamato "Ivan Savvich Podzhabrin".

I romanzi

Nel 1847 viene pubblicato, invece, il primo romanzo di Gončarov, intitolato "Una storia comune", che mette in scena il conflitto tra l'eccessivo romanticismo di un giovane nobile russo giunto da poco a San Pietroburgo dalla provincia e il moderato pragmatismo della classe mercantile emergente della capitale. "Una storia comune" divide la critica ma, al tempo stesso, contribuisce ad aumentare la fama del suo autore, al punto che il termine "aduyevschina" (dal nome del protagonista, Aduyev) diventerà celebre in quanto sinonimo di "inutile aspirazione romantica".

Nel 1849 "Sovremennik" pubblica "Il sogno di Oblomov", estratto dal futuro secondo romanzo di Gončarov "Oblomov" (al tempo noto con il titolo temporaneo de "L'artista"), che si rivela eccellente anche come racconto breve. Nel 1852 Gončarov si imbarca per un lungo viaggio dalla Gran Bretagna al Giappone, passando per l'Africa, fino al ritorno in Russia, a bordo della fregata Pallada in qualità di segretario dell'Ammiraglio Yevfimy Putyatin, la cui missione è quella di ispezionare l'Alaska e altri avamposti distanti dall'impero, ma anche di stabilire relazioni commerciali con il Giappone.

Ivan torna a San Pietroburgo il 25 febbraio del 1855, dopo avere viaggiato attraverso la Siberia e i monti Urali: solo la "traversata" russa dura sei mesi. Il resoconto di questo viaggio, intitolato "La fregata Pallada", inizierà ad apparire dapprima in "Otechestyennye Zapiski" nell'aprile del 1855, e successivamente nell'"Antologia del mare" e in altre riviste.

Nel 1858, "La fregata Pallada" viene pubblicato come libro a sé, e riceve numerose recensioni positive divenendo piuttosto famoso: l'opera è una rivelazione soprattutto per le descrizioni dei luoghi narrati.

Nel 1859 esce il romanzo più famoso di Ivan Gončarov, intitolato "Oblomov", che racconta la storia di un proprietario terriero russo che rinuncia a ogni tentativo di azione e di lotta a causa della sua inerzia non solo fisica ma anche mentale. Il libro, tuttavia, non ottiene un grande successo presso il pubblico contemporaneo.

Ivan Gončarov muore il 27 settembre del 1891 a San Pietroburgo.

10. Biografia di Google

Se la risposta non è dentro di te, è qui
27 settembre 1998

Chi è Google?


Google è un motore di ricerca. Google è il motore di ricerca. Per alcuni Google è Internet.

Addirittura qualcuno è solito affermare "La risposta è dentro di te. Oppure su Google".

La popolarità di Google è talmente grande che sono passati pochissimi anni dalla sua nascita che nella lingua inglese è nato il verbo "to google" (con il significato di "fare una ricerca sul web") e il verbo "googeln" nella lingua tedesca.

La parola "Google" deriva da googol, termine che si riferisce a un numero rappresentato da 1 seguito da 100 zeri; il termine fu coniato nel 1938 da Milton Sirotta, nipote allora minorenne del matematico americano Edward Kasner. L'uso della parola riflette proprio la volontà della società Google, di organizzare l'immensa quantità di informazioni che su Internet è disponibile.

Il motore di ricerca Google nasce ufficialmente il 27 settembre 1998 (la società viene invece fondata il giorno 4 settembre): padri della creatura che avrebbe rivoluzionato il World Wide Web sono Larry Page e Sergey Brin. I due ragazzi sono ancora degli studenti presso l'Università di Stanford quando sviluppano la teoria secondo cui un motore di ricerca basato sull'analisi matematica delle relazioni tra siti web avrebbe prodotto risultati migliori rispetto alle tecniche empiriche usate fino a quel momento.

In base a principi di "teoria delle reti", convinti che le pagine citate con un maggior numero di link siano le più importanti e meritevoli, decidono di approfondire la loro teoria all'interno dei loro studi, ponendo di fatto le basi per quella che sarà la loro attività futura.

Nel gennaio del 1996, Larry e Sergey iniziano a collaborare alla costruzione di "BackRub", progetto universitario di un motore di ricerca con cui analizzano i link che puntano a un sito. I fondi dell'università di Stanford sembravano però non essere sufficienti a sovvenzionare tale progetto. Armati di pazienza ed entusiasmo i due giovani iniziano a esplorare le stanze universitarie nella speranza di trovare computer da poter prendere in prestito per costruire una grande rete. Larry (già esperto di elettronica, in quel periodo noto tra gli studenti per aver costruito una stampante utilizzando pezzi del Lego) assume il compito di creare un nuovo tipo di ambiente server che utilizzi comuni personal computer al posto di costosissimi server carrozzati. Sergey intanto apre un ufficio vendite in cerca di acquirenti.

