1 Re 9-11, Punti notevoli della Bibbia: Settimana del 13 luglio

Punti notevoli della lettura della Bibbia: 1 Re 9-10-11. Informazioni per studio personale

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(1 RE 9:3)

“E Geova gli diceva: “Ho udito la preghiera e la richiesta di favore con la quale hai chiesto favore dinanzi a me. Ho santificato questa casa che hai edificato, ponendovi il mio nome a tempo indefinito; e i miei occhi e il mio cuore certamente mostreranno d’essere sempre lì.”

*** it-2 p. 844 Salomone ***
Qualcuno ha messo in dubbio la tesi menzionata sopra secondo la quale l’inaugurazione avrebbe avuto luogo l’anno dopo che il tempio era stato ultimato, perché in 1 Re 9:1-9 viene detto che Geova apparve a Salomone dopo che era stata costruita “la casa del re” e gli disse che aveva udito la sua preghiera. (Cfr. 2Cr 7:11-22). Questo avvenne nel 24° anno del regno di Salomone, dopo la sua ventennale attività architettonica. Passarono forse 12 anni prima che Dio esaudisse la preghiera pronunciata da Salomone all’inaugurazione del tempio? No, perché all’inaugurazione, al termine della preghiera di Salomone, “il fuoco stesso scese dai cieli e consumava l’olocausto e i sacrifici, e la gloria stessa di Geova riempì la casa”. Questa era una potente manifestazione con cui Geova esaudiva la preghiera, rispondendo con un’azione, e fu riconosciuta come tale dal popolo. (2Cr 7:1-3) Con la successiva apparizione Dio dimostrò a Salomone che non aveva dimenticato la preghiera pronunciata 12 anni prima, e ora rispondeva a voce assicurandogli che lo aveva udito. In questa seconda apparizione Dio esortò ulteriormente Salomone a rimanere fedele come lo era stato Davide suo padre.

(1 RE 9:4)

“E tu, se camminerai dinanzi a me, proprio come camminò Davide tuo padre, con integrità di cuore e con rettitudine, facendo secondo tutto ciò che ti ho comandato, e osserverai i miei regolamenti e le mie decisioni giudiziarie,”

*** w12 15/11 p. 7 par. 18 “Insegnami a fare la tua volontà” ***
18 Anche se fu esemplare sotto molti aspetti, nel corso della sua vita Davide commise diversi peccati gravi. (2 Sam. 11:2-4, 14, 15, 22-27; 1 Cron. 21:1, 7) Tuttavia, quando peccò mostrò sincero pentimento. Camminò dinanzi a Dio “con integrità di cuore”. (1 Re 9:4) Perché possiamo dirlo? Perché Davide si sforzò di agire in armonia con la volontà di Geova.

*** w07 15/8 p. 12 ‘O Geova, mettimi alla prova’ ***
A motivo della sua debolezza commise dei peccati gravi, eppure ‘camminò con integrità di cuore’. (1 Re 9:4) Lo fece accettando la riprensione e correggendo la sua condotta. Dimostrò così di amare sinceramente Geova, di essere completamente devoto a lui.

*** w97 1/5 p. 5 Fiducia in un mondo imperfetto ***
Davide, re di Israele, fece molti errori, inclusa la ben nota relazione adulterina con Betsabea. (2 Samuele 11:1-27) I numerosi sbagli di Davide dimostrano che era tutt’altro che perfetto. Eppure, cosa vedeva in lui Geova? Rivolgendosi a Salomone, figlio di Davide, Geova disse: ‘Cammina dinanzi a me, proprio come camminò Davide tuo padre, con integrità di cuore e con rettitudine’. (1 Re 9:4) Nonostante i suoi numerosi errori, Geova riconobbe che Davide era sostanzialmente degno di fiducia. Perché?
Davide fornì la risposta quando disse a Salomone: “Geova scruta tutti i cuori, e discerne ogni inclinazione dei pensieri”. (1 Cronache 28:9) Davide commise errori, ma era umile e desideroso di fare ciò che era giusto. Accettò sempre la riprensione e la correzione, anzi la ricercò. Chiese: “Esaminami, o Geova, e mettimi alla prova; raffina i miei reni e il mio cuore”. (Salmo 26:2) E venne raffinato. Il castigo derivante dal suo peccato con Betsabea, ad esempio, durò per tutta la sua vita. Eppure Davide non cercò mai di giustificare la sua trasgressione. (2 Samuele 12:1-12) Cosa più importante, non si allontanò mai dalla vera adorazione. Per questa ragione e per la sentita contrizione e il sincero pentimento di Davide, Geova fu disposto a perdonare i suoi peccati e a riconoscerlo come uomo di integrità. — Vedi anche il Salmo 51.

(1 RE 9:11)

“(Hiram re di Tiro aveva assistito lui stesso Salomone con legname di cedro e legname di ginepro e con oro, quanto vi provò diletto), che in quel tempo il re Salomone dava a Hiram venti città nel paese della Galilea.”

*** w05 1/7 p. 29 par. 3 Punti notevoli del libro di Primo Re ***
9:10-13: Il dono di 20 città della Galilea che Salomone fece al re Hiram di Tiro era in armonia con la Legge mosaica? Si poteva pensare che la Legge esposta in Levitico 25:23, 24 si applicasse solo alle zone occupate dagli israeliti. È possibile che le città che Salomone diede a Hiram fossero abitate da non israeliti, anche se si trovavano entro i confini della Terra Promessa. (Esodo 23:31) Può anche darsi che l’azione di Salomone indicasse che non si atteneva completamente alla Legge, com’è dimostrato dal fatto che ‘aumentò i suoi cavalli’ e prese molte mogli. (Deuteronomio 17:16, 17) Comunque stiano le cose, Hiram non fu contento del regalo. Forse gli abitanti pagani non mantenevano le città in buone condizioni, o può darsi che non fossero situate in una posizione ideale.

(1 RE 9:13)

“Perciò disse: “Che sorta di città sono queste che mi hai dato, fratello mio?” E sono state chiamate il Paese di Cabul fino a questo giorno.”

*** it-1 p. 382 Cabul ***
2. Nome di un distretto della Galilea che includeva 20 città date da Salomone al re Hiram di Tiro, dono dovuto probabilmente alla riconoscenza di Salomone per l’apporto di Hiram al suo programma edilizio. Hiram però nell’ispezionare le città non le trovò di suo gradimento (“non erano proprio rette ai suoi occhi”) e disse a Salomone: “Che sorta di città sono queste che mi hai dato, fratello mio?” Quindi furono chiamate “Paese di Cabul”. — 1Re 9:10-13.
Secondo Giuseppe Flavio (Antichità giudaiche, VIII, 142 [v, 3]), le città “sono non lontano da Tiro”. In Isaia (9:1) la Galilea è chiamata “Galilea delle nazioni”, e alcuni studiosi ritengono che le 20 città fossero abitate da una popolazione pagana. Non sembra probabile che Salomone le avrebbe cedute a un re straniero se fossero state abitate da israeliti, e in effetti potevano trovarsi fuori dei confini d’Israele, pur essendo entro i limiti della zona promessa in origine a Israele da Dio e conquistata da Davide, padre di Salomone. (Eso 23:31; 2Sa 8:1-15) Sono state avanzate alcune riserve sulla correttezza dell’azione di Salomone, in base alla legge di Dio in Levitico 25:23, 24. Tale legge era forse considerata valida solo per la regione effettivamente abitata dal popolo del patto di Dio, nel qual caso il dono di Salomone non sarebbe stato fuori luogo. Altrimenti sarebbe un’altra indicazione che egli non aderiva completamente ai consigli divini, come nel moltiplicare i cavalli e nel prendere molte mogli straniere. — Cfr. De 17:16, 17 con 1Re 4:26; 11:1-8.
La Bibbia non spiega la ragione per cui Hiram non era soddisfatto delle città. Alcuni ritengono che gli abitanti pagani le tenessero in cattive condizioni; altri che la loro posizione geografica fosse infelice. Ad ogni modo come risultato del suo malcontento fu dato loro il nome di “Paese di Cabul”. Il significato di Cabul in questo versetto è stato oggetto di molte discussioni. Giuseppe Flavio (op. cit.) dice che “nella lingua dei fenici viene inteso nel senso di ‘sgradito’”, ma studiosi moderni non trovano altra evidenza a sostegno di questa interpretazione. In genere i lessicografi avanzano l’ipotesi che si tratti di una specie di gioco di parole: Cabul al posto dell’espressione ebraica kevàl, che significa “buono a nulla” e che ha suono simile.

*** it-1 p. 969 Fratello ***
“Fratelli” sono anche coloro che sono uniti in una causa comune e hanno intenti e obiettivi simili. Per esempio, Hiram re di Tiro chiamava il re Salomone suo fratello, non semplicemente perché aveva lo stesso rango e la stessa posizione, ma forse anche a motivo dell’interesse comune di provvedere legname e altre cose per il tempio. (1Re 9:13; 5:1-12)

(1 RE 9:14)

“Intanto Hiram mandò al re centoventi talenti d’oro.”

*** w08 1/11 p. 22 Lo sapevate? ***
Quanto oro possedeva il re Salomone?
Le Scritture dicono che Hiram re di Tiro mandò a Salomone quattro tonnellate d’oro, che la regina di Saba gliene diede una quantità analoga e che la flotta di Salomone portò oltre 14 tonnellate d’oro da Ofir. “Il peso dell’oro che venne a Salomone in un anno”, dice la Bibbia, “ammontò a seicentosessantasei talenti d’oro”, o più di 22 tonnellate. (1 Re 9:14, 28; 10:10, 14) È una cifra credibile? A quanto ammontavano le riserve auree reali nell’antichità?
Un’antica iscrizione, ritenuta attendibile dagli studiosi, dice che il faraone Tutmosi III d’Egitto (II millennio a.E.V.) offrì circa 12 tonnellate d’oro al tempio di Amon-Ra a Karnak. Nell’VIII secolo a.E.V. il re assiro Tiglat-Pileser III ricevette da Tiro un tributo di oltre quattro tonnellate d’oro e Sargon II offrì in dono agli dèi di Babilonia una quantità d’oro analoga. Secondo quanto viene riferito, il re Filippo II di Macedonia (359-336 a.E.V.) estraeva dalle miniere del Pangeo in Tracia più di 25 tonnellate d’oro all’anno.
Quando il figlio di Filippo, Alessandro Magno (336-323 a.E.V.), conquistò la città persiana di Susa, a quanto si dice portò via circa 1.070 tonnellate d’oro e dall’intera Persia ne portò via più di 6.000 tonnellate. Quindi, paragonata a queste cifre, la descrizione che la Bibbia fa dell’oro del re Salomone non è esagerata.

