Biografie di personaggi famosi e storici nato il 10 settembre


Biografie di personaggi famosi e storici

Biografie di personaggi famosi nella storia e celebrità del: 10 settembre

Sommario:

1. Georges Bataille
2. Émilie du Châtelet
3. Elisabetta di Baviera
4. Colin Firth
5. Ugo Foscolo
6. Stephen Jay Gould
7. Giovanni Gronchi
8. Lady Godiva
9. Charles Sanders Peirce
10. Joe Perry

Biografia di Georges Bataille

Surrealismo e oltre
10 settembre 1897
8 luglio 1962

Chi è Georges Bataille?


Georges Bataille nasce il 10 settembre 1897 a Billon, Puy-de-Dome, nella Francia centrale. La madre è di natura psichica instabile, il padre afflitto da una degenerazione da sifilide e già cieco al momento del concepimento del figlio.

Nel 1900 la famiglia Bataille si trasferisce a Reims. Qui il piccolo Georges riceve un'educazione rigidamente cattolica. Al momento dell'esplosione del conflitto mondiale madre e figlio sfuggono alla dominazione tedesca abbandonando il capofamiglia ormai completamente paralizzato che di lì a poco muore, infliggendo al figlio un insuperabile senso di colpa.

Studia regolarmente ma girando diverse città, da Chartres a Parigi a Madrid. Medita di diventare monaco. Perde la fede a causa di un amore giunto a catastrofe a causa del suo rigore cattolico.

Nel 1922, dopo un periodo di docenza all'Università di Madrid, ritorna a Parigi dove si impiega presso la Biblioteca Nazionale. E' un momento di elaborazione intellettuale senza precedenti per l'intellighentsia parigina. Bataille aderisce ai circoli in cui si viene formalizzando il credo surrealista, sotto l'egida di Breton. Sposa l'attrice Sylvia Makles che, in seconde nozze, sarà moglie di Jacques Lacan.

Il dissidio con Breton e il movimento surrealista non tarda ad emergere e presto la rottura è totale.

Un riavvicinamento con un intellettuale del gruppo di Breton avviene al momento dell'avvento continentale del fascismo: insieme a Roger Caillois fonda la rivista "Contrattacco", in difesa dei valori comunitari traditi dal socialismo reale.

Nel 1936 viene fondato il circolo esoterico de L'Acéphale e la sua versione essoterica, il Collegio di Sociologia i cui lettori sono di straordinaria caratura: tra di essi, Pierre Klossovski, Jean-Paul Sartre, Claude Levy-Strauss, Walter Benjamin, Theodor Adorno.

Dieci anni dopo Bataille è un guru filosofico e letterario assoluto. E' grazie al suo occhio preveggente che vedono la luce i primi lavori di Barthes, Derrida, Blanchot e Foucault.

La tubercolosi che lo colpisce in questi anni, seppur curata, gli causa un indebolimento del sistema immunitario che lo conduce alla morte l'8 luglio 1962.

Biografia di Émilie du Châtelet

17 dicembre 1706
10 settembre 1749

Chi è Emilie du Chatelet?


Émilie du Châtelet, il cui nome completo è Gabrielle Émilie Le Tonnelier de Brereuil, marchesa du Châtelet, nasce il 17 dicembre 1706 a Parigi, in una famiglia di rango sociale molto elevato: il padre è un uomo tenuto in grande considerazione presso la corte di Re Luigi XIV.

Invitata a maturare interessi scientifici e linguistici (in un'epoca in cui tali privilegi sono destinati unicamente agli uomini), studia con serietà senza disdegnare le occasioni mondane. Presentata a corte a sedici anni, studia il tedesco, il greco e il latino, interessandosi alla danza, al teatro e alla musica. Il 12 giugno 1725 sposa a diciannove anni il trentenne marchese Florent Claude du Châtelet: le nozze, più che da cause sentimentali, sono motivate da ragioni politiche. Il matrimonio, infatti, dà origine a tre figli, ma tra marito (impegnato nella carriera militare) e moglie gli incontri sono molto rari: è anche per questo che Émilie du Châtelet intraprende relazioni extra-coniugali con il marchese di Guébriant e con il duca di Richelieu.

La sua storia d'amore più importante, però, è quella con Voltaire. Conosciutisi nel 1733, i due si incontrano dapprima nel castello di Bretueil, appartenente alla famiglia di lei, prima di stabilirsi a Cirey-sur-Blaise, nel castello di Cirey, in seguito alla caduta in disgrazia del filosofo, osteggiato dal re per colpa dei suoi pensieri favorevoli alla libertà del popolo inglese. Émilie e Voltaire vivono in un edificio di proprietà di Florent: la loro relazione non viene nascosta, a dispetto della contrarietà dell'opinione pubblica.

Nel 1737 la marchesa parigina pubblica "Elementi della filosofia di Newton", scritto con la collaborazione di Voltaire: un'opera che si propone di avvicinare il pensiero dello scienziato britannico al grande pubblico. Dopo aver dato alle stampe, all'inizio degli anni Quaranta, "Istituzioni di fisica", in cui espone le teorie di Leibniz, Émilie du Châtelet decide di lavorare alla traduzione dal latino al francese di "Principia matematica" di Isaac Newton, aggiungendovi una sezione basata sugli sviluppi delle teorie newtoniane da parte degli scienziati francesi.

Nel 1746 la donna abbandona Voltaire dopo essersi infatuata per il poeta Saint-Lambert, di dieci anni più giovane di lei: i due si legano sentimentalmente nonostante la scarsa attrazione provata dal poeta, che agisce unicamente per vendicarsi di Madame de Boufflers, sua precedente amante, colpevole di averlo abbandonato. La relazione tra Émilie du Châtelet e il suo nuovo amante, tuttavia, ha un epilogo tragico: la donna, infatti, rimane incinta a quarantadue anni, un'età decisamente troppo avanzata - all'epoca - per una gravidanza non rischiosa.

