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PROVERBI 1-6 | Tesori della Parola di Dio: settimana del 3-9 ottobre

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TESTI BIBLICI E RIFERIMENTI: TESORI DELLA PAROLA DI DIO | PROVERBI 1-6

“CONFIDA IN GEOVA CON TUTTO IL TUO CUORE”: (10 MIN)

Geova merita la nostra completa fiducia. Il significato del suo nome rafforza in noi la fiducia nella sua capacità di adempiere tutto ciò che ha promesso. La preghiera ha un ruolo importante nel rafforzare la nostra fiducia in lui. Il capitolo 3 di Proverbi ci assicura che Geova ricompenserà la nostra fiducia ‘rendendo diritti i nostri sentieri’.
Chi pensa di essere saggio...
3:5-7
• prende le proprie decisioni senza chiedere prima la guida di Geova
• si fida del proprio modo di pensare o di quello del mondo
Chi confida in Geova...
• coltiva un’intima relazione con lui studiando la Bibbia, meditando su di essa e pregando
• cerca la sua guida consultando i princìpi biblici per prendere decisioni
QUALE COLONNA DESCRIVE IL MODO IN CUI PRENDO LE MIE DECISIONI?
PRIMA: Decido in base a ciò che penso sia più saggio
POI: Chiedo a Geova di benedire la mia decisione
PRIMA: Cerco la guida di Geova con la preghiera e lo studio personale
POI: Prendo una decisione che sia in armonia con i princìpi biblici

[Far vedere il video Introduzione a Proverbi.]

Pr 3:1-4 — Manifestiamo amorevole benignità e verità (w00 15/1 23-24)

Traduzione del Nuovo Mondo con riferimenti Proverbi 3:1-4
3 Figlio mio, non dimenticare la mia legge, e il tuo cuore osservi i miei comandamenti, 2 perché ti saranno aggiunti lunghezza di giorni e anni di vita e pace. 3 L’amorevole benignità e la verità stesse non ti lascino. Legatele intorno alla gola. Scrivile sulla tavoletta del tuo cuore, 4 e trova dunque favore e buona perspicacia agli occhi di Dio e dell’uomo terreno.
La Torre di Guardia (2000) Coltivate un’intima relazione con Geova
Coltivate un’intima relazione con Geova
“ACCOSTATEVI a Dio, ed egli si accosterà a voi”, scrisse il discepolo Giacomo. (Giacomo 4:8) E il salmista Davide cantò: “L’intimità con Geova appartiene a quelli che lo temono”. (Salmo 25:14) È chiaro che Geova Dio vuole che abbiamo un’intima relazione con lui. Tuttavia non tutti quelli che adorano Dio e ubbidiscono alle sue leggi si sentono necessariamente vicini a lui.
Che dire di voi? Avete una stretta relazione con Dio? Di sicuro volete avvicinarvi di più a lui. Come possiamo coltivare un’intima relazione con Dio? Cosa significa questo per noi? Il terzo capitolo del libro biblico di Proverbi risponde a queste domande.
Manifestiamo amorevole benignità e verità
Salomone, antico re di Israele, comincia il terzo capitolo di Proverbi con le parole: “Figlio mio, non dimenticare la mia legge, e il tuo cuore osservi i miei comandamenti, perché ti saranno aggiunti lunghezza di giorni e anni di vita e pace”. (Proverbi 3:1, 2) Dato che Salomone scrisse sotto ispirazione divina, questo paterno consiglio viene in realtà da Geova Dio ed è rivolto a noi. Qui ci viene consigliato di osservare i rammemoratori di Dio: la sua legge, o insegnamento, e i suoi comandamenti riportati nella Bibbia. Se lo facciamo, ci “saranno aggiunti lunghezza di giorni e anni di vita e pace”. Sì, fin d’ora possiamo avere una vita pacifica ed evitare attività che ci fanno correre il rischio di morire prematuramente, come spesso avviene a chi fa il male. Inoltre possiamo avere la speranza della vita eterna in un pacifico nuovo mondo. — Proverbi 1:24-31; 2:21, 22.
Continuando, Salomone dice: “L’amorevole benignità e la verità stesse non ti lascino. Legatele intorno alla gola. Scrivile sulla tavoletta del tuo cuore, e trova dunque favore e buona perspicacia agli occhi di Dio e dell’uomo terreno”. — Proverbi 3:3, 4.
La parola ebraica originale tradotta “amorevole benignità” può anche essere resa “amore leale”, ed esprime i concetti di fedeltà, solidarietà e lealtà. Siamo determinati a rimanere attaccati a Geova qualunque cosa accada? Manifestiamo amorevole benignità verso i nostri compagni di fede? Ci sforziamo di rimanere vicini a loro? Nei rapporti quotidiani che abbiamo con loro, manteniamo ‘la legge di amorevole benignità sulla nostra lingua’ anche quando sorgono situazioni snervanti? — Proverbi 31:26.
Poiché abbonda in amorevole benignità, Geova è “pronto a perdonare”. (Salmo 86:5) Se ci siamo pentiti dei nostri peccati di un tempo e stiamo facendo sentieri diritti per i nostri piedi, abbiamo l’assicurazione che da Geova verranno “stagioni di ristoro”. (Atti 3:19) Non dovremmo imitare il nostro Dio perdonando agli altri i loro falli? — Matteo 6:14, 15.
Geova è il “Dio di verità” e vuole che quelli che desiderano stringere un’intima relazione con lui manifestino questa stessa qualità. (Salmo 31:5) Possiamo davvero aspettarci che Geova sia nostro Amico se conduciamo una doppia vita — comportandoci in un modo quando siamo con i nostri conservi cristiani e in un altro quando non siamo con loro — come “uomini di falsità”, che nascondono ciò che sono? (Salmo 26:4) Sarebbe davvero stolto far questo, dato che “tutte le cose sono nude e apertamente esposte agli occhi” di Geova! — Ebrei 4:13.
Dobbiamo apprezzare l’amorevole benignità e la verità come un’inestimabile collana ‘legata intorno alla gola’, perché ci aiutano a ‘trovare favore agli occhi di Dio e dell’uomo terreno’. Non dobbiamo solo far mostra di queste qualità, ma dobbiamo anche scolpirle ‘sulla tavoletta del nostro cuore’, facendole diventare parte integrante della nostra personalità.
Coltiviamo completa fiducia in Geova
Il saggio re continua: “Confida in Geova con tutto il tuo cuore e non ti appoggiare al tuo proprio intendimento. In tutte le tue vie riconoscilo, ed egli stesso renderà diritti i tuoi sentieri”. — Proverbi 3:5, 6.
Geova merita senz’altro completa fiducia. Essendo il Creatore, è “vigoroso in potenza” ed è la Fonte dell’“energia dinamica”. (Isaia 40:26, 29) È in grado di adempiere tutto ciò che si è proposto. Il suo nome stesso significa, alla lettera, “Egli fa divenire” e rafforza in noi la fiducia nella sua capacità di adempiere ciò che ha promesso. Il fatto che “è impossibile che Dio menta” fa di lui la personificazione stessa della verità. (Ebrei 6:18) La sua principale qualità è l’amore. (1 Giovanni 4:8) Egli è “giusto in tutte le sue vie e leale in tutte le sue opere”. (Salmo 145:17) In chi possiamo confidare se non in Dio? Naturalmente per avere fiducia in lui dobbiamo ‘gustare e vedere che Geova è buono’ mettendo in pratica nella nostra vita ciò che impariamo dalla Bibbia e riflettendo sui risultati positivi che questo produce. — Salmo 34:8.
Come possiamo ‘riconoscere Geova in tutte le nostre vie’? Il salmista ispirato dice: “Certamente mediterò su tutta la tua attività, e mi occuperò di sicuro delle tue opere”. (Salmo 77:12) Dato che Dio è invisibile, per coltivare un’intima relazione con lui è essenziale meditare sui suoi grandiosi atti e sulle opere che ha compiuto per il suo popolo.
Anche la preghiera è un modo importante per riconoscere Geova. Il re Davide continuava a chiamare Geova “tutto il giorno”. (Salmo 86:3) Spesso Davide pregava la notte, come quando fu costretto a nascondersi nel deserto. (Salmo 63:6, 7) ‘Dedicatevi in ogni occasione alla preghiera in spirito’, esortò l’apostolo Paolo. (Efesini 6:18) Con che frequenza preghiamo? Comunichiamo personalmente con Dio in maniera sentita? Quando ci troviamo in situazioni difficili, lo supplichiamo perché ci aiuti? Chiediamo la sua guida in preghiera prima di prendere decisioni importanti? Le sincere preghiere che innalziamo a Geova ce lo rendono caro. E abbiamo l’assicurazione che le ascolterà e ‘renderà diritti i nostri sentieri’.
Com’è stolto ‘appoggiarci al nostro proprio intendimento’ o a quello di personaggi importanti di questo mondo quando possiamo riporre completa fiducia in Geova! “Non divenire saggio ai tuoi propri occhi”, dice Salomone. Ed esorta: “Temi Geova e allontanati dal male. Divenga salute per il tuo ombelico e ristoro per le tue ossa”. (Proverbi 3:7, 8) Il sano timore di dispiacere a Dio dovrebbe guidare tutte le nostre azioni, i nostri pensieri e i nostri sentimenti. Questo timore reverenziale ci impedisce di fare ciò che è male e ci sana e ci ristora spiritualmente.
Diamo a Geova il meglio
In quale altro modo possiamo avvicinarci a Dio? “Onora Geova con le tue cose di valore e con le primizie di tutti i tuoi prodotti”, dice il re. (Proverbi 3:9) Onorare Geova significa mostrargli grande rispetto ed esaltarlo pubblicamente partecipando alla proclamazione pubblica del suo nome e sostenendola. Le cose preziose con cui onoriamo Geova sono il nostro tempo, i nostri talenti, la nostra forza e i nostri beni materiali. Devono essere le primizie, il meglio che abbiamo. Il modo in cui impieghiamo le nostre

Pr 3:5-8 — Coltiviamo completa fiducia in Geova (w00 15/1 24)

Traduzione del Nuovo Mondo con riferimenti Proverbi 3:5-8
5 Confida in Geova con tutto il tuo cuore e non ti appoggiare al tuo proprio intendimento. 6 In tutte le tue vie riconoscilo, ed egli stesso renderà diritti i tuoi sentieri.
7 Non divenire saggio ai tuoi propri occhi. Temi Geova e allontanati dal male. 8 Divenga salute per il tuo ombelico e ristoro per le tue ossa.
La Torre di Guardia (2000) Coltivate un’intima relazione con Geova
vita — comportandoci in un modo quando siamo con i nostri conservi cristiani e in un altro quando non siamo con loro — come “uomini di falsità”, che nascondono ciò che sono? (Salmo 26:4) Sarebbe davvero stolto far questo, dato che “tutte le cose sono nude e apertamente esposte agli occhi” di Geova! — Ebrei 4:13.
Dobbiamo apprezzare l’amorevole benignità e la verità come un’inestimabile collana ‘legata intorno alla gola’, perché ci aiutano a ‘trovare favore agli occhi di Dio e dell’uomo terreno’. Non dobbiamo solo far mostra di queste qualità, ma dobbiamo anche scolpirle ‘sulla tavoletta del nostro cuore’, facendole diventare parte integrante della nostra personalità.
Coltiviamo completa fiducia in Geova
Il saggio re continua: “Confida in Geova con tutto il tuo cuore e non ti appoggiare al tuo proprio intendimento. In tutte le tue vie riconoscilo, ed egli stesso renderà diritti i tuoi sentieri”. — Proverbi 3:5, 6.
Geova merita senz’altro completa fiducia. Essendo il Creatore, è “vigoroso in potenza” ed è la Fonte dell’“energia dinamica”. (Isaia 40:26, 29) È in grado di adempiere tutto ciò che si è proposto. Il suo nome stesso significa, alla lettera, “Egli fa divenire” e rafforza in noi la fiducia nella sua capacità di adempiere ciò che ha promesso. Il fatto che “è impossibile che Dio menta” fa di lui la personificazione stessa della verità. (Ebrei 6:18) La sua principale qualità è l’amore. (1 Giovanni 4:8) Egli è “giusto in tutte le sue vie e leale in tutte le sue opere”. (Salmo 145:17) In chi possiamo confidare se non in Dio? Naturalmente per avere fiducia in lui dobbiamo ‘gustare e vedere che Geova è buono’ mettendo in pratica nella nostra vita ciò che impariamo dalla Bibbia e riflettendo sui risultati positivi che questo produce. — Salmo 34:8.
Come possiamo ‘riconoscere Geova in tutte le nostre vie’? Il salmista ispirato dice: “Certamente mediterò su tutta la tua attività, e mi occuperò di sicuro delle tue opere”. (Salmo 77:12) Dato che Dio è invisibile, per coltivare un’intima relazione con lui è essenziale meditare sui suoi grandiosi atti e sulle opere che ha compiuto per il suo popolo.
Anche la preghiera è un modo importante per riconoscere Geova. Il re Davide continuava a chiamare Geova “tutto il giorno”. (Salmo 86:3) Spesso Davide pregava la notte, come quando fu costretto a nascondersi nel deserto. (Salmo 63:6, 7) ‘Dedicatevi in ogni occasione alla preghiera in spirito’, esortò l’apostolo Paolo. (Efesini 6:18) Con che frequenza preghiamo? Comunichiamo personalmente con Dio in maniera sentita? Quando ci troviamo in situazioni difficili, lo supplichiamo perché ci aiuti? Chiediamo la sua guida in preghiera prima di prendere decisioni importanti? Le sincere preghiere che innalziamo a Geova ce lo rendono caro. E abbiamo l’assicurazione che le ascolterà e ‘renderà diritti i nostri sentieri’.
Com’è stolto ‘appoggiarci al nostro proprio intendimento’ o a quello di personaggi importanti di questo mondo quando possiamo riporre completa fiducia in Geova! “Non divenire saggio ai tuoi propri occhi”, dice Salomone. Ed esorta: “Temi Geova e allontanati dal male. Divenga salute per il tuo ombelico e ristoro per le tue ossa”. (Proverbi 3:7, 8) Il sano timore di dispiacere a Dio dovrebbe guidare tutte le nostre azioni, i nostri pensieri e i nostri sentimenti. Questo timore reverenziale ci impedisce di fare ciò che è male e ci sana e ci ristora spiritualmente.
Diamo a Geova il meglio
In quale altro modo possiamo avvicinarci a Dio? “Onora Geova con le tue cose di valore e con le primizie di tutti i tuoi prodotti”, dice il re. (Proverbi 3:9) Onorare Geova significa mostrargli grande rispetto ed esaltarlo pubblicamente partecipando alla proclamazione pubblica del suo nome e sostenendola. Le cose preziose con cui onoriamo Geova sono il nostro tempo, i nostri talenti, la nostra forza e i nostri beni materiali. Devono essere le primizie, il meglio che abbiamo. Il modo in cui impieghiamo le nostre

SCAVIAMO PER TROVARE GEMME SPIRITUALI: (8 MIN)

Pr 1:7 — In che senso il timore di Geova è “il principio della conoscenza”? (w06 15/9 17 par. 1; it-1 553)

Traduzione del Nuovo Mondo con riferimenti Proverbi 1:7
7 Il timore di Geova è il principio della conoscenza. I semplici stolti hanno disprezzato la sapienza e la disciplina.
La Torre di Guardia (2006) Punti notevoli del libro di Proverbi
1:7; 9:10: In che senso il timore di Geova è “il principio della conoscenza” e “l’inizio della sapienza”? Senza il timore di Geova non può esserci vera conoscenza, perché egli è il Creatore di tutte le cose e l’Autore delle Scritture. (Romani 1:20; 2 Timoteo 3:16, 17) Egli è la Fonte stessa di tutta questa conoscenza. Quindi la conoscenza ha inizio dal timore reverenziale di Geova. Il santo timore è anche il principio della sapienza perché non può esserci sapienza senza conoscenza. Inoltre se una persona non ha timore di Geova non userà la conoscenza che ha per onorare il Creatore.
Perspicacia, vol. 1 Conoscenza
La Fonte della conoscenza. Geova in effetti è la Fonte della conoscenza. Da lui ha avuto origine la vita, e la vita è indispensabile per acquistare conoscenza. (Sl 36:9; At 17:25, 28) Inoltre Dio ha creato tutte le cose, per cui la conoscenza umana si basa sullo studio delle Sue opere. (Ri 4:11; Sl 19:1, 2) Dio ha pure ispirato la sua Parola scritta, da cui l’uomo può imparare a conoscere la volontà e i propositi di Dio. (2Tm 3:16, 17) Perciò la vera conoscenza è tutta imperniata su Geova, e chi la cerca dovrebbe avere quel timore di Dio che aiuta a non incorrere nel disfavore di Geova. Questo timore è il principio della conoscenza. (Pr 1:7) Tale devoto timore permette di acquistare accurata conoscenza, mentre chi vuole escludere Dio dai suoi pensieri è incline a trarre conclusioni errate da ciò che osserva.

Pr 6:1-5 — Come dovremmo comportarci se ci ritrovassimo ‘presi al laccio’ da un accordo d’affari poco saggio? (w00 15/9 25-26)

Traduzione del Nuovo Mondo con riferimenti Proverbi 6:1-5
6 Figlio mio, se ti sei fatto garante per il tuo prossimo, [se] hai dato la tua stretta di mano pure all’estraneo, 2 [se] sei stato preso al laccio dai detti della tua bocca, [se] sei stato intrappolato dai detti della tua bocca, 3 allora intraprendi quest’azione, figlio mio, e liberati, poiché sei caduto nella palma della mano del tuo prossimo: Va a umiliarti e tempesta il tuo prossimo di sollecitazioni. 4 Non concedere sonno ai tuoi occhi, né assopimento ai tuoi occhi brillanti. 5 Liberati come una gazzella dalla mano e come un uccello dalla mano dell’uccellatore.
La Torre di Guardia (2000) Salvaguardate il vostro nome
Salvaguardate il vostro nome
UN UOMO che progetta begli edifici si fa un nome come esperto architetto. Una ragazza che eccelle a scuola si fa conoscere come brillante studentessa. Perfino chi non fa nulla si fa un nome come fannullone. Dando risalto all’importanza di farsi un buon nome, la Bibbia dice: “Un nome famoso val più di molta ricchezza e la reputazione più dell’argento e l’oro”. — Proverbi 22:1, Nuovissima versione della Bibbia dai testi originali.
Un buon nome si ottiene compiendo tante piccole azioni nel corso del tempo. Ma basta un’unica azione stolta per infangarlo. Un solo episodio di immoralità sessuale, per esempio, può rovinare un’ottima reputazione. Nel 6° capitolo del libro biblico di Proverbi, Salomone, antico re di Israele, mette in guardia da atteggiamenti e comportamenti che possono compromettere sia la nostra reputazione che la nostra relazione con Geova Dio. Fra questi ci sono le promesse avventate, la pigrizia, l’inganno e l’immoralità sessuale, cose che Geova essenzialmente odia. Dando ascolto a questi consigli saremo aiutati a salvaguardare il nostro buon nome.
Liberatevi dalle promesse avventate
Il 6° capitolo di Proverbi inizia con le parole: “Figlio mio, se ti sei fatto garante per il tuo prossimo, se hai dato la tua stretta di mano pure all’estraneo, se sei stato preso al laccio dai detti della tua bocca, se sei stato intrappolato dai detti della tua bocca, allora intraprendi quest’azione, figlio mio, e liberati, poiché sei caduto nella palma della mano del tuo prossimo: Va a umiliarti e tempesta il tuo prossimo di sollecitazioni”. — Proverbi 6:1-3.
Questo proverbio consiglia di non farsi coinvolgere nelle questioni d’affari di altri, specialmente se estranei. È vero che gli israeliti dovevano ‘sostenere il loro fratello che era divenuto povero ed economicamente debole’. (Levitico 25:35-38) Ma certi israeliti intraprendenti si lanciavano in speculazioni commerciali e chiedevano sostegno finanziario ad altri, convincendoli a farsi garanti per loro e rendendoli così corresponsabili del debito. Situazioni analoghe possono verificarsi anche oggi. Gli istituti di credito, ad esempio, possono richiedere come garanzia la firma di un’altra persona prima di concedere un prestito che considerano a rischio. Sarebbe davvero poco saggio accettare frettolosamente una responsabilità del genere per conto di altri! Potremmo rimanere finanziariamente intrappolati e farci addirittura un cattivo nome presso le banche e altri creditori!
Che dire se ci trovassimo nella situazione di chi ha compiuto un’azione che all’inizio sembrava saggia ma che a un più attento esame risulta stolta? Il consiglio è di mettere da parte l’orgoglio e di ‘tempestare il prossimo di sollecitazioni’, di continue richieste. Dobbiamo fare tutto il possibile per mettere le cose a posto. Un’opera di consultazione dice: “Non lasciate nulla d’intentato finché non vi siete accordati col vostro avversario per risolvere la questione, affinché l’impegno preso non si ritorca contro di voi o contro i vostri familiari”. E si dovrebbe agire senza indugio, perché il re aggiunge: “Non concedere sonno ai tuoi occhi, né assopimento ai tuoi occhi brillanti. Liberati come una gazzella dalla mano e come un uccello dalla mano dell’uccellatore”. (Proverbi 6:4, 5) È meglio tirarsi indietro, se possibile, da un impegno poco saggio che rimanerne intrappolati.
Operosi come la formica
“Va dalla formica, pigro; vedi le sue vie e divieni saggio”, raccomanda Salomone. Che sapienza si può acquistare dal modo di fare di una piccola formica? Il re risponde: “Benché non abbia comandante, né ufficiale, né governante, si prepara il cibo pure d’estate; ha raccolto le sue provviste di cibo pure alla mietitura”. — Proverbi 6:6-8.
Le formiche sono organizzate in modo meraviglioso e collaborano straordinariamente le une con le altre. Istintivamente accumulano cibo per il futuro. Non hanno “comandante, né ufficiale, né governante”. È vero che c’è la regina, ma essa è tale solo nel senso che depone le uova ed è la madre della colonia. Non impartisce ordini. Anche senza un capo che le spinga ad agire o un sorvegliante che le controlli, le formiche continuano instancabilmente a svolgere il loro lavoro.
Come la formica, non dovremmo anche noi essere operosi? Lavorare sodo e cercare di migliorare la qualità del proprio lavoro è una cosa buona sia che qualcuno ci osservi o no. Sì, a scuola o sul lavoro o quando partecipiamo ad attività spirituali dovremmo fare del nostro meglio. Come la formica beneficia della sua operosità, così Dio vuole che ‘vediamo il bene per tutto il nostro duro lavoro’. (Ecclesiaste 3:13, 22; 5:18) Le ricompense del duro lavoro sono la coscienza a posto e un senso di soddisfazione. — Ecclesiaste 5:12.
Mediante due domande retoriche Salomone cerca di scuotere il pigro dalla sua indolenza: “Fino a quando, pigro, continuerai a giacere? Quando ti leverai dal tuo sonno?” Accennando agli atteggiamenti del pigro, aggiunge: “Dormire ancora un po’, sonnecchiare ancora un po’, incrociare ancora un po’ le mani nel giacere, e certamente la tua povertà verrà proprio come un vagabondo e la tua indigenza come un uomo armato”. (Proverbi 6:9-11) Mentre il pigro giace supino, la povertà piomba su di lui con la velocità di un brigante e l’indigenza lo aggredisce come un uomo armato. I campi del pigro si riempiono presto di zizzanie e ortiche. (Proverbi 24:30, 31) La sua attività economica va in fumo in men che non si dica. Per quanto tempo un datore di lavoro tollererà un dipendente ozioso? E può uno studente troppo pigro per studiare aspettarsi di andare bene a scuola?
Siate onesti
Indicando un altro comportamento che rovina la reputazione di una persona nella comunità e la sua relazione con Dio, Salomone prosegue dicendo: “L’uomo buono a nulla, l’uomo di nocività, cammina con perversità di parola, ammiccando con l’occhio, facendo segni col piede, facendo

Cosa impariamo su Geova dai capitoli in programma questa settimana?

Quali punti di questi capitoli possiamo usare nel ministero di campo?

