Biografie di personaggi famosi e storici nato il 7 settembre


Biografie di personaggi famosi e storici

Biografie di personaggi famosi nella storia e celebrità del: 7 settembre

Sommario:

1. Biografia di Karen Blixen
2. Biografia di Lucio Fontana
3. Biografia di Elia Kazan
4. Biografia di Dario Argento
5. Biografia di Gloria Gaynor
6. Biografia di Giuni Russo
7. Biografia di Giovanni Toti
8. Biografia di Angie Everhart


Biografia di Karen Blixen

La signora venuta dal freddo
17 aprile 1885
7 settembre 1962

Chi è Karen Blixen


Karen Blixen, il cui vero nome era Karen Christence Dinesen, nasce il 17 aprile 1885 a Rungstedlund, in Danimarca. Figlia di un proprietario terriero dedito alla politica (poi morto suicida) visse per lungo tempo nella residenza di campagna che il padre prima acquistò e in seguito restaurò a sue spese. Oltre alla placida routine della campagna danese Karen conobbe, almeno per la prima parte della sua vita, gli agi, i pettegolezzi e le mollezze degli ambienti "upperclass" della vicina e moderna Copenaghen.

Nel 1913 si fidanza con il cugino svedese, il barone Bror von Blixen-Finecke, e insieme a lui decide di partire per l'Africa con l'idea di acquistarvi una fattoria. La vita "civile" non sembrava adatta al carattere ribelle e forse un po' romantico della futura scrittrice.

Nei salotti si annoia profondamente, quasi sentendo che la vita le sfugge fra le mani senza aver provato emozioni reali e autentiche. L'epilogo rosa di questa specie di fuga, anche se dai caratteri non propriamente tali (almeno agli occhi delle persone che circondano i due) è costituito dal matrimonio che li ufficializza come marito e moglie, celebrato a Mombasa nel 1914. Una volta uniti e in regola con la legge, di comune accordo si trasferiscono in una grande piantagione nei pressi di Nairobi.

Purtroppo l'iniziale idillio dopo qualche anno va in pezzi. Quella che sembrava una grande storia d'amore coronata da interessi e passioni comuni si rivela in realtà una prigione difficile da sopportare. Il 1921 è l'anno del doloroso divorzio. Bror lascia l'Africa mentre Karen continua a vivere nella piantagione di caffè, ormai sua ragione di vita, facendola crescere e dirigendola con intelligenza e tenacia per ben diciassette anni.

Ma anche questa laboriosa routine sarà destinata a terminare.

L'improvvisa crisi sopravviene nel 1931 quando crolla il mercato del caffè e Karen Blixen si trova costretta a chiudere l'attività della piantagione dopo alcuni anni di stentata sopravvivenza. A questo punto ragioni economiche più che sentimentali la costringono a lasciare l'Africa e a tornare alla casa di famiglia, dove si dedica con intensità alla scrittura.

Fra le molteplici storie che scrive una in particolare è destinata a rievocare i suoi anni africani. Questa sorta di diario intimo, considerato il suo capolavoro, altro non è che il celeberrimo "La mia Africa", titolo che vedrà la luce solo nel 1937.

La prima pubblicazione che però la vede affermarsi sul mercato è "Sette storie gotiche", edito in Inghilterra e in America nel 1934.

Malgrado la bruciante nostalgia per il Kenya, nostalgia che ha tutti i caratteri di un vero e proprio "mal d'Africa", la scrittrice passerà il resto dei suoi giorni in Danimarca, peraltro afflitta da una salute malferma e vacillante, forse attribuibile secondo alcune ricostruzioni ad una malattia venerea mal curata che avrebbe contratto dal marito durante il primo anno di matrimonio.

Gli ultimi anni dunque sono particolarmente tristi e delicati. Minata dall'inesorabile malattia che non le lascia un attimo di tregua, trascorre lunghi periodi in ospedale, talvolta impossibilitata addirittura a scrivere o ad assumere la posizione seduta. Per dare corpo alla sua creatività si affida alla segretaria, depositaria fedele e trascrittirce attenta delle sue flebili dettature.

La fine arriva il 7 settembre 1962 quando Karen Blixen ha da poco superato i settantasette anni.

