Biografie di personaggi famosi e storici nato il 5 settembre


Biografie di personaggi famosi e storici

Biografie di personaggi famosi nella storia e celebrità

Sommario:

1. Tommaso Campanella
2. Cavallo Pazzo
3. Werner Herzog
4. Jesse James
5. Michael Keaton
6. Leonardo
7. Marianna Madia
8. Madre Teresa di Calcutta
9. Goffredo Mameli
10. Freddie Mercury
11. Gregorio Paltrinieri
12. Charles Péguy
13. Re Luigi XIV
14. Clay Regazzoni
15. Raquel Welch


Biografia di Tommaso Campanella

Verso il pensiero moderno
5 settembre 1568
21 maggio 1639

Chi è Tommaso Campanella?


Giovanni Domenico Campanella, con Giordano Bruno e Bernardino Telesio, è considerato uno degli anticipatori della moderna filosofia; il suo pensiero è simbolo storico convenzionale del passaggio tra Medioevo ed era moderna.

Nasce in Calabria, a Stilo, il 5 settembre 1568. Figlio di un calzolaio povero e senza istruzione, Campanella è un ragazzo prodigio. A tredici anni entra nell'ordine dei domenicani e arriva a prendere gli Ordini Domenicani non ancora quindicenne, con il nome di frà Tommaso in onore di San Tommaso d'Aquino. Porta a termine con successo gli studi ma al tempo stesso legge, sia pur di nascosto autori quali Erasmo, Ficino e Telesio.

Le idee in fatto di religione e l'interesse per le arti magiche lo costringono a fuggire da Napoli dove studiava con Della Porta. Si ritrova inquisito dal Tribunale ecclesiastico così lascia il convento per dirigersi a Roma prima, poi a Firenze e infine Padova, dove entra in contatto con Galileo.

Accusato di eresia viene rinchiuso in carcere ma riesce a ritornare nella sua città natale; nel 1599 tenta di organizzare un'insurrezione contro il dominio spagnolo e di gettare le basi per una profonda riforma religiosa. Anche in questa occasione viene arrestato e condannato; riesce tuttavia a salvarsi dalle torture fingendosi pazzo.

Non può però evitare il carcere dove Campanella rimane rinchiuso, a Napoli, per ben ventisette anni; in questo lungo periodo di prigionia continua a scrivere, specialmente di filosofia.

Compone un'opera dedicata a Galileo, di cui Campanella apprezza molto il lavoro ed il pensiero.

Nel 1626 riacquista una parte di libertà: esce dal carcere, ma deve rimanere a Roma sotto il controllo del Sant'Uffizio.

Per disposizione di papa Urbano VIII questo vincolo viene in seguito eliminato; nel 1633 viene di nuovo

accusato di eresia e di propaganda antispagnola. Decide quindi di rifugiarsi a Parigi dove trova protezione dal Cardinale Richelieu. Si dedica alla pubblicazione dei suoi scritti; finanziato dal re, passa il resto dei suoi giorni al convento parigino di Saint-Honoré. Il suo ultimo lavoro sarà un poema celebrante la nascita del futuro Luigi XIV ("Ecloga in portentosam Delphini nativitatem"). Una delle sue più note opere è "La Città del Sole", opera di carattere utopistico in cui, rifacendosi a Platone e all'Utopia di Tommaso Moro, descrive una città ideale.

Tommaso Campanella muore a Parigi il 21 maggio 1639.

Biografia di Cavallo Pazzo

Anno di nascita: 1844
5 settembre 1877

Chi è Cavallo Pazzo?


Cavallo Pazzo (il cui nome in lingua originale lakota è, a seconda delle traslitterazioni, Tȟašúŋke Witkó , Tashunka Uitko o Tashunka Witko) nasce probabilmente nel 1844 nelle Black Hills (in lingua lakota, Paha Sapa). Il suo nome, in realtà, vorrebbe dire precisamente "Il suo cavallo è pazzo", anche se la dizione "Cavallo pazzo" è ormai universalmente e storicamente utilizzata. Suo papà, a sua volta nominato Cavallo Pazzo (e più tardi Waglula, dopo aver ceduto il proprio nome al figlio), appartiene alla tribù degli Oglala, mentre sua madre, Rattling Blanket Woman, è una Minneconjou.

Conosciuto anche con il nome di Ricciuto, soprattutto negli anni della gioventù, in virtù dei suoi capelli molto ricci (evento piuttosto raro, tra i nativi americani, così come il loro colore molto chiaro), sopravvive alla distruzione del suo villaggio (dove viveva nell'accampamento di Lakota insieme con il suo fratello più piccolo, High Horse, e un cugino, Piccola Aquila) messa in atto dai soldati federali, e in conseguenza di quell'evento decide di mettersi alla guida dei Sioux Oglala per resistere alle uccisioni dei nativi compiute dai militari statunitensi.

Partecipa quindi al conflitto conosciuto come "Massacro di Grattan", che porta i Sioux a uccidere le forze dell'esercito statunitense. Dopo aver assistito alla morte di Conquering Bear, leader dei Lakota, Cavallo Pazzo inizia ad avere delle visioni. Suo padre Waglula lo porta in quello che oggi è conosciuto come Sylvan Lake, nel South Dakota, e qui entrambi si siedono per una richiesta di visione, una hemblecha: un'aquila con la coda rossa li conduce su una collina, dove tutti e due hanno diverse visioni.

Durante gli ultimi anni Cinquanta e i primi anni Sessanta dell'Ottocento, la reputazione di Cavallo Pazzo come guerriero cresce esponenzialmente, così come la sua fama tra i Lakota, al punto che le sue gesta vengono riportate nei racconti e tramandate di generazione in generazione. Il suo primo assassinio coinvolge un membro degli Shoshoni che aveva ucciso una donna Lakota; a esso seguono numerose battaglie contro i nemici tradizionali: gli Arikara, i Piedi Neri, i Pawnee, gli Shoshoni e i Crow. Nel 1864, dopo che la Third Colorado Cavalry ha decimato le tribù degli Arapaho e dei Cheyenne nel massacro del Sand Creek, Minneconjou e Oglala si alleano con loro contro l'esercito degli Stati Uniti. Cavallo Pazzo prende parte alla Battaglia di Platte Bridge e alla Battaglia di Red Buttes, che hanno luogo nel luglio del 1865. In quello stesso periodo, in virtù della sua abilità in battaglia, egli viene nominato Ogle Tanka Un, cioè un leader in guerra.

Il 2 agosto del 1867 è uno dei protagonisti della Wagon Box Fight, che va in scena vicino a Fort Phil Kearny. Il conflitto, però, si rivela perdente per i Lakota, complice la differenza tra le armi dei due schieramenti. Nell'autunno di quell'anno, Cavallo Pazzo invita Black Buffalo Woman ad accompagnarlo in una caccia al bufalo nell'area di Slim Buttes. Black Buffalo Woman è la moglie di No Water, conosciuto come uomo dedito all'alcol (ai tempi, i Lakota permettevano alle donne di divorziare dai propri mariti in qualsiasi momento, a patto che esse si trasferissero con un altro uomo o semplicemente esponessero gli oggetti del marito fuori dal loro alloggio). No Water si trova lontano dall'accampamento nel momento in cui sua moglie e Cavallo Pazzo vanno a caccia: li rintraccia, però, nell'area di Slim Buttes, trovandoli dentro un tipi (o tepee, le tipiche tende indiane). Dopo uno scontro a fuoco in cui Cavallo Pazzo viene salvato dal cugino Touch the Clouds, No Water fugge a cavallo. Gli anziani della tribù convincono Cavallo Pazzo a evitare spargimenti di sangue, e così egli abbandona i propositi di vendetta; prosegue invece la sua storia d'amore con No Water, che, come ricompensa per l'affronto, gli regala tre cavalli. Egli, tuttavia, deve rinunciare al titolo di Shirt Wearer, visto che si è legato alla moglie di un altro uomo.

Insieme con Toro Seduto, Cavallo Pazzo è alla guida degli oltre mille guerrieri che il 25 giugno 1876, nella battaglia di Little Bighorn, hanno la meglio sui cavalleggeri dell'esercito guidato da George Custer. Tuttavia, il successo degli indiani dura poco, perché i federali, immediatamente ripresisi dal colpo, ottengono nuove vittorie in quello stesso anno. E così Cavallo Pazzo il 6 maggio 1877, dopo aver comandato novecento Oglala ormai in fuga e stremati dalla fame, si consegna al comandante di Fort Robinson, il tenente Philo Clark: muore a pochi minuti dalla mezzanotte del 5 settembre, a circa trentasette anni, dopo essere stato colpito da una baionetta. Ma sui motivi della sua uccisione circolano versioni differenti: alcune fanno riferimento ai colpi sparati da un soldato armato; altre sostengono che, dopo aver abbandonato senza autorizzazione la riserva allo scopo di portare sua moglie - ormai malata - dai genitori, egli sia stato arrestato dal Generale George Crook, che aveva paura che tornasse a combattere: dapprima Cavallo Pazzo non si sarebbe opposto alla cattura, ma dopo aver capito che sarebbe stato destinato a una prigione, avrebbe iniziato a ribellarsi alle guardie, e sarebbe stato colpito da William Gentiles, un soldato semplice che lo avrebbe ucciso mentre veniva trattenuto dal suo vecchio amico Piccolo Grande Uomo, membro della polizia indiana che lo stava accompagnando.

A prescindere dalle ragioni della sua morte, da quel momento la figura leggendaria di Cavallo Pazzo entra nel mito, in America come nel resto del mondo.

Biografia di Werner Herzog

Nuovo cinema tedesco
5 settembre 1942

Chi è Werner Herzog?


Werner Herzog, il cui vero nome è Werner H. Stipetic, nasce il 5 settembre del 1942 a Monaco di Baviera, figlio di Dietrich ed Elisabeth, entrambi biologi. Abbandonato dal padre a pochi anni mentre è in corso la Seconda Guerra Mondiale, si trasferisce con la madre da Monaco a Sachrang, un piccolo villaggio sui monti non lontano dall'Austria.

Qui cresce a contatto con la natura, lontano dalla televisione, dalla radio e dal cinema. È a soli undici anni che vede per la prima volta un film: un documentario sugli eschimesi proiettato a scuola.

A dodici anni Werner torna con la madre a Monaco; dopo avere vissuto in una pensione con Klaus Kinski, si avvicina alla religione e a quattordici anni si converte al cattolicesimo, entrando in conflitto con la famiglia, atea. A quindici anni intraprende un viaggio a piedi fino all'Albania; nello stesso periodo, comincia a sviluppare la passione per il cinema.

I primi lavori cinematografici

Per finanziare i suoi primi film, quindi, inizia a lavorare già mentre frequenta la scuola superiore, con impieghi notturni come custode di parcheggi o saldatore. Nel 1962, a venti anni, riesce a realizzare "Ercole", il suo primo cortometraggio, mentre l'anno successivo dà vita alla Werner Herzog Filmproduktion, la sua casa di produzione, che inizialmente ha risorse e mezzi molto limitati.

