Biografie di personaggi famosi e storici nato il 29 settembre

Biografie di personaggi famosi e storici

Biografie di personaggi famosi nella storia e celebrità nate il 29 settembre

Sommario:

1. Michelangelo Antonioni
2. Wystan Hugh Auden
3. Pietro Badoglio
4. Silvio Berlusconi
5. Pier Luigi Bersani
6. Brigitta Bulgari
7. Caravaggio
8. Enrico d'Artois
9. Miguel de Cervantes Saavedra
10. Anita Ekberg
11. Ferdinando VII di Spagna
12. Enrico Fermi
13. Felice Gimondi
14. Loretta Goggi
15. Jerry Lee Lewis
16. Horatio Nelson
17. Angelo Poliziano
18. Raf
19. Andriy Shevchenko
20. Tintoretto
21. Lech Walesa
22. Emile Zola

1. Biografia di Michelangelo Antonioni

Coscienza sociale, resa immortale
29 settembre 1912
30 luglio 2007

Chi è Michelangelo Antonioni?


Coetaneo di tanti registi neorealisti (Luchino Visconti per citarne uno su tutti) Michelangelo Antonioni nasce a Ferrara il 29 settembre 1912. Arriva al cinema dopo lunghe e significative esperienze negli anni '50 e più di altri quindi si trova ad essere testimone del passaggio da un'epoca ad un'altra. Alla sua scuola si sono riferiti importanti registi quali Akira Kurosawa, Martin Scorsese, Francis Ford Coppola e Wim Wenders.

Antonioni, spesso definito come regista borghese e autore della crisi, dopo aver collaborato alla sceneggiatura di "Un pilota ritorna" (1942) di Rossellini e lavorato come aiuto-regista per Marcel Carné, dirige "Gente del Po" (1943-1947) il suo primo documentario. Il suo lungometraggio di esordio è "Cronaca di un amore" del 1950, acuta analisi d'una crisi di coppia. Seguono, tra gli altri, "La signora senza camelie" (1952) e "Le amiche" (1955), angosciata lettura del bel racconto "Tra donne sole" di Cesare Pavese.

In questi suoi primi lavori si delineano nettamente le caratteristiche fondamentali dell'opera del regista: la difficoltà a stabilire rapporti interpersonali veri, l'inafferrabilità del reale, lo spaesamento dell'individuo alle prese con una società fredda e poco umana.

La sua ricerca affronta tematiche individuali che necessitano di un linguaggio cinematografico capace di esprimere i tempi e gli spazi della psicologia umana.

La rottura con il neorealismo si evidenzia ne "Il grido" (1954), che sposta dall'ambiente borghese a quello proletario le tematiche del malessere esistenziale, eleggendo a protagonista un operaio che spegne nel sucidio la pena della conclusione di una lunga relazione sentimentale.

La strada intrapresa da Antonioni è quella di focalizzare i personaggi, di far parlare i loro comportamenti piuttosto che i fatti. Dall'analisi di questi comportamenti il regista giunge alla critica della società, e attraverso i conflitti dei personaggi descrive l'asettico ambiente borghese in cui si muovono. Antonioni si concentra sui mutamenti della realtà sociale, cerca di comprenderne la complessità, le tensioni e gli sviluppi.

Da qui in poi il percorso di Michelangelo Antonioni procede spedito sulla via d'un deciso rinnovamento, sia linguistico che nei contenuti: "L'avventura" (1960), "La notte" (1961), "L'eclisse" (1962), "Deserto rosso" (1964), pongono personaggi femminili al centro di storie segnate dalla perdita e dallo sgomento. Talvolta i dialoghi sprofondano nel ridicolo, celebre il "mi fanno male i capelli", pronunciato da Monica Vitti nell'ultimo titolo citato. In questa fase della sua carriera la ricerca di Antonioni diventa più pessimistica. Il comportamento dei personaggi diventa un freddo agire, sempre meno espressione di comportamenti umani "da comprendere".

Nel 1967 si trasferisce in Inghilterra per girare "Blow-up", poi è la volta di "Zabriskie Point" (1969), in cui sottolinea il carattere di una civiltà dominata da consumismo e repressione, destinata all'autodistruzione. Il film fu avversato da molti, ma questo non distolse Antonioni dal continuare il suo percorso, in cui cercava di inserire i suoi personaggi nella realtà contemporanea, osservata il più possibile in contesti differenti. Con queste intenzioni fu concepito "Chung kuo, Cina" (1972), un viaggio - lungo più di 4 ore - attraverso la Cina di Mao Tse Tung, e "Professione reporter" (1974, con Jack Nicholson), attenta riflessione sui rapporti tra Occidente e Terzo Mondo, nella cui conclusione si ritrovano i segni dell'antica maestria del regista.

Le sue ultime fatiche sono state "Al di là delle nuvole" del 1994 (con Kim Rossi Stuart, Ines Sastre e Sophie Marceau), diretto insieme a Wim Wenders, e "Eros" (2004), diviso in tre capitoli diretti da Antonioni, Wong Kar-Wai e Steven Soderbergh.

Si è spento all'età di 95 anni nella sua casa di Ferrara il 30 luglio 2007 - nello stesso giorno in cui si spegneva anche un altro grande regista, Ingmar Bergman.

Rivisto oggi il cinema di Michelangelo Antonioni può ancora apparire moderno e innovativo, prendendo anche sole poche immagini, ma per altri aspetti potrebbe apparire datato, poichè privo di eredi che abbiano saputo sviluppare la sua lezione.

2. Biografia di Wystan Hugh Auden

Poesia testimone del secolo
21 febbraio 1907
29 settembre 1973

Chi è Wystan Hugh Auden?


Wystan Hugh Auden nasce a York (Inghilterra) il giorno 21 febbraio 1907. La famiglia appartiene alla middle-class inglese; il giovane trascorre l'infanzia ad Harbonre, Birmingham. Negli anni successivi inizia a interessarsi di letteratura, soprattutto di mitologia nordica, oltre alla musica e alla psicologia. La carriera scolsatica inizia presso la Gresham's School di Holt, Norfolk, poi nel 1925 frequenta l'Università di Oxford. A Oxford fonda un circolo letterario che porta il suo nome, l'"Auden Circle", un gruppo di giovani autori che comprende Christopher Isherwood, Cecil Day Lewis, Louis MacNeice e Stephen Spender.

In gioventù viene influenzato da Rilke - per breve tempo e negativamente - poi soprattutto da Brecht e più tardi da Karl Kraus.

Negli anni 1928-1929 insieme a Isherwood trascorre un anno a Berlino, al tempo sotto la Repubblica di Weimar

L'esordio letterario negli anni '30 vede Auden come uno scrittore impegnato, di sinistra, ironico e sarcastico demistificatore della cultura borghese.

Tra il 1936 e il 1945 è testimone di un cruciale passaggio d'epoca: vive infatti fra la guerra civile spagnola e la Seconda guerra mondiale, metabolizzando tutti i mutamenti delle situazioni storiche e letterarie del periodo. Queste esperienze fanno di Auden un maestro in bilico fra le due metà del secolo e anche per questo motivo, la sua produzione letteraria è oggi oggetto di nuove scoperte e rinnovate interpretazioni.

Nel 1936 sposa Erika Mann, figlia di Thomas Mann, con lo scopo di farle ottenere il passaporto inglese permettendole così di uscire dai confini della Germania nazista; la coppia non vivrà mai assieme. L'anno seguente Auden partecipa alla guerra civile spagnola come autista dei soccorsi medici.

Si trasferisce nel 1939 con Christopher Isherwood negli Stati Uniti: il loro gesto viene interpretato come una diserzione morale dall'Inghilterra (e dall'Europa) minacciata da Hitler e suscita reazioni polemiche.

Ottiene la cittadinanza americana nel 1946; la sua notorietà di scrittore intanto si diffonde e diverrà sempre più ammirato nell'ambiente newyorkese. Eserciterà inoltre una notevole influenza sui poeti più giovani, tra cui John Ashbery.

Negli anni passati in Inghilterra Auden aveva conosciuto Edward M. Forster, di cui era diventato stretto amico, e T.S. Eliot, che pubblicò un suo lavoro per la prima volta sulla sua rivista «Criterion». Negli anni passati negli USA conosce vari intellettuali e scrittori tedeschi come Klaus Mann, Erich Heller e Hannah Arendt.

Per la cultura di Auden, fondamentale importanza avranno la filosofia e la critica sociale (Marx e Freud all'inizio, poi Kierkegaard e Simone Weil), così come il teatro (Shakespeare, Ibsen) e il teatro musicale (Mozart, Verdi).

Con il suo compagno Chester Kallman scrive alcuni libretti d'opera, tra cui quello per "La carriera di un libertino" di Igor Stravinskij, che va in scena nel 1951 al teatro La Fenice di Venezia.

Tra i libri di poesia più importanti e noti vi sono "Un altro tempo" (1940), "L'età dell'ansia" (1947) e la breve raccolta pubblicata postuma "Grazie, nebbia" (1974). Molto rilevante è la sua attività di saggista, documentata soprattutto nel volume "La mano del tintore" (1962).

Durante gli anni '50 trascorre sei mesi a New York e sei mesi in Italia, a Ischia. In seguito sostituisce la sua meta italiana con Kirchstetten, piccolo villaggio austriaco vicino Vienna. Nel 1967 viene insignito negli Stati Uniti della "National Medal for Literature".

Wystan Hugh Auden muore a Vienna il 29 settembre 1973.

Una delle sue poesie più famose è "Funeral blues", citata nei film "L'attimo fuggente" (1989) di Peter Weir e "Quattro matrimoni e un funerale" (1994) di Mike Newell.

3. Biografia di Pietro Badoglio

29 settembre 1871
1 novembre 1956

Chi è Pietro Badoglio?


Pietro Badoglio nasce il 29 settembre 1871 a Grazzano Monferrato (località che oggi ha preso il nome di Grazzano Badoglio) da una famiglia di agricoltori: la madre, Antonietta Pittarelli, è una borghese facoltosa, mentre il padre, Mario, è un proprietario terriero di modeste condizioni. Dopo essere entrato a far parte dell'Accademia Militare di Torino, il 16 novembre del 1890 viene nominato sottotenente di artiglieria, e due anni più tardi viene promosso tenente. Spostatosi a Firenze al 19° da campagna, resta in Toscana fino all'inizio del 1896, quando viene spedito in Eritrea insieme con il generale Baldissera.

Protagonista della puntata su Adigrat organizzata per liberare il Maggiore Prestinari dall'assedio, una volta concluse le ostilità con l'Etiopia resta ad Adi Caieh, in guarnigione sull'altopiano, per due anni. Tornato in Italia nel 1898, si distingue alla Scuola di Guerra per la tenacia e l'intelligenza che caratterizzano i suoi studi. Cinque anni più tardi viene promosso capitano e trasferito a Capua, al 12° di campagna. Dopo aver comandato il corpo d'armata di Bari, prende parte alla guerra di Libia, decorato al valore militare con il merito di aver organizzato la sortita di Ain Zara.

Una volta rimpatriato, passa al comando della 4° divisione con l'inizio della Prima Guerra Mondiale. Il settore è dominato dal monte Sabotino, completamente brullo e fortificato dagli Austriaci: per questo motivo, ritenuto imprendibile. L'intuizione di Pietro Badoglio è quella di ricorrere alle parallele per espugnarlo: dopo mesi e mesi di lavori per gli scavi e il rafforzamento delle trincee, la brigata da lui comandata conquista il monte il 6 agosto del 1916. Nel frattempo egli, nominato maggior generale per meriti di guerra, assume il comando della brigata Cuneo, e quindi del II Corpo d'Armata, a pochi giorni dall'inizio della decima battaglia sul fiume Isonzo.

I suoi uomini conquistano Monte Kuk, considerato fino a quel momento praticamente imprendibile. A dispetto della promozione a tenente generale, Badoglio il 24 ottobre del 1917 deve fare i conti con la disfatta di Caporetto a opera di austriaci e tedeschi. L'errore principale di Badoglio è quello di trascurare il proprio fianco sinistro, vale a dire la riva destra del fiume, nella zona situata tra Caporetto e la testa di ponte austriaca a Tolmino. Si tratta di una linea lunga non molti chilometri che rappresenta il confine tra la zona attribuita a Cavaciocchi e al suo Corpo d'armata e l'area che spetta a Badoglio e al suo Corpo d'armata. Benché tutti gli avvenimenti sembrino indicare la direttrice dell'attacco austriaco lungo tale linea, Badoglio lascia sguarnita la riva destra, facendo arroccare la maggior parte degli uomini della brigata Napoli e della 19° divisione sui monti sovrastanti. E così, le truppe italiane in quota, complici la pioggia e la nebbia, non si rendono conto che i tedeschi stanno passando sottovalle, e che nel giro di quattro ore arriveranno in tutta tranquillità a Caporetto, dopo aver risalito la riva, cogliendo di sorpresa il IV Corpo d'armata di Cavaciocchi.

Divenuto, nonostante questo grave errore strategico, punto di forza del Comando Supremo insieme con il generale Giardino, Pietro Badoglio si trasforma nell'alter ego di Diaz, favorendo le trattative per arrivare all'armistizio firmato il 4 novembre del 1918. Terminata la guerra, viene nominato Senatore, e quindi Commissario straordinario del governo per la Venezia Giulia.

Dopo una missione nella Fiume occupata da Gabriele D'Annunzio, torna a Roma e abbandona l'incarico di Capo di Stato Maggiore per entrare nel Consiglio dell'Esercito. Inviato da Benito Mussolini in qualità di ambasciatore in Brasile nel 1923, torna dopo due anni e viene promosso Maresciallo d'Italia. Rimane in patria, però, ancora per poco tempo, visto che nel gennaio del 1929 viene chiamato a governare la Libia. Durante la sua gestione, il territorio viene pacificato, e viene messo in atto un programma considerevole di opere pubbliche.

L'esperienza africana dura quattro anni: nel 1933 Badoglio torna in Italia, per poi lasciarla nuovamente due anni più tardi, quando viene spedito come Comandante supremo in Eritrea. Dopo il trionfo del 5 maggio del 1936 ad Addis Abeba, egli fa ritorno in patria, dove viene accolto tra riconoscimenti e onori, tra cui il titolo di duca di Addis Abeba. Mantenendo l'incarico di Capo di Stato Maggiore anche nel momento in cui il Duce sceglie di affiancare la Germania in guerra, viene ritenuto capro espiatorio delle prime dolorose e impreviste sconfitte subite dall'Italia in Grecia e in Africa settentrionale.

Rassegnate le dimissioni viste anche le accuse di incompetenza provenienti da diverse parti (inclusi gli ambienti fascisti), Badoglio nel 1943 viene avvicinato da Orlando, Bonomi e altri esponenti anti-fascisti, manifestando la propria disponibilità a diventare Presidente del Consiglio concludendo la guerra. Egli, dunque, diventa primo ministro il 25 luglio del 1943, e da quel momento gestisce l'armistizio. Una volta abbandonata Roma, si sposta a Brindisi, nuova capitale, insieme con il re: rimarrà Presidente del Consiglio fino a quando Roma non sarà liberata. Infatti, l'8 giugno del 1944 cede il proprio incarico a Ivanoe Bonomi, che già aveva ricoperto la carica più di vent'anni prima.

