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PROVERBI 7-11 | Tesori della Parola di Dio: settimana del 10-16 ottobre

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TESTI BIBLICI E RIFERIMENTI: TESORI DELLA PAROLA DI DIO | PROVERBI 7-11

“IL TUO CUORE NON SI VOLGA”: (10 MIN)

Le norme di Geova possono proteggerci. Perché ciò accada, però, dobbiamo custodirle nel nostro cuore come un tesoro (Pr 7:3). Quando lascia che il proprio cuore si allontani da queste norme, un servitore di Geova diventa vulnerabile alle attraenti e insidiose tattiche di Satana. Il capitolo 7 di Proverbi descrive un ragazzo che permette al proprio cuore di ingannarlo. Quali lezioni possiamo trarne?
Vista
7:10
Tatto
7:13
Gusto
7:14
Olfatto
7:17
Udito
7:21
• Satana cerca di allontanarci da Geova; fa leva sui nostri cinque sensi per indurci ad avere una condotta sbagliata
• Sapienza e intendimento ci aiuteranno a riconoscere i devastanti effetti della condotta sbagliata e a evitare situazioni pericolose dal punto di vista spirituale

Pr 7:6-12 — Spesso chi non ha buon senso si mette in situazioni spiritualmente pericolose (w00 15/11 29-30)

• Traduzione del Nuovo Mondo con riferimenti Proverbi 7:6-12
6 Poiché, stando alla finestra della mia casa, guardai attraverso la mia grata, 7 per scorgere gli inesperti. Mi interessava discernere tra i figli un giovane che mancava di cuore, 8 il quale passava per la strada vicino al suo angolo, e marciava nella via verso la casa di lei, 9 al crepuscolo, nella sera del giorno, all’appressarsi della notte e della caligine. 10 Ed ecco, c’era una donna che gli veniva incontro, con la veste di una prostituta e astuta di cuore. 11 Essa è tumultuosa e ostinata. I suoi piedi non continuano a risiedere nella sua casa. 12 Ora è di fuori, ora è nelle pubbliche piazze, e vicino a ogni angolo sta in agguato.
• La Torre di Guardia (2000) “Osserva i miei comandamenti e continua a vivere”
scritturali impartiti dai loro genitori. Sì, è necessario considerare tali istruzioni ‘come la pupilla dei propri occhi’, osservandole con la massima cura. Così si possono evitare le conseguenze micidiali che derivano dall’ignorare le norme di Geova, e in tal modo ‘continuare a vivere’.
‘Legati alle dita i miei comandamenti’, continua Salomone, “e scrivili sulla tavoletta del tuo cuore”. (Proverbi 7:3) Come le dita sono sempre sotto i nostri occhi e sono indispensabili per eseguire quello che ci proponiamo di fare, così le lezioni apprese grazie all’educazione scritturale o alla conoscenza biblica che abbiamo acquisito devono essere un costante rammemoratore e una guida in tutto ciò che facciamo. Dobbiamo scrivere i comandamenti sulla tavoletta del nostro cuore, rendendoli parte integrante di noi stessi.
Non dimenticando l’importanza della sapienza e dell’intendimento, il re esorta: “Di’ alla sapienza: ‘Sei mia sorella’; e voglia tu chiamare lo stesso intendimento ‘Parente’”. (Proverbi 7:4) La sapienza è la capacità di mettere a frutto la conoscenza divina. Dovremmo provare affetto per la sapienza come per una sorella teneramente amata. Cos’è l’intendimento? È la capacità di esaminare una questione e afferrarne il significato discernendo la relazione che c’è fra le sue componenti e il tutto. L’intendimento dev’esserci caro come un amico intimo.
Perché dovremmo attenerci all’addestramento scritturale e tenerci stretti alla sapienza e all’intendimento? ‘Perché ci custodiscano dalla donna estranea, dalla straniera che ha reso dolci i suoi propri detti’. (Proverbi 7:5) Sì, questo ci proteggerà dalle maniere melliflue e seducenti dell’estranea, o straniera, cioè della persona immorale.
Il giovane incontra ‘una donna astuta’
Il re di Israele descrive poi una scena che ha osservato di persona: “Stando alla finestra della mia casa, guardai attraverso la mia grata, per scorgere gli inesperti. Mi interessava discernere tra i figli un giovane che mancava di cuore, il quale passava per la strada vicino al suo angolo, e marciava nella via verso la casa di lei, al crepuscolo, nella sera del giorno, all’appressarsi della notte e della caligine”. — Proverbi 7:6-9.
La finestra dalla quale Salomone guarda fuori ha una grata, probabilmente un’intelaiatura di assicelle incrociate, forse con intagli elaborati. Mentre la luce del crepuscolo si va affievolendo, sulle strade calano le tenebre della notte. Egli scorge un giovane particolarmente vulnerabile. Manca di cuore, non avendo discernimento, buon senso. Probabilmente sa in che genere di quartiere è entrato e cosa potrebbe capitargli. Il giovane si avvicina ‘all’angolo’ che porta alla casa della donna. Quale donna? Cosa sta per fare?
Il re che ha osservato la scena continua: “Ecco, c’era una donna che gli veniva incontro, con la veste di una prostituta e astuta di cuore. Essa è tumultuosa e ostinata. I suoi piedi non continuano a risiedere nella sua casa. Ora è di fuori, ora è nelle pubbliche piazze, e vicino a ogni angolo sta in agguato”. — Proverbi 7:10-12.
L’abbigliamento di questa donna la dice lunga sul suo conto. (Genesi 38:14, 15) È vestita immodestamente, come una prostituta. Come se non bastasse, è astuta di cuore: ha “la dissimulazione nel cuore”, è ‘intenzionata a sedurlo’. (CEI; Parola del Signore) È tumultuosa e ostinata, ciarliera e determinata, chiassosa e caparbia, sfrontata e provocatrice. Invece di starsene a casa, preferisce frequentare luoghi pubblici, appostandosi agli angoli delle vie per adescare la preda. È in attesa di qualcuno come quel giovane.
‘Abbondanza di persuasione’
Così un giovane incontra una donna immorale che ha un piano astuto. Come deve aver attirato questo l’attenzione di Salomone! Egli narra: “Lo ha afferrato e gli ha dato un bacio. Ha assunto un’aria sfacciata, e comincia a dirgli: ‘Dovevo fare sacrifici di comunione. Oggi ho pagato i miei voti. Perciò ti sono uscita incontro, per cercare la tua faccia, per trovarti’”. — Proverbi 7:13-15.
Le labbra di questa donna sono dolci, suadenti. Assumendo un’aria sfacciata, parla baldanzosamente. Tutto ciò che dice è studiato per sedurre il giovane. Dicendo che quello stesso giorno ha fatto sacrifici di comunione e pagato i suoi voti, fa mostra di giustizia, dando a intendere che non è priva di spiritualità. I sacrifici di comunione che si offrivano nel tempio di Gerusalemme includevano carne, farina, olio e vino. (Levitico 19:5, 6; 22:21; Numeri 15:8-10) Dato che l’offerente poteva prendere una parte del sacrificio di comunione per sé e per la sua famiglia, con queste parole la donna vuole dare a intendere che in casa sua c’è abbondanza di cose da mangiare e da bere. Il senso è chiaro: Lì il giovane avrebbe potuto spassarsela. Lei era uscita di casa apposta per cercarlo. Che parole toccanti, se uno era tanto ingenuo da crederci! “È vero che era uscita a cercare qualcuno”, dice un biblista, “ma era venuta a cercare proprio lui? Solo uno stolto — forse questo giovane — avrebbe potuto crederle”.
Dopo essersi resa attraente con l’abbigliamento, col suono delle sue parole adulatrici, col tocco del suo abbraccio e col sapore delle sue labbra, la seduttrice fa leva sull’odorato. Dice: “Ho ammantato di drappi il mio divano, di cose dai molti colori, di lino d’Egitto. Ho cosparso il mio letto di mirra, aloe e cinnamomo”. (Proverbi 7:16, 17) Ha reso esteticamente bello il suo letto con lenzuola dai colori sgargianti, di lino d’Egitto, e l’ha profumato con le migliori fragranze: mirra, aloe e cinnamomo.
“Vieni, beviamo in modo da saziarci d’amore fino al mattino”, prosegue, “godiamo l’un dell’altro con espressioni d’amore”. Non è solo un invito a una piacevole cena per due. Promette intimità sessuali. Al giovane si prospetta un’avventura affascinante ed eccitante! Come ulteriore lusinga la donna aggiunge: “Poiché il marito non è nella sua casa; è andato in viaggio per una via abbastanza distante. Ha preso in mano una borsa di denaro. Verrà a casa sua il giorno della luna piena”. (Proverbi 7:18-20) Non corrono nessun rischio, gli assicura, perché suo marito è fuori per affari e non è previsto che torni presto. Com’è abile questa donna nel circuire il giovane! “Lo ha sviato con l’abbondanza della sua persuasione. Lo seduce con la dolcezza delle sue labbra”. (Proverbi 7:21) Ci vorrebbe un uomo del calibro di Giuseppe per resistere a una seduzione così forte. (Genesi 39:9, 12) Il giovane è all’altezza della situazione?

Pr 7:13-23 — Le decisioni sbagliate possono avere conseguenze disastrose (w00 15/11 30-31)

• Traduzione del Nuovo Mondo con riferimenti Proverbi 7:13-23
13 E lo ha afferrato e gli ha dato un bacio. Ha assunto un’aria sfacciata, e comincia a dirgli:
14 “Dovevo fare sacrifici di comunione. Oggi ho pagato i miei voti. 15 Perciò ti sono uscita incontro, per cercare la tua faccia, per trovarti. 16 Ho ammantato di drappi il mio divano, di cose dai molti colori, di lino d’Egitto. 17 Ho cosparso il mio letto di mirra, aloe e cinnamomo. 18 Vieni, beviamo in modo da saziarci d’amore fino al mattino; godiamo l’un dell’altro con espressioni d’amore. 19 Poiché il marito non è nella sua casa; è andato in viaggio per una via abbastanza distante. 20 Ha preso in mano una borsa di denaro. Verrà a casa sua il giorno della luna piena”.
21 Essa lo ha sviato con l’abbondanza della sua persuasione. Lo seduce con la dolcezza delle sue labbra. 22 All’improvviso egli le va dietro, come un toro che va fino al macello, e proprio come se fosse stato messo ai ceppi per la disciplina di uno stolto, 23 finché una freccia gli spacca il fegato, proprio come un uccello si affretta nella trappola, ed egli non ha saputo che vi è implicata la sua medesima anima.
• La Torre di Guardia (2000) “Osserva i miei comandamenti e continua a vivere”
vulnerabile. Manca di cuore, non avendo discernimento, buon senso. Probabilmente sa in che genere di quartiere è entrato e cosa potrebbe capitargli. Il giovane si avvicina ‘all’angolo’ che porta alla casa della donna. Quale donna? Cosa sta per fare?
Il re che ha osservato la scena continua: “Ecco, c’era una donna che gli veniva incontro, con la veste di una prostituta e astuta di cuore. Essa è tumultuosa e ostinata. I suoi piedi non continuano a risiedere nella sua casa. Ora è di fuori, ora è nelle pubbliche piazze, e vicino a ogni angolo sta in agguato”. — Proverbi 7:10-12.
L’abbigliamento di questa donna la dice lunga sul suo conto. (Genesi 38:14, 15) È vestita immodestamente, come una prostituta. Come se non bastasse, è astuta di cuore: ha “la dissimulazione nel cuore”, è ‘intenzionata a sedurlo’. (CEI; Parola del Signore) È tumultuosa e ostinata, ciarliera e determinata, chiassosa e caparbia, sfrontata e provocatrice. Invece di starsene a casa, preferisce frequentare luoghi pubblici, appostandosi agli angoli delle vie per adescare la preda. È in attesa di qualcuno come quel giovane.
‘Abbondanza di persuasione’
Così un giovane incontra una donna immorale che ha un piano astuto. Come deve aver attirato questo l’attenzione di Salomone! Egli narra: “Lo ha afferrato e gli ha dato un bacio. Ha assunto un’aria sfacciata, e comincia a dirgli: ‘Dovevo fare sacrifici di comunione. Oggi ho pagato i miei voti. Perciò ti sono uscita incontro, per cercare la tua faccia, per trovarti’”. — Proverbi 7:13-15.
Le labbra di questa donna sono dolci, suadenti. Assumendo un’aria sfacciata, parla baldanzosamente. Tutto ciò che dice è studiato per sedurre il giovane. Dicendo che quello stesso giorno ha fatto sacrifici di comunione e pagato i suoi voti, fa mostra di giustizia, dando a intendere che non è priva di spiritualità. I sacrifici di comunione che si offrivano nel tempio di Gerusalemme includevano carne, farina, olio e vino. (Levitico 19:5, 6; 22:21; Numeri 15:8-10) Dato che l’offerente poteva prendere una parte del sacrificio di comunione per sé e per la sua famiglia, con queste parole la donna vuole dare a intendere che in casa sua c’è abbondanza di cose da mangiare e da bere. Il senso è chiaro: Lì il giovane avrebbe potuto spassarsela. Lei era uscita di casa apposta per cercarlo. Che parole toccanti, se uno era tanto ingenuo da crederci! “È vero che era uscita a cercare qualcuno”, dice un biblista, “ma era venuta a cercare proprio lui? Solo uno stolto — forse questo giovane — avrebbe potuto crederle”.
Dopo essersi resa attraente con l’abbigliamento, col suono delle sue parole adulatrici, col tocco del suo abbraccio e col sapore delle sue labbra, la seduttrice fa leva sull’odorato. Dice: “Ho ammantato di drappi il mio divano, di cose dai molti colori, di lino d’Egitto. Ho cosparso il mio letto di mirra, aloe e cinnamomo”. (Proverbi 7:16, 17) Ha reso esteticamente bello il suo letto con lenzuola dai colori sgargianti, di lino d’Egitto, e l’ha profumato con le migliori fragranze: mirra, aloe e cinnamomo.
“Vieni, beviamo in modo da saziarci d’amore fino al mattino”, prosegue, “godiamo l’un dell’altro con espressioni d’amore”. Non è solo un invito a una piacevole cena per due. Promette intimità sessuali. Al giovane si prospetta un’avventura affascinante ed eccitante! Come ulteriore lusinga la donna aggiunge: “Poiché il marito non è nella sua casa; è andato in viaggio per una via abbastanza distante. Ha preso in mano una borsa di denaro. Verrà a casa sua il giorno della luna piena”. (Proverbi 7:18-20) Non corrono nessun rischio, gli assicura, perché suo marito è fuori per affari e non è previsto che torni presto. Com’è abile questa donna nel circuire il giovane! “Lo ha sviato con l’abbondanza della sua persuasione. Lo seduce con la dolcezza delle sue labbra”. (Proverbi 7:21) Ci vorrebbe un uomo del calibro di Giuseppe per resistere a una seduzione così forte. (Genesi 39:9, 12) Il giovane è all’altezza della situazione?
‘Come un toro al macello’
“All’improvviso egli le va dietro”, dice Salomone, “come un toro che va fino al macello, e proprio come se fosse stato messo ai ceppi per la disciplina di uno stolto, finché una freccia gli spacca il fegato, proprio come un uccello si affretta nella trappola, ed egli non ha saputo che vi è implicata la sua medesima anima”. — Proverbi 7:22, 23.
L’invito si rivela irresistibile per il giovane. Mettendo da parte ogni buon senso, le va dietro ‘come un toro al macello’. Come un uomo messo ai ceppi non può sottrarsi alla punizione, così il giovane è trascinato nel peccato. Non intravede il pericolo finché “una freccia gli spacca il fegato”, cioè finché non gli viene inferta una ferita che ne provoca la morte. Può trattarsi della morte fisica per aver contratto una malattia micidiale trasmessa per via sessuale. La ferita può anche causarne la morte spirituale: “vi è implicata la sua medesima anima”. Tutto il suo essere e la sua vita ne risentono seriamente, ed egli ha peccato gravemente contro Dio. Così il giovane si affretta verso la stretta della morte come un uccello in una trappola!
“Non errare nei suoi sentieri”
Tirando le somme di ciò che ha visto, il saggio re raccomanda: “E ora, o figli, ascoltatemi e prestate attenzione ai detti della mia bocca. Il tuo cuore non si volga verso le sue vie. Non errare nei suoi sentieri. Poiché sono molti quelli che ha fatto cadere uccisi, e tutti quelli che sono stati uccisi da lei sono numerosi. Le vie dello Sceol sono la sua casa; scendono alle stanze interne della morte”. — Proverbi 7:24-27.
Chiaramente il consiglio di Salomone è di stare lontani dalle mortifere vie delle persone immorali e ‘continuare a vivere’. (Proverbi 7:2) Com’è opportuno questo consiglio nei nostri giorni! Di sicuro c’è bisogno di evitare i luoghi frequentati da chi sta in agguato per adescare la preda. Perché esporvi alle loro lusinghe andando in luoghi del genere? Perché ‘mancare di cuore’ ed errare nei sentieri di un’“estranea”?
La “donna estranea” vista dal re adescò il giovane con un invito a ‘godere l’uno dell’altro con espressioni d’amore’. Molti giovani — specialmente di sesso femminile — non sono stati forse accalappiati in modo analogo? Ma riflettete: Se qualcuno cerca di indurvi a seguire una condotta immorale, lo fa per vero amore o per brama egoistica? Perché mai un uomo che ama veramente una donna dovrebbe esercitare pressioni su di lei per farle violare la sua coscienza e la sua formazione cristiana? “Il tuo cuore non si volga” verso tali vie, ammonisce Salomone.
Di solito le parole di un seduttore sono suadenti e ben studiate. Tenerci stretti alla sapienza e all’intendimento ci aiuterà a capire cosa si nasconde dietro. Non dimenticare i comandi di Geova ci salvaguarderà. Sforziamoci quindi di ‘osservare i comandamenti di Dio e continuiamo a vivere’, sì, per sempre. — 1 Giovanni 2:17.

Pr 7:4, 5, 24-27 — Sapienza e intendimento ci salvaguarderanno (w00 15/11 29, 31)

• Traduzione del Nuovo Mondo con riferimenti Proverbi 7:4, 5
4 Di’ alla sapienza: “Sei mia sorella”; e voglia tu chiamare lo stesso intendimento “Parente”, 5 perché ti custodiscano dalla donna estranea, dalla straniera che ha reso dolci i suoi propri detti.
• Traduzione del Nuovo Mondo con riferimenti Proverbi 7:24-27
24 E ora, o figli, ascoltatemi e prestate attenzione ai detti della mia bocca. 25 Il tuo cuore non si volga verso le sue vie. Non errare nei suoi sentieri. 26 Poiché sono molti quelli che ha fatto cadere uccisi, e tutti quelli che sono stati uccisi da lei sono numerosi. 27 Le vie dello Sceol sono la sua casa; scendono alle stanze interne della morte.
• La Torre di Guardia (2000) “Osserva i miei comandamenti e continua a vivere”
‘Come un toro al macello’
“All’improvviso egli le va dietro”, dice Salomone, “come un toro che va fino al macello, e proprio come se fosse stato messo ai ceppi per la disciplina di uno stolto, finché una freccia gli spacca il fegato, proprio come un uccello si affretta nella trappola, ed egli non ha saputo che vi è implicata la sua medesima anima”. — Proverbi 7:22, 23.
L’invito si rivela irresistibile per il giovane. Mettendo da parte ogni buon senso, le va dietro ‘come un toro al macello’. Come un uomo messo ai ceppi non può sottrarsi alla punizione, così il giovane è trascinato nel peccato. Non intravede il pericolo finché “una freccia gli spacca il fegato”, cioè finché non gli viene inferta una ferita che ne provoca la morte. Può trattarsi della morte fisica per aver contratto una malattia micidiale trasmessa per via sessuale. La ferita può anche causarne la morte spirituale: “vi è implicata la sua medesima anima”. Tutto il suo essere e la sua vita ne risentono seriamente, ed egli ha peccato gravemente contro Dio. Così il giovane si affretta verso la stretta della morte come un uccello in una trappola!
“Non errare nei suoi sentieri”
Tirando le somme di ciò che ha visto, il saggio re raccomanda: “E ora, o figli, ascoltatemi e prestate attenzione ai detti della mia bocca. Il tuo cuore non si volga verso le sue vie. Non errare nei suoi sentieri. Poiché sono molti quelli che ha fatto cadere uccisi, e tutti quelli che sono stati uccisi da lei sono numerosi. Le vie dello Sceol sono la sua casa; scendono alle stanze interne della morte”. — Proverbi 7:24-27.
Chiaramente il consiglio di Salomone è di stare lontani dalle mortifere vie delle persone immorali e ‘continuare a vivere’. (Proverbi 7:2) Com’è opportuno questo consiglio nei nostri giorni! Di sicuro c’è bisogno di evitare i luoghi frequentati da chi sta in agguato per adescare la preda. Perché esporvi alle loro lusinghe andando in luoghi del genere? Perché ‘mancare di cuore’ ed errare nei sentieri di un’“estranea”?
La “donna estranea” vista dal re adescò il giovane con un invito a ‘godere l’uno dell’altro con espressioni d’amore’. Molti giovani — specialmente di sesso femminile — non sono stati forse accalappiati in modo analogo? Ma riflettete: Se qualcuno cerca di indurvi a seguire una condotta immorale, lo fa per vero amore o per brama egoistica? Perché mai un uomo che ama veramente una donna dovrebbe esercitare pressioni su di lei per farle violare la sua coscienza e la sua formazione cristiana? “Il tuo cuore non si volga” verso tali vie, ammonisce Salomone.
Di solito le parole di un seduttore sono suadenti e ben studiate. Tenerci stretti alla sapienza e all’intendimento ci aiuterà a capire cosa si nasconde dietro. Non dimenticare i comandi di Geova ci salvaguarderà. Sforziamoci quindi di ‘osservare i comandamenti di Dio e continuiamo a vivere’, sì, per sempre. — 1 Giovanni 2:17.

SCAVIAMO PER TROVARE GEMME SPIRITUALI: (8 MIN)

Pr 9:7-9 — Cosa rivela di noi il modo in cui reagiamo ai consigli? (w01 15/5 29-30)

• Traduzione del Nuovo Mondo con riferimenti Proverbi 9:7-9
7 Chi corregge lo schernitore si attira disonore, e chi riprende qualche malvagio, un difetto in lui. 8 Non riprendere lo schernitore, affinché non ti odii. Riprendi il saggio e ti amerà. 9 Dà al saggio e diverrà ancora più saggio. Impartisci conoscenza a qualche giusto ed egli crescerà nel sapere.
• La Torre di Guardia (2001) ‘Mediante la sapienza i nostri giorni diverranno molti’
tutti: quelli che ‘mancano di cuore’, o quelli che sono privi di intendimento, come pure quelli che mancano di esperienza. (Proverbi 9:4) Viene offerta loro la possibilità di continuare a vivere. La sapienza racchiusa nella Parola di Dio, che include il libro di Proverbi, è disponibile praticamente a tutti. Oggi i testimoni di Geova, quali messaggeri della vera sapienza, sono impegnati a invitare le persone, dovunque si trovino, a studiare la Bibbia. Acquistare questa conoscenza può davvero condurre alla vita eterna. — Giovanni 17:3.
I cristiani devono accettare umilmente la disciplina della sapienza. Questo vale in special modo per i giovani e per quelli che hanno iniziato da poco a conoscere Geova. A causa della loro limitata esperienza nelle vie di Dio, possono ‘mancare di cuore’. Questo non significa che tutti i loro motivi siano errati, ma ci vogliono tempo e sforzi perché il cuore raggiunga una condizione che piaccia veramente a Geova Dio. Occorre sintonizzare pensieri, desideri, affetti e obiettivi con ciò che Dio approva. Com’è essenziale ‘nutrire ardente desiderio del latte non adulterato che appartiene alla parola’! — 1 Pietro 2:2.
In effetti, non dovremmo tutti andare oltre “la dottrina primaria”? Di sicuro dobbiamo coltivare interesse per “le cose profonde di Dio” e nutrirci del cibo solido che appartiene alle persone mature. (Ebrei 5:12–6:1; 1 Corinti 2:10) “Lo schiavo fedele e discreto”, che opera sotto la guida diretta di Gesù Cristo, provvede diligentemente a tutti cibo spirituale a suo tempo. (Matteo 24:45-47) Ci sia consentito di banchettare alla tavola della sapienza studiando diligentemente la Parola di Dio e le pubblicazioni bibliche provvedute dalla classe dello schiavo.
“Non riprendere lo schernitore”
Gli insegnamenti della sapienza includono anche la correzione e la riprensione. Non tutti gradiscono questo aspetto della sapienza. Perciò la conclusione della prima parte del libro di Proverbi contiene questo avvertimento: “Chi corregge lo schernitore si attira disonore, e chi riprende qualche malvagio, un difetto in lui. Non riprendere lo schernitore, affinché non ti odii”. — Proverbi 9:7, 8a.
Lo schernitore nutre risentimento e odio per chi cerca di aiutarlo a raddrizzare i suoi sentieri. Il malvagio non apprezza il valore della riprensione. Come sarebbe stolto insegnare la meravigliosa verità della Parola di Dio a chi odia la verità o cerca solo di metterla in ridicolo! Predicando ad Antiochia, l’apostolo Paolo incontrò un gruppo di giudei che non amavano la verità. Essi cercarono di entrare in polemica con lui contraddicendolo in modo blasfemo, ma Paolo disse semplicemente: “Siccome respingete [la parola di Dio] e non vi giudicate degni della vita eterna, ecco, noi ci rivolgiamo alle nazioni”. — Atti 13:45, 46.
Mentre ci sforziamo di portare la buona notizia del Regno alle persone sincere, dobbiamo stare attenti a non farci coinvolgere dagli schernitori in dibattiti e discussioni. Cristo Gesù diede ai discepoli queste istruzioni: “Quando entrate nella casa, salutate quelli della casa; e se la casa lo merita, la pace che le augurate venga su di essa; ma se non lo merita, la vostra pace ritorni a voi. Dovunque qualcuno non vi riceva o non ascolti le vostre parole, uscendo da quella casa o da quella città scuotete la polvere dai vostri piedi”. — Matteo 10:12-14.
La persona saggia reagisce alla riprensione in maniera opposta a quella dello schernitore. Salomone afferma: “Riprendi il saggio e ti amerà. Dà al saggio e diverrà ancora più saggio”. (Proverbi 9:8b, 9a) La persona saggia sa che “nessuna disciplina al presente sembra essere gioiosa, ma dolorosa; tuttavia a quelli che ne sono stati addestrati produce poi un pacifico frutto, cioè giustizia”. (Ebrei 12:11) Benché il consiglio possa sembrare doloroso, perché dovremmo rispondere per le rime o metterci sulla difensiva se accettandolo diventeremo più saggi?
“Impartisci conoscenza a qualche giusto ed egli crescerà nel sapere”, continua il re saggio. (Proverbi 9:9b) Nessuno è troppo saggio o troppo vecchio per continuare a imparare. Com’è bello vedere che anche le persone anziane accettano la verità e si dedicano a Geova! Sia consentito anche a noi di continuare ad avere il desiderio di imparare e tenere la mente attiva.
“Ti saranno aggiunti anni di vita”
Mettendo in evidenza il punto principale dell’argomento che sta considerando, Salomone menziona un requisito preliminare senza cui non è possibile avere sapienza: “Il timore di Geova è l’inizio della sapienza, e la conoscenza del Santissimo è l’intendimento”. (Proverbi 9:10) Non si può avere santa sapienza se non si prova profondo e reverenziale timore del vero Dio. Una persona potrebbe avere la testa piena di conoscenza, ma se non ha timore di Geova non sarà in grado di usare quella conoscenza per onorare il Creatore. Potrebbe addirittura trarre conclusioni errate da fatti noti, facendo la figura dello stolto. Per di più la conoscenza di Geova, l’Altissimo, è essenziale per acquistare intendimento, un aspetto notevole della sapienza.
Qual è il frutto della sapienza? (Proverbi 8:12-21, 35) Il re di Israele dice: “Mediante me i tuoi giorni diverranno molti, e ti saranno aggiunti anni di vita”. (Proverbi 9:11) Stare in compagnia della sapienza ha come risultato lunghezza di giorni e anni di vita. Sì, “la sapienza stessa conserva in vita quelli che la possiedono”. — Ecclesiaste 7:12.
Abbiamo la responsabilità personale di sforzarci di acquistare sapienza. Mettendo in risalto questo punto, Salomone dice: “Se sei divenuto saggio, sei divenuto saggio a tuo proprio favore; e se hai schernito, lo sopporterai, proprio tu solo”. (Proverbi 9:12) Se si è saggi, lo si è a proprio beneficio, così come lo schernitore è responsabile in prima persona delle proprie sofferenze. Si raccoglie ciò che si semina. Vogliamo quindi “prestare attenzione alla sapienza”. — Proverbi 2:2.
“La donna stupida è tumultuosa”
Per fare un contrasto, Salomone ora dice: “La donna stupida è tumultuosa. Essa è la stessa semplicioneria e non ha conosciuto proprio nulla. E si è messa a sedere all’ingresso della sua casa, su un seggio, nei luoghi alti della città, per chiamare quelli che passano per la via, quelli che vanno diritto per i loro sentieri: ‘Chiunque è inesperto, si rivolga qui’”. — Proverbi 9:13-16a.
La stupidità veste i panni di una donna chiassosa, sfrenata e ignorante. Anch’essa ha edificato una casa e si è presa la briga di chiamare tutti gli inesperti. Così i passanti possono scegliere. Accetteranno l’invito della sapienza o quello della stupidità?
“Le stesse acque rubate sono dolci”
Sia la sapienza che la stupidità invitano gli ascoltatori a ‘rivolgersi a loro’. Il motivo tuttavia è diverso. La sapienza invita la gente a un banchetto in cui ci sono vino, carne e pane. L’attrazione che la stupidità offre ci ricorda le vie della donna dissoluta. Salomone dice: “A chiunque manca di cuore, ha anche detto: ‘Le

Pr 10:22 — Quali sono nei nostri giorni alcune delle benedizioni di Geova? (w06 15/5 26-30 parr. 3-16)

• Traduzione del Nuovo Mondo con riferimenti Proverbi 10:22
22 La benedizione di Geova, questo è ciò che rende ricchi, ed egli non vi aggiunge nessuna pena.
• La Torre di Guardia (2006) Le gioie di chi cammina nell’integrità
3. Su cosa ci concentreremo in questo articolo?
3 “La benedizione di Geova, questo è ciò che rende ricchi, ed egli non vi aggiunge nessuna pena”, dice Proverbi 10:22. La prosperità spirituale degli odierni servitori di Geova non è una benedizione di cui rallegrarsi? Esaminiamo alcuni aspetti della nostra prosperità spirituale e vediamo cosa significano per ciascuno di noi. Riflettendo sulle benedizioni che Geova concede in abbondanza al ‘giusto che cammina nell’integrità’ saremo più decisi a continuare a servire con gioia il nostro Padre celeste. — Proverbi 20:7.
Benedizioni che sin d’ora ‘ci rendono ricchi’
4, 5. Quale insegnamento biblico apprezzate di più, e perché?
4 Abbiamo accurata conoscenza degli insegnamenti biblici. Le religioni della cristianità generalmente sostengono di credere nella Bibbia, tuttavia non sono d’accordo su quello che insegna. Persino componenti dello stesso gruppo religioso spesso hanno idee differenti su quello che insegnano realmente le Scritture. Com’è diversa la condizione dei servitori di Geova! Indipendentemente da nazionalità, cultura o etnia, noi adoriamo l’Iddio che conosciamo per nome e non un misterioso dio trino. (Deuteronomio 6:4; Salmo 83:18; Marco 12:29) Inoltre ci rendiamo conto che l’importantissima contesa della sovranità universale di Dio sta per essere risolta, e che mantenendo l’integrità ed essendogli leali ciascuno di noi dimostrerà da che parte sta. Conosciamo la verità riguardo ai morti e non abbiamo il timore morboso di un Dio che si dice tormenti gli esseri umani nell’inferno di fuoco o li releghi nel purgatorio. — Ecclesiaste 9:5, 10.
5 E poi, che gioia sapere che non siamo il prodotto casuale dell’evoluzione, ma siamo stati creati da Dio a sua immagine! (Genesi 1:26; Malachia 2:10) “Ti loderò perché sono fatto in maniera tremendamente meravigliosa”, cantò il salmista rivolgendosi a Dio. “Meravigliose sono le tue opere, come la mia anima sa molto bene”. — Salmo 139:14.
6, 7. Quali cambiamenti nella vita vostra o di qualcuno che conoscete si sono dimostrati una benedizione?
6 Siamo stati liberati da abitudini e pratiche nocive. I media abbondano di avvertimenti sui pericoli del fumo, degli eccessi nel bere e dell’immoralità sessuale. In massima parte questi avvertimenti restano inascoltati. Cosa succede, invece, quando una persona sincera impara che il vero Dio condanna queste cose ed è rattristato da coloro che le praticano? Sicuramente è indotta a escluderle dalla sua vita. (Isaia 63:10; 1 Corinti 6:9, 10; 2 Corinti 7:1; Efesini 4:30) Anche se lo fa prima di tutto per piacere a Geova Dio, ne trae anche beneficio: avrà salute migliore e pace mentale.
7 Per molti è ben difficile togliersi i vizi. Eppure ogni anno decine di migliaia di persone ci riescono. Si dedicano a Geova e si battezzano, dimostrando così pubblicamente di aver eliminato dalla propria vita le pratiche che dispiacciono a Dio. Com’è incoraggiante per tutti noi! Ci rende ancora più decisi a rimanere liberi dalla schiavitù a una condotta peccaminosa e nociva.
8. Quali consigli basati sulla Bibbia contribuiscono alla felicità familiare?
8 Godiamo di una felice vita familiare. In molti paesi le famiglie sono in crisi. Parecchi matrimoni finiscono col divorzio, lasciando spesso penose cicatrici emotive nei figli. In alcune nazioni europee quasi il 20 per cento delle famiglie hanno un solo genitore. In che modo Geova ci ha aiutato a camminare nella via dell’integrità sotto questo aspetto? Leggete Efesini 5:22–6:4 e notate gli ottimi consigli che la Parola di Dio dà a mariti, mogli e figli. Mettere in pratica quello che dicono questo e altri passi delle Scritture certamente rafforza il vincolo coniugale, aiuta i genitori a crescere bene i figli e contribuisce a rendere felice la vita familiare. Queste non sono forse benedizioni di cui rallegrarsi?
9, 10. Perché il modo in cui guardiamo al futuro è molto diverso da quello del mondo?
9 Siamo certi che i problemi mondiali saranno presto risolti. Nonostante il progresso scientifico e tecnologico e gli sforzi sinceri di certi leader, i gravi problemi della vita odierna rimangono irrisolti. Klaus Schwab, fondatore del Forum Economico Mondiale, di recente ha osservato che “l’elenco dei problemi che affliggono il mondo diventa sempre più lungo e il tempo per risolverli sempre più breve”. Ha parlato di “pericoli che trascendono i confini nazionali, come terrorismo, degrado ambientale e instabilità economica”, concludendo: “Oggi più che mai il mondo deve fare i conti con realtà che richiedono un’azione sia collettiva che decisa”. Ora che siamo nel XXI secolo le prospettive per il futuro dell’umanità rimangono tutt’altro che incoraggianti.
10 Come è bello sapere che Geova ha provveduto il mezzo per risolvere tutti i problemi dell’umanità: il messianico Regno di Dio! Grazie a questo Regno il vero Dio farà “cessare le guerre” e porterà “abbondanza di pace”. (Salmo 46:9; 72:7) L’unto Re, Gesù Cristo, ‘libererà il povero, l’afflitto e il misero dall’oppressione e dalla violenza’. (Salmo 72:12-14) Sotto il dominio del Regno non ci sarà più carestia. (Salmo 72:16) Geova “asciugherà ogni lacrima dai [nostri] occhi, e la morte non ci sarà più, né ci sarà più cordoglio né grido né dolore. Le cose precedenti sono passate”. (Rivelazione 21:4) Il Regno è già stato stabilito nei cieli e fra breve interverrà per sistemare le cose sulla terra. — Daniele 2:44; Rivelazione 11:15.
11, 12. (a) La ricerca dei piaceri reca forse durevole felicità? Spiegate. (b) Cosa reca vera felicità?
11 Sappiamo cosa reca vera felicità. Cosa reca effettivamente vera felicità? Uno psicologo ha detto che la felicità dipende da tre elementi: piacere, impegno (in ambito lavorativo e familiare) e significato (proporsi obiettivi che vanno oltre la semplice gratificazione personale). Dei tre considerava il piacere il meno importante e ha osservato: “Questo fa notizia perché tanti imperniano la vita sulla ricerca dei piaceri”. Cosa dice la Bibbia al riguardo?
12 Salomone, re dell’antico Israele, dichiarò: “Io, sì, io, dissi nel mio cuore: ‘Ora vieni, lascia che ti provi con l’allegrezza. Inoltre, vedi il bene’. Ed ecco, anche questo era vanità. Dissi al riso: ‘Follia!’ e all’allegrezza: ‘Che fa questa?’” (Ecclesiaste 2:1, 2) Secondo le Scritture, la felicità procurata dai piaceri è nella migliore delle ipotesi transitoria. Che dire dell’impegno? Siamo impegnati nell’opera più importante che ci sia: predicare il Regno e fare discepoli. (Matteo 24:14; 28:19, 20) Portando ad altri il messaggio di salvezza contenuto nella Bibbia ci impegniamo in un’opera che può recare la salvezza a noi e a chi ci ascolta. (1 Timoteo 4:16) Quali “collaboratori di Dio” constatiamo che “c’è più felicità nel dare che nel ricevere”. (1 Corinti 3:9; Atti 20:35) Quest’opera rende significativa la nostra vita e dà modo al Creatore di rispondere a chi lo biasima, Satana il Diavolo. (Proverbi 27:11) Geova ci ha senz’altro dimostrato che la santa devozione è fonte di felicità vera e duratura. — 1 Timoteo 4:8.
13. (a) Perché la Scuola di Ministero Teocratico è una benedizione di cui rallegrarci? (b) In che modo avete tratto beneficio dalla Scuola di Ministero Teocratico?
13 Ci valiamo di un efficace e importante programma di addestramento. Gerhard serve come anziano in una congregazione dei testimoni di Geova. Ricordando il passato, dice: “Da ragazzo avevo molta difficoltà a esprimermi. Quando ero teso non riuscivo ad articolare le parole e cominciavo a balbettare. Mi venne un complesso di inferiorità. I miei genitori mi iscrissero a un corso di dizione, ma fu tutto inutile. Il mio problema non era fisico, ma psicologico. C’era però un meraviglioso provvedimento di Geova: la Scuola di Ministero Teocratico. Questa scuola mi diede coraggio. Feci del mio meglio per mettere in pratica quello che imparavo. E funzionò! Mi sentivo più sciolto, senza complessi e più coraggioso nel ministero. Adesso pronuncio anche discorsi pubblici. Sono davvero riconoscente a Geova, che grazie a questa scuola mi ha cambiato la vita”. Il modo in cui Geova ci addestra per compiere la sua opera non ci dà motivo di essere gioiosi?
14, 15. Nei momenti di angoscia, su quale aiuto possiamo sempre contare? Spiegate.
14 Abbiamo un’intima relazione con Geova e il sostegno dell’unita fratellanza internazionale. Katrin, che vive in Germania, rimase costernata sentendo le notizie di un violento terremoto seguito da uno tsunami nel Sud-Est asiatico. Sua figlia si trovava in Thailandia al momento della catastrofe. Per 32 ore Katrin non seppe se la figlia era viva o era fra le vittime il cui numero cresceva di ora in ora. Che sollievo quando finalmente una telefonata le assicurò che la figlia era sana e salva!
15 Cosa aiutò Katrin in quelle ore di ansia? Scrive: “Non ho quasi mai smesso di pregare Geova. Più e più volte ho constatato quanto questo mi desse forza e pace mentale. E poi amorevoli fratelli spirituali sono venuti a trovarmi e mi sono stati vicini”. (Filippesi 4:6, 7) Come sarebbe stata peggiore la sua situazione se avesse dovuto passare quelle ore di angoscia senza il beneficio della preghiera e il conforto di amorevoli fratelli spirituali! L’intima relazione con Geova e con suo Figlio e la compagnia dei fratelli cristiani sono una benedizione senza pari, troppo preziosa per essere data per scontata.
16. Riferite un’esperienza che illustri il valore della speranza della risurrezione.
16 Nutriamo la speranza di rivedere i nostri cari che sono morti. (Giovanni 5:28, 29) Matthias è cresciuto in una famiglia di testimoni di Geova. Tuttavia, non apprezzandone i benefìci, da adolescente si allontanò dalla congregazione cristiana. Adesso scrive: “Non parlavo mai di argomenti profondi con mio padre. Nel corso degli anni ci siamo scontrati molte volte. Eppure mio padre ha sempre desiderato il meglio per me. Mi voleva molto bene, cosa di cui allora non mi rendevo conto. Nel 1996, mentre ero accanto al suo letto tenendogli la mano e piangendo amaramente, gli dissi che ero molto addolorato per tutto quello che avevo fatto e che gli volevo tanto bene. Ma non poteva sentirmi. Stava molto male e poco dopo morì. Se sarò in vita per vedere mio padre nella risurrezione, ricupereremo il tempo perduto. E sicuramente sarà felice di sapere che ora servo come anziano e, insieme a mia moglie, svolgo il servizio di pioniere”. Che benedizione è per noi la speranza della risurrezione!

