Biografie di personaggi famosi e storici nato il 10 agosto


Biografie di personaggi famosi e storici

Biografie di personaggi famosi nella storia e celebrità

  1. Biografia di Jorge Amado
  2. Biografia di Antonio Banderas
  3. Biografia di Marina Berlusconi
  4. Biografia di Pierre Bourdieu
  5. Biografia di Camillo Benso conte di Cavour
  6. Biografia di Lorella Cuccarini
  7. Biografia di Leo Fender
  8. Biografia di Herbert Hoover
  9. Biografia di Nazario Sauro
  10. Biografia di Joaquín Sorolla
  11. Biografia di Javier Zanetti

Biografia di Jorge Amado

Il cantore di Bahia
10 agosto 1912
6 agosto 2001

Chi è: Jorge Amado


Il grande scrittore brasiliano Jorge Amado nasce il 10 agosto 1912 in una fattoria nell'interno di Itabuna nello stato di Bahia, in Brasile. Figlio di un grande proprietario terriero produttore di cacao (un cosiddetto "fazendeiro"), fu testimone fin da bambino delle lotte violente che venivano scatenate per il possesso della terra. Si tratta di ricordi indelebili, più volte riutilizzati nella stesura delle sue opere.

Attratto dalla letteratura fin dall'adolescenza , si propone subito come giovane ribelle, sia dal punto di vista letterario che politico, scelta fra l'altro alla quale il grande "cantore di Bahia" non ha mai deflesso, anche quando i pericoli erano assai minacciosi (ad esempio, negli anni della dittatura nazista, che, se avesse vinto, rischiava di contagiare anche le civiltà sudamericane).

Inoltre, è utile sottolineare che il Brasile della gioventù di Amado era un Paese assai arretrato e ancorato a tradizioni che gettavano le loro radici addirittura nel sistema schiavistico, peraltro a quel tempo recentemente smantellato. Un Paese, quindi, che guardava con sospetto e timore a qualsiasi forma di "sovversione". Infine, la forte crisi economica e la conseguente apertura delle frontiere, che determinò un fortissimo flusso migratorio di tutte le razze (italiani compresi), non faceva che minare il senso di sicurezza dei cittadini, desiderosi vieppiù di garanzie e stabilità.

In questo mondo attraversato da profonde trasformazioni Jorge Amado esordisce non ancora ventenne con il suo primo romanzo "Il paese del Carnevale", storia di un giovane che non riesce a trovare la sua strada in una società che rifiuta di affrontare i problemi per ignorarli o mascherarli con trucchi di vario genere, fra cui appunto il mitico Carnevale. A proposito di questo primo romanzo, l'Enciclopedia della Letteratura Garzanti così scrive: "qui già si delinea la sua fisionomia di narratore realista, inclina ad una sorta di populismo romantico, legato alla gente e ai problemi della terra bahiana".

Seguirono subito dopo due romanzi di impegno sociale "Cacao" e "Sudore": il primo sul drammatico problema degli "affittati" (in pratica schiavi utilizzati nelle piantagioni di cacao), il secondo sulla condizione non meno drammatica del sottoproletariato urbano. Ma il grande esordio che lo pone davvero all'attenzione di tutti, anche al di fuori del mondo delle lettere, avviene nel 1935 con il romanzo "Jubiabá", dal nome del protagonista, il grande stregone negro di Bahia. Romanzo provocatorio quant'altri mai per la mentalità brasiliana, a causa dell'intensa narrazione che vede protagonisti cultura e personaggi negri (in un paese la cui cultura ufficiale aveva fino ad allora negato il valore della cultura negra in quanto tale), nonché una storia d'amore di un uomo nero con una donna bianca (argomento assolutamente tabù). Infine, sullo sfondo sono tratteggiate le vicende di un grande sciopero, visto come il superamento delle differenze razziali nella lotta di classe. Insomma, un gran calderone che infrangeva in un una sola grande narrazione tutte le fragili, ma al tempo stesso radicate resistenze della cultura brasiliana

A quel punto il cammino di Jorge Amado è tracciato, la sua scelta ideale di vita troverà nelle opere successive una serie di precise conferme mentre le sue scelte politiche, come l'adesione al Partito Comunista, provocheranno più volte il suo arresto e l'esilio. Finita la seconda guerra mondiale, infatti, costretto ad allontanarsi dal Brasile con l'ascesa alla presidenza di Enrico Gaspar Dutra, Jorge Amado vive prima a Parigi e poi, vincitore del premio Stalin, passa tre anni nell'Unione Sovietica. Nel 1952 pubblica in tre volumi "I sotterranei della libertà", la storia delle lotte del partito comunista in Brasile. Pubblica in seguito altre opere minori sul suo soggiorno nei paesi dell'Unione Sovietica.

Poco dopo, però, ecco un'altra grande svolta, avvenuta precisamente nel 1956. Questa è la data della sua uscita dal Partito Comunista Brasiliano per dissensi sugli sviluppi del comunismo in Unione Sovietica.

Nel 1958, ritornato in Brasile, pubblica con sorpresa di tutti "Gabriella, garofano e cannella". Un ritorno al passato, alla sua terra d'origine e alle lotte dei "fazendeiros" per il possesso delle terre; nel romanzo, tra una sparatoria e una cavalcata la bella Gabriela ama e rivendica il diritto di amare. Questo diritto di amare al femminile, questo superamento del binomio sesso-peccato può sembrare banale, al giorno d'oggi, ma a quel tempo, nel 1958, ottenne un effetto provocatorio forse superiore a quello dello stesso "Jubiabá" vent'anni prima. Una riprova? Amado non poté rimettere piede a Ilhéus per molto tempo a causa delle minacce ricevute per aver offeso l'onore e la rispettabilità delle donne del posto.

Molti anni più tardi, quando compirà ottant'anni, il "paese del carnevale" gli renderà omaggio con una grandiosa festa, un gigantesco carnevale nel vecchio quartiere bahiano del Pelourinho, tante volte descritto dal "bahiano più bahiano di Bahia". Verso la fine della sua vita, il bilancio del vecchio e indomito scrittore non potè che essere improntato all'orgoglio e alla soddisfazione. I suoi libri, pubblicati in 52 paesi e tradotti in 48 lingue e dialetti, hanno venduto milioni di copie, contribuendo a risvegliare le coscienze ma anche a distendere e a divertire (soprattutto grazie alla sua "seconda fase", quella "spensierata" di "Gabriella garofano e cannella"). Il leggendario cantore di Bahia è scomparso il 6 agosto 2001.

Biografia di Antonio Banderas

Bandol-Eros
10 agosto 1960

Chi è: Antonio Banderas


C'è chi lo ricorda ancora nei film non proprio leccati di Pedro Almodovar, magari nei panni di qualche scapestrato personaggio omosessuale tipico dell'immaginario del regista spagnolo. E molti, è facile pensarlo, lo rimpiangono in quella veste genuina di antidivo che si sposava così bene con il suo fisico atletico e quella faccia un po' così. Poi Antonio Banderas ha scoperto Hollywood, è stato baciato dal successo e la sua immagine non è più stata quella di una volta. Questione di gusti. Eppure questo macho latino, nato a Malaga, in Spagna, il 10 agosto 1960 da padre poliziotto e madre insegnante, risultava forse più simpatico e meno patinato quando era poco famoso.