Dopo le scuole superiori si iscrive all'Università di Monaco, studiando teatro, letteratura e storia. Dopo avere vinto 10mila marchi come premio per una sceneggiatura ("Segni di vita"), gira "La difesa esemplare della fortezza di Deutschkreutz", per poi ottenere una borsa di studio per un'università della Pennsylvania, la Duquesne University di Pittsburgh, che però decide di lasciare dopo pochissimo tempo.

Negli USA, in Messico e il ritorno in Germania

Dopo essere stato coinvolto in un progetto per un film destinato alla Nasa e avere addirittura vissuto da senzatetto a New York, si reca in Messico, dove si guadagna da vivere in maniera illegale, trasportando merci al confine con gli Stati Uniti, e nel frattempo impara lo spagnolo.

Nel 1967 torna in Germania: si sposa con Martje Grohmann e, forte dell'aiuto economico del German Film Institute, riesce finalmente a girare "Segni di vita". La pellicola, realizzata in Grecia, è in concorso al Festival di Berlino, aggiudicandosi l'Orso d'Argento, e viene premiata ai Deutscher Fimpreis.

Alla fine del 1968 Werner Herzog si reca con una troupe in Africa, rimanendovi quasi un anno: pur ammalatosi di malaria, raccoglie il materiale per un documentario televisivo, intitolato "I medici volanti dell'Africa orientale", e per il film "Anche i nani hanno cominciato da piccoli".

Gli anni '70

Nel 1971 egli si dedica a "Paese del silenzio e dell'oscurità", documentario con protagoniste persone sordocieche, e in seguito a "Futuro impedito", che ha come tema sempre soggetti con handicap fisici.

Spostatosi in Perù con Klaus Kinski per realizzare un film incentrato sulla ricerca dell'El Dorado, si scontra più volte con l'attore, arrivando perfino a minacciarlo di morte: ne seguirà, comunque, la pellicola "Aguirre, furore di Dio", che otterrà un riscontro tiepido da parte del pubblico.

Nel 1973 Werner Herzog diventa padre di Rudolph, il suo primo figlio, e si dedica al documentario "La grande estasi dell'intagliatore Steiner", con protagonista il saltatore con gli sci Walter Steiner.

In seguito, realizza "L'enigma di Kaspar Hauser" e "Cuore di vetro", per il quale ipnotizza personalmente tutto il cast, facendo recitare gli attori in stato di trance. Nell'estate del 1976 si reca in Guadalupa per riprendere le immagini di un vulcano in procinto di distruggere un'isola: immagini che vengono usate per la pellicola "La Soufrière".

Successivamente, il regista gira "La ballata di Stroszek", con riprese tra la Germania e gli Stati Uniti. Al 1978 risale "Nosferatu, il principe della notte", mentre di un anno più tardi è "Woyzeck": in entrambi, il protagonista è Klaus Kinski. Nel frattempo, Herzog ha una relazione con Eva Mattes, attrice in "Woyzeck", che gli dà anche una figlia, Hanna, nata nel 1980.

Gli anni '80

Nello stesso periodo, lavora al film "Fitzcarraldo", per il cui completamento ci vogliono più di due anni: la pellicola viene presentata al Festival di Cannes del 1982, vincendo il premio per la miglior regia. Da quel momento in poi, la produzione del regista tedesco, sin lì molto prolifica, subisce un notevole rallentamento.

Negli anni Ottanta Herzog dirige solo altri due film, "Dove sognano le formiche verdi" e "Cobra verde", oltre al cortometraggio "Werner Herzog cineasta" e ai documentari televisivi "La ballata del piccolo soldato" e "Wodaabe - I pastori del sole".

Gli anni '90

Nel 1990 torna dietro la macchina da presa per "Echi da un regno oscuro", ripetendosi l'anno successivo con "Grido di pietra" (che vede nel cast anche Vittorio Mezzogiorno): si tratta del primo film da lui diretto senza essere stato l'autore della sceneggiatura.

Nel 1992 Werner Herzog si dirige in Kuwait per testimoniare la prima guerra del Golfo con immagini che saranno poi inserite nel documentario "Apocalisse nel deserto". Dopo "Rintocchi dal profondo", del 1993, e "Gesualdo - Morte per cinque voci", del 1995, Herzog dirige il documentario "Kinski, il mio nemico più caro".

Gli anni 2000

Nel 2001, dopo essersi trasferito a Los Angeles, con "Invincibile" torna alla fiction, per poi dedicarsi ai documentari "Kalachakra, la ruota del tempo" e "Il diamante bianco".

Nel 2010 viene chiamato a presiedere la giuria del Festival di Berlino che assegna la vittoria a Roman Polanski per "L'uomo nell'ombra", e gira il documentario in 3D "Forgotten dreams". Nel 2012 recita nel film "Jack Reacher - La prova decisiva" (di Christopher McQuarrie, con Tom Cruise). Nel 2013 riceve il Pardo d'Onore al Festival di Locarno.

Biografia di Jesse James

5 settembre 1847
3 aprile 1882

Chi è Jesse James?


Jesse Woodson James nasce il 5 settembre 1847 nella Contea di Clay, figlio di Zerelda Cole e Robert Salee James, un pastore battista e coltivatore di canapa. Perso il padre dopo un viaggio in California (dove si era recato per diffondere il verbo religioso tra i cercatori d'oro) a soli tre anni, vede sua madre risposarsi dapprima con Benjamins Simms, e poi con Reuben Samuel, un medico che si trasferisce a casa di James nel 1855.

Nel 1863, alcuni militari nordisti entrano in casa James, convinti che lì si nasconda William Clarke Quantrill: i soldati prelevano Samuel e lo torturano, dopo averlo legato a un albero di gelso, per farlo confessare e indurlo a rivelare dove si trovino gli uomini di Quantrill. Anche Jesse, che all'epoca ha solo quindici anni, viene martoriato, minacciato con baionette, frustato con funi e costretto a osservare le torture che il patrigno deve subire. Samuel viene quindi condotto in un carcere di Liberty, mentre Jesse decide di aggregarsi agli uomini di Quantrill allo scopo di vendicare le violenze subite. Mentre sua sorella e sua madre vengono arrestate, imprigionate e violentate dai soldati federali, James entra nella banda di Quantrill.

Conclusa la guerra civile, che ha visto il successo dei nordisti, Jesse James si dedica a rapine in banca, compiendo vandalismi e atti di sovversione: dopo essere riuscito a far deragliare un treno, dimostra alla popolazione locale che la guerra non è conclusa, e che essa può essere combattuta anche in modi non tradizionali.

Durante le sue rapine, non si preoccupa di uccidere persone, insieme agli altri membri storici della sua banda: suo fratello Frank, Ed e Clell Miller, Bob, Jim e Cole Younger, Charlie e Robert Ford. Nei suoi assalti, comunque, Jesse James recluta fuorilegge e banditi colpo dopo colpo, riuscendo a sfuggire ogni volta all'esercito. Rapina treni unionisti e banche in Minnesota, Mississippi, Iowa, Texas, Kentucky e Missouri, divenendo simbolo del rancore delle popolazioni meridionali. Riesce anche a impedire che venga costruita un'imponente ferrovia in Missouri, zona di frontiera, e con il passare degli anni viene considerato un eroe dai contadini del Sud, colpiti dai militari dell'Unione.

La fine del bandito si materializza per colpa del tradimento di Robert Ford, il quale è segretamente d'accordo con il governatore del Missouri Thomas T. Crittenden (che aveva fatto della cattura del bandito la sua priorità). Jesse James muore il 3 aprile 1882 a Saint Joseph: dopo aver pranzato in compagnia di Robert e Charlie Ford, viene ucciso dai due fratelli a colpi di pistola, con una Colt 45 placcata in argento. I Ford approfittano di uno dei pochi momenti in cui James non porta addosso le sue armi, a causa del caldo: mentre sale su una sedia per pulire un quadro impolverato, viene colpito di spalle. E' Robert a sparare il colpo letale, diretto alla nuca, con l'arma che lo stesso Jesse gli aveva regalato.

L'assassinio viene portato a termine per conto degli agenti investigativi Pinkertons, da tempo sulle tracce del bandito James, e diventa immediatamente una notizia di rilevanza nazionale: i fratelli Ford, per altro, non fanno nulla per nascondere il proprio ruolo nella vicenda. In realtà, dopo la diffusione della notizia della morte, iniziano a farsi largo voci che parlano di un Jesse James sopravvissuto dopo un abile imbroglio organizzato per fingere il proprio decesso. Nessuno dei biografi di James, comunque, considera questi racconti come plausibili.

Biografia di Michael Keaton

5 settembre 1951

Chi è Michael Keaton?


Michael Keaton, il cui vero nome è Michael John Douglas, nasce il 5 settembre del 1951 a Forest Grove, nella Contea di Allegheny, in Pennsylvania, ultimo di sette figli di George, ingegnere civile, e di Leona Elizabeth, casalinga.

Cresciuto secondo un'educazione cattolica, frequenta la Montour High School e per due anni studia alla Kent State, prima di lasciarla e di trasferirsi a Pittsburgh.

Le prime apparizioni

Dopo avere tentato con scarso successo di diventare uno stand-up comedian, inizia a lavorare come cameraman per la stazione televisiva pubblica WQED; nel 1975 appare sul piccolo schermo in "Where the Heart" e "Mister Rogers' Neighborhood" come uno dei Flying Zookeeni Brothers.

Dopo avere lavorato come assistente alla produzione in tv e a teatro come attore (vestendo i panni di Rick in "Sticks and Bones", di David Rabe), Michael lascia Pittsburgh per spostarsi a Los Angeles. Qui è protagonista di alcune apparizioni in "Maude" e in "The Mary Tyler Moore Houre"; in questo periodo, decide di utilizzare il nome d'arte Keaton per evitare di essere confuso con il suo omonimo Michael Douglas.

Gli anni '80

Successivamente collabora alla sit-com "Working Stiffs", accanto a James Belushi, dove ha l'opportunità di mettere in mostra il proprio talento comico. Quindi, prende parte a "Night Shift", commedia diretta da Ron Howard, in cui impersona Bill Blaze Blazejowski, personaggio che viene apprezzato dalla critica e che gli spiana la strada per altri film: "Mr. Mom", "Johnny Dangerously" e "Gung Ho".

Sposatosi nel 1982 con l'attrice Caroline McWilliams, che lo fa diventare padre di Sean Maxwell, nel 1988 Michael Keaton è il protagonista di "Beetlejuice", commedia horror di Tim Burton che vede nel cast anche Winona Ryder, Geena Davis e Alec Baldwin.

Nello stesso periodo è sul grande schermo anche con una pellicola drammatica, "Clean and Sober", in cui presta il volto a un uomo d'affari dipendente dalla droga.