Émilie partorisce nel settembre del 1749, ma la bambina muore immediatamente dopo essere nata. Anche la Châtelet perisce poco dopo, a sei giorni di distanza dal parto, il 10 settembre 1749 a Lunéville, assistita negli ultimi istanti di vita sia da Saint-Lambert che da Voltaire, che le era stato sempre accanto nonostante il tradimento.

Nel 1959 viene pubblicata la traduzione della marchesa dei "Principia matematica" newtoniani grazie all'intervento di Voltaire, debitore verso la donna con la quale si era sentito affine dal punto di vista intellettuale.

Biografia di Elisabetta di Baviera

Storia e tragedia della Principessa Sissi
24 dicembre 1837
10 settembre 1898

Chi è Elisabetta di Baviera?


Grazie al successo dei film degli anni Cinquanta del XX secolo a lei dedicati, divenne celebre con il nome di principessa Sissi (e il volto di Romy Schneider), tuttavia la storia la ricorda come Elisabetta di Baviera. Elisabetta Amalia Eugenia di Wittelsbach nasce a Monaco di Baviera il 24 dicembre 1837, quarta di dieci figli, da Ludovica di Baviera e Massimiliano Giuseppe di Baviera, entrambi appartenenti alla famiglia Wittelsbach. A dispetto di un padre assente (con numerosi figli illegittimi e tante amanti), Elisabetta trascorre un'infanzia serena, tra il palazzo di famiglia di Monaco e la residenza estiva di Possenhofen. A quattordici anni si innamora di uno scudiero del padre, Richard, che tuttavia viene allontanato dal palazzo a causa della sua ascendenza non gradita. Egli muore poco dopo: un evento che turba profondamente Elisabetta.

Nell'estate del 1853, la ragazza dà il proprio consenso alle nozze con l'imperatore Francesco Giuseppe I d'Austria: la coppia inizia a mostrarsi in pubblico, mentre cominciano le trattative per ottenere la dispensa papale, indispensabile visto che i due sono cugini di primo grado. Elisabetta viene educata e istruita: impara il francese e l'italiano, e le più importanti nozioni sulla storia d'Austria. Il contratto nuziale viene firmato nel marzo del 1854, con una dote stabilita in 50mila fiorini pagati dal padre della sposa e in 100mila fiorini pagati dall'imperatore. Ad aprile la futura imperatrice viene calorosamente accolta a Vienna, dove, nella Chiesa degli Agostiniani, si celebra lo sfarzoso matrimonio.

I primi anni a corte si rivelano, però, impegnativi, complici i rigidi cerimoniali cui Elisabetta di Baviera è sottoposta: la ragazza, anche a causa della lontananza dai suoi affetti, si ammala, cadendo continuamente in stati di ansia. Il suo rapporto con l'arciduchessa Sofia, madre dell'imperatore incaricata di trasformarla in una degna imperatrice, ben presto si deteriora, anche a causa dei sacrifici e del rigore che ella pretende. Criticata a corte a causa della modesta educazione, l'imperatrice rimane comunque incinta e partorisce la sua prima figlia nel marzo del 1855: nasce Sofia, così chiamata in onore della nonna.

L'anno seguente Elisabetta dà alla luce Gisella. Tra il 1856 e il 1857 Elisabetta e il marito viaggiano in Italia: ella, così, ha modo di accorgersi come l'impero non sia ben accetto da tutti i popoli, e che il regime militaristico messo in atto dall'Austria ha fatto sì che gli Italiani abbiano in odio gli Asburgo. Lo stesso clima di ostilità lo ritrova in Ungheria, dove per altro la piccola Sofia si ammala e muore il 19 maggio del 1857.

Elisabetta di Baviera, non ancora ventenne, rimane sconvolta dall'avvenimento, e una volta tornata in Austria rifiuta qualsiasi apparizione pubblica. Affida, quindi, Gisella all'educazione di nonna Sofia, considerandosi colpevole della morte dell'altra figlia.

L'anno successivo diventa mamma di Rodolfo, principe ereditario dell'impero, dopo un parto complicato che lascia strascichi sulla sua salute per molti mesi. Dopo aver ricevuto la visita della sorella Maria Sofia, moglie del futuro Francesco II delle Due Sicilie, le sue condizioni sembrano comunque migliorare. Dopo la sconfitta subita dall'esercito austriaco nella battaglia di Magenta, Francesco Giuseppe lascia Vienna e si sposta in Italia per guidare l'esercito in prima persona: Elisabetta cade in uno stato di tremenda disperazione a causa della lontananza, chiede di poter raggiungerlo ma non ne ottiene il permesso. Reagisce disertando tutti gli impegni sociali in programma, andando a cavallo e sottoponendosi a una cura dimagrante drastica, suscitando la disapprovazione di tutta la corte.

La situazione peggiora in seguito alla Battaglia di Solferino, dove gli austriaci rimediano un'altra sconfitta: il popolo chiede l'abdicazione di Francesco Giuseppe, mentre Elisabetta organizza nel castello di Laxenburg un ospedale militare. Alla crisi politica si accompagna una crisi personale: i rapporti tra l'imperatrice e il marito diventano sempre più difficili a causa dei contrasti con la suocera Sofia e al diffondersi di notizie relative all'infedeltà di Francesco Giuseppe.

Elisabetta, ricordando i dolori patiti dalla madre a causa dell'assenza del marito, teme di fare la stessa fine: senza contare che il consorte rappresenta il solo legame con una corte che detesta e che la detesta. La sua reazione è un insulto all'etichetta: organizza, infatti, balli a cui invita i rampolli dell'alta società di Vienna senza i loro genitori (comportamento totalmente contrario alla consuetudine dell'epoca).

A luglio del 1860 Elisabetta prende la figlia Gisella con sé e, dopo aver abbandonato la corte di Vienna, si mette in viaggio verso Possenhofen. Torna a corte un mese dopo, in occasione del compleanno del marito, per evitare uno scandalo. La sua salute precaria torna a causarle problemi in ottobre, quando le cure dimagranti e le crisi nervose le provocano un tracollo. Per allontanarsi dalla corte e provare a curarsi, l'imperatrice, all'epoca ventiduenne, si trasferisce nell'arcipelago portoghese di Madeira.