Avendo coltivato la passione per la recitazione fin da piccolo, Banderas non è arrivato impreparato sui primi set che ha calcato, anche se per un certo tempo, essendo anche un provetto calciatore, ha rischiato di intraprendere la carriera sportiva. Poi una frattura al piede lo ha fermato per la gioia delle fan che ormai si è conquistato in tutto il globo. Lasciato il calcio, si butta dunque nel teatro. Si diploma nella scuola d'Arte e poi vince un concorso d'arte drammatica indetto dal Teatro Nazionale, che però lo chiama a Madrid, dove risiede la prestigiosa istituzione. Il bell'attore accetta ma è senza una lira e Madrid è una città decisamente costosa. Come il novanta per cento degli attori oggi in circolazione, intraprende la temporanea professione di cameriere. In seguito utilizzerà le sue preziose fattezze come modello, un lavoro decisamente più riposante.

Nel 1982 conosce Pedro Almodovar e da quel momento comincia per lui un'altra storia. Il regista spagnolo stravede per lui e ne fa come suo costume una sorta di attore feticcio. Almodovar lo lancia nello scabroso "Labirinto di passioni", per poi utilizzarlo anche in film successivi. Dopo "Donne sull'orlo di una crisi di nervi" (film che fra l'altro ha dato la vera notorietà ad Almodovar), il rapporto fra i due comincia ad incrinarsi, anche se fanno ancora in tempo a girare "Lègami".

L'attore spagnolo ha ormai un suo carisma riconosciuto e si sa che Hollywood per questo genere di cose ha sempre le antenne alzate. Neanche due anni dopo lo vediamo nella produzione a stelle e strisce "The Mambo Kings", in cui interpreta il ruolo di un musicista cubano.

A questo punto la sua carriera decolla: con Denzel Washington e Tom Hanks recita nel pluri-premiato "Philadelphia", seguito da "Intervista col vampiro" con Tom Cruise e Brad Pitt, "Desperado" di Robert Rodriguez (che rappresenta il suo esordio da protagonista) e "Assassins" con Sylvester Stallone. Sex-symbol ormai acclarato, scattano come di prammatica i sondaggi delle riviste del settore, fra le più pettegole sulla piazza, che si premurano di domandare a destra e a manca fra le donne del pianeta chi sia l'uomo più sexy del momento: il nome di Banderas compare sempre fra i primi posti.

Bello, ricco e famoso, il bell'Antonio non poteva che accasarsi con una sua pari e infatti, nel 1996, mentre gira "Two much - uno di troppo", si fidanza con la compagna di set Melanie Griffith mentre con l'altra mano scarica la prima moglie, in evidente e comprensibile affanno competitivo.

Dello stesso anno è un famoso spot di collant in cui Antonio e la bellissima Valeria Mazza danzano insieme in un tango piccante.

Banderas vola sulle ali del successo e dell'amore, tanto che se la sente pure di cantare, e lo fa accettando di girare "Evita", a fianco di una star a 360 gradi del calibro di Madonna. Poi si cala una maschera sul volto tenebroso e diventa il pupillo di Zorro ne "La maschera di Zorro", facendo delirare le fan.

Seguono filmoni marchiati Hollywood come "Il tredicesimo guerriero" e "Incontriamoci a Las Vegas" ma ad un certo punto gli viene pure la fregola della regia, che sfoga con "Pazzi in Alabama" (dove ottiene ottimi consensi addirittura al Festival di Venezia). Tra gli ultimi film ricordiamo "White river kid", "Spy kids" sempre diretto da Rodriguez, "Original sin" accanto all'affascinante Angelina Jolie e "Frida" con l'esplosiva Salma Hayek.

Per chiudere momentaneamente in bellezza, il seducente macho latino chiamato dal mago della cinepresa Brian De Palma, non si è lasciato sfuggire l'occasione di girare il piccante "Femme fatale" con la vertiginosa Rebecca Romijn-Stamos.

Nel 2012 diventa testimonial per gli spot televisivi di Mulino Bianco (Barilla), interpretando l'"uomo del mulino", il mugnaio o fornaio che prepara biscotti e merende del famoso brand.

Biografia di Marina Berlusconi

10 agosto 1966

Chi è: Marina Berlusconi


Maria Elvira Berlusconi (da tutti conosciuta come Marina) nasce il 10 agosto del 1966 a Milano, figlia di Silvio Berlusconi e di Carla Elvira Lucia Dall'Oglio, prima moglie dell'imprenditore. Dopo aver ottenuto il diploma di maturità classica al liceo Leone Dehon di Monza, entra giovanissima in Fininvest, azienda di famiglia, di cui a soli ventinove anni, nel mese di luglio del 1996, diventa vice-presidente.

Da sempre coinvolta nello sviluppo delle strategie finanziarie ed economiche e nella gestione del gruppo, nel 1998 blocca, insieme con il fratello Piersilvio, la vendita dell'azienda a Rupert Murdoch, contro il volere di Veronica Lario, sua matrigna. Viene nominata nell'ottobre 2005 presidente della holding: nel frattempo, nel 2003 era salita alla guida della casa editrice Arnoldo Mondadori, prendendo il posto di Leonardo Mondadori, da poco scomparso.

Il 13 dicembre del 2008 si unisce in matrimonio all'ex primo ballerino della Scala Maurizio Vanadia, che in precedenza l'ha resa mamma di due bambini, Gabriele e Silvio, nati rispettivamente nel 2002 e nel 2004.

Consigliere di amministrazione di Mediaset, Medusa Film e Mediolanum, nel novembre del 2008 entra anche nel CdA di Mediobanca. L'anno successivo, il sindaco di Milano Letizia Moratti le assegna l'Ambrogino d'Oro (Medaglia d'Oro del Comune di Milano): un riconoscimento di cui viene insignita per l'"esempio dell'eccellenza milanese nel mondo", oltre che per la "capacità di conciliare vita familiare e impegno professionale". Nel 2010, la rivista "Forbes" la colloca tra le prime cinquanta donne più potenti al mondo, al quarantottesimo posto in graduatoria, prima tra le italiane.

Nel 2011, polemizza con Roberto Saviano, scrittore e giornalista i cui libri vengono pubblicati da Mondadori, che ricevendo dall'Università di Genova una laurea Honoris Causa in Giurisprudenza dedica l'onorificenza ai pm che indagano su Silvio Berlusconi per prostituzione minorile e concussione: Marina giudica l'affermazione di Saviano "orrenda".

Nell'autunno del 2012, indiscrezioni giornalistiche parlano di lei come probabile nuova leader del Pdl, dopo che suo padre Silvio ha annunciato il ritiro dall'attività politica: indiscrezioni che tuttavia vengono prontamente smentite.

Biografia di Pierre Bourdieu

Lo studio dell'oppressione sociale
10 agosto 1930
23 gennaio 2002

Chi è: Pierre Bourdieu


Sociologo francese, nato a Denguin il 10 agosto 1930, Pierre Bourdieu è stato forse il più importante scienziato sociale europeo della seconda metà del XX secolo.

Influenzato sia dal marxismo che dallo strutturalismo, Bourdieu si è interessato particolarmente allo studio dei processi culturali elaborando diverse idee fondamentali per la comprensione della società, all'interno di una visione strutturalista secondo la quale nel mondo sociale esistono strutture indipendenti dalla coscienza dell'individuo e dal suo volere, le quali delimitano il comportamento dell'attore sociale.

Queste idee trovano spazio nella sua analisi sul gusto, dove le preferenze culturali degli individui vengono messe in relazione alla distinzione di classe e all'habitus che domina la classe stessa. Così l'estetica popolare o il lusso diventano segni della conflittualità di classe e rappresentano parte di quel inconscio collettivo che definisce i gusti di una classe sociale (l'habitus).

L'habitus, ossia la struttura di norme e comportamenti, permette così a Bourdieu di spiegare come viene interiorizzata la cultura di una società riproducendola allo stesso tempo.

In questo modo, il modello culturale dominante risulta posto tra forze dinamiche (le percezioni sociali dei differenti habitus da parte degli individui) e forze statiche (i processi educativi che portano gli individui a reiterare gli schemi dominanti).

