Biografie di personaggi famosi e storici nato il 8 settembre


Biografie di personaggi famosi e storici

Biografie di personaggi famosi nella storia e celebrità del: 8 settembre

Sommario:

1. Lucilla Agosti
2. Ludovico Ariosto
3. Mike Bongiorno
4. Gianni Brera
5. Enrico Cialdini
6. Luigi Filippo Alberto d'Orléans
7. Eugenio Da Venezia
8. André Derain
9. Carlo Lauberg
10. Willard Frank Libby
11. Virna Lisi
12. Frédéric Mistral
13. Magda Olivero
14. Frédéric Ozanam
15. Luigi Pareyson
16. Gustav Schäfer
17. Wilhelm August von Schlegel
18. Peter Sellers
19. Richard Strauss

Biografia di Lucilla Agosti

Musica, moda, arte e TV
8 settembre 1978

Chi è Lucilla Agosti?


Lucilla Agosti nasce a Milano il giorno 8 settembre 1978. Figlia del filosofo Silvano Agosti, dopo aver studiato teatro inizia a lavorare come attrice, recitando in un allestimento de "La strana coppia", celebre commedia di Neil Simon. Successivamente affronta uno dei primi provini di Rete A, all'epoca della fondazione dell'emittente, e viene scelta per condurre "Azzurro", programma dedicato alla musica e agli artisti italiani.

Nell'estate 2004 conduce alcune serate live: il Main Stage all'Arezzo Wave Love Festival e la serata finale del concorso "Voci Domani". Lucilla Agosti conduce inoltre "Space Girls" su Happy Channel e "Guelfi e Ghibellini" su Rai Due.

Con la nascita della nuova rete tv musicale All Music, abbandona la musica di Azzurro per passare a occuparsi di moda e lifestyle, al timone della trasmissione "All Moda".

Successivamente ottiene ruoli cinematografici in cortometraggi e lungometraggi, apparendo nei film "La febbre" (2005, di Alessandro D'Alatri, con Fabio Volo), e "Il mercante di pietre" (2006, di Renzo Martinelli), e nei cortometraggi "Parole rubate" (2004) e "Divini incontri d'orgasmo" (2005), entrambi diretti da Barbara Caggiati. Nel 2007 è nel cast di "Mah" ( regia di Ugo Tiralaltro) e nel 2008 ne "Il seme della discordia" (regia di Pappi Corsicato).

Lucilla intanto continua a lavorare in vari programmi di All Music: "Classifica di...", dove intervista personaggi dello spettacolo svelando le loro preferenze musicali, "Flycase", in cui accompagna ospiti musicali alla scoperta di una nazione dal punto di vista culturale e musicale e, infine, "Tutti nudi", dove vestita da geisha commenta le esibizioni di stripper dilettanti.

Nel 2007 è protagonista con Ale e Franz di "Buona la prima", sit-show di Italia 1 basato totalmente sull’improvvisazione. Nello stesso anno approda anche a Radio Monte Carlo come conduttrice di RMC Magazine, insieme a Max Venegoni.

L'inizio del 2008 la vede approdare su Rai Uno: nell'ambito del Festival di Sanremo 2008 affianca Elio e le storie tese alla conduzione del DopoFestival. Su All Music è invece protagonista del nuovo comedy-talk "Bionda anomala". Viene scelta come conduttrice del Festivalbar 2008, in coppia con Teo Mammucari, ma la manifestazione viene poi cancellata.

Nell'aprile del 2009 conduce su Rai Due "Academy" un nuovo talent-show interamente dedicato alla danza, importato dagli Stati Uniti.

Biografia di Ludovico Ariosto

L'influenza del senno
8 settembre 1474
6 luglio 1533

Chi è Ludovico Ariosto?


Ludovico Ariosto nasce a Reggio Emilia il giorno 8 settembre del 1474. Il padre Niccolò è capitano della rocca della città e a causa dei suoi incarichi lavorativi impone alla famiglia una serie di spostamenti: prima a Rovigo nel 1781, poi a Venezia e Reggio ed infine a Ferrara nel 1784. Ludovico amerà sempre considerarsi un cittadino di Ferrara, sua città d'elezione e di adozione.

Spinto dalle insistenze paterne, inizia a studiare legge tra il 1484 e il 1494, ma con scarsi risultati. Intanto frequenta la corte estense di Ercole I, dove viene a contatto con illustri personaggi dell'epoca tra cui Ercole Strozzi e Pietro Bembo.

Gli anni più felici per Ariosto sono quelli tra il 1495 e il 1500 quando, dietro assenso paterno, può finalmente occuparsi dello studio della letteratura, che è la sua vera passione. In questo periodo scrive anche liriche amorose ed elegie persino in latino, tra cui: "De diversis amoribus" "De laudibus Sophiae ed Herculem" e le "Rime", redatte in volgare e pubblicate postume nel 1546.

Il primo evento che sconvolge realmente la vita di Ludovico Ariosto è la morte del padre nel 1500. Egli è infatti il primogenito ed è suo compito occuparsi delle sue cinque sorelle e dei quattro fratelli rimasti orfani. Accetta così diversi incarichi sia pubblici che privati. La situazione è ulteriormente complicata dalla presenza del fratello paralitico Gabriele, che vivrà con il poeta per tutta la vita. Ma egli si rivela un ottimo amministratore, riuscendo a far sposare le sorelle senza intaccare troppo il patrimonio familiare e a trovare un impiego per tutti i fratelli.

Nel 1502 accetta il capitanato della rocca di Canossa. Proprio qui avrà un figlio, Giambattista, nato dalla relazione con la cameriera Maria, e seguito dopo poco tempo dalla nascita di un secondo figlio, Virginio, avuto invece dalla relazione con Olimpia Sassomarino. Sempre nel 1503 prende gli ordini ecclesiastici minori ed entra alle dipendenze del cardinale Ippolito d'Este. Con il cardinale si instaura un rapporto di non felice sudditanza che vede Ludovico nella parte del servitore costretto ad ubbidire agli ordini più disparati. Le sue mansioni infatti comprendono: incarichi amministrativi, servizi da cameriere personale, missioni politiche e diplomatiche.

In compagnia del cardinale compie numerosi viaggi di natura politica. Tra il 1507 e il 1515 è ad Urbino, Venezia, Firenze, Bologna, Modena Mantova e Roma. Ai viaggi intervalla la stesura de l'"Orlando Furioso" e la scrittura e la messa in scena di alcuni lavori teatrali come le commedie "Cassaria" e " I Suppositi".

Nel 1510 il cardinale Ippolito riceve una scomunica dal papa Giulio II ed è l'Ariosto ad andare a perorare la sua causa a Roma, ma non riceve buona accoglienza dal papa che lo minaccia addirittura di gettarlo in mare.

Nel 1512 vive una romanzesca fuga attraverso gli Appennini con il duca Alfonso. I due fuggono per sottrarsi alle ire papali, scatenate dall'alleanza tra gli Estensi e i francesi nella guerra della Lega Santa. Dopo la morte di Giulio II, è di nuovo a Roma per felicitarsi con il nuovo papa, Leone X, e per ottenere un nuovo incarico più stabile e tranquillo. Nello stesso anno si reca a Firenze dove incontra Alessandra Balducci, la moglie di Tito Strozzi, di cui si innamora perdutamente.

A seguito della morte del marito, avvenuta nel 1515, Alessandra si trasferisce a Ferrara e tra i due ha inizio una lunga relazione che culmina in un matrimonio segreto nel 1527. I due non vivranno mai ufficialmente insieme, onde evitare la perdita dei benefici ecclesiastici di Ludovico e i diritti di Alessandra derivanti dall'usufrutto dei beni delle due figlie avute dal matrimonio con Tito Strozzi.

Il rapporto con il cardinale peggiora a seguito della pubblicazione de l'"Orlando Furioso" (1516). Le cose si complicano ancora quando Ludovico si rifiuta di seguire il Cardinale in Ungheria, dove è stato nominato vescovo di Buda. Ariosto viene licenziato e si ritrova in grosse ristrettezze economiche.

Nel 1517 passa alle dipendenze del duca Alfonso d'Este, incarico che lo rende felice in quanto lo costringe ad allontanarsi di rado dall'amata Ferrara. In occasione però della riacquisizione da parte degli Estensi della Garfagnana, viene prescelto dal duca come governatore di quei territori. E' costretto ad accettare l'incarico perché a seguito dell'inasprirsi dei rapporti con il papato, il duca ha tagliato il personale alle sue dipendenze. Parte dunque per la Garfagnana per risolvere la sua già difficile situazione economica, condizione instabile che lo tormenta da anni.

Rimane in Garfagnana per tre anni dal 1522 al 1525 facendo il possibile per liberare quei territori dalle orde di briganti che li infestano, dopodiché torna definitivamente in quel di Ferrara. Tra il 1519 e il 1520 scrive delle rime in volgare e due commedie "Il Negromante" e "I studenti", rimasta incompiuta, e pubblica nel 1521 una nuova edizione del "Furioso". Segue il Duca in alcuni incarichi ufficiali come la scorta dell'imperatore Carlo V a Modena nel 1528 e riceve una pensione di cento ducati d'oro concessagli da Alfonso D'Avalos, presso il quale ha svolto un incarico di ambasciatore.

In questo modo riesce a trascorrere i suoi ultimi anni di vita in completa tranquillità nella sua casetta di Mirasole, circondato dall'amore del figlio prediletto Virginio e della moglie Alessandra.

In occasione del Carnevale e del matrimonio di Ercole d'Este e Renata di Francia, si dedica nuovamente al teatro, attende alla regia di alcuni spettacoli e costruisce una scena stabile per il castello, purtroppo andata distrutta nel 1532.

Gli ultimi anni della sua vita sono dedicati alla revisione dell'Orlando Furioso, la cui edizione definitiva viene pubblicata nel 1532. Intanto si ammala di enterite; Ludovico Ariosto muore il 6 luglio del 1533 all'età di 58 anni.

Biografia di Mike Bongiorno

Storia dell'Italia catodica
26 maggio 1924
8 settembre 2009

Chi è Mike Bongiorno?


Figlio di padre italo-americano e di madre torinese, il re del quiz nasce a New York come Michael Nicholas Salvatore Bongiorno, il 26 maggio 1924. E' giovanissimo quando si trasferisce in Italia: frequenta il ginnasio e il liceo a Torino. Durante la Seconda guerra mondiale interrompe gli studi e si unisce alle formazioni partigiane in montagna.

Arrestato dai nazisti, trascorre sette mesi nel carcere milanese di San Vittore; successivamente conosce gli orrori dei campi di concentramento tedeschi (è insieme al noto giornalista Indro Montanelli), da cui si salva grazie ad uno scambio di prigionieri tra Stati Uniti e Germania.

Dopo aver condotto negli USA nel 1946 il programma radiofonico "Voci e volti dall'Italia" (per la stazione radiofonica del quotidiano "Il progresso italo-americano"), si stabilisce definitivamente nel Belpaese nel 1953, chiamato a sperimentare la neonata Televisione con il programma "Arrivi e partenze". Il programma va in onda il 3 gennaio 1954 alle 14.30: è il primo giorno di trasmissioni della televisione italiana.

Il programma che incorona Mike Bongiorno come icona televisiva è sicuramente "Lascia o raddoppia?" (che si ispira alla versione americana "Una domanda da 64.000 dollari"), primo grande quiz della storia della TV italiana, successo incredibile, tanto da far chiudere i cinema al giovedì sera. Va in onda dal 1955 al 1959. Da allora Mike Bongiorno ha inanellato una serie incredibile di successi tra cui ricordiamo "Campanile Sera" (1960), "Caccia al numero" (1962), "La fiera dei sogni" (1963-65), "Giochi in famiglia" (1966-67), "Ieri e oggi" (1976), "Scommettiamo" (1977), "Flash" (1980).

