Biografie di personaggi famosi e storici nato il 13 agosto


Biografie di personaggi famosi e storici


Biografie di personaggi famosi nella storia e celebrità:

  1. Anders Jonas Angstrom
  2. Lauren Bacall
  3. Fidel Castro
  4. Ambrogio Fogar
  5. Alfred Hitchcock
  6. Amélie Nothomb
  7. Philippe Petit
  8. Rosalino Cellamare
  9. Antonio Salandra
  10. William Wallace
  11. Felix Wankel
  12. Herbert George Wells

Biografia di Anders Jonas Angstrom

13 agosto 1814
21 giugno 1874

Chi è Anders Jonas Angstrom?


Il fisico svedese Anders Jonas Angstrom nacque a Lögdö, in Svezia, il 13 agosto del 1814. Oggi è ricordato come uno dei fondatori della scienza della spettroscopia.

Nel 1843 a soli 29 anni venne nominato direttore dell'Osservatorio Astronomico della città di Uppsala; nel 1858, sempre nella stessa città divenne professore di fisica.

Gli studi


Anders Jonas Angstrom è celebre nel campo delle scienze per i suoi studi sul magnetismo, sul calore e sull'ottica, ma soprattutto per lo studio del fenomeno delle aurore boreali.

Il Sole e l'idrogeno


Angstrom dimostrò nel 1862 che l'atmosfera del Sole contiene Idrogeno: per farlo usò una combinazione dello spettroscopio con la fotografia.

Pubblicò la sua approfondita ricerca sullo spettro solare in Recherches sur le spectre solaire (1868), che comprende dettagliate misurazioni di più di mille linee spettrali.

L'analisi spettrale


In un documento presentato all'Accademia di Stoccolma nel 1853, egli non solo evidenziò che la scintilla elettrica produce due spettri sovrapposti, uno per il metallo dell'elettrodo e l'altro per il gas in cui passa, ma dedusse dalla teoria della risonanza di Eulero, che un gas incandescente emette raggi luminosi della stessa capacità rifrattiva di quelli che può assorbire.

Tale enunciazione contiene un principio fondamentale dell'analisi spettrale: sebbene per diversi anni i suoi studi vennero trascurati, oggi la scienza è unanime nel far rientrare Angstrom tra i fondatori della spettroscopia.

Per questi studi ricevette nel 1872 una medaglia Rumford, dalla Royal Society.

Le aurore boreali


Fu il primo fisico ad esaminare lo spettro dell'aurora boreale (nel 1867): ne individuò, misurandola, la caratteristica linea brillante nella sua regione giallo-verde.

L'unità di misura che porta il suo nome

In riconoscimento dei suoi contributi alla spettroscopia l'unità di misura delle lunghezze d'onda delle righe è definita Ångström: (1 Å=0.1 nm).

Tale unità viene usata in cristallografia, così come in spettroscopia.

Anders Jonas Angstrom morì poco prima di compiere 60 anni, a Uppsala, il 21 giugno 1874.

L'eredità scientifica trasmessa al figlio

Suo figlio, Knut Johan Ångström (1857-1910), fu noto per le sue ricerche all'Università di Uppsala sulla radiazione solare, la radiazione del calore proveniente dal Sole e il suo assorbimento da parte dell'atmosfera terrestre.

Per le sue ricerche, Knut escogitò diversi metodi e strumenti delicati, compreso il pireliometro a compensazione elettrica, inventato nel 1893, e un apparato per ottenere una rappresentazione fotografica dello spettro infrarosso, nel 1895.

Biografia di Lauren Bacall

Nei sogni maschili
16 settembre 1924
13 agosto 2014

Chi è Lauren Bacall?


Il vero nome di Lauren Bacall è Betty Joan Weinstein Perske, nata a New York il giorno 16 settembre 1924 da madre polacca e da padre russo, entrambe di religione ebraica, immigrati negli USA (E' inoltre cugina di primo grado dello statista israeliano Shimon Peres, il cui vero nome è Shimon Perske).

La futura attrice fin da piccolina avrebbe voluto diventare una ballerina e in breve tempo si appassiona alle pellicole che hanno come protagonisti Fred Astaire e Bette Davis.

Decide di frequentare l'Accademia d'arte drammatica e intanto lavora come modella indossatrice. La giovane Lauren Bacall viene notata dal regista Howard Hawks la fa debuttare nel mondo del cinema nel 1944 con il film "Acque del Sud". La storia del cinema la ricorderà soprattutto per i suoi primi due film "Acque del sud" e "Il grande sonno" in cui rappresenta l'incarnazione dei sogni maschili. Sulle scene di "Acque del sud" incontra Humphrey Bogart e, nonostante l'attore avesse venticinque anni più di lei, ben presto tra loro nasce una storia d'amore.

La coppia si unisce in matrimonio nel 1945: dal matrimonio nascono due figli, Stephen e Leslie. Nei tre anni che seguono l'unione la coppia recita assieme in numerosi film.

Humphrey Bogart muore il 14 gennaio 1957; due anni più tardi Lauren Bacall lascia il cinema per dedicarsi al teatro.

Nel 1961 sposa l'attore Jason Robards, dal quale ha un figlio, Sam Robards. La coppia si separa e dopo il divorzio da Robards, l'attrice accetta lavori per la televisione pur proseguendo a recitare in teatro, oltre che ad apparire saltuariamente sul grande schermo.

In teatro recita nella stagione 1970 in "Applause!", rifacimento musicale del film "Eva contro Eva", del 1950.

Tra i film seguenti ricordiamo "Assassinio sull'Orient Express" (1974) e "Appuntamento con la morte" (1988), entrambi ispirati ai soggetti di Agatha Christie.

Nel 1990 recita in "Misery non deve morire", trasposizione cinematografica del fortunato romanzo di Stephen King.

L'interpretazione nel film "L'amore ha due facce" (1996), per la regia di Barbra Streisand, le vale la sua prima e unica nomination all'Oscar, come attrice non protagonista. Con lo stesso film Lauren Bacall vince il Golden Globe.

Nella filmografia recente di Lauren Bacall ricordiamo parti di rilievo nei film "Dogville" (2003) e "Manderlay" (2005), entrambi di Lars Von Trier.

L'attrice ha scritto due autobiografie: "Io, Lauren Bacall" (Lauren Bacall By Myself, 1974), e "Now" (1996).

Lauren Bacall il 13 agosto 2014 poche settimane prima di compiere 90 anni.

Biografia di Fidel Castro

Fedele alla linea
13 agosto 1926

Chi è Fidel Castro?


Nato a Mayarí il 13 agosto 1926 e figlio di un immigrato spagnolo divenuto proprietario terriero, Castro è diventato uno dei simboli della rivoluzione comunista ma anche, agli occhi dei suoi detrattori, un dittatore che non concede libertà di espressione.

Iscrittosi all'università dell'Avana nel 1945, partecipò dapprima alla vita politica dell'ateneo, nelle file dell'ala più ortodossa del Partito del Popolo Cubano.

La militanza studentesca si esprimeva spesso attraverso la lotta per bande, in scontri fra "gruppi di azione" di segno opposto che non di rado degeneravano in sparatorie : fra il 1944 e il 1952, per esempio, si registrarono un centinaio di attentati. Ad ogni modo, Castro nel 1950 si laurea in legge e, dopo il colpo di stato di Fulgencio Batista del 1952, si arruola in un movimento intenzionato a dare l'assalto alla caserma Moncada a Santiago de Cuba. In breve ne diventa il capo e poi, il 26 luglio 1953, organizza il piano. Fallita l'azione, a causa dello scarso coordinamento fra i vari gruppi che componevano il commando, viene imprigionato dal regime. Dei suoi compagni, alcuni caddero combattendo ma la maggior parte fu giustiziata dopo essere stata fatta prigioniera e solo l'intervento di personaggi di spicco, fra cui l'arcivescovo di Santiago, impedì che nei giorni successivi il massacro continuasse.

