Biografie di personaggi famosi e storici nato il 4 agosto


Biografie di personaggi famosi e storici

Biografie di personaggi famosi nella storia e celebrità


  • Biografia di William Burroughs
  • Biografia di Hans Christian Andersen
  • Biografia di Louis Armstrong
  • Biografia di Pellegrino Artusi
  • Biografia di Ernst Bloch
  • Biografia di Giuseppe Civati
  • Biografia di Anita Garibaldi
  • Biografia di Knut Hamsun
  • Biografia di Antonio Maccanico
  • Biografia di Maria José del Belgio
  • Biografia di Barack Obama
  • Biografia di Percy Bysshe Shelley
  • Biografia di José Luis Zapatero

Biografia di William Burroughs

Tutto è permesso
5 febbraio 1914Acquario
4 agosto 1997

William Seward Burroughs, il "drogato omosessuale pecora nera di buona famiglia", lo sperimentatore di ogni sostanza stupefacente esistente sulla faccia della terra, il padre spirituale riconosciuto della beat generation, nasce il 5 febbraio 1914 a St. Louis, Missouri.

Rampollo di una ricca famiglia conosciuta in tutto il mondo per la produzione di macchine calcolatrici, si laureò ad Harward, una ben singolare e "conformistica" laurea per uno degli artisti più trasgressivi del Novecento. Animale letterario con pulsioni omosessuali, una forte attrazione verso le pistole ed il crimine, unite ad una naturale inclinazione ad abbattere tutte le regole, Burroughs non sembrava proprio strutturato per conformarsi ad una società che lui riteneva troppo "normale". I suoi genitori, tuttavia, sembrarono accettare lo stravagante stile di vita del figlio, e dopo la laurea appunto, continuarono inizialmente a supportarlo finanziariamente, seppur di malavoglia, nella continua ed incessante sperimentazione dei più svariati e allucinati stili di vita.

Tutta l'opera letteraria di Burroughs si basa sulla sua triplice esperienza di intossicazione, omosessualità e esilio. La sessualità in generale è il punto di partenza delle sue esplorazioni, a partire dalle teorie di liberazione sessuale di Willelm Reich, un punto importante che ne nutrirà le mitologie letterarie. Prima di diventare scrittore, e dopo aver perso il supporto familiare, Burroughs non si fa mancare il classico itinerario da scrittore maledetto: lavora come barista, operaio, detective privato, reporter e pubblicitario a

New York (dove fra l'altro ha modo anche di unirsi al mondo sommerso della criminalità cittadina).

Nel 1943 conosce Allen Ginsberg (il celebre poeta, simbolo per antonomasia della beat generation), allora studente del Columbia College, che per il suo parlare così ampiamente erudito lo classificò come "intellettuale aristocratico", mentre Kerouac, l'altra icona dei figli dei fiori, capì subito il genio che si celava in Burroughs.

Lo scrittore in erba divenne dunque per Kerouac e Ginsberg l'anziano e saggio maestro, conoscitore delle droghe e dei diversi risvolti della vita criminale, oltre che gran visionario intellettuale e critico sociale. Ad un certo momento si sposò addirittura con Joan Vollmer (malgrado le sue propensioni omosessuali e il lungo flirt con Ginsberg stesso), ed i due partirono verso luoghi più ospitali di New York per la vita da tossicodipendenti, finendo a Città del Messico dove scrisse "Junky", il suo primo romanzo. Purtroppo, però, quello è un periodo tragico, segnato da eccessi di ogni tipo. Un episodio lo fa capire molto bene. Cercando di mostrare ad alcuni amici la sua abilità con la pistola, imita con esiti sfortunati l'impresa di Guglielmo Tell, uccidendo la moglie sul colpo. Il loro figlio va dunque a vivere con i genitori di lui, mentre lo scrittore comincia a girare il mondo, vagando dal Sud America fino a Tangeri.

Kerouac e Ginsberg lo vanno a trovare proprio nella città marocchina e lo trovano fra migliaia di fogli scritti, del tutto sconnessi fra di loro: riuniti quei frammenti, prende corpo "Il pasto nudo", poi pubblicato nel '58.

In realtà, Burroughs non fece altro che inventare il famoso "cut-up", una tecnica che rappresenta una specie di montaggio casuale tra i testi, la cui provenienza può essere la più disparata. Il libro presenta infatti una trama spezzata, stravolta da incisi, digressioni e flashback. Nel suo intento, questo modo di operare avrebbe dovuto proteggerlo dai luoghi comuni, di cui la letteratura dell'epoca sovrabbondava (sempre secondo Burroughs), e dall'eccessivo razionalismo. La stessa idea, ma funzionò molto meno, Burroughs la trasferì nella pittura: sparava barattoli di vernice contro tele immacolate. "Il pasto nudo", ad ogni modo, trasformò di fatto Burroughs in una celebrità, dando vita a quel culto che è ben alimentato ancora oggi in ogni parte del mondo, soprattutto fra le culture underground e rock.

Inoltre, per capire il livello di devianza che presentano i libri di Burroughs, basti dire che David Cronenberg ha tratto dal Pasto nudo una controversa pellicola dall'omonimo titolo.

A questo suo principale romanzo seguirono processi per oscenità che, fortunatamente, si conclusero bene per lo scrittore. Egli passò un periodo vivendo a Parigi con lo scrittore-poeta Brian Gysin; qui Burroughs proseguì nell'esplorazione del metodo compositivo del "cut-up". I risultati sono "The Soft Machine", "The Ticket That Exploded" e "Nova Express". Il suo libro più recente è "My Education: A Book of Dream", pubblicato nel 1994.

William Burroughs, a discapito della vita folle e travagliata che lo ha visto protagonista, ha fatto una fine fra le più normali che si possano immaginare. E' morto il 4 agosto 1997 nel Memorial Hospital di Lawrence (Kansas) per un attacco cardiaco all'età di 83 anni.

Biografia di Hans Christian Andersen

Vivere le favole
2 aprile 1805Ariete
4 agosto 1875

Hans Christian Andersen nasce a Odense, città sull'isola di Fionia (Fyn, Danimarca), il giorno 2 aprile 1805. Trascorre un'infanzia piuttosto travagliata nei quartieri più poveri della sua città natale, insieme al padre Hans, di professione calzolaio, e alla madre Anne Marie Andersdatter, 15 anni più anziana del marito.

Inizia la sua attività di scrittore all'età di 30 anni: si reca in Italia per pubblicare la sua prima opera, "L'improvvisatore", che darà il via a una lunga carriera e a una ricchissima produzione letteraria tra romanzi, poesie, opere teatrali, biografie, autobiografie, scritti di viaggio, articoli, scritti umoristici e satirici.

Tuttavia il nome di Hans Christian Andersen viene consegnato alla storia della letteratura mondiale soprattutto grazie alla sua produzione di fiabe, di fatto immortali: tra i titoli più noti vi sono "La principessa sul pisello" (1835), "La sirenetta" (1837), "I vestiti nuovi dell'Imperatore" (1837-1838), "Il brutto anatroccolo", "La piccola fiammiferaia", "Il soldatino di stagno" (1845), "La regina delle nevi" (1844-1846). Sono innumerevoli le fiabe, gli scritti e le raccolte prodotti da Andersen in questo campo.

I suoi libri probabilmente sono stati tradotti in ogni lingua conosciuta: nel 2005, nel bicentenario dalla sua nascita, si contavano traduzioni in 153 lingue.

Instancabile viaggiatore, ha esplorato ogni angolo del mondo che riusciva a raggiungere, viaggiando tra Asia, Europa e Africa; questa passione per la scoperta è stata proprio l'elemento che ha fatto produrre ad Andersen moltissimi appassionanti diari di viaggio.

L'opera di Andersen ha influenzato molti autori suoi contemporanei ma anche successivi: tra questi possiamo ricordare Charles Dickens, William Makepeace Thackeray e Oscar Wilde.

Hans Christian Andersen è morto il giorno 4 agosto 1875 a Copenaghen.

Biografia di Louis Armstrong

Bocca a sacco
4 agosto 1901Leone
6 luglio 1971

Louis Daniel Armstrong, trombettista jazz, è uno dei massimi esponenti di questo genere di musica e colui che ha dato un'impronta del tutto nuova alla musica afroamericana. Per quanto concerne la sua nascita vi è un piccolo retroscena che definisce anche un piccolo giallo. Armstrong ha sempre dichiarato di essere nato il 4 luglio (giorno di festa nazionale negli Stati Uniti) del 1900 ma, in realtà, studi recenti hanno dimostrato che il grande trombettista è nato il 4 agosto del 1901.

In particolare, sono da segnalare le ricerche sovvenzionate proprio da New Orleans, la sua città natale, ed effettuate da Tad Jones, il quale sembra che abbia trovato i certificati originali di battesimo del "re del jazz". Secondo questi atti, "Satchmo" (questo il soprannome che gli verrà affibbiato: significa, grosso modo, "bocca a sacco"), si era invecchiato di un anno e un mese, forse per risolvere alcuni problemi legati ai suoi esordi giovanili a Chicago e New York, dove non voleva sembrare più giovane di quello che era.

