Ripasso della Scuola di Ministero Teocratico | settimana che inizia il 26 ottobre 2015.

Ripasso della Scuola di Ministero Teocratico: informazioni per studio personale

Le seguenti domande saranno considerate alla Scuola di Ministero Teocratico della settimana che inizia il 26 ottobre 2015.

1. In che modo il brano di 2 Re 13:18, 19 illustra l’importanza di servire Dio con tutto il cuore e con zelo? [7 set., w10 15/4 p. 26 par. 11]

(2 Re 13:18, 19) E proseguì, dicendo: “Prendi le frecce”. Allora [le] prese. Disse quindi al re d’Israele: “Colpisci a terra”. Colpì dunque tre volte e si fermò. 19 E l’uomo del [vero] Dio si indignò contro di lui; perciò disse: “Bisognava colpire cinque o sei volte! In tal caso avresti certamente abbattuto la Siria fino al punto di finirla, ma ora abbatterai la Siria tre volte”.

***w10 15/4 pp. 26-27 State seguendo pienamente il Cristo?***

11. Quale episodio biblico illustra l’importanza di servire Dio di tutto cuore e con zelo?
11 Per spiegare ulteriormente l’importanza di essere zelanti nel servizio che rendiamo a Dio soffermiamoci su un episodio della vita di Ioas, re di Israele. Preoccupato di fronte alla possibilità che Israele fosse conquistato dalla Siria, Ioas si recò piangendo da Eliseo. Il profeta gli disse di aprire la finestra, di impugnare l’arco e di tirare una freccia in direzione della Siria, per indicare che Geova avrebbe concesso a Israele la vittoria contro quella nazione. Questo avrebbe dovuto rinfrancare il re. Quindi Eliseo disse a Ioas di prendere le sue frecce e colpire a terra. Ioas colpì il suolo tre volte. Vedendo questo Eliseo si indignò, perché colpire il suolo cinque o sei volte avrebbe significato ‘abbattere la Siria fino al punto di finirla’. Ioas avrebbe perciò conseguito solo tre vittorie parziali. Avendo dimostrato scarso zelo, Ioas ebbe solo un successo limitato. (2 Re 13:14-19) Cosa possiamo imparare da questo episodio? Geova ci benedirà riccamente solo se compiamo la sua opera di tutto cuore e con zelo.
par. 11 (2 Re 13:14-19) Riguardo a Eliseo, si era ammalato dell’infermità della quale doveva morire. Ioas re d’Israele scese dunque da lui e piangeva sulla sua faccia e diceva: “Padre mio, padre mio, carro da guerra d’Israele e suoi cavalieri!” 15 Ed Eliseo gli diceva: “Prendi un arco e delle frecce”. Si prese dunque un arco e delle frecce. 16 Ed egli diceva al re d’Israele: “Impugna l’arco”. Pertanto l’impugnò, dopo di che Eliseo pose le sue mani sulle mani del re. 17 Quindi disse: “Apri la finestra ad oriente”. E l’aprì. Infine Eliseo disse: “Tira!” E tirò. Egli ora disse: “Freccia di salvezza di Geova, sì, freccia di salvezza contro la Siria! E certamente abbatterai la Siria ad Afec fino al punto di finirla”. 18 E proseguì, dicendo: “Prendi le frecce”. Allora [le] prese. Disse quindi al re d’Israele: “Colpisci a terra”. Colpì dunque tre volte e si fermò. 19 E l’uomo del [vero] Dio si indignò contro di lui; perciò disse: “Bisognava colpire cinque o sei volte! In tal caso avresti certamente abbattuto la Siria fino al punto di finirla, ma ora abbatterai la Siria tre volte”.

2. Chi regnava in Israele quando Giona servì come profeta, e sulla base di quanto è scritto in 2 Re 14:23-25 cosa comprendiamo riguardo al ministero di Giona? [7 set., w09 1/1 p. 25 par. 4]

(2 Re 14:23-25) Nel quindicesimo anno di Amazia figlio di Ioas re di Giuda, Geroboamo figlio di Ioas re d’Israele divenne re a Samaria per quarantuno anni. 24 E continuò a fare ciò che era male agli occhi di Geova. Non si allontanò da tutti i peccati di Geroboamo figlio di Nebat, con i quali egli aveva fatto peccare Israele. 25 Fu lui a ristabilire la linea di confine d’Israele dall’entrata di Amat fino al mare dell’Araba, secondo la parola di Geova l’Iddio d’Israele che parlò per mezzo del suo servitore Giona figlio di Amittai, il profeta che era di Gat-Hefer.

