Biografie di personaggi famosi e storici nato il 16 agosto


Biografie di personaggi famosi e storici

Biografie di personaggi famosi nella storia e celebrità:

  1. Charles Bukowski
  2. Robert Bunsen
  3. James Cameron
  4. Roberto Colaninno
  5. Jean de La Bruyère
  6. Don Bosco
  7. Frere Roger di Taizé
  8. Rocco Granata
  9. Thomas Edward Lawrence
  10. Bela Lugosi
  11. Madonna
  12. Margaret Mitchell
  13. Rocco Papaleo
  14. Elvis Presley
  15. Babe Ruth
  16. Vittorio Zucconi

Biografia di Charles Bukowski

Perenni amarezze
16 agosto 1920
9 marzo 1994

Chi è Charles Bukowski?


"Voglio una vita maleducata, di quelle vite fatte così. Voglio una vita che se ne frega, che se ne frega di tutto sì. Voglio una vita spericolata, di quelle che non dormi mai". Se Henry Charles Bukowski, detto Hank, avesse sentito la famosa canzone di Vasco Rossi, c'è da scommettere che se ne sarebbe innamorato al volo. Probabilmente ne avrebbe fatto un suo inno. Non paia troppo azzardato ai fan di "Hank" (come spesso chiamava, con civetteria autobiografica, molti personaggi dei sui libri) l'accostamento con il cantautore nostrano, ma Bukowski, nato il 16 agosto 1920 ad Andernach (una piccola cittadina tedesca nei pressi di Colonia), la vita spericolata, la vita da strada e randagia, l'ha probabilmente incarnata al meglio, come pochi altri al mondo.

Figlio di un ex artigliere delle truppe americane, Charles ha solo tre anni quando la famiglia si trasferisce a Los Angeles, negli Stati Uniti. Qui trascorre l'infanzia costretto dai genitori a un quasi totale isolamento dal mondo esterno. Già si notano i primi segni della sua vena ribellistica e di una fragile, confusa vocazione alla scrittura. A sei anni, era un bambino con un carattere già ben formato: schivo e impaurito, escluso dalle partite di baseball giocate sotto casa, irriso per il suo tenue accento teutonico, manifesta difficoltà di inserimento.

A tredici anni inizia a bere e a frequentare una chiassosa banda di teppisti. Nel 1938 Charles Bukowski si diploma senza troppi entusiasmi alla "L.A. High School" e a vent'anni abbandona la casa paterna. Inizia così un periodo di vagabondaggio segnato dall'alcol e da una sequenza infinita di lavori saltuari. Bukowski è a New Orleans, a San Francisco, a St. Louis, soggiorna in una pensione-bordello di tagliagole filippini, fa il lavapiatti, il posteggiatore, il facchino, si sveglia sulle panchine dei parchi pubblici, per qualche tempo finisce perfino in galera. E continua a scrivere.

I suoi racconti e le sue poesie trovano spazio su giornali come "Story" ma soprattutto sulle pagine delle riviste underground. Non è infatti una fugace o "poetica" linfa creativa che lo induce a scrivere, ma la rabbia verso la vita, l'amarezza perenne del giusto di fronte ai torti e all'insensibilità degli altri uomini. Le storie di Charles Bukowski sono imperniate su un autobiografismo quasi ossessivo. Il sesso, l'alcol, le corse dei cavalli, lo squallore delle vite marginali, l'ipocrisia del "sogno americano" sono i temi sui quali vengono intessute infinite variazioni grazie a una scrittura veloce, semplice ma estremamente feroce e corrosiva. Assunto dal Postal Office di Los Angeles e inaugurato un burrascoso rapporto sentimentale con Jane Baker, Bukowski attraversa gli anni '50 e '60 continuando a pubblicare semiclandestinamente, soffocato dalla monotonia della vita d'ufficio e minato da eccessi di ogni genere. Nel settembre dei 1964 diviene padre di Marina, nata dalla fugace unione con Frances Smith, giovane poetessa.

Comincia l'importante collaborazione con il settimanale alternativo "Open City": le sue velenose colonne verranno raccolte nel volume "Taccuino di un vecchio sporcaccione", che gli regalerà ampi consensi fra gli ambienti della protesta giovanile. La speranza di poter divenire uno scrittore full time gli diede il coraggio di licenziarsi dall'insopportabile ufficio postale all'età di 49 anni (quegli anni sono condensati nel memorabile "Post Office"). Comincia il periodo dei readings poetici, vissuti come vero e proprio tormento.

Nel 1969, dopo la tragica morte di Jane stroncata dall'alcol, Bukowski conosce l'uomo destinato a cambiargli la vita: John Martin. Manager di professione e appassionato di letteratura per vocazione, Martin era rimasto fortemente impressionato dalle poesie di Bukowski tanto da proporgli di lasciare l'impiego all'ufficio postale per dedicarsi completamente alla scrittura. Lui si sarebbe occupato della fase organizzativa di tutta l'operazione, provvedendo a versare a Bukowski un assegno periodico quale anticipo sui diritti d'autore e impegnandosi a promuovere e a commercializzare le sue opere. Bukowski accetta la proposta.

Incoraggiato dai buoni risultati ottenuti dalle prime plaquette stampate in poche centinaia di copie, John Martin fonda la "Black Sparrow Press", ripromettendosi di pubblicare tutte le opere di Charles Bukowski. In pochi anni è il successo. Inizialmente i consensi sembrano essere limitati all'Europa, poi la leggenda di "Hank" Bukowski, ultimo scrittore maledetto, sbarca negli Stati Uniti. Inizia il periodo dei reading poetici, vissuti da Bukowski come un vero e proprio incubo e documentati magnificamente in molti dei suoi racconti. Proprio durante una di queste letture, nel 1976, Bukowski conosce Linda Lee, unica tra le sue molte compagne a mitigarne la vena autodistruttiva, l'unica tra le sue bizzose compagne capace di mettere freno alla pericolosa imprevedibilità di Hank. Gli stenti del vagabondo paiono d'altronde ormai terminati: Hank è ricco e universalmente conosciuto come il bizzarro scrittore di "Storie di ordinaria follia".

Linda gli fa cambiare regime alimentare, gli riduce l'alcol, lo incoraggia a non alzarsi mai prima di mezzogiorno. Il periodo degli stenti e del vagabondaggio si chiude definitivamente. Gli ultimi anni sono vissuti in grande serenità e agiatezza. Ma la vena creativa non viene meno. Si ammala ammala di tubercolosi nel 1988, tuttavia, in condizioni fisiche via via più precarie, Bukowski continua a scrivere e a pubblicare. Alle sue opere si ispirano i due registi Marco Ferreri e Barbet Schroeder per altrettante riduzioni cinematografiche. Documentata dalle ormai celeberrime sue ultime parole: "Ti ho dato tante di quelle occasioni che avresti dovuto portarmi via parecchio tempo fa. Vorrei essere sepolto vicino all'ippodromo... per sentire la volata sulla dirittura d'arrivo", la morte lo colpisce il 9 marzo 1994.

Biografia di Robert Bunsen

Elementi d'eccellenza
31 marzo 1811
16 agosto 1899

Chi è Robert Bunsen?


Robert Wilhelm Eberhard Bunsen nasce a Gottinga (Germania) il 31 marzo 1811. Chimico e fisico, è noto per aver perfezionato lo strumento bruciatore presente in ogni laboratorio chimico del globo, che oggigiorno viene chiamato con il suo nome "becco Bunsen". Lo strumento in sé venne inventato dal britannico Michael Faraday.

Robert Bunsen è l'ultimo di quattro fratelli: da giovane frequenta la scuola nella città tedesca di Holzminden per poi approfondire i propri studi di chimica presso l'Università di Göttingen. Ottiene il dottorato all'età di diciannove anni poi per un lungo periodo, dal 1830 al 1833, viaggia attraverso l'Europa occidentale. In questi anni incontra e conosce Runge, lo scopritore dell'anilina, Justus von Liebig, a Giessen, e Mitscherlich a Bonn.

Bunsen ritorna in seguito in Germania e diventa professore a Gottinga: qui inizia i suoi studi sperimentali sulla solubilità dei sali dell'acido arsenioso. Per molto tempo l'ossido ferrico idrato verrà stato usato come antidoto per l'avvelenamento da arsenico, proprio in virtù delle ricerche di Robert Bunsen.

Nel 1836 il chimico tedesco prende il posto di Friederich Woehler a Kassel. Dopo aver insegnato per due anni accetta l'offerta dell'università di Marburgo: qui il suo lavoro principale concerne lo studio dei derivati del cacodile. I risultati gli portano in breve fama e onore, ma in questo periodo gli capita anche di avvicinarsi pericolosamente al rischio di morte, causato dall'avvelenamento da arsenico. Va ricordato inoltre che in seguito ad un'esplosione, un frammento di vetro esploso raggiunse il suo occhio, rovinandolo irreparabilmente.

Nel 1841 Bunsen crea un elettrodo di carbonio da usare al posto del costoso elettrodo di platino nella pila di Grove.

Come professore universitario succede a Leopold Gmelin all'Università di Heidelberg nel 1852. Utilizzando l'acido nitrico riesce a preparare numerosi metalli puri tra cui il cromo, il magnesio, l'alluminio, il manganese, il sodio, il bario, il calcio e il litio attraverso l'elettrolisi. Sempre nello stesso anno inizia una lunga collaborazione con Sir Henry Roscoe con l'obiettivo di studiare la formazione di acido cloridrico partendo dall'utilizzo di idrogeno e cloro.

Bunsen interrompe la collaborazione con Roscoe nel 1859 per unirsi a Gustav Kirchhoff nello studio della spettroscopia di emissione degli elementi. E' per questo scopo che Bunsen perfeziona quello speciale bruciatore che aveva già inventato Michael Faraday. Nel 1877 la coppia Bunsen Kirchhoff sono i primi scienziati ad essere insigniti della Medaglia Davy (riconoscimento rilasciato ogni anno dalla Royal Society, l'Accademia delle Scienze britannica).

Ritiratosi all'età di settantotto anni per dedicarsi alla geologia, che per lungo tempo è stata una sua passione parallela, Robert Bunsen muore a Heidelberg il 16 agosto del 1899 all'età di ottantotto anni.

Biografia di James Cameron

Dalla fantascienza alla storia del cinema
16 agosto 1954

Chi è James Cameron?


James Francis Cameron nasce il 16 agosto del 1954 in Canada, a Kapuskasing. Si appassiona fin da piccolo alla fantascienza e, al momento della scelta del corso di studi universitari, si orienta sulla fisica. Dopo la laurea alla State University di Fullerton decide però di perseguire la sua passione per il cinema.

La sua prima esperienza dietro la macchina da presa risale al 1978 quando gira "Xenogenesis". Grazie a questo primo tentativo, ottiene un lavoro presso la casa di produzione cinematografica New World Pictures, famosa per una serie di film di serie B diretti da Roger Corman. In questo periodo ricopre diversi ruoli, dall'art director per il film "Battle Beyond the Stars" (1980) a quello di regista per "Piranha II: The Spaening" (1981).