PROVERBI 1-6 | SUGGERIMENTI PER I VOSTRI COMMENTI PERSONALI

PROVERBI 1:2)
“per conoscere la sapienza e la disciplina, per discernere i detti d’intendimento,”
w06 15/9 p. 16 par. 2 Punti notevoli del libro di Proverbi
I detti ispirati raccolti nel libro di Proverbi hanno un duplice scopo: “Conoscere la sapienza e la disciplina”. (Proverbi 1:2) Questi proverbi ci aiutano ad acquistare sapienza, che è la capacità di vedere le cose chiaramente e di applicare la conoscenza per risolvere i problemi. Tramite essi riceviamo anche disciplina, o educazione morale. Se prestiamo attenzione a questi proverbi e seguiamo i consigli in essi contenuti il nostro cuore ne sarà toccato, saremo più felici e riusciremo nella vita. — Ebrei 4:12.
w99 15/9 pp. 12-13 Acquistate sapienza e accettate la disciplina
Lo scopo del libro di Proverbi è spiegato nelle sue parole introduttive: “I proverbi di Salomone figlio di Davide, re d’Israele, per conoscere la sapienza e la disciplina, per discernere i detti d’intendimento, per ricevere la disciplina che dà perspicacia, giustizia e giudizio e rettitudine, per dare agli inesperti accortezza, al giovane conoscenza e capacità di pensare”. — Proverbi 1:1-4.
Che scopo nobile si prefiggono “i proverbi di Salomone”! Mirano a far “conoscere la sapienza e la disciplina”. Avere sapienza vuol dire vedere le cose come sono realmente e usare tale conoscenza per risolvere problemi, raggiungere obiettivi, evitare o sventare pericoli, o aiutare altri a farlo. “Nel Libro dei Proverbi”, dice un’opera di consultazione, “‘sapienza’ significa vivere in modo pratico: la capacità di fare scelte giuste e avere successo nella vita”. Com’è importante acquistare sapienza! — Proverbi 4:7.
I proverbi di Salomone provvedono anche disciplina. Abbiamo bisogno di questo addestramento? Nelle Scritture disciplina ha anche il significato di correzione, riprensione o castigo. Secondo un biblista, “denota l’addestramento della natura morale, che comprende il correggere le inclinazioni errate”. La disciplina, autoimposta o impartita da altri, non solo ci trattiene dal commettere errori, ma ci sprona a cambiare in meglio. Sì, abbiamo bisogno di disciplina per rimanere moralmente puri.
Lo scopo dei proverbi è quindi duplice: impartire sapienza e provvedere la disciplina. La disciplina morale e la capacità mentale hanno numerose sfaccettature. La giustizia e la rettitudine, ad esempio, sono qualità morali, che ci aiutano a osservare le alte norme di Geova.
La sapienza è un amalgama di molti fattori, fra cui l’intendimento, la perspicacia, l’accortezza e la capacità di pensare.
PROVERBI 1:3)
“per ricevere la disciplina che dà perspicacia, giustizia e giudizio e rettitudine,”
w99 15/9 p. 13 Acquistate sapienza e accettate la disciplina
La perspicacia implica il conoscere la ragione delle cose e il comprendere perché una certa condotta è giusta o sbagliata. Per esempio, l’uomo d’intendimento può discernere quando qualcuno va nella direzione errata e può avvertirlo immediatamente del pericolo. Ma ci vuole perspicacia per capire perché la persona sta andando in quella direzione e trovare il modo più efficace per soccorrerla.
w99 15/9 p. 12 Acquistate sapienza e accettate la disciplina
per ricevere la disciplina che dà perspicacia, giustizia e giudizio e rettitudine,
PROVERBI 1:4)
“per dare agli inesperti accortezza, al giovane conoscenza e capacità di pensare.”
w02 15/12 p. 30 Ricordate?
In che modo la “capacità di pensare” ci salvaguarda? (Proverbi 1:4)
Può renderci consapevoli dei pericoli spirituali e può farci predisporre una linea di condotta appropriata, ad esempio evitando le tentazioni di natura sessuale sul lavoro. Ci aiuta a riconoscere che i nostri fratelli cristiani sono imperfetti e quindi a non reagire in modo affrettato quando siamo provocati. Può anche permetterci di resistere alle pressioni del materialismo, che potrebbero allontanarci dalla rotta, spiritualmente parlando. — 15/8, pagine 21-4.
w99 15/9 p. 12 Acquistate sapienza e accettate la disciplina
per dare agli inesperti accortezza, al giovane conoscenza e capacità di pensare”. — Proverbi 1:1-4.
w99 15/9 p. 13 Acquistate sapienza e accettate la disciplina
Le persone accorte sono avvedute, non credulone. (Proverbi 14:15) Sono in grado di prevedere i problemi e prepararsi. E la sapienza consente di formulare idee e pensieri sani che danno un senso alla vita. Lo studio dei proverbi biblici è davvero vantaggioso, perché furono messi per iscritto affinché potessimo conoscere la sapienza e la disciplina. Perfino gli “inesperti” che prestano attenzione ai proverbi acquisteranno accortezza, e il “giovane” acquisterà conoscenza e capacità di pensare.
it-1 p. 420 Capacità di pensare
Uno degli obiettivi dei Proverbi è quello di dare al giovane conoscenza e capacità di pensare. (Pr 1:1-4) Le informazioni contenute nei Proverbi gli permettono di formulare idee e pensieri sani che danno senso alla vita. La capacità di pensare gli impedisce di seguire una condotta sbagliata e di associarsi a persone che lo trascinerebbero al male, poiché lo aiuta a capire a che cosa porterebbe una determinata azione. Ne derivano benedizioni. Sapienza e capacità di pensare impediscono di partecipare ad attività che portano alla calamità; perciò sono vita per l’anima. Permettono di sentirsi sicuri, senza dover temere di essere raggiunti dalla giustizia per aver commesso qualche trasgressione. — Pr 3:21-25.
PROVERBI 1:5)
“Il saggio ascolterà e guadagnerà più istruzione, e l’uomo d’intendimento è quello che acquista abile direzione,”
w12 15/6 p. 30 Siate saggi: Acquistate “abile direzione”
La metafora della vita come viaggio è richiamata implicitamente anche in queste parole della Bibbia: “Il saggio ascolterà e guadagnerà più istruzione, e l’uomo d’intendimento è quello che acquista abile direzione”. (Prov. 1:5, 6) Il termine ebraico reso “abile direzione” può infatti descrivere l’operato del comandante di una nave antica. Denota capacità di guidare, di dirigere con abilità.
Per quanto impegnativo, è possibile acquistare “abile direzione” e imparare a “navigare” con successo nel mare della vita. Come indica Proverbi, per riuscirci bisogna far lavorare insieme “sapienza”, “conoscenza” e “intendimento”. (Prov. 1:2-6; 2:1-9) Naturalmente non si può prescindere dalla guida divina. Infatti, anche i malvagi possono saper “dirigere”, ma per finalità empie. — Prov. 12:5.
w99 15/9 p. 13 Acquistate sapienza e accettate la disciplina
Proverbi per i saggi
I proverbi biblici, comunque, non sono solo per gli inesperti e per i giovani. Sono per tutti quelli abbastanza saggi da ascoltare. “Il saggio ascolterà e guadagnerà più istruzione”, dice Salomone, “e l’uomo d’intendimento è quello che acquista abile direzione, per comprendere il proverbio e l’espressione oscura, le parole dei saggi e i loro enigmi”. (Proverbi 1:5, 6) La persona che ha già acquistato sapienza accrescerà il suo sapere prestando attenzione ai proverbi, e l’uomo d’intendimento affinerà la sua capacità di dirigere con successo la propria vita.
w95 15/6 p. 19 par. 6 “Sacro servizio con la vostra facoltà di ragionare”
Abbiamo anche bisogno di intendimento, perché “l’uomo d’intendimento è quello che acquista abile direzione”. (Proverbi 1:5) Chi ha intendimento è in grado di isolare i singoli fattori implicati in una questione e poi di afferrare la relazione che c’è fra loro. Come in un mosaico, mette insieme i pezzi per poter avere il quadro completo.
it-2 p. 28 Intendimento
Proverbi 1:1-6 spiega: “L’uomo d’intendimento è quello che acquista abile direzione, per comprendere il proverbio e l’espressione oscura, le parole dei saggi e i loro enigmi”. Qui non ci si riferisce a cose dette semplicemente per passare il tempo in oziosa conversazione, perché i saggi non sono soliti sciupare così il loro tempo, ma a istruzione, domande e problemi che servono a disciplinare e a educare la mente e il cuore secondo giusti princìpi, permettendo a chi impara di agire saggiamente in seguito. (Cfr. Sl 49:3, 4).
PROVERBI 1:6)
“per comprendere il proverbio e l’espressione oscura, le parole dei saggi e i loro enigmi.”
w99 15/9 p. 13 Acquistate sapienza e accettate la disciplina
per comprendere il proverbio e l’espressione oscura, le parole dei saggi e i loro enigmi”. (Proverbi 1:5, 6)
w99 15/9 p. 13 Acquistate sapienza e accettate la disciplina
Spesso un proverbio esprime in poche parole una profonda verità. Un proverbio biblico può assumere la forma di un’espressione oscura, enigmatica. (Proverbi 1:17-19) Alcuni proverbi sono infatti enigmi, dichiarazioni complesse che devono essere svelate. Un proverbio può anche contenere similitudini, metafore e altre figure retoriche. Per capirle occorrono tempo e meditazione. Salomone, che compose tanti proverbi, si rendeva sicuramente conto che per capire un proverbio se ne devono cogliere le sfumature. Nel libro di Proverbi egli si accinge a impartire tale capacità ai lettori, qualcosa a cui il saggio presterà attenzione.
it-1 p. 823 Enigma
ENIGMA
Espressione oscura da decifrare. La parola ebraica per enigma può anche essere resa ‘detto ambiguo’ o ‘domanda tale da rendere perplessi’. (Cfr. Da 8:23, nt.). Gli enigmi sono messi in contrasto con le espressioni chiare, facilmente comprensibili. (Nu 12:8) Questo termine a volte è usato in un parallelismo insieme a “espressione proverbiale”, perché un enigma può anche essere un detto pieno di significato ma espresso in un linguaggio oscuro. (Sl 49:4) Lo stesso termine ebraico reso “enigmi”, in un contesto diverso, è tradotto “domande tali da rendere perplessi”. (2Cr 9:1) Formulare un enigma, che spesso racchiude un’oscura ma accurata analogia, richiede una mente pronta, e per risolvere un enigma del genere bisogna saper vedere le cose in relazione l’una con l’altra; perciò la Bibbia si riferisce agli enigmi come a espressioni dei saggi e a qualcosa che può essere ben compreso dall’uomo d’intendimento. — Pr 1:5, 6.
it-2 p. 28 Intendimento
Proverbi 1:1-6 spiega: “L’uomo d’intendimento è quello che acquista abile direzione, per comprendere il proverbio e l’espressione oscura, le parole dei saggi e i loro enigmi”. Qui non ci si riferisce a cose dette semplicemente per passare il tempo in oziosa conversazione, perché i saggi non sono soliti sciupare così il loro tempo, ma a istruzione, domande e problemi che servono a disciplinare e a educare la mente e il cuore secondo giusti princìpi, permettendo a chi impara di agire saggiamente in seguito. (Cfr. Sl 49:3, 4).
PROVERBI 1:7)
“Il timore di Geova è il principio della conoscenza. I semplici stolti hanno disprezzato la sapienza e la disciplina.”
w06 15/9 p. 17 par. 1 Punti notevoli del libro di Proverbi
1:7; 9:10: In che senso il timore di Geova è “il principio della conoscenza” e “l’inizio della sapienza”? Senza il timore di Geova non può esserci vera conoscenza, perché egli è il Creatore di tutte le cose e l’Autore delle Scritture. (Romani 1:20; 2 Timoteo 3:16, 17) Egli è la Fonte stessa di tutta questa conoscenza. Quindi la conoscenza ha inizio dal timore reverenziale di Geova.
w99 15/9 pp. 13-14 Acquistate sapienza e accettate la disciplina
Il punto di partenza
Dove inizia la ricerca della sapienza e della disciplina? Salomone risponde: “Il timore di Geova è il principio della conoscenza. I semplici stolti hanno disprezzato la sapienza e la disciplina”. (Proverbi 1:7) La conoscenza inizia col timore di Geova. Senza conoscenza non possono esserci né sapienza né disciplina. Il timore di Geova è dunque il punto di partenza della sapienza e della disciplina. — Proverbi 9:10; 15:33.
Il timore di Dio non è un morboso terrore di lui. È profondo rispetto e riverenza. Non può esserci vera conoscenza senza questo timore. La vita viene da Geova Dio e, ovviamente, è essenziale essere in vita per conoscere qualunque cosa. (Salmo 36:9; Atti 17:25, 28) Per di più Dio ha creato tutte le cose; quindi tutta la conoscenza umana si basa sullo studio dell’opera delle sue mani. (Salmo 19:1, 2; Rivelazione [Apocalisse] 4:11) Dio ha anche ispirato la sua Parola scritta, che è “utile per insegnare, per riprendere, per correggere, per disciplinare nella giustizia”. (2 Timoteo 3:16, 17) Perciò tutta la vera conoscenza ruota intorno a Geova, e chi la cerca deve avere un timore reverenziale di lui.
Di che valore sono la conoscenza umana e la sapienza mondana senza il timore di Dio? L’apostolo Paolo scrisse: “Dov’è il saggio? Dove lo scriba? Dove il contenditore di questo sistema di cose? Non ha Dio reso stolta la sapienza del mondo?” (1 Corinti 1:20) Non avendo santo timore, chi è saggio in senso mondano interpreta in modo errato i fatti e si dimostra un ‘semplice stolto’.
g97 22/8 p. 19 Cosa posso fare perché non diano sempre la colpa a me?
Come dovresti reagire, dunque, quando vieni rimproverato per qualcosa che hai fatto davvero? Alcuni giovani si comportano come se fossero vittima di qualche grave ingiustizia. Sbraitano contro i genitori dicendo che li incolpano sempre di tutto. Il risultato? I genitori, frustrati, ricorrono a misure più severe. La Bibbia consiglia: “I semplici stolti hanno disprezzato la sapienza e la disciplina. Ascolta, figlio mio, la disciplina di tuo padre, e non abbandonare la legge di tua madre”. (Proverbi 1:7, 8) Se riconosci i tuoi sbagli e fai i cambiamenti necessari, puoi imparare dagli errori. — Ebrei 12:11.
w90 15/5 pp. 11-12 parr. 6-7 Temete Geova, l’Uditore di preghiera
E chi desidera essere udito deve mostrare “il timore di Geova”. — Proverbi 1:7.
7 Che cos’è “il timore di Geova”? È profonda riverenza nei confronti di Dio, unita al sano timore di dispiacergli. Questo riverente timore nasce dalla profonda gratitudine per la sua amorevole benignità e bontà. (Salmo 106:1) Esso include che lo si riconosca quale Re d’eternità, che ha sia il diritto che il potere di punire, anche con la morte, chiunque gli disubbidisca. Chi ha timore di Geova può rivolgersi a lui in preghiera fiducioso di essere udito.
it-1 p. 553 Conoscenza
Perciò la vera conoscenza è tutta imperniata su Geova, e chi la cerca dovrebbe avere quel timore di Dio che aiuta a non incorrere nel disfavore di Geova. Questo timore è il principio della conoscenza. (Pr 1:7) Tale devoto timore permette di acquistare accurata conoscenza, mentre chi vuole escludere Dio dai suoi pensieri è incline a trarre conclusioni errate da ciò che osserva.
it-2 p. 676 Proverbi, Libro di
Conoscere Geova è la via della vita. Il libro di Proverbi parla molto della conoscenza in relazione a discernimento, sapienza, intendimento e capacità di pensare. La conoscenza che cerca di impartire e incoraggiare è dunque più che semplice conoscenza mentale, cioè più che una serie di fatti o nozioni. Proverbi sottolinea che la vera conoscenza deve avere come punto di partenza l’apprezzamento per la propria relazione con Geova. Infatti, al versetto 7 del primo capitolo, viene esposto il tema del libro: “Il timore di Geova è il principio della conoscenza”.
rs p. 151 par. 3 Filosofia
Prov. 1:7; Sal. 111:10: “Il timore di Geova è il principio della conoscenza . . . [e] della sapienza”. (Se l’universo non fosse opera di un Creatore intelligente, ma solo di una forza cieca e irrazionale, non sarebbe possibile avere una visione unitaria dell’universo, non è vero? Nulla di simile alla sapienza potrebbe derivare dallo studio di qualcosa che è di per sé irrazionale, non è così? Quelli che cercano di capire l’universo, o la vita stessa, e nello stesso tempo cercano di accantonare Dio e il suo proposito, non fanno che andare incontro a frustrazione. Interpretano erroneamente ciò che imparano e usano male i fatti che intravedono qua e là. Non accettando l’esistenza di Dio viene meno la chiave per ottenere accurata conoscenza e diventa impossibile dare ai pensieri una sistemazione veramente coerente e organica).
w89 15/3 p. 6 Continuate a cercare come per trovare tesori nascosti
Notando ciò che dice Proverbi 1:7, potremmo chiederci: ‘Che cos’è “il timore di Geova”?’ Le nostre ricerche ci possono indirizzare alla Torre di Guardia del 15 maggio 1987, che diceva: “È rispetto, profonda riverenza nei suoi confronti, nonché sano timore di dispiacergli motivato dalla nostra gratitudine per la sua amorevole benignità e bontà. ‘Il timore di Geova’ significa riconoscere che egli è il Giudice supremo e l’Onnipotente, e che ha il diritto di punire o mettere a morte coloro che gli disubbidiscono. Significa anche servire Dio fedelmente, confidare pienamente in lui e odiare ciò che egli considera male”.
w87 15/5 p. 28 Temete Geova e sarete felici
Ascoltate la sapienza
Leggete Proverbi 1:1–2:22. “Il timore di Geova” è l’essenza stessa della conoscenza. Se accettiamo la disciplina, non ci uniremo ai peccatori nel commettere il male. A quelli che lo temono Geova dà la sapienza che li protegge dai malfattori.
♦ 1:7 — Cos’è “il timore di Geova”?
È rispetto, profonda riverenza nei suoi confronti, nonché sano timore di dispiacergli motivato dalla nostra gratitudine per la sua amorevole benignità e bontà. “Il timore di Geova” significa riconoscere che egli è il Giudice supremo e l’Onnipotente, e che ha il diritto di punire o mettere a morte coloro che gli disubbidiscono. Significa anche servire Dio fedelmente, confidare pienamente in lui e odiare ciò che egli considera male. — Salmo 2:11; 115:11; Proverbi 8:13.
w87 15/5 p. 28 Temete Geova e sarete felici
Cosa impariamo: Se temiamo Geova, accetteremo la disciplina che egli impartisce tramite la sua Parola e la sua organizzazione. Altrimenti verremmo considerati come gli “stolti”, gli empi peccatori. Accettiamo pertanto la sua amorevole disciplina. — Proverbi 1:7; Ebrei 12:6.
w87 15/8 p. 31 Ricordate?
Cos’è il “timore di Geova”? (Proverbi 1:7)
È un sano timore di dispiacere a Geova motivato dalla nostra gratitudine per la sua amorevole benignità e bontà. Significa anche riconoscere Geova come il Giudice supremo e l’Onnipotente, confidando pienamente in lui e odiando ciò che è male ai suoi occhi. (Salmo 2:11; 115:11; Proverbi 8:13) — 15/5, pagina 28.
PROVERBI 1:8)
“Ascolta, figlio mio, la disciplina di tuo padre, e non abbandonare la legge di tua madre.”
w00 1/8 p. 5 Rispetto per l’autorità: Perché è essenziale?
Nel libro di Proverbi il saggio Salomone pone l’accento sull’unità che i genitori timorati di Dio devono avere davanti ai figli, dicendo: “Ascolta, figlio mio, la disciplina di tuo padre, e non abbandonare la legge di tua madre”. (Proverbi 1:8) Quando i genitori tra loro sono ragionevolmente solidali davanti ai figli, questi sanno esattamente cosa ci si aspetta da loro. Per spuntarla potrebbero cercare di mettere un genitore contro l’altro, ma se i genitori presentano un fronte unito i giovani sono protetti.
w99 15/9 p. 14 Acquistate sapienza e accettate la disciplina
Il re saggio si rivolge quindi ai giovani: “Ascolta, figlio mio, la disciplina di tuo padre, e non abbandonare la legge di tua madre.
w99 15/9 p. 14 Acquistate sapienza e accettate la disciplina
— Proverbi 1:8, 9.
Nell’antico Israele Dio aveva affidato ai genitori la responsabilità di ammaestrare i figli. Mosè diede ai padri questa esortazione: “Queste parole che oggi ti comando devono essere nel tuo cuore; e le devi inculcare a tuo figlio e parlarne quando siedi nella tua casa e quando cammini per la strada e quando giaci e quando ti levi”. (Deuteronomio 6:6, 7) Anche le madri esercitavano una notevole influenza. Senza scavalcare l’autorità del marito, la moglie ebrea poteva far rispettare certe leggi familiari.
g97 22/8 p. 19 Cosa posso fare perché non diano sempre la colpa a me?
Come dovresti reagire, dunque, quando vieni rimproverato per qualcosa che hai fatto davvero? Alcuni giovani si comportano come se fossero vittima di qualche grave ingiustizia. Sbraitano contro i genitori dicendo che li incolpano sempre di tutto. Il risultato? I genitori, frustrati, ricorrono a misure più severe. La Bibbia consiglia: “I semplici stolti hanno disprezzato la sapienza e la disciplina. Ascolta, figlio mio, la disciplina di tuo padre, e non abbandonare la legge di tua madre”. (Proverbi 1:7, 8) Se riconosci i tuoi sbagli e fai i cambiamenti necessari, puoi imparare dagli errori. — Ebrei 12:11.
w92 15/10 pp. 8-9 par. 4 La famiglia, amorevole istituzione di Geova
L’influenza delle madri era notevole. Proverbi 1:8 comandava ai giovani: ”Ascolta, figlio mio, la disciplina di tuo padre, e non abbandonare la legge di tua madre”. Sì, senza scavalcare l’autorità del marito, la moglie ebrea poteva stabilire — e far rispettare — certe leggi familiari. Doveva essere onorata dai figli pure quando era invecchiata. — Proverbi 23:22.
PROVERBI 1:9)
“Poiché sono una ghirlanda di attrattiva per la tua testa e un’eccellente collana per la tua gola.”
w99 15/9 p. 14 Acquistate sapienza e accettate la disciplina
In tutta la Bibbia la famiglia è l’unità basilare per impartire istruzione. (Efesini 6:1-3) Per i figli ubbidire ai genitori credenti è come essere adorni di una simbolica ghirlanda di attrattiva e di una collana di onore.
w99 15/9 p. 14 Acquistate sapienza e accettate la disciplina
Poiché sono una ghirlanda di attrattiva per la tua testa e un’eccellente collana per la tua gola”. — Proverbi 1:8, 9.
it-1 p. 512 Collo
Gola. La parola ebraica per “gola” indica la parte anteriore del collo, dove si trovano l’apparato vocale e quello della deglutizione. (Sl 149:6; Ger 2:25) L’importanza della disciplina e dell’autorità dei genitori (e, implicitamente, il notevole valore delle leggi e dei comandamenti di Dio) è messa in risalto dal consiglio di ‘legarsele intorno alla gola’, come si porterebbero ornamenti belli e preziosi. (Pr 1:8, 9; 3:1-3; 6:20, 21) Camminare con la gola tesa può essere segno di superbia. (Isa 3:16) Dei malvagi che dicono menzogne e spargono sangue innocente, la Bibbia dice: “Nella loro bocca non c’è nulla che sia degno di fede; . . . la loro gola è un aperto luogo di sepoltura”. — Sl 5:9; Ro 3:13.
PROVERBI 1:10)
“Figlio mio, se i peccatori cercano di sedurti, non acconsentire.”
w99 15/9 p. 14 Acquistate sapienza e accettate la disciplina
Un padre asiatico, prima di mandare il figlio sedicenne a studiare negli Stati Uniti, gli raccomandò di non frequentare cattive compagnie. Questo consiglio ricalca l’avvertimento di Salomone: “Figlio mio, se i peccatori cercano di sedurti, non acconsentire”. (Proverbi 1:10)
w99 15/9 p. 14 Acquistate sapienza e accettate la disciplina
L’esca è chiaramente la ricchezza. Promettendo facili guadagni, i “peccatori” adescano altri coinvolgendoli nelle loro trame violente o ingiuste.
PROVERBI 1:12)
“Inghiottiamoli vivi proprio come lo Sceol, sì, interi, come quelli che scendono nella fossa.”
w99 15/9 p. 14 Acquistate sapienza e accettate la disciplina
Inghiottiamoli vivi proprio come lo Sceol, sì, interi, come quelli che scendono nella fossa.
w99 15/9 p. 14 Acquistate sapienza e accettate la disciplina
‘Inghiottiscono la loro vittima viva proprio come lo Sceol’, privandola di tutto ciò che ha, proprio come la tomba inghiotte l’intero corpo.
PROVERBI 1:13)
“Troviamo ogni sorta di oggetti di valore, preziosi. Riempiamo le nostre case di spoglie.”
w99 15/9 p. 14 Acquistate sapienza e accettate la disciplina
Invitano a fare del crimine una carriera: vogliono ‘riempire le loro case di spoglie’ e vogliono che l’inesperto ‘getti la sua sorte con loro’. Che avvertimento opportuno per noi! Le bande giovanili e gli spacciatori di droga non usano metodi di reclutamento analoghi? La promessa di facili guadagni non è forse la tentazione su cui si basano molte proposte d’affari discutibili?
w99 15/9 p. 14 Acquistate sapienza e accettate la disciplina
Troviamo ogni sorta di oggetti di valore, preziosi. Riempiamo le nostre case di spoglie. Devi gettare la tua sorte fra noi. Ci sia una sola borsa appartenente a tutti noi’”. — Proverbi 1:11-14.
PROVERBI 1:14)
“Devi gettare la tua sorte fra noi. Ci sia una sola borsa appartenente a tutti noi”,”
w99 15/9 p. 14 Acquistate sapienza e accettate la disciplina
Troviamo ogni sorta di oggetti di valore, preziosi. Riempiamo le nostre case di spoglie. Devi gettare la tua sorte fra noi. Ci sia una sola borsa appartenente a tutti noi’”. — Proverbi 1:11-14.
w99 15/9 p. 14 Acquistate sapienza e accettate la disciplina
Invitano a fare del crimine una carriera: vogliono ‘riempire le loro case di spoglie’ e vogliono che l’inesperto ‘getti la sua sorte con loro’. Che avvertimento opportuno per noi! Le bande giovanili e gli spacciatori di droga non usano metodi di reclutamento analoghi? La promessa di facili guadagni non è forse la tentazione su cui si basano molte proposte d’affari discutibili?
PROVERBI 1:17)
“Poiché per nulla si stende la rete davanti agli occhi di qualunque cosa che ha ali.”
w99 15/9 p. 15 Acquistate sapienza e accettate la disciplina
Predicendo la loro disastrosa fine, aggiunge: “Poiché per nulla si stende la rete davanti agli occhi di qualunque cosa che ha ali. Di conseguenza essi stessi sono in agguato per il medesimo sangue di questi; si appostano per le loro anime. Così sono i sentieri di chiunque fa profitto ingiusto. Esso toglie la medesima anima dei suoi proprietari”. — Proverbi 1:15-19.
“Chiunque fa profitto ingiusto” perirà nel suo stesso sentiero. Lo stesso agguato che i malvagi tendono ad altri diverrà la loro trappola. I malvagi inveterati cambieranno condotta? No. Una rete può essere ben visibile, ma gli uccelli — le creature ‘che hanno ali’ — ci finiscono dentro. In modo analogo i malvagi, accecati dall’avidità, continuano a compiere i loro atti criminosi, anche se prima o poi verranno presi.
it-2 p. 1151 Uccellatore
Avendo gli occhi disposti lateralmente, la maggioranza degli uccelli ha un campo visivo più ampio di quello umano. Certi uccelli inoltre possono scorgere oggetti a una distanza che agli esseri umani richiederebbe l’uso del binocolo. La vista acuta degli uccelli, unita alla loro naturale prudenza, mette in risalto la veracità del proverbio: “Per nulla si stende la rete davanti agli occhi di qualunque cosa che ha ali”. — Pr 1:17.
PROVERBI 1:18)
“Di conseguenza essi stessi sono in agguato per il medesimo sangue di questi; si appostano per le loro anime.”
w99 15/9 p. 15 Acquistate sapienza e accettate la disciplina
Predicendo la loro disastrosa fine, aggiunge: “Poiché per nulla si stende la rete davanti agli occhi di qualunque cosa che ha ali. Di conseguenza essi stessi sono in agguato per il medesimo sangue di questi; si appostano per le loro anime. Così sono i sentieri di chiunque fa profitto ingiusto. Esso toglie la medesima anima dei suoi proprietari”. — Proverbi 1:15-19.
“Chiunque fa profitto ingiusto” perirà nel suo stesso sentiero. Lo stesso agguato che i malvagi tendono ad altri diverrà la loro trappola. I malvagi inveterati cambieranno condotta? No. Una rete può essere ben visibile, ma gli uccelli — le creature ‘che hanno ali’ — ci finiscono dentro. In modo analogo i malvagi, accecati dall’avidità, continuano a compiere i loro atti criminosi, anche se prima o poi verranno presi.
PROVERBI 1:19)
“Così sono i sentieri di chiunque fa profitto ingiusto. Esso toglie la medesima anima dei suoi proprietari.”
w99 15/9 p. 15 Acquistate sapienza e accettate la disciplina
Predicendo la loro disastrosa fine, aggiunge: “Poiché per nulla si stende la rete davanti agli occhi di qualunque cosa che ha ali. Di conseguenza essi stessi sono in agguato per il medesimo sangue di questi; si appostano per le loro anime. Così sono i sentieri di chiunque fa profitto ingiusto. Esso toglie la medesima anima dei suoi proprietari”. — Proverbi 1:15-19.
“Chiunque fa profitto ingiusto” perirà nel suo stesso sentiero. Lo stesso agguato che i malvagi tendono ad altri diverrà la loro trappola. I malvagi inveterati cambieranno condotta? No. Una rete può essere ben visibile, ma gli uccelli — le creature ‘che hanno ali’ — ci finiscono dentro. In modo analogo i malvagi, accecati dall’avidità, continuano a compiere i loro atti criminosi, anche se prima o poi verranno presi.
PROVERBI 1:20)
“La vera sapienza stessa continua a gridare forte nella medesima strada. Nelle pubbliche piazze continua a far sentire la sua voce.”
w99 15/9 p. 15 Acquistate sapienza e accettate la disciplina
Salomone dichiara: “La vera sapienza stessa continua a gridare forte nella medesima strada. Nelle pubbliche piazze continua a far sentire la sua voce. All’estremità superiore delle vie rumorose essa chiama. Agli ingressi delle porte in città dice i suoi propri detti”. (Proverbi 1:20, 21) Con voce forte e chiara la sapienza grida in pubblico affinché tutti odano. Nell’antico Israele gli anziani davano saggi consigli ed emanavano decisioni giudiziarie alle porte della città. Per nostro beneficio Geova ha fatto mettere per iscritto la vera sapienza nella sua Parola, la Bibbia, che è ampiamente disponibile. E oggi i suoi servitori sono impegnati a dichiararne pubblicamente il messaggio in ogni luogo. Dio ha davvero proclamato la sapienza agli orecchi di tutti.
PROVERBI 1:21)
“All’estremità superiore delle vie rumorose essa chiama. Agli ingressi delle porte in città dice i suoi propri detti:”
w99 15/9 p. 15 Acquistate sapienza e accettate la disciplina
Salomone dichiara: “La vera sapienza stessa continua a gridare forte nella medesima strada. Nelle pubbliche piazze continua a far sentire la sua voce. All’estremità superiore delle vie rumorose essa chiama. Agli ingressi delle porte in città dice i suoi propri detti”. (Proverbi 1:20, 21) Con voce forte e chiara la sapienza grida in pubblico affinché tutti odano. Nell’antico Israele gli anziani davano saggi consigli ed emanavano decisioni giudiziarie alle porte della città. Per nostro beneficio Geova ha fatto mettere per iscritto la vera sapienza nella sua Parola, la Bibbia, che è ampiamente disponibile. E oggi i suoi servitori sono impegnati a dichiararne pubblicamente il messaggio in ogni luogo. Dio ha davvero proclamato la sapienza agli orecchi di tutti.
PROVERBI 1:32)
“Poiché il rinnegare degli inesperti è ciò che li ucciderà, e l’indolenza degli stupidi è ciò che li distruggerà.”
w02 1/10 p. 32 Siete placidi o indolenti?
Siete placidi o indolenti?
LA MAGGIORANZA potrebbe pensare che essere definiti persone dalla natura tranquilla, placida e tollerante sia un complimento. Tuttavia queste qualità possono spesso trasformarsi in indolenza. La Bibbia dice: “L’indolenza degli stupidi è ciò che li distruggerà”. (Proverbi 1:32) Cosa significa?
Altre versioni bibliche rendono la parola ebraica originale con espressioni come “spensieratezza” (CEI) e “falsa tranquillità” (Nuova Diodati). In questo senso la tranquillità è messa in relazione con la pigrizia e la trascuratezza e quindi con la stupidità o la stoltezza.
Nel I secolo i cristiani della congregazione di Laodicea ignoravano spensieratamente le loro carenze spirituali o se ne compiacevano. Si vantavano soddisfatti di ‘non avere bisogno di nulla’. Gesù Cristo li corresse, invitandoli a ravvivare il loro zelo cristiano. — Rivelazione (Apocalisse) 3:14-19.
Anche le persone dei giorni di Noè erano compiaciute. Si preoccupavano delle cose mondane, “mangiavano e bevevano, gli uomini si sposavano e le donne erano date in matrimonio . . . , e non si avvidero di nulla finché venne il diluvio e li spazzò via tutti”. Gesù aggiunse: “Così sarà la presenza del Figlio dell’uomo”. — Matteo 24:37-39.
Le profezie bibliche adempiute mostrano che viviamo nel tempo della “presenza del Figlio dell’uomo”, Gesù Cristo. Non vorremo mai diventare compiaciuti, negligenti e indolenti. — Luca 21:29-36.
PROVERBI 2:1)
“Figlio mio, se riceverai i miei detti e farai tesoro dei miei propri comandamenti presso di te,”
w02 15/8 pp. 15-17 ‘Seguitemi di continuo’
Coltiviamo amore per le verità che impariamo
3 Per amare le verità che insegniamo ad altri, dobbiamo avere il desiderio di impararle noi stessi. Nel mondo d’oggi non è sempre facile sviluppare questo tipo di amore. Fattori come scarsa istruzione e cattive abitudini acquisite in gioventù portano molti a non amare lo studio. È essenziale però lasciarci istruire da Geova. Proverbi 2:1-5 dice: “Figlio mio, se riceverai i miei detti e farai tesoro dei miei propri comandamenti presso di te, in modo da prestare attenzione alla sapienza col tuo orecchio, per inclinare il tuo cuore al discernimento; se, inoltre, chiami l’intendimento stesso e levi la voce per lo stesso discernimento, se continui a cercarlo come l’argento, e continui a ricercarlo come i tesori nascosti, in tal caso comprenderai il timore di Geova, e troverai la medesima conoscenza di Dio”.
4 Si noti che nei versetti da 1 a 4 siamo ripetutamente esortati a fare lo sforzo non solo di ‘ricevere’ e ‘far tesoro’, ma anche di ‘continuare a cercare e a ricercare’. Ma cosa ci spinge a impegnarci tanto? Notate la frase: ‘inclina il tuo cuore al discernimento’. Secondo un’opera di consultazione, questa esortazione “non è un invito a prestare semplicemente attenzione; è la richiesta di avere una certa disposizione mentale: quella di essere ansiosi di ricevere gli insegnamenti”. E cosa può renderci ansiosi di imparare ciò che Geova insegna? Il modo in cui consideriamo il suo insegnamento. “La medesima conoscenza di Dio” dev’essere per noi come “l’argento” e come “i tesori nascosti”.
5 Non è difficile sviluppare questo atteggiamento mentale. Per esempio, la “conoscenza di Dio” che avete acquisito include probabilmente la verità secondo cui è volontà di Geova che l’umanità fedele viva per sempre su una terra paradisiaca. (Salmo 37:28, 29) Quando avete appreso per la prima volta questa verità, senza dubbio l’avete considerata un vero tesoro, qualcosa che vi ha riempito la mente e il cuore di gioia e di speranza. E ora? Nel corso del tempo l’apprezzamento per il vostro tesoro si è forse offuscato o affievolito? In questo caso, cercate di fare due cose. Per prima cosa, rinnovate il vostro apprezzamento, cioè rinfrescate regolarmente la memoria sulle ragioni per apprezzare ciascuna verità che Geova vi ha insegnato, comprese quelle che avete appreso molti anni fa.
6 Seconda cosa, continuate ad accrescere il vostro tesoro. Per esempio, se scavando trovaste una preziosa gemma, vi limitereste a mettervela in tasca e ad andarvene soddisfatti? Non continuereste a scavare per vedere se ce ne sono delle altre? La Parola di Dio è piena di gemme di verità. A prescindere da quante ne avete già trovate, potete trovarne altre. (Romani 11:33) Quando dissotterrate una gemma di verità, chiedetevi: ‘Cosa la rende un tesoro? Mi permette di discernere meglio la personalità di Geova o i suoi propositi? Mi dà una guida pratica che mi aiuta a seguire le orme di Gesù?’ Riflettendo su queste domande accrescerete il vostro amore per le verità che Geova vi ha insegnato.
w02 1/12 p. 14 par. 6 Provate diletto nello studio personale della Parola di Dio
Cosa ci insegnano queste parole? Che ognuno di noi individualmente ha una responsabilità. Notate la clausola: “Se riceverai i miei detti”. Non è una cosa automatica. La maggioranza del genere umano infatti non presta attenzione alla Parola di Dio. Per provare gioia nello studio della sua Parola dobbiamo essere disposti a ricevere i detti di Geova e a considerarli come un tesoro che non vogliamo perdere. Non dovremmo mai farci prendere a tal punto dalla routine quotidiana da cominciare a considerare la Parola di Dio con indifferenza, o addirittura nutrire dubbi su di essa. — Romani 3:3, 4.
w02 1/12 p. 14 par. 6 Provate diletto nello studio personale della Parola di Dio
Proverbi 2:1,
w02 1/12 p. 14 par. 6 Provate diletto nello studio personale della Parola di Dio
6 All’inizio troviamo questa esortazione: “Figlio mio, se riceverai i miei detti e farai tesoro dei miei propri comandamenti presso di te,
w99 15/11 p. 25 “Geova stesso dà sapienza”
Le esortazioni dei primi versetti del secondo capitolo di Proverbi includono espressioni come ‘ricevere’, ‘far tesoro’, ‘chiamare’, ‘continuare a cercare’, ‘continuare a ricercare’. Perché lo scrittore ricorre a questo crescendo espressivo? Secondo un’opera di consultazione, qui “il saggio vuol dare risalto alla necessità di ricercare la sapienza con grande premura”. Sì, dobbiamo ricercare premurosamente la sapienza e le qualità del discernimento e dell’intendimento ad essa correlate.
w99 15/11 p. 24 “Geova stesso dà sapienza”
Capite chi ha la responsabilità di acquistare sapienza? In questi versetti l’esortazione è rivolta al singolo, per cui sta a ognuno di noi ricercare la sapienza e le qualità che l’accompagnano, il discernimento e l’intendimento. Ma prima dobbiamo ‘ricevere’ i detti di sapienza contenuti nelle Scritture e ‘farne tesoro’ tenendoli a mente. Per questo dobbiamo studiare la Bibbia.
w99 15/11 p. 24 “Geova stesso dà sapienza”
“Figlio mio, se riceverai i miei detti e farai tesoro dei miei propri comandamenti presso di te,
PROVERBI 2:2)
“in modo da prestare attenzione alla sapienza col tuo orecchio, per inclinare il tuo cuore al discernimento;”
w02 15/8 pp. 15-17 ‘Seguitemi di continuo’
Coltiviamo amore per le verità che impariamo
3 Per amare le verità che insegniamo ad altri, dobbiamo avere il desiderio di impararle noi stessi. Nel mondo d’oggi non è sempre facile sviluppare questo tipo di amore. Fattori come scarsa istruzione e cattive abitudini acquisite in gioventù portano molti a non amare lo studio. È essenziale però lasciarci istruire da Geova. Proverbi 2:1-5 dice: “Figlio mio, se riceverai i miei detti e farai tesoro dei miei propri comandamenti presso di te, in modo da prestare attenzione alla sapienza col tuo orecchio, per inclinare il tuo cuore al discernimento; se, inoltre, chiami l’intendimento stesso e levi la voce per lo stesso discernimento, se continui a cercarlo come l’argento, e continui a ricercarlo come i tesori nascosti, in tal caso comprenderai il timore di Geova, e troverai la medesima conoscenza di Dio”.
4 Si noti che nei versetti da 1 a 4 siamo ripetutamente esortati a fare lo sforzo non solo di ‘ricevere’ e ‘far tesoro’, ma anche di ‘continuare a cercare e a ricercare’. Ma cosa ci spinge a impegnarci tanto? Notate la frase: ‘inclina il tuo cuore al discernimento’. Secondo un’opera di consultazione, questa esortazione “non è un invito a prestare semplicemente attenzione; è la richiesta di avere una certa disposizione mentale: quella di essere ansiosi di ricevere gli insegnamenti”. E cosa può renderci ansiosi di imparare ciò che Geova insegna? Il modo in cui consideriamo il suo insegnamento. “La medesima conoscenza di Dio” dev’essere per noi come “l’argento” e come “i tesori nascosti”.
5 Non è difficile sviluppare questo atteggiamento mentale. Per esempio, la “conoscenza di Dio” che avete acquisito include probabilmente la verità secondo cui è volontà di Geova che l’umanità fedele viva per sempre su una terra paradisiaca. (Salmo 37:28, 29) Quando avete appreso per la prima volta questa verità, senza dubbio l’avete considerata un vero tesoro, qualcosa che vi ha riempito la mente e il cuore di gioia e di speranza. E ora? Nel corso del tempo l’apprezzamento per il vostro tesoro si è forse offuscato o affievolito? In questo caso, cercate di fare due cose. Per prima cosa, rinnovate il vostro apprezzamento, cioè rinfrescate regolarmente la memoria sulle ragioni per apprezzare ciascuna verità che Geova vi ha insegnato, comprese quelle che avete appreso molti anni fa.
6 Seconda cosa, continuate ad accrescere il vostro tesoro. Per esempio, se scavando trovaste una preziosa gemma, vi limitereste a mettervela in tasca e ad andarvene soddisfatti? Non continuereste a scavare per vedere se ce ne sono delle altre? La Parola di Dio è piena di gemme di verità. A prescindere da quante ne avete già trovate, potete trovarne altre. (Romani 11:33) Quando dissotterrate una gemma di verità, chiedetevi: ‘Cosa la rende un tesoro? Mi permette di discernere meglio la personalità di Geova o i suoi propositi? Mi dà una guida pratica che mi aiuta a seguire le orme di Gesù?’ Riflettendo su queste domande accrescerete il vostro amore per le verità che Geova vi ha insegnato.
w02 1/12 p. 14 par. 7 Provate diletto nello studio personale della Parola di Dio
7 ‘Prestiamo attenzione’ e ascoltiamo attentamente quando alle adunanze cristiane viene spiegata la Parola di Dio? (Efesini 4:20, 21) ‘Incliniamo il cuore’ per acquistare discernimento? Forse l’oratore non è dei più esperti, ma mentre espone la Parola di Dio è degno di ricevere la massima attenzione. Ovviamente per prestare attenzione alla sapienza di Geova dobbiamo essere presenti alle adunanze cristiane ogni volta che è possibile. (Proverbi 18:1) Immaginate come dev’essersi rammaricato chi mancò all’adunanza tenuta nella stanza superiore a Gerusalemme alla Pentecoste del 33 E.V.! Benché le nostre adunanze non siano così spettacolari come quella, vi si studia la Bibbia, il nostro principale libro di testo. Perciò possiamo trarre beneficio da ogni adunanza se prestiamo attenzione e seguiamo con la nostra Bibbia. — Atti 2:1-4; Ebrei 10:24, 25.
w02 1/12 p. 14 par. 6 Provate diletto nello studio personale della Parola di Dio
in modo da prestare attenzione alla sapienza col tuo orecchio, per inclinare il tuo cuore al discernimento . . . ”. (Proverbi 2:1, 2)
w99 15/11 pp. 24-25 “Geova stesso dà sapienza”
La sapienza è la capacità di mettere a frutto la conoscenza che viene da Dio. E la Bibbia insegna la sapienza in modo davvero meraviglioso! Contiene vere e proprie parole di sapienza, come quelle riportate nei libri di Proverbi ed Ecclesiaste, alle quali dobbiamo prestare attenzione. Nelle pagine della Bibbia troviamo anche molti esempi che illustrano sia i benefìci dell’applicare i santi princìpi che gli svantaggi dell’ignorarli. (Romani 15:4; 1 Corinti 10:11) Per esempio, considerate il racconto dell’avido Gheazi, servitore del profeta Eliseo. (2 Re 5:20-27) Non ci insegna forse che è saggio evitare l’avidità? E che dire del tragico risultato delle visite apparentemente innocue che Dina, figlia di Giacobbe, faceva alle “figlie del paese” di Canaan? (Genesi 34:1-31) Non discerniamo subito che è stolto frequentare cattive compagnie? — Proverbi 13:20; 1 Corinti 15:33.
Per prestare attenzione alla sapienza dobbiamo acquistare discernimento e intendimento. Il discernimento è la “facoltà della mente di giudicare, valutare, distinguere, rettamente”. (Vocabolario della lingua italiana di Nicola Zingarelli, 1996) Il santo discernimento è la capacità di distinguere il bene dal male e poi scegliere la via giusta. Se non ‘incliniamo il cuore’ al discernimento o non siamo ansiosi di acquistarlo, come possiamo rimanere sulla “strada che conduce alla vita”? (Matteo 7:14; confronta Deuteronomio 30:19, 20). Il discernimento si ottiene studiando la Parola di Dio e mettendola in pratica.
w99 15/11 p. 24 “Geova stesso dà sapienza”
in modo da prestare attenzione alla sapienza col tuo orecchio, per inclinare il tuo cuore al discernimento;
w96 15/1 p. 12 par. 8 L’uomo ha bisogno della conoscenza di Dio
in modo da prestare attenzione alla sapienza col tuo orecchio, per inclinare il tuo cuore al discernimento;
w96 15/1 p. 12 par. 9 L’uomo ha bisogno della conoscenza di Dio
Inclinano il cuore al discernimento, valutando attentamente quello che imparano.
PROVERBI 2:3)
“se, inoltre, chiami l’intendimento stesso e levi la voce per lo stesso discernimento,”
w02 15/8 pp. 15-17 ‘Seguitemi di continuo’
Coltiviamo amore per le verità che impariamo
3 Per amare le verità che insegniamo ad altri, dobbiamo avere il desiderio di impararle noi stessi. Nel mondo d’oggi non è sempre facile sviluppare questo tipo di amore. Fattori come scarsa istruzione e cattive abitudini acquisite in gioventù portano molti a non amare lo studio. È essenziale però lasciarci istruire da Geova. Proverbi 2:1-5 dice: “Figlio mio, se riceverai i miei detti e farai tesoro dei miei propri comandamenti presso di te, in modo da prestare attenzione alla sapienza col tuo orecchio, per inclinare il tuo cuore al discernimento; se, inoltre, chiami l’intendimento stesso e levi la voce per lo stesso discernimento, se continui a cercarlo come l’argento, e continui a ricercarlo come i tesori nascosti, in tal caso comprenderai il timore di Geova, e troverai la medesima conoscenza di Dio”.
4 Si noti che nei versetti da 1 a 4 siamo ripetutamente esortati a fare lo sforzo non solo di ‘ricevere’ e ‘far tesoro’, ma anche di ‘continuare a cercare e a ricercare’. Ma cosa ci spinge a impegnarci tanto? Notate la frase: ‘inclina il tuo cuore al discernimento’. Secondo un’opera di consultazione, questa esortazione “non è un invito a prestare semplicemente attenzione; è la richiesta di avere una certa disposizione mentale: quella di essere ansiosi di ricevere gli insegnamenti”. E cosa può renderci ansiosi di imparare ciò che Geova insegna? Il modo in cui consideriamo il suo insegnamento. “La medesima conoscenza di Dio” dev’essere per noi come “l’argento” e come “i tesori nascosti”.
5 Non è difficile sviluppare questo atteggiamento mentale. Per esempio, la “conoscenza di Dio” che avete acquisito include probabilmente la verità secondo cui è volontà di Geova che l’umanità fedele viva per sempre su una terra paradisiaca. (Salmo 37:28, 29) Quando avete appreso per la prima volta questa verità, senza dubbio l’avete considerata un vero tesoro, qualcosa che vi ha riempito la mente e il cuore di gioia e di speranza. E ora? Nel corso del tempo l’apprezzamento per il vostro tesoro si è forse offuscato o affievolito? In questo caso, cercate di fare due cose. Per prima cosa, rinnovate il vostro apprezzamento, cioè rinfrescate regolarmente la memoria sulle ragioni per apprezzare ciascuna verità che Geova vi ha insegnato, comprese quelle che avete appreso molti anni fa.
6 Seconda cosa, continuate ad accrescere il vostro tesoro. Per esempio, se scavando trovaste una preziosa gemma, vi limitereste a mettervela in tasca e ad andarvene soddisfatti? Non continuereste a scavare per vedere se ce ne sono delle altre? La Parola di Dio è piena di gemme di verità. A prescindere da quante ne avete già trovate, potete trovarne altre. (Romani 11:33) Quando dissotterrate una gemma di verità, chiedetevi: ‘Cosa la rende un tesoro? Mi permette di discernere meglio la personalità di Geova o i suoi propositi? Mi dà una guida pratica che mi aiuta a seguire le orme di Gesù?’ Riflettendo su queste domande accrescerete il vostro amore per le verità che Geova vi ha insegnato.
w02 1/12 p. 14 par. 8 Provate diletto nello studio personale della Parola di Dio
8 Le successive parole del re saggio sono: “Se, inoltre, chiami l’intendimento stesso e levi la voce per lo stesso discernimento . . . ”. (Proverbi 2:3) Che atteggiamento o spirito è evidente in queste parole? Il vivo desiderio di capire la Parola di Geova. Implicano la volontà di studiare per acquistare discernimento, per comprendere qual è la volontà di Geova. Ovviamente questo richiede sforzo, come spiega di seguito Salomone con un’illustrazione. — Efesini 5:15-17.
w99 15/11 p. 24 “Geova stesso dà sapienza”
se, inoltre, chiami l’intendimento stesso e levi la voce per lo stesso discernimento,
w99 15/11 pp. 24-25 “Geova stesso dà sapienza”
Per prestare attenzione alla sapienza dobbiamo acquistare discernimento e intendimento. Il discernimento è la “facoltà della mente di giudicare, valutare, distinguere, rettamente”. (Vocabolario della lingua italiana di Nicola Zingarelli, 1996) Il santo discernimento è la capacità di distinguere il bene dal male e poi scegliere la via giusta. Se non ‘incliniamo il cuore’ al discernimento o non siamo ansiosi di acquistarlo, come possiamo rimanere sulla “strada che conduce alla vita”? (Matteo 7:14; confronta Deuteronomio 30:19, 20). Il discernimento si ottiene studiando la Parola di Dio e mettendola in pratica.
Come possiamo ‘chiamare l’intendimento’, cioè la capacità di capire in che modo i vari aspetti di un soggetto hanno relazione tra loro? Età ed esperienza sono certo fattori che possono aiutarci a sviluppare maggiore intendimento, ma non necessariamente. (Giobbe 12:12; 32:6-12) “Mi comporto con più intendimento degli anziani”, disse il salmista a Geova, “perché ho osservato i tuoi propri ordini”. E aggiunse: “Il medesimo dischiudersi delle tue parole dà luce, facendo comprendere agli inesperti”. (Salmo 119:100, 130) Geova è “l’Antico di Giorni” e ha un intendimento infinitamente superiore a quello di tutta l’umanità. (Daniele 7:13) Dio può dare intendimento all’inesperto, permettendogli di superare in questo anche persone avanti negli anni. Dobbiamo quindi essere diligenti nello studiare la Parola di Dio, la Bibbia, e nel metterla in pratica.
Le esortazioni dei primi versetti del secondo capitolo di Proverbi includono espressioni come ‘ricevere’, ‘far tesoro’, ‘chiamare’, ‘continuare a cercare’, ‘continuare a ricercare’. Perché lo scrittore ricorre a questo crescendo espressivo? Secondo un’opera di consultazione, qui “il saggio vuol dare risalto alla necessità di ricercare la sapienza con grande premura”. Sì, dobbiamo ricercare premurosamente la sapienza e le qualità del discernimento e dell’intendimento ad essa correlate.
w96 15/1 p. 12 par. 8 L’uomo ha bisogno della conoscenza di Dio
se, inoltre, chiami l’intendimento stesso e levi la voce per lo stesso discernimento,
w96 15/1 p. 12 par. 9 L’uomo ha bisogno della conoscenza di Dio
In effetti chiamano l’intendimento, cioè la capacità di capire in che modo i vari aspetti di un soggetto hanno relazione tra loro.
it-1 p. 554 Conoscenza
Discernimento. Un termine ebraico che spesso viene tradotto “discernimento” (tevunàh) è affine al termine binàh, tradotto “intendimento”. Entrambi ricorrono in Proverbi 2:3: “Se, inoltre, chiami l’intendimento stesso e levi la voce per lo stesso discernimento . . .”. Come l’intendimento, anche il discernimento richiede che si capiscano o si riconoscano le cose, ma il discernimento dà risalto al distinguerne i vari aspetti, soppesando o valutando ciascun aspetto alla luce degli altri.
PROVERBI 2:4)
“se continui a cercarlo come l’argento, e continui a ricercarlo come i tesori nascosti,”
w11 1/10 p. 15 Potete trovare “la medesima conoscenza di Dio”
“La medesima conoscenza di Dio” è ovviamente un tesoro spirituale. Come si fa a trovarlo? Un indizio si trova al versetto 4 del capitolo 2 di Proverbi, in cui Salomone paragona questa conoscenza a “tesori nascosti”. Riflettete: un tesoro non salterà fuori dal posto in cui è nascosto per andare a finire nelle mani di chi non lo ha cercato. Per trovarlo bisogna fare degli sforzi. Lo stesso vale per la conoscenza di Dio, un tesoro che è ‘sepolto’ nella Bibbia. Per trovarlo è necessario fare degli sforzi.
w02 15/8 pp. 15-17 ‘Seguitemi di continuo’
Coltiviamo amore per le verità che impariamo
3 Per amare le verità che insegniamo ad altri, dobbiamo avere il desiderio di impararle noi stessi. Nel mondo d’oggi non è sempre facile sviluppare questo tipo di amore. Fattori come scarsa istruzione e cattive abitudini acquisite in gioventù portano molti a non amare lo studio. È essenziale però lasciarci istruire da Geova. Proverbi 2:1-5 dice: “Figlio mio, se riceverai i miei detti e farai tesoro dei miei propri comandamenti presso di te, in modo da prestare attenzione alla sapienza col tuo orecchio, per inclinare il tuo cuore al discernimento; se, inoltre, chiami l’intendimento stesso e levi la voce per lo stesso discernimento, se continui a cercarlo come l’argento, e continui a ricercarlo come i tesori nascosti, in tal caso comprenderai il timore di Geova, e troverai la medesima conoscenza di Dio”.
4 Si noti che nei versetti da 1 a 4 siamo ripetutamente esortati a fare lo sforzo non solo di ‘ricevere’ e ‘far tesoro’, ma anche di ‘continuare a cercare e a ricercare’. Ma cosa ci spinge a impegnarci tanto? Notate la frase: ‘inclina il tuo cuore al discernimento’. Secondo un’opera di consultazione, questa esortazione “non è un invito a prestare semplicemente attenzione; è la richiesta di avere una certa disposizione mentale: quella di essere ansiosi di ricevere gli insegnamenti”. E cosa può renderci ansiosi di imparare ciò che Geova insegna? Il modo in cui consideriamo il suo insegnamento. “La medesima conoscenza di Dio” dev’essere per noi come “l’argento” e come “i tesori nascosti”.
5 Non è difficile sviluppare questo atteggiamento mentale. Per esempio, la “conoscenza di Dio” che avete acquisito include probabilmente la verità secondo cui è volontà di Geova che l’umanità fedele viva per sempre su una terra paradisiaca. (Salmo 37:28, 29) Quando avete appreso per la prima volta questa verità, senza dubbio l’avete considerata un vero tesoro, qualcosa che vi ha riempito la mente e il cuore di gioia e di speranza. E ora? Nel corso del tempo l’apprezzamento per il vostro tesoro si è forse offuscato o affievolito? In questo caso, cercate di fare due cose. Per prima cosa, rinnovate il vostro apprezzamento, cioè rinfrescate regolarmente la memoria sulle ragioni per apprezzare ciascuna verità che Geova vi ha insegnato, comprese quelle che avete appreso molti anni fa.
6 Seconda cosa, continuate ad accrescere il vostro tesoro. Per esempio, se scavando trovaste una preziosa gemma, vi limitereste a mettervela in tasca e ad andarvene soddisfatti? Non continuereste a scavare per vedere se ce ne sono delle altre? La Parola di Dio è piena di gemme di verità. A prescindere da quante ne avete già trovate, potete trovarne altre. (Romani 11:33) Quando dissotterrate una gemma di verità, chiedetevi: ‘Cosa la rende un tesoro? Mi permette di discernere meglio la personalità di Geova o i suoi propositi? Mi dà una guida pratica che mi aiuta a seguire le orme di Gesù?’ Riflettendo su queste domande accrescerete il vostro amore per le verità che Geova vi ha insegnato.
w02 1/12 pp. 14-15 par. 9 Provate diletto nello studio personale della Parola di Dio
9 Egli prosegue dicendo: ‘Se continui a cercare l’intendimento come l’argento, e continui a ricercarlo come i tesori nascosti . . . ’. (Proverbi 2:4) Questo ci fa venire in mente le ricerche minerarie compiute nel corso dei secoli per trovare i cosiddetti metalli preziosi, oro e argento. Alcuni hanno ucciso per l’oro. Altri hanno passato la vita a cercarlo. Ma quale vero valore ha l’oro? Se vi perdeste nel deserto e rischiaste di morire di sete, preferireste avere un lingotto d’oro o un bicchiere d’acqua? Eppure con quanto zelo gli uomini hanno cercato l’oro, che ha un valore arbitrario e fluttuante! Quanto più zelantemente dovremmo ricercare la sapienza, il discernimento e l’intendimento di Dio e della sua volontà! Ma quali benefìci offre tale ricerca? — Salmo 19:7-10; Proverbi 3:13-18.
w02 1/12 p. 15 Provate diletto nello studio personale della Parola di Dio
Dal 1979 il valore dell’oro ha fluttuato fra un massimo di 850 dollari l’oncia nel 1980 e un minimo di 252,80 dollari l’oncia nel 1999.
w02 15/12 pp. 13-14 parr. 3-7 “Egli si accosterà a voi”
se continui a cercarlo come l’argento, e continui a ricercarlo come i tesori nascosti, in tal caso comprenderai il timore di Geova, e troverai la medesima conoscenza di Dio. Poiché Geova stesso dà sapienza”. (Proverbi 2:3-6) Pensate: esseri umani imperfetti possono trovare “la medesima conoscenza di Dio”! Questo dono, la conoscenza contenuta nella Parola di Dio, è paragonato a “tesori nascosti”. Perché?
4 Una ragione è che la conoscenza di Dio ha grande valore. Una delle sue maggiori benedizioni è la prospettiva della vita eterna. (Giovanni 17:3) Ma fin d’ora tale conoscenza arricchisce la nostra vita. Per esempio, grazie all’attento studio della Parola di Dio, abbiamo avuto risposta a importanti domande come queste: Qual è il nome di Dio? (Salmo 83:18) Qual è la vera condizione dei morti? (Ecclesiaste 9:5, 10) Qual è il proposito di Dio per la terra e l’umanità? (Isaia 45:18) Abbiamo anche appreso che il miglior modo di vivere è quello incentrato sull’applicazione dei saggi consigli della Bibbia. (Isaia 30:20, 21; 48:17, 18) Abbiamo così una guida valida che ci aiuta a far fronte alle ansietà della vita e a vivere in modo da provare vera felicità e soddisfazione. Soprattutto, lo studio della Parola di Dio ci ha permesso di conoscere le meravigliose qualità di Geova e di accostarci a lui. Cosa potrebbe esserci di più prezioso di un’intima relazione con Geova basata sulla “medesima conoscenza di Dio”?
5 C’è un’altra ragione per cui la conoscenza di Dio può essere paragonata a “tesori nascosti”. Come molti tesori, è relativamente rara in questo mondo. Dei sei miliardi di abitanti della terra, quelli che adorano Geova e che hanno trovato “la medesima conoscenza di Dio” sono circa sei milioni, cioè 1 su 1.000. Per illustrare quale raro privilegio sia conoscere la verità della Parola di Dio, considerate anche solo questa domanda biblica: Cosa accade agli uomini quando muoiono? Dalle Scritture sappiamo che l’anima muore e che i morti sono inconsci. (Ezechiele 18:4) Eppure la falsa credenza che qualcosa di situato all’interno della persona continui a vivere dopo la morte è accettata dalla maggioranza delle religioni del mondo. È un insegnamento fondamentale delle religioni della cristianità. Prevale anche nel buddismo, nel giainismo, nell’ebraismo, nell’induismo, nell’islamismo, nello scintoismo, nel sikhismo e nel taoismo. Pensate: miliardi di persone sono ingannate da quest’unica falsa dottrina!
6 Perché il numero di quelli che hanno trovato “la medesima conoscenza di Dio” non è più elevato? Perché non si può comprendere il senso pieno della Parola di Dio senza il Suo aiuto. Ricordate che questa conoscenza è un dono. Geova la dà solo a quelli che sono disposti a ricercare la sua Parola con onestà e umiltà. Questi potrebbero non essere “saggi secondo la carne”. (1 Corinti 1:26) Secondo i criteri del mondo molti di loro potrebbero addirittura essere considerati “illetterati e comuni”. (Atti 4:13) Ma questo non conta. Geova ci ricompensa con “la medesima conoscenza di Dio” a motivo delle qualità che vede nel nostro cuore.
7 Facciamo un esempio. Molti studiosi della cristianità hanno scritto voluminosi commentari biblici. Queste opere di consultazione possono spiegare l’ambiente storico, il significato dei termini ebraici e greci, e altri particolari. Ma con tutto il loro sapere, questi studiosi hanno realmente trovato “la medesima conoscenza di Dio”? Comprendono chiaramente il tema della Bibbia, la rivendicazione della sovranità di Geova mediante il suo Regno celeste? Sanno che Geova Dio non fa parte di una Trinità? Noi abbiamo un accurato intendimento di queste cose. Perché? Perché Geova ci ha benedetti dandoci un intendimento delle verità spirituali che sfugge a molti ‘saggi e intellettuali’. (Matteo 11:25) Geova benedice veramente quelli che si accostano a lui!
w99 15/11 p. 24 “Geova stesso dà sapienza”
se continui a cercarlo come l’argento, e continui a ricercarlo come i tesori nascosti,
w99 15/11 p. 25 “Geova stesso dà sapienza”
Le esortazioni dei primi versetti del secondo capitolo di Proverbi includono espressioni come ‘ricevere’, ‘far tesoro’, ‘chiamare’, ‘continuare a cercare’, ‘continuare a ricercare’. Perché lo scrittore ricorre a questo crescendo espressivo? Secondo un’opera di consultazione, qui “il saggio vuol dare risalto alla necessità di ricercare la sapienza con grande premura”. Sì, dobbiamo ricercare premurosamente la sapienza e le qualità del discernimento e dell’intendimento ad essa correlate.
Farete lo sforzo necessario?
Uno dei fattori principali nella ricerca della sapienza è lo studio diligente della Bibbia. Questo studio, però, dev’essere molto più che una semplice lettura a scopo informativo. Una parte essenziale dello studio delle Scritture è la meditazione mirata. Acquistare sapienza e discernimento include il riflettere su come possiamo usare ciò che impariamo per risolvere problemi e prendere decisioni. Per acquistare intendimento occorre valutare che relazione c’è fra le nuove informazioni e quello che già conosciamo. Chi può negare che studiare la Bibbia in questo modo richieda tempo e notevole sforzo? L’investimento di tempo ed energie è paragonabile a quello necessario per ‘cercare l’argento e ricercare tesori nascosti’. Farete lo sforzo necessario? ‘Riscatterete il tempo opportuno’? — Efesini 5:15, 16.
w98 15/6 pp. 13-14 parr. 8-9 Apprezzate l’organizzazione di Geova?
8 Un saggio dell’antichità disse: “Figlio mio [o figlia mia], se riceverai i miei detti e farai tesoro dei miei propri comandamenti presso di te, in modo da prestare attenzione alla sapienza col tuo orecchio, per inclinare il tuo cuore al discernimento; se, inoltre, chiami l’intendimento stesso e levi la voce per lo stesso discernimento, se continui a cercarlo come l’argento, e continui a ricercarlo come i tesori nascosti, in tal caso comprenderai il timore di Geova, e troverai la medesima conoscenza di Dio”. — Proverbi 2:1-5.
9 Notate chi ha la responsabilità di fare questo? Il soggetto ripetuto è: ‘Se tu’. E fate caso all’espressione: ‘Se continui a ricercarlo come i tesori nascosti’. Pensate ai minatori che per secoli hanno scavato per cercare l’argento e l’oro in Bolivia, Messico, Sudafrica e altri paesi. Hanno lavorato duramente, con pala e piccone, per estrarre dalla roccia i metalli preziosi. Apprezzavano l’oro a tal punto che in una miniera della California (USA) scavarono 591 chilometri di tunnel, raggiungendo una profondità di un chilometro e mezzo, solo per cercare l’oro. Ma l’oro si può forse mangiare o bere? Può tenerci in vita in un deserto se stiamo morendo di fame e di sete? No, il suo valore è artificiale e arbitrario, in quanto cambia di giorno in giorno secondo l’andamento dei mercati internazionali. Eppure degli uomini sono stati disposti a morire per esso. Quanto più vale la pena di faticare per procurarsi l’oro spirituale, “la medesima conoscenza di Dio”! Pensate: la medesima conoscenza del Sovrano Signore dell’universo, della sua organizzazione e dei suoi propositi! A questo riguardo possiamo usare pala e piccone in senso spirituale. Ci riferiamo alle pubblicazioni bibliche che ci aiutano a scavare nella Parola di Geova per comprenderne il significato. — Giobbe 28:12-19.
w96 15/1 p. 12 par. 8 L’uomo ha bisogno della conoscenza di Dio
se continui a cercarlo come l’argento, e continui a ricercarlo come i tesori nascosti,
w96 15/1 p. 12 par. 9 L’uomo ha bisogno della conoscenza di Dio
Le persone di cuore retto si impegnano come se stessero scavando alla ricerca dell’argento e stessero cercando tesori nascosti.
w93 1/8 p. 32 La ricerca di un tesoro nascosto
Salomone, antico re di Israele, sapeva con quanta energia gli uomini scavano per trovare un tesoro nascosto e lo usò come esempio quando scrisse: “Se, inoltre, chiami l’intendimento stesso e levi la voce per lo stesso discernimento, se continui a cercarlo come l’argento, e continui a ricercarlo come i tesori nascosti, in tal caso comprenderai il timore di Geova, e troverai la medesima conoscenza di Dio”. — Proverbi 2:3-5.
w89 15/3 pp. 4-6 Continuate a cercare come per trovare tesori nascosti
Proverbi 2:1-6 esorta: “Figlio mio, se riceverai i miei detti e farai tesoro dei miei propri comandamenti presso di te, in modo da prestare attenzione alla sapienza col tuo orecchio, per inclinare il tuo cuore al discernimento; se, inoltre, chiami l’intendimento stesso e levi la voce per lo stesso discernimento, se continui a cercarlo come l’argento, e continui a ricercarlo come i tesori nascosti, in tal caso comprenderai il timore di Geova, e troverai la medesima conoscenza di Dio. Poiché Geova stesso dà sapienza; dalla sua bocca procedono conoscenza e discernimento”.
Dal momento che i tesori sepolti sono nascosti, è necessario cercarli. Mentre scavano, alcuni sacrificano il proprio tempo libero, il cibo e il sonno. Ma vale la pena di fare tutto questo sforzo se poi si trova il tesoro. Da parte nostra, dobbiamo fare sacrifici simili per cercare la sapienza di Dio. Come la ricerca di tesori sepolti richiede di scavare strenuamente, così occorre perseverare nella ricerca della sapienza. Non basta sfogliare superficialmente la Bibbia e le pubblicazioni cristiane. Per trovare le gemme spirituali ci vogliono tempo, ricerca e meditazione. Ma quale diletto si prova nell’acquistare intendimento delle Scritture! — Neemia 8:13.
Una ricerca fruttuosa
Sì, scavando nella Parola di Dio e trovando gemme di sapienza si prova felicità. (Proverbi 3:13-18) A tal fine, siamo saggi se ci allestiamo una buona biblioteca personale o familiare. Ma cosa dovrebbe contenere? Oltre a un buon dizionario, i testimoni di Geova trovano utile avere varie traduzioni della Bibbia nonché pubblicazioni bibliche cristiane, tra cui le riviste Torre di Guardia e Svegliatevi! di ciascun anno. Naturalmente una biblioteca dev’essere debitamente usata perché ci sia d’aiuto nella ricerca di tesori.