A Bourdieu si devono anche il concetto di riti di istituzione (ossia quei riti che servono a reiterare e a ufficializzare la gerarchia sociale) e il concetto originale di "violenza simbolica" (ossia una forma di violenza associata ai processi educativi, come l'acquisizione di capitale culturale, politico etc).

Bourdieu ha anche rinnovato la tradizione francese dell'engagement, prendendo posizione negli eventi più significativi del nostro tempo: al fianco degli studenti nelle loro lotte, con gli intellettuali algerini nel conflitto per l'indipendenza o accanto a Lech Walesa con Solidarnosc all'inizio degli anni '80 contro l'occupazione sovietica della Polonia.

Ed ogni suo impegno è sempre stato accompagnato dalla sua competenza di sociologo.

Tra le sue opere più note: Sociologie de l'Algérie (1956), Esquisse d'une théorie de la pratique, (1972), La distinction. Critique sociale du Jugement (1979), Le Sens pratique (1980), Questions de sociologie (1980), Homo academicus (1984), Les Règles de l'art. Genèse et structure du champ littéraire (1992), La Misère du monde (1993).

Membro dell'Accademia Europea e dell'American Academy of Arts and Sciences, tra i vari riconoscimenti ricevuti in carriera vi sono la medaglia d'oro del CNRS (1993) e una laurea honoris causa dell'Università Johann Wolfgang Goethe di Francoforte (1996).

Pierre Bourdieu è scomparso a settantuno anni il giorno 23 gennaio 2002 a Parigi.

Biografia di Camillo Benso conte di Cavour

La passione e la ragione
10 agosto 1810
6 giugno 1861

Chi è: Camillo Benso conte di Cavour


Camillo Paolo Filippo Giulio Benso, nobile dei Marchesi di Cavour, Conte di Cellarengo e di Isolabella nasce il 10 agosto 1810 a Torino, allora capoluogo d'un dipartimento dell'impero napoleonico. Secondogenito del marchese Michele e della ginevrina Adele di Sellon, Cavour da giovane è ufficiale dell'esercito. Lascia nel 1831 la vita militare e per quattro anni viaggia in Europa, studiando particolarmente gli effetti della rivoluzione industriale in Gran Bretagna, Francia e Svizzera e assumendo i princìpi economici, sociali e politici del sistema liberale britannico.

Rientrato in Piemonte nel 1835 si occupa soprattutto di agricoltura e si interessa di economie e della diffusione di scuole ed asili. Grazie alla sua attività commerciale e bancaria Cavour diviene uno degli uomini più ricchi del Piemonte.

La fondazione nel dicembre 1847 del quotidiano "Il Risorgimento" segna l'avvio del suo impegno politico: solo una profonda ristrutturazione delle istituzioni politiche piemontesi e la creazione di uno Stato territorialmente ampio e unito in Italia avrebbero, secondo Cavour, reso possibile il processo di sviluppo e crescita economico-sociale da lui promosso con le iniziative degli anni precedenti.

Nel 1850, essendosi messo in evidenza nella difesa delle leggi Siccardi (promosse per diminuire i privilegi riconosciuti al clero, prevedevano l'abolizione del tribunale ecclesiastico, del diritto d'asilo nelle chiese e nei conventi, la riduzione del numero delle festività religiose e il divieto per le corporazioni ecclesiastiche di acquistare beni, ricevere eredità o donazioni senza ricevere il consenso del Governo) Cavour viene chiamato a far parte del gabinetto D'Azeglio come ministro dell'agricoltura, del commercio e della marina. Successivamente viene nominato ministro delle Finanze. Con tale carica assume ben presto una posizione di primo piano, fino a diventare presidente del Consiglio il 4 novembre 1852.

Prima della nomina Cavour aveva già in mente un programma politico ben chiaro e definito ed era deciso a realizzarlo, pur non ignorando le difficoltà che avrebbe dovuto superare. L'ostacolo principale gli derivava dal fatto di non godere la simpatia dei settori estremi del Parlamento, in quanto la sinistra non credeva alle sue intenzioni riformatrici, mentre per le Destre egli era addirittura un pericoloso giacobino, un rivoluzionario demolitore di tradizioni ormai secolari.

In politica interna mira innanzitutto a fare del Piemonte uno Stato costituzionale, ispirato ad un liberismo misurato e progressivo, nel quale è la libertà a costituire la premessa di ogni iniziativa. Convinto che i progressi economici sono estremamente importanti per la vita politica di un paese, Cavour si dedica ad un radicale rinnovamento dell'economia piemontese.

L'agricoltura viene valorizzata e modernizzata grazie ad un sempre più diffuso uso dei concimi chimici e ad una vasta opera di canalizzazione destinata ad eliminare le frequenti carestie, dovute a mancanza d'acqua per l'irrigazione, e a facilitare il trasporto dei prodotti agricoli; l'industria viene rinnovata ed irrobustita attraverso la creazione di nuove fabbriche e il potenziamento di quelle già esistenti specialmente nel settore tessile; fonda un commercio basato sul libero scambio interno ed estero: agevolato da una serie di trattati con Francia, Belgio e Olanda (1851-1858) subisce un forte aumento.

Inoltre Cavour provvede a rinnovare il sistema fiscale, basandolo non solo sulle imposte indirette ma anche su quelle dirette, che colpiscono soprattutto i grandi redditi; provvede inoltre al potenziamento delle banche con l'istituzione di una "Banca Nazionale" per la concessione di prestiti ad interesse non molto elevato.

Il progressivo consolidamento politico, economico e militare, spinge Cavour verso un'audace politica estera, capace di far uscire il Piemonte dall'isolamento. In un primo momento egli non crede opportuno distaccarsi dal vecchio programma di Carlo Alberto tendente all'allontanamento dell'Austria dal Lombardo-Veneto e alla conseguente unificazione dell'Italia settentrionale sotto la monarchia sabauda, tuttavia in seguito avverte la possibilità di allargare in senso nazionale la sua politica, aderendo al programma unitario di Giuseppe Mazzini, sia pure su basi monarchiche e liberali. Il primo passo da fare era quello di imporre il problema italiano all'attenzione europea e a ciò Cavour mira con tutto il suo ingegno: Il 21 luglio 1858 incontra Napoleone III a Plombières dove vengono gettate le basi di un'alleanza contro l'Austria.

Il trattato ufficiale stabiliva che:

la Francia sarebbe intervenuta a fianco del Piemonte, solo se l'Austria lo avesse aggredito; in caso di vittoria si sarebbero formati in Italia quattro Stati riuniti in una sola confederazione posta sotto la presidenza onoraria del Papa ma dominata sostanzialmente dal Piemonte: uno nell'Italia settentrionale con l'annessione al regno di Sardegna del Lombardo-Veneto, dei ducati di Parma e Modena e della restante parte dell'Emilia; uno nell'Italia centrale, comprendente la Toscana, le Marche e l'Umbria; un terzo nell'Italia meridionale corrispondente al Regno delle Due Sicilie; un quarto, infine, formato dallo Stato Pontificio con Roma e dintorni. In compenso dell'aiuto prestato dalla Francia il Piemonte avrebbe ceduto a Napoleone III il Ducato di Savoia e la Contea di Nizza.

Appare evidente che un simile trattato non teneva assolutamente conto delle aspirazioni unitarie della maggior parte della popolazione italiana, esso mirava unicamente ad eliminare il predominio austriaco dalla penisola.

La II guerra d'indipendenza permette l'acquisizione della Lombardia, ma l'estendersi del movimento democratico-nazionale suscita nei francesi il timore della creazione di uno Stato Italiano unitario troppo forte: l'armistizio di Villafranca provoca il temporaneo congelamento dei moti e la decisione di Cavour di allontanarsi dalla guida del governo.

