Punti notevoli del libro: Secondo Re | Lettura della Bibbia: 2 Re

Punti notevoli della lettura della Bibbia: 2 Re | Testi spiegati e lezioni pratiche

RE, LIBRI DEI

Libri delle Sacre Scritture che narrano la storia di Israele dagli ultimi giorni del re Davide fino alla scarcerazione del re Ioiachin a Babilonia.
In origine i due libri erano uniti in un unico rotolo intitolato “Re” (ebr. Melakhìm), e nella Bibbia ebraica sono tuttora considerati un unico libro, il quarto dei cosiddetti “Profeti anteriori”. Nella Settanta greca i libri dei Re si chiamavano Terzo e Quarto dei Regni, poiché i libri di Samuele erano intitolati Primo e Secondo dei Regni. Nella Vulgata latina questi libri costituiscono insieme i quattro libri ‘dei Re’, perché Girolamo preferì chiamarli Regum (“dei Re”), in armonia col titolo ebraico, anziché Regnorum (“dei Regni”) traducendo alla lettera il titolo della Settanta. La divisione in due libri nella Settanta si rese necessaria perché la traduzione in greco, lingua che ha le vocali, richiedeva uno spazio quasi doppio rispetto all’ebraico, che, fino alla seconda metà del I millennio E.V., non le aveva. Nelle versioni greche la divisione fra 2 Samuele e 1 Re non avveniva sempre nello stesso punto. Luciano di Antiochia, per esempio, nella sua recensione della Settanta fece iniziare 1 Re con quello che nelle Bibbie odierne è 1 Re 2:12.

SCHEMA DI SECONDO RE

La storia di Giuda e di Israele iniziata in 1 Re prosegue in questo libro fino alla distruzione di Samaria e poi di Gerusalemme a causa della loro infedeltà
Il libro fu probabilmente completato in Egitto circa 27 anni dopo la distruzione di Gerusalemme per opera dei babilonesi
Dopo Elia, Eliseo presta servizio come profeta di Geova
Elia predice la morte di Acazia; fa inoltre scendere fuoco dai cieli su due insolenti capi militari e sulle rispettive squadre di 50 uomini inviate a prenderlo (1:2-17)
Elia viene portato via in un turbine; Eliseo ne eredita la veste ufficiale (2:1-13)
Eliseo divide il Giordano e sana l’acqua di Gerico; il suo consiglio ispirato salva dalla morte per sete gli eserciti alleati di Israele, Giuda ed Edom e permette loro di sconfiggere i moabiti; Eliseo moltiplica la provvista d’olio di una vedova, risuscita il figlio di una sunamita, rende innocua una minestra velenosa, moltiplica del pane e del grano portati in dono, guarisce il lebbroso Naaman, annuncia che la lebbra di Naaman si attaccherà all’avido Gheazi e alla sua progenie, e fa galleggiare il ferro di una scure presa in prestito (2:14–6:7)
Eliseo preavverte il re d’Israele che i siri attaccheranno di sorpresa; truppe sire cercano di catturarlo ma vengono colpite da una temporanea cecità psichica; i siri assediano Samaria, e la colpa della risultante carestia viene attribuita ad Eliseo; questi predice la fine della carestia (6:8–7:2)
L’incarico dato a Elia viene completato quando Eliseo dice ad Azael che diventerà re di Siria e manda un messaggero a ungere Ieu come re d’Israele (8:7-13; 9:1-13)
Ieu interviene contro la casa di Acab, estirpando l’adorazione di Baal da Israele (9:14–10:28)
Sul letto di morte, Eliseo riceve la visita di Ioas nipote di Ieu; gli preannuncia tre vittorie sulla Siria (13:14-19)
Avendo mancato di rispetto a Geova, Israele viene portato in esilio in Assiria
Il culto dei vitelli iniziato da Geroboamo continua durante i regni di Ieu e dei suoi discendenti Ioacaz, Ioas, Geroboamo II e Zaccaria (10:29, 31; 13:6, 10, 11; 14:23, 24; 15:8, 9)
Durante gli ultimi giorni di Israele, il re Zaccaria viene assassinato da Sallum, Sallum da Menaem, Pecachia figlio di Menaem da Peca, e Peca da Oshea (15:8-30)
Durante il regno di Peca, Tiglat-Pileser III re d’Assiria porta in esilio molti israeliti; nel nono anno di Oshea, Samaria viene distrutta e Israele è portato in esilio per aver mancato di rispetto a Geova; nel territorio di Israele vengono trasferite altre popolazioni (15:29; 17:1-41)
Le riforme religiose non portano nessun cambiamento duraturo in Giuda; Babilonia distrugge Gerusalemme e porta in esilio il popolo di Dio
Ieoram re di Giuda sposa Atalia, figlia di Acab e di Izebel; sia Ieoram che il figlio Acazia diventano apostati (8:16-27)
Alla morte di Acazia, Atalia cerca di sterminare il seme di Davide per impadronirsi del trono; Ioas, figlio di Acazia, viene salvato dalla zia e infine diventa re; Atalia viene uccisa (11:1-16)
Finché il sommo sacerdote Ieoiada è in vita e gli dà consigli, Ioas opera per ripristinare la vera adorazione, ma i sacrifici sugli alti luoghi persistono sotto il suo regno e sotto quello dei suoi successori Amazia, Azaria (Uzzia) e Iotam (12:1-16; 14:1-4; 15:1-4, 32-35)
Acaz figlio di Iotam pratica l’idolatria, mentre Ezechia figlio di Acaz attua alcune valide riforme, vanificate però dai successivi cattivi regni di Manasse e di Amon (16:1-4; 18:1-6; 21:1-22)
Giosia figlio di Amon adotta energiche misure per estirpare l’idolatria dal paese; viene però ucciso in una battaglia contro il faraone Neco (22:1–23:30)
Gli ultimi quattro re di Giuda sono infedeli: Ioacaz figlio di Giosia muore in cattività in Egitto; Ioiachim fratello di Ioacaz regna dopo di lui; Ioiachin, figlio e successore di Ioiachim, viene portato in esilio a Babilonia; Sedechia, fratello di Ioiachim, regna fino alla conquista di Gerusalemme da parte dei babilonesi e alla deportazione della maggioranza dei superstiti (23:31–25:21)

17 ago. Lettura della Bibbia: 2 Re 1-4


(2 RE 1:1)

“E, dopo la morte di Acab, Moab si rivoltava contro Israele.”

*** si p. 69 par. 2 Libro biblico numero 12: 2 Re ***
Fu completato verso il 580 a.E.V., e si riferisce al periodo che comincia con il regno di Acazia d’Israele verso il 920 a.E.V. e finisce nel 37° anno dell’esilio di Ioiachin, nel 580 a.E.V. — 1:1; 25:27.

*** it-1 p. 187 Archeologia ***
La Stele moabita fu una delle prime scoperte importanti fatte nella zona a E del Giordano. (ILLUSTRAZIONE, vol. 1, p. 325) Scoperta nel 1868 a Dhiban, a N della valle dell’Arnon, presenta la versione del re moabita Mesa della sua ribellione contro Israele. (Cfr. 2Re 1:1; 3:4, 5). L’iscrizione dice in parte: “Io (sono) Mesa, figlio di Chemos-[. . .], re di Moab, il dibonita . . . Omri, re d’Israele, umiliò Moab per molti anni (lett. giorni), poiché Chemos [il dio di Moab] era adirato contro il suo paese. E suo figlio lo seguì e anche lui disse: ‘Umilierò Moab’. Ai miei giorni parlò [così], ma io ho trionfato su di lui e sulla sua casa, e Israele è perito per sempre! . . . E Chemos mi disse: ‘Va’, porta via Nebo da Israele!’ Così andai di notte e combattei contro di essa dall’alba fino a mezzogiorno, e la presi e uccisi tutti . . . E portai via di là i [vasi] di Yahweh, e li trascinai davanti a Chemos”. (Ancient Near Eastern Texts, a cura di J. B. Pritchard, 1974, p. 320)

(2 RE 1:2)

“Quindi Acazia cadde dalla grata della sua camera in terrazza che era a Samaria e restò infermo. Mandò dunque messaggeri e disse loro: “Andate, domandate a Baal-Zebub dio di Ecron se mi rimetterò da questa infermità”.”

*** it-1 p. 46 Acazia ***
In un incidente accaduto in casa, il re Acazia cadde attraverso una grata (che forse copriva un lucernario) della sua camera in terrazza, rimase infermo e fu costretto a letto. (2Re 1:2) Come se il vero Dio non esistesse più, egli inviò messaggeri a interrogare il dio filisteo Baal-Zebub (che significa “proprietario delle mosche”) circa le sue prospettive di guarigione.

*** it-1 p. 269 Baal-Zebub ***
BAAL-ZEBUB
(Bàal-Zebùb) [proprietario delle mosche].
Il Baal adorato dai filistei a Ecron. Ci sono indicazioni che gli ebrei avevano l’abitudine di cambiare i nomi dei falsi dèi in qualcosa di simile ma spregevole. Quindi il termine “Zebub” potrebbe essere un’alterazione di uno dei titoli di Baal, menzionato nei testi di Ras Shamra come “Zebul” (principe). Alcuni studiosi ritengono però che questo nome gli fosse stato dato dai suoi adoratori che lo consideravano in grado, quale produttore delle mosche, di controllare questa comune piaga del Medio Oriente. Poiché a Baal-Zebub venivano attribuiti oracoli, altri sono del parere che fosse un dio i cui oracoli erano rivelati dal volo o dal ronzio di una mosca. — 2Re 1:2.

*** it-2 p. 339 Mosca ***
Il nome del dio venerato dai filistei a Ecron, “Baal-Zebub”, significa “proprietario delle mosche”. Questo ha dato origine all’idea che i suoi adoratori lo ritenessero capace di controllare questi insetti. Poiché a Baal-Zebub si attribuivano oracoli, altri hanno avanzato l’ipotesi che il nome possa indicare che il dio emanava oracoli mediante il volo o il ronzio di una mosca. — 2Re 1:2, 6; vedi BAAL-ZEBUB; TAFANO.

(2 RE 2:1)

“E avvenne che quando Geova stava per far salire Elia ai cieli in un turbine, Elia ed Eliseo se ne andavano da Ghilgal.”

*** it-1 p. 1092 Ghilgal ***
2. Sebbene i pareri siano discordi, la Ghilgal menzionata in relazione a Elia ed Eliseo evidentemente non è la stessa del n. 1. Prima di essere portato nei cieli in un turbine, Elia, accompagnato da Eliseo, scese da Ghilgal a Betel e poi a Gerico. (2Re 2:1-5) Questo percorso fa pensare a una località vicino a Betel. Inoltre, il fatto che “scesero” significa che Ghilgal era in una regione montuosa. La Ghilgal nella valle del Giordano non poteva corrispondere a questa descrizione. Perciò i geografi di solito identificano questa seconda Ghilgal con Jil Jiliya, grosso villaggio in cima a una collina circa 11 km a N di Betel. Là in seguito Eliseo rese commestibile la minestra velenosa. (2Re 4:38-41) Forse questa, o un’altra Ghilgal ancora, è quella descritta in Deuteronomio 11:29, 30 di fronte al monte Gherizim e al monte Ebal.

(2 RE 2:3)

“I figli dei profeti che erano a Betel uscirono quindi verso Eliseo e gli dissero: “Realmente sai che oggi Geova toglierà il tuo padrone come capo sopra di te?” A ciò disse: “Lo so bene anch’io. Tacete”.”

*** it-2 p. 663 Profeta ***
I “figli dei profeti”. Come spiega la Gesenius’ Hebrew Grammar (Oxford, 1952, p. 418), il termine ebraico ben (figlio di) o benèh (figli di) può indicare “appartenenza a una corporazione o associazione (oppure a una tribù, o a una qualsiasi classe particolare)”. (Cfr. Ne 3:8, dove l’espressione “membro dei mischiatori di unguento” letteralmente è “figlio dei mischiatori di unguento”). L’espressione “figli dei profeti” potrebbe quindi indicare una scuola frequentata da coloro che erano chiamati a svolgere questa professione o semplicemente un’associazione cooperativa di profeti. Simili gruppi di profeti erano presenti a Betel, Gerico e Ghilgal. (2Re 2:3, 5; 4:38; cfr. 1Sa 10:5, 10).

(2 RE 2:9)

“E avvenne che appena furono passati Elia stesso disse a Eliseo: “Chiedi ciò che devo fare per te prima che io ti sia tolto”. A ciò Eliseo disse: “Ti prego, che due parti del tuo spirito vengano a me”.”

*** w05 1/8 p. 8 par. 6 Punti notevoli del libro di Secondo Re ***
2:9: Perché Eliseo chiese ‘due parti dello spirito di Elia’? Per assolvere la responsabilità di profeta in Israele, Eliseo avrebbe avuto bisogno dello stesso spirito che aveva mostrato Elia, uno spirito coraggioso e intrepido. Rendendosi conto di questo fatto, Eliseo chiese una porzione doppia dello spirito di Elia. Eliseo era stato nominato da Elia suo successore e lo aveva servito per sei anni, per cui Eliseo lo considerava suo padre spirituale; Eliseo era per così dire il primogenito di Elia in senso spirituale. (1 Re 19:19-21; 2 Re 2:12) Quindi, come un primogenito letterale riceveva due parti dell’eredità del padre, Eliseo chiese e ricevette due parti dell’eredità spirituale di Elia.

*** w03 1/11 p. 31 Domande dai lettori ***
Domande dai lettori
Perché Eliseo chiese “due parti” dello spirito di Elia?
Poco prima che Elia portasse a termine il suo incarico di profeta in Israele, il profeta Eliseo, più giovane, gli chiese: “Ti prego, che due parti del tuo spirito vengano a me”. (2 Re 2:9) Spiritualmente parlando, sembra che Eliseo stesse chiedendo una porzione doppia come quella che veniva data a un figlio primogenito. (Deuteronomio 21:17) Un breve esame dell’episodio farà chiarezza e ci aiuterà a trarne alcune lezioni.
In armonia con le istruzioni di Geova, il profeta Elia aveva unto Eliseo come suo successore. (1 Re 19:19-21) Per circa sei anni Eliseo prestò fedelmente servizio quale aiutante di Elia, cosa che era deciso a fare sino alla fine. Anche l’ultimo giorno che Elia trascorse come profeta in Israele, Eliseo cooperò strettamente con lui. Benché Elia lo esortasse a smettere di seguirlo, il profeta più giovane ripeté per tre volte: “Certamente non ti lascerò”. (2 Re 2:2, 4, 6; 3:11) Per Eliseo il profeta più anziano era veramente un padre spirituale. — 2 Re 2:12.
Eliseo però non era l’unico figlio spirituale di Elia. Elia ed Eliseo frequentavano un gruppo chiamato “i figli dei profeti”. (2 Re 2:3) Il racconto di 2 Re indica che anche questi “figli” erano molto legati al loro padre spirituale, Elia. (2 Re 2:3, 5, 7, 15-17) Nondimeno, essendo stato unto quale successore, Eliseo era il principale dei figli spirituali di Elia, il primogenito, per così dire. Nell’antico Israele un primogenito letterale riceveva due parti dell’eredità del padre, mentre gli altri figli ne ricevevano una ciascuno. Per questo Eliseo chiese due parti dell’eredità spirituale di Elia.
Perché Eliseo fece tale richiesta proprio in quel particolare tempo? Perché stava per assumere un compito oneroso, quello di succedere a Elia come profeta in Israele. Eliseo si rendeva conto che per assolvere le responsabilità connesse con quel solenne incarico aveva bisogno di una forza spirituale ben maggiore delle sue capacità, forza che solo Geova poteva dargli. Doveva essere intrepido come lo era stato Elia. (2 Re 1:3, 4, 15, 16) Chiese dunque due parti dello spirito di Elia, uno spirito di coraggio e di ‘assoluta gelosia per Geova’, qualità desiderabili prodotte dallo spirito di Dio. (1 Re 19:10, 14) Quale fu la risposta di Elia?
Elia sapeva che Eliseo aveva chiesto qualcosa che non spettava a lui dare, ma solo a Dio. Perciò, con modestia, rispose: “Hai chiesto una cosa difficile. Se mi vedi quando ti sarò tolto, ti avverrà in quel modo”. (2 Re 2:10) In effetti Geova permise a Eliseo di vedere Elia ascendere in un turbine. (2 Re 2:11, 12) La richiesta di Eliseo fu esaudita. Geova gli diede lo spirito di cui aveva bisogno per intraprendere il suo nuovo incarico e per affrontare le prove future.
Oggi i cristiani unti (chiamati a volte la classe di Eliseo) e i servitori di Dio in generale possono trarre molto incoraggiamento da questo episodio biblico. A volte potremmo sentirci intimoriti e non all’altezza di fronte a un nuovo incarico, oppure potremmo perdere in parte il coraggio di continuare a predicare il Regno di fronte a una crescente indifferenza o opposizione nel nostro territorio. Se però imploriamo Geova perché ci sostenga, egli ci darà spirito santo nella misura in cui ne abbiamo bisogno per affrontare sfide e cambiamenti. (Luca 11:13; 2 Corinti 4:7; Filippesi 4:13) Sì, proprio come rafforzò Eliseo perché assolvesse maggiori responsabilità, così Geova aiuterà tutti noi, giovani e vecchi, a compiere il nostro ministero. — 2 Timoteo 4:5.

*** w97 1/11 p. 30 Un esempio di abnegazione e di lealtà ***
Una volta passati dall’altra parte, Elia disse a Eliseo: “Chiedi ciò che devo fare per te prima che io ti sia tolto”. Eliseo chiese “due parti” dello spirito di Elia, cioè la parte doppia che normalmente sarebbe spettata a un figlio primogenito. Indubbiamente Eliseo aveva onorato Elia come un figlio primogenito onorerebbe suo padre. Inoltre era stato unto per diventare successore di Elia quale profeta di Geova in Israele. Quindi la sua richiesta non era né egoistica né fuori luogo. Comunque, sapendo che solo Geova poteva appagare questa richiesta, Elia modestamente rispose: “Hai chiesto una cosa difficile”. Poi aggiunse: “Se mi vedi quando ti sarò tolto, ti avverrà in quel modo; ma se non mi vedi, non avverrà”. — 2 Re 2:9, 10; Deuteronomio 21:17.

*** it-1 p. 807 Elia ***
Eliseo raccoglie la veste ufficiale di Elia che gli era caduta e riceve “due parti” (come quelle spettanti a un figlio primogenito) dello spirito di Elia, spirito di coraggio e di ‘assoluta gelosia per Geova l’Iddio degli eserciti’. — 2Re 2:1-13; 1Re 19:10, 14; cfr. De 21:17.

*** it-1 p. 813 Eliseo ***
Prima che Elia se ne vada, Eliseo gli chiede “due parti del [suo] spirito”, cioè una parte doppia, quella spettante a un figlio primogenito. Questa posizione gli spetta a motivo della sua nomina ufficiale a successore di Elia avvenuta quando Elia aveva gettato su di lui la sua veste ufficiale. (2Re 2:9)

(2 RE 2:11)

“E avvenne che mentre camminavano, parlando mentre camminavano, ebbene, ecco, un carro da guerra di fuoco e cavalli di fuoco, e operavano fra loro due una separazione; ed Elia ascendeva ai cieli nel turbine.”

*** w05 1/8 p. 9 par. 1 Punti notevoli del libro di Secondo Re ***
2:11: Cos’erano i “cieli” a cui ‘Elia ascese nel turbine’? Non erano né le parti remote dell’universo fisico né il luogo spirituale dove dimorano Dio e i suoi figli angelici. (Deuteronomio 4:19; Salmo 11:4; Matteo 6:9; 18:10) I “cieli” a cui ascese Elia erano i cieli atmosferici. (Salmo 78:26; Matteo 6:26) Sfrecciando nell’atmosfera, evidentemente il carro di fuoco trasportò Elia in un’altra parte della terra, dove continuò a vivere per qualche tempo. Anni dopo, infatti, Elia scrisse una lettera a Ieoram, re di Giuda. — 2 Cronache 21:1, 12-15.

*** w03 1/9 p. 30 Apprezzate i compagni di fede di età avanzata? ***
All’epoca Eliseo assisteva Elia già da circa sei anni, eppure desiderava servire con lui il più a lungo possibile. Infatti la narrazione prosegue: “Avvenne che mentre camminavano, parlando mentre camminavano, ebbene, ecco, . . . Elia ascendeva”. (Versetto 11) Elia ed Eliseo continuarono a conversare fino all’ultimo istante del ministero di Elia in Israele. A quanto pare il profeta più giovane era desideroso di imparare più che poteva dal profeta molto più esperto di lui per trarne istruzione e incoraggiamento. Chiaramente, apprezzava il suo amico anziano.

*** w97 15/9 p. 15 Sarete fedeli come Elia? ***
A QUALI CIELI ASCESE ELIA?
“AVVENNE che mentre [Elia ed Eliseo] camminavano, parlando mentre camminavano, ebbene, ecco, un carro da guerra di fuoco e cavalli di fuoco, e operavano fra loro due una separazione; ed Elia ascendeva ai cieli nel turbine”. — 2 Re 2:11.
Che significato ha la parola “cieli” in questo contesto? A volte il termine si riferisce allo spirituale luogo di dimora di Dio e dei suoi figli angelici. (Matteo 6:9; 18:10) “Cieli” può anche indicare l’universo fisico. (Deuteronomio 4:19) E nella Bibbia questo termine è usato anche per indicare lo strato inferiore dell’atmosfera terrestre, dove volano gli uccelli e soffiano i venti. — Salmo 78:26; Matteo 6:26.
A quale di questi cieli ascese il profeta Elia? Evidentemente fu trasferito attraverso l’atmosfera terrestre e collocato in una diversa parte del globo. Anni dopo Elia era ancora sulla terra, perché scrisse una lettera a Ieoram re di Giuda. (2 Cronache 21:1, 12-15) Che Elia non fosse asceso fino alla dimora spirituale di Geova Dio fu successivamente confermato da Gesù Cristo, il quale dichiarò: “Nessun uomo è asceso al cielo se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo”, cioè Gesù stesso. (Giovanni 3:13) La via che porta alla vita celeste fu aperta per la prima volta a uomini imperfetti dopo la morte, risurrezione e ascensione di Gesù Cristo. — Giovanni 14:2, 3; Ebrei 9:24; 10:19, 20.

*** it-1 p. 452 Cavallo ***
L’invisibile equipaggiamento bellico celeste di Geova è rappresentato da carri e cavalli di fuoco. (2Re 2:11, 12) Una volta Eliseo pregò che gli occhi del suo atterrito servitore si aprissero affinché vedesse che “la regione montagnosa era piena di cavalli e di carri da guerra di fuoco tutt’intorno a Eliseo” per proteggerlo dall’accerchiamento delle truppe sire mandate a catturarlo. — 2Re 6:17.

*** it-1 p. 489 Cielo ***
Ascensione al cielo. In 2 Re 2:11, 12 viene descritto Elia che “ascendeva ai cieli nel turbine”. I cieli qui menzionati sono i cieli atmosferici in cui si formano i turbini, non i cieli spirituali della presenza di Dio. Elia non morì al tempo di questa ascensione, ma continuò a vivere per alcuni anni dopo essere stato trasportato per “via aerea” lontano dal suo successore Eliseo. Elia non ascese ai cieli spirituali neppure alla sua morte, poiché Gesù, quando era sulla terra, disse chiaramente: “Nessun uomo è asceso al cielo”. (Gv 3:13; vedi ELIA n. 1 [Gli succede Eliseo]). Alla Pentecoste Pietro dice che Davide “non ascese ai cieli”. (At 2:34) In realtà nulla nelle Scritture indica che prima della venuta di Cristo Gesù fosse offerta ai servitori di Dio una speranza celeste. Tale speranza traspare per la prima volta nelle parole che Gesù rivolse ai discepoli (Mt 19:21, 23-28; Lu 12:32; Gv 14:2, 3), ed essi la compresero chiaramente solo dopo la Pentecoste del 33 E.V. — At 1:6-8; 2:1-4, 29-36; Ro 8:16, 17.

*** it-1 p. 807 Elia ***
Là Eliseo come ricompensa per la sua fedeltà vede un carro da guerra di fuoco e cavalli di fuoco ed Elia ascendere verso i cieli in un turbine. Eliseo raccoglie la veste ufficiale di Elia che gli era caduta e riceve “due parti” (come quelle spettanti a un figlio primogenito) dello spirito di Elia, spirito di coraggio e di ‘assoluta gelosia per Geova l’Iddio degli eserciti’. — 2Re 2:1-13; 1Re 19:10, 14; cfr. De 21:17.
Elia non muore in quel tempo, né va nell’invisibile reame spirituale, ma è trasferito per ricevere un altro incarico profetico. (Gv 3:13) Lo dimostra il fatto che Eliseo non osserva un periodo di lutto per il suo maestro. Alcuni anni dopo la sua ascensione nel turbine Elia è ancora vivo e attivo come profeta, questa volta nei confronti del re di Giuda. A motivo della cattiva condotta seguita da Ieoram re di Giuda, Elia gli scrive una lettera che esprime la condanna di Geova, condanna che si adempie di lì a poco. — 2Cr 21:12-15; vedi CIELO (Ascensione al cielo).

*** it-1 p. 813 Eliseo ***
Lungo la strada una banda di piccoli delinquenti mostra grave mancanza di rispetto per lui e per il suo incarico di profeta. “Sali, testa pelata! Sali, testa pelata!”, lo canzonano. Può darsi che volessero incitarlo a salire fino a Betel o ad andarsene dalla terra come si supponeva avesse fatto il suo predecessore. (2Re 2:11)

(2 RE 2:12)

“Frattanto Eliseo lo vedeva, e gridava: “Padre mio, padre mio, carro da guerra d’Israele e suoi cavalieri!” E non lo vide più. Di conseguenza afferrò le sue proprie vesti e le strappò in due pezzi.”

*** it-1 p. 452 Cavallo ***
L’invisibile equipaggiamento bellico celeste di Geova è rappresentato da carri e cavalli di fuoco. (2Re 2:11, 12) Una volta Eliseo pregò che gli occhi del suo atterrito servitore si aprissero affinché vedesse che “la regione montagnosa era piena di cavalli e di carri da guerra di fuoco tutt’intorno a Eliseo” per proteggerlo dall’accerchiamento delle truppe sire mandate a catturarlo. — 2Re 6:17.

(2 RE 2:23)

“E di là saliva a Betel. Mentre saliva per la via, piccoli ragazzi uscirono dalla città e si burlavano di lui e gli dicevano: “Sali, testa pelata! Sali, testa pelata!””

*** w05 1/8 p. 9 par. 6 Punti notevoli del libro di Secondo Re ***
2:23, 24. A quanto sembra, il motivo principale per cui Eliseo fu schernito fu il fatto che un calvo indossava la veste ufficiale di Elia. I ragazzi riconoscevano che Eliseo era un rappresentante di Geova e semplicemente non lo volevano intorno. Gli dissero di ‘salire’, ovvero di continuare a salire fino a Betel o di essere portato in cielo come lo era stato Elia. È evidente che quei ragazzi manifestavano l’atteggiamento ostile dei loro genitori. È molto importante che i genitori insegnino ai figli a rispettare i rappresentanti di Dio.

*** si p. 74 par. 34 Libro biblico numero 12: 2 Re ***
34 Geova non tollera la mancanza di rispetto per i suoi rappresentanti ufficiali. Quando i giovani delinquenti schernirono Eliseo quale profeta di Geova, Geova diede immediatamente loro ciò che meritavano. (2:23, 24)

*** it-1 p. 286 Bambini, Figli ***
Un gruppo di ragazzini mostrò grave mancanza di rispetto per Eliseo, profeta nominato da Dio, deridendolo con le grida: “Sali, testa pelata! Sali, testa pelata!” Essi volevano che Eliseo, il quale indossava la nota veste di Elia, salisse a Betel oppure se ne andasse dalla terra come si supponeva che avesse fatto Elia. (2Re 2:11) Non volevano averlo fra i piedi. Alla fine Eliseo si voltò e invocò il male su di loro nel nome di Geova. “Quindi due orse uscirono dal bosco e sbranavano quarantadue fanciulli di fra loro”. — 2Re 2:23, 24.

*** it-1 p. 394 Calvizie ***
Eliseo, profeta di Geova, era calvo. Dopo essere succeduto ad Elia nell’incarico profetico, stava salendo da Gerico a Betel quando una turba di ragazzini cominciò a burlarsi di lui, dicendo: “Sali, testa pelata! Sali, testa pelata!” Pare che il motivo principale dei loro scherni non fosse la calvizie di Eliseo, ma il fatto di vedere un calvo che indossava la nota veste ufficiale di Elia. Non volevano nessun successore di Elia lì intorno. Doveva andarsene per la sua strada fino a Betel o salire ai cieli in un turbine come aveva fatto il precedente proprietario di quella veste ufficiale. (2Re 2:11) Per rispondere a quanti mettevano così in dubbio che egli fosse il successore di Elia e per insegnare a quei ragazzi e ai loro genitori il dovuto rispetto per un profeta di Geova, Eliseo invocò il male nel nome dell’Iddio di Elia sulla turba beffeggiatrice. Fu una prova della sua identità profetica. Geova mostrò di approvare Eliseo facendo sì che due orse uscite da un bosco vicino sbranassero 42 fanciulli. — 2Re 2:23, 24.

(2 RE 2:24)

“Infine egli si voltò e li vide e invocò il male su di loro nel nome di Geova. Quindi due orse uscirono dal bosco e sbranavano quarantadue fanciulli di fra loro.”

*** w92 1/11 p. 9 Silo e i ragazzi, buoni e cattivi ***
In 2 Re 2:23, 24 leggiamo che una banda di giovani si mise a canzonare il profeta di Dio dicendogli: “Sali, testa pelata! Sali, testa pelata!” Per tutta risposta, Eliseo “invocò il male su di loro nel nome di Geova. Quindi due orse uscirono dal bosco e sbranavano quarantadue fanciulli di fra loro”. Gli orsi bruni siriani potevano reagire con ferocia se colti di sorpresa o se pensavano che i loro piccoli fossero in pericolo. (2 Samuele 17:8; Proverbi 17:12; 28:15) Geova Dio se ne servì per eseguire la sua giustizia contro coloro che avevano gravemente mancato di rispetto al suo rappresentante e quindi a Lui stesso.

*** si p. 74 par. 34 Libro biblico numero 12: 2 Re ***
34 Geova non tollera la mancanza di rispetto per i suoi rappresentanti ufficiali. Quando i giovani delinquenti schernirono Eliseo quale profeta di Geova, Geova diede immediatamente loro ciò che meritavano. (2:23, 24)

*** it-1 p. 394 Calvizie ***
Eliseo, profeta di Geova, era calvo. Dopo essere succeduto ad Elia nell’incarico profetico, stava salendo da Gerico a Betel quando una turba di ragazzini cominciò a burlarsi di lui, dicendo: “Sali, testa pelata! Sali, testa pelata!” Pare che il motivo principale dei loro scherni non fosse la calvizie di Eliseo, ma il fatto di vedere un calvo che indossava la nota veste ufficiale di Elia. Non volevano nessun successore di Elia lì intorno. Doveva andarsene per la sua strada fino a Betel o salire ai cieli in un turbine come aveva fatto il precedente proprietario di quella veste ufficiale. (2Re 2:11) Per rispondere a quanti mettevano così in dubbio che egli fosse il successore di Elia e per insegnare a quei ragazzi e ai loro genitori il dovuto rispetto per un profeta di Geova, Eliseo invocò il male nel nome dell’Iddio di Elia sulla turba beffeggiatrice. Fu una prova della sua identità profetica. Geova mostrò di approvare Eliseo facendo sì che due orse uscite da un bosco vicino sbranassero 42 fanciulli. — 2Re 2:23, 24.

(2 RE 3:4)

“Riguardo a Mesa re di Moab, divenne allevatore di pecore, e pagò al re d’Israele centomila agnelli e centomila montoni non tosati.”

*** w92 1/3 p. 24 Osservate le pecore della Terra Promessa! ***
La lana era un’importante merce di scambio. Lo si deduce dall’osservazione secondo cui un re moabita “divenne allevatore di pecore, e pagò al re d’Israele centomila agnelli e centomila montoni non tosati”. (2 Re 3:4) Sì, si trattava di montoni “non tosati”; la loro abbondante lana ne accresceva il valore.

*** it-1 p. 127 Amos ***
Amos abitava nel villaggio di Tecoa, circa 16 km a S di Gerusalemme e a un’altitudine di 820 m. Verso E, scendendo fino al Mar Morto circa 1.200 m più in basso, si estendeva il desolato deserto di Giuda, dove, nella prima parte della sua vita, il profeta trovò lavoro come umile allevatore di pecore. (Am 1:1) La parola ebraica noqedhìm, qui tradotta “allevatori di pecore”, ricorre solo un’altra volta nella Bibbia (2Re 3:4), ed è affine al termine arabo naqqad, nome di una speciale razza di pecore, non bella ma molto pregiata per il suo vello.

*** it-2 p. 264 Mesa ***
2. Re di Moab contemporaneo di Giosafat re di Giuda e di Acab, Acazia e Ieoram re d’Israele. I moabiti, soggiogati dal regno settentrionale d’Israele, pagavano al re Acab un tributo di 100.000 agnelli e 100.000 montoni non tosati, a quanto pare di una razza famosa per la sua lana. Dopo la morte di Acab, Mesa si ribellò ad Acazia re d’Israele. Questi però, dopo un breve regno, morì e gli succedette il fratello Ieoram, che fece alleanza con Giosafat di Giuda e con un innominato re di Edom per sottomettere di nuovo Mesa. Durante il difficile percorso a S del Mar Morto, i loro eserciti rimasero senz’acqua. Ma il profeta Eliseo assicurò che se fossero stati scavati dei fossi nella riarsa valle del torrente, Geova li avrebbe riempiti d’acqua. — 2Re 1:1; 3:4-19.

(2 RE 3:5)

“E avvenne che appena Acab fu morto, il re di Moab si rivoltava contro il re d’Israele.”

*** it-1 p. 187 Archeologia ***
La Stele moabita fu una delle prime scoperte importanti fatte nella zona a E del Giordano. (ILLUSTRAZIONE, vol. 1, p. 325) Scoperta nel 1868 a Dhiban, a N della valle dell’Arnon, presenta la versione del re moabita Mesa della sua ribellione contro Israele. (Cfr. 2Re 1:1; 3:4, 5). L’iscrizione dice in parte: “Io (sono) Mesa, figlio di Chemos-[. . .], re di Moab, il dibonita . . . Omri, re d’Israele, umiliò Moab per molti anni (lett. giorni), poiché Chemos [il dio di Moab] era adirato contro il suo paese. E suo figlio lo seguì e anche lui disse: ‘Umilierò Moab’. Ai miei giorni parlò [così], ma io ho trionfato su di lui e sulla sua casa, e Israele è perito per sempre! . . . E Chemos mi disse: ‘Va’, porta via Nebo da Israele!’ Così andai di notte e combattei contro di essa dall’alba fino a mezzogiorno, e la presi e uccisi tutti . . . E portai via di là i [vasi] di Yahweh, e li trascinai davanti a Chemos”. (Ancient Near Eastern Texts, a cura di J. B. Pritchard, 1974, p. 320)

*** it-1 p. 686 Dibon ***
Secondo quanto riferisce la Bibbia in 2 Re 3:4, 5, molti secoli più tardi, “appena Acab fu morto”, Mesa re di Moab si ribellò contro la dominazione israelita. La Bibbia non precisa quanto durò questa insurrezione, ed è possibile, come vanta Mesa nella Stele moabita, che in quell’occasione egli riuscisse ad annettere a “Qarhah” diverse città israelite.

*** gm cap. 4 p. 47 par. 19 Quanto è credibile il “Vecchio Testamento”? ***
19 In seguito Israele e Giuda divennero due nazioni, e Israele conquistò il vicino paese di Moab. In un’occasione Moab, sotto il re Mesa, si ribellò e Israele formò un’alleanza con Giuda e col vicino regno di Edom per muovere guerra contro Moab. (2 Re 3:4-27) È notevole il fatto che nel 1868 fu rinvenuta in Giordania una stele (lastra in pietra incisa) che recava un’iscrizione in lingua moabita con la versione di Mesa di questo conflitto.

(2 RE 3:11)

“Allora Giosafat disse: “Non c’è qui un profeta di Geova? Interroghiamo quindi Geova per mezzo di lui”. Uno dei servitori del re d’Israele dunque rispose e disse: “C’è Eliseo figlio di Safat, che versava acqua sulle mani di Elia”.”

*** w97 1/11 p. 31 Un esempio di abnegazione e di lealtà ***
Era consuetudine che un servitore versasse acqua sulle mani del padrone per lavargliele, specie dopo i pasti. Questa abitudine era simile a quella di lavare i piedi, che era un atto di ospitalità, di rispetto e, in certi rapporti, di umiltà. — Genesi 24:31, 32; Giovanni 13:5.

*** w97 1/11 p. 31 Un esempio di abnegazione e di lealtà ***
Evidentemente alcune delle sue mansioni erano umili, poiché divenne noto come colui che “versava acqua sulle mani di Elia”. (2 Re 3:11)

*** it-1 pp. 244-245 Atteggiamenti e gesti ***
Versare acqua sulle mani altrui. Eliseo fu identificato come ministro o servitore di Elia dall’espressione “versava acqua sulle mani di Elia”. Questo era un servizio reso in particolare dopo i pasti. Nel Medio Oriente non si usavano forchetta e coltello ma le mani, e dopo il servitore versava dell’acqua sulle mani del suo padrone per lavarle. (2Re 3:11)

*** it-1 p. 812 Eliseo ***
Per circa sei anni Eliseo fu il servitore di Elia. Questi era il profeta principale, ed Eliseo lavorava a stretto contatto con lui, essendo noto come colui che “versava acqua sulle mani di Elia” quando Elia si lavava le mani. — 2Re 2:3-5; 3:11.

(2 RE 3:17)

“poiché Geova ha detto questo: “Non vedrete vento, e non vedrete rovescio di pioggia; eppure questa valle di torrente sarà piena d’acqua, e certamente [ne] berrete, voi e il vostro bestiame e i vostri animali domestici”’.”

*** it-1 p. 774 Edom ***
A proposito della campagna contro Moab, il predetto ingrossarsi del torrente un tempo asciutto nella valle in cui erano accampati gli eserciti alleati può essere stato prodotto da un temporale del deserto abbattutosi sull’altopiano. Anche oggi temporali del genere possono fare scendere impetuosi torrenti d’acqua lungo gli uadi verso l’Araba. Oppure l’acqua può essere comparsa in modo puramente miracoloso. — 2Re 3:16-23.

(2 RE 3:19)

“E dovete abbattere ogni città fortificata e ogni città scelta, e dovete gettare giù ogni albero buono, e dovete turare tutte le sorgenti d’acqua, e dovete rovinare con pietre ogni buon tratto di terra”.”

*** it-1 p. 87 Alberi ***
Durante l’occupazione del paese di Canaan gli israeliti ricevettero l’ordine di non distruggere gli alberi da frutto nell’attaccare le città; invece secoli dopo i re di Giuda e d’Israele furono autorizzati da Dio ad abbattere gli ‘alberi buoni’ del regno di Moab, pare perché il paese di Moab non faceva parte della Terra Promessa. Si trattava di una spedizione punitiva contro Moab, e l’azione israelita mirava a prevenire una rivolta o rappresaglia moabita. (De 20:19, 20; 2Re 3:19, 25; cfr. Ger 6:6).

(2 RE 3:20)

“E avvenne la mattina, al tempo in cui ascende l’offerta di cereali, che, ecco, veniva acqua dalla direzione di Edom, e il paese si riempì d’acqua.”

*** it-1 p. 774 Edom ***
A proposito della campagna contro Moab, il predetto ingrossarsi del torrente un tempo asciutto nella valle in cui erano accampati gli eserciti alleati può essere stato prodotto da un temporale del deserto abbattutosi sull’altopiano. Anche oggi temporali del genere possono fare scendere impetuosi torrenti d’acqua lungo gli uadi verso l’Araba. Oppure l’acqua può essere comparsa in modo puramente miracoloso. — 2Re 3:16-23.

(2 RE 3:22)

“Quando si alzarono la mattina di buon’ora, il sole stesso rifulse sull’acqua, così che i moabiti dal lato opposto videro l’acqua rossa come sangue.”

*** w05 1/8 p. 9 par. 8 Punti notevoli del libro di Secondo Re ***
3:22. Il riflesso della prima luce del mattino creò l’illusione che l’acqua fosse sangue, forse perché i fossi appena scavati contenevano argilla rossa. Geova può decidere di servirsi dei fenomeni naturali per adempiere i suoi propositi.

*** it-2 pp. 264-265 Mesa ***
Questo è quanto accadde, e il riflesso del primo sole del mattino sull’acqua fece sì che i moabiti la scambiassero per sangue, forse a motivo dell’argilla rossa dei fossi appena scavati. Perciò furono erroneamente indotti a credere che gli eserciti alleati di Israele, Giuda ed Edom si fossero scontrati fra loro. Non è irragionevole che lo abbiano pensato, visto che conoscevano l’antagonismo esistente fra Israele e Giuda. Inoltre gli edomiti nutrivano poca simpatia per gli uomini di Giuda, che in questo caso erano alleati di Israele. — 2Re 3:20-23; cfr. 2Cr 20:10, 11, 24, 25.
Pensando che i nemici si fossero uccisi a vicenda, i moabiti, al grido di “Or dunque, alle spoglie, o Moab!”, penetrarono nell’accampamento d’Israele, solo per essere messi in rotta. Israele ne approfittò per distruggere le loro città, turare le loro sorgenti e riempire di sassi i loro campi, fino alla città di Chir-Areset (Chir di Moab). — 2Re 3:23-25.

(2 RE 3:23)

“E dicevano: “Questo è sangue! Senza dubbio i re sono stati passati a fil di spada, e si sono abbattuti gli uni gli altri. Or dunque, alle spoglie, o Moab!””

*** it-2 pp. 264-265 Mesa ***
Questo è quanto accadde, e il riflesso del primo sole del mattino sull’acqua fece sì che i moabiti la scambiassero per sangue, forse a motivo dell’argilla rossa dei fossi appena scavati. Perciò furono erroneamente indotti a credere che gli eserciti alleati di Israele, Giuda ed Edom si fossero scontrati fra loro. Non è irragionevole che lo abbiano pensato, visto che conoscevano l’antagonismo esistente fra Israele e Giuda. Inoltre gli edomiti nutrivano poca simpatia per gli uomini di Giuda, che in questo caso erano alleati di Israele. — 2Re 3:20-23; cfr. 2Cr 20:10, 11, 24, 25.
Pensando che i nemici si fossero uccisi a vicenda, i moabiti, al grido di “Or dunque, alle spoglie, o Moab!”, penetrarono nell’accampamento d’Israele, solo per essere messi in rotta. Israele ne approfittò per distruggere le loro città, turare le loro sorgenti e riempire di sassi i loro campi, fino alla città di Chir-Areset (Chir di Moab). — 2Re 3:23-25.

(2 RE 3:26)

“Quando il re di Moab ebbe visto che la battaglia si era mostrata troppo forte per lui, subito prese con sé settecento uomini che traevano la spada per aprirsi un varco verso il re di Edom; ma non poterono.”

*** it-1 p. 945 Regni che circondavano Israele, I ***
Moab Nu 22:4-7; 25:1-3; 2Re 3:26, 27

*** it-2 p. 265 Mesa ***
Quando il re Mesa si accorse di essere in trappola, prese 700 uomini armati di spada e tentò una sortita per aprirsi un varco tra le file del re di Edom (forse pensando che avrebbe opposto minor resistenza), ma invano. “Infine prese il suo figlio primogenito che avrebbe regnato in luogo di lui e lo offrì in sacrificio bruciato sulle mura”. — 2Re 3:26, 27.
La maggioranza dei commentatori ritiene che Mesa abbia immolato suo figlio al dio Chemos. Quei pochi che la pensano altrimenti dicono che venne sacrificato un figlio del re di Edom catturato, e come prova citano Amos 2:1, dove viene detto che Moab ‘aveva bruciato le ossa del re di Edom per farne calce’. Anche se grammaticalmente l’ebraico consentirebbe tale interpretazione, quest’ultima ipotesi è contraria ad altri fatti ben noti. Per esempio, era inaudito che moabiti e ammoniti, vicini di Israele, immolassero i nemici ai loro dèi, mentre una nota consuetudine della loro religione era quella di sacrificare i figli in olocausto per placare l’ira degli dèi. (De 12:30, 31; Mic 6:6, 7) È dunque comprensibile perché Mesa, adoratore di Chemos, di fronte a un imminente pericolo di sconfitta sia ricorso a una misura così drastica.

(2 RE 3:27)

“Infine prese il suo figlio primogenito che avrebbe regnato in luogo di lui e lo offrì in sacrificio bruciato sulle mura. E ci fu grande indignazione contro Israele, tanto che si ritirarono di contro a lui e tornarono al loro paese.”

*** it-1 p. 477 Chir di Moab ***
Come ultima risorsa il re di Moab sacrificò pubblicamente il proprio figlio primogenito, forse per placare il dio Chemos. (2Re 3:5, 9, 25-27) Il testo ebraico (2Re 3:27) si potrebbe anche intendere come riferito al primogenito del re di Edom, e secondo alcuni Amos 2:1 alluderebbe proprio a questo. Ma si tratta di un’ipotesi poco probabile.

*** it-2 p. 265 Mesa ***
Quando il re Mesa si accorse di essere in trappola, prese 700 uomini armati di spada e tentò una sortita per aprirsi un varco tra le file del re di Edom (forse pensando che avrebbe opposto minor resistenza), ma invano. “Infine prese il suo figlio primogenito che avrebbe regnato in luogo di lui e lo offrì in sacrificio bruciato sulle mura”. — 2Re 3:26, 27.
La maggioranza dei commentatori ritiene che Mesa abbia immolato suo figlio al dio Chemos. Quei pochi che la pensano altrimenti dicono che venne sacrificato un figlio del re di Edom catturato, e come prova citano Amos 2:1, dove viene detto che Moab ‘aveva bruciato le ossa del re di Edom per farne calce’. Anche se grammaticalmente l’ebraico consentirebbe tale interpretazione, quest’ultima ipotesi è contraria ad altri fatti ben noti. Per esempio, era inaudito che moabiti e ammoniti, vicini di Israele, immolassero i nemici ai loro dèi, mentre una nota consuetudine della loro religione era quella di sacrificare i figli in olocausto per placare l’ira degli dèi. (De 12:30, 31; Mic 6:6, 7) È dunque comprensibile perché Mesa, adoratore di Chemos, di fronte a un imminente pericolo di sconfitta sia ricorso a una misura così drastica.

*** it-2 p. 304 Moab ***
Già alla fine del IX secolo a.E.V. Amos aveva scritto che la calamità si sarebbe abbattuta su Moab perché aveva ‘bruciato le ossa del re di Edom per fare calce’. (Am 2:1-3) Per alcuni 2 Re 3:26, 27 indicherebbe che il re Mesa non immolò il proprio figlio, ma il primogenito del re di Edom; questa però è un’ipotesi inverosimile. Una tradizione ebraica collega tuttavia l’avvenimento menzionato da Amos con la guerra combattuta contro Mesa e afferma che qualche tempo dopo il conflitto i moabiti dissotterrarono le ossa del re di Edom e le bruciarono per farne calce. Ma la Bibbia non offre alcuno spunto per determinare l’epoca dell’avvenimento in questione.

(2 RE 4:10)

“Ti prego, facciamo una piccola camera in terrazza sul muro e mettiamoci per lui un letto e una tavola e una sedia e un candelabro; e dovrà avvenire che ogni volta che verrà da noi si potrà ritirare lì”.”

*** it-1 p. 440 Casa ***
Spesso una camera superiore o camera in terrazza era costruita sul tetto. Questa era una delle camere più piacevoli e fresche e spesso serviva come camera per gli ospiti. (Gdc 3:20; 1Re 17:19; 2Re 1:2; 4:10)

(2 RE 4:11)

“E avvenne un giorno che come al solito egli andò lì e si ritirò nella camera in terrazza e vi giacque.”

