Biografie di personaggi famosi e storici nato il 22 settembre

Biografie di personaggi famosi e storici

Biografie di personaggi famosi nella storia e celebrità nate il 22 settembre

Sommario:

1. Ruhollah Khomeini
2. Alain-Fournier
3. Andrea Bocelli
4. Michael Faraday
5. Rosamunde Pilcher
6. Gustavo Rol
7. Ronaldo
8. Ségolène Royal
9. Philip D. S. Chesterfield
10. Roberto Saviano
11. Shaka
12. Thiago Silva
13. Ornella Vanoni

1. Biografia di Ruhollah Khomeini

L'Ayatollah di ferro
22 settembre 1902
3 giugno 1989

Chi è Ruhollah Khomeini?


Ruhollah M. Khomeini, l'imam che guidò la rivolta degli sciiti iraniani contro lo scià Reza Pahlevi, era nato nel 1902. Studiò nella città santa di Qom e assistette alla profanazione della moschea di Fatima ad opera del fondatore della stessa dinastia dei Pahlevi, Reza Khan, nel 1927.

Contrastò sempre con molta forza l'occidentalizzazione e il conseguente "ammodernamento" dell'Iran, che provocava gravi problemi sociali. Tutto ha inizio nel 1935, quando lo Scià Reza Shah accusato di germanofilia, e dopo avere coinvolto il Paese nella seconda guerra mondiale, abdicò in favore del figlio Mohammad Reza, ritirandosi di fronte alla duplice occupazione anglo-russa. Cessata l'occupazione, l'Iran ebbe inizialmente una ripresa costituzionale e di libertà democratiche, subito soppresse però da Mohammad Reza. Ma una sorta di unanimità nazionale si costituì sul problema dell'indipendenza economica, culminata nella nazionalizzazione del petrolio e nel conflitto con la Gran Bretagna (1950-51). La vittoria ottenuta dal primo ministro M.H. Mussadeq (1951/53) con l'estromissione degli inglesi apriva nuove possibilità. Una grave crisi politica generata dal contrasto tra lo scià e il primo ministro si concluse nella primavera del 1953 con la caduta di Mussadeq: lo scià Mohammad Reza cominciò così ad assumere un ruolo sempre più attivo nell'amministrazione dello stato grazie al cospicuo aiuto finanziario degli stati Uniti, in modo che l'Iran fu posto in condizioni di superare le gravi difficoltà finanziarie, poi ancor più sistemate grazie agli introiti derivanti dal petrolio. Nel complesso, dunque, si può dire che a quell'epoca l'Iran aveva senza dubbio un orientamento decisamente filo-occidentale.

Per altri versi, però, i cambiamenti avvenuti nella società iraniana erano del tutto insoddisfacenti. Ad esempio, la sperequazione sociale tendeva ad aumentare, escludendo dai profitti non solo gli strati popolari e la classe operaia, ma anche i ceti medi, professionisti e commercianti, già privati dell'accesso a qualsiasi forma di potere decisionale. A tutto ciò faceva riscontro una durissima repressione sulla vita culturale e politica del Paese da parte dello Scià. A partire dal 1977 si verificò una forte crescita del movimento di opposizione al regime, la cui direzione venne rapidamente conquistata dai religiosi sciiti dell'Ayatollah Khomeini che, a seguito della sua attività di opposizione era stato precedentemente arrestato ed espulso. Trovato rifugio in Francia, da lì continuava a produrre discorsi che poi faceva pervenire nel suo Paese, a sostegno di coloro che, dall'interno, lottavano contro il regime dispotico dei Pahlevi.

Nell'autunno 1978, nonostante sanguinose repressioni, lo scià si vide costretto a lasciare l'Iran mentre l'esercito si disgregava. Nel 1979 lo scià venne definitivamente deposto e Khomeini poté così insediare una Repubblica islamica. Il suo ritorno fu salutato da esplosioni di gioia tra gli sciiti. L'ayatollah nominò un governo provvisorio e assunse la direzione effettiva del Paese. Il 1° aprile, a seguito di referendum, fu proclamata la Repubblica Islamica dell'Iran e in dicembre un altro referendum approvò una nuova costituzione che prevedeva una guida religiosa del paese (tale carica fu attribuita a vita a Khomeini).

Intanto, nel settembre 1980 l'Iraq diede inizio alle ostilità contro l'Iran, riaprendo antiche questioni territoriali. L'offensiva venne bloccata e diede origine ad un sanguinoso conflitto terminato solo nel 1998. All'interno del Paese, intanto, le elezioni del 1980 videro la vittoria del Partito repubblicano islamico (PRI). Le elezioni legislative del 1984 sancirono il carattere di stato a partito unico ormai assunto di fatto dall'Iran, ma nel 1987 anche il PRI veniva sciolto dall'Ayatollah Khomeini, che dichiarava esauriti i suoi compiti.

Dal 1988 pertanto, le elezioni videro la partecipazione di candidati non più legati a vincoli di partito, anche se facenti parte a gruppi e correnti diverse nell'ambito del regime islamico. Le elezioni presidenziali dell'agosto 1985 confermarono capo dello stato Ali Khamenei (eletto per la prima volta nel 1981); nel 1989 questi succedeva a Khomeini, morto in giugno, quale guida religiosa del Paese, e, alla presidenza della Repubblica, veniva eletto A. RafsanJani. Una riforma costituzionale, approvata tramite referendum nello stesso anno, aboliva la carica di primo ministro e rafforzava i poteri presidenziali.

I negoziati di pace tra Iran e Iraq, avviati dopo il cessate il fuoco dell'agosto 1989, rimasero di fatto bloccati fino all'agosto 1990, quando la crisi internazionale apertasi con l'occupazione del Kuwait da parte dell'esercito iracheno induceva Baghdad a riconoscere la sovranità iraniana su alcuni territori. Ciò consentì la riapertura di relazioni diplomatiche fra i due paesi nel settembre del 1990. A partire dal 1997 la carica di presidente della Repubblica è ricoperta da Mohammad Khatami.

2. Biografia di Alain-Fournier

Una sola grande storia
3 ottobre 1886
22 settembre 1914

Chi è Alain-Fournier?


Henri-Alban Fournier, meglio conosciuto con lo pseudonimo di Alain-Fournier, nasce a La Chapelle-d'Angillon, nella Cher, in Francia, il 3 ottobre 1886. Scrittore e poeta francese, in vita ha visto pubblicata una sola opera, avendo trovato la morte alla giovane età di ventisette anni, probabilmente nella battaglia di Verdun, durante la Prima Guerra Mondiale. Alcuni però, sostengono sia stato ucciso nell'altra sanguinosa battaglia della Marna.

Non si sa molto della sua vita e, in ogni caso, ciò che si sa è molto esiguo. Il piccolo Henri-Alban è figlio di insegnanti, cui probabilmente deve la sua passione per le lettere e, in generale, per lo studio. La sua infanzia trascorre nella regione francese della Sologne, e nel Basso Berry. Fino al 1898 studia e frequenta con buon profitto la scuola di Epineuil-le-Fleuriel, nella quale insegna suo padre. Il passo successivo è quello dell'ingresso, in qualità di convittore, al Liceo Voltaire di Parigi. In questi anni però nel giovane Henri-Alban matura sempre di più l'idea di entrare alla scuola navale, anche per via del suo spiccato idealismo, il quale alimenta questa propensione. Nel 1901, intenzionato a dirigere la propria vita verso la notoria Ecole Navale, si trasferisce al Liceo di Brest. Tuttavia, non si sa bene per quali ragioni recondite, ben presto abbandona questa idea e lascia anche questa scuola.

Consegue il baccalaureato al liceo di Bourges, nel 1903, e continua le sue peregrinazioni formative passando al liceo Lakanal di Sceaux, nei dintorni di Parigi. Lo studente Alain-Fournier è determinato ad entrare alla famosa École Normale Supérieure e si impegna fino in fondo per prepararsi come si conviene all'esame di ammissione il quale però, di lì a poco, non riesce a superare.

È proprio in questi anni che si lega ala figura di Jacques Rivière, suo amico fino alla morte. Questi sposa la sorella minore di Alain, Isabelle Fournier, esattamente nel 1909. Dalla profonda amicizia che intrattiene con Riviere, scaturisce una fitta e talvolta illuminata corrispondenza tra i due, che inizia nel 1905 e finisce nel 1914, praticamente con la morte dello scrittore francese. Tra il 1926 e il 1928, il carteggio tra i due vedrà la luce in forma di stampa, postuma ovviamente, e intitolata "Correspondance avec Jacques Reviere".

Nel giugno del 1905 Alain-Fournier incontra l'unico, grande amore della sua vita, la bella Yvonne Quiévrecourt. I due si conoscono sui moli del fiume Senna, durante una passeggiata. La donna è la musa ispiratrice della sua unica opera realmente compiuta, trasfigurata nel personaggio femminile di Yvonne de Galais, protagonista del suo romanzo. L'incontro tra i due è breve e, soprattutto per l'autore, a dir poco folgorante.