Batman

Il punto di svolta della carriera di Michael Keaton risale a quando Burton lo vuole ancora con sé nel 1989 per interpretare "Batman": nonostante alla Warner Bros giungano migliaia di lettere di protesta da parte di fan che ritengono che quella di Keaton sia la scelta sbagliata, specialmente a causa dei suoi precedenti lavori nelle commedie. La performance dell'attore viene tuttavia viene applaudita dalla critica e dal pubblico.

Gli anni '90

Tra il 1989 e il 1990 Michael intraprende una relazione d'amore con l'attrice Courtney Cox (la loro storia terminerà nel 1995) e si separa dalla moglie Caroline.

Sul fronte professionale, nel 1992 (anno in cui doppia il film di animazione "Porco Rosso", di Hayao Miyazaki) ritrova il ruolo di Batman in "Batman Returns", che ottiene a sua volta un grande successo a dispetto della maggiore quantità di violenza rispetto al primo film.

Negli anni Novanta Michael Keaton appare in numerosi film, tra cui "Pacific Heights", "One Good Cop", "My Life" e "Much Ado About Nothing", ritrovando Ron Howard dietro la macchina da presa in "The Paper". Tra le altre pellicole del decennio, si ricordano "Jack Frost" e il thriller "Desperate Measures".

Gli anni 2000

Negli anni Duemila, l'attore viene chiamato a doppiare episodi dei "Simpson", di "King of the Hill" e di "Gary the Rat"; inoltre, lavora a "Live from Baghdad", grazie al quale ottiene una nomination ai Golden Globe, ma anche a "First Daughter", "White Noise" e "Herbie: Fully Loaded": benché si tratti di pellicole che gli garantiscono un ottimo riscontro da parte della critica, nessuna di esse riesce a ripetere gli incassi al botteghino di Batman.

Nel 2006 Keaton si cimenta ancora in sala di doppiaggio, prestando la propria voce a Chick Hicks nel film della Disney Pixar "Cars". Nello stesso periodo, prende parte a "Game 6", un thriller indipendente ispirato alla celebre World Series del 1986 e alla sconfitta dei Boston Red Sox. Dopo essere apparso nel cortometraggio di Drew Hancock "Tenacious D: Time Fixers", nel 2007 Keaton prende parte alla miniserie per la tv "The Company", ambientata negli anni della Guerra Fredda, interpretando il personaggio (realmente esistito) di James Jesus Angleton, uno dei capi del controspionaggio della Cia: grazie a questo ruolo, viene nominato agli Screen Actors Guild Awards nella categoria "Outstanding Performance by a Male Actor in a Television Movie or Miniseries".

Nel 2008 si dedica alla regia, dirigendo "The Merry Gentleman". Recita, poi, in "Tenacious D: The Complete Masterworks 2" e in "Post Grad", di Vicky Jenson.

Gli anni 2010

Nel 2010 appare in "The Other Guys", diretto da Adam McKay, dove veste i panni di un personaggio minore, il Capitano Gene Mauch, e torna in sala di doppiaggio per il cortometraggio di Gary Rydstrom "Hawaiian Vacation" e per dare la propria voce a Ken nel film "Toy Story 3"; l'anno successivo doppia il cortometraggio di Angus McLane "Small Fry", mentre nel 2012 presta la propria voce a "Frankenweenie", di Tim Burton, e a "Noah", di John Stronach e Bill Boyce, oltre che al videogioco "Call of Duty: Black Ops II".

Nel 2013 l'attore americano è in "Penthouse North", di Joseph Ruben, prima di lavorare per Scott Waugh in "Need for Speed" e per José Padilha in "RoboCop".

Nel 2014 è il protagonista del film di Alejandro Gonzàlez Inarritu "Birdman", al fianco di Zach Galifianakis, Naomi Watts, Emma Stone ed Edward Norton. Nella pellicola impersona Riggan Thomson, un attore celebre per avere interpretato il supereroe Birdman, che allestisce a Broadway una rappresentazione basata su un racconto di Raymond Carver per riconquistare la gloria del passato. Per questo ruolo, Michael Keaton vince un Golden Globe nella categoria Best Actor in a Musical or Comedy, e viene nominato anche agli Oscar in qualità di migliore attore protagonista.

Biografia di Leonardo

Panchine meneghine
5 settembre 1969

Chi è Leonardo?


Leonardo Nascimento de Araújo, noto nel mondo sportivo con il suo nome abbreviato Leonardo nasce a Niterói, nello stato brasiliano di Rio de Janeiro, il giorno 5 settembre del 1969.

La carriera di calciatore professionista inizia nel 1987 nella squadra del Flamengo, con cui esordisce nel campionato brasiliano all'età di diciotto anni. Non ha ancora compiuto diciassette anni quando ha modo di giocare a fianco del suo idolo Zico oltre che a giocatori di fama internazionale come Leandro, Bebeto e Renato Gaúcho; a fianco di questi grandi calciatori vince il suo primo campionato. Dal 1990 al 1991 Leonardo gioca nel San Paolo, aggiudicandosi il titolo brasiliano nel 1991.

Passa poi alla squadra spagnola del Valencia. Nel 1993 fa ritorno in Brasile per giocare nuovamente con il São Paulo; vince la Coppa Libertadores e la Coppa Intercontinentale: quest'ultimo trofeo viene conquistato battendo a Tokyo il Milan, sua futura squadra.

Con la nazionale brasiliana vince i mondiali statunitensi del 1994 battendo in finale, ai rigori, l'Italia guidata da Arrigo Sacchi. Si trasferisce poi in Giappone per giocare con i Kashima Antlers, squadra della neonata J. League nelle cui file milita anche l'amico Zico.

Nel 1996 Leonardo viene acquistato dai francesi del Paris Saint-Germain, con cui raggiunre la finale in Coppa delle Coppe.

E' poi il Milan a volerlo nella sua rosa, così lo ingaggia nell'estate del 1997: resta in squadra fino al 2001, giocando 96 partite di campionato, segnando 22 gol e vincendo lo scudetto 1998-1999 da assoluto protagonista (sigla 12 reti in 27 presenze).

Alla fine della stagione 2000-2001 decide di tornare in patria, dove gioca prima nel San Paolo e poi nel Flamengo. Superando di volta in volta vari infortuni, pensa più volte a ritirarsi dal calcio agonistico, tuttavia decide a sorpresa di ritornare al calcio giocato nel mese di ottobre del 2002, quando il Milan lo vuole ancora con sé. La nuova esperienza italiana è però molto breve e nel marzo del 2003 termina la carriera di giocatore.

Oltre a conoscere le lingue portoghese, inglese, spagnolo, francese (e un po' di giapponese), parla perfettamente l'italiano.

La sua fama di calciatore è almeno pari a quella di persona perbene soprattutto per le numerose iniziative in campo umanitario che negli anni ha avuto modo di portare avanti. Nel 1999 in Brasile ha dato vita alla Fundação Gol de Letra. È rimasto legato all'ambiente milanista, tanto da essere stato direttore della Fondazione Milan fino al mese di maggio 2006.

Dopo il calcio giocato lavora come consulente di calciomercato: è Direttore Operazioni Area Tecnica del Milan, lavora come osservatore in Sudamerica, tanto che ha contribuisce a portare in Italia diversi giovani che poi si rivelano dei fenomeni, quali Kakà, Pato e Thiago Silva.

Leonardo diventa ufficialmente cittadino italiano nel 2008. Alla fine del mese di maggio del 2009 l'amministratore rossonero Adriano Galliani annuncia che il nuovo allenatore che sostituirà Carlo Ancelotti sarà proprio Leonardo.

Debutta il 22 agosto 2009. Il 21 ottobre 2009, sotto la sua guida, il Milan vince contro il Real Madrid allo stadio spagnolo Santiago Bernabéu (3-2) per la prima volta nella sua storia.

Il 14 maggio 2010, dopo aver raggiunto la qualificazione diretta in Champions League, Leonardo annuncia però il suo addio al club rossonero, che diventa effettivo al termine della stagione. Dietro la decisione di abbandonare la società cui più di tutte era legato ci sarebbero delle forti incomprensioni con il presidente Silvio Berlusconi.

Con l'abbandono di Rafael Benitez a metà campionato, Massimo Moratti, grande estimatore di Leonardo, lo chiama per proporgli di guidare l'altra squadra di Milan: così, come un regalo di Natale, il 24 dicembre 2010 Leonardo diventa il nuovo allenatore dell' F.C. Inter.

Biografia di Marianna Madia

5 settembre 1980

Chi è Marianna Madia?


Maria Anna Madia, conosciuta come Marianna, nasce il 5 settembre 1980 a Roma, figlia di Stefano Madia, giornalista, regista e attore, e bisnipote di Titta Madia, avvocato e politico. Marianna frequenta le superiori alla "Chateaubriand" di Roma, una scuola pubblica francese, diplomandosi con mention bien.

Laureatasi in Scienze Politiche con indirizzo economico guadagnandosi la lode con una tesi sulla teoria economica del mercato del lavoro tra regolazione e sindacato, si specializza all'Istituto di Studi Avanzati di Lucca, ottenendo il dottorato di ricerca in economia del lavoro.

In seguito, collabora con l'ufficio studi dell'Arel, Agenzia di Ricerche e Legislazione nata per iniziativa di Nino Andreatta, occupandosi del coordinamento della redazione di Ele (Europa Lavoro Economia), rivista telematica mensile.

Nel 2006 Marianna Madia partecipa alla trasmissione di Raitre "Economix", firmando anche alcuni servizi; a partire dallo stesso anno fa parte della segreteria tecnica del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio durante il governo Prodi.

Nel 2007 è curatrice del libro "Un welfare anziano. Invecchiamento della popolazione o ringiovanimento della società?", edito da Il Mulino. Ideatrice e autrice del programma di Rai Educational "E-cubo (Energia Ecologia Economia)", che si aggiudica il premio speciale del festival "Green Wave 21° Century" dedicato all'ambiente, nel febbraio del 2008, in vista delle elezioni politiche, Marianna Madia riceve l'invito di Walter Veltroni, segretario del Partito Democratico, a candidarsi: quindi, viene presentata come capolista nella XV Circoscrizione, quella di Roma e provincia, risultando eletta.

Sull'opportunità della sua candidatura, tuttavia, si scatenano diverse polemiche, dovute sia alla sua scarsa esperienza politica (che lei, invece, ritiene un valore), sia alla sua giovane età, sia al fatto di essere stata in passato la compagna di Giulio Napolitano, figlio del Presidente della Repubblica Giorgio.

A dispetto dell'ostilità riscontrata, comunque, il 22 aprile del 2008 Madia entra ufficialmente a far parte della Camera dei Deputati, diventando membro della Commissione permanente XI Lavoro pubblico e privato. Tra il 2008 e il 2009 scrive su Arel gli articoli "Tra governo e Parlamento, le zone grigie della Finanziaria", "I precari l'anello debole" e "Da Tangentopoli ai nostri giorni. Ecco il tempo del disamore".