La carriera di James Cameron inizia ufficialmente nel 1984, quando scrive e dirige "Terminator" (1984), interpretato da Arnold Schwarzenegger. Anche in questo film James gioca con la sua passione per la fantascienza ponendo al centro della vicenda un robot e una futuribile lotta tra il genere umano e le macchine. Il film è un enorme successo commerciale che lo aiuta a portare a termine un nuovo progetto: il sequel di "Alien". La sua versione, che segue quella firmata da Ridley Scott, viene girata nel 1986 e riceve una serie di premi, incluso l'Academy Awards come migliore attrice per Sigourney Weaver.

La vita privata del regista si rivela movimentata e ricca di sorprese quanto quella professionale: nel 1976 si sposa con Sharon Williams. Ma già nel 1985 convola a seconde nozze con la produttrice Gale Anne Hard per la quale scrive la sceneggiatura del terzo episodio di Alien. La pellicola vince il Saturn Award come miglior film di fantascienza. In questo stesso periodo nasce la sua passione per il Titanic, recuperato dagli abissi marini nel settembre del 1985 durante una spedizione guidata da Robert Ballard.

Nel 1989 sperimenta il primo insuccesso cinematografico con il film "The Abyss". Le riprese, ambientate sott'acqua sono molto difficoltose, e sia l'accoglienza del pubblico che quella della critica risultano piuttosto tiepide. Il film porta, però, sullo schermo un'altra delle grandi passioni di James: il mare e i suoi fondali. Lui stesso possiede una flotta di sottomarini del valore di 400 milioni di dollari.

Nello stesso periodo affronta il terzo matrimonio con la regista Kathryn Bigelow per la quale scrive la sceneggiatura del film "Point Break". Il matrimonio dura appena due anni e James Cameron torna al suo primo lavoro cinematografico girando la seconda parte di "Terminator" nel 1991. Il film è un successo sia dal punto di vista economico - il guadagno al botteghino ammonta a ben 200 milioni di dollari - che dal punto di vista personale. Il set consente, infatti, l'incontro con l'attrice Linda Hamilton che diventerà la sua quarta moglie nel 1997. Anche questo matrimonio, però, sarà di breve durata e naufragherà nel 1999.

Il primo avvicinamento alla commedia romantica che gli consentirà poi di compiere il grande passo verso la sceneggiatura di "Titanic", è rappresentato dal film del 1994 "Trues Lies" con Jamie Lee Curtis e Arnold Schwarzenegger. La pellicola vince l'Oscar per gli effetti speciali.

Per poter realizzare il suo "Titanic" (che vede protagonisti Leonardo DiCaprio e Kate Winslet), James Cameron fa costruire in Messico uno studio apposito che viene riempito con un grande numero di litri di acqua. I costi per la realizzazione della pellicola ammontano a 200 milioni di dollari e le riprese presentano molti ritardi e problemi di varia natura. Quando esce nelle sale nel 1997, il film raggiunge presto le dimensioni di un successo planetario, aggiudicandosi il secondo posto per incassi in tutta la storia del cinema. Ai guadagni si aggiungono gli onori perché "Titanic" ottiene anche 14 nomination agli Oscar.

E anche il set è nuovamente galeotto, il regista canadese incontra infatti l'attrice Suzy Amis con la quale fa coppia dal 2000. I due hanno suggellato il loro legame con un matrimonio dal quale sono nati tre figli.

Dopo il grandissimo successo di "Titanic", si dedica a documentari come "Aliens of the Deep" in cui segue un gruppo di scienziati della Nasa intenti a esplorare una catena montuosa sottomarina, la cosiddetta Dorsale Medio Atlantica. I documentari gli consentono di sperimentare le riprese con le camere digitali 3D. Così per circa sei anni si impegna allo sviluppo di questa nuova tecnologia con Vince Pace e Rob Legato, e, grazie alla decisione di non utilizzare più la pellicola cinematografica, progetta un nuovo colossal: "Avatar" (2009).

Il film esplora la tematica della contrapposizione tra l'America e gli abitanti di un altro pianeta. "Avatar" supera al botteghino il successo di "Titanic", e gli vale la vittoria di due Golden Globe come miglior film e miglior regista.

La passione per la tecnologia induce James Cameron a riproporre in 3D il suo "Titanic" che esce a metà del mese di aprile del 2012 in ricordo di quella terribile tragedia che fu il naufragio del Titanic, dalla quale è trascorso esattamente un secolo.

Biografia di Roberto Colaninno

Risollevare pezzi d'Italia
16 agosto 1943

Chi è Roberto Colaninno?


Roberto Colaninno nasce a Mantova il 16 agosto 1943. Dopo le iniziali esperienze in "Fiamm" - azienda italiana di componenti per auto - di cui diviene Amministratore delegato, nel 1981 fonda nella sua città natale la "Sogefi", operante nello stesso settore.

Sarà lui a guidare il processo di espansione di Sogefi sui mercati internazionali, tanto che arriverà a far quotare il gruppo in Borsa annoverandolo tra uno dei principali gruppi del settore italiano.

E' il mese di settembre dell'anno 1996 quando viene chiamato ad assumere l'incarico di Amministratore delegato di "Olivetti"; l'azienda si trova nel pieno di una grave crisi finanziaria oltre che industriale.

Colannino intreccia una strategia di accordi internazionali e in breve tempo porta a termine un grande piano di risanamento: trasforma il gruppo Olivetti in una holding di telecomunicazioni, con quote di controllo in Omnitel e Infostrada e con partecipazioni di minoranza nel settore dell'ICT.

All'inizio del 1999 con alle spalle una Olivetti completamente risanata, il manager lombardo lancia sul mercato la più grande operazione di acquisizione - in gergo la "scalata" - mai tentata sino ad allora in Italia: si tratta dell'Opa (Offerta pubblica di acquisto) del 100% di Telecom Italia. L'operazione consta in un valore complessivo di oltre 60 miliardi di Euro.

L'Opa si conclude con l'acquisizione del 51% di Telecom Italia da parte di Olivetti: a seguito si questo successo Roberto Colaninno diviene Presidente e Amministratore Delegato di Telecom Italia, oltre che Presidente di TIM, cariche che manterrà fino al mese di luglio del 2001.

Nel settembre 2002 insieme ad altri soci costituisce "Omniainvest S.p.A.", società di partecipazioni finalizzata ad investimenti in aziende industriali.

Nel novembre 2002, attraverso la controllata "Omniapartecipazioni S.p.A.", Omniainvest acquisisce il controllo di "IMMSI S.p.A.", società di gestione di attività immobiliari quotata in Borsa: Colaninno ne diviene Presidente. Dal 2003 IMMSI affianca alle attività immobiliari anche quelle finalizzate all'acquisizione di partecipazioni in aziende industriali e di servizi, tra cui quella di controllo del Gruppo Piaggio. L'operazione viene perfezionata nell'ottobre del 2003 e sancisce l'acquisizione del 31,25% del capitale e il controllo della gestione.

Roberto Colaninno è stato membro del Consiglio Direttivo e della Giunta Nazionale di Confindustria dal 1997 al 2002. Tra le onoreficenze ricevute vi sono quella di "Cavaliere del lavoro" e, nel 2001, la laurea honoris causa in "Economia e Commercio", da parte dell'Università degli Studi di Lecce.

E' membro del Consiglio di Amministrazione di Mediobanca e di Efibanca, nonché membro del Patto di sindacato del Gruppo Bancario Capitalia, in rappresentanza di Omniaholding e di IMMSI che partecipano all'azionariato del gruppo bancario, ognuna con una quota dello 0,5%.

Alla fine del mese di agosto 2008 torna sulle prime pagine dei giornali per la vicenda Alitalia: sarà lui che guiderà la nuova azienda CAI (Compagnia Aerea Italiana) che tenterà di risollevare le sorti della compagnia di bandiera nazionale.

Biografia di Jean de La Bruyère

Quiete morale
16 agosto 1645
10 maggio 1696

Chi è Jean de La Bruyere?


Jean de La Bruyère nasce a Parigi il 16 agosto 1645. Di estrazione borghese, il futuro scrittore e moralista, nel 1684, viene assunto dal Gran Condè come precettore del nipote, il duca Luigi II di Borbone-Condé, il tutto grazie a una raccomandazione del vescovo Jacques Bénigne Bossuet.

La vita di La Bruyère si svolge quindi a contatto con i nobili, parca di soddisfazioni e per molti aspetti umiliante.

Il contatto con l'ambiente nobiliare e mondano gli permette di accumulare materiale per la stesura de "I caratteri di Teofrasto, tradotti dal greco con i caratteri o costumi di questo secolo" (Les caractères de Théophraste, traduits du grec, avec les caractères ou les moeurs de ce siècle). Pubblicato nel 1688, il lavoro ha un enorme successo. La parte originale, posta in appendice alla traduzione di Teofrasto, ma che è anche la più importante, consiste in massime e brevi ritratti che analizzano i vari comportamenti umani.

L'opera ha anche forti contrasti: in alcuni passaggi l'autore vuole indicare personaggi famosi del tempo; La Bruyère inoltre assume una netta posizione a favore degli "anciens" nella querelle tra antichi e moderni. I "Caratteri" non hanno una precisa strutturazione, né presentano una dottrina sistematica, ma offrono ritratti che spiccano per acuto spirito satirico e intenso respiro morale.

Lo stile utilizzato nell'opera è originale, rapido e vario, fondato sull'uso di una larga gamma di strumenti espressivi e su un calcolo preciso degli effetti. Nel campo della critica letteraria La Bruyère è fautore di un dogmatismo di tipo classicista, temperato dalla consapevolezza dell'evoluzione della lingua e della letteratura. Il francese mescola l'analisi dei costumi dell'epoca con esemplificazioni storiche di stereotipi eterni e universali, e con una critica sociale e politica ardita, che apre la strada alla confutazione razionalistica delle istituzioni, ponendo la logica e l'ironia al servizio di sentimenti di giustizia e di umanità.

Negli ultimi anni di vita interviene anche nella controversia tra Fénelon e Jacques Bénigne Bossuet a proposito del quietismo - dottrina mistica, che ha lo scopo di indicare la strada verso Dio e la perfezione cristiana, consistente in uno stato di quiete passiva e fiduciosa dell'anima - cominciando a stendere gli incompiuti "Dialoghi sul quietismo".

Jean de La Bruyère muore a Versailles il 10 maggio 1696.

Biografia di Don Bosco

Amore e coraggio
16 agosto 1815
31 gennaio 1888

Chi è Don Bosco?


Straordinario educatore e indimenticabile parroco, Giovanni Bosco nacque il 16 agosto 1815 in una famiglia contadina poverissima a Becchi Castelnuovo d'Asti (oggi rinominata Castelnuovo Don Bosco). Rimasto orfano di padre a soli due anni matura la vocazione sacerdotale fin da subito.

