Biografie di personaggi famosi e storici nato il 8 agosto


Biografie di personaggi famosi e storici

Biografie di personaggi famosi nella storia e celebrità


  • Biografia di Lucia Annunziata
  • Biografia di Enrico Cialdini
  • Biografia di Dino De Laurentiis
  • Biografia di Roger Federer
  • Biografia di Dustin Hoffman
  • Biografia di John Holmes
  • Biografia di Luigi Sturzo
  • Biografia di The Edge
  • Biografia di Emiliano Zapata

Biografia di Lucia Annunziata

Al servizio del servizio pubblico
8 agosto 1950

Chi è: Lucia Annunziata


Lucia Annunziata nasce a Sarno, in provincia di Salerno, il giorno 8 agosto del 1950. Autrice e conduttrice, è soprattutto un'importante giornalista, volto noto della Rai da ormai oltre vent'anni. Cresciuta nelle fila dei giornali di sinistra e, poi, di centro-sinistra, è entrata nella storia dell'azienda televisiva pubblica quando, nel 2003, ha assunto la carica di Presidente della Rai, unica donna dopo l'ex sindaco di Milano e ministra della Pubblica Istruzione, Letizia Moratti.

Dopo tredici anni nella cittadina campana, la piccola Lucia, con la sua famiglia, si trasferisce a Salerno, dove si iscrive al Liceo Torquato Tasso. Già in questi anni rivela la sua brillantezza intellettuale, facendosi notare per la sua bravura e dedizione scolastica. Ad ogni modo, la giovane Annunziata risente del trasferimento nella grande città di Napoli, dove inizialmente si iscrive all'Università, alla facoltà di Storia e Filosofia. Si laurea infatti a Salerno, città nella quale fa ritorno, discutendo una tesi sui contributi statali per il Sud e il movimento operaio.

Sono i primi anni '70, molto movimentati, e la futura giornalista paga il dazio della sua giovinezza, sposandosi troppo precocemente e senza la giusta convinzione. Tuttavia, a questo periodo si lega anche l'esperienza, esaltante e rivoluzionaria per larghi tratti, con il quotidiano "Il Manifesto". Nel 1972 sposa Attilio Wanderlingh, intellettuale napoletano, leader politico, con il quale condivide già da alcuni anni le principali lotte a livello studentesco prima, e universitario poi. Precoce, senza dubbio, il trasferimento insieme in Sardegna, nella bellissima Sant'Antioco. La loro abitazione diventa anche uno dei quartier generali del "Manifesto", composto da studenti, professionisti e non, operai ed insegnanti, tra i quali figurerebbe, almeno al principio della sua carriera professionale, la bella Lucia.

Nel frattempo insegna presso le Scuole Medie di Teulada, esattamente dal 1972 al 1974. Due anni dopo arriva l'idoneità da giornalista professionista, cosa che le dischiude non poche opportunità, soprattutto all'estero. Intanto termina il matrimonio con Wanderlingh, il quale fa ritorno a Napoli, per prendere parte all'avventura di un altro quotidiano molto importante: "L'Unità". Lucia Annunziata allora si trasferisce a Roma, dove entra sempre di più nel vivo dell'esperienza con il "suo" quotidiano, un tempo vicino, e anzi nato, come giornale legato alle esperienze extra-parlamentari di quei turbolenti anni '70. Fa la conoscenza di Gad Lerner, all'epoca una delle menti del noto giornale "Lotta Continua", e prende parte a non poche manifestazioni legate al mondo operaio e alla sinistra anche più estrema.

La svolta, per lei, sono soprattutto gli States. Diventa, infatti, prima per "Il Manifesto" e poi per "La Repubblica", un'inviata all'estero. Per il quotidiano "rosso" è corrispondente dall'America, soprattutto da New York e da Washington, dove si occupa di affari americani internazionali. Per il giornale di Eugenio Scalfari invece, dal 1981, l'anno in cui arriva la "chiamata" alla sua corte, segue fino al 1988 gli avvenimenti dell'America centrale e latina. Nono sono poche le situazioni al limite nelle quali si trova a lavorare, come la rivoluzione in Nicaragua, la guerra civile salvadoriana, l'invasione di Grenada e la caduta del dittatore Duvalier, ad Haiti, oltre ad un altro evento sconcertante e drammatico come il terremoto messicano.

Per Repubblica inoltre, dopo alcuni rimbrotti ricevuti da Scalfari, a causa della sua "partecipazione" ad alcuni avvenimenti rivoluzionari, soprattutto nel modo di raccontare ricco di enfasi e talvolta ammiccante, diventa anche corrispondente dal Medio Oriente, con base a Gerusalemme.

Da sempre appassionata alla cultura nordamericana, nel 1988 la giornalista campana sposa un suo "simile", il reporter Daniel Williams, giornalista del "Washington Post". Stando alle cronache, la festa matrimoniale si svolge in un club newyorchese al completo di 250 invitati. Inoltre qualcuno racconta di un mazzo di fiori alto tre metri inviato alla sposa e firmato dal senatore Giulio Andreotti. Nasce Antonia, con nazionalità americana, ovviamente, ma campana verace, proprio come vuole sua madre.

Il 1991 è un anno altrettanto importante per la Annunziata. È lei, infatti, l'unica giornalista europea ad entrare nel Kuwait occupato, durante la Prima Guerra del Golfo. In quell'occasione, per i suoi servizi ma anche e soprattutto per l'impegno precedentemente profuso in Medio-Oriente, la professionista di Sarno si aggiudica l'ambizioso premio giornalistico "Max David" per gli inviati speciali. È la prima donna a riceverlo, ma la motivazione del premio non lascia ombre sull'imparzialità della scelta: "per le corrispondenze dal Medio Oriente, dai territori occupati e dal Libano. Articoli esemplari per sobrietà e mancanza di pregiudizi".