*** it-1 p. 1223 Hiram ***
Alla fine del suo programma edilizio ventennale, Salomone diede a Hiram 20 città, ma Hiram non ne fu per niente soddisfatto. (1Re 9:10-13; vedi CABUL n. 2). Non è certo se Hiram abbia restituito queste stesse città o ne abbia date altre a Salomone. (2Cr 8:1, 2) Non si sa nemmeno se i 120 talenti d’oro (65.664.000.000 di lire) che Hiram diede a Salomone fossero conseguenti all’aver ricevuto le città in dono o se in qualche modo fossero inclusi nello scambio. — 1Re 9:14.

(1 RE 9:15)

“Ora questo è il resoconto di quelli coscritti per i lavori forzati che il re Salomone arruolò per edificare la casa di Geova e la sua propria casa e il Terrapieno e le mura di Gerusalemme e Hazor e Meghiddo e Ghezer.”

*** it-1 p. 192 Architettura ***
Fra le scoperte più cospicue vi sono le rovine delle porte, identiche, delle antiche città di Meghiddo, Hazor e Ghezer, si pensa costruite all’epoca di Salomone. (1Re 9:15) In ciascun caso le mura esterne, lunghe 20 m, erano di pietre accuratamente sbozzate. All’interno della porta c’erano tre successive coppie di stipiti o pilastri sporgenti, che formavano così sei nicchie che fiancheggiavano il passaggio da entrambi i lati, nelle quali si potevano svolgere operazioni commerciali o dalle quali i soldati potevano bersagliare gli eserciti che avessero tentato di forzare l’entrata. (Vedi PORTA [Le porte delle città]).

*** it-1 p. 966 Fortificazioni ***
Oltre a costruire lo splendido tempio di Geova a Gerusalemme, rinforzò le mura di Gerusalemme ed eresse fortificazioni a Hazor, Meghiddo e Ghezer. Negli scavi di queste fortificazioni gli archeologi furono guidati da ciò che la Bibbia dice in 1Re 9:15: “Questo è il resoconto di quelli coscritti per i lavori forzati che il re Salomone arruolò per edificare la casa di Geova e la sua propria casa e il Terrapieno e le mura di Gerusalemme e Hazor e Meghiddo e Ghezer”. Scoprirono che le porte di queste ultime tre città erano state tutte costruite secondo un unico piano: ognuna era larga 17 m, aveva un ingresso, fiancheggiato da entrambe le parti da torri quadrangolari, che portava a un vestibolo lungo 20 m, con tre camere per lato. Erano un po’ simili alla descrizione delle porte del tempio della visione di Ezechiele. — Ez 40:5-16.

*** it-1 p. 1220 Hazor ***
In seguito Hazor, come Ghezer e Meghiddo, venne fortificata dal re Salomone. (1Re 9:15) Scoperte archeologiche hanno rivelato che le porte di queste tre città erano costruite secondo criteri simili. Riguardo agli scavi eseguiti ad Hazor, Yigael Yadin scrive: “Non appena dalla polvere e dal terriccio che stavamo delicatamente asportando cominciò a intravedersi la porta di questo muro, fummo colpiti dalla somiglianza con la ‘Porta di Salomone’ scoperta a Meghiddo. Prima di procedere ulteriormente allo scavo, picchettammo il terreno secondo l’idea che ci eravamo fatti della pianta della porta sulla base di quella di Meghiddo. Poi dicemmo agli operai di procedere alla rimozione dei detriti. Quando ebbero finito, ci guardarono stupiti come se fossimo dei maghi o degli indovini. Infatti, lì davanti a noi, c’era la porta i cui contorni avevamo tracciato: la copia esatta di quella di Meghiddo. Questo dimostrò non solo che entrambe le porte erano opera di Salomone, ma che tutt’e due erano state realizzate secondo lo stesso progetto”. — The Art of Warfare in Biblical Lands, 1963, vol. II, p. 288.

*** w88 15/8 pp. 24-26 Il mistero delle porte ***
Il mistero delle porte
CIÒ che è avvolto in un velo di mistero esercita un fascino particolare su molti. A costoro piacciono le storie enigmatiche, con indizi un po’ ambigui e un finale a sorpresa, in cui magari viene riportato alla luce un tesoro. Se queste storie affascinano anche voi, vi interesserà leggere ‘Il mistero delle porte’.
Questo mistero cominciò ad assumere forma a Meghiddo, città strategica che nell’antichità dominava i percorsi commerciali e militari del Medio Oriente. Lì gli archeologi riportarono alla luce i resti di un’imponente porta di difesa, che in base all’evidenza doveva risalire al tempo del re Salomone. Com’era fatta? Ecco i primi indizi.
Osservate qui a destra il modello dell’antica Meghiddo, e in particolare l’area della porta, quella evidenziata. Un viandante o un esercito nemico che fosse salito per la strada verso la città fortificata arrivava dapprima a un’antiporta, oltre la quale c’era uno spiazzo o cortile. Lì gli eventuali attaccanti sarebbero stati allo scoperto mentre avanzavano e giravano a sinistra per raggiungere la porta di difesa principale, che è un po’ il filo conduttore del nostro mistero.
I lati anteriori della porta erano costituiti da torri fortificate. L’intera struttura della porta era costruita non con pietre grezze o mattoni, ma con blocchi di pietra tagliati con cura, il materiale da costruzione tipico del periodo di Salomone. Ma all’interno della porta c’era uno stile caratteristico. Ai lati di un lungo vestibolo c’erano pilastri imponenti, che formavano sei camere dove potevano stare le guardie. (Confronta Ezechiele 40:6, 10, 20, 21, 28, 29). In tempo di pace un carro o un gruppo di mercanti non aveva difficoltà a passare, mentre ben diversa sarebbe stata la situazione nel caso che degli attaccanti fossero riusciti a sfondare i pesanti battenti principali. I pilastri avrebbero ostacolato il passaggio agli attaccanti, costringendoli a sfilare in una strettoia in mezzo ai migliori soldati di Meghiddo schierati alla loro destra e alla loro sinistra, nelle camere laterali.
Ora la nostra attenzione si sposta a nord del Mar di Galilea, al tell, o collina, dell’antica Hazor, dove il prof. John Garstang fece degli scavi nel 1928. L’archeologo israeliano Yigael Yadin cominciò ad occuparsi di questo grande tell nel 1955. Aveva in mente un passo biblico che dice: “Questo è il resoconto di quelli coscritti per i lavori forzati che il re Salomone arruolò per edificare la casa di Geova e . . . le mura di Gerusalemme e Hazor e Meghiddo e Ghezer”. (1 Re 9:15) Sembrava logico che gli architetti di Salomone avessero seguito un unico disegno nell’edificare fortificazioni del genere in altre città. Esistevano anche ad Hazor porte analoghe risalenti all’epoca di Salomone?
Man mano che gli scavi del gruppo di Yadin progredivano, venne portato alla luce un muro doppio, fortificato, con delle stanze in mezzo. Poi cominciò a comparire una vasta struttura connessa alle mura. Yadin racconta: “Comprendemmo subito che avevamo scoperto la porta . . . Inoltre, fu ben presto evidente che il disegno della porta, che comprendeva sei camere e due torri, come pure le sue dimensioni, erano identici a quelli della porta scoperta [molti anni] prima a Meghiddo . . . L’eccitazione nel nostro campo aumentava . . . Tracciammo sul terreno la pianta della porta di Meghiddo, conficcando dei pioli per indicare gli angoli e le mura, e quindi demmo istruzione agli operai di scavare secondo le tracce, promettendo: ‘qui troverete un muro’, oppure: ‘lì troverete una camera’. Quando le nostre ‘profezie’ si dimostrarono accurate, il nostro prestigio crebbe enormemente . . . Quando leggemmo [loro] il versetto biblico che menzionava le attività di Salomone ad Hazor, Meghiddo e Ghezer, il nostro prestigio calò di colpo, ma quello della Bibbia salì alle stelle!” — Hazor: The Rediscovery of a Great Citadel of the Bible.
Sembrava che il mistero delle porte si stesse risolvendo proprio come ci si poteva aspettare in base agli indizi contenuti nella Bibbia. Ma che dire di Ghezer, a sud? Yadin sapeva che l’archeologo irlandese R. A. S. Macalister, che vi aveva fatto degli scavi dal 1902 al 1909, non aveva trovato reperti attribuibili a Salomone. Poteva darsi che degli indizi importanti fossero sfuggiti in quello che lo stesso Yadin definì “il mistero di Ghezer”?
Egli narra: “Le scoperte fatte ad Hazor e il famoso brano di 1 Re mi indussero a riesaminare da capo il rapporto di Macalister nella speranza di individuare una porta. Si può ben immaginare il mio stupore e la mia incontenibile eccitazione quando . . . mi imbattei in un disegno . . . intitolato ‘Pianta del castello maccabeo di Ghezer’”. Macalister datava i resti di quel “castello” al tempo della ribellione dei giudei maccabei (II secolo a.E.V.). Ma Yadin pensò di poter riconoscere in quel vecchio disegno ‘un muro fortificato, un edificio esterno per il corpo di guardia e, cosa ancor più importante, ciò che sembrava la metà di una porta della città, identica a quelle scoperte a Meghiddo e ad Hazor’. Yadin pubblicò un articolo su questi indizi. In seguito il dott. William G. Dever fece degli scavi a Ghezer. Con che risultati? Dever scrisse, eccitato: “Salomone ricostruì veramente Ghezer!” O, per usare le parole di Yadin: “In effetti, non solo il gruppo di Dever scoprì l’altra metà della porta, ma la stratigrafia e il vasellame dimostrarono in maniera decisiva che il complesso era stato costruito al tempo di Salomone”.
Così il mistero era risolto. Yadin osservò nel Biblical Archaeologist (Volume XXXIII, 1970, 3): “Con l’aiuto del breve brano biblico tratto dai Re le fortezze salomoniche, che nelle tre città hanno la stessa pianta, sono state individuate e datate”. “In effetti, sembra che nella storia dell’archeologia non ci sia nessun esempio di un brano che abbia contribuito tanto a identificare e datare strutture in diversi dei tell più importanti . . . come ha fatto 1 Re 9:15”.
[Foto a pagina 25]
Basandosi su 1 Re 9:15, gli archeologi hanno scoperto ad Hazor una porta di forma e dimensioni uguali a quella di Meghiddo
[Foto a pagina 26]
Veduta aerea della porta di Ghezer. Nel disegno le zone scure indicano la parte scoperta per prima, quelle tratteggiate la parte scoperta circa sessant’anni dopo
[Referenza fotografica]
Pictorial Archive (Near Eastern History) Est.
[Referenza fotografica a pagina 24]
Pictorial Archive (Near Eastern History) Est.