Umberto Eco nel 1961 traccia un profilo indimenticabile del conduttore nella sua celebre "Fenomenologia di Mike Bongiorno".

Uno dei programmi più importanti di Mike Bongiorno è "Rischiatutto" (1970-1974), in cui vengono introdotti in TV l'elettronica e gli effetti speciali; Sabina Ciuffini è la prima valletta "parlante" della storia della TV.

Nel 1977 conosce Silvio Berlusconi. Il noto imprenditore capisce che è giunto il momento di creare in Italia la TV privata; per avere successo chiama i più grandi personaggi della TV fino a quel momento: Corrado Mantoni, Raimondo Vianello, Sandra Mondaini e Mike Bongiorno. Mike già conosce le regole del marketing e il modello americano ed è il primo a portare gli sponsor nelle sue trasmissioni su TeleMilano (la futura Canale 5).

Si apre un nuovo capitolo della storia di Mike Bongiorno e, per certi aspetti, dell'Italia intera: i successi si chiamano "I sogni nel cassetto" (1980), "Bis" (1981), "Superflash" (1982-1985), "Pentatlon" (1985-1986), "Parole d'oro" (1987), "TeleMike" (1987-1992) e "C'era una volta il Festival" (1989-1990). La sua impareggiabile esperienza gli vale nel 1990 la vice presidenza dell'emittente Canale 5. Parlando di Berlusconi Mike disse nel 1992: "Se fosse nato in America potrebbe persino fare il presidente".

Dal 1989 ha condotto con grande successo "La ruota della fortuna", game show di provenienza americana, arrivando a stabilire lo strabiliante record di 3200 puntate. Nella sua lunghissima carriera, Mike Bongiorno vanta anche la presentazione di ben undici edizioni del Festival di Sanremo, l'evento televisivo più importante in Italia. Nel 1991 presenta la prima edizione del varietà "Bravo Bravissimo", giunto oggi alla decima edizione, dal quale prende spunto il nuovo programma "Bravo Bravissimo Club", ideato dai suoi figli. La sua ultima fatica è la conduzione del nuovo programma di Rete 4 "Genius".

Mike Bongiorno ha inoltre interpretato se stesso in alcuni film, tra i quali "Totò lascia o raddoppia?" (1956), "Il giudizio universale" (1961), "C'eravamo tanto amati" (1974) e "Sogni mostruosamenti proibiti" (1983).

Il giorno 1 aprile 2001 Mike è partito da Milano in una spedizione diretta al Polo Nord: uno degli obiettivi dei 40 membri della spedizione è stato quello di compiere dei prelievi (effettuati dal CNR) nelle nevi della calotta polare, per verificare a migliaia di chilometri di distanza gli effetti dell'inquinamento prodotti dall'uomo. La spedizione, costata lunghi mesi di preparazione ai partecipanti e due miliardi di lire agli sponsor ingaggiati, è stata promossa dall'Opera romana pellegrinaggi per il centenario della prima spedizione al Polo nord, organizzata nel 1898 da Luigi Amedeo di Savoia, duca degli Abruzzi e che fu allora patrocinata da re Umberto I.

L'inossidabile Mike, che qualcuno vorrebbe senatore a vita, oltre ad essere uno dei personaggi più imitati dai comici nazionali, è considerato il re della televisione, ma anche delle gaffe: notissime sono alcune sue battute, così bizzarre che l'hanno reso tanto popolare quanto il suo motto: "Allegria!".

Il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha conferito nel 2004 l'onorificenza di "Grande ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica" al neo ottantenne Mike.

Nel 2009, scaduto il contratto con Mediaset, firma per lavorare all'emittente Sky.

Il giorno 8 settembre 2009, mentre era a Montecarlo, la vita di Mike Bongiorno viene stroncata da un improvviso infarto.

Biografia di Gianni Brera

La dea Eupalla
8 settembre 1919
19 dicembre 1992

Chi è Gianni Brera?


Nato Giovanni Luigi l'8 settembre del 1919 a San Zenone Po, in provincia di Pavia, da Carlo e da Marietta Ghisoni, Gianni Brera è stato probabilmente il più grande giornalista sportivo che l'Italia abbia avuto.

Lasciato il paese natale a quattordici anni per trasferirsi a Milano presso la sorella Alice (di professione maestra), e iscriversi al liceo scientifico, giocò a calcio nelle squadre giovanili del Milan, sotto la guida dell'allenatore Cina Bonazzoni, e fu un promettente centromediano. Ma la passione calcistica gli faceva trascurare gli studi, così il padre e la sorella gli imposero di smettere di giocare e di spostarsi a Pavia, dove terminò il liceo e si iscrisse all'Università.

Nel 1940 il ventenne Gianni Brera frequenta dunque Scienze politiche a Pavia, svolgendo vari lavori allo scopo di pagarsi gli studi (la famiglia di origine era molto povera). Non fa in tempo a laurearsi che scoppia la seconda guerra mondiale. Costretto a partire soldato, diventa prima ufficiale e poi paracadutista, scrivendo in questa veste alcuni memorabili articoli per diversi giornali di provincia.

In questo modo ha comunque l'opportunità di crescere professionalmente. Notata negli ambienti del giornalismo la sua bravura, viene chiamato per alcune collaborazioni giornalistiche al "Popolo d'Italia" e il Resto del Carlino, testate decisamente importanti anche se controllati dal regime fascista. E Brera, non bisogna dimenticarlo, fu sempre un fervente antifascista. Il suo disagio all'interno delle redazioni, dunque, è forte e palese. E lo diventa ancora di più quando, fra il 1942 e il 1943 le operazioni militari intraprese dal regime cominciano ad andare decisamente male.

In quei due anni nella sua vita avvengono diverse cose: muoiono la madre e il padre, lui si laurea (con una tesi su Tommaso Moro), e in seguito si sposa. Inoltre, parte per la capitale per assumere il ruolo di redattore capo di "Folgore", la rivista ufficiale dei paracadutisti. A Roma fa, secondo le parole che userà alla fine della guerra in una memoria, "il vero e proprio comunista in bluff. Il teorico, il poveraccio che non era in contatto con nessuno".

Intanto, in Italia gli oppositori del regime vanno organizzandosi sempre meglio facendo un lista sempre più nutrita di proseliti. Qualche esponente della resistenza contatta anche Brera che, dopo non poche esitazioni, decide di collaborare. A Milano partecipa con il fratello Franco alla sparatoria della stazione Centrale, uno dei primi atti di resistenza contro i tedeschi. Insieme catturano un soldato della Wehrmacht, e lo consegnano ad altri estemporanei ribelli, i quali prendono il soldato a pugni e calci. Ma, racconta Brera, "non volli lo uccidessero". Segue qualche mese di clandestinità. Brera si nasconde, a Milano presso la suocera, a Valbrona dalla cognata. Di tanto in tanto va a Pavia, a trovare l'amico Zampieri, l'unico traballante contatto che ha con le organizzazioni clandestine. In piena resistenza, però, parteciperà attivamente alla lotta partigiana in Val d'Ossola.

Il 2 luglio del '45, a guerra finita, riprende l'attività di giornalista per la "Gazzetta dello Sport", dopo la soppressione del giornale da parte del regime fascista, avvenuta due anni prima. In pochi giorni comincia a organizzare il Giro d'Italia di ciclismo, che avrebbe preso l'avvio nel maggio successivo. Doveva essere il Giro della rinascita, il ritorno del Paese alla vita dopo i tragici avvenimenti bellici. Direttore del giornale era Bruno Roghi, dalla prosa dannunziana. Tra i giornalisti Giorgio Fattori, Luigi Gianoli, Mario Fossati e Gianni Brera, che fu nominato responsabile del settore atletica leggera.

Occuparsi di questo sport lo indusse a studiare a fondo i meccanismi neuro-muscolari e psicologici del corpo umano. Le competenze così acquisite, unite a un linguaggio fantasioso e geniale, avrebbero contribuito a sviluppare la sua straordinaria capacità di raccontare il gesto sportivo con passione e trasporto.

Nel 1949 scrisse il saggio "Atletica leggera, scienza e poesia dell'orgoglio fisico". Nello stesso anno, dopo essere stato corrispondente da Parigi e inviato per la Gazzetta alle Olimpiadi di Londra del '48, fu nominato, a soli trent'anni, condirettore del giornale assieme a Giuseppe Ambrosini. In tale veste assisté alle Olimpiadi di Helsinki del '52, tra le più belle del secondo dopoguerra, dominate nel calcio dall'Ungheria di Puskas e nell'atletica dal ceco Zatopek, che vinse una gara memorabile nei cinquemila metri, stabilendo il record del mondo. Sebbene avesse ereditato dal padre le idee socialiste, Gianni Brera esaltò l'impresa di Zatopek per ragioni tutte sportive, con un titolo in prima pagina a nove colonne. Questo gli attirò, nel clima politico di allora, l'ostilità degli editori, i Crespi, contrariati che si fosse dato tanto risalto alle prodezze di un comunista.

Nel 1954, dopo aver scritto un articolo poco compiacente sulla regina britannica Elisabetta II, provocando una polemica, Gianni Brera si dimise, con una decisione irrevocabile, dalla Gazzetta. Un suo collega ed amico, Angelo Rovelli, così commenta la direzione breriana del mitico giornale rosa: "Va pur detto che dirigere, nel senso che definirei tecnico o strutturale, non era nelle sue corde. La "vecchia" Gazzetta esigeva modelli avveniristici, riconversioni, rinnovamenti. Gianni Brera era giornalista-scrittore, nel significato e nella personificazione del termine, le sue aspirazioni non coincidevano con un futuro tecnologico".

Lasciata la Gazzetta dello Sport, Brera compì un viaggio negli Stati Uniti e al suo ritorno fondò un settimanale sportivo, "Sport giallo". Di lì a poco Gaetano Baldacci lo chiamò al "Giorno", il giornale appena creato da Enrico Mattei, per assumere la direzione dei servizi sportivi. Iniziava un'avventura che avrebbe cambiato il giornalismo italiano. Il "Giorno" si distinse subito per l'anticonformismo, non solo politico (il fondatore Mattei, presidente dell'ENI, auspicava un'apertura a sinistra che rompesse il monopolio della Democrazia Cristiana e favorisse l'intervento statale in economia). Nuovi erano infatti lo stile e il linguaggio, più vicini al parlare quotidiano, e l'attenzione dedicata ai fatti di costume, al cinema, alla televisione. Grande, inoltre, lo spazio dedicato allo sport.

Brera qui mise a punto il suo stile e il suo linguaggio. Mentre l'italiano comune oscillava ancora tra un linguaggio formale e l'emarginazione dialettale (dieci anni prima degli interventi di Pasolini e don Milani), Gianni Brera si serviva di tutte le risorse della lingua, allontanandosi al tempo stesso dai modelli paludati e dalle forme più banalmente usuali, e ricorrendo in più a una straordinaria inventiva, inventò dal nulla miriadi di neologismi. Tale era la sua fantasiosa prosa che è rimasta famosa la dichiarazione di Umberto Eco, che definì Brera come un "Gadda spiegato al popolo".

