Biografie di personaggi famosi e storici nato il 16 ottobre


Biografie di personaggi famosi e storici


Biografie di personaggi famosi nella storia e celebrità nate il 16 ottobre

Sommario:

1. David Ben Gurion
2. Dino Buzzati
3. Andrei Chikatilo
4. Wilma Goich
5. Günter Grass
6. Angela Lansbury
7. Dorando Pietri
8. Tim Robbins
9. Casey Stoner
10. Oscar Wilde

1. Biografia di David Ben Gurion

Un padre per Israele
16 ottobre 1886
1 dicembre 1973

Chi è David Ben Gurion?


David Ben-Gurion nasce il giorno 16 ottobre 1886 come David Grün a Plonsk (Polonia), città all'epoca parte dell'Impero zarista. Giovanissimo emigra in Palestina: David è figlio di uno dei leader del movimento che rivendica l'indipendenza della Palestina dall'oppressione degli israeliti dell'Europa orientale. L'idea di portare Israele all'indipendenza diviene l'obiettivo della sua vita.

A vent'anni, nel 1906, lavora per alcuni anni come allevatore. Cambia il suo nome in quello di origine ebraica Ben Gurion, e si unisce al movimento Sionista socialista, di cui diviene leader.

Nel 1915 viene espulso dalla Palestina a causa della sua attività nazionalista: decide di andare a New York, dove riesce a creare stretti collegamenti con il partito locale sionista.

Dopo la Prima guerra Mondiale torna in Palestina, designata dalle Nazioni Unite come "National Home" per gli ebrei. Nel 1930 fonda il Mapai, (Partito dei lavoratori israeliani) e dal 1921 al 1935 è il segretario generale dell'Histadrut (Federazione generale dei lavoratori).

Dal 1935 al 1948 David Ben Gurion acquisisce la carica di capo gabinetto dell'agenzia ebraica per la Palestina. Il suo impegno spazia dallo sviluppo del paese alla risoluzione della questione degli immigrati, attivi segretamente contro i governi Arabi ed Inglesi.

Durante la seconda guerra mondiale interviene in difesa del suo popolo sterminato nei lager nazisti. Convince diecimila ebrei a prendere le armi nell'esercito inglese per combattere i tedeschi, e nello stesso tempo autorizza un organismo segreto a nascondere i rifugiati ebrei nel Paese.

Il 14 maggio 1948 Israele ottiene l'indipendenza, ma a caro prezzo: i miliziani arabi si uniscono alle truppe palestinesi per distruggere il nascente Stato ebraico che, guidato da Ben Gurion, sa contenere e respingere l'attacco.

E' il primo ministro nella storia del paese e ministro della Difesa dal 1948 al 1953, e dal 1955 al 1963. Durante la crisi del Canale di Suez del 1956, ordina l'invasione dello Stretto di Gaza e della penisola del Sinai. Le operazioni di conquista sono coordinate da milizie franco-inglesi. Accetta di ritirare le truppe solo dopo la richiesta delle Nazioni Unite. Per gli arabi questo conflitto rappresenta l'affermazione dell'imperialismo ebraico, per gli ebrei sarebbe stato il solo sistema per assicurarsi undici anni di relativa pace.

David Ben Gurion si ritira dalla vita politica nel 1963; muore dieci anni dopo, il giorno 1 dicembre 1973.

Oggi è riverito come "padre della nazione".

2. Biografia di Dino Buzzati

Cronache dal surreale
16 ottobre 1906
28 gennaio 1972

Chi è Dino Buzzati?


Dino Buzzati nasce il 16 ottobre 1906 a San Pellegrino, nei pressi di Belluno. Sin dalla giovinezza si manifestano in lui gli interessi, i temi e le passioni del futuro scrittore, ai quali resterà fedele per tutta la vita: la poesia, la musica (studia violino e pianoforte e non bisogna dimenticare che in futuro scriverà anche alcuni libretti d'Opera), il disegno, e la montagna, vera compagna dell'infanzia, a cui è anche dedicato il suo primo romanzo, "Barnabo delle montagne".

A soli quattordici anni rimane orfano dell'amato padre, il quale si spegne a causa di un tumore al pancreas. L'evento sconvolge così tanto il piccolo Buzzati che per molto tempo vivrà nell'ossessione di essere colpito dallo stesso male. Svolti i regolari studi, nei quali si dimostra bravo e diligente, ma nulla più, si reca nella caserma della sua città per svolgere il servizio militare: sei mesi di scuola allievo ufficiale, tre mesi da sottufficiale (sergente) e quattro mesi da sottotenente.

Scrittore in erba, fin dalla giovinezza tiene un diario dove si abitua ad annotare opinioni e avvenimenti. Dentro di lui, infatti, prende sempre più corpo il desiderio e il sogno di dedicarsi professionalmente a qualunque mestiere che prevedesse la scrittura. E' assai attirato ad esempio dal giornalismo ed ecco che, nel Luglio del 1928, ancor prima di concludere gli studi in legge, entra come praticante al "Corriere della Sera". Dopo la laurea, invece, inizia la collaborazione al settimanale "Il popolo di Lombardia" mentre poco dopo esce il già citato "Barnabo delle montagne", che ottiene un buon successo. La stessa sorte, purtroppo, non accade alla sua seconda prova narrativa, "Il segreto del Bosco Vecchio", accolto con sostanziale indifferenza.

Nel gennaio del 1939 consegna il manoscritto del suo capolavoro, del suo libro più amato e conosciuto, quel "Il deserto dei Tartari" che diverrà un emblema della letteratura del Novecento. Il romanzo è la storia di un giovane militare, Giovanni Drogo, che inizia la propria carriera nella fortezza Bastiani, che sorge isolata ai confini di un immaginario regno e in un'epoca non precisata. Se inizialmente, per Drogo, quella fortezza è un luogo chiuso, inospitale e che non gli offre alcun futuro, col passare del tempo vi si abitua , fino a non volerla (e non poterla) più lasciare, sia a causa della perdita di contatti col resto del mondo, sia per la continua speranza che un giorno i Tartari, dal deserto, attacchino la fortezza. E' chiaro dunque che in tale romanzo è fondamentale l'allegoria che vi è sviluppata, sebbene non siano mai abbandonate la verosimiglianza delle situazioni e l'attenta descrizione di personaggi che diventano quasi dei tipi.

La vita di Drogo simboleggia la vita umana, che è incalzata dal passare del tempo e dalla solitudine, in un mondo, rappresentato dalla fortezza, fatto di leggi assurde e speranze inutili. Altro punto messo in rilievo da Buzzati è come gli uomini continuino ad ingannarsi: Drogo si ripete in continuazione che "l'importante è ancora da cominciare", e continua ad alimentare le sue speranze sebbene nulla le suffraghi. Buzzati sembra dirci, con questo romanzo, che per l'uomo è meglio desiderare poco, che si sappia accontentare, poichè il mondo, il gioco della vita, concedono poco e sono pronti a disilludere le più spericolate o nobili ambizioni.