Due anni dopo la giornalista riceve anche la prestigiosa borsa di studio Niemann dall'Università di Harvard per un master di un anno sulla politica estera statunitense. Nel 1993, diventa fissa la sua collaborazione per il Corriere della Sera e fa ritorno negli States. L'esperienza si rivela importante per aprirle le porte della televisione pubblica. Comincia a dare il proprio contributo alla Rai nel 1995, con il programma "Linea tre" per Raitre, rete che per sempre le resterà incollata, benevolmente, come un marchio distintivo.

L'8 agosto del 1996 (nel giorno del suo compleanno) diventa direttore del Tg3, ma l'esperienza si conclude nel giro di pochi mesi, con una lettera di dimissioni all'allora presidente Enzo Siciliano, grande autore e direttore della storica rivista "Nuovi Argomenti", che tra l'altro poco o nulla durerà ai vertici della rete e dell'azienda televisiva pubblica.

Intanto, pubblica un libro molto discusso, dal titolo "La crepa". L'inchiesta è incentrata sulla tragedia dell'alluvione che ha colpito anche Sarno, la sua cittadina di nascita e, nel libro, sono contenute non poche accuse contro le istituzioni, colpevoli, a suo dire, di conniventi ritardi sia nei soccorsi che nella ricostruzione. Con "La crepa" inoltre, la giornalista vince il Premio Cimitile nel 1999.

Un momento importante, anche dal punto di vista imprenditoriale, è il 2000, quando Lucia Annunziata fonda e dirige l'agenzia di stampa APBiscom, società che fonde Associated Press ed Ebiscom. Il 13 marzo del 2003 invece, seconda donna dopo Letizia Moratti, viene nominata Presidente della RAI. Inizialmente, i presidenti di Camera e Senato, Marcello Pera e Pier Ferdinando Casini, caldeggiano il nome di Paolo Mieli, allora ai vertici di via Solferino. Questi però, mal digerisce le scritte antisemite sui muri della Rai di Milano, e si fa da parte. Così la palla passa alla ex leader sessantottina: è un momento di sicuro storico, per l'azienda Rai.

Ad ogni modo, il mandato dura molto poco. Il 4 maggio del 2004, non prima di essersi attirata le antipatie di Sabina Guzzanti, che le rifila un'indimenticabile imitazione, la giornalista dà le proprie dimissioni dall'incarico. La morsa berlusconiana sembra averla portata al capolinea.

Passa al quotidiano "La Stampa", di cui diventa editorialista. L'anno dopo però, nel 2006, torna in RAI, per condurre il format "In ½ h" (in mezz'ora), fortunato e seguito programma in onda sul terzo canale, nel quale la conduttrice chiama in causa personalità della politica e della vita pubblica italiana, incalzandoli con una serie di domande dirette e legate all'attualità. Si tiene ogni domenica pomeriggio.

Il 15 gennaio del 2009, invitata come opinionista alla nota trasmissione "AnnoZero" condotta da Michele Santoro, non si trattiene dall'accusare l'amico e collega per aver incentrato il tema della serata eccessivamente in chiave filo-palestinese, abbandonando la trasmissione.

Dal 28 marzo del 2011 inoltre, conduce su Rai3 la trasmissione "Potere". Nello stesso periodo viene arrestato e poi rilasciato dopo alcuni giorni, il marito e giornalista Daniel Williams, inviato in Egitto durante le cosiddetta "Primavera Araba". È sempre del 2011 il suo libro "Il potere in Italia".

Biografia di Enrico Cialdini

Fra patriottismo ed efferatezza
8 agosto 1811
8 settembre 1892

Chi è: Enrico Cialdini


Nato a Castelvetro, in provincia di Modena, l'8 agosto 1811, Enrico Cialdini manifesta sin da giovanissimo un'ardente passione patriottica. Nel 1831 abbandona gli studi in medicina per prendere parte alla rivoluzione modenese, atto che gli costa l'esilio. E' dapprima a Parigi, per poi trasferirsi nel 1833 in Portogallo, dove combatte al fianco di Pietro IV di Braganza nella guerra di potere contro il fratello Michele.

Nel 1835 passa in Spagna, sua seconda patria avendo madre e moglie spagnole. Arruolatosi nella Legione Straniera, prende parte ai moti che vedono contrapposti i Cristini, dalla cui parte si schiera Cialdini, ed i Carlisti. Nel 1838 entra nell'esercito spagnolo dove, dieci anni dopo, raggiunge il grado di tenente colonnello. Nello stesso anno (1848) in Italia scoppia la prima delle tre Guerre d'Indipendenza, alle quali partecipa rientrando immediatamente in patria e distinguendosi subito nella battaglia di Monte Berico, nel corso della quale rimane ferito.

Nel 1849 combatte valorosamente nelle battaglie della Sforzesca e di Novara e l'anno successivo, col grado di generale, guida una delle cinque brigate impegnate nella campagna di Crimea. Come generale di divisione, nel 1859 batte gli austriaci guadagnandosi l'ulteriore promozione a "luogotenente generale". Il 18 settembre 1860 consegue un'altra importante vittoria sull'esercito pontificio, a Castelfidardo e, col nuovo grado di "generale d'esercito", prosegue verso il Napoletano insieme a Vittorio Emanuele II.