Nel 1868 Elisabetta dà alla luce Maria Valeria, la sua ultima figlia, a Budapest: un omaggio ai suoi sudditi più amati, gli ungheresi. Elisabetta si occupa dell'educazione della nuova arrivata in prima persona, a differenza di quanto accaduto con i primi tre figli. Negli anni Settanta e Ottanta, l'imperatrice si dedica completamente a sé stessa, ignorando gli impegni di corte e passando il tempo a curarsi, per conservare il proprio aspetto fisico e la propria bellezza: solo per vestirsi, impiega tre ore ogni giorno (visto che gli abiti le vengono cuciti addosso), mentre il lavaggio dei capelli richiede una giornata intera.

Nel 1889 il suicidio di Rodolfo, uccisosi insieme con l'amante Maria Vetsera, porta Elisabetta a una nuova crisi: ella continua a viaggiare in tutta Europa, ma sempre in lutto e costantemente vittima di esaurimenti nervosi. Elisabetta di Baviera muore il 10 settembre del 1898: mentre sta per imbarcarsi, a Ginevra, verso la frazione di Montreux Territer, Luigi Lucheni - anarchico italiano - la pugnala al petto con un colpo diretto, dopo aver nascosto la lima in un mazzo di fiori.

Mentre il criminale viene bloccato da quattro passanti dopo aver provato a fuggire, l'imperatrice si accascia a terra in seguito al colpo; poi, non sentendo alcun dolore, riprende a camminare verso il battello in partenza. Una volta arrivata sull'imbarcazione, impallidisce e sviene tra le braccia della contessa Stàray: riportata in albergo, muore senza riprendere conoscenza. La lima ha trafitto il ventricolo sinistro, e la causa della morte è un'emorragia interna. Il cadavere dell'imperatrice viene sepolto nella Cripta Imperiale a Vienna: al suo fianco ci sono, ancora oggi, le tombe del marito e del figlio.

Biografia di Colin Firth

10 settembre 1960

Chi è Colin Firth?


Colin Andrew Firth nasce il 10 settembre 1960 nell'Hampshire, a Grayshott, in Gran Bretagna, figlio di due docenti universitari: il padre, David Norman, è responsabile dell'educazione per il governo nigeriano; la madre, Shirley Jean, è insegnante di religioni comparate. Proprio a causa del lavoro del padre, Colin trascorre alcuni anni dell'infanzia in Nigeria; a undici anni, poi, si trasferisce con il resto della famiglia in Missouri, a St. Louis. Qui, frequenta la Montgomery of Alamain Secondary School, e poi a Eastleigh il Barton Peveril College: è in questi anni che coltiva la propria passione per la musica e soprattutto per la recitazione, complici gli studi al Drama Centre London.

Dopo essere salito sul palco con "Another country", osannata produzione teatrale di Londra in cui interpreta Guy Bennett, Colin Firth appare nella serie tv "Crown Court" e debutta al cinema proprio con la trasposizione sul grande schermo di "Another Country", per la regia di Marek Kanievska, nel ruolo - però - di Tommy Judd. Dopo "Nineteen nineteen" di Hugh Brody, l'attore britannico partecipa all'adattamento televisivo del romanzo "Lost Empires", di J.B. Priestley, prima di prendere parte nel 1987 a "Un mese in campagna" (titolo originale: "A month in the country") al fianco di Kenneth Branagh.

Nello stesso anno, prende parte al film tv di Rob Thompson "Tales from the Hollywood Hills: Pat Hobby Teamed with Genius", e appare nella serie "Hallmark Hall of Fame". A "Valmont", di Milos Forman (sul cui set conosce Meg Tilly, con la quale intraprende una storia d'amore e che nel 1990 gli darà un figlio, William Joseph), fanno seguito "Apartment Zero" e "Le ali del successo" di Otakar Votocek.

Sono i primi anni Novanta: in questo periodo, Colin Firth, Paul McGann, Gary Oldman, Tim Roth e Bruce Payne, tutte giovani promesse del cinema d'Oltremanica, si guadagnano la definizione di Brit Pack. Dopo produzioni minori come "Femme fatale" di Andre R. Guttfreund, il film tv "Hostages" di David Wheatley e "Playmaker" di Yuri Zeltser, Firth ottiene un successo eccezionale con l'adattamento televisivo del romanzo di Jane Austen "Orgoglio e pregiudizio", in onda sulla BBC. La performance dell'attore oltrepassa i confini nazionali; la sua interpretazione di Mr Darcy gli vale una nomination ai premi Bafta.

Entrato nel cast de "Il paziente inglese", di Anthony Minghella, partecipa anche a "Febbre a 90°", di David Evans. Quindi, ottiene parti in produzioni hollywoodiane dal notevole riscontro commerciale: nel 1998, per esempio, è la volta di "Shakespeare in love", di John Madden. Tra il 1999 e il 2001, invece, prende parte al film di Hugh Hudson "La mia vita fino ad oggi", a "La fidanzata ideale", di Eric Styles, e soprattutto alla commedia "Il diario di Bridget Jones", di Sharon Maguire, che conquista un successo eccezionale al botteghino.

Nel frattempo si dedica anche alla scrittura: nel 2000, infatti, realizza "The department of nothing", un racconto che fa parte di "Speaking with the Angel", raccolta edita da Nick Hornby (l'autore di "Febbre a 90°") che viene pubblicata allo scopo di raccogliere fondi per un'associazione che si occupa di bambini autistici, la TreeHouse Trust.

Nel 2001 ottiene una candidatura agli Emmy per "Conspiracy - Soluzione finale", mentre sul grande schermo appare in "Four play" (titolo originale: "Londinium"), di Mike Binder. E' soprattutto con gli adattamenti cinematografici delle grandi opere letterarie, però, che Colin fa faville: succede anche nel 2002 con la pellicola di Oliver Parker "L'importanza di chiamarsi Ernesto", tratto da "The importance of being Earnest" di Oscar Wilde.

