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SALMI 135-141 | Tesori della Parola di Dio: settimana del 19-25 settembre

TESTI BIBLICI E RIFERIMENTI: TESORI DELLA PAROLA DI DIO | SALMI 135-141

“SIAMO FATTI IN MANIERA MERAVIGLIOSA”: (10 MIN)

Davide meditò sulle buone qualità di Dio manifeste nella creazione. Scelse di impiegare la sua vita per servire Geova.
Riflettendo profondamente sulla creazione, Davide fu spinto a lodare Geova:
139:14
• “Ti loderò perché sono fatto in maniera tremendamente meravigliosa”
139:15
• “Le mie ossa non ti furono occultate quando fui fatto nel segreto, quando fui tessuto nelle parti più basse della terra”
139:16
• “I tuoi occhi videro perfino il mio embrione, e nel tuo libro ne erano scritte tutte le parti”

Sl 139:14 — Osservare le opere di Geova accresce la nostra gratitudine nei suoi confronti (w07 15/6 21 parr. 1-4)

Traduzione del Nuovo Mondo con riferimenti Salmo 139:14
14 Ti loderò perché sono fatto in maniera tremendamente meravigliosa.
Meravigliose sono le tue opere,
Come la mia anima sa molto bene.
La Torre di Guardia (2007) Siamo fatti ‘in maniera meravigliosa’
1. Perché molte persone riflessive danno a Dio il merito delle meraviglie della terra?
IL MONDO naturale pullula di meravigliosi organismi viventi. Come sono venuti all’esistenza? Alcuni credono che si possa rispondere senza chiamare in causa un Creatore intelligente. Altri ritengono che escludendo arbitrariamente l’esistenza di un Creatore l’uomo limiti la sua capacità di comprendere la natura. Credono che gli esseri viventi siano troppo complessi, vari e meravigliosi per aver avuto origine per caso. Per molti, compresi alcuni scienziati, l’evidenza indica che l’universo ha avuto un Creatore saggio, potente e benevolo.
2. Cosa spinse Davide a lodare Geova?
2 Davide, re dell’antico Israele, era convinto che il Creatore meritasse di essere lodato per le sue opere meravigliose. Anche se visse molto tempo prima della nostra era scientifica, Davide comprendeva che tutt’intorno a lui c’erano esempi straordinari dell’opera creativa di Dio. Gli bastava osservare il suo stesso corpo per provare un profondo timore reverenziale per la capacità creativa di Dio. “Ti loderò perché sono fatto in maniera tremendamente meravigliosa”, scrisse. “Meravigliose sono le tue opere, come la mia anima sa molto bene”. — Salmo 139:14.
3, 4. Perché è importante che ciascuno di noi rifletta attentamente sulle opere di Geova?
3 Davide arrivò ad avere questa forte convinzione dopo attenta riflessione. Oggi i programmi scolastici e i mezzi di informazione propugnano teorie sull’origine dell’uomo che minano la fede. Per avere una fede come quella di Davide anche noi dobbiamo riflettere attentamente. Non possiamo permettere che gli altri pensino per noi, soprattutto quando si tratta di questioni così importanti come l’esistenza e il ruolo del Creatore.
4 Inoltre, osservando le opere di Geova possiamo accrescere il nostro amore e la nostra riconoscenza per lui e avere fiducia nelle sue promesse per il futuro. Ciò può spingerci a conoscere Geova ancora meglio e a servirlo. Vediamo dunque in che modo la scienza moderna ha confermato la dichiarazione di Davide secondo cui siamo fatti ‘in maniera meravigliosa’.

Sl 139:15, 16 — I nostri geni e le nostre cellule esaltano la potenza e la sapienza di Geova (w07 15/6 22-23 parr. 7-11)

Traduzione del Nuovo Mondo con riferimenti Salmo 139:15, 16
15 Le mie ossa non ti furono occultate
Quando fui fatto nel segreto,
Quando fui tessuto nelle parti più basse della terra.
16 I tuoi occhi videro perfino il mio embrione,
E nel tuo libro ne erano scritte tutte le parti,
Riguardo ai giorni quando furono formate
E fra di esse non ce n’era ancora nessuna.
La Torre di Guardia (2007) Siamo fatti ‘in maniera meravigliosa’
7, 8. (a) Descrivete i primi stadi dello sviluppo del nascituro. (b) In che senso il nascituro viene “tessuto nelle parti più basse della terra”?
7 “Le mie ossa non ti furono occultate quando fui fatto nel segreto, quando fui tessuto nelle parti più basse della terra”. (Salmo 139:15) La prima cellula si divide in due e altrettanto fa ogni nuova cellula. Ben presto le cellule cominciano a differenziarsi, o specializzarsi, per diventare cellule nervose, muscolari, epiteliali, e così via. Quelle dello stesso tipo si raggruppano insieme formando i tessuti e quindi gli organi. Ad esempio, durante la terza settimana dopo il concepimento comincia a formarsi il sistema scheletrico. A sole sette settimane, quando il nascituro misura all’incirca due centimetri e mezzo, tutte le 206 ossa presenti nel corpo di un adulto sono già abbozzate, anche se non ancora ossificate.
8 Questo prodigioso sviluppo si verifica nel grembo materno, fuori della portata dell’occhio umano, come se il tutto avvenisse nelle profondità della terra. In effetti sono ancora molte le cose che l’uomo non sa in merito allo sviluppo del proprio organismo. Per esempio, cosa attiva determinati geni all’interno delle cellule mettendo in moto il processo di differenziazione? Forse un giorno la scienza lo scoprirà, ma il nostro Creatore, Geova, conosce questo meccanismo da sempre, come affermò Davide.
9, 10. In che senso la formazione delle parti dell’embrione ‘è scritta nel libro di Dio’?
9 “I tuoi occhi videro perfino il mio embrione, e nel tuo libro ne erano scritte tutte le parti, riguardo ai giorni quando furono formate e fra di esse non ce n’era ancora nessuna”. (Salmo 139:16) La prima cellula di un individuo contiene il progetto completo di tutto il suo corpo. Questo progetto guida lo sviluppo durante i nove mesi della gravidanza e poi negli oltre vent’anni di crescita fino all’età adulta. In questo arco di tempo il corpo passa attraverso molte fasi che sono tutte guidate dalle informazioni contenute nella cellula originale.
10 Davide non sapeva nulla delle cellule e dei geni, e non aveva certo il microscopio. Tuttavia riconobbe giustamente che lo sviluppo del suo corpo attestava l’esistenza di un progetto. Forse Davide aveva un’idea generale di come si sviluppa l’embrione, per cui poté ragionare che ogni fase doveva avvenire secondo un progetto e una tabella di marcia precisi. Con un linguaggio poetico, Davide disse che questo progetto ‘era scritto nel libro di Dio’.
11. Cosa determina le caratteristiche fisiche di ciascun individuo?
11 Oggi si sa che le caratteristiche che si ereditano da genitori e antenati — come statura, lineamenti, colore degli occhi e dei capelli, e migliaia di altre — sono determinate dai geni. Ogni cellula contiene decine di migliaia di geni, e ciascun gene fa parte di una lunga catena di DNA (acido desossiribonucleico). Le informazioni necessarie per lo sviluppo dell’organismo sono “scritte” nella struttura chimica del DNA. Ogni volta che le cellule si dividono (per formarne di nuove o per sostituire quelle vecchie) il DNA fa sì che queste informazioni vengano trasmesse, permettendo all’individuo di rimanere in vita senza cambiare in modo sostanziale il proprio aspetto. Che esempio straordinario della potenza e della sapienza del nostro Fattore celeste!

Sl 139:17, 18 — Gli esseri umani si distinguono per la loro capacità di usare il linguaggio e l’intelletto (w07 15/6 23 parr. 12-13; w06 1/9 16 par. 7)

Traduzione del Nuovo Mondo con riferimenti Salmo 139:17, 18
17 Come mi son dunque preziosi i tuoi pensieri!
O Dio, quanto è grande la loro somma!
18 Se cercassi di contarli, sono più numerosi anche dei granelli di sabbia.
Mi sono svegliato, eppure sono ancora con te.
La Torre di Guardia (2007) Siamo fatti ‘in maniera meravigliosa’
12. Che cosa distingue l’uomo dagli animali?
12 “Come mi son dunque preziosi i tuoi pensieri! O Dio, quanto è grande la loro somma! Se cercassi di contarli, sono più numerosi anche dei granelli di sabbia”. (Salmo 139:17, 18a) Anche gli animali sono fatti in maniera meravigliosa e alcuni hanno sensi e capacità più sviluppati di quelli degli esseri umani. Dio ha dato però all’uomo facoltà mentali di gran lunga superiori a quelle di qualsiasi animale. “Pur essendo simili ad altre specie da molti punti di vista, noi esseri umani ci distinguiamo dalle altre forme di vita esistenti sulla terra per la nostra capacità di usare il linguaggio e l’intelletto”, fa notare un testo di scienze. “Ci distinguiamo anche per l’intenso desiderio di conoscere noi stessi: Com’è fatto il nostro organismo? Come fummo formati?” Queste sono domande sulle quali rifletté anche Davide.
13. (a) Come poteva Davide meditare sui pensieri di Dio? (b) Come possiamo seguire l’esempio di Davide?
13 Cosa ancora più importante, ci distinguiamo dagli animali per la nostra capacità di riflettere sui pensieri di Dio. Questa speciale facoltà è una delle cose che dimostrano che siamo fatti “a immagine di Dio”. (Genesi 1:27) Davide usò bene questa facoltà. Meditò sulle prove dell’esistenza di Dio e sulle sue buone qualità manifeste nella creazione terrestre. Davide disponeva inoltre dei primi libri delle Sacre Scritture, contenenti delle rivelazioni nelle quali Dio parla di se stesso e delle sue opere. Questi scritti ispirati aiutarono Davide a comprendere i pensieri, la personalità e il proposito di Dio. Meditando sulle Scritture, sulla creazione e su come il Creatore agiva con lui, Davide fu spinto a lodarlo.
La Torre di Guardia (2006) Punti notevoli del Libro Quinto dei Salmi
139:17, 18. La conoscenza di Geova ci è divenuta piacevole? (Proverbi 2:10) Se sì, abbiamo trovato un’inesauribile fonte di gioia. I pensieri di Geova “sono più numerosi anche dei granelli di sabbia”. Ci sarà sempre da imparare riguardo a lui.

SCAVIAMO PER TROVARE GEMME SPIRITUALI: (8 MIN)

Sl 136:15 — Quale dettaglio aggiunge questo versetto al racconto di Esodo? (it-1 864 par. 2)

Traduzione del Nuovo Mondo con riferimenti Salmo 136:15
15 E che scosse Faraone e le sue forze militari nel Mar Rosso:
Poiché la sua amorevole benignità è a tempo indefinito;
Perspicacia, vol. 1 Esodo
Da un punto di vista strategico la posizione degli israeliti era pessima. Erano stretti fra il mare e i monti, con gli egiziani che precludevano la ritirata. Vistisi intrappolati, gli israeliti furono presi da timore e cominciarono a lamentarsi contro Mosè. Allora Dio intervenne per proteggere Israele spostando la nuvola dall’avanguardia alla retroguardia. Da una parte, verso gli egiziani, essa era tenebre; dall’altra, illuminava la notte per Israele. Mentre la nuvola tratteneva gli egiziani dall’attaccare, Mosè per comando di Geova alzò la verga, e le acque del mare si aprirono, lasciando il letto asciutto perché Israele potesse passare. — Eso 14:10-21.

Sl 141:5 — Cosa riconobbe il re Davide? (w15 15/4 31 par. 1)

Traduzione del Nuovo Mondo con riferimenti Salmo 141:5
5 Se mi colpisse il giusto, sarebbe amorevole benignità;
E se mi riprendesse, sarebbe olio sulla mia testa,
Che la mia testa non vorrebbe rifiutare.
Poiché ancora ci sarebbe pure la mia preghiera durante le loro calamità.
La Torre di Guardia (2015) La disassociazione: un provvedimento amorevole
Per produrre i risultati desiderati occorrono amore e fermezza. “Se mi colpisse il giusto, sarebbe amorevole benignità”, disse il salmista Davide, “e se mi riprendesse, sarebbe olio sulla mia testa” (Sal. 141:5). Facciamo un esempio. Immaginiamo un escursionista che, in una gelida giornata invernale, cede alla stanchezza. Dopo un po’ va in ipotermia e comincia ad assopirsi. Se si addormentasse nella neve morirebbe. In attesa dei soccorsi, un compagno gli dà di tanto in tanto uno schiaffo per tenerlo sveglio. Benché dolorosi, quegli schiaffi probabilmente gli stanno salvando la vita. In maniera analoga, Davide riconobbe che forse era necessario che un giusto gli impartisse correzione. Anche se dolorosa, era per il suo bene.

Cosa impariamo su Geova dai salmi in programma questa settimana?

Quali punti di questi salmi possiamo usare nel ministero di campo?