Il primo lettore che riceve il manoscritto è l'amico Arturo Brambilla che, dopo un'entusiastica lettura, lo passa a Leo Longanesi, il quale stava preparando una nuova collezione per Rizzoli denominata il "Sofà delle Muse". Su segnalazione di Indro Montanelli, questi ne accetta la pubblicazione; tuttavia, in una lettera, Longanesi prega l'autore di cambiare il titolo originario "La fortezza", per evitare ogni allusione alla guerra ormai imminente. In seguito, Buzzati si imbarca a Napoli sulla nave Colombo e parte per Addis Abeba, come cronista e fotoreporter, inviato speciale del "Corriere della Sera". E' il 1939 e la seconda guerra mondiale è alle porte. L'anno successivo, infatti, parte dallo stesso porto come corrispondente di guerra sull'incrociatore Fiume. Partecipa così seppure come testimone, alle battaglie di Capo Teulada e di Capo Matapan ed alla seconda battaglia della Sirte, inviando i suoi articoli al giornale. Sarà sua anche la "Cronaca di ore memorabili" apparsa sulla prima pagina del "Corriere della Sera" il 25 aprile 1945, giorno della Liberazione.

Nel 1949 esce il volume di racconti "Paura alla Scala" e nel giugno dello stesso anno è inviato dal "Corriere della Sera" al seguito del Giro d'Italia. Nel 1950 l'editore Neri Pozza di Vicenza stampa la prima edizione degli 88 pezzi di "In quel preciso momento", una raccolta di note, appunti, racconti brevi e divagazioni mentre, quattro anni dopo, esce il volume di racconti "Il crollo della Baliverna", col quale vincerà, ex aequo con Cardarelli, il Premio Napoli.

Nel gennaio 1957 sostituisce temporaneamente Leonardo Borgese come critico d'arte del "Corriere". Lavora anche per la "Domenica del Corriere", occupandosi soprattutto dei titoli e delle didascalie. Compone alcune poesie, che entreranno a far parte del poemetto "Il capitano Pic". Nel 1958 escono "Le storie dipinte", presentate in occasione della personale di pittura dello scrittore inaugurata il 21 novembre alla Galleria Re Magi di Milano.

L'8 giugno del 1961 muore la madre e due anni dopo egli scriverà la cronaca interiore di quel funerale nell'elzeviro "I due autisti". Seguono anni di viaggi come inviato del giornale. L'8 dicembre 1966 sposa Almerina Antoniazzi, la donna che, seppure alla lontana e in un'ottica romanzata, gli aveva ispirato il tormentato "Un amore".

Nel 1970 gli viene assegnato il premio giornalistico "Mario Massai" per gli articoli pubblicati sul "Corriere della Sera" nell'estate 1969 a commento della discesa dell'uomo sulla Luna. Il 27 febbraio 1971 viene rappresentata a Trieste l'opera in un atto e tre quarti del maestro Mario Buganelli dal titolo "Fontana", tratta dal racconto "Non aspettavamo altro".

L'editore Garzanti pubblica, con l'aggiunta di didascalie, gli ex-voto dipinti da Buzzati "I miracoli di Val Morel" mentre, presso Mondadori esce il volume di racconti ed elzeviri "Le notti difficili".

Intanto, prosegue in maniera intensa anche la sua attività di pittore ed illustratore, passione sempre sotterranea che non aveva mai abbandonato. Malgrado il suo sostanziale approccio dilettantistico, i suoi dipinti vengono comunque apprezzati dagli estimatori e gli vengono dedicate alcune esposizioni.

E' invece il 1971 quando comincia ad avvertire i sintomi della malattia (un tumore al pancreas, esattamente come il padre) che lo porterà alla morte.

In ottobre espone alla Galleria Castello di Trento, in novembre alla Galleria Lo Spazio di Roma. Viene presentato il volume "Buzzati, pittore", che contiene giudizi di critici, scrittori e giornalisti e Garzanti pubblica "I miracoli di Val Morel", mentre Mondadori l'ultima raccolta di racconti ed elzeviri.

Una serie di incontri con Yves Panafieu durante l'estate e le registrazioni di quei colloqui sono alla base del libro-intervista "Dino Buzzati: un autoritratto", che sarà pubblicato nel 1973 da Mondadori.

L'8 dicembre Buzzati entra in clinica e si spegne il 28 Gennaio del 1972.

3. Biografia di Andrei Chikatilo

I comunisti mangiavano i bambini?
16 ottobre 1936
16 febbraio 1994

Chi è Andrei Chikatilo?


Le foto che si conoscono di lui non sono per niente rassicuranti. Evidentemente così voleva risultare alle sue povere vittime, adescate nelle maniere più affabili e gentili. Anche perché molte di esse altro non erano che poveri bambini indifesi. Purtroppo per loro, non potevano immaginare che il "bravo" signore che si trovavano di fronte sarebbe passato tristemente alla storia come uno di più mostruosi serial-killer conosciuti.

Nato in Ucraina il 16 ottobre 1936, figlio di contadini, Andrei Chikatilo cresce in un piccolo villaggio. Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, il padre viene catturato dai tedeschi: farà ritorno a casa solo molti anni più tardi. Della sua infanzia si sa comunque pochissimo e le domande che la medicina si fa su di lui ruotano come un disco impazzito alla ricerca di come una personalità così disturbata possa essersi originata.

L'unico appiglio è rappresentato dalla diceria secondo la quale Chikatilo sarebbe rimasto eccessivamente turbato dal racconto della morte di suo fratello Stepan, prima ucciso e poi mangiato dalla folla affamata, durante un episodio di grande carestia avvenuto nel 1930 in Ucraina. Nessun documento è riuscito però a provare l'esistenza del fantomatico fratello. Questa presunta tragedia, per lui reale, lo marcò profondamente e lo indusse probabilmente a credere di dovere espiare qualche colpa. Accanto a questo incubo famigliare, Andrei pativa una disfunzione sessuale che lo rese impotente.

Altri invece interpretano la sua vicenda come il prodotto malato della glasnost sovietica e del conseguente dissolvimento di ideali creduti da una vita (Chikatilo non disdegnava l'impegno politico, essendo membro attivo del partito comunista), come per esempio si evince dal recente film basato su di lui, il terrificante "Evilenko".

Ripercorrendo le tappe della sua vita troviamo sicuramente una serie di fallimenti che possono aver minato il fragile equilibrio psichico, ma che alla luce della razionalità non paiono così gravi.

Nel 1954 Andrei Chikatilo fa domanda per iscriversi alla facoltà di Legge dell'Università di Mosca ma non viene ammesso. Poi, trasferitosi in una piccola città a Nord di Rostov, trova lavoro come operatore telefonico ma la sua integrazione con i compaesani è faticosa e incerta. Eppure la sua immagine è irreprensibile, così come il suo ligio adattamento alla prassi del partito.

Nel 1963 sposa Fayina, amica della sorella Tatyana, da cui avrà due figli (nel 1965 Lyudmilla e nel 1969 Yuri). Nel 1971, dopo molti sacrifici, Chikatilo ottiene finalmente la laurea in Letteratura russa presso la Libera Università di Arte di Rostov e può cominciare così una più appagante carriera di insegnante.

Purtroppo i suoi rapporti con gli studenti si rivelano subito critici. E' schernito dai sui stessi alunni, poco amato come capita a tanti insegnanti, ma niente farebbe supporre che dietro quella persona tutto sommato integrata, ci sia un omicida.

Eppure questo borghese anonimo e insignificante, nascosto fra le grigie pieghe della società in cui viveva, è stato un maniaco che ha ucciso più di cinquantadue persone, per lo più bambini, dopo averle seviziate e mutilate. In alcuni casi infieriva sulle sue vittime anche dopo la morte, con episodi di cannibalismo.