Il 2003 si rivela un anno particolarmente ricco di impegni: tra gli altri film si segnalano "Una ragazza e il suo sogno" (titolo originale: "What a girl wants") di Dennie Gordon, e soprattutto "Love actually - L'amore davvero", di Richard Curtis. Dopo essere stato produttore esecutivo di "In prison my whole life", documentario - prodotto dalla moglie Livia Giuggioli - che mette in discussione il processo subito da Mumia Abu-Jamal, attivista politico accusato agli inizi degli anni Ottanta di aver ucciso un poliziotto e per questo condannato a morte, nel 2009 Colin Firth vince la Coppa Volpi al Festival del Cinema di Venezia per la sua interpretazione di "A single man", lungometraggio d'esordio di Tom Ford, in cui ricopre il ruolo di un professore universitario costretto a fare i conti con la solitudine che segue la morte del suo compagno; per questo film, l'attore inglese riceve anche candidatura ai BFCA, agli Screen Actors Guild, ai Golden Globe e agli Oscar, vincendo un premio Bafta.

Un successo altrettanto significativo arriva l'anno successivo con "Il discorso del re", presentato al Toronto Film Festival: la pellicola gli vale nel 2011 un Golden Globe come migliore attore in un film drammatico e un Oscar come migliore attore protagonista, oltre a numerosi altri riconoscimenti. Il 2011, per altro, si rivela un anno davvero magico per lui: il 13 gennaio gli viene concessa la stella sulla Hollywood Walk of Fame, mentre a giugno viene nominato dalla Regina Elisabetta II comandante dell'Ordine dell'Impero Britannico. In quel periodo, recita anche ne "La talpa", film di spionaggio diretto da Tomas Alfredson, ispirato dall'omonimo romanzo di John Le Carré. Nel 2012 Firth è impegnato sul set di "Gambit - Una truffa a regola d'arte", di Michael Hoffman, e di "Arthur Newman", diretto da Dante Ariola.

Biografia di Ugo Foscolo

A memoria d'uomo
6 febbraio 1778
10 settembre 1827

Chi è Ugo Foscolo?


Ugo Foscolo nacque il 6 febbraio 1778 a Zante, una delle isole ioniche, da padre veneziano e madre greca. Dopo la morte del padre si trasferì a Venezia, dove partecipò ai rivolgimenti politici del tempo manifestando simpatie verso Napoleone, salvo pentirsene amaramente dopo il trattato di Campoformio.

E' considerato il primo grande intellettuale dell'età neoclassica. Figlio naturale dell'illuminismo, incarna in sé tutti i fermenti culturali del mondo in cui visse. Nella sua opera si trovano tutti gli elementi culturali che caratterizzano l'età a lui contemporanea (Neoclassicismo, Illuminismo, Preromanticismo).

Detto questo, non è certo possibile analizzare l'opera di Foscolo attraverso un itinerario in cui si distingua una fase illuminista poi una fase neoclassica e infine una fase preromantica; troveremo soltanto opere in cui sono presenti insieme tutti e tre questi elementi (persino nelle "Grazie", che sembrano un regresso culturale verso il neoclassicismo dopo gli slanci dei "Sepolcri").

Sul piano strattamente personale invece, la nativa Zante, che definì "la culla della civiltà" restò sempre la sua patria ideale, tanto da dedicarle un bellissimo sonetto (il celeberrimo "A Zacinto"). Per Venezia provò sentimenti altrettanto intensi e, mentre se per l'isola greca subì il fascino del vagheggiamento malinconico, considerò la Serenissima come una seconda patria, di fatto quella reale, per la quale, non a caso, si lasciò coinvolgere nei suoi destini politici.

Infatti, istituito nel 1797 a Venezia un governo democratico in cui assunse cariche pubbliche, pochi mesi dopo, in seguito al trattato di Campoformio con cui Napoleone cedeva Venezia all'Austria, dovette fuggire, riparando a Milano (sottratta da Napoleone all'Austria), ove strinse rapporti di affettuosa amicizia col Monti ed ebbe modo di avvicinare il Parini.

A Milano fu redattore del "Monitore italiano", ma l'anno dopo si trasferì a Bologna, ove ricoprì la carica di aiutante cancelliere di un tribunale militare. L'anno successivo lasciò l'incarico per arruolarsi col grado di luogo­tenente nella Guardia Nazionale e, a fianco dei Francesi, combatté contro gli Austro-russi (rimanendo anche ferito durante una battaglia). Al comando del generale francese Massena partecipò alla difesa di Genova e quando la città fu costretta alla resa, seguì il Massena nella fuga.

Nel 1804 si recò in Francia, per motivi militari, e qui ebbe l'opportunità di trascorrere due anni di relativa calma, che impiegò in gran parte in amori appassionati, fra cui quello con l'inglese Fanny Emerytt da cui nacque la figlia Floriana. Tornato in Italia, visse tra Venezia, Milano, Pavia (ove ottenne la cattedra di eloquenza presso l'Università), Bologna e di nuovo Milano, da dove fuggì nel maggio del 1815 per non dover giurare fedeltà agli Austriaci. Dopo una breve permanenza a Lugano ed a Zurigo, l'anno dopo si stabilì a Londra, accolto dall'alta società. Qui guadagnò abbastanza con la pubblicazione delle sue opere, ma sperperò tutto con le sue dissolutezze: iniziò pure la costruzione di una lussuosissima villa, che non riuscì a pagare totalmente nonostante il soccorso della figlia Floriana (che, ritrovata a Londra, gli offrì tremila sterline). Inse­guito dai creditori, subì anche il carcere, e fu poi costretto a ritirarsi nel villaggio di Turnham Green, ove visse gli ultimi suoi anni in compagnia della figlia.

