Biografie di personaggi famosi e storici nato il 24 agosto

Biografie di personaggi famosi e storici

Biografie di personaggi famosi nella storia e celebrità:


1. Yasser Arafat
2. Jorge Luis Borges
3. Lando Buzzanca
4. Antonia S. Byatt
5. Guido Ceronetti
6. Paulo Coelho
7. Luigi Filippo Alberto d'Orléans
8. Pierfrancesco Favino
9. Ambrogio Fogar
10. Il Parmigianino
11. Camillo Pellizzi
12. Simone Weil


Biografia di Yasser Arafat

Colomba nel sangue
24 agosto 1929
11 novembre 2004

Chi è Yasser Arafat?


Esiste una disputa sul giorno e sul luogo di nascita di Yasser Arafat, il quale affermava di essere nato il 4 agosto 1929 a Gerusalemme, mentre il certificato di nascita ufficiale afferma che sia nato in Egitto, a Il Cairo, il 24 agosto 1929.

Arafat nasce in una importante famiglia originaria di Gerusalemme, gli Husseini.

Il suo vero e completo nome è Mohammed Abd al-Rahman Abd al-Raouf Arafat ma è stato anche conosciuto con un altro appellativo, quello usato in guerra, ossia Abu Ammar. Il padre era un commerciante di successo, la madre muore quando lui ha solo quattro anni. Trascorre l'infanzia al Cairo, poi a Gerusalemme presso uno zio. Entra da subito nelle fazioni in lotta contro la costituzione dello Stato israeliano. Diciannovenne, prende parte attiva alla lotta palestinese.

Intanto studia ingegneria civile all'università del Cairo dove, nel 1952, si unisce alla Fratellanza musulmana e alla Lega degli studenti palestinesi di cui diviene anche il presidente. Consegue il diploma di laurea nel 1956. Allo scoppio della guerra per il controllo del canale di Suez è sottotenente dell'esercito egiziano.

Ormai facente parte del gruppo di leader del nascente movimento palestinese è un personaggio scomodo, ricercato dalle autorità israeliane. Per evitare l'arresto abbandona l'Egitto per il Kuwait dove nel 1959 fonda, con altri importanti componenti delle fazioni ribelli, "al-Fatah". L'organizzazione riesce a convogliare nelle sue fila centinaia di giovani palestinesi e a creare un movimento consistente ed incisivo.

Dopo la sconfitta nella guerra araba contro Israele nel 1967, al-Fatah converge nell'OLP, "l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina": nel febbraio 1969 Yasser Arafat diventa presidente del Comitato Esecutivo del Consiglio Nazionale della Palestina.

Con il suo carisma e la sua abilità politica Arafat indirizza l'OLP verso la causa palestinese allontanandola dai disegni panarabi. Allo stesso tempo la crescita del suo ruolo politico corrisponde a maggiori responsabilità militari: nel 1973 diventa Comandante in capo dei gruppi armati palestinesi.

Nel luglio 1974 Arafat decide una svolta importante dell'OLP, rivendicando per il popolo palestinese il diritto all'autodeterminazione e alla creazione di uno Stato palestinese; a novembre, in uno storico discorso all'Assemblea delle Nazioni Unite, Arafat chiede una soluzione pacifica, politica, per la Palestina, ammettendo implicitamente l'esistenza di Israele.

Nel 1983, nel pieno svolgimento della guerra civile libanese, sposta il quartier gnerale dell'OLP da Beirut a Tunisi e, nel novembre di cinque anni più tardi, proclama lo Stato indipendente di Palestina. Chiede inoltre il riconoscimento delle risoluzioni ONU e chiede di aprire un negoziato con Israele.

Nell'aprile 1989 è eletto dal Parlamento palestinese primo Presidente dello Stato che non c'è, lo Stato di Palestina.

E' un periodo rovente, che vede l'esplosione delle sue tensioni sotterranee nella Guerra del Golfo, scatenata nel 1990 dagli Stati Uniti contro Saddam Hussein, reo di aver proditoriamente invaso il vicino Kuwait.

Arafat stranamente - forse accecato dall'odio nei confronti dell'Occidente e soprattutto nei confronti degli Stati Uniti - si schiera proprio con Saddam. Una "scelta di campo" che gli costerà cara e di cui lo stesso Arafat avrà di cui pentirsi, soprattutto alla luce degli avvenimenti legati all'attentato alle Torri Gemelle dell'11 Settembre 2001.

La mossa attira su di lui sospetti consistenti di avere le mani in pasta nelle frange terroristiche che pullulano in Medio Oriente. Da qui l'incrinarsi della sua credibilità come controparte sul piano delle trattative con Israele.

Ad ogni modo, piaccia o non piaccia, Arafat è sempre rimasto l'unico interlocutore attendibile, a causa di un fatto molto semplice: è stata l'unica personalità che per anni i palestinesi hanno riconosciuto come loro portavoce (escludendo le solite frange estremiste). Pur essendo accusato da più parti di essere fomentatore del terrorismo e della linea integralista, per altri Arafat è sempre stato invece sinceramente dalla parte della pace.

I negoziati fra Israele e palestinesi condotti da lui, d'altronde, hanno avuto una storia travagliata, mai conclusa.

Un primo tentativo si fece con la conferenza per la pace in Medio Oriente a Madrid, poi con trattative segrete portate avanti dal 1992, fino agli accordi di Oslo del 1993.

Nel dicembre dello stesso anno per Arafat arriva un importante riconoscimento dell'Europa: il leader palestinese è ricevuto come capo di Stato dal Parlamento europeo, al quale chiede che l'Unione diventi parte in causa del processo di pace. Un anno più tardi, nel dicembre 1994, riceve il Nobel per la pace ex aequo con importanti esponenti dello Stato israeliano, Yitzhak Rabin e Shimon Peres. Nel frattempo il leader palestinese si trasferisce a Gaza, dove guida l'Autorità Nazionale Palestinese (Anp).

La sua eventuale successione, all'interno di un quadro che vede le istituzioni dell'Anp assai fragili e poco consolidate, delinea potenzialmente scenari da guerra civile palestinese che rischiano di alimentare ancora di più il terrorismo internazionale.

In questa realtà, gruppi fondamentalisti e fautori del terrorismo più sanguinario come quelli di "Hamas" suppliscono all'assenza di uno Stato con attività di proselitismo, ma anche di assistenza, istruzione islamica e solidarietà fra famiglie.

E' grazie a questa rete di supporto e di guida che Hamas riesce a condizionare i suoi adepti fino a portarli al sacrificio di se stessi nelle famigerate azioni suicide.

Sul piano della sicurezza dunque, sostiene lo stesso Arafat, non è possibile poter controllare tutte le frange di terroristi con un poliziotto ogni cinquanta palestinesi, in questo trovando supporto e consensi anche in parte dell'opinione pubblica israeliana.

Alla fine di ottobre 2004 Arafat viene stato trasferito urgentemente a Parigi, in terapia intensiva, per curare il male che lo ha colpito. Nei giorni che hanno seguito il suo ricovero sono continuamente susseguite voci e smentite di una sua probabile leucemia, di sue varie perdite di conoscenza e su un coma irreversibile.

