2 Re 19-20-21-22, Punti notevoli della Bibbia: settimana del 21 settembre

Punti notevoli della lettura della Bibbia: 2 Re 19-22 . Informazioni per studio personale

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(2 RE 19:1)

“E avvenne che appena il re Ezechia ebbe udito, immediatamente si strappò le vesti e si coprì di sacco ed entrò nella casa di Geova.”

*** it-1 p. 340 Bestemmia ***
La tradizione talmudica prescriveva pure che i giudici religiosi, quando udivano una testimonianza che denunciava le presunte parole blasfeme pronunciate dall’accusato, dovevano strapparsi gli abiti, secondo l’esempio di 2 Re 18:37; 19:1-4. — The Jewish Encyclopedia, 1976, vol. III, p. 237; cfr. Mt 26:65.

(2 RE 19:7)

“Ecco, metto in lui uno spirito, e deve udire una notizia e tornare al suo proprio paese; e certamente lo farò cadere di spada nel suo proprio paese”’”.”

*** si p. 73 par. 27 Libro biblico numero 12: 2 Re ***
Sennacherib torna sconfitto a Ninive e prende a dimorarvi. Là viene deluso ancora una volta dal suo dio Nisroc, poiché proprio mentre si inchina in atto di adorazione i suoi stessi figli lo uccidono, adempiendo la profezia di Isaia. — 19:7, 37.

(2 RE 19:9)

“Egli udì dire circa Tiraca re d’Etiopia: “Ecco, è uscito a combattere contro di te”. Perciò mandò di nuovo messaggeri a Ezechia, dicendo:”

*** it-1 p. 843 Esar-Addon ***
Conquista dell’Egitto. La più notevole impresa militare di Esar-Addon fu la conquista dell’Egitto, con la sconfitta dell’esercito egiziano al comando del sovrano etiope Tiraca (chiamato “re d’Etiopia” in 2Re 19:9) e la conquista della città di Menfi. Esar-Addon aggiunse perciò ai suoi molti titoli quello di “Re dei re d’Egitto”.

*** it-2 p. 934 Sennacherib ***
La delegazione assira era tornata da Sennacherib, che combatteva contro Libna, quando giunse la notizia “circa Tiraca re d’Etiopia: ‘Ecco, è uscito a combattere contro di te’”. (2Re 19:8, 9) Le iscrizioni di Sennacherib parlano di una battaglia combattuta a Elteche (ca. 15 km a NNO di Ecron) nella quale egli afferma di avere sconfitto un contingente egiziano e l’esercito del “re d’Etiopia”. Quindi sono descritti la conquista di Ecron e il ritorno al trono di Padi, liberato da Sennacherib. — Ancient Near Eastern Texts, cit., pp. 287, 288.

*** it-2 p. 1120 Tiraca ***
Durante il regno di Ezechia, mentre Sennacherib re d’Assiria combatteva contro Libna, giunse notizia che Tiraca, sovrano etiope dell’Egitto, avanzava contro gli assiri. (2Re 19:8, 9; Isa 37:8, 9) Un’iscrizione assira, pur non menzionando Tiraca, indica che Sennacherib sconfisse gli eserciti venuti dall’Egitto e catturò “i guidatori di carri del re d’Etiopia”.

*** g90 22/6 p. 26 Meroë: Testimonianza di uno splendore dimenticato ***
Secondo il racconto biblico, il re assiro Sennacherib combatteva contro Libna mentre nello stesso tempo si preparava ad attaccare Gerusalemme. All’improvviso giunse notizia che il re Tiraca stava andando a combattere contro gli assiri. (2 Re 19:8, 9

*** w88 1/2 p. 27 L’antico Egitto: la prima delle grandi potenze mondiali ***
Anni dopo, durante il regno di Ezechia re di Giuda, Tiraca re d’Etiopia (probabilmente il faraone Taharqa, sovrano etiope dell’Egitto) entrò in Canaan e sventò temporaneamente l’attacco del re assiro Sennacherib. (2 Re 19:8-10) A quel che pare, gli stessi annali di Sennacherib, ritrovati in Assiria, si riferiscono a questo avvenimento quando dicono: “Catturai personalmente vivi . . . i guidatori di carri del re d’Etiopia”. — Prisma di Sennacherib, Istituto Orientale dell’Università di Chicago.

(2 RE 19:12)

“Hanno gli dèi delle nazioni che i miei antenati ridussero in rovina liberato loro, sì, Gozan e Haran e Rezef e i figli di Eden che erano a Tel-Assar?”

*** it-1 p. 1188 Gozan ***
GOZAN
(Gòzan).
A quanto pare, nome sia di una località che di un fiume. In 2 Re 19:12 e Isaia 37:12, sembra che Gozan includa qualcosa di più di una città, poiché i suoi abitanti sono elencati fra le “nazioni” conquistate dagli assiri. Molti studiosi, basando evidentemente le proprie conclusioni sulla somiglianza dei nomi, ritengono che Gozan corrisponda alla Gauzanitide, regione della Mesopotamia menzionata da Tolomeo e ritenuta la “Guzana” dei documenti assiri. L’antica Guzana viene comunemente identificata con l’attuale Tell Halaf sull’alto corso del Khabur, circa 590 km a ENE del Mar di Galilea.

*** it-1 p. 1217 Haran ***
Sembra che il nome Haran si riferisse anche alla zona circostante, poiché Haran è elencata fra le “nazioni” conquistate dai re d’Assiria. — 2Re 19:11, 12.

*** it-2 p. 1081 Tel-Assar ***
TEL-ASSAR
(Tel-Assàr).
Sito abitato dai “figli di Eden”, menzionato insieme a Gozan, Haran e Rezef, località della Mesopotamia settentrionale. (2Re 19:12; Isa 37:12) Sennacherib, tramite i suoi messaggeri, si vantò che gli dèi che le popolazioni di questi luoghi adoravano non erano stati in grado di liberarle dalla potenza dei suoi antenati. A motivo dell’accenno ai “figli di Eden”, Tel-Assar è generalmente posta in relazione col piccolo regno di Bit-Adini lungo il corso superiore dell’Eufrate. I sovrani assiri Tiglat-Pileser III ed Esar-Addon menzionano entrambi Til-Ashuri, che però si pensa fosse situata nei pressi del confine fra Assiria ed Elam. Pertanto l’identificazione di Tel-Assar rimane incerta.

(2 RE 19:13)

“Dov’è egli, il re di Amat e il re di Arpad e il re delle città di Sefarvaim, di Ena e di Ivva?’””