Elementi autobiografici della vita del Foscolo sono presenti nelle "Ultime lettere di Jacopo Ortis", anche se spesso e volentieri l'autobiografia cede il passo alla fantasia, presentandone quegli ideali (chiamati poi "illusioni") che, secondo Foscolo, permettono all'uomo di vivere la propria interiorità in modo meno drammatico, essendo addirittura validi argini psicologici contro il suicidio. Nell'Ortis, ad ogni modo, troviamo abbozzati tutti gli elementi che verranno elaborati nelle opere successive (gli ideali della patria, della poesia, dell'amore....). Il protagonista segue una direzione diversa dallo scrittore: Ortis arriva al suicidio, Foscolo no pur sempre aspirando alla pace e alla tranquillità nella sua travagliata esistenza.

Profondamente materialista e credente nella natura "meccanica" dell'esistenza (il suo lato illuministico, potremmo dire), visse in modo lacerante il momento di crisi dell'illuminismo, tanto da determinare in lui una visione pessimistica della vita. Foscolo aspirava alla gloria, alla fama, all'eternità ma la concezione illuministica (che vedeva la vita fatta di movimenti meccanici) limitava di fatto la realizzazione di queste aspirazioni, essendo l'ottica di quella filosofia legata alla convinzione che l'uomo sia un essere finito e soggetto a scomparire dopo la morte. Tirate le file, è la realtà della morte che induce Foscolo a cadere nel pessimismo che lo attanagliava. In base a queste considerazioni, elabora come detto quella che sarà definita come "la filosofia delle illusioni" che si caratterizza più che altro come una presa di coscienza del soggetto e dell'artista più che come una svalutazione delle potenzialità e della validità della ragione.

"Le illusioni", insomma, danno un senso all'intera esistenza e contribuiscono alla convinzione che vi sia pur qualcosa per cui valga la pena vivere invece che darsi la morte autonomamente. Le illusioni, in sostanza, sono la patria, la poesia, la famiglia, l'amore; nei Sepolcri, invece, troveremo la "sublimazione " di questo processo, scoprendo che "l'illusione delle illusioni" è la stessa poesia civile.

Accanto alla produzione maggiore (Ortis, Odi, Sonetti, Grazie, Sepolcri) troviamo anche altre opere, in particolare la fase cosiddetta didimea; è la fase dell'anti-Ortis, del viaggio in Inghilterra, del Foscolo maturo che ha abbandonato la passionalità e guarda con occhio critico ed ironico le cose della vita.

Ugo Foscolo scrisse anche alcune tragedie (Aiace, Tieste e Ricciarda) ad imitazione dell'Alfieri, in cui ha forte prevalenza l'esaltazione dell'agire passionale.

Morì il 10 settembre 1827. Le sue ossa furono trasferite a Firen­ze solo nel 1871 e vennero tumulate nel tempio di S. Croce, che egli aveva così tanto esaltato nel carme "Dei Sepolcri".

Biografia di Stephen Jay Gould

L'evoluzione creatrice
10 settembre 1941
20 maggio 2002

Chi è Stephen Jay Gould?


Stephen Jay Gould, celebre paleontologo, nasce il 10 settembre 1941 a New York. Laureatosi a soli ventidue anni in geologia presso l'Antioch College, consegue il PhD in paleontologia nel 1967 alla Columbia University. La leggenda vuole che Jay Gould abbia avuto l'illuminazione circa la sua futura carriera a cinque anni quando, durante una gita con i genitori, fu portato al museo di storia naturale di New York. Girando fra quelle immense sale, piene di oggetti misteriosi e singolari, circondato da ossa di animali morti e riproduzioni di strane specie, ebbe la forte percezione di essere inesorabilmente attirato da quel mondo.

In particolare, fu di fronte allo scheletro di un Tirannosauro che capì che il futuro sarebbe stato dedicato alla scoperta e ricostruzione della storia più antica.

Mai sogno di bambino poteva realizzarsi meglio. Gould infatti non solo diventerà un paleontologo di fama internazionale, ma elaborerà anche sue personali teorie, in modo da realizzare uno dei sogni più profondi nella vita di uno scienziato: quello di essere ricordati come degli originali innovatori.

A Gould si deve in particolare l'ipotesi (elaborata insieme ad Eldredge e datata 1972), detta degli "equilibri puntuati", una teoria che tuttora divide la comunità scientifica.

In sintesi questo approccio sostiene, da un lato, che l'evoluzione si comporti esattamente come aveva previsto Darwin, ossia attraverso lentissimi mutamenti delle specie, tali che i suoi effetti sono osservabili e definibili solo dopo milioni di anni (questi mutamenti poi, benchè lenti, possono radicalmente mutare l'aspetto del pianeta).

Dall'altro lato essi credevano anche che, talvolta la Natura potesse fare una sorta di "salto" e che dunque potesse succedere che una specie accelerasse la propria evoluzione del tutto improvvisamente ed in maniera imponderabile.

Mutuando un esempio dal gioco di azzardo, si potrebbe dire che nel sistema della natura può capitare che una determinata specie, ad un dato momento, "indovini" la mutazione giusta e attorno a questa cambi profondamente la propria storia futura.

Un esempio preclare di questo possibile salto evolutivo sarebbe proprio l'Uomo che, in virtù di uno "strumento" importantissimo come il pollice opponibile, apparso del tutto all'improvviso, ha ottenuto uno spaventoso e determinante vantaggio evolutivo rispetto a tutte le altre specie esistenti. Una modificazione morfologica apparentemente banale, dunque, ha permesso di coprire in (relativamente) poco tempo il percorso che forse si sarebbe compiuto in milioni di anni (siamo sempre, non bisogna dimenticarlo, nel regno della casualità, dunque non è detto che si sarebbe compiuto proprio "quel" percorso).

La carriera di Stephen Jay Gould, a partire da questi primi studi, si è assestata sempre di più. Diventato professore di geologia e zoologia presso la Harvard University, curatore di paleontologia degli invertebrati presso l'Harvard Museum of Comparative Zoology e membro del Dipartimento di storia della scienza ad Harvard, dal 1996 è stato anche professore di biologia alla New York University, oltre che presidente della American Society of Naturalists, della Paleontological Society, della Society for the Study of Evolution e infine, nel 1998, presidente eletto della American Association for the Advancement of Science (la più grande organizzazione scientifica degli Stati Uniti).