Al processo, si difese autonomamente, in particolare attraverso un allegato in cui denunciava i mali che affliggevano la società cubana. La sua arringa fu un vero e proprio attacco al potere, che lo trasformò da imputato ad accusatore. Questo documento è poi diventato famoso con il titolo "La storia mi assolverà", anche per il fatto che all'interno vi è in pratica delineato il suo programma politico, lo stesso che avrebbe poi sviluppato (se non superato), nei quarant'anni che lo videro protagonista prima della Rivoluzione poi dell'esercizio del potere.

Ma cosa prevedeva, in concreto, questo programma? Vi si parlava, tra le altre cose, della distribuzione delle terre dei latifondisti dietro indennizzo, la confisca dei beni ottenuti illegalmente dai membri dei passati governi, la nazionalizzazione dell'energia elettrica e dei telefoni, misure per l'industrializzazione, cooperative agricole e dimezzamento dei canoni d'affitto urbani e così via. Insomma, un perfetto programma comunista.

In quel momento, comunque, Castro soffrì la prigione e poi l'esilio (da cui però preparò l'insurrezione armata). Infatti, nel maggio 1955 Batista decise, anche per problemi di immagine presso il governo di Washington, di concedere l'amnistia ai rivoltosi, molti dei quali accompagnarono, meno di sei mesi dopo, Castro nel suo esilio in Messico.

Il 9 luglio di quello stesso anno Fidel Castro incontra di sera Ernesto Guevara, e per tutta la notte discutono sul continente sud americano sfruttato dagli yankee. Il 2 dicembre 1956, torna a Cuba con una forza di 82 uomini, deciso a rovesciare la dittatura, cosa che avvenne dopo una sequenza interminabile di lotte intestine.

L' Esercito Ribelle prese infine il potere nel 1959. Le decisioni iniziali, prese dal nuovo governo di Fidel, furono inizialmente di componente etica: chiusura delle case da gioco e di tolleranza, lotta senza quartiere al traffico di droga, liberalizzazione degli accessi agli alberghi, spiagge, locali sino ad allora riservati a circoli esclusivi. Tutto questo affascinò la maggioranza della popolazione e il nuovo governo ebbe grande consenso.

Nel marzo del 1959 fu imposta una diminuzione dei canoni d'affitto del 30-50% accompagnata da una riduzione del prezzo di medicinali, libri scolastici, tariffe elettriche, telefoniche e dei trasporti urbani. Dopo aver ridotto gli affitti, si varò una riforma che mirava a trasformare gli inquilini in veri e propri proprietari attraverso il pagamento degli alloggi con rate mensili proporzionali al reddito.

Ma le proteste interne iniziarono dopo l'emanazione, nel maggio 1959, della prima riforma agraria, che fissava per le tenute agricole un limite massimo di 402 ettari. La superficie coltivabile veniva assegnata a cooperative oppure distribuita a proprietà individuali di un minimo di 27 ettari. Il governo, per impedire il minifondo, proibiva la vendita delle vendite delle terre ricevute e il loro frazionamento.

Con la nuova riforma agraria fu istituito l'INRA (Istituto nazionale di riforma agraria).

La riforma agraria suscitò forti reazioni nelle campagne ma anche presso le classi alte e i ceti medi urbani. Le manifestazioni più clamorose di dissenso furono rappresentate dalla fuga, negli Stati Uniti, del comandante delle Forze armate Pedro Diaz Lanz, e dall' arresto di Huber Matos, governatore della provincia di Camarguey, accusato di cospirazione per essersi opposto alla riforma agraria.

Oggi Cuba, e con lei il suo simbolo supremo, cioè Castro, è impegnata a fronteggiare gli Stati Uniti, in una lotta che la oppone al blocco economico che perdura da più di quattro decenni.

A partire dal mese di dicembre del 2006 si fanno sempre più presenti i problemi di salute. Il 19 febbraio 2008, al potere da quasi 50 anni, Fidel annuncia il suo ritiro dalle cariche presidenziali lasciando tutti i poteri al fratello Raul Castro Ruz. "Non vi dico addio. Spero di combattere come un soldato delle idee", ha dichiarato il lider maximo cubano, facendo intendere che continuerà ad esprimersi dalle colonne della stampa ufficiale.

Biografia di Ambrogio Fogar

L'avventura e la speranza
13 agosto 1941
24 agosto 2005

Chi è Ambrogio Fogar?


Ambrogio Fogar nasce a Milano il 13 agosto 1941. Fin da giovanissimo coltiva la passione per l'avventura. A soli diciotto anni attraversa le Alpi con gli sci per ben due volte. Successivamente si dedica al volo: al suo 56° lancio con il paracadute subisce un grave incidente, ma si salva con grande fortuna. La paura e lo spavento non lo fermano e arriva ad ottenere il brevetto di pilota per piccoli aerei acrobatici.

Nasce poi un grande amore per il mare. Nel 1972 attraversa in solitario l'Atlantico del Nord per buona parte senza l'uso del timone. Nel gennaio 1973 partecipa alla regata Città del Capo - Rio de Janeiro.

Dal giorno 1 novembre 1973 fino al 7 dicembre 1974 compie il giro del mondo in barca a vela in solitario navigando da Est verso Ovest contro le correnti e il senso dei venti. E' il 1978 quando "Surprise", la sua barca, nel tentativo di circumnavigare l'Antartide viene affondata da un'orca e naufraga al largo delle isole Falkland. Comincia la deriva su una zattera che durerà 74 giorni con l'amico giornalista Mauro Mancini. Mentre Fogar verrà tratto in salvo per coincidenze fortuite, l'amico perderà la vita.

Dopo aver trascorso due mesi intensi ed impegnativi in Alaska per imparare a guidare i cani da slitta, Fogar si trasferisce nella zona dell'Himalaia e successivamente in Groenlandia: il suo obiettivo è preparare un viaggio in solitaria, a piedi, per raggiungere il Polo Nord. L'unica compagnia sarà il suo fedele cane Armaduk.

Dopo queste imprese Fogar approda in televisione con la trasmissione "Jonathan: dimensione avventura": per sette anni Fogar girerà il mondo con la sua troupe, realizzando immagini di rara bellezza e spesso in condizioni di estremo pericolo.

Fogar non poteva non subire l'attrazione e il fascino del deserto: tra le sue avventure successive annovera la partecipazione a tre edizioni della Parigi-Dakar oltre a tre Rally dei Faraoni. E' il 12 settembre 1992 quando durante il raid Parigi-Mosca-Pechino la macchina su cui viaggia si capovolge e Ambrogio Fogar si ritrova con la seconda vertebra cervicale spezzata e il midollo spinale tranciato. L'incidente gli provoca un'immobilità assoluta e permanente, che ha come grave danno conseguente l'impossibilità di respirare autonomamente.

Da quel giorno per Ambrogio Fogar resistere è l'impresa più ardua della sua vita.

Durante la sua carriera Fogar è nominato commendatore della Repubblica Italiana e ha ricevuto la medaglia d'oro al valore marinaro.

Nell'estate del 1997 compie un giro d'Italia in barca a vela su di una sedia a rotelle basculante. Battezzato "Operazione Speranza", nei porti dove si ferma, il giro promuove una campagna di sensibilizzazione nei confronti delle persone disabili, destinate a vivere su una carrozzella.

