Punti notevoli della Bibbia: 1 Re 7-8 | Settimana del 6 luglio

Punti notevoli della lettura della Bibbia: Informazioni per studio personale

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(1 RE 7:2)

“Ed edificava la Casa della Foresta del Libano, della lunghezza di cento cubiti, e della larghezza di cinquanta cubiti, e dell’altezza di trenta cubiti, su quattro file di colonne di legno di cedro; e c’erano travi di legno di cedro sulle colonne.”

*** it-1 p. 441 Casa della Foresta del Libano ***
La Casa della Foresta del Libano era lunga 100 cubiti (44 m), larga 50 cubiti (22 m) e alta 30 cubiti (13 m). Pare avesse pareti di pietra (1Re 7:9), con travi di cedro le cui estremità erano fissate alle pareti ed erano inoltre sostenute da quattro file di colonne (“quattro” nel testo ebraico; “tre” nella Settanta greca). Sopra il colonnato c’erano evidentemente delle stanze rivestite di pannelli di cedro. In alcune ricostruzioni della casa, sopra il colonnato figurano tre ordini di stanze che si affacciano su un cortile scoperto al centro dell’edificio.

*** it-1 p. 441 Casa della Foresta del Libano ***
C’è un problema riguardo al numero delle file di colonne, come è stato già menzionato. Infatti il testo ebraico dice che le file erano quattro e poi parla di 45 colonne, precisando: “Ce n’erano quindici per fila”. (1Re 7:2, 3) Alcuni ritengono che questa frase si riferisca ai tre piani di stanze, con 15 stanze per fila, e che il numero delle colonne disposte in quattro file fosse maggiore. Altri preferiscono la lezione della Settanta secondo cui c’erano “tre” file di colonne. Alcune traduzioni alterano il testo in modo da riferire il numero “quarantacinque” alle travi anziché alle colonne. — Vedi NE, NAB, AT, AS.

*** it-1 p. 455 Cedro ***
“La Casa della Foresta del Libano”, costruita in seguito, fu chiamata così probabilmente per via delle sue 45 colonne di legno di cedro. (1Re 7:2, 3)

(1 RE 7:3)

“Ed era coperta da pannelli di legno di cedro sopra le travi maestre che erano sulle quarantacinque colonne. Ce n’erano quindici per fila.”

*** it-1 p. 441 Casa della Foresta del Libano ***
La Casa della Foresta del Libano era lunga 100 cubiti (44 m), larga 50 cubiti (22 m) e alta 30 cubiti (13 m). Pare avesse pareti di pietra (1Re 7:9), con travi di cedro le cui estremità erano fissate alle pareti ed erano inoltre sostenute da quattro file di colonne (“quattro” nel testo ebraico; “tre” nella Settanta greca). Sopra il colonnato c’erano evidentemente delle stanze rivestite di pannelli di cedro. In alcune ricostruzioni della casa, sopra il colonnato figurano tre ordini di stanze che si affacciano su un cortile scoperto al centro dell’edificio.

*** it-1 p. 441 Casa della Foresta del Libano ***
C’è un problema riguardo al numero delle file di colonne, come è stato già menzionato. Infatti il testo ebraico dice che le file erano quattro e poi parla di 45 colonne, precisando: “Ce n’erano quindici per fila”. (1Re 7:2, 3) Alcuni ritengono che questa frase si riferisca ai tre piani di stanze, con 15 stanze per fila, e che il numero delle colonne disposte in quattro file fosse maggiore. Altri preferiscono la lezione della Settanta secondo cui c’erano “tre” file di colonne. Alcune traduzioni alterano il testo in modo da riferire il numero “quarantacinque” alle travi anziché alle colonne. — Vedi NE, NAB, AT, AS.

(1 RE 7:4)

“In quanto alle finestre con intelaiatura, ce n’erano tre file, e c’era un’apertura per l’illuminazione di fronte a un’apertura per l’illuminazione in tre ordini sovrapposti.”

*** it-1 p. 441 Casa della Foresta del Libano ***
Si legge che le stanze avevano “un’apertura per l’illuminazione di fronte a un’apertura per l’illuminazione in tre ordini sovrapposti”. Ciò sembra voler indicare che c’erano aperture o grandi finestre che davano sul cortile, corrispondenti alle finestre delle stanze sul lato opposto del cortile. Oppure può voler dire che ogni stanza aveva una finestra che dava sul cortile e una verso l’esterno. Gli ingressi (probabilmente le porte d’accesso alle stanze e forse quelle fra una stanza e l’altra) “erano squadrati col telaio”, ovvero non erano ad arco o a volta. Le finestre erano di forma simile. — 1Re 7:2-5.

(1 RE 7:5)

“E tutti gli ingressi e gli stipiti erano squadrati [col] telaio, e anche il davanti dell’apertura per l’illuminazione di fronte a un’apertura per l’illuminazione in tre ordini sovrapposti.”

*** it-1 p. 441 Casa della Foresta del Libano ***
Si legge che le stanze avevano “un’apertura per l’illuminazione di fronte a un’apertura per l’illuminazione in tre ordini sovrapposti”. Ciò sembra voler indicare che c’erano aperture o grandi finestre che davano sul cortile, corrispondenti alle finestre delle stanze sul lato opposto del cortile. Oppure può voler dire che ogni stanza aveva una finestra che dava sul cortile e una verso l’esterno. Gli ingressi (probabilmente le porte d’accesso alle stanze e forse quelle fra una stanza e l’altra) “erano squadrati col telaio”, ovvero non erano ad arco o a volta. Le finestre erano di forma simile. — 1Re 7:2-5.

(1 RE 7:6)

“E il Portico delle Colonne lo fece di cinquanta cubiti di lunghezza, e di trenta cubiti di larghezza; e di fronte ad esse c’era un altro portico con colonne e una tettoia di fronte ad esse.”