Louis Armstrong ebbe un'infanzia travagliata. I genitori si separano poco prima della sua nascita e il piccolo viene affidato alla nonna materna Josephine, mentre la madre, con tutta probabilità, si prostituiva.

Le sue giornate trascorrono in bilico fra l'emarginazione e la delinquenza anche se, fortunatamente, un grande interesse nasce dentro di lui, un antidoto capace di allontanarlo da pericolose deviazioni e nello stesso tempo di "sollevarlo" da quello squallido ambiente: la musica.

Ancora troppo giovane per suonare la tromba o per apprezzarne potenzialità e sfumature, si limita in quel periodo a cantare in un gruppo locale assai peculiare, dato che come palcoscenico aveva unicamente le strade.

La pratica estemporanea, il canto di getto e a squarciagola gli permettono comunque di sviluppare un'ottima intonazione e un notevole senso dell'improvvisazione, e non dimentichiamoci che di fatto quest'ultima è la caratteristica principe che distingue il jazz.

Ma la vita di strada è pur sempre la vita di strada, con tutti i pericoli e i disagi che essa comporta. Louis, pur volendo, non può del tutto estraniarsi da quel contesto. Un giorno viene addirittura sorpreso a sparare con un revolver sottratto ad uno dei compagni della madre, per festeggiare la fine dell'anno. La conseguenza è che viene trasferito in un riformatorio per circa due anni, anche perché il tribunale aveva riconosciuto la madre inabile alla crescita della prole. Da ciò nasce forse l'ansia d'amore che contrassegna la sua vita, che vedrà scorrere davanti a sè due mogli e moltissime relazioni.

Anche in riformatorio Louis Armstrong trova il modo di far musica: entra a far parte prima del coro dell'istituto e successivamente della banda, dove inizia suonando il tamburo. Prende anche le prime lezioni di cornetta. Il merito è tutto del suo maestro, Peter Davis, che gli dà l'opportunità di studiare i rudimenti di questa sorta di "succedaneo" della tromba. La banda dell'istituto è molto amata dagli abitanti e gira le strade suonando melodie in voga all'epoca come la celeberrima "When the Saints Go Marchin'in" che, recuperata parecchi anni dopo, diventerà uno dei suoi cavalli di battaglia.

Uscito dal riformatorio inizia a frequentare pub e locali nella speranza che gli si presenti la possibilità di suonare in qualche orchestra. In uno di questi vagabondaggi serali incontra Joe Oliver, considerato il migliore cornettista di New Orleans (già chiamato "King Oliver"). Tra i due s'instaura un ottimo rapporto, tanto è vero che Oliver, in procinto di trasferirsi, chiede a Kid Ory (altro celebre trombettista del jazz) di essere sostituito proprio da Louis.

Solo dal novembre del 1918, incentivato dal lavoro sui "riverboats" (i battelli che navigavano sul fiume Mississippi), Armstrong impara a decifrare le partiture, diventando in questo modo un musicista completo. Dopo qualche anno di questo regime non proprio riposante (lavorare sui battelli era molto faticoso), nel 1922 si trasferisce a Chicago, lasciando una New Orleans che, gradualmente, "corrompeva" sempre di più il suo gusto musicale, fino a rispolverare un vetusto e annacquato folclore.

Armstrong in quel momento della sua maturazione artistica stava invece seguendo un'altra strada, completamente diversa, improntata sul rigore polifonico delle linee musicali e, per altri versi, sul tentativo di conferire al solista un ruolo insieme egemone e integrato nel tessuto musicale.

Fortunatamente viene ingaggiato da King Oliver nella sua "Creole Jazz Band", nella quale ha la possibilità di proporsi come solista e di far spiccare l'estremo virtuosismo che ormai ha acquistato con il suo strumento. E' infatti opinione comune di appassionati e storici, affermare che "Satchmo" avesse inventiva, fantasia ritmica e melodica, unite ad un'impressionante volume sonoro e ad un'inconfondibile timbro.

Dopo una serie di tournè, si arriva al 1924, anno particolarmente importante per "Satchmo". Si sposa, lascia l'orchestra di Oliver ed entra nella big Band di Fletcher Henderson, un colosso del jazz che disponeva di una delle migliori orchestre del tempo, zeppa di solisti di pregio. Come riprova del salto di qualità, Armostrong ha l'opportunità di incidere brani con Sidney Bechet, Bassie Smith e molti altri.

Successivamente decide di intraprendere la carriera da solista. Registra "Hot Fives and Hot Sevens" trasformando così il jazz in una delle più alte espressioni della musica, con la sua tromba chiara e brillante e la sua voce sporca pescata direttamente dal fondo della gola.

Da allora è solo un susseguirsi di successi, all'ombra però di alcune voci critiche che denunciano limiti e scadimenti del fenomeno Armstrong. Louis viene addirittura accusato di essere uno zio Tom a causa dell'ambiguità verso i fratelli neri. Ma proprio per la sua presenza carismatica contribuisce a rompere ogni barriera razziale diventando una delle prime star di colore nella musica. La sua vita, oltre ai concerti dal vivo e alle tournée, si arricchisce di collaborazioni (ad esempio con Zilmer Randolph), e comincia anche ad aprirsi al cinema, apparendo in alcune pellicole; tra queste ne ricordiamo una, "Alta società" (High society) del 1956, di Charles Walters, con Grace Kelly, Bing Crosby e Frank Sinatra, in cui il musicista introduce e conclude la prima e l'ultima scena del film.

Diventato ormai un'icona (e qualcuno dice anche la macchietta di se stesso), Louis Armstrong negli ultimi anni era certo diventato l'ambasciatore del jazz nel mondo, ma ha anche prestato la sua immagine ad una serie di eventi assai discutibili sul piano artistico.

In quella fase della sua carriera il Maestro non era più in grado di prendere decisioni autonome ma si faceva "gestire" da funzionari senza troppi scrupoli.

Dopo questo triste declino, il re del jazz muore il 6 luglio 1971 nella sua casa nel Queens a New York.

Biografia di Pellegrino Artusi

L'Italia unita in cucina
4 agosto 1820Leone
30 marzo 1911

Forlimpopoli, in provincia di Forlì-Cesena è la città natale di Pellegrino Artusi, autore di un vero e proprio "vangelo" della cucina italiana: "La scienza in cucina e l'arte di mangiare bene".

Nato il 4 agosto 1820, Pellegrino Artusi completa gli studi al seminario di Bertinoro, poi si dedica all'attività commerciale paterna, che è quella di droghiere. Durante la giovinezza si verifica un grave episodio che colpisce la famiglia Artusi: in seguito allo shock per l'irruzione in casa del brigante chiamato "Passatore", che ruba tutti gli oggetti di valore e il denaro presenti, e violenta la sorella di Pellegrino, Gertrude, questa impazzisce e viene chiusa in un manicomio.

La famiglia, colpita anche economicamente dall'episodio, decide di trasferirsi a Firenze. Qui Pellegrino esercita l'attività di mediatore finanziario, raggiungendo ottimi risultati. Continua a vivere in Toscana fino alla morte, pur mantenendo sempre i rapporti con il paese natio.

Avendo la fortuna di condurre una vita abbastanza agiata può dedicarsi liberamente alle sue due passioni: la cucina e la letteratura. Dal 1865 in poi l'autore lascia il commercio e si mette a scrivere, pubblicando due libri di successo, entrambi a sue spese. Nel 1891 pubblica "La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene": la prima edizione raggiunge circa mille copie. Successivamente, il libro esce in più edizioni, giungendo a trentadue nel 1932. Il manuale della cucina "Artusi" diventa un best-seller dei tempi; è il libro per cucinare che in ogni casa non deve mancare.

All'interno vi sono ben 790 ricette diverse, che vanno dagli antipasti ai dolci, passando per minestre, liquori, brodi, secondi piatti. Ogni ricetta è descritta dall'autore con stile diretto e arguto, ed è accompagnata da aneddoti divertenti e riflessioni.

La "novità" dell'opera artusiana sta nell'approccio gastronomico nazionale, che comprende in un unicum la varie tradizioni culinarie regionali. Lo stesso Artusi si diletta a raccontare nel libro un episodio di cui è protagonista. Arrivato a Livorno, entra in una trattoria per consumare la cena. Dopo aver mangiato un minestrone, si reca presso l'alloggio di un tal Domenici. Durante la notte Artusi non riesce a dormire a causa dei fortissimi dolori allo stomaco, che attribuisce subito al minestrone consumato poche ore prima in trattoria. Ed invece il giorno dopo viene a sapere che quel Domenici è caduto vittima del colera che si è diffuso in tutta la città. Così capisce che il suo dolore allo stomaco ha origine dalla malattia infettiva, e non dal minestrone, del quale decide di approntare una sua originale ricetta.