SALMI 135-141 | SUGGERIMENTI PER I VOSTRI COMMENTI PERSONALI

SALMO 135:15)
“Gli idoli delle nazioni sono argento e oro, Opera delle mani dell’uomo terreno.”
it-1 p. 754 Ebraico
Il parallelismo convergente è più complesso e può racchiudere numerosi versi. Eccone un esempio preso da Salmo 135:15-18:
(1) Gli idoli delle nazioni sono argento e oro,
(2) Opera delle mani dell’uomo terreno.
(3) Hanno bocca, ma non possono pronunciare nulla;
(4) Hanno occhi, ma non possono vedere nulla;
(5) Hanno orecchi, ma non possono prestare orecchio a nulla.
(6) Inoltre non esiste spirito nella loro bocca.
(7) Proprio come loro diverranno quelli che li fanno,
(8) Chiunque in essi confida.
Questo parallelismo è spiegato da W. Trail (Literary Characteristics and Achievements of the Bible, 1864, p. 170): “Qui il primo rigo fa coppia con l’ottavo: in uno si parla degli idoli pagani, nell’altro di coloro che confidano in essi. Il secondo rigo si collega col settimo: in uno abbiamo la fabbricazione, nell’altro i fabbricanti. Il terzo rigo si abbina col sesto: in uno si menziona la bocca muta, nell’altro la bocca senza respiro. Il quarto rigo si collega col quinto, dove le due metà del parallelismo convergono su quello che potremmo definire un parallelismo di sintesi: occhi privi di vista, orecchi incapaci di udire”.
SALMO 135:16)
“Hanno bocca, ma non possono pronunciare nulla; Hanno occhi, ma non possono vedere nulla;”
it-1 p. 754 Ebraico
Il parallelismo convergente è più complesso e può racchiudere numerosi versi. Eccone un esempio preso da Salmo 135:15-18:
(1) Gli idoli delle nazioni sono argento e oro,
(2) Opera delle mani dell’uomo terreno.
(3) Hanno bocca, ma non possono pronunciare nulla;
(4) Hanno occhi, ma non possono vedere nulla;
(5) Hanno orecchi, ma non possono prestare orecchio a nulla.
(6) Inoltre non esiste spirito nella loro bocca.
(7) Proprio come loro diverranno quelli che li fanno,
(8) Chiunque in essi confida.
Questo parallelismo è spiegato da W. Trail (Literary Characteristics and Achievements of the Bible, 1864, p. 170): “Qui il primo rigo fa coppia con l’ottavo: in uno si parla degli idoli pagani, nell’altro di coloro che confidano in essi. Il secondo rigo si collega col settimo: in uno abbiamo la fabbricazione, nell’altro i fabbricanti. Il terzo rigo si abbina col sesto: in uno si menziona la bocca muta, nell’altro la bocca senza respiro. Il quarto rigo si collega col quinto, dove le due metà del parallelismo convergono su quello che potremmo definire un parallelismo di sintesi: occhi privi di vista, orecchi incapaci di udire”.
SALMO 135:17)
“Hanno orecchi, ma non possono prestare orecchio a nulla. Inoltre non esiste spirito nella loro bocca.”
it-1 p. 754 Ebraico
Il parallelismo convergente è più complesso e può racchiudere numerosi versi. Eccone un esempio preso da Salmo 135:15-18:
(1) Gli idoli delle nazioni sono argento e oro,
(2) Opera delle mani dell’uomo terreno.
(3) Hanno bocca, ma non possono pronunciare nulla;
(4) Hanno occhi, ma non possono vedere nulla;
(5) Hanno orecchi, ma non possono prestare orecchio a nulla.
(6) Inoltre non esiste spirito nella loro bocca.
(7) Proprio come loro diverranno quelli che li fanno,
(8) Chiunque in essi confida.
Questo parallelismo è spiegato da W. Trail (Literary Characteristics and Achievements of the Bible, 1864, p. 170): “Qui il primo rigo fa coppia con l’ottavo: in uno si parla degli idoli pagani, nell’altro di coloro che confidano in essi. Il secondo rigo si collega col settimo: in uno abbiamo la fabbricazione, nell’altro i fabbricanti. Il terzo rigo si abbina col sesto: in uno si menziona la bocca muta, nell’altro la bocca senza respiro. Il quarto rigo si collega col quinto, dove le due metà del parallelismo convergono su quello che potremmo definire un parallelismo di sintesi: occhi privi di vista, orecchi incapaci di udire”.
SALMO 135:18)
“Proprio come loro diverranno quelli che li fanno, Chiunque in essi confida.”
it-1 p. 754 Ebraico
Il parallelismo convergente è più complesso e può racchiudere numerosi versi. Eccone un esempio preso da Salmo 135:15-18:
(1) Gli idoli delle nazioni sono argento e oro,
(2) Opera delle mani dell’uomo terreno.
(3) Hanno bocca, ma non possono pronunciare nulla;
(4) Hanno occhi, ma non possono vedere nulla;
(5) Hanno orecchi, ma non possono prestare orecchio a nulla.
(6) Inoltre non esiste spirito nella loro bocca.
(7) Proprio come loro diverranno quelli che li fanno,
(8) Chiunque in essi confida.
Questo parallelismo è spiegato da W. Trail (Literary Characteristics and Achievements of the Bible, 1864, p. 170): “Qui il primo rigo fa coppia con l’ottavo: in uno si parla degli idoli pagani, nell’altro di coloro che confidano in essi. Il secondo rigo si collega col settimo: in uno abbiamo la fabbricazione, nell’altro i fabbricanti. Il terzo rigo si abbina col sesto: in uno si menziona la bocca muta, nell’altro la bocca senza respiro. Il quarto rigo si collega col quinto, dove le due metà del parallelismo convergono su quello che potremmo definire un parallelismo di sintesi: occhi privi di vista, orecchi incapaci di udire”.
SALMO 135:21)
“Benedetto da Sion sia Geova, Che risiede a Gerusalemme. Lodate Iah!”
w86 1/1 pp. 29-30 Geova: semplicemente grande!
Gerusalemme, sede governativa della teocrazia tipica di Geova, era chiamata “la città del gran Re”. (Salmo 48:1, 2) Salmo 135:21 identifica questo gran Re con “Geova, che risiede in Gerusalemme”. (Vedi anche Salmo 47:8; Matteo 5:35). Naturalmente, essendo il Sovrano universale insediato su un trono celeste, il gran Re non ha mai risieduto letteralmente a Gerusalemme, ma vi risiedevano i re umani che governavano quali suoi rappresentanti. — Salmo 10:16; 29:10; Geremia 10:10; Daniele 4:34.
SALMO 136:1)
“Rendete grazie a Geova, poiché egli è buono: Poiché la sua amorevole benignità è a tempo indefinito;”
cl cap. 28 pp. 284-285 parr. 12-13 “Tu solo sei leale”
12 Come abbiamo già notato, la Bibbia ci dice che l’amorevole benignità di Geova “è a tempo indefinito”. (Salmo 136:1) In che senso? Prima di tutto il suo perdono è permanente. Come è stato spiegato nel capitolo 26, Geova non rivanga gli errori del passato per cui uno è già stato perdonato. Dal momento che “tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio”, ciascuno di noi deve essere grato che l’amorevole benignità di Geova sia a tempo indefinito. — Romani 3:23.
13 L’amorevole benignità di Geova è a tempo indefinito anche in un altro senso. La sua Parola dice che il giusto “certamente diverrà come un albero piantato presso ruscelli d’acqua, che dà il suo proprio frutto nella sua stagione e il cui fogliame non appassisce, e ogni cosa che fa riuscirà”. (Salmo 1:3) Immaginate un albero rigoglioso il cui fogliame non appassisce mai. Così, se proviamo sincero diletto nella Parola di Dio, la nostra vita sarà lunga, pacifica e fruttuosa. Le benedizioni che Geova lealmente concede ai suoi servitori fedeli sono eterne. Veramente, nel giusto nuovo mondo che Geova porterà, l’umanità ubbidiente proverà la sua amorevole benignità a tempo indefinito. — Rivelazione 21:3, 4.
SALMO 136:15)
“E che scosse Faraone e le sue forze militari nel Mar Rosso: Poiché la sua amorevole benignità è a tempo indefinito;”
it-1 p. 864 Esodo
Anche se il racconto dell’Esodo non dice che il faraone finì nel mare insieme alle sue forze militari e vi trovò la morte, Salmo 136:15 afferma in effetti che Geova “scosse Faraone e le sue forze militari nel Mar Rosso”.
SALMO 137:1)
“Presso i fiumi di Babilonia, là sedemmo. Anche piangemmo quando ci ricordammo di Sion.”
si p. 104 par. 22 Libro biblico numero 19: Salmi
Il Salmo 137 descrive l’anelito degli ebrei per Sion mentre erano prigionieri a Babilonia e testimonia pure che non avevano dimenticato i cantici o salmi di Sion sebbene fossero lontani dalla loro patria.
ws cap. 17 pp. 139-140 Ricordiamo lealmente l’organizzazione di Geova
I prigionieri in Babilonia ricordavano lealmente Sion
7 L’antica Babilonia era il paese dei falsi dèi, i cui idoli vi abbondavano. (Daniele 5:4) Possiamo immaginare l’effetto che questa adorazione di molti falsi dèi ebbe sul cuore dei giudei fedeli che avevano adorato esclusivamente il solo vero Dio senza far uso di alcuna immagine. Invece di vedere il tempio di Geova che si ergeva in tutta la sua bellezza a Gerusalemme, vedevano i templi di questi falsi dèi e i loro idoli in tutto il paese di Babilonia. Che sentimenti di repulsione dovevano provare gli adoratori del solo vero Dio alla vista di tutto ciò!
8 Secondo la profezia di Geremia, avrebbero dovuto sopportare questo per 70 anni prima della restaurazione. (II Cronache 36:18-21; Geremia 25:11, 12) L’affranta condizione dei prigionieri giudei che amavano Geova e che desideravano adorarlo in un tempio a lui dedicato nella sua città eletta ci è descritta in Salmo 137:1-4: “Presso i fiumi di Babilonia, lì sedemmo. Anche piangemmo quando ci ricordammo di Sion.
ws cap. 18 p. 145 par. 5 Lealtà all’odierna organizzazione visibile di Dio
5 A causa della persecuzione, la sede centrale della Società a Brooklyn (New York) fu trasferita in un edificio affittato a Pittsburgh (Pennsylvania). Questo fu fatto per assicurare la pubblicazione della rivista Torre di Guardia. Si attendeva a breve scadenza la glorificazione celeste dei fedeli. Ma i membri del rimanente erano inclini a piangere mentre contemplavano la condizione di oppressione e abbattimento dell’organizzazione di Geova. — Salmo 137:1.
SALMO 137:2)
“Ai pioppi in mezzo a lei Appendemmo le nostre arpe.”
g 2/07 p. 11 Salicacee: una famiglia eclettica
Forse non vi aspettereste di trovare il pioppo fino in Medio Oriente. Eppure la Bibbia dice che, quando erano in esilio a Babilonia, gli israeliti appesero le loro arpe ai pioppi. (Salmo 137:2) Perché lo fecero? Sebbene l’arpa fosse uno strumento che veniva usato per lodare Dio, in quel periodo difficile gli israeliti erano tristi e non avevano voglia di suonarla. (Isaia 24:8, 9)
it-2 p. 601 Pioppi
Il pioppo è molto diffuso lungo le rive dell’Eufrate (mentre il salice è relativamente raro) e quindi ben corrisponde al riferimento di Salmo 137:1, 2, dove si legge che i prigionieri ebrei in lacrime avevano appeso le loro arpe ai pioppi. Le foglie piccole, coriacee, a forma di cuore del pioppo dell’Eufrate (chiamato anche pioppo tremolo) sono attaccate a piccioli appiattiti che pendono diagonalmente dal ramo principale, e questo fa sì che oscillino avanti e indietro alla minima brezza, movimento che potrebbe far pensare al dondolio accorato di persone che piangono per il dolore.
SALMO 137:3)
“Poiché là quelli che ci tenevano prigionieri ci chiesero le parole di un canto, E quelli che ci beffeggiavano, allegrezza: “Cantateci uno dei canti di Sion”.”
ws cap. 17 p. 140 par. 9 Ricordiamo lealmente l’organizzazione di Geova
9 “Il canto di Geova” doveva essere il canto di un popolo libero, che lo adorasse nel suo santo tempio. Se quei giudei avessero cantato “il canto di Geova” nella terra della loro schiavitù, avrebbero dato ai conquistatori babilonesi motivo di schernire il nome di Geova, come nome di un dio inferiore agli dèi di Babilonia. Il suo santo nome aveva già subìto una terribile onta allorché egli aveva permesso che il suo popolo fosse deportato dalla terra data loro da Dio e condotto in un paese in cui si adoravano molti dèi. Ma il tempo concesso a quei babilonesi per schernirlo e umiliare il popolo che portava il suo nome era limitato a 70 anni. Allora si sarebbe vista l’umiliazione dei falsi dèi di Babilonia e l’esaltazione del vero Dio, Geova!
ws cap. 17 p. 140 par. 8 Ricordiamo lealmente l’organizzazione di Geova
Poiché lì quelli che ci tenevano prigionieri ci chiesero le parole di un canto, e quelli che ci beffeggiavano, allegrezza: ‘Cantateci uno dei canti di Sion’.
ws cap. 17 pp. 139-140 Ricordiamo lealmente l’organizzazione di Geova
I prigionieri in Babilonia ricordavano lealmente Sion
7 L’antica Babilonia era il paese dei falsi dèi, i cui idoli vi abbondavano. (Daniele 5:4) Possiamo immaginare l’effetto che questa adorazione di molti falsi dèi ebbe sul cuore dei giudei fedeli che avevano adorato esclusivamente il solo vero Dio senza far uso di alcuna immagine. Invece di vedere il tempio di Geova che si ergeva in tutta la sua bellezza a Gerusalemme, vedevano i templi di questi falsi dèi e i loro idoli in tutto il paese di Babilonia. Che sentimenti di repulsione dovevano provare gli adoratori del solo vero Dio alla vista di tutto ciò!
8 Secondo la profezia di Geremia, avrebbero dovuto sopportare questo per 70 anni prima della restaurazione. (II Cronache 36:18-21; Geremia 25:11, 12) L’affranta condizione dei prigionieri giudei che amavano Geova e che desideravano adorarlo in un tempio a lui dedicato nella sua città eletta ci è descritta in Salmo 137:1-4:
SALMO 137:4)
“Come possiamo cantare il canto di Geova Su suolo straniero?”
ws cap. 17 p. 140 parr. 8-9 Ricordiamo lealmente l’organizzazione di Geova
Come possiamo cantare il canto di Geova in terra straniera?”
9 “Il canto di Geova” doveva essere il canto di un popolo libero, che lo adorasse nel suo santo tempio. Se quei giudei avessero cantato “il canto di Geova” nella terra della loro schiavitù, avrebbero dato ai conquistatori babilonesi motivo di schernire il nome di Geova, come nome di un dio inferiore agli dèi di Babilonia. Il suo santo nome aveva già subìto una terribile onta allorché egli aveva permesso che il suo popolo fosse deportato dalla terra data loro da Dio e condotto in un paese in cui si adoravano molti dèi. Ma il tempo concesso a quei babilonesi per schernirlo e umiliare il popolo che portava il suo nome era limitato a 70 anni. Allora si sarebbe vista l’umiliazione dei falsi dèi di Babilonia e l’esaltazione del vero Dio, Geova!
ws cap. 17 pp. 139-140 Ricordiamo lealmente l’organizzazione di Geova
I prigionieri in Babilonia ricordavano lealmente Sion
7 L’antica Babilonia era il paese dei falsi dèi, i cui idoli vi abbondavano. (Daniele 5:4) Possiamo immaginare l’effetto che questa adorazione di molti falsi dèi ebbe sul cuore dei giudei fedeli che avevano adorato esclusivamente il solo vero Dio senza far uso di alcuna immagine. Invece di vedere il tempio di Geova che si ergeva in tutta la sua bellezza a Gerusalemme, vedevano i templi di questi falsi dèi e i loro idoli in tutto il paese di Babilonia. Che sentimenti di repulsione dovevano provare gli adoratori del solo vero Dio alla vista di tutto ciò!
8 Secondo la profezia di Geremia, avrebbero dovuto sopportare questo per 70 anni prima della restaurazione. (II Cronache 36:18-21; Geremia 25:11, 12) L’affranta condizione dei prigionieri giudei che amavano Geova e che desideravano adorarlo in un tempio a lui dedicato nella sua città eletta ci è descritta in Salmo 137:1-4:
SALMO 137:5)
“Se io ti dimenticassi, o Gerusalemme, Possa la mia destra dimenticare.”
ws cap. 17 pp. 141-142 parr. 11-14 Ricordiamo lealmente l’organizzazione di Geova
11 Pur potendosi stabilire nell’antica Babilonia e farne la propria dimora, in quanto l’esilio sarebbe durato all’incirca una generazione, lasciarono essi che il ricordo della loro patria si affievolisse? Il salmista prigioniero risponde meravigliosamente esprimendo i sentimenti dei suoi compagni di schiavitù: “Se io ti dovessi dimenticare, o Gerusalemme, dimentichi la mia destra. Mi si attacchi la lingua al palato, se io non ti dovessi ricordare, se non dovessi far ascendere Gerusalemme al di sopra della mia principale causa d’allegrezza”. — Salmo 137:5, 6.
12 Cosa rivelava quella condizione di cuore dell’israelita prigioniero? Rivelava lealtà alla visibile organizzazione di Geova di quel tempo, mentre egli vedeva la terra che Dio aveva dato al Suo popolo eletto giacere desolata per 70 anni. Sì, la visibile organizzazione di Geova continuava a vivere nel cuore di quegli israeliti.
13 Questa lealtà all’antica organizzazione visibile di Dio fu dovutamente ricompensata. Ciò avvenne quando Babilonia, terza potenza mondiale della storia biblica, fu rovesciata, e la Media-Persia, la quarta potenza mondiale, adempì la volontà dell’Iddio d’Israele. In che modo? Restituendo i giudei prigionieri al paese della visibile organizzazione di Geova, con l’ordine di ricostruire il tempio del loro Dio come fulcro della capitale Gerusalemme. (II Cronache 36:22, 23) Non fu ricostruito solo il tempio della vera adorazione, ma anche la città di Gerusalemme, cinta di mura, perché divenisse la città da cui Geova avrebbe regnato sul suo popolo.
14 Più di sei secoli dopo la distruzione di Gerusalemme, Gesù disse di “non giurare affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio; né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi; né per Gerusalemme, perché è la città del gran Re”. (Matteo 5:34, 35) Quando il Messia era sulla terra, a Gerusalemme si ergeva un ricostruito tempio di Geova e, simbolicamente parlando, Geova Dio regnava nel Santissimo di quel tempio. Così da Gerusalemme come capitale del suo popolo, Geova regnava sulla sua organizzazione visibile.
ws cap. 18 p. 147 Lealtà all’odierna organizzazione visibile di Dio
L’organizzazione di Dio, loro “principale causa d’allegrezza”
9 Pur essendo marchiati agli occhi del mondo come sleali, traditori e disfattisti, i servitori di Geova non rinnegarono la Sua organizzazione. Rifiutarono di fare compromesso sotto pressione. Preferivano perdere l’uso della mano destra o divenire muti che dimenticare l’organizzazione di Dio e lasciare che essa cessasse d’essere la loro “principale causa d’allegrezza”. — Salmo 137:5, 6.
SALMO 137:6)
“Mi si attacchi la lingua al palato, Se io non mi ricordassi di te, Se non facessi ascendere Gerusalemme Al di sopra della mia principale causa di allegrezza.”
w98 15/10 pp. 13-14 Gerusalemme è ‘al di sopra della vostra principale causa di allegrezza’?
Gerusalemme è ‘al di sopra della vostra principale causa di allegrezza’?
“Mi si attacchi la lingua al palato . . . se non facessi ascendere Gerusalemme al di sopra della mia principale causa di allegrezza”. — SALMO 137:6.
ERANO trascorsi quasi sette decenni da che i primi esuli ebrei erano tornati a Gerusalemme nel 537 a.E.V. Il tempio di Dio era stato ricostruito, ma la città giaceva ancora in rovina. Nel frattempo una nuova generazione era cresciuta in esilio. Senza dubbio molti di loro si sentivano come il salmista, che cantò: “Se io ti dimenticassi, o Gerusalemme, possa la mia destra dimenticare”. (Salmo 137:5) Alcuni non si limitavano a ricordare Gerusalemme: con le loro azioni dimostravano che era ascesa ‘al di sopra della loro principale causa di allegrezza’. — Salmo 137:6.
2 Prendete, ad esempio, il sacerdote Esdra. Ancor prima di tornare in patria si era adoperato con zelo a favore della pura adorazione a Gerusalemme. (Esdra 7:6, 10) Fu riccamente benedetto per questo. Geova Dio spinse il cuore del re di Persia a concedere a Esdra il privilegio di ricondurre a Gerusalemme un secondo gruppo di esiliati. Per di più il re diede loro una grossa contribuzione sotto forma di oro e argento “per abbellire la casa di Geova”. — Esdra 7:21-27.
3 Circa 12 anni dopo, un altro ebreo, Neemia, agì in maniera decisa. Prestava servizio nel palazzo reale di Persia a Susan. Aveva una posizione di prestigio come coppiere del re Artaserse, ma non era quella ‘la sua principale causa di allegrezza’. Desiderava ardentemente tornare a Gerusalemme per ricostruirla. Per mesi Neemia pregò a questo riguardo e Geova Dio lo benedisse. Saputo cosa stava a cuore a Neemia, il re persiano gli diede una scorta militare e delle lettere che lo autorizzavano a ricostruire Gerusalemme. — Neemia 1:1–2:9.
4 Senza dubbio Esdra, Neemia e molti ebrei che collaborarono con loro dimostrarono che per loro l’adorazione di Geova, che aveva il proprio centro a Gerusalemme, era più importante di qualsiasi altra cosa, che era ‘al di sopra della loro principale causa di allegrezza’, cioè al di sopra di qualunque altra cosa di cui potessero rallegrarsi. Di che incoraggiamento sono essi per tutti coloro che oggi considerano allo stesso modo Geova, la sua adorazione e l’organizzazione diretta dal suo spirito! Può dirsi questo di voi? Dimostrate con la vostra perseveranza nel compiere opere di santa devozione che il privilegio di adorare Geova con il suo popolo dedicato è la vostra principale causa di allegrezza? (2 Pietro 3:11)
ws cap. 17 pp. 141-142 parr. 11-14 Ricordiamo lealmente l’organizzazione di Geova
11 Pur potendosi stabilire nell’antica Babilonia e farne la propria dimora, in quanto l’esilio sarebbe durato all’incirca una generazione, lasciarono essi che il ricordo della loro patria si affievolisse? Il salmista prigioniero risponde meravigliosamente esprimendo i sentimenti dei suoi compagni di schiavitù: “Se io ti dovessi dimenticare, o Gerusalemme, dimentichi la mia destra. Mi si attacchi la lingua al palato, se io non ti dovessi ricordare, se non dovessi far ascendere Gerusalemme al di sopra della mia principale causa d’allegrezza”. — Salmo 137:5, 6.
12 Cosa rivelava quella condizione di cuore dell’israelita prigioniero? Rivelava lealtà alla visibile organizzazione di Geova di quel tempo, mentre egli vedeva la terra che Dio aveva dato al Suo popolo eletto giacere desolata per 70 anni. Sì, la visibile organizzazione di Geova continuava a vivere nel cuore di quegli israeliti.
13 Questa lealtà all’antica organizzazione visibile di Dio fu dovutamente ricompensata. Ciò avvenne quando Babilonia, terza potenza mondiale della storia biblica, fu rovesciata, e la Media-Persia, la quarta potenza mondiale, adempì la volontà dell’Iddio d’Israele. In che modo? Restituendo i giudei prigionieri al paese della visibile organizzazione di Geova, con l’ordine di ricostruire il tempio del loro Dio come fulcro della capitale Gerusalemme. (II Cronache 36:22, 23) Non fu ricostruito solo il tempio della vera adorazione, ma anche la città di Gerusalemme, cinta di mura, perché divenisse la città da cui Geova avrebbe regnato sul suo popolo.
14 Più di sei secoli dopo la distruzione di Gerusalemme, Gesù disse di “non giurare affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio; né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi; né per Gerusalemme, perché è la città del gran Re”. (Matteo 5:34, 35) Quando il Messia era sulla terra, a Gerusalemme si ergeva un ricostruito tempio di Geova e, simbolicamente parlando, Geova Dio regnava nel Santissimo di quel tempio. Così da Gerusalemme come capitale del suo popolo, Geova regnava sulla sua organizzazione visibile.
ws cap. 18 p. 147 Lealtà all’odierna organizzazione visibile di Dio
L’organizzazione di Dio, loro “principale causa d’allegrezza”
9 Pur essendo marchiati agli occhi del mondo come sleali, traditori e disfattisti, i servitori di Geova non rinnegarono la Sua organizzazione. Rifiutarono di fare compromesso sotto pressione. Preferivano perdere l’uso della mano destra o divenire muti che dimenticare l’organizzazione di Dio e lasciare che essa cessasse d’essere la loro “principale causa d’allegrezza”. — Salmo 137:5, 6.
SALMO 137:7)
“Ricorda, o Geova, riguardo ai figli di Edom il giorno di Gerusalemme, I quali dicevano: “Denudate[la]! Denudate[la] fino alle fondamenta dentro di essa!””
si p. 151 par. 4 Libro biblico numero 31: Abdia
4 Questa ostilità giunse al culmine nel 607 a.E.V., quando Gerusalemme fu devastata dalle orde babilonesi. Non solo gli edomiti stettero a guardare con approvazione, ma incitarono i vincitori a rendere la desolazione completa. “Denudatela! Denudatela fino alle fondamenta dentro di essa!”, gridavano. (Sal. 137:7)
ws cap. 15 p. 124 par. 6 Eliminata l’antitipica Edom dei nostri giorni
6 Il paese della sanguinaria nazione di Edom doveva essere inebriato del loro proprio sangue mediante la “spada” di Geova. Edom si trovava su un’elevata regione montagnosa. (Geremia 49:16) Recando il massacro in quel paese, Geova poteva quindi dire, con linguaggio descrittivo, che avrebbe brandito la spada del suo giudizio “nei cieli”. Edom era fortemente militarizzata, e le sue forze armate andavano avanti e indietro sulle catene montuose svettanti nel cielo per proteggere il paese dagli invasori. L’esercito edomita poteva perciò essere appropriatamente chiamato l’“esercito dei cieli”. Ma la potente Edom non diede alcun aiuto alla nazione gemella, Israele, quando questa fu attaccata dagli eserciti babilonesi. Anzi, Edom si rallegrò vedendo rovesciare il regno di Giuda, e addirittura ne incoraggiò i devastatori. (Salmo 137:7)
ws cap. 18 pp. 147-148 parr. 10-11 Lealtà all’odierna organizzazione visibile di Dio
10 I nemici di Geova si rallegrarono perfidamente per l’azione intrapresa contro i rappresentanti terreni della sua organizzazione universale. Ma i servitori di Geova pregarono che venisse il suo giorno di vendetta a motivo di tutta l’onta recata sulla sua organizzazione. Fecero proprie le parole pronunciate dal salmista con riferimento all’antica Edom: “Ricorda, o Geova, riguardo ai figli di Edom il giorno di Gerusalemme, i quali dicevano: ‘Denudatela! Denudatela fino al fondamento entro di essa!’” (Salmo 137:7; Galati 4:26) No, Geova ama troppo la sua organizzazione paragonata a una moglie per dimenticare ciò che i componenti dell’organizzazione del Diavolo dicono e fanno contro i leali della sua organizzazione terrena.
11 A quel tempo, secondo tutte le apparenze, tali simpatizzanti politici di Babilonia la Grande avevano effettivamente denudato l’organizzazione visibile di Geova “fino al fondamento entro di essa”.
SALMO 137:8)
“O figlia di Babilonia, che devi essere spogliata, Felice sarà colui che ti ricompenserà Col tuo proprio trattamento col quale tu ci hai trattati.”
ws cap. 18 pp. 148-151 Lealtà all’odierna organizzazione visibile di Dio
Felicità del suo Vendicatore
12 Geova si servì del governante persiano Ciro per liberare il suo popolo dall’antica potenza mondiale di Babilonia. Ma, nel senso più pieno, non era Ciro colui che era indicato dalle parole conclusive del Salmo 137, riferite a Babilonia la Grande, l’impero mondiale della falsa religione: “O figlia di Babilonia, che devi essere spogliata, felice sarà colui che ti ricompenserà col tuo proprio trattamento col quale tu ci hai trattati. Felice sarà chi afferrerà e in effetti frantumerà i tuoi fanciulli contro la rupe”. — Salmo 137:8, 9.
13 Chi sarà questo che è definito “felice”? Il “felice” individuo rappresenta forse le simboliche “dieci corna” che si trovano sulla testa della “bestia selvaggia”, in groppa alla quale il vecchio sistema religioso paragonato a una meretrice ha cavalcato con gran pompa per tanto tempo? No, perché i devastatori politici dell’impero mondiale della falsa religione non la distruggeranno per far posto alla pura adorazione del vero Dio. Non lo faranno per dar gloria all’Iddio della Bibbia. Come potrebbero quindi essere rappresentati dal “felice” individuo di cui parla il salmista?
14 Le potenze politiche di questo mondo non compiranno quest’opera antireligiosa per amore degli adoratori di Geova. Perché no? Perché i testimoni di Geova rappresenteranno un ostacolo al loro progetto di arrivare a un mondo assolutamente ateo. Le potenze politiche quindi sono solo gli strumenti che l’Iddio dei Testimoni impiegherà per eseguire il suo proposito. — Rivelazione 17:17.
15 Perciò, sebbene queste potenze politiche possano essere direttamente impiegate per annientare l’impero mondiale della falsa religione, in realtà è Geova Dio a spingerle. Come? Mediante suo Figlio Gesù Cristo, il Re intronizzato, il più grande Ciro. Pertanto il “felice” individuo predetto dal salmista è Gesù Cristo nel potere del Regno.
16 Mentre proteggerà i suoi leali, Geova, in senso simbolico, afferrerà ciascuno dei “fanciulli” religiosi del sistema di falsa dottrina paragonato a una meretrice e lo frantumerà contro ciò che si erge come una “rupe”, il saldo Regno di Geova Dio retto da Gesù Cristo.
17 Quand’era sulla terra, Gesù fu unto con lo spirito del suo divino Sostenitore non solo per “proclamare l’anno di buona volontà da parte di Geova”, ma anche per proclamare “il giorno di vendetta da parte del nostro Dio”. (Isaia 61:1, 2; Luca 4:16-21) Nel nostro tempo, durante gli “ultimi giorni” di questo sistema di cose, Geova sta facendo proclamare dai suoi fedeli servitori “il giorno di vendetta da parte del nostro Dio” in tutta la terra abitata, come avvertimento a tutte le nazioni. In questa proclamazione, come predetto in Rivelazione 7:9-17, al rimanente si è aggiunta una crescente “grande folla” di discepoli di Gesù Cristo paragonati a pecore.
18 Tutti questi, il rimanente e la “grande folla”, hanno ubbidito al comando angelico di Rivelazione 18:4. Sono usciti da Babilonia la Grande. Perché è urgente compiere questa azione? Perché bisogna fuggire da Babilonia la Grande prima che i suoi “fanciulli” religiosi siano frantumati e devastati mediante la “bestia selvaggia” e le sue “dieci corna” poco prima di Armaghedon. Questi leali parteciperanno alla felicità del più grande Ciro, Gesù Cristo. Si uniranno ai cieli nel dire: “Lodate Iah! La salvezza e la gloria e la potenza appartengono al nostro Dio, perché i suoi giudizi sono veraci e giusti. Poiché egli ha eseguito il giudizio contro la grande meretrice che corrompeva la terra con la sua fornicazione”. — Rivelazione 19:1, 2; confronta Geremia 51:8-11.
19 Dal 1919 Geova ha fatto “una cosa grande” per il suo popolo. (Salmo 126:1-3) Il rimanente liberato prova ancora felicità di cuore per questa esaltazione del Suo potere liberatore, a conferma che Egli è “il Dio fedele”. (Deuteronomio 7:9) Sono profondamente felici, ma li attende una felicità maggiore. Questa avrà luogo quando potranno partecipare alla felicità del più grande Ciro, il regnante Monarca Gesù Cristo, allorché frantumerà tutti i “fanciulli” di quella diabolica organizzazione.
20 Milioni di ex “prigionieri” di Babilonia la Grande sono già stati aiutati a fuggire da quella condannata organizzazione religiosa prima della sua violenta distruzione. Il risultato è stata la “grande folla” di “altre pecore”. Ora in tutta la terra essa ammonta a oltre 3.000.000 di persone, e non c’è limite al numero di coloro che ancora possono essere salvati dalla distruzione dell’impero mondiale della falsa religione. Mostrando lealtà all’organizzazione, stanno partecipando alla felicità del rimanente essendosi uniti a questo nel proclamare il giorno di vendetta di Geova sulla religiosa Babilonia la Grande.
21 Nessun compromesso, dunque, con quell’impero mondiale della falsa religione. Non si torni a lei in questi giorni del suo declino. Continuiamo ad aiutare il maggior numero possibile di prigionieri di Babilonia la Grande a uscire da quel condannato sistema prima che il più grande Ciro riporti la sua esaltante vittoria.
SALMO 137:9)
“Felice sarà chi afferrerà e in effetti frantumerà I tuoi fanciulli contro la rupe.”
ws cap. 18 pp. 148-151 Lealtà all’odierna organizzazione visibile di Dio
Felicità del suo Vendicatore
12 Geova si servì del governante persiano Ciro per liberare il suo popolo dall’antica potenza mondiale di Babilonia. Ma, nel senso più pieno, non era Ciro colui che era indicato dalle parole conclusive del Salmo 137, riferite a Babilonia la Grande, l’impero mondiale della falsa religione: “O figlia di Babilonia, che devi essere spogliata, felice sarà colui che ti ricompenserà col tuo proprio trattamento col quale tu ci hai trattati. Felice sarà chi afferrerà e in effetti frantumerà i tuoi fanciulli contro la rupe”. — Salmo 137:8, 9.
13 Chi sarà questo che è definito “felice”? Il “felice” individuo rappresenta forse le simboliche “dieci corna” che si trovano sulla testa della “bestia selvaggia”, in groppa alla quale il vecchio sistema religioso paragonato a una meretrice ha cavalcato con gran pompa per tanto tempo? No, perché i devastatori politici dell’impero mondiale della falsa religione non la distruggeranno per far posto alla pura adorazione del vero Dio. Non lo faranno per dar gloria all’Iddio della Bibbia. Come potrebbero quindi essere rappresentati dal “felice” individuo di cui parla il salmista?
14 Le potenze politiche di questo mondo non compiranno quest’opera antireligiosa per amore degli adoratori di Geova. Perché no? Perché i testimoni di Geova rappresenteranno un ostacolo al loro progetto di arrivare a un mondo assolutamente ateo. Le potenze politiche quindi sono solo gli strumenti che l’Iddio dei Testimoni impiegherà per eseguire il suo proposito. — Rivelazione 17:17.
15 Perciò, sebbene queste potenze politiche possano essere direttamente impiegate per annientare l’impero mondiale della falsa religione, in realtà è Geova Dio a spingerle. Come? Mediante suo Figlio Gesù Cristo, il Re intronizzato, il più grande Ciro. Pertanto il “felice” individuo predetto dal salmista è Gesù Cristo nel potere del Regno.
16 Mentre proteggerà i suoi leali, Geova, in senso simbolico, afferrerà ciascuno dei “fanciulli” religiosi del sistema di falsa dottrina paragonato a una meretrice e lo frantumerà contro ciò che si erge come una “rupe”, il saldo Regno di Geova Dio retto da Gesù Cristo.
17 Quand’era sulla terra, Gesù fu unto con lo spirito del suo divino Sostenitore non solo per “proclamare l’anno di buona volontà da parte di Geova”, ma anche per proclamare “il giorno di vendetta da parte del nostro Dio”. (Isaia 61:1, 2; Luca 4:16-21) Nel nostro tempo, durante gli “ultimi giorni” di questo sistema di cose, Geova sta facendo proclamare dai suoi fedeli servitori “il giorno di vendetta da parte del nostro Dio” in tutta la terra abitata, come avvertimento a tutte le nazioni. In questa proclamazione, come predetto in Rivelazione 7:9-17, al rimanente si è aggiunta una crescente “grande folla” di discepoli di Gesù Cristo paragonati a pecore.
18 Tutti questi, il rimanente e la “grande folla”, hanno ubbidito al comando angelico di Rivelazione 18:4. Sono usciti da Babilonia la Grande. Perché è urgente compiere questa azione? Perché bisogna fuggire da Babilonia la Grande prima che i suoi “fanciulli” religiosi siano frantumati e devastati mediante la “bestia selvaggia” e le sue “dieci corna” poco prima di Armaghedon. Questi leali parteciperanno alla felicità del più grande Ciro, Gesù Cristo. Si uniranno ai cieli nel dire: “Lodate Iah! La salvezza e la gloria e la potenza appartengono al nostro Dio, perché i suoi giudizi sono veraci e giusti. Poiché egli ha eseguito il giudizio contro la grande meretrice che corrompeva la terra con la sua fornicazione”. — Rivelazione 19:1, 2; confronta Geremia 51:8-11.
19 Dal 1919 Geova ha fatto “una cosa grande” per il suo popolo. (Salmo 126:1-3) Il rimanente liberato prova ancora felicità di cuore per questa esaltazione del Suo potere liberatore, a conferma che Egli è “il Dio fedele”. (Deuteronomio 7:9) Sono profondamente felici, ma li attende una felicità maggiore. Questa avrà luogo quando potranno partecipare alla felicità del più grande Ciro, il regnante Monarca Gesù Cristo, allorché frantumerà tutti i “fanciulli” di quella diabolica organizzazione.
20 Milioni di ex “prigionieri” di Babilonia la Grande sono già stati aiutati a fuggire da quella condannata organizzazione religiosa prima della sua violenta distruzione. Il risultato è stata la “grande folla” di “altre pecore”. Ora in tutta la terra essa ammonta a oltre 3.000.000 di persone, e non c’è limite al numero di coloro che ancora possono essere salvati dalla distruzione dell’impero mondiale della falsa religione. Mostrando lealtà all’organizzazione, stanno partecipando alla felicità del rimanente essendosi uniti a questo nel proclamare il giorno di vendetta di Geova sulla religiosa Babilonia la Grande.