*** w86 15/2 p. 23 Meghiddo: antico campo di battaglia dal significato profetico ***
“Or questo è il conto di quelli coscritti per i lavori forzati dei quali il re Salomone fece la leva per edificare . . . le mura di Gerusalemme e Hazor e Meghiddo e Ghezer”. (I Re 9:15) Una collina alta circa 21 metri prospiciente un’ampia e aperta vallata si erge ora nel punto in cui un tempo sorgeva Meghiddo. Nell’antichità spesso i nuovi edifici venivano costruiti sulle rovine di edifici preesistenti. Pertanto ciascuno strato di costruzioni può contrassegnare un particolare periodo storico. L’archeologo, scavando a partire dall’alto, raggiunge uno dopo l’altro gli strati della storia. A Meghiddo ne sono stati rinvenuti almeno venti, il che indica che la città venne ricostruita più volte. E in che modo la Bibbia è stata utile a questi pazienti scavatori?
La costruzione di porte delle città fu indubbiamente un aspetto essenziale del progetto elaborato da Salomone per fortificare Meghiddo, Hazor e Ghezer. Qualche tempo fa queste porte furono rinvenute a Meghiddo. Poco dopo ad Hazor furono trovate porte costruite con l’identico stile. Perciò, seguendo l’indicazione della Bibbia, gli archeologi si misero a cercare a Ghezer. Cosa scontata, furono scoperte anche lì porte dello stesso stile. Che significato ha questo per gli studiosi della Bibbia? Il prof. Yohanan Aharoni, noto archeologo, disse:
“Durante gli scavi compiuti nei tre luoghi sono state rinvenute porte di tipo identico in strati a partire dal X secolo a.E.V. . . . Porte simili, con tre stanze per le guardie e quattro serie di pilastri a ciascun lato del passaggio, sono state ritrovate finora solo in altri due luoghi. . . . Pertanto, gli studiosi sono in pratica completamente concordi nel riconoscere che le porte di Hazor, Meghiddo e Ghezer, con le loro triple camere, vanno fatte risalire al regno di Salomone”.
Il dott. Yigael Yadin, sullo stesso tono, conclude: “La scoperta delle fortificazioni costruite da Salomone ad Hazor, Meghiddo e Ghezer sono un istruttivo esempio di come la Bibbia sia una guida importante e pratica per gli archeologi”.

(1 RE 9:16)

“(Faraone stesso re d’Egitto era salito e aveva quindi catturato Ghezer e l’aveva bruciata col fuoco, e aveva ucciso i cananei che dimoravano nella città. La diede dunque come dono di addio a sua figlia, la moglie di Salomone).”

*** it-1 p. 794 Egitto, Egiziani ***
Non è specificato quando questo faraone non identificato avesse conquistato Ghezer, che diede poi a sua figlia in dote o come dono di nozze. (1Re 9:16)

(1 RE 9:22)

“E non ci fu nessuno dei figli d’Israele che Salomone costituisse schiavo; poiché essi erano guerrieri e suoi servitori e suoi principi e suoi aiutanti e capi dei suoi guidatori di carri e dei suoi cavalieri.”

*** it-1 p. 85 Aiutante ***
Dopo aver menzionato che nessuno dei figli di Israele fu reso schiavo da Salomone, 1 Re 9:22 precisa: “Poiché essi erano guerrieri e suoi servitori e suoi principi e suoi aiutanti e capi dei suoi guidatori di carri e dei suoi cavalieri”. Commentando questo versetto, C. F. Keil dichiara che il termine shalishìm (plurale), usato in questo brano, potrebbe essere inteso come “aiutanti del re”. — Commentary on the Old Testament, 1973, vol. III, 1 Re, p. 146.

(1 RE 9:23)

“Questi furono i capi dei delegati che erano sull’opera di Salomone, cinquecentocinquanta, i soprintendenti sul popolo che era attivo nell’opera.”

*** w05 1/12 p. 19 par. 2 Punti notevoli del libro di Secondo Cronache ***
2:18; 8:10: In questi versetti si legge che il numero dei delegati che facevano da sorveglianti e soprintendenti alla manodopera era di 3.600 più 250, mentre stando a 1 Re 5:16 e 9:23, era di 3.300 più 550. Perché le cifre differiscono? A quanto sembra la differenza è dovuta al modo in cui vengono classificati i delegati. Forse Secondo Cronache fa una distinzione fra i 3.600 delegati non israeliti e i 250 delegati israeliti, mentre Primo Re distingue i 3.300 soprintendenti dai 550 sorveglianti in capo di grado superiore. Comunque sia, il numero complessivo di coloro che servivano come delegati era di 3.850.

*** it-1 p. 672 Delegato ***
“Delegati principeschi” prestavano inoltre servizio come capisquadra e sorveglianti della manodopera impegnata nei lavori di costruzione durante il regno di Salomone. Sembra che quanto si legge in 1 Re e 2 Cronache a proposito di questi delegati differisca solo nel modo di classificarli. Infatti il primo ne elenca 3.300 più 550 per un totale di 3.850 (1Re 5:16; 9:23), e il secondo 3.600 più 250, sempre per un totale di 3.850. (2Cr 2:18; 8:10) Alcuni studiosi (Ewald, Keil, Michaelis) sono del parere che le cifre di Cronache si riferiscano ai 3.600 delegati non israeliti e ai 250 israeliti, mentre in Re venga fatta una distinzione fra 3.300 capisquadra subordinati e 550 sorveglianti in capo, fra cui erano inclusi 300 non israeliti.

(1 RE 9:24)

“Comunque, la figlia stessa di Faraone salì dalla Città di Davide alla sua propria casa che egli le aveva edificato. Fu allora che egli edificò il Terrapieno.”

*** it-1 p. 503 Città di Davide ***
Dopo il suo matrimonio con la figlia del faraone, Salomone portò la moglie nella Città di Davide. (1Re 3:1) Ma, una volta ultimata una nuova residenza più vicino all’area del tempio, la portò via dalla Città di Davide perché era considerata santa, essendovi stata l’Arca. (1Re 9:24; 2Cr 8:11)

(1 RE 9:25)

“E Salomone continuò a offrire tre volte l’anno sacrifici bruciati e sacrifici di comunione sull’altare che aveva edificato a Geova, e veniva fatto fumo di sacrificio sull’[altare], che era dinanzi a Geova; e completò la casa.”

*** it-1 p. 99 Altare ***
Anche se 1 Re 9:25 menziona che Salomone ‘offriva sacrifici sull’altare’, è evidente che li faceva offrire dai sacerdoti autorizzati. — Cfr. 2Cr 8:12-15.

(1 RE 9:26)

“E ci fu una flotta di navi che il re Salomone fece a Ezion-Gheber, che è presso Elot, sulla spiaggia del Mar Rosso nel paese di Edom.”

*** it-2 p. 1075 Tarsis ***
Rapporti commerciali con Salomone. Gli scambi che i fenici avevano con Tarsis trovano chiara conferma nella storia dell’epoca del re Salomone (circa 13 secoli dopo il Diluvio), quando anche la nazione d’Israele cominciò a occuparsi di commercio marittimo. Nel Mar Rosso Salomone aveva una flotta di navi, il cui equipaggio era costituito in parte da esperti marinai inviati da Hiram, re fenicio di Tiro, che trafficava specialmente col paese di Ofir, ricco di oro. (1Re 9:26-28) In seguito si accenna a “una flotta di navi di Tarsis” che Salomone aveva in mare “insieme alla flotta delle navi di Hiram”; e di queste navi viene detto che ogni tre anni compivano viaggi per importare oro, argento, avorio, scimmie e pavoni. (1Re 10:22) Generalmente si ritiene che l’espressione “navi di Tarsis” col tempo abbia finito per indicare un tipo di navi, definite “grandi imbarcazioni d’alto mare, in grado di fare rotta per Tarsis”. (Brown, Driver e Briggs, A Hebrew and English Lexicon of the Old Testament, 1980, p. 1077) Per esempio, il nome inglese Indiamen, derivato in origine dalle grandi navi mercantili britanniche impiegate nel commercio con l’India, finì col tempo per indicare qualsiasi nave del genere, indipendentemente dalla sua origine o destinazione. In 1 Re 22:48 si legge pertanto che il re Giosafat (936-911 a.E.V.) “fece navi di Tarsis per andare a Ofir per l’oro”.
In Cronache però viene detto che le navi di Salomone impiegate per i viaggi triennali “andavano a Tarsis” (2Cr 9:21), e inoltre che le navi di Giosafat erano state fatte “per andare a Tarsis” e che, quando fecero naufragio, non avevano più “forza per andare a Tarsis”. (2Cr 20:36, 37) Questo indicherebbe che Ofir non era l’unico porto in cui facevano scalo le “navi di Tarsis” israelite, ma che queste navigavano anche nel Mediterraneo. Ovviamente ciò pone un problema, dal momento che almeno alcune di queste imbarcazioni erano state varate a Ezion-Gheber nel golfo di ʽAqaba. (1Re 9:26) Per entrare nel Mediterraneo dal Mar Rosso le navi avrebbero dovuto raggiungere il Nilo attraverso un canale e di lì arrivare fino al Mediterraneo, oppure avrebbero dovuto circumnavigare il continente africano. Anche se oggi non è assolutamente possibile determinare quali particolari rotte (inclusi i canali) venissero seguite all’epoca di Salomone e di Giosafat, non è detto che per questo si debba considerare inverosimile la descrizione delle loro imprese marittime.