Larry e Sergey lavorano per tutta la prima metà del 1998 perfezionando la loro tecnologia. Comprano hard disk vari a prezzi stracciati e costruiscono il loro computer nella camera di Larry (che può quindi essere considerato il primo data center di Google!).

Tra i primi potenziali clienti che Sergey contatta c'è David Filo, amico e fondatore di "Yahoo!". Filo concorda appieno con la missione del progetto ma spinge i due a svilupparla da soli senza tentare di venderla ad altri. Considerati gli sforzi per tentare di contattare altri motori di ricerca esistenti a cui vendere la nuova tecnologia, e considerate le scarse attenzioni ricevute non resta loro che provarci da soli.

Google Inc. apre in un garage a Menlo Park, California. Già in questo periodo google.com, in fase beta, risponde a 10.000 interrogazioni al giorno. La stampa inizia a notare questo motore con risultati davvero rilevanti: articoli molto positivi cominciano ad apparire su "Usa Today" e "Le Monde". A Dicembre "PC Magazine", nomina Google uno dei 100 principali Siti e Motori di Ricerca del 1998.

Il sito-motore che in quanto a semplicità ha fatto scuola (un logo, una casellina di ricerca e un pulsante) cresce in fretta: nel febbraio del 1999 gli angusti spazi di Menlo Park cedono il passo a favore di un ufficio sulla University Avenue di Palo Alto. Google conta ora 8 impiegati e 500.000 interrogazioni al giorno. Come ci si aspetta in questi casi anche l'interesse verso la compagnia cresce: "Red Hat" (una delle aziende leader nel campo del sistema operativo Linux) firma con Google il suo primo contratto per forniture di servizi di ricerca.

A poco a poco personaggi chiave (quali Omid Kordestani, Urs Hölzle) cominciano a riempire i modesti uffici della compagnia. Tolta la scritta "beta" il 21 settembre 1999, la società era diventata talmente grande che richiedeva ancora una volta una nuova sede. Il quartier generale della società diventa Mountain View in California, nel cosiddetto "Googleplex".

Alla fine del 2000 Google risponde a 100 milioni di interrogazioni al giorno; arriva il momento di cercare nuovi modi per dare accesso ai propri contenuti dove e quando gli utenti lo vogliano.

Partite di hockey nei parcheggi, cani e cuochi che vagano liberi tra le scrivanie, riunioni attorno a un tavolo da ping pong danno un'idea abbastanza precisa di come si lavora al Googleplex.

Nel 2001 Eric Schmidt, già amministratore delegato di Novell e Chief Technology Officer di Sun Microsystems, diviene capo del consiglio d'amministrazione di Google. Google "impara" 40 nuove lingue, raddoppia il numero di pagine indicizzate e si espande verso il mondo wireless. Nel frattempo Larry Page e Sergey Brin diventano rispettivamente Presidente dei Prodotti e Presidente della Tecnologia.

Gestita con capitali privati (i maggiori detentori sono Kleiner Perkins Caufield & Byers and Sequoia Capital), nell'ottobre 2003 il colosso Microsoft di Bill Gates tenta di acquisire Google che però rifiuta l'offerta. All'inizio del 2004 viene annunciata un'offerta pubblica iniziale (da parte di Morgan Stanley e Goldman Sachs Group), che potrebbe raggiungere i 4 miliardi di dollari; questo dà a Google un capitale di mercato che si aggira intorno ai 12 miliardi di dollari.

Intanto la strategia d'espansione dell'azienda si è evoluta verso altri ambiti; non soffermandosi alla sola catalogazione del web, ha prodotto (o comprato aziende già esistenti che producevano) servizi di varia natura, dalla gestione della posta elettronica (GMail) ai video (YouTube, acquisito nel 2006) fino a un nuovo modo di fare pubblicità (AdSense con AdWords) che permette di mostrare su un sito annunci pubblicitari pertinenti ai contenuti del sito stesso.

Su un articolo del Corriere della Sera del 30 marzo 2009, scrive Massimo Gaggi:

"Alcuni degli storici che fino a ieri sostenevano che il ventesimo secolo è finito l'11 settembre 2001, sepolto sotto le macerie delle Torri Gemelle, ora cominciano a pensare che in futuro la data che verrà scelta come boa che divide il secondo dal terzo millennio sarà quella del 27 settembre 1998: il giorno in cui due studenti di Stanford che avevano affittato per 1700 dollari al mese il garage di una villetta al numero 232 di Santa Margarita Avenue in Menlo Park, nel cuore della Silicon Valley californiana, fondarono Google".

Il resto è storia recente, giorno dopo giorno scritta e... cliccata:

http://www.google.com/corporate/history.html

11. Biografia di Pietro Ingrao

La storia a sinistra
30 marzo 1915
27 settembre 2015

Chi è Pietro Ingrao?