***w09 1/1 p. 25 Imparò dai suoi errori***

Troviamo alcune informazioni su chi fosse Giona in 2 Re 14:25. Proveniva da Gat-Hefer, a soli quattro chilometri da Nazaret, città in cui circa otto secoli dopo crebbe Gesù Cristo.* Giona fu profeta mentre Geroboamo II era re del regno delle dieci tribù di Israele. L’epoca di Elia era passata da un pezzo ed Eliseo, suo successore, era morto durante il regno del padre di Geroboamo. Per quanto Geova si fosse servito di quegli uomini per cancellare l’adorazione di Baal, ancora una volta Israele si stava allontanando da Dio volontariamente. Il paese era a quel tempo sotto l’influenza di un re che “continuò a fare ciò che era male agli occhi di Geova”. (2 Re 14:24) Pertanto l’opera compiuta da Giona non dovette essere né semplice né piacevole. Ciò nonostante, egli la compì fedelmente.
(2 Re 14:25) Fu lui a ristabilire la linea di confine d’Israele dall’entrata di Amat fino al mare dell’Araba, secondo la parola di Geova l’Iddio d’Israele che parlò per mezzo del suo servitore Giona figlio di Amittai, il profeta che era di Gat-Hefer.
(2 Re 14:24) E continuò a fare ciò che era male agli occhi di Geova. Non si allontanò da tutti i peccati di Geroboamo figlio di Nebat, con i quali egli aveva fatto peccare Israele.
par. 7 Il fatto che Giona fosse originario di una città della Galilea è degno di nota, dato che a proposito di Gesù i farisei affermarono con arroganza: “Scruta e vedi che nessun profeta dev’essere suscitato dalla Galilea”. (Giovanni 7:52) Stando a molti traduttori e studiosi, quella dei farisei era una generalizzazione con cui stavano asserendo che dall’umile Galilea non era mai venuto alcun profeta né mai ne sarebbe venuto uno. Se le cose stanno così, quegli uomini non stavano tenendo conto né della storia né delle profezie. — Isaia 9:1, 2.
(Giov. 7:52) Rispondendo, gli dissero: “Non sei anche tu della Galilea, vero? Scruta e vedi che nessun profeta dev’essere suscitato dalla Galilea”.
(Isa. 9:1, 2) Comunque, l’oscurità non sarà come quando il paese fu nella costrizione, come nel tempo precedente quando uno trattò con disprezzo il paese di Zabulon e il paese di Neftali e quando nel tempo posteriore uno [lo] fece onorare: la via presso il mare, nella regione del Giordano, Galilea delle nazioni. 2 Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una gran luce. In quanto a quelli che dimoravano nel paese della profonda ombra, la luce stessa ha rifulso su di loro.

3. In che modo Acaz dimostrò di non avere fiducia nella parola di Dio dichiarata attraverso il profeta Isaia, e quale domanda potremmo farci prima di prendere importanti decisioni? (2 Re 16:7). [14 set.,w13 15/11 p. 17 par. 5]

(2 Re 16:7) Acaz mandò dunque messaggeri a Tiglat-Pileser re d’Assiria, dicendo: “Sono tuo servitore e tuo figlio. Sali e salvami dalla palma della mano del re di Siria e dalla palma della mano del re d’Israele, che si levano contro di me”.

***w13 15/11 p. 17 ‘Sette pastori, otto duchi’ oggi***

5. Quale decisione insensata prese il re Acaz?
5 Mentre Israele e Siria erano impegnate nel conflitto con Giuda, anche un’altra nazione, particolarmente bellicosa, aveva mire espansioniste sulla regione. Si trattava della nascente potenza mondiale assira. Stando alle parole di Isaia 8:3, 4, l’Assiria avrebbe portato via “le risorse di Damasco e le spoglie di Samaria” prima di attaccare il regno meridionale di Giuda. Anziché confidare in ciò che Dio aveva detto tramite Isaia, l’infedele Acaz strinse un disastroso accordo con gli assiri, che alla fine portò Giuda sotto il loro giogo (2 Re 16:7-10). Acaz avrebbe dovuto proteggere il suo popolo, invece dimostrò di essere un vero fallimento come pastore di Giuda. Chiediamoci: “Quando devo prendere delle decisioni importanti, di chi mi fido: di Geova o degli uomini?” (Prov. 3:5, 6).
par. 5 (Isa. 8:3, 4) Quindi mi accostai alla profetessa, ed essa rimase incinta e a suo tempo partorì un figlio. Geova ora mi disse: “Mettigli nome Maher-Shalal-Hash-Baz,4 poiché prima che il ragazzo sappia chiamare: ‘Padre mio!’ e: ‘Madre mia!’ si porteranno le risorse di Damasco e le spoglie di Samaria davanti al re d’Assiria”.
par. 5 (2 Re 16:7-10) Acaz mandò dunque messaggeri a Tiglat-Pileser re d’Assiria, dicendo: “Sono tuo servitore e tuo figlio. Sali e salvami dalla palma della mano del re di Siria e dalla palma della mano del re d’Israele, che si levano contro di me”. 8 Acaz prese pertanto l’argento e l’oro che si trovavano nella casa di Geova e nei tesori della casa del re e mandò un regalo al re d’Assiria. 9 Allora il re d’Assiria lo ascoltò e il re d’Assiria salì a Damasco e la catturò e ne condusse [il popolo] in esilio a Chir, e mise Rezin a morte.10 Quindi il re Acaz andò incontro a Tiglat-Pileser re d’Assiria a Damasco, e vedeva l’altare che era a Damasco. Il re Acaz mandò dunque a Urija il sacerdote il disegno dell’altare e il suo modello, in quanto a tutta la sua fattura.
par. 5 (Prov. 3:5, 6) Confida in Geova con tutto il tuo cuore e non ti appoggiare al tuo proprio intendimento. 6 In tutte le tue vie riconoscilo, ed egli stesso renderà diritti i tuoi sentieri.