Per "Il Giorno" Brera seguì le grandi corse ciclistiche, il Tour de France e il Giro d'Italia, prima di dedicarsi completamente al calcio, senza smettere però di amare profondamente il ciclismo, su cui ha scritto, tra l'altro, "Addio bicicletta" e "Coppi e il diavolo", stupenda biografia del "Campionissimo" Fausto Coppi, del quale fu amico fraterno.

Nel 1976 Gianni Brera tornò come editorialista alla "Gazzetta dello Sport". Intanto, continuava a curare sul "Guerin Sportivo" la rubrica "Arcimatto" (il cui titolo sembra fosse ispirato all'"Elogio della follia" di Erasmo da Rotterdam), mai interrotta e mantenuta fino alla fine. Qui Brera scriveva non solo di sport, ma anche su temi di storia, letteratura, arte, caccia e pesca, gastronomia. Questi articoli, oltre che mostrare la sua cultura, si distinguono per l'assenza di retorica e di ipocrisia. Alcuni di essi sono oggi raccolti in un'antologia.

Chiusa la parentesi di editorialista alla Gazzetta, il giornalista di San Zenone Po fu di nuovo al "Giorno" e passò poi, nel '79, al "Giornale nuovo", fondato da Indro Montanelli dopo la sua fuoruscita dal "Corriere della sera" di Piero Ottone. Montanelli, per aumentare la tiratura del suo giornale, le cui vendite languivano, lanciò il numero del lunedì, dedicato soprattutto ai servizi sportivi affidati a Gianni Brera. Il quale tentò anche l'avventura politica e si candidò alle elezioni politiche del '79 e dell'83, nelle liste del Partito Socialista, da cui si allontanò in seguito, presentandosi nell'87 con il Partito Radicale. Non fu mai eletto, anche se nel '79 ci andò molto vicino. A quanto si dice, gli sarebbe piaciuto tenere un discorso a Montecitorio.

Nel 1982 fu chiamato da Eugenio Scalfari alla "Repubblica", che aveva ingaggiato altre grandi firme, come ad esempio Alberto Ronchey ed Enzo Biagi. Precedentemente, comunque, aveva iniziato anche una collaborazione saltuaria e poi fissa, alla trasmissione televisiva "Il processo del lunedì", condotta da Aldo Biscardi. Il quale ricorda: "In tv ci sapeva fare. La sua ruvidezza espressiva bucava il video, anche se aveva una sorta di diffidenza per le telecamere: "Ti bruciano facilmente", sentenziava.". Moltissime in seguito sono state le apparizioni televisive di Brera, come ospite e opinionista in programmi sportivi, e perfino come conduttore sull'emittente privata Telelombardia.

Il 19 dicembre 1992, al ritorno dalla rituale cena del giovedì, immancabile appuntamento con il gruppo dei suoi amici, sulla strada tra Codogno e Casalpusterlengo, il grande giornalista perse la vita in un incidente. Aveva 73 anni.

Brera rimane indimenticabile per molte cose, una delle quali è la sua nota la sua teoria "biostorica", per cui le caratteristiche sportive di un popolo dipendevano dall'etnos, cioè dal retroterra economico, culturale, storico. Così i nordici erano per definizione grintosi e portati all'attacco, i mediterranei gracili e quindi costretti a ricorrere all'arguzia tattica.

Inoltre, è quasi impossibile elencare tutti i neologismi entrati nel linguaggio comune, tuttora in uso presso redazioni e bar sport: la palla-gol, il centrocampista (nome di conio elementare ma a cui nessuno aveva mai pensato), il cursore, il forcing, la goleada, il goleador, il libero (proprio così, il nome al ruolo lo ha inventato lui), la melina, l'incornata, il disimpegno, la pretattica, la rifinitura, l'atipico... Il tutto "governato" nella sua mente da una bizzarra musa "mitologica", Eupalla, colei che gli dava l'ispirazione per scrivere gli articoli. Celebri anche i nomi di battaglia che appioppò a molti protagonisti del calcio italiano. Rivera fu ribattezzato "Abatino", Riva "Rombo di tuono", Altafini "Conileone", Boninsegna "Bonimba", Causio "Barone", Oriali "Piper" (e quando giocava male "Gazzosino"), Pulici "Puliciclone", e così via. Oggi come oggi il suo nome è tenuto vivo da siti Internet, premi letterari e giornalistici. Inoltre, dal 2003 la gloriosa Arena di Milano è stata ribattezzata come "Arena Gianni Brera".

Biografia di Enrico Cialdini

Fra patriottismo ed efferatezza
8 agosto 1811
8 settembre 1892

Chi è Enrico Cialdini?


Nato a Castelvetro, in provincia di Modena, l'8 agosto 1811, Enrico Cialdini manifesta sin da giovanissimo un'ardente passione patriottica. Nel 1831 abbandona gli studi in medicina per prendere parte alla rivoluzione modenese, atto che gli costa l'esilio. E' dapprima a Parigi, per poi trasferirsi nel 1833 in Portogallo, dove combatte al fianco di Pietro IV di Braganza nella guerra di potere contro il fratello Michele.

Nel 1835 passa in Spagna, sua seconda patria avendo madre e moglie spagnole. Arruolatosi nella Legione Straniera, prende parte ai moti che vedono contrapposti i Cristini, dalla cui parte si schiera Cialdini, ed i Carlisti. Nel 1838 entra nell'esercito spagnolo dove, dieci anni dopo, raggiunge il grado di tenente colonnello. Nello stesso anno (1848) in Italia scoppia la prima delle tre Guerre d'Indipendenza, alle quali partecipa rientrando immediatamente in patria e distinguendosi subito nella battaglia di Monte Berico, nel corso della quale rimane ferito.

Nel 1849 combatte valorosamente nelle battaglie della Sforzesca e di Novara e l'anno successivo, col grado di generale, guida una delle cinque brigate impegnate nella campagna di Crimea. Come generale di divisione, nel 1859 batte gli austriaci guadagnandosi l'ulteriore promozione a "luogotenente generale". Il 18 settembre 1860 consegue un'altra importante vittoria sull'esercito pontificio, a Castelfidardo e, col nuovo grado di "generale d'esercito", prosegue verso il Napoletano insieme a Vittorio Emanuele II.

Dopo aver battuto le milizie borboniche ad Isernia ed a Sessa, il 3 novembre del 1860 conquista Capua, il 2 febbraio 1861 Gaeta ed il 13 febbraio successivo pone fine alla guerra in Italia Meridionale con la capitolazione di Messina. Nel corso dello stesso anno viene inviato a Napoli in veste di Luogotente del Re, con pieni poteri. In tale ruolo si trova ad affrontare Garibaldi, per interromperne l'avanzata su Roma, nella storica battaglia dell'Aspromonte.

Nel 1866 guida una delle due armate italiane impiegate nella Terza Guerra d'Indipendenza.

La carriera militare brillante di Cialdini è arricchita dall'impegno politico: nel 1860 viene eletto parlamentare del Regno; nel ruolo di senatore - nomina ricevuta da Vittorio Emanuele II - nel 1864 perora il trasferimento della capitale da Torino a Firenze; nel 1870 è ambasciatore a Madrid e poi a Parigi. Ma il suo escursus viene condizionato negativamente - tanto da fare di lui un personaggio storico controverso - dalla ferocia e dalla spietatezza con le quali attua la repressione nell'ex Regno di Napoli: la ragion politica e la sua condizione di militare che esegue ordini probabilmente non giustificano la mancanza di umanità che insanguina in questi anni il sud dell'Italia producendo, come lo stesso Cialdini illustra in un suo rapporto, "8968 fucilati, tra cui 64 preti e 22 frati; 10604 feriti; 7112 prigionieri; 918 case bruciate; 6 paesi interamente arsi".

Abbandonata la vita pubblica Enrico Cialdini si ritira a Livorno dove muore l'8 settembre 1892 all'età di 81 anni.

Biografia di Luigi Filippo Alberto d'Orléans

Destinato a regnare
24 agosto 1838
8 settembre 1894

Chi è Luigi Filippo Alberto d'Orléans?


La Rivoluzione del luglio 1830, a Parigi, depone Carlo X e, non tenendo conto della sua abdicazione in favore del nipote Henri d'Artois, duca di Bordeaux (Enrico V), del ramo principale dei Borbone di Francia, proclama re dei Francesi il duca d'Orleans Luigi Filippo I, del ramo cadetto del casato. Ma anche il regno di Luigi Filippo I finirà con un'insurrezione, quella del 1848, ed anche questa volta gli insorti non terranno in alcun conto l'abdicazione del re in favore del nipote quasi omonimo Luigi Filippo Alberto, conte di Parigi (primogenito del defunto Ferdinando, figlio del re), e proclameranno la Repubblica.

Il giovane Luigi Filippo Alberto, che ha appena dieci anni e che avrebbe regnato sotto la reggenza della madre, resterà invece pretendente al trono col nome di Luigi Filippo II che, come vedremo, si trasformerà in Filippo VII. Nato dunque a Parigi il 24 agosto 1838 da Ferdinando Filippo d'Orleans e dalla duchessa Elena di Mecklemburgo-Schwerin, Luigi Filippo Alberto rappresenta a pieno titolo la dinastia orleanista.

Egli è un intellettuale, storico e giornalista: dovendo restare lontano dalla patria dopo gli eventi del 1848, le citate passioni lo portano in Germania, in Inghilterra e infine, dopo il 1861, a prendere parte alla guerra di secessione americana: qui combatte, col grado di capitano, nell'esercito nordista, al comando del generale George McClellan.

Il 30 maggio 1864 prende in moglie Maria Isabella d'Orléans, figlia di Antonio d'Orléans e di Luisa Ferdinanda dei Borbone di Spagna, con la quale avrà otto figli: Amelia, nel 1865, che sposerà il re Carlo I del Portogallo; Filippo VIII, nel 1869, duca d'Orléans e poi conte di Parigi, che sposerà l'arciduchessa Maria Dorotea d'Asburgo-Lorena; Elena, nel 1871, che sarà moglie di Emanuele Filiberto di Savoia-Aosta; Carlo Filippo, che vivrà soltanto pochi mesi, dal 21 gennaio all'8 giugno 1875; Isabella, nel 1878, che sposerà il cugino Giovanni III; Giacomo Maria Clemente, nato il 5 aprile 1880 e morto anch'egli dopo pochi mesi, il 22 gennaio 1881; Luisa, nel 1882, che andrà in moglie a Carlo Tancredi dei Borbone di Napoli, infante di Spagna ed infine Ferdinando, duca di Montpensier, nel 1884, che sposerà la marchesa Maria Isabella Gonzalez de Olaneta e Ibarreta, Grande di Spagna.

Intanto Luigi Napoleone Bonaparte, eletto presidente della Repubblica nel 1848 e proclamato imperatore nel 1852 col nome di Napoleone III, nel 1870 vede crollare il proprio impero. L'anno successivo è proclamata la terza Repubblica. Rientrato in patria, il conte di Parigi raggiunge un'intesa con Enrico V per porre fine alla conflittualità fra i due rami principale e cadetto (legittimisti ed orleanisti): l'accordo lo riconosce, dopo la morte di Enrico V e in assenza di figli, unico pretendente al trono, cosa che avviene nel 1883. Ma la terza Repubblica non intende tollerare la presenza di un aspirante monarca e, nel 1886, lo espelle dalla Francia insieme all'intera famiglia. Filippo VII ripara in Inghilterra dove rimane per otto anni: si spegne a Stowehouse l'8 settembre 1894, a soli 56 anni.

Biografia di Eugenio Da Venezia

Il dominio della forma
9 novembre 1900
8 settembre 1992

Chi è Eugenio Da Venezia?