21 Nessun compromesso, dunque, con quell’impero mondiale della falsa religione. Non si torni a lei in questi giorni del suo declino. Continuiamo ad aiutare il maggior numero possibile di prigionieri di Babilonia la Grande a uscire da quel condannato sistema prima che il più grande Ciro riporti la sua esaltante vittoria.
SALMO 138:2)
“Mi inchinerò verso il tuo santo tempio, E loderò il tuo nome, A motivo della tua amorevole benignità e a motivo della tua verità. Poiché hai magnificato il tuo detto perfino al di sopra di tutto il tuo nome.”
w06 1/9 p. 16 par. 4 Punti notevoli del Libro Quinto dei Salmi
138:2. Geova ‘magnifica il suo detto perfino al di sopra di tutto il suo nome’ in quanto l’adempimento di tutto ciò che ha promesso nel suo nome supererà di gran lunga le aspettative. Ci attende davvero qualcosa di straordinario.
w06 1/10 p. 19 par. 12 Coraggiosi grazie alla fede e al santo timore
12 L’amorevole benignità che Dio mostrò a Giosuè e Caleb ci fa tornare alla mente le parole del salmista: “Hai magnificato il tuo detto perfino al di sopra di tutto il tuo nome”. (Salmo 138:2) Quando Geova suggella una promessa con il suo nome, l’adempimento di tale promessa è “magnificato” nel senso che supera ogni aspettativa. (Efesini 3:20) Geova non delude mai chi “prova squisito diletto” in lui. — Salmo 37:3, 4.
w87 15/3 p. 25 Un Dio felice, un popolo felice!
♦ 138:2 — In che senso Dio ha magnificato il suo detto al di sopra del suo nome?
Quando Geova fa una dichiarazione in base al suo nome, ci attendiamo grandi cose dal suo adempimento. Tuttavia egli va sempre al di là delle nostre aspettative, facendo in modo che l’adempimento della sua dichiarazione superi di gran lunga le nostre previsioni. Dio magnifica il suo “detto” adempiendolo in maniera più splendida di quanto ci aspetteremmo.
SALMO 139:1)
“O Geova, tu mi hai scrutato, e [mi] conosci.”
w11 1/9 p. 15 “O Geova, tu . . . mi conosci”
Sicuro che Dio si interessa di lui, Davide dice: “O Geova, tu mi hai scrutato, e mi conosci”. (Versetto 1) Qui Davide usa una bella figura retorica. Il verbo ebraico reso “scrutare” può riferirsi allo scavare in cerca di minerali (Giobbe 28:3), all’esplorare un paese (Giudici 18:2), oppure all’esaminare i fatti in un caso giudiziario (Deuteronomio 13:14). Sì, Geova ci conosce così bene che è come se avesse esaminato ogni minimo particolare della nostra vita. Usando il pronome “mi”, Davide ci insegna che Dio si interessa individualmente dei suoi servitori. Li scruta così da conoscerli uno a uno.
w93 1/10 p. 11 Dio vi conosce veramente?
Colui che vede tutte le nostre vie
5 Con profonda gratitudine il salmista Davide scrisse: “O Geova, tu mi hai scrutato, e mi conosci”. (Salmo 139:1) Davide aveva fiducia che Geova lo conosceva in maniera non superficiale. Dio non vedeva Davide come potevano vederlo gli uomini, notandone solo la statura fisica, le capacità oratorie o l’abilità nel suonare l’arpa. (1 Samuele 16:7, 18) Geova aveva “scrutato” l’intimo di Davide e lo aveva fatto con amorevole sollecitudine per il suo benessere spirituale.
g91 8/7 p. 8 Come si può cambiare
Secondo Salmo 139, Dio vi scruta e fa un’analisi accurata di ciò che siete. Infatti il primo versetto dice: “O Geova, tu mi hai scrutato, e mi conosci”. Dio vi segue dal concepimento. Vi conosce perfettamente.
w90 15/1 p. 21 Geova ci conosce bene!
Quanto è vasta la conoscenza di Geova!
Essendo Dio il nostro Creatore, dovremmo aspettarci che egli ci conosca completamente. (Atti 17:24-28) Davide poté quindi dire: “O Geova, tu mi hai scrutato, e mi conosci”. (Salmo 139:1) Dio conosceva bene Davide, come se l’avesse analizzato attentamente. Felice di essere scrutato da Geova, il salmista si sottometteva completamente al controllo e alla guida di Dio. In maniera analoga, i testimoni di Geova devotamente ‘rotolano su Geova la loro via e confidano in lui’, certi che farà sempre ciò che è giusto. (Salmo 37:5) Nel nostro cuore ci sentiamo spiritualmente sicuri, poiché cerchiamo di farci guidare dalla sapienza divina e ci sottomettiamo spontaneamente alla guida divina. (Proverbi 3:19-26) Come Davide, possiamo anche noi trarre conforto dal sapere che Dio ci osserva, comprende i nostri problemi ed è sempre pronto ad aiutarci.
SALMO 139:2)
“Tu stesso sai quando mi siedo e quando mi levo. Hai considerato il mio pensiero da lontano.”
w11 1/9 p. 15 “O Geova, tu . . . mi conosci”
La minuziosità con cui Dio ci esamina è ulteriormente dimostrata dalle parole di Davide: “Tu stesso sai quando mi siedo e quando mi levo. Hai considerato il mio pensiero da lontano”. (Versetto 2) Anche se Geova è “lontano”, in quanto risiede nei cieli, sa quando ci sediamo, forse alla fine di una lunga giornata, e quando ci alziamo la mattina per svolgere le nostre attività quotidiane. Conosce anche i nostri pensieri, desideri e intenzioni. Davide si sente forse minacciato da un esame così accurato? Tutt’altro! È lui stesso a richiederlo. (Versetti 23, 24)
w93 1/10 pp. 11-12 parr. 6-7 Dio vi conosce veramente?
6 Tutte le attività di Davide erano esposte alla vista di Geova, e Davide lo sapeva. “Tu stesso sai quando mi siedo e quando mi levo”, scrisse il salmista. “Hai considerato il mio pensiero da lontano. Hai misurato il mio viaggiare e il mio giacere disteso, e ti son divenute familiari anche tutte le mie vie”. (Salmo 139:2, 3) Il fatto di essere nei cieli, ben lungi dalla terra, non impediva a Geova di sapere ciò che Davide stava facendo o pensando. Aveva “misurato”, o esaminato attentamente, le attività di Davide, sia diurne che notturne, così da conoscerne la natura.
7 Quando l’amore per Dio e la fiducia nel Suo potere di liberare spinsero il giovane Davide a offrirsi di affrontare il gigante filisteo Golia, Geova lo notò. (1 Samuele 17:32-37, 45-47) In seguito, quando era profondamente addolorato per l’ostilità degli uomini, quando la tensione era divenuta tale da farlo scoppiare in lacrime di notte, Davide fu confortato dalla certezza che Geova udiva le sue suppliche. (Salmo 6:6, 9; 55:2-5, 22) Similmente, quando Davide fu spinto da un cuore pieno di gratitudine a meditare su di Lui durante le notti insonni, Geova ne era a conoscenza. (Salmo 63:6; confronta Filippesi 4:8, 9). Una sera, quando Davide si mise a guardare una donna sposata che faceva il bagno, Geova Dio notò anche quello, e vide ciò che accadde quando Davide, seppur per breve tempo, lasciò che un desiderio peccaminoso Lo scacciasse dai suoi pensieri. (2 Samuele 11:2-4) In seguito, quando il profeta Natan fu incaricato di far capire a Davide la gravità del suo peccato, Geova non solo udì le parole che uscirono dalla bocca di Davide, ma notò anche il cuore pentito da cui scaturivano. (2 Samuele 12:1-14; Salmo 51:1, 17)
w90 15/1 p. 21 Geova ci conosce bene!
“Tu stesso sai quando mi siedo e quando mi levo”, riconobbe il salmista. (Salmo 139:2a) Dio sapeva tutto ciò che Davide faceva, come il suo sedersi alla fine di un giorno di lavoro e il suo levarsi dopo una notte di riposo. Se siamo testimoni di Geova possiamo esser certi che Dio conosce altrettanto bene anche noi.
Davide ammise: “Hai considerato il mio pensiero da lontano”. (Salmo 139:2b) Pur dimorando nei cieli, così lontano dalla scena terrestre, Dio sapeva cosa Davide stava pensando. (1 Re 8:43) Tale perspicacia non ci dovrebbe sorprendere, poiché Geova “vede il cuore”. (1 Samuele 16:7; Proverbi 21:2) Visto che Dio considera i nostri pensieri, dovremmo essere spinti a pensare a cose caste, virtuose e degne di lode. E com’è appropriato che regolarmente esprimiamo i nostri pensieri in una sentita preghiera per avere la guida divina e la “pace di Dio”! — Filippesi 4:6-9.
SALMO 139:3)
“Hai misurato il mio viaggiare e il mio giacere disteso, E ti son divenute familiari anche tutte le mie vie.”
w11 1/9 p. 15 “O Geova, tu . . . mi conosci”
Davide sa che Geova ha un buon motivo per esaminare i suoi adoratori ed è a questo che fa riferimento quando scrive: “Hai misurato il mio viaggiare e il mio giacere disteso, e ti son divenute familiari anche tutte le mie vie”. (Versetto 3) Ogni giorno Geova vede ‘tutte le nostre vie’, i nostri errori così come le nostre buone azioni. E su cosa si concentra? Sulle cose buone o su quelle cattive? Il verbo ebraico reso “misurare” può significare “vagliare” o “ventilare”, più o meno quello che fa un agricoltore che elimina l’inutile pula perché rimanga solo il prezioso grano. L’espressione ebraica qui resa “ti son divenute familiari” può anche significare “ti sono care”. Quando esamina le parole e le azioni quotidiane dei suoi adoratori, Geova si concentra su quello che c’è di buono in esse. Questo perché gli sforzi fatti per piacergli sono preziosi ai suoi occhi.
w06 1/6 pp. 5-6 Dio ha cura delle persone anziane
Il re Davide, che sapeva bene cosa vuol dire sbagliare ed essere imperfetti, fu ispirato da Dio a scrivere le seguenti parole riportate in Salmo 139:1-3: “O Geova, tu mi hai scrutato, e mi conosci. Tu stesso sai quando mi siedo e quando mi levo. Hai considerato il mio pensiero da lontano. Hai misurato il mio viaggiare e il mio giacere disteso, e ti son divenute familiari anche tutte le mie vie”. Qui l’espressione ebraica resa “misurato” significa letteralmente “vagliato”, e rievoca l’immagine di un agricoltore che separa il grano dalla pula. Sotto ispirazione divina Davide ci assicura che Geova sa vagliare le nostre opere e serbare nella sua memoria solo quelle buone.
Il nostro misericordioso Padre celeste ricorda e apprezza molto le nostre opere buone, a condizione che gli rimaniamo fedeli. La Bibbia dice infatti che per lui dimenticare la nostra opera e l’amore che abbiamo mostrato per il suo nome sarebbe un atto d’ingiustizia. — Ebrei 6:10.
w95 1/4 pp. 12-13 parr. 12-13 Agli occhi di Dio siete preziosi!
12 Geova apprezza in maniera simile i nostri sforzi. In Salmo 139:1-3 leggiamo: “O Geova, tu mi hai scrutato, e mi conosci. Tu stesso sai quando mi siedo e quando mi levo. Hai considerato il mio pensiero da lontano. Hai misurato il mio viaggiare e il mio giacere disteso, e ti son divenute familiari anche tutte le mie vie”. Perciò Geova sa tutto quello che facciamo. Ma non ne è semplicemente consapevole. In ebraico la frase “ti son divenute familiari anche tutte le mie vie” può pure avere il senso di “fai tesoro di tutte le mie vie” o “tutte le mie vie ti sono care”. (Confronta Matteo 6:19, 20). Ma come possono le nostre vie essere care a Geova se siamo così imperfetti e peccatori?
13 Fatto interessante, secondo alcuni studiosi, quando Davide scrisse che Geova aveva “misurato” il suo viaggiare e i suoi periodi di riposo, il termine ebraico che usò significava alla lettera “vagliare” o “ventilare”. Un’opera di consultazione dice: “Significa . . . ventilare per separare tutto il grano dalla pula, per salvare tutto ciò che è prezioso. Perciò qui il senso è che Dio, per così dire, lo aveva sottoposto a vagliatura. . . . Aveva eliminato tutta la pula, tutto ciò che era privo di valore, e aveva visto ciò che era reale e sostanziale”. Il cuore che si autocondanna può vagliare le nostre opere al contrario, accusandoci senza misericordia per gli errori passati e giudicando assolutamente inutili le nostre buone opere. Ma Geova perdona i nostri peccati se ci pentiamo sinceramente e facciamo del nostro meglio per non ricadervi. (Salmo 103:10-14; Atti 3:19) Ci vaglia e ricorda le nostre buone opere. Anzi, le ricorderà finché gli rimarremo fedeli. Per lui sarebbe un’ingiustizia dimenticarsene, ed egli non è mai ingiusto! — Ebrei 6:10.
w93 1/10 pp. 11-12 parr. 6-7 Dio vi conosce veramente?
6 Tutte le attività di Davide erano esposte alla vista di Geova, e Davide lo sapeva. “Tu stesso sai quando mi siedo e quando mi levo”, scrisse il salmista. “Hai considerato il mio pensiero da lontano. Hai misurato il mio viaggiare e il mio giacere disteso, e ti son divenute familiari anche tutte le mie vie”. (Salmo 139:2, 3) Il fatto di essere nei cieli, ben lungi dalla terra, non impediva a Geova di sapere ciò che Davide stava facendo o pensando. Aveva “misurato”, o esaminato attentamente, le attività di Davide, sia diurne che notturne, così da conoscerne la natura.
7 Quando l’amore per Dio e la fiducia nel Suo potere di liberare spinsero il giovane Davide a offrirsi di affrontare il gigante filisteo Golia, Geova lo notò. (1 Samuele 17:32-37, 45-47) In seguito, quando era profondamente addolorato per l’ostilità degli uomini, quando la tensione era divenuta tale da farlo scoppiare in lacrime di notte, Davide fu confortato dalla certezza che Geova udiva le sue suppliche. (Salmo 6:6, 9; 55:2-5, 22) Similmente, quando Davide fu spinto da un cuore pieno di gratitudine a meditare su di Lui durante le notti insonni, Geova ne era a conoscenza. (Salmo 63:6; confronta Filippesi 4:8, 9). Una sera, quando Davide si mise a guardare una donna sposata che faceva il bagno, Geova Dio notò anche quello, e vide ciò che accadde quando Davide, seppur per breve tempo, lasciò che un desiderio peccaminoso Lo scacciasse dai suoi pensieri. (2 Samuele 11:2-4) In seguito, quando il profeta Natan fu incaricato di far capire a Davide la gravità del suo peccato, Geova non solo udì le parole che uscirono dalla bocca di Davide, ma notò anche il cuore pentito da cui scaturivano. (2 Samuele 12:1-14; Salmo 51:1, 17)
w90 15/1 p. 21 Geova ci conosce bene!
Il salmista aggiunse: “Hai misurato il mio viaggiare e il mio giacere disteso, e ti son divenute familiari anche tutte le mie vie”. (Salmo 139:3) Geova misurava gli spostamenti di Davide e il suo giacere disteso nei momenti di riposo: evidentemente scrutava tutto ciò che il salmista faceva. L’Altissimo misurava tutte le azioni di Davide per determinare l’esatta natura della sua condotta. Dio conosceva appieno le vie di Davide, il suo modo di vivere. Possa il nostro Padre celeste, quando ci esamina in maniera analoga, riscontrare che lo stiamo servendo fedelmente, rimanendo sul “sentiero della giustizia” che conduce alla vita eterna. — Proverbi 12:28.
SALMO 139:4)
“Poiché non c’è una parola sulla mia lingua, Ma, ecco, o Geova, tu già la conosci tutta.”
w93 1/10 p. 12 par. 8 Dio vi conosce veramente?
8 Dato che Dio conosce tutto quello che facciamo, non dovremmo sorprenderci che sia anche consapevole del modo in cui usiamo un piccolo organo come la lingua. Il re Davide se ne rendeva conto, tanto che scrisse: “Poiché non c’è una parola sulla mia lingua, ma, ecco, o Geova, tu già la conosci tutta”. (Salmo 139:4) Davide sapeva bene che coloro che Geova avrebbe accolto come ospiti nella sua tenda sarebbero stati persone che non calunniavano altri e che non usavano la lingua per diffondere ghiotti pettegolezzi che avrebbero messo in cattiva luce un intimo conoscente. Quelli a cui Geova concedeva il suo favore erano persone che proferivano la verità anche nel loro cuore. (Salmo 15:1-3; Proverbi 6:16-19) Nessuno di noi è in grado di controllare alla perfezione la propria lingua, ma non per questo Davide concluse debolmente di non poter fare nulla per migliorare la situazione. Dedicò molto tempo a comporre e cantare salmi di lode a Geova. Inoltre riconobbe apertamente di aver bisogno di aiuto e pregò Dio in tal senso. (Salmo 19:12-14)
w90 15/1 p. 21 Geova ci conosce bene!
Visto che nulla di ciò che poteva dire sarebbe stato nascosto a Dio, Davide disse: “Poiché non c’è una parola sulla mia lingua, ma, ecco, o Geova, tu già la conosci tutta”. (Salmo 139:4) Se siamo così angustiati da non sapere cosa dire in preghiera, lo spirito di Geova “intercede per noi con gemiti inespressi”. (Romani 8:26) Quando parliamo con altri, Dio sa quello che abbiamo sulla punta della lingua ma che non diciamo, poiché sa cosa pensiamo veramente. Inoltre, se abbiamo l’amore che nasce da una “fede senza ipocrisia”, non cercheremo mai di ingannare altri con “discorso blando”. — 1 Timoteo 1:5; Romani 16:17, 18.
SALMO 139:5)
“Di dietro e davanti, tu mi hai assediato; E poni su di me la tua mano.”
w93 1/10 p. 12 par. 9 Dio vi conosce veramente?
(Salmo 139:5,
w93 1/10 p. 12 par. 9 Dio vi conosce veramente?
9 Geova non ha una veduta limitata di noi o della nostra situazione; ne ha un quadro completo. Facendo l’esempio di una città assediata, Davide scrisse: “Di dietro e davanti, tu mi hai assediato”. Nel caso di Davide, Dio non era un assediante ostile: era, piuttosto, un vigile custode. “Poni su di me la tua mano”, aggiunse Davide, a indicare il controllo e la protezione che Dio esercita per il beneficio durevole di quelli che lo amano.
w90 15/1 p. 22 Geova ci conosce bene!
Davide aggiunse: “Di dietro e davanti, tu mi hai assediato; e poni su di me la tua mano”. (Salmo 139:5) In effetti, Geova circondava Davide come una città assediata in guerra. Evidentemente il salmista sapeva che c’erano limiti a ciò che poteva fare nell’arco della sua vita. Sapeva anche che era impossibile sfuggire al vigile occhio di Dio e alla sua mano, cioè al suo controllo. Naturalmente, Davide non cercò nemmeno di farlo, né cerchiamo di farlo noi. Ma comportiamoci sempre con la consapevolezza che la mano di Geova è su di noi quali suoi Testimoni.
SALMO 139:6)
“[Tale] conoscenza è troppo meravigliosa per me. È così elevata che non ci posso arrivare.”
w93 1/10 p. 12 par. 9 Dio vi conosce veramente?
È così elevata che non ci posso arrivare”, riconobbe Davide. (Salmo 139:5, 6) La conoscenza che Dio ha dei suoi servitori è così completa, così accurata, che non possiamo comprenderla pienamente. Ma conosciamo abbastanza per aver fiducia che Geova ci capisce veramente e che l’aiuto che ci provvederà sarà il migliore. — Isaia 48:17, 18.
w90 15/1 p. 22 Geova ci conosce bene!
Pensando a quanto bene Dio lo conosceva, Davide provava riverente timore. Perciò egli dichiarò: “Tale conoscenza è troppo meravigliosa per me. È così elevata che non ci posso arrivare”. (Salmo 139:6) La conoscenza che Dio ha di noi come individui è così profonda che non possiamo sondarla, per quanta esperienza o addestramento possiamo avere alle spalle. Visto che essa sorpassa la capacità umana di comprendere, possiamo esser certi che Geova sa cosa è meglio per noi. Pertanto, se chiediamo qualcosa in preghiera e la sua risposta è no, sottomettiamoci alla volontà divina. L’apostolo Giovanni scrisse: “Qualunque cosa chiediamo secondo la sua volontà, egli ci ascolta”. — 1 Giovanni 5:14.
SALMO 139:7)
“Dove posso andarmene dal tuo spirito, E dove posso fuggire dalla tua faccia?”
w11 1/8 p. 27 Dio è in ogni luogo?
Che dire, però, dei versetti biblici che sembrano suggerire l’onnipresenza di Dio? Prendiamo ad esempio Salmo 139:7-10. Rivolgendosi a Dio, Davide disse: “Dove posso andarmene dal tuo spirito, e dove posso fuggire dalla tua faccia? Se ascendessi al cielo, là saresti; e se stendessi il mio giaciglio nello Sceol, ecco, saresti là. Se prendessi le ali dell’aurora, per risiedere nel mare più remoto, anche là la tua propria mano mi guiderebbe”. Questi versetti indicano forse che Dio sia effettivamente onnipresente e si trovi in ognuno dei luoghi menzionati?
Si noti che Davide prima di tutto chiese: “Dove posso andarmene dal tuo spirito?” Tramite il suo spirito santo, Dio può vedere qualunque cosa ed esercitare la sua potenza in qualunque luogo, senza recarvisi o risiedervi letteralmente. Facciamo un esempio: in anni recenti gli scienziati sono riusciti a studiare la superficie del pianeta Marte, che si trova a milioni di chilometri dalla Terra. Come hanno fatto? Non ci sono andati di persona, ma hanno analizzato immagini dettagliate e altre informazioni trasmesse da sonde spaziali inviate su Marte.
In modo simile, per sapere cosa accade in qualsiasi punto dell’universo, Geova Dio non ha bisogno di essere onnipresente. La Parola di Dio dice: “Non c’è creazione che non sia manifesta alla sua vista”. (Ebrei 4:13) La potente forza attiva di Geova, o spirito santo, può arrivare ovunque, permettendogli di vedere ogni cosa e di realizzare il suo proposito da una posizione specifica, la sua “santa dimora” nei cieli. — Deuteronomio 26:15.
g 4/11 pp. 28-29 Dio è onnipresente?
Il salmista scrisse: “Dove posso andarmene dal tuo spirito, e dove posso fuggire dalla tua faccia? Se ascendessi al cielo, là saresti; e se stendessi il mio giaciglio nello Sceol, ecco, saresti là”. — Salmo 139:7-10.
Per capire fin dove può arrivare lo spirito santo di Dio pensiamo al sole. Il sole si trova in un luogo specifico, ma la sua energia arriva anche sulla terra. In modo simile, Geova Dio ha un luogo di dimora, ma può realizzare qualunque cosa desideri in qualunque luogo dell’universo. Inoltre può usare il suo spirito santo per sapere ciò che accade in qualunque luogo e in qualunque momento. Per questo in 2 Cronache 16:9 viene detto: “Riguardo a Geova, i suoi occhi scorrono tutta la terra per mostrare la sua forza a favore di quelli il cui cuore è completo verso di lui”.
w93 1/10 pp. 12-14 Dio vi conosce veramente?
Dovunque siamo, Dio può aiutarci
10 Considerando l’amorevole cura di Geova da un altro punto di vista, il salmista continua: “Dove posso andarmene dal tuo spirito, e dove posso fuggire dalla tua faccia?” Non desiderava allontanarsi in alcun modo da Geova; al contrario, sapeva che dovunque fosse stato, Geova lo avrebbe saputo e, tramite lo spirito santo, avrebbe potuto aiutarlo. “Se ascendessi al cielo, là saresti; e se stendessi il mio giaciglio nello Sceol, ecco, saresti là. Se prendessi le ali dell’aurora, per risiedere nel mare più remoto, anche là la tua propria mano mi guiderebbe e la tua destra mi afferrerebbe. E se dicessi: ‘Di sicuro le tenebre stesse mi afferreranno presto!’ la notte mi sarebbe quindi luce all’intorno. Nemmeno le tenebre stesse sarebbero troppo oscure per te, ma la notte stessa splenderebbe proprio come splende il giorno; le tenebre potrebbero addirittura esser luce”. (Salmo 139:7-12) Non c’è luogo in cui possiamo andare né circostanza in cui possiamo trovarci che ci pongano al di fuori della vista di Geova o della portata del suo spirito soccorritore.
11 Una volta il profeta Giona se ne dimenticò. Geova lo aveva incaricato di predicare agli abitanti di Ninive. Per qualche motivo egli pensò di non poter adempiere questo incarico. Forse perché gli assiri erano noti per la loro ferocia, il pensiero di prestare servizio a Ninive lo atterriva. Così cercò di nascondersi. Nel porto di Ioppe ottenne un passaggio su una nave diretta a Tarsis (nome in genere legato alla Spagna, circa 3.500 chilometri a ovest di Ninive). Tuttavia Geova lo vide salire sulla nave e andare a dormire nella stiva. Geova Dio sapeva anche dov’era Giona quando più tardi fu gettato in mare e lo udì quando dal ventre del grosso pesce promise che avrebbe pagato i suoi voti. Riportato sulla terraferma, Giona ebbe di nuovo l’opportunità di adempiere il suo incarico. — Giona 1:3, 17; 2:1–3:4.
12 Sarebbe stato sicuramente meglio che Giona avesse confidato sin dall’inizio nell’aiuto dello spirito di Geova per adempiere il suo incarico! In seguito, però, Giona mise umilmente per iscritto la sua esperienza, che da allora ha aiutato molti a manifestare quella fiducia in Geova che a Giona parve così difficile avere. — Romani 15:4.
13 Alquanto diversa fu l’esperienza di Elia. Aveva fedelmente annunciato il decreto di Geova secondo cui Israele sarebbe stato colpito dalla siccità come castigo per i suoi peccati. (1 Re 16:30-33; 17:1) Aveva coraggiosamente difeso la vera adorazione nella sfida fra Geova e Baal sul monte Carmelo e giustiziato i 450 profeti di Baal nella valle del torrente Chison. Ma quando la regina Izebel, adirata, fece voto di metterlo a morte, Elia fuggì dal paese. (1 Re 18:18-40; 19:1-4) Dimostrò Geova di essere lì per aiutarlo in quel momento difficile? Senz’altro. Se Elia fosse salito su un alto monte, come se fosse andato in cielo, se si fosse nascosto in una caverna nelle profondità della terra, come se fosse sceso nello Sceol, se fosse fuggito su qualche isola sperduta alla velocità con cui la luce dell’aurora si diffonde sulla terra, la mano di Geova sarebbe stata lì per rafforzarlo e guidarlo. (Confronta Romani 8:38, 39). E in effetti Geova rafforzò Elia non solo provvedendogli il nutrimento per il viaggio, ma dandogli pure meravigliose dimostrazioni della Sua forza attiva. Così rafforzato, Elia si accinse a eseguire il successivo incarico profetico. — 1 Re 19:5-18.
14 Le profetiche parole di Salmo 139:7-12 non vogliono dire che Dio sia onnipresente, che si trovi di persona in ogni luogo contemporaneamente. Le Scritture indicano chiaramente il contrario. (Deuteronomio 26:15; Ebrei 9:24) Tuttavia i suoi servitori non sono mai fuori della sua portata. Questo vale per coloro che a motivo di incarichi teocratici si recano in luoghi distanti. Valeva per i leali Testimoni rinchiusi nei campi di concentramento nazisti durante la seconda guerra mondiale, come pure per i missionari isolati in una prigione in Cina tra la fine degli anni ’50 e i primi anni ’60. Valeva per i cari fratelli e sorelle di un paese dell’Africa centrale che furono ripetutamente costretti a fuggire dai loro villaggi e addirittura dal paese. Se è necessario, Geova può arrivare anche nello Sceol, la comune tomba del genere umano, e riportare in vita i fedeli mediante la risurrezione. — Giobbe 14:13-15; Luca 20:37, 38.
w90 15/1 p. 22 Geova ci conosce bene!
Non si sfugge allo spirito di Dio
Non solo Geova risponde alle preghiere dei suoi leali servitori, ma il suo spirito opera anche verso di loro e li aiuta a compiere la sua volontà. Infatti, Davide chiese: “Dove posso andarmene dal tuo spirito, e dove posso fuggire dalla tua faccia?” (Salmo 139:7) Il salmista sapeva di non poter sfuggire allo spirito di Geova, alla sua forza attiva che può raggiungere anche le parti più remote dell’universo. E nessuno può fuggire dalla faccia di Dio, cioè sfuggire alla sua capacità di osservazione. È vero che ‘Giona si levò e fuggì a Tarsis d’innanzi a Geova’, ma tale profeta non poté sfuggire al grande pesce che lo inghiottì per volere di Dio né sottrarsi alla responsabilità che gli derivava dall’incarico ricevuto da Dio. (Giona 1:3, 17; 2:10–3:4) Perciò, confidiamo nello spirito di Geova per riuscire ad assolvere gli incarichi che Dio ci ha affidato. — Zaccaria 4:6.
SALMO 139:8)
“Se ascendessi al cielo, là saresti; E se stendessi il mio giaciglio nello Sceol, ecco, [saresti là].”
w11 1/8 p. 27 Dio è in ogni luogo?
Che dire, però, dei versetti biblici che sembrano suggerire l’onnipresenza di Dio? Prendiamo ad esempio Salmo 139:7-10. Rivolgendosi a Dio, Davide disse: “Dove posso andarmene dal tuo spirito, e dove posso fuggire dalla tua faccia? Se ascendessi al cielo, là saresti; e se stendessi il mio giaciglio nello Sceol, ecco, saresti là. Se prendessi le ali dell’aurora, per risiedere nel mare più remoto, anche là la tua propria mano mi guiderebbe”. Questi versetti indicano forse che Dio sia effettivamente onnipresente e si trovi in ognuno dei luoghi menzionati?
Si noti che Davide prima di tutto chiese: “Dove posso andarmene dal tuo spirito?” Tramite il suo spirito santo, Dio può vedere qualunque cosa ed esercitare la sua potenza in qualunque luogo, senza recarvisi o risiedervi letteralmente. Facciamo un esempio: in anni recenti gli scienziati sono riusciti a studiare la superficie del pianeta Marte, che si trova a milioni di chilometri dalla Terra. Come hanno fatto? Non ci sono andati di persona, ma hanno analizzato immagini dettagliate e altre informazioni trasmesse da sonde spaziali inviate su Marte.
In modo simile, per sapere cosa accade in qualsiasi punto dell’universo, Geova Dio non ha bisogno di essere onnipresente. La Parola di Dio dice: “Non c’è creazione che non sia manifesta alla sua vista”. (Ebrei 4:13) La potente forza attiva di Geova, o spirito santo, può arrivare ovunque, permettendogli di vedere ogni cosa e di realizzare il suo proposito da una posizione specifica, la sua “santa dimora” nei cieli. — Deuteronomio 26:15.
w93 1/10 pp. 12-14 Dio vi conosce veramente?
Dovunque siamo, Dio può aiutarci
10 Considerando l’amorevole cura di Geova da un altro punto di vista, il salmista continua: “Dove posso andarmene dal tuo spirito, e dove posso fuggire dalla tua faccia?” Non desiderava allontanarsi in alcun modo da Geova; al contrario, sapeva che dovunque fosse stato, Geova lo avrebbe saputo e, tramite lo spirito santo, avrebbe potuto aiutarlo. “Se ascendessi al cielo, là saresti; e se stendessi il mio giaciglio nello Sceol, ecco, saresti là. Se prendessi le ali dell’aurora, per risiedere nel mare più remoto, anche là la tua propria mano mi guiderebbe e la tua destra mi afferrerebbe. E se dicessi: ‘Di sicuro le tenebre stesse mi afferreranno presto!’ la notte mi sarebbe quindi luce all’intorno. Nemmeno le tenebre stesse sarebbero troppo oscure per te, ma la notte stessa splenderebbe proprio come splende il giorno; le tenebre potrebbero addirittura esser luce”. (Salmo 139:7-12) Non c’è luogo in cui possiamo andare né circostanza in cui possiamo trovarci che ci pongano al di fuori della vista di Geova o della portata del suo spirito soccorritore.
11 Una volta il profeta Giona se ne dimenticò. Geova lo aveva incaricato di predicare agli abitanti di Ninive. Per qualche motivo egli pensò di non poter adempiere questo incarico. Forse perché gli assiri erano noti per la loro ferocia, il pensiero di prestare servizio a Ninive lo atterriva. Così cercò di nascondersi. Nel porto di Ioppe ottenne un passaggio su una nave diretta a Tarsis (nome in genere legato alla Spagna, circa 3.500 chilometri a ovest di Ninive). Tuttavia Geova lo vide salire sulla nave e andare a dormire nella stiva. Geova Dio sapeva anche dov’era Giona quando più tardi fu gettato in mare e lo udì quando dal ventre del grosso pesce promise che avrebbe pagato i suoi voti. Riportato sulla terraferma, Giona ebbe di nuovo l’opportunità di adempiere il suo incarico. — Giona 1:3, 17; 2:1–3:4.
12 Sarebbe stato sicuramente meglio che Giona avesse confidato sin dall’inizio nell’aiuto dello spirito di Geova per adempiere il suo incarico! In seguito, però, Giona mise umilmente per iscritto la sua esperienza, che da allora ha aiutato molti a manifestare quella fiducia in Geova che a Giona parve così difficile avere. — Romani 15:4.
13 Alquanto diversa fu l’esperienza di Elia. Aveva fedelmente annunciato il decreto di Geova secondo cui Israele sarebbe stato colpito dalla siccità come castigo per i suoi peccati. (1 Re 16:30-33; 17:1) Aveva coraggiosamente difeso la vera adorazione nella sfida fra Geova e Baal sul monte Carmelo e giustiziato i 450 profeti di Baal nella valle del torrente Chison. Ma quando la regina Izebel, adirata, fece voto di metterlo a morte, Elia fuggì dal paese. (1 Re 18:18-40; 19:1-4) Dimostrò Geova di essere lì per aiutarlo in quel momento difficile? Senz’altro. Se Elia fosse salito su un alto monte, come se fosse andato in cielo, se si fosse nascosto in una caverna nelle profondità della terra, come se fosse sceso nello Sceol, se fosse fuggito su qualche isola sperduta alla velocità con cui la luce dell’aurora si diffonde sulla terra, la mano di Geova sarebbe stata lì per rafforzarlo e guidarlo. (Confronta Romani 8:38, 39). E in effetti Geova rafforzò Elia non solo provvedendogli il nutrimento per il viaggio, ma dandogli pure meravigliose dimostrazioni della Sua forza attiva. Così rafforzato, Elia si accinse a eseguire il successivo incarico profetico. — 1 Re 19:5-18.
14 Le profetiche parole di Salmo 139:7-12 non vogliono dire che Dio sia onnipresente, che si trovi di persona in ogni luogo contemporaneamente. Le Scritture indicano chiaramente il contrario. (Deuteronomio 26:15; Ebrei 9:24) Tuttavia i suoi servitori non sono mai fuori della sua portata. Questo vale per coloro che a motivo di incarichi teocratici si recano in luoghi distanti. Valeva per i leali Testimoni rinchiusi nei campi di concentramento nazisti durante la seconda guerra mondiale, come pure per i missionari isolati in una prigione in Cina tra la fine degli anni ’50 e i primi anni ’60. Valeva per i cari fratelli e sorelle di un paese dell’Africa centrale che furono ripetutamente costretti a fuggire dai loro villaggi e addirittura dal paese. Se è necessario, Geova può arrivare anche nello Sceol, la comune tomba del genere umano, e riportare in vita i fedeli mediante la risurrezione. — Giobbe 14:13-15; Luca 20:37, 38.
w90 15/1 p. 22 Geova ci conosce bene!
Sapendo che sarebbe stato impossibile sfuggire a Dio, Davide disse: “Se ascendessi al cielo, là saresti; e se stendessi il mio giaciglio nello Sceol, ecco, saresti là”. (Salmo 139:8) Al tempo del salmista ‘ascendere al cielo’ significava salire su alti monti, le cui vette sono spesso nascoste fra le nuvole. Tuttavia, anche se fossimo in cima al monte più alto non saremmo al di fuori della portata dello spirito di Dio. Né potremmo sfuggire alla sua attenzione se avessimo il nostro giaciglio nello Sceol, che rappresenta le parti più basse della terra. — Confronta Deuteronomio 30:11-14; Amos 9:2, 3.
SALMO 139:9)
“Se prendessi le ali dell’aurora, Per risiedere nel mare più remoto,”
w11 1/8 p. 27 Dio è in ogni luogo?
Che dire, però, dei versetti biblici che sembrano suggerire l’onnipresenza di Dio? Prendiamo ad esempio Salmo 139:7-10. Rivolgendosi a Dio, Davide disse: “Dove posso andarmene dal tuo spirito, e dove posso fuggire dalla tua faccia? Se ascendessi al cielo, là saresti; e se stendessi il mio giaciglio nello Sceol, ecco, saresti là. Se prendessi le ali dell’aurora, per risiedere nel mare più remoto, anche là la tua propria mano mi guiderebbe”. Questi versetti indicano forse che Dio sia effettivamente onnipresente e si trovi in ognuno dei luoghi menzionati?
Si noti che Davide prima di tutto chiese: “Dove posso andarmene dal tuo spirito?” Tramite il suo spirito santo, Dio può vedere qualunque cosa ed esercitare la sua potenza in qualunque luogo, senza recarvisi o risiedervi letteralmente. Facciamo un esempio: in anni recenti gli scienziati sono riusciti a studiare la superficie del pianeta Marte, che si trova a milioni di chilometri dalla Terra. Come hanno fatto? Non ci sono andati di persona, ma hanno analizzato immagini dettagliate e altre informazioni trasmesse da sonde spaziali inviate su Marte.
In modo simile, per sapere cosa accade in qualsiasi punto dell’universo, Geova Dio non ha bisogno di essere onnipresente. La Parola di Dio dice: “Non c’è creazione che non sia manifesta alla sua vista”. (Ebrei 4:13) La potente forza attiva di Geova, o spirito santo, può arrivare ovunque, permettendogli di vedere ogni cosa e di realizzare il suo proposito da una posizione specifica, la sua “santa dimora” nei cieli. — Deuteronomio 26:15.
w93 1/10 pp. 12-14 parr. 10-14 Dio vi conosce veramente?
Se prendessi le ali dell’aurora, per risiedere nel mare più remoto, anche là la tua propria mano mi guiderebbe e la tua destra mi afferrerebbe. E se dicessi: ‘Di sicuro le tenebre stesse mi afferreranno presto!’ la notte mi sarebbe quindi luce all’intorno. Nemmeno le tenebre stesse sarebbero troppo oscure per te, ma la notte stessa splenderebbe proprio come splende il giorno; le tenebre potrebbero addirittura esser luce”. (Salmo 139:7-12) Non c’è luogo in cui possiamo andare né circostanza in cui possiamo trovarci che ci pongano al di fuori della vista di Geova o della portata del suo spirito soccorritore.