*** w97 1/10 p. 30 Sunem, città di amore e di violenza ***
Possiamo immaginare Eliseo che, riconoscente, torna da un viaggio lungo e faticoso e sale nella piccola camera in terrazza che lei e il marito gli avevano preparato. Probabilmente andava spesso a casa loro, dato che il suo ministero si estese per 60 anni. Perché questa sunamita volle a tutti i costi che Eliseo stesse a casa loro ogni volta che passava di lì? Perché apprezzava l’opera svolta da Eliseo. Questo profeta umile e altruista agiva da coscienza nazionale, rammentando a re, sacerdoti e gente comune il dovere di servire Geova.

(2 RE 4:13)

“Quindi gli disse: “Ti prego, dille: ‘Ecco, ti sei ristretta per noi con tutta questa ristrettezza. Che cosa si può fare per te? C’è qualche cosa di cui si possa parlare per te al re o al capo dell’esercito?’” A ciò essa disse: “Io dimoro fra il mio proprio popolo”.”

*** w97 1/10 p. 30 Sunem, città di amore e di violenza ***
La Bibbia dice che ‘si era ristretta’ — cioè era stata disposta a sacrificarsi — per provvedere pasti regolari e un alloggio al profeta Eliseo. — 2 Re 4:8-13.

(2 RE 4:29)

“Immediatamente egli disse a Gheazi: “Cingiti i lombi e prendi in mano il mio bastone e va. Nel caso che incontri qualcuno, non lo devi salutare; e nel caso che qualcuno ti saluti, non gli devi rispondere. E devi porre il mio bastone sulla faccia del ragazzo”.”

*** it-1 p. 18 Abbigliamento ***
Fascia, cintura. Spesso sopra la tunica o la sopravveste si portava una fascia. Quando si svolgeva qualche lavoro o attività fisica, ci si poteva ‘cingere i fianchi’ con una fascia, spesso facendo passare fra le gambe i lembi del vestito e raccogliendoli sotto la fascia per avere libertà di movimento. (1Re 18:46; 2Re 4:29; 9:1)

(2 RE 4:38)

“Ed Eliseo stesso tornò a Ghilgal, e nel paese c’era la carestia. Mentre i figli dei profeti sedevano davanti a lui, disse a suo tempo al suo servitore: “Metti su la pentola grande e cuoci la minestra per i figli dei profeti”.”

*** it-2 p. 663 Profeta ***
I “figli dei profeti”. Come spiega la Gesenius’ Hebrew Grammar (Oxford, 1952, p. 418), il termine ebraico ben (figlio di) o benèh (figli di) può indicare “appartenenza a una corporazione o associazione (oppure a una tribù, o a una qualsiasi classe particolare)”. (Cfr. Ne 3:8, dove l’espressione “membro dei mischiatori di unguento” letteralmente è “figlio dei mischiatori di unguento”). L’espressione “figli dei profeti” potrebbe quindi indicare una scuola frequentata da coloro che erano chiamati a svolgere questa professione o semplicemente un’associazione cooperativa di profeti. Simili gruppi di profeti erano presenti a Betel, Gerico e Ghilgal. (2Re 2:3, 5; 4:38; cfr. 1Sa 10:5, 10). Samuele presiedeva un gruppo a Rama (1Sa 19:19, 20), e sembra che anche Eliseo ai suoi giorni avesse un incarico simile. (2Re 4:38; 6:1-3; cfr. 1Re 18:13).

(2 RE 4:40)

“Più tardi la versarono perché gli uomini mangiassero. E avvenne che, appena ebbero mangiato della minestra, essi stessi gridarono e dicevano: “C’è la morte nella pentola, o uomo del [vero] Dio”. E non potevano mangiare.”

*** it-2 pp. 1240-1241 Zucca ***
ZUCCA
[ebr. paqquʽòth (pl.)].
Questo termine ebraico compare nella Bibbia solo a proposito di un episodio avvenuto durante una carestia ai giorni di Eliseo. Qualcuno aveva raccolto delle strane zucche selvatiche e le aveva affettate nella minestra. Assaggiatala, “i figli dei profeti” temettero un’intossicazione alimentare e smisero di mangiare, ma Eliseo evitò miracolosamente che la minestra venisse buttata via. — 2Re 4:38-41.
Benché siano state avanzate diverse ipotesi, generalmente si tende a identificare le “zucche selvatiche” menzionate nella Bibbia con i frutti della coloquintide (Citrullus colocynthis), pianta delle Cucurbitacee. La coloquintide è una pianta rampicante come il cetriolo e anche le foglie sono simili. Il frutto, grosso più o meno come un’arancia, ha buccia spessa e liscia con venature verdi e gialle; la polpa spugnosa, amarissima e velenosa, viene usata in piccole dosi come purgante. La descrizione della coloquintide corrisponderebbe alla narrazione biblica di quella zucca selvatica apparentemente velenosa, stando al suo sapore. (2Re 4:40) Quando quasi tutte le altre piante si seccano, questa rimane ancora verde e quindi costituisce una tentazione per chi non la conosce.

24 ago. Lettura della Bibbia: 2 Re 5-8


(2 RE 5:1)

“Ora un certo Naaman, capo dell’esercito del re di Siria, era divenuto un uomo grande davanti al suo signore e tenuto in stima, perché mediante lui Geova aveva dato salvezza alla Siria; e l’uomo stesso aveva mostrato d’essere un uomo potente e valoroso, anche se lebbroso.”

*** it-1 p. 311 Ben-Adad ***
Doveva essere anche il re che durante il regno di Ieoram mandò Naaman, il comandante lebbroso del suo esercito, a farsi guarire da Eliseo. Questo re di Siria adorava il dio Rimmon (il cui nome è incluso in quello di Tabrimmon, padre di Ben-Adad I). — 2Re 5:1-19.

*** it-1 p. 814 Eliseo ***
Guarigione di Naaman. Ben-Adad II re di Siria ha uno stimato comandante militare, Naaman, affetto da lebbra, e lo manda dal re d’Israele perché sia guarito da questa malattia. Quest’uomo di valore, benché lebbroso, aveva salvato la Siria. Evidentemente il fatto di avere la lebbra non impedisce a Naaman di ricoprire una così alta carica in Siria, mentre in Israele questo avrebbe comportato la rimozione dall’incarico. (Le 13:46)

*** it-2 p. 352 Naaman ***
2. Comandante dell’esercito siro nel X secolo a.E.V., durante i regni di Ieoram in Israele e di Ben-Adad II in Siria. Per mezzo di Naaman, ‘uomo grande, potente, valoroso e stimato’, “Geova aveva dato salvezza alla Siria”. (2Re 5:1) La Bibbia non fornisce particolari su come o perché Naaman fosse stato lo strumento per recare questa salvezza alla Siria. Una possibilità è che comandasse le truppe sire che riuscirono a sventare i tentativi di Salmaneser III re d’Assiria di invadere la Siria. Dato che, rimanendo libera, la Siria costituiva uno stato cuscinetto fra Israele e l’Assiria, ciò servì forse a rallentare la spinta aggressiva dell’Assiria verso O fino al tempo stabilito da Geova perché il regno settentrionale fosse portato in esilio.
Guarito dalla lebbra. Naaman era lebbroso, e anche se i siri non mettevano in isolamento i lebbrosi come richiedeva invece la legge di Geova in Israele, venire a sapere che poteva essere guarito da quella malattia ripugnante era senz’altro una notizia piacevole.

(2 RE 5:3)

“A suo tempo disse alla sua padrona: “Se solo il mio signore fosse davanti al profeta che è in Samaria! In tal caso lo guarirebbe dalla sua lebbra”.”

*** w08 15/2 pp. 9-10 par. 14 Camminate nelle vie di Geova ***
14 Secoli dopo, una ragazzina israelita fu presa prigioniera da una banda di predoni siri e divenne una servitrice nella casa del comandante militare siro Naaman, che era afflitto dalla lebbra. Poiché aveva sentito parlare dei miracoli che Dio aveva compiuto tramite il profeta Eliseo, la ragazzina disse coraggiosamente alla moglie di Naaman: ‘Se il mio signore andasse in Israele, il profeta di Geova lo guarirebbe dalla lebbra’. Naaman andò quindi in Israele e fu guarito miracolosamente. (2 Re 5:1-3) Che ottimo esempio trovano in quella ragazzina i giovani che confidano in Geova per avere il coraggio di dare testimonianza a insegnanti, compagni e altri!

*** w05 1/8 p. 10 par. 2 Punti notevoli del libro di Secondo Re ***
5:3. La ragazzina israelita aveva fede che Dio può compiere miracoli ed ebbe anche il coraggio di parlare della sua fede. Giovani, vi sforzate di rafforzare la vostra fede nelle promesse di Dio e di trovare il coraggio di parlare della verità a insegnanti e compagni di scuola?

(2 RE 5:12)

“Non sono l’Abana e il Farpar, i fiumi di Damasco, migliori di tutte le acque d’Israele? Non mi posso bagnare in essi e certamente essere puro?” Allora si voltò e andò via con furore.”

*** it-1 pp. 14-15 Abana ***
ABANA
(Abàna).
Uno dei due fiumi di Damasco menzionati da Naaman, comandante dell’esercito siro, nel disdegnare le istruzioni di Eliseo di bagnarsi nelle acque del Giordano per guarire dalla lebbra. — 2Re 5:12.
Viene generalmente identificato col Barada, fiume che nasce dai monti dell’Antilibano a NO di Damasco, scorre fra le montagne ed esce da una gola immediatamente a O di Damasco. Attraversa quindi la parte N della città e si apre a ventaglio, irrigando una vasta zona, prima di perdersi nelle paludi a E della città. Le sue acque, mediante condotte e canali, servono a irrigare orti e frutteti, creando un’estesa oasi verdeggiante. Si può ben dire che Damasco deve la sua esistenza al Barada, che da molto tempo fornisce l’acqua per cisterne, fontane e bagni della città. Gli scrittori classici lo chiamavano “Fiume d’oro” (Crisorroa). Sembra dunque che l’alta stima in cui Naaman teneva il fiume fosse giustificata.
Nella versione a cura del Pontificio Istituto Biblico e anche nella versione rabbinica in 2 Re 5:12 ricorre il nome “Amana” o “Amanà”, che compare anche in margine al testo masoretico e nella Pescitta siriaca. Nel Cantico dei Cantici 4:8 molte traduzioni hanno “Amana”, si pensa in riferimento ai monti dell’Antilibano sui quali si trovava la sorgente del fiume in questione. Quindi potrebbe darsi che il fiume avesse preso nome dai monti da cui aveva origine.

*** it-1 p. 148 Antilibano ***
Anche l’Abana (l’odierno Barada) è chiamato “Amana” in 2 Re 5:12 nella Pescitta siriaca e nei Targumim aramaici, e questo fiume, il principale di Damasco, nasce nella parte meridionale dell’Antilibano.

*** it-1 pp. 900-901 Farpar ***
FARPAR
(Fàrpar).
Uno dei due “fiumi di Damasco” che Naaman riteneva superiori a “tutte le acque d’Israele”. (2Re 5:12) Il fatto che Naaman menzionò il Farpar per secondo potrebbe indicare che era il corso d’acqua minore. Questo fiume di solito viene identificato col Nahr el-ʼAʽwaj, l’unico altro corso d’acqua indipendente della zona di Damasco oltre al Nahr Barada (identificato con l’Abana). Ma la portata dell’ʼAʽwaj è pari solo a un quarto di quella del Barada. I corsi d’acqua minori che confluiscono formando l’ʼAʽwaj provengono dai pendii orientali dell’Ermon e si uniscono circa 30 km a SO di Damasco. Da lì in poi il fiume serpeggia attraverso profonde gole rocciose finché si perde in una palude a SE di Damasco. In linea d’aria la distanza coperta da questo fiume (incluse le sorgenti) è di 64 km circa.
La principale obiezione contro questa identificazione è che l’ʼAʽwaj non è veramente un ‘fiume di Damasco’, dal momento che scorre oltre 15 km a S della città. Per questa ragione alcuni preferiscono identificare il Farpar col Nahr Taura, un ramo del Nahr Barada. Comunque la menzione di Damasco da parte di Naaman poteva includere la piana di Damasco in cui scorre il Nahr el-ʼAʽwaj.

(2 RE 5:16)

“Comunque, egli disse: “Come vive Geova dinanzi al quale in effetti io sto, certamente non l’accetterò”. Ed egli insisteva perché l’accettasse, ma [l’altro] rifiutava.”

*** w05 1/8 p. 9 par. 2 Punti notevoli del libro di Secondo Re ***
5:15, 16: Perché Eliseo non accettò il dono di Naaman? Eliseo rifiutò il dono perché riconobbe che aveva compiuto il miracolo di guarire Naaman non con il proprio potere ma con quello di Geova. Non gli sarebbe neppure passato per la mente di trarre profitto dall’incarico affidatogli da Dio. Oggi i veri adoratori non cercano di trarre un guadagno personale dal servizio di Geova. Prestano ascolto all’esortazione di Gesù: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”. — Matteo 10:8.

*** it-1 p. 814 Eliseo ***
Offre un dono a Eliseo, che però lo rifiuta, in armonia col principio che il miracolo è dovuto al potere di Geova, non al suo, ed egli non intende approfittare dell’incarico affidatogli da Geova. — 2Re 5:9-19; cfr. Mt 10:8.

(2 RE 5:17)

“Infine Naaman disse: “Se no, ti prego, sia data al tuo servitore un po’ di terra, il carico di un paio di muli; perché il tuo servitore non offrirà più olocausto o sacrificio a nessun altro dio, ma solo a Geova.”

*** it-1 p. 814 Eliseo ***
Naaman torna da Eliseo e fa voto che da quel momento in poi servirà fedelmente Geova l’Iddio d’Israele. Porta con sé un po’ di terra d’Israele, “il carico di un paio di muli”, su cui farà sacrifici a Geova, volgendo senz’altro lo sguardo in direzione del tempio di Gerusalemme. Come funzionario del re di Siria continuerà a svolgere il suo lavoro, che include l’accompagnare il re nella casa del falso dio Rimmon. Poiché il re dev’essere sorretto da lui, egli dovrà chinarsi insieme al re, ma dice che non adorerà più Rimmon. Quello che compirà non sarà un atto di culto, ma solo il suo dovere di servitore del re. Offre un dono a Eliseo, che però lo rifiuta, in armonia col principio che il miracolo è dovuto al potere di Geova, non al suo, ed egli non intende approfittare dell’incarico affidatogli da Geova. — 2Re 5:9-19; cfr. Mt 10:8.

(2 RE 5:18)

“In questa cosa Geova perdoni il tuo servitore: Quando il mio signore entra nella casa di Rimmon per inchinarvisi, ed egli si appoggia alla mia mano, e io mi devo inchinare nella casa di Rimmon, quando mi inchino nella casa di Rimmon Geova perdoni, ti prego, il tuo servitore a questo riguardo”.”

*** w05 1/8 p. 9 par. 3 Punti notevoli del libro di Secondo Re ***
5:18, 19: Naaman chiedeva forse perdono perché doveva partecipare a un atto religioso? Il re siro evidentemente era vecchio e debole per cui doveva appoggiarsi a Naaman. Quando il re si inchinava nel culto di Rimmon, si inchinava anche Naaman. Comunque Naaman lo faceva in modo meccanico, all’unico scopo di sostenere il re e non per rendere adorazione. Quindi chiedeva a Geova di perdonarlo perché assolveva questo dovere di natura civile. Poiché gli credeva, Eliseo gli disse: “Va in pace”.

*** it-1 p. 814 Eliseo ***
Naaman torna da Eliseo e fa voto che da quel momento in poi servirà fedelmente Geova l’Iddio d’Israele. Porta con sé un po’ di terra d’Israele, “il carico di un paio di muli”, su cui farà sacrifici a Geova, volgendo senz’altro lo sguardo in direzione del tempio di Gerusalemme. Come funzionario del re di Siria continuerà a svolgere il suo lavoro, che include l’accompagnare il re nella casa del falso dio Rimmon. Poiché il re dev’essere sorretto da lui, egli dovrà chinarsi insieme al re, ma dice che non adorerà più Rimmon. Quello che compirà non sarà un atto di culto, ma solo il suo dovere di servitore del re. Offre un dono a Eliseo, che però lo rifiuta, in armonia col principio che il miracolo è dovuto al potere di Geova, non al suo, ed egli non intende approfittare dell’incarico affidatogli da Geova. — 2Re 5:9-19; cfr. Mt 10:8.

*** it-2 p. 353 Naaman ***
Naaman chiese poi che Geova lo perdonasse quando, nell’adempimento dei suoi doveri civili, si sarebbe inchinato davanti al dio Rimmon insieme al re, che evidentemente era vecchio e infermo e si appoggiava a Naaman. Se le cose stavano così, il suo inchino sarebbe stato un gesto puramente meccanico, non avendo egli altro scopo che quello di sostenere il re, com’era suo dovere, e non di compiere un atto personale di adorazione. Eliseo credette alla sincerità della richiesta di Naaman e rispose: “Va in pace”. — 2Re 5:18, 19.

(2 RE 5:23)

“Allora Naaman disse: “Orsù, prendi due talenti”. E lo sollecitava e infine legò due talenti d’argento in due sacchi, con due mute di vesti, e li diede a due suoi servitori, perché li portassero davanti a lui.”

*** it-1 p. 375 Borsa ***
Naaman, ufficiale dell’esercito siro, diede all’avido Gheazi “due talenti d’argento in due sacchi [ebr. charitìm], con due mute di vesti, e li diede a due suoi servitori, perché li portassero”. Poiché un talento era pari a circa 34 kg, è evidente che un sacco del genere (charìt) doveva essere grande e robusto per contenere un talento più una muta di vesti e perciò, una volta pieno, era tutto quello che un uomo riusciva a portare. (2Re 5:23)

(2 RE 5:24)

“Quando fu giunto a Ofel, immediatamente egli li prese dalla loro mano e li depose nella casa e mandò via gli uomini. Così se ne andarono.”

*** it-2 p. 419 Ofel ***
Alcuni pensano che il termine ʽÒfel in 2 Re 5:24 si riferisca a qualche grosso colle o luogo fortificato nei pressi di Samaria dove Gheazi, servitore di Eliseo, portò gli oggetti di valore ottenuti da Naaman. Questo mostra che il termine era usato con riferimento anche ad alture diverse da quella situata a Gerusalemme.

(2 RE 6:1)

“E i figli dei profeti dicevano a Eliseo: “Ecco, ora, il luogo dove dimoriamo davanti a te è troppo angusto per noi.”

*** it-2 p. 663 Profeta ***
I “figli dei profeti”. Come spiega la Gesenius’ Hebrew Grammar (Oxford, 1952, p. 418), il termine ebraico ben (figlio di) o benèh (figli di) può indicare “appartenenza a una corporazione o associazione (oppure a una tribù, o a una qualsiasi classe particolare)”. (Cfr. Ne 3:8, dove l’espressione “membro dei mischiatori di unguento” letteralmente è “figlio dei mischiatori di unguento”). L’espressione “figli dei profeti” potrebbe quindi indicare una scuola frequentata da coloro che erano chiamati a svolgere questa professione o semplicemente un’associazione cooperativa di profeti. Simili gruppi di profeti erano presenti a Betel, Gerico e Ghilgal. (2Re 2:3, 5; 4:38; cfr. 1Sa 10:5, 10). Samuele presiedeva un gruppo a Rama (1Sa 19:19, 20), e sembra che anche Eliseo ai suoi giorni avesse un incarico simile. (2Re 4:38; 6:1-3; cfr. 1Re 18:13).

(2 RE 6:2)

“Lasciaci andare, ti preghiamo, fino al Giordano a prendere di là ciascuno una trave e a farci là un luogo in cui dimorare”. Così disse: “Andate”.”

*** it-2 p. 663 Profeta ***
La Bibbia menziona il fatto che nel costruirsi l’abitazione si servirono di un arnese preso in prestito, il che potrebbe indicare che vivevano molto modestamente. Anche se spesso vivevano insieme e prendevano i pasti in comune, potevano ricevere singolarmente l’incarico di svolgere missioni profetiche. — 1Re 20:35-42; 2Re 4:1, 2, 39; 6:1-17;

(2 RE 6:5)

“E avvenne che uno stava abbattendo la sua trave, e il ferro stesso della scure cadde nell’acqua. Ed egli gridava e diceva: “Ohimè, mio padrone, poiché era stata presa a prestito!””

*** it-2 p. 663 Profeta ***
La Bibbia menziona il fatto che nel costruirsi l’abitazione si servirono di un arnese preso in prestito, il che potrebbe indicare che vivevano molto modestamente. Anche se spesso vivevano insieme e prendevano i pasti in comune, potevano ricevere singolarmente l’incarico di svolgere missioni profetiche. — 1Re 20:35-42; 2Re 4:1, 2, 39; 6:1-17;

(2 RE 6:13)

“Egli dunque disse: “Andate e vedete dov’è, affinché io mandi a prenderlo”. Più tardi gli fu riferito, dicendo: “Ecco, è a Dotan”.”

*** it-1 p. 950 Attività profetica di Elia e di Eliseo, L’ ***
Rovine di Dotan. Qui Eliseo e il suo servitore, circondati da un esercito di siri, videro miracolosamente che la regione montagnosa era piena di carri di fuoco angelici mandati da Geova (2Re 6:13-17)

(2 RE 6:16)

“Ma egli disse: “Non aver timore, poiché quelli che sono con noi sono più numerosi di quelli che sono con loro”.”

*** w98 15/6 pp. 12-13 Apprezzate l’organizzazione di Geova? ***
Uno che vide le schiere celesti
4 Il re di Siria aveva inviato nottetempo a Dotan una grossa spedizione militare per catturare Eliseo. Quando la mattina presto il servitore di Eliseo si alzò e uscì, forse per prendere una boccata d’aria fresca sul tetto a terrazza della loro tipica abitazione mediorientale, rimase scioccato! Un intero esercito di siri con cavalli e carri da guerra circondava la città, in attesa di catturare il profeta di Dio. Il servitore gridò a Eliseo: “Ohimè, mio padrone! Che faremo?” Manifestando evidentemente calma e convinzione, Eliseo rispose: “Non aver timore, poiché quelli che sono con noi sono più numerosi di quelli che sono con loro”. Il servitore dev’essersi chiesto: ‘E dove sono? Non li vedo!’ A volte questo potrebbe essere anche il nostro problema: non riusciamo a vedere, a discernere, le schiere celesti con gli occhi dell’intendimento. — 2 Re 6:8-16; Efesini 1:18.
5 Eliseo pregò che gli occhi del suo servitore si aprissero. Cosa avvenne? “Immediatamente Geova aprì gli occhi del servitore, così che vide; ed ecco, la regione montagnosa era piena di cavalli e di carri da guerra di fuoco tutt’intorno a Eliseo”. (2 Re 6:17) Sì, vide le schiere celesti, gli eserciti angelici che attendevano di proteggere il servitore di Dio. Ora poteva capire perché Eliseo era tanto fiducioso.
6 Ci capita a volte di avere un problema simile a quello del servitore di Eliseo? Siamo inclini a vedere solo l’aspetto fisico delle situazioni che minacciano noi o l’opera cristiana in certi paesi? In tal caso possiamo aspettarci di essere illuminati da una visione speciale? No, perché abbiamo qualcosa che il servitore di Eliseo non aveva: un intero libro contenente molte visioni, la Bibbia, che può permetterci di acquistare intendimento riguardo all’organizzazione celeste.

*** w98 15/6 p. 18 par. 5 L’organizzazione di Geova sostiene il nostro ministero ***
5 Satana ha usato ogni mezzo a sua disposizione per cercare di fermare l’opera di testimonianza dei fratelli di Cristo e dei loro leali compagni. Eppure, come dimostrano tantissime esperienze, né minacce, né intimidazioni, né violenza fisica, né prigioni, né campi di concentramento, né la morte stessa hanno messo a tacere i testimoni di Geova. Ed è sempre stato così in tutta la storia. Più volte sono state loro di incoraggiamento le parole di Eliseo: “Non aver timore, poiché quelli che sono con noi sono più numerosi di quelli che sono con loro”. Una ragione è che gli angeli fedeli sono molto più numerosi delle orde del Diavolo! — 2 Re 6:16; Atti 5:27-32, 41, 42.

(2 RE 6:17)

“Ed Eliseo pregava e diceva: “O Geova, apri i suoi occhi, ti prego, affinché veda”. Immediatamente Geova aprì gli occhi del servitore, così che vide; ed ecco, la regione montagnosa era piena di cavalli e di carri da guerra di fuoco tutt’intorno a Eliseo.”

*** w98 15/6 pp. 12-13 Apprezzate l’organizzazione di Geova? ***
Uno che vide le schiere celesti
4 Il re di Siria aveva inviato nottetempo a Dotan una grossa spedizione militare per catturare Eliseo. Quando la mattina presto il servitore di Eliseo si alzò e uscì, forse per prendere una boccata d’aria fresca sul tetto a terrazza della loro tipica abitazione mediorientale, rimase scioccato! Un intero esercito di siri con cavalli e carri da guerra circondava la città, in attesa di catturare il profeta di Dio. Il servitore gridò a Eliseo: “Ohimè, mio padrone! Che faremo?” Manifestando evidentemente calma e convinzione, Eliseo rispose: “Non aver timore, poiché quelli che sono con noi sono più numerosi di quelli che sono con loro”. Il servitore dev’essersi chiesto: ‘E dove sono? Non li vedo!’ A volte questo potrebbe essere anche il nostro problema: non riusciamo a vedere, a discernere, le schiere celesti con gli occhi dell’intendimento. — 2 Re 6:8-16; Efesini 1:18.
5 Eliseo pregò che gli occhi del suo servitore si aprissero. Cosa avvenne? “Immediatamente Geova aprì gli occhi del servitore, così che vide; ed ecco, la regione montagnosa era piena di cavalli e di carri da guerra di fuoco tutt’intorno a Eliseo”. (2 Re 6:17) Sì, vide le schiere celesti, gli eserciti angelici che attendevano di proteggere il servitore di Dio. Ora poteva capire perché Eliseo era tanto fiducioso.
6 Ci capita a volte di avere un problema simile a quello del servitore di Eliseo? Siamo inclini a vedere solo l’aspetto fisico delle situazioni che minacciano noi o l’opera cristiana in certi paesi? In tal caso possiamo aspettarci di essere illuminati da una visione speciale? No, perché abbiamo qualcosa che il servitore di Eliseo non aveva: un intero libro contenente molte visioni, la Bibbia, che può permetterci di acquistare intendimento riguardo all’organizzazione celeste.

*** it-1 p. 438 Carro da guerra ***
Uso figurativo. In senso figurativo e profetico, i carri sono simbolo di guerra come l’arco e la spada. (Isa 21:7, 9; Zac 9:10) Viene detto che “i carri da guerra di Dio sono a decine di migliaia, migliaia su migliaia”, a indicare l’invincibile potere che Dio ha di distruggere i suoi nemici. — Sl 68:17; 2Re 6:17.

*** it-1 p. 452 Cavallo ***
L’invisibile equipaggiamento bellico celeste di Geova è rappresentato da carri e cavalli di fuoco. (2Re 2:11, 12) Una volta Eliseo pregò che gli occhi del suo atterrito servitore si aprissero affinché vedesse che “la regione montagnosa era piena di cavalli e di carri da guerra di fuoco tutt’intorno a Eliseo” per proteggerlo dall’accerchiamento delle truppe sire mandate a catturarlo. — 2Re 6:17.

*** it-1 p. 728 Dotan ***
Secoli dopo il re di Siria mandò un grosso contingente militare a Dotan per catturare Eliseo. Lì gli occhi del timoroso servitore del profeta furono miracolosamente aperti affinché vedesse il fiammeggiante equipaggiamento bellico di Dio nella “regione montagnosa . . . tutt’intorno a Eliseo”, cioè o sulla stessa collina dove sorgeva Dotan oppure sulle colline vicine a E, S e O di Dotan. (2Re 6:11-17) I siri, per accerchiare la città, potevano essersi appostati sulle colline circostanti, da cui poi ‘scesero’ quando Eliseo uscì dalla città incontro a loro. Le forze nemiche furono però rese inoffensive essendo miracolosamente colpite da cecità; forse per far questo Geova si servì di forze angeliche. — 2Re 6:18, 19; cfr. Ge 19:1, 10, 11.

(2 RE 6:18)

“Quando cominciarono a scendere verso di lui, Eliseo pregava Geova e diceva: “Ti prego, colpisci questa nazione di cecità”. Egli li colpì dunque di cecità secondo la parola di Eliseo.”

*** si p. 71 par. 10 Libro biblico numero 12: 2 Re ***
Quando i siri attaccano, il profeta prega di nuovo Geova, ed essi vengono colpiti da cecità psichica e condotti dal re d’Israele. Tuttavia, invece di farli mettere a morte, Eliseo dice al re di dar loro da mangiare e di mandarli a casa.

*** it-1 p. 454 Cecità ***
La cecità che colpì le forze armate della Siria alla parola di Eliseo doveva essere una cecità psichica. Se l’intero esercito fosse stato effettivamente colpito da cecità, avrebbero dovuto essere condotti tutti per mano. Ma la Bibbia riferisce semplicemente che Eliseo disse loro: “Questa non è la via e questa non è la città. Seguitemi”. A proposito di questo fenomeno William James (Principles of Psychology, 1981, vol. 1, p. 59) dichiara: “Un effetto molto interessante del disordine corticale è la cecità psichica. Questa consiste non tanto nell’insensibilità alle impressioni ottiche, quanto nell’incapacità di comprenderle. Psicologicamente è interpretabile come perdita di associazioni fra le sensazioni ottiche e il loro significato; e può essere provocata da qualsiasi interruzione delle vie che collegano i centri ottici coi centri di altre idee”. Tale forse fu la cecità eliminata da Geova quando l’esercito siro giunse a Samaria. (2Re 6:18-20) Psichica può essere stata anche la cecità che colpì gli uomini di Sodoma, dal momento che il racconto mostra che, invece di disperarsi per la perdita delle facoltà visive, continuarono a cercare la porta della casa di Lot. — Ge 19:11.

*** it-1 p. 728 Dotan ***
Secoli dopo il re di Siria mandò un grosso contingente militare a Dotan per catturare Eliseo. Lì gli occhi del timoroso servitore del profeta furono miracolosamente aperti affinché vedesse il fiammeggiante equipaggiamento bellico di Dio nella “regione montagnosa . . . tutt’intorno a Eliseo”, cioè o sulla stessa collina dove sorgeva Dotan oppure sulle colline vicine a E, S e O di Dotan. (2Re 6:11-17) I siri, per accerchiare la città, potevano essersi appostati sulle colline circostanti, da cui poi ‘scesero’ quando Eliseo uscì dalla città incontro a loro. Le forze nemiche furono però rese inoffensive essendo miracolosamente colpite da cecità; forse per far questo Geova si servì di forze angeliche. — 2Re 6:18, 19; cfr. Ge 19:1, 10, 11.

*** it-1 pp. 814-815 Eliseo ***
Poi, mentre le schiere dei siri si avvicinano, Eliseo prega che accada il miracolo opposto: “Ti prego, colpisci questa nazione di cecità”. Eliseo dice ai siri di seguirlo, ma non deve condurli per mano, perché evidentemente si tratta di cecità psichica più che di cecità vera e propria. Essi non riconoscono Eliseo, che erano venuti a prendere, né sanno dove egli li porta. — 2Re 6:8-19.
Con che tipo di cecità Geova colpì i siri che volevano catturare Eliseo?
A proposito di questa forma di cecità, William James (Principles of Psychology, 1981, vol. 1, p. 59) afferma: “Un effetto molto interessante del disordine corticale è la cecità psichica. Questa consiste non tanto nell’insensibilità alle impressioni ottiche, quanto nell’incapacità di comprenderle. Psicologicamente è interpretabile come perdita di associazioni fra le sensazioni ottiche e il loro significato; e può essere provocata da qualsiasi interruzione delle vie che collegano i centri ottici coi centri di altre idee”.

(2 RE 6:19)

“Eliseo ora disse loro: “Questa non è la via e questa non è la città. Seguitemi, e lasciate che io vi conduca dall’uomo che cercate”. Comunque, li condusse a Samaria.”

*** it-1 p. 454 Cecità ***
La cecità che colpì le forze armate della Siria alla parola di Eliseo doveva essere una cecità psichica. Se l’intero esercito fosse stato effettivamente colpito da cecità, avrebbero dovuto essere condotti tutti per mano. Ma la Bibbia riferisce semplicemente che Eliseo disse loro: “Questa non è la via e questa non è la città. Seguitemi”. A proposito di questo fenomeno William James (Principles of Psychology, 1981, vol. 1, p. 59) dichiara: “Un effetto molto interessante del disordine corticale è la cecità psichica. Questa consiste non tanto nell’insensibilità alle impressioni ottiche, quanto nell’incapacità di comprenderle. Psicologicamente è interpretabile come perdita di associazioni fra le sensazioni ottiche e il loro significato; e può essere provocata da qualsiasi interruzione delle vie che collegano i centri ottici coi centri di altre idee”. Tale forse fu la cecità eliminata da Geova quando l’esercito siro giunse a Samaria. (2Re 6:18-20) Psichica può essere stata anche la cecità che colpì gli uomini di Sodoma, dal momento che il racconto mostra che, invece di disperarsi per la perdita delle facoltà visive, continuarono a cercare la porta della casa di Lot. — Ge 19:11.

*** it-2 p. 258 Menzogna ***
Il fatto che la Bibbia condanni la menzogna non significa che uno sia costretto a informare altri di verità che non hanno diritto di sapere. Gesù Cristo consigliò: “Non date ciò che è santo ai cani, né gettate le vostre perle davanti ai porci, affinché non le calpestino con i loro piedi e voltandosi non vi sbranino”. (Mt 7:6) Perciò Gesù a volte evitò di dare informazioni complete o una risposta diretta a certe domande quando ciò avrebbe potuto essere dannoso. (Mt 15:1-6; 21:23-27; Gv 7:3-10) Evidentemente il comportamento di Abraamo, Isacco, Raab ed Eliseo, inteso a sviare alcuni che non erano adoratori di Geova o a non rivelare loro tutti i particolari, va visto sotto la stessa luce. — Ge 12:10-19; cap. 20; 26:1-10; Gsè 2:1-6; Gc 2:25; 2Re 6:11-23.

(2 RE 6:20)

“E avvenne che appena furono arrivati a Samaria, Eliseo quindi disse: “O Geova, apri gli occhi di questi perché vedano”. Immediatamente Geova aprì i loro occhi, e vedevano; ed ecco, erano in mezzo a Samaria.”

*** it-1 p. 454 Cecità ***
La cecità che colpì le forze armate della Siria alla parola di Eliseo doveva essere una cecità psichica. Se l’intero esercito fosse stato effettivamente colpito da cecità, avrebbero dovuto essere condotti tutti per mano. Ma la Bibbia riferisce semplicemente che Eliseo disse loro: “Questa non è la via e questa non è la città. Seguitemi”. A proposito di questo fenomeno William James (Principles of Psychology, 1981, vol. 1, p. 59) dichiara: “Un effetto molto interessante del disordine corticale è la cecità psichica. Questa consiste non tanto nell’insensibilità alle impressioni ottiche, quanto nell’incapacità di comprenderle. Psicologicamente è interpretabile come perdita di associazioni fra le sensazioni ottiche e il loro significato; e può essere provocata da qualsiasi interruzione delle vie che collegano i centri ottici coi centri di altre idee”. Tale forse fu la cecità eliminata da Geova quando l’esercito siro giunse a Samaria. (2Re 6:18-20) Psichica può essere stata anche la cecità che colpì gli uomini di Sodoma, dal momento che il racconto mostra che, invece di disperarsi per la perdita delle facoltà visive, continuarono a cercare la porta della casa di Lot. — Ge 19:11.

(2 RE 6:25)

“A suo tempo una grande carestia sorse a Samaria, ed ecco, l’assediavano finché la testa di un asino valse ottanta pezzi d’argento, e un quarto di cab di sterco di colombo valse cinque pezzi d’argento.”

*** it-1 pp. 223-224 Asino ***
Anche se impuri, a Samaria si mangiarono asini a motivo della terribile carestia durante l’assedio della città posto dal re Ben-Adad, e persino la parte meno commestibile, la testa ossuta e scarna di un asino, divenne in effetti un cibo di lusso che costava 80 pezzi d’argento (se sicli, ca. 274.000 lire). — 2Re 6:24, 25.

*** it-1 p. 382 Cab ***
CAB
Misura che secondo fonti rabbiniche corrispondeva a 1⁄18 di efa (2Re 6:25), e quindi anche a 1⁄18 di bat. (Ez 45:11) Se il bat, una misura di capacità, era pari a 22 litri, come sembrano indicare le testimonianze archeologiche, il cab sarebbe pari a 1,22 litri.

*** it-1 p. 677 Denaro ***
In tempi di carestia i prezzi salivano bruscamente. Gli 80 pezzi d’argento (il salario di circa 240 giorni) con cui un tempo si potevano acquistare 8 homer (1.760 litri) di orzo, durante un assedio bastavano solo per l’ossuta testa di un asino, animale che secondo la Legge mosaica non era neanche commestibile. — 2Re 6:25; cfr. Os 3:2.

*** it-2 pp. 1050-1051 Sterco di colombo ***
STERCO DI COLOMBO
L’assedio di Samaria ad opera di Ben-Adad re di Siria provocò una carestia così grave che ‘la testa di un asino valeva ottanta pezzi d’argento, e un quarto di cab di sterco di colombo valeva cinque pezzi d’argento’. (2Re 6:24, 25) Il costo di una testa di asino si aggirava sulle 274.000 lire (se i “pezzi d’argento” erano sicli) e “un quarto di cab [0,3 l] di sterco di colombo” valeva circa 16.000 lire. Questo indica che, a motivo della penuria di viveri, una testa d’asino ossuta e poco carnosa era diventata un genere alimentare costoso (benché l’asino fosse un animale impuro secondo la Legge mosaica), e persino lo sterco di colombo era piuttosto caro. A proposito dello sterco di colombo si è molto discusso circa il termine, se sia da intendersi letteralmente o no, e circa l’uso che ne faceva l’acquirente.
È stata avanzata l’ipotesi che l’espressione “sterco di colombo” si riferisse a qualche pianta. Comunque non ci sono prove che le piante indicate da coloro che propendono per questa ipotesi siano mai state conosciute con questo nome o che piante del genere fossero accessibili alla popolazione imbottigliata a Samaria a motivo dell’assedio.
Quelli che attribuiscono un significato letterale all’espressione sono a loro volta divisi circa l’uso che si faceva di questa sostanza. Alcuni fanno rilevare che nel Medio Oriente lo sterco di colombo è usato da molto tempo come fertilizzante nella coltivazione dei meloni, ma sembrerebbe ragionevole supporre che persone in procinto di morire di fame si preoccupassero di generi di consumo immediato più che di un raccolto che avrebbero dovuto attendere per parecchi mesi.
Molti propendono per l’ipotesi che lo sterco di colombo fosse effettivamente consumato come cibo, osservando che si sta parlando di carestia e dei terribili estremi a cui giungono gli esseri umani spinti dai morsi della fame. Pur essendo volutamente esagerata e crudele per incutere terrore, la minaccia di Rabsache, funzionario di Sennacherib, secondo cui un assedio da parte dell’Assiria avrebbe costretto la popolazione di Gerusalemme a ‘mangiare i propri escrementi e bere la propria urina’ poteva avere qualche fondamento reale. (2Re 18:27) Anche se l’idea che lo sterco letterale venisse consumato dall’uomo è estremamente ripugnante, non è di per sé una ragione per escludere questa ipotesi. Il fatto che a Samaria la fame fosse così terribile che delle donne avrebbero bollito e mangiato i propri figli indica che gli abitanti erano giunti al punto di consumare qualunque cosa. (2Re 6:26-29) Benché qualcuno obietti che lo sterco doveva avere poco valore nutritivo, di per sé questo fattore non escluderebbe la possibilità che venisse acquistato come cibo, poiché le persone affamate sono spesso irrazionali, e mangiano qualsiasi cosa pur di attutire i morsi della fame.
Forse un’ipotesi ancora più probabile è quella avanzata da alcuni rabbini i quali sostengono che lo sterco servisse come combustibile. Ciò trova almeno un altro parallelo nella Bibbia: al profeta Ezechiele fu ordinato di raffigurare le condizioni altrettanto terribili che si sarebbero verificate durante l’ormai prossimo assedio di Gerusalemme, usando dello sterco per cuocere il cibo. (Ez 4:12-17) Sterco bovino secco viene tuttora usato comunemente come combustibile in molte parti della terra. In tal caso la descrizione potrebbe semplicemente riferirsi al costo dei viveri (in questo caso la testa di un asino) e del combustibile per cuocerli. I versetti successivi indicano che la gente non mangiava ancora carne cruda.

(2 RE 7:2)

“Allora l’aiutante alla cui mano il re si appoggiava rispose all’uomo del [vero] Dio e disse: “Se Geova facesse cateratte nei cieli, potrebbe questa cosa aver luogo?” A ciò egli disse: “Ecco, lo vedrai con i tuoi propri occhi, ma non ne mangerai”.”

*** it-1 p. 247 Atteggiamenti e gesti ***
I re o gli uomini autorevoli avevano la consuetudine di appoggiarsi al braccio di un servitore o di un subalterno, come fece Ieoram re d’Israele. (2Re 7:2, 17)

(2 RE 7:6)

“E Geova stesso aveva fatto udire al campo dei siri il rumore di carri da guerra, il rumore di cavalli, il rumore di grandi forze militari, così che si dissero gli uni gli altri: “Ecco, il re d’Israele ha assoldato contro di noi i re degli ittiti e i re d’Egitto per venire contro di noi!””

*** it-1 p. 789 Egitto, Egiziani ***
Governo e legge. Sia l’uno che l’altra erano nelle mani del sovrano, il faraone, considerato un dio in forma umana. Egli governava il paese mediante i suoi subalterni, i ministri, e mediante capi feudali, il cui potere, in periodi di debolezza del potere centrale, rivaleggiava con quello del re. Forse questi ultimi capi erano considerati dai loro sudditi come veri e propri re, il che spiegherebbe l’espressione biblica “i re d’Egitto”, usata in riferimento a determinati periodi. (2Re 7:6; Ger 46:25)

(2 RE 7:17)

“E il re stesso aveva affidato all’aiutante alla cui mano si appoggiava la sorveglianza della porta; e il popolo lo calpestava alla porta, così che morì, proprio come l’uomo del [vero] Dio aveva parlato, quando parlò al tempo in cui il re era sceso a lui.”

*** it-1 p. 247 Atteggiamenti e gesti ***
I re o gli uomini autorevoli avevano la consuetudine di appoggiarsi al braccio di un servitore o di un subalterno, come fece Ieoram re d’Israele. (2Re 7:2, 17)

(2 RE 8:10)

“Quindi Eliseo gli disse: “Va, digli: ‘Positivamente ti rimetterai’, e Geova mi ha mostrato che positivamente morirà”.”

*** it-1 p. 258 Azael ***
Eliseo disse ad Azael: “Va [da Ben-Adad], digli: ‘Positivamente ti rimetterai’”. Ma poi proseguì: “E Geova mi ha mostrato che positivamente morirà”. Quindi disse ad Azael: “Geova mi ha mostrato che tu sarai re sulla Siria”. Al suo ritorno, riferendo la risposta di Eliseo alla domanda del re, Azael disse: “Mi ha detto: ‘Positivamente ti rimetterai’”. Ma l’indomani Azael soffocò il re con un copriletto bagnato e cominciò a regnare al suo posto. — 2Re 8:7-15.
Le parole di Eliseo ad Azael sono state oggetto di molte congetture. Secondo le annotazioni a margine del testo masoretico, come pure secondo la Settanta greca, la Vulgata latina, la Pescitta siriaca e 18 manoscritti ebraici, sarebbero: “Digli: ‘. . . ti rimetterai’”. Mentre la lezione principale del testo masoretico dice: “Digli: ‘. . . non ti rimetterai’”.
Ammesso che Azael dovesse dire a Ben-Adad “Positivamente ti rimetterai”, può darsi che alla domanda di Ben-Adad Eliseo abbia risposto con un enigma, intendendo che la malattia di Ben-Adad in se stessa non sarebbe stata mortale, ma che ciò nonostante egli sarebbe morto (come infatti avvenne, per mano di Azael). Ad ogni modo, Azael riferì al re la prima parte della risposta di Eliseo: “Positivamente ti rimetterai”, dando il resto della risposta con la sua azione violenta. — 2Re 8:10.

(2 RE 8:12)

“A ciò Azael disse: “Perché il mio signore piange?” A ciò egli disse: “Perché so bene che danno farai ai figli d’Israele. Consegnerai al fuoco i loro luoghi fortificati, e ucciderai con la spada i loro uomini scelti, e sfracellerai i loro fanciulli, e sventrerai le loro donne incinte”.”

*** it-1 p. 258 Azael ***
Specie durante il regno di Ioacaz d’Israele, figlio di Ieu, Azael cominciò a opprimere sempre più Israele, adempiendo quanto era stato previsto dal profeta Eliseo: Azael avrebbe dato fuoco ai luoghi fortificati d’Israele, passato a fil di spada gli uomini scelti, sfracellato i bambini e sventrato le donne incinte. (2Re 13:3, 22; 8:12)

(2 RE 8:15)

“E il giorno dopo avvenne che prendeva un copriletto e l’immergeva nell’acqua e glielo stendeva sulla faccia, così che morì. E Azael regnava in luogo di lui.”

*** it-2 p. 835 Salmaneser ***
Iscrizioni riguardanti Azael e Ieu. In adempimento della profezia pronunciata da Geova per mezzo di Elia, Azael, ciambellano di Ben-Adad re di Damasco, uccise il suo signore e diventò re, probabilmente verso la fine del regno di Ieoram (ca. 917-905 a.E.V.). (2Re 8:7-15) Un’iscrizione di Salmaneser III conferma questo, dicendo: “Adadezer [Adad-idri, evidentemente Ben-Adad II di Damasco] (stesso) perì. Azael, un uomo qualunque (lett., un figlio di nessuno), si impadronì del trono”. Conflitti con Azael sono menzionati nel 18° e nel 21° anno del regno di Salmaneser; gli assiri riportarono vittorie ma non riuscirono mai a prendere Damasco. — Ancient Near Eastern Texts, cit., p. 280.

(2 RE 8:16)

“E nel quinto anno di Ieoram figlio di Acab re d’Israele, mentre Giosafat era re di Giuda, Ieoram figlio di Giosafat re di Giuda divenne re.”

*** it-1 p. 623 Cronologia ***
Mentre alcuni cronologi biblici tentano di sincronizzare i dati relativi ai re ipotizzando numerose coreggenze e interregni nel regno di Giuda, sembra sia necessario prendere atto di un’unica coreggenza. È il caso di Ieoram, che, come si legge (almeno nel testo masoretico e in alcuni dei più antichi manoscritti della Bibbia), divenne re “mentre Giosafat era re di Giuda”, il che dà motivo di supporre una coreggenza. (2Re 8:16) In questo modo l’intero periodo rientra nel limite dei 390 anni.

*** it-1 p. 1250 Ieoram ***
3. Figlio primogenito di Giosafat che, all’età di 32 anni, diventò re di Giuda. (2Cr 21:1-3, 5, 20) Sembra che per alcuni anni Ieoram in qualche modo abbia regnato insieme al padre. (2Re 1:17; 8:16) Gli otto anni di regno attribuiti a Ieoram iniziano a contarsi dal 913 a.E.V. (2Re 8:17) Perciò in quegli anni il regno settentrionale e quello meridionale ebbero sovrani omonimi, che erano anche cognati perché Ieoram di Giuda aveva sposato Atalia, figlia di Acab e di Izebel e sorella di Ieoram di Israele. — 2Re 8:18, 25, 26; vedi n. 2.