A Forlimpopoli, dove Artusi è nato, vi è il centro culturale "Casa Artusi". Ogni anno in questo posto si organizza la "Festa Artusiana": nove giorni interamente dedicati alla cultura del cibo e alla gastronomia. Sono tante le iniziative e gli eventi che sono stati creati in onore del celebre autore. Tra tutti, spicca "Pellegrino Artusi. L'Unità d'Italia in cucina", una pellicola che mette in evidenza quanto il "credo gastronomico" di Artusi sia ancora attualissimo. Il filmato è stato scritto da Laila Tentoni e Antonio Tolo, diretto dal regista Mauro Batoli, interpretato da Dario Derni.

Oltre al famoso libro di ricette, Artusi ha scritto anche due saggi di critica letteraria molto ben riusciti.

Pellegrino Artusi muore a Firenze il 30 marzo 1911 all'età di 90 anni. Dopo aver condotto una vita celibe (vivendo solamente con un domestico del suo paese natale e una cuoca toscana), il suo corpo riposa presso il Cimitero di San Minato al Monte.

Biografia di Ernst Bloch

Utopie possibili
8 luglio 1885Cancro
4 agosto 1977

Ernst Bloch nasce a Ludwigshafen (Germania) l'8 luglio del 1885 da una famiglia di origine ebraica proveniente dal Palatinato. Svolge i suoi studi filosofici in diverse città tedesche da Monaco e Wurburg fino a Berlino, studiando con grandi maestri tra cui Heidelberg e Simmel. Si laurea nel 1908 con una tesi intitolata: "Disquisizioni critiche su Rickert e il problema dell'epistemologia moderna".

Nel 1913 sposa la scultrice Else von Striztky che purtroppo muore nel 1921. Dopo la fine della prima guerra mondiale comincia ad insegnare all'Università di Lipsia. E' da sempre un convinto pacifista, così al momento dell'ascesa al potere di Adolf Hitler si rifugia nella neutrale Svizzera. Proprio durante la permanenza in Svizzera si avvicina al marxismo e pubblica nel 1918 "Spirito dell'utopia" a cui fanno seguito i testi: "Thomas Muntzer come teologo della rivoluzione" (1921) e una raccolta di aforismi e parabole dal titolo "Tracce" (1930). Tra questi il testo più importane è sicuramente il saggio sull'utopia; tema che riprenderà anche più tardi con il testo "Ateismo e Cristianesimo" (1968).

Ernst rivoluziona profondamente il significato del termine utopia, che nella sua interpretazione non indica più una realtà impossibile a realizzarsi. Egli parla più specificatamente di contenuto utopico come mezzo attraverso il quale viene tracciato il percorso per raggiungere un determinato obiettivo, precedentemente fissato; obiettivo che, per quanto lontano e difficile, non è da considerarsi di impossibile realizzazione. Dato che quando scrive il suo saggio il dibattito politico è molto vivo, si potrebbe esemplificare la sua idea di utopia come programma politico a lunga scadenza. Il suo tentativo è quello di creare un raccordo tra marxismo e cristianesimo. Egli riconosce, infatti, nella religione cristiana un contenuto utopico insito nell'idea di redenzione.

Mentre il suo lavoro di filosofo si approfondisce e si amplia grazie anche alla frequentazione di personalità come Max Weber, Bertolt Brecht, Kurt Weil e Theodor Adorno, anche la sua vita privata sembra migliorare dopo il dolore per la morte della prima moglie. Sposa nel 1922 la pittrice Linda Oppenheimer dalla quale nel 1928 ha una figlia, Mirijam. Purtroppo nello stesso anno della nascita di sua figlia, l'unione con Linda si spezza e i due si lasciano.

Nel 1933 per poter sfuggire alle persecuzioni naziste è costretto a diverse peregrinazioni tra Svizzera, Austria, Cecoslovacchia e Francia. Trova alla fine un approdo più sicuro negli Stati Uniti. Ed è proprio negli Stati Uniti che scrive la sua opera più importante: "Il Principio Speranza". Il testo viene però pubblicato in tre volumi solo nel periodo compreso tra il 1953 il 1959, quando Ernst Bloch è già tornato nella sua Germania. In quest'opera, fortemente influenzata dal pensiero di alcuni filosofi americani come Waldo Emerson, Ernst teorizza che il concetto di speranza non sia soggettivo, ma rientri nello sviluppo oggettivo, e perciò reale, di ciascun essere umano. Egli afferma che un uomo non si definisce in base alle sue caratteristiche presenti, ma a quelle future non ancora acquisite.

La speranza rientra in questo processo. Essa è cioè nella definizione di Bloch coscienza anticipante, intesa non più come sogno ad occhi aperti, desiderio o castello di carte, ma come pensiero attivo, volontà di costruzione e crescita basato sul dinamismo della realtà.

Nel 1948 Ernst, di ritorno nella sua Germania, riprende la sua cattedra di insegnante all'università di Lipsia, facente parte della Repubblica democratica tedesca dell'Est. Fonda anche una rivista intitolata "Rivista tedesca di filosofia" e pubblica un saggio su Hegel dal titolo "Soggetto-oggetto" (1949).

Purtroppo i suoi rapporti con il regime politico vigente si deteriorano presto, e comincia ad essere considerato come un revisionista dell'ideologia marxista. Nel 1957 si tenta addirittura di isolarlo, bollandolo con l'appellativo di "tentatore della gioventù". Alcuni suoi allievi vengono persino arrestati.

A seguito di queste accuse l'Università lo mette subito a riposo ed Ernst, che nel 1961 si trova temporaneamente in Baviera, decide di non tornare più in Germania dell'Est; la decisione viene presa proprio in concomitanza con la costruzione del muro di Berlino. Accetta così una cattedra presso l'Università di Tubinga, dove muore il 4 agosto del 1977.

Tra i suoi scritti più importanti ricordiamo anche "Il problema del materialismo: storia e sostanza" (1972) e "Experimentum Mundi" (1975).

Biografia di Giuseppe Civati

4 agosto 1975Leone

Giuseppe Civati - noto anche come Pippo - nasce il 4 agosto del 1975 a Monza. Diplomatosi al liceo classico "Zucchi" della sua città natale, si avvicina alla politica nel 1995: dopo essere entrato a far parte dei Giovani Progressisti, partecipa ai comitati per Romano Prodi. Nel 1997 viene eletto in Consiglio Comunale a Monza, mentre l'anno successivo diventa segretario cittadino dei Democratici di Sinistra; nello stesso periodo, si laurea in Filosofia. Nel 2002 ottiene dall'Istituto di Studi sul Rinascimento di Firenze un diploma in Civiltà dell'Umanesimo e del Rinascimento e diventa membro della segreteria provinciale dei Ds di Milano. Nel frattempo pubblica per l'editore L'Eubage "Un dialogo sull'umanesimo. Hans-Georg Gadamer e Ernesto Grassi"; per Vittorne Editore "La libertà perduta. Dialogus de Libertate di Alamanno Rinuccini"; e per Il Mulino "Lorenzo, il Tiranno. Dalla sovranità della Legge al potere di uno solo", saggio contenuto nel volume curato da Stefano Simonetta "Potere sovrano: simboli, limiti, abusi".

Nel 2004 ottiene il dottorato di ricerca in Filosofia alla Statale di Milano, pubblica "Non votatelo! Ricordando Luigi Pavia", e lascia la segreteria provinciale del partito; promuove, intanto, la prima edizione del "Festival delle Città Possibili", ispirato alle buone pratiche amministrative. Dopo avere aperto un blog dedicato a tematiche politiche, Giuseppe Civati viene eletto - nel 2005 - consigliere regionale in Lombardia, ottenendo poco più di 19mila preferenza nella circoscrizione di Monza per la lista Uniti nell'Ulivo.

Prosegue, intanto, la carriera accademica, pubblicando per CUEM "C'è troppo nulla qui. Appunti per una storia dell'idea di foresta" e "No logos? Sommario sulla globalizzazione da un punto di vista filosofico". In tema politico, invece, pubblica "L'alternativa possibile. 7 buoni motivi per non votare Formigoni e vivere felici" e "Sulla strada. In viaggio attraverso la Brianza che vota a Sinistra".

Nel 2006 scrive il saggio "Cose ben più strane della fine del mondo", contenuto in "Occidente inquieto", mentre in "Amazzoni e altre variazioni di storie delle idee", edito da Raffaello Cortina Editore, è presente il suo scritto "Le ninfe hanno molto amato anche a me. Giordano Bruno e il femminino"; M&B, invece, pubblica il politico "Il torto e la Regione". Nel 2007, Giuseppe Civati scrive per M&B "Formigoning" ed entra a far parte del neonato Partito Democratico; nel 2009, dopo le dimissioni da segretario di Walter Veltroni, un sondaggio online condotto dall'"Espresso" lo vede al secondo posto nella classifica di preferenze per la scelta del nuovo leader del Pd. Nello stesso anno scrive per Marsilio "Nostalgia del futuro. La sinistra e il PD da oggi in poi", ed entra a far parte della direzione nazionale del partito e del Forum per i nuovi linguaggi e le nuove culture del Pd. È, inoltre, il coordinatore nazionale, in vista del primo congresso e delle primarie del partito, della campagna elettorale del chirurgo Ignazio Marino, e l'autore di "Regione straniera. Viaggio nell'ordinario razzismo padano", edito da Melampo.