11 Una volta il profeta Giona se ne dimenticò. Geova lo aveva incaricato di predicare agli abitanti di Ninive. Per qualche motivo egli pensò di non poter adempiere questo incarico. Forse perché gli assiri erano noti per la loro ferocia, il pensiero di prestare servizio a Ninive lo atterriva. Così cercò di nascondersi. Nel porto di Ioppe ottenne un passaggio su una nave diretta a Tarsis (nome in genere legato alla Spagna, circa 3.500 chilometri a ovest di Ninive). Tuttavia Geova lo vide salire sulla nave e andare a dormire nella stiva. Geova Dio sapeva anche dov’era Giona quando più tardi fu gettato in mare e lo udì quando dal ventre del grosso pesce promise che avrebbe pagato i suoi voti. Riportato sulla terraferma, Giona ebbe di nuovo l’opportunità di adempiere il suo incarico. — Giona 1:3, 17; 2:1–3:4.
12 Sarebbe stato sicuramente meglio che Giona avesse confidato sin dall’inizio nell’aiuto dello spirito di Geova per adempiere il suo incarico! In seguito, però, Giona mise umilmente per iscritto la sua esperienza, che da allora ha aiutato molti a manifestare quella fiducia in Geova che a Giona parve così difficile avere. — Romani 15:4.
13 Alquanto diversa fu l’esperienza di Elia. Aveva fedelmente annunciato il decreto di Geova secondo cui Israele sarebbe stato colpito dalla siccità come castigo per i suoi peccati. (1 Re 16:30-33; 17:1) Aveva coraggiosamente difeso la vera adorazione nella sfida fra Geova e Baal sul monte Carmelo e giustiziato i 450 profeti di Baal nella valle del torrente Chison. Ma quando la regina Izebel, adirata, fece voto di metterlo a morte, Elia fuggì dal paese. (1 Re 18:18-40; 19:1-4) Dimostrò Geova di essere lì per aiutarlo in quel momento difficile? Senz’altro. Se Elia fosse salito su un alto monte, come se fosse andato in cielo, se si fosse nascosto in una caverna nelle profondità della terra, come se fosse sceso nello Sceol, se fosse fuggito su qualche isola sperduta alla velocità con cui la luce dell’aurora si diffonde sulla terra, la mano di Geova sarebbe stata lì per rafforzarlo e guidarlo. (Confronta Romani 8:38, 39). E in effetti Geova rafforzò Elia non solo provvedendogli il nutrimento per il viaggio, ma dandogli pure meravigliose dimostrazioni della Sua forza attiva. Così rafforzato, Elia si accinse a eseguire il successivo incarico profetico. — 1 Re 19:5-18.
14 Le profetiche parole di Salmo 139:7-12 non vogliono dire che Dio sia onnipresente, che si trovi di persona in ogni luogo contemporaneamente. Le Scritture indicano chiaramente il contrario. (Deuteronomio 26:15; Ebrei 9:24) Tuttavia i suoi servitori non sono mai fuori della sua portata. Questo vale per coloro che a motivo di incarichi teocratici si recano in luoghi distanti. Valeva per i leali Testimoni rinchiusi nei campi di concentramento nazisti durante la seconda guerra mondiale, come pure per i missionari isolati in una prigione in Cina tra la fine degli anni ’50 e i primi anni ’60. Valeva per i cari fratelli e sorelle di un paese dell’Africa centrale che furono ripetutamente costretti a fuggire dai loro villaggi e addirittura dal paese. Se è necessario, Geova può arrivare anche nello Sceol, la comune tomba del genere umano, e riportare in vita i fedeli mediante la risurrezione. — Giobbe 14:13-15; Luca 20:37, 38.
w90 15/1 p. 22 Geova ci conosce bene!
“Se prendessi le ali dell’aurora, per risiedere nel mare più remoto”, disse Davide, “anche là la tua propria mano mi guiderebbe e la tua destra mi afferrerebbe”. (Salmo 139:9, 10) Cosa s’intende con “le ali dell’aurora”? Queste parole descrivono in maniera poetica la rapidità con cui la luce dell’aurora, quasi avesse delle ali, si diffonde da oriente a occidente. Ma che dire se Davide avesse potuto prendere le ali dell’aurora e raggiungere il mare più distante o le isole più a occidente? Sarebbe stato ancora soggetto alla mano di Dio, al suo controllo e alla sua guida. Per mezzo del Suo spirito, Geova sarebbe stato là per guidare in maniera compassionevole il salmista. — Salmo 51:11.
w87 15/3 p. 25 Un Dio felice, un popolo felice!
♦ 139:9 — Perché si parla di “ali dell’aurora”?
Questa espressione descrive la luce dell’aurora come se avesse ali e si irradiasse rapidamente nel cielo da oriente verso occidente. Se Davide avesse ‘preso le ali dell’aurora’ e avesse raggiunto la parte più distante dell’occidente, anche là si sarebbe trovato sotto la protezione e il controllo di Geova. — Salmo 139:10; confronta Amos 9:2, 3.
SALMO 139:10)
“Anche là la tua propria mano mi guiderebbe E la tua destra mi afferrerebbe.”
w11 1/8 p. 27 Dio è in ogni luogo?
Che dire, però, dei versetti biblici che sembrano suggerire l’onnipresenza di Dio? Prendiamo ad esempio Salmo 139:7-10. Rivolgendosi a Dio, Davide disse: “Dove posso andarmene dal tuo spirito, e dove posso fuggire dalla tua faccia? Se ascendessi al cielo, là saresti; e se stendessi il mio giaciglio nello Sceol, ecco, saresti là. Se prendessi le ali dell’aurora, per risiedere nel mare più remoto, anche là la tua propria mano mi guiderebbe”. Questi versetti indicano forse che Dio sia effettivamente onnipresente e si trovi in ognuno dei luoghi menzionati?
Si noti che Davide prima di tutto chiese: “Dove posso andarmene dal tuo spirito?” Tramite il suo spirito santo, Dio può vedere qualunque cosa ed esercitare la sua potenza in qualunque luogo, senza recarvisi o risiedervi letteralmente. Facciamo un esempio: in anni recenti gli scienziati sono riusciti a studiare la superficie del pianeta Marte, che si trova a milioni di chilometri dalla Terra. Come hanno fatto? Non ci sono andati di persona, ma hanno analizzato immagini dettagliate e altre informazioni trasmesse da sonde spaziali inviate su Marte.
In modo simile, per sapere cosa accade in qualsiasi punto dell’universo, Geova Dio non ha bisogno di essere onnipresente. La Parola di Dio dice: “Non c’è creazione che non sia manifesta alla sua vista”. (Ebrei 4:13) La potente forza attiva di Geova, o spirito santo, può arrivare ovunque, permettendogli di vedere ogni cosa e di realizzare il suo proposito da una posizione specifica, la sua “santa dimora” nei cieli. — Deuteronomio 26:15.
w93 1/10 pp. 12-14 parr. 10-14 Dio vi conosce veramente?
Se prendessi le ali dell’aurora, per risiedere nel mare più remoto, anche là la tua propria mano mi guiderebbe e la tua destra mi afferrerebbe. E se dicessi: ‘Di sicuro le tenebre stesse mi afferreranno presto!’ la notte mi sarebbe quindi luce all’intorno. Nemmeno le tenebre stesse sarebbero troppo oscure per te, ma la notte stessa splenderebbe proprio come splende il giorno; le tenebre potrebbero addirittura esser luce”. (Salmo 139:7-12) Non c’è luogo in cui possiamo andare né circostanza in cui possiamo trovarci che ci pongano al di fuori della vista di Geova o della portata del suo spirito soccorritore.
11 Una volta il profeta Giona se ne dimenticò. Geova lo aveva incaricato di predicare agli abitanti di Ninive. Per qualche motivo egli pensò di non poter adempiere questo incarico. Forse perché gli assiri erano noti per la loro ferocia, il pensiero di prestare servizio a Ninive lo atterriva. Così cercò di nascondersi. Nel porto di Ioppe ottenne un passaggio su una nave diretta a Tarsis (nome in genere legato alla Spagna, circa 3.500 chilometri a ovest di Ninive). Tuttavia Geova lo vide salire sulla nave e andare a dormire nella stiva. Geova Dio sapeva anche dov’era Giona quando più tardi fu gettato in mare e lo udì quando dal ventre del grosso pesce promise che avrebbe pagato i suoi voti. Riportato sulla terraferma, Giona ebbe di nuovo l’opportunità di adempiere il suo incarico. — Giona 1:3, 17; 2:1–3:4.
12 Sarebbe stato sicuramente meglio che Giona avesse confidato sin dall’inizio nell’aiuto dello spirito di Geova per adempiere il suo incarico! In seguito, però, Giona mise umilmente per iscritto la sua esperienza, che da allora ha aiutato molti a manifestare quella fiducia in Geova che a Giona parve così difficile avere. — Romani 15:4.
13 Alquanto diversa fu l’esperienza di Elia. Aveva fedelmente annunciato il decreto di Geova secondo cui Israele sarebbe stato colpito dalla siccità come castigo per i suoi peccati. (1 Re 16:30-33; 17:1) Aveva coraggiosamente difeso la vera adorazione nella sfida fra Geova e Baal sul monte Carmelo e giustiziato i 450 profeti di Baal nella valle del torrente Chison. Ma quando la regina Izebel, adirata, fece voto di metterlo a morte, Elia fuggì dal paese. (1 Re 18:18-40; 19:1-4) Dimostrò Geova di essere lì per aiutarlo in quel momento difficile? Senz’altro. Se Elia fosse salito su un alto monte, come se fosse andato in cielo, se si fosse nascosto in una caverna nelle profondità della terra, come se fosse sceso nello Sceol, se fosse fuggito su qualche isola sperduta alla velocità con cui la luce dell’aurora si diffonde sulla terra, la mano di Geova sarebbe stata lì per rafforzarlo e guidarlo. (Confronta Romani 8:38, 39). E in effetti Geova rafforzò Elia non solo provvedendogli il nutrimento per il viaggio, ma dandogli pure meravigliose dimostrazioni della Sua forza attiva. Così rafforzato, Elia si accinse a eseguire il successivo incarico profetico. — 1 Re 19:5-18.
14 Le profetiche parole di Salmo 139:7-12 non vogliono dire che Dio sia onnipresente, che si trovi di persona in ogni luogo contemporaneamente. Le Scritture indicano chiaramente il contrario. (Deuteronomio 26:15; Ebrei 9:24) Tuttavia i suoi servitori non sono mai fuori della sua portata. Questo vale per coloro che a motivo di incarichi teocratici si recano in luoghi distanti. Valeva per i leali Testimoni rinchiusi nei campi di concentramento nazisti durante la seconda guerra mondiale, come pure per i missionari isolati in una prigione in Cina tra la fine degli anni ’50 e i primi anni ’60. Valeva per i cari fratelli e sorelle di un paese dell’Africa centrale che furono ripetutamente costretti a fuggire dai loro villaggi e addirittura dal paese. Se è necessario, Geova può arrivare anche nello Sceol, la comune tomba del genere umano, e riportare in vita i fedeli mediante la risurrezione. — Giobbe 14:13-15; Luca 20:37, 38.
w90 15/1 p. 22 Geova ci conosce bene!
“Se prendessi le ali dell’aurora, per risiedere nel mare più remoto”, disse Davide, “anche là la tua propria mano mi guiderebbe e la tua destra mi afferrerebbe”. (Salmo 139:9, 10) Cosa s’intende con “le ali dell’aurora”? Queste parole descrivono in maniera poetica la rapidità con cui la luce dell’aurora, quasi avesse delle ali, si diffonde da oriente a occidente. Ma che dire se Davide avesse potuto prendere le ali dell’aurora e raggiungere il mare più distante o le isole più a occidente? Sarebbe stato ancora soggetto alla mano di Dio, al suo controllo e alla sua guida. Per mezzo del Suo spirito, Geova sarebbe stato là per guidare in maniera compassionevole il salmista. — Salmo 51:11.
SALMO 139:11)
“E se dicessi: “Di sicuro le tenebre stesse mi afferreranno presto!” La notte mi sarebbe quindi luce all’intorno.”
w93 1/10 pp. 12-14 parr. 10-14 Dio vi conosce veramente?
Se prendessi le ali dell’aurora, per risiedere nel mare più remoto, anche là la tua propria mano mi guiderebbe e la tua destra mi afferrerebbe. E se dicessi: ‘Di sicuro le tenebre stesse mi afferreranno presto!’ la notte mi sarebbe quindi luce all’intorno. Nemmeno le tenebre stesse sarebbero troppo oscure per te, ma la notte stessa splenderebbe proprio come splende il giorno; le tenebre potrebbero addirittura esser luce”. (Salmo 139:7-12) Non c’è luogo in cui possiamo andare né circostanza in cui possiamo trovarci che ci pongano al di fuori della vista di Geova o della portata del suo spirito soccorritore.
11 Una volta il profeta Giona se ne dimenticò. Geova lo aveva incaricato di predicare agli abitanti di Ninive. Per qualche motivo egli pensò di non poter adempiere questo incarico. Forse perché gli assiri erano noti per la loro ferocia, il pensiero di prestare servizio a Ninive lo atterriva. Così cercò di nascondersi. Nel porto di Ioppe ottenne un passaggio su una nave diretta a Tarsis (nome in genere legato alla Spagna, circa 3.500 chilometri a ovest di Ninive). Tuttavia Geova lo vide salire sulla nave e andare a dormire nella stiva. Geova Dio sapeva anche dov’era Giona quando più tardi fu gettato in mare e lo udì quando dal ventre del grosso pesce promise che avrebbe pagato i suoi voti. Riportato sulla terraferma, Giona ebbe di nuovo l’opportunità di adempiere il suo incarico. — Giona 1:3, 17; 2:1–3:4.
12 Sarebbe stato sicuramente meglio che Giona avesse confidato sin dall’inizio nell’aiuto dello spirito di Geova per adempiere il suo incarico! In seguito, però, Giona mise umilmente per iscritto la sua esperienza, che da allora ha aiutato molti a manifestare quella fiducia in Geova che a Giona parve così difficile avere. — Romani 15:4.
13 Alquanto diversa fu l’esperienza di Elia. Aveva fedelmente annunciato il decreto di Geova secondo cui Israele sarebbe stato colpito dalla siccità come castigo per i suoi peccati. (1 Re 16:30-33; 17:1) Aveva coraggiosamente difeso la vera adorazione nella sfida fra Geova e Baal sul monte Carmelo e giustiziato i 450 profeti di Baal nella valle del torrente Chison. Ma quando la regina Izebel, adirata, fece voto di metterlo a morte, Elia fuggì dal paese. (1 Re 18:18-40; 19:1-4) Dimostrò Geova di essere lì per aiutarlo in quel momento difficile? Senz’altro. Se Elia fosse salito su un alto monte, come se fosse andato in cielo, se si fosse nascosto in una caverna nelle profondità della terra, come se fosse sceso nello Sceol, se fosse fuggito su qualche isola sperduta alla velocità con cui la luce dell’aurora si diffonde sulla terra, la mano di Geova sarebbe stata lì per rafforzarlo e guidarlo. (Confronta Romani 8:38, 39). E in effetti Geova rafforzò Elia non solo provvedendogli il nutrimento per il viaggio, ma dandogli pure meravigliose dimostrazioni della Sua forza attiva. Così rafforzato, Elia si accinse a eseguire il successivo incarico profetico. — 1 Re 19:5-18.
14 Le profetiche parole di Salmo 139:7-12 non vogliono dire che Dio sia onnipresente, che si trovi di persona in ogni luogo contemporaneamente. Le Scritture indicano chiaramente il contrario. (Deuteronomio 26:15; Ebrei 9:24) Tuttavia i suoi servitori non sono mai fuori della sua portata. Questo vale per coloro che a motivo di incarichi teocratici si recano in luoghi distanti. Valeva per i leali Testimoni rinchiusi nei campi di concentramento nazisti durante la seconda guerra mondiale, come pure per i missionari isolati in una prigione in Cina tra la fine degli anni ’50 e i primi anni ’60. Valeva per i cari fratelli e sorelle di un paese dell’Africa centrale che furono ripetutamente costretti a fuggire dai loro villaggi e addirittura dal paese. Se è necessario, Geova può arrivare anche nello Sceol, la comune tomba del genere umano, e riportare in vita i fedeli mediante la risurrezione. — Giobbe 14:13-15; Luca 20:37, 38.
w90 15/1 pp. 22-23 Geova ci conosce bene!
Le tenebre non sono un problema per Dio
Né la distanza né le tenebre possono mettere una persona al di fuori della portata di Dio. Perciò Davide prosegue dicendo: “E se dicessi: ‘Di sicuro le tenebre stesse mi afferreranno presto!’ la notte mi sarebbe quindi luce all’intorno. Nemmeno le tenebre stesse sarebbero troppo scure per te, ma la notte stessa splenderebbe proprio come splende il giorno; le tenebre potrebbero addirittura esser luce”. (Salmo 139:11, 12) Una persona potrebbe essere avvolta nelle tenebre più fitte, come se queste l’afferrassero. Ma per Geova essa sarebbe visibile come se fosse alla luce del giorno. A Dio non si può nascondere nessun peccato commesso nelle tenebre. — Isaia 29:15, 16.
SALMO 139:12)
“Nemmeno le tenebre stesse sarebbero troppo oscure per te, Ma la notte stessa splenderebbe proprio come splende il giorno; Le tenebre potrebbero addirittura esser luce.”
w93 1/10 pp. 12-14 parr. 10-14 Dio vi conosce veramente?
Se prendessi le ali dell’aurora, per risiedere nel mare più remoto, anche là la tua propria mano mi guiderebbe e la tua destra mi afferrerebbe. E se dicessi: ‘Di sicuro le tenebre stesse mi afferreranno presto!’ la notte mi sarebbe quindi luce all’intorno. Nemmeno le tenebre stesse sarebbero troppo oscure per te, ma la notte stessa splenderebbe proprio come splende il giorno; le tenebre potrebbero addirittura esser luce”. (Salmo 139:7-12) Non c’è luogo in cui possiamo andare né circostanza in cui possiamo trovarci che ci pongano al di fuori della vista di Geova o della portata del suo spirito soccorritore.
11 Una volta il profeta Giona se ne dimenticò. Geova lo aveva incaricato di predicare agli abitanti di Ninive. Per qualche motivo egli pensò di non poter adempiere questo incarico. Forse perché gli assiri erano noti per la loro ferocia, il pensiero di prestare servizio a Ninive lo atterriva. Così cercò di nascondersi. Nel porto di Ioppe ottenne un passaggio su una nave diretta a Tarsis (nome in genere legato alla Spagna, circa 3.500 chilometri a ovest di Ninive). Tuttavia Geova lo vide salire sulla nave e andare a dormire nella stiva. Geova Dio sapeva anche dov’era Giona quando più tardi fu gettato in mare e lo udì quando dal ventre del grosso pesce promise che avrebbe pagato i suoi voti. Riportato sulla terraferma, Giona ebbe di nuovo l’opportunità di adempiere il suo incarico. — Giona 1:3, 17; 2:1–3:4.
12 Sarebbe stato sicuramente meglio che Giona avesse confidato sin dall’inizio nell’aiuto dello spirito di Geova per adempiere il suo incarico! In seguito, però, Giona mise umilmente per iscritto la sua esperienza, che da allora ha aiutato molti a manifestare quella fiducia in Geova che a Giona parve così difficile avere. — Romani 15:4.
13 Alquanto diversa fu l’esperienza di Elia. Aveva fedelmente annunciato il decreto di Geova secondo cui Israele sarebbe stato colpito dalla siccità come castigo per i suoi peccati. (1 Re 16:30-33; 17:1) Aveva coraggiosamente difeso la vera adorazione nella sfida fra Geova e Baal sul monte Carmelo e giustiziato i 450 profeti di Baal nella valle del torrente Chison. Ma quando la regina Izebel, adirata, fece voto di metterlo a morte, Elia fuggì dal paese. (1 Re 18:18-40; 19:1-4) Dimostrò Geova di essere lì per aiutarlo in quel momento difficile? Senz’altro. Se Elia fosse salito su un alto monte, come se fosse andato in cielo, se si fosse nascosto in una caverna nelle profondità della terra, come se fosse sceso nello Sceol, se fosse fuggito su qualche isola sperduta alla velocità con cui la luce dell’aurora si diffonde sulla terra, la mano di Geova sarebbe stata lì per rafforzarlo e guidarlo. (Confronta Romani 8:38, 39). E in effetti Geova rafforzò Elia non solo provvedendogli il nutrimento per il viaggio, ma dandogli pure meravigliose dimostrazioni della Sua forza attiva. Così rafforzato, Elia si accinse a eseguire il successivo incarico profetico. — 1 Re 19:5-18.
14 Le profetiche parole di Salmo 139:7-12 non vogliono dire che Dio sia onnipresente, che si trovi di persona in ogni luogo contemporaneamente. Le Scritture indicano chiaramente il contrario. (Deuteronomio 26:15; Ebrei 9:24) Tuttavia i suoi servitori non sono mai fuori della sua portata. Questo vale per coloro che a motivo di incarichi teocratici si recano in luoghi distanti. Valeva per i leali Testimoni rinchiusi nei campi di concentramento nazisti durante la seconda guerra mondiale, come pure per i missionari isolati in una prigione in Cina tra la fine degli anni ’50 e i primi anni ’60. Valeva per i cari fratelli e sorelle di un paese dell’Africa centrale che furono ripetutamente costretti a fuggire dai loro villaggi e addirittura dal paese. Se è necessario, Geova può arrivare anche nello Sceol, la comune tomba del genere umano, e riportare in vita i fedeli mediante la risurrezione. — Giobbe 14:13-15; Luca 20:37, 38.
w90 15/1 pp. 22-23 Geova ci conosce bene!
Nemmeno le tenebre stesse sarebbero troppo scure per te, ma la notte stessa splenderebbe proprio come splende il giorno; le tenebre potrebbero addirittura esser luce”. (Salmo 139:11, 12) Una persona potrebbe essere avvolta nelle tenebre più fitte, come se queste l’afferrassero. Ma per Geova essa sarebbe visibile come se fosse alla luce del giorno. A Dio non si può nascondere nessun peccato commesso nelle tenebre. — Isaia 29:15, 16.
SALMO 139:13)
“Poiché tu stesso producesti i miei reni; Mi tenesti coperto nel ventre di mia madre.”
w07 15/6 pp. 21-22 Siamo fatti ‘in maniera meravigliosa’
Il meraviglioso sviluppo del nostro organismo
5 “Tu stesso producesti i miei reni; mi tenesti coperto nel ventre di mia madre”. (Salmo 139:13) L’esistenza di ciascuno di noi ha avuto inizio nel grembo materno da una singola cellula più piccola del punto che si trova alla fine di questa frase. Quella cellula microscopica era estremamente complessa, un vero e proprio laboratorio chimico in miniatura! La crescita è stata rapida. Alla fine del secondo mese di gravidanza gli organi principali del nascituro si sono già formati. Tra questi ci sono i reni. Alla nascita i reni sono pronti a filtrare il sangue, eliminando le tossine e l’acqua in eccesso e trattenendo le sostanze utili. Se funzionano bene, i due reni filtrano tutto il sangue (circa cinque litri in un adulto) ogni 45 minuti!
6 I reni contribuiscono inoltre a regolare il contenuto di minerali, l’acidità e la pressione del sangue. Svolgono molte altre funzioni vitali, come la conversione della vitamina D in una forma attiva indispensabile al corretto sviluppo delle ossa e la sintesi di eritropoietina, un ormone che stimola la produzione di globuli rossi nel midollo osseo. Non è strano che i reni siano stati definiti “i grandi chimici dell’organismo”.
w93 1/10 p. 14 Dio vi conosce veramente?
Colui che ci comprende veramente
15 Sotto ispirazione il salmista richiama l’attenzione sul fatto che Dio ci conosce bene già prima che nasciamo: “Poiché tu stesso producesti i miei reni; mi tenesti coperto nel ventre di mia madre. Ti loderò perché sono fatto in maniera tremendamente meravigliosa. Meravigliose sono le tue opere, come la mia anima sa molto bene”. (Salmo 139:13, 14) Nell’istante del concepimento i geni dei nostri genitori si uniscono determinando il nostro patrimonio genetico, da cui dipende in gran parte il nostro potenziale fisico e mentale. Dio conosce tale potenziale. In questo salmo viene fatta specifica menzione dei reni, spesso usati nelle Scritture per simboleggiare gli aspetti più reconditi della personalità. (Salmo 7:9; Geremia 17:10) Geova conosceva questi particolari su di noi ancor prima che nascessimo. Egli è anche colui che con amorevole cura ha progettato il corpo umano in modo tale che quando un ovulo viene fecondato si produca nel grembo materno un ambiente protettivo per ‘coprire’, nascondere, l’embrione e proteggerlo durante lo sviluppo.
g91 22/11 p. 3 La Bibbia ha precorso la scienza nella lotta contro le malattie
Un salmista dell’antichità considerava stupendo il corpo umano e riguardo ad esso scrisse: “Poiché tu [Geova] producesti i miei reni; mi tenesti coperto nel ventre di mia madre. Ti loderò perché sono fatto in maniera tremendamente meravigliosa. Meravigliose sono le tue opere, come la mia anima sa molto bene. Le mie ossa non ti furono occultate quando fui fatto nel segreto, quando fui tessuto nelle parti più basse della terra. I tuoi occhi videro perfino il mio embrione, e nel tuo libro ne erano scritte tutte le parti, riguardo ai giorni quando furono formate e fra di esse non ce n’era ancora nessuna”. — Salmo 139:13-16.
Sebbene l’embrione sia “coperto” nell’oscurità del grembo, Geova lo vede formarsi e ne vede svilupparsi le ossa. Presso di lui “le tenebre potrebbero addirittura esser luce”. (Versetto 12) Nulla è occultato alla vista di Geova. Dal punto di vista medico, l’embrione è tenuto separato dalla madre mediante la placenta, così da non essere rigettato come un corpo estraneo. Tuttavia questo salmo enuncia una verità di carattere spirituale, non medico, cioè che Geova vede tutto, anche nell’oscurità del grembo materno.
Dal momento del concepimento, ‘tutte le parti del nostro corpo sono scritte’ nel codice genetico della cellula uovo fecondata nel seno materno. Anche il calcolo del tempo ‘riguardo ai giorni quando devono essere formate’, ciascuna al momento giusto, è determinato dai numerosi orologi biologici programmati nei geni.
w90 15/1 p. 23 Geova ci conosce bene!
Salmo 139:13-
w90 15/1 p. 23 Geova ci conosce bene!
Nascondendosi non si sfugge alla vista del nostro Creatore. A questo proposito Davide disse: “Poiché tu stesso producesti i miei reni; mi tenesti coperto nel ventre di mia madre.
w90 15/1 p. 23 Geova ci conosce bene!
Geova Dio, colui che conosce le nostre più intime emozioni, produsse i reni di Davide. Per la loro posizione, i reni sono fra gli organi più nascosti e inaccessibili, ma Dio li può vedere. Egli può persino guardare dentro il ventre, o grembo, di una madre. Sì, Geova può vedere nell’embrione che si sta sviluppando! Il solo pensiero del modo meraviglioso in cui era stato formato nel grembo materno spinse Davide a lodare il suo Fattore. Il salmista intendeva evidentemente il grembo materno quando parlava delle “parti più basse della terra”. Lì, nascosti dalla vista umana ma visibili a Dio, vengono tessuti insieme le ossa, i tendini, i muscoli, i nervi e i vasi sanguigni del neonato.
Prima che le parti del suo corpo prendessero forma nel grembo di sua madre, l’aspetto di Davide era noto a Dio. Perché? Perché lo sviluppo dell’embrione seguì un modello specifico, come ubbidendo a delle istruzioni scritte in un libro. Che dimostrazione della sapienza di Geova e della sua capacità di vedere perfino le cose nascoste! Questo dovrebbe anche farci capire che Dio creò la razza umana e che è a lui che va il merito del meraviglioso processo riproduttivo cui dobbiamo la nostra esistenza come individui.
SALMO 139:14)
“Ti loderò perché sono fatto in maniera tremendamente meravigliosa. Meravigliose sono le tue opere, Come la mia anima sa molto bene.”
g 5/11 p. 8 Doni che ci nobilitano
Doni che ci nobilitano
SULLA banchina di una stazione della metropolitana di New York, un muratore di cinquant’anni aspettava che arrivasse il suo treno. Vicino a lui un ragazzo inciampò e cadde sui binari proprio mentre stava sopraggiungendo il convoglio. In un batter d’occhio il muratore decise di lanciarsi in soccorso del giovane e di tenerlo schiacciato a terra fra le due rotaie mentre il treno passava. I due restarono illesi.
Durante il periodo nazista in Europa i testimoni di Geova si rifiutavano di dire “Heil Hitler!” perché la parola tedesca Heil significa “salvezza”. Erano profondamente convinti che Gesù Cristo fosse il loro Salvatore e che ‘non ci fosse salvezza in nessun altro’. (Atti 4:12) Per il loro rifiuto di idolatrare Hitler, molti furono strappati all’affetto delle loro famiglie e rinchiusi in campi di concentramento, dove continuarono ad aderire ai princìpi cristiani.
Questi fatti dimostrano che gli esseri umani sono capaci di mettere il bene altrui — anche quello di un perfetto sconosciuto — al di sopra del proprio e di attenersi ai propri princìpi al punto di essere disposti a sacrificare la libertà.
g 5/11 pp. 4-7 Apprezzate i vostri doni unici
Apprezzate i vostri doni unici
IL NOSTRO corpo è estremamente versatile. Nessun animale è in grado di fare così tante cose come noi esseri umani. Questo è in parte dovuto alla posizione eretta, che oltre ad ampliare il campo visivo ci permette di avere le braccia e le mani libere per svolgere attività di ogni genere. Come saremmo limitati se dovessimo camminare carponi!
In questo articolo esamineremo un altro prezioso dono: il sofisticatissimo sistema sensitivo. Ne fanno parte le mani, gli orecchi, gli occhi e, ovviamente, l’eccezionale cervello. Prendiamoli in esame uno ad uno.
La mano
Le mani sono strumenti in cui la bellezza si combina con un’eccezionale precisione. Con le mani possiamo infilare un filo nella cruna di un ago o brandire una scure, dipingere un ritratto o suonare il piano. Inoltre le mani sono molto sensibili: in un attimo ci dicono se la sostanza che stiamo toccando è carta, pelle, metallo, acqua, legno e così via. In effetti non sono solo strumenti per afferrare gli oggetti e servirsene. Sono anche un mezzo per ricevere informazioni sul mondo che ci circonda. E ci permettono di manifestare calore e affetto.
A cosa sono dovute la maestria, l’espressività, la sensibilità e la versatilità della mano? I fattori sono molti. Esaminiamone quattro.
1. Complessivamente nelle nostre mani ci sono più di 50 ossa, vale a dire circa un quarto delle ossa presenti nel corpo umano. Le varie parti di cui si compongono le mani — le ossa, le articolazioni e i legamenti — danno vita a un meccanismo intricato ma straordinariamente flessibile.
2. La mano è dotata di un pollice opponibile alloggiato in un’ingegnosa articolazione a sella, in cui due superfici, per l’appunto a forma di sella, sono disposte ad angolo retto fra loro. Questa giuntura, assieme ai relativi muscoli e ad altri tessuti, conferisce al pollice flessibilità e forza straordinarie.
3. Il movimento della mano è controllato da tre gruppi di muscoli. I due gruppi più grossi, gli estensori e i flessori, si trovano nell’avambraccio e da lì muovono le dita per mezzo di tendini. Immaginate quanto sarebbero voluminose e goffe le nostre mani se dovessero ospitare questi muscoli! All’interno della mano invece troviamo solo il terzo gruppo di muscoli, che è molto più piccolo e conferisce precisione ai movimenti delle dita.
4. Di fatto, le dita sono dei veri e propri sensori, con circa 2.500 recettori stipati in un solo centimetro quadrato sui polpastrelli. Per di più ci sono vari tipi di recettori, ognuno dei quali deputato a svolgere una certa funzione, che ci permettono di percepire al tatto consistenza, temperatura, umidità, vibrazione, pressione e dolore. Questo rende le dita delle mani i sensori tattili più sensibili che si conoscano.
L’orecchio
Anche se certi animali possono udire suoni che a motivo della loro frequenza sono impercettibili agli esseri umani, gli esperti del suono affermano che l’orecchio e il cervello dell’uomo formano un binomio formidabile. Il nostro udito ci permette di determinare intensità, altezza e timbro di un suono e di calcolarne con buona approssimazione la direzione di provenienza e la distanza della sorgente. Per chi non ha disturbi dell’udito, la gamma delle frequenze percepibili dall’orecchio va grosso modo da 20 a 20.000 hertz (cicli oscillatori al secondo). La fascia più sensibile è quella compresa fra 1.000 e 5.000 hertz. Inoltre è possibile riuscire a distinguere quando un suono varia anche di un solo hertz, per esempio da 440 a 441.
Addirittura, salvo disturbi, l’orecchio è così sensibile che può rilevare un suono anche quando lo spostamento dell’aria in prossimità del timpano è inferiore al diametro di un atomo! Stando a un corso universitario “la sensibilità del sistema uditivo umano si avvicina ai limiti imposti dalle leggi della fisica. . . . Non servirebbe a molto avere una sensibilità al suono molto maggiore, perché in tal caso non udremmo altro che un fruscio” prodotto dal movimento casuale degli atomi e delle molecole che compongono l’aria.
Le vibrazioni del timpano vengono amplificate meccanicamente e trasmesse all’orecchio interno tramite l’azione di leve, tre ossicini che prendono il nome di martello, incudine e staffa. Ma cosa succede se l’orecchio viene improvvisamente raggiunto da un suono assordante? In questo caso scatta un meccanismo protettivo che consiste nell’azione di muscoli che regolano il movimento degli ossicini attenuando la forza del suono. Comunque, l’orecchio non è in grado di resistere a rumori forti e prolungati. L’esposizione a questo tipo di rumori può recare danni permanenti all’udito. Abbiate quindi cura di questo ‘meraviglioso’ dono del Creatore. — Salmo 139:14.
Il sistema uditivo vi permette anche di identificare la sorgente di un suono. Il segreto sta in una molteplicità di fattori, fra cui la conformazione a conchiglia dell’orecchio esterno, i suoi solchi, la separazione dei due orecchi nonché la straordinaria capacità di calcolo del cervello. Grazie a questo, se l’intensità di un suono diminuisce leggerissimamente da un orecchio all’altro o se il suono raggiunge un orecchio anche solo 30 milionesimi di secondo prima dell’altro, il cervello farà in modo che gli occhi si rivolgano subito verso la sorgente del suono.
Immaginate di dover fare tutti questi calcoli in modo cosciente: come minimo dovreste avere conoscenze di matematica avanzata e saper fare calcoli in un baleno! Se un ingegnere riuscisse a realizzare un “sistema uditivo” che si avvicinasse anche solo in minima misura a quello che ci è stato dato dal Creatore, riceverebbe molte onorificenze. Ma quante volte vi capita di sentire qualcuno che dà onore a Dio per le sue meravigliose opere? — Romani 1:20.
L’occhio
Secondo alcuni ricercatori, chi non è affetto da disturbi visivi raccoglie circa l’80 per cento delle informazioni sul mondo circostante attraverso gli occhi. Interagendo con il cervello, gli occhi ci permettono di vedere a colori in tre dimensioni, di avere una visione fluida quando seguiamo con lo sguardo oggetti e immagini in movimento e di riconoscere le forme. Per di più possiamo vedere in varie condizioni di luce.
Quest’ultimo aspetto richiede l’intervento di diversi meccanismi complementari. Per esempio, il diametro della pupilla può aumentare da 1,5 mm a 8 mm, rendendo possibile l’ingresso nell’occhio di una quantità di luce fino a 30 volte maggiore. La luce attraversa poi il cristallino, che la focalizza sulla retina facendo crescere la densità dell’energia luminosa di ben 100.000 volte. Quindi non si dovrebbe mai guardare direttamente il sole a occhio nudo!
Da parte sua, la retina ospita due tipi di fotorecettori: i coni (ve ne sono circa 6 milioni), che sono responsabili della visione a colori e in alta risoluzione, e i bastoncelli (sono 120-140 milioni), che hanno una sensibilità più di mille volte maggiore di quella dei coni e ci permettono di vedere anche quando c’è poca luce. Si pensi che in circostanze ottimali un bastoncello può percepire un singolo fotone, la particella elementare di cui si compone la luce!
Un altro meccanismo adattativo è quello che chiama in causa i neuroni della retina, ai quali sono collegati i coni e i bastoncelli. Questi neuroni sono in grado di adattarsi “nel giro di pochi secondi aumentando la capacità visiva notturna di 10 o più volte”, dice un’associazione di optometristi. “L’adattamento neurale è come avere costantemente a disposizione un rullino più sensibile e uno meno sensibile nella stessa macchina fotografica”. — American Optometric Association.
Spesso gli ingegneri progettano macchine fotografiche, scanner e computer insieme al relativo software. Ma questi sistemi hanno un grado di integrazione e un livello di sofisticazione molto inferiori rispetto al nostro sistema sensitivo. Chiedetevi: ‘È ragionevole attribuire al cieco caso questo sistema nettamente superiore, come fanno gli evoluzionisti?’ In confronto a quanto sappiamo oggi sul corpo umano, Giobbe, servitore di Dio che visse nell’antichità, sapeva molto poco. Eppure si sentì spinto a dire a Dio: “Le tue proprie mani mi hanno formato”. — Giobbe 10:8.
Il cervello