Dopo aver battuto le milizie borboniche ad Isernia ed a Sessa, il 3 novembre del 1860 conquista Capua, il 2 febbraio 1861 Gaeta ed il 13 febbraio successivo pone fine alla guerra in Italia Meridionale con la capitolazione di Messina. Nel corso dello stesso anno viene inviato a Napoli in veste di Luogotente del Re, con pieni poteri. In tale ruolo si trova ad affrontare Garibaldi, per interromperne l'avanzata su Roma, nella storica battaglia dell'Aspromonte.

Nel 1866 guida una delle due armate italiane impiegate nella Terza Guerra d'Indipendenza.

La carriera militare brillante di Cialdini è arricchita dall'impegno politico: nel 1860 viene eletto parlamentare del Regno; nel ruolo di senatore - nomina ricevuta da Vittorio Emanuele II - nel 1864 perora il trasferimento della capitale da Torino a Firenze; nel 1870 è ambasciatore a Madrid e poi a Parigi. Ma il suo escursus viene condizionato negativamente - tanto da fare di lui un personaggio storico controverso - dalla ferocia e dalla spietatezza con le quali attua la repressione nell'ex Regno di Napoli: la ragion politica e la sua condizione di militare che esegue ordini probabilmente non giustificano la mancanza di umanità che insanguina in questi anni il sud dell'Italia producendo, come lo stesso Cialdini illustra in un suo rapporto, "8968 fucilati, tra cui 64 preti e 22 frati; 10604 feriti; 7112 prigionieri; 918 case bruciate; 6 paesi interamente arsi".

Abbandonata la vita pubblica Enrico Cialdini si ritira a Livorno dove muore l'8 settembre 1892 all'età di 81 anni.

Biografia di Dino De Laurentiis

Chi fa da sè fa per 600
8 agosto 1919
11 novembre 2010

Chi è: Dino De Laurentiis


Ad Hollywood lo chiamavano "il Cecil B. De Mille italiano" ed è stato in effetti un dei più grandi produttori cinematografici della nostra storia nazionale. Questo leggendario personaggio napoletano ha collaborato alla realizzazione di film quali: "Riso Amaro", "Guerra e pace", "Le notti di Cabiria", "Barabba", "II giustiziere della notte", "La Bibbia", "I tre giorni del Condor", "Ragtime", "King Kong", "Bounty", "Tai-Pan", "Dune", "Lo sbarco di Anzio" e "Conan il barbaro", solo per citarne alcuni.

Nato il giorno 8 agosto 1919 a Torre Annunziata in provincia di Napoli, Agostino De Laurentiis era figlio di un commerciante di pasta. Giovanissimo si trasferisce a Roma e nel biennio 1937-38 intraprende la carriera di attore iscrivendosi al Centro Sperimentale di Cinematografia. Capisce quasi subito che il suo posto è dietro e non davanti la macchina da presa e inizia così a produrre film.

Nel 1940 realizza "L'ultimo combattimento" di Pietro Ballerini, ma il primo vero successo arriva l'anno seguente con "L'amore canta" di Fernando Maria Poggioli. Dopo essere divenuto produttore esecutivo della Lux film comincia ad imporre la sua intuitività nella scelta dei copioni. Tra i tantissimi capolavori che produce, la cui lista sarebbe davvero troppo lunga, non vanno dimenticati "Napoli milionaria" di Eduardo De Filippo (1950), "Dov'è la libertà...?" di Roberto Rossellini (1952), "Miseria e nobiltà " di Mario Mattoli (1954) e "La grande guerra" di Mario Monicelli (1959).

Nel 1948 con Carlo Ponti costituisce la Ponti-De Laurentis con studi propri, e producono il primo film a colori realizzato in Italia, "Totò a colori" (1952) per la regia di Steno. Con Federico Fellini arriveranno "La strada" e il già citato "Le notti di Cabiria", ambedue premi Oscar per il miglior film straniero. Nel 1957 sposa l'attrice Silvana Mangano, morta purtroppo nel 1989. Dal loro matrimonio nasce una figlia Raffaella, che collaborerà con il padre.

Ricordando questo periodo di enorme successo per il cinema italiano Dino De Laurentiis afferma che "il neorealismo fu inventato dai giornali. L'industria italiana del cinema era così povera che non c'erano soldi per gli studios, per creare dei set, per andare dappertutto. Così si doveva girare tutto per strada".

Costruisce gli studi di Dinocittà nei dintorni di Roma, divenuta la sede di tantissime pellicole di prestigio internazionale. Negli anni '70 quando il cinema italiano viene penalizzato dalla legge che concede i sussidi solo ai film con il 100% di produzione italiana, si trasferisce negli Stati Uniti.

Anche in America produce pellicole di enorme successo: "I tre giorni del Condor" di Sidney Lumet (1975, con Robert Redford), "Il giustiziere della notte" di Michael Winner (1974, con Charles Bronson), i remake di "King Kong" di John Guillermin (1976) e di "Il Bounty" di Roger Donaldson (1984, con Mel Gibson) oltre al bellissimo "L'anno del dragone" del geniale Michael Cimino (di cui produrrà anni dopo anche "Ore disperate").

Tra le pellicole più recenti "Hannibal" di Ridley Scott - continuazione dell'altrettanto famoso "Il silenzio degli innocenti" di Jonathan Demme (1991) - con Anthony Hopkins e "U-571" di Jonathan Mostow.