*** it-2 p. 618 Portico ***
Portico delle Colonne. Uno degli edifici pubblici eretti da Salomone nell’area del tempio qualche tempo dopo aver ultimato il tempio. (1Re 7:1, 6) Poiché il Portico delle Colonne viene menzionato dopo la Casa della Foresta del Libano e prima del Portico del Trono, è assai probabile che si trovasse a S del tempio, fra questi altri due edifici pubblici. Quindi chi veniva da S poteva passare per la Casa della Foresta del Libano o intorno ad essa ed entrare nel Portico delle Colonne, attraversandolo per accedere al Portico del Trono.
L’edificio era lungo 50 cubiti (22,3 m) e largo 30 (13,4 m). Il nome stesso fa pensare che fosse costituito da file di imponenti colonne. In 1 Re 7:6 è menzionato un altro portico antistante con colonne e una tettoia. Forse questo significa che si accedeva prima a un portico munito di una tettoia sporgente sostenuta da colonne. Questo portico poi immetteva direttamente nel Portico delle Colonne vero e proprio. Se le misure indicate si riferiscono al solo Portico delle Colonne, non si conosce la grandezza della parte munita di tettoia.
Questo edificio poteva servire come un grandioso atrio per il Portico del Trono e come luogo in cui il re sbrigava i normali affari di stato e riceveva visitatori.

(1 RE 7:7)

“In quanto al Portico del Trono dove avrebbe giudicato, fece il portico del giudizio; e lo coprirono con legno di cedro dal pavimento alle travi.”

*** it-2 pp. 618-619 Portico ***
Portico del Trono. Altro importante edificio costruito da Salomone una volta ultimato il tempio. (1Re 7:1, 7) Il “portico del giudizio” menzionato in questo passo e il “Portico del Trono” sono probabilmente la stessa cosa. Evidentemente nel “Portico del Trono” Salomone pose il suo splendido trono d’avorio e oro e là giudicava. — 1Re 10:18-20.
La descrizione che abbiamo di questo edificio si esaurisce in queste poche parole: “Fece il portico del giudizio; e lo coprirono con legno di cedro dal pavimento alle travi”. (1Re 7:7) Il testo masoretico in realtà dice “da pavimento a pavimento”, cosa che ha indotto alcuni a ritenere che il rivestimento di cedro andasse dal pavimento di questo edificio al pavimento del Portico delle Colonne menzionato nel versetto precedente. Tuttavia la Pescitta siriaca dice “dal pavimento al soffitto”, e la Vulgata latina “dal pavimento fino alla sommità”. Alcuni traduttori ritengono quindi che si trattasse di uno splendido rivestimento di pannelli di cedro che dal pavimento del Portico andava su fino alle travi o al soffitto. (ATE, CEI, Ga, NM) Anche se mancano altri particolari architettonici, questo farebbe pensare a un edificio senza un colonnato aperto su uno o più lati, a differenza della Casa della Foresta del Libano e del Portico delle Colonne.
Dato che il Portico del Trono viene menzionato subito dopo il Portico delle Colonne, è possibile che quest’ultimo edificio servisse da grandiosa entrata del Portico del Trono. Chi veniva da S doveva forse attraversare il Portico delle Colonne per entrare nel portico del giudizio.

(1 RE 7:9)

“Tutte queste erano [di] pietre costose secondo le misure, squadrate, segate con seghe per pietre, dentro e fuori, e dalle fondamenta fino alla copertura dell’edificio, e di fuori fino al grande cortile.”

*** it-1 p. 441 Casa della Foresta del Libano ***
La Casa della Foresta del Libano era lunga 100 cubiti (44 m), larga 50 cubiti (22 m) e alta 30 cubiti (13 m). Pare avesse pareti di pietra (1Re 7:9), con travi di cedro le cui estremità erano fissate alle pareti ed erano inoltre sostenute da quattro file di colonne (“quattro” nel testo ebraico; “tre” nella Settanta greca).

(1 RE 7:13)

“E il re Salomone mandava a prendere Hiram da Tiro.”

*** it-1 p. 1223 Hiram ***
2. Esperto artigiano che fece molti degli arredi del tempio di Salomone. Suo padre era di Tiro, mentre sua madre era una vedova “della tribù di Neftali” (1Re 7:13, 14), “dei figli di Dan”. (2Cr 2:13, 14) Questa apparente discrepanza si risolve se si suppone, come fanno alcuni studiosi, che essa fosse per nascita della tribù di Dan e che, rimasta vedova di un primo marito della tribù di Neftali, si fosse quindi risposata con uno di Tiro.
Hiram, il re di Tiro (n. 1), mandò questo Hiram a sorvegliare i lavori di costruzione di Salomone a motivo della sua abilità ed esperienza nel lavorare materiali come oro, argento, rame, ferro, pietra e legno. Hiram era inoltre insolitamente abile nella tintura, nell’incisione e nel fare progetti di ogni sorta. Sin dall’infanzia doveva aver fatto esperienza tecnica nelle arti decorative dell’epoca lavorando col padre originario di Tiro, egli stesso esperto nel lavorare il rame. — 1Re 7:13-45; 2Cr 2:13, 14; 4:11-16.

(1 RE 7:14)

“Egli era figlio di una donna vedova della tribù di Neftali, e suo padre era un uomo di Tiro, lavoratore del rame; ed era pieno di sapienza e intendimento e conoscenza per fare ogni sorta di lavoro in rame. Venne pertanto dal re Salomone e faceva tutto il suo lavoro.”

*** w05 1/12 p. 19 par. 1 Punti notevoli del libro di Secondo Cronache ***
2:14: Perché la linea di discendenza dell’artigiano di cui si parla qui è diversa da quella che si trova in 1 Re 7:14? Il libro di Primo Re, riferendosi alla madre dell’artigiano, dice che era una “vedova della tribù di Neftali” perché aveva sposato un uomo di quella tribù. La donna, però, era della tribù di Dan. Dopo la morte del marito aveva sposato un uomo di Tiro, e l’artigiano era nato da quel matrimonio.

*** it-1 p. 1223 Hiram ***
2. Esperto artigiano che fece molti degli arredi del tempio di Salomone. Suo padre era di Tiro, mentre sua madre era una vedova “della tribù di Neftali” (1Re 7:13, 14), “dei figli di Dan”. (2Cr 2:13, 14) Questa apparente discrepanza si risolve se si suppone, come fanno alcuni studiosi, che essa fosse per nascita della tribù di Dan e che, rimasta vedova di un primo marito della tribù di Neftali, si fosse quindi risposata con uno di Tiro.
Hiram, il re di Tiro (n. 1), mandò questo Hiram a sorvegliare i lavori di costruzione di Salomone a motivo della sua abilità ed esperienza nel lavorare materiali come oro, argento, rame, ferro, pietra e legno. Hiram era inoltre insolitamente abile nella tintura, nell’incisione e nel fare progetti di ogni sorta. Sin dall’infanzia doveva aver fatto esperienza tecnica nelle arti decorative dell’epoca lavorando col padre originario di Tiro, egli stesso esperto nel lavorare il rame. — 1Re 7:13-45; 2Cr 2:13, 14; 4:11-16.