Cosa impariamo su Geova dai capitoli in programma questa settimana?

Quali punti di questi capitoli possiamo usare nel ministero di campo?

PROVERBI 7-11 | SUGGERIMENTI PER I VOSTRI COMMENTI PERSONALI

PROVERBI 7:1)
“Figlio mio, osserva i miei detti, e voglia tu far tesoro dei miei propri comandamenti presso di te.”
w06 15/9 p. 17 par. 3 Punti notevoli del libro di Proverbi
7:1, 2: Cosa includono “i miei detti” e i “miei propri comandamenti”? Oltre agli insegnamenti biblici, includono regole, o norme, stabilite dai genitori per il bene della famiglia. I giovani devono attenersi a esse così come si attengono agli insegnamenti scritturali impartiti loro dai genitori.
w00 15/11 p. 28 “Osserva i miei comandamenti e continua a vivere”
Il re comincia con questo consiglio paterno: “Figlio mio, osserva i miei detti, e voglia tu far tesoro dei miei propri comandamenti presso di te.
w00 15/11 p. 28 “Osserva i miei comandamenti e continua a vivere”
— Proverbi 7:1, 2.
Dio ha affidato ai genitori, specialmente ai padri, la responsabilità di insegnare ai figli le norme divine del bene e del male. Mosè esortò i padri dicendo: “Queste parole che oggi ti comando devono essere nel tuo cuore; e le devi inculcare a tuo figlio e parlarne quando siedi nella tua casa e quando cammini per la strada e quando giaci e quando ti levi”. (Deuteronomio 6:6, 7) E l’apostolo Paolo scrisse: “Voi, padri, non irritate i vostri figli, ma continuate ad allevarli nella disciplina e nella norma mentale di Geova”. (Efesini 6:4) Perciò le istruzioni di un genitore che sono da tesoreggiare, o stimare altamente, includono di certo i rammemoratori, i comandamenti e le leggi che si trovano nella Parola di Dio, la Bibbia.
L’insegnamento dei genitori può anche includere altre norme, ad esempio regole di famiglia. Queste sono per il bene dei componenti della famiglia. È vero che, in base alle circostanze, le regole possono cambiare da una famiglia all’altra. Ai genitori spetta comunque decidere cos’è meglio per la loro famiglia. E le regole che stabiliscono sono di solito un’espressione del loro genuino amore e interessamento.
PROVERBI 7:2)
“Osserva i miei comandamenti e continua a vivere, e la mia legge come la pupilla dei tuoi occhi.”
w00 15/11 pp. 28-29 “Osserva i miei comandamenti e continua a vivere”
Il consiglio dato ai giovani è di osservare queste regole insieme agli insegnamenti scritturali impartiti dai loro genitori. Sì, è necessario considerare tali istruzioni ‘come la pupilla dei propri occhi’, osservandole con la massima cura. Così si possono evitare le conseguenze micidiali che derivano dall’ignorare le norme di Geova, e in tal modo ‘continuare a vivere’.
w00 15/11 p. 28 “Osserva i miei comandamenti e continua a vivere”
Osserva i miei comandamenti e continua a vivere, e la mia legge come la pupilla dei tuoi occhi”. — Proverbi 7:1, 2.
it-2 p. 683 Pupilla
L’occhio è estremamente delicato e sensibile; anche un peluzzo o un granello di polvere tra la palpebra e il bulbo oculare viene subito avvertito. La parte trasparente dell’occhio (la cornea) che copre la pupilla deve essere protetta e curata, perché se viene ferita o si offusca per malattia, la visione può rimanere distorta o può subentrare la cecità. Con vigore eppure con delicatezza la Bibbia usa la ‘pupilla dell’occhio’ come simbolo di ciò che dev’essere protetto con la massima cura. Allo stesso modo va considerata la legge di Dio. (Pr 7:2)
PROVERBI 7:3)
“Legateli alle dita, e scrivili sulla tavoletta del tuo cuore.”
w00 15/11 p. 29 “Osserva i miei comandamenti e continua a vivere”
‘Legati alle dita i miei comandamenti’, continua Salomone, “e scrivili sulla tavoletta del tuo cuore”. (Proverbi 7:3) Come le dita sono sempre sotto i nostri occhi e sono indispensabili per eseguire quello che ci proponiamo di fare, così le lezioni apprese grazie all’educazione scritturale o alla conoscenza biblica che abbiamo acquisito devono essere un costante rammemoratore e una guida in tutto ciò che facciamo. Dobbiamo scrivere i comandamenti sulla tavoletta del nostro cuore, rendendoli parte integrante di noi stessi.
it-1 p. 707 Dito
Poiché le dita sono sempre sotto lo sguardo della persona e sono indispensabili per eseguire quello che ci si propone di fare, il popolo di Dio doveva figurativamente ‘legarsi i suoi comandamenti alle dita’ come costante rammemoratore e guida in tutto quello che faceva. — Pr 7:2, 3; cfr. Sl 144:1.
PROVERBI 7:4)
“Di’ alla sapienza: “Sei mia sorella”; e voglia tu chiamare lo stesso intendimento “Parente”,”
w00 15/11 p. 29 “Osserva i miei comandamenti e continua a vivere”
Non dimenticando l’importanza della sapienza e dell’intendimento, il re esorta: “Di’ alla sapienza: ‘Sei mia sorella’; e voglia tu chiamare lo stesso intendimento ‘Parente’”. (Proverbi 7:4) La sapienza è la capacità di mettere a frutto la conoscenza divina. Dovremmo provare affetto per la sapienza come per una sorella teneramente amata. Cos’è l’intendimento? È la capacità di esaminare una questione e afferrarne il significato discernendo la relazione che c’è fra le sue componenti e il tutto. L’intendimento dev’esserci caro come un amico intimo.
it-2 p. 1017 Sorella
Uso figurativo. Nel sottolineare l’importanza dei comandamenti di Geova il saggio Salomone incoraggiò ad amare la sapienza; infatti scrisse: “Di’ alla sapienza: ‘Sei mia sorella’; e voglia tu chiamare lo stesso intendimento ‘Parente’”. — Pr 7:4.
PROVERBI 7:5)
“perché ti custodiscano dalla donna estranea, dalla straniera che ha reso dolci i suoi propri detti.”
w00 15/11 p. 29 “Osserva i miei comandamenti e continua a vivere”
La parola “estraneo” veniva usata per indicare quelli che si allontanavano da Geova deviando dalla Legge. Per questo la donna immorale, come la prostituta, è chiamata “donna estranea”.
w00 15/11 p. 29 “Osserva i miei comandamenti e continua a vivere”
Perché dovremmo attenerci all’addestramento scritturale e tenerci stretti alla sapienza e all’intendimento? ‘Perché ci custodiscano dalla donna estranea, dalla straniera che ha reso dolci i suoi propri detti’. (Proverbi 7:5) Sì, questo ci proteggerà dalle maniere melliflue e seducenti dell’estranea, o straniera, cioè della persona immorale.
it-2 p. 755 Residente forestiero
La parola estraneo veniva usata anche per indicare coloro che deviavano dalle norme della Legge e che quindi si allontanavano da Geova. Infatti la prostituta è chiamata “donna estranea”. (Pr 2:16; 5:17; 7:5)
PROVERBI 7:6)
“Poiché, stando alla finestra della mia casa, guardai attraverso la mia grata,”
w00 15/11 p. 29 “Osserva i miei comandamenti e continua a vivere”
Il re di Israele descrive poi una scena che ha osservato di persona: “Stando alla finestra della mia casa, guardai attraverso la mia grata,
w00 15/11 p. 29 “Osserva i miei comandamenti e continua a vivere”
La finestra dalla quale Salomone guarda fuori ha una grata, probabilmente un’intelaiatura di assicelle incrociate, forse con intagli elaborati.
PROVERBI 7:7)
“per scorgere gli inesperti. Mi interessava discernere tra i figli un giovane che mancava di cuore,”
w00 1/11 p. 15 par. 12 Possiamo rimanere moralmente puri
12 Si noti che il giovane di questo racconto “mancava di cuore”. Questa espressione ci dice che i suoi pensieri, desideri, affetti, emozioni e obiettivi nella vita non erano in armonia con ciò che Dio approva. Le conseguenze della sua debolezza morale furono tragiche.
w00 15/11 p. 29 “Osserva i miei comandamenti e continua a vivere”
per scorgere gli inesperti. Mi interessava discernere tra i figli un giovane che mancava di cuore,
w00 15/11 pp. 29-30 “Osserva i miei comandamenti e continua a vivere”
Mentre la luce del crepuscolo si va affievolendo, sulle strade calano le tenebre della notte. Egli scorge un giovane particolarmente vulnerabile. Manca di cuore, non avendo discernimento, buon senso.
PROVERBI 7:8)
“il quale passava per la strada vicino al suo angolo, e marciava nella via verso la casa di lei,”
w00 1/11 p. 14 par. 9 Possiamo rimanere moralmente puri
Il giovane ‘passa per la strada vicino all’angolo [di una prostituta], e marcia nella via verso la casa di lei, al crepuscolo, nella sera del giorno’. Questo è il suo primo errore. Al crepuscolo il “cuore” lo ha spinto non in una strada qualunque, ma in quella in cui sa che di solito si trova una prostituta.
w00 15/11 p. 29 “Osserva i miei comandamenti e continua a vivere”
il quale passava per la strada vicino al suo angolo, e marciava nella via verso la casa di lei,
w00 15/11 p. 30 “Osserva i miei comandamenti e continua a vivere”
Probabilmente sa in che genere di quartiere è entrato e cosa potrebbe capitargli. Il giovane si avvicina ‘all’angolo’ che porta alla casa della donna. Quale donna? Cosa sta per fare?
PROVERBI 7:9)
“al crepuscolo, nella sera del giorno, all’appressarsi della notte e della caligine.”
w00 1/11 p. 14 par. 9 Possiamo rimanere moralmente puri
Il giovane ‘passa per la strada vicino all’angolo [di una prostituta], e marcia nella via verso la casa di lei, al crepuscolo, nella sera del giorno’. Questo è il suo primo errore. Al crepuscolo il “cuore” lo ha spinto non in una strada qualunque, ma in quella in cui sa che di solito si trova una prostituta.
PROVERBI 7:10)
“Ed ecco, c’era una donna che gli veniva incontro, con la veste di una prostituta e astuta di cuore.”
w00 1/11 p. 14 par. 10 Possiamo rimanere moralmente puri
10 Poi leggiamo: “Ecco, c’era una donna che gli veniva incontro, con la veste di una prostituta e astuta di cuore”. Adesso la vede! Potrebbe voltarsi e tornarsene a casa, ma ora è più difficile farlo, specialmente perché egli è moralmente debole.
w00 15/11 p. 30 “Osserva i miei comandamenti e continua a vivere”
L’abbigliamento di questa donna la dice lunga sul suo conto. (Genesi 38:14, 15) È vestita immodestamente, come una prostituta. Come se non bastasse, è astuta di cuore: ha “la dissimulazione nel cuore”, è ‘intenzionata a sedurlo’. (CEI; Parola del Signore)
w00 15/11 p. 30 “Osserva i miei comandamenti e continua a vivere”
Il re che ha osservato la scena continua: “Ecco, c’era una donna che gli veniva incontro, con la veste di una prostituta e astuta di cuore.
PROVERBI 7:11)
“Essa è tumultuosa e ostinata. I suoi piedi non continuano a risiedere nella sua casa.”
w00 15/11 p. 30 “Osserva i miei comandamenti e continua a vivere”
Essa è tumultuosa e ostinata. I suoi piedi non continuano a risiedere nella sua casa.
w00 15/11 p. 30 “Osserva i miei comandamenti e continua a vivere”
È tumultuosa e ostinata, ciarliera e determinata, chiassosa e caparbia, sfrontata e provocatrice.
PROVERBI 7:12)
“Ora è di fuori, ora è nelle pubbliche piazze, e vicino a ogni angolo sta in agguato.”
w00 15/11 p. 30 “Osserva i miei comandamenti e continua a vivere”
Invece di starsene a casa, preferisce frequentare luoghi pubblici, appostandosi agli angoli delle vie per adescare la preda. È in attesa di qualcuno come quel giovane.
w00 15/11 p. 30 “Osserva i miei comandamenti e continua a vivere”
Ora è di fuori, ora è nelle pubbliche piazze, e vicino a ogni angolo sta in agguato”. — Proverbi 7:10-12.
PROVERBI 7:13)
“E lo ha afferrato e gli ha dato un bacio. Ha assunto un’aria sfacciata, e comincia a dirgli:”
w00 15/11 p. 30 “Osserva i miei comandamenti e continua a vivere”
Così un giovane incontra una donna immorale che ha un piano astuto. Come deve aver attirato questo l’attenzione di Salomone! Egli narra: “Lo ha afferrato e gli ha dato un bacio. Ha assunto un’aria sfacciata, e comincia a dirgli:
w00 15/11 p. 30 “Osserva i miei comandamenti e continua a vivere”
Le labbra di questa donna sono dolci, suadenti. Assumendo un’aria sfacciata, parla baldanzosamente. Tutto ciò che dice è studiato per sedurre il giovane.
PROVERBI 7:14)
““Dovevo fare sacrifici di comunione. Oggi ho pagato i miei voti.”
w00 1/11 p. 14 par. 10 Possiamo rimanere moralmente puri
Avendo accettato il bacio, ora ascolta le sue parole seducenti e persuasive: “Dovevo fare sacrifici di comunione”, gli dice. “Oggi ho pagato i miei voti”. I sacrifici di comunione includevano carne, farina, olio e vino. (Levitico 19:5, 6; 22:21; Numeri 15:8-10) Menzionando queste cose forse la donna voleva dare a intendere che non era priva di spiritualità e, al tempo stesso, fargli sapere che in casa sua c’era abbondanza di cose da mangiare e da bere.
w00 15/11 p. 30 “Osserva i miei comandamenti e continua a vivere”
‘Dovevo fare sacrifici di comunione. Oggi ho pagato i miei voti.
w00 15/11 p. 30 “Osserva i miei comandamenti e continua a vivere”
Dicendo che quello stesso giorno ha fatto sacrifici di comunione e pagato i suoi voti, fa mostra di giustizia, dando a intendere che non è priva di spiritualità. I sacrifici di comunione che si offrivano nel tempio di Gerusalemme includevano carne, farina, olio e vino. (Levitico 19:5, 6; 22:21; Numeri 15:8-10) Dato che l’offerente poteva prendere una parte del sacrificio di comunione per sé e per la sua famiglia, con queste parole la donna vuole dare a intendere che in casa sua c’è abbondanza di cose da mangiare e da bere. Il senso è chiaro: Lì il giovane avrebbe potuto spassarsela.
it-2 p. 674 Prostituta
Questa prostituta si spaccia per una persona perbene dicendo che proprio quel giorno aveva fatto sacrifici di comunione (come per dire che c’era cibo in abbondanza, dato che l’offerente di solito teneva per sé e per la sua famiglia parte del sacrificio di comunione). — Pr 7:6-21.
w87 15/5 pp. 28-29 Temete Geova e sarete felici
Cosa impariamo: Parlando dei propri “sacrifici di comunione” e dei propri “voti”, può darsi che la donna immorale di Proverbi capitolo 7 volesse dare ad intendere che lei non era priva di spiritualità. I sacrifici di comunione consistevano nell’offerta di carne, farina, olio e vino. (Levitico 19:5, 6; 22:21; Numeri 15:8-10) In tal modo essa indicava che a casa sua c’era da mangiare e da bere in abbondanza e che il “giovane che mancava di cuore” se la sarebbe spassata andando lì. È questa la tipica maniera in cui chi è spinto da motivazioni sbagliate viene portato a commettere immoralità. Quant’è importante prendere a cuore questo avvertimento ed evitare di peccare così contro Dio! — Genesi 39:7-12.
PROVERBI 7:15)
“Perciò ti sono uscita incontro, per cercare la tua faccia, per trovarti.”
w00 15/11 p. 30 “Osserva i miei comandamenti e continua a vivere”
Perciò ti sono uscita incontro, per cercare la tua faccia, per trovarti’”. — Proverbi 7:13-15.
w00 15/11 p. 30 “Osserva i miei comandamenti e continua a vivere”
Lei era uscita di casa apposta per cercarlo. Che parole toccanti, se uno era tanto ingenuo da crederci! “È vero che era uscita a cercare qualcuno”, dice un biblista, “ma era venuta a cercare proprio lui? Solo uno stolto — forse questo giovane — avrebbe potuto crederle”.
PROVERBI 7:16)
“Ho ammantato di drappi il mio divano, di cose dai molti colori, di lino d’Egitto.”
w00 15/11 p. 30 “Osserva i miei comandamenti e continua a vivere”
Dopo essersi resa attraente con l’abbigliamento, col suono delle sue parole adulatrici, col tocco del suo abbraccio e col sapore delle sue labbra, la seduttrice fa leva sull’odorato. Dice: “Ho ammantato di drappi il mio divano, di cose dai molti colori, di lino d’Egitto. Ho cosparso il mio letto di mirra, aloe e cinnamomo”. (Proverbi 7:16, 17) Ha reso esteticamente bello il suo letto con lenzuola dai colori sgargianti, di lino d’Egitto, e l’ha profumato con le migliori fragranze: mirra, aloe e cinnamomo.
PROVERBI 7:17)
“Ho cosparso il mio letto di mirra, aloe e cinnamomo.”
w00 15/11 p. 30 “Osserva i miei comandamenti e continua a vivere”
Dopo essersi resa attraente con l’abbigliamento, col suono delle sue parole adulatrici, col tocco del suo abbraccio e col sapore delle sue labbra, la seduttrice fa leva sull’odorato. Dice: “Ho ammantato di drappi il mio divano, di cose dai molti colori, di lino d’Egitto. Ho cosparso il mio letto di mirra, aloe e cinnamomo”. (Proverbi 7:16, 17) Ha reso esteticamente bello il suo letto con lenzuola dai colori sgargianti, di lino d’Egitto, e l’ha profumato con le migliori fragranze: mirra, aloe e cinnamomo.
it-1 p. 95 Aloe
ALOE
(àloe), Legno di aloe [ebr. pl. ʼahalìm e ʼahalòhth; gr. alòe].
Nome di una varietà di piante da cui si estrae una sostanza fragrante o aromatica usata come profumo in epoca biblica. (Sl 45:8; Pr 7:17; Ca 4:14) Quasi tutti i commentatori pensano che l’aloe menzionato nella Bibbia sia l’Aquilaria agallocha, che ora si trova principalmente in India e nelle regioni limitrofe. È un albero grande con ampi rami, che a volte supera i 30 m d’altezza. La parte interna del tronco e dei rami è impregnata di resina e olio odorifero, da cui si estrae il prezioso profumo. Poiché a quanto pare il legno è più aromatico quando comincia a decomporsi, a volte viene seppellito nel terreno per affrettarne il processo di decomposizione. Ridotto in polvere fine è immesso sul mercato come “aloe”.
PROVERBI 7:18)
“Vieni, beviamo in modo da saziarci d’amore fino al mattino; godiamo l’un dell’altro con espressioni d’amore.”
w00 15/11 p. 30 “Osserva i miei comandamenti e continua a vivere”
“Vieni, beviamo in modo da saziarci d’amore fino al mattino”, prosegue, “godiamo l’un dell’altro con espressioni d’amore”. Non è solo un invito a una piacevole cena per due. Promette intimità sessuali. Al giovane si prospetta un’avventura affascinante ed eccitante!
w00 15/11 p. 31 “Osserva i miei comandamenti e continua a vivere”
La “donna estranea” vista dal re adescò il giovane con un invito a ‘godere l’uno dell’altro con espressioni d’amore’. Molti giovani — specialmente di sesso femminile — non sono stati forse accalappiati in modo analogo? Ma riflettete: Se qualcuno cerca di indurvi a seguire una condotta immorale, lo fa per vero amore o per brama egoistica? Perché mai un uomo che ama veramente una donna dovrebbe esercitare pressioni su di lei per farle violare la sua coscienza e la sua formazione cristiana?
g94 8/2 p. 17 Che male c’è a scherzare con l’immoralità?
È vero amore?
Nota il racconto che la Bibbia fa nel capitolo 7 di Proverbi, dove si parla di un giovane che viene sedotto da una prostituta. Quella donna immorale ha detto al giovane: “Vieni, beviamo in modo da saziarci d’amore fino al mattino; godiamo l’un dell’altro con espressioni d’amore”. Non c’è dubbio che l’idea di essere amato affascinava questo giovane. Ma in realtà la prostituta “lo ha sviato con l’abbondanza della sua persuasione. Lo [ha sedotto] con la dolcezza delle sue labbra”. No, in realtà lei non provava vero amore per il giovane; per lei era solo un cliente, e lo ha sfruttato sino in fondo. — Proverbi 7:18-21.
PROVERBI 7:19)
“Poiché il marito non è nella sua casa; è andato in viaggio per una via abbastanza distante.”
w00 15/11 p. 30 “Osserva i miei comandamenti e continua a vivere”
Come ulteriore lusinga la donna aggiunge: “Poiché il marito non è nella sua casa; è andato in viaggio per una via abbastanza distante. Ha preso in mano una borsa di denaro. Verrà a casa sua il giorno della luna piena”. (Proverbi 7:18-20) Non corrono nessun rischio, gli assicura, perché suo marito è fuori per affari e non è previsto che torni presto.
PROVERBI 7:20)
“Ha preso in mano una borsa di denaro. Verrà a casa sua il giorno della luna piena”.”
w00 15/11 p. 30 “Osserva i miei comandamenti e continua a vivere”
Come ulteriore lusinga la donna aggiunge: “Poiché il marito non è nella sua casa; è andato in viaggio per una via abbastanza distante. Ha preso in mano una borsa di denaro. Verrà a casa sua il giorno della luna piena”. (Proverbi 7:18-20) Non corrono nessun rischio, gli assicura, perché suo marito è fuori per affari e non è previsto che torni presto.
PROVERBI 7:21)
“Essa lo ha sviato con l’abbondanza della sua persuasione. Lo seduce con la dolcezza delle sue labbra.”
w00 15/11 p. 30 “Osserva i miei comandamenti e continua a vivere”
Com’è abile questa donna nel circuire il giovane! “Lo ha sviato con l’abbondanza della sua persuasione. Lo seduce con la dolcezza delle sue labbra”. (Proverbi 7:21) Ci vorrebbe un uomo del calibro di Giuseppe per resistere a una seduzione così forte. (Genesi 39:9, 12) Il giovane è all’altezza della situazione?
g94 8/2 p. 17 Che male c’è a scherzare con l’immoralità?
È vero amore?
Nota il racconto che la Bibbia fa nel capitolo 7 di Proverbi, dove si parla di un giovane che viene sedotto da una prostituta. Quella donna immorale ha detto al giovane: “Vieni, beviamo in modo da saziarci d’amore fino al mattino; godiamo l’un dell’altro con espressioni d’amore”. Non c’è dubbio che l’idea di essere amato affascinava questo giovane. Ma in realtà la prostituta “lo ha sviato con l’abbondanza della sua persuasione. Lo [ha sedotto] con la dolcezza delle sue labbra”. No, in realtà lei non provava vero amore per il giovane; per lei era solo un cliente, e lo ha sfruttato sino in fondo. — Proverbi 7:18-21.
PROVERBI 7:22)
“All’improvviso egli le va dietro, come un toro che va fino al macello, e proprio come se fosse stato messo ai ceppi per la disciplina di uno stolto,”
w00 15/11 p. 31 “Osserva i miei comandamenti e continua a vivere”
— Proverbi 7:22, 23.
L’invito si rivela irresistibile per il giovane. Mettendo da parte ogni buon senso, le va dietro ‘come un toro al macello’. Come un uomo messo ai ceppi non può sottrarsi alla punizione, così il giovane è trascinato nel peccato.
w00 15/11 p. 31 “Osserva i miei comandamenti e continua a vivere”
‘Come un toro al macello’
“All’improvviso egli le va dietro”, dice Salomone, “come un toro che va fino al macello, e proprio come se fosse stato messo ai ceppi per la disciplina di uno stolto,
it-2 p. 674 Prostituta
A questo punto, spiega Salomone, il giovane viene trascinato in modo irresistibile a peccare con lei, abbandonando ogni buon senso e procedendo senza esitazione ‘come un toro portato al macello’, come un uomo nei ceppi che non può sottrarsi al castigo. “Finché”, dice Salomone, “una freccia gli spacca il fegato”, cioè finché gli viene inferta la ferita che provoca la morte, sia spirituale che fisica, poiché non solo ha esposto il suo corpo a mortifere malattie veneree (la sifilide spesso attacca il fegato), ma non sa “che vi è implicata la sua medesima anima”. Ne vanno di mezzo il suo stesso essere e la sua vita, ed egli ha commesso un grave peccato contro Dio. Salomone conclude dicendo: “Le vie dello Sceol sono la sua casa [della prostituta]; scendono alle stanze interne della morte”. — Pr 7:22, 23, 27; cfr. Pr 2:16-19; 5:3-14.
PROVERBI 7:23)
“finché una freccia gli spacca il fegato, proprio come un uccello si affretta nella trappola, ed egli non ha saputo che vi è implicata la sua medesima anima.”
w00 1/11 pp. 14-15 par. 11 Possiamo rimanere moralmente puri
Salomone conclude con parole che fanno riflettere: “Egli non ha saputo che vi è implicata la sua medesima anima”. Vi è implicata la sua anima, o vita, perché “Dio giudicherà i fornicatori e gli adulteri”. (Ebrei 13:4)
w00 15/11 p. 31 “Osserva i miei comandamenti e continua a vivere”
Alcune malattie trasmesse per via sessuale danneggiano il fegato. Negli stadi avanzati della sifilide, ad esempio, i microrganismi batterici attaccano il fegato. Anche il batterio che provoca la gonorrea può provocare l’infiammazione del fegato.
w00 15/11 p. 31 “Osserva i miei comandamenti e continua a vivere”
Non intravede il pericolo finché “una freccia gli spacca il fegato”, cioè finché non gli viene inferta una ferita che ne provoca la morte. Può trattarsi della morte fisica per aver contratto una malattia micidiale trasmessa per via sessuale. La ferita può anche causarne la morte spirituale: “vi è implicata la sua medesima anima”. Tutto il suo essere e la sua vita ne risentono seriamente, ed egli ha peccato gravemente contro Dio. Così il giovane si affretta verso la stretta della morte come un uccello in una trappola!
w00 15/11 p. 31 “Osserva i miei comandamenti e continua a vivere”
finché una freccia gli spacca il fegato, proprio come un uccello si affretta nella trappola, ed egli non ha saputo che vi è implicata la sua medesima anima”. — Proverbi 7:22, 23.
it-1 p. 905 Fegato
Parlando del giovane inesperto che cede alle lusinghe della donna immorale, il re Salomone conclude: “All’improvviso egli le va dietro, . . . finché una freccia gli spacca il fegato, . . . ed egli non ha saputo che vi è implicata la sua medesima anima”. (Pr 7:21-23) Questa è una descrizione molto appropriata, poiché i medici hanno riscontrato che negli stadi avanzati della sifilide (come pure in diverse altre malattie), i microrganismi batterici attaccano il fegato. Anche il batterio (gonococco) che provoca la gonorrea, altra malattia trasmessa per via sessuale, in alcuni casi provoca grave infiammazione del fegato. Gravi affezioni epatiche possono, naturalmente, causare la morte. L’importanza vitale del fegato viene riconosciuta facendo figurativamente riferimento ad esso per descrivere un profondo dolore. — La 2:11.
it-2 p. 674 Prostituta
A questo punto, spiega Salomone, il giovane viene trascinato in modo irresistibile a peccare con lei, abbandonando ogni buon senso e procedendo senza esitazione ‘come un toro portato al macello’, come un uomo nei ceppi che non può sottrarsi al castigo. “Finché”, dice Salomone, “una freccia gli spacca il fegato”, cioè finché gli viene inferta la ferita che provoca la morte, sia spirituale che fisica, poiché non solo ha esposto il suo corpo a mortifere malattie veneree (la sifilide spesso attacca il fegato), ma non sa “che vi è implicata la sua medesima anima”. Ne vanno di mezzo il suo stesso essere e la sua vita, ed egli ha commesso un grave peccato contro Dio. Salomone conclude dicendo: “Le vie dello Sceol sono la sua casa [della prostituta]; scendono alle stanze interne della morte”. — Pr 7:22, 23, 27; cfr. Pr 2:16-19; 5:3-14.
PROVERBI 7:25)
“Il tuo cuore non si volga verso le sue vie. Non errare nei suoi sentieri.”
w11 15/4 p. 27 par. 17 Permettete allo spirito di Dio di guidarvi?
17 Come avrebbe potuto il giovane evitare questo errore disastroso? Prestando ascolto all’avvertimento: “Non errare nei suoi sentieri”. (Prov. 7:25) Da questo impariamo una lezione. Se vogliamo farci guidare dallo spirito di Dio, dobbiamo evitare di metterci in situazioni che ci espongano alla tentazione. Un modo in cui una persona potrebbe finire per agire in maniera insensata, come il “giovane che mancava di cuore”, è facendo zapping quando guarda la televisione o navigando in Internet senza uno scopo preciso. Che lo faccia intenzionalmente o no, potrebbe imbattersi in scene provocanti. Un po’ alla volta potrebbe sviluppare l’abitudine impura di guardare materiale pornografico, con conseguenze devastanti per la sua coscienza e la sua relazione con Dio. Potrebbe mettere a repentaglio la sua stessa vita. — Leggi Romani 8:5-8.
w00 15/11 p. 31 “Osserva i miei comandamenti e continua a vivere”
Il tuo cuore non si volga verso le sue vie. Non errare nei suoi sentieri.
w00 15/11 p. 31 “Osserva i miei comandamenti e continua a vivere”
Chiaramente il consiglio di Salomone è di stare lontani dalle mortifere vie delle persone immorali e ‘continuare a vivere’. (Proverbi 7:2) Com’è opportuno questo consiglio nei nostri giorni! Di sicuro c’è bisogno di evitare i luoghi frequentati da chi sta in agguato per adescare la preda. Perché esporvi alle loro lusinghe andando in luoghi del genere? Perché ‘mancare di cuore’ ed errare nei sentieri di un’“estranea”?
La “donna estranea” vista dal re adescò il giovane con un invito a ‘godere l’uno dell’altro con espressioni d’amore’. Molti giovani — specialmente di sesso femminile — non sono stati forse accalappiati in modo analogo? Ma riflettete: Se qualcuno cerca di indurvi a seguire una condotta immorale, lo fa per vero amore o per brama egoistica? Perché mai un uomo che ama veramente una donna dovrebbe esercitare pressioni su di lei per farle violare la sua coscienza e la sua formazione cristiana? “Il tuo cuore non si volga” verso tali vie, ammonisce Salomone.
PROVERBI 8:1)
“Non continua la sapienza a chiamare, e non continua il discernimento ad alzare la voce?”
w01 15/3 pp. 25-26 “Felice è l’uomo che ha trovato la sapienza”
La sapienza “continua a gridare forte”
Il capitolo 8 di Proverbi comincia con una domanda retorica: “Non continua la sapienza a chiamare, e non continua il discernimento ad alzare la voce?” Sì, la sapienza e il discernimento continuano a chiamare, ma in modo alquanto diverso dalla donna immorale che sta in agguato nei luoghi oscuri e sussurra parole allettanti agli orecchi di un giovane solitario e inesperto. (Proverbi 7:12) “In cima alle alture, per via, all’incrocio delle strade si è posta. Al lato delle porte, alla bocca della città, nel luogo d’accesso delle entrate, continua a gridare forte”. (Proverbi 8:1-3) La voce poderosa e intrepida della sapienza si ode forte e chiara nei luoghi pubblici: alle porte, agli incroci, agli ingressi della città. Si può udire facilmente questa voce e rispondere.
Chi può negare che la santa sapienza contenuta nell’ispirata Parola di Dio, la Bibbia, sia disponibile sulla terra praticamente a tutti coloro che desiderano ottenerla? “La Bibbia è il libro più letto di tutta la storia”, dice un’enciclopedia. E aggiunge: “Ne sono state distribuite più copie che di qualsiasi altro libro. È stata anche tradotta più volte e in più lingue di qualsiasi altro libro”. (The World Book Encyclopedia) Poiché la Bibbia completa o parti di essa sono disponibili in più di 2.100 lingue e dialetti, oltre il 90 per cento dell’umanità ha accesso come minimo a una parte della Parola di Dio nella propria lingua.
I testimoni di Geova dichiarano pubblicamente il messaggio della Bibbia in ogni luogo. Predicano attivamente la buona notizia del Regno di Dio in 235 paesi e insegnano alle persone le verità contenute nella Parola di Dio. I loro periodici basati sulla Bibbia — La Torre di Guardia, pubblicata in 140 lingue, e Svegliatevi!, stampata in 83 lingue — hanno una tiratura di oltre 20 milioni di copie ciascuno. La sapienza continua senz’altro a gridare forte nei luoghi pubblici!
w01 15/3 p. 25 “Felice è l’uomo che ha trovato la sapienza”
In ebraico la parola resa “sapienza” è femminile. Quindi alcune traduzioni usano pronomi femminili quando si riferiscono alla sapienza.
it-1 pp. 1060-1061 Gesù Cristo
Sapienza personificata. Ciò che viene detto della Parola nelle Scritture corrisponde senz’altro alla descrizione fatta in Proverbi 8:22-31. Qui la sapienza è personificata, rappresentata come se fosse in grado di parlare e agire. (Pr 8:1) Secondo molti scrittori dei primi secoli della nostra era che si professavano cristiani questo brano si riferisce simbolicamente al Figlio di Dio nella sua condizione preumana. Tenuto conto dei versetti già considerati, non si può negare che Geova “produsse” il Figlio “come il principio della sua via, la prima delle sue imprese di molto tempo fa”, e che durante la creazione della terra il Figlio era “accanto a [Geova] come un artefice”, come si legge in questi versetti di Proverbi. È vero che in ebraico la parola resa “sapienza” è sempre femminile. Questo vale anche se la sapienza è personificata e quindi ciò non esclude che possa essere usata figurativamente per rappresentare il Figlio primogenito di Dio. Anche il sostantivo greco per “amore” nella frase “Dio è amore” (1Gv 4:8) è femminile, ma ciò non rende femminile Dio. Salomone, il principale scrittore di Proverbi (Pr 1:1), applicò a sé il titolo di qohèleth (“congregatore”; Ec 1:1) e anche questo termine è di genere femminile.
La sapienza si manifesta solo se viene espressa in qualche modo. La sapienza stessa di Dio fu espressa nella creazione (Pr 3:19, 20) ma per mezzo del Figlio. (Cfr. 1Co 8:6). E anche il sapiente proposito di Dio riguardo all’umanità si riassume nel Figlio, Gesù Cristo, ed è reso manifesto per mezzo suo. Infatti l’apostolo poté dire che Cristo rappresenta la “potenza di Dio e sapienza di Dio” e che Cristo Gesù “è divenuto per noi sapienza di Dio, e giustizia e santificazione e liberazione mediante riscatto”. — 1Co 1:24, 30; cfr. 1Co 2:7, 8; Pr 8:1, 10, 18-21.
PROVERBI 8:2)
“In cima alle alture, per via, all’incrocio delle strade si è posta.”
w01 15/3 pp. 25-26 “Felice è l’uomo che ha trovato la sapienza”
La sapienza “continua a gridare forte”
Il capitolo 8 di Proverbi comincia con una domanda retorica: “Non continua la sapienza a chiamare, e non continua il discernimento ad alzare la voce?” Sì, la sapienza e il discernimento continuano a chiamare, ma in modo alquanto diverso dalla donna immorale che sta in agguato nei luoghi oscuri e sussurra parole allettanti agli orecchi di un giovane solitario e inesperto. (Proverbi 7:12) “In cima alle alture, per via, all’incrocio delle strade si è posta. Al lato delle porte, alla bocca della città, nel luogo d’accesso delle entrate, continua a gridare forte”. (Proverbi 8:1-3) La voce poderosa e intrepida della sapienza si ode forte e chiara nei luoghi pubblici: alle porte, agli incroci, agli ingressi della città. Si può udire facilmente questa voce e rispondere.
Chi può negare che la santa sapienza contenuta nell’ispirata Parola di Dio, la Bibbia, sia disponibile sulla terra praticamente a tutti coloro che desiderano ottenerla? “La Bibbia è il libro più letto di tutta la storia”, dice un’enciclopedia. E aggiunge: “Ne sono state distribuite più copie che di qualsiasi altro libro. È stata anche tradotta più volte e in più lingue di qualsiasi altro libro”. (The World Book Encyclopedia) Poiché la Bibbia completa o parti di essa sono disponibili in più di 2.100 lingue e dialetti, oltre il 90 per cento dell’umanità ha accesso come minimo a una parte della Parola di Dio nella propria lingua.
I testimoni di Geova dichiarano pubblicamente il messaggio della Bibbia in ogni luogo. Predicano attivamente la buona notizia del Regno di Dio in 235 paesi e insegnano alle persone le verità contenute nella Parola di Dio. I loro periodici basati sulla Bibbia — La Torre di Guardia, pubblicata in 140 lingue, e Svegliatevi!, stampata in 83 lingue — hanno una tiratura di oltre 20 milioni di copie ciascuno. La sapienza continua senz’altro a gridare forte nei luoghi pubblici!
PROVERBI 8:3)
“Al lato delle porte, alla bocca della città, nel luogo d’accesso delle entrate, continua a gridare forte:”
w01 15/3 pp. 25-26 “Felice è l’uomo che ha trovato la sapienza”
La sapienza “continua a gridare forte”
Il capitolo 8 di Proverbi comincia con una domanda retorica: “Non continua la sapienza a chiamare, e non continua il discernimento ad alzare la voce?” Sì, la sapienza e il discernimento continuano a chiamare, ma in modo alquanto diverso dalla donna immorale che sta in agguato nei luoghi oscuri e sussurra parole allettanti agli orecchi di un giovane solitario e inesperto. (Proverbi 7:12) “In cima alle alture, per via, all’incrocio delle strade si è posta. Al lato delle porte, alla bocca della città, nel luogo d’accesso delle entrate, continua a gridare forte”. (Proverbi 8:1-3) La voce poderosa e intrepida della sapienza si ode forte e chiara nei luoghi pubblici: alle porte, agli incroci, agli ingressi della città. Si può udire facilmente questa voce e rispondere.
Chi può negare che la santa sapienza contenuta nell’ispirata Parola di Dio, la Bibbia, sia disponibile sulla terra praticamente a tutti coloro che desiderano ottenerla? “La Bibbia è il libro più letto di tutta la storia”, dice un’enciclopedia. E aggiunge: “Ne sono state distribuite più copie che di qualsiasi altro libro. È stata anche tradotta più volte e in più lingue di qualsiasi altro libro”. (The World Book Encyclopedia) Poiché la Bibbia completa o parti di essa sono disponibili in più di 2.100 lingue e dialetti, oltre il 90 per cento dell’umanità ha accesso come minimo a una parte della Parola di Dio nella propria lingua.
I testimoni di Geova dichiarano pubblicamente il messaggio della Bibbia in ogni luogo. Predicano attivamente la buona notizia del Regno di Dio in 235 paesi e insegnano alle persone le verità contenute nella Parola di Dio. I loro periodici basati sulla Bibbia — La Torre di Guardia, pubblicata in 140 lingue, e Svegliatevi!, stampata in 83 lingue — hanno una tiratura di oltre 20 milioni di copie ciascuno. La sapienza continua senz’altro a gridare forte nei luoghi pubblici!
PROVERBI 8:4)
““Voi, o uomini, io chiamo, e la mia voce è diretta ai figli degli uomini.”
w01 15/3 p. 26 “Felice è l’uomo che ha trovato la sapienza”
“La mia voce è diretta ai figli degli uomini”
La sapienza personificata comincia a parlare, dicendo: “Voi, o uomini, io chiamo, e la mia voce è diretta ai figli degli uomini. O inesperti, comprendete l’accortezza; e voi stupidi, comprendete il cuore”. — Proverbi 8:4, 5.
La sapienza chiama tutti. Essa estende il suo invito a tutta l’umanità. Anche gli inesperti sono invitati ad acquistare accortezza, o prudenza, e gli stolti, intendimento. I testimoni di Geova credono davvero che la Bibbia sia un libro per tutti e si sforzano con imparzialità di incoraggiare chiunque incontrino a esaminarla per trovare le parole di sapienza in essa contenute.
PROVERBI 8:5)
“O inesperti, comprendete l’accortezza; e voi stupidi, comprendete il cuore.”
w01 15/3 p. 26 “Felice è l’uomo che ha trovato la sapienza”
“La mia voce è diretta ai figli degli uomini”
La sapienza personificata comincia a parlare, dicendo: “Voi, o uomini, io chiamo, e la mia voce è diretta ai figli degli uomini. O inesperti, comprendete l’accortezza; e voi stupidi, comprendete il cuore”. — Proverbi 8:4, 5.
La sapienza chiama tutti. Essa estende il suo invito a tutta l’umanità. Anche gli inesperti sono invitati ad acquistare accortezza, o prudenza, e gli stolti, intendimento. I testimoni di Geova credono davvero che la Bibbia sia un libro per tutti e si sforzano con imparzialità di incoraggiare chiunque incontrino a esaminarla per trovare le parole di sapienza in essa contenute.
PROVERBI 8:10)
“Accettate la mia disciplina e non l’argento, e la conoscenza anziché l’oro scelto.”
w01 15/3 p. 26 “Felice è l’uomo che ha trovato la sapienza”
Appropriatamente la sapienza esorta: “Accettate la mia disciplina e non l’argento, e la conoscenza anziché l’oro scelto”. Questa implorazione è ragionevole, “poiché la sapienza è migliore dei coralli, e tutti gli altri diletti stessi non si possono uguagliare ad essa”. (Proverbi 8:10, 11) Ma perché? Cosa rende la sapienza più preziosa delle ricchezze?
“Il mio frutto è migliore dell’oro”