Nel 1841, giovane prete, arriva a Torino e comincia ad esplorare la città per farsi un'idea delle condizioni morali dei giovani. Ne rimane sconvolto. Ragazzi che vagabondano per le strade, disoccupati, sbandati e depressi pronti a qualsiasi cosa. Rimane inoltre profondamente impressionato dal constatare come tanti di quei ragazzi prendano da subito la via delle patrie galere. Capisce che non può rimanere indifferente a tutto ciò e decide di agire per cercare di sanare, come può, la difficile situazione.

Aiuta dunque i ragazzi a cercare lavoro, si prodiga per ottenere condizioni migliori a chi è già occupato e fa scuola ai più intelligenti. Nasce così nella periferia torinese il primo oratorio.

Nell'aprile 1846 apre a Valdocco nella "casa Pinardi" un oratorio intorno al quale nascerà col tempo il grandioso complesso della casa-madre dei Salesiani.

Il problema di accogliere non per alcune ore bensì a tempo pieno ragazzi senza casa diventa fondamentale ma si apre un problema di natura finanziaria. Don Bosco diventa promotore in prima persona della sua iniziativa e si mette alla ricerca di fondi.

La prima benefattrice è la madre Margherita che vende tutto quello che possiede per sfamare i ragazzi. Tra i giovani che hanno don Bosco per padre e maestro, qualcuno gli chiede di "diventare come lui". Così nasce, con la cooperazione di don Rua e di don Cagliero, la "Società di San Francesco di Sales" che darà vita all'omonimo ordine dei Salesiani. I Salesiani danno ai giovani non solo pane e una casa, ma procurano loro istruzione professionale e religiosa, possibilità di inserirsi nella vita sociale e buoni contratti di lavoro.

Don Bosco diventa col tempo una figura di rilievo nazionale. Uomo di straordinaria intelligenza, tanto da essere spesso consultato da Papa Pio IX, era dotato di "poteri" quasi sovraumani e forse, per chi crede, di natura divina (ad esempio, ripeteva fedelmente intere pagine di libri dopo averle lette una sola volta), Don Giovanni Bosco rimase sempre altrettanto straordinariamente una persona umile e semplice.

Nel 1872, instancabile, fonda la Congregazione femminile delle figlie di Maria Ausiliatrice, detta delle Suore Salesiane.

Pochi anni dopo, è il 31 gennaio 1888 quando si spegne a Torino, circondato dal cordoglio di tutti quelli che lo avevano conosciuto, lasciando dietro di sé una scia luminosa di opere concrete e di realizzazioni.

Don Bosco venne dichiarato venerabile nel 1907, Beato nel 1929 e Santo nel giorno di Pasqua, 1 aprile 1934. Il 31 gennaio 1958 Pio XII, su proposta del Ministro del Lavoro in Italia, lo ha dichiarato "patrono degli apprendisti italiani".

Biografia di Frere Roger di Taizé

Oasi per le anime
12 maggio 1915
16 agosto 2005

Chi è Frere Roger di Taize?


Roger Schutz (il nome completo è Roger Louis Schutz-Marsauche) nasce il 12 maggio 1915 a Provence, un piccolo paese della Svizzera francese. La madre, Amelie Marsauche, di origine francese, è una appassionata di musica che, prima di sposarsi, ha studiato canto a Parigi, sognando di diventare una cantante solista; il padre, un pastore svizzero, specializzato in esegesi del Nuovo Testamento.

La musica ha, nella famiglia di Roger, un'importanza del tutto particolare: la sorella della nonna materna aveva superato brillantemente un esame di virtuosismo al pianoforte con Von Bulow (che fu suo maestro) e Franz Liszt; Genevieve, sorella di Roger, prima di recarsi a vivere col fratello a Taizè pensava di intraprendere la carriera concertistica. A Taizè la musica sarà uno strumento di preghiera assolutamente privilegiato grazie ai celebri canti composti dai fratelli della comunità.

Tra i ricordi più cari e indelebili alla memoria di Roger c'è quello della nonna materna, Marie-Louise Marsauche-Delachaux. Rimasta vedova, all'inizio del primo conflitto mondiale vive nella Francia del Nord, a pochi chilometri dal fronte, dove combattono tre dei suoi figli. Alcune bombe cadono un giorno sulla sua casa: nonostante questo, decide di continuare a vivere lì con una nuora. La sua casa diventa rifugio per chi fugge dalla guerra: donne incinte, vecchi, bambini. Quando il pericolo aumenta fino a diventare troppo elevato è convinta a fuggire a Parigi con la nuora.

Terminato il conflitto, raggiunge la figlia Amelie in Svizzera. Il suo più grande desiderio rimarrà, per tutta la vita, che i cristiani si ricongiungano tra di loro, in modo da scongiurare conflitti così crudeli come quello cui lei aveva assistito. Proprio per rendere visibile questo profondo desiderio di riconciliazione la donna, di origine protestante, comincia a frequentare la Chiesa cattolica.

Anni dopo Frere Roger si rivolgerà a Giovanni Paolo II con queste parole: "Posso dirle che, seguendo le orme di mia nonna, ho trovato la mia identità di cristiano riconciliando all'interno di me stesso la corrente di fede delle mie origini evangeliche con la fede della Chiesa cattolica, senza rottura di comunione con nessuno".

Durante l'adolescenza, Roger si ammala di tubercolsi polmonare. Ha diverse ricadute, che gli fanno temere di essere sul punto di perdere la vita. Guarito dopo qualche anno, vorrebbe iscriversi alla facoltà di Lettere per diventare scrittore, contro la volontà del padre, che lo vuole teologo.

Partito per Parigi, porta un suo scritto, "Evoluzione di una giovinezza puritana", composto durante la malattia, alla Nouvelle Revue Francaise, destando l'attenzione di Jean Paulhan. Questo intellettuale desidera pubblicarlo, a patto che Roger cambi il finale. Rendendosi conto che non sarebbe mai stato in grado di modificarlo Roger abbandona la carriera di scrittore e si iscrive a Teologia, che frequenta a Losanna e a Strasburgo, nonostante, all'inizio, si senta poco attratto verso questi studi.

Da anni Roger matura il desiderio di creare una comunità, dove vivere concretamente, nella preghiera, la riconciliazione proposta nel Vangelo, accogliendo i più bisognosi.

Siamo nel 1940: la Seconda guerra mondiale è ormai scoppiata; Roger parte in bicicletta alla ricerca di una casa nella quale realizzare questo suo antico sogno. Dopo aver girato a lungo, la trova in un piccolo e sperduto villaggio posto su di una collina nei pressi di Cluny: Taizè.

Viene convinto che quello è il luogo giusto da un episodio curioso: una donna del posto, Henriette Ponceblanc, lo invita a pranzo; durante il pasto gli dice: "Resti qui, siamo così soli". A Roger sembra che sia stato Cristo a parlare attraverso quella donna, e decide di sistemarsi in quel paese, acquistando la casa di una signora che vive a Lione.

Comincia ad accogliere e nascondere fuggiaschi, in particolare ebrei. In continuo pericolo di vita, nel novembre 1942 Roger accompagna dei profughi senza documenti al confine svizzero. I tedeschi, proprio allora, occupano interamente la Francia: avvisato che la Gestapo ha perquisito per due volte la casa di Taizè, decide di restare in Svizzera.

Mentre viveva nel paesino francese aveva scritto un libretto, "Note explicative", in cui chiariva il suo ideale di vita. Pubblicato a Lione grazie all'interessamento dell'abbé Couturier, è letto da due studenti, Pierre Souvairan e Max Thurian, che raggiungono Roger a Ginevra e decidono di vivere con lui. Tornati a Taizè nel 1944, ottengono un "ordine di missione" che permette loro di circolare liberamente per la Francia in aiuto ai più bisognosi.

Nelle vicinanze di Taizè si aprono due campi per prigionieri tedeschi; utilizzando lo speciale "lasciapassare" i tre (a cui nel frattempo si è aggiunto Daniel de Montmollin), ricevono il permesso di ospitare quei prigionieri a casa loro la domenica, per offrirgli un pasto e per un momento di preghiera. A Taizè, arrivano anche dei bambini rimasti senza genitori, di cui si occupa la sorella di Roger, Genevieve.

Nel 1948 la chiesa del paesino di Taizè, grazie ad una autorizzazione firmata dal nunzio a Parigi Angelo Giuseppe Roncalli (poi papa Giovanni XXIII), viene messa a disposizione per la preghiera della piccola comunità; a Pasqua 1949, proprio in quella chiesa, i fratelli si impegnano per tutta l'esistenza a vivere di grande semplicità nel celibato.

Frere Roger e i suoi fratelli vengono ricevuti in Vaticano da papa Pio XII; nel 1958 sono accolti da Giovanni XXIII, a cui rimarranno particolarmente legati. Celebre è una frase con cui papa Roncalli saluta il gruppetto: "Ah, Taizè, quella piccola primavera!".

Nel settembre 1960, mentre il Vaticano prepara il concilio ecumenico Vaticano II, Taizè ospita per tre giorni vescovi cattolici e pastori protestanti: è la prima volta che accade un fatto del genere dalla separazione del sedicesimo secolo.

Frere Roger partecipa con frere Max a tutto il Concilio Vaticano II, aperto il 10 ottobre 1962 da Giovanni XXIII, e concluso quattro anni dopo da Paolo VI.

Taizè diventa un luogo sempre più conosciuto. Sempre più giovani vi giungono in cerca di ristoro spirituale e di pace. I fratelli decidono così di ampliare i luoghi per accogliere gli ospiti e di costruire una chiesa, che viene chiamata "Chiesa della Riconciliazione". E' inaugurata il 6 agosto 1962, festa della Trasfigurazione, e per l'occasione è organizzato un altro incontro ecumenico con rappresentanti delle chiese cattolica, ortodossa, protestante e anglicana.

Nel 1969 un medico belga si unisce ai fratelli come membro della comunità: è il primo componente di confessione cattolica. A partire dal 1978 i fratelli di Taizè progettano un "pellegrinaggio di fiducia sulla terra": dal 28 dicembre al 1 gennaio, al fine "di stimolare i giovani perché divengano, a casa loro, creatori di pace, portatori di riconciliazione e di fiducia sulla terra", la comunità si trasferisce nelle principali capitali europee per portare il suo messaggio di pace.

In occasione di questi incontri frere Roger scrive una lettera, da un luogo di assoluta povertà, che diverrà oggetto di riflessione per i giovani riuniti e la comunità stessa. Questa tradizione ha inizio nel 1976, quando frere Roger vive per un periodo in una bidonville di Calcutta, dove conosce Madre Teresa, con la quale intreccia un'amicizia che durerà fino alla morte della suora nel 1997.

Dal 1985 "il pellegrinaggio di fiducia sulla terra" diventa intercontinentale: la città scelta per l'incontro non è più europea, ma indiana: Madras.