Nel 1990 ha sposato Martha Schumacher con la quale ha prodotto: "Fenomeni paranormali incontrollabili", "L'occhio del gatto", "Codice Magnum", "La finestra della camera da letto" e "Crimini del cuore", candidato all'Oscar.

In 60 anni di carriera ha prodotto oltre 600 film in varie vesti produttive; ha ricevuto 33 candidature e più di 59 premi internazionali. Il 25 marzo 2001 gli è stato consegnato l'Oscar alla carriera.

Dino De Laurentiis si è spento il giorno 11 novembre 2010 a Los Angeles, all'età di 91 anni.

Biografia di Roger Federer

L'erba del campione
8 agosto 1981

Chi è: Roger Federer


Nato a Basilea (Svizzera) il giorno 8 agosto 1981, Roger Federer è oggigiorno il campione svizzero più noto al mondo. Sull'erba è imbattibile, sugli altri tipi di campo risulta essere un evento straordinario se perde un match.

Il tennista svizzero inizia la sua carriera professionistica entrando nel circuito dell'ATP nel 1998, all'età di 17 anni.

Roger Federer ha solo vent'anni quando raggiunge i quarti di finale dell'Open di Francia e di Wimbledon.

In Inghilterra nei quarti di finale sconfigge addirittura il mostro sacro Pete Sampras, ponendo fine al suo record di 31 vittorie consecutive a Wimbledon. Da qui in poi l'immagine di Federer è proiettata nel tennis a livello mondiale.

Nel 2003 vince quattro incontri di Coppa Davis per la Svizzera senza mai perdere nemmeno un set. Viene però sconfitto dall'australiano Lleyton Hewitt nella decisiva sfida per l'accesso alla finale.

Prima di partecipare a Wimbledon lo svizzero vince inoltre quattro tornei del circuito ATP.

E' il 6 luglio 2003 quando raggiunge un risultato storico: è il primo svizzero a vincere il singolare maschile a Wimbledon, battendo l'australiano Mark Philippoussis (punteggio: 7-6, 6-2, 7-6).

All'inizio del 2004 arriva il secondo titolo del Grande Slam agli Australian Open. A luglio vince nuovamente a Wimbledon, battendo il talentuoso americano Andy Roddick (4-6, 7-5, 7-6, 6-4). Ancora nello stesso anno conquista gli US Open, battendo in finale Hewitt (6-0, 7-6, 6-0) e diventando così il primo giocatore della storia a vincere 4 finali dello Slam su 4 disputate. Inoltre era dal 1988, con Mats Wilander, che nessuno era stato capace di vincere tre titoli del Grande Slam in un solo anno.

Il gioco a tutto campo, fatto di colpi potenti e precisi, capace di attaccare come di scendere a rete al volo, fa di Federer uno dei migliori atleti di sempre di questo sport.

Nel 2005 Roger Federer vince 7 titoli, di cui 4 Master Series (Amburgo, Indian Wells, Miami e Cincinnati), Wimbledon (per la terza volta consecutiva) e gli US Open. Porta così a 6 il numero di titoli dello Slam conquistati. I 4 Master Series conquistati nella stessa stagione costituiscono un record condiviso con lo spagnolo Rafael Nadal, altro campionissimo suo contemporaneo e maggior antagonista sull'unico campo in cui Federer non sembra riuscire ad eccellere: la terra battuta.

Nel 2006 Federer si aggiudica l'Australian Open, suo settimo titolo del Grande Slam, battendo in finale la sorpresa cipriota Marcos Baghdatis (5-7, 7-5, 6-0, 6-2) in una partita dalla durata di 2 ore e 48 minuti. Il 14 Maggio arriva in finale al Torneo ATP di Roma: in una splendida partita dove arriva ad avere a disposizione 3 match point, Federer perde contro il rivale Rafael Nadal in un lunghissimo match durato 5 ore e conclusosi solo al tie-break del quinto set.

Incontra nuovamente Nadal in finale a Wimbledon e lo batte in 4 set (6-0, 7-6, 6-7, 6-3). Vincendo contro Richard Gasquet al primo turno di Wimbledon 2006 Federer ha portato a 42 le sue vittorie consecutive sull'erba, superando lo svedese Bjorn Borg. Record che poi ha migliorato in quanto vincitore del torneo: Federer eguaglia così il record di 4 titoli consecutivi sull'erba inglese di Wimbledon, di Bjorn Borg (1976-1979) e Pete Sampras (1997-2000), portandosi a quota 8 slam vinti.

Il nono arriva sempre nel 2006, all'inizio di settembre, battendo nella finale degli U.S. Open l'indigeno Andy Roddick. Federer diviene così il primo della storia a raggiungere due triplette simultanee a Wimbledon e agli U.S. Open, il primo anche capace di vincere per due volte almeno 3 slam a stagione (nel 2004 e nel 2006).

Nel 2007 sui prati inglesi supera Nadal in cinque set, eguagliando così il record di vittorie di Borg a Wimbledon.

L'anno successivo Wimbledon sarà teatro di una finale epica: ancora una volta Federer si batte con l'avversario spagnolo. Dopo cinque titoli consecutivi lo svizzero perde contro Nadal in un match più volte sospeso per pioggia, durato 4 ore e 48 minuti: Federer perde i primi due set, rimonta, annulla tre match-point, poi deve arrendersi 9-7 al quinto set.