All'inizio dell'estate del 1944 egli si ritira in Campania, a Cava de' Tirreni, mentre suo figlio Mario Badoglio, deportato in Germania, si trova nei campi di concentramento di Dachau. Nel 1946 l'ex militare perde la carica di senatore, secondo una decisione dell'Alta Corte di Giustizia: una sentenza che tuttavia viene annullata due anni più tardi dalla Corte di Cassazione, che reintegra il maresciallo nelle funzioni parlamentari. In quello stesso anno, tuttavia, il suo nome viene inserito dal governo etiope in una lista di dieci criminali di guerra inviata alle Nazioni Unite, ritenuto colpevole di aver bombardato ospedali della Croce Rosse e utilizzato gas nel corso della campagna del 1935 e del 1936. Il nome di Badoglio, tuttavia, non è più presente nel momento in cui la Commissione di Inchiesta italiana dà il via ai lavori.

L'ex Presidente del Consiglio, quindi, rientra a Grazzano, dove fa sì che la sua casa natale divenga un asilo infantile per accogliere i bambini del paese in maniera gratuita. Pietro Badoglio muore nel suo paese natìo il 1° novembre del 1956 a causa di un attacco di asma cardiaca.

4. Biografia di Silvio Berlusconi

Protagonista d'Italia, nel bene e nel male
29 settembre 1936

Chi è Silvio Berlusconi?


Silvio Berlusconi nasce il 29 settembre 1936 a Milano. Laureato in Giurisprudenza, inizia la sua professione d'imprenditore nel settore dell'edilizia. Dal 1969 al 1979 si occupa del progetto e della costruzione di "Milano 2", la città satellite alle porte del capoluogo lombardo, cui segue la realizzazione di "Milano 3" e del centro commerciale "Il Girasole".

Nel 1980 si dedica alla produzione televisiva. Trasforma la tv via cavo di Milano 2 in una televisione nazionale: nascono Canale 5, prima rete televisiva nazionale alternativa alla RAI e Publitalia, la relativa concessionaria di pubblicità. Queste attività fanno capo all'holding Fininvest, fondata nel 1978. Il successo ottenuto con Canale 5 lo spinge anche ad acquistare le reti televisive Italia Uno (da Rusconi nel 1982) e Retequattro (da Mondadori nel 1984) che trasforma in un network nazionale.

Nel 1985 divorzia da Carla Dall'Oglio ed ufficializza il legame con Veronica Lario (al secolo Miriam Bartolini), attrice, che sposerà poi nel 1990 e da cui avrà tre figli.

Sempre nell'anno 1985 un pretore ordina l'oscuramento delle sue tv: il meccanismo ideato da Berlusconi per avere una programmazione nazionale - la cosiddetta interconnessione per cassettazione ovvero l'invio dei programmi tramite videocassette trasmesse negli stessi orari da emittenti locali - viene giudicato fuori legge. In suo aiuto interviene Bettino Craxi, allora presidente del Consiglio, che con due decreti autorizza di fatto le trasmissioni televisive private a diffusione nazionale; la nuova normativa implicitamente rafforza il duopolio RAI-Fininvest. Sempre nello stesso periodo Berlusconi diventa proprietario del settimanale Sorrisi e Canzoni TV.

Dal 1986 è Presidente della squadra di calcio Milan A.C., che sotto la sua gestione conoscerà periodi d'oro (lo storico ciclo di Arrigo Sacchi, ma anche prestigiosi successi con Fabio Capello e Carlo Ancelotti) ottenendo molti titoli sia a livello nazionale che internazionale.

Nel 1989 comincia la cosiddetta "guerra di Segrate" che vede Berlusconi da una parte e Carlo De Benedetti, Caracciolo e Scalfari dall'altra. Alla fine il gruppo Mondadori viene diviso: il settore della produzione dei libri e il settimanale Panorama passano a Berlusconi, mentre l'Espresso e altri giornali locali vanno a De Benedetti - Caracciolo.

Intanto con la legge Mammì sull'editoria e la TV (1990) Berlusconi è costretto a cedere Il Giornale (fondato e diretto per qualche anno da Indro Montanelli) di cui era proprietario dagli anni '70. Lo affida al fratello Paolo Berlusconi. Nello stesso periodo in cui cresce sotto il profilo editoriale, il gruppo Fininvest sviluppa una forte presenza anche nel settore delle assicurazioni e della vendita dei prodotti finanziari con le società Mediolanum e Programma Italia. Tutto questo fa sì che all'inizio degli anni '90 la Fininvest diventi il secondo gruppo privato italiano con oltre 40 mila dipendenti.

All'inizio degli anni '90 crolla il sistema tradizionale dei partiti. Alle elezioni per la carica di sindaco di Roma nel novembre 1993 Berlusconi dichiara - tra lo stupore generale - che voterà per il partito di Gianfranco Fini. Lo "sdoganamento" dei voti della destra missina è il primo passo per la costruzione del Polo delle libertà.

Nel gennaio 1994 Silvio Berlusconi annuncia il suo ingresso in politica: si dimette da tutte le cariche ricoperte nel Gruppo Fininvest e fonda Forza Italia, partito che dal nulla in soli tre mesi arriverà a superare il 20 per cento dei consensi alle elezioni politiche; alleato con il partito Alleanza nazionale di Gianfranco Fini, la Lega Nord di Umberto Bossi e il Ccd di Pierferdinando Casini e Clemente Mastella.

Il governo nasce tra mille polemiche. Anche dall'Europa non mancano critiche. Il Polo va avanti, ma a luglio arriva il primo stop: tenta di far approvare un decreto per uscire da Tangentopoli, entra in rotta con il Pool di Mani pulite (Antonio Di Pietro è ormai uno dei personaggi-simbolo nazionali del rinnovamento del mondo politico) ed è costretto alla retromarcia. Lo stesso avviene per la riforma delle pensioni disegnata dal ministro del Tesoro Lamberto Dini (che poi si allontanerà dal Polo passando allo schieramento dell'Ulivo). Manifestazioni di piazza e opposizione del sindacato inducono a non trattare la materia nella legge Finanziaria. Ma il colpo finale lo subisce a Napoli: mentre Berlusconi presiede la Conferenza mondiale contro la criminalità organizzata il Cavaliere riceve un avviso di garanzia per corruzione dal Pool di Milano. E' uno schiaffo in diretta che fa gridare al complotto dei magistrati. Tempi e modi dell'iniziativa non convincono neanche i suoi tradizionali oppositori: Berlusconi in seguito verrà prosciolto dalle accuse, ma il danno di immagine sarà enorme. Approvata la Finanziaria nel dicembre del 1994 la Lega toglie la fiducia al governo. Dopo otto mesi Berlusconi è costretto a dimettersi da presidente del Consiglio dei ministri.

Alle politiche del 1996 Forza Italia si presenta senza l'appoggio leghista: il vincitore è Romano Prodi, leader dell'Ulivo. Berlusconi guida l'opposizione e partecipa ai lavori della commissione Bicamerale per le Riforme presieduta da Massimo D'Alema che tenterà - senza riuscirci - di compiere quelle riforme istituzionali e costituzionali tanto necessarie al Paese.

Alle elezioni europee del 1999 Forza Italia sfiora il 30 per cento dei voti vincendo anche le Regionali: le conseguenze di questo successo vedranno Massimo D'Alema dimettersi dalla carica di premier. In campo europero Forza Italia aderisce al Ppe: Silvio Berlusconi diventa uno degli esponenti di punta.

Alle elezioni politiche del 2001 Berlusconi recupera il rapporto con la Lega di Umberto Bossi, apre ai repubblicani e consolida il rapporto con Gianfranco Fini. Il risultato è positivo: la Casa delle libertà vince con il 45,4 per cento alla Camera e il 42,5 al Senato. In termini di seggi significa 368 seggi alla Camera (la maggioranza è di 315) e di 177 al Senato (la maggioranza è di 158). Berlusconi sale alla Presidenza del Consiglio e Forza Italia diventa il primo partito italiano con il 29,4 per cento dei voti.

Il secondo Governo Berlusconi è il più longevo della storia della Repubblica Italiana quando si arriva alle elezioni europee del 2004. Fatte le debite somme dei risultati delle singole forze politiche, per Forza Italia i risultati non sono confortanti ma anche lo schieramento dell'Ulivo sebbene la sola lista Uniti nell'Ulivo raccolga oltre il 31% dei voti, non raggiungerà l'obiettivo sperato.

Nell'aprile del 2005, successivamente ai negativi risultati ottenuti dalla Casa delle Liberta con le elezioni regionali, Berlusconi ha sciolto l'esecutivo presentando una nuova compagine di ministri.

Le successive elezioni politiche (aprile 2006) hanno diviso in due gli elettori italiani che hanno comunque decretato la vittoria del centro-sinistra. Il governo Prodi resta in carica per soli due anni. Alle elezioni politiche del 2008 Berlusconi si presenta come leader della formazione del PdL (Popolo della Libertà), che unisce Forza Italia e Alleanza Nazionale, assieme a gruppi minori di orientamento democristiano e liberale. Il risultato delle elezioni decreta il PdL come primo partito italiano: nel maggio del 2008 prende il via il IV governo Berlusconi. Con il congresso del 29 marzo 2009, a Roma, viene poi sancita la nascita ufficiale del PdL.

Ha pubblicato alcuni volumi di discorsi che raccolgono il suo pensiero politico, tra cui ricordiamo "L'Italia che ho in mente" (2000), "Discorsi per la democrazia" (2001), "La forza di un sogno" (2004).

Le capacità imprenditoriali di Berlusconi sono indubbie, come anche le sue doti diplomatiche grazie alle quali, come hanno avuto modo di riconoscere anche i suoi antagonisti politici, l'Italia ha spesso ottenuto meritato risalto d'immagine a livello internazionale. Di fatto, con la sua discesa in campo Berlusconi si è assunto una grande responsabilità di fronte a tutti gli italiani, e analizzando la storia contemporanea del Paese, nel bene e nel male, Berlusconi è stato uno degli autori che ne ha scritto le pagine più importanti.

Dopo un ingente numero di processi a suo carico, nel 2013 viene condannato (dopo tre gradi di giudizio). Alle sue spalle conta 4 incarichi come Presidente del Consiglio del Ministri, Ministro degli esteri, della salute e delle finanze. Alle sua spalle lascia anche la trasformazione del suo partito da Forza Italia a Popolo della Libertà, e il nuovo ritorno a Forza Italia (2013). Il Parlamento alla fine del mese di novembre dello stesso anno si pronuncia a favore della sua decadenza da senatore. Berlusconi dovrà pertanto scontare la pena: la sua presenza sulla scena politica, nonostante non sia più eleggibile, continuerà ad essere importante.

5. Biografia di Pier Luigi Bersani

Esporsi a sinistra
29 settembre 1951
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Chi è Pier Luigi Bersani?


Pier Luigi Bersani nasce il 29 settembre 1951 a Bettola, comune montano della valle del Nure in provincia di Piacenza. La sua è una famiglia di artigiani. Il padre Giuseppe era meccanico e benzinaio.

Dopo aver frequentato il liceo a Piacenza, Bersani si iscrive all'università di Bologna dove si laurea in Filosofia, con una tesi su San Gregorio Magno.

Sposato con Daniela dal 1980, ha due figlie Elisa e Margherita. Dopo una breve esperienza da insegnante, si dedica completamente alla attività amministrativa e politica. Viene eletto consigliere regionale dell'Emilia-Romagna. Ne diventerà il presidente il 6 luglio 1993.

Riconfermato alla presidenza nell'aprile del 1995, si dimetterà nel maggio del 1996 quando sarà nominato Ministro dell'Industria dal Presidente del Consiglio Romano Prodi.

Dal 23 dicembre 1999 al giugno 2001 Pierluigi Bersani ricopre la carica di Ministro dei Trasporti. Alle elezioni politiche del 2001 viene eletto deputato per la prima volta nel collegio 30 Fidenza-Salsomaggiore.

Insieme a Vincenzo Visco, fonda Nens (Nuova Economia Nuova Società). Dopo il congresso dei Ds al Bpa Palas di Pesaro nel novembre 2001, Pier Luigi Bersani è membro della Segreteria nazionale e viene nominato responsabile economico del partito.

Nel 2004 è eletto Parlamentare europeo nella circoscrizione Nord-Ovest. Nel 2005 dopo il congresso di Roma succede a Bruno Trentin alla guida della Commissione Progetto dei Ds con il compito di coordinare le linee-guida del programma elettorale dei Democratici di sinistra in vista delle elezioni politiche.

Dopo la vittoria dell'Unione nel maggio 2006, Bersani è il ministro dello Sviluppo economico. Tra i protagonisti della nascita del Partito Democratico, dal novembre 2007 è nel Coordinamento nazionale del Pd.

Dopo le dimissioni di Walter Veltroni dalla guida del Pd nel febbraio del 2009, Pier Luigi Bersani viene indicato come uno dei possibili successori. Le redini del Partito Democratico vengono prese in mano da Dario Franceschini (vice segretario in carica); Bersani si candida per diventare segretario del Pd in vista delle primarie che si tengono nell'autunno del 2009. E' lui ad essere eletto nuovo leader del partito.

Alla fine del 2012, a un anno di attività del governo Monti, il partito si ritrova ad avere consensi record a livello nazionale (oltre il 30 percento): si indicono le elezioni primarie e i candidati sono cinque, tra cui Matteo Renzi e Nichi Vendola. Bersani vince il ballottaggio con Renzi: sarà l'emiliano il candidato premier delle successive elezioni politiche.

Dopo le elezioni politiche del 2013 che vedono il Pd vincitore di una esigua misura rispetto a Pdl e MoVimento 5 Stelle, Pier Luigi Bersani è incaricato di formare un governo: dopo i primi tentativi di mediazione con le forze politiche che vanno a vuoto, il governo si trova a dover eleggere il nuovo Presidente della Repubblica; il Pd combina un vero e proprio disastro politico (bruciando in giornate frenetiche e convulse le candidature di Franco Marini e Romano Prodi), tanto che gli eventi portano Bersani ad annunciare le proprie dimissioni dalla guida del partito.

6. Biografia di Brigitta Bulgari

Occhi di gatta
29 settembre 1982

Chi è Brigitta Bulgari?


Brigitta Bulgari è lo pseudonimo di Brigitta Cochise - nota anche come Brigitta Bui Kocsis o Brigitte Buy. Nata a Budapest (Ungheria) il 29 settembre 1982, la madre è ungherese mentre il padre è svedese.

Sebbene la sua carriera la collochi principalmente nel mondo del cinema hard, è anche modella e donna di spettacolo.

Nel 2004 Brigitta Bulgari è eletta Playmate dell'anno per l'edizione ungherese di Playboy; nello stesso anno è "Penthouse pet" del mese di maggio per l'edizione statunitense della rivista Penthouse.

In Italia ha fatto clamore per la sua passeggiata senza veli al centro del campo di calcio dello stadio Leonardo Garilli di Piacenza, durante la partita calcistica di serie B Piacenza-Catanzaro, in diretta TV. Ha partecipato alle trasmissioni tv "La talpa" e "Cronache marziane", per Mediaset.

Nel 2005 e nel 2006 posa per il calendario della rivista Maxim.

