Biografie di personaggi famosi e storici nato il 18 agosto


Biografie di personaggi famosi e storici


Biografie di personaggi famosi nella storia e celebrità:


1. Giorgio Bocca
2. Papa Alessandro VI Borgia
3. Sergio Castellitto
4. Geppi Cucciari
5. Honoré De Balzac
6. Luciano De Crescenzo
7. Francesco Giuseppe I d'Austria
8. Mika
9. Luc Montagnier
10. Elsa Morante
11. Edward Norton
12. Fernanda Pivano
13. Roman Polanski
14. Robert Redford
15. Gianni Rivera
16. Fulco Ruffo di Calabria
17. Daniele Silvestri
18. Patrick Swayze
19. Giulio Tremonti

Biografia di Giorgio Bocca

Italiano vero
18 agosto 1920
25 dicembre 2011

Chi è Giorgio Bocca?


Giorgio Bocca è un vero e proprio decano dei giornalisti italiani, uno dei più amati e uno dei più letti in assoluto.

Si può dire che, insieme all'altrettanto anziano Enzo Biagi, sia stato considerato un monumento, un mostro sacro della stampa del nostro Paese benché, a causa del suo stile feroce e privo di concessioni, spesso criticato e contestato (sembrerebbe anche ben di più dell'altro illustre collega).

Scomparso il compianto Montanelli, infatti, Bocca è rimasto uno dei pochissimi giornalisti dotati di quel carisma ineguagliabile, di quella dirittura morale inscalfibile, e di una storia personale così densa che ogni sua parola diventa un argomento di dibattito.

Bocca è ricordato come persona in grado di muovere le coscienze, di creare discussioni vivaci e fervorose, di dire qualcosa che non sia scontato e intonato al coro.

Nato a Cuneo il 18 agosto 1920, Bocca ha partecipato alla evoluzione del giornalismo italiano a partire dal primo dopoguerra in cui si occupava di cronaca. Avendo partecipato alla guerra partigiana nelle formazioni di Giustizia e Libertà ha poi mosso i primi passi, nell'immediato dopoguerra, nel foglio dell'omonima organizzazione, a Torino.

Successivamente le sue cronache hanno dovuto tener conto della Guerra Fredda e delle sue ripercussioni interne, che crearono un clima di tensione non indifferente anche in Italia. In seguito Bocca è stato un testimone e un lucido narratore del cosiddetto "Boom" degli anni '60, a cui ha coniugato inchieste sociali e servizi di vario tipo. Naturalmente Bocca ha anche attraversato i momenti difficili del giornalismo degli anni '70, sottoposto al ricatto terroristico (numerosi giornalisti furono infatti assassinati), e lacerato da rivendicazioni sociali nonché dall'imperante crisi economica.

Le tappe della sua carriera sono queste: redattore alla "Gazzetta del Popolo", nel 1954 è a Milano all'"Europeo", poi inviato del "Giorno" di Enrico Mattei diretto da Italo Pietra. È stato nel 1975 tra i fondatori di "Repubblica" e, oltre all'attività di editorialista sul quotidiano, tiene sull'"Espresso" la rubrica "L'antitaliano".

Per le reti Fininvest, a partire dal 1983, ha ideato e condotto una serie di programmi giornalistici: "Prima pagina", "Protagonisti", "2000 e dintorni", "Il cittadino e il potere". È stato anche opinionista di "Dovere di cronaca" e "Dentro la notizia". Nel 1989 ha condotto per Canale 5 un'inchiesta giornalistica sul terrorismo italiano e internazionale degli anni '70-'80 dal titolo "Il mondo del terrore".

Come storico e testimone del proprio tempo ha pubblicato con Mondadori numerosi saggi, tra i quali: "Storia dell'Italia partigiana", "Palmiro Togliatti", "Il provinciale", "Il viaggiatore spaesato", "Voglio scendere!", "Il secolo sbagliato".

Una scheda-profilo di Rai International, lo definisce così: "A oltre 80 anni, Giorgio Bocca è ancora un feroce opinionista politico ed economico. Il suo orrore nei confronti dei falsi traguardi e di chi promette un fittizio benessere non sembra addolcirsi, o trovare risposte che lo rassicurino. Si scaglia con forza ed un pizzico di fatalismo contro la malattia nascosta dal panno bianco della globalizzazione, che spogliata della sua bella superficie rivela il serpeggiare di interessi messi in moto da una potente ed incontrollabile macchina economica. Auspica, affinché si affaccino dei sintomi di ripresa, un ritorno del pensiero politico".

Giorgio Bocca muore a Milano il 25 dicembre 2011 all'età di 91 anni.

Biografia di Papa Alessandro VI Borgia

Papati machiavellici
1 gennaio 1431
18 agosto 1503

Chi è Papa Alessandro VI Borgia?


Roderic Llançol Borja y Borya, italianizzato Rodrigo Borgia, nasce a Xativa vicino Valencia il giorno 1 gennaio 1431. Sale al soglio pontificio con il nome di Alessandro VI nel 1492 ed è il 214° Papa della Chiesa di Roma. Probabilmente si tratta del Papa più controverso della storia cattolica, che peraltro di figure controverse ne ha avute parecchie in passato.

Si trasferisce in Italia giovanissimo e studia giurisprudenza all'università di Bologna. Rodrigo Borgia ha avuto la fortuna di essere nipote di Alonso Borgia ovvero Papa Callisto III, fratello di sua madre Isabella. Rodrigo è il protetto di suo zio che lo nomina cardinale alla giovanissima età di 25 anni.

Fin dalla giovane età ha una condotta di vita dissoluta, infatti quando arriva a Roma ha già almeno un figlio illegittimo; dal 1957 è Cancelliere della Santa Sede, carica che gli permette di diventare il secondo cardinale più ricco di Roma. Anche se suo zio Callisto III muore nel 1458, conserva la sua importante carica con i quattro pontefici a venire, prima di diventare lui stesso Papa. Continua la sua vita licenziosa avendo numerose amanti; dal 1460 si concede un'amante fissa, la nobildonna romana Giovanna Cattanei detta Vannozza, dalla quale avrà addirittura quattro figli, naturalmente illegittimi, Giovanni, Cesare, Lucrezia e Goffredo.

Alessandro VI avrà anche un'altra figlia, Laura, anche questa da una nobildonna (Giulia Farnese) e numerosi altri figli da donne sconosciute.

Rodrigo trama per diventare Papa fino a riuscirci nel 1492, anno della scoperta dell'America, corrompendo un numero spropositato di cardinali e promettendo promozioni e favori. Una volta eletto Papa, Alessandro VI si premura velocemente di onorare gli impegni che aveva preso durante il conclave con i cardinali che avevano contribuito alla sua nomina; per esempio al cardinale Ascanio Sforza, che tanto si era prodigato per la sua elezione, dona il palazzo padronale della famiglia Borgia, oltre a nominarlo Vicecancelliere.

Ai numerosi altri cardinali suoi alleati non lesina doni in quantità. Il Papa Borgia si ritrova all'inizio del suo mandato a fronteggiare egregiamente il caos in cui era caduta Roma durante il periodo dopo la morte di Innocenzo VIII e compie importanti riforme.

Rodrigo non disdegna la simonia e in quanto a nepotismo riesce a fare addirittura meglio di quanto suo zio Alonso avesse fatto con lui, infatti nomina cardinale all'età di diciotto anni suo figlio Cesare, che dopo cinque anni però dismette la porpora cardinalizia e sposa la cugina del re di Francia diventando il Duca del Valentinois.

Già nel 1493, dopo solo un anno di pontificato, Alessandro VI si trova a fronteggiare una notevole crisi politica in Italia: Carlo VIII, re di Francia, avanza diritti sul Regno di Napoli e questo preoccupa il Papa che non vuole un nemico così potente al confine con lo Stato Pontificio, pertanto si allea con gli Aragonesi, legittimi regnanti di Napoli.

Il Re francese è infastidito dal comportamento del pontefice e scende in Italia a capo del suo esercito; il Papa è costretto a scendere a patti e concede ai Francesi il passaggio in cambio di un giuramento di obbedienza. E' il 22 febbraio del 1495 quando l'esercito francese entra a Napoli.

Questa facile conquista scatena la reazione antifrancese della Lega Santa, una coalizione che comprende la Spagna, il Papa, gli Asburgo, Milano e Venezia. Il 6 luglio a Fornovo avviene la battaglia tra le forze della coalizione e i Francesi: Carlo VIII ne esce sconfitto ma riesce a ripiegare in Francia; gli Aragonesi riprendono il Regno di Napoli.

Il pontefice spagnolo è anche responsabile della bolla papale Inter Caetera per regolare la contesa territoriale tra Spagna e Portogallo sui territori del Nuovo Mondo. Tale bolla stabilisce che tutte le terre a 100 leghe dall'isola di Capo Verde siano spagnole, escludendo di fatto il Portogallo dall'America; questa decisione a favore della Spagna è facilmente comprensibile essendo il Papa spagnolo. La bolla, troppo penalizzante per i portoghesi, viene cambiata in seguito dal Trattato di Tordesillas che sposta molto più ad ovest la linea di confine, permettendo così al Portogallo il dominio sul Brasile.

Un'altra grana per Alessandro VI è rappresentata dal suo ambiziosissimo figlio Cesare (magistralmente descritto da Niccolò Machiavelli), che dopo aver sposato la cugina del nuovo Re di Francia (Luigi XII) si mette in testa di creare un proprio ducato in Romagna. Per realizzare questa impresa servono molti soldi e il Valentino (soprannome di Cesare dopo l'investitura a Duca di Valentinois) si rivolge al suo potente padre, il quale non esita a vendere ben dodici titoli di cardinale ricavandone una quantità molto cospicua di denaro con il quale finanzia i progetti del figlio.

Cesare riesce a conquistare parecchie città della Romagna tra cui Pesaro, Urbino, Forlì, Rimini e viene effettivamente investito della carica di Duca di Romagna dal padre. I progetti di potere di Cesare Borgia comprendono anche la Toscana, ma la morte improvvisa del padre ne ferma irrimediabilmente l'ascesa.

Papa Alessandro VI Borgia muore il 18 agosto del 1503 a Roma, probabilmente a causa della malaria, ma un'altra plausibile versione parlerebbe di avvelenamento per errore; i Borgia sono storicamente noti per essere molto avvezzi all'uso del veleno per eliminare gli avversari politici. Si pensa che il veleno fosse destinato al cardinale Adriano Castellesi durante un banchetto, ma per sbaglio sarebbe stato bevuto dal Papa Borgia; a conferma di tale fatto vi sono testimonianze dell'epoca che parlano di evidenti segni di avvelenamento sul cadavere del pontefice.

Biografia di Sergio Castellitto

Spaziando tra commedia ed arte drammatica
18 agosto 1953

Chi è Sergio Castellitto?


Sergio Castellitto nasce a Roma il giorno 18 agosto del 1953 in una famiglia le cui origini geografiche vengono dalla città di Campobasso. Sergio studia recitazione presso l'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica, ma non porta a termine il suo percorso. Esordisce in teatro molto giovane ed ha modo di essere diretto da registi importanti; tra questi ci sono Luigi Squarzina ed Aldo Trionfo(Il Candelaio, 1981) ed Enzo Muzii (Girotondo da Schnitzler, 1985).

All'età di 34 anni, nel 1987, si unisce in matrimonio con la collega Margaret Mazzantini; Sergio e Margaret si erano conosciuti in occasione della messa in scena de "Le tre sorelle" di Anton Cechov: la coppia metterà al mondo ben quattro figli.

Durante gli anni '90, Sergio Castellitto ottiene buon successo con la fortunata commedia di Neil Simon "A piedi nudi nel parco" (1994) e nella pièce "Recital su Derek Jarman" (1995).

L'esordio come regista teatrale avviene nel 1996 con la pièce "Manola", scritta e interpretata da Margaret Mazzantini e da Nancy Brilli.

Ancora come regista ma anche come interprete, porta in scena nel 2004 un altro testo della moglie, dal titolo "Zorro".

Come attore cinematografico esordisce nel 1981 recitando un marginale ruolo di comparsa in "Tre Fratelli", di Francesco Rosi; seguono alcuni film in cui Sergio Castellitto ricopre ruoli di spalla, per poi farsi notare come protagonista in alcune opere prime realizzate da giovani registi; tra le sua prove migliori c'è quella in "Sembra morto... ma è solo svenuto" (1985), di Felice Farina, di cui Castellitto scrive anche il soggetto e collabora alla sceneggiatura.

Il grande pubblico lo apprezza nelle commedie "Piccoli equivoci" (1989), di Ricky Tognazzi, e "Stasera a casa di Alice" (1990), di Carlo Verdone. Non disdegna ruoli di impegno come in "La carne" di Marco Ferreri e "L'ora di religione" di Marco Bellocchio. Molto richiesto all'estero, lavora con una certa continuità in Francia.