Una particolarità di questa autrice è che lungo tutta la sua carriera ha amato celarsi dietro numerosi pseudonimi: da Isak Dinesen a Tania Blixen fino ad arrivare al mascheramento androgino con le pubblicazioni a nome di Pierre Andrézel. Questo strano e per certi versi incomprensibile atteggiamento attirò su di lei un gran numero di pettegolezzi, anche relativamente all'originalità dei suoi scritti. Resta il fatto che Hemingway, al momento della consegna del premio Nobel, insinuò che il suddetto premio avrebbe dovuto essere anche assegnato alla gran signora venuta dal Nord.

Biografia di Lucio Fontana

I buchi con l'arte intorno
19 febbraio 1899
7 settembre 1968

Chi è Lucio Fontana


Lucio Fontana nasce in Argentina il 19 febbraio 1899 a Rosario di Santa Fé. Il padre Luigi, italiano, in Argentina da una decina d'anni, è scultore e la madre, Lucia Bottino, di origine italiana, è attrice di teatro.

A sei anni si stabilisce con la famiglia a Milano, dove, nel 1914, incomincia gli studi alla Scuola dei maestri edili dell'Istituto Tecnico "Carlo Cattaneo". Interrompe gli studi e parte per il fronte come volontario, ma la sua guerra dura poco: viene ferito e presto giungono il congedo ed una medaglia al valor militare.

Nel 1927 si iscrive all'Accademia di Belle Arti di Brera e segue i corsi di Adolfo Wildt.

È di questi anni il suo esordio come scultore originale: "Melodías" (1925), "Maternidad"(1926), monumento a Juana Blanco a Rosario(1927).

Nonostante la lontananza, continua a mantenere intensi contatti con il Sudamerica, dove effettua frequenti viaggi e dove apre uno studio di scultura.

Si diploma all'Accademia di Brera nel 1930, e comincia a partecipare regolarmente alle esposizioni, continuando però a realizzare sculture di concezione commerciale. Realizza monumenti funerari e commemorativi. Stringe rapporti con il gruppo degli architetti razionalisti, collaborando ai loro progetti con sculture e rilievi. Un'attività che porterà avanti per buona parte della sua vita.

Nel 1934 Fontana entra in contatto con l'ambiente dell'astrattismo lombardo legati alla galleria milanese "Il Milione". L'anno dopo, si lega al gruppo parigino "Abstraction-Création". Alterna opere astratte, come le tavolette graffite o le sculture in ferro filiformi, con le ceramiche "barocche", che realizza presso le fornaci di Albisola e Sèvres. Nel 1939 prende parte alla "Seconda mostra di Corrente".

Lucio Fontana torna a Buenos Aires nel 1940, dove frequenta i gruppi d'avanguardia e partecipa alla stesura del "Manifesto Blanco" (1946), che segna la nascita dello "Spazialismo".

Nel 1946 è di nuovo in Italia. Qui riunisce subito attorno a sé numerosi artisti e pubblica il "Primo Manifesto dello Spazialismo".

Riprende l'attività di ceramista ad Albisola e la collaborazione con gli architetti. Il 1948 vede l'uscita del "Secondo Manifesto dello Spazialismo". Nel 1949 espone alla Galleria del Naviglio "L'ambiente spaziale a luce nera" suscitando al tempo stesso grande entusiasmo e scalpore.

Nello stesso anno nasce la sua invenzione più originale quando, forse spinto dalla sua origine di scultore, alla ricerca di una terza dimensione realizza i primi quadri forando le tele.

Nel 1950 esce il "Terzo manifesto spaziale. Proposta per un regolamento". L'anno successicvo alla IXº Triennale, dove per primo usa il neon come forma d'arte, legge il suo "Manifesto tecnico dello Spazialismo". Partecipa poi al concorso indetto per la "Quinta Porta del Duomo di Milano" vincendolo ex-aequo con Minguzzi nel 1952. Firma poi con altri artisti il "Manifesto del Movimento Spaziale per la Televisione", ed espone in modo compiuto le sue opere spaziali alla Galleria del Naviglio di Milano. Scatenzndo di nuovo entusiasmo e sgomento, oltre a forarle, Fontana dipinge ora le tele, vi applica colore, inchiostri, pastelli, collages, payettes, gesso, sabbia, frammenti di vetro. E' ormai noto e apprezzato anche all'estero.

Passa poi alle tele dipinte all'anilina e alle sculture spaziali su gambo.

