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Biografia e Vita di: John Edgar Hoover

La vera lunga Storia dell'FBI

John Edgar Hoover
John Edgar Hoover nasce a Washington (Usa), il giorno 1 gennaio del 1895. Funzionario di stato e politico, ha ricoperto il ruolo di direttore dell'FBI per circa mezzo secolo, vedendo susseguirsi durante la sua controversa carriera ben otto Presidenti degli Stati Uniti. Ha dato vita a reparti dei servizi investigativi federali tuttora molto attivi, i quali si sono rivelati sin da subito strumenti efficaci di lotta contro la criminalità, come l'archivio per le impronte digitali, la cosiddetta "scientifica", e l'accademia per diventare agente federale.
Al nome di Hoover sono stati accostati, volta per volta, sospetti di violenza nel corso di alcune indagini molto delicate, come quelle relative all'assassinio di Martin Luther King. Per anni, è stato anche definito il braccio operativo del "maccartismo", colpevole, a dire di molti, di aver contribuito a diffondere il clima di "caccia alle streghe" maturato durante gli anni Cinquanta, quando la guerra fredda era all'apice della propria tensione.
Figlio di Dickerson Hoover, di professione un incisore, il giovane John Edgar deve far fronte fin da subito alla sua morte, la quale getta la famiglia in condizioni economiche a dir poco delicate. Il ragazzo deve lasciare gli studi, seppur a malincuore, e trova un lavoro come fattorino presso la Biblioteca del Congresso. Ambizioso, il giovane lavoratore si dà da fare per conto proprio, studiando privatamente, con il fine di ottenere comunque la laurea in legge, presso la George Washington University.
Conseguita la laurea nel 1917, uno zio di professione giudice, lo aiuta ad entrare nel Dipartimento di Giustizia. Passano una manciata di mesi e alle soglie del 1920 il neolaureato Hoover viene preso sotto l'ala del procuratore generale Alexander Palmer, il quale lo vuole come suo assistente speciale.
Presso il dipartimento della capitale d'America nasce proprio in quei mesi una nuova sezione di ricerca, la quale si preoccupa di indagare sui sospetti "rivoluzionari e ultra-rivoluzionari" vicini al partito comunista. Questo particolare filone di indagini viene affidato a John Edgar Hoover, il quale comincia sin da giovanissimo, durante la sua breve e sfavillante carriera, la propria opera di lotta al comunismo.
Alle dipendenze di Palmer, Hoover compie un lavoro monumentale. Influenzato dal suo lavoro presso la biblioteca, svolto anni addietro, decide di dare vita ad un enorme archivio, il quale gli consente di schedare tutti i sospetti comunisti e i presunti rivoluzionari.
Il 7 novembre del 1919, giorno del secondo anniversario della Rivoluzione Russa, Hoover fa arrestare più di diecimila sospettati, tra comunisti e anarchici, in oltre venti città americane. Ben presto però si rende conto di dover rilasciarne la maggior parte, non avendo prove a sufficienza, ma portandoli in tribunale ha l'intuizione di inserire nei suoi archivi, anche i nomi di tutti gli avvocati che, spesso a costo zero, si assumono la responsabilità di difendere le persone accusate di essere sovversive.
A coronare il suo discutibile impegno, arriva anche una causa di alto profilo, che Hoover riesce a vincere nonostante la difficoltà del caso. Eppure, il "cacciatore di comunisti" riesce a dimostrare che Emma Goldman, nonostante i trentaquattro anni vissuti interamente negli Usa, è da considerarsi tra i potenziali sovversivi rivoluzionari e al termine del processo, la fa deportare in Russia.
Il suo raid, per così dire, ha un effetto devastante sul partito comunista americano. Da oltre 80.000 tesserati, scende a circa 6.000, di fatto quasi scomparendo dal suolo statunitense. Nel 1921 Hoover viene premiato con la carica di vicedirettore dell'FBI e solo tre anni dopo, nel 1924, quando Calvin Coolidge è Presidente degli Stati Uniti, viene nominato direttore.
Quando prende in mano le redini del Federal Bureau of Investigations, l'ordine conta appena 600 agenti in forza. Al termine del suo mandato i federali saranno intorno alle 6.000 unità.
Tra le prime disposizioni, Hoover fa piazza pulita dei raccomandati, instaurando una disciplina ferrea, con metodi rigidissimi di addestramento e selezione.
Nel 1926 dà vita ad un file digitale, sulle orme della passata esperienza, il quale si rivelerà ben presto come il più grande al mondo. Tuttavia nei primi anni il dipartimento è più un organismo di controllo e di osservazione, che altro. Entro il 1935 Hoover ottiene dal Congresso che l'FBI diventi una vera e propria macchina di lotta alla criminalità, in grado di poter compiere arresti e anche di disporre delle misure proprie delle altre forze di polizia, come le armi, vincolo che viene tolto proprio in quella occasione.