Giunge a Taizè nel frattempo un numero sempre maggiore di giovani dai paesi allora sotto il regime comunista, con i quali la comunità ha stretto negli anni, silenziosamente ma con costanza, solidi rapporti di amicizia. Nel 1987 i fratelli della comunità organizzano a Lubiana un incontro di giovani dell'Est e dell'Ovest. Dopo la caduta del muro di Berlino nel 1989, la città scelta per l'annuale pellegrinaggio di fiducia è Wroclaw, in Polonia. Nel 1990 sarà Praga, poi Budapest.

Nel tempo i fratelli di Taizè sono aumentati e oggi comprendono non solo monaci di fede cattolica e protestante, ma anche anglicani. Essi non accettano nessun tipo di regalo per se stessi e rinunciano alle loro eredità personali per farne dono ai più poveri. Si guadagnano da vivere con il proprio lavoro. Hanno aperto alcune piccole fraternità in Asia, Africa e Sud America, dove alcuni di loro condividono le condizioni disagiate dei più poveri, cercando di essere una presenza di amore e carità. Dal 1966 collaborano con Taizè anche un gruppo di suore della congregazione di Saint-Andrè, fondata nel 1212.

Frere Roger ha scritto diversi libri, caratterizzati da uno stile semplice, immediato, e da riflessioni brevi, poetiche e intense. Tra i titoli più importanti : "Le fonti di Taizè" (1952), che indica l'essenziale della vocazione dei fratelli di Taizè; "Vivere l'oggi di Dio" (1959); "Dinamica del provvisorio" (1965); "Violenza dei pacifici" (1968); "La tua festa non abbia fine" (1971), con cui frere Roger comincia ad alternare pagine di riflessione a pagine tratte dal proprio diario; "Stupore di un amore" (1979); "Il suo amore è un fuoco" (1988); "Dio non può che amare" (2001). Importanti anche due libri scritti con Madre Teresa di Calcutta, "Maria, Madre delle riconciliazioni" (1989) e "La preghiera, freschezza di una sorgente" (1992). Nel luglio 2005 è stato pubblicato in Francia "Pressens-tu un bonheur", disponibile anche in italiano con il titolo: "Avverti una felicità?"; a ottobre 2005, sempre in Francia, è uscito "Prier dans le silence du coeur", presto disponibile in italiano.

Frere Roger ha ricevuto numerosi premi per la sua attività in difesa della pace e della fratellanza tra i popoli. Ricordiamo in particolare il Premio della pace dei Librai Tedeschi nel 1974; il Premio UNESCO per l'educazione alla pace nel 1988; il Premio per la Difesa della Dignità Umana dall'Università Saint John nel 2003.

Frere Roger muore il 16 agosto 2005, ucciso mentre è in preghiera nella Chiesa della Riconciliazione di Taizè.

Biografia di Rocco Granata

Eterna Marina
16 agosto 1938

Chi è Rocco Granata?


Rocco Granata nasce il 16 agosto del 1938 a Figline Vegliaturo, in provincia di Cosenza. Celebre cantante, è noto soprattutto per il suo brano di enorme successo "Marina".

In Belgio

Ancora bambino emigra con la famiglia in Belgio, a Waterschei. Mentre il padre lavora in una miniera di carbone, Rocco - costretto a cambiare vita a soli dieci anni - insegue il sogno della musica: suona la fisarmonica e, crescendo, si esibisce in tutto il Belgio con il suo gruppo, The International Quintet.

Marina

Nel 1959 registra il 45 giri "Manuela / Marina": il lato B diventa ben presto un successo internazionale, toccando la vetta delle classifiche di vendita del Belgio e della Germania, ma guadagnando riscontri più che positivi anche nel resto d'Europa e negli Stati Uniti (solo in Germania vende più di un milione di copie, aggiudicandosi il disco d'oro).

La storia di "Marina", tra l'altro, è piuttosto curiosa: Rocco, infatti, aveva scelto di usare come singolo "Manuela", mentre "Marina" era solo un lato B scritto e registrato all'ultimo momento, quasi improvvisato nel corso di una serata in cui il cantante dal palcoscenico aveva notato un cartellone pubblicitario di Marina, una marca di sigarette.

"Marina" inizialmente aveva faticato a imporsi, al punto che era stato lo stesso Rocco Granata a fare stampare a sue spese trecento copie del disco, per poi fare risuonare il singolo nei jukebox locali, così da aumentare la fama della canzone.

Il successo internazionale

Dopo il successo di "Marina" gira il mondo in tour, esibendosi anche al Carnegie Hall a New York al fianco di Conny Francis e avendo la possibilità di incidere un Lp - sempre a New York - con Joe Zito, arrangiatore e collaboratore di artisti come Dean Martin e Frank Sinatra.

Nel 1960 Rocco Granata prende parte ad alcune produzioni tv ("Gauner-Serenade" e "De Muziekkampioen"), mentre al cinema esce il film "Marina", che contiene numerosi suoi successi e che vede nel cast di attori Rudolf Platte, Renate Holm e Rex Gildo.

Gli anni '60

Nel 1961 l'artista italo-belga prende parte a "Treffpunkt Telebar" e si esibisce al Festival di Sanremo con il brano "Carolina, dai!", cantato insieme con Sergio Bruni: il pezzo, però, non riesce ad andare più in là della nona posizione. Nei mesi successivi, registra per Bluebell i 45 giri "Germanina / Ein italiano", "Carolina, dai! / Biondina", "Signorina bella / Gisella" e "Irena / Lacrime d'amore".

Tra il 1963 e il 1964 pubblica i singoli "Oh, oh, Rosi", "Buona notte" e "Du Schwarzer Zigeuner". Negli anni successivi diventa anche produttore discografico, grazie alle etichette Cardinal Records e Granata Records, con le quali produce Marva, Miel Cools, Louis Neefs e De Alegasten.

Nel 1989, esce una versione dance di "Marina" remixata, che entra in classifica non solo in Belgio, ma anche in Italia e in Germania; l'arrangiamento new beat viene apprezzato così tanto che Rocco Granata intraprende addirittura un tour in Sud Africa.

Gli anni '90 e 2000

All'inizio degli anni Novanta, invece, risalgono i singoli "Sarah" e "Meine Frau". Dopo aver preso parte alla serie tv "Caravans", nel 1998 Granata torna nuovamente sul piccolo schermo, essendo tra i protagonisti di "De Jacque Vermeire show". Premiato nel 2000 con il Zamu Award dall'industria cinematografica belga, nel 2002 egli è tra i componenti della giuria delle eliminatorie fiamminghe in vista dell'"Eurovision Song Contest".

Nel 2007 realizza "Paisellu miu paisellu miu", disco autobiografico che vede la partecipazione, come arrangiatore per orchestra sinfonica, di Michel Bisceglia; ma c'è spazio anche per il jazzista Toots Thielemans.

Nel 2008 Rocco prepara un nuovo disco, intitolato "Ricominciamo", e torna sulla tv italiana, ospite di Carlo Conti nella trasmissione di Raiuno "I migliori anni". Nel 2013 incide con Enrique Noviello e Los Autenticos Decadentes il disco "Argentina", mentre al cinema esce un film dedicato alla sua vita, intitolato "Marina": la pellicola, diretta da Stijn Coninx, vede nel cast Luigi Lo Cascio, Evelien Bosmans e Matteo Simoni. Nel film mentre Rocco Granata è protagonista di un piccolo cameo nei panni di un venditore di strumenti musicali.

Biografia di Thomas Edward Lawrence

La storia di Lawrence d'Arabia
16 agosto 1888
19 maggio 1935

Chi è Thomas Edward Lawrence?


Il baronetto anglo-irlandese Thomas Chapman è già padre di quattro figlie quando si innamora della sua governante Sarah Junner. Dalla relazione nasceranno ben cinque figli illegittimi che assumeranno il cognome della madre la quale, nel frattempo, lo ha mutato in Lawrence; il secondo di essi, Thomas Edward, viene al mondo a Tremadoc, nel Galles, il 16 agosto 1888.

Esuberante, sensibile, amante dell'avventura, sin da piccolo si appassiona soprattutto alla storia, che lo porterà al conseguimento della laurea ad Oxford, per poi dedicarsi in maniera esclusiva all'archeologia. Negli anni che precedono la laurea, dal 1907 al 1909, egli viaggia molto, visitando dapprima la Francia e poi i Paesi Arabi. Dal Medio Oriente rimane letteralmente affascinato al punto da approfondirne la conoscenza della lingua e compenetrarsi nella vita e nei problemi quotidiani della gente.

Ispiratore della sua passione, ma anche iniziatore dell'alone di mistero che ancora oggi avvolge Lawrence, è l'archeologo David George Hogarth, che lo introduce negli arcani ambienti della "Tavola Rotonda" (Round Table), un misto di ordine massonico e associazione politica semi-clandestina. Fa ritorno in Medio Oriente nel 1910 per prendere parte agli scavi archeologici che il British Museum di Londra ha avviato a Karkemish, in Siria, ed ancora nel 1914, quando lo scoppio del primo conflitto mondiale lo vede inviato in Egitto prima come addetto al Servizio Cartografico militare e, due anni dopo, come ufficiale nell' "Intelligence Service" britannico.

La sua missione è quella di incoraggiare e sostenere la lotta degli arabi contro l'oppressore ottomano, alleatosi con gli Imperi Centrali (tedesco ed austro-ungarico), ma egli va ben oltre il mero assolvimento del servizio perché l'amore istintivo e viscerale che ha ormai sviluppato nei confronti di quei popoli lo porta a sposarne appieno la causa.

I tre anni che seguono lo vedono protagonista di ogni sorta di avventura nei panni di combattente, di infiltrato, di prigioniero sottoposto a tortura, di fuggiasco, di capobanda, di condottiero. Convince lo sceriffo della Mecca al Husayn ibn 'Ali a unirsi agli Alleati e nel 1917 si pone alla testa delle forze arabe comandate dal figlio Faysal, futuro re dell'Iraq, conquistando il porto di Aqaba, sul mar Rosso. Il 1° ottobre dell'anno successivo entra in Damasco al seguito del generale Allenby, dopo la battaglia di Megiddo.

Alla fine del conflitto il britannico Thomas Edward Lawrence è ormai, per il mondo arabo e per la storia, Lawrence d'Arabia (o anche Lawrence del deserto), eroe leggendario del sogno di unificazione delle tribù arabe. Un sogno destinato a rimanere frustrato proprio dalla Gran Bretagna che - insieme agli altri Paesi partecipanti alla Conferenza di pace di Versailles - si rifiuta di concedere l'indipendenza ai territori conquistati.