(1 RE 7:15)

“Fuse quindi le due colonne di rame, essendo l’altezza di ciascuna colonna di diciotto cubiti, e una cordicella misurava dodici cubiti intorno a ciascuna delle due colonne.”

*** it-1 pp. 424-425 Capitello ***
CAPITELLO
Parte superiore e decorazione terminale delle colonne di un edificio. Capitelli imponenti coronavano Iachin e Boaz, le colonne erette davanti al tempio di Salomone. (2Cr 3:15-17) Questi capitelli e le colonne su cui poggiavano erano stati fatti sotto la guida dell’artigiano Hiram all’epoca della costruzione del tempio (1034-1027 a.E.V.) e resisterono per oltre 400 anni finché Gerusalemme fu saccheggiata dai babilonesi nel 607 a.E.V. (2Cr 4:11-13; Ger 52:17, 22) Con una sola eccezione, tutte le volte che si parla di questi capitelli è usata la parola ebraica kothèreth, derivata dalla radice kathàr (‘circondare’; Gdc 20:43) e affine a kèther (“ornamento”; Est 1:11). La parola ebraica per “capitello” in 2 Cronache 3:15 (tsèfet) deriva dalla radice tsafàh, che significa “rivestire”. — Eso 25:11.
Le colonne erano di rame fuso, alte 18 cubiti (8 m) e con un diametro di 1,7 m. Inoltre i capitelli erano alti 5 cubiti (2,2 m). (1Re 7:15, 16) Alla luce dei brani indicanti che i capitelli erano alti cinque cubiti, alcuni studiosi sono giunti alla conclusione che i “tre cubiti” di cui si parla in 2 Re 25:17 siano frutto dell’errore di uno scriba. Per questo alcune traduzioni della Bibbia (ad esempio CEI, Na) hanno “cinque cubiti” anziché “tre cubiti”. Dato che le colonne erano cave, con uno spessore di 7,5 cm, è ragionevole supporre che lo fossero pure i capitelli e che anch’essi fossero stati fusi in forme d’argilla “nel Distretto del Giordano”. — 2Cr 4:17; Ger 52:21.

(1 RE 7:16)

“E fece due capitelli per metterli in cima alle colonne, fusi in rame. L’altezza di un capitello era di cinque cubiti, e l’altezza dell’altro capitello di cinque cubiti.”

*** it-1 pp. 424-425 Capitello ***
CAPITELLO
Parte superiore e decorazione terminale delle colonne di un edificio. Capitelli imponenti coronavano Iachin e Boaz, le colonne erette davanti al tempio di Salomone. (2Cr 3:15-17) Questi capitelli e le colonne su cui poggiavano erano stati fatti sotto la guida dell’artigiano Hiram all’epoca della costruzione del tempio (1034-1027 a.E.V.) e resisterono per oltre 400 anni finché Gerusalemme fu saccheggiata dai babilonesi nel 607 a.E.V. (2Cr 4:11-13; Ger 52:17, 22) Con una sola eccezione, tutte le volte che si parla di questi capitelli è usata la parola ebraica kothèreth, derivata dalla radice kathàr (‘circondare’; Gdc 20:43) e affine a kèther (“ornamento”; Est 1:11). La parola ebraica per “capitello” in 2 Cronache 3:15 (tsèfet) deriva dalla radice tsafàh, che significa “rivestire”. — Eso 25:11.
Le colonne erano di rame fuso, alte 18 cubiti (8 m) e con un diametro di 1,7 m. Inoltre i capitelli erano alti 5 cubiti (2,2 m). (1Re 7:15, 16) Alla luce dei brani indicanti che i capitelli erano alti cinque cubiti, alcuni studiosi sono giunti alla conclusione che i “tre cubiti” di cui si parla in 2 Re 25:17 siano frutto dell’errore di uno scriba. Per questo alcune traduzioni della Bibbia (ad esempio CEI, Na) hanno “cinque cubiti” anziché “tre cubiti”. Dato che le colonne erano cave, con uno spessore di 7,5 cm, è ragionevole supporre che lo fossero pure i capitelli e che anch’essi fossero stati fusi in forme d’argilla “nel Distretto del Giordano”. — 2Cr 4:17; Ger 52:21.

(1 RE 7:20)

“E i capitelli erano sulle due colonne, anche al di sopra presso il rigonfiamento che era adiacente al lavoro a rete; e c’erano duecento melagrane in file tutt’intorno su ciascun capitello.”

*** it-2 p. 1186 Ventre ***
In 1 Re 7:20 bèten (ventre) è usato come termine architettonico per indicare un rigonfiamento, una sporgenza tondeggiante.

(1 RE 7:21)

“Ed erigeva le colonne appartenenti al portico del tempio. Eresse dunque la colonna di destra e le mise nome Iachin, ed eresse quindi la colonna di sinistra e le mise nome Boaz.”

*** it-1 p. 372 Boaz ***
2. Una delle due grandi colonne di rame erette davanti al portale del glorioso tempio di Salomone, e precisamente quella settentrionale. La colonna meridionale fu chiamata Iachin, che significa “[Geova] stabilisca fermamente; [Geova] ha stabilito fermamente”. Quindi, osservandole insieme e leggendo da destra a sinistra rivolti a E si sarebbe avuto: ‘[Geova] stabilisca fermamente [il tempio] in forza’. — 1Re 7:15-21; vedi CAPITELLO.

(1 RE 7:23)

“E faceva il mare di metallo fuso di dieci cubiti da un suo orlo all’altro suo orlo, circolare tutt’intorno; e la sua altezza era di cinque cubiti, e per circondarlo tutt’intorno ci voleva una corda di trenta cubiti.”