La sua morte è stata annunciata dalla tv israeliana nel pomeriggio del 4 novembre, ma subito è nato un giallo perchè il portavoce dell'ospedale dove Arafat era ricoverato smentiva. In serata è stata ufficializzata dai medici la sua morte cerebrale.

Dopo un frenetico susseguirsi di voci sulle sue condizioni nei giorni successivi, Yasser Arafat è morto alle 3:30 del giorno 11 novembre.

Biografia di Jorge Luis Borges

Faro nelle tenebre
24 agosto 1899
14 giugno 1986

Chi è Jorge Luis Borges?


Tra i massimi geni letterari del Novecento, l'argentino Jorge Francisco Isidoro Luis Borges Acevedo nasce il 24 agosto 1899 a Buenos Aires. I principali eventi biografici di Borges sono legati alla famiglia e si identificano con i destini dei suoi antenati. Da una genealogia di studiosi e militari Borges eredita l'amore totale per la letteratura e il rimpianto per la sua mancata carriera nell'esercito. Dal 1914 al 1921 segue i suoi genitori in Europa. Frequenta gli studi a Ginevra e in Spagna, dove viene a contatto con l'avanguardia letteraria e scrive le prime poesie.

Nel 1923 viene pubblicato il suo primo libro di poesia, "Fervor de Buenos Aires", seguito a distanza di due anni dal secondo libro di versi, "Luna de Enfrente". E' nel 1925 che Borges incontra Victoria Ocampo, la musa che riuscirà a sposare quarant'anni dopo. Con lei stabilisce un'intesa intellettuale destinata a entrare nella mitologia della letteratura argentina. L'attività pubblicistica di Borges è infaticabile. I versi di "Cuaderno San Martìn" escono nel 1929, mentre un anno dopo viene pubblicato l'"Evaristo Carriego", che entusiasma la critica argentina.

Ma una spada di Damocle incombe sul povero scrittore argentino: la cecità. Borges, che non ha mai goduto di una buona vista, diverrà totalmente cieco a partire dalla fine degli anni '50, non prima di aver visitato la sala operatoria per ben nove volte. Ma questa orrenda malattia viene da lui sorprendentemente utilizzata in senso creativo, la sua potenza visionaria riesce a sfruttare il terribile male, volgendolo in metafora e in materia letteraria. Il culmine di questo processo di "sublimazione" si ha fra il 1933 e il 1934, quando sul piano letterario Borges dà vita a trame che utilizzano la storia come menzogna, come falso, plagio e parodia universale.

Vengono raccolti i racconti pubblicati sulla rivista "Crìtica": è la genesi della "Historia universal de la infamia", seguita dalla "Historia de la eternidad", dove Storia e Sapere flirtano per produrre l'improbabile e l'esotico risultato di un trattato degno di un demiurgo impazzito. Annus horribilis: il 1938. Muore l'amatissimo padre di Borges e lo scrittore stesso ha un incidente che lo costringe per parecchio tempo all'immobilità, dopo un attacco di setticemia che ne minaccia gravemente la vita.

Si teme che questa drammatica situazione possa provocare in Borges il terrore di una perdita totale di creatività. Nulla di più falso: negli anni della malattia lo scrittore argentino concepisce alcuni tra i suoi capolavori, che vengono raccolti e pubblicati nel 1944 con il titolo di "Finzioni".

A distanza di cinque anni escono anche i racconti di "Aleph".

A questo punto Borges è uno dei maggiori scrittori argentini di tutti i tempi.

Virtuosista di razza, conferma la sua fama scendendo sul piano della saggistica pura, con le sue celebri "Altre inquisizioni" (1952).

Nel 1955 Jorge Luis Borges viene nominato direttore della Biblioteca Nazionale, ciò che aveva sempre sognato di fare. Con spirito eminentemente borgesiano, lo scrittore commenta così la nomina: "E' una sublime ironia divina ad avermi dotato di ottocentomila libri e, al tempo stesso, delle tenebre". E' l'inizio di un lungo e fecondissimo tramonto, nonostante la morte avvenga molto più tardi, il 14 giugno 1986. Accanto a Borges è la sua seconda moglie, l'amatissima Marìa Kodama.

Alla sua vita si sono ispirati diversi registi argentini. Ne citiamo uno su tutti, Javier Torre, con il film "Estela Canto, Um Amor de Borges" (1999), in cui la protagonista è la bella Ines Sastre.

Biografia di Lando Buzzanca

Merlo maschio D.O.C.
24 agosto 1935

Chi è Lando Buzzanca?


Lando Buzzanca nasce a Palermo il 24 agosto 1935. Il suo vero nome di battesimo è Gerlando. Attore, Buzzanca è stato uno degli straordinari protagonisti della commedia all'italiana.

Studia nella sua città fino ai 16 anni, poi parte per Roma per realizzare il sogno di intraprendere la carriera di attore. All'inizio svolge lavori umili come il cameriere, il traslocatore o la comparsa.

Inizia poi una carriera che si rivelerà lunga e piena di soddisfazioni. I suoi personaggi sono identificabili con l'italiano medio nella sua versione di estrazione meridionale, rappresentante l'emigrato benestante degli anni del miracolo economico.

Nei suoi film si racconta il brio degli anni '60, '70 e anche '80, in bilico tra il crescente benessere e la stagnazione nella piena realizzazione economica, personale e professionale degli italiani. Ha interpretato il "merlo maschio", in situazioni grottesche sulla frustrazione dell'italiano medio e dell'uomo comune: il matrimonio come istituzione borghese, il voyeurismo come linfa della commedia erotica di quegli anni.

Vi sono sue interpretazioni che per alcuni lo pongono al livello dei massimi attori del genere comico, anche all'estero (come in Francia). Una delle qualità del talentuoso Buzzanca è stata anche la sua camaleontica capacità mimetica: per Fulci ha riprodotto esattamente le fattezze del politico democristiano Emilio Colombo in "All'onorevole piacciono le donne", per D'Amico è stato la copia perfetta di Concetto Lo Bello ne "L'arbitro".

Va riconosciuto come il successo ottenuto sia stato maggiore all'estero che in patria: in Francia, Grecia, Spagna, Svizzera, come in Giappone e Israele, è considerato come simpatica icona dello stereotipo internazionale dell'italiano "provincialotto", elegante, virile, furbetto ma non troppo, che non riesce a costruire nulla di concreto.

Occhi sgranati, mascella granitica, è stato anche la maschera del tipico siciliano infoiato, ma lo ha fatto con variazioni geniali: il gallo Giovanni Percolla impotente a Milano nel "Don Giovanni in Sicilia" (suo primo ruolo da protagonista), l'italiano nella libera Danimarca ne "Il vichingo venuto dal Sud" (che raccolse successi fin nelle isole Filippine), il professore sessantottino de "L'uccello migratore", l'uomo tritesticolare di "Homo eroticus", il regista che dialoga con il proprio membro di "Io e lui" (da Moravia), il servo per tutte le stagioni ne "Il domestico".