Eugenio Da Venezia nasce a Venezia il 9 novembre 1900. E' il paladino del figurativo italiano con influenze dell'impressionismo francese.

E proprio Pierre Bonnard che dopo aver visto i suoi dipinti esposti alla Biennale d'Arte di Venezia nel 1932 e 1934 a sintetizzare la poetica che lo caratterizza fino alla morte: "ad un'artista come lei, dotato d'importanti qualità e grande sensibilità di colore, il consiglio che mi permetto dare è di approfondire lo studio della forma, per poterla padroneggiare e alle volte apparentemente distruggere".

Eugenio Da Venezia fece proprio questo. Un percorso che inizia all'Istituto Statale d'Arte continuato all'Accademia di Belle Arti di Venezia con insegnanti quali Vittorio Bressanin, Emilio Paggiaro e Ettore Tito. Contemporaneamente abbina gli studi anatomici all'Ospedale Civile di Venezia, con l'amico pittore Marco Novati, importanti proprio per iniziare a padroneggiare la forma.

Venezia è la città centrale della sua vita tanto che: "ha alimentato il mio entusiasmo giovanile per l'arte, infondendomi l'ardente desiderio di approfondire di più lo studio della pittura".

Con gli amici pittori Fioravante Seibezzi, Mario Varagnolo, Neno Mori, Marco Novati e un figurativo Giuseppe Santomaso fa parte del gruppo soprannominato "I Giovani di Palazzo Carminati".

I soggetti spaziano dal paesaggio della laguna di Venezia, dei colli e delle montagne, ai ritratti, ai fiori fino alle nature morte. Per l'utilizzo del colore e di toni tendenti al chiaro ripropone una seconda generazione della Scuola di Burano.

Comincia le sue esposizioni alle Mostre di Cà Pesaro in Venezia, dove partecipa ininterrottamente dal 1925 al 1956 con gruppi di opere. Partecipa poi alla I Mostra interregionale d'arte di Firenze (1933), alla Mostra interregionale d'arte di Napoli (1935), alla Rassegna del disegno contemporaneo a Firenze (1937). Dal 1932 al 1956 partecipa come invitato alle Biennali d'Arte Internazionali di Venezia. In quella del 1934 conosce il Duc de Trèvise - Sauvegarde de l'Art Francais - (al secolo Edouard Napoléon César Edmond Mortier de Trévise 1883 - 1946) che lo incoraggia e lo invita nel 1935 ad aprire una mostra personale a Parigi, dove soggiorna periodicamente fino all'inizio della seconda guerra mondiale.

Durante tale periodo conosce Pierre Bonnard stimandolo e incoraggiandolo nell'attività artistica. Rientrato definitivamente in Italia, viene invitato con una mostra personale alla Biennale d'arte internazionale di Venezia (1940). In seguito a questa, il ministero della Pubblica Istruzione lo nomina per "chiara fama" insegnante titolare di Decorazione Pittorica presso l'Istituto statale d'arte di Venezia. Successivamente, nel 1947, inizia a insegnare all'Accademia di Belle Arti di Venezia nella cattedra di Figura Designata.

Partecipa su invito, a mostre all'estero organizzate dalla Biennale internazionale d'Arte di Venezia: a Vienna (1933), Varsavia, Cracovia, Poznan, Bucarest, Sofia, Praga, Brugge, Schaerbeek, Cairo (1935), Budapest (1936), Berlino (1937). Sempre su invito partecipa: alle Trivenete di Padova (dal 1934 al 1965), alle Quadriennali di Roma (1935, 1943, 1948), ai "Quarant'anni della Biennale internazionale d'Arte di Venezia" (1935), al Premio "Parigi" (1951), al Premio "Roma" (1951), al Premio "Michetti" del 1948, 1950, 1954, al Premio "Marzotto" (1954, 1955).

Espone in numerose collettive in Italia con il gruppo dei "Tredici" artisti veneziani a Roma, Firenze e Milano, con altri gruppi di veneziani a Milano, Pavia e Roma e con il gruppo dei "Pittori di Bardonecchia" a Roma nel 1951 e Milano nel 1953. Espone con mostre personali a Venezia nel 1934, a Parigi nel 1935, a Venezia nel 1938, a Venezia alla Biennale internazionale d'arte nel 1940, a Milano nel 1941, a Cortina d'Ampezzo nel 1942, a Trento e Rovereto nel 1949, a Venezia nel 1951 e nel 1968 con un' antologica (opere dal 1930 al 1968) alla Bevilacqua La Masa di Venezia. Mostre successive si susseguono negli anni fino al 1990 con l'ultima mostra alla Fondazione Querini Stampalia nell'ambito della relativa donazione.

Sue opere sono nelle collezioni di: Galleria Internazionale d'Arte Moderna di Venezia, Galleria d'Arte Moderna di Roma, Fondazione Querini Stampalia di Venezia, Museo Civico di Rovereto ed in molti enti quali Assicurazioni Generali di Venezia, Fondazione Venezia, Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo per citarne alcuni.

Eugenio Da Venezia muore a Venezia all'alba del giorno 8 settembre 1992.

Biografia di André Derain

10 giugno 1880
8 settembre 1954

Chi è Andre Derain?


André Derain nasce il 10 giugno del 1880 a Chatou (Parigi), da una famiglia borghese benestante. Nonostante i desideri del padre, che lo vorrebbe ingegnere, nel 1898 si iscrive all'Accademia Julian; negli anni seguenti conosce Maurice de Vlaminck e Henri Matisse: entrambi lo persuadono a dedicarsi interamente alla pittura. Al 1899 risale la realizzazione de "Il funerale" (attualmente conservato nella "Pierre and Maria-Gaetana Matisse Foundation Collection" di New York), mentre di due anni più tardi è "La salita al Calvario" (oggi al Kunstmuseum di Berna, in Svizzera).

In un primo tempo, dipinge paesaggi con colori non mescolati, puri, lungo la Senna, influenzato da Vlaminck; a soli venticinque anni ha la possibilità di esporre, tra i Fauves, al Salon d'Automne e al Salon des Independants. In realtà la sua adesione alla corrente fauve non può dirsi totale, sin dalle prime opere, contraddistinte da toni raffinati e scelte cromatiche audaci (come, per esempio, ne "L'Estaque"): André Derain, infatti, ritiene di non potere fare a meno di racchiudere l'esuberanza dei colori nella classica armonia della composizione, sulla scia delle opere dei maestri antichi di cui è un grande ammiratore.

Nel 1905 dipinge, tra l'altro, "I dintorni di Collioure", "Ritratto di Henri Matisse" e "Lucien Gilbert". Dopo un breve periodo di vicinanza a Paul Gauguin (durante il quale si verifica una diminuzione della vivacità dei colori), nel 1909 ha l'opportunità di illustrare un volume di poesie scritto da Guillaume Apollinaire; tre anni più tardi, invece, con la propria arte impreziosisce una raccolta di poemi di Max Jacob. Dopo aver illustrato, nel 1916, il primo libro di André Breton, e - più tardi - le favole di Jean de La Fontaine, Derain realizza le immagini per un'edizione del "Satyricon" di Petronio Arbitro. Nel frattempo, continua a dipingere: ha l'occasione di avvicinare Pablo Picasso (ma si tiene lontano dalle tecniche fin troppo audaci del Cubismo), per poi ritornare al chiaroscuro e alla prospettiva, decisamente più tradizionali. Sulla scia di numerosi altri artisti europei del suo periodo (come Giorgio De Chirico e Gino Severini), è dunque protagonista di un ritorno all'ordine e alle forme classiche, avvicinandosi a quel che accade in Germania con la Nuova oggettività. A partire dal 1911, inizia il cosiddetto periodo gotico di André Derain, caratterizzato dalle influenze della scultura africana e dei primitivi francesi: in questi mesi dipinge nature morte e figure solenni (si ricordano "Il sabato" e "La cena"). A partire dal 1913 l'artista parigino si concentra su quadri di figura: autoritratti, ma anche scene di genere e ritratti.

Dopo essersi schierato, al termine della Prima Guerra Mondiale, contro la diffusione del Surrealismo e del Dadaismo, ritenuti movimenti anti-artistici, si dedica allo studio degli antichi pittori durante un viaggio a Castel Gandolfo e a Roma. Gli anni Venti rappresentano l'apice del suo successo. Nel 1928 André Derain ottiene il premio "Carnegie", concessogli per la tela "La caccia", e nello stesso periodo espone le proprie opere a Londra, a Berlino, a New York, a Francoforte, a Duesseldorf e Cincinnati.

Nel corso dell'occupazione della Francia da parte dei tedeschi, Derain rimane a Parigi, pur essendo corteggiato dalla Germania in quanto rappresentante del prestigio della cultura francese. Nel 1941, rifiutata la direzione della scuola nazionale superiore delle belle arti di Parigi, effettua un viaggio ufficiale a Berlino, insieme con altri artisti francesi, per prendere parte a un'esibizione nazista dell'artista Arno Breker. La presenza di Derain in Germania viene sfruttata dalla propaganda hitleriana, al punto che, dopo la Liberazione, l'artista viene additato come un collaborazionista e ostracizzato da molti di coloro che prima lo supportavano.

Isolatosi sempre di più dal resto del mondo, all'inizio degli anni Cinquanta André Derain contrae un'infezione agli occhi dalla quale non si ristabilirà mai completamente. Muore l'8 settembre del 1954 a Garches, Hauts-de-Seine, investito da un veicolo.

Derain lascia l'eredità di una pittura molto influenzata dal Neoimpressionismo (soprattutto agli inizi del Novecento) e una produzione decisamente vasta non di rado contraddistinta da un naturalismo riconducibile al Caravaggio. Legato all'estetica fauve senza mai aderirvi completamente, André Derain rivela rispetto ad essa un'arte più serena, luminosa e composta.

Biografia di Carlo Lauberg

Speme de l’alme libere
8 settembre 1752
3 novembre 1834

Chi è Carlo Lauberg?


Carlo Lauberg nasce a Teano l'8 settembre 1752. Dopo una breve permanenza nel reggimento del padre, tenente nell'esercito spagnolo, animato da una salda fede cristiana e da un grande interesse per gli studi, entra nell'Ordine dei Chierici Regolari Poveri della Madre di Dio delle Scuole Pie, detti Scolopi, ma la sua indole ribelle ed idealistica lo indirizzerà presto verso altre direzioni.

Conseguita la laurea in medicina rimane fortemente attratto dalla ventata di libertà ed uguaglianza che la Rivoluzione Francese ha diffuso in tutta Europa. Abbandonata la carriera ecclesiastica aderisce alla massoneria. Dopo aver insegnato prima a Chieti e poi nel Collegio Militare della Nunziatella, con Troiano Odazi, Annibale Giordano, Vincenzo Galiani ed altri, va a costituire l'ala più intransigente della massoneria napoletana avviando anche contatti con i giacobini francesi.

Nel 1792 fonda, con il Troiano, un'Accademia di chimica che diviene ben presto fucina di idee liberali e repubblicane; con Antonio Jerocades, patriota ed amico dei francesi, nel 1793 dà vita alla Società Patriottica, organismo clandestino che tuttavia ha vita breve per mancanza di sintonia di vedute al suo interno ed il cui scioglimento produce due nuovi gruppi (detti "club"), il primo più moderato ed il secondo, guidato dall'orologiaio Andrea Vitaliani, estremista e sostenitore della lotta armata.