(1 RE 9:28)

“E andavano a Ofir e di là prendevano quattrocentoventi talenti d’oro e lo portavano al re Salomone.”

*** w08 1/11 p. 22 Lo sapevate? ***
Quanto oro possedeva il re Salomone?
Le Scritture dicono che Hiram re di Tiro mandò a Salomone quattro tonnellate d’oro, che la regina di Saba gliene diede una quantità analoga e che la flotta di Salomone portò oltre 14 tonnellate d’oro da Ofir. “Il peso dell’oro che venne a Salomone in un anno”, dice la Bibbia, “ammontò a seicentosessantasei talenti d’oro”, o più di 22 tonnellate. (1 Re 9:14, 28; 10:10, 14) È una cifra credibile? A quanto ammontavano le riserve auree reali nell’antichità?
Un’antica iscrizione, ritenuta attendibile dagli studiosi, dice che il faraone Tutmosi III d’Egitto (II millennio a.E.V.) offrì circa 12 tonnellate d’oro al tempio di Amon-Ra a Karnak. Nell’VIII secolo a.E.V. il re assiro Tiglat-Pileser III ricevette da Tiro un tributo di oltre quattro tonnellate d’oro e Sargon II offrì in dono agli dèi di Babilonia una quantità d’oro analoga. Secondo quanto viene riferito, il re Filippo II di Macedonia (359-336 a.E.V.) estraeva dalle miniere del Pangeo in Tracia più di 25 tonnellate d’oro all’anno.
Quando il figlio di Filippo, Alessandro Magno (336-323 a.E.V.), conquistò la città persiana di Susa, a quanto si dice portò via circa 1.070 tonnellate d’oro e dall’intera Persia ne portò via più di 6.000 tonnellate. Quindi, paragonata a queste cifre, la descrizione che la Bibbia fa dell’oro del re Salomone non è esagerata.

*** it-2 p. 423 Ofir ***
In seguito la flotta mercantile di suo figlio Salomone portava regolarmente da Ofir 420 talenti d’oro. (1Re 9:26-28) Nel passo parallelo di 2 Cronache 8:18 i talenti sono 450. Alcuni studiosi avanzano l’ipotesi che la differenza sia dovuta all’errore di un copista il quale, in presenza di lettere dell’alfabeto ebraico usate con valore numerico, avrebbe scambiato la lettera nun (נ), che sta per 50, con la kaf (כ), che sta per 20, o viceversa. C’è però motivo di ritenere che nelle Scritture Ebraiche tutti i numeri fossero scritti per esteso e non rappresentati da lettere dell’alfabeto. Una spiegazione più probabile è quindi che entrambe le cifre siano giuste, e che la quantità lorda fosse di 450 talenti, di cui 420 rappresentavano il guadagno netto.

*** it-2 p. 447 Oro ***
Introiti di Salomone. Grossi quantitativi di oro affluivano nelle casse di Salomone dal re di Tiro (120 talenti), dalla regina di Saba (120 talenti), dai tributi annuali e dalle tasse, e tramite la sua flotta mercantile. La Bibbia dice: “Il peso dell’oro che venne a Salomone in un anno ammontò a seicentosessantasei talenti d’oro [ca. 364.000.000.000 di lire], oltre agli uomini che viaggiavano e al profitto proveniente dai trafficanti e da tutti i re degli arabi e dai governatori del paese”. — 1Re 9:14, 27, 28; 10:10, 14, 15.
Ofir era una località da cui Salomone acquistava oro fino. È stato rinvenuto un frammento di terracotta ritenuto dell’VIII secolo a.E.V. con l’iscrizione: “Oro di Ofir a bet horon, trenta sicli”. — 1Re 9:28; 10:11; Gb 28:16; vedi OFIR n. 2.

(1 RE 10:1)

“Ora la regina di Saba udiva la notizia intorno a Salomone in relazione al nome di Geova. Essa venne dunque a metterlo alla prova con domande tali da rendere perplessi.”

*** w99 1/7 p. 30 Una visita fruttuosa ***
Si noti però che la regina aveva udito della fama di Salomone “in relazione al nome di Geova”. Perciò il suo non era un semplice viaggio d’affari. A quanto pare era andata lì principalmente per udire la sapienza di Salomone, forse anche per sapere qualcosa del suo Dio, Geova. Poiché probabilmente discendeva da Sem o da Cam, che erano adoratori di Geova, può darsi che fosse curiosa di conoscere la religione dei suoi antenati.
Domande difficili, risposte soddisfacenti
Dopo aver incontrato Salomone, la regina cominciò a metterlo alla prova con “domande tali da rendere perplessi”. (1 Re 10:1) Il termine ebraico usato qui si può tradurre “enigmi”. Ma non va inteso nel senso che la regina proponesse a Salomone degli indovinelli. È interessante notare che in Salmo 49:4 la stessa parola ebraica è usata per descrivere domande serie riguardanti il peccato, la morte e la redenzione. È probabile quindi che la regina di Saba affrontasse con Salomone temi molto profondi che mettevano alla prova la sua sapienza.

*** w99 1/7 p. 30 Una visita fruttuosa ***
Fecero la volontà di Geova
Una visita fruttuosa
PER la regina il viaggio da Saba a Gerusalemme dovette essere estenuante. Era abituata a vivere nel lusso. Ora stava compiendo un viaggio faticoso di 2.400 chilometri con i cammelli, in gran parte sotto il sole cocente del deserto. Secondo un calcolo, il suo viaggio potrebbe essere durato 75 giorni, senza contare il ritorno!
Come mai questa facoltosa regina aveva lasciato la sua comoda dimora a Saba per intraprendere un viaggio così avventuroso?
Una notizia che destò la sua curiosità
La regina di Saba si recò a Gerusalemme dopo aver udito “la notizia intorno a Salomone in relazione al nome di Geova”. (1 Re 10:1) Non è specificato che cosa esattamente avesse udito. Sappiamo però che Geova aveva benedetto Salomone dandogli eccezionale sapienza, ricchezza e onore. (2 Cronache 1:11, 12) Come ne aveva avuto notizia la regina? Saba era un centro di scambi commerciali, per cui è possibile che la regina avesse sentito decantare la fama di Salomone da mercanti di passaggio. Forse alcuni di loro erano stati a Ofir, paese col quale Salomone aveva notevoli rapporti commerciali. — 1 Re 9:26-28.

*** g94 22/4 p. 25 Yemen, un paese che riserva molte sorprese ***
Il regno di Saba, che a quanto si crede si trovava in quella che è ora la parte orientale dello Yemen, dominava le carovaniere e diventò famoso per il commercio di olibano, mirra, oro, pietre preziose e avorio. (Isaia 60:6) Ai giorni di Salomone la regina di Saba venne “dai confini della terra” per udire di persona la sapienza di quel re. (Matteo 12:42) Secondo il racconto storico della Bibbia, essa andò a Gerusalemme “con un notevolissimo seguito, cammelli che portavano olio di balsamo e moltissimo oro e pietre preziose”. (1 Re 10:1, 2) Il ricordo di questa regina dell’antichità è ancora vivo fra gli odierni yemeniti. Sebbene il Corano non la nomini, la tradizione islamica la chiama Bilqīs, nome che compare su molti prodotti che si vendono nello Yemen.

*** it-2 p. 817 Sabei ***
3. Discendenti di Saba (non si sa con esattezza se della discendenza di Sem o di quella di Cam) che evidentemente formarono un regno all’estremità sudoccidentale della Penisola Arabica. Probabilmente la regina di Saba che fece visita a Salomone era di questo paese. (1Re 10:1) Opere secolari spesso fanno riferimento alla sua popolazione come ai sabei, ed è possibile che la Bibbia faccia la stessa cosa. — Vedi SABA n. 4.

(1 RE 10:2)

“Infine arrivò a Gerusalemme con un notevolissimo seguito, cammelli che portavano olio di balsamo e moltissimo oro e pietre preziose; e venne da Salomone e gli parlava di tutto ciò che le stava a cuore.”

*** w99 1/7 p. 30 Una visita fruttuosa ***
L’antico geografo greco Strabone sostiene che la gente di Saba era ricchissima e che faceva ampio uso di oro negli arredi, negli utensili e perfino sulle pareti, sulle porte e sul tetto delle abitazioni.

*** w99 1/7 p. 30 Una visita fruttuosa ***
Comunque sia, la regina arrivò a Gerusalemme “con un notevolissimo seguito, cammelli che portavano olio di balsamo e moltissimo oro e pietre preziose”. (1 Re 10:2a) Secondo alcuni il “notevolissimo seguito” doveva includere una scorta armata. Ciò sarebbe comprensibile, visto che la regina era una persona potente e che portava con sé oggetti preziosi per un valore di decine di miliardi di lire attuali.

*** g94 22/4 p. 25 Yemen, un paese che riserva molte sorprese ***
Il regno di Saba, che a quanto si crede si trovava in quella che è ora la parte orientale dello Yemen, dominava le carovaniere e diventò famoso per il commercio di olibano, mirra, oro, pietre preziose e avorio. (Isaia 60:6) Ai giorni di Salomone la regina di Saba venne “dai confini della terra” per udire di persona la sapienza di quel re. (Matteo 12:42) Secondo il racconto storico della Bibbia, essa andò a Gerusalemme “con un notevolissimo seguito, cammelli che portavano olio di balsamo e moltissimo oro e pietre preziose”. (1 Re 10:1, 2) Il ricordo di questa regina dell’antichità è ancora vivo fra gli odierni yemeniti. Sebbene il Corano non la nomini, la tradizione islamica la chiama Bilqīs, nome che compare su molti prodotti che si vendono nello Yemen.