Nel 2010 il politico brianzolo viene rieletto consigliere regionale in Lombardia, conquistando oltre 10mila preferenze nella circoscrizione di Monza, e insieme con Carlo Monguzzi fonda un movimento politico interno al Pd denominato "Andiamo Oltre": il progetto, sorto in seguito al malcontento diffuso tra gli elettori di centro-sinistra per i risultati delle Regionali (che hanno portato alla ri-elezione di Roberto Formigoni), si definisce come "un contratto a progetto, della durata di tre mesi, che vede coinvolte tutte le persone che hanno a cuore il futuro del Paese e del PD", finalizzato non a "prendere in considerazione le vicende interne del partito, ma a prendere in considerazione esclusivamente i progetti e le proposte da fare al Paese". Tra le iniziative del movimento, anche un campeggio di tre giorni ad Albinea.

Nel 2010 Giuseppe Civati, insieme con Matteo Renzi, sindaco di Firenze, promuove "Prossima fermata: Italia", congresso/raduno in scena a novembre alla Stazione Leopolda di Firenze: è in questo periodo che si diffonde il tema della rottamazione dei vecchi politici. Nel 2011, Civati pubblica per Melampo "Il manifesto del partito dei giovani", e organizza l'iniziativa "Il nostro tempo", a Bologna, in collaborazione con la collega di partito Debora Serracchiani, mentre l'anno successivo il suo movimento, denominato "Prossima Italia", rende nota l'intenzione di proporre una candidatura in occasione del secondo Congresso del Partito Democratico, in programma nel 2013.

Per Laurana Editore pubblica "10 cose buone per l'Italia che la sinistra deve fare subito", mentre in collaborazione con Antonio Tursi scrive "Partito digitale. Il PD che viene dal futuro", edito da Mimesis Edizioni. Sempre al 2012 risale "La rivendicazione della politica: Cinque stelle, mille domande e qualche risposta", pubblicato da Fuorionda. Dopo avere annunciato, a novembre, l'intenzione di candidarsi a futuro segretario del Pd, il politico monzese si candida anche alle primarie per la scelta dei candidati deputati del partito in vista delle elezioni politiche del febbraio del 2013: ottiene un ottimo riscontro, risultando il più votato in provincia di Monza e Brianza.

All'inizio del 2013 la procura di Milano lo indaga per peculato, a proposito dei rimborsi spese ottenuti in qualità di consigliere regionale: in breve tempo, egli richiede al pubblico ministero l'archiviazione, mentre procede a pubblicare sul proprio blog tutti i dettagli degli importi che la Guardia di Finanza gli contesta. Candidato alla Camera dei Deputati nella circoscrizione Lombardia I, viene eletto deputato a febbraio. In seguito ai risultati elettorali che rendono impossibile la costituzione di una solida maggioranza per il centro-sinistra, Pippo Civati è fautore di un dialogo tra il Partito Democratico e il Movimento Cinque Stelle, mostrandosi contrario all'alleanza di governo - che poi si concretizza effettivamente - tra Pd e Popolo della Libertà: per questo motivo, non concede il voto di fiducia al governo di Enrico Letta.

Dopo aver pubblicato per Add Editore "Non mi adeguo. 101 punti per cambiare", a luglio a Reggio Emilia ufficializza la propria candidatura a segretario del Pd, in occasione del cosiddetto "Manifesto di Reggio Emilia", mentre a ottobre deposita le firme necessarie in vista delle primarie in programma a dicembre del 2013. Candidato insieme a Cuperlo e Renzi, sarà quest'ultimo però a diventare il nuovo segretario.

Il 6 maggio 2015, due giorni dopo il suo voto contrario alla riforma della legge elettorale, annuncia la sua uscita dal Partito Democratico per le profonde divergenze con la linea politica assunta dal governo Renzi.

Biografia di Anita Garibaldi

Al fianco degli eroi
30 agosto 1821Vergine
4 agosto 1849

Anita Garibaldi (il cui vero nome completo è Ana Maria de Jesus Ribeiro da Silva) nasce il 30 agosto 1821 a Morrinhos, nello Stato brasiliano di Santa Catarina. Il padre è il mandriano Bento Ribeiro da Silva, la madre è Maria Antonia de Jesus Antunes. I genitori hanno dieci figli e Ana Maria è la terzogenita. Riceve un'istruzione elementare, è molto acuta e intelligente. Il padre Bento muore presto così come tre dei suoi fratelli, per cui la madre Maria Antonia deve occuparsi della famiglia molto numerosa, che è precipitata in una situazione di estrema indigenza, da sola. Le figlie maggiori si sposano in giovane età.

Ana sposa Manuel Giuseppe Duarte alla giovane età di quattordici anni nella città brasiliana di Laguna. Il marito svolge più professioni, il calzolaio, il pescatore, avendo degli ideali conservatori. Nel 1839 Giuseppe Garibaldi giunge nella città di Laguna con l'obiettivo di conquistarla in modo tale da fondare la Repubblica Juliana. Si è rifugiato nell'America meridionale, poiché condannato a morte in Italia per avere partecipato ai moti risorgimentali e per essersi iscritto all'organizzazione di Giuseppe Mazzini, la Giovine Italia.

Nel momento in cui giunge in Brasile, lo Stato di Santa Catarina vuole rendersi indipendente dal governo centrale brasiliano guidato dall'imperatore Pedro I. In Brasile la situazione politica quindi non è cambiata rispetto all'epoca coloniale. Dopo essere arrivato nella città, nel mese di luglio, la sera stessa Garibaldi conosce Ana, rimanendo molto affascinato dalla sua bellezza e dal suo carattere. Presto deve lasciare la città di Laguna e Ana, dopo avere abbandonato il marito, decide di partire con lui, seguendolo nelle sue avventure.

Combatte accanto al compagno Giuseppe e ai suoi uomini, difendendo le armi in occasione delle battaglie via terra e via mare. Nel 1840 partecipa con gli uomini di Garibaldi alla battaglia di Curitibanos, in Brasile, contro l'esercito imperiale. In quest'occasione diventa prigioniera delle Forze nemiche. Crede però che il compagno sia morto in battaglia, per cui chiede ai suoi nemici di poter cercare nel campo di battaglia le spoglie dell'uomo.

Non trovando il cadavere, riesce con grande astuzia a fuggire a cavallo per poi ritrovare Giuseppe Garibaldi nella fazenda di San Simon, vicino al Rio Grande do Sul. Nel momento in cui scappa a cavallo tra l'altro è incinta di sette mesi. A Mostardas, vicino a San Simon, il 16 settembre dello stesso anno nasce il loro primo figlio che viene chiamato Menotti per ricordare l'eroe italiano Ciro Menotti. Dodici giorni dopo la nascita del figlio, Ana detta Anita, riesce a salvarsi nuovamente dal tentativo di cattura da parte delle truppe imperiali che hanno circondato la sua casa. Fortunatamente riesce nuovamente a fuggire a cavallo con in braccio il piccolo Menotti.

Dopo quattro giorni passati nel bosco, viene ritrovata insieme al figlio da Garibaldi e i suoi uomini. La famiglia Garibaldi vive momenti difficili anche dal punto di vista economico, poiché Giuseppe rifiuta i soldi che gli vengono offerti dalle persone che sta aiutando. L'anno dopo i due coniugi lasciano il Brasile, ancora colpito dalla guerra, per trasferirsi a Montevideo, in Uruguay.

Nella città la famiglia prende una casa in affitto. In quegli anni hanno altri tre figli: Rosita che muore alla tenera età di due anni, Teresita e Ricciotti. Nel 1842 la donna e Garibaldi si sposano a Montevideo.

Cinque anni dopo Anita, insieme ai piccoli, segue il compagno in Italia. A Nizza i due sono accolti dalla mamma di Giuseppe, Rosa. In Italia diventa la moglie del Generale Giuseppe Garibaldi, che deve guidare il Paese verso un sogno, l'Unità nazionale. Nonostante le difficoltà ad adattarsi al nuovo contesto sociale, per amore del marito soffre in silenzio, mostrando sempre un atteggiamento garbato e cordiale. Quattro mesi dopo l'arrivo in Italia, Giuseppe Garibaldi deve partire alla volta di Milano in occasione dello scoppio dei moti risorgimentali ("Le Cinque giornate di Milano"). Nel 1849 è nominato deputato della Repubblica Romana che è guidata da Giuseppe Mazzini, Aurelio Saffi e Carlo Armellini.

Anita, in quest'occasione, lascia Nizza per partire verso Roma, avendo l'obiettivo di vedere il marito con cui condivide gli stessi ideali rivoluzionari. Quindi torna sul terreno di battaglia molto presto, perché il Papa Pio IX, avendo il sostegno degli eserciti spagnolo, borbonico e francese, mira alla riconquista di Roma.