Fu condannato a morte e giustiziato a Mosca il 16 febbraio 1994.

Due istituti mentali chiesero il suo cadavere a titolo di studio, offrendo ingenti somme di denaro. Voci non confermate dicono che ora le sue spoglie riposino in qualche istituto per essere valutate dalla scienza.

4. Biografia di Wilma Goich

16 ottobre 1945

Chi è Wilma Goich?


Wilma Goich nasce il 16 ottobre del 1945 a Cairo Montenotte, in provincia di Savona, da genitori profughi dalla Dalmazia. Appassionata di musica e canto sin da bambina, nel 1965 partecipa al Festival di Sanremo con il brano "Le colline sono in fiore", canzone che la rende famosa sia in Italia che in Sud America. Nello stesso periodo registra il suo primo 33 giri, "La voce di Wilma Goich", per l'etichetta Dischi Ricordi, e interpreta "Un bacio sulle dita" e "Il diritto d'amare" in occasione di "Caravella dei successi", manifestazione in scena a Bari durante la quale conosce un giovane Teo Teocoli: i due intraprendono una breve relazione d'amore.

Nel 1966 Wilma Goich partecipa al 14° Festival della Canzone Napoletana, esibendosi insieme con Maria Paris & Le Cugine in "Pe' strade 'e Napule", brano yèyè di Maniscalco e Pattaccini. Quell'anno la giovane cantante ligure partecipa anche a Sanremo con "In un fiore" e a "Un disco per l'estate" con "Attenti all'amore".

Torna sul palco dell'Ariston nel 1967, presentando insieme con The Bachelors "Per vedere quanto grande è il mondo"; dopo avere portato a "Un disco per l'estate" la canzone "Se stasera sono qui", scritta da Luigi Tenco, Wilma ottiene un buon successo con "Gli occhi miei" (in gara nel 1968 a Sanremo) e "Finalmente" (proposta nello stesso anno a "Un disco per l'estate"). Nel 1969 la giovane interprete ritorna nuovamente al Festival di Sanremo con "Baci baci baci"; nell'anno successivo, a "Canzonissima" riceve una calda accoglienza con "Presso la fontana".

Dopo aver fondato il due musicale I Vianella insieme con Edoardo Vianello, diventato suo marito nel 1965 (testimoni Teddy Reno, Rita Pavone e Iller Petaccini ed Ennio Morricone), Wilma Goich ottiene un buon successo con "Vojo er canto de 'na canzone" e si classifica terza a "Un disco per l'estate" 1972 con il brano "Semo gente de borgata", scritto da Franco Califano; quest'ultimo è autore anche di "Fijo mio", portata dai Vianella a "Un disco per l'estate" nel 1973. L'anno successivo la manifestazione vede la partecipazione di Vianello e Goich con "Volo di rondine", scritto da Sergio Bardotti e musicato da Amedeo Minghi.

Sempre al 1974 risalgono i 33 giri "Roma parlaje tu", "Homeide" e "Quanto sei Vianella…Roma", mentre nel 1975 vengono registrati "Dai tetti di Roma" e "Vestiti, usciamo", oltre ai 45 giri "L'amici mia/Pazzi noi" e "Vestiti usciamo/Guarda". Dopo avere inciso "Napoli vent'anni dopo", "Storie d'amore" e "Compleanno", (e i 45 giri "Anvedi chi c'è/Importante" e "Cybernella/Con te bambino"), alla fine degli anni Settanta l'amore tra Wilma e Edoardo finisce, e così termina anche il loro sodalizio artistico.

Nel 1981 la cantante registra il disco "To Wilma G7", all'interno del quale è presente una cover di una canzone degli Abba, "The winner takes it all", intitolata "E allora prendi e vai". A cavallo tra la fine degli anni Ottanta e l'inizio degli anni Novanta la Goich è protagonista di "Una rotonda sul mare", gara canora trasmessa su Canale 5 dove si esibisce con "Se stasera sono qui", "Ho capito che ti amo" e "In un fiore". Nel 1990, inoltre, è al fianco di Mike Bongiorno, Franco Nisi, Tony De Vita e Illy Reale in "Tris", gioco a quiz che sostituisce "Bis".

Nel 1994 torna al Festival di Sanremo: non da solista, ma all'interno del gruppo Squadra Italia, nato specificamente per la kermesse dell'Ariston, cantando "Una vecchia canzone italiana". Nella stagione 1996/97 torna in televisione facendo parte del cast di "Domenica In", programma in onda su Raiuno che vede anche la partecipazione di Betty Curtis e Jimmy Fontana.

Nel 2008, dopo una candidatura alle elezioni amministrative per il Comune di Roma saltata all'ultimo momento (avrebbe dovuto entrare nelle liste de La Destra), sale suo malgrado agli onori della cronaca dichiarando di essere vittima di strozzinaggio da parte di alcuni usurai ai quali aveva chiesto poche migliaia di euro per aiutare la figlia. Nel 2011, dopo essere stata ospite della trasmissione di Raiuno "I migliori anni", ha un ruolo da protagonista in "Noi che… Gli anni migliori", commedia musicale di Carlo Conti in scena a Roma al Teatro Salone Margherita; l'anno successivo registra un nuovo disco, "Se questo non è amore", per KlasseUno Edizioni.

Nel 2014, mentre viene annunciato il ritorno sulle scene dei Vianella, si torna a parlare di Wilma Goich nuovamente per un caso di usura di cui sarebbe stata vittima da parte di tre persone che le avrebbero prestato 10mila euro applicando un tasso di interesse mensile del 20%.

5. Biografia di Günter Grass

Da un certo punto di vista
16 ottobre 1927
13 aprile 2015

Chi è Gunter Grass?


Lo scrittore Günter Grass nasce a Danzica (oggi Gdansk, Polonia) il giorno 16 ottobre 1927. I genitori sono casciubi che lavorano come commercianti nella Libera Città di Danzica (lo stato semi-indipendente fondato da Napoleone Bonaparte). I guadagni della drogheria dei genitori permettono a Günter di frequentare la scuola superiore. All'età di 15 anni il giovane cerca di arruolarsi nella marina del Terzo Reich. Solo dopo aver ricevuto la lettera di coscrizione si rende conto che avrebbe invece indossato l'uniforme delle SS.

Günter Grass nel 1945 viene Ferito in servizio e catturato dagli statunitensi, finendo in un campo di prigionia.

Nei due anni successivi lavora in una miniera e impara a scolpire. Per molti anni studierà scultura e grafica, dapprima a Düsseldorf, poi a Berlino.

Sia sposa nel 1954 e divorzia nel 1978 per unirsi nuovamente in matrimonio l'anno dopo. Il suo primo lavoro letterario, "Il tamburo di latta", esce nel 1959 ed è subito un successo che lo fa conoscere anche a livello internazionale. Dal 1960 si stabilisce a Berlino, tuttavia trascorre buona parte del suo tempo nella regione del Schleswig-Holstein. In campo politico ha un ruolo attivo nell'SPD, il partito socialdemocratico tedesco, appoggiando Willy Brandt. Molto attivo anche nel movimento pacifista Günter Grass visita Calcutta per sei mesi.