I suoi film migliori durante gli anni '90 sono "Il grande cocomero" (1993), di Francesca Archibugi e "L'uomo delle stelle" (1995), di Giuseppe Tornatore, che gli valgono due premi Nastri d'Argento.

L'esordio come regista sul grande schermo non raccoglie molti consensi: il suo primo film è una commedia grottesca intitolata "Libero Burro", che esce nelle sale nel 1999. Vince invece un David di Donatello per "Non ti muovere", pellicola del 2004 tratta dall'omonimo romanzo di Margaret Mazzantini, che Sergio Castellitto dirige e di cui scrive la sceneggiatura.

Nel 2006 torna a recitare diretto da Marco Bellocchio nel film "Il regista di matrimoni"; nello stesso anno lavora per la prima volta con Gianni Amelio nel film "La stella che non c'è".

L'esordio televisivo avviene nel 1982, ma è dalla metà degli anni '80 che la presenza di Sergio Catellitto diventa costante: ottiene grande successo di pubblico nella serie "Un cane sciolto", diretta da Giorgio Capitani. Grande emozioni suscitano le sue eccellenti interpretazioni di grandi personaggi italiani quali Fausto Coppi (1995), Don Lorenzo Milani (1997), Padre Pio (2000) ed Enzo Ferrari (2003). Conosce anche un clamoroso flop nel 2004 quando interpreta in tv il commissario Maigret.

Tra le produzioni cinematografiche internazionali ricordiamo la sua partecipazione ne "Le cronache di Narnia: il principe Caspian" (2008) nel ruolo di Re Miraz, antagonista del giovane Caspian (Castellitto in passato ha vissuto realmente nel comune di Narni, in Umbria, l'antica Narnia dei romani da cui Clive Staples Lewis, l'autore del romanzo da cui è tratto il film, ha preso spunto per il nome della sua opera).

Tra i suoi più recenti lavori al cinema ricordiamo "Italians" (regia di Giovanni Veronesi, 2009), "Tris di donne e abiti nuziali" (regia di Vincenzo Terracciano, 2009), "Questione di punti di vista" (regia di Jacques Rivette, 2009), "Alza la testa" (regia di Alessandro Angelini, 2009), "La bellezza del somaro" (sua regia, 2010), "Venuto al mondo" (sua regia, 2011).

Biografia di Geppi Cucciari

Satira a fuoco rapido
18 agosto 1973

Chi è Geppi Cucciari?


Maria Giuseppina Cucciari - in arte Geppi - nasce a Macomer (in provincia di Nuoro) il giorno 18 agosto 1973.

Ex atleta di pallacanestro (ha giocato anche in serie A2), nel 2000 entra a far parte del laboratorio Scaldasole.

Nel 2001 si laurea in giurisprudenza all'Università Cattolica di Milano ed entra a far parte del laboratorio artistico di Zelig.

Nel 2002 prende parte stabilmente al programma Pinocchio, condotto dalla Pina su Radio DJ.

Nel 2004 partecipa al programma di MTV Comedy Lab.

Nel 2005 è nel cast di "Attacco allo stato", con Raoul Bova, regia di Michele Soavi.

Dal 2005 al 2007 è tra i protagonisti di Zelig Circus e della sitcom, "Belli dentro", trasmessa su Canale 5, con la quale vince il premio "Telegrolla" come miglior attrice di sit-com nel 2006.

Nel 2007 esce il suo primo romanzo "Meglio donna che male accompagnata", scritto con la collaborazione di Lucio Wilson, autore con lei anche dello spettacolo teatrale che la vede protagonista, "Si vive una volta. Sola" (regia di Paola Galassi), portato nei teatri d'Italia tra il 2007 e il 2008.

Dal 2005 scrive per il settimanale femminile "Donna Moderna".

Nel 2007 conduce un programma tutto suo su SkyShow, dal titolo "Geppi Hour".

Entra poi a far parte del cast del film "Grande, grosso e Verdone" (2008) insieme a Carlo Verdone, Claudia Gerini e Roberto Farnesi.

Nel febbraio del 2009 esce il suo secondo libro dal titolo "Meglio un uomo oggi".

Sempre nello stesso anno è protagonista su La7 all'interno del programma "Victor Victoria", condotto su La 7 da Victoria Cabello: Geppi commenta ironici sondaggi che riguardano l'ospite di turno.

Nel 2010 partecipa alla conduzione su Canale 5 di "Italia's Got Talent". Alla fine del mese di febbraio 2011 è protagonista di "G Day", programma tv in onda su LA7 alle 19:40, tutti i giorni dal lunedì al venerdì, che anticipa il telegiornale di Enrico Mentana.

Dopo un anno di ottimi ascolti e consensi, il suo "G Day" viene ampliato (iniziando alle 19:00) e arriva anche l'invito a partecipare come ospite all'ultima serata del Festival di Sanremo 2012.

Biografia di Honoré De Balzac

La grande commedia
20 maggio 1799
18 agosto 1850

Chi è Honore De Balzac?


Honorè De Balzac nasce a Tours il 20 maggio 1799 da Bernnard-François e Charlotte-Laure Sallambier. La famiglia appartiene a quella borghesia che in quegli anni, in quasi tutta Europa, era in rapida ascesa. La sua infanzia grigia e fredda, segnata dal disaccordo perenne che regna fra i genitori, trascorre in sostanziale solitudine. Studia come interno al collegio degli oratoriani di Vendôme caratterizzato da una disciplina assai rigida e dalla grande pressione richiesta nello studio. Troppo per uno spirito libero e svagato come quello di Honorè. Lo stress, infatti (come lo chiameremmo oggi), gli provoca una grossa prostrazione psichica, che lo costringe addirittura ad un anno di inattività.

Ripresi gli studi, si trasferisce a Parigi con la famiglia. Nella capitale francese si iscrive alla facoltà di giurisprudenza, e una volta conseguita la laurea, comincia a vivere da solo, la famiglia essendosi trasferita in provincia.

Nel 1822 comincia una relazione con la contessa Laure de Berny, di 22 anni più anziana e, parallelamente, inizia i suoi primi esperimenti letterari nel campo del romanzo, da lui stesso presi in pochissima considerazione. In una mansarda del quartiere della Bastiglia, dal 1821 al 1829, da solo o in collaborazione con Auguste Le Poitevin, un editore commerciale, scrive opere di narrativa popolare, firmandoli con pseudonimi come Horace de Saint-Aubin o Lord R'Hoone.

L'attività letteraria, tuttavia, agli inizi era assai avara di soddisfazioni Sempre irrequieto e incapace di stare fermo, sia mentalmente che fisicamente, non ha certo il temperamento dello scrittore che si chiude nella classica torre d'avorio. Anzi, gli piace rischiare, sperimentare e si sente dentro anche un certo spirito imprenditoriale. Finanziato quindi da amanti e famiglia, impianta una casa editrice, cui presto si affiancano una tipografia e una fonderia di caratteri. I programmi sono ambiziosi, desidera affermarsi sul mercato ma, purtroppo, non fa che accumulare debiti, malgrado la geniale idea di inventare e lanciare una collana economica, autentica novità per l'epoca. E' così costretto a chiudere tutte le attività che aveva faticosamente messo in piedi.

Sul piano creativo, invece, cominciano a vedersi in frutti di una certa maturità letteraria, raggiunta anche grazie alle numerose prove e sperimentazioni dei romanzi giovanili. La prima opera di una certa importanza è il romanzo storico, firmato col suo vero nome, "Gli Sciuani", cui fa da sfondo la rivolta della Vandea. Il 1829 è anche l'anno di quel capolavoro che è "La fisiologia del matrimonio", che gli procura grande notorietà in seguito al grande scandalo e al polverone sollevato dal libello. La sua vita è caratterizzata da un'intensa vita mondana affiancata ad una frenetica attività di pubblicista collaborando con diverse testate tra le quali "Revue des deux mondes", "Reveu de Paris", "La Silhouttee", "La Caricature" e "Le Voleur". Malgrado poi mantenga la relazione con la vecchia amante, scoppia la passione infelice per la marchesa de Castrie.

Nel frattempo inizia anche una relazione epistolare con la contessa Eva Hanska, che risulterà poi essere la donna della sua vita (lo scrittore la sposerà solo nel 1850, pochi mesi prima di morire).

Nel 1833 stipula un contratto editoriale per la pubblicazione di dodici volumi di "Usi e costumi nel diciottesimo secolo", suddivisi in "Scene della vita privata, della vita di provincia e della vita parigina". É in sostanza un abbozzo della futura "Commedia Umana", l'immenso ciclo che Balzac aveva progettato di scrivere. Infatti, nel 1834 Balzac concepì l'idea di fondere tutta la sua produzione narrativa in un'unica opera monumentale, un affresco composito della società francese del suo tempo, dal Primo impero alla Restaurazione. Un colossale progetto ispirato alle teorie dei naturalisti Jean-Baptiste de Lamarck ed Etienne Geoffroy Saint-Hilaire (nelle intenzioni l'opera doveva comprendere 150 romanzi divisi in tre filoni principali: Studi di costume, Studi filosofici e Studi analitici). Il progetto fu compiuto per due terzi. Gli episodi più celebri sono "Papà Goriot" (1834-35), "Eugénie Grandet" (1833), "La cugina Betta" (1846), "La ricerca dell'assoluto" (1834) e "Illusioni perdute" (1837-1843).

In questi romanzi si coglie bene un aspetto del realismo di Balzac, ossia la sua attenzione agli elementi prosaici della vita di tutti i giorni. Lontani da ogni tipo di idealizzazione, i personaggi sono in genere ossessivamente invischiati in problemi materiali, come quelli del lavoro e del denaro. Quest'ultimo, in particolare, sembra emergere come perno della nuova società del tempo nonché come fonte di tutti i crimini.

Nel 1837 è braccato dai creditori. Inizia così una serie di viaggi, intrapresi sicuramente per interesse culturale, ma soprattutto per tenersi lontano dalle insistenti richieste di denaro che la scia di debiti prodotta inevitabilmente provocava. Viene in Italia e soggiorna per lungo tempo a Milano, dove frequenta il salotto della contessa Maffei, incontrandovi il gigante nostrano delle lettere, Alessandro Manzoni. Visita Firenze, Venezia, Livorno, Genova. Inoltre, intraprende un infruttuoso viaggio in Sardegna con la speranza di riattivare le locali miniere d'argento.

Ritornato in patria, si accorda con un gruppo di editori per la pubblicazione delle sue opere complete secondo un piano a sua discrezione mentre da lì a poco muore il marito di Eva Hanska. Si apre così finalmente la prospettiva di una stabile vita coniugale ma le sue aspirazioni matrimoniali sono frustrate dalle remore di madame Hanska che teme di perder i beni del marito sposando uno straniero

Il 24 aprile 1845 è decorato cavaliere della Legion d'Onore. Malgrado il buon successo dei suoi libri e le attestazioni di stima da parte di Istituzioni e personalità, la sua situazione economica permane disastrosa.

La salute, poi, è in continuo peggioramento. Il 14 marzo 1850 si celebra il tanto sospirato matrimonio, ma le condizioni dello scrittore sono ormai disperate. Il 20 maggio gli sposi sono a Parigi. Pochi mesi per godersi il matrimonio e il 18 agosto Balzac muore. I funerali si svolgono solenni e commossi al Père-Lachaise di Parigi, con discorso commemorativo dell'amico che qualche anno prima aveva inutilmente caldeggiato la sua candidatura all'Académie de France, Victor Hugo.

Biografia di Luciano De Crescenzo

L'imcomprensibile, semplicemente
18 agosto 1928

Chi è Luciano De Crescenzo?


Luciano De Crescenzo nasce a Napoli, a Santa Lucia, il 18 agosto 1928. Come afferma egli stesso, i suoi genitori erano antichi cioè piuttosto anziani.

Per uno degli strani casi della vita, nel suo stesso palazzo abitava Carlo Pedersoli, l'attore che tutti conosciamo come Bud Spencer, di un anno più piccolo di lui.

E' difficile parlare di Luciano De Crescenzo senza fare ricorso all'aneddotica fornita abbondantemente anche da lui stesso. Egli è soprattutto un umorista e sa cogliere sempre il lato buffo e positivo della vita.

Forse una delle sue doti più belle è di essere rimasto sempre fedele a se stesso. Quando nel 1998 il suo amico Roberto Benigni vinse il premio Oscar quale migliore attore, e il suo film "La vita è bella" quello di miglior film straniero, battendo gente del calibro di Tom Hanks ("Salvate il soldato Ryan") e Nick Nolte, si preoccupò di scrivergli una lettera invitandolo a non montarsi la testa.