Pietro Ingrao nasce a Lenola (Latina) il giorno 30 marzo 1915. Ha solo diciannove anni quando partecipa con una propria poesia ai Littoriali della cultura e dell'arte, manifestazione che prevede gare multidisciplinari dedicate a chi vuole far carriera nel Partito Nazionale Fascista; la poesia si intitola "Coro per la nascita di una città (Littoria)" e, caratterizzata dalla retorica mussoliniana, ottiene il terzo posto.

L'attività antifascista inizia nel 1939 tra gli studenti dell'università di Roma. Laureatosi in Giurisprudenza e in Lettere e filosofia, diventa poi giornalista. Nel 1940 entra a far parte formalmente del Partito Comunista e partecipa attivamente alla Resistenza partigiana.

Al termine della Seconda guerra mondiale Ingrao sarà uno degli indiscussi punti di riferimento di una certa area del partito, area schierata verso posizioni marxiste-leniniste. Rappresentante dell'"ala di sinistra" del "partito di sinistra", sul piano politico Ingrao avrà sovente profondi scontri politici con Giorgio Amendola, che all'interno del Pci rappresenterà la fazione opposta.

Durante la sua lunga carriera è direttore del quotidiano "L'Unità" dal 1947 al 1957 e deputato della Repubblica dal 1948 e al 1994 (ininterrottamente).

Entrato a far parte della direzione e della segreteria nazionale del partito (VIII congresso del Pci, 1956), Ingrao arriva a ricoprire (succede a Sandro Pertini) l'alto ruolo istituzionale di Presidente della Camera dei Deputati dal 1976 al 1979: nella storia della Repubblica Italiana è il primo rappresentante comunista a ricoprire tale carica.

Dopo il XIV congresso del PCI (1975) è nominato presidente del Centro iniziative e studi per la riforma dello Stato del Pci.

Negli anni '90, pur opponendosi alla sua nascita, contribuisce alla fondazione del Partito Democratico della Sinistra. Poco tempo dopo si staccherà. Dopo le elezioni europee del 2004 aderisce al Partito della Rifondazione Comunista, di Fausto Bertinotti.

La produzione letteraria di Pietro Ingrao comprende poesie e saggi politici; tra le sua opere più importanti c'è "Appuntamenti di fine secolo" (saggio pubblicato nel 1995 con la collaborazione di Rossana Rossanda). Altri titoli sono "L'alta febbre del fare", "Masse e potere" (1977), "Crisi e terza via. Intervista di Romano Ledda" (1978), "Parlamento, regioni, Mezzogiorno" (1982), "Il dubbio dei vincitori" (1986), "Interventi sul campo" (1990), "Variazioni serali" (2000), "Conversazione su «Il dubbio dei vincitori»" (2002), "Non ci sto! Appunti per un mondo migliore" (2003), "La guerra sospesa. I nuovi connubi tra politica e armi" (2003), "Una lettera di Pietro Ingrao. Con una risposta di Goffredo Bettini" (2005), "Volevo la luna" (2006), "La pratica del dubbio. Dialogo con Claudio Carnieri" (2007).

Pietro Ingrao muore a Roma alla veneranda età di 100 anni, il 27 settembre 2015.

12. Biografia di Avril Lavigne

Sfuggendo le banalità
27 settembre 1984

Chi è Avril Lavigne?


Nata in Ontario, Canada, nella cittadina di Napanee, il 27 settembre 1984, Avril Ramona Lavigne è oggi una delle star del rock più seguite dal pubblico degli adolescenti per il suo carattere indipendente, un po' ribelle forse, ma allo stesso tempo sufficientemente discreto.

Tutto tranne l'ordinario. Questa è la caratteristica da tenere a mente quando si descrive Avril Lavigne. Uno spirito libero, una ragazzina selvaggia, Avril è una di quelle rare creature che iniziano a far sentire la loro voce e la loro personalità già intorno ai due anni di vita. Una ragazza in una piccola città che in classe non si riesce a tenere a freno, animata da una grande determinazione e dalla voglia di sfondare, tanto che quasi con le sue sole forze, parte per New York City e Los Angeles per mettere alla prova la sua smania di musica. Una diciassettenne agguerrita, con in tasca le carte giuste per raggiungere il successo.

"Voglio essere me stessa e con questa mia convinzione fare la mia strada, scrivere di quello che provo e non preoccuparmi del giudizio altrui, devo indossare quello che mi pare, recitare quello che è più adatto a me e cantare quello che mi appartiene ed è più vicino alla mia sensibilità".