Ad aprile del 2009 annuncia che la moglie Mirka (ex giocatrice, manager del marito) è incinta: durante l'estate diventerà papà. Intanto all'inizio di giugno vince per la prima volta il Roland Garros battendo in finale lo svedese Soderling (che negli ottavi aveva eliminato a sorpresa Nadal); con questo 14° torneo dello Slam, lo svizzero eguaglia il record che era di Pete Sampras. Lo supera all'inizio di luglio, quando vince Wimbledon battendo l'americano Andy Roddick in una delle finali più lunghe della storia del torneo (finisce 16-14 al quinto set). Alla fine del mese nascono due gemelle: Myla e Charlene.

Il 2011 è un anno opaco dai punto di vista dei successi: si riscatta però verso la fine di novembre quando vincendo per la sesta volta i Masters di Londra, stabilisce un record storico superando il numero di vittorie in questo torneo, che era condiviso con Ivan Lendl e Pete Sampras. E il nome di Federer si affianca nuovamente a quello di Sampras nel luglio del 2012 quando eguagli il record di sette vittorie di Wimbledon: a trent'anni il campione svizzero torna anche numero 1 della classifica ATP.

Biografia di Dustin Hoffman

Un uomo da Oscar
8 agosto 1937

Chi è: Dustin Hoffman


Dustin Hoffman nasce l'8 agosto del 1937 a Los Angeles. Le sue inclinazioni artistiche si evidenziano fin da giovanissimo quando intraprende inizialmente lo studio della musica iscrivendosi al Conservatorio. Poco dotato dal punto di vista musicale, decide di intraprendere anche lo studio dell'arte drammatica. Nel giro di un anno i banchi del "Pasadena Community Playhouse" lo vedono studente modello e appassionato attore principiante. Nella stessa classe vi era un altro "illustre sconosciuto", tale Gene Hackman, che diventerà anch'egli un altro mostro sacro del firmamento hollywoodiano. Stando a quanto raccontano le cronache i due diventano ottimi amici.

Abbandonata definitivamente la musica Dustin Hoffman si trasferisce a New York per approfondire gli studi di recitazione, in particolare seguendo i corsi del rinomato insegnante Lee Strasberg. Giovane spiantato, come vuole il copione di ogni star che si rispetti, inizialmente svolge una lunga gavetta off-Broadway sempre in ruoli marginali o attraverso qualche apparizione di scarso rilievo (e dire che in seguito avrebbe interpretato un memorabile Willy Loman in "Morte di un commesso viaggiatore", una pièce-capolavoro di Miller). Per sopravvivere si accontenta di svolgere i lavori saltuari più disparati.

Frequentando l'ambiente le acque cominciano a smuoversi. La grande occasione arriva con una pièce che farebbe tremare i polsi a più di un professionista, un titolo-simbolo del teatro del novecento: "Aspettando Godot" di Samuel Beckett (in una produzione proprio di Broadway). Dopo la dura prova, superata brillantemente, è la volta di un altro ruolo impegnativo, quello dell'ufficiale nazista e omosessuale di "Noon and nights". E' proprio in questa grande performance che viene scoperto da Nichols che nel 1967 lo vuole per interpretare un ruolo da comprimario nel torbido "Il laureato"; è solo il debutto, ma con questo film ottiene subito la nomination all'Oscar come miglior attore protagonista.

In questa occasione apparentemente festosa e che qualunque attore vorrebbe vivere, si sancisce il rapporto di Hoffman con queste istituzioni celebrative e con quella dell'Oscar in particolare. In un primo momento a causa del recente omicidio di Martin Luther King che si è consumato a Memphis, Dustin Hoffman avrebbe desiderato che la cerimonia fosse sospesa, cosa che naturalmente non avvenne. A testimonianza della "sensibilità" degli organizzatori, va detto che invece fu solo rimandata. A tal proposito quando Bob Hope ironizzò sull'aver fatto due volte le valigie, Hoffman scrisse una lettera indignata al presidente dell'Academy (allora Gregory Peck), ma non ricevette alcuna risposta in merito: non fu più invitato al gala per molto tempo.

Hoffman non ha perso l'occasione di polemizzare contro la mania di voler attribuire premi, istituzioni, a suo dire, perniciose per il mondo dell'arte e per la mentalità competitiva che instaura fra colleghi. Dichiarazioni, queste, che non gli hanno certo attirato le simpatie dell'establishment cinematografico nè tantomeno quelle dei colleghi, incapaci di scorgere la "nobiltà" di queste convinzioni.

Il suo talento fortunatamente lo ha sempre salvato da possibili ritorsioni poco gradite. Nel 1970 ottiene un'altra nomination per "Un uomo da marciapiede" e poi ancora per "Lenny", fino a vincere il suo primo Oscar per "Kramer contro Kramer", accettato non senza una punta polemica (sembra avesse detto, guardando la statuetta: "Che strano, non ha le palle eppure tiene una spada in mano"). Il film metteva in luce, in un'epoca ancora "calda" per affrontare queste tematiche, i drammi e le lacerazioni causate dal divorzio e dalla disgregazione della famiglia.

Apprezzato sia dal pubblico che dalla critica per i panni di "antieroe" che spesso interpreta, ha sempre avuto rapporti conflittuali con registi e colleghi che lo descrivono come un tipo troppo burbero e severo, molto preciso e professionale. A proposito dei personaggi che sceglie ha affermato: "I non-eroi sono assai più sfumati, più complessi, più umani. I buoni al cento per cento non sembrano neanche delle persone. Forse quando recito una parte faccio vedere cose che non voglio neppure ammettere con me stesso".