Due anni dopo, nel 1907, il poeta francese manca una seconda volta l'esame di ammissione all'Ecole Normale Supérieure e, l'anno dopo, si ritrova a dover prestare servizio militare, fino al 1909. Nel 1910 fa rientro a Parigi, trovando un posto da redattore al Paris-Journal. Sono questi anni di grande fervore letterario e culturale, anche e soprattutto nella testata per cui lavora. È proprio qui, infatti, che Fournier incontra André Gide e Paul Claudel, due dei futuri protagonisti della scena culturale francese. Tuttavia, l'esperienza al noto quotidiano parigino non dura molto. Fournier lascia la redazione del Paris-Journal appena due anni dopo, nel 1912, per dedicarsi alla politica, una delle sue grandi passioni giovanili. Diventa allora, segretario del politico Casimir Perrier e, contemporaneamente, comincia a scrivere il suo capolavoro, il romanzo "Le Grand Meaulnes" (Il grande Meaulnes, in italiano), fortemente ispirato agli eventi che l'hanno riguardato dall'infanzia sino all'età adulta. La vicenda descritta nel libro è semplicissima, attorno a questa però, raccontata con grande maestria, si compone la parabola poetica del passaggio dall'infanzia all'adolescenza, in un fitto intrecciarsi di realtà e di sogno, tra sottili impressioni psicologiche e tenero, allucinato lirismo.

Nel 1913, molto probabilmente per caso, lo scrittore incontra nuovamente Yvonne Quiévrecourt. Quando si rivedono però, la donna è sposata, oltre che madre di due bambini. La cosa suscita forti turbamenti nell'animo dell'autore, i quali sono visibili in alcune delle poesie scritte durante questi anni, pubblicate solo dopo la sua morte.

La testata "Nouvelle Revue Française" si appassiona al suo romanzo e decide di pubblicarlo, come feuilleton, un po' alla volta, a puntate. Verso la fine del 1913 poi, il romanzo, nella sua interezza, viene pubblicato dall'editore Emile-Paul. Subito allora, forte di un buon successo di pubblico e delle ottime critiche ricevute, il romanzo "Le Grand Meaulnes", viene selezionato per partecipare al prestigioso concorso per il Premio Goncourt.

L'anno dopo, Alain-Fournier cerca di dedicarsi anche al teatro, prendendo a lavorare alla piece "La maison dans la forêt". Al contempo, comincia a stendere quello che sarebbe stato il suo secondo romanzo, "Colombe Blanchet", il quale, come il lavoro teatrale, resta purtroppo incompiuto.

Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, decide di arruolarsi con l'esercito francese, nell'agosto del 1914, come tenente della riserva. Dopo poche settimane viene dato per disperso in battaglia a Les Éparges, nei pressi di Verdun, nella Mosa. Probabilmente, Alain-Fournier trova la morte proprio il 22 settembre del 1914, durante uno dei primi scontri del conflitto. Tuttavia, il suo corpo non viene identificato fino al 1991, quando lo ritrovano in una fossa comune tedesca. La località, vicina a Tranchée de Calonne, strada che unisce Verdun e Hattonchâtel, sembra confermare la causa della sua morte e, soprattutto, il luogo esatto.

Nel 1924, sull'onda del successo avuto dal suo primo e unico romanzo, viene pubblicata una raccolta di poesie dello scrittore, dal titolo "Miracoli". Mentre risale al 1944, il lungo e appassionato racconto dal titolo "La donna avvelenata". Nel 1957 invece, Pauline Benda, attrice francese e moglie del politico Claude Casimir-Périer, per cui è stato segretario Alain-Fournier, rivela di aver avuto una relazione con il poeta. Nel 1992, a conferma di quanto affermato, viene pubblicato anche il loro carteggio, intitolato "Alain-Fournier, Madame Simone, Correspondance 1912-1914".

3. Biografia di Andrea Bocelli

Sogna la voce
22 settembre 1958

Chi è Andrea Bocelli?


E' senza dubbio la voce italiana più amata nel mondo degli ultimi 15 anni, soprattutto a livello internazionale dove la gente fa a gara per comprare i suoi dischi e dove tutti apprezzano, come lui stesso ammette, i prodotti veramente e genuinamente italiani. E cosa c'è di più italiano di una voce coltivata nel melodramma e prestata, occasionalmente, alla musica leggera?

Nato il 22 settembre 1958 a Lajatico (Pisa), Andrea Bocelli è cresciuto nella fattoria di famiglia, nella campagna toscana. A sei anni è già alle prese con il difficile studio del pianoforte, su cui le sue piccole mani scorrono comunque volentieri e con scioltezza. Non contento, si mette anche a suonare flauto e sassofono, alla ricerca di un'espressione sempre più profonda della musica.

Il piccolo Andrea ancora non sospettava che questa espressione sarebbe poi venuta dalla voce, lo strumento in assoluto più intimo e personale.

Quando inizia a cantare il suo "appeal" è percepibile da subito, e basterebbero i racconti dei parenti, rapiti di fronte alle sue estemporanee, ma presto richiestissime in famiglia, esecuzioni.

Terminato il liceo, si iscrive a giurisprudenza all'Università di Pisa dove si laurea, sempre attento però a non dimenticare gli studi di canto. Anzi, talmente serio è il suo impegno che finisce per prendere lezioni da un mostro sacro del Novecento, quel Franco Corelli che è l'idolo tenorile di molti amanti dell'Opera. Tuttavia vivere di musica al giorno d'oggi è quasi impossibile e Bocelli non disdegna di cimentarsi talvolta anche nel più prosaico piano-bar.

E' in questo periodo che incontra Enrica, che diventerà sua moglie e che gli darà due figli: Amos e Matteo. La storia d'amore tra i due purtroppo sembra si sia conclusa da poco e sono diventate ormai note le dichiarazioni del cantante circa il problema del divorzio e i suoi figli.

Tornando alla musica, l'inizio "ufficiale" della sua carriera di cantante è casuale. Si fa avanti per un'audizione che il già celebre Zucchero tiene nel 1992 per realizzare un provino di "Miserere", pensata per Luciano Pavarotti e da realizzare proprio con il fantastico tenore modenese. E qui accade il "coup de teatre". Pavarotti, infatti, ascoltando la registrazione, commenterà: "Grazie per la splendida canzone, ma lascia che sia Andrea a cantarla. Nessuno è più adatto di lui."

Luciano Pavarotti, com'è noto, in seguito registrerà comunque la canzone, ma nella tournée europea di Zucchero, sarà proprio Andrea Bocelli a sostituirlo sul palco. Poco dopo, nel 1993, inizia anche la carriera discografica, suggellata da un contratto con Caterina Caselli, proprietaria della "Sugar". La Caselli punta molto su di lui e per farlo conoscere ad un pubblico più vasto lo iscrive al Festival di Sanremo dove supera le eliminatorie cantando "Miserere" e poi stravince nella categoria Nuove Proposte.

Nel 1994 è dunque invitato a partecipare al Festival di Sanremo tra i Big con "Il mare calmo della sera", e si aggiudica un punteggio record. Il suo primo album (che porta il titolo della canzone) è la conferma di una popolarità in rapida crescita: in poche settimane ottiene il primo disco di platino. Torna a Sanremo l'anno successivo con "Con te partirò", che viene inserita nell'album "Bocelli" e che in Italia ottiene un doppio disco di platino.

Nello stesso anno, durante una tournée europea ("Night of the Proms"), alla quale partecipano Bryan Ferry, Al Jarreau ed altri grandi, Bocelli canta davanti a 500.000 persone e a decine di milioni di telespettatori.

Il successo planetario è immediato. I singoli "Con te partirò" (e la versione inglese "Time to say goodbye") superano record di vendite in molti paesi, mentre gli album si aggiudicano premi in tutta Europa.

In Francia il singolo rimarrà in testa alle classifiche per sei settimane, aggiudicandosi tre dischi d'oro; in Belgio sarà numero uno per 12 settimane: il più grande successo di tutti i tempi. L'album "Bocelli" poi otterrà qualcosa come quattro dischi di platino in Germania (per quasi 2 milioni di copie vendute), quattro nei Paesi Bassi e due in Italia.

Sarà tuttavia l'album successivo, "Romanza", a raggiungere nel 1996 vertici di successo internazionale incredibili. Solo dopo poche settimane, il cd era già disco di platino in quasi tutti i paesi nei quali era uscito, e la stampa internazionale riconosceva al tenore toscano una popolarità degna di Enrico Caruso.

Ma sulla spinta del fenomeno montante già nel 1995 Bocelli aveva offerto il suo tributo alla tradizione del tenore italiano, pubblicando il cd "Viaggio Italiano", ispirato agli emigranti e agli artisti che hanno reso popolare l'opera italiana nel mondo. Così nel 1998, con il debutto internazionale del disco classico "Aria", si ritroverà a dominare le classifiche di musica classica e a scalare quelle internazionali di musica pop. Stessa sorte toccherà al successivo "Sogno".

Intanto, parallelamente alle tournée, fioccano ormai anche proposte per l'interpretazione di opere liriche, un'aspirazione coltivata fin da bambino e che finalmente il tenore è riuscito a realizzare.

Uno dei suoi più bei lavori è proprio l'incisione della temibile "Tosca" di Giacomo Puccini, un capolavoro che il timido cantante toscano sa rendere con classe e gusto del fraseggio sopraffini.