Carlo Lauberg è tra i fautori di quest'ultimo, partecipando alle molte riunioni clandestine preparatorie dei moti insurrezionali, ma la delazione di uno dei componenti, l'ebanista Donato Frongillo, fa sventare la congiura nella primavera del 1794 ed egli è costretto alla fuga. In questa circostanza il suo allievo ed amico Ignazio Ciaia gli dedica toccanti versi: "fuggi, te l'onde aspettano, te le furtive vele: speme de l'alme libere, qui più non dèi restar ...ah no, non sarà l'ultimo questo fraterno addio! Dovrem felici e liberi vederci e poi morir."

Nel 1795 sposa Catherine Arnauld di Antibes, naturalizzandosi francese e modificando il cognome in Laubert (Charles Jean Laubert). Torna a Napoli nel dicembre del 1798 come farmacista in forza all'esercito francese ed assume la guida del governo provvisorio della neonata Repubblica Napoletana, circondandosi di intellettuali illustri quali Vincenzo Russo, Giuseppe Abbamonti, Girolamo Pignatelli, Giuseppe Logoteta, Melchiorre Delfico, Giuseppe Maria Galanti. Benedetto Croce li definirà "il fiore dell'intelligenza meridionale".

Dopo un mese circa, però, per via del suo radicalismo che gli procura non poche inimicizie, viene sostituito dal più moderato Ignazio Ciaia. Nell'aprile seguente Lauberg lascia Napoli amareggiato e deluso e ritorna in Francia dove si stabilisce lavorando come farmacista. Qui viene investito del comando dei servizi sanitari dell'esercito francese. La Repubblica Napoletana, intanto, nata il 23 gennaio 1799, il 7 maggio cessa di esistere perché Ferdinando IV di Borbone rientra vincitore nella città.

Nel 1814 Lauberg è chiamato a far parte dell'Accademia francese di medicina. Dopo gli impegni bellici torna alla sua attività di studioso, ricercatore e scienziato. Oltre a pubblicare scritti di matematica e filosofia, ottiene importanti risultati nello studio dell'etere e del cinchona, la pianta del chinino.

Carlo Lauberg muore a Parigi, il 3 novembre 1834, all'età di 82 anni.

Il già citato Benedetto Croce, nel volume "La vita di un rivoluzionario: Carlo Lauberg", in "Vite di avventure di fede di passione", a cura di G. Galasso, Adelphi, Milano, 1989, scrive, tra l'altro: "...egli fu veramente il personaggio che si levò sugli altri tutti e riunì, ordinò e indirizzò a pratica azione il movimento per la libertà nell'Italia meridionale, il primo di simili movimenti in tutta Italia, e col quale veramente ebbe inizio quel periodo di settant'anni di sforzi sempre ripresi e sempre crescenti, che si chiama il Risorgimento italiano."

Biografia di Willard Frank Libby

Nella storia delle datazioni storiche
17 dicembre 1908
8 settembre 1980

Chi è Willard Frank Libby?


Willard Frank Libby, premio Nobel per la chimica nel 1960 grazie alla sua ricerca sulla datazione con il metodo del Carbonio, nasce a Grand Valley, Colorado, il 17 dicembre 1908. Frequenta l'Università di Berkeley, California, dal 1927 al 1933. Dopo la laurea inizia a lavorare presso il dipartimento di Chimica della stessa università, arrivando dopo 10 anni ad assumere la carica di Professore.

Nel 1941 riceve il riconoscimento della Guggenheim Memorial Foundation e inizia una collaborazione con la Princeton University. L'8 dicembre 1941 il suo lavoro viene interrotto dallo scoppio della guerra. Libby si sposta così presso la Columbia University.

Nel 1945, alla fine della Seconda guerra mondiale, Libby accetta l'incarico di Professore di Chimica presso il Dipartimento di chimica dell'"Institute for Nuclear Studies" (oggi intitolato all'italiano Enrico Fermi) presso l'Università di Chicago. Willard Libby ricoprirà l'incarico fino al 1 ottobre 1954, giorno dell'appuntamento con il Presidente Eisenhower, il quale lo nomina membro della "Commissione per l'energia atomica".

Nel 1959 Libby lascia la Commissione per tornare a Los Angeles ad insegnare chimica all'Università della California; nel 1962 viene inoltre nominato Direttore dell'istituto di geofisica e del planetario.

Nel frattempo Willard Libby offre la sua consulenza scientifica a grandi industrie del settore, all'"Istituto per gli studi nucleari", al dipartimento della difesa, a diverse organizzazioni scientifiche e università.

Libby, chimico con specializzazione in fisica e studi radiologici, studia a fondo la chimica atomica. Il suo nome diventa molto conosciuto nell'ambiente universitario per i suoi studi sul C14 (Carbonio 14) e il suo utilizzo nelle datazioni archeologiche, oltre agli studi sull'elemento naturale del Tritio, e il suo utilizzo nei campi idrologico e geofisico.

Oltre al premio Nobel per la Chimica, ricevuto nel 1960, Libby ha ricevuto diversi altri riconoscimenti quali il "Research Corporation Award" nel 1951, per la tecnica di datazione con il radiocarbonio, il "Chandler Medal of Columbia University" nel 1954, per gli eccezionali successi nel campo della chimica, il premio "American Chemical Society Award for Nuclear Applications" nel 1956, il premio "Elliott Cresson Medal" nel 1957, il premio "American Chemical Society's Willard Gibbs Medal Award" nel 1958, il premio "Albert Einstein Medal Award" nel 1959, il premio "Day Medal of the Geological Society of America" nel 1961.

Già autore di numerosi articoli, apparsi principalmente su riviste scientifiche, il libro di Willard F. Libby "Radiocarbon Dating", è stato pubblicato per la prima volta dall'Università di Chicago nel 1952, e una seconda edizione nel 1955.

Membro di numerose comunità scientifiche sia negli Stati Uniti, che all'estero, Willard Frank Libby è morto a Los Angeles il giorno 8 settembre 1980.

Biografia di Virna Lisi

Maturità artistiche
8 settembre 1936
18 dicembre 2014

Chi è Virna Lisi?


Quand'era giovane è stata, ad unanime giudizio di critica e pubblico, una delle donne più belle mai apparse sullo schermo. Con la maturità, Virna Lisi non solo ha saputo mantenere un fascino immortale ma ha anche subito un'evoluzione straordinaria in termini di bravura e di consapevolezza del ruolo di attrice.

Ha partecipato così a grandi e importanti pellicole, affrontando con coraggio il passare del tempo, senza mai cercare pateticamente di mascherarlo.

Virna Pieralisi (così all'anagrafe) nasce l'8 settembre 1936 a Jesi (Ancona). Nel cinema debutta giovanissima e del tutto casualmente: il padre Ubaldo, trasferitosi agli inizi degli anni '50 a Roma, conosce Giacomo Rondinella, un cantante, il quale colpito dall'eccezionale figura della ragazza la presenta ad un produttore. Catapultata in men che non si dica in un ambiente che non era il suo, la timida Virna prende parte inizialmente a una mezza dozzina di film partenopei: da "E Napoli canta" a "Desiderio 'e sole", da "Piccola santa" a "Luna nuova". Nel 1955 le sue quotazioni lievitano grazie ad un remake del celebre "Ore 9: lezione di chimica", che lo stesso Mario Mattoli rivisita nelle "Diciottenni".

Nel 1956 interpreta "La donna del giorno", diretta dal giovanissimo Francesco Maselli. La sua bellezza, di una purezza abbagliante, si adatta ai film in costume, come "Caterina Sforza, leonessa di Romagna" (1958) di G. W. Chili e "Romolo e Remo" (1961) di Sergio Corbucci. Lavora anche con Totò in "Sua eccellenza si fermò a mangiare" (1961) di Mattoli. Un grande del teatro come Giorgio Strehler (e negli anni '60 Strehler era già un'autorità del settore) la chiama per la parte di protagonista nei "Giacobini" di Federico Zardi, per il quale ottiene al Piccolo di Milano un lusinghiero successo.

A teatro lavora anche con Michelangelo Antonioni e Luigi Squarzina, mentre la sua immagine cinematografica cresce fino ad internazionalizzarsi nel "Tulipano nero" (1963), di Christian Jacque, con Alain Delon, ed "Eva" (1962) di Joseph Losey. Chiamata da Hollywood, si muove con disinvolta padronanza

di commediante in "Come uccidere vostra moglie" (1965) di Richard Quine, a fianco di Jack Lemmon. Si tratta comunque di un'esperienza limitata, tesa a sfruttare esclusivamente le sue doti di bionda platinata, come confermato dai seguenti "U 112 - assalto al Queen Mary" (1965), con Frank Sinatra e "Due assi nella manica" (1966), con Tony Curtis.

All'infelice approdo hollywoodiano fa seguito, nell'arco di tempo che va dal 1964 al 1970, un'attività italiana assai corposa, segnata da alcune indovinate presenze che le consentono di affinare meglio i propri mezzi, soprattutto nel versante di canovacci connessi all'attualità: "Le bambole" di Dino Risi, con Nino Manfredi; "La donna del lago" di Luigi Bazzoni; "Oggi, domani e dopodomani" di Eduardo De Filippo, e "Casanova 70" di Mario Monicelli, entrambi con Marcello Mastroianni; "Una vergine per il principe" di Pasquale Festa Campanile, con Vittorio Gassman; "Signore e signori" di Pietro Germi; "La ragazza e il generale" di Festa Campanile, con Rod Steiger; "La venticinquesima ora" di Henri Verneuil, con Anthony Quinn; "Tenderly" di Franco Brusati; "Arabella" di Mauro Bolognini; "Il segreto di Santa Vittoria" di Stanley Kramer, con Anna Magnani; "L'albero di Natale" di Terence Young, con William Holden; "La statua" di Rod Amateau, con David Niven; "Barbablu'" di Luciano Sacripanti, con Richard Burton.

Sempre splendente nel fisico e nel fresco sorriso, negli anni '70, anche per mancanza di ruoli adatti di donna matura, dirada notevolmente il lavoro cinematografico. Ricordiamo le interpretazioni più acclamate: "Al di là del bene e del male" (1977) di Liliana Cavani; "Ernesto" (1978) di Salvatore Saperi o "La cicala" (1980) di Alberto Lattuada. A partire dalla metà degli anni '80 Virna Lisi si rilancia grazie ad alcune significative prove offerte in sceneggiati televisivi ("Se un giorno busserai alla mia porta"; "E non se ne vogliono andare"; "E se poi se ne vanno?"; "I ragazzi di via Panisperna") ove staccandosi dal clichè della donna "troppo bella per essere vera", ha modo di esprimere appieno una nuova personalità ed un'indubbia maturazione artistica.

Su questa linea si pone anche l'esemplare ritratto di madre e nonna ancora giovane, schizzato sotto la guida di Luigi Comencini in "Buon Natale, Buon anno" (1989), che le porta il Nastro d'argento. Con l'interpretazione di Caterina De' Medici nella "Regina Margot" (1994) di Patrice Chèreau vince il Nastro d'argento ed il premio come miglior attrice a Cannes. Seguono "Va' dove ti porta il cuore" (1996), la mini serie TV "Deserto di fuoco" (1997), ed i film TV "Cristallo di rocca" (1999) e "Balzac" (1999). Tra i suoi ultimi lavori: "Le ali della vita" (2000, con Sabrina Ferilli), "Un dono semplice" (2000, con Murray Abraham), "Il più bel giorno della mia vita" (2002, con Margherita Buy e Luigi Lo Cascio).