*** it-2 p. 216 Mare di metallo fuso ***
MARE DI METALLO FUSO
Quando, durante il regno di Salomone, si costruì il tempio, un “mare di metallo fuso”, o mare di rame, sostituì il bacino di rame trasportabile usato in precedenza nel tabernacolo. (Eso 30:17-21; 1Re 7:23, 40, 44) Opera di Hiram, un ebreo fenicio, era evidentemente chiamato “mare” per la gran quantità d’acqua che poteva contenere. Questo recipiente, anch’esso di rame, misurava “dieci cubiti [4,5 m] da un suo orlo all’altro suo orlo, circolare tutt’intorno; e la sua altezza era di cinque cubiti [ca. 2,2 m], e per circondarlo tutt’intorno ci voleva una corda di trenta cubiti [13,4 m]”. — 1Re 7:23.
Circonferenza. I 30 cubiti della circonferenza sono evidentemente una cifra tonda: infatti per l’esattezza sarebbero 31,4. A questo proposito è stata fatta un’interessante osservazione: “Fino all’epoca di Archimede [III secolo a.E.V.], la circonferenza veniva sempre misurata in linea retta in base al raggio; ed era naturale che Hiram dicesse che il mare misurava all’incirca trenta cubiti, misurandolo, secondo la consuetudine, in base al raggio, o semidiametro, di cinque cubiti, che applicato sei volte tutt’attorno al perimetro, o ‘orlo’, avrebbe dato i trenta cubiti dichiarati. Nel brano non c’era evidentemente altra intenzione se non quella di indicare le dimensioni del Mare, nel linguaggio usuale che chiunque avrebbe capito, misurando la circonferenza nel modo in cui tutti gli esperti artigiani, come Hiram, in quel tempo misuravano il cerchio. Egli, naturalmente, doveva sapere benissimo che mentre il perimetro dell’esagono inscritto avente per lato il raggio era di trenta cubiti, l’effettiva circonferenza sarebbe stata un po’ maggiore”. (Rennie, citato in C. Wordsworth, Notes on the King James Version, Londra, 1887) Sembra dunque che la proporzione di tre a uno (cioè che la circonferenza è tre volte il diametro) fosse il modo abituale di stabilire la misura, beninteso solo approssimativa.

(1 RE 7:24)

“E c’erano ornamenti a forma di cucurbite sotto il suo orlo tutt’intorno, che lo circondavano, dieci per cubito, attorniando il mare tutt’intorno, con due file di ornamenti a forma di cucurbite fusi nella sua fusione.”

*** it-2 p. 1241 Zucca ***
Gli ornamenti a forma di cucurbite (ebr. peqaʽìm) che adornavano il mare di metallo fuso e i pannelli di cedro all’interno del tempio di Salomone potevano essere rotondi come il frutto della coloquintide. — 1Re 6:18; 7:24; 2Cr 4:3.

(1 RE 7:26)

“E il suo spessore era di un palmo; e il suo orlo era simile alla fattura dell’orlo di un calice, un fiore di giglio. Conteneva duemila bat.”

*** w08 1/2 p. 15 Lo sapevate? ***
Quale capacità aveva il mare di metallo fuso del tempio di Salomone?
Primo Re 7:26 dice che quel mare “conteneva duemila bat” d’acqua perché fosse utilizzata dai sacerdoti, mentre il brano parallelo di 2 Cronache 4:5 dice che poteva contenere “tremila bat”. Questa differenza sarebbe secondo alcuni il risultato di un errore di trascrizione nel brano di Cronache.
Comunque, la Traduzione del Nuovo Mondo ci permette di capire come si possono conciliare i due brani. In 1 Re 7:26 si legge: “Conteneva duemila bat”. In 2 Cronache 4:5 si legge invece: “Come recipiente, poteva contenere tremila bat”. Secondo Cronache 4:5 si riferisce quindi all’effettiva capacità del bacino del tempio, l’acqua che poteva contenere, mentre 1 Re 7:26 indica la quantità d’acqua che solitamente veniva tenuta nel bacino del tempio. In altri termini, il bacino non veniva mai riempito fino all’orlo. Sembra che di solito venissero utilizzati solo due terzi della sua capacità.

*** w05 1/12 p. 19 par. 4 Punti notevoli del libro di Secondo Cronache ***
4:5: Qual era la capacità complessiva del mare di metallo fuso? Quando era pieno, il mare poteva contenere tremila bat, o circa 66.000 litri d’acqua. È probabile, però, che normalmente fosse pieno per circa due terzi della sua capacità. Primo Re 7:26 dice: “[Il mare] conteneva duemila bat [44.000 litri]”.

*** it-2 pp. 216-217 Mare di metallo fuso ***
L’orlo del mare era simile al calice di un giglio. Poiché quell’enorme bacino di rame aveva lo spessore di “un palmo [7,4 cm]”, poteva pesare sulle 27 tonnellate. (1Re 7:24-26) Tale ingente quantità di rame era frutto delle conquiste del re Davide in Siria. (1Cr 18:6-8) La fusione era stata fatta in una forma d’argilla nella zona del Giordano ed era stata senza dubbio una notevole impresa. — 1Re 7:44-46.
Capacità. In 1 Re 7:26 si legge che il mare “conteneva duemila bat” d’acqua, mentre nell’analogo brano di 2 Cronache 4:5 viene detto che ‘conteneva tremila bat’. Alcuni sostengono che la differenza sia dovuta a un errore di trascrizione nel brano di Cronache. Tuttavia, anche se in entrambi i casi ricorre lo stesso verbo ebraico che significa “contenere”, la sua traduzione consente una certa elasticità. Infatti alcune traduzioni in 1 Re 7:26 indicano che “conteneva” 2.000 bat d’acqua, mentre in 2 Cronache 4:5 precisano che ne “poteva contenere” 3.000. (Ga, NM, VR) Si comprende dunque che in 1 Re è indicata la quantità d’acqua che normalmente veniva tenuta nel bacino, mentre in 2 Cronache è indicata l’effettiva capacità del recipiente, pieno fino all’orlo.
C’è ragione di ritenere che anticamente il “bat” equivalesse a 22 litri circa; quindi, se era pieno per due terzi della sua capacità, il mare normalmente avrebbe contenuto sui 44.000 litri d’acqua. Per avere la capacità indicata, anziché cilindrico doveva essere piuttosto arrotondato, a forma di bulbo. Un recipiente di tale forma e delle dimensioni menzionate sopra poteva contenere anche sui 66.000 litri. Giuseppe Flavio, storico ebreo del I secolo E.V., nel descrivere il mare dice che era “emisferico” e indica che era situato fra l’altare degli olocausti e l’edificio del tempio, un po’ a S. — Antichità giudaiche, VIII, 79 (iii, 5); VIII, 86 (iii, 6).