Il cervello decodifica con incredibile efficienza il continuo flusso di segnali che riceve dagli organi di senso attraverso i nervi. Inoltre mette in relazione tutti questi segnali con le informazioni già memorizzate. Ecco perché un certo odore può stimolare il cervello facendoci ritornare subito in mente un’esperienza o un avvenimento che non ricordavamo più da molto tempo. E se vediamo anche solo una piccola parte di qualcosa che conosciamo bene, per esempio vediamo spuntare la coda del nostro gatto, il cervello aggiunge le informazioni mancanti così che possiamo dedurre che lì c’è il nostro gatto.
Ovviamente, il nostro cervello non è programmato preventivamente per riconoscere immagini di gatti o la sensazione che si prova accarezzandone il pelo, né è programmato a priori per identificare il profumo delle rose o il suono dell’acqua che scorre. È il nostro cervello stesso a creare queste associazioni. Questo fenomeno risulta evidente nel caso delle persone nate cieche che in seguito acquistano la vista per mezzo di un intervento chirurgico. Il loro cervello deve imparare a interpretare un’immensa quantità di segnali visivi. Che tipo di situazione devono affrontare queste persone?
Ben presto i pazienti riescono a distinguere colori, movimento e forme semplici; ma dopo questa prima fase i progressi variano. Nel caso dei bambini, soprattutto quelli molto piccoli, il processo di apprendimento prosegue abbastanza bene. Tuttavia per gli adulti la situazione è diversa. Nel loro caso, persino la capacità di riconoscere i volti rimane molto limitata. E, triste a dirsi, secondo un centro specializzato una caratteristica comune fra gli adulti “guariti” è “un’iniziale euforia seguita da una fase in cui sono delusi e disorientati dalla vista acquisita, che spesso sfocia nella depressione grave”, riferisce il Koch Laboratory del California Institute of Technology.
Questi fatti ci aiutano ad apprezzare più pienamente la portata delle guarigioni che Gesù Cristo compì durante il suo ministero terreno. Non solo ciechi e sordi riacquistarono la vista e l’udito, ma cominciarono anche a riconoscere le immagini e i suoni che li circondavano. In maniera simile, una volta guariti, i muti parlavano normalmente, cosa che sarà risultata sorprendente in particolar modo nel caso di chi aveva avuto questo problema dalla nascita. (Matteo 15:30; Marco 8:22-25; Luca 7:21, 22) E possiamo star certi che nessuno dei ciechi che erano stati guariti sprofondò nella depressione. Anzi, dopo essere stato sanato, un uomo difese coraggiosamente Gesù dalle accuse dei nemici religiosi. Disse: “Dai tempi antichi non si è mai udito che qualcuno abbia aperto gli occhi a uno nato cieco. Se quest’uomo non fosse da Dio, non potrebbe fare proprio nulla”. — Giovanni 9:1-38.
Nel prossimo articolo prenderemo in esame alcune delle nostre qualità interiori, inclusi il coraggio e l’amore. Vi siete mai chiesti perché gli esseri umani sono in grado di mostrare tali qualità in misura nettamente superiore rispetto agli animali? L’esistenza di queste caratteristiche prettamente umane costituisce senz’altro un grosso ostacolo per chi desidera dimostrare che siamo semplicemente degli animali altamente evoluti.
[Riquadro a pagina 7]
IL NOSTRO MERAVIGLIOSO CERVELLO
Come fa il cervello a udire, a vedere e a percepire il tatto e gli odori? Gli scienziati sono perplessi. “Nel cervello non c’è traccia del modo in cui vedete le parole che state leggendo in questo momento”, ha detto lo scienziato Gerald L. Schroeder.
Ha scritto anche: “La scoperta di meccanismi complessi in precedenza inimmaginabili ha sfidato la teoria semplicistica dell’evoluzione casuale della vita”. (Ibid., p. 131) E ha aggiunto: “Se Darwin fosse stato a conoscenza dell’intelligenza nascosta nella vita, credo che avrebbe proposto una teoria molto diversa”. — Ibid., pp. 137-138.
[Nota in calce]
L’universo sapiente, trad. di P. Micalizzi, il Saggiatore, Milano, 2002, p. 139.
[Diagramma/Illustrazioni a pagina 5]
(Per la corretta impaginazione, vedi l’edizione stampata)
Complesso sistema di ossa
Articolazione a sella
Muscoli che controllano il movimento della mano
Sensibilità al tatto
[Illustrazione]
Cosa rende così versatili le nostre mani?
[Illustrazione a pagina 7]
Il cervello interpreta i segnali che affluiscono dagli organi di senso e li mette in relazione con le informazioni già memorizzate
g 5/11 p. 3 Siamo ‘fatti in maniera meravigliosa’!
Siamo ‘fatti in maniera meravigliosa’!
QUANDO riflettete su ciò che sono capaci di fare gli animali, non sentite a volte un pizzico di invidia? Forse vi piacerebbe planare come un albatro, nuotare come un delfino, avere la vista di un’aquila o correre come un ghepardo.
È vero, gli animali sono in grado di fare cose straordinarie. Ma noi non siamo da meno! Non a caso il corpo umano è stato definito una macchina perfetta. Ovviamente noi siamo molto più che una macchina. Siamo dotati di creatività, curiosità, immaginazione e ingegno, qualità grazie alle quali ideiamo macchine con cui possiamo fare praticamente tutto ciò che ci proponiamo. Possiamo volare a velocità che superano la barriera del suono, navigare sopra o sotto la superficie di vasti oceani, addentrarci nello spazio con lo sguardo per 14 miliardi di anni luce, vedere all’interno di una microscopica cellula vivente e mettere a punto farmaci, terapie e tecnologie che ci permettono di diagnosticare e curare malattie.
Comunque, gli esseri umani che godono di buona salute e si sottopongono a un’adeguata preparazione fisica sono capaci di cose eccezionali anche senza il supporto della tecnologia. Alle Olimpiadi, per esempio, chi partecipa alle gare di ginnastica, tuffi dalla piattaforma, pattinaggio su ghiaccio, sci e altre discipline compie gesti atletici incredibili, sfoggiando agilità, eleganza, creatività e grazia tali da mandare il pubblico in visibilio.
Apprezzate i vostri meravigliosi doni? Magari non sarete degli atleti olimpionici, ma avete comunque molti doni di cui essere grati. Uno scrittore biblico dell’antichità mostrò di avere questo tipo di gratitudine. Rivolgendosi a Dio, cantò: “Ti loderò perché sono fatto in maniera tremendamente meravigliosa”. (Salmo 139:14) Perché non tenete presenti queste parole mentre esaminate gli articoli che seguono? Tratteremo in maniera più approfondita alcune delle meraviglie del corpo umano nonché certe caratteristiche, ben più importanti, che ci rendono davvero unici.
[Nota in calce]
Se siete interessati al confronto fra creazione ed evoluzione probabilmente apprezzerete gli opuscoli La vita: opera di un Creatore? e L’origine della vita: cinque domande su cui riflettere. Per ottenerli potete rivolgervi ai testimoni di Geova della vostra zona o agli editori di questa rivista.
[Riquadro a pagina 3]
PROGETTATI PER RISPARMIARE ENERGIA
La posizione eretta ci fa risparmiare molta energia, in quanto mantenere il nostro corpo allineato verticalmente richiede poco sforzo da parte dei muscoli. Infatti ‘quando stiamo in piedi usiamo solo il 7% di energia in più rispetto a quando siamo sdraiati’, dice John R. Skoyles, un neuroscienziato. E aggiunge che i cani per sorreggersi sulle quattro zampe consumano il 70 per cento di energia in più rispetto a quando sono sdraiati.
w07 15/6 p. 21 Siamo fatti ‘in maniera meravigliosa’
Siamo fatti ‘in maniera meravigliosa’
“Sono fatto in maniera tremendamente meravigliosa”. — SALMO 139:14.
IL MONDO naturale pullula di meravigliosi organismi viventi. Come sono venuti all’esistenza? Alcuni credono che si possa rispondere senza chiamare in causa un Creatore intelligente. Altri ritengono che escludendo arbitrariamente l’esistenza di un Creatore l’uomo limiti la sua capacità di comprendere la natura. Credono che gli esseri viventi siano troppo complessi, vari e meravigliosi per aver avuto origine per caso. Per molti, compresi alcuni scienziati, l’evidenza indica che l’universo ha avuto un Creatore saggio, potente e benevolo.
2 Davide, re dell’antico Israele, era convinto che il Creatore meritasse di essere lodato per le sue opere meravigliose. Anche se visse molto tempo prima della nostra era scientifica, Davide comprendeva che tutt’intorno a lui c’erano esempi straordinari dell’opera creativa di Dio. Gli bastava osservare il suo stesso corpo per provare un profondo timore reverenziale per la capacità creativa di Dio. “Ti loderò perché sono fatto in maniera tremendamente meravigliosa”, scrisse. “Meravigliose sono le tue opere, come la mia anima sa molto bene”. — Salmo 139:14.
3 Davide arrivò ad avere questa forte convinzione dopo attenta riflessione. Oggi i programmi scolastici e i mezzi di informazione propugnano teorie sull’origine dell’uomo che minano la fede. Per avere una fede come quella di Davide anche noi dobbiamo riflettere attentamente. Non possiamo permettere che gli altri pensino per noi, soprattutto quando si tratta di questioni così importanti come l’esistenza e il ruolo del Creatore.
4 Inoltre, osservando le opere di Geova possiamo accrescere il nostro amore e la nostra riconoscenza per lui e avere fiducia nelle sue promesse per il futuro. Ciò può spingerci a conoscere Geova ancora meglio e a servirlo. Vediamo dunque in che modo la scienza moderna ha confermato la dichiarazione di Davide secondo cui siamo fatti ‘in maniera meravigliosa’.
cl cap. 17 pp. 172-173 parr. 9-12 ‘O profondità della sapienza di Dio!’
Il re Davide disse di Geova: “Ti loderò perché sono fatto in maniera tremendamente meravigliosa. Meravigliose sono le tue opere, come la mia anima sa molto bene”. (Salmo 139:14) Davvero più conosciamo il corpo umano, più la sapienza di Geova ci incute un timore reverenziale.
10 Facciamo un esempio. La vostra vita ebbe inizio da una singola cellula, una cellula uovo di vostra madre, fecondata da uno spermatozoo di vostro padre. Quella cellula cominciò subito a dividersi. Voi, il prodotto finale, siete formati da circa 100 trilioni di cellule. Queste cellule sono minuscole: circa 10.000 cellule di media grandezza potrebbero stare sulla capocchia di uno spillo. Eppure ciascuna è una creazione di una complessità impressionante. La cellula è molto più complicata di qualsiasi macchinario o stabilimento di fattura umana. Gli scienziati dicono che la cellula assomiglia a una città cinta da mura, con entrate e uscite sorvegliate, un sistema di trasporti, una rete di comunicazioni, centrali elettriche, fabbriche, impianti di riciclaggio ed eliminazione dei rifiuti, sistemi difensivi e persino una specie di governo centrale situato nel nucleo. Inoltre la cellula può duplicarsi nel giro di poche ore.
11 Naturalmente non tutte le cellule sono uguali. Man mano che continuano a dividersi, le cellule dell’embrione assumono funzioni molto diverse. Alcune saranno cellule nervose; altre cellule ossee, muscolari, ematiche o degli occhi. Tutta questa diversificazione è programmata nella “biblioteca” dei progetti genetici della cellula: il DNA. È interessante che Davide sia stato ispirato a dire a Geova: “I tuoi occhi videro perfino il mio embrione, e nel tuo libro ne erano scritte tutte le parti”. — Salmo 139:16.
12 Alcune parti del corpo umano sono estremamente complesse. Prendete, per esempio, il cervello. Qualcuno l’ha definito l’oggetto più complesso scoperto finora nell’universo. Contiene 100 miliardi di cellule nervose, più o meno lo stesso numero delle stelle contenute nella nostra galassia. Ciascuna di queste cellule si dirama in migliaia di collegamenti con altre cellule. Gli scienziati dicono che il cervello umano potrebbe contenere tutte le informazioni che si trovano in tutte le biblioteche del mondo e che la sua capacità di memoria può, in effetti, essere incommensurabile. Per quanto studino da decenni quest’organo ‘fatto in maniera meravigliosa’, gli scienziati ammettono che forse non capiranno mai pienamente come funziona.
w96 1/4 pp. 13-14 par. 15 Lodate il Re d’Eternità!
15 Lodiamo e ringraziamo Geova per il modo meraviglioso in cui ha fatto il nostro corpo. Il torrente sanguigno, indispensabile per la vita, scorre attraverso il corpo ogni 60 secondi. Come afferma Deuteronomio 12:23, “il sangue è l’anima”, la vita, ed è prezioso agli occhi di Dio. Oltre a ossa robuste, muscoli flessibili e un sistema nervoso sensibile c’è un cervello che è di gran lunga superiore a quello di qualsiasi animale e che è dotato di capacità che nemmeno un computer grande quanto un grattacielo potrebbe eguagliare. Questo non vi fa sentire umili? Dovrebbe. (Proverbi 22:4) E considerate anche questo: i polmoni, la laringe, la lingua, i denti e la bocca interagiscono per permettere all’uomo di esprimersi in una qualsiasi delle migliaia di lingue. Davide cantò a Geova una melodia appropriata, dicendo: “Ti loderò perché sono fatto in maniera tremendamente meravigliosa. Meravigliose sono le tue opere, come la mia anima sa molto bene”. (Salmo 139:14) Uniamoci a Davide nel lodare con gratitudine Geova, il nostro meraviglioso Dio, Colui che ci ha progettato!
w93 1/10 p. 14 Dio vi conosce veramente?
Colui che ci comprende veramente
15 Sotto ispirazione il salmista richiama l’attenzione sul fatto che Dio ci conosce bene già prima che nasciamo: “Poiché tu stesso producesti i miei reni; mi tenesti coperto nel ventre di mia madre. Ti loderò perché sono fatto in maniera tremendamente meravigliosa. Meravigliose sono le tue opere, come la mia anima sa molto bene”. (Salmo 139:13, 14) Nell’istante del concepimento i geni dei nostri genitori si uniscono determinando il nostro patrimonio genetico, da cui dipende in gran parte il nostro potenziale fisico e mentale. Dio conosce tale potenziale. In questo salmo viene fatta specifica menzione dei reni, spesso usati nelle Scritture per simboleggiare gli aspetti più reconditi della personalità. (Salmo 7:9; Geremia 17:10) Geova conosceva questi particolari su di noi ancor prima che nascessimo. Egli è anche colui che con amorevole cura ha progettato il corpo umano in modo tale che quando un ovulo viene fecondato si produca nel grembo materno un ambiente protettivo per ‘coprire’, nascondere, l’embrione e proteggerlo durante lo sviluppo.
pr sez. 2 pp. 9-10 Chi può dircelo?
‘Fatti in maniera meravigliosa’
19 Nella Bibbia troviamo un’ammissione del salmista Davide: “Sono fatto in maniera tremendamente meravigliosa”. (Salmo 139:14) Non c’è alcun dubbio che questo sia vero, poiché il cervello e il corpo umano sono stati progettati in modo meraviglioso dal supremo Progettista.
20 Il cervello, per esempio, è assai più complesso di qualsiasi computer. Un’enciclopedia fa notare: “La trasmissione delle informazioni all’interno del sistema nervoso è più complessa della più vasta centralina telefonica; la capacità del cervello umano di risolvere problemi è di gran lunga superiore a quella dei computer più potenti”. — The New Encyclopædia Britannica.
21 Il cervello immagazzina centinaia di milioni di informazioni e di immagini mentali, ma non è solo un deposito di informazioni. Con esso possiamo imparare a fischiare, a fare il pane, a parlare lingue straniere, a usare il computer o a pilotare un aereo. Possiamo pregustare una vacanza o il delizioso sapore di un frutto. Possiamo analizzare e creare cose. Possiamo anche fare progetti, apprezzare, amare e mettere i nostri pensieri in relazione con il passato, il presente e il futuro. Dato che gli uomini non sono in grado di progettare una cosa così straordinaria come il cervello umano, ovviamente Colui che lo ha progettato ha sapienza e capacità di gran lunga superiori a quelle di qualsiasi creatura umana.
22 Riguardo al cervello gli scienziati ammettono: “Siamo completamente all’oscuro di come svolga tali funzioni questa macchina progettata in modo meraviglioso, ordinata e straordinariamente complessa. . . . Gli esseri umani forse non risolveranno mai tutti i rebus che il cervello propone”. (Scientific American) E il professore di fisica Raymo dice: “Se vogliamo proprio essere sinceri, non sappiamo ancora molto su come faccia il cervello umano a immagazzinare informazioni, o su come riesca a richiamare alla memoria i ricordi quando vuole. . . . Ci sono ben cento miliardi di cellule nervose nel cervello umano. Ciascuna cellula è in comunicazione con migliaia di altre cellule attraverso una rete ramificata di sinapsi. Le possibilità di interconnessioni sono incredibilmente complesse”.
23 Gli occhi sono più precisi e adattabili di qualsiasi macchina fotografica; anzi, sono cineprese interamente automatiche che mettono a fuoco da sé immagini a colori. Gli orecchi possono percepire vari suoni e dare il senso dell’orientamento e dell’equilibrio. Il cuore è una pompa con caratteristiche che i migliori ingegneri non sono riusciti a imitare. Altrettanto stupende sono altre parti del corpo: il naso, la lingua e le mani, come pure l’apparato circolatorio e quello digerente, per menzionarne alcune.
24 Pertanto un ingegnere che era stato assunto per progettare e costruire un grande computer fece questo ragionamento: “Se il mio computer ha richiesto un progettista, quanto più lo richiede quella complessa macchina fisio-chimico-biologica che è il mio corpo, che a sua volta non è che una parte infinitesimale del cosmo quasi infinito!”
25 Proprio come gli uomini hanno uno scopo preciso quando costruiscono aerei, computer, biciclette e altre cose, così il Progettista del cervello e del corpo umano deve avere avuto uno scopo nel crearci. E questo Progettista deve avere una sapienza superiore a quella degli uomini, dal momento che nessuno di noi può copiare le sue creazioni. È logico, quindi, che Egli sia l’unico in grado di dirci perché ci ha creato, perché ci ha messo sulla terra e quale futuro abbiamo.
26 Una volta che avremo appreso queste cose, il cervello e il corpo meravigliosi che Dio ci ha dato potranno essere usati per adempiere lo scopo della nostra vita.
w92 1/8 pp. 3-4 La vita, un dono di Dio
Considerate ad esempio il concepimento e la nascita di un essere umano. Benché di regola l’organismo rigetti i tessuti estranei, il grembo materno fa un’eccezione per l’ovulo fecondato. Invece di rigettare come tessuto estraneo l’embrione in fase di sviluppo, lo nutre e lo protegge finché il bambino non è pronto per venire alla luce. Se non fosse per questa indispensabile eccezione che il grembo materno fa alla norma del rigetto dei tessuti estranei, non potrebbe nascere nessun bambino.
Ma a parte questo, il neonato avrebbe vita breve se non fosse per qualcosa che avviene nel grembo materno quando il feto ha solo quattro mesi circa. In questo periodo il feto comincia a succhiarsi il pollice, esercitando così i muscoli che in seguito gli permetteranno di succhiare il latte materno. E questo non è che uno dei tanti fattori di importanza vitale che vengono decisi molto prima che il bambino nasca.
Mentre il feto è nel seno materno, nella parete divisoria del suo cuore c’è un foro. Alla nascita, però, questo foro si chiude automaticamente. Inoltre un grosso vaso sanguigno che durante la gravidanza scavalca i polmoni del feto a mo’ di bypass, alla nascita si contrae automaticamente; ora il sangue affluisce ai polmoni, dove può essere ossigenato allorché il neonato fa il suo primo respiro.
Tutto questo non è che l’inizio. Per tutta la vita, una serie di sistemi (respiratorio, circolatorio, nervoso, endocrino, ecc.) superbamente progettati eseguiranno e coordineranno le rispettive funzioni con un’efficienza tale da sfidare la comprensione umana: tutto affinché la vita si perpetui. Non sorprende che un antico scrittore abbia detto di Dio: “Ti loderò perché sono fatto in maniera tremendamente meravigliosa. Meravigliose sono le tue opere, come la mia anima sa molto bene”. — Salmo 139:14.
Chiaramente, chi scrisse queste bellissime parole non credeva che la vita fosse il prodotto accidentale del cieco caso evoluzionistico. Se così fosse, non avremmo nessun vero obbligo o responsabilità circa il modo in cui usiamo la nostra vita. È evidente invece che i meccanismi della vita rispecchiano un progetto, e un progetto richiede un progettista. La Bibbia espone così questo principio: “Naturalmente, ogni casa è costruita da qualcuno, ma chi ha costruito tutte le cose è Dio”. (Ebrei 3:4) È quindi indispensabile ‘riconoscere che Geova è Dio. È lui che ci ha fatti, e non noi stessi’. (Salmo 100:3) Sì, la vita è molto più che un evento fortuito: è un dono di Dio stesso. — Salmo 36:9.
w90 15/1 p. 23 Geova ci conosce bene!
Salmo 139:13-
w90 15/1 p. 23 Geova ci conosce bene!
Ti loderò perché sono fatto in maniera tremendamente meravigliosa. Meravigliose sono le tue opere, come la mia anima sa molto bene.
w90 15/1 p. 23 Geova ci conosce bene!
Prima che le parti del suo corpo prendessero forma nel grembo di sua madre, l’aspetto di Davide era noto a Dio. Perché? Perché lo sviluppo dell’embrione seguì un modello specifico, come ubbidendo a delle istruzioni scritte in un libro. Che dimostrazione della sapienza di Geova e della sua capacità di vedere perfino le cose nascoste! Questo dovrebbe anche farci capire che Dio creò la razza umana e che è a lui che va il merito del meraviglioso processo riproduttivo cui dobbiamo la nostra esistenza come individui.
w90 1/12 p. 10 par. 2 Hanno ricambiato l’amore di Dio agendo altruisticamente
2 Pensate all’amore che Dio ha mostrato nel modo in cui ci ha creati. Le parole di apprezzamento di Davide sono davvero appropriate! Come salmista ispirato egli disse: “Ti loderò perché sono fatto in maniera tremendamente meravigliosa”. (Salmo 139:14) Affinché potessimo vivere sani e felici, Dio ci ha permesso di provare piacere in un’infinità di cose grazie ai cinque sensi di cui ci ha dotati: vista, udito, gusto, olfatto e tatto.
g88 8/6 pp. 9-12 Il cervello: “Più di un computer”
Il cervello: “Più di un computer”
UN ALTRO organo eccezionale è il cervello umano. Insieme al resto del sistema nervoso, viene spesso paragonato ai computer costruiti dall’uomo. Naturalmente tali computer funzionano secondo istruzioni graduali prestabilite da programmatori umani. Eppure molti credono che non ci sia un’intelligenza responsabile del “cablaggio” e della “programmazione” del cervello umano.
Pur essendo molto veloci, i computer possono elaborare una singola unità di informazione per volta mentre il sistema nervoso umano elabora milioni di informazioni simultaneamente. Per esempio, durante una passeggiata primaverile si può ammirare il bel paesaggio, ascoltare il canto degli uccelli e sentire il profumo dei fiori. Tutte queste gradevoli sensazioni vengono trasmesse simultaneamente al cervello. Allo stesso tempo, dai recettori sensoriali degli arti partono fiumi di informazioni che comunicano al cervello la posizione, momento per momento, di ciascuna gamba e lo stato di ciascun muscolo. Gli occhi notano se ci sono ostacoli sul cammino. In base a tutte queste informazioni, il cervello fa in modo che ciascun passo sia fatto nel modo dovuto.
Intanto le regioni più basse del cervello regolano il battito cardiaco, la respirazione e altre funzioni vitali. Ma il cervello fa molto di più. Mentre camminate potete cantare, parlare, confrontare le scene attuali con scene del passato o fare progetti per il futuro.
“Il cervello”, dice in conclusione The Body Book, “è molto più di un computer. Nessun computer può stabilire che è annoiato o che spreca il suo talento e che dovrebbe ricominciare tutto da capo. Il computer non può modificare drasticamente il suo programma; prima di andare in una nuova direzione, è necessario che una persona dotata di cervello lo riprogrammi. . . . Un computer non può rilassarsi né sognare a occhi aperti né ridere. Non può ricevere un’ispirazione né diventare creativo. Non può avere consapevolezza o scorgere un significato. Non può innamorarsi”.
Il cervello più meraviglioso che ci sia
Gli elefanti e alcune grosse creature marine hanno un cervello più grande di quello dell’uomo ma, in proporzione alla grandezza del corpo, il cervello umano è il più grande. “Il corpo del gorilla”, spiega Richard Thompson nel suo libro The Brain, “è più grande di quello dell’uomo eppure il suo cervello è solo un quarto del cervello umano”.
Il numero delle diverse vie di comunicazione fra i neuroni (cellule nervose) del cervello umano è astronomico. Questo perché i neuroni hanno tante interconnessioni; un neurone può collegarsi a oltre centomila altri. “Il numero di connessioni possibili all’interno del nostro cervello attuale è pressoché infinito”, dice Anthony Smith nel libro The Mind. È superiore “al numero totale di particelle atomiche che formano l’universo conosciuto”, dice il neuroscienziato Thompson.
Ma c’è qualcosa di ancor più sorprendente. È il modo in cui questa vasta rete di neuroni è stata collegata a permettere agli uomini di pensare, parlare, ascoltare, leggere e scrivere. E queste cose si possono fare in due o più lingue. “Il linguaggio è la differenza più importante fra gli uomini e gli animali”, afferma Karl Sabbagh nel libro The Living Body. Il modo di comunicare degli animali è semplice al confronto. La differenza, ammette l’evoluzionista Sabbagh, “non è solo un insignificante miglioramento rispetto alla capacità di altri animali di emettere rumori: è quella fondamentale facoltà che rende umani gli uomini, e si rispecchia nelle notevoli differenze esistenti nella struttura cerebrale”.
La meravigliosa struttura del cervello umano ha spinto molti a fare un miglior uso delle sue possibilità divenendo esperti in qualche mestiere, imparando a suonare uno strumento musicale o a parlare un’altra lingua, oppure coltivando qualsiasi talento possa accrescere la gioia di vivere. “Quando si impara una nuova arte”, scrivono i dottori R. e B. Bruun nel libro The Human Body, “si addestrano i neuroni a collegarsi in un nuovo modo. . . . Più si usa il cervello, più diventa efficiente”.
Chi l’ha fatto?
È possibile che qualcosa di così altamente organizzato e ordinato come la mano, l’occhio e il cervello sia venuto all’esistenza per caso? Se viene attribuito all’uomo il merito di avere inventato utensili, computer e pellicole fotografiche, si deve senz’altro rendere onore a qualcuno per avere fatto la mano, l’occhio e il cervello, ben più versatili. “O Geova”, disse il salmista biblico, “ti loderò perché sono fatto in maniera tremendamente meravigliosa. Meravigliose sono le tue opere, come la mia anima sa molto bene”. — Salmo 139:1, 14.
Il corpo umano svolge molte delle sue meravigliose funzioni senza alcuno sforzo cosciente da parte nostra. In futuri numeri di questa rivista prenderemo in esame alcuni di questi sorprendenti meccanismi, e vedremo inoltre se invecchiamento, malattie e morte possono essere debellati così che sia possibile godere la vita in eterno!
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Quei meravigliosi neuroni
IL NEURONE è una cellula nervosa con tutti i suoi processi. Il sistema nervoso è formato di molti tipi di neuroni, per un totale di circa 500 miliardi. Alcuni sono recettori sensoriali che inviano informazioni al cervello da diverse parti del corpo. I neuroni della regione superiore del cervello funzionano come un videoregistratore. Possono registrare permanentemente informazioni provenienti dagli occhi e dagli orecchi. Anni dopo potete “rivedere” queste immagini e “riascoltare” questi suoni insieme a pensieri e ad altre sensazioni che nessuna macchina costruita dall’uomo può registrare.
La memoria umana è ancora un mistero. Ha qualche cosa a che fare con il modo in cui i neuroni prendono contatto fra loro. “La cellula cerebrale media”, spiega Karl Sabbagh nel libro The Living Body, “stabilisce contatti con circa 60.000 altre; in effetti alcune cellule stabiliscono contatti con un massimo di un quarto di milione di altre. . . . Il cervello umano, nelle vie che collegano le cellule nervose, potrebbe contenere almeno mille volte più informazioni di quelle contenute nella più grande enciclopedia, formata, diciamo, da 20 o 30 grandi volumi”.
Ma come fa un neurone a trasmettere informazioni a un altro? Le creature con un sistema nervoso semplice hanno molte cellule nervose unite insieme. In tal caso un impulso elettrico attraversa il collegamento tra un neurone e quello successivo. Il punto di contatto è detto sinapsi elettrica. Avviene in modo rapido e semplice.
Per quanto sembri strano, la maggioranza dei neuroni del corpo umano trasmette messaggi attraverso una sinapsi chimica. Questo metodo più lento e più complesso si può illustrare con l’esempio di un treno che arriva a un fiume e che dev’essere traghettato perché non c’è alcun ponte. Quando un impulso elettrico arriva a una sinapsi chimica deve fermarsi perché i due neuroni sono separati da uno spazio. Il segnale viene “traghettato” per mezzo di sostanze chimiche. Perché questo complicato metodo elettrochimico di trasmissione degli impulsi nervosi?
Secondo gli scienziati, la sinapsi chimica offre molti vantaggi. Garantisce che i messaggi vadano in una sola direzione. È detto inoltre che è flessibile in quanto la sua funzione o struttura può facilmente cambiare. I segnali possono essere modificati. Alcune sinapsi chimiche, attraverso l’uso, diventano più forti mentre altre scompaiono perché inutilizzate. “L’apprendimento e la memoria non potrebbero svilupparsi con un sistema nervoso che avesse solo sinapsi elettriche”, afferma Richard Thompson nel libro The Brain.
Nel libro The Mind lo scrittore di soggetti scientifici Smith spiega: “I neuroni non si limitano solo a generare impulsi nervosi o a non generarli . . . essi devono essere in grado di trasmettere informazioni molto più sofisticate che un sì o un no. Non sono semplici martelli che battono una serie di chiodi, con maggiore o minore frequenza. Essi sono, per completare l’analogia, la cassetta degli arnesi di un falegname, contenente cacciaviti, pinze, tenaglie, mazzuoli e anche martelli. . . . Ogni impulso nervoso si trasforma lungo il percorso e unicamente nelle sinapsi”.
La sinapsi chimica presenta un ulteriore vantaggio. Occupa meno spazio della sinapsi elettrica, il che spiega perché il cervello umano ha tante sinapsi. Il periodico Science dà la cifra di 100.000.000.000.000: l’equivalente del numero di stelle contenute in centinaia di galassie come la Via Lattea. “Siamo quello che siamo”, aggiunge il neuroscienziato Thompson, “perché il nostro cervello è sostanzialmente una macchina chimica anziché una macchina elettrica”.
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Perché il cervello ha bisogno di tanto sangue
PRIMA di tuffarvi in una piscina forse immergete le dita dei piedi nell’acqua. Se è fredda, piccoli termorecettori situati nella pelle rispondono immediatamente. In meno di un secondo, il cervello registra la temperatura. I recettori dolorifici possono trasmettere informazioni anche più in fretta. Alcuni impulsi nervosi raggiungono velocità di 360 chilometri orari: una velocità sufficiente per attraversare un campo di calcio nel senso della lunghezza in un secondo.
Come fa comunque il cervello a calcolare l’intensità di una sensazione? Un modo è attraverso la frequenza con cui un neurone produce impulsi; alcuni producono mille o più impulsi al secondo. La febbrile attività che si svolge fra i neuroni nel cervello sarebbe impossibile se non fosse per il lavoro di pompe e centrali.
Ogni volta che un neurone produce un impulso, si riversano nella cellula atomi con una carica elettrica. Se questi ioni sodio, come vengono chiamati, si accumulano, il neurone perderà gradualmente la capacità di produrre impulsi. Come si risolve il problema? “Ogni neurone”, spiega lo scrittore di soggetti scientifici Anthony Smith nel libro The Mind, “contiene circa un milione di pompe — si tratta in ciascun caso di un leggero rigonfiamento sulla membrana cellulare — e ogni pompa può scambiare circa 200 ioni sodio con 130 ioni potassio ogni secondo”. Anche quando i neuroni sono a riposo, le pompe continuano a lavorare. Perché? Per neutralizzare l’effetto degli ioni sodio che filtrano dentro la cellula e degli ioni potassio che ne escono.
L’attività di queste pompe richiede un flusso costante di energia. Essa proviene da piccoli mitocondri, o “centrali”, sparsi all’interno di ciascuna cellula. Per produrre energia ogni centrale ha bisogno di ossigeno e glucosio forniti dal sangue. Non c’è da meravigliarsi se il cervello ha bisogno di tanto sangue. “Sebbene costituisca solo il 2 per cento circa del peso corporeo totale”, spiega Richard Thompson nel libro The Brain, il cervello “riceve il 16 per cento della provvista di sangue . . . Il tessuto cerebrale riceve 10 volte più sangue del tessuto muscolare”.
La prossima volta che controllate la temperatura dell’acqua, siate grati dei trilioni di pompe e centrali del cervello. E ricordate che tutta questa attività è possibile grazie all’ossigeno e al glucosio trasportati dal sangue.
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Il cervello umano elabora milioni di informazioni simultaneamente. Mentre vi muovete, i recettori sensoriali degli arti comunicano al cervello la posizione, momento per momento, di ciascun braccio e lo stato di ciascun muscolo
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Il cervello è molto più complesso e versatile di un computer
g88 8/6 p. 3 Il corpo: Fatto in maniera meravigliosa per godere la vita!
Il corpo: Fatto in maniera meravigliosa per godere la vita!
GLI scienziati riconoscono che il corpo umano è fatto in maniera meravigliosa, un vero capolavoro di progettazione e ingegneria. Quando tutte le parti del corpo funzionano bene, possiamo fare e godere cose che sono assolutamente stupefacenti.
Guardiamoci per esempio le mani. La loro squisita fattura permette di compiere tante cose mentre lavoriamo o giochiamo. In questo preciso istante le vostre mani reggono la rivista che state leggendo? In tal caso le braccia sono piegate formando l’angolo corretto per tenere la rivista alla distanza giusta dagli occhi. Le dita esercitano la pressione necessaria per impedire che essa vi sfugga dalle mani. E tali dita sono controllate dal cervello per fare esattamente ciò che volete voi quando girate pagina. Che svantaggio sarebbe non avere le mani!
Anche gli occhi fanno la loro parte nel leggere queste pagine. Una sbalorditiva rete nervosa e altre parti del corpo hanno un loro ruolo nel far giungere le immagini delle parole e delle figure dalla pagina all’occhio e poi al cervello. Gli impulsi elettrici prodotti dall’occhio vengono trasmessi al cervello, dove vengono trasformati in impressioni visive corrispondenti alle immagini della pagina. Com’è importante la vista, e come sarebbe tragico perderla!
Il cervello umano pesa poco più di 1.350 grammi ed è abbastanza piccolo da stare in una mano. Ma è una meraviglia, una delle più complesse creazioni dell’universo. Ci permette di pensare, vedere, provare sensazioni, parlare, coordinare i movimenti. Grazie a questo cervello dalla struttura complessa possiamo ammirare bei tramonti, gustare cibi squisiti, sentire sul viso la brezza estiva, ammirare il magnifico spettacolo di monti maestosi, gioire del riso di un bambino, del profumo di un fiore, della carezza di qualcuno che amiamo: e gran parte di questo avviene senza alcuno sforzo cosciente da parte nostra. Se non avessimo questo stupendo cervello non potremmo godere assolutamente nulla.
Come sono appropriate le parole del salmista: “Sono fatto in maniera tremendamente meravigliosa”! — Salmo 139:14.