I doni che la sapienza elargisce a chi ascolta sono molto più preziosi dell’oro, dell’argento o dei coralli.
PROVERBI 8:11)
“Poiché la sapienza è migliore dei coralli, e tutti gli altri diletti stessi non si possono uguagliare ad essa.”
w01 15/3 p. 26 “Felice è l’uomo che ha trovato la sapienza”
Appropriatamente la sapienza esorta: “Accettate la mia disciplina e non l’argento, e la conoscenza anziché l’oro scelto”. Questa implorazione è ragionevole, “poiché la sapienza è migliore dei coralli, e tutti gli altri diletti stessi non si possono uguagliare ad essa”. (Proverbi 8:10, 11) Ma perché? Cosa rende la sapienza più preziosa delle ricchezze?
“Il mio frutto è migliore dell’oro”
I doni che la sapienza elargisce a chi ascolta sono molto più preziosi dell’oro, dell’argento o dei coralli.
PROVERBI 8:12)
““Io, la sapienza, ho risieduto con l’accortezza e trovo perfino la conoscenza delle capacità di pensare.”
w01 15/3 pp. 26-27 “Felice è l’uomo che ha trovato la sapienza”
Dichiarando quali sono questi doni, la sapienza dice: “Io, la sapienza, ho risieduto con l’accortezza e trovo perfino la conoscenza delle capacità di pensare. Il timore di Geova significa odiare il male. Ho odiato la superbia e l’orgoglio e la via cattiva e la bocca perversa”. — Proverbi 8:12, 13.
La sapienza dà accortezza e capacità di pensare a chi la possiede. L’uomo che ha santa sapienza nutre anche riverente timore verso Dio, giacché “Il timore di Geova è l’inizio della sapienza”. (Proverbi 9:10) Quindi egli odia ciò che Geova odia. Alterigia, arroganza, comportamento immorale e parlare perverso sono lungi da lui. Il suo odio per ciò che è cattivo lo ripara dall’effetto corruttivo del potere. Quanto è importante che coloro che hanno incarichi di responsabilità nella congregazione, come pure i capifamiglia, cerchino la sapienza!
PROVERBI 8:13)
“Il timore di Geova significa odiare il male. Ho odiato la superbia e l’orgoglio e la via cattiva e la bocca perversa.”
w07 15/7 p. 8 “La sapienza è per una protezione”
La sapienza personificata è descritta nell’atto di dire: “Ho odiato la superbia e l’orgoglio”. (Proverbi 8:13) Orgoglio e sapienza sono agli antipodi. Bisogna agire con sapienza e badare di non diventare alteri o arroganti. Dovremmo stare particolarmente attenti se abbiamo avuto successo in qualche campo o ci è stato affidato un incarico di responsabilità nella congregazione cristiana.
w01 15/3 pp. 26-27 “Felice è l’uomo che ha trovato la sapienza”
Dichiarando quali sono questi doni, la sapienza dice: “Io, la sapienza, ho risieduto con l’accortezza e trovo perfino la conoscenza delle capacità di pensare. Il timore di Geova significa odiare il male. Ho odiato la superbia e l’orgoglio e la via cattiva e la bocca perversa”. — Proverbi 8:12, 13.
La sapienza dà accortezza e capacità di pensare a chi la possiede. L’uomo che ha santa sapienza nutre anche riverente timore verso Dio, giacché “Il timore di Geova è l’inizio della sapienza”. (Proverbi 9:10) Quindi egli odia ciò che Geova odia. Alterigia, arroganza, comportamento immorale e parlare perverso sono lungi da lui. Il suo odio per ciò che è cattivo lo ripara dall’effetto corruttivo del potere. Quanto è importante che coloro che hanno incarichi di responsabilità nella congregazione, come pure i capifamiglia, cerchino la sapienza!
w01 1/12 pp. 19-20 Temete Geova e osservate i suoi comandamenti
Ritraetevi dal male
4 La Bibbia spiega che “il timore di Geova significa odiare il male”. (Proverbi 8:13) Un lessico biblico definisce questo odio come “atteggiamento verso persone e cose che sono osteggiate, detestate, disprezzate e con cui non si desidera avere contatti o relazione”. Perciò il santo timore include avversione o disgusto verso tutto ciò che è male agli occhi di Geova. (Salmo 97:10)
w92 1/1 pp. 21-22 Temiamo Geova e glorifichiamo il suo santo nome
Amiamo il bene, odiamo il male
13 Geova è assolutamente buono. Pertanto, “il timore di Geova significa odiare il male”. (Proverbi 8:13) Di Gesù è scritto: “Hai amato la giustizia e hai odiato l’illegalità. Perciò Dio, il tuo Dio, ti ha unto con olio di esultanza”. (Ebrei 1:9) Se noi, come Gesù, desideriamo avere la benedizione di Geova, dobbiamo detestare il male, l’immoralità, la violenza e l’avidità dell’orgoglioso mondo di Satana. (Confronta Proverbi 6:16-19). Dobbiamo amare ciò che Geova ama e odiare ciò che Geova odia. Dobbiamo temere di fare qualsiasi cosa che dispiaccia a Geova. “Nel timore di Geova ci si ritrae dal male”. — Proverbi 16:6.
14 Gesù ci ha lasciato un modello affinché seguissimo attentamente le sue orme. “Quando era oltraggiato, non rese oltraggio. Quando soffriva, non minacciò, ma continuò ad affidarsi a colui che giudica giustamente”. (1 Pietro 2:21-23) Avendo timore di Geova, anche noi possiamo sopportare i biasimi, le derisioni e le persecuzioni di cui il mondo di Satana ci fa oggetto.
15 In Matteo 10:28 Gesù ci esorta: “Non abbiate timore di quelli che uccidono il corpo ma non possono uccidere l’anima; temete piuttosto colui che può distruggere sia l’anima che il corpo nella Geenna”. Anche se una persona che teme Geova fosse uccisa dal nemico, i dolorosi effetti della morte sarebbero solo temporanei. (Osea 13:14) Una volta risuscitata, quella persona potrà dire: “Morte, dov’è la tua vittoria? Morte, dov’è il tuo pungiglione?” — 1 Corinti 15:55.
16 Gesù stesso costituisce uno splendido esempio per tutti coloro che amano la giustizia di Geova e odiano ciò che è male. Il suo timore di Geova è evidente dalle ultime parole che rivolse ai discepoli, riportate in Giovanni 16:33: “Vi ho detto queste cose affinché per mezzo di me abbiate pace. Nel mondo avete tribolazione, ma fatevi coraggio! Io ho vinto il mondo”. Il racconto di Giovanni prosegue dicendo: “Gesù disse queste cose, e, alzati gli occhi al cielo, disse: ‘Padre, l’ora è venuta; glorifica il tuo figlio, affinché il figlio glorifichi te . . . Ho reso manifesto il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo’”. — Giovanni 17:1-6.
Temiamo Geova e lodiamolo
17 Possiamo oggi imitare il coraggioso esempio di Gesù? Certo che possiamo se abbiamo il timore di Geova! Gesù ci ha fatto conoscere l’illustre nome e le qualità di Geova. Temendo Geova quale nostro Sovrano Signore, lo esaltiamo molto al di sopra di tutti gli altri dèi, compresa l’anonima e misteriosa Trinità della cristianità. Gesù servì Geova con un sano timore, rifiutando di farsi prendere al laccio dal timore dell’uomo mortale. “Nei giorni della sua carne Cristo offrì supplicazioni e anche richieste a Colui che poteva salvarlo dalla morte, con forti grida e lacrime, e fu favorevolmente udito per il suo santo timore”. Sia concesso anche a noi di temere Geova come lo temé Gesù, mentre continuiamo a imparare l’ubbidienza dalle cose che soffriamo, avendo sempre come meta la salvezza eterna. — Ebrei 5:7-9.
18 In seguito, nella stessa lettera ai cristiani ebrei, Paolo esorta i cristiani unti dicendo: “Visto che riceveremo un regno che non può essere scosso, continuiamo ad avere immeritata benignità, per mezzo della quale possiamo accettevolmente rendere a Dio sacro servizio con santo timore e rispetto”.
w87 1/12 p. 11 par. 6 Il timore di Dio può esservi utile?
6 Vorreste evitare ciò che è male? “Il timore di Geova significa odiare il male”. (Proverbi 8:13) Sì, questo giusto timore può trattenervi dal seguire molte pratiche malvage che Dio condanna, quali fumo, uso di droga, ubriachezza e immoralità sessuale. Oltre a piacere a Geova, vi proteggerete dalle terribili conseguenze che si abbattono sulle persone, incluse le temibili malattie alle quali esse si espongono. (Romani 1:26, 27; 12:1, 2; 1 Corinti 6:9, 10; 1 Tessalonicesi 4:3-8) Il timore di Dio non solo vi aiuterà ad evitare ciò che è male e perverso, ma vi indirizzerà anche verso ciò che è puro e sano, visto che “il timore di Geova è puro”, come ci viene detto. — Salmo 19:9.
PROVERBI 8:14)
“Ho consiglio e saggezza. Io, intendimento; ho potenza.”
w01 15/3 p. 27 “Felice è l’uomo che ha trovato la sapienza”
“Ho consiglio e saggezza”, continua la sapienza. “Io, intendimento; ho potenza. Mediante me i re stessi continuano a regnare, e gli stessi alti funzionari continuano a decretare giustizia. Mediante me i principi stessi continuano a governare come principi, e i nobili giudicano tutti nella giustizia”. (Proverbi 8:14-16) Il frutto della sapienza include perspicacia, intendimento e potenza: elementi di cui governanti, alti funzionari e nobili hanno molto bisogno. La sapienza è indispensabile a chi occupa posizioni di potere e a chi dà consigli.
PROVERBI 8:15)
“Mediante me i re stessi continuano a regnare, e gli stessi alti funzionari continuano a decretare giustizia.”
w01 15/3 p. 27 “Felice è l’uomo che ha trovato la sapienza”
“Ho consiglio e saggezza”, continua la sapienza. “Io, intendimento; ho potenza. Mediante me i re stessi continuano a regnare, e gli stessi alti funzionari continuano a decretare giustizia. Mediante me i principi stessi continuano a governare come principi, e i nobili giudicano tutti nella giustizia”. (Proverbi 8:14-16) Il frutto della sapienza include perspicacia, intendimento e potenza: elementi di cui governanti, alti funzionari e nobili hanno molto bisogno. La sapienza è indispensabile a chi occupa posizioni di potere e a chi dà consigli.
PROVERBI 8:16)
“Mediante me i principi stessi continuano a governare come principi, e i nobili giudicano tutti nella giustizia.”
w01 15/3 p. 27 “Felice è l’uomo che ha trovato la sapienza”
“Ho consiglio e saggezza”, continua la sapienza. “Io, intendimento; ho potenza. Mediante me i re stessi continuano a regnare, e gli stessi alti funzionari continuano a decretare giustizia. Mediante me i principi stessi continuano a governare come principi, e i nobili giudicano tutti nella giustizia”. (Proverbi 8:14-16) Il frutto della sapienza include perspicacia, intendimento e potenza: elementi di cui governanti, alti funzionari e nobili hanno molto bisogno. La sapienza è indispensabile a chi occupa posizioni di potere e a chi dà consigli.
PROVERBI 8:17)
“Io stessa amo quelli che mi amano, e quelli che mi cercano son quelli che mi trovano.”
w01 15/3 p. 27 “Felice è l’uomo che ha trovato la sapienza”
La vera sapienza è accessibile a tutti, ma non tutti la trovano. Alcuni la respingono o la evitano, anche quando ce l’hanno a portata di mano. “Io stessa amo quelli che mi amano”, dice la sapienza, “e quelli che mi cercano son quelli che mi trovano”. (Proverbi 8:17) Solo quelli che la cercano premurosamente riescono a trovarla.
PROVERBI 8:18)
“Presso di me sono ricchezze e gloria, beni ereditari e giustizia.”
w01 15/3 p. 27 “Felice è l’uomo che ha trovato la sapienza”
Le vie della sapienza sono giuste e rette. Essa ricompensa chi la cerca. La sapienza dice: “Presso di me sono ricchezze e gloria, beni ereditari e giustizia. Il mio frutto è migliore dell’oro, sì, dell’oro raffinato, e il mio prodotto dell’argento scelto. Cammino nel sentiero della giustizia, in mezzo alle vie del giudizio, per far prendere possesso della sostanza a quelli che mi amano; e tengo ripieni i loro depositi”. — Proverbi 8:18-21.
Insieme a qualità e caratteristiche eccellenti come prudenza, capacità di pensare, umiltà, perspicacia, saggezza e intendimento, fra i doni della sapienza ci sono anche ricchezze e onore. Il saggio può ottenere la ricchezza con mezzi onesti e prosperare spiritualmente. (3 Giovanni 2) Per di più la sapienza reca onore alla persona. Inoltre tale persona trae soddisfazione da ciò che ottiene, e ha pace mentale e la coscienza pura davanti a Dio. Sì, felice l’uomo che ha trovato la sapienza, il cui frutto è davvero migliore dell’oro raffinato e dell’argento scelto.
Com’è appropriato questo consiglio per noi che viviamo in un mondo materialistico dove si dà importanza al procurarsi ricchezze con ogni mezzo e a qualsiasi costo! Non perdiamo mai di vista il valore della sapienza e non ricorriamo mai a mezzi ingiusti per procurarci ricchezze. Non trascuriamo mai i provvedimenti che ci permettono di acquistare sapienza — le adunanze cristiane e lo studio personale della Bibbia e delle pubblicazioni provvedute dallo “schiavo fedele e discreto” — solo per guadagnare ricchezze. — Matteo 24:45-47.
PROVERBI 8:19)
“Il mio frutto è migliore dell’oro, sì, dell’oro raffinato, e il mio prodotto dell’argento scelto.”
w01 15/3 p. 27 “Felice è l’uomo che ha trovato la sapienza”
Le vie della sapienza sono giuste e rette. Essa ricompensa chi la cerca. La sapienza dice: “Presso di me sono ricchezze e gloria, beni ereditari e giustizia. Il mio frutto è migliore dell’oro, sì, dell’oro raffinato, e il mio prodotto dell’argento scelto. Cammino nel sentiero della giustizia, in mezzo alle vie del giudizio, per far prendere possesso della sostanza a quelli che mi amano; e tengo ripieni i loro depositi”. — Proverbi 8:18-21.
Insieme a qualità e caratteristiche eccellenti come prudenza, capacità di pensare, umiltà, perspicacia, saggezza e intendimento, fra i doni della sapienza ci sono anche ricchezze e onore. Il saggio può ottenere la ricchezza con mezzi onesti e prosperare spiritualmente. (3 Giovanni 2) Per di più la sapienza reca onore alla persona. Inoltre tale persona trae soddisfazione da ciò che ottiene, e ha pace mentale e la coscienza pura davanti a Dio. Sì, felice l’uomo che ha trovato la sapienza, il cui frutto è davvero migliore dell’oro raffinato e dell’argento scelto.
Com’è appropriato questo consiglio per noi che viviamo in un mondo materialistico dove si dà importanza al procurarsi ricchezze con ogni mezzo e a qualsiasi costo! Non perdiamo mai di vista il valore della sapienza e non ricorriamo mai a mezzi ingiusti per procurarci ricchezze. Non trascuriamo mai i provvedimenti che ci permettono di acquistare sapienza — le adunanze cristiane e lo studio personale della Bibbia e delle pubblicazioni provvedute dallo “schiavo fedele e discreto” — solo per guadagnare ricchezze. — Matteo 24:45-47.
PROVERBI 8:20)
“Cammino nel sentiero della giustizia, in mezzo alle vie del giudizio,”
w01 15/3 p. 27 “Felice è l’uomo che ha trovato la sapienza”
Le vie della sapienza sono giuste e rette. Essa ricompensa chi la cerca. La sapienza dice: “Presso di me sono ricchezze e gloria, beni ereditari e giustizia. Il mio frutto è migliore dell’oro, sì, dell’oro raffinato, e il mio prodotto dell’argento scelto. Cammino nel sentiero della giustizia, in mezzo alle vie del giudizio, per far prendere possesso della sostanza a quelli che mi amano; e tengo ripieni i loro depositi”. — Proverbi 8:18-21.
Insieme a qualità e caratteristiche eccellenti come prudenza, capacità di pensare, umiltà, perspicacia, saggezza e intendimento, fra i doni della sapienza ci sono anche ricchezze e onore. Il saggio può ottenere la ricchezza con mezzi onesti e prosperare spiritualmente. (3 Giovanni 2) Per di più la sapienza reca onore alla persona. Inoltre tale persona trae soddisfazione da ciò che ottiene, e ha pace mentale e la coscienza pura davanti a Dio. Sì, felice l’uomo che ha trovato la sapienza, il cui frutto è davvero migliore dell’oro raffinato e dell’argento scelto.
Com’è appropriato questo consiglio per noi che viviamo in un mondo materialistico dove si dà importanza al procurarsi ricchezze con ogni mezzo e a qualsiasi costo! Non perdiamo mai di vista il valore della sapienza e non ricorriamo mai a mezzi ingiusti per procurarci ricchezze. Non trascuriamo mai i provvedimenti che ci permettono di acquistare sapienza — le adunanze cristiane e lo studio personale della Bibbia e delle pubblicazioni provvedute dallo “schiavo fedele e discreto” — solo per guadagnare ricchezze. — Matteo 24:45-47.
PROVERBI 8:21)
“per far prendere possesso della sostanza a quelli che mi amano; e tengo ripieni i loro depositi.”
w01 15/3 p. 27 “Felice è l’uomo che ha trovato la sapienza”
Le vie della sapienza sono giuste e rette. Essa ricompensa chi la cerca. La sapienza dice: “Presso di me sono ricchezze e gloria, beni ereditari e giustizia. Il mio frutto è migliore dell’oro, sì, dell’oro raffinato, e il mio prodotto dell’argento scelto. Cammino nel sentiero della giustizia, in mezzo alle vie del giudizio, per far prendere possesso della sostanza a quelli che mi amano; e tengo ripieni i loro depositi”. — Proverbi 8:18-21.
Insieme a qualità e caratteristiche eccellenti come prudenza, capacità di pensare, umiltà, perspicacia, saggezza e intendimento, fra i doni della sapienza ci sono anche ricchezze e onore. Il saggio può ottenere la ricchezza con mezzi onesti e prosperare spiritualmente. (3 Giovanni 2) Per di più la sapienza reca onore alla persona. Inoltre tale persona trae soddisfazione da ciò che ottiene, e ha pace mentale e la coscienza pura davanti a Dio. Sì, felice l’uomo che ha trovato la sapienza, il cui frutto è davvero migliore dell’oro raffinato e dell’argento scelto.
Com’è appropriato questo consiglio per noi che viviamo in un mondo materialistico dove si dà importanza al procurarsi ricchezze con ogni mezzo e a qualsiasi costo! Non perdiamo mai di vista il valore della sapienza e non ricorriamo mai a mezzi ingiusti per procurarci ricchezze. Non trascuriamo mai i provvedimenti che ci permettono di acquistare sapienza — le adunanze cristiane e lo studio personale della Bibbia e delle pubblicazioni provvedute dallo “schiavo fedele e discreto” — solo per guadagnare ricchezze. — Matteo 24:45-47.
PROVERBI 8:22)
““Geova stesso mi produsse come il principio della sua via, la prima delle sue imprese di molto tempo fa.”
cf cap. 13 pp. 130-131 parr. 6-7 “Io amo il Padre”
Nei versetti da 22 a 31 troviamo l’ispirata descrizione della sapienza personificata. Come facciamo a sapere che queste parole si riferiscono al Figlio di Dio?
7 Nel versetto 22 la sapienza dice: “Geova stesso mi produsse come il principio della sua via, la prima delle sue imprese di molto tempo fa”. Queste parole non possono applicarsi semplicemente alla sapienza, dato che questa qualità non è mai stata ‘prodotta’. Non ha mai avuto un principio, perché Geova è sempre esistito ed è sempre stato sapiente. (Salmo 90:2) Il Figlio di Dio, invece, è “il primogenito di tutta la creazione”. È stato prodotto, o creato, ed è la primissima di tutte le opere di Geova. (Colossesi 1:15) Come dice Proverbi, il Figlio esisteva prima della terra e dei cieli. Ed essendo la Parola, cioè il Portavoce di Dio stesso, è l’espressione perfetta della sapienza di Geova. — Giovanni 1:1.
w06 1/8 p. 31 Domande dai lettori
Domande dai lettori
Come facciamo a sapere che la descrizione della sapienza contenuta in Proverbi 8:22-31 si applica a Gesù Cristo nella sua esistenza preumana?
La descrizione ispirata della sapienza contenuta nel libro dei Proverbi dice: “Geova stesso mi produsse come il principio della sua via, la prima delle sue imprese di molto tempo fa. . . . Prima che fossero fondati gli stessi monti, prima dei colli, fui data alla luce come con dolori di parto . . . Quando egli preparò i cieli io ero là; . . . allora ero accanto a lui come un artefice, ed ero colui del quale egli specialmente si deliziava di giorno in giorno, allietandomi io dinanzi a lui in ogni tempo, . . . e le cose che mi dilettavano erano presso i figli degli uomini”.
Questo brano non può parlare semplicemente della sapienza divina o della sapienza in astratto. Perché no? Perché la sapienza qui descritta fu ‘prodotta’, o creata, come principio della via di Geova. Geova Dio è sempre esistito ed è sempre stato sapiente. (Salmo 90:1, 2) La sua sapienza non ebbe un principio; non fu né creata né prodotta. Non fu “data alla luce come con dolori di parto”. Inoltre, di questa sapienza viene detto che parla e agisce, per cui rappresenta una persona. — Proverbi 8:1.
w01 15/3 p. 28 “Felice è l’uomo che ha trovato la sapienza”
“Da tempo indefinito fui insediata”
La personificazione della sapienza che troviamo nell’8° capitolo di Proverbi non è solo un espediente per spiegare le caratteristiche di una qualità astratta. Si riferisce simbolicamente anche alla più importante delle creazioni di Geova. La sapienza prosegue dicendo: “Geova stesso mi produsse come il principio della sua via, la prima delle sue imprese di molto tempo fa. Da tempo indefinito fui insediata, dall’inizio, da tempi anteriori alla terra. Quando non c’erano le acque degli abissi fui data alla luce come con dolori di parto, quando non c’erano sorgenti assai cariche d’acqua. Prima che fossero fondati gli stessi monti, prima dei colli, fui data alla luce come con dolori di parto, quando egli non aveva ancora fatto la terra e gli spazi aperti e la prima parte delle masse di polvere del paese produttivo”. — Proverbi 8:22-26.
La precedente descrizione della sapienza personificata corrisponde molto bene a ciò che è detto della “Parola” nelle Scritture. “In principio era la Parola”, scrisse l’apostolo Giovanni, “e la Parola era con Dio, e la Parola era un dio”. (Giovanni 1:1) La sapienza personificata rappresenta simbolicamente il Figlio di Dio, Gesù Cristo, nella sua esistenza preumana.
Gesù Cristo è “il primogenito di tutta la creazione; perché per mezzo di lui tutte le altre cose furono create nei cieli e sulla terra, le cose visibili e le cose invisibili”. (Colossesi 1:15, 16)
it-1 pp. 1060-1061 Gesù Cristo
Sapienza personificata. Ciò che viene detto della Parola nelle Scritture corrisponde senz’altro alla descrizione fatta in Proverbi 8:22-31. Qui la sapienza è personificata, rappresentata come se fosse in grado di parlare e agire. (Pr 8:1) Secondo molti scrittori dei primi secoli della nostra era che si professavano cristiani questo brano si riferisce simbolicamente al Figlio di Dio nella sua condizione preumana. Tenuto conto dei versetti già considerati, non si può negare che Geova “produsse” il Figlio “come il principio della sua via, la prima delle sue imprese di molto tempo fa”, e che durante la creazione della terra il Figlio era “accanto a [Geova] come un artefice”, come si legge in questi versetti di Proverbi. È vero che in ebraico la parola resa “sapienza” è sempre femminile. Questo vale anche se la sapienza è personificata e quindi ciò non esclude che possa essere usata figurativamente per rappresentare il Figlio primogenito di Dio. Anche il sostantivo greco per “amore” nella frase “Dio è amore” (1Gv 4:8) è femminile, ma ciò non rende femminile Dio. Salomone, il principale scrittore di Proverbi (Pr 1:1), applicò a sé il titolo di qohèleth (“congregatore”; Ec 1:1) e anche questo termine è di genere femminile.
La sapienza si manifesta solo se viene espressa in qualche modo. La sapienza stessa di Dio fu espressa nella creazione (Pr 3:19, 20) ma per mezzo del Figlio. (Cfr. 1Co 8:6). E anche il sapiente proposito di Dio riguardo all’umanità si riassume nel Figlio, Gesù Cristo, ed è reso manifesto per mezzo suo. Infatti l’apostolo poté dire che Cristo rappresenta la “potenza di Dio e sapienza di Dio” e che Cristo Gesù “è divenuto per noi sapienza di Dio, e giustizia e santificazione e liberazione mediante riscatto”. — 1Co 1:24, 30; cfr. 1Co 2:7, 8; Pr 8:1, 10, 18-21.
ti p. 14 Cosa dice la Bibbia riguardo a Dio e a Gesù?
Notate la stretta affinità che c’è fra i summenzionati riferimenti all’origine di Gesù e le espressioni della “Sapienza” personificata contenute nel libro biblico di Proverbi: “Jahve mi creò fin dall’inizio del suo potere, prima delle sue opere, fin d’allora. . . . Prima che i monti avessero fondamenta, prima delle colline io ero nata; quando non aveva ancora fatto né terra né campagne né i primi elementi della polvere del mondo”. (Proverbi 8:12, 22, 25, 26, versione cattolica a cura di Salvatore Garofalo [Ga]) Qui la “Sapienza” è usata per simboleggiare colui che Dio creò, e la maggioranza degli studiosi è concorde nel dire che in realtà essa rappresenta Gesù come creatura spirituale prima della sua esistenza umana.
w87 15/5 p. 28 Temete Geova e sarete felici
♦ 8:22-31 — Si tratta di una semplice descrizione della sapienza?
No, dal momento che, in quanto attributo dell’eterno Dio, la sapienza è sempre esistita. (Giobbe 12:13) In questo caso, invece, viene detto che la sapienza fu ‘prodotta’ e che ‘era accanto a [Geova] come un artefice’ nel corso della creazione della terra. Identificare la sapienza personificata col Figlio di Dio concorda perfettamente col fatto che “attentamente occultati in lui sono tutti i tesori della sapienza e della conoscenza”. — Colossesi 1:15, 16; 2:3.
PROVERBI 8:23)
“Da tempo indefinito fui insediata, dall’inizio, da tempi anteriori alla terra.”
w01 15/3 p. 28 “Felice è l’uomo che ha trovato la sapienza”
“Da tempo indefinito fui insediata”
La personificazione della sapienza che troviamo nell’8° capitolo di Proverbi non è solo un espediente per spiegare le caratteristiche di una qualità astratta. Si riferisce simbolicamente anche alla più importante delle creazioni di Geova. La sapienza prosegue dicendo: “Geova stesso mi produsse come il principio della sua via, la prima delle sue imprese di molto tempo fa. Da tempo indefinito fui insediata, dall’inizio, da tempi anteriori alla terra. Quando non c’erano le acque degli abissi fui data alla luce come con dolori di parto, quando non c’erano sorgenti assai cariche d’acqua. Prima che fossero fondati gli stessi monti, prima dei colli, fui data alla luce come con dolori di parto, quando egli non aveva ancora fatto la terra e gli spazi aperti e la prima parte delle masse di polvere del paese produttivo”. — Proverbi 8:22-26.
La precedente descrizione della sapienza personificata corrisponde molto bene a ciò che è detto della “Parola” nelle Scritture. “In principio era la Parola”, scrisse l’apostolo Giovanni, “e la Parola era con Dio, e la Parola era un dio”. (Giovanni 1:1) La sapienza personificata rappresenta simbolicamente il Figlio di Dio, Gesù Cristo, nella sua esistenza preumana.
Gesù Cristo è “il primogenito di tutta la creazione; perché per mezzo di lui tutte le altre cose furono create nei cieli e sulla terra, le cose visibili e le cose invisibili”. (Colossesi 1:15, 16)
PROVERBI 8:27)
“Quando egli preparò i cieli io ero là; quando decretò un circolo sulla faccia delle acque dell’abisso,”
it-1 p. 297 Bastone da comandante
BASTONE DA COMANDANTE
Lunga verga, simbolo del diritto di un comandante d’impartire ordini. L’espressione “bastone da comandante” ricorre quattro volte nella Traduzione del Nuovo Mondo, e traduce l’ebraico mechoqèq, participio del verbo chaqàq, che significa “incidere” o “scolpire” e quindi “decretare” o “mettere in vigore”. (Isa 30:8; Ez 4:1; Pr 8:27; Isa 10:1) Nell’antichità le leggi che venivano promulgate si incidevano o si scolpivano su tavolette di pietra o di metallo.
PROVERBI 8:29)
“quando fissò al mare il suo decreto che le acque stesse non oltrepassassero il suo ordine, quando decretò le fondamenta della terra,”
w98 1/11 p. 9 La vostra opera resisterà al fuoco?
Le “fondamenta della terra” potrebbero rappresentare le forze fisiche che la tengono saldamente al suo posto insieme a tutti gli altri corpi celesti. La terra inoltre è fatta in modo tale che non ‘vacillerà’ mai, non subirà mai la distruzione. — Salmo 104:5.
w98 1/11 pp. 8-9 par. 4 La vostra opera resisterà al fuoco?
Gesù conosceva benissimo l’importanza delle fondamenta. Era presente quando Geova aveva fondato la terra stessa. (Proverbi 8:29-31)
PROVERBI 8:30)
“allora ero accanto a lui come un artefice, ed ero colui del quale egli specialmente si deliziava di giorno in giorno, allietandomi io dinanzi a lui in ogni tempo,”
cf cap. 13 pp. 130-132 “Io amo il Padre”
Il più antico e forte vincolo di amore
6 Avete mai fatto un lavoro insieme a un amico e riscontrato di essere diventati più amici di prima? Quella piacevole esperienza può darvi un’idea dell’amore che si sviluppò tra Geova e il suo Figlio unigenito. Abbiamo citato più volte Proverbi 8:30, ma esaminiamo con maggiore attenzione questo passo nel suo contesto. Nei versetti da 22 a 31 troviamo l’ispirata descrizione della sapienza personificata. Come facciamo a sapere che queste parole si riferiscono al Figlio di Dio?
7 Nel versetto 22 la sapienza dice: “Geova stesso mi produsse come il principio della sua via, la prima delle sue imprese di molto tempo fa”. Queste parole non possono applicarsi semplicemente alla sapienza, dato che questa qualità non è mai stata ‘prodotta’. Non ha mai avuto un principio, perché Geova è sempre esistito ed è sempre stato sapiente. (Salmo 90:2) Il Figlio di Dio, invece, è “il primogenito di tutta la creazione”. È stato prodotto, o creato, ed è la primissima di tutte le opere di Geova. (Colossesi 1:15) Come dice Proverbi, il Figlio esisteva prima della terra e dei cieli. Ed essendo la Parola, cioè il Portavoce di Dio stesso, è l’espressione perfetta della sapienza di Geova. — Giovanni 1:1.
8 Di cosa si occupava il Figlio durante tutto quel tempo prima di venire sulla terra? Il versetto 30 ci dice che era accanto a Dio come “un artefice”. Cosa significa questo? Colossesi 1:16 spiega: “Per mezzo di lui tutte le altre cose furono create nei cieli e sulla terra . . . Tutte le altre cose sono state create per mezzo di lui e per lui”. Quindi Geova, il Creatore, si servì del Figlio, l’Artefice, per portare all’esistenza ogni altra cosa, dalle creature spirituali nel reame celeste all’immenso universo fisico, alla terra con la sua straordinaria varietà di vita vegetale e animale, fino al culmine della creazione terrestre: l’uomo. Sotto certi aspetti potremmo paragonare questa cooperazione tra Padre e Figlio a quella tra un architetto capace di fare progetti ingegnosi e un imprenditore edile specializzato nel realizzarli. Quando ammiriamo qualche aspetto della creazione, in effetti lodiamo il grande Architetto. (Salmo 19:1) Allo stesso tempo però possiamo ricordare la lunga e felice collaborazione tra il Creatore e il suo “artefice”.
9 Quando due esseri umani imperfetti lavorano a stretto contatto, a volte hanno difficoltà ad andare d’accordo. Non fu così per Geova e il Figlio suo: il Figlio lavorò con il Padre per incalcolabili ere e ‘si allietò dinanzi a lui in ogni tempo’. (Proverbi 8:30) Si deliziava in compagnia del Padre, e il sentimento era reciproco. Naturalmente il Figlio, imparando a imitare le qualità del Padre, gli assomigliava sempre più. Non meraviglia dunque che il vincolo tra Padre e Figlio sia diventato così forte. Giustamente si può definire il più antico e forte vincolo di amore in tutto l’universo.
w06 1/8 p. 31 Domande dai lettori
Il libro dei Proverbi dice che molto tempo fa la sapienza era accanto a Geova, il Creatore, come “un artefice”. Certamente questo si applica a Gesù. Molto prima che venisse sulla terra Gesù lavorò a stretto contatto con Geova, tanto che la Parola di Dio dice: “Egli è prima di tutte le altre cose e per mezzo di lui tutte le altre cose furono fatte esistere”. — Colossesi 1:17; Rivelazione (Apocalisse) 3:14.
w06 15/9 p. 17 par. 4 Punti notevoli del libro di Proverbi
8:30: Chi è l’“artefice”? La sapienza personificata si definisce un artefice. Oltre a essere un accorgimento letterario per spiegare le caratteristiche della sapienza, questa personificazione si riferisce in senso figurato a Gesù Cristo, il Figlio primogenito di Dio, nella sua esistenza preumana. Molto tempo prima di nascere sulla terra quale uomo ‘fu prodotto come il principio della via di Dio’. (Proverbi 8:22) In qualità di “artefice” collaborò attivamente con il Padre alla creazione di tutte le cose. — Colossesi 1:15-17.
w01 15/3 p. 28 “Felice è l’uomo che ha trovato la sapienza”
allora ero accanto a lui come un artefice, ed ero colui del quale egli specialmente si deliziava di giorno in giorno, allietandomi io dinanzi a lui in ogni tempo, allietandomi per il paese produttivo della sua terra, e le cose che mi dilettavano erano presso i figli degli uomini”. (Proverbi 8:27-31) Il Figlio primogenito di Geova era là accanto al Padre e operava insieme a lui, l’impareggiabile Creatore dei cieli e della terra. Quando Geova Dio creò il primo uomo, suo Figlio operava con lui quale Artefice. (Genesi 1:26) Non è strano che il Figlio di Dio si interessi molto del genere umano e vi provi anche diletto!
w00 15/2 p. 11 par. 6 Impariamo a conoscere “la mente di Cristo”
6 Secondo alcune stime scientifiche, l’universo fisico esisterebbe da almeno 12 miliardi di anni. Se queste stime sono all’incirca esatte, il Figlio primogenito di Dio stava già in intima compagnia del Padre da incalcolabili ere prima della creazione di Adamo. (Confronta Michea 5:2). Tra Padre e Figlio si instaurò quindi un profondo vincolo di affetto. In veste di sapienza personificata, questo Figlio primogenito nella sua esistenza preumana viene descritto mentre dice: “Ero accanto a lui [a Geova] come un artefice, ed ero colui del quale egli specialmente si deliziava di giorno in giorno, allietandomi io dinanzi a lui in ogni tempo”. (Proverbi 8:30) L’aver trascorso innumerevoli ere in intima compagnia della Fonte dell’amore influì profondamente sul Figlio di Dio! (1 Giovanni 4:8) Imparò a conoscere e a rispecchiare come nessun altro i pensieri, i sentimenti e il modo di agire del Padre. — Matteo 11:27.
it-1 p. 707 Divertimenti
DIVERTIMENTI
Come si espresse lo scrittore di Ecclesiaste, “per ogni cosa c’è un tempo fissato, . . . un tempo per piangere e un tempo per ridere; un tempo per fare lamento e un tempo per saltare”. (Ec 3:1, 4) Qui “ridere” traduce il verbo ebraico sachàq. Anche se il significato fondamentale è “ridere”, questo verbo e i verbi affini sechòq e tsachàq vengono pure resi “festeggiare”, “giocare”, “fare giochi”, “divertirsi”. (2Sa 6:21; Gb 41:5; Gdc 16:25; Eso 32:6; Ge 26:8) Forme del verbo sachàq sono usate in Proverbi 8:30, 31 a proposito dell’“artefice” che ‘si allietava’ dinanzi a Geova dopo la creazione della terra, e anche per descrivere i “giochi” delle creature animali nel mare e nei campi. — Sl 104:26; Gb 40:20.
it-1 pp. 1060-1061 Gesù Cristo
Sapienza personificata. Ciò che viene detto della Parola nelle Scritture corrisponde senz’altro alla descrizione fatta in Proverbi 8:22-31. Qui la sapienza è personificata, rappresentata come se fosse in grado di parlare e agire. (Pr 8:1) Secondo molti scrittori dei primi secoli della nostra era che si professavano cristiani questo brano si riferisce simbolicamente al Figlio di Dio nella sua condizione preumana. Tenuto conto dei versetti già considerati, non si può negare che Geova “produsse” il Figlio “come il principio della sua via, la prima delle sue imprese di molto tempo fa”, e che durante la creazione della terra il Figlio era “accanto a [Geova] come un artefice”, come si legge in questi versetti di Proverbi. È vero che in ebraico la parola resa “sapienza” è sempre femminile. Questo vale anche se la sapienza è personificata e quindi ciò non esclude che possa essere usata figurativamente per rappresentare il Figlio primogenito di Dio. Anche il sostantivo greco per “amore” nella frase “Dio è amore” (1Gv 4:8) è femminile, ma ciò non rende femminile Dio. Salomone, il principale scrittore di Proverbi (Pr 1:1), applicò a sé il titolo di qohèleth (“congregatore”; Ec 1:1) e anche questo termine è di genere femminile.
La sapienza si manifesta solo se viene espressa in qualche modo. La sapienza stessa di Dio fu espressa nella creazione (Pr 3:19, 20) ma per mezzo del Figlio. (Cfr. 1Co 8:6). E anche il sapiente proposito di Dio riguardo all’umanità si riassume nel Figlio, Gesù Cristo, ed è reso manifesto per mezzo suo. Infatti l’apostolo poté dire che Cristo rappresenta la “potenza di Dio e sapienza di Dio” e che Cristo Gesù “è divenuto per noi sapienza di Dio, e giustizia e santificazione e liberazione mediante riscatto”. — 1Co 1:24, 30; cfr. 1Co 2:7, 8; Pr 8:1, 10, 18-21.
it-1 p. 1117 Gioia
Inoltre provava grande amore e gioia per l’umanità. Le Scritture, rappresentandolo nella sua esistenza preumana come sapienza personificata, gli fanno dire: “Allora ero accanto a [Geova] come un artefice, ed ero colui del quale egli specialmente si deliziava di giorno in giorno, allietandomi io dinanzi a lui in ogni tempo, allietandomi per il paese produttivo della sua terra, e le cose che mi dilettavano erano presso i figli degli uomini”. — Pr 8:30, 31.
ti p. 14 Cosa dice la Bibbia riguardo a Dio e a Gesù?
In qualità di “Sapienza” nella sua esistenza preumana, Gesù aggiunge: “Io stavo accanto a [Dio] come architetto”. (Proverbi 8:30, Ga) A conferma del suo ruolo di architetto o artefice, Colossesi 1:16 dice di Gesù che “per mezzo di lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra”. — CEI.
Fu quindi per mezzo di questo artefice subordinato che l’Iddio Onnipotente creò tutte le altre cose. La Bibbia riassume la cosa in questi termini: “Per noi c’è un solo Dio, il Padre, dal quale provengono tutte le cose . . . e un solo Signore, Gesú Cristo, per mezzo del quale esistono tutte le cose”. (Il corsivo è nostro). — 1 Corinti 8:6, Con.
Fu senz’altro a questo artefice che Dio disse: “Facciamo l’uomo a nostra immagine”. (Genesi 1:26)
PROVERBI 8:31)
“allietandomi per il paese produttivo della sua terra, e le cose che mi dilettavano erano presso i figli degli uomini.”
w08 15/2 p. 14 par. 11 Gesù Cristo, il più grande Missionario
Durante la sua esistenza preumana Gesù capì come Dio considerava gli esseri umani osservando il modo in cui li trattava. Il Figlio rispecchiava a tal punto l’amore che Dio prova per il genere umano che, in qualità di sapienza personificata, poté dire: “Le cose che mi dilettavano erano presso i figli degli uomini”. — Prov. 8:22, 31.
it-1 p. 707 Divertimenti
DIVERTIMENTI
Come si espresse lo scrittore di Ecclesiaste, “per ogni cosa c’è un tempo fissato, . . . un tempo per piangere e un tempo per ridere; un tempo per fare lamento e un tempo per saltare”. (Ec 3:1, 4) Qui “ridere” traduce il verbo ebraico sachàq. Anche se il significato fondamentale è “ridere”, questo verbo e i verbi affini sechòq e tsachàq vengono pure resi “festeggiare”, “giocare”, “fare giochi”, “divertirsi”. (2Sa 6:21; Gb 41:5; Gdc 16:25; Eso 32:6; Ge 26:8) Forme del verbo sachàq sono usate in Proverbi 8:30, 31 a proposito dell’“artefice” che ‘si allietava’ dinanzi a Geova dopo la creazione della terra, e anche per descrivere i “giochi” delle creature animali nel mare e nei campi. — Sl 104:26; Gb 40:20.
it-1 p. 1117 Gioia