Avril Lavigne ha messo davvero in pratica questi suoi propositi nel suo album d'esordio, "Let go" (2002), un disco che fa bella mostra delle sue qualità vocali, la sua voce cristallina e dei suoi testi, specchio della sua generazione e di ciò che è lei davvero. "Anything but ordinary" è un'ode all'individualità, mentre il primo singolo "Complicated", è una canzone il cui impeto mette a tappeto i male intenzionati. "I'm with you" raggiunge invece il punto di connessione con il lato più dolce di Avril, ma tracce come "Losing grip" e "Unwanted", coraggiosamente confrontano argomenti come il rifiuto e il tradimento, con tutto quel turbinio di reazioni che tali temi portano in sé. Poi c'è "My world" e la metaforica "Mobile", che perfettamente articolano l'esperienza di Avril Lavigne.

"Ho la grande opportunità di realizzare i miei sogni: essere ovunque, svolazzare da un posto all'altro, facendo mille cose diverse ogni giorno. Questo è il mio stile di vita e non sopporterei d'annoiarmi o di essere "normale"".

A quanto pare Avril è nata con tutta quest'inquietudine. Una bambina che "voleva essere sempre al centro dell'attenzione" e destinata ad andar via dalla natia Napanee, cittadina di cinquemila anime. "Ho sempre saputo quello che volevo diventare", racconta. "Ricordo che da piccola me ne stavo in piedi sul letto fingendo di essere su un palcoscenico, cantando a squarciagola e immaginandomi migliaia di persone impazzite per la mia musica". Partendo dalla sua cameretta Avril tenta tutte le strade possibili per avvicinarsi al canto vero e proprio, - iniziando dal coro della Chiesa, cantando musica gospel, passando per i festival e cantando country music nei concorsi per giovani talenti - fino ad approdare all'ingaggio con l'Arista Records.

In un viaggio a New York Avril Lavigne attira l'attenzione di Antonio "LA" Reid, il quale subito intuisce il suo straordinario talento e la mette sotto contratto con l'Arista. A 16 anni si trasferisce a Manhattan e inizia a lavorare al suo primo CD, immergendosi senza timori nel pieno del processo creativo. "Adoro scrivere. Quando sono triste e voglio sbarazzarmi di questo stato d'animo, imbraccio la mia chitarra. Qualche volta penso che la mia chitarra sia un po' il mio terapista".

Nonostante la grande dedizione, durante la sua permanenza a New York, gli sforzi iniziali di Avril in studio di registrazione non sembravano sortire gli effetti tanto desiderati. "Ho iniziato a lavorare con delle persone davvero straordinarie, ma non mi sentivo ancora a mio agio. Era come se le canzoni non mi rappresentassero pienamente", ammette. "Mi sono resa conto di quanto fosse un'esigenza vitale per me scrivere le mie canzoni, fare da me la mia musica. E' stato un periodo piuttosto stressante, ma non ho mai voluto mollare". Animata dall'impellente bisogno di esprimere se stessa nella sua musica Avril cambia costa e vola a Los Angeles dove trova quella concentrazione e freschezza di cui sente bisogno.

A Los Angeles incontra l'autore e produttore Cliff Magness e... "Mi sono detta...sì, ho trovato l'uomo giusto! Ci siamo subito compresi, perché è stato per me una guida discreta; lui ha davvero compreso quello che volevo fare e mi ha permesso d'esprimermi liberamente". Le canzoni di "Let go" iniziano a fluire, con Magness al timone e con il team emergente "The Matrix", nei cui lavori precedenti si annoverano canzoni per Sheena Easton e Christina Aguilera. Avril si aggancia al Nettwerk Management, già alla guida delle carriere di Sarah McLachlan, Dido, Coldplay, Barenaked Ladies e Sum 41.

Il suo secondo lavoro esce a due anni di distanza dal primo e sembra confermare il talento della ragazza canadese che fa impazzire gli adolescenti di tutti i continenti: il titolo dell'album è "Under my skin" e il singolo "Don't tell me" risulta trascinante come poche altre canzoni presenti nel panorama pop e rock internazionale del periodo.

Avril Lavigne ogni volta non vede l'ora di poter suonare la sua musica dal vivo. Lei scherzando fa notare che andare in tour con la sua band scatenata, non è poi così diverso da quello che faceva da piccola. "Sono sempre stata un "ragazzaccio" e credo di esserlo ancora. Giocavo a hockey nelle stagioni fredde e a baseball in estate. Adoravo praticare gli sport da ragazzi".

Ma la musica di Avril Lavigne è in grado di raggiungere indifferentemente i ragazzi e le ragazze, e di certo, anche tutti quegli adulti ancora animati dallo spirito d'avventura anzi, è proprio la reazione di questi ultimi che vuole provocare, risvegliando la loro latente voglia di divertimento. "Non vedo l'ora di suonare dal vivo in giro per il mondo! Voglio che la gente si renda conto che la mia musica è vera, onesta, che viene dritta dal cuore. Per me è fondamentale essere se stessi in quello che si fa".