Dal 1983 e fino al 1986 è presidente dell'Accademia delle arti di Berlino. In occasione della caduta del muro di Berlino, Grass dichiara che sarebbe stato meglio tenere le due Germanie divise, perché una nazione unita avrebbe ripreso inevitabilmente il suo ruolo belligerante. Dopo questi avvenimenti storici, abbandona la sua missione politica di riforme socialiste graduali e adotta una filosofia dell'azione diretta, ispirata ai movimenti studenteschi del 1968.

Per la sua opera letteraria riceve nel tempo numerosi premi internazionali, tra i quali il Premio Grinzane Cavour nel 1992, fino al più prestigioso e importante, il premio Nobel per la Letteratura, nel 1999. La letteratura di Grass è comunemente inserita nel movimento artistico del Geschichtsaufarbeitung, movimento diffuso in Germania ed Austria che descrive la riflessione critica sul periodo nazista ed in particolar modo sull'Olocausto.

A Brema viene in seguito creata una fondazione a nome di Günter Grass, con lo scopo di stabilire una collezione centralizzata delle sue opere, con speciale attenzione alle sue molte letture personali, ai suoi video e film. Esiste inoltre a Lubecca un museo a lui dedicato che comprende un archivio e una biblioteca.

Tra le ultime fatiche letterarie di Grass ricordiamo "Sbucciando la cipolla", un'autobiografia che ha fatto molto discutere, sopratutto per il capitolo in cui racconta la sua gioventù durante gli ultimi anni del nazismo.

Günter Grass è morto a Lubecca all'età di 87 anni il 13 aprile 2015.

Opere principali di Günter Grass

1959: Il tamburo di latta
1961: Gatto e topo
1963: Anni da cani
1968: Lettere oltre il confine (un dialogo con lo scrittore ceco Pavel Kohout sulla "Primavera di Praga")
1977: Il rombo
1986: La ratta
1995: É una lunga storia (un romanzo sulla riunificazione)
1999: Il mio secolo
2002: Al passo del gambero
2006: Sbucciando la cipolla

6. Biografia di Angela Lansbury

Non solo gialli
16 ottobre 1925

Chi è Angela Lansbury?


Quando si parla di Angela Lansbury ci si riferisce ad una delle più raffinate e sensibili attrici cinematografiche, teatrali e televisive del secolo scorso. Interprete di eccezionale talento, in oltre cinquant'anni di carriera l'attrice si è distinta per una solare e delicata bellezza, una toccante sensibilità interpretativa, una raffinata ironia ed una classe innata.

Angela Brigid Lansbury nasce a Londra, in Inghilterra, il 16 ottobre 1925: può essere definita figlia d'arte, in quanto la madre è una nota attrice irlandese, mentre il nonno un leader del partito laburista inglese. Il padre, Edgar Lansbury, muore quando Angela ha solo nove anni.

Appassionata di teatro sin da ragazza, decide di diventare un'attrice, e così frequenta la "Webber-Douglas School of Singing and Dramatic Art", e successivamente la "Feagin School of Drama and Radio". Nel 1939, in seguito all'invasione tedesca durante la Seconda Guerra Mondiale, la giovane e bella Angela si trasferisce negli Stati Uniti.

Nel 1944 le viene offerta l'occasione di debuttare sullo schermo in "Angoscia" (Gaslight) di George Cukor, accanto ad Ingrid Bergman, in cui, seppur ancora molto giovane, dimostra già un buon temperamento nell'interpretare il ruolo dell'arrogante e meschina servetta. Per questo primo ruolo cinematografico Angela Lansbury riceve addirittura una nomination all'Oscar.

Successivamente sarà impegnata prevalentemente in ruoli di ragazze graziose e sommesse o di donne mature e decise: tra i ruoli di questo genere ricordiamo quello della spavalda proprietaria di un saloon nel musical "Le ragazze di Harvey" (The Harvey Girls, 1946) di George Sidney, con Judy Garland; della promessa sposa dell'erculeo Sansone destinata ad una brutta fine nel kolossal storico "Sansone e Dalila" (Samson and Delilah, 1949) di Cecil B. DeMille; dell'affascinante e malinconica amante di un burbero proprietario terriero nell'amaro "La lunga estate calda" (The Long, Hot Summer, 1958) di Martin Ritt, con Paul Newman e Orson Welles.

Ricordiamo anche il ruolo della remissiva proprietaria di un salone di bellezza nel cupo "Il buio in cima alle scale" (The Dark at the Top of the Stairs, 1960) di Delbert Mann; dell'onnipresente e influente madre di un eroe di guerra (interpretato da Frank Sinatra) nell'angoscioso "Và e uccidi" (The Manchurian Candidate, 1962) di John Frankenheimer, per cui riceve una nomination all'Oscar; della gioviale signora che alcuni bambini scoprono essere un'apprendista strega nel disneyano "Pomi d'ottone e manici di scopa" (Bedknobs and Broomsticks, 1971) di Robert Stevenson; e della nonna le cui favole alterano la fantasia della nipotina nello stravagante horror "In compagnia dei lupi" (The Company of Wolves, 1984) di Neil Jordan.

Partecipa anche agli adattamenti di due celebri gialli di Agatha Christie, quali "Assassinio sul Nilo" (Death on the Nile, 1978) di John Guillermin, insieme a divi del calibro di Peter Ustinov e Bette Davis, e "Assassinio allo specchio" (The Mirror Crack'd, 1980) di Guy Hamilton, in cui interpreta il celebre personaggio di Miss Marple.

Angela Lansbury svolge anche un'intensa e trionfale carriera teatrale: dal 1971 al 1982 lavora a Londra, poi a New York, dove riceve ben quattro Tony Awards in sedici anni di lavoro, recitando in musical e commedie. Il suo maggior successo teatrale è certamente "Mame", commedia musicale di Jerry Herman, in cui impersona con garbo e ironia un'eccentrica e spensierata signora degli anni '20, alle prese col suo timido nipotino di dieci anni. Il ruolo del titolo, peraltro rifiutato da Mary Martin e, pare, da altre quaranta attrici, rende Angela Lansbury una star di Broadway, e il musical avrà ben 1508 repliche, più quattro compagnie di giro negli Usa, più Londra, più vari revival, compreso uno in cui la l'attrice riprende brevemente il ruolo nel 1983.

Ma l'interpretazione che la consacrerà ad attrice di fama internazionale, sarà quella della famosissima serie televisiva "La signora in giallo" (Murder, She Wrote), che la CBS manda in onda per la prima volta il 30 settembre 1984. L'episodio pilota riscuote talmente successo, che si darà subito inizio ad una serie che diverrà in breve l'appuntamento settimanale per milioni di americani. Qui interpreta il personaggio di Jessica B. Fletcher, una scrittrice di gialli tanto gentile e garbata quanto arguta e perspicace, sempre impegnata nel risolvere intricati casi in cui, suo malgrado, si trova implicata.

In questa occasione Angela Lansbury ha l'opportunità di riconfermare tutto il suo garbato brio recitativo, e la sua insuperabile raffinatezza. Questa stupenda esperienza televisiva, che porta alla Lansbury una grandissima fama e numerosi riconoscimenti, termina nel 1996, dopo 264 episodi e dodici anni di meritatissimi successi.