Ambrogio Fogar ha scritto vari libri, due dei quali "Il mio Atlantico" e "La zattera", hanno vinto il Premio Bancarella Sport. Tra gli altri titoli ricordiamo "Quattrocento giorni intorno al mondo", "Il Triangolo delle Bermude", "Messaggi in bottiglia", "L'ultima leggenda", "Verso il Polo con Armaduk", "Sulle tracce di Marco Polo" e "Solo - La forza di vivere".

Per comprendere i valori umani che Fogar rappresentava e che egli stesso voleva trasmettere sarebbero sufficienti poche delle sue stesse parole (tratte dal libro "Solo - La forza di vivere"):

"In queste pagine ho cercato di mettere tutto me stesso. Soprattutto dopo essere stato così duramente ferito dal destino. Tuttavia ho ancora un ritaglio di vita. E' strano scoprire l'intensità che l'uomo ha nei confronti della voglia di vivere: basta una bolla d'aria rubata da una grotta ideale, sommersa dal mare, per dare la forza di continuare quella lotta basata su un solo nome: Speranza. Ecco, se leggendo queste pagine qualcuno sentirà la rinnovata voglia di sperare, avrò assolto il mio impegno, e un altro momento di questa vita così affascinante, così travagliata e così punita si sarà compiuto. Una cosa è certa: nonostante le mie funzioni non siano più quelle di una volta, sono fiero di poter dire che sono ancora un uomo."

Ambrogio Fogar veniva considerato un miracolo umano, ma anche un simbolo e un esempio da seguire: un sopravvissuto che può portare la speranza a quei duemila sfortunati che ogni anno in Italia sono vittime di lesioni midollari; il suo caso clinico dimostra come si può convivere con un handicap gravissimo.

"È la forza della vita che ti insegna a non mollare mai - racconta lui stesso - anche quando sei sul punto di dire basta. Ci sono cose che si scelgono e altre che si subiscono. Nell'oceano ero io a scegliere, e la solitudine diventava una compagnia. In questo letto sono costretto a subire, ma ho imparato a gestire le emozioni e non mi faccio più schiacciare dai ricordi. Non mi arrendo, non voglio perdere".

Dal suo letto Ambrogio Fogar aiutava la raccolta di fondi per l'associazione mielolesi, era testimonial per Greenpeace contro la caccia alle balene, rispondeva alle lettere degli amici e collaborava con "La Gazzetta dello Sport" e "No Limits world".

Dalla scienza arrivavano buone notizie. Le cellule staminali danno qualche chance: si sperimentano per la sclerosi multipla, poi, forse, per le lesioni midollari. Contemporaneamente all'uscita del suo ultimo libro "Contro vento - La mia avventura più grande", nel mese di giugno 2005 arrivava la notizia che Ambrogio Fogar era pronto a recarsi in Cina per sottoporsi alle cure con cellule fetali del neurochirurgo Hongyun. Poche settimane dopo, il 24 agosto 2005, Ambrogio Fogar si spegneva, a causa di un arresto cardiaco.

"Io resisto perché spero un giorno di riprendere a camminare, di alzarmi da questo letto con le mie gambe e di guardare il cielo", diceva Fogar. E in quel cielo, tra le le stelle, ce n'è una che porta il suo nome: Ambrofogar Minor Planet 25301. Gli astronomi che l'hanno scoperta l'hanno dedicata a lui. È piccola, ma aiuta a sognare ancora un po'.

Biografia di Alfred Hitchcock

Maestro della suspance
13 agosto 1899
29 aprile 1980

Chi è Alfred Hitchcock?


Re del thriller, maestro della suspance, genio delle cinepresa, irriverente performer, evocatore dell'inconscio. Quanti termini sono stati spesi per cercare di definire quello che per molti appassionati è il rappresentante supremo della settima arte? Alfred Joseph Hitchcock, nato il 13 agosto 1899 a Leytonstone in Inghilterra, ha avuto il pregio di non trincerarsi mai dietro fumosi intellettualismi, di non voler mai caricare le sue opere di significati oscuri e reconditi, con il pericolo di fare sofismi sull'arte. No, lui si è sempre limitato a girare storie coinvolgenti e incredibili, divertendosi un mondo dietro la sua macchina da presa.

Forse l'aria scanzonata che il maestro ha sempre mostrato in occasione delle sue apparizioni pubbliche scaturisce da una reazione al tipo di educazione ricevuta. Figlio di William ed Emma è cresce con una rigorosa educazione religiosa e frequenta il duro Collegio Cattolico di Saint Ignatius. Gli studi proseguono con l'iscrizione alla scuola di Ingegneria e Navigazione che deve abbandonare per motivi economici, alla morte del padre nel 1914.

Fin da quegli anni in cui non era nessuno, Alfred Hitchcock manifesta un grande interesse verso il mondo del crimine e verso gli omicidi, collezionando saggi ed articoli tratti dai giornali e visitando spesso il museo del crimine di Scotland Yard. Un po' sbandato e senza un progetto di vita coerente, nel 1915 trova lavoro come disegnatore presso la "Henley telegraph and cable Company".

Il suo primo impiego nel ramo cinematografico arriva nel 1920 quando viene assunto come disegnatore di titoli in un nuovo studio londinese, il "Players-Lasky-Studios" (il futuro cineasta disegnerà i titoli per tutti i film prodotti dal suddetto studio nel corso dei successivi due anni).

Nel 1922 quando il regista di "Always tell your wife" si ammala, Hitchcock termina di girare il film al suo posto mettendosi immediatamente in luce per le sue buone qualità.

Gli viene affidata la sua prima regia con il film "Number 13" che però rimane sfortunatamente incompleto a causa della chiusura della sede londinese dello studio.

Nel 1923 Alfred Hitchcock viene assunto dalla compagnia più tardi conosciuta come Gainsborough Pictures; durante i tre anni successivi lavora nell'ombra per numerosi film, occupandosi di una quantità straordinaria di mansioni: dalla sceneggiatura, ai disegni, dai titoli alle scenografie fino ad arrivare al montaggio e all'aiuto regia.

E' finalmente nel 1925, quando la compagnia gli affida la regia del film "Il labirinto della passione", che la brillante carriera di Alfred Hitchcock segna il suo inizio.

Nel 1926 sposa Alma Reville, una redattrice che collaborerà più tardi come sceneggiatrice a molti dei suoi film. Nasce una figlia, Patricia, che apparirà in molti film del padre. Nel 1929 Hitchcock dirige "Ricatto", il primo film inglese con suono sincronizzato, mentre il primo film americano "Rebecca", del 1940, vince l'Oscar per la miglior fotografia.

Poi la carriera di Hitchcock conosce numerosi alti e bassi, ma il regista si sforza di rimanere sempre ad un livello qualitativo impeccabile. I critici, tuttavia, rilevano come gli anni '40 siano di scarsa rilevanza per la produzione del maestro mentre straordinariamente importanti risultano gli anni '50 e '60, in cui si incontrano i capolavori più celebri del regista (Da "Gli uccelli" a "Psycho", da "Vertigo" a "La finestra sul cortile").

Carattere gioviale ma complesso, Hitchcock non fu mai assalito dalla prosopopea del grande autore, divertendosi anche a produrre film per la televisione, dove poteva sfogare tutta la sua vena arguta e sottilmente satirica. Leggendarie sono rimaste le antologie del mistero per il piccolo schermo come "Regali di Hitchcock" e "L'ora di Hitchcock"; produzioni che fra l'altro contribuirono non poco a diffondere il suo nome presso gente di tutti i tipi.