Nel 2004 esce il disco che si intitola semplicemente "Andrea", dove sono presenti brani scritti, tra gli altri, da Maurizio Costanzo, Lucio Dalla e Enrique Iglesias.

Alterna in seguito dischi live, a quelli in studio, affrontando anche diverse pregevoli prove nel campo della musica classica, fino alla collezione di melodie natalizie in "My Christmas", del 2009.

Discografia essenziale:

(1994) Il mare calmo della sera

(1995) Viaggio Italiano

(1995) Bocelli

(1996) Butterfly (Kate) (con Zenîma) - inedito (coprodotto da Bmg e Sugar)

(1996) Romanza

(1997) A Night In Tuscany

(1998) Aria, The Opera Album

(1999) Sacred Arias

(1999) Sogno

(2000) Arie sacre

(2000) Puccini: La Boheme - (Frittoli, Bocelli) - Zubin Mehta - Israel Philharmonic Orchestra & Chorus

(2000) Verdi

(2000) Statue Of Liberty Concert

(2001) Cieli di Toscana

(2001) Giuseppe Verdi - Requiem - (Fleming, Borodina, Bocelli, D'Arcangelo) - Valery Gergiev - Orchestra e Coro del Teatro di Kirov - 2 CD

(2002) Sentimento

(2002) The Homecoming

(2003) Puccini: Tosca (Bocelli, Cedolins) - Zubin Metha - Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino

(2004) Verdi: Il Trovatore - (Bocelli, Villarroel, Guelfi, Colombara) - Steven Mercurio - Orchestra e Coro del Teatro Comunale di Bologna

(2004) Andrea

(2005) Massenet: Werther - (Bocelli, Gertseva, De Carolis, Lèger, Giuseppini) - Yves Abel - Orchestra e Coro del Teatro Comunale di Bologna

(2006) Amore

(2007) Mascagni: Cavalleria rusticana - (Andrea Bocelli, Paoletta Marrocu, Stefano Antonucci) - Steven Mercurio - Orchestra e Coro del Massimo Bellini di Catania - Warner Music 2 CD

(2007) Ruggero Leoncavallo - Pagliacci - (Andrea Bocelli, Ana Maria Martinez, Stefano Antonucci, Francesco Piccoli) - Steven Mercurio - Orchestra e Coro del Massimo Bellini di Catania - Warner Music 2 CD

(2007) Vivere - The Best of Andrea Bocelli

(2008) Vivere. Live in Tuscany (CD audio + DVD video)

(2008) Georges Bizet - Carmen - (Marina Domaschenko, Andrea Bocelli, Bryn Terfel, Eva Mei) - Direttore: Myung-Whun Chung - WEA 2 CD 2008

(2008) Incanto (CD audio + DVD video)

(2009) My Christmas

4. Biografia di Michael Faraday

La passione e la devozione
22 settembre 1791
25 agosto 1867

Chi è Michael Faraday?


Fisico e chimico, nato da una povera famiglia che non poteva neanche permettersi di pagare l'istruzione di base per i figli, Michael Faraday è un personaggio unico nella storia della scienza, un germoglio cresciuto in un terreno arido che ha trovato da solo, dentro se stesso, le risorse per emergere.

Del tutto autodidatta ha saputo raggiungere, nonostante il suo handicap iniziale, vette altissime nel campo della ricerca chimica e fisica, grazie alla sua insaziabile curiosità scientifica e alla rara abilità pratica di cui era dotato. Non è esagerato dire che probabilmente Faraday è il maggior fisico sperimentale mai vissuto.

Nasce a Newington, nella regione del Surrey, in Inghilterra, il 22 settembre 1791; l'infanzia è stata davvero tra le più povere e sfortunate, ma la sua enorme forza di volontà lo ha sempre salvato dal cadere nell'indifferenza intellettuale o, peggio, nella cupa disperazione. Assunto giovanissimo come apprendista rilegatore, non trova di meglio che passare le sue (poche) ore libere nel leggere alcuni dei volumi che gli passavano per le mani.

Un articolo sull'elettricità pubblicato sull'Enciclopedia Britannica lo colpisce in modo particolare, tanto da convincerlo a dedicare la sua vita alla scienza. Si rivolge a Sir Humphrey Davy, direttore della Royal Institution di Londra, per un posto di lavoro, il quale lo prende effettivamente con sé in qualità di assistente di laboratorio.

L'abilità pratica di Michael Faraday si sviluppa così rapidamente che ben presto sembra "dare dei punti" al suo pur ottimo mèntore: un aspetto che non mancò di creare fra i due, purtroppo, degli spiacevoli dissapori (Davy non accettava di essere superato da un così accademicamente sprovveduto allievo).

La fama di Faraday come eccellente chimico si sparge in gran fretta, procurandogli numerosi incarichi da parte dell'industria chimica, all'epoca sviluppata solo in fase embrionale. In particolare un gran parlare si fece della sua scoperta di come isolare il benzene, un metodo che gli aprì le porte di numerosi laboratori industriali.

Più tardi si occupò di ioni in soluzione, scoprendo così le leggi che governano l'elettrolisi. E' il risultato scientifico che lo farà entrare nella Storia.

Da qui discendono gli altri suoi celebri contributi alla scienza, come la legge dell'induzione e lo sviluppo di un prototipo di generatore elettrico, creato sperimentalmente inserendo un magnete in una bobina.

Dal punto di vista fisico Faraday fu dunque il primo a sviluppare l'idea dei campi elettrici e magnetici. Il fatto curioso è che non avendo sufficienti nozioni di matematica per trattare teoricamente i problemi di campo, nel suo monumentale lavoro, "Ricerche sperimentali sull'elettricità", non si azzardò ad inserire neppure un'equazione. Tuttavia queste osservazioni sono così giuste e di tale e fondamentale importanza che successivamente un grande fisico dell'Ottocento come James Clerk Maxwell, le usò come base per le sue famose equazioni che descrivono per l'appunto il campo elettromagnetico.

Per questo motivo Albert Einstein una volta disse che Faraday ebbe nei confronti di Maxwell la stessa relazione nello sviluppo dell'elettromagnetismo che Galileo ebbe con Newton nello sviluppo della meccanica.

Carattere disinteressato e puro, dallo stile di vita estremamente sobrio, Faraday respinse in vita tutti quegli onori e quelle possibilità di ricchezza che la sua posizione facevano meritatamente sperare. In parte ciò è dovuto alla sua costante devozione nei confronti della ricerca scientifica, in parte ad alcune radicate convinzioni religiose.

Così successe che se rifiutò la presidenza della Royal Society di Londra (e anche la sola idea di farne parte come semplice membro), di converso aderì all'oscura setta dei sandemanisti.

Michael Faraday morì il 25 agosto 1867, nella più completa semplicità di mezzi, e fedele fino all'ultimo al suo rigoroso stile di vita.

5. Biografia di Rosamunde Pilcher

Rianimando i sentimenti
22 settembre 1924

Chi è Rosamunde Pilcher?


Rosamunde Pilcher nasce il 22 settembre 1924 a Lelant, in Cornovaglia, contea ubicata nell'estremità sud-occidentale dell'Inghilterra. Il suo nome da nubile è Rosamunde Scott.

Studia presso la St. Clare's Polwithen School e la Howell's School Llandaff, poi frequenta il Miss Kerr-Sanders' Secretarial College.

Tra il 1943 e il 1946 presta servizio presso il Women's Royal Naval Service.

All'inizio del mese di dicembre del 1946, all'età di 22 anni, sposa Graham Hope Pilcher, dal quale prende il cognome con il quale sarà conosciuta in tutto il mondo. Nel 1996 la coppia ha celebrato il 50° anniversario di matrimonio insieme ai quattro figli Robin, Fiona, Philippa (conosciuta anche come Pippa) e Mark.

La carriera di scrittrice di Rosamunde Pilcher inizia nel 1949. Pubblica dicei racconti sotto il nome di Jane Fraser.

Il suo primo romanzo scritto come Rosamunde Pilcher è "A secret to tell", pubblicato nel 1955.

Negli anni si affermerà come una delle più celebri ed amate scrittrici di storie romantiche.

La Pilcher dimostrerà straordinarie doti nella costruzione di atmosfere, capaci di far immergere il lettore nel mondo affettivo dei suoi personaggi. Con immediatezza riesce a proiettare chi legge in un universo di sentimenti sottili e delicati; è come se riuscisse a rianimare un modo di vivere che oggi, nella società moderna, sembra perduto.

Tra i suoi romanzi, solitamente ambientati nelle isole britanniche, più noti ricordiamo:

La tigre che dorme - Sleeping tiger (1967)

Autoritratto - Another view (1968),

I giorni dell'estate - The end of summer (1971),

La casa vuota - The empty house (1971),

Neve d'aprile - Snow in april (1972),

Il giorno della tempesta - The day of the storm (1975),

Sotto il segno dei gemelli - Under gemini (1976),

Profumo di timo - Wild Mountain Thyme (1978),

Le bianche dune della Cornovaglia - The carousel (1982),

Voci d'estate - Voices in summer (1984),

La camera azzurra - The Blue Bedroom and Other Stories (1985),

I cercatori di conchiglie - The shell seekers (1987),

Settembre - September (1990),

Fiori nella pioggia - Flowers in the rain (1991),

Ritorno a casa - Coming home (1995),

Solstizio d'inverno - Winter Solstice (2000),

Tea with the Professor Gilbert (2004)

Nel 2002 Rosamunde Pilcher ha ricevuto dalla Regina Elisabetta II il prestigioso riconoscimento O.B.E. (Officer of the Order of British Empire).