Sul finire del 1958 realizza le prime opere con i "tagli", che riproporrà nel 1959 su tela, con il titolo "Concetto spaziale". Del 1959 sono anche le sculture in bronzo "Natura". Nel 1960, parallelamente alle tele con i tagli, avvia il ciclo di tele con i cosiddetti "Crateri", squarci prodotti nella tela, spalmata di colore ad olio. Nel 1962 è la volta dei "Metalli", lastre di ottone o acciaio squarciate.

Nel 1963 appare la notissima serie della "Fine di Dio", grandi tele ovali verticali monocrome, recanti squarci. Nel 1964 è la volta dei cosiddetti "Teatrini", tele con buchi, incorniciate da bordi sagomati in legno che simulano una quinta teatrale.

Rientrano nell'intensa attività espositiva di questi anni, la retrospettiva del Walker Art Center di Minneapolis e il Gran Premio per la pittura della Biennale di Venezia, entrambi del 1966. Dell'anno seguente sono le "Ellissi", le sculture in metallo verniciato e le scenografie del Ritratto di Don Chisciotte per la Scala di Milano.

Poco dopo essersi trasferito a Comabbio, in provincia di Varese, dove restaura la vecchia casa di famiglia e installa il suo nuovo studio, Lucio Fontana muore il 7 settembre 1968.

Nel 1982 Teresita Rasini Fontana, moglie dell'artista dà vita alla Fondazione Lucio Fontana. Ancora oggi la Fondazione costituisce una delle iniziative meglio gestite nel campo della valorizzazione e della tutela del lavoro di un artista.

La presenza di opere di Lucio Fontana nelle collezioni permanenti di più di cento musei di tutto il mondo sono un'ulteriore conferma dell'importanza della sua arte.

Biografia di Elia Kazan

Il talento di scoprire talenti
7 settembre 1909
28 settembre 2003

Chi è Elia Kazan


Elia Kazan (il vero nome è Elias Kazanjoglou) è uno dei grandi maestri del cinema del XX secolo. Promotore del metodo Stanislawski e fondatore del laboratorio teatrale per eccellenza, l'Actors Studio, a lui si deve fra i tanti meriti anche l'affermazione di molti divi hollywoodiani poi diventati vere icone. Come dimenticare il Marlon Brando di "Fronte del porto" (era il lontano 1954), o il James Dean de "La valle dell'Eden"? E come dimenticare pellicole immortali, tutte dirette dalla sua mano, come "Un tram che si chiama desiderio", "Viva Zapata" o "Splendore nell'erba"?

Elia Kazan nasce il 7 settembre 1909 a Costantinopoli (la moderna Istanbul) da una famiglia di origine greca. Il suo vero nome è il quasi impronunciabile Kazanjoglous, poi "addolcito" per facilitarsi la vita, ed ha solo quattro anni quando la sua famiglia emigra negli Stati Uniti per stabilirsi a New York. Qui il padre riesce ad aprire una dignitosa attività come commerciante di tappeti che consente alla famiglia di vivere in modo agiato. Elia riesce anche a portare avanti gli studi e dopo essersi diplomato al Williams College studia teatro a Yale. Una scelta da privilegiati. Negli anni '30 Kazan recita così con il New York's Group Theater, finchè nel 1947 fonda, insieme ad altri appassionati, l'Actor's Studio, che diverrà la celeberrima scuola di recitazione che oggi tutti conoscono.

Divenuto uno dei maggiori talenti di Broadway, famoso soprattutto per le sue messe in scena delle commedie di Tennessee Williams, Kazan esordisce come regista cinematografico con alcuni documentari e nel 1947 con "Un albero cresce a Brooklyn", premiato con due premi Oscar (per la sceneggiatura e per l'interpretazione dell'attore James Dunn), che procura al regista un lucroso contratto di nove anni con la Fox. L'anno successivo è lo stesso Kazan a vincere l'Oscar per la miglior regia con "Barriera invisibile" (Oscar anche come miglior film e per l'interpretazione femminile di Celeste Holm), film-denuncia contro l'antisemitismo interpretato da Gregory Peck.

Ma Elia Kazan è anche un vero e proprio talent-scout: negli anni '50 inizia il sodalizio con Marlon Brando, prima in teatro e poi sul grande schermo. Il 1951 è l'anno di "Un tram che si chiama desiderio": la trasposizione cinematografica del lavoro di Williams segna la consacrazione di Kazan e la scoperta di Marlon Brando, che riceve la prima nomination in "Viva Zapata" del 1952 (sarà Anthony Quinn ad essere premiato con la statuetta). Nel 1954 "Fronte del porto" suggella il successo di Marlon Brando con l'Oscar e porta a Kazan il secondo riconoscimento per la regia.