*** it-1 p. 208 Arpad ***
ARPAD
(Àrpad).
Città della Siria settentrionale e residenza reale, menzionata sempre nella Bibbia insieme alla città di Amat. Arpad è stata identificata con Tell Erfad (Tell Rifʽat) circa 30 km a NNO di Aleppo. Situata sulla strada che portava a S verso Amat e Damasco, subì ripetuti attacchi da parte degli assiri e infine fu conquistata da Tiglat-Pileser III e poi da Sargon II. Infatti il figlio di Sargon, Sennacherib, nel 732 a.E.V., fra le minacce contro Gerusalemme fece menzionare dal suo portavoce Rabsache il destino di Arpad, a riprova dell’incapacità degli dèi delle nazioni di resistere alla grande potenza dell’Assiria. (2Re 18:34; 19:12, 13; Isa 36:19; 37:12, 13) Il profeta Isaia aveva già predetto questa vanteria. (Isa 10:9)

(2 RE 19:21)

“Questa è la parola che Geova ha pronunciato contro di lui: “La vergine figlia di Sion ti ha disprezzato, ti ha deriso. Dietro a te la figlia di Gerusalemme ha scosso la testa.”

*** it-2 p. 1187 Vergine ***
Città, luoghi e popoli. Spesso il termine “vergine” ricorre a proposito di città, luoghi o popoli. Si parla della “vergine” o “vergine figlia” del “mio popolo” (Ger 14:17), di Israele (Ger 31:4, 21; Am 5:2), di Giuda (La 1:15), di Sion (2Re 19:21; La 2:13), dell’Egitto (Ger 46:11), di Babilonia (Isa 47:1) e di Sidone (Isa 23:12). Sembra che quest’uso figurativo indichi che i vari popoli o luoghi così definiti non erano stati conquistati né avevano subìto la violenza di conquistatori stranieri, oppure che un tempo godevano di uno stato di indipendenza simile a quello di una vergine.

(2 RE 19:24)

“Io stesso certamente scaverò e berrò acque estranee, E con le piante dei miei piedi prosciugherò tutti i canali del Nilo d’Egitto’.”

*** it-2 p. 392 Nilo ***
Il Nilo aveva una parte importante nel sistema difensivo dell’Egitto contro le invasioni. Le cateratte a S rendevano difficile un attacco dalla Nubia e dall’Etiopia, mentre le paludi della regione del Delta ostacolavano l’avanzata di grandi eserciti dal continente asiatico. Secondo alcuni il fatto che Sennacherib re d’Assiria si vantasse di prosciugare coi piedi tutti i canali del Nilo indicava la sua sicurezza di essere in grado di superare i fossati difensivi pieni d’acqua intorno alle città e alle fortezze egiziane. — 2Re 19:24.

(2 RE 19:25)

“Non hai udito? Da tempi remoti è ciò che certamente farò. Da giorni lontani l’ho anche formato. Ora certamente lo farò avvenire. E tu servirai per far sì che città fortificate siano rese desolate come mucchi di rovine.”

*** w99 15/8 p. 14 par. 3 Viviamo avendo fede nelle promesse di Dio ***
Agendo in maniera progressiva, Geova diviene Colui che adempie tutte le sue promesse. Di conseguenza si dice che Geova ‘formi’, o modelli, il suo proposito per quanto riguarda azioni o eventi futuri. (2 Re 19:25; Isaia 46:11) Questi termini traducono l’ebraico yatsàr, affine alla parola tradotta “vasaio”. (Geremia 18:4) Come un abile vasaio può modellare una massa di argilla facendone un bel vaso, Geova può modellare, o guidare, le cose in modo da adempiere la sua volontà. — Efesini 1:11.

(2 RE 19:26)

“E i loro abitanti saranno di mani deboli; Saranno semplicemente atterriti e proveranno vergogna. Devono divenire come la vegetazione del campo e come tenera erba verde, L’erba dei tetti, quando c’è arsura davanti al vento orientale.”

*** it-1 p. 827 Erba ***
Gli israeliti sapevano bene che durante la stagione asciutta l’erba si secca per l’intenso calore del sole. Perciò la transitorietà della vita umana è appropriatamente paragonata a quella dell’erba e messa in contrasto con l’eternità di Geova e della sua “parola”. (Sl 90:4-6; 103:15-17; Isa 40:6-8; 51:12; 1Pt 1:24, 25) Anche i malfattori sono paragonati all’erba che si secca rapidamente. (Sl 37:1, 2) Coloro che odiano Sion e anche quelli che stanno per essere soggiogati mediante una conquista militare sono paragonati all’erba che cresce sui tetti di terra e perciò ha poche radici, erba che si secca ancor prima di venir strappata o che è riarsa quando soffia il vento orientale. — Sl 129:5, 6; 2Re 19:25, 26; Isa 37:26, 27.

*** it-2 p. 1181 Vegetazione ***
Uso figurativo. In Palestina, durante la stagione asciutta, la vegetazione esposta al cocente calore del sole o a un bruciante vento orientale si secca rapidamente. Perciò coloro che stanno per essere vittima di conquiste militari sono “come la vegetazione del campo e come tenera erba verde, l’erba dei tetti, quando c’è arsura davanti al vento orientale”. (2Re 19:25, 26; Isa 37:26, 27) Similmente, essendo molto afflitto, il salmista esclamò: “Il mio cuore è stato colpito proprio come la vegetazione e si è inaridito”. “Io stesso mi sono inaridito come la semplice vegetazione”. — Sl 102:4, 11.

(2 RE 19:28)

“Perché il tuo eccitarti contro di me e il tuo ruggire sono saliti ai miei orecchi. E certamente ti metterò il mio uncino al naso e il mio freno fra le labbra, E in realtà ti ricondurrò per la via per la quale sei venuto”.”

*** it-1 p. 970 Freno ***
Geova disse a Sennacherib re d’Assiria: “Certamente ti metterò il mio uncino al naso e il mio freno fra le labbra, e in realtà ti ricondurrò per la via per la quale sei venuto”. (2Re 19:28; Isa 37:29) Contro la sua volontà, per mano di Geova, Sennacherib fu costretto a rinunciare all’assedio di Gerusalemme e a tornare a Ninive, dove fu poi assassinato dai suoi stessi figli.

*** it-2 p. 1160 Uncino ***
A volte i prigionieri venivano condotti mediante uncini conficcati nelle labbra, nel naso o nella lingua. Su un bassorilievo assiro si vede il re che tiene fermi tre prigionieri mediante corde legate a uncini conficcati nelle loro labbra, mentre ne acceca uno con la lancia. Sennacherib re d’Assiria era quindi in grado di capire bene quando Geova gli parlò tramite il profeta Isaia, dicendogli in senso figurato: “Certamente ti metterò il mio uncino al naso e il mio freno fra le labbra, e in realtà ti ricondurrò per la via per la quale sei venuto”. — 2Re 19:20, 21, 28; Isa 37:29.

(2 RE 19:32)

““‘Perciò questo è ciò che Geova ha detto riguardo al re d’Assiria: “Non entrerà in questa città né vi tirerà una freccia né l’affronterà con uno scudo né eleverà contro di essa un bastione d’assedio.”