4. Quale tattica impiegata da Rabsache viene utilizzata dai nemici dell’odierno popolo di Dio, e quale qualità può aiutarci a respingere il loro falso ragionamento? (2 Re 18:22, 25). [14 set., w10 15/7 p. 13 parr. 3-4]

(2 Re 18:22) E nel caso che voi mi diciate: ‘Abbiamo confidato in Geova nostro Dio’, non è egli colui del quale Ezechia ha eliminato gli alti luoghi e gli altari, mentre dice a Giuda e a Gerusalemme: ‘Vi dovete inchinare davanti a questo altare in Gerusalemme’?”’
(2 Re 18:25) Ora è senza autorizzazione di Geova che sono salito contro questo luogo per ridurlo in rovina? Geova stesso mi ha detto: ‘Sali contro questo paese, e lo devi ridurre in rovina’”.

***w10 15/7 p. 13 “Non aver timore. Io stesso di sicuro ti aiuterò”***

Rabsache ricorse al ragionamento capzioso nel tentativo di seminare dubbi, dicendo fra l’altro: “Non è [Geova] colui del quale Ezechia ha eliminato gli alti luoghi e gli altari? . . . Geova stesso mi ha detto: ‘Sali contro questo paese, e lo devi ridurre in rovina’”. (2 Re 18:22, 25) Rabsache sostenne dunque che Geova non avrebbe combattuto per il suo popolo perché ne era scontento. Questo però non era affatto vero. Geova si compiaceva di Ezechia e degli ebrei che erano tornati alla vera adorazione. — 2 Re 18:3-7.
Nei nostri giorni può succedere che persecutori astuti diano qualche informazione veritiera per conquistarsi la fiducia dei fratelli, ma poi aggiungano subdolamente delle menzogne nella speranza di seminare dubbi. Per esempio, a volte hanno detto a fratelli e sorelle detenuti che un fratello che ricopriva una posizione di responsabilità nel loro paese era sceso a compromessi e che perciò anche loro avrebbero potuto fare altrettanto e abiurare la loro fede. Tuttavia, ragionamenti del genere non suscitano dubbi nei cristiani che hanno discernimento.
(2 Re 18:22) E nel caso che voi mi diciate: ‘Abbiamo confidato in Geova nostro Dio’, non è egli colui del quale Ezechia ha eliminato gli alti luoghi e gli altari, mentre dice a Giuda e a Gerusalemme: ‘Vi dovete inchinare davanti a questo altare in Gerusalemme’?”’
(2 Re 18:25) Ora è senza autorizzazione di Geova che sono salito contro questo luogo per ridurlo in rovina? Geova stesso mi ha detto: ‘Sali contro questo paese, e lo devi ridurre in rovina’”.
(2 Re 18:3-7) Ed egli continuò a fare ciò che era retto agli occhi di Geova, secondo tutto ciò che aveva fatto Davide suo antenato. 4 Fu lui ad eliminare gli alti luoghi e a spezzare le colonne sacre e a tagliare il palo sacro e a frantumare il serpente di rame che Mosè aveva fatto; poiché fino a quei giorni i figli d’Israele gli avevano fatto di continuo fumo di sacrificio, ed era chiamato l’idolo del serpente di rame. 5 Egli confidò in Geova l’Iddio d’Israele; e dopo di lui non ci fu nessuno simile a lui fra tutti i re di Giuda, nemmeno [fra] quelli che erano stati prima di lui. 6 Ed egli si teneva stretto a Geova. Non si scostò dal seguirlo, ma continuò a osservare i comandamenti che Geova aveva comandato a Mosè. 7 E Geova mostrò d’essere con lui. Dovunque uscisse, agiva con prudenza; e si ribellava contro il re d’Assiria e non lo serviva.

5. In che modo l’esempio di umiltà di Giosia può aiutarci a trarre maggior beneficio dalla lettura e dallo studio della Bibbia? (2 Re 22:19, 20). [21 set., w00 1/3 p. 30 par. 2]

(2 Re 22:19, 20) per la ragione che il tuo cuore si è intenerito così che ti sei umiliato a causa di Geova nell’udire ciò che ho pronunciato contro questo luogo e contro i suoi abitanti [perché] divenga oggetto di stupore e una maledizione, e ti sei quindi strappato le vesti e piangevi dinanzi a me, io, sì, io ho udito”, è l’espressione di Geova. 20 “Perciò, ecco, ti raccolgo presso i tuoi antenati, e certamente sarai raccolto nel tuo proprio cimitero in pace, e i tuoi occhi non guarderanno tutta la calamità che farò venire su questo luogo”’”. E portavano la risposta al re.