I registi che lo volevano nei loro film - da Salce, a D'Amico a Steno - l'hanno sempre trovato in forma. Ma i caratteristici tratti di focoso, ardente, siciliano un po' imbranato erano già stati cuciti addosso da Germi (in "Sedotta e abbandonata" è l'inetto fratello di Stefania Sandrelli), da Pietrangeli (ne "La parmigiana" è l'ottuso fidanzato di Catherine Spaak) e da De Sica (in "Caccia alla volpe" è un carabiniere babbeo).

Altri personaggi interpretati in modo geniale - a maggior ragione se si considera che sono decisamente insoliti per la commedia di quegli anni - sono il cavernicolo Kao di "Quando le donne avevano la coda", il sindacalista spontaneista Saverio Ravizza ne "Il sindacalista" e l'astuto Lidio de "La calandria" (dove per metà film indossa abiti muliebri). L'unico difetto è un'esuberanza talmente ridondante che ha alla fine infastidito il suo pubblico.

Filmografia di Lando Buzzanca:

- Divorzio all'italiana, regia di Pietro Germi (Premio Oscar per la sceneggiatura), (1961)

- La parmigiana, regia di Antonio Pietrangeli, (1963)

- I mostri, regia di Dino Risi - episodio "Come un padre", (1963)

- Il magnifico cornuto, regia di Antonio Pietrangeli (con Claudia Cardinale ed Ugo Tognazzi), (1964)

- Sedotta e abbandonata, regia di Pietro Germi (1964)

- James Tont Operazione U.N.O. (1965)

- James Tont Operazione D.U.E. (1966)

- Don Giovanni in Sicilia, regia di Alberto Lattuada (1967)

- Puro siccome un angelo papà mi fece monaco...di Monza (1969)

- La prima notte del dr. Danieli industriale col complesso del... giocattolo, regia di Gianni Grimaldi (1970)

- Fermate il mondo...voglio scendere (1970)

- Il merlo maschio, regia di Pasquale Festa Campanile, (con Laura Antonelli) (1971)

- Homo Eroticus (1971)

- Il vichingo venuto dal Sud (1971)

- Jus primae noctis, regia di Pasquale Festa Campanile (1972)

- La schiava io ce l'ho e tu no, regia di Giorgio Capitani (1972)

- All'onorevole piacciono le donne, di Lucio Fulci, (con Laura Antonelli) (1972)

- L'arbitro, regia di Luigi Filippo D'Amico (1973)

- Bello come un arcangelo (1974)

- Il gatto mammone (1975)

- San Pasquale Baylonne protettore delle donne (1976)

- Travolto dagli affetti familiari, regia di Mauro Severino (1978)

- Vado a vivere da solo, regia di Marco Risi (1982)

- Secondo Ponzio Pilato, regia di Luigi Magni (1988)

- Tutti gli anni una volta all'anno, di Gianfrancesco Lazotti (1988)

- Il popolo degli uccelli (1999)

- Il segreto del giaguaro (2000)

- Come inguaiammo il cinema italiano, regia di Daniele Ciprì e Franco Maresco (2004)

- Mio Figlio, regia di Luciano Odorisio - film per la Tv (2005)

- Incidenti, regia di Toni Trupia, Ramón Alós Sánchez, Miloje Popovic (2005)

Biografia di Antonia S. Byatt

La possessione della letteratura
24 agosto 1936

Chi è Antonia S. Byatt?


Considerata una delle maggiori scrittrici della contemporaneità, autrice di primo piano in Inghilterra e in America, saggista riconosciuta e notevolmente apprezzata per i suoi interventi critici nonché insegnante e studiosa di letteratura inglese, Antonia Drabble, meglio conosciuta con lo pseudonimo di Antonia Susan Byatt, è nata il 24 agosto 1936 a Sheffield (Inghilterra). Figlia maggiore di John Drabble, avvocato, e di Marie Bloor, insegnante, e sorella di Margaret Drabble, scrittrice anch'essa di buon successo, ha studiato al Newnham College di Cambridge, poi in Pennsylvania e infine a Oxford.

Dopo la nascita dei primi due figli, Antonia e Charles (poi morto in un drammatico incidente stradale), ha iniziato la sua lunga carriera accademica, ma a partire dal 1983 ha fatto una scelta radicale: dopo una vita passata ad insegnare e a produrre programmi radiotelevisivi di divulgazione culturale si è ritirata dalla vita accademica per seguire la sua vocazione letteraria. Sono nati così libri come "Angeli e insetti", "La torre di Babele" e "Zucchero, ghiaccio, vetro filato", ma soprattutto "Possessione", il suo successo più noto al grande pubblico, il primo libro della Byatt, pubblicato nel 1990, a scalare i vertici delle classifiche in tutto il mondo. Il romanzo ha anche vinto il prestigioso Booker Prize for Fiction.

"Possessione" è la storia di due giovani studiosi di letteratura dell'Inghilterra contemporanea che, ripercorrendo i passi di un uomo e una donna vissuti un secolo prima, ricostruiscono una vicenda d'amore che ben presto diventa la loro. Il principale protagonista della vicenda è Roland Michell, un giovane studioso londinese mite e riservato, il quale trova accidentalmente in un libro appartenuto a un poeta vittoriano due minute di una lettera indirizzata a una donna. Roland si improvvisa detective e scopre così l'identità della destinataria di quella missiva. Coinvolge nelle ricerche la collega Maud Bailey e, insieme, ripercorrendo i passi della donna e dell'uomo vissuti un secolo prima, visitando i luoghi dei loro incontri e studiando le opere, ricostruiscono e ben presto rivivono, una perduta storia d'amore.

Antonia Byatt, studiosa e teorica della letteratura, ha iscritto il proprio nome a forza e con merito nella tradizione della letteratura scritta da donne, che come ricorda lei stessa in un'intervista a Salon, "è particolarmente ostica per le autrici di lingua inglese, una volta che si è cristallizzata la linea che va da Jane Austen a George Eliot alle sorelle Brönte".

Biografia di Guido Ceronetti

Inesauribile sensibilità umanistica
24 agosto 1927

Chi è Guido Ceronetti?


Guido Ceronetti nasce ad Andezeno (comune a venti chilometri da Torino), il giorno 24 agosto 1927.

Poeta e filosofo, giornalista, scrittore e traduttore, drammaturgo, teatrante e marionettista italiano, Ceronetti è uomo la cui erudizione e sensibilità umanistica appaiono inesauribili.

Inizia a collaborare con vari giornali nel 1945, arrivando al quotidiano La Stampa nel 1972 dove da allora continua a collaborare.

Nel 1970 dà vita al Teatro dei Sensibili allestendo, insieme alla moglie Erica Tedeschi, spettacoli itineranti con le sue "marionette ideofore".

Nell'Archivio Prezzolini della Biblioteca Cantonale di Lugano, nel 1994 viene aperto il fondo Guido Ceronetti, da lui scherzosamente definito come "il fondo senza fondo". Questo raccoglie vario suo materiale tra cui manoscritti, opere edite e inedite, quaderni di poesie e traduzioni, lettere, appunti su svariate discipline, soggetti cinematografici e radiofonici.