Ritornato alla presidenza del Consiglio Cavour riesce comunque ad utilizzare a proprio vantaggio la momentanea freddezza nei rapporti con la Francia, quando di fronte alla Spedizione dei Mille e alla liberazione dell'Italia meridionale poté ordinare la contemporanea invasione dello Stato Pontificio. L'abilità diplomatica di Cavour nel mantenere il consenso delle potenze europee e la fedeltà di Giuseppe Garibaldi al motto "Italia e Vittorio Emanuele" portano così alla proclamazione del Regno d'Italia, il giorno 17 marzo 1861.

Camillo Benso conte di Cavour muore nella sua città natale il 6 giugno 1861.

Biografia di Lorella Cuccarini

La più amata dagli italiani
10 agosto 1965

Chi è: Lorella Cuccarini


Lorella Cuccarini nasce a Roma il 10 agosto 1965 (Leone, ascendente Ariete). Inizia a frequentare i corsi di danza a nove anni nella scuola di Enzo Paolo Turchi (attuale marito di Carmen Russo), un paio d'anni più tardi fa parte di corpi di ballo come ballerina di fila approdando anche nel mondo dello spettacolo in programmi come "Te lo do io il Brasile" con Beppe Grillo, "Tastomatto" con Pippo Franco e collabora col circo Togni girando alcuni spot come quello della Birra Dreher. Dopo le medie consegue il diploma di Accompagnatrice Turistica e successivamente consegue anche la maturità in lingue straniere.

Il primo passo importante per la sua vita è l'incontro ad una convention dei gelati Algida con Pippo Baudo il 14 febbraio 1985, che da quel momento la fa partecipare al Teatro delle Vittorie a Roma per "Fantastico 6". Il successo è immediato tanto che l'indomani tutti i giornali scrivono: ""è nata una stella" e cosi vale per la sigla di testa "Sugar Sugar" che diventa popolarissima e rimane in classifica per 8 settimane. Il programma vanta ascolti di 15/16 milioni di telespettatori. Nel 1986 viene riconfermata per "Fantastico 7" dove viene eletta personaggio dell'anno e donna più desiderata dagli italiani. Questa edizione di Fantastico va ancora meglio della precedente con una media di 22/23 milioni di telespettatori. Il successo oltre che televisivo è anche discografico, infatti anche la nuova sigla "Tutto matto" ha un enorme successo così come la sigla di coda "L'amore" è cantata con Alessandra Martines. La sigla citata poc'anzi viene inoltre rimaneggiata per far da sfondo musicale allo spot della Scavolini alla quale Lorella è tuttora legata dopo averlo "strappato" a Raffaella Carrà. Pubblica il suo primo Lp dal titolo "Lorel" oltre ai 45 giri contenenti le sigle dei programmi fin qui fatti, compreso Kangarù, sigla di Saint-Vincent Estate 86.

Nel 1987 trasloca insieme al suo pigmalione nella rete del Biscione, conduce anche se ancora in maniera acerba "Festival" nel centro Palatino e anche qui riscuote un grande successo con la sigla "Io ballerò" e con la sigla finale "Se ti va di cantare". Lorella Cuccarini dichiara decisa di aver trovato la stessa atmosfera che c'era in Rai visto che lo staff era lo stesso, l'unica differenza era la diretta in Rai e la registrazione in Fininvest. Termina "Festival", partecipa come madrina d'onore al "Festivalbar" ma tutto fa pensare che Lorella è in crisi, si pensa che la sua carriera sia finita visto che come succede ancora oggi è normale assistere ai cicli del varietà che nasce poi muore, motivo che porta Lorella, grazie alla sua ambizione e voglia di fare, a studiare: fa scuola di canto, dizione, pianoforte e ballo in America.

Nel 1988/89 si trasferisce a Milano e si improvvisa conduttrice di "Odiens" dove canta una sigla ("La notte vola") che ha fatto il giro passando nelle tribune calcistiche e in tutte le discoteche d'Italia. Anche come conduttrice va benissimo e viene promossa come showgirl completa. Da questo momento in poi non le viene affidato nessun programma fisso, ma si limiterà a condurre con colleghi diversi vari speciali; come la vita professionale non va a gonfie vele, in quella privata avviene la rottura della sua relazione con Pino Alosa, ballerino di Raffaella Carrà e amico del fratello Roberto.

Nel 1990 per il Festival di Sanremo viene bocciata la sua canzone "La prima notte senza lui". Da questa piccola delusione inizia la vera ascesa e metamorfosi sia nel modo di lavorare e sia nel look; taglia i capelli cortissimi e inizia uno dei programmi più longevi della storia televisiva: "Paperissima", di Antonio Ricci, raggiungendo ascolti come 11/12 milioni di telespettatori ed è il record della stagione tv dove si limita a condurre senza purtroppo ballare.

Nel 1991 si trasferisce a Madonna di Campiglio dove conduce la versione invernale di "Bellezze al bagno" col titolo di "Bellezze sulla neve". E' un grande successo anche questo e consolida il suo sodalizio professionale avviato negli speciali degli anni passati con Marco Columbro in speciali come "Una sera c'incontrammo" e "Un autunno tutto d'oro".

Visti i numerosi consensi di pubblico le viene affidata insieme a Columbro la prima importantissima diretta di canale 5 "Buona Domenica" che batte per la prima volta la "Domenica In" di Raiuno con un ascolto medio di 4 milioni. Questo è un periodo molto importante per Lorella Cuccarini, che segna la sua crescita e la sua maturazione artistica grazie alle sei ore di diretta e alle 33 puntate ricevendo addirittura i complimenti telefonicamente da Silvio Berlusconi, mossa che manda Lorella in lacrime. Da allora viene definita "Lady Biscione". Parallelamente la coppia conduce anche "Paperissima" ottenendo sempre un grande successo.

Lorella nel frattempo si dà da fare in campi dello spettacolo a lei sconosciuti. Diventa attrice protagonista di "Piazza di Spagna" ottenendo buon successo e una nomination ai Telegatti.

Nell'anno successivo si ripete la grande esperienza domenicale con ascolti ancora più alti rispetto all'anno precedente. Lorella incide il suo primo CD dal titolo "Voci" che riceve un disco di platino per oltre 100.000 copie vendute. Sempre quell'anno ricalca il palcoscenico del Teatro Ariston questa volta nelle vesti di conduttrice (dopo un'esperienza da madrina nel 1987 della linea di jeans Pop 84)) al fianco di Pippo Baudo; per lei l'esperienza è traumatica ma è promossa a pieni voti da tutti.

Vince 2 telegatti come personaggio femminile dell'anno e per la trasmissione Buona domenica. Testimonianza della popolarità sono anche le numerosissime copertine e servizi interni a lei dedicate in questo anno da varie testate giornalistiche.

Nel 1994 dopo un anno di lavoro intenso si trasferisce a Roma dove, in attesa della prima figlia studia per il liceo linguistico e dove progetta insieme al marito la nascita di "Trenta ore per la vita" maratona che ottiene da anni un grandissimo successo, raccogliendo fondi per diverse associazioni benefiche.

La settimana dopo aver finito "Paperissima" si trasferisce a Sanremo questa volta in veste di cantante con "Un altro amore no": si piazza al 10 posto su 20. Torna a Cologno Monzese per condurre insieme a Enzo Iacchetti "La stangata. Chi la fa l'aspetti!" ottenendo un ascolto medio di 7 milioni a puntata, anche se Lorella non è felice di aver accettato un programma simile, ma che per motivi di contratto non può più rifiutare. Il 15 ottobre ritorna nelle sue mani "Buona Domenica": inizialmente ha ascolti bassi ma successivamente dopo un cambio veloce di "compagni di viaggio" il programma per alcune puntate ha il primato degli ascolti battendo "Domenica In". Esce anche il suo secondo cd musicale dal titolo "Voglia di fare" contenente, il pezzo di Sanremo e le sigle de "La stangata" e "Buona Domenica".