Nel 2007 è coinvolta nel caso Vallettopoli. Pare che le sue fotografie con il campione di motociclismo Marco Melandri siano state oggetto di ricatto da parte di Fabrizio Corona: ma il pilota di Ravenna ha registrato la telefonata intimidatoria mandando a monte il tentativo di estorsione.

7. Biografia di Caravaggio

Una vita violenta
29 settembre 1571
18 luglio 1610

Chi è Caravaggio?


Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio (nome tratto dal paese lombardo che gli ha dato i natali), nasce il 29 settembre del 1571 da un architetto a servizio del marchese di Caravaggio, Francesco Sforza.

Il pittore apparteneva ad una famiglia stimata e abbastanza agiata. La sua vocazione deve essersi manifestata molto presto, poiché già nel 1584 entra come allievo nella bottega del pittore bergamasco Simone Peterzano, allievo di Tiziano.

E' un periodo in cui si avvale di alcuni protettori, tra cui gli Sforza e i Colonna, oppure come ad esempio il cardinale Del Monte, che lo alloggia nel suo palazzo e gli commissiona nature morte.

Nel 1592 l'irrequieto pittore decide di trasferirsi a Roma, dove è accolto fra la servitù di Pandolfo Pucci, un nobile locale.

Ancora poco autonomo si vede costretto a lavorare per artisti piuttosto noti al tempo, come Antiveduto Grammatica, Lorenzo Siciliano o Giuseppe Cesari noto come il Cavalier d'Arpino, pittore di soggetti floreali, di nature morte o di soggetti religiosi.

In questi anni "fu assalito da una grave malatia che, trovandolo senza denari, fu necessitato andarsene allo Spedal della Consolazione" (Baglione): è il periodo in cui dipinge i famosi ritratti allo specchio ed il "Bacchino malato" (conservato nella Galleria Borghese).

La svolta nella carriera di Caravaggio è segnata dall'acquisto de "I bari" da parte del cardinal Francesco Maria del Monte: dopo questo avvenimento, si trasferisce in Palazzo Madama, residenza del cardinale, dove resta fino al 1600.

L'ammirazione del cardinale viene condivisa anche da un suo importante vicino di casa, il marchese Vincenzo Giustiniani, residente nel palazzo di famiglia sito a pochi passi da Palazzo Madama. Oltre al Giustiniani figurano tra i committenti di Caravaggio importanti famiglie quali i Barberini, i Borghese, i Costa, i Massimi ed i Mattei.

Ma gli episodi della vita dell'artista durante questi primi anni romani rimangono oscuri e inquietanti. Nel 1597 gli viene chiesto di dipingere alcune tele per la cappella Contarelli in San Luigi dei Francesi ("Vocazione e martirio di San Matteo, San Matteo e l'angelo") che lo rendono celebre e contestato. Di quest'ultima opera dovrà fornire una nuova versione, poiché era stata giudicata volgarmente irriverente. Da allora e fino al 1606, la storia di Caravaggio è costellata da vari avvenimenti truci e violenti che si sovrappongono. Da un lato realizza numerose opere di notevole importanza che sottolineano la sua fecondità e potenza creativa: tanto per fare un esempio, tra il 1600 e il 1601 dipinge la "Crocifissione di San Pietro" e la "Conversione di San Paolo"; nel 1604 la "Madonna dei pellegrini o di Loreto", nel 1605 la "Morte della Vergine", rifiutata dai religiosi di Santa Maria della Scala e acquistata invece dal duca di Mantova, su consiglio del giovane Rubens.

Negli stessi anni segnati da questa esplosione creativa, a partire dal 1603, si succedono senza interruzione denunce alla polizia, risse, processi: nel 1605 Caravaggio si rifugia a Genova, dopo aver ferito un cancelliere in tribunale. Nel maggio del 1606, un duello si conclude tragicamente con l'uccisione del suo avversario (ma lui rimane comunque ferito), omicidio che lo costringe a fuggire, prima a Palestrina e poi nell'Italia meridionale. Comincia allora una vita da fuggiasco, in cui si alternano successi e sventure. Nel 1607 si reca a Napoli dove esegue per chiese e conventi alcuni capolavori come la "Flagellazione di Cristo" e le "Sette opere di misericordia".

Ma le sue peregrinazioni non si fermano e anzi lo portano, siamo nel 1608, fino a Malta. Il ritratto del gran maestro Alof de Wignacourt gli vale altre ordinazioni, in particolare il grande "notturno" della "Decollazione di san Giovanni Battista", conservato appunto nel duomo di La Valletta.

Caravaggio è accolto nell'ordine dei Cavalieri, ma notizie provenienti da Roma, riguardanti i motivi del suo esilio, provocano un'inchiesta e quindi l'ennesima fuga del pittore.

In autunno si reca in Sicilia. dove, spostandosi da una città all'altra lascia numerosi esempi del suo genio: il "Seppellimento di Santa Lucia", eseguito a Siracusa per l'omonima chiesa; la "Resurrezione di Lazzaro" e l'"Adorazione dei pastori" oggi esposte al museo di Messina e una "Natività", conservata nell'oratorio di San Lorenzo a Palermo (da recenti studi pare che quest'ultima sia stata realizzata a Roma nel 1600).

Ritornato a Napoli nell'ottobre del 1609, è aggredito e gravemente ferito. Nel contempo i suoi protettori romani si adoperano per ottenergli la grazia. Ancora convalescente si imbarca nel luglio del 1610 per lo Stato pontificio. Arrestato per errore alla frontiera di Porto Ercole e liberato due giorni dopo, vaga lungo le spiagge alla vana ricerca della barca che lo aveva trasportato lì. Colpito dalla febbre, Michelangelo Merisi si spegne il 18 luglio 1610 in una locanda, in solitudine, qualche giorno prima che fosse annunciata l'approvazione della domanda di grazia.

Per inquadrare meglio la personalità di Caravaggio, riportiamo in conclusione un profilo riassuntivo di Gianni Pittiglio: "Il Romanticismo non ha fatto altro che [basandosi su biografie dell'epoca. N.d.r.] creare un mito che, nel XX secolo, come accade in moltissimi altri casi, è stato a fatica ridimensionato. Ancora oggi il grande pubblico conosce Caravaggio nella versione poco fedele generata in quegli anni. Ne risulta così un artista "maledetto", bohemien, senza nessuna considerazione del contesto. Caravaggio infatti è un violento, ma non si ricorda che negli stessi anni vivono vicende simili figure come il Cavalier d'Arpino, Torquato Tasso, Giovan Battista Marino, Ignazio da Loyola e tantissimi altri; le presunte tendenze omosessuali del Merisi non vengono considerate fattore marginale nella sua personalità d'artista (per alcuni rappresentano persino la via interpretativa per molti dei suoi dipinti giovanili), come nei casi più certi di Leonardo o Michelangelo Buonarroti. E' però l'ateismo e l'ignoranza in fatto di materie religiose l'elemento più lontano dal vero: l'artista è semplicemente legato al pauperismo di Federico Borromeo con tutto ciò che questo comporta; mai Caravaggio affronta un tema religioso senza aver ben presente delle fonti scritte o iconografiche, che denotano in lui una cultura di testi sacri oltre la media".

Analisi di alcune opere di Caravaggio

Canestra di frutta (1596)
Davide e Golia (1597-1598)
Giuditta e Oloferne (1597-1600)
Resurrezione di Lazzaro (1609)

8. Biografia di Enrico d'Artois

Il re mancato
29 settembre 1820
24 ottobre 1883

Chi è Enrico d Artois?


Enrico Dieudonné d'Artois, conte di Chambord nasce a Parigi il 29 settembre 1820, sette mesi dopo la morte del padre Charles-Ferdinand, duca di Berry, nipote del re Carlo X ed erede al trono di Francia, assassinato il 14 febbraio 1820 per le sue idee monarchiche oltranziste. Sua madre Carolina dei Borbone di Napoli è dunque già vedova quando lo mette al mondo, ma deve ben presto constatare che questo figlio ha ereditato appieno la passione politica del padre e lo stesso odio per la Rivoluzione e per il Costituzionalismo. E saranno proprio le sue idee politiche che lo escluderanno dalla successione al trono, nonostante Carlo X abdichi in suo favore, e che faranno proclamare invece suo cugino, il duca d'Orleans Luigi Filippo del ramo cadetto dei Borbone, re dei Francesi.

Secondo una tesi legalitaria e legittimista Enrico ha detenuto il titolo di re di Francia dal 2 agosto 1830, data dell'abdicazione di Carlo X, al 9 agosto 1830, tesi mai riconosciuta, peraltro, dagli atti ufficiali. Siamo nel 1830 ed egli, ancora in tenera età, pur restando pretendente al trono col nome di Enrico V è costretto a fuggire dalla Francia.

Rifugiatosi in Austria, il 7 novembre 1846 sposa Maria Teresa d'Asburgo Este, di tre anni più grande, figlia del duca Francesco IV di Modena e di Maria Beatrice di Savoia, ma la coppia rimarrà senza figli. Trascorrerà il quarantennio che inizia con il 1830 in una sostanziale inattività politica fino a quando, con la caduta di Napoleone III, nel 1870, prontamente si erige a pretendente effettivo al trono.

La dichiarazione di guerra alla Prussia, da parte dell'imperatore francese, si è rivelata in effetti un atto sconsiderato: iniziata il 19 luglio 1870, la guerra si conclude il successivo 2 settembre con la disfatta della Francia e la sua resa a Guglielmo I.

Capo del movimento legittimista, Enrico lancia vari proclami ai francesi nei quali propugna una monarchia costituzionale e trova il favore del Parlamento che ha ora una maggioranza monarchica. Ma il suo radicalismo, ancora una volta, gli sbarrerà la strada: alla delegazione di deputati che lo incontra nel castello di Frohsdorf, in Austria, da lui acquistato nel 1851, dichiara, infatti, di non avere alcuna intenzione di diventare il "re legittimo della Rivoluzione", che tanto ha avversato, rifiutando la bandiera tricolore e determinando così il fallimento del suo stesso tentativo di Restaurazione borbonica.

Mandata così per aria l'ascesa al trono, il Parlamento francese decide di attendere la sua morte per nominare re Luigi Filippo Alberto d'Orleans, nipote di Luigi Filippo I. Quest'ultimo, peraltro, resterà soltanto pretendente al trono come Filippo VII in quanto, alla morte di Enrico, il nuovo Parlamento istituirà la Repubblica Francese.

Enrico V si spegne a Lanzenkirchen, in Austria, il 24 agosto 1883, all'età di 63 anni. Con la sua morte si estingue il ramo primogenito dei Borbone di Francia.

9. Biografia di Miguel de Cervantes Saavedra

Sogni di cavalieri
29 settembre 1547
23 aprile 1616

Chi è Miguel de Cervantes Saavedra?


Miguel de Cervantes Saavedra nasce il 29 settembre 1547 ad Alcalà de Henares, in Spagna. Proviene da una famiglia di modeste condizioni; il padre è un "povero chirurgo" che svolge la professione senza avere né una laurea né un grande prestigio sociale. La famiglia Cervantes deve spesso cambiare città a causa della drammatica situazione finanziaria in cui versa, a causa dei continui debiti del padre.

Insieme alla famiglia, Miguel soggiorna in varie città come Cordova, Valladolid, Siviglia e Madrid. Per il giovane non è possibile frequentare regolarmente gli edifici scolastici, per cui studia presso gli Istituti religiosi diretti dai gesuiti a Cordova e a Siviglia, per poi iscriversi nel collegio "El Estudio" di Madrid, retto da Juan López de Hoyos.

Presto inizia a scrivere i suoi primi versi, mostrando di avere una grande cultura umanistica e un grande estro creativo. Nel 1569 è ricercato dalla polizia madrilena per aver ferito durante una rissa, scoppiata nella città, Antonio Sigura. In Spagna è condannato in contumacia e al taglio della mano destra, per cui decide di lasciare la sua terra natale rifugiandosi in Italia.

In Italia soggiorna presso il ducato di Atri, in Abruzzo, entrando al servizio del cardinale Giulio Acquaviva come cortigiano. Due anni dopo la sua fuga in territorio italiano, decide di partire a bordo della galea Marquesa, facente parte della flotta navale della Lega Santa contro il nemico turco.

La flotta riporta un'importante vittoria nella battaglia navale di Lepanto del 7 ottobre 1571. Nel corso dei combattimenti rimane ferito al petto e alla mano sinistra, di cui perde l'uso a causa delle cattive cure da parte dei medici chirurghi militari. Dopo aver trascorso molto tempo presso l'ospedale di Messina, prendendo parte a numerose spedizioni militari nel Mediterraneo. Durante i periodi di sospensione delle ostilità, soggiorna a Napoli.

Durante i brevi periodi trascorsi nella città campana, legge tanti testi di scrittori latini, italiani, umanisti, mostrando un grande interesse per la letteratura classica. Nel 1575 decide di lasciare Napoli per partire alla volta della sua patria natale, la Spagna. L'obiettivo di questo viaggio, attraverso tutta una serie di lettere di raccomandazione, è quello di assicurarsi la guida di una compagnia navale. Riesce così a ottenere il comando della Galea del Sol, la quale però viene assalita nello stesso anno dai pirati. Cervantes viene fatto prigioniero e, solamente dopo un riscatto pagato dai missionari trinitari (ordine religioso fondato da San Giovanni de Matha), viene liberato il 24 ottobre 1580.

In questo periodo realizza una delle sue opere, intitolata "El amante liberal", dedicata all'amico Antonio Veneziano, poeta italiano conosciuto durante gli anni dell'esilio. Dopo il periodo di prigionia torna in Spagna dove è costretto a vivere in condizioni economiche molto difficili e dove deve sopportare varie umiliazioni.

Dopo aver conosciuto Catalina de Salazar y Palacios, si unisce in matrimonio con lei nel 1584. In questo periodo i coniugi si stabiliscono a Esquivias, vicino a Toledo. In questi anni pubblica il romanzo "La Galatea" e, dopo un breve matrimonio infelice durato solo due anni, divorzia dalla moglie.

Successivamente si trasferisce in Andalusia, dove provvede a garantire le provvigioni per l'Invincibile Armada spagnola e dove svolge la professione di percettore delle imposte.

Di lì a poco viene arrestato nella città di Siviglia a causa di illeciti amministrativi che avrebbe commesso, ma viene in breve tempo rimesso in libertà. Torna a Valladolid, dove vive con le sorelle e la figlia Isabella, nata da una delle sue relazioni amorose.

Nel 1605, in seguito al ritrovamento del cadavere del cavaliere Gaspar de Ezpeleta vicino alla sua abitazione, è sospettato dell'omicidio. In questa circostanza subisce l'arresto da parte della polizia spagnola, ma non essendoci schiaccianti prove a suo carico è subito prosciolto dalle accuse.

Sempre nello stesso anno lo scrittore spagnolo realizza il suo romanzo più conosciuto, "El hingenioso hidalgo don Quijote de la Mancha", articolato in due parti che racconta le vicende dell'hidalgo spagnolo Alonso Quijiano, uomo appassionato di romanzi cavallereschi. In un mondo immaginario, questi finge di essere un cavaliere errante, don Chisciotte della Mancia, che insieme al contadino Sancio Panza parte per innumerevoli avventure con il fine di riparare i torti e di difendere i deboli.