Eppure, nonostante l’uomo sia così magnificamente dotato, viene il momento in cui il corpo smette di funzionare. Ci ammaliamo e invecchiamo, e poi moriamo. Nel mondo intorno a noi ci sono talmente tante cose brutte che anche quando siamo in buona salute il nostro godimento della vita diminuisce. Queste spiacevoli condizioni esisteranno sempre? Oppure il nostro corpo è stato progettato per durare in eterno — senza le devastazioni provocate da malattie, vecchiaia e morte — e per godere a tempo indefinito la vita sulla terra in misura molto più piena di quanto sia possibile ora?
Svegliatevi! prenderà in esame questi soggetti in tre numeri che usciranno nei prossimi mesi. Nella prima parte considereremo solo alcune delle sorprendenti parti del corpo umano: la mano, l’occhio e il cervello.
g88 8/6 pp. 4-6 La mano: ‘L’organo più efficiente ed elegante’
La mano: ‘L’organo più efficiente ed elegante’
ERA un caso urgente. All’ingresso dell’ospedale c’era una ragazzina con l’arteria principale della gamba destra troncata in seguito a un incidente con la moto. A portata di mano non c’era nessuno strumento chirurgico per fermare il sangue che usciva a fiotti dalla ferita. Cosa poteva fare il medico?
“Usai la mano come pinza”, rammenta il prof. Napier nel suo libro Hands, “stringendo l’arteria come meglio potevo fra il pollice e l’indice. Infine presi un pezzetto di spago — non c’era altro — lo girai attorno all’arteria e lo annodai. Il sangue smise di sgorgare. . . . Solo con le mani si sarebbe potuto risolvere quel caso urgente in modo così efficiente e rapido. Pochi pazienti . . . si renderanno mai conto di come, durante un’operazione, un dito messo nel punto giusto ha salvato loro la vita”.
Cose di questo genere sarebbero impossibili se non fosse per l’articolazione a sella del pollice. (Vedi figura). Il modo in cui è fatta permette quasi tutti i movimenti consentiti dall’articolazione emisferica della spalla, ma, a differenza di quest’ultima, l’articolazione a sella non ha bisogno del sostegno di una circostante massa di muscoli. Il pollice, perciò, può eseguire movimenti delicati insieme alla punta delle dita.
Cercate di sollevare un piccolo oggetto o anche di girare le pagine di questa rivista senza usare il pollice. Un medico sudafricano ha detto: “Ho steccato parecchi pollici fratturati, e di solito quando i pazienti tornano mi dicono che non si erano accorti di quanto avevano bisogno del pollice”.
La mano umana con il pollice opponibile è uno strumento sorprendentemente versatile. Senza le mani come fareste a scrivere una lettera, fare una fotografia, battere un chiodo, usare il telefono o infilare un ago? Grazie alle mani, i pianisti suonano pezzi stupendi, i pittori dipingono bei quadri e i chirurghi eseguono operazioni delicate. “Le scimmie, che hanno i pollici corti e le dita lunghe, sono in svantaggio in confronto alla delicata destrezza delle mani”, afferma la New Encyclopædia Britannica.
C’è un’altra importante differenza tra la mano di un uomo e quella di una scimmia. Circa un quarto dell’area motrice della corteccia cerebrale dell’uomo è deputata ai muscoli delle mani. L’area motrice della corteccia umana, spiega il prof. Guyton in un manuale di fisiologia medica (Textbook of Medical Physiology), “è molto diversa da quella degli animali inferiori” e offre “un’eccezionale capacità di usare la mano, le dita e il pollice per eseguire lavori manuali di estrema abilità”.
Inoltre, i neurochirurghi hanno scoperto un’altra regione del cervello umano che chiamano “area delle abilità manuali”. Per essere abili le mani hanno bisogno di recettori sensoriali. Queste minuscole terminazioni nervose abbondano nella mano umana, specie nel pollice. Un medico intervistato da Svegliatevi! ha detto: “Quando si perde anche solo un po’ di sensibilità nella punta del pollice, è difficile collocare piccoli oggetti come le viti”. Le braccia hanno altri tipi di recettori sensoriali che permettono di portare le mani al punto giusto anche nella completa oscurità. Così di notte, mentre siete a letto, potete grattarvi il naso senza darvi un pugno in faccia.
Anche un gesto così semplice come prendere un bicchier d’acqua è una cosa che suscita meraviglia. Se la stretta è troppo debole potete far cadere il bicchiere. Se la stretta è troppo forte, potreste romperlo, tagliandovi le dita. Come fate a tenerlo stretto con la giusta pressione? La mano è dotata di pressorecettori che inviano messaggi al cervello, il quale a sua volta manda appropriate istruzioni ai muscoli del braccio steso e della mano.
Subito, senza che dobbiate guardare, il bicchiere viene appoggiato delicatamente alle labbra. Forse intanto state guardando la televisione o conversando con gli amici. “Il fatto che il bicchiere sia portato alle labbra senza mandarlo in frantumi contro il viso”, afferma il dott. Miller nel suo libro The Body in Question, “sottolinea le capacità dell’arto disteso di valutare con esattezza il peso. E il fatto che il bicchiere resti vicino alla bocca mentre diminuisce di peso via via che è svuotato mostra con quanta precisione le informazioni vengono aggiornate”.
Non è strano che la mano umana abbia suscitato meraviglia in persone riflessive! “Se non ci fossero altre prove”, scrisse il famoso scienziato sir Isaac Newton, “il solo pollice mi convincerebbe dell’esistenza di Dio”. “Siamo in grado di mandare uomini sulla luna”, dice il prof. Napier, “ma nonostante tutti i nostri prodigi meccanici ed elettronici, non possiamo produrre un indice artificiale che sia in grado di avere sensibilità tattile oltre che di fare cenni”. La mano dell’uomo, dice la New Encyclopædia Britannica, è probabilmente “l’organo biologico più efficiente ed elegante”, che “distingue [l’uomo] da tutti gli altri primati viventi”.
[Figura a pagina 5]
L’articolazione a sella del pollice è eccezionale se paragonata alle corrispondenti articolazioni delle dita
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La mano umana col pollice opponibile è uno strumento sorprendentemente versatile
I recettori sensoriali della mano e del braccio consentono al cervello di coordinare azioni complesse
g88 8/6 pp. 7-8 L’occhio: “L’invidia dell’esperto di computer”
L’occhio: “L’invidia dell’esperto di computer”
LA RETINA è una piccola membrana che ricopre la parte posteriore dell’occhio. Sottile come carta, contiene oltre cento milioni di neuroni disposti su diversi strati. “La retina”, dice il libro The Living Body, “è uno dei tessuti più sorprendenti del corpo umano”. È “l’invidia dell’esperto di computer, eseguendo approssimativamente 10 miliardi di calcoli al secondo”, afferma Sandra Sinclair nel libro How Animals See.
Come una macchina fotografica focalizza l’immagine sulla pellicola, così l’occhio focalizza sulla retina l’immagine di quello che vediamo. Tuttavia, come spiega il dott. Miller, una pellicola fotografica “non è neppure da paragonare con la versatile sensibilità della retina”. Con la stessa “pellicola” possiamo vedere al chiaro di luna o alla luce del sole che è 30.000 volte più intensa. La retina, inoltre, può discernere piccoli particolari di un oggetto anche se parte d’esso è in piena luce e il resto all’ombra. “La macchina fotografica”, spiega il prof. Guyton in un manuale di fisiologia medica (Textbook of Medical Physiology), “non può farlo perché i valori di esposizione necessari per impressionare correttamente la pellicola sono molto limitati”. Per questo i fotografi hanno bisogno del flash.
La “versatile sensibilità della retina” è dovuta, in parte, a 125 milioni di bastoncelli. Essi sono sensibili a piccole quantità di luce, per cui rendono possibile la visione notturna. Ci sono poi circa 5 milioni e mezzo di coni, che sono sensibili alla luce più forte e rendono possibile una particolareggiata visione a colori. Alcuni coni sono più sensibili alla luce rossa, altri a quella verde e altri a quella blu. Reagendo insieme vi permettono di vedere tutti i colori di questa rivista. Quando tutt’e tre i tipi di coni sono stimolati nella stessa maniera, il colore che vedete è il bianco immacolato.
La visione cromatica è limitata nella maggioranza degli animali e molti non vedono affatto i colori. “La visione cromatica accresce immensamente le gioie della vita”, dice il chirurgo Rendle Short, aggiungendo: “Di tutti gli organi del corpo non assolutamente essenziali per la vita, l’occhio può essere considerato il più meraviglioso”.
“Miracoloso lavoro di équipe”
Le immagini colpiscono la retina capovolte, proprio come avviene nella pellicola di una macchina fotografica. “Perché il mondo non ci appare a rovescio?”, chiede il dott. Short. “Perché”, spiega, “il cervello ha sviluppato la capacità di invertire le impressioni”.
Sono stati costruiti occhiali speciali per capovolgere le immagini. Negli esperimenti scientifici, chi portava questi occhiali vedeva tutto capovolto. Poi, dopo qualche giorno, accadeva qualcosa di sorprendente. Cominciava a vedere normalmente! “Il miracoloso lavoro di équipe dell’occhio e del cervello si vede in vari modi”, commenta The Body Book.
Mentre l’occhio si muove su questa riga, i coni distinguono l’inchiostro nero dalla carta bianca. La retina, però, non riconosce i caratteri di un alfabeto inventato dall’uomo. Impariamo a dare un significato a una serie di caratteri in un’altra parte del cervello. Occorre un trasferimento di informazioni.
Attraverso un milione di fibre nervose la retina invia un messaggio in codice a una regione del cervello situata vicino alla parte posteriore della testa. “Le proiezioni dalla retina alla corteccia cerebrale”, spiega il libro The Brain, “sono altamente organizzate e ordinate. . . . Se si illumina ogni diversa parte della retina con una piccola luce, reagirà la corrispondente area visiva [del cervello]”.
[Foto a pagina 7]
A differenza di una macchina fotografica, l’occhio non ha bisogno del flash perché la retina ha un’ampia escursione di sensibilità alla luce
[Foto a pagina 8]
La retina ha milioni di neuroni, detti coni, che sono sensibili al verde, al rosso e al blu
SALMO 139:15)
“Le mie ossa non ti furono occultate Quando fui fatto nel segreto, Quando fui tessuto nelle parti più basse della terra.”
w07 15/6 p. 22 parr. 7-8 Siamo fatti ‘in maniera meravigliosa’
7 “Le mie ossa non ti furono occultate quando fui fatto nel segreto, quando fui tessuto nelle parti più basse della terra”. (Salmo 139:15) La prima cellula si divide in due e altrettanto fa ogni nuova cellula. Ben presto le cellule cominciano a differenziarsi, o specializzarsi, per diventare cellule nervose, muscolari, epiteliali, e così via. Quelle dello stesso tipo si raggruppano insieme formando i tessuti e quindi gli organi. Ad esempio, durante la terza settimana dopo il concepimento comincia a formarsi il sistema scheletrico. A sole sette settimane, quando il nascituro misura all’incirca due centimetri e mezzo, tutte le 206 ossa presenti nel corpo di un adulto sono già abbozzate, anche se non ancora ossificate.
8 Questo prodigioso sviluppo si verifica nel grembo materno, fuori della portata dell’occhio umano, come se il tutto avvenisse nelle profondità della terra. In effetti sono ancora molte le cose che l’uomo non sa in merito allo sviluppo del proprio organismo. Per esempio, cosa attiva determinati geni all’interno delle cellule mettendo in moto il processo di differenziazione? Forse un giorno la scienza lo scoprirà, ma il nostro Creatore, Geova, conosce questo meccanismo da sempre, come affermò Davide.
w93 1/10 p. 14 par. 16 Dio vi conosce veramente?
16 Poi, dando risalto al potere penetrante della vista di Dio, il salmista aggiunge: “Le mie ossa non ti furono occultate quando fui fatto nel segreto, quando fui tessuto nelle parti più basse della terra [evidentemente si fa riferimento in maniera poetica al grembo materno, ma alludendo al fatto che Adamo fu creato dalla polvere].
w93 1/10 p. 14 par. 16 Dio vi conosce veramente?
(Salmo 139:15,
w90 15/1 p. 23 Geova ci conosce bene!
Le mie ossa non ti furono occultate quando fui fatto nel segreto, quando fui tessuto nelle parti più basse della terra.
w90 15/1 p. 23 Geova ci conosce bene!
Egli può persino guardare dentro il ventre, o grembo, di una madre. Sì, Geova può vedere nell’embrione che si sta sviluppando! Il solo pensiero del modo meraviglioso in cui era stato formato nel grembo materno spinse Davide a lodare il suo Fattore. Il salmista intendeva evidentemente il grembo materno quando parlava delle “parti più basse della terra”. Lì, nascosti dalla vista umana ma visibili a Dio, vengono tessuti insieme le ossa, i tendini, i muscoli, i nervi e i vasi sanguigni del neonato.
Prima che le parti del suo corpo prendessero forma nel grembo di sua madre, l’aspetto di Davide era noto a Dio. Perché? Perché lo sviluppo dell’embrione seguì un modello specifico, come ubbidendo a delle istruzioni scritte in un libro. Che dimostrazione della sapienza di Geova e della sua capacità di vedere perfino le cose nascoste! Questo dovrebbe anche farci capire che Dio creò la razza umana e che è a lui che va il merito del meraviglioso processo riproduttivo cui dobbiamo la nostra esistenza come individui.
w90 15/1 p. 23 Geova ci conosce bene!
Salmo 139:13-
g90 8/10 p. 27 Quando comincia la vita umana?
Le mie ossa non ti furono occultate quando fui fatto nel segreto [nel grembo], quando fui tessuto [allusione alle vene e alle arterie, che scorrono attraverso il corpo formando come un ricamo di fili colorati] nelle parti più basse della terra [descrizione poetica delle tenebre nel grembo].
g90 8/10 p. 27 Quando comincia la vita umana?
Salmo 139:13-
SALMO 139:16)
“I tuoi occhi videro perfino il mio embrione, E nel tuo libro ne erano scritte tutte le parti, Riguardo ai giorni quando furono formate E fra di esse non ce n’era ancora nessuna.”
g 11/11 pp. 4-5 Esaminate le prove
L’insieme delle informazioni memorizzate nel DNA è chiamato genoma. Alcune sequenze di lettere nel vostro DNA sono del tutto uniche in quanto codificano i vostri caratteri ereditari: il colore degli occhi e della pelle, la forma del naso e così via. In parole povere, il genoma può essere paragonato a una vasta raccolta di ricette per ogni parte del vostro corpo, e il prodotto finale siete voi.
Quanto è estesa questa “raccolta”? Comprende circa tre miliardi di “lettere”, o nucleotidi (basi). Secondo il Progetto Genoma Umano, se venisse trascritta su carta si riempirebbero l’equivalente di 200 elenchi telefonici di 1.000 pagine l’uno.
Questi fatti richiamano alla mente una straordinaria preghiera messa per iscritto circa tremila anni fa. È riportata in Salmo 139:16: “I tuoi occhi videro perfino il mio embrione, e nel tuo libro ne erano scritte tutte le parti”. Naturalmente lo scrittore non intendeva dispensare nozioni scientifiche, ma con un linguaggio semplice stava esprimendo un concetto estremamente accurato che sottolinea l’incredibile sapienza e potenza di Dio. Una bella differenza rispetto ad altri antichi testi religiosi che erano intrisi di mitologia e superstizione!
lf domanda 3 p. 13 Da dove vengono le istruzioni?
Cosa dice la Bibbia? La Bibbia fa capire che le varie parti del nostro corpo si formano secondo i modi e i tempi indicati in un libro simbolico di matrice divina. Sotto ispirazione il re Davide si rivolse a Dio dicendo: “I tuoi occhi videro perfino il mio embrione, e nel tuo libro ne erano scritte tutte le parti, riguardo ai giorni quando furono formate e fra di esse non ce n’era ancora nessuna”. — Salmo 139:16.
lf domanda 3 p. 17 Da dove vengono le istruzioni?
Paragonare il DNA a un CD o a un libro non è affatto fuori luogo. Infatti un libro sul genoma afferma: “A rigor di termini, l’idea che il genoma sia un libro non è nemmeno una metafora, ma la pura verità. Un libro è una porzione d’informazione digitale . . . Lo stesso è il genoma”. L’autore aggiunge: “Il genoma è un libro particolarmente astuto, perché nelle giuste condizioni riesce sia a fotocopiare sia a leggere sé stesso”.22
w07 15/6 pp. 22-23 parr. 9-11 Siamo fatti ‘in maniera meravigliosa’
9 “I tuoi occhi videro perfino il mio embrione, e nel tuo libro ne erano scritte tutte le parti, riguardo ai giorni quando furono formate e fra di esse non ce n’era ancora nessuna”. (Salmo 139:16) La prima cellula di un individuo contiene il progetto completo di tutto il suo corpo. Questo progetto guida lo sviluppo durante i nove mesi della gravidanza e poi negli oltre vent’anni di crescita fino all’età adulta. In questo arco di tempo il corpo passa attraverso molte fasi che sono tutte guidate dalle informazioni contenute nella cellula originale.
10 Davide non sapeva nulla delle cellule e dei geni, e non aveva certo il microscopio. Tuttavia riconobbe giustamente che lo sviluppo del suo corpo attestava l’esistenza di un progetto. Forse Davide aveva un’idea generale di come si sviluppa l’embrione, per cui poté ragionare che ogni fase doveva avvenire secondo un progetto e una tabella di marcia precisi. Con un linguaggio poetico, Davide disse che questo progetto ‘era scritto nel libro di Dio’.
11 Oggi si sa che le caratteristiche che si ereditano da genitori e antenati — come statura, lineamenti, colore degli occhi e dei capelli, e migliaia di altre — sono determinate dai geni. Ogni cellula contiene decine di migliaia di geni, e ciascun gene fa parte di una lunga catena di DNA (acido desossiribonucleico). Le informazioni necessarie per lo sviluppo dell’organismo sono “scritte” nella struttura chimica del DNA. Ogni volta che le cellule si dividono (per formarne di nuove o per sostituire quelle vecchie) il DNA fa sì che queste informazioni vengano trasmesse, permettendo all’individuo di rimanere in vita senza cambiare in modo sostanziale il proprio aspetto. Che esempio straordinario della potenza e della sapienza del nostro Fattore celeste!
cl cap. 17 p. 172 par. 11 ‘O profondità della sapienza di Dio!’
11 Naturalmente non tutte le cellule sono uguali. Man mano che continuano a dividersi, le cellule dell’embrione assumono funzioni molto diverse. Alcune saranno cellule nervose; altre cellule ossee, muscolari, ematiche o degli occhi. Tutta questa diversificazione è programmata nella “biblioteca” dei progetti genetici della cellula: il DNA. È interessante che Davide sia stato ispirato a dire a Geova: “I tuoi occhi videro perfino il mio embrione, e nel tuo libro ne erano scritte tutte le parti”. — Salmo 139:16.
w99 15/4 pp. 4-5 parr. 4-5 La vita eterna è davvero possibile?
Poi parlò del ‘suo embrione’, e disse che nel grembo di sua madre “ne erano scritte tutte le parti”. — Salmo 139:13-16.
5 Ovviamente non esisteva un letterale progetto disegnato a mano per la formazione di Davide nel grembo materno. Ma quando meditava su come erano stati fatti i suoi “reni”, le sue “ossa” e le altre parti del suo corpo, gli sembrava che si fossero sviluppati secondo un progetto, come se tutto fosse stato messo per ‘iscritto’. Era come se a disposizione dell’ovulo fecondato nel grembo materno ci fosse stata una grande stanza piena di libri con istruzioni dettagliate su come formare un bambino e quelle complesse istruzioni fossero state trasmesse a ogni nuova cellula. Per questo una rivista usa una metafora dicendo che ‘ogni cellula in un embrione ha a disposizione uno schedario in cui sono depositati tutti i disegni del progetto’. — Science World.
w93 1/10 p. 14 par. 16 Dio vi conosce veramente?
16 Poi, dando risalto al potere penetrante della vista di Dio, il salmista aggiunge: “Le mie ossa non ti furono occultate quando fui fatto nel segreto, quando fui tessuto nelle parti più basse della terra [evidentemente si fa riferimento in maniera poetica al grembo materno, ma alludendo al fatto che Adamo fu creato dalla polvere]. I tuoi occhi videro perfino il mio embrione, e nel tuo libro ne erano scritte tutte le parti, riguardo ai giorni quando [le parti del corpo] furono formate e fra di esse non ce n’era ancora nessuna [parte del corpo distinta]”. (Salmo 139:15, 16) Non ci sono dubbi: sia che gli altri esseri umani ci capiscano o no, Geova ci capisce.
w92 15/5 p. 4 La Bibbia è l’ispirato dono di Dio
Anatomia: La Bibbia dice accuratamente che “tutte le parti” dell’embrione umano sono “scritte”. (Salmo 139:13-16) Il cervello, il cuore, i polmoni, gli occhi: queste e tutte le altre parti del corpo sono “scritte” nel codice genetico dell’uovo fecondato nel seno materno. Questo codice comprende un programma interno che stabilisce il tempo in cui devono comparire queste parti, ciascuna nel giusto ordine. E, pensate! Questo fatto circa lo sviluppo del corpo umano fu indicato nella Bibbia quasi 3.000 anni prima che la scienza moderna scoprisse il codice genetico.
g91 22/11 p. 3 La Bibbia ha precorso la scienza nella lotta contro le malattie
Un salmista dell’antichità considerava stupendo il corpo umano e riguardo ad esso scrisse: “Poiché tu [Geova] producesti i miei reni; mi tenesti coperto nel ventre di mia madre. Ti loderò perché sono fatto in maniera tremendamente meravigliosa. Meravigliose sono le tue opere, come la mia anima sa molto bene. Le mie ossa non ti furono occultate quando fui fatto nel segreto, quando fui tessuto nelle parti più basse della terra. I tuoi occhi videro perfino il mio embrione, e nel tuo libro ne erano scritte tutte le parti, riguardo ai giorni quando furono formate e fra di esse non ce n’era ancora nessuna”. — Salmo 139:13-16.
Sebbene l’embrione sia “coperto” nell’oscurità del grembo, Geova lo vede formarsi e ne vede svilupparsi le ossa. Presso di lui “le tenebre potrebbero addirittura esser luce”. (Versetto 12) Nulla è occultato alla vista di Geova. Dal punto di vista medico, l’embrione è tenuto separato dalla madre mediante la placenta, così da non essere rigettato come un corpo estraneo. Tuttavia questo salmo enuncia una verità di carattere spirituale, non medico, cioè che Geova vede tutto, anche nell’oscurità del grembo materno.
Dal momento del concepimento, ‘tutte le parti del nostro corpo sono scritte’ nel codice genetico della cellula uovo fecondata nel seno materno. Anche il calcolo del tempo ‘riguardo ai giorni quando devono essere formate’, ciascuna al momento giusto, è determinato dai numerosi orologi biologici programmati nei geni.
w90 15/1 p. 23 Geova ci conosce bene!
I tuoi occhi videro perfino il mio embrione, e nel tuo libro ne erano scritte tutte le parti, riguardo ai giorni quando [le parti del corpo] furono formate e fra di esse non ce n’era ancora nessuna [parte distinta]”. — Salmo 139:13-16.
w90 15/1 p. 23 Geova ci conosce bene!
Egli può persino guardare dentro il ventre, o grembo, di una madre. Sì, Geova può vedere nell’embrione che si sta sviluppando! Il solo pensiero del modo meraviglioso in cui era stato formato nel grembo materno spinse Davide a lodare il suo Fattore. Il salmista intendeva evidentemente il grembo materno quando parlava delle “parti più basse della terra”. Lì, nascosti dalla vista umana ma visibili a Dio, vengono tessuti insieme le ossa, i tendini, i muscoli, i nervi e i vasi sanguigni del neonato.
Prima che le parti del suo corpo prendessero forma nel grembo di sua madre, l’aspetto di Davide era noto a Dio. Perché? Perché lo sviluppo dell’embrione seguì un modello specifico, come ubbidendo a delle istruzioni scritte in un libro. Che dimostrazione della sapienza di Geova e della sua capacità di vedere perfino le cose nascoste! Questo dovrebbe anche farci capire che Dio creò la razza umana e che è a lui che va il merito del meraviglioso processo riproduttivo cui dobbiamo la nostra esistenza come individui.
it-2 p. 415 Occhio
La capacità di Geova di conoscere le caratteristiche e le tendenze di una persona o la sua costituzione genetica già mentre si sta formando nel grembo materno, come nel caso di Giacobbe ed Esaù (Ge 25:21-23; Ro 9:10-13), è indicata dalle parole del salmista Davide: “I tuoi occhi videro perfino il mio embrione, e nel tuo libro ne erano scritte tutte le parti, riguardo ai giorni quando furono formate e fra di esse non ce n’era ancora nessuna”. — Sl 139:15, 16.
g90 8/10 p. 27 Quando comincia la vita umana?
I tuoi occhi videro perfino il mio embrione, e nel tuo libro ne erano scritte tutte le parti”. — Salmo 139:13-16.
Dal momento del concepimento, la vita si sviluppa secondo uno schema preciso, come se ubbidisse alle istruzioni scritte in un libro, un libro molto voluminoso. “Le informazioni contenute nello zigote”, dice il dott. Lejeune, “se fossero scritte particolareggiatamente e inserite in un computer, permetterebbero al computer di determinare passo per passo le fasi dello sviluppo, e la quantità delle informazioni è così vasta che nessuno è in grado di calcolarla”.
g86 22/11 p. 12 “L’embrione di me”
“L’embrione di me”
PIÙ l’uomo impara sul modo in cui si sviluppa il feto, più numerose sono le prove indicanti che, sin dai primissimi momenti, si tratta di una vita che si sviluppa gradualmente con la facoltà di sentire, udire, muoversi e altre funzioni. L’uomo continua a essere sbalordito dalle scoperte comprovanti che non si tratta di un semplice accumulo di cellule e tessuti. In una rivista femminile canadese, Chatelaine, Anne Beirne riferisce quello che ora si sa. Movimenti: Anche se la madre non lo sente, a sole otto settimane il feto comincia a muovere i muscoli, e il cuore batte già! “A 28 settimane un feto che si sviluppa normalmente si muove almeno dieci volte ogni 12 ore”. Tatto: A 16 settimane reagisce al dolore, dando persino calci se punto dall’ago usato nell’amniocentesi. Udito: A 24 settimane è in grado di sentire il battito cardiaco della madre e risponde a suoni, voci e musica ad alto volume. “Può anche muoversi al ritmo della voce materna”. Vista: “A 16 settimane i suoi occhi si sono sviluppati fino al punto che può girarli; a 24 settimane, . . . il feto è in grado di percepire la luce attraverso la parete uterina”.
Anche Geova, sin dal concepimento della nuova vita, vede tutto questo: il meraviglioso, graduale sviluppo dell’individuo. Coloro che veramente rispettano la vita e la sua Fonte non ignoreranno questo fatto, agendo come se un aborto fosse solo la rimozione di un ammasso di cellule e nulla più. Il salmista disse a Geova: “I tuoi occhi videro pure l’embrione di me, e nel tuo libro ne erano scritte tutte le parti, riguardo ai giorni quando si formarono e non c’era ancora nessuno fra loro”. — Salmo 139:16.
SALMO 139:17)
“Come mi son dunque preziosi i tuoi pensieri! O Dio, quanto è grande la loro somma!”
w07 15/6 p. 23 Siamo fatti ‘in maniera meravigliosa’
La straordinaria mente umana
12 “Come mi son dunque preziosi i tuoi pensieri! O Dio, quanto è grande la loro somma! Se cercassi di contarli, sono più numerosi anche dei granelli di sabbia”. (Salmo 139:17, 18a) Anche gli animali sono fatti in maniera meravigliosa e alcuni hanno sensi e capacità più sviluppati di quelli degli esseri umani. Dio ha dato però all’uomo facoltà mentali di gran lunga superiori a quelle di qualsiasi animale. “Pur essendo simili ad altre specie da molti punti di vista, noi esseri umani ci distinguiamo dalle altre forme di vita esistenti sulla terra per la nostra capacità di usare il linguaggio e l’intelletto”, fa notare un testo di scienze. “Ci distinguiamo anche per l’intenso desiderio di conoscere noi stessi: Com’è fatto il nostro organismo? Come fummo formati?” Queste sono domande sulle quali rifletté anche Davide.
13 Cosa ancora più importante, ci distinguiamo dagli animali per la nostra capacità di riflettere sui pensieri di Dio. Questa speciale facoltà è una delle cose che dimostrano che siamo fatti “a immagine di Dio”. (Genesi 1:27) Davide usò bene questa facoltà. Meditò sulle prove dell’esistenza di Dio e sulle sue buone qualità manifeste nella creazione terrestre. Davide disponeva inoltre dei primi libri delle Sacre Scritture, contenenti delle rivelazioni nelle quali Dio parla di se stesso e delle sue opere. Questi scritti ispirati aiutarono Davide a comprendere i pensieri, la personalità e il proposito di Dio. Meditando sulle Scritture, sulla creazione e su come il Creatore agiva con lui, Davide fu spinto a lodarlo.
w93 1/10 pp. 16-18 “Scrutami, o Dio”
Come sono preziosi i pensieri di Dio!
4 Dopo aver meditato sul fatto che Dio conosce profondamente i suoi servitori, nonché sulla sua straordinaria capacità di provvedere l’aiuto di cui hanno bisogno, il salmista Davide scrisse: “Come mi son dunque preziosi i tuoi pensieri!” (Salmo 139:17a) Questi pensieri, rivelati nella sua Parola scritta, sono infinitamente più alti di qualunque idea umana, per quanto brillante possa sembrare. (Isaia 55:8, 9) I pensieri di Dio ci aiutano a concentrarci sulle cose veramente importanti nella vita e ad essere zelanti nel suo servizio. (Filippesi 1:9-11) Ci insegnano a vedere le cose dal punto di vista di Dio. Ci aiutano a essere onesti con noi stessi, a riconoscere che tipo di persona siamo davvero nel cuore. Siete disposti a fare questo?
5 Gli uomini tendono ad attribuire troppa importanza all’aspetto esteriore, ma le Scritture consigliano: “Più di ogni altra cosa che si deve custodire, salvaguarda il tuo cuore”. (Proverbi 4:23) La Bibbia ci aiuta a far questo sia mediante precetti che mediante esempi. Ci dice che Caino offrì formalmente sacrifici a Dio, mentre nel cuore covava risentimento, poi odio, per suo fratello Abele. E ci esorta a non essere come lui. (Genesi 4:3-5; 1 Giovanni 3:11, 12) Parla dell’ubbidienza, una qualità richiesta dalla Legge mosaica. Ma sottolinea pure che il comandamento principale della Legge era che chi adorava Geova lo amasse con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutta l’anima e con tutta la forza; e dichiara che il secondo comandamento in ordine di importanza era quello di amare il prossimo come se stessi. — Deuteronomio 5:32, 33; Marco 12:28-31.
6 In Proverbi 3:1 siamo esortati non solo ad osservare i comandamenti di Dio, ma a far sì che l’ubbidienza sia l’espressione di ciò che abbiamo realmente nel cuore. Ciascuno di noi dovrebbe chiedersi: ‘Può dirsi questo della mia ubbidienza a ciò che Dio richiede?’ Se ci accorgiamo che sotto certi aspetti la nostra motivazione o il nostro pensiero è carente — e nessuno di noi può ritenersi completamente a posto — dovremmo chiederci: ‘Cosa sto facendo per migliorare?’ — Proverbi 20:9; 1 Giovanni 1:8.
7 Poiché i farisei fingevano di onorare Dio mentre promuovevano abilmente un’usanza motivata dall’interesse personale, Gesù li condannò definendoli ipocriti e spiegò che la loro adorazione era vana. (Matteo 15:3-9) Gesù rese pure noto che per piacere a Dio, il quale scruta il cuore, non basta condurre una vita apparentemente morale mentre nel contempo si continuano ad accarezzare pensieri immorali per provare piacere sensuale. Può darsi che per disciplinare la mente e il cuore dobbiamo adottare misure drastiche. (Proverbi 23:12; Matteo 5:27-29) Tale disciplina è pure necessaria se, a motivo del lavoro secolare, delle mete in fatto di istruzione o dello svago che scegliamo, stiamo diventando imitatori del mondo e lasciamo che esso ci plasmi secondo i suoi princìpi. Non dimentichiamo mai che il discepolo Giacomo chiama “adultere” le persone che asseriscono di appartenere a Dio ma ambiscono l’amicizia del mondo. Perché? Perché “tutto il mondo giace nel potere del malvagio”. — Giacomo 4:4; 1 Giovanni 2:15-17; 5:19.
8 Per trarre pieno beneficio dai pensieri di Dio su queste e su altre cose, dobbiamo riservare del tempo per leggerli o ascoltarli. Anzi, dobbiamo studiarli, parlarne e meditarvi sopra. Molti lettori della Torre di Guardia frequentano regolarmente le adunanze di congregazione dei testimoni di Geova, dove si esamina la Bibbia. Per far questo riscattano il tempo da altre attività. (Efesini 5:15-17) E ciò che ottengono in cambio vale assai più delle ricchezze materiali. Non siete d’accordo?
9 Comunque, alcuni che frequentano le adunanze fanno un progresso spirituale più rapido di altri. Mettono in pratica più pienamente la verità nella loro vita. Come mai? Spesso uno dei fattori principali è la diligenza nello studio personale. Si rendono conto che non si vive di solo pane; assimilare ogni giorno cibo spirituale è importante quanto mangiare regolarmente cibo letterale. (Matteo 4:4; Ebrei 5:14) Perciò si sforzano di dedicare almeno un po’ di tempo ogni giorno alla lettura della Bibbia o delle pubblicazioni che la spiegano. Si preparano per le adunanze di congregazione, studiando in anticipo gli articoli che verranno trattati e consultando i versetti. Non si limitano a leggere il materiale; vi meditano sopra. Le loro abitudini di studio includono il riflettere seriamente sull’effetto che ciò che imparano deve avere sulla loro vita. Man mano che la loro spiritualità aumenta, si sentono come il salmista, che disse: “Quanto amo la tua legge! . . . I tuoi rammemoratori sono meravigliosi”. — Salmo 1:1-3; 119:97, 129.
10 Sia che studiamo la Parola di Dio da uno, cinque o 50 anni, lo studio non è mai una monotona ripetizione, sempre che consideriamo preziosi i pensieri di Dio. A prescindere da quanto possiamo aver imparato dalle Scritture, quello che non sappiamo è più di quello che sappiamo. “O Dio, quanto è grande la loro somma!”, disse Davide. “Se cercassi di contarli, sono più numerosi anche dei granelli di sabbia”. I pensieri di Dio superano la nostra capacità di contare. Se dovessimo enumerare i pensieri di Dio per tutto il giorno e addormentarci mentre lo stiamo facendo, quando ci sveglieremmo al mattino avremmo ancora molto su cui riflettere. Per questo Davide scrisse: “Mi sono svegliato, eppure sono ancora con te”. (Salmo 139:17, 18) Per tutta l’eternità continueremo a imparare riguardo a Geova e alle sue vie. Non arriveremo mai al punto di sapere tutto. — Romani 11:33.
w90 15/1 p. 23 Geova ci conosce bene!
Come sono preziosi i pensieri di Dio!
Il pensiero di come un neonato si sviluppa nel grembo materno fece riflettere Davide sulla sapienza di Dio. Perciò il salmista esclamò: “Come mi son dunque preziosi i tuoi pensieri! O Dio, quanto è grande la loro somma!” (Salmo 139:17) Davide stimava moltissimo i pensieri di Geova Dio, ed essi sono così numerosi che egli era impressionato dalla loro ‘grande somma’. Se per noi i pensieri di Dio sono preziosi, studieremo le Scritture con diligenza. (1 Timoteo 4:15, 16) I suoi pensieri che vi troviamo scritti sono ‘utili per insegnare, per riprendere, per correggere, per disciplinare nella giustizia, affinché l’uomo di Dio sia pienamente competente, del tutto preparato per ogni opera buona’. — 2 Timoteo 3:16, 17.
SALMO 139:18)
“Se cercassi di contarli, sono più numerosi anche dei granelli di sabbia. Mi sono svegliato, eppure sono ancora con te.”
w07 15/6 p. 23 Siamo fatti ‘in maniera meravigliosa’
La straordinaria mente umana
12 “Come mi son dunque preziosi i tuoi pensieri! O Dio, quanto è grande la loro somma! Se cercassi di contarli, sono più numerosi anche dei granelli di sabbia”. (Salmo 139:17, 18a) Anche gli animali sono fatti in maniera meravigliosa e alcuni hanno sensi e capacità più sviluppati di quelli degli esseri umani. Dio ha dato però all’uomo facoltà mentali di gran lunga superiori a quelle di qualsiasi animale. “Pur essendo simili ad altre specie da molti punti di vista, noi esseri umani ci distinguiamo dalle altre forme di vita esistenti sulla terra per la nostra capacità di usare il linguaggio e l’intelletto”, fa notare un testo di scienze. “Ci distinguiamo anche per l’intenso desiderio di conoscere noi stessi: Com’è fatto il nostro organismo? Come fummo formati?” Queste sono domande sulle quali rifletté anche Davide.