Negli anni seguenti, sempre sulla scia del successo de "La signora in giallo", vengono realizzati diversi film televisivi, che vedono l'attrice impegnata nuovamente nel ruolo dell'arguta scrittrice-detective, come "La signora in giallo - Vagone letto con omicidio" (Murder, She Wrote: South by Southwest, 1997) e "La signora in giallo - La ballata del ragazzo perduto" (Murder, She Wrote: The Celtic Ridde, 2003), entrambi diretti da Anthony P. Shaw.

Angela Lansbury ha avuto due mariti: il primo è stato l'attore Richard Cromwell, col quale è stata sposata per poco meno di un anno, mentre il secondo è stato Peter Shaw, ex dirigente della Metro Goldwyn Mayer, che l'attrice ha sposato nel 1949 e col quale è rimasta felicemente legata per ben cinquantatre anni, fino alla morte dell'uomo sopraggiunta nel gennaio del 2003. Dal suo secondo matrimonio Angela Lansbury ha avuto due figli, Anthony Peter e Deidre Angela. Oltre a recitare, Angela Lansbury si è prestata diverse volte come doppiatrice, per dare voce a personaggi di cartoni animati come quello di Mrs. Potts, la mamma-teiera nel capolavoro della Disney, "La Bella e la Bestia" (Beauty and the Beast, 1991).

Nel 2014 riceve l'Oscar alla carriera.

7. Biografia di Dorando Pietri

Senza una vittoria
16 ottobre 1885
7 febbraio 1942

Chi è Dorando Pietri?


Dorando Pietri nasce a Mandrio, frazione di Correggio (Reggio Emilia), il 16 ottobre 1885, terzo di quattro fratelli nati da Desiderio Pietri e Teresa Incerti. Il 22 ottobre 1897 la famiglia si trasferisce a Carpi (Modena) dove Desiderio Pietri apre un negozio di frutta e verdura.

A 14 anni Dorando inizia a lavorare come garzone ed apprendista nella pasticceria Roma, al civico 42 della piazza centrale. Uomo minuto, di bassa statura (159 centimetri), nel tempo libero si dedica alla bicicletta o alla corsa a piedi. Nel 1903 si iscrive alla società sportiva Ginnastica "La Patria".

Nel mese di settembre del 1904 ad una gara di atletica che si tiene proprio a Carpi, tra i partecipanti è presente Pericle Pagliani, il più famoso podista italiano dell'epoca. Si racconta che Dorando Pietri, attirato dall'evento, si sia messo a correre dietro Pagliani, con ancora gli abiti da lavoro addosso, ed abbia retto il suo passo fino all'arrivo. Qualche giorno dopo Pietri fa il suo esordio in una competizione ufficiale, correndo i 3000 metri a Bologna: arriva secondo.

L'anno successivo arrivano i primi successi, sia in Italia come all'estero: il più importante tra questi è la 30 chilometri di Parigi, vinta da Pietri con un distacco di 6 minuti sul secondo classificato.

Il 2 aprile 1906, con il tempo di 2 ore e 48 minuti, Dorando Pietri è il vincitore della maratona di qualificazione per i Giochi Olimpici intermedi, che si sarebbero svolti in estate ad Atene. Purtroppo nella gara di Atene sarà costretto a ritirarsi per problemi intestinali al 24° chilometro, quando era al comando con 5 minuti di vantaggio sul gruppo inseguitore.

Nel 1907 consegue numerose vittorie tra le quali i titoli dei 5000 metri ai Campionati italiani (con il primato nazionale di 16'27"2) e dei 20 chilometri. Dorando Pietri è la figura italiana simbolo del fondo, in grado di vincere dal mezzofondo alla maratona, temuto anche dai rivali della scena internazionale.

Il 1908 è l'anno delle Olimpiadi di Londra, evento per il quale Dorando Pietri si è preparato per molti mesi. Il 7 luglio corre una maratona di 40 chilometri che si tiene nella sua Carpi: vince in 2 ore e 38 minuti - prestazione mai ottenuta prima in Italia - guadagnandosi il posto nella squadra italiana di atletica.

La maratona olimpica si sarebbe corsa solo pochi giorni dopo, il 24 luglio. In questa occasione, per la prima volta, il percorso sarebbe stato di 42,195 chilometri (distanza che verrà riconosciuta ufficiale a partire dal 1921): la corsa doveva originariamente partire dal Castello di Windsor e finire allo Stadio Olimpico, con un percorso di 26 miglia esatte (pari a circa 41.843 metri) a cui gli organizzatori aggiunsero 385 yarde (ossia circa 352 metri), in modo da porre la linea di arrivo davanti al palco reale.

Alla partenza, in una giornata insolitamente calda per il clima inglese, vi sono 56 atleti; tra questi vi sono due italiani, Umberto Blasi e Dorando Pietri, quest'ultimo con il numero 19 sul petto, maglietta bianca e calzoncini rossi.

Alle 14.33 la principessa del Galles dà il via. Un terzetto di inglesi si porta subito al comando della corsa, imponendo un'andatura elevata. Pietri si mantiene nelle retrovie, con l'intenzione di conservare le energie per la seconda parte di gara. Verso la metà della corsa inizia la sua progressione che gli permette di rimontare via via numerose posizioni. Al 32° chilometro è secondo, a quattro minuti di distanza dal leader della corsa, il sudafricano Charles Hefferon. Quest'ultimo entra in crisi e Pietri aumenta ulteriormente il ritmo per recuperare il distacco. Al 39° chilometro raggiunge e supera Hefferon.

Mancano ormai un paio di chilometri all'arrivo, quando Pietri si trova a fare i conti con la disidratazione dovuta al caldo e con l'enorme dispendio di energia consumato durante la rimonta. La stanchezza gli fa perdere lucidità e quando arriva all'ingresso dello stadio sbaglia strada.

I giudici lo fanno tornare indietro, ma Dorando Pietri cade esanime. Per rialzarsi è necessario l'aiuto dei giudici. Ma Pietri, ormai stremato, fatica a reggersi in piedi per terminare gli ultimi passi.

Sono solo 200 i metri che lo dividono dal traguardo. Gli oltre 75.000 spettatori dello stadio vivono questo momento drammatico con il fiato sospeso, in grande trepidazione per l'italiano.

Sulla pista attorno a Pietri ci sono i giudici di gara e alcuni medici rapidamente accorsi per soccorrerlo. Pietri cade altre quattro volte, e ad ogni caduta riceve un aiuto a rialzarsi. Continua ad avanzare barcollando verso l'arrivo: finalmente taglia il traguardo, totalmente esausto, sorretto da un giudice e da un medico (il tempo finale registrato sarà di 2 ore 54'46"4 su, dei quali quasi dieci minuti occorsi per percorrere gli ultimi 500 metri). Oltre il traguardo Pietri, svenuto, viene portato fuori dalla pista con l'aiuto di una barella.

La squadra americana presenta immediatamente un reclamo per l'aiuto ricevuto da Pietri. Il reclamo viene accolto: Pietri è squalificato e cancellato dall'ordine di arrivo della gara. La medaglia d'oro viene assegnata allo statunitense Johnny Hayes.

Il dramma di Dorando Pietri avrebbe commosso tutti gli spettatori dello stadio: quasi a compensarlo della mancata medaglia olimpica, la regina Alessandra lo premierà con una coppa d'argento dorato. A proporre l'assegnazione del riconoscimento sarebbe stato lo scrittore Arthur Conan Doyle che era presente a bordo campo per redigere la cronaca della gara per il Daily Mail; il resoconto del giornalista-scrittore terminerà con le parole: "La grande impresa dell'italiano non potrà mai essere cancellata dagli archivi dello sport, qualunque possa essere la decisione dei giudici".