Nella nostra ricerca di sapienza, possiamo consultare l’elenco dei soggetti e dei versetti negli “Indici” delle pubblicazioni Watch Tower o in quelli che sono in fondo ai libri e ai volumi rilegati delle riviste della Società. Questi sono strumenti fondamentali per cercare la sapienza divina. In effetti, sono come una mappa che ci può guidare ai “tesori nascosti” della sapienza divina. (Proverbi 2:4) Se non abbiamo certe pubblicazioni necessarie per la ricerca, queste possono essere disponibili nella locale Sala del Regno dei testimoni di Geova.
Vediamo un esempio di ricerca di tesori fruttuosa. Nella nostra lettura della Bibbia, potremmo chiederci come morì Giuda Iscariota dopo aver tradito Gesù Cristo. Matteo 27:5 dichiara che Giuda “andatosene si impiccò”. Ma Atti 1:18 dice: “Cadendo a capofitto, si squarciò rumorosamente nel mezzo, e tutti i suoi intestini si sparsero”. Come morì, dunque, Giuda? Una risposta si può trovare consultando l’Ausiliario per capire la Bibbia, alla voce “Giuda”, dove è detto: “Sembra che Matteo consideri in che modo tentò il suicidio, mentre Atti ne descrive il risultato. Dai due resoconti risulta che Giuda cercò di impiccarsi su una rupe, ma la fune o il ramo dell’albero si spezzò così che cadde a capofitto e si sfracellò sulle rocce sottostanti. Data la topografia dei dintorni di Gerusalemme è plausibile che le cose siano andate così”. (Pagina 603) Un’altra pubblicazione in cui viene spiegato questo punto è Insight on the Scriptures (Acquistiamo intendimento delle Scritture), attualmente disponibile solo in inglese, nella cui appendice c’è anche un indice dei versetti, che facilita la ricerca delle risposte a domande come questa. Per quanto riguarda questa pubblicazione, si veda alla pagina 10 di questa rivista.
L’uso di una concordanza ci permette di trovare versetti biblici. Naturalmente, quando consideriamo un versetto, dovremmo fare attenzione al contesto. Per fare un esempio, consideriamo Salmo 144:12-14. Questi versetti descrivono alcuni che dicono: ‘I nostri figli sono come piante, le nostre figlie come angoli scolpiti nello stile dei palazzi, i nostri granai pieni, i nostri greggi si moltiplicano a migliaia, i nostri bovini carichi senza nessun aborto’. Potremmo pensare che queste parole si applichino al popolo di Dio, ma il contesto mostra che non è così. Nel versetto 11 Davide implora di esser liberato da quelli che proferiscono parole non veritiere. Costoro si vantavano dei loro figli, figlie, greggi e bovini. Secondo il versetto 15, tali trasgressori dicevano: “Felice il popolo per cui è proprio così!” Ma Davide, in contrasto, esclamò: “Felice il popolo il cui Dio è Geova!”
Le gemme spirituali abbondano!
Una fruttuosa ricerca di sapienza è senz’altro fonte di felicità. Le gemme spirituali che si possono trovare con la ricerca includono soddisfacenti risposte a domande bibliche. E quali risposte troviamo se continuiamo a cercare! Per esempio, con chi si sposò Caino? La Torre di Guardia (1° aprile 1982) diceva: “La Bibbia dice che Adamo ed Eva ebbero molti figli, non soltanto due [Caino e Abele]. ‘I giorni di Adamo dopo che ebbe generato Set [un altro figlio] furono ottocento anni. Nel frattempo generò figli e figlie.’ (Gen. 5:4) Sapendo questo, con chi pensate che si sia sposato Caino? Sì, deve aver sposato una delle sue sorelle. Oggi l’unione fra stretti consanguinei può avere pericolose conseguenze per i figli, ma agli inizi della storia umana, quando l’uomo era molto più vicino alla perfezione, il problema non esisteva”.
Supponiamo che stiamo leggendo il libro biblico di Proverbi. Notando ciò che dice Proverbi 1:7, potremmo chiederci: ‘Che cos’è “il timore di Geova”?’ Le nostre ricerche ci possono indirizzare alla Torre di Guardia del 15 maggio 1987, che diceva: “È rispetto, profonda riverenza nei suoi confronti, nonché sano timore di dispiacergli motivato dalla nostra gratitudine per la sua amorevole benignità e bontà. ‘Il timore di Geova’ significa riconoscere che egli è il Giudice supremo e l’Onnipotente, e che ha il diritto di punire o mettere a morte coloro che gli disubbidiscono. Significa anche servire Dio fedelmente, confidare pienamente in lui e odiare ciò che egli considera male”.
Continuate a cercare!
La Torre di Guardia viene pubblicata per aiutare i sinceri cercatori di sapienza a trovare inestimabili gemme spirituali. Tutti noi abbiamo bisogno di sapienza e di intendimento della Parola di Dio. Proverbi 4:7, 8 dice: “La sapienza è la prima cosa. Acquista sapienza; e con tutto ciò che acquisti, acquista intendimento. Stimala altamente, ed essa ti esalterà. Ti glorificherà perché l’avrai abbracciata”.
Solo acquistando intendimento delle Scritture e usando rettamente la sapienza possiamo trovare vera felicità. Sì, e solo facendo uso della sapienza divina possiamo piacere a Geova Dio. Non permettete dunque che nulla vi impedisca di cercare la sapienza come cerchereste dei tesori nascosti.
w89 1/12 pp. 16-19 parr. 3-22 Cercate tesori nascosti?
se continui a cercarlo come l’argento, e continui a ricercarlo come i tesori nascosti, in tal caso comprenderai il timore di Geova, e troverai la medesima conoscenza di Dio”. Pensate: noi, miseri esseri umani, possiamo trovare “la medesima conoscenza di Dio”! — Proverbi 2:3-5.
Perché tutti hanno bisogno di accurata conoscenza
4 Dal tempo di Cristo in poi, questa essenziale conoscenza è aumentata fino a includere molto più di ciò che sapevano i fedeli ebrei, uomini e donne, dell’antichità. Paolo disse: “L’Iddio del nostro Signore Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione nell’accurata conoscenza di lui; essendo stati illuminati gli occhi del vostro cuore, affinché conosciate qual è la speranza alla quale egli vi ha chiamati, qual è la gloriosa ricchezza che egli riserva come eredità ai santi”. — Efesini 1:17, 18.
5 Questo era un consiglio esplicito rivolto ai santi fratelli unti di Cristo, ed è valido tuttora. Come parte secondaria del “seme” della promessa essi costituiscono uno speciale bersaglio per Satana, che cerca di corromperli spiritualmente. (Galati 3:26-29; Efesini 6:11, 12) Gli unti, in special modo, devono rendere sicura la loro chiamata non trascurando il gratuito dono dell’immeritata benignità di Dio. Ecco perché devono costantemente rafforzare la propria spiritualità rinnovando l’accurata conoscenza della Parola e della volontà di Dio. — Efesini 3:7; Ebrei 6:4-6; 2 Pietro 1:9-12.
6 Che dire di quelli che hanno la speranza della vita eterna sulla terra? Perché l’accurata conoscenza è essenziale per loro? Perché non esistono diversi gradi di integrità cristiana, come se le norme per gli unti, i quali hanno una speranza celeste, fossero più elevate che per le altre pecore, le quali hanno una speranza terrena. (Giovanni 10:16; 2 Pietro 3:13) I princìpi cristiani si applicano allo stesso modo a tutti. Per tale motivo, abbiamo tutti bisogno di ricaricare regolarmente le nostre “batterie” spirituali con l’accurata conoscenza. Ma ci vogliono tempo e sforzo. Dobbiamo metterci a scavare spiritualmente, come se cercassimo tesori nascosti. — Salmo 105:4, 5.
Riscattiamo il tempo per scavare
7 Oggi quasi tutti hanno una vita intensa, e come cristiani forse siamo anche più impegnati della maggioranza degli altri, con il nostro programma di adunanze bibliche, servizio di campo, lavoro secolare, lavori di casa, scuola, e così via. Tuttavia, proprio come ci prendiamo ogni giorno il tempo per mangiare, così dovremmo riservare del tempo per nutrire la nostra mente e la nostra spiritualità. Non a caso Gesù citò Deuteronomio 8:3: “È scritto: ‘L’uomo non deve vivere di solo pane, ma di ogni espressione che esce dalla bocca di Geova’”. (Matteo 4:4) Se trascuriamo la nostra spiritualità, trascuriamo i nostri valori spirituali e la nostra speranza per il futuro. Allora possiamo cominciare a scivolare e vacillare. Perciò, come possiamo trovare il tempo per il regolare studio personale della Bibbia?
8 Le parole dell’apostolo Paolo sono molto appropriate: “Guardate dunque accortamente che il modo in cui camminate non sia da insensati ma da saggi, riscattando per voi stessi il tempo opportuno, perché i giorni sono malvagi. Per questo motivo cessate di divenire irragionevoli, ma comprendete qual è la volontà di Geova”. Possiamo comprendere qual è la volontà di Geova solo se prestiamo attenzione alla sua Parola attraverso lo studio personale. E ciò significa che dobbiamo ‘riscattare il tempo opportuno’, ovvero ‘usare bene il tempo che abbiamo’. — Efesini 5:15-17; Parola del Signore.
9 Se analizziamo le attività secondarie di ogni giorno, come riscontriamo di trascorrere la maggior parte del nostro tempo libero? Di fronte al televisore? Quell’apparecchio ipnotico può rubarci da due a cinque ore ogni sera! Personalmente, quante ore al giorno dedicate a guardare la televisione? Spesso i programmi trasmessi sono degradanti, pieni di violenza e di sesso. E frequentemente sono concepiti apposta per stuzzicare ‘il desiderio della carne, il desiderio degli occhi e la vistosa ostentazione dei propri mezzi di sostentamento’. (1 Giovanni 2:15-17) Tuttavia, molti non hanno abbastanza forza di volontà da spegnere il televisore. Sì, questa moderna invenzione può sciupare il nostro bene più prezioso, il tempo.
10 Se siamo onesti con noi stessi, riconosceremo che di solito è possibile trovare il tempo per cose essenziali come lo studio della Bibbia. E in questi tempi difficili lo studio personale che porta all’accurata conoscenza è essenziale per un cristiano. Tuttavia, visto che l’anno scorso sono state disassociate oltre 41.000 persone, è evidente che molti fratelli e sorelle hanno trascurato la propria spiritualità. Indossare “la completa armatura di Dio” e averne cura non è solo un esercizio da farsi sporadicamente. Proprio come nel caso di un soldato che indossa un’armatura letterale, è un dovere quotidiano. — Efesini 6:10-18; Romani 1:28-32; 2 Timoteo 3:1.
11 In tutto il mondo, gli oltre 9.000 membri delle 95 famiglie Betel che lavorano nelle filiali della Società (Watch Tower) tengono il loro studio familiare ogni lunedì sera. Studiano La Torre di Guardia preparandosi per l’adunanza del fine settimana, e spesso hanno anche una conferenza biblica o una lezione per i nuovi membri della famiglia. Sì, il lunedì è in tutto il mondo la sera dello studio familiare per le Betel. Quand’è che fate il vostro studio personale o familiare? — Ebrei 10:24, 25.
Gli strumenti e il loro uso
12 Proprio come il minatore ha degli strumenti per il suo lavoro, così noi abbiamo strumenti con cui scavare nella miniera d’oro della Parola di Dio. Prendete, ad esempio, la Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture con riferimenti. Attualmente è pubblicata in francese, giapponese, inglese, italiano, olandese, portoghese, spagnolo e tedesco, per cui la maggior parte dei testimoni di Geova ha a propria disposizione un meraviglioso strumento per ottenere accurata conoscenza del vero Dio. Questa edizione della Bibbia contiene migliaia di riferimenti marginali e numerose note in calce. È dotata anche di un’appendice di 36 pagine che riporta informazioni dettagliate su varie domande bibliche.
13 In fondo alla Bibbia con riferimenti c’è un “Indice di parole bibliche”. Come possiamo usarlo? Se cercate nella vostra copia l’espressione “accurata conoscenza”, troverete elencati 16 versetti. Ma nessuno di questi appartiene alle Scritture Ebraiche. Significa questo che le Scritture Ebraiche non sottolineino il bisogno di tale conoscenza? No, poiché all’esponente “conoscenza” ci sono 25 riferimenti, di cui 18 rimandano alle Scritture Ebraiche. Il fatto è che in ebraico non c’è un termine specifico per “accurata conoscenza”. Perciò, come noterete dai riferimenti, a volte il bisogno di avere più che una semplice conoscenza generica viene espresso accostando alla parola “conoscenza” termini come “discernimento” e “perspicacia”, o parlando di una conoscenza “abbondante”. — Daniele 1:4; 12:4; Geremia 3:15.
14 Come abbiamo appreso nell’articolo precedente, il greco biblico esprimeva una sottile differenza fra i due gradi di conoscenza. E man mano che scaviamo, vogliamo saperne di più riguardo alla differenza fra questi due termini applicati ai cristiani. Perché la conoscenza (gnòsis) e l’accurata conoscenza (epìgnosis) sono essenziali per i cristiani? Dove possiamo trovare la risposta? Nell’enciclopedia biblica Ausiliario per capire la Bibbia. Che tesori contengono questi fascicoli! Cercate la voce “Conoscenza”: troverete un intero articolo sui termini che stiamo prendendo in considerazione e sulle qualità affini di sapienza, intendimento, discernimento e capacità di pensare. E tutto questo “oro”, queste informazioni, le abbiamo trovate usando solo pochi sussidi per lo studio della Bibbia! Ma c’è dell’altro. — Salmo 19:9, 10.
15 Se voleste fare una ricerca ancora più accurata sulla “conoscenza” e sui termini affini, potreste usare gli “Indici” annuali delle pubblicazioni della Società (Watch Tower), disponibili in molte lingue. E come abbiamo scelto il tema della conoscenza, potreste fare altrettanto con centinaia di altri argomenti. Immaginate che enorme patrimonio di informazioni c’è sul nome di Geova! Che abbondanza di accurata conoscenza c’è in merito al sovrano Signore dell’universo! — Salmo 68:19, 20; Atti 4:24.
16 Con queste e altre pubblicazioni per lo studio pubblicate dalla Società possiamo trovare meravigliosi “tesori nascosti”! Volete l’“oro”? Ritenete che ne valga la pena? Vi prenderete il tempo per scavare? — Proverbi 2:1-5.
Chi prende la direttiva nello “scavare” in senso spirituale?
17 Qual è il segreto per ottenere questa preziosa conoscenza di Dio e di Cristo? Bisogna avere un incentivo: il profondo desiderio di essere approvati da Geova e da suo Figlio e di ricevere la vita eterna. Gesù disse: “Continuate a chiedere, e vi sarà dato; continuate a cercare, e troverete; continuate a bussare, e vi sarà aperto. Poiché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto”. Ma notate che c’è una condizione. Gesù disse: ‘Continuate a chiedere, cercare e bussare’. Non basta farlo una volta sola. La ricerca della conoscenza dev’essere costante. — Matteo 5:6; 7:7, 8.
18 Nella famiglia cristiana, chi deve prendere la direttiva nello “scavare” per ottenere accurata conoscenza? Paolo risponde: “Voi, padri, non irritate i vostri figli, ma continuate ad allevarli nella disciplina e nella norma mentale di Geova”. Sì, sono i genitori, specialmente il padre, a dover prendere la direttiva nel mostrare apprezzamento per i valori spirituali. E questo ci ricorda nuovamente il bisogno di una disposizione regolare che serva da punto di riferimento per la famiglia. — Efesini 6:4.
19 Il tempo che si dedica a studiare insieme come famiglia può essere reso interessante. Ad esempio, se avete figli potreste far scegliere loro un tema e poi assegnare loro delle ricerche in pubblicazioni diverse, a seconda della loro età e capacità. Poi, dopo una mezz’oretta, riunitevi e vedete quello che ciascuno ha scoperto sull’argomento scelto. Se avete una concordanza, un bambino potrebbe contare quante volte una certa parola ricorre nelle Scritture Ebraiche e nelle Scritture Greche. Un figlio più grande potrà forse trovare qualche informazione interessante nell’Ausiliario. I genitori conoscono le capacità dei loro figli e sanno per quanto tempo essi possono rimanere concentrati, e dovrebbero adattare lo studio a tali fattori. Siate flessibili e dimostrate apprezzamento. Incoraggiate la vostra famiglia a “scavare” in senso spirituale, e fatelo con il giusto motivo.
“Scavare” con il giusto motivo
20 La modestia è una virtù cristiana. (Proverbi 11:2; 1 Timoteo 2:9) Dovremmo quindi studiare per vantarci di ciò che abbiamo imparato? Vorremmo forse mettere in mostra la nostra conoscenza, magari facendo apparire gli altri ignoranti? O dovremmo diffondere le nostre interpretazioni e congetture personali? Paolo consigliò: “Per l’immeritata benignità datami dico a ognuno che è fra voi di non pensare di sé più di quanto sia necessario pensare; ma di pensare in modo da avere una mente sana, ciascuno secondo la misura di fede che Dio gli ha distribuito”. — Romani 12:3.
21 Chi si sforza con sincerità e mette in pratica l’accurata conoscenza può ottenere fede, virtù, padronanza di sé, perseveranza, santa devozione, affetto fraterno e amore. Pietro mostrò quanto sono importanti queste qualità scrivendo: “Poiché se queste cose esistono in voi e traboccano, vi impediranno di essere inattivi o infruttuosi riguardo all’accurata conoscenza del nostro Signore Gesù Cristo”. — 2 Pietro 1:2-8.
22 La nostra conoscenza dovrebbe influire sul cuore. Dovrebbe spingerci a mostrare amore per Dio e per il prossimo e a divenire cristiani produttivi nella nostra condotta e nel nostro ministero. Così saremo uniti e comprenderemo meglio l’esempio di Cristo. (Efesini 4:13) Che eccellente ricompensa per chi cerca tesori nascosti!
PROVERBI 2:5)
“in tal caso comprenderai il timore di Geova, e troverai la medesima conoscenza di Dio.”
w11 1/10 p. 15 Potete trovare “la medesima conoscenza di Dio”
Salomone indica che questo tesoro è “la medesima conoscenza di Dio”, cioè la verità su Dio e sui suoi propositi così com’è rivelata nella Bibbia. (Versetto 5) Ecco alcune caratteristiche di questo tesoro:
Veri insegnamenti. La Bibbia risponde a domande come: Qual è il nome di Dio? (Salmo 83:18) Cosa accade quando si muore? (Salmo 146:3, 4) Perché esistiamo? (Genesi 1:26-28; Salmo 115:16) Non pensate che le risposte a tali importanti domande siano davvero preziose?
Saggi consigli. La Bibbia insegna qual è il miglior modo di vivere. Come si può far durare il proprio matrimonio? (Efesini 5:28, 29, 33) Come si possono crescere figli responsabili? (Deuteronomio 6:5-7; Efesini 6:4) Come si può avere una vita felice? (Matteo 5:3; Luca 11:28) Consigli fidati su argomenti come questi sono inestimabili, non credete?
Una migliore comprensione della natura di Dio e della sua personalità. La Bibbia è la principale fonte di informazioni accurate riguardo a Dio. Qual è la sua natura? (Giovanni 1:18; 4:24) Si interessa di noi? (1 Pietro 5:6, 7) Quali sono alcune delle sue straordinarie qualità? (Esodo 34:6, 7; 1 Giovanni 4:8) Secondo voi, quanto è importante disporre di informazioni attendibili sul Creatore?
“La medesima conoscenza di Dio” è ovviamente un tesoro spirituale.
w09 15/7 p. 3 parr. 2-3 Troviamo i tesori che sono “attentamente occultati in lui”
Tuttavia la Parola di Dio ci invita a ricercare tesori che influiscono veramente su di noi e che sono molto più preziosi di qualsiasi tesoro materiale. L’invito a cercarli vale per tutti. — Leggi Proverbi 2:1-6.
3 Considerate il valore dei tesori che Geova esorta i suoi adoratori a ricercare. Uno di questi tesori è “il timore di Geova”, che può essere una protezione e una salvaguardia in questi tempi pericolosi. (Sal. 19:9) Chi trova “la medesima conoscenza di Dio” può ricevere il più grande onore concesso a un essere umano: avere un’intima relazione con l’Altissimo. E con la conoscenza, il discernimento e la sapienza che Dio dà, veri e propri tesori, saremo in grado di risolvere i problemi e resistere alle pressioni della vita quotidiana. (Prov. 9:10, 11)
w02 15/8 pp. 15-17 ‘Seguitemi di continuo’
Coltiviamo amore per le verità che impariamo
3 Per amare le verità che insegniamo ad altri, dobbiamo avere il desiderio di impararle noi stessi. Nel mondo d’oggi non è sempre facile sviluppare questo tipo di amore. Fattori come scarsa istruzione e cattive abitudini acquisite in gioventù portano molti a non amare lo studio. È essenziale però lasciarci istruire da Geova. Proverbi 2:1-5 dice: “Figlio mio, se riceverai i miei detti e farai tesoro dei miei propri comandamenti presso di te, in modo da prestare attenzione alla sapienza col tuo orecchio, per inclinare il tuo cuore al discernimento; se, inoltre, chiami l’intendimento stesso e levi la voce per lo stesso discernimento, se continui a cercarlo come l’argento, e continui a ricercarlo come i tesori nascosti, in tal caso comprenderai il timore di Geova, e troverai la medesima conoscenza di Dio”.
4 Si noti che nei versetti da 1 a 4 siamo ripetutamente esortati a fare lo sforzo non solo di ‘ricevere’ e ‘far tesoro’, ma anche di ‘continuare a cercare e a ricercare’. Ma cosa ci spinge a impegnarci tanto? Notate la frase: ‘inclina il tuo cuore al discernimento’. Secondo un’opera di consultazione, questa esortazione “non è un invito a prestare semplicemente attenzione; è la richiesta di avere una certa disposizione mentale: quella di essere ansiosi di ricevere gli insegnamenti”. E cosa può renderci ansiosi di imparare ciò che Geova insegna? Il modo in cui consideriamo il suo insegnamento. “La medesima conoscenza di Dio” dev’essere per noi come “l’argento” e come “i tesori nascosti”.
5 Non è difficile sviluppare questo atteggiamento mentale. Per esempio, la “conoscenza di Dio” che avete acquisito include probabilmente la verità secondo cui è volontà di Geova che l’umanità fedele viva per sempre su una terra paradisiaca. (Salmo 37:28, 29) Quando avete appreso per la prima volta questa verità, senza dubbio l’avete considerata un vero tesoro, qualcosa che vi ha riempito la mente e il cuore di gioia e di speranza. E ora? Nel corso del tempo l’apprezzamento per il vostro tesoro si è forse offuscato o affievolito? In questo caso, cercate di fare due cose. Per prima cosa, rinnovate il vostro apprezzamento, cioè rinfrescate regolarmente la memoria sulle ragioni per apprezzare ciascuna verità che Geova vi ha insegnato, comprese quelle che avete appreso molti anni fa.
6 Seconda cosa, continuate ad accrescere il vostro tesoro. Per esempio, se scavando trovaste una preziosa gemma, vi limitereste a mettervela in tasca e ad andarvene soddisfatti? Non continuereste a scavare per vedere se ce ne sono delle altre? La Parola di Dio è piena di gemme di verità. A prescindere da quante ne avete già trovate, potete trovarne altre. (Romani 11:33) Quando dissotterrate una gemma di verità, chiedetevi: ‘Cosa la rende un tesoro? Mi permette di discernere meglio la personalità di Geova o i suoi propositi? Mi dà una guida pratica che mi aiuta a seguire le orme di Gesù?’ Riflettendo su queste domande accrescerete il vostro amore per le verità che Geova vi ha insegnato.
w02 1/12 p. 15 par. 10 Provate diletto nello studio personale della Parola di Dio
10 Salomone continua: “In tal caso comprenderai il timore di Geova, e troverai la medesima conoscenza di Dio”. (Proverbi 2:5) Che pensiero straordinario: noi creature umane imperfette possiamo trovare “la medesima conoscenza di Dio”, di Geova, il Sovrano Signore dell’universo! (Salmo 73:28; Atti 4:24) Da secoli i filosofi e i cosiddetti saggi del mondo cercano di scoprire i misteri della vita e dell’universo. Tuttavia non sono riusciti a trovare “la medesima conoscenza di Dio”. Perché? Sebbene sia disponibile da migliaia di anni nella Parola di Dio, la Bibbia, la respingono considerandola troppo semplice: così non l’accettano e non la comprendono. — 1 Corinti 1:18-21.
w02 15/12 pp. 13-14 parr. 3-7 “Egli si accosterà a voi”
se continui a cercarlo come l’argento, e continui a ricercarlo come i tesori nascosti, in tal caso comprenderai il timore di Geova, e troverai la medesima conoscenza di Dio. Poiché Geova stesso dà sapienza”. (Proverbi 2:3-6) Pensate: esseri umani imperfetti possono trovare “la medesima conoscenza di Dio”! Questo dono, la conoscenza contenuta nella Parola di Dio, è paragonato a “tesori nascosti”. Perché?
4 Una ragione è che la conoscenza di Dio ha grande valore. Una delle sue maggiori benedizioni è la prospettiva della vita eterna. (Giovanni 17:3) Ma fin d’ora tale conoscenza arricchisce la nostra vita. Per esempio, grazie all’attento studio della Parola di Dio, abbiamo avuto risposta a importanti domande come queste: Qual è il nome di Dio? (Salmo 83:18) Qual è la vera condizione dei morti? (Ecclesiaste 9:5, 10) Qual è il proposito di Dio per la terra e l’umanità? (Isaia 45:18) Abbiamo anche appreso che il miglior modo di vivere è quello incentrato sull’applicazione dei saggi consigli della Bibbia. (Isaia 30:20, 21; 48:17, 18) Abbiamo così una guida valida che ci aiuta a far fronte alle ansietà della vita e a vivere in modo da provare vera felicità e soddisfazione. Soprattutto, lo studio della Parola di Dio ci ha permesso di conoscere le meravigliose qualità di Geova e di accostarci a lui. Cosa potrebbe esserci di più prezioso di un’intima relazione con Geova basata sulla “medesima conoscenza di Dio”?
5 C’è un’altra ragione per cui la conoscenza di Dio può essere paragonata a “tesori nascosti”. Come molti tesori, è relativamente rara in questo mondo. Dei sei miliardi di abitanti della terra, quelli che adorano Geova e che hanno trovato “la medesima conoscenza di Dio” sono circa sei milioni, cioè 1 su 1.000. Per illustrare quale raro privilegio sia conoscere la verità della Parola di Dio, considerate anche solo questa domanda biblica: Cosa accade agli uomini quando muoiono? Dalle Scritture sappiamo che l’anima muore e che i morti sono inconsci. (Ezechiele 18:4) Eppure la falsa credenza che qualcosa di situato all’interno della persona continui a vivere dopo la morte è accettata dalla maggioranza delle religioni del mondo. È un insegnamento fondamentale delle religioni della cristianità. Prevale anche nel buddismo, nel giainismo, nell’ebraismo, nell’induismo, nell’islamismo, nello scintoismo, nel sikhismo e nel taoismo. Pensate: miliardi di persone sono ingannate da quest’unica falsa dottrina!
6 Perché il numero di quelli che hanno trovato “la medesima conoscenza di Dio” non è più elevato? Perché non si può comprendere il senso pieno della Parola di Dio senza il Suo aiuto. Ricordate che questa conoscenza è un dono. Geova la dà solo a quelli che sono disposti a ricercare la sua Parola con onestà e umiltà. Questi potrebbero non essere “saggi secondo la carne”. (1 Corinti 1:26) Secondo i criteri del mondo molti di loro potrebbero addirittura essere considerati “illetterati e comuni”. (Atti 4:13) Ma questo non conta. Geova ci ricompensa con “la medesima conoscenza di Dio” a motivo delle qualità che vede nel nostro cuore.
7 Facciamo un esempio. Molti studiosi della cristianità hanno scritto voluminosi commentari biblici. Queste opere di consultazione possono spiegare l’ambiente storico, il significato dei termini ebraici e greci, e altri particolari. Ma con tutto il loro sapere, questi studiosi hanno realmente trovato “la medesima conoscenza di Dio”? Comprendono chiaramente il tema della Bibbia, la rivendicazione della sovranità di Geova mediante il suo Regno celeste? Sanno che Geova Dio non fa parte di una Trinità? Noi abbiamo un accurato intendimento di queste cose. Perché? Perché Geova ci ha benedetti dandoci un intendimento delle verità spirituali che sfugge a molti ‘saggi e intellettuali’. (Matteo 11:25) Geova benedice veramente quelli che si accostano a lui!
w01 1/2 pp. 10-11 parr. 9-10 Avete fatto vostra la verità?
9 Che dire se siamo tormentati dai dubbi? Cosa dovremmo fare? Il saggio re Salomone ci dà la risposta: “Figlio mio, se riceverai i miei detti e farai tesoro dei miei propri comandamenti presso di te, in modo da prestare attenzione alla sapienza col tuo orecchio, per inclinare il tuo cuore al discernimento; se, inoltre, chiami l’intendimento stesso e levi la voce per lo stesso discernimento, se continui a cercarlo come l’argento, e continui a ricercarlo come i tesori nascosti, in tal caso comprenderai il timore di Geova, e troverai la medesima conoscenza di Dio”. — Proverbi 2:1-5.
10 Non è un pensiero straordinario? Se siamo disposti a prestare viva attenzione alla sapienza di Dio, troveremo “la medesima conoscenza di Dio”. Sì, la conoscenza del Sovrano Signore dell’universo è alla nostra portata se siamo disposti a ricevere i suoi detti e a farne tesoro. Questo vuol dire rivolgersi a Geova in preghiera e mediante lo studio personale. I tesori nascosti della sua Parola possono dissipare ogni dubbio e aiutarci a vedere la luce della verità.
w99 15/11 p. 24 “Geova stesso dà sapienza”
in tal caso comprenderai il timore di Geova, e troverai la medesima conoscenza di Dio”. — Proverbi 2:1-5.
w99 15/11 p. 25 “Geova stesso dà sapienza”
Considerate quali grandi tesori ci attendono se con cuore sincero scaviamo in profondità nella Bibbia. Pensate, scopriremo “la medesima conoscenza di Dio”, la stabile, valida e vivificante conoscenza del nostro Creatore! (Giovanni 17:3) Un altro tesoro che si ottiene è “il timore di Geova”. Com’è prezioso questo timore reverenziale di lui! Il sano timore di dispiacergli deve influire su ogni aspetto della nostra vita, conferendo una dimensione spirituale a tutto ciò che facciamo. — Ecclesiaste 12:13.
w96 15/1 p. 12 par. 8 L’uomo ha bisogno della conoscenza di Dio
in tal caso comprenderai il timore di Geova, e troverai la medesima conoscenza di Dio.
w96 15/1 p. 12 par. 9 L’uomo ha bisogno della conoscenza di Dio
Ma quale grande tesoro trovano coloro che hanno un cuore ricettivo? Trovano “la medesima conoscenza di Dio”. Che cos’è? In parole semplici, è la conoscenza che si trova nella Parola di Dio, la Bibbia.
w95 15/3 p. 12 Impariamo a provare gioia nel timore di Geova
Farete lo sforzo?
10 Naturalmente il semplice fatto di leggere la Bibbia o di frequentare le adunanze nella Sala del Regno non garantisce che avremo santo timore. Notate cosa dobbiamo fare se vogliamo veramente comprendere il timore di Geova. Proverbi 2:1-5 dice: “Figlio mio, se riceverai i miei detti e farai tesoro dei miei propri comandamenti presso di te, in modo da prestare attenzione alla sapienza col tuo orecchio, per inclinare il tuo cuore al discernimento; se, inoltre, chiami l’intendimento stesso e levi la voce per lo stesso discernimento, se continui a cercarlo come l’argento, e continui a ricercarlo come i tesori nascosti, in tal caso comprenderai il timore di Geova, e troverai la medesima conoscenza di Dio”. Perciò quando assistiamo alle adunanze dobbiamo prestare attenzione a ciò che viene detto, fare un sincero sforzo per concentrarci e ricordare i pensieri principali, riflettere seriamente su come i sentimenti che proviamo per Geova dovrebbero influire sul nostro atteggiamento verso i consigli che vengono dati: sì, aprire il nostro cuore. Allora comprenderemo il timore di Geova.
kl cap. 1 pp. 6-7 parr. 3-5 Potete avere un futuro felice!
3 Stiamo parlando di un particolare tipo di conoscenza che è di gran lunga superiore alla sapienza umana. È “la medesima conoscenza di Dio”. (Proverbi 2:5) Quasi 2.000 anni fa uno scrittore biblico disse: “Ogni casa è costruita da qualcuno, ma chi ha costruito tutte le cose è Dio”. (Ebrei 3:4) Pensate che conoscenza deve avere Colui che ha fatto tutte le cose! La Bibbia dice che Dio conta e chiama per nome tutte le stelle. Che idea sbalorditiva, dato che nella nostra stessa galassia ci sono centinaia di miliardi di stelle, e gli astronomi dicono che esistono circa cento miliardi di altre galassie! (Salmo 147:4) Dio inoltre sa tutto di noi, quindi chi altri potrebbe dare risposte migliori ai grandi interrogativi della vita? — Matteo 10:30.
4 Immaginate due uomini che cercano di riparare la propria auto. Frustrato, uno ci rinuncia. L’altro con calma risolve il problema, gira la chiave dell’accensione e sorride mentre il motore si avvia e funziona a dovere. Non vi sarà difficile immaginare quale dei due aveva un manuale di istruzioni fornito dal fabbricante. Non è logico che Dio provveda istruzioni per guidarci nella vita? Come forse sapete, la Bibbia afferma di essere proprio questo: un libro di istruzioni e una guida fornita dal nostro Creatore col preciso scopo di impartire la conoscenza di Dio. — 2 Timoteo 3:16.
5 Se l’affermazione della Bibbia è vera, pensate ai tesori di conoscenza che questo libro deve contenere! In Proverbi 2:1-5 ci esorta a ricercare la sapienza — a scavare come per trovare un tesoro nascosto — non nel campo del pensiero umano, ma nella stessa Parola di Dio. Se cerchiamo lì, troveremo “la medesima conoscenza di Dio”. Poiché Dio comprende i nostri limiti e i nostri bisogni, ci dà istruzioni che ci aiutano a condurre una vita pacifica, felice. (Salmo 103:14; Isaia 48:17) Inoltre la conoscenza di Dio ci offre una buona notizia entusiasmante.
w89 1/12 p. 16 Cercate tesori nascosti?
È interessante notare che in Proverbi 2:5 l’espressione “la medesima conoscenza di Dio” nella Settanta greca è resa epìgnosis, cioè “accurata conoscenza”; questo è uno degli otto casi in cui tale parola greca ricorre nella Settanta.
PROVERBI 2:6)
“Poiché Geova stesso dà sapienza; dalla sua bocca procedono conoscenza e discernimento.”
w11 1/10 p. 15 Potete trovare “la medesima conoscenza di Dio”
Se mostrerete un simile spirito d’iniziativa, Geova farà il resto. “Geova stesso dà sapienza”, dice il versetto 6. Solo con il suo aiuto si possono comprendere appieno le verità bibliche. (Giovanni 6:44; Atti 16:14)
w02 1/12 p. 15 par. 11 Provate diletto nello studio personale della Parola di Dio
11 Ecco un altro incentivo che Salomone evidenzia: “Geova stesso dà sapienza; dalla sua bocca procedono conoscenza e discernimento”. (Proverbi 2:6) Geova dà liberamente e generosamente sapienza, conoscenza e discernimento a chiunque sia disposto a ricercarli. Di sicuro abbiamo ogni ragione per tenere in alta stima lo studio personale della Parola di Dio, anche se in effetti richiede sforzo, disciplina e sacrificio. Noi almeno abbiamo a disposizione la Bibbia stampata e non dobbiamo ricopiarla a mano come dovevano fare alcuni nell’antichità! — Deuteronomio 17:18, 19.
w99 15/11 p. 26 “Geova stesso dà sapienza”
La ricerca non sarà vana
Spesso la ricerca di gemme, oro o argento nascosti si rivela infruttuosa. Non è così per la ricerca dei tesori spirituali. Perché? “Geova stesso dà sapienza”, ci assicura Salomone, “dalla sua bocca procedono conoscenza e discernimento”. — Proverbi 2:6.
Il re Salomone era famoso per la sua sapienza. (1 Re 4:30-32) Le Scritture rivelano che conosceva un’ampia varietà di argomenti, fra cui piante, animali, la natura umana e la Parola di Dio. Il discernimento che manifestò quand’era un giovane re nell’appianare la disputa fra due donne, che asserivano entrambe di essere la madre del medesimo bambino, contribuì a diffondere la sua fama a livello internazionale. (1 Re 3:16-28) Qual era la fonte del suo gran sapere? Salomone aveva chiesto a Geova in preghiera “sapienza e conoscenza” e la capacità di “discernere fra il bene e il male”. Geova gliele aveva concesse. — 2 Cronache 1:10-12; 1 Re 3:9.
Anche noi dovremmo chiedere aiuto a Geova in preghiera mentre studiamo diligentemente la sua Parola. Il salmista pregò: “Istruiscimi, o Geova, intorno alla tua via. Camminerò nella tua verità. Unifica il mio cuore per temere il tuo nome”. (Salmo 86:11) Geova approvò quella preghiera, in quanto la fece scrivere nella Bibbia. Possiamo avere fiducia che anche le nostre fervide e frequenti preghiere per chiedere il suo aiuto per trovare tesori spirituali nella Bibbia non rimarranno inascoltate. — Luca 18:1-8.
w97 15/3 p. 12 parr. 1-2 Inclina il tuo cuore al discernimento
GEOVA è il nostro sommo Insegnante. (Isaia 30:20, 21) Ma cosa dobbiamo fare per trarre beneficio dalla “medesima conoscenza di Dio” rivelata nella sua Parola? Una cosa che dobbiamo fare è ‘inclinare il nostro cuore al discernimento’, cioè desiderare con tutto il cuore di acquistare e manifestare questa qualità. Per questo dobbiamo rivolgerci a Dio, perché il saggio scrisse: “Geova stesso dà sapienza; dalla sua bocca procedono conoscenza e discernimento”. (Proverbi 2:1-6) Cosa sono conoscenza, sapienza e discernimento?
2 Conoscenza significa nozione di fatti acquisita per esperienza personale, osservazione o studio. La sapienza è la capacità di mettere a frutto la conoscenza. (Matteo 11:19) Il re Salomone manifestò sapienza quando due donne reclamavano lo stesso bambino ed egli usò la sua conoscenza dell’attaccamento di una madre verso il figlio per appianare la disputa. (1 Re 3:16-28) Il discernimento è la “facoltà della mente di giudicare, valutare, distinguere, rettamente”. (Vocabolario della lingua italiana di Nicola Zingarelli) Se incliniamo il cuore al discernimento, Geova ce lo darà tramite suo Figlio. (2 Timoteo 2:1, 7) Ma che relazione ha il discernimento con vari aspetti della vita?
w97 15/3 pp. 15-17 Inclina il tuo cuore al discernimento
Rivolgetevi sempre a Geova per avere discernimento
15 Per seguire una via retta nella vita, tutti noi dobbiamo riconoscere che siamo imperfetti e rivolgerci a Geova per avere discernimento spirituale. Proverbi 2:6-9 dice: “Geova stesso dà sapienza; dalla sua bocca procedono conoscenza e discernimento. E ai retti egli riserverà la saggezza; per quelli che camminano nell’integrità egli è uno scudo, osservando i sentieri del giudizio, e custodirà la medesima via dei suoi leali. In tal caso comprenderai la giustizia e il giudizio e la rettitudine, l’intero corso di ciò che è buono”. — Confronta Giacomo 4:6.
16 Riconoscendo che dipendiamo da Geova, cerchiamo umilmente di discernere la sua volontà scavando profondamente nella sua Parola. Egli possiede la sapienza assoluta e i suoi consigli sono sempre benefici. (Isaia 40:13; Romani 11:34) Qualsiasi consiglio che sia in opposizione a lui è infatti senza valore. Proverbi 21:30 dichiara: “Non c’è sapienza, né discernimento, né consiglio nell’opposizione a Geova”. (Confronta Proverbi 19:21). Solo il discernimento spirituale, coltivato tramite lo studio della Parola di Dio con l’aiuto delle pubblicazioni provvedute dallo “schiavo fedele e discreto”, ci aiuterà a seguire la retta via nella vita. (Matteo 24:45-47) Dirigiamo quindi i nostri passi in armonia con i consigli di Geova, sapendo che per quanto un consiglio contrario possa sembrare plausibile, non regge al confronto con la sua Parola.
17 I cristiani che hanno discernimento si rendono conto che i consigli che danno devono essere solidamente basati sulla Parola di Dio e che prima di rispondere a una domanda occorre vedere bene cosa dice la Bibbia e meditarci sopra. (Proverbi 15:28) Se si danno risposte sbagliate su questioni serie, può derivarne grave danno. Perciò gli anziani cristiani hanno bisogno di discernimento spirituale e quando cercano di aiutare spiritualmente i propri conservi dovrebbero chiedere in preghiera la guida di Geova.
Abbondate in discernimento spirituale
18 Per piacere a Geova abbiamo bisogno di “discernimento in ogni cosa”. (2 Timoteo 2:7) L’assiduo studio della Bibbia e il seguire la guida dello spirito e dell’organizzazione di Dio ci aiuteranno a discernere cosa fare quando dobbiamo affrontare situazioni che potrebbero indurci a sbagliare. Supponiamo ad esempio che qualcosa nella congregazione non si svolga come secondo noi dovrebbe. Il discernimento spirituale ci aiuterà a capire che questa non è una ragione valida per smettere di servire Geova Dio e di frequentare i suoi servitori. Pensate al privilegio che abbiamo di servire Geova, alla libertà spirituale di cui godiamo, alla gioia che possiamo trarre dal servire come proclamatori del Regno. Il discernimento spirituale ci permette di vedere le cose nella giusta prospettiva e di capire che siamo dedicati a Dio e che dovremmo far tesoro della nostra relazione con lui, indipendentemente da ciò che fanno altri. Se non c’è nulla che possiamo fare dal punto di vista teocratico per risolvere un problema, dobbiamo aspettare pazientemente che Geova vi ponga rimedio. Invece di andarcene o di cedere alla disperazione, ‘aspettiamo Dio’. — Salmo 42:5, 11.
19 Il discernimento spirituale ci aiuta a rimanere leali a Dio e al suo popolo. Paolo disse ai cristiani di Filippi: “Questo è ciò che continuo a pregare, che il vostro amore abbondi sempre più in accurata conoscenza e pieno discernimento; perché vi accertiate delle cose più importanti, affinché siate senza difetto e non facciate inciampare altri fino al giorno di Cristo”. (Filippesi 1:9, 10) Per ragionare correttamente, abbiamo bisogno di “accurata conoscenza e pieno discernimento”. La parola greca qui resa “discernimento” denota “sensibile percezione morale”. Quando impariamo qualcosa vogliamo comprendere che relazione ha con Dio e Cristo e riflettere su come dà risalto alla personalità e ai provvedimenti di Geova. Questo affina il nostro discernimento e il nostro apprezzamento per quello che Geova Dio e Gesù Cristo hanno fatto per noi. Se non comprendiamo bene una cosa, il discernimento ci aiuterà a capire che non per questo dobbiamo smettere di credere in tutte le cose importanti che abbiamo imparato riguardo a Dio, a Cristo e al proposito divino.
20 Abbonderemo in discernimento spirituale se armonizzeremo sempre i nostri pensieri e le nostre azioni con la Parola di Dio. (2 Corinti 13:5) Facendo questo in maniera costruttiva saremo aiutati a essere umili, non dogmatici né critici verso altri. Il discernimento ci aiuterà a trarre beneficio dalla correzione e ad accertarci delle cose più importanti. (Proverbi 3:7) Col desiderio di piacere a Geova, quindi, cerchiamo di essere pieni di accurata conoscenza della sua Parola. Questo ci consentirà di discernere il bene dal male, determinare cos’è veramente importante e attenerci lealmente alla nostra preziosa relazione con Geova. Tutto questo sarà possibile se inclineremo il nostro cuore al discernimento. Tuttavia c’è bisogno di qualcos’altro. Dobbiamo fare in modo che il discernimento ci salvaguardi.
PROVERBI 2:7)
“E ai retti egli riserverà la saggezza; per quelli che camminano nell’integrità egli è uno scudo,”
w87 15/5 p. 28 Temete Geova e sarete felici
♦ 2:7 — Cos’è l’integrità?
Etimologicamente, i termini ebraici che hanno attinenza con l’integrità si riferiscono a qualcosa che è “intero” o “completo”. I termini ebraici spesso denotano sanità morale e rettitudine. “Quelli che camminano nell’integrità” sono irremovibilmente devoti a Geova. Per questi “retti” egli è uno “scudo” protettivo, perché essi manifestano vera sapienza e si uniformano alle Sue giuste norme.
w86 1/3 p. 17 par. 7 L’integrità di Giobbe: chi la può imitare?
7 Fa indubbiamente bene rendersi conto del fatto che come la malvagia attenzione di Satana era concentrata su Giobbe, così oggi lo è su di noi che ci sforziamo di mantenere l’integrità verso Dio. Ma non dobbiamo turbarci. Perché? Perché “Geova è molto tenero in affetto e misericordioso” e ‘non ci abbandonerà né ci lascerà del tutto’. (Giacomo 5:11; Deuteronomio 31:6) Sì, Geova ci sosterrà. “A quelli che camminano nell’integrità è uno scudo”, dice la Bibbia. (Proverbi 2:7) Questo non significa, però, che Geova non permetta che siamo messi alla prova. Lo permetterà, come fece con Giobbe. “Ma Dio è fedele”, fece notare l’apostolo Paolo, “ed egli non lascerà che siate tentati oltre ciò che potete sopportare, e con la tentazione farà anche la via d’uscita onde la possiate sopportare”. — I Corinti 10:13.
PROVERBI 2:10)
“Quando la sapienza sarà entrata nel tuo cuore e la conoscenza stessa sarà divenuta piacevole alla tua medesima anima,”
w99 15/11 pp. 26-27 “Geova stesso dà sapienza”
Quando “la conoscenza stessa sarà divenuta piacevole”
Per molti lo studio personale della Bibbia — un requisito essenziale per ricercare la sapienza — non è necessariamente piacevole. Per esempio, Lawrence, un uomo di 58 anni, dice: “Ho sempre fatto lavori manuali. Trovo difficile studiare”. E il ventiquattrenne Michael, a cui non piaceva andare a scuola, dice: “Dovetti costringermi a sedermi e studiare”. Quindi il desiderio di studiare si può coltivare.
Considerate ciò che fece Michael. Lui stesso spiega: “Mi imposi di studiare mezz’ora al giorno. Ben presto ne vidi i benefìci nel mio modo di pensare, nei miei commenti alle adunanze cristiane e nelle mie conversazioni. Ora non vedo l’ora che arrivi il momento di studiare e non voglio che altre cose mi impediscano di farlo”. Perciò, quando si vede il progresso, lo studio diventa un piacere. Anche Lawrence si applicò allo studio della Bibbia e col tempo divenne anziano in una congregazione dei testimoni di Geova.
Perché lo studio personale sia piacevole ci vuole uno sforzo costante. Ma i benefìci sono immensi. “Quando la sapienza sarà entrata nel tuo cuore e la conoscenza stessa sarà divenuta piacevole alla tua medesima anima”, dice Salomone, “la stessa capacità di pensare veglierà su di te, il discernimento stesso ti salvaguarderà”. — Proverbi 2:10, 11.
w89 1/12 p. 12 par. 8 Perché abbiamo bisogno di accurata conoscenza
“Quando la sapienza sarà entrata nel tuo cuore e la conoscenza stessa sarà divenuta piacevole alla tua medesima anima, la stessa capacità di pensare veglierà su di te, il discernimento stesso ti salvaguarderà, per liberarti dalla cattiva via”. (Proverbi 2:10-12) Da queste parole è chiaro che dobbiamo coltivare un intenso desiderio di accurata conoscenza, la quale può influire sul cuore e sull’anima. Inoltre, essa è fondamentale per avere capacità di pensare.
PROVERBI 2:11)
“la stessa capacità di pensare veglierà su di te, il discernimento stesso ti salvaguarderà,”
w89 1/12 p. 12 par. 8 Perché abbiamo bisogno di accurata conoscenza
“Quando la sapienza sarà entrata nel tuo cuore e la conoscenza stessa sarà divenuta piacevole alla tua medesima anima, la stessa capacità di pensare veglierà su di te, il discernimento stesso ti salvaguarderà, per liberarti dalla cattiva via”. (Proverbi 2:10-12) Da queste parole è chiaro che dobbiamo coltivare un intenso desiderio di accurata conoscenza, la quale può influire sul cuore e sull’anima. Inoltre, essa è fondamentale per avere capacità di pensare.
PROVERBI 2:12)
“per liberarti dalla cattiva via, dall’uomo che pronuncia cose perverse,”
w99 15/11 p. 27 “Geova stesso dà sapienza”
“Per liberarti dalla cattiva via”
In che modo sapienza, conoscenza, capacità di pensare e discernimento sono una salvaguardia? “Per liberarti dalla cattiva via”, dice Salomone, “dall’uomo che pronuncia cose perverse, da quelli che lasciano i sentieri della rettitudine per camminare nelle vie delle tenebre, da quelli che si rallegrano nel fare il male, che gioiscono nelle cose perverse della malizia; quelli i cui sentieri sono storti e che sono tortuosi nel loro corso generale”. — Proverbi 2:12-15.
Quelli che hanno a cuore la vera sapienza evitano dunque la compagnia di chi “pronuncia cose perverse”, cioè cose contrarie a ciò che è vero e giusto. La capacità di pensare e il discernimento proteggono da quelli che rigettano la verità per camminare nelle vie delle tenebre e da quelli che sono tortuosi e provano piacere a fare il male. — Proverbi 3:32.
PROVERBI 2:13)
“da quelli che lasciano i sentieri della rettitudine per camminare nelle vie delle tenebre,”
w99 15/11 p. 27 “Geova stesso dà sapienza”
“Per liberarti dalla cattiva via”
In che modo sapienza, conoscenza, capacità di pensare e discernimento sono una salvaguardia? “Per liberarti dalla cattiva via”, dice Salomone, “dall’uomo che pronuncia cose perverse, da quelli che lasciano i sentieri della rettitudine per camminare nelle vie delle tenebre, da quelli che si rallegrano nel fare il male, che gioiscono nelle cose perverse della malizia; quelli i cui sentieri sono storti e che sono tortuosi nel loro corso generale”. — Proverbi 2:12-15.
Quelli che hanno a cuore la vera sapienza evitano dunque la compagnia di chi “pronuncia cose perverse”, cioè cose contrarie a ciò che è vero e giusto. La capacità di pensare e il discernimento proteggono da quelli che rigettano la verità per camminare nelle vie delle tenebre e da quelli che sono tortuosi e provano piacere a fare il male. — Proverbi 3:32.
PROVERBI 2:14)
“da quelli che si rallegrano nel fare il male, che gioiscono nelle cose perverse della malizia;”
w99 15/11 p. 27 “Geova stesso dà sapienza”
“Per liberarti dalla cattiva via”
In che modo sapienza, conoscenza, capacità di pensare e discernimento sono una salvaguardia? “Per liberarti dalla cattiva via”, dice Salomone, “dall’uomo che pronuncia cose perverse, da quelli che lasciano i sentieri della rettitudine per camminare nelle vie delle tenebre, da quelli che si rallegrano nel fare il male, che gioiscono nelle cose perverse della malizia; quelli i cui sentieri sono storti e che sono tortuosi nel loro corso generale”. — Proverbi 2:12-15.
Quelli che hanno a cuore la vera sapienza evitano dunque la compagnia di chi “pronuncia cose perverse”, cioè cose contrarie a ciò che è vero e giusto. La capacità di pensare e il discernimento proteggono da quelli che rigettano la verità per camminare nelle vie delle tenebre e da quelli che sono tortuosi e provano piacere a fare il male. — Proverbi 3:32.
PROVERBI 2:15)
“quelli i cui sentieri sono storti e che sono tortuosi nel loro corso generale;”
w99 15/11 p. 27 “Geova stesso dà sapienza”
“Per liberarti dalla cattiva via”
In che modo sapienza, conoscenza, capacità di pensare e discernimento sono una salvaguardia? “Per liberarti dalla cattiva via”, dice Salomone, “dall’uomo che pronuncia cose perverse, da quelli che lasciano i sentieri della rettitudine per camminare nelle vie delle tenebre, da quelli che si rallegrano nel fare il male, che gioiscono nelle cose perverse della malizia; quelli i cui sentieri sono storti e che sono tortuosi nel loro corso generale”. — Proverbi 2:12-15.
Quelli che hanno a cuore la vera sapienza evitano dunque la compagnia di chi “pronuncia cose perverse”, cioè cose contrarie a ciò che è vero e giusto. La capacità di pensare e il discernimento proteggono da quelli che rigettano la verità per camminare nelle vie delle tenebre e da quelli che sono tortuosi e provano piacere a fare il male. — Proverbi 3:32.
PROVERBI 2:16)
“per liberarti dalla donna estranea, dalla donna straniera che ha reso dolci i suoi propri detti,”
w99 15/11 “Geova stesso dà sapienza”
[Nota in calce]
Il termine “estraneo” veniva applicato a chi si allontanava dalla Legge e pertanto si estraniava da Geova. Per questo la prostituta — che non era necessariamente straniera — è definita una “donna estranea”.
w99 15/11 p. 27 “Geova stesso dà sapienza”
La “donna estranea”, la prostituta,
w99 15/11 p. 27 “Geova stesso dà sapienza”
“liberarti dalla donna estranea, dalla donna straniera che ha reso dolci i suoi propri detti,
it-2 p. 755 Residente forestiero
La parola estraneo veniva usata anche per indicare coloro che deviavano dalle norme della Legge e che quindi si allontanavano da Geova. Infatti la prostituta è chiamata “donna estranea”. (Pr 2:16; 5:17; 7:5)
PROVERBI 2:17)
“che lascia l’amico intimo della sua giovinezza e che ha dimenticato il medesimo patto del suo Dio.”
w99 15/11 p. 27 “Geova stesso dà sapienza”
è descritta come una che lascia “l’amico intimo della sua giovinezza”, probabilmente l’uomo che aveva sposato da giovane. (Confronta Malachia 2:14). Ha dimenticato il divieto dell’adulterio incluso nel patto della Legge. (Esodo 20:14)
w99 15/11 p. 27 “Geova stesso dà sapienza”
che lascia l’amico intimo della sua giovinezza e che ha dimenticato il medesimo patto del suo Dio.
PROVERBI 2:19)
“Nessuno di quelli che hanno relazione con lei tornerà, né riguadagneranno i sentieri dei viventi.”
w99 15/11 p. 27 “Geova stesso dà sapienza”
Chi sta in sua compagnia potrebbe ‘non riguadagnare più i sentieri dei viventi’, in quanto prima o poi potrebbe raggiungere il punto di non ritorno, la morte.
w99 15/11 p. 27 “Geova stesso dà sapienza”
Nessuno di quelli che hanno relazione con lei tornerà, né riguadagneranno i sentieri dei viventi”. — Proverbi 2:16-19.
PROVERBI 2:20)
“Lo scopo è che tu cammini nella via dei buoni e osservi i sentieri dei giusti.”
w99 15/11 p. 27 “Geova stesso dà sapienza”
Riassumendo l’obiettivo dei suoi consigli sulla sapienza, Salomone dice: “Lo scopo è che tu cammini nella via dei buoni e osservi i sentieri dei giusti”. (Proverbi 2:20) La sapienza serve davvero a uno scopo meraviglioso! Ci aiuta ad avere una vita felice e soddisfacente e a ricevere l’approvazione di Dio.
PROVERBI 3:1)
“Figlio mio, non dimenticare la mia legge, e il tuo cuore osservi i miei comandamenti,”
w00 15/1 p. 23 Coltivate un’intima relazione con Geova
(Proverbi 3:1, 2) Dato che Salomone scrisse sotto ispirazione divina, questo paterno consiglio viene in realtà da Geova Dio ed è rivolto a noi. Qui ci viene consigliato di osservare i rammemoratori di Dio: la sua legge, o insegnamento, e i suoi comandamenti riportati nella Bibbia.
w00 15/1 p. 23 Coltivate un’intima relazione con Geova
Salomone, antico re di Israele, comincia il terzo capitolo di Proverbi con le parole: “Figlio mio, non dimenticare la mia legge, e il tuo cuore osservi i miei comandamenti,
w93 15/12 p. 11 parr. 3-4 Confidate in Geova!
Ci sono saggi consigli che possono essere usati dai genitori per educare i figli. Notevoli sono le esortazioni del capitolo 3 di Proverbi, che inizia con l’ammonimento: “Figlio mio, non dimenticare la mia legge, e il tuo cuore osservi i miei comandamenti”. Mentre gli ultimi giorni del malvagio mondo di Satana volgono al termine, ci sia consentito di prestare sempre più attenzione ai rammemoratori di Geova. La via può sembrare lunga, ma la promessa per tutti quelli che perseverano è che “saranno aggiunti [loro] lunghezza di giorni e anni di vita e pace”: avranno cioè la vita eterna nel nuovo sistema di Geova. — Proverbi 3:1, 2.
4 Una felice relazione fra padre e figlio può essere molto preziosa. Il nostro Creatore, Geova Dio, ha disposto che fosse così. Parlando della sua intima relazione con Geova, Cristo Gesù disse: “Il Figlio non può fare una sola cosa di propria iniziativa, ma solo ciò che vede fare dal Padre. Poiché qualunque cosa Egli faccia, questa fa pure il Figlio in modo simile. Poiché il Padre ha affetto per il Figlio e gli mostra tutte le cose che egli stesso fa”. (Giovanni 5:19, 20) Geova si propose che una simile intimità esistesse fra lui e tutti i componenti della sua famiglia terrena, nonché fra i padri umani e i loro figli.
PROVERBI 3:2)
“perché ti saranno aggiunti lunghezza di giorni e anni di vita e pace.”
w00 15/1 p. 23 Coltivate un’intima relazione con Geova
Se lo facciamo, ci “saranno aggiunti lunghezza di giorni e anni di vita e pace”. Sì, fin d’ora possiamo avere una vita pacifica ed evitare attività che ci fanno correre il rischio di morire prematuramente, come spesso avviene a chi fa il male. Inoltre possiamo avere la speranza della vita eterna in un pacifico nuovo mondo. — Proverbi 1:24-31; 2:21, 22.
w00 15/1 p. 23 Coltivate un’intima relazione con Geova
perché ti saranno aggiunti lunghezza di giorni e anni di vita e pace”. (Proverbi 3:1, 2)
w93 15/12 p. 11 par. 3 Confidate in Geova!
Ci sono saggi consigli che possono essere usati dai genitori per educare i figli. Notevoli sono le esortazioni del capitolo 3 di Proverbi, che inizia con l’ammonimento: “Figlio mio, non dimenticare la mia legge, e il tuo cuore osservi i miei comandamenti”. Mentre gli ultimi giorni del malvagio mondo di Satana volgono al termine, ci sia consentito di prestare sempre più attenzione ai rammemoratori di Geova. La via può sembrare lunga, ma la promessa per tutti quelli che perseverano è che “saranno aggiunti [loro] lunghezza di giorni e anni di vita e pace”: avranno cioè la vita eterna nel nuovo sistema di Geova. — Proverbi 3:1, 2.
PROVERBI 3:3)
“L’amorevole benignità e la verità stesse non ti lascino. Legatele intorno alla gola. Scrivile sulla tavoletta del tuo cuore,”
w06 15/9 p. 17 par. 7 Punti notevoli del libro di Proverbi
3:3. Dobbiamo attribuire grande valore all’amorevole benignità e alla verità, e mostrarle come faremmo con una collana preziosa. Inoltre dobbiamo imprimere queste qualità nel cuore perché divengano parte integrante di noi.
w00 15/1 pp. 23-24 Coltivate un’intima relazione con Geova
Continuando, Salomone dice: “L’amorevole benignità e la verità stesse non ti lascino. Legatele intorno alla gola. Scrivile sulla tavoletta del tuo cuore, e trova dunque favore e buona perspicacia agli occhi di Dio e dell’uomo terreno”. — Proverbi 3:3, 4.
La parola ebraica originale tradotta “amorevole benignità” può anche essere resa “amore leale”, ed esprime i concetti di fedeltà, solidarietà e lealtà. Siamo determinati a rimanere attaccati a Geova qualunque cosa accada? Manifestiamo amorevole benignità verso i nostri compagni di fede? Ci sforziamo di rimanere vicini a loro? Nei rapporti quotidiani che abbiamo con loro, manteniamo ‘la legge di amorevole benignità sulla nostra lingua’ anche quando sorgono situazioni snervanti? — Proverbi 31:26.
Poiché abbonda in amorevole benignità, Geova è “pronto a perdonare”. (Salmo 86:5) Se ci siamo pentiti dei nostri peccati di un tempo e stiamo facendo sentieri diritti per i nostri piedi, abbiamo l’assicurazione che da Geova verranno “stagioni di ristoro”. (Atti 3:19) Non dovremmo imitare il nostro Dio perdonando agli altri i loro falli? — Matteo 6:14, 15.
Geova è il “Dio di verità” e vuole che quelli che desiderano stringere un’intima relazione con lui manifestino questa stessa qualità. (Salmo 31:5) Possiamo davvero aspettarci che Geova sia nostro Amico se conduciamo una doppia vita — comportandoci in un modo quando siamo con i nostri conservi cristiani e in un altro quando non siamo con loro — come “uomini di falsità”, che nascondono ciò che sono? (Salmo 26:4) Sarebbe davvero stolto far questo, dato che “tutte le cose sono nude e apertamente esposte agli occhi” di Geova! — Ebrei 4:13.
Dobbiamo apprezzare l’amorevole benignità e la verità come un’inestimabile collana ‘legata intorno alla gola’, perché ci aiutano a ‘trovare favore agli occhi di Dio e dell’uomo terreno’. Non dobbiamo solo far mostra di queste qualità, ma dobbiamo anche scolpirle ‘sulla tavoletta del nostro cuore’, facendole diventare parte integrante della nostra personalità.
w93 15/12 p. 12 par. 6 Confidate in Geova!
6 I saggi e paterni consigli per i servitori di Dio, giovani e vecchi, proseguono nei versetti 3 e 4 di Proverbi capitolo 3: “L’amorevole benignità e la verità stesse non ti lascino. Legatele intorno alla gola. Scrivile sulla tavoletta del tuo cuore, e trova dunque favore e buona perspicacia agli occhi di Dio e dell’uomo terreno”. Geova Dio stesso eccelle nel manifestare amorevole benignità e verità. Come dice Salmo 25:10, “tutti i sentieri di Geova sono amorevole benignità e verità”. A imitazione di Geova dovremmo far tesoro di queste qualità e del loro potere protettivo, considerandole preziose come una collana di valore inestimabile e incidendole indelebilmente sul nostro cuore. Possiamo quindi pregare con fervore: “O Geova, . . . la tua amorevole benignità e la tua verità stesse mi salvaguardino di continuo”. — Salmo 40:11.
it-1 p. 512 Collo
Gola. La parola ebraica per “gola” indica la parte anteriore del collo, dove si trovano l’apparato vocale e quello della deglutizione. (Sl 149:6; Ger 2:25) L’importanza della disciplina e dell’autorità dei genitori (e, implicitamente, il notevole valore delle leggi e dei comandamenti di Dio) è messa in risalto dal consiglio di ‘legarsele intorno alla gola’, come si porterebbero ornamenti belli e preziosi. (Pr 1:8, 9; 3:1-3; 6:20, 21) Camminare con la gola tesa può essere segno di superbia. (Isa 3:16) Dei malvagi che dicono menzogne e spargono sangue innocente, la Bibbia dice: “Nella loro bocca non c’è nulla che sia degno di fede; . . . la loro gola è un aperto luogo di sepoltura”. — Sl 5:9; Ro 3:13.
w86 1/11 pp. 17-18 parr. 6-8 Giovani: il vostro ruolo in una famiglia felice e unita
l’amorevole benignità e la verità stesse non ti lascino. Legatele intorno alla gola. Scrivile sulla tavoletta del tuo cuore”. (Proverbi 3:1-4) L’amorevole benignità e la verità vi faranno avvicinare ai vostri genitori. Queste qualità, però, devono diventare parte integrante della vostra personalità, devono essere ‘legate intorno alla gola e scritte sul cuore’. Nei tempi biblici, spesso l’anello con sigillo era legato a una funicella appesa al collo. (Genesi 38:18) Questo anello aveva un valore inestimabile, perché senza di esso un documento non poteva essere autenticato. Colui che portava l’anello non lo dimenticava mai e gli veniva di continuo rammentato quanto fosse prezioso. Perciò, occorre tenere sempre in mente l’amorevole benignità e la verità e non dimenticarne mai l’importanza. Ma come si possono manifestare queste qualità?
7 “L’amorevole benignità”, nel senso dell’originale parola ebraica, vuol dire “amore leale” e sottintende l’impegno personale che uno mette in una relazione. Pertanto, siete leali verso i vostri genitori e vi sforzate di star loro vicini dal punto di vista affettivo? In Zaccaria 7:9, 10 l’amorevole benignità viene posta in relazione con la misericordia e la compassione. Siete compassionevoli verso i vostri genitori, tenendo conto delle pressioni cui loro devono far fronte? L’amorevole benignità di alcuni “è come le nuvole del mattino e come la rugiada che presto scompare”. (Osea 6:4) La vostra amorevole benignità scompare se la discussione si fa accesa o le cose non vanno come volete voi? Se siete nervosi, sapete mantenere ‘la legge di amorevole benignità sulla vostra lingua’? La lealtà e la compassione sono indispensabili perché ci sia dialogo. — Proverbi 31:26.
8 “La verità” crea un profondo legame di amicizia, dato che occorre la fiducia perché una relazione sia intima. Non siate come “gli uomini non veritieri”, i quali nascondevano il tipo di persone che erano. (Salmo 26:4) Potreste essere tentati a vivere, in effetti, una doppia vita: una quando i genitori sono nelle vicinanze, e un’altra quando non vi vedono. Questo comportamento può avere un esito tragico, particolarmente quando dovete affrontare un problema serio e non siete sufficientemente preparati per risolverlo da soli. Pensate, inoltre, alla perdita di fiducia, allorché viene a galla una condotta ipocrita. “I miei sanno molte più cose di quanto io non creda”, ha detto un giovane cristiano. “Se cerco di nasconder loro qualcosa, non faccio altro che ingannare me stesso e tentare di prendere in giro Geova”. Sì, siate decisi a coltivare la verità in voi stessi. Ma mostrarsi veritieri significa soltanto evitare discorsi e azioni ‘perversi’? — Proverbi 4:20, 24; 10:9.
PROVERBI 3:5)
“Confida in Geova con tutto il tuo cuore e non ti appoggiare al tuo proprio intendimento.”
w11 15/11 “Non ti appoggiare al tuo proprio intendimento”
“Non ti appoggiare al tuo proprio intendimento”
“Confida in Geova con tutto il tuo cuore e non ti appoggiare al tuo proprio intendimento”. — PROV. 3:5.
IL DATORE di lavoro di Cinzia ha già chiuso alcuni settori dell’azienda e licenziato diversi dipendenti. Cinzia è sicura che sarà la prossima a essere mandata via. Cosa farà se perderà il lavoro? Come potrà far fronte alle spese? Pamela, invece, desidera trasferirsi dove c’è maggior bisogno di proclamatori del Regno, ma non sa se nel suo caso sia la cosa giusta da fare. Un giovane di nome Samuel ha un problema di diversa natura. Da ragazzino guardava materiale pornografico. Ora ha passato la ventina ed è fortemente tentato di ricominciare a farlo. Cosa può fare per resistere alla tentazione?
2 Su chi fate affidamento quando affrontate situazioni angosciose, prendete decisioni importanti o vi trovate davanti a una tentazione? Contate unicamente su voi stessi o ‘gettate su Geova il vostro peso’? (Sal. 55:22) “Gli occhi di Geova sono verso i giusti”, dichiara la Bibbia, “e i suoi orecchi sono verso la loro invocazione di soccorso”. (Sal. 34:15) È davvero importante, quindi, che confidiamo in Geova con tutto il nostro cuore e non ci appoggiamo al nostro intendimento. — Prov. 3:5.
3 Confidare in Geova con tutto il cuore implica che si facciano le cose alla sua maniera, secondo la sua volontà. Per far questo è fondamentale rivolgersi continuamente a lui in preghiera e ricercare sinceramente la sua guida. Tuttavia, per molti appoggiarsi completamente a Geova rappresenta una sfida. Per esempio, una cristiana di nome Lynn ammette: “Imparare a confidare appieno in Geova non è stato affatto facile per me”. Come mai? “Il rapporto con mio padre è praticamente inesistente”, dice, “e mia madre non si è mai interessata di me né dal punto di vista emotivo né da quello fisico. Perciò ho imparato in fretta a cavarmela da sola”. A causa dell’ambiente familiare in cui è cresciuta, Lynn trova difficile fidarsi completamente di qualcuno. Altri, invece, tendono ad avere troppa fiducia in se stessi per via delle loro capacità e dei loro successi personali. Sulla scorta della sua esperienza, un anziano potrebbe iniziare a trattare questioni di congregazione senza prima rivolgersi a Dio in preghiera.