Inoltre provava grande amore e gioia per l’umanità. Le Scritture, rappresentandolo nella sua esistenza preumana come sapienza personificata, gli fanno dire: “Allora ero accanto a [Geova] come un artefice, ed ero colui del quale egli specialmente si deliziava di giorno in giorno, allietandomi io dinanzi a lui in ogni tempo, allietandomi per il paese produttivo della sua terra, e le cose che mi dilettavano erano presso i figli degli uomini”. — Pr 8:30, 31.
PROVERBI 8:32)
““E ora, o figli, ascoltatemi; sì, felici sono quelli che osservano le mie medesime vie.”
w01 15/3 p. 28 “Felice è l’uomo che ha trovato la sapienza”
“Felice è l’uomo che mi ascolta”
In qualità di sapienza personificata, il Figlio di Dio dice: “Ora, o figli, ascoltatemi; sì, felici sono quelli che osservano le mie medesime vie. Ascoltate la disciplina e divenite saggi, e non mostrate alcuna negligenza. Felice è l’uomo che mi ascolta mantenendosi sveglio di giorno in giorno alle mie porte, essendo a guardia degli stipiti dei miei ingressi. Poiché chi mi trova certamente troverà la vita, e otterrà buona volontà da Geova. Ma chi mi perde fa violenza alla sua anima; tutti quelli che mi odiano intensamente sono quelli che davvero amano la morte”. — Proverbi 8:32-36.
Gesù Cristo è la personificazione stessa della sapienza di Dio. “Attentamente occultati in lui sono tutti i tesori della sapienza e della conoscenza”. (Colossesi 2:3) Ascoltiamolo dunque senza mostrare negligenza e seguiamo attentamente le sue orme. (1 Pietro 2:21) Respingerlo equivale a far violenza alla nostra anima e amare la morte, poiché “non c’è salvezza in nessun altro”. (Atti 4:12) Accettiamo Gesù come colui che Dio ha provveduto per la nostra salvezza. (Matteo 20:28; Giovanni 3:16) Avremo così la felicità che deriva dal ‘trovare la vita e ottenere buona volontà da Geova’.
PROVERBI 8:33)
“Ascoltate la disciplina e divenite saggi, e non mostrate alcuna negligenza.”
w01 15/3 p. 28 “Felice è l’uomo che ha trovato la sapienza”
“Felice è l’uomo che mi ascolta”
In qualità di sapienza personificata, il Figlio di Dio dice: “Ora, o figli, ascoltatemi; sì, felici sono quelli che osservano le mie medesime vie. Ascoltate la disciplina e divenite saggi, e non mostrate alcuna negligenza. Felice è l’uomo che mi ascolta mantenendosi sveglio di giorno in giorno alle mie porte, essendo a guardia degli stipiti dei miei ingressi. Poiché chi mi trova certamente troverà la vita, e otterrà buona volontà da Geova. Ma chi mi perde fa violenza alla sua anima; tutti quelli che mi odiano intensamente sono quelli che davvero amano la morte”. — Proverbi 8:32-36.
Gesù Cristo è la personificazione stessa della sapienza di Dio. “Attentamente occultati in lui sono tutti i tesori della sapienza e della conoscenza”. (Colossesi 2:3) Ascoltiamolo dunque senza mostrare negligenza e seguiamo attentamente le sue orme. (1 Pietro 2:21) Respingerlo equivale a far violenza alla nostra anima e amare la morte, poiché “non c’è salvezza in nessun altro”. (Atti 4:12) Accettiamo Gesù come colui che Dio ha provveduto per la nostra salvezza. (Matteo 20:28; Giovanni 3:16) Avremo così la felicità che deriva dal ‘trovare la vita e ottenere buona volontà da Geova’.
w87 1/10 p. 17 par. 6 La disciplina produce un pacifico frutto
6 La disciplina può a volte includere la punizione fisica, ma spesso questa non serve. Proverbi 8:33 non dice “sentite” la disciplina, ma “ascoltate la disciplina e divenite saggi”. Molte volte la disciplina viene impartita a parole, non materialmente: “Le riprensioni della disciplina sono la via della vita”. “Aggrappati alla disciplina; non lasciarla andare. Salvaguardala, poiché essa stessa è la tua vita”. (Proverbi 4:13; 6:23) Quando Giobbe, servitore di Geova, ebbe bisogno di disciplina, la ricevette mediante parole di riprensione, prima da Eliu e poi da Geova stesso. (Giobbe, capitoli 32-41) Giobbe accettò la riprensione e disse a Geova: “Mi ritratto, e veramente mi pento nella polvere e nella cenere”. — Giobbe 42:6.
PROVERBI 8:34)
“Felice è l’uomo che mi ascolta mantenendosi sveglio di giorno in giorno alle mie porte, essendo a guardia degli stipiti dei miei ingressi.”
w01 15/3 p. 28 “Felice è l’uomo che ha trovato la sapienza”
“Felice è l’uomo che mi ascolta”
In qualità di sapienza personificata, il Figlio di Dio dice: “Ora, o figli, ascoltatemi; sì, felici sono quelli che osservano le mie medesime vie. Ascoltate la disciplina e divenite saggi, e non mostrate alcuna negligenza. Felice è l’uomo che mi ascolta mantenendosi sveglio di giorno in giorno alle mie porte, essendo a guardia degli stipiti dei miei ingressi. Poiché chi mi trova certamente troverà la vita, e otterrà buona volontà da Geova. Ma chi mi perde fa violenza alla sua anima; tutti quelli che mi odiano intensamente sono quelli che davvero amano la morte”. — Proverbi 8:32-36.
Gesù Cristo è la personificazione stessa della sapienza di Dio. “Attentamente occultati in lui sono tutti i tesori della sapienza e della conoscenza”. (Colossesi 2:3) Ascoltiamolo dunque senza mostrare negligenza e seguiamo attentamente le sue orme. (1 Pietro 2:21) Respingerlo equivale a far violenza alla nostra anima e amare la morte, poiché “non c’è salvezza in nessun altro”. (Atti 4:12) Accettiamo Gesù come colui che Dio ha provveduto per la nostra salvezza. (Matteo 20:28; Giovanni 3:16) Avremo così la felicità che deriva dal ‘trovare la vita e ottenere buona volontà da Geova’.
PROVERBI 8:35)
“Poiché chi mi trova certamente troverà la vita, e otterrà buona volontà da Geova.”
w01 15/3 p. 28 “Felice è l’uomo che ha trovato la sapienza”
“Felice è l’uomo che mi ascolta”
In qualità di sapienza personificata, il Figlio di Dio dice: “Ora, o figli, ascoltatemi; sì, felici sono quelli che osservano le mie medesime vie. Ascoltate la disciplina e divenite saggi, e non mostrate alcuna negligenza. Felice è l’uomo che mi ascolta mantenendosi sveglio di giorno in giorno alle mie porte, essendo a guardia degli stipiti dei miei ingressi. Poiché chi mi trova certamente troverà la vita, e otterrà buona volontà da Geova. Ma chi mi perde fa violenza alla sua anima; tutti quelli che mi odiano intensamente sono quelli che davvero amano la morte”. — Proverbi 8:32-36.
Gesù Cristo è la personificazione stessa della sapienza di Dio. “Attentamente occultati in lui sono tutti i tesori della sapienza e della conoscenza”. (Colossesi 2:3) Ascoltiamolo dunque senza mostrare negligenza e seguiamo attentamente le sue orme. (1 Pietro 2:21) Respingerlo equivale a far violenza alla nostra anima e amare la morte, poiché “non c’è salvezza in nessun altro”. (Atti 4:12) Accettiamo Gesù come colui che Dio ha provveduto per la nostra salvezza. (Matteo 20:28; Giovanni 3:16) Avremo così la felicità che deriva dal ‘trovare la vita e ottenere buona volontà da Geova’.
PROVERBI 8:36)
“Ma chi mi perde fa violenza alla sua anima; tutti quelli che mi odiano intensamente sono quelli che davvero amano la morte”.”
w01 15/3 p. 28 “Felice è l’uomo che ha trovato la sapienza”
“Felice è l’uomo che mi ascolta”
In qualità di sapienza personificata, il Figlio di Dio dice: “Ora, o figli, ascoltatemi; sì, felici sono quelli che osservano le mie medesime vie. Ascoltate la disciplina e divenite saggi, e non mostrate alcuna negligenza. Felice è l’uomo che mi ascolta mantenendosi sveglio di giorno in giorno alle mie porte, essendo a guardia degli stipiti dei miei ingressi. Poiché chi mi trova certamente troverà la vita, e otterrà buona volontà da Geova. Ma chi mi perde fa violenza alla sua anima; tutti quelli che mi odiano intensamente sono quelli che davvero amano la morte”. — Proverbi 8:32-36.
Gesù Cristo è la personificazione stessa della sapienza di Dio. “Attentamente occultati in lui sono tutti i tesori della sapienza e della conoscenza”. (Colossesi 2:3) Ascoltiamolo dunque senza mostrare negligenza e seguiamo attentamente le sue orme. (1 Pietro 2:21) Respingerlo equivale a far violenza alla nostra anima e amare la morte, poiché “non c’è salvezza in nessun altro”. (Atti 4:12) Accettiamo Gesù come colui che Dio ha provveduto per la nostra salvezza. (Matteo 20:28; Giovanni 3:16) Avremo così la felicità che deriva dal ‘trovare la vita e ottenere buona volontà da Geova’.
it-2 p. 511 Peccato
“Peccato” traduce di solito l’ebraico chattàʼth e il greco hamartìa. In entrambe le lingue le forme verbali (ebr. chatàʼ; gr. hamartàno) significano “mancare”, nel senso di fallire un bersaglio o non raggiungere un obiettivo o un punto esatto, sbagliare strada. In Giudici 20:16 chatàʼ è usato (con una negazione) per descrivere i frombolieri beniaminiti che non mancavano un bersaglio sottile come un capello. Gli scrittori greci usavano spesso hamartàno parlando di un lanciere che mancava il bersaglio. Entrambi i vocaboli hanno il significato di non riuscire a raggiungere non solo oggetti o obiettivi materiali (Gb 5:24), ma anche mete o obiettivi morali o intellettuali. Proverbi 8:35, 36 dice che chi trova la sapienza di Dio trova la vita, ma chi ‘perde [dall’ebr. chatàʼ] la sapienza fa violenza alla propria anima’, provocandone la morte.
PROVERBI 9:1)
“La vera sapienza ha edificato la sua casa; ha intagliato le sue sette colonne.”
w01 15/5 p. 28 ‘Mediante la sapienza i nostri giorni diverranno molti’
Il 9° capitolo del libro biblico di Proverbi inizia con le parole: “La vera sapienza ha edificato la sua casa; ha intagliato le sue sette colonne”. (Proverbi 9:1) L’espressione “sette colonne”, a detta di un ebraista, “indica una casa signorile costruita intorno a un cortile, con tre colonne da un lato e tre dall’altro, più una al centro del terzo lato di fronte all’entrata”. In ogni caso, la vera sapienza ha edificato una casa solida in grado di accogliere molti ospiti.
PROVERBI 9:2)
“Ha organizzato la scannatura della sua carne; ha mischiato il suo vino; per di più, ha apparecchiato la sua tavola.”
w01 15/5 p. 28 ‘Mediante la sapienza i nostri giorni diverranno molti’
Tutto è pronto per un banchetto. Ci sono carne e vino. La sapienza ha curato personalmente la preparazione delle pietanze e l’allestimento della tavola. “Ha organizzato la scannatura della sua carne; ha mischiato il suo vino; per di più, ha apparecchiato la sua tavola”. (Proverbi 9:2) A quanto pare su questa tavola simbolica è disponibile cibo spirituale della migliore qualità che induce a riflettere. — Isaia 55:1, 2.
PROVERBI 9:3)
“Ha mandato le sue giovani a chiamare in cima alle alture della città:”
w01 15/5 p. 28 ‘Mediante la sapienza i nostri giorni diverranno molti’
“Ha mandato le sue giovani a chiamare in cima alle alture della città:
w01 15/5 p. 28 ‘Mediante la sapienza i nostri giorni diverranno molti’
La sapienza ha mandato le sue ancelle a diramare l’invito. Sono andate in luoghi pubblici dai quali possono chiamare ad alta voce il maggior numero di persone.
w01 15/5 p. 28 ‘Mediante la sapienza i nostri giorni diverranno molti’
Proverbi 9:3
PROVERBI 9:4)
““Chiunque è inesperto, si rivolga qui”. A chiunque manca di cuore essa ha detto:”
w01 15/5 p. 29 ‘Mediante la sapienza i nostri giorni diverranno molti’
I cristiani devono accettare umilmente la disciplina della sapienza. Questo vale in special modo per i giovani e per quelli che hanno iniziato da poco a conoscere Geova. A causa della loro limitata esperienza nelle vie di Dio, possono ‘mancare di cuore’. Questo non significa che tutti i loro motivi siano errati, ma ci vogliono tempo e sforzi perché il cuore raggiunga una condizione che piaccia veramente a Geova Dio. Occorre sintonizzare pensieri, desideri, affetti e obiettivi con ciò che Dio approva.
w01 15/5 p. 28 ‘Mediante la sapienza i nostri giorni diverranno molti’
‘Chiunque è inesperto, si rivolga qui’. A chiunque manca di cuore essa ha detto:
w01 15/5 pp. 28-29 ‘Mediante la sapienza i nostri giorni diverranno molti’
Sono invitati tutti: quelli che ‘mancano di cuore’, o quelli che sono privi di intendimento, come pure quelli che mancano di esperienza. (Proverbi 9:4)
w99 1/7 pp. 18-19 par. 4 Famiglie, lodate Dio come parte della sua congregazione
4 Cosa vede Geova quando esamina il cuore dei nostri figli? La maggioranza di loro dirà che ama Dio, e questo è lodevole. Nondimeno chi è giovane o conosce Geova da poco ha un’esperienza limitata in quanto alle Sue vie. Per inesperienza può ‘mancare di cuore’, volendo usare un’espressione biblica. Forse i suoi motivi non sono tutti errati, ma ci vuole tempo per rendere il proprio cuore veramente gradito a Dio. Questo comporta il mettere i propri pensieri, desideri, affetti, sentimenti e obiettivi in armonia con ciò che Dio approva, nella misura in cui possono farlo esseri umani imperfetti. Quando si modella la persona interiore nel modo che Dio gradisce, si “acquista cuore”. — Proverbi 9:4; 19:8.
PROVERBI 9:5)
““Venite, cibatevi del mio pane e bevete del vino che ho mischiato.”
w01 15/5 p. 28 ‘Mediante la sapienza i nostri giorni diverranno molti’
‘Venite, cibatevi del mio pane e bevete del vino che ho mischiato. Lasciate gli inesperti e continuate a vivere, e camminate diritto nella via dell’intendimento’”. — Proverbi 9:3-6.
w01 15/5 p. 29 ‘Mediante la sapienza i nostri giorni diverranno molti’
Viene offerta loro la possibilità di continuare a vivere. La sapienza racchiusa nella Parola di Dio, che include il libro di Proverbi, è disponibile praticamente a tutti. Oggi i testimoni di Geova, quali messaggeri della vera sapienza, sono impegnati a invitare le persone, dovunque si trovino, a studiare la Bibbia. Acquistare questa conoscenza può davvero condurre alla vita eterna. — Giovanni 17:3.
I cristiani devono accettare umilmente la disciplina della sapienza. Questo vale in special modo per i giovani e per quelli che hanno iniziato da poco a conoscere Geova. A causa della loro limitata esperienza nelle vie di Dio, possono ‘mancare di cuore’. Questo non significa che tutti i loro motivi siano errati, ma ci vogliono tempo e sforzi perché il cuore raggiunga una condizione che piaccia veramente a Geova Dio. Occorre sintonizzare pensieri, desideri, affetti e obiettivi con ciò che Dio approva. Com’è essenziale ‘nutrire ardente desiderio del latte non adulterato che appartiene alla parola’! — 1 Pietro 2:2.
In effetti, non dovremmo tutti andare oltre “la dottrina primaria”? Di sicuro dobbiamo coltivare interesse per “le cose profonde di Dio” e nutrirci del cibo solido che appartiene alle persone mature. (Ebrei 5:12–6:1; 1 Corinti 2:10) “Lo schiavo fedele e discreto”, che opera sotto la guida diretta di Gesù Cristo, provvede diligentemente a tutti cibo spirituale a suo tempo. (Matteo 24:45-47) Ci sia consentito di banchettare alla tavola della sapienza studiando diligentemente la Parola di Dio e le pubblicazioni bibliche provvedute dalla classe dello schiavo.
PROVERBI 9:6)
“Lasciate gli inesperti e continuate a vivere, e camminate diritto nella via dell’intendimento”.”
w01 15/5 p. 28 ‘Mediante la sapienza i nostri giorni diverranno molti’
‘Venite, cibatevi del mio pane e bevete del vino che ho mischiato. Lasciate gli inesperti e continuate a vivere, e camminate diritto nella via dell’intendimento’”. — Proverbi 9:3-6.
w01 15/5 p. 29 ‘Mediante la sapienza i nostri giorni diverranno molti’
Viene offerta loro la possibilità di continuare a vivere. La sapienza racchiusa nella Parola di Dio, che include il libro di Proverbi, è disponibile praticamente a tutti. Oggi i testimoni di Geova, quali messaggeri della vera sapienza, sono impegnati a invitare le persone, dovunque si trovino, a studiare la Bibbia. Acquistare questa conoscenza può davvero condurre alla vita eterna. — Giovanni 17:3.
I cristiani devono accettare umilmente la disciplina della sapienza. Questo vale in special modo per i giovani e per quelli che hanno iniziato da poco a conoscere Geova. A causa della loro limitata esperienza nelle vie di Dio, possono ‘mancare di cuore’. Questo non significa che tutti i loro motivi siano errati, ma ci vogliono tempo e sforzi perché il cuore raggiunga una condizione che piaccia veramente a Geova Dio. Occorre sintonizzare pensieri, desideri, affetti e obiettivi con ciò che Dio approva. Com’è essenziale ‘nutrire ardente desiderio del latte non adulterato che appartiene alla parola’! — 1 Pietro 2:2.
In effetti, non dovremmo tutti andare oltre “la dottrina primaria”? Di sicuro dobbiamo coltivare interesse per “le cose profonde di Dio” e nutrirci del cibo solido che appartiene alle persone mature. (Ebrei 5:12–6:1; 1 Corinti 2:10) “Lo schiavo fedele e discreto”, che opera sotto la guida diretta di Gesù Cristo, provvede diligentemente a tutti cibo spirituale a suo tempo. (Matteo 24:45-47) Ci sia consentito di banchettare alla tavola della sapienza studiando diligentemente la Parola di Dio e le pubblicazioni bibliche provvedute dalla classe dello schiavo.
PROVERBI 9:7)
“Chi corregge lo schernitore si attira disonore, e chi riprende qualche malvagio, un difetto in lui.”
w01 15/5 pp. 29-30 ‘Mediante la sapienza i nostri giorni diverranno molti’
“Non riprendere lo schernitore”
Gli insegnamenti della sapienza includono anche la correzione e la riprensione. Non tutti gradiscono questo aspetto della sapienza. Perciò la conclusione della prima parte del libro di Proverbi contiene questo avvertimento: “Chi corregge lo schernitore si attira disonore, e chi riprende qualche malvagio, un difetto in lui. Non riprendere lo schernitore, affinché non ti odii”. — Proverbi 9:7, 8a.
Lo schernitore nutre risentimento e odio per chi cerca di aiutarlo a raddrizzare i suoi sentieri. Il malvagio non apprezza il valore della riprensione. Come sarebbe stolto insegnare la meravigliosa verità della Parola di Dio a chi odia la verità o cerca solo di metterla in ridicolo! Predicando ad Antiochia, l’apostolo Paolo incontrò un gruppo di giudei che non amavano la verità. Essi cercarono di entrare in polemica con lui contraddicendolo in modo blasfemo, ma Paolo disse semplicemente: “Siccome respingete [la parola di Dio] e non vi giudicate degni della vita eterna, ecco, noi ci rivolgiamo alle nazioni”. — Atti 13:45, 46.
Mentre ci sforziamo di portare la buona notizia del Regno alle persone sincere, dobbiamo stare attenti a non farci coinvolgere dagli schernitori in dibattiti e discussioni. Cristo Gesù diede ai discepoli queste istruzioni: “Quando entrate nella casa, salutate quelli della casa; e se la casa lo merita, la pace che le augurate venga su di essa; ma se non lo merita, la vostra pace ritorni a voi. Dovunque qualcuno non vi riceva o non ascolti le vostre parole, uscendo da quella casa o da quella città scuotete la polvere dai vostri piedi”. — Matteo 10:12-14.
PROVERBI 9:8)
“Non riprendere lo schernitore, affinché non ti odii. Riprendi il saggio e ti amerà.”
w01 15/5 pp. 29-30 ‘Mediante la sapienza i nostri giorni diverranno molti’
Non riprendere lo schernitore, affinché non ti odii”. — Proverbi 9:7, 8a.
Lo schernitore nutre risentimento e odio per chi cerca di aiutarlo a raddrizzare i suoi sentieri. Il malvagio non apprezza il valore della riprensione. Come sarebbe stolto insegnare la meravigliosa verità della Parola di Dio a chi odia la verità o cerca solo di metterla in ridicolo! Predicando ad Antiochia, l’apostolo Paolo incontrò un gruppo di giudei che non amavano la verità. Essi cercarono di entrare in polemica con lui contraddicendolo in modo blasfemo, ma Paolo disse semplicemente: “Siccome respingete [la parola di Dio] e non vi giudicate degni della vita eterna, ecco, noi ci rivolgiamo alle nazioni”. — Atti 13:45, 46.
Mentre ci sforziamo di portare la buona notizia del Regno alle persone sincere, dobbiamo stare attenti a non farci coinvolgere dagli schernitori in dibattiti e discussioni. Cristo Gesù diede ai discepoli queste istruzioni: “Quando entrate nella casa, salutate quelli della casa; e se la casa lo merita, la pace che le augurate venga su di essa; ma se non lo merita, la vostra pace ritorni a voi. Dovunque qualcuno non vi riceva o non ascolti le vostre parole, uscendo da quella casa o da quella città scuotete la polvere dai vostri piedi”. — Matteo 10:12-14.
La persona saggia reagisce alla riprensione in maniera opposta a quella dello schernitore. Salomone afferma: “Riprendi il saggio e ti amerà. Dà al saggio e diverrà ancora più saggio”. (Proverbi 9:8b, 9a) La persona saggia sa che “nessuna disciplina al presente sembra essere gioiosa, ma dolorosa; tuttavia a quelli che ne sono stati addestrati produce poi un pacifico frutto, cioè giustizia”. (Ebrei 12:11)
PROVERBI 9:9)
“Dà al saggio e diverrà ancora più saggio. Impartisci conoscenza a qualche giusto ed egli crescerà nel sapere.”
w01 15/5 p. 30 ‘Mediante la sapienza i nostri giorni diverranno molti’
Dà al saggio e diverrà ancora più saggio”. (Proverbi 9:8b, 9a) La persona saggia sa che “nessuna disciplina al presente sembra essere gioiosa, ma dolorosa; tuttavia a quelli che ne sono stati addestrati produce poi un pacifico frutto, cioè giustizia”. (Ebrei 12:11) Benché il consiglio possa sembrare doloroso, perché dovremmo rispondere per le rime o metterci sulla difensiva se accettandolo diventeremo più saggi?
“Impartisci conoscenza a qualche giusto ed egli crescerà nel sapere”, continua il re saggio. (Proverbi 9:9b) Nessuno è troppo saggio o troppo vecchio per continuare a imparare. Com’è bello vedere che anche le persone anziane accettano la verità e si dedicano a Geova! Sia consentito anche a noi di continuare ad avere il desiderio di imparare e tenere la mente attiva.
PROVERBI 9:10)
“Il timore di Geova è l’inizio della sapienza, e la conoscenza del Santissimo è l’intendimento.”
w06 15/9 p. 17 par. 1 Punti notevoli del libro di Proverbi
Il santo timore è anche il principio della sapienza perché non può esserci sapienza senza conoscenza. Inoltre se una persona non ha timore di Geova non userà la conoscenza che ha per onorare il Creatore.
w06 15/9 p. 17 par. 1 Punti notevoli del libro di Proverbi
9:10: In che senso il timore di Geova è “il principio della conoscenza” e “l’inizio della sapienza”?
w01 15/5 p. 30 ‘Mediante la sapienza i nostri giorni diverranno molti’
Mettendo in evidenza il punto principale dell’argomento che sta considerando, Salomone menziona un requisito preliminare senza cui non è possibile avere sapienza: “Il timore di Geova è l’inizio della sapienza, e la conoscenza del Santissimo è l’intendimento”. (Proverbi 9:10) Non si può avere santa sapienza se non si prova profondo e reverenziale timore del vero Dio. Una persona potrebbe avere la testa piena di conoscenza, ma se non ha timore di Geova non sarà in grado di usare quella conoscenza per onorare il Creatore. Potrebbe addirittura trarre conclusioni errate da fatti noti, facendo la figura dello stolto. Per di più la conoscenza di Geova, l’Altissimo, è essenziale per acquistare intendimento, un aspetto notevole della sapienza.
it-1 p. 554 Conoscenza
Proverbi 9:10, nel dire che “la conoscenza del Santissimo è l’intendimento”, spiega che per avere vero intendimento di qualsiasi cosa bisogna riconoscere quale relazione ha con Dio e i suoi propositi.
it-2 p. 27 Intendimento
Conoscere Geova Dio e discernere la sua volontà, insieme a fede e fiducia, costituiscono dunque la base di ogni vero intendimento da parte delle sue creature intelligenti. “La conoscenza del Santissimo è l’intendimento”, e questo include capire “la giustizia e il giudizio e la rettitudine, l’intero corso di ciò che è buono”. (Pr 9:10; 2:6-9; 16:20) Niente di veramente importante può essere compreso appieno se non si esaminano tutti gli aspetti dal punto di vista di Geova e in relazione alle sue norme, alle sue qualità e al suo eterno proposito.
it-2 p. 676 Proverbi, Libro di
Naturalmente la conoscenza più importante che si possa acquisire riguarda Dio stesso. “La conoscenza del Santissimo è l’intendimento”, dice Proverbi 9:10. Questa conoscenza va oltre il semplice fatto che Dio esiste ed è il Creatore, e anche oltre la conoscenza di molti particolari circa la sua attività. Per “conoscere” Dio bisogna avere profondo apprezzamento per le sue eccellenti qualità e il suo gran nome, e un’intima relazione con lui.
Gesù Cristo disse agli ebrei che avevano conoscenza di Dio: “Nessuno conosce pienamente il Figlio eccetto il Padre, né alcuno conosce pienamente il Padre eccetto il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare”. (Mt 11:27) La conoscenza delle qualità di Geova Dio accresce il giusto timore di Lui, e aiuta a comprendere che Egli merita adorazione e servizio completo, e che conoscerlo e ubbidirgli è la via della vita. “Il timore di Geova è una fonte di vita, per allontanare dai lacci della morte”, e: “Il timore di Geova porta alla vita”. — Pr 14:27; 19:23.
it-2 p. 877 Sapienza
Sapienza divina. La sapienza in senso assoluto appartiene a Geova Dio, che in questo senso è il “solo sapiente”. (Ro 16:27; Ri 7:12) La conoscenza è cognizione della realtà, e Geova, il Creatore, che è “da tempo indefinito fino a tempo indefinito” (Sl 90:1, 2), conosce tutto quello che c’è da conoscere sull’universo, sulla sua composizione e vastità, sulla sua storia. Le leggi fisiche, i cicli e le costanti su cui gli uomini basano le loro ricerche e le loro invenzioni, e senza i quali sarebbero impotenti e non avrebbero nulla di certo su cui basarsi, sono tutti opera Sua. (Gb 38:34-38; Sl 104:24; Pr 3:19; Ger 10:12, 13) Logicamente le sue norme morali sono ancora più necessarie per la stabilità, il sano giudizio e il successo della vita umana. (De 32:4-6; vedi GEOVA [Le norme morali di Dio]). Nulla esula dal suo intendimento. (Isa 40:13, 14) Anche se può permettere che cose contrarie alle sue giuste norme affiorino e persino abbiano un temporaneo successo, il futuro in definitiva dipende da lui e si conformerà esattamente alla sua volontà; le sue parole ‘avranno sicuro successo’. — Isa 55:8-11; 46:9-11.
Per tutte queste ragioni è evidente che “il timore di Geova è l’inizio della sapienza”. (Pr 9:10) “Chi non ti deve temere, o Re delle nazioni? poiché a te si addice; perché fra tutti i saggi delle nazioni e fra tutti i loro regni non c’è nessuno simile a te”. (Ger 10:7) “Egli è saggio di cuore e forte in potenza. Chi gli può mostrare caparbietà e uscirne incolume?” (Gb 9:4; Pr 14:16) Nella sua sapienza Dio può intervenire a piacere negli affari umani, dirigere sovrani ed eliminarli, dimostrando l’infallibilità delle sue rivelazioni profetiche. (Da 2:20-23) La storia biblica descrive i futili tentativi di re potenti e dei loro astuti consiglieri di contrapporre la loro sapienza a Dio, e sottolinea il fatto che egli ha trionfalmente rivendicato i suoi servitori che hanno proclamato lealmente il suo messaggio. — Isa 31:2; 44:25-28; cfr. Gb 12:12, 13.
PROVERBI 9:11)
“Poiché mediante me i tuoi giorni diverranno molti, e ti saranno aggiunti anni di vita.”
w01 15/5 p. 30 ‘Mediante la sapienza i nostri giorni diverranno molti’
Qual è il frutto della sapienza? (Proverbi 8:12-21, 35) Il re di Israele dice: “Mediante me i tuoi giorni diverranno molti, e ti saranno aggiunti anni di vita”. (Proverbi 9:11) Stare in compagnia della sapienza ha come risultato lunghezza di giorni e anni di vita. Sì, “la sapienza stessa conserva in vita quelli che la possiedono”. — Ecclesiaste 7:12.
PROVERBI 9:12)
“Se sei divenuto saggio, sei divenuto saggio a tuo proprio favore; e se hai schernito, [lo] sopporterai, proprio tu solo.”
w01 15/5 p. 30 ‘Mediante la sapienza i nostri giorni diverranno molti’
Abbiamo la responsabilità personale di sforzarci di acquistare sapienza. Mettendo in risalto questo punto, Salomone dice: “Se sei divenuto saggio, sei divenuto saggio a tuo proprio favore; e se hai schernito, lo sopporterai, proprio tu solo”. (Proverbi 9:12) Se si è saggi, lo si è a proprio beneficio, così come lo schernitore è responsabile in prima persona delle proprie sofferenze. Si raccoglie ciò che si semina. Vogliamo quindi “prestare attenzione alla sapienza”. — Proverbi 2:2.
PROVERBI 9:13)
“La donna stupida è tumultuosa. Essa è la stessa semplicioneria e non ha conosciuto proprio nulla.”
w01 15/5 p. 30 ‘Mediante la sapienza i nostri giorni diverranno molti’
“La donna stupida è tumultuosa”
Per fare un contrasto, Salomone ora dice: “La donna stupida è tumultuosa. Essa è la stessa semplicioneria e non ha conosciuto proprio nulla. E si è messa a sedere all’ingresso della sua casa, su un seggio, nei luoghi alti della città, per chiamare quelli che passano per la via, quelli che vanno diritto per i loro sentieri: ‘Chiunque è inesperto, si rivolga qui’”. — Proverbi 9:13-16a.
La stupidità veste i panni di una donna chiassosa, sfrenata e ignorante. Anch’essa ha edificato una casa e si è presa la briga di chiamare tutti gli inesperti. Così i passanti possono scegliere. Accetteranno l’invito della sapienza o quello della stupidità?
PROVERBI 9:14)
“E si è messa a sedere all’ingresso della sua casa, su un seggio, nei luoghi alti della città,”
w01 15/5 p. 30 ‘Mediante la sapienza i nostri giorni diverranno molti’
“La donna stupida è tumultuosa”
Per fare un contrasto, Salomone ora dice: “La donna stupida è tumultuosa. Essa è la stessa semplicioneria e non ha conosciuto proprio nulla. E si è messa a sedere all’ingresso della sua casa, su un seggio, nei luoghi alti della città, per chiamare quelli che passano per la via, quelli che vanno diritto per i loro sentieri: ‘Chiunque è inesperto, si rivolga qui’”. — Proverbi 9:13-16a.
La stupidità veste i panni di una donna chiassosa, sfrenata e ignorante. Anch’essa ha edificato una casa e si è presa la briga di chiamare tutti gli inesperti. Così i passanti possono scegliere. Accetteranno l’invito della sapienza o quello della stupidità?
PROVERBI 9:15)
“per chiamare quelli che passano per la via, quelli che vanno diritto per i loro sentieri:”
w01 15/5 p. 30 ‘Mediante la sapienza i nostri giorni diverranno molti’
“La donna stupida è tumultuosa”
Per fare un contrasto, Salomone ora dice: “La donna stupida è tumultuosa. Essa è la stessa semplicioneria e non ha conosciuto proprio nulla. E si è messa a sedere all’ingresso della sua casa, su un seggio, nei luoghi alti della città, per chiamare quelli che passano per la via, quelli che vanno diritto per i loro sentieri: ‘Chiunque è inesperto, si rivolga qui’”. — Proverbi 9:13-16a.
La stupidità veste i panni di una donna chiassosa, sfrenata e ignorante. Anch’essa ha edificato una casa e si è presa la briga di chiamare tutti gli inesperti. Così i passanti possono scegliere. Accetteranno l’invito della sapienza o quello della stupidità?
PROVERBI 9:16)
““Chiunque è inesperto, si rivolga qui”. E a chiunque manca di cuore, ha anche detto:”
w01 15/5 p. 30 ‘Mediante la sapienza i nostri giorni diverranno molti’
‘Chiunque è inesperto, si rivolga qui’”. — Proverbi 9:13-16a.
La stupidità veste i panni di una donna chiassosa, sfrenata e ignorante. Anch’essa ha edificato una casa e si è presa la briga di chiamare tutti gli inesperti. Così i passanti possono scegliere. Accetteranno l’invito della sapienza o quello della stupidità?
“Le stesse acque rubate sono dolci”
Sia la sapienza che la stupidità invitano gli ascoltatori a ‘rivolgersi a loro’. Il motivo tuttavia è diverso. La sapienza invita la gente a un banchetto in cui ci sono vino, carne e pane. L’attrazione che la stupidità offre ci ricorda le vie della donna dissoluta. Salomone dice: “A chiunque manca di cuore, ha anche detto:
PROVERBI 9:17)
““Le stesse acque rubate sono dolci, e il pane [mangiato] in segreto, è piacevole”.”
w06 15/9 p. 17 par. 5 Punti notevoli del libro di Proverbi
9:17: Cosa sono le “acque rubate” e perché sono “dolci”? Dato che la Bibbia paragona il piacere sessuale che si prova nell’ambito matrimoniale all’acqua rinfrescante attinta da un pozzo, le acque rubate rappresentano rapporti sessuali immorali avuti di nascosto. (Proverbi 5:15-17) L’idea di farla franca fa sembrare dolci tali acque.
w01 15/5 pp. 30-31 ‘Mediante la sapienza i nostri giorni diverranno molti’
“Le stesse acque rubate sono dolci”
Sia la sapienza che la stupidità invitano gli ascoltatori a ‘rivolgersi a loro’. Il motivo tuttavia è diverso. La sapienza invita la gente a un banchetto in cui ci sono vino, carne e pane. L’attrazione che la stupidità offre ci ricorda le vie della donna dissoluta. Salomone dice: “A chiunque manca di cuore, ha anche detto: ‘Le stesse acque rubate sono dolci, e il pane mangiato in segreto, è piacevole’”. — Proverbi 9:16b, 17.
Invece del vino mischiato, “la Follia” offre acque rubate. (Proverbi 9:13, Parola del Signore) Nelle Scritture il piacere sessuale che si prova con la propria moglie diletta è paragonato a bere acqua rinfrescante. (Proverbi 5:15-17) Le acque rubate, quindi, rappresentano rapporti sessuali immorali avuti di nascosto. Tali acque sembrano dolci — migliori del vino — perché sono rubate e l’individuo pensa di farla franca. Il pane mangiato in segreto sembra più gustoso del pane e della carne che la sapienza offre, solo perché è stato ottenuto disonestamente. Considerare attraente ciò che è proibito e segreto è indice di stupidità.
PROVERBI 9:18)
“Ma egli non ha conosciuto che quelli impotenti nella morte sono là, che quelli chiamati da lei sono nei bassi luoghi dello Sceol.”
w01 15/5 p. 31 ‘Mediante la sapienza i nostri giorni diverranno molti’
Mentre l’invito della sapienza include la promessa della vita, la donna stupida non menziona affatto le conseguenze che derivano dal seguire le sue vie. Ma Salomone avverte: “Egli non ha conosciuto che quelli impotenti nella morte sono là, che quelli chiamati da lei sono nei bassi luoghi dello Sceol”. (Proverbi 9:18) “La dimora della Follia non è una casa: è un mausoleo”, scrive uno studioso. “Chi ci entra non ne esce vivo”. Vivere in modo immorale non è saggio: è letale.
PROVERBI 10:1)
“Proverbi di Salomone. Il figlio saggio è quello che rallegra il padre, e il figlio stupido è il dolore di sua madre.”
w01 15/7 p. 24 ‘Le benedizioni sono per il giusto’
Un ottimo incentivo
Le parole iniziali del capitolo non lasciano dubbi su chi ha scritto la parte successiva del libro di Proverbi. Leggiamo: “Proverbi di Salomone”. Indicando un ottimo incentivo a seguire la condotta giusta, Salomone, re dell’antico Israele, dice: “Il figlio saggio è quello che rallegra il padre, e il figlio stupido è il dolore di sua madre”. — Proverbi 10:1.
Che dolore provano i genitori quando un figlio abbandona l’adorazione del vero e vivente Dio! Il re saggio menziona il dolore della madre forse per indicare che lei si affligge maggiormente. È stato senz’altro così nel caso di Doris, che riferisce: “Quando nostro figlio di 21 anni lasciò la verità, io e mio marito Frank eravamo affranti. Ne ho sofferto più io di Frank. Anche se sono passati 12 anni, la ferita non si è ancora rimarginata”.
I figli possono influire sulla felicità del padre e causare angoscia alla madre. Mostriamoci saggi e rallegriamo i nostri genitori. Soprattutto, rallegriamo il cuore del nostro Padre celeste, Geova.
PROVERBI 10:2)
“I tesori del malvagio non saranno di nessun beneficio, ma la giustizia è ciò che libererà dalla morte.”
w01 15/7 p. 24 ‘Le benedizioni sono per il giusto’
“I tesori del malvagio non saranno di nessun beneficio”, dice il re, “ma la giustizia è ciò che libererà dalla morte”. (Proverbi 10:2) Per i veri cristiani queste parole sono davvero preziose dato che siamo molto inoltrati nel tempo della fine. (Daniele 12:4) La distruzione del mondo empio è imminente. Nessun mezzo escogitato dall’uomo per garantire la sicurezza fisica, economica o militare fornirà protezione durante la prossima “grande tribolazione”. (Rivelazione [Apocalisse] 7:9, 10, 13, 14) Solo “gli uomini retti abiteranno la terra e quelli integri vi rimarranno”. (Proverbi 2:21, Nuova Diodati) Continuiamo dunque a ‘cercare prima il regno e la giustizia di Dio’. — Matteo 6:33.
PROVERBI 10:3)
“Geova non farà aver fame all’anima del giusto, ma respingerà la brama dei malvagi.”
w01 15/7 p. 24 ‘Le benedizioni sono per il giusto’
I servitori di Geova non devono aspettare che venga il nuovo mondo promesso per ricevere le Sue benedizioni. “Geova non farà aver fame all’anima del giusto, ma respingerà la brama dei malvagi”. (Proverbi 10:3) Geova ha provveduto cibo spirituale in abbondanza attraverso “lo schiavo fedele e discreto”. (Matteo 24:45) Il giusto ha senz’altro motivo di gridare “di gioia a causa della buona condizione del cuore”. (Isaia 65:14) La conoscenza è piacevole alla sua anima. Cercare i tesori spirituali è il suo diletto. Il malvagio non sa cosa siano questi piaceri.
PROVERBI 10:5)
“Il figlio che agisce con perspicacia raccoglie durante l’estate; il figlio che agisce in modo da far vergogna dorme profondamente durante la mietitura.”
w01 15/7 p. 25 ‘Le benedizioni sono per il giusto’
Il figlio che agisce con perspicacia raccoglie durante l’estate; il figlio che agisce in modo da far vergogna dorme profondamente durante la mietitura”. — Proverbi 10:4, 5.
Le parole che il re rivolge agli operai durante la mietitura sono particolarmente significative. La stagione della mietitura non è tempo di sonnecchiare. È tempo d’essere diligenti e lavorare per molte ore. In realtà, è un tempo in cui bisogna sbrigarsi.
Pensando alla mietitura delle persone e non del grano, Gesù disse ai discepoli: “La messe è grande, ma gli operai sono pochi. Implorate perciò il Signore della messe [Geova Dio] che mandi operai nella sua messe”. (Matteo 9:35-38) Nel 2000 oltre 14 milioni di persone hanno assistito alla Commemorazione della morte di Gesù, oltre il doppio del numero dei testimoni di Geova. Chi può dunque negare che ‘i campi sono bianchi da mietere’? (Giovanni 4:35) I veri adoratori chiedono al Signore altri operai mentre, in armonia con le loro preghiere, si impegnano con vigore nell’opera di fare discepoli. (Matteo 28:19, 20) E Geova ha benedetto riccamente i loro sforzi! Nell’anno di servizio 2000 ci sono stati oltre 280.000 nuovi battezzati. Anche questi si sforzano di divenire insegnanti della Parola di Dio. Desideriamo provare gioia e soddisfazione in questa stagione della mietitura partecipando pienamente all’opera di fare discepoli.
PROVERBI 10:6)
“Le benedizioni sono per la testa del giusto, ma riguardo alla bocca dei malvagi, essa copre la violenza.”
w06 15/9 p. 18 par. 4 Punti notevoli del libro di Proverbi
10:6; nota in calce: In che senso ‘la bocca dei malvagi copre la violenza’? Forse nel senso che i malvagi coprono con parole melliflue il loro intento di far del male ad altri. O può darsi che i malvagi vengano messi a tacere dall’ostilità con cui sono generalmente trattati.