Tra la ricca documentazione trovano posto anche numerosi disegni di artisti (realizzati anche per il Teatro dei Sensibili): vi sono opere grafiche dello stesso Guido Ceronetti, collage e cartoline. Con queste ultime nel 2000 viene allestita una mostra intitolata "Dalla buca del tempo: la cartolina racconta".

Di particolare rilievo culturale è la sua opera di traduzione, sia dal latino (Marziale, Catullo, Giovenale a altri), sia dall'antico ebraico (Sacra Scrittura).

Guido Ceronetti è inoltre noto per essere un illustre sostenitore del vegetarismo.

Biografia di Paulo Coelho

Il fascino della ricerca spirituale
24 agosto 1947

Chi è Paulo Coelho?


Nato a Rio de Janeiro il 24 agosto 1947, lo scrittore di fama mondiale Paulo Coelho dimostra fin da ragazzo, una sorta di avversione per le regole e, al tempo stesso, un bisogno quasi ossessivo di affermare la propria creatività.

Il padre Pedro è ingegnere, la madre Lygia, devota e religiosa: la famiglia appartiene al ceto borghese. Paulo vive in un appartamento nell'incantevole quartiere di Botafogo, e frequenta la scuola gesuita Santo Ignacio. Qui scopre la sua vera vocazione letteraria: vuole diventare uno scrittore. Vince il suo primo premio in un concorso scolastico di poesia. Ben presto si denota una chiara vocazione da artista in netto contrasto con il futuro da brillante avvocato deciso per lui dal padre. All'età di 17 anni, il padre, d'accordo con un amico medico, fa rinchiudere Paulo in manicomio. Ma questa soluzione per quanto drastica non distoglie il ribelle Paulo dai suoi obiettivi. Paulo entra poi in contatto con un gruppo di teatro e comincia a lavorare come giornalista. Il teatro rappresentava un'attivitá immorale per la borghesia dell'epoca. I genitori, nuovamente scossi, lo portano in ospedale per la terza volta.

Coelho attraverserà tutte le esperienze della sua generazione e tutte in modo estremo. "Sarà estremamente politicizzato, marxista e guerrigliero. Estremamente hippy, fino a provare tutte le droghe. Estremamente spirituale, tanto da frequentare una setta dove la magia bianca si confonde con la nera. E sperimenta anche tutte le arti: fa teatro, fonda una rivista alternativa, scrive canzoni" (L'Espresso).

Nel 1971 Paulo Coelho incontra Raul Seixas, cantante e compositore; diventano grandi amici e Raul invita Paulo a scrivere i testi per le sue canzoni. Il primo album esce nel 1973 con il titolo "Khig-Há-Bangalo". Il secondo album esce nel 1974 ed è un successo capace di vendere oltre 600.000; per Paulo è la prima vera esperienza di guadagno. Nel 1976 Coelho compone più di sessanta canzoni con Raul Seixas contribuendo alla svolta del panorama rock brasiliano.

I due inoltre hanno fatto parte della "Società Alternativa", un'organizzazione che si opponeva all'ideologia capitalista, difendeva il diritto del singolo individuo a fare ciò che voleva, e praticava la magia nera.

In questo periodo Paulo e Raul pubblicano il "manifesto de Khig-há", in nome della libertà. La dittatura militare attivissima in quel periodo, li reputa sovversivi, e vengono arrestati e imprigionati. Raul esce presto, mentre Paulo rimane in cella più a lungo perchè considerato pericoloso "capo" di quella operazione editoriale. Due giorni dopo la sua scarcerazione Paulo viene fermato mentre cammina per strada e portato a un centro militare di tortura dove è trattenuto per vari giorni. La vicenda lo segnerà profondamente.

Dopo queste travagliate esperienze, tenta un percorso più tranquillo. Lavora alla casa discografica Polygram e nel 1977 si trasferisce a Londra. L'anno seguente ritorna in Brasile dove lavora per un'altra casa discografica, la CBS. Dopo soli tre mesi abbandona il lavoro.

Nel 1979 incontra Christina Oiticica, il grande amore della sua vita, che sposerà il 2 luglio 1980.

Paulo e Chris viaggiano in vari paesi europei, dove le esperienze raccolte costituiranno linfa per la produzione letteraria dello scrittore brasiliano.

Inizia a scrivere e i suoi testi, che parlano di forza individuale, riscuotono subito un grande successo. In breve tempo Paulo Coelho diventa così ricco da comprarsi ben cinque appartamenti. Lui stesso avrà modo di affermare di avere denaro a sufficienza per vivere tre reincarnazioni. Il suo esordio avviene nel 1986 con il libro "Diario di un mago", seguito un anno dopo, da "L'Alchimista". Quest'ultimo titolo vende 11 milioni di copie e viene tradotto in 44 lingue. In Francia "L'Alchimista" rimane in testa alle classifiche per trentatre settimane consecutive. Altri suoi successi sono "Il cammino di Santiago" (2001), "Monte Cinque" (1996), "Il manuale del guerriero della luce" (1997), "Sulla sponda del fiume Piedra mi sono seduta e ho pianto" (1994), "Veronika decide di morire" (1999, vincitore del Premio Bancarella 2000), "Il diavolo e la Signorina Prym" (2000), "Undici minuti" (2003), "Lo Zahir" (2005).

In totale Coelho ha venduto oltre 31 milioni di libri pubblicati in 150 Paesi, dal Giappone, all'Iran, alla Lituania, e tradotti in 56 lingue.

Per i contenuti dei suoi libri, che sono stati definiti "stelle per chi cerca la luce nel proprio cuore o nell'infinito mistero dell'universo", il governo francese gli ha conferito nel 2000 la prestigiosa onoreficenza della Legione d'Onore.

Paulo Coelho è un eterno pellegrino, geniale nell'arte di trasmettere le sue esperienze utilizzando un linguaggio universale, semplice e immediato, capace di raggiungere il cuore di milioni di lettori.

La filosofia e i temi trattati nei suoi libri sono diventati un punto di riferimento per le persone in cerca della propria strada e di nuovi modi per comprendere il mondo.

I critici apprezzano particolarmente questo suo stile poetico, realistico e filosofico così come quel suo "linguaggio simbolico che non parla alla nostra testa ma al nostro cuore". I suoi racconti hanno il potere di ispirare i popoli. L'autore è diventato nel tempo una vero mito della letteratura mondiale.

Paulo Coelho è anche autore televisivo e giornalista; è autore di una rubrica domenicale su "O Globo", uno tra i quotidiani a maggior tiratura in Brasile. La rubrica si basa su storie che giungono da tutto il mondo e da culture diverse ed esprime i tratti fondamentali della filosofia di Coelho. È pubblicata anche in Messico, Argentina, Cile, Bolivia e Polonia.