E non è tutto. L'attività di questo vulcanico scienziato si è sviluppata non solo a livello scientifico e accademico ma anche a livello letterario-divulgativo, ottenendo ampi riconoscimenti e ricevendo oltre quaranta lauree ad honorem.

I suoi scritti hanno spaziato da quelli rigorosamente scientifici, come "Ontogeny and Phylogeny", a quelli divulgativi, come "The Mismeasure of Man e Questioning the Millennium".

Gould ha ottenuto 14 premi letterari, incluso l'American Book Award per le scienze (per il libro "Il pollice del panda" del 1981). I suoi interventi mensili "This View of Life" sulla rivista Natural History costituiscono una delle più lunghe serie di editoriali scientifici mai apparse e hanno vinto il National Magazine Award for Essays and Criticism nel 1980. Il suo ultimo libro scientifico è "La struttura della teoria dell'evoluzione".

Gould si è recato più volte in Italia, trovando nella nostra arte, in particolare in quella della cattedrale di San Marco a Venezia, straordinarie metafore per raccontare la complessità della vita.

Al di là della sua fama presso gli specialisti, il pregio di questo intellettuale della scienza è stato quello di aver scritto libri accessibili al grande pubblico ma anche ricchi di argomentazioni brillanti e non banali, capaci di alimentare accesi dibattiti nei rispettivi ambiti specialistici. Questo vale soprattutto per quanto riguarda il suo particolare approccio evoluzionistico, materiale base di cui l'autore spesso si serviva per utilizzare metafore tratte dalle sue personali passioni, come quella per il baseball o per l'Opera lirica.

In sintesi Stephen Jay Gould è stato, con Carl Sagan e poche altre personalità di spicco, uno degli scienziati che ha venduto più libri al mondo: da "Il pollice del panda" a "Intelligenza e pregiudizio" fino a "Bravo brontosauro", i suoi testi sono diventati dei best seller in decine di paesi, libri che hanno diffuso il gusto di ragionare senza pregiudizi ideologico-religiosi e che hanno contribuito alla riflessione critica nei confronti della scienza.

Duramente contrastato dai cosiddetti "creazionisti", movimento assai retrogrado e assai diffuso in America, si batteva anche contro ogni pregiudizio razziale e di classe.

A partire dal 1982 Gould aveva sviluppato un tumore allo stomaco, di cui aveva anche parlato in un suo libro. All'epoca i medici gli avevano dato otto mesi di vita ma, grazie alla sua tenacia e alla sua straordinaria voglia di vivere, è riuscito a tenere a bada questo oscuro nemico per altri vent'anni.

Stephen Jay Gould si è spento a casa sua, a New York, il 20 maggio 2002.

Biografia di Giovanni Gronchi

Fratello maggiore
10 settembre 1887
17 ottobre 1978

Chi è Giovanni Gronchi?


Il terzo Presidente della storia della Repubblica Italiana - dopo il presidente provvisorio Enrico De Nicola e il liberale Luigi Einaudi - nasce a Pontedera (Pisa) il 10 settembre 1887. Laureato in lettere alla Normale di Pisa, Giovanni Gronchi insegna in varie località italiane (Parma, Massa, Bergamo e Monza) e aderisce al Movimento Cristiano di don Romolo Murri. Dopo la prima guerra mondiale, cui partecipa come volontario, nel 1919 è uno dei fondatori del Partito popolare italiano di don Luigi Sturzo.

Eletto come deputato di Pisa nelle elezioni del 1919 e del 1921 (XXV-XXVI legislatura), Gronchi è chiamato a dirigere la Confederazione dei Lavoratori Cristiani ed è nominato Sottosegretario all'Industria e Commercio nel 1922 (nel primo governo Mussolini) fino al Congresso di Torino del Partito Popolare (aprile 1923), dove viene decisa la non collaborazione e il ritiro dal Governo dei rappresentanti del P.P.I.

Gronchi riassume la guida dei sindacalisti bianchi cercando così di fronteggiare le violenze delle squadre fasciste di cui le sedi popolari e delle leghe cattoliche sono quotidianamente vittime.

Non a caso Piero Gobetti, grande intellettuale e martire del fascismo, avrà per Giovanni Gronchi pagine di stima e di grande considerazione nella sua rivista "Rivoluzione liberale".

Quando nel 1924 Luigi Sturzo abbandona la segreteria del Partito popolare, assieme a Giuseppe Spataro e a Giulio Rodinò, dirige il partito nel difficile momento storico.

Rieletto deputato nel 1924 Gronchi passa all'opposizione, partecipa alla secessione avvenuta sull'Aventino e decade dal mandato parlamentare. Durante la Resistenza diviene membro del CLN (il Comitato di Liberazione Nazionale) e partecipa alla fondazione della Democrazia Cristiana anche se poi, rieletto deputato il 18 aprile 1948 e da sempre favorevole al proseguimento dell'esperienza dell'unità nazionale con i comunisti e i socialisti, si scontrerà apertamente con De Gasperi (il quale lo nominerà comunque Ministro dell'industria nei suoi primi governi).

L'8 maggio 1948 Gronchi viene eletto Presidente della Camera, incarico che mantiene sino al giorno della sua elezione alla Presidenza della Repubblica, avvenuta il 29 aprile 1955. Divenuto Senatore a vita, quale ex Presidente della Repubblica, si iscriverà al gruppo misto.

Giovanni Gronchi è deceduto il 17 ottobre 1978, a 91 anni, lasciando i due figli e la moglie Carla Bissatini.

Biografia di Lady Godiva

Anno di nascita: 990
10 settembre 1067

Chi è Lady Godiva?