(2 RE 8:17)

“Aveva trentadue anni quando divenne re, e regnò otto anni a Gerusalemme.”

*** it-1 p. 1250 Ieoram ***
Gli otto anni di regno attribuiti a Ieoram iniziano a contarsi dal 913 a.E.V. (2Re 8:17) Perciò in quegli anni il regno settentrionale e quello meridionale ebbero sovrani omonimi, che erano anche cognati perché Ieoram di Giuda aveva sposato Atalia, figlia di Acab e di Izebel e sorella di Ieoram di Israele. — 2Re 8:18, 25, 26; vedi n. 2.

31 ago. Lettura della Bibbia: 2 Re 9-11


(2 RE 9:1)

“Ed Eliseo il profeta, da parte sua, chiamò uno dei figli dei profeti e quindi gli disse: “Cingiti i lombi e prendi in mano questa ampolla d’olio e va a Ramot-Galaad.”

*** it-1 p. 18 Abbigliamento ***
Fascia, cintura. Spesso sopra la tunica o la sopravveste si portava una fascia. Quando si svolgeva qualche lavoro o attività fisica, ci si poteva ‘cingere i fianchi’ con una fascia, spesso facendo passare fra le gambe i lembi del vestito e raccogliendoli sotto la fascia per avere libertà di movimento. (1Re 18:46; 2Re 4:29; 9:1)

(2 RE 9:5)

“Quando fu entrato, ebbene, ecco che i capi delle forze militari erano seduti. Ora disse: “Ho una parola per te, o capo”. A ciò Ieu disse: “Per chi di tutti noi?” Quindi disse: “Per te, o capo”.”

*** w11 15/11 p. 3 Ieu difese la pura adorazione ***
Le Scritture ci presentano Ieu mentre è riunito insieme ai capi delle forze militari nell’occasione in cui gli israeliti stavano combattendo i siri a Ramot-Galaad. Ieu era un capo di alto rango, se non addirittura il comandante dell’esercito di Israele.

*** w11 15/11 p. 3 Ieu difese la pura adorazione ***
2 Re 8:28; 9:1-10.

(2 RE 9:8)

“E l’intera casa di Acab deve perire; e devo stroncare da Acab chiunque orina contro il muro e chi è impotente e inutile in Israele.”

*** it-1 p. 815 Eliseo ***
C’è ancora un’opera lasciata incompiuta da Elia che Eliseo deve portare a termine: l’unzione di Ieu quale giustiziere di Dio contro la malvagia casa di Acab. (2Re 9:1-10) Egli la porta a termine circa 18 anni dopo che Geova ne aveva dato il comando a Elia. Eliseo può vedere l’adempimento delle profezie di 1 Re 19:15-17 e 21:21-24.

(2 RE 9:10)

“E i cani mangeranno Izebel nel tratto di terra di Izreel, e non ci sarà chi la seppellisca’”. Allora aprì la porta e fuggiva.”

*** it-1 p. 410 Cane ***
A volte il giudizio di Geova contro i suoi nemici decretava che i cani ne avrebbero divorato il cadavere o leccato il sangue. Per la condotta di grave infedeltà dei re Geroboamo, Baasa e Acab, chiunque appartenesse alle loro rispettive case, e fosse morto in città, doveva essere divorato dai cani. (1Re 14:11; 16:4; 21:24) In adempimento della parola di Geova, i cani leccarono il sangue di Acab, e la carne di sua moglie Izebel finì in pasto ai cani. (1Re 21:19; 22:38; 21:23; 2Re 9:10, 35, 36)

(2 RE 9:11)

“In quanto a Ieu, uscì verso i servitori del suo signore, ed essi gli dicevano: “Va tutto bene? Perché questo pazzo è venuto da te?” Ma egli disse loro: “Voi stessi conoscete bene l’uomo e la sua sorta di discorso”.”

*** it-2 p. 662 Profeta ***
L’assoluta concentrazione, l’audacia e lo zelo con cui svolgevano la loro missione poteva fare apparire strano, perfino irrazionale, il loro comportamento: proprio l’impressione che un profeta diede ai capi militari quando venne unto Ieu. Ma, una volta resisi conto che si trattava di un profeta, i capi accolsero il suo messaggio con grande serietà. (2Re 9:1-13;

(2 RE 9:12)

“Ma essi dissero: “È falso! Raccontaci, ti preghiamo”. Quindi disse: “Mi ha parlato così e così, dicendo: ‘Geova ha detto questo: “In effetti ti ungo come re su Israele”’”.”

*** it-2 p. 662 Profeta ***
L’assoluta concentrazione, l’audacia e lo zelo con cui svolgevano la loro missione poteva fare apparire strano, perfino irrazionale, il loro comportamento: proprio l’impressione che un profeta diede ai capi militari quando venne unto Ieu. Ma, una volta resisi conto che si trattava di un profeta, i capi accolsero il suo messaggio con grande serietà. (2Re 9:1-13;

(2 RE 9:13)

“A ciò si tolsero in fretta ciascuno la sua veste e la misero sotto di lui sui gradini nudi, e suonavano il corno e dicevano: “Ieu è divenuto re!””

*** it-2 p. 662 Profeta ***
L’assoluta concentrazione, l’audacia e lo zelo con cui svolgevano la loro missione poteva fare apparire strano, perfino irrazionale, il loro comportamento: proprio l’impressione che un profeta diede ai capi militari quando venne unto Ieu. Ma, una volta resisi conto che si trattava di un profeta, i capi accolsero il suo messaggio con grande serietà. (2Re 9:1-13;

(2 RE 9:14)

“E Ieu figlio di Giosafat figlio di Nimsi cospirava contro Ieoram. E Ieoram stesso era stato di guardia a Ramot-Galaad, lui con tutto Israele, a causa di Azael re di Siria.”

*** w11 15/11 p. 3 Ieu difese la pura adorazione ***
Probabilmente serpeggiava il malcontento ed era latente una certa resistenza all’operato della casa reale e all’influenza di Izebel. Comunque stessero le cose, Ieu rifletté con attenzione così da trovare il modo migliore di adempiere il suo incarico.
Il re Ieoram era stato ferito in battaglia e si era ritirato nella città di Izreel per curarsi. Ieu sapeva che, perché il suo piano riuscisse, non ne doveva giungere notizia a Izreel, per questo disse: “Non si lasci scampare nessuno dalla città [Ramot-Galaad] per andare a portare la notizia a Izreel”. (2 Re 9:14, 15) Forse si aspettava perlomeno qualche resistenza da parte delle truppe leali a Ieoram, e voleva scongiurare questa eventualità.

*** it-2 p. 703 Ramot-Galaad ***
Anche Ieoram figlio di Acab, insieme ad Acazia re di Giuda, affrontò i siri a Ramot-Galaad. In 2 Re 9:14 si legge: “Ieoram stesso era stato di guardia a Ramot-Galaad . . . a causa di Azael re di Siria”. È quindi possibile che Ieoram avesse già conquistato la città, e la stesse difendendo (non attaccando), quando Acazia si unì a lui per combattere contro Azael. Nel combattimento Ieoram venne ferito e si ritirò a Izreel per ristabilirsi. — 2Re 8:25-29; 9:14, 15; 2Cr 22:5-8.
A Ramot-Galaad il servitore di Eliseo unse Ieu, il comandante militare che doveva diventare re. — 2Re 9:1-14.

(2 RE 9:15)

“Più tardi Ieoram il re era tornato a Izreel per farsi curare le ferite che gli avevano inflitto i siri quando aveva combattuto Azael re di Siria. Ieu ora disse: “Se la vostra anima è d’accordo, non si lasci scampare nessuno dalla città per andare a portare la notizia a Izreel”.”

*** w11 15/11 p. 3 Ieu difese la pura adorazione ***
Probabilmente serpeggiava il malcontento ed era latente una certa resistenza all’operato della casa reale e all’influenza di Izebel. Comunque stessero le cose, Ieu rifletté con attenzione così da trovare il modo migliore di adempiere il suo incarico.
Il re Ieoram era stato ferito in battaglia e si era ritirato nella città di Izreel per curarsi. Ieu sapeva che, perché il suo piano riuscisse, non ne doveva giungere notizia a Izreel, per questo disse: “Non si lasci scampare nessuno dalla città [Ramot-Galaad] per andare a portare la notizia a Izreel”. (2 Re 9:14, 15) Forse si aspettava perlomeno qualche resistenza da parte delle truppe leali a Ieoram, e voleva scongiurare questa eventualità.

(2 RE 9:17)

“E la sentinella stava sulla torre di Izreel, e vedeva avanzare l’ondeggiante massa degli [uomini] di Ieu mentre egli veniva, e subito disse: “Vedo avanzare un’ondeggiante massa [di uomini]”. Allora Ieoram disse: “Prendi un cavaliere e mandalo incontro a loro, e dica: ‘C’è pace?’””

*** w11 15/11 p. 3 Ieu difese la pura adorazione ***
Mentre si dirigeva a tutta velocità verso la meta, da una torre una sentinella vide “l’ondeggiante massa degli uomini di Ieu”. (2 Re 9:17) Molto probabilmente Ieu si era fatto accompagnare da un numero considerevole di soldati così da essere sicuro di riuscire nel suo intento.

*** w93 15/6 pp. 6-7 La geografia biblica è accurata? ***
Secoli dopo, il re Ieu attraversò col suo carro la valle fino alla città di Izreel per eseguire il giudizio di Geova su Izebel e sull’apostata casa di Acab. Dalla torre di guardia di Izreel sarebbe stato facile, guardando verso est, vedere avvicinarsi le truppe di Ieu da una distanza di 19 chilometri. Perciò Ieoram re d’Israele deve avere avuto sufficiente tempo per inviare un primo e poi un secondo messaggero a cavallo e infine, insieme ad Acazia re di Giuda, per attaccare i loro rispettivi carri e andare incontro a Ieu prima che questi raggiungesse la città di Izreel. Ieu giustiziò subito Ieoram. Acazia fuggì ma poi fu ferito, e morì a Meghiddo. (2 Re 9:16-27) Riguardo ai luoghi in cui si svolsero combattimenti come questi, George Smith scrive: “È straordinario che in nessuno dei racconti . . . ci sia alcun aspetto geograficamente impossibile”. — Op. cit.

(2 RE 9:20)

“E la sentinella continuò a riferire, dicendo: “È giunto fino a loro, ma non è tornato; e il modo di guidare è come il modo di guidare di Ieu nipote di Nimsi, poiché guida come un pazzo”.”

*** w11 15/11 p. 4 Ieu difese la pura adorazione ***
Intuendo che alla guida di uno dei carri doveva esserci il coraggioso Ieu, la sentinella rivolgendosi a Ieoram esclamò: “Guida come un pazzo”. (2 Re 9:20) Se Ieu guidava sempre a rotta di collo, l’ardore che mise in quella particolare missione deve averlo reso un guidatore ancor più forsennato.

*** w05 1/8 p. 11 par. 7 Punti notevoli del libro di Secondo Re ***
9:20. Ieu, noto perché guidava il carro a rotta di collo, diede prova di zelo nell’adempimento del suo incarico. E voi, siete noti come zelanti proclamatori del Regno? — 2 Timoteo 4:2.

*** w98 1/1 p. 13 par. 8 “È il tuo cuore retto verso di me?” ***
8 Ieu era noto perché guidava il suo carro a rotta di collo, un segno dello zelo che metteva nell’assolvere il suo compito. (2 Re 9:20) Di Gesù, il più grande Ieu, è detto che era ‘divorato’ dallo zelo. (Salmo 69:9) Non sorprende quindi che oggi i veri cristiani siano noti per il loro zelo. Sia nella congregazione che pubblicamente ‘predicano la parola con urgenza in tempo favorevole e in tempo difficoltoso’. (2 Timoteo 4:2)

(2 RE 9:21)

“Allora Ieoram disse: “Attacca!” Fu dunque attaccato il suo carro da guerra e Ieoram re d’Israele e Acazia re di Giuda uscirono, ciascuno sul suo proprio carro da guerra. Mentre uscivano incontro a Ieu, lo trovavano nel tratto di terra di Nabot l’izreelita.”

*** w93 15/6 pp. 6-7 La geografia biblica è accurata? ***
Secoli dopo, il re Ieu attraversò col suo carro la valle fino alla città di Izreel per eseguire il giudizio di Geova su Izebel e sull’apostata casa di Acab. Dalla torre di guardia di Izreel sarebbe stato facile, guardando verso est, vedere avvicinarsi le truppe di Ieu da una distanza di 19 chilometri. Perciò Ieoram re d’Israele deve avere avuto sufficiente tempo per inviare un primo e poi un secondo messaggero a cavallo e infine, insieme ad Acazia re di Giuda, per attaccare i loro rispettivi carri e andare incontro a Ieu prima che questi raggiungesse la città di Izreel. Ieu giustiziò subito Ieoram. Acazia fuggì ma poi fu ferito, e morì a Meghiddo. (2 Re 9:16-27) Riguardo ai luoghi in cui si svolsero combattimenti come questi, George Smith scrive: “È straordinario che in nessuno dei racconti . . . ci sia alcun aspetto geograficamente impossibile”. — Op. cit.

(2 RE 9:22)

“E avvenne che appena Ieoram vide Ieu, immediatamente disse: “C’è pace, Ieu?” Ma egli disse: “Che pace ci potrebbe essere finché ci sono le fornicazioni di Izebel tua madre e le sue molte stregonerie?””

*** Rbi8 p. 1578 5A “Fornicazione” — Ogni specie di rapporto sessuale illecito ***
Oltre a questo significato letterale, in certi luoghi delle Scritture Greche Cristiane pornèia ha un significato simbolico. Riguardo a questo significato, ZorellGr, col. 1106, dice alla voce pornèia: “apostasia dalla vera fede, commessa interamente o parzialmente, defezione dal solo vero Dio Jahve a dèi stranieri [4Re 9:22; Ger 3:2, 9; Os 6:10 ecc.; l’unione di Dio col suo popolo era infatti considerata come una specie di matrimonio spirituale]: Ri 14:8; 17:2, 4; 18:3; 19:2”. (Le quadre e il corsivo sono dell’autore; 4Re nei LXX corrisponde a 2Re nel M).

(2 RE 9:27)

“E lo stesso Acazia re di Giuda lo vide e si diede alla fuga per la via della casa del giardino. (Più tardi Ieu lo inseguì e disse: “Anche lui! Abbattetelo!” Lo abbatterono dunque sul carro lungo la via che sale a Gur, che è presso Ibleam. Ed egli continuò la sua fuga verso Meghiddo e lì morì.”

*** it-1 pp. 46-47 Acazia ***
Coordinando le due storie (2Re 9:21-28; 2Cr 22:7-9) risulta che ebbe luogo quanto segue: Ieu, diretto a Izreel, incontrò Ieoram e Acazia. Ieu abbatté Ieoram, mentre Acazia riuscì a fuggire. Per il momento Ieu non inseguì Acazia, ma proseguì fino a Izreel per portarvi a termine la sua opera di giustiziere. Intanto il fuggitivo Acazia voleva fare ritorno a Gerusalemme; tuttavia giunse solo a Samaria, dove cercò di nascondersi. Gli uomini di Ieu, che inseguivano Acazia, scoprirono che era a Samaria, lo catturarono e lo condussero da Ieu nei pressi di Ibleam, non lontano da Izreel. Quando vide Acazia, Ieu ordinò ai suoi uomini di ucciderlo nel suo carro. Essi lo colpirono sulla via di Gur, presso Ibleam; Acazia riuscì però a fuggire, e si rifugiò a Meghiddo, dove morì per le ferite. Fu poi trasportato e sepolto a Gerusalemme. Le versioni della sua morte non sono contraddittorie ma complementari.
Da 2 Cronache 22:7 si rileva che la morte di Acazia “era da Dio”, e quindi Ieu agì come giustiziere di Dio nell’uccidere quest’uomo, amico della condannata casa di Acab.

*** it-1 p. 1257 Ieu ***
A quanto pare, Acazia nipote di Acab, che era uscito dalla città insieme a Ieoram, cercò di raggiungere la propria capitale, Gerusalemme, ma arrivò solo fino a Samaria, dove si nascose. In seguito fu catturato e portato da Ieu presso il villaggio di Ibleam, non lontano da Izreel. Ieu ordinò ai suoi uomini di ucciderlo sul suo stesso carro da guerra. Essi lo ferirono mortalmente lungo la via che saliva a Gur, presso Ibleam, ma egli riuscì a rifugiarsi a Meghiddo dove morì. Poi fu portato a Gerusalemme, e lì venne sepolto. — 2Re 9:17-28; 2Cr 22:6-9.

(2 RE 9:28)

“Quindi i suoi servitori lo portarono su un carro a Gerusalemme, e lo seppellirono dunque nel suo sepolcro con i suoi antenati nella Città di Davide.”

*** it-1 p. 1257 Ieu ***
A quanto pare, Acazia nipote di Acab, che era uscito dalla città insieme a Ieoram, cercò di raggiungere la propria capitale, Gerusalemme, ma arrivò solo fino a Samaria, dove si nascose. In seguito fu catturato e portato da Ieu presso il villaggio di Ibleam, non lontano da Izreel. Ieu ordinò ai suoi uomini di ucciderlo sul suo stesso carro da guerra. Essi lo ferirono mortalmente lungo la via che saliva a Gur, presso Ibleam, ma egli riuscì a rifugiarsi a Meghiddo dove morì. Poi fu portato a Gerusalemme, e lì venne sepolto. — 2Re 9:17-28; 2Cr 22:6-9.

(2 RE 9:30)

“Alla fine Ieu giunse a Izreel, e Izebel stessa lo udì. Ed essa si imbellettava gli occhi col belletto nero e si acconciava bene la testa e guardava giù dalla finestra.”

*** it-1 pp. 591-592 Cosmetici ***
Quando Ieu giunse a Izreel, Izebel, oltre a sistemarsi i capelli o acconciarsi bene la testa, “si imbellettava gli occhi col belletto nero”. (2Re 9:30) Come negli altri paesi mediorientali dell’antichità, anche in Israele almeno alcune donne usavano tingersi gli occhi. (Ez 23:40) Le tinte per gli occhi erano spesso nere, colore che faceva contrasto col bianco degli occhi e tendeva a farli sembrare più grandi. (Ger 4:30) I riferimenti scritturali all’usanza di tingersi gli occhi non riguardano in genere donne israelite fedeli, anche se una delle figlie di Giobbe si chiamava Cheren-Appuc, che potrebbe significare “corno del nero (per gli occhi) [cioè astuccio per il trucco]”. — Gb 42:14.

*** it-1 p. 947 Divisione del Regno, La ***
Izreel 2Re 9:30-37

(2 RE 9:31)

“E Ieu stesso entrò per la porta. Essa ora disse: “È andato tutto bene a Zimri l’uccisore del suo signore?””

*** it-2 p. 81 Izebel ***
Di là salutò l’ingresso trionfale del vincitore dicendo: “È andato tutto bene a Zimri l’uccisore del suo signore?” Quel sarcastico saluto era probabilmente una velata minaccia, poiché Zimri, dopo aver ucciso il suo re e averne usurpato il trono, sentendosi minacciato si era suicidato sette giorni dopo. — 2Re 9:30, 31; 1Re 16:10, 15, 18.

*** it-2 p. 1232 Zimri ***
3. Quinto re del regno delle dieci tribù di Israele. Verso il 951 a.E.V. Zimri regnò per sette giorni a Tirza. In precedenza era stato comandante di metà dei carri da guerra del re Ela, ma mentre l’esercito era impegnato a Ghibbeton, e il re Ela era rimasto a Tirza, Zimri uccise lui e poi tutti gli altri della casa di Baasa, e si proclamò re. Il suo regno fu brevissimo perché l’esercito acclamò re Omri e immediatamente tornò ad assediare Tirza; allora Zimri incendiò la casa del re e perì nell’incendio. Zimri si distinse per aver fatto ciò che era male agli occhi di Geova. (1Re 16:3, 4, 9-20) Le ultime parole di Izebel ricordarono ciò che era accaduto a Zimri. Quando Ieu entrò in trionfo a Izreel, essa disse beffardamente dalla finestra: “È andato tutto bene a Zimri l’uccisore del suo signore?” — 2Re 9:30, 31.

(2 RE 9:36)

“Quando furono tornati e gli ebbero riferito, egli diceva: “È la parola di Geova che egli pronunciò per mezzo del suo servitore Elia il tisbita, dicendo: ‘I cani mangeranno la carne di Izebel nel tratto di terra di Izreel.”

*** jr cap. 10 pp. 120-121 par. 15 Vi chiedete ogni giorno: “Dov’è Geova?” ***
15 Geremia mise per iscritto quello che accadde a Izebel, la malvagia moglie di Acab, re di Samaria. Nel suo resoconto incluse la dichiarazione di Elia secondo cui Izebel sarebbe stata mangiata dai cani nel pezzo di terra di Izreel. (1 Re 21:23) In armonia con le parole riportate da Geremia, sappiamo che circa 14 anni dopo Izebel era stata scaraventata da una finestra, calpestata dal cavallo di Ieu e mangiata dai cani. (2 Re 9:31-37) Fare ricerche sulla profezia di Elia e sul modo dettagliato in cui si era adempiuta avrà rafforzato la fede di Geremia nella parola di Dio.

*** it-1 p. 410 Cane ***
A volte il giudizio di Geova contro i suoi nemici decretava che i cani ne avrebbero divorato il cadavere o leccato il sangue. Per la condotta di grave infedeltà dei re Geroboamo, Baasa e Acab, chiunque appartenesse alle loro rispettive case, e fosse morto in città, doveva essere divorato dai cani. (1Re 14:11; 16:4; 21:24) In adempimento della parola di Geova, i cani leccarono il sangue di Acab, e la carne di sua moglie Izebel finì in pasto ai cani. (1Re 21:19; 22:38; 21:23; 2Re 9:10, 35, 36)

(2 RE 10:10)

“Sappiate, quindi, che nulla della parola di Geova, che Geova ha pronunciato contro la casa di Acab, cadrà a terra [inadempiuto]; e Geova stesso ha fatto ciò che pronunciò per mezzo del suo servitore Elia”.”

*** it-1 p. 239 Atalia ***
Quando Ioas compì sette anni, il sommo sacerdote Ieoiada timorato di Dio fece uscire il ragazzino dal suo nascondiglio e lo incoronò legittimo erede al trono. Udendo il tumulto, Atalia si precipitò nel tempio e, vedendo cosa accadeva, gridò: “Cospirazione! Cospirazione!” Il sommo sacerdote Ieoiada ordinò che fosse portata fuori dell’area del tempio per essere giustiziata alla porta dei cavalli del palazzo reale; con lei forse si estinse l’abominevole casa di Acab. (2Re 11:1-20; 2Cr 22:1–23:21) Così si avverò quanto era stato predetto: “Nulla della parola di Geova, che Geova ha pronunciato contro la casa di Acab, cadrà a terra inadempiuto”! — 2Re 10:10, 11; 1Re 21:20-24.

(2 RE 10:12)

“E si levava ed entrava, quindi si avviava verso Samaria. Lungo la via c’era la casa per legare, dei pastori.”

*** it-1 p. 442 Casa per legare, dei pastori ***
CASA PER LEGARE, DEI PASTORI
Luogo situato lungo la strada che univa Izreel a Samaria. Qui, presso una cisterna, Ieu incontrò i fratelli di Acazia re di Giuda e li fece uccidere. (2Re 10:12-14) Il nome sembra indicare una casa in cui le pecore venivano legate per facilitarne la tosatura. Alcune versioni rendono behth-ʽèqedh “casa di riunione”, a indicare una locanda in cui si riunivano i “pastori” (haroʽìm); altri semplicemente traslitterano il nome ebraico, prendendolo come nome di una cittadina. È generalmente identificato con Beit Qad (Bet Qad), 6 km circa ad ENE dell’attuale Jenin, dove esistono varie cisterne.

(2 RE 10:15)

“Mentre se ne andava di là, incontrava Gionadab figlio di Recab [che] gli [veniva] incontro. Quando l’ebbe benedetto, gli disse dunque: “È il tuo cuore retto verso di me, come il mio proprio cuore lo è verso il tuo cuore?” A ciò Gionadab disse: “Lo è”. “Se lo è, dammi in effetti la mano”. Gli diede dunque la mano. Allora lo fece salire con sé sul carro.”

*** w05 1/8 p. 11 par. 9 Punti notevoli del libro di Secondo Re ***
10:15. Come Gionadab accettò con tutto il cuore l’invito di Ieu a salire sul carro insieme a lui, così la “grande folla” sostiene volenterosamente Gesù Cristo, il moderno Ieu, e i suoi unti seguaci. — Rivelazione (Apocalisse) 7:9.

*** w98 1/1 pp. 12-13 parr. 3-6 “È il tuo cuore retto verso di me?” ***
Poi incontrò un sostenitore. “Incontrava Gionadab figlio di Recab che gli veniva incontro. Quando l’ebbe benedetto, gli disse dunque: ‘È il tuo cuore retto verso di me, come il mio proprio cuore lo è verso il tuo cuore?’ A ciò Gionadab disse: ‘Lo è’. ‘Se lo è, dammi in effetti la mano’. Gli diede dunque la mano. Allora lo fece salire con sé sul carro. Quindi disse: ‘Vieni con me e guarda come non tollero nessuna rivalità verso Geova’. E lo facevano andare con lui sul suo carro da guerra”. — 2 Re 10:15, 16.
4 Gionadab non era un israelita. Nondimeno, in armonia con il suo nome (che significa “Geova è disposto”, “Geova è nobile” o “Geova è generoso”), era un adoratore di Geova. (Geremia 35:6) Per certo, era insolitamente interessato a vedere come Ieu ‘non tollerava nessuna rivalità verso Geova’. Come lo sappiamo? Ebbene, il suo incontro con l’unto re d’Israele non era casuale. Gionadab “gli veniva incontro”, e questo proprio quando Ieu aveva già ucciso Izebel e altri della casa di Acab. Gionadab sapeva cosa stava succedendo quando accettò l’invito di Ieu di salire sul suo carro. Era inequivocabilmente dalla parte di Ieu — e dalla parte di Geova — in questo conflitto tra la falsa adorazione e la vera.
Un moderno Ieu e un moderno Gionadab
5 Le cose cambieranno presto radicalmente per tutta l’umanità come avvenne nel caso di Israele nel 905 a.E.V. È vicino il tempo in cui Geova purificherà la terra da tutti i cattivi risultati dell’influenza di Satana, compresa la falsa religione. Chi è il moderno Ieu? Nessun altro che Gesù Cristo, al quale sono rivolte le parole profetiche: “Cingi la tua spada sulla tua coscia, o potente, con la tua dignità e il tuo splendore. E nel tuo splendore avanza verso il successo; cavalca nella causa della verità e dell’umiltà e della giustizia”. (Salmo 45:3, 4) Gesù è rappresentato sulla terra dall’“Israele di Dio”, gli unti cristiani “che osservano i comandamenti di Dio e hanno il compito di rendere testimonianza a Gesù”. (Galati 6:16; Rivelazione [Apocalisse] 12:17) Dal 1922 questi unti fratelli di Gesù hanno intrepidamente fatto risuonare l’avvertimento riguardo ai futuri atti di giudizio di Geova. — Isaia 61:1, 2; Rivelazione 8:7–9:21; 16:2-21.
6 Gli unti cristiani non sono stati soli. Come Gionadab andò incontro a Ieu, molti sono usciti dalle nazioni per sostenere Gesù, il più grande Ieu, e i suoi rappresentanti terreni che hanno preso posizione a favore della vera adorazione. (Zaccaria 8:23) Chiamati da Gesù le sue “altre pecore”, nel 1932 vennero riconosciuti come il moderno equivalente del Gionadab dell’antichità e furono invitati a ‘salire sul carro’ del moderno Ieu. (Giovanni 10:16) Come? ‘Osservando i comandamenti di Dio’ e assolvendo insieme agli unti “il compito di rendere testimonianza a Gesù”. Nei tempi moderni questo include la predicazione dell’istituito Regno di Dio retto da Gesù quale Re. (Marco 13:10) Nel 1935 questi “Gionadab” vennero identificati con la “grande folla” di Rivelazione 7:9-17.

*** jv cap. 12 pp. 165-166 La grande folla vivrà in cielo o sulla terra? ***
Ieu aveva ricevuto da Geova l’incarico di regnare sul regno delle dieci tribù di Israele e di eseguire il Suo giudizio sulla malvagia casa di Acab e Izebel. Mentre Ieu era diretto a Samaria per sradicare l’adorazione di Baal, Gionadab, figlio di Recab, gli andò incontro. Ieu chiese a Gionadab: “È il tuo cuore retto verso di me?”, e Gionadab rispose: “Lo è”. ‘Dammi la mano’, fu l’invito di Ieu, che fece salire Gionadab sul carro. Poi incalzò: “Vieni con me e guarda come non tollero nessuna rivalità verso Geova”. (2 Re 10:15-28) Gionadab, pur non essendo israelita, era d’accordo con quello che faceva Ieu; sapeva che al vero Dio, Geova, si doveva rendere esclusiva devozione. (Eso. 20:4, 5) Secoli dopo i discendenti di Gionadab mostravano ancora uno spirito che Geova approvava, perciò Egli promise: “Non sarà stroncato da Gionadab figlio di Recab un uomo che stia sempre dinanzi a me”. (Ger. 35:19) Era quindi logico chiedersi: Ci sono oggi sulla terra persone che non sono israeliti spirituali con un’eredità celeste, ma che sono simili a Gionadab?
La Torre di Guardia del 1° agosto 1932 (gennaio 1933 in italiano) spiegava: “Jehonadab (Gionadab) rappresentò o prefigurò la classe di persone oggi sulla terra che . . . non sono in armonia coll’organizzazione di Satana e si schierano dalla parte della giustizia; questi son coloro che il Signore preserverà durante la battaglia d’Harmaghedon, li porterà in salvo attraverso al tempo di distretta e ai quali darà vita eterna sulla terra. Costoro costituiscono la classe delle ‘pecore’ che favoriscono gli unti di Dio perché sanno che questi compiono l’opera del Signore”. Coloro che manifestavano un simile spirito erano invitati a portare il messaggio del Regno ad altri come facevano gli unti. — Riv. 22:17.
Alcuni (benché relativamente pochi a quel tempo) che si erano uniti ai testimoni di Geova si rendevano conto che Dio non aveva generato in loro la speranza della vita celeste. Questi finirono per essere chiamati Gionadab perché, come Gionadab nell’antichità, consideravano un privilegio essere identificati con gli unti servitori di Geova, ed erano lieti di condividere i privilegi indicati dalla Parola di Dio.

*** si p. 74 par. 33 Libro biblico numero 12: 2 Re ***
Notate come Gionadab fu benedetto quando venne invitato da Ieu ad andare con lui nel suo carro per vedere la distruzione degli adoratori di Baal. E perché? Perché aveva agito in modo concreto andando incontro allo zelante Ieu. (2 Re 10:15, 16)

*** it-1 p. 245 Atteggiamenti e gesti ***
La compartecipazione era pure indicata con una stretta di mano. — 2Re 10:15; Gal 2:9.

*** it-1 p. 993 Garante, Garanzia ***
In tal modo Ieu confermò la risposta affermativa di Gionadab alla domanda: “È il tuo cuore retto verso di me, come il mio proprio cuore lo è verso il tuo cuore?” Infatti disse a Gionadab: “Se lo è, dammi in effetti la mano”. — 2Re 10:15.

(2 RE 10:16)

“Quindi disse: “Vieni con me e guarda come non tollero nessuna rivalità verso Geova”. E lo facevano andare con lui sul suo carro da guerra.”

*** w98 1/1 pp. 12-13 parr. 3-6 “È il tuo cuore retto verso di me?” ***
Poi incontrò un sostenitore. “Incontrava Gionadab figlio di Recab che gli veniva incontro. Quando l’ebbe benedetto, gli disse dunque: ‘È il tuo cuore retto verso di me, come il mio proprio cuore lo è verso il tuo cuore?’ A ciò Gionadab disse: ‘Lo è’. ‘Se lo è, dammi in effetti la mano’. Gli diede dunque la mano. Allora lo fece salire con sé sul carro. Quindi disse: ‘Vieni con me e guarda come non tollero nessuna rivalità verso Geova’. E lo facevano andare con lui sul suo carro da guerra”. — 2 Re 10:15, 16.
4 Gionadab non era un israelita. Nondimeno, in armonia con il suo nome (che significa “Geova è disposto”, “Geova è nobile” o “Geova è generoso”), era un adoratore di Geova. (Geremia 35:6) Per certo, era insolitamente interessato a vedere come Ieu ‘non tollerava nessuna rivalità verso Geova’. Come lo sappiamo? Ebbene, il suo incontro con l’unto re d’Israele non era casuale. Gionadab “gli veniva incontro”, e questo proprio quando Ieu aveva già ucciso Izebel e altri della casa di Acab. Gionadab sapeva cosa stava succedendo quando accettò l’invito di Ieu di salire sul suo carro. Era inequivocabilmente dalla parte di Ieu — e dalla parte di Geova — in questo conflitto tra la falsa adorazione e la vera.
Un moderno Ieu e un moderno Gionadab
5 Le cose cambieranno presto radicalmente per tutta l’umanità come avvenne nel caso di Israele nel 905 a.E.V. È vicino il tempo in cui Geova purificherà la terra da tutti i cattivi risultati dell’influenza di Satana, compresa la falsa religione. Chi è il moderno Ieu? Nessun altro che Gesù Cristo, al quale sono rivolte le parole profetiche: “Cingi la tua spada sulla tua coscia, o potente, con la tua dignità e il tuo splendore. E nel tuo splendore avanza verso il successo; cavalca nella causa della verità e dell’umiltà e della giustizia”. (Salmo 45:3, 4) Gesù è rappresentato sulla terra dall’“Israele di Dio”, gli unti cristiani “che osservano i comandamenti di Dio e hanno il compito di rendere testimonianza a Gesù”. (Galati 6:16; Rivelazione [Apocalisse] 12:17) Dal 1922 questi unti fratelli di Gesù hanno intrepidamente fatto risuonare l’avvertimento riguardo ai futuri atti di giudizio di Geova. — Isaia 61:1, 2; Rivelazione 8:7–9:21; 16:2-21.
6 Gli unti cristiani non sono stati soli. Come Gionadab andò incontro a Ieu, molti sono usciti dalle nazioni per sostenere Gesù, il più grande Ieu, e i suoi rappresentanti terreni che hanno preso posizione a favore della vera adorazione. (Zaccaria 8:23) Chiamati da Gesù le sue “altre pecore”, nel 1932 vennero riconosciuti come il moderno equivalente del Gionadab dell’antichità e furono invitati a ‘salire sul carro’ del moderno Ieu. (Giovanni 10:16) Come? ‘Osservando i comandamenti di Dio’ e assolvendo insieme agli unti “il compito di rendere testimonianza a Gesù”. Nei tempi moderni questo include la predicazione dell’istituito Regno di Dio retto da Gesù quale Re. (Marco 13:10) Nel 1935 questi “Gionadab” vennero identificati con la “grande folla” di Rivelazione 7:9-17.

(2 RE 10:19)

“Or dunque chiamatemi tutti i profeti di Baal, tutti i suoi adoratori e tutti i suoi sacerdoti. Non ne manchi nemmeno uno, perché ho un grande sacrificio per Baal. Chiunque manchi non rimarrà in vita”. In quanto a Ieu, agì con scaltrezza, allo scopo di distruggere gli adoratori di Baal.”

*** w11 15/11 p. 5 Ieu difese la pura adorazione ***
Ieu annunciò che intendeva fare “un grande sacrificio” a Baal. (2 Re 10:18, 19) Un biblista fa notare che “questo è un astuto gioco di parole da parte di Ieu”: benché il termine qui usato “di solito significhi ‘sacrificio’, viene anche utilizzato con riferimento al ‘massacro’ di apostati”.

(2 RE 10:20)

“E Ieu diceva: “Santificate un’assemblea solenne a Baal”. Pertanto la proclamarono.”

*** w89 15/3 p. 25 Un’accurata testimonianza oculare! ***
Un’accurata testimonianza oculare!
Un testo ugaritico pubblicato di recente (KTU 1.161) conferma l’attendibilità di 2 Re 10:19, 20. Per sterminare gli adoratori di Baal, il re Ieu comandò: “Santificate un’assemblea solenne a Baal”. (Un falso dio, probabilmente raffigurato nella statuetta a sinistra). Secondo Vetus Testamentum, una rivista edita nei Paesi Bassi, questa espressione è “autenticamente cananea” e significa “‘un circolo chiuso’: qualsiasi estraneo poteva essere punito con una maledizione”. “Ora comprendiamo che lo scrittore del brano di 2 Re mostra evidentemente di conoscere molto bene la terminologia religiosa cananea”, commenta Vetus Testamentum.
[Referenza fotografica a pagina 25]
Museo del Louvre, Parigi

(2 RE 10:25)

“E avvenne che appena ebbe finito di offrire l’olocausto, Ieu immediatamente disse ai corrieri e agli aiutanti: “Entrate, abbatteteli! Non ne esca nemmeno uno”. E i corrieri e gli aiutanti li abbattevano col taglio della spada e li gettavano fuori, e continuarono ad andare fino alla città della casa di Baal.”

*** it-1 p. 85 Aiutante ***
Per ordine di Ieu, i suoi corrieri e i suoi aiutanti, fra cui probabilmente Bidcar, abbatterono gli adoratori di Baal. (2Re 9:25; 10:25)

(2 RE 10:26)

“Quindi portarono fuori le colonne sacre della casa di Baal e bruciarono ciascuna [d’esse].”

*** it-1 p. 515 Colonna sacra ***
Prima di entrare nella Terra Promessa gli israeliti ricevettero il comando di non erigere colonne sacre e fu loro ordinato di abbattere o frantumare quelle cananee già esistenti. (Eso 34:13; Le 26:1; De 12:3; 16:22) La maniera in cui dovevano essere distrutte indica che probabilmente erano di pietra. In 2 Re 10:26 si parla però di colonne sacre che vennero bruciate, il che fa pensare che alcune fossero di legno. In questo caso però forse si trattava di un palo sacro o Asheràh. — Vedi PALO SACRO.

(2 RE 10:29)

“Solo che Ieu non si scostò dal seguire i peccati di Geroboamo figlio di Nebat, con i quali egli aveva fatto peccare Israele, [cioè] i vitelli d’oro, uno dei quali era a Betel e uno a Dan.”

*** w11 15/11 p. 5 Ieu difese la pura adorazione ***
La conclusione di questa vicenda contiene un avvertimento. Ieu ‘non si scostò dal seguire i vitelli d’oro che erano a Betel e a Dan’. (2 Re 10:29) Com’è possibile che un uomo che sembrava così zelante nella pura adorazione tollerasse l’idolatria?
Forse Ieu riteneva che l’indipendenza di Israele da Giuda richiedesse la separazione religiosa dei due regni. Perciò, come avevano fatto i re di Israele che lo avevano preceduto, Ieu cercò di mantenerli separati perpetuando l’adorazione dei vitelli. Questo, però, significò mancare di fede in Geova, che lo aveva fatto re.

*** it-1 p. 947 Divisione del Regno, La ***
Dan 2Re 10:29

(2 RE 10:31)

“E Ieu stesso non ebbe cura di camminare nella legge di Geova l’Iddio d’Israele con tutto il suo cuore. Non si scostò dai peccati di Geroboamo con i quali egli aveva fatto peccare Israele.”

*** it-2 p. 1210 Vitello ***
Persino il re Ieu, che estirpò l’adorazione di Baal da Israele, lasciò continuare l’adorazione dei vitelli, probabilmente per tenere il regno delle dieci tribù separato dal regno di Giuda. (2Re 10:29-31)

(2 RE 11:1)

“Ora riguardo ad Atalia madre di Acazia, vide che suo figlio era morto. Si levò, dunque, e distrusse tutta la progenie del regno.”

*** it-2 p. 723 Regno ***
I figli del re possono essere definiti “la progenie del regno”. — 2Re 11:1.

(2 RE 11:2)

“Comunque, Ieoseba figlia del re Ieoram, sorella di Acazia, prese Ioas figlio di Acazia e lo rapì di tra i figli del re che dovevano essere messi a morte, sì, lui e la sua nutrice, [e lo mise] nella stanza interna dei letti, e lo tennero nascosto dalla faccia di Atalia, e non fu messo a morte.”

*** it-2 p. 87 Ladro ***
La zia del piccolo Ioas gli salvò la vita ‘rapendolo [lett. ‘rubandolo’] di tra i figli del re suoi fratelli’, che furono uccisi dalla malvagia Atalia. — 2Re 11:1, 2; 2Cr 22:11.

(2 RE 11:4)

“E nel settimo anno Ieoiada mandò e quindi prese i capi di centinaia della guardia del corpo caria e dei corrieri e li condusse presso di sé nella casa di Geova e concluse con loro un patto e fece loro giurare nella casa di Geova, dopo di che mostrò loro il figlio del re.”

*** it-1 p. 1206 Guardia del corpo caria ***
GUARDIA DEL CORPO CARIA
Corpo speciale dell’esercito che aiutò Ieoiada ad abbattere Atalia e a insediare Ioas quale re di Giuda. — 2Re 11:4, 13-16, 19.
Molti studiosi ritengono che guardia del corpo caria sia un’altra designazione dei cheretei che prestavano servizio nelle forze armate di Davide e di Salomone. Secondo alcuni anche i cheretei avevano mansioni di guardia del corpo di questi re. (2Sa 8:18; 1Re 1:38; 1Cr 18:17) Ciò è avvalorato dal fatto che in 2 Samuele 20:23 il testo masoretico ha “guardia del corpo caria”, mentre la lezione marginale e molti manoscritti ebraici hanno “cheretei”.
La Caria era una regione storica dell’Asia Minore sudoccidentale. Dal momento che Ezechiele 25:16 e Sofonia 2:5 associano cheretei e filistei, e la Settanta greca in questi versetti ha “cretesi” anziché cheretei, alcuni ritengono che i componenti della guardia del corpo caria fossero originari di questa regione, la Caria.

(2 RE 11:6)

“e un terzo sarà alla Porta del Fondamento, e un terzo sarà alla porta dietro i corrieri; e dovete fare rigorosa guardia alla casa a turno.”

*** it-2 p. 615 Porta ***
Porta del Fondamento. Porta del tempio, di ubicazione incerta. — 2Re 11:6; 2Cr 23:5.

(2 RE 11:12)

“Quindi egli fece uscire il figlio del re e mise su di lui il diadema e la Testimonianza; e così lo fecero re e lo unsero. E battevano le mani e dicevano: “Viva il re!””

*** w91 1/2 p. 31 “Il diadema e la Testimonianza” ***
“Il diadema e la Testimonianza”
“QUINDI [Ieoiada il sacerdote] fece uscire il figlio del re e mise su di lui il diadema e la Testimonianza; e così lo fecero re e lo unsero”. (2 Re 11:12) Così il libro dei Re descrive l’incoronamento del re Ioas. Avete notato che oltre al “diadema”, o copricapo reale, Ieoiada mise sul giovane re anche “la Testimonianza”? Che cos’era la Testimonianza? E perché era inclusa in questa cerimonia di incoronazione?
La parola ebraica qui tradotta “Testimonianza” di solito si riferisce ai Dieci Comandamenti o alla Legge di Dio in generale. (Esodo 31:18; Salmo 78:5, CEI) In armonia con ciò, il racconto parallelo di 2 Cronache 23:11 dice, secondo la Jerusalem Bible (1966): “Quindi Ieoiada fece uscire il figlio del re, lo incoronò e impose la Legge su di lui”. Tuttavia, in 2 Re 11:12 questa traduzione sostituisce “Testimonianza” con la parola “braccialetti”, anche se in entrambi i versetti ricorre la stessa parola ebraica. Perché?
Un famoso commentario biblico tedesco, Herders Bibelkommentar, spiega che alcuni traduttori non riescono a concepire che il re portasse la Legge sulla testa o sul braccio. Visto che 2 Samuele 1:10, parlando del re Saul, menziona un braccialetto insieme al diadema che indossava, essi ritengono che in origine il testo di 2 Re 11:12 dovesse leggere “il diadema e i braccialetti”. Ma questa è una pura illazione. Sostituire “Testimonianza” con “braccialetti” significa operare un radicale cambiamento testuale.
Pertanto, la New Jerusalem Bible (1985) torna a parlare della Legge, o del patto della Legge, traducendo la frase: “E gli diede una copia del patto”. Ma forse che Ieoiada diede a Ioas “la Testimonianza”? È vero che la parola ebraica tradotta “mettere” si può tradurre anche “dare”. Ma sia nel libro dei Re che in quello di Cronache, essa ricorre solo una volta e si riferisce sia al diadema che alla Testimonianza. Oltre a ciò, è seguita immediatamente dalla parola ebraica “sopra”. Perciò, la traduzione corretta dev’essere “mettere su”. Tanto il diadema che la Testimonianza furono ‘messi sul’ giovane re Ioas, come indica la Traduzione del Nuovo Mondo.
Dunque perché, e in che modo, il sommo sacerdote “mise” la Testimonianza sul giovane re? Notate questo commento di uno studioso tedesco: “La Legge, un libro in cui erano riportati i decreti mosaici. Esso veniva simbolicamente tenuto sopra la testa del re dopo che egli era stato adornato col diadema”. (Otto Thenius, Die Bücher der Könige) In maniera analoga, un altro studioso osserva: “L’imposizione della Legge [sopra il re] aveva senz’altro un significato simbolico, [indicando] che il re aveva l’obbligo di governare in conformità ad essa”. — Ernst Bertheau, Die Bücher der Chronik.
Dio comandò che quando il re si insediava sul trono doveva scrivere per sé una copia della Legge, studiarla e metterla in pratica per tutta la vita. (Deuteronomio 17:18-20) Mettere “la Testimonianza” sul nuovo re poteva essere un piccolo gesto simbolico che illustrava che, anche se ora era re, non era al di sopra della Legge di Geova. Purtroppo, dopo la morte del sommo sacerdote Ieoiada Ioas dimenticò quest’importantissima lezione e un po’ alla volta abbandonò l’adorazione di Geova, e infine morì assassinato. — 2 Cronache 24:17-25.

(2 RE 11:16)

“Le misero dunque le mani addosso ed essa venne per la via dell’entrata dei cavalli della casa del re, e lì fu messa a morte.”

*** it-2 p. 614 Porta ***
Alcuni ritengono che la Porta dei Cavalli permettesse il passaggio fra le due parti del quartiere in cui sorgevano il tempio e il palazzo reale. Questa ipotesi si basa sulla descrizione dell’esecuzione capitale di Atalia che, condotta fuori del tempio dai soldati, giunse “all’entrata della porta dei cavalli della casa del re”. (2Cr 23:15; 2Re 11:16) Probabilmente però questo era solo un ingresso del recinto del palazzo reale e non la Porta dei Cavalli per la quale passavano i cavalli che entravano e uscivano dalla città.

(2 RE 11:19)

“Inoltre, prese i capi di centinaia e la guardia del corpo caria e i corrieri e tutto il popolo del paese, affinché facessero scendere il re dalla casa di Geova; e gradualmente vennero per la via della porta dei corrieri alla casa del re; ed egli sedeva sul trono dei re.”

*** it-1 p. 1206 Guardia del corpo caria ***
GUARDIA DEL CORPO CARIA
Corpo speciale dell’esercito che aiutò Ieoiada ad abbattere Atalia e a insediare Ioas quale re di Giuda. — 2Re 11:4, 13-16, 19.
Molti studiosi ritengono che guardia del corpo caria sia un’altra designazione dei cheretei che prestavano servizio nelle forze armate di Davide e di Salomone. Secondo alcuni anche i cheretei avevano mansioni di guardia del corpo di questi re. (2Sa 8:18; 1Re 1:38; 1Cr 18:17) Ciò è avvalorato dal fatto che in 2 Samuele 20:23 il testo masoretico ha “guardia del corpo caria”, mentre la lezione marginale e molti manoscritti ebraici hanno “cheretei”.
La Caria era una regione storica dell’Asia Minore sudoccidentale. Dal momento che Ezechiele 25:16 e Sofonia 2:5 associano cheretei e filistei, e la Settanta greca in questi versetti ha “cretesi” anziché cheretei, alcuni ritengono che i componenti della guardia del corpo caria fossero originari di questa regione, la Caria.