Successivamente Conan Doyle suggerirà al Daily Mail di conferire un premio in danaro a Pietri, sotto forma di sottoscrizione per permettergli l'apertura di una panetteria una volta rientrato in Italia. La proposta otterrà successo e arrriverà a raccogliere trecento sterline (lo stesso Doyle avviò la raccolta donando cinque sterline).

Il racconto della sfortunata impresa di Pietri avrebbe immediatamente fatto il giro del mondo, consegnando alla storia dello sport questo episodio unico e drammatico. Dorando Pietri diviene una celebrità, in Italia e all'estero, famoso per non avere vinto. Le sue gesta colpiscono la fantasia del compositore Irving Berlin, che gli dedica una canzone intitolata "Dorando".

La mancata vittoria olimpica sarebbe divenuta la chiave del successo dell'italiano: Pietri riceve presto un lauto ingaggio per una serie di gare-esibizione negli Stati Uniti. Il 25 novembre 1908, al Madison Square Garden di New York, va in scena la rivincita tra Pietri e Hayes. Gli spettatori accorsi sono ventimila, mentre altre diecimila persone rimangono fuori a causa dell'esaurimento dei posti.

I due atleti si sfidano in pista sulla distanza della maratona, e dopo aver corso testa a testa per quasi tutta la gara, alla fine Pietri riesce a vincere staccando Hayes negli ultimi 500 metri, per l'immensa gioia degli immigrati di origine italiana presenti. Anche la seconda sfida, disputata il 15 marzo 1909, viene vinta dall'italiano.

Durante la trasferta in America Pietri parteciperà a 22 gare, con distanze variabili dalle 10 miglia alla maratona, vincendone 17.

Rientrato in Italia nel maggio 1909 prosegue l'attività agonistica per altri due anni. La sua ultima maratona è quella di Buenos Aires, corsa il 24 maggio 1910, dove Pietri chiude con il suo primato personale, 2h 38'48"2.

La gara d'addio in Italia si svolge il 3 settembre 1911 a Parma: una 15 chilometri, vinta agevolmente. Corre la sua ultima gara all'estero il 15 ottobre dello stesso anno (il giorno prima del suo 26° compleanno), a Göteborg (Svezia), concludendo con l'ennesima vittoria.

In tre anni di professionismo e 46 gare alle spalle, Dorando Pietri ha guadagnato oltre 200.000 lire solo con i premi, che assieme alla diaria settimanale di 1250 lire, costituivano una cifra enorme per l'epoca. Pietri investe i suoi guadagni in un'attività alberghiera assieme al fratello: come imprenditore tuttavia non avrà gli stessi risultati ottenuti nello sport. Dopo il fallimento dell'hotel si trasferisce a Sanremo dove apre un'autorimessa.

Muore all'età di 56 anni, il giorno 7 febbraio 1942, a causa di un attacco cardiaco.

8. Biografia di Tim Robbins

16 ottobre 1958

Chi è Tim Robbins?


Tim Robbins, il cui nome completo è Timothy Francis Robbins, nasce il 16 ottobre 1958 a West Covina, in California, ultimo di quattro figli di una famiglia cattolica di origini irlandesi. Trasferitosi da piccolo al Greenwich Village di New York al seguito del padre Gil, celebre cantante folk del gruppo The Highwaymen, esordisce nel mondo dello spettacolo entrando a far parte, a soli dodici anni, di Theater for the New City, compagnia teatrale d'avanguardia in cui rimane per ben sette anni. Dopo avere frequentato la Stuyvesant High School, scuola di arte drammatica, segue per due anni le lezioni della State University of New York di Plattsburgh; quindi, si sposta a Los Angeles, dove si iscrive alla UCLA e, per mantenersi agli studi, lavora come cameriere.

Laureatosi nel 1981, insieme con alcuni compagni di softball e di studio fonda una compagnia di teatro sperimentale, la Actors' Gang. Quindi, ottiene le prime parti al cinema: nel 1984 è diretto da David Fisher in "Toy Soldiers" e da Jerry Schatzberg in "Una cotta importante", mentre l'anno successivo prende parte a "Sacco a pelo a tre piazze", di Rob Reiner, e "Dal College… con furore!", di James Frawley.

Dopo aver partecipato al grande successo di Tony Scott "Top Gun", al fianco di Tom Cruise, e aver recitato per Willard Huyck in "Howard… e il destino del mondo", nel 1987 trova dietro la macchina da presa Tony Bill in "Dentro la grande mela". E' però il 1988 a consacrare Tom Robbins a livello internazionale, grazie al film "Bull Durham - Un gioco a tre mani". La pellicola cambia la sua vita, non solo grazie al successo professionale che gli garantisce, ma anche perché gli permette di conoscere, sul set, Susan Sarandon, che sarà la sua compagna di vita per oltre vent'anni (i due si separeranno nel 2009).

Nel frattempo Tim Robbins ottiene un ottimo successo anche a teatro, in qualità di regista, visto che la Actors' Gang non ha interrotto la sua attività. Al cinema recita per Bill Fishman in "Tapeheads - Teste matte" e per Thomas Schlamme in "Regina senza corona". Dopo aver fatto parte del cast di "Allucinazione perversa" e di "Cadillac Man", ha l'occasione di lavorare con due big di Hollywood come Spike Lee e Robert Altman: per il primo in "Jungle fever", e per il secondo in "I protagonisti", film che gli vale anche il riconoscimento di migliore attore al Festival del Cinema di Cannes.

È il 1992, anno in cui l'interprete californiano debutta anche come regista cinematografico con un falso documentario satirico, intitolato "Bob Roberts", che mette in scena un candidato senatore conservatore e populista. L'esordio viene ben accolto dalla critica e dagli spettatori, al punto che una casa discografica gli propone di pubblicare un disco per sfruttare la scia del successo: egli, comunque, rifiuta sia per rispetto nei confronti dei veri cantanti e musicisti (come suo padre) sia perché ritiene, al momento, di non avere nulla da dire sotto forma di canzone. Tornato a lavorare con Altman per "America oggi", nel 1994 Tim Robbins è protagonista di "Le ali della libertà" (con Morgan Freeman), pellicola tratta da un racconto di Stephen King, mentre l'anno seguente scrive e dirige "Dead Man Walking - Condannato a morte", con protagonista Susan Sarandon, sua compagna di allora. Il film, basato su una storia realmente accaduta, ottiene tra l'altro una candidatura agli Oscar per il migliore regista (mentre la Sarandon si aggiudica la statuetta come migliore attrice), ed è una denuncia tremenda ed emozionante contro la pena di morte, frutto dell'impegno politico che anima il regista.

Tornato a recitare al cinema in "Niente da perdere", di Steve Oedekerk, nell'ottobre del 1997 Robbins viene inserito dall'"Empire Magazine" al sessantesimo posto nella lista delle prime cento star del cinema di tutti i tempi; quindi, compare in "Arlington Road - L'inganno" prima di far parte del cast della commedia di Jay Roach "Austin Powers - La spia che ci provava". E' il 1999, anno in cui Tim Robbins doppia un episodio dei "Simpson". In seguito, torna sul grande schermo con Brian De Palma in "Mission to Mars", e con Stephen Frears in "Alta fedeltà". Dopo "S.Y.N.A.P.S.E. - pericolo in rete", di Peter Howitt, nel 2003 l'attore appare in "Codice 46", di Michael Winterbottom, ma soprattutto in "Mystic River", diretto da Clint Eastwood, per un'interpretazione che gli vale un Oscar come migliore attore non protagonista (con i suoi 196 centimetri di altezza è, curiosamente, il più alto vincitore di sempre).