Nel 2013 muore la persona con cui ha passato un'intera vita, il marito Franco Pesci, architetto ed ex Presidente della Roma calcio; da lui Virna Lisi ha avuto un figlio, Corrado, nato nel luglio del 1962 che l'ha resa nonna di tre nipoti: Franco, nato nel 1993 ed i gemelli Federico e Riccardo, nati nel 2002. Virna Lisi muore improvvisamente all'età di 78 anni il 18 dicembre 2014.

Biografia di Frédéric Mistral

La magìa della Provenza
8 settembre 1830
25 marzo 1914

Chi è Frederic Mistral?


Il 21 maggio del 1854, in una sala del castello di Font-Ségugne, in Provenza, sette giovani poeti - fra cui Paul Giéra, notaio e proprietario del maniero - si incontrano per dare vita ad un sodalizio il cui scopo è riportare in auge l'antica e nobile lingua provenzale che, otto secoli prima, tanto aveva dato alla letteratura francese ed europea.

Ispiratori dell'iniziativa sono Joseph Romanille ed il suo discepolo Frédéric Mistral; completano il "gruppo dei sette" Anselme Mathieu, Jean Brunet, Théodore Aubanel e Alphonse Tavan. Ma, fra tutti, quello che darà la maggiore spinta al movimento letterario dei "Felibres", come egli stesso ha battezzato il gruppo, e che toccherà le vette più alte della notorietà e della gloria artistica, è Frédéric Mistral.

Nato in Occitania, a Maillane, Bocche del Rodano, l'8 settembre 1830 da una famiglia di piccoli agricoltori, studia ad Avignone, poi a Nimes fino al conseguimento della laurea in giurisprudenza ad Aix, nel 1951. Affascinato sin da piccolo dal mondo provenzale, ne penetra la storia, la cultura, la tradizione, la stessa natura, assimilandone appieno il prezioso spirito romantico e, appena conclusi gli studi, si getta anima e corpo nella stesura del suo primo romanzo, "Mirella" ("Mirèio"), poema epico e pastorale in lingua provenzale i cui personaggi divengono un tramite per narrare quotidianità e storia della stessa Provenza.

Pubblicata nel 1859, l'opera riscuote subito grandissimo successo: Frédéric Mistral ha soltanto 29 anni, ed ha già scritto il suo capolavoro. Negli anni che seguono continua a pubblicare opere ispirate alla sua terra e sempre in vernacolo, come "Natale" ("Calendau"), altro grande successo, del 1867; "Mirtilla" ("Nerto"), nel 1884; "Il poema del Rodano" ("Lou pouèmo dou Rose"), nel 1897; "La regina Giovanna" ("La rèino Jano"), dramma del 1890.

Intanto, fra il 1878 ed il 1886, riordina la lingua provenzale nel ponderoso dizionario "Il Tesoro del Felibrige". Lungi però da aspirazioni isolazioniste, il sogno di Mistral è di riavvicinare tutti i popoli latini sotto il segno di Roma e del cattolicesimo: questo è il senso dell'ode "La raco latino", del 1879. Nel 1896 fonda il Museo di Arles (Museon Arlaten), preziosa raccolta di testimonianze sulla vita dei provenzali nell'800.

Nel 1904, insieme allo scrittore spagnolo Echegaray, riceve il tributo del premio Nobel della Letteratura "in riconoscimento della chiara originalità e della vera ispirazione della sua produzione poetica, che splendidamente riflette gli scenari naturali e lo spirito nativo del suo popolo, e, in aggiunta, al suo importante lavoro come filologo provenzale".

Pubblica ancora, nel 1906, "Ricordi e racconti" e, nel 1912, "La raccolta delle Olive". Ormai ottantatreenne, quando il mondo si sta avventurando nella follia della guerra, Frédéric Mistral si spegne, nel suo paesino natio, il 25 marzo 1914.

Fra le altre opere di Mistral, ricordiamo "Le isole d'oro" (1867) e "Prose d'almanach", pubblicata postuma fra il 1926 ed il 1930. La scuola letteraria dei Felibres, alla quale Mistral volle dare forma di società con tanto di statuto ed organizzazione interna, riscosse subito successo raccogliendo molte adesioni. Il suo spirito romantico e patriottico fu molto ben espresso dallo stesso Mistral: "Noi siamo amici e fratelli perché siamo tutti uniti nel proposito di cantare il nostro paese; e amiamo il provenzale perché, in questo dolce idioma, ciò che si pensa viene più naturalmente sulle labbra".

Negli anni '70 dell'Ottocento il movimento venne esteso dal solo provenzale all'intera lingua d'oc. Ancora oggi i Felibres sono attivi e non di rado, in Provenza, capita di incontrare qualcuno che porta appuntata una spilla a forma di cicala; sin dal primo momento, infatti, l'insetto è stato il distintivo del movimento. Felix Gras, che ne assunse la guida sul finire del secolo, così ne parlò: "Noi Cicale! Graziose bestiole del Buon Dio che, dal loro piccolo corpo e dalla spensieratezza poetica della loro corta vita, riesumiamo il carattere della nostra stirpe meridionale! E come potrebbe essere altrimenti poiché quelle son fatte d'un pizzico della nostra terra e d'un raggio del nostro sole?".

Biografia di Magda Olivero

La longevità della potenza
25 marzo 1910
8 settembre 2014

Chi è Magda Olivero?


Magda Olivero nasce il 25 marzo del 1910 a Saluzzo (Cuneo) in Piemonte. Il padre magistrato ha una passione per il melodramma e da giovane è stato un tenore dilettante. Sarà proprio l'amore paterno per la musica a influenzare il destino della piccola Magda. Inizia infatti a studiare pianoforte quando ha solo sei anni, ma la sua voce possente e la facilità a imparare a memoria i testi delle romanze inducono i genitori a indirizzarla verso il canto. L'inizio, però, non è dei più promettenti. Gli insegnanti si alternano a grande velocità, risultando incapaci di dominare la voce potente, ma selvaggia di Magda.

I suoi primi approcci con il canto sono così deludenti che le viene sconsigliato di proseguire. Lei stessa dispera di poter diventare una cantante, fino a quando, grazie a un amico di famiglia, non ottiene un'audizione radiofonica. L'audizione non va bene, anzi si rivela piuttosto umiliante per la giovane che la considera l'ultima prova per comprendere se il canto possa essere o meno la sua strada. Proprio in quell'occasione, però, Magda incontra il suo primo importante maestro, Luigi Gerussi. Sotto la sua guida severa e a volte crudele, dopo le lezioni Magda ha torace e spalle doloranti, impara a dominare e sentire la voce, e debutta nel 1932 a Torino. Il suo successo è tale che dopo appena un anno è già alla Scala di Milano.

Nel 1941 sposa l'industriale italo-tedesco Aldo Busch, e per nove anni abbandona le scene, convinta di doversi dedicare esclusivamente al marito e alla famiglia che considera il bene più grande.

L'assenza dai teatri dura dieci anni; Magda Olivero riprende a cantare nel 1951 nell'opera "Adriana Lecouvrer" di Francesco Cilea; opera che rimarrà uno dei suoi cavalli di battaglia. A convincerla a tornare sulle scene è proprio il maestro Cilea che vede in lei l'unica cantante capace di entrare nel personaggio di Adriana. E' lui ad addolorarsi di più per l'abbandono artistico di Magda, e, colpito da malattia nel 1950, esprime il desiderio di vedere ancora una volta la sua Adriana Lecouvrer cantata da lei. E' proprio con questa motivazione che la cantante si convince a tornare a teatro, insieme alla consapevolezza che uno dei motivi del suo abbandono, il desiderio di diventare madre, non potrà mai essere soddisfatto. Purtroppo il maestro Cilea muore prima di poter assistere alla recita. Magda, però, continuerà a cantare quest'opera spessissimo, finendo per esserne legata a filo doppio.

Da questo momento la sua carriere è in continua ascesa. Canta in opere importantissime come: la "Boheme", "Manon Lescaut", "Madama Butterfly" di Giacomo Puccini, "Iris" di Mascagni, "Traviata" di Giuseppe Verdi.

Nel 1967 Magda Olivero debutta negli Stati Uniti con "Medea" di Cherubini ottenendone uno strepitoso successo. La consacrazione americana avviene nel 1971 quando canta alla New York Philarmonic Hall ne "La voce umana" di Poulenc seguita nel 1975, quando ha ben 65 anni, dal debutto in "Tosca" al Teatro Metropolitan. Oltre alle arie più celebri, canta anche in molte opere di autori non particolarmente conosciuti mostrando sempre una certa preferenza per le parti che le consentono di mescolare canto e recitazione.

Nonostante il successo, conduce una vita ritirata concedendosi poco alla mondanità e coltivando rapporti umani lunghi e duraturi con i suoi fan, con i quali intrattiene spesso una profonda e intima corrispondenza.

Purtroppo incide poco su disco. Come opere complete è possibile trovare solo: la "Turandot" e "Fedora" con il grande cantante Tito Gobbi. Nel 1970 incide anche un album di arie sacre intitolato: "Quando il canto è preghiera", e nel 1993 una selezione di arie dall'opera che l'ha consacrata l' "Adriana Lecouvrer".

Magda Olivero si ritira definitivamente dalla scene nel 1981 interpretando a Verona "La voce umana" di Poulenc. Ma non abbandona il canto: nel marzo del 2010, infatti, a 99 anni canta a Palazzo Cusani a Milano un'aria dalla "Francesca da Rimini" di Zandonai, sbalordendo il pubblico presente all'evento per la potenza della sua voce, ancora intatta nonostante l'età.

Onorificenze e festeggiamenti le vengono tributati per il compimento dei cento anni presso il Teatro Regio di Torino il 14 aprile del 2010. Nell'occasione ha dimostrato come l'età non le ha impedito di conservare tutto l'entusiasmo e la vivacità che l'hanno sempre caratterizzata.

Magda Olivero muore quattro anni più tardi, l'8 settembre 2014, a Milano alla veneranda età di 104.

Biografia di Frédéric Ozanam

In aiuto dei più deboli
23 aprile 1813
8 settembre 1853

Chi è Frederic Ozanam?


Frédéric Antoine Ozanam nasce il 23 aprile 1813 a Milano, quinto di ben quattordici figlio di Antoine, ex militare dell'esercito napoleonico e, dopo la caduta della Repubblica, precettore, medico e commerciante. Trasferitosi con il resto della famiglia a Lione a soli due anni, viene educato in Francia e introdotto al cattolicesimo da uno dei suoi insegnanti, l'abate Noirot. A soli diciotto anni pubblica un pamphlet che si schiera contro il pensiero di Henri de Saint-Simon; i suoi scritti vengono immediatamente notati e apprezzati da Alphonse de Lamartine.

Poco dopo, Frédéric Ozanam si reca a Parigi, dove studia Giurisprudenza, e si stabilisce presso la famiglia di André-Marie Ampère: qui ha la possibilità di conoscere Charles Forbes René de Montalembert, Jean-Baptiste Henri Lacordaire, Francois-René de Chateaubriand e altri intellettuali cattolici transalpini. Nel corso del suo soggiorno parigino ha inoltre l'opportunità di collaborare con diverse testate, tra cui la "Tribune Catholique" (più tardi nota con il nome "L'Univers"). Si occupa, inoltre, dell'organizzazione di molte conferenze di storia.

La sua vita cambia quando un saint-simoniano lo interroga chiedendogli il motivo per cui egli si interessi al passato pur in presenza di così tante persone da assistere nel presente: Ozanam, quindi, decide di dedicarsi all'assistenza verso i più indigenti, e nell'aprile del 1833 insieme con alcuni parrocchiani della chiesa di Saint-Etienne-du-Mont di Parigi, suoi amici, fonda la Conferenza di carità, una piccola società che si occupa di aiutare i più poveri.