7 set. Lettura della Bibbia: 2 Re 12-15


(2 RE 12:10)

“E avveniva che appena vedevano che nella cassa c’era una gran quantità di denaro, il segretario del re e il sommo sacerdote salivano, e lo legavano e contavano il denaro che si trovava nella casa di Geova.”

*** it-1 p. 375 Borsa ***
Il termine ebraico tseròhr deriva da un verbo che significa “avvolgere” (Eso 12:34) e indica un comune contenitore legato con una corda o un laccio, un “involto” (Ge 42:35), una “borsa” o un “sacchetto” stretti e legati solo all’imboccatura. (Pr 7:20; Ca 1:13) Sembra che il denaro estratto dalla cassetta delle contribuzioni del tempio venisse legato in involti del genere, senza dubbio in quantità uniformi. (2Re 12:10)

(2 RE 12:13)

“Solo, riguardo alla casa di Geova non si fecero catini d’argento, spegnitoi, scodelle, trombe, nessuna sorta di oggetti d’oro e di oggetti d’argento dal denaro che era portato alla casa di Geova;”

*** it-2 pp. 1027-1028 Spegnitoi ***
SPEGNITOI
Mezammèreth, il sostantivo ebraico tradotto “smoccolatoi” (PIB), “coltelli” (CEI), “forbici” (ATE) o “spegnitoi” (NM) si ritiene derivi da un verbo (zamàr) che significa “spuntare; potare”. Perciò alcuni ritengono che si trattasse di utensili simili a forbici usati per spuntare i lucignoli. Comunque, tutto quello che si sa esattamente di questi utensili è che erano d’oro o di rame e venivano usati in relazione alle funzioni svolte nel tempio. — 1Re 7:50; 2Re 12:13; 25:14; 2Cr 4:22; Ger 52:18.

(2 RE 13:3)

“E l’ira di Geova si accese contro Israele, così che li diede in mano ad Azael re di Siria e in mano a Ben-Adad figlio di Azael per tutti i loro giorni.”

*** it-1 p. 258 Azael ***
Specie durante il regno di Ioacaz d’Israele, figlio di Ieu, Azael cominciò a opprimere sempre più Israele, adempiendo quanto era stato previsto dal profeta Eliseo: Azael avrebbe dato fuoco ai luoghi fortificati d’Israele, passato a fil di spada gli uomini scelti, sfracellato i bambini e sventrato le donne incinte. (2Re 13:3, 22; 8:12)

(2 RE 13:5)

“Di conseguenza Geova diede a Israele un salvatore, così che si sottrassero alla mano della Siria, e i figli d’Israele continuarono a dimorare nelle loro case come in precedenza.”

*** it-1 p. 312 Ben-Adad ***
3. Figlio di Azael, re di Siria. (2Re 13:3) Ben-Adad III si unì evidentemente al padre nell’opprimere Israele ai giorni di Ioacaz (876-ca. 860 a.E.V.) e nel conquistare alcune città israelite. Ma Geova suscitò “un salvatore” per Israele, pare nelle persone di Ioas (ca. 859-845 a.E.V.) figlio di Ioacaz e del suo successore Geroboamo II (ca. 844-804 a.E.V.). (2Re 13:4, 5) In adempimento dell’ultima profezia di Eliseo, Ioas riconquistò “dalla mano di Ben-Adad figlio di Azael le città che egli aveva preso in guerra dalla mano di Ioacaz”, sconfiggendo in tre occasioni le forze sire. (2Re 13:19, 23-25) Geroboamo II completò le vittorie del padre sulla Siria, ripristinando gli originali confini di Israele, e mostrandosi così un salvatore per Israele. (2Re 14:23-27) Ben-Adad III non è menzionato in relazione alle conquiste di Geroboamo, e forse non era in vita in quel tempo.

(2 RE 13:7)

“Poiché non aveva lasciato a Ioacaz altra gente che cinquanta cavalieri e dieci carri e diecimila uomini a piedi, perché il re di Siria li aveva distrutti, per renderli come la polvere alla trebbiatura.”

*** it-2 p. 1137 Trebbiatura ***
L’azione di trebbiare illustra anche l’oppressione che alcuni uomini a volte esercitano su altri. (2Re 13:7)

(2 RE 13:17)

“Quindi disse: “Apri la finestra ad oriente”. E l’aprì. Infine Eliseo disse: “Tira!” E tirò. Egli ora disse: “Freccia di salvezza di Geova, sì, freccia di salvezza contro la Siria! E certamente abbatterai la Siria ad Afec fino al punto di finirla”.”

*** it-1 p. 72 Afec ***
5. Città menzionata in 1 Re 20:26 come il luogo in cui fu sconfitto il siro Ben-Adad II. I siri in rotta si ritirarono nella città, ma le sue mura caddero su 27.000 di loro. (1Re 20:29, 30) Sembra dunque che si tratti della località che il profeta Eliseo indicò profeticamente al re Ioas, in cui i siri avrebbero subìto future sconfitte per mano degli israeliti. (2Re 13:17-19, 25) Alcuni studiosi collocherebbero l’Afec menzionata in questi versetti circa 5 km a E del Mar di Galilea, dove sorge attualmente il villaggio di Afiq o Fiq. Tuttavia, finora non vi sono state rinvenute rovine anteriori al IV secolo a.E.V. Invece presso la vicina ʽEn Gev sulla riva del Mar di Galilea sono stati scoperti resti di una grande città fortificata datati dal X all’VIII secolo a.E.V.

(2 RE 13:21)

“E avvenne che mentre seppellivano un uomo, ebbene, ecco che videro la banda di predoni. Subito gettarono l’uomo nel luogo di sepoltura di Eliseo e se ne andarono. Quando l’uomo toccò le ossa di Eliseo, immediatamente tornò in vita e si levò in piedi.”

*** w05 1/8 p. 11 par. 3 Punti notevoli del libro di Secondo Re ***
13:20, 21: Questo miracolo dimostra forse che si debbano venerare le reliquie? No. La Bibbia non indica che le ossa di Eliseo siano mai state venerate. Fu la potenza di Dio a rendere possibile questo miracolo, come avvenne per tutti i miracoli compiuti da Eliseo mentre era ancora vivo.

*** w91 15/11 p. 5 Dio approva il culto delle reliquie? ***
Alcuni sostenitori del culto delle reliquie citano 2 Re 13:21, che dice: “Avvenne che mentre seppellivano un uomo, ebbene, ecco che videro la banda di predoni. Subito gettarono l’uomo nel luogo di sepoltura [del profeta] Eliseo e se ne andarono. Quando l’uomo toccò le ossa di Eliseo, immediatamente tornò in vita e si levò in piedi”. Questo fu un miracolo in cui furono implicate le ossa senza vita di un profeta di Dio. Ma quando il miracolo avvenne Eliseo era morto e ‘non era conscio di nulla’. (Ecclesiaste 9:5, 10) Questa risurrezione va quindi attribuita al potere miracoloso di Geova Dio, che la effettuò mediante il suo spirito santo, la sua forza attiva. È anche degno di nota che le Scritture non dicono che le ossa di Eliseo siano mai state fatte oggetto di venerazione.

*** it-2 p. 456 Ossa ***
Un miracolo (postumo) compiuto in relazione a Eliseo fu l’immediata risurrezione di un uomo il cui cadavere era stato gettato nel luogo di sepoltura di Eliseo e aveva toccato le sue ossa. Questa fu una prova che i miracoli compiuti da Eliseo erano dovuti al potere di Dio, non di Eliseo, e fu una vigorosa attestazione o sigillo di Dio sull’operato del suo fedele profeta. — 2Re 13:20, 21.

(2 RE 13:22)

“In quanto ad Azael re di Siria, oppresse Israele per tutti i giorni di Ioacaz.”

*** it-1 p. 258 Azael ***
Specie durante il regno di Ioacaz d’Israele, figlio di Ieu, Azael cominciò a opprimere sempre più Israele, adempiendo quanto era stato previsto dal profeta Eliseo: Azael avrebbe dato fuoco ai luoghi fortificati d’Israele, passato a fil di spada gli uomini scelti, sfracellato i bambini e sventrato le donne incinte. (2Re 13:3, 22; 8:12)

(2 RE 14:1)

“Nel secondo anno di Ioas figlio di Ioacaz re d’Israele, Amazia figlio di Ioas re di Giuda divenne re.”

*** it-2 p. 34 Ioacaz ***
In 2 Re 14:1 il testo masoretico ha la forma abbreviata Yohʼachàz, mentre altri manoscritti ebraici leggono Yehohʼachàz.

(2 RE 14:2)

“Aveva venticinque anni quando cominciò a regnare, e regnò ventinove anni a Gerusalemme. E il nome di sua madre era Ieoaddin di Gerusalemme.”

*** it-1 p. 1248 Ieoaddin ***
IEOADDIN
(Ieòaddin) [Geova è piacere].
Madre di Amazia re di Giuda; moglie di Ioas. (2Re 14:1, 2) Nel testo ebraico il nome è scritto “Ieoaddin”, ma una nota in margine dice di leggere “Ieoaddan”, come in 2 Cronache 25:1.

(2 RE 14:8)

“Quindi Amazia mandò messaggeri a Ioas figlio di Ioacaz figlio di Ieu re d’Israele, dicendo: “Vieni. Guardiamoci l’un l’altro in faccia”.”

*** it-1 p. 108 Amazia ***
La seconda campagna di Amazia fu tragica dall’inizio alla fine. I 100.000 mercenari di Israele mandati via, mentre tornavano al N, assalirono alcune città di Giuda. Forse fu questo che indusse Amazia a sfidare stoltamente Ioas, re del forte regno settentrionale: “Vieni. Guardiamoci l’un l’altro in faccia”. Ioas rispose: Che sciocchezza per un’erbaccia spinosa affrontare un imponente cedro solo per essere calpestata da una bestia selvaggia! Amazia rifiutò di ascoltare; a quanto pare si era insuperbito per la recente vittoria, ma Geova aveva deciso che fosse sconfitto a motivo della sua idolatria. La battaglia ebbe luogo a Bet-Semes: Giuda fuggì, Amazia fu catturato, nelle mura di Gerusalemme fu aperta una breccia di circa 178 m e gran parte del tesoro del tempio e molti ostaggi furono portati a Samaria. — 2Re 14:8-14; 2Cr 25:13, 17-24.

(2 RE 14:9)

“Allora Ioas re d’Israele mandò a dire ad Amazia re di Giuda: “La stessa erbaccia spinosa che era nel Libano mandò a dire al cedro che era nel Libano: ‘Dà tua figlia in moglie a mio figlio’. Comunque, passò una bestia selvaggia del campo che era nel Libano e calpestò l’erbaccia spinosa.”

*** it-1 p. 456 Cedro ***
Uso figurativo. Nelle Scritture il maestoso cedro è usato figurativamente per rappresentare imponenza, eccellenza e forza, sia reali che apparenti. (Ez 31:2-14; Am 2:9; Zac 11:1, 2) Infatti Ioas re di Israele intendeva con la sua risposta insultare Amazia re di Giuda paragonando il suo regno a un’“erbaccia spinosa” e il proprio invece a un possente cedro del Libano. (2Re 14:9; cfr. Gdc 9:15, 20).

(2 RE 14:13)

“E Ioas re d’Israele catturò a Bet-Semes Amazia re di Giuda figlio di Ioas figlio di Acazia, dopo di che vennero a Gerusalemme ed egli fece una breccia nelle mura di Gerusalemme dalla Porta di Efraim fino alla Porta dell’Angolo, quattrocento cubiti.”

*** it-2 p. 613 Porta ***
Porta di Efraim. La Porta di Efraim si apriva nel Muro Largo, 400 cubiti (178 m) a E della Porta dell’Angolo. (2Re 14:13; 2Cr 25:23) Da essa si usciva a N in direzione del territorio di Efraim. Alcuni ricercatori la identificano con la Porta di Mezzo (Ger 39:3), altri con la Prima Porta. (Zac 14:10) Si pensa che corrispondesse alla Porta Gennath o Porta del Giardino di cui parla lo storico ebreo Giuseppe Flavio. (Guerra giudaica, V, 146 [iv, 2]) Presso la Porta di Efraim c’era una pubblica piazza in cui all’epoca di Neemia la popolazione eresse capanne per celebrare la festa delle capanne. (Ne 8:16) Questa porta non è nominata nel brano di Neemia relativo alla ricostruzione, probabilmente perché non aveva avuto bisogno di estesi restauri.

*** it-2 p. 613 Porta ***
Porta dell’Angolo. Questa porta era evidentemente situata all’angolo NO delle mura della città, a O della Porta di Efraim. (2Re 14:13; 2Cr 25:23) Si trovava sul versante E della valle di Innom, pare nel muro occidentale della città vecchia là dove esso si congiungeva con il Muro Largo.

(2 RE 14:23)

“Nel quindicesimo anno di Amazia figlio di Ioas re di Giuda, Geroboamo figlio di Ioas re d’Israele divenne re a Samaria per quarantuno anni.”

*** si p. 153 par. 2 Libro biblico numero 32: Giona ***
In 2 Re 14:23-25 leggiamo che Geroboamo re d’Israele estese il confine della nazione secondo la parola che Geova aveva proferito per mezzo di Giona. Ciò indicherebbe che Giona profetizzò verso l’844 a.E.V., anno dell’ascesa al trono di Geroboamo II re d’Israele e molti anni prima che l’Assiria, con la sua capitale Ninive, cominciasse a dominare su Israele.

(2 RE 14:25)

“Fu lui a ristabilire la linea di confine d’Israele dall’entrata di Amat fino al mare dell’Araba, secondo la parola di Geova l’Iddio d’Israele che parlò per mezzo del suo servitore Giona figlio di Amittai, il profeta che era di Gat-Hefer.”

*** w09 1/1 p. 25 Imparò dai suoi errori ***
Troviamo alcune informazioni su chi fosse Giona in 2 Re 14:25. Proveniva da Gat-Hefer, a soli quattro chilometri da Nazaret, città in cui circa otto secoli dopo crebbe Gesù Cristo. Giona fu profeta mentre Geroboamo II era re del regno delle dieci tribù di Israele. L’epoca di Elia era passata da un pezzo ed Eliseo, suo successore, era morto durante il regno del padre di Geroboamo. Per quanto Geova si fosse servito di quegli uomini per cancellare l’adorazione di Baal, ancora una volta Israele si stava allontanando da Dio volontariamente. Il paese era a quel tempo sotto l’influenza di un re che “continuò a fare ciò che era male agli occhi di Geova”. (2 Re 14:24) Pertanto l’opera compiuta da Giona non dovette essere né semplice né piacevole. Ciò nonostante, egli la compì fedelmente.

*** it-2 p. 224 Mar Salato ***
MAR SALATO
Uno dei nomi biblici del grande lago o mare che ora viene generalmente chiamato Mar Morto. Il Giordano sfocia a S nel Mar Salato (Yam ha-Melah).
Nome. Il nome “Mar Salato”, che ricorre per primo e più spesso nella Bibbia per indicare questo mare, è molto appropriato dato che questo bacino è il più salato della terra. (Ge 14:3; Nu 34:3, 12; Gsè 15:2, 5) È chiamato anche mare dell’Araba (De 4:49; 2Re 14:25), poiché si trova nella grande depressione di cui fa parte l’Araba. A volte però il nome “Mar Salato” è aggiunto dopo “mare dell’Araba” come per spiegare esattamente a che cosa ci si riferisce con quest’ultima designazione. (De 3:17; Gsè 3:16; 12:3)

(2 RE 14:28)

“In quanto al resto dei fatti di Geroboamo e a tutto ciò che fece e al suo potere, come combatté e come restituì Damasco e Amat a Giuda in Israele, non sono scritti nel libro dei fatti dei giorni dei re d’Israele?”

*** it-1 pp. 640-641 Damasco ***
Azael, diventato re di Damasco, continuò una politica di aggressione contro Israele. (2Re 10:32) Dopo aver esteso il potere di Damasco fino alla città filistea di Gat, riuscì a invadere Giuda, minacciando a tal punto il re Ioas (898-859 a.E.V.) da costringerlo a pagare un ingente tributo per salvare Gerusalemme dall’attacco della Siria. (2Re 12:17, 18; 13:3, 22; 2Cr 24:23, 24) Sotto il successore di Azael, Ben-Adad III, Israele si sottrasse al giogo di Damasco perché Ioas d’Israele (ca. 859-845 a.E.V.) inflisse tre sconfitte alla Siria. (2Re 13:24, 25) Poi Geroboamo II d’Israele (ca. 844-804 a.E.V.) penetrò in territorio siro fino all’“entrata di Amat”, e “restituì Damasco e Amat a Giuda in Israele”. (2Re 14:23-28) In genere si pensa che ciò voglia dire che rese questi due regni tributari, come lo erano stati sotto Davide e Salomone. — 1Re 4:21.

*** it-1 p. 1048 Geroboamo ***
Tuttavia l’impresa più importante del suo regno fu la riconquista del territorio perso in precedenza. Adempiendo la profezia di Giona, Geroboamo ristabilì “la linea di confine d’Israele dall’entrata di Amat fino al mare dell’Araba [Mar Morto]”. Gli è attribuita anche la restituzione di “Damasco e Amat a Giuda in Israele”. (2Re 14:25-28) Questo può significare che Geroboamo impose un tributo ai regni di Damasco e di Amat, come era stato loro imposto dal regno di Giuda all’epoca di Davide e di Salomone. — Cfr. 2Sa 8:5-10; 1Re 4:21; 2Cr 8:4.

(2 RE 15:1)

“Nel ventisettesimo anno di Geroboamo re d’Israele, Azaria figlio di Amazia re di Giuda divenne re.”

*** it-2 pp. 1173-1174 Uzzia ***
Dopo la morte del padre, il sedicenne Uzzia fu acclamato re dalla popolazione di Giuda. (2Re 14:21; 2Cr 26:1) Tuttavia in 2 Re 15:1 si legge che Uzzia diventò re nel 27° anno di Geroboamo (II) re di Israele. Poiché questo collocherebbe l’inizio del regno di Uzzia circa 12 anni dopo la morte di suo padre, se ne deduce che “divenne re” in qualche senso particolare. Può darsi che nel 27° anno del re Geroboamo il regno delle due tribù di Giuda venisse liberato dalla sottomissione al regno settentrionale, sottomissione iniziata forse quando Ioas re di Israele aveva sconfitto Amazia padre di Uzzia. (2Cr 25:22-24) Quindi può darsi che Uzzia sia diventato re una seconda volta nel senso che si liberò dalla dominazione di Geroboamo (II) re di Israele.

(2 RE 15:5)

“Infine Geova piagò il re, ed egli continuò ad essere lebbroso fino al giorno della sua morte, e dimorava nella sua casa, esente da doveri, mentre Iotam figlio del re era [incaricato] sulla casa, giudicando il popolo del paese.”

*** w05 1/8 p. 11 par. 4 Punti notevoli del libro di Secondo Re ***
15:1-6: Perché Geova piagò Azaria (Uzzia, 15:6, nota in calce) con la lebbra? “Appena [Uzzia] si fu fortificato, il suo cuore si insuperbì . . . così che agì infedelmente contro Geova suo Dio ed entrò nel tempio di Geova per bruciare incenso sull’altare dell’incenso”. Quando i sacerdoti “tennero testa a Uzzia” e gli dissero di ‘uscire dal santuario’, Uzzia si infuriò con i sacerdoti e fu colpito dalla lebbra. — 2 Cronache 26:16-20.

(2 RE 15:16)

“Fu allora che Menaem abbatteva Tifsa e tutto ciò che era in essa e il suo territorio da Tirza in fuori, perché essa non aprì, ed egli l’abbatteva. Ne sventrò tutte le donne incinte.”

*** it-2 p. 251 Menaem ***
MENAEM
(Menaèm) [confortatore].
Figlio di Gadi che regnò per dieci anni su Israele a partire dal 790 a.E.V. circa. Saputo che Sallum aveva assassinato il re Zaccaria, Menaem da Tirza si recò a Samaria dove uccise l’assassino; quindi salì al trono. All’inizio del suo regno Menaem abbatté Tifsa “e tutto ciò che era in essa e il suo territorio da Tirza in fuori, perché essa non aprì”. Evidentemente la città si era rifiutata di aprirgli le porte. (LXX, Vg, Sy) La popolazione subì un trattamento durissimo: “[Menaem] sventrò tutte le donne incinte”. — 2Re 15:10, 13-17.

(2 RE 15:19)

“Pul re d’Assiria entrò nel paese. Di conseguenza Menaem diede a Pul mille talenti d’argento, affinché le sue mani fossero con lui per rafforzare il regno nella sua propria mano.”

*** si p. 69 par. 3 Libro biblico numero 12: 2 Re ***
Ci sono poi le iscrizioni del re assiro Tiglat-Pileser III (Pul), che nominano diversi re di Israele e di Giuda, fra cui Menaem, Acaz e Peca. — 15:19, 20; 16:5-8.

*** it-1 p. 232 Assiria ***
Tiglat-Pileser III. Il primo re assiro menzionato per nome nella Bibbia è Tiglat-Pileser III (2Re 15:29; 16:7, 10), chiamato anche “Pul” in 2 Re 15:19. In 1 Cronache 5:26 ricorrono entrambi i nomi e questo in passato ha indotto alcuni a considerarli due re diversi. Ma nella cosiddetta “Lista dei re babilonesi A” compare “Pulu”, a indicare che entrambi i nomi si riferiscono allo stesso individuo. Qualcuno ha avanzato l’ipotesi che questo re si chiamasse in origine Pul e avesse assunto il nome di Tiglat-Pileser una volta salito al trono d’Assiria.

*** it-1 p. 232 Assiria ***
Durante il regno di Menaem re d’Israele (ca. 790-781 a.E.V.) Tiglat-Pileser III invase il territorio del regno settentrionale. Menaem gli diede in pagamento mille talenti d’argento (10.260.000.000 di lire) e ottenne così il ritiro degli assiri. (2Re 15:19, 20)

*** it-2 p. 251 Menaem ***
Durante il suo regno il re Pul (Tiglat-Pileser III) invase Israele, e Menaem fu costretto a pagare a questo monarca assiro “mille talenti d’argento” (10.260.000.000 di lire), somma che si procurò imponendo una tassa di 50 sicli d’argento a ciascuno degli “uomini potenti e valorosi” di Israele. Poiché un talento d’argento equivaleva a circa 3.000 sicli, l’argento fu ottenuto da circa 60.000 uomini. Menaem diede l’argento al re d’Assiria “affinché le sue mani fossero con lui per rafforzare il regno nella sua propria mano”. Ricevuta la somma, Pul si ritirò dal paese. — 2Re 15:19, 20.

*** it-2 pp. 1110-1111 Tiglat-Pileser (III) ***
Questo re compare dapprima nella Bibbia come “Pul”. (2Re 15:19) Inoltre 1 Cronache 5:26 dichiara che Dio “eccitò lo spirito di Pul re d’Assiria e lo spirito di Tilgat-Pilneser re d’Assiria, così che portò in esilio” la popolazione di alcune tribù di Israele. Antichi documenti secolari riferiscono entrambi i nomi allo stesso personaggio: il nome “Pulu” ricorre nella cosiddetta “Lista dei re babilonesi A”, mentre nella “Cronaca sincronica” compare “Tukultiapilesharra” (Tiglat-Pileser). (Ancient Near Eastern Texts, a cura di J. B. Pritchard, 1974, pp. 272, 273) Pure degno di nota è il fatto che in ebraico, nel versetto appena citato, il verbo “portò” è al singolare, non al plurale. È opinione comune che “Pul” fosse il nome proprio del monarca e che egli abbia assunto il nome “Tiglat-Pileser” (nome di un precedente e famoso re assiro) quando ascese al trono.
Sembra che nella prima parte del suo regno Tiglat-Pileser III fosse impegnato a rafforzare le difese dell’impero lungo i confini S, E e N. Tuttavia sulla Siria e sulla Palestina a O presto si profilò la minacciosa ombra dell’Assiria.
Le iscrizioni assire fanno esplicita menzione di Azriau di Ia-ú-da-a-a (Giuda) in relazione a una campagna condotta da Tiglat-Pileser III in Siria. (Ancient Near Eastern Texts, cit., pp. 282, 283) Sembrerebbe un riferimento ad Azaria re di Giuda, più comunemente noto col nome di Uzzia (829-778 a.E.V.), ma la questione è controversa, perché secondo alcuni anche il piccolo regno di Samʼal in Siria era a volte chiamato Giuda. Le probabilità che il nome di un re pagano includesse il nome di Iah (forma abbreviata di Geova) e che questo re fosse contemporaneo di un omonimo re di Giuda sembrano minime; è pur vero che la Bibbia non menziona Tiglat-Pileser III in relazione ad Azaria (Uzzia), e che le iscrizioni assire sono in gran parte mutile.
Durante il regno di Menaem re d’Israele (ca. 790-781 a.E.V.), Tiglat-Pileser III (Pul) penetrò in Palestina e Menaem cercò di ingraziarselo pagandogli un tributo di “mille talenti d’argento” (10.260.000.000 di lire). Temporaneamente pacificato, Tiglat-Pileser ritirò il suo esercito. (2Re 15:19, 20) I documenti assiri menzionano Me-ni-hi-im-me (Menaem) insieme a Rezon (Rezin) di Damasco e Hiram di Tiro come vassalli di Tiglat-Pileser.
Successivamente, all’epoca di Acaz re di Giuda (761-746 a.E.V.), Peca re di Israele si alleò con Rezin re di Damasco e attaccò Giuda. (2Re 16:5, 6; Isa 7:1, 2) Nonostante l’assicurazione del profeta Isaia che in breve tempo i due regni alleati sarebbero scomparsi, il re Acaz preferì mandare del denaro a Tiglat-Pileser perché venisse in suo aiuto. (2Re 16:7, 8; Isa 7:7-16; 8:9-13) Un’iscrizione assira descrive il tributo pagato da Ia-ú-ha-zi (Ioacaz, o Acaz) di Giuda e da altri re della zona: “oro, argento, stagno, ferro, antimonio, abiti di lino con guarnizioni multicolori, abiti di (produzione) locale (fatti di) lana color porpora scura . . . ogni genere di oggetti sontuosi siano essi prodotto del mare o del continente, i prodotti (scelti) delle loro regioni, i tesori dei (loro) re, cavalli, muli (avvezzi al) giogo”. (Ancient Near Eastern Texts, cit., p. 282) L’aggressore assiro rispose all’invito di Acaz invadendo Israele, conquistando diverse città settentrionali e devastando le regioni di Galaad, Galilea e Neftali, portando molti in esilio. (2Re 15:29; 1Cr 5:6, 26) Damasco fu attaccata e conquistata dall’esercito assiro e il suo re, Rezin, fu ucciso. A Damasco Tiglat-Pileser III ricevette la visita di Acaz re di Giuda, venuto per esprimere gratitudine o sottomissione all’Assiria. — 2Re 16:9-12.
Isaia era stato ispirato a predire che Geova si sarebbe servito del re d’Assiria come di un “rasoio preso a nolo” per ‘radere’ il regno di Giuda. (Isa 7:17, 20) Sia che il “rasoio preso a nolo” si riferisse personalmente a Tiglat-Pileser III, che era stato assoldato da Acaz, o no, la Bibbia indica che egli causò grande afflizione al re di Giuda e che il prezzo pagato da Acaz “non gli fu di nessun aiuto”. (2Cr 28:20, 21) Ciò può aver segnato la fase iniziale dell’‘inondazione’ o invasione assira di Giuda, che sarebbe ‘giunta fino al collo del regno’, come effettivamente accadde all’epoca di Ezechia. — Isa 8:5-8; 2Re 18:13, 14.
In alcune sue iscrizioni Tiglat-Pileser III dice a proposito del regno settentrionale di Israele: “Essi abbatterono il loro re Peca (Pa-qa-ha) e io costituii Oshea (A-ú-si-ʼ) re su di loro. Ricevetti da loro 10 talenti d’oro [5.472.000.000 di lire], 1.000(?) talenti d’argento [10.260.000.000 di lire] come loro [tri]buto e li portai in Assiria”. (Ancient Near Eastern Texts, cit., p. 284) Così il re assiro si attribuisce il merito dell’assunzione del potere reale in Israele da parte di Oshea dopo la sua cospirazione per assassinare Peca, predecessore di Oshea (ca. 758 a.E.V.). — 2Re 15:30.

*** it-2 p. 1112 Tiglat-Pileser (III) ***
In 2 Cronache 28:16 si legge che Acaz mandò una delegazione ‘ai re d’Assiria perché lo aiutassero’. “Re” è al plurale nel testo masoretico, mentre è al singolare in altri manoscritti antichi e nella Settanta, per cui molte traduzioni si attengono al plurale ebraico. (ATE, Lu, NM, VR) Secondo alcuni studiosi qui il plurale indicherebbe semplicemente la somma maestà e grandezza attribuita a un unico monarca (Tiglat-Pileser III) quale “re dei re”. Comunque viene richiamata l’attenzione anche sulla vanagloriosa dichiarazione del monarca assiro riportata in Isaia 10:8: “Non sono i miei principi nello stesso tempo re?” È quindi possibile che il riferimento a “Pul re d’Assiria” (2Re 15:19) si possa applicare anche nel senso che prima di diventare il sovrano di tutto l’impero egli fosse il governante di una provincia assira.

*** w88 15/2 p. 26 La spietata Assiria, seconda grande potenza mondiale ***
Tiglat-Pileser III (chiamato anche Pul) è il primo re assiro menzionato per nome nella Bibbia. Invase il regno settentrionale d’Israele al tempo del re Menaem (791-780 a.E.V.). La Bibbia dice che Menaem gli pagò mille talenti d’argento perché si ritirasse. — 2 Re 15:19, 20.
Nei suoi propri annali, rinvenuti a Cala, Tiglat-Pileser conferma questo episodio biblico, dicendo: “Ricevetti un tributo da . . . Menaem di Samaria”.

(2 RE 15:20)

“Menaem tirò dunque fuori l’argento a spese d’Israele, a spese di tutti gli uomini potenti e valorosi, per dare al re d’Assiria cinquanta sicli d’argento per ciascun uomo. Allora il re d’Assiria se ne tornò, e non rimase là nel paese.”

*** it-2 p. 251 Menaem ***
Durante il suo regno il re Pul (Tiglat-Pileser III) invase Israele, e Menaem fu costretto a pagare a questo monarca assiro “mille talenti d’argento” (10.260.000.000 di lire), somma che si procurò imponendo una tassa di 50 sicli d’argento a ciascuno degli “uomini potenti e valorosi” di Israele. Poiché un talento d’argento equivaleva a circa 3.000 sicli, l’argento fu ottenuto da circa 60.000 uomini. Menaem diede l’argento al re d’Assiria “affinché le sue mani fossero con lui per rafforzare il regno nella sua propria mano”. Ricevuta la somma, Pul si ritirò dal paese. — 2Re 15:19, 20.

(2 RE 15:29)

“Ai giorni di Peca re d’Israele, Tiglat-Pileser re d’Assiria venne e prendeva Ijon e Abel-Bet-Maaca e Ianoa e Chedes e Hazor e Galaad e la Galilea, tutto il paese di Neftali, e li portava in esilio in Assiria.”

*** it-1 p. 22 Abel-Bet-Maaca ***
Durante il regno di Peca, Abel di Bet-Maaca fu conquistata da Tiglat-Pileser III re d’Assiria, e gli abitanti vennero mandati in esilio. (2Re 15:29) Questa città, chiamata nei testi assiri Abilakka, compare fra le iscrizioni di Tiglat-Pileser III nell’elenco delle città da lui conquistate.

*** it-1 p. 45 Acaz ***
In quanto ai “sessantacinque anni” di Isaia 7:8, cioè il periodo in cui Efraim sarebbe stato “frantumato”, un commentario biblico afferma: “Una prima deportazione d’Israele avvenne nel giro di un anno o due da questo momento [in cui fu pronunciata la profezia di Isaia], sotto Tiglat-Pileser (2 Re 15. 29). Una seconda durante il regno di Oshea, sotto Salmaneser (2 Re 17. 1-6), circa vent’anni dopo. Ma la deportazione finale che diede il ‘colpo di grazia’ a Israele così che non fosse più ‘un popolo’, accompagnata dall’insediamento di stranieri in Samaria, avvenne sotto Esar-Addon, che deportò anche Manasse, re di Giuda, nel ventiduesimo anno del suo regno, sessantacinque anni dopo che era stata pronunciata questa profezia (cfr. Esdra 4.2, 3, 10 con 2 Re 17.24; 2 Cronache 33.11)”. — Jamieson, Fausset e Brown, Commentary on the Whole Bible.

*** it-1 p. 444 Cattività ***
Quando Peca re d’Israele regnava in Samaria (ca. 778-759 a.E.V.), Pul re d’Assiria (Tiglat-Pileser III) mosse contro Israele, conquistò una vasta regione al N e ne deportò gli abitanti nelle parti orientali dell’impero. (2Re 15:29)

*** it-2 p. 511 Peca ***
In quello stesso periodo, pare, Tiglat-Pileser conquistò anche Galaad, la Galilea e Neftali e diverse città del settentrione di Israele. (2Re 15:29) In seguito Oshea, figlio di Ela, uccise Peca e diventò re di Israele. — 2Re 15:30.
Un’iscrizione frammentaria di Tiglat-Pileser III parla della sua campagna contro Israele: “Tutti i suoi abitanti (e) i loro beni portai in Assiria. Deposero il loro re Peca (Pa-qa-ha) e io misi Oshea (A-ú-siʼ) come re su di loro”. — Ancient Near Eastern Texts, a cura di J. B. Pritchard, 1974, p. 284.

(2 RE 15:30)

“Infine Oshea figlio di Ela formò una cospirazione contro Peca figlio di Remalia e lo colpì e lo mise a morte; ed egli regnava in luogo di lui nel ventesimo anno di Iotam figlio di Uzzia.”

*** it-2 p. 42 Iotam ***
Poiché Iotam regnò solo 16 anni, il “ventesimo anno di Iotam” menzionato in 2 Re 15:30 deve evidentemente intendersi come il 20° anno da quando egli divenne re, cioè il quarto anno del regno di Acaz. Può darsi che a questo punto lo scrittore di 2 Re abbia preferito non menzionare Acaz successore di Iotam perché doveva ancora fornire alcuni particolari relativi al regno di Iotam.

*** it-2 p. 453 Oshea ***
In 2 Re 15:30 si legge che Oshea mise a morte Peca e cominciò a regnare al posto suo “nel ventesimo anno di Iotam”. Poiché Iotam re di Giuda regnò solo 16 anni (2Re 15:32, 33; 2Cr 27:1, 8), questa data potrebbe riferirsi al 20° anno dall’inizio del regno di Iotam, che in effetti sarebbe il quarto anno del regno di Acaz successore di Iotam. — Vedi IOTAM n. 3.

*** it-2 p. 511 Peca ***
In quello stesso periodo, pare, Tiglat-Pileser conquistò anche Galaad, la Galilea e Neftali e diverse città del settentrione di Israele. (2Re 15:29) In seguito Oshea, figlio di Ela, uccise Peca e diventò re di Israele. — 2Re 15:30.
Un’iscrizione frammentaria di Tiglat-Pileser III parla della sua campagna contro Israele: “Tutti i suoi abitanti (e) i loro beni portai in Assiria. Deposero il loro re Peca (Pa-qa-ha) e io misi Oshea (A-ú-siʼ) come re su di loro”. — Ancient Near Eastern Texts, a cura di J. B. Pritchard, 1974, p. 284.

*** it-2 p. 1111 Tiglat-Pileser (III) ***
In alcune sue iscrizioni Tiglat-Pileser III dice a proposito del regno settentrionale di Israele: “Essi abbatterono il loro re Peca (Pa-qa-ha) e io costituii Oshea (A-ú-si-ʼ) re su di loro. Ricevetti da loro 10 talenti d’oro [5.472.000.000 di lire], 1.000(?) talenti d’argento [10.260.000.000 di lire] come loro [tri]buto e li portai in Assiria”. (Ancient Near Eastern Texts, cit., p. 284) Così il re assiro si attribuisce il merito dell’assunzione del potere reale in Israele da parte di Oshea dopo la sua cospirazione per assassinare Peca, predecessore di Oshea (ca. 758 a.E.V.). — 2Re 15:30.

(2 RE 15:35)

“Solo che non scomparvero gli alti luoghi. Il popolo sacrificava e faceva ancora fumo di sacrificio sugli alti luoghi. Fu lui a edificare la porta superiore della casa di Geova.”

*** it-2 p. 615 Porta ***
“Porta superiore della casa di Geova”. Questa poteva essere una porta che immetteva nel cortile interno, forse la “nuova porta di Geova”, dove fu processato Geremia; lì inoltre Baruc, segretario di Geremia, lesse il rotolo davanti al popolo. (Ger 26:10; 36:10) Può darsi che Geremia l’abbia chiamata “nuova porta” perché non era antica come le altre; forse si trattava della “porta superiore della casa di Geova” costruita dal re Iotam. — 2Re 15:32, 35; 2Cr 27:3.

14 set. Lettura della Bibbia: 2 Re 16-18


(2 RE 16:2)

“Acaz aveva vent’anni quando cominciò a regnare, e regnò sedici anni a Gerusalemme; e non fece ciò che era retto agli occhi di Geova suo Dio come Davide suo antenato.”

*** it-1 p. 45 Acaz ***
1. Figlio di Iotam re di Giuda. Acaz salì al trono a 20 anni e regnò per 16 anni. — 2Re 16:2; 2Cr 28:1.
Dato che Ezechia figlio di Acaz aveva 25 anni quando cominciò a regnare, Acaz non doveva avere ancora 12 anni quando lo generò. (2Re 18:1, 2) Mentre nei climi temperati i maschi di solito raggiungono la pubertà fra i 12 e i 15 anni, nei climi più caldi possono raggiungerla prima. Anche le usanze matrimoniali variano. Un periodico (Zeitschrift für Semitistik und verwandte Gebiete, a cura di E. Littmann, Lipsia, 1927, vol. 5, p. 132) riferiva che il matrimonio di bambini era frequente nella Terra Promessa anche in epoca relativamente recente, e citava il caso di due fratelli di 8 e 12 anni che erano sposati e il maggiore andava a scuola con la moglie. Tuttavia, un manoscritto ebraico, la Pescitta siriaca e alcuni manoscritti della Settanta greca in 2 Cronache 28:1 dicono che Acaz aveva “venticinque anni” all’inizio del suo regno.

(2 RE 16:3)

“E camminava nella via dei re d’Israele, e perfino il suo proprio figlio fece passare attraverso il fuoco, secondo le cose detestabili delle nazioni che Geova aveva cacciato a causa dei figli d’Israele.”

*** ip-1 cap. 1 p. 8 par. 7 Un profeta antico con un messaggio attuale ***
Acaz, per esempio, non solo tollerò l’idolatria fra i suoi sudditi, ma la praticò lui stesso, ‘facendo passare attraverso il fuoco’ la sua progenie in un sacrificio rituale al dio cananeo Molec. (2 Re 16:3, 4; 2 Cronache 28:3, 4)

*** ip-1 cap. 1 p. 8 Un profeta antico con un messaggio attuale ***
Secondo alcuni “passare attraverso il fuoco” potrebbe semplicemente indicare una cerimonia di purificazione. Sembra, però, che in questo contesto l’espressione si riferisca a un sacrificio letterale. È fuor di dubbio che il sacrificio dei bambini veniva praticato dai cananei e dagli israeliti apostati. — Deuteronomio 12:31; Salmo 106:37, 38.

*** w97 15/7 p. 14 par. 3 State perseguendo la virtù? ***
Suo padre, Acaz re di Giuda, era a quanto pare adoratore di Molec. “Acaz aveva vent’anni quando cominciò a regnare, e regnò sedici anni a Gerusalemme; e non fece ciò che era retto agli occhi di Geova suo Dio come Davide suo antenato. E camminava nella via dei re d’Israele, e perfino il suo proprio figlio fece passare attraverso il fuoco, secondo le cose detestabili delle nazioni che Geova aveva cacciato a causa dei figli d’Israele. E sacrificava e faceva fumo di sacrificio sugli alti luoghi e sui colli e sotto ogni albero lussureggiante”. (2 Re 16:2-4) Alcuni sostengono che l’espressione ‘far passare attraverso il fuoco’ si riferisca a qualche rito di purificazione e non a un sacrificio umano. Tuttavia un libro osserva: “Fonti classiche e puniche [cartaginesi], come pure testimonianze archeologiche, attestano l’esistenza di sacrifici umani . . . nel mondo cananeo, per cui non c’è motivo di dubitare delle allusioni veterotestamentarie [ai sacrifici umani]”. (John Day, Molech—A God of Human Sacrifice in the Old Testament) Per di più 2 Cronache 28:3 dice specificamente che Acaz “bruciava i suoi figli nel fuoco”. (Confronta Deuteronomio 12:31; Salmo 106:37, 38). Che malvagità!

(2 RE 16:6)

“In quel tempo Rezin re di Siria restituì Elat a Edom, dopo di che cacciò i giudei da Elat; e gli edomiti, da parte loro, entrarono a Elat e han continuato a dimorarvi fino a questo giorno.”

*** it-1 p. 801 Elat ***
Poi, durante il regno di Acaz (761-746 a.E.V.), fu strappata a Giuda dai siri e rioccupata dagli edomiti, per non tornare più sotto la dominazione giudea. (2Re 16:6) Qui il testo masoretico ha “Siria” o “Aram” (ebr. ʼAràm) invece di “Edom” (ʼEdhòhm). La maggioranza degli studiosi moderni, comunque, accetta quest’ultima lezione, segnalata a margine, ritenendo che un copista abbia confuso la lettera ebraica dàleth (ד) con la rehsh (ר), di forma simile.

(2 RE 16:9)

“Allora il re d’Assiria lo ascoltò e il re d’Assiria salì a Damasco e la catturò e ne condusse [il popolo] in esilio a Chir, e mise Rezin a morte.”

*** it-1 p. 258 Azael ***
Ma Salmaneser III evidentemente non riuscì a conquistare Damasco. La conquistò Tiglat-Pileser III, ai giorni di Rezin re di Siria. Questo adempì la profezia pronunciata da Geova per mezzo di Amos: “Certamente manderò un fuoco sulla casa di Azael, e deve divorare le torri di dimora di Ben-Adad. E certamente romperò la sbarra di Damasco”. — Am 1:4, 5; 2Re 16:9.

*** it-1 pp. 443-444 Cattività ***
L’Assiria, pare, fu la prima ad adottare la tattica di sradicare e allontanare l’intera popolazione delle città conquistate dal suo paese nativo e di ripopolare il territorio con prigionieri provenienti da altre parti dell’impero. Questa tattica della deportazione non fu adottata solo contro gli ebrei. Infatti quando Damasco, capitale della Siria, cadde sotto il travolgente attacco militare di questa seconda potenza mondiale, la sua popolazione venne mandata in esilio a Chir, com’era stato predetto dal profeta Amos. (2Re 16:8, 9; Am 1:5) Tale consuetudine aveva un duplice effetto: scoraggiava i pochi individui rimasti dal compiere qualsiasi attività sovversiva; e le nazioni circostanti, che forse si erano mostrate amiche dei deportati, erano meno inclini a prestare aiuto e assistenza alla nuova popolazione straniera venuta da paesi lontani.

*** it-1 p. 477 Chir ***
CHIR
Località da cui gli aramei passarono in Siria, ma non necessariamente il loro paese d’origine. (Am 9:7) Per mezzo del profeta Amos (1:5), Geova indicò che gli aramei sarebbero tornati a Chir, ma come esiliati. Questa profezia si adempì quando Tiglat-Pileser III, assoldato appositamente da Acaz re di Giuda, conquistò Damasco, la capitale aramea, e portò i suoi abitanti in esilio a Chir. — 2Re 16:7-9.

*** it-1 p. 641 Damasco ***
Durante il regno di Acaz re di Giuda (761-746 a.E.V.), Rezin di Damasco, alleatosi con Peca d’Israele, compì una scorreria in Giuda giungendo fino a Elat sul golfo di ʽAqaba. Il re Acaz ne fu così atterrito che assoldò Tiglat-Pileser III d’Assiria perché allontanasse la pressione sira da Giuda. Prontamente gli assiri attaccarono e conquistarono Damasco, misero a morte Rezin e portarono in esilio molti damasceni. (2Re 16:5-9; 2Cr 28:5, 16) Così si adempirono le profezie pronunciate da Geova per mezzo di Isaia e di Amos (Isa 8:4; 10:5, 8, 9; Am 1:3-5);

*** it-2 p. 50 Isaia ***
Il nome dato al bambino per comando di Dio era Maher-Shalal-Hash-Baz, che significa “affrettati, o [o, affrettandosi al] bottino! Egli è pronto al saccheggio”. Era stato detto che, prima che il bambino fosse stato in grado di chiamare “Padre mio!” e “Madre mia!”, la minaccia per Giuda costituita dall’alleanza fra la Siria e il regno delle dieci tribù di Israele sarebbe stata sventata. — Isa 8:1-4.
La profezia indicava che Giuda avrebbe presto ricevuto soccorso, il che avvenne quando l’Assiria si intromise nella campagna contro Giuda condotta da Rezin re di Siria e Peca re di Israele. Gli assiri conquistarono Damasco e, più tardi, nel 740 a.E.V., saccheggiarono e distrussero il regno di Israele, adempiendo appieno il significato profetico del nome del ragazzo. (2Re 16:5-9; 17:1-6) Invece di confidare in Geova, però, il re Acaz cercò di allontanare la minaccia costituita da Siria e Israele mandando regali al re d’Assiria per avere la sua protezione. Per questo Geova permise che l’Assiria diventasse una grave minaccia per Giuda e addirittura invadesse il paese fino a Gerusalemme stessa, come aveva avvertito Isaia. — Isa 7:17-20.

(2 RE 16:10)

“Quindi il re Acaz andò incontro a Tiglat-Pileser re d’Assiria a Damasco, e vedeva l’altare che era a Damasco. Il re Acaz mandò dunque a Urija il sacerdote il disegno dell’altare e il suo modello, in quanto a tutta la sua fattura.”

*** it-1 p. 46 Acaz ***
Come re vassallo, Acaz fu evidentemente convocato a Damasco per rendere omaggio a Tiglat-Pileser III e, mentre era in quella città, vi ammirò l’altare pagano, ne copiò il disegno e incaricò il sacerdote Urija di farne una riproduzione da collocare davanti al tempio di Gerusalemme. Acaz osò poi offrire sacrifici su questo “grande altare”, mentre l’altare originale di rame fu messo da parte in attesa che il re decidesse cosa farne. (2Re 16:10-16)

*** it-1 p. 232 Assiria ***
Inoltre il paese di Giuda si trovava ora asservito all’Assiria, e Acaz re di Giuda si recò a Damasco, che era stata pure conquistata dagli assiri, evidentemente per rendere omaggio a Tiglat-Pileser. — 2Re 15:29; 16:5-10,

(2 RE 16:18)

“E la struttura coperta per il sabato che avevano edificato nella casa e l’entrata esterna del re le trasferì dalla casa di Geova a causa del re d’Assiria.”

*** it-1 p. 46 Acaz ***
Nel frattempo fece a pezzi gran parte degli utensili di rame del tempio e apportò altri cambiamenti nell’area del tempio, tutto “a causa del re d’Assiria”, forse per pagare il pesante tributo imposto a Giuda o magari per nascondere parte delle ricchezze del tempio agli avidi occhi dell’assiro. Le porte del tempio furono chiuse e Acaz “si fece altari in ogni angolo di Gerusalemme”. — 2Re 16:17, 18; 2Cr 28:23-25.