Tecnico meticoloso e stilista sopraffino, i suoi film erano scrupolosamente e puntigliosamente confezionati, tanto da essere tuttora considerati delle perle assolute delle settima arte. Celebri anche le sue immancabili apparizioni da cammeo, inserite praticamente in tutte le sue pellicole. L'ultimo film del maestro è "Complotto di famiglia", del 1976.

Alfred Hitchcock muore a Los Angeles il 29 aprile 1980 mentre lavora con un collaboratore ad un'opera che avrebbe dovuto intitolarsi "La notte breve".

Biografia di Amélie Nothomb

Pagine di esperienza
13 agosto 1967

Chi è Amelie Nothomb?


Nata il 13 agosto 1967 a Kobe, in Giappone, dove ha passato i primi cinque anni della sua vita, Amélie Nothomb è la terza figlia dell'ex ambasciatore del Belgio a Roma e la nipote del politico Charles-Ferdinand Nothomb. Proviene da un'illustre famiglia di Bruxelles che permise l'annessione del Lussemburgo al reame del Belgio. Bambina estremamente intelligente e precoce ? dice di ricordarsi di tutto di sé e degli aneddoti della sua infanzia a partire dall'età di due anni ? a soli tre parla correntemente il giapponese, lingua del paese che per lei incarna tutta la bellezza del mondo.

Il lavoro di suo padre in Cina, in Bangladesh, Birmania e Laos, le ha imposto un'infanzia e un'adolescenza itineranti attraverso tutto l'Estremo Oriente con l'eccezione di tre soli anni interamente trascorsi a New York, dove la scrittrice ha avuto la sua "iniziazione" alla cultura, alla letteratura e alla vita. La miseria inimmaginabile di alcuni di questi luoghi, (in particolare il Bangladesh) l'ha profondamente segnata: rifiutandosi di vedere tanta abominazione la piccola Amélie leggeva interminabilmente i classici francesi della biblioteca paterna, soprattutto Diderot, Proust, Stendhal, Flaubert e Radiguet.

Amélie e sua sorella Juliette, legate da un rapporto tanto stretto quanto "malato" e terrorizzate dall'idea di essere separate, decidono di non crescere: questa ossessione le ha spinte fino all'anoressia. Contrariamente a Juliette, la Nothomb è riuscita a vincere questa malattia, con il sentimento però di aver tradito in parte la sua infanzia.

All'età di 17 anni, approdata per la prima volta in Europa, nel Belgio delle sue origini, si è iscritta al corso di Laurea in Filologia Romanza alla Université Libre di Bruxelles. In molte interviste la scrittrice indica questo periodo della sua vita come il più doloroso e difficile ma allo stesso tempo quello che l'ha condotta verso la scrittura.

Una volta giunta in Europa, il Paese dei suoi sogni, delle sue tante letture, delle sue origini, Amélie ha dovuto scontrarsi con l'indifferenza delle persone, con un modo di vivere e di pensare a cui non era abituata.

Laureatasi nel 1988 decide di tornare in Giappone (perché le aveva donato "l'amour de la beauté", come afferma lei stessa in quasi tutte le interviste). Lì si fidanza con un "délicieux jeune homme japonais", batte il record mondiale di discesa del Monte Fuji e infine entra per uno stage come interprete in una grande impresa giapponese, dove svolgerà pressoché tutte le funzioni professionali eccetto quella di traduttrice, fino a quella di custode delle toilettes. Questa terribile esperienza è divenuta anni dopo oggetto del suo romanzo "Stupeurs et tremblements", vincitore del Grand prix du roman de l'Académie Française nel 1999.

Due anni più tardi, delusa dal mondo professionale giapponese e dalla sua chiusura nei confronti delle donne (in particolare quelle occidentali), è tornata a Bruxelles e nel 1992 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Hygiène de l'assassin" (Igiene dell'assassino), per la casa editrice Albin Michel.

Questo libro, rivelazione dell'anno, conobbe un successo immediato tra il pubblico. La critica letteraria francese, non credendo che una ragazza di 24 anni potesse scrivere un romanzo tanto brillante, lo attribuì invece ad un famoso scrittore che avrebbe utilizzato uno pseudonimo letterario.

Dal suo esordio ogni autunno, con una regolarità quasi strabiliante, Amélie Nothomb pubblica un libro e riceve un successo crescente presso il pubblico.

Biografia di Philippe Petit

Raggiungere le nuvole
13 agosto 1949

Chi è Philippe Petit?


Philippe Petit nasce il 13 agosto del 1949 a Nemours, in Francia: suo padre, Edmond, è un autore, già pilota dell'Esercito. Da bambino, Philippe si avvicina alla giocoleria e alla magia.

Amante delle arrampicate, da autodidatta già a sedici anni compie i primi passi (letteralmente) su una corda da funambolo. È, tra l'altro, un ragazzo molto irrequieto: viene espulso da ben cinque scuole diverse.

Nel giro di un anno, impara tutto quello che si può fare su una corda, dai salti all'indietro a quelli in avanti, dalla bicicletta ai tuffi.

L'idea e il progetto di un evento alle Torri Gemelle

A diciassette anni, inizia a pensare a una performance nel World Trade Center di New York: tutto nasce in una sala di attesa di un dentista nel 1968, quando Philippe Petit legge della costruzione delle Twin Towers e osserva le bozze del progetto in una rivista.

Rimane subito affascinato dall'idea di esibirsi in quel posto, e inizia a raccogliere articoli sulle Torri Gemelle ogni volta che gliene capita l'occasione. Petit impiega ben sei anni per organizzare la sua performance (che andrà in scena solo nell'agosto del 1974): durante questo periodo impara tutto quello che può a proposito degli edifici e della loro costruzione.

Luoghi celebri

Nel frattempo, inizia a esibirsi come funambolo in altri luoghi famosi. Nel 1971, per esempio, cammina sul filo tra le torri della cattedrale di Notre Dame di Parigi, mentre all'interno vengono ordinati dei sacerdoti.

Due anni più tardi, invece, cammina sul filo tra due piloni del Sydney Harbour Bridge, in Australia.

Un piano dettagliatamente maniacale

Frattanto, continua a pensare allo show delle Twin Towers, occupandosi di ogni dettaglio e pensando ai vari inconvenienti che potrebbero capitare: per esempio, il vento e gli effetti che esso potrebbe avere sul filo a quell'altezza.

Si dirige molte volte a New York per osservare direttamente le torri e la loro costruzione: in un'occasione, prende in affitto un elicottero insieme con uno dei suoi collaboratori, il fotografo Jim Moore, per scattare una serie di immagini aeree degli edifici.

In seguito, si esercita in Francia con due suoi amici, che lo accompagnano anche nelle sue spedizioni in giro per il mondo, mentre un giocoliere tedesco, Francis Bunn, gli fornisce il supporto finanziario e le risorse economiche di cui ha bisogno. Petit e i suoi collaboratori entrano nelle torri molte volte, nascondendosi ai piani superiori e sui tetti degli edifici (non ancora completati) per studiare le misure di sicurezza e esaminare i punti in cui ancorare la corda.

Philippe Petti costruisce anche un modello in scala delle torri, così da prepararsi nel miglior modo possibile; inoltre, realizza cartellini identificativi falsi per sé stesso e per i propri collaboratori spacciandoli per appaltatori impegnati a installare dei fili elettrici sul tetto, in modo da avere costantemente accesso agli edifici: per rendere ogni dettaglio più credibile, studia attentamente anche gli indumenti indossati dagli operai e il tipo di attrezzi che utilizzano.

Inoltre, prende nota dell'abbigliamento degli impiegati negli uffici, in modo che alcuni dei suoi collaboratori possano sembrare dei professionisti; studia a che ora gli operai arrivano e a che ora se ne vanno, in modo da capire quando può accedere al tetto.