Durante la sua carriera di parlamentare, fa parte - tra l'altro - dei ventidue deputati del Partito Democratico risultati assenti nel corso della votazione sul provvedimento dello scudo fiscale andata in scena il 2 ottobre del 2009: il provvedimento viene approvato per venti voti e quindi grazie all'assenza dei parlamentari piddini, così che il gruppo Pd alla Camera decide di prendere provvedimenti contro gli assenti giustificati, inclusa Marianna Madia, che tuttavia si difende sostenendo di essere andata in Brasile per sottoporsi ad alcuni accertamenti clinici.

In qualità di deputata della Commissione Lavoro presenta come firmataria un progetto di legge (sottoscritto tra gli altri da Livia Turco, Cesare Damiano, Arturo Parisi e Giulio Santagata) per l'allargamento dei diritti del lavoro e il superamento del dualismo nel mercato del lavoro, a favore della lotta al precariato.

Nel 2010 su Arel è autrice degli articoli "Il rischio dello Tsunami d'argento tra lo squilibrio demografico e la vista corta della politica" e "Un Paese unfit per le nuove generazioni". Entrata a far parte del comitato di redazione della rivista "Italianieuropei" nel 2011, scrive su Arel "Generazioni e culture a confronto: come si può essere donne? Intervista a Luciana Castellina e Giorgia Meloni" e "Fin qui tutto bene: la storia vera delle pensioni"; inoltre, pubblica per Rubbettino il libro "Precari. Storie di un'Italia che lavora", che si avvale della prefazione di Susanna Camusso, e nel quale vengono raccontate le politiche del lavoro degli ultimi tre anni del governo Berlusconi.

Nel 2012 diventa membro del comitato direttivo dell'Arel, sulla cui rivista scrive "Il tempo rimosso: l'orizzonte dei contratti temporanei" e "Il welfare, quel patto che dovrebbe essere equo". In vista delle elezioni politiche del febbraio 2013 si candida alle primarie del Pd del 30 dicembre 2012, conquistando circa 5mila preferenze e guadagnandosi una posizione utile nelle liste della circoscrizione Lazio 1 per l'elezione alla Camera dei Deputati.

Eletta, dunque, deputata per la XVII legislatura e rimasta nella Commissione Lavoro, è prima firmataria della proposta di legge "Disposizioni per l'istituzione di un contratto unico di inserimento formativo e per il superamento del dualismo nel mercato del lavoro", ma anche delle proposte per l'istituzione di un reddito di solidarietà e per il divieto di transazioni finanziarie o economiche con enti o società che hanno sede in Stati esteri che non consentono l'identificazione dei proprietari.

Come cofirmataria, invece, sottoscrive le proposte per l'istituzione dell'anagrafe dei titolari di cariche pubbliche, dei movimenti politici e dei partiti; per la disciplina delle modalità di sottoscrizione della lettera di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro e della lettera di dimissioni volontarie; e per la riduzione del sovraffollamento delle carceri. Occupatasi anche dell'istituzione del reddito minimo di cittadinanza attiva e delle norme previdenziali a sostegno dei lavoratori che devono assistere familiari con gravi disabilità, successivamente è prima firmataria di proposte di legge aventi a che fare con l'introduzione di un'indennità per i lavoratori con contratti di lavoro atipici in conseguenza della sospensione o della conclusione del rapporto di lavoro e con il divieto di cumulo tra redditi di lavoro e trattamenti pensionistici.

Sempre nel 2013, per Arel scrive "Generation jobless, un dramma non soltanto italiano" e "Roma divisa ha bisogno di politica"; poi, a dicembre, dopo l'elezione a segretario del Partito Democratico di Matteo Renzi, entra a far parte della segreteria nazionale del Pd, con il ruolo del responsabile per il lavoro. A febbraio del 2014 Marianna Madia viene nominata Ministro per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione nel nuovo governo di Renzi.

Biografia di Madre Teresa di Calcutta

Dono totale
26 agosto 1910
5 settembre 1997

Chi è Madre Teresa di Calcutta?


Gonxha (Agnese) Bojaxhiu, la futura Madre Teresa, è nata il 26 agosto 1910 a Skopje (ex Jugoslavia).

Fin da piccola riceve un'educazione fortemente cattolica dato che la sua famiglia, di cittadinanza albanese, era profondamente legata alla religione cristiana.

Già verso il 1928, Gonxha sente di essere attratta verso la vita religiosa, cosa che in seguito attribuirà ad una "grazia" fattale dalla Madonna. Presa dunque la fatidica decisione, è accolta a Dublino dalle Suore di Nostra Signora di Loreto, la cui Regola si ispira al tipo di spiritualità indicato negli "Esercizi spirituali" di Sant'Ignazio di Loyola. Ed è proprio grazie alle meditazioni sviluppate sulle pagine del santo spagnolo che Madre Teresa matura il sentimento di voler «aiutare tutti gli uomini».

Gonxha è attirata dunque irresistibilmente dalle missioni. La Superiora la manda quindi in India, a Darjeeling, città situata ai piedi dell'Himalaia, dove, il 24 maggio 1929, ha inizio il suo noviziato. Dato che l'insegnamento è la vocazione principale delle Suore di Loreto, lei stessa intraprende questa attività, in particolare seguendo le bambine povere del posto. Parallelamente porta avanti i suoi studi personali per poter ottenere il diploma di professoressa.

Il 25 maggio 1931, pronuncia i voti religiosi e assume da quel momento il nome di Suor Teresa, in onore di Santa Teresa di Lisieux. Per terminare gli studi, viene mandata, nel 1935, presso l'Istituto di Calcutta, capitale sovrappopolata ed insalubre del Bengala. Ivi, essa si trova confrontata di colpo con la realtà della miseria più nera, ad un livello tale che la lascia sconvolta. Di fatto tutta una popolazione nasce, vive e muore sui marciapiedi; il loro tetto, se va bene, è costituito dal sedile di una panchina, dall'angolo di un portone, da un carretto abbandonato. Altri invece hanno solo alcuni giornali o cartoni... La media dei bambini muore appena nata, i loro cadaveri gettati in una pattumiera o in un canale di scolo.

Madre Teresa rimane inorridita quando scopre che ogni mattina, i resti di quelle creature vengono raccolte insieme con i mucchi di spazzatura...

Stando alle cronache, il 10 settembre 1946, mentre sta pregando, Suor Teresa percepisce distintamente un invito di Dio a lasciare il convento di Loreto per consacrarsi al servizio dei poveri, a condividere le loro sofferenze vivendo in mezzo a loro. Si confida con la Superiora, che la fa aspettare, per mettere alla prova la sua ubbidienza. In capo ad un anno, la Santa Sede la autorizza a vivere fuori della clausura. Il 16 agosto 1947, a trentasette anni, Suor Teresa indossa per la prima volta un "sari" (veste tradizionale delle donne indiane) bianco di un cotonato grezzo, ornato con un bordino azzurro, i colori della Vergine Maria. Sulla spalla, un piccolo crocifisso nero. Quando va e viene, porta con sé una valigetta contenente le sue cose personali indispensabili, ma non denaro. Madre Teresa non ha mai chiesto denaro né ne ha mai avuto. Eppure le sue opere e fondazioni hanno richiesto spese notevolissime! Lei attribuiva questo "miracolo" all'opera della Provvidenza...

A decorrere dal 1949, sempre più numerose sono le giovani che vanno a condividere la vita di Madre Teresa. Quest'ultima, però, le mette a lungo alla prova, prima di riceverle. Nell'autunno del 1950, Papa Pio XII autorizza ufficialmente la nuova istituzione, denominata "Congregazione delle Missionarie della Carità".

Durante l'inverno del 1952, un giorno in cui va cercando poveri, trova una donna che agonizza per la strada, troppo debole per lottare contro i topi che le rodono le dita dei piedi. La porta all'ospedale più vicino, dove, dopo molte difficoltà, la moribonda viene accettata. A Suor Teresa viene allora l'idea di chiedere all'amministrazione comunale l'attribuzione di un locale per accogliervi gli agonizzanti abbandonati. Una casa che serviva un tempo da asilo ai pellegrini del tempio indù di "Kalì la nera", ed ora utilizzata da vagabondi e trafficanti di ogni sorta, è messa a sua disposizione. Suor Teresa la accetta. Molti anni più tardi, dirà, a proposito delle migliaia di moribondi che sono passati da quella Casa: "Muoiono tanto mirabilmente con Dio! Non abbiamo incontrato, finora, nessuno che rifiutasse di chiedere "perdono a Dio", che rifiutasse di dire: "Dio mio, ti amo".

Due anni dopo, Madre Teresa crea il "Centro di speranza e di vita" per accogliervi i bambini abbandonati. In realtà, quelli che vengono portati lì, avvolti in stracci o addirittura in pezzi di carta, non hanno che poca speranza di vivere. Ricevono allora semplicemente il battesimo per poter essere accolti, secondo la dottrina cattolica, fra le anime del Paradiso. Molti di quelli che riescono a riaversi, saranno adottati da famiglie di tutti i paesi. "Un bambino abbandonato che avevamo raccolto, fu affidato ad una famiglia molto ricca - racconta Madre Teresa - una famiglia dell'alta società, che voleva adottare un ragazzino. Qualche mese dopo, sento dire che quel bambino è stato molto malato e che rimarrà paralizzato. Vado a trovare la famiglia e propongo: "Ridatemi il bambino: lo sostituirò con un altro in buona salute. ? Preferirei che mi ammazzassero, piuttosto che esser separato da questo bambino!" risponde il padre guardandomi, con il volto tutto triste". Madre Teresa nota: "Quel che manca di più ai poveri, è il fatto di sentirsi utili, di sentirsi amati. È l'esser messi da parte che impone loro la povertà, che li ferisce. Per tutte le specie di malattie, vi sono medicine, cure, ma quando si è indesiderabili, se non vi sono mani pietose e cuori amorosi, allora non c'è speranza di vera guarigione".

Madre Teresa è animata, in tutte le sue azioni, dall'amore di Cristo, dalla volontà di «fare qualcosa di bello per Dio», al servizio della Chiesa. "Essere cattolica ha per me un'importanza totale, assoluta - dice - Siamo a completa disposizione della Chiesa. Professiamo un grande amore, profondo e personale, per il Santo Padre... Dobbiamo attestare la verità del Vangelo, proclamando la parola di Dio senza timore, apertamente, chiaramente, secondo quanto insegna la Chiesa".

"Il lavoro che realizziamo è, per noi, soltanto un mezzo per concretizzare il nostro amore di Cristo... Siamo dedite al servizio dei più poveri dei poveri, vale a dire di Cristo, di cui i poveri sono l'immagine dolorosa... Gesù nell'eucaristia e Gesù nei poveri, sotto le specie del pane e sotto le specie del povero, ecco quel che fa di noi delle Contemplative nel cuore del mondo".