(2 RE 17:1)

“Nel dodicesimo anno di Acaz re di Giuda, Oshea figlio di Ela divenne re a Samaria su Israele per nove anni.”

*** si p. 149 par. 4 Libro biblico numero 30: Amos ***
L’ultima fortezza di Israele, la città fortificata di Samaria, cadde nel 740 a.E.V., dopo essere stata assediata dall’esercito assiro al comando di Salmaneser V. (2 Re 17:1-6)

*** it-2 p. 453 Oshea ***
3. Ultimo re del regno settentrionale di Israele, che ebbe fine nel 740 a.E.V.; figlio di Ela. Fece ciò che era male agli occhi di Geova, ma non quanto i suoi predecessori. (2Re 17:1, 2) Oshea non aveva alcun diritto ereditario al trono né diventò re per una speciale unzione di Dio, bensì usurpò il trono in seguito a una cospirazione e all’assassinio del re Peca. In 2 Re 15:30 si legge che Oshea mise a morte Peca e cominciò a regnare al posto suo “nel ventesimo anno di Iotam”. Poiché Iotam re di Giuda regnò solo 16 anni (2Re 15:32, 33; 2Cr 27:1, 8), questa data potrebbe riferirsi al 20° anno dall’inizio del regno di Iotam, che in effetti sarebbe il quarto anno del regno di Acaz successore di Iotam. — Vedi IOTAM n. 3.
Sembra però che Oshea non venisse pienamente riconosciuto quale re di Israele se non qualche tempo dopo. In 2 Re 17:1 si legge che, nel 12° anno del regno di Acaz, Oshea “divenne re a Samaria su Israele per nove anni”. Può dunque darsi che a questo punto fosse riuscito a imporre pienamente il suo dominio da Samaria, forse con l’appoggio dell’Assiria; infatti in documenti assiri il re Tiglat-Pileser III afferma di essere stato lui a mettere Oshea sul trono. — Vedi CRONOLOGIA (Importanti date relative al periodo dei re di Giuda e di Israele).

(2 RE 17:5)

“E il re d’Assiria saliva contro tutto il paese e saliva a Samaria e le poneva l’assedio per tre anni.”

*** w88 15/2 pp. 26-27 La spietata Assiria, seconda grande potenza mondiale ***
Salmaneser V, successore di Tiglat-Pileser, invase il regno settentrionale delle dieci tribù d’Israele e ne assediò la fortificata capitale Samaria. Dopo un assedio durato tre anni, Samaria cadde (nel 740 a.E.V.), come avevano predetto i profeti di Geova. — Michea 1:1, 6; 2 Re 17:5.

(2 RE 17:6)

“Nel nono anno di Oshea, il re d’Assiria catturò Samaria e condusse quindi Israele in esilio in Assiria e li faceva dimorare ad Ala e ad Abor presso il fiume Gozan e nelle città dei medi.”

*** si p. 145 par. 14 Libro biblico numero 28: Osea ***
Israele fu abbandonata dai suoi amanti fra le idolatre nazioni vicine e mieté la tempesta della distruzione per mano dell’Assiria nel 740 a.E.V. (Osea 8:7-10; 2 Re 15:20; 17:3-6, 18)

*** si p. 156 par. 4 Libro biblico numero 33: Michea ***
Samaria fu ridotta in rovina dagli assiri nel 740 a.E.V. quando questi portarono in esilio il regno settentrionale di Israele. (2 Re 17:5, 6)

*** it-1 p. 34 Abor ***
ABOR
(Àbor).
Città o regione in cui Tiglat-Pileser III re d’Assiria esiliò numerosi israeliti del regno delle dieci tribù. (1Cr 5:26) Alcuni studiosi la identificano con Abhar, villaggio sul fiume Qezel-Owzan nell’Iran nordoccidentale, circa 210 km a O di Teheran. In 2 Re 17:6 e 18:11 alcuni propendono per la lezione “Habor, fiume del [di] Gozan” (PIB, VR), e propongono di identificare questo corso d’acqua con un affluente dell’Eufrate, il Khabur, fiume della Turchia sudorientale e della Siria nordorientale. Comunque, in armonia con 1 Cronache 5:26, la frase può essere tradotta “Abor presso il fiume Gozan” o “di Gozan”. — NM; vedi GOZAN.

*** it-1 p. 45 Acaz ***
In quanto ai “sessantacinque anni” di Isaia 7:8, cioè il periodo in cui Efraim sarebbe stato “frantumato”, un commentario biblico afferma: “Una prima deportazione d’Israele avvenne nel giro di un anno o due da questo momento [in cui fu pronunciata la profezia di Isaia], sotto Tiglat-Pileser (2 Re 15. 29). Una seconda durante il regno di Oshea, sotto Salmaneser (2 Re 17. 1-6), circa vent’anni dopo. Ma la deportazione finale che diede il ‘colpo di grazia’ a Israele così che non fosse più ‘un popolo’, accompagnata dall’insediamento di stranieri in Samaria, avvenne sotto Esar-Addon, che deportò anche Manasse, re di Giuda, nel ventiduesimo anno del suo regno, sessantacinque anni dopo che era stata pronunciata questa profezia (cfr. Esdra 4.2, 3, 10 con 2 Re 17.24; 2 Cronache 33.11)”. — Jamieson, Fausset e Brown, Commentary on the Whole Bible.

*** it-1 p. 128 Amos, Libro di ***
La stessa Samaria, città potentemente fortificata, fu assediata e conquistata nel 740 a.E.V., e l’esercito assiro portò gli abitanti “in esilio oltre Damasco”, come predetto da Amos. (Am 5:27; 2Re 17:5, 6)

*** it-1 p. 1188 Gozan ***
In 2 Re 17:6 e 18:11 alcune traduzioni anziché Abor “presso il fiume Gozan” (NM), hanno “fiume di [o, del] Gozan” (VR; PIB), prendendo così Gozan per una località anche in questi versetti. Ma la lezione “Abor, il fiume di Gozan” non concorda con 1 Cronache 5:26. In questo passo Abor è elencato fra Ala e Hara; e Hara, non Abor, viene prima di Gozan. Questo indica che Abor e “il fiume di Gozan” non sono sinonimi. Quindi coloro che identificano sempre Gozan con una località sono costretti a non tener conto del riferimento di Cronache. Comunque, dal momento che l’ebraico permette di rendere l’espressione in modo coerente “il fiume Gozan” in tutti e tre i versetti, c’è ragione di ritenere che il re d’Assiria abbia esiliato alcuni israeliti del regno settentrionale nelle vicinanze di un fiume chiamato Gozan. Il Qezel Owzan dell’Iran nordoccidentale sarebbe una possibile identificazione del “fiume Gozan”. Nasce sui monti a SE del lago Urmia (in quella che era la Media) e infine col nome di Sefid Rud o Fiume Bianco (nome che gli viene attribuito nel corso inferiore) si getta nella parte sudoccidentale del Mar Caspio. Secondo altri il Gozan era un fiume della Mesopotamia.

*** it-2 p. 452 Osea, Libro di ***
Profezie adempiute. Le parole profetiche di Osea 13:16 relative alla caduta di Samaria si adempirono. La profezia di Osea indicava inoltre che Israele sarebbe stata abbandonata dai suoi amanti fra le nazioni. (Os 8:7-10) Senza dubbio essi non furono di alcun aiuto quando Samaria fu distrutta e gli abitanti di Israele furono fatti prigionieri dagli assiri nel 740 a.E.V. — 2Re 17:3-6.

*** gm cap. 4 pp. 47-48 par. 20 Quanto è credibile il “Vecchio Testamento”? ***
20 Poi, nel 740 a.E.V., Dio permise che il ribelle regno settentrionale d’Israele fosse distrutto dagli assiri. (2 Re 17:6-18) Parlando della narrazione che la Bibbia fa di questo avvenimento, l’archeologa Kathleen Kenyon commenta: “Si potrebbe avere il sospetto che in parte si tratti di un’iperbole”. Ma è così? Essa aggiunge: “La testimonianza archeologica della caduta del regno d’Israele è quasi più vivida della narrazione biblica. . . . Il completo annientamento delle città israelite di Samaria e Hazor, e la conseguente distruzione di Meghiddo, è la prova archeologica concreta che lo scrittore [biblico] non esagerava”.11

*** w88 15/2 p. 27 La spietata Assiria, seconda grande potenza mondiale ***
Sargon II successe a Salmaneser e forse completò la conquista di Samaria, poiché ci è detto che l’inizio del suo regno coincise con l’anno in cui cadde la città. La Bibbia dice che dopo la caduta di Samaria, il re d’Assiria ‘condusse Israele in esilio in Assiria’. (2 Re 17:6) Un’iscrizione assira, ritrovata a Khorsabad, lo conferma. In essa Sargon afferma: “Assediai e presi Samaria, deportando 27.290 persone che colà abitavano”. — Luci del lontano passato, di J. Finegan, Aldo Martello ed., 1957, trad. dall’inglese di Glauco Cambon, pagina 178.

(2 RE 17:10)

“e continuarono a erigersi colonne sacre e pali sacri su ogni alto colle e sotto ogni albero lussureggiante;”

*** it-2 p. 474 Palo sacro ***
Né Israele né Giuda osservarono l’espresso comando di Dio di non erigere colonne sacre e pali sacri, ma li eressero “su ogni alto colle e sotto ogni albero lussureggiante” accanto agli altari usati per i sacrifici. È stata avanzata l’ipotesi che i pali rappresentassero l’elemento femminile, mentre le colonne l’elemento maschile. Questi oggetti idolatrici, probabilmente simboli fallici, erano associati a depravate orge sessuali, com’è indicato dal riferimento ai prostituti presenti nel paese già durante il regno di Roboamo. (1Re 14:22-24; 2Re 17:10) Solo ogni tanto re come Ezechia (e Giosia) riuscirono “ad eliminare gli alti luoghi e a spezzare le colonne sacre e a tagliare il palo sacro”. — 2Re 18:4; 2Cr 34:7.

(2 RE 17:16)

“e lasciavano tutti i comandamenti di Geova loro Dio e si facevano statue di metallo fuso, due vitelli, e facevano un palo sacro, e si inchinavano davanti a tutto l’esercito dei cieli e servivano Baal;”

*** it-1 p. 265 Baal ***
Vi sono indicazioni che Baal e altri dèi e dee del pantheon cananeo fossero collegati dagli adoratori a certi corpi celesti. Per esempio, uno dei testi di Ras Shamra menziona un’offerta alla “regina Shapash (il Sole) e alle stelle”, e un altro allude a “l’esercito del sole e l’esercito del giorno”.
È dunque degno di nota che la Bibbia faccia parecchi riferimenti ai corpi celesti in relazione all’adorazione di Baal. Descrivendo la condotta ribelle del regno d’Israele, le Scritture affermano: “Lasciavano tutti i comandamenti di Geova . . . , e si inchinavano davanti a tutto l’esercito dei cieli e servivano Baal”. (2Re 17:16)

(2 RE 17:18)

“perciò Geova si adirò moltissimo contro Israele, tanto che li tolse dalla sua vista. Non lasciò rimanere nessuno tranne la sola tribù di Giuda.”

*** si p. 145 par. 14 Libro biblico numero 28: Osea ***
Israele fu abbandonata dai suoi amanti fra le idolatre nazioni vicine e mieté la tempesta della distruzione per mano dell’Assiria nel 740 a.E.V. (Osea 8:7-10; 2 Re 15:20; 17:3-6, 18) Comunque, Osea aveva predetto che Geova avrebbe mostrato misericordia a Giuda e l’avrebbe salvato, ma non mediante potenza militare. Questo si adempì quando l’angelo di Geova uccise 185.000 assiri che minacciavano Gerusalemme. (Osea 1:7; 2 Re 19:34, 35)

(2 RE 17:21)

“Poiché strappò Israele dalla casa di Davide, ed essi facevano re Geroboamo figlio di Nebat; e Geroboamo separava Israele dal seguire Geova, e li fece peccare con un grande peccato.”

*** it-2 p. 66 Israele ***
Per i successivi 390 anni dalla morte di Salomone e dal frazionamento del regno unito fino alla distruzione di Gerusalemme nel 607 a.E.V., il termine “Israele” indicò in genere solo le dieci tribù del regno settentrionale. (2Re 17:21-23)

(2 RE 17:24)

“In seguito il re d’Assiria portò [gente] da Babilonia e Cuta e Avva e Amat e Sefarvaim e la fece dimorare nelle città di Samaria invece dei figli d’Israele; ed essi prendevano possesso di Samaria e dimoravano nelle sue città.”

*** it-1 p. 45 Acaz ***
In quanto ai “sessantacinque anni” di Isaia 7:8, cioè il periodo in cui Efraim sarebbe stato “frantumato”, un commentario biblico afferma: “Una prima deportazione d’Israele avvenne nel giro di un anno o due da questo momento [in cui fu pronunciata la profezia di Isaia], sotto Tiglat-Pileser (2 Re 15. 29). Una seconda durante il regno di Oshea, sotto Salmaneser (2 Re 17. 1-6), circa vent’anni dopo. Ma la deportazione finale che diede il ‘colpo di grazia’ a Israele così che non fosse più ‘un popolo’, accompagnata dall’insediamento di stranieri in Samaria, avvenne sotto Esar-Addon, che deportò anche Manasse, re di Giuda, nel ventiduesimo anno del suo regno, sessantacinque anni dopo che era stata pronunciata questa profezia (cfr. Esdra 4.2, 3, 10 con 2 Re 17.24; 2 Cronache 33.11)”. — Jamieson, Fausset e Brown, Commentary on the Whole Bible.

*** it-1 p. 233 Assiria ***
Forse durante il regno di Sargon i primi gruppi provenienti da Babilonia e dalla Siria furono portati in Samaria per ripopolarla, e il re assiro rimpatriò quindi dall’esilio un sacerdote israelita per insegnare loro “la religione del Dio del paese”. — 2Re 17:24-28; vedi SAMARIA n. 2; SAMARITANO.

*** it-1 pp. 256-257 Avviti ***
AVVITI
Abitanti di Avva; erano fra i popoli che nel 740 a.E.V. gli assiri trasferirono al posto degli israeliti esiliati dopo la conquista di Samaria. (2Re 17:24) Tutti questi popoli presero il nome di samaritani.

*** it-2 p. 68 Israele ***
La politica degli assiri, instaurata da Tiglat-Pileser III, predecessore di Salmaneser, era di deportare la popolazione del paese conquistato e trasferirvi popoli di altre parti dell’impero. Così si sarebbero scoraggiate future insurrezioni. In questo caso gli altri gruppi nazionali trasferiti nel territorio di Israele finirono per integrarsi sia dal punto di vista etnico che sotto l’aspetto religioso e furono poi chiamati samaritani. — 2Re 17:24-33; Esd 4:1, 2, 9, 10; Lu 9:52; Gv 4:7-43.

*** w88 15/2 p. 27 La spietata Assiria, seconda grande potenza mondiale ***
La Bibbia aggiunge che, dopo la deportazione degli israeliti, il re d’Assiria fece venire gente di altre regioni “e la fece dimorare nelle città di Samaria invece dei figli d’Israele; ed essi prendevano possesso di Samaria e dimoravano nelle sue città”. — 2 Re 17:24.
I documenti assiri confermano anche questo? Sì, gli stessi annali di Sargon, scritti sul Prisma di Nimrud, dicono: “Restaurai la città di Samaria . . . Condussi in essa gente dei paesi conquistati dalle mie proprie mani”. — Illustrations of Old Testament History, R. D. Barnett, pagina 52.

(2 RE 17:26)

“Mandarono dunque parola al re d’Assiria, dicendo: “Le nazioni che hai portato in esilio e quindi stabilito nelle città di Samaria non hanno conosciuto la religione del Dio del paese, così che egli continua a mandare fra loro i leoni; ed ecco, sono messi a morte, in quanto non c’è nessuno che conosca la religione del Dio del paese”.”

*** it-2 p. 850 Samaria ***
Nel paese cominciarono a moltiplicarsi i leoni, probabilmente perché il paese, o buona parte di esso, rimase desolato per qualche tempo. (Cfr. Eso 23:29). I nuovi abitanti pensarono superstiziosamente che ciò fosse dovuto al fatto che non sapevano come adorare il dio del paese. Perciò il re d’Assiria rimpatriò dall’esilio un sacerdote israelita adoratore dei vitelli. Egli insegnò loro a conoscere Geova, ma alla maniera di Geroboamo, per cui anche se appresero qualche cosa intorno a Geova, in effetti continuarono ad adorare i loro falsi dèi. — 2Re 17:24-41.

(2 RE 17:28)

“Pertanto uno dei sacerdoti che avevano portato in esilio da Samaria venne e dimorava a Betel, e divenne loro insegnante in quanto a come dovevano temere Geova.”

*** it-1 p. 350 Betel ***
Betel continuò a essere un santuario idolatrico finché il regno settentrionale si arrese all’Assiria nel 740 a.E.V. Perciò Geremia, più di un secolo dopo, poté parlarne come di un esempio ammonitore per coloro che confidavano nei falsi dèi a loro propria vergogna. (Ger 48:13) Anche in seguito Betel continuò a essere un centro religioso, perché il re d’Assiria rimandò in Israele uno dei sacerdoti esiliati per insegnare alla popolazione minacciata dai leoni “la religione del Dio del paese”. Questo sacerdote si stabilì a Betel e insegnava “come dovevano temere Geova”. Tuttavia è chiaro che era un sacerdote del vitello d’oro, poiché quegli uomini “avevano timore di Geova, ma adoravano i loro propri dèi”, e continuarono a seguire le pratiche false e idolatriche iniziate da Geroboamo. — 2Re 17:25, 27-33.

(2 RE 17:29)

“Comunque, ciascuna singola nazione faceva il suo proprio dio, che quindi depositò nella casa degli alti luoghi che i samaritani avevano fatto, ciascuna singola nazione, nelle loro città dove dimoravano.”

*** it-1 p. 107 Amat ***
Nell’VIII secolo a.E.V. Amat e le nazioni vicine, fra cui il regno delle dieci tribù d’Israele, furono travolte dagli assiri nella loro ascesa verso il dominio mondiale. Era politica dell’Assiria sradicare dalla loro terra le popolazioni vinte, per cui la popolazione di Amat andò a sostituire gli abitanti della Samaria che, a loro volta, vennero trasferiti ad Amat e in altre località. (2Re 17:24; 19:12, 13; Isa 10:9-11; 37:12, 13) Gli amatei eressero allora statue del loro dio Asima negli alti luoghi di Samaria, benché quel dio privo di valore non fosse stato in grado di aiutarli contro gli assiri. — 2Re 17:29, 30; 18:33, 34; Isa 36:18, 19.

*** it-2 p. 851 Samaritano ***
SAMARITANO
Il termine “samaritani” compare per la prima volta nelle Scritture dopo la conquista del regno delle dieci tribù di Samaria nel 740 a.E.V., riferito agli abitanti del regno settentrionale prima della conquista, per distinguerli dagli stranieri che vi furono portati in seguito da altre parti dell’impero assiro. (2Re 17:29)

(2 RE 17:30)

“E gli uomini di Babilonia, da parte loro, fecero Succot-Benot, e gli uomini di Cut, da parte loro, fecero Nergal, e gli uomini di Amat, da parte loro, fecero Asima.”

*** it-1 p. 223 Asima ***
ASIMA
(Asìma).
Dio adorato dagli abitanti di Amat che il re d’Assiria trasferì in Samaria dopo aver portato in cattività gli israeliti. (2Re 17:24, 30) Secondo il Talmud babilonese (Sanhedrin 63b), veniva rappresentato come un capro glabro, e per questa ragione alcuni hanno identificato Asima con Pan, divinità pastorale di carattere fallico. Un’altra ipotesi è che il nome Asima sia il risultato intenzionale della fusione di “Asheràh” (dea cananea della fertilità) con il termine ebraico ʼashàm (“colpa”; Ge 26:10). Comunque non si può affermare nulla con sicurezza a parte ciò che dice la Bibbia.

*** it-1 p. 637 Cut, Cuta ***
CUT, CUTA
Sia “Cut” che “Cuta” si riferiscono alla dimora originale di una popolazione trasferita dal re d’Assiria nelle città della Samaria dopo che Israele era stato mandato in esilio nel 740 a.E.V. (2Re 17:23, 24, 30) I coloni deportati da Cuta e da altre località furono però assaliti da leoni e quando chiesero aiuto al re d’Assiria fu inviato loro un sacerdote originario del regno settentrionale d’Israele. Dato che l’adorazione praticata in Israele era da tempo disapprovata da Dio (1Re 13:33, 34; 16:31-33), l’attività di questo sacerdote non produsse veri adoratori di Geova. I coloni infatti “adoravano i loro propri dèi”; quelli originari di Cuta, ad esempio, continuarono a servire il loro dio Nergal. I discendenti dei matrimoni misti fra la gente di “Cuta” e delle altre nazioni e gli israeliti superstiti furono chiamati genericamente “samaritani”. Secondo Giuseppe Flavio, erano “chiamati Cutei in ebraico, e Samaritani dai greci”. (Antichità giudaiche, IX, 290 [xiv, 3]) La designazione “Cutei” può essere dovuta al fatto che fra i primi coloni predominavano quelli di Cuta. — 2Re 17:24-41.
La scoperta di tavolette contenenti contratti a Tell Ibrahim (Imam Ibrahim), circa 50 km a NE di Babilonia, in cui compare il nome Kutu (equivalente accadico di Cut), ha indotto la maggioranza dei geografi a identificare Tell Ibrahim con la biblica Cuta. Tutto indica che un tempo Cuta era fra le più importanti città dell’impero babilonese, e probabilmente era anche piuttosto estesa, dato che il tell che oggi si erge sul posto è alto circa 18 m e ha una circonferenza di 3 km. Fra le rovine si riconosce il luogo di un antico tempio dedicato a Nergal, a conferma dell’affermazione biblica secondo cui “gli uomini di Cut” erano devoti a questo dio. — 2Re 17:29, 30.

*** it-2 p. 385 Nergal ***
NERGAL
(Nèrgal).
Divinità babilonese venerata in special modo a Cuta, città che secondo la storia le era dedicata. La popolazione di Cut (Cuta), deportata dal re d’Assiria nel territorio di Samaria, continuò ad adorare questa divinità. (2Re 17:24, 30, 33) Alcuni studiosi avanzano l’ipotesi che in origine Nergal fosse associato con il fuoco e il calore del sole e che in seguito venisse considerato dio della guerra e della caccia e anche portatore di pestilenze. Gli appellativi attribuiti a Nergal in vari testi religiosi — “il re furioso”, “il violento”, “colui che arde” — indicano che era fondamentalmente ritenuto un distruttore. Nergal era anche considerato dio dell’oltretomba e marito di Eresh-Kigal. Si pensa che il leone alato con la testa umana fosse l’emblema di Nergal.

(2 RE 17:31)

“In quanto agli avviti, fecero Nibaz e Tartac; e i sefarvei bruciavano i loro figli nel fuoco ad Adrammelec e ad Anammelec dèi di Sefarvaim.”

*** it-2 p. 1076 Tartac ***
TARTAC
(Tàrtac).
Divinità adorata dagli avviti, una delle popolazioni che il re d’Assiria trasferì nel territorio di Samaria dopo aver deportato gli israeliti del regno delle dieci tribù. (2Re 17:31) Secondo il Talmud babilonese, Tartac aveva le sembianze di un asino. (Sanhedrin 63b) Basandosi sulla conclusione che il nome Tartac abbia qualche affinità col termine pahlavi (iranico) tar-thakh (fitte tenebre, eroe delle tenebre), è stata avanzata l’ipotesi che Tartac fosse un demonio degli inferi. A parte però il breve accenno nelle Scritture, nulla può dirsi con certezza sulla natura di questa divinità.

(2 RE 17:41)

“E queste nazioni ebbero timore di Geova, ma mostrarono di servire le loro proprie immagini scolpite. In quanto ai loro figli e ai loro nipoti, hanno fatto fino a questo giorno proprio come avevano fatto i loro antenati.”

*** w90 1/12 p. 3 Quale Dio adorate? ***
Sincretismo
Prendete, ad esempio, gli antichi samaritani. Molti di essi erano stranieri portati in Palestina dagli assiri per rimpiazzare le dieci tribù settentrionali di Israele, che erano state portate in esilio. In precedenza, essi avevano seguito dèi pagani, ma ora si sforzarono di imparare a conoscere Geova, l’Iddio d’Israele. Abbandonarono forse la loro vecchia religione? No. La Bibbia narra: “Facevano secondo la loro religione precedente. E queste nazioni ebbero timore di Geova, ma mostrarono di servire le loro proprie immagini scolpite”. (2 Re 17:40, 41) Perciò i samaritani, anche se in apparenza riconoscevano Geova, continuavano a servire i loro vecchi dèi; la loro era un’adorazione sincretistica, un’adorazione in cui si fondevano elementi di religioni diverse.

(2 RE 18:1)

“E avvenne, nel terzo anno di Oshea figlio di Ela re d’Israele, che Ezechia figlio di Acaz re di Giuda divenne re.”

*** it-1 p. 885 Ezechia ***
1. Re di Giuda dal 745 al 717 a.E.V. Salì al trono probabilmente alla morte del padre Acaz, nel “terzo anno di Oshea” re d’Israele (forse il terzo anno di Oshea quale re tributario di Tiglat-Pileser III), ma il suo regno decorre ufficialmente dal nisan dell’anno dopo (745 a.E.V.). (2Re 18:1)

(2 RE 18:2)

“Quando cominciò a regnare aveva venticinque anni, e regnò ventinove anni a Gerusalemme. E il nome di sua madre era Abi, figlia di Zaccaria.”

*** it-1 p. 45 Acaz ***
1. Figlio di Iotam re di Giuda. Acaz salì al trono a 20 anni e regnò per 16 anni. — 2Re 16:2; 2Cr 28:1.
Dato che Ezechia figlio di Acaz aveva 25 anni quando cominciò a regnare, Acaz non doveva avere ancora 12 anni quando lo generò. (2Re 18:1, 2) Mentre nei climi temperati i maschi di solito raggiungono la pubertà fra i 12 e i 15 anni, nei climi più caldi possono raggiungerla prima. Anche le usanze matrimoniali variano. Un periodico (Zeitschrift für Semitistik und verwandte Gebiete, a cura di E. Littmann, Lipsia, 1927, vol. 5, p. 132) riferiva che il matrimonio di bambini era frequente nella Terra Promessa anche in epoca relativamente recente, e citava il caso di due fratelli di 8 e 12 anni che erano sposati e il maggiore andava a scuola con la moglie. Tuttavia, un manoscritto ebraico, la Pescitta siriaca e alcuni manoscritti della Settanta greca in 2 Cronache 28:1 dicono che Acaz aveva “venticinque anni” all’inizio del suo regno.

(2 RE 18:4)

“Fu lui ad eliminare gli alti luoghi e a spezzare le colonne sacre e a tagliare il palo sacro e a frantumare il serpente di rame che Mosè aveva fatto; poiché fino a quei giorni i figli d’Israele gli avevano fatto di continuo fumo di sacrificio, ed era chiamato l’idolo del serpente di rame.”

*** it-2 p. 944 Serpente di rame ***
Gli israeliti conservarono il serpente di rame e in seguito cominciarono erroneamente ad adorarlo, offrendogli fumo sacrificale. Perciò, come parte delle sue riforme religiose, Ezechia re di Giuda (745-717 a.E.V.) fece ridurre in frantumi il serpente di rame, vecchio di oltre 700 anni, perché il popolo ne aveva fatto un idolo. Secondo il testo ebraico, 2 Re 18:4 dice alla lettera: “egli (uno) lo chiamava Nehushtan”. Alcune traduzioni lasciano intradotto il termine “Nehushtan”. (ATE, CEI, VR) In un lessico, i significati proposti per il termine ebraico nechushtàn sono “serpente di bronzo” e “idolo del serpente di bronzo”. (L. Koehler e W. Baumgartner, Hebräisches und Aramäisches Lexikon zum Alten Testament, Leida, 1983, p. 653) La Traduzione del Nuovo Mondo dice appropriatamente che il serpente di rame “era chiamato l’idolo del serpente di rame”.

(2 RE 18:5)

“Egli confidò in Geova l’Iddio d’Israele; e dopo di lui non ci fu nessuno simile a lui fra tutti i re di Giuda, nemmeno [fra] quelli che erano stati prima di lui.”

*** it-1 p. 885 Ezechia ***
Ezechia si distinse come re che ‘si era tenuto stretto a Geova’, facendo ciò che era retto agli occhi di Geova e attenendosi ai suoi comandamenti. Fin dall’inizio del suo regno fu zelante nel promuovere la vera adorazione non solo in Giuda, ma in tutto il territorio d’Israele. In quanto a seguire le vie di Geova come aveva fatto Davide suo antenato, si poté dire a proposito di Ezechia: “Dopo di lui non ci fu nessuno simile a lui fra tutti i re di Giuda, nemmeno fra quelli che erano stati prima di lui”. Per questo “Geova mostrò d’essere con lui”. — 2Re 18:3-7.

(2 RE 18:6)

“Ed egli si teneva stretto a Geova. Non si scostò dal seguirlo, ma continuò a osservare i comandamenti che Geova aveva comandato a Mosè.”

*** it-1 p. 885 Ezechia ***
Ezechia si distinse come re che ‘si era tenuto stretto a Geova’, facendo ciò che era retto agli occhi di Geova e attenendosi ai suoi comandamenti. Fin dall’inizio del suo regno fu zelante nel promuovere la vera adorazione non solo in Giuda, ma in tutto il territorio d’Israele. In quanto a seguire le vie di Geova come aveva fatto Davide suo antenato, si poté dire a proposito di Ezechia: “Dopo di lui non ci fu nessuno simile a lui fra tutti i re di Giuda, nemmeno fra quelli che erano stati prima di lui”. Per questo “Geova mostrò d’essere con lui”. — 2Re 18:3-7.

(2 RE 18:8)

“Fu lui ad abbattere i filistei fino a Gaza e anche i suoi territori, dalla torre delle guardie fino alla città fortificata.”

*** it-1 pp. 936-937 Filistea, Filistei ***
Nelle profezie. La profezia di Gioele indicava che i filistei, poiché avevano venduto i “figli di Giuda e i figli di Gerusalemme ai figli dei greci”, avrebbero subito lo stesso trattamento. (Gle 3:4-8) Le parole del profeta Gioele devono essere state scritte nel IX secolo a.E.V., perciò le sconfitte dei filistei per mano di Uzzia (2Cr 26:6-8) e di Ezechia (2Re 18:8) potevano far parte dell’adempimento di questa profezia.
Tuttavia un adempimento maggiore ci fu dopo il ritorno degli israeliti dall’esilio in Babilonia. Il biblista C. F. Keil osserva: “Alessandro Magno e i suoi successori rimisero in libertà nei loro paesi molti prigionieri di guerra ebrei (confronta la promessa del re Demetrio a Gionatan: ‘Rimetterò in libertà quei giudei che sono stati fatti prigionieri, e ridotti in schiavitù nel nostro paese’, Giuseppe Flavio, Ant. xiii. 2, 3), e parti della Filistea e della Fenicia furono per un certo tempo sotto la dominazione ebraica”. (Commentary on the Old Testament, 1973, vol. X, Gioele, p. 224; cfr. Abd 19, 20). Degno di nota è pure il fatto che Alessandro Magno conquistò la città filistea di Gaza. Molti degli abitanti furono uccisi e i superstiti furono venduti schiavi. Diverse altre profezie pure additavano l’esecuzione della vendetta di Geova sui filistei. — Isa 14:31; Ger 25:9, 20; 47:1-7; Ez 25:15, 16; Am 1:6-8; Sof 2:5; Zac 9:5-7; per ulteriori particolari vedi ASCALON; ASDOD; ECRON; GAT; GAZA n. 1.

*** it-1 p. 996 Gaza ***
Da allora in poi sembra che Gaza sia rimasta fedele all’Assiria. Quindi può darsi che Ezechia abbia abbattuto i filistei fino a Gaza in una fase della sua rivolta contro l’Assiria. (2Re 18:1, 7, 8)

(2 RE 18:9)

“E avvenne il quarto anno del re Ezechia, cioè il settimo anno di Oshea figlio di Ela re d’Israele, che Salmaneser re d’Assiria salì contro Samaria e le poneva l’assedio.”

*** it-1 p. 444 Cattività ***
Nel 742 a.E.V. l’esercito assiro guidato da Salmaneser V assediò Samaria. (2Re 18:9,

*** it-2 p. 884 Sargon ***
Nei suoi annali Sargon afferma: “Assediai e conquistai Samaria (Sa-me-ri-na)”. (Ancient Near Eastern Texts, a cura di J. B. Pritchard, 1974, p. 284) Tuttavia questa sembra semplicemente una presuntuosa asserzione di Sargon o di chi voleva glorificarlo, in cui il successo del sovrano precedente viene attribuito al nuovo monarca. Una cronaca babilonese, che potrebbe essere più neutrale, dice di Salmaneser V: “Egli devastò Samaria”. (A. K. Grayson, Assyrian and Babylonian Chronicles, 1975, p. 73) La Bibbia, in 2 Re 18:9, 10, dice semplicemente che Salmaneser “poneva l’assedio” a Samaria e che “la catturavano”. Confronta 2 Re 17:1-6, dove si legge che Salmaneser re d’Assiria impose un tributo a Oshea, re di Samaria, e poi che “il re d’Assiria catturò Samaria”.

(2 RE 18:10)

“E la catturavano alla fine di tre anni; nel sesto anno di Ezechia, cioè nel nono anno di Oshea re d’Israele, Samaria fu catturata.”

*** it-1 p. 444 Cattività ***
Nel 742 a.E.V. l’esercito assiro guidato da Salmaneser V assediò Samaria. (2Re 18:9, 10) Quando nel 740 a.E.V. Samaria cadde, ponendo così fine al regno delle dieci tribù, i suoi abitanti furono portati in esilio “ad Ala e ad Abor presso il fiume Gozan e nelle città dei medi”. Questo perché, come dicono le Scritture, “non avevano ascoltato la voce di Geova loro Dio, ma avevano trasgredito il suo patto, perfino tutto ciò che Mosè servitore di Geova aveva comandato. Non diedero ascolto né misero in pratica”. — 2Re 18:11, 12; 17:6; vedi SARGON.

*** it-2 p. 884 Sargon ***
Nei suoi annali Sargon afferma: “Assediai e conquistai Samaria (Sa-me-ri-na)”. (Ancient Near Eastern Texts, a cura di J. B. Pritchard, 1974, p. 284) Tuttavia questa sembra semplicemente una presuntuosa asserzione di Sargon o di chi voleva glorificarlo, in cui il successo del sovrano precedente viene attribuito al nuovo monarca. Una cronaca babilonese, che potrebbe essere più neutrale, dice di Salmaneser V: “Egli devastò Samaria”. (A. K. Grayson, Assyrian and Babylonian Chronicles, 1975, p. 73) La Bibbia, in 2 Re 18:9, 10, dice semplicemente che Salmaneser “poneva l’assedio” a Samaria e che “la catturavano”. Confronta 2 Re 17:1-6, dove si legge che Salmaneser re d’Assiria impose un tributo a Oshea, re di Samaria, e poi che “il re d’Assiria catturò Samaria”.

*** it-2 p. 885 Sargon ***
L’aggressivo regno di Sargon portò l’impero assiro a un nuovo splendore e produsse l’ultima grande dinastia assira. Gli storici attribuirebbero a Sargon 17 anni di regno. Poiché si pensa che egli abbia cominciato a regnare alla caduta di Samaria nel sesto anno del regno di Ezechia (2Re 18:10) o poco dopo, e poiché Sennacherib, suo figlio e successore al trono, invase Giuda nel 14° anno di Ezechia (2Re 18:13), Sargon potrebbe aver regnato 17 anni solo se al momento del suo attacco contro Giuda Sennacherib fosse stato suo coreggente. Sembra altrettanto probabile che i dati forniti dagli storici non siano esatti. Non ci si può certo fidare delle liste degli eponimi per stabilire la durata di questi regni, com’è dimostrato alla voce CRONOLOGIA, dove sono menzionate anche la generale inattendibilità degli scribi assiri e la loro consuetudine di manomettere le diverse stesure degli annali per soddisfare la vanità del sovrano.

(2 RE 18:11)

“Dopo ciò il re d’Assiria portò Israele in esilio in Assiria e lo stabilì ad Ala e ad Abor presso il fiume Gozan e nelle città dei medi,”

*** it-1 p. 34 Abor ***
ABOR
(Àbor).
Città o regione in cui Tiglat-Pileser III re d’Assiria esiliò numerosi israeliti del regno delle dieci tribù. (1Cr 5:26) Alcuni studiosi la identificano con Abhar, villaggio sul fiume Qezel-Owzan nell’Iran nordoccidentale, circa 210 km a O di Teheran. In 2 Re 17:6 e 18:11 alcuni propendono per la lezione “Habor, fiume del [di] Gozan” (PIB, VR), e propongono di identificare questo corso d’acqua con un affluente dell’Eufrate, il Khabur, fiume della Turchia sudorientale e della Siria nordorientale. Comunque, in armonia con 1 Cronache 5:26, la frase può essere tradotta “Abor presso il fiume Gozan” o “di Gozan”. — NM; vedi GOZAN.

*** it-1 p. 1188 Gozan ***
In 2 Re 17:6 e 18:11 alcune traduzioni anziché Abor “presso il fiume Gozan” (NM), hanno “fiume di [o, del] Gozan” (VR; PIB), prendendo così Gozan per una località anche in questi versetti. Ma la lezione “Abor, il fiume di Gozan” non concorda con 1 Cronache 5:26. In questo passo Abor è elencato fra Ala e Hara; e Hara, non Abor, viene prima di Gozan. Questo indica che Abor e “il fiume di Gozan” non sono sinonimi. Quindi coloro che identificano sempre Gozan con una località sono costretti a non tener conto del riferimento di Cronache. Comunque, dal momento che l’ebraico permette di rendere l’espressione in modo coerente “il fiume Gozan” in tutti e tre i versetti, c’è ragione di ritenere che il re d’Assiria abbia esiliato alcuni israeliti del regno settentrionale nelle vicinanze di un fiume chiamato Gozan. Il Qezel Owzan dell’Iran nordoccidentale sarebbe una possibile identificazione del “fiume Gozan”. Nasce sui monti a SE del lago Urmia (in quella che era la Media) e infine col nome di Sefid Rud o Fiume Bianco (nome che gli viene attribuito nel corso inferiore) si getta nella parte sudoccidentale del Mar Caspio. Secondo altri il Gozan era un fiume della Mesopotamia.

(2 RE 18:13)

“E nel quattordicesimo anno del re Ezechia, Sennacherib re d’Assiria salì contro tutte le città fortificate di Giuda e le prendeva.”

*** ba pp. 14-15 Si può avere fiducia in questo libro? ***
Ma quelle rovine hanno rivelato dell’altro. Sulle pareti di una camera in eccellente stato di conservazione era raffigurata la cattura di una città ben fortificata con prigionieri costretti a sfilare davanti al re invasore. Sopra il re c’è questa iscrizione: “Sennacherib, re del mondo, re d’Assiria, sedette su un trono-nimedu e passò in rassegna il bottino (preso) da Lachis (La-ki-su)”.6
Il bassorilievo con questa iscrizione, esposto al British Museum, concorda con la descrizione della conquista della città giudea di Lachis da parte di Sennacherib, che la Bibbia fa in 2 Re 18:13, 14. Parlando dell’importanza della scoperta, Layard scrisse: “Chi avrebbe creduto probabile o possibile, prima di queste scoperte, che sotto il mucchio di terra e detriti che contrassegnava il sito di Ninive si trovasse la storia delle guerre fra Ezechia [re di Giuda] e Sennacherib, scritta da Sennacherib stesso proprio all’epoca degli avvenimenti e corrispondente fin nei minimi particolari al racconto biblico?”7

*** w93 1/6 pp. 5-6 Un impero perduto che ha messo in imbarazzo i critici della Bibbia ***
Oggi questi bassorilievi e l’iscrizione sono esposti al British Museum. Concordano con l’episodio storico descritto nella Bibbia in 2 Re 18:13, 14: “Nel quattordicesimo anno del re Ezechia, Sennacherib re d’Assiria salì contro tutte le città fortificate di Giuda e le prendeva. Ezechia re di Giuda mandò dunque a dire al re d’Assiria a Lachis: ‘Ho peccato. Ritirati di contro a me. Qualunque cosa tu mi imponga la eseguirò’. Pertanto il re d’Assiria impose a Ezechia re di Giuda trecento talenti d’argento e trenta talenti d’oro”.
Fra le rovine di Ninive furono rinvenute altre iscrizioni che forniscono ulteriori particolari sull’invasione di Giuda da parte di Sennacherib e sul tributo pagato da Ezechia. “In quello che è forse uno dei più rimarchevoli riscontri storici di cui si abbia notizia, l’entità del tesoro in oro pagato da Ezechia, trenta talenti, concorda nelle due narrazioni assolutamente indipendenti”, scrisse Layard. Sir Henry Rawlinson, che aiutò a decifrare il testo assiro, annunciò che queste iscrizioni “ponevano fuori discussione l’identità storica [di Sennacherib]”. Inoltre Layard chiede: “Chi avrebbe creduto probabile o possibile, prima di queste scoperte, che sotto il mucchio di terra e detriti che contrassegnava il sito di Ninive si trovasse la storia delle guerre fra Ezechia e Sennacherib, scritta da Sennacherib stesso proprio all’epoca degli avvenimenti e corrispondente fin nei minimi particolari al racconto biblico?” — Nineveh and Babylon.

*** si p. 156 par. 5 Libro biblico numero 33: Michea ***
L’invasione di Giuda durante il regno di Ezechia, predetta da Michea, fu ben descritta da Sennacherib. (Mic. 1:6, 9; 2 Re 18:13) In un rilievo formato da quattro pannelli che decorava la parete del suo palazzo a Ninive egli fece raffigurare la conquista di Lachis. Sul suo prisma Sennacherib dichiara: “Assediai 46 delle sue città forti . . . Deportai (da queste) 200.150 persone . . . Lui stesso [Ezechia] imprigionai a Gerusalemme, la sua residenza reale, come un uccello in gabbia”. Egli elenca pure il tributo pagatogli da Ezechia, anche se ne esagera l’entità. Non accenna minimamente alla calamità che si abbatté sulle sue truppe. — 2 Re 18:14-16; 19:35.

*** it-1 p. 233 Assiria ***
Questi avvenimenti, a eccezione dell’eccidio delle truppe assire, sono ricordati anche in un prisma di Sennacherib e in uno di Esar-Addon. — ILLUSTRAZIONI, vol. 1, p. 957.

*** it-1 p. 233 Assiria ***
Sennacherib. Sennacherib, figlio di Sargon II, attaccò Giuda nel 14° anno del regno di Ezechia (732 a.E.V.). (2Re 18:13; Isa 36:1) Ezechia si era ribellato contro il giogo assiro imposto in seguito all’azione di suo padre Acaz. (2Re 18:7) Sennacherib rispose con una rapida avanzata in Giuda, conquistando, si dice, 46 città (cfr. Isa 36:1, 2)

*** it-1 p. 444 Cattività ***
Per più di un secolo dopo la caduta del regno settentrionale si ebbero altre importanti deportazioni. Prima dell’umiliante sconfitta subita per mano di Dio nel 732 a.E.V., Sennacherib attaccò altre località di Giuda. Nei suoi annali, Sennacherib si vanta di aver preso 200.150 prigionieri da villaggi e città fortificate nel territorio di Giuda, ma, a giudicare dal tono degli annali, si tratta probabilmente di un’esagerazione. (2Re 18:13)

*** w88 15/2 p. 28 La spietata Assiria, seconda grande potenza mondiale ***
I suoi annali, scritti sia sul Prisma dell’Istituto Orientale che sul Prisma Taylor, dicono: “Quanto a Ezechia, il giudeo, che non si sottomise, 46 delle sue forti città cintate, come pure le cittadine dei dintorni, che erano innumerevoli, assediai

*** w88 15/2 p. 27 La spietata Assiria, seconda grande potenza mondiale ***
2 Re 18:13,

*** w88 15/2 p. 27 La spietata Assiria, seconda grande potenza mondiale ***
La Bibbia dice che “Sennacherib re d’Assiria salì contro tutte le città fortificate di Giuda e le prendeva”.

(2 RE 18:14)

“Ezechia re di Giuda mandò dunque a dire al re d’Assiria a Lachis: “Ho peccato. Ritirati di contro a me. Qualunque cosa tu mi imponga la eseguirò”. Pertanto il re d’Assiria impose a Ezechia re di Giuda trecento talenti d’argento e trenta talenti d’oro.”

*** ip-1 cap. 29 p. 385 parr. 4-5 La fede di un re viene ricompensata ***
Forse nella speranza di proteggere Gerusalemme da un attacco immediato dell’implacabile esercito assiro, Ezechia acconsente a pagare a Sennacherib l’enorme tributo di 300 talenti d’argento e 30 talenti d’oro. — 2 Re 18:14.
5 Poiché nel tesoro reale non c’è abbastanza oro e argento per pagare il tributo, Ezechia preleva dal tempio tutti i metalli preziosi che può. Toglie anche le porte del tempio, rivestite d’oro, e le manda a Sennacherib. Questo soddisfa l’assiro, ma solo per un po’. (2 Re 18:15, 16)

*** ip-1 cap. 29 p. 385 La fede di un re viene ricompensata ***
Pari a quasi 19 miliardi di lire o poco meno di 10 milioni di euro, al valore attuale.

*** ba pp. 14-15 Si può avere fiducia in questo libro? ***
Ma quelle rovine hanno rivelato dell’altro. Sulle pareti di una camera in eccellente stato di conservazione era raffigurata la cattura di una città ben fortificata con prigionieri costretti a sfilare davanti al re invasore. Sopra il re c’è questa iscrizione: “Sennacherib, re del mondo, re d’Assiria, sedette su un trono-nimedu e passò in rassegna il bottino (preso) da Lachis (La-ki-su)”.6
Il bassorilievo con questa iscrizione, esposto al British Museum, concorda con la descrizione della conquista della città giudea di Lachis da parte di Sennacherib, che la Bibbia fa in 2 Re 18:13, 14. Parlando dell’importanza della scoperta, Layard scrisse: “Chi avrebbe creduto probabile o possibile, prima di queste scoperte, che sotto il mucchio di terra e detriti che contrassegnava il sito di Ninive si trovasse la storia delle guerre fra Ezechia [re di Giuda] e Sennacherib, scritta da Sennacherib stesso proprio all’epoca degli avvenimenti e corrispondente fin nei minimi particolari al racconto biblico?”7

*** w93 1/6 pp. 5-6 Un impero perduto che ha messo in imbarazzo i critici della Bibbia ***
Oggi questi bassorilievi e l’iscrizione sono esposti al British Museum. Concordano con l’episodio storico descritto nella Bibbia in 2 Re 18:13, 14: “Nel quattordicesimo anno del re Ezechia, Sennacherib re d’Assiria salì contro tutte le città fortificate di Giuda e le prendeva. Ezechia re di Giuda mandò dunque a dire al re d’Assiria a Lachis: ‘Ho peccato. Ritirati di contro a me. Qualunque cosa tu mi imponga la eseguirò’. Pertanto il re d’Assiria impose a Ezechia re di Giuda trecento talenti d’argento e trenta talenti d’oro”.
Fra le rovine di Ninive furono rinvenute altre iscrizioni che forniscono ulteriori particolari sull’invasione di Giuda da parte di Sennacherib e sul tributo pagato da Ezechia. “In quello che è forse uno dei più rimarchevoli riscontri storici di cui si abbia notizia, l’entità del tesoro in oro pagato da Ezechia, trenta talenti, concorda nelle due narrazioni assolutamente indipendenti”, scrisse Layard. Sir Henry Rawlinson, che aiutò a decifrare il testo assiro, annunciò che queste iscrizioni “ponevano fuori discussione l’identità storica [di Sennacherib]”. Inoltre Layard chiede: “Chi avrebbe creduto probabile o possibile, prima di queste scoperte, che sotto il mucchio di terra e detriti che contrassegnava il sito di Ninive si trovasse la storia delle guerre fra Ezechia e Sennacherib, scritta da Sennacherib stesso proprio all’epoca degli avvenimenti e corrispondente fin nei minimi particolari al racconto biblico?” — Nineveh and Babylon.