Suo padre aveva un negozio di guanti a Napoli in via dei Mille. In uno dei suoi libri riferisce di un colloquio immaginario in paradiso: il padre chiede subito notizie sull'andamento del mercato dei guanti. Naturalmente non riesce a credere che adesso i guanti non li porta più nessuno.

De Crescenzo ha frequentato l'Università di Napoli, dove si è laureato in Ingegneria col massimo dei voti. Racconta di avere ascoltato come prima lezione Renato Caccioppoli, il grande matematico napoletano, di cui s'innamorò a prima vista (intellettualmente). Per stare un po' con lui, lo andava a prendere a casa a piedi quasi tutti i giorni e lo riaccompagnava alla fine delle lezioni. Il suicidio di Caccioppoli (Napoli, 8 maggio 1959) fu uno dei grandi dolori della sua giovinezza.

Dopo la laurea, la IBM Italia lo assunse in qualità di rappresentante commerciale (la madre fu per anni dispiaciutissima che il figlio non fosse riuscito a entrare al Banco di Napoli). Vi rimase per diciotto anni raggiungendo la qualifica di direttore. Egli era il classico soggetto capace di vendere frigoriferi ai Poli. Usava una tecnica tutta personale. Sembrava che vendere fosse l'ultimo dei suoi problemi. Alcuni compravano soprattutto per avere ancora a che fare con lui.

Luciano è sempre stato un uomo dal grande fascino, sia con gli uomini che con le donne. Se entra in una stanza è difficile non accorgersi della sua presenza, e non solo da quando è diventato un uomo famoso. Malgrado abbia pubblicato più di 25 libri con una delle più prestigiose case editrici, con un incredibile successo editoriale, i critici non sembrano accorgersi di lui. Come tutti sanno, è un eccezionale divulgatore, capace di fare capire l'incomprensibile. E' riuscito a fare conoscere il pensiero dei più grandi filosofi greci a gente che sarebbe passata alla larga da qualsiasi scaffale che esponesse libri di filosofia.

E' stato anche attore, regista e sceneggiatore, ma forse con minore successo rispetto all'attività di scrittore. Ha perfino recitato con Sofia Loren. Una vera chicca da cineteca è la scena in cui, nella parte del personaggio da lui stesso ideato, il prof. Bellavista, rimane bloccato dentro l'ascensore con l'ing. Cazzaniga (Renato Scarpa), milanese verace temporaneamente trapiantato a Napoli. Fu allora che il napoletanissimo prof. Bellavista si accorse che perfino i milanesi hanno un cuore.

Biografia di Francesco Giuseppe I d'Austria

I dolori di un lungo potere
18 agosto 1830
21 novembre 1916

Chi è Francesco Giuseppe I d Austria?


Francesco Giuseppe I d'Austria nasce nel Castello di Schönbrunn, a Vienna, il 18 agosto del 1830. È stato uno dei regnanti più duraturi di sempre, con ogni probabilità il più longevo, almeno dal punto di vista della reggenza effettiva, grazie ai suoi quasi settant'anni accumulati sul trono austroungarico. Imperatore d'Austria dal 1848 al 1916, re d'Ungheria dal 1867 al 1916, è stato anche sovrano del regno Lombardo-Veneto, fino alla fatidica data del 1866.

Figlio maggiore dell'Arciduca Francesco Carlo d'Asburgo-Lorena, a sua volta discendente minore dell'Imperatore Francesco II d'Austria, e di sua moglie Sofia di Wittelsbach, Principessa di Baviera, il giovane Francesco Giuseppe già all'età di tredici anni viene nominato colonnello, intraprendendo la carriera militare. Risalgono già a questi periodi i dipinti che lo ritraggono con la sua consueta uniforme grigia, quella ufficiale da lui prediletta sia nei momenti solenni e militari che nella sua vita quotidiana.

Dal punto di vista dinastico la designazione su Francesco Giuseppe viene decisa quand'egli ha ancora cinque anni. Prima di lui infatti, dopo il breve regno di suo zio, Ferdinando I, malato di mente e senza figli, l'arciduca Francesco Carlo decide in suo favore indirizzando tutta la vita del futuro imperatore verso la prospettiva reale. A crescerlo è perciò sua madre, ponendo il piccolo Francesco, sin da piccolo, sotto la figura ingombrante di suo nonno, l'allora imperatore Francesco II, vero punto di riferimento dinastico e militare dell'intero casato.

Dalla metà degli anni trenta le sorti dell'Impero, anche a causa delle vicissitudini dinastiche e, soprattutto, per i moti di indipendenza che coinvolgono l'Italia e l'Ungheria, sono affidate al cancelliere Metternich, il quale si occupa praticamente di ogni cosa che riguardi lo Stato. I moti cruenti che scoppiano intorno agli austriaci nel 1848, inducono Metternich alle dimissioni, con il seguente abbandono del territorio d'Austria. Gli succede Felix Schwarzenberg, il quale si trova costretto a concedere una Costituzione, poi abrogata nel 1851, tentando di mantenere il controllo della turbolenta situazione.

Ma è proprio il 1848 l'anno cruciale per il futuro imperatore il quale, a ben guardare, si guadagna il suo titolo quasi sul campo di battaglia. Nominato inizialmente Governatore della Boemia, senza tuttavia assumersi le responsabilità dell'incarico, da buon militare quale è, nella primavera del 1848 si dirige sul fronte italiano, al seguito del maresciallo Radetzky. Prende parte alla battaglia di Santa Lucia, il 5 maggio, prima di venir richiamato in Tirolo, nella città di Innsbruck, momentaneamente sede del regno a causa dei coevi tumulti viennesi. Qui conosce anche la sua futura moglie, la cugina Elisabetta di Baviera, ma se ne innamorerà solo in seguito.

Ottenuta la vittoria sugli italiani, il 2 dicembre del 1848, ad Olomouc, sede momentanea della corte, il diciottenne Francesco Giuseppe sale al trono austriaco, come imperatore Francesco Giuseppe I. Determinante è l'abdicazione dello zio Ferdinando. Da questo momento comincia il primo dei suoi 68 anni di regno.

I primi anni del nuovo imperatore si rivelano tutt'altro che semplici. In Italia la sconfitta del Piemonte è un momento di svolta, almeno inizialmente, anche grazie all'intervento congiunto del maresciallo Josef Radetzky e del generale Felix Schwarzenberg. La Prima guerra di indipendenza, com'è nota nella storiografia italiana, si risolve in favore dell'Austria, ma la cosa non dura molto. Stessa cosa avviene in Ungheria, con la rivolta magiara sedata nel sangue, nel settembre del 1849.

Il nuovo imperatore è costretto a verificare sin da subito le conseguenze. Il 18 febbraio del 1853, mentre cammina con il conte Maximilian Karl Lamoral O'Donnell, Francesco Giuseppe subisce l'aggressione da parte di un nazionalista ungherese, il quale sfugge alla scorta e prova a tagliare la gola del regnante d'Austria. La lama resta impigliata nella fibbia di metallo del colletto della divisa dell'imperatore e il ventiduenne János Libényi viene bloccato e imprigionato immediatamente, per poi essere impiccato nella prigione di Simmeringer.

L'anno dopo tuttavia, nel 1854, accecato d'amore, come è stato più volte narrato, Francesco Giuseppe sceglie di sposare la sedicenne Elisabetta, che presto sarà nota a tutti con il nome di Sissi. È la sorella minore di Elena di Baviera, inizialmente indicata dalla madre dell'imperatore tra le possibili pretendenti, figlia primogenita della Principessa Ludovica di Baviera e di Massimiliano duca in Baviera. Sofia e Ludovica, le due sorelle, l'una la madre di Francesco e l'altra la madre di Elena, decidono di far incontrare i due giovani per la seconda volta in tutta la loro vita nella cittadina di Bad Ischl. Per l'occasione, Ludovica porta con sé anche Elisabetta, la più piccola. Il regnante però, stando alle fonti, non appena vede l'incantevole fanciulla, se ne innamora perdutamente. Successivamente, durante il ballo in onore del compleanno di Francesco Giuseppe, il festeggiato anziché chiedere in sposa Elena, ufficializza a sorpresa il fidanzamento con Elisabetta, consegnandole, secondo la tradizione, il bouquet nuziale. Il giorno dopo, chiede la sua mano alla zia Ludovica.

Il matrimonio tra Francesco e Sissi, uno dei più fastosi di sempre, avviene il 24 aprile del 1854 nella chiesa degli agostiniani di Vienna. La moglie Elisabetta diventa da quel momento un punto di riferimento costante per l'imperatore, figura di rilievo, sua consigliera e in grado di far valere un forte ascendente su di lui.

Sul piano politico e militare però l'Austria arriva sino al 1866-1868 con diverse perdite territoriali, a causa di un atteggiamento troppo centralizzato, oltre che eccessivamente rivolto verso l'Italia e nei confronti dei piccoli stati tedeschi. Morto Schwarzenberg, gli errori strategici sono molti, come il mancato intervento nella Guerra di Crimea, che di fatto consegna nelle mani dei Savoia l'alleanza di Francia e Inghilterra.

La conseguenza diretta si ha durante la seconda guerra d'indipendenza italiana, datata 1859, nella quale l'imperatore austriaco, assunto in mano il comando dopo aver sollevato il maresciallo Ferencz Gyulai, viene duramente sconfitto a Solferino e a San Martino, vedendosi costretto a firmare l'Armistizio di Villafranca. Dopo questa battaglia l'Austria riesce a conservare solo il Veneto.

Dal 1866 al 1871 Francesco Giuseppe perde suo fratello Massimiliano, eletto Imperatore del Messico nel 1863, fucilato durante i moti rivoluzionari del paese ma, soprattutto, perde Venezia e il Veneto, nel 1866, oltre ad una buona parte dei territori di Ungheria, nel 1867. Viene creato formalmente l'Impero Austro-Ungarico ma, soprattutto, Francesco subisce le sconfitte della Prussia di Bismarck, fino a perdere del tutto gli stati tedeschi, quando nel 1871 la Prussia dà vita all'unificazione della Germania, sotto la casa di Hohenzollern.

Per riequilibrare la sua posizione politica, l'imperatore cerca di impegnarsi in una serie di alleanze, prima con Bismarck e poi con i russi, fino alla Triplice Alleanza, con il neonato Regno d'Italia, datata 1882. Qualche anno prima annette, seppur non in modo formale ma attraverso un'amministrazione fiduciaria, la Bosnia-Erzegovina, in base ai dettami del Congresso di Berlino.

Fino al Novecento pertanto sono diversi i cambi di rotta politica dell'impero austro-ungarico, il quale passa da alcune riforme federalistiche sino ai ritorni centralistici dell'ultimo decennio dell'Ottocento. Tuttavia la figura dell'imperatore Francesco Giuseppe resta sempre lontana dalle critiche più dirette, anche grazie alla figura carismatica di sua moglie Elisabetta.

Purtroppo però la loro unione viene minata dall'improvvisa morte del loro unico figlio (dopo la morte della piccola Sofia, la maggiore), il principe ed erede Rodolfo d'Asburgo, uccisosi a Mayerling nel 1889. Nonostante si parli di suicidio suo e della sua amante, la baronessa Maria Vetsera, su queste due morti non è mai stata fatta chiarezza, tanto che l'intera vicenda è nota con l'espressione "fatti di Mayerling", a sottolinearne l'opacità.

Nove anni più tardi, il 10 settembre del 1898, a Ginevra, l'anarchico Luigi Licheni, italiano, uccide anche la moglie dell'imperatore, Elisabetta. Le trafigge il cuore con una lima triangolare, nascosta dentro un mazzo di fiori, tentando poi una fuga mal riuscita, bloccata da quattro cittadini svizzeri che lo consegnano immediatamente alla polizia. È questo il colpo più duro per l'imperatore d'Austria.

Dal punto di vista politico il 1907 sembra un anno di svolta, con il suffragio universale, ma sono molti coloro i quali non sostengono più il peso di una monarchia assolutistica. Sette anni dopo, il 28 giugno del 1914, il nazionalista bosniaco Gavrilo Princip uccide l'erede al trono d'Austria, Francesco Ferdinando, a Sarajevo, di fatto causando, almeno ufficialmente, lo scoppio della Prima Guerra Mondiale.

Ottuagenario, l'imperatore non è intenzionato a firmare l'atto di guerra alla Serbia, che sancisce a tutti gli effetti l'inizio del conflitto, ma deve farlo, a causa delle forti pressioni che arrivano da tutte le parti.

Due anni dopo, all'età di ottantasei anni, Francesco Giuseppe I d'Austria, muore nel proprio Castello di Schönbrunn, il 21 novembre del 1916, dopo sessantotto anni ininterrotti di regno. Al suo posto, c'è il pronipote Carlo I d'Austria, ma l'Impero termina alla fine della guerra, nel 1918, due anni dopo la sua morte.