Nel corso degli anni 60, l'opera di Madre Teresa si estende a quasi tutte le diocesi dell'India. Nel 1965, delle Religiose se ne vanno nel Venezuela. Nel marzo del 1968, Paolo VI chiede a Madre Teresa di aprire una casa a Roma. Dopo aver visitato i sobborghi della città ed aver constatato che la miseria materiale e morale esiste anche nei paesi "sviluppati", essa accetta. Nello stesso tempo, le Suore operano nel Bangladesh, paese devastato da un'orribile guerra civile. Numerose donne sono state stuprate da soldati: si consiglia a quelle che sono incinte, di abortire. Madre Teresa dichiara allora al governo che lei e le sue Suore adotteranno i bambini, ma che non bisogna, a nessun costo, "che a quelle donne, che avevano soltanto subito la violenza, si facesse poi commettere una trasgressione che sarebbe rimasta impressa in esse per tutta la vita". Madre Teresa ha infatti sempre lottato con una grande energia contro qualsiasi forma di aborto.

Nel 1979 le viene assegnato il riconoscimento più prestigioso: il Premio Nobel per la Pace. Tra le motivazioni è indicato il suo impegno per i più poveri, tra i poveri, e il suo rispetto per il valore e la dignità di ogni singola persona. Madre Teresa nell'occasione rifiuta il convenzionale banchetto cerimoniale per i vincitori, e chiede che i 6.000 dollari del premio vengano destinati ai bisognosi di Calcutta, che con tale somma possono ottenere aiuti per un anno intero.

Negli anni '80, l'Ordine fonda, in media, quindici nuove case all'anno. A partire dal 1986, si insedia nei paesi comunisti, fino allora vietati ai missionari: l'Etiopia, lo Yemen Meridionale, l'URSS, l'Albania, la Cina.

Nel marzo del 1967, l'opera di Madre Teresa si è arricchita di un ramo maschile: la "Congregazione dei Frati Missionari". E, nel 1969, è nata la Fraternità dei collaboratori laici delle Missionarie della Carità.

Chiestole da più parti di dove le venisse la sua straordinaria forza morale, Madre Teresa ha spiegato: "Il mio segreto è infinitamente semplice. Prego. Attraverso la preghiera, divento una cosa sola nell'amore con Cristo. PregarLo, è amarLo". Inoltre, Madre Tersa ha anche spiegato come l'amore sia indissolubilmente unito alla gioia: "La gioia è preghiera, perché loda Dio: l'uomo è creato per lodare. La gioia è la speranza di una felicità eterna. La gioia è una rete d'amore per catturare le anime. La vera santità consiste nel fare la volontà di Dio con il sorriso".

Tante volte Madre Teresa, rispondendo a giovani che manifestavano il desiderio di andarla ad aiutare in India, ha risposto di rimanere nel loro paese, per esercitarvi la carità nei riguardi dei "poveri" del loro ambiente abituale. Ecco alcuni suoi suggerimenti: "In Francia, come a New York e dovunque, quanti esseri hanno fame di esser amati: è una povertà terribile, questa, senza paragone con la povertà degli Africani e degli Indiani... Non è tanto quanto si dà, ma è l'amore che mettiamo nel dare che conta... Pregate perché ciò cominci nella vostra propria famiglia. I bambini non hanno spesso nessuno che li accolga, quando tornano da scuola. Quando si ritrovano con i genitori, è per sedersi davanti alla televisione, e non scambiano parola. È una povertà molto profonda... Dovete lavorare per guadagnare la vita della vostra famiglia, ma abbiate anche il coraggio di dividere con qualcuno che non ha ? forse semplicemente un sorriso, un bicchier d'acqua -, di proporgli di sedersi per parlare qualche istante; scrivete magari soltanto una lettera ad un malato degente in ospedale...".

Dopo varie degenze in ospedale, Madre Teresa si è spenta a Calcutta, il 5 settembre 1997, suscitando commozione in tutto il mondo.

Il 20 dicembre 2002 papa Giovanni Paolo II ha firmato un decreto che riconosce le virtù eroiche della "Santa dei Poveri", iniziando di fatto il processo di beatificazione più rapido nella storia delle "cause" dei santi.

Nella settimana che celebrava i suoni 25 anni di pontificato, il 19 ottobre 2003, papa Giovanni Paolo II ha presieduto la beatificazione di madre Teresa davanti a un'emozionata folla di trecentomila fedeli.

Biografia di Goffredo Mameli

Tragedia di un patriota
5 settembre 1827
6 luglio 1849

Chi è Goffredo Mameli?


Poeta e patriota italiano morto prematuramente all'età di soli ventidue anni, Mameli nasce a Genova il 5 settembre 1827 da un Ammiraglio della marina sarda e dalla marchesa Adelaide Zoagli Lomellini. Cagionevole di salute, compie i primi studi sotto la guida della madre. La sua casa è frequentata da intellettuali dell'ambiente genovese come Jacopo Sanvitale, Teresa Doria o Giuseppe Canale.

Nel 1835 la famiglia è obbligata a trasferirsi per un anno in Sardegna, raggiungendo i nonni paterni, a causa dell'epidemia di colera che colpì Genova in quell'anno.

Goffredo proseguì poi gli studi sotto la guida di Giuseppe Canale, poligrafo di grande cultura assai attivo anche sul piano politico. E' quasi certamente da questi che Mameli trasse il suo grande amore per la patria e per l'autonomia nazionale. Canale, tenuto d'occhio dalla polizia austriaca, non era infatti esente da sospetti carbonari e di forti simpatie mazziniane, tutti elementi che, in pieno fermento rivoluzionario, potevano procurare non pochi guai.

Il tredicenne Goffredo frequenta in seguito la scuola pubblica, gestita all'epoca dalla chiesa, e studia retorica sotto la guida di Padre Agostino Muraglia, un esponente degli "scolopi", un ordine religioso che, in contrasto con altri ordini ecclesiastici (ed in particolare i gesuiti), impartivano un insegnamento di indirizzo liberale. Già nel periodo di quei suoi primi anni di scuola, Goffredo esprime la sua vocazione poetica, supportata da una forte inventiva e da una passionalità che farà capolino con maggior vigore nelle opere scritte nella sua fulminante maturità. Iscrittosi in seguito alla facoltà di Filosofia dell'Università di Genova subisce, a causa del suo temperamento esuberante, numerosi richiami ufficiali. A quell'epoca comunque la facoltà di Filosofia poteva anche essere preparatoria al passaggio di altri studi e infatti Mameli nel '46 è ammesso al corso di laurea in Lettere, anche se, data la sua congenita incostanza, non riesce a frequentare con continuità. L'anno dopo, lascia l'università per entrare a far parte della "Società Entelema", fondata a Chiavari e diffusa a Genova nell'ambiente universitario. Da temi storici e letterari, la Società passò ben presto a discutere argomenti politici e finì per riunire i giovani democratici genovesi. Si avvicina progressivamente al mazzinianesimo entrando in rapporto con alcuni collaboratori dell'Esule (fra cui Nino Bixio).

Intanto si forma nell'ambiente degli intellettuali, della borghesia e della nobiltà progressista, il "Comitato dell'Ordine" (in cui entra a far parte anche Mameli), con il compito di organizzare iniziative per ottenere riforme liberali nel Regno di Sardegna, evitando gli eccessi delle masse popolari. Re Carlo Alberto, che aveva comunque già concesso le prime timide riforme, giunge a Genova, accolto da entusiastiche manifestazioni organizzate appunto dal Comitato. Per le strade già si canta l'inno "Fratelli d'Italia" composto dal musicista Michele Novaro su parole di Goffredo Mameli.

A proposito dell'Inno, la testimonianza più nota è quella resa, seppure molti anni più tardi, da Carlo Alberto Barrili, patriota e poeta, amico e biografo di Mameli. L'azione si svolge a Torino: "Colà, in una sera di mezzo settembre, in casa di Lorenzo Valerio, fior di patriota e scrittore di buon nome, si faceva musica e politica insieme. Infatti, per mandarle d'accordo, si leggevano al pianoforte parecchi inni sbocciati appunto in quell'anno per ogni terra d'Italia, da quello del Meucci, di Roma, musicato dal Magazzari - Del nuovo anno già l'alba primiera - al recentissimo del piemontese Bertoldi - Coll'azzurra coccarda sul petto - musicata dal Rossi. In quel mezzo entra nel salotto un nuovo ospite, Ulisse Borzino, l'egregio pittore che tutti i miei genovesi rammentano.

Giungeva egli appunto da Genova; e voltosi al Novaro, con un foglietto che aveva cavato di tasca in quel punto: - To' gli disse; te lo manda Goffredo. - Il Novaro apre il foglietto, legge, si commuove. Gli chiedono tutti cos'è; gli fan ressa d'attorno. - Una cosa stupenda! - esclama il maestro; e legge ad alta voce, e solleva ad entusiasmo tutto il suo uditorio. - Io sentii - mi diceva il Maestro nell'aprile del '75, avendogli io chiesto notizie dell'Inno, per una commemorazione che dovevo tenere del Mameli - io sentii dentro di me qualche cosa di straordinario, che non saprei definire adesso, con tutti i ventisette anni trascorsi. So che piansi, che ero agitato, e non potevo star fermo. Mi posi al cembalo, coi versi di Goffredo sul leggio, e strimpellavo, assassinavo colle dita convulse quel povero strumento, sempre cogli occhi all'inno, mettendo giù frasi melodiche, l'un sull'altra, ma lungi le mille miglia dall'idea che potessero adattarsi a quelle parole.

Mi alzai scontento di me; mi trattenni ancora un po' in casa Valerio, ma sempre con quei versi davanti agli occhi della mente. Vidi che non c'era rimedio, presi congedo e corsi a casa. Là, senza neppure levarmi il cappello, mi buttai al pianoforte. Mi tornò alla memoria il motivo strimpellato in casa Valerio: lo scrissi su d'un foglio di carta, il primo che mi venne alle mani: nella mia agitazione rovesciai la lucerna sul cembalo e, per conseguenza, anche sul povero foglio; fu questo l'originale dell'inno Fratelli d'Italia."

Partito il Re, riprendono le manifestazioni, che vedono Mameli fra i più attivi organizzatori, per ottenere riforme più organiche: libertà di stampa, cacciata dei gesuiti e guardia nazionale. Mameli in queste occasioni arriva a recitare alcune delle sue composizioni patriottiche o a sventolare, malgrado la proibizione del governo, la bandiera tricolore.

Ad ogni modo, ben presto numerosi dissidi interni portano allo scioglimento del "Comitato dell'Ordine", soprattutto a causa delle discussioni circa la linea da tenere. Molto duro, ad esempio, era lo scontro fra chi appoggiava la linea mazziniana e chi invece era per un interventismo politico-sociale più graduale e dunque più moderato.

Nel Febbraio del '48 si festeggia la concessione della Costituzione a Napoli; l'esultanza raggiunge l'apice all'annuncio che anche Carlo Alberto ha concesso lo statuto. Dall'altra parte d'Italia, invece, Milano insorge. Mameli con altri trecento volontari guidati dal generale Torres (ma poi, sul cammino, si unirà anche il gruppo di Bixio), si muove alla volta della città lombarda con l'intento di dare un contributo personale alla battaglia dei patrioti. Mameli ha il grado di capitano.