Due anni dopo, la conferenza cambia nome in Società di San Vincenzo de' Paoli, dopo essersi messa sotto la protezione di San Vincenzo de' Paoli (nel corso degli anni l'organizzazione diventerà sempre più importante, al punto da essere considerata, ancora oggi, una delle più rilevanti nel panorama cattolico).

Nel frattempo Frédéric Ozanam pubblica "Deux chanceliers d'Angleterre, Bacon da Verulam et Saint Thomas de Cantorbury" e riesce a laurearsi in Giurisprudenza; quindi ottiene anche una laurea in Lettere grazie a una tesi su Dante Alighieri, fondamentale per la sua formazione. È il 1838: l'anno successivo viene nominato professore di Diritto Commerciale nella città in cui è cresciuto, Lione, mentre nel 1840 arriva la nomina a professore assistente di letteratura straniera a Parigi, alla Sorbona.

Decide, dunque, di trasferirsi nella capitale, dove prende il via una carriera giornalistica e accademica particolarmente fruttuosa. Dopo aver scritto "Dante et la philosophie catholique au XIIIeme siècle", essersi sposato con la lionese Amélie Soulacroix nel 1841 e aver viaggiato in Italia, nel 1844 Ozanam viene nominato - alla morte di Charles-Claude Fauriel - professore ordinario di letteratura straniera. Alterna l'attività di professore con le consuete visite ai poveri.

Diventato padre nel 1845, si oppone alla Rivoluzione del 1848, durante la quale torna - seppure per un periodo non molto lungo - al giornalismo, fondando alcuni periodici tra cui l'"Ere Nouvelle"; scrive, inoltre, gli "Etudes germaniques" e "Documents inédits pour servir a l'histoire de l'Italie depuis le VIIIeme siècle jusqu'au XIIeme". Nelle sue opere Frédéric Ozanam mette in luce i contributi storici fondamentali che il cristianesimo ha dato alla costituzione della società europea, ed evidenzia come la Chiesa Cattolica, proseguendo il percorso iniziato con la tradizione romana, abbia rappresentato il fattore principale nel favorire l'integrazione dei popoli barbarici giunti in Europa durante l'ultima fase dell'Impero Romano.

Insomma, a differenza di quel che sosteneva Edward Gibbon, Ozanam è convinto che la Chiesa abbia agevolato la conservazione della cultura greca e latina nel periodo medioevale, e che abbia elevato lo spirito dei popoli. A migliorare l'autorevolezza dei suoi scritti è anche la conoscenza approfondita della letteratura italiana e francese del Medio Evo (al punto che ancora oggi le sue opere sono attuali e guardate con rispetto dagli studiosi).

Nel 1851 Ozanam visita l'Esposizione Universale di Londra, ma sono molti i viaggi in Europa all'inizio degli anni Cinquanta. Dopo avere pubblicato "Les poètes franciscains en Itali eau XIIIeme siècle", deve però fermarsi, quando nel 1853 si ammala: costretto a dimettersi dagli incarichi universitari, cerca sollievo in Italia. Tutto inutile, però: Frédéric Ozanam muore l'8 settembre 1853 a Marsiglia, durante il viaggio di ritorno dallo Stivale, probabilmente a causa di un problema ai reni. Viene sepolto nella cripta della Chiesa di San Giuseppe dei Carmelitani all'Istituto Cattolico di Parigi.

Ozanam è stato beatificato nella Cattedrale di Notre-Dame di Parigi il 22 agosto del 1997 da Papa Giovanni Paolo II in occasione della XII Giornata Mondiale della Gioventù.

Biografia di Luigi Pareyson

Filosofia della libertà
4 febbraio 1918
8 settembre 1991

Chi è Luigi Pareyson?


Nato il 4 febbraio 1918 a Piasco, da genitori entrambi originari della Valle d'Aosta, Luigi Pareyson fu precocissimo nei suoi studi, iscrivendosi nel novembre 1935 all'Università di Torino e laureandosi nel giugno 1939.

Già nell'autunno del 1935, a soli diciassette anni, tiene le sue prime lezioni come supplente al Liceo Cavour di Torino. Negli anni 1936 e 1937 frequenta Karl Jaspers a Heidelberg.

Il suo magistero di filosofo della libertà lo rivela già incomparabilmente al Liceo classico di Cuneo dove, da neolaureato, insegna dall'ottobre del 1940 al marzo del 1944, sulla cattedra che fu già di Gioele Solari, fra i suoi maestri prediletti assieme ad Augusto Guzzo, all'Università di Torino. A Cuneo forma alcuni di quelli che da lì a poco sarebbero diventati esponenti della resistenza italiana: fra i molti ricordiamo Ildebrando Vivanti, che assieme al collega Leonardo Ferrero accompagnerà in bicicletta il 10 settembre 1943, per poi rientrare in città, alla volta di Madonna del Colletto, dove nacque il nucleo originario delle formazioni partigiane azioniste Giustizia e libertà, e Uberto Revelli, uno dei fondatori della organizzazione partigiana Franchi.

Sempre con Leonardo Ferrero e con Duccio Galimberti costituisce nel 1942 il nucleo cuneese del Partito d'Azione. Nel marzo 1944 viene sospeso dall'insegnamento e arrestato dall'ufficio politico della Federazione fascista; rilasciato dopo alcuni giorni di prigionia e interrogatori, opera in semiclandestinità fra Torino, Cuneo, Alba e Piasco, come responsabile dell'ufficio del comando delle formazioni Giustizia e libertà per la provincia di Cuneo, in stretto e riservato contatto con Duccio Galimberti, anch'egli in clandestinità a Torino.

Fra i fondatori del clandestino CLN-Scuola piemontese, sino alla liberazione pubblica anonimamente diversi articoli su "L'Italia libera" e documenti programmatici sul problema di una riforma della scuola e dell'educazione. Dal febbraio 1946 sino all'ottobre 1988 insegna all'Università di Torino, prima Estetica e Pedagogia, poi Filosofia teoretica e Filosofia morale. Nel 1948 e nel 1949 insegna anche all'Universidad de Cuyo di Mendoza, in Argentina, dove ancora è vivo il ricordo della sua personalità.

Fra i suoi allievi più noti: Umberto Eco e Gianni Vattimo, laureati con Pareyson rispettivamente con una tesi su Tommaso d'Aquino ed una su Aristotele. Altri allievi di Pareyson sono Giuseppe Riconda, Sergio Givone e Mario Perniola, Claudio Ciancio, Francesco Moiso e Maurizio Pagano e altri ancora.

Il panorama filosofico in cui si muove Luigi Pareyson è l'esistenzialismo. Pareyson, più propriamente, adotta il termine di personalismo ontologico: in sintesi, l'uomo, da un lato, è costitutivamente apertura verso l'essere, rapporto ontologico; dall'altro, non è né individuo singolo né funzione della società, bensì propriamente persona, ovvero fusione di apertura ontologica (aspetto universale) e di carattere storico (aspetto particolare).

Da ricordare anche il suo impegno nel campo editoriale, in particolare nel comitato direttivo del Centro di studi filosofici cristiani di Gallarate: direttore della "Rivista di estetica" e di diverse collane filosofiche presso gli editori Mursia, Zanichelli, Bottega d'Erasmo sollecitò sempre l'intervento e la collaborazione dei migliori studiosi italiani e stranieri.

Gli ultimi anni della sua vita furono segnati dalla malattia e dalla sofferenza e lo vedono ritirato nella solitudine di Rapallo, impegnato nella stesura del suo ultimo lavoro filosofico. Ed è proprio a Rapallo che, oltre al sempre affettuoso rapporto con i familiari e gli amici di sempre (Giuseppe Riconda, Xavier Tilliette, Gianni Vattimo), si uniscono anche le ultime generazioni di studiosi.

La morte lo coglie l'8 settembre 1991, mentre sta concludendo l'opera a cui affidare l'ultima elaborazione del suo pensiero ispirato alla libertà: "L'Ontologia della libertà".

OPERE

La filosofia dell'esistenza e Karl Jaspers (1940), Casale Monferrato, 1983; Studi sull'esistenzialismo, Firenze, 1943; Esistenza e persona, Genova, 1950, 1976(nuova ed.); L'estetica dell'idealismo tedesco, Torino, 1950; Fichte. Il sistema della libertà, Milano, 1950, 1976 (nuova ed.); Estetica. Teoria della formatività, Milano, 1954, 1988(nuova ed.); Teoria dell'arte, Milano, 1965; I problemi dell'estetica, Milano, 1966; Conversazioni di estetica, Milano, 1966; Verità e interpretazione, Milano,1971; L'esperienza artistica, Milano, 1974; Schelling, Milano, 1975; Filosofia dell'interpretazione, Torino, 1988; Filosofia della libertà, Genova, 1989. Nell' Annuario filosofico, che dirigeva dal 1985, sono usciti alcuni densi saggi che anticipano il progettato vulume sulla Ontologia della libertà: Filosofia ed esperienza religiosa, 1985; La filosofia e il problema del male, 1986. Pareyson prerarava anche un libro su Dostoevskij, di cui una parte è stata pubblicata sul Giornale di metafisica nel 1988, col titolo La sofferenza inutile in Dostoevskij.

Biografia di Gustav Schäfer

8 settembre 1988

Chi è Gustav Schäfer?


Gustav Klaus Wolfgang Schäfer è nato a Magdeburgo, il giorno 8 settembre 1988.

E' il batterista del gruppo tedesco Tokio Hotel.

Ha cominciato a suonare la batteria da bambino, a circa quattro anni. Dopo la scuola dell'obbligo si è iscritto alla Fachhochschule della sua città (Istituto pre-universitario dove si studia anche musica) dove ha conosciuto il bassista Georg Listing, diventando amici.

Successivamente hanno incontrato i gemelli Bill (cantante) e Tom Kaulitz (chitarrista), con i quali hanno in seguito formato il gruppo Devilish, in seguito rinominato Tokio Hotel, firmando un contratto con l'etichetta discografica Universal Music affiancati da Peter Hoffmann.

Ha composto, da solo o insieme Georg Listing, molte canzoni dei Tokio Hotel.

La sua natura riservata lo porta ad essere spesso in disparte dal resto della band nelle interviste e nei servizi fotografici. Lo è anche sul palco, tranne alla fine di ogni concerto, quando, nel "suo momento", concede ai suoi fans un lungo momento di saluto in un assolo di batteria.

Biografia di Wilhelm August von Schlegel

Il varo del Romanticismo
8 settembre 1767
8 maggio 1845

Chi è Wilhelm August von Schlegel?


Wilhelm August von Schlegel nasce ad Hannover, nella Bassa Sassonia, l'8 settembre 1767. Appartenente ad una famiglia di illustri letterati e filosofi, ultimati gli studi in filologia, estetica e teologia comincia a farsi conoscere ed apprezzare per la sua innovativa critica letteraria. Giovanissimo, aderisce al movimento precursore del romanticismo tedesco "Sturm und Drang" ("Tempesta ed Impeto"), insieme a Schiller e Goethe.

Professore a Jena, nel 1798 fonda, insieme al fratello Friedrich Schlegel, il giornale "Athenaeum" che sancisce la nascita, divenendone voce ufficiale, del Romanticismo. Grande successo riscuotono le sue "Lezioni sulla letteratura e sulle arti belle", tenute a Berlino nel 1801, come pure il "Corso di arte e la letteratura drammatica" tenuto a Vienna nel 1808: entrambe le opere saranno tradotte in molte lingue e vendute in tutta Europa.