Non passa neppure un anno e il suo fiuto da pioniere trova ulteriore conferma nella scommessa su James Dean. Il film è "La valle dell'Eden" e per il giovane e affascinante attore è subito nomination. Sempre dal vivaio di Kazan uscirà poi tra gli altri anche Warren Beatty, affiancato nel 1961 a Natalie Wood in "Splendore nell'erba". Il film viene premiato dagli Academy per la sceneggiatura di William Inge. L'ultimo grande successo (prima del declino) arriva due anni più tardi, nel 1963, con le tre nominations e il premio per la scenografia ottenuti dal dramma autobiografico "America, America".

In quegli anni Elia Kazan è invischiato in grandi polemiche per la sua collaborazione con le autorità scatenate dal senatore repubblicano Joseph McCarthy, sempre in caccia di artisti ed intellettuali comunisti (o presunti tali). Kazan a metà degli anni '50 aveva denunciato otto attori al Comitato per le Attività Antiamericane, un gesto che per loro significava la fine della carriera. Per Kazan invece quello è stato l'inizio di un tormentato rapporto con la comunità di Hollywood. E' proprio per quell'antica polemica infatti che quando nel 1999 gli venne assegnato l'Oscar alla carriera, alcuni attori e registi non applaudirono durante la cerimonia.

Dagli anni '70 in poi Kazan ha affiancato alla sua carriera nel mondo dello spettacolo una luminosa carriera di scrittore, che ha portato in libreria ben sei romanzi ed una autobiografia.

Sposato per tre volte (con Molly Day Thatcher, morta nel 1963, con Barbara Loden, morta nel 1980, e con Frances Rudge dal 1982), nella sua autobiografia Kazan confessa anche molte avventure sentimentali, fra le quali anche una con Marilyn Monroe. Onusto d'anni, di allori e di gloria, il grande regista è morto il 28 settembre 2003 nel suo appartamento di Manhattan, all'età di 94 anni.

Biografia di Dario Argento

Dal profondo delle tenebre
7 settembre 1940

Chi è Dario Argento


Dario Argento, uno dei più noti e importanti maestri del thriller cinematografico, nasce a Roma il 7 Settembre 1940 dal siciliano Salvatore Argento, critico e produttore cinematografico, e dalla brasiliana Elda Luxardo, fotografa di moda. Una nota curiosa vede proprio il padre produttore di tutti i suoi primi film, da "L'uccello dalle piume di cristallo" fino a "Tenebre", anche se, nell'adolescenza, i rapporti non dovevano essere idilliaci.

Iscrittosi infatti al Liceo classico Dario lo abbandona al secondo anno, decidendo di scappare di casa. In questo periodo il futuro regista è costretto a vivere di espedienti; nella sua permanenza a Parigi, ad esempio, lavora come lavapiatti.

Tornato in Italia, viene assunto in un quotidiano romano ("Paese Sera"), come critico cinematografico. Sono i primi anni sessanta, anni prossimi a quelli caldi delle contestazioni, ma anni in cui chi usciva dalle righe era ancora guardato con sospetto. E, sicuramente, Dario Argento non è mai stato uno spirito molto ligio alle regole anche se, naturalmente, più sul piano delle regole artistiche che su quello dei comportamenti sociali. I pezzi che stendeva per il giornale, ad esempio, erano spesso controcorrente, in grado di spiazzare il lettore uso a vedere confermate le sue opinioni dalla critica ufficiale. La penna di Argento era invece tagliente e ricca d'inventiva. Il giovane Dario, dunque, ci mette poco a capire che con la penna si può anche campare. La fantasia non gli manca e allora eccolo intraprendere, prima timidamente poi sempre con maggiore sicurezza, la strada dello sceneggiatore.

Con Sergio Amidei scrive "Scusi, lei è favorevole o contrario?" Di Alberto Sordi (1967), poi "Una corda una colt" con Claude Desailly di Robert Hossein (1968), e quindi "La stagione dei sensi", "La rivoluzione sessuale", "Probabilità zero", "Oggi a me...domani a te", "Comandamenti per un gangster", "Un esercito di cinque uomini, "La legione dei dannati", "Metti una sera a cena".