(1 RE 7:38)

“E faceva dieci bacini di rame. Ciascun bacino conteneva quaranta bat. Ciascun bacino era di quattro cubiti. C’era un bacino su ciascun carrello dei dieci carrelli.”

*** it-1 p. 278 Bacino, Catino ***
Ciascuno dei dieci bacini di rame costruiti da Hiram per il tempio poteva contenere “quaranta bat” (ca. 880 litri) d’acqua. Se erano di forma semisferica, questi bacini avevano forse un diametro di 1,8 m. Se invece nella parte superiore avevano un rigonfiamento o si restringevano, le misure sarebbero state diverse; c’è da dire che la Bibbia non ne descrive la forma nei particolari, ma si limita a dire che “ciascun bacino era di quattro cubiti”. Ogni bacino era collocato su un carrello a quattro ruote, di pregevole fattura e decorato con ornamenti e incisioni. Cinque furono posti al lato sinistro e cinque al lato destro della casa. — 1Re 7:27-39.

(1 RE 7:46)

“Il re li fuse in forme d’argilla nel Distretto del Giordano, fra Succot e Zaretan.”

*** si p. 65 par. 4 Libro biblico numero 11: 1 Re ***
Anche l’archeologia sostiene molte dichiarazioni del libro. Per esempio, in 1 Re 7:45, 46 leggiamo che Hiram fuse gli utensili di rame per il tempio di Salomone “nel Distretto del Giordano, fra Succot e Zaretan”. Scavando nel luogo dell’antica Succot gli archeologi hanno scoperto tracce di operazioni di fusione.

*** it-2 p. 1225 Zaretan ***
Il primo riferimento a questa località è quello di Giosuè 3:16, dove viene descritto come le acque del Giordano furono miracolosamente trattenute “ad Adam, città al lato di Zaretan”. In seguito la Bibbia riferisce che quando si dovettero fondere oggetti di rame per il tempio, la fusione avveniva nel Distretto del Giordano, “in forme d’argilla . . . fra Succot e Zaretan”. (1Re 7:46) L’argilla abbondante nella valle del Giordano agevolava le operazioni relative alla fusione del rame nella zona.
Poiché Adam viene generalmente identificata con Tell ed-Damiyeh (sul lato E del Giordano di fronte allo sbocco del Wadi Farʽah) e Succot viene localizzata circa 13 km a NNE di Adam, questi versetti indicherebbero che Zaretan si trovava sulla riva O del Giordano non lontano da Adam e Succot.

*** it-2 p. 1225 Zaretan ***
In 2 Cronache 4:17, narrazione parallela a quella di 1 Re 7:46, al posto di Zaretan compare “Zereda”, forse una variante dello stesso nome.

(1 RE 7:50)

“e i bacini e gli spegnitoi e le scodelle e le coppe e i portafuoco, d’oro puro, e i cardini delle porte della casa interna, cioè il Santissimo, e delle porte della casa del tempio, d’oro.”

*** it-2 pp. 1027-1028 Spegnitoi ***
SPEGNITOI
Mezammèreth, il sostantivo ebraico tradotto “smoccolatoi” (PIB), “coltelli” (CEI), “forbici” (ATE) o “spegnitoi” (NM) si ritiene derivi da un verbo (zamàr) che significa “spuntare; potare”. Perciò alcuni ritengono che si trattasse di utensili simili a forbici usati per spuntare i lucignoli. Comunque, tutto quello che si sa esattamente di questi utensili è che erano d’oro o di rame e venivano usati in relazione alle funzioni svolte nel tempio. — 1Re 7:50; 2Re 12:13; 25:14; 2Cr 4:22; Ger 52:18.

(1 RE 8:1)

“In quel tempo Salomone congregava gli anziani d’Israele, tutti i capi delle tribù, i capi principali dei padri, dei figli d’Israele, presso il re Salomone a Gerusalemme, per far salire l’arca del patto di Geova dalla Città di Davide, vale a dire Sion.”

*** it-1 p. 503 Città di Davide ***
Dal regno di Salomone in poi. Salomone trasferì l’Arca nel tempio appena costruito sul pianoro più spazioso a N della Città di Davide. L’espressione “far salire l’arca del patto di Geova dalla Città di Davide” indica che l’area del tempio si trovava un po’ più in alto, poiché il monte Moria era più alto del contrafforte meridionale. (1Re 8:1)

(1 RE 8:8)

“Ma le stanghe erano lunghe, tanto che le punte delle stanghe si vedevano dal Santo di fronte alla stanza più interna, ma non si vedevano da fuori. E lì sono fino a questo giorno.”