w01 15/7 p. 25 ‘Le benedizioni sono per il giusto’
‘Le benedizioni sono per la sua testa’
“Le benedizioni sono per la testa del giusto”, continua Salomone, “ma riguardo alla bocca dei malvagi, essa copre la violenza”. — Proverbi 10:6.
Chi è puro e giusto di cuore dà ampia prova della sua giustizia. Parla in modo gentile ed edificante, agisce in modo positivo e generoso. Gli altri gradiscono la sua compagnia. Ha la loro stima — le loro “benedizioni” — in quanto parlano bene di lui.
Il malvagio, d’altra parte, è odioso o malevolo e deciso a far del male agli altri. Le sue parole possono essere dolci e ‘coprire la violenza’ celata nel suo cuore, ma alla fine ricorre alle aggressioni fisiche o verbali. (Matteo 12:34, 35) Oppure “la violenza copre [o chiude] la bocca degli empi”. (Proverbi 10:6, Nuova Riveduta) Ciò indica che il malvagio di solito riceve dagli altri quello che mostra, cioè ostilità. Questo, per così dire, gli copre, o chiude, la bocca e lo mette a tacere. Quali benedizioni può aspettarsi dagli altri una persona del genere?
PROVERBI 10:7)
“Il ricordo del giusto è per la benedizione, ma il medesimo nome dei malvagi marcirà.”
w01 15/7 pp. 25-26 ‘Le benedizioni sono per il giusto’
“Il ricordo del giusto è per la benedizione”, scrive il re d’Israele, “ma il medesimo nome dei malvagi marcirà”. (Proverbi 10:7) Il giusto è ricordato con favore dagli altri, soprattutto da Geova Dio. Essendo stato fedele sino alla morte Gesù “ha ereditato un nome più eccellente” di quello degli angeli. (Ebrei 1:3, 4) Fedeli uomini e donne dell’era precristiana sono ricordati oggi dai veri cristiani come esempi degni d’essere imitati. (Ebrei 12:1, 2) Com’è diverso il nome dei malvagi, che diventa qualcosa di nauseabondo e putrido! Sì, “un nome è da scegliere più delle abbondanti ricchezze; il favore è migliore anche dell’argento e dell’oro”. (Proverbi 22:1) Facciamoci dunque un buon nome presso Geova e i nostri simili.
it-2 p. 403 Nome
“Il medesimo nome dei malvagi marcirà” o diventerà di un fetore ripugnante. (Pr 10:7)
PROVERBI 10:8)
“Il saggio di cuore accetterà i comandamenti, ma lo stolto di labbra sarà calpestato.”
w01 15/7 p. 26 ‘Le benedizioni sono per il giusto’
Facendo un contrasto fra il saggio e lo stolto, Salomone dichiara: “Il saggio di cuore accetterà i comandamenti, ma lo stolto di labbra sarà calpestato”. (Proverbi 10:8) Il saggio sa bene che “non appartiene all’uomo che cammina nemmeno di dirigere il suo passo”. (Geremia 10:23) Riconosce il bisogno di chiedere la guida di Geova Dio e accetta con prontezza i suoi comandamenti. Lo stolto di labbra invece non capisce questo fatto fondamentale. Le sue chiacchiere prive di senso lo conducono alla rovina.
PROVERBI 10:9)
“Chi cammina nell’integrità camminerà al sicuro, ma chi rende le sue vie perverse si farà conoscere.”
w01 15/7 p. 26 ‘Le benedizioni sono per il giusto’
Il giusto gode anche di una sicurezza che i malvagi non hanno. “Chi cammina nell’integrità camminerà al sicuro, ma chi rende le sue vie perverse si farà conoscere. Colui che ammicca con l’occhio darà dolore, e lo stolto di labbra sarà calpestato”. — Proverbi 10:9, 10.
La persona integra si comporta onestamente. Si guadagna il rispetto e la fiducia altrui. Un lavoratore onesto è prezioso e spesso gli vengono affidate maggiori responsabilità. Essendo conosciuto come una persona onesta può conservare l’impiego anche quando il lavoro scarseggia. Inoltre l’onestà favorisce un’atmosfera piacevole e tranquilla in casa. (Salmo 34:13, 14) Si sente al sicuro nei suoi rapporti con i familiari. La sicurezza è senz’altro frutto dell’integrità.
La situazione è diversa per il disonesto che guarda al proprio tornaconto. Chi inganna può cercare di nascondere la falsità con parole tortuose o con il linguaggio del corpo. (Proverbi 6:12-14) Chi ammicca con intento malevolo o ingannevole può causare molta angoscia alle sue vittime. Ma prima o poi la perversità di tale persona diviene nota. L’apostolo Paolo scrisse: “I peccati di alcuni uomini sono pubblicamente manifesti, conducendo direttamente al giudizio, ma in quanto ad altri uomini i loro peccati pure divengono manifesti in seguito. Nello stesso modo anche le opere eccellenti sono pubblicamente manifeste e quelle che non lo sono non possono esser tenute nascoste”. (1 Timoteo 5:24, 25) Indipendentemente da chi è implicato — un genitore, un amico, il coniuge o un conoscente — alla fine la disonestà verrà smascherata. Chi si fiderebbe di un uomo che ha la reputazione d’essere disonesto?
PROVERBI 10:10)
“Colui che ammicca con l’occhio darà dolore, e lo stolto di labbra sarà calpestato.”
w06 15/9 p. 18 par. 5 Punti notevoli del libro di Proverbi
10:10: In che modo “colui che ammicca con l’occhio” causa dolore? “L’uomo buono a nulla” può non solo ricorrere a ‘parole perverse’ ma anche cercare di nascondere i suoi motivi con il linguaggio del corpo, come ad esempio “ammiccando con l’occhio”. (Proverbi 6:12, 13) Questo tipo di inganno può causare grande angoscia alla vittima.
w01 15/7 p. 26 ‘Le benedizioni sono per il giusto’
Colui che ammicca con l’occhio darà dolore, e lo stolto di labbra sarà calpestato”. — Proverbi 10:9, 10.
w01 15/7 p. 26 ‘Le benedizioni sono per il giusto’
La situazione è diversa per il disonesto che guarda al proprio tornaconto. Chi inganna può cercare di nascondere la falsità con parole tortuose o con il linguaggio del corpo. (Proverbi 6:12-14) Chi ammicca con intento malevolo o ingannevole può causare molta angoscia alle sue vittime. Ma prima o poi la perversità di tale persona diviene nota. L’apostolo Paolo scrisse: “I peccati di alcuni uomini sono pubblicamente manifesti, conducendo direttamente al giudizio, ma in quanto ad altri uomini i loro peccati pure divengono manifesti in seguito. Nello stesso modo anche le opere eccellenti sono pubblicamente manifeste e quelle che non lo sono non possono esser tenute nascoste”. (1 Timoteo 5:24, 25) Indipendentemente da chi è implicato — un genitore, un amico, il coniuge o un conoscente — alla fine la disonestà verrà smascherata. Chi si fiderebbe di un uomo che ha la reputazione d’essere disonesto?
PROVERBI 10:11)
“La bocca del giusto è una fonte di vita; ma riguardo alla bocca dei malvagi, essa copre la violenza.”
w01 15/7 pp. 26-27 ‘Le benedizioni sono per il giusto’
‘La sua bocca è una fonte di vita’
“La bocca del giusto è una fonte di vita”, dice Salomone, “ma riguardo alla bocca dei malvagi, essa copre la violenza”. (Proverbi 10:11) Le parole che vengono pronunciate possono sanare o ferire. Possono ristorare e ridare animo, ma possono anche abbattere.
PROVERBI 10:12)
“L’odio è ciò che suscita contese, ma l’amore copre pure ogni trasgressione.”
w01 15/7 p. 27 ‘Le benedizioni sono per il giusto’
Riconoscendo cosa c’è dietro le parole pronunciate, il re d’Israele dichiara: “L’odio è ciò che suscita contese, ma l’amore copre pure ogni trasgressione”. (Proverbi 10:12) L’odio genera contese nella società, suscitando lotte. Chi ama Geova deve eliminare l’odio dalla propria vita. Come? Sostituendolo con l’amore. “L’amore copre una moltitudine di peccati”. (1 Pietro 4:8) L’amore “copre ogni cosa”. (1 Corinti 13:7) L’amore devoto non si aspetta la perfezione da persone imperfette. Anziché sbandierare gli errori altrui, questo amore ci aiuta a passarci sopra, se non si tratta di trasgressioni gravi. L’amore sopporta perfino i maltrattamenti nel ministero di campo, nel luogo di lavoro o a scuola.
PROVERBI 10:13)
“Sulle labbra della persona d’intendimento si trova la sapienza, ma la verga è per il dorso di chi manca di cuore.”
w01 15/7 p. 27 ‘Le benedizioni sono per il giusto’
Il saggio re continua: “Sulle labbra della persona d’intendimento si trova la sapienza, ma la verga è per il dorso di chi manca di cuore”. (Proverbi 10:13) La sapienza della persona d’intendimento guida i suoi passi. Le parole edificanti che ha sulle labbra aiutano altri a camminare nella via della giustizia. Né lei né quelli che l’ascoltano devono essere condotti nella direzione giusta con la forza, con la verga della punizione.
PROVERBI 10:14)
“I saggi sono quelli che fanno tesoro della conoscenza, ma la bocca dello stolto è presso a rovinarsi.”
w01 15/7 p. 27 ‘Le benedizioni sono per il giusto’
‘Fate tesoro della conoscenza’
Cosa rende le nostre parole ‘un gorgogliante torrente di sapienza’ anziché un rumoroso ruscello di banalità? (Proverbi 18:4) Salomone risponde: “I saggi sono quelli che fanno tesoro della conoscenza, ma la bocca dello stolto è presso a rovinarsi”. — Proverbi 10:14.
La prima cosa da fare è riempire la mente dell’edificante conoscenza di Dio. Tale conoscenza proviene da una sola fonte. L’apostolo Paolo scrisse: “Tutta la Scrittura è ispirata da Dio e utile per insegnare, per riprendere, per correggere, per disciplinare nella giustizia, affinché l’uomo di Dio sia pienamente competente, del tutto preparato per ogni opera buona”. (2 Timoteo 3:16, 17) Dobbiamo fare tesoro della conoscenza e scavare nella Parola di Dio come se cercassimo un tesoro nascosto. Com’è stimolante e gratificante questa ricerca!
Perché sulle nostre labbra si trovi la sapienza, la conoscenza delle Scritture deve scendere anche nel nostro cuore. Gesù disse ai suoi ascoltatori: “L’uomo buono trae ciò che è buono dal buon tesoro del suo cuore, ma l’uomo malvagio trae ciò che è malvagio dal suo malvagio tesoro; poiché dall’abbondanza del cuore la sua bocca parla”. (Luca 6:45) Perciò dobbiamo prendere l’abitudine di meditare su quello che impariamo. È vero che lo studio e la meditazione richiedono sforzo, ma quanto arricchisce spiritualmente questo genere di studio! Non c’è motivo di seguire la condotta disastrosa di chi non è altro che un chiacchierone, uno che pronuncia parole sconsiderate.
PROVERBI 10:15)
“Le cose di valore del ricco sono la sua città forte. La rovina dei miseri è la loro povertà.”
w01 15/9 p. 24 Camminate nel ‘sentiero della rettitudine’
Proverbi 10:15,
w01 15/9 pp. 24-25 Camminate nel ‘sentiero della rettitudine’
Come una città fortificata offre un certo grado di sicurezza ai suoi abitanti, così le ricchezze possono essere una protezione dalle incertezze della vita. E quando sorgono situazioni impreviste la povertà può causare la rovina. (Ecclesiaste 7:12) Tuttavia il re saggio poteva anche riferirsi a un pericolo insito sia nella ricchezza che nella povertà. Il ricco potrebbe essere incline a riporre ogni fiducia nella sua ricchezza, considerando le sue cose di valore “come un muro protettivo”. (Proverbi 18:11) E il povero potrebbe pensare erratamente che a causa della sua povertà il suo futuro sia senza speranza. Così entrambi mancano di farsi un buon nome presso Dio.
w01 15/9 p. 24 Camminate nel ‘sentiero della rettitudine’
“Le cose di valore del ricco sono la sua città forte. La rovina dei miseri è la loro povertà.
w87 15/9 pp. 30-31 Pericoli della ricchezza e della povertà
È VERO che la Bibbia scredita la ricchezza e incoraggia la povertà? Molti credono di sì. Ma due proverbi tra loro correlati chiariscono la cosa.
Proverbi 10:15 dice: “Le cose di valore del ricco sono la sua città forte. La rovina dei miseri è la loro povertà”. Il versetto 16 poi aggiunge: “L’attività del giusto dà luogo alla vita; il prodotto del malvagio dà luogo al peccato”. Notate come questi due versetti si integrano a vicenda.
Il versetto 15 riconosce che la ricchezza ha dei vantaggi e la povertà degli svantaggi. Le ricchezze possono servire a proteggere da alcune incertezze della vita. Il povero, invece, può avere più problemi in quanto dal punto di vista finanziario non è in grado di far fronte agli imprevisti. Sotto questo aspetto la Bibbia è realistica. — Ecclesiaste 7:12.
Il versetto 15, però, potrebbe anche additare un pericolo che coinvolge sia la ricchezza che la povertà. Molti ricchi fanno totale affidamento sul proprio denaro; lo considerano l’unica protezione di cui hanno bisogno. (Proverbi 18:11) Le ricchezze, tuttavia, non possono essere loro di aiuto nel farsi un buon nome presso Dio o garantire durevole felicità. Anzi, le ricchezze potrebbero essere un ostacolo a questo riguardo. Lo conferma l’illustrazione di Gesù sul ricco che edificò depositi più grandi, ma che non era ricco verso Dio. (Luca 12:16-21; 18:24, 25) D’altro canto, molti poveri concludono erroneamente che a motivo della loro povertà non hanno alcuna speranza per il futuro.
PROVERBI 10:16)
“L’attività del giusto dà luogo alla vita; il prodotto del malvagio dà luogo al peccato.”
w01 15/9 p. 24 Camminate nel ‘sentiero della rettitudine’
L’attività del giusto dà luogo alla vita; il prodotto del malvagio dà luogo al peccato”. — Proverbi 10:15, 16.
w01 15/9 p. 25 Camminate nel ‘sentiero della rettitudine’
Dall’altro lato, sia che un giusto abbia tanto o poco in senso materiale, la sua condotta retta conduce alla vita. Come? Ebbene, egli si accontenta di quello che ha. Non permette che la sua situazione finanziaria interferisca con la sua buona relazione con Dio. Ricco o povero che sia, il suo modo di vivere gli dà felicità ora e la speranza di ricevere la vita eterna in futuro. (Giobbe 42:10-13) Il malvagio non migliora la sua situazione nemmeno se acquista ricchezze. Invece di apprezzarne il valore protettivo e vivere in armonia con la volontà di Dio, le usa per promuovere una vita di peccato.
w87 15/9 pp. 30-31 Pericoli della ricchezza e della povertà
È VERO che la Bibbia scredita la ricchezza e incoraggia la povertà? Molti credono di sì. Ma due proverbi tra loro correlati chiariscono la cosa.
Proverbi 10:15 dice: “Le cose di valore del ricco sono la sua città forte. La rovina dei miseri è la loro povertà”. Il versetto 16 poi aggiunge: “L’attività del giusto dà luogo alla vita; il prodotto del malvagio dà luogo al peccato”. Notate come questi due versetti si integrano a vicenda.
Il versetto 15 riconosce che la ricchezza ha dei vantaggi e la povertà degli svantaggi. Le ricchezze possono servire a proteggere da alcune incertezze della vita. Il povero, invece, può avere più problemi in quanto dal punto di vista finanziario non è in grado di far fronte agli imprevisti. Sotto questo aspetto la Bibbia è realistica. — Ecclesiaste 7:12.
Il versetto 15, però, potrebbe anche additare un pericolo che coinvolge sia la ricchezza che la povertà. Molti ricchi fanno totale affidamento sul proprio denaro; lo considerano l’unica protezione di cui hanno bisogno. (Proverbi 18:11) Le ricchezze, tuttavia, non possono essere loro di aiuto nel farsi un buon nome presso Dio o garantire durevole felicità. Anzi, le ricchezze potrebbero essere un ostacolo a questo riguardo. Lo conferma l’illustrazione di Gesù sul ricco che edificò depositi più grandi, ma che non era ricco verso Dio. (Luca 12:16-21; 18:24, 25) D’altro canto, molti poveri concludono erroneamente che a motivo della loro povertà non hanno alcuna speranza per il futuro.
Notate come il versetto 16 completa il ragionamento. Il giusto, che abbia molto o poco dal punto di vista economico, prova piacere nel proprio lavoro. Non lascia che il guadagno economico che può ricavare dai propri sforzi influisca sulla buona relazione che ha con Dio. Gli sforzi che il giusto compie nella vita, invece, oltre a dargli la felicità fin d’ora, gli garantiscono la vita eterna nel futuro. (Giobbe 42:10-13) Ma il malvagio, per quanto possa guadagnare, non trae alcun beneficio. Anziché apprezzare il valore protettivo del denaro e vivere in armonia con la volontà di Dio, usa la propria ricchezza per promuovere una vita di peccato.
PROVERBI 10:17)
“Chi si attiene alla disciplina è un sentiero [che conduce] alla vita, ma chi lascia la riprensione fa errare.”
w01 15/9 p. 25 Camminate nel ‘sentiero della rettitudine’
“Chi si attiene alla disciplina è un sentiero che conduce alla vita”, continua il re di Israele, “ma chi lascia la riprensione fa errare”. (Proverbi 10:17) Secondo uno studioso biblico questo versetto si potrebbe intendere in due modi. Uno è che la persona che si sottomette alla disciplina e persegue la giustizia è sul sentiero della vita, mentre chi lascia la riprensione se ne allontana. Un altro è che “chi si attiene alla disciplina indica la via della vita [ad altri, in quanto sono incoraggiati dal suo buon esempio], ma chi ignora la correzione fa errare altri”. (Proverbi 10:17, New International Version) In entrambi i casi, com’è essenziale che ci atteniamo alla disciplina e non lasciamo la riprensione!
PROVERBI 10:18)
“Dove c’è chi copre l’odio vi sono labbra di falsità, e chi reca una notizia malevola è stupido.”
w01 15/9 p. 25 Camminate nel ‘sentiero della rettitudine’
Sostituite l’odio con l’amore
Salomone presenta poi un proverbio in due parti che esprimono il medesimo concetto: la seconda parte avvalora la prima. Egli dice: “Dove c’è chi copre l’odio vi sono labbra di falsità”. Se un uomo cova odio nel cuore e lo nasconde con parole melliflue o adulatrici, pratica l’inganno: le sue sono “labbra di falsità”. A ciò il re saggio aggiunge: “Chi reca una notizia malevola è stupido”. (Proverbi 10:18) Invece di nascondere il loro odio, alcuni fanno accuse false o diffondono commenti denigratori sul conto della persona che odiano. Questa è una cosa stolta, perché diffondere una calunnia sul conto di una persona non cambia ciò che questa è realmente. E l’ascoltatore perspicace noterà la malizia e si farà una cattiva opinione del calunniatore. Così chi propala una notizia malevola danneggia se stesso.
Chi agisce rettamente non ricorre né all’inganno né alla calunnia. Dio disse agli israeliti: “Non devi odiare nel tuo cuore il tuo fratello”. (Levitico 19:17) E Gesù consigliò ai suoi ascoltatori: “Continuate ad amare [anche] i vostri nemici e a pregare per quelli che vi perseguitano; per mostrare d’esser figli del Padre vostro che è nei cieli”. (Matteo 5:44, 45) Quanto è meglio riempire il cuore di amore anziché di odio!
it-1 p. 39 Absalom
Passarono due anni. Giunse il tempo della tosatura delle pecore, un’occasione festosa, e Absalom preparò una festa a Baal-Hazor, circa 22 km a NNE di Gerusalemme, invitando i figli del re e Davide stesso. Quando suo padre declinò l’invito, Absalom insisté perché in vece sua mandasse Amnon, il primogenito. (Pr 10:18) Alla festa, quando Amnon era “allegro per il vino”, Absalom ordinò ai suoi servitori di ucciderlo.
PROVERBI 10:19)
“Nell’abbondanza delle parole non manca la trasgressione, ma chi tiene a bada le sue labbra agisce con discrezione.”
g 11/10 p. 19 Parole che riflettono sapienza
● “Nell’abbondanza delle parole non manca la trasgressione, ma chi tiene a bada le sue labbra agisce con discrezione”. (Proverbi 10:19) Più si parla, più aumenta il rischio di dire stupidaggini o perfino qualcosa di dannoso. In effetti una lingua che non è tenuta a freno, come un incendio che si propaga rapidamente, può diffondere pettegolezzi e calunnie. (Giacomo 3:5, 6) Invece “chi tiene a bada le sue labbra”, o pensa prima di parlare, considera l’effetto che possono avere le sue parole. Se agiamo in tal modo gli altri ci riterranno persone discrete e conquisteremo il loro rispetto e la loro fiducia.
w01 15/9 pp. 25-26 Camminate nel ‘sentiero della rettitudine’
‘Tenere a bada le labbra’
Sottolineando il bisogno di controllare la lingua, il re saggio dichiara: “Nell’abbondanza delle parole non manca la trasgressione, ma chi tiene a bada le sue labbra agisce con discrezione”. — Proverbi 10:19.
“Lo stolto pronuncia molte parole”. (Ecclesiaste 10:14) La sua bocca “fa sgorgare stoltezza”. (Proverbi 15:2) Questo non vuol dire che tutte le persone loquaci siano stolte. Ma com’è facile per chi parla troppo divenire strumento di diffusione di dannosi pettegolezzi o di voci infondate! Spesso il parlare stolto è causa di reputazioni rovinate, sentimenti feriti, rapporti tesi e anche danni fisici. “Chi fa molte chiacchiere cadrà in peccato”. (Proverbi 10:19, Parola del Signore) Per di più è irritante stare con qualcuno che ha sempre qualcosa da dire su tutto. Evitiamo quindi di abbondare nelle parole.
Oltre a evitare la falsità, chi tiene a bada le labbra agisce con discrezione. Prima di parlare pensa. Spinto dall’amore per le vie di Geova e dal sincero desiderio di aiutare il prossimo, tiene conto dell’effetto che le sue parole possono avere su altri. Le sue espressioni sono amorevoli e gentili. Medita su come renderle gradevoli e utili. Le sue parole sono come “mele d’oro in cesellature d’argento”, sempre piacevoli e dignitose. — Proverbi 25:11.
w89 15/3 p. 13 par. 6 Rivolgiamoci a Geova per avere perspicacia
6 Pertanto si legge che “chi tiene a bada le sue labbra agisce con discrezione”, ovvero con perspicacia. (Proverbi 10:19) Costui riflette prima di parlare, valutando il modo in cui gli altri comprenderanno ciò che dice e chiedendosi se ciò che potrebbe dire sul conto di un’altra persona sia saggio, amorevole o necessario. (Proverbi 12:18; Giacomo 1:19) Essendo egli motivato dall’amore per le vie di Geova e dal sincero desiderio di aiutare il prossimo, ciò che dice è edificante per gli altri. — Proverbi 16:23.
w89 15/10 p. 11 par. 7 Guardatevi dal pettegolezzo dannoso!
In effetti, è saggio non parlare troppo perché “nell’abbondanza delle parole non manca la trasgressione, ma chi tiene a bada le sue labbra agisce con discrezione”. (Proverbi 10:19) Dovremmo dunque guardarci dal pettegolezzo, anche se non sembra dannoso. Non c’è bisogno di parlare sempre di persone: abbiamo una grande varietà di argomenti se consideriamo le cose giuste, le cose caste, le cose amabili, le cose virtuose e le cose delle quali si parla bene. — Filippesi 4:8.
PROVERBI 10:20)
“La lingua del giusto è argento scelto; il cuore del malvagio vale poco.”
w01 15/9 p. 26 Camminate nel ‘sentiero della rettitudine’
“La lingua del giusto è argento scelto”, prosegue Salomone, “il cuore del malvagio vale poco”. (Proverbi 10:20) Ciò che dice il giusto è puro, come argento scelto e raffinato, privo di scorie. Di sicuro questo può dirsi dei servitori di Geova quando trasmettono ad altri la vivificante conoscenza della Parola di Dio. Il loro grande Insegnante, Geova, li ha educati e ‘ha dato loro la lingua degli ammaestrati, affinché sappiano come rispondere con una parola allo stanco’. (Isaia 30:20; 50:4) La loro lingua che dichiara la verità biblica è come argento scelto. Per le persone sincere le espressioni dei servitori di Dio sono di valore infinitamente maggiore delle intenzioni dei malvagi! Dobbiamo essere ansiosi di parlare del Regno di Dio e delle Sue meravigliose opere.
PROVERBI 10:21)
“Le medesime labbra del giusto continuano a pascere molti, ma per mancanza di cuore gli stolti stessi continuano a morire.”
w01 15/9 p. 26 Camminate nel ‘sentiero della rettitudine’
Il giusto è una benedizione per quelli che gli stanno intorno. “Le medesime labbra del giusto continuano a pascere molti”, osserva Salomone, “ma per mancanza di cuore gli stolti stessi continuano a morire”. — Proverbi 10:21.
In che modo ‘il giusto continua a pascere molti’? La parola ebraica qui usata dà l’idea di “pascolare”. (Proverbi 10:21, nota in calce) Racchiude il concetto di guidare e nutrire, come fa il pastore con le pecore. (1 Samuele 16:11; Salmo 23:1-3; Il Cantico dei Cantici 1:7) Il giusto guida altri verso la via della giustizia e le sue parole nutrono coloro che lo ascoltano. Di conseguenza la loro vita è più felice e soddisfacente, ed essi possono anche ricevere la vita eterna.
Che dire dello stolto? Mancando di cuore, dimostra di non avere giusti motivi e di non darsi pensiero delle conseguenze della sua condotta. Fa quello che gli pare, incurante delle conseguenze. Perciò subisce la pena delle sue azioni. Mentre il giusto aiuta a tenere in vita altri, chi manca di cuore non è in grado di tenere in vita nemmeno se stesso.
PROVERBI 10:22)
“La benedizione di Geova, questo è ciò che rende ricchi, ed egli non vi aggiunge nessuna pena.”
w06 15/5 pp. 26-30 parr. 3-18 Le gioie di chi cammina nell’integrità
3 “La benedizione di Geova, questo è ciò che rende ricchi, ed egli non vi aggiunge nessuna pena”, dice Proverbi 10:22. La prosperità spirituale degli odierni servitori di Geova non è una benedizione di cui rallegrarsi? Esaminiamo alcuni aspetti della nostra prosperità spirituale e vediamo cosa significano per ciascuno di noi. Riflettendo sulle benedizioni che Geova concede in abbondanza al ‘giusto che cammina nell’integrità’ saremo più decisi a continuare a servire con gioia il nostro Padre celeste. — Proverbi 20:7.
Benedizioni che sin d’ora ‘ci rendono ricchi’
4 Abbiamo accurata conoscenza degli insegnamenti biblici. Le religioni della cristianità generalmente sostengono di credere nella Bibbia, tuttavia non sono d’accordo su quello che insegna. Persino componenti dello stesso gruppo religioso spesso hanno idee differenti su quello che insegnano realmente le Scritture. Com’è diversa la condizione dei servitori di Geova! Indipendentemente da nazionalità, cultura o etnia, noi adoriamo l’Iddio che conosciamo per nome e non un misterioso dio trino. (Deuteronomio 6:4; Salmo 83:18; Marco 12:29) Inoltre ci rendiamo conto che l’importantissima contesa della sovranità universale di Dio sta per essere risolta, e che mantenendo l’integrità ed essendogli leali ciascuno di noi dimostrerà da che parte sta. Conosciamo la verità riguardo ai morti e non abbiamo il timore morboso di un Dio che si dice tormenti gli esseri umani nell’inferno di fuoco o li releghi nel purgatorio. — Ecclesiaste 9:5, 10.
5 E poi, che gioia sapere che non siamo il prodotto casuale dell’evoluzione, ma siamo stati creati da Dio a sua immagine! (Genesi 1:26; Malachia 2:10) “Ti loderò perché sono fatto in maniera tremendamente meravigliosa”, cantò il salmista rivolgendosi a Dio. “Meravigliose sono le tue opere, come la mia anima sa molto bene”. — Salmo 139:14.
6 Siamo stati liberati da abitudini e pratiche nocive. I media abbondano di avvertimenti sui pericoli del fumo, degli eccessi nel bere e dell’immoralità sessuale. In massima parte questi avvertimenti restano inascoltati. Cosa succede, invece, quando una persona sincera impara che il vero Dio condanna queste cose ed è rattristato da coloro che le praticano? Sicuramente è indotta a escluderle dalla sua vita. (Isaia 63:10; 1 Corinti 6:9, 10; 2 Corinti 7:1; Efesini 4:30) Anche se lo fa prima di tutto per piacere a Geova Dio, ne trae anche beneficio: avrà salute migliore e pace mentale.
7 Per molti è ben difficile togliersi i vizi. Eppure ogni anno decine di migliaia di persone ci riescono. Si dedicano a Geova e si battezzano, dimostrando così pubblicamente di aver eliminato dalla propria vita le pratiche che dispiacciono a Dio. Com’è incoraggiante per tutti noi! Ci rende ancora più decisi a rimanere liberi dalla schiavitù a una condotta peccaminosa e nociva.
8 Godiamo di una felice vita familiare. In molti paesi le famiglie sono in crisi. Parecchi matrimoni finiscono col divorzio, lasciando spesso penose cicatrici emotive nei figli. In alcune nazioni europee quasi il 20 per cento delle famiglie hanno un solo genitore. In che modo Geova ci ha aiutato a camminare nella via dell’integrità sotto questo aspetto? Leggete Efesini 5:22–6:4 e notate gli ottimi consigli che la Parola di Dio dà a mariti, mogli e figli. Mettere in pratica quello che dicono questo e altri passi delle Scritture certamente rafforza il vincolo coniugale, aiuta i genitori a crescere bene i figli e contribuisce a rendere felice la vita familiare. Queste non sono forse benedizioni di cui rallegrarsi?
9 Siamo certi che i problemi mondiali saranno presto risolti. Nonostante il progresso scientifico e tecnologico e gli sforzi sinceri di certi leader, i gravi problemi della vita odierna rimangono irrisolti. Klaus Schwab, fondatore del Forum Economico Mondiale, di recente ha osservato che “l’elenco dei problemi che affliggono il mondo diventa sempre più lungo e il tempo per risolverli sempre più breve”. Ha parlato di “pericoli che trascendono i confini nazionali, come terrorismo, degrado ambientale e instabilità economica”, concludendo: “Oggi più che mai il mondo deve fare i conti con realtà che richiedono un’azione sia collettiva che decisa”. Ora che siamo nel XXI secolo le prospettive per il futuro dell’umanità rimangono tutt’altro che incoraggianti.
10 Come è bello sapere che Geova ha provveduto il mezzo per risolvere tutti i problemi dell’umanità: il messianico Regno di Dio! Grazie a questo Regno il vero Dio farà “cessare le guerre” e porterà “abbondanza di pace”. (Salmo 46:9; 72:7) L’unto Re, Gesù Cristo, ‘libererà il povero, l’afflitto e il misero dall’oppressione e dalla violenza’. (Salmo 72:12-14) Sotto il dominio del Regno non ci sarà più carestia. (Salmo 72:16) Geova “asciugherà ogni lacrima dai [nostri] occhi, e la morte non ci sarà più, né ci sarà più cordoglio né grido né dolore. Le cose precedenti sono passate”. (Rivelazione 21:4) Il Regno è già stato stabilito nei cieli e fra breve interverrà per sistemare le cose sulla terra. — Daniele 2:44; Rivelazione 11:15.
11 Sappiamo cosa reca vera felicità. Cosa reca effettivamente vera felicità? Uno psicologo ha detto che la felicità dipende da tre elementi: piacere, impegno (in ambito lavorativo e familiare) e significato (proporsi obiettivi che vanno oltre la semplice gratificazione personale). Dei tre considerava il piacere il meno importante e ha osservato: “Questo fa notizia perché tanti imperniano la vita sulla ricerca dei piaceri”. Cosa dice la Bibbia al riguardo?
12 Salomone, re dell’antico Israele, dichiarò: “Io, sì, io, dissi nel mio cuore: ‘Ora vieni, lascia che ti provi con l’allegrezza. Inoltre, vedi il bene’. Ed ecco, anche questo era vanità. Dissi al riso: ‘Follia!’ e all’allegrezza: ‘Che fa questa?’” (Ecclesiaste 2:1, 2) Secondo le Scritture, la felicità procurata dai piaceri è nella migliore delle ipotesi transitoria. Che dire dell’impegno? Siamo impegnati nell’opera più importante che ci sia: predicare il Regno e fare discepoli. (Matteo 24:14; 28:19, 20) Portando ad altri il messaggio di salvezza contenuto nella Bibbia ci impegniamo in un’opera che può recare la salvezza a noi e a chi ci ascolta. (1 Timoteo 4:16) Quali “collaboratori di Dio” constatiamo che “c’è più felicità nel dare che nel ricevere”. (1 Corinti 3:9; Atti 20:35) Quest’opera rende significativa la nostra vita e dà modo al Creatore di rispondere a chi lo biasima, Satana il Diavolo. (Proverbi 27:11) Geova ci ha senz’altro dimostrato che la santa devozione è fonte di felicità vera e duratura. — 1 Timoteo 4:8.
13 Ci valiamo di un efficace e importante programma di addestramento. Gerhard serve come anziano in una congregazione dei testimoni di Geova. Ricordando il passato, dice: “Da ragazzo avevo molta difficoltà a esprimermi. Quando ero teso non riuscivo ad articolare le parole e cominciavo a balbettare. Mi venne un complesso di inferiorità. I miei genitori mi iscrissero a un corso di dizione, ma fu tutto inutile. Il mio problema non era fisico, ma psicologico. C’era però un meraviglioso provvedimento di Geova: la Scuola di Ministero Teocratico. Questa scuola mi diede coraggio. Feci del mio meglio per mettere in pratica quello che imparavo. E funzionò! Mi sentivo più sciolto, senza complessi e più coraggioso nel ministero. Adesso pronuncio anche discorsi pubblici. Sono davvero riconoscente a Geova, che grazie a questa scuola mi ha cambiato la vita”. Il modo in cui Geova ci addestra per compiere la sua opera non ci dà motivo di essere gioiosi?
14 Abbiamo un’intima relazione con Geova e il sostegno dell’unita fratellanza internazionale. Katrin, che vive in Germania, rimase costernata sentendo le notizie di un violento terremoto seguito da uno tsunami nel Sud-Est asiatico. Sua figlia si trovava in Thailandia al momento della catastrofe. Per 32 ore Katrin non seppe se la figlia era viva o era fra le vittime il cui numero cresceva di ora in ora. Che sollievo quando finalmente una telefonata le assicurò che la figlia era sana e salva!
15 Cosa aiutò Katrin in quelle ore di ansia? Scrive: “Non ho quasi mai smesso di pregare Geova. Più e più volte ho constatato quanto questo mi desse forza e pace mentale. E poi amorevoli fratelli spirituali sono venuti a trovarmi e mi sono stati vicini”. (Filippesi 4:6, 7) Come sarebbe stata peggiore la sua situazione se avesse dovuto passare quelle ore di angoscia senza il beneficio della preghiera e il conforto di amorevoli fratelli spirituali! L’intima relazione con Geova e con suo Figlio e la compagnia dei fratelli cristiani sono una benedizione senza pari, troppo preziosa per essere data per scontata.
16 Nutriamo la speranza di rivedere i nostri cari che sono morti. (Giovanni 5:28, 29) Matthias è cresciuto in una famiglia di testimoni di Geova. Tuttavia, non apprezzandone i benefìci, da adolescente si allontanò dalla congregazione cristiana. Adesso scrive: “Non parlavo mai di argomenti profondi con mio padre. Nel corso degli anni ci siamo scontrati molte volte. Eppure mio padre ha sempre desiderato il meglio per me. Mi voleva molto bene, cosa di cui allora non mi rendevo conto. Nel 1996, mentre ero accanto al suo letto tenendogli la mano e piangendo amaramente, gli dissi che ero molto addolorato per tutto quello che avevo fatto e che gli volevo tanto bene. Ma non poteva sentirmi. Stava molto male e poco dopo morì. Se sarò in vita per vedere mio padre nella risurrezione, ricupereremo il tempo perduto. E sicuramente sarà felice di sapere che ora servo come anziano e, insieme a mia moglie, svolgo il servizio di pioniere”. Che benedizione è per noi la speranza della risurrezione!
“Egli non vi aggiunge nessuna pena”
17 Parlando del suo Padre celeste, Gesù Cristo disse: “Fa sorgere il suo sole sui malvagi e sui buoni e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti”. (Matteo 5:45) Se Geova Dio concede benedizioni persino agli ingiusti e ai malvagi, quanto più benedirà coloro che camminano nella via dell’integrità. “Geova stesso non tratterrà alcuna cosa buona da quelli che camminano in maniera irreprensibile”, afferma Salmo 84:11. Quando meditiamo sulla speciale cura e attenzione che ha mostrato a quelli che lo amano, il nostro cuore trabocca di gratitudine e di gioia.
18 “La benedizione di Geova”: ecco da cosa dipende la prosperità spirituale del suo popolo. E ci viene assicurato che “egli non vi aggiunge nessuna pena”. (Proverbi 10:22) Perché allora tanti leali servitori di Dio incontrano prove e difficoltà, che causano loro molto dolore e sofferenze? Incontriamo difficoltà e afflizioni per tre motivi principali. (1) La nostra inclinazione peccaminosa. (Genesi 6:5; 8:21; Giacomo 1:14, 15) (2) Satana e i demoni. (Efesini 6:11, 12) (3) Il mondo malvagio. (Giovanni 15:19) Anche se Geova permette che ci accadano cose brutte, non ne è mai la causa. Anzi, “ogni dono buono e ogni regalo perfetto viene dall’alto, poiché scende dal Padre delle luci celestiali”. (Giacomo 1:17) Le benedizioni di Geova non hanno alcun risvolto negativo.
g03 8/9 pp. 26-27 Dio ci benedice facendoci diventare ricchi?
Il punto di vista biblico
Dio ci benedice facendoci diventare ricchi?
“La benedizione di Geova, questo è ciò che rende ricchi, ed egli non vi aggiunge nessuna pena”. — PROVERBI 10:22.
QUESTO passo biblico vuol forse dire che Dio benedice i suoi servitori facendoli diventare ricchi? Alcuni credono di sì. Notate la dichiarazione fatta da un predicatore e scrittore pentecostale dell’Australia: “Nel [mio] libro vi dirò perché avete bisogno di più soldi e in secondo luogo come potete fare più soldi . . . Credo che se riuscirete a cambiare modo di pensare e a farvi un giusto concetto del denaro, otterrete da Dio favore e prosperità e non avrete mai più problemi di soldi”.
Affermando una cosa del genere, però, si lascia intendere che i poveri non hanno il favore di Dio. La prosperità materiale è veramente un segno della benedizione divina?
Benedetti per uno scopo
Nella Bibbia sono menzionati casi in cui Dio benedisse alcuni fedeli servitori facendoli diventare ricchi. Giacobbe, per esempio, se ne andò da casa portando con sé solo il suo bastone e vi fece ritorno vent’anni dopo con tanti ovini, bovini e asini da formare due campi. Secondo la Bibbia, la prosperità di Giacobbe fu un dono di Dio. (Genesi 32:10) Un altro esempio: Giobbe perse tutti i suoi possedimenti, ma in seguito Geova lo benedisse con “quattordicimila pecore e seimila cammelli e mille paia di bovini e mille asine”. (Giobbe 42:12) Geova diede al re Salomone ricchezze in quantità tali che se ne parla ancora oggi. — 1 Re 3:13.
D’altra parte, la Bibbia contiene numerosi esempi di servitori di Dio fedeli e ubbidienti che erano poveri. Di certo Dio non puniva alcuni con la povertà, benedicendo altri con la prosperità. Perché allora in alcuni casi elargì ricchezze?
La risposta varia a seconda dei casi. I possedimenti materiali con cui Giacobbe fu benedetto costituirono una base per formare una nazione, in vista dell’arrivo del Seme promesso. (Genesi 22:17, 18) La prosperità di Giobbe dissipò ogni dubbio circa l’identità di chi gli aveva causato calamità, santificando in tal modo il nome di Geova. (Giacomo 5:11) E Salomone impiegò buona parte della ricchezza ricevuta da Dio per costruire un tempio sontuoso. (1 Re 7:47-51) È interessante notare che Geova si servì di Salomone anche per descrivere, sulla base della propria esperienza, il valore limitato della ricchezza. — Ecclesiaste 2:3-11; 5:10; 7:12.
In che modo Dio ci benedice
Gesù insegnò ai suoi seguaci ad avere un giusto concetto del denaro quando disse loro di ‘smettere di essere ansiosi’ per i beni materiali. Ragionò con loro dicendo che nemmeno Salomone in tutta la sua gloria si era adornato come i gigli del campo. Comunque Gesù disse: “Se, dunque, Dio riveste così la vegetazione del campo, . . . non rivestirà molto di più voi, uomini di poca fede?” Assicurò ai cristiani che se i suoi seguaci avessero cercato prima il Regno e la giustizia di Dio, sarebbero stati aggiunti loro cibo, vestiario e alloggio. (Matteo 6:25, 28-33) Come si adempie questa promessa?
Quando si seguono i consigli della Bibbia, le benedizioni che ne risultano sono soprattutto di natura spirituale. (Proverbi 10:22) Ma ne derivano anche altri benefìci. Per esempio la Parola di Dio comanda ai cristiani: “Il ladro non rubi più, ma piuttosto fatichi”. (Efesini 4:28) Dice inoltre che “chi lavora con mano pigra sarà di pochi mezzi, ma la mano del diligente è ciò che farà arricchire”. (Proverbi 10:4) I cristiani onesti e laboriosi che seguono questi consigli sono spesso preferiti come dipendenti. Questa può essere una benedizione.