Quando manca poco tempo alla data stabilita, Petit finge di essere un giornalista di "Metropolis", una rivista di architettura francese, così da poter ottenere il permesso di intervistare gli operai sul tetto: quindi, riceve dalla Port Authority il permesso di parlare con i lavoratori.

Solo una volta viene scoperto da un poliziotto sul tetto, e questo episodio lo scoraggia un po', diminuendo le sue speranze di riuscire nell'impresa; ma poco dopo egli ritrova la fiducia necessaria.

Il grande giorno

La sera del 6 agosto del 1974, un martedì, Petit e i suoi collaboratori entrano nelle Torri Gemelle, giungendo in ascensore fino al 104° piano con tutta l'attrezzatura necessaria, nascondendola a pochi metri dal tetto.

Trascorsa la notte, pochi minuti dopo le sette del mattino, Philippe Petit appare sul filo e inizia la sua performance, a un'altezza di 1.350 piedi, un quarto di miglio, dal terreno.

Il suo show dura in tutto tre quarti d'ora: mentre si trova sul filo, Philippe cammina, balla, si sdraia e si inginocchia per salutare chi lo osserva da terra. Immediatamente le strade si riempiono di persone, mentre la polizia e gli uomini della Port Authority salgono sui tetti di entrambe le torri per tentare di persuaderlo a scendere, arrivando a minacciarlo di "strapparlo" dal filo con un elicottero.

Una volta tornato "a terra", il funambolo francese viene accolto come un eroe dal pubblico, e anche gli organi di informazione concedono un'ampia copertura di visibilità alla sua impresa: la Port Authoruty, addirittura, gli concede un pass valido per tutta la vita per l'Observation Deck delle Torri Gemelle (tristemente scomparse dopo gli attentati dell'11 settembre 2001).

Dopo l'impresa delle Twin Towers

Negli anni successivi, mentre le sue imprese continuano (tra le altre location, le cascate del Niagara e il Superdome a New Orleans), Petit scrive numerosi libri: nel 1983 l'editore Herscher pubblica "Trais coups", mentre due anni più tardi esce "Traité de funambulisme".

Nel 2002 l'artista scrive "To reach the clouds", e nel 2006 completa "L'art du pickpocket. Précis du vol à la tire". Seguono, nel 2012 e nel 2013, "Cheating the impossible: ideas and recipes from a rebellious high-wire artist" e "Why knot? How to tie more than sixty ingenious, useful, beautiful, lifesaving, magical, intriguing and secure knots!".

Nel 2015, dopo l'uscita del libro "Creativity: the perfect crime", il regista Robert Zemeckis gira un film, "The Walk", ispirato alla storia di Philippe Petit.

Biografia di Rosalino Cellamare

13 agosto 1953

Chi è Rosalino Cellamare?


Rosalino Cellamare nasce il 13 agosto 1953 a Dorno, in provincia di Pavia, figlio di un commerciante di olio d'oliva di origini pugliesi. Cresciuto a Garlasco, si avvicina al mondo della musica grazie al fratello Italo, pianista. Rosalino, quindi, comincia a prendere parte ad alcuni concorsi musicali: nel 1967, per esempio, partecipa alla quarta edizione della Fiera della Canzone Italiana organizzata da Angelo Camis a Milano. Notato da uno scopritore di talenti della RCA italiana, sottoscrive un accordo - ancora minorenne - con la It di Vincenzo Micocci.

Alla fine degli anni Sessanta si esibisce con Christy e Gabriella Ferri al "Cantagiovani", mentre nel 1970 è sul palco del Festival di Sanremo: con il nome d'arte di Rosalino canta in coppia con Nada "Pa' diglielo a ma'". L'anno seguente ottiene un buon successo con "Il gigante e la bambina", brano scritto da Lucio Dalla e Paola Pallottino, presentato a "Un disco per l'estate", e incide una cover in italiano della canzone di Cat Stevens "Father and son".

Nello stesso periodo, scrive "La storia di Maddalena", cantata da Sophia Loren nel film di Mario Monicelli "La mortadella". Nel 1971 l'artista lombardo scrive con Lucio Dalla, Sergio Bardotti e Gianfranco Baldazzi "Piazza Grande", che lo stesso Dalla porta a Sanremo l'anno seguente. Dopo aver preso parte a "Un disco per l'estate" con "Storia di due amici", pubblica il suo primo album nel 1973: il disco, intitolato "Il bosco degli amanti", precede "Dal nostro livello", in cui molti brani sono ispirati a temi di studenti di una scuola elementare di Cinisello Balsamo.

A metà degli anni Settanta Rosalino Cellamare pubblica il singolo scritto da Mogol "Evviva il grande amore", per poi dedicarsi al cinema: recita, tra l'altro, in "Lezioni private", di Vittorio De Sisti, e in "L'Agnese va a morire", di Giuliano Montaldo, oltre che nello storico "In nome del Papa Re", di Luigi Magni. Passato alla Spaghetti Records, torna in sala di registrazione nel 1978 con "Occhi verdi mari calmi", che partecipa al "Festivalbar"; l'anno successivo, invece, viene chiamato da Francesco De Gregori e Lucio Dalla per curare gli arrangiamenti di "Banana Republic", il tour con cui i due percorrono l'Italia.

Il 1980 è l'anno di "Una città per cantare", album che contiene l'omonimo brano scritto sulla versione originale di Danny O'Keefe. E', questo, il primo disco in cui il cantante utilizza lo pseudonimo di Ron. Nello stesso periodo pubblica "Q concert", Q-disc realizzato con Ivan Graziani e Goran Kuzminac (con i due intraprenderà anche una tournée). Dopo "Al centro della musica", disco che contiene il brano "Si andava via", nel 1982 Ron vince il Festivalbar con la canzone "Anima" e pubblica il disco "Tutti cuori viaggianti", cover di "I can't go for that (no can do)".

L'anno seguente incide "Calypso", che vede la collaborazione di Mauro Malavasi, Jimmy Villotti e Fabio Liberatori, mentre nel 1984 il singolo "Joe Temerario" viene scelto come sigla di "Domenica In" e come parte della colonna sonora di "Speriamo che sia femmina", film di Mario Monicelli in cui Ron appare nei panni di se stesso. A metà degli anni Ottanta l'interprete pavese pubblica l'album "Ron" (che include un duetto con la debuttante Angela Baraldi) e "E' l'Italia che va", con il singolo omonimo. Nel 1988 torna al Festival di Sanremo con il brano "Il mondo avrà una grande anima", che dà il titolo anche a un'antologia dal vivo. Dopo aver prodotto "Sono cose che capitano", primo disco dell'esordiente Biagio Antonacci, nel 1990 Ron scrive "Attenti al lupo", che diventa uno dei successi più clamorosi di Lucio Dalla.

Firma un nuovo contratto discografico con la WEA, per la quale incide l'album "Apri le braccia e poi vola". Segue "Le foglie e il vento", all'interno del quale è presente la famosa "Non abbiam bisogno di parole". Nel 1996 Ron si aggiudica il Festival di Sanremo (tra dubbi e polemiche) in coppia con Tosca cantando "Vorrei incontrarti fra cent'anni", e prende parte al Concerto di Natale in Vaticano esibendosi in "Natale tutto l'anno".