***w00 1/3 p. 30 Ricercate Geova con un cuore preparato***

L’umiltà è essenziale per avere un cuore preparato, perché ci rende ammaestrabili e ci aiuta ad accettare più prontamente i consigli amorevoli e la correzione. Prendete ad esempio il buon re Giosia. Durante il suo regno fu trovato un documento contenente la Legge data da Dio tramite Mosè. Quando Giosia udì le parole della Legge e si rese conto di quanto i suoi padri si fossero allontanati dalla pura adorazione, si strappò le vesti e pianse dinanzi a Geova. Come mai il suo cuore fu toccato così profondamente dalla Parola di Dio? Il racconto dice che il suo cuore ‘si era intenerito’, così che egli si umiliò udendo le parole di Geova. Geova notò che Giosia aveva un cuore umile e ricettivo e perciò lo benedisse. — 2 Re 22:11, 18-20.
(2 Re 22:11) E avvenne che appena il re ebbe udito le parole del libro della legge, immediatamente si strappò le vesti.
(2 Re 22:18-20) E in quanto al re di Giuda che vi manda a interrogare Geova, gli dovete dire questo: ‘Geova l’Iddio d’Israele ha detto questo: “Riguardo alle parole che hai udito,19 per la ragione che il tuo cuore si è intenerito così che ti sei umiliato a causa di Geova nell’udire ciò che ho pronunciato contro questo luogo e contro i suoi abitanti [perché] divenga oggetto di stupore e una maledizione, e ti sei quindi strappato le vesti e piangevi dinanzi a me, io, sì, io ho udito”, è l’espressione di Geova. 20 “Perciò, ecco, ti raccolgo presso i tuoi antenati, e certamente sarai raccolto nel tuo proprio cimitero in pace, e i tuoi occhi non guarderanno tutta la calamità che farò venire su questo luogo”’”. E portavano la risposta al re.

6. In che modo l’archeologia ha confermato l’esistenza dei due re menzionati in 2 Re 25:27-30? [28 set., w12 1/6 p. 5 parr. 2-3]

(2 Re 25:27-30) E avvenne nel trentasettesimo anno dell’esilio di Ioiachin re di Giuda, nel dodicesimo mese, il ventisettesimo giorno del mese, che Evil-Merodac re di Babilonia, nell’anno in cui divenne re, alzò la testa di Ioiachin re di Giuda dalla casa di detenzione; 28 e gli proferiva cose buone, e mise quindi il suo trono più in alto dei troni dei re che erano con lui a Babilonia. 29 E gli tolse le sue vesti da prigioniero; ed egli mangiò pane di continuo davanti a lui per tutti i giorni della sua vita. 30 In quanto alla sua razione, una razione gli era data di continuo da parte del re, quotidianamente come dovuta, per tutti i giorni della sua vita.

***w12 1/6 p. 5 Storia, non leggenda***

UN ESEMPIO. La Bibbia riferisce che “Nabucodonosor re di Babilonia . . . portò Ioiachin [re di Giuda] in esilio a Babilonia”. In seguito “Evil-Merodac re di Babilonia, nell’anno in cui divenne re, alzò la testa di Ioiachin re di Giuda dalla casa di detenzione”. Inoltre “una razione . . . era data di continuo [a Ioiachin] da parte del re, quotidianamente come dovuta, per tutti i giorni della sua vita”. — 2 Re 24:11, 15; 25:27-30.
COS’HANNO SCOPERTO GLI ARCHEOLOGI. Tra le rovine dell’antica Babilonia gli archeologi hanno rinvenuto documenti amministrativi risalenti al regno di Nabucodonosor II. Questi documenti elencano le razioni date ai prigionieri e ad altri che lavoravano a corte. Nelle liste sono inclusi “Yaukin [Ioiachin]”, che era “re del paese di Yahud [Giuda]”, e la sua casa. Che dire della storicità di Evil-Merodac, successore di Nabucodonosor? Su un vaso rinvenuto nei pressi della città di Susa compare questa iscrizione: “Palazzo di Amel-Marduk [Evil-Merodac] re di Babilonia, figlio di Nabucodonosor re di Babilonia”.
(2 Re 24:11) E Nabucodonosor re di Babilonia veniva contro la città, mentre i suoi servitori le ponevano l’assedio.
(2 Re 24:15) Così portò Ioiachin in esilio a Babilonia; e la madre del re e le mogli del re e i suoi funzionari di corte e gli uomini preminenti del paese li portò via come esiliati da Gerusalemme a Babilonia.
(2 Re 25:27-30) E avvenne nel trentasettesimo anno dell’esilio di Ioiachin re di Giuda, nel dodicesimo mese, il ventisettesimo giorno del mese, che Evil-Merodac re di Babilonia, nell’anno in cui divenne re, alzò la testa di Ioiachin re di Giuda dalla casa di detenzione; 28 e gli proferiva cose buone, e mise quindi il suo trono più in alto dei troni dei re che erano con lui a Babilonia. 29 E gli tolse le sue vesti da prigioniero; ed egli mangiò pane di continuo davanti a lui per tutti i giorni della sua vita. 30 In quanto alla sua razione, una razione gli era data di continuo da parte del re, quotidianamente come dovuta, per tutti i giorni della sua vita.

7. Quali tre richieste fece Iabez a Geova, e cosa ci insegna questo riguardo alla preghiera? (1 Cron. 4:9, 10). [5 ott., w10 1/10 p. 23]

(1 Cron. 4:9, 10) E Iabez divenne più onorevole dei suoi fratelli; e fu sua madre a chiamarlo col nome di Iabez, dicendo: “L’ho partorito con dolore”. 10 E Iabez invocava l’Iddio d’Israele, dicendo: “Se immancabilmente mi benedici e in effetti allarghi il mio territorio e la tua mano è realmente con me, e davvero [mi] preservi dalla calamità, affinché essa non mi faccia del male, . . .” Pertanto Dio fece [avverare] ciò che egli aveva chiesto.