Lorella è al quinto mese di gravidanza ciò nonostante trova il tempo per condurre su rete 4 "Campioni di ballo" con un ascolto di circa 5 milioni, ascolto record la rete. Dopo aver partorito a ottobre ritorna per condurre "Paperissima" ripetendo il successo degli anni passati con una media di 8 milioni a puntata. Si dedica ad alcuni speciali di grande successo con 6/7 milioni di telespettatori come il "Gran galà della pubblicità".

A marzo prende fortunatamente una "brutta malattia": il teatro. Riscuote con "Grease" un successo enorme, mai avuto in Italia, rimane in tabellone fino a quando c'è richiesta e recitando, ballando, cantando dal vivo per 2 ore e mezza ogni sera. Sono state fatte 320 repliche con un incasso totale di botteghino di oltre 21 miliardi (lire) e con più di 400.000 spettatori. A settembre conduce un'altra edizione di "Trenta ore per la vita" e a ottobre conduce in diretta dalla galleria del duomo "Galleria di stelle".

A marzo del 1998 conduce in coppia con Marco Columbro "A tutta festa" show del sabato sera diviso in 5 puntate e ad aprile riprende Grease al Teatro Sistina di Roma. Una delle ennesime repliche del musical la porta dritta a Hollywood dove gira un brevissimo cameo nella nona saga della serie "Star Trek". A ottobre riprende "Paperissima" con una media di oltre 7 milioni a puntata.

Nel 1999 si trasferisce dopo 10 anni trascorsi negli studi di Cologno Monzese a Cinecittà per condurre con successo insieme a Giampiero Ingrassia "Campioni di ballo": guadagna la domenica sera con oltre 4 milioni telespettatori contro i 10 che aveva la rai con "Un medico in famiglia". Contemporaneamente sempre a Roma, nel Piazzale Clodio, per la quarta volta porta sulle scene il musical "Grease" che dopo una pausa estiva, riprende a ottobre a Milano al PalaVobis per la quinta volta. A dicembre conduce da Piazza del Duomo a Milano "Note di natale" con Massimo Lopez e rifiuta il passaggio nel nuovo millennio perchè in attesa di un bambino. Trascorre la sua gravidanza in gran segreto, non appare sui giornali e non accetta ospitate in programmi televisivi.

Partorisce il 2 maggio due gemelli e dopo 15 giorni è di nuovo in splendida forma al Teatro Nazionale di Milano per ritirare il Telegatto per la trasmissione "Trenta ore per la vita" inserito nella categoria tv utile. Conduce a settembre la 7a edizione della maratona con una formula completamente nuova: resta in video per una settimana intera, viaggiando da una città all'altra e andando in diretta ogni giorno dai teatri più famosi d'Italia. Conduce a ottobre un'altra edizione di "Paperissima" e la 2a edizione di "Note di Natale" affiancata dall'uomo più bello d'Italia: Raoul Bova.

Accetta di condurre la sfilata di moda "Modamare a Taormina" dal Teatro Antico di Taormina affiancata da Marco Liorni, e per tutta l'estate "La notte vola" rifacendosi al suo più grande successo discografico dove celebra la grande musica degli anni '80. E' ancora successo, infatti tutti la vogliono e per lei si prospettano tempi d'oro... forse in Rai per la conduzione di "Fantastico" e "Miss Italia". Conduce anche Trenta ore per la vita, "Note di Natale" e "Stelle a quattro zampe" sempre su Canale 5 per onorare il contratto in scadenza che la lega a Mediaset.

Il 2002 segna il suo rientro in Rai per condurre al fianco di Gianni Morandi "Uno di noi", lo show legato alla Lotteria Italia e contemporaneamente incide un cd che raccoglie le sue più celebri canzoni dal titolo "Le più belle canzoni di Lorella Cuccarini".

All'ultimo momento, con una decisione presa 48 ore prima della diretta, conduce con successo insieme all'attore Massimo Ghini, il "David di Donatello".

Nel 2003, gira da febbraio a giugno la fiction "Amiche" e grazie a Michele Guardì, si ricompone la coppia Lorella Cuccarini - Marco Columbro, come padroni di casa della nona edizione di "Scommettiamo che...?", chiamati dalla Rai in soccorso per difendersi dalla forte controprogrammazione delle reti mediaset, anche se non ottengono brillanti risultati per via della formula ormai superata.

Nel 2004 è presente nelle 4 puntate della fiction "Amiche" con un ascolto soddisfacente in base alle previsioni, trasmesse dalla seconda rete dove si nota una maturazione artistica di Lorella nel campo della recitazione.

Con il suo passaggio in Rai, dopo un anno di pausa, porta con sè nella tv pubblica, la maratona che dal 1994 la vede testimonial: "Trenta ore per la vita". La vedrà impegnata per una settimana in vari programmi dei 3 palinsesti Rai.

All'inizio del 2008 ritorna sulle scene presentando insieme a Massimo Boldi lo storico programma di Canale 5 "La sai l'ultima".

Dal 9 aprile 2009 passa a Sky dove conduce "Vuoi ballare con me?", un talent show per aspiranti ballerini. La stagione autunnale televisiva 2010 vede il ritorno di Lorella in Rai, dove conduce Domenica In.

Biografia di Leo Fender

Corpi solidi per 6 corde
10 agosto 1909
21 marzo 1991

Chi è: Leo Fender


Gli strumenti musicali progettati e realizzati da Leo Fender hanno rivoluzionato la storia della musica del XX secolo. Oggi il marchio Fender è uno dei più gloriosi e diffusi tra gli appassionati di chitarre elettriche.

Clarence Leonidas Fender nasce il 10 agosto 1909 nei pressi di Anaheim, nello stato della California (USA), da genitori agricoltori. Da giovane prende qualche lezione di pianoforte e di sassofono ma, fin dal 1922, è l'elettronica, che coltivava come autodidatta, a diventare la sua prima passione. Leo Fender si diploma nel 1928; all'epoca aveva già costruito una piccola radio amatoriale e alcuni impianti di amplificazione, che affittava per guadagnare qualche dollaro.

Leo Fender non emerge come musicista, non è nemmeno un liutaio e neppure un ingegnere. La sua passione è quella di un'autodidatta, sperimentatore instancabile, curioso e determinato nel raggiungere gli obiettivi ricercando il massimo della qualità. Eclettico e geniale, Fender era un uomo dalle molteplici competenze che sapeva circondarsi delle persone giuste. In una sintetica analisi del suo lavoro, dal punto di vista economico, oggi possiamo dire che Leo Fender aveva intuito prima d'altri il significato della produzione si strumenti musicali per un mercato di massa. Leo Fender negli anni '50 e '60 è stato per gli strumenti musicali ciò che Henry Ford è stato stato per l'industria automobilistica amricana negli anni '20 e '30.

Finiti gli studi Fender comincia a lavorare come ragionere per il dipartimento autostradale dello stato della California. Nel 1934 sposa Esther Klosky.

A causa della cosiddetta "grande depressione" statunitense, Leo perde il lavoro. La passione per l'elettronica non si è mai spenta; persona creativa e piena di risorse, Leo Fender nel 1938, non ancora trentenne, decide di aprire a Fullerton il "Fender's Radio Service", un negozio-laboratorio di elettronica. Qui vende e ripara radio, insieme ad altri vari congegni elettronici. Tutto questo accadeva in un momento storico in cui gli Stati Uniti si trovavano lanciati in un'inarrestabile corsa all'innovazione tecnologica.