La Bibbia insegna ai cristiani anche a evitare il passatempo del gioco d’azzardo, che fa leva sull’avidità, il vizio del fumo, che contamina il corpo, e la debilitante abitudine di ubriacarsi. (1 Corinti 6:9, 10; 2 Corinti 7:1; Efesini 5:5) Chi segue questi consigli riscontra che le spese diminuiscono e la salute migliora.
Ricchezze più preziose dell’argento o dell’oro
Ad ogni modo la prosperità materiale di per sé non può essere considerata l’unico parametro per valutare l’approvazione e la benedizione di Dio. Per esempio, Gesù smascherò la condizione spiritualmente misera di alcuni cristiani di Laodicea con queste parole: “Dici: ‘Sono ricco e ho guadagnato ricchezze e non ho bisogno di nulla’, ma non sai d’essere miserabile e infelice e povero e cieco e nudo”. (Rivelazione [Apocalisse] 3:17) Invece ai cristiani di Smirne, poveri in senso materiale ma ricchi dal punto di vista spirituale, Gesù disse: “Conosco la tua tribolazione e la tua povertà — ma tu sei ricco”. (Rivelazione 2:9) Probabilmente a motivo della loro fedeltà quei cristiani avevano subìto perdite economiche ad opera di persecutori, eppure possedevano ricchezze molto più preziose dell’argento e dell’oro. — Proverbi 22:1; Ebrei 10:34.
Geova Dio benedice gli sforzi di coloro che si impegnano nel fare la sua volontà. (Salmo 1:2, 3) Dà loro la forza e le risorse per affrontare le prove, provvedere ai bisogni della propria famiglia e cercare prima il suo Regno. (Salmo 37:25; Matteo 6:31-33; Filippesi 4:12, 13) Perciò, anziché considerare le cose materiali come il modo principale in cui Dio benedice le persone, i veri cristiani si sforzano di essere “ricchi di opere eccellenti”. Stringendo un’intima relazione col Creatore, i cristiani ‘tesoreggiano sicuramente per se stessi un eccellente fondamento per il futuro’. — 1 Timoteo 6:17-19; Marco 12:42-44.
w01 15/9 pp. 15-16 La benedizione di Geova ci rende ricchi
La benedizione di Geova ci rende ricchi
“La benedizione di Geova, questo è ciò che rende ricchi, ed egli non vi aggiunge nessuna pena”. — PROVERBI 10:22.
OGGI la vita di milioni di persone è imperniata su attività materialistiche. Ma questo le rende felici? “Non ricordo un periodo in cui la gente fosse così pessimista come oggi circa la propria situazione”, scrive una persona su un settimanale australiano. E aggiunge: “È un paradosso. Ci viene detto che l’Australia è in ottima forma sotto il profilo economico, che la vita non è mai stata migliore. . . . Eppure in tutto il paese regna il pessimismo. Uomini e donne hanno la sensazione che nella loro vita manchi qualcosa, ma non sanno cosa”. (The Australian Women’s Weekly) Le Scritture hanno proprio ragione quando dicono che la felicità e la vita non dipendono dalle cose che possediamo! — Ecclesiaste 5:10; Luca 12:15.
2 La Bibbia insegna che la massima felicità deriva dall’avere la benedizione di Dio. A questo riguardo Proverbi 10:22 dice: “La benedizione di Geova, questo è ciò che rende ricchi, ed egli non vi aggiunge nessuna pena”. Spesso è l’avida incetta di ricchezze materiali a causare pene. Appropriatamente l’apostolo Paolo avvertì: “Quelli che hanno determinato di arricchire cadono in tentazione e in un laccio e in molti desideri insensati e dannosi, che immergono gli uomini nella distruzione e nella rovina. Poiché l’amore del denaro è la radice di ogni sorta di cose dannose, e correndo dietro a questo amore alcuni sono stati sviati dalla fede e si sono del tutto feriti con molte pene”. — 1 Timoteo 6:9, 10.
3 Viceversa, tutti quelli che ‘continuano ad ascoltare la voce di Geova’ vengono raggiunti da benedizioni senza alcun risvolto negativo. (Deuteronomio 28:2) Ma qualcuno può chiedere: ‘Se la benedizione di Geova non comporta nessuna pena, perché tanti servitori di Dio soffrono?’ La Bibbia rivela che le prove che affrontiamo, benché permesse da Dio, in realtà vengono da Satana, dal suo sistema malvagio e dalla nostra natura imperfetta. (Genesi 6:5; Deuteronomio 32:4, 5; Giovanni 15:19; Giacomo 1:14, 15) Geova è la fonte di “ogni dono buono e ogni regalo perfetto”. (Giacomo 1:17) Perciò le sue benedizioni non causano mai pena.
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La benedizione di Geova ci rende ricchi
1 Il successo di una persona viene spesso misurato da quanto guadagna. Questo spiega perché molti ritengono che coloro che hanno soldi siano le persone più felici e soddisfatte. Ma chi pensa che la felicità si possa comprare col denaro si sbaglia di grosso. (Eccl. 5:12) Coloro che hanno “determinato di arricchire” in senso materiale non possono avere gioia duratura. (1 Tim. 6:9) I servitori di Geova, invece, sono veramente gioiosi e sono le persone più ricche del mondo. (Prov. 10:22; Riv. 2:9) Come mai?
2 Prove della nostra ricchezza: Possiamo contare su ricco discernimento spirituale e intendimento della Parola di Dio, la Bibbia. Per mezzo della sua organizzazione terrena, Geova continua a istruirci intorno a se stesso e a suo Figlio a nostro beneficio eterno. L’accurato intendimento ci permette di accostarci a Geova e di stringere un’intima relazione con lui. (Giac. 4:8) Distinguendo il bene dal male e seguendo le leggi di Dio siamo protetti da certe malattie e da certi pericoli. Siamo fiduciosi che Geova provvederà per noi e come risultato avremo contentezza e pace mentale. — Matt. 6:33.
3 Nell’ambito della nostra fratellanza spirituale abbiamo pace e unità perché coltiviamo il frutto dello spirito di Dio. Siamo uniti da un forte vincolo di amore e in tempo di calamità o disastro non ci sentiremo mai abbandonati da Dio o dai nostri fratelli. — Gal. 6:10.
4 La nostra vita ha un vero significato e uno scopo. Per noi prendere parte alla predicazione mondiale della buona notizia è un privilegio straordinario. Aiutare altri a stringere una buona relazione con Dio e a servire insieme a noi nella pura adorazione ci procura gioia durevole. L’inestimabile tesoro del ministero reca onore a Geova e ci dà la soddisfazione di poter contribuire alla santificazione del suo nome. Manteniamo un atteggiamento mentale positivo sapendo che la nostra speranza circa il futuro diverrà presto realtà.
5 Mostriamo apprezzamento: Ci sia consentito di mostrare sempre apprezzamento per le benedizioni di Geova che fanno davvero di noi le persone più ricche della terra. (Prov. 22:4) Riservare del tempo ogni giorno per meditare su ciò che abbiamo ci spinge a ringraziare Geova del suo generoso amore e a continuare a rendergli esclusiva devozione.
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La prosperità più importante
4 Oltre che della prosperità materiale, la Bibbia parla di prosperità spirituale. Questa è ovviamente più importante. (Matteo 6:19-21) La prosperità spirituale presuppone una soddisfacente relazione con Geova, che può durare in eterno. (Ecclesiaste 7:12) Inoltre i servitori di Dio che sono spiritualmente ricchi non rimarranno senza appropriate benedizioni materiali. Nel nuovo mondo, la ricchezza spirituale sarà accompagnata dalla prosperità materiale. I fedeli godranno di una sicurezza materiale che non si ottiene a prezzo di spietata competizione o della salute e della felicità, come spesso avviene oggi. (Salmo 72:16; Proverbi 10:28; Isaia 25:6-8) Riscontreranno che in ogni senso “la benedizione di Geova . . . rende ricchi, ed egli non vi aggiunge nessuna pena”. — Proverbi 10:22.
5 Anche oggi quelli che apprezzano le cose spirituali sono relativamente sereni per quanto concerne le cose materiali. È vero che lavorano per pagare le bollette e provvedere alla famiglia. Può anche accadere che in tempi di recessione economica alcuni perdano il lavoro. Ma non sono schiacciati da queste preoccupazioni. Credono nella promessa di Gesù, che disse: “Non siate mai ansiosi, dicendo: ‘Che mangeremo?’ o: ‘Che berremo?’ o: ‘Che indosseremo?’ . . . Infatti il vostro Padre celeste sa che avete bisogno di tutte queste cose. Continuate dunque a cercare prima il regno e la Sua giustizia, e tutte queste altre cose vi saranno aggiunte”. — Matteo 6:31-33.
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La benedizione di Geova mi ha resa ricca
Narrato da Elsie Meynberg
“LA BENEDIZIONE di Geova, questo è ciò che rende ricchi, ed egli non vi aggiunge nessuna pena”. (Proverbi 10:22) Ho sperimentato di persona la veracità di questo proverbio biblico. Lasciate che vi spieghi come.
Quando avevo solo sei anni, ascoltavo di nascosto le conversazioni che mia madre faceva con un’insegnante della Bibbia che veniva a farci visita, e notavo quanto mia madre fosse affascinata da ciò che imparava. Una fredda sera d’inverno scesi a prendere un bicchier d’acqua e trovai la mamma che leggeva vicino allo sportello aperto del forno. Pensavo che mi avrebbe sgridato, e invece mi strinse a sé e mi spiegò che Dio si chiama Geova. Dal tono caldo della sua voce capivo quanto erano importanti, per lei, le cose che aveva imparato.
Dopo poche altre conversazioni con l’insegnante della Bibbia la mamma cominciò ad andare dai vicini, a piedi, per parlare della buona notizia che aveva imparato. Non sempre, però, era bene accetta. Abitavamo in campagna vicino a Beatty, nella regione canadese del Saskatchewan, e i nostri vicini erano per la maggior parte parenti, devoti luterani o evangelici. Ciò nonostante, la mamma continuò a far loro visita.
Guardavo fuori dalle finestre gelate mentre la mamma lottava per far uscire i cavalli dalla stalla; sapevo che non era abituata ad attaccarli al carro. Altre volte andava alle adunanze o nel ministero di campo anche se papà brontolava. Papà non era d’accordo con la nuova fede della mamma, ma lei era decisa. Tornava sempre con una felicità interiore che tutti potevamo vedere. “La benedizione di Geova, questo è ciò che rende ricchi”, diceva. Mi chiedevo cosa intendesse dire. Anche se avevo solo sei anni, anch’io volevo servire Geova.
Un giorno ero in cima alla casa insieme a mio padre, che riparava le assi di legno del tetto. Mia madre e mia sorella Eileen stavano partendo insieme ad altri a bordo di una Ford modello T per partecipare a una “marcia di informazione”. Sarebbero sfilate per la città con dei cartelloni per annunciare un discorso biblico.
“Tu non sarai mai così matta, vero?”, mi chiese papà. Ma anche se da bambina mi piaceva tantissimo arrampicarmi, avrei preferito di gran lunga partecipare a quella marcia di informazione anziché stare sul tetto. Tuttavia, mi avevano detto che ero troppo bassa per portare un cartellone.
Affronto la sfida del bando
Finalmente, nel novembre 1940 ebbi per la prima volta l’opportunità di partecipare alla predicazione del Regno. Com’ero eccitata! Visto che a quel tempo l’opera di predicazione dei testimoni di Geova era vietata in Canada, uscimmo nel cuore della notte e lasciammo l’opuscolo Fine del Nazismo davanti alla porta di ogni casa.
A nove anni decisi di dedicare la mia vita a Geova e di battezzarmi. A motivo della persecuzione non ci fu detto dove si sarebbe tenuta l’adunanza, ma fummo condotti in un posto nel bosco dove moltissimi Testimoni tenevano un “picnic”. Lì la mia sorella maggiore Eleanor ed io fummo fra i tanti che furono battezzati nelle fredde acque di un lago vicino.
A quel tempo, la giornata scolastica iniziava col saluto alla bandiera e col canto dell’inno nazionale. Nonostante gli sguardi accusatori dei nostri compagni di classe noi ci rifiutavamo rispettosamente di farlo, visto ciò che la Bibbia insegna sull’idolatria. (Daniele, capitolo 3) Mia cugina Elaine Young, anch’essa una Testimone, doveva percorrere a piedi sei chilometri per andare a scuola, ma ogni giorno veniva mandata via perché non salutava la bandiera, e doveva rifare tutta quella strada per tornare a casa. Continuò a farlo per metà anno scolastico onde evitare di essere considerata assente e quindi perdere l’anno.
Finita la scuola andai a lavorare in banca. Ma dovetti affrontare una prova quando mi fu negato il permesso di partecipare all’assemblea internazionale dei testimoni di Geova che si teneva a New York nel 1950. Avevo qualche risparmio da parte, per cui decisi di licenziarmi e di intraprendere il ministero a tempo pieno. Fu così che Elaine ed io ci trasferimmo nella città di Regina. Alcuni, in tono di scherno, dicevano: “Vedrai che a primavera tornerà a casa chiedendo l’elemosina”. Invece riuscii a mantenermi lavorando come domestica a mezza giornata. Da allora in poi Geova mi ha sempre benedetto riccamente, e non ho più smesso di servirlo a tempo pieno.
Raggiungiamo la nostra meta
Nel 1955 Elaine ed io fummo invitate a far parte della 26a classe della Scuola di Galaad e fummo poi assegnate alla Bolivia, nell’America Meridionale. Che emozione! A quell’epoca in tutto il paese c’erano solo circa 160 Testimoni. In seguito ci dirigemmo a Tarija per raggiungere due altri missionari in quella che era la prima città a cui eravamo assegnate.
Tarija era una città bellissima. Era molto interessante vedere le donne nel loro costume tradizionale portare carichi sulla testa. Le persone erano gentili e non ci dicevano mai di non essere interessate. Evidentemente ritenevano più educato dirci di tornare in un orario in cui sapevano che non sarebbero state in casa. Ci volle un bel po’ prima di abituarsi a questo modo di fare.
Un giorno, mentre stavamo parlando con un uomo alla porta, si fermò una jeep dalla quale saltò fuori un sacerdote furibondo con la faccia paonazza. “Se non smette di parlare con quelle ragazze, sarà scomunicato!”, gridò all’uomo. Poi, rivolgendosi a noi, minacciò: “Voi non avete alcun diritto di predicare qui. Se non la smettete, prenderò altri provvedimenti”. A questo punto molti vicini erano usciti a vedere cosa stava succedendo, così non facemmo altro che continuare la nostra opera, e lasciammo molti libri e Bibbie agli astanti incuriositi.
Dopo aver trascorso due anni in questa ridente vallata in cui prosperano peschi, arachidi e viti, sulle prime non eravamo felici quando fummo assegnate a Potosí, una città mineraria molto fredda situata a oltre 4.000 metri d’altezza. Eravamo abituate ai rigidi inverni canadesi, ma la differenza era che a Potosí le case di norma non avevano riscaldamento. Tuttavia a Potosí c’era il calore di una congregazione cristiana, mentre a Tarija non era stata formata ancora alcuna congregazione.
Predichiamo in un territorio nuovo
Dopo ciò, Elaine ed io fummo assegnate a Villa Montes per iniziarvi l’opera di predicazione. Il camion che prendemmo per arrivare in quella zona era carico di zucchero di contrabbando, così per evitare problemi con la polizia alle barriere di pedaggio, l’autista non partì finché non si fece notte. Come avremmo voluto avere con noi una torcia elettrica quando all’improvviso vicino a noi, sotto il telone, qualcosa si mosse! Era l’aiutante del camionista.
Alle cinque del mattino ci fermammo. Nauseate dai fumi di scarico e tutte impolverate, strisciammo fuori dal camion. Una frana aveva bloccato la strada. Alla fine, dopo quattro ore di duro lavoro, il proprietario fece portare il camion dal suo aiutante attraverso lo stretto passaggio che avevamo sgombrato dai detriti, sul ciglio di un burrone che sembrava senza fondo. Il proprietario non osava nemmeno guardare: il camion aveva ruote doppie, e quelle più esterne giravano nel vuoto sopra il precipizio. Elaine ed io andammo a piedi. Mentre continuavamo il nostro viaggio in camion verso Villa Montes, i tornanti sui passi di montagna erano così stretti che più volte l’autista fu costretto a fare manovra. Infine, dopo 35 ore massacranti, arrivammo a destinazione.
Per Elaine e me, essere completamente da sole era un’esperienza nuova. Anche gli insetti tropicali erano una novità per noi. Grossi coleotteri ci cadevano addosso dopo essersi schiantati sulla lampada sopra la nostra testa. Piccole mosche ci procuravano punture dolorose che provocavano prurito e gonfiore, e da cui stillava un liquido incolore. La prima notte che eravamo nella nostra nuova dimora uscii per andare al gabinetto, che era all’esterno. Quando accesi la torcia elettrica, tutto il pavimento brulicava di scarafaggi. Agili lucertole scappavano via, mentre negli angoli c’erano grossi rospi che mi fissavano con gli occhi spalancati. Decisi che potevo aspettare fino al mattino.
In un’altra occasione, eravamo vicino a un fiume e pensavamo di riposarci su un tronco che avevamo visto. Tuttavia, decidemmo di andare a fare prima una visita ulteriore nelle vicinanze. Quando tornammo il tronco non c’era più, e dei passanti concitati ci dissero che in quel punto era passato un grossissimo serpente. Sono contenta che non abbiamo provato a sederci su quel “tronco”!
La cosa che più ci piaceva di Villa Montes era visitare le persone di sera. Le trovavamo sedute su sedie di vimini sul marciapiede, intente a sorseggiare una bevanda a base di erbe chiamata mate. Trascorremmo molte ore liete spiegando le promesse del Regno in circostanze del genere. Ma le cose si fecero più difficili dopo che Elaine si sposò e io fui spostata a Valle Grande con una nuova compagna.
Come nel Far West
Per raggiungere Valle Grande dovetti fare un altro viaggio spossante di tre giorni, e questa volta ero da sola. Le strade strette e non asfaltate sembravano snodarsi all’infinito nel paesaggio desolato. Finalmente arrivai a destinazione, quasi al tramonto. La corriera disturbò la quiete di una cittadina in cui i cavalli erano più comuni dei veicoli a motore. La gente osservava da sotto le gronde che si protendevano sopra i marciapiedi, sostenute da pali. Alcuni degli uomini appoggiati ai pali portavano il cinturone con la pistola. Pareva che quasi tutti vestissero di nero. ‘Sembra di essere nel Far West!’, dissi fra me e me.
Ed era proprio così. Le liti si risolvevano con la pistola. Anche se Valle Grande era una cittadina di appena diecimila abitanti, a quel tempo omicidi e violenze erano comuni. La popolazione era dominata da una banda che aveva preso il controllo della barriera di pedaggio all’entrata della città. I componenti della banda si guadagnavano da vivere fermando le corriere e rapinandole. Anche i contadini venivano rapinati mentre portavano i loro prodotti in città. Le ragazze venivano violentate sotto la minaccia della pistola sotto gli occhi dei loro genitori. Le madri non lasciavano che le figlie andassero da sole nemmeno a fare la spesa sotto casa.
Immaginate come ci sentimmo quando, un giorno, il capo della banda entrò nella Sala del Regno. Era ubriaco. Il sorvegliante di circoscrizione, che stava pronunciando il discorso, impallidì. “Io credo!”, urlò il capobanda colpendo la panchina con tale forza da rompere lo schienale. Poi afferrò il sorvegliante di circoscrizione. Improvvisamente, però, si calmò, e un suo vecchio amico di scuola che era nell’uditorio riuscì a portarlo via.
In seguito un generale dell’esercito sfidò a duello il capobanda. Il generale fece appendere nella piazza un cane morto con un cartello che diceva: “Vattene dalla città, o farai la stessa fine”. Il gangster se ne andò, e le condizioni di vita a Valle Grande migliorarono.
A volte cavalcavamo per 12 ore per predicare nei villaggi remoti. In uno di questi un’insegnante ci ricevette in maniera ospitale e in seguito divenne una testimone di Geova. Una volta, per andare in quei villaggi, presi a prestito un mulo, ma ogni volta che passava davanti alla casa di uno dei suoi precedenti proprietari il mulo si dirigeva lì, ed essi dovevano riportarci di nuovo sulla strada.
Una vita piena di sfide, ma ricca
Come molti altri missionari, ho riscontrato che la più grande sfida può non essere il caldo o gli insetti, il freddo o l’altitudine, e nemmeno le malattie e la povertà. A volte la più grande sfida sono i conflitti di personalità. Mi chiedevo perché sorgessero questi problemi nell’organizzazione di Geova, e cominciai persino a dubitare che Geova mi benedicesse riccamente. Poi ricordai il versetto di Proverbi 10:22 a proposito della benedizione di Geova. La seconda parte del versetto dice: “Ed egli non vi aggiunge nessuna pena”. Perciò non dobbiamo dare a Geova la colpa di questi problemi. Capii che fanno parte di quello che abbiamo ereditato da Adamo e che sono inclusi in ciò che Paolo descrive in Romani 8:22, quando dice: “Tutta la creazione continua a gemere insieme e ad essere in pena insieme”.
Ero in contatto epistolare con Walter Meynberg, della Betel canadese, e mentre ero in vacanza in Canada nel 1966 ci sposammo e fummo assegnati a La Paz, la città principale della Bolivia. Che benedizione è stata vedere le congregazioni in questa città moltiplicarsi da quell’unica che c’era quando arrivai in Bolivia a 24 sparse in ogni angolo della città! La stessa cosa è accaduta in altre città del paese. Quel gruppo di circa 160 proclamatori che predicavano la buona notizia in Bolivia quando arrivai la prima volta nel 1955 è cresciuto fino a contarne circa 7.000!
Grazie all’esempio deciso che mia madre ha dato tanto tempo fa, ora più di dieci miei parenti stretti sono nel servizio continuo. Sono felicissima di dire che mio padre è divenuto un Testimone dedicato, e che più di 30 persone con le quali ho avuto il privilegio di studiare la Bibbia si sono battezzate. Non sono ricchezze queste? Io sono convinta di sì. Posso davvero dire che ‘la benedizione di Geova mi ha resa ricca’.
[Foto di Elsie Meynberg e suo marito Walter a pagina 10]
it-1 p. 313 Benedire, Benedizione
Geova che benedice uomini. “La benedizione di Geova, questo è ciò che rende ricchi, ed egli non vi aggiunge nessuna pena”. (Pr 10:22) Geova benedice quelli che approva proteggendoli, guidandoli, dando loro prosperità e successo, e provvedendo alle loro necessità, con benefici risultati.
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La benedizione di Geova rende ricchi
“Sarà difficile a un ricco entrare nel regno dei cieli”. — MATTEO 19:23.
COME reagireste se qualcuno vi dicesse: “Sei diventato ricco”? Molti sarebbero contentissimi sentendoselo dire, se ciò significasse possedere denaro, proprietà terriere o beni di lusso. Valutate però l’argomento della ricchezza sotto questa luce: “La benedizione di Geova, questo è ciò che rende ricco, ed egli non vi aggiunge nessuna pena”. — Proverbi 10:22.
2 Quando Dio intratteneva rapporti con gli antichi patriarchi e con la nazione di Israele, ne benediceva la fedeltà facendoli prosperare. (Genesi 13:2; Deuteronomio 28:11, 12; Giobbe 42:10-12) Il re Salomone fu benedetto in questo modo. Divenne immensamente ricco. Tuttavia imparò per esperienza che una vita imperniata sulle ricchezze materiali “era vanità e un correr dietro al vento”. (Ecclesiaste 2:4-11; I Re 3:11-13; 9:14, 28; 10:10) Perciò, quando scrisse che “la benedizione di Geova . . . è ciò che rende ricco”, Salomone non stava ponendo l’accento sulla ricchezza materiale. Stava ribadendo questa verità: quando si è benedetti da Dio, si ha una vita incomparabilmente più ricca di quella di coloro che non sono Suoi servitori. In che senso?
3 Se siete cristiani, potete avere ora l’approvazione di Geova e ricevere benedizioni da parte sua, come quella di conseguire sapienza divina. Potete entrare a far parte di una congregazione simile a una famiglia, i cui componenti sono fondamentalmente felici, e si fidano e si preoccupano di voi. Le leggi di Dio possono proteggervi da molte malattie e situazioni pericolose. Avete motivo di sperare che Dio vi proteggerà durante la “grande tribolazione” che si abbatterà su questo sistema malvagio, e che potrete poi continuare a vivere nell’eterno Paradiso che ci sarà sulla terra. Come vedete, avendo queste meravigliose benedizioni e prospettive, potete veramente dire: “Sono ricco!” — Matteo 24:21, 22.
4 La ‘ricchezza’ ottenuta in seguito alle benedizioni di Geova potrebbe, però, essere messa in pericolo da altre ricchezze: denaro o beni materiali. Pochi (che abbiano la sicurezza in senso economico o che siano di mezzi limitati) sarebbero pronti ad ammettere: ‘Corro il serio pericolo di essere sviato dall’amore del denaro’. Rammentate, comunque, l’avvertimento: “L’amore del denaro è la radice di ogni sorta di cose dannose, e correndo dietro a questo amore alcuni sono stati sviati dalla fede e si sono del tutto feriti con molte pene”. (I Timoteo 6:10) Queste parole furono scritte in un tempo in cui tutti i cristiani approvati da Dio erano unti col Suo spirito come caparra del fatto che sarebbero potuti andare a governare in cielo con Cristo. È probabile che molti avessero incontrato di persona apostoli e altri che avevano accompagnato Gesù. Se il denaro ‘sviò’ alcuni di loro, allora corriamo davvero un grosso pericolo! — II Corinti 5:5; Romani 8:17, 23.
w86 15/6 pp. 12-13 La benedizione di Geova rende ricchi
Continuate a esser ricchi dal punto di vista di Dio
17 Da tutto il mondo giungono molte dimostrazioni del fatto che la stragrande maggioranza dei servitori di Dio sta prendendo a cuore consigli come quelli che si trovano in Matteo 19:16-24. Molti giovani cristiani prendono la decisione di impegnarsi nel ministero a tempo pieno una volta completati i normali anni di istruzione presso la scuola pubblica. Donne che potrebbero lavorare fuori di casa per incrementare le entrate della famiglia dedicano più tempo alle attività cristiane, arricchendo se stesse e altri in senso spirituale. Persino alcuni uomini che hanno la responsabilità scritturale di provvedere alla propria famiglia trovano il modo di impegnarsi più pienamente nel ministero.
18 Un anziano sui 35 anni ammette che un tempo ‘esprimeva solo a parole la sua intenzione di intraprendere il ministero a tempo pieno’. Guadagnava una quarantina di milioni l’anno, oltre ad avere il rimborso spese e a usare l’auto della ditta. In occasione del congresso del 1983, fu invitato a pronunciare il discorso “Prefiggetevi e conseguite appropriate mete”. Confessa: “Mentre leggevo attentamente il materiale, la mia coscienza mi faceva provare un tale imbarazzo e una tale vergogna che sarei sprofondato”. Prima dell’inizio del congresso, lui e la moglie valutarono la loro situazione. Poco dopo egli cominciò un lavoro a orario ridotto e si unì alla moglie nell’opera di pioniere. Entrambi sono tuttora pionieri, felici di ricevere molte benedizioni spirituali.
19 Altri hanno lasciato zone economicamente prospere per recarsi in luoghi in cui potevano incrementare la propria attività spirituale. Due coniugi canadesi hanno scritto in merito al servizio di pioniere che svolgono in un paese dell’America Latina: “Anche se sono molto poveri, i fratelli hanno uno zelo meraviglioso per la verità. Forse sono poveri in senso mondano, ma dal punto di vista spirituale sono milionari. Abbiamo 38 proclamatori, 10 dei quali sono pionieri regolari. Dobbiamo tenere doppie adunanze per via del gran numero di presenti, che vanno in media dai 110 ai 140. I due anziani e i tre servitori di ministero devono seguire tutte queste adunanze. Da questi umili fratelli stiamo imparando di nuovo cosa significa veramente mettere Geova al primo posto nella vita. I fratelli ci mostrano che, in qualunque circostanza ci si trovi, è possibile servire Geova con tutta l’anima”.
20 Tali cristiani non hanno motivo di invidiare chi è ricco, che faccia parte della congregazione oppure no, o di farsi prendere da ambizioni materialistiche. Si rendono conto che per condurre un’esistenza normale serve un po’ di denaro. (Ecclesiaste 5:3; 7:12) Ma capiscono anche che Gesù ha detto la verità: i ricchi vanno incontro a molti ostacoli spirituali, problemi e pericoli. È un’impresa difficile per ‘quelli che sono ricchi nel presente sistema di cose non essere di mente altera, e riporre la loro speranza non nelle ricchezze incerte, ma in Dio’. — I Timoteo 6:17.
21 Triste a dirsi, il giovane che parlò a Gesù non si mostrò all’altezza di quell’impresa. Altri come lui hanno servito Dio per un po’ di tempo, ma in seguito hanno sperimentato le pene e il fallimento spirituale ricollegabili alla loro ricchezza. D’altro canto, milioni di cristiani leali sono una continua dimostrazione del fatto che “la benedizione di Geova . . . è ciò che rende ricco, ed egli non vi aggiunge nessuna pena”. (Proverbi 10:22) La loro vita ha un senso; perseguono obiettivi preziosi e si sentono realizzati. Le loro buone opere rimarranno per sempre, il che darà loro profonda gioia ora e nel futuro. Sforziamoci di essere ricchi in questo senso. — Filippesi 4:1; I Tessalonicesi 2:19, 20.
PROVERBI 10:23)
“Per lo stupido il tenere una condotta dissoluta è come un gioco, ma la sapienza è per l’uomo di discernimento.”
w01 15/9 pp. 26-27 Camminate nel ‘sentiero della rettitudine’
Rifuggite dalla condotta dissoluta
La personalità di un individuo si comprende spesso dalle cose che gli piacciono o non gli piacciono. Indicando questo, il re di Israele dice: “Per lo stupido il tenere una condotta dissoluta è come un gioco, ma la sapienza è per l’uomo di discernimento”. — Proverbi 10:23.
Alcuni considerano la condotta dissoluta un gioco e si comportano in questo modo per semplice “divertimento”. Non tengono conto del fatto che tutti dobbiamo rendere conto a Dio e non vogliono riconoscere di essere in errore. (Romani 14:12) Il loro modo di pensare è talmente contorto che pensano che Dio non veda le loro trasgressioni. Con le loro azioni è come se dicessero: “Non c’è Geova”. (Salmo 14:1-3; Isaia 29:15, 16) Che stoltezza!
L’uomo di discernimento, invece, capisce che la condotta dissoluta non è un gioco. Sa che dispiace a Dio e che può distruggere la relazione che si ha con Lui. Tale condotta è stolta perché priva le persone del rispetto di sé, rovina matrimoni, danneggia sia la mente che il corpo e fa perdere la spiritualità. Siamo saggi se evitiamo la condotta dissoluta e nutriamo affetto per la sapienza come per una sorella teneramente amata. — Proverbi 7:4.
w97 15/3 p. 13 Inclina il tuo cuore al discernimento
Discernimento nella condotta
5 Alcuni proverbi biblici ci aiutano a usare discernimento per evitare la condotta errata. Per esempio, Proverbi 10:23 dice: “Per lo stupido il tenere una condotta dissoluta è come un gioco, ma la sapienza è per l’uomo di discernimento”. Quelli per i quali la condotta dissoluta è “come un gioco” non vedono nulla di male nel loro comportamento e dimenticano che tutti dovremo rendere conto a Dio. (Romani 14:12) Questi ‘stupidi’ cominciano a ragionare in modo contorto fino al punto di credere che Dio non veda le loro trasgressioni. È come se con le loro azioni dicessero: “Non c’è Geova”. (Salmo 14:1-3; Isaia 29:15, 16) Non facendosi guidare dai suoi santi princìpi, sono privi di discernimento e non possono giudicare correttamente le cose. — Proverbi 28:5.
6 “L’uomo di discernimento” capisce che la condotta dissoluta non è “un gioco”. Sa che dispiace a Dio e può distruggere la relazione con lui. Tale condotta è stupida perché distrugge il rispetto di sé, rovina matrimoni, danneggia sia la mente che il corpo e fa perdere la spiritualità. Vogliamo perciò inclinare il nostro cuore al discernimento ed evitare la condotta dissoluta o l’immoralità di qualsiasi tipo. — Proverbi 5:1-23.
PROVERBI 10:24)
“La cosa spaventevole per il malvagio, questo è ciò che gli avverrà; ma il desiderio dei giusti sarà esaudito.”
w01 15/9 p. 27 Camminate nel ‘sentiero della rettitudine’
Edificate sul giusto fondamento
Indicando l’importanza di edificare la propria vita sul giusto fondamento, Salomone dice: “La cosa spaventevole per il malvagio, questo è ciò che gli avverrà; ma il desiderio dei giusti sarà esaudito. Come quando passa l’uragano, così il malvagio non è più; ma il giusto è un fondamento a tempo indefinito”. — Proverbi 10:24, 25.
Il malvagio può incutere spavento ad altri. Alla fine però si abbatterà su di lui ciò che teme. Non avendo fondamento nei giusti princìpi, il malvagio è come un edificio instabile che crolla per una violenta tempesta. Sotto pressione cede. Il giusto, invece, è come l’uomo che agisce in armonia con le parole di Gesù. È “un uomo discreto, che edificò la sua casa sul masso di roccia”. Gesù aggiunge: “E cadde la pioggia e vennero le inondazioni e soffiarono i venti e si riversarono contro quella casa, ma essa non cedette, perché era stata fondata sul masso di roccia”. (Matteo 7:24, 25) Tale persona è stabile: i suoi pensieri e le sue azioni poggiano solidamente sui santi princìpi.
PROVERBI 10:25)
“Come quando passa l’uragano, così il malvagio non è più; ma il giusto è un fondamento a tempo indefinito.”
w01 15/9 p. 27 Camminate nel ‘sentiero della rettitudine’
Edificate sul giusto fondamento
Indicando l’importanza di edificare la propria vita sul giusto fondamento, Salomone dice: “La cosa spaventevole per il malvagio, questo è ciò che gli avverrà; ma il desiderio dei giusti sarà esaudito. Come quando passa l’uragano, così il malvagio non è più; ma il giusto è un fondamento a tempo indefinito”. — Proverbi 10:24, 25.
Il malvagio può incutere spavento ad altri. Alla fine però si abbatterà su di lui ciò che teme. Non avendo fondamento nei giusti princìpi, il malvagio è come un edificio instabile che crolla per una violenta tempesta. Sotto pressione cede. Il giusto, invece, è come l’uomo che agisce in armonia con le parole di Gesù. È “un uomo discreto, che edificò la sua casa sul masso di roccia”. Gesù aggiunge: “E cadde la pioggia e vennero le inondazioni e soffiarono i venti e si riversarono contro quella casa, ma essa non cedette, perché era stata fondata sul masso di roccia”. (Matteo 7:24, 25) Tale persona è stabile: i suoi pensieri e le sue azioni poggiano solidamente sui santi princìpi.
w87 15/5 p. 29 Temete Geova e sarete felici
♦ 10:25 — Perché si parla di “uragano”?
Non essendo radicati nei giusti princìpi, i malvagi sono come quegli edifici instabili che durante una violenta tempesta crollano. I giusti invece sono stabili, in quanto il loro modo di pensare è saldamente radicato nei princìpi santi. Come una costruzione con buone fondamenta, essi non cedono quando sono sottoposti a pressioni. — Matteo 7:24-27.
PROVERBI 10:26)
“Come l’aceto ai denti e come il fumo agli occhi, così è il pigro a quelli che lo mandano.”
w01 15/9 p. 27 Camminate nel ‘sentiero della rettitudine’
Prima di proseguire nel confronto fra i malvagi e i giusti, il re saggio dà un conciso ma importante avvertimento: “Come l’aceto ai denti e come il fumo agli occhi, così è il pigro a quelli che lo mandano”. (Proverbi 10:26) A contatto con i denti, l’aceto provoca una sensazione sgradevole. L’acido acetico produce un sapore aspro in bocca e può dare fastidio ai denti. Il fumo irrita gli occhi e provoca bruciore. Similmente chiunque assuma un pigro o lo impieghi come proprio rappresentante va incontro a vessazione e a perdita finanziaria.
it-1 p. 975 Fumo
“Come l’aceto ai denti e come il fumo agli occhi, così è il pigro a quelli che lo mandano”, dice il proverbio. Come il fumo irrita e fa bruciare gli occhi, così chi si serve di un pigro lo fa a proprio danno. — Pr 10:26.
it-2 p. 596 Pigrizia
Chi dà lavoro a un pigro o si fa rappresentare da lui rimarrà deluso e contrariato, e ci rimetterà, poiché “come l’aceto ai denti e come il fumo agli occhi, così è il pigro a quelli che lo mandano”. — Pr 10:26.
PROVERBI 10:27)
“Il medesimo timore di Geova aggiungerà giorni, ma gli anni stessi dei malvagi saranno stroncati.”
w01 15/9 p. 27 Camminate nel ‘sentiero della rettitudine’
Il re di Israele continua: “Il medesimo timore di Geova aggiungerà giorni, ma gli anni stessi dei malvagi saranno stroncati. L’aspettazione dei giusti è un’allegrezza, ma la medesima speranza dei malvagi perirà”. — Proverbi 10:27, 28.
Il giusto è guidato dal timore di Dio e cerca di piacere a Geova con i suoi pensieri, le sue parole e le sue azioni. Dio ha cura di lui e soddisfa le sue giuste aspettative. Il malvagio invece conduce una vita empia. A volte sembra che le sue speranze si realizzino, ma è una cosa solo temporanea, perché spesso i suoi giorni vengono abbreviati in modo violento o da una malattia derivante dalla vita che conduce. Nel giorno della sua morte tutte le sue speranze vengono infrante. — Proverbi 11:7.
PROVERBI 10:28)
“L’aspettazione dei giusti è un’allegrezza, ma la medesima speranza dei malvagi perirà.”
w01 15/9 p. 27 Camminate nel ‘sentiero della rettitudine’
Il re di Israele continua: “Il medesimo timore di Geova aggiungerà giorni, ma gli anni stessi dei malvagi saranno stroncati. L’aspettazione dei giusti è un’allegrezza, ma la medesima speranza dei malvagi perirà”. — Proverbi 10:27, 28.
Il giusto è guidato dal timore di Dio e cerca di piacere a Geova con i suoi pensieri, le sue parole e le sue azioni. Dio ha cura di lui e soddisfa le sue giuste aspettative. Il malvagio invece conduce una vita empia. A volte sembra che le sue speranze si realizzino, ma è una cosa solo temporanea, perché spesso i suoi giorni vengono abbreviati in modo violento o da una malattia derivante dalla vita che conduce. Nel giorno della sua morte tutte le sue speranze vengono infrante. — Proverbi 11:7.
it-2 p. 1028 Speranza
Comunque, a parte le normali speranze umane, comuni e di poca importanza, ce ne sono anche di cattive: speranze nutrite con fini malvagi. In certi casi sembra che queste si avverino, ma in effetti la loro realizzazione è solo temporanea; infatti un proverbio dice: “L’aspettazione dei giusti è un’allegrezza, ma la medesima speranza dei malvagi perirà”. (Pr 10:28) E anche: “Quando l’uomo malvagio muore, la sua speranza perisce; ed è perita anche l’aspettazione basata sulla potenza”. (Pr 11:7) Quindi le speranze egoistiche e quelle basate sul falso fondamento del materialismo, su menzogne, su azioni sbagliate, oppure sul potere o sulle promesse di uomini, saranno certo deluse.
PROVERBI 10:29)
“La via di Geova è una fortezza per l’irriprovevole, ma la rovina è per quelli che praticano ciò che è nocivo.”
w06 15/9 p. 18 par. 6 Punti notevoli del libro di Proverbi
10:29: Cos’è “la via di Geova”? Qui si fa riferimento al modo in cui Geova Dio tratta l’umanità e non alla condotta che dovremmo tenere. Il modo in cui Dio tratta gli esseri umani significa sicurezza per gli irriprovevoli ma rovina per i malvagi.
w01 15/9 pp. 27-28 Camminate nel ‘sentiero della rettitudine’