*** w01 15/10 p. 31 Domande dai lettori ***
Domande dai lettori
Com’erano posizionate le stanghe per trasportare l’arca del patto, dato che in 1 Re 8:8 è scritto che si vedevano dal Santo?
Un aspetto principale del tabernacolo che Mosè fece costruire nel deserto secondo il disegno datogli da Geova era l’arca del patto. Questa cassa rettangolare rivestita d’oro conteneva le tavolette della Legge e altre cose. Si trovava nello scompartimento più interno, il Santissimo. Sul coperchio dell’Arca c’erano due figure di cherubini d’oro, con le ali distese. Da ciascun lato dell’Arca c’erano anelli d’oro per poterla trasportare con stanghe fatte di legno d’acacia e ricoperte d’oro. Logicamente le stanghe erano infilate negli anelli nel senso della lunghezza dell’Arca. Pertanto quando l’Arca fu collocata al suo posto nel Santissimo del tabernacolo, che guardava verso est, le stanghe erano orientate in direzione nord-sud. Lo stesso poté dirsi in seguito quando l’Arca fu messa nel tempio costruito da Salomone. — Esodo 25:10-22; 37:4-9; 40:17-21.
Una cortina separava il Santissimo dal Santo (la stanza più esterna). I sacerdoti che erano nel Santo non potevano guardare nel Santissimo e vedere l’Arca, sopra la quale Dio si presentava. (Ebrei 9:1-7) Pertanto si potrebbe rimanere perplessi leggendo 1 Re 8:8 che dice: “Le stanghe erano lunghe, tanto che le punte delle stanghe si vedevano dal Santo di fronte alla stanza più interna, ma non si vedevano da fuori”. La stessa cosa viene indicata in 2 Cronache 5:9. In che modo le stanghe erano visibili a chiunque nel Santo del tempio?
Alcuni hanno ipotizzato che le stanghe toccassero la cortina, producendo delle protuberanze visibili. Ma questo non sarebbe stato possibile se le stanghe erano orientate in direzione nord-sud e la cortina era parallela alle stanghe. (Numeri 3:38) C’è una spiegazione più logica. Le stanghe avrebbero potuto essere visibili quando il sommo sacerdote doveva entrare nel Santissimo o se c’era una piccola fessura fra la cortina e la parete del tempio. La cortina impediva di vedere l’Arca stessa, ma forse attraverso quella fessura si vedevano le stanghe che sporgevano da ciascun lato. Anche se questa spiegazione è plausibile, non possiamo essere dogmatici in merito.
È chiaro che ci sono molti particolari di cui potremmo ancora venire a conoscenza. L’apostolo Paolo menzionò alcuni aspetti nella sua lettera agli Ebrei. Quindi fece questo commento: “Ora non è il tempo di parlare di queste cose nei particolari”. (Ebrei 9:5) La futura risurrezione dei fedeli dovrebbe offrire ottime opportunità per conoscere uomini come Mosè, Aaronne, Bezalel e altri che conoscevano personalmente il disegno e la funzione del tabernacolo. — Esodo 36:1.
[Nota in calce]
Le stanghe non dovevano essere sfilate dagli anelli neppure quando l’Arca era nel tabernacolo. Per cui non si potevano usare per nessun altro scopo. L’Arca, inoltre, non doveva essere toccata; se le stanghe fossero state sfilate dagli anelli, ogni trasporto avrebbe richiesto di maneggiare la sacra Arca per reinserire le stanghe negli anelli. Il commento di Numeri 4:6 in quanto a “mettervi le sue stanghe” può riferirsi alla sistemazione o all’aggiustamento delle stanghe per preparare il trasporto della pesante cassa in un nuovo accampamento.

(1 RE 8:9)

“Nell’Arca non c’era nulla salvo le due tavolette di pietra che Mosè vi aveva depositato in Horeb, quando Geova aveva fatto il patto con i figli d’Israele mentre uscivano dal paese d’Egitto.”

*** it-1 p. 179 Arca del patto ***
L’Arca serviva come archivio santo per conservare la testimonianza o sacri rammemoratori, principalmente le due tavolette della testimonianza o Dieci Comandamenti. (Eso 25:16) Una “giara d’oro contenente la manna e la verga di Aaronne che germogliò”, messe in seguito nell’Arca, furono tolte qualche tempo prima dell’erezione del tempio di Salomone. (Eb 9:4; Eso 16:32-34; Nu 17:10; 1Re 8:9; 2Cr 5:10)

(1 RE 8:19)

“Solo che la casa non la edificherai tu stesso, ma tuo figlio che uscirà dai tuoi lombi è colui che edificherà la casa al mio nome’.”

*** it-2 p. 151 Lombi ***
LOMBI
La regione addominale e la parte intorno ai fianchi. Nella Bibbia i termini ebraici chalatsàyim (lombi) e mothnàyim (fianchi) indicano la stessa cosa. (Isa 5:27; 2Re 4:29) Il termine greco osfỳs, nel normale senso della parola, è usato per descrivere l’abbigliamento di Giovanni il Battezzatore che portava una cintura di cuoio intorno ai lombi. — Mt 3:4.
La parte del corpo indicata con il termine “lombi” include gli organi genitali; perciò si dice che i figli ‘escono dai lombi’. (Ge 35:11; 1Re 8:19; At 2:30)

(1 RE 8:27)

““Ma dimorerà veramente Dio sulla terra? Ecco, i cieli, sì, il cielo dei cieli, essi stessi non ti possono contenere; quanto meno, quindi, questa casa che io ho edificato!”

*** it-1 p. 485 Cielo ***
Salomone, il costruttore del tempio di Gerusalemme, dichiarò che “i cieli, sì, il cielo dei cieli” non possono contenere Dio. (1Re 8:27) Essendo Geova il Creatore dei cieli, la sua posizione è di gran lunga superiore ad essi e “il suo nome solo è irraggiungibilmente alto. La sua dignità è al di sopra della terra e del cielo”. (Sl 148:13) Geova misura i cieli fisici con la stessa facilità con cui un uomo, allargando le dita della mano, potrebbe misurare un oggetto fra la punta del pollice e quella del mignolo. (Isa 40:12) Le parole di Salomone non significano che Dio non abbia un preciso luogo di dimora, e neanche che sia onnipresente nel senso di essere letteralmente in ogni luogo e in ogni cosa. Questo si capisce dal fatto che Salomone disse pure che Geova ode “dai cieli, [suo] stabilito luogo di dimora”, cioè dai cieli del reame spirituale. — 1Re 8:30, 39.

(1 RE 8:30)

“E devi ascoltare la richiesta di favore da parte del tuo servitore e del tuo popolo Israele con la quale pregano verso questo luogo; e voglia tu stesso udire nel luogo della tua dimora, nei cieli, e devi udire e perdonare.”

*** g 4/11 p. 28 Dio è onnipresente? ***
Il punto di vista biblico
Dio è onnipresente?
MOLTI credono che Dio sia onnipresente, cioè che sia letteralmente in ogni luogo e in ogni cosa. Il saggio re Salomone fece questa richiesta a Geova: “Voglia tu stesso udire dai cieli, tuo stabilito luogo di dimora”. (1 Re 8:30, 39) Secondo la Bibbia, quindi, Geova Dio ha un luogo di dimora. Salomone parlò di quel luogo come dei “cieli”. Cosa si intende con questa espressione?
A volte la Bibbia usa il termine “cielo” o “cieli” in riferimento allo spazio fisico che circonda la terra. (Genesi 2:1, 4) Tuttavia, poiché è stato Dio a creare ogni cosa, il luogo in cui dimora doveva esserci già prima che portasse all’esistenza l’universo materiale. Pertanto Dio deve trovarsi in un reame che non ha alcun legame con la materia. Quando la Bibbia parla del cielo come luogo di dimora di Geova Dio, quindi, non indica lo strato superiore dell’atmosfera né il cosmo, ma un reame spirituale.