Alla fine del mese di settembre 2004 inizia con il concerto di Monaco di Baviera la prima parte del nuovo tour mondiale di 32 tappe chiamato "Bonez Tour", che si concluderà il 25 novembre a Kelowna in Canada. Alla fine del 2004 l'album conterà più di 7 milioni di copie vendute.

Il 12 marzo 2005 a Kobe in Giappone inizia la seconda parte del tour, fitta di ben 99 date, che si concluderà il 25 settembre a San Paolo in Brasile. In Italia due concerti: a Milano il 29 maggio e Napoli il 31 maggio. Sempre nel 2005 Avril approda al mondo del cinema d'animazione: prima contribuendo alla colonna sonora del film "Spongebob", poi dando voce a Heather, un personaggio del film "Over the Hedge".

In autunno registra una cover di "Imagine" di John Lennon per un'iniziativa a favore di Amnesty International. Nel concerto-tributo ai Metallica Avril viene chiamata per interpretare "Fuel", celeberrimo pezzo della band di James Hetfield che, presente al concerto, ha definito la sua esibizione una delle migliori.

Il 21 febbraio 2006 si esibisce a Torino in un concerto acustico insieme al suo chitarrista storico Evan Taubenfeld durante le premiazioni delle gare olimpiche. Si esibisce anche il 26 febbraio per la cerimonia di chiusura, con la canzone "Who knows".

Il 15 luglio 2006 Avril sposa il fidanzato Deryck Whibley, cantante dei "Sum 41", in una tenuta privata a Fresno, in California. Volerà in Italia per il suo viaggio di nozze, gradendo, pare, il Bel Paese e la sua cucina.

Il suo ultimo disco è "The Best Damn Thing" (2007).

13. Biografia di Leo Longanesi

Stampare la storia
30 agosto 1905
27 settembre 1957
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Chi è Leo Longanesi?


Leo Longanesi nasce a Bagnacavallo (Ravenna) il 30 agosto 1905. La sua famiglia vive in maniera piuttosto agiata: il padre Paolo appartiene ad una famiglia di coltivatori benestanti e la madre, Angela, discende dalla famiglia di proprietari terrieri Marangoni. A sei anni Leo si trasferisce con la famiglia a Bologna e come tutti i bambini dell'epoca rientra nelle fila giovanili del fascismo. E' questo il periodo di avvicinamento al regime, che per Longanesi diventa una sorta di mitizzazione della figura del Duce.

Si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza e inizia la sua collaborazione con varie riviste. Fonda una serie di giornali, tra cui: "E' permesso?", " Il toro", e "Il Dominio". A vent'anni ottiene la direzione del giornale della federazione fascista di Bologna, " L'assalto", ma viene ben presto estromesso dalla direzione a causa di un articolo contro un senatore. Intanto Longanesi aderisce sempre più profondamente al fascismo; suo è l'aforisma: "Mussolini ha sempre ragione".

Persa la direzione de "L'assalto" fonda e dirige "L'italiano", una rivista culturale in cui, pur dichiarandosi fascista, egli sottolinea l'importanza dell'indipendenza dell'arte e della cultura dal regime. Molte firme importanti collaborano alla rivista tra cui: Vincenzo Cardarelli, Giovanni Comisso e Mino Maccari. Purtroppo il 14 maggio del 1931 Leo Longanesi si rende protagonista del triste episodio dell'aggressione al maestro Arturo Toscanini, in occasione al suo rifiuto ad eseguire il concerto "Giovinezza".

Lasciata Bologna, si trasferisce a Roma dove collabora con la rivista "Cinema" di Vittorio Mussolini. Grazie all'amicizia con Vincenzo Cardarelli conosce il pittore Armando Spadini di cui sposa la figlia Maria. Dal loro matrimonio nascono tre figli.

Grazie all'appoggio di Benito Mussolini, con il quale ha un rapporto diretto, fonda nel 1937 la rivista "Omnibus". La rivista si rivela importante anche per la tradizione giornalistica italiana, in quanto è il primo esempio nazionale di rotocalco. Il giornale, edito da Angelo Rizzoli, ha un grande successo, ma la spregiudicatezza dei pezzi firmati da Longanesi gli attira addosso l'occhio della censura, che ne sospende la pubblicazione nel 1939.

All'attività di giornalista abbina quella di disegnatore, anche se in realtà è un disegnatore disordinato che affida la sua vena creativa a foglietti e annotazioni. La sua ispirazione nasce spesso dalla tradizione dei lunari, degli almanacchi, dei libri dei sogni e delle carte da gioco. I suoi disegni vengono esposti in varie mostre: la mostra del decennale della rivoluzione fascista di Roma (1932); la XIX Biennale di Venezia (1934); la Mostra del disegno di Berlino (1937). Nel 1941 tiene anche una importante personale nella Galleria Barbaroux di Milano.