4 Geova si aspetta che facciamo del nostro meglio per essere coerenti con le nostre preghiere e per agire in armonia con la sua volontà. Quando affrontiamo un problema serio, come possiamo gettare su Geova il nostro peso e al tempo stesso darci da fare per risolverlo? Quando dobbiamo prendere una decisione, a cosa dovremmo stare attenti? Perché la preghiera è importante quando ci sforziamo di resistere a una tentazione? Risponderemo a queste domande ragionando su esempi scritturali.
Quando affrontiamo un problema serio
5 A proposito di Ezechia, re di Giuda, la Bibbia dice: “Si teneva stretto a Geova. Non si scostò dal seguirlo, ma continuò a osservare i comandamenti che Geova aveva comandato a Mosè”. Non c’è dubbio, Ezechia “confidò in Geova l’Iddio d’Israele”. (2 Re 18:5, 6) Come reagì, infatti, quando Sennacherib, re d’Assiria, inviò a Gerusalemme i suoi rappresentanti, tra cui Rabsache, insieme a notevoli forze militari? Il potente esercito assiro aveva già conquistato diverse città fortificate di Giuda, e ora Sennacherib aveva messo gli occhi su Gerusalemme. Ezechia andò alla casa di Geova e pregò: “O Geova nostro Dio, salvaci, ti prego, dalla sua mano, affinché tutti i regni della terra conoscano che tu solo, o Geova, sei Dio”. — 2 Re 19:14-19.
6 Ezechia agì in armonia con la sua preghiera. Ancor prima di recarsi al tempio per pregare, aveva comandato al popolo di non rispondere agli insulti di Rabsache. Aveva inoltre inviato una delegazione a chiedere consiglio al profeta Isaia. (2 Re 18:36; 19:1, 2) Ezechia non prese iniziative che sarebbero dispiaciute a Geova. In questa occasione non cercò una soluzione che andasse contro la volontà di Geova chiedendo aiuto all’Egitto o ad altre nazioni vicine. Anziché appoggiarsi al suo intendimento, confidò in Geova. Dopo che l’angelo di Geova aveva abbattuto 185.000 uomini di Sennacherib, questi “partì” e fece ritorno a Ninive. — 2 Re 19:35, 36.
7 Anche Anna, moglie del levita Elcana, si appoggiò a Geova quando era disperata perché non poteva avere figli. (1 Sam. 1:9-11, 18) Dal canto suo, il profeta Giona fu liberato dal ventre di un grosso pesce dopo aver pregato: “Dalla mia angustia chiamai Geova, ed egli mi rispondeva. Dal ventre dello Sceol invocai soccorso. Tu udisti la mia voce”. (Giona 2:1, 2, 10) Com’è consolante sapere che, a prescindere dalla gravità della situazione in cui ci troviamo, possiamo rivolgerci a Geova con una “richiesta di favore”. — Leggi Salmo 55:1, 16.
8 Gli esempi di Ezechia, Anna e Giona ci insegnano anche una lezione fondamentale che non dobbiamo dimenticare quando preghiamo per un problema che ci affligge. Benché tutti e tre soffrissero molto a causa della situazione disperata in cui si trovavano, le loro preghiere dimostrano che non si preoccupavano solo di loro stessi e dei loro problemi. Il nome di Dio, l’adorazione che gli spetta e il fare la sua volontà erano per loro questioni della massima importanza. Ezechia soffriva perché il nome di Geova veniva biasimato. Anna promise di offrire il figlio che aveva tanto desiderato al servizio nel tabernacolo a Silo. E Giona disse: “Il voto che ho fatto, certamente pagherò”. — Giona 2:9.
9 Quando preghiamo per uscire da una situazione problematica, è saggio che esaminiamo i nostri motivi. Ci interessa solo trovare sollievo dal problema o ci ricordiamo di Geova e del suo proposito? Quando soffriamo è facile che ci concentriamo sulla nostra situazione al punto che questi aspetti spirituali passano in secondo piano. Nel rivolgerci a Geova per chiedergli aiuto, non dimentichiamo di pregare per la santificazione del suo nome e la rivendicazione della sua sovranità. In questo modo riusciremo a mantenere un punto di vista positivo anche se la soluzione che auspichiamo non si concretizza. Forse la risposta alle nostre preghiere è che dobbiamo sopportare la situazione con l’aiuto di Dio. — Leggi Isaia 40:29; Filippesi 4:13.
Quando dobbiamo prendere una decisione
10 Cosa facciamo quando dobbiamo prendere una decisione importante? Prima prendiamo la decisione e poi preghiamo Geova perché la benedica? Consideriamo ciò che fece Giosafat, re di Giuda, quando le forze alleate dei moabiti e degli ammoniti salirono contro di lui per combattere. Giuda non era in grado di respingere l’attacco. Cosa avrebbe dovuto fare Giosafat?
11 “Giosafat ebbe timore e volse la faccia per ricercare Geova”, dice la Bibbia. Proclamò un digiuno in tutto Giuda e radunò il popolo “per interrogare Geova”. Quindi si alzò in piedi nella congregazione di Giuda e di Gerusalemme e pregò, dicendo tra l’altro: “O nostro Dio, non eseguirai il giudizio su di loro? Poiché in noi non c’è potenza davanti a questa grande folla che ci viene contro; e noi stessi non sappiamo che dobbiamo fare, ma i nostri occhi sono verso di te”. Il vero Dio ascoltò la preghiera di Giosafat e salvò il popolo in modo miracoloso. (2 Cron. 20:3-12, 17) Quando prendiamo una decisione, specie se può influire sulla nostra spiritualità, non dovremmo confidare in Geova anziché appoggiarci al nostro intendimento?
12 Cosa dovremmo fare, invece, quando il problema non ci sembra complesso, magari perché ci siamo già trovati in situazioni simili e riusciamo a pensare rapidamente a una soluzione? Un episodio della vita del re Davide è illuminante. Quando gli amalechiti fecero un’incursione nella città di Ziclag, portarono via le mogli e i figli di Davide e dei suoi uomini. Davide interrogò Geova, chiedendogli: “Inseguirò questa banda di predoni?” Geova gli rispose: “Va all’inseguimento, poiché immancabilmente li raggiungerai, e immancabilmente farai una liberazione”. Davide ubbidì e “liberava tutto ciò che gli amalechiti avevano preso”. — 1 Sam. 30:7-9, 18-20.
13 Qualche tempo dopo l’incursione degli amalechiti, furono i filistei a muovere contro Israele. Davide interrogò nuovamente Geova e ricevette una risposta inequivocabile: “Sali, poiché immancabilmente darò i filistei nelle tue mani”. (2 Sam. 5:18, 19) Non passò molto che i filistei tornarono all’attacco. Cosa avrebbe fatto Davide questa volta? Avrebbe pensato: ‘Dato che mi sono già trovato due volte in una situazione del genere, affronterò i nemici di Dio come ho già fatto’? Oppure avrebbe cercato la guida di Geova? Davide non fece affidamento sulla propria esperienza. Ancora una volta si rivolse a Geova in preghiera. E dovette essere felice di averlo fatto, visto che stavolta le istruzioni di Geova furono diverse. (2 Sam. 5:22, 23) Quando affrontiamo una situazione o un problema in cui ci siamo già trovati in passato, dobbiamo stare attenti a non contare soltanto sulla nostra esperienza. — Leggi Geremia 10:23.
14 Essendo imperfetti, tutti noi, compresi gli anziani esperti, dobbiamo sempre cercare la guida di Geova quando prendiamo una decisione. Probabilmente ricordate ciò che fecero Giosuè, successore di Mosè, e gli anziani di Israele quando videro arrivare i gabaoniti, che astutamente fingevano di venire da un paese lontano. Senza interrogare Geova ‘facevano pace con loro’, stringendo un patto. Anche se alla fine sostenne quell’accordo, Geova fece in modo che questo episodio, in cui Giosuè e gli anziani mancarono di ricercare la sua guida, venisse riportato nelle Scritture a nostro beneficio. — Gios. 9:3-6, 14, 15.
Quando lottiamo contro una tentazione
15 Poiché nelle nostre membra dimora la “legge del peccato”, dobbiamo ingaggiare una dura lotta contro le inclinazioni peccaminose. (Rom. 7:21-25) Ma è una lotta che possiamo vincere. In che modo? Gesù disse ai suoi seguaci che la preghiera è fondamentale per resistere alle tentazioni. (Leggi Luca 22:40). Anche se i desideri e i pensieri errati dovessero rimanere dopo che abbiamo pregato, dobbiamo ‘continuare a chiedere a Dio’ sapienza per affrontare il problema. Ci viene infatti assicurato che “egli dà generosamente a tutti e senza biasimare”. (Giac. 1:5) Giacomo scrisse inoltre: “C’è qualcuno [spiritualmente] malato fra voi? Chiami gli anziani della congregazione presso di sé, e preghino su di lui, spalmandolo d’olio nel nome di Geova. E la preghiera della fede farà star bene l’indisposto”. — Giac. 5:14, 15.
16 La preghiera è essenziale per resistere alle tentazioni; tuttavia dobbiamo tenere presente che occorre pregare al momento giusto. Pensate a ciò che accadde al giovane menzionato in Proverbi 7:6-23. Sul far della sera camminava su una strada in cui notoriamente viveva una donna immorale. Fu così che, sviato dalla sua persuasione e sedotto dalla dolcezza delle sue labbra, le andò dietro come un toro che va al macello. Perché quel giovane era andato lì? ‘Mancando di cuore’, cioè essendo inesperto, probabilmente lottava contro desideri sbagliati. (Prov. 7:7) Quando sarebbe stato il momento migliore per pregare? È chiaro che pregare gli sarebbe stato utile in qualunque momento del suo incontro con la donna, ma il momento migliore per farlo sarebbe stato quando l’idea di imboccare quella strada gli si era affacciata alla mente.
17 Ora prendiamo il caso di un uomo che lotta contro il desiderio di guardare materiale pornografico; supponiamo però che acceda a siti Internet dove sa di trovare immagini o video provocanti. La sua situazione non sarebbe forse simile a quella del giovane di cui si parla in Proverbi capitolo 7? Davvero un sentiero pericoloso in cui incamminarsi! Per resistere alla tentazione di guardare materiale pornografico, dobbiamo ricercare l’aiuto di Geova in preghiera prima di imboccare quella strada su Internet.
18 Non è facile resistere alle tentazioni e liberarsi delle cattive abitudini. “La carne è contro lo spirito nel suo desiderio”, scrisse l’apostolo Paolo, “e lo spirito contro la carne”. Pertanto, ‘non facciamo le cose che vorremmo fare’. (Gal. 5:17) Per vincere questa lotta dobbiamo pregare fervidamente non appena i pensieri errati o le tentazioni si affacciano alla nostra mente, e poi dobbiamo agire in armonia con le nostre preghiere. Paolo disse: “Nessuna tentazione vi ha colti eccetto ciò che è comune agli uomini”; con l’aiuto di Geova possiamo rimanere fedeli. — 1 Cor. 10:13.
19 Sia che siamo alle prese con una situazione difficile, che dobbiamo prendere una decisione importante o che stiamo resistendo alle tentazioni, Geova ci ha fatto un regalo prezioso: la preghiera. Per mezzo d’essa dimostriamo di fare affidamento su di lui. Dovremmo anche continuare a chiedere a Dio il suo spirito santo, che ci guida e ci rafforza. (Luca 11:9-13) Continuiamo quindi a confidare in Geova e a non appoggiarci al nostro intendimento.
[Nota in calce]
I nomi sono stati cambiati.
w03 1/9 p. 12 Fate di Geova la vostra fiducia
Cosa significa confidare in Geova
18 La Parola di Dio esorta: “Confida in Geova con tutto il tuo cuore e non ti appoggiare al tuo proprio intendimento.
w03 1/9 p. 12 par. 18 Fate di Geova la vostra fiducia
Proverbi 3:5,
w03 1/9 p. 12 parr. 18-21 Fate di Geova la vostra fiducia
Queste parole sono belle e rassicuranti. Nessuno nell’universo è più degno di fiducia del nostro amato Padre celeste, eppure è più facile leggere queste parole di Proverbi che metterle in pratica.
19 Molti hanno delle idee sbagliate su cosa significa confidare in Geova. Alcuni pensano che questa fiducia sia una semplice sensazione, uno stato di beatitudine che dovrebbe sgorgare naturalmente dal cuore. Secondo altri confidare in Dio significa aspettarsi che ci risparmi ogni difficoltà, che risolva ogni nostro problema, che faccia finire ogni prova quotidiana come vorremmo noi, e subito! Ma si tratta di idee prive di fondamento. La fiducia è molto più di una sensazione, e non è una cosa campata in aria. Per quanto riguarda gli adulti, la fiducia porta a prendere decisioni consapevoli e ragionate.
20 Si noti di nuovo cosa dice Proverbi 3:5. Fa un contrasto tra confidare in Geova e appoggiarsi al proprio intendimento, lasciando intendere che non si possono fare entrambe le cose. Vuol forse dire che non ci è permesso di usare la facoltà dell’intendimento? No, poiché Geova, che ci ha dato questa facoltà, si aspetta che la usiamo per servirlo. (Romani 12:1) Ma a che cosa ci appoggiamo, o su cosa facciamo assegnamento? Se il nostro modo di pensare non è in armonia con quello di Geova, accettiamo la sua sapienza per quello che è, vale a dire infinitamente superiore alla nostra? (Isaia 55:8, 9) Confidare in Geova significa lasciarsi guidare dal suo pensiero.
21 Facciamo un esempio. Pensate a un bambino seduto sul sedile posteriore di un’auto, dietro ai genitori. Il padre è al volante. Se durante il viaggio sorgono delle difficoltà — forse non sanno bene quale strada prendere o c’è qualche problema per le condizioni del tempo o della strada — come si comporta il bambino ubbidiente che ha fiducia nel padre? Grida forse istruzioni dal sedile posteriore, dicendo al padre come guidare? Discute le decisioni dei genitori o si oppone quando gli dicono di tenere la cintura allacciata? No, ha naturalmente fiducia che i suoi genitori sappiano gestire la situazione, anche se sono imperfetti. Geova è un Padre perfetto. Non dovremmo quindi avere assoluta fiducia in lui, specie quando ci troviamo in circostanze difficili? — Isaia 30:21.
w01 15/10 p. 21 par. 17 Acquistate un cuore gradito a Geova
17 “Confida in Geova con tutto il tuo cuore e non ti appoggiare al tuo proprio intendimento”, esortò il re Salomone. (Proverbi 3:5) Un cuore che confida in Geova sa che qualunque cosa Egli chieda o comandi mediante la sua Parola è sempre giusta. (Isaia 48:17) Egli merita senz’altro la nostra completa fiducia. È in grado di adempiere tutto quello che si è proposto. (Isaia 40:26, 29) Infatti, il suo stesso nome significa letteralmente “Egli fa divenire”, il che infonde fiducia nella sua capacità di adempiere quanto ha promesso! Geova “è giusto in tutte le sue vie e leale in tutte le sue opere”. (Salmo 145:17) Naturalmente per avere fiducia in lui dobbiamo ‘gustare e vedere che Geova è buono’, mettendo in pratica nella nostra vita quello che impariamo dalla Bibbia e riflettendo sui buoni risultati che questo produce. — Salmo 34:8.
w00 15/1 p. 24 Coltivate un’intima relazione con Geova
Il saggio re continua: “Confida in Geova con tutto il tuo cuore e non ti appoggiare al tuo proprio intendimento.
w00 15/1 p. 24 Coltivate un’intima relazione con Geova
— Proverbi 3:5, 6.
Geova merita senz’altro completa fiducia. Essendo il Creatore, è “vigoroso in potenza” ed è la Fonte dell’“energia dinamica”. (Isaia 40:26, 29) È in grado di adempiere tutto ciò che si è proposto. Il suo nome stesso significa, alla lettera, “Egli fa divenire” e rafforza in noi la fiducia nella sua capacità di adempiere ciò che ha promesso. Il fatto che “è impossibile che Dio menta” fa di lui la personificazione stessa della verità. (Ebrei 6:18) La sua principale qualità è l’amore. (1 Giovanni 4:8) Egli è “giusto in tutte le sue vie e leale in tutte le sue opere”. (Salmo 145:17) In chi possiamo confidare se non in Dio? Naturalmente per avere fiducia in lui dobbiamo ‘gustare e vedere che Geova è buono’ mettendo in pratica nella nostra vita ciò che impariamo dalla Bibbia e riflettendo sui risultati positivi che questo produce. — Salmo 34:8.
w93 15/12 Confidate in Geova!
Confidate in Geova!
“Confida in Geova con tutto il tuo cuore”. — PROVERBI 3:5.
UN MISSIONARIO da molti anni nel servizio scrive: “‘CONFIDA NEL SIGNORE CON TUTTO IL TUO CUORE; E NON TI APPOGGIARE AL TUO PROPRIO INTENDIMENTO’. Queste parole della Bibbia, incorniciate e appese a una parete di una casa che visitavo, richiamarono la mia attenzione. Per il resto di quella giornata vi meditai su. Potevo io, mi chiesi, confidare in Dio con tutto il mio cuore?” All’epoca egli aveva 21 anni. Oggi, che ha 90 anni e presta ancora fedelmente servizio come anziano a Perth, in Australia, può ripensare a una vita spiritualmente arricchita dall’aver confidato in Geova con tutto il cuore, compresi 26 anni di duro lavoro per aprire nuovi campi missionari a Ceylon (l’attuale Srī Lanka), in Birmania (l’odierna Myanmar), Malesia, Thailandia, India e Pakistan.
2 “Confida in Geova con tutto il tuo cuore”: queste parole di Proverbi 3:5, così rese nella Traduzione del Nuovo Mondo, dovrebbero spingere tutti noi a continuare a dedicare la nostra vita a Geova con tutto il cuore, fiduciosi che egli potrà rafforzare la nostra fede, al punto di farci superare ostacoli enormi come montagne. (Matteo 17:20) Esaminiamo ora Proverbi 3:5 nel suo contesto.
Istruzione paterna
3 I primi nove capitoli del libro biblico di Proverbi traboccano di istruzioni paterne, saggi consigli che Geova dà a tutti coloro che aspirano a vivere come suoi figli nei cieli o a ricevere “la gloriosa libertà dei figli di Dio” su una terra paradisiaca. (Romani 8:18-21, 23) Ci sono saggi consigli che possono essere usati dai genitori per educare i figli. Notevoli sono le esortazioni del capitolo 3 di Proverbi, che inizia con l’ammonimento: “Figlio mio, non dimenticare la mia legge, e il tuo cuore osservi i miei comandamenti”. Mentre gli ultimi giorni del malvagio mondo di Satana volgono al termine, ci sia consentito di prestare sempre più attenzione ai rammemoratori di Geova. La via può sembrare lunga, ma la promessa per tutti quelli che perseverano è che “saranno aggiunti [loro] lunghezza di giorni e anni di vita e pace”: avranno cioè la vita eterna nel nuovo sistema di Geova. — Proverbi 3:1, 2.
4 Una felice relazione fra padre e figlio può essere molto preziosa. Il nostro Creatore, Geova Dio, ha disposto che fosse così. Parlando della sua intima relazione con Geova, Cristo Gesù disse: “Il Figlio non può fare una sola cosa di propria iniziativa, ma solo ciò che vede fare dal Padre. Poiché qualunque cosa Egli faccia, questa fa pure il Figlio in modo simile. Poiché il Padre ha affetto per il Figlio e gli mostra tutte le cose che egli stesso fa”. (Giovanni 5:19, 20) Geova si propose che una simile intimità esistesse fra lui e tutti i componenti della sua famiglia terrena, nonché fra i padri umani e i loro figli.
5 Gli antichi israeliti furono incoraggiati a coltivare in famiglia una relazione basata sulla fiducia. Ai padri israeliti Geova diede questo consiglio: “Dovete applicarvi queste mie parole sul cuore e sull’anima e legarvele come un segno sulla mano, e vi devono servire da frontale fra gli occhi. Le dovete anche insegnare ai vostri figli, in modo da parlarne quando siedi nella tua casa e quando cammini per la strada e quando giaci e quando ti levi. E le devi scrivere sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte, affinché i vostri giorni e i giorni dei vostri figli siano molti sul suolo che Geova giurò ai vostri antenati di dar loro, come i giorni dei cieli sopra la terra”. (Deuteronomio 11:18-21) L’ispirata Parola del nostro sommo Insegnante, Geova Dio, può davvero servire a stabilire un intimo legame fra lui e i genitori e i loro figli, come pure fra lui e tutti gli altri che lo servono nella congregazione cristiana. — Isaia 30:20, 21.
6 I saggi e paterni consigli per i servitori di Dio, giovani e vecchi, proseguono nei versetti 3 e 4 di Proverbi capitolo 3: “L’amorevole benignità e la verità stesse non ti lascino. Legatele intorno alla gola. Scrivile sulla tavoletta del tuo cuore, e trova dunque favore e buona perspicacia agli occhi di Dio e dell’uomo terreno”. Geova Dio stesso eccelle nel manifestare amorevole benignità e verità. Come dice Salmo 25:10, “tutti i sentieri di Geova sono amorevole benignità e verità”. A imitazione di Geova dovremmo far tesoro di queste qualità e del loro potere protettivo, considerandole preziose come una collana di valore inestimabile e incidendole indelebilmente sul nostro cuore. Possiamo quindi pregare con fervore: “O Geova, . . . la tua amorevole benignità e la tua verità stesse mi salvaguardino di continuo”. — Salmo 40:11.
Una fiducia duratura
7 Un vocabolario definisce la fiducia “certezza di poter confidare nel carattere, nella capacità, nella forza o nella veracità di qualcuno o di qualcosa”. Il carattere di Geova è saldamente ancorato alla sua amorevole benignità. E possiamo avere assoluta fiducia nella sua capacità di fare ciò che ha promesso, perché il suo stesso nome, Geova, lo identifica come Colui che fa ciò che si propone. (Esodo 3:14; 6:2-8) In qualità di Creatore, egli è la Fonte della forza e dell’energia dinamica. (Isaia 40:26, 29) È l’essenza stessa della verità, perché “è impossibile che Dio menta”. (Ebrei 6:18) Siamo quindi incoraggiati a riporre completa fiducia in Geova, il nostro Dio, la grande Fonte di tutta la verità, colui che, essendo onnipotente, è in grado di proteggere quelli che confidano in lui e di portare a compimento in modo splendido tutti i suoi grandiosi propositi. — Salmo 91:1, 2; Isaia 55:8-11.
8 Purtroppo, nel mondo degradato che ci circonda, la fiducia manca. Dappertutto regnano avidità e corruzione. Sulla copertina di un periodico era scritto: “IL BOOM DELLA CORRUZIONE: Denaro sporco nel nuovo ordine mondiale. L’industria della corruzione si estende dal Brasile alla Germania, dagli Stati Uniti all’Argentina, dalla Spagna al Perú, dall’Italia al Messico, dal Vaticano alla Russia”. (World Press Review, maggio 1993) Basato com’è sull’odio, sull’avidità e sulla sfiducia, il cosiddetto nuovo ordine mondiale dell’uomo non significa altro che sventure sempre più gravi per il genere umano.
9 A differenza delle nazioni politiche, i testimoni di Geova sono felici di essere “la nazione il cui Dio è Geova”. Sono gli unici a poter veracemente dire: “Noi confidiamo in Dio”. Ciascuno di loro può gridare gioiosamente: “Unito a Dio loderò la sua parola. . . . Ho confidato in Dio. Non avrò timore”. — Salmo 33:12; 56:4, 11.
10 In un paese asiatico migliaia di giovani Testimoni sono stati gravemente percossi e imprigionati, ma la fiducia in Geova ha permesso alla stragrande maggioranza di loro di perseverare. Una notte, in prigione, un giovane Testimone che aveva subìto orribili torture pensava di non farcela più. Ma un altro giovane gli si avvicinò di nascosto col favore delle tenebre e gli sussurrò: “Non cedere; io ho fatto compromesso e da allora non ho più pace”. Il primo giovane rinnovò la propria determinazione di rimanere saldo. Possiamo avere assoluta fiducia che Geova ci aiuterà a vanificare tutti gli sforzi compiuti da Satana per infrangere la nostra integrità. — Geremia 7:3-7; 17:1-8; 38:6-13, 15-17.
11 Il primo comandamento in parte recita: “Devi amare Geova tuo Dio con tutto il tuo cuore”. (Marco 12:30) Mentre meditiamo sulla Parola di Dio, le grandi verità che impariamo scendono nel profondo del nostro cuore e ci spingono a spenderci interamente nel servizio del nostro meraviglioso Dio, il Sovrano Signore Geova. È con un cuore pieno di gratitudine per lui — per tutto ciò che ci ha insegnato, che ha fatto e che ancora farà per noi — che siamo stimolati a confidare pienamente nella sua salvezza. — Isaia 12:2.
12 Questa fiducia può essere coltivata nel corso degli anni. Un umile testimone di Geova che cominciò a prestare servizio alla sede mondiale della Società (Watch Tower) a Brooklyn nell’aprile 1927, e vi servì fedelmente per oltre 50 anni scrisse: “Alla fine di quel mese ricevetti in una busta un sussidio di 5 dollari accompagnato da un bel biglietto con il passo biblico di Proverbi 3:5, 6 . . . C’era ogni ragione di confidare in Geova, perché alla sede mondiale capii presto che Geova aveva uno ‘schiavo fedele e discreto’ che si prendeva fedelmente cura di tutti gli interessi del Regno qui sulla terra. — Matteo 24:45-47”. Il cuore di questo cristiano non era rivolto al denaro, ma a ottenere ‘un tesoro che non venisse mai meno nei cieli’. Similmente oggi le migliaia di volontari che prestano servizio nelle case Betel della Società in tutto il mondo hanno fiducia che Geova provvederà alle loro necessità quotidiane. — Luca 12:29-31, 33, 34.
Appoggiatevi a Geova
13 Il nostro Padre celeste ci esorta: “Non ti appoggiare al tuo proprio intendimento”. (Proverbi 3:5) I consulenti e gli psicologi del mondo non possono neanche sperare di avvicinarsi alla sapienza e all’intendimento che Geova manifesta. “Il suo intendimento è oltre ogni dire”. (Salmo 147:5) Invece di appoggiarci alla sapienza di uomini preminenti del mondo o ai nostri fallaci sentimenti, confidiamo in Geova, nella sua Parola e negli anziani della congregazione cristiana per avere maturi consigli. — Salmo 55:22; 1 Corinti 2:5.
14 La sapienza umana o l’orgoglio per la propria posizione non saranno di nessun aiuto nel difficile giorno della prova che si avvicina sempre più. (Isaia 29:14; 1 Corinti 2:14) In Giappone, durante la seconda guerra mondiale, un capace ma orgoglioso pastore del popolo di Dio decise di appoggiarsi al suo proprio intendimento. Quando fu fatta pressione su di lui, apostatò, e anche la maggior parte del gregge cessò l’attività a causa della persecuzione. Una leale sorella giapponese, che venne rinchiusa in luride celle di prigione e sopravvisse coraggiosamente a un terribile trattamento, ebbe a dire: “Quelli che rimasero fedeli non avevano particolari capacità e non erano persone in vista. Di sicuro tutti noi dobbiamo sempre confidare in Geova con tutto il nostro cuore”.
15 Per confidare in Geova anziché nel proprio intendimento, ci vuole umiltà. Com’è importante questa qualità per tutti coloro che vogliono piacere a Geova! Dio stesso, pur essendo il Sovrano Signore di tutto l’universo, manifesta umiltà quando tratta con le sue creature intelligenti. Possiamo esserne grati. “Egli accondiscende a guardare sul cielo e sulla terra, facendo levare il misero dalla medesima polvere”. (Salmo 113:6, 7) Per la sua grande misericordia egli perdona le nostre debolezze sulla base del più grande dono che ha fatto al genere umano, il prezioso sacrificio di riscatto del suo diletto Figlio, Cristo Gesù. Come dovremmo essere riconoscenti per tale immeritata benignità!
16 Gesù stesso ci rammenta: “Chi si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato”. (Matteo 23:12) I fratelli battezzati dovrebbero umilmente aspirare ad avere responsabilità nella congregazione cristiana. Tuttavia i sorveglianti dovrebbero considerare il loro incarico non come una posizione di prestigio, ma come un’opportunità per compiere un’opera, umilmente, con spirito riconoscente e premuroso, come fece Gesù, il quale disse: “Il Padre mio ha continuato a operare fino ad ora, e io continuo a operare”. — Giovanni 5:17; 1 Pietro 5:2, 3.
17 Ricordiamo sempre, con umiltà e devozione, che agli occhi di Geova siamo solo polvere. Possiamo dunque essere grati che ‘l’amorevole benignità di Geova sia da tempo indefinito fino a tempo indefinito verso quelli che lo temono, e la sua giustizia per i figli dei figli’! (Salmo 103:14, 17) Tutti noi dovremmo perciò studiare la Parola di Dio con vivo interesse. Le ore dedicate ogni settimana allo studio personale e familiare e alle adunanze di congregazione dovrebbero essere per noi fra le più preziose. Così facendo acquistiamo sempre più “conoscenza del Santissimo”. Questo è “l’intendimento”. — Proverbi 9:10.
“In tutte le tue vie . . .
18 Indirizzandoci a Geova, la divina Fonte dell’intendimento, Proverbi 3:6 aggiunge: “In tutte le tue vie riconoscilo, ed egli stesso renderà diritti i tuoi sentieri”. Riconoscere Geova include accostarsi a lui in preghiera. Dovunque ci troviamo e qualunque situazione sorga, possiamo immediatamente avere accesso presso di lui con la preghiera. Mentre svolgiamo le attività quotidiane, ci prepariamo per il servizio di campo o andiamo di casa in casa a proclamare il messaggio del suo Regno, possiamo costantemente pregarlo di benedire la nostra attività. In questo modo possiamo avere l’inestimabile privilegio e la gioia di ‘camminare con Dio’, fiduciosi che egli ‘renderà diritti i nostri sentieri’, come fece con uomini timorati di Dio quali Enoc e Noè e con israeliti fedeli come Giosuè e Daniele. — Genesi 5:22; 6:9; Deuteronomio 8:6; Giosuè 22:5; Daniele 6:23; vedi anche Giacomo 4:8, 10.
19 Quando rendiamo note a Geova le nostre richieste, possiamo avere fiducia che ‘la pace di Dio che sorpassa ogni pensiero custodirà i nostri cuori e le nostre facoltà mentali mediante Cristo Gesù’. (Filippesi 4:7) Questa pace di Dio, che illumina il viso di gioia, può incoraggiare le persone che incontriamo nell’opera di predicazione ad ascoltare il nostro messaggio. (Colossesi 4:5, 6) Può anche incoraggiare coloro che sono afflitti dalle preoccupazioni o dalle ingiustizie così comuni nel mondo odierno, come indica quanto segue.
20 Max Liebster, un ebreo sopravvissuto in modo apparentemente miracoloso all’Olocausto, descrisse così il suo viaggio verso un campo di sterminio nazista: “Fummo ammassati in carrozze trasformate in molte piccole celle per due. Spinto a calci in una di esse, mi trovai di fronte un prigioniero dagli occhi pieni di serenità. Era lì per il suo rispetto verso la legge di Dio, avendo scelto la prigione e forse la morte piuttosto che spargere il sangue di altri uomini. Era un testimone di Geova. Gli avevano portato via i figli, e sua moglie era stata giustiziata. Si attendeva di condividerne la sorte. Durante quel viaggio di 14 giorni le mie preghiere furono esaudite, poiché fu proprio durante quel viaggio verso la morte che trovai la speranza della vita eterna”.
21 Dopo essere stato liberato dalla “fossa dei leoni” di Auschwitz, come la chiamò lui, ed essersi battezzato, questo fratello sposò una testimone di Geova che era stata anch’essa imprigionata e il cui padre era stato internato nel campo di concentramento di Dachau. Quest’ultimo, mentre era rinchiuso lì, seppe che anche la moglie e la giovane figlia erano state arrestate. Egli descrisse cosa aveva provato: “Ero profondamente preoccupato. Poi un giorno mentre facevo la fila per la doccia, udii una voce che citava Proverbi 3:5, 6 . . . Sembrava l’eco di una voce proveniente dal cielo. Era proprio quello che mi ci voleva per riacquistare l’equilibrio”. In realtà la voce era quella di un altro prigioniero che citava questa scrittura, ma l’episodio sottolinea il potere che la Parola di Dio può esercitare su di noi. (Ebrei 4:12) Possa la voce di Geova parlarci con potenza oggi attraverso le parole della scrittura dell’anno 1994: “Confida in Geova con tutto il tuo cuore”!
[Note in calce]
Vedi l’articolo “Ho confidato in Geova con tutto il mio cuore”, narrato da Claude S. Goodman, nella Torre di Guardia del 1° maggio 1974, pagine 280-5.
Vedi l’articolo “Determinato a lodare Geova”, narrato da Harry Peterson, nella Torre di Guardia inglese del 15 luglio 1968, pagine 437-40.
Vedi l’articolo “Geova non dimentica i suoi servitori”, narrato da Matsue Ishii, nella Torre di Guardia inglese del 1° maggio 1988, pagine 21-5.
Vedi anche l’articolo “Grati della liberazione”, narrato da Max Liebster, nella Torre di Guardia del 1° aprile 1979, pagine 20-4.
PROVERBI 3:6)
“In tutte le tue vie riconoscilo, ed egli stesso renderà diritti i tuoi sentieri.”
w03 1/9 p. 12 par. 18 Fate di Geova la vostra fiducia
In tutte le tue vie riconoscilo, ed egli stesso renderà diritti i tuoi sentieri”. (Proverbi 3:5, 6)
w03 1/9 pp. 12-13 par. 22 Fate di Geova la vostra fiducia
22 Proverbi 3:6, comunque, indica che dovremmo ‘riconoscere Geova in tutte le nostre vie’, non solo quando ci troviamo in situazioni difficili. Quindi le decisioni che prendiamo ogni giorno dovrebbero dimostrare che confidiamo in Geova. Quando sorgono problemi non dovremmo disperare, farci prendere dal panico od opporci ai consigli di Geova sul modo migliore di risolvere un problema. Dobbiamo vedere le prove come opportunità per sostenere la sovranità di Geova, per dimostrare che Satana è un bugiardo e per coltivare l’ubbidienza e altre qualità che sono gradite a Geova. — Ebrei 5:7, 8.
w02 15/12 pp. 10-11 parr. 13-14 “Accostatevi a Dio”
Il santo timore ci aiuterà a seguire il saggio consiglio riportato in Proverbi 3:6: “In tutte le tue vie riconoscilo, ed egli stesso renderà diritti i tuoi sentieri”. Cosa significa questo?
14 Ogni giorno dovete prendere delle decisioni, piccole e grandi. Per esempio, di cosa parlerete con i vostri colleghi, con i compagni di scuola, con i vicini? (Luca 6:45) Vi impegnerete per assolvere i compiti che vi vengono affidati o cercherete di cavarvela facendo il minimo sforzo? (Colossesi 3:23) Farete amicizia con quelli che mostrano poco o nessun amore per Geova o cercherete di avere rapporti più stretti con persone dalla mentalità spirituale? (Proverbi 13:20) Cosa farete, anche nelle piccole cose, per promuovere gli interessi del Regno di Dio? (Matteo 6:33) Se in ogni vostra decisione vi fate guidare da princìpi scritturali come quelli qui indicati, state davvero riconoscendo Geova ‘in tutte le vostre vie’.
w00 15/1 p. 24 Coltivate un’intima relazione con Geova
Come possiamo ‘riconoscere Geova in tutte le nostre vie’? Il salmista ispirato dice: “Certamente mediterò su tutta la tua attività, e mi occuperò di sicuro delle tue opere”. (Salmo 77:12) Dato che Dio è invisibile, per coltivare un’intima relazione con lui è essenziale meditare sui suoi grandiosi atti e sulle opere che ha compiuto per il suo popolo.
Anche la preghiera è un modo importante per riconoscere Geova. Il re Davide continuava a chiamare Geova “tutto il giorno”. (Salmo 86:3) Spesso Davide pregava la notte, come quando fu costretto a nascondersi nel deserto. (Salmo 63:6, 7) ‘Dedicatevi in ogni occasione alla preghiera in spirito’, esortò l’apostolo Paolo. (Efesini 6:18) Con che frequenza preghiamo? Comunichiamo personalmente con Dio in maniera sentita? Quando ci troviamo in situazioni difficili, lo supplichiamo perché ci aiuti? Chiediamo la sua guida in preghiera prima di prendere decisioni importanti? Le sincere preghiere che innalziamo a Geova ce lo rendono caro. E abbiamo l’assicurazione che le ascolterà e ‘renderà diritti i nostri sentieri’.
w00 15/1 p. 24 Coltivate un’intima relazione con Geova
In tutte le tue vie riconoscilo, ed egli stesso renderà diritti i tuoi sentieri”. — Proverbi 3:5, 6.
w93 15/12 pp. 14-16 Confidate in Geova!
“In tutte le tue vie . . .
18 Indirizzandoci a Geova, la divina Fonte dell’intendimento, Proverbi 3:6 aggiunge: “In tutte le tue vie riconoscilo, ed egli stesso renderà diritti i tuoi sentieri”. Riconoscere Geova include accostarsi a lui in preghiera. Dovunque ci troviamo e qualunque situazione sorga, possiamo immediatamente avere accesso presso di lui con la preghiera. Mentre svolgiamo le attività quotidiane, ci prepariamo per il servizio di campo o andiamo di casa in casa a proclamare il messaggio del suo Regno, possiamo costantemente pregarlo di benedire la nostra attività. In questo modo possiamo avere l’inestimabile privilegio e la gioia di ‘camminare con Dio’, fiduciosi che egli ‘renderà diritti i nostri sentieri’, come fece con uomini timorati di Dio quali Enoc e Noè e con israeliti fedeli come Giosuè e Daniele. — Genesi 5:22; 6:9; Deuteronomio 8:6; Giosuè 22:5; Daniele 6:23; vedi anche Giacomo 4:8, 10.
19 Quando rendiamo note a Geova le nostre richieste, possiamo avere fiducia che ‘la pace di Dio che sorpassa ogni pensiero custodirà i nostri cuori e le nostre facoltà mentali mediante Cristo Gesù’. (Filippesi 4:7) Questa pace di Dio, che illumina il viso di gioia, può incoraggiare le persone che incontriamo nell’opera di predicazione ad ascoltare il nostro messaggio. (Colossesi 4:5, 6) Può anche incoraggiare coloro che sono afflitti dalle preoccupazioni o dalle ingiustizie così comuni nel mondo odierno, come indica quanto segue.
20 Max Liebster, un ebreo sopravvissuto in modo apparentemente miracoloso all’Olocausto, descrisse così il suo viaggio verso un campo di sterminio nazista: “Fummo ammassati in carrozze trasformate in molte piccole celle per due. Spinto a calci in una di esse, mi trovai di fronte un prigioniero dagli occhi pieni di serenità. Era lì per il suo rispetto verso la legge di Dio, avendo scelto la prigione e forse la morte piuttosto che spargere il sangue di altri uomini. Era un testimone di Geova. Gli avevano portato via i figli, e sua moglie era stata giustiziata. Si attendeva di condividerne la sorte. Durante quel viaggio di 14 giorni le mie preghiere furono esaudite, poiché fu proprio durante quel viaggio verso la morte che trovai la speranza della vita eterna”.
21 Dopo essere stato liberato dalla “fossa dei leoni” di Auschwitz, come la chiamò lui, ed essersi battezzato, questo fratello sposò una testimone di Geova che era stata anch’essa imprigionata e il cui padre era stato internato nel campo di concentramento di Dachau. Quest’ultimo, mentre era rinchiuso lì, seppe che anche la moglie e la giovane figlia erano state arrestate. Egli descrisse cosa aveva provato: “Ero profondamente preoccupato. Poi un giorno mentre facevo la fila per la doccia, udii una voce che citava Proverbi 3:5, 6 . . . Sembrava l’eco di una voce proveniente dal cielo. Era proprio quello che mi ci voleva per riacquistare l’equilibrio”. In realtà la voce era quella di un altro prigioniero che citava questa scrittura, ma l’episodio sottolinea il potere che la Parola di Dio può esercitare su di noi. (Ebrei 4:12) Possa la voce di Geova parlarci con potenza oggi attraverso le parole della scrittura dell’anno 1994: “Confida in Geova con tutto il tuo cuore”!
PROVERBI 3:7)
“Non divenire saggio ai tuoi propri occhi. Temi Geova e allontanati dal male.”
w01 1/2 p. 32 “Salute per il tuo ombelico”
“Salute per il tuo ombelico”
SI RITIENE che un gran numero di malattie siano scatenate da fattori di stress a livello emotivo come paura, dispiaceri, invidia, risentimento, odio e senso di colpa. Tenuto conto di ciò, come sono confortanti le parole della Bibbia secondo cui il ‘timore di Geova’ è “salute per il tuo ombelico e ristoro per le tue ossa”! — Proverbi 3:7, 8.
Le ossa sono la struttura portante del corpo. Pertanto la Bibbia usa metaforicamente la parola “ossa” per indicare l’individuo stesso, specialmente in quanto mosso da profondi sentimenti ed emozioni. Ma in che senso il timore di Geova è “salute per il tuo ombelico”?
Gli eruditi biblici hanno opinioni diverse sul significato del termine “ombelico” in questo passo. Un commentatore dice che trovandosi nella “parte centrale del corpo”, l’“ombelico” potrebbe rappresentare tutti gli organi vitali. Secondo un altro studioso, il termine “ombelico” potrebbe significare il cordone ombelicale, come in Ezechiele 16:4. In tal caso, Proverbi 3:8 potrebbe dare risalto al nostro bisogno di dipendere in modo assoluto da Dio, più o meno come un feto inerme dipende completamente dalla madre per il nutrimento. Un’altra idea ancora è che qui l’“ombelico” possa riferirsi ai muscoli e ai tendini del corpo. Può darsi che nel contesto di questo versetto tali organi siano messi in contrapposizione con le “ossa”, le parti più solide del corpo.
Qualunque sia il significato specifico, una cosa è certa: la condotta saggia è quella di mostrare reverenziale timore di Geova. Se ci conformiamo alle sue norme possiamo contribuire al nostro benessere fisico ora. Ciò che più conta, possiamo ottenere il favore di Geova e la vita senza fine con una salute perfetta — in senso fisico ed emotivo — nel suo futuro nuovo mondo. — Isaia 33:24; Rivelazione (Apocalisse) 21:4; 22:2.
w00 15/1 p. 24 Coltivate un’intima relazione con Geova
“Non divenire saggio ai tuoi propri occhi”, dice Salomone. Ed esorta: “Temi Geova e allontanati dal male. Divenga salute per il tuo ombelico e ristoro per le tue ossa”. (Proverbi 3:7, 8) Il sano timore di dispiacere a Dio dovrebbe guidare tutte le nostre azioni, i nostri pensieri e i nostri sentimenti. Questo timore reverenziale ci impedisce di fare ciò che è male e ci sana e ci ristora spiritualmente.
w93 15/12 pp. 16-17 parr. 2-4 Coltivate il santo timore
2 In Proverbi 3:7 leggiamo: “Non divenire saggio ai tuoi propri occhi. Temi Geova e allontanati dal male”. Fin dal tempo dei nostri primogenitori, quando il Serpente adescò Eva con la promessa che avrebbero conosciuto “il bene e il male”, la semplice sapienza umana non ha soddisfatto i bisogni dell’umanità. (Genesi 3:4, 5; 1 Corinti 3:19, 20) In nessun periodo della storia questo fatto è stato più evidente che nel XX secolo, in questi “ultimi giorni” in cui il genere umano, mietendo i frutti del pensiero ateo ed evoluzionistico, è piagato da razzismo, violenza e ogni sorta di immoralità. (2 Timoteo 3:1-5, 13; 2 Pietro 3:3, 4) È un ‘nuovo disordine mondiale’ cui né l’ONU né le frammentate religioni del mondo possono porre rimedio.
3 La Parola profetica di Dio ci informa che forze demoniche sono andate dai “re dell’intera terra abitata, per radunarli alla guerra del gran giorno dell’Iddio Onnipotente . . . nel luogo che in ebraico si chiama Har-Maghedon”. (Rivelazione [Apocalisse] 16:14, 16) Presto questi re, o governanti, saranno presi dal terrore di Geova. Sarà come lo spavento che cadde sui cananei quando Giosuè e gli israeliti andarono a eseguire il giudizio su di loro. (Giosuè 2:9-11) Ma oggi sarà colui che fu prefigurato da Giosuè, Cristo Gesù — il “Re dei re e Signore dei signori” — a ‘colpire le nazioni e a pascerle con una verga di ferro’ come espressione “del furore dell’ira di Dio Onnipotente”. — Rivelazione 19:15, 16.
4 Chi sarà salvato allora? Non quelli sopraffatti dallo spavento, bensì tutti coloro che avranno coltivato un timore reverenziale di Geova. Invece di essere saggi ai loro propri occhi, questi ‘si allontanano dal male’. Con umiltà nutrono la mente di cose buone, in modo da scacciare il male dai loro pensieri. Hanno il giusto rispetto per il Sovrano Signore Geova, il “Giudice di tutta la terra”, che sta per giustiziare tutti coloro che fanno ostinatamente il male, proprio come annientò i depravati sodomiti. (Genesi 18:25) Realmente, per i servitori di Dio, “il timore di Geova è una fonte di vita, per allontanare dai lacci della morte”. — Proverbi 14:27.
PROVERBI 3:8)
“Divenga salute per il tuo ombelico e ristoro per le tue ossa.”
w01 1/2 p. 32 “Salute per il tuo ombelico”
“Salute per il tuo ombelico”
SI RITIENE che un gran numero di malattie siano scatenate da fattori di stress a livello emotivo come paura, dispiaceri, invidia, risentimento, odio e senso di colpa. Tenuto conto di ciò, come sono confortanti le parole della Bibbia secondo cui il ‘timore di Geova’ è “salute per il tuo ombelico e ristoro per le tue ossa”! — Proverbi 3:7, 8.
Le ossa sono la struttura portante del corpo. Pertanto la Bibbia usa metaforicamente la parola “ossa” per indicare l’individuo stesso, specialmente in quanto mosso da profondi sentimenti ed emozioni. Ma in che senso il timore di Geova è “salute per il tuo ombelico”?
Gli eruditi biblici hanno opinioni diverse sul significato del termine “ombelico” in questo passo. Un commentatore dice che trovandosi nella “parte centrale del corpo”, l’“ombelico” potrebbe rappresentare tutti gli organi vitali. Secondo un altro studioso, il termine “ombelico” potrebbe significare il cordone ombelicale, come in Ezechiele 16:4. In tal caso, Proverbi 3:8 potrebbe dare risalto al nostro bisogno di dipendere in modo assoluto da Dio, più o meno come un feto inerme dipende completamente dalla madre per il nutrimento. Un’altra idea ancora è che qui l’“ombelico” possa riferirsi ai muscoli e ai tendini del corpo. Può darsi che nel contesto di questo versetto tali organi siano messi in contrapposizione con le “ossa”, le parti più solide del corpo.
Qualunque sia il significato specifico, una cosa è certa: la condotta saggia è quella di mostrare reverenziale timore di Geova. Se ci conformiamo alle sue norme possiamo contribuire al nostro benessere fisico ora. Ciò che più conta, possiamo ottenere il favore di Geova e la vita senza fine con una salute perfetta — in senso fisico ed emotivo — nel suo futuro nuovo mondo. — Isaia 33:24; Rivelazione (Apocalisse) 21:4; 22:2.
w00 15/1 p. 24 Coltivate un’intima relazione con Geova
“Non divenire saggio ai tuoi propri occhi”, dice Salomone. Ed esorta: “Temi Geova e allontanati dal male. Divenga salute per il tuo ombelico e ristoro per le tue ossa”. (Proverbi 3:7, 8) Il sano timore di dispiacere a Dio dovrebbe guidare tutte le nostre azioni, i nostri pensieri e i nostri sentimenti. Questo timore reverenziale ci impedisce di fare ciò che è male e ci sana e ci ristora spiritualmente.
PROVERBI 3:9)
“Onora Geova con le tue cose di valore e con le primizie di tutti i tuoi prodotti.”
w00 15/1 pp. 24-25 Coltivate un’intima relazione con Geova
In quale altro modo possiamo avvicinarci a Dio? “Onora Geova con le tue cose di valore e con le primizie di tutti i tuoi prodotti”, dice il re. (Proverbi 3:9) Onorare Geova significa mostrargli grande rispetto ed esaltarlo pubblicamente partecipando alla proclamazione pubblica del suo nome e sostenendola. Le cose preziose con cui onoriamo Geova sono il nostro tempo, i nostri talenti, la nostra forza e i nostri beni materiali. Devono essere le primizie, il meglio che abbiamo. Il modo in cui impieghiamo le nostre risorse non dovrebbe rispecchiare la nostra determinazione di ‘continuare a cercare prima il regno e la giustizia di Dio’? — Matteo 6:33.
w97 1/11 pp. 26-28 “Onora Geova con le tue cose di valore”: Come?
“Onora Geova con le tue cose di valore”: Come?
“ONORA Geova con le tue cose di valore e con le primizie di tutti i tuoi prodotti”. Queste ispirate parole di sapienza, scritte circa 2.600 anni fa, racchiudono la chiave per ricevere ricche benedizioni da Geova, perché lo scrittore aggiunge: “Quindi saranno pieni di abbondanza i tuoi depositi di provviste; e i tuoi propri tini traboccheranno di vino nuovo”. — Proverbi 3:9, 10.
Ma cosa significa onorare Geova Dio? Quali sono le cose preziose con cui dobbiamo onorarlo? E come possiamo farlo?
‘Onorare Geova’
Nelle Scritture la principale parola ebraica per onore, kavòhdh, significa alla lettera “pesantezza”. Onorare qualcuno significa quindi considerarlo una persona di un certo peso, valore, autorità. Un’altra parola ebraica per onore, yeqàr, è anche resa con “prezioso” e “cose preziose”. Similmente la parola greca timè, tradotta “onore” nella Bibbia, racchiude l’idea di stima, valore, preziosità. Perciò si onora qualcuno mostrandogli profondo rispetto e stima.
Rendere onore comporta anche un altro aspetto. Considerate il racconto relativo al fedele ebreo Mardocheo, che in un’occasione smascherò un complotto contro la vita di Assuero, antico re persiano. In seguito il re, quando apprese che non era stato fatto nulla per onorare Mardocheo per la sua azione, chiese al primo ministro Aman quale fosse il modo migliore per onorare una persona nella quale il re aveva provato diletto. Aman pensò che si riferisse a lui, ma si sbagliava di grosso! Comunque, Aman disse che si sarebbe dovuto rivestire tale persona con “la veste reale” e farle cavalcare “un cavallo che il re in effetti cavalca”. E concluse dicendo: “Gli devono far cavalcare il cavallo nella pubblica piazza della città, e devono proclamare davanti a lui: ‘In questo modo si fa all’uomo nel cui onore il re stesso ha provato diletto’”. (Ester 6:1-9) In questo caso onorare una persona incluse l’esaltarla pubblicamente affinché fosse tenuta in grande stima da tutto il popolo.
Similmente, rendere onore a Geova comporta due aspetti: avere personalmente grande riguardo per lui ed esaltarlo pubblicamente, partecipando con impegno alla pubblica proclamazione del suo nome.
Cosa sono ‘le cose di valore’?
Fra le cose di valore sono inclusi certamente la nostra vita, il nostro tempo, il nostro talento e le nostre forze. Che dire dei nostri beni materiali? Considerate ciò che disse Gesù quando vide una vedova bisognosa gettare due monetine di piccolo valore in una cassa del tesoro del tempio. Egli disse: “Questa vedova, benché povera, ha gettato più di tutti [gli altri che facevano contribuzioni]. Poiché tutti questi hanno gettato doni del loro avanzo, ma questa donna nella sua indigenza ha gettato tutti i suoi mezzi di sostentamento”. (Luca 21:1-4) Gesù lodò quella vedova perché aveva usato le sue risorse materiali per promuovere l’adorazione di Geova.
È evidente quindi che le cose di valore menzionate da Salomone includono anche i beni materiali che possiamo avere. E l’espressione “le primizie di tutti i tuoi prodotti” racchiude l’idea di dare a Geova il meglio delle nostre cose di valore.
Ma come si può onorare Dio con cose materiali? Ogni cosa non appartiene già a lui? (Salmo 50:10; 95:3-5) “Ogni cosa viene da te”, riconobbe il re Davide in una sentita preghiera a Geova. E a proposito di una grossa offerta che lui e il popolo avevano fatto per la costruzione del tempio, Davide disse: “Dalla tua propria mano ti abbiamo dato”. (1 Cronache 29:14) Perciò, quando facciamo dei doni a Geova, non facciamo che restituirgli quello che, nella bontà del suo cuore, ci ha dato. (1 Corinti 4:7) Ma, come si è già detto, onorare Geova include l’esaltarlo agli occhi degli altri. E i doni materiali che vengono usati per promuovere la vera adorazione onorano Geova Dio. La Bibbia ne contiene eccellenti esempi.
Esempi del passato
Circa 3.500 anni fa, quando arrivò il tempo stabilito da Geova per provvedere agli israeliti nel deserto il tabernacolo come luogo di adorazione, si rese necessario realizzare diversi oggetti preziosi che il progetto divino richiedeva. Geova comandò a Mosè di lasciare che ‘chiunque era di cuore volenteroso portasse una contribuzione per Geova’. (Esodo 35:5) La narrazione aggiunge: “Vennero, ognuno il cuore del quale lo spinse, e portarono, ognuno lo spirito del quale lo incitò, la contribuzione di Geova per l’opera della tenda di adunanza e per tutto il suo servizio e per le vesti sante”. (Esodo 35:21) Le offerte volontarie furono talmente superiori a ciò che occorreva che ‘si dovette trattenere il popolo dal portarle’! — Esodo 36:5, 6.
Considerate un altro esempio. Quando il tabernacolo aveva assolto la sua funzione e si stavano facendo i preparativi per costruire il tempio, Davide fece personalmente una grossa contribuzione per il tempio che sarebbe stato costruito da suo figlio Salomone. Invitò anche altri a parteciparvi e il popolo rispose donando cose di valore per Geova. Soltanto l’argento e l’oro avrebbero oggi un valore di circa 70.000 miliardi di lire. “E il popolo si diede all’allegrezza per le offerte volontarie che facevano”. — 1 Cronache 29:3-9; 2 Cronache 5:1.
“Offerte volontarie” oggi
Come possiamo provare oggi la gioia di fare offerte volontarie? L’opera più importante che oggi si compie nel mondo è quella di predicare il Regno e fare discepoli. (Matteo 24:14; 28:19, 20; Atti 1:8) E Geova ha ritenuto opportuno affidare gli interessi terreni del Regno ai suoi Testimoni. — Isaia 43:10.
È ovvio che per sostenere finanziariamente l’opera che oggi i testimoni di Geova compiono occorre denaro. Ci vuole denaro per costruire e mantenere Sale del Regno, Sale delle Assemblee, filiali, stabilimenti tipografici e case Betel. Anche pubblicare e distribuire Bibbie e pubblicazioni bibliche in varie lingue comporta delle spese. Come vengono sostenute queste spese organizzative? Mediante contribuzioni rigorosamente volontarie!
La maggior parte delle contribuzioni proviene da persone che, come la vedova notata da Gesù, hanno mezzi limitati. Non volendo perdere il privilegio di onorare Geova sotto questo aspetto, offrono somme modeste “secondo la loro effettiva capacità”, e, a volte, “oltre la loro effettiva capacità”. — 2 Corinti 8:3, 4.
“Ciascuno faccia come ha deciso nel suo cuore, non di malavoglia o per forza, poiché Dio ama il donatore allegro”, disse l’apostolo Paolo ai cristiani di Corinto. (2 Corinti 9:7) Per dare allegramente è necessario fare bene i propri piani. Paolo disse ai corinti: “Ogni primo giorno della settimana, ciascuno di voi, nella propria casa, metta da parte qualcosa secondo che abbia prosperità, affinché le collette non si facciano proprio quando io arrivo”. (1 Corinti 16:2) In modo analogo, privatamente e volontariamente, quelli che desiderano contribuire per promuovere oggi l’opera del Regno possono riservare una parte del loro reddito a questo scopo.
Geova benedice quelli che lo onorano
Benché la prosperità materiale non porti di per sé quella spirituale, se usiamo generosamente le nostre cose di valore — il nostro tempo, le nostre forze e le nostre risorse materiali — per onorare Geova otterremo ricche benedizioni. Questo perché Dio, a cui appartiene ogni cosa, ci assicura: “L’anima generosa sarà essa stessa resa grassa, e chi innaffia liberalmente altri sarà anche lui liberalmente innaffiato”. — Proverbi 11:25.
Dopo la morte del re Davide, suo figlio Salomone usò le contribuzioni volontarie raccolte dal padre per edificare uno splendido tempio, come aveva comandato Geova. E finché Salomone adorò fedelmente Dio, “Giuda e Israele continuarono a dimorare al sicuro, . . . da Dan a Beer-Seba, per tutti i giorni di Salomone”. (1 Re 4:25) I depositi erano pieni, i tini traboccavano: fu così finché Israele ‘onorò Geova con le sue cose di valore’.
In seguito, tramite il profeta Malachia, Geova disse: “‘Mettetemi alla prova, suvvia, riguardo a questo’, ha detto Geova degli eserciti, ‘se non vi aprirò le cateratte dei cieli e realmente non vuoterò su di voi una benedizione finché non ci sia più bisogno’”. (Malachia 3:10) La prosperità spirituale di cui godono oggi i suoi servitori prova che Geova Dio ha mantenuto la promessa.
Certamente Geova si compiace quando facciamo la nostra parte per promuovere gli interessi del Regno. (Ebrei 13:15, 16) E promette di sostenerci se ‘continuiamo a cercare prima il regno e la Sua giustizia’. (Matteo 6:33) Ci sia consentito di ‘onorare Geova con le nostre cose di valore’ provando così grande allegrezza di cuore.
w93 15/12 pp. 17-18 Coltivate il santo timore
Onorare Geova
6 Il timore riconoscente che nutriamo per Geova, unito all’intenso amore per lui, dovrebbe spingerci a mettere in pratica Proverbi 3:9: “Onora Geova con le tue cose di valore e con le primizie di tutti i tuoi prodotti”. Nessuno ci costringe a onorare Geova con le nostre offerte. Queste dovrebbero essere volontarie, come viene indicato una dozzina di volte da Esodo 35:29 a Deuteronomio 23:23 in relazione ai sacrifici dell’antico Israele. Queste primizie offerte a Geova dovrebbero essere i doni migliori che possiamo offrire, in segno di riconoscenza per la bontà e l’amorevole benignità che abbiamo ricevuto dalla sua mano. (Salmo 23:6) Dovrebbero rispecchiare la nostra determinazione di ‘continuare a cercare prima il regno e la Sua giustizia’. (Matteo 6:33) E quali benefìci derivano dall’onorare Geova con le nostre cose di valore? “Quindi saranno pieni di abbondanza i tuoi depositi di provviste; e i tuoi propri tini traboccheranno di vino nuovo”. — Proverbi 3:10.
7 Geova ci benedice principalmente in senso spirituale. (Malachia 3:10) Perciò le primizie che gli offriamo dovrebbero essere perlopiù spirituali. Dovremmo usare il nostro tempo, le nostre energie e la nostra forza vitale per fare la sua volontà. A sua volta questo ci servirà di nutrimento, proprio come tale attività divenne “cibo” corroborante per Gesù. (Giovanni 4:34) I nostri depositi di provviste spirituali saranno pieni e la nostra gioia, simboleggiata dal vino nuovo, traboccherà. Inoltre, dato che preghiamo con fiducia per avere ogni giorno il cibo materiale necessario, possiamo coerentemente dimostrare generosità contribuendo con le nostre risorse materiali per sostenere la mondiale opera del Regno. (Matteo 6:11) Tutto ciò che possediamo, inclusi i beni materiali, l’abbiamo ricevuto dal nostro amorevole Padre celeste. Egli riverserà su di noi ulteriori benedizioni nella misura in cui impiegheremo queste cose di valore alla sua lode. — Proverbi 11:4; 1 Corinti 4:7.
jv cap. 21 p. 342 Come si sostiene quest’opera?
Tuttavia, riguardo al dare, va notato che i testimoni di Geova non pensano semplicemente in termini di possedimenti materiali. Alle loro assemblee di distretto del 1985-86 fu trattato il soggetto “Onoriamo Geova con le nostre cose di valore”. (Prov. 3:9) Venne messo in risalto che queste cose di valore includono non solo i possedimenti materiali, ma anche le risorse fisiche, mentali e spirituali.
it-1 pp. 678-679 Deposito
Anziché incoraggiarci a contare sui beni terreni e quindi accumularli in gran quantità, il saggio scrittore di Proverbi dice: “Onora Geova con le tue cose di valore . . . Quindi saranno pieni di abbondanza i tuoi depositi di provviste”. (Pr 3:9, 10) Ne è un esempio l’esperienza della nazione d’Israele che, quando ubbidiva servendo Geova e portando tutte le decime al santuario, era benedetta e aveva abbondanza. (De 28:1, 8; 1Re 4:20; 2Cr 31:4-10; Mal 3:10)
g89 22/1 p. 15 Come posso usare saggiamente il mio denaro?
Proverbi 3:9, 10 menziona un altro campo in cui puoi mostrarti generoso: “Onora Geova con le tue cose di valore e con le primizie di tutti i tuoi prodotti. Quindi saranno pieni di abbondanza i tuoi depositi di provviste; e i tuoi propri tini traboccheranno di vino nuovo”. Nei tempi biblici, gli adoratori di Geova in Israele erano tenuti a offrire spontaneamente le primizie dei lavori della terra. Erano utilizzate per il mantenimento dei sacerdoti levitici che prestavano servizio nel tempio a Gerusalemme. Sebbene oggi i testimoni di Geova non adorino presso un tempio materiale, si rendono conto che anche per provvedere al mantenimento dei loro luoghi di adorazione (chiamati Sale del Regno) ci vogliono fondi.
g88 22/4 pp. 9-10 Comprare la felicità senza denaro
“Onora Geova con le tue cose di valore”, consiglia la Parola di Dio. (Proverbi 3:9) Perciò, coloro che si rivolgono a Dio per trovare la vera felicità usano il denaro in un modo che gli è gradito. Si prefiggono di soddisfare debitamente i bisogni materiali della propria famiglia. (1 Timoteo 5:8) Provvedono onestamente per altri che hanno relazione con loro nella fede. E offrono anche contribuzioni volontarie per promuovere l’opera con cui vengono fornite informazioni spiritualmente edificanti sotto forma di Bibbie e pubblicazioni basate sulla Bibbia, come ad esempio questa rivista.
w87 15/12 pp. 19-20 Onoriamo l’Iddio che dà speranza
Con le nostre cose di valore
17 Un altro modo in cui possiamo onorare “l’Iddio che dà speranza” è quello indicato da Proverbi 3:9: “Onora Geova con le tue cose di valore e con le primizie di tutti i tuoi prodotti”. Un altro traduttore rende così questo versetto: “Glorifica Geova con la tua ricchezza, e col meglio di tutto il tuo incremento”. — A Translation of the Old Testament Scriptures from the Original Hebrew.
18 Dato che vari ecclesiastici sono divenuti famosi a causa della loro insaziabile avidità e del loro modo di vivere opulento, molti esitano a fare offerte a chiese e organizzazioni religiose il cui evidente scopo sembra essere soltanto quello di accumulare ricchezze. (Rivelazione 18:4-8) Questi abusi, però, non cambiano la validità di Proverbi 3:9. In armonia con questo consiglio ispirato, come possiamo usare le nostre “cose di valore” per ‘onorare Geova’, “l’Iddio che dà speranza”?
19 I testimoni di Geova riscontrano che il crescente numero di persone che accettano il messaggio del Regno richiede l’ampliamento di Sale del Regno o la costruzione di nuove sale. Ecco quindi un modo per ‘glorificare Geova con le nostre ricchezze’. Giovani e vecchi hanno preso parte a questa attività, ad esempio decidendo di contribuire personalmente ai fondi di costruzione. Attenersi a tali decisioni di cui altri non sono a conoscenza richiede disciplina personale o anche qualche sacrificio, specialmente se i piani e il completamento di un progetto edilizio si protraggono per un lungo periodo di tempo. (2 Corinti 9:6, 7) Nondimeno, usare i fondi in questo modo onora veramente Geova, perché le Sale del Regno sono luoghi in cui i cristiani lo adorano e dove sia loro che i loro associati possono acquistare conoscenza di Dio. Le parole di Gesù in Matteo 6:3, 4 ci danno validi motivi per confidare che Dio onorerà quelli che lo hanno onorato in tal modo.
20 Occorre però fare attenzione: Gli scribi e i farisei, che come disse Gesù non mettevano al primo posto il rendere onore a Dio, si assicuravano di essere i primi a beneficiare della propria ricchezza. Perciò il consiglio di Matteo 15:4-8 richiede che ci autoesaminiamo in quanto all’‘onorare Geova con le nostre cose di valore’. (Geremia 17:9, 10) Per esempio, un cristiano che in qualche modo è divenuto ricco tramite i suoi affari potrebbe giustificare il fatto di continuare a lavorare a tempo pieno per poter guadagnare ancora di più. Potrebbe ragionare così: ‘Altri intraprendono il ministero di pioniere o si trasferiscono dove il bisogno di predicatori è particolarmente sentito, ma io servo Dio in un modo particolare, cioè guadagnando di più ed essendo così in grado di fare grosse offerte’. Le sue contribuzioni possono essere molto utili. Ma egli farebbe bene a chiedersi: ‘Il mio personale modo di vivere rivela che il motivo principale per cui cerco di guadagnare di più è davvero quello di usare il denaro per onorare Dio?’ (Luca 12:16-19; confronta Marco 12:41-44). Inoltre: ‘Potrei disporre le mie cose in modo da accrescere la mia partecipazione personale all’opera più importante che esista oggi, quella di dichiarare la buona notizia?’ In realtà, a prescindere dalle nostre circostanze, possiamo esaminare i nostri motivi e le nostre azioni e chiederci: ‘Come posso onorare di più il mio Datore di vita, “l’Iddio che dà speranza”?’
21 Geova non ci deluderà. Che meravigliosa prospettiva sentirsi dire da lui, ora e in futuro, ciò che disse del fedele Israele: “Per il fatto che sei stato prezioso ai miei occhi, sei stato considerato onorevole, e io stesso ti ho amato”! (Isaia 43:4) Egli stesso inoltre promette “vita eterna a quelli che cercano gloria e onore”. Questa è la promessa che egli fa a coloro che perseverano “nell’opera buona”. Davvero un ‘Dio che dà speranza’!
PROVERBI 3:10)
“Quindi saranno pieni di abbondanza i tuoi depositi di provviste; e i tuoi propri tini traboccheranno di vino nuovo.”
w00 15/1 p. 25 Coltivate un’intima relazione con Geova
Se onoriamo Geova con le nostre cose di valore non resteremo senza ricompensa. “Quindi saranno pieni di abbondanza i tuoi depositi di provviste”, assicura Salomone, “e i tuoi propri tini traboccheranno di vino nuovo”. (Proverbi 3:10) Anche se la prosperità spirituale di per sé non porta quella materiale, impiegando generosamente le nostre risorse per onorare Geova otterremo ricche benedizioni. Per Gesù fare la volontà di Dio era come “cibo” nutriente. (Giovanni 4:34) Similmente partecipare all’opera di predicare e fare discepoli, opera che glorifica Geova, ci sostenta. Se persistiamo in quest’opera, i nostri depositi spirituali saranno pieni di abbondanza. La nostra gioia, simboleggiata dal vino nuovo, traboccherà.
Inoltre, non confidiamo in Geova e non lo preghiamo per avere ogni giorno cibo materiale sufficiente? (Matteo 6:11) Ogni cosa che abbiamo viene in effetti dal nostro amorevole Padre celeste. Geova riverserà su di noi ulteriori benedizioni nella misura in cui impiegheremo le nostre cose di valore a sua lode. — 1 Corinti 4:7.
w93 15/12 pp. 17-18 parr. 6-7 Coltivate il santo timore
E quali benefìci derivano dall’onorare Geova con le nostre cose di valore? “Quindi saranno pieni di abbondanza i tuoi depositi di provviste; e i tuoi propri tini traboccheranno di vino nuovo”. — Proverbi 3:10.
7 Geova ci benedice principalmente in senso spirituale. (Malachia 3:10) Perciò le primizie che gli offriamo dovrebbero essere perlopiù spirituali. Dovremmo usare il nostro tempo, le nostre energie e la nostra forza vitale per fare la sua volontà. A sua volta questo ci servirà di nutrimento, proprio come tale attività divenne “cibo” corroborante per Gesù. (Giovanni 4:34) I nostri depositi di provviste spirituali saranno pieni e la nostra gioia, simboleggiata dal vino nuovo, traboccherà. Inoltre, dato che preghiamo con fiducia per avere ogni giorno il cibo materiale necessario, possiamo coerentemente dimostrare generosità contribuendo con le nostre risorse materiali per sostenere la mondiale opera del Regno. (Matteo 6:11) Tutto ciò che possediamo, inclusi i beni materiali, l’abbiamo ricevuto dal nostro amorevole Padre celeste. Egli riverserà su di noi ulteriori benedizioni nella misura in cui impiegheremo queste cose di valore alla sua lode. — Proverbi 11:4; 1 Corinti 4:7.
it-1 pp. 678-679 Deposito