Lady Godiva nasce nell'anno 990. Nobildonna anglosassone, sposa il conte Leofrico di Coventry dopo essere rimasta vedova del primo marito. Entrambi sono generosi benefattori di case religiose ("Godiva" è la versione latinizzata di "Godgifu" o "Godgyfu", nome anglosassone che significa "regalo di Dio"): ella nel 1043 convince Leofrico a fondare un monastero benedettino a Coventry. Il suo nome è menzionato nel 1050 per una concessione di terra nei confronti nel monastero di Santa Maria di Worcester; tra gli altri monasteri che beneficiano dei loro regali, si ricordano quelli di Chester, Leominster, Evesham e Much Wenlock.

Leofrico muore nel 1057; Lady Godiva rimane nella contea fino alla conquista dei Normanni, e anzi risulta l'unica donna che, anche in seguito alla conquista, resta proprietaria terriera. Ella muore il 10 settembre del 1067. Misterioso è il luogo di sepoltura: secondo alcuni è la chiesa della Benedetta Trinità di Evesham, mentre secondo Octavia Randolph è la chiesa principale di Coventry.

La leggenda di Lady Godiva

La leggenda riguardante Lady Godiva ha a che fare con il suo desiderio di prendere le difese della popolazione di Coventry oppressa dalle tasse eccessive imposte da suo marito. Egli rifiutò sempre le richieste della moglie, che voleva eliminare parte delle tasse, fino a quando, stanco delle suppliche, le rispose che avrebbe accettato le sue volontà solo se lei avesse percorso le vie della città nuda a cavallo.

La donna non se lo fece ripetere due volte, e dopo aver pubblicato un proclama in cui imponeva a tutti i cittadini di chiudere finestre e porte percorse le strade cittadine a cavallo, coperta solo dai suoi capelli. Un certo Peeping Tom, un sarto, tuttavia non obbedì al proclama, realizzando un buco in una persiana per poter assistere al passaggio della donna. Rimase, per punizione, cieco. Fu così che il marito di Godiva fu obbligato ad abolire le tasse.

La leggenda fu poi commemorata in diverse occasioni, alcune delle quali ancora esistenti: dalla processione di Godiva, nata il 31 maggio del 1678 all'interno della fiera di Coventry, all'effigie di Peeping Tom in legno, situata in città a Hetford Street, passando per "The Godiva Sisters", rievocazione storica dell'evento che si tiene a settembre, in occasione dell'anniversario della nascita della donna leggendaria, su iniziativa di un cittadino di Coventry, Pru Porretta.

Anche la cultura contemporanea ha spesso rievocato Lady Godiva: lo fanno i Velvet Underground nel 33 giri intitolato "White light white heat", che contiene il brano "Lady Godiva's Operation", ma anche i Queen che, nella canzone "Don't stop me now", intonano il verso "I'm a racing car passing by like lady Godiva". Da segnalare, inoltre, la canzone "Lady Godiva & Me" dei Grant Lee Buffalo, la bambola gonfiabile Lady Godiva presente nel romanzo di Oriana Fallaci "Insciallah" e la Lady Godiva che appare in un episodio della settima stagione della serie televisiva "Streghe".

Biografia di Charles Sanders Peirce

Credenze e idee
10 settembre 1839
19 aprile 1914

Chi è Charles Sanders Peirce?


Charles Sanders Peirce nasce a Cambridge (Massachusetts, USA) il giorno 10 settembre 1839, da Benjamin Peirce, matematico di una certa notorietà che insegnava fisica e astronomia all'Università di Harvard. Proprio dall'influenza del padre arriva la formazione logico-matematica del giovane Charles il quale, dopo aver studiato ad Harvard per due anni, inizia nel 1861 a lavorare per il servizio costiero degli Stati Uniti. In questi anni subisce l'influsso del movimento trascendentalista, specialmente di Ralph Waldo Emerson.

Charles Sanders Peirce cerca di ottenere una cattedra universitaria per insegnare Logica, ma trova solo incarichi provvisori. Per vent'anni, tra il 1864 e il 1884, tiene corsi di logica presso la Johns Hopkins University di Baltimora, il Lowell Institute di Boston e la stessa Università di Harvard.

Di grande importanza sono i suoi scritti di logica nei quali sviluppa i temi della corrente algebrista di George Boole con un originale calcolo delle relazioni - Peirce basa le sue ricerche sugli sviluppi dell'algebra booleana - nonchè di Augustus De Morgan.

Nel 1891 riceve una piccola eredità e coglie l'occasione per ritirarsi nella città di Milford dove trascorrerà in isolamento e povertà gli ultimi anni della sua vita; lascerà numerosi manoscritti importanti per molti settori della filosofia. A Milford, Charles Sanders Peirce muore il 19 aprile 1914.

In alcuni dei suoi scritti viene gettata la base della corrente filosofica del pragmatismo, in seguito denominata "pragmaticismo" dallo stesso Peirce.

Il principio secondo il quale il significato delle credenze, o anche dei semplici concetti, é determinato dalle loro conseguenze pratiche sta alla base del pragmatismo: il termine "pragmatismo" venne introdotto da Peirce stesso all'interno del "Club metafisico", un gruppo di scienziati e filosofi che si riunivano a Cambridge, attorno alla figura di Chauncey Wright, di cui faceva parte anche il filosofo William James.

Peirce voleva distinguersi da William James che accusava di aver impoverito il pragmatismo con l'esclusione dal suo fondamento logico-semiotico, considerato la parte fondamentale di una teoria della conoscenza. La corrente del pragmatismo costituisce il più originale contributo americano alla filosofia novecentesca ed eserciterà una vasta influenza anche sulla cultura europea: il termine "pragmatismo", in estrema sintesi, mette in rilievo la tesi fondamentale secondo cui il significato di qualsiasi cosa è determinato dalla sua rilevanza pratica.

Le opere di Peirce sono contenute in una raccolta di scritti a sua firma ("Collected Papers of Ch.S. Peirce"), pubblicati a partire dal 1931.