I suoi lavori sono particolarmente popolari in Germania dove le sue storie sono state trasposte in film per la TV. Tra gli interpreti più autorevoli dei suoi personaggi vi sono Angela Lansbury, Patricia Hodge, Peter O'Toole e Joanna Lumley.

6. Biografia di Gustavo Rol

Tentare di spiegare i sensi e le illusioni
20 giugno 1903
22 settembre 1994

Chi è Gustavo Rol?


Gustavo Adolfo Rol nasce a Torino il 20 giugno 1903. Sensitivo, mago, illusionista, prestidigitatore, spiritista, chiaroveggente, fattucchiere. Sono solo alcune delle definizioni che lo hanno riguardato nel corso della sua lunga vita. Antiquario stimato, dopo aver lavorato come giornalista e bancario, si è dedicato per tutta la vita alla sua grande passione, l'occulto, divenendo una delle personalità in quest'ambito più chiacchierate e famose di sempre.

I suoi sostenitori gli hanno attribuito proprietà paranormali, i suoi critici hanno parlato di "mentalismo", una branca dell'illusionismo consistente nella simulazione di facoltà fuori dal comune. Rispetto alle definizioni di cui sopra, Gustavo Rol si è sempre dichiarato semplicemente un ricercatore e sperimentatore, avente quale unico obiettivo quello "di incoraggiare gli uomini a guardare oltre l'apparenza e a stimolare in loro lo spirito intelligente".

La famiglia nella quale nasce appartiene alla ricca borghesia torinese. Il padre Vittorio è un noto avvocato, nominato nel 1909 direttore della Banca Commerciale Italiana torinese, che guida per circa vent'anni. La madre Martha Peruglia appartiene anche lei alla parte colta e agiata della città: è figlia dell'avvocato Antonio Peruglia, a sua volta presidente del tribunale di Saluzzo.

Il fatto di essere benestante sin dagli albori e per tutta la vita, consente a Gustavo Rol di dedicarsi alle occupazioni a lui predilette le quali, inizialmente, in tenera età, si rivolgono verso le arti, la musica e la storia. Il piccolo Gustavo, sin da bambino, scrive poesie e si interessa di arte pittorica. È un bimbo schivo, introverso, al quale piace soprattutto la figura di Napoleone, delle cui gesta si invaghisce sin da subito, con letture importanti e ricercate, che ne rivelano la personalità atipica.

Secondo alcuni racconti appartenenti alla famiglia, la passione per il generale francese sarebbe arrivata sin dall'età di due anni, quando il piccolo Gustavo viene trovato aggrappato di fronte un'immagine di Napoleone nell'isola di Sant'Elena, in lacrime per l'esito toccato al suo nuovo e futuro eroe. Già in terza elementare, è un appassionato cultore e biografo dell'Imperatore, mentre al liceo è un narratore appassionato delle battaglie che lo hanno riguardato, senza tralasciare particolari minuziosi e ricercatissimi.

Rol ha due fratelli più grandi, Carlo e Giustina, oltre ad una terza sorella, la quale arriva solo nel 1914, Maria.

Trascorre l'infanzia e la giovinezza tra Torino e San Secondo di Pinerolo, nella residenza di famiglia risalente al 1700. Dopo i primi risultati scolastici, affatto modesti, comincia ad interessarsi alla musica, imparando a suonare il pianoforte senza aver mai preso lezioni e, inoltre, perfezionando la conoscenza acquisita sullo studio del violino. Al liceo conosce Pier Giorgio Frassati, poi beato cattolico. Ma, soprattutto, si lega per tutta la vita a sua sorella Luciana, futura apprezzata poetessa, di cui rimane profondo amico per sempre.

Nel 1921, terminati gli studi, intraprende la carriera del giornalismo. Due anni dopo, nel 1923, si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza frequentando le lezioni presso la Regia Università di Torino, dove si laurea solo dieci anni dopo, nel 1933. Il ritardo è dato dall'aver intrapreso contemporaneamente e per venire incontro ai voleri paterni, la carriera di impiegato di banca, cominciata nel 1925.

Il tirocinio bancario porta Rol in giro per l'Europa, da Marsiglia a Londra, da Edimburgo a Casablanca. Proprio durante uno di questi soggiorni lavorativi, vive il momento di svolta della sua vita e anche della sua carriera di illusionista, almeno stando ai suoi diari e ai suoi stessi racconti. Durante la permanenza marsigliese infatti, tra il 1925 e il 1926, Gustavo Rol conosce un personaggio di origine polacca, il quale gli fa vedere alcuni giochi con le carte. Questi, inizialmente ateo, si converte davanti agli occhi di Rol durante una guarigione accaduta a Lourdes. In un primo momento, il futuro sensitivo torinese non crede a ciò che vede, ma dopo inizia ad approfondire alcuni studi spirituali e arriva a formulare una teoria metafisica che mette insieme suoni, colori e altri elementi. È un momento di grande importanza per lui, tanto che dopo una breve permanenza a Parigi, nel 1927, si ritira in un convento.

Grazie anche al sostegno della sua famiglia riesce a ritornare alla vita laica, mettendo al servizio degli altri le sue potenzialità sensitive. Dagli anni '30 in poi, incontra e "confessa", per così dire, i più importanti personaggi della storia italiana, da Mussolini alla famiglia Agnelli.

Nel 1934 muore suo padre. Gustavo Rol lascia la banca e, inizialmente giornalista, decide di dedicarsi all'antiquariato. Da questo momento diventa uno dei più importanti collezionisti di oggetti antichi e storici, soprattutto napoleonici.

Durante il secondo conflitto bellico si arruola come alpino. Al contempo, si batte anche per la Liberazione, portando in salvo non pochi partigiani.

Appena terminata la guerra, dedica le sue energie ad un negozio di antiquariato, che tiene fino agli anni '60. Da questo periodo in poi è la pittura, suo primo amore con la musica, il suo unico coinvolgimento. All'arte però affianca l'approfondimento degli studi spirituali. La sua casa di via Silvio Pellico allora, diventa la meta scelta da una serie di personaggi italiani e stranieri di grande fama.

Federico Fellini lo definisce "sconcertante", legandosi a lui con una profonda amicizia. Ma oltre al grande regista, Rol riceve personalità come John Cage, Vittorio De Sica, Marcello Mastroianni, Nino Rota e Alberto Sordi. Fino ad alcuni presidenti della Repubblica Italiana, come Saragat ed Einaudi. La sua fama divampa anche all'estero e la regina Elisabetta II, durante gli anni '50, lo vuole a Londra. Rol incontra anche Padre Pio, a cui è da sempre devoto, e nel 1964 incontra ad Antibes l'Imperatore d'Etiopia, Hailé Selassié.

La sua fama arriva anche negli Stati Uniti, grazie prima di tutto a Walt Disney, che desidera incontrarlo. Il presidente John Fitzgerald Kennedy, nel suo unico viaggio in Italia, si reca a Torino con il fine, a quanto si racconta, di incontrare proprio il sensitivo torinese. Kennedy non è l'unico capo di stato americano che si dimostra interessato alle sue capacità; nel 1981 il presidente Ronald Reagan avrebbe inviato a Rol un telegramma nel quale lo avrebbe ringraziato per il suo aiuto, in occasione della liberazione del generale statunitense James Lee Dozier.

A scalfire e in larga parte attenuare il suo successo, sono le inchieste dei giornalisti Piero Angela e Tullio Regge, i quali formulano una serie di critiche all'interno di alcuni articoli, atti a porre fine alla sua fama di sensitivo, di "uomo paranormale". Entrambi i giornalisti assistono alle prodezze del sensitivo ma, alla fine, lo definiscono soltanto un abile ed elegante prestidigitatore, facendo rientrare le sue facoltà nel campo dell'illusionismo e della magia in genere.

Intanto, dagli anni '50 agli anni '80, la stampa lo descrive come un uomo letteralmente fuori dal comune, parlando di telepatia, precognizione, bilocazione, viaggi nel tempo e molti altri fenomeni a lui attribuiti.

Gustavo Rol muore il 22 settembre del 1994, a Torino, presso l'ospedale San Giovanni Battista "Molinette".

7. Biografia di Ronaldo

Un calcio alla sfortuna
22 settembre 1976

Chi è Ronaldo?


Luiz Nazario De Lima, in arte Ronaldo, è nato il 22 settembre del 1976 in un quartiere periferico di Rio de Janeiro chiamato Bento Ribeiro. Terzogenito di una famiglia dalle modeste risorse finanziarie, inizia a giocare a calcio fin dalla più tenera età, avendo davanti agli occhi i miti della nazionale brasiliana di allora, fa i quali spiccava Zico, divenuto per il giovane calciatore in breve tempo un vero e proprio idolo e un esempio da imitare.