Anziché incoraggiarci a contare sui beni terreni e quindi accumularli in gran quantità, il saggio scrittore di Proverbi dice: “Onora Geova con le tue cose di valore . . . Quindi saranno pieni di abbondanza i tuoi depositi di provviste”. (Pr 3:9, 10) Ne è un esempio l’esperienza della nazione d’Israele che, quando ubbidiva servendo Geova e portando tutte le decime al santuario, era benedetta e aveva abbondanza. (De 28:1, 8; 1Re 4:20; 2Cr 31:4-10; Mal 3:10)
PROVERBI 3:11)
“Non rigettare, o figlio mio, la disciplina di Geova; e non aborrire la sua riprensione,”
w03 1/10 p. 21 Apprezziamo lo scopo della disciplina
Perciò quando Geova invita i suoi adoratori ad accettare la sua disciplina non si riferisce alla punizione dei peccatori impenitenti.
È degno di nota che la Bibbia non descrive Geova principalmente come uno che punisce. Anzi, il più delle volte lo descrive come un insegnante amorevole che ammaestra con pazienza. (Giobbe 36:22; Salmo 71:17; Isaia 54:13) Sì, la disciplina impartita come misura correttiva è sempre accompagnata dall’amore e dalla pazienza. Comprendendo lo scopo della disciplina, i cristiani sono più preparati ad accettare e a impartire la disciplina con il giusto atteggiamento.
w03 1/10 p. 20 Apprezziamo lo scopo della disciplina
La Bibbia, però, presenta la disciplina in una luce diversa. “Non rigettare, o figlio mio, la disciplina di Geova”, scrisse il saggio re Salomone. (Proverbi 3:11) Queste parole non si riferiscono alla disciplina in generale ma alla “disciplina di Geova”, cioè alla disciplina che si basa sui Suoi elevati princìpi. Solo questa disciplina è spiritualmente fruttuosa e utile, addirittura auspicabile. Invece la disciplina che si fonda sul pensiero umano che è in contrasto con gli elevati princìpi di Geova spesso è offensiva e dolorosa. Ecco perché molti hanno un atteggiamento negativo verso la disciplina.
Perché siamo esortati ad accettare la disciplina di Geova? Nelle Scritture la Sua disciplina viene descritta come un’espressione di amore verso le sue creature umane. Perciò Salomone disse anche: “Geova riprende colui che ama, come fa anche il padre col figlio di cui si compiace”. — Proverbi 3:12.
Disciplina o punizione?
La disciplina di cui parla la Bibbia assume varie forme: guida, istruzione, addestramento, rimprovero, correzione e anche punizione. Ma in ciascun caso la disciplina di Geova è motivata dall’amore, e il suo obiettivo è far del bene a chi la riceve. La disciplina correttiva impartita da Geova non ha mai l’esclusivo scopo di punire.
w00 15/1 pp. 25-26 Coltivate un’intima relazione con Geova
Accettiamo di buon grado la disciplina di Geova
Mettendo in risalto l’importanza della disciplina per avere un’intima relazione con Geova, il re di Israele ci dà questo consiglio: “Non rigettare, o figlio mio, la disciplina di Geova; e non aborrire la sua riprensione, perché Geova riprende colui che ama, come fa anche il padre col figlio di cui si compiace”. — Proverbi 3:11, 12.
La disciplina, però, può non essere facile da accettare. “Nessuna disciplina al presente sembra essere gioiosa, ma dolorosa”, scrisse l’apostolo Paolo, “tuttavia a quelli che ne sono stati addestrati produce poi un pacifico frutto, cioè giustizia”. (Ebrei 12:11) La riprensione e la disciplina sono un aspetto necessario dell’addestramento che ci avvicina di più a Dio. La correzione di Geova — sia che ci pervenga tramite i genitori o tramite la congregazione cristiana, o mentre meditiamo sulle Scritture durante lo studio personale — è un’espressione del suo amore per noi. Siamo saggi se l’accettiamo di buon grado.
w93 15/12 pp. 18-19 parr. 8-9 Coltivate il santo timore
8 Nei versetti 11 e 12, il capitolo 3 di Proverbi parla di nuovo della felice relazione fra padre e figlio che esiste nelle famiglie timorate di Dio, come pure fra Geova e i suoi amati figli spirituali sulla terra. Leggiamo: “Non rigettare, o figlio mio, la disciplina di Geova; e non aborrire la sua riprensione, perché Geova riprende colui che ama, come fa anche il padre col figlio di cui si compiace”. Le persone del mondo detestano la riprensione. I servitori di Geova dovrebbero essere lieti di riceverla. L’apostolo Paolo citò queste parole di Proverbi quando disse: “Figlio mio, non disprezzare la disciplina di Geova e non venir meno quando sei corretto da lui; poiché Geova disciplina colui che ama . . . Veramente, nessuna disciplina al presente sembra essere gioiosa, ma dolorosa; tuttavia a quelli che ne sono stati addestrati produce poi un pacifico frutto, cioè giustizia”. — Ebrei 12:5, 6, 11.
9 Sì, la riprensione e la disciplina sono per ognuno di noi un aspetto necessario dell’addestramento, sia che lo riceviamo dai genitori o tramite la congregazione cristiana o quando meditiamo sulle Scritture durante lo studio personale. Accettare la disciplina è per noi una questione di vita o di morte, come ribadisce Proverbi 4:1, 13: “Ascoltate, o figli, la disciplina di un padre e prestate attenzione, in modo da conoscere l’intendimento. Aggrappati alla disciplina; non lasciarla andare. Salvaguardala, poiché essa stessa è la tua vita”.
tp cap. 10 p. 110 parr. 6-7 Siete disposti ad affrontare la verità nella vostra vita?
Proverbi 3:11 identifica questa Fonte, dicendo: “Non rigettare, o figlio mio, la disciplina di Geova”.
7 In che modo Geova provvede questa disciplina? Mediante la sua Parola, la Sacra Bibbia. Perciò quando leggiamo la Bibbia, o quando i suoi consigli vengono portati alla nostra attenzione da un nostro conservo, e ci rendiamo conto che in qualche modo non stiamo osservando ciò che essa dice, stiamo ricevendo la disciplina di Dio. Accettando tale disciplina come giusta e agendo di conseguenza, dimostriamo di affrontare la verità. Riconosciamo il diritto di Dio di guidarci e mostriamo di essere la specie di persone che egli desidera nel suo nuovo ordine. Sì, la nostra vita dipende dal prestare ascolto alla disciplina di Dio! — Proverbi 4:13.
PROVERBI 3:12)
“perché Geova riprende colui che ama, come fa anche il padre col figlio di cui si compiace.”
w00 15/1 pp. 25-26 Coltivate un’intima relazione con Geova
Accettiamo di buon grado la disciplina di Geova
Mettendo in risalto l’importanza della disciplina per avere un’intima relazione con Geova, il re di Israele ci dà questo consiglio: “Non rigettare, o figlio mio, la disciplina di Geova; e non aborrire la sua riprensione, perché Geova riprende colui che ama, come fa anche il padre col figlio di cui si compiace”. — Proverbi 3:11, 12.
La disciplina, però, può non essere facile da accettare. “Nessuna disciplina al presente sembra essere gioiosa, ma dolorosa”, scrisse l’apostolo Paolo, “tuttavia a quelli che ne sono stati addestrati produce poi un pacifico frutto, cioè giustizia”. (Ebrei 12:11) La riprensione e la disciplina sono un aspetto necessario dell’addestramento che ci avvicina di più a Dio. La correzione di Geova — sia che ci pervenga tramite i genitori o tramite la congregazione cristiana, o mentre meditiamo sulle Scritture durante lo studio personale — è un’espressione del suo amore per noi. Siamo saggi se l’accettiamo di buon grado.
w93 15/12 pp. 18-19 parr. 8-9 Coltivate il santo timore
8 Nei versetti 11 e 12, il capitolo 3 di Proverbi parla di nuovo della felice relazione fra padre e figlio che esiste nelle famiglie timorate di Dio, come pure fra Geova e i suoi amati figli spirituali sulla terra. Leggiamo: “Non rigettare, o figlio mio, la disciplina di Geova; e non aborrire la sua riprensione, perché Geova riprende colui che ama, come fa anche il padre col figlio di cui si compiace”. Le persone del mondo detestano la riprensione. I servitori di Geova dovrebbero essere lieti di riceverla. L’apostolo Paolo citò queste parole di Proverbi quando disse: “Figlio mio, non disprezzare la disciplina di Geova e non venir meno quando sei corretto da lui; poiché Geova disciplina colui che ama . . . Veramente, nessuna disciplina al presente sembra essere gioiosa, ma dolorosa; tuttavia a quelli che ne sono stati addestrati produce poi un pacifico frutto, cioè giustizia”. — Ebrei 12:5, 6, 11.
9 Sì, la riprensione e la disciplina sono per ognuno di noi un aspetto necessario dell’addestramento, sia che lo riceviamo dai genitori o tramite la congregazione cristiana o quando meditiamo sulle Scritture durante lo studio personale. Accettare la disciplina è per noi una questione di vita o di morte, come ribadisce Proverbi 4:1, 13: “Ascoltate, o figli, la disciplina di un padre e prestate attenzione, in modo da conoscere l’intendimento. Aggrappati alla disciplina; non lasciarla andare. Salvaguardala, poiché essa stessa è la tua vita”.
PROVERBI 3:13)
“Felice è l’uomo che ha trovato la sapienza, e l’uomo che ottiene discernimento,”
w93 15/12 p. 19 Coltivate il santo timore
La felicità più grande
10 Che splendide espressioni seguono ora, davvero ‘dilettevoli e corrette parole di verità’! (Ecclesiaste 12:10) Queste ispirate parole di Salomone descrivono la vera felicità. Sono parole che dovremmo incidere sul nostro cuore. Leggiamo:
11 “Felice è l’uomo che ha trovato la sapienza, e l’uomo che ottiene discernimento, poiché averla come guadagno è meglio che avere come guadagno l’argento e averla come prodotto che l’oro stesso. Essa è più preziosa dei coralli e tutti gli altri tuoi diletti non si possono uguagliare ad essa. Lunghezza di giorni è nella sua destra; nella sua sinistra sono ricchezze e gloria. Le sue vie sono vie di piacevolezza, e tutti i suoi sentieri sono pace. È un albero di vita per quelli che l’afferrano, e quelli che la ritengono saldamente devono chiamarsi felici”. — Proverbi 3:13-18.
12 Nel libro di Proverbi la sapienza è menzionata spesso, ben 46 volte! “Il timore di Geova è l’inizio della sapienza”. Questa è la santa, pratica sapienza basata sulla conoscenza della Parola di Dio che permette al Suo popolo di navigare al sicuro in mezzo alle tempeste che agitano pericolosamente il mondo di Satana. (Proverbi 9:10) Il discernimento, menzionato 19 volte in Proverbi, è l’ancella della sapienza, e ci aiuta a combattere gli stratagemmi di Satana. Nel mettere in atto le sue astuzie, il grande Avversario ha migliaia di anni di esperienza alle spalle. Ma noi abbiamo un insegnante di valore assai maggiore dell’esperienza: il santo discernimento, la capacità di distinguere il bene dal male e di scegliere la via giusta. Questo è ciò che Geova ci insegna tramite la sua Parola. — Proverbi 2:10-13; Efesini 6:11.
13 Il caos economico in cui si dibatte il mondo d’oggi è un segno premonitore dell’adempimento della profezia di Ezechiele 7:19: “Getteranno il loro medesimo argento nelle vie, e il loro proprio oro diverrà una cosa orrenda. Né il loro argento né il loro oro li potranno liberare nel giorno del furore di Geova”. Tutte le ricchezze materiali della terra non hanno neanche lontanamente il potere salvifico della sapienza e del discernimento. In un’occasione il saggio re Salomone dichiarò: “La sapienza è per una protezione come il denaro è per una protezione; ma il vantaggio della conoscenza è che la sapienza stessa conserva in vita quelli che la possiedono”. (Ecclesiaste 7:12) Davvero felici sono tutti coloro che oggi camminano nelle vie di piacevolezza di Geova e che saggiamente scelgono la “lunghezza di giorni”, la vita eterna che Dio donerà a chiunque esercita fede nel sacrificio di riscatto di Gesù! — Proverbi 3:16; Giovanni 3:16; 17:3.
w86 15/6 p. 6 Sperate in Dio o nelle ricchezze?
Notate ciò che dice Proverbi 3:13-18: “Felice è l’uomo che ha trovato la sapienza, e l’uomo che ottiene discernimento, poiché averla come guadagno è meglio che avere come guadagno l’argento e averla come prodotto che l’oro stesso. Essa è più preziosa dei coralli e tutti gli altri tuoi diletti non si possono uguagliare ad essa. Lunghezza di giorni è nella sua destra; nella sua sinistra sono ricchezze e gloria. . . . È un albero di vita per quelli che l’afferrano, e quelli che la ritengono saldamente dovranno chiamarsi felici”. Perciò la “sapienza” è un tesoro molto più prezioso di tutte le ricchezze del mondo.
La sapienza è l’applicazione corretta della conoscenza. È la capacità di saper usare conoscenza e intendimento per risolvere problemi, per evitare o prevenire pericoli, per conseguire certi obiettivi o per aiutare altri a farlo. Non convenite sul fatto che oggi abbiamo bisogno di questa sapienza per riuscire a far fronte ai problemi della vita e per mantenere una condizione giusta agli occhi di Dio?
Nel descrivere la sapienza, Proverbi 3:13-18 mette in rilievo la felicità. La felicità non è forse un tesoro desiderato da tutti noi? La sapienza divina ci darà questa felicità perché la vera felicità può derivare solo dalla sua Fonte, Geova Dio. L’esperienza ha dimostrato che la vera felicità non si può ottenere senza ubbidire all’Altissimo e senza sottomettersi all’azione del suo spirito. La felicità promessa dalla Bibbia dipende dall’avere una giusta relazione col nostro Padre celeste, cioè essere in una condizione approvata ai suoi occhi. (Matteo 5:3-10) Pertanto, mettendo in pratica quanto apprendiamo dallo studio della Bibbia, manifesteremo “la sapienza che scende dall’alto” che ci darà quella felicità che non potrebbero mai darci tutte le ricchezze del mondo.
PROVERBI 3:14)
“poiché averla come guadagno è meglio che avere come guadagno l’argento e averla come prodotto che l’oro stesso.”
w93 15/12 p. 19 Coltivate il santo timore
La felicità più grande
10 Che splendide espressioni seguono ora, davvero ‘dilettevoli e corrette parole di verità’! (Ecclesiaste 12:10) Queste ispirate parole di Salomone descrivono la vera felicità. Sono parole che dovremmo incidere sul nostro cuore. Leggiamo:
11 “Felice è l’uomo che ha trovato la sapienza, e l’uomo che ottiene discernimento, poiché averla come guadagno è meglio che avere come guadagno l’argento e averla come prodotto che l’oro stesso. Essa è più preziosa dei coralli e tutti gli altri tuoi diletti non si possono uguagliare ad essa. Lunghezza di giorni è nella sua destra; nella sua sinistra sono ricchezze e gloria. Le sue vie sono vie di piacevolezza, e tutti i suoi sentieri sono pace. È un albero di vita per quelli che l’afferrano, e quelli che la ritengono saldamente devono chiamarsi felici”. — Proverbi 3:13-18.
12 Nel libro di Proverbi la sapienza è menzionata spesso, ben 46 volte! “Il timore di Geova è l’inizio della sapienza”. Questa è la santa, pratica sapienza basata sulla conoscenza della Parola di Dio che permette al Suo popolo di navigare al sicuro in mezzo alle tempeste che agitano pericolosamente il mondo di Satana. (Proverbi 9:10) Il discernimento, menzionato 19 volte in Proverbi, è l’ancella della sapienza, e ci aiuta a combattere gli stratagemmi di Satana. Nel mettere in atto le sue astuzie, il grande Avversario ha migliaia di anni di esperienza alle spalle. Ma noi abbiamo un insegnante di valore assai maggiore dell’esperienza: il santo discernimento, la capacità di distinguere il bene dal male e di scegliere la via giusta. Questo è ciò che Geova ci insegna tramite la sua Parola. — Proverbi 2:10-13; Efesini 6:11.
13 Il caos economico in cui si dibatte il mondo d’oggi è un segno premonitore dell’adempimento della profezia di Ezechiele 7:19: “Getteranno il loro medesimo argento nelle vie, e il loro proprio oro diverrà una cosa orrenda. Né il loro argento né il loro oro li potranno liberare nel giorno del furore di Geova”. Tutte le ricchezze materiali della terra non hanno neanche lontanamente il potere salvifico della sapienza e del discernimento. In un’occasione il saggio re Salomone dichiarò: “La sapienza è per una protezione come il denaro è per una protezione; ma il vantaggio della conoscenza è che la sapienza stessa conserva in vita quelli che la possiedono”. (Ecclesiaste 7:12) Davvero felici sono tutti coloro che oggi camminano nelle vie di piacevolezza di Geova e che saggiamente scelgono la “lunghezza di giorni”, la vita eterna che Dio donerà a chiunque esercita fede nel sacrificio di riscatto di Gesù! — Proverbi 3:16; Giovanni 3:16; 17:3.
g92 8/5 p. 32 “Lì dentro ci sono miliardi!”
L’oro esercita una forte attrattiva sull’umanità da millenni. Eppure il suo valore è artificiale e arbitrario, e cambia con gli umori della borsa e del mercato internazionale dell’oro. Tuttavia, esiste un tipo di “oro” che non perde mai il suo valore e che è facilmente disponibile per tutti quelli che lo cercano sinceramente. Di che si tratta? “Felice è l’uomo che ha trovato la sapienza, e l’uomo che ottiene discernimento, poiché averla come guadagno è meglio che avere come guadagno l’argento e averla come prodotto che l’oro stesso”. (Proverbi 3:13, 14) Sì, la saggezza e il discernimento, basati sulla conoscenza del vero Dio e del suo proposito per la terra, hanno valore più duraturo dell’oro.
PROVERBI 3:15)
“Essa è più preziosa dei coralli e tutti gli altri tuoi diletti non si possono uguagliare ad essa.”
w93 15/12 p. 19 Coltivate il santo timore
La felicità più grande
10 Che splendide espressioni seguono ora, davvero ‘dilettevoli e corrette parole di verità’! (Ecclesiaste 12:10) Queste ispirate parole di Salomone descrivono la vera felicità. Sono parole che dovremmo incidere sul nostro cuore. Leggiamo:
11 “Felice è l’uomo che ha trovato la sapienza, e l’uomo che ottiene discernimento, poiché averla come guadagno è meglio che avere come guadagno l’argento e averla come prodotto che l’oro stesso. Essa è più preziosa dei coralli e tutti gli altri tuoi diletti non si possono uguagliare ad essa. Lunghezza di giorni è nella sua destra; nella sua sinistra sono ricchezze e gloria. Le sue vie sono vie di piacevolezza, e tutti i suoi sentieri sono pace. È un albero di vita per quelli che l’afferrano, e quelli che la ritengono saldamente devono chiamarsi felici”. — Proverbi 3:13-18.
12 Nel libro di Proverbi la sapienza è menzionata spesso, ben 46 volte! “Il timore di Geova è l’inizio della sapienza”. Questa è la santa, pratica sapienza basata sulla conoscenza della Parola di Dio che permette al Suo popolo di navigare al sicuro in mezzo alle tempeste che agitano pericolosamente il mondo di Satana. (Proverbi 9:10) Il discernimento, menzionato 19 volte in Proverbi, è l’ancella della sapienza, e ci aiuta a combattere gli stratagemmi di Satana. Nel mettere in atto le sue astuzie, il grande Avversario ha migliaia di anni di esperienza alle spalle. Ma noi abbiamo un insegnante di valore assai maggiore dell’esperienza: il santo discernimento, la capacità di distinguere il bene dal male e di scegliere la via giusta. Questo è ciò che Geova ci insegna tramite la sua Parola. — Proverbi 2:10-13; Efesini 6:11.
13 Il caos economico in cui si dibatte il mondo d’oggi è un segno premonitore dell’adempimento della profezia di Ezechiele 7:19: “Getteranno il loro medesimo argento nelle vie, e il loro proprio oro diverrà una cosa orrenda. Né il loro argento né il loro oro li potranno liberare nel giorno del furore di Geova”. Tutte le ricchezze materiali della terra non hanno neanche lontanamente il potere salvifico della sapienza e del discernimento. In un’occasione il saggio re Salomone dichiarò: “La sapienza è per una protezione come il denaro è per una protezione; ma il vantaggio della conoscenza è che la sapienza stessa conserva in vita quelli che la possiedono”. (Ecclesiaste 7:12) Davvero felici sono tutti coloro che oggi camminano nelle vie di piacevolezza di Geova e che saggiamente scelgono la “lunghezza di giorni”, la vita eterna che Dio donerà a chiunque esercita fede nel sacrificio di riscatto di Gesù! — Proverbi 3:16; Giovanni 3:16; 17:3.
PROVERBI 3:16)
“Lunghezza di giorni è nella sua destra; nella sua sinistra sono ricchezze e gloria.”
w93 15/12 p. 19 Coltivate il santo timore
La felicità più grande
10 Che splendide espressioni seguono ora, davvero ‘dilettevoli e corrette parole di verità’! (Ecclesiaste 12:10) Queste ispirate parole di Salomone descrivono la vera felicità. Sono parole che dovremmo incidere sul nostro cuore. Leggiamo:
11 “Felice è l’uomo che ha trovato la sapienza, e l’uomo che ottiene discernimento, poiché averla come guadagno è meglio che avere come guadagno l’argento e averla come prodotto che l’oro stesso. Essa è più preziosa dei coralli e tutti gli altri tuoi diletti non si possono uguagliare ad essa. Lunghezza di giorni è nella sua destra; nella sua sinistra sono ricchezze e gloria. Le sue vie sono vie di piacevolezza, e tutti i suoi sentieri sono pace. È un albero di vita per quelli che l’afferrano, e quelli che la ritengono saldamente devono chiamarsi felici”. — Proverbi 3:13-18.
12 Nel libro di Proverbi la sapienza è menzionata spesso, ben 46 volte! “Il timore di Geova è l’inizio della sapienza”. Questa è la santa, pratica sapienza basata sulla conoscenza della Parola di Dio che permette al Suo popolo di navigare al sicuro in mezzo alle tempeste che agitano pericolosamente il mondo di Satana. (Proverbi 9:10) Il discernimento, menzionato 19 volte in Proverbi, è l’ancella della sapienza, e ci aiuta a combattere gli stratagemmi di Satana. Nel mettere in atto le sue astuzie, il grande Avversario ha migliaia di anni di esperienza alle spalle. Ma noi abbiamo un insegnante di valore assai maggiore dell’esperienza: il santo discernimento, la capacità di distinguere il bene dal male e di scegliere la via giusta. Questo è ciò che Geova ci insegna tramite la sua Parola. — Proverbi 2:10-13; Efesini 6:11.
13 Il caos economico in cui si dibatte il mondo d’oggi è un segno premonitore dell’adempimento della profezia di Ezechiele 7:19: “Getteranno il loro medesimo argento nelle vie, e il loro proprio oro diverrà una cosa orrenda. Né il loro argento né il loro oro li potranno liberare nel giorno del furore di Geova”. Tutte le ricchezze materiali della terra non hanno neanche lontanamente il potere salvifico della sapienza e del discernimento. In un’occasione il saggio re Salomone dichiarò: “La sapienza è per una protezione come il denaro è per una protezione; ma il vantaggio della conoscenza è che la sapienza stessa conserva in vita quelli che la possiedono”. (Ecclesiaste 7:12) Davvero felici sono tutti coloro che oggi camminano nelle vie di piacevolezza di Geova e che saggiamente scelgono la “lunghezza di giorni”, la vita eterna che Dio donerà a chiunque esercita fede nel sacrificio di riscatto di Gesù! — Proverbi 3:16; Giovanni 3:16; 17:3.
w86 15/6 p. 6 Sperate in Dio o nelle ricchezze?
Ricordate anche che Proverbi 3:16 dice: “Lunghezza di giorni è nella sua destra”. Questo va evidentemente riferito alla destra di protezione, la mano cioè che è pronta ad aiutare e a proteggere una persona in momenti difficili. Oggi molti vivono in modo dissoluto, immorale, sono schiavi della droga, ecc. Probabilmente avrete letto che l’AIDS (sindrome da immunodeficienza acquisita) è collegata con queste pratiche. Da quanto avete visto, coloro che praticano queste cose sono veramente felici? Oppure causano a se stessi e ad altri dolori, sofferenze, e persino la morte?
Quando invece vengono messi in pratica, i consigli contenuti nella Parola di Dio saranno alla nostra “destra” per proteggerci da questi pericoli. La sapienza, quindi, può allungare la nostra vita, in quanto ci impedisce di seguire una condotta che ci porterebbe a una morte prematura.
PROVERBI 3:18)
“È un albero di vita per quelli che l’afferrano, e quelli che la ritengono saldamente devono chiamarsi felici.”
it-2 p. 1205 Vita
La sapienza è chiamata “un albero di vita per quelli che l’afferrano”, in quanto provvederà loro ciò di cui hanno bisogno non solo per godere la vita attuale, ma anche per ricevere la vita eterna, e cioè la conoscenza di Dio e la perspicacia e il buon senso di ubbidire ai suoi comandi. — Pr 3:18; 16:22.
w87 15/5 p. 28 Temete Geova e sarete felici
Cosa impariamo: Se mostriamo vera sapienza e osserviamo i comandi di Dio, eviteremo di perseguire una condotta stolta che potrebbe portarci anzitempo alla morte. Per esempio, coloro che ignorano i comandi di Geova contro l’immoralità sessuale possono contrarre malattie trasmesse per via sessuale che potrebbero provocare una morte prematura. Uniformiamoci quindi ai comandi di Dio: la sapienza sarà allora “un albero di vita” per noi. — Proverbi 3:18.
PROVERBI 3:19)
“Geova stesso fondò la terra con sapienza. Solidamente fissò i cieli con discernimento.”
w93 15/12 pp. 19-20 par. 14 Coltivate il santo timore
14 È giusto che noi esseri umani, creati a immagine di Dio, ci sforziamo di coltivare sapienza e discernimento, qualità che Geova stesso manifestò compiendo le sue meravigliose opere creative. “Geova stesso fondò la terra con sapienza. Solidamente fissò i cieli con discernimento”. (Proverbi 3:19,
w93 15/12 p. 20 par. 14 Coltivate il santo timore
Fece le creature viventi, non mediante qualche mistico e inesplicabile processo evolutivo, ma mediante atti creativi diretti, ciascuna “secondo la sua specie” e per uno scopo saggio. (Genesi 1:25) Quando infine fu portato all’esistenza l’uomo, con intelligenza e capacità di gran lunga superiori a quelle degli animali, l’applauso dei figli angelici di Dio dovette riecheggiare a lungo nei cieli. (Confronta Giobbe 38:1, 4, 7). Il lungimirante discernimento di Geova, la sua sapienza e il suo amore sono chiaramente evidenti in tutto ciò che ha fatto sulla terra. — Salmo 104:24.
PROVERBI 3:21)
“Figlio mio, non si dipartano dai tuoi occhi. Salvaguarda la saggezza e la capacità di pensare,”
cl cap. 22 p. 228 “La sapienza dall’alto” opera nella nostra vita?
“Salvaguarda la saggezza”
21 La sapienza divina è un dono di Geova che dobbiamo salvaguardare. Salomone disse: “Figlio mio . . . salvaguarda la saggezza e la capacità di pensare”. (Proverbi 3:21) Purtroppo Salomone non la salvaguardò. Rimase saggio finché ebbe un cuore ubbidiente, ma da ultimo le numerose mogli straniere allontanarono il suo cuore dalla pura adorazione di Geova. (1 Re 11:1-8) La fine di Salomone indica che la conoscenza serve a poco se non se ne fa buon uso.
22 Come possiamo salvaguardare la saggezza? Non solo dobbiamo leggere regolarmente la Bibbia e le pubblicazioni bibliche provvedute dallo “schiavo fedele e discreto”, ma dobbiamo anche sforzarci di mettere in pratica quello che impariamo. (Matteo 24:45) Abbiamo ogni ragione di mettere in pratica la sapienza divina, che significa sin d’ora un modo migliore di vivere e ci permette di ‘afferrare fermamente la vera vita’, la vita nel nuovo mondo di Dio. (1 Timoteo 6:19) E, cosa ben più importante, coltivando la sapienza dall’alto ci accostiamo maggiormente alla fonte di ogni sapienza, Geova Dio.
w93 15/12 p. 20 par. 15 Coltivate il santo timore
15 Abbiamo bisogno non solo di coltivare le qualità divine della sapienza e del discernimento, ma anche di attenerci saldamente ad esse, non trascurando mai lo studio della Parola di Geova. Egli ci esorta: “Figlio mio, non si dipartano dai tuoi occhi. Salvaguarda la saggezza e la capacità di pensare, ed esse saranno vita per la tua anima e fascino per la tua gola”. (Proverbi 3:21,
PROVERBI 3:25)
“Non avrai bisogno di temere all’improvviso alcuna cosa terribile, né la bufera sui malvagi, perché viene.”
w00 15/1 p. 26 Coltivate un’intima relazione con Geova
Possiamo pertanto camminare al sicuro e dormire avendo pace mentale mentre aspettiamo il giorno dell’“improvvisa distruzione” che si avvicina come un ladro per il malvagio mondo di Satana. (1 Tessalonicesi 5:2, 3; 1 Giovanni 5:19) Anche durante l’imminente grande tribolazione potremo avere questa assicurazione: “Non avrai bisogno di temere all’improvviso alcuna cosa terribile, né la bufera sui malvagi, perché viene. Poiché Geova stesso mostrerà d’essere, in effetti, la tua fiducia, e certamente preserverà il tuo piede dalla cattura”. — Proverbi 3:25, 26; Matteo 24:21.
PROVERBI 3:27)
“Non trattenere il bene da quelli cui è dovuto, quando è in potere della tua mano far[lo].”
w10 15/10 p. 15 Scuse: cosa ne pensa Geova?
La Parola di Dio dichiara: “Non trattenere il bene da quelli cui è dovuto, quando è in potere della tua mano farlo”. (Prov. 3:27) Hai notato in questo proverbio cosa richiede Dio? Geova non ti comanda di affannarti per uguagliare ciò che fa il tuo fratello, piuttosto ti dice di servirlo con ciò che è “in potere della tua mano”. In effetti, ognuno di noi — che possa fare poco o tanto — è in grado di servire Geova con tutta l’anima. — Luca 10:27; Col. 3:23.
w00 15/1 p. 26 Coltivate un’intima relazione con Geova
Facciamo il bene
“Non trattenere il bene da quelli cui è dovuto”, esorta Salomone, “quando è in potere della tua mano farlo”. (Proverbi 3:27) Fare del bene ad altri comporta l’impiegare generosamente le proprie risorse a loro favore, e questo include molti aspetti. Ma la cosa migliore che possiamo fare per gli altri in questo “tempo della fine” non è forse quella di aiutarli a stringere un’intima relazione col vero Dio? (Daniele 12:4) Questo è perciò il tempo di mostrare zelo per l’opera di predicare il Regno e fare discepoli. — Matteo 28:19, 20.
w93 15/12 pp. 20-21 Coltivate il santo timore
Amare il bene
16 Questi sono giorni in cui occorre predicare con zelo la buona notizia del Regno in testimonianza a tutte le nazioni. Ma quest’opera di testimonianza dev’essere affiancata da un’altra attività cristiana, come è descritto in Proverbi 3:27, 28: “Non trattenere il bene da quelli cui è dovuto, quando è in potere della tua mano farlo. Non dire al tuo prossimo: ‘Va, e torna e domani darò’, quando c’è qualcosa presso di te”. (Confronta Giacomo 2:14-17). Dato che gran parte del mondo è nella stretta della povertà e della carestia, ci sono stati rivolti urgenti appelli perché intervenissimo in aiuto del prossimo, in particolare dei nostri fratelli spirituali. Qual è stata la risposta dei testimoni di Geova?
17 Ecco un esempio: Lo scorso anno arrivò un’urgente richiesta di aiuto dall’ex Iugoslavia. I fratelli dei paesi vicini risposero in modo meraviglioso. Durante i gelidi mesi invernali riuscirono a far arrivare nella zona colpita dalla guerra convogli carichi di pubblicazioni recenti, abiti caldi, viveri e medicinali per i Testimoni nel bisogno. In un’occasione i fratelli chiesero l’autorizzazione per far arrivare 15 tonnellate di generi di prima necessità, ma quando l’autorizzazione fu concessa, era per 30 tonnellate! Subito i testimoni di Geova austriaci inviarono altri tre camion. In tutto 25 tonnellate giunsero a destinazione. Come furono felici i fratelli di ricevere quegli abbondanti provvedimenti spirituali e materiali!
18 Come risposero i destinatari? All’inizio dell’anno un anziano ha scritto: “I fratelli e le sorelle di Sarajevo sono sani e salvi e, quel che più conta, siamo ancora spiritualmente forti per sopportare questa guerra assurda. La situazione alimentare si era fatta molto critica. Geova vi benedica e vi ricompensi per gli sforzi che avete fatto per noi. Le autorità tengono in alta stima i testimoni di Geova a motivo del loro modo di vivere esemplare e del loro rispetto per le autorità. Vi siamo anche grati del cibo spirituale che ci avete mandato”. — Confronta Salmo 145:18.
19 Quei fratelli in pericolo hanno dimostrato apprezzamento anche con il loro zelante ministero di campo. Molti vicini vanno da loro a chiedere uno studio biblico a domicilio. Nella città di Tuzla, dove sono state consegnate cinque tonnellate di generi alimentari, 40 proclamatori hanno fatto rapporto in media di 25 ore di servizio al mese ciascuno, dando un valido sostegno ai nove pionieri della congregazione. Alla Commemorazione della morte di Gesù ci sono stati ben 243 presenti. Questi cari fratelli sono davvero “completamente vittoriosi per mezzo di colui che ci ha amati”. — Romani 8:37.
20 Anche la generosità manifestata con i grandi convogli che hanno portato aiuti alimentari e abiti adatti nell’ex Unione Sovietica ha avuto riscontro nello zelo dei fratelli locali. Per esempio, a Mosca quest’anno i presenti alla Commemorazione sono stati 7.549, in paragone con i 3.500 dell’anno scorso. Nello stesso periodo il numero delle congregazioni in quella città è aumentato da 12 a 16. In tutta l’ex Unione Sovietica (esclusi gli Stati Baltici), l’aumento delle congregazioni è stato del 14 per cento, quello dei proclamatori del Regno del 25 per cento e quello dei pionieri del 74 per cento. Che zelante spirito di sacrificio! Ci rammenta una certa situazione del I secolo in cui ci fu “un’uguaglianza”. I cristiani che avevano risorse spirituali e materiali fecero doni generosi a coloro che vivevano in zone meno prospere, mentre lo zelo di questi cristiani in difficoltà fu fonte di gioia e incoraggiamento per i donatori. — 2 Corinti 8:14.
it-2 p. 9 Imparzialità
IMPARZIALITÀ
Assenza di pregiudizi, obiettività, equanimità. L’imparzialità comporta il non permettere che fattori come posizione, eloquenza, ricchezza, regali, oppure, dall’altro lato, la compassione verso una persona povera o altrimenti svantaggiata, influenzino il proprio giudizio o le proprie azioni nei confronti di qualcuno. L’imparzialità richiede che tutti siano trattati in modo leale e giusto, secondo i meriti e i bisogni di ciascuno. — Pr 3:27.
PROVERBI 3:32)
“Poiché la persona tortuosa è detestabile a Geova, ma la Sua intimità è con i retti.”
w93 15/7 pp. 21-22 Come possiamo aggiungere alla nostra fede la virtù?
Virtù e azioni
15 Dato che il cristiano deve pensare e parlare in modo virtuoso, che dire delle sue azioni? Tenere una condotta virtuosa è il solo modo per avere l’approvazione di Dio. Nessun servitore di Geova può abbandonare la virtù, agire in maniera tortuosa e ingannevole e illudersi di poter essere accetto a Dio. Proverbi 3:32 dice: “La persona tortuosa è detestabile a Geova, ma la Sua intimità è con i retti”. Se ci teniamo alla nostra relazione con Geova Dio, queste parole dovrebbero farci riflettere e impedirci di tramare cose nocive o agire in modo ambiguo. Fra le sette cose che sono detestabili all’anima di Geova c’è infatti “il cuore che architetta disegni nocivi”. (Proverbi 6:16-19) Evitiamo pertanto di comportarci in tal modo e agiamo virtuosamente, per il bene del prossimo e alla gloria del nostro Padre celeste.
PROVERBI 4:1)
“Ascoltate, o figli, la disciplina di un padre e prestate attenzione, in modo da conoscere l’intendimento.”
w00 15/5 p. 20 “Salvaguarda il tuo cuore”
Ascoltate la disciplina di un padre
Il 4° capitolo di Proverbi comincia con le parole: “Ascoltate, o figli, la disciplina di un padre e prestate attenzione, in modo da conoscere l’intendimento. Poiché certamente io vi darò buona istruzione. Non lasciate la mia legge”. — Proverbi 4:1, 2.
Il consiglio dato ai giovani è di ascoltare il sano ammaestramento dei genitori devoti, specialmente del padre. Egli ha la responsabilità scritturale di provvedere ai bisogni materiali e spirituali della famiglia. (Deuteronomio 6:6, 7; 1 Timoteo 5:8) Senza tale guida, quanto è più difficile per un giovane raggiungere la maturità! Non dovrebbe quindi un figlio accettare rispettosamente la disciplina del padre?
Ma che dire se un giovane non ha un padre che lo ammaestri? Jason, ad esempio, un bambino di undici anni, perse il padre all’età di quattro anni. Quando un anziano cristiano gli domandò quale fosse la sua principale preoccupazione, Jason rispose senza indugio: “Mi manca un padre. A volte mi sento depresso per questo”. Nonostante ciò, anche i giovani che non hanno la guida dei genitori possono ricevere consigli consolanti. Jason e altri giovani come lui possono chiedere e ricevere consigli paterni dagli anziani e da altri cristiani maturi della congregazione. — Giacomo 1:27.
PROVERBI 4:2)
“Poiché certamente io vi darò buona istruzione. Non lasciate la mia legge.”
w00 15/5 p. 20 “Salvaguarda il tuo cuore”
Ascoltate la disciplina di un padre
Il 4° capitolo di Proverbi comincia con le parole: “Ascoltate, o figli, la disciplina di un padre e prestate attenzione, in modo da conoscere l’intendimento. Poiché certamente io vi darò buona istruzione. Non lasciate la mia legge”. — Proverbi 4:1, 2.
Il consiglio dato ai giovani è di ascoltare il sano ammaestramento dei genitori devoti, specialmente del padre. Egli ha la responsabilità scritturale di provvedere ai bisogni materiali e spirituali della famiglia. (Deuteronomio 6:6, 7; 1 Timoteo 5:8) Senza tale guida, quanto è più difficile per un giovane raggiungere la maturità! Non dovrebbe quindi un figlio accettare rispettosamente la disciplina del padre?
Ma che dire se un giovane non ha un padre che lo ammaestri? Jason, ad esempio, un bambino di undici anni, perse il padre all’età di quattro anni. Quando un anziano cristiano gli domandò quale fosse la sua principale preoccupazione, Jason rispose senza indugio: “Mi manca un padre. A volte mi sento depresso per questo”. Nonostante ciò, anche i giovani che non hanno la guida dei genitori possono ricevere consigli consolanti. Jason e altri giovani come lui possono chiedere e ricevere consigli paterni dagli anziani e da altri cristiani maturi della congregazione. — Giacomo 1:27.
PROVERBI 4:3)
“Poiché io mostrai d’essere un vero figlio a mio padre, tenero e unico davanti a mia madre.”
w00 15/5 p. 20 “Salvaguarda il tuo cuore”
Ricordando l’educazione che lui stesso aveva ricevuto, il re Salomone continua: “Io mostrai d’essere un vero figlio a mio padre, tenero e unico davanti a mia madre”. (Proverbi 4:3) Evidentemente ricordava con nostalgia l’educazione ricevuta. Essendo “un vero figlio” che prendeva a cuore i consigli paterni, il giovane Salomone deve aver avuto una stretta e calorosa relazione con suo padre Davide. Per di più era l’“unico”, o teneramente amato. Com’è importante che un figlio cresca in una famiglia in cui c’è un’atmosfera calorosa e le linee di comunicazione con i genitori sono aperte!
PROVERBI 4:5)
“Acquista sapienza, acquista intendimento. Non dimenticare, e non deviare dai detti della mia bocca.”
w00 15/5 pp. 20-21 “Salvaguarda il tuo cuore”
Acquista sapienza, acquista intendimento. Non dimenticare, e non deviare dai detti della mia bocca.
w00 15/5 p. 21 “Salvaguarda il tuo cuore”
È essenziale anche acquistare intendimento. Senza di esso, come faremmo a capire davvero che relazione c’è tra i vari elementi di una questione e ad avere così il quadro completo? Senza intendimento, come potremmo afferrare il perché e il percome delle cose e acquistare perspicacia e discernimento? Sì, per poter mettere insieme i vari elementi e pervenire alla conclusione giusta, abbiamo bisogno di intendimento. — Daniele 9:22, 23.
PROVERBI 4:7)
“La sapienza è la prima cosa. Acquista sapienza; e con tutto ciò che acquisti, acquista intendimento.”
w07 1/1 pp. 18-19 Consigli ed esortazioni per i diplomati di Galaad
Ultime raccomandazioni degli insegnanti
Il discorso successivo, basato su Proverbi 4:7, è stato presentato da Wallace Liverance, uno degli insegnanti di Galaad. Il fratello Liverance ha detto che la sapienza divina è senz’altro importante, ma occorre anche ‘acquistare intendimento’. L’intendimento è la capacità di mettere insieme fatti isolati e poi capire che relazione c’è fra loro in modo da afferrare il significato di una questione. L’oratore ha mostrato che acquistando intendimento si prova gioia. Ai giorni di Neemia, per esempio, i leviti “spiegavano la legge” e ‘davano intendimento’. Quindi il popolo si diede a “grande allegrezza, poiché avevano compreso le parole che erano state loro rese note”. (Neemia 8:7, 8, 12) Il fratello Liverance ha concluso dicendo: “La gioia è il risultato dell’intendimento dell’ispirata Parola di Dio”.
w00 15/5 p. 21 “Salvaguarda il tuo cuore”
La sapienza è la prima cosa. Acquista sapienza; e con tutto ciò che acquisti, acquista intendimento’”. — Proverbi 4:4-7.
Perché la sapienza è “la prima cosa”? La sapienza è la capacità di mettere in pratica la conoscenza e l’intendimento in modo da avere buoni risultati. La conoscenza — avere cognizione di certi fatti per osservazione ed esperienza o tramite la lettura e lo studio — è fondamentale per avere sapienza. Ma se non abbiamo la capacità di metterla a frutto, la conoscenza sarebbe di scarsa utilità. Non solo dobbiamo leggere regolarmente la Bibbia e le pubblicazioni bibliche provveduteci dallo “schiavo fedele e discreto”, ma dobbiamo anche sforzarci di mettere in pratica ciò che impariamo da esse. — Matteo 24:45.
w99 15/11 p. 24 “Geova stesso dà sapienza”
“Geova stesso dà sapienza”
QUALI attività occupano il vostro tempo e le vostre energie? Vi interessa farvi un buon nome? Siete impegnati ad accumulare ricchezze? Che dire del cercare di far carriera in un determinato campo o di divenire esperti in uno o più rami dello scibile? Considerate importante avere buoni rapporti con gli altri? La cosa che più vi sta a cuore è godere di buona salute?
Tutte le cose appena menzionate sembrano avere la loro importanza. Ma qual è la cosa più importante? La Bibbia risponde: “La sapienza è la prima cosa. Acquista sapienza”. (Proverbi 4:7)
PROVERBI 4:10)
“Odi, figlio mio, e accetta i miei detti. Quindi per te gli anni di vita diverranno molti.”
w00 15/5 p. 22 “Salvaguarda il tuo cuore”
Anche un altro tipo di disciplina contribuisce a ‘rendere molti gli anni della nostra vita’. In che modo? Ebbene, Gesù Cristo disse: “Chi è fedele nel minimo è anche fedele nel molto, e chi è ingiusto nel minimo è anche ingiusto nel molto”. (Luca 16:10) Se ci discipliniamo nelle piccole cose, non ci sarà più facile fare lo stesso nelle grandi cose, dalle quali dipende la nostra stessa vita? Per esempio, se educhiamo l’occhio a non ‘continuare a guardare una donna in modo da provare passione per lei’ sarà meno probabile cadere nell’immoralità. (Matteo 5:28) Naturalmente questo principio vale sia per gli uomini che per le donne. Se discipliniamo la nostra mente per ‘condurre prigioniero ogni pensiero’, il pericolo di commettere gravi errori con le parole o con le azioni sarà minimo. — 2 Corinti 10:5.
PROVERBI 4:12)
“Quando camminerai, il tuo passo non sarà impedito; e se correrai, non inciamperai.”
w00 15/5 p. 22 “Salvaguarda il tuo cuore”
È vero che in genere la disciplina è difficile da accettare e può sembrare restrittiva. (Ebrei 12:11) Eppure il saggio re ci assicura che se ci aggrappiamo alla disciplina riusciremo ad andare avanti nel nostro sentiero. Come col dovuto allenamento il corridore può correre alla velocità ottimale senza cadere o senza farsi male, così aggrappandosi alla disciplina si può continuare a correre con andatura costante lungo la via della vita senza inciampare. Ovviamente dobbiamo stare attenti al sentiero che scegliamo.
PROVERBI 4:13)
“Aggrappati alla disciplina; non lasciar[la] andare. Salvaguardala, poiché essa stessa è la tua vita.”
w00 15/5 pp. 21-22 “Salvaguarda il tuo cuore”
“Aggrappati alla disciplina”
Ripetendo l’ammaestramento ricevuto dal padre, il re di Israele dice poi: “Odi, figlio mio, e accetta i miei detti. Quindi per te gli anni di vita diverranno molti. Certamente ti istruirò anche nella via della sapienza; di sicuro ti farò calcare i sentieri battuti della rettitudine. Quando camminerai, il tuo passo non sarà impedito; e se correrai, non inciamperai. Aggrappati alla disciplina; non lasciarla andare. Salvaguardala, poiché essa stessa è la tua vita”. — Proverbi 4:10-13.
Come vero figlio di suo padre, Salomone sicuramente apprezzava il valore dell’amorevole disciplina, che istruisce e corregge. Senza una disciplina equilibrata, come potremmo aspettarci di progredire verso la maturità spirituale o sperare di migliorare la qualità della nostra vita? Se non impariamo dai nostri errori o non correggiamo le nostre idee errate, il nostro progresso spirituale sarà davvero trascurabile. La disciplina ragionevole conduce a una condotta santa e quindi ci aiuta a “calcare i sentieri battuti della rettitudine”.
Anche un altro tipo di disciplina contribuisce a ‘rendere molti gli anni della nostra vita’. In che modo? Ebbene, Gesù Cristo disse: “Chi è fedele nel minimo è anche fedele nel molto, e chi è ingiusto nel minimo è anche ingiusto nel molto”. (Luca 16:10) Se ci discipliniamo nelle piccole cose, non ci sarà più facile fare lo stesso nelle grandi cose, dalle quali dipende la nostra stessa vita? Per esempio, se educhiamo l’occhio a non ‘continuare a guardare una donna in modo da provare passione per lei’ sarà meno probabile cadere nell’immoralità. (Matteo 5:28) Naturalmente questo principio vale sia per gli uomini che per le donne. Se discipliniamo la nostra mente per ‘condurre prigioniero ogni pensiero’, il pericolo di commettere gravi errori con le parole o con le azioni sarà minimo. — 2 Corinti 10:5.
È vero che in genere la disciplina è difficile da accettare e può sembrare restrittiva. (Ebrei 12:11) Eppure il saggio re ci assicura che se ci aggrappiamo alla disciplina riusciremo ad andare avanti nel nostro sentiero. Come col dovuto allenamento il corridore può correre alla velocità ottimale senza cadere o senza farsi male, così aggrappandosi alla disciplina si può continuare a correre con andatura costante lungo la via della vita senza inciampare. Ovviamente dobbiamo stare attenti al sentiero che scegliamo.
PROVERBI 4:14)
“Non entrare nel sentiero dei malvagi e non andare nella via dei cattivi.”
w01 15/3 p. 12 par. 8 Riportiamo la vittoria sulle debolezze umane
Proverbi 4:14, 15 ci esorta: “Non entrare nel sentiero dei malvagi e non andare nella via dei cattivi. Evitala, non passarvi; schivala, e passa oltre”. Spesso sappiamo in anticipo se c’è la probabilità che determinate circostanze conducano al peccato. Perciò la cosa più logica da fare come cristiani è ‘passare oltre’, stare lontani da qualsiasi persona, cosa o luogo possa suscitare desideri errati e accendere in noi passioni impure.
w00 15/5 p. 22 “Salvaguarda il tuo cuore”
Come sarebbe stolto “andare nella via dei cattivi” esponendoci alla violenza presentata oggi in gran parte degli spettacoli mondani! Non ha senso cercare di essere teneramente compassionevoli se poi ci sorbiamo dosi desensibilizzanti di malvagità alla TV o al cinema.
PROVERBI 4:15)
“Evitala, non passarvi; schivala, e passa oltre.”
w01 15/3 p. 12 par. 8 Riportiamo la vittoria sulle debolezze umane
Proverbi 4:14, 15 ci esorta: “Non entrare nel sentiero dei malvagi e non andare nella via dei cattivi. Evitala, non passarvi; schivala, e passa oltre”. Spesso sappiamo in anticipo se c’è la probabilità che determinate circostanze conducano al peccato. Perciò la cosa più logica da fare come cristiani è ‘passare oltre’, stare lontani da qualsiasi persona, cosa o luogo possa suscitare desideri errati e accendere in noi passioni impure.
PROVERBI 4:17)
“Poiché si sono cibati del pane della malvagità, e bevono il vino degli atti di violenza.”
w00 15/5 p. 22 “Salvaguarda il tuo cuore”
Poiché si sono cibati del pane della malvagità, e bevono il vino degli atti di violenza”. — Proverbi 4:14-17.
I malvagi, le cui vie Salomone ci raccomanda di evitare, si nutrono delle loro empie azioni. Per loro fare il male è come cibo e bevanda.
it-2 p. 475 Pane
Parlando di quelli che sono talmente malvagi che “non dormono a meno che non abbiano fatto del male”, il libro di Proverbi dice: “Si sono cibati del pane della malvagità”. (Pr 4:14-17) Persone del genere sembra che si nutrano di azioni malvage.
PROVERBI 4:18)
“Ma il sentiero dei giusti è come la fulgida luce che risplende sempre più finché il giorno è fermamente stabilito.”
w11 15/7 pp. 29-30 par. 7 Siete entrati nel riposo di Dio?
7 Molti di noi sono in grado di citare a memoria Proverbi 4:18: “Il sentiero dei giusti è come la fulgida luce che risplende sempre più finché il giorno è fermamente stabilito”. Questo significa che col passar del tempo la nostra condotta e il nostro intendimento dei propositi di Dio migliorano.
w06 15/2 p. 26 Camminiamo nel sentiero che si illumina sempre più
Camminiamo nel sentiero che si illumina sempre più
“Il sentiero dei giusti è come la fulgida luce che risplende sempre più finché il giorno è fermamente stabilito”. — PROVERBI 4:18.
CHI più di Geova Dio, la Fonte stessa della luce, è in grado di descrivere l’effetto che ha il sole nascente sulle tenebre della notte? (Salmo 36:9) ‘Quando la luce del mattino afferra le estremità della terra’, dice Dio, essa “si trasforma come l’argilla sotto il sigillo, e le cose prendono il loro posto come in una veste”. (Giobbe 38:12-14) Man mano che la luce del sole diventa più intensa la conformazione della terra si fa più distinta e più chiara, proprio come la soffice argilla si trasforma quando l’emblema inciso su un sigillo viene impresso su di essa.
2 Geova è anche la Fonte della luce spirituale. (Salmo 43:3) Mentre il mondo resta avvolto in fitte tenebre, il vero Dio continua a illuminare i suoi servitori. Con quale risultato? La Bibbia risponde: “Il sentiero dei giusti è come la fulgida luce che risplende sempre più finché il giorno è fermamente stabilito”. (Proverbi 4:18) La luce di Geova continua a illuminare sempre più il sentiero dei suoi servitori e a raffinarli sul piano organizzativo, dottrinale e morale.
w06 15/9 p. 17 par. 8 Punti notevoli del libro di Proverbi
4:18. La conoscenza spirituale è progressiva. Per restare nella luce dobbiamo continuare a manifestare umiltà e mansuetudine.
w01 1/8 p. 14 par. 11 Rendete manifesto il vostro progresso
Il cristiano maturo non è colui che fa colpo sugli altri con la sua genialità. Al contrario la Bibbia dice: “Il sentiero dei giusti è come la fulgida luce che risplende sempre più finché il giorno è fermamente stabilito”. (Proverbi 4:18) Sì, è “il sentiero”, non l’individuo, che “risplende sempre più”.
w00 15/5 pp. 22-23 “Salvaguarda il tuo cuore”
State alla luce
Usando sempre l’analogia di un sentiero, Salomone dichiara: “Ma il sentiero dei giusti è come la fulgida luce che risplende sempre più finché il giorno è fermamente stabilito”. (Proverbi 4:18) Intraprendere lo studio della Bibbia e cercare di metterne in pratica gli insegnamenti nella vita si può paragonare al mettersi in viaggio la mattina presto quando è ancora buio. Allorché il cielo notturno comincia a rischiararsi passando dal nero al blu scuro, è ancora difficile riuscire a vedere qualcosa. Ma gradualmente, con lo spuntar dell’alba, cominciamo a distinguere ciò che ci circonda. Alla fine il sole risplende luminoso e vediamo con chiarezza tutti i particolari. Anche la verità si fa gradualmente più chiara mentre continuiamo a studiare le Scritture con pazienza e diligenza. Se vogliamo salvaguardare il cuore dai falsi ragionamenti è essenziale alimentarlo con cibo spirituale.
Anche il significato delle profezie bibliche viene rivelato progressivamente. Le profezie divengono più chiare man mano che lo spirito santo di Geova fa luce su di esse e se ne vede l’adempimento negli avvenimenti mondiali o nelle esperienze del popolo di Dio. Anziché essere impazienti e mettersi a speculare sul loro adempimento, dobbiamo aspettare che ‘la luce risplenda sempre più’.
w99 15/8 p. 27 Traiamo beneficio dal “grano del cielo”
Per buone ragioni Geova non ci bombarda continuamente di cose nuove ed eccitanti, ma fa luce sulla sua Parola in maniera graduale, progressiva. (Proverbi 4:18) Questo permette ai suoi servitori di assimilare le cose che imparano e di metterle in pratica. Gesù seguì l’esempio del Padre nell’insegnare ai suoi primi discepoli. Spiegò loro la Parola di Dio “secondo quello che erano in grado di ascoltare” o “intendere”, come dicono altre traduzioni. — Marco 4:33; confronta Giovanni 16:12.
w97 1/9 p. 32 Una lampada che ci guida lungo il sentiero della vita
Coloro che iniziano a studiare la Parola di Dio, la Sacra Bibbia, e mettono in pratica quello che dice, si possono paragonare a un viandante che si mette in viaggio la mattina presto. All’inizio non può vedere granché perché è buio. Ma quando il sole comincia a sorgere, le cose iniziano a farsi più chiare. Alla fine il sole risplende alto nel cielo e anche i particolari diventano ben visibili. Questa illustrazione ci ricorda un proverbio biblico che dice: “Il sentiero dei giusti è come la fulgida luce che risplende sempre più finché il giorno è fermamente stabilito”. — Proverbi 4:18.
w95 15/5 Lampi di luce nei tempi apostolici
Lampi di luce nei tempi apostolici
“La luce stessa ha brillato per il giusto, e l’allegrezza anche per i retti di cuore”. — SALMO 97:11.
COME veri cristiani, quanto apprezziamo le parole di Salmo 97:11! ‘La luce ha brillato’ per noi ripetute volte. In effetti alcuni di noi camminano da decenni alla fulgida luce che proviene da Geova. Questo ci ricorda Proverbi 4:18, che dice: “Il sentiero dei giusti è come la fulgida luce che risplende sempre più finché il giorno è fermamente stabilito”. Apprezzando le Scritture più della tradizione, noi testimoni di Geova assomigliamo ai primi cristiani. Quale fosse il loro atteggiamento è molto evidente dai libri storici delle Scritture Greche Cristiane e dalle lettere ispirate in esse contenute.
2 Fra i primi lampi di luce che illuminarono i seguaci di Gesù Cristo ci furono quelli riguardanti il Messia. Andrea disse a suo fratello Simon Pietro: “Abbiamo trovato il Messia”! (Giovanni 1:41) Qualche tempo dopo, il Padre celeste spinse l’apostolo Pietro a rendere testimonianza in merito a ciò quando disse a Gesù Cristo: “Tu sei il Cristo, il Figlio dell’Iddio vivente”. — Matteo 16:16, 17; Giovanni 6:68, 69.
Luce sull’incarico di predicare
3 Dopo la risurrezione, Gesù Cristo fece luce su un obbligo che tutti i suoi seguaci dovevano soddisfare. Rivolgendosi molto probabilmente ai 500 discepoli radunati in Galilea disse: “Andate dunque e fate discepoli di persone di tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello spirito santo, insegnando loro ad osservare tutte le cose che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni fino al termine del sistema di cose”. (Matteo 28:19, 20; 1 Corinti 15:6) Da allora in poi tutti i seguaci di Cristo dovevano essere predicatori e il loro incarico di predicare non doveva limitarsi “alle pecore smarrite della casa d’Israele”. (Matteo 10:6) Né dovevano amministrare il battesimo di Giovanni in simbolo di pentimento per il perdono dei peccati. Dovevano battezzare le persone “nel nome del Padre e del Figlio e dello spirito santo”.
4 Poco prima che Gesù ascendesse al cielo, gli 11 apostoli fedeli gli chiesero: “Signore, ristabilirai in questo tempo il regno d’Israele?” Invece di rispondere alla domanda, Gesù diede ulteriori istruzioni sul loro incarico di predicazione, dicendo: “Riceverete potenza quando lo spirito santo sarà arrivato su di voi, e mi sarete testimoni in Gerusalemme e in tutta la Giudea e la Samaria e fino alla più distante parte della terra”. Fino ad allora erano stati solo testimoni di Geova, ma ora dovevano essere anche testimoni di Cristo. — Atti 1:6-8.
5 Solo dieci giorni dopo, che sfolgoranti lampi di luce rifulsero sui seguaci di Gesù! Il giorno di Pentecoste del 33 E.V. afferrarono per la prima volta il senso di Gioele 2:28, 29: “[Io, Geova,] verserò il mio spirito su ogni sorta di carne, e i vostri figli e le vostre figlie certamente profetizzeranno. In quanto ai vostri vecchi, sogneranno sogni. In quanto ai vostri giovani, vedranno visioni. E anche sui servi e sulle serve verserò in quei giorni il mio spirito”. I discepoli di Gesù videro lo spirito santo, sotto forma di lingue come di fuoco, poggiarsi sulla testa di ciascuno di loro, circa 120 uomini e donne radunati a Gerusalemme. — Atti 1:12-15; 2:1-4.
6 Sempre il giorno di Pentecoste i discepoli compresero per la prima volta che le parole di Salmo 16:10 si applicavano al risuscitato Gesù Cristo. Il salmista aveva detto: “[Tu, Geova,] non lascerai la mia anima nello Sceol. Non permetterai che il tuo leale veda la fossa”. I discepoli capirono che quelle parole non potevano riferirsi al re Davide, in quanto la sua tomba era fino a quel giorno tra loro. Non sorprende che circa 3.000 di quelli che udirono la spiegazione di quella nuova luce ne fossero così convinti da battezzarsi quello stesso giorno! — Atti 2:14-41.
7 Per molti secoli gli israeliti apprezzarono ciò che Dio aveva detto loro: “Voi soli ho conosciuto di tutte le famiglie del suolo”. (Amos 3:2) Perciò fu davvero un lampo di luce sfolgorante quello che illuminò l’apostolo Pietro e coloro che lo avevano accompagnato alla casa del centurione romano Cornelio quando per la prima volta lo spirito santo scese su credenti gentili incirconcisi. È degno di nota che quella fu l’unica occasione in cui lo spirito santo fu concesso prima del battesimo. Ma non poteva essere diversamente. Altrimenti Pietro non avrebbe potuto capire che quei gentili incirconcisi erano idonei per essere battezzati. Comprendendo pienamente il significato di quel fenomeno, Pietro chiese: “Può qualcuno proibire l’acqua affinché non siano battezzati questi [gentili] che hanno ricevuto lo spirito santo proprio come noi?” Naturalmente nessuno dei presenti aveva motivo di obiettare, così quei gentili furono battezzati. — Atti 10:44-48; confronta Atti 8:14-17.
Abolita la circoncisione
8 Un altro fulgido bagliore di verità si ebbe in relazione alla questione della circoncisione. La circoncisione era in uso dal 1919 a.E.V., quando Geova aveva fatto un patto con Abraamo. Allora Dio aveva comandato ad Abraamo che lui e tutti gli altri maschi della sua casa dovevano circoncidersi. (Genesi 17:9-14, 23-27) Così la circoncisione era diventata un segno caratteristico dei discendenti di Abraamo. E come ne erano orgogliosi! Di conseguenza il termine “incirconciso” finì per assumere un significato spregiativo. (Isaia 52:1; 1 Samuele 17:26, 27) È facile capire perché certi primi cristiani ebrei volessero mantenere quel segno simbolico. Alcuni di loro discussero accesamente con Paolo e Barnaba al riguardo. Per risolvere la disputa, Paolo e altri andarono a Gerusalemme per consultare il corpo direttivo cristiano. — Atti 15:1, 2.
9 Quella volta non fu tramite un evidente miracolo che quei primi cristiani furono illuminati circa il fatto che i servitori di Geova non erano più tenuti a circoncidersi. Ricevettero tale maggiore luce scrutando le Scritture, chiedendo la guida dello spirito santo e ascoltando le esperienze di Pietro e Paolo riguardo alla conversione di gentili incirconcisi. (Atti 15:6-21) La decisione fu resa pubblica tramite una lettera che in parte diceva: “Allo spirito santo e a noi è parso bene di non aggiungervi nessun altro peso, eccetto queste cose necessarie: che vi asteniate dalle cose sacrificate agli idoli e dal sangue e da ciò che è strangolato e dalla fornicazione”. (Atti 15:28, 29) Così i primi cristiani furono esonerati dall’obbligo di circoncidersi e di osservare gli altri requisiti della Legge mosaica. Paolo poté quindi dire ai cristiani della Galazia: “Per tale libertà Cristo ci rese liberi”. — Galati 5:1.
Luce nei Vangeli
10 Non c’è dubbio che il Vangelo di Matteo, scritto verso il 41 E.V., faccia luce su molti aspetti a beneficio dei suoi lettori. Erano relativamente pochi i cristiani del I secolo che avevano udito personalmente Gesù esporre i suoi insegnamenti. Il Vangelo di Matteo in particolare metteva in risalto che il tema della predicazione di Gesù era il Regno. E con che vigore Gesù aveva sottolineato l’importanza di essere mossi dal giusto motivo! Quanta luce irradiava dal suo Sermone del Monte, dalle sue parabole (come quelle riportate nel capitolo 13) e dalla sua grandiosa profezia contenuta nei capitoli 24 e 25! Tutto questo fu portato all’attenzione dei primi cristiani grazie al Vangelo di Matteo, scritto solo otto anni circa dopo la Pentecoste del 33 E.V.
11 Una quindicina di anni dopo, Luca scrisse il suo Vangelo. Benché in gran parte simile a quello di Matteo, per il 59 per cento contiene informazioni supplementari. Luca narra sei miracoli di Gesù e oltre una dozzina di Sue illustrazioni che non sono menzionati dagli altri evangelisti. A quanto pare Marco scrisse il suo Vangelo solo pochi anni dopo, presentando Gesù Cristo come uomo d’azione e operatore di miracoli. Anche se in genere Marco descrive avvenimenti già menzionati da Matteo e Luca, narra una parabola che gli altri due non menzionano. In essa Gesù paragona il Regno di Dio a un seme che germoglia, cresce e porta gradualmente frutto. — Marco 4:26-29.
12 Fu poi la volta del Vangelo di Giovanni, scritto più di 30 anni dopo quello di Marco. Quanta luce fece Giovanni sul ministero di Gesù, particolarmente con i numerosi riferimenti alla Sua esistenza preumana! Solo Giovanni descrive la risurrezione di Lazzaro e solo lui riferisce molte preziose informazioni date da Gesù ai fedeli apostoli, nonché la commovente preghiera pronunciata la notte del tradimento, riportate nei capitoli da 13 a 17. Si dice infatti che il 92 per cento del Vangelo di Giovanni sia unico.
Lampi di luce nelle lettere di Paolo
13 Specialmente l’apostolo Paolo fu impiegato per illuminare i cristiani dei tempi apostolici con bagliori di verità. Ne è un esempio la sua lettera ai Romani, scritta verso il 56 E.V., più o meno quando Luca scrisse il suo Vangelo. Nella sua lettera Paolo dà risalto al fatto che la giustizia viene attribuita grazie all’immeritata benignità di Dio e tramite la fede in Gesù Cristo. L’enfasi che Paolo dà a questo aspetto della buona notizia ha portato alcuni a considerare la lettera ai Romani un quinto Vangelo.
14 Paolo scrisse riguardo a certe cose che turbavano i cristiani di Corinto. La sua lettera ai Corinti contiene molti consigli ispirati che hanno aiutato i cristiani fino ai nostri giorni. Per cominciare, egli dovette illuminare i corinti facendo capire loro che, alimentando il culto della personalità intorno a certi individui, erano in errore. L’apostolo li corresse, dicendo loro schiettamente: “Vi esorto, fratelli, per il nome del nostro Signore Gesù Cristo, a parlare tutti concordemente, e a non avere fra voi divisioni, ma ad essere perfettamente uniti nella stessa mente e nello stesso pensiero”. — 1 Corinti 1:10-15.
15 Nella congregazione cristiana di Corinto veniva tollerata una scioccante forma di immoralità. Un uomo aveva preso la moglie di suo padre, praticando così ‘fornicazione tale che non esisteva neanche fra le nazioni’. Paolo disse loro esplicitamente: “Rimuovete l’uomo malvagio di fra voi”. (1 Corinti 5:1, 11-13) Quella era una novità per la congregazione cristiana: la disassociazione. Un’altra cosa su cui la congregazione aveva bisogno di essere illuminata riguardava il fatto che alcuni portavano i loro fratelli spirituali davanti a tribunali del mondo per risolvere delle dispute. Paolo li rimproverò energicamente per questo. — 1 Corinti 6:5-8.
16 Un altro problema ancora che affliggeva la congregazione di Corinto riguardava i rapporti sessuali. In 1 Corinti capitolo 7, Paolo spiegò che a causa del prevalere dell’immoralità sessuale era meglio che ogni uomo avesse la propria moglie e ogni donna il proprio marito. Spiegò pure che, anche se i non sposati sono in grado di servire Geova con meno distrazioni, non tutti hanno il dono del celibato. E se il marito moriva, la moglie era libera di risposarsi, ma “solo nel Signore”. — 1 Corinti 7:39.
17 Tramite Paolo, quanta luce fece il Signore sulla risurrezione! Con che sorta di corpo sarebbero stati risuscitati i cristiani unti? “È seminato corpo fisico, è destato corpo spirituale”, scrisse Paolo. Nessun corpo umano può essere portato in cielo, perché “carne e sangue non possono ereditare il regno di Dio”. Paolo aggiunse che non tutti gli unti si sarebbero addormentati nella morte, ma che durante la presenza di Gesù alcuni, alla loro morte, sarebbero stati istantaneamente destati alla vita immortale. — 1 Corinti 15:43-53.
18 Nella sua lettera ai cristiani di Tessalonica Paolo fu usato per far luce sul futuro. Il giorno di Geova sarebbe venuto come un ladro di notte. Paolo spiegò pure: “Quando diranno: ‘Pace e sicurezza!’ allora un’improvvisa distruzione sarà istantaneamente su di loro come il dolore di afflizione su una donna incinta; e non sfuggiranno affatto”. — 1 Tessalonicesi 5:2, 3.
19 Scrivendo la lettera agli Ebrei, Paolo trasmise lampi di luce ai primi cristiani di Gerusalemme e della Giudea. Con che vigore dimostrò la superiorità del sistema di adorazione cristiano su quello mosaico! Invece di seguire la Legge trasmessa mediante angeli, i cristiani hanno fede in una salvezza dichiarata per la prima volta dal Figlio di Dio, il quale è di gran lunga superiore a tali messaggeri angelici. (Ebrei 2:2-4) Mosè era solo un servitore nella casa di Dio. Gesù Cristo invece è preposto all’intera casa. Cristo è Sommo Sacerdote alla maniera di Melchisedec, con una posizione molto più alta di quella del sacerdozio aaronnico. Paolo indicò pure che gli israeliti non avevano potuto entrare nel riposo di Dio per la loro mancanza di fede e di ubbidienza, mentre i cristiani vi entrano a motivo della loro fedeltà e ubbidienza. — Ebrei 3:1–4:11.