Profondamente amareggiato per tale epilogo che vanifica tutto il suo impegno e le stesse promesse da lui rivolte a quel popolo, abbandona definitivamente la politica iniziando a dare libero sfogo alla sua passione per la scrittura. La sua opera principale, "I sette pilastri della saggezza", pubblicata nel 1926 e poi ancora, in forma ridotta e con il titolo "La rivolta nel deserto", nel 1927, racconta proprio questa esperienza rasentando lo stile del poema epico. Di un certo interesse letterario è anche l'altra sua opera, "L'aviere Ross", pubblicata postuma nel 1955, anch'essa autobiografica e relativa alla fase successiva al conflitto mondiale, quando si arruola nella RAF, in India, come aviere e con il falso cognome di Ross.

Ritiratosi apparentemente a vita privata nella contea del Dorset, nel 1935, muore il 19 maggio dello stesso anno, all'età di 47 anni, in seguito ad un misterioso incidente motociclistico a Wareham: fortemente nazionalista, si è detto che stesse per incontrare e pianificare accordi con Adolf Hitler.

Altri scritti di maggior interesse sono "Il deserto di Zin", del 1915; una traduzione dell'Odissea, del 1932 e l'epistolario "Lettere di Th. E. Lawrence d'Arabia", del 1938, interessante testimonianza della sua tenace personalità. La sua figura ha ispirato letterati e registi cinematografici.

Biografia di Bela Lugosi

Vampiri si nasce e si diventa
20 ottobre 1882
16 agosto 1956

Chi è Bela Lugosi?


Signore e signori, ecco a voi Dracula. Ecco a voi l'attore che più e meglio di altri ha saputo interpretare il fosco Conte vampiro partorito dalla fantasia di Bram Stoker. Stiamo parlando di quel folle attore che risponde al nome di Bela Lugosi: il suo vero nome era Bela Blasko e tutto si aspettava dalla vita tranne che di diventare un attore, per giunta passato alla storia. Nato il 20 ottobre 1882 a Lugos, paese ungherese non lontano - ironia della sorte - dalla Transilvania, questo straordinario personaggio, per certi versi unico nella storia del cinema, prima di entrare all'Accademia di Arti Teatrali di Budapest lavora come minatore e, più tardi, come operaio apprendista in una fabbrica.

La sua carriera di attore inizia in sordina. Per alcuni anni si accontenta di ruoli secondari e appare sulle locandine utilizzando vari pseudonimi: Geza Lugosi, Bela Lugossy, Deszo Lugosi.

Solo più tardi diventa Bela Lugosi (ossia originario appunto della città di Lugos), nome d'arte che manterrà fino alla morte. A partire dal 1915 interpreta i primi ruoli cinematografici, che sono tutti di borghese, aristocratico, architetto ... generalizzando: di un romantico personaggio per bene.

Dotato di un forte sentimento nazionale e di una passione civile non indifferente, nel 1918 sostiene il governo rivoluzionario e, con la controrivoluzione dell'ammiraglio Miklos Horthy von Nagybanya, é costretto ad abbandonare il paese. Nel 1919 fugge in Germania dove appare in una serie di film. Nel 1921 emigra negli Stati Uniti e si specializza in ruoli di caratterista sia a teatro che al cinema.

Il primo grande ruolo teatrale di Bela Lugosi é quello di Dracula in uno spettacolo teatrale che a Broadway incontra uno straordinario successo. Quando affronta di nuovo il ruolo nella versione cinematografica di Tod Browning (1931), esordisce con la frase "I - am - Dracu - la": la voce ben impostata, l'accento aristocratico, la pronuncia inimitabile rendono evidente a tutti che il cinema americano ha trovato finalmente un cattivo di mefistofelica grandezza.

Durante gli anni '30 e i primi anni '40 Bela Lugosi raccoglie insieme con Boris Karloff, un altro grande, l'eredità del grande Lon Chaney in materia di horror. Entrambi sono dotati di una grande personalità e sono senza dubbio attori di qualità eccelsa, forse superiori a Lugosi, ma il nostro non ha nulla da invidiare ai due maestri in quanto a forza di suggestione. Sfortunatamente Lugosi non é particolarmente abile nella scelta dei ruoli e finisce presto per arrendersi alla routine degli horror di serie targati Universal (il suo unico ruolo comico é nel celebre "Ninotchka" di Lubitsch) riservando il suo talento di interprete al teatro. Sullo schermo Lugosi si affeziona al personaggio del Conte Dracula o, in alternativa, a quello dello scienziato pazzo, scadendo appunto in una sorta di maniera che non fa onore al suo talento.

In verità, la realtà è più sorprendente. Il suo attaccamento a quel ruolo si fa via via più morboso, fino a sfociare in una sorta di preoccupante immedesimazione. Rilascia interviste stando disteso in una bara, si presenta alle anteprime di Hollywood accompagnato da un gorilla e negli ultimi anni interpreta ruoli autoparodistici. Per di più ha problemi di denaro e di tossicodipendenza.

Nel 1955 annuncia il suo ritorno sulle scene e anche il suo quarto matrimonio, ma morirà di lì a poco, il 16 agosto 1956, per un attacco di cuore sul set di "Plan 9 from outer space".

Di lui é rimasta viva soprattutto la leggenda. C'é chi sostiene che sia stato addirittura deposto sul feretro vestito, per sua volontà, con il costume di scena di Dracula.

Biografia di Madonna

Immacolata trasgressione
16 agosto 1958

Chi è Madonna?


Louise Veronica Ciccone nasce il 16 agosto 1958 a Detroit, Michigan. I genitori, di origini italiane, hanno dato vita ad una numerosa famiglia: la cantante ha quattro fratelli e tre sorelle. Il padre svolgeva mansioni di operaio per la Chrysler mentre la madre è purtroppo morta quando Louise Veronica aveva solo sei anni.

Interessata alla danza fin da piccola sceglie subito questa strada malgrado il padre insistesse per l'apprendimento di uno strumento musicale (cosa che ha poi imposto a tutti i figli). La futura popstar planetaria frequenta le prime lezioni di ballo con già in testa un chiodo fisso (come ha confessato lei stessa) quello di diventare una stella. Per l'istruzione il padre si affida ad alcune scuole cattoliche, a cui si può forse far risalire il successivo desiderio di ribellione, evidenziato fin dalla scelta dello pseudonimo Madonna, appunto.

Alla fine degli anni '70 Veronica Louise si trasferisce a New York per lavorare in una compagnia di danza, quella di Alvin Ailey, in cui riesce ad entrare dopo una serie di audizioni.

Nel frattempo non disdegna di arrotondare le sue entrate lavorando come commessa in una catena di fast food. Qui conosce Dan Gilroy, suo futuro compagno per breve tempo, il quale non solo le insegna a suonare chitarra e batteria, con lui intraprende un vero e proprio sodalizio artistico (i due scriveranno insieme diverse canzoni). Per sbarcare il lunario però gira anche qualche film di serie B (come lo scabroso "A certain sacrifice"), e posa nuda per riviste maschili.

In seguito lavora ad alcuni brani da discoteca con l'amico di college Steven Bray. Alcune di queste canzoni vengono programmate nel famoso locale trendy newyorchese "Danceteria" dal DJ Mark Kamins, lo stesso che produrrà "Everybody", primo singolo di Madonna. Il successo di quel primo brano è lusinghiero: ecco quindi poco dopo il team pronto per sfornare un altro titolo. E' la volta di "Burning Up/Physical Attraction" che, anche grazie a un contratto con la Sire Records, attecchisce negli ambienti dance con gran successo.

Nel giugno 1983 il dj John "Jellybean" Benitez, nuovo compagno della cantante, scrive per lei "Holiday", un brano accattivante che, insieme a "Borderline" e "Lucky Star", impone il nome di Madonna nelle classifiche dance a stelle e strisce. Tutte queste canzoni vengono raccolte nell'omonimo album d'esordio "Madonna", edito nel 1983.

Subito dopo è il momento di "Like a virgin", brano che la lancia a livello internazionale come fenomeno erotico e di costume, grazie ad un'immagine giocata su una sensualità facilona e ammiccante, apertamente volgare e dunque di sicuro impatto. Nelle sue pose da Lolita, nel suo tentativo di essere sbarazzina e accattivante, raggiunge esiti spesso sconfortanti, anche se, a quanto sembra, assai apprezzati dalle mai troppo deprecate masse. Indubbiamente il suo nuovo pop trasgressivo un po' monotono, levigato e orecchiabile, si sintonizza assai bene con il retroterra "culturale" degli anni '80, divenendone il simbolo supremo.

L'operazione successiva è invece quella di spacciarla per la "Nuova Marylin", anche grazie alla diffusione martellante di un videoclip in cui la cantante appare nei panni della defunta e mai dimenticata diva. Il pezzo è intitolato significativamente e provocatoriamente "Material girl". Il risultato di questa astuta campagna di marketing è che ogni disco di Madonna comincia a vendere milioni di copie in tutto il mondo, sulla scia di quei nuovi fenomeni globalizzati e globalizzanti che Madonna comincerà a rappresentare così bene.

A fornire il definitivo trampolino di lancio per la popolarità, arriva la parte principale nel modesto film "Cercasi Susan disperatamente". Anche in questo caso, la pennellata di scanzonata simpatia con cui viene spalmata la cantante, risulta piuttosto falsa e artificiosa rispetto al suo fondo caratteriale duro e determinato.

Da quel momento prende piede la sua smania di cambiare continuamente look e personaggio, passando dalla bionda sciantosa e tutta curve all'androgina performer del nuovo tour mondiale. Il pubblico è spiazzato e non sa mai cosa aspettarsi dalle nuove apparizioni della star. Un altro coup de teatre è la pubblicazione in quegli anni della sua autobiografia, com'era da giurarsi abbondantemente innaffiata di riferimenti sessuali e di scontate "trasgressioni". Ancora una volta, Madonna non riesce ad esimersi dal pigiare sull'acceleratore del voyeurismo, dal mettere tutto in piazza, mutande comprese, ma l'effetto piace e qualcuno insiste nello scambiarla per un sex-symbol mentre, ad uno sguardo più distaccato, non appare che un banale sottoprodotto mediatico. Ad onor del vero va però considerato che il personaggio Madonna incarna segnali precisi della nostra epoca.

A questo proposito Jean Baudrillard ha dedicato alla cantante penetranti analisi nel suo "Il Delitto perfetto" (Cortina Editore).

Baudrillard scrive: "Madonna si batte "disperatamente" in un universo senza risposte, quello dell'indifferenza sessuale. Di qui l'urgenza del sesso ipersessuale, i cui segni si esasperano appunto per il fatto di non rivolgersi più a nessuno. Ecco perchè essa è condannata a incarnare successivamente, o simultaneamente, tutti i ruoli, tutte le versioni del sesso (piuttosto che le perversioni): non vi è più per lei alterità sessuale, qualcosa che metta in gioco il sesso al di là della differenza sessuale, e non solo parodiandola a oltranza, ma sempre dall'interno. Di fatto, essa si batte contro il proprio sesso, si batte contro il proprio corpo. In mancanza di qualcun altro che la liberi da se stessa, è costretta a sollecitarsi sessualmente senza interruzione, a fabbricarsi un arsenale di accessori, in realtà un armamentario sadico da cui cerca di liberarsi.