Don Chisciotte sente l'esigenza di dedicare le sue imprese avventuriere alla dama Dulcinea del Toboso, che in realtà è una semplice contadina spagnola, Aldonza Lorenzo. Don Chisciotte però vive in un periodo storico che per la Spagna non è avventuriero, per cui le sue imprese saranno poche.

Con la sua immaginazione, quindi, Don Chisciotte finge che i greggi di pecore siano eserciti nemici da sfidare, che i mulini a vento siano giganti muniti di braccia che girano e infine che i burattini altro non siano che demoni.

Con quest'opera letteraria Miguel de Cervantes ottiene un grande successo nella Spagna dell'epoca così come in altri Paesi. Si dedica anche alla realizzazione di commedie come "El cerco de Numancia" e "El Trato de Argel". Inoltre in questi anni finisce di comporre in prosa "El viaje del Parnaso", scritto durante la giovinezza ma pubblicato nel 1614 con un inserimento noto con il nome di "Adjunta al Parnaso".

La sua produzione letteraria è ricca e l'anno successivo termina la sua opera teatrale "Ocho commedia ocho y entremesas", considerata come uno dei suoi lavori migliori. L'anno dopo realizza una delle sue ultime opere, "Los trabajos de Persiles y Sigismunda", che sarà pubblicata nel 1617 dopo la sua morte.

Miguel de Cervantes Saavedra muore a Madrid il 23 aprile 1616 nello stesso giorno in cui muore l'artista e drammaturgo inglese William Shakespeare.

10. Biografia di Anita Ekberg

Immortalate bellezze nordiche
29 settembre 1931
11 gennaio 2015

Chi è Anita Ekberg?


Kerstin Anita Marianne Ekberg nasce a Malmö, in Svezia, il 29 settembre del 1931. La sua famiglia molto numerosa, sette tra fratelli e sorelle, contribuisce alla formazione del suo spirito indipendente e combattivo. Inizia a lavorare prestissimo come modella e nel 1950 vince il titolo di Miss Svezia.

La vittoria del titolo di bellezza nazionale le consente la partecipazione al concorso di Miss Universo. Anita Ekberg si trasferisce così negli Stati Uniti dove non vince il titolo, ma grazie al facoltoso regista (oltre che magnate e aviatore) Howard Hughes, ottiene un contratto con la RKO, che però non le porterà la partecipazione a nessun progetto cinematografico. Come rivelerà in seguito, Hughes non è molto interessato alle sue doti di attrice: l'uomo infatti le fa una proposta di matrimonio, che lei rifiuta.

Per aumentare le sue possibilità di lavorare nel cinema, Anita studia recitazione e dizione ed impara ad andare a cavallo sulle colline di Hollywood. La sua bellezza e la sua voce particolare le consentono di cominciare a lavorare con la Universal. Il suo debutto cinematografico avviene nel 1953 con il film "Abbott e Costello Go to Mars" di Charles Lamont, in cui recita la parte di una guardia venusiana. A questa prima prova segue una partecipazione al film "La spada d'oro" (1953) di Nathan Juran in cui recita anche Rock Hudson. I due film e il suo atteggiamento misterioso le valgono il soprannome di "The Iceberg", che in realtà nasce come gioco di parole con il suo cognome. A dispetto però del soprannome, Anita Ekberg si è fatta notare attirando le simpatie di molti noti personaggi dello star system statunitense, tra cui Tyrone Power, Errol Flynn, Frank Sinatra e Gary Cooper.

L'attrice capisce di dover giocare abilmente con la sua prorompente femminilità, e decide di comparire nuda sulle pagine di Playboy, organizzando allo stesso tempo finti incidenti, come quello dell'abito apertosi all'improvviso nella hall dell'Hotel Berkeley a Londra. Anche il suo matrimonio nel 1956 con l'attore inglese Anthony Steel, da cui divorzia dopo appena due anni, contribuisce ad aumentare l'attenzione della stampa intorno al suo personaggio.

Anita Ekberg riesce così ad ottenere un ruolo da protagonista nel film "Artisti e modelle" accanto alla coppia Jerry Lewis e Dean Martin e in "Hollywood o morte" di Frank Tashlin, ruolo con cui vince un Golden Globe come migliore attrice emergente. La svolta arriva però nel 1956 con una partecipazione al film "Guerra e pace" di King Vidor.

La bella svedese arriva in Italia nel 1959 per girare con Guido Brignone "Nel segno di Roma" e l'anno successivo veste i panni di Silvia ne "La dolce vita" di Federico Fellini. Con Fellini inizia una lunga e felice collaborazione lavorativa che la vede partecipare ad altri tre film: "Boccaccio 70" (1962) "I clown" (1970) e " L'intervista" (1987). Ma la scena de "La dolce vita" in cui Anita fa il bagno nella fontana di Trevi resta probabilmente il simbolo più forte, quasi leggendario, legato alla sua carriera di attrice.

Nel 1963 torna ad Hollywood per girare una serie di film, tra cui "Chiamami Buana" di Bob Hope. Sempre nello stesso anno si sposa per la seconda volta: il nuovo marito è l'attore statunitense Rik Van Nutter. Il matrimonio dura circa otto anni: i due divorziano nel 1975.

Nella seconda metà degli anni Sessanta, Anita Ekberg sposta la propria residenza in Italia e lavora prevalentemente in produzioni europee come: "Scusi, lei è favorevole o contrario" (1966) al fianco di Alberto Sordi e "Sette volte donna" (1967) di Vittorio De Sica, in cui recita al fianco di Shirley MacLaine.

Dopo il secondo divorzio, la sua vita privata continua ad essere piuttosto movimentata: per circa tre anni vive una storia d'amore segreta con Gianni Agnelli, e le viene anche attribuita una relazione con il regista Dino Risi, da lei smentita.

Dagli anni Settanta in poi partecipa ad una serie di B-movie come "Casa d'appuntamento" con Barbara Bouchet, il thriller "Suor Omicidi" (1978) di Giulio Berruti, e lo spaghetti western "La cavalcata della vendetta" (1972) di Richard Harrison.

Negli anni Novanta partecipa anche al film "Bambola" di Bigas Luna recitando nel ruolo della madre di Valeria Marini, e al film "Il nano Rosso" (1998) di Yvan Lemoine, in cui interpreta una matura cantante lirica. L'ultima sua apparizione è la partecipazione televisiva alla fiction "Il bello delle donne" (2005).

Dall'anno stesso in cui è partita per gli stati Uniti nel 1950, Anita non ha più vissuto in Svezia; per anni ha vissuto in una villa alle porte di Roma. Ha accolto spesso, però, nella sua casa giornalisti svedesi ed ha partecipato ad un popolare programma radiofonico svedese raccontando della sua vita. Negli ultimi anni di vita ha dichiarato che sarebbe tornata in Svezia solo dopo la sua morte.

Anita Ekberg si è spenta a 83 anni l'11 gennaio 2015: da tempo era ricoverata nella clinica San Raffaele di Rocca di Papa.

11. Biografia di Ferdinando VII di Spagna

Un figlio ribelle
14 ottobre 1784
29 settembre 1833

Chi è Ferdinando VII di Spagna?


Ferdinando di Borbone, principe delle Asturie, nasce a San Lorenzo de El Escorial il 14 ottobre 1784 dal re di Spagna Carlo IV e Maria Luisa dei Borbone di Parma. Nel 1802 sposa Maria Antonietta di Borbone, figlia del re delle Due Sicilie Ferdinando I e di Maria Carolina d'Asburgo-Lorena. Il matrimonio dura appena quattro anni perché, nel 1806, la moglie muore di tubercolosi (anche se per alcuni quel decesso rimane misterioso).

Rimasto vedovo, suo padre si adopera, dietro suggerimento del primo ministro Godoy, perché prenda come seconda moglie Maria Luisa di Borbone, ma egli si oppone alla volontà paterna in quanto ha già in corso trattative segrete per sposare una nipote di Napoleone Bonaparte. La tresca viene scoperta dal Godoy che lo accusa di tradimento mandandolo sotto processo: va detto che tra Ferdinando ed il primo ministro che, tra l'altro, è l'amante di sua madre, non è mai corso buon sangue, e questo evento esaspera ulteriormente l'animosità che già alberga nel giovane verso i genitori. Il processo, per gli eventi che seguono, non giungerà mai a conclusione.

Essendo Godoy detestato dalla popolazione per il suo strapotere, Ferdinando ne approfitta contrastandolo fino ad incoraggiare la rivolta di Aranjuez, nel 1808, con la quale ottiene l'abdicazione di Carlo IV in suo favore. L'invasione della Spagna da parte delle truppe francesi, al comando di Murat, che segue la richiesta di aiuto inviata dal sovrano destituito a Napoleone, determina il suo arresto, la restituzione del trono a Carlo IV e l'abdicazione di quest'ultimo in favore di Napoleone, che porrà sul trono suo fratello Giuseppe.

Ferdinando rimane bloccato a Valencay, in Francia, in soggiorno obbligato ma trattato molto bene. Rientrerà in Spagna nel 1814, con l'abdicazione di Napoleone, riprendendo la corona. Restaura subito l'assolutismo abrogando, fra i suoi primissimi atti, la Costituzione liberale di Cadice del 1812 ed il parlamento (le Cortes), e reintroducendo l'inquisizione che Giuseppe Bonaparte aveva abolito.

Quanto ai suoi genitori, non consente loro il rientro in patria lasciandoli nell'esilio romano, presso il Papa. Nel 1816 sposa una nipote, la principessa Maria Isabella, figlia del re di Portogallo Giovanni VI e di Carlotta Gioacchina di Borbone-Spagna, ma anch'essa muore prematuramente nel dicembre 1818. Meno di un anno dopo convola per la terza volta a nozze, questa volta con Maria Giuseppa Amalia, figlia del principe di Sassonia Massimiliano e di Carolina di Borbone-Parma: trascorrono dieci anni ed anche Maria Giuseppa lo lascia nuovamente vedovo.

Sei mesi dopo prende in sposa la sua quarta ed ultima moglie, Maria Cristina figlia del re delle Due Sicilie Francesco I e di Maria Isabella di Borbone-Spagna. Riemergono, intanto, le mai placate tensioni interne, che riesplodono con l'armata spagnola che, approntata per andare a sedare le rivolte delle colonie d'America, si rifiuta di partire e proclama nuovamente la costituzione: è il 1820 ed il re è costretto a giurare sulla nuova carta, assicurando la convocazione della Cortes e l'abolizione dell'Inquisizione.

Alla rivolta si giunge grazie ai patrioti militari massonici, che negli anni precedenti sono rimasti vigili ed operativi: eventi come il tentativo di occupare Pamplona, nel 1814, ad opera del generale Mina, la rivolta di La Coruna del 1815, la cospirazione del Triangolo, del 1816, finalizzata all'assassinio del sovrano, i focolai insurrezionali in Catalogna ed a Valenzia nel 1817 sono stati evidenti segnali premonitori di quanto accade nel 1820.

Il riaffiorare della recrudescenza costituzionale allarma le monarchie d'Europa della Santa Alleanza che decidono di intervenire militarmente: al comando del duca d'Angouleme, il 23 settembre 1823 l'esercito dell'Alleanza entra vittorioso a Cadice liberando il re, che nel frattempo era stato imprigionato, e ponendo fine al triennio liberale spagnolo. Reinsediatosi, Ferdinando VII riprende il potere con rinnovato fervore assolutistico.

Non avendo discendenza maschile, promulga una "Prammatica Sanzione", con la quale abolisce la legge salica - che esclude le donne dalle successioni dinastiche - per poter lasciare il trono a sua figlia Isabella: in questo modo nega al fratello don Carlos l'esercizio del diritto ereditario, creando i presupposti per la guerra civile fra "Carlisti" e "Cristini" che esploderà dopo la sua morte.

Dopo una lunga malattia, Ferdinando VII di Borbone-Spagna muore a Madrid il 29 settembre 1833, a soli 49 anni.

12. Biografia di Enrico Fermi

Conflitti fisici
29 settembre 1901
29 novembre 1954

Chi è Enrico Fermi?


Enrico Fermi nasce il 29 settembre 1901 a Roma, figlio di Alberto, funzionario del Ministero dei Trasporti e Ida De Gattis, maestra. Fino ai tre anni di età risiede in campagna sotto lo stretto controllo di una balia, a sei anni inizia regolarmente la scuola elementare laica (fattore importante, in quanto non ha mai ricevuto educazione religiosa, comportando e supportando quindi l'agnosticismo che lo ha accompagnato per tutta la sua vita).

Profondamente addolorato dalla morte prematura del fratello Giulio, maggiore di un solo anno, con il quale aveva legato particolarmente, getta tutto il suo sconforto nei libri, canalizzando positivamente la rabbia per la perdita, tanto da terminare il liceo ginnasio "Umberto" con un anno di anticipo, avendo tempo anche per concentrarsi su approfonditi studi di matematica e fisica su testi da lui comprati o anche solo sfogliati presso il mercatino delle pulci di Campo de'Fiori.

Un collega del padre, l'ingegnere Adolfo Amidei, avendo a cuore il ragazzo, gli suggerisce di non iscriversi all'Università di Roma, bensì all'Università di Pisa, in particolare alla scuola Normale, presentandosi al concorso annuale che si tiene per potervi accedere: il tema "Caratteri distintivi dei suoni" viene affrontato da lui con estrema maestria, permettendogli di classificarsi primo in graduatoria.

Inizia quindi nel 1918 la frequentazione a Pisa, della durata di quattro anni: si laurea il 7 luglio del 1922, dimostrando anche una conoscenza linguistica non comune (oltre al latino e il greco, conosce infatti l'inglese, il francese ed il tedesco), che gli permette dopo poco di partire alla volta di Gottigen, alla scuola di Max Born, per migliorare le conoscenze di fisica quantistica; nel 1925, con pochi rimpianti, si sposta a Leida, in Olanda, ove ha modo di incontrare Albert Einstein.

A Roma ottiene per primo la cattedra di Fisica Teorica, creata per lui dal Prof. Corbino, direttore dell'Istituto di Fisica, il quale contemporaneamente compone un gruppo di studio ribattezzato in seguito "i ragazzi di Via Panisperna" (dalla sede dell'istituto), composto da Rasetti, Segré, Amaldi, Majorana, Trabacchi e Pontecorvo.

Le argomentazioni principali degli studi ineriscono la spettroscopia, ottenendo risultati eccellenti, ma quasi tutti i membri di questo gruppo si sentono sempre più attratti dalla fisica nucleare, spostandosi sempre più frequentemente all'estero a studiare nei laboratori più innovativi. Fermi si concentra sullo studio del nucleo atomico, arrivando a formulare la teoria del decadimento beta, secondo la quale l'emissione di un fotone è data dalla transizione di un neutrone in un protone con la creazione di un elettrone e di un neutrino.

Questa teoria, introdotta al termine del 1933, trova subito conferma nella scoperta della radioattività da parte di Curie e Joliot, esposta nei primi mesi del 1934. Sulla base di questa scoperta, Fermi formula una nuova idea: utilizzare i neutroni come proiettili per evitare la repulsione coulombiana per poter produrre radioattività artificiale. Dopo alcuni tentativi infruttuosi, ottengono risultati positivi per 37 specie sulle 60 testate, scoprendo altresì che in caso di urti successivi, i neutroni prodotti da urti rallentati hanno un tasso di efficacia molto più elevata nella generazione di specie radioattive.