L'interesse per la musica si avvicina poco a poco. Con il passare del tempo si fanno sempre più numerosi i musicisti che si rivolgono a Fender per riparare i propri apparecchi amplificatori. Tra questi c'è Doc Kauffman, che aveva lavorato per la Rickenbacker, casa produttrice di chitarre. I due approfondiscono il loro rapporto e insieme compiono vari esperimenti. Nel 1944 fondano la "K&F Company" per produrre chitarre hawaiane e amplificatori.

Due anne più tardi, nel 1946, la società si scioglie. Leo fonda la "Fender Electric Instrument Company", decidendo di abbandonare le radio e la piccola elettronica per concentrarsi sugli strumenti musicali.

Nel 1950 Leo Fender per primo mette in commercio una chitarra elettrica a corpo pieno (cosiddetta "solidbody"): il modello "Broadcaster" coincide con quella chitarra che oggi è universalmente nota come "Telecaster".

Nel 1951 inventa il basso elettrico "Precision". Nel 1954, con l'azienda in pieno processo di espansione, crea quella che può essere considerata la sua chitarra più emblematica: la "Stratocaster".

Le caratteristiche salienti della Stratocaster sono: il ponte, che prevede la regolazione separata di ciascuna corda con applicato il "tremolo sincronizzato" (meccanismo per ottenere un particolare effetto di modifica dell'intonazione della corde attraverso una leva); il corpo, in frassino, efficacemente sagomato e smussato per ottenere leggerezza ed ergonomicità, con la doppia spalla mancante per agevolare il raggiungimento delle note in fondo al manico; il manico, in acero avvitato al corpo, con anima di acciaio interna regolabile, e con tastiera ricavata direttamente su di esso; tre pickup a bobina singola, forniti di tre controlli (volume, tono per il pickup al manico e tono per il pick up centrale) e di un selettore per i pick up facilmente raggiungibili con la mano destra.

Nei dieci anni successivi la Fender continua a crescere: il successo è frutto di una congiuntura economica fortunata, ma anche del lavoro e della creatività dell'instancabile fondatore, che continua a migliorare i vecchi modelli oltre a produrne di nuovi.

La gestione sempre più complessa e gli investimenti sempre più alti portano Leo Fender a maturare l'idea di vendere l'azienda e il proprio marchio alla CBS (Columbia Broadcasting System), una multinazionale interessata ad espandersi nel settore degli strumenti musicali. Lo staff originale rimaneva confermato: Leo Fender con alcuni suoi fedeli collaboratori (tra cui George Randall, Don Fullerton e Forrest White) firmano un contratto di cinque anni per garantire continuità alla produzione.

Tra il 1965 e il 1971 Leo Fender lavora come consulente del settore "Ricerca e Sviluppo" della nuova Fender. Il suo nome rimane comunque protagonista di altri importanti progetti, come ad esempio quello del pianoforte elettrico Rhodes.

Nel frattempo i vecchi compagni uno ad uno lasciano il loro posto alla CBS. Nel 1972 quando Forrest White lascia la CBS per fondare la "Music Man" e produrre amplificatori, Leo Fender lo segue. Il suo contributo dà avvio alla produzione di chitarre e bassi: Fender si trova pertanto a competere con il proprio nome.

Negli anni '70 il marchio Fender e la sua fama sono solidi e consolidati, tuttavia sono pochissimi quelli che conoscono la storia di Leo e del suo ruolo chiave svolto nella costruzione del marchio.

Nel 1978 la moglie Esther muore a causa di un tumore. L'anno successivo Leo lascia la Music Man per fondare una nuova azienda, questa volta con George Fullerton. Il marchio è "G&L", ovvero le iniziali dei nomi George e Leo.

Fender si risposerà e continuerà a lavorare instancabilmente per la "G&L" fino alla sua morte.

Affetto dal morbo di Parkinson, Leo Fender muore il 21 marzo 1991.

Da Jimi Hendrix a Eric Clapton, passando per Stevie Ray Vaughan, Mark Knopfler, Frank Zappa o George Harrison, sono numerosissimi gli artisti internazionali che hanno legato la loro immagine ad una chitarra Fender.

Biografia di Herbert Hoover

Con coraggio contro la crisi
10 agosto 1874
20 ottobre 1964

Chi è: Herbert Hoover


Herbert Clark Hoover nasce il 10 agosto 1874 a West Branch, in Ohio, da una famiglia appartenente alla borghesia locale: il padre, Jessie, ha origini svizzere e tedesche, mentre la madre è canadese. Entrambi i suoi genitori sono quaccheri. All'età di due anni contrae una grave forma di laringite difterica, che lo porta sulla soglia della morte, prima di essere salvato da suo zio John Minthorn. Proprio presso suo zio va a vivere nel 1885, in Oregon a Newberg, dove gli viene impartita un'istruzione molto rigorosa, con principi etici severi. Dopo aver studiato all'Università di Stanford come ingegnere, si trasferisce in Australia e poi con la moglie in Cina, dove è impiegato per una società privata, e dove nel 1900 si trova coinvolto nella rivolta dei Boxer attraverso attività di soccorso.

Repubblicano, viene candidato alla presidenza degli Stati Uniti nel 1928, quando Calvin Coolidge, presidente in carica, rifiuta una nuova candidatura. Il suo sfidante è il democratico Alfred E. Smith, già governatore di New York. Entrambi i candidati promettono di migliorare le condizioni di vita degli imprenditori agricoli, di riformare le leggi sull'immigrazione e di mantenere la politica isolazionista degli Stati Uniti. Diversa, invece, la loro opinione sul Volstead Act, che mette fuori legge la vendita di birra e liquori: Smith desidera abrogarla, mentre Hoover si rivela un proibizionista, e vuole pertanto mantenerla. La vittoria del candidato repubblicano si materializza sia grazie al boom economico, sia grazie ai dissidi interni al Partito Democratico soprattutto sui temi del proibizionismo e religiosi.

E così Hoover, già Segretario del Commercio, entra in carica nel 1929, ignaro della terribile crisi economica, conseguente al crollo di Wall Street, che di lì a pochi mesi interesserà gli Stati Uniti e che dovrà affrontare in prima persona. Nella sua prima conferenza stampa promette una nuova fase di relazioni con i giornalisti, spiegando di non volere alcun portavoce: nei suoi primi centoventi giorni da presidente, terrà più conferenze di qualsiasi altro presidente nella storia. Al suo fianco si trova, naturalmente, la moglie, Lou Henry, per altro preceduta da un'ottima reputazione, essendo laureata in geologia a Stanford. La nuova first lady rappresenta il prototipo della nuova donna del primo Dopoguerra: intelligente, robusta e consapevole delle numerose possibilità concesse anche al genere femminile.

Durante la sua presidenza, Hoover si fa conoscere anche per un curioso sport che pratica, inventato direttamente da lui, che combina tennis e pallavolo e a cui gioca ogni mattina.

Per quel che riguarda il suo pensiero politico, pur essendo personalmente convinto che in campo economico il governo sia chiamato a intervenire in maniera attiva e costante, nella realtà dei fatti egli si rivela un liberista ortodosso: tenta di evitare il declino del Paese con continue rassicurazioni ottimistiche sulla possibilità di superare la recessione. In qualità di presidente prova a convincere i cittadini che la crisi potrà essere superata in breve tempo, ma i suoi tentativi si rivelano poco efficaci, e anche per questo motivo la sua popolarità cala nel giro di breve tempo. A complicare la situazione, poi, interviene il suo rifiuto ad assegnare alle persone disoccupate sussidi federali.