“La via di Geova è una fortezza per l’irriprovevole”, dice Salomone, “ma la rovina è per quelli che praticano ciò che è nocivo”. (Proverbi 10:29) Qui “la via di Geova” non si riferisce al sentiero della vita in cui dobbiamo camminare, ma al modo in cui Geova tratta con l’umanità. “La Roccia, la sua attività è perfetta”, disse Mosè, “poiché tutte le sue vie sono giustizia”. (Deuteronomio 32:4) Le giuste vie di Dio significano sicurezza per i giusti e rovina per i malvagi.
PROVERBI 11:1)
“La bilancia ingannatrice è qualcosa di detestabile a Geova, ma un peso di pietra completo gli fa piacere.”
w02 15/5 pp. 24-25 L’integrità guida i retti
L’integrità fa essere onesti negli affari
Mettendo in risalto il principio dell’onestà con un linguaggio poetico anziché con termini giuridici, il re Salomone dell’antico Israele dice: “La bilancia ingannatrice è qualcosa di detestabile a Geova, ma un peso di pietra completo gli fa piacere”. (Proverbi 11:1) Questo è il primo di quattro casi nel libro di Proverbi in cui pesi e bilance vengono usati per indicare che Geova desidera che i suoi adoratori siano onesti nei rapporti d’affari. — Proverbi 16:11; 20:10, 23.
La prosperità di quelli che usano una bilancia ingannatrice — o che sono disonesti — può allettare. Ma vorremmo veramente allontanarci dalle norme divine del bene e del male adottando metodi commerciali disonesti? Non se è l’integrità a guidarci. Evitiamo la disonestà perché un peso di pietra completo, un peso esatto che è sinonimo di onestà, piace a Geova.
PROVERBI 11:2)
“È venuta la presunzione? Quindi verrà il disonore; ma la sapienza è con i modesti.”
w02 15/5 p. 25 L’integrità guida i retti
“La sapienza è con i modesti”
Il re Salomone continua: “È venuta la presunzione? Quindi verrà il disonore; ma la sapienza è con i modesti”. (Proverbi 11:2) La presunzione — sia che si manifesti sotto forma di orgoglio, disubbidienza o invidia — porta al disonore. La persona saggia invece riconosce umilmente i propri limiti. Gli esempi biblici illustrano molto bene la veracità di questo proverbio.
Un levita invidioso, Cora, guidò una turba ribelle che si opponeva all’autorità di Mosè e di Aaronne, servitori nominati da Geova. Quale fu il risultato di quell’atto presuntuoso? ‘La terra aprì la sua bocca e inghiottì’ alcuni ribelli mentre altri, compreso Cora, furono consumati dal fuoco. (Numeri 16:1-3, 16-35; 26:10; Deuteronomio 11:6) Che disonore! Considerate anche Uzza, che presuntuosamente allungò la mano e afferrò l’arca del patto per impedire che cadesse. Fu ucciso all’istante. (2 Samuele 6:3-8) Com’è essenziale evitare la presunzione!
La persona umile e modesta non incorre nel disonore neppure quando sbaglia. Pur essendo esemplare sotto molti aspetti, Giobbe era imperfetto. Le prove che subì rivelarono che a volte il suo modo di pensare presentava gravi lacune. Nel difendersi dai suoi accusatori Giobbe manifestò una certa mancanza di equilibrio. Lasciò perfino intendere che era più giusto di Dio. (Giobbe 35:2, 3) In che modo Geova corresse il modo di pensare di Giobbe?
Indicando la terra, il mare, i cieli stellati, alcuni animali e altre meraviglie del creato, Geova diede a Giobbe una lezione sulla piccolezza dell’uomo in paragone con la Sua grandezza. (Giobbe, capitoli 38-41) Nel suo discorso Geova non disse perché Giobbe soffriva. Non ce n’era bisogno. Essendo modesto Giobbe riconobbe umilmente la grande differenza che c’era fra lui e Dio, fra la propria imperfezione e debolezza e la giustizia e la potenza di Geova. “Mi ritratto”, disse, “e veramente mi pento nella polvere e nella cenere”. (Giobbe 42:6) L’integrità portò Giobbe ad accettare prontamente il rimprovero. Che dire di noi? Guidati dall’integrità, accetteremmo prontamente il rimprovero o la correzione quando occorre?
Anche Mosè fu modesto e umile. Si stava logorando per risolvere i problemi degli altri quando il suocero Ietro gli suggerì una soluzione pratica: dividere alcune responsabilità con altri uomini qualificati. Riconoscendo i propri limiti, Mosè accettò saggiamente il consiglio. (Esodo 18:17-26; Numeri 12:3) Chi è modesto non è riluttante a delegare l’autorità ad altri né teme di perdere in qualche modo il controllo della situazione se divide certe responsabilità con altri uomini qualificati. (Numeri 11:16, 17, 26-29) È desideroso di aiutarli a progredire spiritualmente. (1 Timoteo 4:15) Non dovremmo fare altrettanto anche noi?
w00 1/8 La presunzione porta al disonore
La presunzione porta al disonore
“È venuta la presunzione? Quindi verrà il disonore; ma la sapienza è con i modesti”. — PROVERBI 11:2.
UN LEVITA invidioso capeggia una rivolta contro le autorità costituite da Geova. Un principe ambizioso trama per usurpare il trono del padre. Un re impaziente non tiene conto delle precise istruzioni del profeta di Dio. Questi tre israeliti avevano una caratteristica in comune: la presunzione.
2 La presunzione è una caratteristica del cuore che costituisce una seria minaccia per tutti. (Salmo 19:13) La persona presuntuosa si prende spavaldamente indebite libertà. Spesso questo si rivela disastroso. Infatti la presunzione ha fatto cadere re e imperi. (Geremia 50:29, 31, 32; Daniele 5:20) Ha preso al laccio anche alcuni servitori di Geova e ne ha causato la rovina.
3 Giustamente la Bibbia dice: “È venuta la presunzione? Quindi verrà il disonore; ma la sapienza è con i modesti”. (Proverbi 11:2) Nella Bibbia troviamo esempi che confermano questo proverbio. Esaminandone alcuni saremo aiutati a capire quanto è pericoloso oltrepassare i limiti. Vediamo in che modo invidia, ambizione e impazienza spinsero i tre uomini summenzionati ad agire con presunzione, a loro disonore.
Cora, invidioso ribelle
4 Cora era un levita cheatita, primo cugino di Mosè e Aaronne. A quanto pare era stato fedele a Geova per decenni. Cora aveva il privilegio di essere fra coloro che erano stati miracolosamente liberati al Mar Rosso e aveva probabilmente preso parte all’esecuzione del giudizio di Geova contro gli israeliti che avevano adorato il vitello al monte Sinai. (Esodo 32:26) Col tempo però Cora divenne l’istigatore di una rivolta contro Mosè e Aaronne, a cui presero parte i rubeniti Datan, Abiram e On insieme a 250 capi principali di Israele. “Questo vi basti”, dissero a Mosè e Aaronne, “perché l’intera assemblea, tutti loro, sono santi e Geova è in mezzo a loro. Perché, dunque, vi dovete innalzare al di sopra della congregazione di Geova?” — Numeri 16:1-3.
5 Perché Cora, dopo essere stato fedele per anni, si ribellò? Di sicuro Mosè non esercitava l’autorità su Israele in modo oppressivo, perché “era di gran lunga il più mansueto di tutti gli uomini che erano sulla superficie del suolo”. (Numeri 12:3) Eppure sembra che Cora fosse invidioso di Mosè e Aaronne e mal sopportasse la loro preminenza, cosa che lo portò a dire, ingiustamente, che si erano innalzati al di sopra della congregazione in modo arbitrario ed egoistico. — Salmo 106:16.
6 Molto probabilmente il problema di Cora dipendeva in parte dal fatto che non apprezzava i privilegi che egli stesso aveva nella disposizione di Dio. È vero che i leviti cheatiti non erano tutti sacerdoti, ma erano insegnanti della Legge di Dio. Inoltre, all’occorrenza, alcuni erano addetti al trasporto degli arredi e degli utensili del tabernacolo. Non era un compito da poco, perché i sacri utensili potevano essere maneggiati solo da persone religiosamente e moralmente pure. (Isaia 52:11) Perciò, quando Mosè tenne testa a Cora, gli stava in effetti chiedendo: Per te il tuo incarico vale così poco che cerchi di impadronirti anche del sacerdozio? (Numeri 16:9, 10) Cora non si rendeva conto che il più grande onore è quello di servire Geova fedelmente secondo la sua disposizione, non di ottenere un particolare incarico o di raggiungere una certa posizione. — Salmo 84:10.
7 Mosè invitò Cora e i suoi uomini a radunarsi il mattino seguente presso la tenda di adunanza portando con sé dei portafuoco e dell’incenso. Cora e i suoi uomini non erano autorizzati a offrire incenso, in quanto non erano sacerdoti. Se si fossero presentati con i portafuoco e l’incenso avrebbero chiaramente indicato di essere ancora convinti di avere il diritto di agire da sacerdoti, anche dopo aver avuto tutta la notte per pensarci. Quando il mattino seguente si presentarono, Geova espresse giustamente la sua ira. In quanto ai rubeniti, ‘la terra aprì la sua bocca e li inghiottì’. Gli altri, incluso Cora, furono divorati da un fuoco mandato da Dio. (Deuteronomio 11:6; Numeri 16:16-35; 26:10) La presunzione di Cora portò infine al massimo disonore, la disapprovazione di Dio!
Resistete alla “tendenza all’invidia”
8 Il racconto di Cora è un avvertimento per noi. Dato che negli esseri umani imperfetti è presente la “tendenza all’invidia”, essa può manifestarsi anche nella congregazione cristiana. (Giacomo 4:5) Per esempio, potremmo dare troppa importanza alla posizione. Come Cora, potremmo invidiare coloro che hanno privilegi che noi non abbiamo. Oppure potremmo diventare come Diotrefe, un cristiano del I secolo che era molto critico nei confronti dell’autorità apostolica, evidentemente perché voleva primeggiare. Infatti Giovanni scrisse che a Diotrefe ‘piaceva avere il primo posto’. — 3 Giovanni 9.
9 Ovviamente non è sbagliato che un cristiano aspiri ad avere responsabilità nella congregazione. Paolo incoraggiò questo atteggiamento. (1 Timoteo 3:1) Ma non dovremmo mai considerare i privilegi di servizio come onorificenze che ci fanno aumentare di grado. Ricordate le parole di Gesù: “Chiunque vorrà divenire grande fra voi dovrà essere vostro ministro, e chiunque vorrà essere il primo fra voi dovrà essere vostro schiavo”. (Matteo 20:26, 27) Chiaramente sarebbe sbagliato invidiare quelli che hanno maggiori responsabilità, come se il nostro valore agli occhi di Dio dipendesse dal posto che occupiamo nella sua organizzazione. Gesù disse: “Voi siete tutti fratelli”. (Matteo 23:8) Sì, proclamatori o pionieri, battezzati da poco o fedeli da tempo, tutti quelli che servono Geova con tutta l’anima occupano un posto importante nella sua disposizione. (Luca 10:27; 12:6, 7; Galati 3:28; Ebrei 6:10) È davvero una benedizione lavorare spalla a spalla con milioni di persone che si sforzano di seguire il consiglio biblico: “Cingetevi di modestia di mente gli uni verso gli altri”. — 1 Pietro 5:5.
Absalom, ambizioso opportunista
10 La vita di Absalom, terzo figlio del re Davide, è l’epitome dell’ambizione. Opportunista e cospiratore, Absalom cercò di accattivarsi le simpatie di quelli che andavano dal re per chiedere giustizia. Dapprima insinuava che Davide fosse indifferente ai loro bisogni. Poi metteva da parte ogni scrupolo e diceva apertamente: “Oh fossi io nominato giudice nel paese, affinché venisse da me ogni uomo che ha una causa o un giudizio! Allora gli farei certamente giustizia”. Le astuzie di Absalom non conoscevano limiti. “Quando un uomo si avvicinava per inchinarsi davanti a lui”, dice la Bibbia, “gli tendeva la mano e lo afferrava e lo baciava. E Absalom continuò a fare una cosa simile a tutti gli israeliti che venivano dal re per il giudizio”. Con quale risultato? “Absalom continuò a rubare il cuore degli uomini d’Israele”. — 2 Samuele 15:1-6.
11 Absalom era determinato a usurpare il trono del padre. Cinque anni prima aveva fatto assassinare il figlio maggiore di Davide, Amnon, con la scusa di voler vendicare la violenza fatta a sua sorella Tamar. (2 Samuele 13:28, 29) Ma già allora Absalom poteva avere delle mire sul trono e forse considerò l’assassinio di Amnon un modo pratico per eliminare un rivale. In ogni caso, quando i tempi furono maturi, Absalom agì. Fece proclamare in tutto il paese che era diventato re. — 2 Samuele 15:10.
12 Per un po’ Absalom ebbe successo, perché “la cospirazione continuò a rafforzarsi, e presso Absalom il popolo cresceva continuamente di numero”. Col tempo il re Davide fu costretto a fuggire per mettersi in salvo. (2 Samuele 15:12-17) Ben presto però la carriera di Absalom fu stroncata: venne ucciso da Gioab, gettato in una buca e coperto di pietre. Pensate: Quell’uomo ambizioso che voleva essere re non ricevette nemmeno una sepoltura decente! La presunzione portò davvero Absalom al disonore. — 2 Samuele 18:9-17.
Rifuggite dall’ambizione egoistica
13 L’ascesa di Absalom al potere e la sua successiva caduta ci servono di lezione. Nell’odierno mondo competitivo è comune adulare i superiori, cercando di ingraziarseli per mettersi in mostra o forse per ottenere qualche privilegio o promozione. Al tempo stesso una persona può vantarsi con i subordinati, sperando di ottenerne il favore e il sostegno. Se non stiamo attenti, tale spirito ambizioso può mettere radice nel nostro cuore. A quanto pare questo accadde ad alcuni nel I secolo, tanto che gli apostoli dovettero dare energici avvertimenti contro di loro. — Galati 4:17; 3 Giovanni 9, 10.
14 Non c’è posto nell’organizzazione di Geova per persone che mirano a esaltarsi e che tramano per ‘scrutare la propria gloria’. (Proverbi 25:27) In effetti la Bibbia avverte: “Geova stroncherà tutte le labbra lusinghiere, la lingua che pronuncia grandi cose”. (Salmo 12:3) Absalom aveva labbra lusinghiere. Pronunciava parole gonfie per accattivarsi il favore di quelli di cui aveva bisogno per raggiungere la posizione di autorità cui ambiva. Che benedizione far parte invece di una fratellanza che segue il consiglio di Paolo: “Non [fate] nulla per contenzione o egotismo, ma con modestia di mente, considerando che gli altri siano superiori a voi”! — Filippesi 2:3.
Saul, un re impaziente
15 Prima di diventare re di Israele, Saul era un uomo modesto. Prendete ad esempio un episodio che si verificò quando era più giovane. Quando il profeta Samuele si espresse favorevolmente sul suo conto, Saul disse umilmente: “Non sono io un beniaminita della più piccola delle tribù d’Israele, e la mia famiglia la più insignificante di tutte le famiglie della tribù di Beniamino? Perché dunque mi hai proferito una cosa come questa?” — 1 Samuele 9:21.
16 In seguito però la modestia di Saul svanì. Mentre era in guerra contro i filistei, si ritirò a Ghilgal, dove doveva aspettare che arrivasse Samuele per offrire sacrifici propiziatori a Dio. Non essendo Samuele arrivato al tempo stabilito, Saul presuntuosamente offrì lui stesso il sacrificio bruciato. Aveva appena finito quando arrivò Samuele, che gli disse: “Che hai fatto?” Saul rispose: “Ho visto che il popolo si era disperso da me, e tu, tu non sei venuto entro i giorni fissati . . . Mi son dunque fatto forza e ho offerto il sacrificio bruciato”. — 1 Samuele 13:8-12.
17 A prima vista il comportamento di Saul poteva sembrare giustificato. Dopo tutto il popolo di Dio era “in grave angustia”, “alle strette” e tremante a causa della situazione disperata. (1 Samuele 13:6, 7) Non è certo sbagliato prendere l’iniziativa quando le circostanze lo giustificano. Ricordate però che Geova legge nel cuore e discerne i motivi più reconditi. (1 Samuele 16:7) Deve quindi aver visto in Saul qualcosa che la Bibbia non dice esplicitamente. Per esempio, Geova potrebbe aver notato che l’impazienza di Saul era dovuta all’orgoglio. Forse era molto irritato per il fatto che lui, il re di tutto Israele, doveva aspettare quello che considerava un vecchio profeta ritardatario! In ogni caso Saul pensò che la lentezza di Samuele gli desse il diritto di prendere in mano la situazione senza tener conto delle precise istruzioni che gli erano state date. Il risultato? Samuele non approvò la sua iniziativa. Al contrario, lo criticò severamente, dicendo: “Il tuo regno non durerà . . . perché tu non hai osservato ciò che Geova ti ha comandato”. (1 Samuele 13:13, 14) Ancora una volta la presunzione portò al disonore.
Guardatevi dall’impazienza
18 L’atto di presunzione di Saul è stato incluso nella Parola di Dio per nostro beneficio. (1 Corinti 10:11) È molto facile infastidirsi per l’imperfezione dei fratelli. Come Saul, potremmo diventare impazienti e pensare che per fare le cose come si deve dobbiamo intervenire noi. Supponiamo, ad esempio, che un fratello abbia ottime capacità organizzative. È puntuale, aggiornato nelle procedure di congregazione e capace come oratore e insegnante. Al tempo stesso si rende conto che altri non sono all’altezza dei suoi criteri di precisione e non sono efficienti come vorrebbe lui. È un motivo valido per manifestare impazienza? Dovrebbe criticare i fratelli, magari lasciando intendere che se non fosse per lui non si concluderebbe nulla e la congregazione andrebbe a rotoli? Se lo facesse, dimostrerebbe certo presunzione.
19 In realtà, cos’è che tiene insieme una congregazione cristiana? Capacità manageriali? Efficienza? Profonda conoscenza? È vero che queste cose sono utili per il buon andamento della congregazione. (1 Corinti 14:40; Filippesi 3:16; 2 Pietro 3:18) Ma Gesù disse che i suoi seguaci si sarebbero riconosciuti principalmente dall’amore. (Giovanni 13:35) Per questo gli anziani premurosi, anche se ordinati, comprendono che la congregazione non è un’azienda da amministrare con rigorosa efficienza: è composta da un gregge che ha bisogno di tenera cura. (Isaia 32:1, 2; 40:11) Chi non tiene conto di questi princìpi e agisce con presunzione causa spesso contese. Per contro, l’ordine teocratico produce pace. — 1 Corinti 14:33; Galati 6:16.
20 Gli episodi biblici di Cora, Absalom e Saul dimostrano chiaramente che, come dice Proverbi 11:2, la presunzione porta al disonore. Comunque, lo stesso versetto aggiunge: “La sapienza è con i modesti”. Cos’è la modestia? Quali esempi biblici possono aiutarci a far luce su questa qualità, e come possiamo manifestarla oggi? Queste domande verranno prese in esame nel prossimo articolo.
[Note in calce]
Dato che Ruben era il primogenito di Giacobbe, è possibile che i suoi discendenti che furono indotti da Cora a ribellarsi si fossero risentiti perché Mosè, un discendente di Levi, esercitava l’autorità amministrativa su di loro.
Chileab, secondo figlio di Davide, non viene più menzionato dopo la sua nascita. È possibile che al tempo della rivolta di Absalom fosse già morto.
Nei tempi biblici si dava grande importanza alla sepoltura dei cadaveri. Essere privati della sepoltura era quindi considerata una cosa gravissima, spesso un segno della disapprovazione divina. — Geremia 25:32, 33.
Per esempio, Fineas intervenne prontamente per arrestare il flagello che aveva ucciso decine di migliaia di israeliti, e Davide incoraggiò i suoi uomini affamati a mangiare con lui i pani di presentazione che erano nella “casa di Dio”. Queste azioni non furono giudicate presuntuose da Dio. — Matteo 12:2-4; Numeri 25:7-9; 1 Samuele 21:1-6.
w00 1/8 “La sapienza è con i modesti”
“La sapienza è con i modesti”
“Che cosa richiede da te Geova, se non . . . di essere modesto nel camminare col tuo Dio?” — MICHEA 6:8.
UN NOTO apostolo rifiuta di attirare l’attenzione su di sé. Un coraggioso giudice israelita si definisce il più piccolo della casa di suo padre. Il più grande uomo che sia mai esistito riconosce che la sua autorità ha dei limiti. Ciascuno di questi uomini manifesta modestia.
2 La modestia è l’opposto della presunzione. La persona modesta ha un concetto equilibrato delle proprie capacità e del proprio valore e non è presuntuosa né vanitosa. Anziché essere orgogliosa, millantatrice o ambiziosa, è sempre consapevole dei propri limiti. Perciò rispetta e tiene in debita considerazione i sentimenti e le opinioni altrui.
3 A ragione la Bibbia dice: “La sapienza è con i modesti”. (Proverbi 11:2) La persona modesta è saggia perché segue una condotta che Dio approva ed evita lo spirito presuntuoso che porta al disonore. (Proverbi 8:13; 1 Pietro 5:5) La sapienza insita nella modestia è confermata dalla vita di vari servitori di Dio. Consideriamo i tre esempi menzionati nel paragrafo iniziale.
Paolo, ‘subordinato’ ed ‘economo’
4 Paolo era un personaggio di spicco fra i primi cristiani, e comprensibilmente. Durante il suo ministero percorse migliaia di chilometri per mare e per terra, e fondò numerose congregazioni. Inoltre Geova lo benedisse con visioni e col dono di parlare in lingue straniere. (1 Corinti 14:18; 2 Corinti 12:1-5) Lo ispirò pure a scrivere 14 lettere che oggi fanno parte delle Scritture Greche Cristiane. È chiaro che le fatiche di Paolo superarono quelle di tutti gli altri apostoli. — 1 Corinti 15:10.
5 Dato che Paolo era in prima linea nelle attività cristiane, qualcuno potrebbe pensare che gli piacesse essere al centro dell’attenzione o addirittura che ostentasse la sua autorità. Invece no, perché Paolo era modesto. Si definì “il minimo degli apostoli”, e aggiunse: “Non son degno di essere chiamato apostolo, perché ho perseguitato la congregazione di Dio”. (1 Corinti 15:9) Quale ex persecutore dei cristiani, Paolo non dimenticò mai che soltanto per immeritata benignità aveva potuto stringere una relazione con Dio, per non parlare degli speciali privilegi di servizio che aveva ricevuto. (Giovanni 6:44; Efesini 2:8) Perciò Paolo non pensava che le sue straordinarie imprese nel ministero lo rendessero superiore agli altri. — 1 Corinti 9:16.
6 La modestia di Paolo era particolarmente evidente nei rapporti che aveva con i corinti. A quanto pare alcuni di loro erano affascinati da quelli che consideravano sorveglianti preminenti, come Apollo, Cefa e Paolo stesso. (1 Corinti 1:11-15) Ma Paolo non pretese mai la lode dai corinti né sfruttò la loro ammirazione. Quando fece loro visita, non si presentò “con stravaganza di parola o di sapienza”. Al contrario, disse di sé e dei suoi compagni: “Ognuno ci stimi come subordinati di Cristo ed economi dei sacri segreti di Dio”. — 1 Corinti 2:1-5; 4:1.
7 Paolo manifestava modestia anche quando doveva dare consigli energici e impartire direttiva. Supplicava i suoi conservi cristiani “per le compassioni di Dio” e “in base all’amore” anziché far valere la sua autorità apostolica. (Romani 12:1, 2; Filemone 8, 9) Perché agiva così? Perché si considerava ‘compagno d’opera’ dei suoi fratelli, non ‘signore sulla loro fede’. (2 Corinti 1:24) Senza dubbio fu la modestia a rendere Paolo particolarmente caro alle congregazioni cristiane del I secolo. — Atti 20:36-38.
Un concetto modesto dei nostri privilegi
8 Paolo è un eccellente esempio per i cristiani odierni. A prescindere dalle responsabilità affidateci, nessuno di noi dovrebbe considerarsi superiore agli altri. “Se qualcuno pensa di essere qualcosa quando non è nulla”, scrisse Paolo, “inganna la propria mente”. (Galati 6:3) Perché? Perché “tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio”. (Romani 3:23; 5:12) Non dovremmo mai dimenticare che tutti noi abbiamo ereditato da Adamo il peccato e la morte. I privilegi speciali non ci elevano dalla nostra misera condizione di peccatori. (Ecclesiaste 9:2) Come nel caso di Paolo, è solo per immeritata benignità che gli esseri umani possono stringere una relazione con Dio, per non parlare del servirlo in qualche privilegio speciale. — Romani 3:12, 24.
9 Comprendendo questo, la persona modesta non si bea dei propri privilegi né si vanta delle proprie imprese. (1 Corinti 4:7) Quando dà consigli o istruzioni, lo fa come collaboratore, non come signore. Certo sarebbe sbagliato che chi eccelle in certi compiti pretendesse di ricevere lodi e parole di ammirazione dai compagni di fede. (Proverbi 25:27; Matteo 6:2-4) Per avere valore la lode dev’essere spontanea, non pretesa. E se arriva, non per questo dovremmo avere un’opinione esagerata di noi stessi. — Proverbi 27:2; Romani 12:3.
10 Quando ci viene dato un certo grado di responsabilità, la modestia ci aiuterà a non darci troppa importanza, come se la congregazione prosperasse solo grazie ai nostri sforzi e alle nostre capacità. Per esempio, può darsi che siamo particolarmente bravi nell’insegnare. (Efesini 4:11, 12) In tutta onestà, però, dobbiamo riconoscere che alcune delle lezioni più importanti che si imparano a un’adunanza di congregazione non vengono impartite dal podio. Per esempio, non siete incoraggiati quando vedete un genitore solo che viene regolarmente alla Sala del Regno con i figli al seguito? O un’anima depressa che frequenta fedelmente le adunanze nonostante persistenti sentimenti di indegnità? O un giovane che fa costante progresso spirituale nonostante le influenze negative cui è esposto a scuola e altrove? (Salmo 84:10) Forse tutti questi non sono al centro dell’attenzione. Le prove di integrità che affrontano passano in gran parte inosservate. Eppure possono essere “ricchi nella fede” quanto quelli più in vista. (Giacomo 2:5) Dopo tutto, alla fine è la fedeltà che fa ottenere il favore di Geova. — Matteo 10:22; 1 Corinti 4:2.
Gedeone, “il più piccolo” nella casa di suo padre
11 Gedeone, giovane valoroso della tribù di Manasse, visse in un periodo turbolento della storia di Israele. Per sette anni il popolo di Dio aveva sofferto sotto l’oppressione madianita. Tuttavia era giunto per Geova il tempo di liberare il suo popolo. Così un angelo apparve a Gedeone e gli disse: “Geova è con te, o potente e valoroso”. Gedeone era modesto, per cui non andò in brodo di giuggiole per quel complimento inaspettato. Al contrario, disse rispettosamente all’angelo: “Scusami, mio signore, ma se Geova è con noi, perché dunque è venuto su di noi tutto questo?” L’angelo gli spiegò la situazione e gli disse: “Certamente salverai Israele dalla palma della mano di Madian”. Cosa rispose Gedeone? Invece di accettare precipitosamente l’incarico per non perdere l’opportunità di diventare un eroe nazionale, disse: “Scusami, Geova. Con che cosa salverò Israele? Ecco, i miei mille sono il minimo in Manasse, e io sono il più piccolo nella casa di mio padre”. Che modestia! — Giudici 6:11-15.
12 Prima di mandare Gedeone in battaglia, Geova lo mise alla prova. In che modo? Gli disse di demolire l’altare di Baal che apparteneva a suo padre e di tagliare il palo sacro che stava lì accanto. Per farlo ci voleva coraggio, ma Gedeone mostrò anche modestia e discrezione nel modo in cui agì. Invece di farsi vedere da tutti, agì col favore delle tenebre, quando molto probabilmente sarebbe passato inosservato. Per di più si mise all’opera con la debita cautela. Prese con sé dieci servitori, forse per metterne alcuni di guardia mentre gli altri lo aiutavano a distruggere l’altare e il palo sacro. In ogni caso, con la benedizione di Geova, Gedeone adempì il suo incarico, e al momento opportuno fu impiegato da Dio per liberare Israele dai madianiti. — Giudici 6:25-27.
Manifestare modestia e discrezione
13 Possiamo imparare molto dalla modestia di Gedeone. Per esempio, come reagiamo quando ci viene offerto un privilegio di servizio? Pensiamo subito alla preminenza o al prestigio che potrebbe derivarne? O valutiamo modestamente e in preghiera se siamo in grado di assolvere le responsabilità che l’incarico comporta? Il fratello Alexander H. Macmillan, che terminò la sua vita terrena nel 1966, diede un ottimo esempio a questo riguardo. Una volta Charles T. Russell, primo presidente della Watch Tower Society, gli chiese chi, secondo lui, avrebbe potuto occuparsi del lavoro in sua assenza. Nella conversazione che ne scaturì, il fratello Macmillan non accennò minimamente a se stesso, anche se poteva essere nel suo interesse farlo. Alla fine il fratello Russell invitò il fratello Macmillan a valutare la possibilità di accettare l’incarico. “Rimasi lì mezzo stordito”, scrisse Macmillan anni dopo. “Ci pensai su seriamente e pregai per qualche tempo, infine gli dissi che sarei stato felice di fare tutto quello che potevo per assisterlo”.
14 Non molto tempo dopo, il fratello Russell morì, lasciando vacante l’incarico di presidente della Società. Dato che il fratello Macmillan aveva fatto le veci del fratello Russell mentre questi era impegnato nel suo ultimo giro di predicazione, un fratello gli disse: “Mac, tu hai molte probabilità di essere eletto. Tu eri il rappresentante particolare del fratello Russell quando era assente; e lui disse a tutti noi di fare quello che dicevi tu. Egli se n’è andato per non tornare più; sembra che tu sia l’uomo che ci vuole per andare avanti”. Macmillan rispose: “Fratello, questo non è il modo giusto di affrontare l’argomento. Questa è l’opera del Signore, e l’unica posizione che occupiamo nell’organizzazione del Signore è quella che il Signore stesso stabilisce e che è adatta a noi, e io sono sicuro di non essere l’uomo adatto per quest’opera”. Poi raccomandò qualcun altro per l’incarico. Come Gedeone, il fratello Macmillan aveva un’opinione modesta di se stesso, e facciamo bene a imitarlo.
15 Anche noi dovremmo assolvere il nostro incarico con modestia. Gedeone agì con discrezione per non provocare inutilmente i suoi oppositori. Similmente nell’opera di predicazione dovremmo parlare agli altri con modestia e discrezione. È vero che siamo impegnati in una guerra spirituale per rovesciare “cose fortemente trincerate” e “ragionamenti”. (2 Corinti 10:4, 5) Ma non dovremmo parlare ad altri in tono altezzoso o dar loro validi motivi per offendersi a causa del nostro messaggio. Dovremmo rispettare le loro vedute, dare risalto a ciò che abbiamo in comune e poi concentrarci sugli aspetti positivi del messaggio. — Atti 22:1-3; 1 Corinti 9:22; Rivelazione (Apocalisse) 21:4.
Gesù, il massimo esempio di modestia
16 Il massimo esempio di modestia è Gesù Cristo. Nonostante la sua intima relazione col Padre, Gesù non esitò a riconoscere che certe cose non erano di sua competenza. (Giovanni 1:14) Per esempio, quando la madre di Giacomo e Giovanni gli chiese che i suoi due figli sedessero accanto a lui nel suo regno, Gesù rispose: “In quanto a sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo”. (Matteo 20:20-23) In un’altra occasione Gesù ammise prontamente: “Io non posso fare una sola cosa di mia propria iniziativa; . . . non cerco la mia propria volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato”. — Giovanni 5:30; 14:28; Filippesi 2:5, 6.
17 Gesù era superiore sotto ogni aspetto agli esseri umani imperfetti e aveva ricevuto da suo Padre, Geova, un’autorità senza pari. Tuttavia Gesù era modesto nei rapporti con i suoi seguaci. Non li faceva sentire minuscoli esibendo la sua straordinaria conoscenza. Mostrava sensibilità e compassione e teneva conto dei bisogni che avevano quali creature umane. (Matteo 15:32; 26:40, 41; Marco 6:31) Gesù, quindi, pur essendo perfetto, non era un perfezionista. Non pretendeva mai dai discepoli più di quanto potessero dare e non li aggravava con carichi che non potevano portare. (Giovanni 16:12) Non sorprende che molti si sentissero ristorati da lui! — Matteo 11:29.
Imitate l’esempio di modestia di Gesù
18 Se il più grande uomo che sia mai esistito diede prova di modestia, quanto più dovremmo farlo noi. Spesso gli esseri umani imperfetti sono restii ad ammettere di non avere un’autorità assoluta. A imitazione di Gesù, però, i cristiani si sforzano di essere modesti. Non sono così orgogliosi da non voler affidare delle responsabilità a coloro che sono idonei per riceverle; né sono altezzosi e poco disposti ad accettare la direttiva di chi è autorizzato a impartirla. Mostrando uno spirito di cooperazione fanno in modo che nella congregazione “ogni cosa abbia luogo decentemente e secondo disposizione”. — 1 Corinti 14:40.
19 La modestia ci spingerà pure a essere ragionevoli in ciò che ci aspettiamo dagli altri e a mostrare considerazione per le loro necessità. (Filippesi 4:5) Forse abbiamo capacità e doti che ad altri mancano. Tuttavia, se siamo modesti, non ci aspetteremo sempre che gli altri facciano le cose come vorremmo noi. Sapendo che ognuno ha i propri limiti, manifesteremo modestia essendo tolleranti nei confronti delle mancanze altrui. Pietro scrisse: “Soprattutto, abbiate intenso amore gli uni per gli altri, perché l’amore copre una moltitudine di peccati”. — 1 Pietro 4:8.
20 Come abbiamo visto, la sapienza è davvero con i modesti. Che fare però se riscontrate di mancare di modestia o di essere inclini alla presunzione? Non scoraggiatevi. Seguite piuttosto l’esempio di Davide, che disse in preghiera: “Dagli atti presuntuosi trattieni il tuo servitore; non mi dominino”. (Salmo 19:13) Imitando la fede di uomini come Paolo, Gedeone e, soprattutto, Gesù Cristo, sperimenteremo di persona la veracità delle parole: “La sapienza è con i modesti”. — Proverbi 11:2.
[Note in calce]
La parola greca tradotta “subordinati” può riferirsi a uno schiavo che su una grossa nave stava nel banco più basso dei rematori. Agli “economi” invece potevano essere affidate responsabilità maggiori, ad esempio l’amministrazione di una proprietà. Nondimeno agli occhi della maggioranza dei padroni l’economo era in servitù quanto lo schiavo che remava su una galea.
La discrezione e la cautela di Gedeone non devono essere scambiate per codardia. Il suo coraggio è confermato da Ebrei 11:32-38, che include Gedeone fra quelli che “furono resi potenti” e “divennero valorosi in guerra”.
Dato che la modestia include la consapevolezza dei propri limiti, non sarebbe corretto dire che Geova è modesto. Tuttavia è umile. — Salmo 18:35.
w95 1/12 p. 13 par. 16 Non arrendetevi!
“La sapienza è con i modesti”, dice Proverbi 11:2. Essere modesti significa riconoscere e accettare i propri limiti. Chi è modesto non è riluttante a delegare certi compiti, né teme che condividendo appropriatamente con altri uomini qualificati determinate responsabilità perderà in qualche modo il controllo della situazione. (Numeri 11:16, 17, 26-29) Al contrario, è desideroso di aiutarli a fare progresso. — 1 Timoteo 4:15.
w90 1/3 p. 7 Vincere la battaglia contro la depressione
“La sapienza è con i modesti”, cioè con coloro che riconoscono e accettano le proprie limitazioni. (Proverbi 11:2) Ciascuno di noi è un’anima a sé, diversa dalle altre per circostanze, energie fisiche e capacità. Quando servite Geova con tutta l’anima, facendo ciò che voi potete fare, egli è soddisfatto. (Marco 12:30-33) Geova non è uno che non è mai contento degli sforzi dei suoi devoti adoratori. Leora, una cristiana che ha combattuto con successo la depressione, disse: “In certe cose non riesco bene come tutti gli altri, ad esempio nelle presentazioni nel ministero di campo. Ma ci provo. Faccio del mio meglio”.
w90 15/12 p. 23 Preparàti per il servizio missionario negli anni ’90
Un altro insegnante, Ulysses V. Glass, ha parlato poi sul tema “La sapienza è con i modesti”. (Proverbi 11:2) Facendo l’esempio di un orologio da polso con le batterie solari, ha fatto capire che la luce della Parola di Dio può mantenere la nostra “carica”. “Tuttavia”, ha affermato, “la conoscenza da sola non dà sapienza. Dio richiede anche la modestia”. (Michea 6:8) La modestia ci farà avere timore di Dio, e “il timore di Geova è l’inizio della sapienza”. (Proverbi 9:10) È vero che dobbiamo avere una certa stima di noi stessi; autocondannarsi può essere molto deleterio. Geova ha concesso ad alcuni speciali capacità, come fece al tempo della costruzione del tabernacolo; ma bisogna coltivare la fedeltà rimanendo modesti. “Durante il corso”, ha detto alla classe il fratello Glass, “vi siete mostrati affidabili e rispettosi. Mostratevi altrettanto fedeli nel territorio a cui siete stati assegnati e Dio vi benedirà”.
it-2 p. 305 Modestia
Il verbo ebraico tsanàʽ, che compare solo in Michea 6:8, è reso “essere modesto”. L’affine aggettivo tsanùaʽ (modesto) ricorre in Proverbi 11:2, dov’è contrapposto alla presunzione. Benché alcuni ebraicisti odierni ritengano che il senso di questo verbo sia “essere cauto, attento, giudizioso”, molti pensano che significhi “essere modesto”. Per esempio un lessico dice che questo verbo fa pensare a una persona riservata, modesta o umile. (Brown, Driver e Briggs, A Hebrew and English Lexicon of the Old Testament, 1980, p. 857)
w88 15/3 pp. 19-20 parr. 15-17 Fiduciosi collaboratori di Geova
15 ‘Avere moderata stima delle nostre capacità e dei nostri meriti’ è, a quanto pare, il significato da attribuire al termine ebraico reso “modesto” in Michea 6:8. Questo è reso evidente dall’unico altro versetto delle Scritture Ebraiche in cui ricorre la parola. In Proverbi 11:2 viene contrapposta non all’impurità sessuale, ma alla presunzione, che deriva dall’avere una grande opinione di sé. Leggiamo: “È venuta la presunzione? Quindi verrà il disonore; ma la sapienza è con i modesti”. La modestia è strettamente legata al timore di Geova, che pure è associato alla sapienza. (Salmo 111:10) Chi è modesto ha timore di Geova perché si rende conto dell’enorme differenza che corre tra lui e Dio, tra la giustizia e potenza di Geova e la propria imperfezione e debolezza. Perciò la persona modesta ‘opera la propria salvezza con timore e tremore’. — Filippesi 2:12.
16 Ci sono tantissime ragioni per cui i collaboratori di Geova dovrebbero essere modesti. Indipendentemente dalla sapienza che potremmo avere, dalla forza fisica di cui potremmo essere dotati o da quanta ricchezza materiale potremmo possedere, non abbiamo nessun motivo di vantarci. (Geremia 9:23) Perché no? Per via del principio dichiarato in 1 Corinti 4:7: “Chi ti fa differire da un altro? In realtà, che cos’hai che tu non abbia ricevuto? Se, ora, in realtà lo hai ricevuto, perché ti vanti come se non l’avessi ricevuto?” Inoltre non abbiamo alcuna ragione di vantarci a motivo dei frutti del nostro ministero, perché cosa leggiamo in 1 Corinti 3:6, 7? Paolo diceva: “Io piantai, Apollo innaffiò, ma Dio faceva crescere; così che né colui che pianta né colui che innaffia è qualche cosa, ma Dio che fa crescere”. Anche le parole di Gesù in Luca 17:10 dovrebbero aiutarci a essere modesti: “Quando avete fatto tutte le cose assegnatevi, dite: ‘Siamo schiavi buoni a nulla. Abbiamo fatto ciò che dovevamo fare’”.
17 Essere modesti è indice di vera saggezza. La modestia ci permette di essere contenti qualunque privilegio di servizio abbiamo. Se siamo modesti non cercheremo ambiziosamente di metterci in luce, ma saremo contenti di comportarci come “il minore”. (Luca 9:48) E poi avremo lo stesso atteggiamento del salmista, che affermò: “Un giorno nei tuoi cortili è migliore di mille altrove. Ho scelto di stare sulla soglia della casa del mio Dio anziché andare in giro nelle tende di malvagità”. (Salmo 84:10) Inoltre se siamo modesti, avremo l’amore che ci spingerà a prendere l’iniziativa nel mostrare onore agli altri. — Romani 12:10.