Tra il 1935 e il 1937 il gruppo si separa di nuovo per diverse assegnazioni di cattedre, a Roma rimangono solo Fermi e Amaldi: l'anno successivo ad Enrico Fermi viene conferito il premio Nobel, ma questa è l'unica nota felice dell'anno. Majorana scompare infatti in circostanze più o meno misteriose e a causa delle leggi razziali emanate dal regime fascista, il fisico romano è costretto ad emigrare, visto che sua moglie Laura è ebrea.

Fermi accetta la cattedra alla Columbia University, mentre il suo amico Segrè, scoprendo di essere stato licenziato a Roma, accetta la cattedra di fisica a Berkeley. Dopo l'arrivo alla Columbia, inizia a concentrarsi sugli esperimenti iniziali di Hahn e Strassman sulla fissione nucleare, e con l'aiuto di Dunning e Booth e progetta un primo piano per la costruzione della prima pila nucleare, ovvero il primo dispositivo ove produrre in modo controllato la reazione a catena. Enrico Fermi vede la realizzazione dei suoi sforzi il 2 dicembre del 1942, con l'entrata in funzione della prima centrale nucleare a Chicago; l'energia nucleare diviene così fonte di vita, ma allo stesso tempo anche uno strumento di guerra: il fisico aderisce infatti al progetto Manhattan allo scopo di creare il primo ordigno nucleare.

Dopo la guerra si dedica allo studio sulle particelle elementari e ad acceleratori di particelle, concentrandosi principalmente sui pioni e le sue interazioni con i protoni. Durante un suo periodo di permanenza in Italia, nell'estate del 1954, iniziano a manifestarsi i primi drammatici sintomi del cancro allo stomaco: questa malattia, allora ancora pressochè sconosciuta, lo debilita rapidamente portandolo alla morte il 29 novembre dello stesso anno a Chicago, negli Stati Uniti.

13. Biografia di Felice Gimondi

Un osso duro per il cannibale
29 settembre 1942

Chi è Felice Gimondi?


Felice Gimondi nasce a Sedrina, in provincia di Bergamo, il 29 settembre del 1942. È stato un grande ciclista su strada, oltre che dirigente sportivo italiano. Da professionista ha infiammato, insieme con il rivale Eddy Merckx, i tour e i giri di tutta Europa a partire dal 1965, e fino al 1979, anno di chiusura della sua carriera. È inoltre uno dei cinque corridori ad aver vinto la tripla corona, corrispondente ai tre grandi tornei d'Europa: Tour de France, Giro d'Italia e Vuelta spagnola. In carriera ha vinto le storiche corse Parigi-Roubaix, Milano-Sanremo, Giro di Lombardia, oltre a tre medaglie mondiali, precisamente il bronzo nel 1970 a Leicester, l'argento nel 1971 a Mendrisio e l'oro nel 1973 a Montjuic.

Ciclista tattico, dotato tecnicamente sebbene meno esplosivo dello storico rivale Merckx, Gimondi riusciva sempre a leggere le gare nel modo giusto, individuando il momento opportuno per sferrare l'attacco durante le tappe cruciali delle competizioni. Al giornalista Gianni Brera, che ne descrisse a lungo le imprese, si devono i due soprannomi più noti del ciclista lombardo: Felix de Mondi e Nuvola Rossa.

Bergamasco, il piccolo Felice è figlio di Mosè, un postino che vive e lavora in bicicletta: è da lui che apprende l'arte di pedalare, in quanto il ciclismo è prima di tutto una necessità. Ad ogni modo, il futuro campione si avvicina piuttosto tardi a questo sport. È intorno ai diciotto anni infatti, che Felice Gimondi inizia a correre per la società U.S. Sedrianese, squadra per cui milita anche da dilettante. In quest'ultima categoria però, già si scorgono i semi del suo talento, soprattutto quando nel 1964 vince la sua prima competizione, sorta di mini Tour de France fatto apposta per ciclisti dilettanti: il Tour de l'Avenir.

Nel 1965 diventa ciclista professionista nel team della Salvarani, come gregario alle dipendenze di Vittorio Adorni. Prende subito parte alla "Grand Boucle", come viene soprannominata la competizione più amata dagli appassionati: il Tour De France. Accade allora che il suo capitano, Adorni, si ritira, e il giovane ciclista bergamasco conquista la maglia gialla, alla sua prima esperienza al Tour e, soprattutto, tra i professionisti: è un risultato storico. Durante la competizione Gimondi resiste agli attacchi di Raymond Puolidor sul Mont Ventoux e si aggiudica la cronometro di Versailles, che chiude definitivamente i conti e gli consegna, per la prima e unica volta della sua carriera, il torneo francese.

Sono gli anni in cui non ancora compare al top delle sue forze lo spettro del ciclista fiammingo Merckx, con cui dovrà fare i conti il corridore bergamasco. L'anno dopo il Tour, nel 1966, Gimondi si aggiudica anche la storica Parigi-Roubaix, conquistata con una coraggiosa fuga, per poi bissare alla Parigi-Bruxelles, altra tratta molto amata dagli appassionati. In quest'ultima gara, Felice si impone in volata proprio davanti al rivale Eddy Merckx. Nello stesso anno infine, Gimondi brinda anche al Giro di Lombardia, confermandosi il miglior ciclista dell'anno.

Grande scalatore, più metodico e guardingo rispetto al rivale belga, il quale già dal 1967 comincia a imporre la sua marcia di vittorie, al grande appuntamento con il Giro d'Italia si fa trovare pronto, vincendo la classifica generale. Decisiva, la penultima tappa, quella della Madonna del Ghisallo, dove Gimondi dà sfoggio ad una delle sue caratteristiche tecniche: l'attesa nel gruppo e l'attacco improvviso e calcolato, ai fianchi dell'avversario in difficoltà. Il vecchio Jacques Anquetil infatti, deve capitolare, e il bergamasco si aggiudica la maglia rosa.

Nel 1968 si prende la Vuelta, in Spagna, ma al Giro d'Italia deve lasciare il passo a Merckx, il quale sbaraglia tutti nelle tre tappe decisive del giro, tra cui quella alle Tre Cime di Lavaredo. Gimondi chiude l'anno con una maglia di campione italiano e con il sesto posto nel Mondiale di Imola.

L'anno dopo, il duello si rinnova sempre al giro italiano, ma questa volta Gimondi batte Merckx solo dopo la squalifica per doping del belga, che vincerà però l'anno successivo. Una curiosità: al Giro d'Italia del 1969, il corridore lombardo, riconoscendo di aver vinto soprattutto a causa delle sfortune del rivale, al momento della premiazione rifiuta di indossare la maglia rosa.

Il Campionato del Mondo di Mendrisio del 1971 vede opposti i soliti due, con vittoria ancora una volta del belga. Gimondi arriva secondo e qualcuno, soprattutto tra i suoi detrattori, comincia a soprannominarlo "l'eterno secondo".

Un anno importante è senza dubbio il 1973, che segna ancora una sconfitta in Italia per Gimondi il quale, subito dopo, decide di cambiare scuderia, scegliendo la Bianchi-Campagnolo. È, forse, una scelta importante, se non altro per l'imminente Mondiale di Monjuich, a Barcellona. In volata, sulla collina catalana, Gimondi batte senza problemi il veloce belga Freddy Maertens e il solito Eddy Merckx.

Strepitosa è, in questa gara, la risposta che dà l'italiano al "cannibale", uno dei tanti soprannomi del ciclista belga, quando questi si alza sui pedali per sferrare all'undicesimo giro uno dei suoi attacchi furibondi.

L'anno dopo allora, forte del mondiale conquistato, arriva la prima e unica vittoria ad una competizione che per anni l'ha visto sconfitto, la leggendaria Milano-Sanremo. Pur non essendo proprio la sua specialità, il ciclista bergamasco riesce a staccare tutti i velocisti a circa 25 km dal traguardo.

Sono questi i suoi ultimi anni di attività, nei quali è forte la supremazia del rivale belga ma che, tra il 1976 e il 1978, gli consentono di togliersi ancora qualche soddisfazione. Nel 1976 infatti, il grande ciclista di Sedrina conquista il suo terzo successo al Giro d'Italia, per poi andarsi a prendere anche la sua seconda Parigi-Bruxelles. Nel 1978 arriva la sua ultima gara da professionista, al Giro dell'Emilia. L'ultima sua apparizione da atleta invece, risale all'anno dopo, nella "Sei Giorni".

Felice Gimondi può vantare, nella propria straordinaria storia ciclistica, ben 141 corse vinte.

Dagli anni '80 poi, intraprende una valida carriera da dirigente, che lo porta nel 1988 a ricoprire la carica di allenatore della Gewiss.

Alle sue gesta molti cantanti hanno dedicato i propri brani, come Enrico Ruggeri, con "Gimondi e il cannibale", e la band Elio e le Storie Tese con "Sono Felice".

14. Biografia di Loretta Goggi

29 settembre 1950

Chi è Loretta Goggi?


Loretta Goggi nasce il 29 settembre del 1950 a Roma da una famiglia originaria di Circello. Avvicinatasi alla musica e al canto sin da bambina, viene notata da Silvio Gigli e nel 1959 prende parte e vince in coppia con Nilla Pizzi "Disco magico", concorso radiofonico di Dino Verde presentato da Corrado Mantoni. Nello stesso anno esordisce come attrice nello sceneggiato televisivo "Sotto processo", diretto da Anton Giulio Majano, prima di incidere una canzone scritta da Nico Fidenco per la versione italiana di "Sangue alla testa", film francese.

Negli anni Sessanta Loretta Goggi entra a far parte di numerosi sceneggiati dell'epoca: nel 1962 è la volta di "Una tragedia americana", di Majano, mentre nel 1963 tocca a "Delitto e castigo", ancora di Majano, e "Robinson non deve morire", di Vittorio Brignole, "Demetrio Pianelli", di Sandro Bolchi; nel 1964, poi, ecco "I miserabili", di Bolchi, e "La cittadella", di Majano; nel 1965, infine, spazio a "Vita di Dante", di Vittorio Cottafavi, e a "Scaramouche" e "Questa sera parla Mark Twain", di Daniele D'Anza.

Dopo aver recitato con Santo Versace e Arturo Testa in "C'era una volta la fiaba", sceneggiato per ragazzi con la regia di Beppe Recchia, a partire dalla metà degli anni Sessanta, Loretta Goggi si dedica anche al doppiaggio, prestando la propria voce ad attrici come Silvia Dionisio, Ornella Muti, Kim Darby, Katharine Ross, Agostina Belli e Mita Medici, ma anche al canarino Titti nel celebre cartone animato Gatto Silvestro della Warner Bros.

Nel 1968 interpreta uno dei suoi ruoli più famosi, nello sceneggiato di Majano "La freccia nera", tratto dal libro di Robert Louis Stevenson, in cui ha la possibilità di recitare al fianco di Aldo Reggiani e Arnoldo Foà. Mentre si diploma al Liceo Linguistico Internazionale di Roma, grazie anche a diverse borse di studio, Loretta si avvicina anche ai fotoromanzi ed è addirittura disc jockey a Radio Vaticana.

Nel 1970, nel varietà presentato dal Quartetto Cetra "Il Jolly", inizia a svelarsi anche come imitatrice; poco dopo conduce con Renzo Arbore lo spettacolo "Estate insieme", dove con la sorella Daniela Goggi si esibisce nel "Ballo boomerang". Dopo avere affiancato Giancarlo Giannini nello sceneggiato di Majano "E le stelle stanno a guardare", è partner di Pippo Baudo nel programma radiofonico "Caccia alla voce" e nel varietà televisivo della domenica "La freccia d'oro".

Accanto a Franco Franchi conduce "Teatro 11", prima di partecipare come cantante - nell'estate del 1971 - a "Un disco per l'estate" con il brano "Io sto vivendo senza te": pochi mesi più tardi, partecipa e vince il World Popular Song Festival di Tokyo. In seguito, Baudo la rivuole con sé per condurre "Canzonissima" nella stagione 1972/73: è in questa occasione che si fa apprezzare per le sue imitazioni di Ornella Vanoni, Patty Pravo, Mina e molte altre donne dello spettacolo. Grazie a "Canzonissima", Loretta Goggi lancia il tormentone "Mani mani", e vince il suo primo disco d'oro grazie alla sigla "Vieni via con me (Taratapunzi-e)", scritta da Dino Verde, Marcello Marchesi, Pippo Baudo e Enrico Simonetti.

Dopo una tappa in Inghilterra per uno show con Sammy Davis Jr, la showgirl romana torna in Italia e presenta con Alighiero Noschese "Formula due", varietà del sabato sera in cui canta la sigla "Molla tutto". Nel 1974 dà vita al suo primo spettacolo da solista live nel celebre locale della Bussola, in Versilia, mentre due anni più tardi con Massimo Ranieri è protagonista del varietà musicale "Dal primo momento che ti ho visto", in cui interpreta tra l'altro le canzoni "Dirtelo, non dirtelo" e "Notte matta".

Nella seconda metà degli anni Settanta, mentre il singolo "Ancora innamorati" viene distribuito negli Usa, in Spagna, in Germania e in Grecia, Loretta conduce con la sorella Daniela e con Pippo Franco il varietà "Il ribaltone", per la regia di Antonello Falqui, che al Festival di Montreux in Svizzera si aggiudica il premio "Rosa d'Argento" come miglior programma televisivo europeo.

Dopo essere finita in copertina su "Playboy", con un servizio fotografico di Roberto Rocchi, presenta la prima edizione di "Fantastico", al fianco di Heather Parisi e di Beppe Grillo, riscuotendo un successo eccezionale anche grazie alla sigla di chiusura, "L'aria del sabato sera". Durante la lavorazione dello spettacolo, conosce Gianni Brezza, coreografo e ballerino, che diventerà suo compagno per il resto della sua vita. Loretta interpreta, con Gianni, il fotoromanzo "Amore in alto mare", per il rotocalco Bolero; poi, nel 1981 prende parte come concorrente al Festival di Sanremo arrivando in seconda posizione con il brano "Maledetta primavera".

Nello stesso anno passa da Raiuno a Canale5, dove presenta lo show "Hello Goggi", in occasione del quale esce anche l'album "Il mio prossimo amore". Protagonista a teatro del musical "Stanno suonando la nostra canzone", accanto a Gigi Proietti, nel 1982 conduce su Rete4 "Gran varietà", insieme con Luciano Salce e Paolo Panelli, in onda la domenica in prima serata. Tornata in Rai, presenta "Loretta Goggi in quiz", che nel 1984 vince il Telegatto come miglior quiz.

Due anni più tardi, diventa la prima donna a presentare da solista il Festival di Sanremo. Volto fisso della tv di Stato, è padrona di casa de "Il bello della diretta" e di "Canzonissime", spettacolo dedicato al centesimo anniversario della nascita del disco. Vincitrice del Telegatto come personaggio televisivo femminile dell'anno grazie al preserale "Ieri, Goggi e Domani", sul finire degli anni Ottanta presenta nella fascia meridiana "Via Teulada 66"; nel 1989 è nominata personaggio femminile dell'anno agli Oscar Tv.