I garibaldini tentano di difendere eroicamente Roma con tutte le loro forze, ma la superiorità degli eserciti che aiutano il Papa è devastante. La Repubblica Romana cade in mano nemica dopo quattro settimane dalla sua nascita.

Anita in quel momento si trova al fianco del marito e, dopo essersi tagliata i capelli e vestita da uomo, decide di combattere insieme a lui. I garibaldini hanno come obiettivo quello di lasciare Roma e di raggiungere la Repubblica di Venezia fondata da Mazzini. Il generale italiano e sua moglie attraversano con i loro uomini l'area appenninica, trovando sempre l'aiuto delle popolazioni locali.

Durante il viaggio la donna contrae la malaria e nonostante potesse essere anche aiutata dalle popolazioni che le offrono la loro ospitalità, è decisa a continuare il viaggio. I due coniugi e gli altri volontari arrivano a Cesenatico, si imbarcano, ma al loro arrivo a Grado trovano una situazione difficile, poiché iniziano dei cannoneggiamenti.

Dopo essere arrivati a Magnavacca, continuano il tragitto a piedi aiutati sempre dalla gente del posto. Dopo tanta fatica, giungono a Mandriole, dove vengono ospitati da Stefano Ravaglia, un fattore. Dopo essere stata stesa su un letto, Anita Garibaldi muore a causa della malaria il 4 agosto 1849.

Il corpo della donna viene sepolto dal Ravaglia nel campo chiamato Pastorara. Trovato pochi giorni dopo da tre piccoli pastori, è sepolto senza nome nel cimitero di Mandriole. Dopo dieci anni, Garibaldi si reca a Mandriole per avere le spoglie dell'amata moglie e portarle nel cimitero di Nizza.

Nel 1931 il corpo di Anita viene trasferito per volontà del governo italiano nel Gianicolo, a Roma. Accanto a questo è stato eretto in suo nome anche un monumento che la rappresenta a cavallo con il figlio in braccio.

Biografia di Knut Hamsun

Il più grande neo-romantico nordeuropeo
4 agosto 1859Leone
19 febbraio 1952

Knut Pedersen nasce il 4 agosto 1859 a Lom, nella vallata del Gudbrandsdal, al centro della Norvegia, quarto figlio del modesto sarto Per e di sua moglie Tora Olsdatter Garmostraet. Le difficoltà economiche inducono Per, tre anni dopo, a trasferirsi con la famiglia nel nord norvegese, presso un parente che ha acquistato una piccola tenuta ad Hamsund. Qui Knut trascorre gli anni dell'infanzia legandosi di un amore viscerale a quei paesaggi incantati, al silenzio di quella natura colorata e austera, alla delicatezza di quel mondo da fiaba.

All'età di nove anni e sempre per le difficoltà economiche della famiglia, Knut viene affidato ad uno zio benestante e bigotto che provvede ai suoi studi. Quando, nel 1873, finisce la scuola, inizia a girovagare per la Norvegia accontentandosi di lavoretti fra i più disparati, dal commesso all'ambulante, dal calzolaio allo scaricatore di porto e, quando può, impartisce lezioni private a ragazzini. Al contempo coltiva una vena letteraria che già da bambino si era manifestata e, nel 1877, dà alle stampe la sua prima pubblicazione dal titolo "L'enigmatico - Storia d'amore del Nordland". L'anno successivo, durante la stampa del poemetto "Un nuovo incontro" e del racconto "Bjorger", un refuso dell'editore fa sì che il suo cognome diventi Hanmsun (si era infatti firmato Knut Pedersen di Hamsund) ed egli, divertito più che infastidito, decide di assumere Hamsun quale nome d'arte e così continuerà a firmare tutte le sue opere.

Il successo, però, non gli arride, ed è costretto a tirare a campare continuando a svolgere lavori manuali anche quando si trasferisce inutilmente in America. Nel 1888 lascia gli Stati Uniti e si stabilisce in Danimarca, a Copenaghen, dove trova tranquillità e concentrazione che gli consentono di mettere mano al romanzo autobiografico "Fame": due anni dopo l'opera è finita e data alle stampe, e per il trentunenne Knut Hamsun giunge il grande successo riuscendo a conquistare il pubblico con la magistrale contrapposizione, al cinismo del progresso e della civiltà, di un'orgogliosa esaltazione dello spirito e del sentimento umano. Ed è proprio in questa contrapposizione la natura rivoluzionaria e a tratti anarchica che contraddistingue il suo stile letterario e di vita. Nel 1892 pubblica "Misteri", opera intrisa di influenze nietzschiane e, due anni dopo, "Pan", il romanzo della natura selvaggia, imperscrutabile, fatale, conosciuta nell'infanzia.

Nel 1898 sposa Bergljot Goepfert, una ragazza di venticinque anni, vedova, e pubblica "Victoria", travagliata storia d'amore vissuta tutta all'insegna dei moti interiori, senza condizionamenti di sorta dal mondo esterno. Ma i rapporti con sua moglie si deteriorano presto, e Knut Hamsun riprende la vita errabonda incalzato dal bisogno di trovare conferme alla sua mai spenta fame di idealismo e di poesia. Va in Svezia, in Finlandia, in Russia, in Medio Oriente, e poi di nuovo in Danimarca per ritornare, insieme a sua moglie, ad Hamsund, nel 1900, presso i genitori. Due anni dopo rientra nel sud della Norvegia e compone un'ode in onore del grande Bjornstjerne Biornson che sin dagli anni giovanili è stato il suo faro-guida e che egli ha amato ed ama molto. Nel 1906 finisce il suo primo matrimonio e, tre anni dopo, convola nuovamente a nozze con Maria Andersen.

Il filo conduttore della sua produzione letteraria diviene, in questi anni della maturità, il ritorno alla terra inteso come presa di distanze dal materialismo delle società industrializzate europee ed americane ormai prede della sola religione del profitto. E, a conferma di quanto sostiene nei suoi scritti, nel 1918 acquista una tenuta a Kristiansand dove si trasferisce con la moglie dedicandosi con passione all'agricoltura. Intanto ha pubblicato, nel 1917, "Il risveglio della terra", un altro capolavoro che, tre anni dopo, gli varrà l'assegnazione del Nobel per la Letteratura.

La sua lunga vita, così intensa e ricca di gloria intellettuale ed artistica, si adombrerà quando, con l'invasione nazista della Norvegia, Knut Hamsun manifesterà simpatia ed apprezzamento per Hitler. Dopo la guerra viene trattato da vecchio pazzo e rinchiuso in un ospedale psichiatrico. Ne uscirà nel 1948 per rientrare nella tenuta di Kristiansand dove si spegne quattro anni dopo, il 19 febbraio 1952, alla veneranda età di 93 anni.

Della sua copiosissima produzione letteraria si ricordano, inoltre: "Il redattore Lunge", del 1893; "Terra nuova", del 1894; le opere teatrali "Sulla soglia del regno", del 1895, "Il gioco della vita" del 1896, "Tramonto", del 1898, e i drammi "Il monaco Vendt", del 1892 e "La regina Tamara", del 1903; "Siesta" del 1897; la raccolta di poesie "Il coro selvaggio" ed il romanzo "Fanatici", del 1904; "L'ultima gioia", del 1912; la trilogia "Vagabondi" del 1927, "Augusto", del 1930 e "Ma la vita continua", del 1933; "Per i sentieri dove cresce l'erba", del 1949.

Biografia di Antonio Maccanico

Un lodo poco lodato
4 agosto 1924Leone
23 aprile 2013

Divenuto molto noto nella primavera-estate 2003 a causa delle roventi polemiche nate intorno al discusso "Lodo Maccanico" (ossia la norma che prevede la non procedibilità e la sospensione dei processi in corso, per le cinque più alte cariche dello Stato: il presidente della Repubblica, i presidenti di Camera e Senato, la Corte costituzionale e il Consiglio dei ministri), Antonio Maccanico aveva allora alle spalle in realtà una carriera decennale e assai prestigiosa che ha addirittura il sapore della Storia, essendo entrato alla Camera subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale.

Nato il 4 agosto 1924 ad Avellino, Antonio Maccanico si è laureato in giurisprudenza a Pisa nel 1946, ed è entrato appunto alla Camera dei Deputati per concorso come referendario il giorno 1 giugno 1947, durante il periodo dell'Assemblea Costituente. È stato Capo dell'Ufficio legislativo del Ministro del Bilancio dal febbraio 1962 al giugno 1963 e nominato Direttore del Servizio delle Commissioni il giorno 1 maggio 1964. È stato poi estensore del processo verbale e, dal giorno 1 luglio del 1972, è Vice Segretario Generale. È stato nominato Segretario Generale della Camera il 22 aprile 1976.

Autore di pubblicazioni in materia di finanza pubblica e di problemi istituzionali e politici, è stato il rappresentante dell'Italia nel Comitato ad hoc di Bruxelles per la preparazione della convenzione europea per le elezioni dirette del Parlamento Europeo, comitato del quale è stato presidente dal settembre al dicembre 1975.