Arrivato il 18 Aprile a Milano finalmente incontra il suo idolo, Mazzini; fra i due nasce un ottimo rapporto, anche in virtù dei successivi incontri, in cui Mameli svolge il ruolo di portavoce della colonna genovese.

Ad ogni modo, in agosto Milano cade, la rivolta è spenta nel sangue. E' il momento dell'armistizio di Salasco. Il patriota torna a Genova sconsolato ma ancora combattivo. Qui, entra a far parte del "Circolo Italiano", che raccoglie mazziniani e liberali moderati, collabora a "Il Pensiero italiano" e pubblica il "Canto di guerra", composto su invito di Mazzini.

In Settembre è promotore di una grande manifestazione al Carlo Felice per la raccolta di fondi per Venezia; nell'occasione recita la poesia "Milano e Venezia", che è una invettiva contro Carlo Alberto "traditore" della causa italiana. Arriva a Genova anche Garibaldi per organizzare un corpo di volontari. Mameli è tra i suoi più attivi collaboratori. Svolge poi una missione ad Ancona, a nome del "Circolo Italiano", per recare un proclama alla flotta sarda affinché accorra in aiuto di Venezia.

Assume anche la direzione del giornale "Diario del popolo" promuovendo una campagna di stampa per la ripresa della guerra all'Austria.

In Novembre pubblica sul "Diario del popolo" l'appello di Mazzini per l'insurrezione in Val D'Intelvi. La colonna mantovana raggiunge Garibaldi in Toscana per convincerlo ad andare in aiuto di Mazzini. La notizia delle sommosse, dopo l'uccisione di Pellegrino Rossi, lo inducono ad avviarsi verso Roma. Detta il programma del Comitato romano all'associazione sorta per promuovere la convocazione in Roma di una costituente nazionale secondo i dettami politici di Mazzini: sovranità popolare, guerra d'indipendenza, rinvio della questione della scelta della forma di governo a dopo la cacciata dello straniero.

Nel Gennaio del 1849, dopo la fuga di Pio IX, a Roma si forma una Giunta Provvisoria di Governo; Mameli si occupa soprattutto dell'organizzazione militare. Il giorno 9 avviene la proclamazione della Repubblica Romana. E' di Mameli il telegramma "Venite, Roma, repubblica" in cui si invitava Mazzini a raggiungere la Repubblica Romana.

A questo punto Mameli torna a Genova e riprende il suo posto nel movimento di opinione che spingerà Carlo Alberto alla ripresa della guerra. Con Bixio giunge a Genova dove la popolazione è nel frattempo insorta, anche se duramente repressa dal generale Lamarmora. Mameli con i capi dell'insurrezione ritorna a Roma. Si prodiga nella difesa della Repubblica Romana assalita dai francesi, partecipando ai principali fatti d'armi, malgrado le debilitate condizioni fisiche causategli da una febbre persistente.

Nei combattimenti fuori Porta di San Pancrazio, Mameli, allora aiutante di campo di Garibaldi, viene ferito alla gamba sinistra durante un assalto alla baionetta. E' il suo stesso compagno, un bersagliere della legione Manara, a colpirlo involontariamente nel trambusto dell'attacco. La ferita sembra leggera, ma subentra un'infezione che aggrava progressivamente l'infermità del malato. Il 10 giugno "in vista della bravura e coraggio mostrate nel fatto d'armi del 3 giugno" Mameli è promosso al grado di capitano dello stato maggiore.

In breve le condizioni dell'infermo peggiorano e, allo scopo di evitare la cancrena, gli viene amputata la gamba. Purtroppo il pur drastico rimedio si rivela insufficiente. Goffredo Mameli, a soli 22 anni, muore recitando versi in delirio. Lo stesso giorno il ministro dell'Interno Pinelli ordina al commissario straordinario di Genova di non permettere a Mameli il ritorno nella sua città.

Biografia di Freddie Mercury

The show must go on
5 settembre 1946
24 novembre 1991

Chi è Freddie Mercury?


Freddie Mercury, il leggendario cantante dei Queen (vero nome Frederick Bulsara), nasce il 5 settembre 1946 nell'esotica isola di Zanzibar, attualmente di proprietà della Tanzania. Figlio di un politico inglese sempre in viaggio per lavoro, Freddie si ritrova a svolgere gli studi elementari a Bombay, in India, per poi completarli in Inghilterra, terra di origine della famiglia. La formazione altamente internazionale permetterà al sensibile futuro cantante di costruirsi un bagaglio di esperienze non indifferente. Inizialmente, fra l'altro, il destino di Mercury non sembrava affatto la musica, dato che si era iscritto all'Istituto d'Arte Ealing, laureandosi in arte e design.

Ben presto mette in mostra le sue straordinarie doti di pianista e grande vocalist in gruppi come "Sour Milk Sea" e "Wreckage". Con questi comincerà a sviluppare le sue capacità artistiche e sceniche. Ma è l'incontro con Brian May e Roger Taylor che gli cambia la vita. I tre fonderanno quel gruppo ormai universalmente conosciuto dal nome molto glamour di "Queen", suggerito dallo stesso Mercury che ne approfitta e cambia anche il suo nome.

Bulsara suona decisamente male e quindi sceglie, sempre con attenzione alla sua vena teatrale, "Mercury" in omaggio al mitologico messaggero degli dei. L'esigenza di un bassista porterà poi John Deacon a completare la formazione.

Sul palco, come nella vita dopotutto, Mercury si dimostra uno straordinario interprete pieno di drammatiche gestualità, un vero animale da palcoscenico. E' stato insomma uno dei pochi performer in grado realmente di illuminare uno stadio con la sua sola presenza e catturare l'attenzione di migliaia di spettatori con un solo gesto.

Tutti i concerti dei Queen (in tutto il ventennale della loro carriera se ne conteranno 707) furono infatti assolutamente spettacolari ed indimenticabili, proprio grazie alle doti sceniche di Mercury. Il cantante, poi, si è dimostrato sempre molto coraggioso nel vivere la sua identità, dichiarando più volte senza imbarazzi la sua omosessualità.

Si ammalerà di Aids (contratto forse nel 1986) che lo porterà ad una scomparsa prematura il 24 novembre 1991 per polmonite.

Biografia di Gregorio Paltrinieri

5 settembre 1994

Chi è Gregorio Paltrinieri?


Gregorio Paltrinieri nasce il 5 settembre del 1994 a Carpi, in provincia di Modena, figlio di Lorena, impiegata in un maglificio, e di Luca, gestore di una piscina a Novellara. Sin dai primi mesi di vita entra in contatto con la piscina, e già da bambino è un ottimo nuotatore: le prime gare agonistiche risalgono a quando ha sei anni.

Le prime bracciate agonistiche

Inizialmente si specializza nella rana; poi, intorno ai dodici anni, complice lo sviluppo fisico (a sedici anni sarà già alto 1 metro e 90), si converte allo stile libero specializzandosi nelle lunghe distanze (essendo troppo magro per la velocità). Iscrittosi al liceo scientifico Fanti della sua città (nonostante non ami la matematica), nel 2011 partecipa ai campionati europei giovanili di Belgrado, in Serbia, dove ottiene il bronzo negli 800 stile libero con il tempo di 8'01''31 e l'oro nei 1500 stile libero con una prestazione cronometrica di 15'12''16; qualificatosi per i mondiali di Shanghai, non riesce a superare le batterie.

Ai mondiali giovanili che si disputano a Lima, in Perù, invece, conquista il bronzo negli 800 (8'00''22) e si ferma all'argento nei 1500 (15'15''02). Si consola, l'anno successivo, con la vittoria nei 1500 ai campionati europei di vasca corta di Chartres, in Francia, con un tempo di 14'27''78.

Campione d'Europa

Il 25 maggio del 2012, due mesi dopo essere diventato campione italiano negli 800, Gregorio Paltrinieri conquista la medaglia d'oro ai campionati europei di Debrecen, in Ungheria, nei 1500 stile libero, sconfiggendo i campioni di casa Gergo Kis e Gergely Gyurta; il suo tempo di 14'48''92 gli permette di qualificarsi per i Giochi Olimpici, ed è il nuovo record dei campionati.

Nella stessa manifestazione sale sul secondo gradino del podio negli 800 stile libero.

La prima Olimpiade

Nell'agosto del 2012 partecipa per la prima volta alle Olimpiadi: nella rassegna a cinque cerchi che si disputa a Londra, arriva primo nella batteria dei 1500 stile libero mettendo a segno il tempo di 14'50''11, che rappresenta la sua seconda migliore prestazione di tutti i tempi e il quarto tempo di qualificazione per la finale, dove non arriva oltre il quinto posto.

Alla fine del 2012 Gregorio Paltrinieri prende parte ai mondiali di vasca corta che si svolgono a Istanbul, in Turchia, conquistando la medaglia d'argento nei 1500 dietro al danese Mads Glaesner. Quest'ultimo, tuttavia, nel giugno del 2013 viene squalificato per doping, e così Paltrinieri viene eletto a tavolino campione iridato.

Nell'agosto di quell'anno il nuotatore carpigiano prende parte ai mondiali di vasca lunga di Barcellona, dove ottiene la medaglia di bronzo nei 1500 con il tempo di 14'45''37 che, oltre a essere la sua prestazione migliore di sempre, costituisce anche il record italiano sulla distanza; negli 800, invece, si ferma al sesto posto in finale, bloccando il cronometro a 7'50''29.

Nel 2014: alti, bassi e record

Nel febbraio del 2014 il Tribunale Arbitrale dello Sport di Losanna revoca la squalifica per doping a Glaesner (il test effettuato dopo i 1500 non aveva fatto riscontrare la positività, che invece era stata registrata dopo la gara dei 400 stile libero, dove era arrivato al bronzo) e gli riassegna l'oro ottenuto ai mondiali di Istanbul: Gregorio viene, quindi, retrocesso al secondo posto.

Sempre nel 2014, dopo essere stato sconfitto ai campionati italiani da Gabriele Detti negli 800 (Detti stabilisce il record europeo della distanza), Paltrinieri si rifà nei 1500, con il nuovo record italiano della distanza, in 14'44''50.

Nell'agosto dello stesso anno partecipa ai campionati europei di Berlino, dove - nella finale che lo vede finire al primo posto - stabilisce il nuovo record europeo di 14'39''93, abbattendo il primato precedente del russo Jirij Prilukov: diventa, così, il quinto nuotatore di sempre a scendere sotto i 14'40''00 nei 1500. In quella stessa manifestazione, il nuotatore azzurro si aggiudica anche la medaglia d'oro degli 800 stile libero.

Alla fine dell'anno, a dicembre, poi, diventa campione del mondo dei 1500 stile libero in vasca corta nella rassegna iridata di Doha, in Qatar, con il tempo di 14'16''10, che è anche il secondo tempo mai nuotato al mondo, dietro il record dell'australiano Grant Hackett: questa volta non ci sono di mezzo squalifiche per doping.