Nel 1991 Loretta passa a Telemontecarlo, dove presenta "Festa di compleanno", varietà in seconda serata. Tornata poi in Rai: è alla guida de "Il canzoniere delle feste", su Raidue; nella seconda metà degli anni Novanta recita con Johnny Dorelli, sia a teatro (nello spettacolo "Bobbi sa tutto") che in televisione (nella sit-com di Canale 5 "Due per tre"). Sempre a Mediaset, affianca Mike Bongiorno alla conduzione di "Viva Napoli", programma musicale di Rete4. Negli anni Duemila dirada le sue apparizioni in televisione, preferendo il teatro: nel 2004/2005 va in scena "Molto rumore (senza rispetto) per nulla", per la regia di Lina Wertmuller. Doppiatrice del film d'animazione "Monsters & Co.", nel 2011 subisce un grave lutto per la morte di Gianni Brezza.

Torna in televisione nel 2012 come giurata del programma di Raiuno "Tale e quale show"; nello stesso periodo, torna su un set cinematografico per la commedia di Fausto Brizzi "Pazze di me", al fianco di Francesco Mandelli.

15. Biografia di Jerry Lee Lewis

Il genio e la sregolatezza
29 settembre 1935

Chi è Jerry Lee Lewis?


Nato a Ferryday, Louisiana, il 29 settembre 1935, Jerry Lee Lewis è uno fra i più turbolenti e selvaggi figli del rock'n'roll. Miscelando rhythm & blues e boogie-woogie coniò uno stile personalissimo che avrebbe fatto la storia del rock'n'roll. A differenza di molti suoi contemporanei si accompagnava al pianoforte che suonava con straordinaria velocità e accanimento tali da sembrare posseduto. La sua musica era ipnotica, demoniaca. I suoi testi erano continue provocazioni al senso pubblico del pudore. Durante le sue performance ignorava i costumi sociali lasciandosi andare a quell'energia ribelle e libidinosa che il rock'n'roll gli trasmetteva come nessun altro musicista bianco prima. Ciò gli era valso il soprannome di "killer". Era un bianco "nero" per il suo atteggiamento selvaggio ma soprattutto per il suo modo di suonare martellante, essenziale, indemoniato. È stato il simbolo del rock'n'roll più selvaggio e infernale.

Jerry Lee cresce in un ambiente fortemente cristiano conservatore. All'età di tre anni rimane l'unico erede maschio della famiglia dopo la morte del fratello maggiore, causata da un automobilista ubriaco. A 8 anni i genitori gli regalano il primo pianoforte e già a 15 si esibisce come professionista per una radio locale.

La leggenda vuole che lui e Jimmy Swaggart, un suo cugino predicatore, da piccoli avessero sentito suonare un gruppo rhythm & blues dalla finestra di un locale. Pare che Jimmy Swaggart avesse detto "questa è la musica del diavolo! Dobbiamo andarcene!". Ma Jerry era rimasto paralizzato, incapace di muoversi. Che questa storia sia vera o no poco importa perché alcuni anni dopo lui sarebbe diventato effettivamente "il pianista del diavolo".

Nonostante la ferrea educazione religiosa che gli era stata impartita Jerry Lee Lewis sceglie una vita scandalosamente profana fatta di alcol, donne e droghe.

Nel 1956 si reca a Memphis dove propone la sua musica a Sam Phillips (il produttore che aveva scoperto Elvis) che ne rimane impressionato.

Nel 1957 Lewis si impone in vetta alla classifica discografica con il 45 giri "Whole lotta shakin' goin' on", vendendo un milione di copie e diventa una stella in soli due mesi. Di lì a poco sforna i suoi successi più grandi (tra cui ricordiamo l'immortale "Great balls of fire") con i quali tenta di contendere a Elvis Presley il titolo di "re del rock".

Con quei pezzi Lewis ha dato un'impronta determinante al rock'n'roll introducendo le forme musicali e gestuali dei neri nel modo di suonare dei bianchi: a quei tempi non si era mai visto un musicista bianco suonare in quel modo.

I suoi spettacoli dal vivo accrescono notevolmente la sua fama. Durante i concerti canta, urla, salta, suona in modo veramente percussivo, trasudando anarchia e sensualità, spesso conclude i concerti incendiando il pianoforte. Il suo atteggiamento trasgressivo lo mette presto nel mirino dei moralisti.

Il suo successo è grande ma estremamente breve. Infatti nemmeno un anno dopo osa sfidare un'altra volta le convenzioni sposando la sua cugina tredicenne Myra Gale, mentre il divorzio dalla seconda moglie non era ancora definitivo. Inizialmente lo scandalo non ha particolari effetti emotivi su Jerry Lee: infrangere le regole faceva parte del suo ego. Ma appena arriva in Inghilterra per promuovere la sua musica, la moralistica stampa inglese si appropria della storia del matrimonio dipingendolo come un mostro ruba bambini. Lo distruggono. La sua carriera declina rapidamente. È praticamente costretto ad abbandonare il rock'n'roll. Dopo alcuni anni di assenza torna sulla scena come cantante country (pur non dimenticando il boogie-woogie): un modesto successo. I dischi che pubblica successivamente non hanno molto successo ma Jerry Lee non abbandona mai la scena musicale continuando a dare concerti e presenziando a show musicali.

La sua sfortunata carriera non è niente se paragonata alla sua vita privata: Jerry Lee si sposa ben 7 volte. Il più lungo dei suoi matrimoni è quello con Myra Gale che dura 13 anni. Nel 1962 il figlioletto annega in piscina a soli 3 anni. L'altro figlio muore in un incidente d'auto a 19 anni. Negli anni settanta Jerry Lee viene arrestato più volte per droga e ubriachezza, e spara accidentalmente al suo bassista. La quinta moglie muore annegata e la nuova moglie venticinquenne viene trovata morta per un'overdose solo tre mesi dopo il matrimonio. Nel 1981 viene ricoverato d'urgenza per delle complicazioni dovute ad un'ulcera ed è dato per spacciato: alcuni mesi dopo darà uno dei suoi concerti più memorabili.

Nel 2012 torna a far parlare di sé per il suo settimo matrimonio: la notizia è che la sua nuova sposa è sua cugina è Judith Brown, ex moglie di Rusty Brown, fratello di Myra Gale.

16. Biografia di Horatio Nelson

Vittorie e coraggio
29 settembre 1758
21 ottobre 1805

Chi è Horatio Nelson?


Horatio Nelson nasce il 29 settembre del 1758 a Burnham Thorpe, Norfolk (Inghilterra). E' il sesto figlio di una famiglia numerosa: ha ben dieci fratelli. Il padre è il reverendo Edmund Nelson, la madre è invece la pronipote di Sir Walpole, primo ministro del parlamento inglese.

Purtroppo il piccolo Horatio perde la madre quando ha solo nove anni. Frequenta le scuole fino a dodici anni per poi arruolarsi nella marina militare inglese. La sua carriera militare inizia nel 1771, quando si imbarca come marinaio semplice e timoniere sulla nave comandata dallo zio materno: il capitano Maurice Suckling. Poco dopo viene nominato guardiamarina e inizia ufficialmente la sua carriera. Durante questo periodo scopre, per ironia della sorte, di soffrire di mal di mare, disturbo che nonostante i suoi grandi successi come ammiraglio, lo perseguiterà per tutta la vita.

La sua carriera subisce una svolta il 14 febbraio del 1797 quando contravvenendo agli ordini del suo capitano, mostra tutta la sua inclinazione per le azioni coraggiose e al limite del pericolo: chiude infatti il passaggio alla flotta spagnola e attacca due navi nemiche, divenendo il principale responsabile della vittoria inglese nella battaglia di Cape St. Vincent.

Nell'aprile dello stesso anno Nelson viene nominato commodoro, una carica che di fatto ha le stesse responsabilità di un ammiraglio. Mentre partecipa alla battaglia per la conquista di Tenerife, viene colpito al braccio destro: il colpo provoca la rottura dell'omero in più punti. Le pratiche mediche, ancora non molto evolute, prevedono in queste situazioni l'amputazione dell'arto, onde impedire problemi di cancrena. Nelson così si vede amputare il braccio destro ed è impossibilitato a prestare servizio fino al dicembre dello stesso anno. Scherzosamente lui stesso finisce per definire il suo moncherino: "la mia pinna".

L'incidente non interrompe l'ascesa di Horatio Nelson che continua a guidare le sue navi con coraggio e intraprendenza. Il giorno 1 agosto del 1798 è responsabile di una grande vittoria sui francesi: la famosa battaglia del Nilo, conosciuta anche come la battaglia di Aboukir Bay. La vittoria riportata da Nelson mette fine alle ambizioni di Napoleone, intenzionato a far guerra alla Gran Bretagna per il possesso delle Indie. Sonoramente sconfitto, Napoleone è costretto addirittura a fuggire in Francia per evitare la cattura da parte della flotta inglese.

Grazie alla vittoria riportata, Nelson è nominato Barone del Nilo. il titolo però non lo soddisfa: sperava in un qualcosa di più. Nonostante gli venga spiegato che, non essendo comandante in capo, non avrebbe potuto ottenere nessun titolo superiore a quello di barone, Nelson ora, come in futuro, sarà sempre accompagnato dalla sensazione che le sue gesta non ricevano il giusto riconoscimento da parte del governo inglese. Egli pensa che tale comportamento sia dovuto ai suoi umili natali e alla sua mancanza di legami politici di rilievo.

Non contento, in ogni caso, di riposare sugli allori, Nelson si butta in una nuova impresa: proteggere la famiglia reale napoletana dall'invasione francese. A Napoli si innamora di Emma Hamilton, la giovane moglie dell'ambasciatore inglese, la quale diventa ben presto sua amante. I due vivono apertamente insieme e dalla loro relazione nasce anche una bambina, Horatia.

Nel 1799 partecipa alla riconquista di Napoli dopo il periodo repubblicano, e viene nominato Duca di Bronte dal re. Alcuni problemi legati alla sua condotta professionale in quel di Napoli ne determinano il ritorno in Inghilterra, dove l'ammiragliato per allontanarlo anche da Emma finisce per rispedirlo in mare. I problemi sorgono perché egli viene accusato di aver consentito l'assassinio dei prigionieri di guerra ai monarchici napoletani. Questo episodio, che alcuni giustificano addirittura con la ferita alla testa subita durante la battaglia del Nilo, è forse dovuto al suo odio per i giacobini e al suo schieramento a favore dei monarchici. Fatto sta che l'episodio napoletano resterà una zona di ombra nella sua carriera e una macchia sulla sua reputazione.

Nel 1801 partecipa alla battaglia di Copenaghen, con la quale la Gran Bretagna spera di spezzare la neutralità danese, svedese e russa. Nelson diventa il protagonista del terribile bombardamento della capitale danese. Egli contravviene all'ordine di interrompere il bombardamento, giustificandosi poi in maniera ironica: Horatio dice di non aver visto il segnale di fine bombardamento perché guardava con l'occhio sbagliato, vale a dire con il suo occhio di vetro!

Il successo del bombardamento gli consente di diventare comandante in capo. Ma la battaglia per la quale verrà in eterno ricordato dalla storia è la famosa battaglia di Trafalgar, del 1805. Nelson issa sulla sua nave la celebre frase "England expects that every man will do his duty" (L'Inghilterra si aspetta che ognuno compia il proprio dovere) e porta alla vittoria la flotta inglese. La vittoria britannica di Trafalgar chiude in modo definitivo il duello secolare anglo-francese per il controllo degli oceani: Napoleone rinuncia così all'invasione della Gran Bretagna, che diventa di fatto la nazione padrona assoluta dei mari, fino alla Prima Guerra Mondiale.

Purtroppo durante la battaglia un proiettile ferisce alla spalla sinistra e perfora i polmoni, arrivando addirittura alla base della colonna vertebrale. Nelson rimane cosciente per circa quattro ore, poi muore: è il 21 ottobre del 1805. Nelson riesce comunque ad assistere alla vittoria inglese sulla flotta napoleonica.

Il proiettile che lo ha ucciso è stato rimosso dal suo corpo ed è ancora oggi esposto nel castello di Windsor. Alla battaglia è intitolata Trafalgar Square, una delle più famose piazze di Londra, dove al centro campeggia un'imponente statua dell'eroe nazionale Horatio Nelson.

17. Biografia di Angelo Poliziano

"Principe" della cultura del '400
14 luglio 1454
29 settembre 1494

Chi è Angelo Poliziano?


Agnolo (Angelo) Ambrogini nasce a Montepulciano il 14 luglio 1454 dal notaio Benedetto di Nanni. Giunto all'età di dieci anni suo padre muore assassinato per una vendetta ed egli, quattro anni dopo, si trasferisce a Firenze, dove inizia a farsi chiamare con il suo soprannome, Poliziano, dal nome latino del suo paese natio (Mons Politianus).

Studia con precettori illustri come Landino, Calcondila, Argiropulo e, soprattutto, Ficino, mettendo presto in evidenza il suo particolare talento quando, ancora studente, riprende la traduzione dal greco al latino dell'"Iliade" di Omero, lasciata in sospeso da Carlo Marsuppini.

L'esemplare lavoro lo pone all'attenzione di Lorenzo de' Medici il quale, nel 1473, lo accoglie nel proprio palazzo come segretario privato e, nel 1475, gli affida l'educazione del figlio Piero.

Nell'ambiente raffinato e colto di casa dei Medici e soprattutto nella sua immensa biblioteca, Poliziano trova il suo habitat ideale e, nel tempo libero, comincia a dedicarsi alla produzione letteraria. Sono di questi anni elegie, epigrammi ed odi in latino e greco, il poemetto "Sylva in scabiem" nonché le celebri "Stanze cominciate per la giostra del magnifico Giuliano di Piero de' Medici", opera rimasta però incompiuta in seguito all'assassinio del protagonista nella congiura dei Pazzi, nel 1478.

Il triste evento - da lui narrato in latino nelle "Conjurationis pactianae anni 1478 commentarium" - cui fa seguito la guerra, nonché le divergenze di vedute con la moglie di Lorenzo circa l'educazione del figlio, inducono Poliziano ad abbandonare casa de' Medici e la stessa Firenze. A Mantova, dove trova ospitalità presso il cardinale Gonzaga, compone la "Fabula di Orfeo" ed entra in contatto con gli Umanisti veneziani. Ma nel 1480 è richiamato a Firenze da Lorenzo che, consapevole di avere in lui il "principe della cultura", gli offre la cattedra di eloquenza latina e greca nello Studio fiorentino.

A questa fase appartengono le "Prolusiones", relative alle lezioni di greco e latino; i saggi critici sui classici latini e greci "Miscellanee"; le "Epistole", le "Odae" e le elegie, fra le quali il famoso "Epicedio in morte di Albiera" per la prematura dipartita della giovane nobildonna fiorentina Albiera degli Albizzi. Filo conduttore dei suoi lavori è il rigore interpretativo ed il tentativo di compenetrazione negli autori classici; la sua poesia latina sembra svolgersi in un'aura mitologica.

La sua lirica leggiadra e intrisa di grazia, la sua altezza espressiva, lo pongono tra i maggiori esponenti della poesia umanistica del '400. L'eco della sua sterminata cultura è tale da rendere Firenze capitale dell'umanesimo e culla della scuola filologica italiana, nonché da attrarre nella città letterati ed artisti da tutta l'Europa.

Angelo Poliziano muore a Firenze, il 29 settembre 1494, ad appena 40 anni.