Tornato a Sanremo nel 1998 con "Un porto nel vento", festeggia i trent'anni di carriera nel 2000 con la trasmissione tv "Una città per cantare". Nel 2002 intraprende un tour con Fiorella Mannoia, Francesco De Gregori e Pino Daniele, mentre nel 2007 pubblica il disco "Rosalino Cellamare - Ron in concerto"; l'anno successivo, incide l'album di inediti "Quando sarò capace d'amare". Il 18 dicembre del 2013 viene annunciato che Ron prenderà parte alla 64esima edizione del Festival di Sanremo, in programma dal 18 al 22 febbraio del 2014.

Biografia di Antonio Salandra

Alle soglie della guerra
13 agosto 1853
9 dicembre 1931

Chi è Antonio Salandra?


Antonio Salandra nasce a Troia, nel foggiano, il 13 agosto 1853 da un'agiata famiglia di proprietari terrieri. Nel 1872 si laurea in giurisprudenza a Napoli e, dopo alcuni anni di libera docenza nello stesso ateneo e poi in quello romano, nel 1885 ottiene, a Roma, la cattedra di Scienza dell'amministrazione. Qui conosce ed entra in rapporti con Giorgio Sidney Sonnino, il quale lo introduce alla politica.

Nel 1886 viene eletto deputato nella Destra storica e diviene ferreo oppositore di Agostino Depretis e del suo trasformismo. Fra gli anni 1891 e 1910 ricopre ruoli di governo prima con Di Rudinì, poi con Crispi, quindi con Pelloux e infine con Sonnino.

Negli anni del governo Giolitti passa da convinto sostenitore del Presidente del Consiglio a suo oppositore - non condividendone affatto, tra l'altro, la politica di neutralità riguardo a quello che sarà il primo conflitto mondiale - fino a succedergli nel 1914.

Da Primo Ministro, Antonio Salandra opta - ma solo per convenienza e non certamente per convinzione - per il non interventismo, nella speranza di ottenere dall'Austria la restituzione dei territori soggiogati della Venezia Tridentina e della Venezia Giulia; rivelatasi vana tale aspirazione, però, avvia segrete trattative con Francia, Regno Unito e Russia e, il 26 aprile 1915, sottoscrive il Patto di Londra in base al quale i nuovi alleati riconoscono all'Italia, in cambio della sua entrata in guerra ed a vittoria ottenuta, il diritto di occupare la Dalmazia ed alcuni territori in Africa, patto che, peraltro, gli Alleati non rispetteranno.

Il 23 maggio dichiara l'entrata in guerra contro gli austro-ungarici ma l'interventismo, da lui - e da Sonnino - sostenuto tenacemente fino al punto da attuarlo anche contro la volontà del Parlamento, si infrange sul muro dei primi successi austriaci in Trentino ed egli, nei primi mesi del 1916, si dimette.

Conclusa la guerra, il 18 gennaio 1919 prende parte alla Conferenza della Pace, a Parigi, nella quale gli Stati vincitori ridisegnano la carta geografica dell'Europa, ed il 28 aprile sottoscrive il Patto della Società delle Nazioni, una prima e in parte malriuscita anticipazione dell'attuale Patto Atlantico.

Nel 1922 Salandra sostiene l'avvento del Fascismo, nel quale individua il naturale erede del Risorgimento, anche se qualche tempo dopo, nel 1925, si allontana dalla politica per dedicarsi ai suoi studi e riprendere l'attività di scrittore. Sono di questi anni "La neutralità italiana: 1914" e "L'intervento: 1915", pubblicate rispettivamente nel 1928 e nel 1930. Fra le opere pubblicate in precedenza si ricordano: "La politica nazionale e il Partito Liberale" nel 1912; "Politica e legislazione" nel 1915; "I discorsi della guerra" nel 1922; "Liberalismo e fascismo" del 1924.

Nel 1928 viene eletto senatore. Tre anni dopo, il 9 dicembre 1931, Antonio Salandra si spegne in Roma, all'età di 78 anni.

Uomo di specchiata moralità e di onestà intransigente, Antonio Salandra è stato intellettuale, giurista ed economista di grande spessore. La più insigne Accademia italiana, quella dei Lincei, lo volle annoverare fra i suoi soci nazionali. Con il "Codice della giustizia amministrativa", del 1893, fa assurgere la stessa alla dignità di branca del diritto pubblico.

Biografia di William Wallace

Il cuore impavido dell'eroe batte per la libertà
Anno di nascita: 1270
13 agosto 1305

Chi è William Wallace?


William Wallace nasce intorno al 1270 nei pressi di Kilmarnock, Ayrshire, nel Renfrewshire. In realtà sono decisamente poche le fonti di informazione attualmente a nostra disposizione a proposito del suo periodo giovanile: ci si affida per lo più alle narrazioni redatte intorno al 1470 (vale a dire a due secoli di distanza dalla nascita di Wallace) da Harry il Cieco.

Figlio di Sir Malcolm Wallace, William ha due fratelli, John e Malcolm. Cresciuto ed educato da due zii sacerdoti, può contare su un bagaglio culturale superiore alla media delle persone dell'epoca, imparando sia il latino che il francese. Anche se Harry il Cieco non riporta spostamenti di William al di fuori della sua regione fino al 1297, una registrazione risalente al 1296 riferisce di un certo William le Waleys a Perth.

Nel frattempo, la situazione politica in Scozia si complica. A vantare diritti per il trono è John Balliol, ma viene ritenuto indispensabile invitare un arbitro indipendente per evitare qualsiasi accusa di parzialità. Il prescelto è Edoardo I d'Inghilterra, chiamato a decidere le sorti della successione al trono. Edoardo I, tuttavia, non si presenta come arbitro indipendente, ma giunge al confine tra Scozia e Inghilterra a capo di un'imponente armata, cui ogni potenziale re deve rendere omaggio.

Edoardo, una volta ascoltati tutti i pretendenti, sceglie John Balliol, ma dichiara la Scozia uno stato vassallo. Così, quando nel 1296 Balliol si rifiuta di omaggiare Edoardo, viene saccheggiata la città di Berwick-upon-Tweed, con spargimenti di sangue e morti. Gli scozzesi vengono sconfitti nella battaglia di Dunbar, e Balliol deve abdicare. Edoardo riceve omaggio da 2mila capi scozzesi: la regione, dunque, si trova sotto dominio inglese.

E' in questo contesto che si dispiega l'azione di Wallace, che secondo la leggenda nel 1297 viene bloccato da due soldati inglesi che gli chiedono informazioni su alcuni pesci che ha pescato. La discussione, tuttavia, si trasforma in una rissa, durante la quale William uccide i soldati: nei suoi confronti, quindi, viene emesso un mandato d'arresto.

A prescindere dalla veridicità o meno di questa storia, quel che è certo è che Wallace da lungo tempo cova un profondo sentimento di odio nei confronti degli inglesi, motivato dal fatto che furono proprio loro a uccidere suo padre nel 1291. Wallace, quindi, vendica la memoria del padre nelle battaglie di Loudoun Hill e Ayr, mentre poco dopo combatte a Scone mettendo in fuga l'inglese che funge da amministratore giudiziario. La rivolta popolare si fa sempre più aspra in Scozia, anche se subisce un duro colpo nel momento in cui ad Irvine i nobili locali trovano un accordo con l'Inghilterra.

Wallace ad agosto abbandona la Foresta di Selkirk, dove si trova la sua base, e si trasferisce a Stirling per aggregarsi agli uomini di Andrew de Moray, che a sua volta aveva avviato una nuova sollevazione. A Stirling, dunque, le forze congiunte di de Moray e Wallace si uniscono e sfidano in battaglia gli inglesi. L'11 settembre del 1297, gli scozzesi ottengono un'importante vittoria a Stirling Bridge, a dispetto dell'inferiorità numerica.