20 Inoltre il nuovo patto è di gran lunga superiore al patto della Legge. Come era stato profetizzato 600 anni prima in Geremia 31:31-34, quelli inclusi nel nuovo patto hanno la legge di Dio scritta nei loro cuori e ottengono il vero perdono dei peccati. Anziché avere un sommo sacerdote che doveva offrire sacrifici di anno in anno per i propri peccati e per quelli del popolo, i cristiani hanno come Sommo Sacerdote Gesù Cristo, il quale è senza peccato e ha offerto un sacrificio per i peccati una volta per sempre. Invece di entrare in un luogo santo fatto con mani per presentare la sua offerta, Gesù entrò nel cielo stesso, per apparire dinanzi alla persona di Geova. Per di più i sacrifici animali sotto il patto della Legge mosaica non potevano cancellare completamente i peccati, altrimenti non sarebbe stato necessario ripeterli di anno in anno. Invece il sacrificio di Cristo, offerto una volta per sempre, cancella realmente i peccati. Tutto questo fa luce sul grande tempio spirituale, nei cui cortili l’unto rimanente e le “altre pecore” prestano oggi servizio. — Giovanni 10:16; Ebrei 9:24-28.
21 Lo spazio non ci consente di fare altri esempi, come i lampi di luce emanati dalle lettere dell’apostolo Pietro e dei discepoli Giacomo e Giuda. Ma quanto sopra dovrebbe bastare a dimostrare che ci fu uno straordinario adempimento di Salmo 97:11 e Proverbi 4:18 nei tempi apostolici. La verità cominciò a spostarsi dai tipi e dalle ombre agli adempimenti e alle realtà. — Galati 3:23-25; 4:21-26.
22 Dopo la morte degli apostoli di Gesù e il subentrare della predetta apostasia, la luce della verità si fece molto fioca. (2 Tessalonicesi 2:1-11) Tuttavia, come aveva promesso Gesù, dopo molti secoli il Signore tornò e trovò lo “schiavo fedele e discreto” impegnato a dare ai “domestici” il loro cibo a suo tempo. Per tale motivo Gesù Cristo costituì quello schiavo “sopra tutti i suoi averi”. (Matteo 24:45-47) Che lampi di luce ne seguirono? Lo vedremo nel prossimo articolo.
[Nota in calce]
In questa illustrazione il terreno rappresenta l’ambiente in cui il cristiano sceglie di coltivare le qualità della personalità. — Vedi La Torre di Guardia del 15 dicembre 1980, pagine 18-19.
w95 15/5 Lampi di luce, grandi e piccoli (Prima parte)
Lampi di luce, grandi e piccoli Prima parte)
“Il sentiero dei giusti è come la fulgida luce che risplende sempre più finché il giorno è fermamente stabilito”. — PROVERBI 4:18.
È UNA prova della sapienza divina che, in armonia con Proverbi 4:18, le verità spirituali siano state rivelate gradualmente mediante lampi di luce. Nell’articolo precedente abbiamo visto in che modo questo versetto si adempì nei tempi apostolici. Se il vasto corpo di verità scritturali fosse stato rivelato tutto in una volta, sarebbe stato accecante e disorientante, come quando si passa da una grotta buia alla sfolgorante luce del sole. Inoltre la rivelazione graduale della verità rafforza di continuo la fede dei cristiani. Rende sempre più fulgida la loro speranza e sempre più chiaro il sentiero da seguire.
“Lo schiavo fedele e discreto”
2 Nei tempi apostolici Gesù Cristo ritenne opportuno servirsi di mezzi soprannaturali per illuminare i suoi seguaci con i primi lampi di luce. Ne abbiamo due esempi: la Pentecoste del 33 E.V. e la conversione di Cornelio nel 36 E.V. Successivamente Cristo ha ritenuto opportuno servirsi di uno strumento umano, che aveva predetto con queste parole: “Chi è realmente lo schiavo fedele e discreto che il suo signore ha costituito sopra i propri domestici per dar loro il cibo a suo tempo? Felice quello schiavo se il suo signore, arrivando, lo troverà a fare così! Veramente vi dico: Lo costituirà sopra tutti i suoi averi”. (Matteo 24:45-47) Questo schiavo non poteva essere un singolo individuo, perché doveva provvedere cibo spirituale dalla fondazione della congregazione cristiana, avvenuta alla Pentecoste, fino al ritorno del Signore, Gesù Cristo, per la resa dei conti. I fatti indicano che questa classe dello schiavo fedele e discreto è formata da tutti i cristiani unti in vita sulla terra in un qualsiasi dato momento presi collettivamente.
3 Chi furono alcuni dei primi membri della classe dello schiavo fedele e discreto? Uno fu l’apostolo Pietro, che seguì il comando di Gesù: “Pasci le mie pecorelle”. (Giovanni 21:17) Altri furono Matteo, che scrisse il Vangelo che porta il suo nome, e Paolo, Giacomo e Giuda, che scrissero lettere ispirate. Anche l’apostolo Giovanni, scrittore del libro di Rivelazione (Apocalisse), di un Vangelo e delle lettere omonime, faceva parte della classe dello schiavo fedele e discreto. Questi uomini scrissero in armonia con l’incarico ricevuto da Gesù.
4 Se tutti gli unti, a prescindere dal luogo della terra in cui vivono, presi collettivamente formano la classe dello schiavo, chi sono i “domestici”? Sono sempre gli stessi unti, ma considerati da un diverso punto di vista, cioè come singoli individui. Sì, come individui sono membri dello “schiavo” o sono “domestici” a seconda che dispensino cibo spirituale o che se ne nutrano. Facciamo un esempio. In 2 Pietro 3:15, 16 l’apostolo Pietro menziona le lettere di Paolo. Quando le leggeva, Pietro era un domestico che si nutriva del cibo spirituale provveduto da Paolo quale rappresentante della classe dello schiavo.
5 A questo riguardo il libro Il millenario regno di Dio si è avvicinato diceva: “In quanto a come esattamente la classe dello ‘schiavo fedele e discreto’ esisté e prestò servizio nel corso dei secoli dopo la morte degli apostoli del Signore Gesù Cristo, non abbiamo un quadro storico distinto. Evidentemente ogni generazione della classe dello ‘schiavo’ cibò la generazione successiva. (2 Timoteo 2:2) Ma nella seconda metà del diciannovesimo secolo ci furono persone timorate di Dio che amavano il cibo spirituale della Sacra Bibbia e desideravano cibarsene . . . Furono formate classi di studio biblico . . . ed esse progredirono nell’intendimento delle verità fondamentali delle Sacre Scritture. I sinceri altruisti fra questi studenti biblici ebbero premura di condividere con altri queste essenziali porzioni di cibo spirituale. Ebbero il fedele spirito dello ‘schiavo’ nominato per dare ai ‘domestici’ lo spirituale ‘cibo a suo tempo’ che occorreva. Essi furono ‘discreti’ nel discernere che era quindi il tempo giusto e opportuno e quali erano i mezzi migliori per servire il cibo. Si sforzarono di servirlo”. — Pagina 347.
Primi lampi di luce nei tempi moderni
6 Un fatto che emerge chiaramente a proposito di quelli che Geova impiegò per accrescere la luce spirituale è che essi non attribuirono alcun merito a se stessi. L’atteggiamento di Charles T. Russell, primo presidente della Società (Watch Tower), fu che il Signore si era compiaciuto di usare i loro umili talenti. Riguardo agli appellativi che i suoi nemici usavano, il fratello Russell dichiarò apertamente di non aver mai incontrato un “russellita” e che il “russellismo” non esisteva affatto. Tutto il merito spettava a Dio.
7 A giudicare dai risultati, non ci possono essere dubbi che lo spirito santo di Geova guidasse gli sforzi del fratello Russell e dei suoi collaboratori. Essi dimostrarono di far parte dello schiavo fedele e discreto. Molti ecclesiastici dell’epoca, pur dicendo di credere che la Bibbia era l’ispirata Parola di Dio e che Gesù era il Figlio di Dio, sostenevano false dottrine babiloniche, come la Trinità, l’immortalità dell’anima umana e il tormento eterno. In armonia con la promessa di Gesù, fu davvero opera dello spirito santo se gli umili sforzi del fratello Russell e dei suoi collaboratori fecero risplendere come mai prima la verità. (Giovanni 16:13) Quegli unti Studenti Biblici dimostrarono di appartenere veramente alla classe dello schiavo fedele e discreto, che ha l’incarico di provvedere cibo spirituale ai domestici del Signore. I loro sforzi furono di grande aiuto nel radunamento degli unti.
8 È straordinario vedere in che misura Geova, mediante lo spirito santo, illuminò quei primi Studenti Biblici. Per prima cosa dimostrarono inequivocabilmente che il Creatore esiste e che ha un nome meraviglioso, Geova. (Salmo 83:18; Romani 1:20) Compresero che Geova ha quattro attributi principali: potenza, giustizia, sapienza e amore. (Genesi 17:1; Deuteronomio 32:4; Romani 11:33; 1 Giovanni 4:8) Quei cristiani unti dimostrarono chiaramente che la Bibbia è l’ispirata Parola di Dio e la verità. (Giovanni 17:17; 2 Timoteo 3:16, 17) Sostennero inoltre che Gesù Cristo, il Figlio di Dio, fu creato e che diede la sua vita come riscatto per tutto il genere umano. (Matteo 20:28; Colossesi 1:15) Compresero che lo spirito santo, lungi dall’essere la terza persona di una Trinità, era la forza attiva di Dio. — Atti 2:17.
9 Gli Studenti Biblici capirono chiaramente che l’uomo non ha un’anima immortale, ma che è un’anima mortale. Compresero che “il salario che il peccato paga è la morte”, non il tormento eterno, e che non esiste nessun inferno di fuoco. (Romani 5:12; 6:23; Genesi 2:7; Ezechiele 18:4) Per di più capirono chiaramente che la teoria dell’evoluzione non è soltanto antiscritturale, ma del tutto campata in aria. (Genesi, capitoli 1 e 2) Compresero pure che la Bibbia parla di due destini: uno celeste per i 144.000 unti seguaci delle orme di Cristo e uno terreno, su una terra paradisiaca, per un’innumerevole “grande folla” di “altre pecore”. (Rivelazione 7:9; 14:1; Giovanni 10:16) Quei primi Studenti Biblici riconobbero che la terra sussiste per sempre e che non sarà bruciata, come insegnano molte religioni. (Ecclesiaste 1:4; Luca 23:43) Appresero pure che il ritorno di Cristo sarebbe stato invisibile e che egli avrebbe quindi eseguito il giudizio sulle nazioni e introdotto un paradiso terrestre. — Atti 10:42; Romani 8:19-21; 1 Pietro 3:18.
10 Gli Studenti Biblici appresero che il battesimo scritturale non consiste nell’aspergere i neonati, ma nel seguire il comando di Gesù riportato in Matteo 28:19, 20, cioè di immergere i credenti che sono stati ammaestrati. Capirono anche che la divisione in clero e laici non è scritturale. (Matteo 23:8-10) Al contrario, tutti i cristiani devono essere predicatori della buona notizia. (Atti 1:8) Gli Studenti Biblici compresero che la Commemorazione della morte di Cristo si deve celebrare solo una volta all’anno, il 14 nisan, e che la Pasqua della cristianità è una festa pagana. Oltre a ciò, quegli unti erano così convinti che Dio sosteneva la loro opera che non facevano mai collette. (Matteo 10:8) Fin dai primi tempi compresero che i cristiani devono vivere in armonia con i princìpi biblici, cosa che include il coltivare il frutto dello spirito santo di Dio. — Galati 5:22, 23.
Lampi di luce sempre più intensi
11 In particolare dal 1919 i servitori di Geova sono stati benedetti con lampi di luce sempre più intensi. Che fulgore illuminò l’assemblea di distretto tenuta nel 1922 a Cedar Point, allorché Joseph F. Rutherford, secondo presidente della Società, sottolineò che l’obbligo primario dei servitori di Geova è quello di ‘annunciare, annunciare, annunciare il Re e il suo regno’! Proprio l’anno successivo fu fatta luce sulla parabola delle pecore e dei capri. Si capì che quella profezia doveva adempiersi nell’attuale giorno del Signore, non nel futuro Millennio, come si pensava prima. Durante il Millennio i fratelli di Cristo non sarebbero stati né malati né in prigione. Inoltre, alla fine del Millennio sarebbe stato Geova Dio, non Gesù Cristo, a giudicare. — Matteo 25:31-46.
12 Nel 1926 un altro fulgido lampo di luce rivelò che la guerra di Armaghedon non sarebbe stata una rivoluzione sociale, come pensavano un tempo gli Studenti Biblici. Sarebbe stata una guerra in cui Geova avrebbe dimostrato la sua potenza in modo così chiaro che tutti si sarebbero convinti che egli è Dio. — Rivelazione 16:14-16; 19:17-21.
Natale, una festa pagana
13 Poco dopo, un lampo di luce indusse gli Studenti Biblici a smettere di celebrare il Natale. Prima di allora gli Studenti Biblici avevano sempre celebrato il Natale in tutto il mondo, e per l’occasione alla sede mondiale di Brooklyn si faceva gran festa. Ma poi si comprese che l’osservanza del 25 dicembre è in realtà pagana e che questa data era stata scelta dalla cristianità apostata per facilitare la conversione dei pagani. Si capì pure che Gesù non poteva essere nato d’inverno, dato che all’epoca della sua nascita i pastori pascolavano i greggi nei campi, qualcosa che non avrebbero fatto di notte a fine dicembre. (Luca 2:8) Le Scritture indicano piuttosto che Gesù nacque verso il 1° ottobre. Gli Studenti Biblici si resero pure conto che i magi che andarono a trovare Gesù circa due anni dopo la sua nascita erano in realtà astrologi pagani.
Un nuovo nome
14 Nel 1931 un forte bagliore di verità rivelò a quegli Studenti Biblici un appropriato nome scritturale. I servitori di Geova avevano capito che non potevano accettare nessuno dei nomignoli affibbiati loro da altri, come russelliti, auroristi millenniali e “senza inferno”. Ma cominciarono anche a capire che il nome che loro stessi si erano dati — Studenti Biblici Internazionali — era inadeguato. Erano molto più che semplici studenti biblici. Per giunta, di persone che studiavano la Bibbia ce n’erano tante, ma non avevano nulla in comune con loro.
15 Come fu che gli Studenti Biblici assunsero un nuovo nome? Da anni La Torre di Guardia dava risalto al nome di Geova. Fu dunque più che appropriato che gli Studenti Biblici adottassero il nome menzionato in Isaia 43:10: “‘Voi siete i miei testimoni’, è l’espressione di Geova, ‘pure il mio servitore che io ho scelto, affinché conosciate e abbiate fede in me, e affinché comprendiate che io sono lo stesso. Prima di me non fu formato nessun Dio, e dopo di me continuò a non essercene nessuno’”.
Rivendicazione e la “grande folla”
16 Il secondo volume del libro Rivendicazione, pubblicato dalla Società nel 1932, fece luce sul fatto che, a differenza di ciò che si pensava una volta, le profezie sulla restaurazione scritte da Isaia, Geremia, Ezechiele e altri profeti non riguardavano gli ebrei letterali, che stavano tornando in Palestina per motivi più politici che religiosi. Quelle profezie sulla restaurazione, che si erano adempiute in piccola scala quando gli ebrei erano tornati dall’esilio babilonese nel 537 a.E.V., avevano il loro adempimento principale con la liberazione e la restaurazione dell’Israele spirituale, iniziata nel 1919, e con la conseguente prosperità di cui godono oggi i veri servitori di Geova nel paradiso spirituale.
17 A tempo debito ulteriori lampi di luce rivelarono che il principale proposito di Geova non era la salvezza delle creature, ma la rivendicazione della sua sovranità. Si comprese che il più importante tema della Bibbia non era il riscatto, ma il Regno, perché sarà questo a rivendicare la sovranità di Geova. Che luce fu quella! La principale preoccupazione dei cristiani dedicati non era più quella di riuscire ad andare in cielo.
18 Nel 1935 un fulgido lampo di luce rivelò che la grande folla menzionata in Rivelazione 7:9-17 non era una classe celeste secondaria. Si era pensato che fossero degli unti che non erano stati pienamente fedeli e che quindi stavano in piedi davanti al trono invece di essere seduti su troni per governare come re e sacerdoti con Gesù Cristo. Ma da nessuna parte è prevista la possibilità di essere fedeli solo parzialmente. O si è fedeli o si è infedeli. Si comprese quindi che questa profezia si riferiva all’innumerevole grande folla di persone di tutte le nazioni che viene ora radunata e che ha la speranza di vivere sulla terra. Sono le “pecore” di Matteo 25:31-46 e le “altre pecore” di Giovanni 10:16.
La croce non è un simbolo cristiano
19 Per molti anni gli Studenti Biblici diedero importanza alla croce, convinti che fosse un simbolo cristiano. Portavano addirittura una spilla con la croce e la corona. Secondo la “Bibbia del re Giacomo” (la traduzione biblica che usavano), Gesù aveva detto ai suoi seguaci che dovevano prendere la loro “croce”, e molti credevano che egli fosse stato messo a morte su una croce. (Matteo 16:24; 27:32) Per decenni questo simbolo apparve anche sulla copertina della rivista Torre di Guardia.
20 Il libro Ricchezza, pubblicato dalla Società nel 1936, spiegò chiaramente che Gesù Cristo non era stato messo a morte su una croce, ma su un palo diritto. Secondo uno studioso, la parola greca (stauròs) resa “croce” nella “Bibbia del re Giacomo” “indica principalmente un’asta o palo diritto. [Va distinta] dalla forma ecclesiastica di una croce a due bracci. . . . La forma di quest’ultima ebbe origine nell’antica Caldea, ed era usata come simbolo del dio Tammuz”. Lungi dall’idoleggiarlo, lo strumento su cui Gesù fu ucciso dovrebbe ripugnarci.
21 Ci sono altri esempi di lampi di luce sia grandi che piccoli. Saranno presi in esame nel prossimo articolo.
[Note in calce]
Edito dalla Watchtower Bible and Tract Society of New York, Inc.
Col tempo si comprese che se la più importante nascita che sia mai avvenuta non doveva essere celebrata, a maggior ragione non si doveva celebrare nessun compleanno. Tra l’altro, né gli israeliti né i primi cristiani festeggiavano i compleanni. La Bibbia menziona solo due compleanni, uno del faraone e l’altro di Erode Antipa. In ciascun caso i festeggiamenti furono funestati da un’esecuzione capitale. I testimoni di Geova non festeggiano i compleanni perché si tratta di un’usanza di origine pagana, che per di più tende a esaltare chi compie gli anni. — Genesi 40:20-22; Marco 6:21-28.
Varie confessioni religiose della cristianità fecero questo errore. Luterani era un nomignolo che i nemici di Martin Lutero avevano dato ai suoi seguaci, i quali poi l’adottarono. Similmente i battisti adottarono il soprannome che altri avevano dato loro perché predicavano il battesimo per immersione. In maniera più o meno analoga i metodisti assunsero un nome dato loro da uno che non era metodista. Circa il modo in cui gli aderenti alla Società degli Amici finirono per essere chiamati quaccheri, un’enciclopedia dice: “La parola quacchero [dall’inglese quaker, ‘che trema’] voleva essere in origine un insulto a[l fondatore, George] Fox, che aveva detto a un giudice inglese di ‘tremare alla Parola di Dio’. Il giudice chiamò Fox ‘quaker’ [quacchero]”. — The World Book Encyclopedia.
w95 15/5 Lampi di luce, grandi e piccoli (Seconda parte)
Lampi di luce, grandi e piccoli Seconda parte)
“Mediante la luce che viene da te noi possiamo vedere la luce”. — SALMO 36:9.
FIN dai primi tempi il libro biblico di Rivelazione, o Apocalisse, ha affascinato i cristiani. È un ottimo esempio di come la luce della verità risplende sempre più. Nel 1917 i servitori di Geova pubblicarono una spiegazione di Rivelazione nel libro Il mistero compiuto. Esso smascherava coraggiosamente i capi religiosi e politici della cristianità, ma molte delle sue spiegazioni erano tratte da varie fonti. Nondimeno Il mistero compiuto servì a mettere alla prova la lealtà degli Studenti Biblici al canale visibile che Geova stava usando.
2 Un intenso lampo di luce illuminò il libro di Rivelazione quando nella Torre di Guardia inglese del 1° marzo 1925 fu pubblicato l’articolo “Nascita della nazione”. Si era pensato che il capitolo 12 di Rivelazione descrivesse la guerra fra la Roma pagana e quella papale, con il papato nel ruolo del figlio maschio. Ma l’articolo spiegò che il senso del capitolo 12 era legato a quello di Rivelazione 11:15-18, il che indica che ha relazione con la nascita del Regno di Dio.
3 Tutto ciò portò a un intendimento molto più chiaro del libro di Rivelazione, che fu pubblicato nel 1930 nel libro Luce, in due volumi. Ulteriori perfezionamenti comparvero nei libri “Babilonia la Grande è caduta!” Il Regno di Dio domina! (1963) e “Quindi è finito il mistero di Dio” (1969). Eppure c’era ancora dell’altro da imparare sul libro profetico di Rivelazione. Sì, la luce brillò più intensamente su di esso nel 1988, con la pubblicazione del libro Rivelazione: Il suo grandioso culmine è vicino! Questo intendimento progressivo si spiega col fatto che la profezia di Rivelazione si adempie nel “giorno del Signore”, iniziato nel 1914. (Rivelazione 1:10) Era quindi logico che il libro di Rivelazione fosse compreso più chiaramente man mano che quel giorno andava avanti.
Chiarita l’identità delle “autorità superiori”
4 Nel 1962 si ebbe un brillante lampo di luce in relazione a Romani 13:1, che dice: “Ogni anima sia sottoposta alle autorità superiori”. I primi Studenti Biblici pensavano che le “autorità superiori” qui menzionate fossero le autorità di questo mondo. Secondo la comprensione che avevano di questo passo, ritenevano che se un cristiano veniva chiamato alle armi in tempo di guerra, doveva indossare l’uniforme, imbracciare il fucile e andare al fronte, in trincea. Tuttavia, dato che il cristiano non può uccidere il prossimo, pensavano che, se proprio era costretto a far fuoco, doveva sparare in aria.
5 La Torre di Guardia inglese del 15 novembre e del 1° dicembre 1962 (rispettivamente del 15 giugno e del 1° luglio 1963 in italiano) fece luce sull’argomento analizzando le parole di Gesù riportate in Matteo 22:21: “Rendete . . . a Cesare le cose di Cesare, ma a Dio le cose di Dio”. Si tenne debito conto delle parole degli apostoli riportate in Atti 5:29: “Dobbiamo ubbidire a Dio come governante anziché agli uomini”. I cristiani sono sottoposti a Cesare — le “autorità superiori” — solo finché ciò non implica andare contro la legge di Dio. Si comprese che la sottomissione a Cesare doveva essere relativa, non assoluta. I cristiani rendono a Cesare solo ciò che non contrasta con le norme di Dio. Come fu soddisfacente avere un chiaro intendimento di questo soggetto!
Luce su questioni organizzative
6 C’era la questione di quali uomini dovessero prestare servizio come anziani e diaconi nelle congregazioni. Per evitare la struttura gerarchica della cristianità, si pensò che questi dovessero essere eletti democraticamente mediante votazione dai membri di ciascuna congregazione. Ma La Torre di Guardia inglese del 1° settembre e del 15 ottobre 1932 (febbraio e aprile 1933 in italiano) fece maggiore luce spiegando che le Scritture non sostenevano il sistema degli anziani elettivi. Questi vennero dunque sostituiti da un comitato di servizio, e la Società scelse un direttore del servizio.
7 La Torre di Guardia inglese del 1° e del 15 giugno 1938 (giugno e luglio 1939 in italiano) fece ulteriore luce indicando che i servitori della congregazione non dovevano essere eletti, ma nominati teocraticamente. Nel 1971 un altro lampo di luce fece capire che ciascuna congregazione non doveva essere diretta da un solo servitore di congregazione, ma da un corpo di anziani, o sorveglianti, nominati dal Corpo Direttivo dei Testimoni di Geova. Così, grazie alla luce che nell’arco di circa 40 anni si era fatta sempre più intensa, divenne chiaro che sia gli anziani che i diaconi, oggi chiamati servitori di ministero, dovevano essere nominati dallo “schiavo fedele e discreto” tramite il suo Corpo Direttivo. (Matteo 24:45-47) Ciò era in armonia con quanto avveniva nei tempi apostolici. Uomini come Timoteo e Tito furono nominati sorveglianti dal corpo direttivo del I secolo. (1 Timoteo 3:1-7; 5:22; Tito 1:5-9) Tutto questo è un notevole adempimento di Isaia 60:17, che dice: “Invece del rame farò venire l’oro, e invece del ferro farò venire l’argento, e invece del legno, il rame, e invece delle pietre, il ferro; e certamente nominerò la pace tuoi sorveglianti e la giustizia tuoi soprintendenti”.
8 C’era anche la questione del modo di operare della Società (Watch Tower). Per molti anni il Corpo Direttivo dei Testimoni di Geova si era identificato con il consiglio direttivo della Società (Watch Tower Bible and Tract Society of Pennsylvania), e l’amministrazione era in gran parte affidata al suo presidente. Come indicava l’Annuario dei testimoni di Geova del 1977 (pagine 258-9), nel 1976 il Corpo Direttivo fu organizzato in sei comitati, ciascuno dei quali doveva curare certi aspetti dell’opera mondiale. Il Comitato del Personale si interessa delle questioni che riguardano il personale, inclusi tutti i volontari che prestano servizio nella famiglia Betel mondiale. Il Comitato Editoriale cura tutti gli aspetti legali e secolari, come quelli attinenti alle proprietà e alle attività di stampa. Il Comitato del Servizio si interessa dell’opera di testimonianza e soprintende all’attività dei sorveglianti viaggianti, dei pionieri e dei proclamatori di congregazione. Il Comitato dell’Insegnamento è responsabile delle adunanze di congregazione, delle assemblee speciali di un giorno e di quelle di circoscrizione, di distretto e internazionali, nonché delle varie scuole istituite per l’istruzione spirituale del popolo di Dio. Il Comitato degli Scrittori soprintende alla preparazione e alla traduzione delle pubblicazioni in ogni forma, assicurandosi che tutto sia in linea con le Scritture. Il Comitato del Presidente si interessa delle emergenze e di altre situazioni urgenti. Negli anni ’70 anche le filiali della Società cominciarono a essere dirette da un comitato anziché da un singolo sorvegliante.
Luce in merito alla condotta cristiana
9 È stata fatta molta luce sulla condotta cristiana. Prendete, ad esempio, la questione della neutralità. Una luce particolarmente forte rifulse su questo soggetto con l’articolo “Neutralità”, pubblicato nella Torre di Guardia inglese del 1° novembre 1939 (aprile e maggio 1940 in italiano). Come fu appropriato che giungesse proprio allora, poco dopo l’inizio della seconda guerra mondiale! L’articolo definiva la neutralità e mostrava che i cristiani non devono intromettersi negli affari politici e nelle controversie fra le nazioni. (Michea 4:3, 5; Giovanni 17:14, 16) Questo è uno dei motivi per cui vengono odiati da tutte le nazioni. (Matteo 24:9) Come fa capire Gesù in Matteo 26:52, le battaglie dell’antico Israele non costituiscono un precedente per i cristiani. Per giunta, nemmeno una delle nazioni politiche odierne è una teocrazia, governata da Dio, come lo era l’antico Israele.
10 La luce rifulse anche per quanto riguarda la santità del sangue. Alcuni Studenti Biblici pensavano che il divieto di mangiare sangue riportato in Atti 15:28, 29 riguardasse solo i cristiani ebrei. Tuttavia Atti 21:25 mostra che nei tempi apostolici quel comando si applicava anche alle persone delle nazioni che diventavano credenti. Perciò la santità del sangue riguarda tutti i cristiani, come spiegò La Torre di Guardia inglese del 1° luglio 1945 (ottobre 1946 in italiano). Questo non significa solo non mangiare sangue animale, come nei sanguinacci, ma anche astenersi dal sangue umano, come nel caso delle trasfusioni di sangue.
11 Grazie alla crescente luce, abitudini che all’inizio erano semplicemente disapprovate vennero in seguito trattate con la necessaria serietà. Ne è un esempio l’uso di tabacco. Nella Torre di Guardia di Sion del 1° agosto 1895, il fratello Russell richiamò l’attenzione su 1 Corinti 10:31 e 2 Corinti 7:1 e scrisse: “Non riesco a vedere come potrebbe essere alla gloria di Dio, o a suo proprio vantaggio, che un cristiano faccia uso di tabacco in qualsiasi forma”. Dal 1973 si comprese chiaramente che chi fa uso di tabacco non può essere testimone di Geova. Nel 1976 fu chiarito che nessun Testimone può lavorare in un luogo in cui si pratica il gioco d’azzardo e rimanere nella congregazione.
Altri raffinamenti
12 È stata fatta luce anche sul numero delle chiavi simboliche che Gesù diede a Pietro. Gli Studenti Biblici ritenevano che Pietro avesse ricevuto due chiavi, con cui aveva aperto la strada ai futuri eredi del Regno: una chiave per gli ebrei alla Pentecoste del 33 E.V. e l’altra per i gentili, usata per la prima volta nel 36 E.V. quando Pietro aveva predicato a Cornelio. (Atti 2:14-41; 10:34-48) Col tempo si capì che c’era un terzo gruppo, i samaritani. Pietro usò la seconda chiave quando diede loro l’opportunità di entrare nel Regno. (Atti 8:14-17) La terza chiave, quindi, fu quella usata da Pietro quando predicò a Cornelio. — La Torre di Guardia del 1° aprile 1980, pagine 16-22, 26.
13 Un altro raggio di luce fece capire che Gesù non aveva fatto riferimento a due ovili, ma a tre. (Giovanni, capitolo 10) Questi erano (1) l’ovile giudaico di cui Giovanni il Battezzatore era il portiere, (2) l’ovile degli unti eredi del Regno e (3) l’ovile delle “altre pecore”, che hanno la speranza terrena. — Giovanni 10:2, 3, 15, 16; La Torre di Guardia del 15 luglio 1984, pagine 10-20.
14 Fu chiarito anche l’intendimento del Giubileo antitipico. Sotto la Legge, ogni 50° anno era un grande Giubileo, in cui determinate cose venivano restituite ai proprietari originali. (Levitico 25:10) Per molto tempo si era pensato che il Giubileo prefigurasse il Regno millenario di Cristo. In tempi più recenti, però, si è compreso che il Giubileo antitipico cominciò in effetti alla Pentecoste del 33 E.V., quando quelli su cui fu versato lo spirito santo vennero liberati dalla schiavitù del patto della Legge mosaica. — La Torre di Guardia del 1° gennaio 1987, pagine 18-28.
Maggiore luce sulla terminologia
15 “Il congregatore cercò di trovare le parole dilettevoli e la scrittura di corrette parole di verità”. (Ecclesiaste 12:10) Queste parole si possono applicare molto bene all’argomento che stiamo trattando, perché la luce non ha rifulso solo su cose importanti come le dottrine e la condotta, ma anche sulla terminologia cristiana e il suo accurato significato. Per esempio, uno dei libri più amati dagli Studenti Biblici era il primo volume degli Studi sulle Scritture, intitolato Il Divin Piano delle Età. Col tempo si capì che secondo la Parola di Dio solo gli uomini fanno piani. (Proverbi 19:21) Le Scritture non dicono mai che Geova faccia dei piani. Non ne ha bisogno. A motivo della sua infinita sapienza e potenza, qualunque cosa si proponga non può che avverarsi, proprio come si legge in Efesini 1:9, 10: “È secondo il suo beneplacito, che egli si propose in se stesso per un’amministrazione al pieno limite dei tempi fissati”. Perciò gradualmente si comprese che in riferimento a Geova è più appropriato usare il termine “proposito”.
16 Fra le cose da capire meglio c’era anche Luca 2:14. Secondo la “Bibbia del re Giacomo” il versetto dice: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace e buona volontà agli uomini”. Si pensò che questo non potesse essere il pensiero corretto, perché Dio non esprime buona volontà verso i malvagi. Quindi i Testimoni ritennero che il senso fosse ‘pace agli uomini che hanno buona volontà’ verso Dio. Per questo continuavano a chiamare gli interessati allo studio della Bibbia persone di buona volontà. Ma poi si capì che la buona volontà in questione non era quella degli uomini, ma quella di Dio. Così la Traduzione del Nuovo Mondo, nella nota in calce a Luca 2:14, parla di “uomini che egli [Dio] approva”. Tutti i cristiani che vivono all’altezza del loro voto di dedicazione beneficiano della buona volontà di Dio.
17 Similmente per molto tempo i Testimoni hanno parlato della rivendicazione del nome di Geova. Ma Satana aveva mai messo in dubbio il nome di Geova? Il suo nome era forse stato messo in discussione da qualche rappresentante di Satana, come se Geova non avesse il diritto di chiamarsi con tale nome? Niente affatto. Non era il nome di Geova che era stato sfidato e che doveva essere rivendicato. Per questo le più recenti pubblicazioni della Società non parlano di rivendicazione del nome di Geova, ma di rivendicazione della sovranità di Geova e di santificazione del suo nome. Questo è in armonia con ciò per cui Gesù ci insegnò a pregare: “Sia santificato il tuo nome”. (Matteo 6:9) Più volte Geova ha detto che avrebbe santificato il suo nome, nome che gli israeliti non avevano sfidato, ma profanato. — Ezechiele 20:9, 14, 22; 36:23.
18 Fatto interessante, nel 1973 il libro “Le nazioni conosceranno che io sono Geova: Come?” faceva questa distinzione: “Gesù Cristo combatte . . . per la rivendicazione della Sovranità universale di Geova e per la glorificazione del nome di Geova”. (Pagina 365) Nel 1975 il libro Il millenario regno di Dio si è avvicinato diceva: “La ‘grande tribolazione’ avvenire è il tempo in cui L’Onnipotente Dio Geova vendicherà la sua sovranità universale e santificherà il suo degno nome”. (Pagina 412) Poi, nel 1978, il libro Vicina la salvezza dell’uomo dall’afflizione mondiale! dichiarò: “Si compirà quindi il più grande avvenimento della storia universale, la rivendicazione della sovranità universale di Geova e la santificazione del suo sacro nome”. — Pagina 282.
19 Che benedizione per i servitori di Geova avere tutta questa luce spirituale! In netto contrasto, i capi della cristianità si trovano nelle tenebre spirituali, di cui è sintomatica questa dichiarazione di un ecclesiastico: “Perché esiste il peccato? Perché si soffre? Perché esiste il diavolo? Queste sono domande che voglio fare al Signore quando andrò in cielo”. Ma i testimoni di Geova possono dargli la risposta: a causa della contesa della legittimità della sovranità di Geova e della questione relativa al fatto se le creature umane possono mantenere l’integrità verso Dio nonostante l’opposizione del Diavolo.
20 Nel corso degli anni, lampi di luce, grandi e piccoli, hanno illuminato il sentiero dei dedicati servitori di Geova. Questo ha adempiuto scritture come Salmo 97:11 e Proverbi 4:18. Ma non dimentichiamo mai che camminare nella luce significa nutrire apprezzamento per la crescente luce e vivere in armonia con essa. Come abbiamo visto, questa accresciuta luce riguarda sia la nostra condotta che il nostro incarico di predicare.
[Note in calce]
Pubblicati in italiano rispettivamente nel 1972 e nel 1971.
Per reazione a questa veduta, La Torre di Guardia inglese del 1° e del 15 giugno 1929 interpretò l’espressione “autorità superiori” riferendola a Geova Dio e a Gesù Cristo. Fu basilarmente questo l’aspetto che venne corretto nel 1962.
La Torre di Guardia del 15 aprile 1992 annunciava che fratelli scelti principalmente fra le “altre pecore”, in modo analogo ai netinei dei giorni di Esdra, erano stati incaricati di assistere i comitati del Corpo Direttivo. — Giovanni 10:16; Esdra 2:58.
jv cap. 10 p. 121 L’accurata conoscenza della verità aumenta
Di chi si sarebbe potuto ben dire che il loro cammino era “come la fulgida luce che risplende sempre più finché il giorno è fermamente stabilito”? (Prov. 4:18) Chi avrebbe realmente compiuto l’opera comandata da Gesù: “Mi sarete testimoni . . . fino alla più distante parte della terra”? Chi non si sarebbe limitato a fare discepoli, ma avrebbe anche ‘insegnato loro ad osservare tutte le cose’ che Gesù aveva comandato? (Atti 1:8; Matt. 28:19, 20) Era davvero vicino il tempo in cui il Signore avrebbe fatto una netta distinzione fra i veri cristiani che aveva paragonato al grano e quelli finti che aveva definito zizzanie? (In effetti le zizzanie, o loglio, sono molto simili al grano finché non sono mature). (Matt. 13:24-30, 36-43) Chi avrebbe dimostrato di essere “lo schiavo fedele e discreto” a cui il Signore, Gesù Cristo, al tempo della sua presenza col potere del Regno, avrebbe affidato ulteriori responsabilità in relazione all’opera predetta per il termine di questo sistema di cose? — Matt. 24:3, 45-47.
La luce risplende
Gesù ordinò ai discepoli di condividere con altri la luce della divina verità che avevano ricevuto da lui. “Voi siete la luce del mondo”, egli disse. “Risplenda la vostra luce davanti agli uomini”. (Matt. 5:14-16; Atti 13:47) Charles Taze Russell e i suoi compagni riconobbero di avere l’obbligo di far questo.
Credevano forse di sapere tutto, di avere la piena luce della verità? A questa domanda il fratello Russell rispose in modo esplicito: “Certamente no; né l’avremo fino al ‘giorno perfetto’”. (Prov. 4:18, KJ) Spesso definivano le loro convinzioni scritturali la “presente verità”, non pensando che la verità stessa cambi, ma piuttosto che l’intendimento è progressivo.
Quei sinceri studenti della Bibbia non rifuggivano dall’idea che esista una verità in materia di religione. Riconoscevano Geova quale “Dio di verità” e la Bibbia come la sua Parola di verità. (Sal. 31:5; Gios. 21:45; Giov. 17:17) Capivano che c’erano ancora molte cose che non sapevano, ma non si trattenevano dall’affermare con convinzione quello che avevano imparato dalla Bibbia.
jv cap. 10 pp. 146-148 L’accurata conoscenza della verità aumenta
La luce risplende sempre più
Come dimostra la loro storia moderna, l’esperienza dei testimoni di Geova è ben descritta in Proverbi 4:18, che dice: “Il sentiero dei giusti è come la fulgida luce che risplende sempre più finché il giorno è fermamente stabilito”. La luce si è diffusa gradatamente, come la luce dell’aurora è seguita dal sorgere del sole e dalla piena luce di un nuovo giorno. Osservando le cose con la luce di cui disponevano, a volte si erano fatti idee incomplete, anche poco accurate. Per quanto si sforzassero, semplicemente non riuscivano a capire certe profezie finché non cominciavano ad adempiersi. Man mano che Geova mediante il suo spirito ha diffuso maggior luce sulla sua Parola, i suoi servitori sono stati pronti a fare umilmente i cambiamenti necessari.
Questo intendimento progressivo non fu una prerogativa del periodo iniziale della loro storia moderna. Continua tuttora. Per esempio, nel 1962 fu corretto l’intendimento relativo alle “autorità superiori” di Romani 13:1-7.
Per molti anni gli Studenti Biblici avevano insegnato che le “potestà superiori” (KJ) erano Geova Dio e Gesù Cristo. Perché? Nella Torre di Guardia inglese del 1° e del 15 giugno 1929 vennero citate svariate leggi secolari, e fu dimostrato che quello che era permesso in un paese era vietato in un altro. Fu pure richiamata l’attenzione su leggi secolari che imponevano di fare ciò che Dio proibiva o vietavano ciò che Dio comandava ai suoi servitori di fare. A motivo del loro sincero desiderio di rispettare la suprema autorità di Dio, gli Studenti Biblici pensavano che le “potestà superiori” dovevano essere Geova Dio e Gesù Cristo. Osservavano ugualmente le leggi secolari, ma l’ubbidienza a Dio veniva prima. Era una lezione importante, che li rafforzò durante gli anni di disordini mondiali che seguirono. Ma non capivano bene il significato di Romani 13:1-7.
Anni dopo, questo passo biblico venne nuovamente analizzato, insieme al contesto e alla luce di tutto il resto della Bibbia. Di conseguenza nel 1962 si riconobbe che le “autorità superiori” sono i governanti secolari, ma con l’aiuto della Traduzione del Nuovo Mondo si comprese chiaramente il principio della sottomissione relativa. Questo non richiese che i testimoni di Geova cambiassero notevolmente il loro atteggiamento verso i governi del mondo, ma corresse il loro intendimento di una parte importante delle Scritture. Nel contempo i singoli Testimoni ebbero l’opportunità di valutare bene se tenevano veramente fede alle proprie responsabilità sia verso Dio che verso le autorità secolari. Questo chiaro intendimento delle “autorità superiori” è stato una protezione per i testimoni di Geova, specie nei paesi in cui rigurgiti di nazionalismo e proteste per avere maggiore libertà hanno provocato insurrezioni violente e portato alla formazione di nuovi governi.
L’anno dopo, 1963, fu presentata una spiegazione più ampia di “Babilonia la Grande”. (Riv. 17:5) Una rassegna della storia secolare e religiosa portò alla conclusione che l’influenza dell’antica Babilonia aveva permeato non solo la cristianità ma ogni parte della terra. Si comprese dunque che Babilonia la Grande era tutto l’impero mondiale della falsa religione. La consapevolezza di ciò ha permesso ai testimoni di Geova di aiutare molte altre persone, di ambienti diversi, a rispondere al comando biblico: “Uscite da essa, o popolo mio”. — Riv. 18:4.
Lo svolgersi degli avvenimenti predetti nell’intero libro di Rivelazione ha davvero provveduto chiarimenti spirituali in abbondanza. Nel 1917 fu pubblicato uno studio di Rivelazione nel libro The Finished Mystery. Ma allora il “giorno del Signore”, menzionato in Rivelazione 1:10, era appena iniziato; gran parte di quanto era stato predetto non era ancora avvenuto e non era compreso in modo chiaro. Gli sviluppi degli anni successivi fecero comunque maggior luce sul significato di quella parte della Bibbia, e questi avvenimenti influirono profondamente sullo studio molto chiarificatore di Rivelazione pubblicato nel 1930 nei due volumi intitolati Luce. Negli anni ’60 ci fu un ulteriore aggiornamento con i libri “Babilonia la Grande è caduta!” Il Regno di Dio domina! e “Quindi è finito il mistero di Dio”. Due decenni più tardi fu fatto un altro studio approfondito di questa parte della Bibbia. Il linguaggio figurato di Rivelazione venne analizzato con cura alla luce di espressioni simili che ricorrono in altre parti della Bibbia. (1 Cor. 2:10-13) Furono passati in rassegna avvenimenti verificatisi nel XX secolo in adempimento delle profezie. Le conclusioni vennero pubblicate nel 1988 nell’avvincente libro Rivelazione: Il suo grandioso culmine è vicino!
jv cap. 31 pp. 708-709 Scelti e guidati da Dio
Geova ha sempre guidato il suo popolo a un più chiaro intendimento della sua volontà. (Sal. 43:3) La sua guida si può illustrare così: Se uno è stato in una stanza buia per un lungo periodo di tempo, non è meglio che si esponga alla luce gradatamente? Geova ha esposto il suo popolo alla luce della verità in maniera simile: l’ha illuminato progressivamente. (Confronta Giovanni 16:12, 13). È avvenuto quello che dice il proverbio: “Il sentiero dei giusti è come la fulgida luce che risplende sempre più finché il giorno è fermamente stabilito”. — Prov. 4:18.
Il modo in cui Geova ha agito con i servitori che scelse nei tempi biblici conferma che il chiaro intendimento della sua volontà e dei suoi propositi spesso è graduale. Infatti Abraamo non capiva pienamente come si sarebbe attuato il proposito di Geova relativo al “seme”. (Gen. 12:1-3, 7; 15:2-4; confronta Ebrei 11:8). Daniele non afferrò quale sarebbe stato l’esito finale delle profezie che mise per iscritto. (Dan. 12:8, 9) Gesù, quando era sulla terra, ammise di non conoscere il giorno e l’ora della fine del presente sistema di cose. (Matt. 24:36) Gli apostoli dapprima non compresero che il Regno di Gesù sarebbe stato celeste, che non doveva essere stabilito nel I secolo e che potevano ereditarlo anche i gentili. — Luca 19:11; Atti 1:6, 7; 10:9-16, 34, 35; 2 Tim. 4:18; Riv. 5:9, 10.
Non dovrebbe sorprenderci che anche nei tempi moderni Geova abbia spesso guidato il suo popolo come un’organizzazione progressiva, illuminandolo un po’ alla volta sulle verità della Bibbia. Non sono le verità che cambiano. La verità rimane verità. La volontà e il proposito di Geova, descritti a grandi linee nella Bibbia, sono stabili. (Isa. 46:10) Ma l’intendimento di queste verità diventa progressivamente più chiaro “a suo tempo”, al tempo fissato da Geova. (Matt. 24:45; confronta Daniele 12:4, 9).
it-2 p. 158 Luce
Come la luce del sole si fa sempre più luminosa dall’alba “finché il giorno è fermamente stabilito”, così il sentiero dei giusti, illuminato dalla sapienza divina, diventa sempre più chiaro. (Pr 4:18)
w88 1/9 p. 11 par. 13 Smascherato il serpente
La prima è che, come scrisse il re Salomone, “il sentiero dei giusti è come la fulgida luce che risplende sempre più finché il giorno è fermamente stabilito”. (Proverbi 4:18; confronta Daniele 12:4; 2 Pietro 1:19-21). Nella Parola di Dio la verità viene rivelata gradualmente e al tempo stabilito da Dio, secondo i bisogni e la capacità dei suoi servitori di afferrare tale verità. — Giovanni 16:12, 13; confronta 6:48-69.
w87 15/5 p. 28 Temete Geova e sarete felici
♦ 4:18 — In che modo “il sentiero dei giusti” risplende sempre più?
La luce del sole aumenta di continuo dall’alba finché “il giorno è fermamente stabilito”. In modo simile, la luce spirituale per il popolo di Geova col passare del tempo aumenta. Mentre ci avviciniamo molto di più agli avvenimenti, la nostra comprensione dello svolgimento dei propositi di Geova si fa più chiara. Le profezie divine si dischiudono ai nostri occhi mentre lo spirito santo di Dio fa luce su di esse e mentre trovano adempimento negli avvenimenti mondiali o in quello che accade al popolo di Geova. È così che il loro ‘sentiero risplende sempre più’.
w87 15/6 pp. 19-20 parr. 13-15 L’odierno tempo di prova e vagliatura
13 Terzo, si è avuta una purificazione man mano che il popolo di Dio venne messo alla prova in quanto ad accettare la progressiva luce spirituale proveniente dalla Bibbia. (Proverbi 4:18) Dal 1919 ad oggi si è riversato un vero e proprio fiume di verità.
1925: Si comprese con chiarezza che esistono due organizzazioni distinte e rivali: quella di Geova e quella di Satana.
1931: Fu adottato il nuovo nome Testimoni di Geova.
1935: La “grande folla” di Rivelazione 7:9-15 venne identificata come una classe con prospettive terrene.
1941: Venne spiegato che la principale controversia suscitata dalla sfida di Satana è quella della legittimità della sovranità universale di Geova.
1962: Le “autorità superiori” di Romani 13:1 furono correttamente identificate nelle autorità governative di questo mondo, alle quali i cristiani devono mostrare sottomissione relativa.
1986: Si capì che tanto il rimanente quanto la “grande folla” devono simbolicamente cibarsi della carne e del sangue di Gesù, accettando il suo sacrificio per essere in armonia con lui. — Giovanni 6:53-56.
Decennio dopo decennio, man mano che Geova illuminava il suo popolo, divenne chiaro che la congregazione doveva stare attenta a mantenere l’organizzazione pura e neutrale e a rispettare la santità del sangue. — 1 Corinti 5:11-13; Giovanni 17:14, 16; Atti 15:28, 29.
14 Come ha reagito il popolo di Geova a questa luce progressiva? C’è sempre stato un piccolo numero di persone che non ha accettato certe modifiche. È stato ‘ventilato’. (Matteo 3:12) Dall’altro lato, come sono felici i leali servitori di Geova di avere questa luce spirituale! In un tempo in cui la cristianità brancola nelle tenebre spirituali, il sentiero del popolo di Geova si fa sempre più luminoso. Non dovremmo forse essere decisi a rimanere saldamente uniti al canale di comunicazione che Geova impiega, accettando tutta questa luce progressiva come “cibo a suo tempo”? — Matteo 24:45.
Eliminate pratiche impure
15 Quarto, si è avuta una purificazione quando è stato reso obbligatorio eliminare pratiche impure o babiloniche. Negli anni ’20 il popolo di Dio smise di celebrare il Natale e altre feste di cui fu dimostrata l’origine pagana. Nel 1945 fu spiegata la posizione cristiana circa le trasfusioni di sangue. Durante gli anni ’60 e ’70, mentre l’atmosfera morale del mondo continuava a degenerare, La Torre di Guardia continuò a impartire al popolo di Dio energici consigli su argomenti quali il giusto comportamento con persone del sesso opposto e la necessità di liberarsi dal tabacco e da altre droghe.
PROVERBI 4:19)
“La via dei malvagi è come la caligine; non hanno saputo in che cosa continuano a inciampare.”
w00 15/5 p. 23 “Salvaguarda il tuo cuore”
Che dire di quelli che rigettano la guida di Dio rifiutandosi di camminare nella luce? “La via dei malvagi è come la caligine”, dice Salomone. “Non hanno saputo in che cosa continuano a inciampare”. (Proverbi 4:19) I malvagi sono come un uomo che inciampa al buio senza sapere in che cosa ha inciampato. Anche quando gli empi sembrano prosperare a causa della loro ingiustizia, il loro apparente successo è solo temporaneo. Riguardo ad essi il salmista disse: “Sicuramente li poni su suolo sdrucciolevole. [Tu, Geova,] li hai fatti cadere in rovina”. — Salmo 73:18.
w97 1/9 p. 32 Una lampada che ci guida lungo il sentiero della vita
Che dire di quelli che rifiutano la guida di Dio? La Bibbia dice: “La via dei malvagi è come la caligine; non hanno saputo in che cosa continuano a inciampare”. (Proverbi 4:19) Sì, i malvagi sono come l’uomo che inciampa nel buio. Anche i loro apparenti successi, nella migliore delle ipotesi, sono solo temporanei, perché “non c’è sapienza, né discernimento, né consiglio nell’opposizione a Geova”. — Proverbi 21:30.
PROVERBI 4:23)
“Più di ogni altra cosa che si deve custodire, salvaguarda il tuo cuore, poiché da esso procedono le fonti della vita.”
w07 1/6 p. 6 Svelata l’origine del male
“Salvaguarda il tuo cuore”
Un modo in cui quest’“aria” si manifesta è attraverso la piaga della pornografia, che alimenta desideri sessuali errati e fa sembrare piacevoli persino comportamenti aberranti. (1 Tessalonicesi 4:3-5) Stupri, violenze di gruppo, sadismo, bestialità e abusi sessuali sui bambini sono alcuni dei soggetti che la pornografia propone come intrattenimento. Anche nelle forme che paiono meno estreme la pornografia può creare una forte dipendenza, e danneggia il lettore o l’utente facendone un guardone incallito. È un male che deteriora sia le relazioni umane sia la propria relazione con Dio. La pornografia riflette la mentalità corrotta dei demoni che la promuovono, esseri ribelli i cui desideri sessuali errati risalgono al mondo antidiluviano.
A buon diritto il saggio re Salomone esortò: “Più di ogni altra cosa che si deve custodire, salvaguarda il tuo cuore, poiché da esso procedono le fonti della vita”. (Proverbi 4:23) All’atto pratico, salvaguardare il cuore dal laccio della pornografia può significare cambiare canale televisivo o spegnere il computer nel caso apparissero immagini oscene. È importante agire subito e con decisione! Consideriamoci soldati che cercano di non farsi colpire al cuore dal nemico. Satana punta al nostro cuore simbolico, la sede dei motivi e dei desideri, tentando di corromperlo.
Dobbiamo proteggere il nostro cuore anche dall’amore per la violenza, poiché il Diavolo sa che Geova “odia chiunque ama la violenza”. (Salmo 11:5) Non è necessario che Satana ci trasformi in criminali assetati di sangue per renderci nemici di Dio; gli basta instillare in noi l’amore per la violenza. Non è strano che essa abbondi nei film e nei programmi TV più in voga, spesso insieme all’occultismo. I nefilim sono una cosa del passato, ma le loro caratteristiche e i loro comportamenti sono attualissimi! Lo svago che scegliamo dimostra che stiamo resistendo alle trappole di Satana? — 2 Corinti 2:11.
w05 1/9 p. 30 Il “detto” di Geova vi salvaguardi
Il “detto” di Geova custodisca il vostro cuore
Quando fu tentato nel deserto, Gesù respinse Satana citando con accuratezza la Parola di Dio. (Luca 4:1-13) Tuttavia non ingaggiò col Diavolo uno sterile dibattito intellettuale. Basando la sua difesa sulle Scritture, Gesù disse ciò che aveva nel cuore e per questo la strategia del Diavolo, che aveva funzionato così bene in Eden, nel suo caso fallì. Le macchinazioni di Satana falliranno anche nel nostro caso se riempiremo il cuore coi detti di Geova. Nulla potrebbe essere più importante, poiché dal cuore “procedono le fonti della vita”. — Proverbi 4:23.
Dobbiamo inoltre continuare a custodire il nostro cuore, non abbassando mai la guardia. Anche se nel deserto non ebbe successo, Satana non smise di mettere alla prova Gesù. (Luca 4:13) Persisterà anche con noi, tentando varie strategie per infrangere la nostra integrità. (Rivelazione [Apocalisse] 12:17) Perciò, imitiamo Gesù coltivando profondo amore per la Parola di Dio e al tempo stesso pregando incessantemente per avere spirito santo e sapienza. (1 Tessalonicesi 5:17; Ebrei 5:7) Da parte sua Geova promette che tutti coloro che si rifugiano in lui non subiranno alcun danno spirituale. — Salmo 91:1-10; Proverbi 1:33.
w04 15/2 pp. 10-12 Mantenete la castità salvaguardando il vostro cuore
Salvaguardate il vostro cuore
4 Il segreto per mantenere la castità è salvaguardare il cuore. La Bibbia dice: “Più di ogni altra cosa che si deve custodire, salvaguarda il tuo cuore, poiché da esso procedono le fonti della vita”. (Proverbi 4:23) Cos’è il “cuore” di cui si parla qui? Non è quello letterale ma quello simbolico. Si riferisce alla persona che siamo interiormente, e include i pensieri, i sentimenti e i motivi. La Bibbia dice: “Devi amare Geova tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima e con tutta la tua forza vitale”. (Deuteronomio 6:5) Gesù disse che questo era il più grande comandamento. (Marco 12:29, 30) È chiaro che il nostro cuore ha un valore enorme e va salvaguardato.
5 Comunque, la Bibbia dice pure che “il cuore è più ingannevole di qualunque altra cosa ed è difficile da correggere”. (Geremia 17:9) In che senso il cuore può essere ingannevole e rappresentare un pericolo per noi? L’automobile, per esempio, è uno strumento prezioso e in caso di emergenza può servire anche a salvare delle vite. Ma se il conducente non la controlla, tenendo saldamente il volante, quella stessa auto può facilmente trasformarsi in un’arma letale. Allo stesso modo, se non salvaguardate il vostro cuore sarete alla mercé di ogni vostro intimo desiderio e impulso, e le conseguenze potrebbero essere disastrose. La Parola di Dio dice: “Chi confida nel suo proprio cuore è stupido, ma chi cammina nella sapienza scamperà”. (Proverbi 28:26) Potete camminare nella sapienza ed evitare conseguenze disastrose se vi fate guidare dalla Parola di Dio, più o meno come consultereste una cartina stradale prima di iniziare un viaggio. — Salmo 119:105.
6 Il cuore non è incline alla castità per natura. Dobbiamo condurlo in quella direzione. Un modo per farlo è riflettere sul vero valore della castità. Questa qualità è strettamente legata alla santità, che implica purezza, separazione dalla peccaminosità. La santità è una qualità preziosa insita nella natura stessa di Geova Dio. Centinaia di versetti biblici mettono in relazione questa qualità con Geova. Infatti la Bibbia dice che “la santità appartiene a Geova”. (Esodo 28:36) Ma che relazione ha questa nobile qualità con noi esseri umani imperfetti?
7 Nella sua Parola, Geova ci dice: “Dovete essere santi, perché io sono santo”. (1 Pietro 1:16) Possiamo imitare la santità di Geova; possiamo essere puri dinanzi a lui, mantenendo la castità. Perciò quando ci asteniamo da atti impuri, che contaminano, speriamo di ottenere un elevato ed emozionante privilegio, quello di riflettere una bella caratteristica dell’Altissimo Dio. (Efesini 5:1) Non dovremmo supporre che questo sia al di fuori della nostra portata, poiché Geova è un Padrone saggio e ragionevole che non ci chiede mai più di quello che possiamo fare. (Salmo 103:13, 14; Giacomo 3:17) È vero che ci vuole sforzo per mantenersi spiritualmente e moralmente casti. L’apostolo Paolo, comunque, osservò che ‘la sincerità e la castità son dovute al Cristo’. (2 Corinti 11:3) Non abbiamo il dovere nei confronti di Cristo e del Padre suo di fare ogni sforzo per mantenerci moralmente casti? Dopo tutto, non potremo mai ricambiare appieno l’amore che ci hanno dimostrato. (Giovanni 3:16; 15:13) È appropriato esprimere gratitudine vivendo una vita casta e virtuosa. Avendo questo concetto della castità l’apprezzeremo, salvaguardando il nostro cuore.
8 Salvaguardiamo il nostro cuore anche con il modo in cui ci alimentiamo. Dobbiamo nutrire regolarmente la mente e il cuore con del buon cibo spirituale, concentrandoci sulla buona notizia del Regno di Dio. (Colossesi 3:2) Questo dovrebbe vedersi anche dalle nostre conversazioni. Se siamo conosciuti come persone che parlano di argomenti carnali, immorali, riveliamo qualcosa sulla condizione del nostro cuore. (Luca 6:45) Vorremo invece essere conosciuti per le nostre conversazioni spirituali ed edificanti. (Efesini 5:3) Per salvaguardare il cuore bisogna evitare seri pericoli. Consideriamone due.
g03 22/3 p. 11 Videoclip musicali: Come posso essere selettivo?
Proverbi 4:23: “Più di ogni altra cosa che si deve custodire, salvaguarda il tuo cuore, poiché da esso procedono le fonti della vita”. Possiedi qualche attrezzatura sportiva o uno strumento musicale? Senz’altro ti dai da fare per tenerli in buono stato e in un posto sicuro. Di certo non li lasceresti per strada incustoditi nemmeno temporaneamente, per paura che si rovinino o che te li rubino. Li salvaguardi. In modo simile devi essere deciso a salvaguardare il tuo cuore e a non metterlo in pericolo nemmeno temporaneamente esponendolo a uno svago poco sano.
w01 15/10 pp. 22-26 Salvaguardate il vostro cuore
Salvaguardate il vostro cuore
“Più di ogni altra cosa che si deve custodire, salvaguarda il tuo cuore, poiché da esso procedono le fonti della vita”. — PROVERBI 4:23.
SU UN’ISOLA dei Caraibi un vecchio esce dal suo riparo dopo un uragano. Mentre guarda la desolazione che ha intorno nota che un grande albero che è stato per decenni vicino al suo cancello non c’è più. ‘Com’è possibile’, si chiede, ‘quando lì vicino gli alberi più piccoli sono ancora in piedi?’ Uno sguardo al ceppo dell’albero caduto fornisce la risposta. L’interno dell’albero apparentemente inamovibile era marcio e la tempesta ha solo messo in evidenza il deterioramento che non si vedeva.
2 Che tragedia quando un vero adoratore che sembra stabile nella via cristiana viene meno davanti a una prova di fede. La Bibbia dice giustamente che “l’inclinazione del cuore dell’uomo è cattiva fin dalla sua giovinezza”. (Genesi 8:21) Questo significa che, se non si vigila di continuo, anche il cuore migliore può essere adescato e indotto a fare il male. Dato che nessun cuore umano imperfetto è immune dalla corruzione, dobbiamo prendere seriamente il consiglio: “Più di ogni altra cosa che si deve custodire, salvaguarda il tuo cuore”. (Proverbi 4:23) Come possiamo dunque salvaguardare il cuore simbolico?
Sono indispensabili controlli regolari
3 Se andate dal medico per un check-up, probabilmente vi esaminerà il cuore. La vostra salute in generale, compresa quella del vostro cuore, indica che vi alimentate in modo adeguato? Che dire della pressione sanguigna? Il battito cardiaco è regolare e forte? Fate abbastanza moto? Il vostro cuore è sottoposto a eccessivo stress?
4 Se il cuore letterale ha bisogno di controlli regolari, che dire del cuore simbolico? Geova lo esamina. (1 Cronache 29:17) Altrettanto dovremmo fare noi. In che modo? Facendoci delle domande, come ad esempio: Il mio cuore riceve sufficiente cibo spirituale tramite un regolare studio personale e la frequenza alle adunanze? (Salmo 1:1, 2; Ebrei 10:24, 25) Il messaggio di Geova è vicino al mio cuore come “un fuoco ardente chiuso nelle mie ossa”, che mi spinge a partecipare all’opera di predicare il Regno e fare discepoli? (Geremia 20:9; Matteo 28:19, 20; Romani 1:15, 16) Mi sforzo con vigore, partecipando quando è possibile a qualche fase del ministero a tempo pieno? (Luca 13:24) A che tipo di ambiente espongo il mio cuore simbolico? Cerco la compagnia di persone il cui cuore è unificato nella vera adorazione? (Proverbi 13:20; 1 Corinti 15:33) Cerchiamo di notare con prontezza qualsiasi carenza e di prendere subito misure correttive.
5 La nostra fede è messa alla prova spesso. Questo ci dà l’opportunità di vedere qual è la condizione del nostro cuore. Agli israeliti che erano alle soglie della Terra Promessa Mosè disse: “Geova tuo Dio ti ha fatto camminare in questi quarant’anni nel deserto, per umiliarti, per metterti alla prova in modo da conoscere ciò che era nel tuo cuore, se avresti osservato i suoi comandamenti o no”. (Deuteronomio 8:2) Non ci sorprendiamo spesso dei sentimenti, dei desideri o delle reazioni che abbiamo quando ci troviamo davanti a situazioni o tentazioni impreviste? Le prove che Geova permette possono senz’altro renderci consapevoli dei nostri punti deboli, dandoci l’opportunità di migliorare. (Giacomo 1:2-4) Non trascuriamo mai di riflettere su come reagiamo alle prove e di pregare in merito!
Cosa rivelano i nostri discorsi?
6 Come possiamo stabilire cos’è che il nostro cuore stima altamente? Gesù disse: “L’uomo buono trae ciò che è buono dal buon tesoro del suo cuore, ma l’uomo malvagio trae ciò che è malvagio dal suo malvagio tesoro; poiché dall’abbondanza del cuore la sua bocca parla”. (Luca 6:45) Le cose di cui solitamente parliamo sono una buona indicazione di ciò che abbiamo nel cuore. Parliamo sovente di cose materiali e di attività secolari? Oppure le nostre conversazioni vertono spesso su cose spirituali e su mete teocratiche? Anziché parlare degli errori altrui, siamo inclini a coprirli amorevolmente? (Proverbi 10:11, 12) Abbiamo la tendenza a parlare molto delle persone e della loro vita, ma poco di princìpi e di idee? Potrebbe essere un’indicazione che ci interessiamo troppo degli affari altrui? — 1 Pietro 4:15.
7 Considerate quello che avvenne in una grande famiglia. I dieci figli maggiori di Giacobbe ‘non potevano parlare in maniera pacifica’ al loro fratello minore, Giuseppe. Perché? Erano gelosi perché era il figlio prediletto del padre. In seguito quando Giuseppe ricevette da Geova dei sogni i quali dimostravano che aveva il Suo favore, i fratelli trovarono “ulteriore ragione di odiarlo”. (Genesi 37:4, 5, 11) Furono così crudeli da vendere il proprio fratello come schiavo. Poi nel tentativo di nascondere quell’azione malvagia, con un inganno fecero credere al padre che Giuseppe era stato ucciso da una bestia selvaggia. In quell’occasione dieci fratelli di Giuseppe non salvaguardarono il proprio cuore. Se siamo pronti a criticare gli altri, non potrebbe essere un segno che nel nostro cuore c’è invidia o gelosia? Dobbiamo esaminare con attenzione quello che esce dalla nostra bocca ed essere pronti a estirpare le inclinazioni sbagliate.
8 Benché sia “impossibile che Dio menta”, gli esseri umani imperfetti sono inclini a mentire. (Ebrei 6:18) “Ogni uomo è bugiardo”, lamentò il salmista. (Salmo 116:11) Perfino l’apostolo Pietro mentì rinnegando Gesù tre volte. (Matteo 26:69-75) È chiaro che dobbiamo stare attenti a evitare le menzogne poiché Geova odia “la lingua falsa”. (Proverbi 6:16-19) Se mai dovessimo dire una menzogna faremmo bene ad analizzare il motivo per cui l’abbiamo detta. È stato per timore dell’uomo? Per timore di una punizione? È stato magari perché volevamo salvare la faccia o per egoismo bello e buono? Comunque stiano le cose, è appropriato riflettere sulla faccenda, ammettere umilmente che siamo venuti meno e supplicare Geova di perdonarci, chiedendogli di aiutarci a vincere la nostra debolezza! “Gli anziani della congregazione” potrebbero essere i più indicati per fornire tale aiuto. — Giacomo 5:14.
9 In risposta alla richiesta di sapienza e conoscenza del giovane re Salomone, Geova disse: “Per la ragione che hai mostrato di avere a cuore questo e non hai chiesto ricchezze, possedimenti materiali e onore . . . , ti sono date sapienza e conoscenza; inoltre ti darò ricchezze e possedimenti materiali e onore”. (2 Cronache 1:11, 12) Da ciò che Salomone chiese e da ciò che non chiese, Geova capì cosa aveva a cuore. Quello di cui parliamo con Dio cosa rivela riguardo al nostro cuore? Le nostre preghiere indicano che abbiamo sete di conoscenza, sapienza e discernimento? (Proverbi 2:1-6; Matteo 5:3) Abbiamo a cuore gli interessi del Regno? (Matteo 6:9, 10) Se le nostre preghiere sono diventate meccaniche, forse dobbiamo trovare il tempo per meditare sulle opere di Geova. (Salmo 103:2) Tutti i cristiani dovrebbero essere desti per capire cosa rivelano le loro preghiere.
Cosa dicono le nostre azioni?
10 È stato detto che le azioni sono più eloquenti delle parole. Le nostre azioni la dicono lunga su ciò che siamo interiormente. Per esempio, in fatto di moralità, per salvaguardare il cuore non basta evitare un atto di fornicazione o di adulterio. Nel Sermone del Monte Gesù dichiarò: “Chiunque continua a guardare una donna in modo da provare passione per lei ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore”. (Matteo 5:28) Come possiamo evitare di commettere adulterio anche solo nel nostro cuore?
11 Il fedele patriarca Giobbe è di esempio per i cristiani sposati. Sicuramente Giobbe aveva normali contatti con donne giovani e le aiutava anche benevolmente se ce n’era bisogno. Ma il pensiero di provare interesse per loro era fuori questione per quest’uomo integro. Perché? Perché aveva fermamente deciso di non guardare le donne con concupiscenza. “Ho concluso un patto con i miei occhi”, disse. “Come potrei dunque mostrarmi attento a una vergine?” (Giobbe 31:1) Facciamo anche noi un patto del genere con i nostri occhi per salvaguardare il nostro cuore.