Tra le altre opere del Poliziano si ricordano l"Epistola a Federico d'Aragona" (1475-76), scritta per conto di Lorenzo al re di Napoli e con la quale anticipa la letteratura volgare; il "Manuale" di Epitteto (1479); le "Storie di Erodiano" (1487); le quattro Sylvae": "Manto" (1482), Rusticus (1483), "Ambra" (1485) e Nutricia (1486)

18. Biografia di Raf

29 settembre 1959

Chi è Raf?


Raffaele Riefoli è il vero nome del cantante Raf: Raf nasce il 29 settembre del 1959 a Santa Margherita di Savoia, in Puglia. Sin da ragazzo dimostra una notevole passione per la musica, prendendo lezioni da Giovanni Battista Gorgoglione, e avvicinandosi al gruppo The Friends, molto noto nella zona del Barese.

A nemmeno diciotto anni Raffaele decide di trasferirsi a Firenze con l'intento di studiare architettura; poco dopo, però, si reca a Londra, dove fonda i Cafè Caracas, un gruppo rock/punk che vede anche la presenza di Ghigo Renzulli (che poi diventerà chitarrista dei Litfiba), con cui registra una cover di "Tintarella di luna", il celebre brano di Mina.

I primi successi

Nel frattempo, lavora come cameriere per mantenersi, fino a quando incontra Giancarlo Bigazzi: è l'inizio di un sodalizio artistico che si rivelerà molto fruttuoso. Dopo avere fatto ritorno a Firenze, Raf incide "Self control", che diventa il suo primo successo musicale: il suo primo disco, interamente in inglese e pubblicato nel 1983, vede tra i singoli estratti "Change your mind", "London Town" e "Hard", ma è proprio la canzone "Self Control" a scalare le classifiche di vendita italiane, anche in virtù di una cover eseguita dalla statunitense Laura Branigan.

Dopo avere scritto "Il principe", canzone interpretata da Claudia Mori che viene scelta per il programma televisivo "Hit Parade" come sigla di chiusura, nel 1987 Raf è autore delle parole di "Si può dare di più", la canzone che vince il "Festival di Sanremo" con Gianni Morandi, Enrico Ruggeri e Umberto Tozzi.

L'esordio come cantante in lingua italiana

Proprio con Tozzi, in quello stesso anno, l'artista pugliese prende parte all'"Eurovision Song Contest" con il brano "Gente di mare", che tra l'altro costituisce il suo esordio in lingua italiana. Mentre si fa conoscere in Europa con il nome di Raff, nel 1988 il cantante di "Self Control" partecipa al "Festival di Sanremo" con il pezzo "Inevitabile follia"; in seguito, dà alle stampe il disco "Svegliarsi un anno fa", il cui singolo portante è "Il sapore di un bacio", scritto da Gaetano Curreri (Stadio).

Nel 1989 Raf torna sul palco dell'Ariston con la canzone "Cosa resterà degli anni '80", contenuta nel disco "Cosa resterà…": di questo album fa parte anche "Ti pretendo", brano che vince il "Festivalbar".

Gli anni '90

Divenuto un fedelissimo di Sanremo, Raf vi torna anche nel 1991 con "Oggi un Dio non ho", che anticipa l'uscita dell'album "Sogni… è tutto quello che c'è", all'interno del quale sono presenti anche "Interminatamente", "Siamo soli nell'immenso vuoto che c'è" e il duetto con Eros Ramazzotti "Anche tu".

Due anni più tardi Raf è protagonista di un altro duetto: collabora, infatti, con la debuttante Laura Pausini in "Mi rubi l'anima". Nuovamente vincitore del "Festivalbar" con "Il battito animale", che fa parte del disco "Cannibali", ottiene un grande successo anche con "Due" e "Stai con me", altri singoli estratti dall'album.

Nell'estate del 1995 Raf pubblica "Manifesto", il cui singolo di apertura è "Sei la più bella del mondo", al quale fanno seguito "Il suono c'è", "Prima che sia giorno" e "Dentro ai tuoi occhi". L'anno successivo, l'artista si sposa con Gabriella Labate e diventa padre di Bianca.

Dopo avere riarrangiato e reinterpretato sedici suoi brani per "Collezione temporanea", la prima raccolta della sua carriera che contiene anche l'inedito "Un grande salto", torna in sala di registrazione per "La prova", disco dalle sonorità rock che non viene particolarmente apprezzato dal pubblico: i singoli estratti sono "Vita, storie e pensieri di un alieno", "Little girl" e "La danza della pioggia".

Gli anni 2000

Raf si rifà alla grande, in ogni caso, sia perché nel 2000 diventa ancora padre, questa volta di Samuele, sia perché nel 2001 con il brano "Infinito" ottiene il terzo successo al "Festivalbar", e che contribuisce alle ottime vendite di "Iperbole", album che contiene anche i brani "Oasi", "Nei silenzi" e "Via". Il disco seguente si chiama "Ouch!", e risale alla primavera del 2004: il singolo principale è "In tutti i miei giorni".

Dopo avere scritto con Domenico Liggeri l'autobiografia "Cosa resterà…", pubblicata da Mondadori, Raf pubblica la sua seconda raccolta di successi, "Tutto Raf", che include le bonus track "Amarse o no amarse" ("Amarsi o non amarsi" in versione spagnola) e "E penso a te", cover del pezzo di Lucio Battisti. È il 2005, anno in cui Raf collabora con Edoardo Bennato per "Ogni favola è un gioco" (che vede alla chitarra Alex Britti) e al progetto Jetlag per la canzone "E' necessario".

Dopo avere duettato con Ron in "La pace", contenuta nel disco "Ma quando dici amore?", nel 2006 Raf abbandona la casa discografica CGD/Warner per passare alla Sony-BMG, con la quale in primavera pubblica "Passeggeri distratti", disco che contiene il singolo "Dimentica". Nel 2008 è la volta del disco "Metamorfosi", con i singoli "Ossigeno", "Non è mai un errore" e "Ballo". L'anno successivo, Raf pubblica il suo primo Cd-Dvd, "Soundview", accompagnato dall'inedito "Per tutto il tempo", prima di entrare in sala di registrazione per incidere "Numeri", album che esce nel maggio del 2011 e che viene anticipato dal brano "Un'emozione inaspettata".

Gli anni 2010

Nel 2012 Raf partecipa a "Carpe diem", album di Entics, duettando nel ritornello di "Cosa farei, cosa faresti"; l'anno successivo, invece, si esibisce con Max Pezzali in "Sei fantastica", contenuta nel disco "Max 20" dell'ex frontman degli 883. Altra collaborazione di questo periodo è quella con Nathalie, per "Sogno d'estate.

Il 14 dicembre del 2014 Carlo Conti annuncia, nel corso del programma di Raiuno "L'Arena", che Raf sarà uno dei venti concorrenti della categoria Big a Sanremo 2015: sul palco dell'Ariston si esibirà con il brano "Come una favola".

19. Biografia di Andriy Shevchenko

Capocannonieri si nasce
29 settembre 1976

Chi è Andriy Shevchenko?


Andriy Shevchenko, fantastico calciatore esploso a livello internazionale nelle file del Milan, è nato nel paese di Dvirkiyshchyna vicino Yahotyn nella provincia di Kiev. Alto 183 cm, è nato nel 1976 e pesa 73kg. Come succede a tutti i campioni il suo talento si rivela precocemente: a nove anni viene segnalato dal tecnico delle giovanili della Dinamo Kiev, che subito lo recluta nella sua compagine con risultati entusiasmanti, risultando spesso il miglior marcatore nei tornei Under 14.

La prima apparizione di Andriy nel grande calcio avviene nell'inverno del 1993, quando passa nelle file della seconda squadra della Dinamo. Le prime partite sono giocate sul filo dell'emozione, sull'incredulità di essere finalmente diventato un professionista, ma il talentuoso calciatore non delude: diventa il miglior cannoniere della stagione con 12 gol, risultato che gli frutta l'automatico accesso nella nazionale olimpica, dove si comporta egregiamente.

Con la Dinamo il campione ucraino vincerà ben cinque campionati consecutivi e tre Coppe d'Ucraina

Inevitabile quindi il suo ingresso, di lì a poco, nel circuito del grande calcio internazionale. In Champions League Shevchenko mostra una media gol da brivido: 26 reti in 28 partite. Tra le sue reti nella massima competizione europea in quel periodo, è da ricordare la tripletta realizzata al Nou Camp contro il Barcellona, l'evento che appunto lo fa notare in tutta Europa.

Dopo l'ennesima conquista del titolo di capocannoniere nell'edizione del campionato 1998-99, le sue quotazioni salgono vertiginosamente e i club europei fanno a gara per aggiudicarselo.

I giornali sportivi segnalano in lizza squadre come il Manchester United, il Real Madrid, il Barcellona ed il Milan. E' proprio il club italiano, con Adriano Galliani, che la spunta aggiudicandosi la stella dell'Est per una cifra che si aggira intorno ai 45 miliardi delle vecchie lire.

Nella tifoseria rossonera, ancora prima di arrivare, Shevchenko è già visto da tutti come un fenomeno in grado di poter fronteggiare il "fenomeno" per antonomasia: Ronaldo.

Zaccheroni, l'allora allenatore dei diavoli milanesi, si trova di fronte un ragazzo con qualità indiscutibili: velocità, tecnica e senso del gol sono le caratteristiche che colpiscono a prima vista, tanto che il campione, già nelle prime apparizioni nel campionato italiano, diviene l'idolo dei tifosi ed una pedina insostituibile negli schemi del mister.

Nessuno, in fondo, si sarebbe aspettato da lui una partenza così fulminea. Andriy debutta in rossonero a Lecce e già in quella prima partita segna un gol. Il primo di tanti.

Termina la sua prima stagione nel campionato più bello (e difficile) del mondo conquistando meritatamente la classifica cannonieri con 24 reti in 32 partite.

L'anno successivo ricomincia da dove si era fermato. Realizzerà lo stesso numero di reti del primo anno, ma non saranno abbastanza per fargli vincere la classifica cannonieri per la seconda volta consecutiva.

Negli ultimi campionati la sua media gol sembrava scendere in modo considerevole ma l'amore che i tifosi nutrono per lui non ha mai subito cali di intensità.

Dopo una positiva stagione, l'anno 2004 ricomincia alla grande e riserva due bellissime sorprese: Sheva diventa padre alla fine di ottobre e conquista il meritatissimo Pallone d'oro nel mese di dicembre. Sempre pacato, educato e corretto in campo, come nella vita, Andriy Shevchenko ha dimostrato maturità e sensibilità dedicando la vittoria di questo prestigioso riconoscimento europeo all'Ucraina, dove la sua gente sta vivendo una difficile e tormentata situazione politica.

A pochi giorni dall'inizio del mondiale 2006 ha ufficializzato la separazione dal Milan. La sua nuova squadra è il Chelsea di Abramovich e Mourinho. Dopo due stagioni poco brillanti torna in Italia nel mese di agosto 2008 per riabbracciare la famiglia rossonera.

20. Biografia di Tintoretto

Furia e colore
29 settembre 1518
31 maggio 1594
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Chi è Tintoretto?


Jacopo Robusti, in arte il Tintoretto, nasce a Venezia, probabilmente il 29 settembre del 1518. Sulla data di nascita non tutte le fonti concordano ma, desumendola dalla sua data di morte, e dall'iscrizione funebre ivi impressa, non dovrebbe slittare oltre l'ottobre del 1518, nonostante qualche studioso l'abbia postdatata di un anno. Ad ogni modo, è stato uno dei più grandi pittori italiani, esponente della scuola veneziana, ultimo rinascimentale e precursore dello stile barocco, imperante poi nel '600.

Al padre, e alla sua famiglia in genere, Jacopo deve innanzitutto il soprannome con cui è noto. Il nome di "Tintoretto" infatti è figlio del mestiere paterno: tintore di stoffe, appunto. Secondo gli studi più recenti, a dire il vero, lo stesso cognome Robusti, d'eredità paterna, sarebbe a sua volta un soprannome ricavato da un'impresa di guerra, nella quale si sarebbe distinto il padre del Tintoretto: energico difensore, secondo le fonti, della città di Padova. Il vero cognome, a quanto pare, sarebbe Comin, stando almeno alla dimostrazione del curatore del museo del Prado di Madrid, Miguel Falomir, in occasione dell'inaugurazione della mostra sul pittore veneziano, aperta il 29 gennaio del 2007.

Indubbio è che il padre, Giovanni Battista Robusti, o Comin, fosse un tintore. Probabilmente di origine lucchese, considerato che l'arte della tintura, almeno in quegli anni, è ad appannaggio dei lucchesi e dei toscani in genere. A confermarlo, ci sarebbero gli interessi da parte del figlio verso la pittura dei toscani, Michelangelo e Raffaello su tutti, che con ogni probabilità ha osservato da vicino, studiandone le tecniche.

Sull'infanzia e l'apprendistato del giovane Jacopo si sa poco. Secondo il biografo Carlo Ridolfi, il Tintoretto scopre la sua vocazione nel laboratorio paterno, utilizzando i colori del padre per dipingere le pareti. Il Robusti, a questo punto, per incoraggiarne la vocazione, lo porta dal maestro di allora, Tiziano. Il grande artista però, temendo che l'allievo possa superarlo e offuscare la sua fama in poco tempo, lo caccia dalla bottega. L'episodio risalirebbe al 1530.

Ad ogni modo, è datato 22 maggio 1539 un documento ufficiale nel quale Tintoretto si firma "maestro", dunque in possesso di una propria bottega sita in Venezia, in campo San Cassian. È dell'anno dopo, 1540, la firma su una celebre "Sacra Conversazione", mentre sono i suoi i due soffitti con soggetti mitologici dipinti per la casa veneziana di Pietro Aretino. A considerare da questi episodi, è possibile allora stimare che il celebre artista veneziano abbia visto crescere ed affermarsi la sua notorietà, o maestria, come si diceva, proprio in questi anni. A corroborare questa tesi, c'è anche la prima, vera commissione di cui si ha traccia certa, riguardante il Tintoretto. Vettor Pisani, nobile e titolare di una banca, intorno al 1541, in occasione delle nozze, chiama il giovane ventitreenne pittore per il restauro della propria residenza a San Paterniàn: sedici tavole incentrate sul tema delle Metamorfosi di Ovidio.

Nel 1547 comincia a lavorare alla celebre opera "La lavanda dei piedi", mentre l'anno dopo, l'Aretino gli scrive una lettera, in cui lo ringrazia per il lavoro svolto presso la Scuola Veneziana di San Marco. Il dipinto in questione è "Il miracolo di San Marco", commissionatogli anche grazie all'intervento del padre della sua futura sposa, Marco Episcopi, notabile e tra gli alti funzionari di Venezia.

Sempre in questi anni, l'artista si trasferisce nella parrocchia di Santa Maria dell'Orto, cominciando un intenso lavoro di rinnovamento delle opere artistiche interne ed esterne. Contemporaneamente, prosegue la sua collaborazione con la Scuola di San Marco, fino al 1566, lavorando ad altre tele raffiguranti il santo, come "San Marco salva un saraceno durante un naufragio", "Trafugamento del corpo di San Marco" e "Ritrovamento del corpo di San Marco". Intanto, nel 1549 porta a termine una delle tele più importanti di questo periodo, "San Rocco risana gli appestati", per la Chiesa San Rocco di Venezia.