Il concetto che lega la filosofia di Peirce alla nascita del pragmatismo é quello di credenza, illustrato nei saggi divenuti in breve tempo famosi: "Il fissarsi della credenza" (1877) e "Come rendere chiare le nostre idee" (1878). Per Peirce quando l'uomo si trova in dubbio, dà il via ad una ricerca che deve mettere capo a una credenza, intesa come un'abitudine, che costituisce una regola d'azione. Il significato della credenza risiede completamente nelle sue conseguenze pratiche, cioè nelle azioni che essa comporta come regola di condotta per rispondere ad una determinata situazione di dubbio: due credenze che portino alle medesime azioni sono uguali, anche quando possono essere formulate in diversi termini.

Peirce, oltre che per i suoi contributi alla logica e all'epistemologia, è ricordato come un importante studioso ed è considerato fondatore del già citato pragmatismo, nonché padre della moderna semiotica.

Negli ultimi decenni il suo pensiero è stato fortemente rivalutato fino a porlo tra i principali innovatori in molti campi, specialmente nella metodologia della ricerca e nella filosofia della scienza.

Biografia di Joe Perry

10 settembre 1950

Chi è Joe Perry?


Anthony Joseph Perry nasce nel Massachusetts, a Lawrence, il 10 settembre del 1950, da padre statunitense discendente da una famiglia portoghese (il cui cognome originario è Pereira, poi americanizzato in Perry), e da madre statunitense discendente da una famiglia italiana. Cresciuto a Hopedale e diventato un ottimo chitarrista, nel 1969 fonda la band degli Aerosmith, che a metà anni Settanta ottiene già successi importanti. "Toys in the attic", nel 1975, e soprattutto "Rocks", nell'anno successivo, sono hit trasmesse da tutte le radio libere dell'epoca. Su "Am dial", invece, vanno in onda hit singles come "Sweet emotion", "Same old song and dance", "Dream on" e "Walk this way".

E' in questo periodo che Joe e Steven Tyler, il cantante del gruppo, a causa del loro abuso di sostanze stupefacenti diventano noti come "Toxic Twins", i "Gemelli tossici". In effetti, anche per colpa dell'utilizzo di droga gli Aerosmith iniziano a perdere colpi dopo "Rocks", anche perché le relazioni fra i membri diventano sempre più tese, e a risentirne è il processo creativo. Dopo la hit "Draw the line", del 1977, avviene la rottura: Joe e Steven, infatti, litigano durante la registrazione dell'album "Night in the ruts", e Joe Perry abbandona la band. Poco dopo il chitarrista fonda un nuovo gruppo, The Joe Perry Project, il cui disco di esordio, "Let the music do the talking", arriva al numero 47 della graduatoria Billboard, grazie a 250mila copie vendute solo negli Stati Uniti.

Le vendite, quindi, sono positive, e così anche le critiche: a non soddisfare, invece, sono le esibizioni del gruppo dal vivo, così che "I've got the rock'n'rolls again", l'album successivo, va incontro a un insuccesso clamoroso. A queste difficoltà si aggiunge il fatto che la band non riesce mai a trovare una composizione definitiva, con tre cantanti diversi per i tre dischi. Anche per "Once a rocker, always a rocker", del 1983, il gruppo cambia, e il tentativo di introdurre Brad Whitford, già chitarrista degli Aerosmith, si rivela fallimentare: nel 1984, pertanto, The Joe Perry Project si trova senza alcuna etichetta disponibile a produrlo. A mettere a posto le cose ci pensa il manager Tim Collins, intenzionato a far riconciliare Perry con i vecchi Aerosmith.

Joe Perry, quindi, insieme con Whitford torna con il suo gruppo iniziale, con il quale partecipa a un tour particolarmente fortunato. Mentre inizia il processo di recupero dalla droga, Perry collabora, insieme a Steven, con i Run-Dmc nel remake di "Walk this way", vecchia hit che contribuisce a riportare al centro dell'attenzione la band. Seguono, per gli Aerosmith, singoli e dischi di successo (nel 1985 "Done with mirrors", nel 1987 "Permanent vacation"), mentre nel 1989 "Pump" ottiene ben tre platini. Dopo una pausa di quattro anni, nel 1993 per Geffen viene pubblicato "Get a grip", cui segue nel 1997 "Nine lives", per Columbia.

L'amicizia tra Tyler e Perry si consolida: i due scrivono canzoni insieme e anche durante le esibizioni live appaiono particolarmente uniti. "I don't want to miss a thing", singolo che giunge al numero uno in classifica, viene creato proprio da Joe, in collaborazione con Diane Warren, autrice pop: la canzone, per altro, fa parte anche della colonna sonora del film "Armageddon". Dopo "Just push play", del 2001, il gruppo torna in sala di registrazione per "Honkin' on Bobo", che vede la luce nel 2004.

Nel maggio del 2005, Joe pubblica "Joe Perry", primo disco da solista registrato nei sobborghi di Boston, nel The Boneyard, suo studio casalingo. Suona da solo ogni strumento, eccezion fatta per la batteria, in un album che, in virtù del suo taglio rock, viene accolto dai fans con particolare entusiasmo e dalla rivista "Rolling Stone" con tre stelle e mezzo su cinque. L'anno successivo, in coppia con Tyler si esibisce in un medley di tre brani ("Walk this way", "Dream on" e "I don't want to miss a thing") insieme con la Boston Pops Orchestra in occasione delle celebrazioni del 4 luglio di Boston. Nel 2009, mentre si trova in tour con gli Aerosmith, annuncia il ritorno del Joe Perry Project, con un album intitolato "Have guitar. Will travel", che viene pubblicato il 6 ottobre. Il primo singolo estratto, "We've got a long way to go", viene accolto in maniera positiva.

Parallelamente alla sua attività di musicista, Perry si dedica anche all'imprenditoria, creando la linea di salse piccanti "Joe Perry's Rock Tour World Hot Sauces", venduta in molti supermercati, e acquisendo nel Massachusetts, a Norwell, il ristorante "Mount Blue".