Papa Giovanni Paolo II lo ha ricevuto in udienza nella città del Vaticano nel 1998. Coelho è stato il primo scrittore non musulmano a visitare l'Iran dopo la rivoluzione Islamica del 1979.

E' membro dell'Accademia Brasiliana delle Lettere, membro dell'istituto Shimon Perez per la pace, consigliere speciale dell'Unesco per i dialoghi interculturali e convergenze spirituali, membro della direzione della Schwab foundation for social Entrepreneuship.

I suoi ultimi libri si intitolano "La strega di Portobello" (2007), "Brida" (2008), "Il vincitore è solo" (2009), "Le Valchirie" (2010).

Biografia di Luigi Filippo Alberto d'Orléans

Destinato a regnare
24 agosto 1838
8 settembre 1894

Chi è Luigi Filippo Alberto d'Orléans?


La Rivoluzione del luglio 1830, a Parigi, depone Carlo X e, non tenendo conto della sua abdicazione in favore del nipote Henri d'Artois, duca di Bordeaux (Enrico V), del ramo principale dei Borbone di Francia, proclama re dei Francesi il duca d'Orleans Luigi Filippo I, del ramo cadetto del casato. Ma anche il regno di Luigi Filippo I finirà con un'insurrezione, quella del 1848, ed anche questa volta gli insorti non terranno in alcun conto l'abdicazione del re in favore del nipote quasi omonimo Luigi Filippo Alberto, conte di Parigi (primogenito del defunto Ferdinando, figlio del re), e proclameranno la Repubblica.

Il giovane Luigi Filippo Alberto, che ha appena dieci anni e che avrebbe regnato sotto la reggenza della madre, resterà invece pretendente al trono col nome di Luigi Filippo II che, come vedremo, si trasformerà in Filippo VII. Nato dunque a Parigi il 24 agosto 1838 da Ferdinando Filippo d'Orleans e dalla duchessa Elena di Mecklemburgo-Schwerin, Luigi Filippo Alberto rappresenta a pieno titolo la dinastia orleanista.

Egli è un intellettuale, storico e giornalista: dovendo restare lontano dalla patria dopo gli eventi del 1848, le citate passioni lo portano in Germania, in Inghilterra e infine, dopo il 1861, a prendere parte alla guerra di secessione americana: qui combatte, col grado di capitano, nell'esercito nordista, al comando del generale George McClellan.

Il 30 maggio 1864 prende in moglie Maria Isabella d'Orléans, figlia di Antonio d'Orléans e di Luisa Ferdinanda dei Borbone di Spagna, con la quale avrà otto figli: Amelia, nel 1865, che sposerà il re Carlo I del Portogallo; Filippo VIII, nel 1869, duca d'Orléans e poi conte di Parigi, che sposerà l'arciduchessa Maria Dorotea d'Asburgo-Lorena; Elena, nel 1871, che sarà moglie di Emanuele Filiberto di Savoia-Aosta; Carlo Filippo, che vivrà soltanto pochi mesi, dal 21 gennaio all'8 giugno 1875; Isabella, nel 1878, che sposerà il cugino Giovanni III; Giacomo Maria Clemente, nato il 5 aprile 1880 e morto anch'egli dopo pochi mesi, il 22 gennaio 1881; Luisa, nel 1882, che andrà in moglie a Carlo Tancredi dei Borbone di Napoli, infante di Spagna ed infine Ferdinando, duca di Montpensier, nel 1884, che sposerà la marchesa Maria Isabella Gonzalez de Olaneta e Ibarreta, Grande di Spagna.

Intanto Luigi Napoleone Bonaparte, eletto presidente della Repubblica nel 1848 e proclamato imperatore nel 1852 col nome di Napoleone III, nel 1870 vede crollare il proprio impero. L'anno successivo è proclamata la terza Repubblica. Rientrato in patria, il conte di Parigi raggiunge un'intesa con Enrico V per porre fine alla conflittualità fra i due rami principale e cadetto (legittimisti ed orleanisti): l'accordo lo riconosce, dopo la morte di Enrico V e in assenza di figli, unico pretendente al trono, cosa che avviene nel 1883. Ma la terza Repubblica non intende tollerare la presenza di un aspirante monarca e, nel 1886, lo espelle dalla Francia insieme all'intera famiglia. Filippo VII ripara in Inghilterra dove rimane per otto anni: si spegne a Stowehouse l'8 settembre 1894, a soli 56 anni.

Biografia di Pierfrancesco Favino

Le magie del cinema
24 agosto 1969

Chi è Pierfrancesco Favino?


Pierfrancesco Favino nasce a Roma il 24 agosto 1969. Diplomato all'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica "Silvio D'Amico", ha seguito il corso di perfezionamento diretto da Luca Ronconi e vari seminari di recitazione partecipando a numerose produzioni teatrali. È tra i fondatori dell'Actor's Center di Roma.

Tra i film che lo hanno messo più in evidenza: "L'ultimo bacio" (2000) di Gabriele Muccino, "Dazeroadieci" (2001) di Luciano Ligabue, "Emma sono io" (2002) di Francesco Falaschi, "El Alamein" (2002) di Enzo Monteleone che gli è valso la candidatura al David di Donatello 2003 come miglior attore non protagonista.

Nel 2003 gira "Passato Prossimo" di Maria Sole Tognazzi e nel 2004 è nel cast di "Le chiavi di casa" di Gianni Amelio, presentato in concorso alla 61ma Mostra di Venezia e per il quale ha ricevuto la nomination per il Nastro d'argento come miglior attore non protagonista.

A seguire: "Romanzo Criminale" (2005, di Michele Placido) (premiato con il David di Donatello quale miglior attore non protagonista e con il Nastro d'Argento quale miglior attore protagonista), "La Sconosciuta" (2006) di Giuseppe Tornatore, "Una notte al museo" (2007) con Ben Stiller e "Saturno Contro", di Ferzan Ozpetek, grazie alla quale ha ottenuto, durante il Festival del Cinema di Venezia 2007, il premio Diamanti al Cinema come migliore attore protagonista.

Nel 2008 torna nelle sale con il film Disney "Le Cronache di Narnia: il principe Caspian", "Miracolo a Sant'Anna" di Spike Lee e "L'uomo che ama" di Maria Sole Tognazzi. Nel 2009 partecipa a "Angeli e Demoni" di Ron Howard (con Tom Hanks, tratto dal best-seller di Dan Brown).

Diverse anche le partecipazioni a produzioni televisive: da ricordare l'interpretazione di Gino Bartali nella fiction dedicata al grande ciclista toscano (2006) di Alberto Negrin, "Liberi di giocare" (2007) di Francesco Miccichè, grazie al quale ha vinto il premio come miglior attore protagonista al Roma FictionFest 2007 e "Pane e Libertà" (2009) di Alberto Negrin.

Lavori successivi sono "ACAB - All Cops Are Bastards" (2012, di Stefano Sollima), "Romanzo di una strage" (di Marco Tullio Giordana, 2012), "World War Z" (2013, di Marc Forster, con Brad Pitt), "Rush" (2013, di Ron Howard).