Biografia di Mika

18 agosto 1983

Chi è Mika?


Michael Holbrook Penniman Jr., in arte Mika nasce il 18 agosto del 1983 a Beirut, in Libano, terzo di cinque fratelli: suo padre è statunitense, mentre sua mamma è libanese maronita. Trasferitosi con il resto della famiglia a Parigi quando ha pochi mesi di vita, a causa della guerra civile in corso nel suo Paese natale (in questo periodo suo papà viene rapito e trattenuto in Kuwait nell'ambasciata americana per sette mesi), si sposta poi a Londra a nove anni. Nella capitale inglese frequenta il Lycée Francais "Charles de Gaulle", prima di iscriversi alla Westminster School e, in seguito, al Royal College of Music, che frequenta per tre anni. Sin da adolescente, pur dovendo fare i conti con la dislessia, Mika compone canzoni di generi differenti (dalla musica commerciale all'opera), fino a quando inizia a pubblicare i propri brani su MySpace. È qui che nel 2006 viene notato da un discografico, che gli propone un contratto per incidere, nell'autunno di quell'anno, il suo primo singolo, "Grace Kelly" (chiaramente dedicato alla principessa monegasca).

Il 29 gennaio del 2007 viene pubblicato l'album "Life in cartoon motion", che riscuote un successo eccellente, rimanendo al primo posto per due settimane nella classifica dei dischi più venduti in Gran Bretagna. Mika diventa immediatamente famoso anche in Italia, venendo invitato come ospite al Festival di Sanremo del 2007. A giugno pubblica "Relax (take it easy)", secondo singolo estratto dall'album, mentre in agosto esce "Love today"; al 14 dicembre, infine, risale "Happy ending", che pur presentando sonorità differenti rispetto al dance pop dei primi pezzi registra ottimi risultati di vendita. Il 2007, anno della sua esplosione, si rivela a dir poco eccezionale, anche grazie alla conquista di quattro World Music Awards (come Best Selling British Artist, Best Selling Male Entertainer, Best Selling New Artist e Best Selling Male Pop Rock Artist), due nomination agli MTV Music Awards (come miglior artista solista e per la Most Addictive Track) e un Vodafone Life Award.

Nel frattempo, mentre il quinto e il sesto singolo vengono individuati rispettivamente in "Big girl (you are beautiful)" e in "Lollipop", Mika su aggiudica un Brit Award, due Capitol Awards e un NRJ Music Award, e dà il via a un tour mondiale, dal quale viene tratto, tra l'altro, "Mika Live Parc des Princes Paris", registrazione del suo primo concerto in uno stadio, al Parco dei Principi di Parigi. L'8 giugno del 2009 pubblica "Songs for sorrow", EP in edizione limitata con quattro tracce, mentre il 21 settembre, forte della nomination agli MTV Europe Music Awards come Best Male, l'artista libanese dà alle stampe il suo secondo album, "The boy who knew too much", registrato a Los Angeles con la produzione di Greg Wells. Il primo brano estratto è "We are golden", cui seguono "Rain" e "Blame it on the girls". A luglio del 2010, il cantante pubblica il singolo "Kick ass (we are young)", insieme con RedOne, tratto dalla colonna sonora dell'omonimo film. Poco dopo si conclude l'Imaginarium Tour, iniziato a ottobre dell'anno prima.

Dopo essersi ritirato dietro le quinte per qualche tempo, Mika torna a farsi vedere ad agosto del 2011, pubblicando su Internet il video della canzone "Elle me dit", che vede la partecipazione di Fanny Ardant. Nel 2012 scrive insieme con Madonna la canzone "Gang bang", che fa parte dell'album "MDNA" di Miss Ciccone, e su Youtube pubblica il video di "Make you happy", singolo promozionale che anticipa l'album "The origin of love". Il disco esce il 25 settembre del 2012, preceduto a giugno dal singolo "Celebrate", interpretato con Pharrell Williams, e da un'intervista rilasciata al settimanale "Instinct" in cui il cantante ammette di essere omosessuale, e spiega che molti suoi brani parlano di storie d'amore con altri uomini.

Il 29 novembre del 2012 Mika interviene come ospite all'edizione italiana di "X Factor", cantando "Underwater" e ricoprendo, per l'occasione, il ruolo di eccezionale quinto giudice; torna in trasmissione la settimana successiva, duettando con la vincitrice Chiara Galiazzo nel brano "Stardust". Queste due apparizioni rappresentano il preludio alla sua partecipazione all'edizione successiva del programma: ad aprile 2013, infatti, viene ufficializzato che Mika sarà, insieme a Simona Ventura, Elio e Morgan, uno dei giudici di "X Factor 8", diventando il primo giudice straniero del talent in Italia.

Cavaliere dell'Ordine delle Arti e delle Lettere in Francia, Mika viene spesso accostato ad artisti come George Michael, Freddie Mercury e Beck in virtù del suo stile teatrale e della sua estensione vocale, che non di rado ricorre al falsetto.

Biografia di Luc Montagnier

Lotta scoperta
18 agosto 1932

Chi è Luc Montagnier?


Luc Montagnier nasce a Chabris (Francia) il giorno 18 agosto 1932. Il futuro medico biologo e virologo, dopo aver completato il dottorato di ricerca in medicina all'Università di Poitiers, nel 1967 comincia le prime ricerche nell'ambito della virologia, dedicandosi in particolar modo allo studio dei meccanismi di replicazione dei virus a RNA; successivamente si interessa ai virus a RNA oncogeni (cioè capaci di indurre tumore), analizzando in particolar modo i cambiamenti biochimici che avvengono all'interno delle cellule da questi infettate.

Nel 1972 viene nominato capo dell'Unità Oncologica Virale dell'Istituto Pasteur; due anni dopo diviene direttore del Centro nazionale di ricerca scientifica, CNRS.

Corre l'anno 1982 quando un medico dell'Hôpital Bichat di Parigi, il dottor Willy Rozenbaum, chiede a Montagnier di prestare le proprie competenze al servizio di una ricerca sulla possibile causa retrovirale di una nuova e misteriosa sindrome: si tratta dell sindrome da immunodeficienza acquisita, che sarebbe in breve divenuta nota come AIDS (Acquired Immune Deficiency Syndrome).

Nel 1983 il gruppo di ricercatori guidato da Luc Montagnier, attraverso una biopsia al linfonodo di uno dei pazienti di Rozenbaum, arriva a scoprire il virus a cui viene dato il nome di LAV, lymphadenopathy-associated virus (virus associato a linfoadenopatia).

L'anno seguente un gruppo di studiosi americani guidato dal dottor Robert Gallo, capolaboratorio all'Istituto Nazionale del Cancro (NCI), conferma la scoperta del virus, ma ne modifica il nome in virus T-linfotropico umano di tipo III (HTLV-III).

Dopo poco tempo nasce un'accesa disputa internazionale tra Luc Montagnier e Robert Gallo per la paternità della scoperta: i fatti daranno poi ragione al francese.

Nel 1986 Montagnier riesce a isolare un secondo ceppo del virus HIV (acronimo dall'inglese Human Immunodeficiency Virus, virus dell'immunodeficienza umana), chiamato HIV2 e maggiormente diffuso in Africa: per questa scoperta viene insignito del premio Albert Lasker per la ricerca medica.

Professore presso l'Istituto Pasteur di Parigi, presidente della fondazione mondiale per la ricerca e prevenzione dell'AIDS, Montagnier ha ricevuto nel 2008 il Premio Nobel per la medicina.

Oggigiorno Montagnier è sempre attivo nei progetti di prevenzione dell'AIDS, e nella ricerca di un vaccino efficace contro questa patologia.

Biografia di Elsa Morante

La lunga vita di una grande artista
18 agosto 1912
25 novembre 1985

Chi è Elsa Morante?


Elsa Morante nasce a Roma, il 18 agosto del 1912. Scrittrice, saggista, poetessa e traduttrice di grandissimo spessore, tra le figure letterarie italiane più rappresentative del dopoguerra, ha legato il suo nome ad opere importantissime come "La Storia" e "L'isola di Arturo". Legata sentimentalmente allo scrittore Alberto Moravia, in una storia d'amore tra le più travagliate e romanzate di sempre, si lega in matrimonio con lui nel 1941. È stata anche una grande amica del poeta Pier Paolo Pasolini, il quale non ha mai nascosto tutta la sua stima nei confronti dell'autrice romana.

Celebre, una sua definizione stroncante di Benito Mussolini, la quale, tra il 2010 e il 2012, è stata ripresa da molte testate e parecchi detrattori dell'allora Capo di Governo Silvio Berlusconi, onde rilevarne, a dire di questi, le deprecabili analogie, per giunta dando al testo della Morante un afflato profetico curioso e quanto mai interessante. Di seguito, la detta definizione: "Così un uomo mediocre, grossolano, di eloquenza volgare ma di facile effetto, è un perfetto esemplare dei suoi contemporanei. Presso un popolo onesto, sarebbe stato tutt'al più il leader di un partito di modesto seguito, un personaggio un po' ridicolo per le sue maniere, i suoi atteggiamenti, le sue manie di grandezza, offensivo per il buon senso della gente e causa del suo stile enfatico e impudico. In Italia è diventato il capo del governo. Ed è difficile trovare un più completo esempio italiano. Ammiratore della forza, venale, corruttibile e corrotto, cattolico senza credere in Dio, presuntuoso, vanitoso, fintamente bonario, buon padre di famiglia ma con numerose amanti, si serve di coloro che disprezza, si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, di profittatori; mimo abile, e tale da fare effetto su un pubblico volgare, ma, come ogni mimo, senza un proprio carattere, si immagina sempre di essere il personaggio che vuole rappresentare".

Romana, la Morante in realtà si sarebbe dovuta chiamare Lo Monaco di cognome, in quanto nata al civico 7 di via Felice Anerio dall'unione, naturale, tra Irma Poggibonsi, originaria di Modena e maestra ebrea, e l'impiegato postale Francesco Lo Monaco. Ad ogni modo, alla nascita viene riconosciuta a tutti gli effetti da Augusto Morante, marito della madre e sorvegliante in un istituto di correzione giovanile.

La piccola Elsa cresce con i suoi tre fratelli, Aldo, Marcello e Maria, escludendo il primogenito Mario, morto in fasce prima della sua nascita. Il quartiere dove trascorre i primi anni della sua vita è quello popolare di Testaccio.

L'amore per la scrittura la coglie da subito, quando è ancora adolescente, con la stesura di fiabe e storielle per bimbi, molte poesie e alcuni racconti brevi. Dal 1933 infatti, fino allo scoppio della guerra, indirizzata dal bravo critico Francesco Bruno che in lei scorge un certo talento per le lettere, la brava Elsa pubblica su diverse testate e riviste i suoi scritti, dal "Corriere dei Piccoli" al "Meridiano", fino al giornale "I diritti della scuola".

Termina allora il liceo e decide di andare a vivere da sola, iscrivendosi alla facoltà di Lettere. Tuttavia, ben presto deve abbandonare gli studi universitari, causa le ristrettezze economiche nelle quali si ritrova. A partire dal 1935 infatti, la Morante vive sola e si guadagna da vivere con la redazione di tesi di laurea, dando lezioni private di italiano e latino e, come detto, collaborando con alcuni periodici.

Importante, senza dubbio, l'esperienza che fa al settimanale "Oggi", a partire dal 1939, rivista all'epoca diretta da Mario Pannunzio e Arrigo Benedetti e sulla quale scrive anche con gli pseudonimi di Antonio Carrera, oppure semplicemente firmandosi Renzo o Lorenzo Diodati.

Intanto, grazie al pittore Capogrossi, nel 1936 conosce Alberto Moravia, il grande scrittore romano, autore de "Gli indifferenti", "La noia", e molti altri romanzi di grande importanza.

Il primo libro per Elsa Morante arriva nel 1941, ed è una raccolta d'alcune storie giovanili, dal titolo "Il gioco segreto" ed edita da Garzanti. L'anno dopo, dà vita anche ad una sua vecchia passione, quella della letteratura per ragazzi, pubblicando "Le bellissime avventure di Caterì dalla trecciolina", per il quale cura anche le illustrazioni e che nel 1959, verrà risteso con un titolo diverso: "Le straordinarie avventure di Caterina".

Dopo una breve permanenza ad Anacapri, il 14 aprile del 1941, la Morante sposa Alberto Moravia, in pieno periodo bellico. Con il marito, al di là delle incomprensioni e delle crisi che via via li attraverseranno, conoscerà e intratterrà rapporti con i massimi artisti italiani del Novecento, da Pier Paolo Pasolini a Umberto Saba, fino ad Attilio Bertolucci, Giorgio Bassani, Sandro Penna ed Enzo Siciliano.