12 “Chi è fedele nel minimo è anche fedele nel molto”, dichiarò il Figlio di Dio, “e chi è ingiusto nel minimo è anche ingiusto nel molto”. (Luca 16:10) Sì, dobbiamo esaminare come ci comportiamo nelle cose apparentemente piccole della vita quotidiana, anche all’interno delle mura domestiche. (Salmo 101:2) Quando guardiamo la televisione o siamo collegati con Internet, stiamo attenti a conformarci all’esortazione scritturale: “La fornicazione e l’impurità di ogni sorta o l’avidità non siano neppure menzionate fra voi, come si conviene a persone sante; né condotta vergognosa né parlar stolto né scherzi osceni, cose che non si addicono”? (Efesini 5:3, 4) E che dire di programmi televisivi o videogiochi violenti? “Geova stesso esamina sia il giusto che il malvagio”, disse il salmista, “e la Sua anima certamente odia chiunque ama la violenza”. — Salmo 11:5.
13 “Il cuore è più ingannevole di qualunque altra cosa ed è difficile da correggere”, avvertì Geremia. (Geremia 17:9) Che il cuore sia ingannevole si può vedere quando scusiamo i nostri errori, minimizziamo le nostre manchevolezze, giustifichiamo gravi difetti della personalità o esageriamo le cose che facciamo. Il cuore imperfetto può anche spingere in due direzioni opposte: le labbra lusinghiere dicono una cosa, le azioni ne dicono un’altra. (Salmo 12:2; Proverbi 23:7) Com’è importante esaminare onestamente quello che esce dal cuore!
Il nostro occhio è semplice?
14 “La lampada del corpo è l’occhio”, disse Gesù. E aggiunse: “Se, dunque, il tuo occhio è semplice, tutto il tuo corpo sarà illuminato”. (Matteo 6:22) L’occhio semplice è concentrato su un unico obiettivo o scopo e non si lascia distrarre o sviare. In realtà il nostro occhio dovrebbe essere concentrato sul “cercare prima il regno [di Dio] e la Sua giustizia”. (Matteo 6:33) Cosa può accadere al nostro cuore simbolico se non manteniamo l’occhio semplice?
15 Prendete la questione del guadagnarsi da vivere. Provvedere ai bisogni della famiglia è un obbligo cristiano. (1 Timoteo 5:8) Ma che dire se siamo tentati dal desiderio di avere le cose più nuove, migliori e più ricercate in fatto di cibo, vestiario, alloggio e altro? Non potrebbe questo rendere schiavi il nostro cuore e la nostra mente, facendoci diventare irresoluti nell’adorazione? (Salmo 119:113; Romani 16:18) Perché dovremmo essere così occupati a soddisfare i bisogni fisici da imperniare la nostra vita solo attorno alla famiglia, agli affari e alle cose materiali? Ricordate il consiglio ispirato: “Prestate attenzione a voi stessi affinché i vostri cuori non siano aggravati dalla crapula nel mangiare e nel bere e dalle ansietà della vita e quel giorno non piombi all’improvviso su di voi come un laccio. Poiché verrà su tutti quelli che abitano sulla faccia di tutta la terra”. — Luca 21:34, 35.
16 L’occhio è un importante mezzo di comunicazione con la mente e il cuore. Ciò su cui si concentra può esercitare notevole influenza sui pensieri, le emozioni e le azioni. Usando un linguaggio figurato Gesù indicò quanto sono forti le tentazioni visive e disse: “Se ora il tuo occhio destro ti fa inciampare, cavalo e gettalo via da te. Poiché è più utile per te perdere uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo sia lanciato nella Geenna”. (Matteo 5:29) Si deve impedire all’occhio di concentrarsi su scene non appropriate. Per esempio, non gli si deve permettere di soffermarsi su materiale fatto per eccitare o destare passioni e desideri illeciti.
17 La vista, naturalmente, non è l’unico senso che abbiamo per comunicare con il mondo esterno. Altri sensi, come il tatto e l’udito, fanno la loro parte, e dobbiamo prendere precauzioni riguardo alle corrispondenti membra del corpo. L’apostolo Paolo ammonì: “Fate morire perciò le membra del vostro corpo che sono sulla terra rispetto a fornicazione, impurità, appetito sessuale, desideri dannosi e concupiscenza, che è idolatria”. — Colossesi 3:5.
18 Nei recessi della mente può nascere un desiderio non appropriato. Se ci soffermiamo su di esso di solito diventa più forte e questo influisce sul cuore. “Quindi il desiderio, quando è divenuto fertile, partorisce il peccato”. (Giacomo 1:14, 15) Molti ammettono che spesso è così che si arriva alla masturbazione. Quanto è importante riempire la mente di cose spirituali! (Filippesi 4:8) E se un pensiero non appropriato si affaccia alla mente dovremmo sforzarci di scacciarlo.
‘Servite Geova con cuore completo’
19 Nella vecchiaia il re Davide disse a suo figlio: “Tu, Salomone figlio mio, conosci l’Iddio di tuo padre e servilo con cuore completo e con anima dilettevole; poiché Geova scruta tutti i cuori, e discerne ogni inclinazione dei pensieri”. (1 Cronache 28:9) Salomone stesso pregò per avere “un cuore ubbidiente”. (1 Re 3:9) Tuttavia gli si presentava la difficile impresa di mantenere il cuore in tale condizione per tutta la vita.
20 Se vogliamo avere successo a questo riguardo dobbiamo non solo acquistare un cuore gradito a Geova ma anche salvaguardarlo. Per riuscirci dobbiamo avere a cuore i rammemoratori della Parola di Dio, ‘custodendoli in mezzo ad esso’. (Proverbi 4:20-22) Dovremmo anche prendere l’abitudine di esaminare il cuore, riflettendo in preghiera su ciò che le nostre parole e azioni rivelano. Ma di che utilità è questo se non cerchiamo con premura l’aiuto di Geova per correggere qualsiasi debolezza individuiamo? E com’è essenziale badare attentamente a ciò che vi introduciamo attraverso i sensi! Così facendo abbiamo l’assicurazione che “la pace di Dio che sorpassa ogni pensiero custodirà i [nostri] cuori e le [nostre] facoltà mentali mediante Cristo Gesù”. (Filippesi 4:6, 7) Sì, vorremo essere determinati a salvaguardare il nostro cuore più di ogni altra cosa che dev’essere custodita e servire Geova con cuore completo.
w00 15/5 pp. 23-24 “Salvaguarda il tuo cuore”
Più di ogni altra cosa che si deve custodire, salvaguarda il tuo cuore, poiché da esso procedono le fonti della vita”. — Proverbi 4:20-23.
L’esempio di Salomone stesso dimostra quanto sia importante salvaguardare il cuore. È vero che in gioventù ‘mostrò d’essere un vero figlio di suo padre’ e rimase fedele a Geova per gran parte della sua vita, ma la Bibbia dice: “Avvenne al tempo in cui Salomone invecchiava che le sue stesse mogli [straniere] avevano inclinato il suo cuore a seguire altri dèi; e il suo cuore non fu completo presso Geova suo Dio come il cuore di Davide suo padre”. (1 Re 11:4) Senza costante vigilanza, anche il migliore dei cuori può essere adescato e indotto a fare il male. (Geremia 17:9) Dobbiamo tenere i rammemoratori della Parola di Dio vicino al cuore, ‘in mezzo ad esso’. Questo include la guida che troviamo nel 4° capitolo di Proverbi.
it-1 p. 631 Cuore
Per questo le Scritture consigliano: “Più di ogni altra cosa che si deve custodire, salvaguarda il tuo cuore [l’uomo interiore nella sua totalità], poiché da esso procedono le fonti della vita”. (Pr 4:23)
it-2 p. 847 Salomone
Necessità di salvaguardare il cuore. Finché Salomone ebbe un “cuore ubbidiente”, come si era preoccupato di avere all’inizio, ebbe il favore di Geova e prosperò. Ma i cattivi risultati che ebbe alla fine dimostrano che conoscenza e grande capacità, o potenza, ricchezza e fama non sono le cose più importanti, e che allontanarsi da Geova significa abbandonare la sapienza. Il consiglio dello stesso Salomone risultò verace: “Più di ogni altra cosa che si deve custodire, salvaguarda il tuo cuore, poiché da esso procedono le fonti della vita”. (1Re 3:9; Pr 4:23) Il suo caso dimostra quanto sia ingannevole e difficile da correggere il cuore di un peccatore, ma, ancor più, mostra che senza vigilanza costante anche il cuore migliore può venire adescato. L’amore per ciò che Geova ama e l’odio per ciò che egli odia, la costante ricerca della sua guida e il fare ciò che gli è gradito, sono una sicura protezione. — Ger 17:9; Pr 8:13; Eb 1:9; Gv 8:29.
it-2 p. 1204 Vita
Salvaguardare il cuore. Chi diviene discepolo di Gesù Cristo deve proseguire lungo la via della vita, tenendo presente questo avvertimento: “Chi pensa di stare in piedi badi di non cadere”. (1Co 10:12) C’è poi il consiglio: “Più di ogni altra cosa che si deve custodire, salvaguarda il tuo cuore, poiché da esso procedono le fonti della vita”. (Pr 4:23) Gesù spiegò che dal cuore vengono malvagi ragionamenti, adultèri, assassini e via dicendo. Queste cose conducono alla morte. (Mt 15:19, 20) Se si custodisce il cuore da questi ragionamenti fornendogli vivificante nutrimento spirituale — la verità che emana dalla pura Fonte della vita — gli si impedirà di traviarsi e di far allontanare il suo possessore dalla via della vita. — Ro 8:6; vedi CUORE.
PROVERBI 4:24)
“Rimuovi da te la perversità di parola; e allontana da te la tortuosità delle labbra.”
w00 15/5 p. 24 “Salvaguarda il tuo cuore”
— Proverbi 4:24-27.
Alla luce dell’ammonimento di Salomone, dobbiamo esaminare il nostro modo di parlare e di agire. Se vogliamo salvaguardare il cuore e piacere a Dio, dobbiamo evitare di parlare in maniera tortuosa. (Proverbi 3:32) Riflettiamo quindi in preghiera su ciò che le nostre parole e azioni rivelano di noi. Poi chiediamo aiuto a Geova per correggere qualunque debolezza riscontriamo. — Salmo 139:23, 24.
w00 15/5 p. 24 “Salvaguarda il tuo cuore”
Opportunamente Salomone ci ammonisce: “Rimuovi da te la perversità di parola; e allontana da te la tortuosità delle labbra.
PROVERBI 5:1)
“Figlio mio, oh presta attenzione alla mia sapienza. Porgi i tuoi orecchi al mio discernimento,”
w00 15/7 p. 28 Potete rimanere casti in un mondo immorale
La capacità di pensare è una protezione
“Figlio mio, oh presta attenzione alla mia sapienza”, esordisce il re di Israele. “Porgi i tuoi orecchi al mio discernimento”, aggiunge, “in modo da custodire le capacità di pensare; e le tue proprie labbra salvaguardino la stessa conoscenza”. — Proverbi 5:1, 2.
Per resistere alle tentazioni immorali ci vogliono sapienza, cioè la capacità di mettere a frutto la conoscenza scritturale, e discernimento, la capacità di distinguere il bene dal male e di fare la scelta giusta. Siamo esortati a prestare attenzione alla sapienza e al discernimento in modo da custodire la nostra capacità di pensare. Come possiamo riuscirci? Quando studiamo la Parola di Dio, la Bibbia, dobbiamo prestare attenzione a come Geova fa le cose e inclinare il nostro orecchio alla sua volontà e ai suoi propositi. Così facendo indirizzeremo la nostra mente nella direzione giusta. La capacità di pensare così acquisita sarà in armonia con la sapienza e la conoscenza divine. Se dovutamente esercitata, questa capacità ci proteggerà dal cadere nel laccio degli allettamenti immorali.
PROVERBI 5:2)
“in modo da custodire le capacità di pensare; e le tue proprie labbra salvaguardino la stessa conoscenza.”
w00 15/7 p. 28 Potete rimanere casti in un mondo immorale
La capacità di pensare è una protezione
“Figlio mio, oh presta attenzione alla mia sapienza”, esordisce il re di Israele. “Porgi i tuoi orecchi al mio discernimento”, aggiunge, “in modo da custodire le capacità di pensare; e le tue proprie labbra salvaguardino la stessa conoscenza”. — Proverbi 5:1, 2.
Per resistere alle tentazioni immorali ci vogliono sapienza, cioè la capacità di mettere a frutto la conoscenza scritturale, e discernimento, la capacità di distinguere il bene dal male e di fare la scelta giusta. Siamo esortati a prestare attenzione alla sapienza e al discernimento in modo da custodire la nostra capacità di pensare. Come possiamo riuscirci? Quando studiamo la Parola di Dio, la Bibbia, dobbiamo prestare attenzione a come Geova fa le cose e inclinare il nostro orecchio alla sua volontà e ai suoi propositi. Così facendo indirizzeremo la nostra mente nella direzione giusta. La capacità di pensare così acquisita sarà in armonia con la sapienza e la conoscenza divine. Se dovutamente esercitata, questa capacità ci proteggerà dal cadere nel laccio degli allettamenti immorali.
it-1 p. 555 Conoscenza
Capacità di pensare. La conoscenza ha relazione anche con un termine che a volte è tradotto “capacità di pensare” (ebr. mezimmàh). Il termine ebraico può essere inteso in senso cattivo (idee malvage, intrighi, espedienti) o in senso buono (perspicacia, sagacia). (Sl 10:2; Pr 1:4) Quindi la mente e i pensieri possono essere rivolti a un fine encomiabile e retto, oppure proprio all’opposto. Prestando bene attenzione al modo in cui Geova agisce, e porgendo orecchio a tutti i vari aspetti della sua volontà e dei suoi propositi, si può salvaguardare la propria capacità di pensare, dandole il giusto indirizzo. (Pr 5:1, 2) La capacità di pensare dovutamente esercitata, in armonia con la conoscenza e la sapienza dall’alto, sarà una salvaguardia dai lacci di allettamenti immorali. — Pr 2:10-12.
PROVERBI 5:3)
“Poiché le labbra della donna estranea continuano a stillare come un favo di miele, e il suo palato è più dolce dell’olio.”
w06 15/9 p. 17 par. 2 Punti notevoli del libro di Proverbi
5:3: Perché la prostituta viene chiamata “donna estranea”? Proverbi 2:16, 17 descrive la “donna estranea” come una persona “che ha dimenticato il medesimo patto del suo Dio”. Coloro che adoravano falsi dèi o si ‘estraniavano’ dalla Legge mosaica, comprese le prostitute, erano chiamati estranei. — Geremia 2:25; 3:13.
w00 15/7 p. 29 Potete rimanere casti in un mondo immorale
In questo proverbio la persona traviata è presentata come “donna estranea”, una prostituta. Le parole con cui seduce la vittima sono dolci come il miele di favo e untuose come l’olio. La maggioranza delle proposte immorali non inizia forse così? Prendete, ad esempio, la situazione di un’attraente segretaria ventisettenne di nome Amy. Essa narra: “Un collega di lavoro mi circonda di attenzioni e non perde occasione per lodarmi. Fa piacere essere notati, ma capisco benissimo che il suo interesse nei miei confronti è di natura sessuale. Non mi faccio ingannare dalle sue avances”. Le parole melliflue di un seduttore o di una seduttrice sono generalmente piacevoli se non se ne riconosce la vera natura. Per questo dobbiamo esercitare la capacità di pensare.
w00 15/7 p. 28 Potete rimanere casti in un mondo immorale
Guardatevi dal ‘palato dolce’
La ragione per cui la capacità di pensare è essenziale per rimanere moralmente puri in un mondo impuro è che le vie della persona immorale sono seducenti. Salomone avverte: “Le labbra della donna estranea continuano a stillare come un favo di miele, e il suo palato è più dolce dell’olio.
it-2 p. 281 Miele
Nel quinto capitolo di Proverbi la dolcezza del miele serve a illustrare la tentazione a commettere immoralità sessuale che, col suo fascino e le sue parole dolci come il miele, la “donna estranea” può esercitare su un uomo. Questo è tuttora un ottimo esempio ammonitore per i cristiani. “Le labbra della donna estranea continuano a stillare come un favo di miele, e il suo palato è più dolce dell’olio. Ma poi l’effetto che produce è amaro come l’assenzio; è affilato come una spada a due tagli. I suoi piedi scendono alla morte”, dice il saggio. Le sue azioni e le sue parole melliflue inducono l’uomo a commettere l’azione immorale e “all’improvviso egli le va dietro, come un toro che va fino al macello”. — Pr 5:3-5; 7:21, 22.
PROVERBI 5:4)
“Ma poi l’effetto che produce è amaro come l’assenzio; è affilato come una spada a due tagli.”
w06 15/9 p. 29 par. 16 “Rallegrati con la moglie della tua giovinezza”
Ma poi l’effetto che produce è amaro come l’assenzio; è affilato come una spada a due tagli”. (Proverbi 5:3, 4) Le conseguenze dell’impurità morale sono dolorose, e potenzialmente letali. Fra queste ci sono rimorsi di coscienza, malattie trasmesse per via sessuale e l’angoscia del coniuge tradito. Ci sono quindi valide ragioni per non imboccare una strada che può portare all’infedeltà coniugale.
w00 15/7 pp. 28-29 Potete rimanere casti in un mondo immorale
Ma poi l’effetto che produce è amaro come l’assenzio; è affilato come una spada a due tagli”. — Proverbi 5:3, 4.
w00 15/7 p. 29 Potete rimanere casti in un mondo immorale
Le conseguenze dell’immoralità sono amare come l’assenzio e taglienti come una spada a due tagli, dolorose e mortifere. Spesso fra le amare conseguenze della condotta immorale ci sono rimorsi di coscienza, gravidanze indesiderate o malattie trasmesse per via sessuale. E pensate all’enorme danno emotivo che subisce il coniuge della persona infedele. Un solo atto di infedeltà infligge ferite così profonde che possono durare un’intera vita. L’immoralità è senz’altro dannosa.
g93 22/8 p. 18 AIDS: Sono un soggetto a rischio?
Può succedere!
L’epidemia di AIDS sottolinea la veracità dell’avvertimento biblico secondo cui l’effetto dell’immoralità sessuale “è amaro come l’assenzio”. (Proverbi 5:3-5; 7:21-23) Naturalmente la Bibbia si riferisce in primo luogo al danno spirituale ed emotivo. Ma non dovrebbe sorprenderci il fatto che l’immoralità sessuale ha varie conseguenze dannose anche sul piano fisico.
PROVERBI 5:5)
“I suoi piedi scendono alla morte. I suoi medesimi passi fanno presa sullo Sceol stesso.”
w00 15/7 p. 29 Potete rimanere casti in un mondo immorale
Commentando lo stile di vita della donna traviata, il re saggio prosegue: “I suoi piedi scendono alla morte. I suoi medesimi passi fanno presa sullo Sceol stesso. Non contempla il sentiero della vita. I suoi sentieri battuti hanno vagato dove essa non sa”. (Proverbi 5:5, 6) Le vie della donna immorale la conducono alla morte: i suoi passi portano allo Sceol, la comune tomba del genere umano. Oggi che le malattie trasmesse per via sessuale, in particolare l’AIDS, dilagano, come sono vere queste parole! L’esito è lo stesso per quelli che la seguono nelle sue vie perverse.
PROVERBI 5:8)
“Tieni lontana da lei la tua via, e non avvicinarti all’ingresso della sua casa,”
w06 15/9 p. 17 par. 9 Punti notevoli del libro di Proverbi
5:8. Dobbiamo stare lontani da qualsiasi influenza immorale, sia che venga esercitata dalla musica, dagli spettacoli, da Internet o da libri e riviste.
w00 15/7 p. 29 Potete rimanere casti in un mondo immorale
Tieni lontana da lei la tua via, e non avvicinarti all’ingresso della sua casa”. — Proverbi 5:7, 8.
Dobbiamo stare il più lontano possibile dall’influenza di persone immorali. Perché dovremmo esporci alle loro vie ascoltando musica degradante, guardando spettacoli corrotti o materiale pornografico? (Proverbi 6:27; 1 Corinti 15:33; Efesini 5:3-5) E come sarebbe stolto richiamare la loro attenzione civettando o vestendoci e acconciandoci in maniera immodesta! — 1 Timoteo 4:8; 1 Pietro 3:3, 4.
PROVERBI 5:9)
“per non dare ad altri la tua dignità, né i tuoi anni a ciò che è crudele;”
w00 15/7 p. 29 Potete rimanere casti in un mondo immorale
Salomone risponde: “Per non dare ad altri la tua dignità, né i tuoi anni a ciò che è crudele;
w00 15/7 p. 29 Potete rimanere casti in un mondo immorale
— Proverbi 5:9-11.
Salomone dà quindi risalto all’alto prezzo che deve pagare chi cede all’immoralità. Adulterio e perdita della dignità, del rispetto di sé, vanno a braccetto. Non è umiliante ridursi a essere solo un mezzo di soddisfazione della propria passione immorale o di quella di qualcun altro? Indulgere nell’intimità sessuale con qualcuno che non è il proprio coniuge non rivela mancanza di rispetto per se stessi?
w88 15/4 p. 5 La Bibbia e la moralità degli adolescenti
Come Salomone, i genitori possono ragionare con i figli sugli effetti dei rapporti sessuali. Una coscienza turbata, gravidanze indesiderate, malattie trasmesse per via sessuale come l’AIDS: questi sono gli amari risultati di pochi momenti di allettante piacere. Salomone esorta inoltre i giovani a “non dare ad altri la [loro] dignità”. (Proverbi 5:9) Dandosi a qualcuno che non pensa neanche al matrimonio il giovane o la giovane non mostra forse di mancare di amor proprio? Non è umiliante servire semplicemente a soddisfare le passioni egoistiche proprie o di qualcun altro? I genitori possono aiutare i figli a capire queste cose.
PROVERBI 5:10)
“perché estranei non si sazino della tua potenza, e le cose che hai ottenuto con dolore non siano nella casa di uno straniero,”
w00 15/7 p. 29 Potete rimanere casti in un mondo immorale
perché estranei non si sazino della tua potenza, e le cose che hai ottenuto con dolore non siano nella casa di uno straniero,
w00 15/7 p. 29 Potete rimanere casti in un mondo immorale
Ma cosa è incluso nel ‘dare i propri anni, la propria potenza e il frutto delle proprie fatiche a estranei o stranieri’? Un’opera di consultazione dichiara: “Il punto che questi versetti mettono in risalto è chiaro: il prezzo dell’infedeltà può essere alto, perché tutto ciò per cui uno lavora — posizione, potere, benessere — potrebbe andar perso o per le avide richieste della donna o per le proteste della comunità”. Le relazioni immorali possono costare care!
PROVERBI 5:12)
“E dovrai dire: “Come ho odiato la disciplina e il mio cuore ha mancato di rispetto anche alla riprensione!”
w00 15/7 pp. 29-30 Potete rimanere casti in un mondo immorale
Avendo perso la dignità ed esaurito le risorse, la persona stolta si lamenterà dicendo: “Come ho odiato la disciplina e il mio cuore ha mancato di rispetto anche alla riprensione! E non ho ascoltato la voce dei miei insegnanti, e non ho prestato orecchio ai miei maestri. Facilmente mi sono trovato in ogni sorta di malizia in mezzo alla congregazione e all’assemblea”. — Proverbi 5:12-14.
Col tempo il peccatore dà voce a quella che uno studioso chiama “una lunga litania di ‘se solo’: se solo avessi dato ascolto a mio padre; se solo non avessi fatto di testa mia; se solo avessi seguito i consigli”. Comunque, questa consapevolezza arriva sempre in ritardo. La vita della persona non più casta è già stata rovinata e la sua reputazione è stata macchiata. Com’è importante tener conto dell’alto prezzo dell’immoralità prima di esserne sopraffatti!
PROVERBI 5:13)
“E non ho ascoltato la voce dei miei insegnanti, e non ho prestato orecchio ai miei maestri.”
w00 15/7 pp. 29-30 Potete rimanere casti in un mondo immorale
Avendo perso la dignità ed esaurito le risorse, la persona stolta si lamenterà dicendo: “Come ho odiato la disciplina e il mio cuore ha mancato di rispetto anche alla riprensione! E non ho ascoltato la voce dei miei insegnanti, e non ho prestato orecchio ai miei maestri. Facilmente mi sono trovato in ogni sorta di malizia in mezzo alla congregazione e all’assemblea”. — Proverbi 5:12-14.
Col tempo il peccatore dà voce a quella che uno studioso chiama “una lunga litania di ‘se solo’: se solo avessi dato ascolto a mio padre; se solo non avessi fatto di testa mia; se solo avessi seguito i consigli”. Comunque, questa consapevolezza arriva sempre in ritardo. La vita della persona non più casta è già stata rovinata e la sua reputazione è stata macchiata. Com’è importante tener conto dell’alto prezzo dell’immoralità prima di esserne sopraffatti!
PROVERBI 5:14)
“Facilmente mi sono trovato in ogni sorta di malizia in mezzo alla congregazione e all’assemblea”.”
w00 15/7 pp. 29-30 Potete rimanere casti in un mondo immorale
Avendo perso la dignità ed esaurito le risorse, la persona stolta si lamenterà dicendo: “Come ho odiato la disciplina e il mio cuore ha mancato di rispetto anche alla riprensione! E non ho ascoltato la voce dei miei insegnanti, e non ho prestato orecchio ai miei maestri. Facilmente mi sono trovato in ogni sorta di malizia in mezzo alla congregazione e all’assemblea”. — Proverbi 5:12-14.
Col tempo il peccatore dà voce a quella che uno studioso chiama “una lunga litania di ‘se solo’: se solo avessi dato ascolto a mio padre; se solo non avessi fatto di testa mia; se solo avessi seguito i consigli”. Comunque, questa consapevolezza arriva sempre in ritardo. La vita della persona non più casta è già stata rovinata e la sua reputazione è stata macchiata. Com’è importante tener conto dell’alto prezzo dell’immoralità prima di esserne sopraffatti!
PROVERBI 5:15)
“Bevi l’acqua della tua propria cisterna, e ciò che sgorga in mezzo al tuo proprio pozzo.”
w00 15/7 p. 30 Potete rimanere casti in un mondo immorale
Perciò Salomone dà questa esortazione all’uomo sposato: “Bevi l’acqua della tua propria cisterna, e ciò che sgorga in mezzo al tuo proprio pozzo.
w00 15/7 p. 30 Potete rimanere casti in un mondo immorale
— Proverbi 5:15-17.
La “tua propria cisterna” e il “tuo proprio pozzo” sono espressioni poetiche per indicare la moglie diletta. Provare piacere sessuale con lei è paragonato al bere acqua dissetante. A differenza dell’acqua che si trova nei luoghi pubblici, una cisterna o un pozzo sono considerati proprietà privata.
PROVERBI 5:16)
“Devono le tue sorgenti spargersi fuori, i [tuoi] corsi d’acqua nelle stesse pubbliche piazze?”
w00 15/7 p. 30 Potete rimanere casti in un mondo immorale
Devono le tue sorgenti spargersi fuori, i tuoi corsi d’acqua nelle stesse pubbliche piazze?
w00 15/7 p. 30 Potete rimanere casti in un mondo immorale
E all’uomo è consigliato di generare figli a casa con sua moglie anziché spargere il suo seme nelle pubbliche piazze, cioè con altre donne. È chiaro che il consiglio è di essere fedele alla moglie.
PROVERBI 5:17)
“Siano per te solo, e non per estranei con te.”
it-2 p. 755 Residente forestiero
La parola estraneo veniva usata anche per indicare coloro che deviavano dalle norme della Legge e che quindi si allontanavano da Geova. Infatti la prostituta è chiamata “donna estranea”. (Pr 2:16; 5:17; 7:5)
PROVERBI 5:18)
“Sia benedetta la tua fonte d’acqua, e rallegrati con la moglie della tua giovinezza,”
w06 15/9 p. 25 “Rallegrati con la moglie della tua giovinezza”
“Rallegrati con la moglie della tua giovinezza”
“Rallegrati con la moglie della tua giovinezza . . . Perché dovresti dunque, figlio mio, essere in estasi per una donna estranea?” — PROVERBI 5:18, 20.
LA BIBBIA non ha falsi pudori quando parla di sesso. In Proverbi 5:18, 19 si legge: “Sia benedetta la tua fonte d’acqua, e rallegrati con la moglie della tua giovinezza, amabile cerva e attraente capra di montagna. Le sue proprie mammelle ti inebrino in ogni tempo. Sii di continuo in estasi per il suo amore”.
2 Qui l’espressione “fonte d’acqua” si riferisce alla fonte di piacere sessuale. Questa è benedetta nel senso che l’amore romantico e l’estasi che provano i coniugi sono un dono di Dio. Questa intimità, però, è lecita esclusivamente all’interno della disposizione matrimoniale.
w00 15/7 p. 30 Potete rimanere casti in un mondo immorale
La “fonte d’acqua” si riferisce alla fonte di soddisfazione sessuale. Il piacere sessuale col proprio coniuge è ‘benedetto’, è un dono di Dio. Perciò l’uomo viene invitato a rallegrarsi con la moglie della sua giovinezza,
w00 15/7 p. 30 Potete rimanere casti in un mondo immorale
Il saggio prosegue dicendo: “Sia benedetta la tua fonte d’acqua, e rallegrati con la moglie della tua giovinezza,
w92 1/8 p. 32 “La moglie della tua giovinezza”
“La moglie della tua giovinezza”
“L’ADULTERIO sembra quasi divenuto un fatto quotidiano”. Secondo il Los Angeles Times, questa è l’opinione di molti esperti. Vi sorprende un’affermazione del genere? Eppure lo psichiatra Frank Pittman calcola che circa il 50 per cento dei mariti e dal 30 al 40 per cento delle mogli sia infedele. Se le cose stanno così, vuol dire che quasi la metà di tutti i coniugati commette adulterio!
Significa questo che non ci sia nulla di male nell’immoralità? No di certo! Il fatto che l’infedeltà sia comune non la rende giusta, così come l’aumento della delinquenza per le strade non rende lecito lo scippo. L’immoralità è dannosa. Per esempio, oggi l’umanità è piagata da una pandemia di pericolose malattie trasmesse per via sessuale, che potrebbero tutte essere riportate facilmente sotto controllo se la gente conducesse una vita morale. Una malattia micidiale come l’AIDS non si sarebbe mai diffusa se le persone non avessero avuto comportamenti sessuali così dissoluti.
Per di più, anche le persone più sofisticate e “di mente aperta” soffrono terribilmente quando il partner le tradisce. Un solo atto di infedeltà può provocare ferite che richiedono un tempo incredibilmente lungo per rimarginarsi.
La cosa più grave, però, è che la disinvoltura con cui vengono calpestati i voti matrimoniali rivela una seria mancanza di rispetto per Dio, l’Istitutore del matrimonio. La Bibbia dice: “Il matrimonio sia onorevole fra tutti”. E avverte pure che “Dio giudicherà i fornicatori e gli adulteri”. — Ebrei 13:4.
Le persone sagge danno quindi ascolto alle parole ispirate: “Rallegrati con la moglie della tua giovinezza”. (Proverbi 5:18) Cercano appagamento e felicità nell’ambito coniugale. Così facendo proteggono la loro salute fisica ed emotiva e, quel che più conta, recano onore al grande Istitutore del matrimonio, Geova Dio.
it-1 p. 943 Fonte, Sorgente
“Fonte d’acqua” è un’espressione usata anche per indicare una fonte di soddisfazione sessuale. — Pr 5:18.
PROVERBI 5:19)
“amabile cerva e attraente capra di montagna. Le sue proprie mammelle ti inebrino in ogni tempo. Sii di continuo in estasi per il suo amore.”
w06 15/9 p. 25 “Rallegrati con la moglie della tua giovinezza”
“Rallegrati con la moglie della tua giovinezza”
“Rallegrati con la moglie della tua giovinezza . . . Perché dovresti dunque, figlio mio, essere in estasi per una donna estranea?” — PROVERBI 5:18, 20.
LA BIBBIA non ha falsi pudori quando parla di sesso. In Proverbi 5:18, 19 si legge: “Sia benedetta la tua fonte d’acqua, e rallegrati con la moglie della tua giovinezza, amabile cerva e attraente capra di montagna. Le sue proprie mammelle ti inebrino in ogni tempo. Sii di continuo in estasi per il suo amore”.
2 Qui l’espressione “fonte d’acqua” si riferisce alla fonte di piacere sessuale. Questa è benedetta nel senso che l’amore romantico e l’estasi che provano i coniugi sono un dono di Dio. Questa intimità, però, è lecita esclusivamente all’interno della disposizione matrimoniale.
w00 1/10 pp. 30-31 “Attraente capra di montagna”
“Attraente capra di montagna”
ATTRAENTE non è un aggettivo che la maggioranza di noi userebbe per descrivere una capra. Forse pensiamo alle capre come ad animali utili che mangiano praticamente qualunque cosa e che ci forniscono carni saporite e latte nutriente, ma difficilmente le definiremmo attraenti.
Tuttavia la Bibbia descrive una moglie come “amabile cerva e attraente capra di montagna”. (Proverbi 5:18, 19) Salomone, uno degli scrittori del libro di Proverbi, era un attento osservatore della fauna selvatica di Israele, per cui deve aver avuto le sue ragioni per usare questa metafora. (1 Re 4:30-33) Forse, come suo padre Davide, aveva osservato le capre di montagna della zona di En-Ghedi, vicino alle rive del Mar Morto.
Piccoli branchi di capre di montagna che vivono nel vicino deserto di Giuda si abbeverano regolarmente alla sorgente di En-Ghedi. Essendo l’unica fonte perenne in quella zona arida, da secoli è uno dei luoghi preferiti dalle capre di montagna. Il nome stesso En-Ghedi significa probabilmente “fonte del capretto”, a testimoniare la costante presenza di giovani capre nella zona. Davide vi trovò rifugio quando era perseguitato dal re Saul, sebbene dovesse dimorare come fuggiasco “sulle nude rocce delle capre di montagna”. — 1 Samuele 24:1, 2.
A En-Ghedi si può ancora osservare la femmina dello stambecco, o capra di montagna, scendere con circospezione e con grazia giù per un dirupo mentre segue il maschio che si reca all’abbeverata. Allora forse si comincia a capire perché la moglie fedele è paragonata alla femmina dello stambecco. Anche la sua natura docile e le sue forme aggraziate ricordano le virtù femminili. A quanto pare l’aggettivo “attraente” allude alla grazia e all’eleganza della capra di montagna.
La femmina dello stambecco, oltre che aggraziata, deve anche essere robusta. Come disse Geova a Giobbe, la capra di montagna partorisce fra le rupi, in luoghi rocciosi e inaccessibili dove il cibo può essere scarso e le temperature estreme. (Giobbe 39:1) Nonostante queste difficoltà, si prende cura dei piccoli e insegna loro ad arrampicarsi e a saltellare fra le rocce con la sua stessa agilità. Inoltre protegge valorosamente la sua prole dai predatori. Un osservatore vide una capra di montagna tenere a bada per mezz’ora un’aquila mentre il piccolo se ne stava rannicchiato sotto di lei.
Spesso le donne cristiane devono allevare i figli in circostanze difficili. Come le capre di montagna, mostrano dedizione e altruismo assolvendo questa responsabilità affidata loro da Dio. E lottano coraggiosamente per proteggere i figli dai pericoli spirituali. Perciò Salomone, lungi dal voler denigrare le donne con questa metafora, intendeva richiamare l’attenzione sulla loro grazia e bellezza, qualità spirituali che splendono anche negli ambienti meno favorevoli.
[Nota in calce]
Secondo The New Brown-Driver-Briggs-Gesenius Hebrew and English Lexicon, in questo contesto la parola ebraica chen, tradotta “attraente”, ha il senso di ‘grazia o eleganza di forme e d’aspetto’.
[Illustrazioni alle pagine 30 e 31]
La moglie e madre cristiana rivela splendide qualità spirituali nell’assolvere le responsabilità che Dio le ha affidato
w97 15/7 p. 24 Acrobati delle rupi
“Amabile cerva e attraente capra di montagna”
Il saggio re Salomone diede ai mariti questa esortazione: “Rallegrati con la moglie della tua giovinezza, amabile cerva e attraente capra di montagna”. (Proverbi 5:18, 19) Questo non era un commento spregiativo. Evidentemente Salomone si riferiva alla bellezza, alla grazia e ad altre notevoli qualità di questi animali.
it-1 p. 429 Capra, Capro
In Proverbi 5:18, 19 è usata la forma ebraica femminile yaʽalàh. Qui la moglie della giovinezza è paragonata a un’“attraente capra di montagna”, forse alludendo alla grazia di questo animale.
w89 15/5 p. 19 par. 16 Mostrare amore e rispetto come mogli
La Bibbia indica che marito e moglie dovrebbero provare piacere l’uno nell’altro e soddisfarsi a vicenda. Questo richiede l’essere sensibili ai bisogni e agli stati d’animo l’uno dell’altro. Questo soddisfarsi a vicenda aiuterà anche a far sì che nessuno dei due lasci vagare lo sguardo, il che potrebbe portare a lasciar vagare anche il corpo. — Proverbi 5:15-20.
w86 15/7 pp. 4-5 Rispettate il dono divino della procreazione?
‘I sentimenti di amore ed estasi’ che provano i coniugi sono un dono di Dio. La Bibbia dice agli uomini sposati: “Rallegrati con la moglie della tua giovinezza . . . Sii di continuo in estasi del suo amore”. (Proverbi 5:18, 19) Evidentemente Dio voleva che i rapporti sessuali tra marito e moglie contribuissero a creare un vincolo affettuoso e duraturo. I bambini nati da un’unione del genere avrebbero avuto un buon inizio nella vita. In tal modo il proposito di Dio — riempire la terra di esseri umani — si sarebbe realizzato in maniera meravigliosa. — Genesi 1:27, 28.
PROVERBI 5:20)
“Perché dovresti dunque, figlio mio, essere in estasi per una donna estranea o abbracciare il seno di una donna straniera?”
w00 15/7 p. 30 Potete rimanere casti in un mondo immorale
Poi Salomone fa due domande retoriche: “Perché dovresti dunque, figlio mio, essere in estasi per una donna estranea o abbracciare il seno di una donna straniera?” (Proverbi 5:20) Sì, perché mai dovrebbe una persona sposata andare in cerca di intimità sessuale fra colleghi di lavoro, compagni di scuola o altrove?
PROVERBI 5:21)
“Poiché le vie dell’uomo sono di fronte agli occhi di Geova, ed egli contempla tutti i suoi sentieri battuti.”
w06 15/9 p. 17 par. 10 Punti notevoli del libro di Proverbi
5:21. Chi ama il vero Dio, Geova, rinuncerebbe alla sua buona relazione con lui per pochi attimi di piacere? No di certo! La cosa che più ci sprona a mantenerci moralmente puri è sapere che Geova vede quello che facciamo e ci ritiene responsabili.
w01 15/6 p. 19 par. 5 Rimanete saldi come vedendo Colui che è invisibile!
5 Se invece abbiamo una mente spirituale, saremo sempre consapevoli del fatto che anche se Geova non è un Dio che va in cerca dei difetti, sa quando agiamo spinti da cattivi pensieri e desideri. In realtà “le vie dell’uomo sono di fronte agli occhi di Geova, ed egli contempla tutti i suoi sentieri battuti”. (Proverbi 5:21) Se fossimo sopraffatti dal peccato, saremmo spinti a pentirci e a chiedere perdono a Geova, perché lo amiamo e non vogliamo addolorarlo. — Salmo 78:41; 130:3.
w00 15/7 p. 31 Potete rimanere casti in un mondo immorale
“I suoi propri errori intrappoleranno il malvagio”
La ragione fondamentale per cui l’immoralità sessuale è sbagliata è che Geova — il Datore della vita e Colui che ha dotato gli esseri umani delle facoltà sessuali — la disapprova. Perciò, menzionando quello che è il maggiore incentivo a essere moralmente casti, il re Salomone dichiara: “Poiché le vie dell’uomo sono di fronte agli occhi di Geova, ed egli contempla tutti i suoi sentieri battuti”. (Proverbi 5:21) Nulla è nascosto agli occhi di Dio, “al quale dobbiamo rendere conto”. (Ebrei 4:13) Qualunque atto di impurità sessuale, per quanto segreto e a prescindere dalle sue conseguenze fisiche e sociali, danneggia inevitabilmente la nostra relazione con Geova. Com’è stolto rinunciare alla pace con Dio per pochi attimi di piacere illecito!
PROVERBI 6:1)
“Figlio mio, se ti sei fatto garante per il tuo prossimo, [se] hai dato la tua stretta di mano pure all’estraneo,”
w00 15/9 pp. 25-26 Salvaguardate il vostro nome
Liberatevi dalle promesse avventate
Il 6° capitolo di Proverbi inizia con le parole: “Figlio mio, se ti sei fatto garante per il tuo prossimo, se hai dato la tua stretta di mano pure all’estraneo, se sei stato preso al laccio dai detti della tua bocca, se sei stato intrappolato dai detti della tua bocca, allora intraprendi quest’azione, figlio mio, e liberati, poiché sei caduto nella palma della mano del tuo prossimo: Va a umiliarti e tempesta il tuo prossimo di sollecitazioni”. — Proverbi 6:1-3.
Questo proverbio consiglia di non farsi coinvolgere nelle questioni d’affari di altri, specialmente se estranei. È vero che gli israeliti dovevano ‘sostenere il loro fratello che era divenuto povero ed economicamente debole’. (Levitico 25:35-38) Ma certi israeliti intraprendenti si lanciavano in speculazioni commerciali e chiedevano sostegno finanziario ad altri, convincendoli a farsi garanti per loro e rendendoli così corresponsabili del debito. Situazioni analoghe possono verificarsi anche oggi. Gli istituti di credito, ad esempio, possono richiedere come garanzia la firma di un’altra persona prima di concedere un prestito che considerano a rischio. Sarebbe davvero poco saggio accettare frettolosamente una responsabilità del genere per conto di altri! Potremmo rimanere finanziariamente intrappolati e farci addirittura un cattivo nome presso le banche e altri creditori!
Che dire se ci trovassimo nella situazione di chi ha compiuto un’azione che all’inizio sembrava saggia ma che a un più attento esame risulta stolta? Il consiglio è di mettere da parte l’orgoglio e di ‘tempestare il prossimo di sollecitazioni’, di continue richieste. Dobbiamo fare tutto il possibile per mettere le cose a posto. Un’opera di consultazione dice: “Non lasciate nulla d’intentato finché non vi siete accordati col vostro avversario per risolvere la questione, affinché l’impegno preso non si ritorca contro di voi o contro i vostri familiari”.
it-1 p. 245 Atteggiamenti e gesti
Accordo, compartecipazione. La stretta di mano era un gesto usato per esprimere accordo, ratifica o conferma di un contratto o affare. (Esd 10:19) Le Scritture avvertono di non farlo a garanzia di un prestito per qualcun altro. (Pr 6:1-3; 17:18; 22:26)
w87 15/5 p. 28 Temete Geova e sarete felici
♦ 6:1-5 — Viene forse consigliato di non essere generosi?
Questo proverbio non scoraggia la generosità, ma consiglia di non farsi coinvolgere nelle questioni commerciali di altri, specialmente se estranei. Gli israeliti dovevano aiutare il loro fratello che era ‘divenuto povero’. (Levitico 25:35-38) Alcuni, però, si lanciavano in speculazioni commerciali e ottenevano prestiti convincendo altri a ‘farsi garanti’ per loro, a promettere cioè di pagare i loro creditori in caso di necessità. Se uno si fosse messo in un simile impiccio, forse per vanteria, il suggerimento saggio era quello di cavarsene fuori immediatamente. — Proverbi 11:15.
PROVERBI 6:2)
“[se] sei stato preso al laccio dai detti della tua bocca, [se] sei stato intrappolato dai detti della tua bocca,”
w00 15/9 pp. 25-26 Salvaguardate il vostro nome
Liberatevi dalle promesse avventate
Il 6° capitolo di Proverbi inizia con le parole: “Figlio mio, se ti sei fatto garante per il tuo prossimo, se hai dato la tua stretta di mano pure all’estraneo, se sei stato preso al laccio dai detti della tua bocca, se sei stato intrappolato dai detti della tua bocca, allora intraprendi quest’azione, figlio mio, e liberati, poiché sei caduto nella palma della mano del tuo prossimo: Va a umiliarti e tempesta il tuo prossimo di sollecitazioni”. — Proverbi 6:1-3.
Questo proverbio consiglia di non farsi coinvolgere nelle questioni d’affari di altri, specialmente se estranei. È vero che gli israeliti dovevano ‘sostenere il loro fratello che era divenuto povero ed economicamente debole’. (Levitico 25:35-38) Ma certi israeliti intraprendenti si lanciavano in speculazioni commerciali e chiedevano sostegno finanziario ad altri, convincendoli a farsi garanti per loro e rendendoli così corresponsabili del debito. Situazioni analoghe possono verificarsi anche oggi. Gli istituti di credito, ad esempio, possono richiedere come garanzia la firma di un’altra persona prima di concedere un prestito che considerano a rischio. Sarebbe davvero poco saggio accettare frettolosamente una responsabilità del genere per conto di altri! Potremmo rimanere finanziariamente intrappolati e farci addirittura un cattivo nome presso le banche e altri creditori!
Che dire se ci trovassimo nella situazione di chi ha compiuto un’azione che all’inizio sembrava saggia ma che a un più attento esame risulta stolta? Il consiglio è di mettere da parte l’orgoglio e di ‘tempestare il prossimo di sollecitazioni’, di continue richieste. Dobbiamo fare tutto il possibile per mettere le cose a posto. Un’opera di consultazione dice: “Non lasciate nulla d’intentato finché non vi siete accordati col vostro avversario per risolvere la questione, affinché l’impegno preso non si ritorca contro di voi o contro i vostri familiari”.
it-2 p. 1133 Trappola
Prima di fare voti o promettere di farli, bisogna valutare bene la cosa ed essere cauti, per non trovarsi intrappolati in una situazione da cui può essere difficile o impossibile sfuggire. (Pr 6:1-3; 20:25)
PROVERBI 6:3)
“allora intraprendi quest’azione, figlio mio, e liberati, poiché sei caduto nella palma della mano del tuo prossimo: Va a umiliarti e tempesta il tuo prossimo di sollecitazioni.”
w00 15/9 pp. 25-26 Salvaguardate il vostro nome
Liberatevi dalle promesse avventate
Il 6° capitolo di Proverbi inizia con le parole: “Figlio mio, se ti sei fatto garante per il tuo prossimo, se hai dato la tua stretta di mano pure all’estraneo, se sei stato preso al laccio dai detti della tua bocca, se sei stato intrappolato dai detti della tua bocca, allora intraprendi quest’azione, figlio mio, e liberati, poiché sei caduto nella palma della mano del tuo prossimo: Va a umiliarti e tempesta il tuo prossimo di sollecitazioni”. — Proverbi 6:1-3.
Questo proverbio consiglia di non farsi coinvolgere nelle questioni d’affari di altri, specialmente se estranei. È vero che gli israeliti dovevano ‘sostenere il loro fratello che era divenuto povero ed economicamente debole’. (Levitico 25:35-38) Ma certi israeliti intraprendenti si lanciavano in speculazioni commerciali e chiedevano sostegno finanziario ad altri, convincendoli a farsi garanti per loro e rendendoli così corresponsabili del debito. Situazioni analoghe possono verificarsi anche oggi. Gli istituti di credito, ad esempio, possono richiedere come garanzia la firma di un’altra persona prima di concedere un prestito che considerano a rischio. Sarebbe davvero poco saggio accettare frettolosamente una responsabilità del genere per conto di altri! Potremmo rimanere finanziariamente intrappolati e farci addirittura un cattivo nome presso le banche e altri creditori!
Che dire se ci trovassimo nella situazione di chi ha compiuto un’azione che all’inizio sembrava saggia ma che a un più attento esame risulta stolta? Il consiglio è di mettere da parte l’orgoglio e di ‘tempestare il prossimo di sollecitazioni’, di continue richieste. Dobbiamo fare tutto il possibile per mettere le cose a posto. Un’opera di consultazione dice: “Non lasciate nulla d’intentato finché non vi siete accordati col vostro avversario per risolvere la questione, affinché l’impegno preso non si ritorca contro di voi o contro i vostri familiari”.
w91 15/7 p. 27 Perché rivestirsi d’umiltà?
Nelle Scritture un termine ebraico tradotto “umiliarsi” significa letteralmente “calpestarsi”. Il saggio scrittore di Proverbi consigliò: “Figlio mio, . . . se sei stato preso al laccio dai detti della tua bocca, . . . liberati, poiché sei caduto nella palma della mano del tuo prossimo: Va a umiliarti [calpéstati] e tempesta il tuo prossimo di sollecitazioni”. (Proverbi 6:1-3) In altre parole, accantona l’orgoglio, riconosci il tuo errore e metti le cose a posto.
it-2 p. 1157 Umiltà
Si può diventare umili ragionando sulla propria relazione con Dio e col prossimo, secondo quanto dice la Bibbia, e poi mettendo in pratica i princìpi appresi. Il verbo ebraico che significa “umiliarsi”, alla lettera “calpestarsi”, esprime bene l’azione descritta dal saggio scrittore di Proverbi: “Figlio mio, se ti sei fatto garante per il tuo prossimo, . . . se sei stato preso al laccio dai detti della tua bocca, . . . sei caduto nella palma della mano del tuo prossimo: Va a umiliarti [hithrappès, lett. “calpéstati”] e tempesta il tuo prossimo di sollecitazioni. . . . Liberati”. (Pr 6:1-5) In altre parole, elimina l’orgoglio, riconosci il tuo errore, metti le cose a posto e chiedi perdono.
PROVERBI 6:4)
“Non concedere sonno ai tuoi occhi, né assopimento ai tuoi occhi brillanti.”
w00 15/9 p. 26 Salvaguardate il vostro nome
Un’opera di consultazione dice: “Non lasciate nulla d’intentato finché non vi siete accordati col vostro avversario per risolvere la questione, affinché l’impegno preso non si ritorca contro di voi o contro i vostri familiari”. E si dovrebbe agire senza indugio, perché il re aggiunge: “Non concedere sonno ai tuoi occhi, né assopimento ai tuoi occhi brillanti. Liberati come una gazzella dalla mano e come un uccello dalla mano dell’uccellatore”. (Proverbi 6:4, 5) È meglio tirarsi indietro, se possibile, da un impegno poco saggio che rimanerne intrappolati.
PROVERBI 6:5)
“Liberati come una gazzella dalla mano e come un uccello dalla mano dell’uccellatore.”
w00 15/9 p. 26 Salvaguardate il vostro nome
Un’opera di consultazione dice: “Non lasciate nulla d’intentato finché non vi siete accordati col vostro avversario per risolvere la questione, affinché l’impegno preso non si ritorca contro di voi o contro i vostri familiari”. E si dovrebbe agire senza indugio, perché il re aggiunge: “Non concedere sonno ai tuoi occhi, né assopimento ai tuoi occhi brillanti. Liberati come una gazzella dalla mano e come un uccello dalla mano dell’uccellatore”. (Proverbi 6:4, 5) È meglio tirarsi indietro, se possibile, da un impegno poco saggio che rimanerne intrappolati.
PROVERBI 6:6)
“Va dalla formica, pigro; vedi le sue vie e divieni saggio.”
g05 8/9 p. 4 Il ruolo della cooperazione in natura
Migliaia di anni fa, il re Salomone, studioso della natura, osservò l’umile formica. Scrisse: “Va dalla formica, pigro; vedi le sue vie e divieni saggio. Benché non abbia comandante, né ufficiale, né governante, si prepara il cibo pure d’estate; ha raccolto le sue provviste di cibo pure alla mietitura”. — Proverbi 6:6-8.
Le formiche, che spesso lavorano insieme per trascinare nel formicaio oggetti molto più grandi di loro, sono un eccellente esempio di cooperazione, operosità e organizzazione. Alcune formiche aiutano anche le loro compagne ferite o esauste a tornare nel formicaio. Con queste caratteristiche, non sorprende che Salomone abbia scelto le formiche come esempio da imitare.
w00 15/9 p. 26 Salvaguardate il vostro nome
Operosi come la formica
“Va dalla formica, pigro; vedi le sue vie e divieni saggio”, raccomanda Salomone. Che sapienza si può acquistare dal modo di fare di una piccola formica? Il re risponde: “Benché non abbia comandante, né ufficiale, né governante, si prepara il cibo pure d’estate; ha raccolto le sue provviste di cibo pure alla mietitura”. — Proverbi 6:6-8.
Le formiche sono organizzate in modo meraviglioso e collaborano straordinariamente le une con le altre. Istintivamente accumulano cibo per il futuro. Non hanno “comandante, né ufficiale, né governante”. È vero che c’è la regina, ma essa è tale solo nel senso che depone le uova ed è la madre della colonia. Non impartisce ordini. Anche senza un capo che le spinga ad agire o un sorvegliante che le controlli, le formiche continuano instancabilmente a svolgere il loro lavoro.
Come la formica, non dovremmo anche noi essere operosi? Lavorare sodo e cercare di migliorare la qualità del proprio lavoro è una cosa buona sia che qualcuno ci osservi o no. Sì, a scuola o sul lavoro o quando partecipiamo ad attività spirituali dovremmo fare del nostro meglio. Come la formica beneficia della sua operosità, così Dio vuole che ‘vediamo il bene per tutto il nostro duro lavoro’. (Ecclesiaste 3:13, 22; 5:18) Le ricompense del duro lavoro sono la coscienza a posto e un senso di soddisfazione. — Ecclesiaste 5:12.
g97 22/3 p. 31 Un esperto orticoltore
Un esperto orticoltore
LA FORMICA tagliafoglie, che vive in Sudamerica, stupisce i biologi con le sue sofisticate tecniche di orticoltura. Per procurarsi il cibo, questo piccolo insetto taglia frammenti di foglie e raccoglie detriti dal suolo della foresta per portarli nel proprio nido sotterraneo. La formica poi tritura questi frammenti, riducendoli in poltiglia per fertilizzare le sue coltivazioni di funghi. Sa istintivamente come mantenere i funghi in condizioni ottimali di temperatura e di umidità così da ottenere i migliori risultati. Per creare nuove coltivazioni porta su strati di foglie più nuovi pezzi di fungo prelevati da colture già avviate. La formica tagliafoglie ha addirittura imparato l’arte della potatura per massimizzare la crescita dei funghi. Alcuni ricercatori gallesi hanno notato che questo abile orticoltore regola il proprio lavoro in base alle esigenze alimentari del nido, in modo da risparmiare tempo ed energie.
L’orticoltura richiede fatica, e sotto questo aspetto la formica tagliafoglie è straordinaria. Non è strano che la Bibbia dica: “Va dalla formica, pigro; vedi le sue vie e divieni saggio. Benché non abbia comandante, né ufficiale, né governante, si prepara il cibo pure d’estate; ha raccolto le sue provviste di cibo pure alla mietitura”. (Proverbi 6:6-8) Sì, l’istinto della formica tagliafoglie attesta la sapienza del suo Creatore, Geova Dio. — Proverbi 30:24, 25.
g96 8/3 p. 19 Studiare la Bibbia allo zoo!
“Va dalla formica, . . . e divieni saggio”
Una scena inaspettata in un giardino zoologico è il grande formicaio che vediamo, il quale ospita tre colonie di formiche tagliafoglie. Queste formiche sono specializzate in giardinaggio. Possiamo osservare la colonia attraverso una vetrata, il che ci permette di studiare le abitudini di queste creaturine. Le formiche ci interessano perché nella Bibbia sono usate come esempio di laboriosità e di saggezza istintiva. — Proverbi 6:6.
Wijbren Landman è un entomologo, uno studioso di insetti. Egli spiega: “Si calcola che sulla superficie della terra si diano da fare un milione di miliardi di formiche: in altre parole, per ogni essere umano ci sono niente meno che 200.000 formiche! Delle 15.000 varietà che si trovano in tutti i continenti ad eccezione delle regioni polari, non ce ne sono due uguali. Tutte costruiscono nidi diversi e si nutrono di cibi diversi, tuttavia sono tutte organizzate più o meno allo stesso modo.
“Le formiche tagliafoglie coltivano funghi commestibili, proprio come i funghicoltori umani. Come si può vedere, queste coltivazioni sono sotterranee, tuttavia il nutrimento per i funghi viene dalla superficie. Per tutto il giorno le formiche operaie si danno da fare per trasportare foglie nel loro nido. Si arrampicano su un albero o su un cespuglio e scelgono una foglia. A questo punto, usando le mandibole come delle forbici, tagliano rapidamente frammenti semicircolari di foglia e li portano in processione dentro il nido, tenendoli sopra la testa come fossero ombrellini da sole. Questo spiega perché sono chiamate anche formiche parasole. La defoliazione è talmente veloce che nell’America Meridionale e Centrale queste formiche spogliano interi cespugli o alberi nel giro di poche ore. Non è strano che in quelle zone non siano viste di buon occhio! Nel nido altre operaie puliscono con cura i frammenti di foglia prima di triturarli con le mandibole. La poltiglia che ne risulta viene poi mischiata ad enzimi e amminoacidi secreti dalle formiche. Solo allora quella poltiglia è pronta per essere usata come nutrimento per i funghi, assicurando così una scorta alimentare costante per l’intera colonia”.
w93 15/5 p. 32 “Va dalla formica”: Perché?
“Va dalla formica”: Perché?
SALOMONE, saggio re dell’antico Israele, diede questo consiglio: “Va dalla formica”. Come mai? Cosa possiamo imparare dalle formiche?
Salomone aggiunse: “Vedi le sue vie e divieni saggio. Benché non abbia comandante, né ufficiale, né governante, si prepara il cibo pure d’estate; ha raccolto le sue provviste di cibo pure alla mietitura”. (Proverbi 6:6-8) Queste parole, pronunciate nell’antichità, contengono verità riconosciute dai naturalisti moderni.
Un altro scrittore di proverbi, Agur, fa notare che le formiche sono “istintivamente sagge”. (Proverbi 30:24, 25) Naturalmente la loro saggezza non è dovuta al ragionamento intelligente, ma agli istinti di cui il Creatore le ha dotate. Per istinto, ad esempio, le formiche raccolgono il loro cibo al tempo giusto.
Le formiche sono organizzate in maniera meravigliosa. Straordinariamente capaci di collaborare e attente a ciò che accade alle compagne, aiutano le formiche ferite o esauste a tornare al formicaio. Si preparano istintivamente per il domani e fanno tutto il possibile per assolvere le rispettive mansioni.
Il comportamento naturale delle formiche fa capire che gli uomini dovrebbero fare piani per il futuro ed essere industriosi. Come la formica trae beneficio dalla propria operosità, così Dio vuole che gli uomini ‘vedano il bene per tutto il loro duro lavoro’. (Ecclesiaste 3:13, 22; 5:18) Come formiche operose, i veri cristiani fanno una buona giornata di lavoro. ‘Fanno con la loro potenza ciò che la loro mano trova da fare’, non perché qualche responsabile li osserva, ma per onestà e con il desiderio di essere lavoratori operosi e produttivi. — Ecclesiaste 9:10; confronta Proverbi 6:9-11; vedi anche Tito 2:9, 10.
Saremo davvero felici se ‘andremo dalla formica’ e applicheremo le lezioni che impariamo da essa. E proveremo la felicità più grande facendo diligentemente la volontà di Geova Dio, rivelata nella Bibbia.
it-1 p. 944 Formica
Caratteristiche esemplari. Un breve esame della formica dà maggior vigore all’esortazione: “Va dalla formica, pigro; vedi le sue vie e divieni saggio”. (Pr 6:6) Le formiche sono degne di nota non solo per i preparativi che fanno per il futuro, ma anche per la loro persistenza e determinazione nel trasportare o trascinare tenacemente oggetti che spesso pesano anche più del doppio di loro, facendo tutto il possibile per portare a termine un particolare compito, e rifiutando di tornare indietro anche a rischio di cadere, scivolare o rotolare lungo qualche pendio scosceso. Notevoli per la loro cooperazione, esse tengono il nido molto pulito e si interessano delle compagne di lavoro, aiutando a volte formiche ferite o esauste a tornare nel formicaio.
g90 8/6 pp. 24-25 “Va dalla formica”
“Va dalla formica”
“VA DALLA formica, pigro”, scrisse il re Salomone, “vedi le sue vie e divieni saggio”. Cosa può imparare il pigro — o chiunque altro — da una formica? Salomone proseguì: “Benché non abbia comandante, né ufficiale, né governante, si prepara il cibo pure d’estate; ha raccolto le sue provviste di cibo pure alla mietitura”. — Proverbi 6:6-8.
Il re saggio si riferiva evidentemente alla formica mietitrice. In Israele, come in molti altri luoghi, è comune vedere una di queste formiche che corre qua e là, trasportando un seme grande quasi quanto lei. (Vedi in alto a sinistra). Essa porta nei depositi sotterranei le provviste di cibo che ha raccolto.
Essendo sotterraneo, il “granaio” può diventare piuttosto umido nella stagione delle piogge, e i semi germoglieranno o faranno la muffa se non ricevono le opportune cure, per cui le formiche hanno lavoro extra da fare. Non appena vien fuori il sole, le operaie portano i semi in superficie per farli seccare all’aria aperta. (Vedi sopra). E prima del tramonto, le formiche devono riportare dentro tutti i semi. Alcune sono abbastanza intelligenti da staccare con un morso la punta dei semi non appena li raccolgono o quando cominciano a germogliare.
Il lavoro delle formiche non finisce con la preparazione del cibo. Devono anche occuparsi delle più giovani. Le uova devono essere raccolte in fasci compatti. Si devono sfamare le larve uscite dalle uova. Bisogna aver cura delle pupe. Alcune formiche provvedono anche un servizio di aria condizionata. Quando di giorno fa caldo portano le pupe nelle parti più profonde del nido. Quando si avvicina il fresco della sera, le riportano su. Un bel daffare, non vi pare?
Man mano che la colonia cresce, si devono costruire nuove camere. Servendosi delle mandibole le operaie scavano e portano fuori la terra. Di solito lo fanno dopo che ha piovuto, allorché la terra è soffice. Fanno anche “mattoni” di terra per i loro progetti di ingegneria civile: la costruzione di pareti e soffitti nelle loro gallerie e camere sotterranee.
Le formiche fanno tutto questo senza avere né “comandante, né ufficiale, né governante”. E la regina? Non dà ordini. Depone solo le uova ed è regina nel senso che è la madre della colonia. (Vedi in alto). Anche senza alcuno che le sorvegli o che le guidi, le formiche continuano instancabilmente il loro lavoro. È stata vista una formica lavorare dalle sei del mattino alle dieci di sera!
Si può imparare qualcosa osservando una formica? Che vi controllino o no, lavorate sodo e vi sforzate di migliorare il vostro lavoro? (Proverbi 22:29) A lungo andare sarete ricompensati anche se il vostro datore di lavoro non se ne accorge. Avrete la coscienza tranquilla e vi sentirete soddisfatti. Salomone infatti osservò: “Dolce è il sonno di chi serve, mangi egli poco o molto”. — Ecclesiaste 5:12.
Quello che possiamo imparare dalla formica non è tutto qui. Le formiche lavorano sodo per istinto. Anzi, si vedono alcune formiche seguire ciecamente la scia lasciata da altre. Finiscono per correre e correre in cerchio, fino a stramazzare e morire.
Certe volte pare anche a voi di darvi un gran da fare, di essere sempre occupati e stanchi senza ottenere alcun risultato? Se sì, è ora di esaminare lo scopo del vostro duro lavoro e vedere se vi siete prefissi mete che valgano la pena d’essere raggiunte. Rammentate il saggio consiglio del re Salomone: “Temi il vero Dio e osserva i suoi comandamenti. Poiché questo è l’intero obbligo dell’uomo”. — Ecclesiaste 12:13.
PROVERBI 6:7)
“Benché non abbia comandante, né ufficiale, né governante,”
w00 15/9 p. 26 Salvaguardate il vostro nome
Operosi come la formica
“Va dalla formica, pigro; vedi le sue vie e divieni saggio”, raccomanda Salomone. Che sapienza si può acquistare dal modo di fare di una piccola formica? Il re risponde: “Benché non abbia comandante, né ufficiale, né governante, si prepara il cibo pure d’estate; ha raccolto le sue provviste di cibo pure alla mietitura”. — Proverbi 6:6-8.
Le formiche sono organizzate in modo meraviglioso e collaborano straordinariamente le une con le altre. Istintivamente accumulano cibo per il futuro. Non hanno “comandante, né ufficiale, né governante”. È vero che c’è la regina, ma essa è tale solo nel senso che depone le uova ed è la madre della colonia. Non impartisce ordini. Anche senza un capo che le spinga ad agire o un sorvegliante che le controlli, le formiche continuano instancabilmente a svolgere il loro lavoro.
Come la formica, non dovremmo anche noi essere operosi? Lavorare sodo e cercare di migliorare la qualità del proprio lavoro è una cosa buona sia che qualcuno ci osservi o no. Sì, a scuola o sul lavoro o quando partecipiamo ad attività spirituali dovremmo fare del nostro meglio. Come la formica beneficia della sua operosità, così Dio vuole che ‘vediamo il bene per tutto il nostro duro lavoro’. (Ecclesiaste 3:13, 22; 5:18) Le ricompense del duro lavoro sono la coscienza a posto e un senso di soddisfazione. — Ecclesiaste 5:12.
g97 22/3 p. 31 Un esperto orticoltore
Un esperto orticoltore
LA FORMICA tagliafoglie, che vive in Sudamerica, stupisce i biologi con le sue sofisticate tecniche di orticoltura. Per procurarsi il cibo, questo piccolo insetto taglia frammenti di foglie e raccoglie detriti dal suolo della foresta per portarli nel proprio nido sotterraneo. La formica poi tritura questi frammenti, riducendoli in poltiglia per fertilizzare le sue coltivazioni di funghi. Sa istintivamente come mantenere i funghi in condizioni ottimali di temperatura e di umidità così da ottenere i migliori risultati. Per creare nuove coltivazioni porta su strati di foglie più nuovi pezzi di fungo prelevati da colture già avviate. La formica tagliafoglie ha addirittura imparato l’arte della potatura per massimizzare la crescita dei funghi. Alcuni ricercatori gallesi hanno notato che questo abile orticoltore regola il proprio lavoro in base alle esigenze alimentari del nido, in modo da risparmiare tempo ed energie.
L’orticoltura richiede fatica, e sotto questo aspetto la formica tagliafoglie è straordinaria. Non è strano che la Bibbia dica: “Va dalla formica, pigro; vedi le sue vie e divieni saggio. Benché non abbia comandante, né ufficiale, né governante, si prepara il cibo pure d’estate; ha raccolto le sue provviste di cibo pure alla mietitura”. (Proverbi 6:6-8) Sì, l’istinto della formica tagliafoglie attesta la sapienza del suo Creatore, Geova Dio. — Proverbi 30:24, 25.
w93 15/5 p. 32 “Va dalla formica”: Perché?
“Va dalla formica”: Perché?
SALOMONE, saggio re dell’antico Israele, diede questo consiglio: “Va dalla formica”. Come mai? Cosa possiamo imparare dalle formiche?
Salomone aggiunse: “Vedi le sue vie e divieni saggio. Benché non abbia comandante, né ufficiale, né governante, si prepara il cibo pure d’estate; ha raccolto le sue provviste di cibo pure alla mietitura”. (Proverbi 6:6-8) Queste parole, pronunciate nell’antichità, contengono verità riconosciute dai naturalisti moderni.
Un altro scrittore di proverbi, Agur, fa notare che le formiche sono “istintivamente sagge”. (Proverbi 30:24, 25) Naturalmente la loro saggezza non è dovuta al ragionamento intelligente, ma agli istinti di cui il Creatore le ha dotate. Per istinto, ad esempio, le formiche raccolgono il loro cibo al tempo giusto.
Le formiche sono organizzate in maniera meravigliosa. Straordinariamente capaci di collaborare e attente a ciò che accade alle compagne, aiutano le formiche ferite o esauste a tornare al formicaio. Si preparano istintivamente per il domani e fanno tutto il possibile per assolvere le rispettive mansioni.
Il comportamento naturale delle formiche fa capire che gli uomini dovrebbero fare piani per il futuro ed essere industriosi. Come la formica trae beneficio dalla propria operosità, così Dio vuole che gli uomini ‘vedano il bene per tutto il loro duro lavoro’. (Ecclesiaste 3:13, 22; 5:18) Come formiche operose, i veri cristiani fanno una buona giornata di lavoro. ‘Fanno con la loro potenza ciò che la loro mano trova da fare’, non perché qualche responsabile li osserva, ma per onestà e con il desiderio di essere lavoratori operosi e produttivi. — Ecclesiaste 9:10; confronta Proverbi 6:9-11; vedi anche Tito 2:9, 10.
Saremo davvero felici se ‘andremo dalla formica’ e applicheremo le lezioni che impariamo da essa. E proveremo la felicità più grande facendo diligentemente la volontà di Geova Dio, rivelata nella Bibbia.
it-1 p. 944 Formica