Nel 2014 veste i panni dell'avvocato Giorgio Ambrosoli, vittima di mafia, per la mini-serie tv "Qualunque cosa succeda. Giorgio Ambrosoli, una storia vera".

Biografia di Ambrogio Fogar

L'avventura e la speranza
13 agosto 1941
24 agosto 2005

Chi è Ambrogio Fogar?


Ambrogio Fogar nasce a Milano il 13 agosto 1941. Fin da giovanissimo coltiva la passione per l'avventura. A soli diciotto anni attraversa le Alpi con gli sci per ben due volte. Successivamente si dedica al volo: al suo 56° lancio con il paracadute subisce un grave incidente, ma si salva con grande fortuna. La paura e lo spavento non lo fermano e arriva ad ottenere il brevetto di pilota per piccoli aerei acrobatici.

Nasce poi un grande amore per il mare. Nel 1972 attraversa in solitario l'Atlantico del Nord per buona parte senza l'uso del timone. Nel gennaio 1973 partecipa alla regata Città del Capo - Rio de Janeiro.

Dal giorno 1 novembre 1973 fino al 7 dicembre 1974 compie il giro del mondo in barca a vela in solitario navigando da Est verso Ovest contro le correnti e il senso dei venti. E' il 1978 quando "Surprise", la sua barca, nel tentativo di circumnavigare l'Antartide viene affondata da un'orca e naufraga al largo delle isole Falkland. Comincia la deriva su una zattera che durerà 74 giorni con l'amico giornalista Mauro Mancini. Mentre Fogar verrà tratto in salvo per coincidenze fortuite, l'amico perderà la vita.

Dopo aver trascorso due mesi intensi ed impegnativi in Alaska per imparare a guidare i cani da slitta, Fogar si trasferisce nella zona dell'Himalaia e successivamente in Groenlandia: il suo obiettivo è preparare un viaggio in solitaria, a piedi, per raggiungere il Polo Nord. L'unica compagnia sarà il suo fedele cane Armaduk.

Dopo queste imprese Fogar approda in televisione con la trasmissione "Jonathan: dimensione avventura": per sette anni Fogar girerà il mondo con la sua troupe, realizzando immagini di rara bellezza e spesso in condizioni di estremo pericolo.

Fogar non poteva non subire l'attrazione e il fascino del deserto: tra le sue avventure successive annovera la partecipazione a tre edizioni della Parigi-Dakar oltre a tre Rally dei Faraoni. E' il 12 settembre 1992 quando durante il raid Parigi-Mosca-Pechino la macchina su cui viaggia si capovolge e Ambrogio Fogar si ritrova con la seconda vertebra cervicale spezzata e il midollo spinale tranciato. L'incidente gli provoca un'immobilità assoluta e permanente, che ha come grave danno conseguente l'impossibilità di respirare autonomamente.

Da quel giorno per Ambrogio Fogar resistere è l'impresa più ardua della sua vita.

Durante la sua carriera Fogar è nominato commendatore della Repubblica Italiana e ha ricevuto la medaglia d'oro al valore marinaro.

Nell'estate del 1997 compie un giro d'Italia in barca a vela su di una sedia a rotelle basculante. Battezzato "Operazione Speranza", nei porti dove si ferma, il giro promuove una campagna di sensibilizzazione nei confronti delle persone disabili, destinate a vivere su una carrozzella.

Ambrogio Fogar ha scritto vari libri, due dei quali "Il mio Atlantico" e "La zattera", hanno vinto il Premio Bancarella Sport. Tra gli altri titoli ricordiamo "Quattrocento giorni intorno al mondo", "Il Triangolo delle Bermude", "Messaggi in bottiglia", "L'ultima leggenda", "Verso il Polo con Armaduk", "Sulle tracce di Marco Polo" e "Solo - La forza di vivere".

Per comprendere i valori umani che Fogar rappresentava e che egli stesso voleva trasmettere sarebbero sufficienti poche delle sue stesse parole (tratte dal libro "Solo - La forza di vivere"):

"In queste pagine ho cercato di mettere tutto me stesso. Soprattutto dopo essere stato così duramente ferito dal destino. Tuttavia ho ancora un ritaglio di vita. E' strano scoprire l'intensità che l'uomo ha nei confronti della voglia di vivere: basta una bolla d'aria rubata da una grotta ideale, sommersa dal mare, per dare la forza di continuare quella lotta basata su un solo nome: Speranza. Ecco, se leggendo queste pagine qualcuno sentirà la rinnovata voglia di sperare, avrò assolto il mio impegno, e un altro momento di questa vita così affascinante, così travagliata e così punita si sarà compiuto. Una cosa è certa: nonostante le mie funzioni non siano più quelle di una volta, sono fiero di poter dire che sono ancora un uomo."

Ambrogio Fogar veniva considerato un miracolo umano, ma anche un simbolo e un esempio da seguire: un sopravvissuto che può portare la speranza a quei duemila sfortunati che ogni anno in Italia sono vittime di lesioni midollari; il suo caso clinico dimostra come si può convivere con un handicap gravissimo.

"È la forza della vita che ti insegna a non mollare mai - racconta lui stesso - anche quando sei sul punto di dire basta. Ci sono cose che si scelgono e altre che si subiscono. Nell'oceano ero io a scegliere, e la solitudine diventava una compagnia. In questo letto sono costretto a subire, ma ho imparato a gestire le emozioni e non mi faccio più schiacciare dai ricordi. Non mi arrendo, non voglio perdere".

Dal suo letto Ambrogio Fogar aiutava la raccolta di fondi per l'associazione mielolesi, era testimonial per Greenpeace contro la caccia alle balene, rispondeva alle lettere degli amici e collaborava con "La Gazzetta dello Sport" e "No Limits world".

Dalla scienza arrivavano buone notizie. Le cellule staminali danno qualche chance: si sperimentano per la sclerosi multipla, poi, forse, per le lesioni midollari. Contemporaneamente all'uscita del suo ultimo libro "Contro vento - La mia avventura più grande", nel mese di giugno 2005 arrivava la notizia che Ambrogio Fogar era pronto a recarsi in Cina per sottoporsi alle cure con cellule fetali del neurochirurgo Hongyun. Poche settimane dopo, il 24 agosto 2005, Ambrogio Fogar si spegneva, a causa di un arresto cardiaco.

"Io resisto perché spero un giorno di riprendere a camminare, di alzarmi da questo letto con le mie gambe e di guardare il cielo", diceva Fogar. E in quel cielo, tra le le stelle, ce n'è una che porta il suo nome: Ambrofogar Minor Planet 25301. Gli astronomi che l'hanno scoperta l'hanno dedicata a lui. È piccola, ma aiuta a sognare ancora un po'.

Biografia di Il Parmigianino

Angelo selvaggio
11 gennaio 1503
24 agosto 1540

Chi è Il Parmigianino?