A Roma i due abitano nello storico stabile di via Sgambati, dove nel 1943 l'autrice comincia la stesura di "Menzogna e sortilegio". Deve però sospendere il lavoro quasi subito, quando il marito viene indiziato di antifascismo e costretto, insieme con lei, a rifugiarsi sulle montagne di Fondi, in Ciociaria. Nell'estate del 1944 avviene il ritorno a Roma della coppia. Tuttavia, il rapporto è sempre in costante tensione: la Morante alterna un bisogno di autonomia ad una forte esigenza di protezione e di affetto. Allo stesso modo desidera e rifiuta la maternità, a cui rinuncia definitivamente, seppur in un secondo momento rimpiangendo la scelta con amarezza.

Nel 1948, finalmente vede la luce il suo primo romanzo, "Menzogna e sortilegio", edito da Einaudi grazie all'opera di Natalia Ginzburg. Il libro vince il Premio Viareggio e viene anche tradotto negli Usa, con il titolo "House of Liars", nel 1951. Il primo lavoro della Morante rivela tutte le sue grandi qualità di narratrice e affabulatrice, per quanto risenta ancora di certi schematismi narrativi dei quali si libera, e in grande stile, con il suo secondo lavoro, accolto da un grande successo di pubblico e critica. È "L'isola di Arturo", edito nel 1957 e vincitore del Premio Strega, oltre che ispiratore dell'omonimo film diretto da Damiano Damiani.

Gli anni '60 sono quelli del film "Accattone", che la vede recitare una breve parte per volere dell'amico Pasolini, interpretando una detenuta. Ma sono soprattutto gli anni che la vedono riflettere e rinunciare a diverse pubblicazioni, nel pieno di una crisi artistica senza precedenti, di cui si salva davvero poco di quanto prodotto.

Si distacca dal marito, ufficialmente dal 1961, e frequenta Luchino Visconti, il pittore newyorkese Bill Morrow, cui si lega moltissimo, il critico Cesare Garboli e l'attore Carlo Cecchi. Intanto, si trasferisce in via del Babuino, in un appartamento tutto suo, senza rinunciare alla residenza coniugale e al proprio studio ai Parioli. La casa di via dell'Oca, che aveva visto Moravia e la Morante trasferirsi subito dopo la pubblicazione di "Menzogna e sortilegio", è ormai un ricordo lontano.

Ad ogni modo, nel 1958 escono 16 poesie presso Longanesi col titolo "Alibi". Nel 1963 invece, esce la sua seconda raccolta di brani, dal titolo "Lo scialle andaluso" e pubblicata sempre da Einaudi, seguito poi dal mix di poesia e prosa de "Il mondo salvato dai ragazzini", datato 1968.

In questo decennio, l'autrice viaggia molto, dalla Russia alla Cina, fino al Brasile e all'India, in quest'ultimo luogo accompagnata sia da Moravia che da Pasolini.

Nel 1962 vive la tragica esperienza della morte dell'amico Bill Morrow, precipitato da un grattacielo. L'evento scombussola ulteriormente il già labile stato d'animo della scrittrice, la quale, pur viaggiando parecchio, dal Messico al Galles all'Andalusia, è ossessionata dalla morte dell'amico oltre che dalle asprezze della vecchiaia.

È del 1974 quello che, tra polemiche più o meno coerenti con il taglio dell'opera stessa, viene considerato forse il suo capolavoro, il romanzo "La storia". È un successo popolare, agevolato dal volere della Morante di farlo uscire direttamente in edizione economica, per la collana "Gli struzzi" di Einaudi. L'ambientazione tutta romana della vicenda conferisce un carattere di universalità all'opera, la quale attraversa tutta la seconda guerra mondiale in lungo e in largo, muovendosi dalle trincee ai confini fino ai reparti partigiani, senza dimenticare incursioni memorabili nei contesti popolari più veraci. Nel 1986, esattamente un anno dopo la sua morte, il regista Luigi Comencini trarrà dall'opera della Morante uno sceneggiato televisivo dal titolo omonimo, con l'attrice Claudia Cardinale.

Nel 1976 poi, comincia la stesura del suo ultimo romanzo dal titolo "Aracoeli", il quale vedrà la luce solo nel 1982. Due anni prima infatti, l'autrice si frattura un femore, ed è costretta a letto per una lunga degenza.

Subisce un intervento chirurgico e perde l'uso delle gambe, cosa che la addolora ulteriormente, minando il suo stato psichico. Nell'aprile del 1983, tenta il suicidio aprendo i rubinetti del gas e a salvarla è una domestica.

Il 25 novembre del 1985, a seguito di un nuovo intervento di chirurgia, Elsa Morante muore di infarto in una clinica di Roma all'età di 73 anni.

Postumi, vengono pubblicati "Opere" e i "Racconti dimenticati", il quale raccoglie alcuni brani de "Il gioco segreto".

Biografia di Edward Norton

Ed è subito successo
18 agosto 1969

Chi è Edward Norton?


Edward Norton nasce a Boston il giorno 18 agosto 1969, maggiore di tre fratelli, figli di un noto avvocato e curatore patrimoniale e di una insegnante di inglese. Figura familiare importante è anche il nonno materno, architetto, miliardario, famoso per aver creato la "Enterprise Foundation" che si occupa della costruzione di case per i poveri nel mondo e per aver costruito i primi centri commerciali.

Edward si diploma alla Wilde Lake School in Columbia (nella città di Maryland, costruita dal nonno nell'anno della nascita di Edward); consegue poi una laurea in Storia e cultura orientale nella prestigiosa università di Yale.

Considerata la sua preparazione nello studio della lingua giapponese, il padre manda Edward a Osaka per lavorare con la Enterprise Foundation. Dopo due anni torna negli Stati Uniti, precisamente a New York, determinato ad intraprendere la carriera di attore, passione che coltiva da molti anni.

Pur continuando a lavorare per la compagnia del nonno, Edward Norton inizia anche a recitare in spettacoli off Broadway; viene notato da Edward Albee, auotre le cui opere teatrali sono messe in scena dalla "New York Signature Company". L'esordio al cinema arriva nel 1996 con "Schegge di paura" dove Norton quasi oscura il protagonista Richard Gere: subito arriva una nomination all'Oscar come miglior attore non protagonista.

La madre scompare prematuramente nel 1997 per un tumore al cervello.

Dopo il brillante eserdio cinematografico è richiesto da Woody Allen nel musical "Tutti dicono i love you" (1996); poi Milos Forman lo vuole in "Larry Flynt - Oltre lo scandalo" (del 1996, in cui recita assieme a Woody Harrelson e Courtney Love: si chiacchiera di una love story lunga tre anni con lei); seguono "Rounders" (1998, con Matt Damon, John Turturro e John Malkovich) e "American History X" (1999). Con quest'ultimo film arriva anche una nomination all'Oscar come miglior attore protagonista. Segue un film che diventa subito culto: "Fight Club" (1999, di David Fincher, con Brad Pitt, tratto dal romanzo di Chuck Palahniuk).

Esordisce alla regia in "Tentazioni d'amore" (2000) nel quale Norton è anche protagonista.

Tra le note stelle del cinema con cui è stata attribuita una relazione vi sono Salma Hayek, Cameron Diaz e Drew Barrymore.

Musicista, si diletta a suonare la chitarra: a tal proposito in qualche occasione in passato è salito sul palco per accompagnare le "Hole" (il gruppo di Courtney Love).

Dopo "The Score" (2001, di Frank Oz) in cui recita con due mostri sacri quali Robert De Niro e Marlon Brando e "Red Dragon" (2002, con Anthony Hopkins e Ralph Fiennes), gira uno dei suoi migliori film, "La 25a ora" (2002) per la regia di Spike Lee. Nel 2003 è l'antogonista di Mark Wahlberg in "The Italian Job" (di F. Gray Gray, con Charlize Theron). Nel 2005 è protagonista in "The Illusionist - L'illusionista", accanto a Paul Giamatti e Jessica Biel. Nel 2006 è con Naomi Watts ne "Il velo dipinto", film tratto dall'omonimo romanzo di William Somerset Maugham. Nel 2008 fa molto parlare di sè, per essere il nuovo protagonista de "L'incredibile Hulk" (di Louis Leterrier).

Biografia di Fernanda Pivano

La scoperta (delle pagine) dell'America
18 luglio 1917
18 agosto 2009

Chi è Fernanda Pivano?


Giornalista, critico musicale e traduttrice, Ferdinanda Pivano è stata una figura importantissima nella scena culturale italiana: il suo contributo alla divulgazione della letteratura americana in Italia è considerato preziosissimo.

Ferdinanda Pivano nasce a Genova il 18 luglio 1917. E' adoloscente quando con la famiglia si trasferisce a Torino. Qui frequenta il liceo classico "Massimo D'Azeglio", dove tra i suoi insegnanti vi è Cesare Pavese. Si laurea in Lettere nel 1941; la sua tesi (in Letteratura americana) verte su "Moby Dick" il capolavoro di Herman Melville e viene premiata dal Centro di Studi Americani di Roma.

E' il 1943 quando inizia la sua attività letteraria, sotto la guida di Cesare Pavese, con la traduzione dell'"Antologia di Spoon River" di Edgar Lee Masters. La sua prima traduzione (sebbene sia parziale) viene pubblicata per Einaudi.

Sempre nello stesso anno consegue la laurea in Filosofia con il professore Nicola Abbagnano, di cui Fernanda Pivano sarà assistente per diversi anni.

La sua carriera di traduttrice prosegue con molti noti e importanti romanzieri americani: Faulkner, Hemingway, Fitzgerald, Anderson, Gertrude Stein. Non è raro che prima di ogni traduzione la scrittrice preponga articolati saggi critici, che compiono un'analisi biografica e sociale dell'autore.

La Pivano ha avuto anche un ruolo di talent scout editoriale, suggerendo la pubblicazione di opere di scrittori contemporanei statunitensi, da quelli già citati fino a quelli del cosiddetto "dissenso negro" (ad esempio Richard Wright), dai protagonisti del dissenso non violento degli anni '60 (Allen Ginsberg, William Burroughs, Jack Kerouac, Gregory Corso, Lawrence Ferlinghetti) fino ad autori giovanissimi quali David Foster Wallace, Jay McInerney, Chuck Palahnjuk, Jonathan Safran Foer, Bret Easton Ellis. Di quest'ultimo Fernanda Pivano ha inoltre scritto un lungo saggio che costituisce un riassunto storico del minimalismo letterario americano.

La Pivano presto si afferma come saggista confermando un metodo critico basato sulla testimonianza diretta, sulla storia del costume e sull'indagine storico-sociale degli scrittori e dei fenomeni letterari. Divenendo ambasciatrice e instaurando amicizie con autori leggendari, Fernanda Pivano diviene nel tempo a tutti gli effetti protagonista e testimone dei più interessanti fermenti letterari di quegli anni.

Incontra Ernest Hemingway nel 1948 a Cortina; con lui instaura un intenso rapporto professionale e di amicizia. L'anno successivo sarà pubblicata la sua traduzione di "Addio alle armi" (Mondadori).

Il suo primo viaggio negli USA risale al 1956; sarà poi seguito da numerosi altri in America, India, Nuova Guinea, Mari del Sud, oltre a numerosi altri Paesi orientali e africani.

E' anche autrice di alcune opere di narrativa dove sullo sfondo è possibile scorgere risvolti velatamente autobiografici: nei suoi lavori Fernanda Pivano riporta spesso ricordi, impressioni ed emozioni di viaggio, raccontando di incontri con personaggi dell'ambiente letterario.

Durante la sua carriere la scrittrice è inoltre stata considerata un'esperta e un'apprezzato critico di musica leggera italiana e internazionale. Innato il suo amore per Fabrizio De André. E' rimasta famosa la risposta che diede in un'intervista quando le venne chiesto se Fabrizio De André fosse il Bob Dylan italiano: "Credo che Bob Dylan sia il Fabrizio De André americano!".

Fernanda Pivano è scomparsa all'età di 92 anni il 18 agosto 2009 a Milano, presso la clinica privata Don Leone Porta, dove da qualche tempo era ricoverata.

Biografia di Roman Polanski

Tragedie dietro le quinte
18 agosto 1933

Chi è Roman Polanski?


Grande regista e grande attore, una vita segnata da eventi drammatici, Roman Polanski (il vero cognome è Liebling) nasce il 18 agosto 1933 a Parigi. La famiglia ebrea di origine polacca tornò nel 1937 in Polonia ma, a seguito del crescente antisemitismo di quegli anni sciagurati, venne rinchiusa nel ghetto di Varsavia. Ghetto dal quale Roman fuggì, riuscendo così a salvarsi. La madre dopo esser stata deportata, morì in un campo di sterminio.