Fattosi le ossa sui campetti di quartiere e avendo consumato le scarpe in assidue partitelle giocate sui marciapiedi della città, Ronaldo accede finalmente ad una vera squadra, seppur di calcetto, il Tennis Club Valqueire. L'allenatore, però, ancora ben lontano dall'intuirne le potenzialità, lascia il ragazzo in panchina e, quel che è ancora più grave, gli assegna il ruolo di portiere. Durante gli allenamenti, però, la vena geniale del campione comincia a farsi luce. Difficile sfuggire al fascino dei suoi palleggi e delle rapide incursioni palla al piede che Ronny è in grado di effettuare durante le innocue partitelle fra compagni di squadra, in cui ha modo anche di uscire dalla porta. Ben presto, quindi, comincia ad essere usato anche in attacco, naturalmente con ottimi risultati.

Così, tra una partita e l'altra, il suo nome comincia a farsi strada, seppur a livello amatoriale, finchè non giunge alle orecchie di un osservatore del Social Ramos, una squadra un poco più importante di quella in cui militava in quel momento. Ma si tratta ancora una volta di giocare al chiuso, in piccoli campi per dilettanti o in tornei "a sette". Certo, Ronny ha solo tredici anni ma il campo "a undici" non è assolutamente troppo grande per lui e lo dimostra presto, quando viene cioè chiamato dal Sao Cristovao, finalmente un club vero e proprio. Le aspettative non saranno deluse: l'anno successivo, infatti, diventa capocannoniere nel campionato del girone.

I procuratori del Brasile under 17 aguzzano subito gli occhi e raddrizzano le orecchie, fiutando nel giovane un piccolo talento in erba. E infatti si assicurano il suo "cartellino" per 7.500 dollari. Insomma, Ronny si ritaglia un posto al sole nella Nazionale giovanile, diventando un protagonista del campionato sudamericano in Colombia. I procuratori lo promuovono e gli trovano una collocazione migliore: al prezzo di 50.000 dollari, viene trasferito al Cruzeiro di Belo Horizonte. A soli diciassette anni, dunque, nel dicembre del '93, Ronaldo realizza il Grande Sogno: è convocato dalla nazionale maggiore, la leggendaria Selecao verdeoro. Il calcio inizia a diventare la sua professione, il Brasile comincia ad andare in fibrillazione per lui e in un batter d'occhi si ritrova tutti gli occhi della nazione puntati su di lui.

Nel 1994 viene convocato ai Mondiali, gli stessi che vedranno l'Italia sconfitta ai rigori proprio dai verdeoro. Finita in gloria la storia del Mondiale, inizia l'avventura europea, sbarcando prima al Psv Eindhoven (e diventando capocannoniere del campionato olandese), e poi all'Inter, grazie soprattutto alle sollecitazioni del presidente Massimo Moratti.

Già in Olanda però il campione aveva denunciato una serie di problemi al ginocchio. Dopo una serie di controlli, gli viene riscontrata un'apofisite tibiale che lo costringe ad un riposo forzato e che sarà fonte di forti disagi e di un notevole rallentamento della sua carriera.

Nel 1996, ad esempio, si giocavano le Olimpiadi di Atlanta, un evento che il giocatore rischiava di perdere proprio a causa del ginocchio. Si sottopone quindi ad estenuanti sedute di fisioterapia con quello che diventerà il suo terapista di fiducia, il dott. Petrone. Ripresosi dai dolori, affronta con coraggio le Olimpiadi, che comunque gli fruttano, grazie alle sue prestazioni, l'ingaggio al Barcellona. A quel tempo, tuttavia, anche l'Inter si era già interessato del "Fenomeno", ma poi la società aveva desistito a causa dell'eccessivo costo dell'ingaggio.

La cessione a Barcellona, a dirla tutta, avvenne comunque col consenso entusiasta di Ronaldo anche perché tornato nella sua squadra per affrontare la Coppa d'Olanda, ricevette dall'allenatore lo "sfregio" di esser lasciato in panchina. Conquista così il titolo di capocannoniere nel campionato spagnolo, vince la Coppa delle Coppe e, sulla base di promesse formulate in tempi non sospetti, attende un meritato aumento dell'ingaggio. Ciò non avviene e, con il numero dieci, Ronaldo finalmente approda all'Inter. Ed è proprio a Milano che i tifosi gli appioppano l'appellativo di "Fenomeno".

Sempre nella squadra milanese conquista la Scarpa d'Oro quale miglior bomber di tutti i campionati europei nel '97, poi il prestigioso Pallone d'Oro assegnatogli dalla rivista France Football e quindi ancora il Fifa World Player. Sul piano sentimentale, invece, i rotocalchi riportano tutti i particolari della sua love story con la modella Susana, presto ribattezzata "Ronaldinha". Dopo una stagione così straordinaria, c'è il Mondiale di Francia del '98 ad attendere il campione. E qui cominciano i seri problemi a cui Ronny è andato incontro negli anni successivi. Già durante il campionato mondiale lo si è visto un po' appannato, ma durante la finale è proprio irriconoscibile. Gioca male e in modo svogliato, non è incisivo nè inventivo. Al ritorno in Italia, poi, le telecamere lo inquadrano scendere la scaletta dell'aereo zoppicante e barcollante. E' palese che il Fenomeno si sente male e non è in gran forma, come poi avrà modo di confessare lui stesso davanti ai microfoni. Intanto, finisce anche la sua relazione con Susana e si fidanza con Milene.

All'Inter, inoltre, sbarca un nuovo allenatore, Marcello Lippi, con in quale si crea subito della ruggine. Basti dire nel debutto in campionato, Ronny è lasciato in panchina, con gran sconcerto di tifosi e appassionati. L'epilogo di questa serie di sventure è rappresentato dalla rottura del tendine rotuleo durante la partita Inter-Lecce del 21 novembre 1999.

Si profila un'operazione a Parigi e almeno quattro mesi previsti per il ritorno in campo. Intanto, Ronaldo sposa Milene da cui aspetta un bambino. Rimessosi dall'incidente al tendine, per Ronaldo le sfortune non sono finite qui. E' solo l'aprile successivo quando, durante la partita tra Lazio e Inter, valida per la finale di Coppa Italia, pur entrando in campo per soli venti minuti come prescrivono i medici, subisce la rottura completa del tendine rotuleo del ginocchio destro. Il giorno dopo, Ronaldo è sottoposto ad una seconda operazione per ricostruire il tendine. Dopo altri due anni di sofferenze, terapie, false riprese e partenze, il Fenomeno torna a calcare i campi di calcio e a calzare i tacchetti, con grande gioia dei tifosi interisti. Ma non è tutto oro quello che luccica. In mezzo, ci sono ancora i campionati mondiali di Tokio e le sotterranee tensioni presenti nel club neroazzurro, tante e tali che, Ronaldo, in conclusione dell'avventura giapponese che lo ha visto trionfatore (il Brasile vinse il campionato), deciderà di abbandonare la squadra milanese a cui deve tanto per accettare un ingaggio dal Real Madrid, suscitando un gran polverone mediatico e la delusione di tantissimi tifosi.

Poi all'inizio del 2007, dopo una mezza stagione sotto la guida di Fabio Capello, dal quale non si sentiva considerato, Ronaldo firma per tornare a Milano; a volerlo sono Galliani e Berlusconi, per rinforzare l'attacco del Milan che da quando è rimasto orfano di Shevchenko ha perso mordente... e punti in classifica.

Dopo l'ennesimo infortunio accaduto nel febbraio del 2008, alla fine del mese di aprile Ronaldo sarebbe stato trovato in compagnia di tre prostitute transessuali in un motel di Rio de Janeiro e dopo questo fatto il Milan avrebbe deciso di non rinnovare il suo contratto per la stagione seguente; stessa sorte avranno i suoi contratti multimilionari con i grandi sponsor.

8. Biografia di Ségolène Royal

Una mancata presidenza
22 settembre 1953

Chi è Ségolène Royal?


Marie-Ségolène Royal, meglio conosciuta soltanto come Segolene Royal secondo una sua precisa scelta compiuta all'età di venticinque anni, nasce a Dakar, in Senegal, il 22 settembre del 1953. Cittadina francese, donna politica sin dai primi anni '90, socialista, è nota per essersi candidata come rappresentante del Partito Socialista di Francia, alla carica di Presidente della Repubblica alle elezioni del 2007. Prima candidata di sesso femminile ad aver superato il primo turno di presidenziali nella storia francese, ha poi perso contro il rappresentante del centro-destra, Nicolas Sarkozy.

I primi anni d'infanzia per la piccola Segò, come verrà ribattezzata durante la sua corsa alle presidenziali, trascorrono all'interno della caserma militare francese di stanza a Dakar, in piena periferia. È infatti la figlia del colonnello Jacques Royal, il quale quando lei nasce è in pieno servizio nell'ex colonia francese. Con lui, naturalmente, c'è la madre di Segolene, Hélène Dehaye, una donna appassionata di botanica e che non si rassegnerà mai a ricoprire un ruolo subalterno rispetto al proprio uomo. La piccola Segò è la quarta di otto figli.