Molti artisti, tra i quali Novalis, Ludwig Tieck e Schelling, aderiscono con entusiasmo al nuovo movimento culturale che propone una lettura della realtà in chiave poetica, seducente ed ineffabile. E Wilhelm August se ne sente talmente portavoce da intraprendere, fra il 1808 ed il 1817, un lungo viaggio di divulgazione per l'Europa, accompagnato dalla scrittrice francese Madame de Staël - con la quale intesse una relazione sentimentale - profondamente influenzata dalla sua visione estetica che trasfonde nella sua celebre "De l'Allemagne".

Rientrato in patria ottiene la cattedra di storia dell'arte e della letteratura all'università di Bonn. L'opera di Schlegel non si limita alla critica ed alla storia della letteratura: egli si cimenta anche - con scarso successo, in verità - nella poesia e nella drammaturgia, mentre un'eredità preziosa è rappresentata dalle sue traduzioni di opere da varie lingue, tra cui l'italiano, l'inglese, lo spagnolo; solo per citarne alcune: i drammi di Shakespeare, in parte tradotti insieme a sua moglie Caroline Michaelis - prima che lei lo lasci perché innamoratasi di Schelling, alla vigilia del viaggio in Europa - e in parte con Ludwig Tieck, a Dresda, nel 1919, e la parziale traduzione della "Divina Commedia" di Dante Alighieri, inserita in un saggio sull'opera dantesca rimangono veri capisaldi nella storia della letteratura.

Non vanno trascurate, tuttavia, le sue traduzioni del drammaturgo spagnolo Pedro Calderòn de la Barca, di Petrarca, Giovanni Boccaccio, Miguel de Cervantes, Torquato Tasso, Luis de Camões e gli scritti sul poema idillico "Arminio e Dorotea" e sulle "Elegie Romane", entrambe di Johann Wolfgang von Goethe.

Un anno dopo la morte di Madame de Stael, avvenuta nel 1817, Schlegel sposa Sophie Paulus Heidelberg, ma sarà un matrimonio di brevissima durata. In tarda età approfondisce gli studi di filologia orientale ed insegna il sanscrito, dando vita alla rivista "Indische Bibliothek". Continua a tenere conferenze su arte e letteratura ed a pubblicare il frutto dei suoi lavori: nel 1827 esce "Sulla teoria e storia delle arti plastiche" e, nel 1828, due volumi di scritti critici "Kritische Schriften". Con le traduzioni dal sanscrito del "Bhagavad Gita", nel 1823, e del "Ramayana", nel 1829, due testi sacri induisti, conquista la fama di fondatore della filologia indiana in Germania.

Wilhelm August von Schlegel si spegne a Bonn l'8 maggio 1845, all'età di 77 anni.

Il suo pensiero si caratterizza per il connubio che riesce a creare fra classicismo e romanticismo, spaziando dalla classicità greca all'idealismo orientale, concetti ai quali si appassiona, in Italia, Alessandro Manzoni.

Biografia di Peter Sellers

Sulle tracce della pantera rosa
8 settembre 1925
24 luglio 1980

Chi è Peter Sellers?


Chi conosce il volto così normale e allo stesso tempo così stralunato di Peter Sellers non può fare a meno di domandarsi da dove questo attore, dalla vérve comica irresistibile, abbia tratto quella capacità trasformistica che lo ha reso celebre.

Solo scorgendo un suo album fotografico tratto dai vari set in cui è stato protagonista, è impressionante osservare la varietà di espressioni di cui è stato capace.

Fra le sue caratterizzazioni, due su tutte rimangono indimenticabili: la maschera dell'indiano imbranato in "Hollywood party" (un capolavoro del genere comico), e i panni dell'Ispettore Clouseau, il personaggio che lo ha reso ricco e famoso.

Nato a Southsea, Hampshire (Gran Bretagna), il giorno 8 settembre 1925, Richard Henry Sellers, cresce in un ambiente perfetto per il suo talento: i genitori sono esperti attori di varietà e lui impiega poco tempo ad apprendere tutto il necessario per nutrire le sue capacità. A diciassette anni si arruola nella RAF e organizza spettacoli per i suoi commilitoni, attività che continua subito dopo quando si esibisce nel music-hall in veste di imitatore e suonatore di trombone. Nei primi anni '50 debutta al cinema, ma solo nel 1955 si mette in luce come il gangster maldestro de "La signora omicidi".

Dopo il breve matrimonio con Miranda Quarry nel 1951, sposa Anne Howe, dalla quale avrà due figli, Michael e Sarah. Forte del suo immenso talento istrionico in questo periodo accetta il difficile copione de "Il ruggito del topo", che lo vede sdoppiarsi in più personaggi. La sua performance impressiona un signore di nome Stanley Kubrick che gli offre dapprima una parte secondaria in "Lolita" (1962), per poi ricordarsi di lui per "Il dottor Stranamore", altro esempio delle doti trasformistiche dell'attore inglese (nel film interpreta ben tre ruoli diversi).

Intanto nella vita privata colleziona matrimoni e grandi passioni. Dopo una corte serrata a Sophia Loren, conosciuta sul set de "La miliardaria", nel 1964 sposa Britt Ekland, la bella attrice svedese con cui avrà un'altra figlia, Victoria, e che sarà sua partner in "Caccia alla volpe" (film di Vittorio De Sica del 1966).

Intanto ha già indossato il trench di Clouseau, il celebre ispettore della Sécurité francese a cui Blake Edwards dedicherà una fortunata serie a partire da "La pantera rosa" (1963). Ruolo fortunato che ha origine da un celebre rifiuto: infatti, per interpretare il maldestro ispettore francese, era inizialmente stato scelto Peter Ustinov, il quale preferì però dedicarsi all'interpretazione di Hercule Poirot, altro celebre detective (di ben altra pasta rispetto a Clouseau), nato dalla penna di Agatha Christie.

Con l'eccezione di "Uno sparo nel buio" (1964), tutti i titoli successivi (fino agli anni '80) sono dedicati alla serie di Clouseau, da cui fra l'altro avrà origine il cartone animato della Pantera Rosa, personaggio apparso nei titoli di testa del primo episodio e diventato amatissimo a furor di popolo (complice la mitica colonna sonora di Henry Mancini).

Per Sellers è quindi la volta dell'irresistibile Hrundi V. Bakshi, ospite tutt'altro che desiderato di uno specialissimo "Hollywood Party" (Blake Edwards, 1968): una parte che lo proietta dritto nella storia del cinema.

In seguito gli spettatori lo apprezzeranno in "Invito a cena con delitto" (nella parte del detective che fa il verso al cinese Charlie Chan) e nel timido signore fuori dal mondo di "Oltre il giardino", una delle sue interpretazioni più apprezzate perchè fuori dai cliché comici a cui tutti ormai associavano il suo nome.

Divorziato da Britt Ekland, nel 1977 sposa Lynne Frederick e poco dopo torna ancora a moltiplicarsi per "Il diabolico complotto del dr. Fu Manchu". Fa appena in tempo a terminare le riprese del film, prima di morire per una crisi cardiaca il 24 luglio 1980.

Nell'agosto 2005 è uscito il film "Tu chiamami Peter" (con Geoffrey Rush, Emily Watson e Charlize Theron), dedicato alla carriera e alla vita di Peter Sellers.

Biografia di Richard Strauss

Il suono dei poemi
11 giugno 1864
8 settembre 1949

Chi è Richard Strauss?


Il compositore tedesco Richard Georg Strauss nasce a Monaco di Baviera il giorno 11 giugno 1864. Il padre Franz è primo corno nell'orchestra di Corte di Monaco, mentre la madre Josephine appartiene ad una delle famiglie più ricche della città, i Pschorr, famosi per la loro lunga storia di birrai.

Grazie al padre il giovane Strauss si appassiona alla musica e inizia a comporre già all'età di sette anni.

In seguito riceve lezioni di composizione dal maestro Friedrich Wilhelm Meyer. Sotto la sua guida nascono i primi brani per concerti, una grande sonata, un quartetto d'archi, due sinfonie e una serenata per fiati. Nel 1882 Strauss inizia i suoi studi universitari a Monaco, ma presto abbandona. Nel 1883 viaggia per il paese stringendo contatti con Hans von Bülow, direttore della Meininger Hofkapelle. Due anni più tardi Bülow assume Strauss come maestro di cappella del Meininger Hof, dove Richard conosce Johannes Brahms. Bülow poco tempo dopo lascia l'incarico; sarà Strauss il suo successore fino alla fine della stagione 1885/1886.

Fino a questo momento Strauss aveva composto secondo uno stile assimilabile a quelli di Brahms o Schumann; dopo l'incontro con Alexander Ritter, violinista e marito di una nipote di Richard Wagner, il suo orientamento musicale cambia. Ritter convince Strauss a rivolgere la sua attenzione alla musica di Wagner, non prima però di essersi esercitato nello stile wagneriano attraverso i poemi sinfonici di Franz Liszt.

Il nuovo stile compositivo si avverte già nella fantasia per orchestra in quattro movimenti "Aus Italien"; diviene poi evidente nelle successive opere per orchestra, composte da un solo movimento, chiamate da Strauss "Tondichtungen" (normalmente tradotto con "Poemi Sinfonici", anche se il termine più vicino sarebbe "poemi in suono").

Dopo alcune irrequietezze iniziali, Strauss trova il suo stile inconfondibile con "Don Juan" (1888-1889) e con "Tod und Verklärung" (1888-1890), lavori lo rapidamente lo rendono celebre. Alcuni anni più tardi seguirà una seconda serie di poemi sinfonici, fra cui "Also sprach Zarathustra" (1896), tema reso celeberrimo dal film "2001: Odissea nello spazio" (1968, Stanley Kubrick).

Già nel 1887 Strauss iniziava il lavoro di "Guntram", la sua prima opera completata nel 1894 e comunque poco rappresentata. "Feuersnot" (1901) avrà un maggior successo. Il grande trionfo e la fama internazionale arrivano con le due opere "Salomé" ed "Elektra", eseguite per la prima volta a Dresda nel 1909.

Fino al 1930 Strauss scrive numerose opere, tuttavia si riscontra un certo appiattimento dello stile; la sua grande opera "Die Frau ohne Schatten" marca in qualche modo la fine di una fase drammatica e sperimentale nella sua produzione. Negli anni successivi nascono lavori, come "Capriccio" e "Daphne", di costruzione meno sofisticata caratterizzati da uno stile più classicistico.

Il ruolo di Strauss nell'epoca del Nazismo rimane controverso: alcune opinioni riportano la totale estraneità di Strauss dal regime; altri sollevano l'obiezione in quanto Strauss presiede la Camera musicale del Reich dal 1933 al 1935. Molte voci biografiche riportano che i nipoti di Strauss avrebbero avuto discendenze ebree, e che questo fatto abbia trattenuto il compositore dallo schierarsi apertamente. Secondo altre supposizioni Strauss avrebbe sfruttato la sua eminente carica per proteggere propri amici e colleghi ebrei.

Nel 1948 Strauss completa la sua opera vocale più nota, "Vier letzte Lieder", opera per voce femminile e orchestra (inizialmente per pianoforte) rappresentata nel 1950, dopo la sua morte. Tra le ultime composizioni dell'artista ricordiamo "Besinnung", su testo di Hermann Hesse, incompleta. La sua ultima completa composizione sarà "Malven", la cui partitura verrà scoperta postuma nel 1982.

Richard Strauss si spegne il giorno 8 settembre 1949 a Garmisch-Partenkirchen.