PROVERBI 11:3)
“L’integrità dei retti è ciò che li guida, ma la distorsione di quelli che agiscono slealmente li spoglierà.”
w02 15/5 pp. 25-26 L’integrità guida i retti
Riconoscendo che l’integrità non protegge sempre i retti dal pericolo o dalla calamità, Salomone dichiara: “L’integrità dei retti è ciò che li guida, ma la distorsione di quelli che agiscono slealmente li spoglierà”. (Proverbi 11:3) L’integrità guida davvero i retti a fare ciò che è giusto agli occhi di Dio, anche in condizioni difficili, e alla fine reca benefìci. Giobbe non rinunciò alla sua integrità e Geova “benedisse poi la fine di Giobbe più del suo principio”. (Giobbe 42:12) Quelli che agiscono slealmente possono pensare di migliorare la propria situazione a spese di altri e può anche sembrare che per qualche tempo prosperino. Ma prima o poi saranno distrutti dal loro stesso inganno.
PROVERBI 11:4)
“Le cose di valore non saranno di nessun beneficio nel giorno del furore, ma la giustizia stessa libererà dalla morte.”
w02 15/5 p. 26 L’integrità guida i retti
“Le cose di valore non saranno di nessun beneficio nel giorno del furore”, dice il re saggio, “ma la giustizia stessa libererà dalla morte”. (Proverbi 11:4) Com’è stolto faticare per avere un guadagno materiale trascurando lo studio, la preghiera, la frequenza alle adunanze e il ministero di campo, proprio quelle attività che ci aiutano ad approfondire il nostro amore verso Dio e a rendere più forte la nostra devozione! La ricchezza, per quanto grande possa essere, non libererà dall’imminente grande tribolazione. (Matteo 24:21) Solo la giustizia dei retti potrà farlo. (Rivelazione [Apocalisse] 7:9, 14) Siamo dunque saggi se prendiamo a cuore la supplica di Sofonia: “Prima che venga su di voi il giorno dell’ira di Geova, cercate Geova, voi tutti mansueti della terra, che avete praticato la Sua propria decisione giudiziaria. Cercate la giustizia, cercate la mansuetudine”. (Sofonia 2:2, 3) Nel frattempo prefiggiamoci di ‘onorare Geova con le nostre cose di valore’. — Proverbi 3:9.
it-1 p. 722 Doni di misericordia
Idee sbagliate. Col tempo gli ebrei finirono per ritenere che i doni di misericordia non solo fossero meritori in se stessi ma avessero anche il potere di espiare i peccati. Proverbi 11:4, che dice “le cose di valore non saranno di nessun beneficio nel giorno del furore, ma la giustizia stessa libererà dalla morte”, finì per essere spiegato alla luce del concetto talmudico: “L’acqua spegne il fuoco che divampa; così la carità fa espiazione per i peccati”. (The Jewish Encyclopedia, 1976, vol. I, p. 435)
PROVERBI 11:5)
“La giustizia dell’irriprovevole è ciò che renderà diritta la sua via, ma il malvagio cadrà nella sua propria malvagità.”
w02 15/5 p. 26 L’integrità guida i retti
Sottolineando ulteriormente l’importanza di perseguire la giustizia, Salomone fa un contrasto fra ciò che succede agli irriprovevoli e ciò che succede ai malvagi, dicendo: “La giustizia dell’irriprovevole è ciò che renderà diritta la sua via, ma il malvagio cadrà nella sua propria malvagità. La giustizia dei retti è ciò che li libererà, ma dalla loro brama quelli che agiscono slealmente saranno essi stessi intrappolati. Quando l’uomo malvagio muore, la sua speranza perisce; ed è perita anche l’aspettazione basata sulla potenza. Il giusto è colui che è liberato anche dall’angustia, e il malvagio viene in luogo di lui”. (Proverbi 11:5-8) L’irriprovevole non cade nelle proprie vie né rimane intrappolato nelle proprie azioni. La sua via è diritta. Alla fine i retti sono liberati dall’angustia. Ma nessuna liberazione del genere attende i malvagi anche se possono sembrare potenti.
PROVERBI 11:6)
“La giustizia dei retti è ciò che li libererà, ma dalla loro brama quelli che agiscono slealmente saranno essi stessi intrappolati.”
w02 15/5 p. 26 L’integrità guida i retti
Sottolineando ulteriormente l’importanza di perseguire la giustizia, Salomone fa un contrasto fra ciò che succede agli irriprovevoli e ciò che succede ai malvagi, dicendo: “La giustizia dell’irriprovevole è ciò che renderà diritta la sua via, ma il malvagio cadrà nella sua propria malvagità. La giustizia dei retti è ciò che li libererà, ma dalla loro brama quelli che agiscono slealmente saranno essi stessi intrappolati. Quando l’uomo malvagio muore, la sua speranza perisce; ed è perita anche l’aspettazione basata sulla potenza. Il giusto è colui che è liberato anche dall’angustia, e il malvagio viene in luogo di lui”. (Proverbi 11:5-8) L’irriprovevole non cade nelle proprie vie né rimane intrappolato nelle proprie azioni. La sua via è diritta. Alla fine i retti sono liberati dall’angustia. Ma nessuna liberazione del genere attende i malvagi anche se possono sembrare potenti.
PROVERBI 11:7)
“Quando l’uomo malvagio muore, la [sua] speranza perisce; ed è perita anche l’aspettazione [basata] sulla potenza.”
w02 15/5 p. 26 L’integrità guida i retti
Sottolineando ulteriormente l’importanza di perseguire la giustizia, Salomone fa un contrasto fra ciò che succede agli irriprovevoli e ciò che succede ai malvagi, dicendo: “La giustizia dell’irriprovevole è ciò che renderà diritta la sua via, ma il malvagio cadrà nella sua propria malvagità. La giustizia dei retti è ciò che li libererà, ma dalla loro brama quelli che agiscono slealmente saranno essi stessi intrappolati. Quando l’uomo malvagio muore, la sua speranza perisce; ed è perita anche l’aspettazione basata sulla potenza. Il giusto è colui che è liberato anche dall’angustia, e il malvagio viene in luogo di lui”. (Proverbi 11:5-8) L’irriprovevole non cade nelle proprie vie né rimane intrappolato nelle proprie azioni. La sua via è diritta. Alla fine i retti sono liberati dall’angustia. Ma nessuna liberazione del genere attende i malvagi anche se possono sembrare potenti.
it-2 p. 1028 Speranza
Comunque, a parte le normali speranze umane, comuni e di poca importanza, ce ne sono anche di cattive: speranze nutrite con fini malvagi. In certi casi sembra che queste si avverino, ma in effetti la loro realizzazione è solo temporanea; infatti un proverbio dice: “L’aspettazione dei giusti è un’allegrezza, ma la medesima speranza dei malvagi perirà”. (Pr 10:28) E anche: “Quando l’uomo malvagio muore, la sua speranza perisce; ed è perita anche l’aspettazione basata sulla potenza”. (Pr 11:7) Quindi le speranze egoistiche e quelle basate sul falso fondamento del materialismo, su menzogne, su azioni sbagliate, oppure sul potere o sulle promesse di uomini, saranno certo deluse.
PROVERBI 11:8)
“Il giusto è colui che è liberato anche dall’angustia, e il malvagio viene in luogo di lui.”
w02 15/5 p. 26 L’integrità guida i retti
Sottolineando ulteriormente l’importanza di perseguire la giustizia, Salomone fa un contrasto fra ciò che succede agli irriprovevoli e ciò che succede ai malvagi, dicendo: “La giustizia dell’irriprovevole è ciò che renderà diritta la sua via, ma il malvagio cadrà nella sua propria malvagità. La giustizia dei retti è ciò che li libererà, ma dalla loro brama quelli che agiscono slealmente saranno essi stessi intrappolati. Quando l’uomo malvagio muore, la sua speranza perisce; ed è perita anche l’aspettazione basata sulla potenza. Il giusto è colui che è liberato anche dall’angustia, e il malvagio viene in luogo di lui”. (Proverbi 11:5-8) L’irriprovevole non cade nelle proprie vie né rimane intrappolato nelle proprie azioni. La sua via è diritta. Alla fine i retti sono liberati dall’angustia. Ma nessuna liberazione del genere attende i malvagi anche se possono sembrare potenti.
PROVERBI 11:9)
“Mediante la [sua] bocca chi è apostata riduce il suo prossimo in rovina, ma mediante la conoscenza i giusti sono liberati.”
w02 15/5 p. 26 L’integrità guida i retti
L’integrità dei retti e la malvagità dei malfattori influiscono anche su altri. “Mediante la sua bocca chi è apostata riduce il suo prossimo in rovina”, dice il re d’Israele, “ma mediante la conoscenza i giusti sono liberati”. (Proverbi 11:9) Chi può negare che la calunnia, il pettegolezzo, i discorsi osceni e le chiacchiere inutili danneggiano altri? Le parole del giusto, d’altra parte, sono pure, ben ponderate e rispettose. Mediante la conoscenza viene liberato perché la sua integrità gli fornisce gli argomenti necessari per dimostrare che i suoi accusatori mentono.
PROVERBI 11:10)
“A motivo della bontà dei giusti una città si rallegra, ma quando i malvagi periscono c’è un grido di gioia.”
w02 15/5 pp. 26-27 L’integrità guida i retti
“A motivo della bontà dei giusti una città si rallegra”, continua il re, “ma quando i malvagi periscono c’è un grido di gioia”. (Proverbi 11:10) I giusti in genere sono amati e rallegrano chi sta loro vicino, rendendolo felice e gioioso. A nessuno piacciono veramente “i malvagi”. Di solito quando essi muoiono le persone in generale non li piangono. Nessuno certo proverà dolore quando Geova ‘stroncherà i malvagi dalla terra e ne strapperà via gli sleali’. (Proverbi 2:21, 22) Ci sarà invece gioia perché saranno stati tolti di mezzo. Ma che dire di noi? Facciamo bene a considerare se il modo in cui ci comportiamo rallegra gli altri.
PROVERBI 11:11)
“A motivo della benedizione dei retti una città è esaltata, ma a causa della bocca dei malvagi è demolita.”
w08 15/11 p. 19 “Perseguiamo le cose che contribuiscono alla pace”
Riguardo all’uso errato della lingua, Proverbi 11:11 dichiara: “A causa della bocca dei malvagi [una città] è demolita”. In modo analogo, parlare sconsideratamente di un compagno di fede può turbare la pace della congregazione, paragonabile a una città.
w02 15/5 p. 27 L’integrità guida i retti
“Una città è esaltata”
Facendo un ulteriore contrasto tra l’effetto che producono sulla collettività sia i retti che i malvagi, Salomone dichiara: “A motivo della benedizione dei retti una città è esaltata, ma a causa della bocca dei malvagi è demolita”. — Proverbi 11:11.
I cittadini che seguono una condotta retta promuovono la pace e il benessere ed edificano altri nella comunità. Pertanto la città è esaltata, ossia prospera. Quelli che dicono calunnie e cose nocive e sbagliate causano agitazione, infelicità, discordia e guai. Ciò avviene particolarmente se sono persone influenti. In una città del genere regnano disordine, corruzione e degrado morale e forse economico.
Il principio enunciato in Proverbi 11:11 vale anche per i servitori di Geova che si radunano nelle loro congregazioni simili a città. Una congregazione in cui esercitano influenza persone spirituali — persone rette guidate dalla loro integrità — è un gruppo di persone felici, attive e soccorrevoli, che recano onore a Dio. Geova benedice la congregazione e la fa prosperare spiritualmente. Ogni tanto i pochi che forse sono scontenti e insoddisfatti, che trovano da ridire sul modo in cui si fanno le cose, agiscono come una “radice velenosa”, che può diffondersi e infettare altri. (Ebrei 12:15) Spesso questi desiderano più autorità e preminenza. Mettono in giro voci secondo cui nella congregazione o da parte degli anziani ci sono ingiustizie, pregiudizi etnici o cose simili. La loro bocca può davvero causare divisione nella congregazione. Non dovremmo rifiutarci di ascoltare i loro discorsi e sforzarci di essere persone spirituali che operano per la pace e l’unità della congregazione?
PROVERBI 11:12)
“Chi manca di cuore ha disprezzato il suo proprio prossimo, ma l’uomo di ampio discernimento è quello che tace.”
w09 15/5 pp. 4-5 “Un tempo per tacere”
La persona di “ampio discernimento” non rivela le confidenze che gli vengono fatte. (Prov. 11:12) Un vero cristiano non divulga informazioni confidenziali parlando in modo sconsiderato. Gli anziani cristiani devono stare particolarmente attenti a questo riguardo così da conservare la fiducia dei componenti della congregazione.
w02 15/5 p. 27 L’integrità guida i retti
Proseguendo Salomone dice: “Chi manca di cuore ha disprezzato il suo proprio prossimo, ma l’uomo di ampio discernimento è quello che tace. Chi va in giro come un calunniatore scopre il discorso confidenziale, ma chi è fedele di spirito copre la questione”. — Proverbi 11:12, 13.
Quanto danno è causato da chi non ha giudizio o “manca di cuore”! Questi parla avventatamente arrivando al punto di calunniare o di oltraggiare. Gli anziani nominati devono agire con prontezza per porre fine a tale influenza malsana. A differenza di chi “manca di cuore”, l’uomo di discernimento sa quando tacere. Anziché rivelare una questione confidenziale, la copre non parlandone con altri. Sapendo che la lingua non tenuta a freno può causare molto danno chi ha discernimento “è fedele di spirito”. È leale ai compagni di fede e non divulga informazioni confidenziali che potrebbero metterli in pericolo. Che benedizione sono per la congregazione coloro che mantengono in tal modo l’integrità!
w97 15/3 pp. 12-13 Inclina il tuo cuore al discernimento
Discernimento nel parlare
3 Il discernimento ci aiuta a capire che c’è “un tempo per tacere e un tempo per parlare”. (Ecclesiaste 3:7) Questa qualità ci spinge anche a stare attenti a ciò che diciamo. Proverbi 11:12, 13 afferma: “Chi manca di cuore ha disprezzato il suo proprio prossimo, ma l’uomo di ampio discernimento è quello che tace. Chi va in giro come un calunniatore scopre il discorso confidenziale, ma chi è fedele di spirito copre la questione”. Sì, l’uomo o la donna che disprezza un’altra persona “manca di cuore”. Secondo il lessicografo Wilhelm Gesenius, un individuo del genere è “privo d’intendimento”. Non ha giudizio, e l’uso del termine “cuore” sottolinea che la persona interiore è carente di qualità positive. Se uno che si definisce cristiano dovesse parlare a vanvera fino al punto di calunniare o oltraggiare qualcuno, gli anziani nominati dovrebbero agire per porre fine a tale situazione deplorevole nella congregazione. — Levitico 19:16; Salmo 101:5; 1 Corinti 5:11.
4 A differenza di chi “manca di cuore”, chi ha “ampio discernimento” tace quando è appropriato farlo. Non rivela questioni confidenziali. (Proverbi 20:19) Sapendo che parlare avventatamente può causare danno, chi ha discernimento è “fedele di spirito”. È leale ai propri compagni di fede e non divulga questioni riservate che potrebbero metterli in pericolo. I cristiani che hanno discernimento, se ricevono informazioni confidenziali di qualunque tipo riguardanti la congregazione, le tengono per sé, fino a quando l’organizzazione di Geova non riterrà opportuno renderle pubbliche con i mezzi a sua disposizione.
PROVERBI 11:13)
“Chi va in giro come un calunniatore scopre il discorso confidenziale, ma chi è fedele di spirito copre la questione.”
w02 15/5 p. 27 L’integrità guida i retti
Proseguendo Salomone dice: “Chi manca di cuore ha disprezzato il suo proprio prossimo, ma l’uomo di ampio discernimento è quello che tace. Chi va in giro come un calunniatore scopre il discorso confidenziale, ma chi è fedele di spirito copre la questione”. — Proverbi 11:12, 13.
Quanto danno è causato da chi non ha giudizio o “manca di cuore”! Questi parla avventatamente arrivando al punto di calunniare o di oltraggiare. Gli anziani nominati devono agire con prontezza per porre fine a tale influenza malsana. A differenza di chi “manca di cuore”, l’uomo di discernimento sa quando tacere. Anziché rivelare una questione confidenziale, la copre non parlandone con altri. Sapendo che la lingua non tenuta a freno può causare molto danno chi ha discernimento “è fedele di spirito”. È leale ai compagni di fede e non divulga informazioni confidenziali che potrebbero metterli in pericolo. Che benedizione sono per la congregazione coloro che mantengono in tal modo l’integrità!
w97 15/3 pp. 12-13 Inclina il tuo cuore al discernimento
Discernimento nel parlare
3 Il discernimento ci aiuta a capire che c’è “un tempo per tacere e un tempo per parlare”. (Ecclesiaste 3:7) Questa qualità ci spinge anche a stare attenti a ciò che diciamo. Proverbi 11:12, 13 afferma: “Chi manca di cuore ha disprezzato il suo proprio prossimo, ma l’uomo di ampio discernimento è quello che tace. Chi va in giro come un calunniatore scopre il discorso confidenziale, ma chi è fedele di spirito copre la questione”. Sì, l’uomo o la donna che disprezza un’altra persona “manca di cuore”. Secondo il lessicografo Wilhelm Gesenius, un individuo del genere è “privo d’intendimento”. Non ha giudizio, e l’uso del termine “cuore” sottolinea che la persona interiore è carente di qualità positive. Se uno che si definisce cristiano dovesse parlare a vanvera fino al punto di calunniare o oltraggiare qualcuno, gli anziani nominati dovrebbero agire per porre fine a tale situazione deplorevole nella congregazione. — Levitico 19:16; Salmo 101:5; 1 Corinti 5:11.
4 A differenza di chi “manca di cuore”, chi ha “ampio discernimento” tace quando è appropriato farlo. Non rivela questioni confidenziali. (Proverbi 20:19) Sapendo che parlare avventatamente può causare danno, chi ha discernimento è “fedele di spirito”. È leale ai propri compagni di fede e non divulga questioni riservate che potrebbero metterli in pericolo. I cristiani che hanno discernimento, se ricevono informazioni confidenziali di qualunque tipo riguardanti la congregazione, le tengono per sé, fino a quando l’organizzazione di Geova non riterrà opportuno renderle pubbliche con i mezzi a sua disposizione.
w89 15/10 pp. 14-15 par. 21 Guardatevi dal pettegolezzo dannoso!
21 Un saggio proverbio dice: “Chi va in giro come un calunniatore scopre il discorso confidenziale, ma chi è fedele di spirito copre la questione”. (Proverbi 11:13) Significa questo che se sapete che qualcuno sta commettendo segretamente un grave peccato sarebbe una calunnia dire qualcosa al riguardo? No. Naturalmente non dovreste pettegolare sulla questione. Dovreste parlare al trasgressore esortandolo a cercare l’aiuto degli anziani. (Giacomo 5:13-18)
g89 8/7 p. 19 Pettegolezzo: Che male fa?
D’altro canto, il pettegolezzo può anche ritorcersi sul pettegolo, danneggiandolo. Invece di trovare orecchi disposti ad ascoltare, il pettegolezzo può generare diffidenza. “Non si può affidare un segreto a chi pettegola”, dice Proverbi 11:13. (Today’s English version)
PROVERBI 11:14)
“Quando non c’è abile direzione, il popolo cade; ma c’è salvezza nella moltitudine dei consiglieri.”
w02 15/5 pp. 27-28 L’integrità guida i retti
Per aiutarci a camminare nella via degli irriprovevoli, Geova ci fornisce un’abbondante quantità di cibo spirituale preparato sotto la direttiva dello “schiavo fedele e discreto”. (Matteo 24:45) Riceviamo anche molta assistenza a livello personale attraverso gli anziani cristiani nelle nostre congregazioni paragonabili a città. (Efesini 4:11-13) Siamo davvero grati di averli, poiché “quando non c’è abile direzione, il popolo cade; ma c’è salvezza nella moltitudine dei consiglieri”. (Proverbi 11:14) Qualsiasi cosa succeda, vorremo essere fermamente decisi a ‘camminare nella nostra integrità’. — Salmo 26:1.
PROVERBI 11:15)
“Uno se la passerà sicuramente male perché si è fatto garante per un estraneo, ma chi odia la stretta di mano si mantiene senza preoccupazioni.”
w02 15/7 p. 28 Seminate nella giustizia, mietete l’amorevole benignità di Dio
“UNO se la passerà sicuramente male perché si è fatto garante per un estraneo, ma chi odia la stretta di mano si mantiene senza preoccupazioni”. (Proverbi 11:15) Questo proverbio incoraggia in modo davvero convincente ad avere un comportamento responsabile. Chi avalla un prestito a favore di una persona inaffidabile va in cerca di guai. Non dando strette di mano — gesto che nell’antico Israele equivaleva a sottoscrivere un accordo — si evita di cadere in trappole finanziarie.
it-1 p. 993 Garante, Garanzia
Con l’aumento degli scambi commerciali si diffuse in Israele l’abitudine di rendersi garanti negli affari. I proverbi avvertivano che questa era una consuetudine sciocca, pericolosa, specie quando comportava il rischio di perdere il necessario per vivere. — Pr 6:1-5; 11:15;
PROVERBI 11:16)
“La donna attraente è quella che afferra la gloria; ma i tiranni, da parte loro, afferrano le ricchezze.”
w02 15/7 pp. 28-29 Seminate nella giustizia, mietete l’amorevole benignità di Dio
Si semina fascino, si miete gloria
“La donna attraente è quella che afferra la gloria”, dice il re saggio, “ma i tiranni, da parte loro, afferrano le ricchezze”. (Proverbi 11:16) Questo versetto fa un contrasto fra la gloria duratura che una donna attraente, piena di fascino, può ottenere e le ricchezze effimere che un tiranno si procura.
Come può una persona acquistare il tipo di fascino che fa ottenere gloria? “Salvaguarda la saggezza e la capacità di pensare”, consigliò Salomone, “ed esse saranno . . . fascino per la tua gola”. (Proverbi 3:21, 22) E il salmista parlò di ‘fascino versato sulle labbra di un re’. (Salmo 45:1, 2) Sì, saggezza, capacità di pensare e corretto uso della lingua accrescono il valore e il fascino di una persona. Questo vale sicuramente per la donna assennata. Abigail, moglie dello stolto Nabal, ne è un esempio. Era “buona per discrezione e bella di forme”, e il re Davide la elogiò per il suo “senno”. — 1 Samuele 25:3, 33.
La donna devota che ha vero fascino riceverà sicuramente gloria. Gli altri parleranno bene di lei. Se è sposata, si procurerà gloria agli occhi del marito. Anzi, recherà gloria all’intera famiglia. E la sua non è una gloria passeggera. “Un nome è da scegliere più delle abbondanti ricchezze; il favore è migliore anche dell’argento e dell’oro”. (Proverbi 22:1) Il buon nome che tale donna si fa presso Dio ha un valore permanente.
Opposta è la situazione del tiranno, un ‘uomo violento’. (Proverbi 11:16, La Nuova Diodati) Il tiranno è annoverato fra i malvagi e fra gli avversari degli adoratori di Geova. (Giobbe 6:23; 27:13) Un uomo simile ‘non ha posto Dio di fronte a sé’. (Salmo 54:3) Opprimendo e approfittando di un innocente potrebbe ‘ammassare argento come la stessa polvere’. (Giobbe 27:16) Potrebbe però arrivare il momento in cui si metterà a giacere e non si alzerà, e ogni giorno in cui apre gli occhi potrebbe essere per lui l’ultimo. (Giobbe 27:19) Allora tutta la sua ricchezza e tutte le sue imprese non serviranno a nulla. — Luca 12:16-21.
Che importante lezione contiene Proverbi 11:16! Ponendoci davanti in maniera concisa ciò che mieteranno sia il fascino che la tirannia, il re di Israele ci esorta a seminare nella giustizia.
PROVERBI 11:17)
“L’uomo di amorevole benignità tratta rimunerativamente la sua propria anima, ma la persona crudele dà l’ostracismo al suo proprio organismo.”
w02 15/7 p. 29 Seminate nella giustizia, mietete l’amorevole benignità di Dio
Ricompense dell’“amorevole benignità”
Impartendo un’altra lezione in fatto di rapporti umani, Salomone dice: “L’uomo di amorevole benignità tratta rimunerativamente la sua propria anima, ma la persona crudele dà l’ostracismo al suo proprio organismo”. (Proverbi 11:17) “Il senso del proverbio”, spiega uno studioso, “è che il modo in cui uno agisce con gli altri, sia esso buono o cattivo, ha delle conseguenze inevitabili o inattese per l’individuo stesso”. Prendiamo il caso della giovane Lisa. Benché non lo faccia apposta, arriva sempre tardi agli appuntamenti. Quando deve incontrarsi con altri proclamatori del Regno per partecipare all’opera di predicazione, non è insolito che ritardi anche più di mezz’ora. Lisa non ‘tratta rimunerativamente’ se stessa. Può prendersela con gli altri se si stancano di perdere tempo prezioso e non prendono più appuntamenti con lei?
Anche il perfezionista — uno che si prefigge obiettivi troppo elevati — è crudele con se stesso. Cercando sempre di conseguire mete irraggiungibili, rischia di esaurirsi e rimanere deluso. Viceversa, quando ci prefiggiamo mete realistiche e ragionevoli ‘trattiamo rimunerativamente’ noi stessi. Forse non siamo acuti come altri nell’afferrare i concetti, o forse siamo limitati da qualche malattia o dall’età avanzata. Non esasperiamoci pensando che il nostro progresso spirituale sia insoddisfacente, ma continuiamo sempre a manifestare ragionevolezza nell’affrontare i nostri limiti. Se ‘facciamo tutto il possibile’ secondo le nostre capacità, saremo felici. — 2 Timoteo 2:15; Filippesi 4:5.
w93 1/4 pp. 28-29 Siate felici e organizzati
Non siate crudeli con voi stessi
Considerate il buon consiglio di Proverbi 11:17. Prima lo scrittore ispirato dice che “l’uomo di amorevole benignità tratta rimunerativamente la sua propria anima”. Poi aggiunge questo contrasto: “Ma la persona crudele dà l’ostracismo al suo proprio organismo”. La Sacra Bibbia a cura di Salvatore Garofalo traduce: “L’uomo misericordioso fa del bene a se stesso, ma il crudele si fa danno”.
Come possiamo involontariamente essere crudeli con noi stessi? Un modo è quello di essere ben intenzionati ma completamente disorganizzati. Con quali risultati? Un esperto dice: “Una dimenticanza, un documento archiviato fuori posto, un ordine poco comprensibile, una telefonata non accuratamente annotata: queste sono le inezie che rovinano tutto, i tarli che rodono la struttura dell’efficienza e vanificano le migliori intenzioni”. — Teach Yourself Personal Efficiency.
Questo concorda con le parole dell’ispirato scrittore: “Chi si mostra indolente nel suo lavoro è fratello di chi causa rovina”. (Proverbi 18:9) Sì, le persone disorganizzate e inefficienti possono causare calamità e rovina a sé e ad altri. Per questo motivo spesso gli altri le evitano. Con la loro indolenza danno l’ostracismo a se stesse.
Un cane vivo o un leone morto?
Ma possiamo essere crudeli con noi stessi anche ponendoci degli obiettivi troppo elevati. Secondo il già citato esperto di efficienza, potremmo aspirare a “un livello di perfezione impossibile da raggiungere pienamente”. Il risultato, egli dice, è che “da ultimo si prova dispiacere e si rimane delusi”. Il perfezionista può essere ben organizzato ed efficiente, ma non sarà mai veramente felice. Prima o poi ne soffrirà.
Se tendiamo al perfezionismo, facciamo bene a ricordare che “un cane vivo è meglio che un leone morto”. (Ecclesiaste 9:4) La nostra utopistica ricerca della perfezione può non ucciderci letteralmente, ma può nuocerci seriamente procurandoci un esaurimento. Secondo un esperto, può trattarsi di “esaurimento fisico, emotivo, spirituale, intellettuale o sul piano dei rapporti interpersonali”. (Job Stress and Burnout) Esaurirci nel tentativo di conseguire mete irraggiungibili è sicuramente un atto di crudeltà verso noi stessi e ci priva inevitabilmente della felicità.
Trattatevi rimunerativamente
Ricordate: “L’uomo di amorevole benignità tratta rimunerativamente la sua propria anima”. (Proverbi 11:17) Ci trattiamo rimunerativamente quando ci poniamo mete ragionevoli e realistiche, tenendo presente che il felice Dio, Geova, conosce i nostri limiti. (Salmo 103:8-14) Possiamo essere felici se anche noi riconosciamo questi limiti e poi ‘facciamo tutto il possibile’, secondo le nostre capacità, per adempiere bene i nostri obblighi. — Ebrei 4:11; 2 Timoteo 2:15; 2 Pietro 1:10.
Naturalmente c’è sempre il pericolo di andare all’estremo opposto, cioè di essere troppo benigni con se stessi. Non dimenticate cosa rispose Gesù allorché Pietro gli suggerì: “Sii benigno con te stesso, Signore”, quando invece era necessario agire risolutamente. Il ragionamento di Pietro era talmente insidioso che Gesù gli disse: “Va dietro a me, Satana! Tu mi sei una pietra d’inciampo, perché non pensi i pensieri di Dio, ma quelli degli uomini”. (Matteo 16:22, 23) Per trattare rimunerativamente la nostra anima non possiamo essere indifferenti o indulgenti con noi stessi. Questo potrebbe anche privarci completamente della felicità. Abbiamo bisogno di ragionevolezza, non di fanatismo. — Filippesi 4:5.
PROVERBI 11:18)
“Il malvagio ottiene salari falsi, ma chi semina giustizia, guadagni veri.”
w02 15/7 p. 29 Seminate nella giustizia, mietete l’amorevole benignità di Dio
Proverbi 11:18
w02 15/7 p. 29 Seminate nella giustizia, mietete l’amorevole benignità di Dio
Il malvagio può ricorrere all’inganno o al gioco d’azzardo per ottenere qualcosa senza lavorare. Poiché questi sono salari falsi, può andare incontro alla delusione. Chi lavora onestamente ottiene salari veri, nel senso che ha sicurezza.
w02 15/7 p. 29 Seminate nella giustizia, mietete l’amorevole benignità di Dio
“Il malvagio ottiene salari falsi, ma chi semina giustizia, guadagni veri.
PROVERBI 11:21)
“Benché la mano sia nella mano, la persona cattiva non resterà impunita; ma la progenie dei giusti certamente scamperà.”
w02 15/7 p. 29 Seminate nella giustizia, mietete l’amorevole benignità di Dio
“Benché la mano sia nella mano” nel tramare inganni, il malvagio non rimarrà impunito. (Proverbi 2:21, 22) Che efficace esortazione a seminare nella giustizia!
w02 15/7 p. 29 Seminate nella giustizia, mietete l’amorevole benignità di Dio
Benché la mano sia nella mano, la persona cattiva non resterà impunita; ma la progenie dei giusti certamente scamperà”. — Proverbi 11:18-21.
it-1 p. 993 Garante, Garanzia
Evidentemente una persona si rendeva garante per qualcun altro quando, alla presenza di testimoni, stringeva la mano del creditore e prometteva di assumersi gli obblighi del debitore se questi avesse mancato di effettuare il pagamento. In Oriente darsi la mano era segno che era stato stipulato un patto o un contratto. (Pr 11:21)
PROVERBI 11:22)
“Come un anello d’oro da naso nel grifo di un porco, così è la donna bella che si ritrae dall’assennatezza.”
w02 15/7 p. 30 Seminate nella giustizia, mietete l’amorevole benignità di Dio
La persona assennata ha vera bellezza
“Come un anello d’oro da naso nel grifo di un porco, così è la donna bella che si ritrae dall’assennatezza”, continua Salomone. (Proverbi 11:22) Nei tempi biblici gli anelli da naso erano ornamenti comuni. Un anello d’oro infilato lateralmente nel naso o nel setto nasale di una donna è un monile molto visibile. Come sarebbe fuori luogo un ornamento così fine sul muso di un maiale! Analoga è la situazione della persona bella che manca di “assennatezza”. L’ornamento non le si addice proprio, donna o uomo che sia. È fuori posto, non è per nulla attraente.
Ovviamente è naturale preoccuparsi di come ci vedono gli altri. Ma perché essere eccessivamente ansiosi o insoddisfatti del proprio viso o del proprio aspetto? Molte delle nostre caratteristiche esulano dal nostro controllo. E l’aspetto fisico non è tutto. Non è forse vero che la maggioranza delle persone che ci piacciono e che ammiriamo hanno un aspetto piuttosto ordinario? L’attrattiva fisica non è il segreto della felicità. Ciò che realmente conta è la bellezza interiore, costituita da qualità durevoli che riflettono la personalità di Dio. Mostriamo dunque la nostra assennatezza coltivando queste qualità.
w87 15/5 p. 29 Temete Geova e sarete felici
♦ 11:22 — In che senso una donna potrebbe essere paragonabile a un anello d’oro nel grifo di un porco?
Un anello d’oro infilato in una delle narici o nella cartilagine che le separa era un segno di eleganza. Ma gli israeliti consideravano i porci animali impuri e ripugnanti. Una donna bella ma insensata è simile a un inopportuno anello d’oro nel grifo di un porco.
PROVERBI 11:24)
“C’è chi spande eppure cresce; anche chi si trattiene da ciò che è giusto, ma ne risulta solo indigenza.”
w02 15/7 p. 30 Seminate nella giustizia, mietete l’amorevole benignità di Dio
“C’è chi spande eppure cresce; anche chi si trattiene da ciò che è giusto, ma ne risulta solo indigenza”. — Proverbi 11:23, 24.
Man mano che diligentemente spandiamo la conoscenza della Parola di Dio, impartendola ad altri, miglioriamo il nostro stesso intendimento della sua ‘ampiezza e lunghezza e altezza’. (Efesini 3:18) Chi invece non mette a frutto la conoscenza che ha rischia di perderla. Sì, “chi semina scarsamente mieterà pure scarsamente; e chi semina generosamente mieterà pure generosamente”. — 2 Corinti 9:6.
PROVERBI 11:25)
“L’anima generosa sarà essa stessa resa grassa, e chi innaffia liberalmente [altri] sarà anche lui liberalmente innaffiato.”
w02 15/7 p. 30 Seminate nella giustizia, mietete l’amorevole benignità di Dio
“L’anima generosa sarà essa stessa resa grassa [prospera]”, prosegue il re, “e chi innaffia liberalmente altri sarà anche lui liberalmente innaffiato”. (Proverbi 11:25) Geova è molto contento quando impieghiamo generosamente il nostro tempo e le nostre risorse per promuovere la vera adorazione. (Ebrei 13:15, 16) ‘Aprirà le cateratte dei cieli e realmente vuoterà su di noi una benedizione finché non ci sia più bisogno’. (Malachia 3:10) Guardate solo la prosperità spirituale dei suoi servitori odierni!
it-1 p. 1017 Generosità
Il proverbio dice: “L’anima generosa [lett., l’anima con un dono di benedizione] sarà essa stessa resa grassa [prospererà], e chi innaffia liberalmente altri sarà anche lui liberalmente innaffiato”. (Pr 11:25)
it-1 p. 1193 Grasso
Ci viene detto che chi è generoso, diligente e confida in Geova “sarà reso grasso”, cioè sarà nell’abbondanza. (Pr 11:25; 13:4; 28:25)
PROVERBI 11:26)
“Chi trattiene il grano, la popolazione lo esecrerà, ma c’è una benedizione per la testa di chi lo lascia comprare.”
w02 15/7 pp. 30-31 Seminate nella giustizia, mietete l’amorevole benignità di Dio
Facendo un altro esempio ancora degli opposti desideri del giusto e del malvagio, Salomone dice: “Chi trattiene il grano, la popolazione lo esecrerà, ma c’è una benedizione per la testa di chi lo lascia comprare”. (Proverbi 11:26) Fare incetta di generi di consumo per poi rivenderli a un prezzo maggiorato quando scarseggiano può essere economicamente vantaggioso. Anche se può esserci qualche beneficio a limitare i consumi e a fare delle scorte, di solito la gente disprezza chi agisce in questo modo per egoismo. Chi invece non specula sulle situazioni di emergenza ottiene il favore del popolo.
PROVERBI 11:29)
“In quanto a chiunque dà l’ostracismo alla sua propria casa, prenderà possesso del vento; e lo stolto sarà servitore di chi è saggio di cuore.”
w02 15/7 p. 31 Seminate nella giustizia, mietete l’amorevole benignità di Dio
Per illustrare come le azioni stolte abbiano conseguenze negative, Salomone afferma: “In quanto a chiunque dà l’ostracismo alla sua propria casa, prenderà possesso del vento”. (Proverbi 11:29a) La trasgressione di Acan ‘recò l’ostracismo su di lui’, in quanto morì lapidato insieme ai suoi familiari. (Giosuè, capitolo 7) Oggi un capofamiglia cristiano e altri suoi familiari potrebbero commettere una trasgressione in seguito alla quale vengono disassociati dalla congregazione cristiana. Non attenendosi ai comandamenti di Dio e tollerando una grave trasgressione all’interno della sua famiglia, un uomo dà l’ostracismo alla sua propria casa. Lui e forse altri familiari vengono esclusi dalla fratellanza cristiana come trasgressori impenitenti. (1 Corinti 5:11-13) Cos’hanno guadagnato? Solo vento, qualcosa che non ha alcun vero valore o sostanza.
“Lo stolto sarà servitore di chi è saggio di cuore”, continua il versetto. (Proverbi 11:29b) Dato che lo stolto manca di saggezza, non gli si possono affidare grandi responsabilità. Inoltre, non essendo in grado di gestire oculatamente i suoi affari personali, può venirsi a trovare in qualche modo in obbligo verso qualcun altro. Tale individuo poco saggio può davvero divenire “servitore di chi è saggio di cuore”. Chiaramente, quindi, è essenziale usare giudizio e saggezza in tutto ciò che facciamo.
it-2 p. 1186 Vento
E l’uomo che reca ostracismo sulla sua casa prende “possesso del vento”: non ottiene nulla che abbia valore o vera sostanza. — Pr 11:29
PROVERBI 11:30)
“Il frutto del giusto è un albero di vita, e chi guadagna anime è saggio.”
w02 15/7 p. 31 Seminate nella giustizia, mietete l’amorevole benignità di Dio
“Il frutto del giusto è un albero di vita”, ci assicura il re saggio, “e chi guadagna anime è saggio”. (Proverbi 11:30) Come avviene questo? Ebbene, con il suo modo di parlare e di agire il giusto nutre spiritualmente altri. Essi sono incoraggiati a servire Geova e alla fine potranno ricevere la vita che egli offre.
it-2 p. 1205 Vita
“Il frutto del giusto è un albero di vita, e chi guadagna anime è saggio”, dice un altro proverbio. (Pr 11:30) Il giusto, a parole e con l’esempio, guadagna anime: ascoltandolo, altri ottengono nutrimento spirituale, sono spinti a servire Dio e ricevono la vita.
PROVERBI 11:31)
“Ecco, il giusto, sulla terra sarà ricompensato. Quanto più dovrebbero esserlo il malvagio e il peccatore!”
w06 15/9 p. 18 par. 7 Punti notevoli del libro di Proverbi
11:31: Perché il malvagio dev’essere ricompensato più del giusto? La ricompensa in questo contesto si riferisce al grado di punizione che ciascuno riceve. Quando il giusto sbaglia viene ricompensato per i suoi errori con la disciplina. Il malvagio pecca deliberatamente e rifiuta di volgersi al bene. Perciò merita una punizione severa e la riceve.
w02 15/7 p. 31 Seminate nella giustizia, mietete l’amorevole benignità di Dio
‘Il peccatore sarà ricompensato ancora di più’
Come sono persuasivi i proverbi riportati sopra nell’esortarci a seminare nella giustizia! Applicando in un altro modo ancora il principio “qualunque cosa l’uomo semini, questa pure mieterà”, Salomone dichiara: “Ecco, il giusto, sulla terra sarà ricompensato. Quanto più dovrebbero esserlo il malvagio e il peccatore!” — Proverbi 11:31.
Benché il giusto si sforzi di agire bene, a volte sbaglia. (Ecclesiaste 7:20) E per i suoi errori sarà “ricompensato” con la disciplina. Che dire allora del malvagio che sceglie deliberatamente di agire male e non fa nessuno sforzo per camminare sulla retta via? Non merita una ‘ricompensa’ maggiore, ovvero una severa punizione? “Se il giusto è salvato con difficoltà”, scrisse l’apostolo Pietro, “dove si mostreranno l’empio e il peccatore?” (1 Pietro 4:18) Vorremo quindi essere determinati a seminare sempre nella giustizia.
it-2 p. 786 Risurrezione
Pietro scrisse ai suoi fratelli facendo notare che, quale “casa di Dio”, il loro giudizio era in corso, e poi, citando Proverbi 11:31 (LXX), li avvertì del pericolo di disubbidire. Egli lasciò così intendere che il loro presente giudizio poteva terminare con un giudizio di distruzione eterna, proprio come aveva scritto Paolo. — 1Pt 4:17, 18.

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