Prima della fine della guerra si trasferisce per un breve periodo a Napoli. Fa ritorno quindi a Roma e, a seguito della caduta del fascismo, cambia immediatamente orientamento politico, scrivendo dalle colonne de "Il Messaggero" un articolo inneggiante alla libertà.

Nel 1945 si trasferisce a Milano, dove fonda la casa editrice Longanesi su suggerimento dell'industriale Giovanni Monti, cognato dello scrittore Elio Vittorini. Leo pubblica con la sua casa editrice il primo racconto di Ernest Hemingway, dà spazio alla narrativa sovietica, fonda una collana di libri gialli e lancia autori come Alberto Moravia, Vitaliano Brancati, Goffredo Parise, Dino Buzzati ed Ennio Flaiano. La casa editrice pubblica anche un bollettino mensile, "Il libraio", a cui collaborano Elsa Morante e Mino Maccari.

Fonda poi nel 1950 le riviste "Il Borghese" e "Oggi". "Il Borghese", uscito prima con tiratura quindicinale e poi settimanale, è una rivista di cultura e attualità che annovera tra i suoi collaboratoti un allievo di Longanesi, che diventerà una celebre firma del giornalismo italiano: Indro Montanelli. La rivista acquista notorietà soprattutto grazie alle copertine disegnate dallo stesso Leo e alle foto satiriche contro la classe dirigente del periodo. In maniera particolare le fotografie diventano così rappresentative di un atteggiamento critico nei confronti della classe politica, che qualsiasi altra foto abbia le stesse caratteristiche viene definita "da borghese".

Dirige la rivista fino alla sua morte. Viene colto da un attacco cardiaco proprio mentre è nel suo ufficio: trasportato in ospedale, Leo Longanesi muore poco dopo a soli 52 anni. E' il 27 settembre del 1957.

Alla sua scuola si sono formati grandi giornalisti del panorama italiano, tra cui Benedetti (L'Europeo e L'Espresso), Pannunzio (Il Mondo) e il già citato Montanelli (Il Giorno). Proprio Indro Montanelli dedicherà al maestro una biografia scritta a quattro mani con Marcello Staglieno, uscita per le edizioni Longanesi nel 1984.

14. Biografia di Virginia Raffaele

27 settembre 1980

Chi è Virginia Raffaele?


Straordinaria imitatrice nonché attrice e comica, Virginia Raffaele nasce il 27 settembre del 1980 a Roma, discendente di una famiglia circense: sua nonna era un'acrobata cavallerizza e gestiva il circo Preziotti. Cresciuta nel luna park dell'Eur a Roma fondato dai suoi nonni, Virginia si diploma a diciannove anni presso l'Accademia Teatro Integrato di Pino Ferrara. Dopo aver studiato danza moderna e danza classica all'Accademia Nazionale di Danza, forma con Francesca Milani e Danilo De Santis "Due interi e un ridotto", trio comico che inizia a farsi notare sulla scena cabarettistica. Lavora, quindi, in teatro, recitando tra l'altro per Vincenzo Zingaro ne "Le nuvole" di Aristofane e per Pino Ferrara in "L'amore di Don Perlimpino per Belisa", pièce di Federico Garcìa Lorca. Sale sul palco, inoltre, al fianco di Carlo Croccolo nel "Plautus", e di Max Tortora in "Doppia coppia", prima di essere diretta da Lorenzo Gioielli in "Iressa".

Avvia, in seguito, una collaborazione con Lillo e Greg, che si concretizza sia in teatro (con "The Blues Brothers - Il plagio", "Far West Story", "La baita degli spettri" e "Intrappolati nella commedia"), sia in televisione (con "Bla bla bla", in onda su Raidue nel 2005). Sul piccolo schermo Virginia Raffaele recita, tra l'altro, in "Compagni di scuola", con Massimo Lopez, ne "Il commissario Giusti", con Enrico Montesano, e in altre fiction come "Carabinieri", "Incantesimo" e "Il maresciallo Rocca". A partire dal 2009 lavora con la Gialappa's Band in "Mai dire Grande Fratello Show", su Italia 1,proponendo tra l'altro l'imitazione della cantante Malika Ayane e della concorrente del "Grande Fratello" Federica Rosatelli, prima di approdare a La7 a "Victor Victoria", al fianco di Victoria Cabello, per interpretare la presentatrice meccanica Annamaria Chiacchiera.

A gennaio del 2010 Virginia Raffaele inizia a collaborare con il cantante Luca Barbarossa e il comico Andrea Perroni nella conduzione di "Radio2 Social Club", programma di Radio2, mentre l'estate seguente entra nel cast di "Quelli che il calcio". Nel programma della domenica di Raidue propone numerose imitazioni di personaggi famosi, tra cui Renata Polverini, presidente della Regione Lazio, Roberta Bruzzone, criminologa, e Eleonora Brigliadori, concorrente dell'"Isola dei Famosi". L'anno successivo "Quelli che" passa dalle mani di Simona Ventura a quelle di Victoria Cabello, ma Virginia viene riconfermata: tra i suoi nuovi personaggi, si ricordano Carla Gozzi (la stilista di "Ma come ti vesti?"), Belen Rodriguez e Ornella Vanoni, oltre alla poetessa transessuale Paula Gilberto Do Mar, personaggio di fantasia.