Nell'agosto 2015 partecipa ai mondiali di nuoto di Kazan, in Russia: ottiene uno strepitoso argento nella distanza degli 800 metri stile libero. Pochi giorni dopo, si laurea campione del mondo sulla distanza dei 1500 metri.

Biografia di Charles Péguy

Dal socialismo al cattolicesimo
7 gennaio 1873
5 settembre 1914

Chi è Charles Peguy?


Charles Péguy nasce il 7 gennaio del 1873 a Orléans, in Francia. Brillante saggista, drammaturgo, poeta, critico e scrittore francese, è considerato un punto di riferimento del cristianesimo moderno, quello più aperto e illuminato che lo ha riscoperto dopo la sua morte, nonostante il suo atteggiamento critico nei confronti dell'autoritarismo papale.

Il piccolo Charles nasce e cresce in una famiglia di umili origini, in piena campagna, abituata a vivere del proprio duro lavoro. Il padre, Désiré Péguy, è un falegname, ma muore a causa delle ferite riportate durante il conflitto franco-prussiano, pochi mesi dopo la nascita del suo primogenito, Charles, appunto. La madre, Cécile Quéré, deve imparare un mestiere e si mette a fare l'impagliatrice di sedie, così come la nonna, la quale segue il suo esempio. È con queste due figure materne che Péguy trascorre gli anni della giovinezza, dandosi da fare in aiuto della madre e della nonna, tagliando gli steli di paglia per il lavoro, battendo la segale con il maglio e imparando i rudimenti del lavoro manuale. Dalla nonna inoltre, analfabeta ma narratrice di storie di discendenza orale appartenenti alla tradizione contadina, il giovane Charles impara la lingua francese.

All'età di sette anni viene iscritto a scuola, dove apprende anche del catechismo grazie agli insegnamenti del suo primo maestro, monsieur Fautras, definito dal futuro scrittore come un uomo "dolce e grave". Nel 1884 ottiene la licenza elementare.

Theophile Naudy, l'allora direttore dell'istituto magistrale, preme per far sì che Charles prosegua gli studi. Con una borsa di studio riesce ad iscriversi al liceo inferiore e nel 1891 sempre grazie ad un finanziamento municipale, passa al liceo Lakanal di Parigi. Il momento per il giovane e brillante Péguy è propizio e decide di prendere parte al concorso per essere ammesso all'università. Bocciato però si arruola per il servizio di leva, presso il 131° reggimento di fanteria.

Nel 1894, al suo secondo tentativo, Charles Péguy entra all'École Normale. L'esperienza è fondante per lui: dopo aver ammirato i classici greci e latini, durante l'esperienza liceale, ed essersi avvicinato allo studio del cristianesimo, il brillante studioso si infatua letteralmente delle idee socialiste e rivoluzionarie di Proudhon e Leroux. Ma non solo. In questo periodo egli incontra e frequenta il socialista Herr, il filosofo Bergson, ma soprattutto comincia a convincersi di essere ormai culturalmente pronto per mettersi a scrivere, per lavorare a qualcosa di suo, di importante.

Ottiene prima la licenza in lettere e poi, nell'agosto del 1895, il baccalaureato in scienze. Tuttavia, passati circa due anni, abbandona l'università e rientra ad Orléans, dove comincia a scrivere un dramma su Giovanna d'Arco, il quale lo impegna per circa tre anni.

Il 15 luglio del 1896 muore Marcel Baudouin, suo amico fraterno. Charles Péguy decide di aiutare la sua famiglia e si innamora di Charlotte, la sorella dell'amico, che sposa nell'ottobre del 1897. L'anno dopo arriva già il primo figlio, Marcel, cui seguono Charlotte nel 1901, Pierre nel 1903, e Charles-Pierre, l'ultimo ad arrivare, il quale nasce poco dopo la morte dello scrittore, nel 1915.

Nel 1897 Péguy riesce a pubblicare "Giovanna D'Arco", ma viene completamente ignorato da pubblico e critica. Il testo vende appena una copia. Tuttavia in esso è condensato tutto il pensiero del Péguy di quegli anni, impegnato e impregnato di socialismo, concepito però in vista di un desiderio e di una volontà tutta rivolta verso una salvezza radicale, in cui ci sia posto per tutti. La stessa Giovanna D'Arco che descrive nella sua opera è paradigmatica: in lei, il bisogno di una salvezza assoluta che il giovane autore cerca e pretende dalla propria fede politica.

In questo periodo, va aggiunto, mentre insegna e si dà da fare politicamente, Charles Péguy prende anche una posizione attiva nel famoso "caso Dreyfus", difendendo l'ufficiale ebreo dello stato francese, il quale viene accusato ingiustamente di spionaggio per favorire i tedeschi.

Il fervore socialista di Péguy si spegne. Il giorno 1 maggio del 1898, a Parigi, fonda la "Libreria Bellais" nei dintorni della Sorbona e nella cui esperienza investe forze fisiche ed economiche, compresa la dote della moglie. Il progetto però, fallisce in poco tempo.

Fonda allora la rivista "Cahiers de la Quinzaine", volta a ricercare e mettere in luce nuovi talenti letterari, pubblicando le loro opere. È l'inizio della sua strada editoriale, la quale si incrocia anche con altri esponenti di spicco della cultura letteraria e artistica francese di quegli anni, come Romain Rolland, Julien Benda e André Suarès. La rivista dura tredici anni ed esce ogni quindici giorni, per un totale di 229 numeri e con uscita d'esordio datata 5 gennaio 1900.

Nel 1907 Charles Péguy si converte al cattolicesimo. E così ritorna sul dramma su Giovanna d'Arco, cominciando una febbrile riscrittura, la quale dà vita ad un vero e proprio "mistero", come viene scritto nei "Cahiers" del 1909, e questo nonostante il silenzio del pubblico il quale, dopo un breve e iniziale interesse, sembra non gradire più di tanto l'opera dell'autore.

Péguy però va avanti. Scrive altri due "misteri": "Il Portico del mistero della seconda virtù", datato 22 ottobre 1911, e "Il mistero dei Santi Innocenti", del 24 marzo 1912. I libri non si vendono, gli abbonati della rivista calano e il fondatore dei "Cahiers", si trova in difficoltà. Inviso ai socialisti per la sua conversione, non fa breccia nemmeno nel cuore dei cattolici, i quali gli rimproverano alcune scelte di vita sospette, come quella di non aver battezzato i figli, per venire incontro ai voleri della moglie.

Nel 1912 il figlio minore Pierre si ammala gravemente. Il padre fa il voto di andare in pellegrinaggio a Chartres, in caso di guarigione. Questa arriva e Péguy compie un cammino di 144 chilometri in tre giorni, fino alla cattedrale di Chartres, in piena estate. È la sua più grande dimostrazione di fede.

Nel dicembre del 1913, ormai scrittore cattolico, scrive un poema enorme, che sconcerta pubblico e critica. Si intitola "Eve", ed è composto da 7.644 versi. Quasi contemporaneamente uno dei suoi saggi più polemici e brillanti vede la luce: "Il denaro".

Nel 1914 scoppia la Prima Guerra Mondiale. L'autore si arruola volontario e il 5 settembre 1914, il primo giorno della famosa e sanguinosa battaglia della Marna, Charles Péguy muore, colpito proprio al fronte.

Biografia di Re Luigi XIV

Il potere assoluto del Re Sole
5 settembre 1638
1 settembre 1715

Chi è Re Luigi XIV?


Luigi Deodato di Borbone, meglio noto come Re Luigi XIV, nasce a Saint-Germain-en-Laye, in Francia, il 5 settembre del 1638. Terzo re di Francia e di Navarra, appartenente alla casata dei Borbone, è considerato il vero fondatore di quello che si dice assolutismo monarchico, consistente nel far dipendere ogni decisione riguardante il popolo solo ed esclusivamente dal proprio sovrano. Per tale ragione e per l'immagine, sfarzosa e imponente, che è riuscito a dare di sé, è passato alla storia anche con i nomi di Re Sole e di Re Luigi il Grande.

Figlio di Luigi XIII di Francia ed Anna d'Austria, la sua nascita è già degna d'esser raccontata, giunta dopo ventitré anni di matrimonio trascorsi senza figli. Il secondo nome, Deodato, deriva proprio da questa straordinarietà, a parere paterno di matrice divina.

Formalmente, Luigi Deodato diventa re di Francia all'età di cinque anni, nel 1643, ossia alla morte del padre. Ma per quasi i vent'anni successivi all'evento, è il cardinale italiano Mazzarino, famoso per la sua biblioteca, a governare il Paese, grazie alla sua grande influenza sulla madre del futuro Re Sole. Alla morte dell'alto prelato, nel 1661, i cortigiani si ritrovano spaesati e, non sapendo a chi altro, si rivolgono al primo e unico figlio dei reali francesi, Luigi, chiedendo lui da chi avrebbero dovuto prendere gli ordini da quel momento in poi. Il futuro regnante aveva solo ventidue anni allora, ma risponde recisamente che sarebbe stato lui, da quel momento esatto, l'unico depositario del potere sovrano.

Vissuto durante la Fronda, epoca turbolenta per la Francia, piena di minacce e congiure continue, caratterizzata da attentati da parte dell'alta nobiltà al potere dei reali francesi, Luigi XIV vuole evitare ad ogni costo di rivivere quei momenti inquieti e capisce che deve mettersi alla testa di un popolo numeroso, rappresentandone il vertice assoluto. Accoglie e trasforma, rendendo concrete, le idee di Hobbes, risalenti a qualche trentennio precedente, ponendosi a capo del Leviatano, come scrive lo stesso filosofo inglese, ossia in cima alle innumerevoli braccia rappresentate dalle persone, le quali tutte, avrebbero formato la forza dello Stato.

La cura dell'immagine, del potere centrale, delle finanze e della guerra, anche per fini di propaganda, sono le sue risorse. Oltre ad una corte da alimentare allo scopo di ottenere i consensi di letterati e poeti, spesso abusando del potere ferreo della censura, con il fine ultimo di apparire come qualcosa di ben al di là dal terreno. Questa, in sostanza, la formula che trasforma Luigi nel Re Sole.

Dopo poco tempo dal suo insediamento, il re di Francia nomina Jean-Baptiste Colbert come "Controllore generale", ossia ministro delle finanze. Sceglie il figlio di un mercante, evitando di pescare nei poteri forti, onde evitare che un potente dell'alta aristocrazia potesse mettere in ombra la sua figura. Stessa cosa fa per il ministro della Guerra, preferendo il Marchese di Luvois, figlio di un cancelliere reale. Si circonda di funzionari ed intendenti, sfruttando anche gli insegnamenti del Cardinale Richelieu, il quale aveva preceduto sia lui che il Mazzarino. Ogni singolo distretto, o dipartimento come viene chiamato, deve fare a capo ad un messo statale nominato dal Re, secondo un sistema amministrativo moderno ed efficace, in cui è evidente il potere del sovrano e il suo controllo su ogni aspetto dello Stato.