13 Cosa ancora più importante, ci distinguiamo dagli animali per la nostra capacità di riflettere sui pensieri di Dio. Questa speciale facoltà è una delle cose che dimostrano che siamo fatti “a immagine di Dio”. (Genesi 1:27) Davide usò bene questa facoltà. Meditò sulle prove dell’esistenza di Dio e sulle sue buone qualità manifeste nella creazione terrestre. Davide disponeva inoltre dei primi libri delle Sacre Scritture, contenenti delle rivelazioni nelle quali Dio parla di se stesso e delle sue opere. Questi scritti ispirati aiutarono Davide a comprendere i pensieri, la personalità e il proposito di Dio. Meditando sulle Scritture, sulla creazione e su come il Creatore agiva con lui, Davide fu spinto a lodarlo.
w07 15/6 p. 23 Siamo fatti ‘in maniera meravigliosa’
Le parole riportate in Salmo 139:18b sembrano significare che se Davide avesse contato i pensieri di Geova tutto il giorno fino al momento di addormentarsi, il mattino dopo al risveglio ne avrebbe avuto ancora altri da contare.
w93 1/10 pp. 17-18 par. 10 “Scrutami, o Dio”
10 Sia che studiamo la Parola di Dio da uno, cinque o 50 anni, lo studio non è mai una monotona ripetizione, sempre che consideriamo preziosi i pensieri di Dio. A prescindere da quanto possiamo aver imparato dalle Scritture, quello che non sappiamo è più di quello che sappiamo. “O Dio, quanto è grande la loro somma!”, disse Davide. “Se cercassi di contarli, sono più numerosi anche dei granelli di sabbia”. I pensieri di Dio superano la nostra capacità di contare. Se dovessimo enumerare i pensieri di Dio per tutto il giorno e addormentarci mentre lo stiamo facendo, quando ci sveglieremmo al mattino avremmo ancora molto su cui riflettere. Per questo Davide scrisse: “Mi sono svegliato, eppure sono ancora con te”. (Salmo 139:17, 18) Per tutta l’eternità continueremo a imparare riguardo a Geova e alle sue vie. Non arriveremo mai al punto di sapere tutto. — Romani 11:33.
w90 15/1 pp. 23-24 Geova ci conosce bene!
Riguardo ai pensieri di Geova, Davide disse: “Se cercassi di contarli, sono più numerosi anche dei granelli di sabbia. Mi sono svegliato, eppure sono ancora con te”. (Salmo 139:18) Visto che i pensieri di Dio sono persino più numerosi dei granelli di sabbia, se Davide avesse cominciato a contarli all’alba, non avrebbe finito per quando sarebbe stata ora di andare a dormire. Svegliandosi al mattino, sarebbe stato ancora con Geova: sarebbe stato ancora intento a contare i pensieri di Dio. In effetti, visto che abbiamo bisogno della guida di Geova, l’ultimo pensiero che si affaccia alla nostra mente alla sera e il primo pensiero del mattino può essere una preghiera in cui meditiamo sui suoi pensieri e sui suoi propositi. — Salmo 25:8-10.
SALMO 139:19)
“Oh uccidessi tu il malvagio, o Dio! Allora perfino gli uomini colpevoli di sangue si allontaneranno certamente da me,”
w93 1/10 p. 19 parr. 13-14 “Scrutami, o Dio”
13 Geova ha esplicitamente dichiarato il suo proposito di distruggere i malvagi e di introdurre una nuova terra in cui dimorerà la giustizia. (Salmo 37:10, 11; 2 Pietro 3:13) Coloro che amano la giustizia desiderano ardentemente che arrivi quel tempo. Sono pienamente d’accordo con il salmista Davide, il quale pregò: “Oh uccidessi tu il malvagio, o Dio! Allora perfino gli uomini colpevoli di sangue si allontaneranno certamente da me, i quali dicono intorno a te cose secondo la loro idea; si sono serviti del tuo nome in modo indegno, i tuoi avversari”. (Salmo 139:19, 20) Personalmente Davide non provava il desiderio di uccidere quei malvagi. Pregava che la retribuzione venisse da Geova. (Deuteronomio 32:35; Ebrei 10:30) Questi non erano persone che in qualche modo avessero offeso Davide personalmente. Avevano diffamato Dio, servendosi del suo nome in modo indegno. (Esodo 20:7) Asserivano disonestamente di servirlo, ma usavano il suo nome per tessere le loro proprie trame. Davide non amava affatto quelli che avevano scelto di essere avversari di Dio.
14 Ci sono miliardi di persone che non conoscono Geova. Molte di loro fanno per ignoranza cose che secondo la Parola di Dio sono malvage. Se persistono in questa condotta, saranno fra coloro che periranno durante la grande tribolazione. Eppure Geova non prova diletto nella morte del malvagio, né dovremmo provarlo noi. (Ezechiele 33:11) Finché ce ne sarà il tempo, cercheremo di aiutare queste persone a conoscere le vie di Geova e a metterle in pratica.
w90 15/1 p. 24 Geova ci conosce bene!
La retribuzione dei malvagi
Visto che Dio dà una guida saggia, cosa pensava Davide di quelli che rifiutavano la guida divina? Egli pregò: “Oh uccidessi tu il malvagio, o Dio! Allora perfino gli uomini colpevoli di sangue si allontaneranno certamente da me, i quali dicono intorno a te cose secondo la loro idea; si sono serviti del tuo nome in modo indegno, i tuoi avversari”. (Salmo 139:19, 20) Davide non cercò di uccidere i malvagi, ma pregò che Geova li ripagasse. Noi dovremmo avere lo stesso atteggiamento. Ad esempio, possiamo pregare per avere baldanza nel pronunciare la Parola di Dio quando gli oppositori ci perseguitano. (Atti 4:18-31) Ma non cerchiamo di eliminare i nostri nemici, poiché sappiamo che Geova ha detto: “La vendetta è mia; io ricompenserò”. — Ebrei 10:30; Deuteronomio 32:35.
Se Dio avesse ucciso i malvagi, tali uomini colpevoli di sangue si sarebbero allontanati da Davide. Essi erano colpevoli di aver sparso sangue e avevano parlato di Geova in base alle loro idee, non in armonia con i suoi pensieri. Inoltre, meritavano di morire per aver recato biasimo sul nome di Dio servendosene in modo indegno, forse usandolo nel promuovere i loro piani malvagi. (Esodo 20:7) Non macchiamoci mai di simili peccati!
SALMO 139:20)
“I quali dicono intorno a te cose secondo la [loro] idea; Si sono serviti [del tuo nome] in modo indegno, i tuoi avversari.”
w93 1/10 p. 19 parr. 13-14 “Scrutami, o Dio”
13 Geova ha esplicitamente dichiarato il suo proposito di distruggere i malvagi e di introdurre una nuova terra in cui dimorerà la giustizia. (Salmo 37:10, 11; 2 Pietro 3:13) Coloro che amano la giustizia desiderano ardentemente che arrivi quel tempo. Sono pienamente d’accordo con il salmista Davide, il quale pregò: “Oh uccidessi tu il malvagio, o Dio! Allora perfino gli uomini colpevoli di sangue si allontaneranno certamente da me, i quali dicono intorno a te cose secondo la loro idea; si sono serviti del tuo nome in modo indegno, i tuoi avversari”. (Salmo 139:19, 20) Personalmente Davide non provava il desiderio di uccidere quei malvagi. Pregava che la retribuzione venisse da Geova. (Deuteronomio 32:35; Ebrei 10:30) Questi non erano persone che in qualche modo avessero offeso Davide personalmente. Avevano diffamato Dio, servendosi del suo nome in modo indegno. (Esodo 20:7) Asserivano disonestamente di servirlo, ma usavano il suo nome per tessere le loro proprie trame. Davide non amava affatto quelli che avevano scelto di essere avversari di Dio.
14 Ci sono miliardi di persone che non conoscono Geova. Molte di loro fanno per ignoranza cose che secondo la Parola di Dio sono malvage. Se persistono in questa condotta, saranno fra coloro che periranno durante la grande tribolazione. Eppure Geova non prova diletto nella morte del malvagio, né dovremmo provarlo noi. (Ezechiele 33:11) Finché ce ne sarà il tempo, cercheremo di aiutare queste persone a conoscere le vie di Geova e a metterle in pratica.
w90 15/1 p. 24 Geova ci conosce bene!
La retribuzione dei malvagi
Visto che Dio dà una guida saggia, cosa pensava Davide di quelli che rifiutavano la guida divina? Egli pregò: “Oh uccidessi tu il malvagio, o Dio! Allora perfino gli uomini colpevoli di sangue si allontaneranno certamente da me, i quali dicono intorno a te cose secondo la loro idea; si sono serviti del tuo nome in modo indegno, i tuoi avversari”. (Salmo 139:19, 20) Davide non cercò di uccidere i malvagi, ma pregò che Geova li ripagasse. Noi dovremmo avere lo stesso atteggiamento. Ad esempio, possiamo pregare per avere baldanza nel pronunciare la Parola di Dio quando gli oppositori ci perseguitano. (Atti 4:18-31) Ma non cerchiamo di eliminare i nostri nemici, poiché sappiamo che Geova ha detto: “La vendetta è mia; io ricompenserò”. — Ebrei 10:30; Deuteronomio 32:35.
Se Dio avesse ucciso i malvagi, tali uomini colpevoli di sangue si sarebbero allontanati da Davide. Essi erano colpevoli di aver sparso sangue e avevano parlato di Geova in base alle loro idee, non in armonia con i suoi pensieri. Inoltre, meritavano di morire per aver recato biasimo sul nome di Dio servendosene in modo indegno, forse usandolo nel promuovere i loro piani malvagi. (Esodo 20:7) Non macchiamoci mai di simili peccati!
SALMO 139:21)
“Non odio io quelli che ti odiano intensamente, o Geova, E non provo nausea per quelli che si rivoltano contro di te?”
g97 8/12 p. 14 I cristiani dovrebbero odiare gli omosessuali?
Il salmista chiarisce la questione in Salmo 139:21, 22: “Non odio io quelli che ti odiano intensamente, o Geova, e non provo nausea per quelli che si rivoltano contro di te? Li odio con odio completo. Mi sono divenuti veri nemici”. La lealtà verso Geova e i suoi princìpi dovrebbe generare in noi una forte ripugnanza per coloro che deliberatamente si ribellano a Lui e si comportano come suoi nemici. Satana e i demoni sono fra questi dichiarati nemici di Geova Dio. Anche certi esseri umani rientrano in questa categoria. Ma potrebbe essere molto difficile per un cristiano riconoscerli dall’aspetto esteriore. Noi non possiamo leggere il cuore. (Geremia 17:9, 10) Sarebbe sbagliato presumere che un uomo o una donna sia un incorreggibile nemico di Dio perché pratica cose sbagliate. In molti casi i trasgressori semplicemente non conoscono le norme di Dio.
w93 1/10 p. 19 parr. 14-15 “Scrutami, o Dio”
Che dire però di coloro che mostrano intenso odio per Geova?
15 Riguardo a questi, il salmista disse: “Non odio io quelli che ti odiano intensamente, o Geova, e non provo nausea per quelli che si rivoltano contro di te? Li odio con odio completo. Mi sono divenuti veri nemici”. (Salmo 139:21, 22) Davide li aborriva perché odiavano intensamente Geova. Fra coloro che manifestano il loro odio per Geova ribellandosi contro di lui ci sono gli apostati. L’apostasia è in realtà una ribellione contro Geova. Alcuni apostati asseriscono di conoscere e di servire Dio, ma rigettano dottrine o comandi esposti nella sua Parola. Altri sostengono di credere nella Bibbia, ma rigettano l’organizzazione di Geova e si danno da fare per ostacolarne l’opera. Quando, pur sapendo ciò che è giusto, scelgono deliberatamente di agire in modo sbagliato, quando il male diventa così radicato da essere parte integrante della loro personalità, allora il cristiano deve ‘odiare’ (nel senso biblico del termine) costoro che si sono inseparabilmente legati al male. I veri cristiani condividono i sentimenti che Geova nutre verso questi apostati; non sono curiosi di conoscere le loro idee. Al contrario, ‘provano nausea’ per coloro che si sono resi nemici di Geova Dio, ma lasciano a lui il compito di eseguire la vendetta. — Giobbe 13:16; Romani 12:19; 2 Giovanni 9, 10.
w90 15/1 p. 24 Geova ci conosce bene!
Visto che i malvagi erano colpevoli di spargimento di sangue e di aver recato biasimo sul nome di Dio, Davide dichiarò: “Non odio io quelli che ti odiano intensamente, o Geova, e non provo nausea per quelli che si rivoltano contro di te? Li odio con odio completo. Mi sono divenuti veri nemici”. (Salmo 139:21, 22) Davide provava nausea per questi uomini poiché essi odiavano intensamente Geova e si rivoltavano contro di Lui. Essi erano nemici del salmista poiché egli aborriva la loro malvagità, la loro empietà e la loro ribellione contro l’Altissimo.
it-2 p. 418 Odio
“Non odio io quelli che ti odiano intensamente, o Geova, e non provo nausea per quelli che si rivoltano contro di te? Li odio con odio completo. Mi sono divenuti veri nemici”. (Sl 139:21, 22) Ma questo odio non cerca di nuocere ad altri e non è sinonimo di disprezzo o rancore. Piuttosto si esprime con l’assoluta avversione per ciò che è malvagio, evitando il male e quelli che odiano intensamente Geova. (Ro 12:9, 17, 19) I cristiani giustamente odiano gli inveterati nemici di Dio, come il Diavolo e i suoi demoni, e anche gli uomini che volontariamente e consapevolmente si oppongono a Geova.
SALMO 139:22)
“Li odio con odio completo. Mi sono divenuti veri nemici.”
w93 1/10 p. 19 parr. 14-15 “Scrutami, o Dio”
Che dire però di coloro che mostrano intenso odio per Geova?
15 Riguardo a questi, il salmista disse: “Non odio io quelli che ti odiano intensamente, o Geova, e non provo nausea per quelli che si rivoltano contro di te? Li odio con odio completo. Mi sono divenuti veri nemici”. (Salmo 139:21, 22) Davide li aborriva perché odiavano intensamente Geova. Fra coloro che manifestano il loro odio per Geova ribellandosi contro di lui ci sono gli apostati. L’apostasia è in realtà una ribellione contro Geova. Alcuni apostati asseriscono di conoscere e di servire Dio, ma rigettano dottrine o comandi esposti nella sua Parola. Altri sostengono di credere nella Bibbia, ma rigettano l’organizzazione di Geova e si danno da fare per ostacolarne l’opera. Quando, pur sapendo ciò che è giusto, scelgono deliberatamente di agire in modo sbagliato, quando il male diventa così radicato da essere parte integrante della loro personalità, allora il cristiano deve ‘odiare’ (nel senso biblico del termine) costoro che si sono inseparabilmente legati al male. I veri cristiani condividono i sentimenti che Geova nutre verso questi apostati; non sono curiosi di conoscere le loro idee. Al contrario, ‘provano nausea’ per coloro che si sono resi nemici di Geova Dio, ma lasciano a lui il compito di eseguire la vendetta. — Giobbe 13:16; Romani 12:19; 2 Giovanni 9, 10.
w90 15/1 p. 24 Geova ci conosce bene!
Visto che i malvagi erano colpevoli di spargimento di sangue e di aver recato biasimo sul nome di Dio, Davide dichiarò: “Non odio io quelli che ti odiano intensamente, o Geova, e non provo nausea per quelli che si rivoltano contro di te? Li odio con odio completo. Mi sono divenuti veri nemici”. (Salmo 139:21, 22) Davide provava nausea per questi uomini poiché essi odiavano intensamente Geova e si rivoltavano contro di Lui. Essi erano nemici del salmista poiché egli aborriva la loro malvagità, la loro empietà e la loro ribellione contro l’Altissimo.
it-2 p. 418 Odio
“Non odio io quelli che ti odiano intensamente, o Geova, e non provo nausea per quelli che si rivoltano contro di te? Li odio con odio completo. Mi sono divenuti veri nemici”. (Sl 139:21, 22) Ma questo odio non cerca di nuocere ad altri e non è sinonimo di disprezzo o rancore. Piuttosto si esprime con l’assoluta avversione per ciò che è malvagio, evitando il male e quelli che odiano intensamente Geova. (Ro 12:9, 17, 19) I cristiani giustamente odiano gli inveterati nemici di Dio, come il Diavolo e i suoi demoni, e anche gli uomini che volontariamente e consapevolmente si oppongono a Geova.
SALMO 139:23)
“Scrutami, o Dio, e conosci il mio cuore. Esaminami, e conosci i miei inquietanti pensieri,”
w09 15/11 p. 3 parr. 3-4 Cosa dicono di voi le vostre preghiere?
Dovremmo chiedere a Geova di esaminarci, come fece Davide quando disse: “Scrutami, o Dio, e conosci il mio cuore. Esaminami, e conosci i miei inquietanti pensieri, e vedi se c’è in me qualche via dolorosa, e guidami nella via del tempo indefinito”. (Sal. 139:23, 24) Non limitiamoci a pregare, ma permettiamo a Dio di esaminarci e accettiamo i consigli contenuti nella sua Parola. Geova ci può guidare “nella via del tempo indefinito”, aiutandoci a seguire una condotta che porta alla vita eterna.
4 Cosa possiamo fare se siamo tormentati da “inquietanti pensieri” a causa di un grave peccato? (Leggi Salmo 32:1-5). Cercare di soffocare i rimorsi di coscienza può fiaccarci, rendendoci come un albero che perde tutto il suo “umore”, la sua umidità, nella calura estiva. A motivo del suo peccato Davide aveva perso la gioia e forse si era ammalato. Ma che sollievo provò confessando il proprio peccato a Dio! Immaginate la sua gioia quando capì che la ‘sua rivolta era stata perdonata’ e che aveva ricevuto il perdono di Dio. Confessare i propri peccati a Dio può recare sollievo, e anche l’aiuto degli anziani cristiani contribuisce a ristabilire la salute spirituale di chi ha sbagliato. — Prov. 28:13; Giac. 5:13-16.
w07 15/6 pp. 24-25 Siamo fatti ‘in maniera meravigliosa’
Cerchiamo la guida del nostro Creatore
16 “Scrutami, o Dio, e conosci il mio cuore. Esaminami, e conosci i miei inquietanti pensieri, e vedi se c’è in me qualche via dolorosa, e guidami nella via del tempo indefinito”. (Salmo 139:23, 24) Davide si rendeva conto che Geova sapeva già tutto di lui. Pensieri, parole e azioni: nulla sfuggiva al suo Creatore. (Salmo 139:1-12; Ebrei 4:13) Questa profonda conoscenza che Dio aveva di lui faceva sentire Davide sicuro, proprio come un bambino piccolo si sente sicuro quando è fra le braccia del padre o della madre. Davide considerava preziosa questa intima relazione con Geova e si sforzava di mantenerla meditando profondamente sulle Sue opere e rivolgendosi a Lui in preghiera. Infatti molti dei salmi composti da Davide, compreso il Salmo 139, sono essenzialmente preghiere musicate. La meditazione e la preghiera possono aiutare anche noi ad avvicinarci a Geova.
17 Essendo creati a immagine di Dio siamo dotati del libero arbitrio. Possiamo scegliere se agire bene o male. Avendo questa libertà siamo chiamati a rendere conto di ciò che facciamo. Davide non voleva essere annoverato fra i malvagi. (Salmo 139:19-22) Non voleva commettere gravi errori. Così, dopo avere meditato sull’immensa conoscenza divina, Davide chiese umilmente a Dio di esaminarlo nell’intimo e di guidarlo nella via della vita. Le giuste norme morali di Dio sono valide per tutti; perciò anche noi siamo chiamati a prendere decisioni giuste. Geova esorta tutti noi a ubbidirgli. Facendolo abbiamo la sua approvazione e riceviamo molti benefìci. (Giovanni 12:50; 1 Timoteo 4:8) Camminare con Geova ogni giorno ci aiuta ad avere calma interiore, anche quando affrontiamo grossi problemi. — Filippesi 4:6, 7.
w06 1/9 p. 16 par. 8 Punti notevoli del Libro Quinto dei Salmi
139:23, 24. Dovremmo desiderare che Geova esamini i nostri pensieri e motivi più intimi per scorgere le ‘vie dolorose’, cioè le inclinazioni, i pensieri e i desideri errati, e ci aiuti a sradicarli.
w01 15/6 pp. 22-23 Rimanete saldi come vedendo Colui che è invisibile!
Invitiamo Geova a esaminarci
19 Quali fedeli servitori di Geova, siamo preziosi ai suoi occhi. (Matteo 10:29-31) Benché invisibile, egli può essere reale per noi e noi possiamo tesoreggiare la preziosa relazione che abbiamo con lui. Tale atteggiamento nei confronti del nostro Padre celeste ci è di grande beneficio. Una fede forte ci aiuta ad avere un cuore puro e una buona coscienza dinanzi a Geova. La fede senza ipocrisia ci impedisce anche di condurre una doppia vita. (1 Timoteo 1:5, 18, 19) La nostra incrollabile fede in Dio è di esempio per gli altri e può avere un effetto positivo su di loro. (1 Timoteo 4:12) Inoltre tale fede promuove una condotta devota, cosa che rallegra il cuore di Geova. — Proverbi 27:11.
20 Se siamo veramente saggi, saremo felici che Geova vigili su di noi. Non solo vogliamo che ci veda, ma desideriamo anche che esamini a fondo i nostri pensieri e le nostre azioni. In preghiera, facciamo bene a invitare Geova a scrutarci e a discernere se abbiamo qualche inclinazione errata. Egli può sicuramente aiutarci ad affrontare i nostri problemi e a fare qualunque cambiamento necessario. Appropriatamente il salmista Davide cantò: “Scrutami, o Dio, e conosci il mio cuore. Esaminami, e conosci i miei inquietanti pensieri, e vedi se c’è in me qualche via dolorosa, e guidami nella via del tempo indefinito”. — Salmo 139:23, 24.
21 Davide supplicò Geova di esaminarlo per vedere se in lui c’era qualche “via dolorosa”. Come il salmista, non vogliamo anche noi che Dio scruti il nostro cuore e veda se abbiamo dei motivi errati? Perciò, chiediamo con fede a Geova di esaminarci. Che fare però se siamo turbati per qualche errore commesso o se c’è qualche tratto negativo in noi? Continuiamo a pregare con fervore il nostro amorevole Dio, Geova, e sottomettiamoci umilmente alla guida del suo santo spirito e al consiglio della sua Parola. Possiamo essere fiduciosi che verrà in nostro aiuto e ci permetterà di seguire una condotta che ci condurrà alla vita eterna. — Salmo 40:11-13.
w95 15/3 p. 6 Le preghiere contenute nella Bibbia meritano un attento esame
Davide cantò: “Scrutami, o Dio, e conosci il mio cuore. Esaminami, e conosci i miei inquietanti pensieri”. (Salmo 139:23) Davide desiderava che Geova Dio lo scrutasse per individuare desideri, sentimenti o motivi errati. In altre parole, Davide chiedeva aiuto a Geova per non cadere nel peccato.
w93 1/10 pp. 19-20 “Scrutami, o Dio”
Quando Dio ci scruta
16 Davide non voleva assomigliare in alcun modo ai malvagi. Molti cercano di nascondere ciò che sono interiormente, ma Davide umilmente pregò: “Scrutami, o Dio, e conosci il mio cuore. Esaminami, e conosci i miei inquietanti pensieri, e vedi se c’è in me qualche via dolorosa, e guidami nella via del tempo indefinito”. (Salmo 139:23, 24) Facendo riferimento al cuore, Davide non intendeva l’organo fisico. In armonia con il significato figurato di questa parola, egli si riferiva a ciò che era nell’intimo, all’uomo interiore. Anche noi dovremmo desiderare che Dio scruti il nostro cuore e veda se abbiamo qualche desiderio, affetto, sentimento, intenzione, pensiero o motivo errato. (Salmo 26:2) Geova ci rivolge questo invito: “Figlio mio, dammi veramente il tuo cuore, e quei tuoi occhi provino piacere nelle mie proprie vie”. — Proverbi 23:26.
17 Se, a causa di desideri o motivi sbagliati o di qualche azione errata, dentro di noi ci sono pensieri dolorosi e inquietanti, vogliamo di sicuro che Geova ci aiuti a correggere la situazione. Invece di “qualche via dolorosa”, la Versione Riveduta usa l’espressione “qualche via iniqua”; una Bibbia inglese dice: “Qualche sentiero che ti addolora [o Dio]”. (The New English Bible) Noi stessi potremmo non discernere chiaramente i nostri inquietanti pensieri e quindi non sapere come esporre il nostro problema a Dio, ma egli comprende la nostra situazione. (Romani 8:26, 27) Non dovremmo sorprenderci se nel cuore abbiamo cattive inclinazioni; ma nello stesso tempo non dovremmo scusarle. (Genesi 8:21) Dovremmo chiedere aiuto a Dio per estirparle. Se amiamo veramente Geova e le sue vie, possiamo chiedergli questo aiuto, fiduciosi che egli “è maggiore del nostro cuore e conosce ogni cosa”. — 1 Giovanni 3:19-21.
w90 15/1 p. 24 Geova ci conosce bene!
Lasciate che Dio vi scruti
Davide non voleva assomigliare agli uomini malvagi, ma sapeva di non dover nutrire animosità verso di loro, per cui supplicò: “Scrutami, o Dio, e conosci il mio cuore. Esaminami, e conosci i miei inquietanti pensieri, e vedi se c’è in me qualche via dolorosa, e guidami nella via del tempo indefinito”. (Salmo 139:23, 24) Come il salmista, dovremmo volere che Dio scruti il nostro cuore e discerna se abbiamo motivi errati. (1 Cronache 28:9) Dovremmo chiedere a Geova di esaminarci, di conoscere i nostri inquietanti pensieri e di vedere se c’è in noi qualche via dolorosa. Se perdiamo la pace mentale a motivo dei nostri errori, se c’è qualcosa di dannoso in noi o qualcosa che non va nei nostri motivi, preghiamo umilmente e sottomettiamoci appieno alla direttiva dello spirito di Dio e ai consigli contenuti nella sua Parola. (Salmo 40:11-13) Con tali mezzi il nostro migliore Amico, Geova, ci può guidare nella via del tempo indefinito, aiutandoci a seguire una condotta giusta che porta alla vita eterna.
SALMO 139:24)
“E vedi se c’è in me qualche via dolorosa, E guidami nella via del tempo indefinito.”
w07 15/6 pp. 24-25 Siamo fatti ‘in maniera meravigliosa’
Cerchiamo la guida del nostro Creatore
16 “Scrutami, o Dio, e conosci il mio cuore. Esaminami, e conosci i miei inquietanti pensieri, e vedi se c’è in me qualche via dolorosa, e guidami nella via del tempo indefinito”. (Salmo 139:23, 24) Davide si rendeva conto che Geova sapeva già tutto di lui. Pensieri, parole e azioni: nulla sfuggiva al suo Creatore. (Salmo 139:1-12; Ebrei 4:13) Questa profonda conoscenza che Dio aveva di lui faceva sentire Davide sicuro, proprio come un bambino piccolo si sente sicuro quando è fra le braccia del padre o della madre. Davide considerava preziosa questa intima relazione con Geova e si sforzava di mantenerla meditando profondamente sulle Sue opere e rivolgendosi a Lui in preghiera. Infatti molti dei salmi composti da Davide, compreso il Salmo 139, sono essenzialmente preghiere musicate. La meditazione e la preghiera possono aiutare anche noi ad avvicinarci a Geova.
17 Essendo creati a immagine di Dio siamo dotati del libero arbitrio. Possiamo scegliere se agire bene o male. Avendo questa libertà siamo chiamati a rendere conto di ciò che facciamo. Davide non voleva essere annoverato fra i malvagi. (Salmo 139:19-22) Non voleva commettere gravi errori. Così, dopo avere meditato sull’immensa conoscenza divina, Davide chiese umilmente a Dio di esaminarlo nell’intimo e di guidarlo nella via della vita. Le giuste norme morali di Dio sono valide per tutti; perciò anche noi siamo chiamati a prendere decisioni giuste. Geova esorta tutti noi a ubbidirgli. Facendolo abbiamo la sua approvazione e riceviamo molti benefìci. (Giovanni 12:50; 1 Timoteo 4:8) Camminare con Geova ogni giorno ci aiuta ad avere calma interiore, anche quando affrontiamo grossi problemi. — Filippesi 4:6, 7.
w06 1/9 p. 16 par. 8 Punti notevoli del Libro Quinto dei Salmi
139:23, 24. Dovremmo desiderare che Geova esamini i nostri pensieri e motivi più intimi per scorgere le ‘vie dolorose’, cioè le inclinazioni, i pensieri e i desideri errati, e ci aiuti a sradicarli.
w01 15/6 pp. 22-23 Rimanete saldi come vedendo Colui che è invisibile!
Invitiamo Geova a esaminarci
19 Quali fedeli servitori di Geova, siamo preziosi ai suoi occhi. (Matteo 10:29-31) Benché invisibile, egli può essere reale per noi e noi possiamo tesoreggiare la preziosa relazione che abbiamo con lui. Tale atteggiamento nei confronti del nostro Padre celeste ci è di grande beneficio. Una fede forte ci aiuta ad avere un cuore puro e una buona coscienza dinanzi a Geova. La fede senza ipocrisia ci impedisce anche di condurre una doppia vita. (1 Timoteo 1:5, 18, 19) La nostra incrollabile fede in Dio è di esempio per gli altri e può avere un effetto positivo su di loro. (1 Timoteo 4:12) Inoltre tale fede promuove una condotta devota, cosa che rallegra il cuore di Geova. — Proverbi 27:11.
20 Se siamo veramente saggi, saremo felici che Geova vigili su di noi. Non solo vogliamo che ci veda, ma desideriamo anche che esamini a fondo i nostri pensieri e le nostre azioni. In preghiera, facciamo bene a invitare Geova a scrutarci e a discernere se abbiamo qualche inclinazione errata. Egli può sicuramente aiutarci ad affrontare i nostri problemi e a fare qualunque cambiamento necessario. Appropriatamente il salmista Davide cantò: “Scrutami, o Dio, e conosci il mio cuore. Esaminami, e conosci i miei inquietanti pensieri, e vedi se c’è in me qualche via dolorosa, e guidami nella via del tempo indefinito”. — Salmo 139:23, 24.
21 Davide supplicò Geova di esaminarlo per vedere se in lui c’era qualche “via dolorosa”. Come il salmista, non vogliamo anche noi che Dio scruti il nostro cuore e veda se abbiamo dei motivi errati? Perciò, chiediamo con fede a Geova di esaminarci. Che fare però se siamo turbati per qualche errore commesso o se c’è qualche tratto negativo in noi? Continuiamo a pregare con fervore il nostro amorevole Dio, Geova, e sottomettiamoci umilmente alla guida del suo santo spirito e al consiglio della sua Parola. Possiamo essere fiduciosi che verrà in nostro aiuto e ci permetterà di seguire una condotta che ci condurrà alla vita eterna. — Salmo 40:11-13.
w93 1/10 p. 20 parr. 16-18 “Scrutami, o Dio”
e vedi se c’è in me qualche via dolorosa, e guidami nella via del tempo indefinito”. (Salmo 139:23, 24) Facendo riferimento al cuore, Davide non intendeva l’organo fisico. In armonia con il significato figurato di questa parola, egli si riferiva a ciò che era nell’intimo, all’uomo interiore. Anche noi dovremmo desiderare che Dio scruti il nostro cuore e veda se abbiamo qualche desiderio, affetto, sentimento, intenzione, pensiero o motivo errato. (Salmo 26:2) Geova ci rivolge questo invito: “Figlio mio, dammi veramente il tuo cuore, e quei tuoi occhi provino piacere nelle mie proprie vie”. — Proverbi 23:26.
17 Se, a causa di desideri o motivi sbagliati o di qualche azione errata, dentro di noi ci sono pensieri dolorosi e inquietanti, vogliamo di sicuro che Geova ci aiuti a correggere la situazione. Invece di “qualche via dolorosa”, la Versione Riveduta usa l’espressione “qualche via iniqua”; una Bibbia inglese dice: “Qualche sentiero che ti addolora [o Dio]”. (The New English Bible) Noi stessi potremmo non discernere chiaramente i nostri inquietanti pensieri e quindi non sapere come esporre il nostro problema a Dio, ma egli comprende la nostra situazione. (Romani 8:26, 27) Non dovremmo sorprenderci se nel cuore abbiamo cattive inclinazioni; ma nello stesso tempo non dovremmo scusarle. (Genesi 8:21) Dovremmo chiedere aiuto a Dio per estirparle. Se amiamo veramente Geova e le sue vie, possiamo chiedergli questo aiuto, fiduciosi che egli “è maggiore del nostro cuore e conosce ogni cosa”. — 1 Giovanni 3:19-21.
18 In armonia con la preghiera che il salmista rivolse a Geova perché lo guidasse nella via del tempo indefinito, Geova guida davvero i suoi umili e ubbidienti servitori. Li guida non solo nel sentiero che può significare lunga vita, nel senso che non saranno prematuramente stroncati per aver agito male, ma nella via che conduce alla vita eterna. Egli ci fa chiaramente capire che abbiamo bisogno del valore espiatorio del sacrificio di Gesù. Tramite la sua Parola e la sua organizzazione ci provvede istruzione vitale affinché possiamo fare la sua volontà. Egli sottolinea l’importanza di accettare il suo aiuto per poter divenire interiormente il genere di persona che appariamo esteriormente. (Salmo 86:11) E ci incoraggia offrendoci la prospettiva della salute perfetta in un giusto nuovo mondo, dove potremo impiegare la vita eterna per servire lui, il solo vero Dio.
w90 15/1 p. 24 Geova ci conosce bene!
Lasciate che Dio vi scruti
Davide non voleva assomigliare agli uomini malvagi, ma sapeva di non dover nutrire animosità verso di loro, per cui supplicò: “Scrutami, o Dio, e conosci il mio cuore. Esaminami, e conosci i miei inquietanti pensieri, e vedi se c’è in me qualche via dolorosa, e guidami nella via del tempo indefinito”. (Salmo 139:23, 24) Come il salmista, dovremmo volere che Dio scruti il nostro cuore e discerna se abbiamo motivi errati. (1 Cronache 28:9) Dovremmo chiedere a Geova di esaminarci, di conoscere i nostri inquietanti pensieri e di vedere se c’è in noi qualche via dolorosa. Se perdiamo la pace mentale a motivo dei nostri errori, se c’è qualcosa di dannoso in noi o qualcosa che non va nei nostri motivi, preghiamo umilmente e sottomettiamoci appieno alla direttiva dello spirito di Dio e ai consigli contenuti nella sua Parola. (Salmo 40:11-13) Con tali mezzi il nostro migliore Amico, Geova, ci può guidare nella via del tempo indefinito, aiutandoci a seguire una condotta giusta che porta alla vita eterna.
SALMO 140:3)
“Hanno affilato la loro lingua come quella di un serpente; Il veleno della vipera cornuta è sotto le loro labbra. Sela.”
it-2 p. 1182 Veleno
Uso figurativo. Le parole menzognere e calunniose dei malvagi, così dannose per la reputazione della vittima, sono paragonate al veleno mortale del serpente. (Sl 58:3, 4) Dei calunniatori viene detto: “Il veleno della vipera cornuta è sotto le loro labbra” (o “dietro le loro labbra”). Infatti le ghiandole velenifere della vipera si trovano dietro il labbro e i denti superiori. (Sl 140:3; Ro 3:13) La lingua umana, di cui viene fatto cattivo uso per calunniare, sparlare, insegnare il falso o dire parole similmente nocive, “è piena di mortifero veleno”. — Gc 3:8.
SALMO 141:2)
“Sia la mia preghiera preparata come incenso dinanzi a te, Il levare le palme delle mie mani come l’offerta di cereali della sera.”
w99 15/1 p. 10 Le vostre preghiere sono ‘preparate come incenso’?
Le vostre preghiere sono ‘preparate come incenso’?
“Sia la mia preghiera preparata come incenso dinanzi a te”. — SALMO 141:2.
GEOVA DIO comandò al profeta Mosè di far preparare dell’incenso sacro da usare nel tabernacolo di Israele. La formula data da Dio consisteva in un miscuglio di quattro sostanze aromatiche. (Esodo 30:34-38) Il profumo era veramente soave.
2 Il patto della Legge stipulato con la nazione di Israele richiedeva che si bruciasse incenso ogni giorno. (Esodo 30:7, 8) L’uso di incenso aveva un significato particolare? Sì, perché il salmista cantò: “Sia la mia preghiera preparata come incenso dinanzi a te [Geova Dio], il levare le palme delle mie mani come l’offerta di cereali della sera”. (Salmo 141:2) Nel libro di Rivelazione, o Apocalisse, l’apostolo Giovanni descrive quelli che stanno intorno al celeste trono di Dio con in mano coppe d’oro piene di incenso. Il racconto ispirato dice: “E l’incenso significa le preghiere dei santi”. (Rivelazione 5:8) Perciò il bruciare incenso dall’odore soave simboleggiava le preghiere accettevoli offerte dai servitori di Geova giorno e notte. — 1 Tessalonicesi 3:10; Ebrei 5:7.
it-2 p. 13 Incenso
Significato. Il patto della Legge era un’ombra di cose migliori avvenire (Eb 10:1), e sembra che il bruciare incenso secondo quella disposizione rappresentasse le preghiere accettevoli rivolte a Dio dai suoi fedeli servitori. Il salmista dichiarò: “Sia la mia preghiera preparata come incenso dinanzi a te [Geova]”. (Sl 141:2) Anche il libro altamente simbolico di Rivelazione mostra che coloro che erano intorno al celeste trono di Dio avevano “coppe d’oro che erano piene d’incenso, e l’incenso significa le preghiere dei santi”. A un angelo inoltre “fu data una grande quantità d’incenso per offrirlo con le preghiere di tutti i santi sull’altare d’oro che era dinanzi al trono”. (Ri 5:8; 8:3, 4) Sotto diversi aspetti il bruciare incenso era un appropriato simbolo delle preghiere dei santi, ‘offerte’ (Eb 5:7) notte e giorno (1Ts 3:10), e gradite a Geova. — Pr 15:8.
w86 15/5 p. 21 Preghiere pubbliche fatte con cuore umile
“Sia la mia preghiera preparata come incenso dinanzi a te”. — Salmo 141:2.
Come possiamo preparare le nostre preghiere affinché siano fragranti come incenso per Geova? Pensando in anticipo a quello che diremo alla luce delle indicazioni fornite da Geova.
SALMO 141:3)
“Poni una guardia, o Geova, alla mia bocca; Metti una sentinella alla porta delle mie labbra.”
w87 15/3 p. 25 Un Dio felice, un popolo felice!
♦ 141:3 — Perché Davide voleva ‘una sentinella alla porta delle sue labbra’?
Davide sapeva quanto danno può fare la lingua e come gli uomini imperfetti abbiano la spiccata tendenza a parlare in maniera avventata, in particolar modo se irritati. Mosè era l’uomo più mansueto della terra, eppure peccò con la lingua in relazione con le acque di Meriba. (Numeri 12:3; 20:9-13) È quindi indispensabile tenere sotto controllo le proprie labbra per evitare di parlare in modo offensivo e restare sereni. — Giacomo 3:5-12.