Torna poi al cinema (sul grande schermo aveva ricoperto piccoli ruoli in "Ladri di barzellette", "Romanzo criminale" e "Lillo e Greg - The movie"), in "Faccio un salto all'Avana", con Francesco Pannofino, e "Cara, ti amo…" di Gian Paolo Vallati. Dopo una breve tappa a La7, ospite di "Fratelli e sorelle d'Italia", torna a "Quelli che", proponendo, dal 2012, l'imitazione di Nicole Minetti, consigliere regionale del Pdl in Lombardia (imitazione contestata da parte di alcuni esponenti del partito, tra cui la deputata Jole Santelli). Nello stesso anno, Virginia Raffaele torna al cinema nella commedia di Fausto Brizzi "Com'è bello far l'amore", al fianco di Claudia Gerini, Filippo Timi e Fabio De Luigi, e conduce con Francesco Pannofino il Concertone del Primo Maggio, in onda su Raitre. In questa occasione, avrebbe dovuto presentare l'imitazione di Renata Polverini, ma l'esibizione viene cancellata per ordini "dall'alto".

Tornata a "Quelli che" anche per la stagione 2012/2013, propone tra l'altro le imitazioni di Michaela Biancofiore, esponente del Pdl, e di Francesca Pascale, fidanzata di Silvio Berlusconi. Proprio con il personaggio della Pascale irrompe anche nella trasmissione di Michele Santoro "Servizio Pubblico", su La7. Dopo aver condotto la prima edizione degli Mtv Awards a Firenze con il suo collega di "Quelli che" Ubaldo Pantani, entra nel cast de "L'ultima ruota del carro", film di Giovanni Veronesi con Ricky Memphis, Elio Germano e Alessandra Mastronardi.

Nell'estate del 2013, dopo essersi aggiudicata il Premio Regia Televisiva come personaggio rivelazione dell'anno, dice addio a "Quelli che", e rumors insistenti la indicano come una delle nuove conduttrici di "Striscia La Notizia", al fianco di Michelle Hunziker. La notizia di "Striscia" viene confermata e nel mese di settembre inizia questa nuova avventura televisiva.

15. Biografia di Francesco Totti

La classe non si discute
27 settembre 1976

Chi è Francesco Totti?


Francesco Totti nasce a Roma il 27 settembre 1976. Dimostra sin da piccolo grande confidenza con la sfera di cuoio. La sua prima squadra è la Fortitudo, piccola società del quartiere San Giovanni, dove vive la famiglia. Dalla Fortitudo di Trillò, Francesco passa alla Smit Trastevere, alla corte di Pergolati e Paolucci.

Il ruolo occupato in campo è quello di centrocampista, scelta quasi obbligata per i mister che hanno la fortuna di allenarlo, data la classe "pulita" che il giovane esibisce con estrema disinvoltura. Poi, nel 1986, il passaggio alla Lodigiani, primo passo importante verso il calcio che conta.

Totti è allenato prima da Mastropietro e poi da Emidio Neroni, due figure importanti dal punto di vista calcistico per il ragazzo.

Dopo altre due stagioni, la famiglia Totti viene sottoposta al dilemma: la Lodigiani fa presente che Francesco fa gola sia alla Roma che alla Lazio.

Nessuna esitazione per i romanistissimi genitori: il giovane calciatore di Porta Metronia approda a Trigoria nel 1989, iniziando la sua carriera in giallorosso, partendo dalle giovanili.

Il talento naturale di Francesco spinge i tecnici di tutte le rappresentative a convocarlo spesso. Nella stessa stagione gli capita di disputare partite con gli Allievi Nazionali e la Primavera (stagione 1991-1992) o addirittura di essere decisivo per la conquista dello scudetto sempre con gli Allievi pur giocando titolare nella Primavera e trovando comunque il modo di esordire in serie A (stagione 1992-1993). Boskov, infatti, lo nota a Trigoria nelle partite durante l' allenamento contro la prima squadra e lo fa esordire in Serie A contro il Brescia nella vittoria per 2-0 del 28 marzo 1993.

Da quel momento il rapporto fra Totti e la prima squadra andrà sempre in crescendo, anche se nel frattempo continua l'esperienza anche nelle giovanili azzurre. Anche in Nazionale le soddisfazioni non mancano: fin dall' Under 15 di Corradini passando per le rappresentative allenate da Sergio Vatta, Francesco trova il modo di mettersi in luce, toccando in seguito l'apice della sua carriera in azzurro con la conquista del titolo europeo Under 21 con Cesare Maldini, battendo in finale la Spagna ai calci di rigore (31 maggio 1996).