*** it-1 p. 169 Arabia ***
L’aver addomesticato il cammello, di gran lunga più adatto dell’asino ai lunghi viaggi nel deserto, fu una specie di rivoluzione economica che contribuì allo sviluppo dei regni dell’Arabia meridionale.
Carovane di cammelli provenienti dal S più fertile si snodavano lungo le piste del deserto parallele al Mar Rosso, spostandosi di oasi in oasi e di pozzo in pozzo fino a raggiungere la penisola del Sinai, da dove potevano dirigersi verso l’Egitto o proseguire fino alla Palestina e a Damasco. Oltre alle pregiate spezie e resine aromatiche, come incenso e mirra (Isa 60:6), potevano trasportare oro e legno di algum da Ofir (1Re 9:28; 10:11) e pietre preziose, cose che portò anche la regina di Saba quando fece visita al re Salomone. (1Re 10:1-10, 15; 2Cr 9:1-9, 14)

*** it-2 p. 813 Saba ***
Questa regina, di cui la Bibbia non fa il nome, si recò a Gerusalemme “con un notevolissimo seguito, cammelli che portavano olio di balsamo e moltissimo oro e pietre preziose”. (1Re 10:1, 2) Il suo modo di viaggiare e il genere di doni che portò indicano che veniva dal regno di Saba, nell’Arabia sudoccidentale.

(1 RE 10:5)

“e il cibo della sua tavola e la disposizione dei posti dei suoi servitori e il servizio a tavola dei suoi camerieri e i loro abiti e le sue bevande e i suoi sacrifici bruciati che egli offriva regolarmente nella casa di Geova, allora non ci fu più spirito in lei.”

*** w99 1/7 p. 30 Una visita fruttuosa ***
La regina di Saba rimase così colpita dalla sapienza di Salomone e dalla prosperità del suo regno che “non ci fu più spirito in lei”. (1 Re 10:4, 5) A detta di alcuni questa frase vorrebbe dire che la regina rimase “senza fiato”. Secondo uno studioso significherebbe addirittura che svenne! Comunque sia, la regina rimase stupita di fronte a ciò che vide e udì.

(1 RE 10:8)

“Felici sono i tuoi uomini; felici sono questi tuoi servitori che stanno continuamente davanti a te e ascoltano la tua sapienza!”

*** w99 1/11 p. 21 Quando la generosità abbonda ***
Stupefatta per ciò che aveva visto e udito, la regina rispose umilmente: “Felici sono questi tuoi servitori che stanno continuamente davanti a te e ascoltano la tua sapienza!” (1 Re 10:4-8) Non dichiarò felici i servitori di Salomone perché erano circondati dall’opulenza, e lo erano senz’altro. I servitori di Salomone erano benedetti perché potevano ascoltare di continuo la sapienza che Dio aveva dato a Salomone. Che eccellente esempio è la regina di Saba per gli odierni servitori di Geova, che si rallegrano della sapienza del Creatore stesso e di quella di suo Figlio Gesù Cristo!

(1 RE 10:9)

“Sia benedetto Geova tuo Dio, che ha provato diletto in te ponendoti sul trono d’Israele; perché Geova ama Israele a tempo indefinito, così che ti ha nominato re per rendere decisione giudiziaria e giustizia”.”

*** w99 1/11 p. 21 Quando la generosità abbonda ***
Pure interessanti sono le parole che la regina disse poi a Salomone: “Sia benedetto Geova tuo Dio”. (1 Re 10:9) Evidentemente vide la mano di Geova nella sapienza e nella prosperità di Salomone. Questo è in armonia con ciò che Geova aveva promesso in precedenza a Israele. ‘Osservare i miei regolamenti’, disse, “è sapienza da parte vostra e intendimento da parte vostra davanti agli occhi dei popoli che udranno di tutti questi regolamenti, e per certo diranno: ‘Questa grande nazione è senza dubbio un popolo saggio e che ha intendimento’”. — Deuteronomio 4:5-7.

(1 RE 10:10)

“Essa diede quindi al re centoventi talenti d’oro e una grandissima quantità d’olio di balsamo e pietre preziose. Non venne mai più simile olio di balsamo in tale quantità come la regina di Saba ne diede al re Salomone.”

*** w08 1/11 p. 22 Lo sapevate? ***
Quanto oro possedeva il re Salomone?
Le Scritture dicono che Hiram re di Tiro mandò a Salomone quattro tonnellate d’oro, che la regina di Saba gliene diede una quantità analoga e che la flotta di Salomone portò oltre 14 tonnellate d’oro da Ofir. “Il peso dell’oro che venne a Salomone in un anno”, dice la Bibbia, “ammontò a seicentosessantasei talenti d’oro”, o più di 22 tonnellate. (1 Re 9:14, 28; 10:10, 14) È una cifra credibile? A quanto ammontavano le riserve auree reali nell’antichità?
Un’antica iscrizione, ritenuta attendibile dagli studiosi, dice che il faraone Tutmosi III d’Egitto (II millennio a.E.V.) offrì circa 12 tonnellate d’oro al tempio di Amon-Ra a Karnak. Nell’VIII secolo a.E.V. il re assiro Tiglat-Pileser III ricevette da Tiro un tributo di oltre quattro tonnellate d’oro e Sargon II offrì in dono agli dèi di Babilonia una quantità d’oro analoga. Secondo quanto viene riferito, il re Filippo II di Macedonia (359-336 a.E.V.) estraeva dalle miniere del Pangeo in Tracia più di 25 tonnellate d’oro all’anno.
Quando il figlio di Filippo, Alessandro Magno (336-323 a.E.V.), conquistò la città persiana di Susa, a quanto si dice portò via circa 1.070 tonnellate d’oro e dall’intera Persia ne portò via più di 6.000 tonnellate. Quindi, paragonata a queste cifre, la descrizione che la Bibbia fa dell’oro del re Salomone non è esagerata.

*** w99 1/7 p. 30 Una visita fruttuosa ***
Poi fece al re costosi regali: soltanto l’oro avrebbe avuto un valore, al cambio attuale, di circa 65.664.000.000 di lire.

*** w99 1/11 pp. 20-21 Quando la generosità abbonda ***
Il suo dono, dice la Bibbia, comprendeva 120 talenti d’oro “e una grandissima quantità d’olio di balsamo e pietre preziose”. Al prezzo d’oggi, solo l’oro valeva circa 76 miliardi di lire. L’olio di balsamo, un olio aromatico e medicinale, era considerato un bene prezioso come l’oro. La Bibbia non dice quanto olio la regina donasse a Salomone, ma precisa che non fu mai più fatto un dono simile. — 1 Re 10:10.

*** g92 22/12 p. 3 La gioia che deriva dal dare ***
La Bibbia menziona diverse occasioni in cui sono stati fatti regali, a volte anche regali estremamente costosi. La regina di Saba, dopo aver visto di persona la sapienza del re Salomone, “diede quindi al re centoventi talenti d’oro e una grandissima quantità d’olio di balsamo e pietre preziose”. (1 Re 10:10) Solo quell’oro aveva un valore che oggi supererebbe i 65 miliardi di lire!

*** it-2 p. 845 Salomone ***
Quindi la regina offrì a Salomone lo splendido dono di 120 talenti d’oro (65.664.000.000 di lire) e un gran numero di pietre preziose, e olio di balsamo in quantità insolitamente grande. Salomone a sua volta le diede tutto quello che chiese, oltre a quello che fu spinto a dare dal suo cuore generoso, forse più di quanto gli aveva portato lei. — 1Re 10:10, 13; 2Cr 9:9, 12.

(1 RE 10:11)

“E la flotta delle navi di Hiram che portavano oro da Ofir portarono da Ofir anche legname di alberi di algum in grandissima quantità e pietre preziose.”

*** it-1 p. 92 Algum ***
ALGUM
(àlgum) [ebr. ʼalgummìm (2Cr 2:8; 9:10, 11); ʼalmuggìm (1Re 10:11, 12)].
Albero incluso nella richiesta di legname fatta da Salomone a Hiram re di Tiro per la costruzione del tempio, e che servì per fare scale e sostegni e anche arpe e strumenti a corda.
Benché non si possa affermarlo con certezza, l’albero di algum è tradizionalmente lo Pterocarpus santalinus, da cui si ottiene il legno di sandalo rosso, oggi presente in India e a Ceylon; altri invece propendono per il Santalum album, da cui si ottiene il sandalo bianco, forse a motivo della dichiarazione di Giuseppe Flavio secondo cui è simile a legno di pino “ma . . . più bianco e più lucido”. (Antichità giudaiche, VIII, 177 [vii, 1]) L’albero che fornisce il sandalo rosso raggiunge altezze di 7,5-9 m e il suo legno è duro, di grana fine, bruno rossiccio e può essere finemente levigato. È ritenuto adatto per fare strumenti musicali del tipo menzionato nella Bibbia. Il legno ha un odore piacevole ed è molto resistente agli insetti.
Attualmente non cresce nel Libano. Comunque la Bibbia non precisa se gli alberi di “algum” fossero originari del Libano o meno. Ad ogni modo Hiram in seguito ritenne opportuno importarli da Ofir dove il legname poteva essere stato importato, dato che Ofir era un centro di scambi fra India, Egitto e altri paesi dell’Africa. (1Re 10:11, 22) La rarità e preziosità del legno consegnato da Hiram è evidente dall’affermazione che “legname di alberi di algum simile a questo non è più venuto né si è più visto fino a questo giorno”. — 1Re 10:12.

*** it-2 p. 447 Oro ***
Ofir era una località da cui Salomone acquistava oro fino. È stato rinvenuto un frammento di terracotta ritenuto dell’VIII secolo a.E.V. con l’iscrizione: “Oro di Ofir a bet horon, trenta sicli”. — 1Re 9:28; 10:11; Gb 28:16; vedi OFIR n. 2.

(1 RE 10:12)

“E col legname degli alberi di algum il re faceva sostegni per la casa di Geova e per la casa del re, e anche arpe e strumenti a corda per i cantori. Legname di alberi di algum simile a questo non è più venuto né si è più visto fino a questo giorno.”