Il corpo è molestato dal sesso, il sesso è molestato dai segni. Si dice: Madonna non manca di nulla (si può dirlo della donna in generale). Ma vi sono diversi modi di non mancare di nulla. Essa non manca di nulla grazie agli artefatti e alla tecnica di cui si circonda, alla maniera di una donna che si produce e si riproduce, lei e il suo desiderio, ciclicamente o in circuito chiuso. Essa manca appunto di quel niente (la forma dell'altro?) che la spoglierebbe e la libererebbe da tutto questo travestimento. Madonna cerca disperatamente un corpo che possa illudere, un corpo nudo, la cui apparenza sia la parure. Essa vorrebbe essere nuda, ma non ci riesce mai.

È perpetuamente bardata, se non di cuoio o di metallo, della volontà oscena di essere nuda, del manierismo artificiale dell'esibizione. Improvvisamente l'inibizione è totale e, per lo spettatore, la frigidità è radicale. Madonna finisce così per incarnare paradossalmente la frigidità frenetica della nostra epoca. Essa può interpretare tutti i ruoli. Ma può farlo perchè possiede un'identità solida, una fantastica capacità d'identificazione o per il fatto che non la possiede affatto? Certamente perchè non la possiede, ma l'essenziale è di saper sfruttare, come lei, questa fantastica assenza d'identità" (Pagg. 131-132).

Ma non vi è critica che tenga, in classifica spopola letteralmente: gli hit del periodo sono tutti tratti dall'album "True Blue" (1986), che vanno da "Papa don't preach" (centrato sul tema dell'aborto) a "Live to tell" (canzone sull'abuso di minori), da "Open your heart" allo spagnoleggiante "La isla bonita". La critica rivela che "l'album è un passo indietro rispetto a "Like a virgin", ma i testi dimostrano una maturazione del personaggio Madonna, da punkette a diva controversa" (Claudio Fabretti).

Intanto conosce l'attore Sean Penn, da cui nasce una folgorante ma turbolenta storia d'amore. Con lui gira "Shanghai Surprise" che si rivela però un flop (uno dei pochi della carriera di Madonna). Nel 1988 debutta anche a Broadway nella commedia di David Mamet "Speed The Plow". Il difficile rapporto con Sean Penn comunque dura poco: in breve i due si separano e la cantante torna in studio per incidere "Like a prayer", album che sarà ricordato più per le polemiche suscitate dal video dell'omonimo singolo (denunciato per "vilipendio della religione" da alcune associazioni integraliste cattoliche) che per l'effettiva qualità dei brani.

Eppure anche canzoni mediocri come "Express Yourself", "Cherish" e "Keep it together" riescono ad entrare nella Top Ten. Madonna si lancia in faraonici show dal vivo, sempre pieni, sempre esauriti, in cui esibisce un'energia e delle qualità atletiche non comuni.

Il dietro le quinte del tour è anche l'occasione per girare l'ennesimo filmetto che si vorrebbe "trasgressivo", intitolato, per non dare adito ad interpretazioni erronee "A letto con Madonna". Ormai si può dire che è diventata una professionista del trasgressivo, un macchina che sforna in maniera indifferenziata sogni ologrammatici di fughe a basso prezzo.

Ma Madonna è soprattutto una grande e intelligente manager si se stessa, dotata di un grande senso degli affari, quindi eccola firmare nel 1992 un contratto da 60 milioni di dollari con la Time Warner per formare una sua etichetta, la Maverick. Con la sua casa discografica ha pubblicato in seguito artisti quali Alanis Morissette, Prodigy o i Muse.

Non è da trascurare la sua partecipazione a pellicole di vario genere in qualità di attrice. Compare in "Ombre e nebbia" di Woody Allen, in "Dick Tracy" a fianco di Warren Beatty e nel commovente "Ragazze vincenti" di Penny Marshall (1992, con Tom Hanks e Geena Davis). Fonda persino una propria casa di distribuzione, la Siren Films. Il suo personaggio però è sempre più al centro di scandali e polemiche. Ne è un esempio il nuovo singolo "Justify my love" (conturbante brano scritto da Lenny Kravitz) a cui è associato un video esplicitamente erotico. Provoca scalpore anche la pubblicazione di "Sex", un libro fotografico in cui la cantante è immortalata nuda in pose sado-maso, lesbo e in atteggiamenti provocanti, al limite della pornografia.

In molti sospettano che dietro questo polverone e questa voglia di far parlare di sè si celi un'operazione commerciale. Guarda caso di lì a poco uscirà l'album dall'"originale" titolo di "Erotica" (1992). Da quell'anno in poi Madonna è sempre stata sulla cresta dell'onda, ora comparendo al cinema nei panni di Evita (nomination all'Oscar come attrice protagonista, ma solo per la sua interpretazione di "You must love me"), ora come cantante perennemente in vetta alle classifiche. Oppure grazie ai numerosi flirt che le vengono periodicamente attribuiti (in uno di questi, ha anche messo al mondo due figli, Lourdes e Rocco). Le sue capacità di rinnovarsi sono notevoli e forse da questo punto di vista nessun artista può competere con lei.

La sua musica ha ricevuto un make-up sostanziale anche grazie alla collaborazione di maghi del suono come William Orbit, Craig Armstrong e Patrick Leonard, che hanno dato una spruzzata di modernità alle sue sonorità.

Negli ultimi anni Madonna sembra aver raggiunto un suo equilibrio interiore, come testimoniano le nozze con il regista scozzese Guy Ritchie (con un cerimoniale sontuoso, nel castello di Skibo, in Scozia). La sua carriera di attrice, tra alti e bassi, prosegue, con "Sai che c'è di nuovo" (1998, The next best thing), insieme a Rupert Everett.

Il critico rock Piero Scaruffi così sintetizza il fenomeno Madonna: "E' una delle ultime grandi performer in cui arte e vita si fondono e confondono. Il piglio sarcastico e nichilista del suo rhythm and blues, benché sposato ad arrangiamenti tecnologici e produzioni miliardarie, riflette l'atteggiamento casual e amorale di tanta gioventù bruciata dei ghetti intellettuali, facile tanto alla vita di strada quanto al glamour del successo.

La sua - continua Scaruffi - è una personalità drammatica, che è cinica e distaccata secondo i nuovi costumi giovanili, forte di un retroterra di promiscuità sessuale e di precoce indipendenza. Nato all'incrocio fra civiltà punk e civiltà disco, e testimone della rivoluzione del costume degli adolescenti, il mito di Madonna non è che un aggiornamento della figura dell'eroina romantica e fatalista".

Biografia di Margaret Mitchell

Col vento a favore
8 novembre 1900
16 agosto 1949

Chi è Margaret Mitchell?


Non sarà stata una grande scrittrice, di quelle che finiscono nelle antologie, ma una cosa è certa: questa signora dimessa passerà alla storia per aver scritto uno dei più clamorosi best-seller di sempre: "Via col vento".

Nata l'8 novembre del 1900 ad Atlanta in una famiglia di antiche origini, Margaret Mitchell studia in una scuola privata pare con scarsi risultati. E' simpatica, vivace e cordiale ma non si può dire che sia un'allieva modello. Oltrepassata senza guai l'eta della pubertà, si fidanza con Clifford Henry, suo primo grande amore purtroppo finito in tragedia. La scrittrice ha quindici anni quando scoppia la prima guerra mondiale, lui un po' di più e quindi parte per il fronte, da cui non farà mai più ritorno. Saprà solamente che è morto in Francia.

Nel 1919 muore anche la madre e Margareth lascia il college per tornare a casa. Nel 1922 si rifa una vita sposando Berrien "Red" Upshaw, un ex giocatore di football, ma il matrimonio è davvero lampo: dura solo due anni.

Intanto, cercando di sfruttare le sue notevoli doti con la macchina da scrivere, comincia a lavorare per l'Atlanta Journal.

Tempo di assorbire il duro colpo del divorzio e l'intraprendente scrittrice si risposa con George Marsh. Purtroppo dovrà lasciare il lavoro per motivi di salute. Mai malattia fu così foriera di fortuna e spirito creativo.

E' proprio durante la convalescenza, infatti, che scrive "Gone with the wind" (Via col vento), che sarà pubblicato nel 1936 e che vincerà il premio Pulitzer nel 1937.

Nel 1939 dal suo libro verrà tratto il film omonimo interpretato da Vivien Leigh e Clark Gable. La contrastata storia d'amore di una giovane donna, Scarlett O'Hara, per Red Buttler, ambientata in Georgia durante la guerra di secessione americana, commuove tutto il mondo e frantuma tutti i precedenti record d'incassi ai botteghini.

Il tempo di godersi il successo per la brava Margaret non è moltissimo. Dieci anni dopo viene investita da un taxi e muore il 16 agosto 1949 dopo un'agonia di dieci giorni.

Biografia di Rocco Papaleo

Meridionale e attore DOC
16 agosto 1958

Chi è Rocco Papaleo?


Antonio Rocco Papaleo, noto solo come Rocco Papaleo, nasce a Lauria, in Basilicata, il 16 agosto del 1958. Attore, soprattutto di commedia, al teatro e al cinema, cabarettista, è anche regista di qualità, oltre che bravo cantante, dotato di un timbro molto singolare per quanto poco noto ai più. Molto deve al regista e attore italiano Leonardo Pieraccioni, meritevole di averlo lanciato nel grande cinema e nella commedia italiana di qualità, con il film "I Laureati", datato 1995. Per alcune generazioni è stato anche uno dei protagonisti della simpatica serie televisiva "Classe di ferro", per cui ha firmato anche la sceneggiatura di alcune puntate.

Nel 2010 debutta alla regia con l'ottimo "Basilicata coast to coast", film che lo vede anche come attore protagonista e che gli vale, l'anno successivo, l'ambito David di Donatello nella categoria Miglior regista esordiente.

Andando direttamente alla sua vita, si può dire che vive nella piccola cittadina di Lauria fino alla fine del liceo; il giovane e intraprendente Rocco sin da subito comprende che se vuole fare successo deve per forza fare le valige dal piccolo centro in provincia di Potenza. Si trasferisce allora, ventenne, a Roma, animato da buone aspettative future. Dopo una breve parentesi da universitario, entra in contatto con il mondo dello spettacolo. È da cabarettista che si fa un piccolo nome nella capitale, grazie alla sua simpatia e al personaggio del meridionale ingenuo che porta sulle scene, condividendo peculiarità con molti studenti e lavoratori trasferiti a Roma e, sovente, provenienti dal meridione d'Italia, proprio come lui.