(1 RE 8:39)

“allora voglia tu stesso udire dai cieli, tuo stabilito luogo di dimora, e devi perdonare e agire e dare a ciascuno secondo tutte le sue vie, perché conosci il suo cuore (poiché solo tu stesso conosci bene il cuore di tutti i figli del genere umano);”

*** g 4/11 p. 28 Dio è onnipresente? ***
Il punto di vista biblico
Dio è onnipresente?
MOLTI credono che Dio sia onnipresente, cioè che sia letteralmente in ogni luogo e in ogni cosa. Il saggio re Salomone fece questa richiesta a Geova: “Voglia tu stesso udire dai cieli, tuo stabilito luogo di dimora”. (1 Re 8:30, 39) Secondo la Bibbia, quindi, Geova Dio ha un luogo di dimora. Salomone parlò di quel luogo come dei “cieli”. Cosa si intende con questa espressione?
A volte la Bibbia usa il termine “cielo” o “cieli” in riferimento allo spazio fisico che circonda la terra. (Genesi 2:1, 4) Tuttavia, poiché è stato Dio a creare ogni cosa, il luogo in cui dimora doveva esserci già prima che portasse all’esistenza l’universo materiale. Pertanto Dio deve trovarsi in un reame che non ha alcun legame con la materia. Quando la Bibbia parla del cielo come luogo di dimora di Geova Dio, quindi, non indica lo strato superiore dell’atmosfera né il cosmo, ma un reame spirituale.

(1 RE 8:43)

“voglia tu stesso ascoltare dai cieli, tuo stabilito luogo di dimora, e devi fare secondo tutto ciò per cui lo straniero ti invochi; affinché tutti i popoli della terra conoscano il tuo nome in modo da temerti come ti teme il tuo popolo Israele, e in modo da conoscere che il tuo stesso nome è stato invocato su questa casa che io ho edificato.”

*** w11 1/8 p. 27 Dio è in ogni luogo? ***
In realtà la Bibbia dice che Dio risiede in un luogo specifico, i cieli. Riporta una preghiera in cui, rivolgendosi a Dio, il re Salomone disse: “Voglia tu stesso ascoltare dai cieli, tuo stabilito luogo di dimora”. (1 Re 8:43) Quando insegnò ai suoi discepoli come pregare, Gesù Cristo disse loro di rivolgersi a Dio così: “Padre nostro che sei nei cieli”. (Matteo 6:9) Come riferisce la Bibbia, dopo la sua risurrezione Gesù “entrò . . . nel cielo stesso, per comparire ora dinanzi alla persona di Dio”. — Ebrei 9:24.
Questi versetti mostrano chiaramente che Geova Dio non risiede ovunque, ma solo in cielo. Ovviamente i “cieli” a cui si fa riferimento in tali passi biblici non indicano l’atmosfera intorno alla terra, né la vasta distesa dello spazio cosmico. I cieli fisici non possono contenere il Creatore dell’universo. (1 Re 8:27) La Bibbia spiega che “Dio è uno Spirito”. (Giovanni 4:24) Egli risiede nei cieli spirituali, una dimensione distinta dall’universo fisico. — 1 Corinti 15:44.

(1 RE 8:50)

“e devi perdonare il tuo popolo che aveva peccato contro di te e tutte le loro trasgressioni con le quali avevano trasgredito contro di te; e devi fare d’essi oggetto di pietà davanti a quelli che li hanno presi prigionieri e devono averne pietà”

*** it-2 p. 587 Pietà ***
Geova Dio diede l’esempio nel mostrare pietà a quelli nell’angustia, e può spingere gli uomini a provare questo amorevole sentimento. Perciò il re Salomone poté appropriatamente pregare Geova che quelli che avessero fatto prigionieri gli israeliti per la loro infedeltà provassero pietà per loro. (1Re 8:50)

(1 RE 8:64)

“Quel giorno il re dovette santificare il mezzo del cortile che è dinanzi alla casa di Geova, perché vi doveva offrire il sacrificio bruciato e l’offerta di cereali e i pezzi grassi dei sacrifici di comunione; poiché l’altare di rame che è dinanzi a Geova era troppo piccolo per contenere il sacrificio bruciato e l’offerta di cereali e i pezzi grassi dei sacrifici di comunione.”

*** it-1 p. 97 Altare ***
Per quanto occupasse un’area di oltre 79 m2, questo altare di rame risultò troppo piccolo per l’enorme quantità di sacrifici fatti in quell’occasione, e perciò venne santificata a questo scopo una parte del cortile. — 1Re 8:62-64.

(1 RE 8:65)

“E Salomone celebrava in quel tempo la festa, e tutto Israele con lui, una grande congregazione, dall’entrata di Amat fino alla valle del torrente d’Egitto, dinanzi a Geova nostro Dio, sette giorni e altri sette giorni, quattordici giorni.”

*** it-2 p. 978 Sihor ***
Similmente viene fatta notare un’analogia tra il riferimento al fatto che Davide congregò il popolo d’Israele da Sihor (“dal fiume d’Egitto”, NM) fino ad Amat (nel tentativo di portare l’arca del patto a Gerusalemme) e il radunamento del popolo all’epoca di Salomone “dall’entrata di Amat fino alla valle del torrente d’Egitto”. (1Cr 13:5; 1Re 8:65) La spiegazione potrebbe essere che nel secondo caso (al tempo di Salomone) sono indicati gli effettivi confini degli insediamenti israeliti. La regione compresa tra il Wadi el-ʽArish e il braccio E del Nilo è fondamentalmente desertica e squallida, per cui questo uadi, o valle di torrente, segnava giustamente il limite del territorio abitabile dagli israeliti, mentre nel primo caso (al tempo di Davide) la descrizione può riguardare l’intera zona d’attività degli israeliti, la regione sotto l’effettiva dominazione di Davide, che senz’altro andava fino al confine d’Egitto.