*** it-1 p. 92 Algum ***
ALGUM
(àlgum) [ebr. ʼalgummìm (2Cr 2:8; 9:10, 11); ʼalmuggìm (1Re 10:11, 12)].
Albero incluso nella richiesta di legname fatta da Salomone a Hiram re di Tiro per la costruzione del tempio, e che servì per fare scale e sostegni e anche arpe e strumenti a corda.
Benché non si possa affermarlo con certezza, l’albero di algum è tradizionalmente lo Pterocarpus santalinus, da cui si ottiene il legno di sandalo rosso, oggi presente in India e a Ceylon; altri invece propendono per il Santalum album, da cui si ottiene il sandalo bianco, forse a motivo della dichiarazione di Giuseppe Flavio secondo cui è simile a legno di pino “ma . . . più bianco e più lucido”. (Antichità giudaiche, VIII, 177 [vii, 1]) L’albero che fornisce il sandalo rosso raggiunge altezze di 7,5-9 m e il suo legno è duro, di grana fine, bruno rossiccio e può essere finemente levigato. È ritenuto adatto per fare strumenti musicali del tipo menzionato nella Bibbia. Il legno ha un odore piacevole ed è molto resistente agli insetti.
Attualmente non cresce nel Libano. Comunque la Bibbia non precisa se gli alberi di “algum” fossero originari del Libano o meno. Ad ogni modo Hiram in seguito ritenne opportuno importarli da Ofir dove il legname poteva essere stato importato, dato che Ofir era un centro di scambi fra India, Egitto e altri paesi dell’Africa. (1Re 10:11, 22) La rarità e preziosità del legno consegnato da Hiram è evidente dall’affermazione che “legname di alberi di algum simile a questo non è più venuto né si è più visto fino a questo giorno”. — 1Re 10:12.

(1 RE 10:13)

“E lo stesso re Salomone diede alla regina di Saba tutto ciò che le recava diletto, che essa chiese, oltre a ciò che le diede secondo la larghezza di mano del re Salomone. Dopo ciò essa si volse e se ne andò al suo proprio paese, lei insieme ai suoi servitori.”

*** w99 1/7 pp. 30-31 Una visita fruttuosa ***
Anche Salomone fece doni alla regina, dandole “tutto ciò che le recava diletto, che essa chiese”. — 1 Re 10:6-13.

*** w99 1/7 p. 31 Una visita fruttuosa ***
Secondo alcuni questa frase significherebbe che la regina ebbe rapporti sessuali con Salomone. Alcune leggende dicono che ebbero perfino un figlio. Tuttavia non c’è nessuna prova che le cose siano andate così.

(1 RE 10:14)

“E il peso dell’oro che venne a Salomone in un anno ammontò a seicentosessantasei talenti d’oro,”

*** w08 1/11 p. 22 Lo sapevate? ***
Quanto oro possedeva il re Salomone?
Le Scritture dicono che Hiram re di Tiro mandò a Salomone quattro tonnellate d’oro, che la regina di Saba gliene diede una quantità analoga e che la flotta di Salomone portò oltre 14 tonnellate d’oro da Ofir. “Il peso dell’oro che venne a Salomone in un anno”, dice la Bibbia, “ammontò a seicentosessantasei talenti d’oro”, o più di 22 tonnellate. (1 Re 9:14, 28; 10:10, 14) È una cifra credibile? A quanto ammontavano le riserve auree reali nell’antichità?
Un’antica iscrizione, ritenuta attendibile dagli studiosi, dice che il faraone Tutmosi III d’Egitto (II millennio a.E.V.) offrì circa 12 tonnellate d’oro al tempio di Amon-Ra a Karnak. Nell’VIII secolo a.E.V. il re assiro Tiglat-Pileser III ricevette da Tiro un tributo di oltre quattro tonnellate d’oro e Sargon II offrì in dono agli dèi di Babilonia una quantità d’oro analoga. Secondo quanto viene riferito, il re Filippo II di Macedonia (359-336 a.E.V.) estraeva dalle miniere del Pangeo in Tracia più di 25 tonnellate d’oro all’anno.
Quando il figlio di Filippo, Alessandro Magno (336-323 a.E.V.), conquistò la città persiana di Susa, a quanto si dice portò via circa 1.070 tonnellate d’oro e dall’intera Persia ne portò via più di 6.000 tonnellate. Quindi, paragonata a queste cifre, la descrizione che la Bibbia fa dell’oro del re Salomone non è esagerata.

*** w98 15/5 p. 3 Un re ricco e sapiente ***
Notate, ad esempio, che il versetto 14 dice: “Il peso dell’oro che venne a Salomone in un anno ammontò a seicentosessantasei talenti d’oro”. Questa cifra equivale a 25 tonnellate di oro. Oggi una simile quantità di oro varrebbe oltre 360 miliardi di lire!

*** w96 15/10 pp. 8-9 Esagerata la ricchezza del re Salomone? ***
Esagerata la ricchezza del re Salomone?
“Il peso dell’oro che venne a Salomone in un anno ammontò a seicentosessantasei talenti d’oro”. — 1 Re 10:14.
SECONDO questo versetto biblico, il re Salomone ricevette più di 25 tonnellate di oro in un solo anno! Oggi avrebbero un valore di oltre 360 miliardi di lire. Questa è quasi due volte la quantità di oro estratto dalle miniere di tutto il mondo nel 1800. È possibile? Cosa indicano le testimonianze archeologiche? Indicano che ciò che la Bibbia dice della ricchezza di Salomone è assolutamente plausibile. Un periodico specializzato, Biblical Archaeology Review, afferma:
□ Tutmosi III re d’Egitto (II millennio a.E.V.) offrì circa 13,5 tonnellate di oggetti d’oro al tempio di Amon-Ra, a Karnak, ed era solo una parte del dono.
□ Iscrizioni egiziane menzionano doni per un valore complessivo di circa 383 tonnellate di oro e argento offerti agli dèi dal re Osorkon I (inizi del I millennio a.E.V.).
Inoltre il volume Classical Greece della serie Great Ages of Man riferisce:
□ Le miniere del Pangeo, in Tracia, producevano più di 37 tonnellate di oro all’anno per Filippo II (359-336 a.E.V.).
□ Quando il figlio di Filippo, Alessandro Magno (336-323 a.E.V.), conquistò Susa, capitale dell’impero persiano, vi trovò tesori che ammontavano a ben oltre 1.000 tonnellate di oro. — The New Encyclopædia Britannica.
Perciò la descrizione che la Bibbia fa della ricchezza di Salomone non è inverosimile. Si ricordi, inoltre, che Salomone fu “più grande in ricchezze e sapienza di tutti gli altri re della terra” di quel tempo. — 1 Re 10:23.
Come usò Salomone la sua ricchezza? Il suo trono era rivestito di “oro raffinato”, i suoi calici erano “d’oro”, ed egli possedeva 200 scudi grandi e 300 scudi piccoli di “lega aurea”. (1 Re 10:16-21) Soprattutto l’oro di Salomone fu usato per il tempio di Geova a Gerusalemme. I candelabri del tempio e i sacri utensili, come i forchettoni, le scodelle, le brocche e i bacini, erano d’oro e d’argento. I cherubini che si trovavano nel Santissimo, alti 4,5 metri, l’altare dell’incenso e perfino tutto l’interno della casa erano rivestiti d’oro. — 1 Re 6:20-22; 7:48-50; 1 Cronache 28:17.
Che dire del tempio rivestito d’oro? È interessante notare che nell’antichità l’uso dell’oro a tal fine non era affatto inusuale. Biblical Archaeology Review osserva che Amenofi III re d’Egitto “onorò il grande dio Amun con un tempio a Tebe che era ‘tutto rivestito d’oro, aveva il pavimento adorno d’argento [e] tutti i portali di elettro’”, una lega di oro e argento. Per di più Esar-Addon re d’Assiria (VII secolo a.E.V.) rivestì d’oro le porte e le pareti del santuario di Assur. Riguardo al tempio di Sin ad Haran, Nabonedo re di Babilonia (VI secolo a.E.V.) scrisse: “Ricoprii le sue mura d’oro e d’argento e li feci risplendere come il sole”.
Perciò le testimonianze storiche confermano che la descrizione biblica della ricchezza del re Salomone non è esagerata.

*** it-2 p. 845 Salomone ***
Le entrate annue di Salomone ammontavano a 666 talenti d’oro (ca. 364.435.000.000 di lire), oltre all’argento e all’oro e agli altri beni importati tramite i mercanti. (1Re 10:14, 15; 2Cr 9:13, 14)

(1 RE 10:16)

“E il re Salomone faceva duecento scudi grandi di lega aurea (su ciascuno scudo grande applicava seicento [sicli] d’oro),”

*** it-1 p. 203 Armi, Armatura ***
Lo “scudo piccolo” o brocchiere (ebr. maghèn) era portato abitualmente dagli arcieri e di solito è associato alle armi leggere, come l’arco. Per esempio lo portavano gli arcieri beniaminiti dell’esercito di Asa re di Giuda. (2Cr 14:8) Lo scudo piccolo di solito era rotondo e più comune dello scudo grande, essendo probabilmente usato soprattutto nel combattimento a corpo a corpo. Che tsinnàh e maghèn fossero notevolmente diversi per grandezza sembra indicato dagli scudi d’oro fatti da Salomone: infatti per ricoprire uno scudo grande ci volle quattro volte più oro che per uno scudo piccolo. (1Re 10:16, 17; 2Cr 9:15, 16) Il maghèn, come lo tsinnàh, pare facesse parte del normale equipaggiamento bellico. — 2Cr 14:8; 17:17; 32:5.

*** it-1 p. 441 Casa della Foresta del Libano ***
Dopo avere ultimato la casa, Salomone vi pose 200 scudi grandi di lega aurea, ricoperti ciascuno con 600 sicli d’oro (per un valore di ca. 109.440.000 lire), e 300 scudi piccoli di lega aurea, rivestiti ciascuno con tre mine d’oro (per un valore di ca. 27.360.000 lire). L’oro usato per ricoprire gli scudi grandi e piccoli aveva quindi un valore totale di oltre 30 miliardi di lire. C’erano poi un numero imprecisato di vasi d’oro utilizzati nella casa. (1Re 10:16, 17, 21; 2Cr 9:15, 16, 20) Questi vasi d’oro furono asportati da Sisac re d’Egitto durante il regno di Roboamo, figlio di Salomone.

(1 RE 10:17)

“e trecento scudi piccoli di lega aurea (su ciascuno scudo piccolo applicava tre mine d’oro). Il re li mise quindi nella Casa della Foresta del Libano.”