L'esercito inglese, guidato dal Conte del Surrey, nonostante una forza di 10mila fanti e 3mila cavalieri subisce una secca sconfitta per essersi avventurata oltre il fiume da nord: a causa del ponte troppo stretto, gli inglesi vengono sorpresi e uccisi dagli avversari; così, dopo le prime morti, gli uomini del Conte del Surrey iniziano a indietreggiare, ma i loro compagni situati nelle retrovie spingono in avanti. Di conseguenza, il ponte crolla a causa del peso eccessivo. Per l'esercito scozzese si tratta di una vittoria fondamentale e in grado di infondere fiducia: nel corso della battaglia, tra l'altro, viene ucciso anche il tesoriere di Edoardo, Hugh Cressingham.

Dopo la vittoria, William Wallace viene nominato Guardiano di Scozia e cavaliere: è il 13 marzo 1298. Diversa la sorte di de Moray, che - ferito gravemente durante gli scontri - muore pochi mesi dopo. Wallace, quindi, si trova a fare i conti con la perdita di un alleato importante, e con sfide ancora più dure cui far fronte. Nel giro di pochi mesi, infatti, la situazione cambia, con gli inglesi che il 15 giugno del 1298 invadono la Scozia, mettono a ferro e fuoco il Lothian e si impossessano di alcuni castelli. Il loro obiettivo principale, però, vale a dire la cattura di Wallace, non viene ottenuto, anche a causa della politica di terra bruciata adottata dagli scozzesi e degli scarsi rifornimenti a disposizione degli inglesi.

William Wallace, intanto, si trova a Falkirk, dove ha deciso di posizionare i suoi lancieri in diverse formazioni circolari, gli "schiltron", attorniate da pali di legno a erezione di un muro difensivo. Mentre gli inglesi passano all'attacco con la cavalleria, dominando gli arcieri scozzesi, la situazione si fa subito preoccupante. Quindi, l'esercito di Edoardo, mentre i cavalieri scozzesi sono in fuga, assediano gli "schiltron", creando dei varchi al loro interno - forse grazie a un attacco della cavalleria, forse a causa del lancio di pietre e dardi da parte della fanteria.

La resistenza degli uomini di Wallace viene sconfitta, anche se William riesce a scappare (con grave danno, per altro, per la sua reputazione militare e il suo orgoglio). Nel mese di settembre del 1298, egli cede a John Comyn, fratellastro di John Balliol, e a Robert Bruce, conte di Carrick il titolo di Guardiano. Nel giro di pochi anni, Bruce trova un accordo con Edoardo - è il 1302 - benché Wallace si mostri contrario a questa riconciliazione.

Dopo essersi recato in Francia per una missione diplomatica - presunta o reale, non si sa - William viene catturato da John de Menteith, scozzese in combutta con Edoardo I, nel maggio del 1305. Protagonista di un processo sommario, viene atrocemente ucciso a Smithfield (Londra) il 13 agosto del 1305, secondo la consuetudine riservata ai traditori: prima impiccato e poi squartato.

Il governo inglese mette in mostra le sue membra a Perth, Edimburgo, Berwick e Newcastle, mentre la sua testa viene posta, infilzata su un palo, sul London Bridge.

La lapide di William Wallace è collocata su un muro del ST. Bartholomew's Hospital, nei pressi del luogo in cui avvenne la sua esecuzione: attualmente è luogo di visite da parte di molti scozzesi e turisti.

Secondo la visione popolare, Wallace fu una persona del popolo, in opposizione a Robert Bruce (cioè Roberto I di Scozia), proveniente dalla nobiltà. Ritenuto l'eroe nazionale scozzese per aver guidato i propri connazionali alla rivolta contro gli Inglesi che avevano occupato la Scozia, William Wallace è stato immortalato nel film del 1995 di Mel Gibson "Braveheart - Cuore impavido", vincitore di cinque premi Oscar. Non solo: alla storia di Wallace è stata dedicata la canzone "The Clansman" dagli Iron Maiden, mentre anche i Grave Digger hanno dedicato il loro disco "Tunes of war" alle vicende dell'eroe scozzese.

Biografia di Felix Wankel

Motori rotativi
13 agosto 1902
9 ottobre 1988

Chi è Felix Wankel?


Felix Wankel era il tipico personaggio illuminato, uno di quelli che riesce a trasformare un'idea semplicissima in qualcosa di geniale. Il suo nome e buona parte della sua vita sono indissolubilmente legati al particolare propulsore che brevettò.

Nacque il 13 agosto 1902 a Schillerstrasse nel cuore della foresta nera in Swabia, Germania.

Era l'unico figlio di Rudolf Wankel (1867-1914) un funzionario maggiore di silvicoltura e Martha Gertrud Heidlauff (1879-?). Fin da giovane Felix Wankel dovette scontrarsi con le difficoltà economiche della propria famiglia. Rimasto orfano di padre, morto sul fronte della Prima Guerra Mondiale, nel mese di agosto del 1914 tra Schrapnel e Domach (Alsazia), dal 1921 fu impiegato come addetto alle pubblicazioni scientifiche in una libreria universitaria ad Heidelberg. La depressione degli anni Venti gli fece perdere il lavoro dopo pochi anni e, nel 1924, Wankel aprì una propria libreria sempre ad Heidelberg.

Nello stesso anno, rivedendo i progetti del motore rotatorio di Ramelli del 1588 e le evoluzioni che si sono succedute negli oltre tre secoli dall'idea originaria, ebbe il lampo di genio del motore rotatorio, che si concretizzò con un brevetto del 1927.

Come molti tedeschi del suo tempo, Wankel fu attratto dalle filosofie politiche ed economiche del socialismo nazionale. Fu membro della gioventù di Hitler (dove venne a contatto con la futura moglie, Emmy Kirn) e successivamente membro del partito di NSDAP. Si dimise nel 1932 quando il nazismo diventava un regime. Fu arrestato e tenuto in prigione dal Nazismo per svariati mesi in Lahr fino a quando un industriale ed un assistente tecnico intervennero in suo favore.

Durante i seguenti anni, Wankel lavorò principalmente sulle valvole rotative e sulla tecnologia di tenuta per Lilienthal, BMW, DVL, Junker e Daimler-Benz. Durante questo tempo sviluppò i vari prototipi di DKM ed anche le pompe ed i compressori rotativi. Quando l'esercito francese invase nel 1945 la Germania, i suoi lavori furono distrutti dai francesi ed egli fu imprigionato fino al 1946.

Nel corso della sua collaborazione con la NSU durante l'occupazione alleata, Felix Wankel cominciò segretamente a scrivere il suo libro sui motori a pistone rotativo. Ciò lo condusse a collaborare con Walter Froede, capo del programma di corse motociclistiche, che infine prese la decisione di adottare il motore KKM.

Il primo motore rotativo funzionante di Wankel era un DKM che gareggiò nel febbraio 1957. Entro maggio un prototipo poteva funzionare per due ore e produrre 21cv. Il primo motore KKM gareggiò il 7 luglio 1958. Il rapporto più stretto Wankel lo strinse con la NSU che, successivamente, entrò in joint-venture con Citroén e Toyo Kogyo, ovvero la Mazda, i cui vertici rimasero affascinati dal motore rotativo in sperimentazione presso la NSU. Nel

1957, quindi, Felix fonda la Wankel Gmbh., col suo socio Ernst Hutzenlaub, per gestire commercialmente il brevetto.