*** w88 15/2 p. 28 La spietata Assiria, seconda grande potenza mondiale ***
Mediante Isaia, che si trovava all’interno di Gerusalemme, Geova disse riguardo a Sennacherib: “Non entrerà in questa città né vi tirerà una freccia né l’affronterà con uno scudo né eleverà contro di essa un bastione d’assedio. Tornerà per la via per la quale è venuto, e non entrerà in questa città”. — 2 Re 18:17–19:8, 32, 33.
Geova fermò Sennacherib come aveva promesso? Quella stessa notte un solo angelo di Dio sterminò 185.000 assiri! Sennacherib si ritirò e tornò a Ninive, dove in seguito fu ucciso da due dei suoi figli mentre si inchinava davanti al suo dio Nisroc. — 2 Re 19:35-37.
Ovviamente non c’era da aspettarsi che l’orgoglioso Sennacherib ammettesse di aver perso quelle truppe. Ma quello che dice è ugualmente interessante. I suoi annali, scritti sia sul Prisma dell’Istituto Orientale che sul Prisma Taylor, dicono: “Quanto a Ezechia, il giudeo, che non si sottomise, 46 delle sue forti città cintate, come pure le cittadine dei dintorni, che erano innumerevoli, assediai . . . Egli stesso, come un uccello in gabbia, imprigionai nella sua capitale, Gerusalemme”. (Luci del lontano passato, op. cit., pagina 180) Sennacherib dice che “lo splendore terrificante del [suo] potere” schiacciò Ezechia. Tuttavia non dice di aver catturato Ezechia o conquistato Gerusalemme, cosa che aveva detto delle “forti città” e delle “cittadine”.

(2 RE 19:34)

“E certamente difenderò questa città per salvarla, per amore di me stesso e per amore di Davide mio servitore”’”.”

*** si p. 145 par. 14 Libro biblico numero 28: Osea ***
Comunque, Osea aveva predetto che Geova avrebbe mostrato misericordia a Giuda e l’avrebbe salvato, ma non mediante potenza militare. Questo si adempì quando l’angelo di Geova uccise 185.000 assiri che minacciavano Gerusalemme. (Osea 1:7; 2 Re 19:34, 35)

(2 RE 19:35)

“E avvenne quella notte che l’angelo di Geova usciva e abbatteva centottantacinquemila nel campo degli assiri. Quando il popolo si alzò la mattina di buon’ora, ebbene, ecco, erano tutti cadaveri, morti.”

*** w93 1/6 p. 6 Un impero perduto che ha messo in imbarazzo i critici della Bibbia ***
E perché Sennacherib non poté vantarsi di aver conquistato la capitale di Giuda, Gerusalemme, come invece si vantò di aver fatto con la fortezza giudaica di Lachis? Tre scrittori biblici forniscono la risposta. Uno di loro, un testimone oculare, scrisse: “L’angelo di Geova usciva e abbatteva centottantacinquemila nel campo degli assiri. Quando il popolo si alzò la mattina di buon’ora, ebbene, ecco, erano tutti cadaveri, morti. Perciò Sennacherib re d’Assiria partì e andò e tornò e prese a dimorare a Ninive”. — Isaia 37:36, 37; 2 Re 19:35; 2 Cronache 32:21.
Nel suo libro, Millard conclude: “Non c’è motivo per mettere in dubbio questo racconto . . . È comprensibile che Sennacherib non tramandò ai suoi successori un tale disastro che lo avrebbe screditato”. (Pagina 122) Piuttosto, Sennacherib cercò di dare l’impressione che la sua invasione di Giuda avesse avuto successo e che Ezechia gli fosse rimasto sottomesso, inviandogli il tributo a Ninive.

*** w88 15/2 p. 28 La spietata Assiria, seconda grande potenza mondiale ***
Geova fermò Sennacherib come aveva promesso? Quella stessa notte un solo angelo di Dio sterminò 185.000 assiri! Sennacherib si ritirò e tornò a Ninive, dove in seguito fu ucciso da due dei suoi figli mentre si inchinava davanti al suo dio Nisroc. — 2 Re 19:35-37.
Ovviamente non c’era da aspettarsi che l’orgoglioso Sennacherib ammettesse di aver perso quelle truppe. Ma quello che dice è ugualmente interessante. I suoi annali, scritti sia sul Prisma dell’Istituto Orientale che sul Prisma Taylor, dicono: “Quanto a Ezechia, il giudeo, che non si sottomise, 46 delle sue forti città cintate, come pure le cittadine dei dintorni, che erano innumerevoli, assediai . . . Egli stesso, come un uccello in gabbia, imprigionai nella sua capitale, Gerusalemme”. (Luci del lontano passato, op. cit., pagina 180) Sennacherib dice che “lo splendore terrificante del [suo] potere” schiacciò Ezechia. Tuttavia non dice di aver catturato Ezechia o conquistato Gerusalemme, cosa che aveva detto delle “forti città” e delle “cittadine”. Perché? Come mostra la Bibbia, le truppe scelte che aveva inviato a tale scopo erano state annientate!

(2 RE 19:36)

“Perciò Sennacherib re d’Assiria partì e andò e tornò, e prese a dimorare a Ninive.”

*** it-1 p. 194 Architettura ***
Il palazzo di Sennacherib a Ninive era un’immensa costruzione con circa 70 stanze e oltre 3.000 m di pareti a bassorilievi. (2Re 19:36; cfr. Gna 3:2, 3). È attribuita a Sennacherib anche la costruzione di un acquedotto lungo 48 km che portava l’acqua dal fiume Gomer fino ai giardini di Ninive.

(2 RE 19:37)

“E avvenne che mentre si inchinava nella casa di Nisroc suo dio, Adrammelec e Sarezer, suoi figli, lo abbatterono essi stessi con la spada, ed essi stessi scamparono nel paese di Ararat. Ed Esar-Addon suo figlio regnava in luogo di lui.”

*** si p. 73 par. 27 Libro biblico numero 12: 2 Re ***
Sennacherib torna sconfitto a Ninive e prende a dimorarvi. Là viene deluso ancora una volta dal suo dio Nisroc, poiché proprio mentre si inchina in atto di adorazione i suoi stessi figli lo uccidono, adempiendo la profezia di Isaia. — 19:7, 37.

*** it-1 p. 69 Adrammelec ***
1. Figlio di Sennacherib re d’Assiria. Adrammelec e suo fratello Sarezer uccisero il padre mentre si inchinava nella casa del suo dio Nisroc a Ninive. Quindi fuggirono nel paese di Ararat, a quanto pare l’antica Armenia, nella regione montuosa a O dell’attuale Mar Caspio. (2Re 19:35-37; Isa 37:36-38) Un’iscrizione di Esar-Addon, altro figlio di Sennacherib, riferisce che, essendo succeduto al padre, egli attaccò e sconfisse gli eserciti degli assassini del padre presso Hanigalbat, in quella regione.