*** it-1 p. 203 Armi, Armatura ***
Lo “scudo piccolo” o brocchiere (ebr. maghèn) era portato abitualmente dagli arcieri e di solito è associato alle armi leggere, come l’arco. Per esempio lo portavano gli arcieri beniaminiti dell’esercito di Asa re di Giuda. (2Cr 14:8) Lo scudo piccolo di solito era rotondo e più comune dello scudo grande, essendo probabilmente usato soprattutto nel combattimento a corpo a corpo. Che tsinnàh e maghèn fossero notevolmente diversi per grandezza sembra indicato dagli scudi d’oro fatti da Salomone: infatti per ricoprire uno scudo grande ci volle quattro volte più oro che per uno scudo piccolo. (1Re 10:16, 17; 2Cr 9:15, 16) Il maghèn, come lo tsinnàh, pare facesse parte del normale equipaggiamento bellico. — 2Cr 14:8; 17:17; 32:5.

*** it-1 p. 441 Casa della Foresta del Libano ***
Dopo avere ultimato la casa, Salomone vi pose 200 scudi grandi di lega aurea, ricoperti ciascuno con 600 sicli d’oro (per un valore di ca. 109.440.000 lire), e 300 scudi piccoli di lega aurea, rivestiti ciascuno con tre mine d’oro (per un valore di ca. 27.360.000 lire). L’oro usato per ricoprire gli scudi grandi e piccoli aveva quindi un valore totale di oltre 30 miliardi di lire. C’erano poi un numero imprecisato di vasi d’oro utilizzati nella casa. (1Re 10:16, 17, 21; 2Cr 9:15, 16, 20) Questi vasi d’oro furono asportati da Sisac re d’Egitto durante il regno di Roboamo, figlio di Salomone.

(1 RE 10:22)

“Poiché il re aveva una flotta di navi di Tarsis in mare insieme alla flotta delle navi di Hiram. Una volta ogni tre anni la flotta delle navi di Tarsis veniva a portare oro e argento, avorio, e scimmie e pavoni.”

*** w08 1/11 p. 27 “Le navi di Tarsis”: dall’ascesa al declino ***
La “flotta di navi di Tarsis” del re Salomone si associò a quella di Hiram, e partendo probabilmente da Ezion-Gheber compì spedizioni nel Mar Rosso e oltre. — 1 Re 10:22.

*** it-2 p. 509 Pavone ***
All’epoca del re Salomone la sua flotta di navi di Tarsis ogni tre anni portava un carico di “oro e argento, avorio, e scimmie e pavoni”. (1Re 10:22) Anche se alcune navi di Salomone facevano rotta per Ofir (evidentemente nella zona del Mar Rosso; 1Re 9:26-28), in 2 Cronache 9:21 si parla di navi che “andavano a Tarsis” (probabilmente in Spagna) per trasportare le merci suddette, fra cui pavoni. Non si sa quindi con precisione da dove venissero importati i pavoni.

*** it-2 p. 902 Scimmia ***
SCIMMIA
[ebr. qohf].
Le scimmie importate dal re Salomone potevano essere di una specie con la coda lunga che, secondo antichi scrittori, era originaria dell’Etiopia. (1Re 10:22; 2Cr 9:21) Per il fatto che il termine ebraico qohf potrebbe essere affine al sanscrito kapi e che i pavoni erano ritenuti originari dell’Asia sudorientale, si è giunti alla conclusione che le scimmie venissero importate dall’India o da Ceylon per mezzo della flotta di Salomone. Tuttavia gli articoli importati non provenivano necessariamente dal paese d’origine né da un’unica regione, e ci sono prove dell’esistenza di scambi commerciali tra India e Africa anche anteriori all’epoca di Salomone. — Vedi PAVONE; TARSIS n. 4.

*** it-2 p. 1075 Tarsis ***
Rapporti commerciali con Salomone. Gli scambi che i fenici avevano con Tarsis trovano chiara conferma nella storia dell’epoca del re Salomone (circa 13 secoli dopo il Diluvio), quando anche la nazione d’Israele cominciò a occuparsi di commercio marittimo. Nel Mar Rosso Salomone aveva una flotta di navi, il cui equipaggio era costituito in parte da esperti marinai inviati da Hiram, re fenicio di Tiro, che trafficava specialmente col paese di Ofir, ricco di oro. (1Re 9:26-28) In seguito si accenna a “una flotta di navi di Tarsis” che Salomone aveva in mare “insieme alla flotta delle navi di Hiram”; e di queste navi viene detto che ogni tre anni compivano viaggi per importare oro, argento, avorio, scimmie e pavoni. (1Re 10:22) Generalmente si ritiene che l’espressione “navi di Tarsis” col tempo abbia finito per indicare un tipo di navi, definite “grandi imbarcazioni d’alto mare, in grado di fare rotta per Tarsis”. (Brown, Driver e Briggs, A Hebrew and English Lexicon of the Old Testament, 1980, p. 1077) Per esempio, il nome inglese Indiamen, derivato in origine dalle grandi navi mercantili britanniche impiegate nel commercio con l’India, finì col tempo per indicare qualsiasi nave del genere, indipendentemente dalla sua origine o destinazione. In 1 Re 22:48 si legge pertanto che il re Giosafat (936-911 a.E.V.) “fece navi di Tarsis per andare a Ofir per l’oro”.
In Cronache però viene detto che le navi di Salomone impiegate per i viaggi triennali “andavano a Tarsis” (2Cr 9:21), e inoltre che le navi di Giosafat erano state fatte “per andare a Tarsis” e che, quando fecero naufragio, non avevano più “forza per andare a Tarsis”. (2Cr 20:36, 37) Questo indicherebbe che Ofir non era l’unico porto in cui facevano scalo le “navi di Tarsis” israelite, ma che queste navigavano anche nel Mediterraneo. Ovviamente ciò pone un problema, dal momento che almeno alcune di queste imbarcazioni erano state varate a Ezion-Gheber nel golfo di ʽAqaba. (1Re 9:26) Per entrare nel Mediterraneo dal Mar Rosso le navi avrebbero dovuto raggiungere il Nilo attraverso un canale e di lì arrivare fino al Mediterraneo, oppure avrebbero dovuto circumnavigare il continente africano. Anche se oggi non è assolutamente possibile determinare quali particolari rotte (inclusi i canali) venissero seguite all’epoca di Salomone e di Giosafat, non è detto che per questo si debba considerare inverosimile la descrizione delle loro imprese marittime.

(1 RE 10:27)

“E il re rese l’argento a Gerusalemme come le pietre, e rese il legno di cedro come i sicomori che sono nella Sefela per la gran quantità.”

*** it-1 p. 1157 Giuda, II ***
Immediatamente a E una zona collinare, inframmezzata da numerose vallate, che al S raggiunge un’altitudine di 450 m sul livello del mare. Si tratta della Sefela (bassopiano), regione che nell’antichità era coperta di sicomori. (1Re 10:27) È un bassopiano in confronto con la regione montuosa di Giuda più a E, che ha un’altitudine tra i 600 e i 1000 m o più sul livello del mare.

(1 RE 10:29)

“E un carro di solito saliva ed era esportato dall’Egitto per seicento pezzi d’argento, e un cavallo per centocinquanta; e si faceva in questo modo per tutti i re degli ittiti e i re della Siria. Era per mezzo d’essi che facevano l’esportazione.”

*** g 11/10 p. 16 Un libro degno di fiducia: Parte I ***
Attività commerciali. Geremia, il quale scrisse i libri di Primo e Secondo Re, fornì particolari specifici riguardo alle attività commerciali del re Salomone, che scambiava cavalli e carri da guerra con gli egizi e gli ittiti. La Bibbia afferma che si vendeva un carro “per seicento pezzi d’argento, e un cavallo per centocinquanta”, ovvero un quarto del prezzo del carro. — 1 Re 10:29.
Secondo una fonte, sia lo storico greco Erodoto che i reperti archeologici confermano il fatto che durante il regno di Salomone il commercio di cavalli e carri era fiorente. Infatti “venne fissato un tasso di cambio standard di quattro . . . cavalli per un carro egiziano”, come confermato dai dati del testo biblico. — Archaeology and the Religion of Israel.

*** it-1 p. 452 Cavallo ***
Durante il regno di Salomone, i commercianti del re trafficavano in cavalli e carri. Il prezzo di un cavallo era di 150 pezzi d’argento (513.000 lire, se i pezzi d’argento erano sicli), e il prezzo di un carro era di 600 pezzi d’argento (2.052.000 lire, se si trattava di sicli). — 1Re 10:28, 29; 2Cr 1:16, 17.

(1 RE 11:1)

“E il re Salomone stesso amò molte mogli straniere insieme alla figlia di Faraone, donne moabite, ammonite, edomite, sidonie [e] ittite,”

*** it-1 p. 945 Regni che circondavano Israele, I ***
Fenicia 1Re 11:1, 2, 5; 16:30, 31

(1 RE 11:4)

“E avvenne al tempo in cui Salomone invecchiava che le sue stesse mogli avevano inclinato il suo cuore a seguire altri dèi; e il suo cuore non fu completo presso Geova suo Dio come il cuore di Davide suo padre.”

*** w05 1/7 p. 29 par. 4 Punti notevoli del libro di Primo Re ***
11:4: Fu a motivo della senilità che nella vecchiaia Salomone divenne infedele? Non sembra sia così. Salomone era molto giovane quando cominciò a regnare e, benché regnasse per 40 anni, non arrivò a un’età molto avanzata. Inoltre non smise completamente di seguire Geova. A quanto pare, tentò di instaurare una specie di unione delle fedi.