La prima auto con motore rotativo fu la NSU Spider Wankel, prodotta tra il 1964 e il 1967. Cronologicamente, seguì alla scoperta tedesca la Mazda Cosmo Sport 110L. Quando, nel 1968, la NSU presentò la Ro80, berlina di prestigio, secondo modello propulso da un Wankel e ultima creazione con il marchio della Casa di Neckarsulm, la Mazda dava i natali ad una nutrita famiglia di vetture a motore rotativo, la cui discendenza arriva fino ai giorni nostri, con la bella coupè RX8.

Riguardo alle Citroén, invece, il discorso è molto ristretto. Dopo la "strana" coupé M35, una sorta di AMI8 "tagliata", prodotta sperimentalmente dal 1969 al 1971, rispettivamente in 6, 212 e 49 unità; solo la GS Birotore ha avuto un minimo seguito commerciale. Tra il 1974 e il 1975 è stata prodotta e commercializzata in circa 870 esemplari. Alla produzione in serie di NSU, Mazda e Citroén, si è affiancata negli anni una cospicua famiglia di motocicli, aerei e veicoli di ogni tipo, oltre all'attività di ricerca da parte di molti costruttori.

Tra il 1962 e il 1970, la Mercedes Benz realizzò quasi una decina di prototipi tra cui le famose C111 a tre e quattro rotori (realizzate tra il 1969 e il

1970) e una 350 SL Quadrirotore utilizzata normalmente da Wankel stesso. Alla Mercedes si affiancò la GM, con i prototipi Chevrolet e la American Motors, che realizzò una versione rotativa della sua Pacer. Nel mese di agosto 1971 la Wankel GmbH fu venduta a Lon Rho per 100 milioni di Marchi (26,3 milioni di dollari). Creò inoltre un istituto di ricerca (TES) a Lindau (nel 1976) come dipartimento dell'Istituto di Frauenhoffer, con l'opzione di comprarlo successivamente.

Felix Wankel ricevette il dottorato onorario dall'Università della Tecnica di Monaco il 5 dicembre 1969, la medaglia d'oro della Federazione Tedesca degli Ingegneri nel 1969, la medaglia Franklin a Filadelfia nel 1971, la Bavarian Service Medal nel 1973, la cittadinanza onoraria di Lahr nel 1981 e il titolo di professore nel 1987.

Si stabilì a Bodensee vicino al confine svizzero, per diversi motivi: per un istituto di ricerca satellite, per ottenere la cittadinanza svizzera, per la neutralità in caso di guerra. Nel 1986 il suo istituto fu venduto per 100 milioni di marchi alla Daimler-Benz.

Dopo una lunga malattia, il Dottor Felix Wankel morì il 9 ottobre 1988 a Lindau.

Biografia di Herbert George Wells

All'inizio era la fantascienza
21 settembre 1866
13 agosto 1946

Chi è Herbert George Wells?


Insieme al più "realistico" Jules Verne, Herbert George Wells è considerato il fondatore della fantascienza vera e propria, quel genere di letteratura che si occupa vuoi di immaginare il futuro sulla base del progresso tecnologico esistente (il caso di Verne, appunto), oppure di inventare temi nuovi e fantastici senza preoccuparsi troppo della loro verosimiglianza. Inutile dire che H.G. Wells in questo, è un vero capostipite. E' a lui che dobbiamo ipotesi narrative quali il viaggio nel tempo, l'invasione degli alieni o la possibilità di diventare invisibili (per tacere dei possibili effetti delle sperimentazioni genetiche); tutti temi che, a ben vedere, caratterizzano pesantemente la fantascienza di oggi e che individuano quindi in Wells il vero precursore.

Questo visionario romanziere si è dedicato alla scrittura quasi per caso. Nato il 21 settembre 1866 a Bromley, in Inghilterra, in una famiglia di modeste condizioni, ereditò la passione per la lettura dal padre, uomo di vasti interessi, giocatore professionista di cricket, e possessore di un piccolo negozietto di ceramiche. Eppure, malgrado queste diverse attività, i proventi bastavano a malapena a mantenere la famiglia al di sopra dell'indigenza.

Tale era dunque l'affanno economico della famiglia che il povero Herbert fu inizialmente costretto a lasciare il college, obbligato a contribuire al bilancio familiare. Le varie biografie uscite in suo onore dopo la morte lo descrivono così alle prese con la vendita di tessuti, dietro il bancone di una farmacia o come assistente in una scuola. Tutti lavori a lui poco congeniali. Il risultato erano continui licenziamenti o, appunto, peregrinazioni da un posto all'altro.

Nel 1884 Wells torna faticosamente sui banchi di scuola e ottiene una borsa di studio presso il Royal College of Science and Technology di Londra. Qui per tre anni studierà tutte le materie scientifiche, entusiasmandosi in particolare per la nuova teoria darwiniana, di cui diventerà fervente sostenitore. Terminati gli studi diviene aiuto professore in una scuola a Holt, nel Galles settentrionale. Nel 1888 torna ad insegnare a Londra dove entra a far parte del corpo insegnanti della Henley House School e dove completa la sua formazione laureandosi a pieni voti in Zoologia nel 1890.

La sua attività di scrittore si origina però a partire da un'emorragia polmonare che, costringendolo a letto per molto tempo, lo induce a prendere carta e penna e a mettere nero su bianco, a fianco di articoli a sfondo saggistico che andava scrivendo per giornali e riviste (nel 1893 sforna anche un manuale di biologia), le fantasie che da un po' andavano formandosi nella sua fervida mente.

Nel 1895 riesce a pubblicare contemporaneamente un volume di racconti, "Il bacillo rubato e altri incidenti" e i capolavori "La macchina del tempo" e "La visita meravigliosa". Ed è subito successo strepitoso: quegli strani e straordinari romanzi gli valsero rapidamente la nomea di scrittore di eccezionale vigore e immaginazione. Lo stesso anno sposa Amy Catherine Robbins, che era stata sua allieva (Wells si era già sposato nel 1891 con la cugina, ma il matrimonio fu annullato).

La serie di romanzi continua praticamente a ritmo serrato e vengono così alla luce in rapida successione "L'isola del dr. Moreau", "L'uomo invisibile", "La guerra dei mondi", "Il primo uomo sulla Luna" e altri ancora, la cui diffusione lo renderanno autore di fama mondiale.

Raggiunta così la grande notorietà e il benessere economico, H.G. Wells comincia a rivedere il suo atteggiamento e le tematiche da lui affrontate in un'ottica diversa. Anche a causa dello scoppio della prima guerra mondiale, comincia ad interessarsi alla politica e a formulare idee particolari sulla costituzione di uno "Stato universale" (aderì ad una corrente socialista chiamata "fabianesimo" e riuscì persino ad esporre personalmente le proprie idee a Roosevelt e Stalin).

Di quest'epoca sono quattro saggi nei quali espone le sue teorie, e due romanzi utopici nei quali ci sono visioni del futuro in chiave positiva. Il vecchio Wells vedeva la Scienza come un oscuro e misterioso potere negromantico di difficile controllo e di incerte conseguenze; adesso la Scienza viene vista come mezzo per migliorare le condizioni umane e attraverso la quale ricercare il Bello, il Vero e il Giusto.

Questa visione ottimistica verrà purtroppo offuscata di nuovo con l'avvento del nazismo e lo scoppio della seconda guerra mondiale. I suoi ultimi scritti ci fanno infatti tornare in mente il Wells delle origini: con "Il destino dell'Homo Sapiens" (scritto nel 1939) e "Mente agli sgoccioli" (del 1945) l'autore sembra condannare definitivamente l'umanità verso la fine senza possibilità di salvezza.

Tormentato da queste oscure visioni H.G. Wells muore a Londra il 13 agosto 1946. Due crateri, uno sulla Luna e l'altro su Marte, sono stati battezzati "Cratere Wells" in suo onore.