Nel 2005 dirige "Embedded", film uscito in DVD nel quale è anche attore: la pellicola, che parla della guerra in Iraq iniziata due anni prima, è tratta da uno spettacolo teatrale dello stesso Robbins. Dopo aver preso parte a "La guerra dei mondi", di Steven Spielberg, e a "La vita segreta delle parole", di Isabel Coixet, nel 2006 Tim recita in "Tenacious D e il destino del rock", per la regia di Liam Lynch. Dirige, inoltre, un adattamento teatrale del romanzo di George Orwell "1984", scritto da Michael Gene Sullivan: lo spettacolo viene messo in scena dall'Actors' Gang al The Ivy Substation di Culver City, in California, e in seguito viene proposto anche ad Atene, all'Hong Kong Arts Festival e al Melbourne International Festival.

Robbins regala poi un cameo a Helen Hunt per "Quando tutto cambia" ed è tra i protagonisti di "The lucky ones - Un viaggio inaspettato", di Neil Burger, al fianco di Rachel McAdams. Nel 2010 pubblica il disco "Tim Robbins & The Rogues Gallery Band", una raccolta di canzoni scritte in oltre venticinque anni, mentre l'anno successivo recita in "Lanterna verde", di Martin Campbell, dove interpreta il senatore Hammons, padre del protagonista (negativo) del film Hector.

Lavora, quindi, a "Thanks for sharing", di Stuart Blumberg, e nello stesso periodo dirige due episodi di "Treme", serie televisiva in onda sulla HBO che racconta le vite interconnesse di un gruppo di persone di New Orleans in seguito all'Uragano Katrina. Nel 2013 è membro della giuria della 63esima edizione del Festival del Cinema di Berlino e lavora al film "Man under", di cui è regista, e che lo vede recitare al fianco di Chloe Grace Moretz e Michelle Pfeiffer.

9. Biografia di Casey Stoner

Gas spalancato, per chilometri e chilometri
16 ottobre 1985

Chi è Casey Stoner?


Casey Stoner nasce il 16 ottobre 1985 a Kurri-Kurri, piccola cittadina del Nuovo Galles del Sud, in Australia (nella lingua aborigena il nome della cittadina significa "l'inizio"). A soli 3 anni si appropria della PeeWee 50cc della sorella maggiore anch'essa campionessa di moto. Successivamente si trasferisce nel Queensland dove inizierà la sua carriera agonistica.

A 4 anni il piccolo Casey corre la sua prima gara di Dirt Track, nella categoria minori di 9 anni, ad Hatchers, nella Gold Coast. A 6 anni vince il suo primo titolo australiano. Da questo momento in poi tutta la sua vita si dividerà unicamente tra allenamenti, viaggi e gare: dai 6 ai 14 anni viaggia accompagnato dal padre Colin, che lo segue in qualità di meccanico, dalla madre Bronwyn, sua insegnante, e dalla sorella; Casey Stoner gareggia in tutti gli stati australiani.

Non è ancora adolescente e ha già conquistato oltre 40 titoli australiani di Dirt e Long Track, a cui si aggiungono oltre 70 titoli statali ottenuti in cinque categorie diverse, in competizioni di sette round ciascuna. Con un rapido riassunto si arriva a un impressionante totale di 35 gare corse ogni week end! In un'occasione è riuscito a vincere proprio 32 gare su 35.

La gare in pista gli sono precluse in Australia perchè il limite legale sono i 16 anni di età, così quando Casey compie 14 anni la famiglia decide di trasferirsi in Europa. Mentore di Casey Stoner è il pluricampione Mick Doohan e grazie al suo aiuto debutta in pista.

Nel 2000 prende parte ad alcune manche del campionato di Spagna 125cc; poi, in Inghilterra, trova il necessario supporto economico per affrontare un campionato. Al termine della sua prima stagione vince il titolo inglese del Campionato Aprilia 125cc.

Mentre gareggia nelle due gare del Campionato Spagnolo 125cc, Casey Stoner viene notato da Alberto Puig, che lo ingaggia nel team Telefonica Movistar 125cc per disputare il Campionato Spagnolo 125cc dell'anno seguente. Nel 2001 corre sia nella serie inglese sia in quella spagnola e, nonostante non abbia disputato diverse gare a causa di un infortunio, arriva secondo in entrambi i campionati.

Sempre nel 2001 corre come wild card nel mondiale 125cc in Inghilterra ed in Australia arrivando rispettivamente 18° e 12°.

Il manager italiano Lucio Cecchinello prende Stoner sotto la sua ala protettrice nel 2002 offrendogli un posto nelle 250cc. Appena sedicenne Stoner diventa il più giovane pilota a qualificarsi sulle prime due file di un GP 250cc.

Nel 2003, forse non completamente convinto dell'esperienza, decide di scendere di categoria, nella squadra LCR, con una Aprilia factory sempre nel Team di Cecchinello. Alla fine del campionato sarà ottavo assoluto.

A 18 anni (nel 2004) passa alla KTM, sempre nella classe 125cc, dove contribuisce in maniera determinante allo sviluppo del progetto della casa austriaca, alla quale regala anche la prima vittoria mondiale, nel GP di Assen. Finirà il mondiale al quinto posto.

Nel 2005 Casey Stoner torna nel team LCR per guidare l'Aprilia ufficiale 250cc. Lotta per il titolo con Dani Pedrosa e sale sul podio dieci volte, cinque delle quali sul gradino più alto (Portogallo, Shanghai, Qatar, Sepang e Istanbul); alla fine del campionato arriverà secondo.

Casey Stoner approda alla classe regina nel 2006, ad appena vent'anni di età, sempre vestendo i colori del team LCR di Lucio Cecchinello. Si dimostra subito velocissimo. E' solo alla sua seconda gara in MotoGp, in Qatar, quando realizza la pole position in Turchia; lotta per la vittoria fino all'ultima curva, e conclude al secondo posto, a 2 decimi dal vincitore Marco Melandri.

Nel suo anno d'esordio in MotoGp è ottavo assoluto ma dimostra di essersi inserito perfettamente tra i top rider della classe regina, della quale è il pilota più giovane; a causa delle frequenti cadute qualcuno gli affibbia il soprannome di "Rolling Stoner".

All'inizio del 2007, a 22 anni non ancora compiuti, sposa Adriana Tuchyna (di 18 anni). Adriana segue Casey in ogni Gran Premio, in giro per il mondo. I due si sono conosciuti proprio ad una gara quando lei, quindicenne, gli aveva chiesto un autografo tirandosi su la maglietta e facendosi firmare la pancia. La neo-famiglia Stoner si è poi trasferita nel principato di Monaco dove risiedono vicino alla casa dell'amico pilota Troy Bayliss e della moglie Kim. Talvolta i due, quando i rispettivi impegni lo consentono, si allenano insieme in bicicletta sulle colline del Principato.