È stato nominato Consigliere di Stato e Segretario Generale della Presidenza della Repubblica il 15 luglio del 1978, Presidente di Mediobanca, Società di credito finanziario, il 16 marzo 1987. È stato Ministro per gli affari regionali ed i problemi istituzionali dal 13 aprile 1988 al 13 aprile 1991. Eletto Senatore della Repubblica il 6 aprile 1992 nella lista del Partito Repubblicano Italiano, è nominato Presidente della Prima commissione affari costituzionali del Senato il 30 settembre.

Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri del Governo Ciampi, dal 29 aprile 1993 al 9 maggio 1994. Il giorno 1 febbraio 1996 ha ricevuto dal Capo dello Stato l'incarico di formare il governo. Il 14 dello stesso mese, verificata l'indisponibilità delle forze pubbliche a dar vita ad una nuova maggioranza, ha rimesso il mandato. Eletto deputato il 21 aprile 1996 nella lista PPI-UD-SVP per Prodi nella circoscrizione Campania 2, è Ministro delle Poste e delle Telecomunicazioni del governo Prodi dal 18 maggio 1996.

Come già anticipato Maccanico tornò agli onori della cronaca per il contestato Lodo, una norma "garantista" che, a fronte di numerosi consensi, ha anche attirato antipatie da parte di vari schieramenti politici. Infatti, questa era una norma che per molti aveva il sapore di una mancata garanzia di giustizia per tutti i cittadini.

Ad ogni buon conto, nel lodo restavano salve le possibilità di chiamata a giudizio del presidente della Repubblica per alto tradimento e attentato alla Costituzione e del presidente del Consiglio (previa autorizzazione parlamentare) per i reati commessi nell'esercizio della sua funzione.

Il Lodo Maccanico (esteso e conosciuto poi come Lodo Schifani), malgrado le aspre polemiche e il voto contrario di numerosi parlamentari, è stato comunque stato approvato come emendamento alla legge di attuazione dell'articolo 68 della Costituzione(legge Boato) ed entrò in vigore dal 22 giugno 2003.

Nel 2006 è stato eletto per la quarta volta in Parlamento nelle liste della Margherita in Campania. Appartiene al Gruppo dell'Ulivo al Senato della Repubblica ed è membro della 4ª Commissione permanente (Difesa).

Ricoverato in una clinica romana Antonio Maccanico è morto all'età di 88 anni il giorno 23 aprile 2013.

Biografia di Maria José del Belgio

La regina di maggio
4 agosto 1906Leone
27 gennaio 2001

Marie José Carlotta Sophia Amelia Enrichetta Gabriella di Sassonia Coburgo-Gotha, passata alla storia unicamente come Maria José del Belgio, nasce ad Ostenda (nelle Fiandre, Belgio) il 4 agosto del 1906. Ha avuto una lunga vita ed è nota per essere stata l'ultima regina italiana, soprannominata anche "regina di maggio" per aver regnato di fatto appena un mese, dal 9 maggio al 12 giugno del 1946. È stata moglie del re Umberto II di Savoia, casato verso il quale non è mai riuscita ad intrattenere un rapporto pacifico a causa della sua ostilità nei riguardi del regime fascista e del presunto autoritarismo dei Savoia. Anticonformista, dalla spiccata personalità, abile pianista, ha vissuto gran parte della sua esistenza in Svizzera, in esilio tanto dall'Italia che dal proprio marito, da cui si è separata qualche anno dopo la fine della seconda guerra mondiale.

Nasce principessa di Sassonia Coburgo Gotha, la futura Maria di Savoia, figlia del re del Belgio Alberto I e di Elisabetta di Wittelsbach, nata a propria volta duchessa di Baviera. La sua famiglia è culturalmente molto aperta e la piccola Maria, che cresce con i due fratelli maggiori Leopoldo e Carlo Teodoro, dimostra sin da subìto di avere una spiccata personalità, oltre che un'intelligenza viva che la porta ad esplorare vari settori artistici, come la musica e la letteratura. Promessa sposa sin dalla tenera età al casato italiano, incontra il proprio futuro consorte intorno al 1916, quando ha appena dieci anni, nei pressi del Castello di Lispida, a Battaglia Terme. Da quel momento, in virtù di un matrimonio ormai stabilito, comincia a ricevere una educazione improntata alla cultura italiana.

Maria José frequenta il noto collegio femminile di Villa di Poggio Imperiale, a Firenze, dove apprende la lingua e la letteratura del Belpaese, facendo successivamente la spola tra l'Inghilterra e il Belgio, dove completa la sua buonissima formazione intellettuale. In realtà i continui trasferimenti in quel periodo sono indotti anche dalle contingenze internazionali, che vedono la sua famiglia impegnata, come molte altre europee, nel difficile contesto bellico del primo conflitto mondiale. A quei tempi, proprio mentre la piccola Maria José è in Inghilterra con i suoi fratelli, suo padre si trova in patria per comandare di persona l'esercito nazionale, guadagnandosi sul campo il soprannome di "Re cavaliere", mentre sua moglie si dà da fare ad assistere i feriti nei vari accampamenti.

Superato il difficile periodo della guerra, la futura regina d'Italia termina gli studi italiani e, poco dopo, nel 1919, si iscrive al collegio delle suore del Sacro Cuore di Linthout, in Belgio, onde completare la sua crescita intellettuale. Intanto, le nozze con Umberto di Savoia, sono sempre più vicine.

Maria Josè del Belgio sposa il reale italiano, allora Principe di Piemonte, il giorno 8 gennaio 1930 a Roma, nella Cappella Paolina del palazzo del Quirinale. La festa per il matrimonio dura tre giorni e costa circa cinque milioni di lire (all'epoca una cifra esagerata).

Sono i primi anni della riconciliazione tra lo Stato e il Papato e proprio Pio XI, colui che accoglie Mussolini definendolo il "salvatore della patria", forte dei Patti Lateranensi stipulati con il Regime soltanto un anno prima, accoglie i due sposi a sé, ponendo il proprio sigillo sul disgelo sancito fra Italia e Vaticano. In Belgio intanto si moltiplicano le lettere di dissenso inviate al casato: il popolo belga non approva l'unione con un casato di una nazione fascista.

Da Umberto, Maria José ha quattro figli: Maria Pia, nata nel 1934, Vittorio Emanuele, nato nel 1937, e gli ultimi due, Maria Gabriella e Maria Beatrice, rispettivamente nel 1940 e 1943. Gli sposi vivono gli anni seguenti tra il palazzo reale di Torino, il castello di Racconigi, la città di Napoli e il castello di Sarre, nella Val d'Aosta.

Nonostante non sia vista di buon occhio dagli alti gradi di governo, a causa delle sue esternazioni ostili al fascismo e a Mussolini, la bella principessa si dà da fare per la nazione e non solo, rivelando tutte le sue doti umanitarie ereditate dalla propria madre. Nel 1939, quando scoppia il secondo conflitto mondiale, Maria José è in Africa a dare manforte ai soccorsi, come testimonia la sua nomina a presidente della Croce Rossa Italiana. In verità la futura regina ha già calcato il suolo africano per motivi umanitari, in occasione dell'occupazione di Etiopia del 1935, che tra l'altro vede il regime utilizzare la sua stessa figura come una sorta di paladina delle camice nere inviate in Africa.

A conferma della sua opposizione a Mussolini c'è l'episodio del suo rifiuto di italianizzare il proprio nome, secondo i gretti canoni dell'epoca, improntati ad un confuso quanto acceso nazionalismo in ogni ambito. Maria José resta tale, rifiutando di assumere il nome di Maria Giuseppa. Da quel momento la futura regina di maggio comincia a circondarsi perlopiù di intellettuali, piuttosto che di aristocratici per giunta di simpatie apertamente fasciste.

Quando poi arriva il pieno schieramento dell'Italia al fianco della Germania nazista di Hitler, Maria José non trattiene il proprio dissenso e chiede apertamente agli alleati la fine delle ostilità belliche, facendo valere il proprio ascendente sul presidente portoghese Salazar. È in quel momento che il suocero e allora re d'Italia, Vittorio Emanuele III, la confina a Sant'Anna di Valdieri, in provincia di Cuneo, nella casa estiva dei Savoia.

Qualche tempo dopo, a seguito dell'Armistizio di Cassibile, datato 8 settembre 1943, la principessa decide per il rifugio svizzero, portando con sé anche i suoi quattro figli. Si ricongiunge con il resto della famiglia solo a guerra conclusa.

Il 9 maggio del 1946, a seguito della abdicazione del padre, il principe di Savoia diventa Umberto II re d'Italia, e Maria Josè, naturalmente, regina. Da questo momento e fino al giorno del famoso referendum che porta il popolo italiano a decidere se passare alla Repubblica o alla Monarchia, i due reali italiani, seppur per un mese di interregno, si danno da fare con una vera e propria campagna elettorale, ricorrendo, a quanto si apprende, persino a dei pubblicitari americani chiamati in causa per l'occasione. Tuttavia il 2 giugno del 1946 la monarchia viene abolita; viene dichiarata illegale la permanenza in Italia del casato di Savoia, compresa la regina Maria José del Belgio.