Nel 1969 scrive e dirige il suo primo film, "L'uccello dalle piume di Cristallo" (1970). La pellicola, dopo una partenza incerta, si trasforma in uno dei più grandi successi della produzione italiana di quell'anno. Il successo del secondo film, "Il gatto a nove code" (1970), conferma l'interesse del pubblico, e lo impone come autore del suspence cinematografico italiano.

Nel 1971 dirige "Quattro mosche di velluto grigio", continuando una personale ricerca nel linguaggio cinematografico della paura, e sviluppando nuove tecniche atte a suscitare forte tensione emotiva all'interno dei suoi thriller, inizialmente commentati dalle colonne sonore di Ennio Morricone.

La caratteristica principale di questi primi film del regista romano è quella di far leva sostanzialmente su dati di realtà, ossia senza l'irruzione soverchia di tematiche soprannaturali. La presenza della morte è percepibile ed incombe sempre come un evento che può irrompere da un momento all'altro. Il terrore dello spettatore viene indotto con sapiente maestria attraverso un'atmosfera inquietante e carica di aspettative. In seguito, invece, Argento opererà una vera e propria svolta a questo proposito, allestendo nei sui film tutto un campionario del soprannaturale della miglior specie. Compariranno demoni, streghe e quant'altro, nel tentativo di mettere in scena un'altalenante gioco con la morte intesa come un qualcosa di contrapposto alla "realtà" della vita.

Nel 1975, con "Profondo Rosso" Argento realizza il film che ancora oggi molti ritengono essere la sua opera più importante e significativa: una sintesi di tutti quegli aspetti inquietanti ricercati e studiati nei precedenti film, sviluppati con l'uso di peculiari tecnologie visive nella scrittura cinematografica di uno stile che segnerà un punto di non ritorno per la rappresentazione della paura negli anni a venire. Gli echi misteriosi e fantastici sussurati in "Profondo Rosso" irrompono nella raffigurazione irrazionale della fiaba maledetta narrata con "Suspiria", datato 1977. Le immagini diventano pitture dai bagliori irreali e demoniaci come nel successivo "Inferno" (1980), per tornare con "Tenebre" (1982) a un giallo le cui connotazioni si annullano attraverso un palinsesto visivo che cela sotto la superficie del reale, orrore e fantastico, disintegrando continuamente la rappresentazione di una verosimiglianza pronta sempre a sollevarsi, come un sipario, sul ghigno dell'ignoto.

Dopo "Phenomena" (1985) e "Opera" (1987), nel 1990 dirige un episodio di "Due occhi diabolici" (l'altro è diretto da George Romero) ispirato ai racconti di Edgar Allan Poe.

Nel 1993 gira "Trauma" interpretato dalla figlia Asia, protagonista anche dei successivi "La Sindrome di Stendhal" (1995) e "Il fantasma dell'Opera" (1998).

"Non ho sonno" segna il ritorno ai riflessi glaciali e mortali del thriller giallo, sempre sospinto dalle "grandi vele di irrazionale e di delirio" che Argento sa spiegare con la sua consueta maestria.

Il suo cinema è l'unico ad essere riconosciuto anche dai grandi registi d'oltreoceano come punto di riferimento europeo nell'arte dello spettacolo della suspence e del fantastico, di un "giallo" le cui connotazioni si annullano attraverso visioni che celano, sotto la superficie del reale, Orrore e Fantastico.

Oltra ai suoi capolavori, bisogna ricordare che Dario Argento ha finanziato lungometraggi di altri registi italiani (come ad esempio quelli di Lamberto Bava o di Michele Soavi), o alcune serie televisive, fra cui va almeno menzionata "La porta sul buio" (1972), della quale ha diretto gli episodi "Il tram" e "Testimone oculare".

Biografia di Gloria Gaynor

Regina della discomusic
7 settembre 1949

Chi è Gloria Gaynor


Nata il 7 settembre 1949 a Newark nel New Jersey (USA), Gloria Gaynor è ormai considerata indiscutibilmente la "Regina della discomusic" e proprio così è stata soprannominata sia dai fan come dai media. Ha cominciato la sua carriera come oscura cantante ed intrattenitrice nei locali della costa dell'est dove si è fatta le ossa imparando a vincere la paura del pubblico e a muoversi agevolmente sul palcoscenico.