“Un popolo”. In Proverbi 30:25 le formiche sono chiamate “un popolo” [ebr. ʽam], così come Gioele definisce le locuste “una nazione” (Gle 1:6), espressione molto adatta a questi animaletti. Alcune colonie di formiche sono formate solo da poche dozzine di esemplari, mentre altre hanno un’enorme popolazione che ne conta centinaia di migliaia. Generalmente il formicaio è di dimensioni modeste, ma a volte le sue gallerie possono raggiungere un’estensione di quasi mezzo ettaro. In ciascuna colonia si notano tre caste fondamentali: una o più regine, i maschi e le operaie (femmine non sviluppate sessualmente). Eppure, come dice il proverbio, la formica non ha “comandante, né ufficiale, né governante”. (Pr 6:7) La regina non è tale perché abbia autorità, e più appropriatamente si potrebbe chiamarla la formica madre, perché la sua funzione essenziale è quella di deporre le uova. Mentre una formica regina può vivere anche 15 anni, i maschi vivono solo fino all’accoppiamento e poi muoiono. Le formiche operaie, che possono vivere anche sei anni, svolgono diverse mansioni, come cercare e raccogliere cibo per la colonia, nutrire la regina, fare da nutrici alle larve, pulire il nido, scavare nuove camere quando è necessario espandersi, e difendere il formicaio. Le formiche operaie possono avere grandezza e proporzioni diverse, anche nella stessa colonia, e a volte quelle più grandi fungono da soldati nel caso di invasione del formicaio. Eppure, nonostante la divisione relativamente precisa del lavoro (che in alcune colonie dipende dall’età delle operaie e in altre dalla grandezza) e l’organizzazione sociale piuttosto complessa, non esiste alcun sorvegliante o ufficiale superiore.
g90 8/6 pp. 24-25 “Va dalla formica”
“Va dalla formica”
“VA DALLA formica, pigro”, scrisse il re Salomone, “vedi le sue vie e divieni saggio”. Cosa può imparare il pigro — o chiunque altro — da una formica? Salomone proseguì: “Benché non abbia comandante, né ufficiale, né governante, si prepara il cibo pure d’estate; ha raccolto le sue provviste di cibo pure alla mietitura”. — Proverbi 6:6-8.
Il re saggio si riferiva evidentemente alla formica mietitrice. In Israele, come in molti altri luoghi, è comune vedere una di queste formiche che corre qua e là, trasportando un seme grande quasi quanto lei. (Vedi in alto a sinistra). Essa porta nei depositi sotterranei le provviste di cibo che ha raccolto.
Essendo sotterraneo, il “granaio” può diventare piuttosto umido nella stagione delle piogge, e i semi germoglieranno o faranno la muffa se non ricevono le opportune cure, per cui le formiche hanno lavoro extra da fare. Non appena vien fuori il sole, le operaie portano i semi in superficie per farli seccare all’aria aperta. (Vedi sopra). E prima del tramonto, le formiche devono riportare dentro tutti i semi. Alcune sono abbastanza intelligenti da staccare con un morso la punta dei semi non appena li raccolgono o quando cominciano a germogliare.
Il lavoro delle formiche non finisce con la preparazione del cibo. Devono anche occuparsi delle più giovani. Le uova devono essere raccolte in fasci compatti. Si devono sfamare le larve uscite dalle uova. Bisogna aver cura delle pupe. Alcune formiche provvedono anche un servizio di aria condizionata. Quando di giorno fa caldo portano le pupe nelle parti più profonde del nido. Quando si avvicina il fresco della sera, le riportano su. Un bel daffare, non vi pare?
Man mano che la colonia cresce, si devono costruire nuove camere. Servendosi delle mandibole le operaie scavano e portano fuori la terra. Di solito lo fanno dopo che ha piovuto, allorché la terra è soffice. Fanno anche “mattoni” di terra per i loro progetti di ingegneria civile: la costruzione di pareti e soffitti nelle loro gallerie e camere sotterranee.
Le formiche fanno tutto questo senza avere né “comandante, né ufficiale, né governante”. E la regina? Non dà ordini. Depone solo le uova ed è regina nel senso che è la madre della colonia. (Vedi in alto). Anche senza alcuno che le sorvegli o che le guidi, le formiche continuano instancabilmente il loro lavoro. È stata vista una formica lavorare dalle sei del mattino alle dieci di sera!
Si può imparare qualcosa osservando una formica? Che vi controllino o no, lavorate sodo e vi sforzate di migliorare il vostro lavoro? (Proverbi 22:29) A lungo andare sarete ricompensati anche se il vostro datore di lavoro non se ne accorge. Avrete la coscienza tranquilla e vi sentirete soddisfatti. Salomone infatti osservò: “Dolce è il sonno di chi serve, mangi egli poco o molto”. — Ecclesiaste 5:12.
Quello che possiamo imparare dalla formica non è tutto qui. Le formiche lavorano sodo per istinto. Anzi, si vedono alcune formiche seguire ciecamente la scia lasciata da altre. Finiscono per correre e correre in cerchio, fino a stramazzare e morire.
Certe volte pare anche a voi di darvi un gran da fare, di essere sempre occupati e stanchi senza ottenere alcun risultato? Se sì, è ora di esaminare lo scopo del vostro duro lavoro e vedere se vi siete prefissi mete che valgano la pena d’essere raggiunte. Rammentate il saggio consiglio del re Salomone: “Temi il vero Dio e osserva i suoi comandamenti. Poiché questo è l’intero obbligo dell’uomo”. — Ecclesiaste 12:13.
PROVERBI 6:8)
“si prepara il cibo pure d’estate; ha raccolto le sue provviste di cibo pure alla mietitura.”
w10 1/7 p. 9 Lo sapevate?
Davvero le formiche preparano il cibo d’estate e raccolgono le provviste alla mietitura?
▪ Proverbi 6:6-8 dice: “Va dalla formica, pigro; vedi le sue vie e divieni saggio. Benché non abbia comandante, né ufficiale, né governante, si prepara il cibo pure d’estate; ha raccolto le sue provviste di cibo pure alla mietitura”.
In effetti diverse specie di formiche mettono da parte il cibo. Probabilmente quella a cui fece riferimento Salomone, peraltro la più comune oggi in Israele, è la cosiddetta formica mietitrice (Messor semirufus).
Secondo una fonte, “quando il tempo è buono le formiche mietitrici lasciano il nido per procacciarsi il cibo... [e] accumulano semi durante tutti i mesi più caldi”. Possono cogliere i semi dalle piante o radunarli dal suolo. Questi insetti costruiscono nidi sotterranei nei pressi di campi, granai o aie, dove è possibile trovare granaglie.
All’interno del nido le formiche depositano le scorte alimentari in una serie di camere piuttosto basse, collegate da un sistema di gallerie. Le camere che fungono da magazzino possono avere un diametro di 12 centimetri ed essere alte un centimetro. Pare che, se ben rifornite, le colonie di formiche mietitrici possano sopravvivere “oltre 4 mesi senza attingere ad alcuna fonte esterna di cibo o acqua”.
w00 15/9 p. 26 Salvaguardate il vostro nome
Operosi come la formica
“Va dalla formica, pigro; vedi le sue vie e divieni saggio”, raccomanda Salomone. Che sapienza si può acquistare dal modo di fare di una piccola formica? Il re risponde: “Benché non abbia comandante, né ufficiale, né governante, si prepara il cibo pure d’estate; ha raccolto le sue provviste di cibo pure alla mietitura”. — Proverbi 6:6-8.
Le formiche sono organizzate in modo meraviglioso e collaborano straordinariamente le une con le altre. Istintivamente accumulano cibo per il futuro. Non hanno “comandante, né ufficiale, né governante”. È vero che c’è la regina, ma essa è tale solo nel senso che depone le uova ed è la madre della colonia. Non impartisce ordini. Anche senza un capo che le spinga ad agire o un sorvegliante che le controlli, le formiche continuano instancabilmente a svolgere il loro lavoro.
Come la formica, non dovremmo anche noi essere operosi? Lavorare sodo e cercare di migliorare la qualità del proprio lavoro è una cosa buona sia che qualcuno ci osservi o no. Sì, a scuola o sul lavoro o quando partecipiamo ad attività spirituali dovremmo fare del nostro meglio. Come la formica beneficia della sua operosità, così Dio vuole che ‘vediamo il bene per tutto il nostro duro lavoro’. (Ecclesiaste 3:13, 22; 5:18) Le ricompense del duro lavoro sono la coscienza a posto e un senso di soddisfazione. — Ecclesiaste 5:12.
g97 22/3 p. 31 Un esperto orticoltore
Un esperto orticoltore
LA FORMICA tagliafoglie, che vive in Sudamerica, stupisce i biologi con le sue sofisticate tecniche di orticoltura. Per procurarsi il cibo, questo piccolo insetto taglia frammenti di foglie e raccoglie detriti dal suolo della foresta per portarli nel proprio nido sotterraneo. La formica poi tritura questi frammenti, riducendoli in poltiglia per fertilizzare le sue coltivazioni di funghi. Sa istintivamente come mantenere i funghi in condizioni ottimali di temperatura e di umidità così da ottenere i migliori risultati. Per creare nuove coltivazioni porta su strati di foglie più nuovi pezzi di fungo prelevati da colture già avviate. La formica tagliafoglie ha addirittura imparato l’arte della potatura per massimizzare la crescita dei funghi. Alcuni ricercatori gallesi hanno notato che questo abile orticoltore regola il proprio lavoro in base alle esigenze alimentari del nido, in modo da risparmiare tempo ed energie.
L’orticoltura richiede fatica, e sotto questo aspetto la formica tagliafoglie è straordinaria. Non è strano che la Bibbia dica: “Va dalla formica, pigro; vedi le sue vie e divieni saggio. Benché non abbia comandante, né ufficiale, né governante, si prepara il cibo pure d’estate; ha raccolto le sue provviste di cibo pure alla mietitura”. (Proverbi 6:6-8) Sì, l’istinto della formica tagliafoglie attesta la sapienza del suo Creatore, Geova Dio. — Proverbi 30:24, 25.
w93 15/5 p. 32 “Va dalla formica”: Perché?
“Va dalla formica”: Perché?
SALOMONE, saggio re dell’antico Israele, diede questo consiglio: “Va dalla formica”. Come mai? Cosa possiamo imparare dalle formiche?
Salomone aggiunse: “Vedi le sue vie e divieni saggio. Benché non abbia comandante, né ufficiale, né governante, si prepara il cibo pure d’estate; ha raccolto le sue provviste di cibo pure alla mietitura”. (Proverbi 6:6-8) Queste parole, pronunciate nell’antichità, contengono verità riconosciute dai naturalisti moderni.
Un altro scrittore di proverbi, Agur, fa notare che le formiche sono “istintivamente sagge”. (Proverbi 30:24, 25) Naturalmente la loro saggezza non è dovuta al ragionamento intelligente, ma agli istinti di cui il Creatore le ha dotate. Per istinto, ad esempio, le formiche raccolgono il loro cibo al tempo giusto.
Le formiche sono organizzate in maniera meravigliosa. Straordinariamente capaci di collaborare e attente a ciò che accade alle compagne, aiutano le formiche ferite o esauste a tornare al formicaio. Si preparano istintivamente per il domani e fanno tutto il possibile per assolvere le rispettive mansioni.
Il comportamento naturale delle formiche fa capire che gli uomini dovrebbero fare piani per il futuro ed essere industriosi. Come la formica trae beneficio dalla propria operosità, così Dio vuole che gli uomini ‘vedano il bene per tutto il loro duro lavoro’. (Ecclesiaste 3:13, 22; 5:18) Come formiche operose, i veri cristiani fanno una buona giornata di lavoro. ‘Fanno con la loro potenza ciò che la loro mano trova da fare’, non perché qualche responsabile li osserva, ma per onestà e con il desiderio di essere lavoratori operosi e produttivi. — Ecclesiaste 9:10; confronta Proverbi 6:9-11; vedi anche Tito 2:9, 10.
Saremo davvero felici se ‘andremo dalla formica’ e applicheremo le lezioni che impariamo da essa. E proveremo la felicità più grande facendo diligentemente la volontà di Geova Dio, rivelata nella Bibbia.
w93 15/6 p. 10 parr. 9-10 La creazione dice: “Sono inescusabili”
Fu lo stesso re Salomone a scrivere: “Va dalla formica, pigro; vedi le sue vie e divieni saggio. Benché non abbia comandante, né ufficiale, né governante, si prepara il cibo pure d’estate; ha raccolto le sue provviste di cibo pure alla mietitura”. — Proverbi 6:6-8.
10 Chi ha insegnato alle formiche a raccogliere il cibo d’estate per sopravvivere ai rigori dell’inverno? Per secoli l’accuratezza con cui Salomone descrisse queste formiche che raccoglievano e ammassavano i semi per l’inverno fu messa in dubbio. Nessuno aveva trovato le prove della loro esistenza. Nel 1871, però, un naturalista inglese scoprì i loro granai sotterranei, e l’accuratezza della Bibbia fu confermata. Ma in che modo queste formiche avevano acquisito la capacità di prevedere d’estate l’arrivo del freddo invernale e la saggezza per capire cosa dovevano fare? La Bibbia stessa spiega che molte creature di Geova hanno una saggezza programmata che le aiuta a sopravvivere. Le formiche mietitrici sono state dotate dal Creatore di questa capacità.
it-1 p. 944 Formica
Della formica la Bibbia dice che ‘si prepara il cibo e raccoglie le provviste durante la mietitura’. (Pr 6:8) Una delle varietà più comuni in Palestina, la formica mietitrice (Messor semirufus), in primavera ed estate immagazzina grandi quantità di cereali che consuma nelle altre stagioni, in particolare d’inverno, quando diventa difficile procurarsi il cibo. Questa formica si trova spesso vicino alle aie, dove ci sono semi e cereali in abbondanza. Se la pioggia fa inumidire i semi immagazzinati, la formica mietitrice porterà fuori i cereali ad asciugare al sole. Arriva ad asportare con un morso la parte germinante del seme affinché non germogli mentre è immagazzinato. Le colonie di formiche mietitrici si notano per i percorsi ben segnati e anche per la pula che lasciano fuori del formicaio.
g90 8/6 pp. 24-25 “Va dalla formica”
“Va dalla formica”
“VA DALLA formica, pigro”, scrisse il re Salomone, “vedi le sue vie e divieni saggio”. Cosa può imparare il pigro — o chiunque altro — da una formica? Salomone proseguì: “Benché non abbia comandante, né ufficiale, né governante, si prepara il cibo pure d’estate; ha raccolto le sue provviste di cibo pure alla mietitura”. — Proverbi 6:6-8.
Il re saggio si riferiva evidentemente alla formica mietitrice. In Israele, come in molti altri luoghi, è comune vedere una di queste formiche che corre qua e là, trasportando un seme grande quasi quanto lei. (Vedi in alto a sinistra). Essa porta nei depositi sotterranei le provviste di cibo che ha raccolto.
Essendo sotterraneo, il “granaio” può diventare piuttosto umido nella stagione delle piogge, e i semi germoglieranno o faranno la muffa se non ricevono le opportune cure, per cui le formiche hanno lavoro extra da fare. Non appena vien fuori il sole, le operaie portano i semi in superficie per farli seccare all’aria aperta. (Vedi sopra). E prima del tramonto, le formiche devono riportare dentro tutti i semi. Alcune sono abbastanza intelligenti da staccare con un morso la punta dei semi non appena li raccolgono o quando cominciano a germogliare.
Il lavoro delle formiche non finisce con la preparazione del cibo. Devono anche occuparsi delle più giovani. Le uova devono essere raccolte in fasci compatti. Si devono sfamare le larve uscite dalle uova. Bisogna aver cura delle pupe. Alcune formiche provvedono anche un servizio di aria condizionata. Quando di giorno fa caldo portano le pupe nelle parti più profonde del nido. Quando si avvicina il fresco della sera, le riportano su. Un bel daffare, non vi pare?
Man mano che la colonia cresce, si devono costruire nuove camere. Servendosi delle mandibole le operaie scavano e portano fuori la terra. Di solito lo fanno dopo che ha piovuto, allorché la terra è soffice. Fanno anche “mattoni” di terra per i loro progetti di ingegneria civile: la costruzione di pareti e soffitti nelle loro gallerie e camere sotterranee.
Le formiche fanno tutto questo senza avere né “comandante, né ufficiale, né governante”. E la regina? Non dà ordini. Depone solo le uova ed è regina nel senso che è la madre della colonia. (Vedi in alto). Anche senza alcuno che le sorvegli o che le guidi, le formiche continuano instancabilmente il loro lavoro. È stata vista una formica lavorare dalle sei del mattino alle dieci di sera!
Si può imparare qualcosa osservando una formica? Che vi controllino o no, lavorate sodo e vi sforzate di migliorare il vostro lavoro? (Proverbi 22:29) A lungo andare sarete ricompensati anche se il vostro datore di lavoro non se ne accorge. Avrete la coscienza tranquilla e vi sentirete soddisfatti. Salomone infatti osservò: “Dolce è il sonno di chi serve, mangi egli poco o molto”. — Ecclesiaste 5:12.
Quello che possiamo imparare dalla formica non è tutto qui. Le formiche lavorano sodo per istinto. Anzi, si vedono alcune formiche seguire ciecamente la scia lasciata da altre. Finiscono per correre e correre in cerchio, fino a stramazzare e morire.
Certe volte pare anche a voi di darvi un gran da fare, di essere sempre occupati e stanchi senza ottenere alcun risultato? Se sì, è ora di esaminare lo scopo del vostro duro lavoro e vedere se vi siete prefissi mete che valgano la pena d’essere raggiunte. Rammentate il saggio consiglio del re Salomone: “Temi il vero Dio e osserva i suoi comandamenti. Poiché questo è l’intero obbligo dell’uomo”. — Ecclesiaste 12:13.
PROVERBI 6:10)
“Dormire ancora un po’, sonnecchiare ancora un po’, incrociare ancora un po’ le mani nel giacere,”
w00 15/9 p. 26 Salvaguardate il vostro nome
Accennando agli atteggiamenti del pigro, aggiunge: “Dormire ancora un po’, sonnecchiare ancora un po’, incrociare ancora un po’ le mani nel giacere, e certamente la tua povertà verrà proprio come un vagabondo e la tua indigenza come un uomo armato”. (Proverbi 6:9-11) Mentre il pigro giace supino, la povertà piomba su di lui con la velocità di un brigante e l’indigenza lo aggredisce come un uomo armato. I campi del pigro si riempiono presto di zizzanie e ortiche. (Proverbi 24:30, 31) La sua attività economica va in fumo in men che non si dica. Per quanto tempo un datore di lavoro tollererà un dipendente ozioso? E può uno studente troppo pigro per studiare aspettarsi di andare bene a scuola?
PROVERBI 6:11)
“e certamente la tua povertà verrà proprio come un vagabondo e la tua indigenza come un uomo armato.”
w00 15/9 p. 26 Salvaguardate il vostro nome
Accennando agli atteggiamenti del pigro, aggiunge: “Dormire ancora un po’, sonnecchiare ancora un po’, incrociare ancora un po’ le mani nel giacere, e certamente la tua povertà verrà proprio come un vagabondo e la tua indigenza come un uomo armato”. (Proverbi 6:9-11) Mentre il pigro giace supino, la povertà piomba su di lui con la velocità di un brigante e l’indigenza lo aggredisce come un uomo armato. I campi del pigro si riempiono presto di zizzanie e ortiche. (Proverbi 24:30, 31) La sua attività economica va in fumo in men che non si dica. Per quanto tempo un datore di lavoro tollererà un dipendente ozioso? E può uno studente troppo pigro per studiare aspettarsi di andare bene a scuola?
PROVERBI 6:12)
“L’uomo buono a nulla, l’uomo di nocività, cammina con perversità di parola,”
w00 15/9 pp. 26-27 Salvaguardate il vostro nome
Siate onesti
Indicando un altro comportamento che rovina la reputazione di una persona nella comunità e la sua relazione con Dio, Salomone prosegue dicendo: “L’uomo buono a nulla, l’uomo di nocività, cammina con perversità di parola, ammiccando con l’occhio, facendo segni col piede, facendo indicazioni con le dita. La perversità è nel suo cuore. Egli architetta qualcosa di male in ogni tempo. Continua semplicemente a suscitare contese”. — Proverbi 6:12-14.
Qui viene descritto un ingannatore. Di solito chi mente cerca di mascherare la sua falsità. In che modo? Non semplicemente con “perversità di parola”, ma anche con il linguaggio del corpo. Uno studioso spiega: “Gesti, tono della voce e perfino le espressioni facciali sono studiati per ingannare; dietro una facciata di sincerità si nascondono una mente perversa e uno spirito di discordia”. Un tale buono a nulla architetta disegni malvagi e suscita continue contese. Come andrà a finire?
PROVERBI 6:13)
“ammiccando con l’occhio, facendo segni col piede, facendo indicazioni con le dita.”
w00 15/9 pp. 26-27 Salvaguardate il vostro nome
Siate onesti
Indicando un altro comportamento che rovina la reputazione di una persona nella comunità e la sua relazione con Dio, Salomone prosegue dicendo: “L’uomo buono a nulla, l’uomo di nocività, cammina con perversità di parola, ammiccando con l’occhio, facendo segni col piede, facendo indicazioni con le dita. La perversità è nel suo cuore. Egli architetta qualcosa di male in ogni tempo. Continua semplicemente a suscitare contese”. — Proverbi 6:12-14.
Qui viene descritto un ingannatore. Di solito chi mente cerca di mascherare la sua falsità. In che modo? Non semplicemente con “perversità di parola”, ma anche con il linguaggio del corpo. Uno studioso spiega: “Gesti, tono della voce e perfino le espressioni facciali sono studiati per ingannare; dietro una facciata di sincerità si nascondono una mente perversa e uno spirito di discordia”. Un tale buono a nulla architetta disegni malvagi e suscita continue contese. Come andrà a finire?
PROVERBI 6:14)
“La perversità è nel suo cuore. Egli architetta qualcosa di male in ogni tempo. Continua semplicemente a suscitare contese.”
w00 15/9 pp. 26-27 Salvaguardate il vostro nome
Siate onesti
Indicando un altro comportamento che rovina la reputazione di una persona nella comunità e la sua relazione con Dio, Salomone prosegue dicendo: “L’uomo buono a nulla, l’uomo di nocività, cammina con perversità di parola, ammiccando con l’occhio, facendo segni col piede, facendo indicazioni con le dita. La perversità è nel suo cuore. Egli architetta qualcosa di male in ogni tempo. Continua semplicemente a suscitare contese”. — Proverbi 6:12-14.
Qui viene descritto un ingannatore. Di solito chi mente cerca di mascherare la sua falsità. In che modo? Non semplicemente con “perversità di parola”, ma anche con il linguaggio del corpo. Uno studioso spiega: “Gesti, tono della voce e perfino le espressioni facciali sono studiati per ingannare; dietro una facciata di sincerità si nascondono una mente perversa e uno spirito di discordia”. Un tale buono a nulla architetta disegni malvagi e suscita continue contese. Come andrà a finire?
PROVERBI 6:15)
“Perciò all’improvviso verrà il suo disastro; in un istante sarà fiaccato e non ci sarà guarigione.”
w00 15/9 p. 27 Salvaguardate il vostro nome
“Perciò all’improvviso verrà il suo disastro”, risponde il re d’Israele. “In un istante sarà fiaccato e non ci sarà guarigione”. (Proverbi 6:15) Una volta che il bugiardo è smascherato, la sua reputazione viene immediatamente rovinata. Chi si fiderà più di lui? La sua fine è davvero disastrosa, perché “tutti i bugiardi” sono elencati fra coloro che subiranno la morte eterna. (Rivelazione [Apocalisse] 21:8) Facciamo quindi tutto il possibile per “comportarci onestamente in ogni cosa”. — Ebrei 13:18.
PROVERBI 6:16)
“Ci sono sei cose che Geova in effetti odia; sì, sette cose sono detestabili alla sua anima:”
w00 15/9 p. 27 Salvaguardate il vostro nome
Odiate ciò che Geova odia
Odiare ciò che è male è un efficace deterrente contro il commettere azioni che danneggiano la nostra reputazione. Non dovremmo quindi coltivare ripugnanza per ciò che è male? Ma esattamente che cosa dovremmo odiare? Salomone dichiara: “Ci sono sei cose che Geova in effetti odia; sì, sette cose sono detestabili alla sua anima: gli occhi alteri, la lingua falsa, e le mani che spargono sangue innocente, il cuore che architetta disegni nocivi, i piedi che corrono in fretta al male, il falso testimone che spaccia menzogne, e chiunque suscita contese tra fratelli”. — Proverbi 6:16-19.
Le sette cose che il proverbio menziona sono categorie basilari che abbracciano praticamente tutti i tipi di trasgressione. “Gli occhi alteri” e “il cuore che architetta disegni nocivi” sono peccati commessi col pensiero. “La lingua falsa” e “il falso testimone che spaccia menzogne” sono parole peccaminose. “Le mani che spargono sangue innocente” e “i piedi che corrono in fretta al male” sono azioni malvage. E particolarmente odioso agli occhi di Geova è l’individuo che si diverte a mettere zizzania fra persone che diversamente vivrebbero in pace fra loro. Il passaggio da sei a sette indica che l’elenco non vuole essere completo, dato che gli uomini continuano a moltiplicare le loro azioni malvage.
Dobbiamo quindi coltivare avversione per ciò che Dio odia. Per esempio, dobbiamo evitare “gli occhi alteri” o qualunque altra manifestazione di orgoglio. E il pettegolezzo va sicuramente evitato, perché può facilmente suscitare “contese tra fratelli”. Diffondendo dicerie malevole, critiche ingiustificate o menzogne, forse non ‘spargeremo sangue innocente’, ma sicuramente possiamo distruggere la buona reputazione di qualcuno.
w89 15/10 p. 20 par. 22 Come stroncare il pettegolezzo dannoso
Ricordiamo che le sette cose che lui detesta sono “gli occhi alteri, la lingua falsa, e le mani che spargono sangue innocente, il cuore che architetta disegni nocivi, i piedi che corrono in fretta al male, il falso testimone che spaccia menzogne, e chiunque suscita contese tra fratelli”. (Proverbi 6:16-19) I pettegoli esagerano e torcono le cose, e i calunniatori hanno la lingua falsa. Le loro parole mettono in moto i piedi di quelli che sono ansiosi di diffondere dicerie. Quasi sempre ne risultano contese. Ma se odiamo ciò che Dio odia, eviteremo i pettegolezzi malevoli che possono danneggiare chi è retto e far gongolare il grande calunniatore, Satana il Diavolo.
w87 15/4 pp. 16-17 Accrescete la vostra pace mediante l’accurata conoscenza
Bisogna odiare la malvagità
8 L’accurata conoscenza ci aiuta anche a capire quali cose sono odiate da Gesù e da Geova. (Ebrei 1:9; Isaia 61:8) “Ci sono sei cose che Geova in effetti odia; sì, sette cose sono detestabili alla sua anima: gli occhi alteri, la lingua falsa, e le mani che spargono sangue innocente, il cuore che architetta disegni nocivi, i piedi che corrono in fretta al male, il falso testimone che spaccia menzogne, e chiunque suscita contese tra fratelli”. (Proverbi 6:16-19) Atteggiamenti e comportamenti del genere sono “detestabili alla sua anima”. Il termine ebraico qui reso ‘detestabile’ deriva da una forma verbale che significa “aborrire, avere a nausea”, “provare avversione per ciò che offende tutti i sensi; detestare, odiare con indignazione”. Perciò, per essere in pace con Dio dobbiamo sviluppare un’avversione di questo genere.
9 Rifuggite, ad esempio, dagli “occhi alteri” e da qualsiasi manifestazione di orgoglio. Dopo essersi battezzati, alcuni hanno pensato di non avere più bisogno della regolare assistenza di quelli che hanno insegnato loro. Ma i nuovi cristiani dovrebbero accettare umilmente l’aiuto mentre acquistano un saldo fondamento nella verità. (Galati 6:6)
PROVERBI 6:17)
“gli occhi alteri, la lingua falsa, e le mani che spargono sangue innocente,”
w00 15/9 p. 27 Salvaguardate il vostro nome
Odiate ciò che Geova odia
Odiare ciò che è male è un efficace deterrente contro il commettere azioni che danneggiano la nostra reputazione. Non dovremmo quindi coltivare ripugnanza per ciò che è male? Ma esattamente che cosa dovremmo odiare? Salomone dichiara: “Ci sono sei cose che Geova in effetti odia; sì, sette cose sono detestabili alla sua anima: gli occhi alteri, la lingua falsa, e le mani che spargono sangue innocente, il cuore che architetta disegni nocivi, i piedi che corrono in fretta al male, il falso testimone che spaccia menzogne, e chiunque suscita contese tra fratelli”. — Proverbi 6:16-19.
Le sette cose che il proverbio menziona sono categorie basilari che abbracciano praticamente tutti i tipi di trasgressione. “Gli occhi alteri” e “il cuore che architetta disegni nocivi” sono peccati commessi col pensiero. “La lingua falsa” e “il falso testimone che spaccia menzogne” sono parole peccaminose. “Le mani che spargono sangue innocente” e “i piedi che corrono in fretta al male” sono azioni malvage. E particolarmente odioso agli occhi di Geova è l’individuo che si diverte a mettere zizzania fra persone che diversamente vivrebbero in pace fra loro. Il passaggio da sei a sette indica che l’elenco non vuole essere completo, dato che gli uomini continuano a moltiplicare le loro azioni malvage.
Dobbiamo quindi coltivare avversione per ciò che Dio odia. Per esempio, dobbiamo evitare “gli occhi alteri” o qualunque altra manifestazione di orgoglio. E il pettegolezzo va sicuramente evitato, perché può facilmente suscitare “contese tra fratelli”. Diffondendo dicerie malevole, critiche ingiustificate o menzogne, forse non ‘spargeremo sangue innocente’, ma sicuramente possiamo distruggere la buona reputazione di qualcuno.
w89 15/10 p. 20 par. 22 Come stroncare il pettegolezzo dannoso
Ricordiamo che le sette cose che lui detesta sono “gli occhi alteri, la lingua falsa, e le mani che spargono sangue innocente, il cuore che architetta disegni nocivi, i piedi che corrono in fretta al male, il falso testimone che spaccia menzogne, e chiunque suscita contese tra fratelli”. (Proverbi 6:16-19) I pettegoli esagerano e torcono le cose, e i calunniatori hanno la lingua falsa. Le loro parole mettono in moto i piedi di quelli che sono ansiosi di diffondere dicerie. Quasi sempre ne risultano contese. Ma se odiamo ciò che Dio odia, eviteremo i pettegolezzi malevoli che possono danneggiare chi è retto e far gongolare il grande calunniatore, Satana il Diavolo.
w87 15/4 pp. 16-17 Accrescete la vostra pace mediante l’accurata conoscenza
Bisogna odiare la malvagità
8 L’accurata conoscenza ci aiuta anche a capire quali cose sono odiate da Gesù e da Geova. (Ebrei 1:9; Isaia 61:8) “Ci sono sei cose che Geova in effetti odia; sì, sette cose sono detestabili alla sua anima: gli occhi alteri, la lingua falsa, e le mani che spargono sangue innocente, il cuore che architetta disegni nocivi, i piedi che corrono in fretta al male, il falso testimone che spaccia menzogne, e chiunque suscita contese tra fratelli”. (Proverbi 6:16-19) Atteggiamenti e comportamenti del genere sono “detestabili alla sua anima”. Il termine ebraico qui reso ‘detestabile’ deriva da una forma verbale che significa “aborrire, avere a nausea”, “provare avversione per ciò che offende tutti i sensi; detestare, odiare con indignazione”. Perciò, per essere in pace con Dio dobbiamo sviluppare un’avversione di questo genere.
9 Rifuggite, ad esempio, dagli “occhi alteri” e da qualsiasi manifestazione di orgoglio. Dopo essersi battezzati, alcuni hanno pensato di non avere più bisogno della regolare assistenza di quelli che hanno insegnato loro. Ma i nuovi cristiani dovrebbero accettare umilmente l’aiuto mentre acquistano un saldo fondamento nella verità. (Galati 6:6) Evitate anche il pettegolezzo, che può facilmente provocare “contese tra fratelli”. Malignando e diffondendo critiche ingiustificate o menzogne, forse non ‘spargeremo sangue innocente’, ma possiamo sicuramente distruggere la buona reputazione altrui. Non possiamo essere in pace con Dio se non siamo in pace con i nostri fratelli. (Proverbi 17:9; Matteo 5:23, 24)
PROVERBI 6:18)
“il cuore che architetta disegni nocivi, i piedi che corrono in fretta al male,”
w00 15/9 p. 27 Salvaguardate il vostro nome
Odiate ciò che Geova odia
Odiare ciò che è male è un efficace deterrente contro il commettere azioni che danneggiano la nostra reputazione. Non dovremmo quindi coltivare ripugnanza per ciò che è male? Ma esattamente che cosa dovremmo odiare? Salomone dichiara: “Ci sono sei cose che Geova in effetti odia; sì, sette cose sono detestabili alla sua anima: gli occhi alteri, la lingua falsa, e le mani che spargono sangue innocente, il cuore che architetta disegni nocivi, i piedi che corrono in fretta al male, il falso testimone che spaccia menzogne, e chiunque suscita contese tra fratelli”. — Proverbi 6:16-19.
Le sette cose che il proverbio menziona sono categorie basilari che abbracciano praticamente tutti i tipi di trasgressione. “Gli occhi alteri” e “il cuore che architetta disegni nocivi” sono peccati commessi col pensiero. “La lingua falsa” e “il falso testimone che spaccia menzogne” sono parole peccaminose. “Le mani che spargono sangue innocente” e “i piedi che corrono in fretta al male” sono azioni malvage. E particolarmente odioso agli occhi di Geova è l’individuo che si diverte a mettere zizzania fra persone che diversamente vivrebbero in pace fra loro. Il passaggio da sei a sette indica che l’elenco non vuole essere completo, dato che gli uomini continuano a moltiplicare le loro azioni malvage.
Dobbiamo quindi coltivare avversione per ciò che Dio odia. Per esempio, dobbiamo evitare “gli occhi alteri” o qualunque altra manifestazione di orgoglio. E il pettegolezzo va sicuramente evitato, perché può facilmente suscitare “contese tra fratelli”. Diffondendo dicerie malevole, critiche ingiustificate o menzogne, forse non ‘spargeremo sangue innocente’, ma sicuramente possiamo distruggere la buona reputazione di qualcuno.
w89 15/10 p. 20 par. 22 Come stroncare il pettegolezzo dannoso
Ricordiamo che le sette cose che lui detesta sono “gli occhi alteri, la lingua falsa, e le mani che spargono sangue innocente, il cuore che architetta disegni nocivi, i piedi che corrono in fretta al male, il falso testimone che spaccia menzogne, e chiunque suscita contese tra fratelli”. (Proverbi 6:16-19) I pettegoli esagerano e torcono le cose, e i calunniatori hanno la lingua falsa. Le loro parole mettono in moto i piedi di quelli che sono ansiosi di diffondere dicerie. Quasi sempre ne risultano contese. Ma se odiamo ciò che Dio odia, eviteremo i pettegolezzi malevoli che possono danneggiare chi è retto e far gongolare il grande calunniatore, Satana il Diavolo.
PROVERBI 6:19)
“il falso testimone che spaccia menzogne, e chiunque suscita contese tra fratelli.”
w00 15/9 p. 27 Salvaguardate il vostro nome
Odiate ciò che Geova odia
Odiare ciò che è male è un efficace deterrente contro il commettere azioni che danneggiano la nostra reputazione. Non dovremmo quindi coltivare ripugnanza per ciò che è male? Ma esattamente che cosa dovremmo odiare? Salomone dichiara: “Ci sono sei cose che Geova in effetti odia; sì, sette cose sono detestabili alla sua anima: gli occhi alteri, la lingua falsa, e le mani che spargono sangue innocente, il cuore che architetta disegni nocivi, i piedi che corrono in fretta al male, il falso testimone che spaccia menzogne, e chiunque suscita contese tra fratelli”. — Proverbi 6:16-19.
Le sette cose che il proverbio menziona sono categorie basilari che abbracciano praticamente tutti i tipi di trasgressione. “Gli occhi alteri” e “il cuore che architetta disegni nocivi” sono peccati commessi col pensiero. “La lingua falsa” e “il falso testimone che spaccia menzogne” sono parole peccaminose. “Le mani che spargono sangue innocente” e “i piedi che corrono in fretta al male” sono azioni malvage. E particolarmente odioso agli occhi di Geova è l’individuo che si diverte a mettere zizzania fra persone che diversamente vivrebbero in pace fra loro. Il passaggio da sei a sette indica che l’elenco non vuole essere completo, dato che gli uomini continuano a moltiplicare le loro azioni malvage.
Dobbiamo quindi coltivare avversione per ciò che Dio odia. Per esempio, dobbiamo evitare “gli occhi alteri” o qualunque altra manifestazione di orgoglio. E il pettegolezzo va sicuramente evitato, perché può facilmente suscitare “contese tra fratelli”. Diffondendo dicerie malevole, critiche ingiustificate o menzogne, forse non ‘spargeremo sangue innocente’, ma sicuramente possiamo distruggere la buona reputazione di qualcuno.
w89 15/10 p. 20 par. 22 Come stroncare il pettegolezzo dannoso
Ricordiamo che le sette cose che lui detesta sono “gli occhi alteri, la lingua falsa, e le mani che spargono sangue innocente, il cuore che architetta disegni nocivi, i piedi che corrono in fretta al male, il falso testimone che spaccia menzogne, e chiunque suscita contese tra fratelli”. (Proverbi 6:16-19) I pettegoli esagerano e torcono le cose, e i calunniatori hanno la lingua falsa. Le loro parole mettono in moto i piedi di quelli che sono ansiosi di diffondere dicerie. Quasi sempre ne risultano contese. Ma se odiamo ciò che Dio odia, eviteremo i pettegolezzi malevoli che possono danneggiare chi è retto e far gongolare il grande calunniatore, Satana il Diavolo.
w87 15/4 pp. 16-17 Accrescete la vostra pace mediante l’accurata conoscenza
Bisogna odiare la malvagità
8 L’accurata conoscenza ci aiuta anche a capire quali cose sono odiate da Gesù e da Geova. (Ebrei 1:9; Isaia 61:8) “Ci sono sei cose che Geova in effetti odia; sì, sette cose sono detestabili alla sua anima: gli occhi alteri, la lingua falsa, e le mani che spargono sangue innocente, il cuore che architetta disegni nocivi, i piedi che corrono in fretta al male, il falso testimone che spaccia menzogne, e chiunque suscita contese tra fratelli”. (Proverbi 6:16-19) Atteggiamenti e comportamenti del genere sono “detestabili alla sua anima”. Il termine ebraico qui reso ‘detestabile’ deriva da una forma verbale che significa “aborrire, avere a nausea”, “provare avversione per ciò che offende tutti i sensi; detestare, odiare con indignazione”. Perciò, per essere in pace con Dio dobbiamo sviluppare un’avversione di questo genere.
9 Rifuggite, ad esempio, dagli “occhi alteri” e da qualsiasi manifestazione di orgoglio. Dopo essersi battezzati, alcuni hanno pensato di non avere più bisogno della regolare assistenza di quelli che hanno insegnato loro. Ma i nuovi cristiani dovrebbero accettare umilmente l’aiuto mentre acquistano un saldo fondamento nella verità. (Galati 6:6) Evitate anche il pettegolezzo, che può facilmente provocare “contese tra fratelli”. Malignando e diffondendo critiche ingiustificate o menzogne, forse non ‘spargeremo sangue innocente’, ma possiamo sicuramente distruggere la buona reputazione altrui. Non possiamo essere in pace con Dio se non siamo in pace con i nostri fratelli. (Proverbi 17:9; Matteo 5:23, 24)
PROVERBI 6:21)
“Legateli di continuo al cuore; attaccateli alla gola.”
it-1 p. 512 Collo
Gola. La parola ebraica per “gola” indica la parte anteriore del collo, dove si trovano l’apparato vocale e quello della deglutizione. (Sl 149:6; Ger 2:25) L’importanza della disciplina e dell’autorità dei genitori (e, implicitamente, il notevole valore delle leggi e dei comandamenti di Dio) è messa in risalto dal consiglio di ‘legarsele intorno alla gola’, come si porterebbero ornamenti belli e preziosi. (Pr 1:8, 9; 3:1-3; 6:20, 21) Camminare con la gola tesa può essere segno di superbia. (Isa 3:16) Dei malvagi che dicono menzogne e spargono sangue innocente, la Bibbia dice: “Nella loro bocca non c’è nulla che sia degno di fede; . . . la loro gola è un aperto luogo di sepoltura”. — Sl 5:9; Ro 3:13.
PROVERBI 6:23)
“Poiché il comandamento è una lampada, e una luce è la legge, e le riprensioni della disciplina sono la via della vita,”
w00 15/9 pp. 27-28 Salvaguardate il vostro nome
Ciò che abbiamo imparato dalle Scritture può davvero proteggerci dal laccio dell’immoralità sessuale? Sì. Ci viene assicurato: “Il comandamento è una lampada, e una luce è la legge, e le riprensioni della disciplina sono la via della vita, per custodirti dalla donna cattiva, dall’adulazione della lingua della donna straniera”. (Proverbi 6:23, 24) Ricordare i consigli della Parola di Dio e usarli come ‘lampada al nostro piede e luce al nostro cammino’ ci aiuterà a resistere alle lusinghe di una donna cattiva, o di un uomo cattivo. — Salmo 119:105.
PROVERBI 6:24)
“per custodirti dalla donna cattiva, dall’adulazione della lingua della donna straniera.”
w00 15/9 pp. 27-28 Salvaguardate il vostro nome
Ciò che abbiamo imparato dalle Scritture può davvero proteggerci dal laccio dell’immoralità sessuale? Sì. Ci viene assicurato: “Il comandamento è una lampada, e una luce è la legge, e le riprensioni della disciplina sono la via della vita, per custodirti dalla donna cattiva, dall’adulazione della lingua della donna straniera”. (Proverbi 6:23, 24) Ricordare i consigli della Parola di Dio e usarli come ‘lampada al nostro piede e luce al nostro cammino’ ci aiuterà a resistere alle lusinghe di una donna cattiva, o di un uomo cattivo. — Salmo 119:105.
PROVERBI 6:25)
“Non desiderare nel tuo cuore la sua bellezza, e non ti prenda essa con i suoi occhi lucenti,”
w00 15/9 pp. 27-28 Salvaguardate il vostro nome
“Non desiderare . . . la sua bellezza”
Successivamente Salomone dà questo consiglio: “Osserva, o figlio mio, il comandamento di tuo padre, e non abbandonare la legge di tua madre. Legateli di continuo al cuore; attaccateli alla gola”. La ragione? “Quando cammini, ti guiderà; quando giaci, farà la guardia su di te; e quando ti sarai svegliato, essa stessa si occuperà di te”. — Proverbi 6:20-22.
Ciò che abbiamo imparato dalle Scritture può davvero proteggerci dal laccio dell’immoralità sessuale? Sì. Ci viene assicurato: “Il comandamento è una lampada, e una luce è la legge, e le riprensioni della disciplina sono la via della vita, per custodirti dalla donna cattiva, dall’adulazione della lingua della donna straniera”. (Proverbi 6:23, 24) Ricordare i consigli della Parola di Dio e usarli come ‘lampada al nostro piede e luce al nostro cammino’ ci aiuterà a resistere alle lusinghe di una donna cattiva, o di un uomo cattivo. — Salmo 119:105.
“Non desiderare nel tuo cuore la sua bellezza”, ammonisce il saggio re, “e non ti prenda essa con i suoi occhi lucenti”. Perché? “Perché a favore di una donna prostituta ci si riduce a un pane rotondo; ma riguardo alla moglie di un altro uomo, essa dà la caccia perfino a un’anima preziosa”. — Proverbi 6:25, 26.
Salomone si riferisce a una moglie adultera come a una prostituta? Forse. Ma può anche darsi che voglia fare un contrasto fra le conseguenze del commettere immoralità con una prostituta e quelle derivanti dall’adulterio con la moglie di un altro. Chi ha rapporti intimi con una prostituta può ridursi a “un pane rotondo”, cioè all’estrema povertà. Può anche contrarre dolorose e debilitanti malattie trasmesse per via sessuale, compresa la micidiale AIDS. Sotto la Legge, chi cercava invece di avere rapporti intimi con il coniuge di un altro correva rischi maggiori a livello immediato. L’adultera mette in pericolo l’“anima preziosa” di chi ha rapporti illeciti con lei. “Si intende . . . qualcosa di più del morire anzitempo per aver fatto una vita dissoluta”, dice un’opera di consultazione. “Il peccatore è soggetto alla pena di morte”. (Levitico 20:10; Deuteronomio 22:22) In ogni caso, a prescindere dalla bellezza fisica, tale donna non è da desiderare.
PROVERBI 6:26)
“perché a favore di una donna prostituta [ci si riduce] a un pane rotondo; ma riguardo alla moglie di un [altro] uomo, essa dà la caccia perfino a un’anima preziosa.”
w00 15/9 p. 28 Salvaguardate il vostro nome
“Perché a favore di una donna prostituta ci si riduce a un pane rotondo; ma riguardo alla moglie di un altro uomo, essa dà la caccia perfino a un’anima preziosa”. — Proverbi 6:25, 26.
Salomone si riferisce a una moglie adultera come a una prostituta? Forse. Ma può anche darsi che voglia fare un contrasto fra le conseguenze del commettere immoralità con una prostituta e quelle derivanti dall’adulterio con la moglie di un altro. Chi ha rapporti intimi con una prostituta può ridursi a “un pane rotondo”, cioè all’estrema povertà. Può anche contrarre dolorose e debilitanti malattie trasmesse per via sessuale, compresa la micidiale AIDS. Sotto la Legge, chi cercava invece di avere rapporti intimi con il coniuge di un altro correva rischi maggiori a livello immediato. L’adultera mette in pericolo l’“anima preziosa” di chi ha rapporti illeciti con lei. “Si intende . . . qualcosa di più del morire anzitempo per aver fatto una vita dissoluta”, dice un’opera di consultazione. “Il peccatore è soggetto alla pena di morte”. (Levitico 20:10; Deuteronomio 22:22)
it-2 p. 674 Prostituta
Il saggio perciò consiglia: “Non desiderare nel tuo cuore la sua bellezza [della donna straniera], . . . perché a favore di una donna prostituta ci si riduce a un pane rotondo; ma riguardo alla moglie di un altro uomo, essa dà la caccia perfino a un’anima preziosa”. (Pr 6:24-26) Questo può significare che in Israele un uomo, frequentando una prostituta, dilapidava le sue sostanze e si riduceva in miseria (cfr. 1Sa 2:36; Lu 15:30), ma l’uomo che commetteva adulterio con la moglie di un altro perdeva la propria anima (sotto la Legge per l’adulterio c’era la pena di morte). Oppure l’intero brano può riferirsi alla moglie adultera come a una prostituta.
PROVERBI 6:27)
“Può un uomo raccoglier fuoco nel suo seno eppure non bruciare le sue medesime vesti?”
w10 15/4 p. 15 Permettete a Geova di farvi domande?
“Può un uomo raccoglier fuoco nel suo seno eppure non bruciare le sue medesime vesti?” (Prov. 6:27) I primi nove capitoli di Proverbi contengono brevi discorsi in cui un padre trasmette perle di saggezza al figlio. La domanda riportata sopra si riferisce alle amare conseguenze dell’adulterio. (Prov. 6:29) Se ci rendiamo conto che stiamo flirtando con qualcuno o che nutriamo desideri sessuali errati, questa domanda dovrebbe scuoterci e farci tornare in noi. In linea di principio, comunque, possiamo farci questa domanda in ogni circostanza in cui siamo tentati a intraprendere una condotta poco saggia. La domanda evidenzia in modo vivido il principio biblico: ‘Si miete ciò che si semina’. — Gal. 6:7.
w00 15/9 p. 28 Salvaguardate il vostro nome
‘Non raccogliete fuoco nel seno’
Ribadendo i pericoli dell’adulterio, Salomone chiede: “Può un uomo raccoglier fuoco nel suo seno eppure non bruciare le sue medesime vesti? O può un uomo camminare sui carboni e non scottarsi gli stessi piedi?” Spiegando il senso dell’illustrazione dice: “Similmente per chiunque ha relazione con la moglie del suo prossimo, nessuno che la tocchi rimarrà esente da punizione”. (Proverbi 6:27-29) Un peccatore del genere va incontro a sicura punizione.
“Non si disprezza il ladro semplicemente perché ruba per riempire la sua anima quando ha fame”, ci viene ricordato. Nondimeno, “quando è trovato, renderà sette volte tanto; darà tutte le cose di valore della sua casa”. (Proverbi 6:30, 31) Nell’antico Israele il ladro doveva pagare anche se così facendo rimaneva senza nulla. Quanto più meritevole di punizione è l’adultero, che non ha scusanti per ciò che ha fatto!
“Chiunque commette adulterio con una donna manca di cuore”, dice Salomone. Chi manca di cuore è privo di giudizio, dato che “porta la sua propria anima alla rovina”. (Proverbi 6:32) Esteriormente può sembrare una persona a modo, ma l’uomo interiore presenta gravi lacune.
Tuttavia l’adultero non raccoglie solo questi frutti. “Troverà piaga e disonore, e il suo stesso biasimo non sarà cancellato. Poiché il furore dell’uomo robusto è la gelosia, ed egli non mostrerà compassione nel giorno della vendetta. Non avrà considerazione per nessuna sorta di riscatto, né mostrerà buona volontà, non importa quanto grande tu faccia il regalo”. — Proverbi 6:33-35.
Un ladro può risarcire chi ha danneggiato, ma l’adultero no. Che compenso può offrire a un marito infuriato? È probabile che nessuna supplica basti a fargli ottenere compassione. L’adultero non può dare nessun risarcimento per il suo peccato. Il biasimo e il disonore accumulati sul suo nome rimangono. Per di più non può sottrarsi alla meritata punizione con nessun riscatto o pagamento.
w89 1/11 p. 11 par. 5 La purezza morale è la bellezza dei giovani
Potete esporvi a queste vivide descrizioni del “basso livello di dissolutezza” e allo stesso tempo rimanere puri dinanzi a Dio? (1 Pietro 4:4) Il proverbio dice: “Può un uomo raccoglier fuoco nel suo seno eppure non bruciare le sue medesime vesti?” — Proverbi 6:27.
PROVERBI 6:29)
“Similmente per chiunque ha relazione con la moglie del suo prossimo, nessuno che la tocchi rimarrà esente da punizione.”
w00 15/9 p. 28 Salvaguardate il vostro nome
Spiegando il senso dell’illustrazione dice: “Similmente per chiunque ha relazione con la moglie del suo prossimo, nessuno che la tocchi rimarrà esente da punizione”. (Proverbi 6:27-29) Un peccatore del genere va incontro a sicura punizione.
“Non si disprezza il ladro semplicemente perché ruba per riempire la sua anima quando ha fame”, ci viene ricordato. Nondimeno, “quando è trovato, renderà sette volte tanto; darà tutte le cose di valore della sua casa”. (Proverbi 6:30, 31) Nell’antico Israele il ladro doveva pagare anche se così facendo rimaneva senza nulla. Quanto più meritevole di punizione è l’adultero, che non ha scusanti per ciò che ha fatto!
PROVERBI 6:30)
“Non si disprezza il ladro semplicemente perché ruba per riempire la sua anima quando ha fame.”
w10 1/3 p. 14 Si deve essere sempre onesti?
[Riquadro a pagina 14]
Proverbi 6:30 giustifica chi ruba?
In Proverbi 6:30 si legge: “Non si disprezza il ladro semplicemente perché ruba per riempire la sua anima quando ha fame”. Queste parole forniscono forse una giustificazione per rubare? Niente affatto. Il contesto mostra che Dio considera il ladro ugualmente responsabile del suo errore. Il successivo versetto dice: “Ma, quando è trovato, renderà sette volte tanto; darà tutte le cose di valore della sua casa”. (Proverbi 6:31) Chi ruba per fame può non essere così riprovevole come chi ruba per avidità o con l’intenzione di danneggiare il prossimo, ma ha pur sempre il dovere di rendere ciò che ha preso o di ripagarlo. Chi desidera l’approvazione di Dio non deve rubare in nessuna circostanza.
w00 15/9 p. 28 Salvaguardate il vostro nome
Secondo la Legge mosaica il ladro era tenuto a restituire il doppio, il quadruplo o il quintuplo di ciò che aveva rubato. (Esodo 22:1-4) L’espressione “sette volte” sta probabilmente a indicare che la pena doveva essere pagata per intero, il che poteva essere molte volte più di ciò che aveva rubato.
w00 15/9 p. 28 Salvaguardate il vostro nome
“Non si disprezza il ladro semplicemente perché ruba per riempire la sua anima quando ha fame”, ci viene ricordato. Nondimeno, “quando è trovato, renderà sette volte tanto; darà tutte le cose di valore della sua casa”. (Proverbi 6:30, 31) Nell’antico Israele il ladro doveva pagare anche se così facendo rimaneva senza nulla. Quanto più meritevole di punizione è l’adultero, che non ha scusanti per ciò che ha fatto!
g97 8/11 p. 19 La povertà giustifica il furto?
Tuttavia Proverbi 6:30 dice che “non si disprezza il ladro semplicemente perché ruba per riempire la sua anima quando ha fame”. Questa dichiarazione giustifica forse il furto? Niente affatto. Il contesto indica che Dio considera ugualmente il ladro punibile per il suo errore. Il versetto successivo dice: “Ma, quando è trovato, renderà sette volte tanto; darà tutte le cose di valore della sua casa”. — Proverbi 6:31.
Anche se il ladro che ruba per fame potrebbe non essere riprensibile quanto colui che ruba per avidità o con l’intento di nuocere alla sua vittima, chi desidera avere l’approvazione di Dio non dovrebbe rendersi colpevole di alcuna forma di furto.
w94 15/4 p. 20 È realmente furto?
Considerate ciò che dice la Bibbia circa il furto in un’altra situazione apparentemente di emergenza: “Non si disprezza il ladro semplicemente perché ruba per riempire la sua anima quando ha fame. Ma, quando è trovato, renderà sette volte tanto; darà tutte le cose di valore della sua casa”. (Proverbi 6:30, 31) In altre parole, quando viene scoperto, il ladro deve subire la pena prevista dalla legge. Secondo la Legge mosaica, il ladro doveva dare un risarcimento per il suo reato. Perciò, lungi dall’incoraggiare o dallo scusare il furto, la Bibbia avverte che anche in situazioni di emergenza il furto può avere come conseguenza una perdita economica, vergogna e, cosa ancor più seria, la perdita dell’approvazione di Dio.
w90 15/11 p. 5 Come affrontare la sfida morale di essere poveri
Le opportunità per far soldi in maniera disonesta possono quindi sembrare allettanti, persino necessarie. Alcuni potrebbero addirittura sostenere che la Bibbia giustifica qualche peccatuccio di tanto in tanto! Dopo tutto, non dice forse: “Non si disprezza il ladro semplicemente perché ruba per riempire la sua anima quando ha fame”? E un saggio pregò: ‘Fa che non sia ridotto in povertà e realmente non rubi’. — Proverbi 6:30; 30:8, 9.
Il punto di vista biblico sull’onestà
È proprio vero che questi versetti biblici approvano tacitamente la disonestà? Ebbene, esaminiamoli nel loro contesto. Dopo aver ammesso che non si disprezza chi ruba per sfamarsi, Proverbi 6:31 prosegue dicendo: “Ma, quando è trovato, renderà sette volte tanto; darà tutte le cose di valore della sua casa”. In altre parole, una volta catturato il ladro deve pagare appieno la punizione prevista dalla legge. Deve scontare la pena! Anziché incoraggiare a rubare, quindi, queste parole mettono in guardia i poveri, indicando che chi ruba può subire ulteriori perdite economiche, recare disonore su di sé e sulla propria famiglia e perdere il rispetto di se stesso.
it-2 p. 674 Prostituta
Gli ultimi versetti del capitolo (Pr 6:29-35) dicono: “Chiunque ha relazione con la moglie del suo prossimo, nessuno che la tocchi rimarrà esente da punizione. Non si disprezza il ladro semplicemente perché ruba per riempire la sua anima quando ha fame. Ma, quando è trovato, renderà sette volte tanto; darà tutte le cose di valore della sua casa. Chiunque commette adulterio con una donna manca di cuore; chi lo fa porta la sua propria anima alla rovina. Troverà piaga e disonore, e il suo stesso biasimo non sarà cancellato. Poiché il furore dell’uomo robusto è la gelosia, ed egli non mostrerà compassione nel giorno della vendetta. Non avrà considerazione per nessuna sorta di riscatto, né mostrerà buona volontà, non importa quanto grande tu faccia il regalo”.
Il senso di Proverbi 6:30-35 può essere che gli uomini non disprezzano troppo il ladro che ruba per sfamarsi; fino a un certo punto lo capiscono. Tuttavia se viene preso deve restituire con ‘gli interessi’ ciò che ha rubato (questo specialmente sotto la Legge [Eso 22:1, 3, 4]; l’espressione “sette volte” può essere usata nel proverbio per indicare che egli è costretto a pagare la pena nel modo più completo). L’adultero invece non può riparare il danno arrecato con il suo peccato; il suo disonore, che è grande, rimane, e in nessun modo può riscattarsi o sfuggire, pagando, alla punizione che merita.
PROVERBI 6:31)
“Ma, quando è trovato, renderà sette volte tanto; darà tutte le cose di valore della sua casa.”
w00 15/9 p. 28 Salvaguardate il vostro nome
“Non si disprezza il ladro semplicemente perché ruba per riempire la sua anima quando ha fame”, ci viene ricordato. Nondimeno, “quando è trovato, renderà sette volte tanto; darà tutte le cose di valore della sua casa”. (Proverbi 6:30, 31) Nell’antico Israele il ladro doveva pagare anche se così facendo rimaneva senza nulla. Quanto più meritevole di punizione è l’adultero, che non ha scusanti per ciò che ha fatto!
w00 15/9 p. 28 Salvaguardate il vostro nome
Secondo la Legge mosaica il ladro era tenuto a restituire il doppio, il quadruplo o il quintuplo di ciò che aveva rubato. (Esodo 22:1-4) L’espressione “sette volte” sta probabilmente a indicare che la pena doveva essere pagata per intero, il che poteva essere molte volte più di ciò che aveva rubato.
w94 15/4 p. 20 È realmente furto?
Considerate ciò che dice la Bibbia circa il furto in un’altra situazione apparentemente di emergenza: “Non si disprezza il ladro semplicemente perché ruba per riempire la sua anima quando ha fame. Ma, quando è trovato, renderà sette volte tanto; darà tutte le cose di valore della sua casa”. (Proverbi 6:30, 31) In altre parole, quando viene scoperto, il ladro deve subire la pena prevista dalla legge. Secondo la Legge mosaica, il ladro doveva dare un risarcimento per il suo reato. Perciò, lungi dall’incoraggiare o dallo scusare il furto, la Bibbia avverte che anche in situazioni di emergenza il furto può avere come conseguenza una perdita economica, vergogna e, cosa ancor più seria, la perdita dell’approvazione di Dio.
w90 15/11 p. 5 Come affrontare la sfida morale di essere poveri
Le opportunità per far soldi in maniera disonesta possono quindi sembrare allettanti, persino necessarie. Alcuni potrebbero addirittura sostenere che la Bibbia giustifica qualche peccatuccio di tanto in tanto! Dopo tutto, non dice forse: “Non si disprezza il ladro semplicemente perché ruba per riempire la sua anima quando ha fame”? E un saggio pregò: ‘Fa che non sia ridotto in povertà e realmente non rubi’. — Proverbi 6:30; 30:8, 9.
Il punto di vista biblico sull’onestà
È proprio vero che questi versetti biblici approvano tacitamente la disonestà? Ebbene, esaminiamoli nel loro contesto. Dopo aver ammesso che non si disprezza chi ruba per sfamarsi, Proverbi 6:31 prosegue dicendo: “Ma, quando è trovato, renderà sette volte tanto; darà tutte le cose di valore della sua casa”. In altre parole, una volta catturato il ladro deve pagare appieno la punizione prevista dalla legge. Deve scontare la pena! Anziché incoraggiare a rubare, quindi, queste parole mettono in guardia i poveri, indicando che chi ruba può subire ulteriori perdite economiche, recare disonore su di sé e sulla propria famiglia e perdere il rispetto di se stesso.
it-2 p. 674 Prostituta
Gli ultimi versetti del capitolo (Pr 6:29-35) dicono: “Chiunque ha relazione con la moglie del suo prossimo, nessuno che la tocchi rimarrà esente da punizione. Non si disprezza il ladro semplicemente perché ruba per riempire la sua anima quando ha fame. Ma, quando è trovato, renderà sette volte tanto; darà tutte le cose di valore della sua casa. Chiunque commette adulterio con una donna manca di cuore; chi lo fa porta la sua propria anima alla rovina. Troverà piaga e disonore, e il suo stesso biasimo non sarà cancellato. Poiché il furore dell’uomo robusto è la gelosia, ed egli non mostrerà compassione nel giorno della vendetta. Non avrà considerazione per nessuna sorta di riscatto, né mostrerà buona volontà, non importa quanto grande tu faccia il regalo”.
Il senso di Proverbi 6:30-35 può essere che gli uomini non disprezzano troppo il ladro che ruba per sfamarsi; fino a un certo punto lo capiscono. Tuttavia se viene preso deve restituire con ‘gli interessi’ ciò che ha rubato (questo specialmente sotto la Legge [Eso 22:1, 3, 4]; l’espressione “sette volte” può essere usata nel proverbio per indicare che egli è costretto a pagare la pena nel modo più completo). L’adultero invece non può riparare il danno arrecato con il suo peccato; il suo disonore, che è grande, rimane, e in nessun modo può riscattarsi o sfuggire, pagando, alla punizione che merita.
PROVERBI 6:32)
“Chiunque commette adulterio con una donna manca di cuore; chi lo fa porta la sua propria anima alla rovina.”
w00 15/9 p. 28 Salvaguardate il vostro nome
“Chiunque commette adulterio con una donna manca di cuore”, dice Salomone. Chi manca di cuore è privo di giudizio, dato che “porta la sua propria anima alla rovina”. (Proverbi 6:32) Esteriormente può sembrare una persona a modo, ma l’uomo interiore presenta gravi lacune.
it-1 p. 633 Cuore
Che l’espressione ‘mancare di cuore’ includa l’idea di scarso giudizio o discernimento è evidente dal contesto in cui essa compare nelle Scritture. In Proverbi 6:32 il saggio dice che chi commette adulterio “manca di cuore”. Altre traduzioni hanno: “forsennato” (Mar, PIB), “privo di senno” (CEI, Na, VR), “insensato” (Con, Ga, PS). Che l’adultero sia un insensato è evidente dalle tristi conseguenze di tale immoralità sessuale. (Pr 1:2-4; 6:23-35; 7:7, 21-27) Esteriormente egli può sembrare una persona a modo, ma l’uomo interiore presenta gravi lacune.
rs p. 192 par. 3 Indipendenza
“Chiunque commette adulterio con una donna . . . porta la sua propria anima alla rovina”. (Prov. 6:32) (In quanto all’omosessualità, vedi Romani 1:24-27). (I rapporti sessuali illeciti possono sul momento sembrare piacevoli. Ma portano a malattie ripugnanti, gravidanze indesiderate, aborti, gelosie, rimorsi di coscienza, turbe emotive e di sicuro alla disapprovazione di Dio, dal quale dipendono le nostre prospettive di vita futura).
PROVERBI 6:33)
“Troverà piaga e disonore, e il suo stesso biasimo non sarà cancellato.”
w00 15/9 p. 28 Salvaguardate il vostro nome
Tuttavia l’adultero non raccoglie solo questi frutti. “Troverà piaga e disonore, e il suo stesso biasimo non sarà cancellato. Poiché il furore dell’uomo robusto è la gelosia, ed egli non mostrerà compassione nel giorno della vendetta. Non avrà considerazione per nessuna sorta di riscatto, né mostrerà buona volontà, non importa quanto grande tu faccia il regalo”. — Proverbi 6:33-35.
Un ladro può risarcire chi ha danneggiato, ma l’adultero no. Che compenso può offrire a un marito infuriato? È probabile che nessuna supplica basti a fargli ottenere compassione. L’adultero non può dare nessun risarcimento per il suo peccato. Il biasimo e il disonore accumulati sul suo nome rimangono. Per di più non può sottrarsi alla meritata punizione con nessun riscatto o pagamento.
PROVERBI 6:34)
“Poiché il furore dell’uomo robusto è la gelosia, ed egli non mostrerà compassione nel giorno della vendetta.”
w00 15/9 p. 28 Salvaguardate il vostro nome
Tuttavia l’adultero non raccoglie solo questi frutti. “Troverà piaga e disonore, e il suo stesso biasimo non sarà cancellato. Poiché il furore dell’uomo robusto è la gelosia, ed egli non mostrerà compassione nel giorno della vendetta. Non avrà considerazione per nessuna sorta di riscatto, né mostrerà buona volontà, non importa quanto grande tu faccia il regalo”. — Proverbi 6:33-35.
Un ladro può risarcire chi ha danneggiato, ma l’adultero no. Che compenso può offrire a un marito infuriato? È probabile che nessuna supplica basti a fargli ottenere compassione. L’adultero non può dare nessun risarcimento per il suo peccato. Il biasimo e il disonore accumulati sul suo nome rimangono. Per di più non può sottrarsi alla meritata punizione con nessun riscatto o pagamento.
it-2 p. 1184 Vendetta
Tendenza dell’uomo imperfetto a vendicarsi. L’uomo imperfetto e decaduto ha la tendenza a volersi vendicare di chi gli ha fatto delle ingiustizie o di coloro che odia. Chi commette adulterio con la moglie di un altro rischia di subire la vendetta retributiva del marito, come dice Proverbi: “Poiché il furore dell’uomo robusto è la gelosia, ed egli non mostrerà compassione nel giorno della vendetta. Non avrà considerazione per nessuna sorta di riscatto, né mostrerà buona volontà, non importa quanto grande tu faccia il regalo”. (Pr 6:32-35)
PROVERBI 6:35)
“Non avrà considerazione per nessuna sorta di riscatto, né mostrerà buona volontà, non importa quanto grande tu faccia il regalo.”
w00 15/9 p. 28 Salvaguardate il vostro nome
Tuttavia l’adultero non raccoglie solo questi frutti. “Troverà piaga e disonore, e il suo stesso biasimo non sarà cancellato. Poiché il furore dell’uomo robusto è la gelosia, ed egli non mostrerà compassione nel giorno della vendetta. Non avrà considerazione per nessuna sorta di riscatto, né mostrerà buona volontà, non importa quanto grande tu faccia il regalo”. — Proverbi 6:33-35.
Un ladro può risarcire chi ha danneggiato, ma l’adultero no. Che compenso può offrire a un marito infuriato? È probabile che nessuna supplica basti a fargli ottenere compassione. L’adultero non può dare nessun risarcimento per il suo peccato. Il biasimo e il disonore accumulati sul suo nome rimangono. Per di più non può sottrarsi alla meritata punizione con nessun riscatto o pagamento.
it-2 p. 674 Prostituta
Gli ultimi versetti del capitolo (Pr 6:29-35) dicono: “Chiunque ha relazione con la moglie del suo prossimo, nessuno che la tocchi rimarrà esente da punizione. Non si disprezza il ladro semplicemente perché ruba per riempire la sua anima quando ha fame. Ma, quando è trovato, renderà sette volte tanto; darà tutte le cose di valore della sua casa. Chiunque commette adulterio con una donna manca di cuore; chi lo fa porta la sua propria anima alla rovina. Troverà piaga e disonore, e il suo stesso biasimo non sarà cancellato. Poiché il furore dell’uomo robusto è la gelosia, ed egli non mostrerà compassione nel giorno della vendetta. Non avrà considerazione per nessuna sorta di riscatto, né mostrerà buona volontà, non importa quanto grande tu faccia il regalo”.
Il senso di Proverbi 6:30-35 può essere che gli uomini non disprezzano troppo il ladro che ruba per sfamarsi; fino a un certo punto lo capiscono. Tuttavia se viene preso deve restituire con ‘gli interessi’ ciò che ha rubato (questo specialmente sotto la Legge [Eso 22:1, 3, 4]; l’espressione “sette volte” può essere usata nel proverbio per indicare che egli è costretto a pagare la pena nel modo più completo). L’adultero invece non può riparare il danno arrecato con il suo peccato; il suo disonore, che è grande, rimane, e in nessun modo può riscattarsi o sfuggire, pagando, alla punizione che merita.

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