Ottiene una nuova nomination nel 1983 per "Tootsie" di Sidney Pollack (con Jessica Lange e Geena Davis), pellicola in cui letteralmente si sdoppia per affrontare il ruolo di un uomo che diventa improvvisamente famoso in televisione nei panni però di una donna (senza che nessuno sappia che in realtà si tratta di un uomo).

Nel 1989 vince il suo secondo Oscar per la memorabile interpretazione di Raymond, fratello autistico di Tom Cruise in "Rain man", un film drammatico basato sul libro del neurologo Harvey Sacks.

A fianco di questi ruoli impegnativi Dustin Hoffman non ha mai disdegnato anche quello più frivoli come quelli sostenuti in "Sono affari di famiglia" (con Sean Connery), oppure "Dick Tracy" e "Hook - Capitan Uncino" (di Steven Spielberg, con Robin Williams e Julia Roberts).

Sparito per alcuni anni dal grande schermo,ha fatto il suo ritorno con "Sleepers", grande successo al botteghino, mentre nel 1998 arriva una nuova nomination per "Sesso e potere" (film con Robert De Niro).

Attualmente è al suo secondo matrimonio: dopo quello con Anne Byrne si è infatti sposato nel 1980 con Lisa Gottsegen che gli ha dato quattro figli.

Biografia di John Holmes

8 agosto 1944
13 marzo 1988

Chi è: John Holmes


John Holmes è il nome d'arte di John Curtis Estes, nato ad Ashville (Ohio, U.S.A.) il giorno 8 agosto 1944.

Noto anche come Johnny Wadd, diventò molto famoso negli anni '70 e '80, grazie anche alle notevoli dimensioni del suo pene.

Come attore pornografico John Holmes ha recitato in oltre 2.000 film ed è ancora oggi considerato la più importante star maschile del cinema hard.

John Holmes è morto il 13 marzo 1988 a causa di complicazioni legate all'AIDS. L'anno prima aveva sposato Misty Dawn; questa, che avrebbe preso il nome di Laura Holmes, nel 1998 pubblicherà la biografia del marito.

Alcuni suoi dati biografici come il suo rapporto con gli omicidi di Wonderland, sono tema del film "Wonderland - Massacro a Hollywood", del 2003, in cui l'attore Val Kilmer veste i panni di John Holmes.

Biografia di Luigi Sturzo

Il rinnovamento del secolo
26 novembre 1871
8 agosto 1959

Chi è: Luigi Sturzo


Luigi Sturzo nasce a Caltagirone, in provincia di Catania, il 26 novembre 1871. La famiglia fa parte dell'aristocrazia agraria. Luigig frequenta i seminari prima di Acireale, poi di Noto.

Dopo il 1891, la pubblicazione della Rerum novarum, prima enciclica sulla condizione operaia, e lo scoppio delle rivolte dei contadini e degli operai delle zolfare siciliane (i cosiddetti Fasci) spingono Sturzo a orientare i suoi studi filosofici verso l'impegno sociale.

A Roma, mentre frequenta l'Università Gregoriana, partecipa al fervore culturale dei giovani cattolici. Il giovane Sturzo assume con entusiasmo posizioni vicine al pensiero di Leone XIII, il papa della Rerum novarum. Allo stesso tempo Sturzo è critico rispetto allo Stato liberale, al suo centralismo e all'assenza di una politica per il Mezzogiorno.

Nel 1895 fonda il primo comitato parrocchiale e una sezione operaia nella parrocchia di S. Giorgio; a Caltagirone dà vita alle prime casse rurali e cooperative.

A Roma Sturzo perfeziona i suoi studi conseguendo il diploma in Filosofia e la laurea in Teologia. Viene ordinato sacerdote il 19 maggio 1894. Il fratello maggiore Mario sarà vescovo di Piazza Armerina (EN).

Nell'esercizio del suo ministero sacerdotale ha modo di constatare la grande miseria del popolo: arriva così alla"vocazione di portare Dio nella politica". Don Sturzo dedica tutto se stesso all'attuazione dei princìpi della dottrina sociale della Chiesa.

Studia scienze sociali, è uomo politico e s'interessa nel primo decennio del XX secolo alle proposte politiche di Romolo Murri e alle proposte sociali di Giuseppe Toniolo, modernisti cattolici. Don Sturzo è precocemente favorevole, ancora negli anni del non expedit pontificio, all'organizzazione politica indipendente dei cattolici italiani e al loro progressivo inserimento nella vita civile e politica dello Stato.

Le caratteristiche del sacerdote sono, oltre a una continua unione con Dio, il profondo senso della giustizia, l'eroica obbedienza alla Chiesa, e il grande amore per i poveri.

Meridionalista, sostiene la necessità del decentramento amministrativo e delle autonomie regionali.

Ostile al capitalismo liberale che tendeva al monopolismo borghese, così come al socialismo classista che tendeva allo statalismo proletario, dopo una prima esperienza - che durerà 15 anni - di pro-sindaco di Caltagirone, Sturzo sostiene l'abolizione del non expedit per la partecipazione dei cattolici alla vita politica.

Nel 1919 fonda il Partito Popolare Italiano, di cui sarà segretario, portandolo a notevoli e importanti successi.

Giovanni Giolitti non si capacitava del fatto che un piccolo prete, da un ufficetto vicino a Montecitorio, potesse guidare e dare ordini a un così compatto gruppo di deputati.