*** it-1 p. 175 Ararat ***
Durante il regno del re Ezechia, Adrammelec e Sarezer, figli di Sennacherib, dopo aver assassinato il padre fuggirono nel “paese di Ararat”. (2Re 19:37; Isa 37:38) Geremia predisse che Ararat sarebbe stato uno dei “regni” che sarebbero saliti contro Babilonia al tempo della sua distruzione, nel VI secolo a.E.V. (Ger 51:27) Questi ultimi riferimenti scritturali fanno pensare a un paese a N dell’Assiria. Eusebio, Girolamo e la maggioranza degli altri antichi scrittori “cristiani” identificavano la regione di Ararat con l’Armenia, come fanno anche la Settanta greca in Isaia 37:38 e la Vulgata latina in 2 Re 19:37. Numerose iscrizioni assire risalenti ai regni di Salmaneser I, Assurnasirpal II, Salmaneser III, Tiglat-Pileser III e Sargon II nel IX e VIII secolo a.E.V. menzionano Ararat come “Urartu”. Un’iscrizione di Esar-Addon, altro figlio di Sennacherib e suo successore sul trono assiro, dice che egli sconfisse le armate dei fratelli parricidi presso Hanigalbat, in Armenia. Sulla base di queste iscrizioni e del fatto che Geremia collega Ararat con i regni di Minni e Aschenaz, sembra che il paese di Ararat si trovasse nella regione montuosa del lago di Van nell’antica Armenia, con le sorgenti del Tigri a S e i monti del Caucaso a N.

*** it-1 p. 183 Archeologia ***
A Ninive, capitale dell’Assiria, gli scavi hanno riportato alla luce l’immenso palazzo di Sennacherib, che aveva circa 70 stanze con 3.000 m di bassorilievi che ne ricoprivano le pareti. Uno di questi raffigura prigionieri giudei condotti in cattività nel 732 a.E.V. dopo la caduta di Lachis. (2Re 18:13-17; 2Cr 32:9; ILLUSTRAZIONE, vol. 1, p. 952) Ancora più interessante fu la scoperta fatta a Ninive degli annali di Sennacherib scritti su prismi (cilindri d’argilla). Su alcuni, Sennacherib descrive la campagna assira contro la Palestina durante il regno di Ezechia (732 a.E.V.), ma, si noti, il vanaglorioso monarca non dice di aver conquistato la città, confermando così il racconto biblico. (Vedi SENNACHERIB). Anche l’assassinio di Sennacherib per mano dei figli è descritto in un’iscrizione di Esar-Addon, successore di Sennacherib, ed è ricordato in un’iscrizione del successivo re. (2Re 19:37)

*** it-1 p. 190 Archeologia ***
Per esempio, la Bibbia afferma che Sennacherib re d’Assiria fu ucciso da due figli, Adrammelec e Sarezer, e che un altro figlio, Esar-Addon, gli succedette sul trono. (2Re 19:36, 37) Eppure una cronaca babilonese affermava che, il 20° giorno del mese di tebet, Sennacherib fu ucciso da suo figlio durante una rivolta. Sia Beroso, sacerdote babilonese del III secolo a.E.V., che Nabonedo, re di Babilonia del VI secolo a.E.V., danno la stessa versione, secondo cui Sennacherib fu assassinato da uno solo dei figli. Ma in un frammento del Prisma di Esar-Addon scoperto più di recente, il figlio succeduto a Sennacherib afferma chiaramente che i suoi fratelli (plurale) si ribellarono e uccisero il padre e poi si diedero alla fuga. A questo proposito è stato detto: “La Cronaca babilonese, Nabonedo e Beroso erano in errore; solo la narrazione biblica si è dimostrata corretta. È stata confermata in tutti i minimi particolari dall’iscrizione di Esar-Addon e a proposito di questo avvenimento della storia assiro-babilonese si è dimostrata più accurata delle stesse fonti babilonesi. Questo è un fatto della massima importanza per la valutazione anche di fonti contemporanee non d’accordo con la tradizione biblica”. — P. Biberfeld, Universal Jewish History, 1948, vol. I, p. 27.

(2 RE 20:7)

“E Isaia diceva: “Prendete un pane di fichi secchi pressati”. Lo presero, dunque, e lo misero sul foruncolo, dopo di che egli gradualmente si rimise.”

*** w03 15/5 p. 25 Ciascuno sederà sotto il suo fico ***
I fichi pressati avevano anche valore terapeutico. Al re Ezechia fu applicato un impiastro di fichi secchi pressati su un foruncolo che poteva causargli la morte, anche se la sua guarigione fu dovuta principalmente all’intervento divino. — 2 Re 20:4-7.

*** w03 15/5 p. 25 Ciascuno sederà sotto il suo fico ***
Henry B. Tristram, un naturalista che visitò i paesi biblici verso la metà del XIX secolo, osservò che per curare i foruncoli la gente del posto usava ancora impiastri di fichi.

(2 RE 20:11)

“Allora Isaia il profeta invocava Geova; e l’ombra che era scesa egli la fece tornare gradualmente indietro sui gradini, cioè sui gradini [della scala] di Acaz, dieci gradini indietro.”

*** it-1 p. 1128 Giorno ***
In quanto a “l’ombra dei gradini” di cui si parla in Isaia 38:8 e 2 Re 20:8-11, questa probabilmente aveva relazione con una meridiana o orologio solare, per cui l’ombra veniva proiettata dal sole su una serie di gradini. — Vedi SOLE (L’ombra che tornò indietro di dieci gradini).

*** it-2 p. 1006 Sole ***
L’ombra che tornò indietro di dieci gradini. L’uso di orologi solari sia in Babilonia che in Egitto risale all’VIII secolo a.E.V. o ancora prima. Tuttavia il termine ebraico maʽalòhth, reso “meridiana” in 2 Re 20:11 e in Isaia 38:8 (PIB), letteralmente significa “gradini” (NM; PIB, nt. a 2Re 20:9-11). Questo termine ricorre anche nella soprascritta dei 15 ‘Canti delle ascese’, i Salmi da 120 a 134.
Nei summenzionati passi di 2 Re 20:8-11 e Isaia 38:4-8 si legge del portento compiuto da Geova in risposta alla preghiera di Isaia in favore del re Ezechia che era malato. Questo consisté nel far retrocedere di dieci gradini l’ombra che era calata gradatamente. Poteva trattarsi dei gradini, o gradi, di un quadrante graduato per misurare il tempo, e non è impossibile che il padre di Ezechia possedesse un simile orologio solare, forse importato da Babilonia. Tuttavia, lo storico ebreo Giuseppe Flavio dice a questo proposito che i gradini si trovavano ‘nella casa di Acaz’, facendo pensare che fossero parte di una scala. (Antichità giudaiche, X, 29 [ii, 1]) Accanto alla scala poteva essere stata sistemata una colonna che, colpita dai raggi del sole, proiettava un’ombra che si allungava a poco a poco lungo i gradini e serviva per misurare il tempo.
Il miracolo compiuto poteva riguardare il rapporto fra la terra e il sole, e in tal caso poteva essere simile al miracolo descritto in Giosuè 10:12-14. (Vedi POTENZA, OPERE POTENTI [Sole e luna immobili]) Sembra che questo portento abbia avuto grande risonanza, poiché in 2 Cronache 32:24, 31 si legge che messaggeri furono inviati a Gerusalemme da Babilonia per informarsi sull’accaduto.