*** it-1 p. 183 Archeologia ***
A Ninive, capitale dell’Assiria, gli scavi hanno riportato alla luce l’immenso palazzo di Sennacherib, che aveva circa 70 stanze con 3.000 m di bassorilievi che ne ricoprivano le pareti. Uno di questi raffigura prigionieri giudei condotti in cattività nel 732 a.E.V. dopo la caduta di Lachis. (2Re 18:13-17; 2Cr 32:9; ILLUSTRAZIONE, vol. 1, p. 952)

*** it-1 p. 233 Assiria ***
Questi avvenimenti, a eccezione dell’eccidio delle truppe assire, sono ricordati anche in un prisma di Sennacherib e in uno di Esar-Addon. — ILLUSTRAZIONI, vol. 1, p. 957.

*** it-1 p. 233 Assiria ***
e poi, dopo essersi accampato a Lachis, chiese a Ezechia un tributo di 30 talenti d’oro (ca. 16.416.000.000 di lire) e 300 talenti d’argento. (ca. 3.078.000.000 di lire). (2Re 18:14-16; 2Cr 32:1; cfr. Isa 8:5-8).

*** it-1 p. 951 Nazioni che aggredirono Israele ***
Assiria 2Re 15:19, 20, 29; 17:1-6; 18:13-35

*** it-1 p. 952 Nazioni che aggredirono Israele ***
Soldati assiri portano in esilio gli ebrei fatti prigionieri a Lachis

*** w88 15/2 p. 27 La spietata Assiria, seconda grande potenza mondiale ***
Ezechia, re di Gerusalemme, spaventato da questa minaccia, mandò messaggeri “al re d’Assiria a Lachis”, pagando un pesante tributo per fermarlo. — 2 Re 18:13, 14.
Sennacherib conferma che in quel tempo si trovava a Lachis? Sì! Rappresentò scene di questo assedio su grandi lastre che decoravano il suo immenso palazzo ritrovato dagli archeologi a Ninive. Queste lastre, esposte al British Museum, descrivono nei particolari l’attacco di Lachis. Gli abitanti escono arrendendosi in massa. I prigionieri vengono portati via. Alcuni vengono impalati. Altri rendono omaggio al personaggio menzionato nel racconto biblico: Sennacherib in persona. Un’iscrizione in caratteri cuneiformi dice: “Sennacherib, re dell’universo, re di Assiria, sedette su un seggio (nimedu) mentre il bottino di Lachis (La-chi-su) passava dinanzi a lui”.
La Bibbia dice che Ezechia pagò un tributo di “trecento talenti d’argento e trenta talenti d’oro”. (2 Re 18:14, 15) Il versamento di questo tributo è confermato dagli annali di Sennacherib, anche se egli afferma di aver ricevuto “800 talenti d’argento”.

(2 RE 18:15)

“Perciò Ezechia diede tutto l’argento che si trovava nella casa di Geova e nei tesori della casa del re.”

*** w93 1/6 p. 6 Un impero perduto che ha messo in imbarazzo i critici della Bibbia ***
Ovviamente alcuni dettagli della versione di Sennacherib non concordano con la Bibbia. Per esempio l’archeologo Alan Millard osserva: “Il fatto più sorprendente arriva alla fine [del resoconto di Sennacherib]. Ezechia mandò il messaggero e tutto il tributo a Sennacherib ‘successivamente, a Ninive’. L’esercito assiro non lo portò in trionfo in patria nella maniera abituale”. (Archeologia e Bibbia, cit., pagina 121) La Bibbia afferma che il tributo fu pagato prima che il re d’Assiria tornasse a Ninive. (2 Re 18:15-17) Come mai questa differenza? E perché Sennacherib non poté vantarsi di aver conquistato la capitale di Giuda, Gerusalemme, come invece si vantò di aver fatto con la fortezza giudaica di Lachis? Tre scrittori biblici forniscono la risposta. Uno di loro, un testimone oculare, scrisse: “L’angelo di Geova usciva e abbatteva centottantacinquemila nel campo degli assiri. Quando il popolo si alzò la mattina di buon’ora, ebbene, ecco, erano tutti cadaveri, morti. Perciò Sennacherib re d’Assiria partì e andò e tornò e prese a dimorare a Ninive”. — Isaia 37:36, 37; 2 Re 19:35; 2 Cronache 32:21.

(2 RE 18:17)

“E il re d’Assiria mandava Tartan e Rabsaris e Rabsache da Lachis al re Ezechia a Gerusalemme con notevoli forze militari, perché salissero e venissero a Gerusalemme. Salirono, dunque, e vennero e si fermarono presso la conduttura della piscina superiore, che è sulla strada maestra del campo del lavandaio.”

*** ip-1 cap. 29 p. 386 par. 7 La fede di un re viene ricompensata ***
7 Sennacherib invia Rabsache (un titolo militare, non un nome proprio) insieme ad altri due dignitari a Gerusalemme per chiedere la resa della città. (2 Re 18:17)

*** it-1 p. 399 Campo del lavandaio ***
CAMPO DEL LAVANDAIO
Si pensa che fosse un luogo situato nei pressi di Gerusalemme dove i lavandai esercitavano la loro attività.
Isaia e suo figlio Sear-Iasub dovevano incontrare il re Acaz presso la “strada maestra del campo del lavandaio”; in seguito gli emissari di Sennacherib si recarono nella stessa zona. (2Re 18:17; Isa 7:3; 36:2) Benché questa “strada maestra del campo del lavandaio” fosse ovviamente fuori città, era abbastanza vicina da permettere a quelli che si trovavano sulle mura cittadine di udire gli scherni dei messaggeri di Sennacherib. — 2Re 18:18, 26, 27; Isa 36:1, 2.
Insieme alla “strada maestra del campo del lavandaio” viene menzionata una “conduttura”. Questa non poteva essere il cosiddetto tunnel di Ezechia, in quanto al tempo di Acaz quest’ultimo non era stato ancora costruito. Sembra quindi che si trattasse di una conduttura che seguiva la valle del torrente Chidron fino all’estremità S della Città di Davide. Pare che il campo del lavandaio fosse situato in questa parte della valle o un po’ più a S, vicino al presunto sito di En-Roghel.

*** it-1 p. 957 Impero assiro, L’ ***
L’inviato di Sennacherib schernisce Geova e intima la resa di Gerusalemme

*** it-2 p. 602 Piscina ***
I riferimenti biblici alla “vecchia piscina” (Isa 22:11), alla “piscina superiore” (2Re 18:17; Isa 7:3; 36:2) e alla “piscina inferiore” (Isa 22:9) non forniscono alcuna indicazione circa la loro esatta posizione rispetto alla città di Gerusalemme. È opinione comune fra gli studiosi che la “piscina inferiore” (forse la stessa chiamata “Piscina del Canale” in Ne 3:15) possa essere identificata con Birket el-Hamra, all’estremità meridionale della valle del Tiropeon, mentre le opinioni differiscono sull’ubicazione della “piscina superiore”. — Vedi PISCINA DEL CANALE.

*** it-2 p. 695 Rabsaris ***
RABSARIS
(Rabsàris) [capo funzionario di corte].
Titolo del principale funzionario di corte degli imperi assiro e babilonese. Il Rabsaris era uno dei tre alti dignitari assiri inviati dal re d’Assiria per chiedere la resa di Gerusalemme all’epoca del re Ezechia. — 2Re 18:17.
Il Rabsaris era anche uno dei funzionari babilonesi che, quando Gerusalemme si arrese nel 607 a.E.V., assunsero il comando della città per conto di Nabucodonosor, e Nebusazban è il Rabsaris menzionato a proposito dell’ordine dato a Geremia di dimorare presso Ghedalia. (Ger 39:3, 13, 14; 40:1-5) Alcuni scavi hanno riportato alla luce iscrizioni in cui compare questo titolo. — Bulletin of the Israel Exploration Society, Gerusalemme, 1967, vol. XXXI, p. 77; Le palais royal d’Ugarit, III, Parigi, 1955, n. 16:162, p. 126.

*** it-2 pp. 694-695 Rabsache ***
RABSACHE
(Rabsàche) [da un termine accadico che probabilmente significa “capo coppiere”].
Titolo di un alto funzionario assiro. (2Re 18:17) In un’iscrizione di Tiglat-Pileser III re d’Assiria rinvenuta su un edificio si legge: “Ho inviato uno dei miei funzionari, il rabsaq, a Tiro”. E un’iscrizione del re Assurbanipal su una tavoletta conservata al British Museum dice: “Ho ordinato di aggiungere alle mie precedenti forze (militari in Egitto) il funzionario-rabsaq”. — Ancient Near Eastern Texts, a cura di J. B. Pritchard, 1974, pp. 282, 296.
Mentre assediava la fortezza giudea di Lachis, Sennacherib re d’Assiria mandò un forte contingente militare a Gerusalemme, affidandolo al comando del Tartan, comandante in capo, e di due alti funzionari, il Rabsaris e il Rabsache. (2Re 18:17; l’intero episodio è riportato anche in Isa capp. 36 e 37). Di questi tre ufficiali superiori assiri, Rabsache fu quello che prese l’iniziativa nel tentativo di costringere il re Ezechia alla resa. (2Re 18:19-25) I tre si fermarono presso la conduttura della piscina superiore.

*** it-2 p. 1076 Tartan ***
TARTAN
(Tàrtan).
Iscrizioni assire mostrano che il titolo Tartan indicava un ufficiale superiore, probabilmente secondo solo al re. A proposito dell’ordine dei titoli negli elenchi degli eponimi assiri, J. B. Pritchard (Ancient Near Eastern Texts, 1974, p. 274) osserva: “In seguito, la posizione all’interno della gerarchia era determinante per la sequenza, infatti il più alto ufficiale (tartanu) veniva immediatamente dopo il re, mentre importanti funzionari di palazzo . . . e i governatori delle principali province si avvicendavano secondo un ordine ben stabilito”. (Vedi CRONOLOGIA [Liste degli eponimi (limmu)]). Un’iscrizione del re assiro Assurbanipal, ora nel British Museum, dice in parte: “Mi adirai molto a motivo di questi avvenimenti, la mia anima era in fiamme. Chiamai l’ufficiale-turtan, i governatori, e anche i loro assistenti e diedi immediatamente l’ordine”. — Ancient Near Eastern Texts, cit., p. 296.
Il re Sennacherib mandò il Tartan insieme ad altri funzionari — fra cui il Rabsache, capo coppiere del re, che fungeva da portavoce — a consegnare un ultimatum per la capitolazione di Gerusalemme. Il Tartan è elencato per primo, forse a motivo della sua posizione superiore. (2Re 18:17, 28-35)

(2 RE 18:18)

“E chiamavano ad alta voce il re, ma uscirono verso di loro Eliachim figlio di Ilchia, che era [incaricato] sulla casa, e Sebna il segretario e Ioa figlio di Asaf il cancelliere.”

*** it-1 p. 216 Asaf ***
3. Fra i funzionari del re Ezechia (745-717 a.E.V.) viene menzionato “Ioa figlio di Asaf il cancelliere”. (2Re 18:18, 37; Isa 36:3, 22) Un’enciclopedia (J. Kitto, Cyclopædia of Biblical Literature, 1880, vol. 1, p. 233) applica il termine “cancelliere” ad Asaf, tuttavia secondo la maggior parte degli studiosi va riferito a Ioa (quindi Ioa ben Asaf, il cancelliere). Poiché “figlio” è spesso usato nel senso di “discendente”, alcuni ritengono che questo Asaf sia lo stesso del n. 1.

(2 RE 18:21)

“Ora, ecco, hai confidato nel sostegno di questa canna rotta, l’Egitto, che, se un uomo vi si appoggiasse, certamente gli entrerebbe nella palma della mano e la trafiggerebbe. Così è Faraone re d’Egitto per tutti quelli che confidano in lui.”

*** w10 15/7 pp. 12-13 “Non aver timore. Io stesso di sicuro ti aiuterò” ***
Ecco, hai confidato nel sostegno di questa canna rotta, l’Egitto, che, se un uomo vi si appoggiasse, certamente gli entrerebbe nella palma della mano e la trafiggerebbe’”. (2 Re 18:19, 21) L’accusa di Rabsache era falsa poiché Ezechia non aveva stretto un’alleanza con l’Egitto; tuttavia con quell’accusa Rabsache voleva imprimere nella mente degli ebrei questo concetto: ‘Nessuno verrà in vostro aiuto. Siete soli, isolati’.

*** w05 1/8 p. 11 par. 5 Punti notevoli del libro di Secondo Re ***
18:19-21, 25: Ezechia aveva forse stretto un’alleanza con l’Egitto? No. L’accusa di Rabsache era falsa, com’era falsa la sua affermazione secondo cui egli era venuto con l’“autorizzazione di Geova”. Il fedele re Ezechia confidava esclusivamente in Geova.

*** it-1 p. 94 Alleanza ***
Invece il fedele Ezechia di Giuda, pur essendo falsamente accusato di confidare nell’Egitto, si affidò unicamente a Geova e fu salvato dall’attacco dell’assiro Sennacherib. — 2Re 18:19-22, 32-35; 19:14-19, 28, 32-36; cfr. Isa 31:1-3.

*** it-1 p. 412 Canna ***
Uso figurativo. Nella Bibbia la “canna” è usata per rappresentare instabilità e fragilità. (1Re 14:15; Ez 29:6, 7) L’Egitto fu paragonato a una canna rotta, le cui schegge taglienti e appuntite sarebbero penetrate nel palmo della mano di chiunque vi si fosse appoggiato. (2Re 18:21; Isa 36:6)

(2 RE 18:22)

“E nel caso che voi mi diciate: ‘Abbiamo confidato in Geova nostro Dio’, non è egli colui del quale Ezechia ha eliminato gli alti luoghi e gli altari, mentre dice a Giuda e a Gerusalemme: ‘Vi dovete inchinare davanti a questo altare in Gerusalemme’?”’”

*** w10 15/7 p. 13 “Non aver timore. Io stesso di sicuro ti aiuterò” ***
Il seme del dubbio non attecchisce
Rabsache ricorse al ragionamento capzioso nel tentativo di seminare dubbi, dicendo fra l’altro: “Non è [Geova] colui del quale Ezechia ha eliminato gli alti luoghi e gli altari? . . . Geova stesso mi ha detto: ‘Sali contro questo paese, e lo devi ridurre in rovina’”. (2 Re 18:22, 25) Rabsache sostenne dunque che Geova non avrebbe combattuto per il suo popolo perché ne era scontento. Questo però non era affatto vero. Geova si compiaceva di Ezechia e degli ebrei che erano tornati alla vera adorazione. — 2 Re 18:3-7.

(2 RE 18:26)

“A ciò Eliachim figlio di Ilchia e Sebna e Ioa dissero a Rabsache: “Parla con i tuoi servitori, ti preghiamo, nella lingua siriaca, poiché possiamo ascoltare; e non parlare con noi nella lingua dei giudei agli orecchi del popolo che è sulle mura”.”

*** it-1 p. 174 Aramaico ***
Sembra che tale aramaico ufficiale sia quello degli scritti di Esdra, Geremia e Daniele. Le Scritture dimostrano inoltre che l’aramaico era la lingua internazionale dell’epoca. Infatti, nell’VIII secolo a.E.V., un portavoce di Ezechia re di Giuda si rivolse a Rabsache, rappresentante di Sennacherib re d’Assiria, dicendo: “Ti preghiamo, parla ai tuoi servitori nella lingua siriaca [aramea, e quindi in aramaico], poiché stiamo ascoltando; e non parlarci nella lingua dei giudei agli orecchi del popolo che è sulle mura”. (Isa 36:11; 2Re 18:26) I funzionari di Giuda capivano l’aramaico, o siriaco, ma evidentemente fra gli ebrei allora residenti in Gerusalemme il popolo comune non lo capiva.

*** it-1 p. 733 Ebraico ***
Nell’VIII secolo a.E.V. le differenze fra ebraico e aramaico si erano accentuate al punto di renderli due lingue separate. Lo si nota dal fatto che gli emissari del re Ezechia dissero al portavoce del re assiro Sennacherib: “Parla con i tuoi servitori, ti preghiamo, nella lingua siriaca [aramaica], poiché possiamo ascoltare; e non parlare con noi nella lingua dei giudei agli orecchi del popolo che è sulle mura”. (2Re 18:17, 18, 26) Sebbene l’aramaico fosse allora la lingua franca del Medio Oriente e venisse usata nelle comunicazioni diplomatiche internazionali, non era compresa dalla maggioranza dei giudei. I più antichi documenti extrabiblici in aramaico che si conoscano risalgono all’incirca allo stesso periodo, e confermano la distinzione fra le due lingue.

(2 RE 18:28)

“E Rabsache continuò a stare in piedi e a gridare ad alta voce nella lingua dei giudei; e proseguì, parlando e dicendo: “Udite la parola del gran re, il re d’Assiria.”

*** it-1 p. 957 Impero assiro, L’ ***
L’inviato di Sennacherib schernisce Geova e intima la resa di Gerusalemme

(2 RE 18:34)

“Dove sono gli dèi di Amat e di Arpad? Dove sono gli dèi di Sefarvaim, di Ena e di Ivva? Hanno essi liberato Samaria dalla mia mano?”

*** it-1 p. 208 Arpad ***
ARPAD
(Àrpad).
Città della Siria settentrionale e residenza reale, menzionata sempre nella Bibbia insieme alla città di Amat. Arpad è stata identificata con Tell Erfad (Tell Rifʽat) circa 30 km a NNO di Aleppo. Situata sulla strada che portava a S verso Amat e Damasco, subì ripetuti attacchi da parte degli assiri e infine fu conquistata da Tiglat-Pileser III e poi da Sargon II. Infatti il figlio di Sargon, Sennacherib, nel 732 a.E.V., fra le minacce contro Gerusalemme fece menzionare dal suo portavoce Rabsache il destino di Arpad, a riprova dell’incapacità degli dèi delle nazioni di resistere alla grande potenza dell’Assiria. (2Re 18:34; 19:12, 13; Isa 36:19; 37:12, 13) Il profeta Isaia aveva già predetto questa vanteria. (Isa 10:9)

(2 RE 18:37)

“Ma Eliachim figlio di Ilchia, che era [incaricato] sulla casa, e Sebna il segretario e Ioa figlio di Asaf il cancelliere vennero da Ezechia con le vesti strappate e gli riferirono le parole di Rabsache.”

*** it-1 p. 216 Asaf ***
3. Fra i funzionari del re Ezechia (745-717 a.E.V.) viene menzionato “Ioa figlio di Asaf il cancelliere”. (2Re 18:18, 37; Isa 36:3, 22) Un’enciclopedia (J. Kitto, Cyclopædia of Biblical Literature, 1880, vol. 1, p. 233) applica il termine “cancelliere” ad Asaf, tuttavia secondo la maggior parte degli studiosi va riferito a Ioa (quindi Ioa ben Asaf, il cancelliere). Poiché “figlio” è spesso usato nel senso di “discendente”, alcuni ritengono che questo Asaf sia lo stesso del n. 1.

21 set. Lettura della Bibbia: 2 Re 19-22


(2 RE 19:1)

“E avvenne che appena il re Ezechia ebbe udito, immediatamente si strappò le vesti e si coprì di sacco ed entrò nella casa di Geova.”

*** it-1 p. 340 Bestemmia ***
La tradizione talmudica prescriveva pure che i giudici religiosi, quando udivano una testimonianza che denunciava le presunte parole blasfeme pronunciate dall’accusato, dovevano strapparsi gli abiti, secondo l’esempio di 2 Re 18:37; 19:1-4. — The Jewish Encyclopedia, 1976, vol. III, p. 237; cfr. Mt 26:65.

(2 RE 19:7)

“Ecco, metto in lui uno spirito, e deve udire una notizia e tornare al suo proprio paese; e certamente lo farò cadere di spada nel suo proprio paese”’”.”

*** si p. 73 par. 27 Libro biblico numero 12: 2 Re ***
Sennacherib torna sconfitto a Ninive e prende a dimorarvi. Là viene deluso ancora una volta dal suo dio Nisroc, poiché proprio mentre si inchina in atto di adorazione i suoi stessi figli lo uccidono, adempiendo la profezia di Isaia. — 19:7, 37.

(2 RE 19:9)

“Egli udì dire circa Tiraca re d’Etiopia: “Ecco, è uscito a combattere contro di te”. Perciò mandò di nuovo messaggeri a Ezechia, dicendo:”

*** it-1 p. 843 Esar-Addon ***
Conquista dell’Egitto. La più notevole impresa militare di Esar-Addon fu la conquista dell’Egitto, con la sconfitta dell’esercito egiziano al comando del sovrano etiope Tiraca (chiamato “re d’Etiopia” in 2Re 19:9) e la conquista della città di Menfi. Esar-Addon aggiunse perciò ai suoi molti titoli quello di “Re dei re d’Egitto”.

*** it-2 p. 934 Sennacherib ***
La delegazione assira era tornata da Sennacherib, che combatteva contro Libna, quando giunse la notizia “circa Tiraca re d’Etiopia: ‘Ecco, è uscito a combattere contro di te’”. (2Re 19:8, 9) Le iscrizioni di Sennacherib parlano di una battaglia combattuta a Elteche (ca. 15 km a NNO di Ecron) nella quale egli afferma di avere sconfitto un contingente egiziano e l’esercito del “re d’Etiopia”. Quindi sono descritti la conquista di Ecron e il ritorno al trono di Padi, liberato da Sennacherib. — Ancient Near Eastern Texts, cit., pp. 287, 288.

*** it-2 p. 1120 Tiraca ***
Durante il regno di Ezechia, mentre Sennacherib re d’Assiria combatteva contro Libna, giunse notizia che Tiraca, sovrano etiope dell’Egitto, avanzava contro gli assiri. (2Re 19:8, 9; Isa 37:8, 9) Un’iscrizione assira, pur non menzionando Tiraca, indica che Sennacherib sconfisse gli eserciti venuti dall’Egitto e catturò “i guidatori di carri del re d’Etiopia”.

*** g90 22/6 p. 26 Meroë: Testimonianza di uno splendore dimenticato ***
Secondo il racconto biblico, il re assiro Sennacherib combatteva contro Libna mentre nello stesso tempo si preparava ad attaccare Gerusalemme. All’improvviso giunse notizia che il re Tiraca stava andando a combattere contro gli assiri. (2 Re 19:8, 9

*** w88 1/2 p. 27 L’antico Egitto: la prima delle grandi potenze mondiali ***
Anni dopo, durante il regno di Ezechia re di Giuda, Tiraca re d’Etiopia (probabilmente il faraone Taharqa, sovrano etiope dell’Egitto) entrò in Canaan e sventò temporaneamente l’attacco del re assiro Sennacherib. (2 Re 19:8-10) A quel che pare, gli stessi annali di Sennacherib, ritrovati in Assiria, si riferiscono a questo avvenimento quando dicono: “Catturai personalmente vivi . . . i guidatori di carri del re d’Etiopia”. — Prisma di Sennacherib, Istituto Orientale dell’Università di Chicago.

(2 RE 19:12)

“Hanno gli dèi delle nazioni che i miei antenati ridussero in rovina liberato loro, sì, Gozan e Haran e Rezef e i figli di Eden che erano a Tel-Assar?”

*** it-1 p. 1188 Gozan ***
GOZAN
(Gòzan).
A quanto pare, nome sia di una località che di un fiume. In 2 Re 19:12 e Isaia 37:12, sembra che Gozan includa qualcosa di più di una città, poiché i suoi abitanti sono elencati fra le “nazioni” conquistate dagli assiri. Molti studiosi, basando evidentemente le proprie conclusioni sulla somiglianza dei nomi, ritengono che Gozan corrisponda alla Gauzanitide, regione della Mesopotamia menzionata da Tolomeo e ritenuta la “Guzana” dei documenti assiri. L’antica Guzana viene comunemente identificata con l’attuale Tell Halaf sull’alto corso del Khabur, circa 590 km a ENE del Mar di Galilea.

*** it-1 p. 1217 Haran ***
Sembra che il nome Haran si riferisse anche alla zona circostante, poiché Haran è elencata fra le “nazioni” conquistate dai re d’Assiria. — 2Re 19:11, 12.

*** it-2 p. 1081 Tel-Assar ***
TEL-ASSAR
(Tel-Assàr).
Sito abitato dai “figli di Eden”, menzionato insieme a Gozan, Haran e Rezef, località della Mesopotamia settentrionale. (2Re 19:12; Isa 37:12) Sennacherib, tramite i suoi messaggeri, si vantò che gli dèi che le popolazioni di questi luoghi adoravano non erano stati in grado di liberarle dalla potenza dei suoi antenati. A motivo dell’accenno ai “figli di Eden”, Tel-Assar è generalmente posta in relazione col piccolo regno di Bit-Adini lungo il corso superiore dell’Eufrate. I sovrani assiri Tiglat-Pileser III ed Esar-Addon menzionano entrambi Til-Ashuri, che però si pensa fosse situata nei pressi del confine fra Assiria ed Elam. Pertanto l’identificazione di Tel-Assar rimane incerta.

(2 RE 19:13)

“Dov’è egli, il re di Amat e il re di Arpad e il re delle città di Sefarvaim, di Ena e di Ivva?’””

*** it-1 p. 208 Arpad ***
ARPAD
(Àrpad).
Città della Siria settentrionale e residenza reale, menzionata sempre nella Bibbia insieme alla città di Amat. Arpad è stata identificata con Tell Erfad (Tell Rifʽat) circa 30 km a NNO di Aleppo. Situata sulla strada che portava a S verso Amat e Damasco, subì ripetuti attacchi da parte degli assiri e infine fu conquistata da Tiglat-Pileser III e poi da Sargon II. Infatti il figlio di Sargon, Sennacherib, nel 732 a.E.V., fra le minacce contro Gerusalemme fece menzionare dal suo portavoce Rabsache il destino di Arpad, a riprova dell’incapacità degli dèi delle nazioni di resistere alla grande potenza dell’Assiria. (2Re 18:34; 19:12, 13; Isa 36:19; 37:12, 13) Il profeta Isaia aveva già predetto questa vanteria. (Isa 10:9)

(2 RE 19:21)

“Questa è la parola che Geova ha pronunciato contro di lui: “La vergine figlia di Sion ti ha disprezzato, ti ha deriso. Dietro a te la figlia di Gerusalemme ha scosso la testa.”

*** it-2 p. 1187 Vergine ***
Città, luoghi e popoli. Spesso il termine “vergine” ricorre a proposito di città, luoghi o popoli. Si parla della “vergine” o “vergine figlia” del “mio popolo” (Ger 14:17), di Israele (Ger 31:4, 21; Am 5:2), di Giuda (La 1:15), di Sion (2Re 19:21; La 2:13), dell’Egitto (Ger 46:11), di Babilonia (Isa 47:1) e di Sidone (Isa 23:12). Sembra che quest’uso figurativo indichi che i vari popoli o luoghi così definiti non erano stati conquistati né avevano subìto la violenza di conquistatori stranieri, oppure che un tempo godevano di uno stato di indipendenza simile a quello di una vergine.

(2 RE 19:24)

“Io stesso certamente scaverò e berrò acque estranee, E con le piante dei miei piedi prosciugherò tutti i canali del Nilo d’Egitto’.”

*** it-2 p. 392 Nilo ***
Il Nilo aveva una parte importante nel sistema difensivo dell’Egitto contro le invasioni. Le cateratte a S rendevano difficile un attacco dalla Nubia e dall’Etiopia, mentre le paludi della regione del Delta ostacolavano l’avanzata di grandi eserciti dal continente asiatico. Secondo alcuni il fatto che Sennacherib re d’Assiria si vantasse di prosciugare coi piedi tutti i canali del Nilo indicava la sua sicurezza di essere in grado di superare i fossati difensivi pieni d’acqua intorno alle città e alle fortezze egiziane. — 2Re 19:24.

(2 RE 19:25)

“Non hai udito? Da tempi remoti è ciò che certamente farò. Da giorni lontani l’ho anche formato. Ora certamente lo farò avvenire. E tu servirai per far sì che città fortificate siano rese desolate come mucchi di rovine.”

*** w99 15/8 p. 14 par. 3 Viviamo avendo fede nelle promesse di Dio ***
Agendo in maniera progressiva, Geova diviene Colui che adempie tutte le sue promesse. Di conseguenza si dice che Geova ‘formi’, o modelli, il suo proposito per quanto riguarda azioni o eventi futuri. (2 Re 19:25; Isaia 46:11) Questi termini traducono l’ebraico yatsàr, affine alla parola tradotta “vasaio”. (Geremia 18:4) Come un abile vasaio può modellare una massa di argilla facendone un bel vaso, Geova può modellare, o guidare, le cose in modo da adempiere la sua volontà. — Efesini 1:11.

(2 RE 19:26)

“E i loro abitanti saranno di mani deboli; Saranno semplicemente atterriti e proveranno vergogna. Devono divenire come la vegetazione del campo e come tenera erba verde, L’erba dei tetti, quando c’è arsura davanti al vento orientale.”

*** it-1 p. 827 Erba ***
Gli israeliti sapevano bene che durante la stagione asciutta l’erba si secca per l’intenso calore del sole. Perciò la transitorietà della vita umana è appropriatamente paragonata a quella dell’erba e messa in contrasto con l’eternità di Geova e della sua “parola”. (Sl 90:4-6; 103:15-17; Isa 40:6-8; 51:12; 1Pt 1:24, 25) Anche i malfattori sono paragonati all’erba che si secca rapidamente. (Sl 37:1, 2) Coloro che odiano Sion e anche quelli che stanno per essere soggiogati mediante una conquista militare sono paragonati all’erba che cresce sui tetti di terra e perciò ha poche radici, erba che si secca ancor prima di venir strappata o che è riarsa quando soffia il vento orientale. — Sl 129:5, 6; 2Re 19:25, 26; Isa 37:26, 27.

*** it-2 p. 1181 Vegetazione ***
Uso figurativo. In Palestina, durante la stagione asciutta, la vegetazione esposta al cocente calore del sole o a un bruciante vento orientale si secca rapidamente. Perciò coloro che stanno per essere vittima di conquiste militari sono “come la vegetazione del campo e come tenera erba verde, l’erba dei tetti, quando c’è arsura davanti al vento orientale”. (2Re 19:25, 26; Isa 37:26, 27) Similmente, essendo molto afflitto, il salmista esclamò: “Il mio cuore è stato colpito proprio come la vegetazione e si è inaridito”. “Io stesso mi sono inaridito come la semplice vegetazione”. — Sl 102:4, 11.

(2 RE 19:28)

“Perché il tuo eccitarti contro di me e il tuo ruggire sono saliti ai miei orecchi. E certamente ti metterò il mio uncino al naso e il mio freno fra le labbra, E in realtà ti ricondurrò per la via per la quale sei venuto”.”

*** it-1 p. 970 Freno ***
Geova disse a Sennacherib re d’Assiria: “Certamente ti metterò il mio uncino al naso e il mio freno fra le labbra, e in realtà ti ricondurrò per la via per la quale sei venuto”. (2Re 19:28; Isa 37:29) Contro la sua volontà, per mano di Geova, Sennacherib fu costretto a rinunciare all’assedio di Gerusalemme e a tornare a Ninive, dove fu poi assassinato dai suoi stessi figli.

*** it-2 p. 1160 Uncino ***
A volte i prigionieri venivano condotti mediante uncini conficcati nelle labbra, nel naso o nella lingua. Su un bassorilievo assiro si vede il re che tiene fermi tre prigionieri mediante corde legate a uncini conficcati nelle loro labbra, mentre ne acceca uno con la lancia. Sennacherib re d’Assiria era quindi in grado di capire bene quando Geova gli parlò tramite il profeta Isaia, dicendogli in senso figurato: “Certamente ti metterò il mio uncino al naso e il mio freno fra le labbra, e in realtà ti ricondurrò per la via per la quale sei venuto”. — 2Re 19:20, 21, 28; Isa 37:29.

(2 RE 19:32)

““‘Perciò questo è ciò che Geova ha detto riguardo al re d’Assiria: “Non entrerà in questa città né vi tirerà una freccia né l’affronterà con uno scudo né eleverà contro di essa un bastione d’assedio.”

*** w88 15/2 p. 28 La spietata Assiria, seconda grande potenza mondiale ***
Mediante Isaia, che si trovava all’interno di Gerusalemme, Geova disse riguardo a Sennacherib: “Non entrerà in questa città né vi tirerà una freccia né l’affronterà con uno scudo né eleverà contro di essa un bastione d’assedio. Tornerà per la via per la quale è venuto, e non entrerà in questa città”. — 2 Re 18:17–19:8, 32, 33.
Geova fermò Sennacherib come aveva promesso? Quella stessa notte un solo angelo di Dio sterminò 185.000 assiri! Sennacherib si ritirò e tornò a Ninive, dove in seguito fu ucciso da due dei suoi figli mentre si inchinava davanti al suo dio Nisroc. — 2 Re 19:35-37.
Ovviamente non c’era da aspettarsi che l’orgoglioso Sennacherib ammettesse di aver perso quelle truppe. Ma quello che dice è ugualmente interessante. I suoi annali, scritti sia sul Prisma dell’Istituto Orientale che sul Prisma Taylor, dicono: “Quanto a Ezechia, il giudeo, che non si sottomise, 46 delle sue forti città cintate, come pure le cittadine dei dintorni, che erano innumerevoli, assediai . . . Egli stesso, come un uccello in gabbia, imprigionai nella sua capitale, Gerusalemme”. (Luci del lontano passato, op. cit., pagina 180) Sennacherib dice che “lo splendore terrificante del [suo] potere” schiacciò Ezechia. Tuttavia non dice di aver catturato Ezechia o conquistato Gerusalemme, cosa che aveva detto delle “forti città” e delle “cittadine”.

(2 RE 19:34)

“E certamente difenderò questa città per salvarla, per amore di me stesso e per amore di Davide mio servitore”’”.”

*** si p. 145 par. 14 Libro biblico numero 28: Osea ***
Comunque, Osea aveva predetto che Geova avrebbe mostrato misericordia a Giuda e l’avrebbe salvato, ma non mediante potenza militare. Questo si adempì quando l’angelo di Geova uccise 185.000 assiri che minacciavano Gerusalemme. (Osea 1:7; 2 Re 19:34, 35)

(2 RE 19:35)

“E avvenne quella notte che l’angelo di Geova usciva e abbatteva centottantacinquemila nel campo degli assiri. Quando il popolo si alzò la mattina di buon’ora, ebbene, ecco, erano tutti cadaveri, morti.”

*** w93 1/6 p. 6 Un impero perduto che ha messo in imbarazzo i critici della Bibbia ***
E perché Sennacherib non poté vantarsi di aver conquistato la capitale di Giuda, Gerusalemme, come invece si vantò di aver fatto con la fortezza giudaica di Lachis? Tre scrittori biblici forniscono la risposta. Uno di loro, un testimone oculare, scrisse: “L’angelo di Geova usciva e abbatteva centottantacinquemila nel campo degli assiri. Quando il popolo si alzò la mattina di buon’ora, ebbene, ecco, erano tutti cadaveri, morti. Perciò Sennacherib re d’Assiria partì e andò e tornò e prese a dimorare a Ninive”. — Isaia 37:36, 37; 2 Re 19:35; 2 Cronache 32:21.
Nel suo libro, Millard conclude: “Non c’è motivo per mettere in dubbio questo racconto . . . È comprensibile che Sennacherib non tramandò ai suoi successori un tale disastro che lo avrebbe screditato”. (Pagina 122) Piuttosto, Sennacherib cercò di dare l’impressione che la sua invasione di Giuda avesse avuto successo e che Ezechia gli fosse rimasto sottomesso, inviandogli il tributo a Ninive.

*** w88 15/2 p. 28 La spietata Assiria, seconda grande potenza mondiale ***
Geova fermò Sennacherib come aveva promesso? Quella stessa notte un solo angelo di Dio sterminò 185.000 assiri! Sennacherib si ritirò e tornò a Ninive, dove in seguito fu ucciso da due dei suoi figli mentre si inchinava davanti al suo dio Nisroc. — 2 Re 19:35-37.
Ovviamente non c’era da aspettarsi che l’orgoglioso Sennacherib ammettesse di aver perso quelle truppe. Ma quello che dice è ugualmente interessante. I suoi annali, scritti sia sul Prisma dell’Istituto Orientale che sul Prisma Taylor, dicono: “Quanto a Ezechia, il giudeo, che non si sottomise, 46 delle sue forti città cintate, come pure le cittadine dei dintorni, che erano innumerevoli, assediai . . . Egli stesso, come un uccello in gabbia, imprigionai nella sua capitale, Gerusalemme”. (Luci del lontano passato, op. cit., pagina 180) Sennacherib dice che “lo splendore terrificante del [suo] potere” schiacciò Ezechia. Tuttavia non dice di aver catturato Ezechia o conquistato Gerusalemme, cosa che aveva detto delle “forti città” e delle “cittadine”. Perché? Come mostra la Bibbia, le truppe scelte che aveva inviato a tale scopo erano state annientate!

(2 RE 19:36)

“Perciò Sennacherib re d’Assiria partì e andò e tornò, e prese a dimorare a Ninive.”

*** it-1 p. 194 Architettura ***
Il palazzo di Sennacherib a Ninive era un’immensa costruzione con circa 70 stanze e oltre 3.000 m di pareti a bassorilievi. (2Re 19:36; cfr. Gna 3:2, 3). È attribuita a Sennacherib anche la costruzione di un acquedotto lungo 48 km che portava l’acqua dal fiume Gomer fino ai giardini di Ninive.

(2 RE 19:37)

“E avvenne che mentre si inchinava nella casa di Nisroc suo dio, Adrammelec e Sarezer, suoi figli, lo abbatterono essi stessi con la spada, ed essi stessi scamparono nel paese di Ararat. Ed Esar-Addon suo figlio regnava in luogo di lui.”

*** si p. 73 par. 27 Libro biblico numero 12: 2 Re ***
Sennacherib torna sconfitto a Ninive e prende a dimorarvi. Là viene deluso ancora una volta dal suo dio Nisroc, poiché proprio mentre si inchina in atto di adorazione i suoi stessi figli lo uccidono, adempiendo la profezia di Isaia. — 19:7, 37.

*** it-1 p. 69 Adrammelec ***
1. Figlio di Sennacherib re d’Assiria. Adrammelec e suo fratello Sarezer uccisero il padre mentre si inchinava nella casa del suo dio Nisroc a Ninive. Quindi fuggirono nel paese di Ararat, a quanto pare l’antica Armenia, nella regione montuosa a O dell’attuale Mar Caspio. (2Re 19:35-37; Isa 37:36-38) Un’iscrizione di Esar-Addon, altro figlio di Sennacherib, riferisce che, essendo succeduto al padre, egli attaccò e sconfisse gli eserciti degli assassini del padre presso Hanigalbat, in quella regione.

*** it-1 p. 175 Ararat ***
Durante il regno del re Ezechia, Adrammelec e Sarezer, figli di Sennacherib, dopo aver assassinato il padre fuggirono nel “paese di Ararat”. (2Re 19:37; Isa 37:38) Geremia predisse che Ararat sarebbe stato uno dei “regni” che sarebbero saliti contro Babilonia al tempo della sua distruzione, nel VI secolo a.E.V. (Ger 51:27) Questi ultimi riferimenti scritturali fanno pensare a un paese a N dell’Assiria. Eusebio, Girolamo e la maggioranza degli altri antichi scrittori “cristiani” identificavano la regione di Ararat con l’Armenia, come fanno anche la Settanta greca in Isaia 37:38 e la Vulgata latina in 2 Re 19:37. Numerose iscrizioni assire risalenti ai regni di Salmaneser I, Assurnasirpal II, Salmaneser III, Tiglat-Pileser III e Sargon II nel IX e VIII secolo a.E.V. menzionano Ararat come “Urartu”. Un’iscrizione di Esar-Addon, altro figlio di Sennacherib e suo successore sul trono assiro, dice che egli sconfisse le armate dei fratelli parricidi presso Hanigalbat, in Armenia. Sulla base di queste iscrizioni e del fatto che Geremia collega Ararat con i regni di Minni e Aschenaz, sembra che il paese di Ararat si trovasse nella regione montuosa del lago di Van nell’antica Armenia, con le sorgenti del Tigri a S e i monti del Caucaso a N.

*** it-1 p. 183 Archeologia ***
A Ninive, capitale dell’Assiria, gli scavi hanno riportato alla luce l’immenso palazzo di Sennacherib, che aveva circa 70 stanze con 3.000 m di bassorilievi che ne ricoprivano le pareti. Uno di questi raffigura prigionieri giudei condotti in cattività nel 732 a.E.V. dopo la caduta di Lachis. (2Re 18:13-17; 2Cr 32:9; ILLUSTRAZIONE, vol. 1, p. 952) Ancora più interessante fu la scoperta fatta a Ninive degli annali di Sennacherib scritti su prismi (cilindri d’argilla). Su alcuni, Sennacherib descrive la campagna assira contro la Palestina durante il regno di Ezechia (732 a.E.V.), ma, si noti, il vanaglorioso monarca non dice di aver conquistato la città, confermando così il racconto biblico. (Vedi SENNACHERIB). Anche l’assassinio di Sennacherib per mano dei figli è descritto in un’iscrizione di Esar-Addon, successore di Sennacherib, ed è ricordato in un’iscrizione del successivo re. (2Re 19:37)

*** it-1 p. 190 Archeologia ***
Per esempio, la Bibbia afferma che Sennacherib re d’Assiria fu ucciso da due figli, Adrammelec e Sarezer, e che un altro figlio, Esar-Addon, gli succedette sul trono. (2Re 19:36, 37) Eppure una cronaca babilonese affermava che, il 20° giorno del mese di tebet, Sennacherib fu ucciso da suo figlio durante una rivolta. Sia Beroso, sacerdote babilonese del III secolo a.E.V., che Nabonedo, re di Babilonia del VI secolo a.E.V., danno la stessa versione, secondo cui Sennacherib fu assassinato da uno solo dei figli. Ma in un frammento del Prisma di Esar-Addon scoperto più di recente, il figlio succeduto a Sennacherib afferma chiaramente che i suoi fratelli (plurale) si ribellarono e uccisero il padre e poi si diedero alla fuga. A questo proposito è stato detto: “La Cronaca babilonese, Nabonedo e Beroso erano in errore; solo la narrazione biblica si è dimostrata corretta. È stata confermata in tutti i minimi particolari dall’iscrizione di Esar-Addon e a proposito di questo avvenimento della storia assiro-babilonese si è dimostrata più accurata delle stesse fonti babilonesi. Questo è un fatto della massima importanza per la valutazione anche di fonti contemporanee non d’accordo con la tradizione biblica”. — P. Biberfeld, Universal Jewish History, 1948, vol. I, p. 27.

(2 RE 20:7)

“E Isaia diceva: “Prendete un pane di fichi secchi pressati”. Lo presero, dunque, e lo misero sul foruncolo, dopo di che egli gradualmente si rimise.”

*** w03 15/5 p. 25 Ciascuno sederà sotto il suo fico ***
Henry B. Tristram, un naturalista che visitò i paesi biblici verso la metà del XIX secolo, osservò che per curare i foruncoli la gente del posto usava ancora impiastri di fichi.

*** w03 15/5 p. 25 Ciascuno sederà sotto il suo fico ***
I fichi pressati avevano anche valore terapeutico. Al re Ezechia fu applicato un impiastro di fichi secchi pressati su un foruncolo che poteva causargli la morte, anche se la sua guarigione fu dovuta principalmente all’intervento divino. — 2 Re 20:4-7.

(2 RE 20:11)

“Allora Isaia il profeta invocava Geova; e l’ombra che era scesa egli la fece tornare gradualmente indietro sui gradini, cioè sui gradini [della scala] di Acaz, dieci gradini indietro.”

*** it-1 p. 1128 Giorno ***
In quanto a “l’ombra dei gradini” di cui si parla in Isaia 38:8 e 2 Re 20:8-11, questa probabilmente aveva relazione con una meridiana o orologio solare, per cui l’ombra veniva proiettata dal sole su una serie di gradini. — Vedi SOLE (L’ombra che tornò indietro di dieci gradini).

*** it-2 p. 1006 Sole ***
L’ombra che tornò indietro di dieci gradini. L’uso di orologi solari sia in Babilonia che in Egitto risale all’VIII secolo a.E.V. o ancora prima. Tuttavia il termine ebraico maʽalòhth, reso “meridiana” in 2 Re 20:11 e in Isaia 38:8 (PIB), letteralmente significa “gradini” (NM; PIB, nt. a 2Re 20:9-11). Questo termine ricorre anche nella soprascritta dei 15 ‘Canti delle ascese’, i Salmi da 120 a 134.
Nei summenzionati passi di 2 Re 20:8-11 e Isaia 38:4-8 si legge del portento compiuto da Geova in risposta alla preghiera di Isaia in favore del re Ezechia che era malato. Questo consisté nel far retrocedere di dieci gradini l’ombra che era calata gradatamente. Poteva trattarsi dei gradini, o gradi, di un quadrante graduato per misurare il tempo, e non è impossibile che il padre di Ezechia possedesse un simile orologio solare, forse importato da Babilonia. Tuttavia, lo storico ebreo Giuseppe Flavio dice a questo proposito che i gradini si trovavano ‘nella casa di Acaz’, facendo pensare che fossero parte di una scala. (Antichità giudaiche, X, 29 [ii, 1]) Accanto alla scala poteva essere stata sistemata una colonna che, colpita dai raggi del sole, proiettava un’ombra che si allungava a poco a poco lungo i gradini e serviva per misurare il tempo.
Il miracolo compiuto poteva riguardare il rapporto fra la terra e il sole, e in tal caso poteva essere simile al miracolo descritto in Giosuè 10:12-14. (Vedi POTENZA, OPERE POTENTI [Sole e luna immobili]) Sembra che questo portento abbia avuto grande risonanza, poiché in 2 Cronache 32:24, 31 si legge che messaggeri furono inviati a Gerusalemme da Babilonia per informarsi sull’accaduto.

(2 RE 20:12)

“In quel tempo Berodac-Baladan figlio di Baladan re di Babilonia mandò lettere e un dono a Ezechia; poiché aveva udito che Ezechia era stato male.”

*** it-2 p. 263 Merodac-Baladan ***
MERODAC-BALADAN
(Meròdac-Bàladan) [da un’espressione babilonese che significa, “Marduk ha dato un figlio”].
“Figlio di Baladan” e re di Babilonia che inviò lettere e un dono a Ezechia re di Giuda dopo che questi si era rimesso da una malattia. (Isa 39:1) In 2 Re 20:12 è chiamato “Berodac-Baladan”, ma la differenza è generalmente attribuita a un errore di trascrizione, oppure al tentativo di traslitterare una consonante accadica avente un suono intermedio fra “m” e “b”.
Il nome di Merodac-Baladan compare in iscrizioni cuneiformi assire e babilonesi come “Marduk-apla-iddina”, sovrano di un distretto della Caldea chiamato Bit-Yakin, nella regione paludosa sopra il Golfo Persico e a S di Babilonia. Egli si dichiara di stirpe reale, vantando la sua discendenza da Eriba-Marduk re di Babilonia (ritenuto della prima metà dell’VIII secolo a.E.V.). — Iraq, Londra, 1953, vol. XV, p. 124.
Tiglat-Pileser III, che regnò fino all’epoca di Acaz re di Giuda (761-746 a.E.V.), menziona Merodac-Baladan come capo di una tribù caldea che gli aveva reso omaggio durante una campagna assira in Babilonia.
Invia una delegazione da Ezechia. Si dice che Merodac-Baladan sia entrato in Babilonia e si sia proclamato re al tempo dell’ascesa di Sargon II al trono d’Assiria. In questa azione Merodac-Baladan ebbe l’appoggio degli elamiti, e per quanto Sargon cercasse presto di scacciarlo da Babilonia, secondo la “Lista dei re babilonesi” egli riuscì a mantenervi la sua posizione per circa 12 anni. In questo tempo potrebbe aver inviato la sua ambasceria dal re Ezechia, nel 14° anno di regno del re giudeo (732 a.E.V.) o poco dopo. Alcuni, fra cui lo storico ebreo Giuseppe Flavio, hanno avanzato l’ipotesi che l’interessamento di Merodac-Baladan per la salute di Ezechia fosse più che una semplice formalità e che il suo vero motivo fosse quello di cercare di ottenere l’appoggio del regno di Giuda, insieme a quello dell’Elam, in una coalizione contro l’Assiria. Comunque l’azione di Ezechia, che mostrò la casa del tesoro reale e la sua armeria (2Re 20:13) ai messaggeri caldei, fu esplicitamente condannata dal profeta Isaia in quanto presagio dell’eventuale conquista di Giuda da parte di Babilonia. — Isa 39:2-7.