Gloria viene scoperta da Jay Elli, il manager che poi resterà al suo fianco negli anni a venire, proprio mentre canta in un nightclub di Manhattan, anche se alle spalle aveva già un singolo, prodotto nel 1965 da Johnny Nash e che già evocava quel marchio di fabbrica tutto ritmo e atmosfere soft tipiche della cantante afroamericana.

Il coronamento del suo successo arriva nel 1979 quando l'ormai celeberrima "I will survive", epitome di tutte le canzoni "dance" sale la cima delle classifiche inglesi e statunitensi. Questa sorta di inno, questo pezzo movimentato ma anche capace di toccare le corde della commozione e del "bel suono", con quelle indimenticabili terzine degli archi che ne costituiscono il geniale arrangiamento, rivoluzionò letteralmente quello che era il mercato discografico del momento (in seguito, fra i destini del pezzo, ci sarà anche quello di diventare una sorta di bandiera del movimento gay).

E' inutile negare che il nome della Gaynor rimane indissolubilmente legato a quel brano, tanto è vero che in seguito la cantante faticherà a replicarne il successo (malgrado le ottime vendite di "I am what I am", una hit nell'Inghilterra del 1983).

Una delle cause della sua parziale uscita dalle scene è stata l'incapacità di evolversi. Paradossalmente i critici le rimproverano a lei che ha quasi inventato un genere, proprio di essersi eccessivamente chiusa alle nuove tendenze, cosa che a nuociuto al rinnovamento della sua immagine e del suo stile musicale troppo legato, alle orecchie dei più, al pur "nobile" sound degli anni '70 e '80.

Biografia di Giuni Russo

Quell'estate al mare
7 settembre 1951
14 settembre 2004

Chi è Giuni Russo


E' conosciuta da tutti per quel grande successo di "Un'estate al mare" che l'ha fatta conoscere al grande pubblico: era il 1982 quando il brano toccava i vertici delle classifiche italiane.

Nata Giusi Romeo, a Palermo il 7 settembre 1951 e cresciuta in una famiglia dove la musica lirica era l'incontrastata regina, Giuni Russo ha iniziato giovanissima a studiare canto e composizione. Precoce talento naturale, ha affinato nel tempo le sue doti canore fino a raggiungere quella potenza vocale, duttile ed espressiva, che ha attirato l'attenzione e l'interesse dei discografici.

Nel 1968 incide alcuni 45 giri con il nome di Giusy Romeo, poi nel 1975 assume lo pseudonimo di Junie Russo, arrivando a pubblicare anche un album: "Love is a woman". Dal 1978 "Junie" viene italianizzato in "Giuni" e così si presenta nel 1982, l'anno del suo boom, con il disco "Energie", album scritto insieme a Maria Antonietta Sisini e ad un altro cantautore siciliano "doc", Franco Battiato. Con lui inizia un percorso di studio verso una musica più ricercata e impegnata.

I lavori di Giuni Russo, da "Vox" (1983) ad "Album" (1987) sono una sorta di sperimentalismo musicale - strumentale e vocale - per la musica leggera italiana di quegli anni. Gli album rivelano un'artista in continuo movimento artistico. I successi e le belle canzoni non mancano. "Alghero", "Good good bye", "Sere d'agosto", "Limonata cha cha", "Adrenalina", solo per citarne alcune.

Nel 1988 l'album "A casa di Ida Rubistein" segna la svolta di Giuni Russo, che in modo originale canta note arie e romanze di Bellini, Donizetti e Giuseppe Verdi. Questo repertorio conferma la naturale vocazione della cantante a voler guardare avanti, ad essere considerata all'avanguardia. Conscia delle sue peculiarità canore Giuni Russo non ha mai smesso di sperimentare e di osare: da "Amala" (1992) a "Se fossi più simpatica sarei meno antipatica" (1994).

Animo irrequieto, appassionata di lirica come di jazz, Giuni Russo non si è mai stancata di allargare le proprie conoscenze e di provare nuove esperienze: ha studiato antichi testi sacri e ha collaborato con scrittori e poeti. Nel 1997 si è dedicata al teatro esibendosi in "Verba Tango", uno straordinario spettacolo di musica contemporanea e poesia, e cantando versi di Jorge Luis Borges al fianco del grande attore Giorgio Albertazzi.