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Tutte le favole di Esopo con lezioni e morale

Tutte le favole di Esopo con lezioni e morale - 393 favole Autore: Esopo


INDICE DI TUTTE LE FAVOLE:
01. Aquila, Raven e il pastore.
02. L'Aquila, la lepre e lo scarabeo.
03. taglio ala dell'Aquila e la volpe.
04. L'Aquila e la volpe.
05. L'Aquila e la freccia.
06. L'Aquila e i Galli.
07. le volpi sulle rive del fiume Meandro.
08. la volpe che è stata riempita il suo grembo.
09. la volpe e il biancospino
10. la volpe e il taglialegna.
11. la volpe e il serpente.
12. la volpe e i grappoli di uva.
13. la volpe e il coccodrillo.
14. la volpe e la Pantera.
15. la volpe e la scimmia incoronato re
16. la volpe e il cane.
17. la volpe e la scimmia discusso circa la sua nobiltà.
18. la volpe e il caprone nel pozzo.
19. la volpe con la coda tagliata.
20. la volpe che non aveva mai visto un leone.
21. la volpe e la maschera vuota.
22. la volpe e il labrador maschio.
23. la volpe e il granchio di mare.
24. la volpe e il corvo affamato.
25. la volpe e il corvo grida.
26. le vol…

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10. tempio di Olympian Zeus
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