L'influenza paterna è forte e tutta la famiglia ne risente. Il suo conservatorismo di destra, profondamente cattolico, influirà non poco sullo spirito e sul carattere della sua quarta figlia, la quale ben presto avrebbe intrapreso una strada ideologica assolutamente differente.

Nel 1960, quando Segolene ha appena sette anni, la famiglia deve trasferirsi in un'altra regione francese, sebbene ancora per poco: la Martinica. A Fort-du-France, capitale dell'isola, la quartogenita dei Royal viene istruita dalle suore della congregazione di Saint-Joseph de Cluny.

Quattro anni più tardi, all'età di appena quarantaquattro anni, Jaques Royal viene congedato dall'esercito. La famiglia fa ritorno in Francia e si trasferisce nel piccolo comune di Chamagne, nel dipartimento del Vosgi, in Lorena. Qui la giovane Segolene si fa notare durante gli studi primari e secondari nella piccola cittadina vicina di Charmes, per poi trasferirsi, secondo i voleri paterni, in una rigida scuola superiore esclusivamente femminile, presso l'istituto privato di "Notre-Dame", nella città di Epinal.

Nel 1968 la giovane Segò dichiara la sua ferma intenzione di iscriversi all'Università di Nancy, per seguire gli studi di diritto ed economia. Suo padre si oppone in tutti i modi e, al contempo, per via del suo carattere irascibile e autoritario, viene lasciato dalla moglie. Questa si trasferisce con tutti i figli nella Bassa Normandia e, dal momento in cui abbandona suo marito, perde anche il suo sostegno economico.

Segò è determinata però e per pagarsi gli studi lavora come libraia prima a Lorena e poi a Dublino, in estate, nel 1971. Rientrata a Nancy, l'anno dopo aderisce al Centro Universitario di Studi Politici, e decide di intentare una causa contro suo padre, colpevole di non concedere il divorzio alla propria moglie con il solo fine di privarla del legittimo sostentamento. La futura leader dei socialisti francesi avrebbe vinto la causa solo dopo la morte di suo padre, giunta nel 1981 per via di un tumore ai polmoni causato dalla sua dipendenza dal tabacco da sniffo.

Dopo la laurea ottenuta a Nancy, la Royal si iscrive nel 1975 all'Istituto di Studi Politici di Parigi, conosciuto come lo "Sciences Po". Tre anni dopo arriva il passaggio alla Scuola Nazionale d'Amministrazione, l'istituto di formazione politico e amministrativo più importante di Francia.

In questo periodo comincia la sua relazione con Francois Hollande, uno dei membri più influenti della storia del partito socialista francese e poi segretario nazionale. Da lui, Segò avrà ben quattro figli.

Nel 1980, superata la Scuola di Amministrazione, sceglie la via del tribunale amministrativo, optando per la carriera di magistrato. Tuttavia, proprio in questi primi anni del decennio, viene notata da Jacques Attali, il quale la nomina dal 1982 al 1988 consigliere tecnico al segretariato generale della presidenza della Repubblica, con delega in materie di gioventù e sport e, in un secondo tempo, agli affari sociali. Arriva la sua piena adesione al Partito Socialista.

Terminata questa fase importante, viene chiamata in causa in maniera del tutto inaspettata da François Mitterrand, che la candida nelle Deux-Sèvres, dove viene eletta deputata. In questo periodo la giovane Segolene ottiene una serie di risultati importanti che la portano a scalare le vette della politica nazionale, non solo sul fronte puramente socialista. Si batte contro la violenza e per la difesa dei minori, ottiene un riconoscimento per la denominazione d'origine del formaggio di capra "chabichou", oltre che per l'ottenimento di un marchio di riconoscibilità per le mucche del distretto per cui è stata eletta.

Dal 3 aprile 1992 al 29 marzo 1993 viene nominata ministro dell'Ambiente nel governo Bérégovoy. Dopo una serie di successi politici ed elettorali, non riesce ad imporsi al municipio di Niort, nel 1995, a causa dei contrasti interni al partito. Dal 1997, fino al 2002, viene chiamata in causa dal neopresidente Jospin, per ricoprire ruoli in importanti ministeri, come quello dell'Educazione, quello del Lavoro e quello della Solidarietà, con delega alla Famiglia e alle Persone con Handicap.

Nel mese di marzo del 2004, Segolene Royal viene eletta presidente della regione Poitou-Charentes e si guadagna il soprannome di "Zapatera" francese. Proprio in quel periodo, il leader della sinistra spagnola Zapatero va al governo e non sono pochi i punti di raccordo tra i due politici, del tutto affini ideologicamente.

Nel 2006 la Royal si candida alle primarie del partito, per concorrere alle presidenziali francesi previste per il 2007. Riesce nell'impresa di battere altri due pezzi grossi della politica transalpina: il riformista Dominique Strauss-Kahn e il più estremista Laurent Fabius. La Zapatera vince ampiamente e si lancia verso l'Eliseo.

Il 22 aprile del 2007, al primo turno di presidenziali, la Royal raccoglie 9.500.112 voti, che le valgono il superamento del turno. Al ballottaggio del 6 maggio però, a vincere è il candidato dell'Unione per un movimento popolare, Nicolas Sarkozy, che ottiene il 53 % del voto popolare.

Nel giugno dello stesso anno, annuncia la sua separazione da Francois Hollande. L'anno dopo, si candida come segretaria di partito, in sostituzione proprio di Hollande, ormai dimissionario. Il 21 novembre del 2008, dopo un'ultima, contestata votazione, la Royal perde per soli 102 voti contro Martine Aubry, che diventa il nuovo leader dei socialisti.

9. Biografia di Philip D. S. Chesterfield

Sprezzante indole d'oltremanica
22 settembre 1694
24 marzo 1773

Chi è Philip D. S. Chesterfield?


Philip Dormer Stanhope, IV conte di Chesterfield, noto in letteratura anche e più semplicemente come Lord Chesterfield, nasce a Londra il 22 settembre 1694. Compiuta l'istruzione scolastica a Cambridge, si dedica ai viaggi che lo portano in giro per i principali paesi europei.

Entra nella House of Commons come Lord Stanhope di Shelford nel 1715. Alla morte del padre, nel 1726, diviene Lord Stanhope, Conte di Chesterfield, entrando ad occupare il suo posto in parlamento nella House of Lords.

Amico di Voltaire, gli farà visita durante il suo soggiorno a Bruxelles; con lui trascorre anche qualche tempo a Parigi, dove si lega ai più giovani Crebillon, Fontenelle e Montesquieu.

Divenuto sordo, presto a questo handicap si aggiunge quello della cecità: la sua memoria e le sue maniere raffinate lo lasceranno comunque in vita.

Uomo di stato e letterato, Lord Chesterfield è anche un uomo egoista, calcolatore e sprezzante; la sua indole non è per nulla generosa, pratica anzi l'inganno fino a farlo diventare elemento del dna della sua vita.

Di fatto il suo carisma lo fa considerare come una persona dal brillante talento, grazie alla formidabile ed ottima educazione ricevuta, tuttavia la sua vita non può essere definita un successo.

In qualità di uomo politico e di statista, la sua fama si adagia sulla sua breve amministrazione dell'Irlanda. Come autore, lo ricordiamo come brillante saggista ed epigrammista. Le lettere scritte al proprio figlio, pubblicate per la prima volta dalla vedova di Stanhope nel 1774, e "The Letters to his Godson" (1890), sono scritte in modo eccellente, piene di eleganza e saggezza, ricche di profonda intelligenza, di grande capacità descrittiva, di ottimo spirito di osservazione ed istruzione.

Philip Dormer Stanhope muore il 24 marzo 1773.

10. Biografia di Roberto Saviano

Il romanzo della vita
22 settembre 1979

Chi è Roberto Saviano?


Roberto Saviano nasce il 22 settembre del 1979 a Napoli, figlio di Luigi, medico campano, e di Miriam, ebrea ligure. Dopo essersi diplomato al Liceo Scientifico "Armando Diaz" di Caserta, si laurea in Filosofia all'Università Federico II di Napoli. A 23 anni intraprende la carriera di giornalista, per "Diario", "Il Manifesto", "Pulp", il "Corriere del Mezzogiorno" e "Nazione Indiana". Nel marzo del 2006 pubblica "Gomorra - Viaggio nell'impero economico e nel sogno di dominio della camorra", romanzo non-fiction pubblicato per la collana "Strade Blu2 di Mondadori.

Il libro si presenta come un viaggio nell'universo criminale dei luoghi della camorra, da Casal di Principe all'agro aversano. Tra boss malavitosi, rifiuti tossici smaltiti nelle campagne, ville sfarzose e popolazioni conniventi, l'autore parla di un Sistema che arruola come reclute ragazzi non ancora adolescenti, creando boss-bambini che ritengono che la sola maniera di morire con onore sia essere uccisi. Il libro vende quasi tre milioni di copie solo in Italia, e viene tradotto in più di cinquanta Paesi, comparendo nelle graduatorie di Best Seller, tra l'altro, in Svezia, Olanda, Austria, Libano, Lituania, Israele, Belgio e Germania.

Dal romanzo viene tratto uno spettacolo teatrale, che regala all'autore gli Olimpici del Teatro 2008 in qualità di migliore autore di novità; il regista cinematografico Matteo Garrone, invece, ne trae l'omonimo film, vincitore del Grand Prix Speciale della Giuria al Festival di Cannes.