Sopraggiunta la dittatura fascista, nel 1924 Don Sturzo è costretto ad un lungo esilio, prima a Londra, poi negli Stati Uniti, dove con i suoi scritti e le sue pubblicazioni prosegue la lotta: grazie alla traduzione dei suoi saggi la parola "totalitarismo" diviene tra le più diffuse nel lessico politico del Novecento.

Torna in Italia, da New York, nel 1946.

Difensore della Roma cristiana contro il comunismo ateo, nel 1952 caldeggia un'alleanza con il Movimento Sociale e i monarchici per contrastare il "Blocco del popolo" alle elezioni comunali. Sturzo viene sconfessato da parte del mondo cattolico e da Alcide De Gasperi. I partiti di centro vincono ugualmente.

Il presidente della Repubblica Luigi Einaudi lo nomina senatore a vita nel 1952.

Luigi Sturzo muore a Roma il giorno 8 agosto 1959.

Papa Giovanni XXIII lo definirà "esempio di preclare virtù sacerdotali". Papa Giovanni Paolo II, nel suo discorso ai vescovi siciliani in occasione della loro visita ad limina del 1981 ne esalterà "la vita, l'insegnamento e l'esempio [...] nella piena fedeltà al suo carisma sacerdotale".

È stata presentata istanza per la sua canonizzazione.

Biografia di The Edge

Evoluzioni elettriche
8 agosto 1961

Chi è: The Edge


The Edge è il soprannome con cui è universalmente conosciuto Dave Evans, l'ombroso chitarrista degli U2.

Nato l'8 agosto del 1961 ad East London, l'anno seguente la sua famiglia si trasferì a Dublino ed è per questo che l'Irlanda è così presente nel suo sangue e nel suo cuore, come del resto è per tutti gli altri componenti della band.

Figlio di Gwenda e Garwin, ha un fratello maggiore di nome Dick e una sorella più giovane, Gill. Cresciuto in un clima sostanzialmente sereno, con lo studio ha avuto modo di sviluppare anche la sua ormai celebre intelligenza, tanto che Bono, il leader della band, gli ha affibbiato appunto il nomignolo di The Edge, che letteralmente significa "testa" ma che sta anche per "cima" (intesa come vertice intellettivo).

Per la verità, a sentire Bono, il soprannome gli è stato ispirato anche dalla forma del mento del compagno, ma la versione ufficiale si premura di non trascurare il giusto risalto delle doti intellettive del musicista in questione.

Anche a scuola Dave era considerato un tipo solitario e molto intelligente. Prendeva lezioni di piano e chitarra e spesso suonava con suo fratello Dick. Fra i suoi desideri vi era anche quello di andare all'università. Ma il destino riservava per lui strade diverse. E come non chiamare Destino con la "D" maiuscola quel foglio appeso in chissà quale bacheca che recava l'annuncio di Larry Mullen Jr, batterista, per la ricerca di un chitarrista per formare una band? Dave, insieme al fratello Dick, risponde al volo e, in compagnia dell'amico Adam Clayton, ecco che dà vita al primo nucleo dei futuri U2. Fratello incluso. Il quale però poco dopo abbandonerà.

Ad ogni modo, la scelta di Dave come chitarrista non poteva risultare più felice. Infatti, malgrado la stella del gruppo divenga poi il carismatico Bono Vox, il suono della chitarra di The Edge è diventato a tutti gli effetti il vero marchio di fabbrica degli U2; il suono per cui bastano due note e riconosci subito che sono loro. Schivo, ma sempre presente e con una forte personalità, questo musicista è la spalla ideale dell'incontenibile Bono, il quale viceversa è un istrione nato.

Passato attraverso un periodo di profonda religiosità che lo ha portato quasi ad allontanarsi dal gruppo, ha sposato nel 1983 Aislinn O' Sullivan, da cui ha avuto tre figlie: Holly, Arun e Blue Angel. La coppia si è separata nel 1990, mentre il divorzio legale è arrivato nel 1996, quando il chitarrista era già impegnato nella nuova relazione con Morleigh Steinberg, coreografa e ballerina dello Zoo Tv Tour (da cui avrà altri due figli). Altre caratteristiche conosciute del chitarrista sono la sua eccentricità celata dall'apparente calma, l'amore per il pianoforte e i libri di Raymond Carver.

Gli esperti dello strumento dicono che sia tecnicamente impeccabile nonostante non ami i virtuosismi fini a se stessi.

Biografia di Emiliano Zapata

La rivoluzione del Sud
8 agosto 1879
10 aprile 1919

Chi è: Emiliano Zapata


Emiliano Zapata nasce ad Anenecuilco, una breve frazione di Villa de Ayala, nello stato di Morelos, in Messico, l'8 agosto del 1879. Anarchico, combattente e politico, è passato alla storia per essere stato tra i principali leader della Rivoluzione Messicana. "Terra e libertà", è uno degli slogan politici che gli sono stati attribuiti, per quanto la sua idea di riforma e di emancipazione contadina fosse ben più profonda e complessa. È di sicuro sua, invece, la nota frase "preferisco morire in piedi, piuttosto che vivere in ginocchio".

La zona nella quale nasce e cresce il giovane Emiliano è una di quelle più pesantemente dominate dalla prepotenza dei latifondisti messicani, quasi incontrastati nel loro dominio economico e forti di tutti i privilegi concessi dal dittatore Porfirio Diaz. Il futuro rivoluzionario non nasce in una delle ricchissime famiglie di proprietari terrieri, ma in una fiera comunità indigena, molto povera e attaccata alla propria terra e alla cultura d'appartenenza.