L'esordio teatrale arriva nel 1985, con lo spettacolo di Salvatore di Mattia dal titolo "Sussurri rapidi". Quattro anni dopo, compare ne "Il male oscuro", di Mario Monicelli, ricoprendo una piccolissima parte. Nel frattempo però, si guadagna una chance in televisione, sempre nel 1989, interpretando il ruolo del simpatico e ingenuo Rocco Melloni, uno dei personaggi più amati del telefilm "Classe di ferro", serie tv che va in onda sulle reti commerciali appassionando generazioni di giovani. Per il format, inoltre, il giovane attore lucano firma anche alcune sceneggiature, dando prova sin dagli albori della sua versatilità e capacità di muoversi a 360° a livello artistico.

Nel 1992 prende parte anche alla serie, meno canzonatoria della precedente, di "Quelli della Speciale", per la direzione di Bruno Corbucci. Qui ritrova alcuni compagni del precedente lavoro, come Giampiero Ingrassia, e si lega con un vincolo d'amicizia anche ad attori come Paolo Sassanelli e il giovane Luca Venantini.

Prende parte al film "Senza pelle", nel 1994, di Alessandro D'Alatri, il quale mette insieme un cast d'eccezione, inserendo anche Papaleo con un ruolo minore, al fianco di Massimo Ghini, Kim Rossi Stuart, Luca Zingaretti e Anna Galiena.

Ben presto però, ci si rende conto che è la commedia il genere fatto su misura per Rocco Papaleo. Ad intuirlo è Leonardo Pieraccioni, nel suo film "I laureati", del 1995. È la prima pellicola girata dall'attore e regista toscano, la quale risulta subito tra le più amate della stagione cinematografica, consegnando al cinema e alla commedia italiana alcuni nuovi e simpatici volti. Oltre a Papaleo, imbrigliato nel ruolo di un metronotte ossessionato dal sesso, c'è anche Massimo Ceccherini, Gianmarco Tognazzi e una splendida Maria Grazia Cucinotta.

Il regista Giovanni Veronesi, co-autore della sceneggiatura de "I laureati", rimane colpito dall'attore lucano e lo vuole prima per "Il barbiere di Rio", datato 1996 (con Diego Abatantuono), e poi per "Viola bacia tutti", altra commedia di successo con Asia Argento, uscita nelle sale italiane nel 1998. Nel 1999 recita con Vittorio Gassman in "La bomba", di Giulio Base, dopo aver preso parte all'interessante "Del perduto amore", sotto la direzione di Michele Placido.

La televisione si ricorda sempre di lui e se lo riprende in alcune altre serie più o meno di successo, come "Giornalisti", datata 2000 e diretta da Donatella Maiorca e Giulio Manfredonia, "Cuore contro cuore", datata 2004 e con Ennio Fantastichini e Isabella Ferrari, e "Tigri di carta" del 2008, passando inoltre per alcuni film tv molto seguiti dal pubblico come "Padre Pio - Tra cielo e terra" e "Cuore di donna", rispettivamente del 2000 e del 2002.

Intanto Pieraccioni non si dimentica del bravo attore lucano e lo chiama per altre due pellicole di successo, sebbene meno originali e belle rispetto ai suoi primi lavori. Rocco Papaleo recita per il regista toscano ne "Il paradiso all'improvviso" e in "Ti amo in tutte le lingue del mondo", il primo del 2003 e il secondo del 2005, per poi ritornare alla sue dipendenze in "Una moglie bellissima", del 2007, e "Io & Marylin", del 2009.

Nel frattempo, riceve la sua prima candidatura al Nastro d'Argento come miglior attore non protagonista per "Il pranzo della domenica", sempre nel 2003 e per la regia di Carlo Vanzina. Qui Papaleo rende omaggio a Nicola, personaggio storico del film capolavoro di Ettore Scola "C'eravamo tanto amati", datato 1974.

Ad aumentare il successo di Papaleo poi ci pensa il fenomeno Checco Zalone, il quale lo vuole nei suoi due film di successo "Cado dalle nubi" e "Che bella giornata", del 2009 e del 2011, entrambi diretti dal bravo Gennaro Nunziante. Nel secondo film di Zalone, Rocco Papaleo riveste i panni del padre del protagonista, un "tarantino DOC" che, durante una festa, si trova a familiarizzare alla sua maniera con alcuni fondamentalisti islamici, che stende fisicamente a colpi di cozze pugliesi.

Dopo tanta commedia allora, Papaleo si concede finalmente il film che avrebbe tanto voluto girare sin dagli inizi, completamente dedicato e immerso nella sua terra natia, la Lucania, verso al quale tributa tutto il suo amore. Debutta infatti alla regia, nel 2010, nel film "Basilicata coast to coast", chiamando a sé una squadra di ottimi attori come Alessandro Gassman, Giovanna Mezzogiorno, Paolo Briguglia e il cantante e musicista Max Gazzè. L'anno dopo vince il David di Donatello nella categoria Miglior regista esordiente, proprio grazie alla splendida pellicola tutta "made in Lucania".

Nel 2012 è uno dei protagonisti dell'edizione numero 62 del Festival di Sanremo, chiamato a sé dal conduttore e cantante Gianni Morandi.

Biografia di Elvis Presley

Re del rock
8 gennaio 1935
16 agosto 1977

Chi è Elvis Presley?


Il giorno 8 gennaio 1935, sotto il segno del capricorno, in una piccola abitazione a Tupelo, Mississipi, nasce la leggenda del rock: il suo nome è Elvis Aaron Presley. La sua infanzia è povera e difficile: a soli sei anni - narra le leggenda - Elvis spasima per una bicicletta che purtroppo (o per fortuna) è molto cara, così la madre Gladys decide di regalargli per il suo compleanno una chitarra trovata in un negozio dell'usato del valore di 12 dollari e 95 centesimi. Questo gesto fa nascere in Elvis la passione per la sei corde e per la musica tanto da rimanere ore ed ore ad ascoltare i gospel e gli spiritual cantati nella chiesetta vicino casa.

A 13 anni si trasferisce con la famiglia a Memphis dove frequenta l'area di maggior cultura nera della città. Nessuno però scommette un centesimo sull'avvenire del giovane ragazzo che comincia a lavorare come camionista ostentando un enorme ciuffo imbrillantinato sulla fronte.

Negli Stati Uniti qualcosa sta per accadere, il conformismo e la moralità delle vecchie generazioni cominciano a scricchiolare, niente di meglio per un giovane bianco che propone musica ed eccentricità da nero.

Sam Phillips, della Sun Records, ascolta un brano di Elvis in un sottoscala e ne rimane folgorato; sborsa 4 dollari e firma il primo contratto con Presley: un piccolo investimento per una vera gallina dalle uova d'oro. I primi brani lo dimostreranno subito.

Agli inizi della sua carriera, il 3 aprile 1956, Elvis prende parte ad uno degli spettacoli TV più visti, il Milton Berle Show; 40 milioni di spettatori assistono entusiasti alle sue esibizioni, ma i milioni sono davvero molti per quanto riguarda i suoi guadagni e per le dimensioni di vendita dei suoi dischi.

Anche il cinema si occupa di Elvis: arriverà a girare 33 film. Il primo lanciò anche la memorabile "Love me tender" che fece amare Presley per la sua voce profonda e terribilmente romantica.

Elvis "the Pelvis", come lo chiamavano i suoi fans a proposito dei suoi piroettanti movimenti del bacino, all'apice della sua carriera sembrava un mito intramontabile: ovunque ragazzine in delirio pronte a lanciare gridolini isterici e indumenti intimi; le cronache di quegli anni narrano di una polizia in perenne difficoltà per garantire l'incolumità di Elvis dopo ogni concerto fino a permettergli di tornare sano e salvo nella sua Graceland, un edificio coloniale a Memphis circondato da un grande parco. Da una vecchia chiesetta sconsacrata Graceland è stata trasformata nella sua reggia: gli architetti con qualche milione di dollari hanno creato un palazzo reale, degno di un re, tutt'oggi splendida meta turistica.

Elvis non nascose mai il suo lato più ingenuo di fanciullo mai cresciuto, tanto che un giorno disse: "da bambino ero un sognatore; leggevo un fumetto e diventavo l'eroe di quel fumetto, vedevo un film e diventavo l'eroe di quel film; ogni cosa che ho sognato è diventata 100 volte più vera".

Il 24 marzo del 1958 viene arruolato e destinato in un centro d'addestramento in Texas con il numero di matricola US53310761; un servizio militare anomalo, sotto la costante presenza di giornalisti, fotografi e giovani fans che assediano ogni sua libera uscita; si congeda il 5 marzo 1960, torna sul palco e duetta con Frank Sinatra al "Welcome Home Elvis".

La morte della madre Gladys è un brutto colpo per l'equilibrio emotivo: il forte legame troncato bruscamente diventa causa di malesseri e stati d'ansia. Ma il Re è tutt'altro che sconfitto; un giorno incontra una ragazzina 14enne, Priscilla figlia di un capitano dell'aviazione statunitense aggregato alle forze della NATO stanziate in Germania; un colpo di fulmine che il 1 maggio 1967 diventa un matrimonio. Esattamente 9 mesi dopo, il 1 febbraio 1968, nasce Lisa Marie (che sposerà il re del pop, Michael Jackson).

Dopo otto anni di assenza dalle scene nel 1968 Elvis torna protagonista di concerti live con lo spettacolo " Elvis the special Comeback": torna vestito di pelle nera con lo stesso carisma e la stessa energia che hanno caratterizzato e catturato le generazioni durante il decennio precedente.

Nel 1973 entra nella storia della televisione e dello spettacolo, con "Aloha from Hawaii via satellite", uno special che trasmesso in 40 paesi raggiunge più di un miliardo di spettatori.

Il 12 febbraio 1977, inizia una nuova tournée che si conclude il 26 giugno.

Deciso a prendersi un periodo di riposo, torna nella sua casa a Memphis. E' un giorno di piena estate quando viene ricoverato d'urgenza al Baptist Memorial Hospital; i medici lo dichiarano morto per aritmia cardiaca: sono le 15,30 del 16 agosto 1977.

Ma Elvis è veramente morto?

Sono in molti ad avere questo dubbio; così capita che la leggenda ogni tanto segnali la presenza di un tranquillo pensionato molto simile a Elvis a New York, a Los Angeles piuttosto che su una spiaggia caraibica.

Sicuramente Elvis non è morto per chi lo ha tanto amato e continua a renderlo l'uomo dello spettacolo che guadagna di più; in una speciale classifica dedicata ai guadagni post-mortem, Elvis stacca personaggi del calibro di Bob Marley, Marilyn Monroe e John Lennon. Solo nel 2001 Elvis Presley ha guadagnato 37 milioni di dollari.

Di Elvis, Bob Dylan ha detto: "La prima volta che ascoltai Elvis mi fece sentire come se finalmente fossi riuscito ad evadere da una prigione, ma la cosa veramente curiosa è che in vita mia non ero mai stato messo in una prigione".

Oggi i tributi dedicati ad Elvis Presley sono innumerevoli e, come si addice ad un vero mito, chiunque può star certo che la sua leggenda non morirà mai.