Dopo la seconda guerra mondiale Roman Polanski, che ha sempre visto il teatro come il suo faro, concluse nel 1959 a Cracovia e Lodz la formazione come attore di teatro e regista. Ma anche il cinema lo attirava parecchio come possibilità di moltiplicare l'accesso del pubblico all'arte. E proprio i diversi cortometraggi effettuati in questo periodo di studi, attirarono su di lui l'attenzione della critica.

Polanski in qualità di attore ha recitato anche per la radio nonché in alcuni film ("Una generazione", "Lotna", "Mago innocente", "Samson"). Il suo primo film "Coltello nell'acqua" (1962, su soggetto di Jerzy Skolimowski, il quale pochi anni dopo debutterà anch'egli nella regia), è stata la prima pellicola polacca di un certo livello a non avere come tema la guerra, e uno dei capolavori della cinematografia dell'epoca. Dopo questi successi emigrò nel 1963 in Gran Bretagna e nel 1968 negli Stati Uniti dove girò uno dei suoi film più noti "Rosemarie's Baby" (con Mia Farrow), uno psycho-thriller dai risvolti angoscianti.

Nel 1969 l'efferato assassinio della moglie (la sfortunata Sharon Tate), incinta all'ottavo mese, a opera del pazzo omicida e satanista Charles Manson, lo sconvolse creandogli notevoli sensi di colpa e gravi crisi esistenziali. Dal 1973 ha comunque ripreso a girare film sia in Europa che a Hollywood. Nel 1974 gira negli USA "Chinatown" (con Jack Nicholson) che gli vale una nomination all'Academy Award e che sembra avviarlo verso una promettente carriera a Hollywood.

Il giorno 1 febbraio 1978, però, dopo aver confessato di aver abusato di una tredicenne sotto gli effetti di droghe, fugge in Francia. Da allora vive tra Francia e Polonia.

Nel 1979 ottiene una nomination all'Academy Award per "Tess" (con Nastassja Kinski). Il 26 maggio 2002 ha ottenuto la Palma d'Oro al Filmfestival di Cannes per "Il Pianista" e, sempre nel 2002 l'Academy Award per la regia. Tra gli altri suoi film ricordiamo "L'inquilino del terzo piano" (1976, con Isabelle Adjani), "Pirati" (1986, con Walter Matthau), "Frantic" (1988, con Harrison Ford), "La nona porta" (1998, con Johnny Depp).

Roman Polanski è sposato con Emmanuelle Seigner e ha due figli, Morgane e Elvis.

Biografia di Robert Redford

Davanti e dietro la cinepresa
18 agosto 1937

Chi è Robert Redford?


Nato il 18 agosto 1937 a Santa Monica, in California, Charles Robert Redford Jr è uno degli attori più famosi di tutti tempi. Divenuto arcinoto grazie al suo fascino ribelle, allo sguardo intenso e all'effetto assassino di quel ciuffo biondo che ormai è proprio definito "alla Redford", ha anche contribuito non poco alla crescita qualitativa del cinema americano con una scelta sempre oculata ed intelligente dei ruoli da interpretare.

Figlio di un contabile dell'industria Standard Oil, e di Martha Redford, scomparsa nel 1955 l'anno del diploma del figlio, dopo la seconda guerra mondiale, si trasferisce, per motivi professionali paterni, vicino a Van Nuys. Il carattere irrequieto del giovane artista si rivela già alle scuole superiori dove si distingue nelle discipline sportive ma si rivela uno studente incostante. Nel 1955 ottiene comunque una borsa di studio per l'Università del Colorado ma ben presto perde del tutto interesse per lo studio, abbandona lo sport e comincia a bere, con la conseguenza che viene cacciato prima dalla squadra di baseball e poi dall'università.

Comincia allora ad interessarsi alla pittura. Frequenta diversi corsi d'arte e, dopo una stagione di duro lavoro a Los Angeles per guadagnarsi da vivere, parte su una nave da carico per la Francia. Vuole frequentare una scuola d'arte a Parigi, ma poi decide di viaggiare per l'Europa in autostop, dormendo in ostelli per la gioventù. A Firenze lavora nello studio di un pittore, ma le sue doti in questa arte non emergono. Decide di tornare a casa, in America.

In California Redford conosce Lola Jean Van Wagenen, una ragazza dello Utah che abbandona il college per seguirlo nella sua vita da bohémien. Robert e Lola si sposano il 12 settembre 1958. Resteranno insieme per ventisette anni e avranno quattro figli, divorziando nel 1985.

Incoraggiato dalla moglie, si trasferisce a New York per studiare pittura al Pratt Institute. Ha la fortuna di seguire anche un corso di scenografia. Frequenta inoltre i corsi di recitazione dell'American Academy of Dramatic Arts. Un insegnante gli procura un piccolo ruolo in una produzione di Tall Story, a Broadway.

Quando nel 1962 debutta sul grande schermo con il film "Caccia di guerra", Robert ha già fatto una lunga gavetta a Broadway e in serial televisivi come "Alfred Hitchcock presenta..." e "Ai confini della realtà".

Nel 1967 l'attore ottiene enorme successo come protagonista del film di Gene Saks "A piedi nudi nel parco", con Jane Fonda, storia tratta dalla piece di Neil Simon. Da questo momento la sua carriera subisce una svolta decisiva. Nel 1969 interpreta il film di successo "Butch Cassidy" a fianco di Paul Newman. Seguono "Ucciderò Willie Kid" (1969), di Abraham Polonsky, "Corvo rosso non avrai il mio scalpo" (1972), di Sydney Pollack, "Il candidato" (1972) di Michael Ritchie e "La stangata" (1973), di George Roy Hill di nuovo insieme a Paul Newman.

Ancora nel 1973, sotto la regia di Sydney Pollack, recita nell'epocale "Come eravamo", al fianco di una strepitosa Barbra Streisand: un film diventato di culto che ha mosso le coscienze di un'intera generazione. Difficile azzeccare altri titoli dopo quel successo ma il fiuto di Redford è infallibile.

Lo vediamo nel "Grande Gatsby" di Jack Clayton, ne "I tre giorni del Condor" (del 1975 ancora con Pollack), e nell'intenso e scottante "Tutti gli uomini del presidente", girato sulla scia dello scandalo Watergate (al suo fianco c'è un indimenticabile Dustin Hoffman).

Nel 1980 Robert Redford dirige il suo primo film, "Gente comune", che gli vale l'Oscar per film e regia. Seguono "Milagro", e i melensi "In Mezzo Scorre il fiume" (con Brad Pitt), e "L'uomo che sussurrava ai cavalli", due film che secondo molti fan rappresentano un'inspiegabile caduta di gusto. Ad ogni buon conto, quest'ultima pellicola ottiene in America grande successo di critica e di pubblico e, confortato da questi riconoscimenti, si cimenta in un'altra: "La leggenda di Bagger Vance", in cui utilizza l'astro nascente Will Smith (futuro "man in black") insieme a Matt Damon.

Nel dicembre del 2001 è protagonista, assieme a Brad Pitt, della pellicola "Spy Game", diretto da Tony Scott. Il 24 marzo 2002 Redford ha ricevuto un importante Oscar alla carriera, un riconoscimento non solo alla sua grandezza come personaggio ma anche al suo essere uomo di cinema a tutto tondo. L'Academy Awards ha scelto infatti Redford per il suo lavoro come attore e regista nonché fondatore del Sundance Film Festival, vetrina del cinema indipendente americano.

Nella motivazione Redford è definito "ispirazione per i registi innovatori e indipendenti in tutto il mondo".

A 71 anni, il giorno 11 luglio 2009 è convolato a nozze ad Amburgo con la sua compagna, la pittrice tedesca Sibylle Szaggars, di vent'anni più giovane.

Biografia di Gianni Rivera

Talento placcato oro
18 agosto 1943

Chi è Gianni Rivera?


Gianni Rivera nasce ad Alessandria il 18 agosto del 1943. Calciatore di fama mondiale, poi anche politico italiano, è passato alla storia per essere stato il primo calciatore italiano ad aver vinto il Pallone d'Oro, nel 1969: il più ambito riconoscimento individuale che si assegna ad un giocatore di calcio.

Il "bambino d'oro", o "golden boy", come lo soprannomina subito il grande giornalista sportivo Gianni Brera, si mette subito in luce nelle fila della squadra della sua città, l'Alessandria, dov'è cresciuto sin dalle giovanili.

L'esordio in serie A per l'esile Giovanni, poi per tutti Gianni, arriva il 2 giugno del 1959, quando ancora non ha compiuto sedici anni. La partita è Alessandria - Inter e Rivera esordisce, giocando una manciata di minuti nel primo campionato nazionale italiano. Quello stesso anno, con un gol segnato, diventa anche il secondo giocatore più giovane della Serie A ad aver fatto gol, dopo il collega Amedeo Amadei.

A scoprire il suo talento e a proporlo alla squadra con cui poi diventa famoso, è Franco Pedroni, anche lui vecchia conoscenza milanista. Quell'anno è l'allenatore in seconda dell'Alessandria e in estate, propone in talentino fatto in casa al Milan. Nel provino decisivo, Gianni Rivera incanta soprattutto Schiaffino, all'epoca campione dei rossoneri, ed è proprio il fuoriclasse uruguaiano a convincere la dirigenza ad acquistarlo. Le remore, infatti, riguardavano esclusivamente l'ambito fisico, considerato che il sedicenne campioncino era ancora in pieno sviluppo, quindi molto esile e gracilino.

Rivera resta anche la stagione successiva in maglia grigia, in attesa del grande passo. Qui si svezza, gioca 27 partite e realizza anche 6 gol. È un regista, una mezzapunta classica, ma ben presto si rivelano anche le sue doti di cannoniere.

L'anno dopo, nella stagione 1960/1961, Gianni veste la casacca rossonera, per la prima di ben diciannove stagioni.

Nel 1962, all'età di soli diciotto anni, Rivera riceve la sua prima chiamata in azzurro, nella partita amichevole Belgio-Italia, disputata a Bruxelles e vinta dall'Italia per 3-1. Quello stesso anno, a coronamento di una stagione entusiasmante, il "bambino d'oro" conquista con il Milan il suo primo scudetto. E, anche se come riserva di lusso, raggiunge la nazionale ai Campionati Mondiali del 1962.

Grazie a questa annata calcistica fenomenale, è considerato dalla stampa e dall'opinione pubblica il miglior talento europeo in circolazione, tanto che nel 1963 arriva secondo al Pallone d'Oro, subito dopo il leggendario portiere russo Lev Jasin, il primo e unico portiere ad essersi aggiudicato l'ambito premio. Ma non è tutto, perché il biennio d'oro di Gianni Rivera si conclude con la vittoria della Coppa dei Campioni, la prima della sua carriera.

Dopo alcuni anni in cui cresce e dà spettacolo, bisogna aspettare il 1968 per rivederlo in grande stile sulle scene, soprattutto dopo il Mondiale del 1966 in cui, come tutta la squadra, anche lui ha fatto flop. Al termine di quella stagione, il suo Milan si aggiudica di nuovo lo scudetto e, in primavera, anche la Coppa Campioni, la seconda e ultima vinta dal "golden boy". Quell'estate, è protagonista con gli azzurri della vittoria ai campionati europei, vinti per la prima volta dall'Italia. L'anno dopo, nel 1969, si aggiudica la Coppa Intercontinentale, la quale fa del Milan la squadra più forte al mondo.

L'incredibile biennio vale a Gianni Rivera anche il Pallone d'Oro, nel 1969, il primo ricevuto da un calciatore italiano.

Al Mondiale del 1970 tutti si aspettano che Rivera trascini gli azzurri verso il titolo, ma né lui, né i suoi compagni, compreso quell'Alessandro Mazzola con cui deve fare la famosa "staffetta" voluta dall'allenatore Ferruccio Valcareggi, hanno fatto i conti con il Brasile di Pelé. I Mondiali per l'Italia si rivelano splendidi fino alla finale, quando nella partita precedente, grazie anche al gol decisivo di Rivera, battono i forti tedeschi, in quell'Italia-Germania 4-3 definita da molti come la partita più emozionante del secolo. In finale però gli azzurri subiscono quattro reti da Pelé e compagni, e Gianni Rivera cade vittima più che mai della "staffetta" con Mazzola, giocando solo gli ultimi sei minuti ed entrando al posto di Roberto Boninsegna.

Durante gli anni '70 Gianni Rivera passa ottime stagioni al Milan, diventando il capitano di una squadra forte che però, solo nel 1979 riesce a riconquistare lo scudetto, il decimo. È la sua ultima stagione sui campi; l'anno dopo passa dietro la scrivania ricoprendo la carica di vicepresidente del Milan, dopo ben 19 stagioni e dopo aver giocato in totale 658 partite e segnato 164 gol.