Successivamente, anche l'Albergo della Scuola della Trinità lo chiama per alcuni lavori e tra il 1551 e il 1552, Tintoretto esegue un ciclo di dipinti ispirati alle storie della Genesi.

Nel 1552 si impegna formalmente con il procuratore Giulio Contarini a dipingere le portelle dell'organo della chiesa veneziana di Santa Maria del Giglio o Zobenigo. Il 20 dicembre dell'anno dopo, il 1553, è attestato un pagamento ricevuto dal pittore veneziano per alcuni dipinti eseguiti a Palazzo Ducale. Intorno a questa data poi, il pittore sposa Faustina Episcopi.

Nel 1555, l'artista, ormai soprannominato anche "Il furioso", per il suo tratto e per l'uso drammatico della prospettiva, dipinge la celebre pala con "L'Assunta" nella Chiesa dei Gesuiti di Venezia, e "Giuseppe e la moglie di Putifarre", altro celebre lavoro, poi acquistato da Diego Velasquez per Filippo IV. Dell'anno dopo invece, è il dipinto "Susanna e i vecchioni".

Nel 1564 il pittore inizia a lavorare per la sala dell'Albergo della Scuola Grande di San Rocco, a Venezia. Sono questi gli anni in cui la competizione, per l'ottenimento delle committenze più importanti, è più che agguerrita. Tiziano, ad esempio, è uno di quegli artisti che cerca in tutti i modi di osteggiare la fama del rivale Tintoretto. Per sbrogliare la questione, a quanto si legge da alcune fonti e, anche, dalle cronache del Vasari, la Giunta della Scuola di San Rocco ha intenzione di indire un concorso vero e proprio, per l'assegnazione del lavoro dell'ovale di San Rocco in gloria. Nel 1564 però, "il furioso" anziché presentare gli studi dell'opera, come gli altri artisti, presenta direttamente l'opera, con tanto di misure e collocazione ove prestabilito. Con la sua offerta decisamente vantaggiosa, riesce così ad ottenere l'incarico desiderato, nonostante i malcontenti creati tra gli altri pittori. E, l'11 marzo del 1564, come si evince dalle fonti ufficiali, con 85 voti a favore e 19 contrari, Tintoretto viene nominato membro della Scuola e incaricato dell'esecuzione di un ciclo di dipinti incentrati sul tema della "Passione".

Quattro anni dopo, nel 1568, arrivano alcuni dei due capolavori dipinti per l'Albergo, "La discesa di Cristo al limbo" e "La crocifissione". Intanto, porta a termine il ciclo di "San Rocco", cominciato nel 1549, dando alla luce nel 1567 il meraviglioso "San Rocco in carcere". Del 1571 invece, è la datazione di una serie di pagamenti per l'esecuzione di alcuni lavori richiesti dalla Libreria marciana, come il noto dipinto "I filosofi".

Nel 1574 Tintoretto acquista una casa nella fondamenta dei Mori, a San Marziale, dove abita fino alla fine dei suoi giorni. Contemporaneamente, comincia i lavori per la Sala Grande Superiore della Scuola di San Rocco, dedicandosi alle tele del soffitto, di recente ultimato. La peste che si abbatte sulla città lagunare in quegli anni, porta l'artista a prendere la decisione di lavorare gratuitamente alla tela centrale del soffitto, come sorta di voto a San Rocco, protettore proprio degli appestati. Ultima le tele nel 1577.

Nel 1580 è a Mantova per la consegna degli ultimi quattro teleri dei "Fasti", secondo la commissione ricevuta da Guglielmo Gonzaga per il Palazzo Ducale della città. L'anno dopo porta a termine anche i lavori alle pareti della Sala Grande di San Rocco e nel 1582 comincia a dipingere, per la Sala dello Scrutinio di Palazzo Ducale, a Venezia, il dipinto "La battaglia di Zara". Al contempo, si dedica anche alle tele per la Sala Terrena della Scuola Grande di San Rocco. Entro il 1588, porta a termine tutti i lavori per San Rocco.

Nel 1592 pertanto, inizia a lavorare ai capolavori "L'ultima cena" e "Gli ebrei nel deserto rifiutano la manna", entrambi per il Presbiterio di San Giorgio Maggiore, a Venezia.

Stando al suo atto di morte, dopo una febbre di due settimane il Tintoretto muore il 31 maggio del 1594. Tre giorni dopo, viene sepolto nella chiesa della Madonna dell'Orto, nella cripta della famiglia Episcopi.

21. Biografia di Lech Walesa

Una storia di diritti e di solidarietà
29 settembre 1943
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Chi è Lech Walesa?


Lech Walesa nasce il 29 settembre del 1943 a Popowo in Polonia. Il padre è un muratore, e Lech riesce a frequentare solo la scuola dell'obbligo. Comincia infatti a lavorare presto come meccanico. Dopo due anni di servizio militare con il grado di caporale, si impiega come elettricista in una grossa azienda: la Leny Shipyard di Gdask. Nel 1968 si sposa con Danuta dalla quale non si separerà più. I due avranno ben otto figli.

Il suo lavoro di elettricista lo porta a scontrarsi con la triste situazione dei lavoratori polacchi. Nel dicembre del 1970, assiste allo sciopero di Gdask durante il quale la polizia uccide un grande numero di dimostranti. Quando l'onda di proteste contro il regime comunista riprende vigore nel 1976 anche Walesa partecipa attivamente, e a causa del suo atteggiamento antigovernativo viene licenziato.

Il 14 agosto del 1980, in occasione delle proteste per l'aumento del prezzo del cibo organizzate proprio dagli operai della Shipyard viene invitato ad unirsi a loro come capo del comitato incaricato della gestione dei negoziati con il management dell'azienda. Lo sciopero si conclude con una vittoria degli operai che gli chiedono di continuare a lottare con loro per pura solidarietà, visto che ormai non è più un dipendente dell'azienda.

Walesa accetta, e si mette a capo di un comitato che riunisce gli operai di diverse industrie. Il comitato avanza alcune richieste, come il diritto allo sciopero e alla libera unione sindacale. Viene indetto così lo sciopero generale. Per sedare il clima di rivolta, il governo organizza un incontro con il comitato, e il 31 agosto del 1980 viene firmato un accordo che sancisce il diritto dei lavoratori a riunirsi in associazioni libere e indipendenti. Ben dieci milioni di polacchi aderiscono al movimento sindacale che prende il nome di Solidarnosc che in polacco significa "solidarietà". A capo del movimento viene eletto proprio Lech Walesa.

Il sindacato gode del supporto di Papa Giovanni Paolo II che, nel gennaio del 1981, promuove un incontro in Vaticano. Grazie all'importante appoggio papale, Solidarnosc vive un momento di improvvisa libertà che, però, dura poco. Quando, infatti, nell'ottobre del 1981, il governo polacco impone la legge marziale, molti dei capi vengono arrestati, tra questi vi è anche Walesa, incarcerato per circa un anno nei pressi del confine con la Russia.

La detenzione termina il 14 novembre del 1982. Proprio in questi anni riceve il premio Nobel per la pace, in omaggio al grande lavoro fatto per consentire agli operai polacchi la conquista non violenta dei loro diritti. Temendo però che il suo allontanamento dalla Polonia possa provocare una forma di esilio involontario, il ritiro dell'importantissimo riconoscimento è affidato alla moglie Danuta.

Uscito dal carcere, Wales chiede di essere reintegrato come semplice elettricista nell'azienda dove lavorava prima di divenire leader di Solidarnosc. La sua richiesta viene accolta, ma di fatto lavora quasi come se fosse agli arresti domiciliari fino al 1987.

La sua attività politica però non si interrompe, e nel 1988 ottiene un importante risultato: partecipa ai negoziati governativi per la riabilitazione di Solidarnosc e per le elezioni semi libere del parlamento. In questo modo riesce a trasformare la sua organizzazione in una sorta di partito politico che raggiunge la maggioranza parlamentare nel 1989. Grazie al peso politico conquistato, convince i partiti prima alleati con quello comunista a stipulare un nuovo accordo con la sua organizzazione. Il patto rimane segreto, consentendo la vittoria alle elezioni del 1990 di Tadeusz Mazowiecki. La Polonia rimane sì a maggioranza comunista, ma diventa teatro di una fondamentale apertura verso una gestione più democratica e liberale della politica e dell'economia.

Il 9 dicembre 1990 Walesa vince le elezioni e diventa il primo presidente della Polonia ad essere eletto direttamente dal popolo. La sua presidenza sarà caratterizzata da molti cambi di vertice che ne mineranno la solidità politica, e non consentiranno la nuova rielezione allo scadere del mandato nel 1995. Durante il suo governo, però, la Polonia vive un vero e proprio rivolgimento, passando da nazione satellite dell'Unione Sovietica a stato democratico con un sistema produttivo in continua crescita.

Nonostante la sconfitta alle elezioni del 1995, Walesa continua la sua attività politica fondando un nuovo partito nel quale ricopre un ruolo minoritario. La sua passione per la politica lo induce a candidarsi nuovamente per le elezioni presidenziali nel 2000. Il numero di voti che ottiene è talmente esiguo da indurlo a ritirarsi dalla politica.

Comincia così un'attività di professore e conferenziere in giro per il mondo, gratificato dai tanti riconoscimenti tributatigli per il suo lavoro di innovatore e di fondatore della prima organizzazione sindacale nei paesi del blocco sovietico.

22. Biografia di Emile Zola

Naturali esperimenti in cicli
2 aprile 1840
29 settembre 1902

Chi è Emile Zola?


Émile Zola nasce a Parigi il 2 aprile del 1840 ma si trasferisce presto a Aix-en-provence, dove il padre, Francesco, un ingegnere italiano, lavora alla costruzione del canale. Il padre muore quando Emile ha solo sette anni ed inizia un periodo di grande miseria. Grazie ad una borsa di studio, compie i suoi studi in un collegio, dove incontra e diventa amico di Paul Cézanne.

Nel 1858, a diciotto anni, raggiunge la madre a Parigi e tenta di farsi riconoscere inutilmente un indennizzo dalla società presso la quale lavorava il padre. Viene respinto per due volte all'esame di maturità e questo fallimento lo induce ad abbandonare gli studi. Per circa tre anni non riesce a trovare neanche un impiego, vivendo nella miseria più nera. Questi però sono anche gli anni in cui comincia a scrivere poesie e racconti con protagonista la sua amata ed idealizzata Provenza.

Finalmente nel 1862 Zola trova un impiego presso la casa editrice Hachette, dove rimane fino al 1866. Grazie a questo lavoro intesse molte relazioni letterarie e inizia anche l'attività di giornalista, che sarà per lui sempre una sorta di secondo lavoro. Scrive una rubrica di cronaca letteraria per l'"Evènement" e collabora con: "Le Figaro", il "Globe", "La Cloche", il "Sémaphore" di Marsiglia, e il "Messager de l'Europe".

Il suo primo romanzo, "Thérèse Raquin", viene pubblicato nel 1867 e, traendo ispirazione da "La Commedie humaine" di Honoré de Balzac, comincia a progettare una epopea romanzesca basata sulle vicende che coinvolgono una intera famiglia: i Rougon-Macquart. Scrive due testi che fungono da prefazione al suo progetto: "La fortuna dei Rougon" (1870) e "Il romanzo sperimentale" (1880). Con questi due testi-prefazione delimita il tema dei suoi ben venti romanzi: le vicende di una famiglia francese del Secondo Impero; vicende attraverso le quali si ripromette di raccontare anche una intera epoca.

Emile Zola legge i romanzi realisti, si avvicina al positivismo e alla ricerca scientifica grazie soprattutto alla lettura di "L'introduzione allo studio della medicina sperimentale" di Claude Bernard. Grazie a questi studi elabora il progetto di un romanzo sperimentale guidato dagli stessi criteri di obiettività che dominano la ricerca scientifica. I suoi romanzi però non sono una pedissequa descrizione del mondo e dell'ambiente prescelto. Rimane un creatore che scrive seguendo sempre lo stesso filo conduttore rappresentato dal concetto di ereditarietà: tutti i membri della famiglia sono cioè vessati da una tara ereditaria che ha il suo primo rappresentante nella pazzia della capostipite, la zia Dide.

Il ciclo inizia con: "La fortuna dei Rougon" (1871) e prosegue con diciannove romanzi, tra cui: "La cuccagna" (1872), " Il ventre di Parigi" (1874), "La conquista di Plassans" (1875), "L'Ammazzatoio" (1877), "Nanà" (1880), "Germinal" (1885), "La Bestia umana" (1890), "Il dottor Pascal" (1893).

Al centro del suo universo letterario vi sono la pazzia, la furia dell'accumulo di denaro, l'istinto di auto-distruzione, la follia omicida, il perseguimento del piacere a tutti i costi, la corruzione e la corruttibilità femminili.

Nel 1870 lo scrittore francese si sposa e il successo dei Rougon-Macquart gli permette di raggiungere quell'indipendenza economica che sogna da tempo. I lavori a cui si dedica dopo il ciclo dei Rougon-Macquart, seguono la stessa idea del romanzo ciclico. I nuovi romanzi hanno come protagoniste le città di Roma (1895), Lourdes (1894) e Parigi (1898). Il protagonista vive un ritorno allo spiritualismo, che sarà lo spunto per il successivo ciclo di romanzi basati sull'idea dei Quattro vangeli. Zola scrive: "Fecondità" (1899), "Lavoro" (1900), "Verità" (1902), purtroppo l'ultimo "Giustizia" resta incompiuto.

Nel 1888 conosce Jeanne Rozerot, che diventa la sua amante e dalla quale ha due figli. Jeanne è una delle cameriere della moglie, e quando i due si incontrano ha solo 21 anni, mentre Zola ne ha 48. Per conquistarla dimagrisce andando in bicicletta e, grazie a lei, conosce per la prima volta le gioie della paternità. La moglie Alexandrine, scoperta la relazione nel 1891, gli impone di abbandonare l'amante. Emile promette di farlo, ma decide poi di vivere una doppia vita che, come lui stesso confessa, è fonte di grande disperazione. La caratteristica che accomuna le due donne è la grande devozione nei suoi confronti.

Dopo la morte dello scrittore, le due si incontreranno. Jeanne presenterà i suoi figli ad Alexandrine e i due bambini, dal 1906, potranno portare il cognome paterno.

La vita di Zola viene sconvolta oltre che da Jeanne, anche dall'affaire Dreyfus. Egli si schiera dalla parte del capitano Dreyfus accusato di alto tradimento, ma in realtà vittima di una violenta ondata di antisemitismo. Scrive il 6 gennaio del 1898 la famosa lettera intitolata: "J'accuse, lettera aperta al presidente della Repubblica". La sua lettera sarà la causa del deflagrare di un vero e proprio scandalo: Zola accusa infatti una serie di capi militari di essere i complici del crimine giudiziario di cui è vittima il capitano Dreyfus.

A causa della sua presa di posizione, l'ultimo periodo della sua vita è funestato da due processi e alcuni mesi di esilio a Londra, accompagnati da odi e calunnie nei suoi confronti.

Émile Zola muore a Parigi il 29 settembre del 1902 a causa delle esalazioni di una stufa, anche se, a causa dell'affaire Dreyfus, non verrà mai fugato il sospetto che possa essersi trattato di omicidio.