(2 RE 20:12)

“In quel tempo Berodac-Baladan figlio di Baladan re di Babilonia mandò lettere e un dono a Ezechia; poiché aveva udito che Ezechia era stato male.”

*** it-2 p. 263 Merodac-Baladan ***
MERODAC-BALADAN
(Meròdac-Bàladan) [da un’espressione babilonese che significa, “Marduk ha dato un figlio”].
“Figlio di Baladan” e re di Babilonia che inviò lettere e un dono a Ezechia re di Giuda dopo che questi si era rimesso da una malattia. (Isa 39:1) In 2 Re 20:12 è chiamato “Berodac-Baladan”, ma la differenza è generalmente attribuita a un errore di trascrizione, oppure al tentativo di traslitterare una consonante accadica avente un suono intermedio fra “m” e “b”.
Il nome di Merodac-Baladan compare in iscrizioni cuneiformi assire e babilonesi come “Marduk-apla-iddina”, sovrano di un distretto della Caldea chiamato Bit-Yakin, nella regione paludosa sopra il Golfo Persico e a S di Babilonia. Egli si dichiara di stirpe reale, vantando la sua discendenza da Eriba-Marduk re di Babilonia (ritenuto della prima metà dell’VIII secolo a.E.V.). — Iraq, Londra, 1953, vol. XV, p. 124.
Tiglat-Pileser III, che regnò fino all’epoca di Acaz re di Giuda (761-746 a.E.V.), menziona Merodac-Baladan come capo di una tribù caldea che gli aveva reso omaggio durante una campagna assira in Babilonia.
Invia una delegazione da Ezechia. Si dice che Merodac-Baladan sia entrato in Babilonia e si sia proclamato re al tempo dell’ascesa di Sargon II al trono d’Assiria. In questa azione Merodac-Baladan ebbe l’appoggio degli elamiti, e per quanto Sargon cercasse presto di scacciarlo da Babilonia, secondo la “Lista dei re babilonesi” egli riuscì a mantenervi la sua posizione per circa 12 anni. In questo tempo potrebbe aver inviato la sua ambasceria dal re Ezechia, nel 14° anno di regno del re giudeo (732 a.E.V.) o poco dopo. Alcuni, fra cui lo storico ebreo Giuseppe Flavio, hanno avanzato l’ipotesi che l’interessamento di Merodac-Baladan per la salute di Ezechia fosse più che una semplice formalità e che il suo vero motivo fosse quello di cercare di ottenere l’appoggio del regno di Giuda, insieme a quello dell’Elam, in una coalizione contro l’Assiria. Comunque l’azione di Ezechia, che mostrò la casa del tesoro reale e la sua armeria (2Re 20:13) ai messaggeri caldei, fu esplicitamente condannata dal profeta Isaia in quanto presagio dell’eventuale conquista di Giuda da parte di Babilonia. — Isa 39:2-7.

(2 RE 20:13)

“Ed Ezechia li ascoltava e mostrava loro tutta la sua casa del tesoro, l’argento e l’oro e l’olio di balsamo e il buon olio e la sua armeria e tutto ciò che si trovava nei suoi tesori. Non ci fu nulla che Ezechia non mostrasse loro nella sua propria casa e in tutto il suo dominio.”

*** it-1 p. 887 Ezechia ***
Errore e pentimento di Ezechia. Le Scritture dicono che “Ezechia non ricambiò secondo il beneficio resogli, poiché il suo cuore si insuperbì e ci fu indignazione contro di lui e contro Giuda e Gerusalemme”. (2Cr 32:25) La Bibbia non precisa se la sua superbia si riferisse all’atto poco saggio di mostrare l’intero tesoro della sua casa e tutto il suo dominio ai messaggeri del re di Babilonia Berodac-Baladan (Merodac-Baladan), venuti a congratularsi con lui per la sua guarigione. Forse Ezechia fece sfoggio di tutta questa ricchezza per impressionare il re di Babilonia, un possibile alleato contro il re d’Assiria. Ciò naturalmente poteva eccitare l’avidità dei babilonesi. Il profeta Isaia era contrario a qualsiasi alleanza o amicizia con Babilonia, da sempre nemica di Dio. Quando seppe come Ezechia aveva accolto i messaggeri di Babilonia, Isaia pronunciò la profezia, ispirata da Geova, che col tempo i babilonesi avrebbero portato via tutto a Babilonia, inclusi alcuni discendenti di Ezechia. Ezechia allora si umiliò e Dio benignamente promise che la calamità non sarebbe venuta ai suoi giorni. — 2Re 20:12-19; 2Cr 32:26, 31; Isa 39:1-8.

(2 RE 20:20)

“In quanto al resto dei fatti di Ezechia e a tutto il suo potere e a come fece la piscina e la conduttura e quindi portò l’acqua nella città, non sono scritti nel libro dei fatti dei giorni dei re di Giuda?”

*** w09 1/5 p. 27 Lo sapevate? ***
Il re Ezechia costruì davvero un tunnel sotto Gerusalemme?
Ezechia regnò su Giuda alla fine dell’VIII secolo a.E.V., un periodo di conflitti con la temibile potenza assira. La Bibbia ci dice che questo sovrano fece molto per proteggere Gerusalemme e assicurare l’approvvigionamento idrico della città. Tra le sue opere figura la costruzione di un tunnel, o conduttura, lungo 533 metri, che portava l’acqua sorgiva all’interno della città. — 2 Re 20:20; 2 Cronache 32:1-7, 30.
Nel XIX secolo fu scoperto proprio un tunnel del genere, che divenne noto come Tunnel di Ezechia, o Tunnel di Siloam. Al suo interno fu trovata un’iscrizione che descriveva le fasi finali dei lavori di scavo. La forma delle lettere portò la maggior parte degli studiosi a datare questa iscrizione al periodo di Ezechia. Una decina di anni fa, però, alcuni ipotizzarono che il tunnel fosse stato costruito circa 500 anni più tardi. Nel 2003 un gruppo di scienziati israeliani che si era proposto di datare in modo attendibile il tunnel ha pubblicato i risultati della sua ricerca. A quale conclusione sono pervenuti?
Amos Frumkin dell’Università ebraica di Gerusalemme dice: “Le analisi che abbiamo condotto su materiale organico all’interno dell’intonaco del Tunnel di Siloam con il metodo del carbonio 14, e la datazione con il metodo uranio-torio delle stalattiti presenti nel tunnel, mostrano in modo inoppugnabile che il tunnel risale al periodo di Ezechia”. Un articolo pubblicato dalla rivista scientifica Nature aggiunge: “Le tre tipologie indipendenti di prove — la datazione radiometrica, la paleografia e la testimonianza storica — indicano tutte il 700 a.C. circa, rendendo a tutt’oggi il Tunnel di Siloam la struttura biblica dell’età del ferro meglio datata”.