Pochi mesi prima Totti aveva conosciuto il sapore di una convocazione nella Nazionale maggiore: Arrigo Sacchi lo aveva convocato per uno stage alla Borghesiana (febbraio 1996), regalandogli parole di grande stima e considerazione.

Tornando alla Roma, nel 1994 a Trigoria arriva Carletto Mazzone, uomo che lancerà definitivamente Francesco sul grande palcoscenico del calcio che conta e che per lui resterà sempre un punto di riferimento importante, un secondo padre a cui chiedere consiglio nei momenti difficili.

Il 4 settembre 1994 arriva il suo primo gol con la casacca dei "grandi": all'olimpico, davanti al pubblico del quale fino a pochi anni prima faceva parte, in veste di piccolo tifoso, segna contro il Foggia.

Forse è quello il vero inizio della favola dell'attuale numero dieci della Roma, favola che ha conosciuto anche momenti difficili come la scarsa considerazione di Carlos Bianchi, l'allenatore argentino che non lo "vedeva" (che lo stava per cedere alla Sampdoria), ma che ha trovato la sua più splendida continuazione nel biennio-Zeman: proprio il tecnico boemo, altra figura importantissima nella Totti story, valorizza al massimo il bagaglio tecnico del trequartista inserendolo a sinistra nel tridente di attacco. E' il boom: tutti, anche i più scettici, ammettono di trovarsi davanti ad un vero fenomeno del calcio internazionale e lui risponde a suon di gol e di premi vinti per le altissime medie voto mantenute su tutti i quotidiani per tutto l'arco del campionato.

Il resto è storia contemporanea.

Con l'arrivo di Fabio Capello la Roma ha conosciuto un'annata di transizione che ha coinvolto lo stesso Totti, peraltro vittima di un infortunio ad inizio stagione che ne ha pregiudicato il rendimento per alcuni mesi. Il capitano giallorosso, comunque, ha mantenuto un rendimento ben al di sopra degli standard del resto del campionato, confermandosi uomo assist e leader anche nei momenti più difficili.

La convocazione di Dino Zoff per Euro 2000 e la conquista di una maglia da titolare con gli azzurri confermano la stagione comunque positiva di Francesco. E infatti l'europeo giocato in Belgio e Olanda rappresenta per Francesco la definitiva consacrazione internazionale, dopo le splendide prove offerte soprattutto proprio contro il Belgio (suo il gol di testa che spiana la strada alla vittoria azzurra), contro la Romania (altro gol che sblocca il risultato) e in finale contro la Francia di Zidane.

Due momenti esaltanti dell'estate scorsa bei Paesi Bassi: il colpo di tacco che ha dato via all'azione per l'illusorio vantaggio azzurro di Delvecchio e soprattutto l'ormai leggendario rigore a cucchiaio tirato contro l'Olanda nella semifinale giocata all'Amsterdam Arena. Un gesto tecnico che ha strabiliato tutto il mondo.

La carriera di Francesco continua all'insegna dei successi con la squadra giallorosa: la conquista del terzo scudetto nella stagione 2000/2001 e le prodezze in Champions League. Anche in Nazionale entusiasma i tifosi e indossando la maglia numero 10 è il perno inamovibile dell'attacco azzurro.

Per capire quanto sia amato dal popolo giallorosso è sufficiente assistere, allo stadio olimpico di Roma, ad una delle pochissime occasioni in cui viene sostituito. Lo speaker Carlo Zampa ordina: "Popolo giallorosso, in piedi. Esce il capitano". E 70 mila persone compongono una fragorosa standing ovation.

Di lui Pele' ha detto: "Totti è uno dei più grandi artisti del calcio moderno".

Francesco è un ragazzo di grande sensibilità ed è spesso impegnato in opere di solidarietà e beneficenza. Un altro personalissimo record è stato quello di vendita (estate 2003) del "suo" libro "Tutte le barzellette su Totti (raccolte da me)", i cui proventi sono stati destinati all'Unicef e al servizio "Teleassistenza e Telesoccorso" del Comune di Roma.

Il 19 giugno 2005 Francesco Totti ha sposato la nota presentatrice tv (ex-letterina) Ilary Blasi: la cerimonia è stata seguita in diretta da Sky TG24 e i proventi derivati dell'esclusiva sono stati destinati dalla coppia per opere benefiche.

Dopo un infortunio che sembrava doverlo tenere a lungo lontano dai campi, Francesco compie un recupero straordinario in vista dei mondiali di Germania 2006; sebbene non brillerà il suo apporto sarà di fondamentale importanza per la storica conquista della coppa del mondo.