Nella sua carriera di calciatore va ricordato l'anno 1973 quando con Paolo Pulici e Giuseppe Savoldi, si aggiudica la classifica cannonieri con 17 gol segnati. Durante questi anni vince anche quattro Coppe Italia e due Coppe delle Coppe, giocando nel 1974 il suo quarto e ultimo Mondiale (uno dei pochi giocatori della storia del calcio ad aver superato la soglia dei tre mondiali). Risale proprio alla competizione massima la sua ultima presenza in azzurro, nel match tra Italia e Argentina, terminato 1-1.

Coniugato con Laura Marconi, Gianni Rivera è considerato uno dei "numeri 10" più forti della storia del calcio, stando alle numerose classifiche stilate da giornalisti ed esperti nel corso degli anni successivi alla sua attività sportiva.

Di lui il noto attore e tifoso rossonero Diego Abatantuono, ha avuto modo di dire: "Diventai milanista perché da piccolo trovai un giorno per terra il portafoglio di mio nonno. Lo aprii e vidi le foto ingiallite di Padre Pio e Gianni Rivera, che io non conoscevo, non sapevo chi fossero. Lo chiesi a mio nonno e lui mi spiegò: uno fa i miracoli, l'altro è un popolare frate pugliese".

Nel 1987, lasciata la carica di vicepresidente del Milan, Gianni Rivera cerca di portare la propria esperienza e umanità nella politica italiana. È subito eletto, quello stesso anno, nelle liste della Democrazia Cristiana. Nel 1994 poi, in seguito allo scioglimento della Dc, entra nel Patto Segni, diventandone poi Presidente, e viene nuovamente eletto in Parlamento. Due anni dopo passa con l'Ulivo di Romano Prodi, ricoprendo la carica di sottosegretario alla Difesa, fino al 2001. Quello stesso anno, il Comune di Roma lo fa consulente per le Politiche Sportive.

Nel 2005 poi, prende parte al Parlamento Europeo, subentrando a Mercedes Bresso, eletta nel frattempo presidente della Regione Piemonte. Dal febbraio del 2008 fa parte del movimento politico centrista Rosa per l'Italia.

Biografia di Fulco Ruffo di Calabria

Nobiltà e audacia
18 agosto 1844
23 agosto 1946

Chi è Fulco Ruffo di Calabria?


Quella dei Ruffo è una genia che nel corso dei secoli ha dato nomi illustri alla storia paria. Risalente al tempo dei Normanni, è sotto gli Svevi che acquisisce prestigio e potere con Pietro I, nel 1253, maresciallo del regno e conte di Catanzaro. Altri personaggi di primo piano sono stati Pietro II, anch'egli conte di Catanzaro sotto gli Angioini; Elisabetta, moglie di Antonio Centelles; Enrico, conte di Sinopoli nel 1334, ultimo discendente diretto prima che la famiglia si divida nei due rami di Sicilia e di Calabria (Bagnara). Entrambi i rami, nei secoli seguenti, conservano ruoli di primo piano esprimendo alti ufficiali, prelati e politici.

Da un tale considerevole blasone risalente all'XI secolo nasce a Napoli, il 18 agosto 1884, dal principe Beniamino già sindaco di Napoli e dalla nobile belga Laura Mosselman du Chenoy, Fulco Ruffo, con i titoli di principe, duca di Guardia Lombarda, conte di Sinopoli, nobile dei principi di Scilla, patrizio napoletano. Educato al rigoroso rispetto per la storia della famiglia paterna e per i nobili valori che l'hanno caratterizzata, ultimati gli studi si arruola come volontario nell'XI Reggimento Cavalleggeri Foggia. Nel 1905, dopo il congedo, lavora come vicedirettore presso la "Wegimont", una società che gestisce le vie commerciali sul fiume Giuba, in Somalia.

La selvaggia Africa si rivela per lui un'ottima palestra dove dare pieno sfogo allo spirito di avventura che lo anima. Allo scoppio della prima Guerra Mondiale rientra nelle forze armate. Il suo desiderio di lasciare la cavalleria per entrare in aviazione viene esaudito e, dopo appena un anno di addestramento fra Torino e Pisa, durante il quale emerge una spiccata propensione per il volo acrobatico, nell'agosto 1915 ottiene il brevetto di pilota con destinazione la IV Squadriglia di Artiglieria. Comincia con incarichi di ricognizione sui movimenti del nemico e sulla dislocazione della sua artiglieria, mettendosi subito in evidenza per il coraggio nell'affrontare l'antiarea austriaca e per l'alta utilità delle informazioni che riesce a fornire al suo comando.

Riceve un primo elogio nel novembre 1915, preludio alla Medaglia di Bronzo al Valor Militare: "Tra vivo e continuo fuoco di artiglieria, fucileria e mitragliatrici nemiche, navigava a 750 metri sulle posizioni avversarie, allo scopo di agevolare l'osservatore nel ritrarre fotografie. Non essendo riuscita completa la serie, causa un guasto alla macchina fotografica, si manteneva nella stessa quota e, nonostante la persistenza del fuoco, riusciva a precisare la posizione di batterie e ricoveri nemici. Basso Isonzo, 8-9 aprile 1916".

Ma si tratta soltanto della prima di una lunga serie di Medaglie che lo attendono: quattro di Bronzo, due d'Argento, la seconda delle quali lo proclama "Asso dell'aviazione", fino alla Medaglia d'Oro al Valor Militare, nel 1917: "Dotato di elette virtù militari, pilota da caccia di insuperabile ardire, provato in ben 53 scontri aerei, con spirito di sacrificio pari al suo valore, continuò a cercare la Vittoria dovunque la poteva trovare. In 2 mesi fece precipitare 4 apparecchi avversari sotto i suoi colpi sicuri. Il 20 luglio 1917, con incredibile audacia assaliva da solo una squadriglia compatta e di 5 velivoli nemici, ne abbatteva due e fugava i superstiti. Mirabile esempio ai valorosi…".

Al massimo riconoscimento si aggiunge la promozione a Capitano e l"Asso degli assi", Francesco Baracca, lo chiama nella appena istituita Squadriglia degli Assi, con grande entusiasmo di Ruffo che rifiuta, invece, la tranquilla direzione di una Scuola di acrobazia aerea. Dopo l'eroica morte del Maggiore Baracca, avvenuta il 19 giugno 1918, Fulco Ruffo di Calabria è chiamato a sostituirlo nel comando della Squadriglia; qualche mese dopo assume il comando del XVII Gruppo. Compie l'ultima azione ardimentosa il 29 ottobre 1918 quando il suo aereo viene gravemente colpito dal fuoco degli austriaci in ritirata ed egli riesce comunque, dopo un atterraggio ad alto rischio, a fuggire a piedi e rientrare fra le linee amiche.

Alla fine della guerra rimane in servizio ancora due anni, per poi tornare nel 1925 alla "Wegimont", della quale diviene presidente, oltre ad occuparsi delle cospicue proprietà terriere. Intanto sposa la contessa Luisa Gazzelli dei conti di Rossana, dalla quale avrà sette figli. La dedizione all'attività agraria, che egli svolge con grande passione, lo porta alla scoperta di una varietà di pianta erbacea che verrà chiamata "trifoglio Ruffo".

Per la sua prestigiosa carriera, il 6 aprile 1934 è nominato Senatore del Regno. Il 17 maggio del 1939 riceve il grado di Maggiore dell'Aeronautica.

Vive gli ultimi anni nella sua casa a Ronchi di Apuania, in Toscana, dove si spegne il 23 agosto 1946, a soli 62 anni.

Oltre alle elencate medaglie, ottiene i riconoscimenti di Cavaliere dell'Ordine militare di Savoia (1918), Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia (1922), Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia (1938), Gran cordone dell'Ordine della Corona d'Italia (1939), Croce al merito di Guerra.

Nonostante il duello aereo richieda particolari doti di abilità e di cinismo all'insegna del motto "mors tua, vita mea", Fulco Ruffo di Calabria ha sempre sofferto per la sorte degli avversari abbattuti, non provando mai alcun piacere nell'infliggere sofferenza e morte, inevitabile conseguenza degli scontri in volo: in uno dei suoi tanti duelli, dopo aver abbattuto un velivolo nemico, egli atterra per soccorrerne il pilota e, considerata la sorte di prigioniero che lo attende, gli consente di scrivere una lettera alla mamma che egli si curerà di lanciare in territorio nemico, dopo averla inserita in una custodia metallica.

Biografia di Daniele Silvestri

Nobiltà e audacia
18 agosto 1844
23 agosto 1946

Chi è Daniele Silvestri?



Daniele Silvestri nasce il 18 agosto 1968 a Roma, figlio di Alberto, sceneggiatore e autore televisivo. Il suo debutto avviene nel 1994 con l'album "Daniele Silvestri", che gli vale la "Targa Tenco" per il miglior disco d'esordio. L'anno successivo prende parte, con "L'uomo col megafono", al Festival di Sanremo tra le nuove proposte, e si aggiudica il premio della critica "Volare" per il miglior testo letterario. Il brano farà parte del suo secondo disco, "Prima di essere un uomo", insieme con "Le cose in comune", vincitrice della "Targa Tenco". Dopo aver firmato la colonna sonora di "Cuori al verde", film di Giuseppe Piccioni, e aver ricevuto il Premio Nazionale Eti Giovani per il Teatro, pubblica nel 1996 "Il dado", doppio album in cui suona anche Max Gazzè al basso, e che comprende "Cohiba", una delle sue canzoni più famose, ispirate alla figura di Che Guevara e alla Rivoluzione Cubana.

Cantante e attore in "Rosso fiammante bloccato neve dubbi vetro tesi infinito" al fianco di Rocco Papaleo, scrive la colonna sonora del "Frankenstelnmusical", protagonista Tullio Solenghi. Un viaggio a Cuba, con tanto di partecipazione al Festival della Gioventù Comunista, anticipa "Barbara", film di Angelo Orlando di cui firma parte della colonna sonora (e in cui recita brevemente nel ruolo di se stesso).

Nel 1999 Silvestri torna a Sanremo con "Aria", che gli regala il premio "Mia Martini" della critica. Seguono la pubblicazione di "Sig. Dapatas", quarto disco, e la realizzazione delle musiche del film "Albania", con Giancarlo Giannini. Dopo aver firmato, nel 2000, le musiche dello spettacolo teatrale "Tango", ispirato alla vicenda dei desaparecidos argentini, pubblica la raccolta "Occhi da orientale - Il meglio di Daniele Silvestri".

Nel 2002, il cantautore torna al Festival di Sanremo con "Salirò": il brano si classifica solo al quattordicesimo posto, ma - complice la messa in scena con la partecipazione di Fabio Ferri - ottiene immediatamente un eccezionale successo di pubblico. Oltre a vincere il premio "Mia Martini", Silvestri si aggiudica quattro Italian Music Awards per la migliore composizione musicale, il miglior videoclip, il miglior singolo e il miglior arrangiamento. Il sesto album, "Unò-duè", accompagnato dai singoli "Il mio nemico" e "Sempre di domenica", anticipa la pubblicazione di "L'autostrada", libro che racconta il tour appena concluso e l'attività musicale di Silvestri con pagine di diario, testi inediti e fotografie.

Vincitore del Premio Amnesty Italia grazie a "Il mio nemico" (che nel 2012 sarà scelto per far parte della colonna sonora del film di Massimiliano Bruno "Viva l'Italia"), Daniele pubblica nel 2004 "Livre trânsito", il suo primo live, che include l'inedito "Kunta Kinte", realizzato con Frankie HI-NRG, e due brani scritti per altri: "Il fiume e la nebbia", per Fiorella Mannoia, e "Il secondo da sinistra", per Mina.

Nel 2007 si presenta nuovamente a Sanremo, con "La paranza" che arriva al quarto posto, e che precede "Il latitante", il suo ottavo disco: il singolo "Mi persi" viene scelto per la colonna sonora di "Notturno bus", film con Giovanna Mezzogiorno e Valerio Mastandrea, e ottiene un David di Donatello per la miglior canzone originale. Mentre "Gino e l'Alfetta" viene adottata per il Gay Pride di Roma del 2007 come inno nazionale, la raccolta "Monetine", uscita nel 2008, propone la cover di "Una giornata al mare" di Paolo Conte.