In questo periodo Clyde Tolson viene nominato come suo vice e rimane il suo braccio destro per oltre quarant'anni. L'accoppiata, nota all'interno del dipartimento con il soprannome di "J. Edna e Madre Tolson", diventa nel corso degli anni oggetto di non poche dicerie, incentrate sulla presunta relazione omosessuale tra i due. A sostenerlo inoltre molti anni dopo, nel 1993, è lo scrittore Anthony Summers in un libro molto accurato e documentato che si intitola "La vita segreta di J. Edgar Hoover". Ma molto prima di lui è il giornalista Ray Tucker a dare la notizia della presunta omosessualità del direttore dell'FBI, scrivendolo sulla rivista "Collier". Tuttavia, a intimidire il reporter e tutti gli altri giornalisti dall'approfondire i rapporti tra Hoover e Tolson, ci pensa il dipartimento stesso, quando inserisce il suo nome tra i sospettati sovversivi, lasciando trapelare anche alcune indiscrezioni sul suo conto.
La stessa operazione non riesce contro il boss mafioso Meyer Lansky; appare accertato che in questi anni il criminale tenga sotto ricatto l'FBI, avendo ottenuto le prove fotografiche dell'omosessualità di Hoover: questa cosa gli dà la possibilità di tenere lontano i federali da alcune sue attività illecite.
Ad ogni modo, durante gli anni '40, oltre alle armi, il Bureau si dota anche di un laboratorio scientifico all'avanguardia e di un'accademia nazionale, altre due conquiste firmate dal nuovo direttore. Inoltre Hoover ottiene dal presidente Roosevelt la possibilità di indagare, con il proprio organo, anche nei casi di spionaggio internazionale, permesso che gli dà ancor più potere nella sua caccia ai comunisti.
Successivamente il capo dell'FBI si convince che alcuni membri del governo Truman siano in realtà membri del partito comunista russo e quando il Presidente gli intima di lasciar cadere questa indagine, egli si rende protagonista di una fuga di notizie indiscrete, riguardanti appunto alti funzionari di Stato.
Nel 1950 inoltre, nel pieno del suo potere e quando ha inizio il cosiddetto "maccartismo", avviene la pubblicazione da parte dell'FBI del cosiddetto "Canale Rosso": si tratta di un opuscolo che contiene 151 nomi di artisti, registi e scrittori considerati come potenziali sovversivi rossi.
L'ossessione di Hoover raggiunge il suo apice nel 1959, quando i suoi agenti sono divisi in 489 unità che si occupano di spionaggio rosso, e solo 4 di mafia. Nonostante ciò, il dipartimento da lui guidato passa alla storia per aver combattuto a lungo il fenomeno del gangsterismo, eliminando dalle scene criminali americane personaggi come John Dillinger e George Kelly detto "machine gun".
Tra gli anni '50 e gli anni '60 però inizia il declino vero e proprio del prestigio di John Edgar Hoover, parallelamente alla nascita e al potenziamento del così denominato "Programma Cointelpro", teso ad identificare cittadini americani simpatizzanti con il comunismo. Nella presunta rete cadono nomi come Charlie Chaplin e Martin Luther King: il capo dell'FBI viene accusato di violazione dei diritti civili.
Quando muore, il 2 maggio del 1972, John Edgar Hoover è ancora in servizio, all'età di 77 anni.
Con ben 48 anni, la sua direzione rimane per sempre la più lunga della storia americana: l'allora presidente Nixon decide che, dopo di lui, la direzione del Bureau non può essere affidata alla stessa persona per un mandato superiore a dieci anni. Alla luce di questa decisione, c'è anche la piena certezza del fatto che Hoover abbia utilizzato il suo archivio per restare alla guida dell'organismo il più tempo possibile, usando le informazioni riservate che riusciva ad ottenere al seguito dei vari presidenti, come mezzi per tenerli sempre sotto scacco.
Nel 1979 il Comitato per le indagini sugli omicidi, dopo aver riaperto le indagini sull'assassinio Kennedy, dichiara che Hoover si sarebbe comportato in modo non adeguato sulla "possibile cospirazione tesa ai danni di Kennedy". È, in pratica, l'inizio di un forte livellamento verso il basso della reputazione del direttore storico dell'FBI, evidente anche nel tentativo, non riuscito, da parte di un senatore americano, di cambiare nome nel 2001 alla sede federale di Washington, tuttora dedicata ad Hoover.
Nel 2011 il regista americano Clint Eastwood gira il film biografico "J. Edgar", dedicato ad Hoover: Leonardo DiCaprio è l'attore protagonista che ne veste i panni. Già nel 2000 l'attore Ernest Borgnine aveva diretto se stesso nel film dal titolo "Hoover".
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