Nel 1932 il Partito Repubblicano, rinunciando a qualsiasi possibilità di successo, decide di candidarlo nuovamente per le presidenziali. Hoover è consapevole di essere destinato alla sconfitta, e così si avvia a una campagna elettorale particolarmente frustrante. Arriva a detestare il ruolo di presidente, tuttavia sceglie di correre ancora non solo per una questione di orgoglio, ma soprattutto perché teme che nessun altro candidato repubblicano potrebbe affrontare la depressione economica senza ricorrere a misure che lui ritiene estremamente pericolose: una sorta di sacrificio personale, insomma, in nome del bene del Paese. Una volta ufficialmente candidato, pensa in un primo momento di tenere solo uno o due discorsi, lasciando il resto della campagna ai suoi delegati: quando vede che i sondaggi mostrano i repubblicani prossimi a una sconfitta di dimensioni clamorose, accetta di esporsi in misura maggiore. Tiene nove discorsi alla radio, durante i quali difende la sua amministrazione e la filosofia che l'ha ispirato. Durante la sua campagna elettorale in giro per il Paese, Hoover tuttavia deve affrontare folle ostili e persone inferocite: conseguenza della terribile situazione economica che coinvolge la popolazione.

Hoover viene sconfitto da Franklin Delano Roosevelt, candidato democratico, ottenendo solo il 39.7 % dei voti, contro il 57.4 % conquistato dall'avversario.

Lascia Washington nel mese di marzo del 1933, deluso per essere stato rifiutato dagli elettori e per l'inutilità dei suoi sforzi. Dapprima si sposta a New York, dove vive nel Waldorf-Astoria Hotel; dopodiché si trasferisce in California, a Palo Alto, dove ha modo di ritrovare il piacere di vivere nel Pacific-Union Club e nel Bohemian Club. Nel suo tempo libero inizia a viaggiare, visitando spesso villaggi o piccole città dove raramente viene riconosciuto, ma si dedica anche alla natura, andando a pescare in solitudine o compiendo lunghe passeggiate nei boschi: pubblicherà, pochi mesi prima di morire, addirittura un libro dedicato alla pesca, intitolato "Fishing for fun - And to wash your soul" ("Pescare per divertimento - e per ripulire l'anima"): si tratta del sedicesimo volume pubblicato da lui nella sua intera vita.

Nella sua carriera post-presidenziale, appoggia politicamente anche alcuni candidati democratici, incluso John Fitzgerald Kennedy.

Herbert Hoover muore a causa di un'emorragia interna il 20 ottobre del 1964, all'età di novant'anni, trentuno anni e sette mesi dopo aver lasciato la carica di presidente.

Biografia di Nazario Sauro

20 settembre 1880
10 agosto 1916

Chi è: Nazario Sauro


Nazario Sauro, militare e patriota italiano, nacque a Capodistria (Pola) il 20 settembre 1880.

Irredentista istriano, ancora in giovane età ebbe il comando di piccoli piroscafi con i quali percorse tutto l'Adriatico, impratichendosi particolarmente delle coste dalmate, delle rotte in stretti canali, sulle condizioni idrografiche e sulle vicissitudini meteorologiche di questo tratto di mare.

Di origine italiana, allo scoppio del 1° conflitto mondiale si portò subito a Venezia, arruolandosi volontario nella Regia Marina dove ottenne il grado di Tenente di Vascello di complemento.

Le imprese

Con l'incarico di pilota si imbarcò subito su Unità siluranti di superficie e subacquee. Nell'arco di 14 mesi di intensa attività portò a compimento 60 missioni di guerra. Alcune delle missioni di Nazario Sauro sono rimaste memorabili e leggendarie per il modo mirabile con il quale coadiuvò i comandanti delle varie unità partecipanti.

Il 30 luglio 1916 imbarcò sul sommergibile Pullino con il quale avrebbe dovuto effettuare una incursione su Fiume, ma l'unità, a causa della forte corrente e della fitta nebbia esistente nella zona, andò ad incagliarsi sullo scoglio dell'isolotto della Galiola.

Risultati vani tutti i tentativi di disincaglio, distrutti i cifrari di bordo e le apparecchiature e predisposta per l'autoaffondamento, l'unità fu abbandonata dall'equipaggio e Nazario Sauro, allontanatosi volontariamente da solo su un battellino, fu in seguito catturato dal cacciatorpediniere Satellit.

La cattura e la morte

Portato a Pola e processato, venne condannato a morte per alto tradimento, mediante impiccagione.

Alle ore 17.45 del 10 agosto 1916 Nazario Sauro salì il patibolo con sulle labbra il nome dell'Italia.

Non aveva ancora compiuto 35 anni.

Medaglia d'oro al valor militare alla memoria

Nazario Sauro è tra le più importanti figure dell'irredentismo italiano e massimo rappresentante di quello istriano. Fu insignito di una medaglia d'oro al valor militare, con questa motivazione:

«Dichiarata la guerra all'Austria, venne subito ad arruolarsi volontario sotto la nostra bandiera per dare il contributo del suo entusiasmo, della sua audacia ed abilità alla conquista della terra sulla quale era nato e che anelava a ricongiungersi all'Italia. Incurante del rischio al quale si esponeva, prese parte a numerose, ardite e difficili missioni navali di guerra, alla cui riuscita contribuì efficacemente con la conoscenza pratica dei luoghi e dimostrando sempre coraggio, animo intrepido e disprezzo del pericolo. Fatto prigioniero, conscio della sorte che ormai l'attendeva, serbò, fino all'ultimo, contegno meravigliosamente sereno, e col grido forte e ripetuto più volte dinnanzi al carnefice di «Viva l'Italia!» esalò l'anima nobilissima, dando impareggiabile esempio del più puro amor di Patria.»

(Alto Adriatico, 23 maggio 1915 - 10 agosto 1916)

Biografia di Joaquín Sorolla

Dipingere è come respirare
27 febbraio 1863
10 agosto 1923

Chi è: Joaquin Sorolla


Il pittore spagnolo Joaquín Sorolla nasce a Valencia il 27 febbraio 1863 da una famiglia di umili origini. A due anni perde entrambi i genitori e viene adottato dagli zii, i quali, malgrado dispongano di pochi mezzi, assecondano fin da subito le sue attitudini per il disegno, facendolo partecipare, mentre lavora nella bottega dello zio a corsi serali di disegno nella scuola professionale per artigiani. Quando compie 15 anni gli zii decidono di liberarlo dagli impegni di lavoro e di mandarlo a tempo pieno all'Accademia di Belle Arti di San Carlo, sempre a Valencia, dove inizia il suo apprendistato.

Mentre studia con passione conosce il padre di un suo compagno di classe, Antonio Garcia, proprietario di un laboratorio fotografico che capisce subito quali sono le doti artistiche di Sorolla e lo aiuta a svilupparle, dandogli un lavoro nel laboratorio e permettendogli di dipingere nella soffitta del suo studio. Proprio questa esperienza sarà fondamentale per il pittore valenziano perché gli permetterà di iniziare a studiare la luce, uno dei temi ricorrenti e fondamentali della sua futura produzione artistica.

A casa di Garcia conosce Clotilde, la sua terzogenita, di cui si innamora e che sposa alcuni anni dopo. Mentre studia espone e si confronta con il mondo dei concorsi a premi, soprattutto cittadini, provinciali e regionali. Partecipa nel 1881 ad una mostra a Madrid dove non viene notato ma in cui apprende, visitando El Prado, nuove idee e tecniche pittoriche che lo segneranno profondamente.

Nel 1884 Joaquín Sorolla partecipa all'esposizione nazionale di Madrid con un quadro di ispirazione patriottica, "2 maggio 1908" e ottiene il secondo posto. In quello stesso anno vince un concorso provinciale indetto a Valencia che gli permette, grazie ad una borsa di studio, di trasferirsi a Roma.