Francesco Mazzola, detto il Parmigianino, è nato il giorno 11 gennaio 1503 a Parma, dove, proveniente dal Pontremolese, si era stabilita la sua famiglia di artisti. Inizia giovanissimo a dipingere sotto l'ala protettrice e incoraggiante degli zii Pier Ilario e Michele Mazzola (pittori come il padre Filippo, morto nel 1505). Figura tra le più originali del manierismo italiano, proprio nella sua città natale comincia a stupire il sospettoso ambiente artistico e religioso di provincia con le opere in San Giovanni Evangelista e a Fontanellato, suscitando curiosità e invidia nel più maturo maestro Correggio, dalle cui premesse era per altro partito.

Il suo stile diventa presto simbolo del gusto cortese, quasi imperiale. Basti pensare ai ritratti da lui eseguiti che compongono un'ampia galleria di personaggi di affascinante presenza, come quello celeberrimo di Carlo V, oppure al suo famoso "Autoritratto allo specchio", in cui si ritrae con ''l'aspetto grazioso molto e più tosto d'angelo che d'uomo'', mentre si accinge al suo desiderato viaggio a Roma. Qui rimane abbagliato dall'arte di Michelangelo e Raffaello, lui che pur in giovane età aveva già sperimentato tecniche e forme, confrontandosi senza paura con l'iconografia religiosa e letteraria del suo tempo, trovando uno stile d'espressione del tutto personale la cui cifra espressiva è legata ad una certa enigmaticità del rappresentare.

L'attività in questo senso è poi frenetica e si sviluppa in tutte le sedi tipiche dell'artista del tempo: tele, affreschi ma anche pale d'altare.

A Roma ha modo di accedere alle "enclave" del potere, di vedere da vicino non solo i personaggi più influenti del suo tempo in campo politico e finanziario, ma anche di avvicinare quegli artisti che, eredi della grande lezione di Raffaello, tentavano disperatamente di aggiudicarsi ricche commesse proprio da quei potenti: speranze frustrate dall'ormai tristemente celebre Sacco di Roma, in cui la città eterna fu conquistata e duramente saccheggiata da lanzichenecchi e spagnoli, i quali crearono anche notevoli danni al patrimonio artistico.

Per sfregio, ad esempio, il nome di Lutero fu inciso con la punta d'una spada sull'affresco "La Disputa del Santissimo Sacramento" nelle Stanze di Raffaello, mentre un altro graffito inneggiava a Carlo V imperatore.

Inoltre, oltre a qualcosa come dodicimila morti, stupri e soprusi, con il Sacco di Roma è andato perduto anche un tesoro d'arte inestimabile, ossia la maggior parte dell'oreficeria artigiana di chiesa.

Tutto ciò, stando ai resoconti dei biografi più autorevoli, turbò profondamente l'animo del già sensibile artista, apparentemente appagato e sereno. Il Parmigianino stranamente si allontana dalla passione pittorica e comincia a dedicarsi all'alchimia in maniera quasi ossessiva, inseguendo il sogno di sempre dei seguaci di questa disciplina, ossia quello di trasformare il mercurio in oro.

Il risultato di questa mancanza di concentrazione artistica è che il Parmigianino non riesce più a trovare per i suoi cicli pittorici la giusta ispirazione che mai gli era mancata.

Tale è lo stato di crisi dell'artista che per un lungo periodo non riesce neanche a finire gli affreschi della chiesa della Steccata in Parma. E proprio in quegli anni realizza un autoritratto dipingendosi con il volto segnato e l'aria stanca ma dallo spirito ancora bruciante, così come lo stesso Vasari ne riporta le carateristiche di "uomo quasi salvatico".

Muore di lì a poco (24 agosto 1540) e vuol essere sepolto "nudo con una croce d'arcipresso sul petto in alto" a Casalmaggiore, lungo il Po.

Fra le ultime e più famose opere figurano la celebre "Madonna dal collo lungo", conservata nella Galleria degli Uffizi a Firenze e l'"Antea" nel Capodimonte di Napoli.

Biografia di Camillo Pellizzi

Tra sociologia e politica
24 agosto 1896
9 dicembre 1979

Chi è Camillo Pellizzi?


Camillo Pellizzi nasce a Collegno (Torino) da genitori emiliani il 24 agosto 1896. Compie gli studi medi ed universitari a Pisa, dove il padre è professore di psichiatria e, per un periodo, rettore dell'università. Mobilitato in anticipo di leva, è combattente nella prima guerra mondiale.

Si laurea a Pisa in Giurisprudenza, nel gennaio 1917, durante una licenza invernale.

Recatosi in Inghilterra per i suoi studi, diviene assistente presso la cattedra di Studi italiani all'University College, tenuta da Antonio Cippico (1920), poi lettore nel 1925 e nel 1931 reader. Nello stesso anno consegue la libera docenza; nel 1934, è nominato titolare della cattedra, quale successore del professor Edmund G. Gardner, con cui collabora dal 1925. Mantiene nominalmente il posto fino al 1943, ma di fatto fino al luglio del 1939.

In Italia, nel 1938, Camillo Pellizzi vince il concorso universitario di Storia e dottrina del fascismo all'Università di Messina, dove però non si reca, in quanto chiede di essere chiamato a Firenze. Prende servizio presso la Facoltà di scienze politiche "C. Alfieri" dell'Università di Firenze solo nell'ottobre 1939.

Nella primavera del 1921 è tra i fondatori del Fascio di Londra. Un anno dopo, il Duce lo incarica di assumere la corrispondenza da Londra del "Popolo d'Italia", che mantiene fino al 1929. In quello stesso periodo collabora a "Critica fascista" e a "Gerarchia"; successivamente, dal 1929 al 1943, al "Corriere della sera". Nell'autunno del 1922 viene nominato Delegato statale pei Fasci di Gran Bretagna e Irlanda, e si adopera alla fondazione dei Fasci di Glasgow, Edimburgo, Newcastle, Cardiff, Liverpool e Dublino. Mantiene tale incarico fino al 1925. E' inoltre dal 1932 al 1940 il delegato a Londra della "Dante Alighieri".

In contatto con maestri e discepoli della scuola idealista, Pelizzi intreccia relazioni amichevoli con Armando Carlini e con Giovanni Gentile. Il 5 dicembre 1922 viene nominato ufficialmente membro del Gruppo di Competenza nazionale dell'Istruzione. La sua attività di rilievo nel periodo fascista è la presidenza dell'Istituto nazionale di cultura fascista, nella successione a Gentile e a De Francisci. Mantiene questa carica dal 4 aprile 1940 al 7 luglio 1943.

Epurato prima dalla Repubblica sociale italiana, alla quale non aderisce, poi dal Consiglio dei ministri nel 1945-46, finalmente nel 1949 sia la IV sezione del Consiglio di Stato, sia la sezione speciale per l'epurazione accolgono i suoi ricorsi, giudicando che i fatti addebitati, o non esistevano, o non cadevano nel disposto della legge.

Tra il 1945 e il 1949 Camillo Pellizzi vive di stenti, riuscendo a mandare avanti la propria famiglia grazie al lavoro di traduttore dall'inglese per le case editrici Longanesi, Bompiani, Laterza e Mondadori, e a quello di articolista per "Cronache", "L'Ora d'Italia", "Il Lavoro italiano", "La Fiera letteraria", ed altre testate, firmandosi molte volte con degli pseudonimi.