***w10 1/10 p. 23 L’“Uditore di preghiera”***

Accostiamoci a Dio
L’“Uditore di preghiera”
1 CRONACHE 4:9, 10
GEOVA DIO esaudisce veramente le preghiere sincere dei suoi devoti adoratori? Quello che la Bibbia dice di Iabez, un uomo di cui si sa poco, mostra che Geova è davvero l’“Uditore di preghiera”. (Salmo 65:2) Il breve passo che lo riguarda è inserito in un contesto che potrebbe sembrare insolito, nel bel mezzo delle genealogie con cui comincia il libro di Primo Cronache. Prendiamo in esame 1 Cronache 4:9, 10.
Tutto ciò che sappiamo di Iabez si trova in questi due versetti. Stando al versetto 9, sua madre lo chiamò “Iabez, dicendo: ‘L’ho partorito con dolore’”.* Perché scelse quel nome? È possibile che il dolore che aveva provato nel darlo alla luce fosse stato particolarmente intenso. O forse era vedova e quindi era addolorata perché il suo bambino veniva al mondo senza un padre. La Bibbia comunque non lo dice. In ogni caso, un giorno questa madre avrebbe avuto motivo d’essere particolarmente orgogliosa del figlio. Può darsi che i fratelli di Iabez fossero brave persone, ma sta di fatto che lui “divenne più onorevole dei suoi fratelli”.
Per Iabez pregare era molto importante. Cominciò la sua preghiera supplicando Dio di benedirlo. Quindi fece tre richieste indicanti che aveva un cuore pieno di fede.
Primo, implorò Dio dicendo: “[Allarga] il mio territorio”. (Versetto 10) Quest’uomo degno d’onore non era un avido che concupiva i possedimenti del suo prossimo. Probabilmente la sua premurosa richiesta aveva a che fare più con le persone che con la terra. Forse chiese che il suo territorio venisse allargato in modo pacifico così da poter accogliere un maggior numero di persone che adoravano il vero Dio.*
Secondo, Iabez supplicò che la “mano” di Dio fosse con lui. La simbolica mano di Dio è la sua potenza operante, per mezzo della quale egli aiuta coloro che lo adorano. (1 Cronache 29:12) Perché le richieste del suo cuore fossero esaudite, Iabez si rivolse all’Iddio la cui mano “non è divenuta troppo corta da non poter” aiutare chi mostra fede in lui. — Isaia 59:1.
E, terzo, Iabez pregò: “[Preservami] dalla calamità, affinché essa non mi faccia del male”. L’espressione “affinché essa non mi faccia del male” può far pensare che Iabez pregasse, non di sfuggire alla calamità, ma di non essere tormentato o sopraffatto dagli effetti del male.
Le parole di Iabez rivelarono che la vera adorazione gli stava a cuore e che aveva fede e fiducia nell’Uditore di preghiera. Quale fu la risposta di Geova? Questo breve racconto termina così: “Pertanto Dio fece avverare ciò che egli aveva chiesto”.
L’Uditore di preghiera non è cambiato. Infatti è felice di udire le preghiere dei suoi adoratori. Chi ripone fede e fiducia in lui può avere questa certezza: “Qualunque cosa chiediamo secondo la sua volontà, egli ci ascolta”. — 1 Giovanni 5:14.
(1 Cron. 4:9, 10) E Iabez divenne più onorevole dei suoi fratelli; e fu sua madre a chiamarlo col nome di Iabez, dicendo: “L’ho partorito con dolore”. 10 E Iabez invocava l’Iddio d’Israele, dicendo: “Se immancabilmente mi benedici e in effetti allarghi il mio territorio e la tua mano è realmente con me, e davvero [mi] preservi dalla calamità, affinché essa non mi faccia del male, . . .” Pertanto Dio fece [avverare] ciò che egli aveva chiesto.
(Sal. 65:2) O Uditore di preghiera, sì, a te verranno persone di ogni carne.
(1 Cron. 4:9, 10) E Iabez divenne più onorevole dei suoi fratelli; e fu sua madre a chiamarlo col nome di Iabez, dicendo: “L’ho partorito con dolore”. 10 E Iabez invocava l’Iddio d’Israele, dicendo: “Se immancabilmente mi benedici e in effetti allarghi il mio territorio e la tua mano è realmente con me, e davvero [mi] preservi dalla calamità, affinché essa non mi faccia del male, . . .” Pertanto Dio fece [avverare] ciò che egli aveva chiesto.
(1 Cron. 4:9) E Iabez divenne più onorevole dei suoi fratelli; e fu sua madre a chiamarlo col nome di Iabez, dicendo: “L’ho partorito con dolore”.
(1 Cron. 4:10) E Iabez invocava l’Iddio d’Israele, dicendo: “Se immancabilmente mi benedici e in effetti allarghi il mio territorio e la tua mano è realmente con me, e davvero [mi] preservi dalla calamità, affinché essa non mi faccia del male, . . .” Pertanto Dio fece [avverare] ciò che egli aveva chiesto.
(1 Cron. 29:12) Le ricchezze e la gloria sono a motivo tuo, e tu domini su ogni cosa; e nella tua mano sono potere e potenza; e nella tua mano è [la capacità] di far grande e di dar forza a tutti.
(Isa. 59:1) Ecco, la mano di Geova non è divenuta troppo corta da non poter salvare, né il suo orecchio è divenuto troppo grave da non poter udire.
(1 Giov. 5:14) E questa è la fiducia che abbiamo verso di lui, che qualunque cosa chiediamo secondo la sua volontà, egli ci ascolta.
par. 5 Il nome Iabez viene da un termine che può significare “dolore”.
par. 7 I Targumim, parafrasi delle Sacre Scritture usate dagli ebrei, rendono così le parole di Iabez: “Benedicimi con figli, e allarga i miei confini con discepoli”.