Proprio nella capitale italiana conosce Pedro Gil Moreno, un uomo eclettico dalle vaste possibilità economiche che si diletta a dipingere. Proprio Moreno gli consiglia di visitare Parigi dove Sorolla apprende nuove tecniche pittoriche, capendo non solo che i suoi temi sono diversi dalle esigenze estetiche dell'epoca ma che la sua pittura è necessariamente legata ad una realizzazione "en plein air" e non in studio. Proprio grazie a questa idea e a grazie al suo soggiorno parigino l'artista focalizza ancora più precisamente il suo scopo pittorico, incentrato sulla luce.

Nel 1808 sposa Clotilde, la figlia del suo benefattore, che per lui rappresenta non solo una compagna, una moglie e la madre dei suoi futuri figli, ne avranno tre (Maria nata nel 1890, Joaquín nato nel 1892 ed Elena nata nel 1895) ma anche la sua modella, la sua musa e, anche l'organizzatrice pratica della sua vita. Infatti Clotilde toglie a Sorolla qualsiasi preoccupazione, permettendogli di dipingere con la massima tranquillità e libertà.

Il marito è un uomo dalla sensibilità straordinariamente fragile la cui pittura è come il respiro: essenziale, necessaria e obbligatoriamente costante allo stesso tempo. Sorolla è un pittore instancabile, ogni attimo della sua vita è dedicato al lavoro e alla sua famiglia ma il primo contraddistingue continue riflessioni e ricerche che lo porteranno a livelli artistici assai elevati mentre il secondo rappresenta il suo equilibrio e un luogo dove ritrovarsi dopo la fatica della pittura.

Grazie quindi al sostegno della moglie, Joaquín si butta a capofitto nella pittura partecipando ai principali concorsi nazionali e internazionali. In questo periodo incontra due pittori che saranno molto utili alla sua maturità di artista: José Jiménez Aranda e Aureliano de Beruete. Il primo lo consiglia su quali temi concentrare il suo talento favorendo l'aneddotica popolare, dedicandosi ai dettagli che all'epoca erano molto considerati e lavorando su pennellate più misurate, consigli necessari per vincere i concorsi, mentre Beruete gli permette di entrare nell'alta società procurandogli molte richieste per i ritratti di membri di famiglie facoltose e nobili, lavori che gli permettono di risolvere i suoi problemi economici.

Dal 1890 al 1901 partecipa ad una serie di concorsi che gli permettono di farsi conoscere ad un pubblico più ampio. Nella maggior parte vince o arriva secondo e alcuni quadri, come ad esempio "Un'altra margherita" del 1892, vengono venduti a quotazioni importanti per l'epoca. I temi ricorrenti della sua pittura sono la spiaggia (come i capolavori "Estate" del 1904 o "Bambini sulla spiaggia" del 1909), il mare, i giardini, la sua famiglia ("Madre" del 1895) e temi popolari come la pesca ("Il ritorno dalla pesca" del 1894), il lavoro manuale ("Cucendo la vela" del 1896) e la ritrattistica.

La sua sensibilità e la capacità di richiamare con il colore i dettagli di ogni singola scena che dipinge lo rendono un pittore unico. I premi che vince finalmente richiamano l'attenzione su Sorolla degli addetti ai lavori e dei collezionisti e la sua carriera raggiunge l'apice. Ma proprio questo successo gli permette di capire che è distante da ciò che realmente vuole dipingere.

Negli anni successivi la sua pittura cambia avvicinandosi a quella di Velasquez che lui amava e considerava il più grande pittore di tutti i tempi. Dipinge "La mia famiglia" del 1901 che, forse, trova ispirazione da "Las meninas", e realizza "Nudo di donna" del 1902 che riprende alcuni spunti dalla "Venere allo specchio".

Raggiunge la maturità e finalmente si sente realizzato, dichiara che per anni aveva cercato un ideale di pittura che solo aveva intravisto ma che adesso, liberato dagli obblighi di una pittura convenzionale, può dipingere solo ciò che vede e sente. E i quadri successivi sono straordinari: "La convalescenza di mia figlia" del 1909, il già citato "Bambini sulla spiaggia" dove l'energia del sole e la luminescenza del mare sembrano in costante movimento come se il quadro fosse sempre vivo.

Allestisce mostre personali in Europa e in America, la sua produzione è copiosissima e molte opere vengono vendute durante le esposizioni. Molti pittori studiano la sua tecnica e soprattutto nella personale di Parigi del 1906 ottiene la consacrazione, è un pittore affermato a livello internazionale. Nel 1908 espone a Londra e riceve, oltre al successo, anche la proposta di esporre a New York, all'Hispanic Society of America, una proposta importantissima che richiama una grande affluenza di pubblico.

Gli vengono proposte altre mostre per il 1911 e Sorolla, libero da schemi, realizza una grande quantità di quadri, soprattutto legati la tema del mare. Questo gradino della sua carriera si trasforma in una grande opportunità perché la Hispanic Society gli propone un ciclo decorativo "Visione della Spagna" che contempla innumerevoli quadri rappresentativi della Penisola Iberica. Un lavoro monumentale che occupa Sorolla per molti anni. Il lavoro comporta 8 anni di attività: dal 1912 al 1920. In questo periodo, questo insieme ad altri quadri, minano la sua salute, Sorolla non riesce a controllare il suo stato emotivo quando dipinge e non essendo più un ragazzo il suo fisico non riesce a reggere i ritmi che gli impone l'attività pittorica.

Finito il lavoro per l'Hispanic Society i medici gli consigliarono di riposarsi per un po' di tempo ma Sorolla rifiuta e continua a dipingere fino al 20 giugno del 1920 quando lavorando sul ritratto della "Signora Perez de Ayala" si sente male, viene colpito da un ictus e malgrado il suo tentativo disperato di completare il quadro si rende conto che non può più continuare. La sua carriera si interrompe e il suo dolore di non poter più dipingere è immenso.

Joaquín Sorolla muore tre anni dopo a Cercedilla, all'età di 60 anni il 10 agosto del 1923, circondato dall'amore dei suoi familiari e della moglie Clotilde, sempre al suo fianco.

Biografia di Javier Zanetti

Capitano e gentiluomo
10 agosto 1973

Chi è: Javier Zanetti


Javier Adelmar Zanetti nasce a Buenos Aires il giorno 10 agosto 1973.

Esordisce nel mondo del calcio professionistico nel 1991 nella primavera del Talleres de Remedios de Escalada. L'anno seguente passa in prima squadra, sommando 17 presenze e siglando 1 rete. Nel 1993 approda nella massima serie, al Banfield, con cui gioca 37 partite segnando una rete. Dopo un'altra stagione con gli argentini (29 presenze e tre gol) viene acquistato dal presidente dell'Inter Massimo Moratti, segnalato da Angelillo.

Il suo esordio italiano risale al 1995. Dopo il ritiro dai campi di Giuseppe Bergomi (1999), Javier Zanetti diventa capitano dell'Inter.

Detentore del record di presenze con la squadra di calcio nazionale argentina, nella quale milita dal 1994, nel 2004 è stato inserito nella FIFA 100, una lista dei 125 più grandi giocatori viventi, selezionata da Pelé e dalla FIFA in occasione delle celebrazioni del centenario della federazione.

Considerato un vero gentiluomo per la sua correttezza e il suo esempio, Zanetti è anche molto impegnato nel sociale: il suo impegno principale è quello di aiutare i ragazzi argentini della Fundación Pupi.

Arriva a vestire la maglia nerazzurra per la sua partita numero 700 nella magica notte del 22 maggio 2010, a Madrid, quando l'Internazionale dopo 45 anni vince nuovamente la Champions League.

Gioca la sua ultima partita con la maglia nerazzurra il 10 maggio 2014 (Inter Lazio, 4-1).