Il successo, tuttavia, presenta anche una faccia della medaglia particolarmente nera: dal 13 ottobre del 2006, infatti, Roberto Saviano vive sotto scorta, assegnatagli da Giuliano Amato, allora ministro dell'Interno, in conseguenza delle intimidazioni e delle minacce subite (soprattutto dopo la manifestazione per la legalità tenutasi poche settimane prima a Casal di Principe, in cui lo scrittore aveva pubblicamente denunciato gli affari di Francesco Schiavone, capo del clan dei Casalesi).

Il 14 ottobre del 2008 si diffonde la notizia di un possibile attentato verso Saviano: la direzione distrettuale antimafia, infatti, viene a sapere da un ispettore di Milano che è in programma un piano per uccidere il giornalista prima di Natale sull'autostrada Roma-Napoli. Le indiscrezioni, tuttavia, vengono smentite dal presunto pentito che avrebbe fornito la soffiata, Carmine Schiavone, cugino di Francesco.

Il 20 ottobre di quell'anno, i premi Nobel Gunter Grass, Dario Fo, Rita Levi Montalcini, Desmond Tutu, Orhan Pamuk e Michail Gorbaciov si mobilitano chiedendo allo Stato italiano qualunque sforzo per garantire l'incolumità di Roberto Saviano, evidenziando al tempo stesso che la camorra e la criminalità organizzata rappresentano un problema che riguarda qualunque cittadino. L'appello, firmato anche da scrittori come Claudio Magris, Jonathan Franzen, Peter Schneider, Josè Saramago, Javier Marias, Martin Amis, Lech Walesa, Chuck Palahniuk e Betty Williams, sottolinea come non sia possibile che la denuncia di un sistema criminale causi, come prezzo da pagare, la rinuncia alla propria libertà.

L'iniziativa viene presto rilanciata da media stranieri come CNN, Al Arabiya, "Le nouvel observateur" e "El Pais", mentre su Radio 3 la trasmissione "Fahrenheit" organizza una maratona caratterizzata da letture di "Gomorra". Inoltre, grazie al quotidiano "La Repubblica" più di 250mila cittadini comuni sottoscrivono l'appello in favore dello scrittore.

Dopo aver vinto, per il film "Gomorra", il Premio Tonino Guerra del Bif&st di Bari per il miglior soggetto, Roberto Saviano nel mese di novembre del 2010 conduce in prima serata su Raitre la trasmissione "Vieni via con me", insieme con Fabio Fazio. Il programma fa segnare il record di ascolti per la rete, con il 31.60 % di share e più di nove milioni e 600 mila spettatori di media ottenuti nella terza puntata. Sempre con Fabio Fazio, a maggio del 2012 presenta su La7 "Quello che (non) ho": anche in questo caso, il programma fa segnare il record di share per la rete, grazie al 13.06 % ottenuto nella terza e ultima puntata.

Nel 2012, inoltre, viene accusato dalla nipote di Benedetto Croce Marta Herling di aver scritto un articolo non veritiero a proposito del filosofo abruzzese. Saviano, infatti, sostiene che in occasione del sisma di Casamicciola del 1883 Croce avrebbe offerto 100mila lire a chiunque l'avesse aiutato a uscire dalle macerie: la Herling smentisce, con una lettera pubblicata sul "Corriere del Mezzogiorno", la tesi dello scrittore (tesi per altro già proposta in tv durante "Vieni via con me") e ne critica l'attendibilità. Egli, per tutta risposta, querela il "Corriere del Mezzogiorno" e chiede quattro milioni e 700mila euro di risarcimento per danni patrimoniali: l'iniziativa suscita molte polemiche, in quanto Saviano, emblema della mutilata libertà di stampa, pretenderebbe, con la sua querela, di mettere a tacere una voce che lo critica.

Non è questa, per altro, l'unica polemica relativa allo scrittore, già accusato in passato di aver copiato, per "Gomorra", interi brani da articoli giornalistici di quotidiani locali della Campania, e in generale in più occasioni di non aver citato le sue fonti (come accaduto, per esempio, durante "Quello che (non) ho", quando, parlando di eternit, non ha citato Giampiero Rossi, scopritore di molte delle storie da lui raccontate). Saviano, inoltre, è finito nell'occhio del ciclone a causa delle dichiarazioni rilasciate il 7 ottobre del 2010 a Roma a favore di Israele, uno Stato elogiato dallo scrittore come luogo di civiltà e libertà: tali frasi hanno provocato indignazione da più parti, e Saviano è stato accusato (tra gli altri, dall'attivista Vittorio Arrigoni) di aver dimenticato le ingiustizie che la popolazione palestinese è costretta a subire.

Titolare di una laurea honoris causa in Giurisprudenza assegnatagli nel gennaio del 2011 dall'Università di Genova, Roberto Saviano, che dal 2012 è cittadino onorario di Milano, ha ispirato diversi artisti in ambito musicale: il gruppo piemontese dei Subsonica nell'album "L'eclissi" gli ha dedicato il brano "Piombo", mentre il rapper Lucariello ha composto la canzone "Cappotto di legno" (dopo aver ottenuto il permesso dello stesso Saviano), che racconta la vicenda di un sicario che si accinge a uccidere lo scrittore. Saviano appare anche al termine del videoclip della canzone di Fabri Fibra "In Italia" e nel brano "TammorrAntiCamorra" del gruppo rap 'A67, in cui legge un brano del suo libro.

La fama del giornalista campano, tuttavia, è arrivata anche all'estero, come dimostrano i Massive Attack (il gruppo britannico che ha scritto "Herculaneum", canzone ispirata a "Gomorra" e Saviano che è diventata colonna sonora del film di Garrone) e gli U2, che in occasione del concerto che hanno tenuto a Roma nell'ottobre del 2010 gli hanno dedicato il brano "Sunday bloody Sunday".

Nella primavera del 2013 a sette anni di distanza da Gomorra esce il suo secondo e attesissimo libro "ZeroZeroZero".

11. Biografia di Shaka

Napoleone in Africa
Anno di nascita: 1787
22 settembre 1828

Chi è Shaka?


Nato intorno all'anno 1787 nei pressi di Melmoth (oggi provincia del KwaZulu-Natal, in Sudafrica), molto di quello che si sa sulla vita di Shaka è giunto attraverso racconti e leggende, spesso discordanti fra loro. Si presume fosse il figlio di un capo del popolo Ngoni Senzangakona e di Nandi, figlia di un capo dei Langeni.

A sei anni viene cacciato dal padre a causa della morte di una pecora del gregge che stava accudendo; anche Nandi, che prende le sue difese, viene scacciata con lui. Gli anni seguenti sono un susseguirsi di vagabondaggi fra i kraal (poderi) di altri proprietari terrieri.

Shaka serba il ricordo di questi anni che lo segnano e lo porteranno in seguito a vendicarsi ferocemente.

Il suo vagabondare termina intorno al 1803, quando con la madre trova ospitalità presso una zia appartenente al clan emDletsheni del re Jobe, alleato del potente Mthethwa.

Già a sedici anni Shaka è un valoroso guerriero; a ventitre anni passa dall'iNtanga (gruppo di coetanei) all'iziCwe (reggimento).

Si distingue per il coraggio e l'abilità nel combattimento, arrivando ad essere nominato generale.

Il suo nome è già leggenda e suoi plotoni "Beinahmen" vengono soprannominati "vincitori dei mille".

Alla morte del padre, nel 1816, Shaka aiutato da Dingiswayo (capo degli Mthethwa), elimina il fratello ed istituisce un regime simile a quello di Dingiswayo. Modifica il tipo di combattimento della sua tribù: innanzitutto si fa costruire una lancia corta con una lunga punta (iklwa) ed un pesante scudo di cuoio. Il suo combattimento prevede che con la parte sinistra si agganci il nemico per poi pugnalarlo con la destra alle costole.

L'addestramento degli uomini di Shaka è molto duro: i combattimenti avvengono a piedi nudi; ognuno deve riuscire a correre per cinquanta miglia su terreni caldi e rocciosi in meno di ventiquattr'ore. La disciplina ferrea e il combattimento corpo a corpo di Shaka sono stati paragonati da molti studiosi a quelli usati dall'esercito spartano.

Anche le tattiche di battaglia cambiano. Shaka divide gli impi in quattro gruppi che durante la battaglia si dispongono a forma di testa di toro. Il primo reparto forma il "torace" (isifuba), a contatto con il nemico, il secondo e il terzo formano "le corna" (izimpondo) che circondano il nemico, impedendogli così la ritirata. Il quarto gruppo è formato da riserve.

Shaka osserva lo schieramento dall'alto, impartendo ordini tramite veloci messaggeri.

La strategia era semplice; le battaglie venivano condotte contro piccoli clan. Ai superstiti viene sempre offerta la possibilità di unirsi al suo esercito, i nuovi arruolati vengono in seguito considerati Zulu a tutti gli effetti. E' proprio grazie a Shaka che cambia il modo di guerreggiare in Africa, tanto che due secoli dopo la sua morte, gli Zulu usano ancora le sue tattiche per sconfiggere i nemici.