*** w97 15/6 pp. 9-10 La Gerusalemme dei tempi biblici: Cosa rivela l’archeologia? ***
Altre domande vertono sul famoso Tunnel di Siloam, scavato probabilmente nell’VIII secolo a.E.V. dagli ingegneri del re Ezechia, a cui si fa riferimento in 2 Re 20:20 e in 2 Cronache 32:30. Come fecero le due squadre di scavatori, partite dalle due estremità opposte, a incontrarsi a metà strada? Perché invece di seguire un percorso diritto ne seguirono uno tortuoso, che rende la galleria notevolmente più lunga? Come poterono avere aria sufficiente, visto che probabilmente usavano lampade ad olio?
Una rivista di archeologia propone alcune possibili soluzioni. Vengono citate queste dichiarazioni di Dan Gill, consulente geologico degli scavi: “Sotto la Città di Davide c’è un sistema carsico naturale molto sviluppato. Col termine carso in geologia si indica una regione irregolare caratterizzata da inghiottitoi, grotte e canali formati dall’acqua che filtra e scorre attraverso le rocce del sottosuolo. . . . L’esame geologico delle condutture sotterranee che passano sotto la Città di Davide indica che furono realizzate dall’uomo sostanzialmente allargando i canali e i pozzi formati naturalmente dall’acqua per erosione, che furono quindi trasformati in un efficace sistema di approvvigionamento idrico”. — Biblical Archaeology Review.
Questo potrebbe spiegare come fu scavato il Tunnel di Siloam. Potrebbe essere stato seguito il percorso tortuoso di un canale naturale che passava sotto la collina. Le squadre di operai partite dalle due estremità opposte potrebbero aver scavato una galleria provvisoria modificando grotte già esistenti. Poi fu scavato un canale in pendenza affinché l’acqua della sorgente di Ghihon potesse scorrere fino alla Piscina di Siloam, che probabilmente si trovava all’interno delle mura cittadine. Fu un vero capolavoro di ingegneria, perché il dislivello fra le due estremità è di soli 32 centimetri su un percorso di ben 533 metri.

*** w96 15/8 pp. 5-6 Lezioni pratiche dalla Terra Promessa ***
Gerusalemme poteva contare sull’approvvigionamento idrico della Piscina di Siloam. Nell’VIII secolo a.E.V., prevedendo un assedio da parte degli assiri, il re Ezechia fece costruire un muro esterno per proteggere la Piscina di Siloam, così che si sarebbe trovata dentro il perimetro della città. Inoltre ostruì le sorgenti fuori della città, affinché gli assedianti assiri avessero difficoltà a trovare l’acqua per sé. (2 Cronache 32:2-5; Isaia 22:11) Questo non è tutto. Ezechia trovò il modo di assicurare un approvvigionamento idrico extra incanalando l’acqua fin dentro Gerusalemme!
Realizzando quello che è stato definito uno dei grandi capolavori di ingegneria dell’antichità, Ezechia fece scavare una galleria che andava dalla sorgente di Ghihon alla Piscina di Siloam. Alta in media 1 metro e ottanta, questa galleria era lunga 533 metri. Immaginate: una galleria lunga quasi mezzo chilometro, tagliata nella roccia! Oggi, circa 2.700 anni dopo, chi visita Gerusalemme può attraversare a guado questo capolavoro di ingegneria, detto anche tunnel di Ezechia. — 2 Re 20:20; 2 Cronache 32:30.
Gli sforzi che Ezechia compì per proteggere e potenziare la riserva idrica di Gerusalemme possono insegnarci una lezione pratica. Geova è “la fonte d’acqua viva”. (Geremia 2:13) I suoi pensieri, contenuti nella Bibbia, sono vivificanti. Per questo motivo lo studio personale della Bibbia è essenziale. Ma le opportunità per studiare, e la conoscenza che ne deriva, non si trovano automaticamente. Può darsi che per farvi posto dobbiate ‘scavare gallerie’, ad esempio nel vostro intenso programma quotidiano. (Proverbi 2:1-5; Efesini 5:15, 16) Una volta che avete cominciato, attenetevi al programma, mettendo lo studio personale fra le cose più importanti. Badate che nulla o nessuno vi privi di questa preziosa riserva d’acqua. — Filippesi 1:9, 10.

*** g96 8/6 p. 29 Uno sguardo al mondo ***
Ipotesi sul mistero del tunnel
Da tempo gli archeologi si chiedono perché il tunnel di Ezechia, scavato nell’VIII secolo a.E.V. per assicurare l’acqua a Gerusalemme mentre era assediata dall’esercito assiro, seguisse un percorso così strano e tortuoso. Un percorso diritto, più efficiente, avrebbe richiesto solo 320 metri di perforazione, mentre il tunnel ne ha richiesti 533. Un’iscrizione in caratteri paleoebraici, scoperta sulla parete del tunnel nel 1880, spiega come due squadre di scavatori partirono dalle due estremità del tunnel perforando la roccia e si incontrarono a metà strada. L’ulteriore interrogativo che questo ha sollevato è come ci siano riusciti, considerato il percorso tortuoso del tunnel. I geologi pensano di avere ora la risposta. Secondo Dan Gill dell’Istituto israeliano di Geologia, gli scavatori seguirono e ampliarono canali naturali formati dall’acqua che filtrava attraverso la roccia nei punti in cui si erano prodotte fenditure in seguito a pressioni telluriche o dove si incontravano i diversi strati di roccia. Nel corso del tempo questi canali poterono diventare piuttosto ampi in certi punti, il che spiegherebbe perché l’altezza del tunnel varia da 1,7 a 5 metri e come facevano gli scavatori, che usavano lampade a olio, ad avere abbastanza aria. Quegli operai erano anche esperti, perché per essere efficiente il tunnel doveva avere una leggera pendenza, che è di appena 31,75 centimetri in tutto il percorso.

*** it-1 p. 186 Archeologia ***
Una galleria, nota come tunnel di Siloam, era alta in media 1,8 m e consisteva in un traforo scavato nella viva roccia per 533 m, da Ghihon fino alla piscina di Siloam nella valle del Tiropeon (all’interno della città). Questa sarebbe dunque l’impresa del re Ezechia menzionata in 2 Re 20:20 e 2 Cronache 32:30.