Il nuovo disco di inediti arriva solo nel 2011 con "S.C.O.T.C.H.", realizzato con la collaborazione, tra l'altro, di Stefano Bollani, Niccolò Fabi, Andrea Camilleri e Peppe Servillo. Autore di "Il viaggio (pochi grammi di coraggio)", colonna sonora del film "Immaturi - Il viaggio", Daniele Silvestri scrive i testi e le musiche di "Capitan Kuk", da cui viene tratto anche un musical. Il 17 giugno del 2012 sposa Lisa Lelli, mentre a dicembre ufficializza la propria partecipazione al Festival di Sanremo 2013: sul palco dell'Ariston proporrà i brani "Il bisogno di te" e "A bocca chiusa".
Quella dei Ruffo è una genia che nel corso dei secoli ha dato nomi illustri alla storia paria. Risalente al tempo dei Normanni, è sotto gli Svevi che acquisisce prestigio e potere con Pietro I, nel 1253, maresciallo del regno e conte di Catanzaro. Altri personaggi di primo piano sono stati Pietro II, anch'egli conte di Catanzaro sotto gli Angioini; Elisabetta, moglie di Antonio Centelles; Enrico, conte di Sinopoli nel 1334, ultimo discendente diretto prima che la famiglia si divida nei due rami di Sicilia e di Calabria (Bagnara). Entrambi i rami, nei secoli seguenti, conservano ruoli di primo piano esprimendo alti ufficiali, prelati e politici.

Da un tale considerevole blasone risalente all'XI secolo nasce a Napoli, il 18 agosto 1884, dal principe Beniamino già sindaco di Napoli e dalla nobile belga Laura Mosselman du Chenoy, Fulco Ruffo, con i titoli di principe, duca di Guardia Lombarda, conte di Sinopoli, nobile dei principi di Scilla, patrizio napoletano. Educato al rigoroso rispetto per la storia della famiglia paterna e per i nobili valori che l'hanno caratterizzata, ultimati gli studi si arruola come volontario nell'XI Reggimento Cavalleggeri Foggia. Nel 1905, dopo il congedo, lavora come vicedirettore presso la "Wegimont", una società che gestisce le vie commerciali sul fiume Giuba, in Somalia.

La selvaggia Africa si rivela per lui un'ottima palestra dove dare pieno sfogo allo spirito di avventura che lo anima. Allo scoppio della prima Guerra Mondiale rientra nelle forze armate. Il suo desiderio di lasciare la cavalleria per entrare in aviazione viene esaudito e, dopo appena un anno di addestramento fra Torino e Pisa, durante il quale emerge una spiccata propensione per il volo acrobatico, nell'agosto 1915 ottiene il brevetto di pilota con destinazione la IV Squadriglia di Artiglieria. Comincia con incarichi di ricognizione sui movimenti del nemico e sulla dislocazione della sua artiglieria, mettendosi subito in evidenza per il coraggio nell'affrontare l'antiarea austriaca e per l'alta utilità delle informazioni che riesce a fornire al suo comando.

Riceve un primo elogio nel novembre 1915, preludio alla Medaglia di Bronzo al Valor Militare: "Tra vivo e continuo fuoco di artiglieria, fucileria e mitragliatrici nemiche, navigava a 750 metri sulle posizioni avversarie, allo scopo di agevolare l'osservatore nel ritrarre fotografie. Non essendo riuscita completa la serie, causa un guasto alla macchina fotografica, si manteneva nella stessa quota e, nonostante la persistenza del fuoco, riusciva a precisare la posizione di batterie e ricoveri nemici. Basso Isonzo, 8-9 aprile 1916".

Ma si tratta soltanto della prima di una lunga serie di Medaglie che lo attendono: quattro di Bronzo, due d'Argento, la seconda delle quali lo proclama "Asso dell'aviazione", fino alla Medaglia d'Oro al Valor Militare, nel 1917: "Dotato di elette virtù militari, pilota da caccia di insuperabile ardire, provato in ben 53 scontri aerei, con spirito di sacrificio pari al suo valore, continuò a cercare la Vittoria dovunque la poteva trovare. In 2 mesi fece precipitare 4 apparecchi avversari sotto i suoi colpi sicuri. Il 20 luglio 1917, con incredibile audacia assaliva da solo una squadriglia compatta e di 5 velivoli nemici, ne abbatteva due e fugava i superstiti. Mirabile esempio ai valorosi…".

Al massimo riconoscimento si aggiunge la promozione a Capitano e l"Asso degli assi", Francesco Baracca, lo chiama nella appena istituita Squadriglia degli Assi, con grande entusiasmo di Ruffo che rifiuta, invece, la tranquilla direzione di una Scuola di acrobazia aerea. Dopo l'eroica morte del Maggiore Baracca, avvenuta il 19 giugno 1918, Fulco Ruffo di Calabria è chiamato a sostituirlo nel comando della Squadriglia; qualche mese dopo assume il comando del XVII Gruppo. Compie l'ultima azione ardimentosa il 29 ottobre 1918 quando il suo aereo viene gravemente colpito dal fuoco degli austriaci in ritirata ed egli riesce comunque, dopo un atterraggio ad alto rischio, a fuggire a piedi e rientrare fra le linee amiche.

Alla fine della guerra rimane in servizio ancora due anni, per poi tornare nel 1925 alla "Wegimont", della quale diviene presidente, oltre ad occuparsi delle cospicue proprietà terriere. Intanto sposa la contessa Luisa Gazzelli dei conti di Rossana, dalla quale avrà sette figli. La dedizione all'attività agraria, che egli svolge con grande passione, lo porta alla scoperta di una varietà di pianta erbacea che verrà chiamata "trifoglio Ruffo".

Per la sua prestigiosa carriera, il 6 aprile 1934 è nominato Senatore del Regno. Il 17 maggio del 1939 riceve il grado di Maggiore dell'Aeronautica.

Vive gli ultimi anni nella sua casa a Ronchi di Apuania, in Toscana, dove si spegne il 23 agosto 1946, a soli 62 anni.

Oltre alle elencate medaglie, ottiene i riconoscimenti di Cavaliere dell'Ordine militare di Savoia (1918), Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia (1922), Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia (1938), Gran cordone dell'Ordine della Corona d'Italia (1939), Croce al merito di Guerra.

Nonostante il duello aereo richieda particolari doti di abilità e di cinismo all'insegna del motto "mors tua, vita mea", Fulco Ruffo di Calabria ha sempre sofferto per la sorte degli avversari abbattuti, non provando mai alcun piacere nell'infliggere sofferenza e morte, inevitabile conseguenza degli scontri in volo: in uno dei suoi tanti duelli, dopo aver abbattuto un velivolo nemico, egli atterra per soccorrerne il pilota e, considerata la sorte di prigioniero che lo attende, gli consente di scrivere una lettera alla mamma che egli si curerà di lanciare in territorio nemico, dopo averla inserita in una custodia metallica.

Biografia di Patrick Swayze

Danze moderne
18 agosto 1952
14 settembre 2009

Chi è Patrick Swayze?


Figlio del coreografo Jessie Wayne Swayze e di Patsy Yvonne Helen Karnes, proprietaria di una scuola di ballo, Patrick Wayne Swayze nasce a Houston, in Texas il giorno 18 agosto 1952.

Patrick cresce insieme ai suoi fratelli e sorelle a stretto contatto con il mondo della danza e dello spettacolo. Frequenta il San Jacinto College e diverse scuole di ballo tra cui la Joffrey Ballet Company, Houston Jazz Ballet Company da Harkness Ballet Theater School di New York.

Dimostra di essere anche un talentuoso giocatore di football: a diciassette anni la sua carriera sembra essere compromessa da un infortunio avvenuto durante una partita, ma Patrick dimostra grande tenacia riabilitandosi completamente.

La sua prima apparizione professionale nel mondo della danza arriva con un balletto per "Disney on Parade", dove interpreta il principe Charming; poi partecipa a "Grease", produzione di Broadway. Intanto studia recitazione: debutta al cinema interpretando Ace in "Skatetown, U.S.A." nel 1979.

Seguono numerose parti in serial televisivi; nel 1983 lavora con Francis Ford Coppola nel film "I ragazzi della 56° strada", che lancia la carriera di attori come Tom Cruise, Matt Dillon e Diane Lane.

Deve la sua fama alle sue interpretazioni a film come "Dirty Dancing - Balli proibiti" (1987), per il quale ha anche composto la canzone "She's Like the Wind"; "Il duro del Road House" (1989); "Ghost - Fantasma" (1990, con Demi Moore); "Point Break" (1991, con Keanu Reeves); "La città della gioia" (1992); "A Wong Foo, grazie di tutto, Julie Newmar" (1995), film in cui veste i panni di una drag queen; "Black Dog" (1998); "Donnie Darko" (2001).

Sposato dal 1975 con l'attrice Lisa Niemi, alla fine del mese di gennaio 2008 gli è stato diagnosticato un tumore al pancreas, uno dei tumori più letali. In seguito alla malattia è morto a Los Angeles il 14 settembre 2009.

Biografia di Giulio Tremonti

Casse e bilanci
18 agosto 1947

Chi è Giulio Tremonti?


Politico e giurista, Giulio Tremonti nasce a Sondrio il 18 agosto 1947. Dopo aver frequentato il Liceo classico "Piazzi" della sua città natale, consegue la laurea in Giurisprudenza presso l'Università di Pavia: suo insegnante è Gian Antonio Micheli, successore di Piero Calamandrei alla cattedra di Diritto processuale civile a Firenze. Cresciuto in una famiglia liberale, Giulio Tremonti si avvicina alle idee socialiste dopo l'università, durante il servizio militare.

Nella prima metà degli anni '70, diviene a soli ventisette anni docente di Diritto tributario nell'università in cui era stato allievo. Alla fine degli anni '70 inizia la sua attività professionale in una società di consulenza e revisione internazionale. Soltanto a partire dagli anni '80 si avvicina alla politica. Comincia a collaborare per il "Corriere della Sera" chiamato da Piero Ostellino (collaborerà per dieci anni dal 1984 al 1994) e a scrivere alcuni libri politici per editori quali Laterza, Mondadori, Il Mulino.

Vicino a Gianni De Michelis, alle elezioni politiche del 1987 si candida nelle liste del Psi (Partito Socialista Italiano): tra il 1979 e il 1990 sarà uno stretto collaboratore e consigliere degli ex ministri delle Finanze Franco Reviglio e Rino Formica.

Per un breve periodo, negli anni '90, Tremonti entra a far parte di Alleanza Democratica, e poi del Patto Segni (movimento politico di estrazione democristiana fondato da Mario Segni), con il quale viene eletto deputato nel 1994. Appena eletto, Tremonti passa a Forza Italia e vota la fiducia al primo governo Berlusconi, nel quale diviene Ministro delle Finanze.

Rieletto alla Camera dei Deputati nel 1996 e nel 2001 nelle liste di Forza Italia, è chiamato nel secondo governo Berlusconi alla guida del neonato Ministero dell'Economia e delle Finanze, risultato dell'accorpamento del "Ministero del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione Economica" e del "Ministero delle Finanze". Dopo più di tre anni nell'incarico è costretto alle dimissioni il 3 luglio 2004: in quel periodo la maggioranza va incontro ad un periodo di crisi, dovuta alle forti divergenze in materia di economia con Gianfranco Fini, allora vice-premier. Tremonti rassegna le dimissioni, e l'interim del suo ministero viene assunto dal Presidente del Consiglio Berlusconi. In seguito il dicastero sarà assegnato a Domenico Siniscalco cui spetterà il compito di impostare la legge finanziaria per il 2004.

Il terzo governo Berlusconi nato il 23 aprile 2005, all'indomani della crisi politica che aveva investito la Casa delle Libertà dopo la sconfitta delle elezioni regionali del 2005, vede inizialmente ancora Siniscalco, confermato all'economia e finanze. Silvio Berlusconi in quella occasione sceglie Giulio Tremonti come vicepresidente del Consiglio insieme a Gianfranco Fini, ma, pochi mesi dopo, Siniscalco si dimette, sia per divergenze sulle scelte finanziarie, sia per non avere ottenuto l'appoggio del Governo per la sua richiesta di dimissioni del governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio. Così, il 22 settembre 2005, Tremonti viene nuovamente richiamato al ministero dell'Economia e delle Finanze per la stesura dell'ultima legge finanziaria prima delle elezioni per il sopraggiunto termine temporale della legislatura.

Terminata la legislatura in cui la formazione politica di centro-destra rimane all'opposizione del Governo Prodi II, Tremonti torna il giorno 8 maggio 2008 al vertice del ministero economico, per la quarta volta, con il Governo Berlusconi IV.

Oltre ad aver scritto e pubblicato diversi saggi, durante la sua carriera Giulio Tremonti è stato vicepresidente della Camera dei Deputati (nella XV Legislatura, dal 4 maggio 2006 al 28 aprile 2008), vicepresidente di Forza Italia (dal 2004), presidente dell'"Aspen Institute Italia", visiting professor a Oxford.

Di lui Tony Blair ha detto: "E' il ministro europeo più colto che abbiamo".