8. In che modo l’esito della guerra descritto in 1 Cronache 5:18-22 ci rafforza permettendoci di portare avanti con coraggio la nostra guerra spirituale? [12 ott., w05 1/10 p. 9 par. 7]

(1 Cron. 5:18-22) In quanto ai figli di Ruben e ai gaditi e alla mezza tribù di Manasse, di quelli che erano uomini valorosi, che portavano scudo e spada e tendevano l’arco ed erano addestrati alla guerra, ci furono quarantaquattromilasettecentosessanta che andavano alle armi. 19 E facevano guerra agli agareni, e a Ietur e a Nafis e a Nodab. 20 E furono aiutati contro di essi, così che gli agareni e tutti quelli che erano con loro furono dati in mano loro, poiché invocarono l’aiuto di Dio nella guerra, ed egli si lasciò supplicare a loro favore perché confidarono in lui. 21 E catturavano il loro bestiame: i loro cammelli, cinquantamila; e pecore, duecentocinquantamila; e asini, duemila; e anime umane, centomila. 22 Poiché molti erano caduti uccisi, perché il combattimento era da parte del [vero] Dio. E continuarono a dimorare nel loro luogo fino al tempo dell’esilio.

***w05 1/10 p. 9 par. 7 Punti notevoli del libro di Primo Cronache***

5:10, 18-22. Ai giorni del re Saul gli uomini delle tribù a est del Giordano sconfissero gli agareni anche se questi ultimi erano più del doppio di loro. Fu possibile perché gli uomini valorosi di queste tribù ebbero fiducia in Geova e chiesero aiuto a lui. Vorremo confidare pienamente in Geova mentre combattiamo la nostra guerra spirituale contro nemici formidabili. — Efesini 6:10-17.
par. 7 (1 Cron. 5:10) E ai giorni di Saul fecero guerra agli agareni, che caddero per mano loro; e dimorarono dunque nelle loro tende per tutto il paese ad est di Galaad.
par. 7 (1 Cron. 5:18-22) In quanto ai figli di Ruben e ai gaditi e alla mezza tribù di Manasse, di quelli che erano uomini valorosi, che portavano scudo e spada e tendevano l’arco ed erano addestrati alla guerra, ci furono quarantaquattromilasettecentosessanta che andavano alle armi. 19 E facevano guerra agli agareni, e a Ietur e a Nafis e a Nodab.20 E furono aiutati contro di essi, così che gli agareni e tutti quelli che erano con loro furono dati in mano loro, poiché invocarono l’aiuto di Dio nella guerra, ed egli si lasciò supplicare a loro favore perché confidarono in lui. 21 E catturavano il loro bestiame: i loro cammelli, cinquantamila; e pecore, duecentocinquantamila; e asini, duemila; e anime umane, centomila. 22 Poiché molti erano caduti uccisi, perché il combattimento era da parte del [vero] Dio. E continuarono a dimorare nel loro luogo fino al tempo dell’esilio.
par. 7 (Efes. 6:10-17) Infine, continuate ad acquistare potenza nel Signore e nel potere della sua forza. 11 Rivestitevi della completa armatura di Dio affinché possiate star fermi contro le macchinazioni del Diavolo; 12 perché abbiamo un combattimento non contro sangue e carne, ma contro i governi, contro le autorità, contro i governanti mondiali di queste tenebre, contro le malvage forze spirituali [che sono] nei luoghi celesti. 13 Per questo motivo prendete la completa armatura di Dio, affinché possiate resistere nel giorno malvagio e, dopo aver fatto ogni cosa compiutamente, star fermi. 14 State dunque fermi con i lombi cinti di verità, e rivestiti della corazza della giustizia, 15 e con i piedi calzati con la preparazione della buona notizia della pace. 16 Soprattutto, prendete il grande scudo della fede, con cui potrete spegnere tutti i dardi infuocati del malvagio.17 E accettate l’elmo della salvezza, e la spada dello spirito, cioè la parola di Dio,

9. Perché Davide fu in grado di comprendere e rispettare lo spirito della legge di Geova sulla santità del sangue, e cosa dovrebbe spingerci a fare l’esempio di Davide? (1 Cron. 11:17-19). [19 ott., w1215/11 pp. 6-7 parr. 12-14]

(1 Cron. 11:17-19) Dopo un po’ Davide mostrò la sua brama e disse: “Oh potessi avere un sorso d’acqua della cisterna di Betleem, che è alla porta!” 18 Allora i tre si aprirono a forza un varco nel campo dei filistei e attinsero acqua dalla cisterna di Betleem, che è alla porta, e la presero e la portarono a Davide. E Davide non acconsentì a berla, ma la versò a Geova. 19 E diceva: “È impensabile da parte mia, riguardo al mio Dio, far questo! Dovrei io bere il sangue di questi uomini a rischio delle loro anime? Poiché a rischio delle loro anime l’hanno portata”. E non acconsentì a berla. Queste sono le cose che fecero i tre uomini potenti.