Emiliano è il penultimo di una famiglia di dieci figli, ed è molto povero. All'età di sedici anni resta orfano e deve abbandonare gli studi, cominciando a darsi da fare nelle campagne come contadino. Sin dalla giovanissima età parla sia spagnolo che nahuatl, l'antico linguaggio indigeno messicano, ed è dotato di grande intelligenza. I due maestri Pablo Torres Burgos e Otilio Montano, in quel periodo, nonostante il suo abbandono scolastico, si prendono cura della sua formazione, mettendogli a disposizione la loro biblioteca privata, ricca di letteratura rivoluzionaria.

A quei tempi, i fratelli Magon stampano la rivista clandestina "Regeneracion", di cui il giovane Zapata apprende grazie ai suoi due mentori, che lo iniziano anche alla cosiddetta letteratura anarchica, in particolare di Kropotkin.

Zapata studia le carte dei contadini del suo paese e comincia a farsi portavoce delle loro rivendicazioni terriere, che si rifanno al loro antico "pueblo". L'esordio politico è prossimo e arriva nel 1909 quando, trentenne, viene eletto sindaco di Anenecuilco, la sua frazione. Immediatamente Zapata appoggia il candidato dell'opposizione, Patricio Leyva, che corre per la carica di governatore. Ma questi esce sconfitto contro il candidato Pablo Escandon e l'accadimento provoca diverse rappresaglie nella cittadina natale del sindaco, cui seguono nuove appropriazioni da parte dello Stato delle terre dei contadini poveri.

A metà del 1910 allora, Zapata e i suoi cominciano a occupare e a distribuire terre con la forza. I focolai armati cominciano a sorgere un po' ovunque e il 20 novembre del 1910, un gruppo di "liberali democratici" guidato da Francisco Madero, si unisce a Zapata per resistere contro la dittatura di Diaz, intraprendendo una lotta armata e promettendo, in caso di vittoria, la restituzione e una nuova e più equa distribuzione delle terre sottratte.

Poco dopo, il maestro Torres Burgos viene assassinato dai federales, fedeli a Porfirio, e Zapata diventa il "leader" riconosciuto dei contadini, ponendosi alla guida della rivoluzione nel Messico meridionale. Durante le guerre viene issata la bandiera nera dell'anarchia e, per la prima volta, compare la scritta, poi diventata famosa, "Tierra y Libertad".

Entro il 1911, grazie alla lotta dei contadini, Zapata ottiene la rinuncia delle pretese territoriali da parte del dittatore Diaz. Tuttavia la rivoluzione è solo all'inizio e Zapata non riesce ad accordarsi nemmeno con l'oppositore del regime, Madero, con il quale rompe ogni rapporto a causa della sua indifferenza nei confronti dei contadini e delle loro sorti.

Nell'ottobre del 1911, presentendo il momento favorevole, Emiliano Zapata lancia il cosiddetto "Piano di Ayala", che sancisce l'inizio di una vera e propria guerriglia prolungata, "contro tutto e contro tutti", come scriverà proprio Zapata in alcune sue lettere.

Le unità mobili del suo esercito, denominato "Libertador del Sur", fatte di circa duecento o trecento uomini, colpiscono i distaccamenti militari all'improvviso, per poi darsi alla fuga, disperdendo le loro tracce. Nel Nord intanto l'altro guerrigliero Pancho Villa riporta diverse vittorie e sul finire del 1913 il regime di Diaz traballa seriamente.

Nell'autunno del 1914, ad Aguascalientes, le principali correnti rivoluzionarie messicane danno vita ad una Convenzione, ma non trovano un accorto definitivo. Venustiano Carranza, che difende gli interessi della borghesia agraria del Nord, si distacca dal movimento, non accettando il responso della Convenzione, nel quale veniva indicato un presidente provvisorio e alcune misure per la destituzione definitiva del dittatore Diaz.

Tuttavia la guerriglia di conquista continua e nel dicembre dello stesso anno, Emiliano Zapata e Pancho Villa entrano trionfali a Città del Messico, issando i vessilli della Madonna della Guadalupe, patrona degli indigeni.

A questo punto, nonostante da più voci lo si invochi come Presidente, il rivoluzionario del Morelos rifiuta la poltrona e fa ritorno nel suo territorio, dopo aver vinto la guerra civile. L'unica cosa che conta per lui sono le terre e la loro restituzione definitiva.

Il 1915, nello stato di Zapata, è noto per essere l'anno del "Comune di Morelos". È un tentativo di democrazia diretta, dal basso, che vede gli zapatisti, molti provenienti dalla capitale e capeggiati da intellettuali, dare vita ad un'opera di redistribuzione non solo fondiaria, ma riguardante anche il potere decisionale, affidando al "pueblo" indigeno gli strumenti per amministrarlo.

Al Nord però le cose non vanno come al Sud, e nella regione del Bajo, Obregon ha la meglio su Pancho Villa, capovolgendo così la situazione iniziale. È l'inizio della fine della Rivoluzione zapatista, che dopo qualche anno si porta via anche il suo principale ispiratore.

Il 10 aprile del 1919, Emiliano Zapata, tradito da un compagno, cade vittima di un'imboscata e viene assassinato nei dintorni dell'hacienda di Chinameca. Muore nemmeno quarantenne e il suo mandante è il vecchio nemico Venustiano Carranza.

Dopo la sua morte, e per anni, non sono pochi coloro i quali hanno sostenuto che "El Caudillo del Sur" (caudillo significa leader), com'è il suo soprannome, in realtà non sia morto, seppure non ci siano prove che confermino questa teoria.