Il 13 giugno dello stesso anno Umberto lascia l'Italia a bordo di un Savoia Marchetti, volando verso il Portogallo. La moglie Maria José invece, con i suoi figli al seguito, si reca dal porto di Napoli, a bordo del Duca degli Abruzzi, verso Sintra, passando per Lisbona. Il loro regno è quello di maggio, della durata di ventisette giorni.

Dopo il divieto di ingresso e di soggiorno sancito dalla Costituzione, approvata nel 1948, Maria José è finalmente libera di vivere la propria vita lontana dal marito, senza più alcun tipo di restrizione comportamentale legata all'etichetta. I due infatti, forse da sempre, sono ufficialmente separati in casa.

La "regina di maggio" compra così il castello di Merlinge, in Svizzera, e si stabilisce lì con i figli, incontrando il marito solo nelle occasioni ufficiali. Questi, dal canto suo, conduce il resto della sua vita a Cascais, lontano dalla moglie. Continueranno la loro vita separati, incontrandosi solo nelle occasioni ufficiali.

Durante tutti gli anni di esilio svizzero, Maria José del Belgio viaggia in molti paesi, compresa la Cina, l'India, Cuba e gli Stati Uniti. Non nasconderà mai le sue simpatie socialiste, eredità della propria famiglia di origine e soprattutto di suo padre, definito storicamente il primo "re borghese" di sempre.

Nonostante alcuni gravi problemi alla vista, la ex regina d'Italia pubblica alcuni volumi, per giunta di rilievo, incentrati sulla Casa di Savoia e riceve dalla Francia la Legione d'Onore. Nel 1987 riceve il permesso di visitare l'Italia, in quanto vedova di Umberto II. Tuttavia molti giornali in quegli anni segnalano la sua presenza illegale sul suolo italiano. La sua venuta ufficiale, ad Aosta, in occasione di un convegno, è datata 1 marzo 1988.

Nel 1992 si trasferisce in Messico, per poi ritornare a Ginevra, da sua figlia Maria Gabriella, nel 1996. Maria José del Belgio muore a Ginevra il giorno 27 gennaio 2001. Per suo espresso desiderio riceve sepoltura nella storica abbazia di Altacomba, in Alta Savoia, dove dal mese di marzo del 1983 è custodita anche la salma del marito Umberto.

Biografia di Barack Obama

Un bisogno di cambiamento
4 agosto 1961Leone

Barack Hussein Obama Jr. nasce a Honolulu (Hawaii, USA) il 4 agosto 1961.

Il padre, keniota agnostico ed ex pastore, emigrato negli Stati Uniti per studiare conosce la studentessa Ann Dunham (di Wichita, Kansas); la coppia frequenta ancora l'università quando il piccolo Barack nasce.

Nel 1963 i genitori si separano; il padre si trasferisce ad Harvard per completare gli studi, poi fa ritorno in Kenya. Rivedrà il figlio solo in un'occasione poi morirà nel suo paese natale nel 1982. La madre si risposa: il nuovo marito è Lolo Soetoro, indonesiano, altro ex collega universitario, da cui avrà una figlia. Soetoro muore nel 1993 e Ann si trasferisce a Giakarta con il piccolo Obama. Qui nasce la figlia Maya Soetoro-Ng. Obama frequenta le scuole elementari fino ai suoi 10 anni, poi torna ad Honolulu per ricevere una migliore istruzione.

Viene cresciuto inizialmente dai nonni materni (Madelyn Dunham) e poi dalla madre che li raggiunge.

Dopo il liceo studia all'Occidental College prima di spostarsi al Columbia College della Columbia University. Qui consegue una laurea in scienze politiche con una specializzazione in relazioni internazionali. Inizia quindi a lavorare per la "Business International Corporation" (poi diverrà parte del "The Economist Group"), agenzia fornitrice di notizie economiche di carattere internazionale.

Obama si trasferisce poi a Chicago per dirigere un progetto non profit che assiste le chiese locali nell'organizzare programmi di apprendistato per i residenti dei quartieri poveri nel South Side. Lascia Chicago nel 1988 per andare ad Harvard, per tre anni, dove approfondisce gli studi di giurisprudenza. Nel febbraio 1990 è il primo afroamericano presidente della celebre rivista "Harvard Law Review".

Nel 1989 conosce Michelle Robinson, avvocato associato nello studio dove Obama sta facendo uno stage estivo. Ottiene il dottorato magna cum laude nel 1991 e l'anno seguente sposa Michelle.

Tornato a Chicago dirige il movimento "voter registration drive", per far registrare al voto quanti più elettori possibili. Diviene avvocato associato dello studio legale Miner, Barnhill & Galland e lavora per difendere organizzazioni impegnate nella difesa dei diritti civili e del diritto di voto.

Nel 1995 scrive un libro dal titolo "Dreams from My Father", in cui descrive l'esperienza di crescere con la famiglia della madre, famiglia bianca, di ceto medio. La madre morirà solo poco tempo dopo la pubblicazione del libro. Intanto nel 1993 inizia a insegnare Diritto costituzionale presso la Scuola di legge dell'Univerisità di Chicago, attività che porta avanti fino al 2004 quando si candida per il Partito Democratico e viene eletto al Senato federale.

Sin dal suo discorso inaugurale riceve una vasta notorietà a livello nazionale. E' l'unico senatore afroamericano quando a Springfield, capitale dell'Illinois, il 10 febbraio 2007 annuncia ufficialmente la sua candidatura per le elezioni presidenziali del 2008. Membro del suo stesso partito e anche lei in corsa per la Casa Bianca è Hillary Clinton, moglie dell'ex Presidente USA. Dopo una lunga cavalcata testa a testa, le primarie si concludono all'inizio del mese di giugno 2008 con la vittoria di Obama.

Il suo rivale alle elezioni del mese di novembre 2008 è John McCain. Obama stravince: è il 44° Presidente degli Stati Uniti d'America, il primo nero.

Nel mese di ottobre del 2009 riceve il premio Nobel per la pace.

Alle elezioni presidenziali che si svolgono nel novembre del 2012 corre contro il candidato repubblicano Mitt Romney: Obama viene rieletto.

Biografia di Percy Bysshe Shelley

Le necessità della poesia
4 agosto 1792Leone
8 luglio 1822

Influenzato dalle idee illuministe, Percy Bysshe Shelley come poeta e intellettuale difese il pensiero liberale e si ribellò apertamente alle istituzioni religiose e politiche inglesi.

Le sue liriche, dal tono acceso e impulsivo, si inseriscono perfettamente nel filone della poesia romantica, di cui è considerato uno dei più grandi autori, specie inglesi.

Nato il 4 agosto 1792 a Field Place, Warnham, nella contea del Sussex, figlio primogenito del conformista Timothy Shelley, parlamentare Whig sotto la protezione del Duca di Norfolk, e di Elizabeth Pilfold Shelley, incomincia a studiare greco e latino alla scuola del reverendo Evan Edwards, parroco di Warnham. A casa suggestiona e meraviglia le sorelle Elizabeth e Mary con racconti di terrore e magia. Frequenta in seguito la Syon House Academy a Isleworth e nonostante si distingua per una notevole capacità di apprendimento, trova la scuola "un perfetto inferno" e preferisce trascorrere le giornate leggendo romanzi gotici.

Tuttavia l'Università era imprescindibile per un soggetto del suo rango. Studia così a Eton e quindi a Oxford, da dove viene espulso per aver scritto e fatto circolare un opuscolo in difesa dell'ateismo. In quello stesso anno, è il 1811, sposa Harriet Westbrook e dopo l'ennesimo conflitto con il padre rompe ogni rapporto con lui per trasferirsi nel Lake District. Harriet gli darà due figli, Eliza Ianthe e Charles.

Due anni dopo pubblica "Regina Mab", poemetto filosofico in nove canti che recepisce il pensiero socialista di William Godwin e che ha come tema il Passato, il Presente, il Futuro. L'incontro con Godwin lo porta a conoscerne la figlia Mary, con la quale va a vivere in Svizzera nel 1814 e, subito dopo la tragica fine della moglie Harriet, morta per suicidio, due anni dopo la impalma. Mary Shelley raggiungera grande notorietà come autrice del celeberrimo romanzo gotico "Frankenstein".

Tornato in Inghilterra Percy Shelley scrive "Alastor, ovvero lo spirito della solitudine" (1816), allegoria in versi che anticipa le sue opere più importanti. Nell'estate dello stesso anno, nuovamente in Svizzera, Shelley e Mary conoscono un loro grande contemporaneo, l'acceso e febbrile George Byron.

Nel 1818 pubblica "La rivolta dell'Islam", poemetto dai toni rivoluzionari: poco dopo la coppia lascia l'Inghilterra, dove Shelley non sarebbe tornato mai più. Anche la sua patria non voleva più saperne di lui, bandito dalla società a causa delle sue idee radicali e per il suo comportamento stravagante. Nei quattro anni seguenti vive soprattutto in Italia, dove stringe amicizia con il poeta Leigh Hunt e dove prosegue con una certa intensità la frequentazione con l'amico Byron.