***w12 15/11 pp. 6-7 “Insegnami a fare la tua volontà”***

12, 13. Perché Davide versò a terra l’acqua che gli era stata portata da tre dei suoi uomini?
12 Anche la comprensione che Davide aveva dei princìpi su cui si basava la Legge e il suo desiderio di vivere in armonia con essi sono degni di essere imitati. Consideriamo cosa accadde quando espresse il forte desiderio di avere “un sorso d’acqua della cisterna di Betleem”. Tre dei suoi uomini fecero un’incursione nella città, che era occupata dai filistei, e gli portarono l’acqua. Tuttavia “Davide non acconsentì a berla, ma la versò a Geova”. Come mai? Lui stesso spiegò: “È impensabile da parte mia, riguardo al mio Dio, far questo! Dovrei io bere il sangue di questi uomini a rischio delle loro anime? Poiché a rischio delle loro anime l’hanno portata”. — 1 Cron. 11:15-19.
13 Davide conosceva la Legge e sapeva che il sangue non doveva essere consumato come cibo, ma andava versato a Geova. Comprendeva anche perché bisognava farlo: sapeva che “l’anima della carne è nel sangue”. Quella però era acqua, non sangue. Perché Davide si rifiutò di berla? Perché comprendeva il principio su cui si basava quella norma legale. Per lui quell’acqua era preziosa quanto il sangue dei tre uomini, e per questo era impensabile berla. Concluse che doveva versarla a terra. — Lev. 17:11; Deut. 12:23, 24.
14. Cosa aiutò Davide a far suo il punto di vista di Geova?
14 Davide si sforzò di vivere in completa armonia con la legge di Dio. Infatti cantò: “A fare la tua volontà, o mio Dio, mi sono dilettato, e la tua legge è dentro le mie parti interiori”. (Sal. 40:8) Davide studiava la legge di Dio e meditava profondamente su di essa. Confidava nella sapienza dei comandamenti di Geova. Di conseguenza, desiderava moltissimo osservare non solo la lettera ma anche lo spirito della Legge mosaica. Quando studiamo la Bibbia, è saggio che meditiamo su quanto leggiamo e che custodiamo le informazioni nel cuore in modo da capire in ogni circostanza cosa piace a Geova.
par. 12 (1 Cron. 11:15-19) E tre dei trenta capi scendevano alla roccia, da Davide, nella caverna di Adullam, mentre un accampamento dei filistei era accampato nel bassopiano di Refaim. 16 E Davide era allora nel luogo di difficile accesso; e una guarnigione dei filistei era allora a Betleem. 17 Dopo un po’ Davide mostrò la sua brama e disse: “Oh potessi avere un sorso d’acqua della cisterna di Betleem, che è alla porta!” 18 Allora i tre si aprirono a forza un varco nel campo dei filistei e attinsero acqua dalla cisterna di Betleem, che è alla porta, e la presero e la portarono a Davide. E Davide non acconsentì a berla, ma la versò a Geova. 19 E diceva: “È impensabile da parte mia, riguardo al mio Dio, far questo! Dovrei io bere il sangue di questi uomini a rischio delle loro anime? Poiché a rischio delle loro anime l’hanno portata”. E non acconsentì a berla. Queste sono le cose che fecero i tre uomini potenti.
par. 13 (Lev. 17:11) Poiché l’anima della carne è nel sangue, e io stesso ve l’ho messo sull’altare per fare espiazione per le anime vostre, perché è il sangue che fa espiazione mediante l’anima [in esso].
par. 13 (Deut. 12:23, 24) Soltanto sii fermamente risoluto a non mangiare il sangue, perché il sangue è l’anima e tu non devi mangiare l’anima con la carne. 24 Non lo devi mangiare. Devi versarlo sul suolo come acqua.
par. 14 (Sal. 40:8) A fare la tua volontà, o mio Dio, mi sono dilettato, E la tua legge è dentro le mie parti interiori.

10. Cosa trascurò di fare Davide quando tentò di portare l’arca del patto a Gerusalemme, e quale importante insegnamento possiamo trarre da questo racconto? (1 Cron. 15:13). [26 ott., w03 1/5 pp. 10-11 parr. 11-13]

(1 Cron. 15:13) Poiché la prima volta non la portaste, Geova nostro Dio irruppe contro di noi, in quanto non lo ricercammo secondo la consuetudine”.