(2 RE 20:13)

“Ed Ezechia li ascoltava e mostrava loro tutta la sua casa del tesoro, l’argento e l’oro e l’olio di balsamo e il buon olio e la sua armeria e tutto ciò che si trovava nei suoi tesori. Non ci fu nulla che Ezechia non mostrasse loro nella sua propria casa e in tutto il suo dominio.”

*** it-1 p. 887 Ezechia ***
Errore e pentimento di Ezechia. Le Scritture dicono che “Ezechia non ricambiò secondo il beneficio resogli, poiché il suo cuore si insuperbì e ci fu indignazione contro di lui e contro Giuda e Gerusalemme”. (2Cr 32:25) La Bibbia non precisa se la sua superbia si riferisse all’atto poco saggio di mostrare l’intero tesoro della sua casa e tutto il suo dominio ai messaggeri del re di Babilonia Berodac-Baladan (Merodac-Baladan), venuti a congratularsi con lui per la sua guarigione. Forse Ezechia fece sfoggio di tutta questa ricchezza per impressionare il re di Babilonia, un possibile alleato contro il re d’Assiria. Ciò naturalmente poteva eccitare l’avidità dei babilonesi. Il profeta Isaia era contrario a qualsiasi alleanza o amicizia con Babilonia, da sempre nemica di Dio. Quando seppe come Ezechia aveva accolto i messaggeri di Babilonia, Isaia pronunciò la profezia, ispirata da Geova, che col tempo i babilonesi avrebbero portato via tutto a Babilonia, inclusi alcuni discendenti di Ezechia. Ezechia allora si umiliò e Dio benignamente promise che la calamità non sarebbe venuta ai suoi giorni. — 2Re 20:12-19; 2Cr 32:26, 31; Isa 39:1-8.

(2 RE 20:20)

“In quanto al resto dei fatti di Ezechia e a tutto il suo potere e a come fece la piscina e la conduttura e quindi portò l’acqua nella città, non sono scritti nel libro dei fatti dei giorni dei re di Giuda?”

*** w09 1/5 p. 27 Lo sapevate? ***
Il re Ezechia costruì davvero un tunnel sotto Gerusalemme?
Ezechia regnò su Giuda alla fine dell’VIII secolo a.E.V., un periodo di conflitti con la temibile potenza assira. La Bibbia ci dice che questo sovrano fece molto per proteggere Gerusalemme e assicurare l’approvvigionamento idrico della città. Tra le sue opere figura la costruzione di un tunnel, o conduttura, lungo 533 metri, che portava l’acqua sorgiva all’interno della città. — 2 Re 20:20; 2 Cronache 32:1-7, 30.
Nel XIX secolo fu scoperto proprio un tunnel del genere, che divenne noto come Tunnel di Ezechia, o Tunnel di Siloam. Al suo interno fu trovata un’iscrizione che descriveva le fasi finali dei lavori di scavo. La forma delle lettere portò la maggior parte degli studiosi a datare questa iscrizione al periodo di Ezechia. Una decina di anni fa, però, alcuni ipotizzarono che il tunnel fosse stato costruito circa 500 anni più tardi. Nel 2003 un gruppo di scienziati israeliani che si era proposto di datare in modo attendibile il tunnel ha pubblicato i risultati della sua ricerca. A quale conclusione sono pervenuti?
Amos Frumkin dell’Università ebraica di Gerusalemme dice: “Le analisi che abbiamo condotto su materiale organico all’interno dell’intonaco del Tunnel di Siloam con il metodo del carbonio 14, e la datazione con il metodo uranio-torio delle stalattiti presenti nel tunnel, mostrano in modo inoppugnabile che il tunnel risale al periodo di Ezechia”. Un articolo pubblicato dalla rivista scientifica Nature aggiunge: “Le tre tipologie indipendenti di prove — la datazione radiometrica, la paleografia e la testimonianza storica — indicano tutte il 700 a.C. circa, rendendo a tutt’oggi il Tunnel di Siloam la struttura biblica dell’età del ferro meglio datata”.

*** w97 15/6 pp. 9-10 La Gerusalemme dei tempi biblici: Cosa rivela l’archeologia? ***
Altre domande vertono sul famoso Tunnel di Siloam, scavato probabilmente nell’VIII secolo a.E.V. dagli ingegneri del re Ezechia, a cui si fa riferimento in 2 Re 20:20 e in 2 Cronache 32:30. Come fecero le due squadre di scavatori, partite dalle due estremità opposte, a incontrarsi a metà strada? Perché invece di seguire un percorso diritto ne seguirono uno tortuoso, che rende la galleria notevolmente più lunga? Come poterono avere aria sufficiente, visto che probabilmente usavano lampade ad olio?
Una rivista di archeologia propone alcune possibili soluzioni. Vengono citate queste dichiarazioni di Dan Gill, consulente geologico degli scavi: “Sotto la Città di Davide c’è un sistema carsico naturale molto sviluppato. Col termine carso in geologia si indica una regione irregolare caratterizzata da inghiottitoi, grotte e canali formati dall’acqua che filtra e scorre attraverso le rocce del sottosuolo. . . . L’esame geologico delle condutture sotterranee che passano sotto la Città di Davide indica che furono realizzate dall’uomo sostanzialmente allargando i canali e i pozzi formati naturalmente dall’acqua per erosione, che furono quindi trasformati in un efficace sistema di approvvigionamento idrico”. — Biblical Archaeology Review.
Questo potrebbe spiegare come fu scavato il Tunnel di Siloam. Potrebbe essere stato seguito il percorso tortuoso di un canale naturale che passava sotto la collina. Le squadre di operai partite dalle due estremità opposte potrebbero aver scavato una galleria provvisoria modificando grotte già esistenti. Poi fu scavato un canale in pendenza affinché l’acqua della sorgente di Ghihon potesse scorrere fino alla Piscina di Siloam, che probabilmente si trovava all’interno delle mura cittadine. Fu un vero capolavoro di ingegneria, perché il dislivello fra le due estremità è di soli 32 centimetri su un percorso di ben 533 metri.

*** w96 15/8 pp. 5-6 Lezioni pratiche dalla Terra Promessa ***
Gerusalemme poteva contare sull’approvvigionamento idrico della Piscina di Siloam. Nell’VIII secolo a.E.V., prevedendo un assedio da parte degli assiri, il re Ezechia fece costruire un muro esterno per proteggere la Piscina di Siloam, così che si sarebbe trovata dentro il perimetro della città. Inoltre ostruì le sorgenti fuori della città, affinché gli assedianti assiri avessero difficoltà a trovare l’acqua per sé. (2 Cronache 32:2-5; Isaia 22:11) Questo non è tutto. Ezechia trovò il modo di assicurare un approvvigionamento idrico extra incanalando l’acqua fin dentro Gerusalemme!
Realizzando quello che è stato definito uno dei grandi capolavori di ingegneria dell’antichità, Ezechia fece scavare una galleria che andava dalla sorgente di Ghihon alla Piscina di Siloam. Alta in media 1 metro e ottanta, questa galleria era lunga 533 metri. Immaginate: una galleria lunga quasi mezzo chilometro, tagliata nella roccia! Oggi, circa 2.700 anni dopo, chi visita Gerusalemme può attraversare a guado questo capolavoro di ingegneria, detto anche tunnel di Ezechia. — 2 Re 20:20; 2 Cronache 32:30.
Gli sforzi che Ezechia compì per proteggere e potenziare la riserva idrica di Gerusalemme possono insegnarci una lezione pratica. Geova è “la fonte d’acqua viva”. (Geremia 2:13) I suoi pensieri, contenuti nella Bibbia, sono vivificanti. Per questo motivo lo studio personale della Bibbia è essenziale. Ma le opportunità per studiare, e la conoscenza che ne deriva, non si trovano automaticamente. Può darsi che per farvi posto dobbiate ‘scavare gallerie’, ad esempio nel vostro intenso programma quotidiano. (Proverbi 2:1-5; Efesini 5:15, 16) Una volta che avete cominciato, attenetevi al programma, mettendo lo studio personale fra le cose più importanti. Badate che nulla o nessuno vi privi di questa preziosa riserva d’acqua. — Filippesi 1:9, 10.

*** g96 8/6 p. 29 Uno sguardo al mondo ***
Ipotesi sul mistero del tunnel
Da tempo gli archeologi si chiedono perché il tunnel di Ezechia, scavato nell’VIII secolo a.E.V. per assicurare l’acqua a Gerusalemme mentre era assediata dall’esercito assiro, seguisse un percorso così strano e tortuoso. Un percorso diritto, più efficiente, avrebbe richiesto solo 320 metri di perforazione, mentre il tunnel ne ha richiesti 533. Un’iscrizione in caratteri paleoebraici, scoperta sulla parete del tunnel nel 1880, spiega come due squadre di scavatori partirono dalle due estremità del tunnel perforando la roccia e si incontrarono a metà strada. L’ulteriore interrogativo che questo ha sollevato è come ci siano riusciti, considerato il percorso tortuoso del tunnel. I geologi pensano di avere ora la risposta. Secondo Dan Gill dell’Istituto israeliano di Geologia, gli scavatori seguirono e ampliarono canali naturali formati dall’acqua che filtrava attraverso la roccia nei punti in cui si erano prodotte fenditure in seguito a pressioni telluriche o dove si incontravano i diversi strati di roccia. Nel corso del tempo questi canali poterono diventare piuttosto ampi in certi punti, il che spiegherebbe perché l’altezza del tunnel varia da 1,7 a 5 metri e come facevano gli scavatori, che usavano lampade a olio, ad avere abbastanza aria. Quegli operai erano anche esperti, perché per essere efficiente il tunnel doveva avere una leggera pendenza, che è di appena 31,75 centimetri in tutto il percorso.

*** it-1 p. 186 Archeologia ***
Una galleria, nota come tunnel di Siloam, era alta in media 1,8 m e consisteva in un traforo scavato nella viva roccia per 533 m, da Ghihon fino alla piscina di Siloam nella valle del Tiropeon (all’interno della città). Questa sarebbe dunque l’impresa del re Ezechia menzionata in 2 Re 20:20 e 2 Cronache 32:30.

*** it-1 p. 886 Ezechia ***
L’acquedotto di Ezechia fu una delle più notevoli opere d’ingegneria dell’antichità. Dal pozzo di Ghihon, a E della parte settentrionale della Città di Davide, seguiva un percorso irregolare per 533 m fino alla Piscina di Siloam nella valle del Tiropeon sotto la Città di Davide, ma all’interno delle nuove mura aggiunte a S della città. (2Re 20:20; 2Cr 32:30) Un’iscrizione in caratteri paleoebraici fu rinvenuta dagli archeologi sul muro dell’angusta galleria, la cui altezza media era di 1,8 m. L’iscrizione in parte dice: “E questo è il modo in cui avvenne la perforazione: — Mentre [. . .] (erano) ancora [. . .] piccone(i), ciascuno verso il suo compagno, e mentre c’erano ancora tre cubiti da perforare, [si udì] la voce di un uomo che chiamava il suo compagno, perché c’era una sovrapposizione nella roccia sulla destra [e sulla sinistra]. E quando la galleria fu scavata, i cavapietre tagliarono (la roccia), ciascuno verso il suo compagno, piccone contro piccone; e l’acqua fluì dalla sorgente verso la piscina per 1.200 cubiti, e l’altezza della roccia sopra la(e) testa(e) dei cavapietre era 100 cubiti”. (Ancient Near Eastern Texts, a cura di J. B. Pritchard, 1974, p. 321) Perciò la galleria fu scavata nella roccia partendo da entrambe le estremità per poi congiungersi nel mezzo, un vero capolavoro di ingegneria!

*** it-1 p. 1053 Gerusalemme ***
Tappò le sorgenti d’acqua che si trovavano fuori della città per nasconderle e creare difficoltà al nemico, e inoltre rafforzò e fortificò le mura. (2Cr 32:2-5, 27-30) Sembrerebbe che “la conduttura” per portare l’acqua in città dalla sorgente di Ghihon fosse già stata costruita, probabilmente in tempo di pace. (2Re 20:20; 2Cr 32:30) Se, come si ritiene, si trattava della conduttura che include il tunnel scavato attraverso il pendio della valle del Chidron e che termina nella Piscina di Siloam nella valle del Tiropeon, non era impresa che si poteva portare a termine in qualche giorno. (Vedi ARCHEOLOGIA [Palestina e Siria]; GHIHON n. 2).

*** it-2 p. 602 Piscina ***
Le piscine di Gerusalemme. Si pensa che l’antica piscina di Siloam (Gv 9:7) si trovasse più o meno presso l’odierna Birket Silwan, appena a SO della Città di Davide. Questa probabilmente è anche la posizione approssimativa della piscina del re Ezechia, attigua alla condotta da lui costruita per portare le acque della sorgente di Ghihon all’interno di Gerusalemme. — 2Re 20:20; 2Cr 32:30.

*** it-2 p. 980 Siloam ***
Probabilmente si tratta anche dell’ubicazione approssimativa della “piscina” o riserva d’acqua del re Ezechia, attigua alla conduttura che costruì per portare in città le acque di Ghihon. — 2Re 20:20; 2Cr 32:30.

(2 RE 21:13)

“E certamente stenderò su Gerusalemme la corda per misurare che fu applicata a Samaria e anche la livella che fu applicata alla casa di Acab; e semplicemente pulirò Gerusalemme proprio come si pulisce la scodella senza manico, pulendola e voltandola sottosopra.”

*** re cap. 25 p. 162 par. 5 Ravvivati i due testimoni ***
Nelle profezie delle Scritture Ebraiche misurazioni analoghe furono una garanzia che sarebbe stata fatta giustizia in conformità delle perfette norme di Geova. Ai giorni del malvagio re Manasse, la misurazione profetica di Gerusalemme stava a indicare un irrevocabile giudizio di distruzione contro quella città. (2 Re 21:13; Lamentazioni 2:8)

*** it-2 p. 149 Livella ***
La livella poteva servire per costruire bene un edificio o per controllarne lo stato di conservazione. Geova predisse che avrebbe applicato all’ostinata Gerusalemme “la corda per misurare che fu applicata a Samaria e anche la livella che fu applicata alla casa di Acab”. Dio aveva misurato Samaria e la casa del re Acab e riscontrato che erano moralmente mancanti o storte, cosa che avrebbe provocato la loro distruzione. In modo simile Dio avrebbe giudicato Gerusalemme e i suoi governanti, denunciando la loro malvagità e provocando la distruzione della città. Ciò in effetti avvenne nel 607 a.E.V. (2Re 21:10-13; 10:11)

(2 RE 21:16)

“E Manasse sparse anche sangue innocente in grandissima quantità, finché ebbe riempito Gerusalemme da un’estremità all’altra, oltre al suo peccato col quale fece peccare Giuda facendo ciò che era male agli occhi di Geova.”

*** si p. 74 par. 34 Libro biblico numero 12: 2 Re ***
Similmente, fu la colpa di sangue di cui si era reso responsabile Manasse a suggellare infine la condanna di Giuda. Oltre a peccare praticando la falsa adorazione, Manasse ‘aveva riempito Gerusalemme di sangue da un’estremità all’altra’. Anche se in seguito Manasse si pentì della propria cattiva condotta, la colpa di sangue rimase. (2 Cron. 33:12, 13) Nemmeno il buon regno di Giosia, con la soppressione di ogni forma di idolatria, poté cancellare la colpa di sangue che la comunità si portava dietro dal tempo del regno di Manasse. Anni dopo, quando cominciò a inviare contro Gerusalemme i suoi giustizieri, Geova dichiarò che questo era dovuto al fatto che Manasse aveva ‘riempito Gerusalemme di sangue innocente, ed Egli non acconsentiva a concedere perdono’. (2 Re 21:16; 24:4)

(2 RE 22:8)

“Più tardi Ilchia il sommo sacerdote disse a Safan il segretario: “Nella casa di Geova ho trovato il medesimo libro della legge”. Ilchia diede dunque il libro a Safan, ed egli lo leggeva.”

*** w90 15/7 p. 28 Abbiamo veramente bisogno degli originali? ***
Al tempo del re Giosia, alcuni che lavoravano nel tempio ritrovarono inaspettatamente “il medesimo libro della legge”, forse proprio il documento scritto da Mosè. (2 Re 22:8) Gran parte del suo contenuto era sconosciuto in precedenza al re, e la sua lettura stimolò un grande risveglio spirituale. — 2 Re 22:11–23:3.

*** it-1 p. 1136 Giosia ***
Quando il re Giosia aveva già terminato di purificare il paese di Giuda e stava facendo riparare il tempio di Geova, il sommo sacerdote Ilchia trovò “il libro della legge di Geova per mano di Mosè”, senza dubbio la copia originale.

*** it-1 p. 1136 Giosia ***
2Re 22:3-20;

*** it-1 p. 1260 Ilchia ***
Durante i lavori di restauro del tempio, Ilchia trovò nientemeno che “il libro della legge di Geova per mano di Mosè”. Ciò che rese eccezionale la scoperta fu il fatto che probabilmente si trattava del manoscritto autografo di Mosè. Ilchia lo diede a Safan il segretario, che lo portò al re. Appena ebbe udito Safan leggere il libro, Giosia inviò una delegazione capeggiata dal sommo sacerdote Ilchia dalla profetessa Ulda per interrogare Geova a favore del re e del popolo. — 2Re 22:3-14; 2Cr 34:14.

(2 RE 22:11)

“E avvenne che appena il re ebbe udito le parole del libro della legge, immediatamente si strappò le vesti.”

*** w00 1/3 p. 30 Ricercate Geova con un cuore preparato ***
L’umiltà intenerisce il cuore
L’umiltà è essenziale per avere un cuore preparato, perché ci rende ammaestrabili e ci aiuta ad accettare più prontamente i consigli amorevoli e la correzione. Prendete ad esempio il buon re Giosia. Durante il suo regno fu trovato un documento contenente la Legge data da Dio tramite Mosè. Quando Giosia udì le parole della Legge e si rese conto di quanto i suoi padri si fossero allontanati dalla pura adorazione, si strappò le vesti e pianse dinanzi a Geova. Come mai il suo cuore fu toccato così profondamente dalla Parola di Dio? Il racconto dice che il suo cuore ‘si era intenerito’, così che egli si umiliò udendo le parole di Geova. Geova notò che Giosia aveva un cuore umile e ricettivo e perciò lo benedisse. — 2 Re 22:11, 18-20.

(2 RE 22:14)

“Pertanto Ilchia il sacerdote e Aicam e Acbor e Safan e Asaia andarono da Ulda la profetessa moglie di Sallum figlio di Ticva figlio di Aras, il guardiano delle vesti, mentre essa dimorava a Gerusalemme nel secondo quartiere; e le parlavano.”

*** it-1 p. 1053 Gerusalemme ***
All’epoca di Giosia viene menzionato per la prima volta il “secondo quartiere” (“nuovo quartiere”, PIB) della città. (2Re 22:14; 2Cr 34:22) In genere si pensa che questo “secondo quartiere” fosse la parte della città a O o a NO dell’area del tempio. — Sof 1:10.

*** it-2 pp. 611-612 Porta ***
Le porte nominate da Neemia sono quelle delle mura costruite prima dell’VIII secolo a.E.V. e delle mura che cingevano il “secondo quartiere”. (2Re 22:14; 2Cr 34:22; Sof 1:10) Il “secondo quartiere”, situato nella parte N della città, era delimitato a O e in parte a N dalle mura di Ezechia (2Cr 32:5), a cui si congiungevano le mura di Manasse, che proseguivano a NE e ad E. (2Cr 33:14) Esso si trovava a N della parte più antica della città e delle sue mura, ma sembra che non si estendesse a O quanto le mura precedenti.

*** it-2 p. 833 Sallum ***
8. Marito di Ulda, la profetessa da cui si recò la delegazione inviata dal re Giosia; figlio di Ticva. Presumibilmente era “il guardiano delle vesti” dei sacerdoti o del re. (2Re 22:14; 2Cr 34:22) Forse lo stesso del n. 10.

(2 RE 22:20)

““Perciò, ecco, ti raccolgo presso i tuoi antenati, e certamente sarai raccolto nel tuo proprio cimitero in pace, e i tuoi occhi non guarderanno tutta la calamità che farò venire su questo luogo”’”. E portavano la risposta al re.”

*** w00 15/9 p. 30 L’umile Giosia ottiene il favore di Geova ***
Essendosi però umiliato dinanzi a Geova Dio, Giosia non vedrà la calamità. Sarà raccolto presso i suoi antenati e andrà nel suo cimitero in pace. — 2 Re 22:14-20; 2 Cronache 34:22-28.
Si può dire che la profezia di Ulda fosse esatta visto che Giosia morì in battaglia? (2 Re 23:28-30) Sì, perché in paragone con “la calamità” che si abbatté su Giuda egli fu raccolto nel suo cimitero in “pace”. (2 Re 22:20; 2 Cronache 34:28) Giosia morì prima della calamità del 609-607 a.E.V., quando i babilonesi assediarono Gerusalemme e la distrussero. E che ‘fosse raccolto presso i propri antenati’ non escludeva necessariamente una morte violenta. Un’espressione affine è usata in relazione a morti sia violente che non violente. — Deuteronomio 31:16; 1 Re 2:10; 22:34, 40.

*** w00 15/12 p. 30 Ricordate? ***
• Si può dire che la profezia di Ulda riportata in 2 Re 22:20, secondo cui Giosia sarebbe morto “in pace”, era esatta, visto che fu ferito mortalmente in battaglia?
Sì, morì in pace nel senso che morì prima della calamità del 609-607 a.E.V., quando i babilonesi assediarono Gerusalemme e la distrussero. — 15/9, pagina 30.

*** it-2 p. 461 Pace ***
La profezia che Giosia sarebbe stato ‘raccolto nel suo cimitero in pace’ indicava che sarebbe morto prima che la calamità predetta si abbattesse su Gerusalemme. (2Re 22:20; 2Cr 34:28; cfr. 2Re 20:19).

*** it-2 pp. 1154-1155 Ulda ***
Quando Giosia udì la lettura del “medesimo libro della legge”, rinvenuto dal sommo sacerdote Ilchia durante i lavori di riparazione del tempio, mandò una delegazione a interrogare Geova. Questa andò da Ulda che, a sua volta, riferì la parola di Geova, indicando che tutte le calamità dovute alla disubbidienza descritte nel “libro” si sarebbero abbattute sulla nazione apostata. Ulda aggiunse che Giosia, poiché si era umiliato davanti a Geova, non avrebbe visto la calamità, ma sarebbe stato raccolto presso i suoi antenati e deposto nel suo cimitero in pace. — 2Re 22:8-20; 2Cr 34:14-28.
Alcuni ritengono che la profezia di Ulda fosse inesatta visto che Giosia morì in un’inutile battaglia. (2Re 23:28-30) Tuttavia la “pace” che Giosia avrebbe trovato nel suo cimitero è ovviamente contrapposta alla “calamità” che doveva abbattersi su Giuda. (2Re 22:20; 2Cr 34:28) Giosia morì prima di quella calamità verificatasi nel 609-607 a.E.V., quando i babilonesi assediarono e distrussero Gerusalemme. Inoltre l’espressione ‘essere raccolto presso i propri antenati’ non esclude automaticamente la possibilità di morire di morte violenta in guerra, com’è indicato dall’uso di un’espressione simile, ‘giacere con i propri antenati’, riferita sia a una morte in combattimento che a una morte non violenta. — Cfr. De 31:16; 1Re 2:10; 22:34, 40.

28 set. Lettura della Bibbia: 2 Re 23-25


(2 RE 23:4)

“E il re comandava a Ilchia il sommo sacerdote e ai sacerdoti del secondo ordine e ai guardiani della porta di portare fuori del tempio di Geova tutti gli utensili fatti per Baal e per il palo sacro e per tutto l’esercito dei cieli. Li bruciò quindi fuori di Gerusalemme sui terrazzi del Chidron, e ne portò la polvere a Betel.”

*** it-1 p. 265 Baal ***
Vi sono indicazioni che Baal e altri dèi e dee del pantheon cananeo fossero collegati dagli adoratori a certi corpi celesti. Per esempio, uno dei testi di Ras Shamra menziona un’offerta alla “regina Shapash (il Sole) e alle stelle”, e un altro allude a “l’esercito del sole e l’esercito del giorno”.
È dunque degno di nota che la Bibbia faccia parecchi riferimenti ai corpi celesti in relazione all’adorazione di Baal. Descrivendo la condotta ribelle del regno d’Israele, le Scritture affermano: “Lasciavano tutti i comandamenti di Geova . . . , e si inchinavano davanti a tutto l’esercito dei cieli e servivano Baal”. (2Re 17:16) Riguardo al regno di Giuda si legge che perfino nel tempio di Geova c’erano “utensili fatti per Baal e per il palo sacro e per tutto l’esercito dei cieli”. Inoltre in tutto il paese la popolazione di Giuda faceva “fumo di sacrificio a Baal, al sole e alla luna e alle costellazioni dello zodiaco e a tutto l’esercito dei cieli”. — 2Re 23:4, 5; 2Cr 33:3; vedi anche Sof 1:4, 5.

(2 RE 23:5)

“E fece cessare l’attività dei sacerdoti di dèi stranieri, che i re di Giuda avevano incaricato di fare fumo di sacrificio sugli alti luoghi nelle città di Giuda e nei dintorni di Gerusalemme, e anche di quelli che facevano fumo di sacrificio a Baal, al sole e alla luna e alle costellazioni dello zodiaco e a tutto l’esercito dei cieli.”

*** it-1 p. 265 Baal ***
Vi sono indicazioni che Baal e altri dèi e dee del pantheon cananeo fossero collegati dagli adoratori a certi corpi celesti. Per esempio, uno dei testi di Ras Shamra menziona un’offerta alla “regina Shapash (il Sole) e alle stelle”, e un altro allude a “l’esercito del sole e l’esercito del giorno”.
È dunque degno di nota che la Bibbia faccia parecchi riferimenti ai corpi celesti in relazione all’adorazione di Baal. Descrivendo la condotta ribelle del regno d’Israele, le Scritture affermano: “Lasciavano tutti i comandamenti di Geova . . . , e si inchinavano davanti a tutto l’esercito dei cieli e servivano Baal”. (2Re 17:16) Riguardo al regno di Giuda si legge che perfino nel tempio di Geova c’erano “utensili fatti per Baal e per il palo sacro e per tutto l’esercito dei cieli”. Inoltre in tutto il paese la popolazione di Giuda faceva “fumo di sacrificio a Baal, al sole e alla luna e alle costellazioni dello zodiaco e a tutto l’esercito dei cieli”. — 2Re 23:4, 5; 2Cr 33:3; vedi anche Sof 1:4, 5.

*** it-2 p. 240 Mazzarot ***
MAZZAROT
(Mazzaròt).
Secondo il Targum aramaico, Mazzarot corrisponde alle mazzalòhth di 2 Re 23:5, “costellazioni dello zodiaco” o “dodici costellazioni”. (NM; Ri) Alcuni ritengono che il termine derivi da una radice che significa “cingere” e che Mazzarot si riferisca all’anello zodiacale. Tuttavia in Giobbe 38:32, nell’espressione “al suo tempo fissato”, in ebraico viene usato un pronome singolare, mentre in 2 Re 23:5 è al plurale. Sembra dunque che Mazzarot si riferisca a una determinata costellazione e non all’intero anello zodiacale, anche se attualmente non è possibile identificarla.

*** it-2 pp. 1236-1237 Zodiaco ***
ZODIACO
Zona della sfera celeste intorno all’eclittica, delimitata da due cerchi paralleli a questa e distanti da essa 9°, in cui si muovono le costellazioni visibili dalla terra. A proposito di Giosia re di Giuda, 2 Re 23:5 dice: “E fece cessare l’attività dei sacerdoti di dèi stranieri, che i re di Giuda avevano incaricato di fare fumo di sacrificio sugli alti luoghi nelle città di Giuda e nei dintorni di Gerusalemme, e anche di quelli che facevano fumo di sacrificio a Baal, al sole e alla luna e alle costellazioni dello zodiaco e a tutto l’esercito dei cieli”. L’espressione qui resa “costellazioni dello zodiaco” deriva dal termine ebraico mazzalòhth, che ricorre una sola volta nella Bibbia, anche se può essere affine al termine Mazzaròhth di Giobbe 38:32. Il contesto aiuta a chiarirne il significato.
La scoperta di quella che può essere chiamata la zona zodiacale viene generalmente attribuita agli antichi babilonesi. Essi senza dubbio osservarono l’apparente percorso annuale del sole fra le stelle, percorso ora chiamato eclittica. Gli astronomi poterono constatare che il percorso apparente del sole, della luna e dei pianeti maggiori, visti dalla terra, era compreso in una zona larga 18°, che si estendeva per 9° da entrambe le parti dell’eclittica. Comunque solo nel II secolo a.E.V. un astronomo greco divise lo zodiaco in 12 parti uguali di 30° ciascuna; a queste parti, chiamate segni dello zodiaco, venne dato il nome delle rispettive costellazioni. Il termine “zodiaco” deriva dal greco e significa “(circolo) delle figure di animali”, dal momento che le 12 costellazioni dello zodiaco in origine erano indicate quasi tutte con nomi di animali o di creature marine.
Questi segni attualmente non corrispondono più alle costellazioni da cui in origine presero nome. Ciò è dovuto alla cosiddetta precessione degli equinozi, che provoca un graduale spostamento delle costellazioni verso E più o meno di un grado ogni 70 anni in un ciclo che si completa in 26.000 anni circa. Quindi il segno dell’Ariete, nei passati 2.000 anni, si è spostato di circa 30°, nella costellazione dei Pesci.
Connesso con l’astrologia. Le costellazioni dello zodiaco divennero oggetto di falsa adorazione dall’epoca dell’antica Mesopotamia in poi. A ciascuna delle diverse costellazioni erano attribuite certe qualità, e queste venivano usate nelle predizioni astrologiche basate sulla particolare posizione o relazione dei corpi celesti rispetto ai segni dello zodiaco in un dato momento. Come viene indicato in 2 Re 23:5, questo uso dell’astrologia fu introdotto in Giuda dai sacerdoti di divinità straniere che certi re avevano accolto nel paese. Molto tempo prima Geova Dio aveva proibito tale adorazione delle stelle, pena la morte. — De 17:2-7.
L’astrologia era un aspetto rilevante dell’adorazione babilonese. Tuttavia le predizioni zodiacali degli astrologi non salvarono Babilonia dalla distruzione, proprio come il profeta Isaia aveva accuratamente predetto. — Isa 47:12-15; vedi ASTROLOGI.
Tuttora per molti i segni dello zodiaco hanno una parte importante nell’adorazione. È interessante notare che i segni dello zodiaco compaiono in alcune cattedrali della cristianità, come si può vedere ad esempio nella cattedrale di Notre-Dame a Parigi, e anche in quelle di Amiens e Chartres, sempre in Francia.

(2 RE 23:6)

“Per di più, fece portare il palo sacro dalla casa di Geova alla periferia di Gerusalemme, alla valle del torrente Chidron, e lo bruciò nella valle del torrente Chidron e lo ridusse in polvere e ne gettò la polvere sul luogo di sepoltura dei figli del popolo.”

*** it-2 p. 474 Palo sacro ***
L’abietta adorazione di Asheràh finì per essere praticata nel tempio stesso di Geova. Il re Manasse vi mise perfino un’immagine scolpita del palo sacro, evidentemente una rappresentazione della dea Asheràh. (2Re 21:7) Manasse trasse profitto dalla disciplina che subì essendo portato prigioniero a Babilonia e, una volta tornato a Gerusalemme, purificò la casa di Geova eliminando gli oggetti idolatrici. Tuttavia suo figlio Amon riesumò la degradante adorazione di Baal e Asheràh, con la relativa prostituzione cerimoniale. (2Cr 33:11-13, 15, 21-23) Questo rese necessario che il giusto re Giosia, successore di Amon, demolisse “le case dei prostituti del tempio che erano nella casa di Geova, dove le donne tessevano tende come sacrari per il palo sacro”. — 2Re 23:4-7.

*** it-2 p. 939 Sepoltura, Luoghi di sepoltura ***
Il “cimitero dei figli del popolo” nella valle del Chidron si pensa fosse un cimitero per la classe meno abbiente. (Ger 26:23; 2Re 23:6)

(2 RE 23:7)

“Inoltre, abbatté le case dei prostituti del tempio che erano nella casa di Geova, dove le donne tessevano tende come sacrari per il palo sacro.”

*** it-2 p. 474 Palo sacro ***
L’abietta adorazione di Asheràh finì per essere praticata nel tempio stesso di Geova. Il re Manasse vi mise perfino un’immagine scolpita del palo sacro, evidentemente una rappresentazione della dea Asheràh. (2Re 21:7) Manasse trasse profitto dalla disciplina che subì essendo portato prigioniero a Babilonia e, una volta tornato a Gerusalemme, purificò la casa di Geova eliminando gli oggetti idolatrici. Tuttavia suo figlio Amon riesumò la degradante adorazione di Baal e Asheràh, con la relativa prostituzione cerimoniale. (2Cr 33:11-13, 15, 21-23) Questo rese necessario che il giusto re Giosia, successore di Amon, demolisse “le case dei prostituti del tempio che erano nella casa di Geova, dove le donne tessevano tende come sacrari per il palo sacro”. — 2Re 23:4-7.

(2 RE 23:8)

“Quindi condusse tutti i sacerdoti dalle città di Giuda, per rendere non idonei all’adorazione gli alti luoghi dove i sacerdoti avevano fatto fumo di sacrificio, da Gheba fino a Beer-Seba; e abbatté gli alti luoghi delle porte che erano all’ingresso della porta di Giosuè, capo della città, che era a sinistra di chi entrava nella porta della città.”

*** it-1 p. 307 Beer-Seba ***
Beer-Seba rappresentava il punto più meridionale della Terra Promessa, e come tale ricorreva nell’espressione proverbiale “da Dan fino a Beer-Seba” (Gdc 20:1), o viceversa, “da Beer-Seba a Dan”. (1Cr 21:2; 2Cr 30:5) Dopo la divisione della nazione in due regni, Beer-Seba continuò a indicare l’estremità S del regno di Giuda nelle espressioni “da Gheba fino a Beer-Seba” (2Re 23:8) e “da Beer-Seba alla regione montagnosa di Efraim” (dove iniziava il regno settentrionale d’Israele). (2Cr 19:4) Dopo l’esilio l’espressione fu usata in senso ancor più limitato in riferimento alla zona occupata dai rimpatriati di Giuda, che si estendeva da Beer-Seba “fino alla valle di Innom”. — Ne 11:27, 30.
In realtà c’erano altri villaggi nella Terra Promessa più a S di Beer-Seba, come c’erano altri villaggi israeliti più a N di Dan. Comunque, sia Dan che Beer-Seba si trovavano ai confini naturali del paese. Beer-Seba, per esempio, si trovava sotto le montagne di Giuda al limite del deserto. Inoltre era una delle principali città di Giuda (insieme a Gerusalemme e a Ebron), e questo non solo grazie all’eccellente riserva idrica (rispetto alla regione circostante), che favoriva sia l’agricoltura che la pastorizia, ma anche perché vi convergevano diverse strade importanti. Dall’Egitto un’antica strada carovaniera passando per Cades-Barnea risaliva la “Via dei Pozzi” fino a Beer-Seba, dove si congiungeva con un’altra strada percorsa dalle carovane di cammelli provenienti dai regni della Penisola Arabica, dirette in Filistea o in Giuda. Da Ezion-Gheber, all’estremità N del golfo di ʽAqaba, un’altra strada percorreva l’Araba e poi piegava a O, risalendo le alture di Acrabbim fino a Beer-Seba. A Gaza, nella pianura della Filistea, una strada secondaria si diramava da quella principale e portava a SE fino a Beer-Seba. E per collegarla col resto di Giuda, una strada da Beer-Seba si dirigeva verso NE risalendo l’altopiano fra i monti di Giuda fino a Gerusalemme e ancora più a N. — Ge 22:19.

*** it-1 p. 1082 Gheba ***
Gheba si trovava presso il confine N del regno di Giuda; di qui l’espressione “da Gheba fino a Beer-Seba”. (2Re 23:8)

*** it-1 p. 1139 Giosuè ***
3. Capo di Gerusalemme al tempo del re Giosia. Sembra che gli alti luoghi usati per la falsa adorazione, che Giosia fece abbattere, si trovassero vicino all’abitazione di questo Giosuè. — 2Re 23:8.

*** it-2 p. 615 Porta ***
In 2 Re 23:8 si parla di “alti luoghi delle porte che erano all’ingresso della porta di Giosuè, capo della città, che era a sinistra di chi entrava nella porta della città”. Qui la “porta di Giosuè” non è il nome di una porta della città, bensì di una porta all’interno delle mura cittadine che portava alla residenza del governatore, a sinistra di chi entrava per la porta della città.

(2 RE 23:10)

“Ed egli rese non idoneo all’adorazione Tofet, che è nella valle dei figli di Innom, affinché nessuno facesse passare suo figlio o sua figlia attraverso il fuoco a Molec.”

*** it-1 p. 1053 Gerusalemme ***
Giosia, nipote di Manasse, arrestò temporaneamente questo declino e durante il suo regno la valle di Innom, usata per ignobili cerimonie dagli idolatri, venne ‘resa non idonea per l’adorazione’; probabilmente fu profanata trasformandola in un immondezzaio per la città. (2Re 23:10; 2Cr 33:6)

*** it-2 p. 1125 Tofet ***
TOFET
(Tòfet).
Luogo fuori delle mura di Gerusalemme in cui per molto tempo gli israeliti apostati, fra cui Acaz e Manasse, praticarono il sacrificio dei bambini. Infine il re Giosia lo rese non idoneo all’adorazione. (2Re 23:10; 2Cr 28:3; 33:6; Ger 7:31-33; 19:3-14; 32:35) Probabilmente Tofet si trovava nella parte orientale della valle di Innom vicino alla Porta dei Cocci. — Ger 19:2, 6, 14; vedi VALLE DI INNOM.
A proposito di 2 Re 23:10, il commentatore ebraico Davide Kimhi (1160?-1235?) dà questa possibile spiegazione: “Nome del luogo in cui facevano passare i loro figli attraverso [il fuoco] a Molec. Il nome del luogo era Tofet, e si dice che fosse stato chiamato così perché durante il culto danzavano e suonavano i tamburelli [ebr. tuppìm], affinché il padre non sentisse le grida del figlio quando lo facevano passare attraverso il fuoco, e il suo cuore non divenisse agitato ed egli non strappasse loro di mano il figlio. Questo luogo era una valle che apparteneva a un uomo di nome Innom, ed era chiamata ‘Valle di Innom’ e ‘Valle del figlio di Innom’. . . . Giosia contaminò il luogo, rendendolo impuro, perché vi fossero gettate le carcasse e ogni cosa impura, affinché non salisse mai più nel cuore di un uomo di far passare suo figlio o sua figlia attraverso il fuoco a Molec”. — Biblia Rabbinica, Gerusalemme, 1972.

*** it-2 p. 1177 Valle di Innom ***
Il re Giosia, nipote di Manasse, pose fine a questa usanza detestabile contaminando Tofet, forse spargendovi ossa o rifiuti, per sconsacrarlo e renderlo così non idoneo all’adorazione. — 2Re 23:10.

*** it-2 p. 1177 Valle di Innom ***
Poco prima di congiungersi con le valli del Tiropeon e del Chidron, la valle di Innom si allarga. Era probabilmente qui che si trovava Tofet. (2Re 23:10)

*** w88 15/1 p. 31 Il sacrificio di giovani vite: un’abominazione agli occhi di Dio ***
FUORI delle mura di Gerusalemme c’era anticamente un luogo chiamato Tofet, dove gli israeliti apostati, inclusi i re Acaz e Manasse, praticavano l’orribile usanza del sacrificio dei bambini. Infine il fedele re Giosia fece cessare questa pratica, rendendo Tofet un luogo non idoneo per cerimonie religiose. — 2 Re 23:10; 2 Cronache 28:1-4; 33:1, 6.
Perché il luogo era chiamato Tofet? L’origine della parola è controversa, ma è interessante notare ciò che l’erudito ebraico Davide Kimḥi (ca. 1160-ca. 1235) ebbe a dire al riguardo. Commentando 2 Re 23:10, dov’è menzionato Tofet, egli scrisse: “Nome del luogo in cui facevano passare i loro figli attraverso [il fuoco] a Molec. Il nome del luogo era Tofet, e si dice che fosse stato chiamato così perché durante il culto danzavano e suonavano i tamburelli [ebraico, tuppìm], affinché il padre non sentisse le grida del figlio quando lo facevano passare attraverso il fuoco, e il suo cuore non divenisse agitato ed egli non strappasse loro di mano il figlio. Questo luogo era una valle che apparteneva a un uomo di nome Innom, ed era chiamata ‘Valle di Innom’ e ‘Valle del figlio di Innom’ . . . Giosia contaminò il luogo, rendendolo impuro, perché vi fossero gettate le carcasse e ogni cosa impura, affinché non salisse mai più nel cuore di un uomo di far passare suo figlio o sua figlia attraverso il fuoco a Molec”.

(2 RE 23:11)

“Inoltre, fece in modo che i cavalli che i re di Giuda avevano dato al sole smettessero di entrare nella casa di Geova presso la stanza da pranzo di Natan-Melec funzionario di corte, la quale era nei portici; e bruciò i carri del sole col fuoco.”

*** it-1 p. 438 Carro da guerra ***
Governanti di Giuda apostati dedicarono al culto del sole carri sacri e i cavalli che li trainavano. — 2Re 23:11.

(2 RE 23:13)

“E gli alti luoghi che erano di fronte a Gerusalemme, che erano a destra del monte della Rovina, i quali Salomone re d’Israele aveva edificato ad Astoret, la cosa disgustante dei sidoni, e a Chemos, la cosa disgustante di Moab, e a Milcom, la cosa detestabile dei figli di Ammon, il re [li] rese non idonei all’adorazione.”

*** it-2 p. 317 Monte degli Ulivi ***
Là, “a destra [sud] del monte della Rovina”, il re Salomone costruì alti luoghi per l’adorazione idolatrica, che poi il re Giosia rese non idonei all’adorazione. (1Re 11:7; 2Re 23:13, nt.)

(2 RE 23:15)

“E abbatté pure l’altare che era a Betel, l’alto luogo fatto da Geroboamo figlio di Nebat, che aveva fatto peccare Israele, anche quell’altare e l’alto luogo. Quindi bruciò l’alto luogo; [lo] ridusse in polvere e bruciò il palo sacro.”

*** si p. 68 par. 25 Libro biblico numero 11: 1 Re ***
25 La capacità profetica di Geova è chiaramente dimostrata dall’adempimento di molte profezie che si trovano in 1 Re. Per esempio, c’è la rimarchevole previsione, fatta con più di 300 anni di anticipo, che Giosia sarebbe stato colui che avrebbe spaccato l’altare di Geroboamo a Betel. E Giosia lo abbatté davvero! (1 Re 13:1-3; 2 Re 23:15)

*** it-1 p. 102 Alti luoghi ***
Circa 100 anni dopo, Giosia, fedele re di Giuda, abbatté l’altare e l’alto luogo di Betel e sconsacrò l’altare bruciandovi sopra ossa umane. Eliminò pure tutte le case degli alti luoghi nelle città della Samaria, sacrificò (uccise) tutti i sacerdoti degli alti luoghi e bruciò ossa umane sopra gli altari. (2Re 23:15-20) Questo adempì una profezia pronunciata oltre 300 anni prima da un non meglio identificato “uomo di Dio”. — 1Re 13:1, 2.

*** it-1 p. 350 Betel ***
In adempimento della profezia di Osea il vitello d’oro di Betel era stato portato al re d’Assiria (Os 10:5, 6), ma l’originario altare di Geroboamo era ancora lì all’epoca di Giosia re di Giuda. Nel 18° anno del suo regno (642 a.E.V.) o subito dopo, Giosia estese l’epurazione della falsa religione fino a Betel e anche alle città della Samaria. Giosia distrusse il luogo dell’adorazione idolatrica a Betel, e bruciò sull’altare le ossa prese dalle tombe vicine, sconsacrandolo così in adempimento della profezia pronunciata dall’“uomo del vero Dio” più di tre secoli prima. L’unica tomba risparmiata fu quella dell’“uomo del vero Dio”, e quindi furono risparmiate anche le ossa del vecchio profeta che erano nella stessa tomba. — 2Re 22:3; 23:15-18; 1Re 13:2, 29-32.

*** it-2 p. 645 Prescienza, Preordinazione ***
La profezia di Geova relativa a Giosia richiedeva che un discendente di Davide venisse chiamato così, e prediceva che questi sarebbe intervenuto contro la falsa adorazione nella città di Betel. (1Re 13:1, 2) Più di tre secoli dopo, un re con quel nome adempì questa profezia. (2Re 22:1; 23:15, 16) Egli però non prestò ascolto alle “parole di Neco dalla bocca di Dio”, e di conseguenza venne ucciso. (2Cr 35:20-24) Quindi, pur essendo stato preconosciuto da Dio e preordinato a svolgere un’opera particolare, Giosia era libero di decidere se prestare ascolto al consiglio o ignorarlo.

(2 RE 23:16)

“Quando Giosia si voltò, vedeva i luoghi di sepoltura che erano là sul monte. Mandò dunque a prendere le ossa dai luoghi di sepoltura e le bruciò sull’altare, per renderlo non idoneo all’adorazione, secondo la parola di Geova proclamata dall’uomo del [vero] Dio, che aveva proclamato queste cose.”

*** it-1 p. 102 Alti luoghi ***
Circa 100 anni dopo, Giosia, fedele re di Giuda, abbatté l’altare e l’alto luogo di Betel e sconsacrò l’altare bruciandovi sopra ossa umane. Eliminò pure tutte le case degli alti luoghi nelle città della Samaria, sacrificò (uccise) tutti i sacerdoti degli alti luoghi e bruciò ossa umane sopra gli altari. (2Re 23:15-20) Questo adempì una profezia pronunciata oltre 300 anni prima da un non meglio identificato “uomo di Dio”. — 1Re 13:1, 2.

*** it-1 p. 350 Betel ***
In adempimento della profezia di Osea il vitello d’oro di Betel era stato portato al re d’Assiria (Os 10:5, 6), ma l’originario altare di Geroboamo era ancora lì all’epoca di Giosia re di Giuda. Nel 18° anno del suo regno (642 a.E.V.) o subito dopo, Giosia estese l’epurazione della falsa religione fino a Betel e anche alle città della Samaria. Giosia distrusse il luogo dell’adorazione idolatrica a Betel, e bruciò sull’altare le ossa prese dalle tombe vicine, sconsacrandolo così in adempimento della profezia pronunciata dall’“uomo del vero Dio” più di tre secoli prima. L’unica tomba risparmiata fu quella dell’“uomo del vero Dio”, e quindi furono risparmiate anche le ossa del vecchio profeta che erano nella stessa tomba. — 2Re 22:3; 23:15-18; 1Re 13:2, 29-32.