Il giorno 8 luglio 1822, non ancora trentenne, Percy Bysshe Shelley muore annegato al largo di La Spezia durante il tempestoso ritorno verso Lerici da una gita in barca. Il suo corpo insieme a quello dell'amico Edward Williams viene ritrovato a Viareggio. I corpi vengono arsi sulla stessa spiaggia, alla presenza degli amici Lord Byron e Leigh Hunt. Più tardi la tomba di Shelley verrà posta nella città di Roma.

Molta critica considera Shelley uno dei maggiori poeti inglesi, soprattutto per le sue le brevi odi familiari, che comprendono "A un'allodola" (1820), "Ode al vento d'Occidente" (1819), "La nuvola" (1820). Molto apprezzate sono anche le tre brevi liriche che dedicò all'amore e "Adonais" (1821), elegia in morte di John Keats. L'intenso lirismo di queste opere traspare anche in "Prometeo liberato" (1820), che tuttavia rimane l'opera di un poeta, più che di un drammaturgo.

Biografia di José Luis Zapatero

La sinistra giovane di Spagna
4 agosto 1960Leone

José Luis Rodríguez Zapatero nasce a Valladolid, in Spagna, il 4 agosto del 1960. Politico spagnolo, da sempre appartenente all'area di centro-sinistra iberica, è eletto Presidente del Governo per la prima volta il 17 aprile del 2004, in quanto leader del Partito Socialista Operaio Spagnolo. Al termine del mandato, è stato eletto per una seconda volta, esattamente il 9 marzo del 2008.

È passato alla storia per aver ampliato e riconosciuto alcuni diritti civili molto importanti, come la legalizzazione delle coppie di fatto, anche tra omosessuali, e le politiche di regolarizzazione per gli immigrati. Restano controverse le politiche intraprese con l'ETA e quelle in campo internazionale.

A segnare con molta probabilità la vita del futuro presidente spagnolo, quinto dopo la svolta democratica post-franchista, è di sicuro la morte di suo nonno paterno, José Rodriguez Lozano, giustiziato dai nazionalisti di Franco durante la guerra civile, in quanto capitano repubblicano. La vicenda, e il racconto della stessa, deve aver fatto breccia nel futuro leader socialista, stando anche a molte sue affermazioni, e questo nonostante egli non l'abbia mai conosciuto.

Ad ogni modo, anche suo padre, l'avvocato Juan Rodríguez García-Lozano, ha un ruolo importante nella vita del giovane José Luis: anche lui socialista, finisce sin da subito per influenzare il proprio figlio verso gli studi di diritto, che seguirà poi.

Sua madre invece si chiama Purificación Zapatero e tutta la famiglia cresce nella cittadina di León, compreso il fratello maggiore, Juan Rodríguez Zapatero. È in famiglia, durante gli anni della giovinezza, a dire dello stesso futuro presidente spagnolo, che matura in lui l'amore per il dialogo e per la dialettica politica. Suo nonno materno, un pediatra di nome Faustino Zapatero, è un liberale, il quale muore nel 1978. La moglie, nonna materna di Zapatero, è conservatrice e di destra, e con lei, oltre che con il fratello e con suo padre, il giovane José Luis si scontra in lunghi dibattiti, parlando di politica e di giustizia, ma anche di arte e letteratura. Quest'ultima rimane sempre una sua passione, anche dopo, durante l'impegno politico, con particolare predilezione per gli autori sudamericani e, in special modo, per lo scrittore argentino Borges. In aggiunta, si dà da fare anche nello sport, calcio e arrampicata su tutti: altre due passioni che continua a praticare finché può.

La scuola elementare a cui viene iscritto è quella religiosa "Discípulas de Jesús", nel settembre del 1966. Quattro anni dopo, nel 1970, entra nel "Colegio Leonés", l'unica scuola privata presente nella cittadina di León in quegli anni.

Determinante, pertanto, sul finire degli anni '70, l'iscrizione alla facoltà di Giurisprudenza dell'Università di León, dove si laurea nel 1982. Durante questo periodo, il giovane studente di legge incontra anche la sua futura moglie, l'insegnante di musica Sonsoles Espinosa. In realtà, e con tutta probabilità, l'inizio della loro relazione è da far risalire ufficialmente intorno al 1986, quando Zapatero termina la sua attività di assistente in diritto costituzionale sempre presso l'ateneo di Leòn.

In quell'anno, il futuro leader socialista ha già una buona carriera da attivista politico alle sue spalle, avendo preso parte alla sua prima manifestazione politica il 15 agosto del 1976, a Gijòn, tra le fila dell'allora ancora illegale partito socialista e all'età di soli sedici anni.

A quei tempi, è il futuro leader socialista Felipe Gonzalez ad influenzare Zapatero, tanto da fargli abbandonare le fila del partito comunista, per aderire al PSOE. L'iscrizione arriva il 23 febbraio del 1979.

Già nel 1982, il giovane neolaureato diventa capo dell'organizzazione giovanile socialista della provincia di León. Nel luglio dello stesso anno avviene anche l'incontro con Felipe González, durante i seminari organizzati dalla scuola estiva "Jaime Vera".

Nel 1986 arriva la sua elezione in parlamento come rappresentante della provincia di Leon. Due anni dopo è il segretario generale della sua città, cosa che gli dà la possibilità di venire eletto come primo rappresentante nel 1989, nel 1993, nel 1996 e nel 2000, prima della sua ascesa a livello nazionale. Gli impegni politici, suo malgrado, lo portano a rinunciare all'attività di insegnamento, da lui molto amata, che deve lasciare definitivamente intorno al 1991.

In mezzo alla sua brillante e bruciante carriera politica, c'è il matrimonio con Sonsoles, nel 1990, che gli darà due figlie negli anni a venire.

Nel 1996, Zapatero assiste alla vittoria di José María Aznar, causata anche dalle divisioni interne alla sinistra spagnola, spaccata in due grandi accorpamenti a cui il futuro leader spagnolo non dà mai la sua adesione ufficiale.

Nonostante la sinistra non goda di ottimi consensi a livello nazionale, in questo stesso periodo Zapatero si fa valere a livello regionale e anche sul piano nazionale, tanto da guadagnarsi da parte dell'associazione dei giornalisti parlamentari il premio di "Diputado Revelación", esattamente nel dicembre del 1999 e questo solo per la sua attività di deputato alla Camera.

La svolta arriva con la nomina a segretario generale del partito, nel 2000, quando succede a Joaquin Almunia, che perde nuovamente le elezioni contro il candidato di destra Aznar.

Durante il secondo mandato, Zapatero si fa portavoce di un'opposizione responsabile, attiva all'interno del governo, disponibile ad aprirsi per formulare accordi importanti per il paese, come quello che stipula contro il terrorismo basco.

Alle future elezioni, soprattutto per via degli attentati ETA dell'11 marzo del 2004, che colpiscono Madrid, Zapatero vince sul suo avversario, per giunta con un ottimo margine di voti. Diventa così il quinto Presidente della Spagna democratica e le politiche che attua, nel corso del suo mandato, gli valgono il consenso di gran parte della popolazione, fatta eccezione per i cattolici e i rappresentanti del Vaticano.

Importanti, in questo senso, sono le leggi per regolarizzare le unioni tra omosessuali e l'adozione dei figli anche da parte delle coppie di fatto. Anche il cambio delle generalità, per i trans-gender, viene reso più semplice e flessibile. A scuola l'insegnamento della religione viene dichiarato facoltativo, mentre obbligatorio diventa quello dell'educazione civica. In economia, sulla linea di Aznar, prosegue con le politiche di liberalizzazione e privatizzazione, risolvendo, una volta per tutte, il problema della tv di Stato.

Con una serie di incentivi economici si rivolge ai giovani e alle giovani coppie che decidono di avere figli, agevolando con sovvenzioni l'affitto di appartamenti e l'aumento dei salari minimi.

Il 9 marzo del 2008, per la seconda volta consecutiva, José Luis Zapatero vince le elezioni con il PSOE, ottenendo il 43.64% dei voti.

Durante questo secondo momento di governo, oltre a dover fare i conti con gli attentati dell'ETA, come nel precedente mandato d'altronde, Zapatero affronta un'altra discussa riforma televisiva, la quale abolisce di fatto gli spot dalla tv di Stato. La riforma arriva nel maggio del 2009.

Il 2 aprile del 2011, nel corso di un'assemblea del PSOE, il Presidente rende noto a tutti la sua decisione di non ricandidarsi alle elezioni del 2012. Intanto però, la Spagna vive un periodo di grande difficoltà economica, con la disoccupazione alle stelle, ad ampio vantaggio degli speculatori.

Così, il 29 luglio del 2011, per via della crisi economica, Zapatero comunica l'intenzione di indire elezioni anticipate, da tenersi nel novembre del 2011. Il futuro leader della sinistra, sarà Alfredo Pérez Rubalcaba, ministro dell'interno durante i suoi mandati.