***w03 1/5 pp. 10-11 “Dov’è Geova?”: Ve lo chiedete?***

“Continuate ad assicurarvi”
11. Perché abbiamo bisogno di applicare Efesini 5:10?
11 La vera adorazione richiede più che simboleggiare la propria dedicazione con l’immersione in acqua, assistere alle adunanze di congregazione e partecipare al ministero pubblico. È qualcosa che coinvolge tutto il nostro modo di vivere. Ogni giorno siamo soggetti a pressioni — alcune subdole, altre più evidenti — che potrebbero allontanarci dal sentiero che è in armonia con la santa devozione. Come le affronteremo? Scrivendo ai cristiani fedeli di Efeso l’apostolo Paolo li esortò: “Continuate ad assicurarvi di ciò che è accettevole al Signore”. (Efesini 5:10) Che sia saggio farlo è indicato da molte situazioni riportate nelle Scritture.
12. Perché Geova si dispiacque quando Davide fece trasferire a Gerusalemme l’arca del patto?
12 Dopo che l’arca del patto era stata riportata in Israele ed era rimasta per tanti anni a Chiriat-Iearim, il re Davide volle trasferirla a Gerusalemme. Consultò i capi del popolo e disse che l’Arca sarebbe stata trasferita ‘se fosse sembrato bene a loro e fosse stato accettevole a Geova’. Ma non si informò bene su qual era la volontà di Geova al riguardo. Se l’avesse fatto l’Arca non sarebbe mai stata caricata su un carro. Sarebbe stata trasportata a spalla dai leviti cheatiti, secondo le chiare istruzioni di Dio. Benché Davide interrogasse spesso Geova, in questa occasione non lo fece nel modo appropriato. Le conseguenze furono disastrose. In seguito Davide ammise: “Geova nostro Dio irruppe contro di noi, in quanto non lo ricercammo secondo la consuetudine”. — 1 Cronache 13:1-3; 15:11-13; Numeri 4:4-6, 15; 7:1-9.
13. Quale incoraggiamento troviamo in un cantico che fu cantato quando l’Arca fu spostata con successo?
13 Quando infine i leviti presero l’Arca dalla casa di Obed-Edom e la portarono a Gerusalemme fu cantato un cantico composto da Davide. Conteneva questo sentito incoraggiamento: “Ricercate Geova e la sua forza, cercate di continuo la sua faccia. Ricordate i meravigliosi atti che ha compiuto, i suoi miracoli e le decisioni giudiziarie della sua bocca”. — 1 Cronache 16:11, 12.
(Efes. 5:10) Continuate ad assicurarvi di ciò che è accettevole al Signore;
par. 11 (Efes. 5:10) Continuate ad assicurarvi di ciò che è accettevole al Signore;
par. 12 (1 Cron. 13:1-3) E Davide si consultava con i capi delle migliaia e delle centinaia e con ogni condottiero; 2 e Davide diceva a tutta la congregazione d’Israele: “Se vi sembra bene ed è accettevole a Geova nostro Dio, mandiamo [messaggeri] ai nostri fratelli che sono restati in tutti i paesi d’Israele e con loro [ai] sacerdoti e [ai] leviti nelle loro città con pascoli, affinché si radunino presso di noi. 3 E riportiamo presso di noi l’arca del nostro Dio”. Poiché non ne avevano avuto cura ai giorni di Saul.
par. 12 (1 Cron. 15:11-13) Per di più, Davide chiamò Zadoc e Abiatar i sacerdoti, e i leviti Uriel, Asaia e Gioele, Semaia ed Eliel e Amminadab, 12 e diceva loro: “Voi siete i capi dei padri dei leviti. Santificatevi, voi e i vostri fratelli, e dovete far salire l’arca di Geova l’Iddio d’Israele al luogo che le ho preparato. 13 Poiché la prima volta non la portaste, Geova nostro Dio irruppe contro di noi, in quanto non lo ricercammo secondo la consuetudine”.
par. 12 (Num. 4:4-6) “Questo è il servizio dei figli di Cheat nella tenda di adunanza. È qualcosa di santissimo: 5 E Aaronne e i suoi figli devono entrare quando il campo sta per partire, e devono smontare la cortina della portiera e devono coprire con essa l’arca della testimonianza. 6 E devono mettere su di essa una copertura di pelli di foca e stendervi sopra un panno tutto turchino e mettervi le sue stanghe.
par. 12 (Num. 4:15) “E Aaronne e i suoi figli devono finire di coprire il luogo santo e tutti gli utensili del luogo santo quando il campo sta per partire, e dopo ciò i figli di Cheat entreranno per portarli, ma non devono toccare il luogo santo affinché non muoiano. Queste cose sono il carico dei figli di Cheat nella tenda di adunanza.
par. 12 (Num. 7:1-9) Ora avvenne il giorno in cui Mosè finì di erigere il tabernacolo che ungeva e santificava esso e tutti i suoi arredi e l’altare e tutti i suoi utensili. Così li unse e li santificò. 2 Quindi i capi principali d’Israele, i capi della casa dei loro padri, fecero una presentazione, essendo essi i capi principali delle tribù e stando sui registrati, 3 e portarono la loro offerta dinanzi a Geova, sei carri coperti e dodici bovini, un carro per due capi principali e un toro per ciascuno; e li presentarono dinanzi al tabernacolo. 4 A ciò Geova disse a Mosè: 5 “Accettali da loro, poiché devono servire per compiere il servizio della tenda di adunanza, e li devi dare ai leviti, a ciascuno in proporzione al suo proprio servizio”. 6 Mosè accettò dunque i carri e i bovini e li diede ai leviti. 7 Due carri e quattro bovini li diede ai figli di Gherson in proporzione al loro servizio, 8 e quattro carri e otto bovini li diede ai figli di Merari in proporzione al loro servizio, sotto la mano di Itamar figlio di Aaronne il sacerdote. 9 Ma ai figli di Cheat non ne diede, perché su di essi era il servizio del luogo santo. Essi facevano il loro trasporto a spalla.
par. 13 (1 Cron. 16:11, 12) Ricercate Geova e la sua forza, Cercate di continuo la sua faccia. 12 Ricordate i meravigliosi atti che ha compiuto, I suoi miracoli e le decisioni giudiziarie della sua bocca,

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