*** it-1 p. 886 Ezechia ***
L’acquedotto di Ezechia fu una delle più notevoli opere d’ingegneria dell’antichità. Dal pozzo di Ghihon, a E della parte settentrionale della Città di Davide, seguiva un percorso irregolare per 533 m fino alla Piscina di Siloam nella valle del Tiropeon sotto la Città di Davide, ma all’interno delle nuove mura aggiunte a S della città. (2Re 20:20; 2Cr 32:30) Un’iscrizione in caratteri paleoebraici fu rinvenuta dagli archeologi sul muro dell’angusta galleria, la cui altezza media era di 1,8 m. L’iscrizione in parte dice: “E questo è il modo in cui avvenne la perforazione: — Mentre [. . .] (erano) ancora [. . .] piccone(i), ciascuno verso il suo compagno, e mentre c’erano ancora tre cubiti da perforare, [si udì] la voce di un uomo che chiamava il suo compagno, perché c’era una sovrapposizione nella roccia sulla destra [e sulla sinistra]. E quando la galleria fu scavata, i cavapietre tagliarono (la roccia), ciascuno verso il suo compagno, piccone contro piccone; e l’acqua fluì dalla sorgente verso la piscina per 1.200 cubiti, e l’altezza della roccia sopra la(e) testa(e) dei cavapietre era 100 cubiti”. (Ancient Near Eastern Texts, a cura di J. B. Pritchard, 1974, p. 321) Perciò la galleria fu scavata nella roccia partendo da entrambe le estremità per poi congiungersi nel mezzo, un vero capolavoro di ingegneria!

*** it-1 p. 1053 Gerusalemme ***
Tappò le sorgenti d’acqua che si trovavano fuori della città per nasconderle e creare difficoltà al nemico, e inoltre rafforzò e fortificò le mura. (2Cr 32:2-5, 27-30) Sembrerebbe che “la conduttura” per portare l’acqua in città dalla sorgente di Ghihon fosse già stata costruita, probabilmente in tempo di pace. (2Re 20:20; 2Cr 32:30) Se, come si ritiene, si trattava della conduttura che include il tunnel scavato attraverso il pendio della valle del Chidron e che termina nella Piscina di Siloam nella valle del Tiropeon, non era impresa che si poteva portare a termine in qualche giorno. (Vedi ARCHEOLOGIA [Palestina e Siria]; GHIHON n. 2).

*** it-2 p. 602 Piscina ***
Le piscine di Gerusalemme. Si pensa che l’antica piscina di Siloam (Gv 9:7) si trovasse più o meno presso l’odierna Birket Silwan, appena a SO della Città di Davide. Questa probabilmente è anche la posizione approssimativa della piscina del re Ezechia, attigua alla condotta da lui costruita per portare le acque della sorgente di Ghihon all’interno di Gerusalemme. — 2Re 20:20; 2Cr 32:30.

*** it-2 p. 980 Siloam ***
Probabilmente si tratta anche dell’ubicazione approssimativa della “piscina” o riserva d’acqua del re Ezechia, attigua alla conduttura che costruì per portare in città le acque di Ghihon. — 2Re 20:20; 2Cr 32:30.

(2 RE 21:13)

“E certamente stenderò su Gerusalemme la corda per misurare che fu applicata a Samaria e anche la livella che fu applicata alla casa di Acab; e semplicemente pulirò Gerusalemme proprio come si pulisce la scodella senza manico, pulendola e voltandola sottosopra.”

*** re cap. 25 p. 162 par. 5 Ravvivati i due testimoni ***
Nelle profezie delle Scritture Ebraiche misurazioni analoghe furono una garanzia che sarebbe stata fatta giustizia in conformità delle perfette norme di Geova. Ai giorni del malvagio re Manasse, la misurazione profetica di Gerusalemme stava a indicare un irrevocabile giudizio di distruzione contro quella città. (2 Re 21:13; Lamentazioni 2:8)

*** it-2 p. 149 Livella ***
La livella poteva servire per costruire bene un edificio o per controllarne lo stato di conservazione. Geova predisse che avrebbe applicato all’ostinata Gerusalemme “la corda per misurare che fu applicata a Samaria e anche la livella che fu applicata alla casa di Acab”. Dio aveva misurato Samaria e la casa del re Acab e riscontrato che erano moralmente mancanti o storte, cosa che avrebbe provocato la loro distruzione. In modo simile Dio avrebbe giudicato Gerusalemme e i suoi governanti, denunciando la loro malvagità e provocando la distruzione della città. Ciò in effetti avvenne nel 607 a.E.V. (2Re 21:10-13; 10:11)

(2 RE 21:16)

“E Manasse sparse anche sangue innocente in grandissima quantità, finché ebbe riempito Gerusalemme da un’estremità all’altra, oltre al suo peccato col quale fece peccare Giuda facendo ciò che era male agli occhi di Geova.”

*** si p. 74 par. 34 Libro biblico numero 12: 2 Re ***
Similmente, fu la colpa di sangue di cui si era reso responsabile Manasse a suggellare infine la condanna di Giuda. Oltre a peccare praticando la falsa adorazione, Manasse ‘aveva riempito Gerusalemme di sangue da un’estremità all’altra’. Anche se in seguito Manasse si pentì della propria cattiva condotta, la colpa di sangue rimase. (2 Cron. 33:12, 13) Nemmeno il buon regno di Giosia, con la soppressione di ogni forma di idolatria, poté cancellare la colpa di sangue che la comunità si portava dietro dal tempo del regno di Manasse. Anni dopo, quando cominciò a inviare contro Gerusalemme i suoi giustizieri, Geova dichiarò che questo era dovuto al fatto che Manasse aveva ‘riempito Gerusalemme di sangue innocente, ed Egli non acconsentiva a concedere perdono’. (2 Re 21:16; 24:4)

(2 RE 22:8)

“Più tardi Ilchia il sommo sacerdote disse a Safan il segretario: “Nella casa di Geova ho trovato il medesimo libro della legge”. Ilchia diede dunque il libro a Safan, ed egli lo leggeva.”

*** w90 15/7 p. 28 Abbiamo veramente bisogno degli originali? ***
Al tempo del re Giosia, alcuni che lavoravano nel tempio ritrovarono inaspettatamente “il medesimo libro della legge”, forse proprio il documento scritto da Mosè. (2 Re 22:8) Gran parte del suo contenuto era sconosciuto in precedenza al re, e la sua lettura stimolò un grande risveglio spirituale. — 2 Re 22:11–23:3.

*** it-1 p. 1136 Giosia ***
Quando il re Giosia aveva già terminato di purificare il paese di Giuda e stava facendo riparare il tempio di Geova, il sommo sacerdote Ilchia trovò “il libro della legge di Geova per mano di Mosè”, senza dubbio la copia originale.