N. 1: 1 Re 8:27-34 (3 min o meno)


(1 Re 8:27-34) “Ma dimorerà veramente Dio sulla terra? Ecco, i cieli, sì, il cielo dei cieli, essi stessi non ti possono contenere; quanto meno, quindi, questa casa che io ho edificato! 28 E ti devi volgere alla preghiera del tuo servitore e alla sua richiesta di favore, o Geova mio Dio, per ascoltare il grido d’implorazione e la preghiera con la quale il tuo servitore prega oggi dinanzi a te; 29 affinché i tuoi occhi siano aperti verso questa casa notte e giorno, verso il luogo di cui dicesti: ‘Lì sarà il mio nome’, per ascoltare la preghiera con la quale il tuo servitore prega verso questo luogo. 30 E devi ascoltare la richiesta di favore da parte del tuo servitore e del tuo popolo Israele con la quale pregano verso questo luogo; e voglia tu stesso udire nel luogo della tua dimora, nei cieli, e devi udire e perdonare. 31 “Quando un uomo pecca contro il suo prossimo, e realmente pone su di lui una maledizione per renderlo soggetto alla maledizione, ed egli realmente viene [nel]la maledizione davanti al tuo altare in questa casa, 32 allora voglia tu stesso udire dai cieli, e devi agire e giudicare i tuoi servitori dichiarando malvagio il malvagio col porre la sua via sulla sua propria testa, e dichiarando giusto il giusto col rendergli secondo la sua propria giustizia. 33 “Quando il tuo popolo Israele è sconfitto davanti al nemico, perché hanno continuato a peccare contro di te, e veramente tornano a te e lodano il tuo nome e pregano e fanno richiesta di favore verso di te in questa casa, 34 allora voglia tu stesso udire dal cielo, e devi perdonare il peccato del tuo popolo Israele e li devi ricondurre al suolo che desti ai loro antenati.

N. 2: Cornelio. Tema: Geova Dio non è parziale (it-1 pp. 573-574) (5 min)


***it-1 pp. 573-574 Cornelio***
CORNELIO
Ufficiale dell’esercito (centurione) al comando di 100 uomini della coorte italica. (Vedi UFFICIALE DELL’ESERCITO). Di stanza a Cesarea, viveva in casa propria. Il nome suggerisce che poteva essere di famiglia nobile romana. Era “uomo devoto” che “faceva al popolo molti doni di misericordia e faceva di continuo supplicazione a Dio”, ‘uomo giusto che temeva Dio e del quale l’intera nazione dei giudei rendeva buona testimonianza’. Nell’autunno del 36 E.V. gli apparve in visione un angelo che gli disse: “Le tue preghiere e i tuoi doni di misericordia sono ascesi a ricordo dinanzi a Dio”. L’angelo disse inoltre a Cornelio di mandare a chiamare Pietro a Ioppe. — At 10:1-22.
Quando Pietro arrivò, Cornelio, in presenza dei “suoi parenti e [dei] suoi intimi amici”, gli disse: “Siamo . . . tutti presenti dinanzi a Dio per udire tutte le cose che Geova ti ha comandato di dire”. (At 10:24, 33) “Mentre Pietro stava ancora parlando . . . lo spirito santo cadde su tutti quelli che udivano la parola”. Perciò queste persone, fra le quali Cornelio è menzionato per nome come il personaggio più importante, furono i primi gentili o non ebrei a ricevere “il gratuito dono dello spirito santo”. (At 10:44, 45) Il battesimo seguì immediatamente; dopo di che non si sa più nulla della vita e dell’attività di Cornelio.
Perché la conversione di Cornelio fu un avvenimento di particolare importanza?
Cornelio non era un proselito appartenente alla comunità ebraica, come sostengono alcuni, anche se era a conoscenza degli scritti dei profeti, faceva doni di misericordia agli ebrei, temeva Dio, pregava di continuo e usava il nome di Geova. Le Scritture indicano chiaramente che questo centurione era un gentile incirconciso nel vero senso della parola. Se Cornelio fosse stato un proselito, Pietro non avrebbe detto che a lui, ebreo, non era lecito frequentare un “uomo di un’altra razza”, in considerazione di quanto era scritto nella Legge a proposito del residente forestiero. (Le 19:33, 34; At 10:28) Se fosse stato un proselito, gli altri sei ebrei che accompagnavano Pietro non si sarebbero ‘meravigliati’ vedendo che lo spirito santo era versato “su persone delle nazioni”. (At 10:45; 11:12) Se fosse stato un proselito, perché i “sostenitori della circoncisione” avrebbero conteso per questo con Pietro? — At 11:2.
In realtà Cornelio era il primo, la primizia, dei non ebrei incirconcisi a diventare cristiano, indicando che ormai non era più necessario che i gentili diventassero proseliti come l’eunuco etiope prima di essere ammessi nella congregazione cristiana. “Per certo”, esclamò Pietro in quell’occasione storica, “comprendo che Dio non è parziale, ma in ogni nazione l’uomo che lo teme e opera giustizia gli è accetto”. (At 10:34, 35) Come alla Pentecoste Pietro era stato il primo ad aprire la Via agli ebrei, così anche questa volta fu lui a portare la buona notizia della salvezza ai gentili incirconcisi. Anche Giacomo fu d’accordo che questa era “la prima volta” che Dio rivolgeva l’attenzione “alle nazioni”. — At 15:7, 14.

N. 3: Come si può far fronte alle preoccupazioni della vita? (igw p. 24 §§ 1-3) (5 min)


***igw p. 24 parr. 1-3 Domanda 16: Come si può far fronte alle preoccupazioni della vita?***
“Getta su Geova stesso il tuo peso, ed egli stesso ti sosterrà. Non permetterà mai che il giusto vacilli”.
Salmo 55:22
“I piani del diligente sono sicuramente per il vantaggio, ma chi è frettoloso va sicuramente verso l’indigenza”.
Proverbi 21:5
“Non aver timore, poiché io sono con te. Non guardare in giro, poiché io sono il tuo Dio. Di sicuro ti fortificherò. Sì, realmente ti aiuterò. Sì, davvero ti sorreggerò fermamente con la mia destra di giustizia”.
Isaia 41:10

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