*** it-2 p. 645 Prescienza, Preordinazione ***
La profezia di Geova relativa a Giosia richiedeva che un discendente di Davide venisse chiamato così, e prediceva che questi sarebbe intervenuto contro la falsa adorazione nella città di Betel. (1Re 13:1, 2) Più di tre secoli dopo, un re con quel nome adempì questa profezia. (2Re 22:1; 23:15, 16) Egli però non prestò ascolto alle “parole di Neco dalla bocca di Dio”, e di conseguenza venne ucciso. (2Cr 35:20-24) Quindi, pur essendo stato preconosciuto da Dio e preordinato a svolgere un’opera particolare, Giosia era libero di decidere se prestare ascolto al consiglio o ignorarlo.

(2 RE 23:19)

“E Giosia tolse anche tutte le case degli alti luoghi che erano nelle città di Samaria, che i re d’Israele avevano edificato per recare offesa, e continuò a far loro secondo tutte le opere che aveva fatto a Betel.”

*** it-2 p. 850 Samaria ***
2. Il territorio del regno settentrionale delle dieci tribù d’Israele. Il nome della capitale, Samaria, a volte indicava l’intera regione. Per esempio, quando Acab veniva chiamato “re di Samaria”, non era inteso nel senso ristretto di re della città soltanto, ma in quello più ampio di re delle dieci tribù. (1Re 21:1) Similmente le “città di Samaria” erano le varie città di tutte le dieci tribù, non i villaggi raggruppati intorno alla capitale. (2Re 23:19; questa stessa espressione, riportata in 1Re 13:32 come se fosse usata prima che la città di Samaria venisse costruita, se non è profetica, può essere stata introdotta dal compilatore del libro dei Re). La carestia che dilagava “in Samaria” ai giorni di Acab si era estesa a tutto il regno della Samaria e anche alla Fenicia, almeno dalla valle del torrente Cherit a E del Giordano fino a Zarefat sul Mediterraneo. (1Re 17:1-12; 18:2, 5, 6) Anche la promessa di restaurazione relativa ai “monti di Samaria” doveva certo includere l’intera regione della Samaria. — Ger 31:5.

(2 RE 23:20)

“Pertanto sacrificò sugli altari tutti i sacerdoti degli alti luoghi che erano là e vi bruciò sopra ossa umane. Dopo ciò tornò a Gerusalemme.”

*** it-1 p. 102 Alti luoghi ***
Circa 100 anni dopo, Giosia, fedele re di Giuda, abbatté l’altare e l’alto luogo di Betel e sconsacrò l’altare bruciandovi sopra ossa umane. Eliminò pure tutte le case degli alti luoghi nelle città della Samaria, sacrificò (uccise) tutti i sacerdoti degli alti luoghi e bruciò ossa umane sopra gli altari. (2Re 23:15-20) Questo adempì una profezia pronunciata oltre 300 anni prima da un non meglio identificato “uomo di Dio”. — 1Re 13:1, 2.

(2 RE 23:26)

“Nondimeno, Geova non si ritrasse dal grande ardore della sua ira, col quale la sua ira arse contro Giuda per tutte le cose offensive con le quali Manasse aveva fatto loro commettere offesa.”

*** it-2 p. 1178 Valle di Innom ***
In un’altra dichiarazione il profeta disse alla nazione che sarebbe stata punita per ciò che aveva fatto Manasse. (Ger 15:4; cfr. 2Re 23:26; Ger 32:30-35). Inoltre le parole riportate in Geremia 19:3 corrispondono a quelle di 2 Re 21:12. Comunque, ai giorni di Geremia il popolo continuava a praticare l’idolatria, dimostrando così di non essere affatto pentito per i gravi peccati commessi durante il regno di Manasse.

*** w86 1/10 p. 25 Cosa rendeva tanto abominevole il sacrificio di bambini? ***
AI GIORNI dei re di Giuda Acaz e Manasse, la nazione di Israele cadde nella trappola dei culti depravati seguiti dalle nazioni confinanti. Questi culti prevedevano il sacrificio di bambini a Molec. (II Cronache 28:3; 33:6, 9) Anche se in seguito Giosia pose fine a molte di queste pratiche “detestabili”, “Geova non si volse dal grande ardore della sua ira, col quale la sua ira s’accese contro Giuda per tutte le cose offensive con le quali Manasse aveva fatto loro commettere offesa”. (II Re 23:10, 26) Perché? Cosa rendeva questa trasgressione così ‘offensiva’ da non poter essere perdonata?
“Il sacrificio di bambini era uno dei principali aspetti del culto fenicio di Malik-Baal-Kronos”, dice la Jewish Encyclopedia di Funk e Wagnalls. In origine, i fenici occupavano il litorale settentrionale di Canaan. Poiché erano un popolo marinaro, fondarono colonie in tutto il Mediterraneo e, ovunque andassero, portavano con sé l’odioso rituale del sacrificio di bambini. Recenti ritrovamenti archeologici presso l’antica città fenicia di Cartagine (che ora è un sobborgo di Tunisi) consentono di capire fino a che punto questi riti fossero depravati.
Il luogo fu scoperto nel 1921. Ma le attività di scavo si sono fatte più intense solo a partire dagli anni ’70, quando la città moderna ha cominciato a estendersi in quella direzione. Gli scavi hanno portato alla luce un enorme sacrario in cui erano raccolti i resti dei bambini sacrificati. Il periodico Biblical Archaeology Review dice:
“Qui, dall’VIII al II secolo a.C. le madri e i padri di Cartagine seppellirono le ossa dei loro figli sacrificati al dio Ba‘al Hammon e alla dea Tanit. È possibile che nel IV secolo a.C. questo Tofet [analogo al Tofet biblico] coprisse un’estensione di 6.000 metri quadrati e avesse nove livelli di sepoltura”.
Siti archeologici simili a questo sono stati portati alla luce in Sicilia, in Sardegna e in altre località della Tunisia. Un tempo tutte queste zone erano colonie fenicie. Nel sacrario cartaginese i ricercatori hanno rinvenuto diverse stele sulle quali erano incise figure della dea Tanit, che va identificata con la cananea Astoret, o Astarte, la moglie di Baal. Sotto le stele sono state ritrovate urne di terracotta, alcune delle quali decorate in modo molto vivace, che contenevano le ossa carbonizzate delle vittime dei sacrifici.
Per far capire quanto fosse estesa questa pratica, l’articolo dice: “Prendendo come riferimento la densità delle urne ritrovate nella zona in cui abbiamo scavato, pensiamo che qui possano essere state depositate almeno 20.000 urne tra il 400 e il 200 a.C.”. Questa cifra enorme colpisce ancora di più se si tiene presente che, all’apice del suo splendore, Cartagine aveva solo 250.000 abitanti, secondo quanto afferma lo stesso articolo.
Le iscrizioni sulle stele indicano che i bambini venivano sacrificati in adempimento di voti fatti dai genitori a Baal o a Tanit per ottenerne i favori. Le indicazioni del rango e i titoli rinvenuti sulle iscrizioni indicano che questa usanza era particolarmente seguita dalle classi più agiate, che evidentemente invocavano la benedizione degli dèi sui loro sforzi per conseguire e mantenere ricchezza e potere. Alcune urne contenevano i resti di due o tre bambini, che probabilmente appartenevano alla stessa famiglia a giudicare dal fatto che erano di età diverse.
Se questa usanza dei fenici ci lascia sbalorditi, allora dobbiamo rammentare che “Manasse seduceva Giuda e gli abitanti di Gerusalemme a far peggio delle nazioni che Geova aveva annientate d’innanzi ai figli d’Israele”. (II Cronache 33:9) Geova non stava esagerando quando disse: “Hanno empito questo luogo del sangue degli innocenti”. (Geremia 19:4) Giustamente il succitato articolo fa notare: “La sempre più vasta documentazione archeologica ed epigrafica fornita dagli stessi cartaginesi lascia capire molto bene che gli scrittori classici e quelli biblici sapevano di cosa stavano parlando”.
Per questa ragione, esattamente come Geova aveva “annientate” le idolatre “nazioni” cananee, non risparmiò gli israeliti infedeli. Ricevettero quello che meritavano per mano dei babilonesi nel 607 a.E.V.

(2 RE 23:29)

“Ai suoi giorni Faraone Neco re d’Egitto salì verso il re d’Assiria presso il fiume Eufrate, e il re Giosia gli andava incontro; ma egli lo mise a morte a Meghiddo appena lo vide.”

*** w00 15/9 p. 30 L’umile Giosia ottiene il favore di Geova ***
Essendosi però umiliato dinanzi a Geova Dio, Giosia non vedrà la calamità. Sarà raccolto presso i suoi antenati e andrà nel suo cimitero in pace. — 2 Re 22:14-20; 2 Cronache 34:22-28.
Si può dire che la profezia di Ulda fosse esatta visto che Giosia morì in battaglia? (2 Re 23:28-30) Sì, perché in paragone con “la calamità” che si abbatté su Giuda egli fu raccolto nel suo cimitero in “pace”. (2 Re 22:20; 2 Cronache 34:28) Giosia morì prima della calamità del 609-607 a.E.V., quando i babilonesi assediarono Gerusalemme e la distrussero. E che ‘fosse raccolto presso i propri antenati’ non escludeva necessariamente una morte violenta. Un’espressione affine è usata in relazione a morti sia violente che non violente. — Deuteronomio 31:16; 1 Re 2:10; 22:34, 40.

*** it-1 p. 234 Assiria ***
Secondo la stessa cronaca, nel 14° anno del regno di Nabopolassar (632 a.E.V.), Assur-uballit II tentò di prolungare la dominazione assira da Haran, sua capitale. Questa cronaca afferma, a proposito del 17° anno del regno di Nabopolassar (629 a.E.V.): “Nel mese di duʼuzu, Assur-uballit, re d’Assiria, (e) un grande [esercito dell’]E[gi]tto [che era venuto in suo aiuto] passò il fiume (Eufrate) e [marciò] alla conquista di Harran”. (Ancient Near Eastern Texts, cit., p. 305). In realtà Assur-uballit cercava di riconquistarla dopo esserne stato scacciato. Questo documento è in armonia con quanto viene detto circa l’attività del faraone Neco in 2 Re 23:29, attività che provocò la morte di Giosia re di Giuda (ca. 629 a.E.V.). In questo versetto (ATE) si legge che “il Faraone Necho re d’Egitto salì verso il re di Assiria sul fiume Eufrate”, evidentemente per aiutarlo. “Il re di Assiria” dal quale andò Neco poteva benissimo essere Assur-uballit II. La loro campagna contro Haran non ebbe successo. L’impero assiro era finito.

*** it-2 pp. 374-375 Neco ***
Verso la fine del regno di Giosia, durato 31 anni (659-629 a.E.V.), il faraone Neco si stava recando in soccorso degli assiri nei pressi dell’Eufrate. In quell’occasione Giosia non tenne conto delle “parole di Neco dalla bocca di Dio” e fu ferito mortalmente nel tentativo di respingere le forze egiziane a Meghiddo. Circa tre mesi più tardi il faraone Neco fece prigioniero Ioacaz, successore di Giosia, e mise sul trono come suo vassallo il 25enne Eliachim, a cui diede nome Ioiachim. Neco impose inoltre un gravoso tributo al regno di Giuda. (2Cr 35:20–36:4; 2Re 23:29-35) Tre o quattro anni più tardi (nel 625 a.E.V.), a Carchemis, l’esercito di Neco fu sconfitto dai babilonesi al comando di Nabucodonosor. — Ger 46:2.

(2 RE 23:34)

“Per di più, Faraone Neco fece re Eliachim figlio di Giosia in luogo di Giosia suo padre e cambiò il suo nome in Ioiachim; e prese Ioacaz e lo portò quindi in Egitto, dove alla fine morì.”

*** jr cap. 13 p. 158 par. 10 “Geova ha fatto ciò che aveva in mente” ***
Riguardo a Ioacaz, o Sallum, uno dei figli del re Giosia, Dio predisse che sarebbe stato esiliato e non avrebbe fatto più ritorno in Giuda. (Ger. 22:11, 12) Fu quello che accadde. (2 Re 23:31-34)

(2 RE 24:1)

“Ai suoi giorni Nabucodonosor re di Babilonia salì, e Ioiachim divenne dunque suo servitore per tre anni. Comunque, si rivoltò e si ribellò contro di lui.”

*** dp cap. 3 p. 31 par. 3 Provati, ma fedeli a Geova! ***
3 L’anno dopo Nabucodonosor — adesso intronizzato re di Babilonia — riprese le sue campagne militari in Siria e in Palestina. In questo periodo venne per la prima volta a Gerusalemme. La Bibbia riferisce: “Ai suoi giorni Nabucodonosor re di Babilonia salì, e Ioiachim divenne dunque suo servitore per tre anni. Comunque, si rivoltò e si ribellò contro di lui”. — 2 Re 24:1.

*** it-1 p. 951 Nazioni che aggredirono Israele ***
Babilonia 2Re 24:1, 12-17; 25:1-21

*** it-1 p. 952 Nazioni che aggredirono Israele ***
Iscrizione babilonese che documenta l’invasione di Giuda da parte di Nabucodonosor

*** it-2 p. 38 Ioiachin ***
Ioiachin diventò re a 18 anni e continuò a fare il male come suo padre. (2Re 24:8, 9; 2Cr 36:9, nt.) Ioiachim, padre di Ioiachin, si era assoggettato a Nabucodonosor re di Babilonia, ma nel terzo anno di vassallaggio (618 a.E.V.) si era ribellato. (2Re 24:1) Come risultato Gerusalemme venne assediata.

*** it-2 p. 38 Ioiachim ***
In 2 Re 24:1 si legge che Nabucodonosor fece pressione sul re di Giuda “e Ioiachim divenne dunque suo servitore [o vassallo] per tre anni. Comunque, [Ioiachim] si rivoltò e si ribellò contro di lui [Nabucodonosor]”. È a questo terzo anno di Ioiachim come re vassallo di Babilonia che evidentemente Daniele si riferisce in Daniele 1:1. Non poteva trattarsi del terzo degli 11 anni di regno di Ioiachim su Giuda, poiché in quel tempo Ioiachim non era vassallo di Babilonia, ma di Neco, faraone d’Egitto. Solo nel quarto anno del regno di Ioiachim su Giuda Nabucodonosor infranse l’egemonia egiziana sulla Siria e sulla Palestina con la vittoria di Carchemis (625 a.E.V. [a quanto pare dopo il mese di nisan]). (Ger 46:2) Poiché la rivolta di Ioiachim contro Babilonia provocò la sua caduta dopo circa 11 anni di regno, i tre anni di vassallaggio a Babilonia devono aver avuto inizio verso la fine del suo ottavo anno di regno, cioè agli inizi del 620 a.E.V.

*** it-2 p. 358 Nabucodonosor ***
Durante il secondo, terzo e quarto anno di regno intraprese altre campagne in Hattu, e a quanto pare nel quarto anno rese suo vassallo Ioiachim re di Giuda. (2Re 24:1) Sempre nel quarto anno Nabucodonosor si spinse con il suo esercito in Egitto e nel conflitto che seguì entrambe le parti subirono pesanti perdite.
Conquista di Gerusalemme. In seguito alla ribellione di Ioiachim re di Giuda contro Nabucodonosor i babilonesi cinsero d’assedio Gerusalemme.

(2 RE 24:2)

“E Geova mandava contro di lui bande di predoni caldei e bande di predoni siri e bande di predoni moabiti e bande di predoni dei figli di Ammon, e le mandava contro Giuda per distruggerlo, secondo la parola di Geova che egli aveva pronunciato per mezzo dei suoi servitori i profeti.”

*** it-1 p. 951 Nazioni che aggredirono Israele ***
Ammon 2Cr 20:1-3, 10, 11; 2Re 24:2

(2 RE 24:8)

“Ioiachin aveva diciotto anni quando cominciò a regnare, e regnò tre mesi a Gerusalemme. E il nome di sua madre era Neusta figlia di Elnatan di Gerusalemme.”

*** it-1 p. 47 Acbor ***
Elnatan, principe della corte del re Ioiachim, e molto probabilmente il bisnonno del re Ioiachin. — Ger 26:22; 36:12; 2Re 24:8.

(2 RE 24:10)

“Durante quel tempo i servitori di Nabucodonosor re di Babilonia salirono a Gerusalemme, così che la città fu assediata.”

*** it-2 pp. 38-39 Ioiachin ***
Può darsi che l’espressione “durante quel tempo” (2Re 24:10) non si riferisca al breve regno di Ioiachin, bensì all’intero periodo in questione, nel qual caso l’assedio può essere iniziato durante il regno di suo padre Ioiachim, come sembra indicare Daniele 1:1, 2. A quanto pare Ioiachim morì durante l’assedio e Ioiachin salì al trono di Giuda. Il suo regno però finì solo tre mesi e dieci giorni dopo, quando egli si arrese a Nabucodonosor, nel 617 a.E.V. (nel mese di adar secondo una cronaca babilonese). (2Re 24:11, 12; 2Cr 36:9; A. K. Grayson, Assyrian and Babylonian Chronicles, 1975, p. 102)

(2 RE 24:11)

“E Nabucodonosor re di Babilonia veniva contro la città, mentre i suoi servitori le ponevano l’assedio.”

*** g 11/07 p. 16 L’archeologia conferma la Bibbia? ***
Durante gli scavi nelle rovine dell’antica città di Babilonia, nell’attuale Iraq, gli archeologi hanno scoperto circa 300 tavolette cuneiformi presso la porta di Ishtar. Le iscrizioni, riguardanti il periodo del regno di Nabucodonosor re di Babilonia, includono elenchi di nomi tra i quali figura “Yaukin, re del paese di Yahud”. È un riferimento al re Ioiachin del paese di Giuda, che fu fatto prigioniero e portato a Babilonia al tempo della prima conquista di Gerusalemme da parte di Nabucodonosor nel 617 a.E.V. (2 Re 24:11-15) La tavoletta menziona anche cinque figli di Ioiachin. — 1 Cronache 3:17, 18.

*** si p. 132 par. 1 Libro biblico numero 26: Ezechiele ***
NEL 617 a.E.V. Ioiachin re di Giuda consegnò Gerusalemme a Nabucodonosor, che portò a Babilonia la maggior parte del popolo del paese e i tesori della casa di Geova e della casa del re. Fra i prigionieri c’erano la famiglia reale e i principi, gli uomini valorosi e potenti, gli artefici e i costruttori ed Ezechiele figlio del sacerdote Buzi. (2 Re 24:11-17; Ezec. 1:1-3)

*** it-2 p. 358 Nabucodonosor ***
In seguito alla ribellione di Ioiachim re di Giuda contro Nabucodonosor i babilonesi cinsero d’assedio Gerusalemme. Sembra che Ioiachim sia morto durante questo assedio; sul trono di Giuda salì suo figlio Ioiachin. Ma solo tre mesi e dieci giorni dopo, il regno del nuovo re ebbe fine con la resa di Ioiachin a Nabucodonosor (nel mese di adar [febbraio-marzo] durante il settimo anno di regno di Nabucodonosor [che terminò nel nisan 617 a.E.V.], secondo le Cronache babilonesi). Un’iscrizione cuneiforme (British Museum 21946) afferma: “Il settimo anno: Nel mese di chislev il re di Akkad radunò il suo esercito e marciò verso Hattu. Si accampò contro la città di Giuda e il secondo giorno del mese di adar catturò la città (e ne) afferrò il re [Ioiachin]. Costituì nella città un re di sua scelta [Sedechia] (e) prendendo il grosso tributo lo portò in Babilonia”. (Assyrian and Babylonian Chronicles, cit., p. 102; ILLUSTRAZIONE, vol. 2, p. 326) Insieme a Ioiachin, Nabucodonosor portò in esilio a Babilonia altri componenti della famiglia reale, funzionari di corte, artigiani e guerrieri, e costituì re di Giuda Mattania, zio di Ioiachin, a cui diede nome Sedechia. — 2Re 24:11-17; 2Cr 36:5-10; vedi CRONOLOGIA; IOIACHIM; IOIACHIN.

*** gm cap. 4 p. 48 par. 21 Quanto è credibile il “Vecchio Testamento”? ***
21 La Bibbia narra che in seguito, sotto il re Ioiachin, Gerusalemme fu assediata dai babilonesi e sconfitta. Questo avvenimento è registrato nella Cronaca Babilonese, una tavoletta scritta in caratteri cuneiformi scoperta dagli archeologi. Vi si legge: “Il re di Akkad [Babilonia] . . . pose l’assedio alla città di Giuda (iahudu) e il re prese la città il secondo giorno del mese di addaru”.12 Ioiachin fu portato a Babilonia e imprigionato. Ma in seguito, secondo la Bibbia, fu liberato dalla prigione e riceveva una razione di cibo. (2 Re 24:8-15; 25:27-30) Questo è confermato da documenti amministrativi rinvenuti a Babilonia, che elencano le razioni date a “Yaukîn, re di Giuda”.13

*** w88 1/3 p. 29 La potente Babilonia, terza grande potenza mondiale ***
Poi, nel 617 a.E.V., Nabucodonosor re di Babilonia catturò il re di Gerusalemme, Ioiachin, e mandò lui e altri “uomini preminenti del paese” in esilio a Babilonia. Nabucodonosor fece re a Gerusalemme Mattania e “gli cambiò il nome in Sedechia”. — 2 Re 24:11-17.

(2 RE 24:12)

“Alla fine Ioiachin re di Giuda uscì verso il re di Babilonia, lui con sua madre e i suoi servitori e i suoi principi e i suoi funzionari di corte; e il re di Babilonia lo prendeva nell’ottavo anno del suo regno.”

*** it-2 p. 39 Ioiachin ***
Il suo regno però finì solo tre mesi e dieci giorni dopo, quando egli si arrese a Nabucodonosor, nel 617 a.E.V. (nel mese di adar secondo una cronaca babilonese). (2Re 24:11, 12; 2Cr 36:9; A. K. Grayson, Assyrian and Babylonian Chronicles, 1975, p. 102)

*** it-2 p. 358 Nabucodonosor ***
In seguito alla ribellione di Ioiachim re di Giuda contro Nabucodonosor i babilonesi cinsero d’assedio Gerusalemme. Sembra che Ioiachim sia morto durante questo assedio; sul trono di Giuda salì suo figlio Ioiachin. Ma solo tre mesi e dieci giorni dopo, il regno del nuovo re ebbe fine con la resa di Ioiachin a Nabucodonosor (nel mese di adar [febbraio-marzo] durante il settimo anno di regno di Nabucodonosor [che terminò nel nisan 617 a.E.V.], secondo le Cronache babilonesi). Un’iscrizione cuneiforme (British Museum 21946) afferma: “Il settimo anno: Nel mese di chislev il re di Akkad radunò il suo esercito e marciò verso Hattu. Si accampò contro la città di Giuda e il secondo giorno del mese di adar catturò la città (e ne) afferrò il re [Ioiachin]. Costituì nella città un re di sua scelta [Sedechia] (e) prendendo il grosso tributo lo portò in Babilonia”. (Assyrian and Babylonian Chronicles, cit., p. 102; ILLUSTRAZIONE, vol. 2, p. 326) Insieme a Ioiachin, Nabucodonosor portò in esilio a Babilonia altri componenti della famiglia reale, funzionari di corte, artigiani e guerrieri, e costituì re di Giuda Mattania, zio di Ioiachin, a cui diede nome Sedechia. — 2Re 24:11-17; 2Cr 36:5-10; vedi CRONOLOGIA; IOIACHIM; IOIACHIN.

*** gm cap. 4 p. 48 par. 21 Quanto è credibile il “Vecchio Testamento”? ***
21 La Bibbia narra che in seguito, sotto il re Ioiachin, Gerusalemme fu assediata dai babilonesi e sconfitta. Questo avvenimento è registrato nella Cronaca Babilonese, una tavoletta scritta in caratteri cuneiformi scoperta dagli archeologi. Vi si legge: “Il re di Akkad [Babilonia] . . . pose l’assedio alla città di Giuda (iahudu) e il re prese la città il secondo giorno del mese di addaru”.12 Ioiachin fu portato a Babilonia e imprigionato. Ma in seguito, secondo la Bibbia, fu liberato dalla prigione e riceveva una razione di cibo. (2 Re 24:8-15; 25:27-30) Questo è confermato da documenti amministrativi rinvenuti a Babilonia, che elencano le razioni date a “Yaukîn, re di Giuda”.13

*** w88 1/3 p. 29 La potente Babilonia, terza grande potenza mondiale ***
Poi, nel 617 a.E.V., Nabucodonosor re di Babilonia catturò il re di Gerusalemme, Ioiachin, e mandò lui e altri “uomini preminenti del paese” in esilio a Babilonia. Nabucodonosor fece re a Gerusalemme Mattania e “gli cambiò il nome in Sedechia”. — 2 Re 24:11-17.
Documenti babilonesi, rinvenuti dagli archeologi, pure confermano questo avvenimento. Le cronache babilonesi, antiche tavolette d’argilla su cui venivano riportati i principali avvenimenti, dicono che il re di Babilonia “si accampò attorno alla città di Giuda [Gerusalemme]; . . . occupò la città e fece prigioniero il re;

(2 RE 24:13)

“Quindi portò via di là tutti i tesori della casa di Geova e i tesori della casa del re, e tagliava a pezzi tutti gli utensili d’oro che Salomone re d’Israele aveva fatto nel tempio di Geova, proprio come Geova aveva parlato.”

*** it-2 p. 39 Ioiachin ***
In 2 Re 24:12-16 si legge che Nabucodonosor portò questi prigionieri in esilio, insieme a “tutti i tesori della casa di Geova e i tesori della casa del re”. In Daniele 1:1, 2 viene detto invece che solo “parte degli utensili” vennero portati a Babilonia. La spiegazione può essere che i tesori menzionati in 2 Re fossero in particolare gli utensili d’oro, a cui si fa specifico riferimento, e che altri utensili non siano stati presi. Un’altra possibilità è che “alcuni utensili della casa di Geova” siano stati portati a Babilonia quando Gerusalemme si arrese all’assedio dei babilonesi (avvenuto in seguito alla ribellione di Ioiachim contro Babilonia), e che altri “oggetti desiderabili della casa di Geova” siano stati portati via qualche tempo dopo, quando Ioiachin stesso venne trasferito a Babilonia. Questa possibilità è indicata da 2 Cronache 36:6-10. Dalla narrazione di Cronache sembra che Nabucodonosor, dopo aver conquistato Gerusalemme, se ne sia andato ma poi abbia mandato a prendere Ioiachin per portarlo “a Babilonia con gli oggetti desiderabili della casa di Geova”. In modo simile, dieci anni dopo, durante la definitiva conquista e distruzione di Gerusalemme (607 a.E.V.), Nabucodonosor si ritirò a Ribla “nel paese di Amat”, lasciando che Nebuzaradan, capo della guardia del corpo, si occupasse dei particolari del dopoconquista. — 2Re 25:8-21.

(2 RE 24:14)

“E portò in esilio tutta Gerusalemme e tutti i principi e tutti gli uomini potenti e valorosi — diecimila ne portava in esilio — e anche tutti gli artefici e i costruttori di baluardi. Non era stato lasciato nessuno eccetto la classe misera del popolo del paese.”

*** it-2 p. 273 Metalli, Lavoratore di ***
Più tardi, durante l’oppressione filistea, fra gli israeliti non ci potevano essere lavoratori di metalli. Questa misura restrittiva impediva loro di fabbricare armi. (1Sa 13:19-22) Senza dubbio per ragioni simili Nabucodonosor prese prigionieri i lavoratori di metalli e altri artigiani la prima volta che attaccò Gerusalemme. — 2Re 24:14, 16; Ger 24:1; 29:1, 2.

(2 RE 24:15)

“Così portò Ioiachin in esilio a Babilonia; e la madre del re e le mogli del re e i suoi funzionari di corte e gli uomini preminenti del paese li portò via come esiliati da Gerusalemme a Babilonia.”

*** w88 1/3 p. 29 La potente Babilonia, terza grande potenza mondiale ***
Poi, nel 617 a.E.V., Nabucodonosor re di Babilonia catturò il re di Gerusalemme, Ioiachin, e mandò lui e altri “uomini preminenti del paese” in esilio a Babilonia. Nabucodonosor fece re a Gerusalemme Mattania e “gli cambiò il nome in Sedechia”. — 2 Re 24:11-17.
Documenti babilonesi, rinvenuti dagli archeologi, pure confermano questo avvenimento. Le cronache babilonesi, antiche tavolette d’argilla su cui venivano riportati i principali avvenimenti, dicono che il re di Babilonia “si accampò attorno alla città di Giuda [Gerusalemme]; . . . occupò la città e fece prigioniero il re;

(2 RE 24:17)

“Inoltre, il re di Babilonia fece re suo zio Mattania in luogo di lui. Quindi gli cambiò il nome in Sedechia.”

*** it-2 p. 358 Nabucodonosor ***
In seguito alla ribellione di Ioiachim re di Giuda contro Nabucodonosor i babilonesi cinsero d’assedio Gerusalemme. Sembra che Ioiachim sia morto durante questo assedio; sul trono di Giuda salì suo figlio Ioiachin. Ma solo tre mesi e dieci giorni dopo, il regno del nuovo re ebbe fine con la resa di Ioiachin a Nabucodonosor (nel mese di adar [febbraio-marzo] durante il settimo anno di regno di Nabucodonosor [che terminò nel nisan 617 a.E.V.], secondo le Cronache babilonesi). Un’iscrizione cuneiforme (British Museum 21946) afferma: “Il settimo anno: Nel mese di chislev il re di Akkad radunò il suo esercito e marciò verso Hattu. Si accampò contro la città di Giuda e il secondo giorno del mese di adar catturò la città (e ne) afferrò il re [Ioiachin]. Costituì nella città un re di sua scelta [Sedechia] (e) prendendo il grosso tributo lo portò in Babilonia”. (Assyrian and Babylonian Chronicles, cit., p. 102; ILLUSTRAZIONE, vol. 2, p. 326) Insieme a Ioiachin, Nabucodonosor portò in esilio a Babilonia altri componenti della famiglia reale, funzionari di corte, artigiani e guerrieri, e costituì re di Giuda Mattania, zio di Ioiachin, a cui diede nome Sedechia. — 2Re 24:11-17; 2Cr 36:5-10; vedi CRONOLOGIA; IOIACHIM; IOIACHIN.

*** w88 1/3 p. 29 La potente Babilonia, terza grande potenza mondiale ***
Nabucodonosor fece re a Gerusalemme Mattania e “gli cambiò il nome in Sedechia”. — 2 Re 24:11-17.

(2 RE 25:1)

“E avvenne nel nono anno del suo regno, nel decimo mese, il decimo giorno del mese, che Nabucodonosor re di Babilonia venne, sì, lui e tutte le sue forze militari, contro Gerusalemme e si accampava contro di essa e le edificava contro un muro d’assedio tutt’intorno.”

*** it-1 p. 951 Nazioni che aggredirono Israele ***
Babilonia 2Re 24:1, 12-17; 25:1-21

*** it-1 p. 952 Nazioni che aggredirono Israele ***
Iscrizione babilonese che documenta l’invasione di Giuda da parte di Nabucodonosor

(2 RE 25:4)

“E nella città fu aperta una breccia, e tutti gli uomini di guerra [fuggirono] di notte per la via della porta fra le doppie mura che è presso il giardino del re, mentre i caldei erano tutt’intorno contro la città; e [il re] andava in direzione dell’Araba.”

*** it-1 p. 475 Chidron, Valle del torrente ***
Non lontano da questa sorgente la valle del Chidron si allarga e forma un largo spiazzo. Secondo alcuni questo potrebbe corrispondere all’antico “giardino del re”. — 2Re 25:4.

*** it-1 p. 1103 Giardino, Orto ***
Il Giardino del Re si trovava vicino al luogo da cui Sedechia e i suoi uomini tentarono di fuggire da Gerusalemme durante l’assedio dei caldei, probabilmente appena fuori delle mura a SE della città. (2Re 25:4; Ne 3:15)

(2 RE 25:7)

“E i figli di Sedechia furono scannati davanti ai suoi occhi, ed egli accecò gli occhi di Sedechia, dopo di che lo serrò in ceppi di rame e lo portò a Babilonia.”

*** it-2 p. 415 Occhio ***
Per umiliare e infrangere il potere dei nemici, alcune nazioni dell’antichità seguivano la crudele usanza di accecare gli uomini preminenti fatti prigionieri. — Gdc 16:21; 1Sa 11:2; 2Re 25:7.

*** it-2 p. 917 Sedechia ***
I suoi figli vennero uccisi sotto i suoi occhi. Poiché in quel tempo Sedechia aveva solo 32 anni circa, i ragazzi dovevano essere ancora piccoli. Dopo avere assistito alla morte dei figli, Sedechia venne accecato, legato con ceppi di rame e portato a Babilonia, dove morì nella casa di detenzione. — 2Re 25:2-7; Ger 39:2-7; 44:30; 52:6-11; cfr. Ger 24:8-10; Ez 12:11-16; 21:25-27.

(2 RE 25:8)

“E nel quinto mese, il settimo [giorno] del mese, vale a dire nel diciannovesimo anno del re Nabucodonosor re di Babilonia, Nebuzaradan capo della guardia del corpo, servitore del re di Babilonia, venne a Gerusalemme.”

*** w07 15/3 p. 11 par. 10 Punti notevoli del libro di Geremia ***
Il settimo giorno del quinto mese del 19° anno di regno di Nabucodonosor, il capo della guardia del corpo, Nebuzaradan, ‘viene’, o arriva, a Gerusalemme. (2 Re 25:8) Forse Nebuzaradan è accampato fuori delle mura della città e studia la situazione, preparando un piano d’azione.

*** it-1 p. 12 Ab ***
In 2 Re 25:8 si legge che nel settimo giorno di questo mese Nebuzaradan, servitore del re di Babilonia, “venne a Gerusalemme”. Geremia 52:12 dice invece che Nebuzaradan “entrò a Gerusalemme” nel decimo giorno di questo mese. Una nota in calce a questo versetto nella Bibbia rabbinica (ATE) dice: “Nel libro dei Re (2 Re 25, 8) si parla invece del settimo giorno, poiché in esso forse avevano avuto inizio le operazioni nemiche”. Quindi il settimo giorno Nebuzaradan sarebbe arrivato a Gerusalemme, avrebbe ispezionato le mura della città dall’esterno, dal suo accampamento, e dato ordine di demolire le fortificazioni della città e saccheggiarne i tesori; infine, nel decimo giorno del mese, sarebbe entrato nella città e nel suo tempio santo.

*** it-2 p. 374 Nebuzaradan ***
NEBUZARADAN
(Nebuzaradàn) [da un nome babilonese che significa “Nebo ha dato progenie”].
Capo della guardia del corpo e figura di primo piano dell’esercito di Nabucodonosor durante l’effettiva distruzione di Gerusalemme nel 607 a.E.V. Sembra che Nebuzaradan non fosse presente all’assedio iniziale di Gerusalemme, dato che “venne a Gerusalemme” circa un mese più tardi, dopo che il re Sedechia era stato condotto alla presenza di Nabucodonosor e accecato. — 2Re 25:2-8; Ger 39:2, 3; 52:6-11.
Dall’esterno Nebuzaradan diresse le operazioni di demolizione della città, che iniziarono “il settimo giorno del mese” (il quinto mese, ab); in quell’occasione i tesori del tempio furono portati via, le mura abbattute, i prigionieri condotti in esilio: furono lasciati rimanere solo alcuni dei più miseri. (2Re 25:8-20; Ger 39:8-10; 43:5, 6; 52:12-26) Tre giorni dopo, il decimo giorno del mese, Nebuzaradan a quanto pare “entrò a Gerusalemme” e, dopo un’ispezione, appiccò il fuoco alla casa di Geova e ridusse la città in cenere. (Ger 52:12, 13) Giuseppe Flavio osserva che nello stesso giorno, il decimo giorno del quinto mese, in cui era stato incendiato il tempio di Salomone, nel 70 E.V. venne incendiato anche il tempio ricostruito da Erode. — Guerra giudaica, VI, 250 (iv, 5); VI, 268 (iv, 8); vedi AB.

(2 RE 25:11)

“E Nebuzaradan capo della guardia del corpo portò in esilio il resto del popolo che era stato lasciato nella città e i disertori che erano passati al re di Babilonia e il resto della folla.”

*** it-1 p. 445 Cattività ***
Quelli portati prigionieri a Babilonia includevano “alcuni dei miseri del popolo e il resto del popolo lasciato rimanere nella città e i disertori . . . e il resto degli artigiani”. L’espressione “lasciato rimanere nella città” sembra indicare che moltissimi erano morti di fame, di malattia o nell’incendio, oppure erano stati uccisi in guerra. (Ger 52:15; 2Re 25:11)

(2 RE 25:14)

“E presero i recipienti e le palette e gli spegnitoi e le coppe e tutti gli utensili di rame con i quali servivano.”

*** it-2 pp. 1027-1028 Spegnitoi ***
SPEGNITOI
Mezammèreth, il sostantivo ebraico tradotto “smoccolatoi” (PIB), “coltelli” (CEI), “forbici” (ATE) o “spegnitoi” (NM) si ritiene derivi da un verbo (zamàr) che significa “spuntare; potare”. Perciò alcuni ritengono che si trattasse di utensili simili a forbici usati per spuntare i lucignoli. Comunque, tutto quello che si sa esattamente di questi utensili è che erano d’oro o di rame e venivano usati in relazione alle funzioni svolte nel tempio. — 1Re 7:50; 2Re 12:13; 25:14; 2Cr 4:22; Ger 52:18.

(2 RE 25:17)

“L’altezza di ciascuna colonna era di diciotto cubiti, e il capitello su di essa era di rame; e l’altezza del capitello era di tre cubiti; e il lavoro a rete e le melagrane tutt’intorno sul capitello, tutto quanto, era di rame; e la seconda colonna aveva queste stesse cose sul lavoro a rete.”

*** it-1 pp. 424-425 Capitello ***
CAPITELLO
Parte superiore e decorazione terminale delle colonne di un edificio. Capitelli imponenti coronavano Iachin e Boaz, le colonne erette davanti al tempio di Salomone. (2Cr 3:15-17) Questi capitelli e le colonne su cui poggiavano erano stati fatti sotto la guida dell’artigiano Hiram all’epoca della costruzione del tempio (1034-1027 a.E.V.) e resisterono per oltre 400 anni finché Gerusalemme fu saccheggiata dai babilonesi nel 607 a.E.V. (2Cr 4:11-13; Ger 52:17, 22) Con una sola eccezione, tutte le volte che si parla di questi capitelli è usata la parola ebraica kothèreth, derivata dalla radice kathàr (‘circondare’; Gdc 20:43) e affine a kèther (“ornamento”; Est 1:11). La parola ebraica per “capitello” in 2 Cronache 3:15 (tsèfet) deriva dalla radice tsafàh, che significa “rivestire”. — Eso 25:11.
Le colonne erano di rame fuso, alte 18 cubiti (8 m) e con un diametro di 1,7 m. Inoltre i capitelli erano alti 5 cubiti (2,2 m). (1Re 7:15, 16) Alla luce dei brani indicanti che i capitelli erano alti cinque cubiti, alcuni studiosi sono giunti alla conclusione che i “tre cubiti” di cui si parla in 2 Re 25:17 siano frutto dell’errore di uno scriba. Per questo alcune traduzioni della Bibbia (ad esempio CEI, Na) hanno “cinque cubiti” anziché “tre cubiti”. Dato che le colonne erano cave, con uno spessore di 7,5 cm, è ragionevole supporre che lo fossero pure i capitelli e che anch’essi fossero stati fusi in forme d’argilla “nel Distretto del Giordano”. — 2Cr 4:17; Ger 52:21.

(2 RE 25:18)

“Per di più, il capo della guardia del corpo prese Seraia il capo sacerdote e Sofonia il secondo sacerdote e tre guardiani della porta;”

*** it-2 p. 1010 Sommo sacerdote ***
Il santuario, il servizio che vi si svolgeva e il tesoro erano affidati alla sorveglianza del sommo sacerdote. (2Re 12:7-16; 22:4) Sembra che le stesse mansioni fossero svolte da un “secondo” sacerdote, che era il principale assistente del sommo sacerdote. (2Re 25:18) In epoche successive questo assistente, detto il sagàn, officiava al posto del sommo sacerdote quando questi per qualche ragione era impedito. (A. Edersheim, The Temple, 1874, p. 75)

(2 RE 25:19)

“e prese dalla città un funzionario di corte che era al comando degli uomini di guerra, e cinque uomini di quelli che avevano accesso presso il re i quali si trovavano nella città; e il segretario del capo dell’esercito, quello che adunava il popolo del paese, e sessanta uomini del popolo del paese i quali si trovavano nella città;”

*** it-2 p. 628 Potifar ***
Il “funzionario di corte [sarìs] che era al comando degli uomini di guerra” quando Gerusalemme cadde nel 607 a.E.V. era sicuramente un alto funzionario governativo, non un uomo privato della virilità, un evirato. (2Re 25:19)

(2 RE 25:22)

“In quanto alla gente lasciata nel paese di Giuda, che Nabucodonosor re di Babilonia aveva lasciato, egli nominò ora su di essi Ghedalia figlio di Aicam figlio di Safan.”

*** it-1 p. 187 Archeologia ***
Pure interessante è l’impronta di un sigillo su argilla che si riferisce a “Ghedalia che è capo della casa”. Ghedalia era il nome del governatore di Giuda nominato da Nabucodonosor dopo la caduta di Gerusalemme e molti ritengono probabile che l’impronta del sigillo si riferisca a lui. — 2Re 25:22; cfr. Isa 22:15; 36:3.

(2 RE 25:23)

“Quando tutti i capi delle forze militari, loro e i loro uomini, ebbero udito che il re di Babilonia aveva nominato Ghedalia, immediatamente vennero da Ghedalia a Mizpa, cioè Ismaele figlio di Netania e Ioanan figlio di Carea e Seraia figlio di Tanumet il netofatita e Iaazania figlio del maacatita, loro e i loro uomini.”

*** it-1 p. 992 Gallo ***
Presso Mizpa è stato rinvenuto un sigillo in onice con la figura di un gallo e con l’iscrizione “di Iaazania, servitore del re”. Se, come alcuni ritengono, si tratta dello stesso Iaazania (Iezania) menzionato in 2 Re 25:23 e Geremia 40:8, questo indicherebbe che già nel VII secolo a.E.V.

(2 RE 25:27)

“E avvenne nel trentasettesimo anno dell’esilio di Ioiachin re di Giuda, nel dodicesimo mese, il ventisettesimo giorno del mese, che Evil-Merodac re di Babilonia, nell’anno in cui divenne re, alzò la testa di Ioiachin re di Giuda dalla casa di detenzione;”

*** w12 1/6 p. 5 Storia, non leggenda ***
In seguito “Evil-Merodac re di Babilonia, nell’anno in cui divenne re, alzò la testa di Ioiachin re di Giuda dalla casa di detenzione”.

*** w12 1/6 p. 5 Storia, non leggenda ***
2 Re

*** w12 1/6 p. 5 Storia, non leggenda ***
25:27

*** w12 1/6 p. 5 Storia, non leggenda ***
Che dire della storicità di Evil-Merodac, successore di Nabucodonosor? Su un vaso rinvenuto nei pressi della città di Susa compare questa iscrizione: “Palazzo di Amel-Marduk [Evil-Merodac] re di Babilonia, figlio di Nabucodonosor re di Babilonia”.

*** si p. 69 par. 2 Libro biblico numero 12: 2 Re ***
Fu completato verso il 580 a.E.V., e si riferisce al periodo che comincia con il regno di Acazia d’Israele verso il 920 a.E.V. e finisce nel 37° anno dell’esilio di Ioiachin, nel 580 a.E.V. — 1:1; 25:27.

*** it-1 p. 182 Archeologia ***
Presso la porta di Ishtar a Babilonia sono state scoperte circa 300 tavolette con iscrizioni cuneiformi che risalgono al periodo del regno di Nabucodonosor. Fra gli elenchi di artigiani e prigionieri, che vivevano allora a Babilonia e a cui erano date razioni di viveri, compare il nome di “Yaukin, re del paese di Yahud”, cioè “Ioiachin, re del paese di Giuda”. Questo re era stato portato a Babilonia quando Nabucodonosor aveva conquistato Gerusalemme nel 617 a.E.V., ma era stato liberato dalla casa di detenzione da Awil-Marduk (Evil-Merodac), successore di Nabucodonosor, che gli concesse una razione giornaliera di viveri per il resto della sua vita. (2Re 25:27-30)

*** it-1 p. 182 Archeologia ***
Su un vaso rinvenuto a Susa (Elam) compare il nome del suo successore Awil-Marduk (chiamato Evil-Merodac in 2Re 25:27).

*** it-1 p. 884 Evil-Merodac ***
EVIL-MERODAC
(Èvil-Meròdac) [da un’espressione babilonese che significa “adoratore di Marduk”].
Re di Babilonia che succedette a Nabucodonosor nel 581 a.E.V. Nell’anno in cui salì al trono, Evil-Merodac mostrò benignità a Ioiachin re di Giuda liberandolo dalla casa di detenzione nel 37° anno del suo esilio in Babilonia e concedendogli una posizione di favore superiore a quella di tutti gli altri re prigionieri nel paese. (2Re 25:27-30; Ger 52:31-34) Giuseppe Flavio afferma che Evil-Merodac considerava Ioiachin uno dei suoi più intimi amici.

(2 RE 25:30)

“In quanto alla sua razione, una razione gli era data di continuo da parte del re, quotidianamente come dovuta, per tutti i giorni della sua vita.”

*** it-1 p. 182 Archeologia ***
Presso la porta di Ishtar a Babilonia sono state scoperte circa 300 tavolette con iscrizioni cuneiformi che risalgono al periodo del regno di Nabucodonosor. Fra gli elenchi di artigiani e prigionieri, che vivevano allora a Babilonia e a cui erano date razioni di viveri, compare il nome di “Yaukin, re del paese di Yahud”, cioè “Ioiachin, re del paese di Giuda”. Questo re era stato portato a Babilonia quando Nabucodonosor aveva conquistato Gerusalemme nel 617 a.E.V., ma era stato liberato dalla casa di detenzione da Awil-Marduk (Evil-Merodac), successore di Nabucodonosor, che gli concesse una razione giornaliera di viveri per il resto della sua vita. (2Re 25:27-30)

*** it-2 p. 709 Re, Libri dei ***
Una notevole conferma archeologica dell’ultima dichiarazione contenuta nei libri dei Re è stata data da alcune tavolette cuneiformi scoperte a Babilonia. Queste indicano che Jaʼukinu (Ioiachin) fu imprigionato a Babilonia e menzionano il fatto che gli erano provvedute razioni di viveri dal tesoro della Corona. — 2Re 25:30; Ancient Near Eastern Texts, cit., p. 308.

*** gm cap. 4 p. 48 par. 21 Quanto è credibile il “Vecchio Testamento”? ***
Ma in seguito, secondo la Bibbia, fu liberato dalla prigione e riceveva una razione di cibo. (2 Re 24:8-15; 25:27-30) Questo è confermato da documenti amministrativi rinvenuti a Babilonia, che elencano le razioni date a “Yaukîn, re di Giuda”.13

*** w88 1/3 p. 29 La potente Babilonia, terza grande potenza mondiale ***
Inoltre la Bibbia menziona la razione di viveri che Ioiachin riceveva mentre era in esilio a Babilonia. (2 Re 25:27-30) A Babilonia gli archeologi hanno trovato documenti amministrativi che si riferiscono alla razione di viveri data sia a “Ioiachin, il re” che ai “figli del re di Giuda”.

NOTA: Non disponibile per il download.
È possibile scaricare le informazioni specifiche per ogni settimana nel file digitale che è previsto per la Scuola di Ministero Teocratico.

Punti notevoli del libro: Primo dei Re