Nel 2000 è tornata dopo tanto tempo in TV riproponendo la sua hit-simbolo nel programma Mediaset "La notte vola" (condotto da Lorella Cuccarini) revival celebrativo della grande musica degli anni '80.

Dopo il disco dal vivo "Signorina Romeo" (2002) ha partecipato al Festival di Sanremo 2003 presentando la canzone "Morirò d'amore (Le tue parole)" a cui è seguito l'album omonimo.

Da tempo malata di tumore, è scomparsa il 14 settembre 2004, a 53 anni appena compiuti, nella sua abitazione di Milano.

Biografia di Giovanni Toti

7 settembre 1968

Chi è Giovanni Toti


Giovanni Toti nasce il 7 settembre 1968 a Viareggio, figlio di albergatori. Arriva a Milano nel 1996 per iniziare uno stage come giornalista a "Studio Aperto", il telegiornale di Italia 1: premiato per il buon lavoro, diventa prima redattore di cronaca, per poi essere promosso caposervizio e infine caporedattore della politica.

Diventato nel frattempo giornalista professionista, dopo essere entrato a Videonews (testata giornalistica delle tre reti Mediaset), cura il programma di Rete4 "Liberitutti"; nel 2007 diventa vicecapo ufficio stampa di Mediaset. Due anni dopo è nominato condirettore di "Studio Aperto", per il quale cura "Lucignolo" e "Live", programmi di approfondimento giornalistico.

Giovanni Toti diventa direttore di Studio Aperto il 22 febbraio del 2010, quando il suo predecessore Mario Giordano viene scelto per la direzione della testata News Mediaset. Alla guida del tg, Toti viene contestato per alcune prese di posizione nette a favore di Silvio Berlusconi (con tanto di interviste in diretta al Cavaliere) ed editoriali ritenuti poco obiettivi (famoso è quello seguito alla condanna in secondo grado di Marcello Dell'Utri, in onda il 29 giugno del 2010).

Nel 2012 gli viene assegnato il Premio Penisola Sorrentina Arturo Esposito e diventa anche direttore del "Tg4", il telegiornale di Rete4, al posto di Emilio Fede, coinvolto nello scandalo Ruby. Toti decide di eliminare la rubrica "Sipario" e di cancellare la presenza delle meteorine, ragazze di bell'aspetto che avevano il compito di annunciare le previsioni del tempo.

A partire dal mese di dicembre del 2013 si comincia a parlare con insistenza di Toti come nuovo coordinatore di Forza Italia, il partito di Silvio Berlusconi, o addirittura come candidato premier. Le indiscrezioni giornalistiche sembrerebbero trovare conferma all'inizio del mese di gennaio successivo, ma la scelta di Giovanni Toti come coordinatore di Fi viene bloccata dai cosiddetti "falchi" del partito.

Sempre nel gennaio del 2014, il giornalista toscano viene attaccato da Enrico Mentana, direttore del TgLa7, che lo invita a scegliere tra il giornalismo e la vita politica. Alla fine del mese viene ufficializzata la notizia che Toti lascia la direzione dei Tg per diventare consigliere di Berlusconi.

Nel 2015 si candida e vince le elezioni regionali diventando governatore della regione Liguria.

Biografia di Angie Everhart

7 settembre 1969

Chi è Angie Everhart


Il vero nome di Angie Everhart è Angela Kay. Nata ad Akron (Ohio, USA) il 7 settembre 1969, come modella ha posato per diverse importanti riviste del settore moda. Dal 1995 ha inoltre posato più volte per il numero speciale sui costumi da bagno di "Sports Illustrated".

Nel febbraio 2000 presta la sua immagine anche a Playboy.

Come attrice debutta sul grande schermo nel 1993 con un ruolo marginale in "Last Action Hero" (con Arnold Schwarzenegger). Un'altra pellicola a cui ha partecipato è "9 settimane e mezzo - La conclusione" (1997).

Nel 1995 è stata fidanzata con l'attore Sylvester Stallone. Ha poi sposato Ashley Hamilton alla fine del 1996, ma il matrimonio è durato solo pochi mesi.

Nel 2007 ha avuto una relazione con Joe Pesci.

Le è stata attribuita anche una storia con Alberto di Monaco.

All'inizio di maggio del 2008 è stata fermata e arrestata per guida in stato di ebbrezza a Los Angeles.

Nel mese di agosto 2009 diventa mamma: non ha lasciato sapere chi è il padre, dichiarando di voler essere una madre single.