Nel 1950 riprende l'insegnamento universitario con l'istituzione di una nuova cattedra, quella di Sociologia all'Università di Firenze. Dal 1948 collabora regolarmente a "Il Tempo" e "La Nazione". Per ben due volte, nel 1940 e nel 1942, gli era stato proposto di assumere la direzione di quest'ultimo giornale, ma Mussolini non gli aveva permesso di dimettersi dalla sua carica all'Istituto nazionale di cultura fascista.

Nell'ottobre del 1951 il Consiglio direttivo della Associazione italiana di scienze politiche e sociali lo chiama in qualità di membro effettivo dell'associazione stessa. Dietro proposta di Giorgio Del Vecchio, negli anni accademici 1950-51 e 1951-52 tiene il corso di sociologia alla scuola di perfezionamento in filosofia del diritto della Università degli studi di Roma. Sempre in questi anni gli viene proposto, da parte di Roberto Suster, di far parte del Fronte nazionale e, da parte di Oddo Occhini, di diventare membro del Comitato culturale del Movimento sociale italiano. Ma Pellizzi declina entrambi gli inviti, avendo deciso sin dal 1943 di non partecipare in alcun modo alle attività di movimenti o partiti politici.

Nel settembre 1952 si vede conferito il premio giornalistico Marzotto per la sua lunga attività pubblicistica. Dal 1954 al 1958 è direttore a Parigi del Dipartimento italiano dell'Organizzazione europea per la cooperazione economica (Oece). E' inoltre presidente del Comitato studi e programmi (Csp) dell'Ordine dei Cavalieri del Lavoro, tra il 1953 e il 1959, nonché del Gruppo italiano di sociolinguistica aderente alla sezione di sociolinguistica della International Sociological association (Isa), negli anni 1967-1969.

Sul finire della sua carriera accademica, tiene anche la cattedra di Storia e teoria delle scienze dell'uomo all'Istituto superiore di scienze sociali di Urbino ed è membro del Comitato tecnico per la ristrutturazione dell'Istituto stesso (1968-1970).

Nel 1959 fonda a Firenze la rivista "Rassegna italiana di sociologia", della quale rimane direttore fino alla sua morte (9 dicembre 1979).

Biografia di Simone Weil

Percorsi mistici e rivoluzionari
3 febbraio 1909
24 agosto 1943

Chi è Simone Weil?


Personalità forte e volitiva che per la sua fede nella verità fu spesso pietra d'inciampo e che eccelse in coerenza fino al limite dell'estremismo più radicale, Simone Weil nacque il 3 febbraio 1909 a Parigi.

Carattere profondo e sensibile, a quattordici anni attraversa una crisi di sconforto adolescenziale che la porta vicina al suicidio ma che fortunatamente riesce a superare, mentre a ventuno anni cominciano a comparire quelle cefalee che la faranno soffrire sino alla fine dei suoi giorni.

Allieva di Le Senne e, con maggiore efficacia, di Alain, ottiene nel 1931 la laurea in filosofia e comincia a insegnare in vari licei di provincia, militando (pur senza iscriversi ad alcun partito) nei movimenti dell'estrema sinistra rivoluzionaria; Simone Weil sarà anche tra i primi a denunciare le deviazioni della rivoluzione sovietica.

All'inizio degli anni '30 quando si avvicina al sindacalismo rivoluzionario Simone elabora quel nucleo essenziale della sua filosofia che ne farà il simbolo dell'antimilitarismo radicale. Professoressa al liceo di Auxerre e sempre più spinta dalle sue idee a voler sperimentare se stessa, nel dicembre del 1934 abbandona la vita di soli studi per dedicarsi al lavoro manuale, prestando opera come manovale presso Alsthom (società di costruzioni meccaniche) a Parigi. Il vavoro testimoniato dai suoi stessi diari è estremamente duro e frustrante.

Tutto questo fa parte della sua ansia di rinnovamento sociale, del suo desiderio di veder migliorare il mondo. E' la spinta di questa potente pulsione interiore che la induce dapprima a lavorare come fresatrice alla Renault e in seguito, sull'onda di un viaggio in Portogallo, ad avvicinarsi al cristianesimo nella sua forma più radicale e, se volgiamo, più autentica.

Simone Weil percepisce sulla sua pelle, attraverso le sue scelte e il suo "sperimentarsi", l'intima affinità che esiste fra la figura di Cristo e quella di tutti i poveri che camminano sulla Terra; un'affinità che però, nell'ottica della Weil, ha il sapore del riscatto.

Politica e religione formano una miscela esplosiva nel suo cuore tanto che nell'agosto del 1936 parte per arruolarsi nelle file degli anarco-sindacalisti, unendosi alla rivoluzione che voleva cambiare la Spagna e che si trasformò in una sanguinosa guerra civile.

L'alta coscienza morale della scrittrice e il suo lucido sguardo non possono però nasconderle che il suo impegno è, nei fatti, un supporto al massacro che andava perpetuandosi e che le sue nobili aspirazioni mal si conciliavano con quel che stava succedendo nel paese andaluso.

Delusa, parte dunque per Assisi alla ricerca di pace spirituale. Qui ha una potente crisi che trasforma la sua conversione in qualcosa di ancora più definito. Da allora la poesia diventa quasi una forma di preghiera.

Nella primavera del 1940 Simone Weil conoscerà le Bhagavad Gìta dalla cui lettura riceverà, per sua ammissione, un'impronta permanente.

Su consiglio di René Daumal, grande storico delle religioni, si avvierà oltretutto allo studio del sanscrito, lingua originale del testo sacro.

Tornata a Marsiglia riprende i contatti con gli ambienti della Resistenza ma la rete alla quale appartiene viene scoperta e nella primavera del 1941 viene interrogata più volte dalla polizia che fortunatamente non l'arresta.

Nel 1942 prende una delle decisioni più difficili della sua vita: raccoglie i suoi vestiti, le poche cose che le appartenevano ed emigra negli Stati Uniti con i genitori, ma solo per realizzare il suo progetto di raggiungere il Comitato nazionale di "France libre" e con la speranza di rientrare clandestinamente in patria per partecipare attivamente alla Resistenza.

A New York conosce, fra gli altri, Jacques Maritain, già celebre filosofo. Il 14 dicembre si stabilisce a Londra dove viene assegnata come redattrice alla "Direction de l'interieur de la France Libre".

Già stanca e malata, provata dalle numerose sofferenze a cui aveva volontariamente sottoposto il suo fisico, in un tentativo di comunione estrema con i poveri e con Dio sempre inseguito, muore nel sanatorio di Ashford il 24 agosto 1943.

I suoi scritti, sparsi in molteplici "Quaderni" venuti alla luce in forma pressoché clandestina e anomina, e dunque pubblicati quasi interamente postumi, costituiscono un laboratorio di pensiero e di poesia di altissimo livello, fonte di profonde riflessioni e testimonianza di una rara integrità esistenziale.