Biografia di Babe Ruth

6 febbraio 1895
16 agosto 1948

Chi è Babe Ruth?


Babe Ruth (il cui vero nome è George Herman) nasce il 6 febbraio 1895 a Baltimora, al 216 di Emory Street, in un casa del Maryland presa in affitto dal nonno materno, un immigrato dalla Germania (alcune fonti inesatte riportano come data di nascita il 7 febbraio 1894: lo stesso Ruth, fino ai quarant'anni di età, crederà di essere nato in quel giorno).

Il piccolo George è un bambino particolarmente vivace: salta spesso la scuola, e non di rado si lascia andare a qualche furtarello. A soli sette anni, già completamente sfuggito all'autorità dei genitori, mastica tabacco e beve alcol. Viene quindi spedito alla St. Mary's Industrial School for Boys, un istituto gestito da frati: qui incontra Padre Matthias, la figura che più diventerà influente per la sua vita. È lui, infatti, a insegnargli a giocare a baseball, a difendere e a lanciare. George, in virtù di una notevole caparbietà, viene nominato ricevitore della squadra della scuola, mostrando doti importanti. Ma, quando un giorno padre Matthias lo spedisce sul monte di lancio per punizione (aveva deriso il suo lanciatore), capisce che il suo destino è un altro.

Il ragazzo viene segnalato a Jack Dunn, manager e proprietario dei Baltimore Orioles, team di una lega minore. Il diciannovenne Ruth viene ingaggiato nel 1914, e spedito allo spring training, vale a dire l'allenamento di primavera che anticipa l'inizio della stagione agonistica. Guadagnatosi ben presto il posto in squadra, ma anche il soprannome di "Bambino di Dunn" ("Dunn's Babe"), sia per il suo talento prematuro che per i suoi comportamenti talvolta infantili, esordisce ufficialmente il 22 aprile di quell'anno, contro i Buffalo Bisons in International League. Gli Orioles si rivelano la squadra migliore della lega nella prima parte di stagione, a dispetto di una condizione finanziaria non eccellente e della concorrenza di un'altra squadra della città in Federal League. E così, Ruth viene ceduto, insieme ad altri compagni, per far quadrare i conti, e finisce ai Boston Red Sox di Joseph Lannin per una cifra compresa tra i venti e i trentacinquemila dollari.

Per quanto bravo, nella sua nuova squadra George deve fare i conti con una concorrenza agguerrita, soprattutto tra i mancini. Utilizzato molto raramente, viene spedito ai Providence Grays per giocare nell'International League, nel Rhode Island. Qui, aiuta la sua squadra a vincere il titolo, e si fa desiderare dai Red Sox, che lo richiamano a fine stagione. Tornato nella Mahor League, Ruth si fidanza con una cameriera, Helen Woodford, conosciuta a Boston, e la sposa nell'ottobre del 1914.

Nella stagione successiva parte come lanciatore titolare: il suo bilancio in squadra è di diciotto vittorie e otto sconfitte, condite da quattro fuoricampo. Uscito, in occasione delle World Series (vinte per 4 a 1), dalla rotazione dei lanciatori, e rientratovi nella stagione successiva, Ruth si rivela il lanciatore migliore dell'American League, con una media di punti guadagnati sul lanciatore di 1.75. Il bilancio parla di ventitre partite vinte e dodici perse, con un totale di nove shut-out. Il risultato? Un'altra vittoria nelle World Series, con una completa di quattordici inning contro i Brooklyn Robins.

Il 1917 è altrettanto positivo a livello personale, ma l'accesso alla post-season viene negato dagli strepitosi Chicago White Sox, protagonisti di cento partite vinte. Si capisce, in quei mesi, che il vero talento di Ruth non è tanto (o non solo) quello del lanciatore, ma quello del battitore. Nonostante i suggerimenti opposti dei suoi compagni di squadra, che credono che il suo spostarsi verso l'esterno potrebbe accorciare la sua carriera, nel 1919 Babe è ormai un esterno completo, e in 130 partite si posiziona sul monte di lancio solo diciassette volte.

È quello l'anno in cui stabilisce il record di ventinove fuoricampo in una stagione sola. Il suo mito, insomma, comincia a diffondersi, e sempre più gente accorre negli stadi solo per vederlo giocare. Le sue prestazioni, per altro, non risentono del peggiorare della sua forma fisica: Ruth, a soli ventiquattro anni, appare piuttosto pesante e con gambe possenti. Gambe che comunque gli permettono di correre sulle basi con una discreta velocità.

I Red Sox in quegli anni attraversano una situazione economica complicata: la società nel 1919 rischia di fallire, complici gli investimenti sbagliati del proprietario Harry Frazee in ambito teatrale. Per questo motivo, Ruth il 3 gennaio del 1920 viene venduto ai New York Yankees, all'epoca una squadra di seconda divisione, per una cifra di 125mila dollari (oltre a un prestito di altri 300mila dollari).

Nella Grande Mela, il giocatore si dimostra molto volenteroso e si allena con particolare dedizione. Dopo aver soffiato il posto a George Halas (che, lasciato il baseball per questo motivo, fonderà la NFL di football e i Chicago Bears), diventa lo spauracchio dei lanciatori avversari, con statistiche d'attacco eccezionali. Con cinquantaquattro fuoricampo cancella il record precedente, e mette a segno 150 basi ball. La musica non cambia la stagione successiva, con 171 punti battuti a casa e un nuovo record di fuoricampo, il terzo consecutivo, a quota cinquantanove. Gli Yankees, grazie a lui, giungono alle World Series, dove vengono sconfitti dai Giants.

Invitato, nel 1921, dalla Columbia University a eseguire alcuni test fisici, Babe Ruth mette in mostra risultati eccezionali, con una capacità di muovere la mazza a 34 metri al secondo di velocità. Diventato nel 1922 capitano in campo, viene espulso pochi giorni dopo la nomina a causa di una contestazione all'arbitro, e per protesta sale sugli spalti litigando con uno spettatore. In quello stesso anno, verrà sospeso altre volte: segno di una crisi professionale accentuata dalla lontananza dalla moglie Helen (restia ad affrontare lo stile di vita del marito) e dalla figlia adottiva Dorothy (in realtà sua figlia biologica, nata da un rapporto avuto dal campione con un'amica). E così, Ruth si dedica sempre di più ad alcol (illegale al tempo), cibo e donne, mentre in campo il rendimento è altalenante. Helen muore nel 1929 a causa di un incendio, quando è praticamente separata da suo marito, ma non divorziata (entrambi sono cattolici). Babe al tempo frequenta una cugina di Johnny Mize, Claire Merrit Hodgson, che sposerà poco dopo essere diventato vedovo.

Nel frattempo, le sue performances sportive calano progressivamente, sia perché viene scelto come titolare con minore frequenza, sia a causa di una vita sociale esuberante.

Il suo ultimo fuoricampo va in scena a Pittsburgh, in Pennsylvania, al Forbes Field il 25 maggio del 1935: pochi giorni dopo, il giocatore annuncia il proprio ritiro.

Babe Ruth muore il 16 agosto 1948 a New York all'età di 53 anni. E' sepolto ad Hawthorne.

Biografia di Vittorio Zucconi

16 agosto 1944

Chi è Vittorio Zucconi?


Vittorio Guido Zucconi nasce a Bastiglia, in provincia di Modena, il 16 agosto 1944, figlio di Guglielmo Zucconi, giornalista, direttore della "Domenica del Corriere" e del "Giorno". Trasferitosi giovanissimo a Milano con la famiglia, studia al liceo "Parini", dove scrive e dirige il giornalino "La Zanzara": insieme a lui, collabora per il giornalino anche un certo Walter Tobagi.

Dopo essersi iscritto all'Università Statale di Milano ed essersi laureato in Lettere e Filosofia, Vittorio Zucconi intraprende, nei primi anni Sessanta, la professione giornalistica seguendo le orme del padre. Inizia come cronista di nera al quotidiano milanese "La Notte"; poi passa a "La Stampa", per la quale diventa corrispondente da Bruxelles e poi dagli Stati Uniti. Per "Repubblica" è corrispondente da Parigi, mentre durante la Guerra Fredda scrive per il "Corriere della Sera" da Mosca.

Sposatosi nel frattempo (nel 1969) con Alisa Tibaldi (che gli darà due figli, Guido e Chiara), è autore dello scoop relativo al caso Lockheed del 1976 (aerei comprati dall'Italia in virtù di tangenti concesse a ministri e generali), e pubblica per Rizzoli il libro "I cinque cerchi rossi". Dopo essere tornato alla "Stampa" come corrispondente del Giappone, dà alle stampe "Intervista col Giappone"; poi nel 1985 decide di trasferirsi a Washington in maniera definitiva, dove lavora come editorialista e corrispondente americano per "Repubblica".

Nel corso degli anni, concretizza la sua esperienza statunitense nei libri "Si fa presto a dire America" (Mondadori, 1988), "Parola di giornalista" (Rizzoli, 1990) e "Viaggio in America" (Rizzoli, 1993). Nel frattempo, aveva pubblicato per Mondadori anche "Si fa presto a dire Russia". Mentre continua la sua esperienza a "Repubblica", scrive per Rizzoli "La scommessa. Cento ragioni per amare l'Italia" (a quattro mani con suo padre Guglielmo) e per Einaudi "Stranieri come noi. Storie, drammi e avventure di ragazzi come noi nel mondo di oggi", un'antologia adottata nelle scuole medie come testo di lettura.

Per le edizioni La Stampa realizza "Le città del sogno. Viaggio nelle metropoli americane", mentre per Mondadori pubblica un'opera diversa dal solito: "Gli spiriti non dimenticano. Il mistero di Cavallo Pazzo e la tragedia dei Sioux". Dopo aver scritto "Storie dell'altro mondo. La faccia nascosta dell'America", "Storie da non credere" e "Le piazze dell'Europa", nel 2002 Vittorio Zucconi ottiene la cittadinanza statunitense. Autore de "Il calcio in testa. Vivere con il vizio del pallone e guai a chi ce lo toglie" per Gallucci, e "George. Vita e miracoli di un uomo fortunato" per Feltrinelli, a partire dal 2007 insegna storia italiana contemporanea nel Vermont al Middlebury College, dove tiene corsi estivi di giornalismo per post laureati.

Nel 2008, il giornalista pubblica per Mondadori "L'Aquila e il Pollo Fritto. Perché amiamo e odiamo l'America", mentre nel 2009 è la volta de "Il Caratteraccio. Come (non) si diventa italiani": nello stesso anno, viene nominato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano Grande Ufficiale dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Direttore di Repubblica.it, Vittorio Zucconi è autore di una rubrica su "D - La Repubblica delle Donne"; dirige, inoltre, l'emittente radiofonica Radio Capital, per la quale tra l'altro cura "TG Zero", trasmissione del preserale.