*** it-1 p. 1136 Giosia ***
2Re 22:3-20;

*** it-1 p. 1260 Ilchia ***
Durante i lavori di restauro del tempio, Ilchia trovò nientemeno che “il libro della legge di Geova per mano di Mosè”. Ciò che rese eccezionale la scoperta fu il fatto che probabilmente si trattava del manoscritto autografo di Mosè. Ilchia lo diede a Safan il segretario, che lo portò al re. Appena ebbe udito Safan leggere il libro, Giosia inviò una delegazione capeggiata dal sommo sacerdote Ilchia dalla profetessa Ulda per interrogare Geova a favore del re e del popolo. — 2Re 22:3-14; 2Cr 34:14.

(2 RE 22:11)

“E avvenne che appena il re ebbe udito le parole del libro della legge, immediatamente si strappò le vesti.”

*** w00 1/3 p. 30 Ricercate Geova con un cuore preparato ***
L’umiltà intenerisce il cuore
L’umiltà è essenziale per avere un cuore preparato, perché ci rende ammaestrabili e ci aiuta ad accettare più prontamente i consigli amorevoli e la correzione. Prendete ad esempio il buon re Giosia. Durante il suo regno fu trovato un documento contenente la Legge data da Dio tramite Mosè. Quando Giosia udì le parole della Legge e si rese conto di quanto i suoi padri si fossero allontanati dalla pura adorazione, si strappò le vesti e pianse dinanzi a Geova. Come mai il suo cuore fu toccato così profondamente dalla Parola di Dio? Il racconto dice che il suo cuore ‘si era intenerito’, così che egli si umiliò udendo le parole di Geova. Geova notò che Giosia aveva un cuore umile e ricettivo e perciò lo benedisse. — 2 Re 22:11, 18-20.

(2 RE 22:14)

“Pertanto Ilchia il sacerdote e Aicam e Acbor e Safan e Asaia andarono da Ulda la profetessa moglie di Sallum figlio di Ticva figlio di Aras, il guardiano delle vesti, mentre essa dimorava a Gerusalemme nel secondo quartiere; e le parlavano.”

*** it-1 p. 1053 Gerusalemme ***
All’epoca di Giosia viene menzionato per la prima volta il “secondo quartiere” (“nuovo quartiere”, PIB) della città. (2Re 22:14; 2Cr 34:22) In genere si pensa che questo “secondo quartiere” fosse la parte della città a O o a NO dell’area del tempio. — Sof 1:10.

*** it-2 pp. 611-612 Porta ***
Le porte nominate da Neemia sono quelle delle mura costruite prima dell’VIII secolo a.E.V. e delle mura che cingevano il “secondo quartiere”. (2Re 22:14; 2Cr 34:22; Sof 1:10) Il “secondo quartiere”, situato nella parte N della città, era delimitato a O e in parte a N dalle mura di Ezechia (2Cr 32:5), a cui si congiungevano le mura di Manasse, che proseguivano a NE e ad E. (2Cr 33:14) Esso si trovava a N della parte più antica della città e delle sue mura, ma sembra che non si estendesse a O quanto le mura precedenti.

*** it-2 p. 833 Sallum ***
8. Marito di Ulda, la profetessa da cui si recò la delegazione inviata dal re Giosia; figlio di Ticva. Presumibilmente era “il guardiano delle vesti” dei sacerdoti o del re. (2Re 22:14; 2Cr 34:22) Forse lo stesso del n. 10.

(2 RE 22:20)

““Perciò, ecco, ti raccolgo presso i tuoi antenati, e certamente sarai raccolto nel tuo proprio cimitero in pace, e i tuoi occhi non guarderanno tutta la calamità che farò venire su questo luogo”’”. E portavano la risposta al re.”

*** w00 15/9 p. 30 L’umile Giosia ottiene il favore di Geova ***
Essendosi però umiliato dinanzi a Geova Dio, Giosia non vedrà la calamità. Sarà raccolto presso i suoi antenati e andrà nel suo cimitero in pace. — 2 Re 22:14-20; 2 Cronache 34:22-28.
Si può dire che la profezia di Ulda fosse esatta visto che Giosia morì in battaglia? (2 Re 23:28-30) Sì, perché in paragone con “la calamità” che si abbatté su Giuda egli fu raccolto nel suo cimitero in “pace”. (2 Re 22:20; 2 Cronache 34:28) Giosia morì prima della calamità del 609-607 a.E.V., quando i babilonesi assediarono Gerusalemme e la distrussero. E che ‘fosse raccolto presso i propri antenati’ non escludeva necessariamente una morte violenta. Un’espressione affine è usata in relazione a morti sia violente che non violente. — Deuteronomio 31:16; 1 Re 2:10; 22:34, 40.

*** w00 15/12 p. 30 Ricordate? ***
• Si può dire che la profezia di Ulda riportata in 2 Re 22:20, secondo cui Giosia sarebbe morto “in pace”, era esatta, visto che fu ferito mortalmente in battaglia?
Sì, morì in pace nel senso che morì prima della calamità del 609-607 a.E.V., quando i babilonesi assediarono Gerusalemme e la distrussero. — 15/9, pagina 30.

*** it-2 p. 461 Pace ***
La profezia che Giosia sarebbe stato ‘raccolto nel suo cimitero in pace’ indicava che sarebbe morto prima che la calamità predetta si abbattesse su Gerusalemme. (2Re 22:20; 2Cr 34:28; cfr. 2Re 20:19).

*** it-2 pp. 1154-1155 Ulda ***
Quando Giosia udì la lettura del “medesimo libro della legge”, rinvenuto dal sommo sacerdote Ilchia durante i lavori di riparazione del tempio, mandò una delegazione a interrogare Geova. Questa andò da Ulda che, a sua volta, riferì la parola di Geova, indicando che tutte le calamità dovute alla disubbidienza descritte nel “libro” si sarebbero abbattute sulla nazione apostata. Ulda aggiunse che Giosia, poiché si era umiliato davanti a Geova, non avrebbe visto la calamità, ma sarebbe stato raccolto presso i suoi antenati e deposto nel suo cimitero in pace. — 2Re 22:8-20; 2Cr 34:14-28.
Alcuni ritengono che la profezia di Ulda fosse inesatta visto che Giosia morì in un’inutile battaglia. (2Re 23:28-30) Tuttavia la “pace” che Giosia avrebbe trovato nel suo cimitero è ovviamente contrapposta alla “calamità” che doveva abbattersi su Giuda. (2Re 22:20; 2Cr 34:28) Giosia morì prima di quella calamità verificatasi nel 609-607 a.E.V., quando i babilonesi assediarono e distrussero Gerusalemme. Inoltre l’espressione ‘essere raccolto presso i propri antenati’ non esclude automaticamente la possibilità di morire di morte violenta in guerra, com’è indicato dall’uso di un’espressione simile, ‘giacere con i propri antenati’, riferita sia a una morte in combattimento che a una morte non violenta. — Cfr. De 31:16; 1Re 2:10; 22:34, 40.

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