I fratellastri Dingane e Mhlangane tentano per ben due volte di uccidere re Shaka, ci riescono però al terzo tentativo, nel 1828 (la data del 22 settembre sarebbe incerta), con l'aiuto di un inDuna di nome Mbopo, in un momento in cui buona parte dell'esercito Zulu era impegnato nel nord del regno.

Sotto la guida di Shaka gli Zulu estesero il loro dominio su una grande parte dell'Africa del Sud, compresa fra i fiumi Phongolo e Mzimkhulu. Alcune fonti descrivono Shaka come un vero e proprio genio militare, una sorta di Napoleone africano; altre fonti sono più caute, ma in generale riconoscono la sua abilità di condottiero e di imperatore, e la sua importanza nella storia dell'Africa meridionale.

Nella tarda epoca coloniale, la figura di Shaka è stata spesso presa come simbolo dai movimenti nazionalisti e indipendentisti africani.

12. Biografia di Thiago Silva

22 settembre 1984

Chi è Thiago Silva?


Thiago Emiliano da Silva nasce a Rio de Janeiro il 22 settembre 1984.

Calciatore brasiliano, difensore, cresce nelle giovanili della Fluminense, ma non viene messo sotto contratto dal club al momento di passare in prima squadra. Gli viene offerto un contratto da professionista dall'RS Futebol; dopo poco viene acquistato dalla Juventude, con la quale debutta nel Brasileirão nel 2004.

Viene notato dai club europei: gioca con Porto e Dinamo Mosca ma non brilla a causa di infortuni e malattie. Ritorna in Brasile nel 2006 per ricostruirsi una carriera con la Fluminense.

Vince una Coppa del Brasile e nel 2008 arriva a giocare la finale della Coppa Libertadores, purtroppo persa contro l'LDU Quito.

Durante i mesi estivi è chiamato dal commissario tecnico brasiliano Dunga per partecipare con la selezione olimpica alle Olimpiadi di Pechino: Thiago Silva è fuoriquota insieme al campionissimo Ronaldinho. Prima dei Giochi Olimpici partecipa a due amichevoli contro Singapore e Vietnam ma si infortuna: non giocherà alcuna gara dei Giochi.

Alla fine del 2008 viene annunciato il suo acquisto da parte del Milan per 10 milioni di euro. Thiago Silva raggiunge così a Milano gli amici e connazionali Kakà e Ronaldinho.

13. Biografia di Ornella Vanoni

Delicate raffinatezze
22 settembre 1934

Chi è Ornella Vanoni?


Il 22 settembre 1934 era un sabato: il sole era sorto alle 6.16. Qualche ora dopo a Milano nella famiglia Vanoni vide la luce (col forcipe) una bimba. Tre chili, scura di capelli. Pianse e la grande boccuccia le andò da un orecchio all'altro. Pare abbia pianto anche mamma Mariuccia, la immaginava differente. Giusto. Ornella è sempre stata "differente", fuori dal coro, curiosa (anche se timida), anticonformista (ma disciplinata) nella vita come nelle professioni: teatro e musica leggera. Una lunga sfida, a volte involontaria. Giovanissima, qualcuno le disse che con quella voce avrebbe dovuto fare l'attrice: si iscrisse alla scuola del Piccolo Teatro di Milano, allora diretta da Giorgio Strehler. Il Maestro, che divenne presto suo compagno, decise di farla anche cantare. Brecht, certo, ma per lei "inventò" le canzoni della mala, in buona parte scritte da lui per Ornella con Fiorenzo Carpi, Gino Negri e Dario Fo. E con quelle Ornella Vanoni arriva al Festival dei Due Mondi, a Spoleto nel 1959. In teatro, Ornella aveva già debuttato nel 1957 ne "I Giacobini" di Federico Zardi.

La musica leggera viveva allora momenti di boom e di fermenti creativi invitanti. Nasceva la canzone d'autore. L'incontro con Gino Paoli avvenne nel 1960. Ne scaturì un amore importante e parecchie canzoni tra cui un capolavoro: "Senza fine", primo posto in classifica e immediato successo popolare.

Per qualche anno Ornella alterna teatro e musica. Nel 1961 vince il premio S. Genesio come miglior attrice per "L'idiota" di Achard. Sposa Lucio Ardenzi grande imprenditore teatrale. Nel 1962 nasce il figlio Cristiano. Nel 1963 ancora un premio a S. Genesio per "La fidanzata del bersagliere" di Anton. Nel 1964 "Rugantino" di Garinei, Giovannini e Trovaioli prima al Sistina di Roma e poi a Broadway. Da qui in poi ci sono solo musica, dischi, tv e festival. Vince il Festival di Napoli (1964 "Tu si na cosa grande" di Modugno). E' seconda a Sanremo (1968 "Casa Bianca" di Don Backy). Molti successi discografici epocali ("La musica è finita", "Una ragione di più", "Domani è un altro giorno", "Tristezza", "Mi sono innamorata di te", "L'appuntamento", "Dettagli", ...). Nel 1973 Ornella Vanoni fonda la sua casa discografica, la Vanilla, e si trasferisce a Roma. E' l'epoca dei concept-album, gli L.P. a tema. Occorre la figura di un produttore. Inizia un lungo sodalizio con Sergio Bardotti che darà vita a lavori importanti e di grandi successi che dureranno nel tempo. Il primo, del 1976, è "La voglia, la pazzia, l'incoscienza e l'allegria", il fantastico incontro con il Brasile di Vinicius de Moraes e Toquinho. Un classico. Nel 1977 "Io dentro, io fuori", disco doppio e tournée con i New Trolls, incontro con la musica di tendenza dell'epoca. Dello stesso anno una hit parade altissima con "Più" in coppia con Gepi.

Dal 1978 al 1983 torna a vivere nella sua Milano. E' sempre più la signora della canzone, raffinata, sofisticata, come il made in Italy. Gianni Versace si occupa del suo look. "Ricetta di donna", "Duemilatrecentouno parole" e "Uomini" sono tre dischi della maturità, del passaggio di Ornella da sex symbol intelligente a signora moderna con la penna in mano. Bardotti la porta a scrivere i testi che interpreta. ("Musica, musica" e "Vai Valentina" sono i due maggiori successi di questo periodo). Continua in questi lavori la ricerca degli incontri musicali: Loredana Berté, Caterina Caselli, Gerry Mulligan, Lucio Dalla. C'è persino una fugace ricomparsa di Gino Paoli.

Nel 1984 eccoli di nuovo, Gino e Ornella. Una tournée di tutti esauriti, un disco live, "Insieme", che brucia le classifiche. Una nuova canzone simbolo: "Ti lascio una canzone". Anno di ritorni, il 1985, anche in Teatro, con Albertazzi: "Commedia d'amore" di Bernard Slade. Nel 1986 un progetto discografico ambizioso: nel momento di massima crisi della canzone italiana, Ornella e Bardotti issano il tricolore a Manhattan. Ornella interpreta grandi successi italiani di tutti i tempi e di tutti gli stili, da C.A. Rossi a Cocciante, insieme ai maggiori jazzisti del mondo. Nasce "Ornella e..." con George Benson, Herbie Hankock, Steve Gadd, Gil Evans, Michael Brecker, Ron Carter... Finisce praticamente con questo lavoro la collaborazione con Bardotti, che si dedica a tempo pieno alla tv.

Del 1987 sono un disco e una tournée di altissimo stile e livello, il progetto "O" è firmato da Ivano Fossati e Gregg Walsh. Il cerchio musica-teatro si salda, nella tournée con l'impianto scenico innovativo e inimitabile dell'amico Arnaldo Pomodoro. L'altro importante produttore artistico di Ornella è Mario Lavezzi, che lungo gli anni '90 e all'inizio del nuovo millenio è riuscito a connotare con successo un nuovo stile di Ornella. "Stella nascente" (1992), disco d'oro, il bellissimo Sheerazade, le fantastiche cover di "Un panino, una birra e poi" (2001, disco di platino) e di "La tua bocca da baciare" (2001) sono i lavori principali.

Degli anni '90 è anche Argilla (1998), frutto della collaborazione con artisti sperimentali, come il produttore-arrangiatore Beppe Quirici (Ivano Fossati) e il jazzista Paolo Fresu. Il 22 settembre 2004 è un giovedì di un compleanno importante. Due giorni dopo esce il nuovo disco con l'amico Gino Paoli, "Ti ricordi? No, non mi ricordo": tutti brani nuovi, che guardano avanti. Partecipa al Festival di Sanremo 2009 come madrina della giovane cantante Simona Molinari, con cui duetta nel brano "Egocentrica". Durante la serata interpreta anche "Vedrai vedrai" di Luigi Tenco, e ricorda Mino Reitano cantando "Una ragione di più".

Il 13 novembre 2009 esce il nuovo album "Più di te" contenente cover di brani di cantautori tra cui Zucchero, Pino Daniele e Antonello Venditti. L'album è anticipato dal singolo "Quanto tempo e ancora", cover di Biagio Antonacci. Nel settembre del 2013 pubblica il suo ultimo disco dal titolo "Meticci": Ornella Vanoni dichiara che sarà il suo ultimo album di inediti.