Nel 2007 Casey Stoner veste i colori rossi della Ducati, correndo al fianco del veterano Loris Capirossi. Nei test invernali è spesso tra i più veloci dimostrando di essersi adattato rapidamente alla Desmosedici GP7 e alle gomme Bridgestone. Durante il campionato ottiene risultati clamorosi, inanellando otto vittorie e tre podi: viene consacrato campione del mondo sul circuito di Motegi il 23 settembre, con tre gare di anticipo.

Nel 2008 partecipa al campionato MotoGp ancora in sella alla Desmosedici. In Qatar vince con un primo posto che gli aggiudica i primi 25 punti. La stagione lo vede darsi battaglia con Valentino Rossi per il titolo. Alla fine del campionato dovrà cedere lo scettro all'italiano e alla sua Yamaha R1.

L'annata 2010 è brillante ma le diverse cadute fanno sì che Stoner concluda il campionato, vinto da Jorge Lorenzo, al quarto posto. Per il campionato del 2011 lascia la Ducati per montare in sella a una rinnovata e promettente Honda. Ed è sulla nuova moto che ottiene un nuovo titolo mondiale: si laurea campione a casa sua, in Australia, nel mese di ottobre 2011, partendo dalla pole position e vincendo il gran premio a due gare dalla fine del campionato.

Durante il campionato successivo, nel mese di maggio del 2012, dichiara a sorpresa di voler abbandonare la moto GP a fine stagione.

10. Biografia di Oscar Wilde

Arte per l'arte
16 ottobre 1854
30 novembre 1900

Chi è Oscar Wilde?


Oscar Fingal O' Flahertie Wills Wilde nacque a Dublino il 16 Ottobre 1854. Suo padre William era un rinomato chirurgo e uno scrittore versatile; sua madre Jane Francesca Elgée, una poetessa e un'accesa nazionalista irlandese.

Il futuro scrittore dopo aver frequentato il prestigioso Trinity College a Dublino e il Magdalen College, divenne presto popolare per la sua lingua sferzante, per i suoi modi stravaganti e per la versatile intelligenza.

Ad Oxford, dove fra l'altro vinse il premio Newdigate con il poema "Ravenna", conobbe due fra i maggiori intellettuali del tempo, Pater e Ruskin, che lo introdussero alle più avanzate teorie estetiche e che affinarono il suo gusto artistico.

Nel 1879 soggiorna a Londra dove inizia a scrivere occasionalmente saggi giornalistici e pubblicare poemi. Nel 1881 escono i "Poems" che ebbero in un anno ben cinque edizioni. La sua chiarezza, il suo brillante modo di conversare, il suo ostentato stile di vita ed il suo stravagante modo di vestirsi fecero di lui una delle figure più salienti degli affascinanti circoli londinesi. Un tour di lettura durato un anno negli Stati Uniti incrementò la sua fama e gli diede l'opportunità di formulare meglio la sua teoria estetica che ruota intorno al concetto di "arte per l'arte".

Nel 1884, ritornato a Londra dopo aver trascorso un mese a Parigi, sposa Costance Lloyd: un matrimonio più di facciata che dettato dal sentimento. Wilde è difatti omosessuale e vive questa condizione con enorme disagio, soprattutto a causa della soffocante morale vittoriana che imperava nell'Inghilterra del tempo. La costruzione di cartapesta eretta da Oscar Wilde non poteva però durare a lungo e infatti, dopo la nascita dei suoi figli Cyryl e Vyvyan, si separa dalla moglie a causa dell'insorgere della sua prima vera relazione omosessuale.

Nel 1888 pubblica la sua prima collezione di storie per ragazzi "Il principe felice e altre storie", mentre tre anni dopo compare il suo unico romanzo, "Il ritratto di Dorian Gray", capolavoro che gli diede fama imperitura e per cui è conosciuto ancora oggi. L'aspetto peculiare del racconto, oltre alle varie invenzioni fantastiche (come quella del ritratto ad olio che invecchia al posto del protagonista), è che Dorian possiede indubbiamente molti dei tratti caratteristici dello scrittore, cosa che non mancò di scatenare l'ira dei critici, i quali ravvedevano nella prosa di Wilde i caratteri della decadenza e della disgregazione morale.

Nel 1891, il suo "annus mirabilis", pubblica il secondo volume di favole "La casa dei melograni" e "Intenzioni" una collezione di saggi comprendente il celebre "La decadenza della menzogna". Nello stesso anno stende per la famosa attrice Sarah Bernhardt il dramma "Salomé", scritto in Francia e fonte ancora una volta di grave scandalo. Il tema è quello della forte passione ossessiva, particolare che non poteva non attivare gli artigli della censura britannica, che ne proibisce la rappresentazione.

Ma la penna di Wilde sa colpire in più direzioni e se le tinte fosche le sono familiari, nondimeno si esprime al meglio anche nel ritratto sarcastico e sottilmente virulento. La patina di amabilità è anche quella che vernicia uno dei suoi più grandi successi teatrali: il brillante "Il ventaglio di Lady Windermere", dove, sotto l'apparenza leggiadra e il fuoco di fila delle battute, si nasconde la critica al vetriolo alla società vittoriana. La stessa che faceva la fila per vedere la commedia.

Galvanizzato dai successi, lo scrittore produce una quantità considerevole di pregevoli opere. "Una donna senza importanza" torna alle tematiche scottanti (avendo a che fare con lo sfruttamento sessuale e sociale delle donne), mentre "Un marito ideale" è incentrato nientemeno che sulla corruzione politica. La sua vena umorisitca esplode nuovamente con l'accattivante "L'importanza di chiamarsi Ernesto", un'altra stilettata al cuore dell'ipocrita morale corrente.

Questi lavori vennero definiti come perfetti esempi della "commedy of manners", grazie alle loro illustrazioni delle maniere e della morale dell'affascinante e un po' frivola società del tempo.

Ma la società vittoriana non era così disposta a farsi prendere in giro e soprattutto a veder svelate le sue contraddizioni in maniera così palese e sarcastica. A partire dal 1885, la scintillante carriera dello scrittore e la sua vita privata vennero dunque distrutte. Già dal 1893 la sua amicizia con Lord Alfred Douglas, detto Bosie, mostra la sua pericolosità procurandogli non pochi fastidi e suscitando scandalo agli occhi della buona società. Due anni dopo viene appunto processato per il reato di sodomia.

Entrato in carcere viene processato anche per bancarotta, i suoi beni sono messi all'asta mentre sua madre muore poco dopo.

Viene condannato per due anni ai lavori forzati; è durante il periodo del carcere che scrive una delle sue opere più toccanti "De profundis", che non è altro che una lunga lettera indirizzata al mai dimenticato Bosie (il quale nel frattempo si era allontanato non poco dal compagno, quasi abbandonandolo).

Sarà il vecchio amico Ross, l'unico presente fuori dal carcere ad attenderlo al momento della scarcerazione, a tenerne una copia e a farla pubblicare, come esecutore testamentario, trent'anni anni dopo la morte di Wilde.

L'ultima opera, scritta dopo un riavvicinamento a Bosie, è "Ballata del carcere di Reading" che termina nel 1898 dopo essere uscito di prigione, durante un soggiorno a Napoli. Tornato a Parigi apprende della morte della moglie e, dopo un paio d'anni di spostamenti sempre insieme all'amato Bosie, il 30 novembre del 1900 Oscar Wilde muore di meningite.