Fa di una vecchia tenuta di caccia poi, Versailles, l'unica grande corte d'Europa, sede della famigerata reggia. Dal 1682 infatti, la città, lontano dai tumulti di Parigi, diventa l'unica vera abitazione reale. Qui, già prima, nel 1668 e nel 1672, Luigi XIV organizza due grandi feste, passate alla storia della Francia "dell'ancien regime". Teatro, ballo, fuochi d'artificio e giochi di luce e d'acqua sul canale, attirano i nobili a corte e costruiscono il mito del Re Sole e della reggia di Versailles. Ben presto, grandi artisti del palcoscenico come Racine e Moliere, prendono a frequentarla. Con loro, pittori, scultori, cantori d'ogni sorta. Senza contare la musica di un grande compositore come l'italiano Giovanni Battista Lulli.

Negli anni ottanta del Seicento pertanto, Luigi XIV raggiunge l'apice della sua fama, nota ormai in tutto il mondo. Celebre, la frase "L'état, c'est moi", che significa "lo Stato sono io", attribuitagli dai suoi biografi e sintomatica del suo modo di governare, il quale accentra ogni potere dello Stato in un'unica persona.

Per manifestare la propria forza e ottenere fedeltà poi, il Re di Francia si serve anche della guerra, quando non proprio di persecuzioni religiose, come quella contro gli Ugonotti, che reputa una setta in grado di poter dare grattacapi al proprio potere. Il 17 ottobre del 1685 pertanto, emana l'editto di Fontainebleau, il quale decreta ufficialmente che la Francia è cattolica, senza divisioni o differenze religiose. Contro il potere papale invece, per relegarlo ai confini romani, propone la Chiesa Gallicana i cui quattro punti portanti, sono diretta conseguenza del primo ed unico ordinamento, il quale afferma che il potere del Papa è da intendersi in chiave unicamente spirituale.

Con l'arrivo del XVIII secolo, arrivano anche le guerre, forse troppe e troppo dispendiose durante il regno di Luigi Deodato. In verità, già prima del '700 c'erano state diverse guerre, nelle quali la corona francese s'era inserita, come quella di Devoluzione del 1667 o quelle combattute tra i Paesi Bassi e l'Inghilterra. Tuttavia, la Guerra di Successione Spagnola, come viene chiamata dagli storiografi perché scoppiata per vicende dinastiche riguardanti il trono di Spagna, di sicuro è la più sanguinolenta affrontata da Luigi XIV.

Il Re di Francia infatti, dal 1660 è sposato con Maria Teresa d'Asburgo, detta anche Maria Teresa d'Austria, figlia del Re di Spagna Filippo IV e designata quale erede al trono spagnolo. L'eredità iberica è enorme, comprendente anche il Regno di Napoli, il Regno di Sicilia, il Ducato di Milano, i Paesi Bassi spagnoli ed il vastissimo impero coloniale del Sudamerica. Quando muore senza eredi l'interdetto Re spagnolo Carlo II, Francia e Austria si ritrovano nuovamente l'una contro l'altra per la successione al trono, perché entrambe imparentate con la corona spagnola. Luigi propone il Duca d'Angiò, pronipote della figlia maggiore di Filippo III di Spagna, Anna d'Austria, e nipote della figlia di Filippo IV di Spagna, Maria Teresa, moglie di Luigi XIV. L'Austria invece ha in Carlo, Arciduca d'Austria e figlio dell'Imperatore Leopoldo I del Sacro Romano Impero, il suo pretendente, in quanto sua nonna Maria Anna, è una delle figlie del Re di Spagna.

Il vincolo però lasciato da Carlo nel suo testamento per chi avrebbe regnato dopo di lui è piuttosto pesante: il pretendente avrebbe dovuto rinunciare al proprio titolo nobiliare con la promessa di mantenere intatti i confini spagnoli.

La guerra scoppia dopo la nomina di Filippo d'Angiò, nominato Filippo V, il quale troppo presto, nel 1701 promulga "l'Asiento", ossia la legge che dà l'esclusiva alla Francia da parte della Spagna sulla vendita degli schiavi nelle colonie del Nuovo Mondo. Si crea una nuova Grande Alleanza, comprendente l'Inghilterra, e la guerra diventa inevitabile e volta ad evitare che la Francia di Luigi assuma un dominio troppo grande sugli altri Stati europei.

La Guerra di Successione Spagnola occupa in pratica tutta l'ultima parte della vita di Luigi, segnando anche la fine del suo regno e compromettendo la sua grandezza, a causa delle enormi spese economiche e militari. Dopo le iniziali vittorie, la macchina da guerra del Re Sole tracolla. Il Duca di Marlborough e il principe di Savoia ottengono diverse vittorie sulla Francia, il Portogallo si schiera con l'Alleanza e le battaglie di Ramillies e di Oudenaarde fanno perdere alle forze franco-spagnole i Paesi Bassi spagnoli, così come la battaglia di Torino costringe il Re Sole ad abbandonare il fronte italiano.

Nel 1709 Luigi XIV, indebolito, deve cedere tutti i territori conquistati, mantenendo alla Francia i territori del Trattato di Westfalia, siglato più di sessant'anni prima. È, in pratica, la fine del suo regno e della sua grandezza. Compromessa definitivamente da un uso smisurato della forza, a scapito di una popolazione sempre più vessata dalla fame e dagli stenti di guerra, oltre che dalle tasse.

Luigi XIV muore di cancrena ad una gamba, il giorno 1 settembre del 1715, qualche giorno prima del suo settantasettesimo compleanno e dopo 72 anni 3 mesi e 18 giorni di regno. Gli succede il pronipote Luigi, Duca d'Angiò, con il nome di Luigi XV.

Biografia di Clay Regazzoni

La corsa continua
5 settembre 1939
15 dicembre 2006

Chi è Clay Regazzoni?


Italia, paese che dimentica troppo facilmente gli eroi. Tutto bene finché sei in pista, vinci e ottieni risultati. Messo in un angolo e poco considerato appena esci dal grande giro. E' il caso di Gianclaudio "Clay" Ragazzoni, vero mito della Formula 1, grande campione in pista e, come si dice con immagine forse un po' scontata, anche nella vita. Si tratta di retorica, forse, ma in questo caso spesa con ottime ragioni. E sarà pur vero che Regazzoni è svizzero, ma è anche vero che i suoi successi più importanti li ha ottenuti con il tricolore della Ferrari e che nel nostro Paese, quando vinceva, era un campione amatissimo.

Il grande Clay, ha saputo affrontare come pochi la sventura di finire su una sedia a rotelle negli anni del suo massimo fulgore professionale, piegando questa tragedia in uno slancio per compiere nuove imprese positive, ad esempio il Club "Clay Regazzoni Onlus" - Aiutiamo La Paraplegia -, il cui scopo è raccogliere fondi da devolvere a Enti e Istituti che operano nella ricerca sui problemi della paraplegia; nei suoi anni di attività sono stati raccolte decine di migliaia di euro, versati al reparto di Uroparaplegia dell'Ospedale di Magenta).

Gian Claudio Giuseppe Regazzoni nasce il 5 settembre 1939 a Lugano, nel Cantone Ticino, e si avvicina tutto sommato abbastanza tardi al mondo delle macchine da corsa (era il lontano 1963) ma, dopo i primi approcci in Formula 3, passa in un battibaleno alla Formula 2 come pilota ufficiale della Tecno.

Nel 1970 fa il suo esordio in Formula 1 al volante della Ferrari ottenendo una clamorosa vittoria nel Gran Premio d'Italia a Monza. La sua collaborazione con la "Rossa" prosegue anche nelle due stagioni successive ma i risultati, vista anche la scarsa competitività della vettura, non sono adeguati al suo valore. Nel 1973 "emigra" all'inglese Brm ma è una stagione da dimenticare: solo due i punti conquistati nell'annata.

L'anno migliore di Regazzoni è il 1974 quando torna in Ferrari per fare coppia con una giovane promessa, Niki Lauda, agli "ordini" di un giovane ed appassionato Direttore sportivo, Luca Cordero di Montezemolo. Il 1976 è l'ultima stagione al volante della Ferrari. L'anno successivo passa alla Ensign ottenendo risultati di secondo piano come nel 1978 alla Shadow. Nel 1979 passa all'emergente Williams sponsorizzata da finanziatori arabi e la porta alla prima, storica, vittoria nel Gran Premio d'Inghilterra a Silverstone.

All'inizio del 1980 torna all'Ensign ma un drammatico incidente nella gara di Long Beach metterà fine alla sua carriera in Formula 1 e lo costringerà su una sedia a rotelle. Negli anni successivi Regazzoni, che non ha mai abbandonato il mondo dell'automobilismo, ha continuato a guidare e a partecipare alle gare, tra cui numerose e massacranti "maratone" africane a bordo di vetture fuoristrada o addirittura camion. In questa girandola di corse e gare, non si è fatto mancare anche le competizioni con auto storiche. Nel 2000 è arrivata una grande soddisfazione: è stato votato, assieme all'ex sciatrice Michela Figini, sportivo ticinese del secolo.

Clay Regazzoni, anche autore di due libri "E' questione di cuore" (vincitore del Premio letterario del Coni e del Premio Bancarella), e "E la corsa continua", è scomparso tragicamente il giorno 15 dicembre 2006, fatalmente in un incidente stradale sull'autostrada italiana A1 della Cisa.

Biografia di Raquel Welch

5 settembre 1940

Chi è Raquel Welch?


Jo Raquel Tejada, in arte Raquel Welch, nasce a Chicago (Illinois, USA) il giorno 5 settembre 1940.

I genitori sono di origine boliviana: all'età di due anni si trasferisce con la famiglia in un sobborgo di San Diego, in California.

La giovane futura promessa del cinema studia danza e inizia a partecipare a numerosi concorsi di bellezza. Nel 1958 sposa James Welch, con il quale ha una figlia, l'attrice Tahnee Welch. In seguito la coppia divorzia.

Raquel Welch esordisce al cinema al fianco di Elvis Presley ne "Il cantante di Luna Park" (1964); dopo alcune esperienze televisive (tra cui "Il virginiano") entra con forza nell'immaginario delle generazioni degli anni Sessanta per il ruolo della prosperosa Loana in "Un milione di anni fa".

Il manifesto di questo film, con il primo piano dell'attrice in abiti primitivi, diviene un simbolo e oggetto di culto; di conseguenza la bellissima Raquel Welch diveta un'icona e sex symbol di quegli anni.

La sua notorietà e la sua bellezza la portano ad affrontare il genere della commedia - ricordiamo "Spara forte, più forte... non capisco!" di Eduardo De Filippo - e il genere western - tra cui spicca "La texana e i fratelli Penitenza" del 1972. Da lì in avanti la sua carriera si limita ad apparizioni in serie televisive e show vari.

Nel 1975 vince un Golden Globe come migliore attrice per il suo ruolo di Costanza Bonacieux nel film "I tre moschettieri" (1973, di Richard Lester, con Oliver Reed, Richard Chamberlain, Michael York, Frank Finlay, Christopher Lee e Charlton Heston).