*** it-2 p. 846 Salomone ***
Deviazione dalla giustizia. Finché rimase fedele all’adorazione di Geova, Salomone prosperò. Evidentemente pronunciò i suoi proverbi e scrisse il libro di Ecclesiaste e il Cantico dei Cantici, e almeno un salmo (Sl 127), nel periodo in cui servì fedelmente Dio. Tuttavia, a motivo dell’influenza delle mogli straniere, Salomone cominciò a trascurare la legge di Dio. Leggiamo: “E il re Salomone stesso amò molte mogli straniere insieme alla figlia di Faraone, donne moabite, ammonite, edomite, sidonie e ittite, delle nazioni delle quali Geova aveva detto ai figli d’Israele: ‘Non dovete entrare fra loro, ed esse stesse non devono entrare fra voi; davvero inclineranno il vostro cuore a seguire i loro dèi’. Ad esse Salomone si tenne stretto per amarle. Ed ebbe settecento mogli, principesse, e trecento concubine; e un po’ alla volta le sue mogli inclinarono il suo cuore. E avvenne al tempo in cui Salomone invecchiava che le sue stesse mogli avevano inclinato il suo cuore a seguire altri dèi; e il suo cuore non fu completo presso Geova suo Dio come il cuore di Davide suo padre. E Salomone andava dietro ad Astoret la dea dei sidoni e dietro a Milcom la cosa disgustante degli ammoniti. E Salomone faceva ciò che era male agli occhi di Geova, e non seguì Geova pienamente come Davide suo padre. Fu allora che Salomone edificava un alto luogo a Chemos, la cosa disgustante di Moab, sul monte che era di fronte a Gerusalemme, e a Molec, la cosa disgustante dei figli di Ammon. E in questo modo fece per tutte le sue mogli straniere che facevano fumo di sacrificio e sacrificavano ai loro dèi”. — 1Re 11:1-8.
Anche se questo avvenne “al tempo in cui Salomone invecchiava”, non si deve supporre che la sua deviazione fosse dovuta a senilità, poiché Salomone era abbastanza giovane quando salì al trono, e regnò per 40 anni. (1Cr 29:1; 2Cr 9:30) La Bibbia non dice che Salomone abbia abbandonato completamente l’adorazione presso il tempio e la relativa offerta di sacrifici. A quanto pare cercò di instaurare una specie di unione delle fedi, per accontentare le mogli straniere. Per questo “Geova si adirò contro Salomone, perché il suo cuore si era sviato da Geova l’Iddio d’Israele, colui che gli era apparso due volte”. Geova informò Salomone che, di conseguenza, gli avrebbe strappato parte del regno, anche se non ai suoi giorni, per rispetto verso Davide e per amore di Gerusalemme. L’avrebbe fatto invece ai giorni di suo figlio, lasciandogli solo una tribù (oltre a Giuda), la tribù di Beniamino. — 1Re 11:9-13.

(1 RE 11:7)

“Fu allora che Salomone edificava un alto luogo a Chemos, la cosa disgustante di Moab, sul monte che era di fronte a Gerusalemme, e a Molec, la cosa disgustante dei figli di Ammon.”

*** it-2 p. 317 Monte degli Ulivi ***
Là, “a destra [sud] del monte della Rovina”, il re Salomone costruì alti luoghi per l’adorazione idolatrica, che poi il re Giosia rese non idonei all’adorazione. (1Re 11:7; 2Re 23:13, nt.)

(1 RE 11:13)

“Solo non strapperò tutto il regno. Darò a tuo figlio una sola tribù, per amore di Davide mio servitore e per amore di Gerusalemme che io ho scelto”.”

*** it-1 p. 947 Divisione del Regno, La ***
LA DIVISIONE DEL REGNO
ERANO trascorsi solo 120 anni da che Saul era diventato il primo re di Israele, quando la nazione si spaccò in due. Perché? Per l’apostasia del re Salomone. Volendo far cosa gradita alle sue mogli straniere, Salomone edificò ‘alti luoghi’ in onore di falsi dèi, introducendo così nel paese la più sfacciata idolatria. Questa unione delle fedi era detestabile agli occhi di Geova. Nondimeno, per lealtà verso il patto concluso con Davide, Dio non pose fine alla dinastia davidica. Decretò invece il distacco di parte della nazione. — 1Re 11:7-13.
La secessione avvenne nel 997 a.E.V. quando il comportamento ostinato di Roboamo, figlio di Salomone, spinse dieci tribù a ribellarsi e a formare un regno situato in gran parte nel nord del paese, ma comprendente anche enclavi simeonite nel territorio di Giuda. Solo le tribù di Beniamino e Levi rimasero fedeli al regno meridionale di Giuda.

(1 RE 11:26)

“E c’era Geroboamo figlio di Nebat efraimita di Zereda, servitore di Salomone, e il nome di sua madre era Zerua, una vedova. Anche lui alzava la mano contro il re.”

*** it-1 p. 1047 Geroboamo ***
1. Primo re del regno delle dieci tribù d’Israele; figlio di Nebat, uno dei funzionari di Salomone del villaggio di Zereda, della tribù di Efraim. A quanto pare Geroboamo rimase orfano in tenera età e fu allevato dalla madre vedova, Zerua. — 1Re 11:26.

(1 RE 11:27)

“E questa è la ragione per cui alzò la mano contro il re: Salomone stesso aveva edificato il Terrapieno. Aveva chiuso la breccia della Città di Davide suo padre.”

*** it-2 p. 844 Salomone ***
Inoltre Salomone fortificò il Terrapieno, eretto da Davide. E chiuse “la breccia della Città di Davide”. (1Re 11:27) Questo si può riferire alla costruzione o estensione delle “mura di Gerusalemme tutt’intorno”. (1Re 3:1)

(1 RE 11:36)

“E a suo figlio darò una sola tribù, affinché Davide mio servitore continui ad avere sempre una lampada dinanzi a me a Gerusalemme, città che mi sono scelto per porvi il mio nome.”

*** it-1 p. 1058 Gerusalemme ***
Era l’unica città di tutta la terra su cui Geova Dio aveva posto il suo nome. (1Re 11:36) Dopo che vi fu trasferita l’arca del patto, simbolo della presenza di Dio, e ancor più quando vi fu costruito il santuario del tempio, o casa di Dio, Gerusalemme diventò figurativamente la “dimora” di Geova, il suo “luogo di riposo”. (Sl 78:68, 69; 132:13, 14; 135:21; cfr. 2Sa 7:1-7, 12, 13).

(1 RE 11:38)

“E deve avvenire che, se ubbidisci a tutto ciò che ti comanderò, e davvero cammini nelle mie vie e realmente fai ciò che è retto ai miei occhi osservando i miei statuti e i miei comandamenti, proprio come fece Davide mio servitore, allora anch’io certamente mostrerò d’essere con te, e certamente ti edificherò una casa durevole, proprio come l’ho edificata a Davide, e certamente ti darò Israele.”

*** it-1 p. 1047 Geroboamo ***
In seguito il profeta di Dio Ahia diede una sorprendente notizia a Geroboamo. Dopo essersi strappato il mantello nuovo in 12 pezzi, il profeta gli disse di prenderne dieci, a indicare che Geova avrebbe diviso in due parti il regno di Salomone e lui, Geroboamo, sarebbe diventato re di dieci tribù. Questa divisione però doveva riguardare solo il governo e non costituire anche un allontanamento dalla vera adorazione che aveva il suo centro nel tempio di Gerusalemme, la capitale del regno meridionale. Geova Dio assicurò a Geroboamo che avrebbe benedetto e fatto prosperare il suo regno e gli avrebbe edificato una casa o discendenza permanente, a patto che lui osservasse le sue leggi e i suoi comandamenti. — 1Re 11:29-38.

(1 RE 11:40)

“E Salomone cercava di mettere a morte Geroboamo. Geroboamo dunque si levò e fuggiva in Egitto da Sisac re d’Egitto, e restò in Egitto fino alla morte di Salomone.”

*** w05 1/7 p. 30 par. 5 Punti notevoli del libro di Primo Re ***
11:30-40. Il re Salomone cercò di uccidere Geroboamo a motivo di ciò che Ahia aveva profetizzato riguardo a Geroboamo. Ben diverso era stato il comportamento del re circa 40 anni prima, quando si era rifiutato di vendicarsi di Adonia e di altri cospiratori. (1 Re 1:50-53) Il suo atteggiamento era cambiato perché si era allontanato da Geova.

*** it-1 p. 1047 Geroboamo ***
In seguito il profeta di Dio Ahia diede una sorprendente notizia a Geroboamo. Dopo essersi strappato il mantello nuovo in 12 pezzi, il profeta gli disse di prenderne dieci, a indicare che Geova avrebbe diviso in due parti il regno di Salomone e lui, Geroboamo, sarebbe diventato re di dieci tribù. Questa divisione però doveva riguardare solo il governo e non costituire anche un allontanamento dalla vera adorazione che aveva il suo centro nel tempio di Gerusalemme, la capitale del regno meridionale. Geova Dio assicurò a Geroboamo che avrebbe benedetto e fatto prosperare il suo regno e gli avrebbe edificato una casa o discendenza permanente, a patto che lui osservasse le sue leggi e i suoi comandamenti. — 1Re 11:29-38.
Forse informato di questi avvenimenti, Salomone cercò di uccidere Geroboamo. Ma egli fuggì in Egitto dove, protetto dal faraone Sisac, rimase al sicuro fino alla morte di Salomone. — 1Re 11:40.

(1 RE 11:43)

“Quindi Salomone giacque con i suoi antenati, e fu sepolto nella Città di Davide suo padre; e Roboamo suo figlio regnava in luogo di lui.”

*** w05 15/7 p. 31 Domande dai lettori ***
Le persone fedeli di cui si parla nel capitolo 11 di Ebrei sono quindi nello Sceol, o Ades, in attesa della risurrezione. Fra queste troviamo Abraamo, Mosè e Davide, leali servitori di Dio. Vediamo ora cosa dice la Bibbia riguardo alla loro morte. Geova disse ad Abraamo: “In quanto a te, andrai dai tuoi antenati in pace; sarai sepolto in buona vecchiaia”. (Genesi 15:15) A Mosè disse: “Ecco, stai per andare a giacere con i tuoi antenati”. (Deuteronomio 31:16) Parlando di Davide, padre di Salomone, la Bibbia dice: “Davide giacque quindi con i suoi antenati e fu sepolto nella Città di Davide”. (1 Re 2:10) Perciò dire che una persona ‘giace con i propri antenati’ è un modo per dire che è andata nello Sceol.
Cosa accadde a Salomone quando morì? La Bibbia risponde: “I giorni che Salomone aveva regnato a Gerusalemme su tutto Israele furono quarant’anni. Quindi Salomone giacque con i suoi antenati, e fu sepolto nella Città di Davide suo padre”. (1 Re 11:42, 43) Sembra perciò ragionevole concludere che Salomone si trovi nello Sceol, o Ades, in attesa di essere risuscitato.

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